IL DIBBUK
Leggenda drammatica in tre atti
di shalom anski
Traduzione di Enrico Fulchignoni
PERSONAGGI
SENDER, padre di Lea
LEA
PRADE, nutrice
GHITLA, amica di Lea
BASSIA, amica di Lea
MENASCE, fidanzato di Lea
MENDEL suo precettore
NACHMANN, padre di Menasc
IL MESSAGGERO
REB EZRIELE di Miropol
MICHAEL suo aiutante
RABBI SANSONE
HANAN
HENECK suo compagno
MEIR sciammash di sinagoga
Una donna Un mendicante Una mendicante cieca
Una mendicante zoppa, Una mendicante grassa
Un viandante
I Batlan II Batlan III Batlan IV Batlan
Nel primo e second atto lazione si svolge a Brinitz e nel terzo a Miropol
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
Prima del levarsi del sipario si sente salmodiare sulla scena un canto triste poi una voce: L'anima, da sublimi altezze pu precipitare negli abissi. Ma dalla caduta pu rinascere il volo .
(Si alza il sipario. Una vecchia sinagoga dalle pareti di legno scuro. Sospesi, i candelieri a sette braccia. Al centro la brina : piccolo podio su cui si legge la Torah. Lungo i muri, un banco; sul davanti a sinistra un tavolo carico di libri, sul quale due candele ardono. Larga porta d'entrata. A sinistra una porticina conduce all'oratorio ove si recitano le preghiere dei casi particolarmente gravi. Non lungi dall'altare, Hanan, seduto, immerso nella lettura. Attorno al tavolo di destra qualche scolaro della scuola talmudica. Sono stanchi. Leggono il Talmud a mezza voce, come in sogno. Inginocchiato vicino al podio, Meir s'occupa dei sacchi contenenti gli scialli da preghiera e i filattri (piccole scatole oblunghe che contengono testi sacri e che gli ebrei religiosi si mettono innanzi alla fronte o sul braccio sinistro, per la preghiera mattutina). A destra sono seduti tre Batlan. Cantano, ondeggiando. Vicino alla stufa sdraiato il Messaggero, col sacco sotto il capo. E' sera, l'ombra comincia a invadere la sinagoga. In questo atto, come nel secondo, l'azione a Brinitz).
~ ( Si risente il canto dell'inizio; lo cantano i tre Batlan. Silenzio. Il Primo Batlan (come continuando un racconto)
Il rabbi Davide della citt di Talma - che le sue virt ci proteggano - aveva una poltrona d'oro, oro massiccio e sulla poltrona erano incise queste parole: Davide, re d'Israele, vive in eterno .
Il Secondo Batlan - (con lo stesso tono) Il rabbi Israel della citt di Regina - sia benedetta la sua memoria - viveva come un principe. Quando si metteva a tavola, un'orchestra di ventiquattro musicanti suonava per allietarlo. E quando viaggiava, i cavalli a tirare la sua carrozza sapete quanti erano?
Il Primo Batlan - Quanti?
Il Secondo Batlan - Non erano n due, n tre, n quattro. Sei erano, sei cavalli lucenti come la seta.
Il Terzo Batlan - (con vivacit) Si dice di rabbi Samuele che calzasse pantofole dalla suola d'oro. Capite? Pantofole d'oro!
Il Messaggero - (si solleva e si mette a sedere. Con voce calma e piana che sembra venire da lontano)
- Il santo rabbino Zussi ha vissuto tutta la vita in miseria; mendicava, vestito di cenci tenuti alla cintola da una corda. Eppure i suoi miracoli non sono da meno di quelli di rabbi Davide o rabbi Samuele.
Il Primo Batlan - Non sapete di che state parlando, amico. Qui non si loda la ricchezza... Ce ne sono forse pochi, di ricchi, a questo mondo? In quell'orchestra, in quella poltrona, in quelle suole d'oro di rabbi Davide o di rabbi Samuele si celano realt misteriose.
Il Terzo Batlan - Chi non lo capirebbe?
Il Secondo Batlan - Quello che ha gli occhi aperti, vede. Raccontano che un giorno il rabbi di Opatol incontr rabbi Israel e lo videro chinarsi a baciare la ruota della sua carrozza. E gli chiesero: Perch fai questo? . E il giovane rispose: Ciechi che siete! Non v'accorgete che il carro del Signore? .
Il Terzo Batlan - Ai... oi... ai!...
Il Primo Batlan - E' semplice: la poltrona non era una poltrona, l'orchestra non era un'orchestra, i cavalli non erano cavalli. Tutto questo era apparenza, un velo destinato ad accompagnare la vera grandezza.
Il Messaggero - La vera grandezza non chiede n ornamento n velo...
Il Primo Batlan - Al contrario. La grandezza deve accompagnare il fasto, lo splendore...
Il Secondo Batlan - Lo splendore, la forza dei nostri santi Rabbi chi potr mai descriverli?
Il Primo Batlan - Prodigiosi. Avete sentito parlare della frusta del rabbi Schmelk di Nickels-berg?
Il Secondo Batlan - No, racconta.
Il Primo Batlan - Un giorno un povero cit un ricco davanti al Tribunale. Il ricco aveva tanti amici ed era temuto da tutti. Il rabbi Schmelk stette ad ascoltare il povero. Poi stette a sentire il ricco. E sapete a chi diede ragione? Sapete? Al povero. Ecco. L'altro, allora, perse il lume degli occhi. Dar torto a me? Questa sentenza la rifiuto . E il Rabbi, tranquillamente, La accetterai. Obbedirai. Altrimenti ti obbligo con la frusta . L'altro schiumava di rabbia. Si mise a inveire contro il sant'uomo. E questo e quello... Allora questi, con gran calma, apr il cassetto del tavolo... E, indovinate che cosa apparve? Apparve la lingua bifida del vecchio serpente tentatore. Ohi, ohi. E, scivolando dal cassetto, la maledetta bestia s'attorciglia al collo dell'uomo, che era il terrore della contrada. Soccorso! Perdono, Rabbi! Far quello che vuoi, ma liberami dal serpente! . E il Rabbi, sempre calmo: Insegnerai ai figli, e ai figli dei tuoi figli ad obbedire alle parole del Rabbi, e a ricordarsi della sua frusta .
Il Terzo Batlan - Ahi, ahi, ahi! Che strana frusta! (Silenzio).
Il Secondo Batlan - Credo che siate in errore. Non poteva essere il serpente tentatore.
Il Primo Batlan - Perch?
Il Secondo Batlan - Un sant'uomo come il Rabbi di Nickelsberg non pu essere ricorso al serpente, che Satana in persona... (Sputa).
Il Primo Batlan - Ah, non mi credi? La cosa avvenne davanti ad una folla enorme. L'hanno visto tutti.
Il Secondo Batlan - Non dico che non sia accaduto. Non dico questo. Ma pensavo che non dato all'uomo d'evocare Satana con uno scongiuro.
Il Messaggero - Il solo modo di evocarlo di pronunciare il Gran Nome la cui fiamma ha fuso in uno i sensi opposti: le pi alte cime e i pi profondi abissi. (Hanan leva il capo. Ascolta con attenzione).
Il Terzo Batlan - Non pericoloso pronunciare il nome supremo?
Il Messaggero - Pericoloso? No. Ma la scintilla che aspira a mutarsi in fiamma, pu scatenare l'incendio.
Il Primo Batlan - Nel villaggio dove son nato, vive un Rabbi capace di miracoli. Basta che pronunci un nome magico e, subito, una quercia, eccola fiammeggiare nel bosco. Pronuncia un altro nome, ed ecco un soffio di vento, all'improvviso, spegner quella jattura. Egli stesso m'ha detto di conoscere formule che permettono di creare dal nulla un uomo, un Golem pi potente di ogni atleta mai vissuto, pi forte d'un toro. Conosce le parole che rendono invisibile. Sa comandare alle forze nere. A Satana in persona che il Signore ci guardi. (Sputa) L'ho sentito dalla sua bocca.
Hanan - (in piedi, ha ascoltato con attenzione; si muove in direzione della tavola, guarda il Messaggero, poi il primo Batlan; con voce lontana) Dove abita costui?
Il Messaggero - (fissa negli occhi Hanan e seguita a contemplarlo) Chi?
Hanan - Quest'uomo dei miracoli.
Il Primo Batlan - Nel mio villaggio, se ancora vivo.
Hanan - Lontano?
Il Primo Batlan - Oh, s. Lontano.
Hanan - Quanta strada ci vuole?
Il Primo Batlan - Un mese buono e forse anche pi, con la neve. (Silenzio). Ma perch mi chiedi? Ci vuoi andare? (Silenzio) Il villaggio s chiama Krasn e il nome del cabalista rabbi Elhann.
Hanan - El Hann... Cio a dire il dio di Hann. Il dio di Hann... Hann il mio nome...
Il Primo Batlan - (agli altri) Vi dico che compie miracoli in pieno giorno... Una volta, con questi miei occhi ho visto...
Il Secondo Batlan - (interrompendolo) Non parliamo di queste cose, qui, di notte, e in un luogo santo... Potrebbe accadere una sciagura... (Hanan esce lentamente. Tutti lo seguono con lo sguardo. Lungo silenzio).
Il Messaggero - Chi ?
Il Primo Batlan - E' un allievo della scuola talmudica. (Meir, il sacrestano, chiude l'arca e si avvicina al tavolo).
Il Secondo Batlan - Un uomo raro, di grande devozione.
Il Terzo Batlan - Ha una stupenda memoria... Pu recitare una dopo l'altra cinquecento pagine del Talmud.
