Comme vene, vene

Siamo in un basso di Napoli, nel salone di casa Primiera: al centro c la porta di

Comme vene, vene

di Vincenzo Rosario PERRELLA ESPOSITO

(detto Ezio)

19/09/2003

Personaggi: 12

Gennaro Primiera

Rosalia Primiera

Giovanni Primiera

Alfonso Primiera

Assunta

Raffaele Settoro

Galina Fallova

Lucia

Leo Misto

Vincenzo Vecienzo

Carmela

Valentina Guarra

Un basso di Napoli, casa Primiera. Gennaro e Rosalia hanno adottato un figlio, ma non gli hanno mai detto questa verit anche quando egli ormai adulto. La ragione di questa scelta sta nel fatto che Gennaro non vuole che ladottato Alfonso si senta inferiore allaltro figlio Giovanni o che questultimo pretenda un maggior affetto dai genitori in quanto figlio naturale. Le discriminazioni su un figlio adottato sono sempre dietro langolo, per cui giusto che non esista differenza tra figlio legittimato e figlio naturale. Un giorno per si presenta a casa la famiglia Vecienzo che anni ed anni addietro ha abbandonato Alfonso, pretendendone il ritorno in famiglia, a causa di una clausola testamentaria che offre la possibilit di ottenere ai Vecienzo leredit di famiglia se essi ritroveranno quel figlio che invece avevano allontanato dal proprio calore familiare.

Numero posizione SIAE 233047

Per contatti Ezio Perrella 3485514070 ezioperrella@libero.it

Siamo in un basso di Napoli, nel salone di casa Primiera: al centro c la porta di ingresso. A sinistra c la cucina, a destra le altre stanze. Nella stanza, a sinistra c un divanetto alla cui destra c un tavolino col telefono. A destra dellentrata c un mobile. Sulle pareti qualche quadro arricchisce lambiente.

ATTO PRIMO

1. [Alfonso e Giovanni. Poi Rosalia e Gennaro]

Sul divanetto dorme Alfonso. Squilla il telefono e lui si sveglia di soprassalto.

Alfonso: (Assonnato) Ma chi ? Nun se po durm nu poco in pace. (Risponde) Pronto!

Chi ? A chi volete? Casa Piecoro? No, no, avete sbagliato numero. Vi dispiace?

Eh, e a chi o ddicte?! (Riaggancia) E che ggente.

Si rimette a dormire. Poco dopo squilla di nuovo il telefono e Alfonso si sveglia.

Ancora? (Risponde stufo) Pronto! Chi ? A chi volete? Casa Piecoro? Ma avete

sbagliato numero. Riprovate, sarete pi fortunato! (Riaggancia) Stu nzallanuto!

Torna a dormire. Poco dopo squilla di nuovo il telefono, e Alfonso si sveglia.

Ma o ffanne apposta? (Risponde stufo) Pronto! Ma chi ? A chi volete? Nata

vota? Ma posso sapere chi siete? Il signor Macellaro? E che vvulte a stu signor

Piecoro? O vulte scann? Ma facte chello che vvulte vuje. Chaggia fa io?

(Riaggancia) Ma chisto scemo? E facteme durm npace! (Si riaddormenta)

Da sinistra entra Giovanni con bicchiere di carta con camomilla. Va da Alfonso.

Giovanni: (A mezza voce) Alfonso... Alfonso...

Alfonso non lo ha sentito.

(Voce un po pi alta) Alfonso... Alfonso...

Ma Alfonso niente.

Pronto, c il signor Alfonso?

Alfonso: (Risponde al telefono) Pronto... Chi ?

Giovanni: Sono Giovanni...

Alfonso: Giu, e add staje?

Giovanni: St vicino a te!

Alfonso: Staje vicino a me? E che teliefene a ffa?

Giovanni: Animale, sto cc vicino a te!

Alfonso: (Lo nota e posa la cornetta) Giu, ma tiene genio e pazzi? Ja, che vvuo?

Giovanni: Taggio purtato o cammumillo.

Alfonso: Ah, gi, dammllo, me ce vo proprio. (Prende il bicchiere, ma se lo rovescia

addosso e balza in piedi) Ahiaaa... al fuoco, al fuoco...!

Giovanni: Che caspito he cumbinato?

Alfonso: (Si dimena) Acqua, acqua!

Giovanni: Va, curre inta cucina...

Alfonso: Volooo...!

Corre in cucina (a sinistra). Giovanni raccoglie il bicchiere e lo posa sul tavolo.

Giovanni: Ma mai possibile che tengo un fratello cos imbranato? E che suggetto!

Torna Alfonso un po provato dalla sgradevole esperienza di prima.

Alf, sei ancora vivo?

Alfonso: S. M gghiuta bona. (E si siede sul divanetto)

Giovanni: A proposito, ma chi era o telefono?

Alfonso: Era un certo Macellaro. Voleva a un certo Piecoro. Ha ditto cho vo scann!

Giovanni: Alf, ma he capito buono?

Alfonso: Ma che ne saccio, Giu?... Io stongo stunato. E chi ha durmuto stanotte?

Giovanni: Senti, raccontami che successo. (Prende una sedia e laccosta al divanetto)

Alfonso: Maggio appiccecato cu muglierema. Chella, Lucia, troppo gelosa. Vedi,

come tu ben sai, io lavoro alla radio.

Giovanni: E certo. Io e te conduciamo la stessa trasmissione: Comme vene vene. Solo

che io la faccio alla televisione e tu alla radio. Emb, e allora?

Alfonso: Ieri abbiamo fatto una festa alla mia radio. E come testimonial abbiamo scelto

la famosa top model Valentina Guarra. Ma lo champagne scorreva a fiumi. E

chella pazza scatenata s mbriacata, accuss mha dato nu vaso... sulla bocca!

Giovanni: E chella pecch steva mbriaca!

Alfonso: E cos i giornali scandalistici si sono scatenati. E in particolare uno, Il Corriere

dello scandalo. Accuss Lucia ha fatto na scenata: Chi sta malafemmena?.

Giovanni: Emb, e tu non glielo potevi spiegare lequivoco?

Alfonso: Add? Chella nun mha fatto dicere na fetente e parola! Parlava sulo essa! Ma

io nun riesco a cap: pecch sti ggiurnale crchene sempe a me e a te no?

Giovanni: E io mi nascondo bene. E poi sono single. Alf, chi te lha fatte fa e te spus?

Alfonso: Giu, grazie per lincitamento!

Giovanni: Prego, Alf!

Entrano in casa (dal centro) di Gennaro e Rosalia (che non notano Alfonso).

Gennaro: Nuje stamme cc... (Poi toglie la giacca e la posa su unaltra sedia)

Giovanni: Uh, pap, mamm...

Rosalia: (Stanca, va a sedersi su una sedia) Ah, e che stanchezza...

Alfonso: (Giu, nun ce o ddicere che maggio appiccicato cu Lucia...).

Giovanni: (No, nun te prioccup...).

Rosalia: (Si accorge di Alfonso) Ah, Alf, ma tu staje cc? Nun teva proprio visto.

Gennaro: Uh, Alf, the appiccecato nata vota cu Lucia?

Rosalia: Uh, comme me dispiace.

Alfonso fa una facciaccia a Giovanni.

Giovanni: Alf, io nun aggio ditto niente!

Gennaro: E vabbu, nun te pigli collera, a pap. Sono cose che capitano.

Rosalia: S, po facite pace. So ccose e poco.

Gennaro: E m, guagli, pe piacere, ce stanne cierti bborze e spesa inta machina.

Giovanni: M e gghiamme a pigli subito. Jamme, Alf, damme na mana.

Alfonso fa un sospiro di rassegnazione. Poi i due si alzano e escono di casa.

2. [Rosalia e Gennaro. Poi Giovanni e Alfonso]

Rosalia ancora seduta e un po sofferente per la stanchezza.

Gennaro: (Slacciandosi la cravatta) Che d, Rosal, staje ancora stanca?

Rosalia: S. Ma nun tanto a stanchezza fisica chella che sento. E pi quella di dentro.

Gennaro: Ah, s? Comme sarebbe a dicere?

Rosalia: Genn, maggio sfastriata e sent e ggente che prlene e spalle.

Gennaro: E che tnene a dicere e nuje?

Rosalia: No. Non parlano di noi. Ma di nostro figlio Alfonso.

Gennaro: E commo ssanne che s appiccicato cu Lucia?

Rosalia: Genn, ma tu faje apposta e nun cap, oppure s scemo overamente? Le persone

parlano che lui non figlio nostro. Che lo abbiamo adottato e non glielabbiamo

mai detto. Dicono che abbiamo sbagliato e pure adesso sbagliamo.

Gennaro: Rosal, te si scurdata? Noi ce lo siamo promessi anni fa, quando ho avuto

quellincidente stradale da dove mi sono salvato per miracolo. Per purtroppo

non potevo pi avere bambini. Sono diventato stitico!

Rosalia: Genn, se dice sterile.

Gennaro: Ah, s? E tu commo ssaje?

Rosalia: Llaggio liggiuto ncoppa o giurnale!

Gennaro: Ah, e vabbu. Comunque, per la rabbia, ti ho proposto di affittare un bambino!

Rosalia: Si dice adottare.

Gennaro: Ah, s? E tu commo ssaje?

Rosalia: Llaggio liggiuto ncoppa o giurnale!

Gennaro: E vabbu. E cos, io e te, ce lo siamo andati a prendere da dentro allobitorio!

Rosalia: Eh, a inta sala e rianimazione! Genn, si chiama orfanotrofio.

Gennaro: Ah, s? E tu commo ssaje?

Rosalia: Llaggio liggiuto ncoppa o giurnale!

Gennaro: Pure? E vabbu. Comunque, Rosal, e ggente prlene? E lasse parl. Tanto,

fanne sempe chesto. La prima volta che hanno visto a Alfonso con noi, si erano

meravigliati, perch noi tenevamo un bambino nuovo, ma tu non avevi mai

avuto la pancia. Ja, vide che scimmit. Ma pecch, ce vo afforza a panza?

Rosalia: S, Genn, ce vo. Llaggio liggiuto ncoppa o giurnale!

Gennaro: (Seccato) Ah, Rosal, ma nun o liegge nu poco troppo stu giurnale?!

Rosalia: Genn, e intanto secondo me cessema dicere a verit, a Alfonso.

Gennaro: Ancora? Ma che ce ne mporta? I genitori originali di Alfonso, quando lui era in

fasce, lo hanno abbandonato. Noi, invece, lo abbiamo cresciuto. E quanta cose

amme fatto pisso! E quanta cose aggio fatto io pe lentusiasmo. Ti ricordi?

Appena labbiamo adottato, per prima cosa, mi sono aperto il mio negozio di

fiori. Rosal, ma a chi amma da cunto?!

Rosalia: Nun amma da cunto a nisciuno, per ce llamma dicere.

Gennaro: E vabbu. Ce o vvuo dicere? E dincllo tu. Io nun ma sento do ffa.

Rosalia: E comme si bello! S ce o ppozzo dicere io, ce o ppuo ddicere pure tu. No?

Gennaro: E vabbu, dicimmancllo. (Puntualizza) Tutti e due, per.

Rosalia: E certo. M che viene, glielo diciamo. (Si alza)

Tornano Giovanni e Alfonso con quattro buste di spese in mano (due a testa).

Alfonso: Eccoci tornati.

Giovanni: Cc ce stanne e bborze.

Rosalia: (Ecco che si perde di coraggio) Ehm... Io vaco a cucen!

Gennaro: E io me vaco a ffa a doccia!

E cos lei scappa via a sinistra e lui scappa via a destra.

Alfonso: Ma che d? Ch succieso?

Giovanni: Boh! Si vede che stanno stanchi. Vabbu, purtmme sti bborze inta cucina.

E vanno a sinistra in cucina. Frattanto torna Rosalia.

Rosalia: Scappa, scappa! Mamma mia... e chi o tene o curaggio e ce o ddicere?!

Torna pure Gennaro.

Gennaro: Rosal, se n gghiuto?

Rosalia: Ah, o vi lloco. Ma che ffaje, te ne fuje?

Gennaro: Ah, io? E tu, allora?

Rosalia: Eh, Genn, nun tengo proprio o curaggio e ce o ddicere.

Gennaro: E manchio. Comme sha da fa?

Rosalia: Eh, comm o comme nun , ce llamma dicere. Nu poco e curaggio e ce asce.

Gennaro: E vabbu. Quanno vene ce o ddicimme.

Rosalia: Chesta vota overamente.

Tornano Giovanni e Alfonso.

Alfonso: Sentite, abbiamo posato le borse.

Gennaro: Ehm... Io vaco a cucen!

Rosalia: E io me vaco a ffa a doccia!

E cos lui scappa via a sinistra e lei scappa via a destra.

Alfonso: Ma ch stato?

Giovanni: Boh! E chi e capisce?

Alfonso si siede sul divanetto mentre Giovanni si d una sistemata.

3. [Giovanni e Alfonso e dopo Assunta]

Alfonso, sedutosi, riflette sul comportamento strano dei suoi genitori. Poi...

Alfonso: Ah, a proposito, Giu, ti volevo raccontare un sogno che ho fatto stanotte.

Giovanni: Un sogno? (Siede sulla sedia accanto al divanetto) Sentiamo. Racconta.

Alfonso: Si tratta di un sogno strano. In pratica, io ero un neonato e dormivo tranquillo,

quando ad un tratto una luce fortissima mi ha svegliato. E io volevo capire cosa

era quella luce. E cos davanti a me sono comparse due persone che dicevano di

essere i miei genitori... ma nun rene pap e mamm. Tu nun ce stive proprio!

Giovanni: E vabb, quello un sogno! Passa avanti.

Alfonso: Quei due insistevano, ma io non li conoscevo proprio. Cosicch, mia madre si

messa a rammendare e mio padre si messo ad aggiustare una sedia di legno.

Giovanni: Alf, ma a chi the sunnato, a San Giuseppe e a Maronna?!

Alfonso: E senti il finale. Poco dopo mi sono riaddormentato e quando mi sono svegliato,

mi sono guardato allo specchio. Ero come sono adesso. E cos sono venuti da

me pap e mamm, per stavolta erano loro veramente. Tu nun ce stive proprio!

Giovanni: Dalle, e so ddoje! Ma quello sempre un sogno!

Alfonso: E pap mi ha detto: Vedi quello che hai visto prima? Tienatllo pe te, nun ce

o ddicere a nisciuno!. Ma che cosa nun aggia dicere, Giu? E chi erano quei

due che io non conoscevo?

Giovanni: E che ne saccio? Io nun ce steve proprio! Fa na cosa: domanda a zia Assunta!

Alfonso: No, nun a nnummen, Giu, chella porta sfurtuna!

E arriva Assunta, vestita in abito nero. E una che a detta di molti porta jella!

Assunta: Buonasera a tutti.

Giovanni: Uh, zia Assunta.

Alfonso: Uh, Mar, s materializzata!

Giovanni: (Stattu zitto, nun te fa sent!). (Si alza e le si avvicina) Ehm a zi, tutto bene?

Assunta: A me? S, va benissimo! Anzi, no, bene! No, benino! Guagli, va na schifezza!

