Luigi Pirandello

Luigi Pirandello

Liol

Personaggi:

Liol

Zia Croce

Ciuzza

Luzza

Nela

Gesa

Zio Simone

Carmin La Moscardina

Mita

Tinino

Calicchio

Pallino

Zia Ninfa

Tuzza


Atto Primo

Tettoja tra la casa colonica e il magazzino, la stalla e il palmento della zia Croce Azzara. In fondo, campagna con ceppi dichidindia, mandorli e olivi saraceni. Sul lato destro, sotto la tettoja, la porta della casa colonica, un rozzo sedile di pietra e poi il forno monumentale. Sul lato sinistro, la porta del magazzino, lanestra del palmento e unaltranestra ferrata. Anelli a muro per legarvi le bestie. E di settembre, e si schiacciano le mandorle.
Su due panche ad angolo stanno sedute Tuzza, Mita, comare Gesa, Crmina la Moscardina, Luzza, Ciuzza e Nela. Schiacciano, picchiando con una pietra la mandorla su unaltra pietra che tengono sul ginocchio. Zio Simone le sorveglia, seduto su un grosso cofano capovolto. La zia Croce va e viene. Per terra, sacchi, ceste, cofani e gusciaglia. Al levarsi della tela le donne, schiacciando, cantano la Passione.

E Maria dietro le porte
nel sentir le scuriate:
"Non gli date cos forte,
sono carni delicate!"

Zia Croce: (venendo dalla porta del magazzino con una cesta di mandorle) S, s, ragazze, siamo alle ultime! Con lajuto di Dio, per questanno, abbiamo finito di schiacciare.
Ciuzza: Qua a me, zia Croce!
Luzza: Dia qua!
Nela:
Dia qua!
Zia Croce: Se vi sbrigate, farete a tempo per lultima messa.
Ciuzza: Eh s! Che messa pi!
Nela: Prima darrivare al paese...
Luzza: E poi il tempo per vestirci...
Gesa: Eh gi, avete bisogno di pararvi per sentirvi la santa messa?
Nela: Vorrebbe che andassimo in chiesa come alla stalla?
Ciuzza:
Io, se posso, ci scappo anche cos.
Zia Croce: Brave, perdete intanto altro tempo a chiacchierare!
Luzza:
Su, cantiamo, cantiamo!

E ripigliano a battere e a cantare.

CORO: A lui portami, Giovanni!
Camminar non puoi, Maria!

Zio Simone: (interrompendo il coro) E finitela una buona volta con questa Passione! State a rompermi la testa da questa mattina. Schiacciate senza cantare!
Luzza:
Oh! uso, sa lei, cantare mentre si schiaccia.
Nela: Che vecchio brontolone!
Gesa: Dovrebbe farsi coscienza del peccato che stiamo commettendo per lei a lavorare la santa domenica.
Zio Simone: Per me? Per zia Croce, volete dire.
Zia Croce: Ah s? Che faccia! Non mi d requie da tre giorni per queste mandorle che vuol vendere! Chi sa che cosa mi pareva gli dovesse accadere, se non gliele davo subito schiacciate!
Zio Simone: (brontolando, ironico) Saranno la mia ricchezza, difatti.
La Moscardina: Oh, zio Simone, si rammenti che ci ha promesso di darci da bere, comavremo finito.
Zia Croce: Promesso? patto! State tranquille.
Zio Simone: Ma no, che patto e patto, cugina! Per quattro gusci, dite sul serio?
Zia Croce: Ah, vi tirate indietro? dopo che mavete fatto chiamar le donne a schiacciar di domenica? No no, cugino: queste cose con me non si fanno.

Rivolgendosi a Mita:

S, Mita, corri, corri a prendere una bella mezzina di vino per darla a bere qua alla salute e prosperit di tuo marito!

Approvazioni e battimani delle donne, s, viva! viva!

Zio Simone: Grazie, cugina! Vedo che siete davvero di buon cuore!
Zia Croce: (a Mita) Non ti muovi?
Mita:
Eh, se non me lo comanda lui...
Zia Croce: Hai bisogno che te lo comandi lui? Non sei padrona anche tu?
Mita: No, zia Croce, il padrone lui.
Zio Simone: E vi so dire che se lanno venturo ho unaltra volta la tentazione di comprar frutto in erba, questi occhi - guardate - me li faccio prima cavare!
Ciuzza: Pensa allanno venturo, adesso!
Luzza: Come se non si sapesse le mandorle, come sono!
Nela: Cariche un anno, e laltro no!
Zio Simone: Le mandorle, gi! Come se fossero soltanto le mandorle! Anche la vigna tutta presa dal male! E andate a guardar fuori: tutte le cimette degli olivi bruciolate, che fanno piet!
La Moscardina: Vederlo piangere cos, Dio bene detto, ricco com! Ha stimato a occhio e ha sbagliato; pensi che, dopo tutto, il suo danno stato un beneficio per questa sua parente vedova, con la nipote orfana; e ci faccia una croce!
Ciuzza: Danari che restano in famiglia...
Luzza: Se li vuol portare sotterra?
La Moscardina:
Avesse figli... - Uh, m scappata!

Si tura subito la bocca. Le altre donne restano tutte come basite. Zio Simone le fulmina con gli occhi; poi, scorgendo la moglie, scarica lira su lei.

Zio Simone: (a Mita) V via, v via, mangia-a-ufo! v via!

E come Mita, avvilita, non si muove, andandole sopra, facendola alzare e strappandola e scrollandola:

Lo vedi, lo vedi a che servi tu? solo a farmi beccare la faccia da tutti! V via! Subito a casa, via! O per Cristo, non so davvero che sproposito faccio, stamattina!

Mita va via dal fondo, mortificata, piangendo. Zio Simone allunga un calcio al cofano su cui stava seduto ed entra nel magazzino.

Zia Croce: (alla Moscardina) Benedetta donna! Non sapete tenere a posto la lingua!
La Moscardina: Lo cava proprio di bocca!
Ciuzza: (con aria ingenua) Ma forse vergogna per un uomo non aver figliuoli?
Zia Croce:
Zitta tu! Questi non son discorsi in cui possano metter bocca le ragazze.
Nela: Segno che Dio non ha voluto dargliene.
Luzza: E perch allora se la piglia con la moglie?
Zia Croce: Oh insomma, la smettete? Andate, andate a schiacciare!
Ciuzza: Abbiamo finito, zia Croce.
Zia Croce: E allora andate pei fatti vostri!

Le tre ragazze sappartano in fondo, attorno a Tuzza che non ha aperto bocca e se n stata tutta ingrugnata. Cercano dattaccar discorso con lei; ma Tuzza le respinge con una spallata. Allora, prima luna e poi laltra, pian pianino saccostano ad ascoltare ci che dicono di l tra loro la zia Croce, comare Gesa e comare Crmina e poi lo vanno a riferire alle altre due che ne ridono, ammonendole con cenni di non farsi sentire.

Zia Croce: Ah care mie, mha fatto la testa comun pallone! Lho qua, tutto il santo giorno; e sempre, dalla mattina alla sera, con questa lima -
La Moscardina: - del figlio che non gli nasce? O come vuole che gli nasca?
Gesa: Bastasse piangere per farlo nascere!
Zia Croce: No, piange - siamo giuste - piange per la roba; tanta bella roba che, alla sua morte, andrebbe a finire in mano daltri. Non se ne sa dar pace!
La Moscardina: E lo lasci piangere, zia Croce! Finch lui piange, lei ha motivo di ridere, mi pare!
Zia Croce: Dite per leredit? Non ci penso nemmeno, comare mia! Siamo, di parenti, pi di quanti capelli ho in capo.
La Moscardina: Ma sempre, o poco o molto, secondo il grado della parentela, una parte ne toccher anche a lei, no? - Me ne duole per vostra nipote, zia Gesa, ma la legge legge: se non ci son figli, la roba del marito -
Gesa: - se la carichi in collo il diavolo, e lui con tutta la sua roba! Volete che ne muoja, per questa roba, la mia nipote? Povera anima di Dio, disgraziata da quand nata; lasciata in fasce dalla madre e a tre anni orfana anche di padre! Me la son cresciuta io, Dio sa come! Vorrei vedere se avesse almeno un fratello! Non la tratterebbe cos ve lassicuro io! Per miracolo non se la pesta sotto i piedi: avete veduto!

Si mette a piangere.

La Moscardina: vero, povera Mita! Chi lavrebbe detto, quattranni fa! Parve a tutti una fortuna questo suo matrimonio con zio Simone Palumbo! Mah! Sono belle le prugne e le cerase (se poi, manca il pane...).
Zia Croce: Ah no, piano! Vorreste dire che in fin dei conti non stata una fortuna per Mita? Lasciamo andare! Brava ragazza, Mita, non nego; ma via, neppure in sogno avrebbe potuto aspettarsi di divenir moglie di mio cugino!
Gesa: Vorrei sapere per, cara zia Croce, chi lo preg suo cugino di prendersi in moglie mia nipote. Io no davvero; e Mita tanto meno.
Zia Croce: Lo sapete anche voi che la prima moglie di zio Simone fu una vera signora -
La Moscardina: - e la pianse, bisogna dire la verit, la pianse tanto, quando gli mor!
Gesa: Gi! Per tutti i figli che seppe fargli!
Zia Croce: Che figli volete che gli facesse quella poverina! Era cos

mostra il mignolo

e teneva lanima coi denti! Non potete negare che, rimasto vedovo, partiti per riammogliarsi non gliene sarebbero mancati! A cominciare da me, mia figlia, se me lavesse chiesta, glielavrei data. Non volle mettere al posto della morta nessunaltra del nostro parentado e nemmeno del nostro paraggio. Prese vostra nipote soltanto per averne un figlio, non per altro.
Gesa: Scusi, che intende dire con questo? Che manca forse per mia nipote?

A questo punto Luzza, accostandosi per ascoltare, nel voltarsi per far segno alle compagne, sbatte contro la zia Croce che si volta e la spinge sulle furie contro quelle che gridano e ridono.

Zia Croce: Czzica, che ficchina! Vho detto di tenervi discoste, pettegole che non siete altro!
La Moscardina: (ripigliando il discorso) Bella, prosperosa, Mita: una rosa veramente: vende salute!
Zia Croce:
Questo non vorrebbe dire. Tante volte...
Gesa: Oh! dice sul serio, zia Croce? Ma li metta accanto, santo Dio; e sfido chiunque a dire per chi possa mancare tra i due!
Zia Croce: Scusate, se strepita tanto per avere un figlio, segno, mi pare, che sa di poterlo avere. Si starebbe zitto, altrimenti!
Gesa: Ringrazii Dio che mia nipote onesta, e la prova perci non si pu fare! Ma stia certa, zia Croce, che neppure una santa del paradiso reggerebbe ai maltrattamenti di questo vecchiaccio, ai raffacci che le fa davanti a tutti. Maria Vergine stessa, vedendosi cimentata cos, griderebbe: Ah, tu vuoi davvero un figlio da me? E tieni qua che te lo faccio!.
La Moscardina: Ah, non sia mai, Signore!
Gesa: (riprendendosi subito) Ma chi, mia nipote?
La Moscardina: Sarebbe un peccato mortale!
Gesa: Prima a terra la testa, che fare una cosa simile, la mia nipote!
La Moscardina: Ragazza doro, se ce n, savia da piccola, non offendendo i meriti di nessuno.
Zia Croce: Io non lho mai negato.
Ciuzza: (dal fondo, vedendo passare davanti la tettoja zia Ninfa con Tinino, Calicchio e Pallino) Oh, ecco la zia Ninfa coi tre cardelli di Liol!
Luzza e Nela: (battendo le mani) La zia Ninfa! La zia Ninfa!
Ciuzza: (chiamando) Tinino!

Tinino accorre e le salta in braccio.

Luzza: (chiamando) Calicchio!

Calicchio accorre e le salta in braccio.

Nela: (chiamando) Pallino!

Pallino accorre e le salta in braccio.

Zia Ninfa: Per carit, ragazze, lasciateli stare! Mi hanno fatto girar la testa come un arcolajo. E vedete a che ora mi son ridotta per andare a sentirmi la santa messa!
Ciuzza: (a Tinino) A chi vuoi bene tu?
Tinino: A te!

E la bacia.

Luzza: (a Calicchio) E tu, Calicchio?
Calicchio: A te!

E la bacia.

Nela: (a Pallino) Pallino, e tu?
Pallino: A te!

