ESERCIZIO A CINQUE DITA
Commedia in due atti
di PETER SHAFFER
Versione italiana di Laura Del Bono
PERSONAGGI
LUISE
CLIVE
WALTER
STANLEY
PAMELA
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
Il cottage nel Suffolk dove la famiglia Harrington trascorre il week-end. La scena multipla permette di vedere il soggiorno, l'ingresso, il pianerottolo e lo studio di Pamela.
Il soggiorno occupa tutta la parte inferiore della scena. Bene ammobiliato, rispecchia in modo quasi aggressivo la personalit della padrona di casa, informandoci non solo che persona di gusto, ma che non ha l'abitudine di lasciare che il prossimo viva a modo suo. L'insieme della stanza pi cittadino che campagnolo. L'addobbo cosi ricercato, e raffinato che il marito ha sempre la sensazione di essere fuori posto. A sinistra un divano con un tavolino per il caff. Una comoda poltrona separa la parte riservata a salotto dalla parte che funge da sala da pranzo. Quest'ultima a destra, leggermente spostata verso il fondo e in essa vi sono un tavolo da pranzo con tre sedie dello stesso stile del tavolo e un panchetto imbottito. Nella parete a destra la porta a vetri, unica fonte di luce dell'ambiente, luce autunnale che filtra attraverso un vecchio giardino. Una porta verso il fondo conduce in cucina. Sul fondo una credenza con bottiglie, bicchieri, un vaso da fiori ecc. Nella parete di sinistra che dal fondo viene avanti perpendicolarmente al pubblico, formando dietro il divano una specie di pannello, la porta che conduce all'ingresso. Questo, quando illuminato, visto attraverso il pannello che dietro il divano. un ambiente di dimensioni assai ridotte e vi si trovano quegli oggetti abituali in un ingresso di casa di campagna: cappelli, cappotti appesi a ganci, berretto e frustino da cavallo di Pamela, una stampa a soggetto sportivo al muro, e volendo, un barometro. Nella parete a sinistra la porta d'ingresso, in quella di destra le scale che conducono al pianerottolo. Questo vano occupa uno spazio limitato, ma importante per la sua posizione centrale sopra il soggiorno. A destra del pianerottolo si trova la porta della camera da letto di Walter. Tale porta non deve essere troppo in evidenza, durante quasi tutta la commedia pu anche essere nascosta da una tenda. A sinistra di detta porta un corridoio che conduce a due camere da letto e alla camera da bagno. Queste tre stanze non si vedono. All'estrema sinistra alcuni gradini conducono alla porta nascosta da una tenda che apre sullo studio di Pamela che si trova esattamente sopra l'area del soggiorno occupata dal divano. La stanza il regno della bambina; vi sparso ogni genere di cose: libri, giochi, abiti. A-vanti, al centro, un tavolo tondo dove la ragazzina studia. Accanto al tavolo due sedie. Nella parete di fondo la porta che conduce alla sua camera da letto. In quella a sinistra, una finestra adorna di gaie tendine, una lampada al muro e una stufa a gas. I vivaci colori dell'ambiente rispecchiano la vitalit della ragazza che della stanza la padrona quasi assoluta. Tutto l'insieme della scena indica un arredamento curato da mani femminili.
SCENA PRIMA
Luminosa mattinata di una domenica ai primi di settembre. Clive sta facendo colazione. un ragazzo sui 19 anni, sveglio, nervoso, teso, di aspetto simpatico. Ha qualcosa di stranamente infantile per la sua et, qualcosa di conturbante: la mancanza di difesa di un essere nel quale lo sviluppo intellettuale ha superato quello emotivo. Luise, la Madre , entra dalla cucina con un piatto di uova e pancetta.
Bella donna, sui quarantanni, ben vestita, quasi troppo elegante per un week-end in campagna. Pur non mancando di sentimento e di spontaneit una donna dal cui modo di fare traspare la costante preoccupazione di conservare uno stile. I lineamenti attraenti della Madre si ritrovano, meno definiti, sul volto del figlio.
Luise - (guardando dalla porta a vetri) Tuo padre sta tornando allo stato brado.
Clive - Fino a che punto?
Luise - Aspetta e vedrai. Ora tutto "aria pura - aria pura". Oggi siamo di caccia. Con quel suo noioso amico... quell'agente di cambio... come si chiama...
Clive - Benton.
Luise - Benton, si. In suo onore si comprato una giacca da caccia all'americana - vedrai - una di quelle fatte con le coperte d'automobile. Si pu essere pi ridicoli?
Clive - (mangiando) L'avr copiata da uno di quei giornali americani che Chuck ha lasciato qui la settimana scorsa... Giacche a parte, come sta?
Luise - Bene, bene. arrivato col treno delle sei. E tu?
Clive - Mezzanotte.
Luise - Naturalmente voleva sapere dov'eri.
Clive - Glielo hai detto?
Luise - Non lo sapevo. Ancora a Londra, suppongo.
Clive - (risentito) Ero f-u-o-r-i!
Luise - Si, tesoro.
Clive - Fuori e basta.
Luise - Ma certo, tesoro. (Stanley esce dalla sua camera e scende le scale. Indossa una giacca sportiva a colori sgargianti) Ti faccio un altro uovo? un attimo, la padella ancora bollente.
Clive - No, grazie. (Luise va in cucina. Stanley entra nella stanza dal giardino. un robusto uomo di mezza et, padrone di s, per quanto la sua arroganza sembri celare una certa insicurezza. All'apparire del padre il nervosismo di Clive aumenta istintivamente) Buongiorno.
Stanley - 'giorno. (Siede a tavola)
Clive - Bellissimo.
Stanley - (vago) Come?
Clive - Ho detto "bellissimo".
Stanley - (compiacente) Ah... (Entra Luise dalla cucina col pane tostato) Dov' Pam?
Luise - Fuori con Walter a fare un giretto prima della lezione. Hanno gi fatto colazione; ora ti porto la tua. (A Clive) Non vuoi altro, caro?
Clive - No, grazie.
Luise - (con affetto) Per una volta che fai colazione, falla con calma. (Esce)
Clive - (nervoso) Credo che a Pam piaccia sbrigare il francese appena si alza; per un po' triste cominciare la giornata coi verbi irregolari.
Stanley - (d'un tratto) Sai cosa siamo noi? Siamo dei milionari!
Clive - Cosa?
Stanley - Dobbiamo esserlo visto che abbiamo un precettore. Scuola pubblica per nostra figlia? Nemmeno per sogno, troppo volgare! Ma tu, gi approverai, immagino.
Clive - (desideroso di condividere l'opinione del padre) Per conto mio trovo che ridicolo... non necessario, voglio dire.
Stanley - Tua Madre la pensa diversamente. A quanto pare la gente "bene" ha un precettore e poich stato deciso che, per amore o per forza, siamo gente "bene" dobbiamo avere il precettore. Herr Walter Lang, dici niente! Dieci bigliettoni la settimana pi l'intera quota di un trimestre alla scuola pubblica dove nostra figlia non andr. Lo sapevi?
Clive - No. (Entra Luise col porridge per il marito)
Stanley - cosi. Pazienza, posso permettermelo. Cos' il denaro dopotutto? Avendo una bella casa in citt, era indispensabile prenderne una anche in campagna e farla metter su da un arredatore alla moda. E ora il precettore per completare il paesaggio.
Luise - Non ricominciare, ti prego. il primo week-end che Walter passa con noi e dobbiamo essere tutti molto carini con lui. Perci, se non ti dispiace, tieni per te le tue opinioni che non ci interessano.
Stanley - Clive la pensa come me.
Luise - Clive!? Davvero?
Clive - (con calma) Non un po' presto per cominciare a discutere?
Stanley - Hai detto un momento fa che trovi ridicola l'idea del precettore.
Clive - Ecco... non esattamente... Trovo che... (Abbassa lo sguardo e si mette ad osservare con grande interesse ti cibo)
Luise - Finisci la tua colazione, caro. (Luise siede all'altro capo della tavola e versa il caff. Stanley fissa il figlio con aria risentita. Breve pausa) Stanley - Sei arrivato tardi, ieri sera. Come mai?
Clive - (evitando il suo sguardo) Si... son rimasto bloccato.
Stanley - Bloccato?
Clive - Avevo... avevo un lavoro da sbrigare a Londra.
Stanley - Lavoro?
Clive - Non proprio un lavoro... una specie di critica. Avevo promesso di scrivere una cosa. La pubblicheranno.
Stanley - In un giornale?
Clive - Una specie.
Stanley - (ironico) Oh, sul "Times" immagino.
Clive (a disagio) Be', una rivista. Non molto conosciuta.
Stanley - Come si chiama?
Clive - Nuovi Orizzonti.
Stanley - Come mai si sono rivolti a te?
Clive - Gliel'ho chiesto io. Il critico era ammalato e ho chiesto di sostituirlo. Un mio amico amico del redattore. Se non altro ci ho guadagnato due posti gratis.
Stanley - Dove?
Clive - A teatro.
Stanley - (distaccato) Valeva la pena, almeno?
Clive - Era magnifico.
Stanley - Cos'era?
Clive - "Le Troiane".
Stanley - Che roba ?
Luise - (con esagerato stupore) Vorrai scherzare?
Stanley - Come?
Luise - Non possibile! Ti assicuro, Stanley, che a volte mi domando...
Stanley - (calmo) Non meglio invece dirmelo e istruirmi?
Luise - (altezzosa) Clive, caro, spiegalo tu a tuo padre. (Clive mangia) Stanley - (a Clive) Be'? Parla.
Clive (piano) una tragedia greca.
Stanley - Oh, una di quelle!
Luise - (con brio, dando una lezione al marito) Chi recitava? Lawrence Olivier? sublime nelle cose greche, non trovi? Ricordi quella meravigliosa tragedia in cui gli cavano gli occhi - ma si - quella che andammo a sentire io e te mentre pap era a Edimburgo? Per mesi e mesi sono stata ossessionata da quell'urlo. C'era qualcosa di cosi... di cosi "farouche"... Lo sai cosa vuol dire "farouche", vero? Come gli animali nella giungla.
Stanley - E questa cultura!
Clive - Cosa?
Stanley - Farsi cavare gli occhi.
Clive - Non capisco...
Luise - Clive, sai benissimo che cosa vuol dire tuo padre. Non si tratta di occhi, Stanley, si tratta di poesia, ma non pretendo certo che tu capisca.
Stanley - (a Clive) per studiare questa roba che il mese venturo vai a Oxford?
Clive - Si, pi o meno.
Stanley - Si pu sapere perch?
Clive - Perch... perch la poesia ha in se stessa un compenso. Come la virt. Come l'arte in genere, direi.
Stanley - Non hai trovato nulla di pi utile da fare?
Clive - Non si tratta di utilit.
Stanley - Ah.
Clive - Non direi.
Stanley - (fissandolo con espressione grave) Sembra che tu viva nella luna, ragazzo mio... Quando avrai finito l'universit a cui tua Madre tiene tanto, dovrai pensare a guadagnarti da vivere. Io non ho nessuna intenzione di continuare a pagare tutto.
Clive (con uno scatto di rabbia) Non sono mica un bambino di cinque anni, sai? (Entra Luise)
Stanley - Allora comportati secondo la tua et. Tutta questa cultura va bene per chi se la pu permettere: per quei nobili e quegli snob di cui si parla sempre in quel settore, (indica dov' Luise) ma lascia con la pancia vuota. La cultura non sar il mio forte, ma sai una cosa? chi non in grado di mantenersi da solo non vale niente. E non saranno certo i tuoi amici bellimbusti ed effeminati, parassiti di professione, che ti aiuteranno a formarti. E lo sai perch? Perch non hanno principii, non hanno un principio che valga una cicca.
Clive - Non sai niente dei miei amici.
Stanley - So, so: li ho visti. Intellettualini! Credono di fare chiss che girando in calzoni attillati e sgargianti, sghignazzando, bevendo, dicendo parolacce. Che diritto hanno, vorrei sapere, di guardarci dall'alto in basso solo perch non ci intendiamo di (con voce affettata) balletto, di jazz, di pittura informale.
Luise - Hai un bel coraggio di criticare il loro vestiario!
Stanley - (ignorandola.) Con chi sei uscito ieri sera, eh? Chi quest'amico del redattore?
Clive (arreso) Chock.
Stanley - L'americano! Quello che venuto qui la settimana scorsa che canta nei tabarins e che ha intenzione di continuare a studiare fino a trent'anni, borse di studio permettendo. Bravo, bravissimo.
Luise - (tagliente) Direi che il desiderio di aumentare la propria cultura indice di maturit. Purtroppo non siamo tutti nati orfani, non siamo stati tutti costretti a lavorare subito dopo la terza media, non tutti abbiamo saputo mettere in piedi un mobilificio con la sola forza di volont. Sono lacune, lo so, ma non credi che potresti imparare a sopportarle? Jou-Jou, tesoro, aiutami a sparecchiare. Poi pregher Walter di darmi una lezione di piano.
Stanley - Lezione di piano?
Luise - Si. E stai attento che non ti prendano per un uccello, per quanto debbano essere rari i volatili cosi variopinti.
Stanley - A che ora si mangia?
Luise - All'una... circa... dipende. Dopo la lezione vorrei portare Walter gi alla baia, per fargli vedere certe piantine che ho scoperto. Sapevi che anche un botanico? Ed cosi simpatico. L'ho sempre detto, del resto: ci vuole un continentale per farci capire a che punto siamo ignoranti. (Alla porta di cucina) Jou-jou, ouvre la porte! (Clive apre la porta, Luise esce col vassoio carico)
Stanley - Ci vediamo pi tardi, a meno che tu non voglia venire a caccia con me? No, non vuoi naturalmente. Esci almeno a respirare un po' d'aria. Non ho comprato questo cottage per vederti ciondolare tutto il giorno in casa. Sai che ti dico, Clive? Non ti capisco, non ti capisco proprio. (Esce sbattendo la porta. Entra Luise)
Clive (con spenta rabbia) Colazione in famiglia.
Luise - (sparecchiando) Non te la prendere. Uno dei suoi momenti neri.
Clive - Gi...
Luise - Jou-jou, voglio che tu sia proprio felice qui! Felice sul serio, non per finta. Del resto per questo che ho fatto comprare il cottage a tuo padre: per allontanarci dalla casa, da Londra e da tutte le discussioni. Per avere il nostro piccolo rifugio dove ci si possa distendere. Qui devi essere felice. Lo sarai, vero?
Clive - Votre majest! Mia imperatrice!
Luise - (porgendogli la mano da baciare) Levez-vous!
Clive - Luise, sventurata, tragica imperatrice d'oltre mare, dai languidi occhi neri! Quali sono i vostri desideri, signora?
Luise - Te l'ho detto, mio piccolo cosacco. Sois heureux. Sii felice.
Clive - Bien. Sul mio onore di guardia fedele, sul mio berretto di autentico pelo d'agnello, vi prometto, signora, sei risate al giorno e dodici sorrisi.
Luise - Caro, caro, caro il mio Jou-jou!
Clive - Maman! (Si abbracciano affettuosamente)
Luise - Ho la tua promessa di essere felice. Cosi potr esserlo anch'io. Quando tu non lo sei, me ne accorgo, sai, e sono infelice anch'io. Dunque ricordati: niente complessi.
Clive - Niente complessi, Maest! (S'inchina. Luisa lo bacia in fronte)
Luise - E adesso aiutami: io lavo e tu asciughi. In cinque minuti ci sbrighiamo.
Clive - Ce ne vorranno almeno venti. Non capisco perch tu non prenda una domestica.
Luise - Jou-jou, te l'ho spiegato! (Con seriet) Questo deve essere un rifugio tutto per noi. I lavori domestici fanno parte del divertimento. Li fanno tutti oggigiorno. (Gli sorride affettuosamente e lo porta in cucina. Walter e Pamela entrano dalla porta d'ingresso e si precipitano disopra)
Walter - Su, su, siamo gi in ritardo di dieci minuti.
Pamela - Se arrivo prima io, niente francese oggi.
Walter - Non sperare di cavartela cosi facilmente. (Siedono al tavolo) Via, cominciamo.
Pamela - Troppo freddo per studiar francese.
Walter - Va bene, accender la stufa. (Accende con un fiammifero la stufa a gas) E adesso il verbo Parlare. Parler. Futuro semplice. Pensa bene. (Pamela si concentra. una ragazzina sui quattordici anni dall'espressione sveglia come quella del fratello ma senza traccia di melanconia. Walter un giovane sui ventidue anni, tedesco, esile, bel ragazzo, chiuso, diffidente, ma felicemente a suo agio con la giovane allieva)
Pamela - Je parlerai...?
Walter - Bene.
Pamela - Je parlerai, tu parleras, il parler, nous... nous parlerons? (Walter assente col capo e si mette gli occhiali che usa per leggere) Vous parlerez, ils parleront.
Walter - Bene. la prima volta che l'hai detto giusto.
Pamela - Oh, questo francese! Lo detesto, davvero.
Walter - Perch?
Pamela - Perch la Francia una nazione decadente. Secondo me dovremmo tutti imparare l'americano e il russo.
Walter - Ma l'americano come l'inglese.
Pamela - Neanche per sogno! Stesse parole ma significati diversi. Capito?
Walter - No.
Pamela - Be', io degli americani so tutto da Mary. Non l'hai ancora conosciuta? Mary l'unica amica che ho qui.
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Walter - Dove abita?
Pamela - Qui vicino, in quella stanzetta sopra la scuderia. La mamma dice che ordinaria perch porta delle orribili calzette rosse e dice crepa ogni tre parole. So che sua Madre beve e ha degli amanti, ma il marito morto e cosi non si pu condannarla. Come dice Clive, "Chi senza peccato..."
Walter - E perch dice "crepa" sa tutto dell'America?
Pamela - (con aria superiore) Che sciocchezze! Come si fa a essere cosi stupidi! Intanto il ragazzo di Mary americano, aviatore.
Walter - Quanti anni ha?
Pamela - (vaga) Sedici. Ma questo non ha importanza: le vogliono giovani. E non credo che tra loro-be', hai capito. Ogni tanto si infila i pantaloni neri e scappa al club, quello sotto al ristorante polacco. Sua Madre non vuole che vada in giro conciata a quel modo, perci deve filarsela quando non c' nessuno.
