L’altro figlio

LALTRO FIGLIO

 


1923

Dramma in un atto

di Luigi Pirandello

Arnoldo Mondadori Editore - Milano

1960

PERSONAGGI:

Maragrazia

Ninfarosa

Rocco Trupia

Un giovane medico

Jaco Spina

Tino Ligreci.

LE COMARI DEL VICINATO:

La gialluzza

La Z'a Marassunta

La 'gna Tuzza

La Dia

La Marinese.

In Sicilia, nei primi anni del 1900.

Le ultime casupole del villaggio di Frnia in Sicilia, alla svoltata d'una lugubre stradetta che si perde nei campi. Le casupole cretose, tutte a terreno, staccate l'una dall'altra, con l'orto dietro, pigliano luce dalle vecchie porte stinte e imporrite, con un logoro scalino d'invito davanti a ciascuna. A sinistra, dirimpetto, fa corpo soltanto la casa di Ninfarosa, un poco meno vecchia e misera delle altre.

Al levarsi della tela, La Gialluzza, donnetta magra, sui trent'anni, coi capelli gi biondi, ora stopposi, a crocchia. La Z'a Marassunta, vecchia sulla sessantina, vestita d'un abito da lutto, scolorito, di tela bambagina, e col fazzoletto nero in capo, annodato sotto il mento; La 'gna Tuzza La Dia, sui quaranta, sempre con gli occhi a terra e la voce a lamento; La Marinese, rossa di pelo e sgargiante, seggono tutt'e quattro davanti alle porte delle loro casupole, e chi rattoppa panni, chi sceglie legumi, chi fa la calza, e insomma, tutte occupate in qualche lavoro, conversano era loro. Jaco Spina, vecchio contadino con la berretta nera a calza in capo e in maniche di camicia, steso a pancia all'aria, appoggiata la testa a una bardella d'asino, se ne sta ad ascoltare in fondo alla viuzza, fumando la pipa. Qualche ragazzo, nero, cotto dal sole, ruzza qua e l.

La Gialluzza. E alla calata del sole, quest'altra partenza !

La 'gna Tuzza (con la voce a lamento). Con la buona ventura, poverelli!

La Marinese. Dicono che ne partiranno pi di venti!

Verr a questo punto di tra le casupole a destra Tino Ligreci, giovane contadino che ha finito da poco di fare il soldato: aria spavalda, calzoni a campana e berretto a barca sulle ventitr.

Tino (rivolgendosi alla Z'a Marassunta). Buona sera, Z'a Marass. Mi sa dire se il dottore passato di qua? So che doveva andare da Rocco Trupa, alla casa della Colonna.

Z'a Marassunta. No, figlio; di qua non passato. Io, almeno, non l'ho visto passare.

La Marinese. E neppure nojaltre. Ma perch, chi sta male?

Tino. Nessuno, per grazia di Dio. Gli volevo raccomandare mia madre.

Esita un poco, guardando le vicine, e poi dice afflitto:

E anche a voi, di darle un occhio, ogni tanto: resta sola, meschinella.

Sar intanto venuta, da dietro la casa di Ninfarosa, Maragrazia. Ha pi di settanta anni; il viso, come un fitto reticcio di rughe: gli occhi dalle palpebre rovesciate, insanguati dal continuo piangere. I pochi capelli, aridi, spartiti sul capo, le pendono in due nodicini sugli orecchi. Pare un mucchio di cenci; cenci unti e grevi, sempre gli stessi,d'estate e d'inverno, strappati e sbrindellati; senza pi colore e impregnati di tutto il sudicio delle strade. Ai piedi, logore scarpacce sformate e calze turchine, di cotone grosso.

La Marinese (a Tino). Voi dunque partite?

Tino. Stasera, con la carovana. Ma non per San Paolo, come gli altri. Vado a Rosario di Santa F, io.

Maragrazia (alle sue spalle). Parti anche tu?

Tino. Parto, s, parto per non vedervi pi e non sentirvi pi piangere, vecchiaccia stolida!

Maragrazia (guardandolo fisso negli occhi). Per Rosario, hai detto, per Rosario di Santa F?

Tino. Per Rosario, per Rosario. Perch mi guardate cos? Vorreste cavarmi gli occhi?

