‘Nu strano pollice dint”a recchia

COMMEDIA COMICA IN TRE ATTI DI

PASQUALE CALVINO

(2009)

Libero adattamento e traduzione in italiano da

LA PUCE A LOREILLE

di GEORGES FEYDEAU

(1907)

Versione napoletana di


PAOLO DI PERNA

(6U+8F;scena ABA)

(2014)


PERSONAGGI E INTERPRETI

(In ordine di entrata)

1m-CAMILLO CIANCIULLI, segretario balbuziente e cugino di Vittorio,

nonch amante di Antonietta_____________________

1f-ANTONIETTA, cuoca di Vittorio, sorella minore di Emilia e amante di Camillo

_____________________

2f-EMILIA, cameriera di Vittorio e sorella maggiore di Antonietta

_____________________

2m-ARTURO FOLLIERO, medico e amico di famiglia_____________________

3f-LUCIANA INGRASSIA, amica di Teresa e moglie di Rosario

_____________________

4f-TERESA CIANCIULLI, moglie di Vittorio_____________________

3m-VITTORIO CIANCIULLI, assicuratore_____________________

4m-RICCARDO TORTORA, amico di Vittorio e playboy incallito, innamorato di Teresa

_____________________

5m-ROSARIO INGRASSIA, marito di Luciana, gelosissimo, siciliano caliente

_____________________

5f-EUGENIA, cameriera dellalbergo_____________________

6f-ADRIANA FERRARO, direttrice dellalbergo a ore_____________________

7f-OLIMPIA FERRARO, cameriera dellalbergo e sorella di Adriana

_____________________

8f-BATTISTINA, finta malata sul letto girevole_____________________

6m-RUGBY, cliente inglese dellalbergo_____________________

PASQUALE, cameriere dellalbergo e sosia di Vittorio (attore in doppia parte)

_____________________


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 2


(Camillo, a gesti, fa capire che potrebbe entrare qualcuno)

ATTO PRIMO

La scena che si consiglia rappresenta il salotto dei Cianciulli, stile inglese.

Il lato sinistro della scena liscio, il lato destro ha una breve ansa. Sul fondo, un grande vano a fondo pieno e centina-to, al centro del quale c una porta a due battenti (serrature e chiavistelli esterni). A destra e a sinistra del vano, porte a un solo battente, con chiavistelli esterni.

A sinistra, in primo piano, una porta a un battente, in mogano come le altre (serrature e chiavistelli interni). In secondo piano, nellansa, un caminetto piuttosto alto. Nellintavolato, piccoli pannelli di seta disegnata a ranuncoli gialli; tende della finestra e tendaggi per il grande vano del fondo nella stessa seta; tendine bianche alla finestra.

Il mobilio di mogano e in stile inglese. Sul fondo, nel pannello che divide il grande vano dalla porta di destra, uno chiffonnier stretto e abbastanza alto. Gli fa pendant, a sinistra del vano, un mobiletto di riscontro. A sinistra, tra la fi-nestra e il fondo, un piccolo mobile con tre cassetti. Davanti alla finestra, una panca imbottita senza spalliera. Contro la panca, uno di quei grandi scrittoi inglesi a forma di X che, chiusi, non tengono pi posto di una cartella da disegno e, aperti, formano una tavola che contiene nel suo interno tutto loccorrente per scrivere. Al levarsi del sipario, questo mobile chiuso.

In mezzo alla scena, sulla sinistra, non lontano dalla panca, ma pi verso il fondo, un piccolo divano con la spalliera in mogano traforato, messo sghembo e col dorso al pubblico. Di fronte e sempre al di l della panca, un tavolinetto di sti-le diverso, con una sedia per lato. Sulla destra, un grande tavolo collocato perpendicolarmente alla scena. Una sedia per lato. Sopra il caminetto, uno specchio. Stampe inglesi inquadrate nei pannelli. Ninnoli a volont. Nella hall esterna, in faccia alla porta del grande vano, una panca da sala di ingresso. Sopra, al muro, un telefono. Invisibile al pubblico, la porta di ingresso dello scalone.

Allaprirsi del sipario, Camillo in piedi; si appoggia al lato sinistro dello chiffonnier, e volta le spalle al vano di fon-do. Sta consultando un dossier che ha preso da uno dei cassetti. Un tempo. La porta sul fondo a sinistra si apre lenta-mente e si vede far capolino Antonietta. Essa getta uno sguardo inquisitore nella stanza, poi, scorgendo Camillo intento al suo lavoro, gli si avvicina in punta di piedi, gli afferra la testa con le due mani, dal di dietro, e gli d un brusco ba-cio.