Walter - Come le streghe.
Pamela - Le streghe?
Walter - Che vanno al loro Sabba.
Pamela - Cos'?
Walter - Quando andavano ad adorare il diavolo, si agghindavano e sgusciavano via cosi, come fanno i teddy boys. Basta che uno si monti, e la gente gli appioppa brutti nomi e comincia ad averne paura. Ed cosi che si incomincia veramente ad adorare il diavolo.
Pamela - Oh, pfff!
Walter - (grave) Niente pfff.
Pamela - Ne parli come se tu lo avessi visto.
Walter - Il diavolo? L'ho visto.
Pamela - Dove?
Walter - Dov'.
Pamela - E sarebbe?
Walter - Dove sono nato io.
Pamela - Che cosa faceva?
Walter - Stava seduto.
Pamela - Dove?
Walter - Dietro gli occhi della gente... (Notando la confusione di Pamela) Perch, non un bel posto per star seduti?
Pamela - Ne hai nostalgia?
Walter - Di cosa?
Pamela - Di casa tua.
Walter - Non era casa mia.
Pamela - Eppure ci saranno cose che rimpiangi. I compleanni, per esempio, i Natali, le feste...
Walter - Il Natale si... era pi bello nella nostra cittadina. Si chiama Muhlbach. Le stelle l sono pi limpide.
Pamela - Solo le stelle?
Walter - (con un lieve scatto di entusiasmo) No, anche il ghiaccio. Il ghiaccio sul fiume dove la sera si va a pattinare soli, soli per miglia e miglia nell'oscurit... col freddo tagliente... a gran velocit... Poi, d'un tratto, ecco delle torce venirti incontro... e delle voci e una gran folla di gente allegra con noci, frutta, rhum bollente... che ti abbraccia e ti augura buon anno.
Pamela - Che bello!
Walter - (con riserva) Questo s-
Pamela - Andiamoci, Walter, proprio per Natale, tu ed io soli. In tre mesi puoi insegnarmi il tedesco. Oh, scusa. Dimenticavo che tu non insegni il tedesco.
Walter - No.
Pamela - Walter... non te l'ho mai chiesto finora. Perch non lo vuoi insegnare? Guadagneresti di pi. (Walter scuote la testa) Sei un gran mistero, caro Walter!
Walter - Trovi?
Pamela - (con gentilezza) Forse dipender in parte dal fatto che vivi in un paese straniero.
Walter - Straniero l'Inghilterra? Non per molto, per lo meno. Sono qui da cinque anni e presto otterr la cittadinanza inglese.
Pamela - Allora sarai inglese? (Walter fa cenno di si col capo) Il Natale ti piacer anche qui allora, perch questa sar la tua casa e lo passerai con noi qui in campagna. Ma tu non hai famiglia? (Walter scuote al capo) Nessuno?
Walter - No.
Pamela - Risposta sbagliata. Quando ti chiedo se hai famiglia devi rispondere: "Certo che ce l'ho." Ripeti con me: "La mia famiglia abita a Londra a Elton Square, numero 22 e in campagna a 'Il Rifugio' nel Suffolk."
Walter - La mia famiglia abita a londra, a Elton Square, numero 22 e in campagna a "Il Rifugio", nel Suffolk.
Pamela - Molto bene. Dieci con lode. Ora hai l'aria pi felice. Staresti bene col coletto alto inamidato e una bella cravatta floscia alla Byron e i capelli ondulati, romantici... (Gli arruffa i capeli) Cosi!
Walter - (scostandosi) Ehi!
Pamela - Stai benissimo. Conte Walter Lang. Cavaliere del Santo Mestolo d'oro - (Gli arruffa di nuovo i capelli)
Walter - Smettila, Pamela. (Si alontana dal tavolo Pamela lo rincorre, lui afferra i fiori e corre gi fermandosi sul pianerottolo) Basta, non devi...
Pamela - Noioso, barboso, pomposo!
Walter - Smettila, altrimenti mi arrabbio e...
Pamela - Pomposo, barboso, noioso!
Walter - ...mi arrabbio e sto male.
Pamela - Pff!
Walter - Non mi credi?
Luise - (dalla cucina gridando) Walter!
Walter - (a Pamela) C' tua Madre. Io vado. Come si dice in francese "io vado"?
Pamela - Je allez.
Walter - No! Te l'ho detto cento volte: je vais. Ora torna di sopra a studiare un po' di storia.
Pamela - Vado, vado, je vais. (Torna di sopra) Ehi!
Walter - Cosa c'?
Pamela - A tra poco, tricheco.
Walter - Tra un'ora, dinosauro - (Walter entra nel soggiorno. Pamela si mette a studiare la storia sul libro e prende appunti al tavolino. Entrando) Buongiorno.
Clive - Salve.
Walter - Tua Madre mi chiamava.
Clive - li nella... sala da musica!
Walter - Avete una sala da musica in un cottage?
Clive - Era il retrocucina, mia Madre ci ha cacciato dentro un pianoforte che ha pagato due sterline. Per fortuna lontano da qui perch il Lord del maniero non ama la musica!
Walter - Oh, Dio! ierisera ho suonato qualche disco, mi dispiace.
Clive (con smorfia di disgusto) Non ti preoccupare, se gli d fastidio te lo dice. Dimmi un p, come ti trovi a fare il precettore della mia sorellina bruciata?
Walter - Oh, molto simpatica! Quando tua Madre mi offri di venire a vivere con voi non... non sapevo quello che mi aspettava. Nell'ultimo posto non era stato troppo facile. Lascia che ti aiuti... (Aiuta a sparecchiare)
Clive - Anche allora vivevi in una famiglia?
Walter - No, avevo una camera fuori, uno scantinato, per essere esatti.
Clive - Immagino!
Walter - La mia prima esperienza di vita in famiglia questa.
Clive - La prima?
Walter - Si.
Clive (in tono superficiale) Allora lascia che ti avverta: questa non una famiglia, una trib di selvaggi, di cannibali. Ci divoriamo a vicenda quanto pi possibile. (Walter sorride) Credi che stia scherzando?
Walter - Credo che tu sia fortunato ad avere una famiglia.
Clive - E io credo che tu sia fortunato a non averla. (Nota una espressione triste sul volto di Walter) Non ti spaventare, il nostro cannibalismo riservato alla famiglia.
Walter - (entrando nello spirito della conversazione) Dovr stare in guardia allora. Tua sorella dice che ne faccio gi parte.
Clive - Pamela? Non mi piace affatto, sai, come sta venendo su quella bambina. Accetta tutto di tutti e pare non senta il bisogno di scartare qualcuno.
Walter - Forse ha preso dalla Madre ... (Confuso) Scusa.
Clive - Una ragazza che assomigliasse a mio padre sarebbe inconcepibile - (Luise entra sorridendo dalla cucina con un album di musica)
Luise - Walter, caro, spero di non avere interrotto la vostra lezione. Non vedo l'ora che tu provi il mio pianoforte.
Walter - Ma io, signora, suono cosi male.
Luise - Con quelle stupende mani! (Gli prende una mano) Ricordo che molti anni fa ho stretto la mano di Paderewski, ero quasi una bambina, naturalmente, ma non l'ho pi dimenticato. Le sue mani erano come le tue; pi vecchie s'intende, ma la stessa forma, la stessa delicatezza... Questo, vedi, era l'album di mia Madre .
Walter - Interessante.
Luise - Cosa vuoi suonarmi? Qualcosa di viennese?
Walter - Cosa vuol sentire? Beethoven, Brahms?
Luise - Magnifico! E mi spiegherai tutto dei pezzi, cio dove sono stati composti e per chi. Sono nozioni che accrescono il godimento. La sonata "Al chiaro di luna" per esempio, che storia ha?
Clive - La luna non c'entra per niente. "Chiaro di luna" era il nome del bordello dove Beethoven cominci a scrivere la sonata.
Luise - (scandalizzata) Jou-Jou!
Clive - Fece mettere una delle ragazze a quattro zampe servendosi della sua schiena come di un tavolino. C' in una delle sue biografie, non ricordo quale.
Luise - (a Walter) Ah, che ragazzo, impossibile, vero?
Walter - (va verso la credenza e prendendo il mazzolino di fiori) Li ho raccolti lungo il viale, sono fiori piuttosto rari e ho pensato che le sarebbero piaciuti.
Luise - (prendendo il mazzolino) Che pensiero carino, sono proprio commossa! Jou-Jou, guarda come sono belli. (Clive alza le spalle) Devo trovarti un altro nome: Walter troppo serio. Aspetta... ma certo, che sciocca, Clive Jou-Jou e tu sarai Hibou. Perfetto! Hibou, gufo in francese. (A Clive) Non trovi che assomiglia un po' a un gufo?
Clive - Perch non Pou? Pidocchio... ancora meglio.
Luise - Stamane sei insopportabile. Ha ragione tuo padre, una buona passeggiata ti farebbe molto bene. (Pamela chiude di colpo il libro di storia e si precipita nel soggiorno)
Pamela - Mamma! Mamma!
Luise - Dio, che ragazza rumorosa! (A Walter) Temo che dovrai insegnarle anche le buone maniere.
Pamela - (irrompendo) Mamma!
Luise - Calma, cara, calma.
Pamela - Scusa, potresti sentirmi la storia?
Luise - Vai da Clive, ora ho da fare. Walter ha promesso di suonare per me.
Pamela - Davvero, Walter? Che bellezza!
Luise - Andiamo, caro, abbiamo poco tempo. (Va con Walter in cucina)
Pamela - (scruta il fratello, poi bussa alla porta. Con voce esageratamente melliflua) Generale... Generale Harrington.
Clive (con tono di comando da vecchio militare) Chi ? (il dialogo che segue detto con queste voci alterate)
Pamela - permesso?
Clive - La nostra piccola Dafne! Che bella sorpresa - avanti, cara! Non aver paura.
Pamela - (a piccoli passetti verso il divano) Grazie.
Clive - Come va, come va? Eh? (Gli mette una mano sul ginocchio)
Pamela - (togliendo la mano) Benissimo, grazie, e voi? Come va la vostra... (sottovoce) sapete cosa.
Clive (con la sua voce normale) Lo dovrei sapere?
Pamela - (con voce normale) Gotta.
Clive (riassumendo il tono militare) Oh - va e viene - va e viene.
Pamela - (di nuovo affettata) Siete meraviglioso a prenderla con tanto stoicismo. Io mi lamenterei di continuo. Sono una vigliacca di fronte al dolore.
Clive - Sciocchezze, sciocchezze, piccola mia. Per Bacco, come mi ricordi tua Madre , gli stessi capelli, gialli come fior d'alisi, lo dicevo sempre.
Pamela - (voce normale) Ti sei sbagliato.
Clive (voce normale) Si?
Pamela - I fior d'alisi sono azzurri.
Clive - Be', tua Madre non aveva certo i capelli azzurri.
Pamela - (con malizia) Cosa ne sapete voi! (Gli porge gli appunti) Dovete interrogarmi.
Clive (facendole segno di avvicinarsi) Il fiocco. (Pamela si avvicina e lui le aggiusta il fiocco sui capelli. Giunge il suono del pianoforte)
Pamela - (ascoltando) il migliore precettore che abbia avuto, vero?
Clive - Non c' male.
Pamela - Si che ti va. Me ne sono accorta appena ha oltrepassato quella porta. (Ascoltando per qualche attimo)
Clive - Andate d'accordo?
Pamela - Ci adoriamo!
Clive - Ti insegna qualcosa?
Pamela - Tutto, caro mio. Aspetta e vedrai se non diventer la ragazza pi erudina di Londra.
Clive - "Erudita."
Pamela - Come?
Clive - Erudita, non erudina. (Clive osserva gli appunti) Quale stata la dinastia pi incerta d'Europa?
Pamela - Non ne ho la minima idea.
Clive - I Forselim.
Pamela - Chi?
Clive - I Forselim!
Pamela - Su, Clive...
Clive (entusiasta) Non li ho ancora studiati a fondo. Ma alla fine della prossima settimana sapr tutto di loro. L'albero genealogico al completo... Per ora ricordo Tommaso il Dubbioso, successore di Tommaso il Tentennante, e naturalmente Vladimiro il Vago.
Pamela - Hurr! Ma adesso ci vuole una donna.
Clive - Certamente.
Pamela - Fatima, la Determinata.
Clive - Ma il contrario degli altri.
Pamela - Forse era la pecora nera della dinastia.
Clive - Be', vedremo. Ora stai bene attenta. (Consulta gli appunti) Chi era conosciuto sotto il nome di Cavaliere Piangente?
Pamela - (protestando) Clive, ti prego, devo...
Clive - Rispondi.
Pamela - Non lo so.
Clive - Chi era il Cittadino Ignoto?
Pamela - Non lo so.
Clive - Chi era il Romantico Inguaribile?
Pamela - Non lo so, non lo so.
Clive - Sei la ragazza pi ignorante di Londra. (Ridendo e facendo la lotta con Pamela) Sorellina bruciata! (La musica si interrompe)
Pamela - (scostandosi con un balzo da Clive) Raccontami una storia.
Clive - Triste o allegra?
Pamela - Triste.
Clive - Va bene. C'era una volta una bambina che viveva tutta sola in una prigione.
Pamela - Perch? Cosa aveva fatto?
Clive - Niente, questo il bello. Le avevano portato via tutti i vestiti ed era costretta ad avvolgersi nella coperta da letto. (Walter entra dalla cucina)
Walter - Vostra Madre cerca la borsetta.
Pamela - Eccola qua. (La prende dalla poltrona e la porge a Walter) Rimani qui, Clive mi sta raccontando una storia.
Walter - Una storia? La storia della storia?
Pamela - No, di una prigione.
Clive (dandosi della arie) Si, una storia formidabile. Oscurit gotica e ogni sorta di calamit. Si chiama "L'Antro nero del Suffolk". (Con finta gravit) Siediti e comincio.
Walter - No, non ora. Tua Madre mi aspetta. Scusatemi. (Va in cucina. Clive lo segue con lo sguardo fisso. La sua allegria scomparsa)
Pamela - Cos'hai?
Clive - Nulla. (Riprendendo con voce normale, quasi bruscamente) Dov'eravamo rimasti?
SCENA SECONDA
Un sabato sera, due mesi dopo. La famiglia ha finito di pranzare. Luise e Stanley stanno bevendo il caff. CUve invece in piedi accanto alla credenza e si sta versando un whisky.
Luise - (a Clive) Non vuoi un po' di caff?
Clive - No, grazie.
Luise - Cosa prendi?
Clive - Whisky.
Luise - Potevi partire un po' prima da Oxford! Ti avevo preparato un pranzetto speciale, i tuoi piatti preferiti.
Clive - Mi spiace, mamma, ma non preoccuparti; i panini delle Ferrovie dello Stato sono ottimi.
Luise - Ma non bastano. (Qualcuno si sta esercitando al pianoforte, ripetendo all'infinito e malamente un pezzo di Bach. Walter entra dalla cucina e fa per avviarsi in camera sua)
Stanley - (alludendo al pianoforte) Ne avremo ancora per molto?
Luise - Almeno per mezz'ora, spero. (A Walter) Fa progressi?
Walter - Molti. (A Stanley) appena un mese e mezzo che ha cominciato, sa.
Luise - straordinaria! Oh, Walter, visto che vai di sopra, ti spiacerebbe portare su la valigia di Clive?
Walter - Volentieri.
Luise - Grazie. (Walter esce. A Clive) Non capisco perch tu non possa mettere a posto le tue cose.
Stanley - (a Clive) questa che chiamate musica classica?
Clive (cercando di dare un tono umoristico alta risposta) Un po'... alterata... per adesso.
Stanley - Alterata! roba da matti!
Clive (con aria rassegnata) Non si pu pretendere che diventi una pianista in un mese e mezzo. Sarebbe come voler correre prima di saper camminare.
Luise - Per tuo padre tutto facile. Tutto tranne che far soldi fabbricando mobili. (A Stanley) Sei proprio assurdo! Lo stesso Paderewsky come credi che suonasse quando ha cominciato? Cos' questo pezzo che sta studiando, tesoro? Mozart? (Stanley d una alzata di spalle) Jou-Jou, parlo con te.
Clive (sottovoce) Bach.
Luise - Anche tu potresti suonare se volessi, hai le mani da pianista. (Luise va in cucina. Clive abbozza un sorriso. Pausa. Si sente Pamela ripetere pi volte lo stesso passaggio. Poi un colpo rabbioso sulla tastiera e tutto tace)
Stanley - (cauto) Senti, Clive, ti ricordi di essere venuto in fabbrica a ritirare il tuo assegno prima di partire per Oxford?
Clive - Si, ricordo.
Stanley - Hai parlato forse con il mio direttore mentre mi aspettavi?
Clive - Col direttore... Si, mi pare di si...
Stanley - Infatti. vero che gli hai detto di trovare i nostri mobili... aspetta, come hai detto... "cafoni e volgari". vero?
Clive - Mi sembra di aver detto che mancavano...
Stanley - Di cosa?
Clive - Be', ho detto che il materiale poteva essere migliore, il legno, per esempio. (Sorride fiducioso di cavarsela cosi)
Stanley - E hai detto che i modelli sono "cafoni e volgari".
Clive - Ecco... forse ho dato questa impressione... non tutti, beninteso, solo alcuni.
Stanley - Quali?
Clive (prendendo coraggio) Quegli spaventosi armadi di quercia, per esempio. Li chiamate stile giacobino, mi pare. E quei tre pezzi ricoperti di peluche viola. Quella roba li...
Stanley - (sempre impassibile) Clark ha detto che li hai definiti grotteschi. (Clive abbassa lo sguardo) Grotteschi, dico giusto?
Clive (borbottando) Trovo che lo sono... abbastanza.
Stanley - E saresti capacissimo di crederti un genio per averli trovati grotteschi. Questa per te cultura, immagino. Dire al direttore della fabbrica di tuo padre che i suoi prodotti sono volgari e grotteschi, per te questa cultura, vero?