Il Messaggero - Dov' nato?
Meir - In un paese lituano. E' diventato presto il miglior allievo della nostra scuola. Poi partito in pellegrinaggio. S' assentato per un anno intero. Poco tempo fa ritornato. Ma non quello di una volta. Sempre trasognato. Digiuna da un sabato all'altro e non mangia che il settimo giorno. Nei suoi pensieri si occupa - dicono - di cose segrete... (Sottovoce) della Cabbala.
Il Secondo Batlan - S. Dicono cos nel villaggio. E pi d'uno s' rivolto a lui per ottenere un talismano. Non ne vuol sapere... Scaccia via tutti...
Il Terzo Batlan - Forse uno dei Giusti. Si fa torto a spiarlo... (Pausa).
Il Secondo Batlan - (sbadiglia) E' tempo di coricarsi. (Con un sospiro, al primo Batlan) Peccato che tu non sia come il tuo Rabbi di Krasn, quello che fa zampillare il vino dalle pietre. Oh, quanto mi piacerebbe stanotte quel miracolo... Ne berrei tanto volentieri un bicchiere; da stamane non ho bevuto n mangiato nulla...
Il Primo Batlan - Anche per me oggi giorno di digiuno.
Meir - Un po' di pazienza! Ci sar da bere presto! E da mangiare! Sender andato a fidanzar la figlia. Lasciate che il patto si concluda, e il vino correr a torrenti...
Il Secondo Batlan - Oh, un vecchio incontentabile! Non un patto facile ti dico! Tre volte l'abbiamo visto partire e tre volte tornato a mani vuote. Il primo non gli piaceva; l'altro aveva una famiglia antipatica; il terzo non portava dote abbastanza... E' un vecchio incontentabile il vostro Sender, ecco quello che !
Meir - Se lo pu permettere. E' ricco, e la figlia bella, una perla...
Il Terzo Batlan - Questo s... Ma potrebbe maritarla con pi giudizio...
Meir - Quale giudizio?
Il Terzo Batlan - Un tempo, quando i ricchi cercavan marito alle figlie, non ci si occupava di danaro, n di parentela. Si cercava un cuore e un cervello. Si andava in una scuola talmudica e si pregava il Rabbi di indicare, tra i discepoli, il giovane pi adatto. Ecco tutto.
Il Messaggero - Qui troverebbe, forse, uno sposo degno di scelta.
Il Primo Batlan - Come fate a saperlo?
Il Messaggero - Lo credo.
Il Terzo Batlan - Basta, basta con le chiacchiere... La scelta non sta neanche a Sender. Un fidanzato il destino a proporlo. (La porta si apre all'improvviso, entra una donna anziana, seguita da due bimbi, piangendo).
La Donna - Ahi! Ahi! Signore, aiutami! Apriamo l'Arca Santa, abbracciamo i rotoli della Torah! Non ci muoviamo finch l'Eterno non abbia salvato vostra madre! (Apre l'Arca, si getta dentro col capo e prega lamentandosi) Ahi! Ahi! Ahi! Dio di Abramo, Dio di Isacco e di Giacobbe, guardami sventurata, guarda questi infelici e non li privare della madre! Sante Leggi, madri amabili d'Israele, lottate per questa creatura, implorate voi per la mia povera figlia, andate dal Padrone del mondo, che non permetta sia sradicata la bella pianta, non sia tolta l'agnella al suo gregge e che questi uccellini non muoiano in un nido deserto. (Urlando) Con le mie grida aprir la terra, squarcer il cielo! Non mi muovo da qui se non mi rendi la figlia, corona della mia povera fronte! Oh, piet!
Meir - (le si avvicina. La sfiora. Con voce quieta) Ester! Vuoi che aduni qualche fedele per recitare i salmi della salvezza?
La Donna - (guarda attonita) Ahi! Ahi! Ahi! S, presto! Riunisci qualche fedele, i salmi! I salmi! Ma presto, presto! Non c' pi tempo da perdere! Da due giorni davanti alla morte.
Meir - Subito, subito... (Con voce pi suadente) Solo bisogna dar loro qualcosa, sono povera gente...
La Donna - (frugandosi) Eccovi un rublo, ma badate che preghino!
Meir - Un rublo? Dieci copechi a testa? E' poco, sapete?
La Donna - (senza starlo a sentire, disperata) E' tutto quello che ho. Via, bambini! Andiamo a pregare anche in un'altra sinagoga! (Esce).
Il Messaggero - All'alba una donna venuta ed ha aperto l'Arca Santa perch sua figlia in doglie da due giorni e non riesce a partorire... Ora quest'altra vecchia implora per sua figlia che da due giorni lotta contro l'angelo della morte.
Il Terzo Batlan - Che intendi dire?
Il Messaggero - Quando l'anima di una creatura non ancora morta deve entrare in un corpo che non ancora nato la lotta: se nasce il bimbo muore l'inferma; ma se il bimbo a morire, l'ammalata torna alla vita...
Il Primo Batlan - Ahi! Ahi! Ahi! Ciechi siamo... Gli occhi vedono cose inutili. Le cose vere gli uomini le ignorano.
Meir - (accostandosi al tavolo) Andiamo a recitare i salmi per la guarigione della malata. Dio ha voluto compensarci. (Distribuisce i copechi).
Il Secondo Batlan - (ai giovani che sonnecchiano) Venite a cantare i salmi. (Escono tutti, tranne il Messaggero. Dall'oratorio si eleva il canto del primo salmo: Felice l'uomo che non segue il consiglio degli empi . Il Messaggero, immobile, continua a fissare l'Arca. Entra Hanan).
Hanan - (stanco, come trasognato, si accosta all'Arca) Chi ha aperto di notte i battenti dell'Arca? (Contempla i fascicoli) Vi guardo, libri della Torah, l'uno accanto all'altro, immobili, sereni. Eppure contenete tutte le voci, tutti i segreti, tutti i misteri, dal primo giorno della Creazione, fino alla fine dei secoli. Come ottenere un segno? (Conta i rotoli) Uno, due, tre, quattro, nove libri! Questo numero contiene la verit. In ogni rotolo sono quattro impugnature. Di nuovo trentasei. Non passa giorno in cui non mi imbatta in questa cifra, di cui ignoro il significato, e che mi affascina... Sento che in essa contenuto il traguardo... Trentasei. La somma delle cifre del nome della mia amata. Tre volte trentasei la somma delle cifre del mio nome... Lea, significa: senza Dio. (Si mette a tremare) Che orribile pensiero... Eppure mi affascina...
Heneck - (entrando) Hanan, che fai? sembri smarrito da qualche tempo...
Hanan - (si avvicina lentamente ad Heneck) Misteri, senza fine. Intorno all'uomo tutto mistero. Dov' la vera salvezza? (Pausa) Il villaggio si chiama Kresn, e il nome del Rabbi Elhanan...
Heneck - Che dici?
Hanan - (come destandosi) Io, niente. Stavo pensando...
Heneck - Vivi immerso nella Cabbala, Hanan. Da quando sei tornato, non hai aperto il Talmud.
Hanan - Il Talmud: freddo, arido. Come gli scritti dei savi. (Esaltandosi) Sotto la terra c' un mondo di cose infinite, vedi, come sopra la terra. Ci sono foreste e prati, oceani e deserti, citt e villaggi. I deserti li squassa la tempesta, gli squali sprofondano negli abissi marini, e nella foresta geme l'angoscia. Una sola cosa manca al mondo sotterraneo: il cielo, con il sole e i suoi fulmini. Cos il Talmud. Un mondo senza cielo. Un mondo che incatena l'uomo alla terra, lo priva delle ali stupende che anelano agli spazi. (In estasi) Ma la Cabbala svincola l'anima dal suolo... solleva l'uomo alle vette celesti, lo unisce ai misteri infiniti... (Si scuote) Non ho pi forza, ahim! ahim!
Heneck - (serio) Forse questo vero. Ma tu sai anche i pericoli che si celano in questo volo ardente. Alto lo slancio, ma prossimo, il pi nero abisso. Il Talmud, invece, innalza l'uomo lentamente, proteggendolo come un fedele guardiano. Lo riveste d'una corazza contro le tentazioni e poco a poco gli impedisce di deviare. La Cabbala, invece? (Cita dal Talmud cantilenando) Quattro saggi sono entrati nel giardino della Cabala. Ben Azai guard e cadde folgorato. Ben Soma guard e gli si smarr la mente. Ben Achai guard e rimase senza fede. Soltanto Ben Achilia tornato da quel giardino.
Hanan - Questi esempi non mi spaventano. Con che intenzioni erano entrati? Curiosit, forse? Certo non per cercare il vero cammino. Altri, dopo di loro, vi sono penetrati senza perire.
Heneck - Ti paragoni a loro?
Hanan - No. Ma il mistero dell'anima mi attira irresistibilmente. La missione dei giusti sta nel mondare le anime umane da ogni peccato, affinch tornino alla loro fonte luminosa. Non facile. Perch, come dice la Genesi, il peccato sta in agguato a ogni porta . Quando un'anima ha ritrovato la sua purezza, ne arriva un'altra contaminandola ancora di pi, perch il genere umano si va corrompendo senza scampo. La potenza del male s'accresce, il numero dei Giusti s'assottiglia a ogni nuova stagione.
Heneck - Che fare, allora?
Hanan - Purificare, non lottare il peccato. Da dentro esprimerlo: come l'orafo fa con l'oro, dal fuoco. Come s'estrae il diamante dalla roccia, cos bisogna mondare il peccato da ogni impurit, che ne residui solo ci che santo...
