I DUE FRATELLI.
un Atto Unico di
di Alberto Bassetti
a Dona
personaggi:
Marco
Andrea
Fascio di luce su un giovane uomo vestito molto sportivamente, la barba non fatta da qualche giorno, con uno zaino sulle spalle. Tuttintorno buio.
MARCO Allora me ne stavo l, cercavo di rilassarmi, mentre le sue mani mi massaggiavano scivolando sullolio profumato di sesamo con cui continuava a cospargermi tutto il corpo. Friziona, manipola, indugia su un punto poi scivola su un altro la cosa strana che invece di rilassarmi, beh: cominciavo ad eccitarmi, anzi no, mi preoccupavo di potermi eccitare. Ero l, steso sul lettino, completamente nudo, con questindiano che mi toccava e pensavo: Dio che figura se adesso mi eccito! E lui prende a manipolarmi proprio sulla pancia, sul ventre, il mio coso si ingrossa e lui lo sfiora, anzi no, il mio coso che ora come un lombrico che si allunga arriva a sfiorare le sue mani Cristo santo che imbarazzo! Invoco propro Lui, e anche Brahma, e Vishnu, Shiva, tutta la Trinit induista, poi quella cristiana, e poi Allah, Buddha, e perfino Zoroastro. Niente da fare, ormai sono eccitatissimo! Allora, lincredibile: luomo si stacca da me, con un solo gesto si toglie il turbante, sciogliendo lunghissimi capelli neri sulle spalle, poi quasi si strappa il camice, sotto non indossa niente, e mostra due tettine piccole, ma perfette, capezzoli bruniti, il ventre morbido una donna, una vera donna! Mi sale sopra, l sul lettino, ho paura che crolli per il peso, ma lei leggera, leggera, e mi risucchia dentro di s, facciamo lamore cos, a lungo, lei che mi cavalca continuando a massaggiarmi le spalle, il petto, i fianchi dolce, delicata, serena: sospira e sorride, che cosa meravigliosa!
La luce si diffonde, illuminando una stanza completamente spoglia. C un altro uomo, vestito in modo pi classico e ben sbarbato; vicino a s ha una valigetta ventiquattrore. Guarda Marco in silenzio per alcuni secondi.
ANDREA Ritorni dopo un anno, arrivi qui e ci salutiamo, neanche ti stacchi lo zaino dalle spalle
MARCO Mi d stabilit, questo zaino e poi sicurezza: so di avere tutte le mie cose qui dentro, al sicuro, con me.
ANDREA Poi vai di l a vederlo, (indica dietro di s) dietro quella porta, non so per quanto ci resti: mezzora? Cos, in piedi, senza sederti gli dai la medicina, per una volta, almeno, gliela dai tu rientri in questa stanza, e coshai da dirmi? Il raccontino delle vacanze!
MARCO Non ero in vacanza! Almeno, non solo
ANDREA Stonzate!!! E possibile che oltretutto devi sempre spararle cos grosse? Quando la smetterai?
MARCO Perch quella brutta parola? Che ne sai che non sia andata proprio cos, cosa ne sai?! Ci sei mai stato, tu, in India? Incredible India, dice la pubblicit, e allora? Perch tu non ci devi credere? Devi sempre denigrare tutto quello che faccio, e dico?
ANDREA Smetter quando tu lavrai smessa di dire queste cazzate!
MARCO Non sono, come dici tu, che devi sempre usare parolacce: cazzate!
ANDREA Ma perch piuttosto non pensi alle cose serie?
MARCO E che ne so, io? Sei tu il fratello maggiore.
ANDREA Questo che centra?
MARCO Non sei tu che vuoi avere sempre lultima parola?
ANDREA Non in questo caso. Si tratta di nostro padre, una questione seria, lo sai.
MARCO E gi, almeno ci fosse ancora la mamma.
ANDREA Soffrirebbe come un cane.
MARCO Una cagna.
ANDREA Una cagna?
MARCO S, Mamma.
ANDREA Mamma, una cagna?
MARCO Guarda che lhai detto tu.
ANDREA Non lho mai detto.
MARCO Lhai detto ora, proprio adesso!
ANDREA Tu hai detto: una cagna!
MARCO Perch tu hai detto: un cane!
ANDREA Quanto sei scemo.
MARCO Mai quanto te.
ANDREA Tu di pi.
MARCO Tu molto di pi.
ANDREA Tu moltissimo di pi.
MARCO E tu molto moltissimo di pi.
ANDREA Tu: moltissimo di piuissimo.
MARCO Tu: moltissimo di piuissimissimissimissiissimo.
Pausa.
ANDREA Lo vedi? Fai regredire anche me! Sei proprio scemo.
MARCO Grazie. Bravo! Lo sai che mamma proprio non voleva che me lo dicessi. Mai! E anche pap, se potesse sentirti
ANDREA E certo, pensavano che fossi tu il caso difficile, lo sfortunato, il piccolo di casa, il ritardato. Invece ecco poi com andata: tu fai la bella vita, mentre io, con tutte le speranze, promesse e premesse
MARCO Che vuoi? E che io mi accontento. Mi adeguo. Mi adatto. Quando si sta tanto in giro per il mondo, bisogna saperlo fare. Tu non ci riusciresti. Lo sai, per esempio, che una volta in Africa ho mangiato un leone?
ANDREA Oh, Dio, non ti sopporto pi!
MARCO Uno enorme, cos (si toglie con un gesto lo zaino dalle spalle, poggiandolo in terra, e si mette a quattro zampe), con una bocca gigantesca, ed un ruggito roarrr! Dopo un minuto era stecchito, cos! (si lascia cadere in terra bocconi, a braccia aperte, come un tappeto tipo pelle di leone)
ANDREA E alzati, che se ti vede qualcuno
MARCO E chi mi potrebbe vedere?
ANDREA Magari da l, da quella finestra.
MARCO Smettila, ecco perch non sei felice: ti preoccupi sempre degli altri, di tutto! E se mi vede qualcuno, se faccio questo, se mi vesto cos: poi, che dicono?
ANDREA Sei tu che dipendi dagli altri.
MARCO S, lo so, ma in altro modo.
ANDREA Infatti: tu sei sempre giustificato, qualunque cosa combini.
MARCO Io non combino proprio niente, niente di male, almeno.
ANDREA Certo, tu fai il bene, le vostre opere umanitarie: un prete, quelle sciroccate delle suore laiche, e un deficiente che si butta per terra!
MARCO Che dunque sarei io.
ANDREA Vedi che quando vuoi ci arrivi?
MARCO Certo, e sai perch?
ANDREA Perch cosa?
MARCO Perch ti rode. Perch il leone tu sicuramente non puoi averlo mangiato davvero, mentre io s.
ANDREA Tu non hai mangiato nessun leone.
MARCO Mmmh, sembra incredibile: una carne cos tenera, in un animale cos forte!
ANDREA Sar stato pollo.
MARCO Un pollo con la criniera, nella savana, con quella coda? No, impossibile.
ANDREA Impossibile che tu abbia mangiato un leone.
MARCO E vabbeh, allora sar stata una gazzella.
