Lucere a pochi attimi dall’infinito

LUCERE

A POCHI ATTIMI

DALLINFINITO

Testo teatrale

di

Riccardo Rossi Menicagli

Per il nulla

che in noi

e per

Xue Li

solo per lei

ATTO UNICO

PERSONAGGI:

Presenza narrante

Ortello

Lucere

Gianea

Personaggi di supporto:

Pescatori

Misera donna

Due fanciulli

Corpi femminili e maschili

PROLOGO

Ortello:

Gianea, vuoi correre con me dinnanzi a noi,

senza mai fermarsi, anticipando liberi

e forti ci che comunque deve essere?

Gianea:

Ma Ortello, dinnanzi a noi vi solo il mare,

vedo soltanto il mare!

Ortello:

Gianea cara, questa, non la risposta che

attendevo da te.

Rispondimi con semplicit.

Dimmi di s, oppure dimmi di no.

Nientaltro.

Gianea:

No, Ortello, la mia risposta no.

Presenza narrante:

- Ancora adesso che il mare lo stesso mare, ma che molti anni sono trascorsi, Gianea non pi cos sicura se le fu effettivamente posta quella domanda e se davvero mai conobbe un giovane uomo di nome Ortello.

Per molto tempo per, questo s, a partire dalla sua giovinezza, aveva offerto riparo ad esausti naufraghi e contemporaneamente aveva istigato e poi osservato inesausti uomini, privi di un perch, lanciarsi nello spumeggiare dei flutti.

Nessuno di loro era riemerso per spiegarle il vero motivo di quei definitivi gesti.

Tant che Gianea, adesso, appunto, per ore ed ore non pu esimersi dal guardare fisso il mare, finch il quotidiano imbrunire non le restituisce un po

di pace. -

Ortello:

Io sono la vita e la morte.

Simultaneamente.

Per te Gianea.

E per me.

Nello stesso attimo.

SCENA PRIMA

Presenza narrante:

- Il vuoto che assilla e che opprime dentro di noi.

E linvolucro che contraddistingue, che delinea con rigorosa, dolorosa precisione le nostre stesse essenze.

Forme diverse del medesimo nulla.

Un vuoto uniforme nella cosciente diversit dei nostri caduchi involucri.

Rigida apparenza ed analogia del singolo manifestarsi del nulla.

Inappagabile aspirazione e consapevolezza di una altrettanto inappagabile sete di eternit. -

Presenza narrante:

- Ci immergiamo cos del tutto nella nostra incompiutezza umana.

Osserviamo nella disillusione il declinare e di conseguenza

limpossibilit vacilla.

Il fiele della potenza dolciastramente ci ottenebra.

I germi della debolezza sinistramente ci percorrono.

A quel punto ci seduce linconsistenza dello spirito.

Un untuoso, caramelloso tepore si impadronisce di noi.

Cerchiamo allora la freschezza di ampi sguardi.

Cerchiamo lirradiante impatto della bellezza.

Cerchiamo ancora un impercorso orizzonte estendibile oltre noi.

Indugiamo perci, spesso, nel guardare il mare -

Voci di pescatori:

Presto! Presto!

Issate le vele!

Prendiamo questo vento!

Non lasciamolo andar via

Torniamo dalle nostre donne!

Torniamo dai nostri figli!

Portiamo e narriamo loro il frutto di cos tanto ardire

Torniamo anche se pi non siamo

Spenti sono a riva i fuochi...

Ma qualcuno ancora guarda verso di noi...

Ed aspetta

Torniamo

Torniamo al fine Torniamo!

Presenza narrante:

- Il mare restituisce sempre almeno lombra di un ricordo.

Non si pu attestare con certezza che fosse indispensabile agire in quel particolare modo, ma sicuramente ci che era necessario accadesse, accadde.

Correndo vorticosamente incontro allineludibile

Ortello stava salendo con decisione i gradini di una evanescente scala.

Di solito limpressione che suscitava era quella di un uomo insicuro e volubile, in realt, in segreto, la sua psiche era del tutto avvinta dalla ponderata scelta di non compiere mai alcuna scelta.

Un uomo ufficialmente amorfo.

Nessuno avrebbe pensato che possedesse il vigore necessario.

Quel giorno per a chiunque lo avesse osservato, sarebbe sembrato precariamente solido come quegli scalini sospesi innanzi a lui.

Era pronto a stazionare.

Ed Ortello sapeva che lo stazionamento era una attesa senza ritorno. Quella scala la stava salendo, forse in precedenza ed in parte laveva pure gi percorsa, ma questa volta Ortello si rendeva perfettamente conto che non avrebbe mai pi avuto lopportunit di ridiscendere quegli stessi gradini.

