Lestraneo
di
Eugenio Pochini
PERSONAGGI
Lestraneo
Un uomo
Una donna
Lestraneo stato suddiviso in due piccoli atti per distinguere due momenti di tempo ben distinti. Naturalmente pu essere rappresentata anche senza questo intervallo.
E. P.
I.
Una stanza di una grande casa. Le pareti sono fatte di vetro e luce e andranno a spegnersi gradualmente tra la fine e linizio di ogni atto.
A sinistra, cominciando dal proscenio, una sedia. Poi una finestra, anche questa composta di vetro e luce, e un divano davanti alla finestra. Sul fondo, una grande porta senza battenti. A destra della scena, un tavolo accompagnato da tre sedie (la quarta quella di sinistra). Una piccolo lampadario appeso al soffitto. Nel complesso la stanza risulter molto spoglia.
Si apre il sipario. Nella luce intensa del quadro, lestraneo seduto, immobile, sulla sedia a sinistra. Lo sguardo perso nel vuoto e tra le mani stringe una vecchia e logora cartella di cuoio. Dalla porta, sul fondo, entrano luomo e la donna. Si fermano ed entrambi fissano lestraneo, poi si avvicinano al tavolo sulla destra. Silenzio.
UOMO. (quasi bisbigliando) E allora?
DONNA. Cosa?
UOMO. Quel tizio
DONNA. Quale tizio?
UOMO. (c. s.) Quello seduto nel nostro salone.
DONNA. Non ne ho proprio idea.
UOMO. Come non ne hai idea. Non si saputo pi niente?
DONNA. (sedendosi, con calma) No. Niente.
UOMO. (si siede anche lui) Come fai ad essere cos calma?
DONNA. Beh, e cosa dovrei fare?
UOMO. Non lo so
DONNA. E allora calmati anche tu.
UOMO. (sbuffando) Non ci riesco.
DONNA. Come non ci riesci?
UOMO. Non ci riesco. (Guarda lestraneo di sfuggita) Come faccio a starmene tranquillo con quello in casa mia. Non parla, non mangia se ne sta sempre seduto l per ore, a non fare niente. Ammetterai che un comportamento strano. E poi? Sempre con quella cartella in mano, non se ne separa mai.
DONNA. Non vedo cosa ci sia di male.
UOMO. Non lo so, per mi angoscia saperlo qua.
DONNA. Parlaci, che ti costa?
UOMO. (alzando la voce) Ci ho provato (poi, rendendosi conto di aver gridato, sempre bisbigliando) ci ho provato ma con me non parla. Lho trascinato nello studio, al piano di sopra, con la scusa di bere qualcosa per parlarci un po, scoprire qualcosa. Niente.
DONNA. Niente?
UOMO. No, niente. Oltretutto non ha neppure bevuto. A te invece cosa ha detto?
DONNA. (sorridendo) stato dolcissimo. Ha una voce cos delicata. Poverino, mi fa una pena. Mi ha detto che non si ricorda nulla.
UOMO. Di chi?
DONNA. Di lui.
UOMO. Non si ricorda chi ?
DONNA. (guardando lestraneo, con dolcezza) No, poverino. Deve sentirsi cos solo. Mi parl di quella volta lungo il fiume.
UOMO. Quale volta?
DONNA. La prima volta. Lungo il fiume. Incominci tutto lungo il fiume.
Pausa.
UOMO. Non capisco.
DONNA. Sul fiume. Si ricorda solo di essersi trovato lungo il fiume. Era notte. Cerano le luci delle case, lungo la riva. Non sapeva dove si trovasse. Poverino. Percorse il fiume tutta la notte. Ed anche inverno. Che freddo. Ha dovuto patire anche il freddo tutta la notte.
UOMO. E poi?
DONNA. E poi niente. Eccolo l.
UOMO. E in quella cartellina?
DONNA. Non lo so. Non glielho chiesto.
UOMO. Magari contiene qualcosa che ci possa aiutare a capire chi .
DONNA. Evidentemente sapr cosa contiene quella cartellina. Se non la reputa importante, vuol dire che non pu aiutarlo.
UOMO. Perch non se ne separa mai?
DONNA. Quando si ritrovato lungo il fiume, ce laveva con s. Forse il suo unico ricordo.
UOMO. E nessuno lo conosce?
DONNA. A quanto pare, no.
UOMO. Hai sentito almeno in giro?
