Il candelaio

Il candelaio

Giordano Bruno

Il Candelaio


Giordano Bruno

Il Candelaio

Giordano Bruno. 1

Il Candelaio. 1

Personaggi3

Sonetto proemiale. 3

Alla signora Morgana B., sua signora sempre onoranda. 4

Argumento ed ordine della comedia. 4

Antiprologo. 8

Proprologo. 8

Bidello. 10

Atto I. 10

Scena 1. 10

Scena 2. 11

Scena 3. 11

Scena 4. 13

Scena 5. 13

Scena 6. 15

Scena 7. 15

Scena 8. 15

Scena 9. 16

Scena 10. 16

Scena 11. 18

Scena 12. 19

Scena 13. 20

Atto II. 21

Scena 1. 21

Scena 2. 24

Scena 3. 24

Scena 4. 25

Scena 5. 25

Scena 6. 26

Scena 7. 28

Atto III. 28

Scena 1. 28

Scena 2. 29

Scena 3. 30

Scena 4. 31

Scena 5. 31

Scena 6. 31

Scena 7. 32

Scena 8. 33

Scena 9. 35

Scena 10. 35

Scena 11. 36

Scena 12. 37

Scena 13. 38

Atto IV.. 39

Scena 1. 39

Scena 2. 40

Scena 3. 40

Scena 4. 41

Scena 5. 41

Scena 6. 42

Scena 7. 44

Scena 8. 45

Scena 9. 46

Scena 10. 47

Scena 11. 48

Scena 12. 49

Scena 13. 50

Scena 14. 50

Scena 15. 51

Scena 16. 51

Atto V.. 53

Scena 1. 53

Scena 2. 54

Scena 3. 56

Scena 4. 56

Scena 5. 56

Scena 6. 57

Scena 7. 57

Scena 8. 58

Scena 9. 58

Scena 10. 59

Scena 11. 61

Scena 12. 63

Scena 13. 63

Scena 14. 64

Scena 15. 64

Scena 16. 66

Scena 17. 66

Scena 18. 68

Scena 19. 74

Scena 20. 76

Scena 21. 77

Scena 22. 77

Scena 23. 79

Scena 24. 82

Scena 25. 83

Scena 26. 85

Comedia del Bruno Nolano,

Academico di nulla academia,

detto il fastidito

In tristitia hilaris, in hilaritate tristis.

Personaggi

Bonifacio, innamorato di Vittoria

Bartolomeo, alchimista

Manfurio, pedante

Vittoria, signora

Lucia, ruffiana

Carubina, moglie di Bonifacio

Gioan Bernardo, pittore

Scaramur, negromante

Ottaviano, spirito faceto

Pollula, scolare di Manfurio

Cencio, truffatore

Marta, moglie di Cencio

Consalvo, speziale

Sanguino, mariuolo

Barra, mariuolo

Marca, mariuolo

Corcovizzo, mariuolo

Ascanio, servitore di Bonifacio

Mochione, servitore di Bartolomeo

Sonetto proemiale

Il libro

A gli abbeverati nel Fonte Caballino.

Voi che tettate di muse da mamma,

E che natate su lor grassa broda

Col musso, leccellenza vostra moda,

Si fede caritadil cuor vinfiamma.

Piango, chiedo, mendico un epigramma, 5

Un sonetto, un encomio, un inno, unoda

Che mi sii posta in poppa over in proda,

Per farmene gir lieto a tata e mamma

Eim chin van dandar vestito bramo

Oim chi men vo nudo comun Bia, 10

E peggio: converr forse a me gramo

Monstrar scuoperto alla Signora mia

Il zero e menchia, comil padre Adamo,

Quandera buono dentro sua badia.

Una pezzenteria 15

Di braghe mentre chiedo, da le valli

Veggio montar gran furia di cavalli.

Alla signora Morgana B., sua signora sempre onoranda

Ed io a chi dedicarr il mio Candelaio? a chi, o gran destino, ti piace chio intitoli il mio bel paranimfo, il mio bon corifeo? a chi inviarr quel che dal sirio influsso celeste, in questi pi cuocenti giorni, ed ore pi lambiccanti, che dicon caniculari, mi han fatto piovere nel cervello le stelle fisse, le vaghe lucciole del firmamento mi han crivellato sopra, il decano de dudici segni mha balestrato in capo, e ne lorecchie interne mhan soffiato i sette lumi erranti? A chi s voltato, dico io, a chi riguarda, a chi prende la mira? A Sua Santit? no. A Sua Maest Cesarea? no. A Sua Serenit? no. A Sua Altezza, Signoria illustrissima e reverendissima? non, no. Per mia f, non prencipe o cardinale, re, imperadore o papa che mi levarr questa candela di mano, in questo sollennissimo offertorio. A voi tocca, a voi si dona; e voi o lattaccarrete al vostro cabinetto o la ficcarrete al vostro candeliero, in superlativo dotta, saggia, bella e generosa mia s[ignora] Morgana: voi, coltivatrice del campo dellanimo mio, che, dopo aver attrite le glebe della sua durezza e assottigliatogli il stile, acci che la polverosa nebbia sullevata dal vento della leggerezza non offendesse gli occhi di questo e quello, con acqua divina, che dal fonte del vostro spirto deriva, mabbeveraste lintelletto. Per, a tempo che ne posseamo a toccar la mano, per la prima vi indrizzai: Gli pensier gai; apresso: Il tronco dacqua viva. Adesso che, tra voi che godete al seno dAbraamo, e me che, senza aspettar quel tuo soccorso che solea rifrigerarmi la lingua, desperatamente ardo e sfavillo, intermezza un gran caos, pur troppo invidioso del mio bene, per farvi vedere che non pu far quel medesmo caos, che il mio amore, con qualche proprio ostaggio e material presente, non passe al suo marcio dispetto, eccovi la candela che vi vien porgiuta per questo Candelaio che da me si parte, la qual in questo paese, ove mi trovo, potr chiarir alquanto certe Ombre dellidee, le quali in vero spaventano le bestie e, come fussero diavoli danteschi, fan rimaner gli asini lungi a dietro; ed in cotesta patria, ove voi siete, potr far contemplar lanimo mio a molti, e fargli vedere che non al tutto smesso.

Salutate da mia parte quellaltro Candelaio di carne ed ossa, , delle quali detto che Regnum Dei non possidebunt; e ditegli che non goda tanto che cost si dica la mia memoria esser stata strapazzata a forza di pi di porci e calci dasini: perch a questora a gli asini son mozze lorecchie, ed i porci qualche decembre me la pagarranno. E che non goda tanto con quel suo detto: Abiit in regionem longinquam; perch, si avverr giamai chi cieli mi concedano chio effettualmente possi dire: Surgam et ibo, cotesto vitello saginato senza dubbio sarr parte della nostra festa. Tra tanto, viva e si governe, ed attenda a farsi pi grasso che non ; perch, dallaltro canto, io spero di ricovrare il lardo, dove ho persa lerba, si non sottun mantello, sotto un altro, si non in una, in unaltra vita. Ricordatevi, Signora, di quel che credo che non bisogna insegnarvi: Il tempo tutto toglie e tutto d; ogni cosa si muta, nulla sannichila; un solo, che non pu mutarsi, un solo eterno, e pu perseverare eternamente uno, simile e medesmo. Con questa filosofia lanimo mi saggrandisse, e me si magnifica lintelletto. Per, qualunque sii il punto di questa sera chaspetto, si la mutazione vera, io che son ne la notte, aspetto il giorno, e quei che son nel giorno, aspettano la notte: tutto quel ch, o cqua o ll, o vicino o lungi, o adesso o poi, o presto o tardi. Godete, dunque, e, si possete, state sana, ed amate chi vama.

Argumento ed ordine della comedia

Son tre materie principali intessute insieme ne la presente comedia: lamor di Bonifa[cio], lalchimia di Bartolomeo e la pedantaria di Manfurio. Per, per la cognizion distinta de suggetti, raggion dellordine ed evidenza dellartificiosa testura, rapportiamo prima, da per lui, linsipido amante, secondo il sordido avaro, terzo il goffo pedante: de quali linsipido non senza goffaria e sordidezza, il sordido parimente insipido e goffo, ed il goffo non men sordido ed insipido che goffo.

Bonifacio, dunque, nellatto I, SCENA I, inamorato della s[ignora] Vittoria, ed accorgendosi che non possea reciprocarsi lamore, del che era la caggione che quella eramica, come si dice, di fiori di barbe e frutti di borse, e lui non era giovane n liberale, pone la sua speranza ne la vanit de le magiche superstizioni, per venire a gli amorosi effetti; e per questo manda il suo servitore a trovar Scaramur che gli era stato descritto efficace mago. [II SCENA ] Avendo inviato Ascanio, discorre tra se medesmo, riducendosi a mente il valor di quellarte. [III SCENA] Gli sopragionge Bartolomeo che con certo mezzo artificio gli fa vomitare il suo secreto, e mostra la differenza dellogetto dellamor suo. [IV SCENA] Sanguino, padre e pastor di marioli, ed un scolare, che studiava sotto Manfurio, che da parte aveano uditi questi raggionamenti, discorreno sopra quel fatto; e Sanguino particularmente comincia a prender il capo per ordir qualche tela verso di Bonifacio. [VI SCENA] Compare Lucia ruffiana con un presentuccio che Bonifacio mandava, e ne fa notomia, e si dispone a prenderne la decima, e poco manc che non vi fusse sopragiunta da lui. [VII SCENA] Bonifacio se ne viene tutto glorioso per certo suo poema di nova cola in onor e gloria della sua dama: nella qual festa [VIII SCENA] fu ritrovato da Gioan Bernardo pittore, al quale arrebbe discoperto il suo nuovo poetico furore, ma lo distrasse il pensier del ritratto, ed il pensier sopra un dubbio che gli lasci Gio. Bernardo nella mente. E [IX SCENA] rimane perplesso su lenigma; perch o pi o meno intende il termino candelaio, ma non molto pu capir che voglia dir orefice. Mentre dimora in questo pensiero, ecco [X SCENA] riviene Ascanio col mago, il quale, dopo avergli fatte capir alcune pappolate, lo lascia in speranza daccapar il tutto.

Nellatto II, III SCENA, si monstrano la s[ignora] Vittoria e Lucia entrate in speranza di premer vino da questa pumice e cavar oglio da questo subere: e sperano, col seminar speranze nellorto di Bonifacio, di tirar messe di scudi nel proprio magazzino; ma singannavano le meschine, pensando che lamor gli avesse tanto tolto lintelletto, che non avesse sempre avanti gli occhi della mente il proverbio che gli udirrete dire nel principio della sesta scena nellatto quarto. [IV SCENA] Rimasta la s[ignora] Vittoria sola, fa di bei castelli in aria, presupponendo che questa fiamma damor facesse colar e fonder metalli, e che questo martello di Cupido co lincudine del cuor di Bonifacio stampar potesse almen tanta moneta, che, fallendo col tempo larte sua, non gli fusse necessario dincantar quella di Lucia, iuxta illud: Et iam facta vetus, fit rofiana Venus. Mentre dunque si pasce di que venticelli che gonfiano la panza e non nutriscono, [V SCENA] sopraviene Sanguino, che, per quel chavea udito dalla propria bocca di Bonifacio, comincia a tramar qualche bella impresa, e si retira con lei per discorrere come si dovessero governar col fatto suo.

Nellatto III, II SCENA, viene Bonifacio con Lucia, che lo contrista, tentandolo di pacienza per la borsa: or, mentre masticava come avesse in bocca il panferlich, gli casc il lasagno dentral formaggio, idest ebbe occasion di levarsela davanti per quella volta, per dover trattar cose importanti con dui che sopragiunsero. [II SCENA] Questi erano Scaramur ed Ascanio, co i quali si tratta come si dovesse governare ne magichi cerimoni; dona parte del suo conto al mago e se ne va. [IV SCENA] Rimane, beffandosi de la smania di costui, Scaramur; e [V SCENA] ritorna Lucia che pensava che Bonifacio laspettasse, e costui la rende certa che la speranza era vana e la fatica persa; e con ci vanno alla s[ignora] Vittoria per chiarirla del tutto: il che fece costui, a fin che, col fingere di quella potesse graffar qualchaltra somma da Bonifacio. [IX SCENA] Compaiono Sanguino e Scaramur, come quei chaveano appuntato qualche cosa con la s[ignora] Vittoria e m[esser] Gioan Bernardo: e questi dui con dui altri venturieri sotto la bandiera di Sanguino trattano di negociare alcuni fatti con stravestirsi da capitano e birri: del qual partito [nella X SCENA] si contentano molto.

Nellatto IV, I SCENA, la s[ignora] Vitt[oria] vien fuori fastidita per molto aspettare; discorre sopra lavaro amor di Bonifacio e sua vana speranza; mostra desser inanimata a fargli qualchinsapore insieme col finto capitano, birri e Gio. Bernardo. Tra tanto, venne Lucia [II SCENA] che mostra di non aver perso il tempo ed [esser] vana la fatica: espone come abbia informata ed instrutta Carubina, moglie di Bonifacio; e [SCENA III] sopragionte da Bartolomeo, sdegnate si parteno. [IV SCENA] Rimane Bartolomeo, discorrendo sopra la sua materia; ed ecco [V SCENA] gli occorre Bonifacio, e raggionano un pezzo insieme, burlandosi lun de laltro. Tra tanto, Lucia che non dormeva sopra il fatto suo, [VI SCENA] trova m[esser] Bonifacio, il quale, disciolto da Bartolomeo, vien ad esser molto persuaso dallestreme novelle che quella gli disse: cio che per il meno la s[ignora] Vittoria gli arrebbe donato tuttil suo, con questo che la andasse a chiavar per quella sera, chaltrimente moreva: il che, per le cose che erano passate della magica fattura, non fu difficile a donarglielo ad intendere: prese ordine di stravestirsi lui come Gio. Bernardo. Lucia si parte co le vesti di Vittoria a mascherar Carubina; [VII SCENA] rimane Bonifacio, facendo tra se medesmo festa delleffetto che vede del suo incantesimo; apresso, [VIII SCENA] si berteggia insieme con Marta, moglie di Bartolomeo, per un pezzo; e poi verisimile chandasse subbito al mascheraro per accomodarsi come S. Cresconio. [XII SCENA] Ecco Carubina, stravestita ed istrutta da Lucia, fa intendere i belli allisciamenti e vezzi,che questa sofistica Vittoria dovea far al suo alchimico inamorato; e prende il camin verso la stanza di Vittoria. E [XIII SCENA] rimane Lucia con determinazione dandar a trovar Gio. Bernardo; ma ecco che [XIV SCENA] colui viene a tempo, perch non vegliava meno sopra il proprio negocio, che Lucia sopra laltrui. Cqua si determina de le occasione che dovean prendere, come le persone si doveano disporre al loco e tempo: e poi Lucia va a trovar Bonifacio e Gioan Bernardo a dar ordine allaltre cose.

Nellatto V, SCENA I, eccoti Bonifacio, in abito di Gioanbernardo, che spirava amor dal culo e tutti gli altri buchi della persona; e con Lucia, dopo aver discorso un poco, sen va alla bramata stanza. Tra tanto, Gio. Bernardo teneva il baston dritto, pensando a Carubina, ed aspett un gran pezzo, facendo la sentinella, mentre Sanguino mariolava e Bonifacio prendeva i suoi disgusti; sin tanto che, [IX SCENA] venendo fuori Bonifacio confusissimo con lancor sdegnatissima Carubina, a limpensata de luno e laltra, trovorno un altro osso da rodere e gruppo da scardare, cio si trovorno rincontrati con Gioanbernardo. Quindi nacquero molti dibatti di paroli, ed essendono prossimi a toccarsi co le mani, [X SCENA] sopravien Sanguino stravestito da capitan Palma con sui compagni stravestiti da birri; e per ordinario della corte ed instanza di Gio. Bernardo menorno Bonifacio in una stanza vicina, fingendo intenzione di condurlo dopo spediti altri negocii in Vicaria. Con questo, [XI SCENA] Carubina rimane nelle griffe di Gio. Bernardo, il quale, com costume di que che ardentemente amano, con tutte sottigliezze depicuraica filosofia, Amor fiacca il timor domini e numi, cerca di troncare il legame del scrupolo che Carubina, insolita a mangiar pi duna minestra avesse possuto avere. Della quale pur da pensare che desiderasse pi desser vinta che di vencere; per gli piacque di andar a disputar in luoco pi remoto. Tra tanto che passavano questi negociii, Scaramur chavea lorloggio nel stomaco e nel cervello, and [XIV SCENA] con specie, di sovvenire a Bonifacio; e [XV SCENA] trova Sanguino co i compagni ed impetra licenza di parlar a Bonifacio; e, avendola impetrata con certe mariolesche circostanze [XVI SCENA], viene [XVII SCENA] a persuadere a Bonifacio, che lincanto avea, per fallo di esso Bonifacio, avuto confuso effetto; e dice di voler negociar, per il presente, la sua libert. Il che facendo, [XVIII SCENA] con offrire qualche sottomano al Capitano, riceve, da quel che non era novizio nellarte sua, una asprissima risoluzione, la quale da dovero mosse Bonifacio, e Scaramur, in quel modo che posseva, a ingenocchiarsi in terra e chieder grazia e merc, sin tanto chimpetrorno da lui che si contentasse di farli grazia. La qual gli fu concessa con questa condizione, che Scaramur facesse di modo che venessero la moglie Carabina e Gioanbernardo a rimettergli loffesa. Coss, questo accordo si venne a trattar con molte apparenti difficult [XIX, XX, XXI e XXII SCENA]; sin tanto che, [XXIII SCENA] dopo aver chiesa perdonanza in ginocchioni a Gio. Bernardo e la moglie, e ringraziato Sanguino e Scaramur, ed onta la mano del Capitano e birri, fu liberato per grazia del signor Dio e della Madonna: dopo la cui partita, [XXIV SCENA] Sanguino ed Ascanio fanno un poco di considerazione sopra il fatto suo. Considerate, dunque, come il suo inamorarsi della s[ignora] Vittoria linclin a posser esser cornuto, e, quando si pens di fruirsi di quella, dovenne a fatto cornuto: figurato veramente per Atteone, il quale, andando a caccia, cercava le sue corne, e, allor che pens gioir de sua Diana, dovenne cervo. Per, non maraviglia si sbranato e stracciato costui da questi cani marioli.

Bartolomeo compare nellatto I, III SCENA, dove si beffa dellamor di Bonifacio, concludendo che linamoramento de loro e de largento, e perseguire altre due dame, pi a proposito; ed verisimile che, quindi partito, fusse andato a far lalchimia nella quale studiava sotto la dottrina di Cencio. Il quale Cencio [nella XI SCENA] si discuopre barro, secondo il giudizio di Gio. Bernardo; e poi [nella XII SCENA] egli medesmo si mostra a fatto truffatore. Viene Marta, sua moglie [nella XIII SCENA] e discorre sopra lopra del marito; e [nella XIV SCENA] sopragionta da Sanguino che si burlava di lui e lei. Nellatto II, VI SCENA, raggionando Barro con Lucia, mostra parte del profitto che facea Bartolomeo: cio che, mentre lui attendeva ad una alchimia, la moglie Marta facea la bucata ed insaponava i drappi.

Nellatto III, I SCENA, Bartolomeo discorre sopra la nobilit della sua nuova professione: e mostra con sue raggioni che non v meglior studio e dottrina de quello de minerabilibus, e con questo, ricordato del suo esercizio, si parte. Nellatto IV, III [e V] SCENA, va Bartolomeo aspettando il servitore chavea inviato per il pulvis Christi, e [IV SCENA] discorre sopra quel detto: Onus leve assomigliando loro alle piume. [VIII SCENA] La sua moglie dimostra quanto fusse onesta matrona nel raggionar che fa con m[esser] Bonifacio: mostra quanto lei fusse pi esperta nellarte del giostrare chil suo marito in far alchimia; e [nella IX SCENA] dona ad intendere ci non esser maraviglia, perch a quella disciplina fu introdotta nella et di dodici anni; e donando pi vivi segnali della sua dottrina da cavalcare, fa una lamentevole e pia digressione circa quel studio di suo marito, che lavea distratto da sue occupazioni megliori; mostra anco la diligenza che teneva in sollicitar gli suo Dei, a fin che gli restituissero il suo marito nel grado di prima. Con questo [X SCENA] comincia a veder effetto di sue orazioni, per essere lalchimia tutta andata in chiasso per un certo pulvis Christi, che non si trovava altrimente, che facendolo Barto[lomeo] medesmo: il quale de cinque talenti gli arrebbe reso talenti cinque. Luomo, per informarsi meglio, va col suo Mochione a ritrovar Consalvo.

Nellatto V, II SCENA, vengono Consalvo e Bartolomeo che si lamentava di lui, come consapevole e complice della burla fattagli da Cencio; e coss, dalle paroli venuti a pugni, [III SCENA] furno sopragionti da Sanguino e compagni in guisa di capitano e birri: li quali, sotto specie di volerle menare in priggione, le legarono co le mani a dietro, e, avendole menati a parte pi remota, gionsero le mani delluno alle mani dellaltro, a schena a schena: e coss gli levorno le borse e vestimenti, come si vede nel discorso delle IV, V, VI, VII, VIII SCENA E poi [nella XII SCENA] avendono caminato, per fianco e fianco, per incontrarsi con alcuno che le slegasse, giunsero al fine dovera Gio. Bernardo e Carubina che andavano oltre: i quali volendo arrivare, Consalvo, con affrettar troppo il passo, fe cascar Bartolomeo che si tir lui appresso; e rimasero coss, sin che [XIII SCENA] sopravenne Scatamur e le sciolse, e le mand per diversi camini a proprie case.

Manfurio [nellatto I, V SCENA] comincia ad altitonare; e viene ad esser conosciuto da Sanguino per pecora da pastura: cio chi marioli cominciorno a formar dissegno sopra il fatto suo.

Nellatto II, I SCENA, vien burlato dal s[ignor] Ottaviano, che prima monstrava maravigliarsi di sui bei discorsi, appresso de far poco conto di suoi poemi, per conoscere come si portava quando era lodato, e come quando era o meno o pi biasimato. E [II SCENA] partitosi il s[ignor] Ottaviano, porge Manfurio una lettera amatoria al suo Pollula, inviandola a m[esser] Bonifacio, per il cui servizio lavea composta: la quale epistola poi [nella VII SCENA] viene ad essere letta e considerata da Sanguino e Pollula.

Nellatto III, [IV SCENA], sguaina un poema contra il s[ignor] Ottaviano, in vendetta della poca stima che fece di sui versi, sopra i quali mentre discorre con il suo Pollula, sopraviene m[esser] Gioan Bernardo [SCENA VII], col qual discorse sin tanto che gli casc la pazienza. Ritorna [nella XI SCENA], appare con Corcovizzo, che fe di modo che gli tolse i scudi de mano. Or, mentre di ci [XII SCENA] si lagna e fa strepito, gli occorreno Batta e Marca e [XIII SCENA] Sanguino: i quali, ponendolo in speranza di ritrovar il furbo e ricovrare il furto, li ferno cangiar le vesti e lo menorno via.

Nellatto IV, XI SCENA, riviene coss mal vestito comera, lamentandosi che gli secondi marioli gli aveano tolte le vestimenta talari e pileo prezioso, facendolo rimaner solo, nel passar di certa stanza; e con questo avea vergogna di ritornar a casa. Aspetta il pi tardi, retirandosi in un cantoncello, sin tanto che [nella XV SCENA] si fa in mezzo, passeggiando e discorrendo circa quel che ivi avea udito e visto. Tra tanto, [XVI SCENA] viene Sanguino, Marca ed altri in forma di birri, e volendosi Manfurio ritirar in secreto, con quella ed altre specie, lo presero priggione e lo depositorno nella prossima stanza.

Nellatto V, penult. SCENA, gli vien proposto che faccia elezione de una di tre cose per non andar priggione, o di pagar la bona strena a gli birri e capitano, o di aver diece spalmate, o ver cinquanta staffilate a brache calate. Lui arrebbe accettata ogni altra cosa pi tosto che andar con quel modo priggione: per delle tre elegge le diece spalmate; ma, quando fu alla terza, disse: Pi tosto cinquanta staffilate alle natiche. De quali avendone molte ricevute, e confondendosi il numero or per una or per unaltra causa, avvenne che ebbe spalmate, staffilate, e pag quanti scudi gli erano rimasti alla giornea, e vi lasci il mantello che non era suo. E fatto tutto questo, posto in arnese come don Paulino, [nella SCENA ult.] fa e dona il Plaudite.

Antiprologo

Messer s, ben considerato, bene appuntato, bene ordinato. Forse che non ho profetato che questa comedia non si sarrebbe fatta questa sera? Quella bagassa che ordinata per rapresentar Vittoria e Carubina, ave non so che mal di madre. Colui che ha da rapresentar il Bonifacio, imbraco che non vede ciel n terra da mezzod in qua; e, come non avesse da far nulla, non si vuol alzar di letto; dice: Lasciatemi, lasciatemi, ch in tre giorni e mezzo e sette sere, con quattro o dui rimieri, sarr tra parpaglioni e pipistregli: sia, voga; voga, sia. A me stato commesso il prologo; e vi giuro ch tanto intricato ed indiavolato, che son quattro giorni che vi ho sudato sopra, e d e notte, che non bastan tutti trombetti e tamburini delle Muse puttane dElicona a ficcarmene una pagliusca dentro la memoria. Or, va fa il prologo: sii battello di questo barconaccio dismesso, scasciato, rotto, malimpeciato, che par che, co crocchi, rampini ed arpagoni, sii stato per forza tirato dal profondo abisso; da molti canti gli entra lacqua dentro, non punto spalmato, e vuol uscire e vuol farsin alto mare? lasciar questo sicuro porto del Mantracchio? far partita dal Molo del silenzio? Lautore, si voi lo conosceste, dirreste chave una fisionomia smarrita: par che sempre sii in contemplazione delle pene dellinferno, par sii stato alla pressa come le barrette: un che ride sol per far comme fan gli altri: per il pi, lo vedrete fastidito, restio e bizzarro, non si contenta di nulla, ritroso come un vecchio dottantanni, fantastico comun cane chha ricevute mille spellicciate, pasciuto di cipolla. Al sangue, non voglio dir de chi, lui e tuti questaltri filosofi, poeti e pedanti la pi gran nemica che abbino la ricchezza e beni: de quali mentre col lor cervello fanno notomia, per tema di non essere da costoro da dovero sbranate, squartate e dissipate, le fuggono come centomila diavoli, e vanno a ritrovar quelli che le mantengono sane ed in conserva. Tanto che io, con servir simil canaglia, ho tanta de la fame, tanta de la fame, che si me bisognasse vomire, non potrei vomir altro chil spirto; si me fusse forza di cacare, non potrei cacar altro che lanima, comun appiccato. In conclusione, io voglio andar a farmi frate; e chi vuol far il prologo, sel faccia.

Proprologo

Dove ito quel furfante, schena da bastonate, che deve far il prologo? Signori, la comedia sar senza prologo; e non importa, perch non necessario che vi sii: la materia, il suggetto, il modo ed ordine e circonstanze di quella, vi dico che vi si farran presenti per ordine, e vi sarran poste avanti a gli occhi per ordine: il che molto meglio che si per ordine vi fussero narrati. Questa una specie di tela, chha lordimento e tessitura insieme: chi la pu capir, la capisca; chi la vuol intendere, lintenda. Ma non lascier per questo di avertirvi che dovete pensare di essere nella regalissima citt di Napoli, vicino al seggio di Nilo. Questa casa che vedete cqua formata, per questa notte servirr per certi barri, furbi e marioli, guardatevi, pur voi, che non vi faccian vedovi di qualche cosa che portate adosso: cqua costoro stenderranno le sue rete, e zara a chi tocca. Da questa parte, si va alla stanza del Candelaio, id est m[esser] Bonifacio, e Carubina moglie, ed [a] quella di m[esser] Bartolomeo; da questaltra, si va a quella della s[ignora] Vittoria, e di Gio. Bernardo pittore e Scaramur che fa del necromanto; per questi contorni, non so per qualoccasioni, molto spesso si va rimenando un sollennissimo pedante, detto Manfurio. Io mi assicuro che le vedrete tutti: e la ruffiana Lucia per le molte facende bisogna che non poche volte vada e vegna; vedrete Pollula col suo Magister per il pi, quest un scolare da inchiostro nero e bianco; vedrete il paggio di Bonifacio, Ascanio, un servitore da sole e da candela. Mochione, garzone di Bartolomeo, non caldo n freddo, non odora n puzza; in Sanguino, Batta, Marca e Corcovizzo contemplarrete, in parte, la destrezza della mariolesca disciplina; conoscerrete la forma dellalchimici barrarie in Cencio; e per un passatempo vi si farr presente Consalvo speciale, Marta, moglie di Bartolomeo, ed il facetissimo signor Ottaviano. Considerate chi va chi viene, che si fa che si dice, come sintende come si pu intendere: ch certo, contemplando questazioni e discorsi umani col senso dEraclito o di Democrito, arrete occasion di molto o ridere o piangere.

Eccovi avanti gli occhii ociosi principii, debili orditure, vani pensieri, frivole speranze, scoppiamenti di petto, scoverture di corde, falsi presupposti, alienazion di mente, poetici furori, offuscamento di sensi, turbazion di fantasia, smarrito peregrinaggio dintelletto, fede sfrenate, cure insensate, studi incerti, somenze intempestive e gloriosi frutti di pazzia.

Vedrete in un amante suspir, lacrime, sbadacchiamenti, tremori, sogni, rizzamenti, e un cuor rostito nel fuoco damore; pensamenti, astrazioni, colere, maninconie, invidie, querele, e men sperar quel che pi si desia. Qui trovarrete a lanimo ceppi, legami, catene, cattivit, priggioni, eterne ancor pene, martiri e morte; alla ristretta del core, strali, dardi, saette, fuochi, fiamme, ardori, gelosie, suspetti, dispetti, ritrosie, rabbie ed oblii, piaghe, ferite, omei, folli, tenaglie, incudini e martelli; larchiero faretrato, cieco e ignudo; loggetto poi del core, un cuor mio, mio bene, mia vita, mia dolce piaga e morte, dio, nume, poggio, riposo, speranza, fontana, spirto, tramontana stella, ed un bel sol cha lalma mai tramonta; ed a lincontro ancora, crudo cuore, salda colonna, dura pietra, petto di diamante, e cruda man chha chiavi del mio cuore, e mia nemica, e mia dolce guerriera, versaglio sol di tutti miei pensieri, e bei son gli amor miei non quei daltrui. Vedrete in una di queste femine sguardi celesti, suspiri infocati, acquosi pensamenti, terrestri desiri e aerei fottimenti: co riverenza de le caste orecchie una che sel prende con pezza bianca e netta di bucata. La vedrete assalita da un amante armato di voglia che scalda, desir che cuoce, carit chaccende, amor chinfiamma, brama chavvampa, e avidit chal cielo mica e sfavilla. Vedrete ancora, a fin che non temiate diluvio universale, larco damore, il quale simile a larco del sole, che non visto da chi vi sta sotto, ma da chi n di fuori: perch de gli amanti luno vede la pazzia dellaltro e nisciun vede la sua. Vedrete unaltra di queste femine, priora delle repentite per lommissione di peccati che non fece a tempo chera verde, adesso dolente come lasino che porta il vino; ma che? unangela, unambasciadora, secretaria, consigliera, referendaria, novellera, venditrice, tessitrice, fattrice negociante e guida: mercantessa di cuori e ragattiera che le compra e vende a peso, misura e conto, quella chintrica e strica, fa lieto e gramo, inpiaga e sana, sconforta e riconforta, quando ti porta o buona nova o ria, quando porta de polli magri o grassi: advocata, intercessora, mantello, rimedio, speranza, mediatrice, via e porta, quella che volta larco di Cupido, conduttrice del stral del dio damore, nodo che lega, vischio chattacca, chiodo chaccoppia, orizonte che gionge gli emisferi. Il che tutto viene a effettuare mediantibus finte bazzane, grosse panzanate suspiri a posta, lacrime a comandamento, pianti a piggione, singulti che si muoiono di freddo, berte masculine, baie illuminate, lusinghe affamate, scuse volpine, accuse lupine, e giuramenti che muion di fame, lodar presenti, biasmar assenti, servir tutti, amar nisciuno: taguza lapetito e poi digiuni.