SCENA PRIMA

(CAMILLO, poi ANTONIETTA, indi EMILIA e ARTURO)

CAMILLO (Sorpreso, riprende a stento lequilibrio; brontolone) A o, o i u! (Aiutandosi con la mimica e la

gestualit bisogna far intendere MA NO,NON SI PU!; in realt, e lo stesso accadr per tutto latto,

egli deve parlare in modo assolutamente inintelligibile, con una voce nasale e pronunciando solo le

vocali delle sue battute ma in modo netto come le persone che hanno il palato perforato)

ANTONIETTAE patrune songhe asciute.Ma e

che te miette appaura?? Si ce sta quaccheduno ca sha da mettere appaura, chella songhio cu sorema ca me vulesse f f a vita e na monaca e ca sta sempe mmiezo Allora?! Mo vu d nu bellu vasillo?

CAMILLO( impacciato) (EH,S!)

ANTONIETTAE ghiammo, ampressa ampressa, damme nu vaso e chilli ca sulo tu saje d! (Camillo

scrolla le spalle come fanno i bambini imbronciati) E ghiamme, spiccete! (Camillo per un mo-mento la guarda, come chi non sa se debba ridere o adirarsi, poi, improvvisamente eccitato, sta per dare un grosso bacio goloso quando la porta in fondo si apre: sono Emilia e il dottor Arturo Follie-ro)

EMILIA(Ancora nel vestibolo) Trasite, trasite, dott.


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 3


CAM. + ANT. (Insieme) Mamma do Carmene!

ANTONIETTA

Sorema Emilia! (Si separano bruscamente. Camillo, battendosela come un coniglio, si eclissa dal-

la porta di destra. Antonietta si spostata rapidamente a sinistra: e l, come inebetita, si ferma)

EMILIA

(Ad Antonietta) Che staje facenno lloco?

ANTONIETTA

Ehm io? S s venuta a pigli llordine llordine popranzo

EMILIA

Qualordine? Nun o ssaje ca e patrune songhe asciute? Songhio chaggio a pigli

llordine e po te ddico M vattenne subbeto dinta, cucina, f ampressa! O sa-

lotto nun o posto pe na coca.

ANTONIETTA

Ma io

EMILIA

Vattenne! E nun discutere! (Antonietta esce da sinistra brontolando)

ARTURO

(Seduto sulla seggiola a sinistra del tavolo) Che sorella autoritaria!

EMILIA

Si nun ce stesse je chi o ssape che fosse capace e cumbin

ARTURO

Ma io penzo ca a vuje ve piace e cumann e ve vestere dautorit

EMILIA

Vedite dutt, sta sorellina da mia ingenua assaje, e putesse cad facilmente dint

a rete de maschiette.

ARTURO

(Alzandosi) Ah s? (Risata) Comunque na sora obbedienteBeh, visto caosignor

Vittorio nun ce sta, io me ne vaco Sapite verso che ora vene??

EMILIA

Sicuramente nce v na mezora abbondante.

ARTURO

(Prende sul tavolo il cappello e se lo mette in testa) SentiteIo aggio j a visitnu malato,

cc vicino. O vaco a liquid e torno!

EMILIA

(Scandalizzata) Oh! Comme?!

ARTURO

Ma chavite capito? No comme penzate vuje. No, no, grazie a Dio! Tengo assaje ma-

late e nce tengo! Vulevo dicere ca o liquido, cio sbrigo a visita e torno cc fra nu

quarto dora. Scusateme. (Fa per uscire, ma avanza di nuovo) Ah, m me scurdavo: si o

patrone vuosto avesse a turn primma ca io vengo, dateci questo. (Trae di tasca un fa-

scicolo) E dicitece ca aggio visitatoo cliente siciliano. nommoeprimmordine

tene na salute e fierro Nce po ff lassicurazione senza probbleme.

EMILIA

O siciliano! Don Rosario Ingrassia. S, s, o saccio. A proposito, a mugliera sta a

ll, dinto salone.


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 4


SCENA SECONDA

(LUCIANA e detti, poi CAMILLO)

LUCIANA

(Comparendo dalla porta di fondo sinistra, a Emilia) P piacere, me putite dicere (Ma scor-

gendo Folliero) Uh! Scusateme, signore. (A Emilia) Site sicura caa signora Teresa torna

ampressa?