Alfonso: E io o ssapve!... (Cos si alza e si avvicina ai due)

Giovanni: (E vi si se sta zitto!)... Ehm zia, e come mai va una schifezza?

Assunta: Eh, la gente cattiva. E pure vostro zio Giuseppe. Chillo sera fissato che vuleva

pitt afforza a casa. Io non volevo, ma isso niente, mha nguacchiato tutta a

casa! E allora io gli ho detto: Ah, s? E nun he ncarr a pitt! E guarda caso,

s azzeccato o penniello nfaccia o muro! Chella nun era pittura, era colla!

Alfonso si volta per grattarsi.

Giovanni: (Stattu femo!). (E lo blocca)

Assunta: E non finita qua: stamattina stavo stendendo i panni fuori al balcone. A nu

ciertu punto, chella disgraziata do piano e coppa, ha sbattuto o tappeto e mha

spurcato tutte panne! Nun ce aggio visto cchi e laggio ditto: Sha dallag a

casa toja! E guarda caso... scoppiata a lavatrice!

Alfonso si volta per grattarsi.

Giovanni: (E stattu fermo!). (E lo blocca)

Alfonso: (Intimorito) Zia, io ti voglio un sacco di bene, eh!

Giovanni: (Intimorito) Zia, e pure io.

Assunta: E lo so, lo so. Anzi, Giovanni, io adesso mi sono calmata. Per mi ricordo che

noi due abbiamo avuto quella discussione. E tu mi hai detto quella parolaccia!

Alfonso: Giu, ma comme t venuto?

Giovanni: Vabbu, scimmit!

Assunta: E s, io per, ieri, sai com, nella rabbia ho detto: Sha dappicci o studio

televisivo e Giuanne! E guarda caso...!

Giovanni: (Preoccupato) Ma guarda caso che cosa?

Assunta: Niente, s appicciato!

Alfonso: E no, m mhe a fa ratt! (Si volta e si gratta rabbiosamente gli attributi)

Giovanni: (Spaventato) Comme s appicciato?

Assunta: Eh, e nun te prioccup, m ce stanne e pumpiere!

Giovanni: E pumpiere? Mamma mia, famm a ved...

E corre fuori di casa come un matto.

Assunta: Eh, ma che d? Ma comme sta nervuso chisto! (Poi guarda un attimo Alfonso)

Alfonso: (Terrorizzato) Ehm... zia, io mi prostituisco ai tuoi piedi!

Assunta: E no. Pure con te sono un po arrabbiata, perch hai litigato con tua moglie. E

che cosa mi dicesti laltra volta? Che non litigavate pi.

Alfonso: Ah, s?!... Giu, pecch mhe lassato a me sulooo!

E scappa via pure lui di casa. Assunta fa un sorriso di soddisfazione.

Assunta: Nun te prioccup, Alf, nun te dico niente. (Poi siede su una sedia)

4. [Zia Assunta, e poi Gennaro e Rosalia]

Da sinistra, arriva Gennaro (non nota Assunta).

Gennaro: Alfonso se n gghiuto. M pozzo asc! (Va dalla parte opposta) Menu male!

Passa davanti a Assunta e quasi non la nota, per la saluta inavvertitamente.

Ci, Assunt... (Poi si ferma) Assunt?

Assunta: Ci, Genn.

Gennaro: (Un po impaurito) Ah... ehm... Assuntina, come stai?

Assunta: Lassamme sta...

Gennaro: E in questo periodo hai ucciso a qualcun... cio, hai fatto qualcosa di bello?

Assunta: Beh... niente di particolare. E a te, come va il negozio?

Gennaro: E chi o ssape si ce sta ancora?!

Assunta: Ma nun ce sta Rosalia?

Gennaro: Ah, vuoi a Rosalia?

Assunta: Immediatamente.

Gennaro: (Corre alla porta a destra) Rosal... (Curre, o si no chesta fa cad o palazzo!).

Accorre Rosalia e si ferma appena entrata.

Rosalia: Che d, se n gghiuto Alfonso?

Gennaro: (Stattu zitta, Rosal. Guarde chi ce sta...).

Rosalia: (Assuntina? Uh, maggio scurdata che lleva accumpagn addo parrucchiere.).

Gennaro: (Rosal, ma che ce vuo fa ven nu maremoto ncuollo?).

Rosalia: (E m che ce dico?).

Gennaro: (Mannaggia a capa toja! Dille che sei venuta con me a fare un servizio.).

Rosalia: (S, te pare facile. Chella vo sap e particolare).

Gennaro: (E tu guarda a me da questa parte. Ti suggerisco io qualcosa!).

Rosalia: (E vabbu...). (Avvicinandosi) Ehm... ci, Assunt...

Assunta: Uh, Rosal, tutto a posto?

Rosalia: Ehm... s. (E si siede alla sua destra) Allora, Assunt, che mi dici?

Assunta: Niente, maggio appiccecata cu Giuseppe. Per il resto, niente di nuovo. La gente

sempre cattiva, io gli dico le cose addosso e, guarda caso, succedono. E il caso

dellaltro giorno: io ho fatto un concorso della cioccolata, che si vince un viaggio

in Messico. Ma non ho vinto. Hanno vinto quei cosi brutti degli Esposito. Cos, il

giorno dopo, prima di partire, sono passati a casa mia e mi hanno sfottuta: Noi

abbiamo vinto e tu no...! E io ce aggio ditto: Voi in Messico non ci arrivate!...

E guarda caso... caduto laereo. Per non morto nessuno... solo gli Esposito!

Gennaro, dalla tasca, estrae un corno e lo accarezza, alch Rosalia si mette alla

sinistra di Assunta per non farle vedere quello che sta facendo lui.

Rosalia: Ah, Assunt, simpatico stu fatto, per m guarde a me!

Assunta: A proposito, Rosal... ma tu nun miva accumpagn addo parrucchiere?

Gennaro: (O vi lloco, o vi, m vene o burdello!). (Posa il corno in tasca)

Rosalia: Ehm... non ho potuto perch... ho accompagnato a Gennaro. Vuoi sapere dove?

Gennaro si fa il segno della Croce, poi mima che Rosalia lo ha accompagnato al

supermercato: s stesso, poi mima il carrello della spesa. Rosalia equivoca.

Ah, aggio purtato a Gennaro into passeggino!

Assunta: (Stupita) Che cosa?

Gennaro, dopo un gesto di stizza, mima di nuovo la stessa cosa.

Rosalia: Ah, eh... no, volevo dire che ho accompagnato a Gennaro al supermercato! E poi

dopo, alluscita, ho portato a Gennaro...

Gennaro con le mani mima qualcosa di grande e poi indica i suoi pantaloni, per

dire che sono andati in un negozio ad acquistare un pantalone per lui.

...a ffa o pip areto a nalbero, e s nfuso tutto o cazone...!

Assunta: Comme?

Gennaro le ripete la scena e fa il gesto dei soldi con le dita.

Rosalia: No, amme accattato natu cazone! E o viecchio lha lassato nterra allalbero!

Assunta: Lha ittato? E comme ha cammenato nmiezo a via? In mutande?!

Gennaro fa segno di no, e mima una macchina e fa il gesto con le dita di un

grosso buco alla ruota (vorrebbe suggerirle che hanno forato una gomma).

Rosalia: S, per na machina lha ittato sotto e lha stracciato pure a mutanda!

Assunta: Rosal, ma che staje dicenno?

Gennaro si dispera, e le rif il gesto con le dita del grosso buco e la ruota.

Rosalia: (Capisce) Ah, no. S bucata a rota da machina e Gennaro lha avuta cagn!

Assunta: Ah, ecco. E allora accompagnami adesso dal parrucchiere. (E si alza in piedi)

Rosalia: (Rassegnata) E vabbu, jamme m. (Si alza pure lei) Genn, nuje ascmme.

Gennaro: Jate, jate... (Puortatella a chesta!).

Assunta: Ci, Genn... e nun te prioccup, o negozio tuojo ce sta ancora!

E se ne escono. Gennaro estrae un fazzoletto dalla tasca e si asciuga il sudore.

Gennaro: Mamma mia, me pare a mafia chesta: si sgarre, tappiccia tutto cose!

E va via a sinistra.

5. [Giovanni e Alfonso]

Dallingresso torna Alfonso tutto affannato.

Alfonso: Uff, sono sano... sono salvo. Sono sano e salvo! Gies, chillo overamente se

steva appiccianno tutto cose. Sta zia Assunta pericolosa. E na calamit!

Si siede sul divanetto e si rilassa. Squilla il telefono.

Accomme massetto cc, sona stu telefono! (Risponde) Pronto! Chi ? Il signor

Macellaro? E che volete? Ah, sempre il signor Piecoro? S, lo so, po scann!

Ma avete sbagliato numero, come ve lo devo dire? Addio! (Riaggancia) E

intanto, com brutto essere innocenti e non poterlo dimostrare. Ma pecch

Lucia accuss gelosa? Vulsse fa pace cu essa. Ma come si fa? Chi mi aiuta?

Torna Giovanni affranto e col viso un po bruciacchiato.

Giovanni: Mamma mia, ce lho fatta. (Va a sedersi su una sedia accanto al divanetto)

Alfonso: (Uh, Giuanne turnato. Ho unidea!)... Ehm... uh, Giu, tutto a posto?

Giovanni: Diciamo! Meno male che i pompieri sono arrivati in tempo, o si no sappicciava

tutto cose. Comunque si tratta di un incendio doloroso!

Alfonso: Giu, si dice doloso. Ma m nun ce penz cchi. Anzi, ora approfitto per

chiederti un favore. Un favore che solo tu mi puoi fare.

Giovanni: E dimmi.

Alfonso: Giu, aggia fa pace cu Lucia. Nun ce puo parl tu cu essa?

Giovanni: Me vuo fa abbusc o posto tuojo?! Caso mai, parlaci tu: falle una telefonata.

Dille belle parole, e lei si scioglier.

Alfonso: S, ma io nun e ssaccio dicere sti belli pparole.

Giovanni: E va bene, ti suggerisco io quello che le devi dire. Prendi il telefono.

Alfonso: (Entusiasta) Uh, s, facciamolo, facciamolo! (Prende il telefono, digita il numero,

poi attende nervosamente) E ja, quanto ce vo? (Poi finalmente) Pronto, c

Lucia?... Ah, ciao, Genoveffa... Giu, la nipotina di otto anni di Lucia.

Giovanni: Eh, e salutammlla!

Alfonso: Ehm... Genoveffa, sono Alfonso, mi passi a Lucia? Come dici? (A Giovanni)

He cap, ha ditto che nun ma v pass, pecch faccio schifo!

Giovanni: E dille che glielo chiedo io.

Alfonso: Senti, Genoveffa, allora fallo per mio fratello Giovanni, che ti vuole tanto bene!

Giovanni: Che ha detto?

Alfonso: Ha ditto che faje cchi schifo e me!

Giovanni: E quant bellella sta criatura! E che belli ccriature ce stanne oggie!

Alfonso: E dai, Genoveffa, passami a Lucia...

Giovanni: Alf, sii pi deciso.

Alfonso: Genoveffa, ora basta, passami a Lucia...

Giovanni: Sii pi deciso.

Alfonso: Genoveffa...

Giovanni: Pi deciso.

Alfonso: (Spazientito) Nh, mapp, psseme a soreta!

Giovanni: No, m troppo.

Alfonso: Ha detto che me la passa. Hai visto? Con le buone maniere si ottiene tutto!

Ehm... ciao, Lucia... Come stai? Pure io sto bene... senti, non riagganciare...

Giovanni: (Comincia a suggerire) Voglio dirti due parole...

Alfonso: (Comincia a capire tuttaltro) Voglio a pizza cu e scarole!

Giovanni: Eh, e io voglio o casatiello!... No, voglio dirti due parole...

Alfonso: Ah, voglio dirti due parole...

Giovanni: Stongo ascenno pazzo io sulo.

Alfonso: Stongo ascenno pazzo pe fasule!

Giovanni: Ma quali fasule?... Ie to sto cercanno...

Alfonso: Io te tengo ncanno!

Giovanni: Ma no... E nun to ddico comme.

Alfonso: E io nun te ddongo e ggomme!

Giovanni: No, ce daje e Tic Tac!

Alfonso: Te dongo e Tic Tac!

Giovanni: Luc, pateto maccusa!

Alfonso: Luc, pateto rattuso!

Giovanni: No, maccusa. Ma chi ti ha mentito?

Alfonso: Ma a chi he parturito?

Giovanni: Eh, ha fatto duje gemelli...!

Alfonso: Luc, he fatto duje gemelli senza e me? E comme cacchio he fatto?

Giovanni: Ma nun ha parturito nisciuno!... Era solo una menzogna...

Alfonso: Era bona sta pezzogna?!

Giovanni: No, cchi buono o baccal!

Alfonso: E cchi buono o baccal!

Giovanni: Tu pe me nun si cchi...

Alfonso: Che cosa?

Giovanni: Na sora cucina... (*traduzione: una sorella cugina)

Alfonso: Eh, e a mamma fa e piatte!

Giovanni: Ma quali piatte?... Voglio dirti unultima cosa...

Alfonso: Voglio dirti unultima cosa...

Giovanni: Tu o ssaje, io nun te *perde... *(le due parole hanno la

Alfonso: Tu faje e ffigure e *mmerda! stessa assonanza)

Giovanni: No...

Alfonso: Pronto... pronto... ha attaccato.

Giovanni: Veramente? E perch?

Alfonso: E pe fforza, tu mh ditto tutte chelli scimmit. (E posa la cornetta)

Giovanni: Io?

Alfonso: M me faje spartere cu muglierema. E m te sparto io a te mit e mit.

Giovanni: Alfonso, fai il bravo!

Alfonso: Viene cc...

Giovanni: Nooo!

E scappa via a destra inseguito da Alfonso.

6. [Leo Misto e Gennaro]

Dallingresso, al centro, silenzioso, entra il giornalista di gossip Leo Misto: ha

un block notes in mano e una macchina fotografica appesa al collo.

Leo: Hai capito? Alfonso Primiera ha litigato con la moglie. Ma allora lo scoop della

top model era giusto. E vai, ce lho fatta! Certo, non facile essere allo stesso

tempo direttore, articolista e paparazzo del giornale: Il Corriere dello scandalo.

Ma stavolta superer il milione di copie vendute. E allora fammi prendere nota!

Apre il block notes, si siede in disparte su una sedia e scrive. Da sinistra, entra

Gennaro che mangia una carota. Nellaltra mano ha un block notes dove legge:

Gennaro: Perfetto, i calcoli si trovano tutti. Eh, io sono preciso, se no non potrei tenere un

negozio di fiori. Cc ce stanne a pav tasse, tasse, sulamente tasse... anche se io

spesso non le pago. Per devo stare attento: pare che tra i negozi si aggira un

messo dellagenzia delle entrate che controlla se i negozianti sono a posto col

fisco, allora devo stare attento. Tiene un block notes e una macchina fotografica.

D un morso alla carota, poi si volta e nota Leo, e gli cade la carota di mano.

(Sconvolto) Mar! Un tizio con un block notes e una macchina fotografica. E

allora isso! E m comme faccio? Io llaggio sempe ditto, e tasse shanna pav!