La coscienza dellattesa laveva percepita allimprovviso, fulmineamente la sera prima

Ortello camminava, loscurit stabile della notte sopraggiungente aveva nascosto le lucide inibizioni.

Camminava ed i suoi lineamenti si contraevano inavvertitamente, sfuggendo alla sua volont.

Guard il cielo invisibile, i tetti visibili e le facciate di logori edifici. Vacill leggermente.

Stava piangendo.

Una donna di misero aspetto per un attimo lo guard incuriosita, poi il buio divenne ancora di pi, provvisorio amico di Ortello.

Piangeva senza controllo.

Nellassenza di luce il pianto, sopraffacendolo, riusc a diventare irrefrenabile.

Sentiva di approssimarsi a quella intangibile linea di cui aveva sempre avvertito, nitida, linquietante esistenza.

Il suo volto continuava a contrarsi e gli inusitati lineamenti della disperazione favorirono lo scandire di fievoli, angoscianti lamenti.

Aiuto, aiuto, erano le sussurrate, semplici parole del pianto a lungo volutamente inespresse.

Non vi era esclamazione, non vi era ricerca, ma la voce stava facendosi, mano a mano, pericolosamente innaturale.

Lipotesi della soglia, oltrepassando la quale lintelletto di un uomo pu non tornare indietro, si stava avvicinando molto, troppo velocemente.

Il corpo di Ortello sband ed urt quella stessa misera donna che dun tratto loscurit aveva restituito.

Ella, immobile sullo stretto marciapiede, lo fissava, con grande meraviglia di Ortello, inorridita.

Congiunse con lei i suoi occhi ed incentiv il vicendevole sguardo.

Cos, semplicemente, allinterno di un oscuro disegno, Ortello distinse quanto alto ed impetuoso fosse il grado di dimestichezza con la noia che la sua sensibilit aveva raggiunto.

Poi la mancanza di spazio lo obblig, per non dover continuare a guardare la donna, a concentrarsi con morbosa attenzione su di un muro l attiguo.

Unicamente il muro.

Ne guard la frammentata, ruvida, vetusta superficie e, ponendovi sopra entrambi i palmi delle mani, spinse, spinse ed ancora spinse, assommando a quel gesto, per intero, il peso del suo corpo.

Spinse fino a quando il suo sangue, iniziando ad uscire, non si trasform in dolore.

Una sensazione tattile cos minuta era riuscita a strapparlo appena in tempo ad una immisurabile incoscienza.

Vedendosi, Ortello si rese conto che in quel modo era maledettamente facile, eccessivamente facile.

E decise.

Decise per lindomani.

Ed ora, appunto, stava salendo privo di tentennamenti quella ardita scala posta dinanzi a lui. -

Presenza narrante:

- Uno sguardo per ricordare.

Per ricordare che siamo ombre.

Che siamo solo ombre.

Ombre, s! Ma di quale luce?

Non distinguiamo una luce che ci renda ombre.

Siamo ombre di una non luce.

Pure, un tempo, una luce doveva esserci.

I nostri padri ci hanno narrato di questa luce, i padri dei nostri padri narrarono loro di questa luce, i padri dei padri dei nostri

padri, si dice che fossero avvolti in essa.

Ma ora noi non la vediamo.

Essa ora non c.

E noi continuiamo ad essere ombre.

Siamo solo ombre.

Ombre di una non luce. -

Presenza narrante:

- Ortello aveva vissuto intriso della baldanza di alcune sue piccole certezze.

Ma solo adesso si era pienamente convinto che la morte potesse parlare attraverso la vita.

Al contrario e di questo invece da sempre era stato sicuro, in lui era ancora pi ferma e radicata la convinzione che la vita non potesse parlare attraverso la morte.

In nessunissima forma.

Credere che la vita potesse parlare attraverso la morte era una dispersiva, inutile, devastante chimera.

Difatti Ortello aspirava al controllo, al dominio della morte.

Della sua morte.

Rifuggerla, ma dominarla.

Riuscire a non assecondare il suo spontaneo corso e quindi riuscire a condurla razionalmente.

Ma Ortello era ben conscio che per raggiungere la sua meta sarebbe stato costretto a solcare rapidamente angusti cunicoli disseminati allinterno di una illimitata superficie, dalla cui coinvolgente visione avrebbe assunto, vorticoso ed inarrestabile, limpulso di procedere, perch attratto e fortificato dalla sensuale vastit dello spazio disponibile.

Quando alla fine sarebbe poi giunto, per temeva molto lindescritta sensazione che ne sarebbe scaturita.

Ciononostante si confortava e si fortificava man mano che si avvicinava al concretizzarsi dei suoi intendimenti, con un pensiero forse un poco cinico, un pensiero forse sin troppo impregnato di solitudine: Ortello nellapprossimarsi a quel luogo prossimo e remoto per ognuno di noi pensava di disinteressarsi completamente del perch del mistero dellimpedito vedere di molta dellumanit a lui analoga.