ANDREA Ah, lo vedi quanto sei bugiardo?!
MARCO Adesso, adesso lo sono stato, dandoti ragione per non litigare e non far dispiacere mamma (indica verso lalto) e pap (indica verso linterno, di l). Perch invece il leone lho mangiato, eccome!
ANDREA E chi laveva ammazzato? Non eravate l anche per difendere la natura, oltre che i bambini denutriti, voi?
MARCO Era gi morto. Laveva appena sbatacchiato un elefante contro un albero: spammm, che craniata!
ANDREA Dico: che tu sia scemo va bene, ma vuoi proprio prendere per scemo anche me?
MARCO E tu non ci credere: chi ti obbliga?
Pausa.
MARCO Se invece vuoi sentire che sapore aveva
ANDREA Ah, certo, e come lavete cucinato, in salm? No, aspetta, col curry, o in salsa masala?
MARCO Beato te. Crudo, abbiamo dovuto mangiarlo crudo! Al sangue.
ANDREA Guarda che ora ti do una mazzata sulla testa (alza il pugno verso la testa dellaltro, avvicinandoglisi), che te la rimetto a posto io quella capa tosta!
MARCO (scostandosi un po) Beh, una scottata glielabbiamo data, ma la jeep era fuori uso, non avevamo la griglia, sperduti, e sul fuoco si bruciava. E la fame era tanta. Sai qual il tuo problema?
ANDREA S, lo so.
MARCO E quale sarebbe?
ANDREA Sei tu! E sono io, che mi faccio carico di te, di pap, nostro padre, di mia moglie e dei miei figli. Di tutti!
MARCO No, il tuo problema che non sai cos la fame, quella vera, i problemi veri. Tu credi sia un dramma della vita non poter comperare per primi il TV al plasma, perch reputi che i figli ne soffrirebbero, o non poter portare i tuoi in montagna, perch pensi che tua moglie ne soffrirebbe, o non girare con lultimo modello di BMW, perch tu credi che tu stesso ne soffriresti. E tua moglie gira pure in pelliccia, che antiecologico!
ANDREA E che vuoi proprio tu? Tu i leoni te li mangi, mascalzone, una bestia in via destinzione!
MARCO Te lho detto: era gi morto.
ANDREA Ah, gi, lelefante. E perch non avete mangiato pure quello, visto che ceravate?
MARCO Perch era vivo. Per unaltra volta
Andrea lo fulmina con lo sguardo, di nuovo mostrandogli il pugno.
MARCO Ok, niente elefanti. (mostra un ciondolo appeso al collo con un laccio di cuoio) Comunque questo un dente di quel leone.
Andrea si avvicina e osserva loggetto.
ANDREA Montatura doro?
MARCO S.
ANDREA E chi te li ha dati i soldi per la montatura?
MARCO Io lavoro.
ANDREA Tu fai volontariato, per questo che io contribuisco al tuo mantenimento.
MARCO S, ma non che non possiamo avere in mano qualche soldo. Un grammo doro ce lo possiamo permettere.
ANDREA E non vi viene il rimorso? Con questo grammo doro avrei potuto sfamare un bimbo per un mese. E cos che ricattate tutto lOccidente, coi complessi di colpa!
MARCO LOccidente ha le sue colpe, sfrutta il resto della Terra!
ANDREA E per questo che manteniamo preti, suore, missionari, croci rosse, medici con o senza frontiere e fratelli ritardati. Per scaricarci dei sensi di colpa.
MARCO Io non ne ho.
ANDREA Certo, tu: ma tutti gli altri che non possono girare il mondo ad inseguire gli affamati? Eh?
MARCO Un po dIndia ti farebbe bene: un soggiorno ai piedi dellHymalaia, a Rishikesh, proprio dove il Buddha ha cominciato a
ANDREA Mi farebbe bene strangolarti, scrollarmi di dosso i mille vincoli della famiglia
Andrea tace improvvisamente, come un groppo alla gola. Marco se ne accorge, lo fissa.
MARCO Allora anche pap.
ANDREA Che vuoi dire?
MARCO Anche pap un vincolo?
ANDREA Certo che lo , ma che centra: cosa stai cercando dinsinuare con quella tua testa bacata?
MARCO Pap ti d fastidio.
ANDREA Una persona, qualunque persona che da quattro anni nella sua situazione, cosaltro pu essere se non un peso? Per nostro padre, perci me ne prendo cura, ogni giorno, dal giorno in cui si ammalato, e poi quando si aggravato, ed ero solo, e continuo ad essere solo, comprendi? Mentre tu stai in giro per il mondo, a curarti degli altri, ma non di tuo padre!
MARCO Pap quando partii, quella prima volta, stava bene.
ANDREA Stiamo tutti bene, finch non ci ammaliamo.
MARCO No, non tutti: io, per esempio, ho problemi fin dalla nascita, no? Cosera, la mancanza di un respiro, il primo respiro, mancanza di ossigenazione al cervello, cosho avuto, e cosa ho? Non lho mai capito bene.
ANDREA Certo che non lhai capito.
MARCO Mi sfotti? Mi prendi in giro per la mia menomazione?
ANDREA Scusa. (breve pausa) A volte sono uno stronzo.
MARCO No, no, questo non dirlo che poi, Padre Mathias mi ha spiegato che non sono stupido per niente, solo a volte traviso un po la realt, ma anche una ricchezza, una possibilit, mi perdo nellimmaginazione elaborando a modo mio la verit, ma sempre restandoci dentro, o comunque l, nei paraggi, non invento, e non faccio del male a nessuno: anzi, se mi critica perch non so reagire ai soprusi, perch non so comprenderli, non riesco a concepirli, ma che forse proprio per questo ho sviluppato tanta sensibilit, che altri nemmeno se la sognano!
ANDREA Sei tanto sensibile che te lo dici da solo!
MARCO No, non da solo: chiedilo a Padre Mathias se non ci credi!
ANDREA E certo, hai sviluppato la veggenza dei ciechi!
MARCO Esatto, proprio cos, vero. Pensa che una volta sono stato in un villaggio dove tutti, ma proprio tutti: erano ciechi! E loro non volevano crederci che noi vedessimo le cose, neanche riuscivamo a fargli comprendere cosa fosse questo senso a loro ignoto: la vista! Quando lo capirono, pensarono che fossimo malati, e che dovevano guarirci, perch cos perdevano di valore tutti gli altri sensi: il tatto, ludito, lolfatto, che loro avevano sviluppatissimi mentre noi
ANDREA Il Paese dei Ciechi.
MARCO S, tutti ciechi.
ANDREA Herbert George Wells.
MARCO Chi ?
ANDREA Ho il sospetto che tu lo sappia benissimo.
MARCO Cio?
ANDREA Lautore del racconto: Il Paese dei Ciechi. Herbert George Wells.
MARCO Non lo conosco.
ANDREA Sei un pazzo, tinventi le cose, anzi nemmeno fai lo sforzo: le copi.
MARCO Non vero, lo sai che leggo pochissimo. Il dottore dice che ho una mente molto selettiva, ricordo tutto quello che minteressa, che mi colpisce dentro, emotivamente.
