Cose da… santi

LUOMO DINSUCCESSO

Cose dasanti

Commedia surreale

di

Antonio Sapienza

Personaggi vari: Attori quattro: due donne e due uomini.

San Gennaro incarnato;

Santa Caterina incarnata;

Il Ragazzo;

Prof. Ettore Bellassai, padre del Ragazzo;

Giovanni, ragazzo di Marinella;

Marinella ex ragazza del Ragazzo;

Madre del Ragazzo;

Donna del padre;

Pittore, uomo della madre.

Psicanalista o psichiatra;

Liliana, figlia del presidente della squadra;

Pasquale magazziniere della squadra;

Poi tante voci.

Gli attori, possibilmente solo quattro, si alterneranno e si sostituiranno velocemente, mutando aspetto anche con semplici parrucche o cappelli o quantaltro, per significare il cambio del personaggio. Quindi solo loro quattro copriranno i ruoli dei personaggi, previsti dagli episodi della commedia, al fine di velocizzare lazione, che, come si evince dal contesto, devessere recitata in gran parte frenetica.

Naturalmente sarebbe bene utilizzare lilluminotecnica per i repentini cambi di scena, avendo cura di far svolgere una scena a destra del palcoscenico e una a sinistra, illuminandoli alternativamente.

Musiche adatte.

Primo quadro

In scena: Gennaro, Caterina e il Ragazzo.

Sulla scena viene ricostruita una scenografia, molto schematizzata di interno di una chiesa, essa avvolta nella penombra e nel silenzio piu` assoluto. Nelle pareti laterali, su piccoli piedistalli vi sono due statue: Santa Caterina e San Gennaro. Parte una musica, e dall'ingresso principale - che si spalanca lentamente - in controluce, entra un giovane adolescente, che, lentamente, si porta al centro della navata centrale e, all'impiedi, resta in raccoglimento.

Ragazzo - ma, infine, che vita mai la mia? Tradito da tutti: genitori, ragazza, amicinessuno escluso. Cosa vivi a fare? Per che cosa?

Tu ci hai insegnato che bisogna amare il prossimo nostro- gli altri - ma non ci hai detto cosa dobbiamo fare se questi rifiutano il nostro amore.

Cosa possiamo fare, allora? Lo chiedo a te! (pausa)

Io ho dato tutto il mio amore di figlio, poi quello dinnamorato, infine ho cercato di amare tutti gli uomini, e cosa ne ho ricavato? Tradimenti, menzogne, illusioni.

Ma perch sono nato? Perch mhanno messo al mondo? Solo per soffrire? Lo sai vero?

I miei genitori si sono separati e se ne sono andati ognuno per i fatti propri, infischiandonesi di me, che ancora ho necessit dessere aiutato almeno fino alla laurea. La mia ragazza mi ha piantato per un aspirante attore. I miei amici, sono tutti ipocriti e buffoni e nessuno mi ha teso una mano. Che faccio allora? Dimmelo tu! Perch, io, la finirei oggi stesso con questo mondo falso e ipocrita...

Cenno dintesa tra le due statue, che si sono animate man mano che il ragazzo parlava, quindi Santa Caterina parla a San Gennaro naturalmente il ragazzo non sente nulla e resta come in raccoglimento.

Caterina - Gennaro e qui bisogna fare qualcosa per questo ragazzo.

Gennaro E cosa possiamo fare noi?

Caterina Non lo so, ma qualcosa bisogna pur farlainventiamoci unidea, ma dobbiamo aiutare questo ragazzo prima che commette qualche gesto inconsulto.

Gennaro Esagerata. Poi, Caterina mia, noi siamo santi e, perdippi, vissuti centinaia di anni fa, cosa ne sappiamo di questo mondo moderno? E quindi, che aiuto possiamo dare a questo guaglione?

Caterina Te lho detto: inventiamoci qualcosa ecco, per esempio, perch non vai al confessionale e lo confessi, con questa scusa potresti tentare dalleviare il suo dolore; possibilmente facendolo parlare, sfogare, e magari, poi, potresti dargli qualche consiglio

Gennaro Ma tu mi vuoi inguaiare? Che consiglio posso dare io ad un giovane del duemila?

Caterina- I giovani in fondo sono uguali in tutto il mondo e in tutte le epoche. E in crisi e noi dobbiamo alleviare le sue pene e, possibilmente, farlo desistere da eventuali propositi funesti. Dai, vai in confessionale che io tento di mandartelo.

Gennaro Sei capa tosta. Cater. E levati dalle testa quei pensieri cattiviqui non si far male nessuno. Comunque, va buono, facciamo come dici tu e speriamo inDio.

Gennaro scende dal piccolo piedistallo, si siede su una sedia e si mette la stola. Caterina scende e va verso il giovane

Sempre musica adatta.

Caterina- Sia lodato Ges Cristo. ( e intanto si affaccenda come se stesse accendendo candele. Il ragazzo la guarda appena) Giovane signore, mi aiuterebbe ad accendere quelle candele in alto?

Ragazzo - (malvolentieri esegue) Ecco fatto, sorella.

Caterina Grazie(continuando le sue faccende) Giovane signore, se desidera confessarsi, l c padre Gennaro.

Ragazzo - No grazie.

Caterina- Come desideraper, sa, padre Gennaro di una saggezza tutta speciale, simmagini che ieri, proprio a questora, ha confortato una ragazza che si voleva buttare dalla scogliera. E lo sa? Quella ragazza ci ha rinunziato.

Ragazzo - Ma davvero(ironico)

Caterina Davvero. Se lei vuole

Ragazzo - Non ora, comunque grazie lo stesso sorella. Ed ora mi scusi, ma debbo andare.

Caterina Peccato comunque sa? mi dispiace per i suoi genitori, si sono separati, chiss che dolore

Ragazzo- Per chi? I miei genitori? E lei come lo sa? Eppoi che cosa le importa?

Caterina Nulla, nulla, mi scusi. ( fa per allontanarsi)

Ragazzo Un momento sorella( tenta di parlarle)

Caterina No, no, parli con lui. (indica Gennaro) Io debbo preparare per la messa. (esce)

Ragazzo Con lui? (dubbioso, poi deciso) E va bene, cosa ci rimetto.

Il ragazzo si avvicina a Gennaro, poi prende una sedia e si siede accanto a lui.

Ragazzo Allora frate, come fa quella monaca a sapere i fatti miei?

Gennaro Mah, mistero caro figliolo, cose che solo il cielo sa - cose da santi.

Ragazzo E non potrei saperlo anchioin fondo sono solamente linteressato (ironico).

Gennaro Le vie del signore

Ragazzo - sono infinite (con sopportazione)

Gennaro - ma se vuoi parliamo.

Ragazzo - (prima riottoso, poi quasi con decisione)V bene, siete tutti uguali voi religiosi. (quasi tra se) Poi, in fondo cosa ho da perdere? Tempo? ne ho anche troppo.(breve pausa) Di cosa dobbiamo parlare frate?

Gennaro N guagli, io sono Vescovo.

Ragazzo Allora, Vescovo, di cosa parliamo?

Gennaro Puoi chiamarmi semplicemente Gennaro. Vediamo un po: che ne diresti di parlare del Napoli?

Ragazzo- Del Napoli? Vuoi dire della squadra di calcio del Napoli?

Gennaro Certo del Napoli di Maradona

Ragazzo Ma dove vivi Gennarino? Quel Napoli non esiste pi. Sappi, caro mio che ora il tuo Napoli adesso in serie C.

Gennaro E o vero?

Ragazzo Garantito.

Gennaro Si vede che mi sono perso qualcosa in questi anni

Ragazzo - (divertito) E mi pare di si. Ma tu te ne intendi di Calcio?

Gennaro E come no. Devi sapere che io sono il primo tifoso del Napoli e nume tutelare della

societ partenopea e della Citt.

Ragazzo- Bum! Lhai sparata grossa, Gennarino.

Gennaro O vero. Comunque il Napoli sempre nel mio cuore.

Ragazzo Io invece tengo per il Catania, e gli voglio bene assai.

Gennaro Mai quanto il bene che ho io per il mio Napoli.

Ragazzo No, mi dispiace, ma tu non puoi averne di pi di quanto non ne abbia io, per il Catania. Figurati, io sono stato giocatore nella giovanile.

Gennaro Sei un giocatore? E perch non me lo hai detto prima? Io per i calciatori tengo sempre pronte tre assoluzioni:

Una per quelli che si pentono e laltra per quelli che non si pentono...

Ragazzo E la terza?

Gennaro Quella per i fessi come te!

Ragazzo Bella questa. E perch?

Gennaro Perch unassoluzione speciale, diciamo una specie di condono che oggi di moda - per i peccati pensati e non attuati. Giuvin, prenditi stassoluzione e vai in pace.

Ragazzo Ce ne sono matti in questa chiesa, vero? Tu, quella monaca

Gennaro e tu.

Ragazzo- Io? E perch?

Gennaro- Perch pretendi di sapere tutto e di giudicare tutti. Compreso i tuoi genitori, i loro amorie la tua ex ragazza.

Ragazzo Ah, e cos sta storia? Tu e quella monaca l, sapete i fatti miei?

Gennaro Solo nu pocherillo.

Ragazzo E no, Gennaro, adesso mi spieghi tutto.

Gennaro Tutto?

Ragazzo Tutto!

Gennaro Ma proprio tutto?

Ragazzo Proprio tutto.

Gennaro E non ti impressionerai?

Ragazzo Non sono un bambino.

Gennaro Questo lo dici tu. Allora, sentimi bene e non minterrompere, senn mi perdo: allora, devi sapere che in questa chiesa ci sono due santi: Santa Caterina e San Gennaro, il quale sarei io

Ragazzo (divertito) e Santa Caterina la monaca

Gennaro - esattamente.

Ragazzo E io dovrei crederti? Ma che sono scemo?

Gennaro Nu poco, solo nu poco. Allora noi siamo quelle statue l (accenna le pareti), ma qualche volta scendiamo qui(entra Caterina)

Ragazzo E io sono quello l in croce, e qualche volta scendo qui.

Gennaro e Caterina allunisono: Scostumato!

Gennaro Catar dagli una dimostrazione.

Caterina Con grande piacere.

Secondo quadro

Caterina va al centro della scena, provoca gioco di luci e inizier la scena del padre innamorato di unaltra donna. Musica adatta.

In scena: un uomo (prof. Bellassai, padre del ragazzo) e il Ragazzo.