Vedrete ancor la prosopopeia e maest dun omo masculini generis: un che vi porta certi suavioli da far sdegnar un stomaco di porco o di gallina, un instaurator di quel Lazio antiquo, un emulator demostenico, un che ti suscita Tullio dal pi profondo e tenebroso centro, concinitor di gesti de gli eroi. Eccovi presente unacutezza da far lacrimar gli occhi, gricciar i capelli, stuppefar i denti, petar, rizzar, tussir e starnutare; eccovi un di compositor di libri bene meriti di republica, postillatori, glosatori, construttori, metodici, additori, scoliatori, traduttori, interpreti, compendiarii, dialetticarii novelli, apparitori con una grammatica nova, un dizionario novo, un lexicon, una varia lectio, un approvator dautori, un approvato autentico, con epigrammi greci, ebrei, latini, italiani, spagnoli, francesi, posti in fronte libri. Onde luno e laltro, e laltro e luno vengono consecrati allimmortalit, come benefattori del presente seculo e futuri, obligati per questo a dedicarli statue e colossi ne mediterranei mari e nelloceano ed altri luochi inabitabili de la terra. La lux perpetua vien a fargli di sberrettate, e con profonda riverenza se glinchina il saecula saeculorum; ubligata la fama di farne sentir le voci a luno e laltro polo, e dassordir co i cridi, strepiti e schiassi il Borea e lAustro, ed il mar Indo e Mauro. Quanto campeggia bene, mi par veder tante perle e margarite in campo doro, un discorso latino in mezzo litaliano, un discorso greco [in] mezzo del latino; e non lasciar passar un foglio di carta dove non appaia al meno una dizionetta, un versetto, un concetto dun peregrino carattere ed idioma. Oim che mi danno la vita, quando, o a forza o a buona voglia, e parlando e scrivendo, fanno venir a proposito un versetto dOmero, dEsiodo, un stracciolin di Plato o Demosthenes greco. Quanto ben dimostrano che essi son quelli soli a quai Saturno ha pisciato il giudizio in testa, le nove damigelle di Pallade un cornucopia di vocaboli gli han scarcato tra la pia e dura matre: e per ben conveniente che sen vadino con quella sua prosopopeia, con quellincesso gravigrado, busto ritto, testa salda ed occhii in atto di una modesta altiera circumspezione. Voi vedrete un di questi che mastica dottrina, olface opinioni, sputa sentenze, minge autoritadi, eructa arcani, exuda chiari e lunatici inchiostri, semina ambrosia e nectar di giudicii, da farne la credenza a Ganimede e poi un brindes al fulgorante Giove. Vedrete un pubercola sinonimico, epitetico, appositorio, suppositorio, bidello di Minerva, amostante di Pallade, tromba di Mercurio, patriarca di Muse e dolfino del regno apollinesco, poco manc chio non dicesse polledresco.

Vedrete ancor in confuso tratti di marioli, stratagemme di barri, imprese di furfanti; oltre, dolci disgusti, piaceri amari, determinazion folle, fede fallite, zoppe speranze e caritadi scarse; giudicii grandi e gravi in fatti altrui, poco sentimento ne proprii; femine virile, effeminati maschii: tante voci di testa e non di petto; chi pi di tutti crede, pi singanna; e di scudi lamor universale. Quindi procedeno febbre quartane, cancheri spirituali, pensieri manchi di peso, sciocchezze traboccanti, intoppi baccellieri, granchiate maestre e sdrucciolate da fiaccarsil collo; oltre, il voler che spinge, il saper chappressa, il far che frutta, e diligenza madre de gli effetti. In conclusione, vedrete in tutto non esser cosa di sicuro, ma assai di negocio, difetto a bastanza, poco di bello e nulla di buono. Mi par udir i personaggi; a dio.

Bidello

Prima chi parle, bisogna chi miscuse. Io credo che, si non tutti, la maggior parte al meno mi dirranno: Cancaro vi mangie il naso! dove mai vedeste comedia uscir col bidello? Ed io vi rispondo: Il malan che Dio vi dia! prima che fussero comedie, dove mai furono viste comedie? e dove mai fuste visti, prima che voi fuste? E pare a voi chun suggetto, come questo che vi si fa presente questa sera, non deve venir fuori e comparire con qualche privileggiata particularit? Un eteroclito babbuino, un natural coglione, un moral menchione, una bestia tropologica, un asino anagogico come questo, vel farr degno dun connestable, si non mel fate degno dun bidello. Volete chio vi dica chi lui? voletelo sapere? desiderate chio vel faccia intendere? Costui vel dirr piano: il Candelaio. Volete chio vel dimostri? desiderate vederlo? Eccolo: fate piazza; date luoco; retiratevi dalle bande, si non volete che quelle corna vi faccian male, che fan fuggir le genti oltre gli monti.

Atto I

Scena 1

Bonifacio Va lo ritrova adesso adesso, e forzati di menarlo cqua. Va, fa, e vieni presto.

Ascanio Mi forzarr di far presto e bene. Meglio un poco tardi, che un poco male: Sat cito, si sat bene.

Bonifacio Lodato sii Idio: pensavo daver un servitore solamente, ed ho servitore, mastro di casa, satrapo, dottore e consigliero; e dicon poi chio son povero gentil omo. Io ti dico, in nome della benedetta coda de lasino chadorano a Castello Genoesi: Fa presto, tristo, e mal volentieri; e guardati di entrate in casa, intendi tu? chiamalo che si faccia alla fenestra, e gli dirrai come ti ho detto: intendi tu?

Ascanio Signor s; io vo.

Scena 2

Bonifacio Larte supplisce al difetto della natura, Bonifacio. Or, poi cha la malora non posso far che questa traditora mame, o che al meno mi remiri con un simulato amorevole sguardo docchio, chi sa, forse quella che non han mossa le paroli di Bonifacio, lamor di Bonifacio, il veder spasmate Bonifacio, potr esser forzata con questa occolta filosofia. Si dice che larte magica di tanta importanza che contra natura fa ritornar gli fiumi a dietro, fissar il mare, muggire i monti, intonar labisso, proibir il sole, despiccar la luna, sveller le stelle, toglier il giorno e far fermar la notte: per lAcademico di nulla academia, in quellodioso titolo e poema smarrito, disse:

Dona rapidi fiumi in su ritorno,

Smuove de lalto ciel laurate stelle

Fa sii giorno la notte, e nottil giorno.

E la luna da lorbe proprio svelle

E gli cangia in sinistro il destro corno,

E del mar londe ingonfia e fissa quelle.

Terra, acqua, fuoco ed aria despiuma,

Ed al voler uman fa cangiar piuma.

Di tutto si potrebbe dubitare; ma, circa quel chultimamente dice quanto alleffetto damore, ne veggiamo lesperienza dogni giorno. Lascio che del magistero di questo Scaramur sento dir cose maravigliose a fatto. Ecco: vedo un di quei che rubbano la vacca e poi donano le corna per lamor di Dio. Veggiamo che porta di bel novo.

Scena 3

Bartolomeo Crudo amore, essendo tanto ingiusto e tanto violento il regno tuo, che vol dir che perpetua tanto? perch fai che mi fugga quella chio stimo e adoro? perch non lei a me, come io son coss strettissimamente a lei legato? si pu imaginar questo? ed pur vero. Che sorte di laccio questa? di dui fa lun incatenato a laltro, e laltro pi che vento libero e sciolto.

Bonifacio Forse chio son solo? uh, uh, uh.

Bartolomeo Che cosa avete, m[esser] Bonifacio mio? piangete la mia pena?

BonifacioEd il mio martire ancora. Veggo ben che sete percosso, vi veggio cangiato di colore, vi ho udito adesso lamentare, intendo il vostro male, e, come partecipe di medesma passione e forse peggior, vi compatisco. Molti sono de giorni che ti ho visto andar pensoso ed astratto, attonito, smarrito, come credo chaltri mi veggano, scoppiar profondi suspir dal petto, co gli occhi molli. Diavolo! dicevo io, a costui non morto qualche propinquo, familiare e benefattore; non ha lite in corte; ha tutto il suo bisogno, non se gli minaccia male, ogni cosa gli va bene; io so che non fa troppo conto di soi peccati; ed ecco che piange e plora, il cervello par che gli stii in cimbalis male sonantibus: dunque inamorato, dunque qualche umore flemmatico o colerico o sanguigno o melancolico, non so qual sii questo umor cupidinesco, gli montato su la testa. Adesso ti sento proferir queste dolce parole: conchiudo pi fermamente che di quel tossicoso mele abbi il stomaco ripieno.

Bartolomeo Oim, chio son troppo crudamente preso da suoi sguardi! Ma di voi mi maraviglio, m[esser] Bonifacio, non di me che son di dui o tre anni pi giovane, ed ho per moglie una vecchia sgrignuta che mavanza di pi dotto anni: voi avete una bellissima mogliera, giovane di venticinque anni, pi bella della quale non facile trovar in Napoli; e sete inamorato?

Bonifacio Per le paroli che adesso voi avete detto, credo che sappiate quanto sii imbrogliato e spropositato il regno damore. Si volete saper lordine, o disordine, di miei amori, ascoltatemi, vi priego.

Bartolomeo Dite, m[esser] Bonifa[cio], che non siamo come le bestie chhanno il coito servile solamente per latto della generazione, per hanno determinata legge del tempo e loco, come gli asini a i quali il sole, particulare o principalemente il maggio, scalda la schena, ed in climi caldi e temperati generano, e non in freddi, come nel settimo clima ed altre parti pi vicine al polo; noi altri in ogni tempo e loco.

Bonifacio Io ho vissuto da quarantadue anni al mondo talmente, che con mulieribus non sum coinquinato; gionto che fui a questa etade nella quale cominciavo ad aver qualche pelo bianco in testa, e nella quale per lordinario suol infreddarsi lamore e cominciar a venir meno...

Bartolomeo In altri cessa, in altri si cangia.

Bonifacio ... suol cominciar a venir meno, comil caldo al tempo de lautunno, allora fui preso da lamor di Carubina. Questa mi parve tra tutte laltre belle bellissima; questa mi scald, questa maccese in fiamma talmente, che mi bruggi di sorte, che son dovenuto esca. Or, per la consuetudine ed uso continuo tra me e lei, quella prima fiamma essendo estinta, il cuor mio rimasto facile ad esser acceso da nuovi fuochi...

Bartolomeo Sil fuoco fusse stato di meglior tempra, non tarrebbe fatto esca ma cenere; e sio fusse stato in luoco di vostra moglie, arrei fatto coss.

Bonifacio Fate chio finisca il mio discorso, e poi dite quel che vi piace.

Bartolomeo Seguite quella bella similitudine.

Bonifacio Or, essendo nel mio cor cessata quella fiamma che lha temprato in esca, facilmente fui questo aprile da unaltra fiamma acceso.

Bartolomeo In questo tempo sinamor il Petrarca, e gli asini, anchessi, cominciano a rizzar la coda.

Bonifacio Come avete detto?

Bartolomeo Ho detto che in questo tempo sinamor il Petrarca, e gli animi, anchessi, si drizzano alla contemplazione: perch i spirti ne linverno son contratti per il freddo, ne lestade per il caldo son dispersi, la primavera sono in una mediocre e quieta tempratura, onde lanimo pi atto, per la tranquillit della disposizion del corpo, che lo lascia libero alle sue proprie operazioni.

Bonifacio Lasciamo queste filastroccole, venemo a proposizio. Allora, essendo io ito a spasso a Pusilipo, da gli sguardi della s[ignora] Vittoria fui s profondamente saettato, e tanto arso da suoi lumi, e talmente legato da sue catene, che, oim...

Bartolomeo Questo animale che chiamano amore, per il pi suole assalir colui chha poco da pensare e manco da fare: non eravate voi andato a spasso?

Bonifacio Or voi fatemi intendere il versaglio dellamor vostro, poi che mavete donata occasion di discuoprirvi il mio. Penso che voi ancora doviate prendere non poco refrigerio, confabulando con quelli che patiscono del medesmo male, si pur male si pu dir lamare.

Bartolomeo Nominativo: la signora Argenteria maffligge, la s[ignora] Orelia maccora.

Bonifacio Il malan che Dio dia a te, e a lei ed a lei.

Bartolomeo Genitivo: della s[ignora] Argenteria ho cura, della signora Orelia tengo pensiero.

Bonifacio Del cancaro che mange Bartolomeo, Aurelia ed Argentina.

Bartolomeo Dativo: alla s[ignora] Argenteria porto amore, alla s[ignora] Orelia suspiro; alla signora Argenteria ed Orelia comunmente mi raccomando.

Bonifacio Vorrei saper che diavol ha preso costui.

Bartolomeo Vocativo: o signora Argenteria, perch mi lasci? o signora Orelia, perch mi fuggi?

Bonifacio Fuggir ti possano tanto, che non possi aver mai bene! va col diavolo, tu sei venuto per burlarti di me!

Bartolomeo E tu resta con quel dio che tha tolto il cervello, se pur vero che navesti giamai. Io vo a negociar per le mie padrone.

Bonifacio Guarda, guarda con qual tiro, e con quanta facilit, questo scelerato me si ha fatto dir quello che meglio sarrebbe stato dirlo a cinquantaltri. Io dubito con questo amore di aver sin ora raccolte le primizie della pazzia. Or, alla malora, voglio andar in casa ad ispedir Lucia. Veggo certi furfanti che ridono: suspico charranno udito questo diavol de dialogo, anchessi. Amor ed ira non si puotascondere.

Scena 4

Sanguino Ah, ah, ah, ah, oh, che gli sii donato il pan co la balestra, buffalo dIndia, asino di Terra dOtranto, menchione dAvella, pecora dArpaia. Forse, che ci ha bisognato molto per fargli confessare ogni cosa senza corda? Ah, ah, ah, quellaltro fanfalucco, vedi con qual proloquio lha saputo tirare a farsi dire che inamorato, e chi la sua dea, e il malan che Dio li dia, e come e quando e dove.

Pollula Vi prometto che costui, quando dice lofficio di Nostra Donna, non ha bisogno di pregar Dio col dire: Domine, labia mea aperies.

Sanguino Che vuoi dire: Domino lampia mem periens?

Pollula Signore, aprime la bocca, a fin chio possa dire. Ed io dico che questorazione non fa per quelli che son pronti a dir i fatti suoi a chi le vuol sapere.

Sanguino S; ma non vedi che al fine s repentito daver detto? per non gli ne potr succeder male, perch dice la Scrittura in un certo loco: Chi pecca et emenda salvo este.

Pullula Or, ecco il mastro: dimoraremo cqua tuttoggi, in nome del diavolo che gli rompa il collo!

Scena 5

Manfurio Bene repperiaris bonae, melioris, optimaeque indolis, adolescentule: quomodo tecum agitur? ut vales?

Pollula Bene.

Manfurio Gaudeo sane gratulorque satis, si vales bene est, ego quidem valeo: marcitulliana eleganza in quasi tutte le sue familiari missorie servata.

Pollula Comandate altro, domine magister? io vo oltre per compir un negocio con Sanguino, e non posso induggiar con voi.

Manfurio O buttati indarno i miei dictati, li quali nel mio almo minervale gimnasio, excerpendoli dallacumine del mio Marte, ti ho fatti nelle candide pagine, col calamo di negro attramento intincto, exarare! buttati dico, incassum cum sit, ch a tempo e loco, eorum servata ratione, servirtene non sai. Mentre il tuo preceptore, con quel celeberrimo apud omnes, etiam barbaras, nationes idioma latino ti sciscita; tu, etiam dum persistendo nel commercio bestiis similitudinario del volgo ignaro, abdicaris a theatro literarum, dandomi responso composto di verbi, quali dalla baila et obstetrice in incunabulis hai susceputi vel, ut melius dicam suscepti. Dimmi, sciocco, quando vuoi dispuerascere?

Sanguino Mastro, con questo diavolo di parlare per grammuffo o catacumbaro o delegante e latrinesco, amorbate il cielo, e tuttil mondo vi burla.

Manfurio S, se questo megalocosmo e machina mundiale, o scelesto ed inurbano, fusse di tuoi pari referto et confarcito

Sanguino Che dite voi di cosmo celesto e de urbano? parlatemi che io vintenda, ch vi responder.

Manfurio Vade ergo in infaustam nefastamque crucem, sinistroque Hercule! Si dedignano le Muse di subire il porcile del contubernio vostro, vel haram colloquii vestri. Che giudicio fai tu di questo scelesto, o Pollula? Pollula, appositorie fructus eruditionum mearum, receptaculo del mio dottrinal seme, ne te moveant modo a nobis dicta, perch, quia, namque, quandoquidem, particulae causae redditivae, ho voluto farti partecipe di quella frase con la quale lepidissime eloquentissimeque, facciamo le obiurgazioni, le quali voi posthac, deinceps, si li Celicoli vi elargiranno quel chhanno a noi concesso, allinverso de vostri erudiendi descepoli, imitar potrete.

Pollula Bene; ma bisogna farle con proposito ed occasione.

Manfurio La causa della mia excandescentia stata il vostro dire: Non posso induggiar con voi. Debuisses dicere, vel elegantius, infinitivo antecedente subiunctivum, dicere debuisses: Excellentia tua, eruditione tua, non datur, non conceditur mihi cum tuis dulcissimis musis ocium. Poscia quel dire: con voi, vel ethruscius: vosco, nec bene dicitur latine respectu unius, nec urbane inverso di togati e gimnasiarchi.

Sanguino Vedete, vedete come va el mondo: voi siete accordati, ed io rimagno fuori come catenaccio. Di grazia, domine Magister, siamo amici ancora noi, perch, bench io non sii atto di essere soggetto alla vostra verga, idest esservi discepolo, potr forse servirvi in altro.

Manfurio Nil mibi vobiscum.

Sanguino Et con spiritu to.

Manfurio Ah, ah, ah, come sei, Pollula, adiunto socio a questo bruto?

Sanguino Brutto o bello, al servizio di vostra maest, onorabilissimo Signor mio.

Manfurio Questo mi par molto disciplinabile, e non cossinmorigerato, come da principio si mostrava, perch mid epiteti molto urbani ed appropriati.

Pollula Sed a principio videbatur tibi homo nequam.

Manfurio Togli via quel nequam: quantunque sii assumpto nelle sacre pagine, non per dictio ciceroniana. Tu vivendo bonos, scribendo sequare peritos: disse il ninivita Giov. Dispauterio, seguito dal mio preceptore Aloisio Antonio Sidecino Sarmento Salano, successor di Lucio Gio. Scoppa, ex voluntate heredis. Dicas igitur: non aequum, prima dictionis litera diphtongata, ad differentiam della quadrupede substantia animata sensitiva, quae diphtongum non admittit in principio.

Sanguino Dottissimo signor Maester, forza che vi chiediamo licenza, perch ne bisogna al pi tosto esser con m[esser] Gio. Bernardo pittore. Adio.

Manfurio Itene, dunque, co i fausti volatili. Ma chi questa che con quel calatho in brachiis me si fa obvia? una muliercula, quod est per ethimologiam mollis Hercules, opposita iuxta se posita: sexo molle, mobile, fragile ed incostante, al contrario di Ercole. O bella etimologia! di mio proprio Marte or ora deprompta. Or dunque, quindi propriam versus [domum] movo il gresso, perch voglio notarla maioribus literis nel mio propriarum elucubrationum libro. Nulla dies sine linea.

Scena 6

Lucia Oim, son stanca, voglio riposarmi cqua; tutta questa notte non la voglio maldire: son stata a farla guarda in piedi e pascermi di fumo di rosto ed odor di pignata grassa; ed io sono come il rognone, misera me, magra in mezzo al sevo. Or, pensiamo ad altro, Lucia; poich sono in Poco dove non mi vede alcuno, voglio contemplar che cose son queste che m[esser] Bonifacio manda alla signora Vittoria: qua son de gravioli, targhe di zuccaro, mustaccioli di S. Bastiano; vi son pi basso pi sorte di confetture; vi al fondo una policia e son versi, in fede mia. Per mia f, costui doventato poeta. Or leggiamo.

Ferito mhai, o gentil Signora, il mio core,

E me hai impresso allalma gran dolore,

E, si non mel credi, guarda al mio colore.

Che si non fusse chio ti porto tanto amore,

Quanto altri amanti mai, che sian donore,

Hanno portato alle loro amate signore,

Cose farrei assai di proposito fore:

Per ho voluto essere della presente autore,

Spento di tue bellezze dal gran splendore,

Acci comprendi per di questa il tenore,

Che, si non soccorri al tuo Benefacio, more.

Di dormire, mangiar, bere non prende sapore,

Non pensando ad altro cha te tutte lore,

Smenticato a di padre, madre, fratelli e sore.

O bella conclusione, belli propositi, a punto suttili come lui. Io, per me, di rima non mintendo; pure, sio posso farne giudicio, dico due cose: luna, chi versi son pi grandi che gli ordinarii; laltra, che son fatti a suon di campana e canto asinino, li quali, sempre toccano alla medesima consonanza. Ma voglio partirmi di qua, per trovar pi comodo luoco, dove io possa prender la decima di questo presente: ch, in fine, bisogna chancor io sia partecipe de frutti della pazzia di costui.

Scena 7

Bonifacio Grande la virt dellamore. Da onde, o Muse, mi scorsa tanta vena ed efficacia in far versi, senza che maestro alcuno mabbia insegnato? Dove mai stato composto un simile sonetto? tutti versi, dal primo a lultimo, finiscono con desinenzia della medesma voce: leggi il Petrarca tutto intiero, discorri tutto lAriosto, non trovarai un simile. Traditora, traditora, dolce mia nemica, credo cha questora labbi letto e penetrato; e si lanimo tuo non pi alpestre che duna tigre, son certo che non farai oltre poco caso del tuo Bonifacio. Oh! ecco Gio. Bernardo.

Scena 8

Gioan Bernardo Bond e bon anno a voi, misser Bonifacio. Avete fatta alcuna buona fazione, oggi?

Bonifacio Che dite voi? Oggi ho fatta cosa che giamai feci in tutto tempo di mia vita.

Gioan Bernardo Voi dite di gran cose. possibile che quello che hai fatto oggi, abbi possuto far ieri o altro giorno, o voi o altro che sii? o che per tutto tempo di vostra vita possiate fare quel che una volta fatto? Coss, quel che facesti ieri, non lo farai mai pi; ed io mai feci quel ritratto chho fatto oggi, n manco possibile chio possa farlo pi; questo s, che potr farne un altro.

Bonifacio Or, lasciamo queste vostre sofisticarie; mi avete fatto sovvenire del ritratto. Hai visto quel che mi ho fatto fare?

Gioan Bernardo Lho visto e revisto.

Bonifacio Che ne giudicate?

Gioan Bernardo buono: assomiglia assai pi a voi che a me.

Bonifacio Sii come si vuole, ne voglio un altro di vostra mano.

Gioan Bernardo Che lo volete donare a qualche v[ostra] signora per memoria di voi?

Bonifacio Basta: son altre cose che mi vanno per la mente.

Gioan Bernardo buon segno, quando le cose vanno per la mente: guardati che la mente non vadi essa per le cose, perch potrebbe rimaner attaccata con qualche una di quelle, ed il cervello, la sera, indarno laspettarebbe a cena; e poi bisognasse far come la matre di fameglia, chandava cercando lo intellecto co la lanterna. Quanto al ritratto, io lo far quanto prima.

Bonifacio S; ma, per vita vostra, fatemi bello.

Gioan Bernardo Non comandate tanto, si volete esser servito. Si desiderate che io vi faccia bello, una; si volete chio vi ritragga, unaltra.

Bonifacio Di grazia, lasciamo le burle: attendete a far cosa buona, ch io, per questo, verr a ritrovarvi in casa.

Gioan Bernardo Venite pur quando vi piace, e non dubitate di cosa buona, dal canto mio; attendete pur voi a far bene, dal canto vostro, perch...

Bonifacio Che vuol dir: perch?

Gioan Bernardo ... lasciate larte antica.

Bonifacio Come? non vintenderebbe il diavolo.

Gioan Bernardo Da candelaio volete doventar orefice.

Bonifacio Come orefice? come candelaio?

Gioan Bernardo Basta, me vi raccomando.

Bonifacio Dio vi dia quel che desiderate.

Gioan Bernardo Ed a voi quel che vi manca.

Scena 9

Bonifacio Da candelaio volete doventar orefice: pur gran cosa il fatto mio. Tutti, chi da cqua, chi da ll, mi motteggiano: ecco, costui non so che diavolo voglia intendere per lorefice. Lo essere orefice non male: non ha egli altro di brutto che quel guazzarsi le mani dentro lurina, dove tal volta pone in infusione la materia dellarte sua, oro, argento ed altre cose preciose: pur queste parabole, qualche d, lintenderemo. Ecco, mi par veder Ascanio con Scaramur.

Scena 10

Scarramur Ben trovato, messer Bonifacio.

Bonifacio Siate il molto ben venuto, s[ignor] Scaramur, speranza della mia vita appassionata.

Scarramur Signum affecti animi.

Bonifacio Si V.S. non rimedia al mio male, io son morto.

Scarramur S come io vedo, voi sete inamorato.

Bonifacio Coss : non bisogna chio vi dica pi.

Scarramur Come mi fa conoscere la vostra fisionomia, il computo di vostro nome, di vostri parenti o progenitori, la signora della vostra nativit fu Venus retrograda in signo masculino; et hoc fortasse in Geminibus vigesimo septimo gradu: che significa certa mutazione e conversione nellet di quarantasei anni, nella quale al presente vi ritrovate.

Bonifacio A punto, io non mi ricordo quando nacqui; ma, per quello che da altri ho udito dire, mi trovo da quarantacinque anni in circa.

Scarramur Gli mesi, giorni ed ore compurar ben io pi distintamente, quando col compasso ar presa la proporzione dalla latitudine dellunghia maggiore alla linea vitale, e distanza dalla summit dellannulare a quel termine del centro della mano, ove designato il spacio di Marte; ma basta per ora aver fatto giudicio coss universale et in communi. Ditemi, quando fustivo punto dallamor di colei per averla guardato, a che sito ti stava ella? a destra o a sinistra?

Bonifacio A sinistra.

Scarramur Arduo opere nanciscenda. Verso mezzogiorno o settentrione, oriente o occidente, o altri luochi intra questi?

Bonifacio Verso mezzogiorno.

Scarramur Oportet advocare septentrionales. Basta, basta: cqui non bisogna altro; voglio effectuare il tuo negocio con magia naturale, lasciando a maggior opportunit le superstizioni darte pi profonda.

Bonifacio Fate di sorte chio accape il negocio, e sii come si voglia.

Scarramur Non vi date impaccio, lasciate la cura a me. La cosa gi fu per fascinazione?

Bonifacio Come per fascinazione? io non intendo.

Scarramur Idest, per averla guardata, guardando lei anco voi.

Bonifacio S, signor s, per fascinazione.

Scarramur Fascinazione si fa per la virt di un spirito lucido e sottile, dal calor del core generato di sangue pi puro, il quale, a guisa di raggi, mandato fuor de gli occhi aperti, che, con forte imaginazion guardando, vengono a ferir la cosa guardata, toccano il core e sen vanno ad afficere laltrui corpo e spirto o di affetto di amore o di odio o di invidia o di maninconia o altro simile geno di passibili qualit. Lesser fascinato damore adviene, quando, con frequentissimo over, bench istantaneo, intenso sguardo, un occhio con laltro, e reciprocamente un raggio visual con laltro si rincontra, e lume con lume si accopula. Allora si gionge spirto a spirto; ed il lume superiore, inculcando linferiore, vengono a scintillar per gli occhi, correndo e penetrando al spirto interno che sta radicato al cuore; e coss commuoveno amatorio incendio. Per, chi non vuol esser fascinato, deve star massimamente cauto e far buona guardia negli occhi, li quali, in atto damore, principalmente son finestre dellanima: onde quel detto: Averte, averte oculos tuos, Questo, per il presente, basti; noi ci revedremo a pi bellaggio; provedendo alle cose necessarie.

Bonifacio Signor, si questa cosa farete venire al butto, vi accorgerete di non aver fatto servizio a persona ingrata.

Scarramur Misser Bonifacio, vi fo intender questo: che voglio io prima esser grato a voi, e poi son certo, si non mi sarete grato, mi doverete essere.

Bonifacio Comandatemi, ch vi sono affezionatissimo, ed ho gran speranza nella prudenza vostra.

Ascanio Ors, a rivederci tutti. A dio.

Bonifacio Andiamo, chio veggio venir luomo pi molesto a me, chabbia possuto produrre la natura. Non voglio aver occasion di parlargli. Verr a voi, signor Scaramur.

Scarramur Venite, ch vi aspetto. A dio.

Scena 11

Cencio Coss bisogna guidar questopra, per la doctrina di Ermete e di Geber. La materia di tutti metalli Mercurio: a Saturno appartiene il piombo, a Giove il stagno, a Marte il ferro, al Sole loro, a Venere il bronzo, alla Luna largento. Lo argento vivo si attribuisce a Mercurio particularmente, e si trova nella sustanza di tutti gli altri metalli: per si dice nuncio di Dei, maschio co maschii, e femina co femine. Di questi metalli Mercurio Trimegisto chiam il cielo padre, e la terra madre; e disse che questa madre ora impregnata ne monti, or nelle valli, or nelle campagne, or nel mare, or ne gli abissi ed antri: il quale enigma ti ho detto che cosa significa. Nel grembo de la terra la materia di tutti metalli afferma esser questa insieme col solfro il dottissimo Avicenna, nellEpistola scritta ad Hazez: alla quale opinione postpongo quella di Ermete, che vuole la materia di metalli esserno gli elementi tutti; ed insieme con Alberto Magno chiamo ridicula la sentenza attribuita a Democrito da gli alchimisti, che la calcina e lisciva per la quale intendono lacquaforte siino materia di metalli tutti. N tampoco posso approvar la sentenza di Gilgile, nel suo libro De secreti, dove vuole metallorum materiam esse cinerem infusum o, perch vedeva che cinis liquatur in vitrum et congelatur rigido: al quale errore suttilmente va obviando il prencipe Alberto...

Gioan Bernardo Queste diavolo de raggioni no mi toccano punto lintellecto. Io vorrei veder loro fatto e voi meglior vestito che non andiate. Penso ben che, si tu sapessi far oro, non venderesti la ricetta da far oro, ma con essa lo faresti; e, mentre fai oro per un altro, per fargli vedere la esperienza, lo faresti per te, a fin di non aver bisogno di vendere il secreto.

Cencio Voi mi avete interrotto il discorso. Pensate voi solo di aver giudicio, e di aver apportato un grandissimo argomento: per le cautele che ave usate meco, m[esser] Bartolomeo dimostra esser assai pi cauto che voi non vi stimate dessere. E sa lui che io sono stato rubbato e sassinato al bosco di Cancello, venendo da Airola.

Gioan Bernardo Credo chil sappia pi per vostro che per mio dire.

Cencio E per io, non avendo il modo di comprar gli semplici e minerali che si richiedono a tal opra, ho fatto come sapete.

Gioan Bernardo Dovevi ponerti in pegno e securt, e dire: Mess[er], avanzar oro per me e per te; ch certo tanto lui quanto altro ti arebbe nientemanco soccorso; e quelloro che cerchi dalle borse, laresti con tua meglior riputazione ed onore sfornato dalla tua fornace.

Cencio Mi ha piaciuto far coss. Quando io sar morto, che mi fa che tutto il mondo sappia far oro? che mi fa che tutto il mondo sii pieno doro?

Gioan Bernardo Io mi dubito che largento ed il stagno valer pi caro oggimai, che loro.

Cencio Dovete saper, per la prima, che m[esser] Bartolomeo, lui, ebbe tutta la ricetta in mano, dove si contiene ed il modo di operare e le cose che vi concorreno; lui mandava al speciale per le cose che bisognano, il suo putto, lui stato presente al tutto che si faceva; lui faceva tutto; e da me non volea altro che la dechiarazione, con dirgli: Fa in questo modo, fa in quello, non far coss, fa col, or applica questo, or togli quello: di sorte chal fine con allegrezza grande ha ritrovato loro purissimo e probatissimo al fondo della vitrea cucurbita,risaldata luto sapientiae...

Gioan Bernardo Luto della polvere delle potte sudate al viaggio di Piedigrotta.

Cencio E coss, assicuratissimo, mi ha pagato seicento scudi per il secreto che gli ho donato, secondo le nostre convenzioni.

Gioan Bernardo Or, poi che avete fatta una cosa, fatene unaltra: e sar compito tutto il negocio a non mancarvi nulla.

Cencio Che volete che noi facciamo?

Gioan Bernardo Lui essendo nella miseria che eravate voi, con aver seicento scudi meno, e voi essendo nella comodit nella quale era lui, con aver oltre seicento scudi: per, come avete cambiata fortuna, cambiatevi ancora gli mantelli e le barette, chal fine non conviene chegli vada in quello abito, e tu in questo.

