I ragazzi mangiano i fiori

V* Mei prossimo fascicolo :

I RAGAZZI MANGIANO I FIORI

Commedia in tre atti e quattro quadri

di ENRICO BASSANO

PERSONAGGI

TILL

FRED

TED

LO ZIO BOB

LO STUDENTE

LA RAGAZZA SENZA PROFESSIONE

LA SPOSINA

LO SPOSINO

LA SPOSA ANZIANA

LO SPOSO ANZIANO

FORBES

DAN

TOM

BILLY

LA PRIMA GUARDIA

UN MENDICANTE

UNA DONNA

UN NEGRO

LA SECONDA GUARDIA

IL GIUDICE

IL SIGNORE UBRIACO

LA SIGNORA UBRIACA

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

PRIMO QUADRO

L'angolo remoto di un grande giardino pubblico. Una panchina verde. Una aiuola con molti fiori. Un grande albero getta i rami verso la panchina. E' il crepuscolo. Un suono di campanella, ripetuto vicino e lontano: il primo segnale di chiusura. Sulla panchina un mendicante. Giunge una guardia addetta alla sorveglianza del giardino.

La prima Guardia - (piazzandosi davanti al mendicante) E cos, signor Morgan, siamo ancora a passeggio?

Il Mendicante - Sissignore, uomo della legge. Ma tra poco usciremo di qui, e ci ritireremo nei nostri regali appartamenti: sotto la terza panchina, a destra, lungo il corso del fiume.

La prima Guardia - Non temete l'umidit, signor Morgan?

Il Mendicante - Oib, uomo della legge, il nostro regale appartamento fornito d'ogni comodit: l'umido del fiume assorbito da uno speciale servizio d'aria calda. E come io condizioni l'aria calda un segreto che porter nella tomba. (Con ira improvvisa) Ma per, uomo della legge, tengo a dirvi che una vera e autentica porcheria che un giardino pubblico come questo si chiuda proprio quando, per essere di pubblica utilit, dovrebbe aprirsi. E' una solenne vigliaccata. Ed io protesterei anche con il primo cittadino della Casa Verde, se non sapessi che a quest'ora, e anche alle altre, il primo cittadino ha da grattarsi dei pidocchi ben pi grossi dei miei. Per questo, uomo della legge, io raccolgo le mie masserizie, e tolgo l'incomodo. Godetevi tranquillamente il vostro giardino, anche stanotte. Nessuno vi disturber. (Raccoglie qualche straccio, una scatola vuota, pone tutto in un piccolo sacco, s'avvia).

La prima Guardia - Vi auguro un sonno tranquillo, signor Morgan.

Il Mendicante - E io, uomo della legge, sono molto pi sincero di voi, e non ricambio l'augurio. (Con ira) Che ve ne importa, dei miei sonni? Che vi fa s'io dormo tranquillo o agitato? A pancia piena o vuota? Che vi fa, dite?

La prima Guardia - Su, buono buono, signor Morgan. Se no... (Accenna alla mazzetta, roteandola).

Il Mendicante - Ah! Adesso s che c'intendiamo. Adesso abbiamo raggiunto le nostre rispettive posizioni: voi minacciate di darmi il vostro pugno di legno sulla testa, io sono in procinto di riceverlo. Adesso vado a dormire tranquillo. Addio, uomo della legge. (S'avvia).

La prima Guardia - (a qualcuno che passa, oltre scena, lancia un colpo di fischietto) Ehi! Da questa parte. E svelta. (Altro suono di campanella) Non sentite la campana?

Una Donna - (una donna ancora giovine: una di quelle , ma per nulla appariscente) Vado, signore. Ho fatto tardi...

La prima Guardia - E non potreste nemmeno entrare, qui dentro. E nemmeno i mendicanti dovrebbero entrare. Ma gi, ai cancelli, quando non ci sono io...

La Donna - Ho pagato, per entrare...

La prima Guardia - Pagato?

La Donna - S. (Furbesca) Come dire?... Di persona. Capito?...

La prima Guardia; - Ah! Per questo...

La Donna - (ridendo bestiale) Ah! Ah!

La prima Guardia - Andatevene. Prima che...

La Donna - Vorreste farmi pagare anche per uscire? Sarebbe bella!

La prima Guardia - Guai a voi, se vi ritrovo qui dentro.

La Donna - Che male c'? Non d fastidio a nessuno. Sono tanto buona, io.

La prima Guardia - Via. Via subito. (Terzo suono di campanella) Ecco: adesso chiudono i cancelli. Al galoppo.

La Donna - (dolce) i - Sentite: volete che rimanga?

La prima Guardia - (afferrandola per un braccio) Vai via, ti ho detto. Non hai capito che io sono inflessibile? Io debbo fare carriera, qui dentro. Poi, quando avr i galloni...

La Donna - Sar un gran bel giorno, signora guardia. E io vi far il saluto, cos (batte i talloni, fa il saluto). E allora, mi porterete con voi?

La prima Guardia - (lisciandosi i baffi) E dai. Ma perch? Ti piaccio?

La Donna - Siete il mio tipo. Forte e buono.

La prima Guardia - (prendendola ancora per un braccio, ma con maggior dolcezza) Su, andiamo. (Escono).

(Intanto scesa un po' d'oscurit. Entrano da destra, tenendosi per mano, due giovani; sono vestiti come i ragazzi della campagna americana: lei in sottana e camicetta, lui pantaloni larghi, camicia a quadroni; senza cappello, tutte due).

Fred - Piano. Cos. (Giunge presso la panchina, scruta intorno) Guarda: da affittare.

Till - (ammirata) Che amore: sembra un quadro. Il titolo: Il salice piangente . Forse l'ho gi visto.

Fred - Sciocca. Questo non un salice. E' una quercia.

Till - Per me un salice. E l c' un lago, con una

barca.

Fred - Non c' lago e non c' barca. Smettila. Se dici cos, perch non sei contenta di questa casa. E allora andiamo a cercarne un'altra.

Till - No, Fred, sono contenta. Contentissima. Purch non camminiamo pi...

Fred - Sei stanca?

Till - Un po', caro.

Fred - Siedi qui. Hai anche sonno?

Till - No, Fred. Vicino a te non potr mai dormire.

Fred - Mai? E come potrai diventare mia moglie? Si mai visto una donna che non dorme?

Till - Forse, dopo, mi abituer! (Siedono) Sono tanto felice.

Fred - E non hai paura?

Till - Di che, Fred? Ci sei tu, poi.

Fred - Certo. Ma qui, tra poco, sar buio del tutto, e resteremo soli. Il giardino chiuso.

Till - Meglio. Cos nessuno ci disturber, nessuno ci guarder. A meno che le guardie...

Fred - Le guardie non vengono, fin qui. Siamo proprio al centro del giardino.

Till - Come fai a saperlo? Quando i sei venuto?

Fred i - Mai. Ma sono stato bene attento al cammino che abbiamo percorso. (Reciso) Siamo al centro del giardino.

Till - Se lo dici tu. (Pausa) E... per uscire?

Fred - Che bambina che sei. Ho segnato la strada con i pezzetti di carta, lasciandoli cadere sul percorso.

Till - (ammirata) Che bravo! Pensi a tutto, tu.

Fred - (gongolando) Potrei essere uno scout della prateria, di' s o no?

Till - Sei il capo degli sconta . Sei il pi bravo di tutti.

Fred - E qui, senti, se avessimo la tenda, pianterei il nostro accampamento. (Il gioco li afferra entrambi) Qui la tenda(accenna alla panchina), qui la bandiera (fa Fatto di piantarla a terra, entrambi salutano), qui le sentinelle, e qui, intorno, i fuochi.

Till - I fuochi? Per che farne?

Fred - Ma per tenere lontani i puma, i cobra, gli sciacalli... Guardate l, tenente Till.

Till - Guardo, comandante.

Fred - Non vedete nulla?

Till - Nulla, comandante.

Fred - Ma non vedete dunque, vicino a quella pozzanghera, il grande cavallo bianco che s'abbevera?

Till - E' vero. Magnifico. Che coda, che criniera!

Fred - Ma non affatto sicuro per noi, questo incontro. Voi siete giovane della prateria, tenente Till, ma io, io che con questa vitaccia ho guadagnato i primi galloni e adesso anche i capelli grigi, io so che cosa vuol dire incontrare il grande cavallo bianco. Tra poco gli indiani saranno sul piede di guerra. I Sioux contro i Cheyennes. Tutta la prateria andr in fiamme.

Till - Misericordia!

Fred - Tenente Till! Vi pare questa un'esclamazione degna di un soldato? Non si chiede misericordia, quando si entrati nelle file degli scouts della prateria. Si combatte, e, se occorre, si muore.

Till - S, comandante.

Fred - Siete forse una femminuccia, voi?

Till - No, comandante.

Fred - Bisogna essere degni del nostro grande capo, Buffalo Bill! (Salutano entrambi).

Till - (dopo essere rimasta un istante sullattenti, con la mano ad una invisibile visiera, ha un barcollamento, e sembra cadere) Fred!

Fred - (afferrandola, mutando il tono di voce) Till, gioia mia, che hai? Ti senti male?

Till - Nulla, Fred, un capogiro... Non spaventarti.

Fred i - Qui, siedi qui, appoggia la testa sulla mia spalla. Cos.

Till - Non niente, Fred. Adesso passa.

Fred - Non ho nulla da darti: ci vorrebbe un cognac, un whisky ...

Till - Purch tu stia calmo, Fred, io mi sentir subito meglio. (Piano) E' come se mi fosse passata una nuvola davanti agli occhi. (Pausa) Va meglio, adesso. Che sciocca sono. Il tuo luogotenente, Fred, che ha i capogiri... Forse stata la vista del grande cavallo bianco...

Fred - O l'incontro con Buffalo Bill? L'hai visto passare, il nostro capo?

Till - Sembrava un santo, tanto era bello. Tutto avvolto in una nuvola...

Fred - Che uomo! (Piano) Ricordi, Till, quando Tom si vest da Buffalo, ed entr nella nostra capanna, in fondo al giardino?

Till - Fu quel giorno che mi facesti prigioniera, e mi legasti al palo, e mi strappasti i capelli per provare a scuoiarmi...

Fred - Eri prigioniera di guerra, la tua trib aveva martirizzato mio padre.

Till - Non vero, lo volevamo tenere soltanto in ostaggio...

Fred - Entr Tom, e disse: Le mani in alto, o sparo , e io dovetti arrendermi, e tu fosti libera.

Till - (semplice) Fred, siamo rimasti come allora. Anche se gli anni sono passati, e noi ci vogliamo tanto bene.

Fred - Tanto, Till. Per, io te ne volevo anche allora.

Till - S, ma era un bene diverso.

Fred - Perch? Io trovo che sempre lo stesso. Adesso, di pi. Ma sempre quello.

Till - (dolce) E' tanto, Fred. (Pausa) Vedi, quando penso al bene che ci vogliamo, che ci siamo sempre voluti fin da bambini, mi pare veramente che non possa esserci nessuno, al mondo, che se ne vuole quanto noi. Forse tutti pensano a questo modo, ma non conta, per me. Per me, ci siamo soltanto noi due: Fred e Till. Il mondo finisce qui. (Fa un cenno intorno alla panchina).

Fred - (serio, convinto) Lo credo anch'io, Till. Per questo nessuno pu capirci. Nemmeno mia madre. Nemmeno mio padre.

Till - (trasalendo) Ci cercheranno, Fred, forse avranno avvertito la polizia...

Fred - Non credo. E' ancora presto.

Till - Se anche ci cercano, non importa. Ormai abbiamo deciso. Vero?

Fred - Certo. Non si torna pi indietro, dopo una decisione come questa.

Till - Per...

Fred - Eccoti coi dubbi. Di che hai paura?

Till - Sai, penso che laggi...

Fred - Hai detto che il mondo, il nostro mondo, finisce qui. E allora?

Till - Hai ragione, hai sempre ragione, tu.

Fred - Vedrai. Domani cercher lavoro, lo trover. Poi troveremo anche una casa, una piccola casa adatta per noi. Tu mi preparerai da mangiare...

Till - (ridendo) La minestra di cavolo...

Fred - Tutto quello che vorrai, meno la minestra di cavolo. Lo sai.

Till - A me piace.

Fred - Lo so. E a me, no. Quando tu la farai, io sentir il puzzo per le scale, e torner indietro.

Till - Ma io non la far, caro! Ti preparer sempre le frittelle d'orzo, quelle che ti piacciono tanto. Te ne far un monte osi.

Fred - Buone, le frittelle. (Annusando) Ah! che buon profumo !

Till - (c. s.) Buono davvero. (Pausa) Fred, ho capito perch m' venuto il capogiro: ho fame.

Fred - (allegro) Anch'io, Till. Una fame da lupo della prateria!

Till - (candida) E come si fa, adesso, a mangiare?

Fred - (dopo un istante) E' vero, Till. Non abbiamo pensato a questo.

Till - E non abbiamo soldi per comprarne...

Fred - (schietto) Non ho nemmeno un pence , Till.

Till - (ridendo) Lo so. Non importa. Ne faremo a meno, per oggi.

Fred - Credi? Tu puoi resistere?