Aggia manten a calma. Ora faccio finta di niente. (Ad alta voce) Uhm uhm... Io

sono una persona perbene, precisa e puntuale. Perci, aiza ncuollo e vattenne!

E poi fa finta di niente. Leo lo ha sentito, lo nota, poi si alza e lo raggiunge.

Leo: Scusate, ma ce lavete con me?

Gennaro: Chi, io? Ma si io nun ve saccio proprio!

Leo: Ah, no, avevo limpressione...

Gennaro: E vi siete sbagliato! Stavo solo leggendo una cosa sul mio block notes.

Leo: (Ah, tene pure isso nu block notes. Questo deve essere pure lui un giornalista

che cerca di sapere qualcosa su Alfonso. Devo stare attento!). Ehm... permettete?

Gennaro: Prego.

Leo: Io mi chiamo Giubileo!

Gennaro: (Sorpreso) Giubileo? E che razza e nomme ?

Leo: E nu nomme! Per per gli amici sono Leo. Per la precisione, Leo Misto. E voi?

Gennaro: Io mi chiamo Gennaro.

Leo: Piacere. Scusate, ma tenete scritto qualcosa di particolare su quel block notes?

Gennaro: (O vi lloco, o vi...). Ehm... no, conti, solamente conti...

Leo: Ma quali conti? Stiamo tra noi!

Gennaro: E vabb, volete sapere qualcosa?

Leo: (Ah, ci siamo...). Certamente, dite.

Gennaro: Niente, sapete com, la vita non facile. Si pagano troppe tasse, e a volte non ci

sta neppure la forza di comprare un giornale.

Leo: (Sorpreso) Addirittura?

Gennaro: S, perch voi vi prendete troppi soldi.

Leo: (Pe tremila lire?!).

Gennaro: La gente va in mezzo alla strada. Guadate, che per colpa di questo fatto, c

perfino chi si suicidato, e perfino chi ha ucciso.

Leo: (Paccatt o giurnale mio?... Aspitoh, fa stu ppoco, stu giurnale?!).

Gennaro: Prima o poi succeder una guerra civile. Voi vi ricordate le Vespe Siciliane?!

Leo: No...

Gennaro: E pu succedere unaltra volta. Perci, bisogna che paghiamo pi poco!

Leo: E vabb, allora vorr dire che scendiamo di quattro-cinquecento lire!

Gennaro: No, di pi, di pi...

Leo: (E m o regalmme proprio, stu giurnale!...).

Gennaro: E m vi ho detto quello che so io. Adesso me lo dovete dire voi.

Leo: Eh, cose grosse. Lo sapate? C in atto una crisi!

Gennaro: Ah, e voi m lo state scoprendo? Ma io gi lo so.

Leo: Lo sapete? E sapete pure il fatto della lite?

Gennaro: Quale lite?

Leo: (Si rallegra) (Ah, nun o ssape!). Ehm... niente, niente. Sentite, ma io ho

limpressione che in questa storia, c... come dire... un poco di sfortuna!

Gennaro: Eh, e chello pe mezza e Assunta!

Leo: Assunta? E chi ?

Gennaro: Eh, quella il pallone di Achille!

Leo: (Sorpreso) O pallone e Achille? Sentite, ma facteme cap. Chi stAssunta?

Gennaro: Una maniaca!

Leo: (He cap? Nella vita di Alfonso Primiera c unaltra donna. Devo correre subito

al giornale!). Ehm... sentite, io devo scappare. Tanto, ho gi scritto molte cose...

Gennaro: No, add jate?... Sentite, per piacere, non dite niente di quello che avete scoperto.

Leo: Comme?

Gennaro: Ja, vuje me mannate nmiezo a na via... E io ci ho famiglia! Facciamo cos,

quanto volete per strappare quella pagina che avete scritto?

Leo: Ma niente.

Gennaro: A stracciate gratis?

Leo: No, ma io nun a straccio pe niente!

Gennaro: Ma almeno lasciatemi il tempo di mettere a posto le cose. Se fra tre giorni non

cambiato niente, potete fare quello che volete. Io vi d il mio Val dAosta!

Leo: Si dice Nulla Osta!

Gennaro: Pure vuje, m? Scusate, ma vuje cunuscsseve a mia moglie?!

Leo: No, chi a sape?! (Ma chisto pazzo! M mo levo a tuorno!). Sentite, e va

bene, faccio come avete detto voi.

Gennaro: Ah, grazie tante, siete un angelo. Vi posso dare un bacio?

Leo: Nun ve permettite, o si no ve dongo a machina fotografica nfaccia!

Gennaro: No, no, va bene. Allora vado subito a riparare. E varraccumnno, zitto, zitto!

Prende la giacca ed esce di casa. Leo lo osserva esterrefatto.

Leo: Cose e pazze...! Fammenn o giurnale... Qui ci sono cose roventi! Grazie,

Alfonso Primiera...! Grazie!

E se ne va.

7. [Alfonso, Valentina Guarra e poi dopo Lucia, Rosalia e Assunta]

Da destra torna Alfonso che intanto sta minacciando il povero Giovanni.

Alfonso: Taggia acchiapp, nun te prioccup! O vi, me fanne sulo guaje! M sta a ved

che pe colpa e Giuanne me sparto cu Lucia. E non solo per colpa di Giovanni.

Dallingresso (al centro) arriva Valentina Guarra (vestita in jeans e maglia).

Pure pe mezza e chella... nun me fa dicere che cosa e Valentina Guarra!

Valentina gli si avvicina, non notata da Alnfoso, che continua a dirle improperi.

Chella disgraziata add sta m...!

Valentina: Scusa, puoi ripetere? Che sono io?

Alfonso: He ntiso buono...! (Si volta e la nota) Ah, tu staje cc? Pe via toja, sta

succednno stu ppoco. A quanno taggio cunusciuta, pe me ninferno!

Valentina: E che colpa mia? Che taggio miso io nzieme a me ncoppa o giurnale?

Alfonso: No, mia. O vaso chi me lha dato?

Valentina: E mi sar distratta!

Alfonso: Eh, si distratta! E m pecch si venuta, che vvuo?

Valentina: Non sono venuta certo per te. Sono venuta perch, come sai, io sono una famosa

top model, e per ogni cosa che faccio, mi devono pagare i diritti di immagine. E

sia dia il caso cheper la festa dellaltro giorno, la tua radio non mi ha pagato

ancora niente. Cos io sono venuta da te per regolare questa faccenda.

Alfonso: E he fatto nu viaggio a vuoto. Perch io non centro niente.

Valentina: Uh, nun me fa fa a pazza!

Alfonso: Valent, emb? E inutile che parli napoletano per impressionarmi.

Valentina: E commaggia parl, veneziano? Io songo e Arzano! Ma tu sai come mi chiamo

per davvero? Valentina Guarracino. Per il mio agente mi ha ridotto il cognome,

chiamandomi Guarra, pecch Guarracino pare o nomme e na fruttajola!

Alfonso: O vero? Io me penzave che tu ire milanese.

Valentina: E invece so napulitana. E m damme e sorde che me naggia ...

Alfonso: E vabbu, quanne ce vo, na cinquantamila lire?!

Valentina: Ma che? Qua cinquantamila lire? A me mi hanno promesso un milione.

Alfonso: Nu milione? E io a do o piglio?

Valentina: E che mi interessa, a me?

Alfonso: Senti, Valent, vattene. A vita mia gi na guerra, nun pozzo penz pure a te.

Valentina: (Fa il segno con le dita) E sorde...!

Alfonso: E vabbu, abbasta che te ne vaje. Ci parlo con la radio e te li faccio dare. OK?

Valentina: Ma staje facenno o furbo?

Alfonso: No, no. Sto dicenno overamente. Dimane ce vaco e chiudimme sta partita.

Valentina: E vabb. Io te stongo a sent. Mi voglio fidare. Per Alf, statte accorto, pecch

si nun faje chello che he ditto, io faccio succedere nu scandalo!

Si volta e va via, poi si blocca allingresso. Alfonso non se n accorto ancora.

Alfonso: Menu male, se n gghiuta. E che passaguaje...!

Valentina torna indietro e gli grida una cosa nellorecchio.

Valentina: E nun fa o fesso!

E stavolta se ne va sul serio.

Alfonso: Ma chi mha cecato a me e me fa fotograf cu na passaguaje e chesta? (Si

siede affranto) E intanto, m vulsse sta cu Lucia. Aggia dicere a verit?

E entra Lucia e gli si ferma dietro. Alfonso non se ne accorge.

Me manca... me manca assaje...

Lucia: E pure tu...

Alfonso: O vi, me pare da sent vicino a me che me dice: E pure tu!

Lucia: Ma io sono qui!

Alfonso: (Si volta e la vede) Luc... (Si alza in piedi e la abbraccia, dopodich...) Luc,

comme me si mancata... Ma m si turnata pe st cu me?

Lucia: S, anche se non lo meriti. Ma quando mai mi hai detto tutte quelle parolacce?

Alfonso: Al telefono? E scusami, ma mi sono confuso... (Mannaggia a Giuanne!)...

Lucia: Per sono state appunto quelle cose che mi hai detto a convincermi a venire da te.

Quelle parole mi hanno fatto riflettere. Mi hanno scossa.

Alfonso: O vero? (Uahm, propio grande Giuanne!).

Lucia: Per io sono arrabbiata con te per quelle cose che compaiono sui giornali.

Alfonso: Ma non vero niente.

Lucia: E tu perch non me lhai spiegato?

Alfonso: E ci ho provato, ma tu mi hai cominciato a tirare tutti i piatti del corredo appresso!

Lucia: Emb, e dopo i piatti non me lo potevi dire?

Alfonso: E tu subito dopo mi hai buttato tutte le pentole appresso...

Lucia: E dopo le pentole non me lo potevi dire?

Alfonso: Luc, tu ce mancava sulo che me menave appriesso o palazzo...!

Lucia: E scusa, hai ragione. Ma sai, quelle foto mi hanno un po offuscato la mente.

Alfonso: E vabbu, nun ce penzmme cchi. Dammi un bacio...

Lucia: E come no.

Ma sono interrotti dallarrivo di Assunta e Rosalia, che si fermano allingresso.

Assunta: E chommo e niente!

I due le sentono e desistono.

Ma a chillu parrucchiere chi cha miso o pettine nmana?!

Rosalia: E nun ce penz, Assunt...

Assunta: Nun ce penz? Guarde cc, chillo nun mha fatto propio niente e sha pigliato

cientomila lire! Ha da perdere tutte e capille che tene ncapa!

Rosalia: Tiene nmente, m addevnta zelluso o parrucchiere!

Assunta: (Nota i due) Uh, Rosal, guarde! Che bella cosa. Alfonso e Lucia hanne fatto pace.

Rosalia: Jamme add loro.

Le due si avvicinano.

Guagli, comme so cuntenta e ve ved!

Alfonso: (Nuje no...!).

Lucia: Grazie.

Alfonso: Ma allora avete fatto pace?

Lucia: Beh, dobbiamo parlare un po... per a casa.

Alfonso: E jammuncnne. Voglio stare da solo con te.

Lucia: E pure io.

Alfonso: Ci, mamm, ci, a zia. Noi andiamo via.

Rosalia: Jate, jate...

Assunta: E nun vappiccecte cchi!

Alfonso: (Spaventato) Nooo...!

Lucia: Non vi preoccupate. Allora arrivederci.

Assunta: Aspettate, aggio deciso: me ne vengo cu vuje...

Alfonso: (E te pareva!).

Assunta: Rosal, io me ne vaco cu loro. Ci, ce vedimme.

Rosalia: Aspettate, vaccumpagno fora a porta.

Alfonso: Eh, m facmme a prucessione e San Ciro!

Assunta si mette tra Alfonso e a Lucia, e cos i tre vanno via (li segue Rosalia).

FINE ATTO PRIMO

ATTO SECONDO

1.[Alfonso e Raffaele Settoro]

Da destra entra Alfonso. Va sul divanetto. Squilla il telefono.

Alfonso: Oh, ma stive apettanno a me pe sun? Uffa! Pronto! Chi ? A chi volete? (Stufo)

No! Site nata vota o signor Macellaro? Ma late scannato a stu signor Piecoro?

Ancora no? Vulte cho vengo a scann io? E nun telefonate cchi! (Riaggancia)

Comm scucciante chisto! A me me crchene sulo e scieme! (Si alza in piedi)

E intanto maggio appiccicato nata vota cu Lucia. E che pacienza che ce vo!

Si alza e va a sinistra. Entra in casa Raffaele Settoro (in abito scuro e cravatta).

Raffaele: Ma Giuanne add sta? Fuje sempe, chillo! E intanto, la sua trasmissione mi costa

un capitale. Ma io, il grande Raffaele Settoro, produrr anche il mio capolavoro:

il film tratto dal romanzo Luomo di Imelda! Per la verit, Imelda, donna calda

e passionale, lho gi trovata: la top model Valentina Guarra. E luomo che mi

manca. Mi servirebbe un tizio con la faccia da passaguai! E add o trovo, m?

Torna Alfonso, con la testa china e una mano sul capo. Raffaele si entusiasma.

Ecco luomo di Imelda!

Alfonso lo guarda stupito, e poi si guarda intorno.

S, tu, tu sei luomo di Imelda!

Alfonso: Ah, s? E tu si nommo e niente!

Raffaele: Ma tu hai messo le corna alla tua donna.

Alfonso: (Pure chisto, m?!).

Raffaele: Ma che uomo sei? Mi fai schifo!

Alfonso: (Si spazientisce, prende una sedia e lo minaccia) Ma m ta dongo na siggiata!

Raffaele: A me? E perch?

Alfonso: E tiene pure a faccia de ccorne. Tu me staje facnno tutte sti complimente!

Raffaele: Ma no (Gli fa posare la sedia) Aspetta. Io non ti volevo offendere. Io dicevo

che tu sei Luomo di Imelda, che il titolo del mio prossimo film.

Alfonso: Un film?

Raffaele: S. Io sono un produttore e sto cercando il protagonista del mio capolavoro. Ma

siediti. (Lo spinge sul divanetto destro e gli siede vicino) Dunque, caro caro

Alfonso: Alfonso Primiera.

Raffaele: E io Raffaele Settoro.

Alfonso: Eh, io e te apparmme a na mana e Scopa!

Raffaele: (Si diverte) Buona questa. A proposito, iosto cercando un tale Giovanni Primiera.

Sono il suo produttore. A lui lho scoperto io. Lho creato io! Anzi, si pu dire

che il suo vero padre... sono io!

Alfonso: (Sorpreso) No... (He capito? Allora Giuanne stato adottato... e chisto o pato

originale! E perch non ho mai saputo niente? In ogni caso, manterr il segreto!).

Raffaele: Scusa, ma tu lo conosci?

Alfonso: E si capisce, io sono il fratello... (Almeno spero!).

Raffaele: Veramente? Uh, ma guarda! Se ti conoscevo prima, non avrei dovuto girare il

mondo intero per cercare luomo di Imelda, perch pi uomo di Imelda di te...!

Alfonso: Se more!... Scusa, ma che caratteristiche avrei io per fare questa parte?

