IL PROIETTORE AGGIUSTATO
Di Karl Valentin
Personaggi:
Il direttore del teatro
Karl Valentin
Laiutante elettricista
1 cliente
2 cliente
La musica suona per diverse volte ma non entra in scena nessuno, allora entra in scena il DIRETTORE, terribilmente agitato.
DIRETTORE. Che succede? Perch la ballerina non entra in scena?
VOCE. (dietro le quinte). Non si accende pi il proiettore giallo a sinistra!
DIRETTORE. Cialtroni che non siete altro! Ve ne accorgete solo ora? Bisogna ripararlo immediatamente, dove sono gli elettricisti? (Li cerca e se li porta dietro in scena) Venite un po' qui in scena, il proiettore non si accende! Lei, guardi un po'cosa successo.
VALENTIN. Cosa c'?
DIRETTORE. Il proiettore non si accende.
VALENTIN. Non si accende?
DIRETTORE. No, non si accende.
VALENTIN. Non sar innestato. (Grida verso il fondo) Attacca un po' l dietro!
VOCE. gi innestato.
VALENTIN. Come? gi innestato? Allora si deve accendere.
DIRETTORE. Ma non si accende.
VALENTIN. Allora non possiamo farci niente.
AIUTANTE. Oh bella! Perch non si accende?
DIRETTORE. Non far domande cretine, fessacchiotto.
VALENTIN. Come, fessacchiotto? Lui uno degli esperti.
DIRETTORE. Fino a prova contraria il tecnico lei.
VALENTIN. S, sono io, ma lui no, lui l'allievo esperto.
DIRETTORE. Me ne sbatto di che cosa o non . Sar il suo apprendista.
VALENTIN. Si, Si.
DIRETTORE. Allora, faccia la cortesia, guardi un po' l.
VALENTIN. Be', guardare si pu sempre guardare.
AIUTANTE. Ma io non direi che basti guardarlo per farlo funzionare.
DIRETTORE. Questo non lo credo neanch'io.
AIUTANTE. Ma non si accende proprio pi?
DIRETTORE. No, non si accende.
VALENTIN. Piantala con le stupidaggini, l'ha appena detto.
AIUTANTE. Ah, non fa pi luce?
DIRETTORE. No, non fa pi luce.
VALENTIN. Smettila, insomma!
AIUTANTE. Sar mica rotto?
DIRETTORE. Probabilmente rotto.
AIUTANTE. Probabilmente? rotto di sicuro.
DIRETTORE. Ma ne capisce qualche accidenti lei, di proiettori?
VALENTIN. Ma si capisce! Ho lavorato alla Siemens e Schuckert, io, ma soprattutto coi proiettori navali, sono dei colossi quelli. Questi sono uno scherzo in confronto.
DIRETTORE. Proiettori navali... A me pare che si assomiglino tutti.
VALENTIN. Ne avete degli altri?
DIRETTORE. Certo, ne abbiamo diversi.
VALENTIN. Quelli si accendono.
DIRETTORE. Quelli non c' mica bisogno di ripararli!
VALENTIN. Sarebbe senza senso ripararli, se si accendono.
DIRETTORE. Certo che sarebbe senza senso.
VALENTIN. Perch non ce l'ha detto ieri che quello non si accendeva?
DIRETTORE. Perch ieri si accendeva.
VALENTIN. Ah, ieri si accendeva. Allora ieri era senza senso ripararlo, perch pi che accendersi non pu fare.
DIRETTORE. Su, poche chiacchiere, tra cinque minuti il riflettore deve funzionare.
AIUTANTE. Ah, cinque minuti a lui gli ci vogliono solo per guardarlo!
VALENTIN. Certo, cinque minuti mi ci vogliono per guardarlo! Se guasta la linea, magari c' da tirare un nuovo cavo e da buttare all'aria tutto il palcoscenico e tutto il cortile, lei non ha mica un'idea, per aggiustare un guasto simile ci vuole almeno... (All'Aiutante) Quanto tempo dici che ci vorr?