Uomo. (come se passeggiasse e parlasse con un ipotetico interlocutore) Eravamo alla Villa, lui stava davanti a me, dritto. Aveva le mascelle serrate e non parlava; i suoi occhi aggrottati mi scrutarono anche il midollo, poi mi fece un lieve cenno col capo, si sedette nella panchina, a destra, accavallo' le gambe e aspett. Lo conoscevo bene; e sapevo cosa volesse significare quell'aria, quell'espressione e quel silenzio cupo: era impazienza, disappunto, fastidio, irritazione e, all'occorrenza, irriguardoso e impietoso sarcasmo. L'avevo atteso da quasi un'ora, seduto su quella panchina, sotto il grande ficus ombroso, che di tanto in tanto lasciava cadere, come triste presagio, qualche foglia secca attorno a me - e avevo ingannato il tempo a pulire per benino quel sedile, poi gli dissi (intanto entra in scena un ragazzo):

Uomo- Grazie d'esser venuto.-

Raga. - Me l'hai chiesto...-

Uomo- Si, te l'ho chiesto io, grazie ancora.-

Raga.- Ma, mi hai fatto venire fin quass per dirmi solo grazie?-

Uomo- Io? no, niente; cio si. Volevo dire: nulla di personale. Insomma, ti devo parlare, da solo. -

Raga.- Siamo soli, parla.-

Uomo- Come se fosse facile! Ma cosa credi che mi sia semplice dirti quello che ho da dirti? -

Raga.- Se non ti e' facile e semplice dirmi quello che mi devi dire, vuol dire che non mi dirai ci che mi dovresti dire. E tanti saluti. Va bene cos? -

Uomo- No, che non va bene! L'argomento molto, ma molto serio, bello mio, per ironizzare sui preamboli, come fai tu.(breve pausa) Io ti debbo aprire il mio cuore, e non mi sar facile farlo, proprio con te, Capisci?(finta commozione) -

Raga.-Ma guarda un p... ma che fai? adesso ti diventano gli occhi rossi? piangi? (divertito e irritato)-

Uomo- Macch! E' stato un moscerino.- ( si gira di spalle).-

Raga.- Gi il solito moscerino tempista. Istrione! ( sarcastico, sibillino)- Dai, parla. E non esitare! Ma cosa credi che sia facile anche per me, dover ascoltare quello che, immagino, mi dovrai dire? Sono in imbarazzo quanto te, se non di pi.( ancora imbronciato, ma un po' pi disteso.)-

Uomo- Tu - lo immagini? (domanda di speranza di aver fatto breccia nella sua dura corteccia e d'averlo commosso).-

Raga.- Certo. Cosa credi che in questi giorni, a casa, non abbia avuto occhi, ne' orecchi? -

Uomo- Bene, meglio cosi'." - (breve pausa come colui che ha l'animo travagliato). Ci sono situazioni particolari, momenti curiosi, accadimenti strani, forse anche fatalit, che interreagiscono, inaspettati e insidiosi, nella vita di un uomo, soprattutto di un certa et, - quindi piu' vulnerabile. Prudenza vorrebbe che costui non si facesse mai - mai! - trovare sotto scopa.

I sentimenti, imprevedibili e padroni, - Dio mio, com' possibile parlartene in modo distaccato - i sentimenti tiranni, se inseriti in quell'ambito, ti tengono in pugno e ti stringono fino a stritolarti...

Raga.- (interrompendolo) Cosa stai cercando di dirmi? Stai mettendo le mani avanti? Con me puoi farne a meno! Poi, so anch'io cosa sono i sentimenti, anzi le passioni; risparmiami quindi le tue riflessioni, metti da parte le elucubrazioni sui tuoi massimi sistemi, e vai subito ai fatti, ti prego.( con foga)-

Uomo- Si, si scusami... hai detto bene: sentimenti e passioni! Si si... ma si! sicuro: sentimenti e passioni mi hanno avviluppato proprio in questa critica et, e mi strozzano, mi dilaniano.-( mettendola sul patetico) Chi me lo doveva dire che avrei, che avrei...-

Raga.- ... amato, contemporaneamente, due donne ...( sorriso sornione).-

Uomo- Sai gi? (sospiro di sollievo) Ebbene, si! proprio cos: contemporaneamente! Con un'estrema intensit di passioni, l'una; e con sentimenti pacati, sereni, come ben sai, l'altra.

Raga- Avanti, dai: dimmi chi e' e dove l'hai conosciuta.-

Uomo- Come corri! Dal preambolo vuoi arrivare subito al finale? Diamine, almeno dammi il tempo di trovare le parole giuste. Chi . Chi ... ma e' poi cos importante sapere chi ? E'.. una donna...-

Raga.- ... bella scoperta...-

Uomo- affascinante...-

Raga.-... occhi verdi, capelli biondi, coscia alta...-

Uomo- E dalle! con quest'ironia, mi rendi tutto pi difficile! E' una donna non tanto bella, in verita'; ma e' molto, ma molto affascinante. E' colta, spiritosa. Ha trent'anni, e l'ho conosciuta al mare: Lei era la', sempre, sullo stesso posto, di fronte al nostro, in bikini la cui parte superiore, a stento, celava un poco dell'enorme seno prosperoso. unico difetto fisico, se lo si vuol proprio considerare tale - sdraiata al sole, sullaccappatoio, come una lucertola. Di tanto in tanto, come uscendo dal torpore, si metteva a sedere, scuoteva la testa per ravviarsi i rossi capelli, e, poi, allacciandosi le gambe con le braccia, mi fissava con quegl'occhioni verdi malinconici pieni di fascino: pareva che mi chiamassero, quasi - che mi implorassero. E, insomma, ci solleticava la mia vanit, capisci; in fondo, onestamente, sono ancora un...un bell'uomo, mi pare...uno e ottanta, niente pancia, tutti i capelli - anche se un po' brizzolati.( Intanto s' alzato e si pavoneggiavo dinanzi a lui. Poi contrariato) E non guardarmi cosi', mi metti in imbarazzo! Sii serio.-

Raga.- Impressionante! traumatizzante! " - (resta qualche secondo con la bocca aperta: sbalordito)-.

Uomo- (contrito cade letteralmente a sedere, consapevole del puro, profondo, senso del ridicolo in cui era caduto)-

Raga.- (vedendolo afflitto, quasi conciliante) E non te la prendere: quindi ti sei lasciato ammaliare.-

Uomo- (quasi a bassa voce) Non proprio. Mi turbava, questo si, ma non pi di tanto. (tono normale) Poi non la vidi pi - per lungo tempo. Ma alla mia ultima conferenza, mentre spiegavo il significato di certe scene ad una scolaresca, ecco che avverto sul mio fianco, a destra, la pressione di qualcosa di morbido e di caldo: era lei, col suo grande seno sinistro, adagiato discretamente, con noncuranza, sul mio avambraccio, - mentre guardava la scenografia e ascoltava attentamente le mie parole...-

Raga.- Non mi dirai che era l'insegnante?-

Uomo- Proprio cosi'.-

Raga.-E allora? -

Uomo-E allora, le chiesi di rivederci il giorno seguente, al mare, nello stesso posto, ed ella ritorn, puntualmente...-

Raga.-... e lei ci stava bene con te.-

Uomo- Infatti!-

Raga.- E d'allora...-

Uomo- ... che ci vediamo. Si, ci frequentiamo...insomma, stiamo bene insieme.-

Raga.- Ci vai a letto? -

Uomo- Oh, ma sono domande queste? ... insomma, ebbene, si. Si!-

Raga.- Patatrak! E cosa vuoi da me? Comprensione? o che altro?-

Uomo- Voglio aiuto!-

Raga. - Da me? ma sei matto! -

Uomo - Da te, sissignore! (poi con voce suadente) Sentimi, mio caro, se tu potessi parlarne con... con...-

Raga.- Con mamma? (cenno di si delluomo) Tu sei matto, caro babbo! Fallo tu! ti manca il coraggio? Ma che uomo sei? Eppoi mi sembra estremanente indelicato - per mamma! Ma che idea...no! tu hai fatto la frittata e tu la rivolti caro babbino, foglia di ficus, ormai secca che cade a terra e poi marcisce.-

Uomo- E se fosse la mamma la foglia di ficus secca ed io il ramo?-

Raga.- Ma dici sul serio? Sciocco babbino-(esce)

Uomo- (come parlando con linterlocutore assente di cui sopra) Poi si alz,si aggiust la piega dei pantaloni e se ne and.

Ecco come sono i figli: quando ne hai pi di bisogno, ti abbandonano! accidenti! Avrei voluto dirle: Ma, insomma capiscimi, questo e' il mio problema: se lascio l'una per restare con l'altra, faccio del male all'una e non all'altra; e viceversa. Ma io, ma io! il male me lo faccio ugualmente, sia che resti con l'una, sia che resti con l'altra! Capisci! Capisci? E avrei voluto gridargli:

Sarei io il ramo secco? Senti, ragazzino saccente: un ramo, seppur vecchio d'anni, con nuova linfa pu ancora germogliare.

Ma mi lasciai morire la frase in bocca.

Poi, sospirando deluso, sollevai il capo e m'avvidi che un ramo dellalbero di ficus stava perdendo un'altra foglia. Sorrisi, e, lentamente, mi alzai dalla panchina, feci qualche passo, mi fermai, mi abbassai, raccolsi la foglia di ficus che mio figlio aveva abbandonato dopo essersela rigirata fra le mani per tutto il tempo, imboccai il vialetto opposto, quello di ponente, inondato di rosso tramonto- (esce)

Caterina Allora che ti sembra? ti sei comportato da uomo? hai dimostrato, non dico piet, ma almeno comprensione, per quel povero padre dilaniato dai sentimenti?

Ragazzo Comprensione? Ma che dici. Piet per lui? Semmai di mamma!

Gennaro A si? Allora guarda.

Terzo quadro

Gennaro fa le stesse mosse precedentemente fatte da Caterina.

In scena: Una donna, madre del Ragazzo, e il Pittore.

La donna sta ritta in mezzo alla scena, poi nel suo cono di luce entra un uomo. Quindi i due si guardano negli occhi, intensamente.

Musica adatta.

Uomo - Ho sognato i tuoi occhi blue

Donna - che ti dicevanoLhai cercato per tanto, troppo tempo; consolati, ora lhai trovato.

Ora hai trovato lamore, dopo le chimere, le illusioniora le certezze.

Uomo - Ed ecco che ora vedo questi occhi proprio davanti a me, in questo momento:

Tho cercata, tho attesa, sei venuta.-

Donna- Tho chiamato, hai risposto.

Sapevo che ti avrei raggiunto, nel sogno o nella realt.-

Uomo- Da prima,

da sempre,

dallEternit,

da oggi,

da questattimo ci riconosciamo: questo il miracolo...-

Donna- lincredibile per gli altri possibile per noi.

Io accetto questo evento amoroso come un fatto lungamente atteso.-

La donna si avvicina alluomo, gli prese la mano e cos rimangono immobili a guardarsi. Intanto sode il rumore della risacca sugli scogli. Poi i due attori, si staccheranno e ponendosi luno di fronte allaltro, si muoveranno attorno alla scena, facendo ampi giri, come se si inseguissero, senza mai raggiungersi.

Uomo- Quel giorno arrivai sulla scogliera, alta, nera, e guardai lacqua limpida, tremolante, ricca di bianca spuma , cercando di intravedere qualche pesciolino, un piccolo granchio o chissacch, in fondo al mare chiaro e profondo, quando dalla controluce emergesti tu, come Venere dalle acque, per me, giovane donna, che sbalordito ti guardavo sorpreso e incantato.

Donna - Ti vidi malinconico appoggiato al parapetto, al sole, e compiaciuta, riconoscendoti, ti ammirai, ti desiderai.

Uomo- Ed io affascinato da quel seno traballante, appuntito, fuoriuscente che mi si presentava davanti al viso, quasi offrendosi, mi turbai.

Donna - Il tuo corpo perfetto, dai muscoli svelti, imperlato di sudore, mi fece da dolce richiamo, e venni

Uomo- con quel tuo corpo bello, perfetto, guizzante, sgusciante, imperlato, inguainato nel nero abitino appiccicato addosso come la pelle di una foca.

Donna - Mi tuffai nella luce, per esserti di sorpresa.

Uomo- Sorpresa che mi attravers la pelle attraverso quegli occhi blue - occhi interminabili, abissali, madreperlate ma tuttavia segnati da un briciolo di tristezza. Occhi conosciuti, ti chiamai. E quando mi sorridesti, socchiudendo appena le labbra, ma illuminandomi con gli occhi lampeggianti, allora ti riconobbi: eri la donna del sogno, erano gli occhi del sogno. Quel sogno ricorrente, puntuale, di tutte le notti: Eri tu!