Till - Ma certo. Proviamo. Come si fa, nella prateria, quando non c' da mangiare?

Fred - Oh! se fossimo nella prateria non mi troverei impacciato. (Sicuro di s) Ucciderei un vitello della mandria.

Till - E per cuocerlo?

Fred - Infilzerei un cosciotto nella bacchetta del mio fucile e lo rosolerei sul fuoco. Getterei anche qualche bacca di ginepro, tra le fiamme, per fare l'arrosto pi gustoso.

Till - (giungendo le mani) Misericordia! Quante cose sai fare, tu.

Fred - (con importanza) E questo nulla. Se avessi un buon cavallo, saprei anche penetrare nell'accampamento indiano, e portar via tante cose buone, per te. E belle: mocassini, collane di perle colorate, un diadema di penne...

Till - (sinceramente ammirata) Senza farti prendere?

Fred - Certo. Ecco come farei. (Il gioco riprende). Questo il campo indiano. Qui la tenda del gran capo. Io arrivo col mio cavallo fin l, scendo di sella, lo lego ad un tronco con un semplice laccio. Proseguo cos - (eseguisce) carponi, strisciando col ventre sulle pietre. Appoggio l'orecchio a terra, per essere sicuro che nessuno mi segue. Ad un tratto una sentinella mi si para davanti, io tiro fuori il mio coltello da caccia, faccio un balzo, l, l, cos, non c' pi sentinella.

Till - Poveretta!

Fred - Non c' tempo per i sentimentalismi. Proseguo. Arrivo davanti alla tenda di Occhio-di-Falco. Ssss! Ssss! Odo russare!

Till - (tappandosi la bocca) Ah! Un gran capo che russa !

Fred - Tutti i grandi capi russano. Non si pu dire, ma cos. Russano perch pensano anche dormendo, e i gravi pensieri escono gorgogliando dalle loro labbra. (Riprendendo il gioco) Ecco. Sollevo un lembo della tenda, guardo dentro. Che meraviglia! Quante collane! Quanti mocassini colorati! Quanti bei vestiti di pelle! E c' anche un intero arrosto di montone!

Till - (languendo) Ah!

Fred - Vuoi le oliane? I mocassini? Le vesti?...

Till - Un po' di montone, per favore! Anche un osso, un ossicino da spolpare...

Fred - (rompendo il gioco, seccato) Ecco, tu non pensi che a mangiare.

Till - (dolce) E' da stamattina all'alba. Fred, che siamo a stomaco vuoto. Anche tu, credo, avrai fame...

Fred - Io no. Ho da pensare a ben altro.

Till - Non inquietarti, caro Fred. Non dir pi nulla. D'altra parte si pu stare benissimo cos, fino a domani. (Sbadiglia).

Fred - E smettila di sbadigliare, se no incomincio anch'io... (Cerca di trattenersi) Vedi? Me l'hai appiccicato. Queste donne!

Till - Io non sono una donna.

Fred - Ah! no?

Till - Sono il tuo luogotenente.

Fred i - Se hai fame non lo sei pi. Se hai sonno, se sbadigli, se mi dai delle noie, non lo sei pi. E resti soltanto Till, Tillina, una femminuccia da quattro soldi.

Till - No, Fred, perch mi dici questo? Io sono pronta a fare tutto quello che vorrai. Ti ho seguito, ho fiducia in te, non domando altro che starti vicina, buona buona, senza chiedere nulla. Cos. (Si avvicina a lui, si stringe al suo braccio. Siedono sulla panchina).

Fred - (pausa) Adesso dormiremo. Tu coricata qui, io al piano di sotto.

Till - Non vuoi restarmi vicino?

Fred - (serio) No. Eppoi c' troppo stretto, qui. Io ho bisogno di molto spazio. Al pianterreno star meglio. Se hai bisogno di me, non fare complimenti: bussami.

Till - (divertita, battendo con le nocche sulla panchina) Cos? Fred - S.

Tnx - (fingendo un grande spavento, come se parlasse a qualcuno molto lontano, e facendosi portavoce con le mani; bussa con le nocche) Ol, Fred, aiuto! I pellirosse mi vogliono rapire!

Fred - (che s' coricato sotto la panchina) Di' loro che questo non il momento pi adatto per assalire la fattoria.

Till - Non intendono ragione. Le loro frecce arrivano gi nella mia camera.

Fred - (porgendo una ipotetica rivoltella) Spara.

Till - E tu?

Fred - Io conter tutte le zucche che farai saltare in aria.

Till - Bel gioco. Io volevo invece la tua difesa, il tuo braccio, il tuo petto che mi difendessero.

Fred - Adesso ho sonno. Buona notte.

Till - Buona notte, Fred. (Un lungo silenzio).

Fred - Till?

Till - Fred?

Fred - Hai ragione tu: mi accorgo di aver fame!

Till - Ah! l'avevo detto, io?

Fred - (alzandosi, e sedendo sulla panchina, scoraggiato) Sono uno stordito, sono proprio una bestia. Ma come si fa a non pensare al mangiare?

Till - Non incorrucciarti, Fred, domani mangeremo.

Fred - (con ira) Domani! Ma io ho fame adesso. E tanta: cresce a vista d'occhio.

Till - (volgendo gli occhi intorno) Io non ho proprio nulla da darti, povero Fred. (Cercando nelle tasche della camicetta) Se avessi soltanto una crosta di pane... (Vede i fiori dellaiuola) Un'idea!

Fred - Hai trovato?

Till - Guarda quanti fiori.

Fred - Tutto l?

Till - Ricordi quanti ne mangiavamo, nei prati, quando eravamo bambini? D pane degli angioli , lo ricordi?

Fred - Bella roba: per uno che ha una fame arretrata come la mia...

Till - Tutto serve, Fred, basta mandar gi qualche cosa... Ricordi i pranzetti che ti servivo, e che tu regolarmente non pagavi? Ricordi quando io ero la padrona della fattoria, e tu il ladro di avalli? E ti avevano fatto prigioniero, e ti portavo da mangiare di nascosto?

Fred - Fiori?

Till - Il pane degli angioli : quello l. (Lo prende per mano, e lo porta davanti all'aiuola) Quanti: guarda.

Fred - (accondiscendendo al gioco) Che buon odore di pane sfornato! Ah! (Annusa) Par d'essere davanti al forno, la sera del sabato. Ah! buono.

Till - Ci fanno credito, qui, sai. Siamo conosciuti. Vieni. (Saltano nellaiuola, felici davvero che se fossero tornati bambini).

Fred - E' buono. (Mangiano i fiori, dopo averli strappati).

Till - Senti questo: sa di marmellata di pesche.

Fred - E questo? La composta di mirtilli che ti piace tanto.

Till - Buon appetito, Fred!

Fred - Buon appetito, Till! (Continuano a mangiare. Ad un tratto, da sinistra, arriva un fascio di luce che li investe).

La prima Guardia - (entrando) Alto l! Chi siete? Che cosa fate?

Fred - (drizzandosi, mentre Till gli si stringe al fianco, impaurita) Nulla di male, signore.

La prima Guardia - Siete entrati nelle aiuole? E avete strappato tutti questi fiori? Andiamo, fuori di l. (Fa roteare il bastoncino bianco, e li tiene sempre illuminati) Come mai vi trovate qui, dopo la chiusura dei giardini?

Fred - Non sapevamo di dover uscire...

La prima Guardia - E di dove siete arrivati? Dal mondo della luna?

Fred - Scusateci.

La prima Guardia - Comoda, vero? la panchina, di notte... Eh! Conosciamo certe abitudini. E voi? (Si avvicina a Till) Cosi giovane! Non vi vergognate?

Till - Vergognarmi? E di che?

La prima Guardia - Via, non fate la Santina!

Fred - Oh! Badate a quello che dite.

La prima Guardia - E minacciate, anche? Bravo! Faremo un conto solo: anche le minacce! Vedremo! (Lancia un trillo di fischietto).

Fred - (allarmato) Che cosa volete fare di noi?

La prima Guardia - Lo vedrete.

La seconda Guardia - (accorrendo) Joe, sei l?

La prima Guardia - Vieni, Belt, ci sono due pollastri da portare al pollaio.

Fred - Non ci arresterete mica, spero?

La prima Guardia - Inutile sperare, signorino. Vi arresto proprio.

Fred - Ma noi non abbiamo fatto nulla di male.

La prima Guardia - Qui, soli, di notte, con una ragazzina cos... Ce n' abbastanza per fare due chiacchiere col molto reverendo Coroner...

Fred - Ci portate dal giudice?

La prima Guardia - Ma guarda! Volevate un invito in casa mia, e che vi cedessi, per giunta, il mio letto, per essere pi comodi? Bravo!

La seconda Guardia - Manette?

La prima Guardia - Non il caso. Ohe, badate, non vi lego perch siete ragazzi: ma se fate il minimo gesto, vi trasformo in salami tutt'e due. Capito?

Till - Ma noi, credete...

La prima Guardia - Non credo a nulla. Tanto meno a quello che dicono le donne. Avanti!

Till - Fred!

Fred - Stammi vicina: sempre. Non possono farci nulla. Ci interrogheranno. E ci lasceranno andare. Vedrai, non temere.

Till - Ho paura! Tanta paura!

Fred - (piano) Il mio luogotenente? E' adesso che devi dar prova di non essere una bambina...

La prima Guardia - Avanti, march!

Fred - Sentite, signore. Siate buono: se ci lasciate andare...

La prima Guardia - Non aggiungete una parola: anche se mi offriste dieci sterline..

Fred - Non ho nemmeno un pence in tasca...

La prima Guardia - Ah! s: siete anche al verde! Bravo! Avanti, e senza fermarvi mai. Su. (S'avviano) Lo sentivo, io, che stanotte c'era odore di caccia grossa, qui dentro.

QUADRO SECONDO

Un tribunale notturno, dove un giudice siede in permanenza, per giudicare, anche durante la notte, i piccoli reati per direttissima . Una balaustra di legno divide la piccola sala sul fondo della quale, al centro, la tavola - rialzata sulla pedana del Coroner . Al di qua della balaustra alcune panche. A sinistra una grossa stufa. Nessun cartello, nessun segno o simulacro alle pareti.

Allaprirsi del velario un negro, di circa quarantanni, autentico straccione, davanti al tavolo del giudice. Sulle panche: Ted (una vecchia conoscenza delle aule diurne e notturne), una donna allegra(la stessa del primo quadro), un signore ubriaco in abito da sera, una signora pure ubriaca in abito da sera. Un poliziotto, presso la porta dingresso, a destra, sonnecchia su di una sedia. Accanto al giudice un segretario, ad un piccolo tavolo, prende appunti e controlla le pratiche .

Il Necro - Vostro onore mi ascolti. Giuro sul mio grande Dio che non posso aver sputato sulla faccia del padrone del bar. Non mia abitudine fare queste cose. Forse, nel parlare... Guardate, vostro onore: mi mancano due denti, qui davanti, rotti da uno sfollagente delle vostre guardie... Da quest'apertura, forse...

Il Giudice - (grasso, trasudato, con piccoli occhi porcini, mezzo addormentato) Hai commesso una grave offesa. In pi, ti sei rifiutato di pagare il conto.

Il Necro - Questo s. Due pessimi whisky al prezzo di quello buono? Non giusto, questo. Io ho protestato. Lui mi voleva prendere per il collo...

Il Giudice - E tu gli hai chiuso un occhio con uno sputo !

Ted - (rompe in una fragorosa risata) Bene!

Il Giudice - Zitto, tu.

Ted - Saldare i conti cos! Bellissimo. Io debbo giusto pagare ancora questo vestito...

Il Giudice - Smettila. Ce n' anche per te, tra poco.

Ted - Lo so. La solita settimana. Ci sono abituato.

Il Giudice - Finche non te ne ritornerai a Sing Sing.

Ted - (alzandosi) Vostro onore non tiene dunque conto dei miei giuramenti? A Sing Sing non torner mai pi. Ci sono Stato quindici anni di fila, adesso basta. Adesso mi accontento delle succursali. Delle sale d'aspetto , come diciamo noi. Eppoi ho trovato un impiego. Una professione onorevole, e anche decorativa. Tra qualche giorno non sar pi Ted, cos, senz'altro. Ma qualcuno . E allora filer dritto.

Il Giudice - Siedi, adesso. A te. (Al negro) Confessi, dunque?

Il Necro - Se vostro onore mi facesse la grazia... Ho la mia donna, a casa, senza un boccone di pane. E aspetta un figlio, anche...

Il Giudice - E tu bevi whisky . Puah! Sei robaccia, siete tutti robaccia. Vai via.

Il Necro - (incredulo) Posso andare a casa?

Il Giudice - Di l, faccia sporca. Finche non avrai digerito il cattivo whisky. E non avrai pi saliva in bocca. Va'. (La guardia gli si appende al braccio, lo porta verso sinistra, escono).

Il Signore ubriaco - (alzandosi) Se vostra grazia volesse ascoltarmi... Noi siamo marito e moglie...

La Signora ubriaca - Da tre ore, soltanto, signore.

Il Signore ubriaco - E ci siamo gi accapigliati una ventina di volte. Siamo stanchi della nostra unione.