Cencio Oh! voi sempre burlate.

Gioan Bernardo S, s, burlo: la prima volta che vi vedr insieme, dir: Ecco qui la tua cappa, Cencio; ecco qui la tua cappa, Bartolomeo. Ma dimmi da galantomo, parliamo da dovero: non lhai tu attaccata a costui, come lattacc il Gigio al Perrotino?

Cencio E che fecegli?

Gioan Bernardo Non sai quel che fece? io tel sapr dire. Costui cav un pezzo di legno, vi inserr loro dentro, poi lo bruggi fuori, facendolo a guisa de gli altri carboni; ed al suo tempo, con una bella destrezza, sel tolse dalla saccoccia, e ponendo mani a dui altri carboni cherano presso la fornace, fece venir a proposito di ponere quel carbone pregnante, dove presto, per la forza del fuoco incinerito, still loro impolverato per gli buchi a basso.

Cencio Oh vagliame Dio! mai arei possuto imaginarmi una s fatta gaglioffaria. Ingannar io? farsingannar m[esser] Bartolomeo? Or, credo che di questo tratto lui ne sii stato informato. Egli non solo non ha voluto chio toccasse cosa alcuna; ma anco mi ha fatto seder sei passi lungi dalla fornace, la prima volta che si opr in mia presenza, per la dechiarazion della prattica della ricetta; e nella seconda volta, ha voluto esser solo, con farmene esser al tutto absente, avendo solo la mia ricetta per guida. Di sorte che, dopo che la esperienza fatta due volte in poca materia e pochissima spesa, or vi si risoluto a tutta passata, o, come vi ho detto, fa gran seminata per raccogliere gran frutto.

Gioan Bernardo Come! ave egli aumentate le dose?

Cencio Tanto, che in questa prima posata tirar cinquecento scudi come cinquanta soldi.

Gioan Bernardo Credo pi presto come cinquanta soldi che come cinquantaltri scudi. Ora s che hai profetato meglio chun Caifasso. Or aspettiamo il parto, ch allora vedremo si l maschio o femina. A dio.

Cencio A dio, a dio: assai che crediate gli articoli di fede.

Scena 12

Cencio In vero, si Bartolomeo avesse il cervello di costui, e che tutti fussero coss male avisati, indarno arei stesa la rete in questa terra. Or facciamo di bon modo, poi che lucello dentro; ch non siamo come quello che sel fe venire a la rete, e poi sel fe fuggir dalla mano. Mai mi stimar possessor di questi scudi, n le chiamer miei, sin tanto che non sar fuor del Regno. Ho dato ordine alla posta, ed or ora vo a montarvi su, non mi fia mistiero dandar a prendere altre bagaglie. Quando loste aprir la balice che ha nelle mani, la trovar piena di sassi, e che vale pi quel che di fuori che quel che di dentro. Credo che non dimorar troppo a veder il conto suo, anche lui. Non bisogna chio mi fermi cqui sino al tempo che potr essere che Bartolomeo manda per trovare il pulvis Christi. Mi par veder la moglie: non voglio che mi veda coss imbottato.

Scena 13

Marta Credo che Sautanasso, Barsabucco e tutti quegli che squagliano, sel prenderanno per compagno; perch sapr egli attizzar il fuoco dellinferno, per suffriggere e rostire lanime dannate. La faccia di mio marito assomiglia ad uno il quale stato trentanni a far carboni alla montagna di Scarvaita, che sta da l del monte de Cicala. Non sta coss volentieri pesce in acqua, come lui presso que carboni vivi a fumegarse tutto il giorno, non voglio maldirlo! poi mi viene avanti con quelli occhi rossi ed arsi, di sorte che rassomiglia a Luciferre. In fine, non fatica tanto grave, che lamore non faccia non solamente lieve, ma piacevole. Ecco costui, per essergli ficcato nel cervello la speranza di far la pietra filosofale, dovenuto a tale, che il suo fastidio il mangiare, la sua inquietitudine il trovarsi a letto, la notte sempre gli par lunga come a putti che hanno qualche abito nuovo da vestirsi. Ogni cosa gli d noia, ogni altro tempo gli amaro, e solo il suo paradiso la fornace. Le sue gemme e pietre preciose son gli carboni, gli angeli son le bozzole che sono attaccate in ordinanza ne fornelli con que nasi di vetro da cqua, e da ll tanti lambicchi di ferro, e de pi grandi e de pi piccoli e di mezzani. E che salta, e che balla, e che canta quel sciagurato, che mi fa sovvenire dellasino, . Poco fa, per veder che cosa facessegli, ho posto locchio ad una rima de la porta, e lho veduto assiso sopra la sedia, a modo dicatedrante, con una gamba distesa da cqua ed unaltra distesa da ll, guardando gli travi della intempiatura della camera, a quali, dopo aver cennato tre volte co la testa, disse: Voi, voi impiastrar di stelle fatte di oro massiccio. Poi, non so che si borbottasse, guardando le casce e voltando il viso a scrigni. Mia f, dissi io penso che questi presto saranno pieni di doppioni. Oh! ecco Sanguino.

Scena 14

Sanguino Chi vooo spazzacamin? chi vol conciare stagni, candelier, conche, caldare?

Marta Che buonora , Sanguino? egli cosa nuova che tu sei pazzo? che canti per mezzo le strade? quale delle due larte tua?

Sanguino Non so: o luna o laltra. E voi non sapete?

Marta Se non me dite, non so altro.

Sanguino Son servitor, discepolo e compagno di vostro marito, il quale o un spazzacamino, o ver ripezza stagni, tacconeggia padelle o risalda frissore. Si non mel credi, guardagli il viso e miragli le mani. Che diavolo fa egli? Tenetelo forse appeso al fumo come le salciche, e come mesesca di botracone in Puglia?

Marta Ahi me lassa! per lui sar mostrata a dito, ogni poltrone me darr la baia. Intendi, Sanguino? questo va dirlo a lui e non a me.

Sanguino Se dice che Nostro Signore san tutte altre sorte de infirmit, ma che giamai volse accostarsi a pazzi.

Marta E per va via, chio non voglio accostarmi a te, pazzacone.

Sanguino Va pure, accostati a lui, madonna cara; e guardati di porgerli la lingua, ch la minestra ti sapr di fumo.

Atto II

Scena 1

Ottaviano Maestro, che nome il vostro?

Manfurio Mamphurius.

Ottaviano Quale vostra professione?

Manfurio Magister artium, moderator di pueruli, di teneri unguicoli, lenium malarum, puberum, adolescentulorum: eorum qui adhuc in virga in omnem valent erigi, flecti, atque duci partem, primae vocis, apti al soprano, irrisorum denticulorum, succiplenularum carnium, recentis naturae, nullius rugae, lactei halitus, roseorum labellulorum, lingulae blandulae, mellitae simplicitatis, in flore, non in semine degentium, claros habentium ocellos, puellis adiaphoron.

Ottaviano Oh! Maestro gentile, attillato, eloquentissimo, galantissimo architriclino e pincerna delle Muse,...

Manfurio O bella apposizione.

Ottaviano ... patriarca del coro apollinesco,...

Manfurio Melius diceretur: apollineo.

Ottaviano ... tromba di Febo, lascia chio te dia un bacio nella guancia sinestra, ch non mi reputo degno di baciar quella dolcissima bocca:...

Manfurio Chambrosia e nectar non invidio a Giove.

Ottaviano ... quella bocca, dico, che spira s varie e bellissime sentenze ed inaudite frase.

Manfurio Addam et plura: in ipso aetatis limine, ipsis in vitae primordiis, in ipsis negociorum huius mundialis seu cosmicae architecturae rudimentis, ex ipso vestibulo, in ipso aetatis vere, ut qui adnupturiant, ne in apiis quidem.

Ottaviano O Maestro, fonte caballino, di grazia, non mi fate morir di dolcezza, prima chio dichi la mia colpa; non parlate pi, vi priego, perch mi fate spasimare.

Manfurio Silebo igitur, quia opprimitur a gloria maiestatis, come accadde a quella meschina di cui Ovidio nella Metamorfosi fa menzione: a cui le Parche avare troncorno il filo, vedendo, lei, nella propria maiestade il folgorante Giove.

Ottaviano Di grazia, vi supplico per quel dio Mercurio che vi ha indiluviato di eloquenzia,...

Manfurio Cogor morem gerere.

Ottaviano ... abbiate piet di me, e non mi lanciate pi cotesti dardi che mi fanno andar fuor di me.

Manfurio In ecstasim profunda trahit ipsum admiratio. Tacebo igitur de iis hactenus, nil addam, muti pisces, tantum effatus, vox faucibus haesit.

Ottaviano Misser Manfurio, amenissimo fiume di eloquenza, serenissimo mare di dottrina,...

Manfurio Tranquillitas maris, serenitas aris.

Ottaviano ... avete qualche bella vostra di composizione, perch ho gran desiderio aver copia di vostre doctissime carte.

Manfurio Credo, Signor, che in toto vitae curriculo e discorso di diverse e varie pagine non ve siino occorsi carmini di calisimetria, idest, coss bene adaptati, come questi che al presente io son per dimostrarvi, cqui, exarati.

Ottaviano Che la materia di vostri versi?

Manfurio O Litterae, syllabae, dictio et oratio, partes propinquae et remotae.

Ottaviano Io dico: quale il suggetto ed il proposito?

Manfurio Volete dire: de quo agitur? materia de qua? circa quam? la gola, ingluvie e gastrimargia di quel lurcone Sanguino, viva effigie di Filosseno, qui collum gruis exoptabat, con altri suoi pari, socii, aderenti, simili e collaterali.

Ottaviano Piacciavi di farmeli udire.

Manfurio Lubentissime. Eruditis non sunt operienda arcana: ecco, io explico papirum propriis elaboratum et lineatum digitis. Ma voglio che prenotiate che il sulmonense Ovidio, Sulmo mihi patria est, nel suo libro Methamorphoseon octavo, con molti epiteti lapro calidonio descrisse, alla cui imitazione io questo domestico porco vo delineando.

Ottaviano Di grazia, leggetele presto.

Manfurio Fiat. Qui cito dat, bis dat. Exordium ab admirantis affectu.

O porco sporco, vil, vita disutile

Chaltro non hai che quel gruito fatuo,

Col quale il cibo tu ti pensi acquirere,

Gola quadruplicata da laxungia,

Dallanteposto absorpta, brodulario,

Che ti prepara il sozzo coquinario,

Per canal emissario;

Per pinguefarti pi, vase dingluvie,

In cotesto porcil tintromettesti,

Uad altro obiecto non guardi chal pascolo,

E privo dexercizio,

Per inopia e penuria

Di meglior letto e di meglior cubiculo,

Altro non fai chal sterco e fango involverti.

Post haec:

A nullo sozzo volutabro inabile,

Di gola e luxo infirmit incurabile,

Ventre che sembra di Pleiade il puteo,

Abitator di fango, incola luteo

Fauce indefessa, assai vorante gutture,

Ingordissima arpia, di Tizio vulture,

Terra mai sazia, fuoco e vulva cupida,

Orficio protenso, mare putida;

Nemico al cielo, speculator terreo,

Mano e pi infermo, bocca e dente ferreo,

Lanima ti fu data sol per sale,

A fin che non putissi: dico male?

Che vi par di questi versi? che ne comprendete con di vostro ingegno il metro?

Ottaviano Certo, per esser cosa duno della profession vostra, non sono senza bella considerazione.

Manfurio Sine conditione et absolute denno esser giudicati di profonda perscrutazion degni questi frutti raccolti dalle meglior piante che mai producesse leliconio monte, irrigate ancor dal parnasio fonte, temprate dal biondo Apolline e dalle sacrate Muse coltivato. E che ti par di questo bel discorso? non vi admirate adesso come pria gi?

Ottaviano Bellissimo e sottil concetto. Ma ditemi, vi priego, avete speso molto tempo in ordinar questi versi?

Manfurio Non.

Ottaviano Sietevi affatigato in farli?

Manfurio Minime.

Ottaviano Avetevi speso gran cura e pensiero?

Manfurio Nequaquam.

Ottaviano Avetele fatti e rifatti?

Manfurio Haudquaquam.

Ottaviano Avetele corretti?

Manfurio Minime gentium: non opus erat.

Ottaviano Avetene destramente presi, per non dir mariolati a qualche autore?

Manfurio Neutiquam, absit verbo invidia, Dii avertant, ne faxint ista Super. Voi troppo volete veder di mia erudizione: credetemi che non ho poco io del fonte caballino absorpto, n poco liquor mi ave infuso la de cerebro nata Iovis, dico la casta Minerva, alla quale attribuita la sapienza. Credete chio non sarei minus foeliciter risoluto, quando fusse stato provocato ad explicandas notas affirmantis vel asserentis. Non hanno destituita la mia memoria: Sic, ita, etiam, sane, profecto, palam, verum, certe, procul dubio, maxime, cui dubium? , utique, quidni? , mehercle, aedepol, mediusfidius et caetera.

Ottaviano Di grazia, in luoco di quellet caetera, ditemi unaltra negazione.

Manfurio Questo cacocephaton idest prava elocuzione, non far io, perch factae enumerationis clausulae non est adponenda unitas.

Ottaviano Di tutte queste particule affirmative quale vi piace pi de laltre?

Manfurio Quellutique assai mi cale, eleganza in linguaaethrusca vel tuscia, meaeque inhaeret menti: eleganzadi pi profondo idioma.

Ottaviano Delle negative qual vi piace pi?

Manfurio Quel nequaquam est mihi cordi e mi sodisfa.

Ottaviano Or dimandatemi voi, adesso.

Manfurio Ditemi, signor Ottaviano, piacenvi gli nostri versi?

Ottaviano Nequaquam.

Manfurio Come nequaquam? non sono elli optimi?

Ottaviano Nequaquam.

Manfurio Duae negationes affirmant: volete dir dunque che son buoni.

Ottaviano Nequaquam.

Manfurio Burlate?

Ottaviano Nequaquam.

Manfurio S che dite da senno?

Ottaviano Utique.

Manfurio Dunque, poca stima fate di mio Marte e di mia Minerva?

Ottaviano Utique.

Manfurio Voi mi siete nemico e mi portate invidia: da principio, vi admiravate della nostra dicendi copia, adesso, ipso lectionis progressu la admirazione metomorfita in invidia?

Ottaviano Nequaquam: come invidia? come nemico? non mi avete detto che queste dizioni vi piaceno?

Manfurio Voi, dunque, burlate, e dite exercitationis gratia?

Ottaviano Nequaquam.

Manfurio Dicas igitur, sine simulatione et fuco: hanno enormit, crassizie e rudit gli miei numeri?

Ottaviano Utique.

Manfurio Coss credete a punto?

Ottaviano Utique, sane, certe, equidem, utique, utique.

Manfurio Non voglio pi parlar con voi.

Ottaviano Si non volete resistere a udir quel che dite che vi piace, che sarrebbe sio vi dicesse cosa che vi dispiace? A dio.

Scena 2

Manfurio Vade, vade. Adesdum, Pollula, hai considerata la propriet di questo uomo, il quale, or ora, da noi absentato?

Pollula Costui, da principio, si burlava di voi di una sorte; al fine, vi dava la baia dunaltra sorte.

Manfurio Non pensi tutto ci esser per invidia che gli inepti portano a noi altri melius diceretur alii, differentia faciente aliud eruditi?

Pollula Tutto vi credo, essendo voi mio maestro, e per farvi piacere.

Manfurio De iis hactenus, missa faciamus haec. Or ora, voglio gire a ispedir le muse contra questo Ottaviano; e, come gli ho fatti udire, in proposito di altro, gli porcini epiteti, posthac in suo proposito, voglio che odi quelli di uno inepto giudicator della doctrina altrui. Ecco, vi porgo una epistola amatoria fatta ad istanzia di m[esser] Bonifacio, il quale, per gratificare alla sua amasia, mi ha richiesto che gli componesse questa lectera incentiva. Andate; e gli la darrete secretamente da mia parte in mano, dicendogli che io sono implicito in altri negocii circa il mio ludo literario. Ego quoque hinc pedem referam, perch veggio due femine appropiare, de quibus illud: Longe fac a me!.

Pollula Salve, domine praeceptor.

Manfurio Faustum iter dicitur: vale.

Scena 3

Vittoria La gran pecoragine che io scorgo in lui mi fa inamorar di questuomo; la bestialit sua mi fa argumentare che non perderemo per averlo per amante; e, per essere un Bonifacio, come vedete, non ne potr far altro che bene.

Lucia Costui non di que matti chhan troppo secco il cervello, ma di quei che lhan troppumido: per necessario che dii di botto al troppo grosso e dolce umore pi che al troppo suttile, fastidioso, colerico e bizzarro.

Vittoria Or, andiate e ringraziatelo da mia parte; e ditegli chio non posso vedermi sazia di leggere la sua carta, e che in poco tempo, che siate stata presso di me, diece volte me lavete veduta cacciar e rimettere nel petto: dategli quante panzanate voi possete, per farglintendere chio li porto grandamore.

Lucia Lascia la cura a me, disse Gradasso. Coss potesse io guidar il Re o lImperadore, come potr maneggiar costui. Rimanete sana.

Vittoria Andate. Fate come vi dettar la prudenza vostra, Lucia mia.

Scena 4

Vittoria Lamore si depinge giovane e putto per due cause: luna, perch par che non stia bene a vecchi, laltra, perch fa luomo di leggiero e men grave sentimento, come fanciulli. N per luna n per laltra via entrato amor in costui. Non dico perch gli stesse bene, atteso che non paiono buone a lui simili giostre; n perch gli avesse a togliere lintelletto, perch nisciuno pu essere privato di quel che non ha.

Ma non ho tanto da guardar a lui, quanto debbo aver pensiero de fatti miei. Considero che, come di vergini, altre son dette sciocche, altre prudenti; coss, anche de noi altre che gustiamo de meglior frutti che produce il mondo, pazze son quelle chamano sol per fine di quel piacer che passa, e non pensano alla vecchiaia che si accosta ratto, senza chaltri la vegga o senta, insieme insieme facendo discostar gli amici. Mentre quella increspa la faccia, questi chiudono le borse; quella consuma lumor di dentro e lamor di fuori, quella percuote da vicino, e questi salutano da lontano. Per fa di mestiero di ben risolversi a tempo. Chi tempo aspetta, tempo perde. Sio aspetto il tempo, il tempo non aspettar me. Bisogna che ci serviamo di fatti altrui, mentre par che quelli abbian bisogno di noi. Piglia la caccia mentre ti siegue, e non aspettar che ella ti fugga. Mal potr prendere lucel che vola, chi non sa mantener quello chha in gabbia. Bench costui abbia poco cervello e mala schena, ha per la buona borsa: del primo suo danno, del secondo mal non maccade, del terzo se ne de far conto. I savi vivono per i pazzi, ed i pazzi per i savii. Si tutti fussero signori, non sarebbono signori: coss, se tutti saggi, non sarebbono saggi, e se tutti pazzi, non sarebbono pazzi. Il mondo sta bene come sta. Or, torniamo a proposito, Porzia: conviene, a chi bella per la giovent, che sii saggia per la vecchiaia. Altro nabbiamo, linverno che quel che raccolsemo lestade. Or, facciamo di modo che questucello con sue piume oltre non passa. Ecco Sanguino.

Scena 5

Sanguino Basovi quelle bellissime ginocchia e piedi, signora Porzia mia dolcissima, saporitissima pi che zucchero, cannella e senzeverata. O ben mio, si non fussemo in piazza, non mi terrebono le catene di Santo Leonardo, chio non ti piantasse un bacio a quelle labbra che mi fan morire.

Vittoria Che portate di novo, Sanguino?

Sanguino M[esser] Bonifacio ve si raccomanda; ed io vel raccomando coss, come i buoni padri raccomandano i lor putti a maestri: idest che, se egli non saggio, lo castigate ben bene, e, se volete uno che sappia e possa tenerlo a cavallo, servitevi di me.

Vittoria Ah ah ah, che volete dir per questo?

Sanguino Non lintendete? non sapete quel chio voglio dire? siete tanto semplicetta voi?

Vittoria Io non ho queste malizie che voi avete.

Sanguino Se non avete di queste malizie, avete di quelle e di quelle e di quellaltre; e se non sete fina, come posso esser io, sete come pu essere un altro. Or, lasciamo queste parole da vento: vengamo al fatto nostro. Era un tempo che il leone e lasino erano compagni; ed andando insieme in peregrinaggio, convennero che, al passar de fiumi, si tranassero a vicenna: com dire, che una volta lasino portasse sopra il leone, ed unaltra volta il leone portasse lasino. Avendono, dunque, ad andar a Roma, e, non essendo a lor serviggio n scafa n ponte, gionti al fiume Garigliano, lasino si tolse il leone sopra: il quale natando verso laltra riva, il leon, per tema di cascare, sempre pi e pi gli piantava lunghie ne la pelle, di sorte che a quel povero animale gli penetrorno in sin allossa. Ed il miserello, come quel che fa professione di pazienza, pass al meglio che pot, senza far motto. Se non che, gionti a salvamento fuor de lacqua, si scroll un poco il dorso, e si svolt la schena tre o quattro volte per larena calda, e passoron oltre. Otto giorni dopo, al ritornare che fecero, era il dovero che il leone portasse lasino. Il quale, essendogli sopra, per non cascar ne lacqua co i denti afferr la cervice del leone: e ci non bastando per tenerlo su, gli cacci il suo strumento, o, come vogliam dire, il..., tu mintendi, per parlar onestamente, al vacuo, sotto la coda, dove manca la pelle: di maniera chil leone sent maggior angoscia che sentir possa donna che sia nelle pene del parto, gridando: Ol, ol, oi, oi, oi, oim! ol, traditore! A cui rispose lasino, in volto severo e grave tuono: Pazienza, fratel mio: vedi chio non ho altrunghia che questa dattaccarmi. E coss fu necessario chil leone suffrisse ed indurasse, sin che fusse passato il fiume. A proposito: Omnio rero vecissitudo este; e nisciuno tanto grosso asino, che qualche volta, venendogli a proposito, non si serva de loccasione. Alcuni giorni fa, m[esser] Bonifacio rimase contristato di certo tratto chio gli feci; oggi, allora chio credevo che si fusse desmenticato, me lha fatta peggio che non la fece lasino al lione; ma io non voglio che la cosa rimagna cqua.

Vittoria Che vi ha egli fatto? che volete voi fargli?

Sanguino Ve dir. Oh, veggio compagni che vengono: retiriamoci e parleremo a bellaggio.

Vittoria Voi dite bene: andiamo in nostra casa, ch voglio saper de cose da voi.

Sanguino Andiamo, andiamo.

Scena 6

Lucia Starnuti di cornacchia, pi dostreca ed ova di liompardo.

Barra Ah ah ah, il suo marito era ad attizzar la fornace, a lavorar pi dentro; ed io lavoravo co lei a la prima camera.

Lucia Che lavor il vostro.

Barra Il giuoco de zingani: e che l fuori e che l dentro; e se volete intendere il successo per ordine, credo che riderete.

Lucia Di grazia, fatemi ridere, chio nho gran voglia.

Barra Questa vecchiazza barba di cocchiara richiesta da me si me voleva fare quel piacere, mi rispose: No, no no no...

Lucia O gaglioffo, dunque tu vai subvertendo le povere donnecciole e svergognando i parentadi?

Barra Tu hai il diavolo in testa: chi ti parla di questo? forse una sorte di piacere che possono far le donne a gli uomini?

Lucia Or sequita.

Barra Si lei avesse detto una volta: no, io non arrei pi parlato, facendo rimaner la cosa coss, ll; ma perch disse pi de dodici volte: no, no no, non non, non, none, none, none, nani, nani, none: cazzo! dissi intra di me, costei ne vuole; al sangue de suberi di pianelle vecchissime, che in questo viaggio passeremo qualche fiume. Poi, riprendo, idest ripiglio il sermone, facendomegli udire in questa foggia: O faccia di oro fino ed occhii di diamante, tu vuoi farmi morire, anh?

Lucia E poi dice la bestia che non intendeva di quella facenda.

Barra Tu, Lucia, mi vuoi far rinegare! non ti puoi imaginare pi di una sorte, con la quale le donne possono far morire gli uomini?

Lucia Passa oltre. Ella che rispose a questo?

Barra Ed ella rispose: Va via, va via, via, via, via, via, via, via, via, mal uomo. Si lei avesse detto, una volta: va via; forse io arei smaltito di quella sicurt che gli tanti: non, non, mi aveano data. Ma perch, ripigliando due volte il fiato, disse pi di quindeci volte: via via; ed io ho udito dire da mastro Manfurio che le due negazione affermano, e molto pi le tre, come veggiamo per isperienza: dunque, dissi io intra me stesso, costei vuol dansare a tre pi; e forsi che io gli piantar unaltra gamba tra le due, acci possa ancor meglio correre.

Lucia Or, adesso ti ho.

Barra Hai il malan che Dio ti dia! perdonami, si toffendo: sio te dico che non vuoi pigliar si non a mala parte quel che ti dico.

Lucia Ah ah ah, sequita, chio voglio tacere sin a lultima conclusione. E tu che gli dicesti?

Barra Allor io, con una bocca piccolina, me gli feci udire in questo tenore: Dunque, cor mio, tu vuoi chio mora? e perch vuoi chio mora, perch ti amo? che farai, dunque, ad un che todia, o vita mia? eccoti il coltello: uccidemi con tua mano, ch certo certo morir contento.

Lucia Ah oh ah, e lei?

Barra Gaglioffo, disonesto, ricercatore cubiculario. Dir al padre mio spirituale, che tu mi hai fascinata. Ma tu, con tutte le tue paroli, non bastarai giamai di farmeti consentire; n, con tutte tue forze, giamai verrai a quelleffetto che ti pensi: e sil provassi, tel farei vedere certissimo. Credi tu, per esser maschio, di aver pi forza di me? Cagnazzo traditore, sio avesse un pugnale, adesso ti ucciderei, che non vi testimonio alcuno, n persona che ci vegga. Sio avesse avuta la testa pi grossa di quella di S. Sparagorio, o sio fusse stato il pi gran tamburro del mondo, la dovevo intendere: il tamburropure, quando toccato, suona...

Lucia Or, dunque, che suono facesti tu?

Barra Andiamo dentro, che tel far vedere.

Lucia Dite, dite pure, perch dentro non si vede.

Barra Andiamo, andiamo, che batteremo tanto il fucile, che allumaremo questa candela che sempre porto dentro le brache per le occorrenze.

Lucia Allumar la possa il fuoco di Santo Antonio!

Barra da temer pi di deluvio dacqua che di fuoco!

Lucia Lasciamo questi propositi. Ella che si monstrava tanto ritrosa e tanto gagliarda, che fece? come ve ha resistito?

Barra Oim, cha la poverina tutta la forza gli and a dietro via. Parsemi veder la mula dAlcionio, ch, sellavesse avuto al cul la briglia, arebbe fatto il giorno cento miglia. Il conto di costei mi par simile a quel dunaltra che spunzonava don Nicola: alla quale don Nicola disse: Si tu mi spontoneggi unaltra volta, tel far; ed ella: Ecco, ti spontoneggio unaltra volta, or che potrai far tu? che pensi di far adesso, don Nicola? chi uomo da nulla pi di te? Ecco, ti spontoneggio unaltra volta, or che mi farai tu? O caro don Nicola, non potrai muovere un sassolino, sio non voglio. Or dimmi, Lucia, che dovea far quel povero don Nicola che molti giorni fa non avea celebrato? Il buon omo di don Nicola dovenne a tale, che non so che vena se gli ruppe.

Lucia Ah ah, voi siete fino. Lasciatemi andar a rendere certa risposta a misser Bonifacio, ch son pur troppo dimorata a sentir le tue ciancie.

Barra Andate via, chio ancor ho da parlar con questo giovane che viene.

Scena 7

Pullula A dio, m[esser] Barra.

Barra Ben venuto, cor mio, onde venite, dovandate?

Pollula Vo cercando m[esser] Bonifacio, per donargli questa carta.

Barra Che cosa l, si pu vedere?

Pollula Non cosa chio possa tener ascosta a voi. E una epistola amatoria, la quale maestro Manfurio gli ha composta, che lui vuole inviare non so a chi sua inamorata.

Barra Ah ah ah, alla signora Vittoria! Veggiamo che cosa contiene.

Pollula Leggete voi, toh.

Barra Bonifacius Luccus D. Vittoria Blancae S.P.D. Quando il rutilante Febo scuote dalloriente il radiante capo, non s bello in questo superno emisfero appare, come alla mia concupiscibile il tuo exilarante volto, tra tutte laltre belle pulcherrima signora Vittoria;... Che ti ho detto io? non ho io divinato?

Pollula Leggete pur oltre.

Barra ... laonde maraviglia non fia, n sii anco veruno che, inarcando le ciglia, la rugosa fronte increspi, nemo scilicet miretur, nemini dubium sit... Che diavolo di modo di parlar a donne questo? lei non intende parlare per gramatico, ah ah...

Pollula Eh, di grazia, sequite.

Barra ... nemini dubium sit, si larcifero puerulo con quellarco medesmo, la di cui piaga ha sentito lo in varie forme cangiato gran monarca Giove, Divum pater atque hominum rex, hammi negli precordii penetrato con del suo quadrello la punta, il vostro gentilissimo nome indelebilmente con quella sculpendovi. Per, per le onde stigie, giuramento a i Celicoli inviolando... Vada in bordello questo becco pedante, con le sue cifre; e questo grosso modorro che potr donar ad intendere con questa lettera? Bonifacio vuol far del dotto; e lei non creder che sii cosa sua. Oltre che, mi par una dotta coglioneria quel che cqui si contiene. Toh, io ne ho letto pur troppo, non ne voglio veder pi. Si costui non ave altro battiporta, che questa pistola, non ce lattacca questa settimana.

Pollula Coss credo io: le donne voglion lettere rotonde.

Barra Ideste de gli carlini, e vogliono il ritratto de lo Re. Andiamo avanti, ch voglio dirti un poco a lungo; e questo negocio lo farai dopoi.

Pollula Andiamo.

Atto III

Scena 1

Bartolomeo Chi stato quel gran bestia da campana, che si tira a presso un armento coss grande? Mentre comunmente si va considerando dove consista la virt delle cose, fanno quella divisione: in verbis, in herbis et in lapidibus. Oh, che gli vada il mal di S. Lazaro, e tutto quello che non vorrei per me! Perch, prima che dichino queste tre cosaccie, non dicono i metalli? Li metalli, come oro ed argento, sono il fonte de ogni cosa: questi, questi apportano parole, erbe, pietre, lino, lana, sera, frutti, frumento, vino, oglio; ed ogni cosa sopra la terra desiderabile da questi si cava: questi dico talmente necessarii, che, senza essi, cosa nisciuna di quelle si accapa, o si possede. Per loro detto materia del sole, e largento la luna: perch, togli questi dui pianeti dal cielo, dove la generazione delle cose? dove il lume delluniverso? Togli questi dui de la terra, dove la participazione, possessione e fruizione di quelle? Per quanto arebbe meglio fatto, quel primo animale, di porre in bocca al volgo quellun solo soggetto di virt, che tutti quelli altri tre senza questuno; se per ci non stato introdutto o, a fin che non tutti intendano e possedano quel che io intendo e possedo. Erbe, parole e pietre son materia di virt a presso certi filosofi matti ed insensati, li quali, odiati da Dio, dalla natura e dalla fortuna, si vedono morir di fame, lagnarsi senza un poverello quattrino in borsa; per temprar il tossico dellinvidia chhanno verso pecuniosi biasmano loro, argento e possessori di quello. Poi quando mi accorgo, ecco che tutti questi vanno come cagnoli per le tavole de ricchi: veramente cani che non sanno con altro che col baiare acquistarsil pane. Dove? a tavole di ricchi, di que stolti, dico, che per quattro paroli a sproposito da quelli dette con certe ciglia irsute, occhi attoniti ed atto di maraviglia, si fanno cavar il pan di cascia o e danari dalle borse; e gli fanno conchiudere con verit che in verbis sunt virtutes. Ma starebon ben freschi, si dal canto mio aspectassero effetto de le lor ciancie; atteso che non so ripascere daltro che di quelle medesme, chi mi pasce di parole. Or facciano conto di erbe le bestie, di pietre gli matti e di paroli gli saltainbanco, chio per me non fo conto daltro che di quello per cui si fa conto dogni cosa. Il danaio contiene tutte laltre quattro: a chi manca il danaio, non solo mancano pietre, erbe e parole, ma laria, la terra, lacqua, il fuoco e la vita istessa. Questo d la vita temporale e la eterna ancora, sapendosene servire, con farne limosina; la quale pure si deve far con gran discrezione, e, non senza saper il conto tuo, devi privar la borsa dellanima sua: per dice il saggio: Si bene feceris, vide cui. Ma in questa teorica non vi guadagno. Ho inteso che ordine nel Regno che gli carlini di vintuno non vagliano pi di vinti tornesi; io voglio andar prima che si publichi leditto a cambiar i tre che mi trovo: interim, il mio garzone tornar da prendere il pulvis Christi.