Heneck - La santit del peccato? Com' possibile?
Hanan - Tutto quello che Dio ha creato racchiude in s una parte di purezza.
Heneck - E' Satana, non Dio, che ha creato il peccato!
Hanan - E chi ha creato Satana? Dio l'ha creato.
Heneck - No, no. Tu deliri! (Lascia cadere la testa sul leggio).
Hanan - (piegato su di lui con voce tremante) Qual la tentazione pi forte, il peccato pi intenso? Non il desiderio della donna?
Heneck - S.
Hanan - Ora, questa colpa, se il fuoco la purifica da ogni macchia, diventa estasi sacra; come nel Cantico dei Cantici:
Bella creatura, infinitamente bella
Dal tuo velo, gli occhi, languidi come della colomba
I tuoi capelli come un gregge nero
Sospeso alle pendici di Galaad .
Meir - (esce dalla sala. Entrano nella sinagoga Lea, conducendo per mano Prad, seguite da Ghitla. Si fermano vicino alla porta) Che onore! La figlia di Sender? Buona sera, Lea!
Lea - (timida) Buona sera, Meir. Mi avete promesso di mostrarmi gli antichi ricami dell'Arca, non vero? (Appena si sente la sua voce, Hanan interrompe il canto, guardando Lea con gli occhi estatici. Rimane cos per tutta la scena).
Prad - Mostrale i vecchi ricami, Meir. Lea vuol ricamare una tenda per l'Arca e sar pronta per l'anniversario della morte di sua madre. La ricamer con fili d'oro sopra un bel velluto, coi disegni dei tempi antichi, aquile e leoni. E quando la tenda verr posata sull'Arca, l'anima virtuosa di sua madre s'allegrer in paradiso.
Lea - (guarda intorno; scorge Hanan e resta cos, ansiosa).
Meir - Volentieri, Prad. Vi mostrer le pi belle, le pi antiche. (Va verso un cofano e ne estrae qualche tenda ricamata).
Prad - Non hai paura a quest'ora, nella sinagoga?
Lea - E' la prima volta che la vedo di notte. Come tutto appare triste!
Prad - Bisogna che un tempio sia triste. Nel cuore della notte vengono qui i morti per pregare e lasciano sui muri la traccia della loro pena.
Lea - Nonna, non parlare di morti. Ho paura.
Prad - Tutte le mattine, all'alba, l'Eterno piange sulle rovine del Tempio di Gerusalemme e le sue sante lacrime cadono su ogni sinagoga. Per questo pi sono antiche, pi umide all'alba sono le loro mura. Non si deve imbiancarle. O allora la collera le invade e le mura si mettono a lanciare pietre.
Lea - Com' vecchia, questa! Dall'esterno non sembra.
Prad - S, piccola, molto vecchia. Si dice, perfino, che fu trovata gi costruita, ma non da mano d'uomo... La citt l'hanno pi volte invasa e distrutta, hanno tutto ridotto in cenere, ma la sinagoga rimasta intatta. Una volta soltanto, il tetto stava incendiandosi, ma un volo di colombe, all'improvviso, venne a fiorire nel cielo e il battito delle loro ali spense il fuoco.
Lea - (senza ascoltarla) E sale una tristezza infinita attorno. Eppure come queste mura mi attraggono. Ho voglia di stringerle al cuore... di poggiarvi contro la guancia... Chiedere: perch tanto calme e dolenti? Perch siete cos tristi, povere mura?
Meir - (porta le tende) Ecco le pi antiche; questa ha pi di duecento anni. E la si toglie dal cofano solo per la Pasqua.
Prad - Guarda, Lea, che splendore. Rami di mandorlo e colombe. Oggi non si trova pi n stoffa n fili di metallo cos preziosi.
Lea - (accarezza e bacia la tenda) Com' bella! Ma anche la stoffa triste.
Ghitla - Lea, osserva l, c' un giovane che ti guarda. Che volto strano!
Lea - E' un allievo della scuola talmudica. Si chiama Hanan, mangiava qualche volta alla nostra tavola.
Ghitla - Ti guarda come se volesse chiamarti con gli occhi. Forse vorrebbe avvicinarsi, ma non osa.
Lea - Vorrei sapere perch tanto pallido e triste. Dev'esser stato malato...
Ghitla - Ma non triste; guarda come brilla lo sguardo...
Lea - I suoi occhi splendono sempre. Quando mi parla come se il respiro gli mancasse, e anche a me sembra mancare il respiro. Non so. Non sta bene per una ragazza parlare con uno straniero.
Prad - Meir, permetteteci di onorare la santa Torah, giacch siamo nella casa di Dio.
Meir - Certo, certo. Venite. (Va verso l'Arca seguito da Ghitla che conduce Prad. Dietro loro, Lea. Nel passare accanto ad Hanan, Lea si ferma un istante).
Lea - (con voce calma) Buona sera, Hanan. Eccovi tornato.
Hanan - S... s.
Prad - Vieni, Lea, a baciare la santa Torah.
Lea - (si avvicina e bacia i libri con fervore).
Prad - Basta, figliola. Non bisogna restar troppo vicino alle cose sacre. I rotoli contengono la Santa Legge che fu scritta con fuoco nero su fuoco bianco. (D'improvviso, timida) Oh, com' tardi! Com' tardi! A casa figliole. Andiamo. E' notte alta. Lea... Lea... (Escono in fretta. Meir chiude l'Arca ed esce con loro).
Hanan - (sta in piedi, gli occhi serrati, si rimette a salmodiare il Cantico dei Cantici) Bella, creatura, infinitamente bella I tuoi capelli come un gregge nero Sospeso alle pendici del Galaad... .
Heneck - (levando il capo) Che reciti, Hanan? (Silenzio) I tuoi riccioli sono bagnati. Sei stato ancora al bagno rituale?
Hanan - S.
Heneck - E digiuni da un sabato all'altro? Non ti indebolirai troppo?
Hanan - Ho perduto ogni voglia di cibo. (Pausa).
Heneck - (affettuoso) Ma perch queste prove? Perch ti torturi? Che speri di ottenere dalla Cabbala?
Hanan - Possedere un diamante per renderlo molle come la cera. Poterlo fondere, dopo, in una lacrima e che la mia anima lo bevesse. Allora irradierei d'una luce accecante, quella della terza dimora della terza sfera, che la sfera della gloria. (Improvvisamente eccitato) S, mi occorrono due sacchetti d'oro, per colui che solo s'interessa del peso dell'oro...
Heneck - Che dici? Attento, Hanan. Sei sopra una voragine. Non dalle potenze sante che otterrai quel che stai chiedendo.
Hanan - E se lo chiedessi ad altre potenze, che alle sante?
Heneck - (spaventato) Mi fai paura. Ho paura di starti accanto. (Esce in fretta. Hanan con espressione di sfida, ride. Dalla porta di strada entra Meir, da quella della stanza vicina, il Primo Batlan).
Il Primo Batlan - Ho recitato diciotto salmi. Basta. Non vorrete che li recitiamo tutti per un rublo. (Entra Ascher) Eppure seguitano a cantare!
Meir - Sono meglio di te, vedi... La malata cos potr guarire...
Asher - Amici, ho incontrato al crocicchio Bazzuch, il sarto. Tornava da Klimovka dove Sender andato a conoscere la famiglia del fidanzato, ma pare che non si siano messi d'accordo. L'avevo detto io a Sender, la dote offerta pareva troppo magra. E cos si sarebbero lasciati.
Meir - E' la quarta volta che si ripete.
Il Primo Batlan - E la festa, anche stavolta... (Fa un cenno per indicare che tutto sfumato).
Il Messaggero - (con un sorriso) L'avete detto voi stesso che si sposa solo chi ci destinato.
Hanan - Ho vinto ancora io... (Cade esausto sulla panca e vi rimane seduto con espressione di felicit).
Il Messaggero - (preparando una lanterna) E' tempo di riprendere il cammino!
Meir - Perch tanta fretta?
Il Messaggero - Il mio mestiere di viaggiare. I messaggi che reco non possono attendere. Il tempo non m'appartiene.
Meir - Aspettate almeno fino all'alba.
II Messaggero - L'alba ancora lontana, amico, e il mio cammino lungo. Debbo partire ora.
Meir - La notte livida, non ci si vede affatto.
Il Messaggero - Preparo la lanterna per illumi nare il sentiero. (Escono dalla sala i due Batlan).
Il Secondo Batlan - Che l'Onnipotente voglia sal vare la moribonda.
Tutti - Amen.
Il Primo Batlan - Ora, con questo rublo, va' a comperare vino e qualcosa da mettere in bocca.
Meir - Ho preparato gi tutto. (Tira dalla tasca una bottiglia e qualche galletta. S'apre la porta. Sender appare, allegro, seguito da qualche ebreo). Tutti - O reb Sender, benvenuto!
Sender - Passando davanti al tempio ho avuto voglia di vedere che facessero gli amici. Vi immaginavo in preghiera o assorti nello studio. (Scorge la bottiglia) Eccolo il testo che studiate. (Ride rumorosamente).
Il Primo Batlan - Favorite bere, con noi, reb Sender.
Sender - Sono io che v'invito a bere, amici! Congratulatevi con Sender. Perch? Ha fidanzato sua figlia!
Hanan - (pallido si leva dal banco).
Tutti - Evviva! Evviva! Oh, la bella notizia!
Meir - Ma come? Ci avevano raccontato poco fa che non se n'era concluso nulla tra voi e i parenti del giovanotto...
Il Primo Batlan - Una triste notizia abbiamo tutti ripetuto, ed invece...