DIRETTORE. Bella questa, lo chiede all'apprendista quanto tempo gli ci vuole!
AIUTANTE. Eh, ce ne vuole piuttosto tanto.
VALENTIN. Ci vorranno almeno da due a otto giorni.
DIRETTORE. Allora adesso le do dieci minuti di tempo, tra dieci minuti torno e deve essere acceso, basta che faccia una riparazione provvisoria.
VALENTIN. S, solo provvisoria.
DIRETTORE. Allora torno tra dieci minuti.
VALENTIN. S, s, torni pure.
Il direttore esce.
VALENTIN. E va be', daremo un'occhiata. (Appoggia l'orecchio contro la parete) Ah, ma c' un circuito corto! (Misura col metro che continua a chiudersi; l'Aiutante si infila il dito nel naso) Porcellone che non sei altro, non ci si infila le dita nel naso davanti alla gente! Vai di l nell'officina a prendere un altro metro.
AIUTANTE. Che metro?
VALENTIN. Quello con le molle brevettate. Questo serve solo per misurare verso il basso, se lo punti verso il soffitto si piega.
AIUTANTE. Nell'officina non si pu entrare, chiusa a chiave!
VALENTIN. E dov' la chiave?
AIUTANTE. dentro, nell'officina!
VALENTIN. Ma chi stata quella bestia che ha chiuso?
AIUTANTE. Io!
VALENTIN. Se la chiave dentro come hai fatto a uscire?
AIUTANTE. Prima di chiudere dal di dentro sono saltato fuori.
VALENTIN. Ora dobbiamo andare a prendere un nuovo cavo. Possiamo cominciare subito. (Scrive nell'agenda lora in cui comincia).
AIUTANTE. S, cominciamo subito, io vado a fare uno spuntino.
VALENTIN. Ecco i soldi, vai a prendere due salsiccette, una calda...
AIUTANTE. E l'altra fredda?
VALENTIN. No, anche l'altra calda. Oppure prendine addirittura due calde.
AIUTANTE. E per me magari un po' di panna sbattuta, mi piace tanto.
VALENTIN. Basta che porti la panna, poi alla battuta ci penso io.
AIUTANTE. Bene, un litro di birra e due salsicce calde!
VALENTIN. Io veramente le preferirei fredde.
AIUTANTE. Allora vado a prenderne due fredde, oppure due bollenti e poi cammino adagio, cos quando arrivo qui sono gelate.
VALENTIN. Anche cos va bene, e se poi fossero troppo gelate possiamo sempre riscaldarle. Allora spicciati, muoviti, bada a non ammazzarti dalla fretta!
AIUTANTE. No no, faccio attenzione. (Esce).
Valentin misura un tubo, si da un gran da fare, guarda verso il pubblico.
AIUTANTE. (entra con due salsicce calde). Ah, accidenti come scottano, mi son bruciato tutta la mano!
Valentin prende le salsicce.
DIRETTORE. Dunque, avete finito?
I due nascondono i loro spuntini, Valentin si in fila in tasca le salsicce bollenti.
DIRETTORE. Ehi, cosa c'? Ha mal di pancia?
VALENTIN. Siiii, mal di pancia!
DIRETTORE. E allora si faccia delle pappine calde!
VALENTIN. Sono gi anche troppo calde (Butta le salsicce dietro le quinte).
DIRETTORE. Allora, come andiamo con questo riflettore? pronto?
AIUTANTE. Eh no, non possiamo cominciare, non abbiamo gli arnesi.
DIRETTORE. E andateli a prendere, gli arnesi!
AIUTANTE. Li abbiamo gi presi, ma ci vuole anche il materiale e il materiale nel magazzino!
DIRETTORE. E dov' il vostro magazzino?
VALENTIN. A Heidhausen.'