Luise - (entra dalla cucina) Se tu non hai gusto non per questo gli altri debbono essere come te. (Stanley le lancia un'occhiata che l'ammutolisce. Poi torna a rivolgersi al figlio. Clive continua a sedere rigido e contratto vicino al tavolo)
Stanley - Stammi bene a sentire e ficcati in testa una volta per sempre che io lavoro per far soldi. Do alla gente quello che vuole, alla gente comune che forse non ha lo squisito gusto tuo o di tua Madre e che certamente non legge riviste raffinate come "Casa e giardino", ma che sa ci che vuole e che paga. Se la pensassero tutti come te, non comprerebbero i miei mobili e io sarei a spasso. Un'altra volta, ragazzo mio, prima di criticare, ricordati che non hai mai sofferto la fame. (Dalla camera di Walter arriva l'esplosiva ouverture della Terza Sinfonia di Brahms. Stanley guarda in su con un'espressione che non promette nulla di buono) Finisce una, comincia l'altro. Me ne vado.
Luise - Dove, da Benton?
Stanley - Perch no? L almeno sto in pace.
Luise - Shhhhhh!
Stanley - E non farmi shhh!
Luise - il primo week-end che passiamo qui tutti insieme da quando Clive a Oxford. Potresti rimanere a casa, almeno la prima sera. Perch devi essere cosi sgradevole? (Va nell'ingresso e chiama) Walter! Walter!
Walter - Mi chiamava?
Luise - Ti dispiace chiudere il grammofono? Mio marito ha un po' di mal di testa.
Walter - Oh, scusi, smetto subito. (Va in camera. La musica cessa. Walter ricompare) Scusi.
Luise - Non fa niente, caro. Grazie. Anzi, mi rincresce di...
Walter - Per carit!
Luise - Vieni gi: ho dei petits fours squisiti e ti faccio un buon caff.
Walter - Grazie. (Torna in camera sua e chiude la porta)
Luise - E ora cerca di essere pi socievole. Jou-Jou, ora di lavare i piatti. Mi aiuti?
Clive - Non se ne potrebbe fare a meno per una volta?
Luise - Non importa, posso fare benissimo da me. (Va in cucina)
Clive - Scusa per quello che ho detto dei mobili, pap. La mia solita mancanza di tatto.
Stanley - Lascia perdere. Piuttosto, come va a Oxford? Ti trovi bene con i tuoi compagni?
Clive - Pap, non pi come a scuola. Gli amici uno se li sceglie.
Stanley - Gi. Ma cosa fate tutto il giorno, quando non studiate voglio dire.
Clive - Quello che vogliamo. C' una infinit di clubs, di associazioni...
Stanley - Ne fai parte?
Clive - Be'... mi sono iscritto alla "Drammatica".
Stanley - Perch? Vuoi recitare?
Clive - una scuola su basi professionali, sai. Hanno un teatro e il "Times" fa sempre la critica dei loro spettacoli.
Stanley - E sport... niente?
Clive - Si, ma vedi, il cricket e il calcio lo giuo-cano troppo bene per me. Pensavo di fare un po' di scherma... dicono che sia ottima per coordinare...
Stanley - Cosa?
Clive - Coordinare i muscoli.
Stanley - Clive, sai che tua Madre ed io non abbiamo le stesse idee sul fatto che tu vada a Oxford, ma questa acqua passata. L'importante sapere cosa intendi fare dopo.
Clive - Si vedr... un po' presto per decidere.
Stanley - Ecco... a questo volevo arrivare! Se ancora non sai dove vuoi arrivare, tanto vale che tu smetta subito e torni a casa.
Clive - Perch?
Stanley - Mi pare chiaro, no?
Clive - Affatto. Decidere! Se sapessi che strada scegliere, l'avrei gi scelta.
Stanley - Che razza di ragionamento contorto!
Clive - Non contorto, ma della cultura non si pu parlare come di una merce. E completamente un'altra cosa: come imbarcarsi in una spedizione nella giungla. A poco a poco le cognizioni che avevi scompaiono e nel cielo nuovi uccelli mai visti prendono il posto di quelli che conoscevamo. Tutto ti meraviglia. Le piante che immaginavi alte due metri, te le ritrovi davanti gigantesche come le navate di una cattedrale gotica... Se avessimo gi conosciuto tutte queste cose, non avremmo avuto bisogno di andarle a cercare. La cultura, in fondo, una sorpresa. Capisci, pap?
Stanley - Lascia perdere.
Clive - Non vedi...
Stanley - Clive, non sto parlando di cultura, ma di sfruttare al massimo il vantaggio che offre lo studio. Parliamoci chiaro, ragazzo mio: non a tutti dato di poter frequentare l'Universit di Oxford, lo sai meglio di me. Tu sei in una situazione privilegiata e devi profittarne. Quello che stai imparando avr una influenza sul tuo avvenire. Te ne rendi conto, no?
Clive - Credo di si.
Stanley - La gente che frequenti, per esempio: chi sono i tuoi amici?
Clive - Vuoi la lista?
Stanley - Lo vedi? Subito mi offendi! Voglio solo dirti che un uomo si giudica dalla compagnia che frequenta, dimmi con chi vai e ti dir chi sei. Se vai in giro con dei buoni a niente finirai coll'essere reputato simile a loro. Non voglio dire che sia cosi, comunque non sei pi un bambino e sai quello che fai. (Clive assente col capo) Eppoi ora che tu cominci a frequentare l'ambiente giusto. Intendo dire gente che possa esserti utile per l'avvenire. Non quel genere "chic" che nomina sempre tua Madre , ma quello che conta sul serio. Gente influente. Comincia fin d'ora ad avvicinarla e non te ne pentirai. Io non ho avuto le tue possibilit; le conoscenze me le sono fatte tutte da solo quindi parlo con cognizione di causa. Capito?
Clive - Si.
Stanley - L'intelligenza non ti manca e io non ti far mancare il denaro. Non guasta avere qualche soldo in saccoccia, sai. (Entra Luise) E ricorda: non essere mai cosi stupido da disprezzare il denaro. Tirate le somme, l'unica vera cosa che conti.
Luise - Il denaro! Non pensi proprio ad altro?
Stanley - Quando si tratta di spenderlo non mi sembra che tu lo disprezzi. (A Clive) Vediamo: da quanto tempo sei a Oxford? Queste, cosa sono: le vacanze del primo trimestre?
Luise - Trimestre! Come se fosse ancora al ginnasio anzich all'Universit pi importante del Regno Unito! Con te non si pu parlare.
Stanley - E tu non parlarmi. (A Clive) Mi accompagni dai Benton?
Clive - Veramente... avevo una cosa importante da leggere...
Stanley - Andiamo a berci un whisky al Leon d'Oro.
Clive - meglio che rimanga a casa, pap.
Stanley - Come vuoi.
Clive - importante sai, altrimenti sarei venuto.
- (Stanley fa un cenno del capo ed esce. Luise dopo averlo seguito con lo sguardo si dirige verso Clive)
Luise - Sei nervoso?
Clive - No.
Luise - Oh, Jou-Jou! Mon petit cosaque, ombrasse moi!... Non?... la tua Imperatrice.
Clive - Mamma...
Luise - In tutte le famiglie ci sono discussioni; vieni, facciamoci un buon caff, noi due soli.
Clive - Pi tardi, mamma.
Luise - Come vuoi, tesoro. Ma non devi prendere tutto cosi tragicamente. (Luise va in cucina. Clive si versa un altro whisky. Walter esce dalla sua camera, scende le scale, bussa alla porta ed entra dall'ingresso)
Walter - Si pu? Mi dispiace per il grammofono, se lo avessi saputo...
Clive - Gi, la musica gli fa sempre lo stesso effetto. Pi bella e pi il mal di testa forte. Vuoi bere qualcosa?
Walter - No, grazie.
Clive - Era un disco nuovo?
Walter - (con interesse) Si, uno di quelli che si chiamano "alta fedelt". Sono riproduzioni fedelissime, incisioni perfette.
Clive - Sembra il motto di un'agenzia matrimoniale "si garantisce alta fedelt".
Walter - Sono contento che tu sia qui. Come va a Oxford?
Clive - Be', niente da ridire.
Walter - Niente da ridire... questo tutto?
Clive - No!... bellissimo, come andare in un paese nuovo. Con la differenza che nei paesi nuovi in genere si sente parlare una lingua che non la tua, li invece la cosa meravigliosa consiste nel sentire, per la prima volta, la tua stessa lingua.
Walter - Ti capisco.
Clive - Pam parla un po' questa lingua, ma non basta. Dov' Pam, a proposito? Fuori a passeggio?
Walter - Credo di si: una serata meravigliosa.
Clive - Serata da passeggiate! Pam e pap! Lei avanti correndo, lui dietro coi suoi pensieri e io dovrei andargli dietro come un cane, il Cane Clive. Cos'hai?
Walter - Nulla.
Clive - Non dovrei parlare cosi di mio padre?
Walter - Hai dei doveri verso tuo padre.
Clive - Doveri? Sei proprio tedesco! Non ci badare, sono un po' sbronzo.
Walter - Non intendevo doveri in quel senso. Volevo dire che... che un figlio intelligente ha il dovere di proteggere il genitore che non lo altrettanto.
Clive - Proteggere?
Walter - Forse non mi sono espresso bene.
Clive - Walter... vorrei che tu...
Luise - (entra dalla cucina con un vassoio) Hi-bou, caro, scusa per il grammofono.
Walter - (riprendendosi) Sono io che devo scusarmi. Come sta il signor Stanley?
Luise - Nulla di grave, caro. uscito a rinfrescarsi le idee. Abbiamo tutta la casa per noi, cosa volete fare?... Ah, trovato! Walter ci reciter qualche bella poesia in tedesco.
Clive - Tu non capisci il tedesco.
Luise - Non importa capire, il suono che conta. Son sicura che Walter parla un bellissimo tedesco. Nella bocca di molti suona come uno spruzzo di seltz, ma parlato da Walter dev'essere divino, non credi?
Clive - Non so... io me ne vado.
Luise - Dove?
Clive - Al Leon d'Oro.
Luise - Clive, vuoi scherzare?
Clive - Non abbastanza chic?
Luise - Non fare lo sciocco! Ma mi sembra inutile uscire quando in casa trovi tutto quello che vuoi se proprio hai voglia di bere, ma hai bevuto abbastanza, mi sembra.
Clive (in tono grave) Hai ragione. (A Walter) Scusa, sai, sono certo che declami benissimo. (Verso la porta a vetri)
Luise - (con un ritorno al drammatico) Tuo padre ti aveva invitato ad andare con lui e hai rifiutato.
Clive - Esatto. (Esce. Walter in piedi, rigido. molto a disagio)
Luise - Povero Clive! quando qui un'anima in pena! fatto per la citt, come me del resto. E io ho preso da mia Madre , naturale per una francese. (Si dirige lentamente verso il divano, spegnendo la lampada in modo che solo la luce del palcoscenico e la lampada del tavolo rimangano accese rendendo lo ambiente pi intimo) Come tutte le parigine detestava la campagna. Diceva che i campi son fatti per le mucche e i salotti per le signore. Um... suona meglio in francese. (Siede sul divano) Cos'hai? Di cattivo umore anche tu? Oh, Hibou...
Walter - Non niente.
Luise - (tra il serio e il faceto) Qualcosa c'... Vieni qua, dimmi... stato Clive? Ti ha stuzzicato? Pu essere insopportabile qualche volta.
Walter - Clive non felice.
Luise - Assomiglia a me anche in questo.
Walter - (siede. Impulsivamente) Posso in qualche modo essere d'aiuto?
Luise - Neppure io sono molto felice, Walter. Lo avrai gi notato del resto. (Con brio) Ricordati di una cosa, figliolo: se ti sposerai, sposa una tua pari, per quanto sar difficile che tu riesca a trovare una donna degna di te. (Con un gesto lo invita a sedersi vicino a lei. Con voce sommessa) Vedi, io mi sono sposata giovanissima. Vivevamo a Bourmouth e non conoscevamo quasi nessuno. I miei genitori non permettevano che uscissi col boy-friend e quando incontrai Stanley fecero di tutto per combinare il matrimonio. Due irresponsabili: mia Madre classico esemplare dell'aristocrazia francese, non era mai riuscita a far nulla da sola in vita sua; mio padre, anche lui, non aveva certo i piedi per terra. Troppo fantasioso per essere un buon avvocato. Ebbe una piccola eredit e la sperper tutta in speculazioni. Una sigaretta?
Walter - Si, grazie. (La prende impacciato)
Luise - Dove eravamo... Ah, si, i miei genitori. Lo fecero per il mio bene e - ne sono certa - perch avessi il lusso che essi non erano in grado di darmi... (Si riscalda le mani alla stufa a gas) Pap non faceva che ripetermi che era un matrimonio solido. Stanley il solido, lo avevo soprannominato, per scherzo, s'intende. Naturalmente pap faceva delle riserve- socialmente parlando Stanley era ben lungi dall'essere l'ideale - te ne sarai accorto, immagino. Pap veniva da una famiglia di professionisti e dare la propria figlia a un fabbricante di mobili... (Con un leggero sorriso) Ma in fondo, lo confesso, Stanley non mi dispiaceva, aveva un certo suo rozzo charme... A me piacevano tutte le cose artistiche alle quali lui non aveva tempo di dedicarsi, ma quando si giovani a queste differenze non si d importanza. Soltanto dopo, passato il primo entusiasmo... Caro Walter, questi ultimi anni sono stati insopportabili. A volte, quando ti ascolto suonare il pianoforte credo di impazzire dal godimento che provo... eppure da quando mi sono sposata ho dovuto soffocare questo lato di me stessa, reprimerlo... Ho fatto di tutto per interessarmi alla sua caccia, ai suoi terribili amici, ai suoi mobili, ma pi forte di me, non ci sono riuscita. (In tono di intimit) Mi capisci, vero? Tu sei uno dei pochi che pu capire. (Walter abbassa gli occhi imbarazzato) Scusa, mi sono lasciata andare, ti ho messo a disagio.
Walter - No.
Luise - (in tono superficiale) poco dignitoso per una signora lasciarsi andare alle confessioni.
Walter - Ma cosa dice!
Luise - Caro il mio Hibou! Ora lo capisci perch sono ancora qua, lo capisci, vero? Per i ragazzi, per evitare che vengano soffocati anche loro. Mi disapprovi?
Walter - Disapprovarla, in casa sua?
Luise - (in tono tagliente) Lasciamo stare l'ospitalit.
Walter - (seguendo il filo del proprio pensiero) ...nella casa che mi ha accolto? Nella casa dove anche a me permesso sedere accanto al fuoco come uno della famiglia?
Luise - (comprensiva) Caro...
Walter - Prima davo lezioni. Finite le lezioni le madri mi pagavano e tutto finiva li. Me ne tornavo alla solitudine della mia squallida stanza a cucinarmi qualcosa... sono un pessimo cuoco. Non sapete quanto vi devo!
Luise - Caro... parlami della tua famiglia, dei tuoi, in Germania. (Walter si irrigidisce impercettibilmente)
Walter - Non ho nulla da raccontare.
Luise - Nulla?
Walter - Ero orfano.
Luise - Come Stanley?
Walter - Quando i miei morirono ero troppo piccoli per ricordarmene. Ho vissuto con uno zio e sua moglie.
Luise - Sono stati buoni con te?
Walter - (senza compromettersi) Si, molto buoni.
Luise - E non vuoi dirmi altro?
Walter - Non c' altro.
Luise - Non per curiosit... ma in questi due mesi ci siamo tutti affezionati molto a te...
Walter - Non lo merito...
Luise - (con calore) Meriti molto, molto di pi! L'ho capito appena ti ho visto a quel terribile cocktail... tutto solo in un cantuccio che fingevi di interessarti ai quadri, ricordi? Gi prima ancora di parlarti avevo intuito che dovevi essere una persona eccezionale... quelle mani cosi delicate... quei capelli cosi biondi... (li tocca) ... i capelli di un poeta. Avr una voce calda, pensavo... parler con un delizioso accento viennese...
Walter - (in tono secco) Non sono viennese, sono tedesco.
Luise - Non c' gran differenza.
Walter - (testardo) Sono Tedesco e non c' molta poesia in questo. Perfino la parola fa rabbrividire...
Luise - (un po' intimidita dall'espressione dura di Walter) Ma Hibou, in tutti i paesi c' del buono e del cattivo, no?
Walter - (con dolcezza) Lei troppo buona per capire quello che voglio dire. I tedeschi non sono tutti poeti, possono essere anche dei mostri.
Luise - (prendendolo in giro) Ma via!...
Walter - Si, mostri! (Si alza di scatto e si allontana, evidentemente sconvolto, seguito dallo sguardo incuriosito di Luise)
Luise - Neanche in Inghilterra siamo tutti angeli.
Walter - Per me si, angeli, perch io qui, sono in Paradiso!
Luise - Come sei caro!
Walter - (con crescente calore) No, soltanto sincero. Qui la gente cerca davvero di fare ci che giusto. In Germania no. Cercano soltanto il potere... la uguaglianza li esaspera. Hanno bisogno della vergogna, di respirare vergogna, come ossigeno, per poter vivere. In loro pi forte di ogni altro il desiderio di essere odiati. Da ci traggono la convinzione della loro grandezza, anche quando sono sconfitti. difficile parlare di queste cose.
Luise - sempre difficile parlare di ci che sta profondamente a cuore.
Walter - Una cosa certa: l, non torner mai pi. E presto diventer cittadino inglese.
Luise - Vuoi davvero vivere in questo paese?
Walter - Se lei avesse visto quello che ho visto io, capirebbe perch qui per me il paradiso.