Ortello era cos

Appunto

Lucidamente cinico e solo, maledettamente solo. -

SCENA SECONDA

Presenza narrante:

- Non vi era nulla intorno. -

Lucere:

Vieni, non avere paura.

Siediti, siediti qui vicino a me.

Ortello:

Chi sei?

Non ti conosco, non ti ho mai sentito prima.

Lucere:

Non ha importanza che tu mi conosca, non

avverti la suadenza della mia voce ed

anche...

Ortello:

S, anche un odore, un inebriante odore.

Sembra di uno strano muschio, cos forte,

cos dolce, talmente intenso...

Vorrei allontanarmene ma non ci riesco,

sono attirato, non debolezza, qualcosa mi

sta prendendo, una indecifrabile mancanza

di forza, che sia

Lucere:

Ed allora siediti, non te ne pentirai Ortello.

Ortello:

No, no non sono ancora pronto.

Rimarr in piedi, posso avvicinarmi, ma non

mi sieder.

Lucere:

Se ci che vuoi

Lodore per lo senti completamente, non

vero?"

Ortello:

S, s vero.

Lucere:

Per adesso pu bastare.

Dimmi piuttosto il tuo nome.

Ortello:

Non lo sai? Sono stupito, giacch dal suono

sicuro della tua voce ero convinto che lo

conoscessi da tanto, tantissimo tempo.

Lucere:

Pu essere, in qualunque caso per, tu, hai

il dovere di pronunciarlo con chiarezza.

Ortello:

Ortello, questo il mio nome. Nondimeno

dovresti ora dirmi il tuo.

Lucere:

Ti accontento Ortello. Il mio nome

Lucere."

Ortello:

Spiegami Lucere, perch mi hai chiamato?

Il mio passo era veloce, il mio sangue

prepotente e..."

Lucere:

Non ti ho chiamato io, tu hai recepito il mio

odore, i tuoi sensi ti hanno condotto a me.

Ti attendevo.

Non indugiare oltre.

Siediti Ortello, siediti.

Ortello:

Daccordo, mi sieder per un momento. In

precedenza le mie gambe erano un pulsare

di energia, da alcuni attimi sono

sorprendentemente deboli, perversamente

indebolite, come se..."

Lucere:

Non avere timore, ti ritemprer. Posso, per

intanto, cingere con il mio braccio i tuoi

fianchi Ortello?

Rispondimi, posso?

Ortello:

Ma Alla fine credo che per me sia quasi

impossibile impedirtelo. Non vorrei, ma mi

difficile, perch questo odore

Aspetta Lucere, aspetta! Non riesco ancora a

distinguere il tuo volto, eppure siamo uno

accanto allaltro

Voglio almeno distinguere il tuo volto.

Lucere:

E cos importante per te?

Ortello:

S, per me lo .

Lucere:

Gi lo sapevo Ortello, ma solo se accetterai

in piena libert e senza altri indugi il mio

tocco potrai vedere il mio vero volto ed a

questo punto, devi esserne certo, non hai

altre possibilit. Attendere oltre ti sar vano.

Oramai sei qui, prossimo a me.

Non avere paura.

Ortello:

Lucere, tu non hai dubbi?

Lucere:

Non conosco che cosa sia il dubbio.

Consentimi ora di circondarti del mio

braccio, il mio tocco non ti deluder. Lo hai

sempre agognato, non mentire, con me non

puoi mentire."

Ortello:

E la verit, il desiderio diventato certezza,

ma ti prego Lucere concedimi ancora

qualche istante vorrei prima narrarti una

brevissima storia e poi sar tuo.

Questa piccola attesa accrescer il piacere

del nostro reciproco intento. Tu lo sai.

Lucere:

Va bene Ortello, ti ascolter, ma non ti

offrir pi molto tempo. Sei troppo vicino ed

innumerevoli sono i racconti che mi furono

narrati...

Suvvia incomincia, odo in lontananza un

altro suono, scorgo in lontananza un altro

corpo, ma ti ascolter.

Comincia, presto comincia!

Ortello:

S, senzaltro Lucere.

Devi sapere che in luoghi ad entrambi noti

... Ci furono un fanciullo ed una fanciulla che guardando a ci che fu, distinguevano con nitidezza quel che sarebbe stato, ma dell'altalenante disincentivo vollero ignorarne stoicamente la dura indicazione. Si introdussero cos, coraggiosi ma non liberi, nellarbitrio e reciprocamente si condussero abbracciati tra le scelte di una scelta, che in effetti scelta non era.