Scena 2

Bonifacio Ol, m[esser] Bartolomeo, ascolta due paroli: dove in fretta? mi fuggi, ah?

Bartolomeo A dio, a dio, M[esser] poco pensiero: ho assai meglio da far, che di cianciar co gli vostri amori.

Bonifacio Ah ah, ah, andate, dunque, procuriate per quellaltra vostra..., che vi fa morire.

Lucia Che motteggiamenti son questi vostri? sa egli che siete inamorato?

Bonifacio Sa il mal an che Dio li dia! perch mi vede conversar con voi. Or, al fatto nostro: che cosa dice la mia dolcissima signora Vittoria?

Lucia La povera Signora, per necessit nella quale si trova, ave impegnato un diamante e quel suo bel smeraldo.

Bonifacio O diavolo, o che fortuna!

Lucia Credo che li sarebbe cosa gratissima, si gli le facessivo ricuperare. Non stanno per pi che per diece scudi.

Bonifacio Basta, basta: far, far.

Lucia Il presto il meglio.

Bonifacio Oh, oh, perdonami, Lucia, a rivederci: non posso darvi risoluzione alcuna, adesso. Ecco un mio amico col quale ho da negociar cose dimportanza. A dio, a dio.

Lucia A dio.

Scena 3

Ascanio Oh, ecco m[esser] Bonifacio mio padrone. Misser, siamo cqui con il Signor eccellentissimo e dottissimo, il signor Scaramur.

Bonifacio Ben venuti. Avete dato ordine alla cosa? tempo di far nulla?

Scarramur Come nulla? ecco cqui la imagine di cera vergine, fatta in suo nome; ecco cqui le cinque aguglie che gli devi piantar in cinque parti della persona. Questa particulare, pi grande che le altre, li punger la sinistra mammella: guarda di profondare troppo dentro, perch fareste morir la paziente.

Bonifacio Me ne guardar bene.

Scarramur Ecco, ve la dono in mano; non fate che da ora avanti la tenga altro che voi. Voi, Ascanio, siate secreto; non fate che altra persona sappia questi negocii.

Bonifacio Io non dubito di lui: tra noi passano negocii pi secreti di questo.

Scarramur Sta bene. Farete, dunque, far il fuoco ad Ascanio di legne di pigna o di oliva o di lauro, si non possete farlo di tutte tre materie insieme. Poi arrete dincenso alcunamente esorcizato o incantato, co la destra mano lo gettarete al fuoco; direte tre volte: Aurum thus; e coss verrete ad incensare e fumigare la presente imagine, la qual prendendo in mano direte tre volte: Sine quo nihil; oscitarete tre volte co gli occhii chiusi, e poi, a poco a poco, svoltando verso il caldo del fuoco la presente imagine, guarda che non si liquefaccia, perch morrebbe la paziente,...

Bonifacio Me ne guardar bene.

Scarramur ... la farrete tornare al medesimo lato tre volte, insieme insieme tre volte dicendo: Zalarath Zhalaphar nectere vincula: Caphure, Mirion, sarcha Vittoriae o, come sta notato in questa cartolina. Poi, mettendovi al contrario sito del fuoco verso loccidente, svoltando la imagine con la medesima forma, quale detta, dirrete pian piano: Felapthon disamis festino barocco daraphti. Celantes dabitis fapesmo frises omorum. Il che tutto avendo fatto e detto, lasciate chil fuoco si estingua da per lui; e locarrete la figura in luoco secreto, e che non sii sordido, ma onorevole ed odorifero.

Bonifacio Farr coss a punto.

Scarramur S, ma bisogna ricordarsi chho spesi cinque scudi alle cose che concorreno al far della imagine.

Bonifacio Oh, ecco, li sborso. Avete speso troppo.

Scarramur E bisogna ricordarvi di me.

Bonifacio Eccovi questo per ora; e poi far di vantaggio assai, si questa cosa verr a perfezione.

Scarramur Pazienza! Avertite, m[esser] Bonifacio, che, si voi non la spalmarete bene, la barca correr malamente.

Bonifacio Non intendo.

Scarramur Vuol dire che bisogna onger ben bene la mano: non sapete?

Bonifacio In nome del diavolo, io procedo per via dincanti, per non aver occasione di pagar troppo! Incanti e contanti.

Scarramur Non induggiate. Andate presto a far quel che vi ordinato, perch Venere circa lultimo grado di Pesci; fate che non scorra mezza ora, ch son trenta minuti di Ariete.

Bonifacio A dio, dunque. Andiamo, Ascanio. Cancaro a Venere, e...

Scarramur Presto, a la buonora, caldamente!

Scena 4

Scarramur Assai di aver cavati sette scudi da le mani di questa piattola. Sempre si deve da simil gente cavar il conto suo col pretesto della spesa che concorre nella confezione del secreto. Ecco che, per mia fatica, non marrebbe dato pi dun par di scudi, per adesso; a complir poi del resto, nel giorno di S. Maria delle Catenelle, la quale sar lottava del giorno del Giudizio.

Scena 5

Lucia Dove mal viaggio andato costui? mi castroneggia un castrone: aspettavo da lui una certa risoluzione.

Scarramur O a dio, Lucia, dove, dove?

Lucia Cerco m[esser] Bonifacio che ora ho lasciato con voi: credevo che mi aspettasse cqua.

Scarramur Che volete da lui?

Lucia Per dirvela come ad un amico, la signora Vittoria gli manda a chieder di danari.

Scarramur Ah ah, io so, io so. Adesso la scaldar e gli darr de lincenso: de danari ne ha dati a me, per non aver occasione di darne a lei.

Lucia Come diavolo pu esser questo?

Scarramur La signora Vittoria dimanda troppo, e lui, con mezza duzena di scudi, se la vuole attaccare a chiave ed a catene.

Lucia Ditemi, come passa la cosa?

Scarramur Andiamo insieme a trovar la signora Vittoria; e raggionaremo con lei ed ordinaremo qualche bella matassa, a fin che io rimanghi col credito con questo babuino, e facciamo qualche bella comedia.

Lucia Voi dite bene, massime che non bene di raggionar cqui. Veggo venir di gente.

Scarramur Ecco il Magister: leviamoci da cqua.

Scena 6

Manfurio Adesdum, paucis te volo, domine Scaramuree.

Scarramur Dictum puta: a rivederci unaltra volta, quando arr poche facende.

Manfurio O bel responso! Or, mio Pollula, ut eo redeat unde egressa est oratio, ti stupirrai, uhi!

Pollula Volete che le legga io?

Manfurio Minime, perch non facendo il punto secondo la raggione de periodi, e non proferendoli con quella energia che requireno, verrete a digradirli dalla sua maest e grandezza: per il che disse il prencipe di greci oratori, Demostene: la precipua parte delloratore essere la pronunciazione. Or, odi: arrige aures, Pamphile.

Uomo di rude e di crassa Minerva,

Mente offuscata, ignoranza proterva,

Di nulla lezion, di nulla fruge,

In cui Palladed ogni Musa lugge;

Lusco intellecto ed obcecato ingegno,

Bacellone di cinque, uomo di legno,

Tronco discorso, industria tenebrosa,

Volatile nocturna, a tutti exosa,

Perch non vaita ascondere,

O della terra madre inutil pondere?

Giudizio inepto, perturbato senso,

Tenebra obscura e lusca, Erebo denso

Asello auriculato, indocto al tutto,

In nullo ludo litterario instructo;

Di fave cocchiaron, gran maccarone

Cha loglio fusti posto a infusione;

Cogitato disperso, astimo losco,

Absorpto fium leteo, Averno fosco,

Tu di tenelli unguicoli e incunabili,

Linezia hai proracta insin al senio

Inmaturo pensier, fantasia perdita,

Intender vacillante, attenzion sperdita;

Illiterato ed indisciplinato,

In cecit educato,

Privo di proprio Marte, inerudito,

Di crassizie imbibito,

Senza veder, di nulla apprensione,

Bestia irrazional, grosso mandrone,

Dogni lum privo, dignoranza figlio,

Povero dargumento e di consiglio.

Vedeste simili decade, giamai? Altri fan di quattrini, altri di sextine, altri di octave; mio il numero perfecto, idest, videlicet, scilicet, nempe, utpote, ut puta, denario, authore Pythagora, atque Platone. Ma chi cotesto vel cotello properante ver noi?

Pollula Gio. Bernardo pittore.

Scena 7

Manfurio Bene veniat ille a cui non men convien nomenclatura della ribombante fama dalla tromba, che a Zeusi, Apelle, Fidia, Timagora e Polignoto.

Gioan Bernardo Di quanto avete proferito, non intendo altro che quel pignato chavete detto al fine. Credo che questo insieme col bocale vi fa parlar di varie lingue. Sio avesse cenato, ti risponderei.

Manfurio Il vino exilara ed il pane confirma.

Bacchus et alma Ceres, vestro si munere tellus

Chaoniam pingui glandem mutavit arista:

disse Publio Virgilio Marone, poeta mantuano, nel suo libro della Georgica primo, verso il principio, facendo, more poetico la invocazione: dove imita Exiodo, attico poeta e vate.

Gioan Bernardo Sapete, domine Magister...?

Manfurio Hoc est magis ter, tre volte maggiore:

Pauci, quos aequus amavit

Iuppiter, aut ardens evexit in aethera virtus.

Gioan Bernardo Quello che voglio dir questo: vorrei sapere da voi che vuol dir: pedante.

Manfurio Lubentissime voglio dirvelo, insegnarvelo, declararvelo, exporvelo, propalarvelo, palam farvelo, insinuarvelo et, particula coniunctiva in ultima dictione apposita, enuclearvelo; sicut, ut, velut, veluti, quemadmodum nucem ovidianam meis coram discipulis, quo melius nucleum eius edere possint, enucleavi. Pedante vuol dire quasi pede ante: utpote quia ave lo incesso prosequitivo, col quale fa andare avanti gli erudiendi puberi; vel per, strictiorem arctioremque aethymologiam: Pe, perfectos, Dan, dans, Te, thesauros. Or che dite de le ambedue?

Gioan Bernardo Son buone; ma a me non piace n luna n laltra, n mi par a proposito.

Manfurio Cotesto vi a dirlo lecito, alia meliore in medium prolata, idest quando arrete apportatane unaltra vie pi degna.

Gioan Bernardo Eccovela: Pe pecorone, Dan, da nulla, Te, testa dasino.

Manfurio Disse Catone seniore: Nil mentire, et nihil temere credideris.

Gioan Bernardo Hoc est, id est, chi dice il contrario, ne mente per la gola.

Manfurio Vade, vade:

Contra verbosos, verbis contendere noli.

Verbosos contra, noli contendere verbis.

Verbis verbosos noli contendere contra.

Gioan Bernardo Io dono al diavolo quanti pedanti sono!... Resta con cento mila di quelli angeli de la faccia cotta!

Manfurio Menateli pur, come socii vostri, vosco! Usiete voi, Pollula? Pollula, che dite? vedete che nefando, abominando, turbulento e portentoso seculo?

[Questo] secol noioso in cui mi trovo,

Voto [] dogni valor, pien dogni orgoglio

Ma properiamo verso il domicilio, poscia che voglio oltre exercitarvi in que adverbii locali, motu de loco, ad locum et per locum: Ad, apud, ante, adversum vel adversus, cis, citra, contra, erga, infra, in retro, ante, coram, a tergo, intus et extra.

Pollula Io le so tutti, e li tegno ne la mente.

Manfurio Questa lectione bisogna saepius reiterarla et in memoriam revocarla: lectio repetita placebit.

Gutta cavat lapidem non [bis], sed saepe cadendo:

Sic homo fit sapiens bis non, sed saepe legendo.

Pollula Vostra Excellenzia vada avanti, chio vi seguirr a presso.

Manfurio Coss si fa in foro et in platea: quando siamo, in privatis aedibus, queste urbanit, observanze e cerimonie non bisognano.

Scena 8

Marca O vedi il mastro Manfurio che sen va?

Barra Lascialo col diavolo! Seguita il proposito incominciato: fermamoci cqua.

Marca Or dunque, ier sera, allosteria del Cerriglio, dopo che ebbemo benissimo mangiato, sin tanto che non avendo lo tavernaio del bisogno, lo mandaimo a procacciare altrove per fusticelli, cocozzate, cotugnate ed altre bagattelle da passar il tempo. Dopo che non sapevamo che pi dimandare, un di nostri compagni finse non so che debilit; e loste essendo corso con laceto, io dissi: Non ti vergogni, uomo da poco! camina, prendi dellacqua namfa, di fiori di cetrangoli, e porta della malvasia di Candia. Allora il tavernaio non so che si rinegasse egli, e poi comincia a cridare, dicendo: In nome del diavolo, sete voi marchesi o duchi? sete voi persone di aver speso quel che avete speso? Non so come la farremo al far del conto. Questo che dimandate, non cosa da osteria. Furfante, ladro, mariolo, dissi io, pensi ad aver a far con pari tuoi? tu sei un becco cornuto, svergognato. Hai mentito per cento canne: disse lui. Allora, tutti insieme, per nostro onore, ci alzaimo di tavola, ed acciaffaimo, ciascuno, un spedo di que pi grandi, lunghi da diece palmi...

Barra Buon principio, messere.

Marca ... li quali ancor aveano la provisione infilzata; ed il tavernaio corre a prendere un partesanone; e dui di suoi servitori due spadi rugginenti. Noi, bench fussimo sei con sei spedi pi grandi che non era la partesana, presimo delle caldaia, per servirne per scudi e rotelle...

Barra Saviamente.

Marca ... Alcuni si puosero certi lavezzi di bronzo in testa per elmetto over celata...

Barra Questa fu certo qualche costellazione che puose in esaltazione i lavezzi, padelle e le caldaie

Marca ... E coss bene armati, reculando, ne andavamo defendendo e retirandoci per le scale in gi, verso la porta, bench facessimo finta di farci avanti...

Barra Bel combattere! un passo avanti e dui a dietro, un passo avanti e dui a dietro: disse il signor Cesare da Siena.

Marca ... Il tavernaio, quando ci vedde molto pi forti, e timidi pi del dovero, in loco di gloriarsi, come quel che si portava valentemente, entr in non so che suspizione:...

Barra Ci sarebbe entrato Scazzolla.

Marca ... per il che, buttata la partesana in terra, comand a sua servitori che si retirassero, ch non volea di noi vendetta alcuna...

Barra Buonanima da canonizzare.

Marca E voltato a noi disse: Signori gentilomini, perdonatime, io non voglio offendervi da dovero! di grazia, pagatemi ed andiate con Dio!

Barra Allor sarrebbe stata bene qualche penitenza con lassoluzione.

Marca Tu ci voi uccidere, traditore: dissi io; e con questo puosemo i piedi fuor de la porta. Allora loste desperato, accorgendosi che non accettavamo la sua cortesia e devozione, riprese il partesanone, chiamando aggiuto di servi, figli e moglie. Bel sentire! loste cridava: Pagatemi, pagatemi; gli altri stridevano: A marioli, a marioli; ah, ladri traditori! Con tutto ci, nisciun fu tanto pazzo che ne corresse a dietro, perch loscurit della notte fauriva pi noi che altro. Noi, dunque, temendo il sdegno ostile, idest de loste, fuggivimo o ad una stanza apresso li Carmini, dove, per conto fatto, abbiamo ancor da farne le spese per tre giorni.

Barra Far burla ad osti far sacrificio a Nostro Signore; rubbare un tavernaio far una limosina; in batterlo bene consiste il merito di cavar unanima di purgatorio! Dimmi, avete saputo poi quel che seguit nellostaria?

Marca Concorsero molti, de quali altri pigliandosi spasso altri attristandosi, altri piangendo altri ridendo, questi consigliando quelli sperando, altri facendo un viso altri un altro, altri questo linguaggio ed altri quello: eri veder insieme comedia e tragedia, e chi sonava a gloria e chi a mortoro. Di sorte che, chi volesse vedere come sta fatto il mondo, derebbe desiderare desservi stato presente.

Barra Veramente la fu buona. Ma io che non so tanto di rettorica, solo soletto, senza compagnia, laltrieri, venendo da Nola per Pumigliano, dopoi chebbi mangiato, non avendo tropo buona fantasia di pagare, dissi al tavernaio: Messer osto, vorrei giocare. A qual gioco, disse lui, volemo giocare? cqua ho de tarocchi. Risposi: A questo maldetto gioco non posso vencere, perch ho una pessima memoria. Disse lui: Ho di carte ordinarie. Risposi: Saranno forse segnate, che voi le conoscerete. Avetele che non siino state ancor adoperate? Lui rispose de non. Dunque, pensiamo ad altro gioco. Ho le tavole sai? Di queste non so nulla. Ho de scacchi, sai? Questo gioco mi farebbe rinegar Cristo. Allora, gli venne il senapo in testa: A qual, dunque, diavolo di gioco vorrai giocar tu? proponi. Dico io: A stracquare a palle maglio l. Disse egli: Come, a palle maglio? vedi tu cqua tali ordegni? vedi luoco da posservi giocare? Dissi: A la mirella? Questo gioco da fachini, bifolchi e guardaporci. A cinque dadi?. Che diavolo di cinque dadi? mai udivi di tal gioco. Si vuoi, giocamo a tre dadi. Io gli dissi, che a tre dadi non posso aver sorte. Al nome di cinquantamila diavoli, disse lui, si vuoi giocare, proponi un gioco che possiamo farlo e voi ed io. Gli dissi: Giocamo a spaccastrommola. Va, disse lui, ch tu mi dai la baia: questo gioco da putti, non ti vergogni? Or su, dunque, dissi, giocamo a correre. Or, questi falsa: disse lui. Ed io soggionsi: Al sangue dellIntemerata, che giocarai! Vuoi far bene, disse, pagami; e si non vuoi andar con Dio, va col prior de diavoli! Io dissi: Al sangue delle scrofole, che giocarai! E che non gioco? diceva. E che giochi? dicevo. E che mai mai vi giocai? E che vi giocarrai adesso? E che non voglio? E che vorrai? In conclusione, comincio io a pagarlo co le calcagne, ideste a correre; ed ecco, quel porco che poco fa diceva che non volea giocare, e giur che non volea giocare, e giur che non volea giocare, e gioc lui, e giocorno dui altri suoi guattari: di sorte che, per un pezzo correndomi a presso, mi arrivorno e giunsero..., co le voci. Poi, ti giuro, per la tremenda piaga di S. Rocco, che n io lho pi uditi, n essi mi hanno pi visto.

Marca Veggio venir Sanguino e m[esser] Scaramur.

Scena 9

Sanguino A punto voi io andavo cercando. Siamo per fare di bei tratti questa sera, e non saranno senza qualche nostro profitto, o spasso almeno. Io mi voglio vestire da capitan Palma: voi, insieme con Corcovizzo, mostrarete di esser birri; staremo alla posta, cqui vicino, ch spero che questa sera attraparemo m[esser] Bonifacio, alluscita o entrata che far dalla stanza della s[ignora] Vittoria, e faremo piacere alla Signora ed utile a noi.

Barra E ci prenderemo mille spassi.

Marca S, alla f, e pu essere che ci possano occorrere altre belle occasioni.

Barra Facende non ci mancaranno.

Scarramur Quanto al fatto di m[esser] Bonifacio, sarr io che verr, come a caso, ad accomodarlo, con far che vi doni qualche cortesia, a fin che lo lasciate, e non menarlo in Vicaria, priggione.

Sanguino Questo pensiero non de peggiori del mondo. Venete, dunque, quanto prima, perch daremo una volta; e vi aspettaremo in casa della s[ignora] Vittoria.

Barra Andate in buonora.

Scena 10

Barra Al sangue de mi..., che non poca comodit di venir a qualche dissegno il mostrar di essere birri di notte: saremo tre o quattro, portaremo la insegna della birraria, ideste le verghette in mano, e, quando vedremo la nostra, farremo.

Marca Ah, per S. Quintino! ecco a punto Corcovizzo che viene.

Barra Ma chi quel che va con lui?

Marca Mi par mastro Manfurio.

Barra Egli desso. Presto, discostiamoci un po da cqui, ch Corcovizzo ne fa segno: credo che stia in procinto di fargli qualche burla.

Marca Andiamo qui dietro, ch non siam veduti.

Scena 11

Corcovizzo Voi lo sapete ben che egli inamorato?

Manfurio O benissimo! Il suo amor passa per le mie mani: gli ho composta una epistola amatoria, della quale come sua si debba servire, per essere dalla sua amasia admirato e pi istimato.

Corcovizzo Or egli, ieri, come fusse un giovane di venticinque anni, and a proponete a mastro Luca che per oggi gli avesse fatto un par di stivaletti di marrocchino di Spagna, buoni a passeggiar per la citt: il che avendo udito il mariolo, stato oggi a la mira, quando m[esser] Bonifacio veneva a calzarsi. Or, veggendolo spuntar da Nilo verso la bottega, pian piano se gli accost senza mantello, sin che con esso lui si fece dentro la bottega. Il quale, per essere venuto gionto a m[esser] Bonifacio, fu stimato servitor suo dal mastro; e perch era senza mantello, mezzo sbracciato, fu stimato da m[esser] Bonifacio lavorante di bottega. Per il che, avendosi da calzar, quel povero messere senza dubbito alcuno si lasci prendere la cappa, fasciata di veluto ed inbottonata doro, da colui. Il quale, avendosela posta su le due braccia, o come buon valetto di camera, o comun de lavoranti a cui appartenga la strena, mentre mastro Luca era occupato ad assestare lopra sua, e m[esser] Bonifacio curvo su le gambe a farsi ben servire, costui con una bella continenza, or guardando i travi della bottega, or chi passava chi andava chi veneva, or dava una volta e giravasi, sin tanto che, vedendo la sua, puose un pi fuor de la porta. In conclusione: Cappa cuius generis? ablativi.

Manfurio Ah ah ah, dativus a dando, ablativus ab auferendo: si voi avessivo studiato e non fussivo idiota, arestivo un bellingenio: credo che avevate Minerva in ascendente.

Corcovizzo Per tornare al proposito, accomodato che fu m[esser] Bonifacio, et avendoli menato la scopetta per il dorso mastro Luca, scuotendosi le mani, dimanda la cappa. Risponde mastro Luca: Il vostro servitor la tiene... Ol, dove sei tu?... S fatto fuori per badare... Non ho bisogno di cotesti onori e castella: disse m[esser] Bonifacio; dite pur che vostro lavorante. Per Santa Maria del Carmelo, che mai lo viddi! disse mastro Luca. E che coss, e che col: considerate che bel vedere stato di m[esser] Bonifacio, co i stivaletti nuovi, che sha fatto rubbar la bella cappa. Or mai, non si pu pi vivere per tanti poltroni, marioli, tagliaborse.

Manfurio Gran miseria ed infelice condizione sotto questo campano clima, il cui celeste periodo subest Mercurio, il qual detto nume e dio de furi. Per, amico mio, sta in cervello per la borsa.

Corcovizzo Io, per me, porto i danari cqui, sotto lascella, vedete.

Manfurio Ed io la mia giornea non la porto a la schena n al fianco, ma sopra linguine o ver sotto il pectine, poscia coss si fa in terra di ladri.

Corcovizzo Domino Magister, ben veggio che siete sapientissimo, e non senza gran profitto avete studiato.

Manfurio Hoc non latet il mio Mecenate di cui li pueruli ego erudio, idest extra ruditatem facio, vel e ruditate eruo! Mha egli imposto chio vadi a decernere del preggio della materia e della structura de gli indumenti di quelli, e liberar la elargienda pecunia: la quale, come buono economico, Oeconomia est domestica gubernatio, in questa coriacea e vellutacela giornea riserbo.

Corcovizzo O lodato sia Dio, signor eccellente Maestro! hoimparato da voi belli consegli e modi di vivere. Fatemi,di grazia, un altro favore dagiutarmi, chio non abbia pensiero di andar a cambiar sei doppioni sino a Banchi: si voi avete scudi o altra moneta, io ve li lasciar. Io sparmiar la fatica del camino, e voi guadagnarete sei grani

Manfurio Io non il fo lucri causa, iuxta illud: Nihil inde sperando, sed, ma, ex humanitate, et officio, mitto quod eziamdio ego minus oneratus abibo. Ecco, li numero: tre, dui son cinque; sette e quattro fanno undeci, cinque e quattro son nove, fan vinti carlini; tre, tre, sei, e dui, son otto cianfroni, fan sei ducati; cinque aurei di Francia. Ne bisogna suttrarre alquanto.

Scena 12

Manfurio Ol, ol, cqua cqua, aggiuto, agiuto! Tenetelo, tenetelo! Al involatore, al surreptore, al fure, amputator di marsupii ed incisor di crumene! Tenetelo, ch ne porta via gli miei aurei solari con gli argentei!

Barra Che cosa, che cosa vha egli fatto?

Manfurio Perch lo avete lasciato andare?

Barra Diceva il poverello: Mi vuol battere il mio padrone, a me, povero innocente! Per, abbiam lasciato, acci che vi facciate passar la colera prima, perch poi lo potrete castigar a bellagio, in casa.

Marca Signor s, bisogna perdonar qualche volta a servitori e non usar sempre de rigore.

Manfurio Oh, che non punto mio servo n familiare, ma un ladro che mi ha rubbati diece scudi di mano!

Barra Pu far lIntemerata! E voi perch non cridavate: Il mariolo, al mariolo? ch non so che diavolo de linguaggio avete usato.

Manfurio Questo vocabulo che voi dite, non latino n etrusco; e per non lo proferiscono di miei pari.

Barra Perch non cridavate: Al ladro?

Manfurio Latro sassinator di strada, in qua, vel ad quam latet. Fur qui furtim et subdole, come costui mi ha fatto: qui et subreptor dicitur a subtus rapiendo, vel quasi rependo, perch, sotto specimine di uomo da bene, mi ha decepto. O i miei scudi.

Barra Or, vedete che avanzate co le vostre lettere, a non voler parlar per volgare. Ma, col vostro latrino e trusco, credevamo che parlassivo con esso lui pi che con noi.

Manfurio O fure, degna pastura davoltori!

Marca Dite, perch non correvate appresso lui?

Manfurio Volete voi chun grave moderator di ludo literario, e togato, avesse per publica platea accelerato il gresso? a miei pari convien quel adagio, si proprie adagium licet dicere: Festina lente; item et illud: Gradatim, paulatim, pedetentim.

Barra Avete raggione, signor Dottore, daver sempre risguardo al vostro onore, ed alla maest del vostro andare.

Manfurio O fure le cui ossa vorrei vedere sovra una ruota attrite! Oim, forse che non me gli ha tutti involati? Or che dir il mio Mecena? Io gli risponder, con lautorit del prencipe di Peripatetici, Aristotele, secundo Physicorum, vel Periacroaseos: Casus est eorum quae eveniunt in minori parte, et praeter intentionem.

Barra Io credo che si contenter.

Manfurio O ingiusti moderatori di giustizia, si voi facessivo il vostro debito, non sarebbe tanta copia di malfattori! Forse che non lha tutti presi? Oh, sceleratissimo!

Scena 13

Sanguino Ol, uomini da bene, perch fuggito colui? che ha egli fatto, quel ribaldo?

Barra Siate ben venuto, Messer mio. Noi siamo ne la maggior angoscia del mondo: abbiamo avuto quel ladro, o non so come vuol che si chiama il signor Magister, intra le mani; e, perch non sappiamo di lettera, scappato al diavolo.

Sanguino Non so che raggioni son queste vostre. Io ve dimando: Perch fuggito?

Manfurio Mi ha involati diece scudi.

Sanguino Come diavolo han volato diece scudi?

Marca Ben si vede che mai andaste a scola.

Sanguino Subito chio ebbi imparata la B. A. BA, mio padre me die per ragazzo al capitan Mancino.

Manfurio Veniamus ad rem: mi ha egli rubbati diece scudi.

Sanguino Rubbato? rubbato? a voi, Domine? a voi, domine Magister? basovi le mani, non mi conoscete?

Manfurio Io vi ho [visto] alcune ore fa, quando eravate con il mio discepolo Pollula.

Sanguino Io son quello, signor domino Magister. Sappiate chio vi son servitor, ed ho gran voglia di farvi piacere; e per ora sappiate che vostri scudi son recuperati.

Manfurio Dii velint, faxint ista Superi, o utinam!

Barra Oh, si farete tanto bene a questo gentil omo, mai facestivo meglior e pi degna opra; ed egli non vi sar ingrato ed io, da parte mia, vi donar un scudo.

Sanguino Son ricuperati, dico.

Manfurio Lavete voi?

Sanguino Non, ma coss come lavesse nelle mani il signor Magister.

Barra Conoscete voi colui?

Sanguino Conosco.

Barra Sapete dove dimora?

Sanguino So.

Manfurio O Superi, o Coelicoli, Diique, Deaeque omnes!

Marca Noi siamo a cavallo.

Barra Bisogna soccorrere al negocio di questo monsignore, per amor ed obligo chabbiamo alle lettere ed a letterari.

Manfurio Me vobis commendo: mi raccomando alle vostre cortisie.

Marca Non dubitate, Signore.

Sanguino Andiamo tutti insieme, perch lo trovaremo. Io so certissimo il loco dove va ad annidarsi costui: di averlo in mano non dubbio alcuno. Non potr negar il furto, perch, bench lui non mi abbia visto, io ho veduto lui fuggire.

Marca E noi labbiamo veduto fuggire dalle mani del signor Maestro.

Manfurio Vos fidelissimi testes.

Sanguino Non bisogna rompersi la testa: o ne dar gli scudi o lo daremo in mano della giustizia.

Manfurio Ita, ita, nil melius, voi dite benissimo.

Sanguino Signor Magister, bisogna che voi siate presente.

Manfurio Optime. Urget praesentia Turni.

Sanguino Per, andando noi tutti quattro insieme, al batter che faremo de la porta, potr essere che quella puttana, con la quale egli dimora, consapevole del negocio, o perch lui per qualche rima ne vegga, non venghino a concederne lentrata, o che quelluomo fugga o si asconda ad altra parte; ma, non essendo voi conosciuto, son certo che lo tirar a raggionar meco per ogni modo, sotto certe specie di cose che passano. Per sar bene, anzi necessario, che cangiate vestimenta, mostrandovi di robba corta. Voi altro, messer, quale vostro nome, si ve piace dirlo?

Barra Coppino, al servizio vostro.

Sanguino Voi, messer Coppino, farete questo piacere a me ed al signor Magister, il quale vi potr far di favori assai.

Manfurio Me tibi offero.

Sanguino Imprestategli lo vostro mantello, e voi vicoprirete di sua toga, ch, per esser voi pi corto di persona, parrete un altro. E per meglio compartire, date, signor Magister, il cappello a questo altro compagno, e voi prendete la sua baretta; ed andiamo.

Manfurio Nisi urgente necessitate, nefas esset habitum proprium dimittere; tamen, nihilominus, nulla di meno, quia ita videtur, ad imitazion di Patroclo che co le vesti cangiate si finse Achille, e di Corebo che apparve in abito di Androgeo, e del gran Giove, poetarum testimonio per suoi dissegni in tante forme cangiato, deponendo talvolta la pi sublime forma, non mi dedignarr, e deporr la mia toga literaria, optimo mihi proposito fine, di animadvertere contra questo criminoso abominando.

Barra Ma ricordatevi, signor Mastro, di riconoscere la cortesia di questi galantomini, ch per me non ve dimando nulla.

Manfurio A voi in communi destino la terza parte de gli ricovrati scudi.

Sanguino Gran merc alla vostra liberalit.

Barra Or su, andiamo, andiamo.

Manfurio Eamus dextro Hercule.

Sanguino e Marca Andiamo.

