Il direttore delle scuole

Stefano Palmucci (id. SIAE 201804)

(2010)

Commedia brillante in tre atti - Numero SIAE id. Opera: 895939A


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Il direttore delle scuole

(commedia comico brillante in tre atti)

Personaggi:

Agostino Battistozzimaestro elementare

Caterinasua moglie

Gemmamadre di Agostino

Lorenzo Lorenzonidirettore della scuola

Ermete Zucconideputato agli studi

Fra Cristoforopriore della scuola

Contessa Eulaliabenefattrice dellistituto scolastico

Matitabidello

Cariolaaiuto bidello

Doramadre di Luvigi

Casa Battistozzi, anni 50. Modesta ma dignitosa. Un portone di ingresso sul fondo, una porta a destra (per chi guarda verso il palcoscenico), una in fondo a sini-stra, con qualche scalino di ascesa e una porta sempre a sinistra pi verso il prosce-nio. Ancora a sinistra uno scrittoio e a destra un divano. Poggiato sulla parete di de-stra un armadio abbastanza capiente da contenere una persona. In scena Agostino e Caterina. Agostino intento a correggere i compiti di scuola, Caterina sta spazzan-do.

Caterina: tua madre dov?

Agostino:(continuando a correggere) mm?...ah, l di fuori che chiacchiera con laNorina

Caterina: allora oggi ha trovato pane per i suoi denti. (d unocchiata alla finestra) Bisogner andargli a dire che tra un po di ore far buio

Agostino: se ne accorgeranno

Caterina: dici? Mahio ho i miei dubbi (depone la scopa)

Agostino: si dovranno salutare

Caterina: perch?

Agostino: (sempre correggendo)ieri mi ha detto che uno di questi giorni torna a

casa sua

Caterina: (scettica) ah, per dirlo, lo dice tanto

Agostino: perch parli cos? La sua presenza ti pesa?

Caterina: no, no. Intendevo soltanto dire che doveva venire a stare da noi per Nata-le, ormai siamo quasi a Pasqua


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Agostino: poverina, a casa sua sempre sola

Caterina: a stare da soli non si sta mica malecerto che se uno non ci prova mai

Gemma:(entrando dal centro con un pacchetto) veh, Agostino, venuto il tuo o-monimo a portare questo pacchetto, il postino ha sbagliato di nuovo

Agostino:(prendendolo e guardandoci) una bella sfortuna avere uno che si chiamacome me e abita poco distante

Gemma: ha detto di averlo aperto perch anche lui aspettava un pacchetto del ge-nere, ma non era di quelle cose l

Agostino: lo credo bene. Qui in paese ci sono solo io che faccio collezione di santini. (controlla il contenuto) Uh, guarda questi quanto sono belli: c San Vin-cenzo, San Patrizio, Santa Rita, SantIgnazio

Caterina: Santa Rita non lavevi gi?

Agostino: s, ma questa unaltra. E dietro c unorazione pi bella che mai

Caterina: non ho mai capito se con quellAgostino che si chiama come te siete pa-renti

Gemma: non dirlo neppure per scherzo, Caterina. Si chiamano uguale, ma non so-no parenti neppure alla lontana. Tutta unaltra razza. Quello uno spor-caccione pi sporco del bastone del pollaio

Caterina: ah, allora proprio il contrario del mio Agostino

Gemma: lo puoi dire chiaro e forte. Il diavolo e lacqua santa. Agostino tutta casa, scuola e chiesa. Quello tutta casae case chiuse

Caterina: oh, per carit

Gemma: invece lui, guardalo: lorgoglio di sua madre. Come ho fatto ad allevare un ragazzo cos bravo? un maestro di scuola che fa la comunione tutti i gior-ni. Bello come il sole, poteva avere tutte le donne di questo mondo...

Caterina: ...e invece si accontentato di me

Gemma: non volevo dire questo, Caterina. Ma lo sai: una mamma, per un figlio vor-

rebbe sempre il meglio. Se fosse per noi, non ci accontenteremmo mai...

Caterina: e invece lui si accontentato...

Gemma: adesso non fare la modesta, Caterina. Anche te non sei proprio una pezza da piedi

Caterina: (poco convinta) grazie...

Gemma: ti tocca portare pazienza, Caterina, con questa vecchia madre innamorata di suo figlio. Ti ha detto Agostino che tra due o tre giorni torno a casa mia?


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Caterina: (fingendosi sorpresa) davvero? E perch, Gemma? Volete gi andare via?

Gemma:s. Ormai ho approfittato anche troppo della vostra ospitalit

Agostino: ma cosa dici, mamma? Lascia perdere, vorrai scherzare .

Gemma: no Agostino, dico sul serio. Forse non ci avrete fatto caso perch io sono riservata e parecchio e ho cercato di farmi sentire meno che ho potuto, ma sapete che sono quasi tre mesi che sono qui da voi?

Caterina:(assentendo tristemente, quasi sovrappensiero) novantaquattro giorni. (Si riprende) Ma questo non significa niente

Agostino: e allora? Tu mamma sei una di famiglia, non devi contare i giorni

Gemma:no, ma c caso che qualcuno li conti

Caterina: per caso successo qualcosa? Non siete stata bene qui da noi?

Gemma: macch! Non sono mai stata meglio in vita mia. Sono anche dimagrita. A casa mia ero abituata a mangiare bene, tutte cose sofisticate, avevo mes-so su qualche chilo di troppo. Invece a mangiare qui da voi, cose alla buo-na, un po insipide, frugali, ho fatto una dieta che mai

Caterina: forse avrete anche voglia di tornare a casa vostra, alle vostre cose .

Gemma: non neanche quello. Lo dicevo adesso alla vostra vicina: se fosse per me, piuttosto che stare in una casa grande, pulita, tenuta bene, tutta per meio starei meglio qui da voi!

Caterina: (tra s) grazie

Gemma: no, io torno a casa solo perch giunto il momento, ecco perch. Torner quando vi deciderete di regalarmi un nipote

Agostino: sei sicura mamma? Hai gi voglia di diventare nonna?

Gemma: si capisce! Sarebbe un peccato mortale sprecare un patrimonio di cromo-somi come il tuo

Caterina: dovete pensare, Gemma, che qualcosa il bambino potrebbe prendere an-che da me

Gemma: si capisce. L'importante sarebbe che prendesse lintelligenza di suo pa-dree anche la bellezza. Poi il resto, pazienza

Caterina: (tra s) alprendi su e porta a casa

Gemma:beh, adesso vado di sopra che comincio a raccogliere i miei bagagli

Agostino: vuoi una mano, mamma?


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Gemma: no, grazie. Vi lascio ai vostri lavori. Tu Agostino continua a correggere i compiti dei tuoi alunni e tu Caterina...beh, tu continua pure a riposarti (ed esce salendo le scale)

Caterina: vado a finire i miei lavori, che altrimenti prima di andarsene trova qualcosa da dire anche su quelli...(esce a destra. Dopo un tempo suonano. Agosti-no va ad aprire, Dora)

Agostino:( una visita inaspettata. Guarda preoccupato verso la porta di destra) si-gnora Dora, cosa ci fa qui? Mi pareva di essere stato chiaro

Dora:(sulla porta) non si preoccupi, signor maestro, sono venuta a chiederescusa

Agostino: non doveva venire fin qui. Cosa diranno i vicini?

Dora:lui il maestro del mio Luvigi. Non normale che una mamma voglia par-

lare con il maestro del proprio figlio, per sapere come va a scuola?

Agostino: mi faccia il piacere, signora. Almeno abbia la decenza di lasciare quellinnocente fuori da questi discorsi (la lascia entrare con qualche titu-banza)

Dora:allora mi da lassoluzione?

Agostino: non deve chiederla a me, lassoluzione. Semmai un po' pi in alto...

Dora:e perch poi? In fin dei conti non abbiamo mica fatto niente.ancora

Agostino: ci mancherebbe altro... stata fortunata di incappare in un uomo che vuole bene a sua moglie, timorato di nostro Signore...

Dora:soprattutto che ha due buone gambe. E scappato via di corsa, pareva a-

vesse il pepe...io non direi di essere stata proprio fortunata

Agostino: oh insomma, cara la mia signora, venuta per chiedere scusa, o per con-tinuare con la sua manfrina? Perch io le dico chiaro e spiccio che se lei ha intenzioni poco pulite, io ci metto poco a metterla alla porta

Dora:ma quali intenzioni? Non capisco di cosa parla...

Agostino: parlo di quello che lei ha cominciato a dire e a fare a casa sua, dove io ero venuto perch lei mi aveva dato ad intendere che voleva parlare di suo fi-glio

Dora:ma io volevo parlare di Luvigi. Volevo dire che ha un maestro cos bravo,

cos fine, cos bello...(gli si avvicina)

Agostino:(interrompendola, si divincola) aaaahhh...allora! Ricomincia? Lo sa che dil c mia moglie? E di sopra c mia madre? Vuole prendere delle botte?


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Dora:oh capito. Sono circondata. Va bene. Per oggi mi arrendo. Ma lei che sap-

pia pure che io glielho giurata. E quando io mi metto in testa una cosa...

Agostino: e io invece le dico che si deve mettere il cuore in pace, perch "questa"

cosa, lei non lavr mai. Mai. Ha capito?

Dora:per adesso faccio finta di s. Ma stia tranquillo che non finisce cos

Agostino: non finisce cos perch cos non mai cominciata, ecco perch

Dora:mi manda via cos arrabbiato? Almeno mi faccia un sorriso...

Agostino: le far tutti i sorrisi che vuole, quando vorr parlare di suo figlio. E quando

la far finita con queste storie che con la scuola non centrano niente

Dora:come vuole, Agostino. Mi permette di chiamarla Agostino, almeno?

Agostino: sarebbe meglio maestro. Anzi, signor maestro, per essere precisi

Dora:come vuole. Allora io vado

Agostino: la saluto, signora Dora

Dora:ci vediamo presto.molto presto (sulla porta gli butta un languido bacio)

Agostino:(rifiuta il bacio e chiude bruscamente) ma guarda te che razza di matta midoveva capitare

Caterina:(entra da destra e va a prendere il soprabito nellarmadio) chi era, Agosti-no?

Agostino: (evasivo) passata un momento la Dora, per suo figlio

Caterina: devo fare un salto alla bottega. Sai se tua madre ha bisogno di niente?

Agostino: aspetta, prima che esci, meglio che glielo chieda. (va alla scala) M!

Gemma:(si affaccia) s, Agostino. Cosa c?

Agostino: Caterina fa un salto alla bottega, ti serve niente?

Gemma: mi pare di no, grazie. (Amorevole) Coshai scordato stavolta, Caterina?

Caterina: non ho scordato niente, Gemma. Solo che stamattina avevano finito il latte e mi hanno detto che lavrebbero portato nel pomeriggio

Gemma:(scendendo) eh, a casa mia il latte non mancava mai. Ti ricordi, Agostino,che per merenda ti preparavo sempre un bel bicchierone di latte col mie-le...

Caterina: voi, Gemma, gli avete dato un po troppi vizi

Gemma:(piccata) non erano vizi. Erano sane abitudini, per aiutarlo a studiare me-glio. Guarda un po dove arrivato, con tutti quelli che tu chiami vizi oh


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piuttosto, Agostino, non ti sar venuta fame? Il latte non c, ma se vuoi ti faccio un po di t. Il t almeno ci sar, Caterina?

Caterina: s, Gemma, di t ce n quanto ne volete

Agostino: ma no, mamma, abbiamo finito di mangiare adesso

Gemma: oh, hai ragione. E vero che in questa casa, tra una cosa e unaltra, si fini-sce sempre per mangiare tardisar, ma io un po di tempo che ti vedo patito

Caterina: (scocciata) io vado, altrimenti finisce che

Gemma: s, Caterina, vai pure. Altrimenti finisce che chiudono, cos non avremo il latte neppure domattina .