Corpi di flessuose donne languidamente dilatate e giovani uomini tesi nel loro virile possesso, emanando effluvi schiumosi, stazionavano accalcandosi alla base di una limitata rampa, alla cui sommit una muffosa porta allettava stranamente ad essere dischiusa.

I due fanciulli, sfiorati di continuo dalle concitate pudenda che li avviluppavano nel tormento ammaliante del desiderio, con vicendevoli sguardi, simultaneamente presero la decisione di salire anzitempo quellambiguo declivio.

Mai siffatto urlo fu successivamente udito ...

Poi scese limmobilit.

Ortello:

Hai compreso Lucere?

Lucere:

S Ortello, ho compreso, non infastidirmi

oltre.

Ho capito.

Ho capito che tu hai sempre saputo.

Ortello:

S. Lo ammetto Lucere, ha sempre aleggiato

in me.

Seppure, credimi, nel moto circolare del

destino vorrei poter tornare indietro...

Tornare indietro una volta sola...

Tornare indietro per lei... Per Gianea...

Solo per Gianea...

Solo per lei...

Lucere, tu conosci Gianea?

Lucere:

Ortello, mi stupisci! Anche tu riesci a

stupirmi!

Chi Gianea?

Sei realmente sicuro che Gianea non sia stata

e non sia esclusivo frutto della tua

immaginazione?"

Ortello:

No, lei esistita Lei esiste

Perch il suo corpo immobile mi prese a

lungo nel respiro di un gemito inesprimibile.

Proteso verso il nulla, ne avvertivo la

morbida, voluttuosa rigidit.

Molta energia concessi, o forse

inconsapevole cedetti a quel corpo.

Ma alla fine le braccia di Gianea si aprirono,

auspicando la verit dellimpossibilit di un

vero amore.

Una parte di me, comunque, rimasta per

sempre dentro i suoi occhi.

Credo di averla amata perch attraverso di

lei il calore di una breve estate riusc a

raggiungermi.

Ancora adesso infatti, talvolta, la sento

sospesa intorno a me.

Lucere:

Convincere me, caro Ortello, impresa

molto ardua, molto...

Forse al di sopra delle tue possibilit...

Potrebbe essere che io ti abbia

sopravvalutato..."

Ortello:

No Lucere! No!

Potrebbe essere invece, e questo te lo

concedo, che io abbia visceralmente amato

Gianea a tal punto da farne la esclusiva

catarsi del non vissuto, del non vivibile,

dell'indesiderato.

Fino a registrare nel momento del commiato,

la straordinaria potenza di un misterioso

legame, cos trascendente da volere quasi

dimostrarmi una ulteriore volta, la nostra, la

mia, non percorribile, natura di

incompiutezza umana."

Lucere:

Allora Ortello, penso di averti interamente

compreso e se come tu dici il moto del

destino fosse circolare, la rivedrai

Tu rivedrai Gianea...

Ma ora io non ho pi tempo da dedicare a te.

E troppo tardi ed in questo caso lo

attester quindi inequivocabilmente.

Sono io il silenzio.

Sono io, il tuo silenzio.

Per te tutto sar pi facile.

Il tuo corpo gi in me.

Ortello:

Grazie Lucere.

SCENA TERZA

Presenza narrante:

- A ciascun essere umano dato di innamorarsi della eventualit di non uscire dalla giovinezza, ma Ortello conosceva altrettanto bene che nel trascorrere era solo lamore che disponeva concretamente alla morte.

Purtroppo per non ci si pu sottrarre al fascino di attingere a piene mani dalla schematica, violenta forza insita nellatto di volere anticipare soggettivamente lirreparabile.

Nello scemare di una notte fredda che scivola verso la mitezza di un mattino, Ortello guardava pensieroso il mare.

Splendido era per lui osservare questa liquida vastit mentre i venti da essa provenienti sembravano sospingere le acque, spingerle fino allinterno della sua psiche, pur arrestandole di fatto in un mai precisabile limitare.

Egli trascorreva ore ed ore ad assimilarne le infinite variazioni, immagazzinando passivamente la carnale energia che dallacqua tramite laria scorreva fino a lui.

Ma (c sempre un ma), quando viceversa giungevano dalla parte di terra lunghe, non spezzabili, rigide bave di vento che spiravano costanti e garbate verso il mare, prevaleva in Ortello nel concomitante formarsi di quel manto marino piatto e liscio, quasi sospeso su di un corpo misterioso, insondabile e percorribile nello stesso tempo, prevaleva in lui lintelletto o meglio lintellettuale, rigorosa volont di camminare incontro al suo destino, anticipandolo.

E questo si apprest a fare. -

Presenza narrante:

- Ortello, non senza una certosina, persino femminile cautela, tesa ad evitare il bench minimo riscontro fisico, scavalc una balaustra e si incammin con facilit su di un antico molo che il mare dalle spente onde di quel giorno rendeva fatalmente da lui utilizzabile.