DIRETTORE. Ma allora vi ci vuole almeno un'ora tra andare e tornare! Non possiamo aspettare tanto. Prendete materiale nostro. Anche noi abbiamo di tutto qua.
VALENTIN. Ne avremo uno anche in citt, di magazzino, ma solo in primavera.
DIRETTORE. Me ne faccio assai. Allora, cosa vi serve? Qui di arnesi ce n' abbastanza.
AIUTANTE. Una scala lunga.
DIRETTORE. L'abbiamo.
VALENTIN. Cavi e fil di ferro.
DIRETTORE. Li abbiamo.
AIUTANTE. Gesso.
DIRETTORE. L'abbiamo.
VALENTIN. Un martello.
DIRETTORE. L'abbiamo.
AIUTANTE. Voglia di lavorare?
DIRETTORE. Su, avanti, qui potete trovare tutto.
VALENTIN. Certo, certo, quando si ripara un riflettore bisogna che sia a posto subito. Sa, coi riflettori come con tutto il resto, bisogna prenderli subito in mano dalla parte giusta!
DIRETTORE. Allora si spicci.
Escono tutti e due. Quando sono usciti l'Aiutante si guarda timidamente intorno e gioca con la sua ciambella.
AIUTANTE. Io intanto mi mangio un boccone. (Al suggeritore) Ehi, Gianni? Come? Se ho appena cominciato? No, no, gi pi di un anno che sono nella ditta. Non mica che sia tanto divertente, un lavoraccio. Per questo qui, pazienza, un lavoro facile, sono bazzecole! Ma quando dobbiamo mettere i cavi nuovi, come l'altra volta nel mercato coperto, pensa che m' toccato infilarmi attraverso una ventina di quintali di pere marce, gi in cantina. Mi andava meglio prima, quando ero garzone pasticciere; facevamo quelle cialde che si mettono nel gelato. Solo che dopo quattro settimane il padrone mi ha sbattuto fuori perch man mano che lui finiva di cuocere le cialde io me le mangiavo e non gli restava niente da vendere. Dovevate vedere mio padre! Mi ha mandato a fare il garzone da un norcinaro, e l mi sono immediatamente attaccato a una mortadella che era la fine del mondo. Cos mi hanno di nuovo cacciato via e mio padre mi ha messo in un negozio di elettricista, perch, diceva, almeno le lampadine elettriche non le avrei mangiate. Ora gi pi di un anno che sono qua.! Eh? Se questo il mio padrone? Macch, il nostro padrone non se lo sognerebbe di venire fin qua, un signore, lui! Questo il caposquadra. un buzzurro. Capire non capisce molto, tanto vero che quando si tratta di fare un lavoro complicato deve chiedere aiuto a me perch ne so gi molto pi di lui. Tutto il giorno non fa che rompermi le scatole, ma quando avr imparato abbastanza, l'ultimo giorno come addio gli rovescio addosso la cassetta dei ferri e tante grazie.
VALENTIN. (rientra in scena con sbarre di ferro e altri arnesi sotto il braccio). A chi rovesceresti addosso la cassetta dei ferri? Mascalzone!
AIUTANTE. Ma io mica lo sapevo che lei mi stava dietro! E quello l mi ha chiesto delle cose.
VALENTIN. Che bisogno hai di chiacchierare con quello l? Lavora piuttosto, non hai sentito cosa ha detto quel lurido pancione, tra cinque minuti dobbiamo aver finito!
L'Aiutante esce.
DIRETTORE (che stato a sentire). Ora vi faccio vedere io! Dunque, avete finito?
VALENTIN. No, stiamo cominciando adesso.
DIRETTORE. Dove s' cacciato quello con la scala?
L'Aiutante entra con scala e cassetta dei ferri e urta con la scala contro la testa del direttore.
DIRETTORE. Idiota! Non puoi aprire gli occhi, cretino? (Esce).