Caterina: (solo ad Agostino) ci vediamo dopo (ed esce)

Gemma: quella ragazza cos brava e buona, ma ha sempre la testa tra le nuvole

Agostino: mi pareva strano che non cominciassi la solita tiritera

Gemma: s, ci mette tanta buona volont ma, poverina, ha solo quella

Agostino: (sarcastico) mi sbaglier, ma mi pare di averlo gi sentito, questo discorso

Gemma: per te ci voleva qualcosa di pi, Agostino. Mica chissach. Ma una con un po pi di sbuzzo, con un po di ambizione

Agostino: ad essere ambiziosi si fa peccato, mamma

Gemma: almeno una maestra, come te. In modo che se dovesse venire qualcuno di rango, in questa casa, che sapesse almeno parlare con un po di cultura. Quella capace solo di pensare ai suoi lavori a maglia, o alla stagione delle erbe di campo

Agostino: io faccio prima, mamma, che non invito nessuno

Gemma: per forza, con una moglie cos modesta, non puoi fare la vita di societ, ti farebbe fare solo figuracce e pensare che un giovane cos brillante, cos studioso, poteva arrivare molto in alto

Agostino: dove? Sopra la sedia?

Gemma: almeno sei sicuro che sappia leggere? Io non lho mai vista con un libro nelle mani

Agostino: non mi hai detto ieri che lhai vista con lEnciclopedia medica?

Gemma: s, lha adoperata per sistemare quel tavolo cui ballava una gamba

Agostino: lascia perdere, mamma

Gemma: eh, non c niente da fare, quando una nasce contadina


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Agostino: prima o poi trova il suo contadino. E adesso, se non ti dispiace, la vuoi finire di offendere mia moglie? Senza contare che potresti offendere an-che me

Gemma: per carit, Agostino. Nella mia via non mi sono mai permessa di criticare nessuno, e non comincer sicuramente ora. Non far come lei, che si permessa di dire che io sono una ficcanaso. Una ficcanaso, io. Una cosa che non sta n in cielo n in terra.

Agostino: e quando avrebbe detto una cosa del genere? Io non posso crederlo

Gemma: ah no eh? Va a vedere nel diario che tiene dentro il comodino, che cosa ha scritto

Agostino: nel suo diario? Allora mamma non che abbia anche un pochino ragione, no eh?

Gemma:(con un sospiro) basta Agostino. Io torno a preparare i miei bagagli, costra due o tre giorni potrete continuare a fare la vostra vita modesta, senza nessuno che vi disturbi (sale le scale)

Agostino: (come per rimproverarla) dai mamma.

Gemma:(comicamente tragica) senza questa povera vecchia, che prima di moriresi sentita dire che ha dato troppi vizi a suo figlio(scompare)

Agostino:(si rimetta al tavolo) ce la far a finire di correggere quei compiti? (bussa-no alla porta)pare proprio di no (va ad aprire, il direttore) Signor Diret-tore! Siete voi? che sorpresa

Lorenzo:buongiorno caro maestro. Vi disturbo?

Agostino: ma vorrete scherzare, direttore. Niente affatto. Entrate (lo fa entrare)

Lorenzo: passavo per caso da queste parti e mi sono detto: perch non andare a salutare il nostro bravo e valoroso maestro Agostino Battistozzi? C unaltra abitazione poco pi avanti con il vostro stesso nome, ero indeciso.

Agostino: un omonimo, direttore. Non vi dico i problemi che ci causa. Ma accomoda-tevi. un onore accogliervi nella mia umile casa

Lorenzo:(che si tolto il cappotto e non sa a chi darlo) a chi posso lasciare il cap-potto?

Agostino: date pure a me (lo sistema su una sedia), non abbiamo domestici. Posso offrivi qualcosa, un caff?

Lorenzo: no grazie. Alla mia et, non posso permettermi nulla, fuori dai pasti

Agostino: volete scherzare, direttore. Siete ancora cos giovane e gagliardo


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Lorenzo: magari, caro maestro, magari. Ormai sono vecchio. Sapete che a settem-bre

Agostino: lho sentito, direttore. Un meritato riposo per voi, e una perdita enorme per listituzione scolastica

Lorenzo: vi ringrazio, caro Agostino, ma tutto dipende da chi andr a sostituirmi

Agostino: chiunque verr assegnato, direttore, non risulter mai alla vostra altezza. Di questo ne sono sicuro

Lorenzo: Voi dite? io invece sono convinto che il mio successore potr sostituirmi pi che degnamente

Agostino: come potete pensarlo? gi stato individuato un eventuale candidato?

Lorenzo:(guardandosi in giro) carina la vostra casa

Agostino: grazie direttore. modesta, ma sufficiente. Ha il vantaggio di essere vici-na alla nostra scuola

Lorenzo: voi non avete ancora dei bambini, vero?

Agostino: no, direttore. Diciamo che (con pudore) ci stiamo lavorando

Lorenzo: quando ne avrete, abbisognerete di una casa pi grande

Agostino: probabilmente s. Al momento ci penseremo

Lorenzo: vi piacerebbe abitare in Citt? A settembre potrei lasciarvi la mia abitazio-ne. Io me ne andr a fare il pensionato in una casetta di campagna

Agostino: oh, molto gentile da parte vostra direttore. Ma come potrei? sapete bene che la casa che abitate di propriet dellistituzione scolastica, e riservata al direttore delle scuole

Lorenzo: appunto

Agostino: (basito, non comprende) comenel senso che

Lorenzo:(compiaciuto) mi sono permesso di proporvi alla commissione degli stu-di.come mio successore Proprio ieri il Deputato che la presiede mi ha con-vocato e mi ha chiesto di indicare un candidato

Agostino: ma signor direttore, io sononon trovo le parole per

Lorenzo: andiamo Agostino. Siete un giovane virtuoso, preparato, modesto. La vo-stra condotta morale irreprensibile, la vostra etica ed il vostro senso del dovere encomiabile. Avete tutte le potenzialit per ottenere quel posto

Agostino: vi ringrazio, direttore. Ma non so se sar allaltezza


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Lorenzo: il vostro nome stato molto bene accolto dalla Commissione. Hanno de-signato tre rappresentanti, il Deputato, il Priore padre Cristoforo e la con-tessa Mengozzi, per esaminare la vostra candidatura

Agostino: (deglutendo) per esaminare.

Lorenzo: sapete bene che la nostra istituzione retta da sempre da principi saldis-simi di elevatissima morale ed etica indefessa. E necessario che il candi-dato sappia incarnare questi principi, soprattutto nella vita privata. Mi sono permesso di invitarli qui domani, per prendere un t insieme

Agostino: (sudando freddo) qui per prendere.

Lorenzo: un t. Domani. Ho dato loro appuntamento per le cinque

Agostino: vogliate scusarmi solo un momento, direttore (si fionda alla porta di de-stra)

Gemma:(dopo un poco esce dalla porta delle camere e nota il direttore. Cerimo-niosa) oh, signor Direttore, siete voi? Che piacere. Voi non vi ricordate dime, ci siamo visti al giuramento di Agostino. Sono sua madre

Lorenzo: piacere di conoscervi, signora. Ero qua adesso con vostro figlio, uscito un momento di l

Gemma: successo qualcosa?

Lorenzo: no, signora, sono solo passato a fare una visita ad uno dei nostri maestri pi bravi e valorosi. Dovete essere orgogliosa di cotanto figlio

Gemma: oh, grazie, direttore. Se sapesse che piacere sentirvi parlare cos. Ho cer-cato di fare del mio meglio. Specialmente da quando non c pi suo bab-bo

Lorenzo: avete fatto un lavoro egregio, signora. Vostro figlio uno dei pi stimati dalla Commissione degli Studi

Gemma: addirittura?!? E pensare che ancora cos giovane

Lorenzo: giovane, ma ha un futuro brillante davanti. Eri proprio venuto a parlare di questo con lui

Gemma:del suo futuro? Perch? C qualcosa in ballo?

Lorenzo: vedete signora, a settembre io me ne andr in pensione e sono convinto che vostro figlio potrebbe essere il candidato pi adatto a prendere il mio posto

Gemma: mio figlio? Direttore delle scuole? Oddio! Ma dite davvero?

Lorenzo: la possibilit seria, signora. Dicevo adesso ad Agostino che domani ver-r qui un comitato proprio per conoscerlo meglio e fare una valutazione


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Gemma: verranno qui? Oddio, ma chi?

Lorenzo: ci sar il Deputato alla Pubblica Istruzione, il Priore padre Cristoforo e la nobildonna Mengozzi Visconti della Lanterna

Gemma: tutta questa gente? e che valutazione debbono fare? Non sarebbe stato meglio portarli a scuola, a vedere come lavora?

Lorenzo: per quello che riguarda il lavoro, io li ho gi assicurati che vostro figlio uno dei maestri migliori che abbiamo. Ma voi sapete che la nostra scuola

sempre stata conosciuta per la seriet e il rigore morale assoluto. Il can-didato deve dimostrare di avere anche una vita privata adeguata e conso-na al lavoro che andr a fare

Gemma: oh Signore! Mio figlio, sicuramente far la sua bella figura, ma con quella campagnola di mia nuova, come faremo? Bisogna che ci diate una mano, direttore, altrimenti va a finire che non caveremo un ragno da un buco

Lorenzo: tranquilla, signora. Sono venuto apposta. Anchio sono affezionato al vo-stro Agostino e voglio fargli fare una bella figura. Senza contare che ormai mi sono compromesso con tutta la Commissione agli Studi

Gemma: qui va organizzato un ricevimento come si deve. Bisogna che voi ed io prendiamo in mano la situazione

Lorenzo: avete ragione. Bisogna approfittare delloccasione per fare emergere tutte le buone qualit di vostro figlio. Domani si giocher tutte le possibilit sul suo futuro, non si pu sbagliare di uno spillo

Gemma: Oddio, ma cosa diranno di questa casa cos modesta? Non abbiamo nep-pure personale di servizio. Penseranno che siamo dei poveretti

Lorenzo: la casa piccola non significa nulla, anzi. E indice di modestia. Limportante che sia tenuta bene

Gemma: per quello non si preoccupi. Almeno da quanto ci sto io, ho dato una bella mano. Per fortuna non sono venuti prima di Natale

Lorenzo: ecco, invece la servit ci vorrebbe. Mica chissach, ma qualcuno che serva il t, senza doverlo far fare ad uno della famiglia. E anche per dare la di-mostrazione di vivere in una situazione gi dignitosa

Gemma: mio figlio non ha nessuno, direttore. Come si pu rimediare? (rientra Ago-stino). Agostino, Complimenti!! Il direttore mi ha informata che presto sarla mamma del direttore delle scuole

Agostino: a s? E ti ha informata anche della valutazione che verr a fare la Com-missione agli Studi? Io aspetterei prima di fare complimenti


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Gemma: dai dai, su. Qui non c la tua mamma? E poi il direttore mi ha gi assicu-rato che ci dar una buona mano per organizzare le cose al meglio

Agostino: io non ci spererei troppo. Sai che nei momenti di tensione ho sempre avu-to quel problema

Gemma:te lascia fare a noi e non ci pensare

Lorenzo: ecco, Agostino. Dicevamo adesso con vostra madre che ci vorrebbe qual-cuno a servire il t

Agostino: non potrebbe farlo Caterina? Mia moglie

Gemma: lascia perdere, Agostino. Hai mai visto la moglie del direttore delle scuole che fa il lavoro da serva? Dovrebbe stare a tavola a fare conversazione. Ma considerando la tua Caterina, poverinae se la chiudessimo nella sua stanza, dando ad intendere che sia malata?

Agostino: (a mo di rimprovero) mamma

Gemma:solo intanto che quei signori staranno qui, mica per sempre

Agostino: Caterina mia moglie, e ha il diritto di condividere con me tutti i momenti pi importanti della mia vita. Che sappia fare a stare al mondo, o che non sappia fare. Va bene?

Gemma: va bene, va bene, pazienza. Ad ogni modo ci penser io a tenerla a bada e a cercare di mettere rimedio agli sfrondoni da contadina che sicuramen-te far

Lorenzo: ecco, invece per la servit, come potremmo fare? Non avete qualcuno che potrebbe venire?

Agostino: cos in due e due quattro non facile...

Gemma:(ad Agostino) e se lo chiedessimo alla bidella della scuola? Potremmo far-la passare per la nostra serva

Agostino: mamma, cosa dici? Dovremmo raccontare una bugia a quei signori?