Maragrazia. No, bello, te l'invidio! perch tu, allora, li vedrai...

Ha un urto di pianto, muto; le trema il mento.

Figliucci miei! Sono l tutti e due. Di' loro come m'hai lasciata; che non mi troveranno pi, se tardano ancora a ritornare.

Tino. Ma s, contateci! Appena sbarcato. Laggi si fa presto: chiama e rispondi! Lasciatemi andare adesso a cercare il dottore.

Maragrazia (trattenendolo per un braccio). Aspetta. Se ti d una letterina per loro, la porterai?

Tino. Datemela!

Maragrazia. Non l'ho ancora. Me la faccio scrivere subito da Ninfarosa, e te la porter a casa, eh?

Tino. Sta bene, portatemela. E intanto, buon giorno a tutte. E se non dovessimo rivederci pi,

si commove:

Z'a Marass, mi benedica!

Z'a Marassunta (alzandosi e facendogli il segno della croce sul capo). Tutto buono e benedetto, figlio! E per mare e per terra il Signore t'accompagni!

Tino (alle altre, col sorriso di chi non vuoi parere commosso). E saluto anche vojaltre, allora!

Porger la mano a tutt'e tre.

La 'gna Tuzza. Buon viaggio, Tin.

La Marinese. E buona fortuna! E ricordatevi di noi!

La Gialluzza. E ritornate presto e in salute e con un sacco tanto cosi di denari!

Tino. Grazie, grazie. Salute prosperit a chi resta!

Via, per la sinistra.

Z'a Marassunta. E lascia la mamma, appena tornato da soldato!

La 'gna Tuzza. La raccomanda agli altri!

Maragrazia (dopo averlo seguito con gli occhi, voltandosi alle vicine). C' Ninfarosa?

La Gialluzza. C'. Bussate.

La voce di Ninfarosa (dall'interno). Chi mi vuole?

Maragrazia. Io, Maragrazia.

La voce di Ninfarosa. Eccomi, vengo.

Maragrazia si caler pian piano a sedere sullo scalino davanti alla porta di Ninfarosa e, l seduta, ascoltando la conversazione delle vicine, tentenner il capo e pianger.

La Gialluzza. Anche Saro Scoma m'hanno detto che parte, e lascia la moglie con tre creature!

La 'gna Tuzza (con la solita voce a lamento). E una quarta per via!

La Marinese (non potendone pi). Ges, con codesta voce! Che urto di nervi, comare mia! Date proprio allo stomaco! Tre e una quattro: se le hanno fatte, segno che ci hanno provato il loro gusto e il loro piacere; e ora, pazienza; lo piangano!

Jaco Spina (rizzandosi sulla vita e posandosi le grosse mani raccolte sul petto). S'io fossi re,

e sputer,

s'io fossi re, nemmeno una lettera ma no! Che dico una lettera? nemmeno un semplice saluto farei pi arrivare a Frnia da laggi!

La Gialluzza. Bravo zi' Jaco Spina; e come farebbero qua le povere mamme, le spose, senza notizie e senz'ajuto?

Jaco Spina. S! Ne mandano assai!

E sputer di nuovo.

Le madri a far le serve, e le spose vanno a male! Su certe case le corna le vedo crescere fino ai sette cieli! Vorrei sapere perch, il male che trovano laggi non lo dicono nelle loro lettere. Solo il bene dicono. E ogni lettera che arriva qua per questi ragazzacci ignoranti come la chioccia: pio, pio, pio se li chiama e porta via tutti quanti! Non c' pi braccia a Frnia n per zappare n per mietere n per potare. Vecchi, femmine e bambini. E ho la terra, e me la vedo patire.

Mostrer le braccia.

Con un pajo solo, che posso fare? E ne partono ancora, ne partono! Pioggia in faccia e vento alle spalle, dico io: si rompano il collo, maledetti!

A questo punto verr fuori Ninfarosa. Bruna e colorita, dagli occhi neri e sfavillanti, dalle labbra accese, da tutto il corpo svelto e solido, spirer un'allegra fierezza. Sul petto colmo un gran fazzoletto di cotone rosso a lune gialle; agli orecchi due grossi cerchi d'oro.

Ninfarosa. Che c' predica oggi? Ah, voi zio Jaco Spina? meglio, zio Jaco, se restiamo a Frnia noi soli! Solit, santit. La zapperemo noi donne la terra!