E la bacia.

La Moscardina: I figli del lupo nascono coi denti!
Gesa: Povera zia Ninfa, mi sembra la chioccia coi pulcini!
Zia Ninfa:
Tre poveri figliolucci innocenti, senza mamma...
La Moscardina: E ringrazii Dio che son tre! Col principio che ha, di tenersi tutti quelli che le donne gli scodellano - sono tre? - potrebbero esser trenta!
Zia Croce:
(indicando con gli occhi le ragazze) Pino, oh, comare!
La Moscardina:
Non dico nulla di male. Si vede anzi ch di buon cuore.
Zia Ninfa: Ne vuole una covata, dice; insegnare a tutti a cantare; e poi, in gabbia, portarseli a vendere al paese.
Ciuzza: In gabbia, tu, Tinino, come un cardellino? E sai cantare?
La Moscardina: (carezzando i capellucci di Pallino) Il figlio di Rosa la Favarese?
Zia Ninfa: Chi, Pallino? Se vi dicessi che non lo so pi nemmeno io? Ma no, mi sembra Tinino il figlio di Rosa.
Ciuzza: No no, Tinino no! figlio mio, Tinino!
Gesa: S! Staresti fresca, se fosse vero.
Zia Ninfa: (risentendosi) O perch?
La Moscardina: Moglie di Liol?
Zia Ninfa: Non dovreste dirlo, comare Crmina: che se c un ragazzo amoroso e rispettoso, mio figlio Liol.
La Moscardina: Amoroso? E come! Cento ne vede e cento ne vuole.
Zia Ninfa: Segno che ancora non ne ha trovata una

e guarda con intenzione Tuzza

quella che devessere. - Via, via, lasciatemene andare, ragazze!

Saccosta a Tuzza.

Che hai, Tuzza, non ti senti bene?
La Moscardina: Ha il broncio da questa mattina, Tuzza.
Tuzza: (sgarbata) Non ho nulla, non ho nulla!
Zia Croce: La lasci stare, zia Ninfa: ha avuto la febbre stanotte.
Gesa: Vengo con lei, zia Ninfa, se qua non c pi altro da fare.
La Moscardina: Ci arriverete per la messa delle signore, al paese!
Zia Ninfa: Per carit, non mi parlate della messa delle signore! Sapete che domenica scorsa non me la son potuta vedere? Tentazione del diavolo. Gli occhi mi andarono ai ventagli delle signore; mi misi a guardare quei ventagli e non potei pi vedermi la messa.
Ciuzza: Perch? Che vide in quei ventagli?
Luzza: Dica! Dica!
Zia Ninfa: Il diavolo, figliuole mie! Come se mi si fosse seduto accanto per farmi notare come si facevano vento le signore. State a vedere.

Siede e tutte le fanno cerchio.

Le signorine da marito, cos:

Fa il gesto di scuotere fitto fitto il ventaglio, e dice precipitosamente, accompagnando il gesto, impettita:

Lavr! lavr! lavr! lavr! lavr! Le signore maritate, cos:

Muove la mano con grave, placida soddisfazione:

Io ce lho! io ce lho! io ce lho! Mentre le povere vedove:

Muove la mano con sconsolato abbandono, dal petto al grembo:

Lavevo e non lho pi! lavevo e non lho pi! lavevo e non lho pi!

Ridono tutte.

E avevo un bel farmi la santa croce, non riuscii a scacciare quella tentazione.
CIUZZA, LUZZA e Nela: (a coro, facendosi vento con le mani come se fossero ventaglini) Oh bella, s! Lavr! lavr! lavr! lavr! lavr!
La Moscardina: Ih, come sono contente, guardtele!

A questo punto, da lontano, si ode la voce di Liol che ritorna col carretto dal paese, cantando.

Canto di Liol:

Ventidue giorni e pi che non ti vedo;
come un cagnolo alla catena abbajo...

Gesa: Oh, ecco Liol che torna col carretto.
Ciuzza, Luzza e Nela: (correndo sul davanti della tettoja coi bambini in braccio) Liol! Liol! Liol!

E cos gridando festosamente, con le mani gli fanno cenno daccostarsi.

Zia Ninfa: Gi, ragazze, gi a terra questi bambini: se no, davvero non mi far pi arrivare alla messa quel matto!
Liol: (entrando, vestito da festa con un abito di velluto verde, giacchetta a vita e calzoni a campana; in capo un berrettino a barca, allinglese, con due nastrini che gli pendono dietro) Ih, le han gi belle trovate le mamme questi ragazzi! Ma tre, troppe!

Mettendo a terra prima Tinino, poi Calicchio e infine Pallino:

E questo LI, e questo O, e L
e tutte tre che fanno LIOL:!

Mentre le ragazze ridono e battono le mani, saccosta alla madre.

E lei, come? ancora qua?
Zia Ninfa: No, ecco, vado, vado...
Liol: Dove? Al paese, a questora? Eh via! Non pensi pi alla messa per oggi. - Zia Croce, benedicite!
Zia Croce: Santo, e fatti in l, figlio!
Liol: In l? E se mi volessi accostare?
Zia Croce: Prenderei il matterello e te lo sbatterei in testa.
Ciuzza: (approvando) Per farne uscire il sangue pazzo, s s!
Liol: Ci avresti gusto tu, eh? ci avresti gusto se mi facesse uscire dalla testa il sangue pazzo?

Lafferra per chiasso.

Luzza: e Nela: (afferrando lui per difendere la compagna) Oh, gi le mani! gi le mani!
La Moscardina: Che matto! Lasciatelo, ragazze! Non vedete come s parato?
Ciuzza: Uh gi, di gala! Perch?
Luzza: Che galanteria!
Nela: Di dov sbarcato questInglese?
Liol: (pavoneggiandosi) Sono bello, s o no? Mi faccio sposo!
Ciuzza:
Con quale diavola dellinferno?
Liol: Con te, bellezzina, non mi vuoi?
Ciuzza: Foco e pece, Signore, piuttosto!
Liol: E allora con te, Luzza! Via, se per davvero ti volessi...
Luzza: (impronta) Non ti vorrei io!
Liol: Ah no?
Luzza:
(pestando un piede) No.
Liol: Fate le sdegnose perch sapete che non vi voglio, nessuna delle tre: altrimenti, appena un soffio, soffia cos, e volereste! Ma che volete che me ne faccia di tre farfalline come voi? Un pizzicotto, una spremutina; e sarebbero anche sprecati! Non fate per me.
Regina di bellezza e di valore
devessere colei che avr potere
di mettermi a catena mente e cuore.
Ciuzza, Luzza e Nela: (battendo le mani) Evviva, evviva Liol! Unaltra! Unaltra, Liol!
Gesa: Le sfila come una corona!
La Moscardina: Unaltra, s! Non ti far pregare!
Le ragazze: S s, unaltra! unaltra!
Liol: Eccomi qua! Non mi son mai fatto pregare!

Ai suoi tre cardelli, mettendoseli attorno:

Attenti, vojaltri.
Ho per cervello
un mulinello:

il vento soffia e me lo fa girare.
Con me, gira il mondo, e pare

gira e pare
gira e pare

gira e pare un carosello.

Intona un motivo di danza e gira intorno battendo i piedi e le mani in cadenza, coi tre bambini che gli saltano attorno; poi si ferma e riprende:

Oggi per te mi struggo, marrovellosembro uscito di cervello;ma tu domani, cara comare,non maspettare,non maspettare.Ho per cervello un frullo, un mulinello,il vento soffia e me lo fa girare.

Motivo di danza e balletto dei bambini c. s. Le ragazze ridono e battono le mani; la zia Croce, invece, si mostra seccata.

La Moscardina: E bravo! Cos la vuoi trovare la regina?
Liol: E chi vi dice che non labbia gi trovata, e che lei non sappia perch rido e canto cos? Fingere virt; e chi non sa fingere non sa regnare.
Zia Croce: Basta, basta, ragazzi! Finiamola adesso, che ho tanto qua da rassettare!
La Moscardina: E il patto, scusi, con zio Simone? Deve darci da bere!
Zia Croce: Che bere pi, scordtevelo! Dopo quello che v scappato di bocca!
La Moscardina: Oh quest bella! Lo sai, Liol, perch non vuol pi darci da bere, zio Simone? Perch gli ho detto che non ha figli a cui lasciare leredit!
Ciuzza:
Vedi un p se questa una ragione!
Liol: Lasciate fare a me.

Va alla porta del magazzino e chiama:

Zio Simone! Zio Simone! Venga qua! Ho una buona notizia per lei.
Zio Simone: (uscendo dal magazzino) Che vuoi, pezzo dimbroglione?
Liol: Hanno messo una legge nuova, fatta apposta per noi. Dico, per alleggerire le nostre popolazioni. Stia a sentire. Chi ha una troja che gli fa venti porcellini, ricco, non vero? Se li vende; e pi porcellini gli fa, pi ricco . E cos una vacca; quanti pi vitellini gli fa. Consideri ora un poveruomo con queste donne nostre che Dio liberi, appena uno le tocca, patiscono subito di stomaco. una rovina, no? Bene, il Governo ci ha pensato. Ha messo la legge che i figli, dora in poi, si possono vendere. Si possono vendere e comprare, zio Simone. E io, guardi, gli mostra i tre bambini, posso aprir bottega. Vuole un figlio? Glielo vendo io. Qua, questo.

Ne prende uno.

Guardi com bello in carne! Tosto! tosto! Pesa venti chili! Tutta polpa! Prenda, prenda, lo soppesi! Glielo vendo per niente: per un barile di vino cerasolo!

Le donne ridono, mentre il vecchio, urtato, si schermisce.

Zio Simone: Vttene, finiscila, ch non mi piace scherzare su queste cose!
Liol: Le pare chio scherzi? Le dico sul serio! Se lo compri, se non ne ha; e finisca di star cos, con le penne tutte arruffate come un cappone malato!
Zio Simone: (sulle furie, tra le risate delle donne) Lasciatemene andare, lasciatemene andare, se no, davvero, per Cristo, non so pi quello che faccio!
Liol: (trattenendolo) Nossignore, stia qua, e non soffenda! Siamo tutti buoni vicini, una covata di zotici; una mano lava laltra! Io sono prolifico; lei, no...
Zio Simone: Ah, io no? Tu lo sai, vero? Te lo vorrei far vedere!
Liol: (fingendosi spaventato) A me, far vedere? No, Dio liberi! Vuol far vedere il miracolo?

Spingendogli avanti ora luna ora laltra delle tre ragazze.

Si provi con questa, ecco! Con questa! O con questaltra!
Zia Croce: Oh, oh, ragazzi! dove siamo? Finiamola con questo scherzo che non mi piace!
Liol: Niente di male, zia Croce. Siamo in campagna: c chi abita in s, c chi abita in gi: zio Simone abita in gi: vecchierello: flaccido, lasco: se gli dnno una ditata, gli resta il segno.
Zio Simone: (avventandosi con la mano levata) Ah, pezzo di catapezzo, aspetta che te lo lascio io il segno!

Liol, di sfaglio, si schermisce, e zio Simone sta per cadere.

Liol: (sorreggendolo per il braccio) Eh eh, zio Simone, beva vino ferrato!
Ciuzza, Luzza e Nela:
Che cos, che cos il vino ferrato?
Liol: Che cos? Si prende un pezzo di ferro, sarroventa, si ficca dentro un bicchiere di vino, e gi! Fa miracoli. - Ringrazii Dio, zio Simone, che ancora non lo spossessano.
Zio Simone: Mi dovrebbero anche spossessare?
Liol: E come no? Anche questa legge possono mettere domani. Scusi. Qua c un pezzo di terra. Se lei la sta a guardare senza farci nulla, che le produce la terra? Nulla. Come una donna. Non le fa figli. - Bene. Vengo io, in questo suo pezzo di terra: la zappo; la concimo; ci faccio un buco; vi butto il seme: spunta lalbero. A chi lha dato questalbero la terra? - A me! - Viene lei, e dice di no, che suo. - Perch suo? perch sua la terra? - Ma la terra, caro zio Simone, sa forse a chi appartiene? D il frutto a chi la lavora. Lei se lo piglia perch ci tiene il piede sopra, e perch la legge le d spalla. Ma la legge domani pu cambiare; e allora lei sar buttato via con una manata; e rester la terra, a cui getto il seme, e l: sfronza lalbero!
Zio Simone: Eh, vedo che la sai lunga tu!
Liol: Io? No. Non abbia paura di me, zio Simone. Non voglio nulla io. Glielo lascio a lei di lambiccarsi il cervello per tutti i suoi danari e dandar con gli occhi di qua e di l come le serpi. Io, questa notte, ho dormito al sereno; solo le stelle mhan fatto riparo: il mio lettuccio, un palmo di terreno; il mio guanciale, un cardoncello amaro. Angustie, fame, sete, crepacuore?non mimporta di nulla: so cantare! canto e di gioja mi sallarga il cuore, mia tutta la terra e tutto il mare. Voglio per tutti il sole e la salute; voglio per me le ragazze leggiadre, teste di bimbi bionde e ricciolute e una vecchietta qua come mia madre.