Il Giudice - Dove vi siete sposati?

Il Signore ubriaco - Al Parco dei Divertimenti, signore.

Il Giudice - Chi vi ha uniti?

Il Signore ubriaco - (allargando le braccia) Non lo ricordo pi.

La Signora ubriaca - Fu in una baracca. Un uomo, sulla porta, batteva il gong e urlava che quella era la casa della perfetta felicit. Noi volevamo essere felici, siamo entrati, siamo usciti marito e moglie.

Il Signore ubriaco - Buffoni! La felicit! Figuratevi che questa donna...

La Signora ubriaca - Oh! Rispettatemi: sono una lady...

Il Signore ubriaco - Non vi conosco; non vi ho mai conosciuta...

La Signora ubriaca - Sono vostra moglie, infine...

Il Giudice - (alla guardia che rientra) Via tutt'e due, al fresco. Ne riparleremo domani.

La prima Guardia - Andiamo.

Il Signore ubriaco - Avete del bicarbonato di soda?

La Signora ubriaca - E del limone?

La prima Guardia - Vi sar servito tutto quello che vorrete. Andiamo.

Il Signore ubriaco - Anche del whisky ?

La prima Guardia - A damigiane, e del migliore.

Il Signore ubriaco - Hurr! (Escono).

Ted - (verso la porta donde sono usciti) Peuh! (Sputa loro appresso) Gente inutile, peso morto della societ.

Il Giudice - (alla donna) E tu?

La Donna - Io... Io ero ai giardini del Pareo Grande. Un guardiano, per lasciarmi entrare, ha voluto che andassi con lui... (Furbesca) Vostro onore m'intende.

Il Giudice - Intendo. Intendo.

La Donna - Poi, per uscire,, un altro guardiano ha voluto che facessi lo stesso. Poi un altro. Poi un altro ancora... Capirete: mi sono ribellata. Per quel che guadagno ai giardini...

Il Giudice - E allora, perch ci vai?

La Donna - Perch pago le tasse, e ho il diritto di andare anche l.

Il Giudice - Ma non ad esercitarvi la tua professione, bestia.

La Donna - Non c' nessun cartello che lo vieti, all'ingresso. Se il venditore di noccioline... dico, s, pu vendere le sue stupide nocciole. (Entrano da destra le due guardie dei giardini, accompagnando Till e Fred. La prima guardia si appressa al giudice, parlotta sottovoce. Till e Fred siedono sulla panca, accanto a Tedi.

Ted - Buona sera, amici.

Fred - Buona sera.

Ted - Novellini, vero?

Fred - Come dite?

Ted - E' la prima volta che capitate qui?

Fred - Certo, la prima. E sar anche l'ultima, spero.

Ted - Secondo. Anch'io, una volta, dissi cos. Ma ero pi giovane di voi. Avevo dieci anni.

Till - E di che cosa foste incolpato?

Ted - (ridacchiando, quasi in soggezione) Be'... Non dovrei dirlo... Fu una sciocchezza... Non ne commisi mai pi una cos piccola e cos sciocca in vita mia: rubai una mela.

Till - Una mela?

Ted - S. E non per me, badate. La rubai per una ragazzina che stava di casa accanto a me, ed era paralizzata alle gambe. Eravamo d'inverno, e quella si mise in testa di mangiare una mela. La sentii vaneggiare di questo frutto per un giorno intero. Alla sera uscii di casa, trovai una mostra di mele magnifiche, ne rubai una. Mi acchiapparono subito. Dieci giorni di correttivo.

Till - E la bambina?

Ted - Quando uscii, trovai che l'avevano sotterrata il giorno prima. E nessuno, in quei dieci giorni, aveva pensato di darle una mela.

Il Giudice - Zitti l. (Alla donna) Ti basta una settimana?

La Donna - Come vuole vostro onore. Tanto, per me, fuori o dentro tutto lo stesso. Anzich coi guardiani dei giardini, mi toccher coricarmi con quelli delle carceri. Tutti uomini fatti allo stesso modo, tutte bestie eguali. (Alla guardia) Andiamo. (Esce).

Il Giudice - Vecchia pelle, tu?

Ted - Se vostro onore vuol concedermi una grazia, io cedo il passo a questi due giovani colombi. C' tempo, per me. Non scappo.

Il Giudice - Andiamo. Voi due. Venite qui. (Fred e Till si alzano, vanno davanti alla pedana del Giudice. Si tengono stretti per mano).

La prima Guardia - Li ho trovati stanotte, dopo la chiusura, intenti a devastare le aiuole. Secondo me erano ubriachi.

Il Giudice - E' vero questo?

Fred - Noi non devastavamo i fiori, signore. Noi li mangiavamo soltanto. (Risate).

Il Giudice - Li mangiavate?

Till - Certo, signore. Avevamo molta fame. (A Fred) Vero, caro?

Fred - Certo. E' cos.

Il Giudice - Mangiavate i fiori? E prima, per caso, non avevate bevuto troppo abbondantemente?

Till - (candida) S, signore. Acqua, all'ingresso dei giardini. Avevamo anche sete. Ed eravamo tanto stanchi.

Il Giudice - (severo) Ragazzi, non fatemi perdere tempo. Non raccontate storie. Se no vi caccio dentro senza nemmeno sprecare il fiato per interrogarvi. Capito?

Till - Noi vi diciamo la verit; vero, ,Fred?

Fred - Nulla di pi vero. Ma se vostro onore non vuole crederci...

Il Giudice - Parola mia, non ho mai incontrato due tipi come voi. Vediamo un po'. Tu, come ti chiami?

Fred - Fred, Fred Blaid.

Il Giudice - E tu?

Till - Till Mothel.

Il Giudice - Siete amanti?

Fred - (semplice) Ci vogliamo bene, signore.

Till - (c. s.) Tanto. (Si stringe al braccio di Fred).

Il Giudice - (imbarazzato) Ho chiesto... (Pausa) Insomma, capitemi. Tu,(a Fred) rispondi.

Fred - Ve l'ho detto, signore. Ci vogliamo bene.

Il Giudice - Questa non la risposta alla mia domanda. Be', vediamo. Siete insieme da molto tempo?

Fred - Da sempre, signore.

Il Giudice - Parenti?

Fred - Oh! no. Till venuta nella mia casa da bambina. Ha sempre vissuto con noi.

Till - (semplice) Mi hanno trovata ai margini della prateria, signore. Certo qualcuno mi aveva lasciata l.

Il Giudice - Ho capito. E sei stata raccolta nella sua casa. Per fare che?

Till - Appena ho potuto, ho fatto la donna di casa. Aiutavo un po' tutti. Ho imparato a cucire, a ricamare, a far cucina.

Il Giudice - E tu?

Fred i - Io?... Che cosa?

Il Giudice - S, dico, i vostri rapporti...

Fred - Ho sempre voluto bene a Till come ad una sorella. Abbiamo giocato sempre insieme. Noi due soli. Poi...

Il Giudice - (interessato) Sentiamo.

Fred - (semplice) Poi, un giorno, mi sono accorto di volerle bene in un altro modo.

Till - Anch'io.

Fred - E allora abbiamo deciso di sposarci.

Till - Ecco.

Il Giudice - E siete diventati amanti.

Fred - Non so. So soltanto che ci siamo voluti e ci vogliamo un gran bene. Un bene immenso. Sopra ogni cosa al mondo. Per questo abbiamo lasciato la nostra casa.

Till - Ed eccoci qui.

Il Giudice - Quando siete fuggiti?

Fred - Stamattina, signore. All'alba. Abbiamo chiesto il passaggio ad un nostro amico che guida un trak .

Il Giudice - Un trak ? Che razza di bestia ?

Till - (ridendo) Una latteria ambulante, signore. Noi, nella campagna, la chiamiamo trak, trak per la sveltezza con cui viene servita la colazione...

Il Giudice - E il perch della fuga?

Fred - Ve l'ho detto: perch ci vogliamo bene.

Il Giudice - Non basta, non una ragione.

Fred - I miei non volevano che ci sposassimo. Ci sorvegliavano.

Till - Sempre gli occhi addosso: come se fossimo stati ladri...

Il Giudice - (a Fred, a bruciapelo) Quanto hai portato via, da casa?

Fred - Non capisco.

Il Giudice - Tu fai il tonto, ma adesso ti sveglio io. A chi l'hai presi i quattrini che hai portato via?

Fred - (ride) Ma io non ho preso nulla a nessuno.

Till - Siamo venuti via senza un pence in tasca, signore.

Il Giudice - (irato) Ah! questa poi! Ma per chi mi prendete? Volete darmi da bere che siete scappati di casa, cos, come due che escono per fare due passi in giardino?

Till - Esatto, signore. Ci siamo trovati d'accordo in un lampo, senza una parola, senza un progetto. (Semplice) Sentite, e credeteci. Ci eravamo alzati presto: Fred per montare Mop .

Il Giudice - Mop ?

Till - Il suo cavallo, un cavallo da domare. Io, per aiutare la donna a rigovernare la cucina. Ci eravamo appena dati il buongiorno, accanto alla porta d'ingresso. Ad un tratto sentiamo il trak di Johnny fermarsi sulla strada, e la tromba suonare. Ci guardiamo. Sapete. La sera prima la madre di Fred ci aveva detto, ancora una volta, di smetterla. E io piansi buona parte della notte, finch Mely, la donna che dorme nella mia stanza, non mi tir un cuscino sulla testa, e allora mi addormentai per sognare di lui. (Riprendendo) Ci guardiamo.

Fred - (a Fred) vero? mi vede gli occhi rossi, mi prende le mani, le bacia, mi dice: Vuoi che andiamo via, adesso, io e te, senza dire niente a nessuno? . Io penso un secondo, mi pare di vedere davanti agli occhi una gran luce, rispondo soltanto s . Usciamo, Johnny ci saluta allegro, gli chiediamo di portarci con lui, un po'. E via. Via senza fermarci. Contenti! Ah! se sapeste come eravamo felici! Cantavamo tutti e tre, a squarciagola, come matti. A mezzogiorno ci dimenticammo di mangiare. Poi Johnny ci lasci, noi continuammo a piedi, entrammo in citt ch'era gi buio...

Fred - E il resto lo sapete. Per dormire, siccome non avevamo un pence, il giardino ci parve magnifico. Ma la fame, signore, si fece presto sentire. Venne la faccenda dei fiori. Ed eccoci qui.

Il Giudice - E' sbalorditivo! Due creature come queste non si trovano in nessuna parte del mondo. (Cambiando tono) Ma a me, cari angioletti, non la si fa tanto facilmente. (Puntando il dito) Chi hai derubato?

Fred - Nessuno. Lo giuro.

Il Giudice - Coi tempi che corrono un uomo come te porta via di casa una ragazza, s'avventura per il mondo senza un pence in tasca?

Fred - Siamo partiti con il trak di Johnny.

Till - E prima non pensavamo certo a scappare.

Il Giudice - Ah! no?

Till - No, signore. Pensavamo di morire. Ma non di scappare.

Il Giudice - Di morire?

Fred - (d di gomito a Till, per consigliarla a non parlare).

Il Giudice - Di', su. Continua.

Till - Ma io non so se...

Il Giudice - Devi dire tutto. Avanti.

Till - Oh! Fred, lasciami dire ogni cosa. Dopo staremo meglio. Ecco. Avevamo deciso di morire insieme. Prima io, poi lui. Ma ci trattenne il pensiero di Betty...

Il Giudice - Chi questa Betty?

Till - La nostra bambina.

Il Giudice - (trionfante) Ah! gli innocentini! C' anche una creatura!

Till - (spaventata) No, vostro onore non pu capire... (Improvvisamente, cambiando tono, ride apertamente) Ah! Fred, senti, il signor giudice ha creduto... Ah!

Il Giudice - Inutile imbrogliare le carte, adesso. Dov' questa bambina?

Fred - Non c', signore. Deve ancora nascere.

Il Giudice - Ah! E per quando l'aspettate?

Till - Non possiamo sapere, signore. Per quando saremo marito e moglie. Un anno. Due, se occorre.

Il Giudice - Ah! Perdio, qui ci si burla della Legge. (A Till, puntando Vindice) Di quanti mesi...

Fred - Nessuno, signore. Noi l'aspettiamo da anni...

Till - ... come se dovesse giungere da un momento all'altro...

Fred - Una creatura nostra, che somigli a lei, che abbia i suoi occhi...

Till - ... la sua bocca, il suo sorriso...

Fred - Buona come lei...

Till - Cara come lui...

Il Giudice - (sarcastico) E... l'aspettate?

Fred - L'aspettiamo. Per questo non ci siamo uccisi. Perch se no non l'avremmo mai potuta vedere.

Till - Come in gioco, capite? Come giocare ai pellirosse. (Rapita) Un bellissimo gioco.

Il Giudice - (a Fred) E in mezzo a tutti questi giochi, di serio, tra voi due, non mai avvenuto nulla?

Fred - (sincero) Mai, signore. Mai. Lo giuro. Troppo bene, le voglio...