Raffaele: A me mi serve uno con la faccia da passaguai. E tu la tieni, questa faccia.

Alfonso: Sulo a faccia?

Raffaele: E ti dir di pi: sarai il protagonista del film, e lavorerai con una top model.

Alfonso: (Nata top model?!)... Scusa, ma sicuro che io sono allaltezza?

Raffaele: Eh, beh. Forse devo lavorare un po su di te. Come dire, io ti devo manipolare!

Alfonso: (Che vvo fa? Me vo mani?!...).

Raffaele: Per, per prima cosa... mi devi fare un book!

Alfonso: (Si sorprende perch non ha capito) Chaggia fa?

Raffaele: Un book!

Alfonso: (Si alza in piedi scandalizzato) Nun o voglio fa cchi o film!

Raffaele: (Si alza pure lui) Ma che ti prende?

Alfonso: No, no, levmme tutto cose a miezo! Io o ssapve: Sei bravo, hai la stoffa, sei

luomo di merda...! ma in realt vuo fa sulo o sporcaccione! No, questo no!

Raffaele: Ma che hai capito? Io ho detto che ti devo manipolare, cio devo migliorarti nella

recitazione e nel look. E poi devi fare un book, cio un album di foto. Tutto qua.

Alfonso: Ah, questo ?

Raffaele: E secondo te, io facevo le cose sporche con te? Per carit. Io queste cose non le

faccio mai... con gli uomini!

Alfonso: E scusami, ma io non sono molto pratico di televisione. Io lavoro alla radio.

Raffaele: Ah, bravo! Allora spero di fare cose buone con te. Di guadagnare molti punti!

Alfonso: E io e te gi tenmme duje punte: tu cu o Settoro e io cu a Primiera!

Raffaele: (Si diverte) Giusto. Allora, Alfonso, quando lo posso trovare a Giovanni?

Alfonso: Non lo so, mi dispiace. Per quando viene, glielo dico.

Raffaele: Bene, io torno pi tardi, cos programmiamo tutto. Arrivederci, uomo di Imelda!

E va via.

Alfonso: S, ce manca sulo o film cu a top model, m! Si me sente Lucia!

Prende la giacca che sta sul divanetto e se ne va a destra.

2. [Rosalia e Gennaro, e dopo Vincenzo Vicienzo e Carmela]

Dallingresso (al centro) entrano Rosalia e Gennaro.

Gennaro: Rosal, ma tu ire asciuta? E add si gghiuta?

Rosalia: A casa e Assuntina. O marito Giuseppe rimasto azzeccato nfaccia o muro!

Steva accuss! (Mima) Pareva lUomo Ragno! Nientemeno, ce so vulte e

pumpiere po lev a faccia o muro!

Gennaro: Rosal, sreta fa paura! Ma pecch nun ce ne jamme e casa a nata parte?

Rosalia: Pu darsi pure. Tra poco devono venire quei due signori a vedere la casa nostra.

Gennaro: Ah, gi. Ce li manda lagenzia. Allora amma pulezz nu poco cc ddinto?

Rosalia: No, aggia spannere primma e panne fora o barcone. Stanne inta lavatrice. Gennaro: E allora te dongo na mana. Jamme, Rosal.

Escono a sinistra. Entrano due persone dai modi signorili: Vincenzo Vicienzo,

in abito scuro e ventiquattrore e sua moglie Carmela. Si guardano intorno.

Vincenzo: Carmela, eccoci giunti qui in casa Primiera. Comme te pare stu posto?

Carmela: Me pare ch nu vascio! Hai preparato tutti i documenti?

Vincenzo: Stanno nella ventiquattrore.

Carmela: Ottimo. Ma dove sta la gente di casa? Qui dentro sembra disabitato.

Tornano Gennaro e Rosalia con due bacinelle piene di panni. Si fermano. Non

hanno notato i due, ma i due invece li hanno notati e li guardano stupiti.

Rosalia: Jamme, Genn. Mamma mia e comme pesa stu coso.

Gennaro: Ma che sso e fierro, sti panne? (Poi nota i tre) Rosal, ce stanne doje perzone.

Rosalia: Uh, forse so chille che hanna ved a casa. E gi so venute? Stanne in anticipo.

Gennaro: E che facmme cu sti panne?

Rosalia: Pusmmele ncoppa a tavola.

Cos fanno. Poi Rosalia e Gennaro vanno dai due, perplessi. Rosalia li accoglie.

Salve, signori. Scusateci, non vi aspettavamo cos presto!

Vincenzo: Ma perch, ci aspettavate?

Rosalia: Uh, e che ve ne siete dimenticati? Prego, venite con noi, vi mostriamo la casa.

Gennaro: Ma che? Tagliamo corto. Signori, la casa vostra. Costa solo un miliardo di lire!

Carmela: E noi dovremmo comprare questa bettola? E chi ci verrebbe mai a vivere?!

Vincenzo: Signori, c un errore. Noi non vogliamo acquistare la... facciamo finta... la casa!

Gennaro: (Ma m a chiste e vvotto fora!).

Rosalia: (Stupita) E allora?

Vincenzo: Credo che sia giunta lora di presentarsi. Io sono Vincenzo Vicienzo.

Gennaro: Scusate, e di cognome?

Vincenzo: Vicienzo.

Gennaro: E di nome?

Vincenzo: Vincenzo.

Gennaro: Ua... tene o nomme tale e quale o cugnomme!

Rosalia: Stattu zitto!... Ehm, piacere.

Carmela: Io sono la sua consorte Carmela.

Rosalia: E ora ci presentiamo noi. Genn, e muvete...!

Gennaro: E nu mumento! Ehm... io mi chiamo Gennaro Primiera, nato a Ercolano da

famiglia umile. Mio padre faceva il mastrascio...

Rosalia: Genn, ma m ce vulsse fa a biografia toja?

Gennaro: Uh, e se a loro gli interessa...?

Vincenzo: Francamente, non ci riguarda!

Gennaro: E che scustumate!

Rosalia: Zitto! Scusatelo. Io sono Rosalia Primiera, sua moglie. Ma prego, accomodatevi.

Si accomodano: Vincenzo e Carmela al tavolo, Gennaro e Rosalia sul divanetto.

E a che dobbiamo questa visita?

Vincenzo: No, io non parlo ancora.

Gennaro: Ma pecch, tente lorario?

Vincenzo: Prima di me, parla mia moglie. Ha da dirvi una cosa. Prego.

Carmela: Grazie. Dunque: noi qui presenti, vi dobbiamo parlare... basta!

Gennaro: (E chesto eva dicere, chesta?!).

Vincenzo: Vedete, io appartengo a una famiglia nobile di un certo blasone. E questo .

Rosalia: (Perplessa) Bene, ma... scusate, che centriamo noi?

Vincenzo: Mio padre, prima di morire, ha lasciato tutti i suoi beni a me, ed tutto scritto in

un testamento. Soltanto che alla fine c una clausola. Ecco.

Rosaria: Scusate, ma continuo a non capire.

Gennaro: Rosal, e famme sent, ch bello stu fatto! Me pare nu rumanzo! Dicevate?

Carmela: Anni fa, per colpa di una crisi, abbiamo dovuto commettere un imperdonabile

errore. Ma per fortuna labbiamo superata e ora siamo tornati ad una situazione

di antico splendore. E cos vogliamo riparare a questo errore. Subito!

Vincenzo: Siamo venuti qui a riprenderci nostro figlio, che voi avete chiamato Alfonso.

Gennaro e Rosalia rimangono sconvolti, senza parole.

Carmela: S, noi siamo i genitori di Alfonso. Lo abbiamo abbandonato appena nato.

Vincenzo: Ma ora lo abbiamo ritrovato. E cos abbiamo espletato quel che ci chiedeva la

clausola del testamento di mio padre. Far di nostro figlio il mio successore.

Carmela: Ma guardali, Vincenzo, sono rimasti senza parole!

Rosalia: (Arrabbiata) E fosse meglio pe vuje si io parlsse sulamente, pecch o si no...

Gennaro: Rosal, pe piacere... (Poi a loro) Scusate, ma siete sicuri di essere veramente i

genitori di Alfonso? Voglio dire, quelli veri.

Vincenzo: Nella mia ventiquattore c il documento che lo prova. Ora ve lo faccio leggere.

Lo prende dalla ventiquattrore e lo consegna a Gennaro. I due lo leggono.

L ci sono i risultati di anni e anni di ricerche, compreso lesame del DNA.

Carmela: Per non possiamo svelarvi come abbiamo avuto tali notizie. E adesso che dite?

Gennaro: E vabbu, s, o vero...

Riconsegna il documento a Vincenzo che lo ripone nella ventiquattrore.

Siete i genitori di Alfonso. Quelli ufficiali. (Con ira) Ma quando lui nato, lo

avete abbandonato. E m per mezza di quel fatto sul testamento, lo rivolete.

Rosalia: Ma vuje che razza e ggente site?

Vincenzo: Signori, capisco la vostra sorpresa. Ma fatemi finire. In qualit di notaio, ho

preparato una dichiarazione di rinuncia vostra ad Alfonso, che entrer cos nel

nostro stato di famiglia. Non proprio legale, ma andr tutto bene.

Carmela: Tutto avverr sub iudice.

Rosalia: (Non ha capito) Che d?

Gennaro: Niente, ha ditto cho giudice fa o sub!

Carmela: Sentite, volete un consiglio? Non vi avvilite. Noi vi offriremo miliardi di lire!

Vincenzo: Allora adesso mi serve solo che firmiate il documento. Aspetto una risposta.

Rosalia: E aspettate inutilmente, perch a una proposta cos schifosa, non ci sono risposte.

Gennaro: Ma pe vuje che d nu figlio? Na pianta e basilico? Primma a ittte e ppo a

vulte nata vota!

Rosalia: E nun ve permettite e a parl direttamente cu isso, o si ne vo ve denuncio.

Vincenzo: (Si alza in piedi) Capisco, adesso siete troppo sorpresi per accettare subito.

Carmela: (Si alza anche lei) Ma quando vedrete i soldi... cambierete idea. Per cui,

tornereno domani. Andiamo Vincenzo. Arrivederci, signori.

Vanno via. Rosalia resta seduta. Gennaro si alza, va alluscita e guarda fuori.

Gennaro: E vabb... vabb. La nebbia si derattizzata!

Rosalia: Si dice diradata. Laggio liggiuto ncoppa o giurnale!

Gennaro: S? E allora he raggione tu!

Rosalia: (Qualche secondo di riflessione) Genn...

Gennaro: (Torna da lei) Che d?

Rosalia: Io penso che meglio dirgli tutto, a Alfonso. Pure il fatto dei suoi veri genitori.

Gennaro: Rosal, ma tu nun tiene niente a fa? Oggie te sfastidie do leggere o giurnale?

Rosalia: E intanto m chisto a nappoco vene cc.

Gennaro: No, nun ma sento e ce parl. Me vaco a fumm na sigaretta fora a loggia.

Rosalia: E aspi, nun me lass a me sola. M me ne vengo cu te.

I due escono celermente a destra.

3. [Leo e zia Assunta e poi Alfonso, e poi dopo Giovanni e Rosalia]

In casa entra Leo, silenzioso. Squilla il telefono. Leo va nel panico e risponde.

Leo: Pronto! Non gridate, vi voglio bene, se no mi fate scoprire. Chi siete? Il signor

Macellaro? No, qui non casa Piecoro! Oh, e challuccate a ffa? E che me ne

mporta a me che lavta scann? (Riaggancia) Stu scemo! (Fiero) E intanto, ce

lho fatta: un milione di copie vendute del mio giornale. E se voglio raddoppiare,

devo scoprire la nuova fiamma di Alfonso Primiera. Ma chi sarr stAssunta?

Si siede sul divanetto, pensieroso. E poco dopo arriva proprio Assunta.

Assunta: Rosalia...

Leo: (Salta in piedi dalla paura) Mamma bella...

Assunta: (Si avvicina a Leo) Scusate, cercavo a Rosalia.

Leo: No, non sono io!

Assunta: E lo vedo che non siete voi. Ma allora chi siete?

Leo: Mi chiamo Giubileo. Ma per tutti sono Leo. Per la precisione, Leo Misto.

Assunta: E che ci fate qua?

Leo: Ehm... io sono io sono un rappresentante di macchine fotografiche.

Assunta: E questa qui che avete al collo quanto costa? Me la vendete? Aggia fa na

fotografia a mio marito quanno passa nu guajo!

Leo: No, ma questa mi serve. A proposito, ma voi chi siete?

Assunta: Piacere, io mi chiamo Assunta.

Leo: (Non ci fa caso) S, piacere... (Poi se ne accorge e spalanca gli occhi) Assunta?

Assunta: S...

Leo: Ma avete detto proprio Assunta?

Assunta: Eh, ma che colpa mia?

Leo: (Entusiasta) Lho trovata... E lei! (Le d un bacio sulla guancia)

Assunta: (Sorpresa) Uh, ma che ffacte...?

Leo: Sapeste da quanto tempo vi sto cercando!

Assunta: Sentite, io vi lascio un attimo. (Sexy) E quanno torno, te ffaccio ved io e vase!

E va a destra.

Leo: Ma che vvo chesta? Comunque finalmente lho scovata! Per questa nuova

fiamma di Alfonso un po attempata. Ma tanto, oggi si porta la donna pi

vecchia delluomo! Non vedo lora che torna, cos le faccio una super fotografia!

Prepara la sua macchina fotografica. Ritorna Assunta.

Assunta: Ma che d, nun ce sta nisciuno, dinto?

Leo: Sentite, signora, vi voltate un attimo, per piacere?

Assunta si volta e Leo gli scatta una foto.

Ecco qua! Abbiamo fatto proprio una bella foto.

Assunta: (Ma s, che me ne mporta, m ce e mmetto e ccorne a Giuseppe!)...

Si avvicina in modo provocatorio a Leo e gli si ferma proprio a fianco.

Leo: (Imbarazzato) Ehm... Scusate, ma perch mi guardate cos? Che volete, signora?

Assunta: Ma quale signora? Chiamami Susy!

Lo spinge sul divanetto. Intanto da destra entra Alfonso: guarda il tutto, stupito.

Leo: Ah, che dulore! Signora, ma avete capito male...

Assunta: Senti, vuoi che mi spogli dallalto verso il basso o viceversa?

Alfonso: (Interviene) Uh, ma che state facenno?

Leo: Uh, mamma mia, siamo stati scoperti!

Assunta: (Imbarazzata) Alfonso... non stiamo facendo niente di male. Io non lo conosco.

Alfonso: Nun o cunusce? Ma si tu o staje pe zump ncuollo!

Leo: (Si rialza) No, guardate...

Alfonso: Stattu zitto, tu! (E lo spinge sul divanetto)

Assunta: Alfonso, ma vero, devi credermi...

Leo: (Si rialza) Ma ha ragione...

Alfonso: Stattu zitto, tu! (E lo rispinge sul divanetto)

Leo: (E meglio si me ne fujo!). Ehm... (Si rialza) Guardate, c un incendio l dentro!

I due si distraggono e lui se ne scappa.

(Correndo) Ci hai creduto, faccia di velluto!...