ANDREA Lo so, te lho ribadito un attimo fa, s: sei tu lipersensibile di casa. Almeno questa la leggenda familiare. Anche da piccolo tu vedevi un film, sentivi una storia, e credevi fosse tutto vero, anzi peggio: tilludevi di averla vissuta.
MARCO Pu darsi succedesse, ma da bambino. Ora so quello che faccio, sei cattivo a dirmi cos.
ANDREA Allora hai copiato. Herbert George Wells.
MARCO Ancora? Guarda che questo Wells non lo conosco nemmeno.
ANDREA E come ti venuta in mente questa storia? Sei un grande scrittore, tu? Abbiamo scoperto un genio, in famiglia?
MARCO No, perch tutto vero, ci sono stato in quel villaggio!
Con uno scatto di rabbia Andrea raggiunge lo zaino di Marco e prende a svuotarlo.
MARCO No, cosa fai?
ANDREA Lo so io.
MARCO Non toccare, roba mia, tutto quello che ho.
Andrea finisce di liberare lo zaino, e scruta gli oggetti riversati sul pavimento: magliette, pantaloncini, sciarpa, scarpe aperte, felpa, quaderni, pupazzi, due pacchetti chiusi, qualche busta di plastica. Osserva i pochi libri che ha trovato. Non si avvede che Marco ha cominciato un po a tremare.
ANDREA Non c.
MARCO Co - sa cercavi? Quel li - bro di
ANDREA Wells, Herbert George Wells.
MARCO Io quel li bro non lho letto!
ANDREA Lo vedo: solo Bibbia, formato tascabile, le Upanisad, perfino il Corano. Solo libri religiosi, ti manca la Torah ebraica, o Il libro dei Morti, e chiss cosaltro ancora per continuare a rimbecillirti!
MARCO (con uno sforzo reagisce e si riprende) Ognuno pu leggere quello che vuole, no? Anche la censura, adesso? E poi dici perch vado in giro, lontano!
ANDREA Ma no, no, sei libero di leggere quello che vuoi, almeno in questo nostro Paese, almeno questa libert ce labbiamo ancora. Pi o meno.
MARCO Grazie.
ANDREA (prende in mano un piccolo oggetto di legno) E questo cos?
MARCO Un teatrino ind. Una specie di altare, vedi? Devi aprirlo, cos.
Marco mostra ad Andrea come fare. Questi fa un sorriso scettico.
ANDREA E questi pacchetti?
MARCO Sono per te. Anzi, uno per te, laltro per pap.
ANDREA Pap? Pap, lhai visto pap: cosa pu farsene di un regalo, oramai?
MARCO E un carillon, gli son sempre piaciuti i carillon, glielo apriamo noi e glielo facciamo vedere, lo mettiamo vicino a lui, magari la musica lapprezza ancora, che ne sappiamo, non stiamo mica nel suo cervello.
ANDREA Ah, e questo?
MARCO Quello per te.
ANDREA Cos?
MARCO Secondo te perch impacchettato?
ANDREA E un regalo.
MARCO E impacchettato perch i regali poi si aprono.
ANDREA Certamente
Andrea apre il pacchetto che contiene una morbida sciarpa di morbidissima lana.
ANDREA Bella, molto bella, com soffice, impalpabile. E che bei colori.
MARCO Naturali, colori naturali. E cos morbida che passa nel foro di un anello: prova, fai la prova con la tua fede.
ANDREA No, mi fido.
MARCO Dai, falla.
ANDREA Ma s, ci credo.
MARCO Anche io ci credevo, ma al negozio hanno voluto fare la prova, e ha funzionato, prova!
Andrea toglie la fede dal dito e passa la sciarpa nellanello.
MARCO Visto?
ANDREA Bellissimo. Per ho dovuto tirare un po, quandera in centro.
MARCO Embeh, certo, ce ne saranno anche di migliori!
ANDREA No, bellissima, grazie.
Andrea d a Marco un bacio sulla guancia come ringraziamento.
ANDREA Per non dovevi, chiss quanto ti costata.
MARCO Vuoi saperlo?
ANDREA No, no, un regalo, va bene cos, era un modo di dire.
MARCO Sono calati, i prezzi di queste sciarpe, anche se una lana pregiatissima, perch ora c di meglio: ora fanno sciarpe usando solo questa parte qui, (si tocca sotto il mento) sai, la barbetta delle capre, diciamo, proprio qui sotto. E ancora pi morbida, impalpabile, ma io mi domando: non era sufficiente una morbidezza simile? Dobbiamo proprio andare a fare la barba pure alle capre, adesso?
Andrea ride, e d una pacca alla spalla del fratello.
MARCO E non finita.
ANDREA Che cosa?
MARCO I regali. Guarda nella carta, non si butta mai via prima di aver controllato bene.
Andrea recupera la carta, la palpa, ne estrae un piccolo pacchettino, che apre. Ne esce un piccolo aggeggio di metallo, una specie di cornice quadrata con unancia fina al centro. La muove, rigirandola tra le mani per capire cosa sia.
MARCO Non indovini?
ANDREA Sembra lo scacciapensieri: sei passato per la Sicilia?
MARCO Vedi com piccolo il mondo? E uno strumento indiano, del Rajastan, ma il principio lo stesso. Si suona con la bocca, dai, provalo.
ANDREA No, grazie, interessante ma
MARCO Lho lavato prima dimpacchettarlo, pulito.
ANDREA No, lo so, non per ligiene.
MARCO Allora lo suono io, senti! Non che sia bravo, ma Padre Mathias dice che la musica ci solleva lo spirito e ci libera la mente, allora ce lha insegnato. Tu puoi ballare.
ANDREA Ma che dici?
MARCO S s Andrea, dai, balla, balla!
ANDREA Ma che ballare e ballare!
MARCO S, dai, fallo per me, cos, per farmi vedere che hai gradito.
Comincia a suonare qualche nota, anche se il suono non granch.
ANDREA Dai, Marco, neanche lo so come si balla
Marco continua ad emettere qualche nota, muovendo il capo al blando ritmo. Andrea, dapprima controvoglia, comincia a dondolarsi un po, poi muove qualche passetto, e alla fine si d il tempo battendo le mani. Marco attiva un piccolo riproduttore sonoro caduto tra gli oggetti che il fratello ha sparso in terra svuotando lo zaino, e si diffonde una musica etnica molto ritmata. Andrea prende a muoversi con maggiore convinzione, al che anche Marco, sempre continuando a suonare lo strumento, si muove a ritmo con lui. Una danza fatta di movimenti spontanei, che li porta infine ad abbracciarsi, ridendo finalmente insieme.
ANDREA Fratello, fratellino mio.
MARCO Andrea, quanto tempo che non mi abbracci
ANDREA E tu? Sempre in giro per il mondo
MARCO E tu? Sempre col muso lungo
ANDREA Marco, Marco, ma tu, sei felice?
MARCO Una parola una parolona! Non lo so se sono felice, per sto bene, sono contento! E tu?