Sender - Per poco, per poco e ancora era vero,.. Ma infine ce l'ho fatta. Hanno ceduto. Le mie condizioni le accettano, in pieno, e il patto gi pronto, firmato, qui. (Si batte la tasca).
Hanan - E' possibile? E' stato tutto inutile, allora: formule, digiuni, preghiere. E adesso? Che fare, ora? dove? con che mezzi? (Si preme angosciosamente il petto, poi leva lento la testa. Il volto raggiante, estatico) Ah, ah, ah. Ora appare chiara la duplice verit del controsenso. La contemplo. Ho vinto, ho vinto... (Cade al suolo esamine).
Il Messaggero - (accende la lanterna) La fiamma s' spenta, bisogna accenderne un'altra... (Silenzio angoscioso).
Sender - Meir, perch tanto buio? Accendi un'altra candela. (Meir accende un cero).
Il Messaggero - Cos vi siete messi d'accordo sul matrimonio!
Sender - (un poco stupito) S, non m'avete sentito?
Il Messaggero - Capita a volte che si prendano impegni che poi non si rispettano. Bisogna esser prudenti!...
Sender - (turbato) Chi quest'uomo? Non lo conosco.
Meir - Non di qui. E' un passante, porta missive da una contrada all'altra.
Sender - Che ha voluto dire... d'impegni trasgrediti?
Meir - Non so.
Sender - (riprendendosi) Asher. Sai che devi fare? Corri a casa! E' tardi, ma scuotili lo stesso... Mi preparino il vino caldo e i biscotti. Sono intirizzito. (Asher esce correndo) Resto ancora un momento con voi. Sediamoci. C' qualcuno che pu raccontarmi qualche parola nuova del nostro Rabbi? Un aneddoto, un altro miracolo? Ogni gesto che fa pi prezioso di una perla.
Il Primo Batlan - (a Meir) Metti da parte la bottiglia, servir per domani.
Sender - E allora lasciatela raccontare a me una delle sue sentenze. Un giorno un ebreo tra i pi ricchi e avari, come solo un ricco pu essere, viene a vedere il Rabbi. Il Rabbi lo prende sottobraccio e lo avvicina alla finestra: Che vedi ora? gli chiede. Oh! bella, risponde l'altro, vedo il mondo . Poi il Rabbi lentamente s'avvia verso un'altra parete della stanza, dove c'era uno specchio. E ora cosa vedi? . L'altro sorrise: Vedo me stesso, Rabbi . Al che il rabbino lo fece sedere e gli spieg: Lo specchio e la finestra son fatti dello stesso vetro. Ma dietro allo specchio c' un velo d'argento e tanto basta perch chi guarda non riesca pi a scorgere il mondo, ma solamente se stesso .
Il Terzo Batlan - Ahi, ahi, ahi! Parole pi dolci del miele.
Il Primo Batlan - Sono parole sante.
Sender - Io gli dissi allora: a me che fate allusione, per caso?
Il Messaggero - Mi guardi Iddio.
Sender - Rispose proprio cos: mi guardi Iddio!
Il Secondo Batlan - Se si cantasse qualcosa... In onore del nostro santo Rabbi... (/ tre Batlan; intonano una melodia dolce, mistica; tutti li accompagnano battendo le mani).
Sender - (lascia bruscamente la sedia) Bisogna ballare ora... (Eseguono in cerchio).
Il Secondo Batlan - Heneck, dove siete? Hanan! Venite anche voi...
Sender - (turbato) Gi c' anche Hanan. Chiamatelo. Che venga, che venga a ballare con noi.
Meir - (scorge Hanan disteso al suolo) S' addormentato per terra... Digiuna troppo, sfinito.
Sender - Sveglialo. Deve ballare con noi!
Meir - (lo scuote) Non riesco a svegliarlo!
Il Primo Batlan - (accorrendo) E' morto!
Il Secondo Batlan - (raccattando un libro vicino al corpo) Vedete, dalla mano gli caduto il libro dell'angelo Raziel... il libro della Cabbala. (Tutti si guardano sgomenti).
Il Messaggero - Ha contemplato il segreto... L'hanno ucciso le potenze malvage.
ATTO SECONDO
(Una piazza nel villaggio di Brinitza. Al centro, la vecchia sinagoga. A sinistra, nel fondo, il cimitero e pi avanti una tomba con la stele. A destra, cortile della casa di Sender. Nella corte sono le tavole apparecchiate. Attorno ad esse sono seduti poveri, mendicanti, infermi, che mangiano e tracannano avidamente, strappando le vivande dai vassoi che i servi portano attorno. Dalla casa di Sender si sente musica di danze-, e conversazione animata. E' il tramonto. Due Batlan, uno giunto da lontano, discorrono davanti alla sinagoga).
Il Primo Batlan - Avete una bella sinagoga. Deve allegrare l'Onnipotente. E' antica, certo?
Il Secondo Batlan - Oh, s. I nostri vecchi dicono che i loro nonni ignoravano il tempo in cui fu edificata.
Il Primo Batlan - E che cos' questa stele, nel mezzo del villaggio?
Il Secondo Batlan - Due secoli fa questa contrada fu invasa da un feroce Bogdn e dai suoi cosacchi. Misero a ferro e fuoco il villaggio e uccisero met degli ebrei. Quel giorno si celebravano le nozze di due giovani. Caddero l ed erano ancora sotto il baldacchino nuziale. Li hanno sepolti nella stessa tomba, la ragazza e il suo giovane sposo, qui proprio dove sono caduti. (A voce pi bassa) Da allora ogni volta che si celebra un matrimonio davanti alla nostra sinagoga, si ode da questa tomba esalare come un sospiro. Per questo, a ogni nuovo matrimonio, usanza del villaggio che il corteo venga attorno alla tomba con canti e balli, per rallegrare gli sposi sepolti...
Il Primo Batlan - E' una bella usanza.
Meir - (esce dalla corte di Sender e si avvicina ai due) Che banchetto! Che belle vivande servite ai poveri! Una meraviglia!
Il Secondo Batlan - Non c' da stupirsi. Figlia unica d'un riccone!
Meir - Trote, arrosto, dolci a profusione, per tutti! E acquavite prima e alla fine del pranzo! Si vede che ha un sacco di soldi, che ce ne vuole per tutto questo... Sender ha speso un patrimonio... vi dico.
Il Secondo Batlan - Sender sa quello che fa. Non si d torto a ricever male un ospite ricco; al pi, potr indispettirsi. Ma accoglier male il povero, questa s che gran colpa... Non si sa mai chi pu celarsi sotto gli stracci d'un mendicante.
Meir - Il profeta Elia. Gli piace vestirsi dei panni degli straccioni.
Il Messaggero - (entrando col suo sacco in spalle) Bisogna aver riguardo per tutti, non solo per i poveri. Di nessun uomo si pu sapere chi sia veramente, n perch sia venuto al mondo...
Meir - Schalm Aleichm. Eccovi ritornato.
Il Messaggero - M'hanno ancora inviato in questo villaggio.
Meir - Oggi festa grande: uno sposalizio ricchissimo.
Il Messaggero - Se ne parla per l'intera contrada. Ne ho avuto notizie lungo il cammino.
Meir - Non avete incontrato, per caso, i parenti dello sposo? Tardano ad arrivare!
Il Messaggero - Lo sposo arriver in tempo. (Entra nella sinagoga. Il secondo Batlan e Meir si dirigono verso la casa di Sender. Mendicanti, donne e uomini irrompono in scena).
La Donna - Ho ballato con la sposa, io...
La Zoppa - Anch'io, con questa gamba secca...
Lo Zoppo - Perch solo con le donne? Mi chiedo perch la sposa pu ballare solo con le donne. Mi piacerebbe darle una strizzatina un momento fra queste braccia... (Pizzica una donna che scappa... Dalla casa escono Prad, Ghitla e Batia).
Prad - (inquieta) Lea balla ancora coi poveri. ...Finir col girarle la testa. Portatela qua, figliuole! (Si siede. Le due escono e portano Lea).
Ghitla - Basta di ballare, Lea. Ora vieni con noi.
Bassia - Ti verr la vertigine. (Vogliono liberare Lea, ma le mendicanti la circondano piagnucolando).
La Donna - No, no, non me la portate via! E io sono peggio d'un'altra! Tocca a me, vecchiaccia! No, ora a me che deve il ballo...
La Vecchia Cieca - Ha fatto sette giri con la gobba e neppure uno con me!
Meir - (viene da destra e con tono solenne, in piedi su uno sgabello) Attenti alla distribuzione del denaro: dieci copechi a testa.
I poveri - (urlando!) Dieci copechi! A me! No, prima io! Largo!... (Escono).
La Vecchia Cieca - (circondando Lea con le braccia) Me ne fotto dei dieci copechi, io. Io voglio ballare con te. Un giro solo. O, come ballavo bene nei tempi lontani! (Abbraccia Lea e la trascina) Ancora! Ancora! (Turbinano sempre pi svelte).
Ghitla - (strappa Lea dalla vecchia. Insieme a Prad trascinano la giovinetta verso una sedia).
Prad - Sei pallida pi della tua veste, Leula adorata! T'hanno stancata, vero?
Lea - (gli occhi chiusi, la testa rovesciata all'indietro, come in sogno) Mi circondavano, m'hanno toccata con le dita fredde e ossute... con i loro artigli. Mi girava la testa, mi sentivo mancare... Poi qualcuno venuto e m'ha portata via lontano... lontano m'ha rapita nell'aria, lass, in alto!...
Ghitla - T'hanno gualcita la veste... Come farai adesso?