Gemma: qui non si tratta di dire bugie, Agostino. Qui si tratta di fare come il conta-dino che va al mercato a vedere le mele. Quelle pi belle bisogna metterle sopra la cesta, e quelle pi piccole o marce, sotto

Lorenzo: vostra madre ha ragione. Domani la vostra promozione si gioca tutta sulla buona impressione che saremo capaci di dare

Agostino: beh, comunque la bidella non ce labbiamo, abbiamo due bidelli. Il diretto-re li conosce, e non mi paiono proprio adatti per fare quel lavoro l

Lorenzo: chi abbiamo a servizio nella vostra scuola, gi?


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Agostino: i nomi di battesimo non li ho mai chiesti. Li chiamiamo tutti: Matita e Cario-la

Lorenzo: al, ho capito. Allora siamo nei guai. Quelli lavorano a scuola per unopera di carit che siamo stati costretti a fare sotto pressione della curia. Ma da quanto ricordo, non battono pari nessuno dei due

Gemma: e quella dattilografa che sta in portineria?

Agostino: la signorina Silvagni? Anche quella non mica tanto a piombo. E poi, per giunta, anche mezza cieca. Se dovesse inciampare e fare cadere il t sopra quei signori, saremmo a posto

Lorenzo: andateli a chiamare tutti e tre. Proveremo di insegnargli un po di buone maniere. Da tre, ne caveremo fuori un mezzo

Gemma: giusto. Per fare il domestico un paio di ore, non ci vorranno tanti studi. Li prenderemo sotto io e il direttore e vedrai che qualcosa rimedieremo

Agostino: allora li vado a chiamare subito. Faccio in un volo (ed esce)

Lorenzo: prima dicevate che vostra nuora pu rappresentare un problema?

Gemma: per carit, direttore, cos buona. Ma solo una povera contadina. Non vorrei che dicesse o facesse qualcosa che possa mandare tutto a monte

Lorenzo: se modesta, pu fare una buona impressione

Gemma: non solo modesta, direttore, ma parla a vanvera, tira sfrondoni uno die-tro laltro, che pare lultima somara della scuola. Per dirla chiaramente: non pare proprio la moglie di un maestro

Lorenzo: avete fatto bene a dirmelo, signora. Bisogner stare attenti a farla tacere, e cercare di metterla allangolo, per non farle fare danni

Gemma: giusto, direttore. Con voi e me, il mio Agostino in una botte di ferro (entra Caterina)

oh Caterina, parlavamo proprio di te. Questo il signor Lorenzoni, il diret-tore della scuola che ci ha portato una notizia da non star pi nei panni

Caterina: piacere signor direttore. (Poggiando la sporta) Che notizia sarebbe?

Gemma: il direttore andr in pensione a settembre. E avrebbe proposto Agostino per prendere il suo posto. Domani verr qui la Commissione agli Studi a prendere un t, per conoscere meglio il nostro candidato

Caterina: davvero?!? Non ci posso credere. Grazie direttore per tutto quello che ha fatto e che far


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Lorenzo: di niente, signora. Io conosco vostro marito molto bene, e sono convinto che sar il direttore pi adatto a continuare la tradizione gloriosa delle no-stre scuole

Gemma: naturalmente Caterina, con questa gente abbiamo bisogno di fare una buona impressione. C un Deputato, un Priore e una nobildonna, non possiamo fare delle figuracce. Giusto, direttore?

Lorenzo: davvero. Non ci vuol niente che con uno sbaglio o uno sfrondone qualsia-si, potremmo compromettere la promozione del nostro Agostino

Gemma: questo per dire, cara Caterina, che se per caso qualcuno non se la sente di stare tra questi signori, non si arrischia, o che ha paura di non essere allaltezza

Caterina: no, Gemma, sono sicura che Agostino avr piacere che anche voi restiate con noi a prendere questo t insieme. Che paura avete? Non vi mangiano mica. Il mio babbo diceva: sopra lorinale, siamo tutti uguale! giusto diret-tore?

Lorenzo:ehmquesto per sarebbe meglio non dirlo, davanti quei signori

Caterina: (a Gemma) solo che Agostino ha quel problema, come far?

Lorenzo:che problema?

Caterina: (candida, a Lorenzo) nei momenti di tensione, gli viene la cagarella

Gemma:(riprendendola) Caterina, se proprio non ce la fai a dire: dissenteria, co-

me sarebbe giusto, almeno d: diarrea

Caterina: perch? Non sempre cagarella?

Gemma:no. C una bella differenza

Caterina: pensate signor direttore che lho dovuto aspettare anche davanti allaltare, perch lui era sopra il... (inizia a mimare)

Gemma:(interrompendola) comunque non ci pensare, Caterina. Lascia fare a noi,che a suo tempo penseremo ad ogni cosa

Caterina: se lo dite voi.allora adesso se mi volete scusare vado ad appoggiare la

borsa e sistemare un po di l. Ci vediamo dopo (prende la sporta ed esce a destra)

Gemma: avete sentito, direttore? Io spero che mi diate una mano a farla stare zitta

Lorenzo:non vi preoccupate. Fino che staranno qui, cercheremo di parlare solo noi

(entrano Agostino, Matita e Cariola)

Agostino:(facendo entrare gli ospiti) avanti avanti, venite pure. Ecco, mettetevi in filae stata ad ascoltare tutto quello che il direttore vi dir. (l fa sistemare in ri-


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ga, come per unispezione) Se non capite qualcosa, o non chiaro, do-

mandate pure, perch come vi ho spiegato sar importante non fare figu-

racce davanti quei signori. Avete capito? (cenni di confuso assenso. Poi

verso Lorenzo) la signorina Silvagni non lho trovata, a scuola non cera

Gemma: Agostino, intanto che il direttore parla con questi due, noi andiamo ad in-

segnare qualcosa a qualcun altro, di l (escono a sinistra)

Lorenzo: allora, vediamo po. Matita e Cariola, fate proprio una bella coppia. Il gatto

e la volpe. E, dite, vi chiamate proprio cos o avete anche un nome di bat-

tesimo?

Matita:io mi chiamo Girolamo. Mi chiamano Matita perch una volta ero magro

come un chiodo

Lorenzo:(gli guarda la pancia) una volta eh? (a Cariola) e te? Perch ti chiamano

Cariola?

Cariola: chi, io?

Lorenzo: con lui ho gi parlato. Te vedi qualcun altro, qui in giro?

Cariola:(si guarda intorno) no. Mi pare di no (tace)

Matita:(interviene) lui si chiama Alberigo e lo chiamano cariola perch da ragaz-

zino lavorava con dei muratori che gli facevano sempre portare la cariola.

Qualcuno dice invece che perch un giorno una cariola gli caduta sulla

testa

Lorenzo:(nota lo sguardo assente) mi sa che era anche piena, quella cariola

Matita:mi sa anche a me

Lorenzo: allora. Qualcuno mai stato prima dora a servizio in una casa?

Matita:io da ragazzino sono stato a servizio dai Manzoni, che poi era il nipote di

quello che ha scritto la divina commedia

Lorenzo: Manzoni che ha scritto la divina commedia? vedo che ha imparato molto,

in quella casa. Non ti avr fatto male, tutta questa cultura?

Matita:macch! Mi ha aiutato, piuttosto. Quando poi sono stato in fabbrica, che

era il momento di parlare con i padroni, i sindacati chiamavano sempre me

Lorenzo: lo credo

Matita:i nostri padroni facevano dei gran giri di paroloni, credevano di confonder-

ci, ma io, con la cultura che avevo, non mi sono mai fatto fregare

Lorenzo: e come andata a finire?

Matita:la fabbrica fallita e io ho cominciato a fare il bidello nelle scuole

Lorenzo: che fortuna che abbiamo avuto, eh?


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Matita:eh, gi. Anche perch quando il maestro sta male, posso fare scuola io a

quei bambini

Lorenzo: davvero? Sarei curioso di venire a sentire una lezione anchio

Matita:potete venire quando volete. La prossima volta che il maestro sta male, vi

faccio un fischio

Lorenzo: non vedo le ore. (a Cariola) E te?

Cariola: chi, io?

Lorenzo: s. Anche te sei un campione di cultura?

Cariola: no. Io purtroppo non ho potuto studiare. Appena mi sono fatto ragazzetto

sono dovuto andare a lavorare. E pensare che, altri cinque anni, e avrei preso la licenza elementare

Lorenzo: ho capito. Allora sei rimasto a livello di saper leggere, scrivere e fare un

po di conto

Matita:(sarcastico) s, ne fa molti, di conti. Quando deve contare sopra dieci, si

toglie le scarpe

Lorenzo: siamo a posto. Comunque, parliamo un po del vestiario. Avete a casa dei

vestiti un po migliori di quelli che avete addosso? Magari anche puliti.

Matita:io ho il mio vestito del matrimonio. Giacca nera e camicia bianca

Lorenzo: va bene, metti pure quelli. E te?

Cariola: chi, io?

Lorenzo: eh, chiss chi

Cariola: anchio metter i vestiti del matrimonio

Matita:ti vanno ancora?

Cariola: ah no, adesso che ci penso i vestiti del matrimonio non li posso mettere

Lorenzo:perch? Ti sei ingrassato?

Cariola: no, che io la moglie non ce lho, non mi sono mai sposato

Lorenzo: andiamo benecomunque metti i vestiti migliori che hai, quelli della do-

menica

Cariola: va bene, cercher di fare meglio che posso

Lorenzo: e adesso pensiamo alla visita vera e propria. Io non ci provo neanche di

insegnarvi un po di galateo, che mi pare unimpresa disperata

Cariola: il gala...ch? galameo?

Matita:sta zitto, ignorante. Galateo. Deve essere dalle parti di Galavotto


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Lorenzo: s, un'impresa disperata in partenza. Voi cercate solo di ricordare che con quella gente, meno parlerete e meglio sar

Matita:s, va bene

Cariola: zitti, zitti. Ssstttt...

Lorenzo: naturalmente se vi chiedono qualcosa dovrete rispondere, non potete passare per ignoranti o scemi. Ma ricordate che sar sempre meglio una parola di meno, che una di pi

Matita:va bene, chiaro

Lorenzo: appena questa gente arriver, dobbiamo riceverli come si deve. Prima di tutto dovrete fargli linchino, cos (glielo mostra. Matita esegue goffamente varie volte, Cariola osserva perplesso) e cercate di non sbattere la testacontro qualcosa, o tra di voi. Te non provi?

Cariola: chi, io?

Lorenzo:(sarcastico) no, Garibaldi

Cariola: io, signor direttore, se provo di fare quella cosa l, c caso che rimango incriccato una settimana. Non sarebbe la prima volta, ormai mi conosco

Lorenzo: sei messo peggio del cavallo di Scaia

Cariola: altrimenti non farei il bidello nelle vostre scuole

Lorenzo: allora faremo cos. Te Matita aprirai la porta, farai linchino e poi ci verrai a chiamare. Te invece, Cariola, rimarrai qui, fisso come un baccal, prende-rai i cappotti e li sistemerai l dentro. Sei capace di fare il baccal?

Cariola: chi, io?

Lorenzo: eh, buonanotte

Cariola: il baccal non sarebbe il lombardone?

Lorenzo: s, proprio quello

Cariola: allora non c problema. Ce la faccio senzaltro

Lorenzo: scusate ragazzi, (annusa) ma qui mi pare di sentire una puzza

Matita e Cariola si guardano cercando lorigine del fetore

Matita:eh, ha ragione, anche a me pare di sentire...

Lorenzo: non che per caso qualcuno ha pestato?

(Cariola alza un piede e scorge lorigine del fetore)

Matita:Cariola come sei messo? Il maestro sera raccomandato di darci una bella sistemata prima di venire qui


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Lorenzo: andiamo bene, se ti succede una cosa del genere domani, siamo a posto. Sei proprio sporco, Cariola

Matita:il maestro sera raccomandato come un santo. Fai proprio schifo ai porci

Cariola:(guarda entrambi con distacco, poi, come ridestandosi..) chiio?