ANDREA Io no, per niente.
Andrea va a spegnere la musica, restando inchinato a rimettere gli oggetti nello zaino.
MARCO E cos che posso fare, per te? Qualunque cosa, chiedimi qualunque cosa. Io voglio saperti contento, anche tu hai diritto di esserlo, tutti ne abbiamo diritto.
ANDREA Tutti! Il tuo ecumenismo religioso ma io non sono uno dei tuoi negretti che puoi fare felice dandogli un pasto, una maglietta, una penna a sfera.
MARCO Lascia tutto, vieni con me, vedrai che la vita pi semplice di come ci hanno insegnato.
ANDREA Non posso farlo, per te tutto pi facile!
MARCO Perch? Perch sono un po ritardato?
ANDREA Mi sa che tu non lo sei per niente. Forse ci hai sempre giocato, forse ci prendi in giro da sempre, tutti.
MARCO No, non vero, lo sai che ho anche il Certificato.
ANDREA Perfetto: ritardato DOC, origine controllata!
MARCO Non essere cattivo.
ANDREA Vedi i privilegi? In un mondo dove tutti si sbranano, con te non si pu neanche essere cattivi, per una volta! Perch tu hai il Certificato medico!
MARCO Fattelo fare anche tu, son sicuro che ci riusciresti: sei cos intelligente, conosci tanta gente importante, puoi avere quello che vuoi.
ANDREA Ma che cosa posso avere? Vorrei solo potermene andare anchio!
MARCO Fallo.
ANDREA E no, perch io ho le mie responsabilit, e me le assumo fino in fondo, fino allultima, questo almeno lo puoi capire: ho due figli, io, e una donna da mantenere!
MARCO Vieni via con me: conosco posti dove un uomo non deve mantenere nessuno, i figli crescono liberi, e sono le donne che lavorano, ma solo se ne hanno voglia. Gli uomini non fanno niente.
ANDREA Grazie, non fa per me. E di l c nostro padre. Ce lho il senso del dovere, io.
MARCO Conosco un uomo, laggi, che a forza di non fare niente si talmente stancato che ora neanche si alza pi dal letto. E diventato cos grande che per il matrimonio della figlia, per trasportarlo, hanno dovuto prendere un elefante.
ANDREA Che schiattato sotto il suo grande peso!
MARCO No, tu non conosci gli elefanti: un elefante potrebbe portarne dieci, grossi come lui. E che non sono riusciti a sollevarlo per mettercelo sopra. Cos, il matrimonio andato in fumo.
ANDREA Che dolore!
MARCO Macch, stato un bene, perch si scoperto, subito dopo, che lo sposo era una brutta persona, cattiva, lo hanno arrestato dopo neanche una settimana. Per riuscito a scappare, corso da lei per rapirla, di notte, mentre era nel letto, e l accaduto lincredibile: (fa un gesto con le braccia, come ad incorniciare un titolo) Il Miracolo dellAmore Paterno. Sentendo urlare la figlia, luomo con grande sforzo riesce a sollevarsi, va nellaltra stanza barcollando sotto il suo enorme peso (prende a mimare tutta la scena, col salto delluomo grasso e poi i movimenti soffocati dellaltro) e fa un balzo altissimo, si lancia ricadendo sul malfattore che resta schiacciato sotto la sua immensa rotonda strabordante pancia, e quasi non respira pi, sta per soffocare, mugola e basta, riesce a implorare la gente accorsa perch chiamino i poliziotti, che lo aiutino! Proprio lui, capisci, appena fuggito di prigione!? Muove solamente le braccia e le gambe, come uno scarafaggio rovesciato, o un neonato nella culla, che poi lo stesso movimento. Aiuto, aiuto! La Polizia arriva e non sa che fare: come sollevare lenorme massa di carne che si spiattellata sul fuggiasco? In quel mentre
Andrea, che lo ha ascoltato scuotendo ogni tanto la testa, gli si accosta poggiandogli la mano sulla bocca, zittendolo, mentre ancora Marco mima il movimento sdraiato supino, in terra.
ANDREA Basta, basta, ti scongiuro. Le tue storie potrebbero pure essere divertenti, ma io le ascolto da troppi anni
MARCO Se tanto che non ci vediamo.
ANDREA Fa lo stesso. Ormai ce le ho tutte dentro qui, scolpite per sempre, le tue storie: quelle che hai detto, e quelle che non hai ancora detto!
MARCO Sei sempre stato buono con me. Mi ascoltavi, giocavi con me quando gli altri mi evitavano. Avevano paura mi venisse un altro di quegli attacchi, quei tremori incomprensibili, le convulsioni. Tra i bambini, correva la voce che ero una specie dindemoniato, un lupo mannaro, che una volta o laltra mi sarebbero spuntati i peli, le orecchie: Il Lupo Mannaro!, o addirittura le corna. Mi buttavo per terra, ma non per finta come ora, crollavo veramente, mi veniva la bava alla bocca, che spettacolo orribile dovevo essere. Per, ora passato, forse le medicine, come dice il dottore, forse la fede, come dice Padre Mathias. Non ne ho da tanto tempo, di quegli attacchi, me ne resta solo la paura, il terrore che possano tornarmi, quello s. Perci tu non devi pi vergognarti di me perch un po ti vergognavi, dai, ammettilo: quando cera altra gente eri ogni volta pi teso, perch anche se tu eri normale, in quei casi diventavi il fratello di quello strano. Per eri sempre pronto a difendermi se qualcuno voleva burlarsi di me, anche se pochi lo facevano. Gli altri bambini, e poi i ragazzi, mi temevano sempre un po, vero? Questo essere imprevedibile che da un momento allaltro pu avere una crisi.
Marco scherza un po con se stesso, mimando una specie di crisi epilettica.
ANDREA No, non scherzarci e in fondo non stata uninfanzia peggiore di tante altre, la nostra. In casa cera armonia. Due genitori che si vogliono cos bene, sono una rarit. Non a caso pap si ammalato dopo pochi mesi che la mamma mancata: come se non lo avesse interessato pi vivere. Rabbuiato, incupito, sempre gentile ma isolato dal mondo, perfino da me, dai nipoti fino a diventare com ora. Un essere inutile a se stesso e agli altri, seduto su una carrozzella, incapace di ogni controllo di s, che stenta a riconoscere gli altri. Sai che passato ormai un anno, forse pi, dallultima volta che ha fatto un cenno a me, a suo figlio? E te, non ti vedeva da quanto? Eppure ha solo saputo dirti: Ciao, chi sei? E quando gli hai risposto: Sono Marco, pap: tuo figlio, ti ha chiesto: Come sta la mamma? Non incredibile che un uomo possa ridursi cos? Quattro anni
MARCO Dovremmo fare un tentativo: portiamolo laggi, in India: conosco un maestro che ha guarito le persone soltanto toccandole, e cantando un mantra per lui.
ANDREA No, Marco: il suo cervello andato, abbiamo fatto decine di analisi, non c pi nulla da fare.
Marco comincia ad emettere dalla laringe un suono gutturale profondo e continuo, un po vibratile, un lungo ong.