Jaco Spina. Voi donne per una cosa sola siete buone.

Ninfarosa. Per che cosa, zio Jaco? Dite forte.

Jaco Spina. Piangere, e un'altra cosa.

Ninfarosa. E dunque per due! Allegramente! Io non piango per, vedete?

Jaco Spina. Eh, lo so, figlia! Neppure quando ti mor il primo marito!

Ninfarosa. Gi, ma se morivo prima io, zio Jaco, non avrebbe ripreso moglie, lui? Dunque!

Indicando Maragrazia.

Vedete chi piange qua per tutti!

Jaco Spina. Questo dipende perch la vecchia ha acqua da buttare e la butta anche dagli occhi.

Cos dicendo, si alzer, raccoglier la bardella e se ne andr di tra una casupola e l'altra.

Maragrazia. Due figli ho perduti, belli come il sole, e volete che non pianga?

Ninfarosa. Belli davvero, oh! E da piangerli! Nuotano nell'abbondanza laggi, e vi lasciano morire qua, mendica!

Maragrazia (alzando le spalle). Figli; come possono capirla la pena della mamma?

Ninfarosa. E io non so poi, che tante lagrime e tanta pena, quando voi stessa, a quel che dicono, li faceste scappar via per disperati.

Maragrazia (dandosi un pugno sul petto e sorgendo in piedi, trasecolata). Io? Io? E chi ha potuto dirlo e

Ninfarosa. Chi sia, l'ha detto.

Maragrazia. Infamit! Io e i figli miei? Io che...

Z'a Marassunta. E lasciatela perdere!

La Marinese. Non vedete che scherza?

Ninfarosa. Scherzo, scherzo, calmatevi; e ditemi che volete da me; avete bussato.

Maragrazia. Ah, s: la solita carit; se vuoi farmela.

Ninfarosa. Ancora una lettera?

Maragrazia. Se vuoi! La porto a Tino Ligreci che parte stasera per Rosario di Santa F.

Ninfarosa. Ah, parte anche Tino? Buon viaggio anche a lui allora! Presto per, mi raccomando: sto cucendo; mi manca il filo per la macchina e debbo andare a comprarlo.

Maragrazia. S, senti: dovresti scrivere del casalino, come ti dissi l'altra volta.

Ninfarosa. Di quei quattro muretti l, di creta e canna?

Maragrazia. S; ci ho ripensato tutta stanotte. Senti: Cari figli! Voi ve li ricordate certo questi quattro muretti ancora in piedi. Bene. La vostra mamma disposta a farvene donazione in vita, se voi ritornate presto presto a lei .

Ninfarosa. Uh, voleranno certo, figuriamoci; se vero che sono gi ricchi! Ma la paura mia che, col vento della corsa, lo faranno crollare, il casalino, prima di prenderne possesso. Capite?

Maragrazia. Eh, figlia: vale pi una pietruzza in patria, che tutto un regno fuorivia! Scrivi, scrivi.

E le porger il foglietto da lettere, da un soldo, con la busta dentro, che si sar tratto intanto dal seno.

Ninfarosa. Date qua. Rimanete a sedere l

indicher lo scalino:

per piacere: entrando, mi sporchereste tutta la stanza.

Entrer, col foglietto in mano, nella stanza.

Maragrazia (rimettendosi a sedere). S, hai ragione; rimango qua. Tu hai la casa pulita, tu. Io vado per le campagne. Mi cercherete un giorno, e mi troverete, l in quel casalino, mangiata dai topi.

La voce di Ninfarosa (dall'interno). Ho gi scritto del casalino. Che altro volete che aggiunga?

Maragrazia. Ecco, s, questo: Cari figli! La vostra povera mamma, ora che l'inverno alle porte, trema di freddo. Vogliate farle la carit di mandarle, non dico molto, una carta da dieci lire, per comperarsi...

Ninfarosa (venendo fuori, gi con lo scialle addosso, nell'atto di rimettere dentro la busta il foglietto ripiegato). Gi scritto! Gi scritto! Ecco qua! Tenete!

Le porger la busta.

Maragrazia (stupita e afflitta da quella furia). Ma come? Gi scritto?