FINE PRIMO ATTO


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SECONDO ATTO

Il giorno dopo alle cinque, stessa scena con qualche accorgimento di arreda-mento, in attesa dei prestigiosi ospiti. Matita sta spazzando, Cariola sistema un tavo-lino dietro il divano con alcune bottiglie. Hanno abiti pi decenti, ma sempre ridicoli. Suonano alla porta, Matita va ad aprire. E il deputato con la contessa e il priore

Matita:venite, venite pure avanti (tutti entrano, fa vari e goffi inchini)

Ermete: questa la casa del maestro Agostino Battistozzi? (ha in mano un mazzo

di fiori)

Matita:(si guarda un po intorno) s, se non casca

Ermete: avvertite dunque il maestro che sono arrivati il deputato alla pubblica istru-

zione, Ermete Zucconi, la contessa Eulalia Mengozzi Visconti della Lan-

terna sul Ponte Vecchio e il Priore conventuale padre Cristoforo Cremo-

nesi. Andate, lesto

Matita:vado subito. (Ci ripensa facendo confusione) Dunque devo dire che arri-

vato il deputato allistruzione, Ermete Cremonesi che la lanterna del con-

vento caduta sotto il ponte perch era vecchia

Cariola: io una volta avevo una somara con un nome cos lungo. Quando avevo fi-

nito di chiamarla era gi arrivata a Montemaggio

Matita:urca, allora farebbe comodo anche a me un nome cos. Vedrai che quan-

do mia moglie mi chiama, io sono gi arrivato allosteria

Priore:(per risolvere) dite al maestro che sono arrivate le persone che lui aspet-

tava. (agli altri) Cos la schiantiamo (Matita esce a sinistra)

Eulalia: i domestici paiono un po imbranati

Ermete:(guardandosi intorno) la casetta invece direi che graziosa. A parte la

tappezzeria. Atroce. Sembra gente modesta

Priore:la modestia una virt che dobbiamo apprezzare. Altrimenti la responsa-

bilit dellincarico potrebbe indurre il candidato al peccato di superbia

Eulalia: beh, a giudicare dai domestici, deve essere gente molto modesta

Cariola: lo potete dire pieno e forte che siamo gente modesta. E un gran bel po. Il

mio povero babbo nel testamento aveva scritto: Bruciatemi, e scusate la polvere

Lorenzo:(entra da sinistra e li accoglie, Agostino, Caterina e Gemma lo seguono,

poi anche Matita)oh carissimi. Bene arrivati. Te, CariolAlberigo

scariola i cappotti(Cariola prende i cappotti, gliene cade uno, vi in-

ciampa calpestandolo, lo riraccoglie, poi li mette nell'armadio)


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Ermete: caro direttore. Eccoci qua! Ne avremo per molto?

Lorenzo: il tempo di un t, deputato. Come state?

Ermete: che domande! Benissimo. Come potrei stare meglio? Non mi manca nulla. A parte il tempo. Mi ci vorrebbero giornate di 36 ore. Anzi 48, o 56. Qui, piuttosto, vediamo di fare in fretta

Lorenzo:(salutando con baciamano) contessina

Eulalia: buongiorno direttore

Lorenzo:signor priore

Priore:pace a voi, fratello mio

Lorenzo: bene, allora, permettetemi di presentarvi il bravo e valoroso maestro di cui

tanto vi ho parlato: Agostino Battistozzi

Ermete: caro maestro. Le porgo i miei complimenti. Un uomo che ha raggiunto una cos ampia convergenza di giudizi unanimi ed entusiastici

Agostino: grazie, deputato, troppo buono

Ermete: parlavo di me, ovviamente

Agostino: ah, chiedo scusa

Ermete:(riprendendo il discorso) sceso a conoscervi. Siete contento?

Agostino: lusingato, deputato

Ermete: le presento una delle nostre principali benefattrici, la contessa Eulalia Mengozzi Visconti della Lanterna sul Ponte Vecchio

Agostino: onorato (baciamano)

Ermete: e il nostro padre spirituale, fra Cristoforo Cremonesi

Agostino: molto lieto. Permettetemi di presentarvi mia moglie Caterina (fa un inchi-no) e la mia cara mamma (fa unesagerata riverenza)

Ermete:(a Gemma) enchant(poi a Caterina) enchant

Caterina: (non ha capito, non sa cosa dire)s, dopo c il t

Ermete:(mostra i fiori) fiori. Mi sono voluto disturbare. Petunie, credo. O Begonie.Non importa. Tenete

Caterina: oh grazie, signor Deputato. Avete visto Gemma che bei fiori? Domani po-tremmo portarli al cimitero, sulla tomba di vostro marito

Gemma:(correggendola) no, Caterina, questi non sono fiori da camposanto. Stan-no meglio in un vaso (ricalcando) da tenere sopra la tavola, per mostrarli agli ospiti (li porge a Cariola dando istruzioni. Cariola esce a sinistra)


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Eulalia:(a Caterina) questo invece un dolce che ho cucinato con le mie mani.Una cassata

Caterina: (candida) una cazzata?

Lorenzo:(cercando di rimediare) una cassata! Il mio dolce preferito. Grazie contes-sa, non vediamo le ore di assaggiarlo (lo prende e lo consegna a Matita, che poi esce a destra)

Priore:(ad Agostino) io, invece, siccome mi hanno detto che siete un collezionistadi santini, vi ho portato questo. (La tira fuori da un breviario). E una SantAgata fatta a Catania, alla fine del 1800. Spero che non labbiate gi

Agostino: sicuramente no, signor Priore. Non so cosa dire. E bellissima. Non era il caso di disturbarsi cos. Guarda Caterina (gliela mostra)

Priore:dopo vorrei anche vederla, questa collezione

Agostino: non niente di ch, signor Priore. Sono solo cinque o sei anni che mi so-no messo di buzzo buono

Gemma: Agostino, non fare sempre il modesto. Mio figlio ha una collezione di san-tini da fare invidia al vescovo

Agostino: adesso non esagerare, mamma

Priore:so che siete anche modesto e riservato. Spero che almeno me la farete vedere, questa collezione

Agostino: certamente. E il meno che potrei fare, signor Priore Gemma: accomodatevi, non fate complimenti (li fa sedere sul divano) Da sinistra rientra Cariola

Caterina: intanto che aspettate il t volete qualche stuzzichino? Un bisinino di for-maggio, una drugola di pane, una landa di mortadella (tutti declinano, un po schifati)

Gemma:(la distoglie) Caterina, vieni con me, cara. Andiamo a prendere quei bi-scottini che ho preparato con le mie mani. Li ho messi sopra la finestra della mia camera, a prendere un po daria. Scusateci un momento (pren-de Caterina e la conduce al piano di sopra)

(durante le seguenti battute, Gemma fa entrare Caterina per prima nella porta delle camere, poi chiude a chiave o vi sistema un bastone e ridiscende)

Ermete: dunque caro maestro, vediamo di sbrigarci. Il direttore vi avr spiegato che ci siamo voluti abbassare a scendere a casa vostra per un incontro in-formale, giusto per approfondire la conoscenza reciproca

Lorenzo: s deputato, questo glielho gi detto


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Ermete: sapete che a settembre il nostro direttore Lorenzoni andr in pensione, e voi potreste essere uno dei candidati pi adatti a prendere il suo posto

Agostino: ne sarei onorato, deputato, sperando di esserne allaltezza

Eulalia: naturalmente bisogna tenere conto del fatto che il direttore della scuola non deve solo essere un bravo maestro. Deve avere anche una vita priva-ta indefessa e un rigore morale assoluto

Priore:tutte le informazioni che abbiamo preso su di voi sono molto positive. Il prete della parrocchia, per esempio, dice che siete uno dei parrocchiani pi impegnati e rigorosi

Ermete: e allora abbiamo pensato di concedervi lonore di prendere un t con voi una cosa che non succede tutti i giorni - per darvi loccasione di conferma-re di persona le buone parole che si dicono di voi

Agostino: beh, io prima di tutto vi ringrazio della considerazione e delle parole che avete speso. Anche per noi non cosa da tutti i giorni che gente cos im-portante venga in una casa cos modesta. Siamo lusingati esperiamo di risultare allaltezza delle vostre aspettative

Lorenzo: sicuramente, Agostino. Sicuramente. Beh, allora forse adesso il caso di accomodarci di l, nella sala da t?

Ermete: si. Giusto. Spicciamoci

Eulalia: con molto piacere

Priore:siamo venuti apposta, direttore(si alzano e si dirigono a sinistra)

Lorenzo: io per, col vostro permesso, avrei necessit di parlare con il deputato, giusto due minuti. Se intanto voi volete precederci

Ermete: basta che non se ne approfitti. Sapete che tutti smaniano per stare con me. E io non posso farmi in quattro per accontentare tutti

Lorenzo: tranquillo, deputato, giusto un minutino. Agostino, vuoi accompagnare la contessa e fra Cristoforo di l, per piacere?

Agostino: volentieri

Eulalia: intanto mi potete fare portare un bicchiere dacqua, per favore?

Lorenzo: subito, signora contessa. Cariola, versa un bicchiere dacqua e portalo alla contessina

Priore:se ci fosse un bicchiere dacqua anche per me

Lorenzo:Cariola, due bicchieri


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Ermete: facciamo tre, doniamo a questo povero disgraziato dun domestico loccasione per raccontare ai suoi nipoti che un giorno ha servito un bic-chiere dacqua anche al sottoscritto

Lorenzo: giusto. (A cariola) Cariola, puoi servire un bicchiere dacqua anche al de-putato. Sei contento?

Cariola: non sto pi nei panni

(Cariola esegue e porta un vassoio con tre bicchieri dacqua a sinistra, dove sono en-trati Eulalia, il Priore e Agostino)

Gemma:(che ridiscesa) io intanto, se mi volete scusare, vado a vedere a chepunto siamo con i lavori in cucina. Sapete, col personale di servizio che si trova oggi, bisogna sempre starci sopra come con i bambini

Ermete: prego, signora, che poi vi aspettiamo di l. Oggi avete loccasione per fare un po di conversazione con noi. Io vi consiglio di non perdere neanche un minuto. Ci sono treni che non passano due volte nella vita

Gemma: ne profitter senzaltro, deputato. Sar subito da voi (esce a destra)

Lorenzo: allora deputato, che impressione avete avuto?

Ermete: ah, una buona impressione, per ora. Pare proprio una bella famigliola. Na-turalmente bisogna conoscerli meglioma le premesse non potrebbero essere pi buone di queste

Lorenzo: voi sapete che io non mi sarei mai compromesso a tal punto con un can-didato, se non fosse stato pi che sicuro del mio fatto

Ermete: tranquillo. Sono convinto che non resteremo delusi

Lorenzo: vedrete che quando avrete parlato un po col Battistozzi e avrete potuto conoscerlo meglio, sarete ancora pi convinto

(rientra Cariola da sinistra e posa il cabaret vuoto)

Ermete: sono venuto apposta. (a Cariola) Scusate buon uomo

Cariola:(che sta pulendo qualcosa) chi, io?

Ermete: potrei sapere chi siete? Mi pare di conoscervi

Lorenzo:(imbarazzato) non credo signor deputato, qui a servizio dal nostro mae-stro da tanto

Ermete: eppure una faccia cos difficile da dimenticare. Forse ci siamo visti nel partito?

Cariola: io sono sempre stato qui nel paese. Se qualcuno partito, quello non ero io di sicuro


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Ermete:(pensoso) pu essere che mi sbagli. Devo segnarlo perch sarebbe laprima volta nella mia vita

Lorenzo:(inventando) forse vi confondete col fratello. Il nostro Cariola ha un fratelloche lavora nelle scuole, fa il bidello

Ermete:(non convinto) pu essere. Mi pare strano, ma pu essere

Lorenzo: allora deputato, vogliamo andare? Ormai cominceranno a pensare che ci siamo persi e ci verranno a cercare

Ermete: s, andiamo pure a prendere questo t, cos potremo schiantare la faccen-da alla svelta (escono a sinistra)

Cariola va a controllare le bottiglie sul tavolino. Da destra entrano Gemma e Matita, con il vassoio del t. Attraversano la stanza per entrare a sinistra.

Gemma: stai attento, Matita, di non fare cadere niente eh? Mi raccomando. E ricor-dati che le persone vanno servite sempre da destra. Hai capito? Da de-stra!