Abbraccia e bacia la madre, mentre le ragazze, commosse, battono le mani; poi, voltandosi alla zia Croce:

Via, via, che altro c da fare, zia Croce? Trasportare le mandorle schiacciate nel magazzino di zio Simone? - Pronti! - Ragazze, avanti, sbrighiamoci, ch poi zio Simone ci dar da bere!

Entra nel magazzino, poi, dalla porta si mette a caricare sulle spalle delle donne i sacchi pieni di mandorle.

Sotto, a chi tocca! - Qua a te, Nela! Via! Qua, Ciuzza! Via! - A te, Luzza! Via Qua a voi, Moscardina, coraggio! - A lei questo piccolino, zia Gesa! - E questo ch il pi grosso di tutti me lo carico io! - S, andiamo, ragazze! Andiamo, zio Simone!

Zio Simone: (a zia Croce) Ritorner pi tardi a portarvi i danari, cugina.
Zia Croce: Non vi date fretta, cugino: me li darete col vostro comodo.
Liol: (a zia Ninfa) Lei mi venga dietro coi bambini, ch uno, certo, glielo venderemo.

Savvia con le donne e con zio Simone; quando tutti sono usciti, torna indietro.

Maspetti un p, zia Croce; torner per dirle una cosa.
Zia Croce: A me?

Tuzza scatta in piedi, rabbiosamente.

Liol: (voltandosi a guardarla) O che ti prende?
Zia Croce: (voltandosi anche lei a guardare la figlia) Gi. Che significa?
Liol: Niente, zia Croce. Sar stato un crampo. Non ci faccia caso. Ritorner di qui a poco.

Via per il fondo, col sacco in ispalla.

Tuzza: (subito, con rabbia) Badi che non lo voglio! non lo voglio! non lo voglio!
Zia Croce: (restando) Non lo vuoi? Che dici?
Tuzza: Vedr che verr a chiederle la mia mano. Non lo voglio!
Zia Croce: Sei pazza? E chi te lo vuol dare? - Ma dimmi un p: come pu aver lardire, lui, di venire a chiedermi la tua mano?
Tuzza: Se le dico che non lo voglio! - Non lo voglio!
Zia Croce:
Rispondi a me, scellerata: ti sei messa con lui? - Ah, dunque vero! - Dove? Quando?
Tuzza: Non gridi cos, alla vista di tutti!
Zia Croce: Infame! Infame! Ti sei perduta?

Afferrandola per le braccia e guardandola negli occhi.

Dimmi! Dimmi! - Vieni dentro! Vieni dentro!

Se la trascina in casa e chiude la porta. Si sentono dallinterno pianti e grida. Intanto dalla casa colonica lontana di zio Simone vengono canti e suoni di cembalo. Poco dopo zia Croce viene fuori tutta sossopra, con le mani nei capelli e, come una pazza, senza sapere ci che fa, si mette a rassettare sotto la tettoja farneticando.

Ah Dio, la santa domenica! la santa domenica! E come si far ora? Io lammazzo, io lammazzo. Tentemi le mani, Signore, lammazzo! Ha il coraggio di dire che sono io la colpa, svergognata! io, perch mero messo in capo di darla in moglie a zio Simone e perch - dice - lavevo messo in capo anche a lei!

Rifacendosi davanti alla porta.

Ma quandanche fosse vero, era una ragione questa perch tu ti mettessi con quel laccio di forca?
Tuzza: (affacciandosi alla porta, tutta scarmigliata e pesta, ma impronta e fiera) S, s, s.
Zia Croce: Stai dentro, faccia da galera! Non ti far vedere da me in questo momento, o, com vero Dio...
Tuzza: Vuol lasciarmi parlare, s o no?
Zia Croce: Guardate che faccia! Osa parlare! Osa parlare!
Tuzza: Prima:
Parla! parla! - tacevo e lei, pugni e schiaffi; per farmi parlare; ora che voglio parlare...
Zia Croce: Che vuoi dirmi pi? Non ti basta quello che mi hai lasciato capire?
Tuzza: Le voglio dire perch mi son messa con Liol.
Zia Croce: Perch? perch sei una svergognata, ecco perch!
Tuzza: No. Perch quando zio Simone, invece di prendersi me, si prese quella santarella di Mita, io sapevo che questa santarella faceva allamore con Liol.
Zia Croce: Ebbene? Che centrava pi Liol, dopo che Mita sera maritata con zio Simone?
Tuzza: Centrava, perch, dopo quattranni dal matrimonio, ancora le girava come una farfalla attorno al lume. Glielho voluto levare!
Zia Croce: Ah, per questo?
Tuzza: S, per questo! Quante cose doveva avere quella morta di fame? Non bastava il marito ricco? Anche lamante festoso?
Zia Croce: Stupida! Stupida! E non capisci che cos hai fatto il tuo danno soltanto? Ora non ti resta pi che di maritarti -
Tuzza: (subito) - che? io, con quello? io, un marito che sarebbe mio e di tutte? Fossi matta! Mi contento perduta. Ma sa perch? Perch il mio danno ora posso rovesciarlo addosso a chi me lha portato. Rovinata io, rovinata lei. Questo volevo dirle.
Zia Croce: E come? Oh Dio! Mi pare impazzita, mi pare!
Tuzza: Non sono pazza, no! Veda che zio Simone -
Zia Croce: - zio Simone? -
Tuzza: - non da ora che mi dice desser tanto pentito di non avermi preso in moglie in luogo di Mita.

Cos dicendo, comincia a rilisciarsi i capelli e rifarsi la pettinatura, mentre gli occhi le saccendono di malizia.

Zia Croce: Lo so: lha detto anche a me. Ma che forse tu...?
Tuzza: (fingendosi inorridita) No, che! io? con mio zio?
Zia Croce: E allora? Che vuoi fare? Io non ti capisco!
Tuzza: Quanti parenti ha zio Simone? Pi di quanti capelli abbiamo in capo, non vero? E le mostra i capelli che ora sta a intrecciare. E figli, nessuno. Bene. Non pot essere prima; potr essere ora.
Zia Croce: (trasecolata) Vorresti dargli a intendere che il figlio...?
Tuzza: No, non intendere! Non ce ne sar bisogno. Mi butter ai suoi piedi; gli confesser tutto.
Zia Croce: E poi?
Tuzza: E poi dar lui a intendere agli altri, e prima di tutti alla moglie, che il figlio suo. Gli baster averlo cos, pur di prendersi questa soddisfazione.
Zia Croce: Tu sei il diavolo! Tu sei il diavolo! Vuoi far credere a tutti...?
Tuzza: Persa per persa, ora che il male me lo son fatto con quello...
Zia Croce: (subito, interrompendo) Via, via dentro, via dentro: eccolo qua che viene con Liol!

Tuzza, subito, dentro.

Ah, Madonna mia, come far a reggere ora? come far?

Prende la scopa e si mette a scopare tutti i gusci delle mandorle rimasti per terra, fingendosi in gran faccende.

Liol: (entrando con zio Simone) Dia, dia i danari a sua cugina, zio Simone, e se ne vada, perch ho da parlare io, ora, a zia Croce.
Zia Croce: Tu? E chi sei tu, che comandi cos a mio cugino dandarsene? Qua, per tua norma, mio cugino come a casa sua. Entrate, entrate, cugino: di l c Tuzza.
Zio Simone: Posso darli a lei i danari?
Zia Croce: Se volete; e se no, lo stesso. Siete il padrone, e potete fare tutto quello che vi piacer. Entrate, e lasciatemi sentire ci che mi vuol dire questo matto.
Zio Simone: Non gli date retta, cugina: vi far girar la testa, come lha fatta girare a me. matto davvero!

Entra nella casa colonica, e zia Croce ne richiude la porta.

Liol: (quasi tra s) Eh s: lo sto vedendo...
Zia Croce: Che dici?
Liol:
Niente. Le volevo fare un discorsetto; ma che so! mi pare... mi pare che non ce ne sia pi bisogno. Lei dice che son matto; zio Simone dice che son matto; e sto proprio vedendo che avete ragione tutte due! Si figuri che gli volevo vendere un figlio! Un figlio, a lui! Lo vuole gratis; e mi pare che abbia gi belle trovata la via, daverlo gratis.
Zia Croce: Che dici? che stai farneticando?
Liol: Ho visto sua figlia Tuzza springare un palmo da terra appena le dissi che volevo tornare a parlarle...
Zia Croce: Me ne sono accorta anchio. E con questo?
Liol:
Ora vedo che lei fa entrare in casa con tanti vezzi e mone zio Simone che se ne sta qua dalla mattina alla sera...
Zia Croce: Hai comandi da dare tu in casa mia, se zio Simone entra, se esce?
Liol: Nessun comando, zia Croce. Sono venuto soltanto per fare il mio dovere. Non voglio che si dica che sia mancato per me.
Zia Croce: Quale sarebbe, sentiamo, questo tuo dovere?
Liol:
Ecco: glielo dico subito. Ma gi lei lo sa. Non sono uccello di gabbia, zia Croce. Uccello di volo, sono. Oggi qua, domani l: al sole, allacqua, al vento. Canto e mubriaco; e non so se mubriachi pi il canto o pi il sole. Con tutto questo, eccomi qua: mi taglio le ali e vengo a chiudermi in gabbia da me. Le domando la mano di sua figlia Tuzza.
Zia Croce: Tu? Eh, vedo che proprio sei uscito di cervello. Mia figlia? Vuoi chio dia mia figlia a uno come te?
Liol: Dovrei ringraziarla, zia Croce, e baciarle la mano per questa risposta. Ma badi che sua figlia me la deve dare: non per me; per lei.
Zia Croce: Mia figlia? Guarda: piuttosto che darla a te, io la mando alla forca. Hai capito? Alla forca. - O non ti basta, d, aver rovinato tre povere ragazze?
Liol: Eh via, la smetta, zia Croce, che non ho mai rovinato nessuno, io!
Zia Croce: Tre figli! Ti son nati soli? Tu sei come quelle serpi che impastojano le vacche!
Liol: Si stia zitta, ch lo sa bene come e da chi mi son nati quei figli! Lo sanno tutti! - Ragazzotte di fuorivia. - Male forzare una porta ben guardata; ma chi va per una strada aperta e battuta...Ognuno, anzi, le so dire, non si sarebbe fatto scrupolo di buttar da un lato col piede ogni intoppo per queste strade. Io no. Tre povere creaturine innocenti... Stanno con mia madre, e non darebbero impiccio, zia Croce. Maschietti, quando cresceranno, lei lo sa, per la campagna, quante pi braccia c, pi ricchi siamo. Sono buon massajo: garzone, giornante; mieto, poto, falcio fieno; fo di tutto e non mi confondo mai: sono, zia Croce, come un forno di pasqua, e potrei mantenere tutto un paese.
Zia Croce: Bravo, ragazzo mio: vedi ora a chi devi andare a tenerlo, codesto bel discorso: con me, non attacca.
Liol: Zia Croce, non mi dica cos. Badi che, infamit, come non voglio farne io a nessuno, cos non voglio che ne facciano gli altri, servendosi di me! - Desidero che me lo dica sua figlia, in presenza di zio Simone, che non mi vuole.
Zia Croce: Non ti vuole! Non ti vuole! Me lha detto lei stessa, qua, or poco! Detto e ripetuto. Non ti vuole!
Liol: (tra s, stringendosi il labbro con due dita) Ah, dunque vero?

Fa per lanciarsi alla porta: ma zia Croce lo previene e gli si para davanti: restano un momento a guardarsi negli occhi.

Zia Croce!