EMILIA

Sicurissima, sign. Mha pure raccumannato: Si avesse a ven a signora Luciana,

falla aspett, nun a f turn a casa: llaggio a ved assolutamente!

LUCIANA

E infatti accuss mha scritto Vabbu, aspetto ancora.

EMILIA

Va bene sign. (Luciana si avvia verso il fondo come per ritornare indietro, ma si ferma sentendo

la voce di Emilia) Stevo proprio parlanno coduttore Folliero. omiedeco da com-

pagnia dassicurazione do signor Cianciulli, e me steva dicenno ca proprio stamma-

tina ha visto o marito vuosto.

LUCIANA

Overamente?!

ARTURO

Proprio accuss, signora. Aggio avuto llonore e visit don Rosario Ingrassia.

LUCIANA

Maritemo s fatto visit? Che strana idea!

ARTURO

a burocrazia ca tenene e ccumpagnie assicurative. Signora, complimenti Vuje

tenite nu marito e fierro! Che salute! Che temperamento!

LUCIANA

(A bassa voce, con un sospiro e lasciandosi cadere su di una sedia) Ah, dutt! A chio ddicite!?

Troppa (Allusiva) Troppa salute nun nce a faccio cchi!

ARTURO

(Ridendo) Mavite a scus, sign. (Andando a prendere il suo cappello) Io scappo.

LUCIANA

Stateve bbuono, dutt. (Guarda il suo orologio) Nora e sette minuti e ritardo! Mah

(Si siede su una delle sedie a destra e prende una rivista, che sfoglia distrattamente)

CAMILLO

(Venendo dal fondo destra e dirigendosi verso il mobile per rimettervi il dossier che aveva preso all

inizio, scorge Luciana) (OH,PARDON,SIGNORA!)

LUCIANA

(Alzando il capo e con un leggero inchino) Signore

CAMILLO

Solo vocali e mimica:(NATURALMENTEA SIGNORA STA ASPETTANNOO DIRETTORE DACOM-

PAGNIA ASSICURATIVA?)

LUCIANA

(Un po sorpresa) Comme dicite?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 5


CAMILLO

(Ripete, cercando di far capire nello stresso modo indistinto di prima) (STO DICENNO: NATURAL-

MENTE A SIGNORA STA ASPETTANNO O SIGNOR VITTORIO,O DIRETTORE DA CUMPAGNIA DASSICU-

RAZIONI?)

LUCIANA

(Con un sorriso inquieto) Vaddimanno scusa, ma nun aggio capitoo riesto e niente

Per parlo bbuono o ffrancese. French! Vous savez parler franais? (Si alza)

CAMILLO

(EH? MA IO)

LUCIANA

Parlate cu a cammarera. Io nun faccio parte e sta famiglia. Tengo n appuntamen-

to cu a signora Teresa Cianciulli.

CAMILLO

(OH, VADDIMANNO SCUSA.) (Raggiunge il mobile allindietro e inchinandosi)

LUCIANA

S signore, s Mah!?

CAMILLO

( arrivato al mobile, vi ripone il dossier, richiude il cassetto, poi, al momento di uscire dal fondo

destra) (VE PREGO ANCORAE ME SCUS)

LUCIANA

(Che lha guardato uscire stupefatta, dopo una breve pausa) Ha da essere ostrogoto.

SCENA TERZA

(EMILIA e detta)

EMILIA

(Giungendo dal fondo) S venuta a ved sia signora se sta annoiando.

LUCIANA

(Vvacemente) Ah, vuje me putite spieg na cosa:: poco fa trasuto nommo

EMILIA

(Con un leggero moto di sorpresa) Nommo?

LUCIANA

S. Mha parlato cu na strana lengua ostrogoto o che ssaccio Non saccio

propeto che mha ditto. (Imitando Camillo) O a o u e a ai o Na cosa e cheste.

EMILIA

(Ridendo) Ah! osignor Camillo.

LUCIANA

Nu straniero?

EMILIA

No, no. o cuggino do signor Cianciulli, nu frato cuggino. E capisco pecch ve

site mpressiunata: o signor Camillo tene nu piccolo difetto e pronuncia, non p

ddicere e cconsonante.

LUCIANA

Overamente?!

EMILIA

Propeto acuss. Fino a che nun ce se abitua assaje mbarazzante. Io a poco aggio

acccummenciato a cap quaccheccosa a furia do sentere e rrecchie ce se fa o

callo!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 6


LUCIANA

(Sedendosi) Aggio capito.