ANDREA E adesso che tinventi?
MARCO Cantiamo un mantra per lui, insieme, la forza di due fratelli
ANDREA Dai, ma quale mantra?
MARCO Il mantra della salute, ovvio. Va bene, allora lo faccio io.
Marco si scosta, girandosi di spalle, e siede in terra incrociando le gambe; unisce indici e pollici nel mudra della preghiera. Dopo un poco, Andrea gli si avvicina.
ANDREA E sia, facciamo il mantra della salute. Com?
MARCO Ecco, si parte con lONG, proprio da qui, dalla pancia, tiri su lo stomaco, impegni il diaframma, poi la gola, il suono esce e ti produce una specie di risonanza, una vibrazione, devi sentirla nelle orecchie.
ANDREA ONG, e che dovrebbe fare?
MARCO Ti fa stare bene: poco secondo te? Ti rilassi, ma anche ti concentri, acquisti forza, fermezza, consapevolezza: una ginnastica mentale ma anche fisica, interna. OOOOOOOOOOONNNNNNNNNNG.
ANDREA Per, quante cose fa sto mantra! OOOOOOOOONNNNNNNG.
MARCO E il suono primordiale, la Creazione del Mondo: tutto nato dal suono, e dalla vibrazione di questo suono. Lo dice un libro indiano di migliaia e migliaia di anni fa.
ANDREA In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio anche il Vangelo di Giovanni fa iniziare tutto con la parola, il suono.
MARCO Gi, Padre Mathias dice che non ci sono differenze tra le religioni: tutte cercano Dio, chiamandolo in tanti modi, rivestendolo di tante leggende in base alle conoscenze limitate dal posto in cui vivono.
ANDREA Un prete cattolico non dovrebbe dire queste cose.
MARCO Invece bene che lo dica, un gran bene, cos non succedono pi certe cose divisioni di religione, razza, politica: tutti a pregare Dio, un Dio senza nome, anzi no, con mille nomi, ognuno come vuole, tanto lo stesso, senza preti, bramini, muezzin e pastori a indottrinarci.
ANDREA Padre Mathias lo sa che dici queste cose?
MARCO E lui che me le insegna.
ANDREA Una volta, i preti cattolici erano diversi.
MARCO Altroch se lo erano.
ANDREA Anche oggi, da quel che sento, non sono tutti come lui.
MARCO Una volta ero in una piccola isola davanti a Mumbay, Bombay insomma, nellisola di Elefanta. Guardavo quelle enormi sculture scolpite nella roccia, mi colpivano da impazzire, e chiesi alla guida perch mai fossero cos rovinate. Seppi allora che i Portoghesi si erano presi la briga di portare fino l i loro cannoni, sullisola, e poi dentro quelle grotte, per sparare addosso a quelle raffigurazioni: Brahma, Vishnu, Shiva, anche quella una Trinit, la Trinit Induista con le sue mille propagazioni. Mi colp soprattutto limmagine di Vishnu con la sua compagna, seduti, che lanciavano davanti a loro dei piccoli sassolini, che stavano vicino ai loro piedi. Che fanno?, chiesi. Giocano. Che gioco ? Tirano i sassolini, tipo i vostri dadi una specie di battimuro, ricordi il gioco che facevamo anche noi da piccoli? Mi meravigliava che in quel luogo sacro avessero immortalato una scena cos semplice, quotidiana non so se compresi bene la traduzione: Il gioco della vita, mi parve di capire dallinglese stentato della nostra giovanissima guida indiana. Il gioco della vita, ti rendi conto? Dadi, o sassolini, lanciati dagli dei. Ebbi quella che molti chiamano: illuminazione. Loro due cos belli, ma cos normali, semplicemente seduti luno accanto allaltra, una coppia dinnamorati, che giocano a questo mistero chiamato: vita.
ANDREA Beato te, che sei un (sottolineando la parola con del sarcasmo) illuminato.
MARCO Essere illuminati non una cosa eccezionale, non significa essere grandi saggi, santoni, o chiss cosa. Semplicemente, vivere nel presente.
ANDREA Il presente: se entro fine mese non saldo il mio debito ci portano via quel che resta dello stabilimento, e anche la casa. Dove vado a vivere coi miei due figli: sui marciapiedi di Bombay? E incredibile, veramente un gioco ai dadi. Da sempre ci preoccupiamo per te, sembarva che la vita fosse stata cos crudele con te, ed ecco che proprio tu sei (con voluta enfasi) lilluminato di casa.
MARCO (ignorando lironia dellaltro) Padre Mathias sostiene che la religione induista simile alla nostra: tante immagini, raffigurazioni, santini, devozione spesso ingenua e popolare, proprio come noi. File di persone che non posseggono nulla, eppure se hanno un piatto di riso, o dello zucchero, qualsiasi cosa, ne lasciano un po, la mettono da parte per offrirla al tempio, la portano a un piccolo altarino, che magari si son fatti da s, in casa o per strada, come le nostre Madonnine sui palazzi o in mezzo alla campagna, dove ancora c chi porta un cero, fiori, piccoli anelli o qualunque altra offerta.
ANDREA Che poi il prete di turno pu prendere per arricchirsi.
MARCO Beh, forse succede anche cos, ma non vedere solo il peggio negli atti dei tuoi fratelli, nei comporatmenti sbaglati.
ANDREA Lascia stare la fratellanza, che di fratello mi basti tu, e mi avanzi abbondantemente.
MARCO Andrea, c tanto amore nel mondo, tanta gente che d.
ANDREA Per ognuno che d c qualcuno pronto a ricevere, ed approfittarne. Perch? Cosa ti dice Padre Mathias, che quella opera del Diavolo?
MARCO Non c nessun diavolo, non quello che channo insegnato, almeno.
ANDREA Bizzarro questo prete.
MARCO E poi, se anche c chi ne approfitta, cosa importa? Quello che hai dato resta nel tuo atto, dentro di te e nel mondo che hai reso migliore.
ANDREA Beato te che hai tutte queste certezze.
MARCO Tiro lacqua dal pozzo e raccolgo la legna. Quale soprannaturale meraviglia, e cha miracolo questo!
ANDREA Sarebbe?
MARCO Un epigramma zen.
ANDREA Anche lo zen, adesso? Gi, mancava! Ma che mi fai, un excursus mondiale di religioni comparate?
MARCO Questa non religione, una filosofia, un modo di vivere e di pensare tutto, anche le cose pi normali sono belle, sempre nuove, speciali, se solo sai viverle come qualcosa di tuo, di positivo, di unico: un miracolo!
ANDREA Anche andare in banca a parlare col direttore che minaccia di dichiarare il fallimento della tua azienda se non rientri subito del debito?
MARCO Beh, non lo so. Ma forse s, forse vuol solo dirti che non dovevi trovartici, in quella situazione, o forse linizio di una nuova, grande opportunit, e adesso lora di mollare tutto!
ANDREA Mollare: te lho gi detto che non cos facile, non per me, almeno, non per le mie responsabilit!