Donna - E per me - tu! Eri tu luomo che tutte le notti mi compariva in sogno, sulla scogliera, con quei capelli chiari al vento, col vello riccio al petto e la barba ramata al viso, con quegli occhi tristi; sempre da solo, l, su quello stesso posto.

Uomo Stavo l sempre in attesa di qualcuno e sei finalmente arrivata.

Donna Venivo l e sapevo che tavrei trovato.

Uomo - Poi ti tesi le mani

Donna - che io presi e mi strinsi al petto.

Uomo Cercammo il rifugio

Donna - lo trovammo laggi.

Uomo- Poi ci amammo, proiettandoci in un amplesso flessuoso, lungo

Donna - tumultuoso, generoso, lungamente atteso ed improvvisamente esploso.

Uomo- E quindi amore, amore e ancora amore, liberi, nudi, armoniosi, guizzanti. (pausa)

Donna Amore sano, amore infinito.

Uomo Ma non eterno. Io sono strano.

Donna- Tu, quando non potrai pi amarmi

come ora,

mi avrai gi tanto amato

che mi baster per il resto

della mia vita.

Il tuo poco per me sar tutto,

il nulla tristezza e morte.

Io avevo solo il nulla

e anche se questo momento non dovesse pi rinverdire,

sappi che mi hai donato tutto:

la vita.-

Uomo- ma, con dolore, debbo lasciarti, sembri dirmi. Ma vivere peccato?

Donna Vivere senza amore lo .

Uomo - Amare follia, ed io sono pazzo!

Donna - Rispondere al richiamo della vita una colpa? Ho fatto bene oppure ho fatto male a rosicchiare il bozzolo che mi avvolgeva? E gli altri, quelli che sono prima di te, quelli degli anni vicini, che diritto hanno su di me? Che dovere ho verso di loro?-

Uomo- Loro hanno avuto le stesse cose che hanno dato a te. Il bilancio a pareggio.

Donna- Una vita ha sempre lo stesso corso? Ma la mia differenza, glialtri; tutto, poi anche queste domande, .. quali risposte dare?-

Uomo - Stai ricucendo il bozzolo

Donna- Io? Nonnon credo..-

Uomo- Io penso, invece, di si. Non lo fare, ti pregoanche se non stessi pi con me, rimani libera, non rinchiuderti, ti prego, ti prego!-

Donna - Rester libera, te lo dico, ma dovr allontanarmi pensandoti e pensandomi. Aspettami sereno, e forse, un giorno o laltro incontrerai il mio sogno e chiss, potrebbe annunziarti il mio ritorno.-

Uomo Taspetter. E se non verrai impazzir.

Donna Addio amore

Uomo Ora andrai e ti dissolverai alla luce del sole calante e che a poco a poco ti ingoier.

Donna - Addio amore, sappi che prima di sognarti, molto prima del tuo odore, prima ancora dudirti, di vederti, io gi sapr...

Uomo- e chiss, se quegli occhi blue, nel sogno-

Gennaro Allora? Che ne dici?

Ragazzo Pure mamma? O Dio!-

Gennaro E fatta di carne pure lei.

Ragazzo Ma voi siete dei santi, come mai li giustificate?

Gennaro Non giustifichiamo un bel nulla! Sappi, comunque, che prima di diventare santi siamo stati uomini e donne. (breve pausa) E certe cose l comprendiamoanche se adesso non li approviamo. Ed ora vuoi vedere il resto?

Ragazzo- Visto che ci sono, vediamolo (Rassegnato)

Gennaro E guarda ancora.

La donna da sola.

Donna Mi ama alla follia! Partendo mi disse che sarebbe impazzito se non fossi pi tornata. Ed io volevo tornare da lui, lo volevo a qualunque costo, con qualunque sacrificio, in qualsiasi modo ma poi pensai a loro: a Ettore, al mio ragazzino come potevo abbandonarli? Si, certo, anche Ettore aveva i suoi sollazzi, credete che non lo sappia? Ma per amore della unione della famiglia e per la sana crescita del ragazzino, io sopportavo. Facevo la tonda! Certo, mi trovavo in un periodo amorfo, vita senza significato, senza stimoli, in perfetto abbandono e facevo, rassegnata, quasi vinta - la moglie e la madre: basta!

Ma sognavo. Questo nessuno poteva impedirmelo: n loro, n la mia coscienza. E sognavo nulla e tutto. Sognavo chimere, illusioni, fantasieanche a occhi apertiSognavo come una ragazzina di sedici anni, quale io ancora mi sentivo nellanimo. Sognavosognavo e una volta sognai lui, il Pittore. Lo sognai senza mai averlo visto o conosciuto. Lo sognai come se squarciasse un velo di luce e venisse a me, dritto, verso di meverso di meche emozionata lo contemplavo nella luce dorata e trasparente del sogno. Ed io in ansia, fremente lo vedevo avvicinarsi e ne riconoscevo i particolari, i tratti somatici. Poi svaniva nel nulla.

E mi svegliavo stizzita.

E questo parecchie altre volte ancora, in sogno.

Ma una notte.ah che notteegli finalmente arriv a me. E, per pudore non dico che notte fu! ma lo penso ancora! (pausa)

Poi non lho pi rivisto, perlomeno di notte nel sonno vero; ma lo sognavo ad occhi aperti, e sempre facevamo le stesse meravigliose cose.

Pensavo che i sogni fossero sogni e basta. (Breve pausa)

Ma i sogni sono bugiardi!

I sogni sono ingannatori!

I sogni sono sono forse premonitori?

Si, sicuro, perch un giorno, passeggiando oziosamente al lungomare - appoggiato alla ringhiera della terrazzina, che si protende sul mare, quasi come la prua di un vascello - vidi lui!

Oddio, si, era lui, in carne ed ossa.

Era lui vivente e non sognato.

Era lui che, non appena mi vide, allarg le braccia per accogliermi ed io mi portai le sue mani al petto in segno di resa e devozione.

Ah che amore.

Ma poi ebbi paura di questo amore folle, e per me impossibile partii mi aspett ma non tornai. (breve pausa)

Sono stata cattiva, con lui,

che cos buono.

Cattiva, cattivaanzi stronza!!!

Stronza, stronza

Che casino!

Ma quando Ettore mi confess che amava unaltra donna, ruppi gli indugi e lo cercai. Non fu facile trovarlo perch era ammalato, mi disseroera turbatoaveva problemi mentaliE allora, fuggii via! lasciai la mia famiglia, la mia casa, ed mi trasferii quaggi - dove quel giorno ci amammo per la prima volta - qui in attesa di lui.

In chiesa.

Ragazzo Che disastro! Mamma mia che disastro. Oddiooddionon ci avrei mai creduto.

Gennaro Allora, la condanni?

Ragazzo No, forse la compatisco.

Gennaro Tutto qui?

Ragazzo E cosa pretendi che mi rallegri delle corna che si fanno, reciprocamente, marito e moglie? Ma lo sai che se mia madre fa la puttana, mio padre matematicamente cornuto ed io sono, inevitabilmente figlio di buttana?

Gennaro Non esagerare adesso, siamo in chiesaSei troppo duro, guagli

Caterina e bisogna saper perdonare.

Gennaro - Anche Marinella, in fondo

Ragazzo Marinella? Chi? La sgualdrinella?

Gennaro Sei tosto, guagli

Caterina Gie allora guarda.

Quarto quadro

Professore, Marinella e Giovanni

Davanti all'Istituto "Stanjislasky- Dancenko", gli allievi aspettano l'inizio della lezione: Giovanni e Marinella, due studenti del primo corso, stanno in disparte e discutono animatamente.

Gio:- Ma dai...-

Mar- No e poi no! Tu la guardavi, e non per guardarla, come tu dici, ma per concupirla con gli occhi! Zozzone! Lussurioso!-

Gio- Ma se le ho dato appena uno sguardo...-

Mar- Tu! tu! tu con quello sguardo l'hai spogliata!-

Gio- Oddio! Ma come sei esagerata...-

Mar- Esagerata? io?-

Gio- No, mia sorella. Ah, ecco il professore.-

Mar- Ne parleremo dopo!.. Esagerata...-

Entra il professore.

Prof.- Buon giorno, lieto di vedervi cos numerosi e ...di buon umore (allude a Giovanni e Marinella, imbronciati, che sono seduti in prima fila). Oggi vi parler, brevemente, del Teatro Siciliano a cavallo tra il 1800 e il 1900, poi andremo nel salone.

Come vi dissi la lezione scorsa, Giovanni Verga fu l'innovatore del teatro italiano moderno, con il Verismo in scena: "Cavalleria rusticana","La Lupa", "Caccia al lupo", sono le sue opere pi note.

Verista come lui fu Luigi Capuana, il quale compose opere anche in dialetto siciliano, proponendo in chiave comica i vizi e i vezzi di popolani, di nobili decaduti, di nuovi ricchi, di eccentrici e di preti. Esempio: "Il Paraninfo", gustosa commedia incentrata sui matrimoni d'interesse; e "Lu Cavaleri Pidagna", la cui trama data dalla fuga della figlia...-

Giov.- ... la famosa "fujitina" di una volta.-

Prof.- Brrraaavo.

Ma l'affermazione definitiva del Teatro Siciliano si ebbe con Nino Martoglio, il quale riusc a portare il Teatro del Riso alla vera e propria Condizione d'Arte. I suoi personaggi, umanissimi, reali, vivi sono incisi nella memoria collettiva non solo dei siciliani, ma di tutta la Nazione.

Chi non ricorda Mastru Austinu Misciasciu, del " San Giovanni decollato"; Cicca Stonchiti e Messer Rapa dei "Civitoti in Pretura"; Cola Dusciu de " L'aria del continente"?

Insieme a Martoglio doveroso segnalare alcuni autori minori, almeno per fama: Antonino Russo Giusti ( "L'eredit dello zio canonico" e "Articolo 1083", pi nota come: "Gatta ci cova"); Giuseppe Macr ( "Fiat voluntas Dei"); Giuseppe Marchese ( "I Don").

Ma il sigillo universale lo dette Luigi Pirandello, il quale, spinto dall'amico Martoglio, compose, per il grande Angelo Musco, alcune commedie in dialetto agrigentino. Da Lumie di Sicilia a Liol. E il Musco non lo deluse: tutte le commedie ebbero successo di critica e di pubblico, per decenni.

Ed ora, se volete passare nel salone, continueremo la lezione rifacendoci al copione della commedia LAria del continente, che, spero, vorrete contribuire a renderla viva salendo sul palco e recitandola dignitosamente.

Esce. I due ragazzi si attardano, come se aspettassero che luno o laltro, prenda liniziativa.

Giov.- Che fa? Andiamo?

Mari E andiamo (rassegnata, ma non si nuove.)

Giov. Marinella, non essere arrabbiata con mesai che ti amo.

Mari - Io so che guardi le altre.

Giov. Ti prometto che non guarder pi nessuno. Lo giuro! (fa cenno del giuramento).

Mari - i tuoi giuramenti

Giov. Vuoi una prova pi concreta? Eccola: vedi questa lametta? (si china e raccoglie da terra la lametta) Bene, ora mi taglio i polsi per dimostrarti quanto ti amo. (sta per fare, ma Marinella lo blocca)

Mari Che fai? Fermo! Fermoscemo ti credoti credo e ti voglio troppo bene per vedertimorire--

Giov.- (con la lama in mano) Sei sicura di non volere la solenne prova?-

Mari Sicura.

Giov. (lasciando cadere la lama) E allora dammi un bacio.