Alfonso: Uh, mannaggia, ce ha fatto fessi! Comunque, zia Ass, nun me staje piacenno.

The scurdata che si spusata cu zio Giuseppe.

Assunta: (Quasi disgustata) Mar, e pecch me lhe arricurdato?

Alfonso: A z, ma tu stisse perdnno e ccerevelle?

Assunta: S. Sono rimasta travolta dalla passione che ha per me quel tizio che ora andato

via. Mi ha fatto pure una fotografia. E quanno maje marteme me nha fatta una?

Alfonso: (Siente, siente...!).

Assunta: E ultimamente non mi tocca neppure pi. Ed io mi sento in crisi di astinenza!

Alfonso: (Eh, arrivata a drogata!).

Assunta: Alf, io devo sfogarmi. Ti va di andare a parlare in cucina e di offrirmi da bere?

Alfonso: E s, ti offro unorzata.

Assunta: No, io voglio nWhisky!

Alfonso: Jamme bello. Pure e vizie, tene!

E vanno a sinistra in cucina. Dallingresso entra Giovanni.

Giovanni: Bene, bene, aggio truvato pure o sponsor da trasmissione: pap! Grandeee!

Da destra torna Rosalia.

Rosalia: Nun aggio capito: che ha da fa pap?

Giovanni: Uh mamm. No, niente, deve fare lo sponsor.

Rosalia: (Sdegnata)Ma comme, io e tuo padre tamme dato neducazione. E tu o

chiamme e male parole?

Giovanni: No, mamm, lo sponsor sarebbe la pubblicit del negozio dei fiori.

Rosalia: Ah, chest?

Giovanni: E s. Pienze m che ce o ddico a Alfonso!

Arriva Alfonso preoccupato.

Alfonso: Maronna e llArco, che ha cumbinato a zia Assunta...!

Giovanni: Uh, Alf! Ch succieso?

Alfonso: Giu, a zia Assunta se sta bevenno na butteglia sana sana e Whisky. S

mbriacata! M sta abballanno ncoppa o tavule da cucina!

Giovanni: Uh, mamma mia...

Alfonso: S mmisa a cant: Lunico frutto dellamor, la banana, la banana...!.

Giovanni: E tu nun he fatto niente?

Alfonso: Me so mmiso a abball purio!

Rosalia: Uh, Mar! Jamme subito lloco dinto. Essa fa cocche guaje, chella?

Corrono in cucina a sinistra.

4. [Raffaele Settoro e Galina Fallova, Alfonso e Giovanni]

Dallingresso (al centro) entrano Raffaele e Galina Fallova (vestita in camicetta

e minigonna ed ha occhiali da sole). Sembra tuttaltro che contenta di essere l.

Raffaele: Trase, trase, simme arrivate. E nun fa sempe chella faccia. Tu me pare na peste!

E lievete sti llente po sole, che me pare na cecata!

Galina: Ma tu nun mhe vuluto purt allEdellandia!

Raffaele: Che passaguaje! Ti ci porto dopo che abbiamo parlato con Giovanni. Va bene?

Galina: Certo.Piuttosto, io che cosa devo fare?

Raffaele: Non devi fare niente e non devi dire niente.

Galina: Aggia fa a statua e marmo!

Raffaele: Brava! E se ti chiedono come ti chiami, cosa rispondi?

Galina: Uh, Gies, le dico o nomme mio: Galina Fallova.

Raffaele: Perfetto! E ti raccomando, eh! Fammi fare bella figura. E m assiettete.

I due si siedono al tavolo.

Ricordati che qui dentro c gente perbene. Vedrai, sono persone civili!

E allimprovviso si sentono rumori dalla cucina. Poi da sinistra escono di corsa

Giovanni e Alfonso tutti trasandati e feriti. Raffaele e Galina li guardano stupiti.

Giovanni: E una furia... una furia...

Alfonso: No, na bestia...!

Giovanni: Meno male che labbiamo legata bene. Alf, che dici, quelle corde resisteranno?

Alfonso: E certo, sono dacciaio. Non c nessuna possibilit che zia Assunta si liberi.

Allimprovviso, da sinistra, arriva una bottiglia di plastica scagliata verso i due.

Giovanni: Alf, nun lhe legata buono. He visto? Gi s libberata.

Alfonso: Stai tranquillo, dentro rimasta mamm. Lei riuscir sicuramente a calmarla.

Giovanni: Guarde a chesta comme ce ha cumbinato! Menu male che m stamme sulo nuje!

Raffaele: (Si alza in piedi e parla ai due) Disturbo?

Giovanni: (Nun me stongo maje zitto!)... Uh, ci Raf, tutto a posto? (Gli si avvicina)

Alfonso: (Uh, o pato e Giuanne!)... (E poi gli si avvicina pure lui)

Raffaele: Ma... ma... che successo?

Alfonso: Ah, no, niente. Non ci fate caso... abbiamo avuto una colazione con nostra zia!

Giovanni: Una colluttazione! No, lui scherza!... Sai com, questo mio fratello Alfonso.

Raffaele: Ah, s, lho gi conosciuto. Lui luomo di Imelda!

Giovanni: (Capisce tuttaltro) Uh, e comme te permiette e offendere a frteme?

Raffaele: Pure tu, m? Giu, ma che staje durmenno? Quello il film.

Giovanni: Ah, gi. Scusa, Raf, tengo a capa che me sbatte. Allora, che dicevi di Alfonso?

Raffaele: Sar il protagonista del film Luomo di Imelda!

Giovanni: Isso? E che taggia dicere? Sei tu il produttore. A me che me ne mporta? Ma ora

parliamo della trasmissione. Lo sai, io ho trovato pure lo sponsor: mio padre...!

Alfonso: Che ha da fa pap?

Giovanni: To ddico cchi tarde.

Raffaele: (Entusiasta) Ua, Giu, si grande. E io invece ti dir di pi... Galina Fallova!

Giovanni: Che ha ditto?

Alfonso: Ha ditto cha gallina fa llove!

Giovanni: Ah, Raf, e chesto o ssaccio...

Raffaele: Ma no, non hai capito.

Alfonso: E jamme, comme no, pure io laggio vista...

Raffaele: Ma no...

Giovanni: Raf, e non insistere, io aggio visto pure o buco a do ascene llove!

Raffaele: (Incomincia a spazientirsi) Ma no...

Giovanni: (Si spazientisce) E invece s...

Raffaele: (Si spazientisce) Ho detto di no...

Alfonso: (Si spazientisce pi di tutti) Giu, ce fanne o parto Cesareo, a sta gallina!

Raffaele: Ma no, non avete capito niente. (Prende per mano Galina, che ha ancora gli

occhiali da sole, la fa alzare in piedi) Questa Galina Fallova!

Alfonso: (Sorpreso) Oh, e comm bona sta gallina!

Giovanni: Ah, ma na femmena!

Raffaele: E certo. E la tua nuova valletta. E ceca!

Alfonso: Uh, povera guagliona! E nun ce vede?

Giovanni: E comme, Raf, tu me vaje a pigli na valletta cecata?... E chesta va a sbattere

pe tutto o studio!

Raffaele: Ma no... Vabbu, siente, Galina, famme o piacere, ja, lievete sti llente.

Galina toglie gli occhiali da sole.

Ecco qua... ci vede!

Alfonso: (Sconvolto, si inginocchia a m di preghiera) Miracolo!

Giovanni: (Sconvolto, si inginocchia a m di preghiera) Raf, ma comme he fatto?

Raffaele: Ma chate capito? Io non ho detto che cieca. Ho detto che ceca, senza la i...

cio viene dalla Repubblica Ceca, che uno stato europeo. Avete capito?

Alfonso: (Si rialza ed aiuta Giovanni a rialzarsi) Ah, chestera?

Raffaele: E certo. Mite fatto fa na sudata, pe vo spieg. Sua mamma invece dellest.

Giovanni: Ah, estiva!

Raffaele: Eh, tene e mmneche corte!... No, io dicevo che la mamma russa.

Giovanni: E scusa, Raf, ma lei parla? No, pecch nun ha ditto ancora na parola...

Raffaele: Certo che parla. Ma tanto, lei in trasmissione non deve parlare. Ed meglio cos!

Giovanni: No, no, m quase quase voglio sent comme parla. Le voglio fare una domanda.

Raffaele: (Rassegnato) E vab, falle una domanda. Per facile facile, se no non capisce.

Giovanni: Ehm... ti piace Napoli?

Galina: Azzoh!

Raffaele le d una leggera gomitata per richiamarla.

Ehm... s, s, s!

Raffaele: Avete visto? Quella una ragazza intelligente. Parla pure russo. Volete sentire?

Giovanni: Uh, s, s... Dai, dicci qualcosa in russo.

Galina: Ehm... Spasiba!

Alfonso: Comme ha ditto?

Galina: Spasiba!

Giovanni: Raf, ma chi spasiba ha ditto?

Raffaele: Ha detto grazie in russo.

Alfonso: Scusa, ma tu parli pure italiano?

Galina: Da, da, da...!

Alfonso: Uh, h ntiso, Giu? Ha ditto Da, da, da... Nh, ma che llaggia da?

Raffaele: Ma no, nun lata da niente! Da in russo significa s...

Giovanni: Vabbu, a questo punto, lo sponsor ce labbiamo, la valletta pure. Siamo a posto.

Raffaele: Siamo a posto per la trasmissione e pure per il film.

Alfonso: Scusate, ma dentro al film, perch non ci mettiamo pure a questa gallina?

Giovanni: No, ma che te nhe a fa? E ppo, ato che gallina, chella me pare na papera!

Galina: (Seccata) Nh, uh, puzzul! Ma m a sti duje e sputo nfaccia! A gallina, a

papera...! Nh, Raf, io a trasmissione a faccio, ma solo per i soldi. Vabbu?

Se ne va. I due la guardano stupiti, Raffaele porta le mani al viso per imbarazzo.

Giovanni: (Interdetto) Raf, ma nun era da Repubblica Ceca?

Raffaele: E che vvulte? Vuje llate fatta addivent napulitana!

E se ne va anche lui.

Giovanni: A veco malamente, sta trasmissione! Alf, jmmece a lav into bagno, va.

E cos i due vanno via a destra.

5. [Assunta e Rosalia. Poi Giovanni, e dopo Gennaro e Rosalia. Infine Alfonso]

Da sinistra, torna Lucia seguita e Assunta che tutta spettinata e piange.

Rosalia: Viene cc, Ass, viene. E m basta, fernscele e chiagnere. Assiettete.

Le due si siedono sul divanetto.

Te si calmata nu poco?

Assunta: (Si asciuga le lacrime e smette di piangere) S, ora va meglio.

Rosalia: Ass, ma tu lhe fern e tappiccec cu tuo marito.

Assunta: Ma chillo me trascura, sta sempe a accunci tutto cose e nun me tocca cchi.

Aire io steve ncoppa o lietto cu na bella vestaglia, tutta e pizzo e merletto

nero, cu o ppoco da coscia a fora: Gius, viene, te sto aspettanno! E isso

steva inta cucina: Aspi, Ass, quanno gnovo sta puntina nfaccia o muro e

vengo! Doppo tre ore e mmeza, maggio addurmuta, e a into suonno laggio

menato na jastemma: Tha da o martiello ncoppa o pede! E guarda caso...!

Rosalia: E vabbu, chillo per te vo bene, o crestiano.

Assunta: Ma io nun o voglio cchi. Io voglio a Giubileo!

Rosalia: Giubileo? E chi m stu Giubileo?

Assunta: Per gli amici, Leo. Rosal, nu ddiece dommo! Pensa, quello nemmeno mi

conosce, mi d un bacio. E mi fa pure una foto! Me cride, Leo mha fatta ven o

genio e! Emb, si lacchiappo nata vota... non rispondo pi delle mie azioni!

Rosalia: (Si alza in piedi) Ass, ma famme o piacere. Tuornatenne a casa.

Assunta: (Si alza in piedi) E s, he raggione tu, Rosal. Meglio che torno alla mia vita

inutile e buia. Per mi devi promettere che Lucia e Alfonso fanno pace.

Lucia: E pare che dipende a me. Io che ce pozzo fa? Allora ce vedmme?

Assunta: S, s, prima possibile. Ci, Rosal... e grazie.

Assunta se ne va.

Rosalia: Menu malce che se n gghiuta, chesta! Accuss pozz into bagno.

Va a destra in bagno. Da destra torna Giovanni che si sistemato, spinto fuori.

Giovanni: Ua, mamm trasuta into bagno e mha cacciato. Ha ditto che vo parl cu

Alfonso. Speriamo bene. Io ho fatto quel guaio con quella telefonata!

Da sinistra entra Gennaro, quatto quatto. Giovanni lo nota.

(E che d chisto?)... Uh, pap...

Gennaro: (Si spaventa) Maronna mia... Ah, si tu, Giu? Io me penzavo chera Alfonso.

Giovanni: Pap, ma perch ogni volta che vedete a Alfonso, tu e mamm scappate sempre? Gennaro: No, niente. Non te lo posso dire. Anzi... non te lo voglio dire.

Da destra entra Rosalia.

Rosalia: E allora to ddichio...

Gennaro: (Sorpreso) Rosal, ma che ffaje?

Rosalia: Genn, e m basta, me so sfastriata. Io ce o vvoglio dicere almeno a Giuanne.

Gennaro: E va, va. Per a Giuanne ce o ddice tu, pecch io nun ce o ddico chAlfonso

nun figlio a nuje e che llavimme adottato! (Realizza) Uh, chaggio fatto?

Rosalia fa un gesto come per dire: Oh, finalmente!. Giovanni sconvolto.

Giovanni: Che? No... non pu essere. E perch non me lavete mai detto?

Rosalia: E chillo, pteto, o vi, tene a capa tosta! Non glielha mai voluto dire.

Giovanni: E si pe chesto, nun me late ditto manco a me!

Gennaro: E certo, io volevo che questo fatto andava a finire nellobl!

Rosalia: Nelloblo...

Gennaro: Lhe liggiuto ncoppa o giurnale?

Rosalia: S.

Gennaro: Emb, m to straccio stu giurnale...! Me sta facenno fa sulo figure e niente!

Giovanni: Pap, ma io non capisco. Hai mantenuto un segreto del genere per tanti anni.

Gennaro: E gi. Ma alla fine si bruciata la resistenza!

Giovanni: Eh, e s scassata a lavatrice! Ma insomma, fammi capire.

Gennaro: E facile, Giu. Nun ce vo o giurnale e mammeta. Ma vide comm strana a

vita: pi facile dire una bugia che la verit.

Rosalia: E s, Giu. Io e tuo padre avevamo paura che tu, sapendo che Alfonso non era

veramente tuo fratello, potevi avere una gelosia contro di lui.

Giovanni: Tanto, verr a saperlo lo stesso. E sapete chi glielo dir? Io!

Gennaro: Mi sembra giusto. Fallo tu. Quando lo vedi, diglielo.

Giovanni: E se capisce, io tengo o curaggio do ffa. E allora, m che viene, glielo dico.

E da destra torna Alfonso a testa bassa.

Alfonso: Mamm, hai ragione tu!