Marco prende a girare su se stesso colle braccia allargate, in senso orario, mentre Andrea lo osserva senza espressione, fino a crollare a terra.
ANDREA Marco, coshai?
MARCO Faccio come i Sufi, sai? Girano su se stessi anche per ore, fino a perdersi, si collegano con lInfinito. Gira, gira anche tu.
ANDREA Piantala, non mi va di girare.
MARCO Gira invece, fai girare te stesso, il tuo mondo, la maniera di vederlo, la tua visione.
ANDREA Guarda che mi stai facendo girare solo le palle, cos: alzati!
MARCO Tutti cerchiamo qualcosa, ciascuno in un modo suo, personale, tutti lo cerchiamo: perch tu no? (attende; nessuna risposta) Perch tu no? (come prima) Tu, cos che cerchi, tu?
Andrea gli tende la mano per farlo alzare; Marco invece gli cinge il polso con un braccialetto di stoffa.
MARCO Metti questo, esprimi un desiderio mentre te lo stringo pronunciando una preghiera: esprimi un desiderio, adesso, e credici fortemente!
ANDREA Cos poi si avvera.
MARCO Non detto, ma intanto lo porti con te, dentro di te, e al tempo stesso te ne liberi riponendolo fuori, appunto qui.
ANDREA Senti, ora basta, o mi fai impazzire.
MARCO Allora prendi questo rosario.
ANDREA Adesso pure questo? Sembri zia Caterina, te la ricordi, le estati in campagna, lei sulla sedia in strada sempre a recitare il rosario? E noi le facevamo certi scherzi
MARCO E solo un rosario, vedi? Pu servirti per pregare, o per fare i conti, rammentarti qualcosa.
ANDREA Infatti, mi fa ricordare quella volta che si era addormentata, con la gonna nera che le scendeva fino a terra, e noi le andiamo piano piano a mettere quel grosso gatto rosso, proprio l sotto!
Marco ripete una preghiera snocciolando i grani della corona del rosario, mentre Andrea perso nel ricordo.
ANDREA A lei sta per prendere un colpo, a sentirsi quella cosa sotto la gonna, in mezzo alle gambe, comincia a scalciare, lui terrorizzato miagola come un ossesso, graffiandola a tutto spiano, lei inizia ad urlare, che scena surreale. Pap fece davvero bene a suonarcele, quella volta.
MARCO (porgendogli il rosario) Prendilo.
ANDREA Perch?
MARCO Per proteggerti.
ANDREA Da cosa?
MARCO Da te. Perch sento che stai per fare qualcosa di male.
ANDREA Devo parlare con Padre Mathias. Quando ti abbiamo affidato a lui non pensavamo che ti avrebbe indottrinato cos.
MARCO Lo sai che non vero: questo sono io, quello che penso io.
ANDREA E questo pensi tu, di tuo fratello: che voglia farti qualcosa di male?
MARCO No, non a me.
ANDREA E a chi?
MARCO A pap.
Pausa. Marco si alza e Andrea passeggia un po avanti e indietro, nervoso. Si ferma.
ANDREA Adesso ascoltami, ti racconto io una storia. Cera una volta un Ragazzo che sembrava non avere problemi, era bravo a scuola, studioso ma anche vivace, bravo nello sport, diligente in casa. Per questo Ragazzo aveva un fratello tutto particolare, e doveva spesso badare a lui, specialmente perch se gli altri lo prendevano in giro lui non reagiva, mai, neanche se i compagni lo sfottevano, a se addirittura lo picchiavano. Sempre il Ragazzo doveva controllarlo. Una volta, in campagna, destate, un gallo gli salt sulla testa, al fratello intendo, e questi non faceva nulla, neanche una mossa per mandarlo via. Era pieno di sangue sul collo e sulla schiena ma neanche urlava. Il Ragazzo per fortuna anche quella volta era l, e intervenne a scacciare quel gallo aggressivo, come sempre faceva quando vedeva suo fratello in difficolt coi compagni, con una bicicletta o un compito. Poi questo Ragazzo crebbe, studi tantissimo anche se controvoglia, perch in famiglia tutti riponevano tutte le speranze in lui: Eh, tu sarai la nostra colonna, tu avrai in mano la famiglia, tu Il Ragazzo si laure, mentre gi aiutava il padre nellazienda di famiglia. Per completare il quadro, e accontentare la madre che tanto voleva un nipotino, vederlo sistemato, spos una bella ragazza di buona famiglia. Poi conobbe una ragazza danese, se ne innamor, decise di cambiare vita. Fece quello che non aveva mai osato fare: ragionare con la propria testa e agire in base a ci che gli diceva il cuore! Visse libero per molti mesi, leggendo tantissimo, la cosa cui teneva di pi, lavorando poche ore spensierate insieme alla sua compagna. Proprio la vita che voleva! Aveva solo i panni che portava addosso, i soldi del suo stipendio a fine mese, il passaporto e qualche libro da leggere, non da tenere in libreria, perch la casa era cos piccola che, in due, anche un vestito in pi, o troppi libri, avrebbero tolto aria. Si sentiva cos libero che spesso scoppiava a ridere, cos, senza un perch. (breve pausa) Fu richiamato: la madre mor, allimprovviso. Si sent in colpa verso di lei, per non essere stato presente, e questa colpa la sent anche verso il fratello, pensava a lui e cosa avrebbe fatto ora senza la madre, col padre oltretutto sempre in azienda. Viste le sue tendenze mistiche lo mand in unassociazione religiosa. Non sapeva che avrebbero girato il mondo, ma quando lo fecero ne fu contento. Poi, pens a suo padre. Neanche il tempo di stargli un po vicino, almeno i primi tempi, che il padre si ammal. In pochi mesi si ridusse ad unameba, una specie di vegetale: ora una specie di cadavere vivente, non sa comporre una frase compiuta, non ricorda chi , quale sia il proprio nome. Allora il Ragazzo pens che fosse tutta una punizione, s, anche lui in fondo credeva a Destini e Provvidenze: torn da sua moglie, soprattutto per essere vicino ai suoi figli. Lasci il piccolo lavoro, e la fidanzata danese. Si occup della Azienda, del Padre, della Moglie, dei Figli, ma non di Se Stesso. Non ricevette nessun premio per i suoi sacrifici, e lazienda addirittura fu sullorlo del fallimento: debiti, licenziamenti, scioperi, tutto quello che credeva di far di buono, gli si ritorceva contro.
Pausa. I due si guardano, Marco aspetta che Andrea continui, ma non parla.
MARCO Ora sei tu che ti stai inventando tutto. Questo un film, somiglia un po alla trama di un film danese, lho visto, lho visto, perci non mi freghi!
ANDREA Marco, ragiona Marco, cosa dici? Potr anche essere la storia raccontata in mille films, ma sai che la mia storia, anzi la nostra, perch ora tutti e due abbiamo, di l, lo stesso padre che cimpedisce di vivere!
MARCO A me no, a me non me limpedisce!