Matita:ho capito, ho capito, me lavete detto cinquanta volte, se continuate cos, finisce che mi confondo (scompare a sinistra)

Cariola:(ha controllato le bottiglie) signora.

Gemma:(che non ancora uscita a sinistra) cosa c?

Cariola: credo di essermi sbagliato

Gemma:poverinonon hai sbagliato tu, hanno sbagliato i tuoi, a fare un figlio

Cariola: vi ricordate che ho preparato tre bicchieri dacqua per quei signori? Mi sa che in uno, invece dellacqua, ho messo il mistr

Gemma:oh Madonnina santacome pu essere? Ma sei sicuro?

Cariola: s, la bottiglia del mistr era piena e adesso ne manca un bel po. Io ho riempito solo quei tre bicchieri l

Gemma: brutto deficiente, scemo, disgraziato che non sei altro Penseranno che in questa casa invece dellacqua beviamo il mistr. Ci vuoi rovinare!

Cariola: mio babbo diceva che bere lacqua fa male. Fa venire la ruggine alle bu-della

Gemma: tuo babbo doveva stare pi attento quella sera che sei venuto fuori te!

Ermete:(si affaccia da sinistra col bicchiere dacqua in mano) signora Gemma, non

viene a farci compagnia? Pazienza agli altri, ma almeno a me

Gemma: oh signor deputato, vengo subito. (Nota che ha il bicchier in mano) oh, che gentile, mi era venuta una sete che mai (glielo prende e beve tutto dun fiato)


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Ermete:(lievemente sgomento) salute. Allora laspettiamo di qua (torna dentro)

Gemma: disgraziato, era quello! Ti andata bene che labbiamo trovato subito. Mi

sento i brividi gi nellintestino

Cariola:(controlla ancora la bottiglia) signora, qui mi sa che i bicchieri di mistr e-

rano due

Gemma:come due? Sei sicuro?

Cariola: no, avete ragione. Manca troppo mistr. Sicuramente li ho riempiti tutti tre!

Gemma: ti prendesse un accidente! Disgraziato che non sei altro!!

Eulalia:(si affaccia anchessa con il bicchiere in mano) signora Gemma, cosa fa

qui? Volevo chiacchierare un po con voi

Gemma: con molto piacere, signora contessa. (nota il bicchiere) Il fatto che mi ha

preso unarsura nel gargarozzo (le prende il bicchiere) oh grazie, che gentile (beve a garganella). Vengo subito di l

Eulalia:(anche lei lievemente basita) va bene, laspettiamo (rientra a sinistra)

Gemma: era mistr anche quello! Disgraziato! Lazzarone! Stupido! Stasera ricor-

dami di dire al direttore che ti deve licenziare

Cariola: va bene

Gemma:(cerca di posare il bicchiere sul tavolo ma fatica a centrare il bersaglio) va-

do a cercare di bere anche laltro. Te cerca di non fare altri guai (rientra a sinistra vacillando e inciampando)

Matita:(entra da sinistra, incrociando una Gemma vacillante) cosa successo?

Cariola: niente. Invece di dare lacqua, a quei signori, ho dato del mistr

Matita:cosa vuoi che sia? Staranno un po pi allegri (bussano al portone) vado

io a vedere (esce dal portone)

Cariola: giusto! Limportante che sia buono. Sar meglio sentirlo, per essere si-

curi (se ne versa un bel bicchiere e lo beve)

Matita:(rientra) veh, Cariola, guarda che giornale ha portato il postino

Cariola: fa vedere

Matita:si chiama plaiboi, viene dallAmerica. Lhai mai sentito?

Cariola: lho visto ieri sera, un cinema di cauboi

Matita:allora guarda che razza di mucche che ci sono qui (lo sfogliano insieme)

Cariola: porca boia, ma questa da dove viene? Uhuhuhguarda che robe

Matita:qui c latte per un vitello


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Cariola: anche per due

Matita:senti, Cariola, a questa qui cosa gli faresti?

Cariola: a una cos? Io non gli farei niente. Lei piuttosto, se mi prende nello scuro,

mi rompe tutte le osse

Matita:hai mai visto delle cose cos?

Cariola: mai nella mia vita. Queste sono pi grosse dei meloni dellorto del sagre-

stano

Matita:pi che meloni, a me paiono angurie

Cariola: senti, Matita, con questa faresti a cambio con tua moglie?

Matita:non ci penserei un secondo: sul petto di mia moglie, si potrebbe giocare a

bigliardo

Cariola: con questa stai pure sicuro che non giochi a bigliardo. Semmai a bocce

Matita:invece con mia moglie devo ancora capire qual il petto e qual la schie-

na

Cariola: guarda questa bionda, sono cos grosse che sembrano tre! (bussano al

portone, i due si ricompongono)

Matita:arriva qualcuno, te vai ad aprire che io metto via

(Matita nasconde il giornale sotto una busta sul tavolino e fa finta di niente, Cariola apre il portone. E Dora. Indossa un soprabito)

Dora:oh buongiorno, cosa fate qui voialtri?

Cariola: ci hanno allungato il servizio. Non dobbiamo badare solo alla scuola, ma anche alla casa del maestro. E la paga sempre quella

Dora:lui c? Avrei bisogno di parlare del mio Luvigino

Cariola: s, di l con dei signori. Matita, vai a chiamarlo te. Io, meglio che vada in cucina, se non voglio prendere un altro cicchetto

Matita:va bene (esce a sinistra)

Cariola: ci vediamo, signora Dora

Dora:ci vediamo, Cariola

Cariola:(si sofferma vicino ai liquori, ci pensa un attimo) il cicchetto, sar meglioche lo prenda da me (si versa un altro bicchiere ed esce a destra)

Agostino:(dopo un attimo, entrando da sinistra) ancora lei?!? Si pu sapere cosavuole?

Dora:(entrando decisa) non lha ancora capito? Le devo fare un disegnino?


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Agostino:(spazientito) signora, mi faccia il piacere: oggi non ho proprio il tempo distare dietro alle sue pazzie. Se deve sfogare le sue voglie, vada a cercare qualcun altro

Dora:perch, cosa crede, che avrei delle difficolt? Se proprio lo vuole sapere,

io, dietro la porta, ho la fila

Agostino: ecco, allora la apra e vada a scegliere uno dei suoi pretendenti, quello che

pare a lei

Dora:non si preoccupi che io gi un pezzo che ho gi scelto la mia preda. E

non cambier idea finch non lavr avuta

Agostino: signora, mi scusi, di l ho gente molto importante. Adesso mi costringe proprio a chiederle di andare via, e alla svelta

Dora:(incrocia le braccia) e invece io non mi muovo di qui, almeno fino che leinon mi avr spiegato il perch

Agostino: il perch di cosa, santa pazienza?

Dora:insomma Agostino, io sono la donna pi bella del paese. Quando passo

per la strada gli uomini si girano tutti a guardare, e quelli che non hanno la

moglie appresso fischiano anche. Si pu sapere perch a lei non faccio

nessun effetto?

Agostino: perch io sono sposato, cara la mia signora, lo vuole capire? E quel gior-no che ho preso moglie, ho fatto una promessa, davanti a lei, alla sua fa-miglia, alla chiesa e al nostro Signore. E siccome che io sono religioso, e parecchio

Dora:anche io sono religiosa. Prima di venire qui ho pregato molto

Agostino: ah s? E cosa avrebbe pregato?

Dora:..di fare peccato con voi!

Agostino:(indignato) basta, stavolta ha passato il segno! (si dirige verso il portone ed armeggia per aprirlo, mettendoci un po dato il nervosismo. Intanto Do-ra, fronte al portone e spalle al pubblico apre il soprabito lasciando inten-dere di voler mostrare ad Agostino le proprie nudit) Via! Vada fuori daquesta casa e che non si azzardi a farsi pi vedere fino (finalmente spalanca il portone, si volta e vede Dora col soprabito aperto, sbianca di botto e stramazza al suolo, come se venisse improvvisamente a mancargli

sotto i piedi. Dora accorre per aiutarlo a rialzarsi) oh Madonnina santa .

Dora:oddio, Agostino, si fatto male?

Agostino:(mezzo svenuto) matta, lei matta da legare (gli rimane il braccialetto impigliato nel soprabito di Dora) mi lasci andare, per piacere


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Dora:si impigliato nel suo braccialetto provi cos(non riesce a disimpigliar-

si, si odono voci da sinistra)

Agostino: oddio, arrivano. Sono rovinato. Provi di tirare

Dora:no, non vienema guarda te quel filo, accidenti

Agostino: cose facciamo? Non possiamo uscire cos (chiude il portone). L dentro (indica larmadio), via, si nasconda l dentro (Dora entra nellarmadio, A-gostino tiene la mano su unanta del medesimo come per tenerlo chiuso.

Entra il priore)

Priore:carissimo Maestro, ci chiedevamo dove eravate finito

Agostino: (imbarazzato) passata la mamma di uno dei miei bambini e sono rima-

sto impigliatonel discorso, non riuscivo a liberarmi

Priore:(si siede sul divano) sedete qui, maestro, vorrei parlarvi un momento

Agostino: ah, vi dispiace se resto qui? Sono stato troppo seduto, oggi. Mi duole una

gamba

Priore:solo due minuti, maestro. Quellarmadio resta in piedi anche da s

Agostino: (cercando di sorridere) non si sa mai, se dovesse cadere proprio adesso

Priore:vostra mamma mi ha detto che siete abbonato a Famiglia Cristiana

Agostino: s, vero. Me lo porta il postino tutti i mercoled

Priore:mi pareva di avere visto che questa settimana cera qualcosa circa

linsegnamento della religione nelle scuole

Agostino: s, vero. Anche a me pare di avere visto un articolo

Priore:lo avete qui, il giornale?

Agostino: s. E l sopra il tavolino, prendetelo pure

Priore:(si alza e si dirige al tavolino) non vorrei mettere le mani nelle vostre cose

Agostino: no no, fate pure. Vorrete scherzare, nessun problema

Priore:qui?

Agostino: s, guardeteci pure (intanto cerca di divincolarsi, finalmente lascia la porta

dellarmadio ma il soprabito di Dora gli rimane in mano)

Priore:(che ha preso Playboy, ha come un mancamento) uh, il mio Signore!

Agostino: (accorre) cosa c?

Priore:che giornali avete in questa casa?

Agostino: fatemi vederemama questa non Famiglia Cristiana

Priore:no, cosa sia non so, ma tutto fuori che Famiglia Cristiana


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Agostino: (sbiancando) posso spiegarvi tutto, signor Priore (entrano Ermete ed Eula-

lia)

Ermete: siete qui, voi due? (notando limbarazzo) cosa c?

Priore:il nostro maestro mi stava spiegando cosa ci fa in questa casa questa por-

cheria. E spero che la spiegazione sia pi che buona (porge il giornale ad Ermete)

Ermete: ella peppa! Sono curioso anche io di sentire questa spiegazione. Avanti.

Sentiamo. Dite

Eulalia: di cosa si tratta, si pu sapere?

Priore:signora contessa, vi risparmio il fastidio di guardare, ma sappia pure che

si tratta di una cosa fuori di ogni decenza

Eulalia: mi meraviglio. Com possibile, signor maestro?

Agostino: no, perch.(si contrae, colto da attacco di diarrea) scusate un momen-

to (si fionda ed esce a destra)

Ermete:(agli altri) dove va?

Priore: un comportamento un po fuori dallordinario

Eulalia: io non capisco. Fino adesso si era dimostrato un ragazzo cos a modo

Ermete: questa uscita mi pare un po indelicata, soprattutto considerando che

stata fatta davanti a me. Capisco che la mia persona possa mettere linstante in soggezione, ma sino a questo punto

Priore:sul giornale c lindirizzo del nostro maestro: Agostino Battistozzi

Eulalia: ma pu mai essere? Della gente cos per bene con della roba cos scan-

dalosa in casa?

Ermete: questa una faccenda che va chiarita. E alla svelta

Priore:non capisco perch sia scappato via con quella fretta

Lorenzo:(entrando da sinistra) oh, siete qui

Ermete: signor direttore, guardi qua. Ne sapete qualcosa voi, di questa porcheria?