EMILIA

O patrone lha pigliato comme segretario pecch nun puteva truv nisciuna fatica.

LUCIANA

Beh, nommo ca ve po offr sulamente vocali!

EMILIA

Nun assaje, se capisce! Che peccato! Nu guaglione accuss serio, accuss a modo!

Me credite si ve dico ca nun lhanno maje visto cu na femmena na fidanzata

namante?

LUCIANA

Overo?!

EMILIA

(Ingenua) Io almeno nun credo e nun esce quase maje da casa

LUCIANA

(Alzandosi) furtunato,stugiuvinotto, si nun perdea capaappresso e ffemmene

EMILIA

Ah, s, s! (Vedendo Teresa comparire sul fondo) arrivata a signora Teresa!

LUCIANA

(Andandole incontro) Finalmente!

SCENA QUARTA

(TERESA e dette)

TERESA

(Entrando impetuosamente) Bella mia, songo murtificata (A Emilia, mentre va a posare la

borsetta sul tavolo) Te ne pu ggh a parte e dinto, Emilia!

EMILIA

Sissignora. (A Luciana) Sign, permettete?

LUCIANA

Certamente! (Emilia esce)

TERESA

(Togliendosi il cappello, che posa sul mobile a destra della porta di fondo) Taggio fatto aspett,

ov? Me dispiace assaje, m te spiego tutte cose. (Bruscamente, avvicinandosi a Lucia-

na) Taggio scrittoeven addu me pecchsta succedenno na cosa assaje seria! Ma-

ritemo me tradisce!

LUCIANA

Mariteto?... Vittorio?

TERESA

Luci, uno ne tengo, Vittorio, propeto isso.

LUCIANA

Ah!

TERESA

Che fetente! Oh, ma io primma o poi o ncoccio ncoppo fatto! [Lo colgo sul fatto]

LUCIANA

Primma o poi? Vu dicere ca nun tiene ancora na prova?

TERESA

Eh, no, nun a tengo. Vigliacco! Oh, ma lavr!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 7


LUCIANA

E comme?

TERESA

Nun o ssaccio Ma truvarraje tu. (Siede sul divano)

LUCIANA

(In piedi accanto a lei) Io?

TERESA

S, s, tu! Nun me dicere e no, Luciana. In collegio eri la mia migliore amica. Pure si

nun ce simme viste molto in questi ultimi tempi, nce stanno cose ca nun se ponno

scurd e cancell. Tengo o deritto e te consider sempre la mia migliore amica?

LUCIANA

Ma nce mancasse, certamente!

TERESA

E allora a a chi maggio a rivolgere se non a te quanno me serve na mana?

LUCIANA

(Senza convinzione) Sei buona assaje, teringrazio, ma

TERESA

(Continuando il suo discorso) Dimme tu: chaggio af?

LUCIANA

(Interdetta) Eh? Ma peff che?

TERESA

Pe ncucci a maritemo, no?

LUCIANA

Ma nun o ssaccio Ter, mh chiammata pe cchesto?

TERESA

Se capisce.

LUCIANA

Che bella penzata! Pe primma cosa, chi te dice ca maritete colpevole, visto ca nun

tiene e pprove?

TERESA

E ghiammo! Nce stanno cose ca nun me fanno fessa. Quando un uomo non ti chiede

pi quelle cosequelle coccole Nun songo nata ajere, Luci. Tu che dicisse si

belle bbuono maritete, doppo ca stato nu marito Nu marito insomma toro,

ecco! Nun fosse cchi nu marito... accuss focoso, a nu mumento a nato?

LUCIANA

(Deliziata) Dicesse: Aaah!

TERESA

Eh! (Facendo il verso) Dicisse overamente Aaah?... Chesto se dice primma. Purio

dicevo ca mero scucciata e stammore continuo, e chesteterna primmavera. Penza

ca speravo ca succedesse na contrariet, na preoccupazione insomma! Stevo addi-

rittura penzanno e me pigli namante!

LUCIANA

N amante, tu?

TERESA

Bella mia, aggio passato cierte momente! Avevo pure scelto chi aveva essere: tanto

pe nun f nomme, Riccardo Tortora: nu signore ca ha pranzato cu nuje avantie-

ri Beh, simmo state ll ll, mia cara.


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 8


LUCIANA

Ah!