Mari Davanti a tutti?

Giov. Si, davanti a tutti: tutti debbono essere testimoni dellaccadimento celestiale che un tuo bacio, almeno per me.

Mari Esageratote lo dar sulla guancia.

Giov. Lo voglio qui (si mette le labbra a boccuccia)

Mari- Ma dai, non fare il bambino

Giov. - ehi, io sono un uomo.

Mari E alloracomportati da uomo.

Giov. Semplice a dirsi

Mari-... e a farsi.

Giov. Ma tu mi ami, mi ami?

Mari Ma certo che ti amo, testone! Ma non mi mettere in imbarazzo di fronte alla classe.-

Giov. Stanno andando tutti nel salone, vedi?

Mari Lo vedo ( ma non si muove)

Giov. Marinella, restiamo per ultimi

Mari Perch? (maliziosa)

Giov.- Te lo spiego dopo.

Mari Uomo misterioso. (come se aspettassero luscita dei compagni e intanto si dondolano)

Giov. Eccoci soli. Allora questo bacio?

Mari.- Eccolo. ( lo bacia sulla guancia)

Giov.- Non cos, ma cos (tenta di baciarla sulla bocca)

Mari.- No, fermo.

Giov.- Cosa c ora?

Mari.- Nulla solo

Giov.- solo?

Mari. Solo che non mi devi far fretta. Non forzarmi.

Giov.- Chiederti un bacio forzarti?

Mari .- Non il bacio

Giov.- E?

Mari Io non lo soforse ho paura.

Giov.- Hai paura di me?.. o del tuo ex?

Mari No, ma cosa dici? Non di te, e neppure dellaltro. No, no. Forse ho paura damare.

Giov.- Ti fa paura lamore? Oppure io, mio amore?

Mari No, te lho detto. Non ho paura di te so che sei buono mama dellamorecapisci?

Giov.- (ciondolando il capo) Lamore, lamore?

Mari.- (pudicamente) Si.

Giov.- Capiscocomprendoperch, in fondo, anchio

Mari Anche tu? Mai?

Giov.- Si. (timidamente)

Mari Giovanni, Giovanni mio, adesso so perch ti voglio tanto bene. Lo sentivo che eri solo mio.

Giov.- E tu sola mia. (lattira a se) Ti amo tanto che quando ti stringo a me, sentosentola scossa!

Mari Ed io i campanellini che mi tintinnano in testa e mi annebbiano la vista...

Giov. e canti angelici in sottofondo

Mari con profumi di fiori di campo

Giov.- che salgono fino al cervello e lo incantano(intanto si inginocchiano luno di fronte allaltro)

Mari - e luci! Luci splendenti, luci abbaglianti, luci paradisiache.. (si toccano)

Giov.- e una vampa di sole sul viso

Mari - e la mia anima si smarrisce

Giov.- col mio corpo che freme

Mari - io sono una corolla di fiore (attirandolo a se)

Giov.- che si schiude

Mari - che ti chiama

Giov.- che ti brama (si sdraiano per terra)

Mari- Oddio, ti sento!

Giov.- Ed io ti cerco

Mari - e mi trovi.

Giov.- in te...

Mari - in me, ci sei tu...

Giov.-con la mia anima...

Mari- e lanima mia vola.

Giov.-con la mia e sincontrano in Universi infiniti che frullano il cuore

Mari -e unEternit di corpi ci serrano lanima

Giov.-mentre la vita scorre dai miei pensieri

Mari -e laccolgo io, con gratitudine, in me la tua vita! (buio)

Di nuovo la chiesa:

Gennaro Allora che ne pensi? Marinella innamorata di te o di lui?

Caterina E sgualdrinella, come tu dici?

Ragazzo Calma, vi rispondo: E innamorata di lui. Eenon sono sicuro che sia unaMa io che sono allora? Una schifezza

Gennaro-della schifezza della schifezza. E piantala con questa lagna. Tu sei uno come tanti altri. Le delusioni sono come la morte: inevitabili. Ma mentre contro la donna con la falce non c rimedio, le delusioni invece si possono combattere.

Ragazzo- E come?

Gennaro Domandalo a lei (indica Caterina)

Ragazzo Lei? ( sbalordito)

Gennaro Si, lei! E cosa pensi che prima di farsi monaca e poi di diventare santa, lei non ha avuto una sua vita secolare? Parlagli Catar.

Caterina (reticente) Insomma molto tempo fa ci fu uno scudieroma niente di seriospos unaltra.

Ragazzo- Anche tu? Delusa? Sono in buona compagnia allora.

Gennaro E visto che siamo fra amici e che ci stiamo confessando, dir che la mia bella delusioni lebbi anchio. Dio comera bella e comera zoccola!

Ragazzo- Cose da pazzi.-

Caterina Queste sarebbero cose da pazzi? E guarda qui, allora:

Quinto quadro

Il scena il professore, poi lo psicanalista che non parla, ma pian piano saddormenta.

Prof.- Come se fosse cos semplice confessare dessere un autodidatta - anche se lo fece, candidamente, un grande della scrittura del calibro di Borges-.

Beh, allora per evitare paragoni improponibili, diciamo che sono un quasi autodidatta e basta!

Basta? E allora cosa confesso?

Confesso, confesso, intanto ecco il mio nome: Ettore Bellassai, classe 1945, di professione aspirante filantropo, un po fannullone; e come hobby, docente di drammaturgia.

Volete il mio curriculum? Ebbene non ne ho. Perch? Perch ve lo gi detto prima: sono un fannullone.

Insistete? e allora, per accontentarvi, vi do il mio curriculum scolastico.

Quindi, cosiddetta carriera scolastica: in quinta elementare il maestro Floridia mi disse: Lascia perdere lo studio e vai a lavorare.

Consiglio rigettato, mi piaceva studiare, ma avevo la memoria a breve termine, come fare? E grave!

E si, perch, per esempio della professoressa Guarino, pseuso-insegnante ditaliano, mi ricordo soltanto il nome. Poi fine.

Poi la smania per lo studio mi riprese e tornai a studiare, ma luso del congiuntivo me lo insegn un mio compagno di sventura.

Dopo mille vicende e fatti, riuscii, come Dio volle, a maturami, per con la promessa tacita che non mi sarei iscritto allUniversit.

Promessa che, da spergiuro, infransi qualche anno dopo. Ma fortunatamente per poco, perch la voce di Floridia me la sentivo sempre negli orecchi, e allora correttamente mi ritirai.

Poi feci un lavoro di bibliotecario che mi permise di saccheggiare unintera biblioteca. E allora la Narrativa, il Teatro, la Saggistica erano il companatico del mio pane quotidiano.

E, infine, da doppio spergiuro, tornai allUniversit col preciso scopo di laurearmi in teatrofobia, volevo dire teatrologia applicata, no, insomma, Teatro e basta. Detto fatto: laurea con 80/110. E levati di torno.

Poi, un giorno commisi un peccato mortale, scrissi una timida poesia. Perch timida? Perch leggendo le poesie di autori famosi e bravi, a loro confronto, la mia poesia sembrava dissolversi in minuscole goccioline di similpoesia. Ma poi mi si diffuse un leggero alone di coraggio e la mano, col tempo, divenne pi audace nella composizione.

Scrivere poesiemica me lha ordinato qualcuno? Ma che bello poetare. Dicevo, per debbo badare a non intrupparmi perch, fatta salva qualche eccezione, sentivo, spesso, nelle altre composizioni sapore di rimasticatura, odore di retorica, afflati di mammismo e sentori di odi e lodi per il proprio paese. Poi magari, ermetici scimmiottamenti di un caposcuola di successo, ma senza mai che qualcuno proponesse una favola, un fine, una idea concreta e conclusa, un pensiero compiuto, oppure una visione, un profumo, un alito, unillusione, un lampo, un sapore dolce o aspro magari poi negati.

Lo avrete gi capito: smisi di scrivere

Scusate, ora la mia domanda scema questa: Se, per capire questo genere di poesia pseudointellettuale, necessaria la cultura, o peggio, lerudizione, allora che poesia ?

Sar retorico ma la poesia, per me, uomo di tutti i giorni e poeta a tempo determinato, percepire, raccogliere e porgere pensieri, sensazioni, fatti, emozioni, sentimenti, idee, intuizioni, dolori e sogni, al fine di far sognare, vibrare, emozionare, sbalordire, sorridere addolorare, commuovere altri uomini come me. O mi sbaglio? Forse si. Per, secondo voi - trascurando le regole fisse e rigide della composizione - un buon musicista non potrebbe, dignitosamente, musicare una pagina delenco telefonico?

Ma qualcuno potrebbe, giustamente, osservare: e la pittura allora? Astrattismo, simbolismo, informale, surreale, impressionismo, espressionismo, cubismo e tutti gli ismi di questo mondo ancora? Come la mettiamo?

E io vi dico: lasciate stare questi movimenti perch la pittura come la poesia una cosa seria e non va confusa con le tecniche, gli stili, le mode, le forzature e le originalit a tutti i costi. Tralasciamo, ovviamente, anche i mistificatori imbrattatele. Parliamo soltanto dei veri Artisti, per intenderci.

Solo il vero Artista ( il genuino talento), filtrando la realt da poeta, tramite i suoi occhi incantati, attraverso la sua anima, con la sua personale maestria, propone la sua personalissima, originale, unica visione estetica, a seconda della sua ispirazione o estro, e la carpisce, fissando sulla tela ci che altri mai potrebbero vedere: il mondo, la vita e la sua essenza.

Ora ritornando alla comprensione della poesia, della pittura, e alla funzione dellArte: E evidente che il pittore pittore perch dipinge una tela e la mostra; il poeta Poeta perch scrive la poesia sulla carta, e la pubblica.

Si potrebbe supporre, quindi, con ragionevole certezza, che essi abbiano creato queste opere non per farsi dire: Ma che brrravo!, ma in funzione degli altri uomini, affinch le ammirino, le apprezzino, le capiscano e le godano.

Altrimenti, se operano per se stessi; se non debbono essere capiti, apprezzati, ammirati e goduti, allora il pittore non deve dipingere sulla tela, ma sulla sua anima; e il poeta non deve scrivere sulla carta ma sul suo cuore. Chiusa parentesi.

Ma riprendiamo il filo interrotto.

La matematica fu la mia bestia nerainsieme allingleseE il Greco: che era affascinante e misterioso, che per me rimase sempre misterioso e affascinante.

E il latino? Lasciamo perdere che meglio.

Fine curriculum

Ora credete che, secondo i canoni, ci ho detto sia in perfetto equilibrio tra introduzione, corpo e finale?

No, vero? E certo, altrimenti che autodidatta sarei - allora.

E tutto, che ne pensate? Anzi no! Ho moglie e un figlio. Ora veramente tutto.

Ma non ottenne nessuna risposta, quindi lentamente, si alz dal divanetto e silenziosamente, quasi furtivamente, scivol via dalla stanza - per non svegliare lo psicanalista.

Sesto quadro

Professore Bellassai. Psicanalista, insofferente, che, dopo un poco, esce di scena, infuriato

Psicanalista - Ed ecco il profondo pensiero del Professore Ettore Bellassai (scribacchia sul taccuino), allora?

Professore - Dunque tralasciando linsegnamento - faccio tutto quello che faccio per la Societ, per lumanit tutta, disinteressatamente, con slancio, con vera passione; mi tuffo su ogni iniziativa benefica come un assetato nellacqua; smuovo mari e monti per avere appoggio e quattrini per questa e quella iniziativa, ottengo quasi sempre luno e gli altri; coinvolgo gente volente e anche nolente, e alla fine mi scopro invidioso (o geloso) delluomo che mi ha portato via la moglie, quel pittore squattrinato.