Ninfarosa. Tutto, tutto; anche per le dieci lire; state tranquilla! Lasciatemi andare.

Via per la sinistra, tra la prima e la seconda casupola.

Maragrazia (c. s.). Ma come ha fatto a scrivere cos subito, senza neanche sapere che cosa ci voglia comprare con le dieci lire?

La Marinese. Eh, la veste! Gl'el'avrete fatto scrivere una ventina di volte!

Maragrazia rester, non persuasa e perplessa, con la busta in mano. Intanto, dal fondo della stradetta che si perde nei campi, sopravverr il giovane medico.

Il medico (rivolgendosi alla Gialluzza). Scusate, mi sapreste indicare dov' la Casa della Colonna d'un certo Rocco Trupa?

La Gialluzza. E come, signor dottore; viene di lass e non l'ha veduta?

La Marinese. qua all'uscita del paese. Non pu sbagliare: c' un pezzo di colonna antica allo spigolo d'un muro.

Il medico. Ionon ho visto nessuna colonna.

Z'a Marassunta. Ma perch il muro, sissignore, a fianco dello stradone riparato dai fichi d'india; e dallo stradone, chi non la sa, non la vede.

Il medico. Ah, io indietro adesso, a rimangiarmi tutta quella polvere, non torno di sicuro. Fatemi il piacere, qualcuna di voi mandate uno dei vostri ragazzi ad avvertire questo Rocco Trupa che il medico ha da parlargli.

Z'a Marassunta. Per sua zia, forse? Ah poveretta! Sta peggio?

Il medico. N meglio, n peggio. Bisogna che la costringa, se occorre con la forza, a farsi portare in citt, all'ospedale. In casa non si pu curare. Io le ho gi scritto l'istanza per il sindaco.

La Gialluzza (a uno dei ragazzi). Vai, vai tu, Calicchio; su, alla Casa della Colonna, sai? Chiama e fai venire qua lo zio Rocco Trupa. Che il medico ha da parlargli; dirai cosi.

Il ragazzo far cenno di s col capo ed andr via di corsa per la stradetta di fondo.

Il medico. Grazie. Lo manderete allora a casa mia. Io vado.

Far per svoltare la casa di Ninfarosa.

Maragrazia. Scusi, signor dottore, mi vuol fare la carit di leggermi questa letterina?

Z'a Marassunta (subito, per cercar d'impedire che il dottore legga la lettera, a Maragrazia). Ma no! Lasciate andare, che il signor dottore ha fretta!

La Marinese (c. s.al dottore). Non le dia retta, signor dottore!

Il medico. Nient'affatto! Perch no?

A Maragrazia:

Date qua.

Prender la busta, ne trarr fuori il foglietto: far per leggerlo; poi guarder la vecchia come se questa avesse voluto fargli una burla e, mentre le quattro vicine ridono, le domander:

Ma che ?

Maragrazia. Non si legge bene?

Il medico. Che volete che si legga? Non c' scritto nulla!

Maragrazia (sbalordita e indignata). Nulla? Come, nulla?

Il medico. Quattro sgorbi, tirati gi con la penna a zig-zag. Guardate!

Maragrazia. Ah, lo volevo dire io! Non ci ha scritto nulla! Oh, infamaccia! E perch ingannarmi cos?

Il medico (alle vicine che ridono, indignato). Ma chi stato? E che c' da ridere tanto?

Z'a Marassunta. Perch alla fine l'ha scoperto!

La 'gna Tuzza. Ce n' voluto!

La Marinese. Ninfarosa, la sarta, la burla ogni volta cos!

La Gialluzza. Per levarsela d'attorno.

Maragrazia. Ah, per questo, allora, signor dottore, i figli miei non mi rispondono! Non ha scritto mai nulla, neanche nelle altre lettere! Per questo! Non sanno nulla, n del mio stato, n che sto morendo per la pena di non vederli! E io li incolpavo, mentre era qua, quest'infamaccia, che si sempre burlata di me!

Si metter a piangere.

Z'a Marassunta. Ma non per cattiveria, creda, signor dottore!

Il medico (a Maragrazia). Su, su; non vi disperate cosi, adesso! Venite pi tardi a casa mia, che ve la scriver io la lettera per i vostri figli. Andate, andate!

La spinger amorevolmente ad andare.