DONNA. Certo che ho sentito. Non lo conosce nessuno. Forse non di qua.
UOMO. (pensieroso) Pu darsi
DONNA. (secca) Certo! Altrimenti qualcuno se ne sarebbe ricordato.
UOMO. Forse i suoi abitavano da queste parti.
DONNA. Pu darsi.
UOMO. solo che con me non ci parla.
DONNA. Tu provaci.
UOMO. Ma ci ho provato.
DONNA. (si alza) Riprovaci. (Ad entrambi) Vado a preparare qualcosa da mangiare. Torno subito.
UOMO. (alzandosi anche lui, la segue) Dove vai?
DONNA. Di l.
UOMO. No.
DONNA. Ma s, dai.
UOMO. (le afferra il braccio) No!
DONNA. Non fare lo stupido. Avrai mica paura?
UOMO. Io?
DONNA. (sottovoce) Tu hai paura di restare da solo con lui.
UOMO. Non vero.
DONNA. S che vero.
UOMO. No.
DONNA. Allora lasciami il braccio.
UOMO. (le lascia il braccio) Fatto.
DONNA. Cosa?
UOMO. Ti ho lasciata il braccio.
DONNA. Bene, cos potr andare di l.
UOMO. No!
DONNA. Ammettilo che non vuoi restare da solo con quel ragazzo.
UOMO. Non ho paura. Te lho detto, mi angoscia.
DONNA. Avanti, parlarci. (Esce)
Luomo fissa per un istante lestraneo, poi fa per avanzare verso la finestra ma si blocca: attento, meticoloso, prudente. Dopodich prosegue in direzione della finestra, e si ferma ad ammirare il panorama di fuori. Pausa.
UOMO. (continuando a guardare fuori) Visto come piove? (Pausa) da quando abito qua che non vedo un tempo cos brutto. Io abito qui. Con mia moglie. (Pausa) Eh s, quella donna mia moglie. Che donna! Lei sposato? (Pausa) Beh, forse no forse ancora troppo giovane. Alla sua et non cavrei mai pensato a sposarmi. Per le cambia la vita, dico sul serio. Come cambiano le cose. bello essere sposati. Prima o poi dovr provare. (Pausa) Vuole qualcosa? Vuole qualcosa da bere? Non faccia complimenti, per carit. nostro ospite. Davvero non gradisce da bere? Un aperitivo prima di mangiare qualcosa? (Pausa) Se non beve non fa niente. Io, prima, bevevo di pi. E fumavo, anche. Ogni tanto mi permetto una sigaretta dopo i pasti, per non un vizio diciamolo, me lo posso permettere? S. In fondo non faccio male a nessuno. Fumavo di pi quando lavoravo. Adesso sono in pausa. Lei lavora? (Pausa) Capita a tutti di essere in pausa, giusto? Prima lavoravo, ma adesso mi sono preso un bella pausa. Mi riposo e vivo alla giornata. Lei lavora? (Pausa) Ah giusto, scusi, glielavevo gi chiesto. Io scrivo. Mi piace scrivere. Direi piuttosto che scrivevo, ma adesso non ne ho pi cos tanta voglia. (Ride) Mia moglie dice che ho perso lispirazione, ma io sono convinto che prima o poi torner. Sono sicuro che torner. Purtroppo sono uscito un po dal giro. Gli editori non mi contattano pi. E forse hanno anche ragione dico, a non contattarmi pi, daltronde non ho niente da far pubblicare. (Pausa) Una donna piena di fascino, vero? Mia moglie intendo. Ha anche una bella grinta. Mi sempre stata vicina. E diciamolo, via, ha anche un bel corpo. Che classe. Sono stato fortunato. Forse nel lavoro un po meno, per non mi lamento. Ho dovuto lottare per farmi strada. Ma sicuramente sapr cosa vuol dire. come quando fa brutto tempo il brutto tempo, la pioggia, il vento che ti sbatte di qua e di l le poche gratificazioni da giovane, le notti sui libri e finire la tesi s, ci sono passato anche io, e lei? (Pausa) Dico, cos, tanto per dire. Mi sembra uno che ha studiato. Sotto sotto ha unaria distinta, lo sa? (Pausa) Noi non siamo di qui. Ci siamo trasferiti una volta sposati. Volevamo starcene in pace. Non passa mai nessuno da queste parti ed il paese piccolo. Magari anche lei detesta stare in mezzo al traffico e ai tubi di scappamento. E la capisco. Ci sono cresciuto in mezzo al traffico