Giovanni: (Lo sente e va nella paura) Ehm... no, nun cosaaa...!

E fugge via di casa.

Gennaro: He visto?... He visto comm difficile a dicere a verit?

Rosalia: Genn, per m nun parl cchi. Che stive dicenno, Alf?

Alfonso: Stevo dicenno che m me ne torno a casa mia. E parlo cu Lucia. Da uomo!

Rosalia: E allora vatte a pigli a valigia. Genn, dammece nu passaggio cu a machina.

Gennaro: Sta senza benzina. Ma tanto, io e te stamme annanzo e Alfonso spinge!

Escono via tranne Alfonso.

Alfonso: Azz, aggia pure spingere? E vabb, basta che torno a casa. Evviva lammore!

Esce a sinistra.

6. [Vincenzo Vicienzo, Carmela e Alfonso]

Entrano Vincenzo (il quale ha una valigetta in mano) e Carmela.

Carmela: Eccoci, finalmente siamo arrivati. E speriamo che quei due si convincano presto,

perch non ne posso pi di venire in questa... topaia!

Vincenzo: E non lamentarti sempre. A me interessa solo arrivare fino in fondo. Domani alle

diciannove scade la clausola del testamento, perci sbrighiamoci.

Carmela: S, ma tu non dire questa storia ai signori Primiera. Offriamogli solo dei soldi.

Vincenzo: Per la precisione, dieci miliardi di lire. Tutti in biglietti da centomila. Stanno in

valigia. Ci sono pure il contratto e una lettera.

Carmela: Gi. Ma intanto non sappiamo neppure com fatto Alfonso. Chi lha mai visto?

So solo che quando lo vedr, lo porter via con me. Chiss ora dov?

Torna Alfonso con una valigia. E pesante. E cos la posa a terra e rifiata.

Alfonso: Mamma bella... ma chaggia fa, nu sfratto?!

Vincenzo: (Lo nota) (Carmela, guarda. E chi sar quello?).

Carmela: (Non lo so. Chiediamogli dove stanno i signori Primiera...). Ehm... scusate...

Alfonso: (Lascia la valigia e gli si avvicina) Dite a me?

Vincenzo: Certo. Cerchiamo i signori Primiera: il signor Gennaro e la signora Rosalia.

Alfonso: Ah, ehm... sono usciti. Volete dire a me? Io fra poco li vedo e gli riferisco.

Vincenzo: Scusate un momento.

Alfonso: Prego! (E torna alla valigia per cercare un modo di portarla)

Vincenzo: Carmela, questo persona di famiglia. Che dici? Gli lasciamo la valigetta? Nun

a putimme purt annanzo e areto pe tutto Napule!

Carmela: Siente, fa comme vuo tu... abbasta ca ce ne jamme!

Vincenzo: Ehm... signore... scusate...

Alfonso: (Lascia di nuovo la valigia e torna da loro) Dite, dite.

Vincenzo: Dovremmo consegnare una cosa molto importante ai signori Primiera.

Alfonso: Ah, e datemela, io me la metto in tasca...!

Vincenzo: No, non una cosa che si mette in tasca. Si tratta di una valigetta. Eccovela.

Alfonso: (La prende in consegna) Non vi preoccupate. M la lascio sul divanetto...

Vincenzo: Nooo...!

Alfonso: (Si spaventa) Uh, uh, ch stato?

Vincenzo: E come, lasciate la valigetta cos in vista? Dovete metterla in un posto pi sicuro.

Alfonso: Scusate, ma che ce sta cc ddinto?

Carmela: Si tratta di un debito che noi abbiamo fatto coi signori Primiera.

Alfonso: Un debito? Duje-trecientomila lire?

Vincenzo: Dieci miliardi...!

Alfonso: (Non fa caso alla cifra appena detta) Ah, e vabb, m la vado a posare dentro...

Va per andare a sinistra, se ne rende conto, si blocca e comincia a tremare.

Mar... Mamma do Carmene... Scu-scusate... che ci sta qua dentro? Dieci...?

Vincenzo: Miliardi!

Alfonso: E di che?

I due: (Ridono) Di lire.

Alfonso: (Mamma mia, e a d llhanne pigliate tutte sti sorde, pap e mamm?).

Carmela: Anzi, vi dir di pi: noi torneremo pure domani e porteremo altri dieci miliardi.

Vincenzo: Non solo. Noi torneremo anche dopo domani e porteremo altri dieci miliardi.

Alfonso: Ma pe me putte ven pure tutte juorne! Anzi, venite pure un poco a casa mia!

Carmela: Va bene, Vincenzo, ora possiamo andar via. E a voi, state attento alla valigetta.

Alfonso: Non vi preoccupate... (Mar, me sento e sven...!).

Vincenzo: Allora arrivederci.

I due vanno via sotto lo sguardo attento di Alfonso, il quale rimane interdetto.

Alfonso: Famme ved che ce sta cc ddinto. (Ci ripensa) Ma che sto facenno? Laggia

pus inta cucina. (Si avvia, ma cambia ancora idea) No, aggia ved! (Posa la

valigetta su una sedia e si inginocchia a terra. La apre e si meraviglia) Questi

sono dieci miliardi! Come sono belli! Ci sta pure una lettera. (Legge fuori busta)

Per i signori Primiera. Emb, io songo o figlio, pozzo leggere! (Apre e legge)

Egregi signori, come promessovi, abbiamo portato i dieci miliardi. Domani

torneremo e ve ne porteremo altri dieci a scambio avvenuto. Fateci sapere

quando ci restituirete nostro figlio.... Che? (Sconvolto) Ma allora... mamm e

pap... hanne fatto nu rapimento! (Si dispera) Mar, so figlio e rapiture!

E sviene.

FINE ATTO SECONDO

ATTO TERZO

1. [Alfonso, Giovanni, Valentina e Lucia]

Alfonso sta dormendo sul solito divanetto. Sul viso ha un giornale di gossip di

Leo. Squilla il telefono. Alfonso si sveglia, toglie il giornale dal viso e risponde.

Alfonso: Pronto! Chi ? Il signor Macellaro? Lavte scannato o signor Piecoro? No? Ma

nun site proprio buono?... Comme? Vulte sap pecch maggio appiccecato cu

muglirema? E io nun vo vvoglio dicere, vabbu?! Arrivederci.

Riaggancia e si mette a dormire di nuovo (col giornale sul viso). Poco dopo, da

destra, entra Giovanni. Ha una gruccia in mano, con un vestito nero elegante.

Giovanni: Ecco il vestito per la trasmissione di stasera. Me lo porto io da casa perch non

ci stanno i soldi per farci un guardaroba! E chi schifo! Chi sa si va buono? Ah,

c Alfonso. Ora chiedo a lui. (Va da lui, lo chiama a bassa voce) Alfonso...

(Non riceve risposta, allora alza un po la voce) Alfonso... (Ma ancora niente,

allora grida) Alf...

Alfonso: (Si sveglia contrariato, toglie il giornale dal viso) Giu, ma challucche a ffa?

Giovanni: Ah, ma allora mive ntiso? E pecch nun rispunne?

Alfonso: E pecch vulsse durm cinche minute... tre minute... nu minuto...! E invece no,

ve mettite tu e stu passaguaje che telefona sempe e me scetate! Ja, che vvuo?

Giovanni: Guarda questo vestito. Secondo te va bene per una trasmissione televisiva?

Alfonso: No, cchi adatto pe nu funerale. Ci! (Torna a dormire col giornale sul viso)

Giovanni: E che ne capisci tu di vestiti? Gi, tu lavori alla radio! Guarda a chi ho chiesto

un parere, io...! (D unultima occhiata al vestito) Per me va benissimo.

Va a destra. Dallingresso entra Valentina (in minigonna). E nervosa.

Valentina: No, chiste mhanne pigliata pe scema. Se pnzene che saccio cammen sulo

ncoppa e passerelle, accuss nun mhanne pavata cchi. Ma hanno capito

male! Allora paga Alfonso per tutti. Ah, sta lloco. (Va da lui) Alfonso! Alf!

Alfonso: (Resta immobile) Giu, ma che vvuo? Miettatllo stu vestito, staje buono!

Valentina: E sctete...

Alfonso: (Si accorge che Valentina e scatta in piedi) Tu? E che ce faje cc?

Valentina: Che ce faccio? Non ricordi? I soldi! Quelli della tua radio non me li hanno dati.

Alfonso: Valent, ma tu che vvuo a me? Che centro io?

Valentina: Niente. Chi ti ha detto di venirmi a cercare per quella festa alla tua radio?

Alfonso: Appunto, chillu juorno nun me putve rompere na coscia?!

Valentina: (Provocante) Ma che fai? Perch mi tratti male? Non ti piaccio pi?

Alfonso: Che vvuo? Valentina, non fare cos.

Valentina: Ma perch mi resisti? Ora ti d un bacio...

Torna Giovanni con un paio di scarpe in mano: fissa le scarpe e non nota i due.

Giovanni: Alf, te picene sti scarpe?

Valentina sente la voce e desiste. I due fanno finta di niente. Giovanni seguita.

Guarde comme so belle... (Alza gli occhi e li nota) ...sti scarpe! (Incuriosito da

lei, va dai due) Alfonso, non ho lonore di conoscere la signorina...!

Alfonso: (Imbarazzato) Ah, ehm... E la nuova valletta del mio programma radiofonico!

Giovanni: Na valletta pe nu programma radiofonico? E a che serve? Nisciuno a vede!

Valentina: Ma quala valletta? Alf, dince a verit. Io sono la top model Valentina Guarra.

Giovanni: (Sorpreso, si lascia cadere una scarpa di mano) Ma piacere, tanto piacere!

Va per stringerle la mano e per sbaglio le lascia laltra scarpa.

Uh, scusa! (Riprende la scarpa e la getta via. Poi guarda Valentina incantato)

Valentina: Alf, m to ddico annanzo a isso: paga il tuo debito, o faccio nu scandalo.

Alfonso: (Tono di sfida) E che ffaje?

Valentina: Dico tutto a tua moglie. Anzi, se vuoi saperlo, qua fuori, ho lasciato una borsa.

Dento ci sono volantini coi nostri nomi. Alcuni gi li ho lanciati un po di qua e

un po di l. Quando tua moglie viene, trova una bella sorpresa!

Alfonso: (Spaventato) Che he fatto? Ma tu si pazza? Me vuo nguaj a me?

Valentina: S.

Alfonso: Uh, mamma mia... (Poi nota Giovanni incantato e lo ridesta) Uh, a te...

Giovanni: (Si ridesta) Ehm... che c?

Alfonso: Va momm cc ffora, piglia chella borza cu e volantini e puortammlla cc.

Giovanni: S, s, volo...

E corre via fuori.

Alfonso: Ma sei proprio senza scrupoli. Ma add lh miso o core, inta llacto?

Valentina: E no, io sono brava e dolce, ma non fatemi arrabbiare, che divento cattiva e

dispettosa. (Poi sensuale) Uh, mi sono smagliata una calza! (Si piega in avanti,

col sedere in direzione di Alfonso, finge di aggiustarsi la calza, resta immobile)

Alfonso: Valent, ma tu si scema? Azete momm, Valent... (Poi si compiace) Ah, per!

Resta a fissarla. Torna Giovanni con la borsa e i volantini raccolti a casaccio.

Giovanni: Alf, cc ce sta a rrobba. (Va vicino a lui, nota Valentina in quella posizione,

la fissa pure lui, senza staccare gli occhi dal suo sedere) Alf, a rrobba...

Alfonso: (Senza staccare gli occhi dal sedere di Valentina) S, dammlla...

Giovanni (senza guardare) gli consegna la borsa, ma Alfonso non la afferra e la

lascia cadere in terra. Dallingresso, entra Lucia. Nota tutto. Va da Alfonso.

Lucia: E carina, vero?

Alfonso: (Non si accorge di lei) No, Luc, chella proprio bona! (Si rende conto) Lucia?

Si volta e la vede. Valentina torna in posizione eretta. Alfonso in imbarazzo.

Uh, Luc, e tu che ce faje cc?

Lucia: Stavo venendo da te, ma a quanto pare tu eri impegnato a guardare il panorama!

Alfonso: Ah, chi, io? No...

Lucia: E chi la signorina?

Alfonso: Ehm... la nuova valletta del mio programma radiofonico.

Lucia: Na valletta pe nu programma radiofonico? E a che serve? Nisciuno a vede!

Alfonso: (Eh, e sso ddoje! Inzomma, nun riesco a ffa fesso a nisciuno cu sta palla!...).

Valentina: Alf, e dince a verit! Dille chi sono io veramente. Signora, io sono...

Giovanni: (Interviene per zittirla) Ehm... senti, andiamo nella mia stanza a fare il provino.

Valentina: Come?

Giovanni: S, quel provino che dovevamo fare per la TV. Vieni con me, ti faccio strada.

La afferra per un braccio e se la porta via verso la sua camera (a destra).

Valentina: (Uscendo) No, ma io...

Giovanni: E gghiamme!

Giovanni se la tira via e cos escono.

Lucia: E bravo, io vengo qui per fare pace e ti trovo a fare il malato con unaltra donna!

Alfonso: (Tono scherzoso) Allora vuoi che lo faccio con te?

Lucia si arrabbia e se ne esce di casa.

No, ma io scherzavo. (Prende borsa e volantini) Fammitt sta rrobba. Luciaaa!

E la insegue.

2. [Gennaro e Leo]

Da destra, entra Gennaro.

Gennaro: Ma che miseria, o gabinetto zumpato a terra. Ma chiste, quanno sassttene a

coppa, che se mttene a ffa, o rodeo? E intanto, aggio chiammto allidraulico,

ma nun venuto cchi. E vabbu, famme ved si o pzzo accunci io. Uffa!

Torna a destra. Dallingresso (al centro), entra Leo in tuta e borsa da idraulico.

Leo: Ce lho fatta! Due milioni di copie vendute. E tutto questo grazie alle foto della

nuova fiamma di Alfonso: Assunta! (Esulta) E vai! E adesso, devo scoprire altri

altarini su Alfonso Primiera. Mi sono camufatto da idraulico. Ho il block notes

pronto nel taschino e la macchina fotografica nella borsa. Ora mi preparo, va!

E mette a punto la sua borsa. Torna Gennaro.

Gennaro: Niente da fare. Nun o riesco a accunci. Emb, quanno vene lidraulico, laggia

dicere... (Nota il finto idraulico) Ah, finalmente site venuto.

Leo: (Si mette a posto in fretta e furia) Ehm... chi, io?

Gennaro: No, io! (Gli si avvicina) Vaggio chiammato tre ore fa!

Leo: A me? (Fa finta di ricordare) Ah, gi avete ragione...! E che volete, il traffico...

Gennaro: (Lo guarda bene) Scusate, ma a voi io gi vi ho visto.

Leo: Veramente? E beh... se per questo pure io a voi. Ma non siete un giornalista?

Gennaro: Io? Ma si io a stiento saccio scrivere...! Io sono il capofamiglia.

Leo: (Un po preoccupato) Ah, veramente?

Gennaro: E gi. M jamme, venite, o gabinetto ve sta aspettnno into bagno!

Leo: (Ironico) E si o ssapeve, ce purtave e ppastarelle!... E cosha questo gabinetto?