Bestia! Selvaggio! Scriteriato! Che non sono altro.

Ma perch invidiarlo, diamine, perch? Che cosa in fondo? egli soltanto un pittore fallito, no? E un inetto, mezzo matto, disadattato, un illuso......ma si, un Artista, Santo Iddio. E un creativo, vede quello che altri non si sognano di vedere, mai! E un sensibile figlio di buona donna che con la sua innocenza conquista il mondo. E uno che lascer traccia del suo passaggio in questo mondo, come dicono certi critici - e anche quel bestione di monaco che gli ha dato la commissione daffrescare la chiesa.-

Invece ioio non possedendo nulla di ci che si definisce grandezza umana - vuoi Scienza, vuoi Arte, vuoi Spiritualit - sono un inutile erudito costretto ad arrabattami con la caritanzi con la beneficenza, per sentirmi un uomo che valeche vale. E, invece lui

che vale, per Dio se non vale. E quel monacaccio lo sa, lo ha capito per primo. E ora lo so anchio! Prima mi rifiutavo di accettarlo, di saperlo; lo volevo cos, solamente come un povero pittore imbrattatele, un artista senza talento bisognoso solo daiuto, ma ora so che un grande Artista: il pennello lo sa tenere in mano, i colori gli sgorgano naturalmente, sa comporre le figure, questo noto. E sicuramente quellispirazione, quella visione che, quasi in estasi, ci ha preannunciata, nellaccettare la commissione dellaffresco della chiesa, si tradurr con naturalezza, in forme e colori; e lui si immortaler dipingendo lassurdo e il reale, il vero e il falso, il profano e il divino, in quella chiesa che io ho voluto, si, IO HO VOLUTO!

Aspettaaspetta quella chiesa che io ho volutoCerto io lho voluto, con la mia pervicacia, con le mie insistenze, con le mie conoscenze. Io ho raccolto i primi fondi, ergo IO LHO FATTA! E se lho fatta io, allora mi compete di diritto una bella targa di marmo posta sulla facciata principale, in perenne ricordo, dove ci sar scritto per sempre:

Al Professore Ettore Ballassi di Catania

Studioso darte e di civilt

Benefattore e Fondatore

La Comunit e il popolo tutto (ma si, mettiamolo pure)

con riconoscenza

Pose

Questa Targa a Perenne Ricordo

Bene, detto questo, o meglio, pensato questo, mi sentii, finalmente, allargare il cuore e respirando ondate di aria dolce e fresca. Mi sentii di nuovo poeta. E, dicendo un Pater Nostro, poi presi un sentiero in salita, che si inoltrava nei boschi. Dovevo assolutamente smaltire la sbornia che mi aveva procurato il solo pensiero della lapide di marmo.

Salivo e mi svuotavo di pensieri, mentre i miei occhi, ancora abbacinati dalla luce del cratere fumoso che riposava molle e sonnolente come un vecchio fumatore doppio, si placavano ammirando larmonia di verde e giallo che lo circondava.

E intanto arrancavo sul sentiero ripido e pensavo ai versi di una poesia sentita chiss dove:

Bevo aria fresca e silenzio.

Vago sulle costole della Montagna

mentre le scarpe calcano la rena nera,

come se facessero una carezza audace,

come a volerla penetrare

col suo corpo che conosce il piacere,

con la sua mente che lo ricorda,

col suo ricordo che saffievolisce.

E sfioro il fugace riposo

Del cratere che conosce il sublime turgore

I boati della smania,

le scosse dellorgasmo,

leruzione del viscerale magma

che cola dai lombi,

abbruciatore.

Bevo aria fresca e silenzio

Mentre mavvolge

Una folata di libeccio

Che sa di zolfo rovente

Che frulla la mia vertigine.

Poi il suolo maccoglie, e mi consola.

Finito di fantasticare questa bella fine della mia vita, come quella di un poeta romantico, ricorrendo a quei versi ricordati a casaccio, mi accorsi dessere veramente circondato dalle tenebre, la luce era comparsa repentina. Ero al buio. E questa era vera realt.

Ebbi un brivido premonitore: mero smarrito tra i boschi di castagno. E come un bimbo che ha paura del buio e delluomo cattivo, battendo i denti per il terrore, correndo allimpazzata incurante dei graffi che mi procuravano gli arbusti, scivolando sulla rena, annaspando, finalmente riuscii a gridare: aiutoAIUTOOO! (poi come se avesse avuto una regressione infantile, cerca attorno a se lo psicanalista che fuggito poco prima).

Dottore, mi sono perso! Che faccio? (esce)

Settimo quadro

In questo quadro, unita alla bravura recitativa dellattore, si dovr mettere in evidenza anche tutta la maestria dellilluminotecnico, e di quella del datore della musica.

In scena il Pittore.

Pittore Ancora non venuta Lei, occhi blue non viene. Perch non torni? Vuoi farmi impazzire? (pausa) Ora taspetto qua, dentro questa chiesa, tra quelle mura bianche, immacolate, vergini, pronte per me, mentre contemplo quella grezza materia alla quale dovr dare vita col mio pensiero e le mie mani: E, intanto, penso a te, occhi blue, amore universale, amore dellamore. Poi un brivido mi attraversa il midollo; e una vampata mi monta alla testa; e una luce mabbaglia fino a stordirmi; e nel silenzio dei suoni

assenti, ma frastornato da un ritornello ossessivo e incalzante, che mi ronza battente e petulante nel cervello O che bel castello, naccondino ndino ndero; con la testa che mi gira come se volteggiasse su una giostra ( ha gli occhi roteanti, dalla bocca semiaperta con un filo di bava gli cola da un angolo, le braccia aperte come a mantenersi in equilibrio). Quindi esplodi mente mia! esplodi fantasia, e d forma, anima, colora, visioni reali e irreali, possibili e fantasmagoriche, caste e oscene ( gioco di luci e colori, ed egli aiutandosi con timidi passi di Sirtaki, indica le pareti sulle quali esse si devono fissare).

E in questo carosello di visioni, si materializza ora mio padre morente, col viso scarno e pallido con la bocca secca e le labbra screpolate, semiaperte che stentano a pronunciare quella parola mai detta, forse la pi importante, destinata al figlio; e le palpebre rosse che vorrebbero aprirsi, ma non vogliono lasciare la visone che ammira ormai da giorni: laldil? Forse. E la mano di cera, ossuta, il cui dito indice, storto dallartrosi, pare volesse indicargli lultimo mistero.

Poi la volta del professore Battiato, che seduto sulla panchina ciondola il capo, e, al lento sopraggiungere della donna in nero, si scuote di soprassalto, si guarda attorno irritato, restringe gli occhi a fessura, e la vede, e la riconosce, e le sorride sardonico e percuote il terreno col bastone, quindi fa un gesto di ironica e finta stizza, e si beffa della morte chiamandola: bella signora - scocciatrice.

Ed ecco dottore Anelli, il suicida - col volto sorridente e solare - con la barba incolta, i panni inzuppati, e una grossa macchia rossa sulla candida camicia, proprio allaltezza del cuore - insieme ad una smagrita soave dolce signora; con la quale, tenendosi per mano, solcano il balenio dei raggi del sole e si posano come foglie vive trasportate dal vento, su un ampio trono fatto di pietra calcarea, bianca, gessosa, polverosa, che al loro sopraggiungere, espande argento dai suoi braccioli, e oro dalla grande spalliera.

E gira, gira e gira, e ancora si materializzano corpi di donne nude col viso irriconoscibile; forme di uomini acri; poi cannoni e sirene; quindi sangue e sudore di sangue; poi fumo nero e rosso che invade tutta la chiesa. Dun tratto dal pavimento, sinnalzano colorati getti di fontana che rompono il muro di fumo e si riversano a piccole strisce gialle dappertutto; ma poi man mano si ingrandiscono solcando piani azzurri; torrenti di verde si riversano su sfondi ocra; zampilli rossi si fondono col verde mare; e il nero sta in agguato. E allora mio padre, il professore, il dottore e sua moglie, si dissolvono in lava incandescente che colma valli grigie e forma colline verdi e promontori rocciosi a strapiombo su un mare di lucentezza bianca, blu e gialla, con allo sfondo una pallida, perlacea falce di sabbia lambita da acque molli e ferme - e si fissano nella volta dellabside.

Ed ecco da una finestra, il viso dadolescente di Marinella che guizza in aria come una cometa, e si ferma sopra un vaso di terracotta che improvvisamente diventa il corpo di donna. Le due figure si fondono roteando su se stesse, per essere poi risucchiati da un vortice che si ingrandisce man mano, che gira e rigira - a incredibile velocit. Quindi si ferma di colpo e da esso, come liquido sballottato dentro una vasca, travasa e si riversa una marea di colore azzurro spumeggiante, il quale sale e sale fin sopra la volta della chiesa e si ferma a perpendicolare su di me. Quindi il mare si apre e da alla luce una stella dorata che si fissa e muore.

E dal fondo arriva una miriade di mosche blu. Gli insetti ronzano attorno alluomo, poi, come impazzite, si urtano, si scontrano, sattraggono e sallontanano, fino a diventare una vaga forma umana che ha gli occhi di Deborah, mia ex moglie. La forma assume una piccola, insignificante, scia di colore rosso che sinnalza in cabrata, per poi picchiare al suolo mutandosi, nel terribile impatto, in miliardi di scintille che ricoprono tutto il pavimento - formando un mosaico fosforescente.

Dallingresso, in controluce, nello splendore del sole calante, una folata di vento reca ai miei piedi un ventaglio chiuso. Il ventaglio al timido tocco delluomo, si apre e si ingrandisce repentinamente. I suoi raggi sono formati da figure umane: c il Gallerista, il mio maestro, il mio collega, il critico darte, il mio vicino di casa, il parroco, il matto e lo scemo del quartiere, che dilatandosi danno origine a un cimitero monumentale. Ma improvvisamente dal cielo scocca una folgore che li avvolge e li sconvolge. Quando il fragore passato, in chiesa appaiono e brillano duecento tonalit di colore, che si spingono, e si ostacolano, e si sopraffanno, fino a diventare un Universo pieno di corpi celesti, che si muovono armoniosamente - per fissarsi definitivamente, durante il milletrecentomilionesimo giro, nella parete di destra.

E da cielo piomba la femmina pi bella, la mia bella, la Bella per eccellenza, occhi blue, lamore allo stato puro, che, come unatomica, scoppia ai miei piedi . Forma il famoso fungo di terra, di polvere, di aria e di niente. Gira attorno a me e, man mano si affloscia tra le mie braccia fino a divenire carne palpitante- e cade per terra. Mi chino amorevolmente per raccoglierla, ma la Bella, si riscompone, schizza via e si schianta contro uno dei grandi archi. Ne risulta unallegoria damore di rossi, gialli, verdi, blue, avvampa e poi sfuma, che si torce e poi guizza, fermandosi solamente - e fissandosi - quando larco principale, sopra di me, tutto dipinto. Allora, per la prospettiva faccio alcuni passi indietro per vedere quellopera finalmente in pace, per godere di questo amore, ma sprofondo gi il fondale, a tre chilometri di distanza, per poi pentirmene e riemergendo.

Poi, ad un mio gesto affettuoso, si formano dei personaggi che declamano ad alta voce, versi sconosciuti e strambi. E faccio un gesto, come per zittirli, e questi personaggi si fondono in colori rosso e azzurro e oro, e si ricompongono nella figura del monaco committente - Dio Padre e si fissano sul fondo dellabside.