Il Giudice - Ah! quest'altro! Sicch, ricapitolando, niente di fatto tra voi due, niente soldi rubati ai parenti... Niente di niente. Due angeli, vero? E io debbo credere a tutto questo? Io posso credere? Ah! perdio, due furfanti di questo calibro non mi erano mai capitati tra i piedi. Ma la vedremo. Vi far vedere io chi sono. Domanderemo vostre notizie. Sapremo tutto, di voi. E ne sentiremo delle belle. Intanto, adesso, per l'affare dei fiori, dentro. Una settimana, in assaggio.

Till - No, per carit...

Fred - Ma noi non abbiamo fatto nulla di male !

Il Giudice - Lo dite voi. E poi verr il resto. March!

La Guardia - (avvicinandosi) Su, andiamo.

Till - (precipitandosi verso il giudice) Vostro onore non pu volere il nostro male, la nostra rovina! Che cosa abbiamo fatto, noi? Se ci metterete in prigione, saremo rovinati!

Il Giudice - (alzandosi) Su finiamola.. (Una guardia gli si avvicina, gli parla) Ah! c' ancora quella vecchia pelle l. Lo so. Ma ho bisogno di un po' di riposo. Fatemi preparare un whisky , di l. (Esce).

Till - (alla guardia) Ci lasceranno almeno insieme?

La Guardia - (ride).

Ted - S, vi metteranno nella cella nuziale, con un bel letto a due piazze, biancheria fine, e tanti fiori di arancio sparsi sulle coltri.

Till - (abbracciandolo) Fred, mio Fred.

Ted - (avvicinandosi a Fred) Dille di smetterla. E senti me, piuttosto. Io, sai, ho capito che siete bravi ragazzi. Anch'io, la prima volta che sono capitato qui dentro, ero come te. Poi... Be', senti. Quando voi due sarete liberi di qui, lo sar anch'io: ne avr per sette giorni: questo il giudizio della settimana. Se vorrai, potr trovartelo io un po' di lavoro: ho un posticino adatto, dove lavorer anch'io.

Fred - Vi ringrazio.

Ted - Macch. State allegri, piuttosto.

Till - Avete figli, voi?

Ted : - Ch'io sappia, no.

Till - Peccato: avreste potuto essere un buon pap...

Ted - (ridendo) Questa, poi, non me l'ero mai sentita dire.

Till - Perch siete buono...

Ted - Io? (Pensando) Mah! Ho ancora da capire che cosa vuol dire essere buono...

La Guardia - (a Till e Fred) Su, andiamo, avete chiacchierato anche troppo!

Till - (prende per mano Fred) \ - Fred, ho paura.

Fred - Su, bisogna essere forti. (Piano) Sei sempre il mio luogotenente?

Till - (con un sorriso sforzato) S.

Fred - E allora, coraggio. (Le bacia una mano, furtivamente).

Till - Senza di te...

Fred - E se ti togliessi il grado per darlo a qualcun altro ?

Till - No, Fred.

La Guardia - Avanti. (S'avviano).

Fred - Arrivederci, signor...

Ted - Chiamami Ted, senz'altro. A te lo permetto.

Fred - A presto, Ted.

Till - A presto, Ted. (Escono).

Ted - (li saluta, con un gesto strano, portando due dita ad una invisibile visiera).

Il Giudice - (rientrando e sedendo) A noi due, adesso, vecchia pelle da galera...

Ted - (avvicinandosi, pieno di sussiego) Prego: Teodoro Alessandro Blakson, fu Teodoro. Libero professionista....

QUADRO PRIMO

Una taverna all'americana, in aperta campagna, ai margini di una grande prateria. E' un luogo visitato dai turisti: non molto distante vi sono le grandi cascate di un fiume, segnalate e valorizzate dalle guide turistiche. Il locale, per volont del suo padrone, tenuto secondo la moda di cinquant'anni fa, e coloristicamente ambientato al pi romantico e avventuroso fine di secolo .

Una diligenza, guidata da Ted, giunge ogni giorno dalia citt, per portare visitatori alle cascate. Ed una classica diligenza a cavalli, avanzo di un tempo passato, caro relitto dei tempi eroici di Buffalo Bill, della corsa al-

l'oro, dei banditi della prateria e degli indiani Sioux.

Nellinterno della taverna debbono trovare posto: un banco di mescita, uno scaffale di bottiglie, un pianoforte, tavolini e sedie, un grammofono a tromba, una di quelle macchinette a gettone per il gioco d'azzardo (con quadrante e lancetta: si possono vincere quattrini o gomma da masticare). La porta comune a sinistra; al centro una finestra con feritoia; a destra usci verso altre camere.

Per l'ambientazione coloristica ci si affida alla fantasia del regista. Gli addetti alla taverna indossano abiti tipicamente americani: camicie a quadrettoni, fazzoletti sgargianti al collo, calzoni alla cow-boy , speroni e cappelloni a larga tesa.

(Prima dell'aprirsi del velario s'ode una tipica musica americana: una vecchia canzone dal ritmo lento, suonata al pianoforte. All'istrumento seduto Fred. I tavolini sono deserti. E il crepuscolo: il sole, verso il tramonto, manda sulla prateria una vivida luce d'oro. Dietro il banco, a far conti, Forbes, padrone del locale. Davanti a lui son Dan e Tom, due ceffi poco rassicuranti).

Forbes - Guardate qui, ragazzi. Sette sorprese in sette giorni, a tre dollari per sorpresa, sono ventuno dollaro a testa. Per due, quarantadue dollari. Va bene?

Dan - Bene. Ma non il conto che non torna.

Forbes - E che cosa che non va ?

Dan - La paga. Troppo poco.

Forbes - Ma i patti sono questi. Patti chiara.

Tom - I patti si possono rifare.

Forbes - Adesso che la stagione quasi finita? Siete matti, voi due. Adesso il momento di stringere la cintola. Lo vedete da voi stessi: la diligenza di Ted arriva sempre pi vuota. Ieri, tre visitatori. L'altro ieri, cinque. Ogni giorno cala il numero. E qui le spese ci sono sempre, mica si fermano. Dunque...

Dan - Dunque bisogna rifare i patti. Vero, Tom?

Tom - Ecco: almeno sei dollari per operazione .

Forbes - Ah! niente meno che il doppio. Bravi! E poi, per il lavoro che fate... Vi mantengo, vi vesto, voi ve ne state tutto il giorno a grattarvi le ginocchia, poi combinate quello scherzetto...

Dan - Scherzetto. E il pericolo dove lo mettete?

Forbes - Quale pericolo?

Dan - Questo: se un viaggiatore, un brutto giorno maledetto, mentre noi gli si combina la sorpresa , ci tira addosso una revolverata? Ci sono, sapete, i tipi fatti cos. Che succede?

Forbes - Infortunio sul lavoro.

Tom - E noi si parte per lass, senza passaporto.

Forbes - Vi mai capitato, il tipo che spara.

Tom - Finora no. Ma pu arrivare.

Forbes - E non arriver. Qui capitano soltanto tutti i cretini della terra. E poi, prima di operare, li guardiamo bene in faccia, no? L'altro giorno, quando 'era nella comitiva quel capitano dalla grinta abbastanza dura, s' rimandato il giochetto. Come vedete, ho cara anche la vostra pelle.

Dan - Avete caro il negozio. Temete che un giorno o l'altro ve lo sfascino a legnate.

Forbes - Affari miei. Su. (Porge un mazzetto di dollari) Pigliate qui, e state buoni. Un ingaggio come questo non lo trovate da nessuna parte, mangiapane come siete.

Dan - Bene. (Piglia i dollari, li mette in tasca) E un bicchierino non ci starebbe?

Forbes - Anche! (A malincuore) Perch vi faccia sfogo. (Serve due bicchierini, tracannati d'un fiato).

Dan - (allontanandosi dal banco di Forbes, con Tom, va ad occupare un tavolino vicinissimo a Fred) Facciamo i conti, adesso, Tom.

Forbes - Tenetevi pronti, perch tra poco Ted sar qui. Speriamo ci porti i polli.

Dan - Bene. (Parlotta con Tom, ma di sottecchi guarda Fred).

Fred - (continua a suonare, ma volge la testa verso i due, e ammicca).

Forbes - Vado su un momento. Se sentite la sonagliera, venite ad avvertirmi. Capito?

Dan - Andate tranquillo. (Forbes esce).

Tom - (piano a Fred) Sicch, ti sei deciso?

Fred - (senza smettere di suonare) Te l'ho detto: non so ancora che cosa mi spetter. Voglio una garanzia.

Dan - Non fare Io stupido: pi garantito di cos. Sei il padrone della situazione.

Fred - Ma chi me l'assicura la mia parte giusta?

Dan - Noi.

Fred - Be'...

Dan - Ci hai poco da mettere in dubbio: siamo sullo stesso piano, tu e noi.

Fred - Io sono alla prima...

Dan - Questo non conta. Del resto, che puoi dire di noi?

Fred - Oh! Costole di santi non lo siete. Lo sanno tatti.

Tom - Stupido. E tu?

Fred - Io...

Tom - Con quella tua ragazza...

Fred - (balzando in piedi) Che vuoi dire?

Tom - Niente. Lo so io.

Fred - (mettendogli il pugno al mento) Bada a quello che dici, se no ti sfascio il muso. Till non si tocca.

Dan - State fermi, idioti tutt'e due.

Fred i - Se ripeti...

Tom - Lascia andare. (Silenzio. Fred torna al pianoforte).

Dan - Senti a me. II rischio che corri tu nulla: ci lasci le chiavi sul tavolo - su questo, mettiamo - e te ne vai davanti alla porta della camera di Forbes. Se si sveglia, un fischio. E' tutto.

Fred - E ti par niente? TS il pi. A voi non resta che aprire la cassa, cos, con due dita, far piazza pulita e scappare. E poi, chi s' visto s' visto. E io resto nella ragnatela. Senza nemmeno avere il gusto di farvi acciuffare.

Dan - Senti, se la tua paura tutta qui, cambiamo posizione. A far la guardia all'uscio di Forbes ci mettiamo Tom, e tu lavori con me. Poi ti d subito la tua parte, si chiama Tom, e noi si fila. E tu te ne torni a letto, vicino alla tua Till. Oppure te ne scappi subito. A piacer tuo. Ti va?

Fred - Adesso i si comincia a capire.

Tom - Bada, per, di non farci un brutto tiro. Non te lo perdonerei.

Fred - E che guadagno ne ho? Del resto, da parte mia, tutto si riduce a questo: prendere le chiavi della cassa, posarle qui, su questo tavolo, e togliere la spranga dalla porta. Il resto affare vostro: tu - (a Tom) a fare il palo, e tu (a Dan) a lavorare nella cassa.

Dan - Sei certo che i soldi sono l dentro?

Fred - Certissimo: li ho visti con questi occhi.

Dan - Molti?

Fred - Tutti quelli che ha. Non ci crede alle banche, dice lui, preferisce toccarseli, i quattrini. E cos fa.

Tom - Bene. Qua la mano. (Si stringono le mani) Alle due. Noi si bussa con le nocche sui vetri della finestra, cos. (Tamburella sul piano del tavolo) Tu ci rispondi accendendo un cerino in mezzo alla camera. Capito?

Fred - Capito.

Dan - Attenzione. C' Forbes. (/ due si mettono a mischiare un mazzo di carte, Fred suona).

Forbes - Su, ragazzi, Ted in arrivo; ho visto un nugolo di polvere al giro della strada. Speriamo che ci porti qualche pollo grasso. Andate, voi due, e cercate di essere meno addormentati del solito.

Dan - Pagateci meglio: vedrete che slancio.

Forbes - Queste cose si fanno per passione.

Tom - A chi lo dite!

Forbes - Eh! lo so che vi secca far le cose a met, cos, turisticamente. Ma con me, Io sapete, c' poco da scherzare. Io, ai miei tempi, queste faccende l'ho vissute sul serio.

Tom - E noi no? Ci siamo addomesticati con la vecchiaia, noi. Se no... (Si odono, in lontananza, le sonagliere della corriera di Ted, e il galoppo dei cavalli).

Forbes - Su, andate. (Tom e - (Dan escono. A Fred) Tu, quando questi cancheri andranno alle cascate, accompagnali: hai la parlantina pi sciolta di Ted. Ted vecchio! Qui si invecchia tutti che un gusto. Solo io resto giovane.

Fred - (sinceramente ammirato) Voi siete un genio, Forbes. Vi ammiro.

Forbes - Eh! ai miei tempi c'era chi diceva che come presidente della Repubblica non sarei andato male. Invece... (chiamando) Till, Till... Dove s' cacciata?

Till - (camicetta rossa, stivali, speroni: bellissima) Eccomi qui.

Forbes - (osservandola) Bene. Ma tu hai ancora pianto. Hai gli occhi rossi.

Till - No. Dormivo.

Forbes - E sognavi di piangere. (A Fred) Sei tu, che l'immalinconisci ?

Fred - (freddo) Io? Figuratevi..

Forbes - Non me la trattar male, sai. Guai a te, se me ne accorgo. Questa una perla. E tu non te la meriti.

Fred - (tra i denti) Lo so. (Riprende a suonare).

Forbes - Tra poco saranno qui. (La sonagliera sempre pi vicina. Forbes va al banco).