Luise - Vedo dalla tua faccia che hai sofferto. (Gli tende una mano) Walter... (Lui si avvicina, prende la mano e siede accanto a lei, ancora sconvolto) Non devi tormentarti... ti fa male. Ora sei tra amici, che desiderano aiutarti... che ti vogliono bene. Non ti basta? (Walter si china di slancio e le bacia la mano)
Walter - Com' buona lei, signora! (Improvvisamente Luise gli prende la testa tra le mani e l'accosta a s)
Luise - (con tenerezza) Caro... mi fai venire molti rimorsi. (Improvvisamente entra Clive dalla porta a vetri e guarda in silenzio) Da tanto tempo nessuno mi diceva di queste cose! (Clive urta una sedia) Jou-Jou... (Si alza e cerca di ricomporsi) Hai fatto una bella passeggiata? Hai incontrato Pamela? (Clive non si muove e continua a -fissare sua Madre ) assurdo che una bambina della sua et sia fuori a quest'ora. Sei certo di non averla vista? Sar andata da quella sua tremenda amica Mary. Sarebbe ora che imparasse a scegliersi le amicizie, non ti pare? (Sotto lo sguardo insistente di Clive, Luise finisce per perdere quel poco controllo che era riuscita a riacquistare) Forse di sopra? Forse non l'ho sentita rientrare? Vado a vedere. (Esce, sale in fretta le scale ed entra nella camera di Pamela. Intanto i due giovani sono rimasti immobili, Walter sul divano, Clive accanto alla porta. Clive si dirige ora verso Walter e passa la mano sui suoi capelli. evidente che Clive ha bevuto molto, ma parla ancora lucidamente ed ha anzi una certa forza e una certa scioltezza. Lui stesso per non si rende conto di essere sotto l'effetto dell'alcool)
Walter - Clive, cos'hai? Perch mi guardi a quel modo?
Clive - Quest'anno i capelli si usano arruffati, alla Medusa. Cosa sarebbe successo a Medusa se si fosse guardata allo specchio? Credi che i mostri siano immuni dal proprio fascino fatale? Osserva, ti prego, la mia sottile dialettica: il sangue francese che mi scorre nelle vene, l'eredit dei miei antenati ultranobili. Ne avrai certo sentito parlare. Devo riconoscere a malincuore che non erano poi cosi nobili... Nonostante ogni eventuale affermazione contraria, il mio bisavolo in realt non teneva corte tra i suoi vassalli, ma piuttosto concedeva brevetti industriali in un pidocchioso ufficio nei pressi del Louvre. Lo stipendo era cosi magro che la famiglia sarebbe morta di fame se Hlne, mia nonna, durante un giro in bicicletta nei castelli della Loira, non avesse incontrato un avvocato inglese e non lo avesse sposato, trasferendosi cosi dalla provincia francese a quella inglese. Non lasciamoci dunque abbagliare dall'imponenza dell'albero genealogico materno. Come vedi, ma pap non lo sa, niente sangue blu. (Walter lo fissa in silenzio) Sangue francese per, si e me lo sento anch'io. Mia Madre , per esempio, mi chiama Jou-Jou, giocattolo. Ninnolo per essere pi esatti. (Walter tace sempre e Clive continua con crescente amarezza, gironzolando per la stanza) L'origine francese d a mia Madre la sensazione di essere come un oggetto d'oro in mezzo alla paccottiglia. Si potrebbe dire che ha il complesso della volgarit. Non c' niente da fare: per lei, vedi, sono tutti plebei... e mio padre pi degli altri. C' un abisso tra loro, come tra una trattoria e un ristorante di lusso. Per lo meno di questo la mamma ti vorr convincere. Ammetto che mia Madre si sente a casa sua soltanto nel ristorante; e dove, se non li, si pu essere costantemente falsi?
Walter - (costretto) Ti prego...
Clive - Cosa?
Walter - Non posso sentirti dire cose cosi ingiuste.
Clive - Ah, non puoi? Il giovane, simpatico precettore non pu... Fa cosi fine, cosi vecchio stile! Il precettore e la padrona davanti al caminetto! Parigi parla con Vienna! Le note di un valzer scivolano sul boulevard deserto. L'Europa crolla! Oh, com' commovente! Salviamo il salvabile! Non possiamo avere un castello in Bretagna, ma una casa in campagna nel Sussex, si. quasi altrettanto triste, ma pi economico. Non potendo accogliere studiosi nella biblioteca, perch non c' la biblioteca, e del resto in questa casa nessuno legge, non ci rimane che far venire un caro piccolo precettore per la ragazzina. Una persona "bene" s'intende, non uno di quei tipi delle scuole serali... Siamo dei raffinati, capisci.
Walter - Non capisco.
Clive - Cosa, la nostra raffinatezza?
Walter - No, perch dici queste cose?
Clive - Perch, accidenti, non sono poi cosi raffinato. Perch, se vuoi proprio saperlo, lo sto diventando sempre meno.
Walter - (alzandosi) Non voglio sentir altro.
Clive - Dove vai?
Walter - Se tu venissi dal continente e fossi stato accolto come hanno accolto me, solo...
Clive - Accolto!... accolto, proprio cosi!
Walter - (cerca di uscire) Scusami.
Clive (seguendolo) Anzi no... raccolto come un gingillo, una bella porcellana di Dresda. (Lo spinge nella poltrona e chinandosi su di lui, lo guarda fisso) Credi a me: prima o poi sarai utilizzato come ogni altro oggetto di valore. Conosco bene la famiglia. Se non puoi impedire che uno di noi segni un punto di vantaggio sugli altri, non hai diritto alla nostra attenzione. Oh, caro mio... (Si sente sbattere la porta d'ingresso. Entra Pamela che corre di sopra)
Luise - (da fuori) Sei tu, Pamela? (Compare sul pianerottolo. Clive rimane rigido in ascolto. Walter osserva incerto)
Pamela - Sono io, sono io!
Luise - tardi, tesoro... non dovresti andare in giro a quest'ora.
Pamela - (togliendosi il cappotto) Scusami.
Luise - Dove sei stata?
Pamela - Da Mary. formidabile, sai: racconta le storie pi divertenti del mondo. Senti questa: la settimana scorsa Ted - Ted suo fratello - ha portato la figlia ai balletti. Dopo avere ben guardato tutte quelle ballerine che andavano su e gi per il palcoscenico sulle punte (mima le ballerine) sai cos'ha detto? "Pap, perch non cercano semplicemente delle ballerine pi alte?" Non trovi che buffo?
Luise - Si, molto buffo. (Dandole un bacio) Buona notte, tesoro...
Pamela - Buona notte, mamma. (Pamela va in camera passando dallo studio e chiude la porta. Luise la segue con lo sguardo per un momento, poi torna lentamente in camera)
Clive (sempre immobile, sottovoce a se stesso) Sorellina bruciata verde - l'unica veramente libera qui dentro - protetta da una stella diversa... Che fortuna poter sfuggire alla propria ereditariet... Non alludo a te... Tu sei la persona pi in gamba che sia mai entrata in casa nostra. Credi che non sappia fino a che punto eri solo prima di venir qui? Posso sentire l'odore della tua solitudine. Ho un'unica vera qualit: quella di distinguere ci che autentico da ci che non lo . una qualit scomoda. (Con subitaneo slancio) Vieni via con me.
Walter - Via, come?
Clive - Senti, il trimestre finisce fra quattro settimane. Potremmo andare in qualche posto, nel West Country se vuoi. La cattedrale di Wells una delle pi sorprendenti d'Inghilterra. Par di camminare nella gola di una balena, nel suo scheletro, con tutte le ossa bene in vista. A Natale non ci sar nessuno... niente torpedoni. Non dire di no, ti prego... ti piacerebbe.
Walter - (con un timido sorriso) Mi rincresce, ma vedi... Natale una festa di famiglia. L'ho passato da solo per tanti anni che... quest'anno vorrei tanto rimaner qui.
Clive (insistendo) Dopo allora.
Walter - (imbarazzato) Temo che non potr. Ho le lezioni... sono gi stato pagato fino alla fine di gennaio...
Clive - E con questo? Tutti hanno vacanza per Natale.
Walter - Non credo di potermene andare proprio ora.
Clive - Perch hai avuto l'anticipo? (Pausa)
Walter - No...
Clive - Perch allora?
Walter - Ho degli obblighi.
Clive - Verso mia Madre ?
Walter - Si, dei doveri.
Clive - Li chiami doveri? Perbacco, m'inchino al prode Walter Langer... cavaliere precettore della sua signora e padrona! Cavaliere teutone, non trasalire! I veri cavalieri avevano soltanto amanti simboliche! (Si volta preso da rimorso. Walter sempre immobile e rigido) Ho passato il segno, vero? (Con la calma della disperazione) Se venivi con me era per il bene mio, non tuo. Ho tanto bisogno di un amico.
Walter - (anch'egli irrigidito) Sei infelice, mi dispiace.
Clive (di nuovo amaro) Non sai dire altro: "mi dispiace". Ti ho messo in una posizione imbarazzante, vero? Il povero immigrante cosi sensibile, sempre timoroso di offendere. (Con subitanea furia) Quando diavolo la pianterai di ricattare tutti con la tua umilt? Di offrirti alle carezze di tutti? Il cocco di tutti proprio come me. Va bene, sei un tesoro, hai dei modi irresistibili. Mi fai schifo!
Walter - Scusami. (Si dirige verso la porta. Clive goffamente tenta di trattenerlo)
Olive - Walter, non volevo, Walter, ti prego... (Walter esce e va in camera sua) Ti prego. (Clive si allontana dalla porta e va verso la credenza dove trova il whisky. Walter raggiunge il pianerottolo. Pamela esce dalla sua camera in camicia da notte e si dirige verso la stanza da bagno)
Pamela - Hu! Hu! Ah, sei tu?
Walter - Si.
Pamela - Ti successo qualcosa?
Walter - No.
Pamela - Sembri un condannato a morte.
Walter - (sforzandosi di sorridere) Davvero?... Come andata la passeggiata?
Pamela - Bene. Con Mary abbiamo scoperto un posto nuovo... gi nel bosco c' un grosso torrente che forse si potrebbe sbarrare. Credo che in confronto al fiume dove pattinavi tu, non sar nulla, ma...
Walter - Domattina me lo farai vedere.
Pamela - (tirando su la vestaglia e mostrando la camicia da notte) Ti scandalizzi perch sono cosi?
Walter - Si, molto.
Pamela - Allora sar bene che mi lasci, signore. Sto andando in bagno e non vorrei metterla in imbarazzo. (Walter fa un inchino, Pamela una riverenza) Buona notte. (Walter va in camera e chiude la porta. Pamela lo segue con lo sguardo e gli manda un bacio, prima di entrare in bagno. A pianterreno Clive si versa un altro whisky. Stanley entra dalla porta d'ingresso, si toglie il cappotto, lo appende ed entra nel soggiorno. Clive posa il bicchiere con aria colpevole)
Stanley - Che stai facendo?
Clive - Rubando il tuo whisky.
Stanley - Non hai bisogno di rubarlo. Hai un'et in cui se hai voglia di un whisky, non hai che da prendertelo. Dov' tua Madre ?
Clive - Non so, di sopra, credo.
Stanley - Peccato che tu non sia venuto con me dai Benton. Siamo andati al club e c'era un sacco di gente, di quella gente che faresti bene a frequentare. C'era anche un tizio che nell'editoria, ti avrebbe interessato. (Pausa) Clive, te l'ho gi detto, a questo mondo bisogna legare con le persone importanti, ma bisogna darsi da fare... cercare di piacere... capisci? E non ci riuscirai restandotene qui a bere da solo.
Clive (a voce bassa) Hai ragione.
Stanley - Perch lo fai?
Clive (alzando le spalle) Non so.
Stanley - maledettamente stupido e non normale. Se vuoi bere, bevi in compagnia. Un drink piace a tutti. Se vieni con me al club, te ne accorgi subito. Ti far far socio e con un po' di buona volont ti affiaterai con tutti.
Clive - Si... ma adesso vado a letto.
Stanley - (mentre Clive si avvia alla porta) Un momento. (Clive si ferma) Pensi che non siano degni di te, vero?
Clive - Ma no, pap!
Stanley - Allora cosa c'?
Clive (prendendo coraggio) Be', tutte queste storie di gente "bene" e non "bene"... di gente che conta, non hanno proprio alcun senso.
Stanley - Ma certo che ne hanno.
Clive - E va bene. Ammettiamo che ci sia gente importante, ma se non lo per me, cosa vuoi che gli dica? Non si pu classificare le persone con questo criterio... semplicemente assurdo. Per quel che mi riguarda, una delle pochissime persone che a Oxford mi interessano un indiano.
Stanley - Non c' niente di male. Suo padre cos'? Un Raj?
Clive - Ha una pasticceria a Bombey.
Stanley - Il ragazzo che tipo ?
Clive - Un tipo perfettamente statico. Non voglio dire che non si muove. Nel suo spirito vi una profonda serena tranquillit al cui confronto i continui battibecchi di casa nostra sembrano quasi delle bestemmie. Adora la vita, ecco perch mi attira. Capisce il linguaggio degli animali... ritaglia pupazzetti di cartone... ama Fitzgerald, Vivaldi, Lewis Carrol, gioca a scacchi come un dio, fa il miglior risotto al curry del mondo. Cosi lui... be' qualcosa di lui... briciole.
Stanley - (sbalordito e impaziente) Be', mi fa piacere che tu abbia compagni simpatici.
Clive (duro) Ah! No! Questo no!
Stanley - Cosa no?
Clive - Questo tuo tono di protezione. Non lo sopporto.
Stanley - Ma non ce l'ho, Clive.
Clive - Certo che ce l'hai e, proprio in questo momento.
Stanley - Sei ingiusto.
Clive (montandosi, con rabbia profonda) E invece si, si. "Mi fa tanto piacere, Clive, che tu abbia dei compagni simpatici. Anch'io ne avevo alla tua et". Non sono compagni di giuoco, sono persone che contano... contano per me.
Stanley - Ho forse detto che non lo sono? (Pamela uscendo dal bagno ascolta per un attimo la voce eccitata di Clive, poi entra in camera sua)
Clive (esasperato) Importanti! importante che esistano. Tutti coloro che le incontrano dovrebbero subirne l'influenza o almeno ricordarle con... grande emozione. Queste sono le persone che contano, capisci?
Stanley - (rattristato) Ho proprio paura di non capirti, Clive. (Breve pausa. Clive si calma e quando riprende a parlare il suo tono di voce pi freddo e pi di accusa)
Clive - E te ne vanti, anche.
Stanley - (andando in collera) Come, come?
Clive - Di non capirmi per niente, quasi come di una definizione di te stesso: "Io sono colui che non capisce". (La voce gli trema) Ti mai passato per la mente che io non capisca te? No, vero? Perch in questa casa sei tu addetto a capire... o meglio a non capire. Hai mai fatto uno sforzo per cercar di capire qualcuno?
Stanley - Sar meglio che tu vada a letto, Clive. (Per un attimo pare che Clive ubbidisca, poi)
Clive - Ci andr quando ne avr voglia. Capire! Credi che sia un dono che piove dal cielo? Una specie di scintilla che si accende automaticamente quando uno diventa padre?
Stanley - Sei ubriaco.
Clive - Gi, credi di potermi trattare come un bambino, ma non sai neppure trattare i bambini. I bambini sono una cosa seria, esseri a s, non una proiezione del padre, come non lo sono io. (D'un tratto si calma, assume il tono pacato di chi deve spiegare qualcosa di molto difficile, parla lentamente e il suo volto ha un'espressione di intensa sincerit. Siede) Io sono io... io. Tu pensi a me solo in funzione di ci che potrei diventare. Di ci che potrei fare di me. Ma io sono gi io, ad ogni respiro che faccio, ad ogni battito di ciglia. Sono il sapore di una castagna, di una fragola sulla mia lingua. Sono l'odore della mia pelle, sono gli alberi e i divani che vedo con i miei occhi. E tu avresti bisogno di diventare me e di vederli come li vedo io, ma lo scambio non possibile. Vedi che i sentimenti non ci uniscono, anzi ci dividono. Le parole non servono perch sono irreali. Viviamo staccati ognuno nella sua pelle, sentendo ogni cosa in modo diverso e ogni minuto per noi ha la stessa importanza. Si, sono ubriaco. colpa tua se sono ubriaco.
Stanley - Colpa mia?
Clive (perdendo coraggio) Tua e di tutto.
Stanley - Ma di che stai parlando?
Olive - Lascia perdere, non importa. Non cambia niente.
Stanley - Ma...
Clive (in uno sforzo -finale) Sto parlando di come ci si deve interessare agli individui che ci premono: non soltanto occupandoci il meglio possibile di loro o desiderando il loro bene; voglio dire che bisogna amarli per quel che sono... capisci? Il continuo rinnovarsi delle tue cellule, fa, o almeno dovrebbe fare, di te un essere sacro agli occhi di chi ha un autentico interesse per te. Questo molto pi importante del commercio del pesce o dei mobili. Ci che facciamo nella vita non conta proprio niente, rispetto a ci che tu sei, senti, provi un minuto dopo l'altro. Ecco perch la domanda "Che cosa vuoi diventare" assurda. Hai capito? (Lunga pausa)
Stanley - Be', ragazzo mio, ho qualcosa a cui pensare adesso. Che ne dici di continuare la discussione domattina? (Clive non risponde. Stanley va alla porta) Buonanotte, Clive... Ho detto buonanotte, Clive. (Clive continua a non rispondere. Stanley alza le spalle e lascia la stanza spegnendo le luci. Rimangono soltanto il riverbero del fuoco nel caminetto e la luce di una lampada. Sale lentamente le scale. Per un poco Clive rimane fermo, immerso nella depressione, poi si alza e va al divano, prende gli occhiali di Walter che erano sul tavolino e comincia a piangere disperatamente e quasi silenziosamente. Arrivato sul pianerottolo Stanley ha un momento di esitazione, conscio del suo fallimento. Scuote la testa e d'impulso torna gi) Non dimenticare di spegnere il fuoco... (Clive si sforza di riprendere il controllo, ma non vi riesce. Stanley gli si avvicina) Che c' ragazzo mio? Cos'hai? (Clive scuote la testa come a dire "No") Cosa c'? Andiamo, parla, fuori il rospo. Cos' accaduto... non vuoi dirmelo? stupido tacere con me. Dopo tutto sono tuo padre, sono qui per questo, (dive si ritira all'idea che il padre voglia prendergli un braccio) C' proprio qualcosa che non va, vero?
Clive (mormora) No...
Stanley - accaduto qualcosa.
Clive - No.
Stanley - Quando? (Clive continua a far segno di no con il capo) Mentre ero fuori? Si, vero, mentre ero fuori?
Clive - No!
Stanley - Ma che cosa? La mamma ti ha detto qualcosa? (Vede gli occhiali di Walter) C'entra Walter? Si! (Afferra gli occhiali mentre Clive si libera da lui e si allontana) cosi, cosi, vero? Cosa c' stato con Walter?
Clive (spaventato) Non so, non so.
Stanley - Cosa c' stato con Walter? Rispondimi! (Clive fugge verso la porta, poi cambia idea, la chiude, torna in mezzo alla stanza e si mette davanti al padre)
Clive (molto calmo) stata la mamma.
Stanley - Come?
Clive - Li, sul divano. Li ho visti. Quando sono entrato erano li. Le luci erano abbassate. Si stavano baciando. Baciando. Lei era mezzo-svestita e lui la baciava sulla bocca, sul petto... la baciava... (Stanley gli d uno schiaffo e Clive cade sul divano. Duro) E prima credo che le luci fossero spente. (Stanley lo fssa impietrito. Lascia cadere gli occhiali sulla poltrona) Ricompensa secondo i propri meriti?
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
La mattina dopo. Giornata fredda e piena di sole. Walter e Pamela stanno facendo la prima colazione. Pamela in vestaglia e sta leggendo il Sunday Times.
Pamela - Walter, cosa vuol dire "lascivo"?
Walter - Cosa hai detto?
Pamela - Lascivo. C' scritto qui.
Walter - Fammi vedere. (Prende il giornale) Dove sono i miei occhiali? (Li vede sulla poltrona dove li ha lasciati cadere Stanley la sera prima) Vediamo un po'... si, vuol dire... saggio.
Pamela - Che stupida,... avrei dovuto indovinarlo. Dovresti insegnar l'inglese, Walter.
Walter - Non oserei mai.
Pamela - Oh, saresti cento volte meglio di quel tipo che ci insegnava a scuola, che del resto era olandese. (Riprende il giornale) Questo l'unico settimanale che la mamma lascia entrare in casa. Bella ingiustizia! Tutti gli altri comprano i rotocalchi zeppi di fotografie sconce con delitti e roba un po' pi... (Entra Luise dalla cucina con un vassoio in mano. Walter si alza)
Luise - Buono?
Walter - Eccellente.
Luise - Siedi pure, caro. (Walter siede)
Pamela - Mamma, perch non compriamo mai i rotocalchi con quelle belle fotografie sexi?
Luise - (caricando sul vassoio i piatti sporchi) Perch sono volgari, perch danno una falsa visione della vita.
Pamela - Io non ci bado.
Luise - Io si. Dov' Clive?
Pamela - Non ancora sceso.
Luise - Siete insopportabili voi ragazzi: possibile che non possiate fare colazione tutti insieme? Dio solo sa se tardi! (Prende il vassoio) Pamela, sbrigati a vestirti se vuoi montare a cavallo. (Torna in cucina. Walter tiene la porta aperta perch passi)
Pamela - Sai montare a cavallo?
Walter - (risedendosi) No.
Pamela - lo sport pi bello del mondo. Che sport facevi in Germania?
Walter - Io?... camminavo.
Pamela - In comitiva coi calzoncini di pelle?
Walter - No, andavo per conto mio, preferivo.
Pamela - (impulsiva) Sei felice qui con noi? Felice davvero?
Walter - Certo.
Pamela - Chi ti piace di pi di noi?
Walter - Pamela.
Pamela - No, di' sul serio!
Walter - Mi piacete tutti, tu, tua Madre ...
Pamela - E Clive?
Walter - Certo anche Clive. Mi piace molto. Mi spiace soltanto che sia cosi infelice.
Pamela - Credi davvero che sia tanto infelice?
Walter - Credo di si.
Pamela - stato viziato da bambino, ecco cos'.
Walter - Viziato?
Pamela - Si... viziare qualcuno... rovinare.
Walter - Ah, viziato, ho capito.
Pamela - (con decisione, bevendo il caffelatte) Dovrebbe sposarsi, secondo me.
Walter - Alla sua et?!
Pamela - Per certe persone la cura migliore. Dovresti aiutarlo a trovare una ragazza.
Walter - Ha mai avuto delle amiche?
Pamela - (con vocetta affettata) Neppure delle conoscenze, caro mio. (Voce normale) Cio, si, una: una certa Peggy Ann, commessa in una tabaccheria nell'isola di Wigth dove allora stavamo. Portava sempre pantaloni di pelle di leopardo e certi enormi orecchini alla zingara. Clive raccontava che andavano sulla spiaggia a sbaciucchiarsi, ma sono convinta che erano tutte storie. Vedi che devi aiutarlo. Tu chiss quante ragazze conosci.
Walter - (divertito) Milioni! Che tipo di ragazza ci vuole secondo te?
Pamela - Una che lo prenda molto sul serio. In casa tutti gli stanno addosso, ma nessuno si cura veramente di lui. (Allegra) Clive passa il tempo a non farsi ascoltare.
Walter - Tua Madre , per Io ascolta.
Pamela - Apparentemente. D'altra parte non puoi pretendere che lo faccia. Le madri non ascoltano mai i figli: non usa.
Walter - La sai lunga!
Pamela - Si, certo. Povero Clive... si direbbe che lo tirano in balli soltanto per risolvere i loro battibecchi. (Domanda diretta) Mi sai dire perch litigano sempre?
Walter - Tutti litigano di tanto in tanto.
Pamela - Ma qui diverso. Si direbbe che pap e mamma non litighino mai per ci che... be' per la cosa per cui stanno litigando. Voglio dire che dietro le loro parole si sente che... insomma che la mamma in passato ha fatto questo o quello e che pap ha fatto questo o quello, non alludo a niente di particolare o di strano... (Tace confusa) Oh, Dio mio, il matrimonio un problema complicato, no?
Walter - (assumendo un tono scherzoso, ma un poco a disagio) Dovrai risolverlo soltanto fra qualche anno.
Pamela - (seguendo il suo pensiero) Voglio dire, chi il primo a cominciare? Capisci?
Walter - Pamela, per piacere...
Pamela - vero che la mamma lo tormenta con la cultura e prende a pretesto la musica o cose del genere per lasciarlo fuori, il che molto brutto, ma che non sia stato lui a farla rinunciare a tante cose, appena sposati? Sai, che non le permetteva nemmeno di andare a teatro e ai concerti, anche se lei moriva dalla voglia? Una volta butt un quadro comprato dalla mamma nella tromba delle scale: uno di quei quadri moderni a spigoli e cubi. (Illustrando con le mani) Forse si comportava cosi perch non essendo istruito, aveva sempre paura di passar per scemo... Povero pap... e povera mamma, anche. (Allegra) Sai che ti dico? Che se da grande i genitori non saranno la mia passione, non mi meraviglier. (Sul pianerottolo appare Stanley che scende le scale)
Walter - (con calore) Tua Madre una donna straordinaria, Pamela.
Pamela - Credo di si.
Walter - Non ne sei sicura?
Pamela - Di una persona che ti fa sentire un'idiota, si dice sempre che straordinaria. (Stanley entra nel soggiorno, ha l'aria stanca e preoccupata) Buongiorno, pap.
Stanley - (dandole un bacio) Buongiorno, cara. (Stanley fissa Walter con uno sguardo strano quasi con riluttanza, Walter si alza goffamente)
Walter - Buongiorno, signor Stanley.
Pamela - Cos'hai, pap, non ti senti bene? (Stanley la guarda, ma sembra non vederla, si siede lentamente a tavola; entra Luise dalla cucina con il grembiule legato alla vita)
Luise - Stanley?... (Entrando) Potresti almeno avvertirmi quando sei pronto! Walter, ti dispiacerebbe andare in cucina a prendere la colazione per mio marito?
Walter - (ansioso di rendersi utile) Volentieri. (Luise torna in cucina. Nervoso) Spero signor Harrington che il mal di testa le sia passato. (Va in cucina mentre Stanley fa col capo cenno di si. Evidentemente non ha voglia di parlare)
Pamela - Non ti sei messa la tua bella giacca nuova?
Stanley - No, oggi niente caccia.
Pamela - Esci a cavallo con me, allora.
Stanley - (chiuso in se stesso) No... oggi no... voglio star tranquillo...
Pamela - (maliziosamente) Stai invecchiando, pap. (Stanley la osserva)
Stanley - Possibile che tu non sappia legarti quel fiocco come si deve? Vieni qua. (Pamela abbassa la testa, Stanley le aggiusta il fiocco) Clive non sceso?
Pamela - Macch, ancora a letto quel pigrone! Ieri sera avete chiacchierato fino a tardi, vi ho sentiti da su. Anzi, per essere esatti, era solo Clive che parlava. (Stanley si irrigidisce ma Pamela non se ne accorge. Walter ricompare col vassoio)
Walter - La signora Luise chiede se vuole due uova.
Stanley - (pacato) Non voglio nulla.
Pamela - Pap, devi mangiare qualcosa.
Stanley - Sta buona, Pamela. (A Walter secco) Niente.
Walter - Va bene... (Torna in cucina mortificato)
Pamela - Sarebbe un cameriere perfetto, non trovi? (Versando il caff) Che effetto ti ha fatto sentire Clive che parlava con te da uomo a uomo? (Con brio) Doveva essere sbronzo.
Stanley - Perch dici cos?
Pamela - Perch se non lo fosse stato, non l'avrebbe mai fatto, o almeno non bene, si sarebbe innervosito. (Stanley le d un'occhiata dura) Perch tu pretendi sempre che risponda alle tue domande e questo gli d fastidio.
Stanley - Perch?
Pamela - Non so... forse perch non ama le domande. Sai che sogna di te?
Stanley - Clive?
Pamela - Si e spesso anche. Vuol dire che pensa molto a te. Dovresti esserne lusingato... per quanto il suo sogno non sia molto lusinghiero. (Racconta con drammatico crescendo) a letto sotto una montagna di coperte. Dalla finestra vede un giardino tutto bianco di neve. Il gelo cosi forte che i ramoscelli degli alberi scricchiolano. D'un tratto compari tu, avanzando lentamente sulla neve verso di lui... crach... crach... crach... poi scompari in casa e lui sente i tuoi passi sulle scale... e nel corridoio. Poi apri dolcemente la porta, entri e ti avvicini al letto per vedere se dorme. Mentre tu sei li, lui fa finta di dormire sodo, ma a volte comincia a tremare rovinando l'effetto. Poi cominci a togliere dal letto una per una tutte le coperte. Clive dice che saranno almeno dieci e che ad ogni coperta che togli, lui ha sempre pi freddo. Di solito si sveglia con tutte le coperte per terra. Hai mai sentito un sogno cosi stupido? Io gli ho detto che quado sente i tuoi passi sulle scale, deve aspettare che ti avvicini e saltare su come una molla gridandoti: "vai al diavolo!"
(Stanley ha ascoltato impassibile, ma con grande attenzione. Quando Luise rientra dalla cucina ancora seduto e assorto nel suo dramma interiore)
Luise - Pamela! sei ancora qui? Arriverai in ritardo. Quante volte ti ho detto che la mancanza di puntualit segno di cattiva educazione? (Entra Walter)
Pamela - Walter, saresti un cameriere perfetto!
Luise - (scandalizzata) Pamela! sono cose da dire?
Pamela - Ma, vero! Non lo vedi inchinarsi alle vecchie signore col pechinese?
Luise - Basta, Pamela, stai dicendo una grossa villania. Un cameriere! Non sai pensare a nulla di meglio per Walter? Mi basterebbe che tu riuscissi un giorno ad avere un decimo della sua cultura. (A Walter) E della sua educazione. (A Pamela) E ora su, svelta, vai a finire di vestirti. (Walter sale nella stanza da studio per prendere un libro) Il pacco coi panini pronto.
Pamela - Pap, mi presti la tua giacca rossa? Dimmi di si, pap!
Stanley - (pacato) Volentieri, ma ti star un po' grandina, non credi?
Pamela - Non importa... me la butto sulle spalle... Certo, su di me non far tanta figura.
Stanley - Divertiti.
Pamela - (confidenziale) Non dubitare.
Luise - E di' a Clive che se non scende subito, niente colazione. (Pamela sale e passando dall'ingresso prende la giacca e il frustino) Stanley, che fai li seduto? Non hai mangiato nulla. assurdo, devi buttar gi qualcosa. (Stanley la fissa) Cos'hai? Hai bevuto troppo ieri sera? (Stanley va alla porta a vetri) Stanley... (Stanley esce di scatto in giardino; Luise chiude e lo fissa stupita. Siede a tavola. Pamela arriva sul pianerottolo)
Pamela - Walter!
Walter - (esce dallo studio e viene sul pianerottolo) Eccomi.
Pamela - Sono stata molto villana poco fa?
Walter - Ma no, per carit. Effettivamente una volta a Berlino ho fatto il cameriere... ma mi hanno licenziato quasi subito.
Pamela - Perch?
Walter - Non ero abbastanza dignitoso, cosi dissero almeno.
Pamela - Che ridicolaggine! Sei l'uomo pi distinto che conosca! (Scompare e si sente che bussa con violenza alla porta di Clive) Clive! o chiunque tu sia, svegliati! Ali ai pie e corri al t! (Pamela ricompare con la giacca rossa di Stanley. Poco dopo appare Clive, in abito sportivo con la faccia alterata di uno che ha bevuto la sera prima e i capelli arruffati)
Clive (inchino all'orientale) Buongiorno.
Pamela - (entrando subito nello spirito dello scherzo, con un inchino) Salam. Mille volte benvenuto, dolce schiavetto, la vista del tuo esile corpo rallegra il mio sguardo! Danza per me, mio piccolo melograno. Rendimi pazza di desiderio!
Clive - Crepa! (A Walter) Buongiorno. (A Pamela) Dillo a lui.
Walter - Scusatemi, vado a studiare un po'... (Walter si ritira in camera. Clive lo segue con lo sguardo, poi si infila la giacca)
Clive - Dove sono gli altri?
Pamela - Gi. Sar bene che tu scenda. (Clive e-mette un brontolio e si avvia a scendere) Sei un po' verdognolo. Vuoi un po' di bicarbonato?
Clive - No, grazie.
Pamela - Allora, salam!
Clive - Salam. (Pamela corre in camera. Clive scende lentamente, entra in salotto con evidente riluttanza. Prende una sigaretta e la accende)
Luise - Hai dormito fino a tardi, forse ieri sera hai bevuto un po' troppo. (Clive non risponde) Vuoi due uova?
Clive - No, grazie. C' un po' di caff?
Luise - Be', cos' questa storia, prima tuo padre, adesso tu.
Clive - Dov' pap?
Luise - Fuori.
Clive (perplesso) Dove?
Luise - In giardino. Perch, non c'?
Clive (che sta guardando) Si, l, seduto sotto un albero.
Luise - Seduto? con questo freddo!? Senza cappotto!? Prender un malanno, digli di rientrare subito.
Clive - Forse preferisce star fuori.
Luise - Non dire sciocchezze, Clive. da matti star seduti fuori con questo freddo. (Andando verso la porta a vetri) Non capisco cosa diavolo crede di fare a star seduto li!
Clive (bruscamente) Lascialo in pace!
Luise - (sbalordita) Parli con me?
Clive (con -fermezza, quasi sorpreso del suo ardire) Lascialo in pace.
Luise - Clive sei sicuro di star bene?
Clive - Scusa... mi dispiace.
Luise - Direi... Sei un bel villano!
Clive (mormorando) Non si fa, vero?
Luise - Cos'hai stamattina? Non ti capisco. (Clive sorride a se stesso soddisfatto)
Clive (con accento francese) Votre Majest non si deve preoccupare. Non ha importanza, mia Imperatrice! (Tende la mano e Luise incerta e sconcertata dal tono canzonatorio di Clive, si lascia a malincuore baciare la mano. Si ode l'adagio della terza sinfonia di Brahms dalla stanza di Walter. Luise attira Clive a s e lo abbriaccia: un attimo di intensa intimit come nella prima scena)
Luise - Jou, Jou...
Clive - Maman!
Luise - Mon petit cosaque, mon petit... mon petit stupidino! (Con tenerezza lo tiene nella posizione di reverente omaggio ch'egli aveva assunto di fronte alla sua imperatrice, ma ora ben pi stretto a s. Clive volta le spalle al pubblico e cosi inclinato in avanti, Luise pu accarezzargli i capelli) Mi credi cosi sciocca da non capire cos' che non va? Credi che non abbia occhi?... Siamo un po' gelosi, eh? (Clive fa una mossa brusca, ma Luise continua a tenerlo stretto) Sai che nessuno conta pi di te, vero? (Clive annuisce ma si irrigidito e non ha pi voglia di continuare la conversazione) E allora? non ridicolo essere geloso? e di chi poi? di un povero ragazzo solo che non ha nessuno che si occupi di lui, solo in un paese straniero? Dovresti vergognarti, Jou-Jou. Ma non parliamone pi. Voglio che tu sia felice, sempre, lo sai? (Clive annuisce) Ora su. (Lo lascia andare) Vado a prepararti qualcosa. Vuoi un uovo?
Clive (sottovoce) Si, forse.
Luise - Coraggio, allora: finisci il caff che io vado in cucina. (Lo guarda con tenerezza e lo bacia in fronte) Sciocchino! (Esce)
Clive (fra s con un certo amaro disgusto) Sull'onda della comprensione!... (Si alza, fa per sparecchiare la tavola, poi d un'occhiata fuori e si precipita in cucina. Entra Stanley dal giardino. Si guarda attorno incerto, lo sguardo assente, l'atteggiamento distratto. Si ode ancora la sinfonia di Brahms. Clive lo osserva senza esser visto dalla porta della cucina. Poi improvvisamente esce di casa sbattendo la porta. Dopo un attimo Pamela entra nella stanza da studio vestita da cavallo con la giacchetta da caccia sul braccio. Si avvia per le scale con la cesta del pic-nic e il thermos, inciampa e cade sul pianerottolo in mezzo a un ridicolo ammasso di oggetti)
Pamela - Miseria ladra schifosa. (La musica cessa d'un tratto, Walter si precipita fuori spaventato dal rumore. Contemporaneamente sulla porta della cucina appare Luise)
Luise - (da gi) Pamela, che ti successo? Vuoi aiuto? Cos' stato questo fracasso?
Walter - Pamela che c'? Qua la mano... (L'aiuta premurosamente ad alzarsi) Ti sei fatta male?
Pamela - (seccata per la figura ridicola) Macch!
Walter - Che ti successo?
Pamela - Ho inciampato e sono caduta. Era inevitabile!
Luise - (correndo su) Pamela!
Pamela - Non niente... non ti agitare, mamma. Si direbbe che sono moribonda. (Toccandosi la testa) Ahi!
Walter - Vedi, hai picchiato la testa.
Pamela - Quando si cade, qualcosa bisogna picchiare, no? Normale.
Walter - Fammi vedere.
Pamela - No.
Luise - (arrivando sul pianerottolo) Tesoro, tutto bene?
Pamela - (fredda) Benissimo, grazie.
Walter - (preoccupato) caduta: guardi se si ferita la testa?
Pamela - Quante storie!
Luise - (leggermente altera) Grazie, Walter, ci penso io adesso. (A Pamela, esaminando la sua testa) Vediamo... andiamo su. Ti fa male? (Conduce la figlia nella stanza da studio)
Pamela - Nooo, non mi fa male.
Luise - Si direbbe che ti dispiaccia di non esserti fatta male. Che diavolo stavi facendo?
Pamela - Niente. Sono caduta. E quello stupido di Walter a raccattarmi come fossi un oggetto prezioso. E tenermi in quel modo.
Luise - (cauta) In che modo, tesoro?
Pamela - Be', cercava di sollevarmi come se fossi un neonato.
Luise - Voleva soltanto aiutarti, vero cara?
Pamela - (rabbiosa) Per me non che uno smorfioso.
Luise - Perch era preoccupato per te?
Pamela - Oh, mamma... per l'amor del cielo! non capisci proprio niente. Non vedi quant' poco dignitoso? mancanza di rispetto. Voglio dire che non c' nulla di male a tirar su da terra a quel modo un bambino di due anni e poi nemmeno, sarebbe ugualmente un'invadenza. Se i bambini di due anni potessero parlare, sai cosa direbbero? "Tieni a posto quelle tue sporche manacce!"
Luise - Sar meglio che tu vada a cavallo prima di combinare altri guai. Eccoti la giacca.
Pamela - Oh, oggi una giornata scalognata e scommetto che il cavallo si romper una gamba. (Escono dallo studio. Nella camera di Walter riprende la sinfonia di Brahms) Credi che abbia sentito?
Luise - Be' non hai proprio bisbigliato. (Scendono. Mentre la scena vuota il disco si ferma sulla stessa frase ripetendola pi volte, poi la puntina spinta avanti)
Pamela - (entrando nel soggiorno) Sono davvero la persona pi insopportabile del mondo, ma credo che sono le persone straordinarie a farti sentire cosi... sempre con un senso di colpa.
Luise - Lui ti d questa sensazione?
Pamela - Non proprio un senso di colpa, ma sai... come in quella pubblicit dei detergenti: "Credevo che il tuo grembiule fosse pulito finch non ho visto il tuo lavato con..." (Si mette in testa il berretto) Walter, cosi candido! Candido e bello... (Vivace) Non lo trovi bello, mamma?
Luise - (imbarazzata) Non ci ho mai pensato.
Pamela - proprio bello. Dovrebbe portare la redingote ed esser tisico.
Luise - Che sciocchezze.
Pamela - Perch? Esistono persone cosi.
Luise - (con improvvisa irritazione) Be', Walter ad ogni modo non cosi. evidentemente un ragazzo sereno e normale. Non proprio il caso che tu imbastisca romanzi su di lui e che lo consideri un essere tragico o comunque speciale.
Pamela - (con aria di superiorit) Si vede che non lo conosci bene. (Ma Luise non apprezza lo scherzo e sta invece facendo uno sforzo per controllarsi)
Luise - Se devi andare, deciditi e prendi un golf.
Pamela - Uffa!
Luise - Ma cara, fa freddo.
Pamela - Non vero.
Luise - Pam, fa molto freddo. Sii ragionevole.
Pamela - Mamma, morirei con un altro golf.
Luise - (le d uno schiaffo) Ubbidisci! (Esce rapidamente e va nella stanza da studio. Pamela, sorpresa, la segue con lo sguardo)
Pamela - (perplessa) Ciao.
Clive (dalla cucina) Pam, sei tu?
Pamela - Sto uscendo. (Clive entra con il piatto delle uova)
Clive - Buon divertimento.
Pamela - Dovresti venire con me.
Clive - Lo so, un po' d'aria fa bene.
Pamela - (affettata ed esageratamente allegra) Allora, tesoro, ciao. Hai bisogno di nulla in paese? Un barile di birra? Un taglio di stoffa?
Clive (imitandola) No, grazie bellezza. Prendimi i soliti giornali, per favore, la Gazzetta della caccia e quella della pesca.
Pamela - Okay.
Clive - E un po' di cera per i miei baffi.
Pamela - Ma certo, caro.
Clive - Pamela! Sai che sei un bel tipo!
Pamela - Addio, mio caro. (Esce dalla porta a vetri camminando affettata e mandandogli un bacio. Clive comincia a mangiare. Luise raccoglie le cose che Pamela ha sparso per la camera. Walter esce dalla sua stanza, vede Luise, sta per rientrare, poi cambia idea e va gi. Luise sale nella camera di Pamela)
Clive - Ciao.
Walter - Ciao.
Clive - Sai che una volta un giudice durante un processo per un copyright, ha chiesto: "Ma cosa sono esattamente questi Brahms...? (Walter sorride) Cos'ha il tuo grammofono?
Walter - Ah, gi, s'intacca. Credo che il tavolo non sia perfettamente pari.
Clive - Davvero? Verr dalla fabbrica di pap. Be' come va? Non bene, direi. Solo un malato o un degenerato starebbe ad ascoltare musica in una domenica come questa. Devi sapere che ogni inglese "bene" dedica queste ore allo sport. Restare in casa indice di decadenza.
Walter - Si, lo so. Anche da me, dove sono nato voglio dire, leggere era un reato.
Clive - Dovevate giocare all'aria aperta?
Walter - Si, ma in uniforme.
Clive (fiutando l'argomento scabroso) Tutti i bambini, credo, aspirano a diventare soldati.
Walter - Si. (Pausa) Ma in Inghilterra ai bambini non si insegna che bello essere soldati.
Clive - Tuo zio era convinto che lo fosse? (Walter non risponde. Leggermente) Be', dei genitori e dei precettori non c' mai da fidarsi. Sono mesi che te lo dico.
Walter - (sorridendo) Forse pretendiamo troppo da loro: in fondo gente come noi, soltanto pi vecchia.
Clive - Pi vecchi e pi protettivi.
Walter - Precisamente.
Clive - Perci niente affatto come noi. Sezione Potere Assoluto.
Walter - (maliziosamente) E tu credi di diventare un buon padre?
Clive - Perch no? Sono stato un bambino perfetto: esigevo tanto dai miei genitori che gli ho dato l'impressione di essere indispensabili.
Walter - Dovevi essere un ragazzino terribile.
Clive - Terribilmente banale. Collezione di francobolli e tutte le solite stupidaggini.
Walter - Mi spiace di non averti conosciuto allora.
Clive - Perch?
Walter - Sarebbe stato bello incontrarti quando ero piccolo.
Clive - A volte ho il dubbio che tu non lo sia mai stato. (Walter abbassa gli occhi, Clive prosegue in fretta) Sei cosi... come dire... cosi isolato. la tua caratteristica.
Walter - Ora non pi. (Clive lo fissa un istante, poi riprende quasi brusco)
Clive - Hai sempre desiderato di fare l'insegnante?
Walter - Oh, si. Da quando avevo quindici anni.
Clive - Incredibile! Magari sapessi anch'io cosa fare. So soltanto quello che non voglio fare. Per dir la verit non c' proprio niente che mi entusiasmi. Il guaio che se non dai tu stesso un senso alla vita, lo fanno gli altri per te... Credo che finir per diventare un buono a nulla, a meno che non mi arrivi un'ispirazione dall'alto.
Walter - Non credo. La vita ti attrae molto. Clive, scusami se ieri sera me ne sono andato.
Clive (secc) Lascia perdere.
Walter - Sei stato gentile a propormi di passare le vacanze con te. (Clive guarda altrove) So che qui non sei felice. Sarei fiero di avere la tua confidenza. Hai qualcosa da dirmi... ieri sera per esempio ho capito che volevi dirmi qualcosa. La vita solitaria una buona scuola, sai. Non credere che mi offenda...
Clive (brusco) Non parliamone pi. (Pausa, poi con indifferenza) Walter, non fraintendermi... ma sei proprio sicuro di aver fatto bene a lasciare la Germania per sempre?
Walter - Pensi che dovrei tornarci?
Clive - Credo che dovresti provare.
Walter - (stupito) Si direbbe che vuoi che me ne vada.
Clive (pacato) Infatti.
Walter - Perch? (Clive non risponde) Ieri sera non la pensavi cosi.
Clive (con improvvisa e disperata rabbia) Ieri sera!... ora voglio, voglio che tu te ne vada. (Modificando il tono delia voce con sforzo) Per il tuo bene. Soltanto per il tuo bene, te lo giuro. La tua infatuazione per noi quasi anormale. Non ti rendi conto che hai la fortuna di essere indipendente? perch non hai avuto una famiglia che i miei ti sembrano gli esseri pi straordinari del mondo.
Walter - Clive...
Clive - Perch devi sempre appoggiarti a qualcuno? una maledetta debolezza.
Walter - Non sai niente, tu.
Clive - In compenso vedo.
Walter - Cosa vedi, i miei genitori? Mio padre? Lo vedi nella sua uniforme nazista?
Clive - Avevi detto che erano morti.
Walter - No, sono vivi, sono tornati a Mulbach. Vivi. Lo zio non mai esistito.
Clive - Tuo padre era nazista?
Walter - E come! Era un pezzo grosso della citt. Tutti avevano paura di lui. Anch'io. Allo scoppio della guerra parti per il fronte e per sei anni non l'abbiamo pi visto. Torn ancora nazista. Oggi tutti dicono: "A me non piacevano, non li ho mai appoggiati." Mio padre no: "Ho sempre collaborato," diceva, "Hitler stato il genio pi grande dopo Bismark. Anche sconfitto il popolo tedesco il pi coraggioso d'Europa. Verr il giorno che vinceremo perch dobbiamo vincere..." Ogni sera mi faceva ripetere i vecchi slogan contro gli ebrei, contro i cattolici, contro i liberali; se ne dimenticavo uno mi picchiava: tanti sbagli, tanti colpi.
Clive - E tua Madre ?
Walter - Lo adorava, persino dopo aver scoperto...
Clive - Cosa?
Walter - Che durante la guerra, aveva... prestato servizio al campo di concentramento di Auschwitz... Uno degli ufficiali pi zelanti. Una volta mi disse quanti ne aveva... (Tace disperato. Con odio) Lo avrei ammazzato, ammazzato! E lei, mia Madre , lo adorava. Gli sorrideva, lo guardava, come se fosse un Dio. E quando lui mi picchiava lei... si voltava semplicemente dall'altra parte, capisci, come se si trattasse di una funzione sgradevole ma necessaria. Questa era mia Madre . (Riprendendosi) Vedi bene che so cosa vuol dire avere una famiglia, ma so anche quello che cerco. (Con tono strano) Una casa dove ogni tanto si possa respirare una boccata d'aria sana.
Clive - E credi di averla trovata qui, vero? (Walter non risponde) Ti illudi mio caro.
Walter - (in tono grave) Lascia che me accorga da solo.
Clive - Oh Dio, se quella terribile storia doveva farmi cambiare idea, niente da fare.
Walter - Non ci pensavo nemmeno.
Clive - Allora vattene. Vattene di qui.
Walter - Clive...
Clive - Fallo per me. Lo voglio.
Walter - Ma perch?
Clive - Perch... perch non me la sento di stare a vedere.
Walter - Non ti capisco.
Clive - Allora perch si, e basta. (Si volta. Luise esce dalla camera di Pamela e viene sul pianerottolo)
Luise - (chiamando da su) Walter... (Walter guarda interrogativamente Clive non volendo interrompere)
Clive (duro) Avanti, rispondile. tuo dovere, no?
Walter - (supplichevole) Clive...
Clive (voltandosi verso di lui quasi feroce) Rispondile! (Mentre Walter se ne sta indeciso, Clive si volta di nuovo ed esce quasi correndo dalla porta a vetri. Luise scende)
Luise - Walter...
Walter - (con voce flebile, seguendo Clive con lo sguardo) Eccomi, signora Luise.
Luise - (entrando nel soggiorno) Ah, eccoti qua. Solo soletto, mio caro? (Avvicinandosi al divano) Vieni qua a fare quattro chiacchiere. Non devi startene troppo appartato.
Walter - Non ero solo, c'era Clive. Se ne appena andato.
Luise - Andato, dove?
Walter - Non so... signora, sono un po' preoccupato per lui.
Luise - (sorridendo) Caro il mio Hibou, ti preoccupi per tutti, tu. Ma per Clive non proprio il caso. un tipico caso di gelosia, una gelosia antiquata. Del resto abbastanza normale, non trovi? Siamo stati sempre cosi uniti lui ed io.
Walter - (educatamente) Gi.
Luise - Nulla di serio Walter: un giorno capir tutto delle donne. Per il momento vorrebbe che nel mio cuore ci fosse posto soltanto per un ragazzo un po' sciocchino... (Con calore) Come se l'affetto si potesse razionare.
Walter - (con ammirazione) Una persona come lei, non pu certamente.
Luise - E neppure tu puoi, Walter. Sai, erano anni che non avevo momenti cosi belli come quello di ieri sera. Ho sentito che tra noi due potrebbe esserci un'amicizia veramente intensa... nonostante la differenza d'et.
Walter - Tra amici l'et non conta.
Luise - (con tenerezza) Anch'io lo voglio sperare.
Walter - Ma vero! Come in famiglia... non si pensa mai all'et, perch si invecchia tutti insieme.
Luise - Si. Mio caro... cos'hai?... Sei imbarazzato? (Walter scuote la testa) Non devi mai esserlo con me, Walter. (Walter sorride) Cosa pensi? Su, raccontami.
Walter - Certe cose si ingigantiscono a non parlarne.
Luise - Cerca di parlare. Voglio che provi.
Walter - (distogliendo lo sguardo da Luise) Mi chiedevo soltanto se lei...
Luise - (incoraggiandolo ansiosa) Continua.
Walter - (ancor pi sottovoce) Signora Luise, mi scusi: crede che sia possibile trovare una seconda Madre ? (Luise siede immobile. L'ansiosa attesa scompare dal suo volto e i tratti si induriscono mentre fissa Walter) L'ho offesa?
Luise - (sorride, triste) Ma no, affatto. Sono molto... commossa.
Walter - (commosso) Grazie. (Con slancio) Ecco perch sento di poter parlare con lei di Clive. Sono molto preoccupato per lui. Non felice e non credo si tratti di gelosia. C' qualcosa nel profondo del suo spirito che ribolle e cerca di venir fuori; come l'inizio di un terremoto. (Luise si alza)
Luise - (sempre pi distante) Via, mi pare che sei un po' troppo romantico.
Walter - (ostinato) No. Credo proprio che sia cosi. Non facile spiegare.
Luise - (acida) Apprezzo il tuo tentativo, ma sono convinta di conoscere i miei figli meglio di te.
Walter - (insistendo) Certamente, ma in Clive... c' qualcosa che mi fa paura... non so neanch'io perch...
Luise - (perdendo la calma) Per l'amor del cielo! (Walter si ritrae. Luise riprendendosi rapidamente) Volevo dire che tutto sommato, come dicevi anche tu, sei da poco tempo con noi: non lo scordare. (Dolcemente) Su, perch non mi suoni un po' di bella musica? (Walter imbarazzato, abbassa gli occhi di fronte al sorriso forzato di Luise e va in cucina. Luise rimane sola)
SCENA SECONDA
La stessa sera, dopo cena. La stanza di soggiorno vuota. Nello studio Walter fa ripetere a Pamela i verbi irregolari francesi. Sono seduti come il solito al tavolo da studio.
Pamela - Je meurs, tu meurs, il meurt, nous meu-rons...
Walter - No!
Pamela - Come no!?
Walter - Mou...
Pamela - Mourons... uffa! Ci mancavano proprio i verbi irregolari per chiudere questa giornata... una giornata schifosa, vero?
Walter - Si? Mi pare che stamattina hai fatto una bella cavalcata.
Pamela - Oh, che c'entra! Parlo dell'atmosfera che ho trovato rientrando, quella che mia Madre chiama l'aura. E Clive che non venuto n a colazione n a cena. Credi che sia scappato?
Walter - Credo che faremmo bene a continuare il nostro francese.
Pamela - La mamma era furibonda, stasera, vedendo che non tornava. Altra cosa strana: pensavo che se qualcuno doveva arrabbiarsi, doveva essere pap e invece non ha aperto bocca. Credi che Clive abbia avuto un'amnesia o qualcosa di simile?
Walter - Dimmi il futuro di mourir?
Pamela - Forse stato rapito? Pensa a pap che dovrebbe pagare il riscatto. Chiss se lo pagherebbe.
Walter - Clive sa badare a se stesso. Andiamo, Pamela, ti prego...
Pamela - Oh, basta col francese, sono stufa! domenica ed giorno di riposo.
Walter - Ieri volevi farti ebrea per poter riposare il sabato.
Pamela - Sabato non domenica. Oggi voglio farmi un bel bagno caldo e andare subito a letto a leggere. La settimana scorsa Mary mi ha dato un libro scientifico molto importante, e non ho ancora avuto il tempo di darvi un'occhiata.
Walter - Che tipo di scienza?
Pamela - Veramente una specie di racconto.
Walter - (arrendendosi) Ah.
Pamela - Ma puramente scientifico. Dice quello che accadrebbe se la terra venisse invasa da Venere. I suoi abitanti sono deliziosi! Alti tre metri e tutti coperti di gelatina blu.
Walter - Molto istruttivo! (Luise esce dalla sua camera, ha Varia preoccupata e tesa)
Luise - (chiama) Pamela... Pamela!
Pamela - Lo vedi, non si pu pi nemmeno fare un discorso serio senza essere interrotti dalle stupidaggini di questo mondo. (Luise entra nello studio, Walter si alza)
Luise - (alla figlia) Come vanno le ammaccature, cara? Ti ho aperto l'acqua del bagno.
Pamela - Clive tornato?
Luise - (stanca, ma con un resto di collera) No, non ancora. (Pi dolce) Su, vai a fare il bagno e non gingillarti. (Si avvia alla porta e solo allora mostra di notare la presenza di Walter che rimasto in piedi vicino al tavolo) Buona notte, Walter.
Walter - Buona notte, signora Luise. (Luise scende)
Pamela - (sussurrando) Che faccia! Ha bisogno di un whisky.
Walter - Sssst.
Pamela - Ti dico di si. Mamma prende sempre quell'aria quando non ha avuto la meglio in una discussione; lo fa per dimostrare che un'anima incompresa.
Walter - , preoccupata per Clive.
Pamela - Ma va'! Si direbbe che ancora un bambino da come lei lo tratta. (Dalla sua camera, maliziosamente) Spero che stia fuori tutta la notte e che metta incinte tutte le ragazze del paese!... (Affettata) E cosi, mio caro, far questo bagno. Oh, Dio! Siamo gi arrivati alla sera della domenica. Domani sveglia alle sette per prendere il treno di Londra. Maledetto luned. (Ritorna con la camicia da notte e la vestaglia) Non c' una religione che faccia festa il luned?
Walter - Si, la religione delle Ragazze Pigre.
Pamela - Brutto cattivo! - (Entra nel bagno. In quel momento si apre la porta d'ingresso ed entra Stanley che si toglie l'impermeabile)
Luise - (che ha sentito entrare qualcuno) Clive?... Ah, sei tu.
Stanley - Non ancora tornato?
Luise - No.
Stanley - In paese nessuno lo ha visto. Ho girato tutti i bar.
Luise - (amara) I bar, sempre i bar!
Stanley - Be', dove altro poteva andare? Lo sai che tuo figlio sta diventando un ubriacone.
Luise - Col tuo modo di comportarti faresti diventare alcoolizzato chiunque. Non si crederebbe mai che tuo figlio: lo tratti come un cane.
Stanley - Io?
Luise - Non hai la pi pallida idea di come prendere una persona sensibile. Al posto di Clive sarei fuggita di casa da quel di.
Stanley - (amaro) Ma grazie alla squisita delicatezza della sua sensibilissima Madre ...
Luise - Io lo capisco, mi sforzo almeno. Tu invece hai le fette di salame sugli occhi...
Stanley - Chiudi il becco!
Luise - Che carino!
Stanley - (l'angoscia si tramuta in collera) E cosa hai fatto di cosi straordinario per lui, si pu sapere? Te lo dir io: ne hai fatto un piccolo nevrastenico piagnucoloso. Un cocco di mamma, ecco cosa ne hai fatto!
Luise - (cercando di dominarsi) Non vero.
Stanley - E ti dir di pi: sta diventando strano, si, proprio balordo. Ieri sera parlava, parlava e io non capivo una parola.
Luise - (con superiorit) Non mi sorprende.
Stanley - Parlava come un pazzo.
Luise - Anche di questo ho colpa io? Occupandomi di lui, cosa che tu in tutti questi anni non ti sei degnato di fare, l'avrei fatto diventare matto?
Stanley - (disperato e aspro insieme) E quando ho cercato di avvicinarmi a lui, quando ho voluto insegnargli certe cose, che accadeva?
Luise - Quali cose?
Stanley - Non so... golf, nuoto, ora non ricordo. Chi diceva sempre: "Clive troppo delicato." "Clive non pu perdere tempo con questi stupidi giochi. Deve leggere."
Luise - Dunque facevo male a incoraggiarlo a leggere?
Stanley - Era anche figlio mio, oltre che tuo!
Luise - Gi. Cosa ti proponevi di fare per lui? Legarlo alla fabbrichetta di mobili di pessimo gusto per il resto dei suoi anni? Io non mi accontento di questo.
Stanley - (interrompendola) Era anche mio figlio, no?
Luise - Lo tuttora, mio caro.
Stanley - (duro) No... non pi. A questo ci hai pensato tu. (Luise guarda bruscamente da un'altra parte)
Luise - la cosa pi cattiva che tu mi abbia mai detto.
Stanley - Non volevo...
Luise - Invece si.
Stanley - (stanco della discussione) Non so pi cosa mi dico. tutto cosi complicato, perdio!
Luise - C' bisogno di bestemmiare?
Stanley - Non so... non so...
Luise - E allora basta, Stanley, non ce la faccio pi.
Stanley - (spento) Come?
Luise - Non vale la pena, Stanley. Non ero fatta per una vita cosi limitata. vero, a volte reagisco stranamente, dico cose che non penso, ma sono cosi amareggiata, cosi disincantata che vivo quasi in uno stato di sonnambulismo. Scusami, Stanley, ma proprio cosi: a momenti mi sento come soffocare da questa nebbia inglese. Caro mio, non sono e non diventer mai inglese, nonostante tutta la mia buona volont. Tua moglie una parigina, capisci, una vera parigina! con tutte le conseguenze che questo comporta, difetti compresi, leggerezza, irresponsabilit. Se ti ho deluso perch non sono mai riuscita ad acclimatarmi, a prendere sul serio questo tuo mondo di commerci e di affari. Capisci? (Stanley fa un gesto vago)
Stanley - (senza espressione) Cosa vuoi che faccia? Dimmelo tu. Vuoi il divorzio? (Pausa) Allora?
Luise - Oh!... tutto cosi ordinario!
Stanley - (stanco) Ma io sono un uomo ordinario!
Luise - Tu vuoi divorziare?
Stanley - (semplicemente) Sono troppo vecchio per ricominciare da capo.
Luise - Che finezza!
Stanley - Oh, per l'amor di Dio, la finezza... e poi c' Pam. Non sarebbe certo un bene per lei.
Luise - Noto che Clive non lo nomini neppure.
Stanley - Clive non pi un bambino. Anche se questo ti sconvolge, devi renderti conto che ha quasi vent'anni.
Luise - Sei tu che non te ne rendi conto.
Stanley - Non ricominciare, per carit.
Luise - E chi ha cominciato?
Stanley - (si alza furioso) Luise... (Dopo una breve pausa, con voce alterata, senza guardarla) Luise, credi che se ce ne andassimo, noi due soli, servirebbe a qualcosa? Potremmo tornare a Montecarlo... tu ed io. (Pamela esce dalla stanza da bagno e scende in vestaglia)
Luise - Sai benissimo che non posso soffrire quel posto.
Stanley - (cercando di controllarsi) Be', in un posto qualsiasi... (Entra Pamela)
Luise - Clive? Ah, sei tu Pamela.
Pamela - Clive non ancora tornato?
Luise - Non ti preoccupare, torner fra poco. Ora vai a letto e non leggere tanto.
Pamela - Buona notte. Buona notte, pap. (Lo bacia e se ne va di sopra, nello studio)
Stanley - Vale la pena di tentare, vero Luise?
Luise - Si, Stanley, vale la pena.
Pamela - (nello studio) Buona notte.
Walter - (nello studio) Dormi bene.
Pamela - Attento alle cimici. (Entra in camera. Luise tace un istante, poi parla con tono leggero, quasi seducente e sottomesso: ad ogni modo non calcolato)
Luise - Stanley, vorrei pregarti di un favore, una cosa piuttosto difficile.
Stanley - Cosa?
Luise - Si tratta di Pamela. Sento che riusciresti meglio di me.
Stanley - Pam?!
Luise - Veramente si tratta di Walter. Forse non ha una buona influenza su Pamela, che nell'et difficile. impressionabile, romantica... lunghe passeggiate al chiaro di luna... Insomma, credo che si sia presa una piccola cotta, niente di serio, le passer subito, ma la prima e naturalmente infelice. Stamattina ha fatto una piccola scena per esempio... il ragazzo un continentale e ovviamente gli piace farsi ammirare. Immagino che lui la lusinghi, le faccia i complimenti. Normalmente incoraggerei una cosa del genere, l'aiuterebbe ad acquistare una certa sicurezza, ma questa volta mi pare che l'abbia presa un po' troppo sul serio.
Stanley - Vuoi che le parli?
Luise - No, ci vuole un rimedio pi drastico. meglio che Walter se ne vada. Ci vorr molto tatto naturalmente, ma prima se ne andr e meglio sar.
Stanley - Capisco.
Luise - Deve essere nello studio. Vuoi che lo chiami? Io taglio la corda, ma tu sarai gentile... vero? (Entra Clive barcollando dalla porta a vetri. ubriaco ma come la sera precedente, perfettamente lucido) Clive!
Clive - Buona sera a tutti.
Stanley - Ti dispiacerebbe dirmi dove sei stato? Parlo a te. da mezzogiorno che sei fuori.
Clive - Come la marea. Ma si ritorna, vedi?
Stanley - Rispondimi!
Clive - Perch diavolo far sempre domande ovvie?
Stanley - Senti, ragazzo, sei stato a bere...
Luise - (calma) Perch non vai su, caro, a fare quello che ti ho detto?
Stanley - (a Luise) Va bene. Lascio alle tue cure materne il tuo sensibilissimo figlio. (Esce e sale. Arrivato su bussa alla porta di Walter e non ricevendo alcuna risposta, si avvicina indeciso alla porta dello studio)
Luise - (amara) Tuo padre ed io eravamo terribilmente in pensiero.
Clive (insolente) Mi sbaglio o c' qualcosa di nuovo nell'aria? "Tuo padre ed io"... com' commovente! nata una nuova formula morale: "Tuo padre ed io"... da quanto tempo non la sentivo! O si tratta solo di un nuovo patto...? Ad ogni modo mi rallegro! Ho sempre pensato che voi due dovevate sposarvi.
Luise - Sei ubriaco e disgustoso! Ti d qualcosa da mangiare e poi te ne vai a letto.
Clive (guardandola con freddezza) Tuo-padre-ed-io, ti porter la cena. (Luise va in cucina. La luce della stanza d fastidio a Clive che goffamente va a spegnere le luci. Rimane solo il chiarore della stufa accesa. Sprofonda nella poltrona e si copre gli occhi con le mani. Stanley entra nello studio)
Stanley - Sei occupato?
Walter - (5/ alza, come sempre innervosito dalla presenza di Stanley) Oh, no, stavo leggendo... Clive tornato?
Stanley - In questo momento... ubriaco. Tu non bevi, mi sembra.
Walter - Poco. Quasi mai.
Stanley - Fai bene. (Pausa) Mio figlio beve e molto, vero? (Walter tace) Perch beve? Tu sai che ci sia un motivo valido?
Walter - Non credo che ci sia mai un motivo valido per bere.
Stanley - Siediti. (Walter siede rigido. Stanley gli siede di fronte) Non hai una grande opinione di me, vero?
Walter - Signor Stanley...
Stanley - Perch non sono colto?
Walter - Ma no!
Stanley - Allora perch? Perch i miei figli parlano male di me?
Walter - Signor Stanley, la prego...
Stanley - Cosa ne sanno loro? Si dice che i genitori sono egoisti: non hanno niente dai figli. I giovani non pensano che a se stessi... ai problemi loro... come se nessun altro ne avesse mai avuti, no? Dovresti saperle queste cose, tu che insegni ai giovani.
Walter - (con dolcezza) Non credo che i giovani ce la facciano a risolvere da soli i loro problemi.
Stanley - (senza ascoltarlo) Credimi: i figli sono i pi grandi egoisti del mondo. Dunque lui beve. Sapevi che colpa mia? Cosi dicono. (Walter tace) Be', hai perso la lingua.
Walter - (a bassa voce) No.
Stanley - Te lo dir io perch beve. Per sopportare la mia presenza! Hai notato come in questa casa ci si riunisca il meno possibile? Tu hai paura di me?
Walter - (deciso) No.
Stanley - Strano! Mio figlio, si. Si dice anche questo. Cosa ne pensi?
Walter - Penso... che vero.
Stanley - (interdetto) Credi proprio?
Walter - (con difficolt) Secondo me Clive convinto che lei non gli vuole bene, ma che invece esige affetto da lui.
Stanley - Che stupidaggine!
Walter - Mi scusi, ma me lo ha chiesto.
Stanley - mio figlio! Come pu pensare una cosa simile?
Walter - Non gli piace trovarsi solo con lei perch ha la sensazione di stare davanti a un giudice. Quando lei lo guarda, gli par di leggere nei suoi occhi questo pensiero: "Che essere inutile!"
Stanley - E quando lui guarda me, cosa devo leggere nei suoi occhi? (Amaramente) Eh, ma il caso diverso! "Quant' ordinario mio padre!"
Walter - No... no!
Stanley - Ordinario! Quante volte l'ho letto!
Walter - (interrompendolo con premura) No! Si sbaglia sul conto di Clive. Vede, davanti a lei sente di dover come giustificare la sua vita, lo studio del greco, l'entusiasmo per un'opera. brutto che un ragazzo debba scusarsi per ci che vede e ci che sente.
Stanley - Scusarsi? E quando mai gli ho chiesto di scusarsi?
Walter - Non intendevo dir questo.
Stanley - E allora perch adoperi parole cosi assurde? Adesso capisco da chi ha preso Clive.
Walter - (serio) Suo figlio non ha mai accettato niente da me. Magari l'avesse fatto. Signore, suo figlio ha molto bisogno di aiuto: lo avr?
Stanley - Sa che pu sempre venire da me.
Walter - (alzando appena la voce) Ci verr? ci mai venuto?
Stanley - (assumendo un tono dignitoso) Se vuoi saperlo, proprio ieri sera abbiamo parlato a lungo, lui ed io. Non lo sapevi? (Pausa) A cosa pensi?
Walter - Sa, che lei assomiglia molto a Clive?
Stanley - (ironico) Gi. Nella cultura soprattutto.
Walter - Parlo sempre troppo.
Stanley - (si stringe nelle spalle, poi quasi parlando a se stesso) Chiss come accade? Ti fai una famiglia, lavori, fai progetti, poi, improvvisamente, ti guardi attorno e ti accorgi che non ritrovi pi nulla. Forse non c'era mai stato niente. Cos' del resto una famiglia? Bambini che hanno il tuo stesso sangue, tutto li. Perch dovrebbero amarti... tu naturalmente lo pretendi... ma sciocco, come pretendere che loro sappiamo ci che da piccoli rappresentavano per te. Non hanno l'obbligo di sapere e forse, a pensarci bene, non nemmeno naturale. Da nessuno puoi pretendere che capisca ci che rappresenta per gli altri. Non nell'ordine naturale delle cose. (Tace confuso. Quando riprende la sua voce ancora pi bassa) Non c' proprio niente, un maledetto niente. (Walter fa dei gesti come per cercare di comunicare con Stanley che non se ne accorge e continua a parlare -fissando nel vuoto) Ti sposi, vengono i figli, lavori per loro e vai avanti sperando che l'anno prossimo vada meglio... si, l'anno prossimo andr meglio. I ragazzi vanno alle elementari, all'universit... i calzoncini corti, poi quelli lunghi. Forse lui giocher a rugby a cricket, a qualcosa, a qualsiasi cosa... poi avr il suo primo flirt, porter la ragazza a casa o forse non dir niente a nessuno fino a... (Sincero) E invece niente, niente e adesso mi odia.
Walter - Ma no...
Stanley - (a Walter) Credi che non lo sappia? Ci vuole molta sensibilit per capirlo? Dimmelo, perch io di certe cose... (Di nuovo con amarezza) Sono sempre tanto occupato a far soldi. (Con violenza) Avanti, dimmelo. Le persone sensibili hanno sentimenti profondi, vero? Soffrono intensamente, loro.
Walter - Signor Stanley, senta...
Stanley - (violento) Non voglio sentir niente!
Walter - Voglia scusarmi... (Pausa. Walter esce sconvolto, sul pianerottolo esita un attimo, poi scende. Stanley rimane solo a fissare nel vuoto. Si alza e va alla finestra, poi ritorna a sedere nella poltrona lasciata libera da Walter, voltando la schiena al pubblico. Walter entra nel soggiorno dove Clive ancora abbandonato nella poltrona) Clive cos'hai? Perch te ne stai al buio? Ho parlato con tuo padre: convinto che tu lo odi. (Clive sembra non sentire) Clive... a-scoltami: i Faraoni d'Egitto erano di, tutto ci che facevano era giusto e tutto ci che dicevano era vero. Quando morivano gli mettevano una maschera d'oro. Devi cercare di perdonare ai tuoi genitori il fatto di essere persone comuni, soggette a sbagliare e a deludere l'adorazione che avevi per loro. Clive, perch hai sempre paura? forse perch non hai una ragazza? Come sei sciocco! Credi che l'esperienza sessuale cambi qualcosa? Ti faccia entrare in un mondo in cui tutto acquista per te maggiore importanza? Un tempo credevo anch'io che dopo sarei diventato un uomo e che mio padre non avrebbe pi osato toccarmi. Non sapevo esattamente come sarebbe accaduto... pensavo di dover sentire un gran dolore... come una bruciatura, ma che dopo mi sarei sentito forte e saggio. C'era una ragazza a Mulbach che lavorava nella drogheria della Madre . Una sera, che per scommessa avevo bevuto un po', mi arrampicai in camera sua dalla finestra. Rimasi con lei tutta la notte e mi sentivo davvero in paradiso. Nel mondo per me non esistevano pi che le sue braccia. Alla prima luce del mattino mi sentii trasformato per sempre. Poco dopo mi alzai, mi guardai attorno... ma la camera era esattamente quella di prima. Non capivo. Avrebbe dovuto essere immensa, piena d'aria, ma era piccola e soffocante e fuori pioveva. Ricordo di aver odiato il sapone che stava nel piattino esattamente come la sera precedente. Guardai la ragazza che s vestiva e pensai: "ora siamo indissolubilmente legati da un filo invisibile." Poi lei disse: "Sono le nove, devo scappare" e corse gi ad aprire il negozio. Allora andai a guardarmi allo specchio: i miei occhi almeno saranno diversi. (Ironicamente) Si, erano un po' rossi, ma sempre gli stessi: ero ancora un ragazzo. Pioveva ancora e i problemi del giorno prima stavano li ad aspettarmi. (Tace, posa la mano sul braccio di Clive) Il sesso in se stesso non proprio niente, credimi. come respirare. Diventa importante se c' qualcosa che non va, quando ne abbiamo paura. (Pausa) A cosa pensi? Parla, per favore, parla.
Clive (quasi sussurrando) Walter...
Walter - Si?...
Clive (sottovoce, la testa fra le spalle) Che c' in me che non va?
Walter - Niente, assolutamente niente.
Clive - Non m'ingannare.
Walter - Soltanto la tua testa non funziona, il tuo modo di considerare la cosa.
Clive (disperato) Cosa mi hanno fatto?
Walter - Clive, i tuoi genitori ti vogliono bene. Tutto ci che hanno fatto, lo hanno fatto per amore. Di questo sono sicuro.
Clive - Allora Iddio mi salvi dall'amore.
Walter - Non lo far... c' pi amore in te che in tutti gli uomini che ho incontrato.
Clive (scansando il braccio di Walter) Smettila...
Walter - Clive, amico mio, lascia che ti aiuti.
Clive - Piantala!
Walter - Come?
Clive - Compassione.
Walter - (gentile) Non ti compiango affatto, Clive e nemmeno tu devi compiangerti. Puoi metter fine a tutto ci e devi farlo. Devi andartene. Tu, non io. Ora sei troppo sottomesso alla famiglia. Non so come si dica, ma sei... (si aiuta con un gesto) come una farfalla infilzata.
Clive (con disgusto) Infilzata!
Walter - Gi e devi liberarti. Finito il trimestre a Oxford, non tornare qua. Vai dove vuoi, vai col tuo amico americano cantante, vai a lavorare in una fabbrica, fai qualsiasi cosa. Quel che conta che appena sarai fuori di qui, la gente comincer a farti capire chi sei. (Con tenerezza) Forse non sar piacevole, ma non badarci, perch devi sempre cercare la verit. (Clive scuote la testa) Pensi di non farcela, ma devi. Dov' la difficolt?... io saprei benissimo dirti ci che voglio.
Clive - Avanti, dillo.
Walter - Vivere in Inghilterra, insegnare; un giorno sposarmi, avere dei bambini e molti amici inglesi. A te ora: cosa vuoi? (Pausa)
Clive (debolmente) Qualcosa... non ne sono sicuro... ecco, forse fare una cosa che io solo posso fare. Vorrei innamorarmi di una sola donna al mondo, conoscere la dedizione reciproca e servire con assoluta convinzione una grande causa. (Con fervore) Voglio sentirmi impegnato.
Walter - E allora deciditi. Esci da questa prigione e disponi della tua vita senza perdere un minuto, se non t'importa chi sei. (Stanley lascia lo studio e scende) Abbi fede, perch senza fede la morte. Abbi fiducia in me per esempio. Ci vedremo spesso, ma di qui devi andartene. Dimmi che te ne andrai. (Entra Stanley senza esser visto)
Clive (annuendo col capo) Si, me ne andr.
Walter - Alle prossime vacanze.
Clive - Alle prossime vacanze.
Walter - Bene.
Clive - Che cretini! Si direbbe che non abbiamo altro da fare che cacciarci a turno da questa casa!
Walter - una prova d'amicizia. (D'un tratto si accende la luce centrale e Stanley ritto sulla soglia della porta)
Stanley - Clive, non faresti bene ad andare a letto?
Clive - Credo di si.
Walter - (con dolcezza) Ti senti tranquillo ora?
Clive - Si, grazie. (Clive esce, e va in camera sua. Walter fa il suo solito mezzo inchino e si avvia ad uscire, ma Stanley lo trattiene)
Stanley - (furioso) Chi diavolo credi di essere?
Walter - (interdetto) Come dice?
Stanley - Un parassita, ecco cosa sei.
Walter - Signor Stanley...
Stanley - (brutalmente) Basta con questo signor Stanley, basta con questa voce melliflua e i mezzi inchini. Hai appena avuto la faccia tosta di fare il protettivo con me, di dirmi cos' che non va in questa casa...
Walter - Aveva chiesto la mia opinione...
Stanley - Si, si e cos'altro ti avevo chiesto? Di fare di mio figlio una femminuccia?
Walter - Suo figlio un ragazzo intelligente e serio.
Stanley - un disgraziato, ecco cos'. E per colpa tua.
Walter - Colpa mia?
Stanley - (senza sapere quello che si dice) Si, tua, vostra, di voi ragazzi artistoidi! Siete stati voi che lo avete avvicinato a (urla i nomi come fossero insulti) Shakespeare, Beethoven... sempre loro e cosi suo padre non lo pu avvicinare. Chi vi ha dato il diritto di rubarmi mio figlio?
Walter - (con compassione) Pensi pure ci che vuole.
Stanley - Non sono cieco e neppure sordo. Ti ho sentito poco fa quando gli hai detto: "vattene di qui".
Walter - Gliel'ho detto infatti.
Stanley - Come osi? Chi te ne d il diritto... mentre sei in casa mia, alle mie dipendenze?
Walter - La mia amicizia per suo figlio.
Stanley - Ah, certo! E la tua amicizia per Pamela dove la metti?
Walter - Pamela?
Stanley - (con soddisfazione, stridulo) La tua padrona, mia moglie, mi ha incaricato di licenziarti, perch dice che hai una cattiva influenza su nostra figlia. (Breve pausa)
Walter - (incredulo) La signora Luise ha detto questo?
Stanley - Si.
Walter - Non vero, non vero affatto...
Stanley - (cauto) No, non lo credo neppure io. (Breve pausa. Walter guarda Stanley disperato e stupito)
Walter - Allora... perch?
Stanley - Non potrebbe essere perch hai cercato di andare a letto con mia moglie? (Walter reagisce violentemente. Stanley prosegue con tono pacato) Schifoso tedesco bastardo che non sei altro! (Il giovane sussulta come fosse stato schiaffeggiato) Tedeschi si nasce e tedeschi si muore: arraffate quel che volete e vi infischiate degli altri. (Walter sta rigido, la faccia voltata da un'altra parte e Stanley gli gira intorno come a una statua) E sei anche stupido. Credevi davvero che mia moglie avrebbe rischiato qualcosa per te? Oh, lo so, fa molto fine disprezzare il denaro, ma rinunciarvi un altro par di maniche. Be' chi rompe paga ed lei che ti manda i cocci. (Lunga pausa, poi Walter parla col tono calmo di una persona profondamente umiliata)
Walter - Davvero lei crede?... non possibile.
Stanley - Oh, si possibilissimo. Ho un testimone inappellabile: non indovini? (Walter lo guarda. Duro) Il tuo amico, il tuo caro amico.
Walter - (mormora) Clive?
Stanley - Certo e chi altri?
Walter - (non pu credere) Oh, no...
Stanley - Mi ha detto di avervi visto insieme... in questa stanza, ieri sera.
Walter - No... oh no, no.
Stanley - Lo sai cosa facciamo qui con gente come te? Ce la leviamo dai piedi. (Abbassando la voce) Far in modo che tu non riesca mai ad ottenere i documenti per la cittadinanza inglese. Scriver all'ufficio di immigrazione e racconter tutto sul tuo conto. Dir... vediamo... "Per quanto mi ripugni di reclamare su persone dietro le loro spalle, ritengo mio dovere, in questo caso, mettervi in guardia circa la moralit di questo giovane tedesco. Mentre era mio ospite ha cercato di circuire mia figlia che ha soltanto quattordici anni." Prova dopo a chiedere i documenti. Ti rispedirano al tuo paese e... (Entra Luise dalla cucina. Walter si volta dall'altra parte)
Luise - (a Stanley) Pensavo fossi di sopra... Walter cos'hai?
Stanley - Ho fatto quello che mi avevi detto.
Luise - Si, ma... come l'hai fatto? Immagino. (Posa il vassoio e si avvicina a Walter) stato molto duro, mon cher? Oh, povero piccolo Hibou... (Walter non la guarda) Ma capisci anche tu che meglio cosi, vero? Non il caso di prendersela tanto. (Walter improvvisamente le afferra le mani, inginocchiandosi in un atteggiamento di disperata implorazione)
Walter - Non lo fate... ve ne supplico... (Stanley si allontana rapidamente)
Luise - (cercando di liberarsi) Walter, ti prego...
Walter - No...
Luise - Walter, andiamo... alzati!
Walter - La supplico...
Luise - Alzati, hai capito?
Stanley - Troppo morboso per te mia cara?
Luise - (colpita dal tono canzonatorio di Stanley) Walter, smetti questi isterismi. (Walter si irrigidisce, Luise si modera) Via, alzati e non fare queste scene. (Walter si alza lentamente, lascia le mani di Luise e volge altrove lo sguardo) Mi dispiace di averti parlato cosi, ma te lo sei meritato. Mi hai molto delusa... la tua presenza in questa casa ha turbato entrambi i nostri figli e naturalmente non posso ammetterlo. Essi contano pi di chiunque altro per me, sono certa che puoi capire. (Nessuna risposta) Per la questione finanziaria, cercheremo di aiutarti. Un mese di stipendio in pi. Cosa ne dici, Stanley?
Stanley - Certo.
Luise - Ecco, vedi: uno stipendio in pi. Mi sembra abbastanza, no?
Walter - (con voce lontana, distaccata) Si...
Luise - Bene. (Notando la disperazione di Walter) Hibou, non fare quella faccia, rendi tutto pi difficile. (Pausa. Mentre Walter esce) Comunque basta con le scene isteriche e imbarazzanti... (A Stanley) Mi pare che hai condotto bene la faccenda. (Mentre Walter arriva al pianerettolo, vi appare Clive e vede Walter)
Clive - Walter...
Walter - No! (Walter lo allontana e corre in camera sbattendo la porta. Clive entra nel soggiorno)
Clive - Cosa c' stato con Walter?
Luise - un po' agitato... ti ho preparato la cena, mangia tesoro.
Clive - Perch agitato? Che cosa gli avete detto?
Luise - meglio non parlarne.
Clive - Tu, pap, ne vuoi parlare? (Stanley sta tremando vicino alla finestra) Pap, ti ho fatto una domanda, l'hai sentita?
Luise - Non essere impertinente. Ti pare il modo di parlare a tuo padre?
Clive - Gi, "tuo padre ed io", la nuova formula. Cosa avete fatto voi due a Walter? Vi sto facendo semplicemente una domanda. (Pausa)
Stanley - Se proprio vuoi saperlo, gli ho ripetuto quello che hai detto tu ieri sera di tua Madre e di lui.
Luise - Di me?
Stanley - Si, di te e del precettore di tua figlia... un bel quadretto, mia cara.
Luise - Cosa ti ha detto? Clive, cosa gli hai detto?
Stanley - Lascia perdere... non gli ho creduto.
Luise - Voglio sapere cosa ti ha detto.
Stanley - Ma che importa... quello che dice Clive non conta.
Clive - Allora, non mi hai creduto?
Stanley - Ti aspettavi davvero di esser creduto?
Clive - Perch dunque hai parlato a Walter come se ci avessi creduto? Perch lui cosi sconvolto? (Stanley non sa cosa rispondere, come giustificarsi e che atteggiamento prendere come padre. Quindi senza rispondere esce dalla stanza e scompare di sopra)
Clive - Dunque, mamma.
Luise - Jou-Jou... non puoi avere insinuato... orribile! Non puoi avere detto una cosa simile di tua Madre !
Clive - L'ho detta.
Luise - Ma perch?
Clive - Non lo so.
Luise - Jou-Jou!
Clive - Non lo so. Faccio cose orribili, che mi ricorder per tuta la vita, che mi faranno star male ogni volta che ci penser... e non so nemmeno perch le faccio.
Luise - Sei malato... devi esser malato.
Clive - Oh, no. Vuol dire che anch'io posso far del male, come tutti gli altri.
Luise - Ma quello che hai detto non vero.
Clive - Si, ho detto una bugia, ma sotto la bugia ho intuito che non era tutto falso. No, non parlare perch qualsiasi cosa tu dica suoner falsa. Non sai pi nemmeno tu cosa sia un sentimento autentico. L'unica cosa autentica ci che sta accadendo a mio padre!
Luise - Jou-Jou, tu stai male...
Clive - Si e tu ti preoccupi per me. Di turno le smancerie e le lusinghe.
Luise - Clive... mi fai paura. Perch sei cosi cattivo? Che ho fatto?
Clive - Non lo sai? Non lo vedi cosa hai fatto? Stanley Harrington non esiste pi: ce lo siamo fatto a pezzetti tu ed io.
Luise - Non ti capisco, davvero non ti capisco.
Clive - No... non capisci... Povero pap.
Luise - Clive, tu mi odi.
Clive - Si, odio. Non ti pare che basti? (Pausa) Non finir mai la guerra in questa casa?
Luise - Guerra?
Clive - La guerra che vi siete dichiarata il giorno del vostro matrimonio. La guerra della cultura e io servivo da munizione. "Facciamogli vedere quant' meschino!"... "Facciamola scendere dal suo piedistallo..." E io sempre in mezzo. Sono sicuro che non sempre stato un tiranno: lo hai fatto diventare tu cosi.
Luise - Basta. Hai passato tutti limiti. Tuo padre un po' sottosopra, ecco tutto.
Clive - E qual la ragione?
Luise - Per una cosa che gli ho chiesto di fare.
Clive - Che riguardava Walter, no? Cosa hai fatto a Walter?
Luise - Se vuoi saperlo... stato licenziato.
Clive - Mamma... no!
Luise - C' il suo motivo, stai tranquillo.
Clive - Ma non puoi licenziarlo. Non puoi... neppure tu... (D'un tratto disperato) Non pu andarsene di qui. (Luise lo guarda stupita)
Luise - (calma) L'ho fatto per Pamela. Cominciava ad avere su di lei pi influenza di quanto fosse desiderabile. (Pausa. Luise siede)
Clive - Capisco. (Dalla camera di Walter il terzo tempo della sinfonia di Mahler)
Luise - Evidentemente il ragazzo stato meno scosso di te dalla notizia. Faresti meglio a mangiare quello che hai davanti.
Clive (pratico) Cos' stato? Gelosia? Vergogna nel vederli insieme cosi innocentemente? O pi semplicemente un indegno desiderio di competere con tua figlia?
Luise - Come osi?
Clive - Cara mamma... a chi credi di farla? Conosco le tue regole: non dare mai la tua attenzione a un uomo quando altri gi lo fanno... non potrebbe pi accorgersi di quanto sei preziosa. E poi... cosi banale fare quello che fanno tutti... come andare a Montecarlo o innamorarsi! (Luise scoppia in lacrime. Desolato) Mamma! (Per un momento Luise singhiozza disperatamente. Molto addolorato) Sempre cosi... non ci si capisce... Perch non riusciamo a significare qualcosa gli uni per gli altri? Perch non riusciamo a sentirci nuovi ogni volta che entriamo in questa stanza? Perch una notte di sonno trascorsa sdraiati nel buio a dimenticarci di noi stessi, per poi tornare in vita, non basta a cambiarci e a darci nuove cose da vedere e anche da dire invece del solito "mangia l'uovo" o "sei in ritardo", del solito squallore. (Disperato) Mamma, voglio conoscerti... conoscere la tua perfezione... la tua verit... Capisci? In modo che tu possa cambiare anche me. (Luise siede immobile, non piange pi e non d segno di ascoltare. Clive le si inginocchia accanto e l'abbraccia con tenerezza disperata) Maman, maman cherie... (Per un momento Luise non reagisce, poi, d'un tratto, con un gesto di repulsione spinge Clive)
Luise - Lasciami!
Clive (perdendo l'equilibrio) Maman...
Luise - (rivoltandosi) Credi di poter fare soltanto tu domande cattive? E se te ne facessi qualcuna io? Dovresti essere contento che Walter se ne vada, invece non lo sei. Perch non lo sei? Vuoi che rimanga, vero? Lo desidero molto? Perch?
Clive (preso da panico) Maman...
Luise - (spietata) Perch? Hai raccontato a tuo padre cose orrende sul mio conto, orrende e false. Perch? Mi sai dire perch?... Perch, Clive? Perch di Walter e di me? Perch, perch, perch?
Clive (con un urlo) Mamma, stai uccidendo... (Luise tace d'improvviso e tende le braccia in un gesto di autentica protezione materna. Clive si copre il viso con le mani, come volesse evitare un colpo. Nel silenzio ambedue si accorgono di uno strano rumore: il disco di Walter continua a suonare la stessa frase musicale e nessuno sposta la puntina. Clive abbassa le mani. Un'espressione allarmata appare sul volto di Luise. Stanley va a bussare alla porta di Walter. Nessuna risposta. Stanley gira la maniglia e spinge con forza la porta che fa resistenza perch la giacca di Walter^ -ficcata sotto di essa. Stanley scompare per un attimo, ma riesce subito tossendo)
Stanley - Luise!
Luise - Stanley? (Corre su. Clive rimane immobile)
Stanley - (tornando nella camera) Chiama il dottore! (Stanley ferma il grammofono)
Luise - Cosa c'? Cos' successo?
Stanley - (dalla camera) Walter!... Il dottore... presto! (Luise ritorna gi tossendo per il gas. Clive uscito lentamente e si avvia al piano superiore mentre la Madre va al telefono)
Luise - Pronto... pronto... tre, quattro, due... urgente! (Stanley ricompare sul pianerottolo trascinando il corpo esanime di Walter che adagia per terra)
Stanley - (chino su Walter, rapido, intenso) Signore Iddio salvalo! Ti supplico, Signore, non potrei mai... (Clive appare sul pianerottolo e si inginocchia accanto al padre) Signore, ti supplico!
Clive - Walter! (Walter fa un lieve movimento)
Stanley - vivo! vivo!
Walter - Schon gut!... Mir fehlt nichts.
Stanley - (felice) Dio!... Dio!... (Svegliata dal rumore, Pamela esce dalla sua camera ed entra nello studio, semi addormentata accende la luce. Clive le si avicina rapidamente per impedirle di vedere la scena sul pianerottolo)
Pamela - Cos'? Cos'?
Clive - Niente. Niente, stai tranquilla. Walter caduto e si fatto un po' male. Proprio come te. Torna a letto, ora. (Affettuoso) Vai. (Pamela si lascia spingere in camera da Clive che richiude la porta. In un soffio) Dio, dacci... a tutti... la forza.
FINE
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