Maragrazia (sempre piangendo e avviandosi dietro la casa di Ninfarosa). Oh Dio! Come si pu fare un simile tradimento a una povera madre? Oh, che cosa! Che cosa!

via.

Ritorner a questo punto, dalla parte donde prima era uscita, Ninfarosa: vedendo andar via in pianto la vecchia, e le vicine seguirla con gli occhi, tra pentite e mortificate, domander:

Ninfarosa. Se n' forse accorta?

Il medico. Ah, giusto voi!

Ninfarosa. Buon giorno, signor dottore!

Il medico. Ma che buon giorno! Come non vi vergognate di farvi beffe cos d'una povera madre?

Ninfarosa. No, prima di rimproverarmi, mi lasci dire!

Il medico. Ma che volete dire?

Ninfarosa. Che matta, signor dottore: non stia ad affliggersene cos!

Il medico. E che gusto ci potete provare a ingannare una matta?

Ninfarosa. Ma no, signore: nessun gusto: proprio come si fa coi bambini, per contentarli! La pazzia, signor dottore, le entrata nel capo, dopo la partenza di quei due figli per l'America. Non vuole ammettere che essi si siano scordati di lei, com' la verit; e da anni s'ostina a mandar loro lettere e lettere. Io fingo di scrivergliele: cos, due sgorbi sulla carta; quelli che partono, fingono di prendersele per recapitarle; e lei, poveraccia, s'illude. Ah, signor dottore, se dovessimo far come lei, sa che ci sarebbe qua? tutto un mare di pianto; e noi, dentro, affogate. Guardi, anch'io che le parlo: quel bel saltamartino di mio marito, ma sa che coraggio ha avuto? di mandarmi un ritratto di lui e della sua bella di laggi, con le teste cos, accoste accoste, e le mani afferrate permette? mi dia la mano... cos! E ridono, ridono in faccia a chi li guarda: dunque, a me; se me l'hanno mandata! Ma io, la mia guardi mano di sarta, bianca: tante fossette, quante sono le dita! E piglio il mondo com'!

La Gialluzza. Te beata, Ninfar!

Ninfarosa. Beata? una virt che potete avere anche voi. Chi l'ha, gli va tutto bene.

Z'a Marassunta. Eh, tu sei vispa!

Ninfarosa. E voi siete tardive! Ma dite pure di me: tanto, lo sapete, m'entra da un orecchio e m'esce.

Il medico. Avrete da vivere, voi. Mentre quella poveretta, invece...

Ninfarosa. Ma che! Quella? Avrebbe da vivere anche lei, ih! bella seduta e servita in bocca. Se volesse. Non vuole. Lo domandi qua a tutte quante.

Le vicine. S, s! vero! vero!

Ninfarosa. In casa del figlio!

Il medico. Ma come ! Ha un altro figlio?

La Marinese. Sissignore, quel Rocco Trupa appunto, con cui lei vuol parlare.

Il medico. Ah, s! allora sorella di quell'altra matta che non vuol farsi portare all'ospedale?

La Gialluzza. No, cognata, signor dottore.

Ninfarosa. Ma guaj a chi glielo dice! Non vuol sentirne parlare; n del figlio, n dei parenti del figlio dal lato paterno.

Il medico. L'avr forse trattata male, questo figlio!

Ninfarosa. Non credo. Ma eccolo qua Rocco Trupa: pu domandarlo a lui.

Difatti Rocco Trupa sar apparso dal fondo della stradetta, col ragazzo che andato a chiamarlo, e verr avanti col passo pesante dei contadini, curvo sulle gambe larghe, ad arco, e una mano alla schiena. rosso di pelo, pallido, e col viso sparso di lentiggini. Gli occhi cavi gli guizzano a tratti di torvi sguardi sfuggenti. S'appresser al medico, spingendosi un po' indietro sulla fronte la berretta nera, a calza, in segno di saluto.

Rocco. Bacio le mani a vossignoria. Che comandi ha da darmi?

Il medico. Vi volevo dire di vostra zia.

Rocco. Di portarla all'ospedale? Vossignoria non ci pensi e la lasci morire quieta nel suo letto.

Il medico. Al solito, come a tutti, vi sembra un disonore condurla a guarire all'ospedale.