e ai tubi di scappamento. La citt come grigia la citt. Tutto cemento e nientaltro. Meglio la campagna. Concorder con me, spero. Sicuramente meglio la campagna. E poi c quel bel fiume laggi. Si vede anche da qui. Venga, venga da qui pu vederlo anche lei. (Lestraneo non si muove. Pausa) Prima che mia moglie ci chiami per mangiare un boccone, le va di bere qualcosa con me? Anche qualcosa di analcolico se preferisce. O qualcosa di alcolico, mi dica lei. Non faccia complimenti, glielho gi detto, nostro ospite. A proposito, si trova bene nella stanza che le abbiamo preparato? comodo il letto? Dorme bene? (Pausa) Sa, non abbiamo mai molte visite e quella stanza la teniamo per i parenti che ci vengono a trovare durante le feste. Spero che si trovi bene. Poi, per qualsiasi cosa, basta chiedere. (Pausa) Mi dispiace davvero molto per la sua memoria. Oooh! Scusi, non volevo essere maleducato, solo mi dispiace che lei s insomma ha capito, vero? Non vorrei averla offesa. Mi spiace tanto, dico sul serio. Deve essere brutto non sapere niente. Spero di poterle essere daiuto in qualche modo. Dica lei. Noi io siamo qui per aiutarla. Per forse anche un bene che non si ricordi le cose come stanno. Ho letto che spesso la mente, per difendersi da brutte esperienze, si chiude e fa dimenticare i brutti ricordi. Se davvero cos, immagino solo cosa lei possa aver passato. Che brutta storia. Ma vedr che, con il tempo, tutto si sistemer. Spero che lei possa capirmi. (Pausa) Comunque speriamo che questo tempo migliori. Sarebbe bello uscire e fare un giro. Tutti insieme. da quando abito qua che non vedo un tempo cos brutto. E poi, pensare che mia figlia l fuori. Non ha conosciuto mia figlia. Beh, mia e di mia moglie. (Ride) Certe cose si fanno in due, non crede? (Pausa) una bellissima ragazza, la deve proprio conoscere. Lei uscita. Volevo uscire anche io, ma con un tempo cos non sono ancora uscito, oggi. (Pausa) Mi permette di darle un consiglio? Si trovi una brava donna che voglia starle vicino. Non stia a sentire quello che dice la gente. Tenga duro. Non molli, per carit. Vedr che poi tutto si accomoda. (Rientra la donna)
DONNA. Allora?
UOMO. S?
DONNA. Come andata?
UOMO. (le si avvicina) Silenziosamente, ci siamo intesi.
Pausa.
DONNA. Che vuoi dire?
UOMO. (accompagnandola al tavolo, si siedono) Vuol dire che io ho parlato e lui stato zitto.
DONNA. Non ha detto una parola?
UOMO. No.
DONNA. Neanche una?
UOMO. Non ha aperto bocca.
DONNA. Chiss cosa gli avrai detto.
UOMO. (borbottando) Adesso colpa mia?
DONNA. una persona molto delicata. Bisogna saperlo prendere.
UOMO. (lo guarda di sfuggita) Sar
DONNA. Ma, almeno, andate daccordo?
UOMO. In che senso?
DONNA. Come v? Andate daccordo?
UOMO. Certo. Andiamo perfettamente daccordo. un po reticente. Finch io parlo e lui sta zitto, andremo sempre daccordo.
DONNA. Scemo.
UOMO. No, dico sul serio. un po assente, ma normale. Se fossi al posto suo, forse lo sarei anche io.
DONNA. Di cosa gli ha parlato?
UOMO. Del tempo.
DONNA. Del tempo?
UOMO. S. E di nostra figlia.
DONNA. Ah, davvero? E lui?
UOMO. Niente. rimasto l, seduto, come labbiamo lasciato.
DONNA. Forse sar il caso che lo accompagni a riposare. Lo porto di l a mangiare qualcosa e poi laccompagno nella sua stanza.
UOMO. Fai come ti pare.
DONNA. (alzandosi, verso lestraneo) Vieni con me. Ti ho preparato qualcosa da mettere sotto i denti. Cos poi potrai andartene a dormire un po. (Lestraneo la guarda, ma non si muove) Forza andiamo a mangiare qualcosa. Non avere paura. (Lestraneo si alza, le si avvicina lentamente, prendendola per mano) Bravo.