Atto IV

Scena 1

Vittoria Aspettare e non venire cosa da morire. Si se far troppo tardi, non si potr far nulla per questa volta; e non so si se potr di bel nuovo offrirsi tale occasione, come si presenta questa sera, di far che questa pecoraccia raccoglia i frutti degni del suo amore. Quando mi credevo di guadagnar una dote co lamor di costui, sento dir che cerca daffatturarmi, con lavermisi formata in cera. E potrebbe giamai lunita forza, fatta del profondo inferno, gionta alla efficacia che si trova ne spirti de laria e lacqui, far chio possa amar un che non soggetto amoroso? Si fusse il dio damore istesso, bello quanto si voglia, si sar egli povero o ver, ch tutto viene ad uno, avaro, ecco lui morto di freddo; e tutto il mondo agghiacciato per lui. Certo, quel dir povero, over avaro, un miserabile e svergognatissimo epiteto, che fa parer brutti i belli, ignobili i nobili, ignoranti i savii, ed impotenti i forti. Tra noi che si pu dir pi che reggi, monarchi ed imperadori? questi pure, si non arran de quibus, si non farran correre gli de quibus saran come statue vecchie daltari sparati, a quali non chi faccia riverenza. Non possiamo non far differenza tra il culto divino e quello di mortali. Adoriamo le sculture e le imagini, ed onoriamo il nome divino scritto, drizzando lintenzione a quel che vive. Adoramo ed onoramo questi altri dei che pisciano e cacano, drizzando la intenzione e supplice devozione alle lor imagini e sculture, perch, mediante queste, premiino i virtuosi, inalzino i degni, difendano gli oppressi, dilatino i lor confini, conservino i suoi, e si faccino temere dallaversarie forze: il re, dunque, ed imperator di carne ed ossa, si non corre sculpito, non val nulla. Or, che dunque sar di Bonifacio, che, come non si trovassero uomini al mondo, pensa dessere amato per gli belli occhii suoi? Vedete quanto pu la pazzia! Questa sera intender che possan far contanti; questa sera spero che vedr leffetto della sua incantazione. Ma questa faccia di strega, che fa tanto che non viene? Oh, la veggo in fine!

Scena 2

Lucia Voi siete cqua, Signora?

Vittoria Non possevo resister dentro col tanto aspectarti. Vedi che passar la comodit che questa sera abbiamo per questi uomini? Avete parlato a la moglie di Bonifacio?

Lucia Io gli ho tutta la verit narrata, ed oltre di gran punti davantaggio di sorte che ella tutta sinfiamma ed arde di convencere suo marito, in questo fatto. Anzi, lei ha pensato unaltra cosa che molto mi piace, ci che glimprontiate vostra gonnella e manto, per due serviggi: ed a fin che non sii conosciuta al venir ed allentrar ed uscir di casa vostra, ed anco perch, negli abbracciari che gli faremo far al buio, venghi a conoscerla per signora Vittoria in tutte laltre parte, fuor chil volto, il qual per il camino portar amantato, secondo la vostra consuetudine, e poi dentro la camera per un pezzo gli faremo aspettar il lume, tanto che possan far per una volta.

Vittoria S, ma bisognar pure che lei lo risaluti e gli risponda qualche parola; e sar difficile che non la venghi a conoscere nella voce.

Lucia Oh, provedere a questo la pi facil cosa del mondo! Io gli dir che parli piano e sotto voce, perch, gionte a muro a muro, son de vicine che odono tutto quel che si dice ll dentro.

Vittoria Voi dite assai bene: lei far finta de temer dessere udita da gli altri di casa e da vicini. Chi che viene?

Lucia M[esser] Bartolomeo.

Scena 3

Vittoria Dove va m[esser] Bartolomeo?

Bartolomeo Vo al diavolo!

Lucia Pi presto trovarai costui che langelo Gabriello.

Bartolomeo Madonna portanovelle, accordaliuto, per ch gli angeli non sono coss affabili come diavoli, lo mondo vien provisto di te e di tue pari per scusar quelli.

Vittoria Forse, che ci va troppo per farti montar il senapo? Il molto frequentar e prossimarti al fuoco tha disseccato, tanto che facilmente la rabbia ti predomina, dai dentro a lingiurie senzesser provocato.

Bartolomeo Non dico a voi, s[ignora] Vittoria, ch vi porto ogni rispetto ed onore.

Vittoria Come non dite a me? Vi par che questa ingiuria che dite a lei, non resulti criminalmente in mia persona? Andiamone, Lucia.

Bartolomeo Non coss in furia, Signora. Io burlo con Lucia che pi mi tenta, si pi mi vede fastidito.

Lucia S, s, messer s, in tutto Napoli non peggio lingua che la tua, che ti sii mozza, lingua da risse e da discordia!

Bartolomeo Al contrario di cotesta tua, di concordia, pace ed unione.

Scena 4

Bartolomeo Cancaro se mangi quante ruffiane e puttane sono al mondo! Starebbono fresche le potte, saspettassero la nostra rendita, idest lentrata: per me tanto, sicuramente laragne vi potran far la tela. Di metalli dicono che il pi grave loro: e tuttavia nulla cosa fa andar luomo pi sciolto, leggiero e isnello che questo. Non ogni peso ed ogni cosa che ne saggionge, ne aggrava; ma se ne trova una tale, che tanto lieve che, quanto pi grande, fa pi ispedito e destro. Luomo, senza largento ed oro, come ucello senza piume, ch chi lo vuol prendere, sel prende, chi sel vuol mangiar, sel mangia: il qual per, sha quelle, vola, e se nha tante pi, tanto pi vola, e pi sappiglia ad alto. Messer Bonifacio, quando sarr scrollata la borsa e la schena, si sentir pi grave, al dispetto di tutti suoi nemici. Ma ecco, a tempo, quel bel paranimfo inamorato. Non porta pi la bella cappa: bendette siino le mani a quel mariolo! Adesso corre allodore.

Scena 5

Bartolomeo Affrettati, affretta un po pi, m[esser] Bonifacio. Poco fa ho veduto passar il tuo core, la tua anima per cqua. Ti giuro che, adesso veggendola, mi son ricordato di tuoi amori; e perci, considerandola un poco pi attentamente, mi ha parsa coss bella, che mi s tanto gonfiata la vena maestra, che non posso pi dimorar dentro le brache.

Bonifacio Basta: mi doni la baia m[esser] Bartolomeo. Io sono inamorato, io sono incatenato. Voi fate per li nominativi ed io per li aggettivi, voi co la vostra alchimia ed io co la mia, voi al vostro fuoco ed io al mio.

Bartolomeo Io al fuoco di Vulcano e voi a quel di Cupido.

Bonifacio Vedremo chi di noi far meglior riuscita.

Bartolomeo Vulcano un uomo raggionevole, discreto e da bene; questaltro un putto senza raggion, bardascio sfondato, il quale a chi non fa disonore, fa danno, ed a chi non fa luno, fa luno e laltro.

Bonifacio Beato voi, sarete coss buona riuscita, come avete buon conseglio!

Bartolomeo Sfortunato voi, si la madre di pazzi non vi aggiuta!

Bonifacio Volete dir la sorte. Ve dirr, m[esser] Bartolomeo, alle buone riuscite ognun sa trovar quella raggione che giamai vi fu: ancor chio maneggi miei affari con furia di porco salvatico, e mi succedon bene, ognun dir: Costui ha bel discorso, ha saputo prender il capo del negocio coss e coss, ed ha ben fatto. Per il contrario, dopo chio arr compassato i miei negocii con quante filosofie giamai abbiano avuto que barbiferi mascalzon di Grecia e de lEgitto, si, per disgrazia, la cosa nonaccade a proposito, ognun mi chiamar balordo. Si la cosa passa bene: Chi lha fatto, chi lha fatto? Il gran consiglio pariggino. Si la va male: Chi lha fatto, chi lha fatto? La furia francesa. Oltre: Perch questo, perch? Per conseglio di Spagna. Perch, perch? Per lalta e lunga spagnola. Chi ha guadagnato e mantiene tanti bei paesi ne lIstria, Dalmazia, Grecia, ne lAdriatico mare e Gallia Cisalpina? chi orna Italia, lEuropa ed il mondo tutto di una tanta Republica a nisciun tempo ed a nisciun modo serva? Il maturo conseglio vineziano. Chi ha perso Cipri, chi lha perso? La coglioneria di que Magnifici, la avarizia di que m[esser] Pantaloni. Allora dunque si fa conto del giudizio ed lodato, quando la sorte ed il successo buono.

Bartolomeo Tanto che volete dir a nostro proposito: Ventura dio, niente senno basta. Veggio venir Lucia: io ve la lascio. Ho inviato alla botteca di Consalvo il mio garzone per certa polvere; e non vede ora di venire: bisogna chio vi vadi.

Bonifacio Andate, chio ho da raggionar con costei per altri affari che per quei che voi credete.

Scena 6

Bonifacio (Costei per la prima mi chieder de danari: son certo che sar questo il proemio; e la mia risoluzione sar: cazzo in potta, e danari in mano; cha la fine non voglio che femine sappiano pi di me). Ben venga Lucia. Che mi porti di nuovo?

Lucia Oh, misser Bonifacio dolce, io non ho tempo di salutarti, perch vi bisogna parlar di soccorrer presto al fatto di questa signora infelicissima.

Bonifacio Fate buone premisse, se volete buona conclusione. Il mal de la borsa...

Lucia La si muore...

Bonifacio Quando sar morta, la faremo sepelire: disse un Santo Padre.

Lucia Io dico che la nostra signora Vittoria si muore per voi, crudele. Questa la vita che possete donargli, e che gli promettete? voi menate passatempi, e quella povera gentil donna si risolve tutta in suspiri e lacrime, che, si voi la vedrete, non la conoscerete pi, non vi parr forse bella come vi solea parere. Non so si in voi potr tanto lamore quanto la compassion di lei.

Bonifacio Che? ha bisogno di danari?

Lucia Che vol dir danari? che vuol dir danari? vadano in malora quanti ne sono al mondo! Si voi ne volete da lei, la ve ne darr.

Bonifacio Or questo non..., ah ah ah, questo non creder io, ah ah ah ah.

Lucia Dunque, non lo credete, crudelaccio, senza piet? Uh, uh, uh, uh.

Bonifacio Voi piangete?

Lucia Piango la ciudelt vostra, e la infelicit di quella signora: uh uh, misera me, meschina me, che malora tha presa, adesso? Mai viddi n udivi amor poster tanto in petto di femina. Sin al giorno doggi la vi amava certo, uh uh uh, da alcune ore in cqua, non so che fantasia labbia presa, che non ha altro in bocca che: M[esser] Bonifacio mio, cor mio, viscere dellanima mia, mio fuoco, mio amore, mia fiamma, mio ardore! Vi giuro che, son quindici anni chio la conosco, tanto piccolina, sempre lho veduta dun medesmo volto, nellamor freddissima; adesso, si voi verrete, la trovarrete poggiata sopra il letto, col viso in gi sopra un coscino che tiene abbracciato con ambe le braccia, e dire, che me ne vien rossore e piet: Ahi, messer Bonifacio mio, chi me ti toglie? Ahi, mia cruda fortuna, quando mha egli voluta, me gli hai negata; son certa, adesso che io lo bramo e per lui mi consumo, che me lo negarai. Ahi, cuor mio impiagato!

Bonifacio possibile? pu esser che lei dica questo? possono essere tante cose?

Lucia Voi, voi, Bonifacio, mi farete far cosa, che giamai feci in vita mia: voi mi farete rinegare... Uh uh uh uh uh, povera signora Vittoria mia, che pessima sorte tua! in mano di chi sei incappata, uh uh uh! Ora, ora, adesso maccorgo che voi mai la amastivo; e che in tutto Napoli non uomo pi finto di te... Uh uh uh uh uh, oim, desolata me! che rimedio potr porgerti, poverina?

Bonifacio Uh uh, ti credo, ti credo, Lucia mia, non pi piangere! Non chio non credesse quel che voi dite, ma mi maravigliavo. Che influenza nova del cielo pu esser questa che mi voglia faurir tanto, che quella mia signora la qual, merc del mio intenso amore, sempre me si ha mostrata non manco cruda che bella, quel petto di diamante sii cangiato?

Lucia Cangiata? cangiata? Sio non lavesse reprimuta, volea venire a ritrovarvi in casa vostra. Io li dissi: Folla che voi siete, voi gli farete dispiacere. Che dir sua moglie? che dir tutto il mondo che vi vedr? Ognundir: Che novit questa? impazzata costei? Non sapete voi chegli vi ama? Avete voi persa la memoria de suoi trattamenti insin al giorno doggi? Siete ben cieca e forsennata, se non credete chegli si stimar beatissimo, quando me si udir dire che voi desiderate chegli venga a voi...

Bonifacio E chi ne dubita? avete detto levangelio.

Lucia ... Allora, quellafflittalma, come dismenticata di tanti segni damore che voi gli avete mostrati, ed io gli ho donati ad intendere, disse: possibile, o cielo, cielo a me sola crudele, che possa lui venir a me, quel bene, che non fai che mi sia lecito di cercarlo?

Bonifacio Uh, uh, uh, dubita, dunque, la vita mia dellamor mio?

Lucia Voi sapete che, dove troppo cresce il desio, suole altre tanto indebolirsi la speranza; e, forse, ancora la gran novit e mutazione che vede in se medesma, gli fa per il simile suspettar mutazion dal canto vostro. Chi vede un miracolo, facilmente ne crede un altro.

Bonifacio Pi presto persequitaranno i lepri le balene, i diavoli se farannil segno della santa Croce, sarr pi presto un Bresciano uomo cortese, pi presto Satanasso dirr un Pater ed Ave Maria per le anime che sono in purgatorio, che io esser possa giamai senza lamor della mia tanto amata e desiderata signora. Or dunque, senza pi parole, dove andiate coss cargata voi?

Lucia Ad una vicina per restituirgli questi drappi co i quali, facendo io una via e dui serviggi, venevo per ritrovarvi in vostra casa; ma la buona fortuna me vi ha fatto rincontrar qua. Che risoluzione vogliam prendere? Bisogna, spedito charr questa facendola, ritornar presto, subito subito, a solaggiar quella meschina, dicendogli che vi ho visto e parlato, e che sarrete tosto a lei.

Bonifacio Promettetegli di certo, e ditegli che questo il pi felice giorno chio abbia veduto in tutta mia vita: ch mi vien concesso di baciar quel bellissimo volto chio tanto adoro, che tien le chiavi di questo afflitto core.

Lucia Afflitto core il suo. Bisogna non mancar questa sera; atteso che lei non per mangiare n per dormire n per riposare alcunamente, pi tosto per morire, si non ve si vede a presso. Non la fate pi lagnar, vi priego, si piet giamai avesti al core, ch la veggio consumar comuna candela ardente.

Bonifacio Adesso adesso, vo ad ispedir un negocio; e poi o veramente mi verrete, o vi verr a ritrovare.

Lucia Sapete quale il negocio che dovete fare? per suo e vostro onore, bisogna riparare alla suspizion delle persone del mondo, si fusti veduto uscire o entrare in sua casa. Voi sapete che le vicine, sino a mezza notte, son sempre alle fenestre: e chi va e chi viene. dunque necessario stravestirvi, con accomodarvi di una biscappa simile a quella di m[esser] Gio. Bernardo, il qual senza suspizione alcuna suole entrar in questa casa; e non sar fuor di proposito, si per sorte fussivo guardato da presso, di portar una barba negra posticcia, simile alla sua, perch a tal guisa potremo andar insieme, ed io vintrodurr dentro la stanza. Coss farrete la cosa con pi satisfazione della Signora, che con questo si persuader che voi amate ancora il suo onore.

Bonifacio Voi avete benissimo pensato. Io ho la persona n pi n meno grande di quella di m[esser] Gio. Bernardo: una biscappa simile alla sua non bisogna chio la vadicercando, perch penso averne una intra le mani.Adesso, con questo medesmo passo, me ne vo a Pellegrino mascheraro, e mi far accomodare una barba posticcia che sii a proposito.

Lucia Andate, dunque, vi priego, e speditevi presto. A dio, che vo a levarmi questa soma da le spalli.

Bonifacio Va in buona ora!

Scena 7

Bonifacio Per quel che costei me dice, io credo di aver approssimata la imagine tanto presso al fuoco, che quasi si sarebbe liquefatta: penso daverla troppo scaldata. Guarda come la povera donna viene tormentata dallamore: per mia f, che non ho possuto contener le lacrime. Si m[esser] Scaramur, che Dio li dia il bon giorno e la buona sera, ch adesso conosco per propria esperienza che un galantissimo uomo, non mi avesse avertito con dirmi: Guarda che non si liquefaccia; io certamente arrei fatta qualche pazzia chio non ardisco tra me stesso dirla. Or, va numera larte maggica tra le scienze vane!

Scena 8

Marta Ecco cqua quel pezzo dasino, il quale volesse Dio che fusse un asino intiero, ch potrebbe servire a qualche cosa. Bona sera, messer Buon in faccia.

Bonifacio Ben venga la cara madonna Marta. Vostro marito filosofo, bisogna che voi siate filosofessa: per non maraviglia se fate notomia de vocaboli. Che cosa intendete per quel Buon in faccia? non credete chio ve sia amico alle spalli, ed in assenzia come in presenzia? avete torto a darmi la berta.

Marta Come vi sta la borsa?

Bonifacio Come il cervello di vostro Martino, volsi dir marito, quando la non ha carlini dentro.

Marta Io dico di quella di sotto.

Bonifacio Gran merc a vostra cortesia! Voi andate cercando il male come i medici. Si voi vi potessivo remediare, vi farei intendere il come e quale. Si volete della broda, andate a Santa Maria della Nova.

Marta Volete dir chio son cosa da frati, ser coglione?

Bonifacio Io ve dirr davantaggio: voi siete cosa da cemiterio, perch una femina che passa trentacinque anni, deve andar in pace, ideste in purgatorio a pregar Dio per i vivi.

Marta Questo niente manco doviamo dir noi femine di voi altri mariti.

Bonifacio Dominedio non ha coss ordinato: perch ha fatto le femine per gli omini e non gli uomini per le femine: e son state fatte per quel servizio, e, quando non son buone a quello, faccisen presente al povero diavolo, perch il mondo non le vuole. Ad altare scarrupato non saccende candela: a scrigno sgangherato non si scrolla sacco.

Marta Non vergogna ad un uomo attempato, qual voi siete, di farsi sentir parlare in questa foggia? A i giovanetti le giovanette, a giovani le giovane, e pi vecchi si denno contentar delle pi stantive.

Bonifacio E si non, va le apicchi al fumo e falle stasonar dentro un camino. Non questa la ricetta che ferono i medici al patriarca Davitte, e, poco fa, ad un certo Padre Santo, il qual morse, dicendo: Mene, mene: non pi baser...; ma costui scald troppo, e lui doveva esser tettato e tettava, e per non maraviglia, se...

Marta perch puose troppo pepe al cardo.

Bonifacio In conclusione, madonna cara: a gatto vecchio sorece tenerello.

Marta Questo, come intendete per i vecchi, perch non intendete per le vecchie?

Bonifacio Perch le donne son per gli uomini, no gli omini per le donne.

Marta Pur ll il mal, perch voi uomini siete giodici e parte; ma pazze son de noi altre quelle che...

Bonifacio Quelle che si lasciano patire.

Marta Non voglio dir questo io, ma qualche vostro degno castigo e contracambio.

Bonifacio Ideste, essi ad altre, ed esse ad altri.

Marta Ih, ih, ih, ih.

Bonifacio Ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah.

Marta Come trattate la vostra moglie? credo che la lasciate morir di sete. pur lei giovane e bella, ma che? sii buona la vianda quanto si voglia, lappetito si sdegna, si non si varia, ancor che si dia di botto a cose peggiori: non vero?

Bonifacio Non vero, voi? voi non sapete quel che volete dire? parlate per udir dire, voi? Or lasciamo le burle, madonna Marta mia. Io so che voi sapete di molti secreti: vorrei che magiutassi a farmi vittorioso. Io gioco con mia moglie questa notte di qualche cosa, che farr pi di quattro poste. Insegnatemi, di grazia, qualche droga o pozione, perch mi mantenga dritto sul destriero.

Marta Recipe acqua di rene, oglio di schene, colatura di verga e manna di coglioni; ad quantom suffrica, mesceta e fiat potum; e poi vi governarete in questa fogia, videlicet, statevi su le staffe, a fin che, galoppando galoppando, larcione de la sella non vi rompa il culo.

Bonifacio Per S. Fregonio, voi siete una matricolata maestra! Son costretto a lasciarvi per alcun necessario affare. A dio, mavete satisfatto.

Marta A dio. Si vedete quellaffumato di mio marito, ditegli chio lho mandato a cercare, e chil cerco, per cosa che importa.

Scena 9

Marta Nez coupp nha faute de lunettes: solea dir quel buon compagno Gianni di Brettagna benedetta sia lanima sua che mi puose la lingua francesa in bocca, chancora non avevo dodieci anni e mezzo! Voleva egli inferire a proposito, che quanto lui era pi povero chil Re di Francia, tanto il Re di Francia pi bisognoso di lui. Chi pi ha, pi pensa, pi richiede, e manco gode. Il Prencipe di Conca mantiene il suo principato con riceverne un scudo e mezzo il giorno; il Re di Francia a pena pu mantener il suo regno con spenderne tal volta diecemilia il giorno. Pensa, dunque, chi di questi dui pi ricco, e chi deve essere pi contento: quello che ha un poco da ricevere, o quello che ha molto da dare? Quando fu la rotta di Pavia, udivi dire, al Re di Francia bisognarno pi di otto conti doro; il Prencipe di Conca quando mai ebbe bisogno pi che de venti o venticinque scudi? quando mai sar possibile, che gli ne bisognano davantaggio? Or, vedi, chi di questi dui prencipi manco bisognoso? Meschina me! io lo dico, io lo so, io lesperimento. Ero pi contenta, quando questo zarrabuino di mio marito non avea tanto da spendere, che non potrei essere al d doggi. Allora giocavamo a gamba a collo, alla strettola, a infilare, a spaccafico, al sorecillo, alla zoppa, alla sciancata, a retoncunno, a spacciansieme, a quattro spinte, quattro botte, tre pertosa ed un buchetto. Con queste ed altre devozioni passavamo la notte e parte del giorno. Adesso, perch ha scudi di vantaggio per la eredit di Pucciolo, che gli sii maledetta lanima, anco si fusse in seno di Abrammo! ecco lui posto in pensiero, angosce, travagli, tema di fallire, suspicion desser rubbato, ansia di non essere ingannato da questo, assassinato da quellaltro; e va e viene, e trotta e discorre, e sbozza ed imbozza, e macina e cola, e soffia vintiquattro ore del giorno. Tra tanto, oggi, gran merc a Barra, ch, se lui non fusse, potrei giurare, che pi di sette mesi sono, che non me ci ha piovuto. Ieri, feci dir la messa di S[ant]Elia contro la siccit, questa mattina, ho speso cinque altre grana lo de limosina per far celebrar quella di S. Gioachino ed Anna, la quale miracolosissima a riunir il marito co la moglie... Si non difetto di devozione dal canto del prete, io spero di ricevere la grazia, bench ne veggo mala vegilia: ch, in loco di lasciar la fornace e venirme in camera, oggi uscito, pi del dover, di casa, che mi bisogna a questa ora di andarlo cercando. Pure, quando men la persona si pensa, le gracie si adempiscono. Oh, mi pare udirlo!

Scena 10

Bartolomeo Oh misero, sfortunato e desolato me!

Marta Ahi lassa, che lamenti son questi?

Bartolomeo Oim, s, questo coss: io ho perso peggio che loglio ed il sonno! Dimmi, poltroncello, tha egli detto coss, a punto? guarda bene.

Mochione Signor s; dice alla fine: Io non ho di questa polvere, e non so si se ne ritrova; e che la li fu dadata da m[esser] Cencio, e dice che lui non sa che cosa sii il pulvis Christi.

Bartolomeo O sconfitto Bartolomeo!

Marta Iesus, Santa Maria di Piedigrotta, Vergine Maria del Rosario, nostra Donna di Monte, Santa Maria Appareta, Advocata nostra di Scafata! Alleluia, alleluia, ogni male fuia. Per San Cosmo e Giuliano, ogni male fia lontano. Male male, sfiglia sfiglia va lontano mille miglia. Che cosa avete, Bartolomeo mio?

Bartolomeo E tu sei cqua, a questa ora, alla malora? va col tuo diavolo in casa, chio voglio andar a risolvermi, si me debbo venir ad apiccar o non! Andiamo, Mochione, a ritrovar costui: lo hai lasciato in bottega?

Mochione Signor s. Il camin pi pi corto questo.

Marta Amara me! voglio tornar in casa ad aspettar la nova. Temo di esser stata esaudita, mal per me! io non ho core di dire quel che penso. Salve, Reina, guardane da ruina. Giesu auto et transi per medio milloro mi batte. Costui che mi vien dietro, coss pian piano, certo deve essere qualche spia di marioli: bene chio maffretti.

Scena 11

Manfurio Ne gli adagiani Erasmi, dico ne gli Erasmi adagiani, io sono allucinato! voglio dire ne gli erasmiani Adagii, ve n uno, tra gli altri, il qual dice: A toga ad pallium Questo, adimpiendosi in me ipso, mi fa che questo giorno sii nigro signandus lapillo. O caelum, o terras, o maria Neptuni! Dopo essermi stati tolti di mano i danai da un vilissimo fure, sotto pretesto di volermi essere ufficiosi tre altri me si sono offerti e presentati; li quai, non inquam dexteritate sed sinisteritate quadam, lasciandomi sovril dorso un depilato palliolo, proque capitis operculo un capitiolo vetusto, che, versus centrum et in medio, prae nimii sudoris densitudine appare incerato vel inpiceato vel coriceato vol coriaceo seu di cuoio, con il mio pileo, la mia toga magisterial han toltami. Proh dem atque hominum fidem, eccone delapso a patella ad prunas. Mi han persuaso con il dire: Venite nosco, ch vi farrem trovare il fure. Sono con essi loro bona fide andato, sin quando gionti a di certe, ut facile crediderim, meretricule il domicilio, dove, entrati, mi fecero rimaner nellatrio inferior, dicendomi: ben che noi prima entriamo a prevenirlo, a fin che non paia che ex abrupto con la tua presenza vogliamo confonderlo: per aspettate cqui, ch tosto da alcun di noi sarrete chiamato per decernere, co la minor excandescentia che si potr, quod ad restitutionem attinet. Or, avendo io per un grandintervallo di tempo aspettato deambulando, pensando a gli argumenti coi quali io dovevo confonder costui, tandem, non essendo verun che mi chiamasse, per certe scale asceso in alto, toccai del primo cubiculo porta: dove mi fu risposto che andasse oltre, perch ivi non era, n vi era stato, altro che que domestici presenti. Aliquantolum progressus, batto luscio di un altro abitaculo, il qual era nella medesma stanza: dove mi fu parimente risposto da una vetula, dicendomi, sio volevo far ivi ingresso, che altro non vera che certe minime contemnendae iuvenculae; a cui dicendo che di altro fantasma avevo ingonbrato il cerebro, ulterius progressus mi ritrovo fuor della casa che avea laltra uscita in unaltra platea. Allor de necessitate consequentiae io conclusi: Ergo forte sono eziamdio da costoro deceputo, conciossia cosa che domus ista duplici constat exitu et ingressu. E di bel nuovo ritornato dentro, percunctatus sum, si ivi dentro fusse altro receptaculo in cui quei potessero esser congregati; mi fu in forma conclusionis detto: Amico mio, si sono entrati per quella porta, son usciti per questa; si son entrati per questa, sono usciti per quella. Tunc statim, temendo qualchaltro soccorso o consiglio simile a i preteriti, mi sono indi absentato, e, iuxta del pitagorico simbolo la sentenza, le vie populari fuggendo e per i diverticoli andando, aspetto il tempo da tornar in casa. Quandoquidem, adesso, per de gli eunti e redeunti la frequenza, temo, con di mia reputazione il preiducio, incidere in qualcun che mi conosca, in questo indecentissimo abito; expedit che in istum angulum mi retiri, in questo mentre, che veggio, approperar un paio di muliercule.

Scena 12

Carubina Al nome sia di Santa Raccasella!

Lucia Advocata nostra.

Carubina Vi par che ne gesti e la persona vi rapresenti la s[ignora] Vittoria?

Lucia Vi giuro per i quindici misterii del rosario, che ho finiti de dire adesso, che io medesima, al presente, mi penso essere con essa lei. Sin alla voce e le paroli vi sono accomodatissime. Pur farrete bene a parlargli sempre basso, sotto voce, con essortarlo al simile, fingendo tema di essere udita da vicine, e dallaltre genti di casa che son gionte a muro e muro. Quanto al toccarvi de la faccia, voi lavete coss verde morbida e piena, come la signora Vittoria, si non alquanto megliore.

Carubina Voi farrete che lume non venghi in camera, sin tanto che da me non vi si farr segno, perch voglio convencere costui dintenzione e fatto.

Lucia Oltre che sarr bene di dar qualche sollazzo alla povera bestia, prima che tormentarla. Fate che scarghe al meno una volta la bisaccia, per veder con quanta devozione si maneggi.

Carabina Oh, quanto a questo, voglio chil spasso sii pi vostro che suo! Io me gli mostrarr tutta infiammata damore: e con questo gli piantarr de baci di orso, lo morsicarr su le guance, e gli strengerr le labbra co denti, di sorte che sii forzato a farvi udir le strida e gustar de la comedia. Allora dirr: Cor mio, vita mia, non cridate, ch sarremo uditi! Perdonami, cor mio, ch questo per troppo amore!...

Lucia Il crederr per la virt e forza de lincanto.

Carubina ... Io mi liquefaccio tanto, che ti sorbirrei tutto in sin a lossa!

Lucia Amor di Vipera.

Carubina Oh, questo non basta. Poi farr di modo che mi porga la lingua; e quella voglio premere tanto forte co gli denti, che non la potr ritrare a suo bel piacere, e non la voglio lasciar, sin tanto che non abbia gittati tre o quattro strida.

Lucia Ah, ah, ah, ih, ih, ih, ah. Dirr alla s[ignora] Vittoria: Questa la lingua. Potr egli ben cridare, ma parlar non: questa alquanto troppo dura, e da fargli uscir lamor dal culo.

Carubina Allor dirr: Cor mio bello, mia dolce piaga, anima del mio core, comportami, ti priego, questo eccesso! il mio troppo amare, il mio esser troppo scaldata n caggione, questo mi fa freneticare!

Lucia Per Santa Pollonia, chavete di bei tiri! Dirr egli tra s: Che canino amor di costei?

Carubina Fatto questo secondo atto, mostrarr di volergli concedere lentrata maestra per una volta, prima che ci colchiamo al letto. Macconciarr in atto da chiavare; e tosto che lui arr cacciato il suo cotale, farr bene che venghi allattolite porta, ma prima che gionga allintroibi Re gloria, voglio apprendergli i testicoli e la verga con due mani, e dirgli: O ben mio, mio tanto desiderato, o speranza di questanima infiammata, prima mi sarran le mani tolte, che tu mi sii tolto da le mani; e con questo le voglio premere tanto forte, e torcergli come torcesse drappi bagnati di bucata. Son certa che le sue mani, in questo caso, non gli serveranno per defendersi. Lucia Ih, ih, ih, ah, ah. Certo quel dolore farrebbe perdere la forza ad Erculesso: oltre che, certo che in ogni modo voi sete pi forte che lui.

Carubina Allora siate certa che cridarr tanto, che le strida si sentiranno a nostra casa; e peggio per lui si non cridarr bene, perch tanto pi fortemente sarr strento etorciuto. Quando saranno queste pi solenne terzestrida, correrete voi di casa con i lumi: e coss, tutti insieme, ne conosceremo alla luce, con la grazia di S[anta] Lucia. De laltro che sarr appresso, vederremo.

Lucia Tutto bene appuntato. Andate, dunque, in casa della Signora: caminate come sapete: mantenetevi il viso coperto con il manto. Si lincontrate per il camino, lui non vi parlar, perch non onesto per le strade: fategli una profonda riverenza, e, quando sarrete un po oltre, fatevi cascar un focoso suspiro, e prendete il camino verso la nostra porta che trovarete aperta. Tra tanto io darr una volta per certo altro affare; e poi cercarr lui e lo menarr in casa. Governatevi bene. A dio.

Carubina A dio, a rivederci presto.

Scena 13

Lucia Dice bene il proverbio: Chi vuole che la quatragesima gli paia corta, si faccia debito per pagare a Pasca. Tutto oggi non mi ha parso unora per il pensiero chho avuto, di far schiudere queste uova in questa sera. Ogni cosa va bene. Resta sol chio faccia avisato m[esser] Gio. Bernardo, che si trovi a tempo, e faccia che gli altri si trovino a tempo. Bisogna martellare a misura, quando son pi che uno a battere un ferro. A f di Santa Temporina, che mi par lui costui.

Scena 14

Lucia A punto, siete venuto a proposito.