Zia Croce: Liol!
Liol: Voglio che me lo dica Tuzza, ha capito? Tuzza con la sua bocca, e davanti a zio Simone!
Zia Croce: E dlli! Non ha pi nulla da dirti Tuzza. Te lo sto dicendo io, e basta cos! Vttene, vttene via, che sar meglio per te.
Liol: Ah s, per me, certo; ma non sar meglio per unaltra: lei mintende! Badi che non le verr fatta, zia Croce!

Le mette un braccio sotto il naso.

Annusi!
Zia Croce: Vttene, che vuoi che annusi?
Liol: Non ne sente lodore?
Zia Croce: S, della malacarne che sei!
Liol: No, del guastafeste che sono! Non perdo per una mischiata mal fatta, io, se lo tenga bene in mente! - Per ora mi prendo questa boccata di paglia, e la saluto.
Zia Croce: S, s, bravo, tira via, tira via, e statti lontano, lontano.
Liol: (masticando tra i denti, ridacchiando e pigliandola alla larga per passare davanti alla porta di Tuzza, canta e, dopo ogni verso, sghignazza)
Ora comora, nessun ci fa caso (ah ah ah)
Rischi, se sali, di romperti il muso (ah ah ah)
E resterai con un palmo di naso.
(sghignazzata pi lunga) A rivederla, zia Croce!

Via dal fondo.

Zia Croce resta sopra pensiero. Poco dopo, la porta della casa colonica aperta e ne vengono fuori zio Simone e Tuzza: questa, disfatta dal pianto (finto o vero), quello, turbato e costernato. Restano un pezzo in silenzio, perch zia Croce avr fatto loro, subito, cenno di tacere.

Zio Simone: (domandando piano) Che ha detto? Che voleva?
Voce di Liol: (in lontananza) E resterai con un palmo di nas...
Zio Simone: (a Tuzza) Ah! Con lui? Tuzza si nasconde la faccia tra le mani. Ma... ma dimmi: lo sa?
Tuzza: (subito) No no, non sa nulla! Non lo sa nessuno!
Zio Simone: Ah, bene. (A zia Croce) Solo a questo patto, cugina: che non lo sappia nessuno! E il figlio - mio!
Voce di Liol: (da pi lontano) E resterai con un palmo di nas...

TELA.

Atto Secondo

Parte del casale. A sinistra, quasi a met della scena, la rustica casupola di Gesa. Se ne vede il davanti, e, di sguincio, il lato manco. Sul davanti una porticina che d sullorto, riparato lateralmente, cio dallo spigolo della casa fino al proscenio, da una siepe di rovi secchi, con un passaggio in mezzo, a m di rastrello. Nel lato manco della casupola si vede unaltra porta, che quella di strada. Nel lato destro della scena, la casa di Liol, con porta e due finestre. Tra la siepe dellorto e la casa di Liol una straducola di campagna.
Al levarsi della tela Gesa seduta nellorto, intenta a sbucciare patate, con un grosso colapasta di stagno tra le gambe. I tre ragazzi di Liol le stanno attorno.

Gesa: Sei bravo davvero, tu Pallino?
Pallino: Bravo, s.
Calicchio: Anch io!
Gesa: Anche tu?
Tinino: E anchio! anchio!
Gesa: Ma chi pi, di voi tre?
Pallino: Io, io!
Calicchio:
No, io! io!
Tinino: No, no, io! io! io!
Gesa: Tutte tre, tutte tre! Bravi a un modo tutti e tre! Pallino per il pi grandicello, non potete negarlo! E dunque, tu Pallino, d un p: sapresti andare a cogliermi l - l, vedi?

indica un punto nellorto, alla sua destra, fuori scena

tre cipolline?
Pallino: S, s.

Fa per correre.

Gesa: Aspetta!
Calicchio: Anchio! anchio!
Tinino: Anch io!
Gesa: Buoni, buoni, una cipollina per uno! una per uno! Vi condurr Pallino.
Tutte tre: (correndo al punto indicato) S, s, s.
Gesa: Piano! Tre sole! Bravi, cos, cos! Basteranno!

I tre ragazzi ritornano, ciascuno con una cipollina in mano.

Gesa: Ah, proprio vero, tutte tre bravi allo stesso modo.

A questo punto dalla casa di Liol si sente la voce di zia Ninfa che chiama con un verso che devesserle abituale.

Voce diZia Ninfa: Pallino, Calicchio, Tinino.
Gesa: Sono qua con me, zia Ninfa, stia tranquilla.
Zia Ninfa: (mostrandosi alla porta) Appiccicati a voi come le mosche! Venite dentro, subito dentro!
Gesa: Li lasci stare, zia Ninfa: non mi dnno fastidio. Anzi, majutano.
Zia Ninfa: Se vi dnno fastidio, cacciteli via!
Gesa: Non dubiti, con me stanno quieti come tre tartarughine.
Zia Ninfa: Cos va bene.

Rientra in casa.

Gesa: Altrimenti, pap, appena di ritorno... - dite un p: che fa, che fa, pap?
Pallino: (serio serio) Cinsegna a cantare.
Gesa: E non vi suona anche sul culetto, se non siete buoni e fate dannar la nonna?

Dal fondo della straducola sopravviene Ciuzza che si ferma e saffaccia alla siepe.

Ciuzza: Per piacere, zia Gesa, avrebbe da prestare a mia madre uno spicchietto daglio?
Gesa: S, vieni, vieni dentro, Ciuzza,

indica alle sue spalle luscio di casa

v pure a prenderlo da te.
Ciuzza: (spingendo il rastrello ed entrando) Grazie, zia Gesa. Li ha sempre qua con lei questi ragazzi? Carini! Chi non vorrebbe far loro da mamma?
Gesa: Eh, tu con tutto il cuore, mimmagino!
Ciuzza: Dico, per carit, badiamo, zia Gesa!
Gesa: Ah, certo! Per carit! chi pu metterlo in dubbio?
Ciuzza:
Mi dica intanto una cosa. Liol...

Sopravvengono dal fondo della straducola Luzza e Nela, che saffacciano anchesse alla siepe.

Luzza: Zia Gesa, ci vuole? Uh, guarda, c anche Ciuzza!
Gesa: (Ecco le altre due!)
Nela: Siamo venute per ajutarla, zia Gesa! Sta a sbucciar le patate?
Gesa: Volete ajutarmi? Dio vi benedica, come siete massaje! (Pare che ci sia il vischio in questorticello.) Entrate, entrate pure. Non ancora tornato per.

Allude maliziosamente a Liol.

Nela: (fingendo di non capire) Chi, zia Gesa?
Gesa: Chi? Mzzica il ditino!
Luzza: (sedendo sulle calcagna davanti a Gesa) Dia, dia qua, ho il coltellino: lajuto a sbucciare.
Gesa: Ma non cos! S, Pallino, v a prendere una seggiola!
Nela: Vado io, vado io, zia Gesa!

Va e ritorna con tre seggiole.

Gesa: Cos, belle, tutte tre sedute qua, e solo per ajutar me! Non vorrei intanto che tua madre, Ciuzza, stia ad aspettare quello spicchietto daglio!
Ciuzza: No, che! Le serve per stasera.
Gesa: Eh, mi pare che sia gi sera! - Fate conto ch qua.

Allude di nuovo a Liol.

Ciuzza: (fingendo anche lei di non capire) Chi, zia Gesa?
Gesa: Il gatto! - Mzzica il ditino anche tu!
Luzza: Intende Liol?
Gesa: Maliziosa, io; non lo sai?
Ciuzza: Le volevo domandare, zia Gesa, se vero che Tuzza della zia Croce non ne ha voluto sapere.
Gesa: (fingendo di non capir lei, questa volta) Sapere, di chi?
Luzza: (mentre le altre ridono). Ah, lo mzzichi lei, ora, il ditino!
Nela: Io ho sentito dire che stata la madre: zia Croce.
Luzza: Lei non ne sa nulla?
Ciuzza:
Ma no, dicono che stata proprio lei, Tuzza.
Nela: Tuzza? Ma se... si tura la bocca - via, non mi fate parlare!
Luzza: Ma lui, Liol, che ne dice? Lo vorremmo sapere!
Gesa: Lo volete sapere da me? Andate a domandarlo a lui!
Ciuzza: Per me ci avrei un gusto!
Luzza: Ah, anchio!
Nela: E anch io, anch io!
Ciuzza: Gli pareva che tutte le donne, appena con la mano faceva cos, si sarebbero buttate dalle finestre a terra per lui!
Gesa: Vojaltre no, nessuna delle tre!
Luzza: Chi lo calcola?
Ciuzza:
Chi lo cerca?
Nela: Chi lo vuole?
Gesa:
Eh, si vede!
Luzza:Perch ora siamo qua a domandarle...?
Nela: Siamo qua perch vorremmo sentire come lo fa cantare il dispetto!
Luzza: Deve friggere, friggere, me limmagino!
Luzza: Che fa, canta? canta?
Nela: Dica, dica, zia Gesa! Canta?
Gesa: (turandosi le orecchie) O oh! ragazze! che volete da me? L c zia Ninfa: domandatelo a lei, se canta o non canta!

Zia Ninfa, come chiamata, si mostra su luscio.

Zia Ninfa: Che cos? avete nel giardino le cicale, comare Gesa?
Luzza, Ciuzza e Nela: (subito confuse: a un tempo)
- Niente, niente, zia Ninfa!
- Buona sera, zia Ninfa!
- (Uh, guarda, era l!)
Gesa: Altro che cicale, mi pajono tre vespe, zia Ninfa, si sono attaccate a me per sapere...
Luzza, Ciuzza e Nela: - No, niente!- Non vero!
- Non vero!
Gesa: - ma s! se Liol canta per dispetto, perch Tuzza della zia Croce Azzara non lha voluto per marito.
Zia Ninfa: Mio figlio? Chi lha detto?
Luzza, Ciuzza e Nela: - Lo dicono tutti!
- E per esser vero vero!
- Non lo neghi, zia Ninfa!
Zia Ninfa: Io non ne so nulla! Ma, ammesso che sia vero, Tuzza ha fatto bene, e meglio ha fatto zia Croce sua madre, se non ha voluto dargliela. Madre io, non dico una figlia, ma neppure una cagna vorrei affidare a uno come mio figlio Liol! Che che! Guardtevene, ragazze! Tutti i pi neri peccatacci li ha lui! Come dal diavolo dovete guardarvene! E poi, con tre creaturine qua... - S, s, piccini, a casa! a casa!

A questo punto dal fondo della straducola si sentono le grida della Moscardina che viene tutta scalmanata con le mani in aria.

La Moscardina: Ges! Ges! Che cose! Cose da non credersi! Non c pi dovarrivare!
Ciuzza: Uh, la Moscardina! Sentite come grida?
Luzza: Che avete?
Nela: Perch gridate cos?
La Moscardina: (entrando nellorto) Che rovina! Che rovina, comare Gesa, in casa di vostra nipote!
Gesa: (balzando in piedi) Mia nipote? Che le accaduto? Parlate!
La Moscardina: Fa come una Maria, con le mani nei capelli!
Gesa: Perch? Perch? Ah, Madre di Dio! Lasciatemi andare! Lasciatemi andare!

Via di corsa per la straducola, voltando e scomparendo a manca.

Le altre: (a una voce) Che accaduto a Mita? Parlate! Ch stato?
La Moscardina: Zio Simone, suo marito -

Le guarda, e non aggiunge altro.

Quelle: (subito, incitandola) - Ebbene? - Dite! - Che ha fatto?
La Moscardina: S messo con sua nipote!
Luzza, Ciuzza, Nela e Zia Ninfa: (a un tempo)
- Con Tuzza?
- Possibile?
- Oh guarda!
- Ges, che dite!
La Moscardina: Proprio cos! E pare che Tuzza gi...

Fa di nascosto a zia Ninfa un certo gesto che lascia intendere: incinta.