TERESA

Che d stu ah!? o meglio amico e maritemo, e allora era automaticamente de-

signatopoi dato che pi anziano ho pensato non mi far spesso richieste amoro-

seerotiche (Alzandosi) Oh, ma m ca maritemo me tradisce nun o piglio overa-

mente n amante ma pi giovane!

LUCIANA

Te pozzo dicere na cosa? Tu s assaje nnammurata e mariteto.

TERESA

Che cosa? Io assaje nnammurata?

LUCIANA

Si nun fusse acccuss, pecch te faje o sanghe amaro?

TERESA

Me d fastidio o fatto in s! Io, s, o voglio trad, ma ca o ffa isso pe primmo, pas-

sa a mmesura!

LUCIANA

(Prendendo il suo cappotto) Che bella morale ca tiene, Ter!!

TERESA

Tengo tuorto?

LUCIANA

(Posando il cappotto sulla tavola a destra) No. Ma chello ca mh ditto nun provao riesto

e niente.

TERESA

Comme, nun prova o riesto e niente?! Quanno nu marito stato per anni e anni

nu mandrillonu fiume impetuoso e belle bbuono, allintrasatto, [Allimprovvi-

so] puff!... niente cchi!...

LUCIANA

(Seduta al tavolo) Tanta fiume stanno dintestessi condizione, ma nun v dicere ca

hanno lassato o lietto lloro.

TERESA

(Che ha ascoltato con le braccia incrociate) Ah! S?! (Va verso il tavolo e fruga nella sua borset-

ta dalla quale trae un paio di bretelle che brandisce sotto il naso di Luciana) E ccheste, allora?

LUCIANA

Che rrobb?

TERESA

(Perentoria) Nuparoebretelle. Eossajeechi songosti bretelle?

LUCIANA

E maritete, immagino.

TERESA

(Vivamente) Ah, ah! M nuno difiende cchi, eh?

LUCIANA

Ma che nce trase? Io aggio ditto accuss pecch penzo ca si tiene nu paro e bre-

telle, songhe e maritete e no e quacchedunato.


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 9


TERESA

(Che ha riposto le bretelle nella borsetta, andando a posare questa sul mobile in fondo) E allora

me vulisse spieg pecch maritemo llha ricevute stammatina pe posta? Dinta nu

pacco ca nun vulenno aggio apierto mentre ispezionavo a posta soja?

LUCIANA

E pecch ispezionavi a posta soja?

TERESA

(Con tono naturalissimo) Comme pecch? Pessapche nce steva dinto!

LUCIANA

E chesto tu o chiamme arap nu pacco nun vulenno?

TERESA

Cacchiarola! Aggio ditto nun vulenno pecch o pacco nun era indirizzato a me.

LUCIANA

Ah!

TERESA

M h a ricunoscere ca si llhanno rimandato e bretelle pe posta significa ca se la-

veva scurdate a quacche parte, no?

LUCIANA

(Alzandosi) S, haje raggione.

TERESA

E sai qual o nomme e chesta quacche parte? Lalbergo della Micia Innamora-

tahanno messo anche la traduzione : Pussycat In Love Hotel!

LUCIANA

E che d?

TERESA

La micia innamorata Pussicat In Love capisci a mmeA giudic da o nom-

me, nun me pare na pensioncina e famiglia un albergo a ore

LUCIANA

(Scrollando la testa) Lalbergodella Micia Innamorata!

TERESA

(Andando a prendere dal mobile a sinistra della porta di fondo una scatoletta di legno o di cartone)

Chesta a scatola ca teneva e bretelle dinto. A vide letichetta? E, sotto, nomme e

indirizzo e maritemo: Signor Cianciulli, Via Posillipo 95.

LUCIANA (Leggendo lintestazione) Albergo della Micia Innamorata-Pussycat In Love

TERESADinta zona e Marechiaro, bella mia! N atu nomme ca dice paricchie ccose. Tutto

accuss sconveniente! (Torna a posare la scatola sul tavolo a destra) M capisci ca nun ce

sta pericolo e sbagli (Intende cornuta) M tengo nu pollice dinta recchia!

LUCIANANun te pozzo d tuorto.

TERESASi po vedisse chillalbergo, bella mia!

LUCIANASi tu vedisse? Ma allora o cunusce?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 10


TERESA

Se capisce! A ll sto venenno! (Siede) Capirai, je vulevo essere sicura. Accuss mag-

gio detta: nce sulo nu mezzo: aggio a interrog lalbergatore. Bene, cride ca na

cosa e niente interrog nalbergatore? Nun ha voluto sentere raggione: muto comme

nu pesce na tomba nu pesce dinta na tomba!