Ormai da molti mesi aveva notato una piccola barca il cui ormeggio era protetto da un vecchio, robusto cancello, ma che diversamente dal solito, attraversando quel molo, proprio in quel particolare giorno diventava raggiungibile.

Ortello rapidamente si avvicin a quella barca.

Vi sal sopra, sciolse per prime le corde dei remi intrise di salmastro e poi, con destrezza ma con un simultaneo, inaspettato balzellare del suo cuore, sleg le altre due grosse corde che ne tutelavano lancoraggio.

Con grande lentezza immerse i remi nellacqua, facendo accuratamente in modo di non variare, increspandola, la straordinaria, naturale, fragile calma che stava offrendo il mare in queste speciali, decisive ore scelte da Ortello.

Inizi, piano piano, a muovere i remi con gesti semplici e cadenzati.

Molto, molto lentamente.

Il tentativo era di far s che il suo corpo non avvertisse, non registrasse materialmente latto che stava compiendo.

Il vento aiutava dolcemente il suo allontanarsi dal conosciuto orizzonte.

Ortello si sorprese a pensare quanto quella movenza di immergere e di sospingere i remi nellacqua lo costringesse in un atteggiamento, in un gesto fisico reale, ma simbolico rispetto al complessivo svolgersi della sua esistenza.

Infatti stava s, spiritualmente volgendo le spalle ad essa e cio a tutto lorizzonte a lui noto, tuttavia questo stesso orizzonte poteva continuare a vederlo nellallontanarsi da tutto il conosciuto o lintuibile, ancorch non sperimentato. E si stava altres consapevolmente inoltrando in un indescritto qualcosa, ma volgendo a questo nuovamente le spalle.

Quasi ad imporre a se stesso, una ulteriore volta e definitivamente, la privazione di quella curiosit che anche soltanto con un velocissimo, ultimo, razionale sguardo, lo avrebbe potuto indurre a girare veramente i suoi occhi verso linfinito.

Curiosit disattesa da sempre, la cui mancanza era forse puntello fondamentale della decisione presa e del logico fluire dellimmodificabile evento.

Non voleva guardare linfinito, aspirava ad entrarvi.

Oppure, chiss, voleva solamente andare incontro a Gianea

Incontro allamore...

E cos fece

Nessuno ha mai ritrovato quella piccola barca che alcuni pescatori giurano di intravedere in mare nella luminosit di talune rare, tranquille mattine di inverno e che in pochissimi ricordano per il bel nome inciso a prua su di una tavoletta dai colori stranamente sempre vividi e sgargianti nonostante linesorabile passare degli anni.

Lucere, questo era il suo nome. -

SCENA QUARTA

Presenza narrante:

- Gianea non riusciva a liberarsi da una assillante immagine, indistinta ed indistinguibile, eppure chiarissima in lei.

Questa immagine era continuamente presente nella sua mente, sembrava formarsi ritmicamente dallo spietato amalgama della moltitudine di corpi e di volti che avevano segnato la sua giovinezza.

In quei tempi Gianea era stata una giovane donna di una floridezza s aspra, ma anche dalla evidente, prorompente munificenza.

Poi gli anni erano trascorsi veloci e numerosi, ma quello spaventoso incastro di corpi era rimasto l accanto a lei.

Quella immagine dalle infinite mutazioni non la abbandonava mai, ma niente e nessuno riaffiorava delineabile da questo enorme, carnale impasto che peraltro le suscitava ancora un indefinibile senso di attrazione fisica.

S, perch Gianea era sempre stata una persona forte, molto forte.

Anche adesso che questa immagine morbosa ed ossessiva la infastidiva alquanto nella sua ripetitiva presenza, di fatto era ininfluente nel dipanarsi della sua attuale esistenza.

Un giorno per, di colpo, un inatteso lampo squarci lindecifrabilit dei suoi ricordi.

Da quella immagine improvvisamente si form, si ricompose un solo corpo che Gianea riconobbe immediatamente, ma senza apparente emozione.

Era il corpo di Ortello.

Certo che rammentava Ortello, quello strano uomo che diceva di amarla, che parlava dei suoi occhi, che amava i suoi occhi.

Gli occhi di Gianea erano marroni, di un marrone cupo e profondo.

Quegli occhi Ortello li aveva amati da subito, fin dal momento in cui seguendo quegli occhi egli aveva arditamente tentato di espandersi in Gianea, di sciogliersi in lei.

Tentativo vano...

Che strano uomo...