Lea - (sempre come in sogno) Non bisogna lasciar sola la fidanzata prima delle nozze... vengono gli spiriti maligni e la portano via...
Prad - (sconvolta) Taci, Lea, sciocchina. Porta male evocare gli spiriti! Stanno dappertutto in agguato, vedono ogni cosa... ci scrutano. Appena qualcuno pronunzia il loro nome impuro, se ne impadroniscono. (Sputa).
Lea - (aprendo gli occhi) Non sono spiriti maligni...
Prad - Non bisogna fidarsi degli spiriti, sono sempre pronti a nuocere.
Lea - (con forza) No, no. Ci circondano anche gli spiriti puri: le anime di coloro che sono morti.
Prad - Cosa dici? Di quali anime parli? L'uomo nasce a una vita lunga e piena.
Lea - Se sparisce prima che la sua ora sia suonata, dove va l'esistenza che non ha vissuta? che diventano le sue gioie e i dolori? i pensieri che non ha avuto il tempo di meditare? gli atti che non ha compiuti? Ah; Prad! C'era un giovane dall'animo nobile, dallo spirito profondo che aveva davanti a s tutta una vita. E, all'improvviso, pi nulla. Il buio. L'hanno sepolto lontano da casa sua. (Tristemente) Dove sono i giorni, dove sono le parole che non ha pronunciato? le sue preghiere interrotte, il respiro... Dove?
Prad - (scuotendo la testa) Sono cose da non chiedere, Lea. Iddio solo sa quel che fa e noi viviamo nelle tenebre. (S'avvicina il Messaggero e si ferma, non visto, vicino alle donne).
Lea - (senza dar retta a Prad) No, Prad, tutto pu perdersi, ma non una vita d'uomo. Se uno muore prima della sua ora, la sua anima deve tornare in terra per vivere quel che gli rimane di sofferenze e di gioie. (Pausa) La mamma morta giovane, nemmeno lei ha avuto il tempo d'andare ai limiti del suo destino. Voglio, /davanti alla sua stele, chiederle che venga e mi conduca assieme al padre sotto il baldacchino nuziale. Voglio che balli con me, povera mamma, come hanno ballato gli altri. (Sottovoce) Prad, sai, volendo con tutte le nostre forze, le anime possiamo vederle... Lo so... (Indica la tomba) Vedo il volto di due sposi che giacciono l. Giovani e belli avanzano verso la festa, la musica... quando le fiamme, le urla, le spade... Eccoli uniti per sempre... sereni... all'infinito... (Si alza e s'accosta alla tomba) O santi sposi! Vi invito alle mie nozze. Anche voi statemi vicino. (Musica festosa che s'avvicina. Lea spaventata barcolla).
Ghitla - Non aver paura. E' il fidanzato che arriva. L'accolgono all'ingresso del villaggio.
Bassia - (eccitata) Vado a guardarlo di nascosto.
Ghitla - Anch'io. E verremo a dirti com'. Vuoi?
Lea - No.
Bassia - Ma non temere, sciocca. Non lo diremo a nessuno. (Escono correndo, Prad e Lea tornano verso casa).
Il Messaggero - (avvicinandosi) Sposa!
Lea - Che volete?
Il Messaggero - Le anime tornano in terra, ma non sono spiriti senza corpo. Passano l'uno dopo l'altro per diverse sostanze create, fino alla purificazione ultima. Le anime colpevoli si incarnano prima in corpi di animali, di pesci, d'uccelli, ed attendono che un Giusto le liberi e le sollevi dalla loro caduta. Altre anime pi chiare riprendono vita nel corpo dei neonati e cercheranno la salvezza mediante i loro atti.
Lea - Ancora... parlatemi ancora...
Il Messaggero - Ci sono anime erranti che non arrivano a trovar pace. Esse s'incarnano, come dibbuk , nel corpo di altre persone viventi. E cos attendono la loro salvezza. (il Messaggero esce. Lea resta attonita. Entra Sender).
Sender - Che fai qui sola, Lea?
Prad - Ha ballato coi mendicanti. Ha fatto la gioia dei poveri, sapete... Si riposa un istante.
Sender - E' una buona azione. Ma ora bisogna affrettarsi. Lo sposo arrivato assieme a suo padre. Siete pronte?
Prad - Lea deve andare ancora alla stele di sua madre.
Sender - Va' figlia. Dille che l'invito al tuo matrimonio e che mi stia al fianco nel momento in cui sposiamo la nostra unica bambina. Dille che ho dedicato a te tutta la mia vita come mi aveva chiesto prima di morire. T'ho allevata come una cara figlia d'Israele, e t'ho scelto un marito onesto e bravo. Va' figlia mia... (Si asciuga le ciglia e rientra in casa).
Lea - Prad, posso invitare qualcun altro assieme a mia madre?
Prad - Solo stretti parenti: il nonno, reb Efraim, la zia Mirele...
Lea - Vorrei invitare un'altra persona, ma non parente...
Prad - No, Lea, meglio di no; se inviti un estraneo, quelli che non inviterai potrebbero offendersi e, Dio ne liberi, farti .del male.
Lea - Non un estraneo... stato presso di noi, come uno di famiglia...
Prad - Oh, figlia, si dice che abbia fatto una brutta fine... non so dove sia sepolto e non sta bene chiederlo.
Lea - Ho visto la tomba in sogno, ed anche lui ho visto...
Ghitla e Bassia - (entrando allegre, correndo) L'abbiamo visto, l'abbiamo visto!
Lea - Chi avete visto?
Bassia - Ma il tuo fidanzato: ha i capelli neri...
Ghitla - Ma no, se biondo... biondo ti dico...
Bassia - Ma che biondo, sciocca, neri ti dico, neri... (A Ghitia) Torniamo a vederlo meglio... sono al mulino, stanno arrivando...
Prad - Andiamo, Lea. (Lea indossa uno scialle nero ed esce con Prad da sinistra. Si ode il suono dei violini. Entra da sinistra il corteo nuziale, i musicisti che si allineano lungo la sinagoga, poi Ghitla e Bassia che precedono, battendo le mani, il futuro sposo. Entrano Nachmann, il fidanzato Menasce e Mendel suo precettore. Menasce un giovanotto magro, dall'aria smarrita. Sender esce da casa e viene loro incontro).
Sender - Schalm Aleichm, siate il benvenuto. E lo sposo?
Nachmann - Eccolo. (Si baciano. Poi Sender bacia Menasce e saluta gli altri parenti).
Sender - Com' andato il viaggio, reb Nachmann?
Nachmann - Pessimo. Abbiamo sbagliato strada e il cocchiere non riusciva a trovare quella giusta. Ci siamo perduti in mezzo ai campi. E per finire il carro s' infossato dentro a un pantano, ch' un miracolo se ce l'abbiamo fatta a tirarlo fuori. Ho pensato per un momento che ci si fosse messo il diavolo a giocarci tanti scherzi bizzarri. Infine, grazie a Dio, eccoci qua.
Sender - V'occorre un po' di riposo, ne sono certo...
Nachmann - No, no, bisogna anzitutto concludere il contratto, i regali, le spese... Dopo riposeremo.
Sender - (entra con loro in casa. Restano in scena Mendel e Menasce).
Mendel - Tuo padre entrato dalla sposa. Ascolta bene, a tavola devi star fermo. Un vero giovane onesto. Non devi alzar gli occhi e non dirai niente. Neppure una parola. Capito? Solo al momento opportuno, alla fine del pranzo, qualcuno dir: La parola allo sposo . Allora ti alzerai in piedi. Dirai le frasi con voce lenta e chiara. Comincerai con le citazioni del Talmud. Soprattutto non ti mettere a balbettare! Pi parlerai forte e meglio sar. Intesi.
Menasce - Intesi, Rabbi, ma ho paura.
Mendel - Hai dimenticato il discorso?
Menasce - No, no, ricordo tutto. Ma da quando ho lasciato la porta di casa, ho paura. Una paura maledetta. E' tutto cos strano, le facce, la gente... Vorrei essere solo, in un angolo...
Mendel - Ahi, ahi, ahi! Che cosa t'impressiona?
Menasce - Ma, tutto... E specialmente il pensiero di dover incontrare la fidanzata...
Mendel - Oh, Dio ci protegga! A questo gli d di volta il cervello, ora... Su, coraggio. Finirai col dimenticare il discorso. Vieni alla locanda. Lo ripeteremo ancora una volta. (Escono. Dal cortile di Sender affluiscono i mendicanti con le provviste, le bende, le grucce, ed escono da sinistra).
Una Donna Pallida - Finita la festa dei poveri. Eppure ricomincerei subito a mangiare.
Lo Zoppo - Avevano promesso di servircene ancora un piatto e invece, toh! (Gesto osceno).
Il Gobbo - Non ci hanno dato quasi nulla... Biscotti secchi!
Una Donna Pallida - Non finisco mai d'aver fame. Mangerei le pietre...
Lo Zoppo - I ricchi... che la peste li stermini tutti.Tutti uguali... Boria e fumo. Quanto a regali... Credete che si sarebbe rovinato dandoci una pagnotta intera a ciascuno?
Una Donna Pallida - Per gli ospiti ricchi, oche, cappone, il tacchino ripieno, li ho toccati con queste mani... una montagna di carne...
Il Gobbo - E a noi... biscotti secchi.
Lo Zoppo - E lasciali ingozzare... tanto, dopo la morte, i vermi ci pensano loro. Sar la volta loro di essere divorati, dopo aver mangiato tanto... (Escono).
(La scena resta vuota un istante. Passa il Messaggero ed entra nella sinagoga. Si fa buio. Entrano Sender, Ghitla e Bassia).