Zia Ninfa: (con orrore) Madonna, liberateci!
Luzza, Ciuzza e Nela: Che significa? Che significa? Tuzza? Che pare? Che ha fatto?
La Moscardina: Via, via, ragazze! Non son cose per vojaltre! via!
Zia Ninfa: Ma certo? certo?
La Moscardina: Lui stesso, zio Simone, andato a vantarsene con la moglie!
Zia Ninfa: Ha avuto questa impudenza?
La Moscardina: S: chera vero che non mancava per lui; e che se avesse preso in moglie sua nipote, a questora, non uno, tre figli avrebbe potuto avere!
Ciuzza:
(a zia Ninfa) Ma scusi, non se la diceva con suo figlio Liol Tuzza fino a jeri?
Zia Ninfa: Tho detto che non ne so nulla!
La Moscardina: Oh, zia Ninfa, non facciamo storie! Lo negherebbe? O davvero si vuol bere che zio Simone da s...? Madre e figlia daccordo, hanno messo il vecchio nel sacco!
Zia Ninfa: Che che! che che!
La Moscardina: Calunnia?
Zia Ninfa: Che centri mio figlio, s!
La Moscardina: Zia Ninfa, le mani mi farei tagliare, prima luna e poi laltra!
Ciuzza: Anchio!
Luzza: Anchio!
Nela: Lo sanno tutti!
Zia Ninfa: Tutti, e io no!
La Moscardina:
Perch lei non vuol saperlo, lasciamo andare!
Luzza: Oh, ecco qua Mita! Ecco qua Mita con sua zia!

Mita, tutta scarmigliata e in pianto, viene gi per la straducola insieme con zia Gesa che grida correndo dal fondo alla siepe e dalla siepe di nuovo al fondo, con le mani sui fianchi, mentre nellorto le donne confortano Mita.

Gesa: Figlia mia! Figlia mia! Dio lo deve fulminare! Le mani, le mani addosso ha osato metterle, vecchiaccio assassino! vecchiaccio scellerato! Per giunta, le mani addosso! Lha afferrata per i capelli, strascinata per casa, pezzo da galera! Via! Via! Lasciatemi andare al paese! La consegno qua a voi, buone vicine! Vado a ricorrere alla giustizia! In galera, in galera!
La Moscardina: Fate bene! S, s, andate, andate dal delegato!
Zia Ninfa: No, che delegato! Da un avvocato, piuttosto! Date ascolto a me.
Gesa: Da tutte due, vado! In galera, vecchiaccio scomunicato! Ha avuto la tracotanza di dire che il figlio suo, com vero che il sangue di Ges Cristo nel calice della santa messa!
Zia Ninfa: (turandosi gli orecchi) Oh Dio, che cose!
Gesa: E in galera anche quelle due infamacce, madre e figlia! Sgualdrine! - Lasciatemi andare! Ci arriver di notte al paese: non importa; andr a dormire da mia sorella. Tu sei qua a casa tua, Mita, tra queste buone vicine. Ti chiudi bene di qua e di l. Io vado. In galera! in galera... scellerato... sgualdrine...

E, cos gridando, scompare in fondo alla straducola.

La Moscardina: Separata, avrai diritto al mantenimento, non ti confondere!
Zia Ninfa: Ma che separata! Che dite! Gliela vorresti dar vinta? Tu sei e devi restare la moglie!
Mita: Ah no, basta! basta! Con lui non torno pi; ne pu esser certa! Neanche se mammazzano.
Zia Ninfa: E non capisci che van cercando proprio questo?
La Moscardina: Eh gi: andare a spadroneggiare madre e figlia, in casa del vecchio e far mangiare laglio a tutti gli altri parenti!
Mita: Volete dunque che mi lasci pestare sotto i piedi? No, no! Non ho pi nulla da spartire con lui, adesso, zia Ninfa! Ha avuto da unaltra ci che desiderava, e ora mi vorrebbero morta, tutte tre!
La Moscardina: Morta? una parola! C la legge, cara! Tua zia corsa al paese.
Mita: Che legge e legge! Quattranni che peno! Ma sapete ch arrivato a gridarmi in faccia? Che non dovevo arrischiarmi a dir male di sua nipote! S. Perch sua nipote, dice, una ragazza onesta!
Zia Ninfa: Onesta? Cos tha detto?
La Moscardina: incredibile! incredibile!
Ciuzza, Luzza e Nela: Onesta oh! onesta!
Mita: Cos! Cos! Perch s messa con lui; e che lui le lascer tutto, dice; perch gli ha dato la prova, dice, che non mancava per lui, ma per me; e che la legge, anzi, dovrebbe trovarci il rimedio, per un poveruomo a cui tocchi dimbattersi in una donna come me! Ah zia Ninfa, me lo diceva il cuore di non prendermelo! E non me lo sarei preso, se non ero -
La Moscardina: - senzajuto, povera orfana, vero!
Mita: - alle spalle di mia zia, a cui non potei dir di no! - Ero tanto tranquilla e contenta, qua, in questa casuccia, in questorticello. Lei lo pu dire, zia Ninfa. Sotto i suoi occhi. Ma Dio penser a castigare chi mha fatto questo tradimento.
La Moscardina: (risoluta) Bisogna che Liol parli, zia Ninfa.
Zia Ninfa: E dlli con Liol! La volete finire di nominare mio figlio?
La Moscardina: Oh, ragazze, ditelo voi se non vero!
Ciuzza, Luzza e Nela: S s, vero! vero! stato lui! stato lui!
Mita: Io so che Liol mi voleva bene, quando stavo qua, zia Ninfa. Che colpa ho io se, soggetta comero, ho dovuto maritarmi con un altro?
Zia Ninfa: Ma puoi credere sul serio che Liol te labbia fatto per dispetto, dopo quattranni?
La Moscardina: Questo no, non lo credo neanchio. Ma se un galantuomo, Liol ora deve andare a gridare in faccia a quel vecchiaccio scomunicato linganno di quelle due schifose, madre e figlia, per rovinare questa povera donna! Ecco quello che deve fare, se un uomo di coscienza, suo figlio, zia Ninfa! Svergognare quelle due mfamacce e sventare questa trama a danno duna povera innocente!

S fatta sera. Si sente la voce di Liol che ritorna a casa cantando.

La voce di Liol:tutti gli amici miei me lhanno detto
luomo che prende moglie resta sotto...
La Moscardina: Ah, eccolo qua che torna cantando! Ora gli parler io! Glielo dir io!
Ciuzza, Luzza: e Nela: (sporgendosi dalla siepe e chiamando) Liol! Liol! Liol!
Zia Ninfa: Vieni, vieni qua, figlio mio!
La Moscardina: Qua, Liol!
Liol: (alla Moscardina) Agli ordini!

Poi, alle ragazze.

Oh, le colombelle!
La Moscardina: Lascia le colombelle! Vieni qua. Guarda chi c: Mita!
Liol: Oh, Mita... Che cos?
La Moscardina: che ti devi far di coscienza, Liol! Qua Mita piange per colpa tua!
Liol: Per colpa mia?
La Moscardina: S; per ci che hai fatto con Tuzza della zia Croce Azzara.
Liol: Io? Che ho fatto?
La Moscardina: Madre e figlia vogliono dare a intendere a zio Simone che il figlio -
Liol: - il figlio? che figlio? -
La Moscardina: - ah, lo domandi? quello di Tuzza! -
Liol: - di Tuzza? che dite? Tuzza dunque...?

Fa segno per significare: incinta?

Zia Ninfa: Via, ragazze, andate, andate! Fatemi questo piacere!
Luzza: Oh Dio benedetto, sempre con questo: andate, andate...
Ciuzza: E con codesti discorsi che non sono per nojaltre!
Liol: Veramente non lo capisco neanchio questo discorso.
La Moscardina: S, sguita a far lingenuo, linnocentino! - Insomma, ve nandate, ragazze? Non posso parlare con vojaltre qua!
Ciuzza: Andiamo, s, andiamo! Buona sera, zia Ninfa.
Luzza: Buona sera, Mita.
Nela: Buona sera, comare Crmina.
Liol: E a me niente? Neanche un salutino?
Ciuzza: V via, impostore!
Luzza: Malacarne!
Nela: Faccia di bronzo!

Via tutte tre per la straducola.

La Moscardina: (subito, di nuovo, risoluta) Il figlio di Tuzza tuo, Liol!
Liol: Eh via, finitela! O lavete preso davvero come un vizio per queste campagne? Ogni ragazza a cui comincia ad abbondare in bocca la saliva - chi stato? - Liol!
La Moscardina: Ah lo neghi?
Liol:
Vi dico di finirla! Io non ne so nulla.
La Moscardina: E perch sei andato allora a domandare a zia Croce Azzara la mano di Tuzza?
Liol: Ah, per questo? Stavo ancora a sentire come potessi entrarci io!
La Moscardina: Vedi che non neghi pi?
Liol: Ma s... cos per ischerzo... di passata...
La Moscardina: (a zia Ninfa) Lo sente, zia Ninfa? Ora dovrebbe parlargli lei, da madre. Con me, il signorino, se la prende a ridere, mentre c qua una povera donna che piange. Ci vuole coscienza! Gurdala!
Liol: Eh, lo vedo che piange. Ma perch?
La Moscardina: Perch, dici?

Rivolgendosi a zia Ninfa e pestandon piede:

Ma parli lei!
Zia Ninfa: Perch zio Simone... a quanto pare...
La Moscardina: (Oh, s smossa alla fine!) A quanto pare? - Le ha messo finanche le mani addosso!
Zia Ninfa:
- gi, perch dice che di lei non sa pi che farsene, ora che il figlio, dice, sta per averlo da sua nipote...
Liol: Ah! stato dunque lui, zio Simone? Misericordia! S messo con sua nipote?
Zia Ninfa: (indicando Liol alla Moscardina) Vedete? Mio figlio sincero. Se fosse come voi dite...
La Moscardina: (senza badarle, rivolta a Liol) Vorresti farmi ingozzare, tu che non hai voluto mai saperne dammogliarti -
Liol: - io? chi ve lha detto? mai saperne? Anzi! Ogni cinque minuti...
La Moscardina: Ah, cos, per ridere!
Liol: No! Con tutto il sentimento! Non colpa mia, scusate, se poi nessuna donna mi vuole. Mi vogliono tutte, e non mi vuole nessuna. Per cinque minuti, s, appena mi butto... Dovrebbe correre subito un prete con lacqua benedetta. Non corre nessuno, e il matrimonio si sconchiude. - Oh guarda guarda, Tuzza dunque... Eh, non c che dire, se l scelto bene il genero zia Croce! - Evviva zio Simone! Gli venuto fatto dunque! - Gallo ... Vecchio, ma di buon osso, si vede... Eh sfido allora che Tuzza... Con questo bel servizio che aveva apparecchiato qua a Mita... - B, pazienza, povera Mita, che vuoi farci?
La Moscardina: (friggendo) Non sai dir altro? Non sai dir altro? - Via! Via! Via! Certe bili ci piglio! Lasciatemi andare! A combattere con certuni che la coscienza se la mettono cos sotto i piedi!

E va via rabbiosa con le mani per aria.

Zia Ninfa: Ma proprio pazza, oh! La coscienza, dice! Signori miei, per forza incornata a credere che sia come sospetta lei!
Liol: Non se ne curi! Vada, vada piuttosto a mettere a letto queste tre creaturine. Guardi l, Tinino s addormentato.

Difatti il bambino, sdrajato a terra supino, s addormentato, e gli altri due sonnecchiano seduti.

Zia Ninfa: Uh, gi, povero figlio mio... guardalo l!

Accorre, si china su lui, lo chiama:

Tinino... Tinino...

A Liol

S, prendilo, tiralo s, e dammelo in braccio.

Liol si cala, fa prima il segno della croce sul bimbo dormente, poi zufola per svegliarlo; ma, vedendo che il bimbo non si sveglia, accenna con la voce la solita arietta di danza, battendo le mani. allora Tinino si alza, si alzano anche gli altri due fratellini, e stropicciandosi gli occhi con le manine a pugno chiuso, cominciano a saltare; e, cos saltando, tutte tre, accompagnati dal padre che sguita a cantare e a battere le mani, entrano in casa.

Mita: (alzandosi) Io entro in casa. Buona notte, zia Ninfa.
Zia Ninfa: Se hai bisogno di me, figliuola mia, appena avr messo a letto questi piccini, ritorner qua con te.
Mita: No, grazie. Mi chiuder per notte. Buona notte anche a te, Liol.

Zia Ninfa entra in casa.