Gianea era ben conscia che molto tempo prima le era stato ben spiegato che non avrebbe dovuto ricordare nessuno di quei corpi, pena il subitaneo ritorno di quella presenza, di coloro, o di colui che aveva riempito quei suoi anni tenebrosi.

Ma Gianea si rese conto che ora non aveva paura di pensare ad Ortello,

inaspettatamente, ora non aveva pi paura di rischiare ed era anche possibile che loro si fossero dimenticati di lei...

Ma non era cos...

Lucere era pronto a rispondere al richiamo di Gianea.

Voleva saggiare nella sua interezza la sua dichiarata forza... -

Lucere:

Gianea sono Lucere...

Gianea:

Temevo che saresti immediatamente

tornato da me.

Lucere:

Lo so Gianea, lo so.

Senti, voglio essere breve con te, perch tu

molto hai conosciuto ed assorbito di me in

quegli anni in cui mi sono dedicato

intensamente a te.

Ricordi Gianea?

Molti corpi sono andati. Molti non sono

tornati.

Luntuoso imbuto molti ne ha inghiottiti.

Incuneatisi lun laltro in un formidabile

incastro.

Tanto perfetto da dubitare della sofferente

visione che da sempre aleggia e ne consegue.

Io alcuni li rammento e tu Gianea?

Vuoi forse dirmi che tu ricordi solamente

Ortello?

Perch mai solo lui?

Gianea:

Ortello s, ricordo solo Ortello, solo lui.

Sai Lucere ti descriver delle cose che tu non

puoi provare.

Silenziosamente con furtivi sguardi

riusciamo a riconoscere la esigua umanit

prallela che a noi affine.

E di questa umanit speculare, perch di

noi stessi il mostruoso timore che ne

scaturisce.

La grandiosit del rimanente suscita una

tollerante dalla apparenza passiva, piet.

Constatazioni pessimistiche e logici,

luminosi intendimenti si susseguono in un rapido alternarsi.

Ma in fondo prevale uno strato

non solare ove albergano, crude, le

negazioni, anch'esse per potenzialmente,

solo che lo si desideri, rinnegabili:

impossibile Lucere che io abbia in verit

amato qualcuno o qualcosa, ma

sicuramente vero che io non abbia mai

amato nemmeno me stessa.

Ed allora?

Allora tale condizione pu indurre lunico a

divenire plurimo, dovesse essere pure mio e

suo malgrado.

Nella totale assenza di amore, lunicit si

trova a dialogare con la smisurata

inconsistenza del nulla.

Si trova a dialogare con te, Lucere.

La latente, quantitativa potenza delloblio

estingue lindividuo, precedendo, spesso in

proporzioni temporali notevoli, il suo

concreto concludersi.

La mia sconfitta e perci la mia resa Lucere,

totale e definitiva.

Lucere:

Gianea, tu stai parlando di te stessa, ma

sembri anche fortemente tesa, con queste

parole, a descrivere Ortello.

Ma considera che Ortello era sprofondato in

una solitudine dellenormit dei cui confini

era lesclusivo, voluto, razionale artefice.

Eravate molto simili. Ortello era molto simile

a te Gianea, questo vero, ma lui non si

poteva salvare e poi tu sai che non era il mio,

il compito di salvarlo.

In fin dei conti ognuno di voi ai miei occhi

la larvata espressione di un magnifico ma

inessenziale frutto.

Infinitesima la vostra soggettiva parte in

questo immane, moltiplicabile transito di

umanit.

Piuttosto Gianea rispondi a questa domanda:

hai tu amato Ortello?

Rispondimi!

Non avere titubanze.

Hai tu amato Ortello?

Gianea:

Non ho titubanze!

No Lucere, non ho mai amato Ortello.

Questo lui lo sapeva bene.

Ma dopo cos tanto tempo, pensando di

nuovo a lui, si crea in me una tenerezza

incorporea che non ho mai provato prima,

che non conoscevo prima..."

Lucere:

Ascolta Gianea, Ortello riusc un poco a

sorprendermi, e non era per niente facile

farlo, con una sua fanciullesca convinzione

basata sul moto circolare del destino.

Vorrei, e non chiedermi di svelartene il

motivo, vorrei insinuarmi nei tuoi sogni

Gianea e dare esito a questa teoria,

permettendo ad Ortello di rivederti

unultima volta.

Posso Gianea?

Posso fare questo?

Sei abbastanza forte per questo?

Decidi tu...

Gianea:

Ma...

Non so...

Ortello insisteva spesso con me perch io

seguissi liberamente la brezza che, mutevole,

pu sgorgare da inattesi, imprevedibili

angoli..."

SCENA QUINTA

Presenza narrante:

- Interagire con il destino non questione di poco conto.

Lucere strinse delicatamente le mani di Ortello nelle sue e congiunse a lui i suoi occhi.