Gennaro: Se ne viene da terra. Ieri sono andato in bagno per il mio rituale mal di pancia!

Emb, maggio assettato ncoppa, s mpennato o gabinetto! Venite a fissarlo.

Leo: (Sorpreso) Io?

Gennaro: E chi, io? Vuje site lidraulico?

Leo: S, s... andiamo, portatemi dal paziente!

Gennaro: E arrivato o chirurgo! Venite, seguitemi.

I due vanno via a destra.

3. [Giovanni, Valentina, e poi dopo Raffaele e Galina. Infine Leo]

Da destra torna Giovanni seguito da Valentina.

Valentina: Dteme e sorde, ate capito? O si no jate malamente.

Giovanni: Nun allucc. Ma te vuo calm nu poco? Vai a farle alla radio, queste scenate.

Valentina: E ce so stata. Per mhanne ditto ch troppo assaje nu milione. Allora o

voglio a Alfonso, o si no o piglio e o nguajo.

Giovanni: E ta piglie cu Alfonso? Chillo gi tene e guaje suoje cu a mugliera.

Valentina: E sorde...! (E si mette col broncio)

Giovanni: E che passaguaje! (Va lentamente alluscita) Ma quanno se ne va? (Guarda

fuori e si spaventa) (Uh, Gies, stanne venenno Rafele e Galina! E m a chesta

nun lhanna truv cc. Arraggiata comme sta, chesta fa succedere o burdello!).

(Torna da lei) Ehm... Valentina, va bene, il milione te lo d io. Lo vuoi?

Valentina: Ma staje facnno o furbo?

Giovanni: No, no, dico sul serio. Seguimi, devo andare in camera da letto dei miei.

Valentina: Bene, tanto, chi me li d, me li d, i soldi, per me lo stesso! Su, fammi strada.

I due escono a destra (Valentina si sfrega le mani). Arrivano Raffaele e Galina.

Raffaele: Galina, trase, trase. (La richiama) Llatu juorno, che bella figura mhe fatto fa!

Galina: E mhe scus, Raf, ma chilli duje me chiammvene gallina, papera...!

Raffaela: E lasse sta, nun ce penz. M amma parl cu Giuanne. Per tarraccummnno:

qualsiasi cosa, tu non apri bocca. Vuo a Disneyland?

Galina: S.

Raffaele: E nun parl. Che te costa?

Frattanto torna Giovanni. Non nota i due, ma loro notano lui parlare da solo.

Giovanni: Ecco fatto, aggio chiuso a chella pazza scatenata fora a veranda. Lho legata e

imbavagliata! Nun se po movere e nun po asc!

Raffaele: Uh, Giu.

Giovanni: Uh, Raf, tu staje cc? Ah, ce sta pure chesta. Ma s calmata, o no?

Raffaele: Comme no, s calmata o si no a dongo nu cazzotto!

Giovanni: (Galina) Nh, che ddice, tacchina?!

Galina: Ma che tacchina? Galina! Emb, tu he raggione ca io aggia a Disneyland!

Giovanni: E nun me dicere niente, me so confuso. Ma assettteve.

I tre si siedono.

Raffaele: Allora, Giovanni, la scaletta della trasmissione di stasera ti soddisfa?

Giovanni: Raf, a verit? No! Perci, pensavo di metterci qualcosa di... di pi vero. Ecco!

Raffaele: Sai, ci ho pensato anchio. Pecch nun piglimme a nu tizio qualunque a miezo

a via? Gli facciamo raccontare una storia della sua vita che lha colpito.

Giovanni: Eh, e add o truvmme a chisto?

Da destra (notato dai tre) entra Leo. Cammina quatto, quatto.

Leo: E io avessa mettere e mmane into gabinetto? E meglio che me ne fujo!

Giovanni: (Si alza in piedi, gioioso) Eccolo qua! Un idraulico!

Leo: (Tiene le mani in alto) No, io nun saccio niente!

Raffaele: (Va da lui, gioviale) Non spaventarti. Come ti chiami? Va bene, non ce ne frega.

Stasera io e lui, il grande Giovanni Primiera, ti portiamo in TV. Sei felice?

Leo: Non si potrebbe evitare?

Raffaele: (Gli d un buffetto dietro il collo) Ma quant simpatico! Galina, vieni qua!

Galina: Che vuuo?

Raffaele: Sempre fine, tu! Guarda, ti piace lei? E una valletta. Galina, fate una passerella

tu e lui. Fingiamo che tu lo stai introducendo in trasmissione.

Galina: Venite qua, datemi quella specie di mano!

Gli prende la mano e i due cominciano a camminare per la stanza.

Raffaele: (Meravigliato) Giovanni, guarda che meraviglia! Il nostro amico telegenico.

Giovanni: E s, proprio telegenico. Io adesso direi che

Ad un tratto i due escono proprio fuori casa. Giovanni si arrabbia.

Nh, ma add stanne jenno, chilli duje?

Raffaele: Boh! Mannaggia a Galina. Add vo , a Disneyland? Io a manno o CTO!

I due escono frettolosamente.

4. [Vincenzo e Carmela. Infine Gennaro e Rosalia]

Da destra torna Rosalia.

Rosalia: A funtana scorre nata vota. Emb, aggio chiamamto allidraulico e ancora nun

venuto. Quase, quase, me lacconcio io sola!

E va a sinistra. Dallingresso, ecco Vincenzo (ha una valigetta) e Carmela.

Vincenzo: Carmela, ormai manca poco alle diciannove. Bisogna concludere subito laffare.

Carmela: E ti pare facile? I signori Primiera ci hanno restituito la valigetta coi soldi.

Vincenzo: Gi. Dieci miliardi di lire. Questi, o sono stupidi, o non hanno bisogno di soldi.

Carmela: Oppure hanno troppo amore per i figli. (Si siede sul divanetto)

Vincenzo: Ma alla fine la spunter io, quanto vero che mi chiamo Vincenzo Vicienzo!

Carmela: Almeno sapessimo com fatto Alfonso. (Trova il giornale sul divanetto e legge)

Vincenzo: Appunto. Abbiamo scoperto tante cose su di lui, ma non le sue sembianze.

Carmela: Adesso io so com fatto. Sta su questo giornale.

Vincenzo: Fammi vedere un po. (Osserva) Ma questo il tizio a cui abbiamo dato la

valigetta coi soldi. Accidenti, e noi ci abbiamo pure parlato. (Si siede al tavolo)

Carmela: Intanto, a quanto pare, lavora alla radio... e fa la bella vita con le donnacce.

Vincenzo: Ma che te ne frega? Io ti ricordo che manca poco tempo. E stiamo ancora a zero.

Carmela: Ma se non riusciamo a parlare coi signori Primiera, diventa impossibile.

Intanto, da destra, torna Gennaro.

Gennaro: Ma che sta cumbinanno chillu scemo e idraulico?! Invece e maccunci o

gabinetto, me sta scassanno pure o bidet!

Torna Rosalia (da sinistra).

Rosalia: Ma chi mha mannato a chillimbranato e idraulico?!

Vincenzo: (Nota i due, si alza e li chiama in causa) Oh, signori Primiera, buonasera.

Gennaro: Ah, ce state nata vota vuje? Ma non vi avevamo dato i soldi indietro?

Vincenzo: Certo. Ma noi non li vogliamo. Prendeteli voi.

Rosalia: Se vede che ttente e cchi!

Carmela: (Si alza in piedi) E si vede che voi non avete capito. E allora, noi siamo pronti a

rilanciare. In quella valigetta c un assegno. La cifra non c, mettetecela voi.

Rosalia: (Si avvicina) Sentite, ma non lo sapete che quello che state facendo illegale?

Vincenzo: E che cosa illegale? Che noi vi vogliamo dare dei soldi? Non mica un reale!

Gennaro: (Si avvicina) E no. Si dice reato. Lha liggiuto mia moglie ncoppa o giurnale!

Rosalia: Il reato non il fatto che ci volete dare dei soldi, ma il perch ce li volete dare.

Gennaro: Emb, sta storia mha scucciato! Primma abbandunate a nu figlio in fasce, po

vo vulte accatt quanno se fa ruosso...! Ma che stamme e cummdit voste?

E poi siete stati sleali, perch avete parlato con lui, senza di noi e in casa nostra!

Carmela: (Si alza e mette in mostra il giornale) Abbiamo parlato con lui senza saperlo. E

lui Alfonso, fino ad ora non lo sapevamo. Siamo in buona fede.

Rosalia: E lo avete visto per lultima volta. Alfonso nostro figlio. E se lo volete sapere,

pure sposato e sua moglie si chiama Lucia. E presto avranno pure dei figli.

Carmela: (Felice) Uh, che bello, avr dei nipotini, e io sar la loro nonna!

Rosalia: Uh, e comm bella, chesta. Io stongo aspettanno a tantu tiempo stu mumento,

arriva essa cacchia cacchia, e v fa a nonna cu e nepute mie! Ma vavattnne!

Vincenzo: Ma Alfonso potrete vederlo quando volete. Per intanto, sarete diventati ricchi.

Gennaro: On Vici, e sorde nun chivene a cielo.

Rosalia: E poi, firmando quel contratto, nostro figlio diventer un semplice conoscente.

Carmela: Perch, un figlio si riconosce da un pezzo di carta?

Rosalia: No, ma si riconosce dallaffetto e dai sacrifici, due cose che voi non conoscete.

Carmela: Scusate, ma perch non provate a chiederlo a lui direttamente? Pu darsi che...

Gennaro: Sentite, maggio sfastriato e ve ved. Jatevnne e nun ce venite maje cchi, cc.

Vincenzo: (Nervoso) E va bene. Andiamo via. Per badate, che la nostra solo una ritirata

strategica. Ma fra dieci minuti, torniamo qui con duecento miliardi... sullunghia.

Gennaro: (Ironico) No, nun ce mettere niente ncoppa allogna, chella se spezza!

Vincenzo se ne va celermente senza dire una parola.

Carmela: (Posa il giornale sul divanetto, poi...) Io non riesco a dirvi niente.

E se ne va anche lei.

Rosalia: Genn, che dice, sarrnnene?

Gennaro: No... e nemmanco nuje.

E ritorna a destra, mentre Rosalia se ne ritorna a sinistra.

5. [Giovanni e Leo. Poi Valentina. Infine Alfonso e Lucia]

Dallingresso (al centro) torna Giovanni. Porta per un braccio Leo.

Giovanni: Cose e pazze! Io voglio cap che chella Galina tutta scema, pecch vo

Sempe ncoppa e giostre. Ma tu manco ce pare.

Leo: Nh, ma io stevo faticanno into gabinetto cu nu certu Gennaro Primiera.

Giovanni: E allora tuornatenne into gabinetto a ffa o mestiere tuojo.

Leo: Ah, s? Ah, s? (Prepara la macchina fotografica) Giovanni Primiera, fai un

sorriso! (Gli scatta una foto) E m te faccio avved io! Con permesso!

Esce via a destra. Giovanni rimane ancora sorridente. Poi torna serio.

Giovanni: Na fotografia? A me? Forse stu stagnaro sarr cocche mio ammiratore! (Va

alla soglia della porta e guarda fuori) A proposito, ma Rafele e Galina add so

gghiute a fern? Nun se po fatic accuss. Io songo nu professionista serio.

Intanto, da destra, torna Valentina che si liberata.

Valentina: Ce lho fatta a liberarmi. A me nemmanco e ccorde dacciaio me ponno ferm!

Spicialmente quanno se tratta e sorde. E m add stanne? Aggia fa succedere

o quarantotto! (Nota Giovanni, va da lui alle spalle e grida) Giu!

Giovanni: (Si spaventa) Chi ? Tu? (La conduce al centro) Come hai fatto a liberarti?

Valentina: Invece e fa domande inutile, damme e sorde.

Giovanni: Ancora? Siente, dimane taccumpgno io stesso a radio e te ffaccio da.

Valentina: No. He ditto che me ddive tu? E adesso caccia i soldi.

Giovanni: S, s, haje voglia e aspett! (Si riavvicina alla soglia della porta)

Valentina: E allora io nun me movo a cc fina che tu nun me pave. O tu, o Alfonso.

Giovanni: (Si spaventa) Uh, mamma mia, stanne turnanno Alfonso e Lucia...

Valentina: Ah, bene, adesso facciamo i conti.

Giovanni: (Torna frettolosamente da lei) No, Valent, nun thanna truv cc. Te nhe a .

Valentina: Neanche per sogno. Da qui non mi muovo neppure morta.

Giovanni: (Tira fuori il portafogli) Valentina, guarda, qua dentro c un milione preciso!

Valentina: Uh, e sorde... Viene acc, damme e sorde!

Giovanni scappa via a destra inseguito da Valentina. Arrivano Alfonso e Lucia.

Alfonso: Luc, lo vedi, non c pi nessuna donna.

Lucia: S, lo vedo, lo vedo.

Alfonso: Allora avimme fatto pace?

Lucia: E vabbu, Alf. Come al solito litighiamo litighiamo, e poi va a finire sempre

cos. Figurati. Tanto varrebbe non litigare pi.

Alfonso: Magari. A me me lo dici? Luc, io maggio sfastriato da purt annanzo e areto

chella valiggia. Luc, chella valiggia pesa!

Lucia: E si tu te cumpuorte buono, vide che chella valiggia nun a piglie cchi!

Alfonso: Ancora? Facciamo tanto per fare pace e poi vuoi litigare unaltra volta?

Lucia: Ehm... hai ragione. Solo che mi sono innervosita quando ho visto a quella...

diciamo donna... peraltro in quella posizione.

Alfonso: E vabb, lascia stare. E adesso che ce ne torniamo a casa nostra?

Lucia: Lo sai? Stavo per chiedertelo io.

Alfonso: Allora facciamo una cosa: dammi una mano a fare la valigia.

Lucia: Con vero piacere.

Si prendono per mano e vanno via a sinistra.

6. [Leo e Gennaro. Poi Rosalia e Pasquale]

Gennaro e Leo tornano dal bagno (da destra).

Leo: Caro signore, ora quel gabinetto non lo smuoveranno pi nemmeno le bombe!

Gennaro: M per maggia abbitu.

Leo: A fare cosa?

Gennaro: E vuje mate miso o gabinetto o posto do lavandino e o bidet o posto do

gabinetto! Na vota e cheste, me trovo a me lav a faccia into gabinetto!

Leo: E pazienza! (Si siede al tavolo) Comuqnue, meno male che abbiamo finito.

Gennaro: (Si siede sul divanetto accanto al telefono) No, ci sta ancora la fontana in cucina.

Leo: Ancora? Cinque minuti di pausa, e poi vi aggiusto tutte le fontane che volete.

Gennaro: S, non c fretta. (Nota il giornale di Leo che era sul divanetto e lo legge) Ti

ti,guardate che porcheria gi giornale.

Leo: (Si volta e riconosce il suo giornale) (Ma chillo o giurnale mio!).

Gennaro: Ce sta mio figlio cc ncoppa. Lo sapete? Si chiama Alfonso Primiera.

Leo: (Che? Ma allora o figlio e chisto?).