Gioan Bernardo Che hai fatto, Lucia mia?

Lucia Tutto. Messer Bonefacio andato a stravestirsi, ed accomodarsi una barba simile alla vostra. Sua moglie adesso, in abito della s[ignora] Vittoria, se n entrata. Sanguino, vestito da capitan Palma, in barba lunga e bianca. Marca, Floro, Barra, Corcovizzo sono accomodati da birri.

Gioan Bernardo Io le ho veduti or ora, ho parlato con essi. Le ho lasciati cqui vicino, in bottega di un cimatore. Io starr in cervello, che non mi farr scappare questo morsello di bocca. Hai parlato del fatto mio a madonna Carubina?

Lucia Liberamus domino. Credete chio sii tanto poco accorta?

Gioan Bernardo Hai fatto saggiamente: voglio darti per beveraggio un bacio; ba.

Lucia Gran merc! io ho bisogno daltro che di questo.

Gioan Bernardo Questo sol un pegno, Lucia mia. impossibile di trovar una donna da maneggi simile a voi.

Lucia Si voi sapeste quanto mi ha bisognato di spirto, per far capire a m[esser] Bonifacio lamor novello della signora Vittoria, e persuadergli che si stravesta coss, ed anco per ridurre madonna Carubina a quel ch ridutta: vi maravigliareste assai.

Gioan Bernardo Son certo che sapete cacciar le mani da cose vie pi importanti che questa. Or bene chio mi parti da cqua, ch non pi tempo di consegli. Si venisse ora, e ne vedesse m[esser] Bonifacio, guastarebbe la minestra il troppo sale. A dio.

Lucia Andate, accomodatevi voi altri, perch lui lo accomodarr io.

Scena 15

Manfurio Poi che costoro sono absentati, voglio rimenarmi un poco per questo piccolo deambulatorio. Ho veduto due muliercule raggionar insieme, e poi una di quelle rimasta a confabular con quel pictore. La giovane deve esser qualche lupa, unde derivatur lupanar; la vetula, senza dubio, una lena. Quel modo di colloquio habet lenocinii specimen. Io istimo questo pictore aliquantolum fornicario. Ergo, sequitur conclusio. Veggo una caterva che appropera: voglio iterum retirarmi.

Scena 16

Sanguino Senza dubio, costui che fugge e si asconde, qualche povera anima da menarla in purgatorio: per certo, qualche lesa conscienzia; prendetelo.

Barra Alto, la corte! Chi ll?

Manfurio Mamphurius artium magister. Non sum malfactore, non fur, non moechus, non testis iniquus: alterius nuptam, nec rem cupiens alienam.

Sanguino Che ore son queste che voi dite, compieta o matutino?

Marca Settenzalmo o officio defontoro?

Sanguino Che ufficio il vostro? Costui per certo vorr far del clerico.

Manfurio Sum gymnasiarcha.

Sanguino Che vuol dir asinarca? Legatelo presto, che si meni priggione.

Corcovizzo Toccatemi la mano, Messer pecora smarrita. Venete, che vi vogliamo donar allogiamento questa sera: dimorarrete in casa reggia.

Manfurio Domini, io sono un maestro di scola, a cui, in queste ore prossime, son stati da certi furbi rubbati i scudi ed involate le vesti.

Sanguino Perch dunque fuggi la corte? Tu sei un ladro, nemico de la giustizia; zo, zo, zo.,

Manfurio Quaeso, non mi verberate, perch io fuggiva di esser veduto in questo abito, il quale non mio proprio.

Sanguino Ol, famegli, non vi accorgete di questo mariolo? non vedete questo mantello che porta, stato rubbato a Tiburolo nella Dogana.

Corcovizzo Perdonatime, signor Capitano, Vostra Sign[oria] se inganna: perch quel mantello aveva passamani gialli nel collaio.

Sanguino E non le vedi? sei cieco? Non son passamani questi? non son gialli?

Corcovizzo Po San Manganello, che l vero.

Marca Al corpo della Nostra..., costui un solenne mariolo; zo, zo, zo, zo.

Manfurio Oim, voi perch mi bussate pure? Io vi ho detto che mi stato elargito in vece della mia toga da alcuni scelesti furi, e, ut more vestro loquar marioli.

Sanguino Sin ora sappiamo che tu sei nostro fuggitivo; che questo mantello stato rubbato. Va priggione, ch si vedr chi stato il mariolo.

Manfurio Menatemi in casa del mio ospite, presso gli Vergini, ch vi provarr chi non son malfattore.

Sanguino Non prendemo le persone per menarle in casa sua, noi; zo, zo. Andate in Vicaria, ch dirrete vostre raggioni ad altro che a birri.

Manfurio Oim, coss trattate gli eruditi maestri? dunque, di tanto improperio mi volete afficere?

Marca Parla italiano, parla cristiano, in nome de lo tuo diavolo, ch tintendiamo!

Barra Lui parla bon cristiano; perch parla, come si parla quando si dice la messa.

Marca Io dubito che costui non sia qualche monaco stravestito.

Corcovizzo Coss credo io. Domine abbas, volimus comedere fabbas?

Barra Et si fabba non habbemo, quit comederemo?

Manfurio Non sum homo ecclesiasticus.

Sanguino Vedete che porta chierica? porta la forma de lostia in testa?

Manfurio Hoc est calvitium.

Barra Per questo vizio farrai la penitenza, scomunicato; zo, zo, zo, zo.

Manfurio Dixi calvitium, quasi calvae vitium. E non mi bussate, quia conquerar. Coss si trattano uomini di dottrina ed eruditi maestri?

Sanguino Tu hai mentito: non hai fortuna n similitudine di maestro; zo, zo.

Manfurio Vi recitarr cento versi del poeta Virgilio, aut per capita tutta quanta la Eneide. Il primo libro,secondo alcuni, comincia: Ille ego qui quondam; secondo altri che dicono quei versi di Varo, comincia: Arma virumque cano; il secondo: Conticuere omnes; il terzo: Postquam res Asiae; il quarto: At regina gravi; il quinto: Tu quoque littoribus nostris; il sesto: Conticuere omnes.

Sanguino Non ci ingannarrai, poltrone, con queste parole latine imparate per il bisogno. Tu sei qualche ignorante: si fussi dotto, non sarreste mariolo.

Manfurio Venghi, dunque, qualche erudito, e disputarr con esso lui.

Sanguino Cennera nomino quotta sunt?

Manfurio Questa interrogazione di principianti, tirumculi, isagogici, et primis attingentium labellis: a quai si declara masculeum idest masculino, foemineum il femminile, neutrum quel che non luno n laltro, commune quel che luno e laltro,...

Barra Mascolo e femina.

Manfurio ... epicoenum quel che non distingue lun sexo da laltro.

Sanguino Quale di tutti questi sete voi? sete forse epiceno?

Manfurio Quae non distinguunt sexum, dicas epicoena.

Sanguino Dimmi, si sete magister: che cosa, per la prima, insegnate a putti?

Manfurio Nella dispauteriana Grammatica quel verso: Omne viro soli quod convenit, esto virile.

Sanguino Declara.

Manfurio Omne idest totum, quidquid, quidlibet, quodcumque universum; quod convenit quadrat, congruit, adest; viro soli soli, duntaxat, tantummodo, solummodo viro, vel fertur a viro; esto idest sit, vel dicatur, vel habeatur; virile: idest, quel che convien a luomo solamente, virile.

Sanguino Che diavolo di propositi insegnano a putti per la prima volta, costoro! Quel che gli uomini soli hanno, e manca alle donne, hoc est, ideste, chiamisi, dichisi il virile, il membro virile!

Barra Questa una bella lezione, in f di Cristo!

Manfurio Nego, nego. Io non dico quel che voi pensate, vedete che importa parlar con ineruditi! io dico del geno che conviene a maschi.

Sanguino Zo, zo, zo; questo cosa da femine, scelerato vegliacco.

Manfurio Quello che voi pensate di maschii, proprie et ut pars; ed di femine, ut portio, et attributive vel applicative.

Sanguino Presto, presto, depositatelo in questa stanza, ch poi lo menaremo in Vicaria. Vuol mostrarsi dottore; e ci fa intendere che de larte da spellechiar capretti.

Manfurio O me miserum! verba nihil prosunt. O diem infaustum atque noctem!

Atto V

Scena 1

Bonifacio Ho ho ho ho ho.

Lucia S che, messer Gio. Bernardo mio,...

Bonifacio Ricordatevi chio son Bonifacio, ho ho ho ho ho.

Lucia Vi giuro chio mi dismentico di esser con voi: tanto sete accommodato bene, che par che non vi manchi il nome di Gio. Bernardo.

Bonifacio Ho ho ho ho. Sarr pur bene di chiamarmi coss, perch, si alcuno vi udisse parlare, he he he he he he, sarr bene che vi senta chiamarmi coss, hihi, ih, hihi.

Lucia Voi tremate: che cosa avete?

Bonifacio Niente, he he he he. Avertisci, Lucia, che si alcuno, pensando chio sii Gio. Bernardo, ho ho ho ho ho, mi volesse parlare, rispondete voi, hi hi hi hi hi, ch io bisogna che mi finga andar in colera, ha ha ha, e passar oltre, he he he: voi dirrete che mi lasciano, ho ho ho ho ho, perch vo fantastico per alcune cose che passano, ho ho ho ho.

Lucia Voi dite bene: non farr altrimente errore.

Bonifacio Ho ho ho ho ho ho.

Lucia Vorrei sapere perch tremate. Ditemi, tremate per freddo o per paura? che cosa avete?

Bonifacio Cara mia Lucia, io ho, ho ho ho, il tremore de lamore, pensando che, adesso adesso, ho da esser gionto al mio bene, he he he he he he he he he.

Lucia Oh s s, io so adesso qual sii questo tremore: coss trema quando uno si trova con qualche bona robba molto desiderata: voi fate conto di esser con lei, perch la non vi troppo lontano.

Bonifacio O, ho ho ho ho, signora Vittoria mia, ha ha ha ha, mio bene, quel petto di diamante, che mi facea morire, he he he he he.

Lucia Voi suo bene, e lei vostro bene. Giuro per quel Santo che die la mitt della sua cappa per lamor de Dio, che da dovero ramollareste un diamante, tanto avete il sangue dolce. Oggi mi parete pi bello che mai: io non so se questo procede da lamore o da altro.

Bonifacio Ho ho ho ho ho. Andiamo presto, perch mi scappa, ha ha ha ha.

Lucia Non la fate andar a terra, si non volete la maldizion de Dio, ha ha ha: mi fate venir la risa. Se vi scappa questo, scrollandovi farrete dellaltro.

Bonifacio la verit; ma, ha ha ha ha ha ha...

Lucia Via, dunque.

Scena 2

Bartolomeo O traditor, o ladro, o sassino, dunque non avete il pulvis Christi e l pulvis del diavolo? Oim, ahi lasso, o me disfatto, vituperato! Tu me la pagherrai.

Consalvo Meglio farrai tacendo, pover omo, altrimente tutti ti stimaranno pazzo: sarrai la favola de tutto Napoli, sino a putti faranno comedia di fatti tuoi: e non avanzarrai altro.

Bartolomeo Con questa persuasione pensi di farmi tacere?

Consalvo Si non vuoi tacere, crida tanto che ti schiattino i pulmoni. Che volevi tu chio sapesse di questo vostro negocio? Un mese fa, venne questo vostro Cencio, e mi dimand sio avevo litargirio, alume, argento vivo, solfro rosso, verde rame, sale armoniaco ed altre cose ordinarie; io li risposi che s. E lui soggionse: Or dunque, voi sarrete il mio ordinario, per certa opera che debbo fare. Tenete ancora a presso di voi questa polvere, che si chiama pulvis Christi, della quale mi mandarrete secondo la quantit che vi sarr dimandata. Abbiate ancora a presso voi questo mio scrigno, dove sono le mie cose pi care chio abbia.

Bartolomeo Queste cose se lha prese?

Consalvo Non; e per tacete, ch, si lui verr per quelle, non uscirr da mia casa, come si pensa.

Bartolomeo Voi dite bene, si non se ne fusse andato per la posta. Non lhai udito tu, adesso adesso, Mochione?

Mochione Da tutte bande si dice.

Consalvo Or, che devevo far io? Voi lo dovevate conoscere, che lavorava in vostra casa, ed ha pi de quindici giorni dimorato con voi; e poi non so dove sii alloggiato in sino a questo tempo. Voi di vostra mano mi avete mandato a dimandar or questa or quella cosa; e, quanto al pulvis Christi, come voi lo chiamate, mi dimandaste la prima volta tanto, che era la mitt, e, la seconda volta, altre tanto, che fu tutto il resto. Oggi, quando me hai mandato a dimandar tanto, che tutto quel chebbi non farrebbe per la decima parte, mi son maravigliato, e ti ho mandato a dire, che lalchimista Cencio non me ne die pi.

Bartolomeo Io non dubito che lui e tu mi avete piantato il porro dietro.

Consalvo Si tu pensi mal dal canto mio, tu pensi una gran mentita, pazzo da catena insensato! Ha ben bastato lui solo per burlarti! Che volevi tu che io sapesse di fatti tuoi, che son diece anni che non ti ho parlato? Avete mandato per cose di mia bottega, ed io ti ho mandato quel che avevo.

Bartolomeo Oim, questo pulvis del diavolo era oro meschiato e posto in polvere, con qualche altra maldezione, che non lo facea conoscere! Ben vedevo io che gravava pi chaltra polvere. Da cqua procedevano le verghette doro. Oh, maldetto l giorno che lo viddi! Io mi appiccarr.

Consalvo Va pure e fa presto.

Bartolomeo Mi appiccarr, dopo aver fatto appiccar te, barro traditore.

Consalvo Hai mentito cento volte per la gola! Va mi fa il peggio che tu puoi, chio non ti stimo un danaio. Va, pazzo, pover pazzo, cerca il pulvis Christi.

Bartolomeo Oim, che farr io? come ricuperarr li miei scudi, io?

Consalvo Fate come ha fatto lui, si possete trovar un altro chabbia il cervello come voi, e la borsa come la vostra.

Bartolomeo Vegliacco, questo ufficio di pari tuoi.

Consalvo Aspetta un poco, ch voglio farti uscir la pazzia, o l vino, dal naso: toh toh, spaccatornese.

Bartolomeo Questo di pi, anh? O cornuto disonorato: zo, zo.

Consalvo Gusta di questi altri, che son pi calzanti: zo,zo, zo.

Bartolomeo Oi oi, oim, traditor sassino! aggiuto, aggiuto!

Mochione Aggiuto, aggiuto, aggiuto, ch uccide mio padron co pugni!

Consalvo Lascia, che ti voglio aggiutar io a levarti la pazzia di capo: zo, zo, zo, zo.

Bartolomeo Oh, per amor de Dio, chio sono assassinato! Aggiuto, aggiuto!

Scena 3

Sanguino Alto, la corte! Che rumore questo?

Bartolomeo Questo sassino mi ha sassinato nelle facult; adesso, mi assassina ne la persona, come vedete.

Sanguino Legatele insieme, e menatele priggioni.

Consalvo Signor Capitano, costui me vuole imponere cose che sono aliene da uomini da bene, come sono conosciuto io.

Bartolomeo Andiamo in Vicaria, perch la giustizia farr il suo dovere.

Barra Caminate, via, presto, perch notte.

Sanguino Strengile bene, che non scappino.

Corcovizzo Si me scappano, dite che le ho liberati io.

Sanguino Strengile bene co la corda. Via, via, andiamo.

Bartolomeo Oh, meschino me! e questo di pi. Mochione, va a Marta, e digli che doman mattina per tempo venghi a trovarmi in Vicaria.

Mochione Io vo.

Sanguino Caminate, via, in vostra malora, presto.

Scena 4

Mochione Come un autem genuit tira laltro, e laltro laltro, a laltro laltro; e come uno ex tribu et millia signati, per certo filo, procede dallaltro; e come una cereggia tira laltra: coss sogliono far il pi delle volte i guai e gli inconvenienti: ch a presso luno viene laltro. Ed proverbio universale, che le sciagure mai vengon sole. Mio padrone, per primo male, conobbe Cencio; per il secondo, vi ha lasciato seicento scudi; per il terzo, ha tanto speso in far provisione di bozzole, fornelli, carboni ed altre cose che concorreno a quella follia; ha, per il quarto, perso tanto tempo; per il quinto, la fatica; per il sesto, ha fatto questione, e farr, con questo speciale; per il septimo, ha avanzate sin a dodici pugni fermi da bastaggio; per lottavo, andato priggione; per il nono, sarr qualchaltra malora, prima che esca di carcere, e ci varr di tempo e moneta; per lultimo, sarr di lui fatta comedia per questo maldetto pulvis Christi. Mi par veder m[esser] Gio. Bernardo. Costui deve aver intesa qualche cosa. Voglio udirlo, che va borbottando da per lui.

Scena 5

Gioan Bernardo Dubito che questi marranchini, co le lor frascherie, sarranno attenti a far qualchaltro negocio, e non farranno venir ad effetto questo principale, se pur ne farranno uno degli due. Per certo credo che la strappazzarranno. Ol, ol, bel figlio!

Mochione Che comandate, m[esser] Gio. Bernardo.

Gioan Bernardo Avete vedute alcune persone cqua?

Mochione Ne ho viste pur troppo, alla malora.

Gioan Bernardo Che gente lera.

Mochione Il capitanio di agozzini con tre zaffi, che han menato mio padrone prigione insieme con Consalvo speciale. Perch lhan qui trovati a donarsi de pugni, le menano strettamente legati in Vicaria.

Gioan Bernardo Chi vostro padrone?

Mochione Messer Bartolomeo.

Gioan Bernardo Dunque, andato priggione m[esser] Bartolomeo? che disgrazia! Mio figlio, dimmi unaltra cosa: perch si batteva insieme con Consalvo?

Mochione Signor, io non so. V.S. mi perdoni, ch io ho fretta di andar in casa.

Gioan Bernardo Or, andate con dio.

Scena 6

Gioan Bernardo Burla burlando questo frappone di Sanguino starr occupato per far qualche mariolaria con questi altri cappeggianti; e tra tanto Bonifacio co la moglie uscirranno di casa de la Signora; ed io solo non potr far cosa che vaglia. Oh, che mal viaggio facciano! Bisognarr, a luscita di costoro, che io abbia modo de intrattenergli, sin che possano costoro, in qualche cantone dove larran ridutti, aver spedito l... Ave Maria, questa borsa la mia: Ave Maria, questa cappa la mia. Piaccia a Dio che questi che veggo venir siino essi.

Scena 7

Sanguino Ah, ah, ah. Il fatto di costoro come quel di Cola Perillo, che si sentea male e non sapeva in qual parte de la persona si fusse il dolore. Il medico gli toccava il petto, e diceva: Vi duol cqua? Non. Poi, li tocca la schena: Vi duol cqua? No. Poi, ne gli reni: Vi duol cqua? Non. Poi, li tocca il stomaco: Vi duol cqua? Non. Al ventre: Vi duol cqua? Non. A coglioni: Vi duolen forse questi? Non. Il medico disse: E forse a questa gamba? Signor non. Vedi, di grazia che non fusse a quellaltra.

Barra Ah, ah, ah.

Sanguino Coss, questi poveromini, essendo in nostre mani, si senteano male, e non sapeano dove lo si consistesse.

Corcovizzo Quando m[esser] Bartolomeo me si sent poner mano alla borsa, disse: Coss siete voi birri ed io priggione da Vicaria, come voi sete cardinali ed io papa. Prendete, prendete, e buon pro vi faccia: perch tutto cavarr io da questo mio socio. S, s, disse quellaltro: cappello paga tutto.

Sanguino E quellaltro, quando gli toglieste la sua, che disse?

Corcovizzo A, ah, ah. Corpo di Nostra Donna, la sentenza data: ecco noi arrivati in Vicaria, eccone spediti. Per la grazia di Santo Lonardo, ch gli voglio offrire una messa con un collaio di ferro, noi abbiamo fatto il peccato e le borse ne fanno la penitenza.

Sanguino E tu che gli dicesti? non parlavi?

Corcovizzo Noi, li dissi, per questa volta vi perdoniamo, e non vogliamo menarvi in priggione: e, acci non vi facciate male col battervi, vogliamo lasciarvi cqui legati. A fin che non possiate darvi di pugni senza un terzo, e perch non onesto che in questo bene, che io fo, venghi a perdere mia fatica, tempo ed un passo e mezzo di fune, voglio pagarmi; e, perch cqua non lume, aspettatemi chio venghi a ritornarvi il restante.

Scena 8

Gioan Bernardo Ah, ah, ah, che avete fatto?

Sanguino Abbiamo castigati dui malfattori.

Gioan Bernardo Fate la giustizia, ch Dio vi agiutarr!

Sanguino Come quella dun certo papa, non so se fusse stato papa Adriano, che vendeva i beneficii pi presto facendone buon mercato che credenza: il quale era tutto il d co le bilancie in mano, per veder se i scudi erano di peso. Coss farremo noi, e vedremo quanto ne viene a ciascuno.

Gioan Bernardo Come le avete lasciati priggioni?

Sanguino Con sicurt, che non si diano pugni, mentre sarran dui.

Gioan Bernardo Ol, ol, retiratevi, retiratevi, ch credo che messer Bonifacio viene.

Sanguino Ol, Barra, Marca, Corcovizzo, a dietro, a dietro, lasciamo che prima raggionino con m[esser] Gio. Bernardo.

Gioan Bernardo Andate, ch io le aspettarr cqua, al passo.

Scena 9

Bonifacio Tutto questo male lha fatto questa ruffiana strega di Lucia, e questaltra puttana vacca di sua padrona. Shanno voluto giocar di fatti miei: mai, mai pi voglio credere a femine. Si venesse la Vergine..., poco ha mancato chio non dicesse qualche biastema.

Carubina Togli via queste iscusazioni, scelerato, che io ti conosco, e le conosco! Chi costui che, coss dritto dritto, se ne viene verso noi?

Bonifacio Questa qualchaltra diavolo di matassa: credo che questa ruffianaccia me ne abbia fatte pi di quattro insieme.

Gioan Bernardo O io sono io, o costui io.

Bonifacio Questo un altro diavolo pi grande e pi grosso, non telho detto?

Gioan Bernardo Ol, Messer uomo da bene.

Bonifacio Questo ci mancava per la giunta di una mezza libra.

Gioan Bernardo Ol, Messer de la negra barba, dimmi chi di noi dui io, io o tu? non rispondi?

Bonifacio Voi siete voi, ed io sono io.

Gioan Bernardo Come, io sono io? Non hai tu, ladro, rubbata la mia persona, e, sotto questo abito ed apparenzia, vai commettendo di ribalderie? come sei cqua tu? che fai con la signora Vittoria?

Carubina Io son sua moglie, m[esser] Gio. Bernardo, che son venuta coss, per grazia che mi ha fatta una signora per farmi convencere questo ribaldo.

Gioan Bernardo Dunque, voi sete madonna Carubina, voi? e costui come fatto Gioanbernardo?

Carubina Io non so. Dicalo lui che sa parlare ed ave let.

Bonifacio Ed io ho mutato abito, per conoscere mia moglie.

Carubina Tu hai mentito, traditore: ancora ardisci, in mia presenza, negare?

Gioan Bernardo Furfantone, in questo modo tradisci tua donna, la quale conosco onoratissima?

Bonifacio Di grazia, m[esser] Gio. Bernardo, non venemo a termini de ingiurie: lasciami che io faccia i miei negocii con mia moglie.

Gioan Bernardo Come, ribaldo, pensi tu scappar dalle mie mani, coss? voglio veder conto e raggione di questo abito; voglio saper come abusate di mia persona. Tu puoi aver fatte in questa foggia mille ribaldarie, le quali sarranno attribuite a me, si non starr in cervello.

Bonifacio Io vi priego, perdonatime; perch non ho fatto altro fallo, che con mia moglie, il quale non cognito ad altro che alla signora Vittoria, e quei di sua casa, che hanno conosciuto che sono io.

Carubina Fatelo per amor mio, m[esser] Gio. Bernardo: non fate che questo passe oltre.

Gioan Bernardo Perdonatemi, Madonna, ch impossibile che io faccia passar questa cosa coss di leggiero. Io non so che cosa abbia egli fatto, per non so che cosa io gli debbia perdonare.

Bonifacio Andiamo, andiamo, Carubina.

Gioan Bernardo Ferma, ferma, barro, ch tu non, non mi scapparrai.

Bonifacio Lasciami, ti priego, si non vogliamo venire a i denti ed a le mani.

Carubina Misser Giov. Bernardo mio, ti priego per lonor mio.

Gioan Bernardo Signora, sarr intiero lonor vostro, perch non pu esser male quel che voi avete fatto; ma io voglio veder del torto che costui ha fatto a voi ed a me.

Bonifacio Tu non mimpedirrai.

Gioan Bernardo Tu non mi scapparrai.

Scena 10

Sanguino Ol, ol, alto, la corte! Che rumori son questi?

Bonifacio (A laltra!) Siate li ben venuti, signori. Vedete che io mi sono incontrato con questuomo vestito di mia foggia, caminando con mia moglie. Viene a farne violenza. Io mi querelo di lui.

Gioan Bernardo Tu hai mentito, scelerato; e ti provarr, per questo vestimento che porti, che tu sei un falso.

Sanguino Che diavolo, son dui gemini che fanno a questione.

Barra Questi tre, insieme con la femina, farranno dui in carne una.

Marca Credo che cercano chi de lor dui esso, per essere il marito de la femina.

Sanguino Questa deve essere qualche sollenne imbroglia. Menatele priggioni tutti, tutti.

Gioan Bernardo Signore, non dovete menar in priggione altro che costui, non me.

Sanguino Via, via, sciagurato, tu sarrai il primo.

Gioan Bernardo Di grazia, signor Palma, non mi fate questo torto, perch son persona onorata. Io son Gio. Bernardo pittore, omo da bene.

Corcovizzo Signor Capitano, vedete che non mostra differenza luno dallaltro.

Carubina Signor capitan Palma, viva la verit! questo stravestito mio marito, m[esser] Bonifacio; questaltro m[esser] Gio. Bernardo. Questa la verit che non si pu ascondere.

Gioan Bernardo E per confirmazione, vedete si quella barba la sua.

Bonifacio Io confesso che posticcia; ma lo ho fatto per certo disegno, per cose che passano tra me e mia moglie.

Corcovizzo Ecco la barba cqua di questo uomo da bene nelle mie mani.

Sanguino Dimmi, uomo da bene, la barba tua questa?

Barra Signor s, la sua, perch lave comprata.

Sanguino Adesso conoscemo che costui falso: menate, dunque, lui preggione con la femina. Ed a voi, m[esser] Gio. Bernardo, da parte della Gran Corte de la Vicaria comandiamo che domani, ad ore quattordici doviate trovarvi avante il giodice ordinario per la informazione di questo fatto, sotto pena di cento cinquanta scudi.

Gioan Bernardo Io non mancarr, signore Palma. Sa V.S. che questo non lo deve nisciuno cercare pi di me, al quale fatta ingiuria; e mi protesto per le ribalderie che pu aver commesse costui, sotto questo abito.

Sanguino La giustizia non mancarr.

Carubina Ed io, misera, ancora debbo esser vituperata ed andar priggione, per aver voluto apprendere questo scelerato di mio marito?

Gioan Bernardo Signore Capitano, io risponderr, e vi dono assicuranza per questa madonna; la quale conosco onoratissima, bench si sua moglie, e lei non partecipe in questo fatto.

Sanguino Voi vi dovereste contentare che lasciamo vostra persona. Costei non andava insieme con suo marito?

Gioan Bernardo Signor s.

Sanguino Dunque, verr insieme con lui.

Carubina Ma io non ero consapevole. Io lo ho cercato e ritrovato in fallo; ed ora me ne venevo dalla casa della s[ignora] Vittoria, riprendendol per questo maldetto fatto; e, si ve piace, sarr cqui tutto il mondo che non vi dirr cosa che mincolpi. Andiamo dalla s[ignora] Vittoria e gli altri di sua casa.

Gioan Bernardo Vi assicuro, Signor, che non errore dal canto di Madonna; e, si vi fusse, io mi dono ubligato ad ogni satisfazione per lei. A me basta solo, e fo instanzia, che costui vada in preggione, solamente; e da madonna Carubina io non pretendo altro, e di nuovo vi priego che la lasciate andare.

Sanguino Par che apertamente non costa delitto dal cantosuo. La rimetto a vostra preciaria, con questo che avoi, come vi chiamate? ... Carubina Carubina, al servizio di V.S.

Sanguino ... a voi, madonna Carubina, da parte della Gran Corte della Vicaria facciamo comandamento che domani, ad ore quattordeci, vi doviate trovare avantil giudice ordinario per la informazione di questo fatto, sotto pena di sessanta scudi.

Carubina Sarr ubedientissima, secondo il mio devere.

Bonifacio Vi accorgerrete, m[esser] Gio. Bernardo, che io non vi ho tanto offeso, quanto vi pensate.

Gioan Bernardo Tutto se vedr.

Sanguino Or su, andiamo, non pi dimora. Videte che non fugga. Depositatelo con quel mastro di scola, perch poi le menarremo in corte.

Bonifacio Di grazia, legatemi: fate ancor questo piacere a mia moglie ed a m[esser] Gio. Ber[nardo].

Sanguino Fate pure che non fugga. Via, buona notte.

Gioan Bernardo Buona notte e buon anno a V.S., signore Capitano, e la compagnia.

Scena 11

Gioan Bernardo Vedi, ben mio, che gran torto fa questo pazzacone a vostre divine bellezze. Non vi par giusto che egli sii pagato della medesma moneta?

Carubina Si lui non fa quel che gli conviene, io non debbo far il simile.

Gioan Bernardo Farrete, cor mio, quel che conviene, quando non farrete altro che quello che farrebbe ogni persona di giudicio e sentimento, che vive in terra. Voglio, ben mio, che sappiate che questi che lo tengono, non sono birri, ma certi compagnoni galantomini, miei amici, per li quali lo farremo trattare come a noi piace. Ora, lui dimorarr ll; e tra tanto che questi fingono altri negocii, prima che menarlo in Vicaria, andarr un certo m[esser] Scaramur: il quale fingerr di accordar questa cosa, con questo che si umilii a noi, che siamo stati da lui offesi, e che doni qualche cortesia a questi compagni, non perch loro si curino di questo, ma per far la cosa pi verisimile; e V.S. non verr a perdere cosa alcuna.

Carubina Io mi accorgo, che voi siete troppo scaltrito, che avete saputo tessere tutta questa tela. Io comprendo, adesso, molte cose.

Gioan Bernardo Vita mia, io son tale che per vostro servicio mi gettarrei in mille precipicii. Or, poi che mia fortuna e bona sorte, la quale piaccia a gli Dei che voi la confirmiate, ha permesso chio vi sii coss a presso come vi sono, vi priego, per il fervente amore che sempre vi ho portato, e porto, che abbiate piet di questo mio core tanto profonda ed altamente impiagato da vostri occhii divini. Io son quello che vi amo, io son quello che vi adoro. Che si mavessero concesso gli cieli quello che a questo sconoscente e sciocco, che non stima le mirabile vostre bellezze, han conceduto, giamai nel petto mio scintilla daltro amore arrebe avuto luoco, come anche non ha.

Carubina Oim, che cose io veggio e sento? a che son io ridutta?

Gioan Bernardo Priegovi, dolce mia diva, si mai fiamma damor provaste, la quale in petti pi nobili, generosi ed umani suoi sempre avere pi loco, che non prendiate a mala parte quel che dico: e non credete, n caschi gi mai nella mente vostra, che per poco conto chio faccia del vostro onore, per cui spargerrei mille volte il sangue tutto, cerchi quel che cerco da voi; ma per appagar lintenso ardore che mi consuma, il qual, per, n per essa morte posso credere che giamai si possa sminuire.

Carubina Oim, m[esser] Gio. Bernardo, io ho ben tenero il core! Facilmente credo quel che dite, bench siino in proverbio le lusinghe damanti. Per desidero ogni consolazion vostra; ma, dal canto mio, non possibile senza pregiudizio del mio onore.

Gioan Bernardo Vita della mia vita, credo ben che sappiate che cosa onore, e che cosa anco sii disonore. Onore non altro che una stima, una riputazione; per sta sempre intatto lonore, quando la stima e riputazione persevera la medesma. Onore la buona opinione che altri abbiano di noi: mentre persevera questa, persevera lonore. E non quel che noi siamo e quel che noi facciamo, che ne rendi onorati o disonorati, ma s ben quel che altri stimano, e pensano di noi.