Ortello, arrendevole, acconsentii -

Ortello:

Ciao Gianea.

Gianea:

Ortello, sei tu...

Ortello:

Mi dispiace tanto Gianea.

E soltanto un sogno...

Gianea:

Lo so, lo so

Non importa Ortello, ho piacere lo stesso di

rivederti, perch sei tu, non vero?

Ortello:

S, sono io.

Gianea quanto ti ho amata...

Gianea:

Non mi inquietare nel pronunciare

nuovamente queste stupide e futili parole...

Tu giacevi con me Ortello...

Tutto qui... Altro non cera...

Io capivo che cercavi qualcosa, ma non ero io

quel qualcosa.

Caro Ortello tu cercavi semplicemente il

predominio della vita, il predominio della

vita dentro di te.

E non lo hai trovato...

Non un caso se siamo insieme in questo

fugace sogno.

Ortello:

Hai ragione Gianea.

Cercavo il predominio della vita, ma aspiravo

anche allinfinito...

Gianea:

Oh! Linfinito! Linfinito...

Che sciocchezze! Tutte sciocchezze!

Toccavo quella miriade di corpi e tentavo di

spiegarti che le tue erano soltanto

sciocchezze...

Un tuo gesto, un tuo misterioso gesto, quello

s, poteva essere linfinito...

Io potevo essere linfinito per te...

Ammettilo con franchezza Ortello.

Ti mancato il coraggio necessario...

Ortello:

Gianea, amore mio, io quel gesto misterioso

l'ho compiuto, ma tu non lo potevi vedere,

non te ne potevi accorgere...

In quel tempo io ero una parte di Lucere...

Non ero libero di amarti...

Ma ho sfidato linfinito per te e non me ne

pento...

Il mio tempo compiuto...

Ci rivedremo ancora Gianea...

Ti attender...

Gianea:

Stai insistendo.

Stai insistendo inutilmente.

E una illusione Ortello.

Linfinito, lattesa, sono illusioni...

Anche io, come te, ero esclusivamente una

parte di Lucere, una parte della nostra pi

straordinaria, disperata e magnifica

illusione.

Lillusione che avevamo creato insieme.

Quella che ci accomunava... Che ci rendeva

simili...

Eravamo assimilabili a lui, alla nostra

illusione...

Lucere ci permetteva di vivere e di

sopportare la coscienza della pochezza della

nostra condizione.

Ricordi Ortello? "

Ortello:

S, ricordo molto bene.

La nostra era una condizione da cui non

volevamo affrancarci, perch erano i nostri

stessi corpi che non volevano liberarsene.

E poi Lucere ci permetteva anche di

soprvvivere..."

Gianea:

Tu Ortello sei stato troppo presuntuoso, hai

voluto distaccartene troppo presto.

Ma sono tutte illusioni...

Lucere e tutto il resto....

Non c niente oltre noi...

Ma ora voglio proprio uscire da questo mio

sogno...

Non ci rivedremo pi, mai pi, mai pi...

Credimi.

Ortello:

Gianea aspetta!

Aspetta ancora alcuni attimi...

Me lo devi.

Ascoltami...

Quando un giorno verranno innalzati nel

vento nuovi vessilli, e tu sarai l Gianea, ti

ricorderai di coloro che avrebbero potuto

essere e non sono stati?

Ti ricorderai di coloro che furono, ma

scivolarono precocemente nella scivolosa

fanghiglia del limitare di inaspettati argini?

Ti ricorderai della loro spavalda forza?

Una forza quasi identica allanelito di un

fiore invernale che la neve penetra s, ma

che, come un leggero bucaneve,

spietatamente il freddo crea e poi esso

stesso sopprime.

Io ancora li distinguo quei glabri corpi uscire

dallacqua

Essi attestano inconfutabili che la nostra non

fu solo una illusione.

E tu Gianea li ricordi quei corpi?

Sui tuoi morbidi fianchi io continuo a vedere

le molteplici, invisibili mani che allora

sembravano sorreggerti, spronarti,

anche costringerti

Presenza narrante:

- La voce di Gianea apparve conclusivamente perduta in una liquida indefinitezza. -

Gianea:

Io ricordo te Ortello

Il tuo corpo

Ricorder solo te

Soltanto te.

E ti porter per sempre lieve dentro di me...

Addio

Ortello:

Addio Gianea.

Presenza narrante:

- Ortello dalla penombra port via con s un sospiro e la strana, oscura luce del tormentato, ultimo sguardo di Gianea. -

Presenza narrante:

- Il sogno inevitabilmente svanito.

Gianea si allontana nella luce di un sentiero percorribile, di un intento che per lei, un giorno, sar narrabile.

Ortello al contrario declina il capo alla spietatezza delle sue scelte.