Till - (che rimasta in piedi, accanto a Fred) E tutto il giorno che tu cerchi di non incontrarti con me. Non credere ch'io non me ne sia accorta. Mi schivi. Che ti ho fatto? Di', che ti ho fatto?

Fred - Nulla. Lasciami stare.

Till - Bada, Fred, c' qualche cosa nel tuo modo di fare di questi giorni, che non mi piace. Non mi va. Io ti conosco. E non parlo per me. Per me non ti chiedo nulla: anche se non sei pi quello di prima.. Ma ho paura per te. Ho tanta paura. Che cosa ti succede, si pu sapere?

Fred - Ti ho detto. Non ho nulla.

Till - Una volta ero la tua confidente. Sapevo tutto, di te. Adesso ti nascondi, mi sfuggi. Sei un altro. E non sei cambiato in meglio.

Fred - (con uno slancio sincero, afferrandole una mano) No, non sono cambiato. Non voglio cambiare. Ti voglio sempre bene. Ma non si pu essere sempre eguali. Se ho fatto un cambiamento, stato a mia insaputa. (Con un accento disperato) Voglio portarti via di qui. Voglio fare, per me e per te, una vita nuova. Voglio...

Till - (carezzandolo maternamente sui capelli) Che cosa vuoi? Che cosa vuoi pi di quanto abbiamo qui? Un tetto, la tavola, qualche dollaro... Ti ricordi quando sognavamo un paese come questo? Gente come questa? Oggi l'abbiamo. Senti? Tra poco sar qui il nostro Ted, con la sua diligenza. Poi ci sar l'attacco. A me sembra di vivere sempre nel nostro gioco, come se fossimo rimasti ragazzi.

Fred - E non lo siamo pi. Non si pu giocare tutta la vita.

Till - Oh! Fred, come ti preferivo quando eri cos. Ti sentivo pi mio. Eri soltanto mio.

Fred - (alzandosi, come preso da una decisione) Non si pu rimanere ragazzi tutta la vita. Bisogna saper uscire da questa specie di incubo. Bisogna essere uomini, sapere ci che si vuole, comandare alla vita. Guardati intorno. (Accenna a Forbes) Uno stupido inscenatore di spettacoli per i turisti rammolliti. Tu ed io: due comparse, due maschere.

Till - (sinceramente addolorata) Oh! Fred, ti piacevano tanto questi abiti, questa vita...

Fred - Ma non la viviamo. La recitiamo. C' differenza, una enorme differenza. E Ted ...

Till - (con forza); Non dire nulla di Ted. E' tanto caro. E' il nostro Ted. Ci vuole tanto bene.

Fred - E' un vecchio buffone.

Till - (c. s.) Non dire questo. Non voglio. Ha fatto tanto, per noi.

Fred - Tanto?

Till - Tutto quanto stava nelle sue forze, nelle sue possibilit. Ci ha dato quanto aveva. Nessuno avrebbe potuto fare di pi. Che ne pu, lui, se le sue possibilit sono queste?

Fred - Ho fatto male a dargli retta. Usciti di l, avrei dovuto cercare altrove un lavoro meno stupido di questo. O tornare a casa.

Till - A casa! Ti sei pentito, di'? Non ti riconosco pi. (Pausa) Ma io lo capisco, forse, il motivo di questo tuo mutamento. Tu sei stanco di me. Lasciami dire. Senza di me, oggi, tu saresti felice. Saresti diventato un uomo, sempre come dici tu. Ma se tu lo vuoi, se questo che tanto ti sta a cuore, tu lo sai: basta una parola, e io posso anche sparire dalla tua vita. C' posto anche per una donna sola, a questo mondo. (Le sonagliere sono vicinissime, il passo dei cavalli e il cigolo delle ruote sono alla porta).

Forbes - (entrando) Sono qui. Tutti pronti. (Forbes va dietro il banco, Fred al pianoforte, Till, senza distogliere lo sguardo da Fred, resta in mezzo alla scena, volgendosi verso la porta).

Ted - (entra: vestito da uomo della prateria, con ahi stivaloni e largo cappello in testa) All! Buona sera a tutti. (A Forbes) Ci sono cinque pollastri.

Forbes - Soltanto?

Ted - Ringrazia il cielo. Le tue cascate sono in ri-basso. La gente preferisce rompersi il collo cadendo dal cielo.

Forbes - Sono grassi, almeno?

Ted - A giudicare dall'aspetto, e dal volume dei bagagli, mi sembrano polli da quaresima.

Till - Ted.

Ted - Ecco la mia Till. Parola che non so pi se torno qui per portare la cacciagione a Forbes, o per vedere te. Cara. (Le fa una carezza) Come va?

Till - Cos.

Ted - Siamo poco allegri, si vede subito. (A Fred) E tu?

Fred - (si volta appena, continua a suonare, fa un cenno con il capo).

Ted - Benone.

Till - (piano) Debbo parlarti.

Ted - Che c'?

Till - Cose che non vanno. Ma ti dir poi.

Ted - Mandiamo lui, alle cascate. (A Fred) Su, Fred, tu che sei istruito e hai la parlantina limpida, portali tu i visitatoci alle cascate. Vero, Forbes?

Forbes - Certo.

Fred - (alzandosi, di malavoglia) Ma s, divento anche cicerone, adesso. Tutto quello che volete.

Ted - (togliendosi il cappello) Chiediamo scusa al grande musicista per averlo distolto dal suo nobile istru-mento. (Con disprezzo) Peuh! (Esce. Entrano i viaggiatori: due sposi giovani in viaggio di nozze, due sposi anziani, uno studente con occhiali, Bob lo zio dello studente una ragazza senza professione. Caratteri a piacere).

Forbes - (uscendo dal banco, umile e allegro) Benvenuto a tutti, in questa povera casa! Avete fatto buon viaggio?

Zio Bob - Stupendo! Era sempre stato il mio sogno, quello di viaggiare sulla corriera del West.

La Sposina - Magnifico! Io sono felicissima.

Lo Sposino - Ma certo, cara. Anch'io sono felice. E passeremo qui la notte?

Forbes - S'intende: e potrete anche rimanere a vostro piacere. Le camere sono buone, il letto pure, la bian-cheria di bucato. E si mangia roba sana, semplice, buona. Soltanto, bisogna accontentarsi: latte, burro, uova, frittelle dolci, insalatina fresca...

La Sposina - (battendo le mani) Che bellezza!

Zio Bob - Sono l'uomo pi felice della terra!

Lo Studente - Anch'io, Zio Bob! (Si abbracciano, fanno passi di danza).

Lo Sposo anziano - Io venni da que9te parti circa quarant'anni fa, prima di sposarmi. C'era l'oro qui, o almeno cos si diceva. Ma c'erano anche i pellirosse, e i banditi bianchi.

Forbes - (con premura) Ci sono ancora!

La Sposina - I pellirosse?

Forbes - No, i banditi bianchi.

Lo Sposo anziano - L'ho letto sulla vostra guida. Bene, li vedremo.

La Sposa anziana - Ma io spero di no, caro. Ci mancherebbe questa: aver fatto tanto cammino per farsi derubare proprio come nelle grandi citt! Potevamo starcene a casa, allora!

Lo Studente - (a Forbes) Di pellirosse, dite, non se ne vedono pi?

Forbes - Sono lontani da qui, verso il centro della grande prateria. Ma non possono allontanarsi dalle riserve.

Lo Studente - Peccato! Ho promesso ai miei compagni una penna d'aquila, ognuno...

Forbes - Ve le procurer egualmente: conservo una acconciatura da capo indiano, la spenneremo, e voi potrete dire ai compagni di aver tolto le penne dal diadema di Occhio-di-Lince.

Lo Studente - (timido) E... coster caro questo giochetto ?

Forbes - Ci metteremo d'accordo. Venite: un poco di whisky ... (Le due coppie di sposi, lo teio Bob e lo studente vanno intorno al banco).

La Ragazza - (avvicinandosi a Tilt, con lastuccio delle sigarette) Buongiorno. Una sigaretta?

Till i - Grazie, non fumo.

La Ragazza - Toh! Una ragazza della prateria che non fuma! (Si accende una sigaretta).

Forbes - (chiamando) Billy!

Billy - (un boy negro) Padrone.

Forbes - Eri ancora a dormire?

Billy - No, padrone.

Forbes - Svelto, se no ti sveglio a calci. Va a prendere le valige, portale nelle carniere.

Billy i - Subito, padrone. i(Esce).

La Ragazza - (a Till) Si sta bene, qui?

Till - Secondo. Io non mi lamento.

La Ragazza - Non mi consigliereste di fermarmi qui?

Till - E per che fare?

La Ragazza i - Nulla. (Con una strana voce) Sapete, mio padre e mia madre sono molto ricchi. Io sono un po' ammalata, parecchi dottori mi hanno visitata, uno ha suggerito un rimedio infallibile: farmi viaggiare, distrarmi, procurarmi delle sensazioni nuove. Mi hanno affidata ad una governante...

Till - (guarda intorno, cercando la governante).

La Ragazza - Oh! no, non qui: l'ho perduta a Breston. Le ho detto che mi attendesse in albergo e non sono pi tornata. (Ridendo stridula) Adesso mi cercher! Io sono partita con un treno qualunque, poi ho preso la vostra corriera.

Till - E i vostri genitori?

La Ragazza - Mi cercheranno per qualche tempo, poi mi dimenticheranno: hanno tante altre cose da fare. Mio padre ha da pensare agli affari, mia madre ha tante amiche, i t, il bridge, le pellicce, i teatri, i cinema... (Piano) Io vorrei una bella avventura. Un uomo fuori del comune. Qualche cosa di molto strano, di molto piccante... Sentite: nei miei sogni appare spesso un uomo bellissimo, con i capelli ricciuti, una sigaretta appesa al labbro inferiore, degli occhi grigi come il ferro, delle mani fortissime eppure morbide come il velluto... Deve essere un domatore di cavalli: ha sempre un frustino in mano, e lo batte nervosamente sugli stivaloni... (Chiudendo gli occhi, dilatando le narici) Lo cerco, l'ho cercato dappertutto... Una volta, in un circo, ne trovai uno che gli somigliava, faceva il cavallerizzo. Gli chiesi di diventare il mio amante, ma mi domand una cifra troppo forte, pensate: mille dollari. E io non li avevo. Ma adesso mi sono fatta liquidare la mia parte di dote, e sono ricca: sono disposta a spendere quattro, cinque, dieci volte questa cifra. Ho pensato che qui, tra gli uomini della prateria...

Till - Ma no, vi siete sbagliata. Qui tutta gente che non fa al caso vostro. Li conosco bene, ormai.

La Ragazza - Peccato. Ho fatto un viaggio inutile. Pazienza. Grazie (Fa un cenno con la mano, s'allontana).

La Sposina - (a Forbes) Ci garantite che la nostra gita alle cascate non sar un trabocchetto per farci cadere nelle mani dei pellirosse?

Forbes - State tranquilla. E semmai qui abbiamo dei buoni fucili. E molte cassette di munizioni.

Lo Sposo anziano - Quarant'anni fa, una notte, i Cheyennes assalirono il nostro campo, e se non fosse stato per l'arrivo di Buffalo Bill...

Lo Studente - Avete visto Buffalo Bill?

Lo Sposo anziano - Sicuro. Fu lui che ci salv.

Lo Studente - Dite, dite, com'era?

Lo Sposo anziano - Un uomo come tutti gli altri.

Lo Studente - Oh! Non pu essere.

La Ragazza - E come volete che fosse?

Lo Studente - Mah! Non so. Io l'ho sempre immaginato diverso dagli altri...

Lo Sposo anziano - Certo era un gran fegataccio. Arriv da solo, sul suo cavallo nero... Spar come un dannato, gli indiani fuggirono, egli entr nelle nostre tende, ci chiese qualche cosa da mangiare, e li, seduto su una sella, divor tutta una coscia di montone, e bevve una bottiglia di ce whisky . Poi si addorment russando come un maiale.

Lo Studente - Non vero, non pu essere vero... Voi avete raccontato un sacco di bugie.

Lo Sposo anziano - (ridendo) Eh! caro ragazzo, tu hai letto troppi libri di avventure. Lasciati servire da quelli che hanno i capelli bianchi e la vita l'hanno vissuta davvero.

Fred - Avete ragione, signore. Si leggono troppe storie di fantasia, nella nostra giovent. E qualcuno finisce per credere che queste storie possano essere vere. E' un grosso inganno.

Zio Bob - Zitto voi, giovanotto. Voi siete di casa, qui, e non dovete parlare. Anch'io, vedete, ho i capelli bianchi, eppure non ho nessuna voglia di credere alle cose vere. Mio nipote ed io leggiamo gli stessi libri d'avventure, e siamo felicissimi. A casa, nei giorni di festa, quando si rimane soli, giochiamo agli indiani, vero Jim?, e nessuna cosa al mondo ci sembra pi bella. Sapete quale cosa bellissima sarebbe, se gli uomini potessero vivere sempre nei loro sogni? E quale difesa, per noi, se i sogni, materializzati, ci costruissero intorno una specie di barriera dal resto del mondo? Tutta l'umanit sarebbe salva, giovinetto.