Carubina Sii che si vogli de gli omini, che dirrete in conspetto de gli angeli e de santi, che vedeno il tutto, e ne giudicano?

Gioan Bernardo Questi non vogliono esser veduti pi di quel che si fan vedere; non vogliono esser temuti pi di quel che si fan temere; non vogliono esser conosciuti pi di quel che sifan conoscere.

Carubina Io non so quel che vogliate dir per questo; queste paroli io non so come approvarle, n come riprovarle: pur hanno un certo che dimpiet.

Gioan Bernardo Lasciamo le dispute, speranza dellanima mia. Fate, vi priego, che non in vano vabbia prodotta coss bella il cielo: il quale, bench di tante fattezze e grazie vi sii stato liberale e largo, stato per, dallaltro canto, a voi avaro, con non giongervi ad uomo che facesse caso di quelle, ed a me crudele, col farmi per esse spasimare, e mille volte il giorno morire. Or, mia vita, pi dovete curare di non farmi morire, che temer in punto alcuno, che si scemi tantillo del vostro onore. Io liberamente mi ucciderr, si non sarr potente il dolore a farmi morire, si, avendovi avuta, come vi ho, comoda e tanto presso, di quel, che mi pi caro che la vita, dalla crudel fortuna rimagno defraudato. Vita di questa alma afflitta, non sarr possibile che sia in punto leso il vostro onore, degnandovi di darmi vita; ma s ben necessario chio muoia, essendomi voi crudele.

Carubina Di grazia, andiamo in luoco pi remoto, e non parliamo cqui di queste cose.

Gioan Bernardo Andiamo, dolcezza mia, ch vengono di persone.

Scena 12

Consalvo Camina in tua malora, becco cornuto: arriviamo queste gente che ne sciolgano.

Bartolomeo Oh, che ti venga il cancaro, castronaccio, padre de becchi! Mi hai fatto cadere.

Consalvo Oim, la coscia!

Bartolomeo Vorrei che tavessi rotto il collo. Ecco, siamo caduti: or alzati, adesso.

Consalvo Alziamoci.

Bartolomeo Al tuo dispetto, voglio star coss tutta questa notte, testa di cervo.

Consalvo Alziamoci. Che non possi alzarti n mo n mai.

Bartolomeo Or dormi, perch sei colcato. Vedi, poltrone, quanto per te ho patito, e patisco.

Consalvo E patirrai.

Bartolomeo Cornuto coteconaccio, fuuuh!

Consalvo Oim, mi mordi, anh? Giuro per S. Cuccufato, che, si tu vuoi giocare a mordere, ti strepparr il naso di faccia, o ver unorecchia di testa.

Scena 13

Scarramur Vorrei sapere che uomini son questi, che coss colcati fanno a questione.

Consalvo Alziamoci, porco: sarremo peggio svergognati, si sarremo trovati coss.

Bartolomeo Quasi che fai gran torto di essere svergognato. I travi non ti danno fastidio, ma s ben il pelo.

Consalvo Sio avesse le mani libere, ti farrei cridare aggiuto di altra sorte, che non cridaste unaltra volta. Non ti voi alzare?

Bartolomeo Io ti ho detto che voglio dimorar tutta questa notte coss.

Scarramur Ah, ah, ah, questi certo sono stati attaccati insieme, co le mani addietro: luno si vuol alzare e laltro non. Uno de dui mi par tutto m[esser] Bartolomeo alla voce; ma impossibile, perch veggo che son mascalzoni in camiso. Ol, imbreachi, che avete? che fate coss ll?

Consalvo O Messer gentil omo, vi priego, venete a sciorne. O m[esser] Scaramur, sete voi?

Bartolomeo Io vi priego, lasciatene coss.

Scarramur Ol m[esser] Bart[olomeo], e voi, m[esser] Consalvo, non mi possevo imaginar che voi fuste! Che caso strano questo? dui uomini saggi, in questo modo? state e perfidiate in questa foggia? siete impazziti?

Bartolomeo Peggio dirrete, quando saprete che mi sono appiccato. Di grazia, non ne sciogliete.

Scarramur Lascia, lascia fare a me. Come passa questo negocio?

Consalvo Io avevo paroli con costui: siamo venuti a pugni. Corsero certi marioli in fazzone di birri, al rumore; ne legorno come ne volessero menar in Vicaria; quando fummo a Maiella, ne svoltorno laltre mani a dietro, in questa forma che vedete, a culo a culo; e per la prima, ne levorno le borse e si partirno; poi, ricordatosi meglio, ritornorno dui di essi, e ne levorno i mantelli e le berrete, e ne hanno scuciti gli panni di sopra con un rasoio. Dopo siamo noi partiti, ed abbiamo discorso sin tanto che viddi un omo ed una donna in questo loco; volsi affrettarmi per chiamarli o giongerli, ed al tirar che feci di questo buon omo,...

Bartolomeo E tu sei una buona bestia, un buon bue.

Scarramur Avete torto ad ingiuriarvi coss.

Consalvo ... al tirar che feci di costui, casc come un asino che porta troppo gran soma, ed ha fatto cascar ancora me; e per perfidia non si vuole alzare.

Scarramur Alzatevi adesso, ch sete sciolti. La troppo colera fa luomo pazzo e furioso. Or su, non voglio saper pi di vostre raggioni, perch notte. Guardate di battervi, perch il primo di voi che si moverr, ne arr dui contra. Voi, messer Consalvo, prendete quel camino, e voi m[esser] Bartolomeo, questaltro.

Bartolomeo S, s, passarr questa notte: domani ci revederremo con questo amico.

Consalvo A rivederci da ora a centanni. Buona notte a voi, m[esser] Scaramur.

Scarramur A dio, andate.

Bartolomeo A dio. O povero Bartolomeo, quando sarr appiccato, son certo che sarr libero, ch pi disastri non me si aggiongerranno!

Scena 14

Scarramur Questo diavolo di Sanguino conosciuto come la falsa moneta; e con tutto ci si sa maneggiare di tal sorte, che in certo modo il capitan Palma medesmo non si saprebbe rapresentar meglio che come lo rapresenta lui. Guarda, guarda come tratta queste povere bestie. Or, mentre m[esser] Gio. Bernardo negocia lui da un canto, io voglio far di modo che questo buon cristiano non solo non si lamenti di me, ma che me si tenga ubligato. Ecco qua la porta della academia di marioli. To, to, to.

Scena 15

Corcovizzo Chi all, chi ?

Scarramur Sono Scaramur, al vostro servizio.

Corcovizzo Che Scaramur? che nome di zingano? che volete? che sete voi?

Scarramur Voglio dir una parola al signor capitan Palma.

Corcovizzo occupato; pur aspetta un poco, ch li dirr si ve vuole udire.

Scarramur (Ah, ha, ha, come son prattichi della sua arte costoro! Larte di mariolare ave li suoi termini e regole, come tutte laltre).

Sanguino Chi ? ol.

Scarramur Amico.

Sanguino O amico o parente o creato o paesano, vieni domani in Vicaria.

Scarramur Di grazia, uditemi, perch necessario chio vi parli per questa sera.

Sanguino Chi siete voi?

Scarramur Son Scaramur.

Sanguino Non vi conosco; pure che cercate?

Scarramur Vorrei pregarvi di una cosa che importa.

Sanguino Aspettate, ch da cqua ad unora voglio condurre certi priggioni in Vicaria, e mi parlarrai per il camino.

Scarramur Io vi supplico, si possibile, venete qui, ch voglio dirvi cose dimportanza che non vi dispiacerr saperle.

Sanguino Voi sete troppo fastidioso. Aspettate che descenderr.

Scarramur (Ah, ah, ah, gli altri son professi o baccalaurei: costui dottore e maestro. Credo che...) Oh, veggo m[esser] Bonifacio alla fenestra.

Bonifacio Eh, m[esser] Scaramur, vedete dove sono io? Voi sapete quel che voglio dire.

Scarramur Non pi, non pi: questa la causa che mi ha fatto venir cqua.

Sanguino Levati via da quella fenestra, in tua malora, porco presuntuoso! Chi ti ha data licenzia di accostarti alla fenestra e parlare?

Bonifacio Signor Capitano, V.S. mi perdona, io me ritiro.

Scarramur Ah, ah, ah, ah, voi sete tanti diavoli! Io adesso ho sciolti m[esser] Bartolomeo e Consalvo, che non si possevanoalzar da terra, si mordevano, arrabiavano, si davano del becco cornuto.

Sanguino Ah, ah, ah, e si sapessi gli altri propositi che passano con m[esser] Bonifacio ed il pedante, rideresti altrimente.

Scarramur La vostra comedia bella, ma, in fatti di costoro, una troppo fastidiosa tragedia.

Sanguino In conclusione: ne vogliamo mandare il pedante, de po avergli graffati quelli altri scudi che gli son rimasti dentro la giornea. Or, parlate a Bonifacio ed accomodatelo con noi.

Scarramur Farr prima certe scuse con esso lui. Farr che lui mi mandi a pregar m[esser] Gio. Bernardo che gli perdoni; e lo farr venire, e dimandar perdono, a lui ed a lei; e tutti insieme dimandaremo a voi grazia di lasciarlo libero: e credo che vi farr ogni partito, per tema che non lo menate in Vicaria.

Sanguino Or su, non si perda tempo. Io lo farr venir coss legato a basso, e vi darr comodit di parlargli come in secreto.

Scarramur Fate, chio aspetto.

Scena 16

Sanguino Ol, Coppino, sta in cervello, che costui non fugga.

Barra Non dubitate, Signore.

Sanguino E voi, Panzuottolo guardate da quellaltro passo.

Marca Coss fo.

Sanguino Discostatevi un poco, fate che possa parlar costui con questo uomo da bene, a suo bel comodo. Voi altro messer..., non posso retenir il vostro nome, ...

Scarramur Scaramur, al servizio di V.S.

Sanguino ... voi, messer Scaramur, parlate a costui in questo angolo, remoti.

Scarramur Ringrazio V.S. per infinite volte.

Sanguino Mi basta una grazia per una volta.

Scarramur Che ha detto V.S.?

Sanguino Basta, basta.

Scena 17

Scarramur Messer Bonifacio, accostatevi.

Bonifacio Hu, uh, uh, misero me, quante confusioni oggi! Vedete che frutti raccolgo di miei amori e di vostri consegli, m[esser] Scaramur.

Scarramur Oh, reniego..., che mi vien voglia di toccar un de santi pi grandi di paradiso.

Bonifacio Chi? San Cristoforo, hu, hu, hu.

Scarramur Io dico non il pi grande e grosso, ma un di que baroni. Ma basta la litania de santi che ho detto allora, subbito che seppi questa cosa; ma in luoco di dire: Ora pro nobis, io li ho mandate tante biasteme a tutti, fuor cha S. Leonardo della cui grazia al presente abbiam bisogno, che, si per ogni peccato io debbo star sette anni in purgatorio, solo per i peccati miei da due ore in cqua, bisogna chil giorno del Giudicio aspetti pi di diece milia anni, prima che venga.

Bonifacio Fate errore a biastemare.

Scarramur Che volete chio facesse, considerando il vostro danno e disonore, e che par chio vi abbia affrontato, e che, si questa cosa va avanti, possemo venire a termine di essere ruinati voi ed io.

Bonifacio Come lo avete saputo?

Scarramur Come sapea le cose lontane Apollonio, Merlino e Malaggigi?

Bonifacio Io vi intendo. Piaccia al cielo che con questa arte mi possi liberare da le mani di costoro.

Scarramur Lasciami fare, chio non son venuto per altro che per rimediare a questo. Ma ditemi prima un poco le vostre cose. Pensate voi che senza arte ho ridutto costui a donarmi facultate di parlarti coss, come ti parlo in secreto, che essi ne guardino solamente di lontano? sai che non sogliono simil gente concedere anco a quelli che conoscono, ed hanno, per amici?

Bonifacio Per certo che io ne ho avuto un poco di maraviglia.

Scarramur Ho proceduto con umilt, preghiere e scongiuri ed un scudo. Ma, prima che procediamo ad altro, ditemi, vi priego, vostri affari.

Bonifacio Che volete chio vi dichi? Ecco, sfortunato me, che mi han fatto i vostri rimedii e ricette! Ecco lamor di quella puttana, ecco la malignit di quella ruffianaccia di Lucia, che mi ha fatto credere cose che non mi arrebbe possute dare ad intendere anco il patriarca del concistoro de diavoli! Io voglio spendere vinticinque scudi a fargli marcare il volto.

Scarramur Guarda bene che non stata la colpa di costei, n della signora Vittoria, n mia, perch credo che pensi peggio di me che de gli altri, bench non vogli dirlo, ma la vostra forse.

Bonifacio Di grazia, vedete si possete persuadermi questo.

Scarramur Sete voi certo che quei capelli chio vi dimandai per porgli alla testa dellimagine, erano della s[ignora] Vittoria.

Bonifacio Son certo del cancaro che si mangi quella bagassa di mia fortuna! I capelli son di mia mogliera, che gli vadano mille malanni, a compartirseli con colui che pens di darmela, con quel che mi port la prima nova, e quel prete schiricato che la spos: quelli raccolsi io destramente sabbato a sera, quando si pettinava.

Scarramur Or, ecco come io ho intesa la verit.

Bonifacio Da chi?

Scarramur Da chi la sa, ed ha possuto dirmela. Ho dimandato capelli di vostra moglie, io?

Bonifacio Signor non; ma mi dimandaste i capelli di donna.

Scarramur Io vi dissi, in nome del diavolo, i capelli de la donna, e non i capelli di donna, indifferentemente. Eravamo forse in proposito di far qualche pippata per le bambine?

Bonifacio E qual differenza fate voi tra i capelli di donna e i capelli de la donna?

Scarramur Quella che saprebbono far i putti, quando cominciano ad aver luso di raggione. Non eravamo noi in proposito di far la imagine in suo nome?

Bonifacio Per dir la verit, non posso io avere quella capacit che avete voi. Talvolta voi pensate di dar a bastanza ad intendere la cosa ad un altro, perch la intendete voi; e non sempre coss.

Scarramur Or, ecco la maldetta causa chave imbrogliato leffetto de lincanto. La cera stata scelta, ed incantata, in nome di Vittoria; la imagine stata formata in suo nome; i capelli poi erano di tua moglie: da cqua avenuta questa confusione. Tua moglie in casa di Vittoria: tua moglie stata tirata, Vittoria stata inamorata. Tua moglie co i vestimenti di Vittoria, Vittoria senza i suo vestimenti. Tua moglie in loco de Vittoria, in casa de Vittoria, in letto di Vittoria, in veste di Vittoria; Vittoria solamente si bruggia ed arde per voi, e, per sola vostra esistimazione, stata gionta con voi. E Vittoria e Lucia e quella tua moglie, tutti, stanno estremamente maravigliate. Lucia se ricorda di avere portato a tua moglie li vestimenti della signora Vittoria, e non se ricorda come, e non sa dire che cosa lha spinta a farlo. La signora Vittoria estremamente stupita, come voi, vestito da m[esser] Gio. Bernardo, con vostra moglie, vestita di sue vesti, e con lei vi siate trovati in suo letto; come a quellora si son trovate tutte le porte aperte per voi e vostra moglie, e Lucia stordita a condur lei e voi; e lei con altre fante e garzoni trovarsi occupata dentro la sala, che non sarrebbe possuto partire insino a certo termine. Vostra moglie ancora vederete che rimasta attonita: che non sa la raggione di quel chha fatto circa il vestirse di quellabito, ed essersi menata in quella stanza.

Bonifacio Questo uno intrecciamento troppo grande.

Scarramur Tutto quel che ha causato questa confusione, pi destintamente lintenderete, quando sarremo fuori di questi intrichi.

Bonifacio Mi maraveglio; ma un dubio mi resta. Perch mia moglie, come venuta in loco della signora Vittoria per lo effetto che se adimpito in lei e non in quella, in causa che mi doveva amare, mi ha fatti di strazii che non si derrebbono aver fatti ad un cane?

Scarramur Non vi ho detto che tua moglie, in virt de gli capelli cheran sui, stata solamente attirata in quella stanza; ma non posseva essere inamorata, perch la cera non stata scelta, formata, puntata e scaldata in suo nome?

Bonifacio Adesso son capace del tutto. Prima non aveva bene inteso.

Scarramur Or su, basta: abbiamo troppo discorso circa questo negocio. Veggiamo di far di modo di donar qualche cosa a costoro ed uscirgli da le mani, che fingano che sete fuggito o qualchaltro partito prendano; perch laltre cose poi facilissimamente potranno accomodarsi.

Bonifacio Io non mi ritrovo pi di otto scudi sopra; e li ne prometter, si sarr duro a volerne di vantaggio.

Scarramur Oh, non vi credeno per allora che gli sarrete uscito da le mani.

Bonifacio Gli lasciarr, oltre, il mantello, e le anella che ho nelle dita. E credo che col vostro dire farran per meno, perch costoro per un scudo rinegarebono Cristo e la Madre, e la Madre della Madre.

Scarramur Voi non conoscete il capitan Palma.

Scena 18

Sanguino Vorrei sapere, quando sarran finiti questi vostri raggionamenti? Abbiamo da star ad aspettar voi, tutta questa notte, cqua?

Scarramur V.S. ne perdoni, si labbiamo dato troppo fastidio, facendola tanto aspettare. Or, poi che si degnata di farci tanto di favore, la supplicamo che ne ascolta una parola.

Sanguino Non pi, non pi, ora dandare in Vicaria: domani potremo parlar a bellaggio. Andiamo, andiamo: ol, Panzuottolo, Coppino.

Bonifacio Oim, Dio aggiutami, Santo Leonardo glorioso!

Scarramur Fatene questa grazia, per amor di Dio, s[ignor] Capitano.

Bonifacio Ed io ve ne prego, co le braccia in croce.

Sanguino Or su, ho comportato tanto, posso comportar un altro poco.

Scarramur Signor mio, quel tanto che noi vogliamo farvi intendere questo, che a V.S. non pu rendere giovamento alcuno la confusione di questo povero gentil uomo, ma s ben si farr un perpetuo e servitore e schiavo, tanto me, quanto lui, si, accettando una piccola offerta, ne farr grazia di donargli libert che si parta.

Sanguino Io me imaginavo bene che tu eri venuto per questa prattica, con speranza di subornare la giustizia. Mi maraviglio assai della temerit, uomo di pochissima conscienza, in sperare di farmi uscir di mano un priggione di quella importanza che pu esser questo uomo. Forse che non lho detto a questi miei famigli? Per io ti ho data questa baldanza e ti ho sentito parlare, per aver occasione di castigarti del tuo fallo, e farti essere essempio a gli altri: ed acci ne sii pi certo, verrai priggione insieme con lui, a mano a mano. Ol, Coppino.

Barra Signore, che comandate?

Sanguino Porta cqua, per legar questaltro uomo da bene.

Scarramur Di grazia, signor Palma, V.S. mi ascolti prima.

Bonifacio Signor mio, per amor de Dio, per tutti li Cori de li angeli, per la Intemerata Vergine, per tutta la Corte celestiale, io vi priego.

Scarramur Alzati via, ch io non voglio essere adorato: non son io Re di Spagna, n Gran Turco.

Bonifacio Io vi priego, abbiate compassion di me e non entriate in colera; e ricordatevi che tutti siamo peccatori ed avemo bisogno della misericordia di Dio, il quale ne promette tante misericordie, quante noi ne facciamo ad altri.

Sanguino (Un scelerato, come costui, sarrebbe un predicatore, si avesse studiato). Li errori bisogna che si castighino, sai tu?

Bonifacio Si tutti li errori si castigassero, in che consisterrebbe la misericordia?

Sanguino Va in malora, ch io ho altro da fare che di disputare.

Scarramur Tacete voi, m[esser] Bonifacio; lasciate dir a me. Signor Palma, non abbia giamai permettuto Dio, che io avesse voluto tentar questo con pregiudicio della giustizia, e disonor di V.S., la quale, circa le cose che appartengono alla giustizia, conosciuta sincerissima da tutto Napoli.

Sanguino Lasciamo da canto queste adulazioni. Non sono io che fo misericordia o rigore, giustizia o ingiustizia; ma gli miei superiori. Sai bene che il mio ufficio solo di far condurre priggione i malfattori, over i pretenduti malfattori; del resto io non posso impacciarmi.

Bonifacio Oim, povero me!

Scarramur Signormo, si V.S. ascolta, spero che mi essaudirr.

Sanguino Io non mi prendo colera e fantasia per passatempo. Abbiate, dunque, buone raggioni, come mi promettete; altrimente, non dormirrete in vostro letto, questa notte.

Bonifacio O Cristo, aggiutami!

Scarramur V.S. sa che in Italia non come in certi paesi oltramontani, dove, o sii per la freddezza di quelli, o sii per gran zelo delle povere anime, o per sordida avarizia di quei che administrano la giustizia, sono perseguitati que che vanno a cortiggiane. Cqua, come in Napoli, Roma e Venezia, che di tutte sorte di nobilit son fonte e specchio al mondo tutto, non solamente son permesse le puttane, o corteggiane, come vogliam dire...

Sanguino Mi par vedere che costui loda le tre citt per esservi bordelli ed esserno copiose di puttane: questo paradosso non degli ultimi.

Scarramur La priego che mi ascolti. Non solamente, dico, son permesse, tanto secondo le leggi civili e monicipali, ma ancora sono instituiti i bordelli, come fussero claustri di professe.

Sanguino Ah, ah, ah, ah, questa bella. Or mai, vorr costui che sii uno degli quattrocento maggiori o degli quattro Ordini minori; e, per un bisogno, vi instituirr la abbatessa, ah, ah.

Scarramur Di grazia, ascoltatemi. Cqui, in Napoli, abbiamo la Piazzetta, il Fundaco del Cetrangolo, il Borgo di Santo Antonio, una contrada presso Santa Maria del Carmino. In Roma, perch erano disperse, nellanno 1569 Sua Santit ordin che tutte si riducessero in uno, sotto pena della frusta, e li destin una contrada determinata, la quale di notte si fermava a chiave: il che fece non gi per vedere il conto suo circa quel che appartiene alla gabella, ma acci si potessero distinguere dalle donne oneste, e non venessero a contaminarle. Di Venezia non parlo, dove per magnanimit e liberalit della illustrissima Rep[ublica] sii che si voglia di alcuni particulari m[esseri] Arcinfanfali clarissimi, che per un bezzo si farrebbono castrare, per parlar onestamente, ivi, le puttane sono esempte da ogni aggravio; e son manco soggette a leggi che gli altri, quantunque ve ne siino tante, perch le cittadi pi grandi e pi illustre pi ne abondano, che bastarebbono in pochi anni, pagando un poco di gabella, a far un altro tesoro in Venezia, forse come laltro. Certo, se il Senato volesse umiliarsi un poco a far come gli altri, si farrebbe non poco pi ricco di quel ch; ma perch detto: in sudore vultui ti, e non in sudore delle povere potte, si astengono di farlo. Oltre che, alle prefate puttane portano grandissimo rispetto, come appare per certa ordinanza, nuovamente fatta sotto grave pena: che non sii persona nobile o ignobile, di qualunche grado e condizion chella sii, chabbia ardire dingiuriarle e dirgli improperii e villanie: il che mai si fe per altra sorte di donne...

Sanguino (Ah, ah, ah, non viddi pi bel sofista di costui). Tu me la prendi troppo larga e lunga; e mi pare che ti burli di me e di questo povero omo chaspetta il frutto della tua orazione o leggenda o cronica, non so che diavolo la sii. Ma pur concludi presto, chio ti supportar un altro poco.

Bonifacio Ti priego, parla a mio proposito. Che hai da far di Venezia, Roma e Napoli?

Scarramur Concludo, Signor, che in queste tre citt consiste la vera grandezza di tutta Italia: perch la prima di quellaltre tutte che restano, di gran lunga inferiore a lultima di queste.

Bonifacio Oim, che mi vien volunt di cacare.

Sanguino Ah, ah, aspetta, buon omo, veggiamo dove va a calar costui al fine.

Scarramur La conclusione che le puttane in Napoli, Veneziae Roma, ideste in tutta Italia, son permesse, faurite,han sui statuti, sue leggi, sue imposizioni ed ancora privileggii.

Sanguino Devi dire: come privileggii.

Scarramur E per consequentemente, non si toglie facult a persone di andar a corteggiane, e non son persequitate dalla giustizia...

Sanguino Io comincio ad intendere costui.

Bonifacio Ed io. Si va accostando, laude e gloria a Nostra Donna di Loreto.

Scarramur ... E non solamente questo; ma ancora gelosissimamente la giustizia si astiene di procedere, perseguitare e comprendere quelli che vanno a donne di onore: perch considerano i nostri principi esser cosa da barbari di prendere le corna che un gentil uomo, un di stima e di qualche riputazione abbia in petto, ed attaccarglile nella fronte. Per, sii latto notorio quanto si voglia, non si suol procedere contra, eccetto quando la parte, la quale sempre suol essere di vilissima condizione, non si vergogna di farne instanzia. Quanto alle parte onorate, la giustizia verrebbe a farli grandissimo torto ed ingiuria; perch non contrapesa il castigo che si d a colui che pianta le corna, ed il vituperio che viene a fare ad un personaggio, facendo la sua vergogna publica e notoria a gli occhi di tutto il mondo. S che maggior loffesa che patisce da la giustizia che del delinquente; e bench nientemanco il mondo tutto lo sapesse, tuttavia sempre le corna, con latto de la giustizia, dovengono pi sollenne e gloriose. Ogni uomo, dunque, capace di giudicio, considera, che questo dissimular che fa la giustizia, impedisce molti inconvenienti; perch un cornuto e svergognato coperto, se per un tale pu esser ditto cornuto o svergognato, di cui lesistimazione non corrotta, per tema di non essere discoperto, o per minor cura chabbia di quelle corna, che nisciun le vede, le quali in fatto son nulla, si astiene di far quella vendetta, la quale sarrebbe ubligato secondo il mondo di fare, quando il caso a molti manifesto. La consuetudine, dunque, dItalia ed altri non barbari paesi, dove le corna non vanno a buon mercato, non solamente comporta e dissimula tali eccessi, ma anco si forza di coprirli. Onde, in certo modo, son da lodare quei che permettono i bordelli, per li quali si ripara a massimi inconvenienti, che possono accadere in nostre parti...

Sanguino Concludi presto, vi dico.

Bonifacio Oim, mi fa morir di sete! mi viene il parasisimo.

Scarramur Finalmente, dico a V.S. che leccesso di m[esser] Bonif[acio] stato per conto di donna, la quale, o sii puttana o sii donore, non deve esser cagione che lui, che uomo di qualche stima e nobile,...

Bonifacio Io so, mi par, gentil omo del seggio di S. Paulo.

Scarramur ... sii visto priggione et cetera: onde potrebbono ancor altri venir ad essere gravemente vituperari. A V.S., che persona discreta, credo che basti daver udito questo, per intendere tutto il caso.

Sanguino Si questo per causa di donne, io son molto mal contento che costui mi sii venuto nelle mani; e mi scuso, avanti a Dio ed il mondo, che non mia intenzione di ponere in compromisso lonor di persona vivente. Ma voglio che sappi tu, e lui medesmo mi pu esser testimonio e la compagnia presente, che a questa cosa non posso riparare io. Costui mi stato posto nelle mani da un certo m[esser] Gio. Bernardo pittore, il quale lui contrafacea con unabarba posticia, ed ancora contraf con la biscappa chegli vedi; e la barba cqua, in mano di nostri famegli, la quale, si volete vedere come gli sta bene, verrete domani a quartordeci ore, in Vicaria, ch potrete ridere, quando le confrontarremo insieme, co le barbe. Bonifacio O povero me, eh, per amor de Dio, agiutatemi. Sanguino Or, quel pover omo da bene fa istanzia alla giustizia, per eccessi che costui pu aver fatti, e pretenduti di fare, in forma e specie di sua persona: onde possa, per lavenire, aversi qualche pretensione contra colui, da qualche parte lesa, per eccessi che abbia commesi costui.

Bonifacio Signor, di questo non da dubitare.

Sanguino Omo da bene, non sono io che dubito. S che comprendere voi, e sappia ognuno, chio non lo tengo, e meno in Vicaria, per mio bel piacere, ma perch ne ho da rendere conto; e colui molto scalfato contra di questo, ed apparecchiato doman mattina di far gli suoi atti contra il presente. Oltre, la sua femina anco si lamenta; e m[esser] Gio. Bernardo e la donna mi porrebbono dare gran fastidio.

Scarramur Della donna non si dubita.

Sanguino Anzi di quella io dubito pi. Queste per gelosia sogliono strapazzar la vita, ed onor proprio e di mariti. Or dunque, considerate voi, m[esseri], che cosa posso far io per voi: posso aver compassion de lui, ma non agiutarlo.

Scarramur S[ignor] Capitano, V.S. parla come un angelo.

Bonifacio Come un evangelista; non si pu dir meglio; santamente.

Sanguino Or su, dunque, andiamo. Panzuottolo, fa che venghi abasso quel magister, e spediamoci.

Scarramur Signor Capitanio, io dono una nova a V.S.

Sanguino Che nova?

Scarramur Io mi confido di far di modo, si ne vuoi far tanto di grazia di aspettar un mezzo quarto dora, di riconciiiare quel m[esser] Gio. Bernardo con m[esser] Bonifacio.

Bonifacio O che piacesse a Dio e potessi far questo!

Sanguino Voi ne date la berta. Questo impossibile.

Scarramur Anzi, necessario. Quando lui sapr come la cosa passa, io credo che et cetera. Io li son tanto amico, che, si l colcato, io farr levare e io farr venir cqua, e farr de modo che si accordino insieme; ma bisogna che voi, m[esser] Bonifacio, li chiedete perdono, e gli facciate qualche degna satisfazione di parole ed atti di umilt, perch, veramente, lui pu presumere che labbiate molto offeso.

Bonifacio Coss . Io mi offero di baciargli i piedi ed essergli amico ed ubligato in perpetuo, si me perdona questo fallo e non mi espone alla vergogna: non solamente a lui, uh, uh, uh, ma ancora a V.S., signor Capitano mio, uh, uh, uh.

Sanguino Alzati, non, non mi baciar i piedi, sin tanto chio non sii papa.

Bonifacio A V.S. sarr ubligato, si in questo fatto mi aggiurarr, dandone comodit per un poco di tempo di trattar questo accordo. Ed a voi m[esser] Scaramur, vi priego co le viscere del core ed anima mia, trattate questo negozio caldamente, ch la vita mia vi sarr in perpetuo ubligatissima.

Scarramur Io mi confido assai, almeno di condurlo, sotto qualche pretesto, sin cqua; e quando vi sarr, farremo tanto con la vostra umilt ed intercession del sign[or] Capitanio, si ne vuol tanto faurire, e mie persuasioni, che la cosa non passarr avanti; ed anco necessario che non sii ingrato alla generosit del s[ignor] Capitano.

Sanguino Oh, io non mi curo di questo, quanto a me! Bisognar s ben far qualche buona cortisia a questi miei famegli, almeno per chiudergli la bocca. Oltre che, non mi basta questo: voglio che si riconcilii ancora con la sua femina, e che dimanda merc a lei coss bene come a quellaltro. E quando vedr quelli dui contenti e satisfatti, io non procederr oltre, perch non posso far di non aver compassione, ancor io, di questo povero m[esser] Bonifacio.

Bonifacio Signor mio, eccome cqua, tutto in anima e corpo, al servizio vostro; per li compagni, dico per questi famegli, ecco cqua le anella, tutto quel chho dentro questa borsa, e questa maldetta biscappa, che, per ogni modo, me la voglio levar di sopra.

Sanguino Basta, basta: voi fate il conto senza loste, come se dice: di tutto questo non sarr nulla, si vostra mogliera e m[esser] Gio. Bernardo non si contentano.

Bonifacio Io spero che si contentarranno. Andate, vi priego, m[esser] Scaramur mio.

Scarramur Io lo guidarr sin cqua, sotto qualchaltro pretesto che non potr mancare. Vostra moglie, son certo, che per suo onore ancora non mancarr di venire.

Sanguino Andate e fate presto, si volete che vi aspettiamo.

Scarramur Signor, non troppo lontano da cqua luno e laltra. Io verr quanto prima.

Sanguino Fate che siano presto risoluti del s o l non; e non mi fate aspettare in vano.

Scarramur Vostra Signoria, non dubiti.

Bonifacio O Santo Leonardo glorioso, agiutami!

Sanguino Andiamo, ritorniamo dentro, chaspettarremo un poco ll.