Ma i suoi occhi non sono intrisi di pentimento. -

Lucere:

Ortello sei felice?

Il destino, come tu desideravi,

ti ha premiato.

Io lho plasmato per te.

Ho assecondato la tua sete di infinito e ti ho

ridato quei pochi istanti con Gianea.

Sei felice di questo?

Ortello:

S Lucere, sono felice.

Mi hai reso felice.

E incredibile..., ho ricevuto un tuo dono...

Esso rafforza la convinzione che lamore

avrebbe potuto salvarmi...

Gianea avrebbe potuto salvarmi...

Ma mi allontano senza acrimonia anche

da te Lucere.

Difatti, anche a te io sono grato...

Presenza narrante:

- Nellintorno dellamore Lucere aveva riscontrato loggettivo affievolirsi della sua capacit di disgregazione, di distruzione, di dissolvimento.

Molti erano stati i corpi che Lucere aveva scorto accovacciati lungo lorlo del baratro ed in tutti quei corpi egli era riuscito ad infondere il suo imperituro, perverso coraggio.

Ma la bellezza del gesto con cui, non visto e simile a lui, Ortello aveva, lungo quei medesimi argini, cinto i fianchi di Gianea in un inconsapevole ma generoso, estremo impulso di tutela, lo aveva colpito.

Lucere sapeva che leterna, umana leggerezza di quel tocco, di quel gesto cos speculare ma dagli intendimenti tanto antagonistici ai suoi, non era possibile per lui sconfiggerla.

Impossibile era gettare, nella sua totalit, la coscienza dellamore nei profondi meandri del baratro.

Dunque, lasci andare per sempre Gianea.

Ma per Ortello era diverso...

Lucere da sempre e per sempre avrebbe posseduto Ortello.

Affermare che il rammarico debba, inderogabile, fare seguito alla maggior parte delle decisioni, dei comportamenti, alquanto azzardato.

Pure, la sottile fessura o limpercettibile crepa che nello scorrere degli anni esso appone, rilevabile, su qualsiasi esistenza, fardello pi che visibile.

Sussultano le anime indomite.

Tergiversano i caduchi eroi.

Segue la fine.

Ossia la fine della soggettiva visione.

Ortello nellaccomiatarsi da se stesso non aveva pi dubbi.

Finalmente anche lui si era liberato, come Lucere, da quella equivoca dimensione di cui era impregnata lipotesi stessa del dubbio e del dubitare.

Era sicuro.

Era finalmente sicuro.

Ortello avrebbe rammentato unicamente linebriante odore della similitudine.

Una similitudine capovolta, contorta, controvertibile.

Avrebbe rammentato lodore ed il vigore di Gianea.

Lodore ed il vigore di colei che inesausta, aveva saputo fermarsi in tempo.

CONCLUSIONE

Presenza narrante:

La profondit dellamore si insinua spesso inascoltata in un percorso dalla bellezza non descrivibile, il cui riverbero per, un riverbero che riusciamo sempre a vedere, sufficiente ad attirare le nostre anime, forte dell'annuncio di rappresentare una sconfiggibile finitezza.

Anime semplici rincorrono lamore.

Anime complesse rincorrono lamore.

Anime morte rincorrono lamore.

E sono proprio queste ultime, sono proprio le anime morte a riconoscere fino in fondo la breve opportunit che pu concedere l'amore.

Amore tra anime morte.

Il paradosso del non vissuto, del non vivibile, del desiderato s, ma irraggiungibile, quindi un amore che diventa anche simultaneo simulacro dei nostri cuori.

Ortello ama disperatamente Gianea.

Gianea continuer a vivere, ma anche la sua anima gi morta.

La sua anima morta, come e pi di quella di Ortello.

E se perci lamore fosse soltanto la percepibile, perfetta coscienza e conoscenza dellavvenuta morte della propria anima?

La fusione, il dono della propria anima che si trasforma nella anticipata, volontaria fine del proprio spirito per mezzo della simultanea, concomitante fine del proprio corpo.

E dunque forse soltanto questo lamore?

Le anime morte possono offrire il loro corpo molte, molte volte, ma la loro anima no, quella no.

Possono offrire la loro anima una sola volta. Ortello e Gianea si erano riconosciuti attraverso l'oscura luce dei loro occhi e si erano amati.

Si erano riconosciuti allinterno di una umana vastit condannata nella gran parte a rimanere inconsapevole, ma loro no, si erano riconosciuti e per questo si erano amati.

Si erano amati nella completa e reciproca consapevolezza della tristezza del loro esistere.

Si erano amati di un amore talmente irraggiungibile, talmente irrapresentabile, di un amore che unicamente le anime morte sono in grado di potersi reciprocamente donare.

Donare...

S donare!

Per sempre... .

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