Lo Sposo anziano - Siete un vecchio pazzo: ve l'ho gi detto.

Zio Bob - E che m'importa? Io sono felice d'essere cos: non mi cambierei certo con voi, n con uno che vi somigliasse. (A Fred) Avete mai pensato all'amicizia fraterna che esiste tra una creatura umana, e il migliore dei suoi sogni? Non v' affetto che la possa eguagliare. Ognuno di noi, in sogno, rivede spesso un tipo, una figura, un personaggio al quale si lega di dolce e forte e tenera amicizia. Non cos? Ebbene, se un giorno, nella vita reale, nella vita vissuta, avvenisse l'incontro tra noi e questo personaggio, noi troveremmo in lui pi che un padre, pi che una madre, pi che un figlio, pi che un fratello. Il nostro sogno umanizzato, fatto vivo e reale! Quale difesa, per noi! Egli giungerebbe fino a farsi uccidere per noi, per la nostra salvezza... (Colpo di scena. Dalla porta entrano Dan e Tom, con i visi coperti da fazzoletti, e le pistole in pugno. Si fermano sull'ingresso, puntano le pistole sul gruppo).

Dan - Tutti fermi, e mani in alto.

Tom - Senza fare scene, senza gridare, se no si spara. (Deciso) Quattrini, orologi, roba d'oro: tutto in questo cappello. (Si toglie il cappello, lo depone a terra rovesciato).

Zio Bob - Che bellezza! Ho sempre sognato di vivere una scena come questa! Sei contento, Jim?

Lo Studente - Enormemente, zio Bob! (Tutti, con le mani alzate, stanno in perfetta immobilit, compresi Forbes, Fred e Tilt).

Zio Bob - Per, signori banditi, scusateci: se dobbiamo tenere le mani in alto, come si fa a darvi la nostra roba...

Tom - Uno alla volta fatevi avanti.

Zio Bob - (allegrissimo) Comincio io. Eccomi qui: orologio con catena, un bell'oggetto, non d'oro, ma va bene; anello... (Entra dalla stessa porta Ted, truccato da Buffalo Bill: una copia precisa, compreso il pizzo. Muove pochi passi leggeri dietro i due falsi banditi, appoggia alle loro reni due pistoloni).

Ted - Se vi muovete vi brucio. Gi le armi, canaglie! (Tom e Dan lasciano cadere a terra le armi) Su, Fred, Till, raccogliete quelle armi, e aiutatemi a legare questi due salami.

Zio Bob - Posso riprendere la mia roba?

Ted - Ma certo.

Zio Bob - Che momento bellissimo! Che emozione! Sei contento, Jim?

Lo Studente - Sono incantato. (Fred e Till aiutano Ted a legare i banditi).

Zio Bob - Scusate: siete forse Buffalo Bill, il grande, l'intrepido colonnello Willyam Cody, detto Buffalo Bill?

Ted - Lui in persona.

Tutti - Hnrr!

Ted - (si leva il cappello accennando ad un largo saluto) Augh!

Lo Studente - Hai sentito, zio Bob, il saluto indiano!

Zio Bob - Noi vi dobbiamo la vita, colonnello!

Ted - Sciocchezze!

Zio Bob - Se non vi offendete, in ricordo del vostro intervento, posso offrirvi questo orologio?

Ted - (intasca) Grazie!

Zio Bob - ... e anche l'anello...

Ted - Molte grazie!

Lo Studente - Io, se lo permettete, vorrei darvi questa penna stilografica: d'oro...

Ted - Benissimo. (Intasca tutto).

La Sposina - E noi? (Cerca nella borsetta).

Lo Sposino - (a Forbes) Credete che accetter anche dei dollari?

Forbes - Ma certo: accetta tutto, quello l.

Lo Sposino - Tenete, signor Buffalo Bill: non abbiamo altro...

Ted - (intasca).

Lo Sposo anziano - Un momento! Ma come possibile che voi siate Buffalo Bill, se il vero, l'autentico Buffalo Bill morto venticinque anni fa?

Ted - (stringendosi nelle spalle) Se non credete, domandate: tutti, qui, mi conoscono.

Lo Sposo anziano - E io non vi conosco affatto! Per me, voi siete un imbroglione, cos come lo sono quei due banditi l...

Ted - Volete che li liberi?

La Sposina - No!

La Ragazza - (con tono freddo e sprezzante) Ma via, non avete capito che tutto un trucco? Che sciocca gente !

Forbes - (facendosi innanzi, col cappello in mano) La signorina ha ragione, cari signori visitatori. Si tratta di un numero della nostra organizzazione turistica: questi due banditi sono dei bravi ragazzi alle mie dipendenze(Tom e Dan salutano come i pugilatori sul ring), e questo Buffalo Bill altri non che il bravissimo Ted, il conducente della vostra diligenza! Scusate lo scherzo, signori! Fa parte del nostro programma (I due banditi si sciolgono dai lacci ed escono; Ted si siede su di una sedia).

Zio Bob - (sincero) Che peccato! (Allo sposo anziano) Ma perch avete voluto sciupare tutto? Adesso non c' pi gusto.

Lo Sposo anziano - Non c' pi gusto a che? Ad essere imbrogliati? Ah! siete un bel matto, voi.

Zio Bob - Ma scusate: non sapevamo gi che qui ci avrebbero imbrogliati? E perch, allora, non stare al gioco, non crederci, non vivere tranquillamente nell'inganno? E' cos bello essere ingannati!

Lo Studente - Era una cosa magnifica!

Zio Bob - Ma per noi lo rimane lo stesso! Chi non vuol credere, peggio per lui! Io credo! Tu, Jim, credi. I due banditi hanno avuto la loro lezione, e questo Buffalo Bill vi ha salvati. (Levandosi il cappello e gettandolo in aria) Hurr per Buffalo Bill! (Gli rispondono Jim, e due sposini).

Ted - Grazie, signore.

Zio Bob - (lo abbraccia) Andiamo a bagnarci il becco?

Ted - Certo.

Zio Bob - (a Jim) Andiamo, Jim: questo il giorno pi bello della mia vita!

Lo Sposo anziano - Che buffone!

Till - (a Fred) Che caro uomo!

La Ragazza - (a Forbes) E adesso? E' tutto qui, il vostro programma?

Forbes - (premuroso) No, certo, signorina. Adesso c' la visita alle cascate.

La Ragazza - Un altro trucco?

Forbes - Ma che dite? Le vedrete tra poco. Cascate autentiche, poco inferiori a quelle del Niagara. Uno spettacolo stupendo, indimenticabile. E se volete, si pu anche pescare il salmone: campioni magnifici.

La Ragazza - Preferisco mangiarlo. Lo avremo per pranzo ?

Forbes - Per domattina, certo. Oggi nessuno ha pescato.

La Ragazza - Ho capito: lo porteranno dalla citt. Bene. (Si allontana).

Forbes - (battendo le mani) Signore e signori, le cascate vi attendono: esse desteranno in voi la pi grande meraviglia. I visitatori muniti di macchina fotografica consumeranno tutte le loro scorte. Ve ne ricorderete per tutta la vita. Il nostro pianista Fred vi accompagner: egli autentico poeta delle cascate...

Fred - (alla comitiva) Ai vostri ordini. E' meglio andare subito, poich i tramonti sono brevi, qui da noi.

Zio Bob i - E il nostro Buffalo Bill? Ci accompagna?

Ted - Ci vedremo stasera, signore. Se vorrete potremo anche giocare un po' a carte.

Zio Bob - Benissimo. (Sottovoce) Ci sar qualche giocatore con le carte truccate? Mi piacerebbe tanto! Sapete, ho sempre sognato di giocare con un baro. Ma non mi mai riuscito. Voi, ad un certo punto, gli direste: Carte rovesciate in tavola, Dinamite, se no ti pianto una palla in mezzo alla fronte! Ah! Che bellezza!

Ted - Vedremo di combinare un bel gioco. Adesso vado a riposarmi un poco. Ho le ossa rotte.

Zio Bob - lo vi saluto, prode Buffalo Bill. E sono ai vostri ordini. (Scatta sull'attenti, fa il saluto militare) Hurr per Buffalo Bill! (Gli giunge accanto lo studente, impalato anche lui sull'attenti).

Lo Studente - Hurr! (Dietro-front, escono entrambi a passo militare. Gli altri, con assai minore entusiasmo, li seguono).

Forbes - Bisogna preparare il pranzo per questa gente. E c' poca roba da scegliere.

Ted - Avvelenali con il solito stufato di montone.

Forbes - S'intende. (Chiamando) Billy! Dove si 6ar cacciato. Billy! (Esce).

Ted - (va al banco, si serve un bicchierino, lo caccia gi d colpo, tossisce, si batte la mano sul petto) Una volta il motore non starnutiva, quando gli cacciavo dentro la benzina. S'invecchia. S'invecchia, Till! (Porta Till verso il pianoforte, seggono al tavolino) Dunque, che cosa succede?

Till - Va tutto all'aria, Ted. n gioco finito.

Ted - Vediamo, Till. Non si pu, cos, con quattro parole, liquidare una faccenda come questa. Bisogna ragionare.

Till - Ma proprio perch qualcuno ragiona, Ted, che le cose vanno male. Oh! Finche non si ragionava! Era tutto cos bello, qui. Ricordi? Credevamo di aver trovato la nostra felicit. Si viveva in paradiso, come dicevi tu. Adesso finita.

Ted - Ma perch? Che cosa accaduto di preciso?

Till - Puoi capirlo. Fred non pi quello di prima. Forse non mi vuole pi bene, certo me ne vuole meno. E poi stanco di stare qui, non vuole pi stare qui! E questo il segno pi grave, Ted! Questo tremendo. Trova che non serio, capisci?, che non serio campare la vita cos! Vuole, dice, diventare un uomo, come tutti, con un lavoro diverso tra le mani. Vuole andare in citt. Dice che questa vita da buffoni...

Ted - Ingrato. Gli ho dato una posizione, gli ho dato, e lui mi tratta da buffone. Io non conosco un luogo pi onesto e pi serio di questo. Bisogna essere artisti, ecco, per viverci. Bisogna averci la passione nel sangue.

Till - Io ce l'ho, Ted. Io vorrei per sempre restare qui. Sai, mi pare di esserci nata, qui, di averci vissuto i primi anni della mia vita, di aver giocato qui tutte le ore pi belle. Mi pare, vedi, di non essere nemmeno cresciuta: sono cresciute le cose, intorno a me, ma io no. I miei occhi sono diventati cose serie, cose da grandi, e fanno parte della vita degli altri. Ma io li vedo sempre con gli occhi di allora, come quando giocavo con Fred. Ma perch, perch, Ted, non possibile giocare per tutta la vita?

Ted - Be', questo dev'essere un pensiero piuttosto profondo, e sento che non ci arrivo. Ma io, vedi, io, con tutti gli anni di vita vissuta che ci ho adesso, io continuo a giocare. Hai sentito quello che ha detto quel vecchio zio Bob, poco fa? Io non ho capito tutto, ma mi pare che molte cose fossero giuste, e anche belle. Ha detto... Aspetta: una frase devo ricordarla, perch mi piaciuta tanto. Ha detto: sapete che c' un'amicizia proprio da fratelli tra un essere umano e il pi bello dei suoi sogni? . Ecco, ha detto cos. Mi piace, questo. Credo che sia molto bello. Non lo capisco tutto, ma mi piace.

Till - Hai ragione. E forse, adesso, Fred sta uscendo dal suo sogno. Se ne va. Per questo cambiato, per questo non mi vuole pi bene come prima.

Ted - (assorto) Non so se sar possibile trattenerlo.Credo sia difficile. Forse bisogna essere delle vecchie canaglie come me, per rimanere sempre cos.

Till - Oh! Ted, come sento di volerti bene! Se io ricordassi mio padre, com'era, come mi parlava, come mi guardava, io credo che gli vedrei il tuo volto, gli udrei la tua voce. Tu sei l'unico che mi capisce, oggi. E io avrei tanto bisogno di essere capita! Tanto!

Ted - Vediamo, Till. Che cosa c' di tanto grave che non sia possibile capire?

Till - Oh! Ted mio, una cosa tanto difficile a dire. E la deve sapere Fred, io credo, prima di tutti... Ma non oso parlare. Sai, non ci si intende pi, noi due. Non gioca pi, capisci? E allora io non so pi come parlare. (Si torce le mani) Sai, tra i nostri giochi, il pi bello, il pi caro era quello di Betty...

Ted - Mi pare di averne sentito parlare.

Till i - Betty, la nostra bambina... Come se fosse viva, noi la vedevamo, le parlavamo...

Ted - E allora?

Till - (pianissimo) E allora io credo che tra qualche tempo Betty arriver davvero.

Ted - Perdio! Altro che giocare. Questa roba seria.

Till - Lo vedi? E come posso fare a dirglielo? Sai, ci vuole un grande coraggio. Io lo sento, s, che potrei parlargli, dirgli gi di lei (si stringe le braccia sul petto, come a cullare), di lei che io vedo , come se gi fosse tra le mie braccia... Ma...

Ted - Ma tu credi che lui?...

Till - Non so pi niente. Non lo capisco pi. Io, adesso, non ho pi che te, Ted. Non ho fiducia che in te.