Liol: Rimani a dormire qua, questa notte?
Mita: La zia s al paese.
Liol: andata a ricorrere?
Mita: Ha detto che andava da un avvocato.
Liol: Davvero, allora, non vuoi pi ritornare da tuo marito?
Mita: Non ho pi nulla da spartire con mio marito, adesso. Buona notte.
Liol: Ah, come sei sciocca, Mita!
Mita: Che vuoi, non possiamo esser tutti scaltri come te, Liol. Vuol dire che per me ci penser Dio.
Liol: Dio, gi. - Ci dovrebbe pensare. Ci pens una volta. - Ma per quanto buona tu possa essere, timorata, rispettosa di tutti i santi comandamenti, certo non puoi osare di paragonarti alla Vergine Maria.
Mita: Io? Tu bestemmii!
Liol: Scusa, se dici che deve pensarci Dio! Come? Per virt dello Spirito Santo?
Mita: Via! Via! meglio che mi ritiri! Non posso star qua a sentire simili eresie.
Liol: Eresie... Ti sto dicendo, anzi, che Dio non pu ajutarti cos...
Mita: Ma non intendevo mica cos io!
Liol: E come, allora? Con le scenate che viene a far qua la Moscardina? o le corse inutili al paese di tua zia? strilli, bastonate, avvocato, delegato, separazione...? oppure, cacciando me di mezzo; mandandomi a gridare in faccia a zio Simone che il figlio di Tuzza mio? - Cose da bambini! cose che potevano venire in mente a te e a me, quando qua, in questorticello, giocavamo agli sposi e ogni tanto ci strappavamo i capelli e correvamo a fare i raffronti davanti a tua zia o a mia madre, ti ricordi?
Mita: Mi ricordo s. Ma non stata colpa mia, Liol (Lho detto or ora a tua madre.) - Dio sa dove avevo io il mio cuore, quando sposai...
Liol: Lo so anchio, Mita, dove lavevi. Ma questo ora non centra. Ti sei maritata, non se ne parla pi.
Mita: Ne ho parlato, perch mhai domandato se mi ricordavo...
Liol: Ora il discorso un altro. - Tu hai torto e tuo marito ha ragione.
Mita: Io, ho torto?
Liol: E scusa, non hai perduto... quanti anni? quattro? cinque? - Ecco il tuo torto! Tuo marito s stancato. Sapevi bene, sposando, che ti prendeva in moglie per avere un figlio. Glielhai dato questo figlio? No. Aspetta oggi, aspetta domani; alla fine, tanto ha detto, tanto ha fatto, che ha trovato unaltra che glielo dar in vece tua.
Mita: Ma se Dio, a me, questa grazia non ha voluto farmela?
Liol: E se tu aspetti che pivano fichi! Lo vorresti sul serio da Dio? Poi dici che bestemmio! Vai vai a domandare a Tuzza, da chi lo sta avendo lei, il figlio.
Mita: Dal diavolo, lei!
Liol: No. Da zio Simone.
Mita: Dal diavolo! dal diavolo!
Liol: Da zio Simone.
Mita: Hai il coraggio daffermarlo anche davanti a me? uninfamia questa, Liol!
Liol: Perci ti dico che sei una sciocca! -

Ripigliando:

Guarda: facciamo come dice la Moscardina: vado da zio Simone; anzi, mi lego un campanaccio al collo e mi metto a gridare per tutte le campagne e le strade s al paese: Don, don, don! il figlio di zio Simone mio! Don don don! il figlio di zio Simone mio! - Chi ci crede? S, magari ci crederanno tutti. Ma lui no, lui non ci creder mai, per la ragione appunto che non ci vuol credere! Vai a convincerlo, se sei buona! - E poi, via, siamo giusti! Ti pare che domani il figlio di Tuzza nascer con un cartellino in fronte: - Liol! - Cose cieche anche per la stessa mamma che lo fa! - Neanche se lo scannano, stai sicura, egli creder che il figlio non suo! N io ho il mezzo di farglielo riconoscere per mio! Ma tu stessa, tu stessa, se non sei proprio una sciocca, tu stessa, prima di tutti, devi dirgli ch vero.
Mita: Vero, che il figlio suo?
Liol: S, s: suo! suo! e che finora non mancato per lui, ma per te! Tanto vero che lui sta per averlo da Tuzza, e che, come ora sta per averlo da Tuzza, domani lo potr avere da te!
Mita: E come?
Liol: Come? Te lo sto dicendo, come! Come sta per averlo da Tuzza!
Mita: Ah no! questo, no! questo, mai!
Liol: E buona notte, allora! Statti quieta e non piangere pi! a chi vai a ricorrere? Perch te ne scappi? Con chi te la pigli? Gli altri tinsegnano come si fa, e tu non vuoi seguir linsegnamento Gliela lasci commettere tu a Tuzza linfamia, non io! Perci io ho negato e nego! Per te, per te nego, per il tuo bene, e perch non c altro mezzo ora di sventare questinganno e questinfamia! Ah, ti pare che bruci soltanto a te? Dio solo sa quello che ho dovuto ingozzare! Quando andai l, per fare il mio dovere di galantuomo, e sotto i miei occhi quella madraccia infame fece entrare tuo marito dovera Tuzza - ah! - lo vidi come in un quadro il tradimento; vidi te, Mita, e ci che doveva venirtene, e giurai a me stesso che non dovevano averla vinta! Mi cucii le labbra. E ho aspettato questo momento! No, no, non deve passare questinfamia, Mita! Devi darglielo tu il castigo! Dio stesso te lo comanda! Non deve approfittarsi di me, quellinfame, per rovinarti!

Dicendo queste ultime parole, le cinge la vita.

Mita: (divincolandosi) No, no... lasciami, lasciami... Questo non lo far mai... no, no, non voglio, non voglio...

Tutta un tratto resta sospesa, sgomenta, tendendo lorecchio:

Ah... sss... aspetta! sento camminare... Chi viene?
Liol: (tirandola verso luscio) Entriamo, entriamo subito!
Mita:
No, lui... lui, s, mio marito, il suo passo... Scappa, scappa via, per carit!

Dun balzo Liol alla porta della sua casa. Mita corre quatta quatta e si rintana nella casuccia della zia, chiudendo pian piano la porticina. Si vede comparire dal fondo della straducola zio Simone con un lanternino in mano sospeso a una catenella; sappressa allaltra porta della casuccia, quella di strada, e bussa a pi riprese.

Zio Simone: Zia Gesa! - Zia Gesa! - Aprite; sono io. -

Sentendo dallinterno la voce di Mita:

Ah, tu? Apri... Ti dico, apri! - Apri, se no butto la porta a terra! Niente, devo dirti una cosa. - S, s, me nandr; ma prima apri!

La porta si apre e zio Simone entra. Liol, dalla sua, allunga il collo a spiare nel bujo della notte e nel silenzio. Poi si ritrae, sentendo schiudere la porticina che d sullorto.

Mita: (uscendo sullorto e chiamando) Zia Ninfa! Zia Ninfa!

Poi, voltandosi contro il marito che sopravviene dallinterno della casuccia col lanternino in mano:

No, vho detto no! no! Non vengo! Non voglio pi stare con voi! - Zia Ninfa! Zia Ninfa!
Zio Simone: Chiami ajuto?
Zia Ninfa: (accorrendo dalla sua casa ed entrando nellorto) Mita! Mita! Che ? - Ah, voi, zio Simone?
Mita: (riparandosi dietro le sue spalle) Glielo dica lei, glielo dica lei, zia Ninfa, per carit, che mi lasci stare!
Zio Simone: Tu sei mia moglie, e devi venire con me!
Mita: No, no! Non sono pi io vostra moglie, no! Andate a cercarla dov, vostra moglie, in casa di quella schifosa di vostra cugina!
Zio Simone: Stai zitta, stai zitta, o per Cristo ti faccio sentire di nuovo il peso delle mie mani!
Zia Ninfa: (riparando Mita) Eh via, basta, zio Simone! Lasciatela almeno sfogare, santo Dio!
Zio Simone: Nossignore, si deve star zitta! Che se non ha saputo esser madre, deve sapere almeno esser moglie; senza sporcarsi la bocca dicendo male del mio parentado.
Zia Ninfa: Ma siamo giusti, zio Simone, son pretese le vostre? Le cuoce, poverina, ci che le avete fatto!
Zio Simone:
Non le ho fatto nulla io! Solo il bene le ho fatto, quando la presi dalla strada e la misi a un posto che non si meritava.
Zia Ninfa: Benedettuomo, e vi par questo il modo di persuaderla a ritornare con voi?
Zio Simone: Ah zia Ninfa, non vero che avrei mancato di rispetto alla santa memoria di mia moglie, se non era perch non sapevo a chi lasciare la roba! Tutta la mia roba, fatta a sudori di sangue, allacqua e al sole!
Zia Ninfa: Sta bene. Ma che colpa ha questa poverina, in nome di Dio?
Zio Simone: Non avr colpa, ma nemmeno deve darne a chi ora sta facendo ci che non ha saputo far lei!
Mita: (a zia Ninfa) Lo sente? Zio Simone: Che volete pi da me, allora? Andate da chi ve lo sta sapendo fare, e lasciatemi in pace, ch del vostro nome e delle vostre ricchezze io non so che farmene!
Zio Simone: Tu sei mia moglie, tho detto; e quella mia nipote Ci che stato stato, e non se ne parla pi. Io ho bisogno duna donna che massista in casa, zia Ninfa.
Mita: E io, guardate, piuttosto, di notte-tempo, mi butto per le campagne!
Zia Ninfa: Via, lasciatela calmare un p, zio Simone: il colpo che le avete dato stato troppo forte. Un p di pazienza! Vedrete che Mita si calmer e ritorner a casa.
Mita: Avr voglia daspettarmi, non ci torno!
Zia Ninfa: venuto fin qua, vedi? per ricondurti a casa; e tha detto che ora tutto finito e che non andr pi dalla zia Croce. Non vero?
Zio Simone: Non andr pi; ma il figlio, quando nascer, lo prender con me.
Mita: Ecco, lo sta a sentire? E la madre allora verr a pestarmi in casa!
Zia Ninfa: Ma no, perch?
Mita: Eh, con la scusa che la madre, potr chiuderle la porta in faccia? E vuole che sopporti un tale sopruso? O debbo, zia Ninfa, apparecchiar loro anche il letto a casa mia con le mie mani? Ha cuore, dopo questo, di farmi andare ancora con lui?
Zia Ninfa: Io, figliuola mia? Che centro io? Non debbo mica tenerti con me! Parlo per il tuo bene.
Zio Simone: S, s, andiamo, ch notte!
Mita: No, no! Se non ve nandate, corro a buttarmi gi dal ponte!
Zia Ninfa: Date ascolto a me, zio Simone, lasciatela qua almeno per questa notte. Con le buone, a poco a poco, si persuader e vedrete che domani... domani ritorner, potete esser certo.
Zio Simone: Ma perch vuol rimanere qua stanotte?
Zia Ninfa: Perch... perch tra laltro... deve guardar la casa a sua zia, salita al paese
Zio Simone: - a fare gli atti contro di me?
Zia Ninfa: Eh, via, non badate! Nella prima furia! Andate, andate a dormire, ch tardi. Mita ora si chiuder in casa.

A Mita:

V, v prima ad accompagnare tuo marito: chiuderai la porta di l; poi questa; e buona notte. Buona notte anche a voi, zio Simone.

Zio Simone entra per il primo nella casuccia, di menticandosi nellorto il lampioncino acceso. Mita, entrando dopo di lui, chiude la porticina.

Zia Ninfa: (attraversando lorto e la straducola) Mi sembra che zia Gesa abbia raccomandato la pecora al lupo.

Davanti la porta della sua casa si ferma, scorgendo Liol in agguato, e gli dice piano:

Via dentro, via dentro, figlio, non facciamo pazzie...
Liol: Sss... aspetti... voglio vedere come andr a finire... Se ne vada, se ne vada a dormire...
Zia Ninfa: Giudizio, figlio, giudizio!

Entra in casa.

Liol accosta la porta e subito si caccia dentro lorto, tutto aggruppato, dietro la siepe; sale, cheto e chinato, fino allo spigolo della casuccia e sapposta impalato contro il muro.

Tutta un tratto la porticina si riapre, e Mita, scorgendo Liol, caccia un grido subito represso e si volta contro il marito per impedirgli il passo.

Mita: Vho detto no! Andatevene! O chiamo di nuovo zia Ninfa! Andatevene!
Zio Simone: (dallinterno della casuccia) Vado, s, vado, stai tranquilla!

Mita rientra, lasciando semiaperta la porticina. E allora, mentre zio Simone esce dalla porta di strada, Liol, strisciando lungo il muro, entra dalla porticina e subito la richiude. Luscita di zio Simone di l e lentrata di Liol di qua debbono avvenire contemporaneamente. Ma zio Simone, appena richiusa la porta di strada, si volta e dice:

O oh, il lanternino... ho lasciato il lanternino... Che dici? Ah, nellorto? - Bene bene... ci giro di qua...