In quel momento tutto tace! Anche il ritornello nel suo cervello. E tutto si serba, attonito, e sembra come unatmosfera dattesa di un mondo intatto, aspettando un non si sa chi - o che cosa; un minuto, un secondo, lEternit; poi il carosello di colori riprende con maggior vigore. Mi riavvolgo su me stesso, inciampo, cado, faticosamente tento di rialzarmi, ma sembro incollato, schiacciato al suolo. Sto per urlare, quando alzo gli occhi e vedo una girandola rossa, che si muta in verde, che cambia in giallo per fissarsi nel volto di Giovanni - Cristo Ges, avvolto in un alone di misterioso bianco traslucido che parla senza profferire parola, che gesticola senza muoversi, che cammina restando immobile, che guarda senza guardare, che sorride senza sorriso. E guardo estasiato quella figura che evanescente e imponente, che ricompare e scompare, ma dai miei occhi, non dalla mia mente, dentro la quale si forma, singrandisce, si dilata, si espande fino a fare esplodere il mio cervello. Un getto di coriandoli invade la chiesa: tutti gli archi ne sono cosparsi, e si forma un vortice, che lentamente si esaurisce, e impregna, pervade, sinsinua in tutta la chiesa, fino a calmarsi, a decantare, a fermarsi. E quel vortice ha formato due figure strane, inusitate, inattese, ma belle e innocenti, e hanno le sembianze di un Ragazzo e di Marinella, ma sono tratti tremuli, perlacei, spumeggianti, che ondeggiando e dondolando, si uniscono in una sola figura: un Albero, grande, frondoso, tondeggiante, verde, polposo, succoso, intensamente odoroso, che si fissa sopra il portale dingresso. Un coro angelico protesta e quindi il grande albero fluttua come un miraggio, si stacca dalla parete e si pianta sul pavimento con un fragore di temporale estivo e si ferma. Stormiscono le sue foglie e rievocano il nulla, il tutto, anche il Tempo. Quindi si ode un canto di fanciullo, che diventa pian piano musica di flauto dolcissima, delicata, lieve, carezzevole, sussurrata come da un impalpabile soffio. Poi ancora silenzio, pace, amore, solitudine, bellezza, armonia; e lAlbero, prima solo idea, riappare in tutta la sua splendida maestosa gratificante figura, risplendente al sole, l, in alto, al centro della grande chiesa - ormai tutta affrescata con colori vivi e morbidi che riecheggiano mondi, stelle, galassie, comete, e lEtna Madre Terra, dal cui ventre sgorgano boschi, montagne, mari, fiori e frutti, con il monaco - Dio creatore onnipresente e compiaciuto - mentre una frescura, emanata dalle sue radici, e la luce delle sue fronde, sempre pi rassomiglianti al volto di Giovanni - Cristo, incredulo, angustiato e dolente - percorrono laria e avvolgono lInfinito.

Sallargano i colori e i suoni. Un tuono fragoroso scoppia improvviso; un lampo saetta da un capo allaltro; il Tempo stupito; lo Spazio basito; poi una nebbia si alza uggiosa, ma dura un tempo o due, ed subito spazzata via da un colpo di vento impetuosissimo; e uno schianto nelle viscere della terra, o in quelle mie, attesta la sua presenza, prepotentemente: E la chiesa traballa, quindi gira e si capovolge e si rigira, e allora, io, o la mia ombra, accaldato, impermalito, sudato e impettito- sputando saliva nera e rossa con certosina calma euforica, raccolgo tutto: pavimento, soffitto, pareti, volta, archi, abside, li arrotolo, e me li metto sotto il braccio e, accompagnato da un ritornello - fiducioso: Giro, giro tondo, quanto bello il mondo che ode fischiettato in lontananza, ma forse pi come idea che col pensiero, corro e giro in tondo, ispezionando con un feroce ghigno sardonico, la chiesa ridiventata nuovamente bianca, nuda e grezza. Poi, improvvisamente, ricordandomi libero, colmo di folle ebbrezza, vado e mi precipito verso il tramonto inseguito da una scia profumata che sa di ginestra.

E un ululato di sirene si ode in lontananza

Ottavo quadro

In scena Pittore e Psichiatra

Il pittore prima star steso come se fosse sul lettino ( stringer un radioregistratore che trasmetter una sinfonia di Bethoven). Poi, quando si alzer, reciter a scatti, con voce stridula, o rauca, oppure roboante (esaminare la possibilit di far dire allo stesso personaggio le varie battute delle voci). Lo psichiatra, prima si muover sulla scena come se dettasse delle memorie ad una segretaria; poi seguir i deliri del pittore, infine sar quasi annoiato.

Psichiatra (come se leggesse) Nel quarto anniversario della sua morte, sul giornale La crisi del mattino, fu pubblicato questo annuncio: Lauta ricompensa a chi trover e conserver il suo ricordo.

Eppure io ero ancora l, gironzolavo per le strade, guardavo le vetrine, scrutavo i passanti, leggevo i titoli dei giornali esposti nelle edicole; e nel giardino pubblico scansavo la cacca dei cani e scalciavo le foglie morte. In una parola: vagavo per la citt. Ma loro: niente!

E va bene, vuol dire che provveder da me stesso.

Allora scrissi al tipografo: Quando S.E. lArcivescovo, nel fare una genuflessione, inciamp e cadde, beh, che vi debbo dire? fui io a fargli lo sgambetto. E al Sindaco? Come fu che al Sindaco gli si ingarbugliarono la lingue e i fogli del discorso? Eh? E allora?

Bene, bene, allora, cosa dici, pittore?

Pittore - Non lo dissi io che quel giorno cerano 44 allombra? Cosa? Dissi che il cane ruggiva? Psichiatra - Questo non lo ricordo. Ma disse proprio cos?

Pittore - Va bene lo dissi. Ma loro ancora: niente!

E pazienza, vuol dire che ognuno ha la propria stella cometa - con tanto di coda e corna-.

Perch, quando lAvvocato Santamaria giunse fin lass, non rest a bocca aperta?

Ma che razza di posto mai questo? Disse. E ora dove mi metto? Cosa faccio? a chi lo dico?-

Psichiatra - Dillo a me.-

Pittore - A te? Ma non possibile!-

Psichiatra - E perch?-

Pittore - Perch tu sei un gatto, e per di pi spelacchiato e randagio. Ecco perch! Vedi? E una tegola che si adagia sulla mia spalla, come una pappagallo brasiliano.(lo psichiatra si estranea).

Tegola, che succede? Cos che vuoi?-

Voce Tegola - Non voglio pi stare con le mie compagne.-

Pittore - Perch mai?-

Voce Tegola - Perch mi opprimono, mincatenano, mi frenano, non mi lasciano esprimere-

Pittore - Tutto qui?-

Voce Tegola - Si, pi o meno.-

Pittore - Va bene, dillo allArciprete dellarcipretura di Trequestioni!-

Voce Tegola - Grazie, ma non posso.-

Pittore- Come? non puoi?-

Voce Tegola - Vedi, sono musulmana!-

Pittore - E, intanto, lelefante muggiva rabbioso e diceva: Sono un incompreso. Guadagno molto, vero, ma sono e rester sempre un incompreso. Ora, mi dite da che parte tira lo scirocco? Dalla mia o dalla vostra?-

Psichiatra (avvicinandosi come per calmarlo) Tieni, smiffa, quattrossa e lascia perdere.-

Pittore (come se non avesse visto e sentito) Quel giorno era venerd e non si mangiava abbastanza in quel luogo. Cristoforo Dionisi respirava a fatica, laria era afosa e pesante: duecento tonnellate per centimetro quadrato, e i suoi passi non lasciavano impronte sulla sabbia umida di rugiada a zero gradi. Quando sorse il sole - o la luna? - egli emise un lungo fischio silenzioso e la ragazza si volt! Ma che faccia aveva quella! Erano due natiche allantica, luna pi audace e laltra timida. Quella timida sorrise e arross. E i gamberi furono cotti! Quella notte a Venezia cera tutto il vicinato: il ragioniere Trombatore e la signora; Garella e suo fratello; Cosimo Corallo era con la sua giovane testa tenuta a guinzaglio a mezza altezza sul canale di ponente. Qualcuno dei presenti defecava artisticamente nella laguna. E il capostazione si disperava:

Voce Capostazione - Ma insomma, si parte o non si parte?-

Pittore - Perch si parte?-

Voce Capos. - Perch lo dico io.-

Pittore - Tu chi?-

Voce Capos. - Il capostazione.-

Pittore - Non mi pare, onestamente-

Voce Capos. - Fai tu allora.-

Pittore - Faccio cosa?-

Voce Capos. - Fai cuc!-

Pittore - E nel cuore della notte - o nel fegato, non ricordo bene - egli pianse di piacere.

Le lacrime gioiose

Fluivano copiose

Sulle aiuole e sulle rose

Percorrendo vergognose

Tante vie rugose

Incanalandosi esose

Formando ruscellose

Un fiume di ventose.

Poi, a mezzavia, scoppi un tuono e la vettura si capovolse. Dai rottami incandescenti, con occhietti fosforescenti, venne fuori, lesto lesto, un altissimo e lentigginoso topo.

Voce Topo - Buon giorno signori, permettete?-

Pittore - E si asciug i piccoli occhi color del mare sul visone di Clarissa Colmani, in Santamaria, procuratrice legale, che svenne per lemozione.

E il barbiere protest:

Voce Barbiere - Certo, ai miei tempi-

Pittore - Naturale, quando si dice la fortuna-

Voce Barbiere - Cacchio! Ma pensa: con un sol colpo, com possibile che te ne arrivano tre? E tutte e tre citrulle ( o citrigne)?-

Pittore - Dai racconta-

Voce Barbiere - Niente, e che debbo dire? Ero l fermo, che facevo perno sul piede sinistro, quando le vedo che mi si avvicinano a ventaglio. Tu cosa avresti fatto?-

Pittore - Quello che facesti tu, immagino.-

Voce Barbiere - Esatto! E io lo feci!-

Pittore - Tutto questo accadde perch, in quel tempo, un socialista era la potere. La gente diceva: - Verr! questione di spazio.-

E intanto la campana suonava a falce e martello - o a tenaglia? mamma quante indecisioni

1 Voce - Questa cassa non proprio da disprezzare, decente.-

2 Voce - E laddobbo? Lavete visto? Era tutto di velluto viola-

3 Voce - Pareva una santa-

1 Voce - Io certe cose non posso vederle!-

2 Voce - Quando mor mia suocera, santanima-

3 Voce - Gi quello furono bei tempi.-

1 Voce - Ma il confessore ci fu?-

2 Voce - Due volte apr gli occhi e due volte li richiuse.-

3 Voce - Poi fece un grande sospiro-

1 Voce - e vi mand tutti affanculo!-

2 Voce - Ma lorgano non cera. Non susa, scusateci.-

3 Voce - E ora se volete passare di qua, prego-

Pittore - E scesero nella fossa settica. Poi giunsero nella mattinata. E erano tre:

scaricarono lauto, montarono il telaio, stesero le bandiere, sistemarono gli amplificatori, misero i nastri, attaccarono con la musica, videro i poliziotti - due in tutto - fecero una passeggiata, mangiarono ceci abbrustoliti - la calia -,

spensero gli amplificatori, tolsero le bandiere, ammainarono le velleit, smontarono i telai, staccarono le trombe,

caricarono tutto sul portapacchi, entrarono tutti nellauto, innestarono la prima - che gratt-, e partirono.