Lorenzo: cos? (si rende conto) oh Signore!

Eulalia: in un modo o in un altro quella roba vergognosa entrata in questa casa

Priore:avete una spiegazione, voi, del perch questo giornale sia indirizzato pro-

prio al nostro maestro? A noi pare una cosa cos strana

Lorenzo: non pu essere. Non posso crederlo. Sono sicuro che ci deve essere un

errore. Avete provato a chiederlo a lui?


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Ermete: stata la prima cosa che abbiamo fatto: ha preso la porta svelto come un

gatto e ancora non si visto

Gemma:(entrando visibilmente alticcia) oh ecco dove eravate, tutti quanti. Io ero dil che parlavo, parlavo, ad un certo momento mi sono accorta che parlavo

da sola. Hi hi hi.

Lorenzo: signora. Qui ci troviamo in presenza di un fatto duna gravit fuori

dallordinario. Il Priore ha trovato questo giornale scandaloso a casa vo-

stra. E ancora pi scandaloso il fatto che sia indirizzato a vostro figlio

(glielo porge)

Gemma: cos? Uh, ma queste sono tutte nude! Hi hi hi, forse si volevano fare un bagno, hi hi hi. Questa si voleva fare visitare dal dottore, vestita da in-fermiera. Anzi, svestita hi hi hiquesta mi pare la contessa, siete voi Eula-

lia?!? Hi hi hi..

Eulalia:(indignata) direttore!!

Lorenzo:(reggendo Gemma ormai ubriaca) signora, cosa dite? Siete diventata mat-

ta di colpo? Vi pare che la contessa si possa prestare?

Gemma: no, avete ragione. In faccia le assomiglia, ma l da basso, per niente, hi hi

hi (esce a destra sempre ridendo, sorretta da Lorenzo)

Lorenzo:(trascinando via Gemma e verso gli altri tre) sono mortificato, non so cosa

dire, che vergogna

Eulalia: deputato, non mi pare il caso di restare un minuto in pi in questa casa,

dove sono stata offesa in maniera cos sconveniente

Priore:avete ragione, contessa. La buona impressione che questa gente ci aveva

fatto allinizio, ormai s andata a fare benedire. Prima con quel giornalac-

cio, poi con la fuga del maestro, e adesso con questo comportamento

vergognoso della signora Gemma

Ermete: una cosa da non credere. Ubriacarsi cos con della gente cos importan-

te in casa. La prima volta che ci conosciamo. Mi dispiace dirlo, ma mi pare

che questa gente non valga nulla

Priore:sono daccordo con voi. Purtroppo abbiamo visto delle cose che ci hanno

permesso di farci unidea ben precisa della situazione. Che non assomi-

glia per nulla a quella che ci aspettavamo. Per quanto mi riguarda, pos-

siamo mandare a chiamare la macchina (suonano alla porta)

Ermete: anche il direttore dovr rendere conto. Pazienza a voi, ma andare a far

perdere del tempo a me, che ne ho cos poco, una cosa da non fargliela

passare liscia

Matita:(entrando da sinistra) state pure buoni. Vado ad aprire io


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Ermete: gi che ci sei, vai anche a chiamare la nostra macchina

Eulalia: non ero mai stata offesa cos, in vita mia

(rientra Agostino da destra, con Cariola)

Ermete:(sarcastico e con rimprovero) ah, caro Maestro, finalmente vi siete ricorda-

to di avere gente, in casa? E che gente! Stavamo per andare via

Agostino: aspettate, per piacere. Non potete andare via senza avermi dato la possi-bilit di chiarire come stanno le cose veramente

Priore:dopo quello che abbiamo visto e sentito, mi pare che ci sia rimasto poco da sentire e poco da vedere

Agostino: abbiate pazienza, signori. Le cose non stanno come paiono (rientra Mati-ta)

Matita:era il postino. Sera scordato questo pacchetto. E per voi, maestro

Agostino: grazie Matita, appoggia pure sul tavolo, che ci guardo dopo. Allora, signo-ra contessa, Deputato e fra Cristoforo, lasciatemi raccontare tutto quanto, ve lo chiedo per piacere

Ermete: cosa dite voi, Padre?

(intanto Matita guarda il contenuto del pacchetto visibilmente incuriosito)

Priore:la verit non quasi mai in superficie. A volte bisogna avere la costanza e

la pazienza di cercarla pi a fondo. Io direi di ascoltarlo, se daccordo la contessa

Eulalia: mi dovrei scordare di essere stata offesa, in questa casa?

Priore:la bibbia dice: perdona loffesa al tuo prossimo e ti saranno rimessi i pec-

cati

Eulalia:(titubante) vorreste dire che io perdonassi quest offesa, sarei dispensata

dalla confessione del venerd?

Priore:s, precisamente

Eulalia: allora va bene, almeno cos venerd mi risparmio una faccenda

(intanto Cariola si accosta a Matita nella visione del contenuto del pacchettino: delle foto pornografiche)

Agostino: grazie, vi garantisco che tutto quello che avete visto e sentito ha la sua dovuta spiegazione

Ermete: sentiamo pure allora questa spiegazione


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Agostino: allora, dovete sapere che qui poco distante, in questa stessa strada abita un signore che si chiama come me: Agostino Battistozzi. Non vi sto a dire i problemi che abbiamo tutti e due

Ermete:(attirato dai mugugni dei due bidelli) si pu sapere cosa avete da guarda-re, voi due?

Matita:eh? No no, niente(cerca di ammucchiare le foto)

Ermete: come niente?tirate fuori quello che avete nascosto

Matita:erano dentro questo pacchetto (gliele porge)

Ermete:(mentre le sfoglia) bene signor maestroanche queste erano dirette alsuo omonimo?

Agostino: (sbiancando) di cosa si tratta?

Ermete:(le mostra al priore) guardate, signor Priore, qui ci risiamo! A voi, signora

contessa, risparmio loffesa. Non guardate neppure, per carit, potreste avere un mancamento

Cariola:(che ne ha mantenuta una) urca, qui sono in tre. Ma come sono messi?

Non si capisce niente. Guarda questo com nero. Da che parte si guar-

da? (la rigira tra le mani)

Matita:cosa tiene quello nelle mani? Pare un badile

Cariola: no, non un badile. Forse un mazzuolo

Matita:pare uno di quei quadricome si chiama quel pittore Picazzo!

Eulalia: allora, maestro. Che scusa andrete a cavare fuori, stavolta?

Ermete: e ricordatevi che siete gi sullorlo del baratro...

Agostino: io vi garantisco (colto da nuovo attacco di diarrea) scusate un momento, non posso farne a meno (si fionda di nuovo alla porta di destra. Scon-certo dei presenti)

FINE SECONDO ATTO


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TERZO ATTO

Cinque minuti dopo, in scena Priore, Eulalia, Ermete, Matita e Cariola

Priore:il perdono un conto, e anche la pazienza cristiana, ma io non sono venu-

to fin qui per farmi prendere per il naso da questi signori. Voi cosa dite?

Eulalia: una cosa inaudita! E la nostra scuola dovrebbe avere un direttore cos?

Ermete: sono daccordo con voi. Dovremmo anche vedere se il caso di mantene-

re un maestro cos scostumato in una delle nostre scuole. Io direi di no

Eulalia: ne parleremo anche nella Commissione agli Studi. Il nostro riferimento sa-

r preciso e minuzioso. Non mancher di fare sentire la mia voce

Priore:anche la pazienza di Giobbe ha un limite

Cariola: conoscete anche voi Giobbe? Quello fa dei ciccioli che sono la fine del

mondo. Certo che ci vuole una bella pazienza a farli bollire cinque ore

(sguardi di rimprovero, Cariola capisce di essere intervenuto a sproposito)

Ermete: adesso sentiremo cosa dice la Commissione, ma a me para che stavolta

sar difficile fare a meno di licenziarlo

Priore:mi meraviglio anche del nostro direttore. Andare a spendersi cos, ben co-

noscendo tutte le magagne che stanno dietro ad una casa cos sganghe-

rata

Ermete: bisogna che anche lui ci dia delle spiegazioni, stavolta. E buone

(si ode un clacson)

Eulalia: ecco, arrivata la macchina. Era ora. Te (a Cariola)

Cariola: chi, io?

Eulalia: s, i nostri cappotti

Cariola: urca, quelli erano bellipiacerebbe anche a me avere un cappotto cos, chiss che caldo tengono

Ermete:(a mo di rimprovero) ti dispiace di andarli a prendere e di portarceli?

Cariola: ah, no no. Ma dove erano stati messi?

Matita:non ti ricordi pi? Nellarmadio, scemo!

Cariola: ah s, vero. (si dirige allarmadio e apre lanta. Vede Dora) oh, mi scusi. (chiude lanta. Poi, agli altri) C la Dora

Matita:la Dora? E cosa ci fa l dentro?

Cariola: non lo so. Non le ho chiesto niente perch anchepoco vestita


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Ermete: scusate ma chi questa Dora?

Matita: una signora che abita in quella casa rossa dietro il cimitero. Era qui pri-

ma con il signor maestro

Priore:e adesso sarebbe nellarmadio? E anche poco vestita?

Cariola:(annuisce convinto)

Eulalia: siamo capitati in una casa di matti

Ermete: dite per scherzo o sul serio? (va deciso ad aprire lanta) oh, buongiorno.

(Agli altri) E vero. (a Dora) Mi scusi, signora, le capita spesso di sbagliarela porta del gabinetto?

Dora:(esce imbarazzatissima, avvolta dal cappotto di Lorenzo) scusate voi, non

volevo dare tutto questo disturbo

Priore:cara la mia signora, si pu sapere cosa faceva lei, dentro larmadio?

Eulalia: e poi, per giunta, senza i suoi vestiti addosso?

Matita:forse aspettava la corriera

Dora:no iooddionon mi ricordo pi nientedove sono capitata? E voi chi

siete? Mi gira la testa

Lorenzo:(rientra da destra a testa bassa) sono desolato, non riesco a capire. Sono

rimasto male pi io di voi. Pazienza. Cercheremo un altro candida-to(vede Dora) mama quello il mio cappotto

Matita:stamattina la signora uscita di casa e si scordata di prendere i vestiti

Cariola: forse aveva visto il sole, ed uscita leggera

Priore:abbiamo adoperato il vostro cappotto per fare unopera di carit: vestire gli

ignudi

Lorenzo:(con malcelata prurigine) ah perch, sotto il mio cappotto la signora

Matita:niente! come mamma lha fatta

Eulalia: non vi pare, signora, che ci dobbiate delle spiegazioni?

Dora:abbiate pazienza, ho la testa che mi gira tutta, non mi sento bene, lascia-

temi andare a casa

Ermete: siete sicura di trovare la strada? Mi pare che non vi sentiate troppo bene

Priore:forse sarebbe meglio che qualcuno la accompagni. A vedere una donna

cos combinata, cos confusa, che barcolla, qualcuno potrebbe approfittar-si


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Lorenzo:(si propone subito) ci penser ioad accompagnarla. Anche per avere in-dietro il mio cappotto. Voi ne avete dovute sopportare gi abbastanza, og-gi

Ermete: va bene, direttore. Pensate voi a questa poverella. Noi ci vedremo doma-ni. Dovremo parlare bene di quello che successo oggi, per prendere tutti i provvedimenti del caso

Lorenzo: sar a sua disposizione, deputato, per mettere subito riparo a questa si-tuazione cos scabrosa

Eulalia: e state attento, la prossima volta, a dare fiducia e fare affidamento su cer-ta gente

Lorenzo: non mancher, signora contessa. Oggi ho capito una volta di pi che non bisogna mai fidarsi delle apparenze

Eulalia: forse dovete anche considerare il fatto che lo avete capito troppo tardi

Ermete: per colpa vostra, oggi, abbiamo perso un sacco di tempo

Lorenzo: vi chiedo scusa, deputato. Sono rimasto fregato pi io di voi

Priore:andate pure adesso, signor direttore. Fate da pastore a questa pecorella smarrita e portatela sopra il monte, insieme alle altre

Lorenzo: non dubitate. (galante a Dora) venga con me, signora, che la accompagno sopra il monte. (uscendo) le duole ancora la testa? Le serve un massag-gio ai piedi?