ANDREA S, te lo impedisce: perch ora smetto di occuparmene io, questo che sto cercando di farti comprendere da quando sei tornato! Io devo riprendere la mia vita, e quindi con pap la notte devi starci tu. E forse anche durante il giorno, perch non credo che riuscir a pagare la badante ancora per molto. Per stare male ci vogliono i soldi, soldi, tanti soldi! E siamo pieni di debiti, lazienda piena di debiti, in crisi: fallimento, la riesci a capire questa parola? Lo comprendi questo?!
Andrea afferra il fratello per le spalle, con ambedue le braccia, fissandolo negli occhi.
ANDREA Ecco, di cosa ti devo parlare. Nostro padre, lavevi intuito, no?
Marco fa cenno di s con la testa.
ANDREA Questa casa, questa casa completamente spoglia: non ti sei chiesto perch? No, a te tutto ci che pratico, materiale, non interessa. Infatti, per, li do io a Padre Mathias i soldi per il tuo mantenimento. Sotto forma di donazione alla Comunit, certo, magari senn si offenderebbero!
MARCO Tu non sai com laggi, potrei vivere con un dollaro al giorno.
ANDREA E allora comincia a guadagnartelo quel dollaro, laggi. Io qui ho dovuto vendere tutti i mobili, quelli di famiglia, antichi: tutti via, uno per uno. Tanto, a cosa servirebbero? Nostro padre non si alza, non potr alzarsi mai pi.
MARCO Portalo a casa tua.
ANDREA Conosci casa mia: chi me la d unaltra stanza per lui, e unaltra anche se piccola per la badante? E i miei figli, sempre a urlare e sparare musica, come giustamente fanno quelli della loro et, che atmosfera gli creerei? Cos, qui c rimasto solo il letto suo, quello per la badante, una sedia per lei accanto al letto, unaltra per me se vengo quando c lei, ma ovviamente ci diamo sempre il cambio, per esempio la Domenica, suo giorno di riposo. Allora sono io che devo stare qui. Gi, il mio giorno di riposo, lo passo per gran parte qui. E lestate la ragazza va in ferie, ferie pagate, e da pi di un anno io non ho i soldi per prendere una sostituta, pagare anche lei. Per, qualche giorno di vacanza, lEstate, devo prenderlo anche io, e allora sai cosa ho inventato? Lazienda resta aperta ad Agosto, perch dove potrei andare io? Chi lo accudirebbe? Mi stai seguendo?
MARCO S.
ANDREA Nessun problema, chiudiamo a Luglio! I problemi sono altri. Per salvare lazienda e non perdere tutto, a questo punto, devo andare a recuperare dei soldi che pap port allestero, oh, inutile che ti spieghi certe cose, vero?
MARCO Vero.
ANDREA Lo so che a te non interessano, giusto?
MARCO Giusto.
ANDREA Dovevamo andarci insieme, con pap, doveva farmi solo mettere la firma sul conto, appena morta mamma dovevamo recarci l, ma lui rimasto totalmente svuotato, rimandava di settimana e settimana, a volte troppo amore non fa bene, o magari pi un fatto di abitudine, chiss fatto sta che si ridotto cos. Io con quei soldi risanerei il debito, ma potr ritirarli solo come eredit, dopo che lui... insomma, quando nostro padre
MARCO Debito, soldi, che centrano i soldi con laffetto di un padre, un padre che ci ha dato tanto!
ANDREA Sapevo che non avresti capito, ma tu vai in giro per il mondo: stai tu qui con pap, allora, no? Ci stai? (non attende risposta, prosegue con impeto) Vendendo questa casa potrei avere i mezzi per ristrutturare lazienda, renderla di nuovo competitiva, evitare il licenziamento di tante persone, ho un grosso piano di rilancio, ho tutte le premesse e loperativit necessaria, magari anche solo per poterla cedere, s, magari cederla ed avere il denaro per condurre la mia esistenza, senza gettare sul lastrico la mia famiglia, compreso te, capisci? Capisci ora perch pap deve deve
MARCO Morire? Morire? Pap deve morire?!?
ANDREA Schhh, abbassa la voce, smettila di urlare!
MARCO (ancora pi forte) Pap deve morire?
ANDREA Smettila, ci sentiranno tutti!
Andrea mette una mano sulla bocca di Marco, scuotendolo con laltra mano per un braccio, con vigore, forza, e anche rabbia.
ANDREA Zitto, ti dico: stai zitto!
Marco preso da un fremito, dapprima leggero, poi sempre pi insistito ed inquietante.
ANDREA Marco, non giocare adesso, non ora!
Andrea insiste per qualche istante a scuoterlo, poi smette, continuando a tenergli le spalle ma in modo affatto diverso, preoccupato.
ANDREA Marco, Marco, coshai?
Marco ormai scosso da un fremito sempre maggiore, incontrollabile, fino a cadere in terra scosso da convulsioni. Andrea singinocchia al suo fianco.
ANDREA Scusami, non volevo scuoterti, non Marco, Marco! Dai Marco, tutto bene, tutto bene.
Andrea cerca di tenerlo fermo, gli pulisce la bava dalla bocca col suo fazzoletto, abbracciandolo appena il fremito un po scemato. Ora quasi lo culla, come si fa con un bambino.
ANDREA Marco, Marco, fratellino mio, quanto tempo che non ti tengo pi cos, tra le braccia? E bello, vero? Anche se tu stai male, bello riabbracciarci. Io non so cosa provi in questi momenti, certo una sofferenza, ma ne soffriva anche Dostoevskij, no, anche il suo principe Myskin, no, Lidiota, il personaggio infinitamente buono e allora? Era anche lui troppo semplice, ingenuo, candido, non reggeva il peso del mondo. Tu sei come lui? Come sei, tu? Candido, s, sei candido, per quelle gocce a pap erano troppe, troppe, il suo cuore non potr reggerle ma forse s, te lho detto io di metterle, s, ho sbagliato a dirtelo, magari ho voluto sbagliare. Ma se anche lo scoprissero, nessuno se la prender con te il tuo male la tua fragilit anche il tuo scudo, non lo sempre stato? S, cos: la tua debolezza la tua forza, sembra un paradosso ma non lo , la tua realt, la verit, cos evidente, s, cos, coslo sempre stato, e lo sar per tutti gli anni della tua vita, e anche dopo perch c un dopo, vero, tu lo sai pi e meglio di me, vero? Cosa c, dopo? LEterno, oppure unaltra reincarnazione? E questo che tu credi, no? E anchio anche se Padre Mathias, chiss se lui daccordo? Io non so a cosa credo, Dio, non so neanche se credo, io, per lo invoco, Dio, lo invoco, non so perch, se un mio modo di dire, se un appellativo di comodo, o un sentire profondo perch anchio ho tanti pensieri, tanti dubbi, e se lautopsia dir che morto per quelle gocce, perch cos tante mi chiederanno perch ho lasciato che te ne occupassi tu, ma che dovevo fare io, dopo tutti questi anni, non avevo diritto ad una pausa, a un mio momento, un mio periodo di stacco, di pace, di quiete ora pap sar finalmente in quiete, avr smesso di soffrire, pap, col suo corpo gi morto, inutile, fragile, piagato. Pap morto, morto: nostro padre non c, non c pi! Avr finito di farsi umiliare dal cambio della biancheria sporca, dallincapacit di compiere anche gli atti pi naturali tu, non entrare in quella stanza: il suo cuore avr gi smesso di battere, certo. Torner stasera, chiameremo il medico, constater linevitabile. Doveva succedere, e che importa un anno prima, o dopo, o due anni prima, o dopo, o tre? Non era gi morto, cos?! Cazzo che cosa ho fatto? Cosa ho fatto!?! Ma devo pur vivere io, no?!? Ora sistemer ogni cosa, e penser anche a te, te lo giuro, non avrai mai nulla di cui preoccuparti, il tuo fratellone ci sar sempre, sempre! Lazienda riprender i suoi ritmi, nessuno sar licenziato, pensa quanto bene avr fatto ancora una volta il nostro grande pap! Tutto a posto, a posto finalmente! O forse no, forse vender tutto e me ne andr con te in giro per il mondo, s: verr con te, tu mi insegnerai a pregare, senza spiegarmi niente, perch ho letto che un Dio comprensibile non un Dio: come si pu spiegare lInfinito a parole? Dio dentro di noi, oppure non . Trover me stesso, o Dio, Allah, God, Dieu, Brahma, il Nirvana, Manit o come diavolo vogliamo chiamarlo cos ho nominato anche il Diavolo: c pure lui, allora, c il male, ma noi lo sconfiggeremo insieme il Male, il Diavolo. Mi capisci Marco, mi stai sentendo, mi ascolti, s, comprendi?