LUCIANA

Ah!

TERESA

Insomma, evidente ca putimmo cunt sulamente ncoppa e fforze noste. Lluom-

mene se susteneno fra lloro e nuje avimmo a f o stesso. Chaggio a f?

LUCIANA

Accuss, allintrasatto me piglie alla sprovvista Oh, aspetta, forze ce sta nu si-

stema ca aggio visto aus spisso dinto teatro.

TERESA

E quale fosse?

LUCIANA

Oh, niente e geniale, ma cu lluommene funziona sempre. Se piglia nu foglio e

carta a lettere bellu mprufumato e se scrive na lettera ardente, se capisce, comme

si fusse e nata femmena e alla fine gli si d nappuntamento.

TERESA

Nappuntamento?

LUCIANA

Al quale, naturalmente, si va. Si o marito vene, si sicure che gli piace tradire

che un traditore

TERESA

Ah, aggio capito. Pecch nun ce aggio penzato primma? (Mentre va a prendere il mobile

scrittoio che davanti alla finestra e lo porta al divano e lo apre) Scrivo subbeto a Vittorio

Ma chillo po cunoscere a scrittura mia, no?

LUCIANA

(Serissima) Situ nce hscritto ati vvote, certamente.

TERESA

(Alzandosi) Siente,a scrittura toja nuna cunosce Nce scrivetu. (Parlando, tira Lu-

ciana per un braccio per farle prendere il suo posto)

LUCIANA

(Resistendo) Io? Ah, no, no! Chesta no, na cosa troppo delicata.

TERESA

(Con un tono severo) Sa meglia amica mia o no?

LUCIANA

(Cedendo) S sicura ca tu me purtarrajeallinferno. Dammena cartaa lettera.

TERESA

(Tira fuori dallo scrittoio un blocco di carta da lettera) Ecco.

LUCIANA

Ma no a toja, chella a canosce! Nun tiene nata carta, cchi tenera, cchi suggesti-

va?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 11


(Sempre parlando, suona il campanello)

TERESA (Tirando fuori una scatola di carta da lettere dal mobile) Tenesse chesta cc lilla. Nun pro-

petamente suggestiva ma

LUCIANANon lo . Per, mprufumannola assaje

TERESA Ah, pe cchesto tengo chello ca nce vole: A peonia azzurra, o prufumo ca ause pure tu e ca io nun sto mettenno cchi a paricchiu tiempo. Nun se larricordarr.

Andr benissimo. Aspetta.

SCENA QUINTA

(CAMILLO e dette, poi ANTONIETTA)

CAMILLO (Entra dalla camera di destra, con in mano un dossier. Getta uno sguardo inquisitore nella stanza)

(CHIEDO SCUSA)

TERESAChe vulite, Camillo?

CAMILLO(GUARDAVO SI VITTORIO ERA TURNATO)

TERESA (Con grande semplicit, su un tono normale di conversazione) Nun turnato ancora, pecch?

CAMILLO (PECCHNCE AGGIOADDIMANN CIERTI SCHIARIMENTINCOPPA ANU CONTRATTO CA STO PRIPA-

RANNO)

TERESAA natu ppoco starr cc e gli chiederai i chiarimenti sul contratto

CAMILLO(VABBU. ASPETTO. TANTO NUN CE STA NIENTEA FA, OV?)

TERESASe capisce, se capisce. (A Luciana, che dallinizio del dialogo assiste a bocca aperta,con lo

sguardo che va da un interlocutore allaltro per fissarsi infine, ammirativo, su Teresa) Pecch me

guarde accuss?

LUCIANA (Imbarazzata) Comme? No, no, niente, niente da fare!

CAMILLO(A Luciana, giovialmente) (E COS,SIGNORA,CUGINEMA VHA FATTO ASPETT ASSAJE?)

LUCIANA (Interdetta, ma volendo dimostrare che ga capito) Certo ca ve ricunosco, signore. Avimmo

pure parlato, poco fa.

TERESA (Maliziosa) No, no, nun te sta dicenno chesto. Te sta dicenno ca je finalmente s turna-ta e ca taggio fatto aspett troppo tiempo.

CAMILLO(Approvando) (S,S)

LUCIANA (Imbarazzata e sforzandosi di essere amabile) Ah! Ah, s, s, finalmente.