UOMO. Ti sembra necessario?
DONNA. Necessario?
UOMO. Tenerlo cos, per mano?
DONNA. Lo accompagno. (Escono)
Luomo, rimasto da solo, inizia a tamburellare le dita sul tavolo, osservando distrattamente la porta da dove sono usciti la donna assieme allestraneo. Poi si alza e si dirige verso la finestra sulla sinistra, guardando fuori.
UOMO. (tra s) Chiss chi quel ragazzo. E guarda che brutto tempo. Gi. Ecco qua. Deve fare un gran freddo di fuori. (Pausa) Mi innervosisce saperlo dentro casa mia. E poi parla solo con mia moglie. La cosa inizia ad infastidirmi. Speriamo non abbia cattive intenzione. Io, almeno, ci ho provato a parlargli. Lui, invece? Niente, non fa neanche uno sforzo per rendersi simpatico. Niente, nessuno sforzo. O forse sono io? Potrei essere io che non mi sto sforzando di essere simpatico. Forse non lo sono. (Pensieroso) Allora colpa mia? Sono io che non riesco a parlare la sua lingua? Che lingua parli, ragazzo? (Pausa) Non conosco il tuo nome. Non so da dove vieni. Non so che cosa vuoi. Una bambola ecco cosa sembra. Una bambola di pezza. Una stupida bambola che non parla e non si muove. (Nel mentre rientra la donna) Che cosa devo fare?
DONNA. Che cosa devi fare?
UOMO. (sobbalzando) Ah, sei tu.
DONNA. E chi doveva essere?
UOMO. Niente nessuno
DONNA. Hai ancora paura di lui?
UOMO. Paura di lui? Di lui? Lo hai visto bene? (Pausa) Sembra una bambola. Una grossa, stupida bambola che non parla e non si muove. Un morto che cammina. E dovrei avere paura di lui?
DONNA. Non lo so, ma stai tremando.
UOMO. (freddo) Non sto tremando.
DONNA. La tua voce dice il contrario.
Pausa.
UOMO. (calmandosi) Senti lasciamo perdere dai.
DONNA. Forse meglio.
UOMO. Sto esagerando.
DONNA. Gi.
UOMO. Hai scoperto qualcosa su di lui? Immagino ti abbia parlato.
DONNA. Un po. Un po.
UOMO. E allora?
DONNA. Dice che non si ricorda chi . Per sicuro di aver fatto parecchi mestieri nella sua vita. Non si ricorda dove vive. Per ha detto che ti trova simpatico.
UOMO. Simpatico?
DONNA. S.
UOMO. Per essere uno che non mi rivolge la parola
DONNA. Ha un animo cos sensibile. Lo devi capire. Forse ha paura di te.
UOMO. Paura di me?
DONNA. Sei luomo di casa.
UOMO. Questo non centra niente.
DONNA. Per lui evidentemente s. (Si siede al tavolo) Mi dispiace vederlo cos. Gli ho detto che quando torner a casa ci saranno dei grandi festeggiamenti. Tutti lo stanno sicuramente aspettando. Tutti lo aspettano. Non vedono lora di rivederlo.
UOMO. E lui?
DONNA. Si addormentato con il sorriso sulle labbra. Dovevi vederlo. Sembrava un bambino.
UOMO. (si siede sul divano) Gi, un bambino.
DONNA. Secondo me ha solo bisogno di un po di felicit.
Pausa.
UOMO. E tu? Sei sei felice?
DONNA. Felice? Certo che lo sono.
UOMO. Sei sei felice con me?
DONNA. Certo che sono felice. Con te. Quando non fai lo scemo.
UOMO. Allora colpa mia? Sono io che non riesco a parlare la sua lingua?
DONNA. Credo che ci vorr del tempo.
UOMO. (rimanendo seduto sul divano, volgendo lo sguardo verso la finestra) Una bambola di pezza. Forse sono io. Forse sono io la stupida bambola che non parla e non si muove.
Alcune zone delle pareti di vetro e luce si spengono.
SIPARIO.
II.
Una stanza di una grande casa: la stessa scena di prima.
Non c nessuno, tranne lestraneo seduto, immobile, sulla stessa sedia di prima. Lo sguardo ancora assente, perso nel vuoto e tra le mani stringe la sua vecchia e logora cartellina. Pausa. Entra luomo.