Ermete: allora adesso finalmente potremo avere i nostri cappotti? O ci sar ancora qualcuno dentro quellarmadio?

Cariola: adesso vado a vedere (apre larmadio con circospezione e controlla bene)

no, non c pi nessuno. Ecco i vostri cappotti (i tre indossano i cappotti)

Matita:allora siete proprio decisi ad andare via? Non volete almeno aspettare il signor maestro?

Eulalia: proprio per niente

Ermete: dite pure che avr presto nostre notizie. E non saranno buone. Ve lo dico io!

Eulalia: il vostro maestro sar licenziato. E voi due potete cominciare a cercare un altro padrone

Ermete: che sarebbe come dire che praticamente siete in mezzo alla strada. Della servit cos sciagurata e malridotta dove lo trova un altro padrone?

Eulalia: forse li prenderanno al circo, o qualche cacciatore per fare da richiamo ai barbagianni


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Cariola: ma s, andate pure. Bisogna sempre fare come i figli di Ramaglioni

Priore:e come facevano i figli di Ramaglioni?

Cariola: quando era ora, si toglievano dai coglioni!

(i tre fanno per uscire borbottando, che genteandiamocenedalla porta delle ca-mere esce Caterina)

Caterina: ce lho fatta finalmente. Qualcuno, per sbaglio, deve avere chiuso la porta a chiave. Maandate gi via?

Eulalia: si capisce che andiamo via. Ci mancherebbe altro. Non abbiamo intenzio-ne di restare in questa casa un minuto di pi

Caterina: (sorpresa) cosa successo signora contessa? Io non so niente Matita e Cariola escono verso destra

Ermete: successo che tutte le magagne di questa famiglia depravata sono uscite fuori alla luce del sole

Caterina: ma quali magagne? Di cosa parlate?

Eulalia: vostro marito, cara la mia signora, uno sporcaccione, un lazzarone ed

un depravato. Per non dire di sua suocera. Vi dovreste vergognare

Priore:purtroppo sprofondato in abisso di perdizione mortale, cara signora

Ermete: e voi non fate finta di non sapere nulla delle porcherie che suo marito rice-

ve per posta. Altro che Famiglia cristiana, altro che collezione di santini

Eulalia: e poi, per giunta, cera una donna nuda nascosta nel suo armadio. Che

vergogna

Priore:e il vostro bravo marito non ha avuto neanche mai il coraggio di affrontare

le sue responsabilit. Appena abbiamo provato di chiedergli spiegazioni, lui sempre scappato via, e non s fatto pi vedere

Ermete: e la sua mamma, la signora Gemma, ha fatto anche peggio: davanti a noi

e davanti a questi fatti cos scandalosi, si ubriacata come una cucuzza.

Sembrava una gallina spelacchiata

Eulalia: noi andiamo, signora. Vogliamo chiudere alla svelta una visita che peggio

di cos, non poteva andare. Vostro marito la persona meno adatta a fare

il direttore delle scuole, e forse anche per fare il maestro

Priore:appena posso, parler con il vostro prete, per provare di cercare una stra-

da per recuperare unanima cos sporca e nera

Ermete: addio, signora! A mai pi rivederci!

Caterina: signor deputato, signora contessa, signor Priore. Aspettate un momento


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Eulalia: non c nessuna ragione di aspettare, signora. Mi dispiace per voi, ma or-mai abbiamo gi preso la nostra decisione

Caterina: voi potete prendere tutte le decisioni che volete, ci mancherebbe altro. Ma non potete lasciare questa casa senza aver saputo tutta la verit

Eulalia: la verit labbiamo vista con i nostri occhi e sentita con le nostre orecchie, ed una verit che non ci piaciuta proprio per niente

Caterina: quella non era la verit, signora contessa. Era un lenzuolo di apparenza che abbiamo adoperato per cercare di nascondere qualcosa che stava sotto, che mio marito non voleva e non sapeva dire. Se avete pazienza

ancora cinque minuti, vi spiego tutto io. Vi domando solo cinque minuti

Priore:(si guarda con gli altri) voi cosa dite? Vogliamo fare questa grazia?

Eulalia: io dico che lultima volta che ci siamo fatti convincere di stare a sentirli, siamo rimasti con un pugno di mosche

Caterina: questa volta non sar cos, signora contessa, ve lo prometto

Ermete: per vero che davanti alla nostra sete di verit, siamo sempre rimasti a bocca asciutta. Anzi, con una bella arsura

Eulalia: tutte le volte che abbiamo provato a dargli fiducia, loro se ne sono appro-fittati

Caterina: e allora una volta di pi, cosa vi coster mai? Ve lo chiedo in ginocchio

Eulalia: senta, signora, volete finirla di insistere? Non vi pare di avere gi troppo approfittato della nostra bont? O vi siete scordata di chi avete davanti?

Caterina: vi domando scusa, signora contessa. Credetemi, lultima cosa che voglio quella di mancarvi di rispetto. Ma voi dovete pensare che se io mi permet-

to di essere cos insistente perch sono convinta delle mie ragioni

Ermete:(perplesso, agli altri) vogliamo ascoltare queste ragioni?

Priore:non che poi, magari sul pi bello, scappate anche voi di gran lena, come

vostro marito?

Caterina: se mi vorrete anche legare alla sedia, per me va bene

Eulalia: per sappiate subito, signora, che se per caso anche voi ci prenderete per

il naso, vostro marito sar licenziato gi da stasera

Caterina: va bene, signora contessa. Se questo sar il dazio da pagare per fare

emergere la verit, sar un dazio che pagheremo

Ermete: avanti, allora. Sentiamo. E badate di non tirarla tanto lunga

Priore:tanto oramai abbiamo fatto trenta

Eulalia: sentiamo pure questa nuova verit


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(si accomodano)

Caterina: la verit quella che la vergogna e la disperazione ci hanno impedito di tirare fuori subito

Ermete: che vergogna?

Caterina: la vergogna di mio marito, che sono quasi cinque anni che cerca di na-scondere a tutti la malattia di sua madre

Priore:la malattia? Che malattia?

Caterina: lasciatemi spiegare. La signora Gemma, mia suocera, stata benissimo fino cinque anni fa. E poi, tutto in una volta, le ha preso quella malattia del-la malora. Demenza precoce, ci hanno detto i dottori. E da l, comincia-ta una via crucis di ospedali, di dottori, di specialisti di ogni razza e colore che per non hanno potuto fare niente

Eulalia:(presa dal racconto) oh Madonnina santa

Caterina: mio marito, nella sua bont, invece di chiuderla in un manicomio, ha deci-so di tenerla qui con noi. Io, allinizio, non volevo. Ma lamore di un figlio per la propria mamma era troppo grande e cos mi ha convinto di accetta-re la situazione. Dopo un po di tempo che pareva abbastanza tranquilla, ha cominciato a dare di matto. E ogni volta era sempre peggio: ad ogni crisi si metteva in testa idee sempre pi strampalate e Agostino cercava di assecondarla per tutto quello che poteva

Eulalia: davvero? ma pensa te

Caterina: qualche tempo fa, durante una sua crisi, s messa in testa di fare la pittri-ce. E Agostino, con la sua pazienza e con tutto il suo amore, gli ha com-prato i colori e le tavolozze per pitturare, altrimenti lei minacciava di buttar-si nel pozzo. Prima ha cominciato a fare scarabocchi senza senso, poi si imputata di voler dipingere il corpo umano

Priore:come quei quadri antichi

Caterina: quando noi non eravamo in casa, lei girava per il paese a cercare della gente da fare spogliare e da ritrarre. Gli dava dei soldi, e ce ne sono stati diversi che hanno accettato

Ermete: allora quella ragazza che abbiamo visto nellarmadio era una di quelle

Caterina: s. Anche se Agostino, ultimamente, per non fare pensare alla gente che fosse matta completamente, le comprava dei giornali o delle fotografie di uomini e donne nude, da dare a lei per fare i suoi scarabocchi

Priore:che infatti abbiamo visto


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Caterina: ecco. Questa tutta la verit. Voi potete pensare quello che volete. Il po-sto da direttore lo potete dare a chi credete, ma io non potevo sopportare che voi usciste da questa casa convinti che mio marito era proprio il con-

trario di quel santuomo che invece (sconcerto dei presenti)

Ermete:(dopo un momento di imbarazzo) beh, signora Caterinaio non so cosa

dire. La situazione che vi avete presentato ribalta tutte le carte che erano sulla tavola

Priore:non c dubbio che se le cose stanno come dite voi, qui sono tutto un altro

paio di maniche

Eulalia: ma perch ogni volta che chiedavamo spiegazioni, vostro marito scappava

di gran corsa?

Caterina: un fatto nervoso. Da un po di tempo, la vergogna per la situazione della mamma gli fa venire la cagarella...oh, scusate la parola. Io non sono cos

istruita come voi

Ermete: figuratevi...mio babbo diceva: dentro ne bagno siamo tutti compagno

Priore:poverinoe noi siamo andati a pensare chiss che cosa

Eulalia: e quella povera donna? Pareva cos equilibrata. Invece chiss che pena

Caterina: la colpa anche la nostra, che non abbiamo avuto il coraggio di dire tutta

la verit fin dal primo momento

Ermete: beh, posso capire che non una cosa da niente, andare a tirare fuori una

magagna cos

Eulalia: i miei cugini di Ravenna hanno una zia matta che tengono in casa, ma si-

curamente non vanno a raccontarlo in giro, non sono cose da stimarsi

Priore:e adessocosa facciamo?

Ermete: beh, forse, prima di tutto ci dovremmo scusare davanti al signor Agostino,

per avere pensato male

Eulalia: lo dico anchio, la prima cosa da fare

Priore:e poi, fare un buon riferimento davanti alla Commissione agli studi

Ermete: e cercare di mettere una buona parola per dare la promozione a questo

povero ragazzo, che a casa deve sopportare gi tanti sacrifici a causa del-la mamma

Eulalia: non sarebbe proprio giusto, fare scontare alla carriera del figlio, le disgra-

zie della mamma. Avr gi tante sofferenze a casa

Caterina: io non trovo le parole per ringraziarvi. Per fortuna che abbiamo trovato del-la gente cos di cuore e intelligente


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Priore:su, si faccia coraggio, signora

Caterina: prover, signor priore

(dal portone principale entra Lorenzo)

Lorenzo: permesso? Oh, siete ancora qui? Ero passato a prendere la mia borsa

Ermete: direttore, la moglie del maestro ha finito adesso di raccontarci tutta la veri-t sui fatti che sono capitati qui oggi. Voi eravate al corrente?

Lorenzo:(non capisce) tutta la verit ...no, mi pare di no

Caterina: (subito) s!

Lorenzo:(a Caterina) ah, s?

Caterina: Agostino s dovuto confidare subito col direttore. E lui si sempre dimo-strato buono e comprensivo, specialmente quando avevamo bisogno di andare da tutti quei dottori che abbiamo visto in questi anni

(Lorenzo la guarda stranito)

Ermete: e non crede, direttore, che il deputato agli studi avrebbe dovuto essere in-formato di questi fatti?

Priore:senza contare che cos, oggi, ci avete fatto perdere un sacco di tempo e avete procurato un mucchio di malintesi

Caterina: per piacere, non prendetevela con lui, signori. Siamo stati noi che gli ab-

biamo fatto promettere di non dire niente a nessuno

Priore:nessuno gliene vuol fare una colpa. Anzi, ci rendiamo conto che avete

cominciato unopera di carit, direttore, e state pure sicuro che dora in

avanti non sarete pi da solo

Eulalia: adesso che sappiamo come stanno le cose veramente, vi daremo tutti una

buona mano per fare avere il posto a quel povero ragazzo

Ermete: e considerato che sar anche io della partita, come dire che il posto sar

sicuramente il suo. Senza contare che io non ho voluto dire niente, ma

avevo gi capito da un pezzo tutta la situazione e aspettavo il momento

giusto per intervenire

Lorenzo:(che non capisce) scusate ma...quei giornali, la signora mezza nuda, la

madre...