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 12


TERESA

(Facendo le presentazioni) Ah! Scusa,osignor Camillo Cianciulli, cuginoeVittorio.

A signora Luciana Ingrassia. (Camillo fa un inchino)

LUCIANA

(Alzandosi) Felicissima, signore Scusatemi si primma nun vaggio capito. Songonu

poco dura dorecchi.

CAMILLO

(Gioviale) (OH, MOLTO BELLO CA ME DICITESTI CCOSE,SIGNORA. A VERIT CA IO TENGONU

PICCOLO DIFETTO E PRONUNCIA)

LUCIANA

(Sorridendo falsamente, come chi non capisce nulla) Ah, s, s! (A Teresa, come per chiederle aiu-

to)

TERESA

(Con comica seriet) Te sta dicenno ca tenenu piccolo difettoepronuncia.

LUCIANA

(Fingendo stupore) Comme?... Ma no, davvero dite?... Beh, s, forsem came lavite

fatto nut

CAMILLO

(Con sorrisi e inchini) (SITE TROPPO INDULGENTE.)

ANTONIETTA

(Entrando dal fondo a destra) Asignora ha sunato?

TERESA

Vaje dinta cammera mia e puorteme chella scatola e prufumo ca sta dinto casset-

to a destra da toilette mia.

ANTONIETTA

Va bene sign.

TERESA

Ncoppa a scatola nce sta scritto Peonia azzurra.

ANTONIETTA

Sssignora. (Voltandosi per uscire, trova alla sua sinistra Camillo. Con aria scherzosa descrive in-

torno a lui, che imbarazzatissimo, un semicerchio, tenendo gli occhi negli occhi. Arriva cos oltre di

lui verso il fondo. In questo momento, volgendo le spalle al pubblico, d un violento pizzicotto con la

mano sinistra al sedere di Camillo, ed esce con la pi imperturbabile aria da santarellina)

CAMILLO

(Proiettato in avanti dal dolore) Ahi!

TER. + LUC.

(Di soprassalto) Ch stato?

CAMILLO

(Mentre Antonietta esce) (NIENTE,NIENTE. NA FITTA FORTE CC DINTO CIANCO)

TERESA

Uhm. Dipende dai reumi.

CAMILLO

(Fregandosi il fianco e spostandosi a destra con degli inchini allindietro) (DIPENDEDIPENDE SI-

CURO DAI REUMI)(Salutando)(SIGNORA)

LUCIANA

(Si inchina leggermente) Signore (Le due donne lo guardano uscire, poi, appena scompare,

scoppiano a ridere) Giuro ca tammiro pecommeo capisce!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 13


TERESA (Maliziosa) Pecchesto me guardave, eh?

LUCIANAS.

TERESAChe vvu, a forza e llabitudine. Ma mi s piaciuta assaje quanno lle vulive f credere ca nun avive trovato niente e strano dinta parlata soja.

LUCIANANun o vulevo murtific.

ANTONIETTA(Giungendo da sinistra con un flacone in mano) chistu cc, sign?

TERESA (Prendendo il flacone) S propeto chisto, grazie. (Siede su una delle seggiole che stanno di fron-

te al divano su cui seduta Luciana. Antonietta esce) Jamme! Vedimmoescriverea lettera

primma ca torna maritemo.

LUCIANAHaje raggione. (Disponendosi a scrivere) Pe primma cosa avimmo decidere add sta scunosciuta nosta ha ricevuto o colpo e fulmine vedenno a maritete. Dinta sti juorne site jute o triato?

TERESAMiercur passato, o San Carlo, cu Riccardo Tortora.

LUCIANARiccardo Tortora?

TERESAChillo ca taggio ditto ca pe ppoco addeventava lamante mio.

LUCIANAAh, s, benissimo. M vide. (Scrivendo) Signore! Vi ho visto laltra sera al San Carlo

TERESA (Con una smorfia) Ma nun te parenu pucurillo friddo pe nu colpoefulmine? Pareoverbale e nusciere Io crivesse accuss, brutalmente: Io sono quella che non ha tralasciato un istante di guardarvi, laltra sera, al teatro San Carlo

LUCIANAE brava, ma tu tiene a vocazione! Bene, bene, facimmo accuss. (Mette da parte il foglio

cominciato, che lascia sullo scrittoio e comincia subito a scriverne un altro) Io sono quella che non ha

tralasciato un istante di guardarvi

TERESA (Dettando) laltra sera alSan CarloAccuss diretto!