UOMO. Bene. Bene. (Si ferma a met della scena, guardando lestraneo) Oh, sei qui. Come v? Tutto bene? (Pausa) Sembra che il tempo stia migliorando. (Si siede accanto al tavolo) Per fortuna, cos potr uscire. Ho proprio bisogno di una bella passeggiata. Una di quelle passeggiate rilassanti, lungo il fiume lhai visto il fiume? Ah, gi scusa. Tutto iniziato dal fiume, me ne ero quasi dimenticato. (Pausa) Hai mangiato qualcosa? Ti sei riposato un po? (Pausa) Ultimamente non riesco a dormire. cos buio. Saranno i pensieri che ho in testa. No, non riesco proprio a dormire. Per credo che una bella passeggiata mi rilasser. S, credo che andr fuori a fare due passi. Vuoi venire con me? Credo che ti farebbe bene. Magari ti presento qualcuno. (Pausa) Ti senti bene? Cosa ti senti? Hai caldo? O freddo? O tutte e due le cose? Cosa ti senti? Se ti serve qualcosa, non fare complimenti non sia mai. (Sospira) Oggi mi sento allegro. Forse un po malinconico, sar questo tempo. Diciamo in equilibrio precario. (Ride) Dai, vedrai che andr tutto bene. Andr tutto a posto. Chi che non si mai sentito in equilibrio precario? (Entra la donna. Si avvicina al tavolo, e si siede)
DONNA. Devo chiederti una cosa.
UOMO. Cosa c?
DONNA. (quasi sottovoce) Devo chiederti una cosa.
UOMO. Cosa?
DONNA. (c. s.) Ti comporti bene, vero?
UOMO. Bene?
DONNA. Non che ti comporti male?
UOMO. Io?
DONNA. Non che ti comporti male, vero?
UOMO. Ma cosa dici?
DONNA. Non lo stai trattando male, vero?
UOMO. Non dire sciocchezze.
DONNA. Giura!
UOMO. Cosa devo giurare?
DONNA. Che non mi darai nessun dispiacere. E che non darai nessun dispiacere a lui.
Pausa.
DONNA. Allora?
UOMO. Ma a chi dovrei dispiacere, scusa?
DONNA. A me. E a lui.
UOMO. Non preoccuparti. Vedrai che ne usciremo puliti puliti.
DONNA. Cosa?
Pausa.
DONNA. Che vuol dire che ne usciremo puliti puliti?
UOMO. Eh?
DONNA. (fosca) Senti, non provare a fare il furbo con me, chiaro?
UOMO. (non capendo) Il furbo? Io? Con te?
DONNA. Non provare a fare il furbo.
UOMO. Guarda che ti stai sbagliando.
DONNA. Ah, davvero?
UOMO. S, ti stai sbagliando.
DONNA. Ti tengo docchio.
UOMO. Ma cosa vuoi tenere
DONNA. (secca) Te!
UOMO. Ma lasciami in pace.
DONNA. (ripete, lentamente) Ti tengo docchio.
UOMO. Senti, facciamola finita con questa farsa.
DONNA. Quale farsa?
UOMO. (alzandosi in piedi) Mi sembra tutto cos grottesco.
DONNA. Falla finita.
UOMO. Ma non ti rendi conto in che razza di situazione siamo? Avanti, apri gli occhi. tutto cos assurdo. tutto cos privo di senso.
DONNA. (si alza anche lei) Ma di che cosa stai parlando?
UOMO. (indicando lestraneo) Di lui.
DONNA. Lo sapevo lo sapevo
UOMO. Cosa?
DONNA. Lo sapevo che volevo darmi qualche dispiacere.
UOMO. Io?
DONNA. Sei sempre il solito. (Verso lestraneo) Guardalo, poverino. Ti sembra il modo di trattarlo? Ti sembra il modo di considerarlo?
UOMO. Ma io non lo considero affatto.
DONNA. Questo perch sei il solito egoista. Non ti fa neppure un po di pena?
UOMO. Ti illudi, cara mia.
DONNA. Mi illudo?
UOMO. Esatto.
DONNA. Tu hai ancora paura di lui.
UOMO. Io? Paura di lui? Di lui? Paura di una bambola? Una grossa, stupida bambola
DONNA. Basta con questa storia!