Scende per la straducola, entra per il rastrello della siepe nellorto, prende da terra il lanternino e lo alza per vedere se acceso bene:

Al bujo, per la campagna, Dio liberi, c pericolo di rompersi le corna...

E risale lentamente la straducola.

TELA.

Atto Terzo

La stessa scena del primo atto. tempo di vendemmia. Presso la porta del magazzino si vedono ceste e panieri.
Tuzza seduta sul rustico sedile di pietra e cuce il corredino del bimbo nascituro. Zia Croce, col manto su le spalle e un fazzoletto in capo, viene dal fondo.

Zia Croce: Tutti arricchiti! Non vuol venire nessuno.
Tuzza: Doveva aspettarselo!
Zia Croce: Non sono mica andata a invitarle a sedere a tavola con me! Con la roccia addosso, pi sozze del cantone alluscita del paese, non han neppure paglia per buttarsi a dormire, e sissignori, le chiamo per guadagnarsi un tozzo di pane, a una fa male il braccio, a unaltra la gamba...
Tuzza: Glielavevo detto di non andare a pregarle!
Zia Croce: linvidia, che se le mangia vive; e si fingono sdegnate! - Mi tocca intanto salire al paese a far le opere per quattro grappoli duva, se non voglio che se li mangino le vespe. gi in ordine il palmento?
Tuzza: In ordine, in ordine.
Zia Croce: Le ceste son qua pronte, pronto tutto, e mi mancano le braccia! Lui solo, Liol, ha promesso di venire.
Tuzza: Ah, ha voluto proprio incaponirsi a chiamarlo?
Zia Croce: Apposta, sciocca! Per far vedere che non c stato nulla.
Tuzza: Ma se ormai lo sanno finanche le pietre!
Zia Croce: Non per lui, a ogni modo, che lha sempre negato, e mi costa! Gliene sono grata. Non lavrei mai creduto! E quando lo nega lui, lascia pur cantare gli altri finch non scoppiano come le cicale!
Tuzza: Va bene. Per io - glielavverto mi chiudo in casa, e non caccio pi fuori neanche la punta del naso. Non posso pi vedermelo davanti.
Zia Croce: Ora eh? ora non puoi pi vedertelo davanti? - Forca! - Son parecchi giorni intanto che tuo zio non si fa vedere.
Tuzza: Ha mandato a dire che non si sente bene.
Zia Croce: Se cera lui, a buon conto, mi levava da questimpiccio della vendemmia. Ma nascer, nascer questo figlio! Non mi par lora! Quando lavr qua - ora che lha riconosciuto per suo davanti a tutti - avr un bel chiamarselo accanto sua moglie! La sua casa sar qua. Dove sono i figli la casa.

A questo punto si presenta davanti la tettoja, ilare e accaldata, la Moscardina.

La Moscardina: permesso, zia Croce?
Zia Croce: Oh, voi Moscardina?
La Moscardina: A servirla. Le annunzio che vengono, sa? Tutte!
Zia Croce: Ah! E ch accaduto? Vi vedo cos contenta!
La Moscardina: S, s, contenta, sono proprio contenta, zia Croce!
Zia Croce: Ih, e tutta rossa come un peperone! Siete venuta di corsa?
La Moscardina: Corro sempre, io, zia Croce. Sa come si dice? Gallina che va e gira, col gozzo pieno si ritira. E poi, tempo di vendemmia! Anche loro, le ragazze, vedr, tutte festanti!
Zia Croce: O come mai? Le ho vedute poco fa con tanto di muso; nessuna voleva venire: e ora sono tutte pronte e festanti?
Tuzza: Se fossi in lei, non vorrei pi io, ora, e andrei s al paese a far la ciurma.
Zia Croce: No. Mi piace anzi che si levi ogni ruggine tra vicine. Di tutta questa allegria, piuttosto, vorrei saper la ragione...
La Moscardina: Ma forse perch han saputo che verr Liol. Questo Liol, creda, zia Croce, una cosa... una cosa... Pare che abbia fatto lega col diavolo!
Zia Croce: Ne ha combinata qualche altra delle sue?
La Moscardina: Non so. Ma il fatto che mette nel cuore di tutti lallegria. Una ne fa e cento ne pensa. E le ragazze, dove c lui, vengono contente! - Canta, ecco, lo sente? Viene cantando con le ragazze e i tre piccini che gli saltano attorno. - Guardi! Guardi!

Si sente difatti un coro campestre intonato da Liol. Poi Liol entra sotto la tettoja con Ciuzza, Luzza, Nela e altri contadini e contadine e i suoi tre cardelli, e si mette a improvvisare, battendo i piedi in cadenza.

Ullarall!Pesta bene, tu qua!Pesta bene, pesta bene, pesta bene,
che pi pesti nel tinello
e pi forte il vin ti viene!
Pi di quello
dellaltranno, Liol!
Ullarall! Ullarall!Ogni maglio,
senza sbaglio,
se tu pesti bene, compare,
un barile te ne far!
un barile che a berne un sorsetto
a terra mi getto
col male di mare
perch vagellare
la testa mi fa.
Ullarall! Ullarall!Ullarall! Ullarall!

Liol: Cara zia Croce, rieccoci qua!

La ciurma ride, salta e batte le mani.

Zia Croce: Ih, che allegria! Davvero festanti siete! Che miracolo questo?
Liol: Nessun miracolo, zia Croce. Chi cerca trova, e chi sguita vince!

Le ragazze ridono.

Zia Croce: Che vuol dire?
Liol:
Niente. Proverbio.
Zia Croce:
Ah s? E senti allora questaltro: Suono e canzoni son cose di vento.
Liol: (subito) E il tavernajo vuol esser pagato!
Zia Croce: giusto! Patti chiari. Faremo come laltranno, eh?
Liol: Ma s, non si confonda! Ho detto per farle vedere che sapevo il proverbio e anche il sguito.
Zia Croce: E allora sbrighiamoci, ragazze, prendete le ceste e fate con garbo; non c bisogno che ve lo raccomandi.
Liol: Ho portato i bambini per piluccare qualche acinetto lasciato.
Zia Croce: Purch non sappendano ai bronconi quando non ci arrivano con le mani!
Liol: Ah, non c pericolo. Educati alla scuola di pap. Il grappolo alto, a cui non sarriva con la mano, si lascia l e non gli si dice ch acerbo.

Altra risata delle ragazze.

Che c da ridere? Non sapete la favola della volpe? - Basta. Qua nel palmento tutto pronto?
Zia Croce: S, s, tutto pronto.
Liol: (prendendo le ceste e i panieri e distribuendoli alle ragazze e ai giovani) E allora, via, s, prendete... ecco qua! prendete... E via cantando: Ullarall! Ullarall!

Via dal fondo con la ciurma, cantando.

Zia Croce: (gridando loro dietro) Cominciate da gi, ragazze, di filare in filare, salendo a poco a poco! E date un occhio ai piccini!

Poi, a Tuzza:

Scendi con loro, rmpiti il collo! Debbo guardarli io sola glinteressi?
Tuzza: No, no, glielho detto, non vado!
Zia Croce: Chi sa che scempio ne faranno, quellaffamate! - Hai visto, intanto, come guardavano? che sfavillo docchi?
Tuzza: Ho visto, ho visto.
Zia Croce: Per quel pazzo! -

Guardando fuori, in quel momento, scorge zio Simone.

Oh, ecco tuo zio... Ma guarda, butta le gambe come se non fossero sue... Devesser malato davvero!

Si presenta sotto la tettoja zio Simone, tutto ingrugnato .

Zio Simone: Cara cugina, buon giorno. Buon giorno, Tuzza.
Tuzza: Buon giorno.
Zia Croce: Non state bene, cugino? Che avete?
Zio Simone: (grattandosi il capo sotto la berretta padovana) Guaj, cugina, guaj.
Zia Croce: Guaj? Che guaj potete avere voi?
Zio Simone: Io no, veramente... anzi, io...
Zia Croce: Sta male forse vostra moglie?
Zio Simone: Eh... dice... dice che... insomma...
Zia Croce: Insomma, che? Parlate; ho fuori le opere e voglio andare a badarle.
Zio Simone: Avete cominciato a vendemmiare?
Zia Croce: S, proprio ora.
Zio Simone: Senza dirmene nulla?
Zia Croce: Non vi fate vedere da due giorni! Mi son pigliate anzi certe bili con tutte queste vipere del vicinato! Non volevano venire, e poi, tutta un tratto, chi sa perch, son venute tutte, e ora sono gi con le ceste.
Zio Simone: Sempre con la furia, voi, cugina!
Zia Croce: Io? Furia? Che furia? Le vespe stavano a mangiarsi tutto...
Zio Simone: Non dico soltanto per la vendemmia... dico per altro... dico anche per me... Non so che gusto rompersi il collo per non dar mai tempo al tempo!
Zia Croce: Oh infine, si pu sapere che avete dentro? Buttatelo fuori! Vedo che volete pigliarvela con me...
Zio Simone: No, non me la piglio con voi, cugina; con me, me la piglio, con me!
Zia Croce: Per la furia?
Zio Simone: Appunto: per la furia.
Zia Croce: A proposito di che?
Zio Simone: Di che! Vi par poco il peso che porto addosso? venuto jeri a trovarmi mio compare Cola Randisi! -
Zia Croce: - Ah s, lho visto passare di qua. -
Zio Simone: - s fermato a parlarvi? -
Zia Croce: - no, ha tirato via di lungo -
Tuzza: - tirano via di lungo tutti, ora, passando di qua!
Zio Simone: Tirano via di lungo, figliola mia, perch la gente, vedendomi qua, si figura... si figura ci che per grazia di Dio non , n stato mai. La coscienza nostra pulita; ma lapparenza, purtroppo...
Zia Croce: E va bene, va bene... Lo sappiamo, Zio Simone, e dovevamo immaginarcelo prima, che tutti glinvidiosi si sarebbero comportati cos. A parlarne, adesso...

A Tuzza:

Anche tu, sciocca!
Zio Simone: Eh, ma la faccia, cugina, vengono a beccarla a me tutti quelli che, passando di qua, tirano via di lungo!
Zia Croce: Mi dite, insomma, che diavolo venu to a dirvi questo vostro compare Cola Randisi?
Zio Simone: venuto a dirmi appunto: Maledetta la furia!, se volete saperlo. In faccia a mia moglie ha sostenuto che s dato il caso daver figli, non dopo quattranni, ma anche dopo quindici dal matrimonio.
Zia Croce: Oh! Stavo ancora a sentire che abbia potuto dirvi da farvi stare cos sopra pensiero! - E dite un p: che gli avete risposto voi? - Quindici anni? - sessanta, pi quindici, quanto fanno? settantacinque. mi pare. - Cugino a sessanta no; e a settantacinque s?
Zio Simone: O chi vha detto, a sessanta no?
Zia Croce: Eh, il fatto, cugino.
Zio Simone: No, cugina. Il fatto ...

Esita a dire.

Zia Croce: Che ?
Zio Simone: Che a sessanta s.
Zia Croce: Che?
Zio Simone: S, s. Proprio cos.
Zia Croce: Vostra moglie?
Zio Simone: Me lha confidato stamattina.
Tuzza: (mangiandosi le mani) Ah! Liol!
Zia Croce: Ve lha fatta!
Tuzza: Ecco perch erano tutte festanti quelle vipere l! Chi cerca trova, e chi sguita vince!
Zio Simone: O oh, non andiamo dicendo ora!
Zia Croce: Avreste il coraggio di credere che il figlio vostro?
Tuzza: Liol! Liol! Glielha fatta! Glielha fatta, e me lha fatta, assassino!
Zio Simone: Non andiamo dicendo... non andiamo dicendo...
Zia Croce: Ve la siete guardata cos la moglie, vecchio imbecille?
Tuzza: E glielo dissi! Cento volte glielo dissi, di guardarsi da Liol!
Zio Simone: O oh, badate, non vi mettete in bocca Liol, adesso, perch a mia moglie io le comandai di star zitta quando mi butt in faccia per te la stessa accusa, chera vera!
Zia Croce: E ora, no? non pi vera ora per vostra moglie, vecchio becco?
Zio Simone: Oh! cugina, volete per Cristo che faccia uno sproposito?
Zia Croce: Ma via, levtevi! Come se non sapessimo -
Zio Simone: - che cosa? -
Zia Croce: - quello che sapete anche voi, e meglio di tutti!
Zio Simone: Io so che qua con vostra figlia non ho avuto mai nulla da spartire: ho fatto unopera di carit, e nientaltro. Ma, con mia moglie, ci sono stato io, ci sono stato io!
Zia Croce: S, quattranni senza frutto! Andate, andate a domandare adesso chi c stato con vostra moglie!
Tuzza: E opera di carit, ha il coraggio di dire!
Zia Croce: Gi! Dopo che s vantato davanti a tutti, davanti alla sua stessa moglie che il figlio era suo, per prendersi questa soddisfazione, sapendo bene che non poteva prendersela altrimenti!
Tuzza: (cangiando animo, dimprovviso) Basta! Basta! Non gridi pi, ormai! Basta!
Zia Croce: Ah no, cara mia! Vuoi che mi rassegni
Tuzza: E che altro vorrebbe fare? Se si prendeva il mio, pur sapendo di chi era, si figuri se non vorr riconoscere per suo questo che gli dar ora sua moglie -
Zio Simone: - e ch mio! mio! mio! - e guaj a chi sattenta a dir cosa contro mia moglie...