Ted - (commosso, ma non vuole dimostrarlo) Che cosa dici! Io sono un vecchio gaglioffo. Non so niente di niente, io. Non so nemmeno perch vivo, perch sono al mondo. Forse per una ragione sola: perch qualcuno mi ci ha messo. Tutto il resto...

Till - (afferrandogli una mano) Sai, Tea1, voglio dirti una cosa. E' una sciocchezza, ma tu sei l'unico al quale io la possa dire. Senti. Da bambina, io mi divertivo a ritagliare nella carta dei cioccolatini, e in quelle grosse carte d'argento che fasciano i plum-kakes , delle ali: ali d'argento, aperte, pronte per prendere il volo. Non so nemmeno io per quale ragione precisa le fabbricavo. Ma ne sentivo la necessit, come se qualcuno me lo comandasse. E pensavo: un giorno regaler le pi belle a chi se le sar meritate. Gli dar le ali d'argento. E per qualche tempo ho pensato di doverle dare a mio padre, ma lui se ne andato troppo presto, mentre io ero lontana da casa. Poi ho sperato di poterle dare a Fred, e quasi stavo per dargliele, il giorno che andammo via di casa sul trak di Johnny. Ma non ne ebbi il coraggio: guai se avesse riso di me. E le ho ancora qui, le porto sempre appresso... (titubando) Senti, Ted, bisogna ch'io le dia a te... Proprio, debbo dartele. Tu non riderai, vero? Tu mi capisci, no?

Ted - (commosso) Ma io non merito tanto, Till. Tu le sciupi, con un orso come sono io. E' peccato. S, peccato.

Till - (dalla camicetta tira fuori un ritaglio di carta d'argento: due rozze ali, come quelle dei cherubini nelle stampe) Eccole, Ted. Sono tue.

Ted - (te prende, titubando, timoroso di guastarle) Belle! Sono davvero pi belle di quelle degli angeli! Cos leggere! (Le tiene sul palmo della mano) Finir per guastarle.

Till - Mettile nel portafogli.

Ted - (eseguisce, con cura estrema).

Till - Non dire nulla a nessuno.

Ted - Non potrebbero capire. Per, sai, io lo so che non le merito. Ma le tengo per farti piacere (Mette una mano sul petto, dove ha riposto il portafogli) Strano: sembra che tengano caldo.

Till - (gli afferra una mano, gliela bacia) Caro Ted!

QUADRO SECONDO

La stessa scena del precedente. La scena buia e vuota. La porta chiusa e sprangata. Ad un tratto un bagliore di lampada elettrica tascabile colpisce i vetri della finestra, appare il viso di Tom. Si ode bussare con le nocche sui vetri. Passa qualche secondo. Il bagliore riappare, stavolta s'intravvede la faccia di Dan. Si bussa ancora.

Fred - (appare a sinistra, in punta di piedi; attraversa la scena, arriva al centro, accende un cerino, lo solleva sulla testa. Alla finestra si bussa ancora. Va verso la porta).

Ted - (sempre col trucco di Buffalo Bill, appare dalla stessa porta dalla quale entrato Fred. Si ferma, poi) Fred, che fai?

Fred - (che stava togliendo la spranga, si gira, resta immobile) Tu?

Ted - Io. Ma tu, che cosa fai? (Riappare la luce, si vedono Tom e Dan dietro la finestra).

Fred - Lasciami stare. Non cosa che ti riguarda.

Ted - Ah! No, non mi riguarda, vero? E questo? (Vede nelle mani le chiavi della cassaforte di Forbes. Le strappa via).

Fred - Dammi. E vattene.

Ted - Tu, con quei due poco di buono...

Fred i - Lasciami...

Ted - (lo afferra, lo tira al centro della scena) Stai fermo, se no ti torco il collo.

(Un vetro della finestra vola in frantumi, una mano impugnante una pistola s'introduce).

La voce di Dan - Ci ha traditi: sono in due.

LA voce di Tom - Maledetto! Sparagli, Dan! (Un colpo di rivoltella. Ted si gi parato tra Fred e i due della finestra. Urli, tramestio, entrano chi in vesti succinte, chi in pigiama da notte: Forbes, Till, zio Bob, lo studente, il vecchio sposo, il giovane sposo, il negro Bill. Viene accesa la luce. Ted colpito al petto: steso a terra, ha il capo sollevato tra le braccia di Fred).

Tutti - Che c'? Che cosa successo? Chi ha sparato?

Forbes - Che cosa avvenuto? Sei ferito, Ted?

Tutti - (circondano Ted).

Ted - Non nulla. I banditi... l, dalla finestra... Ma io e Fred abbiamo udito, e siamo venuti gi... Hanno sparato... (La voce si fa pi fioca).

Till - Ted! Ted! (di si inginocchia accanto, gli prende una mano).

Lo Sposo anziano - Ma sar poi vero tutto questo?

Zio Bob - (guardando Ted) Questo sangue, signore!

Lo Studente - Sangue!

Ted - Ma non nulla, vedrete! Ho una vecchia pelle, io...

Lo Sposo anziano - (chinandosi sul ferito, ne guarda un poco la ferita, ascolta il cuore, tasta il polso, si rialza. Piano) ' Per me, finita. E' toccato al cuore.

Till - Ted, Ted mio...

Ted - Adesso dormo un poco... Lasciatemi dormire... Tenete bene la mia diligenza, e date da mangiare ai cavalli... Debbono camminare tanto, domani... Tanto cammino... Tanto... (S'abbandona).

Till - Ted! Ted! (Scoppia in pianto).

Zio Bob - (estatico, con le mani giunte, guardando in alto) Era il nostro sogno pi bello!

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

Lo spiazzo innanzi all'uscita della locanda di Forbes.

Della costruzione - in tronchi d'albero - si scorge uno spigolo. Una semplice staccionata con paletti attraversa nel senso della lunghezza la scena, sul fondo. Un grande panorama azzurro intorno. Sull'imbrunire: ma c' ancora molta luminosit. Alla fine dellatto splenderanno le prime stelle.

(Sono in scena: Till, gli sposi giovani, zio Bob, io studente, la ragazza senza professione. Sono chi seduto, chi in piedi, qua e l).

Billy - (scende la scaletta, attraversa la scena portando alcune valige sulle spalle e a mano).

Till - (o Bob) Guardate, zio Bob, sempre la diligenza di Ted, eppure, senza di lui, non pi la stessa...

Zo Bob - Avete ragione: sembra una vecchia carrozza per gite domenicali.

Till - Il nostro Ted! Io mi chiedo se sar davvero possibile vivere senza di lui.

Zio Bob - Voi avete il vostro Fred. Dov'?

Till - (piano) E' andato a cavallo, laggi, oltre le cascate. Sapete, s' sparsa la notizia dell'arrivo di certa gente, venuta dalla citt... Ingegneri, dicono.

Zio Bob - Si trovato l'oro?

Till - Non so. Stanotte abbiamo sentito il rumore di macchine, laggi... Adesso Fred l, con Forbes, e gli altri. Tra poco torner...

Zio Bob - Oh! Ma allora cambieranno molte cose, qui. Addio pace, addio tranquillit... Che peccato!

Till - Ma ci sar lavoro, zio Bob. Il lavoro che piace al mio Fred. Sapete, tanto buono, il mio Fred.

Zio Bob - Lo so. (A Billy che rientra da destra, per andare a prendere le altre valige) Tu vai a prendere le mie valige, adesso?

Billy - Certo, signore.

Zio Bob - Aspetta. Lascia le mie e quelle di mio nipote per ultime. Non c' fretta.

Billy - Bene, signore. (Esce).

Lo Studente - Intanto le nostre valige non sono ancora fatte, zio Bob. La tua camera sembra un avanzo di terremoto.

Zo Bob - Benissimo.

Lo Studente - Ma bisogna farle queste valige, zio Bob. Tra poco...

Zio Bob - Come puoi sapere tu che cosa avverr tra poco? Nessuno pu sapere. Tra poco pu anche darsi che non accada un bel niente. O un cataclisma. Non si pu sapere. (Pausa; quasi con ira) Eppoi, chi guider la diligenza?

Till - Un tale chiamato da Forbes.

Zio Bob - Lo conoscete?

Till - Io no.

Zio Bob - E allora non mi fido. Se ci porta in un burrone? Se ci rovescia in qualche torrente?

La Ragazza - Be', allora che si fa? Non possiamo aspettare un aeroplano, vi pare?

Till - La corriera parte lo stesso. Dunque...

La Sposina - (avvicinandosi a Till, cingendole la vita) Voi rimarrete ancora qui, sempre qui?

Till - Non abbiamo ancora deciso nulla. Per adesso sembra che qui ci sia qualche cosa da fare. E' difficile staccarsi. Il nostro Ted l, e adesso che gli abbiamo messo tanta terra addosso par quasi impossibile allontanarsi di qui. E' come se un legame si fosse stabilito tra noi e queste pietre, questi alberi, queste cose che hanno conosciuto il nostro amico...

Zio Bob - E se si rimandasse di qualche giorno la partenza?

Lo Studente - (saltando) Io ci sto, zio Bob.

La Ragazza - - E perch? Dite, per quale motivo?

Zio Bob - Cos. Io non so perch, ma sento che mi piacerebbe rimanere ancora qualche tempo qui.

La Ragazza - Bel gusto! Quanti divertimenti, vero? Eppoi le bellezze del paesaggio, le cascate, la caccia grossa, vero? Un vero amore, questo cantuccio. E vorreste fermarvi ancora? Io partir sola.

Till - (conciliante) Partiranno anche gli altri, vedrete.

La Ragazza - Lo spero per loro. (Con uno scatto) Eppoi che cosa sono tutte queste storie? Perch un uomo qualunque si preso un colpo di rivoltella e se n' andato all'altro mondo? Ne muoiono tanti ogni giorno, cos, e per questo la vita non si ferma.

Till - Non dite questo. Il nostro Ted non era un uomo qualunque.

La Ragazza - (ridendo) Ah! No? A me pare fosse comunissimo.

Till - Non lo avete conosciuto abbastanza.

La Ragazza - Per lo meno, quanto loro. (Accenna agli altri).

Zio Bob - Ehi!... Siete spiccia, nei vostri giudizi. Nessuno ha chiesto la vostra opinione.

La Ragazza - Davvero? E io la dico lo stesso. E vi dico anche che quando sar di ritorno in citt, far un rapporto alla polizia.

Till - A quale scopo?

La Ragazza - Per impedire che questa dannata agenzia di viaggi continui a ingannare la gente, e a spillar dollari.

Zio Bob - - (Non capirete mai nulla.

La Ragazza - Voi avete capito molto, vero?

Zio Bob - Pu darsi. E pu anche essere ch'io abbia capito meno di voi. Ma non me ne dolgo. Sono contento d'essere come sono.

Till - (accomodante) Non farete nessun rapporto. Dovete promettercelo.

La Ragazza - Ma perch?

Till - Cos. Per non guastare nulla. Per non mischiare altra gente in quello ch' avvenuto qui.

La Ragazza - O bella! Si uccide un uomo...

Till - Sentite. Ve lo chiedo per favore. Un grande favore, che a voi non costa nulla. Partirete, ritornerete in mezzo alla vostra gente, ai vostri amici. Dimenticate quanto avvenuto qui. Come se non foste mai venula tra noi, come se non ci aveste mai conosciuti.

La Ragazza - Ma perch? Perch tutto questo mistero, perch tutte queste parole?

Till - Non offendetevi. Voi non potete capire. Forse siamo noi che non riusciamo a farci capire, ma questo non deve importarvi gran che. Per me, per il mio Fred, e, adesso, anche per loro, la morte di Ted ha voluto dire qualche cosa, ha voluto dire molto. Per voi, nulla. Non importa. Non pensateci pi.

La Ragazza - Io trovo che tutto questo molto stupido. E m'irrita tutta questa aria di mistero. Nemmeno se fosse morto un grande uomo...

Till - Un uomo, soltanto. Una creatura di Dio. Non vi basta?

La Ragazza - (stizzosa) Non vi capisco.

Till - Ecco, vedete, ci sono delle cose, nella vita, che non hanno bisogno di essere capite, che non si possono ragionare, cos freddamente, come se si trattasse di un comune avvenimento. Si sentono, sono nell'aria, si respirano. Ma non si possono spiegare. Non se ne pu nemmeno parlare. Vedete: adesso voi volete partire, partire ad ogni costo. Bene. Avete ragione. Noi, invece, ci sentiamo come... come dire?... legati, ecco. Anche se il nostro amico non esiste pi, se l, con tanta terra addosso, lui sempre qui, vicino a noi, dentro di noi. La nostra parte migliore con lui. Per questo non sappiamo deciderci a partire. Capite?

La Ragazza - No.