UOMO. che non parla e non si muove?
DONNA. (abbracciando lestraneo che, per tutta risposta, rimane immobile) Non lo vedi che cos lo ferisci? Sta tremando.
UOMO. Non sto tremando.
DONNA. Ma non tu idiota. Lui. Guardalo come trema.
UOMO. Non vedo proprio un bel niente.
DONNA. Trema, poverino. Ed tutta colpa tua.
UOMO. Non avevo dubbi.
DONNA. Solo perch non riesci a parlare la sua lingua, non vuol dire per forza che tu lo debba insultare in questo modo.
UOMO. Forse lui che non parla la mia.
DONNA. Con me ci parla.
UOMO. E questo ti da il diritto di trattarlo cos? Solo perch parla con te, ti da il diritto di trattarlo come la tua bambola?
Pausa.
DONNA. Questo cosa centra?
UOMO. Lhai detto tu.
DONNA. Eh?
UOMO. Lhai detto tu che ha bisogno di un po di felicit.
DONNA. Ne sono pi che convinta.
UOMO. E pensi di potergliela dare, trattandolo come la tua bambola?
DONNA. Se serve, perch no?
UOMO. Gli hai detto tutte quelle belle parole. Gli hai detto che quando torner a casa ci saranno dei grandi festeggiamenti.
DONNA. Esatto.
UOMO. Gli hai detto che tutti lo stanno sicuramente aspettando.
DONNA. S.
UOMO. Che non vedono lora di rivederlo.
DONNA. E allora?
UOMO. Ma chi sono questi tutti? (Pausa. La donna non risponde) Chi che lo sta aspettando? Chi che festegger il suo ritorno? Lo sai? No! E neppure io lo so. solo la tua bambola. Ti illudi che sia la tua bambola. E dicendogli queste cose non fai altro che illudere anche lui. Non c nessuno che lo sta aspettando. Non ci sar nessuno a festeggiare il suo ritorno.
DONNA. Come puoi dirlo?
UOMO. Perch non sappiamo neppure noi chi diavolo .
DONNA. Aspetta e vedrai. Aspetta e
UOMO. Cosa vorresti aspettare?
DONNA. Non lo so.
UOMO. (le si avvicina, afferrandola per le braccia) Guardalo.
DONNA. (avvilita) Cosa dovrei guardare?
UOMO. Guardalo e basta. Cosa vedi?
Pausa.
DONNA. Una persona sola. Una persona estremamente sola.
UOMO. E pensi di poterlo aiutare?
DONNA. Non lo so.
UOMO. E cos, sei felice?
DONNA. Felice?
UOMO. S, sei felice?
DONNA. Certo che lo sono. Con te.
UOMO. E con lui?
DONNA. Non lo so. Mi fa pena, per
UOMO. Sono io che non riesco a parlare la sua lingua?
DONNA. No. Forse sono io. Forse siamo tutti e due. (Pausa) E se fosse come dici tu?
UOMO. Non capisco.
DONNA. Se fosse come dici tu. Se fosse lui a non parlare la nostra? Forse potremmo insegnargliela.
UOMO. Penso che non la conosca.
DONNA. Per potrebbe imparare.
UOMO. (osservandolo con attenzione) Una bambola di pezza.
DONNA. Una bambola di pezza?
UOMO. Ad una bambola cosa potresti insegnare?
DONNA. Pensi che non possa imparare?
UOMO. solo un fantoccio. Cosa vuoi che ne sappia lui? Magari domani ne troveremo un'altra.
DONNA. (pi rasserenata) Dici?
UOMO. Dico.
DONNA. Per un vero peccato.
UOMO. Cosa?
DONNA. Non poterlo aiutare.
UOMO. Vedrai che domani sar tutto sistemato. inutile stare qui a perdere tempo.
DONNA. E se fossimo noi le stupide bambole che non parlano e non si muovono?
Luomo si scosta dalla donna e si avvicina allestraneo. Lo guarda per qualche istante. Poi con il piede gli rovescia la sedia. Lestraneo rimane sdraiato immobile, dinoccolato proprio come una bambola caduta in terra. Un lungo silenzio. Luomo si allontana, prendendo per mano la donna.
UOMO. No. lui.
Entrambi lo fissano. Poi altre zone delle pareti di vetro e luce si spengono, lasciando la scena nella quasi pi completa oscurit.
SIPARIO.
8 marzo 2008
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