A questo punto appare dal fondo Mita, placidissima.

Mita: Oh, e che qua tutto questo baccano?
Tuzza: Vttene, Mita, vttene via, non mi cimentare!
Mita:
Io, Tuzza, cimentarti? Non sia mai!
Tuzza: (lanciandosi per afferrarla) Levatemela davanti! levatemela davanti!
Zio Simone: (parandola) O oh! Ci sono io!
Zia Croce: Hai la tracotanza di presentarti qua? Via! Via! Fuori!
Mita: (indicandola al marito) Ma guardate un p chi parla di tracotanza!
Zio Simone: No, tu no, tu non timmischiare, moglie mia! Trnatene a casa, tu! E lascia che ti difenda io!
Mita: No, aspettate, voglio ricordare a Tuzza un nostro motto antico: Chi tarda e non manca, non si chiama mancatore. Ho tardato, s, vero, ma non ho mancato. Tu sei andata avanti e io ti son venuta appresso.
Tuzza: Per la mia stessa strada mi sei venuta appresso!
Mita: No, cara! la mia dritta e giusta; la tua, torta e falsa.
Zio Simone: Non agitarti, non agitarti cos, moglie mia! Te lo fanno apposta, non vedi?, per farti arrabbiare! V, v, d ascolto a me! A casa! a casa!
Zia Croce: Ma guardatelo! Ma sentitelo! Moglie mia!
Tuzza: (a Mita) Hai ragione! Hai ragione! Hai saputo farla meglio di me! Tu i fatti, e io le parole!
Mita: Parole? Non pare!
Zia Croce: Parole, parole, s! Perch qua non c linganno che pare! Linganno in te, che non pare!
Zio Simone: Oh insomma, la finiamo s o no?
Zia Croce: Lo vedi? Per te c tuo marito, ora, che ti ripara, ingannato! Mentre mia figlia, no, suo zio non lo volle ingannare: gli si butt ai piedi piangendo, come Maria Maddalena!
Zio Simone: Quest vero! quest vero!
Zia Croce: Ecco, vedi? te lo dice lui stesso! lui ch la causa di tutto il male, per potersi vantare davanti a te, davanti a tutto il paese...
Mita: E voi lo permetteste, zia Croce? Oh guarda! A costo dellonore di vostra figlia? Ma linganno, s, proprio dove non pare: nelle ricchezze di mio marito, di cui a costo della vostra stessa vergogna volevate appropriarvi!
Zio Simone: Basta! Basta! Basta! Invece di far codeste chiacchiere inutili e accapigliarvi per non concludere nulla, cerchiamo di venire al rimedio, adesso, tutti daccordo. Siamo in famiglia!
Zia Croce: Rimedio? Che rimedio volete che ci sia pi, vecchio stolido? Siamo in famiglia, dice! Il rimedio lo troverete voi, voi, a tutto il danno che avete fatto a mia figlia per la soddisfazione che vi voleste prendere!
Zio Simone: Io? Io ho da pensare a mio figlio, adesso. Al vostro ci penser suo padre. Liol non potr negare in faccia a me che il figlio suo .
Tuzza: Quale?
Zio Simone: (stordito dalla domanda che lo avr colpito come una pugnalata a tradimento) Che vuol dire, quale?
Mita: (subito) Ma il tuo, cara! Quale vuoi che sia? Io ho qua mio marito che non pu dubitare di me.
Zio Simone: Oh insomma, la finite tutte due, madre e figlia? Ora che mia moglie ha voluto darmi questa consolazione non deve amareggiarsi il sangue con le vostre parole. Lasciate che parli io con Liol.

Si sente da lontano appressare a poco a poco il coro delle vendemmiatrici.

Tuzza: Ah no, basta! Non sarrischi a parlare per me! Guaj a lei se lo fa!
Zio Simone: Tu te lo prenderai perch giusto cos. Lui solo potr darti uno stato, e fare che nasca legittimo il figlio che suo. Vuol dire che, a persuaderlo, penser io, facendo ci che il cuore mi detter. Eccolo che viene. Lasciate parlare a me.

Liol ritorna con la ciurma, cantando a coro un canto di vendemmia. Appena sotto la tettoja, vedendo Mita e zio Simone, e le facce stravolte di zia Croce e di Tuzza, la ciurma che reca come in trionfo le ceste colme duva, si ferma e tronca il coro. Solo Liol, come se non volesse accorgersi di nulla, sguita a cantare e a farsi avanti con la sua cesta per andare a vuotarla dalla finestra del palmento.

Zia Croce: (facendosi incontro) Basta, basta! Votate le ceste, ragazze, e poi buttatele l. Non ho pi testa da badare a voi in questo momento.
Liol: E perch? Ch avvenuto?
Zia Croce: (alle donne) Andate, andate, vi dico!Poi, se mai, vi richiamer.
Zio Simone: Tu vieni qua, Liol!

In fondo alla tettoja la Moscardina, Ciuzza, Luzza, Nela e le altre donne circondano Mita e le fanno un mondo di feste per la consolazione che ha dato a tutte. Tuzza le guata e si macera dentro; pian piano si tira indietro fino alla porta di casa e vi si caccia dentro.

Liol: Vuole me? Eccomi qua.
Zio Simone: Cugina, venite qua anche voi.
Liol: (con aria di comando) Zia Croce, sotto!
Zio Simone: Oggi giorno segnato e devesser festa per tutti.
Liol: Benissimo! E cantare. Non come dice zia Croce, che suono e canzoni sono cose di vento. Se sono di vento, son cose mie; perch io e il vento, zio Simone, siamo fratelli.
Zio Simone: Lo sappiamo, lo sappiamo tutti che sei sventato. Ora tempo per di metter giudizio, caro mio!
Liol: Giudizio? Muojo.
Zio Simone: Stammi a sentire, Liol. Prima di tutto, debbo darti parte e consolazione che Dio finalmente ha voluto farmi la grazia -
Zia Croce: - senti, senti bene questa partecipazione, tu che non ne sai nulla! -
Zio Simone: - insomma, vho detto di lasciar parlare a me -
Liol: - lo lasci parlare! -
Zia Croce: Eh s, parlate, parlate... Ha voluto farvela Dio veramente, questa grazia!
Zio Simone: Sissignora, la grazia che, dopo quattranni, mia moglie alla fine s decisa...
Liol: Ah s? davvero? sua moglie? le faccio a tamburo una poesia!
Zio Simone: Aspetta! Aspetta! Che poesia!
Liol: Mi permetta che vada a farle il prosit almeno!
Zio Simone: Aspetta, ti dico, per lanima di...
Liol: Oh, non sarrabbi! Deve sentirsi ai sette cieli, e sarrabbia? - Via, lho qua sulla punta della lingua!
Zio Simone: Lascia stare, tho detto, la poesia, ch unaltra cosa tu hai da fare qua, adesso.
Liol: Io? Non so fare altro, io, zio Simone!
Zia Croce: Gi... proprio... non sa far altro lui, poverino...

Gli saccosta, gli afferra un braccio e gli dice sotto sotto, tra i denti:

Due volte mhai rovinato la figlia, assassino!
Liol: Io, la figlia? Osa dir questo, lei a me, davanti a zio Simone? Glielha rovinata lui, due volte, la figlia, non io!
Zia Croce: No, no, tu! tu!
Liol: Lui! Lui! zio Simone! Non scambiamo le carte in mano, zia Croce! Io venni qua a domandare onestamente la mano di sua figlia, non potendo mai supporre...
Zia Croce: Ah, no? Dopo quello che avevi fatto con lei?
Liol: Io? zio Simone!
Zia Croce:
Zio Simone, gi! Proprio zio Simone!
Liol: Oh, parli lei, zio Simone! Vorreste negare, adesso, e gettare il figlio addosso a me? Non facciamo scherzi! - Io ho tanto ringraziato Dio che mha guardato desser preso nella rete, in cui, senza sospetto di nulla, ero venuto a cacciarmi. - Alla larga, zio Simone! Che razza di vecchio lei, si pu sapere? Non le bastava un figlio con sua nipote? Uno, anche con sua moglie? E che cosha in corpo? Le fiamme dellinferno o il fuoco divino? il diavolo? il Mongibello? Dio ne scampi e liberi ogni figlia di mamma!
Zia Croce: Eh gi, proprio da lui, proprio da lui devono guardarsi le figlie di mamma!
Zio Simone: Liol, non farmi parlare! Non farmi fare, Liol, ci che non debbo e non voglio fare! Vedi che tra me e mia nipote, non c stato, n poteva esserci, peccato! C stato solo che mi si butt ai piedi pentita di ci che aveva fatto con te, confessandomi lo stato in cui si trovava. Mia moglie adesso sa tutto. E io sono pronto a giurarti davanti a Ges sacramentato e davanti a tutti, che mi son vantato a torto del figlio che, in coscienza, tuo!
Liol: E intende, con questo, che io ora dovrei prendermi Tuzza?
Zio Simone: Te la puoi e te la devi prendere, Liol, perch, com vero Dio e la Madonna Santissima, non stata daltri che tua!
Liol: Eh - eh - eh - come corre lei, caro zio Simone! - Volevo, s, prima. Per coscienza, non per altro. Sapevo che, sposando lei, tutte le canzoni mi sarebbero morte nel cuore. Tuzza allora non mi volle. - La botte piena e la moglie ubriaca? Zio Simone, zia Croce, le due cose insieme non si possono avere! - Ora che il giuoco v fallito? - No no, ringrazio, signori! ringrazio.

Si piglia per mano due dei ragazzi.

Andiamo, andiamo via, ragazzi!

Savvia, poi torna indietro.

Posso farmi di coscienza: questo s. Gira e volta, vedo che qua c un figlio di pi. Bene, non ho difficolt. Crescer il da fare a mia madre. Il figlio, lo dica pure a Tuzza, zia Croce, se me lo vuol dare, me lo piglio!
Tuzza: (che se n stata tutta aggruppata in disparte, schizzando fuoco dagli occhi, a questultime parole si lancia contro Liol con un coltello in mano) Ah s, il figlio? Pgliati questa, invece!

Tutti gridano, levando le mani e accorrendo a trattenerla. Mita si sente mancare ed sorretta e subito confortata da zio Simone.

Liol: (pronto ha ghermito il braccio di Tuzza, e con laltra mano le batte sopra le dita fino a farle cadere il coltello a terra, ride e rassicura tutti, che non stato nulla) Nulla, nulla... non stato nulla...

Appena a Tuzza cade il coltello, subito vi mette il piede sopra, e dice di nuovo con una gran risata:

Nulla!

Si china a baciare la testa duno dei tre bambini; poi, guardandosi nel petto un filo di sangue.

Uno sgraffietto, di striscio...

Vi passa sopra il dito e poi va a passarlo sulle labbra di Tuzza.

Eccoti qua, assaggia! - Dolce, eh? -

Alle donne che la trattengono:

Lasciatela!

La guarda; poi guarda i tre bambini, pone le mani sulle loro testoline, e dice, rivolto a Tuzza:

Non piangere! Non ti rammaricare! Quando ti nascer, dammelo pure. Tre, e uno quattro! Glinsegno a cantare.

Fine della Commedia.