Sender - Dov' Lea? Dov' la vecchia? Perch non tornano? Che succede? (Da sinistra entrano quasi correndo Lea e Prad).
Prad - Presto, presto, Lea, perch t'ho obbedito? E' cos tardi, ora...
Sender - Ma che avete fatto? Perch tanto tardi? (Escono le donne di casa).
Le Donne - Presto. La sposa deve accendere le candele. (Conducono Lea dentro la casa).
Prad - (a Ghitla) E' svenuta. Sono appena riuscita a farle riprendere coscienza. Ancora ne tremo!
Ghitla - Ah! Misericordia! Il digiuno di tanti giorni l'ha troppo indebolita.
Bassia - S' molto commossa sulla tomba della madre?
Prad - E' stata una scena terribile, non domandarmelo!
(Le donne fanno entrare Lea e la inducono sedere su uno scanno vicino alla porta di casa. Da sinistra, a suon di musica, entrano Nachmann, Mendel, Menasce. Quest'ultimo regge con le mani un velo bianco con il quale deve coprire il volto della fidanzata. Dalla sinagoga esce il Messaggero).
Lea - (balza in piedi, strappa il velo, respinge Menasce, grida) Tu no! Non sei tu lo sposo! (La gente fa cerchio, costernata).
Sender - Figlia, che hai? Che succede?
Lea - (si svincola. Corre alla tomba degli sposi) Sante vittime proteggetemi, salvatemi! (Cade. Si accorre. La sollevano. All'improvviso si guarda intorno fieramente e grida con la voce del Dibbuk) Mi avete sepolto sotto terra. Pazzi, pazzi, se credete di domarmi: ora io sono tornato a lei. Sono tornato dalla mia sposa. E non la lascer mai.
Il Messaggero - Nella sposa entrato il Dibbuk.
ATTO TERZO
Primo Quadro
(L'azione a Miropol. Casa del rabbi Ezriele. Grande stanza: di fronte, al centro, la porta d'ingresso. A sinistra una lunga tavola coperta d'una tovaglia bianca e, all'estremo, la poltrona del Rabbi. A destra un altare, un'Arca e un breve podio per il cantore. Di fronte, qualche tavolo, dei banchi. E' la sera del sabato. Vari fedeli in piedi o appoggiati, vicino al Messaggero, seduto accanto all'Arca. Si odono voci di donna cantare, sottovoce: Dio d'Abramo, d'Isacco e di Giacobbe ).
Il Primo Chassid - Sono strane storie... Storie che fanno paura...
Il Secondo Chassid - Perch paura?
Il Primo Chassid - Sembrano nate dal buio... da un mistero incomprensibile...
Il Terzo Chassid - (al Messaggero) Diteci ancora qualcosa.
Il Messaggero - No, tardi. Sono stanco.
Il Primo Chassid - Il Rabbi. (Tutti zittiscono e si levano in piedi. Il rabbi Ezriele entra. E' un vegliardo vestito d'un lungo abito bianco e un alto berretto candido, ornato di una pelliccia di volpe. Lentamente e stancamente s'avvicina al tavolo e si lascia cadere sul seggio. Michael sta in piedi alla sua destra. I vecchi siedono. I giovani restano, rispettosi, in piedi, Michael offre il pane).
Ezriele - (salmodiando) Questo il pasto di Davide, re e Messia. (Tutti rispondono sottovoce) Amen. (Il Rabbi benedice il pane e mormora un canto mistico senza parole. Poi, dopo un lungo sospiro, prende il capo tra le mani e s'immerge in profonde meditazioni. Lungo silenzio) Raccontano del santo Baalchem, che un giorno i saltimbanchi vennero nel suo villaggio a Madjboj. E tesero una lunga corda sopra il fiume attraverso due querce, sulle rive opposte, e uno dei saltimbanchi pass per quella fune con grande destrezza. E dal villaggio e dalla campagna intorno tutti accorsero a contemplare l'intrepido uomo, alto j sulla fune... E in mezzo alla folla era anche il ! santo Baalchem. I suoi discepoli si stupivano vedendolo contemplare i saltimbanchi. E allora egli rispose: Volevo vedere un uomo passare sopra una profonda voragine. E ho pensato, guardandolo: se l'uomo esercitasse l'anima come sa fare del corpo, quali abissi profondi, che insidie potrebbe vincere il filo sottile della vita! . (Sospira).
Il Primo Chassid - Che pensiero ammirevole!
Il Secondo Chassid - Che saggezza!
Ezriele - (a Michael) Ce n' uno fra voi, che non conosco.
Michael - E' un messaggero, credo.
Ezriele - E che notizie ha portato?
Michael - Non so. Debbo dirgli di andarsene?
Ezriele - Oh, no! Offrigli di riposarsi... (Michael offre una sedia al Messaggero. Tutti continuano la melopea, a bocca chiusa) Il mondo creato da Dio grande e santo. E la terra pi santa quella d'Israele. E in questa terra il luogo pi santo Gerusalemme. E di Gerusalemme, la parte pi santa il Tempio e in questo Tempio si trovava il Santo dei Santi. Ogni luogo da cui un uomo volge il suo sguardo al cielo, un luogo eccelso: il tempio dell'Eterno si leva dinnanzi ai suoi occhi. Ogni giorno della vita umana giorno d'espiazione. Ogni parola che sale dal fondo d'un cuore puro parola di Dio. Ma ogni azione indegna commessa dall'uomo trae con s la perdita dell'universo intero. Col digiuno e la sofferenza, con le migrazioni e le incarnazioni, le metamorfosi infinite, l'anima sempre pi in alto s'eleva. Ma dal sommo pu anche precipitare, e allora pi tremenda, pi ineluttabile sar la sua rovina... Ogni volta che un'anima cade, va in cenere il mondo, il palazzo del Signore si oscura, e le dieci Sfere esalano il loro lamento... (Come destandosi).
Michael - Il Rabbi molto stanco... (Gli uomini si levano ed escono) Rabbi...
Ezriele - (leva appena il volto, sfinito).
Michael - Rabbi... Sender di Brinitza venuto... Ti aspetta...
Ezriele - Lo so... Sender di Brinitza...
Michael - Rabbi... Una sciagura grande l'ha colpito... Sua figlia preda di un Dibbuk...
Ezriele - Un Dibbuk entrato nel corpo... lo so... lo so...
Michael - L'hanno condotta qui da voi, Rabbi...
Ezriele - Da me? Perch l'hanno portata da me? Chi sono, io?
Michael - Da voi vengono tutti. Siete il messo di Dio, Rabbi.
Ezriele - Lo dicono, e io non lo so. Sono soltanto un vecchio stanco e debole. Pecore cieche che seguono un pastore cieco... Il mio corpo anela al riposo, alla solitudine. Io stesso ho bisogno di aiuto.
Michael - Rabbi! Ricordo! Una volta, a mezzanotte, siete venuto a battere alla mia porta e sino all'alba recitammo preghiere, bagnando di lacrime le pagine dei salmi.
Ezriele - Sono stanco di ascoltar sofferenze. Ogni lamento entra in me come una spina, mi morde le carni, profondamente. Oh, pace! pace!
Michael - Rabbi, ricordate le generazioni giuste e sante da cui discendete...
Ezriele - Mio padre cui per tre volte apparve il profeta Elia! (Riprendendosi) Chiama Sender.
Michael - (esce e torna con Sender).
Sender - Piet, Rabbi! Salva mia figlia Lea! Salvala, tu solo puoi salvarla!
Ezriele - Racconta...
Sender - E' accaduto il giorno del matrimonio, nell'istante in cui lo sposo s'avvicinava col velo...
Ezriele - Non questo che ti domando. Ti chiedo: come potuto accadere?
Sender - Non so...
Ezriele - I figli pagano, qualche volta, le colpe altrui...
Sender - Non credo d'esser colpevole, Rabbi, di peccato...
Ezriele - E' stato chiesto al Dibbuk chi egli sia e perch penetrato nel corpo di Lea...
Sender - Rifiuta di rispondere. Ma dalla voce abbiamo riconosciuto un giovane, un allievo della scuola talmudica. Qualche mese fa morto, all'improvviso, mentre pregava nella Sinagoga.
Ezriele - L'hanno ucciso quali potenze?
Sender - Quelle malvagie, dicono...
Ezriele - Lo conoscevi?
Sender - S, stato ospite nella mia casa, un tempo...
Ezriele - L'avete scacciato? Umiliato forse? Parla! Cerca di ricordare...
Sender - Non so... Non so. (Piangendo) Rabbi, eravamo cos felici! Sono un povero uomo, Rabbi... Abbi piet.
Ezriele - Fate entrare la donna... (Sender esce e ritorna con Prad che conduce per mano Lea. Questa non vuole varcare la soglia).
Sender - (a Lea) Entra, Lea, entra... Abbi piet di me! Non umiliarmi davanti al Rabbi!
Prad - Entra, Leiele, entra colomba...
Lea - Non posso entrare... Vorrei entrare... Non posso...
Ezriele - Lea di Sender, ti comando di entrare. (Lea passa la soglia e si avvicina alla tavola) Siedi.
Lea - (siede ubbidiente. D'improvviso si leva d'un balzo e grida con la voce del Dibbuk) Lasciatemi! Vi ordino di lasciarmi! (Cerca di fuggire, Sender e Prad la trattengono).
Ezriele - Dibbuk, dimmi chi sei? Chi sei?
Lea-Dibbuk - Rabbi, tu sai bene chi sono... Il mio nome tu lo conosci...
Ezriele - Non il tuo nome che chiedo, ma la tua essenza...
Lea-Dibbuk - Sono di quelli che cercano un diverso cammino...
Ezriele - Solo chi ha perduto il cammino giusto bestemmia come tu stai facendo. Dibbuk, perch sei entrato nel corpo di quest'innocente?
Lea-Dibbuk - Ero destinato a lei.
Ezriele - I morti non hanno diritto di stare fra i vivi!
Lea-Dibbuk - Non sono pi morto, ora.
Ezriele - Hai lasciato la terra e non potevi tornarvi, fino al giorno in cui squilleranno sull'abisso le trombe del Signore. Dibbuk, ti ordino di abbandonare il corpo di Lea, figlia di Sender!
Lea-Dibbuk - (gridando) Rabbi di Miropol! Conosco il tuo potere. Puoi comandare agli Angeli e ai Cherubini. Ma non a me. Non so dove andare. Davanti a me tutte le vie sono chiuse, tutti i sentieri sbarrati. (Singhiozzando) C' il cielo e la terra, ci sono i mondi innumerevoli e le infinite costellazioni, e dovunque, dovunque, per me non esiste riposo. Ora che ho trovato il mio asilo, ora volete ancora scacciarmi? Piet, Rabbi, piet!
Ezriele - Anima errante, anima perduta, ti compiango profondamente, ma ti ordino di abbandonare il corpo di questa creatura...
Lea-Dibbuk - (scossa da convulsioni) Non lo abbandoner!
Ezriele - (a Michael) Michael, fa entrare gli uomini della sinagoga. (Michael esegue e fa entrare dieci uomini che si mettono di lato) Santa Adunanza mi date il potere e il diritto di scacciare dal corpo di questa figlia di Israele, in nome vostro, lospirito che se n' impadronito? Gli ebrei - S, Rabbi.
Ezriele - (si leva in piedi) Dibbuk, nel nome e col potere di questa Santa Comunit, io Ezriele, figlio di Madossa, ti impongo di abbandonare il corpo della giovane Lea, figlia di Hanna. Se non ti sottometti, proceder contro di te, con tutti gli anatemi, con tutte le maledizioni, con la forza della mia mano protesa... E se invece cedi, giuro di fare appello divino per riscattare il tuo tormento e disperdere gli spiriti distruttori che ti circondano...
Lea-Dibbuk - (gridando) Non temo le tue manovre, non credo alle tue promesse! Non c' forza al mondo che possa aiutarmi. Non esiste un luogo pi santo di questo in cui mi trovo. Non abbandoner questo corpo adorato.
Ezriele - Michael, che tutti indossino le vesti di penitenza. Fai portare sette corni d'argento, sette ceri neri, e togli dall'Arca sette rotoli della Torah. (Lunga pausa. Michael porta i corni e i ceri. E' seguito dal Messaggero che reca i camici bianchi).
Il Messaggero - Ce n' uno di pi... (Si guarda intorno).
Ezriele - S vero: su l'ultimo esorcismo debbo avere il parere del Rabbi. Michael, corri qui accanto dal rabbino Sansone e pregalo di venire qui. (Agli uomini) Voi aspettate qui a fianco un istante... (Michael e gli uomini escono).
Lea - Prad, Prad, ho paura. Che vogliono fare di lui? Che vogliono fare di me?
Prad - Non aver paura, Lea. Il Rabbi non pu farti male... (Prad e Sender portano via Lea).
Ezriele - (profondamente scosso nei suoi pensieri) E se anche in cielo fosse stato deciso altrimenti, io muter la sentenza. (Entra il rabbi Sansone).
Sansone - Schalm!
Ezriele - (si alza e si accosta a rabbi Sansone) Schalm! (Siede) Sedetevi. Debbo parlarvi d'un avvenimento grave...
Sansone - Sono al corrente.
Ezriele - Non ci rimane che l'ultimo mezzo: la scomunica. Chiedo il vostro consenso. Sansone - Terribile castigo per i vivi; per un morto, atroce. Voi, creatura impeccabile l'avete deciso: non deve darsi altro rimedio. Vi concedo l'assenso. Ma, prima, devo rivelarvi un segreto... Stanotte ho avuto una visione: m' apparso tre volte in sogno... Ricordate quel mercante di Brinitza, Nissan, figlio di Rebecca?
Ezriele - Il chassid che, cinquantanni fa, fervente di entusiasmo veniva tra queste medesime mura, in preghiera? Dicono sia morto vecchio, lontano dalla sua terra, in Polonia.
Sansone - Stanotte quest'uomo m' apparso tre volte in sogno. Il mio corpo ormai dissolto in polvere, ha detto, ma chiamo in giudizio Sender. E' Sender che ha fatto morire mio figlio. Voglio sia giudicato dal Tribunale della Santa Torah .
Ezriele - Ma che legame ha tutto questo con il Dibbuk?
Sansone - Dicono che sia suo figlio.
Ezriele - Come?
Sansone - Dicono che il defunto entrato nel corpo di Lea e Hann, siano la stessa persona. Dicono anche d'un antico giuramento, fatto da Sender, non mantenuto: per questo il morto, padre del Dibbuk, chiama in giudizio un vivo.
Ezriele - Nessuno pu rifiutare questo giudizio. Convochiamo Sender e Nissan davanti al Tribunale della Santa Torah. Dopo il verdetto, poich ne ho avuto il consenso, lancer l'anatema sul Dibbuk.
Sansone - Voi stesso dovete presiedere al primo giudizio.
Ezriele - Lo far. Riuniremo al proposito il Tribunale. Michael! (Entra Michael) Vada un messaggero a cavallo fino a Brinitza, per convocare il fidanzato e suo padre. Dica loro che le nozze saranno celebrate appena il Dibbuk avr abbandonato il corpo della giovane. Dica loro che verr presto il giorno di giustizia. (Suona mezzanotte).
Secondo Quadro
(Stessa scena del quadro precedente. La lunga tavola a sinistra sostituita da un tavolo pi piccolo, posto vicino alla ribalta. A questo tavolo siede il rabbi Ezriele su una poltrona. Indossa il mantello da preghiera e i filatteri. Ai lati della tavola un giudice rabbinico. Accanto al tavolo il rabbi Sansone, in piedi. Sul fondo, in piedi, Michael).
Sansone - Che solo i sogni puri rispondano...
Ezriele - (e i due giudici in coro) Il vostro stato un sogno puro! Rabbi Sansone! Abbiamo accordato la benedizione al vostro sogno. Ora potete sedervi tra noi come giudice. (Rabbi Sansone si siede accanto a rabbi Ezriele) Convochiamo Nissan. Ma prima traccer il cerchio. (Traccia un cerchio verso l'angolo opposto della stanza) Da qui gli interdetto uscire. (Torna al tavolo. Entrano due ebrei che sollevano un drappo davanti al cerchio tracciato sul suolo) Che entri Sender! (Entra Sender) Sender, tra poco sar convocato un morto che ha chiesto un confronto con te davanti alla Santa Torah.
Sender - Chi m'ha chiesto?
Ezriele - T'ha chiesto, in sogno, un tuo antico compagno, Nissan, figlio di Rebecca. Accetti di passare in giudizio?
Sender - Lo accetto.
Ezriele - Mettiti alla mia destra. (Sender esegue) Nissan, morto in purezza, figlio d'Israele, io Ezriele, figlio d'Israele, ti cito davanti al Tribunale della Santa Torah. Verr qui tra poco un essere del mondo della verit, perch fra di lui e un essere del mondo della vanit sia fatta giustizia. Questo possibile perch le leggi della Santa Torah reggono l'intera creazione, con un potere assoluto sui morti e sui vivi. (Lunga pausa. Si guarda intorno inquieto. Per la finestra semiaperta si ode il brontolio del tuono. Due giudici prendono posto al tavolo al fianco del rabbi Ezriele).
I Giudici - E' gi qui!
Sansone - E' arrivato!
Ezriele - (rivolto al drappo) Nissan, morto in purezza, figlio di Rebecca, il Tribunale della Santa Torah ti proibisce di varcare la barriera che ti stata assegnata. E ora parla: perch chiedi giudizio contro Sender, figlio di Heni? Di che cosa lo accusi? (Silenzio angoscioso. Tutti restano immobili).
II Primo Giudice - Sembra rispondere.
Il Secondo Giudice - Sento una voce, ma non distinguo le parole.
Ezriele - Sender, figlio di Heni, il defunto Nissan, figlio di Rebecca dichiara che al tempo della giovinezza, quando eravate seduti sullo stesso banco di scuola, avete scambiato, in segno d'amicizia, il giuramento di sposare tra loro i vostri figli.
Sender - (con voce tremante) E' vero. E' vero.
Ezriele - Nissan, figlio di Rebecca, dice ancora che sua moglie diede, presto, alla luce un bambino che ebbe nome Hanan. Poi Nissan part e mor senza pi rivedere la sua casa. (Pausa) Sender frattanto era divenuto ricco, e il figlio di Nissan era povero. Il ricco l'accecarono la potenza e l'orgoglio. Hanan cadde nella disperazione, divenne preda delle forze tenebrose che gli tesero intorno le proprie reti e presto lo rapirono alla impossibile vita. Poi, senza riposo ha errato fra l'uno e l'altro mondo, quando finalmente la sua anima s' incarnata come Dibbuk nel corpo della sposa che gli era stata predestinata. Ma senza discendenza e senza ricordo, nessuno dice pi per lui le preghiere dei morti. La luce s' spenta per sempre, la corona scivolata dal suo capo ed rotolata nel fondo degli abissi. (Pausa) Sender, figlio di Heni che puoi rispondere?
Sender - E' vero. Tutto questo vero. Sono colpevole. E' vero. L'avevo dimenticato. Ho trasgredito il mio giuramento. Ma non agii in malafede. Nissan era partito e non seppi mai che avesse avuto un figlio. Non udii mai pi parlare della sua famiglia... Tanti anni erano trascorsi...
Ezriele - Ma perch non l'hai cercato? Nissan ti chiede perch quando il giovane sedette alla tua tavola, non gli chiedesti il nome di suo padre.
Sender - Non so. Non so...
Ezriele - Nissan, figlio di Rebecca, ti accusa di aver riconosciuto nel fondo del tuo cuore suo figlio, ma che mosso dall'avarizia e dall'orgoglio evitavi di chiedergli chi fosse. Cercavi per tua figlia il denaro e precipitavi l'altro, incolpevole, nell'abisso, (Sender piange, I giudici si consultano. Rabbi Ezriele si leva in piedi).
Ezriele - Il tribunale della Santa Torah ha inteso le due parti. Ecco la sentenza: Sender dar met della sua fortuna ai poveri. Inoltre onorer, per il resto della sua vita, la morte di Nissan e di suo figlio, come fossero suoi propri familiari. Il Tribunale prega Nissan di perdonare la sua colpa a Sender. Gli chiede infine come padre, con tutta la propria autorit di ordinare al figlio che abbandoni il corpo della vergine Lea, figlia di Hanna, affinch non si dissecchi questo tenero ramo dell'albero di Israele.
Tutti - Amen!
Ezriele - Sender, figlio di Heni, accetti la sentenza?
Sender - Accetto.
Ezriele - E tu, defunto Nissan, morto in purezza, accetti la sentenza? (Silenzio) Nissan, morto in purezza, torna al riposo eterno. (Traccia col bastone un cerchio al posto di prima, ma da destra a sinistra, attorno al drappo. Si porta un bacile e tutti si lavano le mani).
Il Primo Giudice - Guardate come il rabbi Ezriele sconvolto...
Il Secondo Giudice - Gli tremano le mani...
Ezriele - (a rabbi Sansone) Il nostro compito finito, possiamo andare. (/ giudici escono) Sarete voi a celebrare, dopo, le nozze... (Rabbi Sansone sospira e siede in disparte a testa bassa. Lunga pausa) Dio onnipotente! Arcane e impenetrabili le tue vie. Ma la fiamma della tua santa volont illumina la strada che sto percorrendo e da cui non devier. (Pausa) Michael, sono arrivati il padre e il fidanzato? Lea ha indossato l'abito da sposa? (Sender esce, rabbi Ezriele si spoglia dei paramenti).
Il Terzo Giudice - (ch'era rimasto alla soglia) Avete notato che Nissan non ha detto d'accettare la sentenza?
Sansone - S l'ho notato.
Il Terzo Giudice - E' un segno terribile. (Esce).
Ezriele - Fate entrare la sposa. (Entra Lea, condotta da Sender e da Prad. E' in abito bianco da sposa e porta sulle spalle uno scialle nero. La fanno sedere. Rabbi Sansone si mette accanto a rabbi Ezriele) Dibbuk, in nome del Rabbino Maggiore, qui presente, in nome della Santa Assemblea, in nome del gran Sinedrio di Gerusalemme, io Ezriele, figlio di Hadssi, per l'ultima volta ti ordino di abbandonare il corpo della vergine Lea.
Lea-Dibbuk - Non uscir.
Ezriele - Dibbuk, devi cedere.
Lea-Dibbuk - Non ceder...
Ezriele - Michael, chiama gli uomini, e porta i sudari, i corni d'oriente e i ceri velati di nero. (Torna Michael, con gli uomini, tra cui il Messaggero. Si distribuiscono fra essi gli arredi sacri) Prendete i rotoli della Santa Torah - (Michael prende i sette rotoli e li distribuisce). Spirito ribelle, tu rifiuti di sottometterti al nostro volere, ti rimetto nelle mani potenti degli Spiriti Celesti, perch ti strappino con la forza da questo corpo innocente. Suonate il Teki C). (Suonano).
Lea-Dibbuk - Lasciatemi! Non torturatemi! Non posso! Non voglio uscire.
Ezriele - Poich gli Alti Spiriti non possono vincerti, ti rimetto fra le mani di spiriti pi duri affinch ti estraggano con la loro crudelt... Suonate Shevarm. (Suoni intermittenti).
Lea-Dibbuk - (con voce fievole) Le potenze del mondo s'accaniscono contro di me, o infelice! Gli spiriti pi tremendi mi perseguitano! Quelli che non conoscono piet... Ma io sono legato al corpo di Lea, della mia donna. Non vincerete...
Ezriele - Si rimettano i rotoli nell'Arca Santa e si appenda un drappo nero! Si accendano i ceri neri. Tutti indossino i sudari! (Eseguono. Rabbi Ezriele si alza in piedi e, con le braccia protese) Levati, Eterno, e come sabbia al vento si disperdano al tuo cospetto i nemici! Spirito ribelle e colpevole! In nome di Dio Onnipotente, in nome della Santa Torah, spezzo io, Ezriel, figlio di Israele, tutti i tramiti che ti legano al mondo dei viventi...
Lea-Dibbuk - Me sventurato!
Ezriele - E per l'anatema Cheirm ti rigetto dalla comunit d'Israele. Suonate teruh!
Lea-Dibbuk - Ahim, ahim. Non posso pi combattere...
Ezriele - (fa un cenno e le trombe tacciono) Ti arrendi ora?
Lea-Dibbuk - (con voce fievole) Avete vinto...
Ezriele - Prometti di lasciare volontariamente il corpo di Lea e di non sfiorarla mai pi?
Lea-Dibbuk - Lo prometto.
Ezriele - In nome delle eterne potenze e in virt della divina autorit ritiro l'anatema. Dio di piet e di grazia, chinati su quest'anima errante, allontana da lui tutti gli angeli distruttori, non incollerirti per i suoi peccati e che solo i suoi atti di carit e le sue ultime sofferenze ascendano verso di te come l'incenso. Accordagli il riposo eterno nel tuo palazzo di gloria. Amen.
Tutti - Amen! (Gli uomini si spogliano dei camici, depongono i ceri ed i corni d'oriente).
Lea - Eccomi al termine.
Ezriele - (si toglie il camice, dopo aver tracciato un cerchio da sinistra a destra intorno a Lea. Prende il bastone) E ora andiamo tutti incontro al fidanzato. E' giorno di festa, ormai. (A Sender) Andiamo incontro ai parenti...
Lea - (come destandosi) Chi vicino a me? Sei tu, Prad? Mi sento male. Il cuore mi pesa come un macigno. Aiutami... Accarezzami...
Prad - (accarezzandole le guance) Calmati, figlia cara, le idee tristi svaniscono come la nebbia quando l'inonda la luce... Hai il cuore pesante? Si?! Pesante sia al gatto nero, o alla cicogna impura, ma il cuor della mia Lea dev'essere leggero come una piuma, come un fiocco di neve. (Giungono da lontano i suoni della marcia nuziale).
Lea - (prendendo la mano di Prad) Senti, vanno per rallegrare gli sposi morti!
Prad - Non tremare, colomba, non aver paura! Sessanta eroi ti circondano per difenderti con le loro spade scintillanti. Il Patriarca Abramo e la tua povera madre Sara sorridono per la tua giornata di nozze. Senti la musica? Porta infine la gioia. (Esce).
Lea - (come tendendo l'orecchio) Chi sospira cos profondamente...
Hanan - Io.
Lea - Sento la tua voce ma non ti vedo...
Hanan - Sei separata da me per il cerchio magico...
Lea - La tua voce come il pianto di un violino nella notte... Chi sei? Chi sei?...
Hanan - Il tuo amore pi inebriante del vino!
I tuoi seni sono come due cuccioli di gazzella;
Come un nastro purpureo le tue labbra,
I tuoi capelli come un gregge di capre
Sospeso sulle pendici di Galaad!
Lea - Chi sei?
Hanan - L'ho dimenticato. Ma ricordo di me attraverso i tuoi pensieri.
Lea - Ti rivedo. I tuoi capelli parevano bagnati di lacrime, gli occhi erano languidi e tristi, le tue mani magre e sottili. Ti ho atteso giorno e notte. Perch m'hai di nuovo abbandonata?
Hanan - Ho superato tutti gli ostacoli, ho vinto la morte, ho infranto le leggi dell'universo. Ho lottato contro potenze immense e spietate. T'ho abbandonata, ma per tornare ancora.
Lea - (serenamente) Torna verso di me, sposo adorato! Mio destinato! Ti porter infinitamente e nei nostri incontri notturni culleremo insieme i nostri figli che non nasceranno mai. (Piange).
Dormite, dormite,
Senza culla
Senza vestiti
Nudi, che non siete nati...
(Nelle quinte, la marcia nuziale echeggia pi forte).
Lea - Vogliono darmi a uno straniero. Aiutami, sposo mio!
Hanan - Con me, in eterno.
Lea - Il cerchio spezzato! Ti vedo... ti vedo...
Hanan - Avvicinati...
Lea - O mani di luce! O sposo. Con te pi in alto! Pi in alto! (Cade dopo essersi tolto lo scialle nero).
(La musica diventata altissima. Entrano il Messaggero, Sender e Prad).
Sansone - O Signore, o Giudice di Verit.
Ezriele - L'anima, anche se discesa negli abissi pu riprendere il volo!
FINE