Priore:la signora Caterina ci ha raccontato tutto, non il caso di andare ancora a

girare il coltello nella piaga

Eulalia: che disgrazia, che disgraziapoveri meschini

Lorenzo:allora adesso bisogna licenziare...


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Ermete: bisogna licenziare la vicenda il prima possibile. Senza tanto chiasso. Una bella promozionee via

Lorenzo: una bella...? (non gli tornano i conti) signora Caterina, mi pu accompa-gnare a prendere la borsa, che deve essere rimasta di l?

Caterina: se ci volete scusare, con molto piacere

Eulalia: prego

(Caterina esce con Lorenzo a sinistra)

Priore:che situazioune

(da destra entra Agostino trafelato)

Agostino: deputato, sono mortificato, non trovo le parole...

Ermete: non c bisogno di dire niente, maestro. La vostra signora ci ha spiegato tutto. Anche se io, per dire la verit, avevo gi capito tutto da un pezzo

Agostino: a s?

Eulalia: semmai siamo noi a doverci scusare, per avere pensato male

Priore:giovanotto, state tranquillo. Abbiamo capito la situazione e siamo tutti pronti a fare la nostra parte per darvi una buona mano, per tutto quello che potremo

Ermete: non vi preoccupate pi, maestro. E fate pure conto di avere la promozione gi in tasca

Agostino: dite davvero? Non lo posso credere! oh grazie deputato, grazie di cuore!! E anche a voi, contessa e a voi, signor Priore. Che il Signore vi faccia la grazia di tenervi in buona salute per cento anni. Mia moglie vi ha detto del mioproblema?

Eulalia: si capisce, e vi siamo tutti in mezzo al cuore

Agostino: (quasi in lacrime) mi dovete scusare. Ho cercato di resistere pi che ho

potuto...

Priore:questo vi fa onore. Se sapeste quanti ce n che alla manifestazione dei primi sintomi, la mollano cos, senza stare neanche tanto a pensarci

Eulalia: la vostra forza di tenerla cos tanto da ammirare. Io ho dei parenti a Ra-venna col vostro stesso problema, ma non credo che sapranno resistere tanto

Priore:posso immaginare che a volte sar dura

Agostino: no, se proprio lo volete sapere, dura non mai, anzi

Ermete: vostra moglie ci ha detto dei sacrifici che dovete fare in quei momenti


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Agostino: vi ha detto anche questo? Non era il caso di scendere fino ai particolari della faccenda. E poi davanti ad una signora. La dovete scusare

Eulalia: oh, maestro, non davvero il caso di scusarsi di niente. Limportante che i vostri sacrifici adesso saranno premiati

Agostino: se per quello i miei sacrifici sono gi stati premiati, altrimenti non sarei qui adesso

Eulalia: se volete, posso chiedere ai miei cugini di Ravenna se conoscono un dot-tore in gamba per il vostro caso

Agostino: non state a disturbarvi, signora contessa. Mi sono gi messo il cuore in pace. Per adesso con un po di limone e riso in bianco passa. Ma la pros-sima volta so gi che siamo daccapo, non c cura che tenga

Eulalia: limone e riso in bianco? Prover di dirlo anche a loro, c caso che non abbiano mai provato

Agostino: se il problema lo stesso lo conoscono di sicuro. E lunica soluzione per tamponare un po. Credete a me, che ormai sono pratico

Eulalia: lo credo, signor maestro

Ermete: beh, adesso non state a pensarci su. Grazie a me, presto avrete il vostro posto da direttore delle scuole. (quasi declamando) Cos un giorno mi po-trete ricordare per quello che facetti per le vostre

Priore:(correggendolo) feci, deputato

Ermete:(accorgendosi dellerrore)si, appunto, feci

Agostino: lo potete dire pieno e forte, che mi ricorder di voi. Fino che campo, sarete sempre nel mezzo delle mie preghiere

Priore:bene. Allora. Noi adesso vogliamo andare e lasciare questa gente alle proprie faccende, che noi ne abbiamo abbastanza delle nostre?

Ermete: giusto. E poi si fatto tardi. Specialmente per me che ho sempre da fare pi che tutti gli altri messi insieme

Agostino: io non so ancora come ringraziarvi

Eulalia: non si preoccupi. E il meno che potremmo fare, per cercare di aiutare una situazione cos disperata

Ermete: avr presto nostre notizie, signor maestro. Ma intanto state pure tranquillo e concentrato sul vostro problema

Agostino: grazie deputato, seguir senzaltro il vostro consiglio. Vi posso accompa-gnare?

Priore:si capisce, figliuolo. Andiamo pure (si dirigono verso la porta ed escono)


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(da sinistra entrano Lorenzo e Caterina)

Lorenzo: siete una lenza, voi. Chi lavrebbe mai detto?

Caterina: ho dovuto lavorare un po di fantasia, e mi sono dovuta inventare un mez-zo imbroglio, ma qui si trattava di salvare una situazione ormai disperata

Lorenzo: con la vostra fantasia siete stata capace di sbrogliare una matassa da ri-dere

Caterina: dite pure che ce la siamo scampata per un buco di grattugia

Lorenzo: in un battito dali di mosca, siete stata capace di trovare la soluzione pi geniale. Complimenti

Caterina: cosa volete? Mio babbo diceva: scarpe grosse

Lorenzo:scarpe grosse?

Caterina: ...ce ne fosse!

Lorenzo: mi sa che vostro babbo aveva ragione. Quando siamo nei guai, se invece da cercare in giro chissach, dessimo la stura alla furbizia dei nostri conta-dini, della nostra gente, non sarebbe meglio?

Caterina: se lo dite voi, non posso che darvi ragione

Lorenzo: in fondo in fondo, nel momento del bisogno, sono sempre stati loro a to-glierci le castagne dal fuoco

Caterina: parlate come un libro stampato!

Lorenzo: beh, allora adesso io posso andare. Ho visto che ve la sapete cavare mol-to bene anche senza di me

Caterina: io spero che, se dovesse capitare loccasione, con quella gente che ab-biamo avuto oggi, mi terrete su il gioco

Lorenzo: si capisce. Far la mia parte, per il bene del vostro Agostino e delle nostre scuole. Anche dopo tutto quello che successo oggi, sono ancora convin-to che vostro marito il meglio che abbiamo, il pi adatto a prendere il mio posto

Caterina: vi ringrazio, direttore. Allora ci vediamo

Lorenzo: ci vediamo, Caterina (Lorenzo esce),

(Caterina sistema qualcosa, da destra entrano Matita e Cariola)

Matita:sono andati via?

Caterina: s, sono usciti adesso

Cariola: era ora. Non la sopportavo pi, quella gentaccia


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Matita:hai ragione, Cariola. Non cattiveria, ma i signori devono stare con i si-gnori e i poveretti con i poveretti. Se cominciamo a mescolare le cose, do-ve andremo a finire?

Cariola: giusto. Che roba ? Un deputato, una contessa, un priore.una volta non

si sarebbero mai permessi di mettere piede in una casa per bene

Matita:cosa vuoi, Cariola. Ormai i tempi sono cambiati. Non c pi nessuno che sappia stare al suo posto

Cariola: ah s s. Ma se andiamo avanti cos, non andremo a finire bene. Te lo dico io!

Matita:beh, comunque, signora, noi abbiamo dato una sistemata in cucina, ab-biamo fatto meglio che abbiam potuto. Se non avete pi bisogno, noi an-dremmo

Caterina: s, andate pure. Finisco io di mettere a posto. Grazie di tutto, ragazzi. A-desso in un modo o in un altro, troveremo da far pari

Cariola: ci dispiace solo per vostro marito, che le cose non siano andate come vo-leva

Caterina: no, Cariola. Alla fine dei conti, ce labbiamo fatta a mettere a posto le co-se. Mio marito avr il posto da direttore delle scuole

Matita:davvero? Bene. Allora fategli pure i nostri complimenti

Cariola: allora ci dispiace perch lanno prossimo non lavremo pi nella nostra scuola

Matita:che paura hai, Cariola? Ci sono pure io, che posso insegnare ai bambini

Cariola: ah, giusto. E io allora cosa far?

Matita:te? Adesso sei il mio aiuto. Dopo diventerai bidello capo

Cariola: urca! Allora posso stimarmi anche io!

Matita:davvero! Andiamo a bere qualcosa

Cariola: giusto! Dobbiamo bere alle nostre promozioni

Caterina: bravi! E bevete qualcosa anche per la promozione di mio marito, che poi passo io a pagare

Matita:dai allora Cariola, che stasera diamo fondo alla damigiana

Cariola: grazie, signora. Ci vediamo

Caterina: ci vediamo, ragazzi (Matita e Cariola escono)

(Caterina sistema un attimo, dallesterno entra Agostino)


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Agostino: la mia Caterina, che brava! Mi ha cavato fuori da tutti i guai! Ma si pu sa-pere cosa gli hai detto?

Caterina: come cosa gli ho detto? Gli ho detto la verit

Agostino: proprio tutta la verit? Io non ho capito bene, ma mi pareva che parlassero di qualcosaltro

Caterina: beh, cosa vuoi? Per fare tornare i conti, ho dovuto mescolare un po nella pentola. Mio babbo diceva: se vuoi vendere merda di vacca, devi dare ad intendere che sia letame

Agostino: caro il mio letame. Mi pareva pi che tu gli avessi venduto della cipolla. Sono andati via che stavano quasi per piangere

Caterina: se vogliono piangere, lascia che facciano. Limportante che tu abbia avuto il tuo posto, giusto?

Agostino: (la guarda con ammirazione) dove lho trovata una moglie cos?

Caterina: un grande uomo deve avere accanto una grande donna. Mio babbo dice-

va: la buona moglie fa il buon marito

Agostino: tuo babbo era un santuomo, che possa essere nel mezzo del paradiso!! (la abbraccia)

Gemma:(esce da destra con un fazzoletto bagnato sulla fronte, ed il cappotto di Dora in mano) ohi ohi ohi

Agostino: ma! Tuo figlio sar il nuovo direttore delle scuole!!

Gemma: davvero? Beh, ti avevo pure detto che se ti mettevi nelle mie mani non po-teva andare diversamente. E stata dura, mi pare che mi scoppi la testa da un momento allaltro, tanto stato lo sforzo che ho fatto, ma in fin dei con-ti, il gioco valeva la candela

Agostino: no, guarda, mamma, che stavolta la nostra fortuna stata quella

Caterina:(lo interrompe) la nostra fortuna, Agostino, stata quella che tua madreera qui, intanto che quei signori sono venuti a farci visita

Gemma:(compiaciuta) vi mander la fattura, Caterina. Di l ho trovato questo cap-potto, chiss di chi ?

Agostino: sar della signora contessa, mamma. Si vede che lha lasciato qui. Doma-ni glielo faccio avere da Cariola

Gemma: mi pareva un po troppo fine per essere della Caterina. Adesso per ho bi-sogno di andare a riposare. Mi dolgono tutte le ossa.vado a buttarmi

sopra il lettoa pi tardi, ragazzi (esce a sinistra verso le camere)


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Agostino: questa non giusta, per. Lei deve sapere che stavolta il bucato lo hai asciugato tutto tu

Caterina: lascia perdere, Agostino. E sempre stata cos. Sai cosa diceva mio bab-bo?

Agostino: non so, ne diceva tante

Caterina: diceva: la gallina fa luovo e al gallo brucia il sedere!

Agostino: che moglie! Posso proprio dire di essere stato fortunato, nella mia vita

Caterina: anche io. Ho sposato il direttore delle scuole

Agostino: giusto! (la abbraccia di nuovo) senti, Caterina, mia mamma andata a dormire. Vogliamo andare a festeggiare di sopra?

Caterina: birichino! Vuoi metterti al lavoro per fabbricare lerede?

Agostino: s! Andiamo, dai!! (cerca di trascinarla verso le scale)

Caterina: (si arresta) mi devi ancora spiegare una cosa, per

Agostino: cosa?

Caterina: cosa ci faceva la Dora, mezza nuda, nel nostro armadio?

Agostino:(lievemente imbarazzato, non sa cosa dire, azzarda) aspettava la corrie-ra?

Caterina:(bonaria) dai muoviti, sciocchino! (i due salgono le scale di corsa, scher-zando)

FINE COMMEDIA


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