Scena 19

Gioan Bernardo Tanto che, figliol mio, tornando al proposito, opinione comone, che le cose son talmente ordinate, che la natura non manca nel necessario, e non abonda in soverchio. Le ostreche non han piedi; perch, in qual si voglia parte del mar che si trovino, han tutto quel che basta a lor sustentamento, perch dacqua sola, e del caldo del sole, la cui virtude penetra in sino al profondo del mare, si mantengono. Le talpe ancora non han occhi; perch la lor vita consiste sotto terra, e non vivono daltro che di terra, e non posson perderla. A chi non ave arte, non si danno ordegni.

Ascanio Coss certissimo. Ho udito dire che un certo censore dellopre di Giove, che si chiama Momo, perch son per tutto necessarii questi che parlan liberamente: prima, perch i principi e giodici saccorgano de gli errori che fanno, e non conoscono, merc di poltroni e vilissimi adulatori; secondo, perch temino di far una cosa pi chunaltra; terzo, perch la bont e virt, quando ha contrario, si fa pi bella, manifesta e chiara, e si confirma e si rinforza: questo censor, dunque, di Giove,...

Gioan Bernardo Costui non nominato per un de primi e meglior Dei del cielo: perch questi, che han pi corte le braccia, per lordinario han la lingua pi lunga.

Ascanio ... questo censor di Giove, in quel tempo, disputando con Mercurio, il quale stato ordinato interprete e causidico di Dei, venne ad interrogarlo in questa foggia: O Mercurio, pi chogni altro sofista, falso persuasore e ruffiano dellAltitonante, essendo bene, secondo le occasioni ed esigenze di venti che soffiano, o pi o meno frenar, allentar, alzar e stender vela, onde avviene che questarbore di nave non ha scotta? Il dirr pi per volgare: Perch la potta, parlando con onore delloneste orecchie, non ha bottoni? A cui rispose Mercurio: Perch, parlando co riverenza, il cazzo non ave unghie da spuntarla.

Gioan Bernardo Ah, ah, ah, che debbero dir gli altri Dei, allora?

Ascanio La casta Diana e pudica Minerva voltorno la schena, e senandaron via; ed un de disputanti disse: Vadano in bordello! Arrebbe detto: Vadano al diavolo! ma, in quel tempo, non era ancor memoria di questuomo da bene. S che, a confirmazion di quel che voi dite, quantunque costui ha mosse, muove e moverr, come stato per il passato ed al presente e sarr per lavenire, tante questioni, gi mai potr provare errore nelle cose ordinate da natura ed intellecto, si non che in apparenza.

Gioan Bernardo Voi la intendete bene. Tutti gli errori che accadeno, son per questa fortuna traditora: quella chha dato tanto bene al tuo padrone Malefacio, ed a me lha tolto. Questa fa onorato chi non merita, d buon campo a chi nol semina, buon orto a chi nol pianta, molti scudi a chi non le sa spendere, molti figli a chi non pu allevarli, buon appetito a chi non ha che mangiare, biscotti a chi non ha denti. Ma che dico io? deve esser iscusata la poverina, perch cieca, e, cercando per donar gli beni chave intra le mani, camina a tastoni, e per il pi sabbatte a sciocchi, insensati e furfanti, de quali il mondo tutto pieno. Gran caso quando tocca di persone degne che son poche; pi grande, si tocca una de pi degne che son pi poche; grandissimo ed estra ogni ordinario, tanto chabbi tastato, quanto chabbia a tastare un de dignissimi che son pochissimi. Dunque, si non colpa sua, colpa de chi lhafatta. Giove niega daverla fatta; per o fatta o nonfatta chella sii, o non ha colpa o non si trova chi labbia.

Ascanio E per tanto, incolpar ella o altro cosa ingiusta e vana. Anzi, alcuni provano che sii non solo conveniente ma necessaria; perch ogni virtute vana senza lesercizio ed atto suo, e non virt ma cosa ociosa e vana. A chi dato di posserla cercare, e trovarla, non degno che stia ad aspettarla. Vogliono i Dei che la sollicitudine discaccie la mala ventura e faccia acquistar le cose desiderate, come avvenuto in proposito vostro. forza che gli doni e grazie sien divisi, a fin che luno abbi bisogno dellaltro, e, per consequenza, luno ami laltro. A chi concesso il meritare, sii negato lavere; a chi concesso lavere, sii negato il meritare.

Gioan Bernardo O figlio mio, quanto parli bene, quanto il tuo sentimento avanza let tua! Questo che dici vero, ed al presente lho io isperimentato. Quantunq[ue] questo bene, chho posseduto questa sera, non mi sii stato concesso da Dei e la natura; bench mi sii stato negato dalla fortuna, il giudizio mi ha mostrato loccasione, la diligenza me lha fatta apprendere pe capelli e la perseveranza ritenirla. In tutti negocii la difficult consiste che passi la testa, perch a quella facilmente il busto ed il corpo tutto succede. Per lavenire tra me e madonna Carubina son certo che non bisognarranno tanti studi, proemii, discorsi, raggioni ed argumenti.

Ascanio vero, perch basta esservi una volta abboccati insieme, e lei aver appreso il vostro e voi il suo linguaggio: occhii si vedeno, lingue si parlano, cuori sintendeno. Tal volta, quel che si concepe in un momento, si retien per sempre. A don Paulino, curato di S[anta] Primma, che in un villaggio presso Nola, Sipion Savolino un vener santo, confess tutti suoi peccati: da quali, quantunque grandi e molti, per essergli compare, senza troppa difficult fu assoluto. Questo bast per una volta: perch, negli anni seguenti poi, senza tante paroli e circonstanze, diceva Sipione a don Paulino: Padre mio, gli peccati di oggi fa lanno voi le sapete; e don Paulino rispondeva a Sipione: Figlio, tu sai lassoluzione doggi fa lanno: Vadde in pacio et non amplio peccare.

Gioan Bernardo Ah, ah, ah! Noi abbiam molto discorso sopra di ci: vedi questa porta?

Ascanio Signor s.

Gioan Bernardo Questo il luoco dove lhan posto. Non bisogna toccar questa porta, sin tanto chio non sii risoluto da m[esser] Scaramur. Credo che lui a questora abbia tutto fatto, e che mi vadi cercando. Andate voi tra tanto, e fate che madonna Carubina venghi presto.

Ascanio Coss farr. Credo che vi trovarremo cqua?

Gioan Bernardo Certissimo, ch non tardarr troppo ad esser con m[esser] Scaramur. Andate.

Scena 20

Gioan Bernardo Scrisse un epitafio, sopra la sepoltura di Giacopon Tansillo, il Fastidito: che sonava in questa foggia:

Chi falla in appuntar primo bottone,

N mezzani n lultimo indovina:

Per mia sorte conobbi a mattina

Io che riposo morto Giacopone.

Il primo bottone che appunt m[esser] Bonifacio fuor della sua greffa, fu linamorarsi di Vittoria; il secondo fu laverse fatto dar ad intendere che m[esser] Scaramur, co larte magica, facesse uscire Satanasso da catene, venir le donne per laria volando ll dove piacesse a lui, ed altre cose assai fuor dellordinario corso naturale. Da cqua tutti gli altri svariamenti sono accaduti luno dopo laltro, come figli e figli de figli, nipoti e nipoti di nipoti. Altro non manca adesso chappuntar la stringa e assestar la bracchetta col gippone: il che si farr, chiedendo lui merc e misericordia, per loffesa fatta a noi poveri innocenti.

Scena 21

Gioan Bernardo Voi, dunque, siete presto ritornati.

Ascanio Io le ho rancontrati che veneano.

Scarramur Ecco cqua, siamo tutti per liberar questa povera anima dal purgatorio.

Carubina Piacessa Dio, che da senno vi fusse talmente, che non mi bisognasse di vederlo pi.

Ascanio A chi vuole, non cosa che sii difficile.

Scarramur Io, per non avervi trovato in casa vostra, son stato a quella della s[ignora] Vittoria, credendo che vi fussi; poi, ho inviata Lucia, che vi cercasse e vi menasse cqua.

Gioan Bernardo Noi siamo tutte le persone necessarie. Voi, madonna Carubina, con Ascanio fate sembiante di venir da per voi; lasciate prima che io e m[esser] Scaramur negoziamo con Sanguino e questaltri; voi, in questo mentre, vi potrete retirare e dimorar un poco cqua, dietro questo angulo.

Carubina Voi pensate benissimo. Andiamo, Ascanio.

Ascanio Ritiriamoci cqua, Madonna: perch potremo ascoltar quel che si dice, e scegliere il tempo pi comodo per sopragiongere.

Carubina Ben, bene.

Scena 22

Scarramur Toccamo la porta. To, to, to.

Corcovizzo Chi l?

Scarramur Amici. Avisate il signor Capitano che noi siamo cqua.

Corcovizzo Or ora, Messer mio.

Scarramur Questo Corcovizzo: adesso mi par che si faccia chiamar non so se Cappino o che diavolo daltro nome. Io ho udito chiamar Panzuoltolo quel latro o costui.

Gioan Bernardo Ah, ah, ad un bisogno il pedante e m[esser] Bonifacio le sapranno conoscere. Son mascherati di barba, anchessi?

Scarramur Tutti: ch in vero questa mi par essere una comedia vera. Al pedante non manca altro che la barba; m[esser] Bonifacio, si se la vuole attaccare, lha. Questi dui si conoscono tra loro, ma non sanno che gli altri ancora sono mascherati.

Ascanio Manca sol che madonna Carubina porti la sua maschera.

Sanguino Voi siete cqua? la moglie non lavete condotta? avertite che senza lei non si farr nulla.

Scarramur Signor, la in camino, viene, adesso adesso sarr presente.

Sanguino Aspettare, dunque, ch verremo con questuomo a basso.

Scarramur Tenetevi su la vostra per un poco di tempo.

Gioan Bernardo Lascia guidar il fatto mio a me.

Sanguino Siate il benvenuto, m[esser] Gio. Bernardo.

Gioan Bernardo V.S. sia il molto ben trovato. Subito che ho inteso da m[esser] Scaramur che V.S. mi dimandava, mi son alzato di letto, e venuto come di posta, dubitando che non si fusse scoperta qualche cosa che quel malfattore sotto la mia forma abbia commessa.

Sanguino Il malfattore, il Malefacio, eccolo cqua presente. Ma, in nome del diavolo, io non vi ho mandato a chiamare; ma questo m[esser] Scaramur mi ha tanto pregato chio aspettasse un poco da menar costui priggione in Vicaria, e che questo sarrebbe stato di vostra satisfazione, sapendo altre cose che passano circa il negocio del stravestimento di costui. Io s per farvi piacere, s anco mosso dalle preghiere di m[esser] Scaramur, oltre dalle lacrime e contrizione di questo povero peccatore, vi ho aspettato; ma non vi ho mandato a chiamare.

Bonifacio Misericordia, per amor de Dio!

Gioan Bernardo M[esser] Scaramur, voi non mavete chiamato, da parte del s[ignor] Capitano, con dirmi che mi dimanda per cose che molto importano circa il nostro negocio, che mi avete fatto montar la pagura da le calcagne? come mi fate questi tradimenti? questa lamicizia? questo il zelo chavete dellamor mio? Avete studiato, e, come mi par, studiate, di faurire ed aggiutare, con mio pregiudizio, questa pessima conscienza di omo. Signor Capitano, io mi querelo ancor di costui, che ha abusato del mio nome ed intenzione, parlando con V.S., ed ave abusato dellautorit e nome di V.S., facendomi aver questo disaggio di venir sin cqua e fastidir tante persone.

Bonifacio Misericordia, per lonor de Dio e di Nostra Donna.

Sanguino Piano, piano. Veggiamo si questa cosa si pu accomodare; veggiamo si l tanto criminale. Poi che voi siete cqua, pensate bene a quel che fate, non vi lasciate trasportare dalla colera.

Gioan Bernardo La cosa non si potr accomodar giamai, dal canto mio; anzi, dopo che la giustizia arr fatto il suo corso, credo che la cosa non sarr finita tra me e lui.

Scarramur M[esser] Gioanbernardo mio, quello che io ho fatto, e fo, non credo che sia con interesso de lonor vostro. Tutte volte che si trovarr errore che di notte sii stato commesso come in persona vostra, siamo cqua tantitestimonii per farli cascare sopra m[esser] Bonifacio;ma, non essendovi passate altro che certe levit, non so per che causa che passa tra lui e sua moglie, dovete quietarvi.

Gioan Bernardo Si dunque stravestito per farmi esser stimato chio fusse insieme con sua moglie, per confondere lei e me, per ponerci in pena della vita. Non sapete voi che cerca di cangiarla, ed a me di farmi il peggio che puote?

Bonifacio Non piaccia a Dio. E perch questo a voi, m[esser] Gio. Bernardo mio? Perdonatime, vi priego per le cinque Piaghe di N[ostro] S[ignore].

Gioan Bernardo Non tanti baciamenti di piedi, vi priego.

Barra Tutto il mondo re e papa alla devozion di costui, solamente in questa occasione. Si Dio li farr grazia, apresso farr un casocavallo a tutti.

Sanguino Su su, abbiate piet, al meno sin tanto che non costi che lui non abbia fatto altro errore che questo. Vedi che deve esser stato qualchaltro intrico: sua moglie ancora era stravestita da unaltra, non era in suo proprio abito, come mi dice costui: per non verisimile che per quel mezzo vi volesse confondere.

Scarramur Oltre che, era sua moglie in abito di una donna, la qual senza suspicione alcuna sempre prattica con m[esser] Gio. Bernardo. Su su, m[esser] Gio. Bernardo mio: io ancor vi priego che abbiate la misericordia de Dio avanti gli occhii. Io sapevo bene che voi non sareste venuto sin cqua, sio non vi parlavo in quel modo. Ancora, ho eccesso a riguardo del s[ignor] Capitano, stimando certo che non me ne sarreste nemici, essendo che per far misericordia e carit ad uno, senza far torto ad un altro.

Bonifacio M[esser] Gio. Bernardo mio, io mi offero obligato a tutte pretensione ed interessi, che vi potessero avvenire. M[esser] Gio. Bernardo, obligatevi, vi priego, questa povera anima di Bonifacio, il quale, si voi volete, sarr svergognatissimo. Lonor mio in vostra mano: non potr negar giamai che per vostra merc io ho il mio onore: si me fate questa grazia, uh, uh, uh, uh.

Sanguino Oh, ben bene, eccola, sua moglie!

Scena 23

Carubina Ancora cqua questo concubinario di sua moglie.

Sanguino gran cosa nova questa! Credo che questi che fan professione di casi di conscienza, non si abbiano ancora imaginato, come uno pu essere fornicarlo o concubinario, chiavando sua propria e legitima moglie.

Scarramur Ors, lasciamo queste ironie e queste colere. Bisogna risolvere questa cosa cqua, tra noi, poi che il signor capitan Palma ne fa tanto di favore di farne consultar dellonor vostro, madonna Carubina: atteso che la vergogna di vostro marito non pu risultar in vostro onore; n manco in utilit vostra, m[esser] Gio. Bernardo.

Bonifacio Coss certissimo. Misericordia, piet, compassione, carit, per amor de Dio! m[esser] Gio. Bernardo mio, e moglie mia, perdonatime, vi priego, per questa prima volta.

Barra gran cosa il mondo. Altri sempre fanno errori e mai fanno la penitenza, per quel che si vede; altri la hanno dopo molti errori; altri vi accappano nel primo; altri ancor non han peccato, che ne portano la pena; altri suffriscono senza peccato; altri la portano per gli peccati altrui. In questuomo, si ben si considera, tutte queste specie sono congionte insieme.

Bonifacio Io vi dimando merc e grazia. La vi supplico che mi concediate come il Signor nostro Giesu Cristo al bon Latrone, alla Madalena.

Barra (Cazzo, che buon latrone costui!) Quando voi sarrete buon latrone, come colui che rubb il paradiso, come da N[ostro] S[ignore], vi si farr misericordia. Voi siete un ladro che togliete quel che di vostra moglie, e lo donate ad altre, il suo latte, il suo liquore, la sua manna, la sua sustanza ed il suo bene.

Gioan Bernardo E la mia persona e la mia barba e la mia biscappa e forse il mio onore, per quel che pu aver fatto?

Barra Per non se gli de perdonare como a buon Latrone: pi tosto come alla Madalena.

Corcovizzo Vedere che gentil Madalena! che gli vada il cancaro a lui e le quattrocento piattole che deve aver nel bosco delluna e laltra barba! Vedete che precioso unguento va spargendo costui! Per mia f, non gli manca altro che la gonna, per farlo Madalena. Io dico che se gli de perdonare, come i Giudei perdonorno a Barrabam.

Sanguino Bel modo di aggiurar un poveruomo! bella forma di consolar un afflitto! Tacere, tacere voi: non vimpacciate a questo, attendete a far quel che vi si comanda.

Scarramur Io vi priego che gli perdonate; e lui vi priega ancora, come vedete, in ginocchioni, o sia in nome de Dio o in nome del diavolo, o come a Barrabam o come a Dimas.

Sanguino Coss, coss bisogna; ed ben che se gli faccia misericordia.

Gioan Bernardo Che dite voi, madonna Carubina?

Carubina Io, per questa volta, gli rimetto; ma che stii in cervello per lavenire, ch gli farr pagare e questo e quello.

Bonifacio Certissima vi fo, Carubina mia,...

Carubina Io son vostra, ma voi della s[ignora] Vit[toria].

Bonifacio .. che mai, mai pi mi trovarrete in fallo.

Carubina erch adesso hai imparato di farlo pi accortamente.

Gioan Bernardo oi lintendete.

Bonifacio o dico che non mi trovarrete in fallo, perch io non farr fallo.

Barra e donne, quando sono a i dolori del parto, dicono: Mai, mai, mai pi; adesso vi fermo a chiave. Marito traditore, si me ti accostarrai, tucciderr; certissimo, ti stracciarr co i denti! Non tanto presto, poi, ch uscitaquella creatura, per non dar vacuo in natura, vuolenoper ogni modo che ventri laltra. Ecco cqua il pentimento di donna quando figlia, ecco il proponimento di donna quando infanta.

Sanguino bel vedere quando altri piange, altri sta in colera! Voi fate de i tiri, e prendete passatempi. Tacete, tacete.

Carubina o non solamente vi perdono, ma per farti pi grazia e per lonor mio che vi va per mezzo, ancor supplico m[esser] Gio. Bernardo che si contenti farvi donar libert al signor Capitano.

Bonifacio o vi ringrazio, moglie mia cara. Sin ad oggi vi ho amato per un rispetto e dui doveri: da oggi avanti vi amarr per tutti doveri e tutti rispetti.

Gioan Bernardo Messer Bonifacio, io son cristiano, e fo professione di buon catolico. Io mi confesso generalmente, e comunico tutte le feste principali dellanno. La mia arte di depengere, e donar a gli occhii de mundani la imagine di Nostro Signore, di Nostra Madonna e daltri Santi di paradiso. Per il core non mi comporta, vedendoti mosso a penitenzia, di non perdonarti, e farti quella rimessione che ogni pio e buon Cristiano ubligato di fare in casi simili. Per tanto, Iddio ti perdoni in cielo, ed io ti perdono in terra. Una cosa solamente mi riservo, perch scritto: Honore meom nemini tabbo, che si sotto questo abito avessi commesso altro delitto, che vi apparecchiate a farne tutte reparazione. E questo lo promettete al s[ignor] Capitano, come ministro della giustizia, a me, avanti vostra moglie, m[esser] Scaramur, e questi altri compagni.

Sanguino Non promettete coss?

Bonifacio Lo prometto e riprometto, affirmo e confirmo; ed oltre di ci, io giuro, con ambe le mani alzate al cielo, chio non ho comesso altro errore, per il quale possa e debba contristarsi m[esser] Gio. Bernardo, che di essermi contrafatto a lui, per non esser conosciuto, entrando e sortendo dalla stanza della s[ignora] Vittoria: nella quale esso m[esser] Gio. Bernardo non pu esser veduto con scandalo o mala suspizione per essere quella sua, che questa donna tiene a piggione.

Sanguino Per mia f, si questo errore, non grande errore. Ors, alzatevi in piedi, m[esser] Bonifacio, abbracciatevi insieme con m[esser] Gio. Bernardo, siate meglio amici per lavenire che per il passato, cercate lun di far serviggio a laltro, visitare lun laltro, aggiutate lun laltro.

Gioan Bernardo Coss farremo, si sarr come deve essere; e con questo vi abbraccio ed accetto per amico.

Bonifacio Io vi sarr sempre amico e servitore.

Barra Siate buoni compagni.

Sanguino Che fate? abbracciate, baciate vostra moglie.

Carubina Questo non importa tra noi: la pace fatta.

Marca In casa, in casa. Trattate bene vostra moglie, m[esser] Bonifacio: altrimente vi castigarr lei insieme con m[esser] Gioan Bernardo.

Sanguino Ors, andiate tutti con Dio. Passate per dentro questa stanza, perch uscirete per quellaltra porta; e voi, m[esser] Bonifacio, lasciarrete quella offerta che avete promessa a questi compagni, per il disaggio che abbiamo avuto per voi.

Bonifacio Molto di bona voglia, Signor mio.

Scarramur Andiamo. Che sia lodato Idio, chha fatta questa pace ed unione di m[esser] Bonifacio, madonna Carubina e di m[esser] Gio. Bernardo: tre in uno.

Bonifacio Amen, amen.

Carubina Passate voi, m[esser] Gio. Bernardo.

Gioan Bernardo Non lo farr mai, Signora: V.S. vadi avanti.

Carubina Bisogna che sia coss.

Gioan Bernardo Tocca a voi, Madonna.

Carubina Io dunque vo, per farvi servizio ed ubedirvi.

Gioan Bernardo Seguitemi, m[esser] Bonifacio: tenetevi a me ed appigliatevi alla mia cappa, e guardate di non cascare.

Bonifacio Io me guardarr bene.

Sanguino Aspetta un poco cqua con me tu, figlio mio, perch starremo insieme, mentre costoro si spediscono de l dentro.

Ascanio Coss farr, come V.S. comanda.

Scena 24

Sanguino Or che vi par del padron vostro m[esser] Bonifacio?

Ascanio Quel che ne vedo, bene.

Sanguino Non lui galantuomo, saggio, accorto, di valore, dogni stima degno?

Ascanio Quantogni par suo.

Sanguino Chi vi par suo pare?

Ascanio Chi non sa e conosce pi n men che lui, e chi non vale pi n men che lui.

Sanguino Essendono molte le specie della pazzia, in quale pensate voi che lavori costui?

Ascanio Le specie della pazzia le possiamo prendere da pi capi; ma prendendole da questo, che di pazzi altri sono indifferenti, altri son tristi, altri son buoni, costui viene ad essere di tutte tre le cotte: addormito indifferente, desto tristo, morto buono.

Sanguino Perch lha preso madonna Carub[ina]?

Ascanio Perch pazzo.

Sanguino Vi par chellabbi fatto bene?

Ascanio Secondo il conseglio del mustaccio della barba di quella vecchia lanuta di madonna Angela, ha fatto pi che bene, ideste benissimo. Quella stata la sua consegliera: quella la pastora di tutte belle figlie di Napoli. Chi vuol Agnus dei; chi vuol granelli benedetti; chi vuol acqua di S. Pietro Martire, la somenza di San Gianni, la manna di S[ant]Andrea, loglio dello grasso della midolla de le canne dellossa del corpo di S. Piantorio; vuol attaccar un voto per aver buona ventura, vada a trovar madonna Angela Spigna. A costei venne madonna Carubina, e disse: Madre mia, voglion darmi marito. Me si presenta Bonifacio Trucco, il quale ha di che e di modo. Rispose la vecchia: Prendilo. S, ma troppo attempato: disse Carubina. Respose la vecchia: Figlia, non lo prendere. I miei parenti mi consegliano di prenderlo. Rispose: Prendilo. Ma a me non piace troppo: disse Carubina. Dunque, non lo prendere: rispose. Carubina soggionse: Io lo conosco di buon parentado. Prendilo: disse la vecchia. Ma intendo che d tre morsi ad un faggiuolo. Rispose: Non lo prendere. Sono informata, disse Carubina, chave un levrier di buona razza. Prendilo: rispose la vecchia madonnAngela. Ma, heim! disse, ho udito dir ch candelaio. Non lo prendere: rispose. Disse Carubina: Lo stiman tutti pazzo Prendilo, prendilo, prendilo, prendilo, prendilo, prendilo, prendilo: sette volte disse la vecchia; non importa che sii candelaio, non ti curar che dii tre morsi ad un faggiuolo, non ti fa nulla che non piace troppo, non ti curar che sii troppo attempato. Prendilo, prendilo, perch pazzo; ma guarda che non sii di que riggidi, amari, agresti. Son certa che non di quelli: disse Carubina. Prendilo, dunque, disse madonna Angela, prendilo. Oh, ecco cqua i compagni.

Scena 25

Barra Quellaltro ispedito. Che vogliam far di costui, del domino Magister?

Sanguino Questo porta sua colpa su la fronte: non vedi ch stravestito? non vedi che quel mantello stato rubbato a Tiburolo? Non lhai visto che fugge la corte?

Marca vero; ma apporta certe cause verisimile.

Barra Per ci non deve dubitare dandar priggione.

Manfurio Verum; ma cascarr in derisione appo miei scolastici e di altri per i casi che me si sono aventati al dorso.

Sanguino Intendete quel che vuol dir costui?

Corcovizzo Non lintenderebbe Sansone.

Sanguino Or su, per abbreviarla, vedi, Magister, a che cosa ti vuoi resolvere: si volete voi venir priggione, over donar la bona mano alla compagnia di que scudi che ti son rimasti dentro la giornea, perch, come dici, il mariolo ti tolse sol quelli chavevi in mano per cambiarli.

Manfurio Minime, io non ho altrimente veruno. Quelli che avevo, tutti mi furon tolti, ita, mehercle, per Iovem, per Altitonantem, vos sidera testor.

Sanguino Intendi quel che ti dico. Si non voi provar il stretto della Vicaria, e non hai moneta, fa elezione duna de le altre due: o prendi diece spalmate con questo ferro di correggia che vedi, o ver a brache calate arrai un cavallo de cinquanta staffilate: ch per ogni modo tu non ti partirrai da noi, senza penitenza di tui falli.

Manfurio Duobus propositis malis minus est tolerandum, sicut duobus propositis bonis melius est eligendum: dicit Peripateticorum princeps.

Ascanio Maestro, parlate che siate inteso, perch queste son gente sospette.

Barra Pu esser che dica bene costui, allor che non vuol esser inteso?

Manfurio Nil mali vobis imprecor: io non vi impreco male.

Sanguino Pregatene ben quanto volete, ch da noi non sarrete essaudito.

Corcovizzo Elegetevi presto quel che vi piace, o vi legarremo meglio e vi menarremo.

Manfurio Minus pudendum erit palma feriri, quam quod congerant in veteres flagella nates: id n[on] puerile est.

Sanguino Che dite voi? che dite, in vostra malora?

Manfurio Vi offro la palma.

Sanguino Tocca ll, Corcovizzo, da fermo.

Corcovizzo Io do. Taf, una.

Manfurio Oimm, Iesus, of!

Corcovizzo Apri bene laltra mano. Taf, e due.

Manfurio Of, of, Iesus Maria.

Corcovizzo Stendi ben la mano, ti dico; tienla dritta coss. Taff, e tre.

Manfurio Oi oi, oim, uf, of of of, per amor della Passion del nostro Signor Iesus. Potius fatemi alzar a cavallo, perch tanto dolor suffrir non posso nelle mani.

Sanguino Ors dunque, Barra, prendilo su le spalli; tu, Marca, tienlo fermo per i piedi, che non si possa movere; tu, Corcovizzo, spuntagli le brache e tienle calate ben bene, a basso; e lasciatelo strigliar a me; e tu, Maestro, conta le staffilate, ad una ad una, chio tintenda, e guarda ben, che si farrai errore nel contare, che sarr bisogno di ricominciare; voi, Ascanio, vedete e giudicate.

Marca Tutto sta bene. Cominciatelo a spolverare, e guardatevi di far male a i drappi che non han colpa.

Sanguino Al nome di S[anta] Scoppettella, conta: toff.

Manfurio Tof, una; tof, oh tre; tof, oh oi, quattro; toff, oim, oim... ; tof, oi, oim... ; tof, oh, per amor de Dio, sette!

Sanguino Cominciamo da principio, unaltra volta. Vedete sidopo quattro son sette. Dovevi dir cinque.

Manfurio Oim, che farr io? erano in rei veritate sette.

Sanguino Dovevi contarle ad una ad una. Or su, via, [di] novo: toff.

Manfurio Toff, una; toff, una; toff, oim, due; toff, toff, toff, tre, quattro; toff, toff, cinque oim; toff, toff, sei. O per lonor di Dio, toff, non pi, toff, toff, non pi, ch vogliamo, toff, toff, veder nella giornea, toff, ch vi sarran alquanti scudi.

Sanguino Bisogna contar da capo, ch ne ha lasciate molte, che non ha contate.

Barra Perdonategli, di grazia, signor Capitano, perch vuol far quellaltra elezione di pagar la strena.

Sanguino Lui non ha nulla.

Manfurio Ita, ita, che adesso mi ricordo aver pi di quattro scudi.

Sanguino Ponetelo abasso, dunque, vedete che cosa vi dentro la giornea.

Barra Sangue di..., che vi sono pi di sette de scudi.

Sanguino Alzatelo, alzatelo di bel novo a cavallo: per la mentita chha detta, e falsi giuramenti chha fatti, bisogna contarle, fargli contar settanta.

Manfurio Misericordia! prendetevi gli scudi, la giornea, e tutto quanto quel che volete, dimittam vobis.

Sanguino Or su, pigliate quel che vi dona, e quel mantello ancora che giusto che sii restituito al povero padrone. Andiamone noi tutti: bona notte a voi, Ascanio mio.

Ascanio Bona notte e mille bonanni a V.S., signor Capitanio e buon pro faccia al Mastro.

Scena 26

Manfurio Ecquis erit modus.

Ascanio Ol, mastro Manfurio, mastro Manfurio.

Manfurio Chi , chi mi conosce? chi in questo abito e fortuna mi distingue? chi per nome mio proprio mappella?

Ascanio Non ti curar di questo, che timporta poco o nulla: apri gli occhi, e guarda dove sei, mira ove ti trovi.

Manfurio Quo melius videam, per corroborar lintuito e firmar lacto della potenza visiva, acci lacie de la pupilla pi efficacemente per la linea visuale, emittendo il radio a lobiecto visibile, venghi ad introdur la specie di quello nel senso interiore, idest, mediante il senso comone, collocarla nella cellula de la fantastica facultade, voglio applicarmi gli oculari al naso. Oh, veggio di molti spectatori la corona.

Ascanio Non vi par esser entro una comedia?

Manfurio Ita sane.

Ascanio Non credere desser in scena?

Manfurio Omni procul dubio.

Ascanio A che termine vorreste che fusse la comedia?

Manfurio In calce, in fine: neque enim et ego risu ilia tendo.

Ascanio Or dunque, fate e donate il Plaudite.

Manfurio

Quam male possum plaudere,

Tentatus pacientia,

Nam plausus per me factus est

Iam dudum miserabilis,

Et natibus et manibus

Et aureorum sonitu. Amen.

Ascanio Donate, dico, il Plaudite; e forzatevi di farlo ancora voi, e fate il tutto bene, da mastro ed uomo di lettere che voi siete: altrimente tornarr gente in scena, mal per voi.

Manfurio Hilari efficiam attimo, forma quae sequitur. S come i marinai, bench abbin larbor tronco, persa la vela, rotte le sarte e smarrito il temone per la turbida tempesta, soglion, nulla di meno, per esser gionti al porto, plaudere; et iuxta la Maroniana sentenza:

Votaque servati solvent in littore nautae

Glauco, et Panopeae, et Inoo Melicertae;

parimente, Ego Mamphurius, graecarum, latinarum vulgariumque literarum, non inquam regius, nec gregius, sed egregius, quod est per aethimologiam e grege assumptus, professor; nec non philosophiae, medicinae, et iuris utriusque, et theologiae doctor, si voluissem; per esser gionto al porto di miei erumnosi e calamitosi successi, post hac vota soluturus, Plaudo. Proinde, dico a voi, nobilissimi spectatori, quorum omnium ora, atque oculos in me video esse coniectos, s come io per ritrovarmi al fine del mio esser tragico supposito, si non co le mani, giornea e vesti, corde, tamen, et animo Plaudo; coss, e megliormente voi, meliori hactenus acti fortuna che di nostri fastidiosi ed importuni casi siete stati gioiosi e lieti spectatori, Valete et Plaudite.