Rest solo un volantino:

diceva:

Manifestazione giustizialista!

Psichiatra - Per chi ci crede-

Pittore E al tramonto fu pi triste. Dallalbero pendeva Carlo Giacinto Tropea. Sera impiccato di gioia!

E, intanto, il tempo passava. Gli chiesi:

Pittore - Mbeh?

Voce Tempo - Mi sento solo.

Pittore - Mentre la colomba brucava lerba incandescente e burrosa, una donna scollacciata la guardava con occhi velati di pianto indelebile e nella fontana un fanciullo faceva pip. Poi tutto divent rosso- inchiostro e la terra gir allincontrario - o era il sole? - quindi, gagliardo, il postino buss:

Voce Postino C posta per voi.-

Pittore - Chi mi scrive?-

Voce Postino - Lufficio oggetti smarriti.-

Pittore - E che vuole?-

Voce Postino - Vuole sapere chi siete.-

Pittore - Rispondete: sono sempre io. Segue lettera, cazzo!- Ma fatti strafottere, avrebbe voluto dire quello, pensieroso, intanto che inseguiva lamico tra le alghe finte dellacquario, boccheggiante come un pesce maturo in un pomeriggio estivo, nellAfrica Nera.

E il tempo passava.

Poi gli chiesi:

Pittore - Allora?-

Voce Tempo - E che vi debbo dire, mi sento un po stanco, vorrei fermarmi un pochino-

Pittore - Ma un pensiero volante cadde gi, rovinosamente, sullocchio dorato del pavimento di linoleum, fece un grande fragore, e disse disperato: Accidenti, a momenti cantavo in coro.-

Pittore - E quando gli presentarono il conto erano le tre circa del pomeriggio del giorno dopo, quando guardando il cielo in basso, sputai sul mare in alto, biascicando: Poche sono le cose buone di questo mondo, ed esse sono sempre degli altri!-

Psichiatra - Come? Nemmeno una tua?-

Pittore - No, perch? E forse importante?-

Psichiatra - No, cos sai non si pu mai sapere.. pu darsi chiss uno sbaglio, un errore..-

Pittore - No, egregio eccellenza chiarissima e reverentissima Toccasana, a me le cose buone non arrivano n per sbaglio, n chessoio-

Psichiatra - Ma tu ci hai provato?-

Pittore - Sempre!-

Psichiatra - E allora?-

Pittore - E allora mi rispondono sempre: tu-tu, tu-tu, tu-tu, occupato!-

E la canzone tango va!

Allegra e sconosciuta si insinua nelle vie,

nei cortili,

passa dalle finestre,

entra nelle stanze vuote

della mia vita.

Bilancio annuale:

Zero pi zero uguale

ZERO!

Psichiatra - E sei ancora vivo?-

Pittore - Perch, si vede?-

Psichiatra - Pittore, Pittore, ci sei?-

Pittore - E certo che ci sono, frescone!-

Psichiatra - Pittore, mi senti?-

Pittore - Ti sento, ti sento.-

Psichiatra - E allora alzati e cammina!-

Intanto il pittore si risdraiato. Lo psichiatra gli toglie gli elettrodi (messe repentinamente in precedenza).

Quindi il pittore scende dal lettuccio, stringe la vecchia e sdrucita vestaglia color grigio sporco sul pigiama azzurro spiegazzato, si prende il piccolo registratore che continua a suonare un brano di musica classica, se lo pone sotto il braccio, ed esce mogio mogio.

Psichiatra Infermiere, portatelo al reparto bagni, e l, ascoltando Bethoven, fategli fare un bel bagno caldo e uno freddo, uno caldo e uno freddo, uno caldo e uno freddo

Poi, signorina, per oggi basta.

Nono quadro

Nella chiesa.

Gennaro, il Ragazzo e Caterina.

Ragazzo Pazzesco! Quello che riuscite a fare sbalorditivo.

Gennaro E non hai visto il resto.

Ragazzo il resto? C dellaltro?

Gennaro Ci sei tu!

Ragazzo- Io? E come, di grazia?

Gennaro Tu! come vorresti esserci - forse cos?

Caterina c.s.

In scena Liliana, il Ragazzo e poi Pasquale.

Liliana -Te ne pentirai!

Ragazzo - Questa frase attravers la mia stanza come una lama dacciaio, conficcandosi nel mio petto, mentre colei che me laveva lanciata, usciva infuriata, sbattendo la porta dietro di se. E finita pensai.

E mi disperai perch credevo che tutti i miei sogni, le mie speranze, le mie ambizioni, e, forse, anche la mia vita, stessero per svanire come in un convulso incubo dellalba - quando i sogni appaiono e sembrano pi reali della stessa realt - per colpa di quella donna, che poteva disporre del mio futuro a proprio piacimento, nel bene e nel male -ma da quella minacciosa frase, sarebbe stato senzaltro nel male. Infatti quella mantide ventiseenne, belloccia e capricciosa, si chiama Liliana de Pretis, ed la figlia del Presidente del mio Sodalizio Sportivo e uninfluente Consigliera della Societ di Calcio Esperia.

Accidenti, accidentaccio dun accidenti. gemevo, picchiando i pugni sul cuscino io lo sapevo che sarebbe finita cos - lo sapevo!

Pasquale maveva avvisato:

Pasquale - Stai attento alle donne , guardati soprattutto da Liliana De Pretis.

Ragazzo - Ed io, ingenuo, gli avevo riso in faccia, dicendo: Ehi, zio, stai buono, so badare a me stesso.

Ed ecco come avevo saputo badare a me stesso. Conclusione: Ora mi trovavo nella stanza del Villaggio del Esperia - forse per lultima volta sdraiato su un letto, che mi commisero per ci che mi accaduto, e per quello che mi sarebbe potuto accadere in seguito, e tutto ci a causa di una donna.

Quando giunsi nella grande societ di calcio mi sembr daver toccato il cielo con le dita, perch tutto corrispondeva secondo le mie aspettative: grande Club, grande citt, grande pubblico, grande allenatore, grandi campioni per compagni e maestri. Beh, cerano anche i soldi, e molti, ma per me questi particolari erano di secondaria importanza: a me interessava interessava- suvvia e dilla! - interessava la fama, la gloria, losanna dei centomila del pubblico: lovazioneeeee!

-Oddio, oddio, tutto compromesso, se non definitivamente perduto!

Poi la scenata: Ero solo nella mia stanza, e stavo studiando - avevo ancora due ore a disposizione, prima di recarmi allo stadio per assistere allultima e decisiva partita della prima squadra; la quale doveva assolutamente vincere per potersi fregiare, nuovamente, dello Scudetto di Campioni dItalia - ed ero nervoso- chi non lo sarebbe stato?- ma ciononostante, caparbiamente, volevo farmi lo stesso i due capitoli giornalieri di Ragioneria- come avevo promesso a pap e, quindi, stoicamente, mi applicai a leggere e a ripetere le prime paginette della materia pi ostica di tutto il ciclo dei miei studi.

Immerso nello studio, non mi accorsi che la porta della mia stanza si era aperta e che, silenziosamente, era entrata Liliana; la quale, avvicinandosi da tergo in punta di piedi, mi tapp gli occhi e mi domand con una vocina infantile:

Liliana - Indovina chi ?

Ragazzo Io prima sobbalzai per la sorpresa, quindi schizzai quasi fino al soffitto - quando ella lasciandomi finalmente liberi gli occhi, mi si offr alla vista quasi nuda - poi caddi a sedere e spalancai la bocca, mentre il cuore mi balz in gola, mozzandomi il fiato. Subito dopo il cuore, si mise a battere a mille allora come dice la canzone e il mio viso si smarr tra il rossore, le mie gambe vacillarono perch, insomma, era evidente, ella, come si mise, mi si offriva! E i miei ormoni questo lo captarono molto chiaramente.

Ma Pasquale maveva messo in guardia:

Pasquale - Ragazzo, la donna, anzi la femmina ti riduce a pappamolla: perdi la forza, lo scatto, i riflessi, e per un portiere meglio morire!

Ragazzo Ed io, memore, avevo resistito prima a lei - facevo il finto tondo: Come? Quando? C caldoDevo andarela partita. ( poi il pudico) Sono ancora vergine, mi vergogno.( infine respingendola apertamente) Mi dispiace, non posso, Scusami.

( e a beneficio dei miei ormoni: recitavo un Padre Nostro dietro laltro).

E fu allora che ella, abbottonandosi furiosamente la camicetta, mi lanci quella terribile tagliente frase:

Liliana - : Te ne pentirai!

Ragazzo- Restai imbambolato per chiss quando tempo, finch, finalmente, mi riscossi e sentii Pasquale che mi diceva.

Pasquale - Ghepardo, svegliati, alzati, sono due ore che busso! Alzati! Grandi notizie! Devi scendere subito nel salone. Sei stato convocato, forse devi andare in panchina! Ci pensi, moccioso? In panchina! Vitale, la riserva ha avuto una colica renale, poveraccio. E allospedale. E Arturo, laltro portiere chiss dov. Comunque, indipendentemente, il Mister ha scelto te. Dai presto, sciacquati il viso e vieni gi. Devi pranzare con gli altri.-

Ragazzo - Dissi: Non uno scherzo, vero Pasquale? Bada che sono capace di strozzarti-

Pasquale - Alzati! Il Mister taspetta!

Ragazzo Mi alzai e nel bagno, intanto che mi asciugavo il viso, vedendomi allo specchio dicevo:

-Non possibile. Non vero. Sto ancora sognando e gi la testa sotto il rubinetto bruh bruh Non ci posso credere: in pochi minuti, da che il mondo sembrava crollarmi addosso, sono passato a questa grande notiziae chissWhuau! Whuau!!!

Pasquale, il Ghepardo pronto, anzi prontissimo!-

Voce - Ghepardo, tu verrai con la squadra. Tieniti a disposizione per sedere in panchina. E adesso vai a pranzo insieme ai tuoi compagni.-

Ragazzo - I miei compagni! Cos maveva detto lallenatore, ci pensate? Aveva detto proprio cos: i miei compagni. E quei compagni comprendevano, nientemeno, che sette nazionali, cinque campioni stranieri, pi cinque spiccioli di classe, tanto per gradire

Immediatamente, il super portierone, Annibaldi, Capitano, zio e Nume Tutelare dello spogliatoio, mi accolse con il solito buffetto in viso, invitandomi, quindi, a sedermi al suo fianco. Quello era un onore riservato a pochi eletti; quel posto in effetti era molto importante: era destinato al personaggio del giorno. Il cibo era buono, ma non mi scendeva nellesofago: vi restava a mezzaria, come sospeso, non si decideva a scendere gi, nonostante i miei volenterosi e ripetuti tentativi di deglutizione forzata.

La squadra era appena partita, mi raccont Pasquale, quando, con uno stridore di freni, arriv nel vialetto unauto sportiva rosso fiamma. Ne scese Liliana. Era cupa e nervosa.

Come una Valkiria imbufalita, ella scese gli scalini a balzi veloci e feroci; quindi affront Pasquale e il custode, con occhi fiammeggiati, gli punt il dito al petto a mo di spada e disse:

Liliana - Dov?-

Pasquale - Dov chi?

Liliana - Dov il ghepardo! Dimmelo subito o sei nei guai!-

Pasquale - Ah, lui? Devessere in camera sua a studiare, mi pare-

Liliana - Ehi, cialtroni! Su non c, lo so! Vi ho detto gi che passerete dei guai? No? Bene, ve lo dico adesso. Ditemi immediatamente dov il Ghepardo!-

Pasquale Custode, custode sapresti dire alla signorina dove si trova il portierino?-

Voce custode - Allo stadio.-

Liliana - Allo Stadio? Cos presto? Perch?-

Voce custode- Non saprei, signorina, andato con la squadra. Lho visto salire sul pulmann-

Liliana - Con la squadra? E come mai?