Rocco(agitando le mani congiunte). Ma che guarire, padrone mio! I poveri all'ospedale non guariscono. E morrebbe disperata, senza pi il conforto della sua roba attorno. N lei ci andrebbe, n io ce la porterei, neppure se mi dessero cent'onze. M'ha fatto da madre, quella zia, si figuri!

Il medico. A proposito di vostra madre...

Rocco (troncando fosco). Signor dottore, ha da darmi altri comandi? Sono pronto a servirla. Ma se vossignoria mi vuol parlare di mia madre, le chiedo licenza: me ne torno al lavoro.

Far per avviarsi.

Il medico (trattenendolo). Aspettate! So che non manca per voi!

Rocco (di scatto). Vuol venire a casa mia, qua, a due passi? Casa da poverelli; ma se fa il medico, chi sa quant'altre ne avr vedute. Le vorrei mostrare il letto pronto sempre per quella... buona vecchia; mia madre; non posso chiamarla altrimenti! Pu domandare a queste buone vicine se non vero che, sempre, a mia moglie e ai miei figli, ho comandato di rispettare quella vecchia come la Madonna sull'altare

accenner, cos dicendo, il segno della Croce, e aggiunger piano:

che neanche son degno di nominarla. Vorrei sapere che cosa le ho fatto, a questa madre, perch debba svergognarmi cosi davanti a tutto il paese! Sono cresciuto, fin dalla nascita, coi parenti di mio padre; perch lei nemmeno il primo colostro per sfogo del suo petto mi volle dare; eppure, sempre come mamma l'ho considerata; e quando dico mamma, io, per me

si strappa improvvisamente dal capo la berretta e s'inginocchia:

ecco come intendo, signor dottore! perch per me la mamma santa!

si rialza:

Appena quei suoi figliacci partirono per l'America, corsi subito da lei per portarmela a casa, dove sarebbe stata la padrona mia e di tutti. Nossignori. Deve far la mendica per il paese, deve dar questo spettacolo alla gente e quest'onta a me! Signor dottore, le giuro che se qualcuno di quei suoi figliacci torna a Farnia, io l'ammazzo per quest'onta e per tutto il veleno che da quattordici anni sto ingozzando per loro; lo ammazzo, com' vero che sto parlando con lei in presenza di queste buone donne e di questi innocenti!

Alterato in viso e con gli occhi iniettati di sangue, si forbir la bocca schiumosa col braccio.

Il medico. Eh, ma ecco perch vostra madre non vuol venirsene a stare con voi! per codesto odio che avete verso i vostri fratelli!

Rocco. Odio? io? Ora s, odio; ma quand'erano qua, prima dei miei stessi figli mi stavano nel cuore e li rispettavo come fratelli maggiori; mentre loro, al contrario, due Caini per me. Non lavoravano, e lavoravo io per tutti; venivano a dirmi che non avevano da cucinare la sera; che la mamma se ne sarebbe andata a letto digiuna, e io davo; s'ubriacavano, scialacquavano con le donnacce, e io davo; quando partirono per l'America, mi svenai per loro: glielo possono dire tutti in paese.

Le vicine. vero! vero, poveretto!

Il pane di bocca si lev per darlo a loro!

Il medico. E allora perch?

Rocco (con un ghigno). Perch? Perch mia madre dice che non sono suo figlio!

Il medico (stupito). Come, non siete suo figlio?

Rocco. Signor dottore, se lo faccia spiegare dalle donne qua. Io non ho tempo da perdere: gli uomini mi aspettano di l con le mule cariche di concime. Debbo lavorare e guardi mi sono tutto rimescolato. Bacio le mani.

E se n'andr, come era venuto, curvo, con le gambe ad arco, e una mano alla schiena, per la stradetta infondo.

Ninfarosa. Ha ragione, pover'uomo! Brutto, sempre ingrugnato, pare dagli occhi che debba avere tanto cattivo dentro, e non vero!

La 'gna Tuzza. Lavoratore, poi!

La Marinese. Ah, per questo; lavoro, moglie e figliuoli; non conosce altro. E non apre mai bocca con nessuno.

La Gialluzza. Ha in affitto, l alla Casa della Colonna, una bella chiusa che gli rende bene.

Z'a Marassunta. Potrebbe stare davvero come una regina quella vecchia matta! Ma eccola qua che torna piangendo.