Gennaro: Lhanne fotografato cu sta malafemmena. Per io non ce lho con mio figlio.

Leo: Ah, ecco. Ce llavite cu essa.

Gennaro: Neanche. Io ce llaggio cu chillu nfame che ha fatto stu servizio cc ncoppa!

Leo: (Si preoccupa un po) Ehm... ma in fondo deve essere una brava persona!

Gennaro: Uno che mette o burdello inte ffamiglie? No, sulo nommo e tre sorde.

Leo: E un lavoratore.

Gennaro: Lavoratore? Emb, mita credere, si o tenesse annanzo, o squartasse vivo!

E continua a leggere, mentre Leo fa un viso preoccupato, e cos si mette carponi

per terra e incomincia a camminare pian piano verso luscita.

O levsse a capa a coppa o cuollo! (Nota Leo) Scusate, ma che state facendo?

Leo: (Si ferma) Ehm... niente, stavo andando fuori casa a fumarmi una sigaretta!

Gennaro: E perch camminate cos?

Leo: Ehm... perch dice che camminare cos aiuta a rilassarsi. Lho letto sul giornale!

Gennaro: E ha da essere o stesso giurnale e Rosalia! Aspettate, m vengo cu vuje!

I due escono camminando carponi. Da sinistra, riecco Rosalia e Pasquale.

Pasquale: Sign, ce labbiamo fatta. Alla fine il rubinetto stato riparato.

Rosalia: Ma site sicuro?

Pasquale: Comme no. Scusate, o rubinetto perdeva a sinistra?

Rosalia: M per perde a destra!

Pasquale: E vabbu, sono sottilette!

Rosalia: Ma parlate comme mio marito? Se dice sottigliezze!

Pasquale: Eh, votta lloco!

Rosalia: Sentite, m ce sta a accunci o gabinetto. Tene o ballo e San Vito.

Pasquale: Sign, per tutto sommato, nun accuss malamente stu fatto.

Rosalia: E pecch?

Pasquale: E pecch, ve vene nu malo e panza? Quanno ve mettite lloco ncoppa, se

mmesca o dulore po malo e panza e lallera do movimento acc e all!

Rosalia: M aggio capito pecch vappiccecate sempe cu a mugliera vosta! Ja, venite!

E vanno alla loro destra: Tornano Gennaro e Leo.

Gennaro: E allora, m o vulimm a accunci stu rubinetto inta cucina?

Leo: Ancora? Sentite, ma io tengo a fatic. Aggia fa assolutamente e ffotografie.

Gennaro: A chi ce lata fa? O rubinetto?

Leo: No, a Alfons! Uh, che st ddicenno? Ehm s, s, aggia fotograf o rubinetto.

Gennaro: E a che ve serve?

Leo: Pe pigli e misure!

Gennaro: Ma che state ristrutturanno, o stadio San Paolo? Jamme inta cucina, ja!

I due vanno a sinistra.

7. [Vincenzo e Carmela. Poi Rosalia e Gennaro]

Dallingresso (al centro) entrano Carmela e Vincenzo con valigione enorme.

Vincenzo: Carm, questa lultima volta che veniamo qua, perch secondo il mio orologio,

mancano dieci minuti alle diciannove, dunque allo scadere del tempo massimo.

(Posa la valigia a terra) Stavolta ce la faremo. Qui in valigia ci sono duecento

miliardi. (Nota Carmela silenziosa) Carmela, ma nel tragitto per giungere fin

qui, non hai detto una parola. Non ti vedo pi cos motivata, convinta...

Carmela: Chi, io? No, ma che dici?

Vincenzo: Non mentire. Prima eri tu che mi davi pressione, ora invece tieni gli occhi gi.

Carmela: Beh, Vinc, forse come dici tu. La verit? Mi sento un pochino confusa.

Vincenzo: Confusa dalle parole di quei due?

Carmela: No, dallamore che hanno per quel figlio che gli ha regalato il destino. Forse io e

te non riusciremmo a darglielo in egual misura.

Vincenzo: Cosa sentono le mie orecchie? Cosa vedono i miei occhi? Eravamo in due per la

stessa causa e ora son rimasto solo. Bene! Se vuoi, ti dispenso dallandare fino

in fondo. Ma io non mi fermo. (Chiama) Don Gennaro, donna Rosalia, ci siete?

I due accorrono (lui da sinistra, lei da destra).

Gennaro: Ch stato?

Rosalia: Ch succieso?

Gennaro: Ancora vuje? Ma chaspettate, che chiammame a polizia?

Vincenzo: Un momento, ascoltate. In quella valigia ci sono duecento miliardi in contanti.

Gennaro: Oh, cresciuta a valiggia! E crisciuta pure a cifra che ce vonno da!

Rosalia: E gi. Ma io nun ce llaggio tanto cu don Vincenzo: quello accecato dai soldi

del testamento. Ma cu a signora Carmela, s. Chella putesse essere na mamma.

Vincenzo: E infatti non lo , ma lo sar.

Gennaro: E adottatevi un bambino. Oppure fatelo voi, che potete farlo.

Vincenzo: Signori, non provate a convincere mia moglie, non un atteggiamento dignitoso.

Carmela: No, non mi hanno convinta loro. Vinc, mi sono convinta da sola. Fra tre minuti,

alle diciannove esatte, scade il termine, e finalmente questa sotria finir.

Vincenzo: (Stupito) Cosa dici? Ma non vero. Non esiste alcun termine.

Carmela: Ah, s? E allora sediamoci e prendiamo un bel caff. Tanto, che fretta c?

Vincenzo: Carm, sei una traditrice.

Rosalia: Avete visto? Siete rimasto solo. Vi ha abbandonato addirittura vostra moglie.

Gennaro: On Vici, cu e sorde putte accatt: palazze, machine, o biglietto po tiatro

Ma ati ccose nun saccttene, pecch nun ce sta prezzo. A proposito (Guarda

lorario) Mancano dieci secondi alle diciannove... sette... sei... cinque...

E cominciano a contare pure Rosalia e Carmela.

I tre: Quattro... tre... due... uno...

Gennaro: Sono le diciannove precise, precise.

Rosalia: Signora Carmela, mi pare che il testamento da questo momento non vale pi.

Carmela: Esattamente. E neanche il contratto.

Vincenzo osserva i tre ribelli. Poi, senza dire niente, va via. Carmela si scusa.

Signori Primiera, io vi chiedo perdono. Vedete, nella vita c sempre tanto da

imparare. Ed io sono stata fortunata, perch vi ho conosciuta ed ho imparato.

Stringe la mano ai due. Si avvia, poi si ferma sulla porta e dice unultima cosa.

Ah, dimenticavo: date un bacio da parte mia ad Alfonso.

E va via. Gennaro e Rosalia sono raggianti.

Rosalia: Genn, he visto? M nun ce avmma dicere cchi niente a Alfonso.

Gennaro: He raggione, Rosal. Sar tutto come era prima. Anzi, ho unidea: andiamocene

a festeggiare solo io e te.

Rosalia: E sia cos. Per meglio che ce muvmme, o si no a nappoco vene Assuntina.

Gennaro: Pe carit. Nun a voglio ved, a chella, o si no mena jastemme tuorno tuorno e

ce coglie pure a nuje. (Infila la giacca che sta sullappendibiti) Tu si pronta?

Rosalia: Maggia mettere sulo e scarpe. (Corre a metterle, a destra).

Gennaro: Rosal, e fa ambresso... Rosal, e muvete... Rosal, te si misa sti scarpe?

Torna Rosalia.

Rosalia: S, so pronta. Genn, pe nu poco e tiempo nun voglio ved cchi a nisciuno!

Gennaro: A chi o ddice?!

E fuggono via di casa.

Scena Ultima. [Leo, Assunta, Valentina, Giovanni, Alfonso e Lucia]

Torna Leo dalla cucina (a sinistra).

Leo: Ma o pato e Alfonso che fine ha fatto? Io aggio lassato a chiave inglese into

bagno. M ma piglio io. Per me stongo appassionnno a ffa stu lavoro!

E va a destra. Poco dopo, dallingresso (al centro), arriva Assunta. E delusa.

Assunta: Emb, cu mio marito perdo sulo o tiempo. Biata a Rosalia che nun passa e

guaje mie. E penz cha Gennaro mo steve piglinno io primma e essa.

Siede sul divanetto, trova il giornale di Leo e legge. Da destra torna Valentina.

Valentina: Ah, llaggio fatto fesso a Giuanne. Lho lasciato fuori alla veranda legato e

imbavagliato. M vedimme nu poco a do hanna asc sti sorde.

Assunta, leggendo, si mette a fare delle considerazioni ad alta voce.

Assunta: Uh, guardate a Alfonso, lhanne fotografato cu sta mala crestiana. Chillo

innocente, io o ssaccio! Valentina Guarra. Tene o nomme e na prostituta!

Valentina: (Le si avvicina e la guarda male) Overamente ...!

Assunta: (Alza la testa e le parla) Dcite a verit, sign. Guardate cu lluocchie vuoste.

Sign, per aggia dicere a verit? Siete un poco poco tale e quale a questa!

Valentina: E un caso.

Assunta: E sentite cc, sign. Ecco in anteprima la foto della nuova fiamma di Alfonso

Primiera: Assunta! Se chiamma pure comma me, sta puzzulente! Ma fama

ved nu poco. (Apre la pagina) Ah, a vi ccanno, sta faccia e scigna!

Valentina: Avite raggione, sign!

Assunta: (Poi guarda bene la foto e si sorprende) Uh... ma chesta songhio! Uh, mamma

mia, e che scuorno! Mhanne scagnata pe lamante e Alfonso. Che scandalo!

E intanto, da destra, torna Giovanni che si liberato.

Giovanni: Add sta? Add sta? Ah, tu staje lloco? (E si avvicina a Valentina)

Assunta: (Si alza in piedi) Uh, ci, Giu...

Giovanni: Ci, a zia. Nh, Valent... Valentina, tu te ne devi andare, hai capito?

Assunta: Valentina? Cio, sta signurina fosse sta cosa quequera da fotografia?

Valentina: Ah, e m lavte capito? E quanta male parole mite ditto. Emb, sign, io nun

ve mette e mmane ncuollo pecch tenite net!

Assunta: Ah, s? Ah, s?

Giovanni: Ah, Valent, e m so guaje de tuoje!

Assunta: Nun he fa bene, tha da tutto cose malamente, the fa vecchia comma me!

Valentina: Sign!

Giovanni: Valent, inutile che prutiste. Tanto, ormai, a jastemma te lha mannata!

Assunta: E invece no. Ho perso i miei poteri! In questo periodo sono in crisi, perch non

riesco pi a trovare il mio grande amore, il mio ultimo fiammo! Il mio Leo!

Da destra torna Leo. E sconvolto.

Leo: Uh, mamma mia! E scuppiato o gabinetto, se sta allaganno tutta a casa!

Assunta: (Nota Leo e torna felice) Leo, amore mio! (Va da lui, gli prende il braccio)

Leo: (Disperato) Mar, ce mancava sulo chesta!

Assunta: Non ti lascer mai pi!

Leo: Ah, s? O terremoto! (Avendola distratta, si libera da lei) Sc, nun o vero!

E scappa via di casa.

Assunta: Ammore mio, taggia schiatt inte braccia mie!

Lo insegue.

Valentina: Scusa, ma che ci fa tua zia appresso a quellindividuo?

Giovanni: E che ne so? Le piace cos tanto quellidraulico...

Valentina: Idraulico? Quello Leo Misto, giornalista di un famoso giornale scandalistico.

E quello che ci ha fotografati a me e a Alfonso insieme.

Giovanni: Guarde, guarde... m cho ssape Alfonso...!

Frattanto, da sinistra, tornano Alfonso (con la valigia in mano) e Lucia.

Alfonso: Ah, finalmente si torna a casa. (E posa la valigia a terra)

Giovanni: (Terrorizzato) Uh, mamma mia, Alfonso cu Lucia!

Valentina: Ah, finalmente! (Si avvicina ai due) Adesso, caro Alfonso, facciamo i conti...

Giovanni: Valentina, vieni qua. A cuccia! (La afferra per un braccio per mantenerla)

Lucia: Cosa? Valentina? Ma allora tu saresti la top model Valentina Guarra?

Valentina: S, sono io, e sar anche la protagonista femminile del film Luomo di Imelda.

Alfonso: Che cosa?

Valentina: S, caro Alfonso. Tu, il film, lo fai con me.

Lucia: Alf, non ti permettere di fare un film con questa.

Alfonso: Nh, ma chi o vo fa? Anzi, Giu, dici a Raffaele che si cerca un altro uomo

di Imelda! Tanto, in giro, di uomini di Imelda, ce ne stanne quante ne vo isso!

Valentina: Uh, e m palamme e cose cchi importante. Alf, damme stu milione!

Lucia: Ma che vvo, chesta?

Alfonso: Luc, nun a da retta! Chella una pazza.

Lucia: E m a faccio a pazza!

Afferra Valentina per un braccio e se la porta a sinistra in cucina.

Alfonso: No, Lucia!

Giovanni ed Alfonso le ricorrono. Poco dopo si sente baccano e delle grida.

Lucia: Taggia accidere...!

Valentina: No, io a te...!

Esce Giovanni che porta via per un braccio Valentina (spettinata e indolenzita).

Giovanni: E m viene cc, tu.

Valentina: Le ho dato quello che si meritava. He fatto buono che me lhe levata a sotto.

Giovanni: Valent, stattu zitta, pecch taggio levata io a sotto a essa!

Valentina: Intanto m chi me dda e sorde a me?

Giovanni: (M me votto!). Ehm... Valentina, per caso stasera hai da fare?

Valentina: No, perch?

Giovanni: Perch, volendo, dopo la trasmissione... ti posso portare fuori a cena.

Valentina: Saje che te dico? Ma che me ne mporta do milione? Te servsse na valletta?

Giovanni: S, buona idea. Accuss a chella malata de ggiostre, a votto fora a cavice!

Valentina: Bravo, fammi fare tanta carriera alla televisione! Che bello!

Escono di casa sottobraccio. Poco dopo tornano Alfonso con la valigia e Lucia.

Alfonso: Luc... Lucia, allora mi perdoni?

Lucia: Sei tu che devi perdonarmi. Ti ho accusato ingiustamente. Ma tu sei innocente.

Alfonso: Finalmente lhe capito. E che c vuluto! E adesso dobbiamo ricominciare...

Anzi, no, dobbiamo continuare, prendendoci la vita... comme vene, vene! E

m famme pigli a valiggia. Si torna a casa! (Va a prenderla ma non ce la fa

ad alzarla) Ma che ce sta o marmo cc ddinto?

Lucia: Aspetta, fammi fare a me. (La alza lei)

Alfonso: Uh anema, Luc, tiene sta forza?!

I due si mettono sottobraccio e si avviano alluscita, quando squilla il telefono.

Luc, solo un momento. (Risponde) Pronto! Chi ? A chi volete? Siete il signor

Macellaro? (Felice) Avte scannato o signor Piecoro? Al! (Riaggancia)

Lucia: Alf, ma chi ?

Alfonso: Niente... un amico!

Si mettono sottobraccio e escono.

FINE DELLA COMMEDIA

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