Andrea lo guarda negli occhi e Marco risponde al suo sguardo, muto ma ormai completamente calmo, quasi rasserenato: come se volesse tranquillizzare laltro, rassicurarlo di stare bene.
ANDREA Allora ciao, Marco, torno stasera. Non ti agitare, non uscire, stai qui. Faremo tutto, tutto, tutto per bene. E comincer una nuova vita, una seconda vita, donataci per la seconda volta da nostro padre non serve che tu vada di l, nessuno tincolper, tieni, (gli mette in mano una boccetta) queste sono le gocce, la medicina, tienila tu, tanto noi sappiamo, lo sappiamo il rimorso, di sicuro, sar tutto mio chiss se riuscir a prendere sonno facilmente, non lo so, so per che non cerano alternative, no, proprio nessuna, ne avevo ora ciao, Marco, ciao fratello: ti voglio bene. (lo abbraccia, stavolta in completo abbandono, con le lacrime agli occhi) Sii forte, tu, almeno tu: perch io sono il debole, lo so: perdonami.
Andrea afferra la sua valigetta ed esce. Marco si guarda intorno. Apre la boccetta, la soppesa, la annusa, ne assaggia qualche goccia. Poi si guarda attorno, come non sapendo cosa fare. Va a frugare nel suo zaino, ripescando il riproduttore sonoro che aveva rimesso dentro. In un attimo ricerca un nuovo brano, che fa esplodere una musica techno modernissima, assordante, che appare completamente spiazzante e fuori contesto. Marco ricomincia coi suoi sussulti, ma pian piano si comprende che una specie di movimento sul ritmo della musica, e poi si trasforma in un attacco di riso sfrenato, liberatorio, finch improvvisamente spegne con uno scatto della mano lapparecchio. Come acceso da unidea, unispirazione, con uno scatto singinocchia in proscenio e recita con voce ispirata, ma come un poco scordata, stonata, estranea.
MARCO Fratello, oh, fratello, ma di che ti preoccupi? Perch piangi cos, e soffri, e ti tormenti? Sai forse dov il giusto, la verit, la vita? Davvero tu lo sai cos, la vita? E la morte? Egli ottenne quel che voleva, perse per ci che gi aveva. Ma nostro padre non morto, di l, vive, e cos nostra madre, n noi mai moriremo! E vero, ho le prove: ho visto coi miei occhi una volta un santone, tanto lontano da qui, un uomo con una grossa barba, lunghi capelli, e un candido vestito bianco, attorniato da una grande folla, e seguito da numerosi apostoli, gridare un ordine davanti ad un sepolcro dove un uomo era morto da quattro giorni: Lazzaro, vieni fuori!; e Lazzaro, bianco comera, con i piedi e le mani avvolte da fasce, e il volto coperto da un sudario, usc fuori sulle sue gambe, vivo, tornato a vivere!!! E cera anche Padre Mathias, con me, lui pu confermarlo, non una bugia: perch tanto si sa, tutti torniamo a vivere! Mamma, e pap, e i padri dei nostri padri, e delle nostre madri; e noi, e i figli, e i figli dei nostri figli! Perci, Andrea, di che ti preoccupi, fratello mio, perch piangevi, perch piangi? Lo vedi, io non piango pi, no, io ti voglio bene, dunque: di cosa ti preoccupi, di che cosa, fratello!?!
SIPARIO.
PRESENTAZIONE DELLAUTORE.
Il testo nasce dal connubio tra il mio vissuto di incontri, viaggi, accadimenti personali (ovviamente rivisitati) e la figura letteraria che da sempre occupa lo spazio pi grande nel mio cuore: Lidiota, ossia il principe Miskyn creato dal genio effervescente ed a volte morboso (per ipersensibilit) di Dostoevskij.
Due fratelli, Marco ed Andrea, si ritrovano dopo circa un anno, in casa del loro padre morente, anzi no: vivente, ma in una condizione che alla morte assomiglia, immobilizzato nel letto da quattro anni, con un cervello ormai incapace di riconoscere perfino i figli, praticamente poco pi che un oggetto che necessita di tutto, nellumiliante condizione di dipendenza giorno e notte da una badante, e dal figlio maggiore che si prende cura di lui quando lei deve assentarsi. Mentre Marco, il pi piccolo, gira il mondo al seguito di unorganizzazione umanitaria, forse un modo di sentirsi vivo e in minore sofferenza rispetto al suo malessere, che lha visto fin da piccolo preda di disturbi e crisi epilettiche.
La scommessa della scrittura stata quella di riuscire a parlare di simili temi in maniera dolce: infatti la commedia si apre con il ricongiungimento dei fratelli che sembrano regredire in alcuni momenti alla loro infanzia, e coi racconti reali o immaginari di Marco che parla dei suoi incontri straordinari in India, Africa, o altri luoghi che probabilmente ha mitizzato, in un incrocio tra realt e fantasia che mette a dura prova la pazienza di Andrea. Nel fluire della storia, anche questultimo racconter la propria, in tal modo progressivamente dipanando le loro personalit e quella dellombra incombente dietro la porta, ponendo infine il fratello di fronte allaccettazione di un terribile presente.
Dunque tematiche forti e delicate, in un miscuglio di comico e drammatico, di cinismo e passionalit, con lo scopo di riuscire a fare riflettere sul senso profondo della vita pur lasciando momenti di gioia, di calore, di vero amore a riscaldarne il senso riposto, con un sentimento religioso del sentire che non mai ortodosso o restrittivo ma sempre aperto, possibilista, carico di sofferenza, amore, e gioia verso luniverso mondo.
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