Maragrazia ricomparir da dietro la casa di Ninfarosa, con un altro foglietto da lettere in mano.

Maragrazia. Hocomperato la carta per la lettera, se vossignoria me la vuol fare.

Il medico. S, ve la far; ma ho parlato intanto con vostro figlio. Dite un po': perch m'avete nascosto che ne avevate qua un altro?

Maragrazia (con terrore). No, no, per carit, non me ne parli! non me ne parli; sudo freddo, signor dottore, se lei mi parla di questo figlio! Non me ne parli!

Il medico. Ma perch? Che v'ha fatto? Dite su!

Maragrazia. Niente, m'ha fatto. Niente, signor dottore; ah, questo debbo dirlo, in coscienza: mai niente!

Ninfarosa (che sar andata a prendere una seggiola, porgendola al medico). Ecco, intanto, segga, signor dottore; sar stanco, di stare in piedi.

Il medico (sedendo). Ah, s, grazie: sono stanco davvero.

A Maragrazia:

Dunque? Se non v'ha fatto niente...

Maragrazia. Tremo tutta, mi vede? Non posso proprio parlarne: perch quello, signor dottore, non figlio mio!

Il medico. Ma come non ? che dite? siete stolida o matta davvero? Non l'avete fatto voi?

Maragrazia. Sissignore, io. E sono stolida, forse. Matta, no. Dio volesse! non penerei pi tanto. Ma certe cose vossignoria non pu saperle, perch ancora ragazzo. Io ho i capelli bianchi; sto a penare da tanto tempo, io; e ne ho viste! Cose ho viste, che lei non si pu neanche immaginare!

Il medico. Che avete visto, insomma? parlate.

Maragrazia. Lei avr letto forse nei libri, che tanti e tant'anni fa, citt e campagne si ribellarono a ogni legge degli uomini e di Dio!

Il medico. Volete dire al tempo della rivoluzione?

Maragrazia. Allora, sissignore. Furono aperte, signorino mio, tutte le carceri di tutti i paesi. E si figuri che ira di Dio si scaten da per tutto! I peggiori ladri, i peggiori assassini; bestie selvagge, sanguinarie, arrabbiate da tanti anni di catena! Tra gli altri, uno: un certo Cola Camizzi. Il pi feroce di tutti. Capo brigante. Ammazzava le povere creature di Dio, cos, per piacere, come fossero mosche; per provare la polvere diceva per vedere se la carabina era parata bene. Costui si butt in campagna, dalle nostre parti. Pass per Frnia. S'era gi formata una banda di contadini; ma non era contento; ne voleva altri; e uccideva tutti quelli che non volevano seguirlo. Io ero maritata da pochi anni e avevo gi quei due figliuoli che ora sono laggi in America, sangue mio! Stavamo nelle terre del Pozzetto, che mio marito, sant'anima, teneva a mezzadria. Cola Camizzi pass di l e si trascin via anche lui, mio marito, a viva forza. Due giorni dopo, me lo vidi ritornare come un morto; non pareva pi lui; non poteva parlare; con gli occhi pieni di quello che aveva veduto; e si nascondeva le mani, poveretto, per il ribrezzo di ci che era stato costretto a fare. Ah, signorino mio, mi si volt il cuore in petto, come me lo vidi davanti cos! Nino mio, che hai fatto? gli gridai, (sant'anima!) Non poteva parlare. Te ne sei scappato E se ora ti riafferrano? T'ammazzeranno! Il cuore, il cuore mi parlava. Ma egli zitto seduto vicino al fuoco; sempre con le mani nascoste, cosi, sotto la giacca; gli occhi che guardavano e non vedevano; disse soltanto: Meglio morto! Non disse altro. Stette tre giorni nascosto; al quarto usc. Eravamo poverelli; bisognava che lavorasse. Usc per lavorare. Venne la sera. Non torn. Aspettai, aspettai. Ah Dio! Ma gi lo sapevo: me l'ero immaginato! Pure pensavo: Chi sa, forse non l'hanno ammazzato; forse se lo sono soltanto ripreso! Venni a sapere, dopo sei giorni, che Cola Camizzi si trovava con la sua banda nel fondo di Montelusa, ch'era dei Padri Liguorini, scappati via. Ci andai, come una pazza. C'erano, dal Pozzetto, pi di sei miglia di strada. Era una giornata di vento, signorino mio, come non ne ho pi viste in vita mia. Si vede il vento?Eppure quel giorno si vedeva! Pareva che tutte le anime degli assassinati gridassero vendetta agli uomini e a Dio. Mi misi in quel vento, tutta strappata com'ero, ed esso mi port: gridavo pi di lui! Volai. Ci avr messo appena un'ora ad arrivare al convento, che stava lass, lass, tra tante pioppe nere. C'era, allato al convento, un gran cortile, murato. Vi s'entrava per una porticina piccola piccola, mezzo nascosta ricordo ancora da un ceppo di capperi radicato su, nel muro. Presi una pietra, per bussare pi forte. Bussai, bussai; non mi volevano aprire. Ma tanto bussai, che finalmente mi aprirono. Ah, che vidi! In mano... in mano... quegli assassini...