VALENTIN. (fa cadere le sbarre addosso a uno spettatore. La scala preme sul cavo e tutti e due tirano, uno di qua e uno di l). Con la forza non si ottiene niente! Basta alzare un momento la scala! (Esegue e senza motivo fa di nuovo passare il cavo attraverso la scala) Cos!
L'Aiutante sposta in avanti la scala.
VALENTIN. Non contro il sipario, scemo!
AIUTANTE. Dove?
VALENTIN. Mettila qui!
AIUTANTE. (sale sulla scala). Ah, ho capito... dobbiamo arrivare l, ma io fin l non ci arrivo!
VALENTIN. E allora perch sali? Cretino, vieni gi!
AIUTANTE. Si.
VALENTIN. (sale sulla scala). Neanch'io riesco ad arrivare fin l, ci vorrebbe una scala rotonda che giri intorno alla torre.
AIUTANTE. Ce la faremmo se la scala fosse pi alta o se quello l fosse pi in basso.
VALENTIN. Tutt'al pi bisogner fare una piccola impalcatura per metterci sopra un'asse.
AIUTANTE. E quanto dev'essere lunga l'asse, che ne vado a prendere una?
VALENTIN. Aspetta che misuro. (Il metro gli si richiude sempre, lui segna i punti con un dito, il metro gli sfugge, lui fa un segno in aria con la matita. Poi, all'Aiutante) Cos'hai da guardare con quel l'aria da idiota?
AIUTANTE. Devo stare attento per imparare.
VALENTIN. Adesso non c' bisogno che stai attento, non so farlo nemmeno io. Ecco, l'asse dev'essere lunga un metro e ottantacinque, su, vai!
AIUTANTE. Allora quella roba l per adesso la lascio qui. (Lascia andare un lato della scala che si richiude schiacciando le dita di Valentin).
VALENTIN. Ma chi pi cretino di t! Non vedi che ci ho le dita dentro?
AIUTANTE. Cosa ci posso fare io se lei infila le sue zampacce da tutte le parti? Tenga gli occhi aperti!
VALENTIN. Guarda un po' se c' un attacco.
L'Aiutante sale sulla scala.
AIUTANTE. Non riesco a vedere niente, sono troppo distante; prima dobbiamo mettere l'asse, lei magari vada un momentino a prenderla, e io intanto resto qui ad aspettare.
VALENTIN. Andare io? Stai fresco, scendi subito, altrimenti ti butto gi io!
L'Aiutante scendendo pesta la mano di VALENTIN.
VALENTIN. Ahiaaaa! Dai, scendi, cosa stai a fare l sopra?
AIUTANTE. Dove? Sulla scala?
VALENTIN. No, sulla cosa...
AIUTANTE. Sullo scalino?
VALENTIN. No, sul... m' scappato di testa il nome... sulla mia mano. (Lo picchia) Una volta o l'altra ti ammazzo, ma di', non ci vedi?
AIUTANTE. Come faccio a vederci con le suole delle scarpe? E stia attento a non tarmi infuriare perch una volta o l'altra le sbatto in testa la cassetta dei ferri e sa cosa canter allora? Canter O capo tutto sangue e piaghe... .
VALENTIN. Aspetta e vedrai, stasera ti concio per le feste! Ma c' o non c' la corrente? Prova un po' a vedere con una lampadina, se si accende.
AIUTANTE. (accende la lampadina con un fiammifero). No, non si accende.
VALENTIN. Ma che diavolo fai? (Gli strappa di mano la lampadina e si brucia) Sacramento! Su, sali sulla scala, che non ti voglio pi vedere! L'Aiutante sale sulla scala.
VALENTIN. (fischia). Sei gi su?
AIUTANTE. (fischia in risposta). S, ci sono.
VALENTIN. Qui non si fischia, cafone che non sei altro! Sta' attento, ora ti butto su un fil di ferro. (Butta su tutto il rotolo del fil di ferro) Un momento, me ne serve un capo.