Zio Bob - In fondo avete ragione anche voi. E' giusto. Sono io, probabilmente, che ho torto. Che subisco una suggestione inquietante. Non so, c' qualche cosa qui che mi ha... Ecco: adesso soltanto mi pare di vivere. Fino ad oggi ho soltanto giocato. (Semplice, come se raccontasse una favola) Avete mai giocato con gli aquiloni? Io ho costruito un mondo di aquiloni: di tutti i colori, leggeri, bellissimi. Una volta ne ho lanciato uno pi grande degli altri, forte, una specie di drago. Lo mandai in aria in una giornata di gran vento. Ricordo che dovetti compiere un grande sforzo, per non farmelo rubare. E ad un certo punto, dopo uno strappo pi violento, mi innalzai appeso alla cordicella, come un fantoccino di carta. Me ne andai su, senza scosse, mentre la terra si allontanava... Ecco: ho l'impressione di tornare adesso, dopo tanto tempo, a posare i piedi sul terreno, ed ho la gioia di sentirlo ancora solido, ancora pronto a sostenere i miei passi... (Passandosi una mano sulla fronte, in tono umile, quasi di scusa) Non credete a quello che vi dico... Tutti sanno che sono un po' matto... E non so mai quello che voglio...

Till - (abbracciandolo) Ma no, zio Bob, voi siete tanto caro.

Zio Bob - E so benissimo che tra poco partir di qui, con lui(accenna allo studente). Bisogna tornare a casa.

Lo Studente - Oh! Zio Bob... Tu avevi detto...

Zio Bob - Ancora una sciocchezza. Sempre sciocchezze. Torneremo a casa, giocheremo ancora ai pellirosse... Io sono troppo vecchio, e tu troppo giovane. Qui c' posto soltanto per uomini veri...

Lo Sposino - Sentite, Till. Se la mia Ketty lo vuole, noi due possiamo fermarci qui.

Till - Certo, Miky.

La Ragazza - Che stupida gente! Fermarsi qui, per sempre? E per che fare?

La Sposina - Lavoreremo.

La Ragazza - Gi. A far finta di assalire i viaggiatori. Siete tutti impazziti. (Gridando) Io voglio andar via subito.

Till - Partirete, state certa. Ma perch vi inquietate? Perch gridate cos? Si direbbe che le vostre parole vi facciano paura. Calmatevi. Non vedete come siamo calmi noi? Eppure non sappiamo ancora nulla del nostro domani. E Fred ed io, ad esempio, non abbiamo certo le vostre ricchezze, non abbiamo nemmeno dieci dollari da parte. Eppure siamo tranquilli, e non abbiamo bisogno di pensare alla partenza per vedere chiaro nella nostra vita. (Piano; quasi materna) Io vi capisco. Leggo nei vostri occhi tanta inquietudine, sento nelle vostre parole tanta ansia... Sapete: avrei tanta gioia di fare qualche cosa per voi...

La Ragazza - (scostandosi, ridendo stridula) Fermarmi qui anch'io, vero? Grazie, non ho bisogno di questa terra, io, per trovare la mia felicit.

Till i - E forse avete torto. Non questa terra, vedete, che pu darvi la certezza del domani. Ma gli che bisogna pur fermarsi, ad un certo punto della vita, e dire: ecco, sono arrivato, debbo costruire qui la mia casa. Non ci si pu nemmeno guardare intorno, allora; non si pu nemmeno dire: mi fermo perch mi piace questa vallata, questa pianura... Non si pu scegliere. Bisogna soltanto alzare gli occhi per ringraziare Dio che ci ha detto: ecco, fermati, sei giunto.

La Ragazza - Sicch voi rimarrete qui?

Till - Pu darsi. (Piano) Laggi, stamani abbiamo sepolto il nostro Ted. Voi non eravate con noi, non potete capire. Ma Ted era molto, era tutto, per noi. Se io ho ancora accanto il mio Fred, lui che l'ha voluto. Se io vivo ancora, oggi, e respiro, e so che domani sar ancora viva, lui che l'ha voluto. Sapete che cosa vuol dire tutto questo?

La Ragazza - Oh! Io credo che voi vi ubriachiate di parole. Avviene, sapete, anche senza bere. (Giunge un galoppo di cavallo).

Till - Forse Fred che ritorna. (Guardando) E' lui.

Zio Bob - Pu darsi che ci porti una buona notizia.

Fred - (entra, ha i capelli scomposti, si capisce che ha fatto una galoppata) Ci siamo, ragazzi! (Abbraccia Till) Sono arrivati. Hanno le macchine, ci sono gli ingegneri, tra un mese - hanno detto - qui si lavora! (A Till) Si lavora, capisci? E io ho parlato al loro capo, e ho gi il mio ingaggio. Guarda. (Mostra una carta).

Zio Bob - Capisco. Qui non si gioca pi. E allora non pi posto per me...

Fred - Il primo pozzo funzioner prestissimo. Petrolio, capite? E di ottima qualit, pare.

Till - E Forbes? Addio cascate, addio industria...

Fred - Sar la sua fortuna. Intanto era laggi con me, e contrattava il suo albergo. Tra poco, vedrete, saranno tutti qui.

La Ragazza i - Hanno delle automobili, avete detto?

Fred - Certo. Macchinone lunghe cos.

La Ragazza - Bene. Non mi negheranno un passaggio, io spero.

Fred - Ne saranno lieti. Anzi: tra poco ripartono due ingegneri. Sarete accontentata.

La Ragazza - Tra poco? Allora bene ch'io vada loro incontro. (Chiamando) Billy!

Billy - Eccomi.

La Ragazza - Presto, togli da quella vettura le mie valige, e accompagnami... (A Fred) Oltre le cascate, avete detto?

Fred - Li troverete subito. C' Forbes, con loro, e i due sposi anziani che gi hanno prenotato i posti...

La Ragazza - (avvicinandosi a Tilt) Vi auguro una buona permanenza.

Till - Grazie.

La Ragazza - Ma non vi invidio. E se un giorno verrete nella mia citt... Be', chiss dove sar, quel giorno.

Till - (dolce) Se avrete bisogno di noi, ricordateci. Se vorrete, un giorno, tornare qui...

La Ragazza - (ridendo stridula) Oh! Non credo.

Till - (semplice) Non si pu dire. In ogni caso, qui troverete sempre la porta della nostra casa aperta.

La Ragazza - (come afferrata da un pensiero)Avrete una casa nuova, una casa vostra...

Till e Fred - Certo.

La Ragazza - (passandosi una mano sulla fronte) Una casa vostra, fatta con le vostre mani... Dev'essere bello costruirsi una casa... (Ridendo) Che sciocca sono! Arrivederci, addio a tutti! (Saluta, stringe le mani a tutti, poi, tornando verso Till, quasi titubando) Volete che ci abbracciamo?

Till - (d'impeto) Certo. (Si abbracciano).

La Ragazza - Addio a tutti. (Esce quasi di corsa).

(Un silenzio. Il cielo si abbuia).

Zio Bob - (crollando il capo) Credete che non ci sar nulla da fare, per me, laggi?

Fred - E' lavoro duro, zio Bob.

Lo Studente - E per me?

Zio Bob - Tu devi ancora studiare. (Con malinconia) Ho capito, bisogna tornare a casa.

Till - (afferrandogli una mano) Ma voi tornerete, zio Bob. Verrete a trovarci, verrete a passare con noi qualche mese, nella stagione buona.

Zio Bob - In campagna, via. Ma non pi la stessa cosa. Questa non pu essere la nostra campagna. Qui ci si vive tutta la vita, o non si ritorna mai pi. (Pausa) Andr a preparare le valige. E' un lavoro tanto difficile.

Lo Studente - Ti aiuto io, zio Bob. (Salgono la scaletta).

La Sposina - (a Fred) Sentite: Miky ed io vorremmo rimanere qui con voi. Sappiamo lavorare. Io potr fare la contabile, la cassiera... Miky... Oh! sono certa di lui. Sapete, quando ci siamo conosciuti, io ero cassiera di un locale notturno dove si giocava. Lui venne al banco, cambi un biglietto da cinquecento dollari. Era pallido, le sue mani tremavano... Poco dopo attravers la sala, mi chiese dov'era la cabina telefonica. Entr. Inconsciamente io balzai dal banco, andai alla cabina, apersi la porta...

Lo Sposino - Ti prego, Ketty...

La Sposina - Sapete, feci appena in tempo a strappargli l'arma dalla mano... Uscimmo al mattino dal club, restammo insieme tutto il giorno... Al domani eravamo marito e moglie: questo il nostro viaggio di nozze. Ma io non torner pi al club, e Miky neppure...

Lo Sposino - (a Fred) lo voglio lavorare. Qualunque lavoro. Anche se fino ad oggi non ho fatto nulla.

Fred - Bene. Parler al capo di quella gente.

La Sposina - Dunque ci volete con voi?

Till - Certo: se Fred dice di s.

La Sposina - (bacia sulla guancia Till) Mi sembra di rivivere, mia cara Till. (A Miky) Andiamo. Rimetteremo in ordine la nostra roba. E, dite, avremo una casa anche noi?

Fred - Come la nostra. Una piccola casa, ma solida e sicura. Accanto a noi.

Gli Sposini - Grazie! (Si stringono sottobraccio, rientrano in casa felici).

(Si accentua l'oscurit della sera).

Till - (trasognata, come parlando a se stessa) Fred, io credo di sognare. Avremo una casa, un tetto...

Fred - (calmo, sicuro) Certo. Qui sorger una intera citt, ne sono sicuro. Non sono forse nate cos le grandi citt? Gente che si ferma perch stanca del lungo cammino, gente che pianta a terra, ben fondo, il piolo di una tenda, e poi costruisce un muro, e poi un tetto. E le radici sono gettate.

Till - Oh! mio Fred. Tu parli cos? Possibile?

Fred - (piano) Sai, da quando mi hai detto di... s, insomma, della nostra Betty... F/ come se qualcuno mi avesse cambiato gli occhi. Mi par di vedere pi chiaro, pi limpido, pi lontano...

Till - (abbandonando la testa sulla spalla di Fred) Ricordi quell'uomo della legge, quando gli parlammo della nostra Betty?

Fred - (rifacendo) Ah! gli innocentini, c' anche una creatura... Dov questa bambina...

Till - (con dolcezza quasi dolorosa, afferrando una mano di Fred, e portandola al seno) Qui, qui, Fred. Sai, io sento gi il suo peso. E da questo peso nasce la mia certezza nel domani. E' gi viva. E' gi lei: Betty, Betty...

Fred - (portandosi le mani alla testa) Ed io ho rischiato di perdere tutto questo! Io potevo perdere te, e Betty, e tutto al mondo...

Till - C'era il nostro Ted a vegliare su noi. La nostra buona stella. Sai, non so ancora se credere davvero ch'egli l, sotto quel grande cumulo di terra, dove lo abbiamo lasciato stamani, e che non lo vedremo mai pi, e che non udremo mai pi la sua voce...

Fred ------------------- - Sai, io credo veramente ch'egli rester per sempre qui con noi. Ho gi pensato che quando la nostra Betty sar grandicella, lui continuer a vegliare su di lei, come ha fatto con noi. (Infervorandosi nel gioco) Qui sar la nostra casa, bianca, con le persiane azzurre, e il giardinetto intorno, e la staccionata, come questa. Bisogner alzarsi presto, al mattino. Io andr al lavoro, avr molti uomini da sorvegliare...

Till - E io dovr preparare Betty per la scuola... Apriremo le imposte: quanto sole, oppure, brrr, che freddo, stamani, tutto gelato...

Fred - E chi accompagner Betty a scuola?

Till - Io non potr: .quanti lavori, a casa...

Fred - La scuola lontana, c' tanta gente poco rassicurante, in giro... Come fare?

Fred - (allontanandosi un poco, e cambiando voce per ricordare quella di Ted, nelle battute di saluto iniziali) Apparir sulla soglia della casa il nostro Ted. Cos. Ci tender la mano, dir: Hallo, amici. Hallo, Till, hallo, Fred...

Voce di

Ted - Hallo, amici. Io sono ancora qui, anche se voi non mi vedete. Bravi, sono contento di voi. Avete costruito la vostra bella casa, i vostri commerci sono prosperati. Bene. Anch'io sono contento, e sto benissimo dove mi hanno messo. Fin troppo bene: sono molto in alto, e temo sempre di sbagliare strada, quando torno a casa. Be', sono sempre agli ordini di chi comanda lass. Adesso sono venuto per dirvi che se avete bisogno di me, io sono qui. Dobbiamo portare Betty a scuola? Eccomi. E datemi anche gli altri ragazzi: veglier su di loro. Li imbarco tutti sulla mia vecchia diligenza, e state tranquilli, io sono sempre una vecchia pelle, e i banditi e i pellirosse mi temono sempre... (Pi lontano) Hallo, amici, se avete bisogno di me, io sono qui. Il vecchio Ted sempre in gamba...

Till - (con un grido) Fred...

Fred - (abbracciandola) Till, sono qui. (S'ode un lontano scalpiccio di cavalli, e il tintinnio di campanellini. Si direbbe che la vecchia diligenza di Ted passa sul capo di Till e Fred. E i due, stretti uno allaltro, guardano in alto, rapiti, seguendo con lo sguardo il cammino dell'invisibile diligenza).

Fred - (semplice) Ed ecco che il nostro Ted se ne va in Paradiso a cassetta della sua diligenza. (Pausa) Era un angelo.

Till - (ferma, dolcissima) Aveva due grandi ali d'argento...

FINE

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