Come soffocata dall'orrore, le mancher la voce per proseguire; lever una mano e la agiter come se volesse lanciare una cosa.

Il medico (allibito). Ebbene?

Maragrazia. Giocavano... l, in quel cortile... alle bocce... ma con teste d'uomini... nere, piene di terra... le tenevano acciuffate per i capelli... e, una, quella di mio marito, la teneva lui, Cola Camizzi, e me la mostr.

Getta un formidabile grido, e si nasconde la faccia.

Ne tremarono tutti, quegli assassini; tanto che, come Cola Camizzi mi mise le mani alla gola per farmi tacere, uno di loro gli salt addosso, furioso; e allora, quattro, cinque, dieci, prendendo ardire da quello, gli s'avventarono addosso, se lo presero in mezzo, come tanti cani. Erano sazi; stanchi anche loro della tirannia feroce di quel mostro; ed ebbi la soddisfazione di vederlo scannato l, sotto i miei occhi, dai suoi stessi compagni!

Le vicine (a una voce, tutte). Bene! Bene! Scannato!

Assassino!

Laccio di forca!

La vendetta di Dio!

Il medico (dopo una pausa). Ma questo vostro figlio?

Maragrazia. Aspetti. Quello che prima si ribell; quello che prese le mie difese, si chiamava Marco Trupa.

Il medico. Ah! Dunque, questo Rocco...

Maragrazia. Suofiglio. Ma pensi, signor dottore, se io potevo esser la moglie di quell'uomo, dopo quanto avevo visto! Mi prese per forza; mi tenne legata tre mesi, imbavagliata, perch gridavo; appena mi s'accostava, lo mordevo. Dopo tre mesi, la giustizia venne a scovarlo, e lo richiuse in galera, dove mor poco dopo. Ma mi lasci madre. Le giuro che mi sarei strappata le viscere per non mettere al mondo questo figlio! Sentivo che non me lo sarei potuto vedere tra le braccia. Al solo pensiero che avrei dovuto attaccarmelo al petto, gridavo come una pazza. Fui per morire. Mia madre, sant'anima, non me lo fece neanche vedere: lo portarono via dai parenti di lui, che lo allevarono. Ora, non le pare, signor dottore, ch'io possa dire davvero che non figlio mio?

Il medico. Gi; ma che colpa ne ha lui?

Maragrazia. Nessuna! E quando mai, difatti, le mie labbra hanno detto male di lui? Mai, signor dottore! Anzi... Ma che posso farci, se appena lo vedo, anche da lontano, sono tutt'un tremito? tal quale suo padre, finanche nella voce! Non sono io: il sangue si ribella!

Gli mostra timidamente il foglietto.

Se vossignoria mi volesse far la carit che m'ha promessa...

Il medico (alzandosi). Ah, s. Venite, venite con me, a casa mia.

Z'a Marassunta. Giovasse, poveretta!

Maragrazia (subito, aggressiva). Giover, giover! Perch per causa sua

indica Ninfarosa:

i figliolini miei non sono ancora ritornati!

Il medico. Su, su,andiamo!

Maragrazia (subito). Eccomi, sissignore! Una bella lettera, lunga, lunga...

E mettendosi a seguire il medico, con le mani giunte, come pregando:

Cari figli: La mammuccia vostra...

T E L A

    Questo copione è stato visto: