UNA CANDELA AL VENTO
Titolo originale: SVECA NA VETRU
Commedia in sei quadri
di ALEKSANDR ISAEVIC SOLZENITSYN
Traduzione di Pietro Zveteremich
PERSONAGGI
Maurice Craig, anziano professore di musica.
Tilia, sua terza moglie, vicina alla quarantina, ma d'aspetto quasi una ragazza.
Alda, figlia di primo letto, quasi coetanea di Tilia.
Joom, diciannove anni, figlio di Maurice e di Tilia.
Alex Coriel, nipote di Maurice, quarant'anni circa.
Philip Radagais, suo coetaneo, ricercatore cibernetico.
Annie Banige, giovane tecnica cibernetica.
Sinbar Atoulf, giovane medico cibernetico.
Terbolm, ricercatore cibernetico.
Kabimba, giovane africano, assistente del gruppo cibernetico.
Un generale
Zia Christina
Due laureandi
Un bambino
Una ragazza di laboratorio
Invitati a una festa
Commedia formattata da
QUADRO I
Una hall disadorna. Una porta a sinistra e un'altra a destra. Dietro: libera vista sull'oceano. Si scorgono barche a vela; talvolta passano motoscafi che trascinano bagnanti che fanno lo sci acquatico. Tutto reso accecante dal sole estivo. Un fornello a gas, un frigorifero. Sono appese e disposte qua e l varie stoviglie e una serie di tegami. Li vicino si trova anche la tavola da pranzo. Qui sta Maurice. alto, robusto, con una testa maestosa ormai quasi calva, con il pincenez e un grembiale indosso. Scaffali con dischi; presso un radiogrammofono aperto seduto Alex Coriel. La hall inondata dal gioioso rondeau del 2" concerto per pianoforte di Beethoven. Alex sottolinea con la sua mimica l'incalzante melodia fondamentale.
Maurice - Uno dei principali criteri del gusto umano il formaggio. Tu quale formaggio preferisci, Alex?
Alex - (ride allegramente, gesticola, ascolta). Non me ne intendo, zio; qualsiasi.
Maurice - Qualsiasi? No, sei davvero un selvaggio! (Gli si avvicina) Tu, forse... Alex. Zio Maurice! Ma perch a me piace la musica antica e quella moderna no? Tu come formuleresti la cosa: in che cosa differisce la musica del ventesimo secolo da quella dell'Ottocento?
Maurice - E tu magari non sai distinguere neanche il grado di macinatura del caff, quando lo bevi?
Alex - Perch, ha importanza?
Maurice - (ride, spegne la musica). No, no, sei un perfetto selvaggio!
Alex - (facendo un debole tentativo di riaccendere l'apparecchio). Zio, lasciami finire d'ascoltare.
Maurice - Ah, ma tutta roba sentita e risentita! D'accordo, se vuoi, ti regalo tutta la collezione. (Sbarrandogli definitivamente il passo) A quarant'anni devi ricominciare a vivere daccapo.
Alex - S. quanto mi accingo a fare.
Maurice - Ma da quale punto ti ci accingi? Comunque noto in te delle espressioni stravaganti. Tu e io dovremmo parlare, parlare senza fretta... Su, vieni a sederti. Adesso ti dar da mangiare per tutti i quindici anni!
Alex - Con il fronte, diciotto. (Si siede a tavola).
Maurice - Diciotto?!... Comincia intanto con l'anguilla, perch la costoletta deve cucinare lentamente, in modo che non si perdano i succhi.
Alex - Zio, parola d'onore, io mi sento imbarazzato! Per causa mia tutte queste faccende da donna...
Maurice - (affaccendandosi intorno alla tavola; in tono serio). Alex! proprio in questo triangolo: frigorifero-fornello-tavola da pranzo, che adesso consiste il mio modo preferito di passare il tempo. cominciato tanto tempo fa, da quando non mi fidavo di nessuno per farmi il caff, ma poi, a poco a poco, mi sono impadronito anche delle altre operazioni e adesso sovente faccio da mangiare per tutt'e tre. Una persona estranea non pu far da mangiare con amore. E qui ci vuole molto comprendonio, e dunque anche tatto. Nel novantacinque per cento dei casi le donne di casa non cucinano il cibo, ma lo rovinano, ponitelo a mente! E poi la faccenda resa ancor pi complicata dal fatto che i libri di cucina sono terribilmente indietro. Io sono abbonato al Messaggero gastronomico . una rivista fatta secondo i dettami della pi moderna medicina. Bene, gi che tu non ne capisci nulla, bevi ci che ti danno. Agli esordi della tua esistenza! (Beve) Ecco, prendi quest'insalata. Per, non riesco comunque a rassegnarmi al fatto che in tutti questi anni tu non mi abbia scritto nemmeno una volta.
Alex - E che cosa avrei dovuto scriverti, zio? E perch?
Maurice - (arrabbiandosi). Ma che diavolo! Che cosa vuol dire: perch? Magari soltanto perch ti aiutassi! Eri nei guai, no?
Alex - stato un errore giudiziario. Tutti gli indizi erano cos compatti contro di noi, che non avevamo le forze per smentirli. Il mio amico e io siamo stati arrestati subito dopo la guerra, quand'eravamo ancora sotto le armi, condannati a dieci anni e spediti nella Deserta Caledonia. E laggi ne abbiamo scontati nove su dieci. Ci rimaneva un anno quando hanno trovato il vero assassino. Ci hanno liberati, si sono scusati; ma chi ormai ci poteva restituire questi nove anni?
Maurice - Anni perduti!
Alex - No, non si possono definire perduti. una cosa piuttosto complessa. Forse erano persino necessari...
Maurice - Come sarebbe a dire: necessari ? Allora, secondo te, per un uomo sarebbe necessario finire in prigione? Maledizione a tutte le prigioni!
Alex - (sospira). No, non cos semplice. Ci sono dei momenti in cui io dico: benedetta te, prigione!
Maurice - Sce-mo!... Ah-ah! (Si alza e va al fornello) Ecco il momento giusto per mangiare la costoletta. Ecco, quand' succosa! (Serve la costoletta) Mettici i piselli. Ma soprattutto questa salsa, ecco. Ben pochi nel nostro continente possiedono il segreto di questa salsa. E io sono fra questi.
Alex - Zio Maurice! Non occorre. Io mi sto disabituando a mangiare tanto. La maggior parte di ci che mangiamo roba che inghiottiamo del tutto inutilmente.
Maurice - Gi, gi... (Lo serve) Vedo chiaramente spuntare in te i sintomi d'un cedimento cerebrale. Mangiare uno dei piaceri della vita e tu ti ci vai disabituando! E per te inutile! Credevo che davvero in carcere ti fossi fatto una scorta di pensieri sani. Ma sono deluso. (Gli versa da bere) Bevi! (Alex beve) E su, loda il vino, mascalzone!...
Alex - Molto delicato.
Maurice - Lo credo! E' un vino di Garf il Vecchio. Insomma, da quando ti hanno liberato sono gi passati cinque anni. Dove sei stato?
Alex - Sono rimasto laggi.
Maurice - In Caledonia?
Alex - H-mm. In una piccola casetta al limite dell'immenso deserto.
Maurice - Non avevi soldi per andartene?
Alex - Non soldi. (Pausa) Non avevo convinzioni per andarmene.
Maurice - E ancor oggi ti attieni a queste convinzioni?
Alex - S. Quasi.
Maurice - (fa un gesto vago). Non ci resisterai! Di fronte alla vita? Non ci resisterai! (Gli versa da bere) Ma comunque laggi c'era almeno... un villaggio?
Alex - S, un villaggio. Insegnavo nella scuola.
Maurice - Ma permetti! Ma di certo non c'era neanche il gas! N l'acqua corrente! N fogne!!
Alex - (ride). Macch gas! Ai margini del villaggio non c'era neanche l'elettricit!
Maurice - L'elet-tri-cit?! Ma questa l'et della pietra! Con che cosa facevi luce allora?
Alex - Con la candela.
Maurice - Roba da accecarsi!
Alex - E Platone aveva forse un accumulatore? E Mozart i duecento venti volt? Alla luce d'una candela, zio, il cuore si apre. Ma, quand'uscivo all'aperto, ecco il vento della steppa, il profumo delle erbe selvagge! Uh-uh-uh! E proprio quando non c' elettricit, se sul deserto sorge la luna, tutto l'universo invaso dalla luna! Ti ricordi almeno questo, zio, dei tempi della tua infanzia? Che voi qui sbattete le palpebre sotto i lampioni?...
Maurice - La luna? Ma quanti anni hai? Io t'invidio. (Entra di corsa Joom, che non guarda la scena, ma verso il mare).
Joom - Maur! Guarda: il nostro vicino non ancora riuscito a comprarsi la villa, ma gi in acqua sugli sci! E noi, la terza estate che passiamo qui e tu non sei in grado di farmi fare lo sci d'acqua, Maur!?
Maurice - (con ira). E' questo il modo di chiamare tuo padre, mascalzone?
Joom - (si accorge dello sconosciuto). Mi scuso, volevo dire, pap...
Maurice - E siccome sono tuo padre, mi puoi metter i piedi in testa? Non ti basta la barca? Non ti bastano gli acquaplani?
Joom - (con dignit). Io non cercavo un conflitto, pap! Ma onestamente t'informo: mi serve lo sci acquatico. Non nel tuo interesse costringermi a cercare i mezzi per conto mio.
Maurice - Ma che razza di mezzi? Ma dove li vai a prendere?
Joom - Li trover. Ma i miei studi potrebbero soffrirne. (Esce).
Maurice - (alle spalle di Joom). Se gi adesso si sente un martire, che ne sar poi?... Al diavolo, finch aveva sei anni mi pareva divertente che mi chiamasse Maur. E adesso non ti levi pi questo cappio dal collo. (E' turbato) E tu perch non dici nulla? Bisogna versare il caff. (Versa il caff) Ma tu hai soldi, Alex? Ti servono? Dillo francamente. (Si toglie il grembiale ed estrae il portafoglio) Centocinquanta, va bene?
Alex - No-no, zio, ne ho. E poi, a me basta assai poco.
Maurice - Ma come, non ti servono? Guarda come sei vestito.
Alex - E come? Toppe non ce ne sono.
Maurice - Lo sa il diavolo che razza di criteri hai tu!
Alex - Questo caff un vero piacere. Da cent'anni non ne bevevo cos.
Maurice - Ah-ah! Allora non sei un caso disperato. Ne vuoi un'altra tazza?... Il caff si deve comprarlo soltanto da Stilichon; e che lo macinino davanti a te.
Alex - Dimmi, zio Maurice... Tua figlia... dov'?
Maurice - Alda? Ma, non so; abita qui, nella nostra citt.
Alex - Che cosa fa?
Maurice - A esser sincero, non lo so.
Alex - E' cos tanto tempo che non vi vedete?
Maurice - N-no, perch? Recentemente al Conservatorio hanno festeggiato i miei settantanni, e lei venuta. Guardo e la vedo seduta in fondo alla tavola. Con un viso ispirato. L'ho presentata alla compagnia e tutti erano stupiti che avessi una figlia. Gi, ma non siamo riusciti a parlarci.
Alex - Sicch non vi vedete per nulla?
Maurice - No, lei veniva. Dopo la guerra. Dopo la morte di sua madre. Veniva e noi la vezzeggiavamo. Tilia la vede con piacere. Ma Alda che, in un certo senso... si tiene da parte.
Alex - Me la ricordo quand'era ancora una scolaretta: una ragazza di quindici anni cos graziosa e viva. Non hai una sua fotografia d quei tempi?
Maurice - S, dev'esserci anche di quei tempi; poi l'hanno fotografata anche alla mia festa. Ma aspetta, gli album sono qui, in villa, te li far vedere.
Alex - Mi piacerebbe molto trovarla. Ma non mi hanno dato l'indirizzo. Probabilmente non porta il tuo nome, no?
Maurice - Non c' neanche bisogno di dirlo. Portava il cognome del marito.
Alex - Hanno divorziato?...
Maurice - Dal primo. Poi ce n' stato un secondo.
Alex - Ah, cos... Sicch adesso?...
Maurice - No, adesso non sposata. In genere per hai ragione, una situazione anormale: non sapere dove stia e che cosa faccia la propria figlia... Non mi rendo conto neppur io come sia successo. Ma tu, se la trovi, portala qui, portala qui assolutamente!
Alex - Lei sognava di diventare una pianista. Non lo diventata?
Maurice - Non diventata nulla. Se pur in tutta la sua vita ha fatto qualcosa di ragionevole, stato soltanto di rispettare il codice stradale e soltanto per questo se l' scampata. Io, del resto, sono sempre stato contrario alla sua musica. Che cosa poteva darle la musica? Per lei io desideravo una stabile felicit familiare. Ma la felicit bisogna sapersela conquistare!
Alex - Voglio rintracciare anche la zia Christina. Dicono che sia in grande miseria.
Maurice - Effettivamente! Anche quella matta di Christina dev'essere ancora viva. Ma possibile che sia davvero ancora viva? Trovala, trovala e poi mi racconterai. Mi sono stancato di campare senza saper nulla dei miei parenti, sul serio. Meno male che sei spuntato tu! (In profondit s sente il rumore discontinuo d'un motore. La strada in alto e si vede la parte superiore d'una macchina color zaffiro che entra. La macchina si ferma di colpo con violenti scoppi e poi ammutolisce. Ne balza fuori, come proiettata, una donna agile e slanciata in tuta di viaggio; corre verso il cofano e vi picchia sopra con una chiave inglese). Tilia. Maledetta carretta! (Apre il cofano, guarda nel motore. Verso la scena) Pap! Sono affamata! C' della carne? Preparami qualcosa!
Maurice - Una costoletta? Tilia. O. K., una costoletta! (Agita una mano e grida) Jo-o-o-o-m! Vieni qui! (Tuffa il viso nella macchina. Ben presto accorre da lei Joom; si affaccendano insieme, imprecano, scaraventano via un attrezzo).
Maurice - (si precipita al fornello; cucina). Ecco anche Tilia. Lei di certo non ti riconoscer. Del resto, non vi siete quasi nemmeno mai visti.
Alex - Secondo me, soltanto nel Canyon Rosa, dopo la nascita di
Joom - Allora lei sperava ancora di tornare al balletto.
Maurice - Al balletto non c' tornata, ma danza anche adesso in spettacoli per amatori. Da poco ha preso la passione del giornalismo. In genere Tilia ha una personalit spiccata, sfaccettata. (Cucina la carne) S... Io mi sono sposato tre volte nella mia vita, Alex, e tutt'e tre le volte con ragazze diciottenni. Da vecchi una cosa che consola...
Tilia - (lasciando che Joom si occupi della macchina, entra nella hall in tuta da viaggio, con una grande chiave inglese in mano). Maur! Sarei pronta a mangiar subito un cinghiale arrosto! (Vedendo lo sconosciuto, si ferma. Alex si alza da tavola) Abbiamo ospiti?
Maurice - No, un parente. Tilia. Un parente? (Si avvicina) Scusate se mi presento cos... Ma chi ?
Maurice - Tuo nipote.
Tilia - Non ho nessun nipote cos grande e simpatico... Ma, giacche tu dici che mio nipote, bisogna almeno baciarsi, no? (Getta in terra la chiave inglese) Sono bisunta, sudicia: fa niente, nipotino? (Si baciano) Come sono contenta! Penso che il paparino non sar geloso se ti bacio un'altra volta? (Lo bacia) Ma, in fin dei conti, chi costui?
Maurice - Alex
Tilia - Alex?...
Maurice - Il figlio della mia defunta sorella Margarita.
Tilia - Ah, di Margarita?... E' la prima volta che ci vediamo?...
Alex - No, ci siamo visti nel Canyon Rosa, prima della guerra. (Maurice continua a cucinare).
Tilia - Ah, nel Canyon Rosa! Quel brillante studente, appena laureato all'universit, tante speranze d'oro, vero? (Gesti di gioia tempestosa) Ah, come sono contenta! Ah, come siamo contenti!! (Lo bacia. Parlando in fretta) Ma dove sei andato a finire? Dove ti sei cacciato? Perch non hai mai scritto? Racconta! (Si tira indietro) Vedi che razza di mulo sono diventata! Prima di pranzo in redazione; poi cento chilometri di strada con il caldo, soltanto perch i miei possano abitare qui e godersi l'oceano. Per strada il motore ha avuto un guasto, ci ho frugato dentro, mi sono ficcata sotto, a malapena sono riuscita ad arrivare sin qui. (Nel frattempo ha sbottonalo la tuta e ne sgusciata con un abito a tinte vivaci. Joom riuscito ad avviare il motore) Bravo Joom! (Getta verso la porta la tuta e la chiave inglese) Raccogli tu, ragazzo mio! (Passa davanti ad Alex) E allora, come mi trovi?
Alex - Siete affascinante!
Tilia - Ci mancava anche il voi ! E magari mi chiamerai pure ziuccia? Oppure nonnina? Soltanto tu e Tilia! (Passa davanti ad Alex) E quanti anni ho?
Alex - Presto trenta? (Joom parte con la macchina).
Tilia - (contenta, ride). Se non avessi un figlio! Ma io sono madre, Alex; lo capisci, sono madre! (Accanto al tavolino con il radiogrammofono) Ti piace questo tavolino? E' un incanto, vero?
Alex - Bello.
Tilia - L'abbiamo comprato da poco. Sessantacinque ducati. (Si lava le mani) Io sono madre e il problema d'un figlio di diciannove anni scava delle rughe sulla mia piccola fronte di raso.
Alex - Non mi sono accorto di nessuna ruga.
Tilia - Oh-oh! Ma io so nasconderle! E' tutto un sistema. Dormire all'aria aperta e al freddo, ginnastica regolare, frizioni, una vita di continuo moto! Per avere a qua-rant'anni il corpo d'una ragazza bisogna la-vo-ra-re! (La costoletta in tavola. Tilia si siede, comincia a mangiare svelta, con avidit, senza tuttavia interrompere la conversazione. Maurice serve in tavola. Tilia prosegue) Inoltre il mio motto questo: nessun medico e, quanto a medicine, soltanto le pi naturali e soltanto in dosi minime!
Alex - (animandosi). Questo lo posso capire! Questo l'approvo!
Tilia - Ecco, avevo sentito subito che noi due la pensiamo nello stesso modo! Sai, il pap lo curo io. Ecco, abbiamo questo... (balza su e porta un libro)... Manuale del medico pratico... Per una persona istruita che cosa pu esserci di meglio? E non affidarsi a quei grandi nomi indifferenti e prevenuti, ma chiarire da s la patogenesi, scegliersi la cura. Gi, il pap che cos'ha, per esempio? (Sfoglia il libro) Ecco, sindrome amenica. Vuol dire nervi malati. I sintomi sono i seguenti: oscillazioni degli affetti, inganni dei sensi. In che cosa consistono gli inganni dei sensi? E' geloso. Se tu non fossi mio nipote, per quei pochi baci gi l'avrei pagata cara. Qui dal nostro vicino arrivato un suo aspirante, un africano che si chiama Kabimba. Ebbene, si sono fatte insieme delle nuotate, semplicemente delle nuotate, che c' di male?
Maurice - (fermandola). Tili-Ti!
Tilia - Paparino! In te si fanno sentire i pregiudizi razziali! In che cosa peggio di te un africano? Il secolo ventesimo il secolo dell'eguaglianza delle nazioni... Comunque, noi seguiamo il nostro regime : al pap niente carne; a me, niente pasta, poco sale, pulizia regolare dello stomaco...
Maurice - Uno stomaco ingombro una cosa spaventosa!
Tilia - E' un orrore! Sicch, sia pure un purgante la sera; ma, in compenso, il cibo una gioia della vita! Ed ecco che il professor Craig nel pieno delle sue forze creative, mentre io...
Maurice - Be', per quanto mi concerne...
Tilia - Che cosa, per quanto ti concerne? Tu hai settant'anni e ancora non si sa quale sia la malattia che potrebbe farti morire.
Maurice - Il cuore...
Tilia - Questa autosuggestione! Sei alacre, sbrighi le faccende di casa, hai tutti i denti sani. Ah, Alex, recentemente hanno festeggiato Maurice: un piccolo banchetto da duemila ducati! Ospiti! Telegrammi! Da parte di musicisti! Di direttori d'orchestra!
Maurice - Mastica! Mastica!
Tilia - Tu sei ancora in grado di lavorare magnificamente, magnificamente! Va bene che hai lasciato le lezioni, ma proprio adesso devi scrivere un nuovo libro.
Maurice - Ma quale nuovo...
Tilia - Be', almeno una nuova edizione del vecchio!
Maurice - Tili-Ti, per far questo bisogna metterci delle idee nuove.
Tilia - E tu mettici delle idee nuove! Per non dire che la mia casa una bottega d'anticaglie, c' da impazzire anche solo per la vergogna d'andare in giro con questa carretta...
Maurice - Una Sedan sportiva dell'anno scorso...
Tilia - Un tipo assolutamente superato! Io brucio dalla voglia d'avere una cabriolet Super-88 color Spruzzi di Borgogna di trecentoquindici cavalli! Ma il paparino non ha abbastanza soldi!
Alex - Be', i soldi li troverete.
Tilia - Ma racconta un po' tu, racconta! Perch dobbiamo parlare sempre noi? Dove lavori? Quanto guadagni? Sei sposato? Hai figli?... I figli, i figli! (Sul viottolo passa di corsa Joom, folleggiando con una palla) Il ragazzo ha diciannove anni e comincia a giocare con le ragazze!
Maurice - Bei giochi quando poi bisogna pagare gli aborti.
Tilia - Ma tu non vorresti avere Mesia per nuora, no? Bisogna esser contenti che il piccolo abbia almeno del buon senso. (Joom ascolta, si avvicina) Per hai ragione, hai ragione! Bisogna farlo sposare, categoricamente! E con la pi semplice ragazza del popolo, e che non abbia tutta questa istruzione...
Maurice - (scatta). Che stupidaggini sono queste? Perch poi una ragazza del popolo?...
Joom - E che me ne faccio della sua cultura, ci cucino la minestra?
Tilia - Qui crepiamo senza un aiuto femminile! Non c' nessuno che sappia attaccare un bottone. Persino la farina da noi fa la muffa. Un po' per volta tu le insegnerai, le passerai il fornello e i tegami.
Joom - Ma perch discuti tanto, pap? Chi che deve sposarsi: tu od io? Mia madre una donna che vede lontano, che sa vivere.
Tilia - E cos avremo un'esistenza armonica. Lei girer per la casa con uno straccio e lever la polvere.
Maurice - (arrabbiandosi). Ma vi siete gi messi d'accordo? E' per questo che abbiamo allevato un figlio?
Tilia - Maur! Prendi il validol. Prendi il validol e non fare quegli occhiacci! Lo sai che non mi piace. Perch una nuora del popolo ti offende? Non senti forse che tutto il nostro secolo alita democrazia? Bisogna agire secondo lo spirito del secolo! Laggi, nella mia redazione, sento sempre qual lo spirito del secolo.
Alex - Quale redazione? (Joom corre via con la palla).
Tilia - Hai mai sentito nominare la rivista Algol ?
Alex - Politica?
Tilia - Ma, cos... una rassegna internazionale. (Salta in piedi: porta un paio di fascicoli sgargianti) Ecco!
Alex - Algol: cos si chiama Betta nella costellazione di Perseo, la stella del diavolo , no? (Prende le riviste, le sfoglia).
Tilia - Pu darsi, pu darsi che sia qualcosa del genere. Non che mi paghino tanto, ma io non lo faccio per i soldi; piuttosto lo sviluppo generale, la vita intellettuale...
Maurice - Tili non sarebbe capace di stare a casa, di fare le faccende. Si sentirebbe soffocare.
Tilia - Ci creperei!... Io amo la vita, Alex! Io amo la vita in tutte le sue manifestazioni! In fin dei conti viviamo a questo mondo una volta sola! Non ci si deve lasciar sfuggire nulla!
Alex - (continuando a sfogliare). Carta patinata, stampa a colori. E soltanto problemi esteri, a quanto pare?
Tilia - Ma s, quanto ai problemi interni da noi tutto in ordine; di che scrivere?! I problemi esteri invece s. Che cosa pubblichiamo? Una panoramica dei paesi d'oltre oceano, dei loro vizi economici, delle loro piaghe sociali. Prendiamo parte alle pi importanti campagne. Lottiamo per la pace, perch l'equilibrio delle forze sia sempre a nostro vantaggio...
Maurice - E soltanto grazie agli sforzi della loro rivista la pace sul pianeta ancora riesce a resistere.
Tilia - Quanta energia! Quanta arte! L'atmosfera sempre eccitata della redazione! Oggi un'intervista, domani una riunione, una correzione... Non ti immagini, Alex, come mi dia da fare e come non abbia mai tempo.
Alex - Mai tempo? E' il flagello dell'uomo moderno. Non hai tempo, uomo? Vuol dire che vivi in modo sbagliato! Smettila di vivere cos, altrimenti perirai!
Tilia - Bravo! Ben detto! Dove hai maturato questi pensieri?
Maurice - Come, dove? In prigione!
Tilia - Co-o-sa?
Maurice - Lui stato dieci anni in prigione. (Tilia come paralizzata).
Alex - E cos ho cominciato ad avere tempo per tutto e ancora me ne resta.
Maurice - Ma adesso pienamente riabilitato. E' stato un errore giudiziario.
Tilia - Ah, un errore! Ah, assolto! Meno male. Sia ringraziato Iddio, che non c'. Ma sai che ti dico, Alex? Io sono una persona che ama parlar franco e cos ti dico - offenditi pure se vuoi - che tu sei un terribile egoista!
Alex - Per quale motivo?
Tilia - Per il fatto che ci hai privato della possibilit di fare un'opera buona! Tu avevi bisogno d'aiuto e quanto volentieri noi... Oh-oh-oh!... (Accompagnato da Joom, sta salendo i gradini della terrazza Philip Ra-dagais, un uomo largo di spalle, abbronzato, che indossa un completo sportivo bianco).
Philip - (si ferma, senza vedere Maurice e Alex). Madame! Io vi prendo in parola! Avevate detto d'avere un fuoribordo inutilizzato. E io ho uno scafo. Associamo le due cose, e voi e la vostra prole potrete imparare con me lo sci acquatico. (Maurice si toglie il grembiale. Alex s alza in piedi con lo sguardo inchiodato su Philip).
Joom - Mamma! Che idea intelligente! Certamente!
Philip - Se non ci sono altre reazioni n altre domande, eccomi qui per prendere il motore. Mi sono stufato d'attaccarmi ai motoscafi degli altri. Solo che io (guarda l'orologio) ho il tempo limitato: diamoci sotto con il motore! Professore, scusate, non vi avevo visto! (Saluta Maurice, guarda esterrefatto Alex) Co-o-o-sa?
Alex - Phil!
Philip - Al! (Si precipitano l'uno verso l'altro e si abbracciano. Tilia si avvicina, molto interessata. Maurice smarrito) Da dove sbuchi? Dove sei stato?
Alex - E tu perch sei qui?
Philip - Io?! La mia villa qui accanto. Ma tu di dove vieni?
Alex - Questo mio zio.
Tilia - Signori! Come fate a conoscervi? (Gira intorno a loro, che non si sono ancora completamente sciolti dall'abbraccio).
Philip - Come facciamo a conoscerci? Ma noi ci conosciamo da quando il mondo esiste!
Alex - Siamo andati insieme a scuola. Abbiamo finito insieme l'universit. Insieme (non si accorge dei segni che gli fa Philip) siamo stati mandati al fronte e...
Philip - ... e l soltanto ci siamo separati!
Tilia - Sentite, straordinario! Anch'io sono un soldato! Anch'io sono stata al fronte. E voi, in quale settore?...
Alex - E, infine, insieme...
Philip - ... al fronte ho perduto di vista Alex e, da allora, lui non pi tornato nella nostra citt.
Joom - Allora, mamma, che facciamo col motore? Vado a prenderlo?
Tilia - Se mister Radagais promette d'insegnarti lo sci d'acqua...
Joom - Ma pure a te, mamma!
Tilia - Ho paura che per me sia tardi...
Philip - (con un gesto magnanimo). Voi siete fatta in modo perfetto! A voi riuscir, riuscir!
Tilia - Va' a prendere il motore! (Joom corre via).
Philip - Il mio aiuto? Le mie mani?
Tilia - Vi chiameremo. Prima devo cambiarmi.
Maurice - Allora com' questa storia? Vi conoscete gi da trent'ann?
Philip - Appunto!
Maurice - Bene, allora vi siete meritati di parlare anche senza di me. Poi, Alex, guarderemo insieme gli album. E domani io devo andare in citt, verrai con me, andremo nel mio studio e l farai incetta di dischi.
Alex - Grazie, zio. (Maurice si avvia verso destra, la sua andatura gi senile. Tilia lo raggiunge).
Tilia - (a bassa voce). Maur! Non sei stato troppo precipitoso a proposito del tuo studio?
Maurice - Perch?
Tilia - Be', in primo luogo, gli prometti i dischi. Dunque lo privi della possibilit di avere verso di noi un atteggiamento disinteressato. E poi: che cosa gli ha insegnato la prigione? Tu non lo sai. E tu hai l i manoscritti di Rachmaninov, scu...
Maurice - (alzando la voce). Ma tu come...
Tilia - Pss-ss! Proprio perch gli vogliamo bene, a maggior ragione non dobbiamo esporlo a queste tentazioni! (Maurice fa un gesto di noia, esce a destra. Tilia guarda i due amici, esce a sinistra. Gli amici cominciano a parlare pi forte. Alex per lo pi sta seduto; Philip passeggia).
Alex - Ma tu che fai? Della prigione non parli?
Philip - Sei matto? Nessuno ne sa nulla. L'ho sepolta e cancellata dalla mia vita!
Alex - Ma che c' da nascondere? Se sei risultato innocente...
Philip - Innocente! La prigione ti imprime un marchio nero! Chi anche solo una volta ha mangiato la sbobba del carcere!... .
Alex - Non lo so. Io non mi vergogno degli anni di carcere. Sono stati fruttiferi...
Philip - Fruttiferi? Ma come fai a dire cose simili? Se con delle cesoie cos, da fabbroferraio, ci hanno strappato dalla vita un pezzo di teneri nervi! di sangue scarlatto! di giovane carne! Io e te abbiamo spinto carriole alla cava di pietra, respirato polvere di rame; e intanto loro qui esponevano i propri bianchi corpi sulle spiagge davanti all'oceano! No, Al, tutto al contrario, bisogna recuperare! Con folle energia bisogna recuperare! (Agita il pugno) Bisogna strappare alla vita il doppio e il triplo! un nostro diritto! Io e te lo sappiamo: e basta! Dichiararlo? Nessuno capirebbe. Quando sono tornato nell'universit, sono rimasto a bocca aperta: gli ottusi, le mezze calzette, quelli che io e te non consideravamo neppure esseri umani, quelli che davano gli esami imparando a memoria i riassunti, adesso stavano in primo piano, erano diventati dei luminari! Tu credi che a un luminare occorra molto? Macch: puntare la fronte contro qualcosa e spingere! Ma che dirti! Elinodj il titolare della cattedra di oscillazioni!
Alex - (sbigottito). Elinodij?
Philip - S! E Irun Ziodor insegna equazioni di fisica matematica!
Alex - (meravigliato). I-run Zio-dor? Fisica matematica?!
Philip - (sghignazza). Gi! E cos giudica tu stesso. Cos da noi! Ma aspetta; io ho gi cominciato a dargli una strigliatina. Gli ho fatto vedere come bisogna lavorare! Non risparmio neanche me stesso, ma chi mi sta intorno deve sgobbare! uno sport divertente scottare gli arrivati che ormai campano di sola routine e farli saltar fuori dai nidi delle loro decrepite teorie!! (Sghignazza) Ma senti, e durante tutti questi cinque anni dopo l'assoluzione, dove sei stato?
Alex - Sempre laggi. In Caledonia.
Philip - Ossia... sarebbe per il fatto che... cercavi il significato della vita?
Alex - Se vuoi, era cos. (Ride) Nove anni non mi erano bastati: sono rimasto per finir di riflettere.
Philip - Gi--... Bene, e quanto guadagnavi? Che cosa facevi?
Alex - Insegnavo.
Philip - Ai ragazzini?
Alex - H-mm.
Philip - Non hai fatto altro che rovinarti.
Alex - In un primo tempo ero molto contento. Ma poi... Ho incominciato a capire che il mio insegnamento in parte era menzogna. Li rimpinzavo di teoremi, di schemi, di discorsi sul cosmo. Ma non gli insegnavo come opporsi alla crudelt e al calcolo che li aspettavano nella vita.
Philip - Senti, ricordi com'ero io prima della guerra? Un debole, una pappa molla, un filosofo da strapazzo... ti ricordi?
Alex - S.
Philip - Gi, e cos adesso sei tu!
Alex - (ride sommessamente). E, in secondo luogo, se devo esser franco, mi ero anche stancato. Ogni anno, paragrafi; e poi interrogare, e di nuovo paragrafi, e di nuovo interrogare uno per uno. Ti si seccano le cervella.
Philip - Ma non si pu tappare un vulcano con un tampone! Com' possibile che non ti sia rimasto nemmeno un po' di semplice amor proprio?!... E anche la moglie te la sei presa di questo genere?
Alex - No. La moglie era diversa.
Philip - Laggi? Ma chi hai potuto trovare laggi?
Alex - S, sarei stato un po' imbarazzato a portarla qui. Ma il problema caduto da s. Non pi mia moglie.
Philip - Bravo! L'hai piantata!
Alex - buffo dirlo, ma stata lei a lasciare me...
Philip - Lei? (Sghignazza rumorosamente e fa ampi gesti. Alex fa lo stesso) stata lei a lasciarti?! (Ridono ancor pi forte; Philip sussulta tutto, gesticola) No, senti, ma allora era una persona che sa ragionare! Ha fatto benissimo! (Un nuovo accesso di risa. Philip si terge le lacrime) stata lei a lasciarti! (Si cheta) Stupendo! E tu adesso dove stai?
Alex - Per ora in nessun posto. Sono appena arrivato.
Philip - E chi sei?
Alex - Per ora nessuno. Aspirante a un posto...
Philip - ... di maestro di scuola?! (Con furia) Al! Tu non sei ancora definitivamente perduto! Ascolta con attenzione: in questi cinque anni io qui ho rovesciato montagne! Io salgo in modo colossale, salgo in modo colossale! Ho scelto la biofisica. Una cosa assai nuova. Ho sostenuto la prima dissertazione; ho ottenuto - attraverso battaglie terribili! - l'istituzione presso l'universit d'un laboratorio di biocibernetica; esso si sviluppa e io ne sono il capo. Abbiamo gi avuto interessantissimi risultati! Fra alcuni mesi sar dottore in scienze e professore!
Alex - Phil! E tu ricordi com'ero io prima della guerra? Un uomo proiettile!
Philip - Ma s, come no! Per questo credo in te!
Alex - (tristemente). Adesso cos sei tu... Che cosa strana! Ci siamo letteralmente scambiati i caratteri. Ci siamo scambiati la concezione della vita.
Philip - Ma adesso tu ti getterai nella scienza come un leone, non ne dubito! Lavorerai con me. Ripeterai il mio cammino ancor pi rapidamente. Soltanto, piantala di ostentare qui a tutti il tuo carcere. Recentemente persino il rettore s' ricordato di te. Tutti saranno contenti che tu venga da noi. E chi non lo sar, si tiri da parte! Tu sei un formidabile matematico e il vento furioso della cibernetica ci soffia alle spalle e nelle vele! La nostra nave va con il vento in poppa! Prima che sia tardi, afferra la fune, issati a bordo, amico! (Gli protende le mani) La vita lotta!!
Alex - (non prende le mani, ma abbraccia Philip). Benissimo, amico, benissimo. Ti sono riconoscente. E sono ammirato che tu sia cresciuto cos. E quanto mi proponi naturalmente mi commuove: la nostra vecchia universit! La strada della gloria sotto le volte che hanno visto la nostra giovinezza... Ma se tu potessi rispondermi a una sola domanda... A una domanda... Perch?
Philip - Come sarebbe a dire perch ? Perch, in genere, la scienza?
Alex - S. Perch la scienza ?
Philip - Vuoi prendermi in giro? Dov' che vedi un problema qui? Verit elementari! E poi, innanzi tutto... una cosa diabolicamente interessante! un piacere sublime, possibile che tu...
Alex - E allora? Soltanto per se stessi? Per egoismo?
Philip - Ma tutte le ricchezze materiali create dall'umanit non sono state forse create attraverso la scienza?
Alex - Neanche questa una risposta. E poi, perch questa ricchezza? La ricchezza migliora forse l'uomo? Io non me ne sono accorto.
Philip - Be', non cavillare sulla parola! Ma s, non le ricchezze, ma tutti i beni materiali sul nostro pianeta, tutta la civilt, tutta la cultura, tutto stato creato dalla scienza, tutto!! Che c' qui da discutere?
Alex - C' da discutere sul fatto che, vantandoci di quanti beni produciamo tutti insieme, non rammentiamo mai quanto ci costi quest'attivit. La risposta tremenda: tutta l'intelligenza dell'umanit viene spesa fino in fondo per produrre questi beni! Tutte le nostre forze spirituali fino all'esaurimento! No, sbagliavo, ne rimane ancora una parte per schiacciarci a vicenda.
Philip - Ti sei appiccicato come una zecca. Ma in fin dei conti il ventesimo secolo senza la scienza non sarebbe il ventesimo secolo! Questa la sua anima!
Alex - O la sua mancanza d'anima?
Philip - Qui non c' da aver dubbi, ma da mettersi in ginocchio! Venerare la scienza!
Alex - Oh, grande scienza! . lo stesso che dire: Oh, noi, grandi intelletti!. O, pi esattamente: Oh, mio grande Io! . Gli uomini hanno adorato il fuoco, la luna, idoli di legno, ma ho paura che nemmeno adorare un idolo sia un atto cos basso come adorare se stessi.
Philip - Ma tu sei diventato un vero oscurantista laggi nel tuo deserto! E allora che cosa vuoi: che si adori Dio? Perch questa stupida discussione astratta: sviluppare o non sviluppare la scienza? Come se poi dipendesse da noi! come se ci chiedessimo se dobbiamo continuare a girare intorno al sole o fermarci a riposare. Non dipende da noi. Ma tu devi decidere di te stesso: trascinarti daccapo a insegnare il teorema di Pitagora o andare a fare il cameriere in un ristorante? Mi piace molto andare al ristorante, la mia distrazione prediletta, ma preferisco sedermi a tavola e non servire. Per la tua filosofia non ti daranno un soldo in nessun posto. Ma tu devi pur guadagnare qualcosa, no? L'intera citt soltanto di questo si occupa: di far ducati! L'intero paese soltanto di questo si occupa: di far ducati! Nulla di vivo esiste senza i ducati!
Alex - Ma possibile allora... che tutto sia per i ducati?
Philip - Assurdit! Noi viviamo della scienza, noi respiriamo scienza, ma se nel far questo i soldi escono da soli, e in grande abbondanza, una cosa pur piacevole, credimi! E del resto possibile che io ti debba dimostrare che la scienza la luce, e il senso, e l'interesse della vita per persone come noi? Con la staffetta che hanno gi tenuto in mano Newton, Maxwell, Einstein, correre lungo la seconda met del ventesimo secolo e, al suo limite, consegnarla al ventunesimo?
Alex - (a testa bassa). Philip! Ho la sensazione che a consegnarla noi non ce la faremo...
Philip - La guerra atomica? Un fenomeno che purtroppo non dipende dagli scienziati. A destra compare Maurice. Ha in mano un album aperto.
Alex - Da loro pi che da ogni altro!
Maurice - Alex! Ho trovato delle vecchie fotografie di tua mamma, di tuo padre e di te piccolo. A te non rimasto nulla, vero? Vieni qui quando avrai finito.
Alex - Ma che dici! Grazie, zio. E anche di Alda?
Maurice - strano, ma di Alda non ho trovato neanche una fotografia. Non riesco nemmeno a capire chi possa averle tolte dall'album. Erano pur qui. (Esce).
Philip - Senti, questa famiglia io quasi non la conosco, non nemmeno un mese che ci conosciamo. Ma di che si tratta? Lei (indica il punto di dov'era uscita Tilia) pi giovane di lui di trent'anni. Com' avvenuto?
Alex - Il mio zietto ha avuto la disgrazia - o, al contrario, la fortuna? - di innamorarsi troppo a lungo delle giovani. E cos questo s'... istituzionalizzato. Lo zietto era un luminare della musicologia; ha pure quartetti, sonate di sua composizione...
Philip - per questo che lo domando. Madame Tilia, tanto per usare un'espressione soldatesca, va letteralmente alla carica a baionetta in canna. Lo sa il demonio che razza di donna... E cos, Al (Io conduce fuori e gli indica qualcosa), ecco l la mia villetta. E tu non te ne andrai via di qui senza prima essere stato da me. E io ti terr sotto chiave finch non mi avrai rilasciato una dichiarazione scritta che lavorerai con me. Ci sono domande?
Alex - (ride piano). Ne parleremo, d'accordo... Ma tu... sei sposato?
Philip - (la sua voce perde ogni energia). Sposato... (Pausa) Ma, in un certo senso, non lo sono pi... (Pausa) Mi sono sposato con Nika due anni fa, lei studiava ancora. E si viveva cos bene, cos allegramente. stata lei a spingermi verso lo sport. E, a un tratto, s' ammalata. Qualcosa alla spina dorsale. E, malauguratamente, proprio quand'era incinta. S' dovuto sacrificare il bambino. Insomma, dapprima ci davano speranze che sarebbe guarita; gi si alzava dal letto. Poi sempre pi di rado, pi di rado. Adesso sta soltanto coricata. Sta coricata e mi guarda dalla finestra mentre mi diverto sul mare... La vedrai oggi. Bene, va' pure, galeotto, bandito fallito! (Gli d una spinta nella schiena).
Alex - Senti chi parla! (Esce a destra. Philip guarda l'orologio, si siede. Senza che egli la possa vedere, dalla propria porta esce silenziosamente Tilia in accappatoio. Si ferma, si guarda attorno. Slacciando la cintura dell'accappatoio, si ritira nella propria stanza e ne esce immediatamente in costume da bagno).
Tilia - (ad alta voce). Philip! Sono nuda!! Non voltatevi!
Philip - (trasalisce, si volta di scatto, si alza lentamente in piedi). Sentite!... (Tilia fa un gesto di pudica difesa, ma resta dov') Sentite!! (Muove a passi decisi verso di lei. Tilia retrocede in modo furtivo nella propria camera) Fino a quando mi...? (La segue nella camera, incalzando).
QUADRO II
Un piccolo boschetto, radi alberi, due o tre ceppale. Dietro: la strada, sulla quale di tanto in tanto passano, senza che li si oda in scena, autocarri, autofurgoni con rimorchio, autogr, scrapers, bulldozers, macchine varie per l'edilizia. Si alternano nubi e sole; gioco di dolce luce d'autunno. Alex e Alda camminano. Alex porta i loro mantelli. A differenza del precedente quadro, egli vestito persino con ricercatezza.
Alda - (spalancando le braccia). Che magnifico boschetto! Che bel sole! Che nuvole leggere! (Si toglie il cappello. I suoi capelli scuri sono sciolti) E qui davvero si respira! Sai, oggi per la prima volta dopo molto tempo non c' niente che mi opprima. Quasi niente...
Alex - E che cos' che ti opprime? Alda. Ho sempre come un timore che si prepari qualcosa di male nei miei confronti, che mi attenda una disgrazia... Come se volessero togliermi...
Alex - Ma che cosa si pu togliere a una persona che non ha nulla?
Alda - Oh, si pu sempre!... Ma oggi una giornata cos felice!... (Fa un girotondo. D'un tratto il violento colpo balistico d'un aereo che ha rotto la barriera del suono; e poi l'ululato dell'aereo. Alda trasalisce, getta un grido, si aggrappa a un tronco).
Alex - Ah, maledetti, quanto hanno stufato...
Alda - (ora completamente diversa, depressa, persino invecchiata, a malapena si regge in piedi). Bene, adesso hai visto come vive la zia Christina. Quella stamberga, il pavimento di terra, la stufa fa fumo, il tetto cola acqua... Si stenta perfino a credere che nel nostro secolo una persona... (Lacrime tremano nella sua voce).
Alex - (la osserva con ansia). S, lei vive eroicamente. Ma quei gatti: quanti ne ha? Nove, dieci? Un po' troppi.
Alda - Al, non lei che li raccoglie, sono loro che vanno da lei. E poi la gente le rifila i gatti torturati dai bambini: bruciati con il petrolio, con le zampette tagliate, con aghi nello stomaco... E lei ne ha compassione. Ti ricordi quel gattino che ha i movimenti sfasati: a volte casca, a volte contrae le zampe... (Si fa pensierosa) Soltanto quel gattino al mondo pi debole di me. Mi assomiglia molto... (Piange).
Alex - Alda! Aldina! Ma non si pu fare cos! Per ogni idea che ti passa in mente...
Alda - Ma possibile che anche tu vivessi cos nella tua Caledonia? (Invisibile, vicinissimo a loro, passa con fragore un treno elettrico locale. Alda si tappa le orecchie e rabbrividisce finch il treno non passato).
Alex - Io?! Molto meglio. vero, anche la mia casetta era d'argilla e, per passare dalla porta, dovevo piegarmi cos... (Fa vedere come) Ma dentro potevo stare perfettamente in piedi... (si raddrizza)... se stavo nel mezzo. (Ride. Alda comincia a sorridere) E c'erano due finestruzze dalla parte dove batteva il sole. No, comunque ci vivevo da re! Finch sono stato solo. Ma poi mi son preso una moglie. Era inquieta, si vergognava della nostra capanna! Ambiziosa, voleva che io fabbricassi palazzi con il tetto d'ardesia! E che guadagnassi di pi. E che la portassi in una grande citt, nei grandi magazzini.
Alda - Dimmi, Al... Oh, ma che cosa volevo chiederti? (In tono di sofferenza) Oh, ma che cosa volevo chiederti? Oh, come non mi piace quando mi succede questo, di smarrire i pensieri!... Be', adesso ci ripenser.
Alex - (carezzandole la fronte). Su, calmati. Ti torner in mente. Da s. Torner di sicuro.
Alda - Raccontami.
Alex - Ma ti ho gi raccontato. Dopo che mi hanno liberato, ero orientato a vivere in silenzio e con assoluta semplicit, a sposarmi con qualche essere primitivo, in cui per ci fosse una verit, una forza, un senso. Ma saltato fuori che nei nostri tempi tutte queste nature primitive pensano soltanto a strappare un boccone, a comperare e a distinguersi davanti ai vicini...
Alda - (con grande attenzione). Ma possibile che tu potessi sposarti senza amare?! (Alex scuote il capo) Anche tu!? Anche tu?? Come hai potuto?
Alex - Innanzi tutto, Aldina, laggi non c'era scelta.
Alda - E allora non ce n'era bisogno. Nessunissimo bisogno!... (Barcollando come sotto una fitta dolorosa) Non c' amore!... Nel nostro secolo non c' amore... Il matrimonio tutta una menzogna... Allora, quando lei ti ha lasciato, tu non hai fatto altro che... tirar fuori una sigaretta e metterti a fumare, vero?
Alex - Alda! Allora io ho capito che non potevo vivere cos, misurare ogni passo. Che cos'era questo? E che cosa avrebbe dato per la famiglia? e non ne avrebbero sofferto i familiari? Vezzeggiare qualcuno, curarsi di qualcuno, e che tutto ci determinasse la mia filosofa. Io vivo sulla terra una volta sola e voglio partire dalla pura verit. Mia moglie fece una buona cosa: si trov subito un altro marito che portava a casa dei bei soldi...
Alda - (tutt'a un tratto ricordando). S! Dimmi, Al, come mai secondo te non bisogna guadagnare troppo?
Alex - Dio te ne scampi!
Alda - Ma come fare, allora, per esempio, a vestirsi alla moda?
Alex - E perch alla moda? Per assomigliare a tutti gli altri, come i pezzi d'uno stesso nastro? Gli uomini sono stati creati diversi , e perch allora costringersi in uno schema?
Alda - Be', tu stai dicendo delle cose assurde... Semplicemente ti sei staccato dalla vita e non capisci. Come si fa ad andare in giro come uno spaventapasseri diverso da tutti gli altri?
Alex - Ma se vi inventano sempre nuove mode soltanto perch corriate dietro ai guadagni e non riusciate a pensare a nient'altro!
Alda - Be', e non si dovrebbero rinnovare i vestiti? Cambiare le scarpe?
Alex - Le scarpe? Bisogna portarle finch le suole non sono finite. logico.
Alda - (ride). Tu sei diventato matto, sei un anormale. E anche i mobili si devono cambiare, adesso c' un altro stile...
Alex - I mobili, poi, perch? Finch stanno in piedi, perch cambiarli? spaventoso, Alda, gli stessi ragionamenti li sentivo da mia moglie. (Di nuovo un sonoro boato e l'urlo d'un aereo. Alda trasalisce, si rannicchia in se stessa) Perch dare gli anni migliori, le migliori energie per i soldi e subito buttar via i soldi per delle sciocchezze?
Alda - (depressa). Maledetti ducati! Com' estenuante guadagnarseli! Questo controllo senza fine dei televisori mi fa persino confondere gli occhi. Non posso pi vederli i televisori!
Alex - E io non ho pi visto televisori per quindici anni e non posso neanche guardarli. Dove prima le anime entravano in comunicazione, adesso... (Vicinissimo, soffocando la sua voce, passa con fragore il treno elettrico. Alda si tappa le orecchie).
Alda - Ma io non so trovarmi nessun altro lavoro. Mi disprezzo talmente per questa vita sconclusionata. Ho studiato anche la musica e le lingue straniere, ma non ho studiato niente fino in fondo.
Alex - Ma quando, la settimana scorsa, ti sei messa al pianoforte nello studio di tuo pap...
Alda - Ah, ma ti pare che fosse un vero modo di suonare quello!... (Si rattrista) Io non posso suonare cos, tanto per suonare. Devo suonare per qualcuno. Vuoi che suoni per te?
Alex - S che lo voglio!
Alda - In ogni caso bisogna avere un proprio strumento a casa e suonare per quattro ore al giorno.
Alex - Non capisco lo zio
Maurice - Ha una figlia musicista nata, come lui! E lui...
Alda - Il pap aveva appunto intenzione di comprarmi un piano. Poi ha incontrato varie volte la mamma e allora ha promesso...
Alex - ... e cos non soltanto non ti ha aiutata, ma ti ha allontanata dal Conservatorio!
Alda - Io per prima non volevo andarci, Al!
Alex - Perch?
Alda - Per non compromettere il pap. Con il fatto d'esserci anch'io... E pure lui del resto aveva molta paura di quell'ambiente per me. Di quella gente che cos nobile nel recitare la propria parte. Insomma, andata cos. (China il capo. Pausa. Alex la guarda con ansia) No, non parlare, il pap bravo, molto bravo.
Alex - Quando ha i suoi slanci una persona stupenda.
Alda - (s'illumina). vero? Ma s che vero! Certo, la mamma l'ha offesa in modo crudele, ma anche la mamma diceva sempre che lui un grand'uomo, un uomo straordinario.
Alex - E la zia Christina? Non darle un soldo in vent'anni? Glielo dir io! E neanche per avarizia, ma per uno stato di beata tranquillit: quando non si vuole muovere un dito! Te, non ti vede per anni e se ne sta tranquillo!
Alda - Qui hai torto! Sono io! Sono io che non andavo da lui. Adesso successo cos: che tu m'hai portata da lui, ma in genere perch creargli una doppia vita? Ricordargli con la mia persona il passato?... Io non sono pi stata da lui per molto tempo; soltanto quando ho saputo dei festeggiamenti ci sono andata di nascosto. Mi sono seduta nel punto pi lontano; speravo che non mi notassero e godevo di come gli rendevano onore. I suoi attuali allievi hanno firmato tutti su un barilotto e l'hanno messo proprio sulla tavola. E poi hanno mesciuto il vino con una gottazza dal manico lu-u-ungo! (Ride, assai animata).
Alex - (le ravvia i capelli sulla fronte). Adesso ti riconosco! Adesso assomigli a quella graziosa ragazzina-scolara che avevo conosciuto prima della guerra. (Alda lo guarda con fare da monella) Se tu fossi sempre cos!
Alda - Se fosse sempre una giornata cos felice!
Alex - Non hai pi nessuna fotografia di quei tempi?
Alda - Io non ne ho, ma il pap dovrebbe averne. Non te le ha mostrate?
Alex - (in modo distratto). Ah?... Lui?... Allora quella ragazza di prima della guerra mi rimase cos impressa, che al fronte e nei primi anni di prigione ti ricordavo molto spesso. Avrei persino voluto scriverti.
Alda - E perch non hai scritto? Nemmeno una volta.
Alex - Dal fronte? Eri ancora troppo ragazza. Dalla deserta Caledonia? Quando avevo dieci anni da scontare?
Alda - E, invece, se m'avessi scritto, forse la mia vita avrebbe potuto prendere una piega diversa. (// boato del muro del suono. L'urlo dell'areo. Alda trasalisce, singhiozza) Ma che cos' questo? Ma che cos' questo?... (Si lascia cadere a terra).
Alex - Alda! Alda! (Si china accanto a lei, la trattiene per le spalle. Alda singhiozza in modo straziante, inconsolabile).
Alda - Perch una vita cos crudele, Al?... Perch vivere in una vita simile?...
Alex - (abbracciandola, con voce misurata e lenta). No, non si pu cos. Cos resisterai per molto. Credevo che almeno questa giornata l'avresti passata sorridendo! (Alda singhiozza) Dunque, senti, cara. Nel laboratorio di biocibernetica, dove ora lavoro con quel mio amico, per una felice circostanza proprio adesso tutto pronto per fare ci che ti occorre: d'una persona fragile, farne una inflessibile. Mi ascolti? (Alda tace) Darle un carattere stabile, incapace di deprimersi; darle l'imperturbabilit spirituale. Tu non sei malata, tu non hai bisogno di cure nel senso abituale, ma sei troppo ricettiva, vulnerabile. Bisogna aiutarti a vivere. Io sto gi penetrando in questa tecnica e posso giudicare. (Alda solleva il capo, ascolta) Sorellina mia, non vuoi che proviamo? Su, dammi la mano! Per te! Affinch un tranquillo sorriso non lasci pi il tuo volto. Hai sofferto abbastanza, no? (Alda sorride debolmente).
QUADRO III
Un laboratorio. Tre porte, una grande finestra. Presso alcuni apparecchi in funzione, una scrivania. Un cassetto aperto e, da due lati, vi si chinano sopra il Primo e il Secondo Laureando, entrambi in camice scuro. Il Primo zufola il ritmo d'un ballo moderno e fa sussultare il corpo. La luce elettrica accesa. La giornata grigia.
Secondo laureando - Ma dovrai pensare alla qualit.
Primo laureando - Costa due pedine. (Fa una mossa nel cassetto).
Secondo laureando - Una? (Fa la sua mossa).
Primo laureando - No, due! (Fa un'altra mossa. Sentendo un rumore, chiudono fulmineamente il cassetto e si chinano sulla scrivania. Dalla porta centrale entra Annie. piccola di statura, paffuta, chiara, con gesti decisi). Annie (severamente). A che cosa siete intenti, giovanotti?
Primo laureando - Prendiamo i punti, miss Banige.
Annie - E quali curve otteniamo?
Secondo laureando - Ecco, prego. (Le passa un grande foglio che stava sulla scrivania).
Annie - (guarda). Perch il parametro previsto soltanto per due significati?
Secondo laureando - E quanti dovrebbero essere?
Annie - Almeno quattro. Per noi importante avere una famiglia di curve. Aggiungere le mancanti. (Restituisce il foglio. Va verso la porta di sinistra, la apre, grida nell'interno) Kabimba!
Secondo laureando - uscito, miss Banige. (Annie esce dalla porta centrale). Primo laureando (accompagnandola con uno sguardo ammirato). Lo sai, io comunque non mi ri-fiu-te-rei!
Secondo laureando - (apre il cassetto e, riflettendo sulla mossa, canticchia). Ma di Sinbar l'amica non fatta per noi!
Primo laureando - Per noi importante avere una famiglia! . come dire che bisogna ricominciare daccapo. In fin dei conti, noi lavoriamo alle dipendenze del capo, e dunque che sia il capo a dircelo.
Secondo laureando - Ma miss Banige pensa con la stessa testa del capo, una cosa gi osservata. (Dopo aver fatto la sua mossa, va verso il quadro di comando, guarda gli apparecchi, regola qualcosa). Primo laureando (meditando sul cassetto, canticchia, fa sussultare il corpo, batte il tempo). Ma di Sinbar l'amica non fatta per noi! Ma l'amica di Sinbar il navigatore... (Chiude fulmineamente il cassetto. Dalla porta di destra entra Kabimba, un africano aitante. Il Primo Laureando apre di nuovo il cassetto, medita sulla mossa e fischietta il motivo di prima. Kabimba mesto. Va alla finestra, si appoggia e guarda fuori).
Secondo laureando - (dall'apparecchio). Ma vero che Sinbar non era marinaio?
Primo laureando - Anch'io l'ho domandato. Pare di no.
Secondo laureando - perfettamente in stile con un capitano di Giulio Verne. (Si allontana dagli apparecchi) Kabimba, Kabimba! Perch siete cos mesto? Kabimba. Piove... (Guarda fuori dalla finestra).
Primo laureando - (meditando sulla mossa). Sorridete, Kabimba! Mostrate i vostri denti di zucchero!
Kabimba - Ho ricevuto una lettera da casa. Dovevo esser laggi da un pezzo.
Secondo laureando - Come da un pezzo?
Kabimba - Subito dopo l'universit, due anni fa. Ma il capo mi ha voluto e io sono rimasto. E quanto pi si sprofonda nella scienza, tanto pi difficile strapparsene.
Secondo laureando - E che c' in questo di male, Kabimba? Se c' qualcosa di genuino nella vita la scienza! E poi anche lo sport.
Primo laureando - Quando l'arbitro non venduto.
Kabimba - Le biocorrenti! Per chiunque sono una cosa interessantissima, ma per il mio paese ancora per chiss quanto tempo non serviranno. Io dovevo tornare in patria con un po' di fisica elementare.
Secondo laureando - E organizzare la produzione di amperometri per le scuole? Kabimba (energicamente). S! La mia patria povera, analfabeta, crede in me, mentre io me ne sto qui con le biocorrenti.
Primo laureando - (dopo aver fatto la mossa). Mi fai ridere, Kabimba! La patria! (Ride) Dove eravate finora? Alla patria bisognava pensarci nel diciassettesimo secolo o gi di l! Perch adesso da un pezzo non c' pi nessuna patria: un anacronismo raccapricciante. Raccapricciante! Esiste soltanto il nostro piccolo pianeta, e anche quello del resto... (Fa un gesto desolato. Fa sussultare il corpo. Segna il ritmo con uno schioccar di labbra).
Secondo laureando - (dopo aver fatto la mossa). Kabimba! Magari voi siete pure iscritto a un partito?!
Kabimba - S, il liberale-democratico. (Tutt'e due i laureandi esplodono in una risata).
Secondo laureando - Ma chi si iscrive ai partiti oggi, Kabimba? Svegliatevi! I liberali, i democratici, i progressisti: tutte queste bande pensano soltanto a se stesse!
Primo laureando - E ognuno deve pensare soltanto a se stesso!
Secondo laureando - Lasciate stare la politica che sporca, occupatevi di scienza! Voi ci siete tagliato, a voi riesce bene! (Rivolgendosi al Primo) Prendiamo il punto! (Si avvicina al quadro di controllo). Kabimba (con ira). Siete ancora dei... ragazzini! Vivete di facili impressioni! Non siete mai andati pi in l di questa citt, non avete visto nulla e perci non mettetevi a giudicare!
Primo laureando - (mentre medita la mossa, canticchia). Ma l'amica di Sinbar il marinaio... (Chiude fulmineamente il cassetto e si volta verso gli apparecchi. Dalla porta di destra entrano rapidamente Philip e Alex. Si dirigono verso la porta centrale, ma, notando i presenti, si fermano. Philip cupo; parla con grande durezza).
Philip - Che risultati, ragazzi? Quanti punti? (Prende il foglio).
Secondo laureando - Tre per ogni curva.
Philip - Pochino. E siete lenti. Non vedo devozione alla scienza. Permettete! E perch poi soltanto due significati del parametro?
Primo laureando - Ma voi non avevate detto che...
Philip - E anche se non l'ho detto, potevate immaginarlo da soli, non siete bambini. Quattro o cinque curve per il parametro fondamentale: possibile che non si potesse intuire?! (Getta il foglio sul tavolo; il Primo Laureando l'afferra affinch non scivoli a terra) Cos non combinerete mai nulla! Bisogna riflettere ! E rinunciare ai ritmi dei nonni. Da domattina, tutto daccapo. Adesso aiuterete
Kabimba - (/ laureandi cominciano a spegnere gli apparecchi, a far preparativi) Kabimba! Siete pronto oggi stesso per la registrazione delle biocorrenti da un essere umano?
Kabimba - S.
Philip - Ve ne prego. Possiamo cominciare da un momento all'altro. (Kabimba annuisce, esce dalla porta di sinistra) Bene, ma dov' tua cugina? (Guarda l'orologio).
Alex - Gi, ho fatto male a fidarmi di lei. Dovevo andarla a prendere io stesso questa mattina. Ma allora qui il lavoro si fermava. Alda fatta cos, capace di venire anche un'ora prima...
Philip - Ma questo non successo.
Alex - ... oppure con mezza giornata di ritardo. Lei cerca sinceramente d'arrivare in tempo, d'affrettarsi, ma qualsiasi urto pu travolgerla e farla deviare.
Philip - Per esprimerci nel nostro linguaggio: poca la lunghezza della libera corsa?
Alex - S, molto forte l'elemento di Brown. (/ laureandi hanno terminato i preparativi, chiuso a chiave il cassetto con gli scacchi, indossato dei camici bianchi. Escono a sinistra).
Philip - Ma come faremo allora a collaborare con lei?
Alex - Ma proprio questo che ci interessa di lei! Non vogliamo vettorizzarla? E allora, che prima dell'esperimento sia pure dispersa all'estremo. Vedrai tu stesso a che cosa arriva! Comincia un pensiero e poi lo dimentica. A volte ti ascolta e sembra che non senta. Ride e poi d'un tratto piange. confusa e inafferrabile, come un riflesso sull'acqua.
Philip - Interessante, vedremo. (Si accende da fumare) sposata?
Alex - Lo stata due volte. Tutt'e due i mariti l'hanno lasciata.
Philip - Ha bambini?
Alex - Sai, cos vulnerabile. Se appena le parli senza usare la massima cautela, piange; se ricorda i suoi matrimoni, piange; e io ho paura di interrogarla. In ogni caso vive da sola.
Philip - E perch non in casa di suo padre?
Alex - Di suo padre? Ma suo padre non stato neanche capace di salvare le sue fotografie! Nell'album ci sono due macchie: come orbite di occhi enucleati. Teri sono stato da lui, gli ho detto tutto in faccia. Abbiamo litigato e lui mi ha cacciato.
Philip - Bene, d'accordo. Piuttosto dimmi: il gruppo di codice ti basta per il volume?
Alex - No! E non sar mai sufficiente!
Philip - E allora che cosa proponi?
Alex - (rapidamente, con sicurezza). Di mutare decisamente tutto l'indirizzo. Costruire dei programmatori automatici per ogni tipo di compiti. Nei primi tempi sar un grande sovraccarico di lavoro, ma poi si giustificher nel modo pi brillante.
Philip - E i soldi? Gli uomini? Il locale?
Alex - Ci mettiamo in cooperazione con altri! I cibernetici ormai hanno fatto razza!
Philip - Sai, Al... Non vorrei. Quando una verit non viene scoperta da noi, perde pur qualcosa delle sue attrattive.
Alex - (sempre assai rapidamente). Phil, bisogna mettersi al di sopra di questo! Se fra di noi e le macchine calcolatrici c' di mezzo il gruppo di codice, una cibernetica trainata da buoi! Io m'immagino invece la cosa cos: appena ho formulato il mio pensiero, la macchina ha capito! Appena la macchina ha pensato, ho capito io. Sempre! E per questo occorrono gli autoprogrammatori.
Philip - Sei davvero in gamba. Vedi come ti sei impadronito della cosa. E prima dubitavi.
Alex - (sempre assai rapidamente). Io, Phil, ho provato e, a quanto pare, comincio a capire: qui non c' nessun merito da parte mia, n personalmente di qualcun altro. Adesso per ogni scienza venuto un periodo come cinque secoli fa per la geografia: qualsiasi piccolo capitano da strapazzo su una goletta sconquassata usciva in mare alla ventura e ne tornava, se pure non con un nuovo arcipelago, almeno con un paio di nuovi stretti! Cos anche adesso: ragazzini della scienza affrontano problemi di cui Reserford avrebbe avuto paura e dopo tre mesi hanno gi raggiunto tutto. Come se ci avesse afferrato non so quale forza e... (Vede che Philip profondamente cupo) Ma senti, come va Nika? C' stato il consulto?
Philip - S.
Alex - E perch stai zitto?
Philip - Non ci sono prospet-ti-ve. Capisci? Per i prossimi anni - capisci: anni! - lei non si alzer dal letto. Continuer a dover stare coricata, come adesso. E non escluso che s'indebolisca o si paralizzi tutto un lato. E tuttavia non c' pericolo di vita. Non morir. E nemmeno vivr. Ecco come stanno le cose adesso.
Alex - (abbracciandolo dietro le spalle). Ma che cosa si pu fare, amico?... Che cosa si pu fare?...
Philip - Capisco che in queste condizioni divorziare non sia considerato un atto etico...
Alex - E poi, Philip, la medicina progredisce in modo folle, nuove medi...
Philip - No! Ho tutti i ragguagli. Non c' niente di serio in preparazione. (In modo teso) Che maledetta storia! E quanti casi come questi! Che una persona non vive pi, e divora la vita di un'altra...
Alex - Ah, cos giovane! Non ha vissuto niente!... Quegli occhi che guardano in modo cos supplichevole... Restituitele le gambe! Fate in modo che possa correre!
Philip - Fa pena, fa terribilmente pena. Ma dimmi: di noi due chi ha avuto compassione? Abbiamo sofferto per dieci anni in galera per nulla: sicch siamo meno degni di compassione di qualsiasi altra persona mediocre?
Alex - Non ne sono convinto. Temo che qui sia assai facile passare il limite. E cio: noi abbiamo sofferto innocenti, dunque noi abbiamo il diritto, noi abbiamo ragione; ed ecco che d'un tratto siamo invece nel torto. un passaggio che si produce fulmineamente.
Philip - Ma s, s: un passaggio fulmineo! Ma io in quei dieci anni ho accumulato tanta angoscia, ho accumulato tanto resto! E adesso? Possibile che non mi sia meritata la gioia? una vita piena? anche un figlio, infine?
Alex - Be', anche senza figli puoi vivere benissimo.
Philip - Come sarebbe a dire senza figli?
Alex - Tanto, i figli non crescono mai come noi li vorremmo. Nascono egoisti, vivono per se stessi. Cercati dei figli spirituali.
Philip - Ma io ne ho un carico intero di figli spirituali. Io voglio un figlio mio, dinastico! Come fai a non sentire questo?
Alex - No, io no...
Philip - Degenere! Pedante! Aspettare! Ma io ho quarantanni, che cosa devo ancora aspettare? Eh? Senti, Al, una vita d'oltretomba non c'! Noi abbiamo una vita sola , questa sola! E bisogna viverla in tutte le sue tinte!
Alex - molto difficile, Phil. La vita una sola. Ma c' anche qualcos'altro che solo. E che pure non si d una seconda volta.
Philip - Che cos'altro?
Alex - Lo stupido sentimento innato. Rudimentale.
Philip - Eh, fratellino, tira fuori qualcosa di pi forte. La coscienza? troppo im-ma-te-ria-le per viverci nel ventesimo secolo. Non ne conosciamo le componenti. La formula. Alcuni la ritengono semplicemente un riflesso condizionato. La coscienza un sentimento facoltativo. (Dalla porta di centro entrano Annie e Sinbar. Sinbar ha lunghe fedine e fuma la pipa. Philip rivolto a loro) Allora, tutta la squadra di pompieri pronta? Allora, un piccolo consulto. Sedetevi, amici! Riflettiamo insieme. Questa ristrettezza ci soffoca. Ci mancano gli uomini. Ancor pi ci mancano i finanziamenti. Dove prendere tutto questo?
Sinbar - giunto il momento di attaccare e d'annientare Terbolm. Di dimostrare che tutta la sua cibernetica sociale una completa assurdit! E, in ogni caso, di impadronirci dei suoi locali e dei sussidi.
Alex - A proposito, non riesco ancora a farmi un quadro completo di tutto. Cosa sarebbe questa cibernetica sociale?
Philip - Una dabbenaggine! Loro vogliono trovare delle leggi nella societ umana! E, in base a queste leggi, costruire degli algoritmi e guidare il progresso con una macchina elettronica.
Alex - Aspetta, mi sembra piuttosto interessante.
Sinbar - Ma un delirio da primitivi! Se inghiottiamo Terbolm non ci andr certamente per traverso. E tuttavia troppo poco!
Philip - Abbiamo ormai superato i limiti d'un laboratorio universitario, ormai dobbiamo diventare un istituto a s stante.
Annie - (non distoglie gli occhi dal capo). S! un sogno! (Alex, dopo aver guardato l'orologio, impaziente d'andarsene).
Philip - E gli uomini? Coriel propone di costruire degli autoprogrammatori. Ma dove prendere gli uomini?
Annie - Appunto, finch facciamo ancora parte dell'universit, bisogna saperla sfruttare abilmente! In primo luogo, la pratica produttiva degli studenti di matematica e di fisica. Costringerli a lavorare per noi! Tanto, che fanno adesso?!... In secondo luogo, i lavori di corso. Ci sono dei matusalemme decrepiti che escogitano temi cervellotici. Invece: dividere per temi il nostro fronte di lavori, affermarli in rettorato e che le cattedre assegnino questi temi!
Philip - E cos nel nostro alveo saranno attratti gli studenti pi capaci. Magnifico, Annie! Voi avete una testolina d'oro nella scienza come nella vita!
Annie - (molto soddisfatta). To rifletto semplicemente la luce. Per, quanto a riflettere, sono capace.
Alex - O.K., capo; io vado, ho poco tempo.
Philip - (rivolto a lui che se ne va). E lei ancora non si vede, senti? (Alex esce da destra).
Sinbar - (fuma con ostentazione la pipa). Questi, capo, sono tutti giochetti da bambini. Davanti a Coriel non volevo dirlo, perch per lui questo un punto dolente. Ma nessuna ditta ci dar mai dei sussidi come quelli che ci servono. Nella nostra epoca solamente lo Stato paga somme come queste senza far calcoli. Se ci aggreghiamo a un dicastero militare o alla sicurezza interna, del nostro budget si occuper il senato!
Philip - Lo capisco. Ho pensato anche a questo. Ma se ci aggreghiamo, perdiamo ogni libert di ricerca.
Sinbar - Non perdiamo nulla! Aggreghiamo due o tre indirizzi, quelli utili per loro. E intanto faremo il lavoro nostro. A proposito, voglio proporvi un'interessante conoscenza, gi questa settimana. Un ufficiale che occupa un posto importante vuol vedere il nostro laboratorio.
Philip - Ah, s?... Che ne dite, amici, che sia la soluzione?
Annie - E che soluzione!
Philip - Ma s, la soluzione. La soluzione! Invitatelo pure,
Sinbar - Parleremo. Sicch, dov'eravamo? Gli esperimenti con gli animali si sono sviluppati in modo irreprensibile; adesso cominciamo con l'uomo. Se questa persona che Coriel ci ha promesso verr veramente oggi, oggi stesso ne rileveremo i biopotenziali.
Annie - Su duecento canali?
Philip - S. Alfa, beta, i teta-ritmi, tutte le onde acute, le frequenze laterali. Quindi...
Sinbar - ... le diamo lo stato di quiete al buio, rileviamo il delta-ritmo. Quindi le esplosioni luminose di frequenza crescente... S! Dire a Kabimba che... (Si alza, esce rapidamente a sinistra. Philip e Annie restano seduti ai loro posti e si guardano attentamente. Pausa).
Annie - Con ogni probabilit non avrei dovuto comunque venire da voi ieri.
Philip - In fin dei conti siete una mia stretta collaboratrice. Perch non dovreste venire a casa mia?
Annie - stata una cosa crudele.
Philip - Ma un po' per volta bisogner pur... farla abituare.
Annie - Ma come mi guardava!
Philip - proprio ci attraverso cui bisogna... passar oltre.
Annie - Mi sentivo molto male...
Philip - Ma se c' una colpa, ricada pure su di me. Che c'entrate voi? Gi, perch se non foste stata voi, presto o tardi sarebbe stata un'altra. Bisogna guardare alle cose realisticamente. (Pausa. Si guardano a vicenda).
Annie - Va bene. Mi sforzer... (Entra di fretta Sinbar).
Philip - (si alza). E cos, gli incarichi sono assegnati e noti. Voi mi chiamerete. (Si ferma sulla soglia della porta di mezzo. Distrattamente) Volevo ancora... Gi... Be', per ora tutto... (Esce lentamente).
Annie - Povero Radagais! il momento di maggior tensione: avrebbe bisogno di chiarezza, di fermezza, e ha una tragedia simile in famiglia. (Sinbar tace, osserva. Anche quando non fuma, ha sempre la pipa in bocca) Perch mi fissi cos?
Sinbar - ( fermo in piedi davanti a lei, con le gambe un po' divaricate). Aspetto di sentire che cosa dirai.
Annie - Per ora ho detto tutto.
Sinbar - Mi sembra che non ti interessi di ci che bisogna.
Annie - Del nostro comune lavoro?
Sinbar - I problemi familiari del capo?
Annie - Nella misura in cui si riflettono sulla direzione?
Sinbar - (avvicinandosi; pi dolcemente). Annie! Mi sembra che si cominci gi a mormorare barzellette sul nostro conto.
Annie - E una donna sempre quella che in questo ha pi da perdere!
Sinbar - Bene. Mi son reso conto. Ho capito. stato un mio sbaglio.
Annie - Quante notti ho pianto, tu non lo sai.
Sinbar - Bene, adesso mi rimprovererai nel modo pi differenziato! (La prende per i gomiti) Ora io dico: sposiamoci! sposiamoci immediatamente! E tu?...
Annie - Ma io sono abituata alla logica,
Sinbar - Tu hai detto che bisogna aspettare la tua dissertazione. E dunque aspettiamo, c' rimasto ormai poco.
Sinbar - Ma fino a poco fa eri tu a insistere!
Annie - E tu mi parlavi della scienza, dei tuoi vecchi genitori, delle tue sorelline...
Sinbar - Annie, tu sei cresciuta nel benessere, hai avuto una strada facile. Non avevi neanche terminato l'universit che io ti ho fatta entrare qui. E invece io ho conosciuto il bisogno e ne sono atterrito e non voglio pi conoscerlo. (Tenta d'abbracciarla).
Annie - (sottraendosi). Di qui passano gli studenti!
Sinbar - E va bene, aspettiamo. Ma che cos' cambiato? gi un mese intero che tu non-n-n-n-n... Presto diventer una belva! Escogiti ogni sorta di pretesti... Potrei anche sospettare che tu...
Annie - (scandendo le parole). E non hai pensato che da un pezzo io avrei potuto sospettare te?... (Sono entrambi tesi, in piedi uno di fronte all'altra. Si rilasciano quando si apre una porta. Entra da destra Alda con un mantello che reca tracce di pioggia, la segue Alex).
Alex - Ecco qui i nostri collaboratori. (Li presenta) Alda Craig, mia cugina. Annie Ba-nige, dirigente dell'indirizzo biologico del nostro laboratorio.
Annie - Oh, che maniera altisonante e goffa, mister Coriel! (Ad Alda) Io sono Annie e basta. (Si stringono la mano) Chiamo il capo: aveva chiesto di avvisarlo subito... (Esce dalla porta di mezzo).
Alex - Sinbar Atoulf, medico. Sinbar (freddamente). Non siete per caso parente del professor Craig?
Alda - (timidamente)... Io... sono sua figlia...
Sinbar - Permettete, lui ha un figlio, nessuna figlia.
Alex - qui davanti a voi,
Sinbar -
Sinbar - No, dev'esserci un errore. So con certezza che lui ha soltanto un figlio maschio.
Alda - (con vivacit). Il pap non ne ha colpa, ma la colpa. Io vivevo per conto mio... (Alex fa un segno a Sinbar; Sinbar esce seguendo Annie... Alda prosegue) Ah, per causa mia adesso penseranno male di pap! E anche tu! Persino tu ieri hai offeso il pap! Ma io vi riconcilier senz'altro.
Alex - Ma s, certo, ci riconcilierai. (L'aiuta a togliersi il mantello, lo appende).
Alda - Com' carina
Annie - Le fai la corte?
Alex - Io, Alda, adesso ho altro da fare che pensare ai tipi carini. Non sai quanto sgobbo? Dormo cinque ore per notte.
Alda - Bada, bada, perderai il treno. (Si guarda attorno) Ohi, com' che mi sento cos a disagio? (Si guarda ancora attorno) Al, non so perch ma mi sento impaurita. (Si aggrappa a lui) E se rinunciassimo, ce ne andassimo, a che serve tutto questo?
Alex - (sorridendo). Io sono Al e tu pure sei Al, e di che hai paura?
Alda - Anche di te ho paura. Qui sei cambiato. Dimmi: far male?
Alex - Per niente.
Alda - Ma tu hai provato?
Alex - La rilevazione delle biocorrenti? Ma se si rilevano e si registrano a tutti!
Alda - Ah, ma non importa, Al! qualcosa di disumano. Perch farlo? Andiamo via!
Alex - (la calma, la fa sedere). Alda! Ma se ci eravamo messi d'accordo! Abbiamo pur discusso. Sar meglio per te. Tu non puoi continuare cos. (Entrano Annie, Philip, Sinbar).
Alex - Philip Radagais, capo del laboratorio. (Alda si alza).
Philip - Siamo lieti di vedervi qui. Bench... ci abbiate costretto ad aspettarvi. Alda (frettolosamente). Posso spiegare perch! successo che...
Philip - (magnanimamente). Non c' bisogno di spiegare nulla... Ma... (Guarda l'orologio. Annie e Sinbar si mettono dei camici bianchi)... e non rimandiamo. (Indossa il camice bianco).
Alda - (sottomessa). Bisogna andare? (Sinbar le indica la porta di sinistra. A testa china, Alda vi si dirige, ma poi d'un tratto si ferma) Ma permettete, signori, comunque non sono una cavia. Spiegatemi: che cosa mi farete?! (Sinbar ha gi aperto la porta, dalla quale esce Kabimba. A neh'egli indossa un camice bianco, ha le maniche rimboccate. A un segno di Philip chiude la porta restando in scena).
Philip - un vostro diritto. Accomodatevi. (Alda si siede. Tutti gli altri restano in piedi: Alex dietro la sua sedia; gli altri, in camici bianchi, sono tesi, attenti, a lei ostili. Philip riprende) Bene, innanzi tutto, che cosa sono le biocorrenti? La biocorrente una corrente elettrica molto piccola e molto debole, che percorre incessantemente ogni nostra cellula nervosa. Tutto ci che sentiamo, viviamo o facciamo, tutto questo in fin dei conti in un modo o nell'altro si riflette nelle biocorrenti o viene da esse determinato. Si deve dire che persino leggere le biocorrenti una cosa che abbiamo imparato da poco tempo, in sostanza...
Annie - Un anno fa.
Philip - Quanto alla nostra influenza inversa sulle biocorrenti, invece, questo appunto oggi il nostro compito. Dapprima, si capisce, studieremo a fondo le vostre biocorrenti, esamineremo gli encefalogrammi, con l'aiuto delle macchine elettroniche elaboreremo...
Alex - (quasi nell'orecchio ad Alda). Tutto questo non oggi, questione di molti giorni.
Annie - Persino di settimane.
Philip - E finalmente vi sottopor... applicheremo a voi la cosiddetta neurostabilizzazione energetica. Stabilizzazione!: vuol dire che vi garantiremo un ottimale...
Alex - (nell'orecchio) ... il migliore...
Philip - ...equilibrio spirituale interiore e lo renderemo stabile, come se l'aveste dalla nascita e non fosse un dono della scienza, bens un dono della natura. Dopo di che, nessuna scossa, nessun colpo del destino vi far pi paura. Non proverete mai pi terrore, ira...
Alda - (salta in piedi, grida). Perch mi guardate tutti cos?! Ma vi sembro una nevropatica?... (Si regge a malapena in piedi, per poco non cade. Alex riesce a sorreggerla; insieme a Sinbar la fa sedere in poltrona. Annie le porta dell'acqua).
Alex - Alda, - cara, calmati, che cosa ti sei immaginata?... Bevi un po' d'acqua. Ma che cos'hai pensato, Alda? Credi davvero che ti voglia del male? (Alda beve l'acqua e si abbandona sullo schienale della poltrona, priva di vita, pallida).
Philip - Signora, la cosa del tutto volontaria; noi non vi costringiamo a nulla e voi potete anche andarvene. Insomma, se volete, oggi faremo la registrazione delle biocorrenti da qualcun altro e cos vi persuaderete...
Alda - (dopo un profondo silenzio, debolmente). Ma non m'ingannate? Non mi chiuderete l dentro? Non mi lascerete sola?
Alex - Alda!!
Alda - (tristemente). Che cosa Alda! A me facile ingannarmi... (Passa lo sguardo su ognuno dei presenti) No, vi credo. stata un'impressione. Che cosa devo fare? (Si alza in piedi).
Annie - (la prende sotto braccio e la conduce a sinistra). Andiamo, cara, andiamo a cambiarci. (Escono. Alda si volta indietro dalla porta e sorride ad Alex, come congedandosi da lui).
Alex - (piano). La sua agitazione non alterer la registrazione?
Annie - (sentendo, dalla porta). Proprio il contrario: avremo una registrazione nettissima! (Esce. Kabimba li segue).
Sinbar - un'ottima cosa che sia cos agitata! (Esce anche lui e chiude la porta).
Philip - (annuisce). Ci consentir di enucleare nel modo ottimale le frequenze per lei caratteristiche! Mi piace tua cugina, Al. Ecco da chi si deve enucleare ci che ci occorre!
Alex - (trattenendolo). Lei una candelina,
Philip - una trepida candelina nel nostro secolo terribile! Forse ho fatto male a portarla qui!... Non spegnetela! Non nuocetele!
Philip - Noi le daremo una vera salute spirituale, granitica. Trasformeremo il suo sistema nervoso in un vettore indefettibile! (Gli impedisce di seguirlo) Tu non entrare, la influenzeresti. Non venire, resta qui! (Esce a sinistra e chiude la porta. Alex, dubbioso, pentito, ora va verso una porta, ora verso un'altra. Entra una ragazza addetta al gruppo di codice).
La Ragazza - Mister Coriel! Il codice tracciato. TI nastro perforato pronto!
Alex - S? Vengo... (Guarda ora di qua, ora di l) Vengo. Vengo. (Esce lentamente a destra seguendo la Ragazza. Presso la porta di sinistra si accende una tabella luminosa che prima non si poteva notare: Registrazione in corso. Non entrare!!! .
QUADRO IV
In casa di Radagais. Alternativamente: un grande salotto con un pianoforte, un radiogrammofono e il telefono; un piccolo salotto con un televisore; in fondo si scorge anche l'anticamera. Da entrambi i salotti si vede in profondit la sala da pranzo, dove c' una grande tavolata solenne ormai in disordine. Una parte degli ospiti nel salotto grande ascolta Alda, che suona in modo piuttosto piatto al pianoforte un pezzo di Schubert. Gli altri ospiti sono in sala da pranzo, circa venticinque, tutti dell'universit: fra loro un energico Generale di mezza et. Nel salotto piccolo seduto Terbolm, mentre Alex in piedi e ascolta la musica di Alda. In questo momento termina il pezzo al pianoforte. Applausi. Molti passano in sala da pranzo.
Alex - (molto turbato, si siede vicino a Terbolm). Ma vi pare questo il tardo Schubert? Vi pare questo il tardo Schubert??? (Si porta le mani alla testa). In sala da pranzo si svolge un brindisi improvvisato: chi seduto, chi in piedi. Si sente di l:
La voce di Philip - Cari amici! Oggi abbiamo udito molti brindisi lusinghieri in omaggio alla fondazione dell'istituto di biocibernetica, in omaggio alle sue ardenti battaglie scientifiche, in omaggio alla nomina a professore del vostro umile servo. Ma noi abbiamo trascurato una delle principali responsabili di questa festa: la signora Alda Craig, la cui ma-gni-fi-ca esecuzione al pianoforte abbiamo or ora applaudito e la cui gentile collaborazione, prestata durante molti mesi al nostro laboratorio, ci ha aiutati a dimostrare brillantemente l'efficacia dei nostri metodi, la nostra capacit di trasformare il carattere umano! (Applausi) Tuttavia, prima di alzare i bicchieri, voglio alzare in alto questo piccolo colosso (con entrambe le braccia solleva in alto un bambino, che vorrebbe invece dormire; risate), il figlio della signora Alda, che noi abbiamo restituito alla madre felice.
Una voce - Radagais! Ne siete orgoglioso come se l'aveste fabbricato al laboratorio di biocibernetica. (Risate). La voce di
Philip - Sfottete, sfottete! E noi invece vediamo in lu un simbolo del nostro successo! (Applausi. Rimette gi il bambino) E dunque: alla signora Craig e a suo figlio! (Un boato d'approvazione. Brindano).
Alex - Non riesco a capire, Terbolm : come fate a conoscere la padrona di questa casa? Perch qui da Radagais voi non eravate mai stato, no?
Terbolm - L'ho conosciuta in clinica, a Grand Errol. Laggi sono di casa, perch vi sono stato degente per molti anni. Ancora adesso ogni tanto mi faccio vedere dai medici. E cos una volta m'hanno portato al suo letto per incoraggiarla con il mio esempio.
Alex - Non sconveniente chiedervi che cos'avete avuto?
Terbolm - Da giovane avevo le gambe assai malate e deboli. Anche adesso non sono robuste. Quando mi emoziono, fatico a reggermi in piedi. Sono stato a letto per sette anni. Non ero sicuro che un giorno avrei potuto alzarmi.
Alex - Sette anni a letto, ora ne avete trentaquattro: quand' che siete riuscito a fare tante cose?
Terbolm - Per analogia con la vostra triste esperienza potete intuirlo: ci sono riuscito proprio perch ero costretto a letto. La mancanza di movimento esterno sollecita al movimento interiore.
Alex - Ma comunque come avete potuto pensare di attentare alla societ umana?!
Terbolm - E la sociologia in genere, ossia le chiacchiere, non sono un attentato peggiore? Quando noi pretendiamo d'immischiarci nel futuro senza saperlo prevedere n esattamente nel tempo, n esattamente nello spazio, n esattamente nella forma e nella grandezza? (Passano il Generale e Sinbar).
Il Generale - Sentite, dottore, con la cibernetica ci siamo gi un po' scottati. Scottati! Persino una cibernetica utilissima come quella militare ha rivelato la perfida qualit... eh-eh... d'andar oltre.
Sinbar - D'andar oltre?
Il Generale - S! D'andar oltre i compiti posti dal comando.
Sinbar - Iniziativa! Dovreste essere contenti!
Il Generale - Sentite, contenti di che? La prima macchina era stata fatta contro l' aria . Riceveva dai radar i segnali dei gruppi di velivoli e dei missili che s'avvicinavano, elaborava tutto questo istantaneamente, un vero portento!, e metteva da s in funzione le centrali missilistiche, gli aeroporti, le batterie contraeree: ot-ti-mo!
Sinbar - Ottimo.
Il Generale - Ma non troppo! Gi allora era nato un dubbio: e... e... il comando dell'aviazione che cosa doveva fare? E va bene. A questo punto ci hanno fabbricato un altro modello Acqua e Aria . Esso comprendeva anche i segnali dei sommergibili, delle navi, delle siluranti; tutto ci veniva elaborato, saltava fuori, e la macchina stessa dava immediatamente la miglior soluzione: dove dovesse sparare ogni nostra nave, quali controsiluranti... quali sbarramenti di mine... E tutti i nostri ammiragli... eh-eh-eh... mi capite?
Sinbar - Comincio ad afferrare.
Il Generale - A questo punto i nostri geni elettronici si sono messi a fabbricarci la cosiddetta Macchina Comando Supremo! e un'altra piccola: Macchina Comando d'Armata! e ancor pi piccola: Macchina Comando di Divisione! nelle quali adesso debbono inserirsi anche tutti i dati terrestri: il movimento delle unit motorizzate, i lavori del genio, i traghetti, il dispositivo dell'artiglieria... E la macchina macina tutto questo con una velocit diabolica e ci d la variante irreprensibilmente ottimale della battaglia! Eh? Eh?
Sinbar - Cos la vittoria sar sicuramente vostra!! Magnifico!
Il Generale - Ma che ce ne importa d'una vittoria come questa? Chi maneggia la macchina? Dei ragazzini dell'universit! E gli uomini resi sapienti dall'esperienza della guerra mondiale, delle guerre locali e coloniali, gli uomini coperti di decorazioni, i con-dot-tie-ri??!! Quale lavoro nella societ umana ha un pi alto apprezzamento di quello dei con-dot-tie-ri? Quali geni hanno lasciato nella storia una traccia pi luminosa dei con-dot-tie-ri? Alessandro il Macedone, Gengis-Khan, Bat, non sto a elencarli. Sicch, con questa cibernetica, che cosa dovremmo fare? Farla sgombrare?
Sinbar - Signor generale! Vi assicuro che la cibernetica biologica...
Il Generale - ...non si dovr un giorno farla sgombrare anche lei?
Sinbar - Forse, ma in tutt'altro senso: darle maggiore velocit! (// Generale ride. Appare un corteo buffonesco: il Primo e il Secondo Laureando, con le teste avvolte in asciugamani a mo' di turbanti, battono il tempo su un tamburello improvvisato e con un cucchiaio su una brocca. La Ragazza del gruppo di codice procede con tristi movimenti di danza. Li segue Kabimba, il'quale sorride melanconico. Tutti gli uomini hanno gi bevuto forte. Sinbar sbarra loro la strada) E voi che fate?
Primo laureando - La festa stata rattristata, Sir! In quest'allegra serata accompa-gnamo' Kabimba e facciamo i funerali alla sua dissertazione...
Kabimba - (con un gesto vago). Prendetevi ci che volete...
Sinbar - Ma ritornerete ancora da noi?
Kabimba - Tutto sar superato prima che torni.
Secondo Laureando - Kabimba, non ancora troppo tardi per ripensarci!
Primo laureando - Kabimba! Non comprate il biglietto! Questo capitano (indica Sinbar) pu portarvi in Africa gratis!
La Ragazza - Capitano! Non fateci a pezzi con le eliche! (Separa i due laureandi) Capitano di ferro! Noi vi facciamo passare! (Sinbar e il Generale passano in mezzo a loro. I giovani ricompongono il corteo).
Sinbar - (indica Terbolm al Generale) E quel biondino sapete chi ? Ecco chi si dovrebbe strangolare nella culla, generale... Lui... (Racconta a bassissima voce).
Terbolm - Adesso i giornalisti assediano le mie due nude stanzette, fiutano, cercano dove sia questa macchina che deve dare un modello dell'assetto statale... Mi pongono domande: se per esempio la mia macchina non potrebbe fermare la rivoluzione, non potrebbe fare le veci del governo, non potrebbe assicurare la realizzazione del disarmo universale... (Ride) Ma la macchina non c'. Come? Non esiste ancora? Se ne vanno delusi.
Alex - Ho paura che non avreste dovuto pubblicare cos presto l'articolo. Scoprirvi.
Terbolm - Che cosa dovevo fare? Le idee non devono restare nel cassetto. Se a noi non bastano le forze, che la facciano altri. A noi non danno i soldi. Da noi non vengono collaboratori. Voi non ci verreste?
Alex - No. Ma non perch non avete soldi, bens perch temo che cominciate a tagliuzzare la povera umanit.
Terbolm - Coriel! Ci scusabile che lo dica qualcun altro, ma non voi. Perch dobbiamo ricusare a una collettivit umana, alla societ, quei princpi d'informazione, di coordinazione e di feed-back, di cui individualmente si vale ogni organismo umano, ogni collettivo di cellule? (Sinbar uscito).
Il Generale - (avvicinandosi). Ma non potreste rimpiazzare la parola collettivo con qualcun'altra? Collettivo puzza un po' di socialismo.
Terbolm - (fa uno sforzo per alzarsi, ma subito si siede). No, non posso. una parola appropriata. Per esempio, il cervello. (Spegne la luce. S'illumina il modello: su una sfera palpitano con alterno fulgore miriadi di punti luminosi. L'interno della sfera oscuro) Fra le cellule esistono nessi. (Vivi fili scintillanti ora si accendono, ora si spengono, attraversando lungo traiettorie lo spazio interno della sfera) Soltanto questi liberi nessi permettono all'organismo di sopravvivere, ossia di opporsi ai fenomeni distruttivi che vengono dall'esterno e a ricostituirsi dopo una lesione. Se i nessi vengono rigidamente regolamentati (sul modello tutti i punti e tutti i fili s'immobilizzano), lo sviluppo si arresta e la vita minacciata. (Lo schema si spegne. Luce) Cos anche la societ ha bisogno di saper sopravvivere ai propri fenomeni distruttivi: carestie, epidemie, terremoti, stasi economiche, crolli finanziari, guerre...
Il Generale - ... Rivoluzioni...
Terbolm - Da tutto ci bisogna uscire ricostituiti e capaci d'ulteriore sviluppo. E per tutto ci alla societ sono indispensabili semplicemente: una informazione irreprensibile, coordinamento e feed-back.
Il Generale - Ma che c'entra qui una macchina elettronica?
Terbolm - Perch sono gli stessi principi della macchina: informazione, coordinamento e feed-back. La macchina sar un modello della societ. E cos ogni riforma proposta per la societ non si dovr pi lungamente discutere, intuire, votare per sapere se rafforzi la societ o la indebolisca o la distrugga. Noi codificheremo questa riforma, la inseriremo nella macchina e in pochi minuti avremo la risposta!!
Alex - Mica male, nel complesso.
Il Generale - Non ci capisco niente! Verificare una riforma su una qualsiasi macchina elettronica irresponsabile quando la pu giudicare con sufficiente autorit il parlamento! il ministro! e, infine, il consiglio dei ministri!
Terbolm - Vedete, il guaio sta nel fatto che gli uomini possono essere in preda a orientamenti accidentali. In preda all'amor proprio offeso. Alle passioni e agli antagonismi di gruppo. Alla vanit. Alla fretta.
Alex - Ma dite pure semplicemente: possono esser venali! La societ umana non forse governata grazie alla cattiva volont?
Il Generale - (che non per la prima volta scruta Alex). Ossia, quali societ e quando?
Alex - Be', io parlo di prima, di prima.
Il Generale - Ah, prima? Quest' vero. (A Terbolm) Ma che cos' che non vi va dell'attuale stato democratico?
Terbolm - In base a questo schema? (Fa buio. S'illumina il modello: una piramide. In basso molti piccoli punti scintillanti; via via che si procede verso l'alto, essi diminuiscono di numero ma sono pi grossi. Le linee scintillanti dei nessi dalla base al vertice non palpitano, come non palpitano neanche i punti) In essa non c' elasticit. un'associazione troppo complessa di elementi. In natura comunque non troviamo nulla di simile. Questa forma stata escogitata dagli uomini e non affatto felice. Le cellule viventi preferiscono unirsi... (Accanto alla piramide si accende di nuovo un vivente cervello in funzione)... cos, ecco. Senza cocchiere. (Entrambi gli schemi si spengono).
Il Generale - Bene, sapete, signori, noi tutti siamo per la democrazia, ma entro limiti ragionevoli. Senza una mano forte la democrazia impossibile. E se questo vostro... collettivo di automi... impazzisce e rovina la nazione?
Terbolm - Un pericolo c' sempre, in qualsiasi costruzione. Un ponte pu crollare, un aereo precipitare. Obbligo dei progettisti di prevenire le possibilit sfavorevoli.
Alex - Ma, in compenso, gli abusi possono venire piuttosto dagli uomini. Questa macchina elettronica in ogni caso non cercher d'accumulare capitali! di sistemare i parenti! di consumare pi energia sociale di quanto gliene sia assegnata in base allo schema. Essa non comincer nessuna guerra e non esiger conquiste.
Il Generale - da un pezzo che continuo a guardarvi e non riesco a ricordare dove abbia gi visto il vostro viso...
Alex - Anch'io non me ne sono ricordato subito. Ma voi prima non prestavate servizio alla Direzione dei Pensieri e dei Sentimenti?
Il Generale - Mettiamo pure.
Alex - E non vi accaduto di dover ispezionare la deserta Caledonia?
Il Generale - S.
Alex - E laggi appunto mi sono presentato a voi. Con una protesta a nome dei forzati.
Il Generale - Dei for-za-ti?
Alex - A proposito della cattiva alimentazione e del cattivo trattamento. Del resto, la mia protesta non ha avuto alcun esito.
Il Generale - E non vi vergognate di ricordare apertamente che siete stato laggi?
Alex - Se non ve ne vergognate voi! Io almeno sono stato assolto. Non ero io l'assassino.
Il Generale - Be', sapete, di quest' assolto non il caso di menar troppo vanto. Non si deve affatto intendere nel senso che voi non abbiate alcuna colpa.
Alex - E io invece l'intendo cos.
Il Generale - Fate male. (A Terbolm) Giovanotto, quanto avete esposto una sorta di pazzia maniacale. Voi volete che la societ sia governata dalle macchine?
Terbolm - Ma nient'affatto! Le macchine modelleranno semplicemente le riforme e le controlleranno. Ma le macchine saranno governate da...
Il Generale - Dagli ingegneri? Dagli scienziati?... Non va. Non andr mai. Sentite! Per governare la societ bisogna esser preparati fin dall'infanzia. Per governare la societ dipende in quale famiglia si nati. una capacit di pochi e che non ha confronti. Io vi consiglio caldamente, giovanotto, di scegliere qualche direzione di ricerca pi... eh-eh... progressiva. Occupatevi del Cosmo. Dell'industria. Dello sport, se volete. E prospererete. Ma per una macchina del genere non avrete un soldo da nessuno. E, forse, negli interessi della democrazia, bisogner un po' mettervi a posto. (Andandosene) Vuole che le macchine governino la societ! (Esce).
Terbolm - Ecco qua! E nessuno vuol venire da me. E voi neppure.
Alex - Mi fa paura,
Terbolm - Ecco, qui noi abbiamo preso una creatura umana, e che cos'abbiamo combinato? E voi vorreste milioni di uomini tutti in una volta!
Terbolm - Ma qui non si tratta di lavorare milioni di uomini! D'esercitare una pressione sull'anima degli uomini! Noi vogliamo semplicemente aiutare gli uomini a prevedere il proprio futuro sociale. A non condurre l'umanit per strade sbagliate! (Si vede Philip che dalla sala da pranzo spinge verso il salotto un carrello di vini e vivande) Noi elaboriamo semplicemente le regole del passaggio a una societ idealmente guidata.
Alex - (con ardore). Oh-oh! Idealmente guidata non significa ancora ideale. Per il singolo uomo. No, cos mi fate...
Philip - (ad alta voce, con ampi gesti). Amici miei! Questo poi gi disonesto! Bisogna saper riposare! Riposare! Otium post negotium! E poi come dice ancora?
Terbolm - Otium reficit vires.
Philip - (quasi gridando). Oggi noi riposiamo ! E voi state parlando di lavoro? Proibito! (Si siede sul bracciolo della poltrona in una posa disinvolta) Sentite, Terbolm, ma possibile che siate ancora arrabbiato con me? Ma se il vostro indirizzo scientifico non ha mai dato fastidio! E a me non importa: fatelo pure salire fino al cielo. Ma la vita lotta!!! In quel momento c'eravamo scontrati su uno stretto sentiero. Adesso per il conflitto liquidato. Brindiamo all'amicizia! (Mesce a tutt'e tre).
Alex - Ma durante questi mesi Terbolm ha dovuto...
Philip - (ride). Ecco, fra l'altro, se non fosse stato per lui (fa cenno verso Alex), noi vi avremmo annientato. (Grida) Ma adesso il conflitto sedato! Noi ci stacchiamo dall'universit, a voi ridaranno il vostro piccolo budget, riavrete le vostre stanze, potrete anche prendervi una parte dei nostri uomini. Nessuna conseguenza!
Alex - Conseguenze morali.
Philip - Al! Ci che non materiale non e-si-ste! Brindiamo!
Terbolm - Chiss perch, la cibernetica sociale urta terribilmente tutti. Proprio quanto a vita sociale tutti si reputano degli esperti. Anche senza di voi avevo gi molti nemici...
Philip - Ma io non sono mai stato vostro nemico! E che v'importa dei nemici? Voi avete ancor pi idee! Avete scritto un tale articolo, avete sollevato rumore in tutto il mondo! Ecco, se adesso non beviamo, allora s che sar vostro nemico. Voi siete un sociologo e io un biologo; io vi preparo il terreno. Volete brindare al terreno? (S avvicina a loro Annie) In particolare, offendete miss Annie.
Terbolm - (prendendo il bicchiere). No, io non voglio assolutamente offendere miss
Annie - (Alex beve).
Annie - Io non ho mai avuto una festa pi grande in tutta la mia vita.
Philip - Questo innanzitutto. E, in secondo luogo, miss Annie stata cos gentile da assumersi la parte di padrona di casa.
Annie - Soltanto oggi, s'intende...
Philip - E perci voi la offendete doppiamente.
Terbolm - (si alza per far sedere Annie). Ma allora anche noi due...
Annie - No-no! Io devo essere continuamente in movimento e oggi devo avere la testa particolarmente lucida.
Philip - Be', un pochetto si pu. (Le versa da bere. Alex si protende per versarsi dell'altro vino) Affrettati a recuperare, Al! Giusto!
Alex - Dove dobbiamo affrettarci, Phil? A quanto pare, non ci siamo mai lasciati sfuggir nulla. Forse soltanto di contemplare il gotico medioevale.
Philip - Anti-caglie!! Buttiamo gi tutto e ricostruiamo in plastica e vetro. E dunque : all'unione, al progresso, al...
Alex - Ma possibilmente senza generali.
Philip - E perch non ti piace il generale? Un uomo cordialissimo! E ben disposto verso di noi! Ebbene, beviamo-beviamo-be-viamo! (Bevono tutt'e quattro insieme) E sia fatta pace. Il conflitto chiuso! (D una manata sulla spalla di Alex) Riposare, riposare, Al! (Philip va nel salotto grande. Annie va in sala da pranzo. Le sbarra la strada Sinbar, che fuma la pipa. Dapprima sta in piedi senza lasciarla passare, poi le cede il passo con un gesto voluto. Annie passa. Sinbar, fumando, si sposta lentamente nel salotto piccolo, esamina i quadri alla parete. Giunge sommessa la musica del radiogrammofono dal salotto grande).
Terbolm - E intanto lei adesso se ne sta coricata laggi, con gli occhi fissi al soffitto, sotto le lampade; persino voltarsi le d dolore. E qui noi tutti sappiamo di lei e ci sorridiamo come se non sapessimo. Cos fatto il mondo: ci tocca gioire insieme, ma soffrire, esser malati, morire sempre da soli. (Una lunga pausa) Coriel! Sul serio. Venite a lavorare con noi.
Alex - A esser sinceri, Terbolm, non soltanto la sociocibernetica, ma ogni scienza io la guardo con sospetto. Perch s' dimostrato che non sa servire affatto male la tirannia.
Terbolm - (dopo aver riflettuto). I tiranni non sono generati dalla scienza. Nei tempi senza scienza e nei paesi senza scienza ce n'erano ancor di pi.
Alex - Per anche la scienza ha saputo servirli mica male!
Terbolm - Se ne sono impadronite mani senza coscienza. Appunto per questo bisogna creare una societ idealmente guidata in cui la scienza non possa pi essere adoperata a fini di male. (Sinbar accende il televisore. Tutt'e due s voltano. Alex fa un gesto di noia).
Alex - Sinbar! Risparmiateci! Ci manca anche questo manicomio! (Sinbar spegne. Si mette in ascolto della loro conversazione).
Terbolm - E voi? Voi guardate alla scienza con sospetto eppure di essa vi occupate.
Alex - Ma pu anche darsi che la lasci, non lo so. Per me la principale questione della vita sempre stata: perch? questo anche in ogni minimo atto particolare... Uscendo di casa, so sempre dove vado e perch. E, comprando un oggetto, so sempre perch. Mentre invece, nelle grandi cose, chiss perch, si ritiene che si possa non sapere, non pensare... Ecco, io lavoro con Radagais gi da sei mesi e domando a tutti : perch facciamo tutto questo? Nessuno sa rispondermi. Perch in genere la scienza? Mi rispondono: interessante, si tratta d'un processo che non si pu fermare, legata alle forze di produzione. E tuttavia, comunque, perch? Dappertutto ci propongono certi strani scopi: lavorare bisogna -per il lavoro; vivere bisogna - per la societ.
Sinbar - Sublime, meraviglioso scopo. Perch non vi piace?
Alex - Meraviglioso, forse, ma non uno scopo.
Sinbar - Perch?
Alex - Perch, vedete, se io vivo per voi e voi vivete per me, non altro che un circolo chiuso. Comunque non si d una risposta al perch viviamo?.
Terbolm - Ma il perch viviamo? una impostazione inesatta della questione. Noi non siamo nati infatti per un atto della nostra volont con un'intenzione prestabilita. Il perch si potrebbe domandare a Dio o...
Sinbar - Be', meglio che qui Dio non ce lo immischiate affatto!
Terbolm - La religione ridicola, questo assodato. Allora, ai nostri genitori.
Alex - Ma anche noi siamo genitori. Allora, perch diamo la vita?
Terbolm - Ecco, cos si pu impostare. E si potrebbe anche in quest'altro modo: in quanto tu sei nato e ormai sei cresciuto come un essere cosciente, quale scopo personalmente ti prefiggi? Oppure non te ne prefiggi nessuno e vivi soltanto per amara necessit?
Alex - Allora, Sinbar? Il vostro scopo? E lo scopo dei vostri futuri figli?
Sinbar - La felicit, si capisce; che domanda
ingenua!
Alex - D'accordo, ma che cos' la felicit ?
Il grande salotto. La maggior parte degli ospiti si trova qui. Gli anziani stanno verso il fondo, giocano a carte; il bambino non c' pi. Al suono d'una canzone stridula, trasmessa dalla radio, alcune coppie ballano un ballo moderno; fra loro, Philip e Alda, il Generale e Annie. Ben presto il ballo termina. Il Generale si avvicina a Philip e Alda. Annie attraversa il salotto badando che tutti si divertano.
Il Generale - Io vi ringrazio, professore, per questa serata trascorsa cos piacevolmente. Presto per me ora di ritirarmi. In attesa del congedo, permettete che faccia qualche domanda alla vostra protetta?
Philip - Ma naturalmente, generale, naturalmente!
Il Generale - (ad Alda). Non vi stancher? Non vi deprimer?
Alda - (tutto ci che dice, ormai lo dice in modo misurato, indifferente, in parte stanco) Prego. (Si siedono).
Il Generale - Ditemi, prima vi era consueto il sentimento della paura? Della paura?
Alda - Molto.
Il Generale - Avevate paura, s? E di che cosa avevate paura?
Alda - Ora stento quasi a crederci. Avevo paura di tutto. Alla mattina, di dover andare nelle vie chiassose. Alla sera, della solitudine, del buio.
Il Generale - (con speranza). E ora?
Alda - Non ho paura di nulla.
Il Generale - (battendo le mani). Stupendo! Straordinario!... Bene, e per esempio: paura per vostro figlio?
Alda - E perch dovrei avere paura per mio figlio?
Il Generale - A proposito, ve l'avevano tolto, vero? Per sentenza d'un tribunale?
Alda - No, mia suocera aveva semplicemente minacciato di ricorrere al tribunale e io m'ero arresa. Ero snervata. Ma adesso mister Radagais mi ha fatto ottenere i necessari certificati medici. E me lo sono decisamente ripreso.
Il Generale - (raggiante). Decisamente ? Anche questo interessante. E prima per voi erano abituali le... esitazioni?
Alda - (ridendo in modo stereotipato). Non sapevo mai come avrei dovuto vestirmi quel giorno. Come organizzare la giornata. Che cosa fare da mangiare. Se mi aveste fatto scegliere fra due caramelle eguali, non avrei mai potuto scegliere.
Il Generale - Questo straordinario! Questo sorprendente! Bene, vi ringrazio, vi ringrazio! Non vi potete immaginare come mi fate contento! (Si alza; anche Philip si alza) Ma ditemi, e su scala... eh-eh... diciamo di centinaia di uomini? Di migliaia?... Non dico per adesso... eh-eh-eh... di milioni? Si potrebbe fare un'operazione del genere?
Philip - Mezzi! Soltanto i mezzi, signor generale.
Il Generale - Questi ve li garantisco io! Si pu contare che gi quest'anno il vostro istituto sar nel nostro budget. (Bacia la mano ad Alda. Si avvicina Annie. Philip va ad accompagnare il Generale) No-no, fatemi questo piacere: che mi accompagni la vostra affascinante padrona di casa. (Si congeda. Esce insieme ad Annie).
Philip - E dove s' ficcato il vostro bamboccio?
Alda - Annie l'ha messo a dormire. Credo nella stanza di Nika. (Fa segno con il capo verso sinistra).
Philip - Siete stata molto premurosa con Nika, le avete rallegrato non poche sere. Grazie. Capite, era difficile decidersi a questo passo, ma... la malattia si protraeva talmente... A casa era impossibile garantirle un'assistenza come si deve, una cura completa.
Alda - Questo si pu capire.
Philip - E, secondo me, cos lei si trover pure meglio. Le faranno ogni sorta di terapia... (Alda annuisce).
Philip - Le nascer una speranza di guarigione.
Alda - Ma non ci pu essere speranza.
Philip - No. E voi, Alda, adesso dove andrete?
Alda - Torner alla mia solita vita.
Philip - Se si tratta di montare televisori, non ve lo consento! Ecco, adesso che il mio istituto si sviluppa, vi potr sistemare qui da me. Sarete pagata meglio e... (Trilla il telefono. Annie, che di ritorno, prende il microfono).
Annie - Casa del professor Radagais... S, c' una festa, ma chi parla? (Freddamente) Ah, salve... Annie, s... Si capisce, al gran completo... Trasmetter i vostri auguri... S, lei qui. Adesso la chiamo. (Ad alta voce) Alda! (Ma qualcuno ha alzato il tono della radio e Alda non sente. Annie nella cornetta) Perch non occorre? Adesso la chiamo... Hallo! Hallo! (Perplessit. Depone il ricevitore. Va verso Philip e Alda) Prego di scusarmi, ma ha telefonato Tilia Craig. Ha pregato di trasmettere al nuovo professore e al nuovo istituto i suoi auguri pi... ardenti, cos s' espressa. (Philip tace) Poi ha chiesto che al telefono veniste voi, Alda, ma poi ha tolto subito la comunicazione. Volete telefonare voi? (Alda, stringendosi nelle spalle, si alza e va lentamente verso il telefono. Si siede accanto e compone il numero. Ma nessuno risponde. Annie riprende). Phil! presto sar gelosa di te. E anche di
Alda - E di Tilia.
Philip - (sorride). Siediti. (Annie si siede) Oggi ti comporti benissimo, con un tatto eccellente. Rischiari tutto intorno a te.
Annie - Ma non credere che mi sia facile, Phil. In tutti gli occhi mi sembra di vedere estraneit o irrisione. una situazione ambigua...
Philip - E cos, affinch non sia pi ambigua, oggi sarai la padrona di casa fino in fondo. Basta nascondersi! Chiuderemo insieme la porta alle spalle dell'ultimo ospite.
Annie - (con vivacit). No, ancora no!
Philip - S!! Fino a quando noi, vivi, dovremo tirarci da parte davanti a un'ombra? Non una cosa logica! Basta con il fatto di non poter entrare in casa senza sentire questa pressione d'un rimprovero. E poi, ora anche lei con il tempo comprender tutto e si rassegner.
Annie - A che cosa deve rassegnarsi, Phil? Al fatto che noi stiamo ad aspettare la sua morte?
Philip - Ma noi non l'aspettiamo affatto. Che viva pure. Ma vivremo pure noi! Di nuovo il salotto piccolo. Terbolm, Alex e Sinbar sono impegnati in un'animata discussione. Anche la pipa di Sinbar prende parte alle sue argomentazioni.
Terbolm - Sicch assumiamo che la felicit sia pienezza spirituale? Chi ha la sensazione della pienezza della propria vita, costui felice.
Alex - Ci siamo vicini, ma non ancora questo. La sensazione della pienezza della propria vita pu scaturire da cause buone come da cause cattive. piena la vita d'uno scienziato. D'una vecchia sola, che cura i gatti malati. Ma anche d'un farabutto che si arricchisce a spese degli altri. E anche d'un bruco che rode un albero fruttifero. Se la felicit pu essere tutto questo, come la si pu porre come un fine? Non il caso di distinguere queste diverse felicit?
Sinbar - Gi, ma chi distinguer? Voi? Oppure io? Perch il metro della giusta felicit dovrebbe essere il vostro punto di vista e non il mio o il suo?
Alex - N il mio, n il vostro! La legge morale interiore! Essere felici, ma non in antinomia con essa!
Sinbar - Ma quale legge morale interiore? Connaturata forse? (Ride) Studiate la medicina! Nel nostro organismo semplicemente manca l'organo in cui possa trovar posto la legge morale interiore!
Alex - Conosco la vostra teoria : tutto l'uomo, con Raffaello e Chopin, s spiega con gli ormoni.
Sinbar - S! Studiate la vita ormonale! La vostra morale assoluta una fola! Ogni verit concreta! E ogni morale relativa!
Alex - Maledetto appiglio del relativismo morale! Voi giustificate qualsiasi misfatto con il relativismo morale! Violentare una ragazza sempre male, in qualsiasi societ! e maltrattare un bambino! e cacciare di casa una madre! e diffondere una calunnia! e non mantenere una promessa! e tradire la fiducia!
Sinbar - Assurdit! Fan-do-nie!
Alex - Come? Tutto questo pu anche esser bene?
Sinbar - E uccidere i propri genitori perch sono ormai troppo vecchi male o bene? Ecco, domandatelo a
Kabimba - Vi sono delle razze dove ci bene, persino umano.
Terbolm - Pu darsi che l ci sia una legge cos, ma illuminata dai millenni? E viene inoltre programmata da ogni societ?
Sinbar - Non dibattetevi! Nessuna morale assoluta! E nessuna legge morale interiore! E se anche ci fosse, non vi sarebbe per forza capace di obbligarci a tenerne conto! (Appare Alda. Non si accorgono di lei).
Alex - Questa forza esiste!
Sinbar - Designatela!
Alex - La morte!! Il permanente enigma della morte! L'ostacolo permanente che sta dinanzi a noi la morte! Voi potete studiare la cibernetica o le galassie blu, e tuttavia non potrete mai saltare al di l della morte!
Sinbar - Giunger un tempo che salteremo anche al di l!
Alex - Mai! Nell'Universo tutto mortale, persino le stelle! E noi siamo costretti a costruire la nostra filosofia in modo che sia adatta anche alla morte! Affinch noi si sia pronti a essa!
Sinbar - Ci hanno stancato queste prediche cimiteriali! Servono solo per soffocare la vita viva e gorgogliante! Quanto tempo occupa questa sciagurata morte, nudo momento di negazione, piccolo fattore integrativo, in confronto alla nostra lunga pluriforme variopinta esistenza?
Alex - Piccola per il tempo, ma non piccola per il significato! Non nascondetevi, vi trover lo stesso!
Terbolm - Qui noi parliamo della morte come se morire dovesse qualcun altro e non noi.
Sinbar - Qui noi parliamo della morte come se morissimo ogni giorno! Il globo terrestre grande! Di uomini ce ne sono tre miliardi. quasi inverosimile che in ogni dato momento attraverso questa porta... (indica la porta di destra)... ecco, io mi volto senza paura a guardarla... che attraverso questa porta entri la morte di qualcuno! (Tutti si voltano verso la porta, attendono per un attimo. Ma nessuno entra. Sinbar ridacchia. Approfittando della pausa, Alda, che si avvicinata di spalle ad Alex, lo tocca su un braccio. Egli si volta) Ma faccio anche di pi! Vado a dare un'occhiata in anticamera. (Va a sbirciare) Nemmeno l c' nessuno!
Alda - E tu discuti sempre? E ne hai voglia? Che tetraggine.
Alex - (la fa sedere accanto a s; durante la discussione era gioiosamente animato, ora s' incupito) E che cosa... vorresti che facessi?
Alda - Be', ballare un poco, non vuoi?
Alex - Ma che occupazione ballare? Sinbar (dalla porta, a Terbolm). Bene, io vado a farmi una fumatina vicino alla finestra. (Esce a destra. Anche Terbolm si alza, va nel salotto grande).
Alda - Perch non mi sei mai venuto vicino durante tutta la sera? Avresti potuto almeno dirmi come suonavo...
Alex - Molto correttamente. Molta tecnica. E a te, che ne sembra? (Beve).
Alda - Secondo me, mica male. A tutti piaciuto. (Alex annuisce in silenzio. Alda sorride) Poco fa il generale mi ha fatto delle domande. S' stupito. E ancora non gli ho raccontato come adesso niente mi faccia pi impressione. Al cinema non piango. E ieri, in strada, un autobus ha schiacciato davanti a me un cane. Un grosso cane bianco e rossastro. Attraversava pacificamente la strada di sbieco e non aveva visto l'autobus. E questo non ha suonato. Gli ha dato un colpo morbido, come se il cane fosse stato di ovatta, e c' passato sopra. Ma tu, Al, non sembri neanche contento della mia guarigione.
Alex - Ma che dici, ma che dici, sono felicissimo.
Alda - Eppure tu lo volevi pi d'ogni altro.
Alex - Io pi d'ogni altro?... S, vero.
Alda - Sei stato tu a obbligarmi. Bravo. E adesso non sei contento?
Alex - Io sono contento,
Alda - Sono contento. Hai quest'impressione perch... insomma, pu essere perch... Non ti sembra di essere cambiata nei miei confronti?
Alda - Io nei tuoi confronti? Pu darsi. Magari s. Ma anche qui in meglio, Al. (Si guardano) in meglio. (Pausa) Gi, a proposito, adesso Tilia mi aveva telefonato, ma poi ha messo gi il ricevitore.
Alex - Che sia accaduto qualcosa?
Alda - Ma perch si deve obbligatoriamente supporre qualcosa di brutto? L'anticamera. Un attaccapanni con palt invernali, un grande specchio, mobili semplici. A sinistra, una porta che d nel salotto piccolo. La porta d'ingresso chiusa. Una finestra: vicino a essa, aperta per uno spiraglio, sta Sinbar che fuma la pipa. Una breve scampanellata alla porta. Sinbar guarda verso la porta, va ad aprire di malavoglia e retrocede. Entra Tilia con una pelliccia argentea.
Tilia - Voi?! Sapevate che ero io?
Sinbar - Signora, dovendo lavorare ogni giorno con le biocorrenti, senza volerlo comincio a leggere il pensiero.
Tilia - ... Io... comincio ad aver paura di voi... Ma ve l'ha detto Annie!
Sinbar - In tutta la sera non ho scambiato con lei una parola.
Tilia - Devo credervi?... A proposito, e le vostre nozze con Annie? Sono rimandate?
Sinbar - S, ma perch?
Telia - Sincerit per sincerit: non vedrei con simpatia questo matrimonio.
Sinbar - Perch?
Tilia - Non so spiegarmelo neanch'io, vedete. Le donne non conoscono mai le ragioni delle proprie antipatie... e... (guardandolo con attenzione)... simpatie. Ma perch non m'invitate a togliermi la pelliccia?
Sinbar - Mi sembra che non lo desideriate.
Tilia - Avete indovinato... Sono venuta qui per chiamarvi senza farmi notare... s, amico mio. Perch voi siete mio amico, no? Mi avevate promesso la vostra amicizia!
Sinbar - Sono vostro amico.
Tilia - Sinbar! In questo momento ho cos bisogno d'un sostegno maschile! Le condizioni del professor Craig sono gravemente peggiorate, voi avevate previsto giusto. Eppure quanto ho fatto perch stesse bene! Mi sono sempre curata che non si mettesse a letto, ma continuasse il lavoro fino all'ultimo giorno! Rielaborava un suo manuale, ma non riuscito a finirlo.
Sinbar - una cura piuttosto insolita.
Tilia - Ma cos facile da capire! Io temevo che una cura troppo seria lo inducesse a pensieri troppo seri. Se avesse interrotto il lavoro, si fosse messo a letto, a rimuginare, proprio ci avrebbe potuto accelerare la sua fine. Ma il mio metodo non servito: adesso i medici dicono che questione di pochi giorni. Scrivetemi il vostro numero di telefono. (Gli porge un taccuino) Quello dell'istituto c' gi, ma potrei aver bisogno anche di notte, in qualsiasi momento. (Sinbar scrive) Lascia una biblioteca di raro valore, si tratta di decine di migliaia di ducati! Ci sono manoscritti di grandi musicisti! Lettere di Toscanini, di Strawinsky! In casa comincer un gran trambusto, un andirivieni, accorrer una parentela im-pu-dente e potranno portar via tutto! Bisogner mettere i sigilli fin dal primo momento. Voi non mi abbandonerete, Sinbar?
Sinbar - (le bacia la mano). Allora adesso andate a casa?
Tilia - Qui sta il fatto, che non ci vado! (Frettolosamente) In redazione adesso si fanno preparativi urgenti per un congresso, per il diritto d'ogni paese ad avere l'arma atomica, ma la cosa si deve presentare come lotta per la pace, un lavoro assai delicato!
Sinbar - Per sarebbe meglio che vi trovaste a casa, Tilia.
Tilia - (trasalisce. Con un gesto di preghiera). Ma questa sera proprio non possibile! tutta una febbre: bisogna imbeccare i delegati! Ma poi soltanto a casa, ve lo prometto! Ah, a proposito, ho una nuova macchina! Sospensione pneumatica del ponte posteriore, cambio idraulico, color Spruzzi di Borgogna, e che rifiniture interne! Non volete dare un'occhiata?
Sinbar - Ma la mia speranza che mi ci porterete!...
Tilia - Lo speso anch'io!... Adesso vi prego di cuore: chiamatemi per un minutino Alda!
Sinbar - Bene. Solo, parlatele con cautela. Che non abbia uno choc. un nostro prodotto di quattro mesi di lavoro. Attenzione! (La minaccia scherzosamente. Esce a sinistra. Tilia si esamina davanti allo specchio con la pelliccia chiusa e poi spalancata. Da sinistra entra Kabimba annoiato).
Kabimba - Oh-oh-oh! (Si ferma).
Tilia - (facendosi avanti con un movimento vivace). Ho sentito che partite! Ma vi ricorderete?... delle nostre nuotate?...
Kabimba - difficile dimenticare una persona come voi.
Tilia - (con uno sguardo rapido nel vano aperto della porta). Non c' nessuno di l? (Trascina Kabimba lontano dalla porta) Su, per l'addio! Baciatemi presto! Forte-forte! (Si appende a lui, poi si stacca di colpo) Dimmi, Kabimba... (appare sulla soglia Alda)... ma la vostra casa sta sulle palafitte? tremendo! Ma voi siete dell'Africa del nord o dell'Africa del sud?
Kabimba - Dell'Africa centrale.
Tilia - (agita una mano, tristemente). Bene, allora, un saluto all'Africa centrale! (Kabimba esce) Alda, cara! Non spaventarti per! (Con le lacrime agli occhi) Il pap sta molto male! Sta molto molto peggio! Tu non preoccuparti, per.
Alda - (ha il primo gesto brusco, il primo forte sentimento di tutta la serata). Il pap?! Ma vivo??
Tilia - Per ora s. Per adesso ancora vivo. Non ti avrei chiamata, per te le emozioni sono pericolose, ma il pap vuole vederti subito. (Alda si slancia verso i palt. Tilia la trattiene) Giornate cos penose (si terge le lacrime) e io ho tanto lavoro in redazione, non posso rifiutarmi Oh, il dovere sociale! Va' direttamente dal pap. C' Joom da lui. E rimani finch io non torner. Ma non farti venire in mente di portare con te Alex: il pap potrebbe morirne! Non deve arrabbiarsi. Oppure, meglio: facciamo cos: ti dar uno strappo io con la macchina. Vestiti, presto! Ti aspetto gi. (Esce). Di nuovo il salotto piccolo. Alex e Kabimba Sono in piedi.
Kabimba - ...Tutti ricchi, tutti spensierati, mai potranno capire come vive il resto della gente! Odio me stesso per il fatto d'essermi attaccato a loro! Li odio tutti!
Alex - Kabimba! Anch'io, rispetto a loro, sono rimasto ormai indietro senza speranza: a causa della prigione. Sicch, adesso, che fare: spingerli via a gomitate? rompergli i vetri? Kabimba! L'odio e l'offesa non conducono in nessun posto. Sono i sentimenti pi steril che esistano sulla terra. Bisogna elevarsi e capire: noi abbiamo perduto secoli o decenni, ci hanno offesi, umiliati, ma non bisogner vendicarsi. E non serve. E noi siamo egualmente pi ricchi di loro.
Kabimba - (sdegnato). Noi? Pi ricchi di chi? Di che cosa?
Alex - Per il fatto che abbiamo sofferto,
Kabimba - La sofferenza un perno per la crescita dell'anima. Chi soddisfatto, invece, sempre povero d'anima. E cos costruiremo in silenzio. (Kabimba si stropiccia la fronte con aria sofferente. Entra di corsa Alda in palt. fuori di s. Da sinistra entra Annie).
Alda - Annie! Vi supplico! Che il bambino resti qui a dormire! Si pu, si pu?
Annie - S, certo. Ma che cos'avete?
Alda - Ah, non posso! Non posso dirlo! Poi!... Al! Vieni qui!! (Trascina per una manica Alex in anticamera. Annie li segue in ansia, ma poi si ferma). Di nuovo l'anticamera.
Alex - Che cos'hai? (Un vento che sa di neve entra dallo spiraglio aperto della finestra e gioca con la sciarpa di Alda. Alex chiude la finestra) Che cosa...
Alda - (fortemente agitata). Il pap sta molto male! Tilia mi aspetta da basso! Ma tu non -venire!
Alex - (abbottonandole il palt). S, ci hanno fatto litigare. Ma se...
Alda - Che cosa pu succedere al pap?! Ho paura!!
Alex - (apre la porta). Tu... ti prego... Alda! Alda! (Sono in piedi sulla soglia. Alda barcolla e si appoggia a lui. Egli la bacia. Da sinistra entra Philip. Alex non lo vede e saluta con una mano Alda che scende la scala di dove si ode ancora la sua voce. Dopo aver chiuso la porta, Alex vede Philip. La finestra si spalanca di nuovo con violenza, entra una raffica di tormenta. Philip chiude la finestra).
Philip - Ah, era un pezzo che volevo dirtelo, ma sono sempre preso da mille cose: sposati con Alda, carissimo! Non vedi com' carina? Dov' che ne troveresti una meglio? Che importa se tua cugina, sposati lo stesso!
Alex - L'ho pensato da tempo anche senza di te, Phil. Ma non sapevo che... E poi io... E poi tutto cos complicato, cos complicato... (Entrano in fretta Annie e Sinbar).
Annie - Capo! Che cosa ci hanno combinato con Alda?
Sinbar - Coriel! Dov' Alda? Possibile l'abbiate lasciata andare?
Philip - Come? Che cosa le successo?
Annie - Secondo me, completamente avulsa dall'intervallo di stabilizzazione!
Sinbar - Se l'amplitudine supera il massimale...
Philip - E tu hai potuto?... Al!
Alex - Io...
Sinbar e Annie - (avanzando insieme). Ma come avete potuto? Tutti i nostri sforzi!!! Quattro mesi!!
Philip, Sinbar e Annie - (avanzando). Il nostro unico esemplare! Il nostro comune lavoro!!
Alex - (retrocedendo, coprendo con la propria le loro voci). Il nostro!-lavoro!-comu-ne!-colgo l'occasione per dirlo- finito!! Abbiamo preso un miracolo della natura! e l'abbiamo fatto diventare una pietra! E nei corridoi gi si sentono rintronare gli stivali degli ufficiali! Permettetemi di considerarmi - libero!!
QUADRO V
Sera. Lo studio del professor Craig. Due pareti sono occupate da. scaffali di libri. Una scaletta. Una scrivania, due poltrone, un divano, un radiogrammofono aperto con degli spartiti. Maurice semisdraiato sul divano, le sue gambe sono avvolte in un plaid. Si apre la porta. Entra in fretta Alda.
Alda - Pap, pap!
Maurice - (alzandosi con uno sforzo). Alda?!
Alda - Come stai? Tilia mi ha comunicato che stai molto male...
Maurice - Come sono contento che tu sia venuta! quanto di meglio potessi desiderare. Del resto chi se non te potrebbe stare con me adesso?!
Alda - Non parlare cos... Hai tanti amici, intimi. Loro ti vogliono bene, ti ammirano.
Maurice - No, figliola... Negli ultimi tempi penso sovente che tutto, tutto ci che ho fatto sbagliato e mi rammarico per ci che ho perduto. Noi ci buttiamo ad afferrare ogni cosa soltanto per non doverci poi rammaricare. Ma ecco quand' terribile rammaricarsi: quando si muore... Com' che si dovrebbe vivere per non rammaricarsi quando si muore?...
Alda - Pap! Ricorda la festa del tuo anniversario! Quanti discepoli! Quanta gratitudine!
Maurice - Discepoli di molti anni fa, quando potevo ancora far qualcosa. Ma anche una buona met di questi non vale nulla... Li ho rimpinzati di termini e di citazioni; e di buoni sentimenti, invece, neanche una briciola. Una vita insignificante... Sono vissuto in questo covo di gente felice ed esso m'ha ingoiato... Cos fallita un'esistenza che tutti dicono felice... Ma perch udiamo cos tardi questo corno? questa tromba? inutilmente e tardi... Ancora luned le nostre teste erano occupate soltanto dal pensiero quale servizio acquistare: giapponese o cinese?... Che cosa importante! Ma un bicchiere di latta, di stagno, in che cosa peggiore? Se mi dessero ancora un anno di vita pensante solamente per bere da un bicchiere cos!
Alda - (piangendo). Pap! Ma questa solo una crisi! Tu vivrai! Scriverai ancora! E io ti aiuter, vuoi? Qualcosa di semplice, copiare gli spartiti: di questo sono capace...
Maurice - (le carezza la testa. Pausa). Perch sei cos buona con me, figliola?... Tu sola in tutta la mia vita non mi hai chiesto mai nulla: n servizi, n arredamenti... Anima mia! Come ti vestivi d'inverno?... Come ho potuto non donarti mai un abito? mai farti fare un palt? (Tutt'e due piangono).
Alda - Lasciami! Telefoner al dottore! Non c' da scherzare!
Maurice - No. Mi hanno torturato abbastanza. Nessun medico!... Tu sola fra tutti i miei familiari porti in te la musica e io non te l'ho lasciata studiare... Recentemente sei venuta a suonare e io non ho trovato il tempo d'ascoltarti... Erede dell'anima mia! Questo pianoforte adesso tuo, sai? (Le prende fra le mani la testa) Mi perdonerai un giorno, figliola?... (Alda lo abbraccia) Alda! Ecco, l, guarda... (indica uno degli scaffali) ... c' Schubert. Prendi Winterreise . La suoneremo insieme.
Alda - Pap! Qualcosa d'altro! Non bisogna suonare Winterreise !
Maurice - No, soltanto Winterreise! (La sospinge) Presto, altrimenti non la sentir mai pi. Winterreise... (Tergendosi le lacrime, Alda prende la scaletta, la porta nel punto indicato, si arrampica su. Maurice guarda fuori della finestra. Fra s) Se Schubert a trent'anni non ha tremato, perch dovrei spaventarmi io a settanta? E perch la vita a uno che non sa vivere?... La tormenta... la tormenta... Tutti oggi possono restare sotto un tetto, ma qualcuno... Ich kann... zu meiner... Reisen... nicht whlen... mit der Zeit, muss... selbst den Weg... mir weisen... indieser... Dunkelhert
Alda - (scende dalla scaletta). Eccola, pap.
Maurice - (in modo distratto). Bene. Suona. (Alda accende la luce sul pianoforte; si siede e suona Gute Nacht . Maurice accenna a cantare).Fremd bin ich eingezogen, fremd zieh' ich wieder aus... (Non pu cantare, si porta le mani al petto. Alda suona e piange). Insieme.Was soli ich liinger weilen, dass man mich trieb hinaus, lass irre Hunde heulen von ihres Herren Haus... Musica. Maurice si sdraia in silenzio.
Alda - (da sola). Will dich in Traum nicht stren, wr schad in deine Ruh, sollst meinen Tritt nicht horen-sacht, sacht die Ture zu! (Suona ancora, poi si volta con ansia, smette di suonare) Pap! Pap!!... (Accorre ai letto) Pap! Sei vivo?! (Grida) Pap-!! (Si dibatte, si butta in ginocchio, si abbandona sul morente. Entra zia Christina con un misero abito scuro; ha un pacchetto in mano. Guarda in silenzio dalla soglia. Raggiunge in silenzio il letto. Alda singhiozza. Christina controlla con uno specchietto se Maurice respira ancora, Bacia la fronte del defunto. Gli fa il segno della croce. Svolge il pacchetto e ne toglie una candela, che pone al capezzale e accende. Alda muta).
Zia Christina - (apre un libro e legge ad alta voce in tono distaccato). Nessuno, quand'ha acceso una lampada, la mette in un luogo nascosto o sotto il moggio; anzi la mette sul candeliere, affinch coloro che entrano, veggano la luce... Guarda dunque che la luce che in te non sia tenebre . (Pausa. Christina volta pagina. Di nuovo legge solennemente) E dir all'anima mia : Anima, tu hai molti beni riposti per molti anni; riposati, mangia, bevi, godi . (Entrano di corsa Tilia, Sinbar. Li segue Joom con casco, occhiali e grandi guanti da motociclista. Tutti si fermano di colpo, cluni in avanti. Zia Christina prosegue) Ma Dio gli disse : Stolto, questa notte stessa l'anima tua ti sar ridomandata; e quel che hai preparato, di chi sar? . (Tutti sono immobili).
QUADRO VI
Una piccola stanza al primo piano, poveramente arredata. Sulla parete di fondo, due finestruzze. Si vede che fuori buio: sera. Una scrivania. Una porticina bassa, nella proporzione delle finestre. Un angolo riservato ai servizi domestici: fornello, ecc. Un letto assai semplice, un tavolino con un giradischi e gli stessi scaffali di dischi del Quadro I. Il giradischi aperto e vi si vede un disco. Alex seduto alla scrivania. Dopo aver leggermente bussato, entra Alda senza attendere. Ha in mano dei fiori e un involto.
Alda - Allora, orso, sei sempre qui seduto? E fuori primavera. Guarda che fiori vendono.
Alex - I fiori sono belli. Ma basta sapere che li vendono. Perch bisogna necessariamente averli ogni giorno sul tavolo? monotono.
Alda - I fiori sono una cosa monotona?!
Alex - In ogni caso in contraddizione con il principio dell'economia dell'energia interiore. Spremersi le meningi per guadagnare ducati e poi subito sperperarli. Se qualcosa ti piace, devi sacrificare tutto il resto.
Alda - Dovresti esser contento che almeno quest'affetto in me non sia morto. (Tuffa il viso nei fiori) Perch adesso io sono qualcosa come un essere umano dimezzato.
Alex - (avvicinandosi a lei). Scusa,
Alda - In tutto questo periodo io sono turbato e non mi rendo conto di quel che dico.
Alda - E che cos' che tu ami tanto da sacrificargli tutto il resto?
Alex - Non lo so neanch'io. Ho quarant'an-ni, sono pieno d energie, eppure mi sento atterrato. Una cosa dannosa. Un'altra inutile. Una terza tremendamente noiosa. (Si siede di nuovo, a testa china. Alda si toglie il mantello. E' vestita di nero. Resta in piedi presso l'angolo dei servizi domestici).
Alda - E qui da sabato scorso non cambiato niente. Se credi che le pentole e i piatti si possano tenere cos per mesi... e zia Christina non sa staccarsi dai gatti... (Toglie dall'involto un grembiale bianco, se lo mette, rimbocca le maniche).
Alex - (vedendola far questo). No, no, Alda! Non occorre! Io non sono d'accordo! (Corre verso di lei, la trattiene. Alda sta ancora allacciando il grembiale).
Alda - Perch?
Alex - Non voglio che tu lavori qui.
Alda - Proprio io? (Pausa) Ma io per te sono una sorella. (Pausa) Va bene, allora anch'io non accetter nulla da te.
Alex - Scusa, ma non si pu paragonare. Se tu qui ti assumi tutte le incombenze, allora, in sostanza...
Alda - Tu, quando m'aiuti... o quando mi ostacoli... insisti sempre... insisti a dire che sei mio fratello.
Alex - E quand' che ti sono d'ostacolo?
Alda - Per esempio, mi hai impedito di andare a lavorare all'istituto da Philip.
Alex - Perch se andrai da loro, quelli non s tratterranno dallo stabilizzarti di nuovo. La morte del pap ti ha salvata da quest'orrore! Dal mio grave errore! Dalla mia colpa verso di te...
Alda - Allora eri tu che sapevi per me che io dovevo farlo... Adesso sei tu che sai per me che non bisogna... E mio figlio? Non lo educhi forse al mio posto? Ma neppure un figlio tuo. Al, non lo educheresti... in base al principio dell'economia energetica. E per un figlio la miglior cosa d'avere una madre stabilizzata. ( immobile, come svenuta sul petto di lui. Una lunga pausa).
Alex - L'hai portato da suo padre?
Alda - S.
Alex - Ma loro che cosa vogliono?
Alda - Non lo so che cosa vogliono... Non lo so!... (Piange, sempre appoggiata al petto di lui).
Alex - Dio mio, com' tutto intricato al mondo, come niente semplice! Questi signori, che hanno fatto tardiva giustizia, credono sul serio d'avermi restituito alla mia vita d prima... Ma tutto ormai trascorso. Chi ormai potr far rinascere quella radice vitale da cui ero cresciuto! (Solleva la testa di Alda) Chi mi restituir quella ragazza di prima, di prima?... (Dietro la parete si sente un tonfo: caduto qualcosa. Alex e Alda si separano. Alda si terge gli occhi. Alex corre alla porta, ma stanno gi entrando Philip e Annie).
Philip - Abbiamo rovesciato qualcosa,
Alex - Ma era vuoto. Oh, c' anche Alda qui?
Annie - Del resto, lo supponevamo. Non ti ho sporcato il vestito l fuori? (Scruta il vestito di Philip).
Philip - (facendo lo stesso). Sembra di no. (Ad Alex) Allora? Fuggiasco! Salve! (Gli stringe la mano con slancio) Salve, Alda! Salve, mio muto rimprovero! Creazione nostra! (Tutti si salutano).
Alex - Nostra, Philip?
Philip - Be'-be'-be'! Tutto nelle nostre mani. Quella certa interruzione che s' registrata con Alda stata parziale; non ha distrutto ma semplicemente integrato il sistema della neuro-stabilizzazione. Essa ci ha mostrato quali imprevisti si debbano prevedere. Una diversa distribuzione delle tensioni in base alle frequenze, serie aggiuntive di sedute, ma continueremo gli esperimenti con gli esseri umani, perch ci promettono un successo colossale! E credo che anche Alda accetter di tornare.
Alex - No, basta! Alda non la tocchi pi.
Alda - Perch poi? Mi sentivo cos tranquilla.
Philip - Senti? Incassa! Tiranno! (Ride) Be', come vanno le cose qui? Ascolti musica? Qualche solfa da morire di noia? (Echeggia la cantante melodia dell' Allegro con brio 2 d'un concerto per pianoforte di Beethoven. Restano per un po' in ascolto. Philip riprende) Temevo proprio una cosa del genere. Sei un vero drogato. (Alza il braccio del giradischi) Non hai i balli paraguayani? Quelli s che ti danno fuoco! La vita lotta! (Alda si toglie il grembiale, lo ripone nell'involto. Si siede con Annie un po' in disparte. Philip prosegue) Cos, dunque. Te ne stai chiuso qui dentro e metti un disco dopo l'altro: lo zio t'ha donato la sua collezione. (Con grande cordialit) Ai! Ritorna con noi!
Alex - Adesso ormai puoi fare a meno di me.
Philip - Questo si chiama abbandonare un amico.
Alex - Un amico non si abbandona quando nei guai. Ma all'apice del successo, s.
Philip - Proprio cos. Per questo sono qui.
Alex - Grazie, Phil. Ma vedi, l'uomo infelice soltanto nella misura in cui ne persuaso.
Philip - Ma comunque non si pu vivere cos. Non guadagni nulla.
Alex - No, perch? Sono rimasto all'universit, e mi pagano.
Philip - Gi, quanto ti pagano!
Alex - Ma non occorre guadagnar mollo, occorre spendere poco. I miei bisogni si riducono a mezzo ducato al giorno. Non metto da parte per farmi la macchina.
Philip - Hai davvero un brutto carattere. Nessuna moglie ce la farebbe a restar con te. Ci sono i falliti per forza. Tu, invece, sei un fallito in base a una teoria prestabilita. La scienza? Tu non sai perch ci debba essere! Hai talento, ma non ne vedi lo scopo!
Alex - Uno scopo lo vedo, diamine.
Philip - E cio?
Alex - Te lo dico, ma tu non ridere. Ti ricordi d'aver detto, una volta, che saresti stato fiero di consegnare la staffetta dell'alta fisica al secolo ventunesimo?
Philip - S, mi pare.
Alex - (avvicinandosi al giradischi). E cos io vorrei aiutare a portare fin l un'altra staffetta. La vacillante candelina della nostra anima. (Rimette in funzione il giradischi. Si diffonde sommessa la melodia fondamentale del rondeau dello stesso concerto per pianoforte di poco prima. Alex ne illustra il trepidare e il trascorrere. Poi spegne) E laggi, nel secolo ventunesimo, ne facciano pure ci che vogliono. Ma che almeno non la spengano nel nostro, nel nostro secolo d'acciaio, atomico, cosmico, energetico, cibernetico...
Philip - (perplesso). E praticamente che cosa bisogna fare?
Alex - Questo il problema...
Alda - (ad Anni). Per due giorni, accanto a! feretro, davanti ai fotografi, lei non ha fatto che singhiozzare sulla mia spalla e gridare: Povera bambina! Le far io le veci del padre! . Ma, non appena hanno chiuso la fossa, m'hanno chiamato ladra, intrigante, come se volessi trar profitto dal pianoforte del pap. Ma il pap l'aveva effettivamente lasciato a me. Questi sono i miei primi ricordi d'infanzia: lui seduto al piano, che suona. E fin da bambina aveva cominciato a insegnare anche a me... Del resto, Al dice che un bene che io non abbia avuto il pianoforte, perch non sarebbe passato n per la porta, n per la finestra di casa mia.
Annie - Com' cambiato tutto in casa loro! La biblioteca e i manoscritti li hanno svenduti, Joom l'hanno mandato a lavorare. Tilia, per, s' presa una bella lavata di testa dal capitano di ferro per il fatto che ci ha rovinato tutto i lavoro fatto su di voi.
Philip - Ormai anche Sinbar si stacca, formando un istituto a s stante: di cibernetica medica.
Alex - E lo finanziano? Sempre gli stessi padroni?
Philip - E che cosa c' di male? Seguiamo un indirizzo molto fecondo.
Alex - Persino troppo fecondo! A poco a poco arriverete a leggere il pensiero umano.
Philip - Sarebbe ultrappassionante! Ma il pensiero s' dimostrato isoenergetico: un pensiero giusto o uno falso, positivo o negativo, hanno tutti la stessa energia e non ci si distingue nulla.
Alex - Che fortuna!
Philip - Un vero guaio.
Alex - Ma voi non vi rassegnerete, comincerete a cercare a tastoni la forma della curva, io lo so! E un bel giorno ti vedrai comparire i gentlemen del dicastero dalle tre iniziali...
Philip - Dalle tre iniziali?...
Alex - D.P.S. : Direzione Pensieri e Sentimenti. Metteranno delle sentinelle accanto alle tue macchine elettroniche e cominceranno a leggere i pensieri dei cittadini. Ma se nel mondo avverr anche questo, che non avvenga con il mio aiuto. In tal caso non verrei pi non soltanto lavorare nel tuo istituto, ma nemmeno vivere sulla terra.
Philip - Non lo so. Per ora non ci siamo ancora arrivati.
Alex - I detectors della menzogna esistono gi, non ci vorr molto neppure per il resto.
Philip - Ma tu? Tu! Tu hai gustato il sapore della cibernetica, ne sei gi avvelenato e non l'abbandonerai pi. A quale ti dedicherai? A quella cosmica?
Alex - Nel Cosmo non abbiamo perduto nulla. sulla .Terra che perdiamo le ultime cose nostre.
Philip - Non passerai per caso alla cibernetica sociale? (Sghignazza) Da Terbolm?
Alex - Ecco appunto due lettere. Mi chiama.
Philip - Ma loro non hanno nessun appoggio, non hanno finanziamenti. una botteguccia, una bolla di sapone! (Legge).
Alex - Mi ha mandato anche una lettera registrata su nastro. Dalla clinica. (Inserisce la cassetta).
Philip - Perch, sta male di nuovo alle gambe? (Legge; non ascolta il registratore).
La voce di Terbolm - (dal nastro). Voi domandavate sempre, Coriel, perch la scienza? Ecco, io sono di nuovo costretto a letto e, tutt'a un tratto, ho capito lucidamente che posso rispondere. Non bisogna lasciarsi sconcertare dagli scopi esterni della scienza: dove qualcuno voglia portarla, per che cosa utilizzarla. A proposito, gi pi d'una volta l'hanno aggiogata per portarla in una determinata direzione, ma essa ha riso e ha portato in tutt'altra. Perch, oltre agli scopi palesi, visibili a tutti, la scienza ne ha altri che sono misteriosi. Come l'arte. La scienza non necessaria solamente alla nostra ragione, ma anche alla nostra anima. Conoscere il mondo e conoscere l'umanit forse per noi non meno necessario che... avere una coscienza. S, io formulo quest'ipotesi : la scienza ci necessaria anche come coscienza! (Pausa) E adesso... (Philip legge. Alex lo guarda con attenzione)... il microfono passa...
Alex - (fermando di colpo il registratore). TI resto non ha importanza...
Annie - (ad Alda). Da quando vive con me lui sempre allegro, pieno d'energia. E la nostra stessa felicit forse non ci giustifica?... Lei, l'abbiamo ricoverata nella migliore clinica.
Philip - (restituendo le lettere). Ha-ha-ha! La ditta non d nessuna garanzia! Algoritmi per una societ idealmente guidata! . Ma dove prendere questi algoritmi se nessun saggio li ha mai inventati? No, dimmi, belva, in che cosa quest'indirizzo migliore del nostro?
Alex - Un certo vantaggio comunque ce l'ha.
Philip - Quale?!
Alex - Io mi son fatto quest'idea: la biocibernetica un'ingerenza in quanto di pi perfetto esiste sulla Terra: l'uomo! Perch??! Al contrario, la cibernetica sociale ardisce introdurre la ragione dove hanno eternamente regnato il caos e l'ingiustizia; intervenire nella pi imperfetta delle strutture terrestri: la societ degli uomini.
Philip - E che avremo allora? Il socialismo cibernetico?
Alex - Terbolm giura che persino migliore del socialismo.
Philip - Assurdit! Ciarlataneria! Terbolm un fanatico. E poi non ha nessuna qualit combattiva per farsi strada.
Alex - E va bene, prover ad aggiungerne io.
Philip - E poi, il semplice buon senso: e lo Stato? Vi fanno volar via la testa a tutti; ti sei gi dimenticato della Caledonia?
Alex - Proprio qui io sono in vantaggio rispetto a te: nulla avendo, nulla temo di perdere. Questa conversazione venuta davvero a proposito. Ottimo! Parlando con te, infatti ho capito: andr da loro. Devo andare da loro!
Philip - Sta' attento! Sperando nel successo...
Alex - Sperando? No! Tu non m'hai capito. Non sperando, ma paventando! Andr da loro per non permettere neppure a loro di diventare con il tempo un leviathan, anche se elettronico.
Philip - (freddamente). Ah, cos? Be', sta' attento, sta' attento.
Alex - (posandogli una mano sulla spalla, in uno slancio di sincerit affettuosa). Io ti guardo, Phil! Durante tutti questi mesi. E da un pezzo volevo dirti che... (Nelle vicinanze echeggia il suono protratto d'un clacson).
Annie - (a Philip). Dobbiamo andare.
Alex - Ti chiamano.
Philip - (alzandosi). S... (Si alzano anche le due donne. Pausa. Tutti sono in piedi) E comunque Alex, penso che tu non sia completamente perduto.
Alex - Anch'io la penso cos di te. Neanche tu completamente. (Alda prende il suo mantello).
Philip - E va bene, almeno non impedirmi di parlare con
Alda - Lei deve uscire e noi la accompagneremo.
Alex - (fa un gesto per fermarli). Alda appena giunta. In nessun posto...
Alda - (liberandosi). No-no, Al, io devo andare.
Philip - (aiutando Alda a mettersi il mantello). E tu smettila di decidere per gli altri! Posso proporre un buon lavoro ad Alda? Un la-vo-ro?
Alex - Ma che importanza ha? Alda?
Alda - E cosa ha importanza? Tu lo sai forse che cosa ha importanza? (Esce con Annie. Philip batte una mano sulla spalla dell'amico e poi esce. Alex rimane a testa china in piedi in mezzo alla stanza. La luce si spegne. Nella finestra si accende un fulgore. Sono fari che investono la finestra con una luce violenta. Alex corre alla finestra, la spalanca. La macchina sta girando. Poi, illuminando con i fari la stanza e ruggendo con il motore, essa passa oltre le finestre. Ma il fulgore non scompare. Una seconda macchina ripete la manovra della prima: girando riempie nello stesso modo la stanza con la luce dei suoi fari e con il rombo d'un motore magnifico).
Alex - Ah, non erano venuti soli! Gli Spruzzi di Borgogna ! Anche Tilia e Sinbar erano qui: navi degli esseri felici!... (Si accende la luce. Alex si avvicina mesto al registratore e lo rimette in funzione).
La voce di
Terbolm - E adesso il microfono passa da me a Nika. Anche lei vuol dirvi qualcosa.
La voce di Nika - Alex! Da quando m'ha portata qui lo scorso inverno, Philip non pi venuto da me neanche una volta. E io ho pensato: e se fosse perch soffre? Perch semplicemente ha paura di ferirmi con il suo aspetto sano, con la sua gioia; se fosse soltanto per questo che non viene? In tal caso dategli questo nastro. Philip! Philip! Lo so che non mi alzer mai pi dal letto. Ma tu non vergognarti, vivi la tua vita. Vinci!... E ama... chi vuoi. Io non ti rimproverer... Ma una volta... in primavera. E una volta d'estate. E una volta d'autunno... Vieni da me, non sentirti imbarazzato. Resta qui da me un'oretta. E parlami come se tutto fosse ancora come una volta. Ma s, che cosa ti costa, Philip?!!... (Pausa) Alex! Ma se non per questo che lui non viene, allora non deve neppure sentire questo nastro... (Alex immobile in un atteggiamento di mestizia. Da lontano si ode appena la melodia d'un corno solitario: la melodia della Strada invernale. Alex non vede che, al di l delle finestre, appare la triste figura di Alda in nero. Essa passa molto lentamente con il capo chino davanti alla finestra chiusa, si ferma davanti a quella aperta, guarda mestamente nell'interno. Poi, sempre a capo chino, si allontana; e la si scorge ancora confusamente alla luce d'un lampione stradale).
FINE
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