AIUTANTE. Lo porto gi.
VALENTIN. No, buttalo. Aspetta. (Monta in piedi su un tavolo di prima fila, al quale seduta una coppia che sta cenando).
AIUTANTE. Attenzione alla meringa... accidenti, c' andato dentro in pieno! (Lancia il cavo che finisce in testa a una signora).
Valentin tira via il cavo con forza, strappando anche qualche piuma dal cappello della signora.
CLIENTE. Ma cosa le viene in mente? Non pu fare un po' attenzione?
VALENTIN. Non me ne importa niente, io devo lavorare. (Butta di nuovo su il filo) Ecco, adesso tira. (L'Aiutante tira su. tutto il filo). Ora ce l'hai di nuovo tutto su, sta' attento.
(Risale sul tavolo).
CLIENTE. Ma cosa le viene in mente? Non vede che stiamo cenando?
VALENTIN. A quest'ora non si mangia. Simmerl, buttami gi tutto il filo, basta che ne tieni in mano un capo.
L'Aiutante taglia con le forbici un capo e butta gi il resto del filo, che finisce di nuovo in testa alla signora.
CLIENTE. Questo il colmo! Cameriere, un altro posto!
VALENTIN. Per qui le han dato proprio il posto peggiore... Ecco, ora quello mi ha di nuovo buttato gi tutto il filo! Ti avevo pur detto di tenerne un capo.
AIUTANTE. Ma s, ce l'ho, l'ho tagliato apposta.
VALENTIN. Dannato figlio d'un cane, ma dove hai la testa?
AIUTANTE. Qua.
Valentin gli scaraventa in faccia una pasta. L'Aiutante innesta il cavo e Valentin lo fa passare attraverso il tavolo provocando di nuovo le proteste indignate del Cliente.
VALENTIN. (al Cliente). Allora lo aggiusti lei il riflettore, se non le va bene. Di', adesso buttami gi una vitina d'ottone!
AIUTANTE. Attenzione! Vitina!
La vitina cade nella scollatura della moglie del Cliente.
MOGLIE. (grida). Ah! Mi caduto qualcosa qua dentro!
VALENTIN. Dove le caduto?
MOGLIE. Qua dentro.
Valentin vorrebbe estrarre la vitina, ma prima da un'occhiata dentro la scollatura.
CLIENTE. Non si fanno queste cose qui, davanti a tutti! Ci provi ancora e vedr!
VALENTIN. Io me ne sbatto, a me serve la vitina. (Infila la mano nella scollatura della signora, il Cliente lo investe infuriato).
AIUTANTE. Buono! Buono! Basta che la signora si alzi, vedr che la vitina casca gi!
La signora si alza, si scrolla, la vitina cade per terra.
CLIENTE. (da la vitina a Valentin). Vieni, andiamo via, faremo reclamo alla direzione. (Escono).
VALENTIN. Guarda, ancora bella calda... Su, ragazzo, innesta il cavo nel riflettore, che io accendo.
AIUTANTE. Va bene. (Scende) Allora adesso faccio buio e poi accendo. Ecco, ora si accende.
VALENTIN. No che non si accende, perch continui a dir bugie? (Gli molla un ceffone).
AIUTANTE. Ma s che si accende! L'altro, dall'altra parte!
VALENTIN. Ma come possibile? Abbiamo aggiustato questo e si accende l'altro?
DIRETTORE. Allora, a che punto siamo? Si accende ora?
VALENTIN. S, si accende quello l, dall'altra parte.
DIRETTORE. Quello l non mi serve, ho bisogno di questo.
VALENTIN. S, abbiamo aggiustato questo, ma si acceso quell'altro.
DIRETTORE. Roba da strapparsi i capelli! (Si strappa i capelli) Quello non mi serve a niente, io ho bisogno di questo! questo che deve accendersi!
VALENTIN. E va bene, vuoi dire che dovremo aggiustare quello, cos si accender questo!