Voce custode - Doveva andare in panchina, mi pare daver capito. Altro non saprei-

Liliana - In panchina? E Vitale?

Voce custode- Colica renale, signorina. E allospedale.

Liliana - Il Ghepardo in panchinamaledizione! gigi. ..Grazie! Bene! Con voi due faremo i conti dopo.

Liliana esce dalla scena come il vento, per rientrare come una tempesta.

Liliana - La ruota a terra! Maledizione! Pasquale, cambiamela!-

Pasquale (come se cambiasse la ruota) Anche la ruota di scorta sgonfia.

Liliana - Me ne frego! Montala lo stesso. Debbo arrivare allo stadio prima che inizi la partita! -

Pasquale - Signorina, ma rovina tuttovoglio dire, oltre al copertone si rovina il cerchione, la trasmissione, la carburazione, la testataE un peccato rottamare questauto cos bella, cos preziosa-

Liliana - Va bene, maledizione! Allora vengo con voi.-

Pasquale - Signorina, noi ancora non siamo pronti, poi usiamo il furgone

Liliana - Sbrigatevi o vi fulmino. Debbo fermarlo! Non deve stare neppure in panchina, non deve giocare!

Pasquale Ma, naturalmente non arrivammo in tempo perch facemmo appena tre chilometri, quando il furgone, chiss perch, si ferm senza pi una goccia di benzina, tra un incurante gregge di pecore.

Ragazzo - Intanto le squadre entravano in campo preceduti dalla terna arbitrale. Il pubblico si agitava, applaudiva, intonava cori, mentre gli altoparlanti annunciavano le formazioni. Io, in tuta nuova fiammante, entrai al seguito della Squadra, insieme ai miei cinque compagni di panchina e presi subito posto accanto allallenatore in seconda.

E la partita ebbe inizio, ma le cose, si vide subito, che per noi si sarebbero messe male: cera paura in campo, perch si doveva vincere a tutti i costi, senno addio scudetto. Poi subito dopo, con una nuova tattica del Mister, unita allo sforzo degli atleti in campo - a parte qualche brivido corso in contropiede - diede i suoi frutti: Nicola Zardo, piccolo saettante attaccante opportunista, con un guizzo da serpente, affond il piede su una palla fiondata da destra e spinse il pallone in rete.

Il boato che si lev al cielo fece tramare me e lo stadio, e mi si trovai abbracciato al poliziotto Carvagna, un mio baffuto compaesano. Era il trentesimo minuto del secondo tempo.

Ora tutto sar pi facile, pensavo: la squadra ospite si sarebbe aperta e loro avrebbero raddoppiato, mettendo al sicuro il risultato, la vittoria e lo scudetto.

Ma non fu proprio cos.

Come una maledizione di qualche dio invidioso, sui miei compagni piomb la paura di vincere: Divennero nervosi, sbagliavano i passaggi pi facili, sembravano senza pi forze, le gambe legnose. E, come se ci non bastasse, Zardo si mangi un gol gi quasi fatto!

E gli avversari, purtroppo, lo capirono; si presero di coraggio e fecero vedere i sorci verdi ai miei spiritati compagni, al Mister - che aveva perso il self-control -; al pubblico e, forse forse, anche al nobile Presidente e a suo figlia.

Come Dio volle, si arriv al novantesimo minuto, e il risultato era sempre sulluno a zero. Sembrava gi fatta, anche se, dal bordo campo, segnalarono allarbitro che si dovevano recuperare tre minuti di gioco. E pazienza, quindi, ancora tre minuti dangoscia. Tre interminabili minuti di sofferenza per centomila cuori; tre minuti per esplodere di gioia o per strapparsi i capelli.

Pasquale - Buon Dio dei calciatori: Tre minuti, solo tre minuti di protezione. Come? tre secoli? No, macch: solo tre miserabili minuti, centottanta secondi. Poi un cero alto come una porta non te lo leva nessuno!

Ragazzo - Ma era tempo di Cresime e il Buon Dio del pio e disinteressato magazziniere, probabilmente, era impegnato altrove; e il Maligno, sempre secondo Pasquale, ne approfitt per fargli uno sgarbo personale, sgambettando la squadra col suo caprino zampino: Infatti, nonostante fossero gi trascorsi i tre minuti di recupero, larbitro, forse perch ispirato proprio da Belzeb, non si decideva ancora a fischiare la fine della partita. E, purtroppo, come spesso accade, ecco il fattaccio:

Da un rimpallo casuale, un atleta avversario un campione dal fisico di fauno - di contropiede, sinvol verso la porta difesa da Annibaldi. Corsi fu tagliato fuori, di slancio; Geronetti tent, invano, di placcarlo prima che quel demonio entrasse nellarea di rigore; mentre, dintuito, gridai al mio portiere:

-Esci!-

Sempre velocemente, quellindiavolato attaccante, approfittando anche della piccolissima esitazione dello zio nelluscita, con una diabolica finta lo super. Senonch, prima di depositare la palla in rete, quel satanasso commise lerrore di guardare, con sguardo mefistofelico, il grande Annibaldi - che aveva mandato a spasso. Ma il portierone lo pun! Con un tuffo disperato piomb sui piedi di quel luciferino e arrogante avversario travolgendo.

Rigore ed espulsione, non cera rimedio.

Lo stadio ammutol. Il silenzio era cos profondo che si ud lo zufolare di un merlo nel vicino parco. Ma tutto dur pochi attimi, forse un secondo, poi esplose un finimondo di proteste contro larbitro: reo, secondo i tifosi, daver prolungato ingiustificatamente la durata dellincontro; dessere stato eccessivamente severo fischiando il calcio di rigore; e daver espulso lincolpevole portierone.

Annibaldi. Poi Geronetti, a cui pass la fascia di Capitano, e gli altri compagni, protestarono energicamente con larbitro, ma era pi che evidente che fossero proteste sterili, inutili: larbitro, irremovibile Minosse, non si mosse di un centimetro dal dischetto del rigore.

E il Mister, intanto fece lunica mossa possibile:

Voce - Fuori Zardo, dentro Ghepardo.

Ragazzo - Io - che ero rimasto calmo e compassato durante tutta la fase critica della partita - al cenno del Mister, e al grido di Taddei, il secondo :

Voce: Vai Ghepardo!

Ragazzo - Allora, silenziosamente e rapido mi alzai dalla panchina, presi a volo i guanti che mi lanci Pasquale, aspettai lautorizzazione per entrare nel terreno di gioco, e ottenutala, con naturalezza entrai in campo.

Un grido di donna squarci laria:

Voce: Ghepardo!

Ragazzo - Quindi ancora silenzio, incurante delle esortazione dellarbitro che mi invitava a far presto, impassibile - a lunghi e felpati passi - mi diressi verso la mia porta: la porta del mio Destino.

Il mio viso era di pietra, il mio sguardo ardente, i miei movimenti felini; e, mentre procedevo, il mio pensiero era rivolto solo al pallone, alla sua probabile traiettoria e alla forza che vi avrebbe impresso il giocatore avversario incaricato del tiro.

Poi si fece il vuoto attorno a me: rimasi solo tra i Centomila.

E come ai tempi delle interminabili partite a palla nelle strade del mio quartiere - quando Vincenzino mi gridava: Ghepardo, para questo rigore! - raggiunsi la porta, mi piazzai tra i pali; poi, guardandomi la punta delle mie scarpette bullonate, attesi che il giocatore designato a calciare il rigore si recasse sul dischetto; e quando lavversario si accinse a battere, alzai la testa e lo fissai dritto negli occhi coi miei occhi felini da Ghepardo!; poi, pacatamente, gli dissi:

-Tira.-

Il giocatore sferr uno di quei tiri che i giornalisti definiscono imparabili: il pallone, cento allora, fil verso langolino alto della porta, a destra, proprio allincrocio dei pali:

- Amen!- voi direste.

Ma io, o meglio, il Ghepardo scatt: si erse in tutta la sua altezza, saettando con tutti i muscoli tesi fino allo spasimo, quasi allungando le sue membra, snodando le ossa, stirando i tendini, dilatando le cartilagini, violentando le leggi fisiche e anatomiche; quindi con i polpastrelli della mano destra sfior la palla ed essa schizz, innocua, sopra la traversa.

Lurlo della folla copr il triplice fischio dellarbitro che decretava la fine dellincontro.

In chiesa.

Gennaro Cos ti sta bene?

Ragazzo Certo, direi di si, va benissimo, ricostruzione quasi perfetta.

Gennaro E invece no. Guarda fino alla fine. Guarda cosa ha da dirti Vincenzino, il raccattapalle dello stadio.

Voce di Vincenzino - Ehi, Ghepardo, Pasquale dice che dobbiamo piazzarci nella curva Sud: tu raccatti a destra, ed io raccatto a sinistra.

Gennaro E tu tristemente annuisti; quindi dando una malinconica occhiata ai Centomila ti calcasti il berrettino con la visiera, quasi fino agli occhi - come se non ti volesse far riconoscere da quel pubblico che qualche attimo prima, nella tua fantasia, taveva osannato: Gattopardo!...

Ragazzo Ghepardo!

Gennaro - (occhiataccia) quindi, trottorellando, prendesti posizione nel posto che ti era stato assegnato - caro il mio raccattapalle.

Ragazzo Raccattapalle, purtroppo, per ora. Ma non per molto, io ho la stoffa

Gennaro (interrompendolo)speriamosperiamoe vedremo. B, Catar, sto guaglione portierone della giovanile (beffardo) - nu tantinello bugiardo, ma nun cattivo questo gattopardo.

Ragazzo Ghepardo! (breve pausa) Ma con voi non si pu neppure sognare

Caterina Eccome! Si pu e si deve sognare! Ma permetti anche agli altri disognare.

Ragazzo Perch, quello che ho visto finora erano solo sogni?

Caterina Non proprio e non tutti. Tu che ne dici?

Gennaro (tagliando corto) Beh, pe mo basta. Spero che tu abbia capitospero(lo guarda di sottecchi, curioso, il ragazzo nicchia, imbarazzato ) Va bo, perdonato. Guagli, non ci pensiamo pi, e per festeggiare questo nostro incontrosoprannaturale, vai a prendere tre pizze e due birre (poi piano) per lei una gazzosa, non sopporta lalcool; e ci facciamo uno spuntino, perch giusto giusto stanno per suonare i Vespri, e avrei un languorino...

Ragazzo (divertito) Senti ciucciarello, va bene che ho esagerato, ma se volevi scroccarmi una pizza, potevi dirmelo prima.

Gennaro Vuoi e dinare?

Ragazzo No, offre la ditta. Come la volete?

Gennaro Allora a me la pizza piace con pomodoro, la mozzarella di bufala, mi raccomando poi nu poco di olio calabrese a crudo, na pizzicata dorigano e basta. Ah, che sia sottile e ben cotta.

Ragazzo Sottile e ben cotta(pensieroso)

Caterina A me piace con poco pomodoro, poi formaggio pecorino, rucola e mentuccia - e spessa, molto spessa.

Ragazzo (sbalordito) Mama sono le pizze che piacciono a pap e mammnon che essi sarebberovoi saresteio sarei

Gennaro - noi saremmo, e tu saresti?

Caterina Allora egli sarebbe

Tutti e tre Oddio!

Dissolvenza.