LUCIANA vissuto! (Continuando) Voi eravate in un palco con vostra moglie e con un signo-re.

TERESAO signor Tortora.


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 14


LUCIANA

(Sempre scrivendo) S, ma chesto nunlhdicere. (Tornando alla lettera) Delle persone

che mi erano vicine mi hanno fatto il vostro nome, cos ho saputo chi eravate. Da

quella sera mi avete affascinata, io non sogno che voi

TERESA

Nun te pare nu poco esagerato?

LUCIANA

(Scrivendo) Certo, ma chello ca nce vole! Io sono pronta a fare una pazzia. Vo-

lete farla con me? Vi aspetto oggi alle cinque allalbergo della Micia Innamorata.

TERESA

Proprio o stesso albergo? Nun le venarr quacche suspetto?

LUCIANA

Anzi! Te faccio abbed ca sincuriosarr cchi assaje! (Scrivendo) Tra parentesi:

Chiederete una camera prenotata a nome del signor Cianciulli. Una donna che vi

ama..che vi desidera. Fatto. Oprufummo, m!

TERESA

(Che ha sturato il flacone mentre Luciana scriveva) Ti. (Le porge il flacone. Poi si alza, vedendo

che il profumo ha fatto spandere linchiostro) Oh!A gnostanunsera asciuttata tutta quan-

ta

LUCIANA

(Stesso gesto di disapprovazione di Teresa) Mannaggia!

TERESA

M sha da f tutte cose do capo.

LUCIANA

Nonsignore, aspetta, aggio fatto na penzata! (Torna a scrivere) Post scriptum. Perch,

scrivendovi, non posso trattenere le mie lacrime? Fate che siano lacrime di gioia e

non di disperazione.

TERESA

Uhm Nun penzarr ca ha chiagnuto assaje pessere na femmena soltanto.

LUCIANA

Penzarr ca sarr normale. E m lindirizzo. (Scrive sulla busta) Signor Vittorio Cian-

ciulli, Via Posillipo. 95. Personale.(Si alza chiudendo la busta)Ecco.M nce serve

nu fatturino. Pu mann quaccheduno a llo cerc?

TERESA

(Che ha chiuso lo scrittoio e lo sta rimettendo a posto) Certo. Tengo a tte!

LUCIANA

Io? Scusa ma E va buono! Ma penzo ca tu te nabuse. (Suono di campanello esterno)

TERESA

Hanno sunato. Ha da essere maritemo. (Si avvia verso la porta di sinistra indicandola a Lu-

ciana) F ampressa!A cc, e ppopa portaedestra: te truvarraje dinta lanticam-

mera.

LUCIANA

(Avviandosi verso la porta indicata) Va buono,nce vedimmo cchi tarde.


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 15


TERESA

Sissignore. (Luciana esce, mentre Teresa va a chiudere il suo flacone nel mobiletto a sinistra, la

porta del fondo a destra si schiude e si scorge Vittorio che parla con Emilia. Dietro di lui Tortora)

SCENA SESTA

(VITTORIO, EMILIA, RICCARDO e detta)

VITTORIO

(Ancora col cappello in testa, a Emilia) Oduttore tha ditto ca turnava?

EMILIA

Sissignore.

VITTORIO

Benissimo. (A Riccardo che tiene in mano il suo cappello) Trase, Ricc. (Lo fa passare. Riccar-

do entra) Te pozzo lassnu mumento?Aggio afirma posta.

TERESA

(Che i due non avevano visto) Camillo te sta aspettanno comme si fusseoMessia.

VITTORIO

Oh, staje cc?

RICCARDO

Buongiorno, cara Teresa.

TERESA

Buongiorno, Riccardo. (A suo marito) S, sto cc.

VITTORIO

Aggio ncucciato a Riccardo Tortora pe scale, acccus simmo sagliute nzieme.

TERESA

(Indifferente) Ah.

RICCARDO

(Tirando fuori delle carte dalla busta di pelle che ha portato e che posa sul tavolo) Taggio purta-

to na lista e cliente nuove ca shanno assicur.

VITTORIO

Bravissimo. Natu ppoco a vedimmo. (Parlando tira su i pantaloni come chi infastidito

dalle bretelle)

TERESA

(Alla quale il gesto non sfuggito) Pecch te staje tirannoe cazune? Forzee bretelle te

danno fastidio?

VITTORIO

S.

TERESA

Ma nun songhe chelle ca taggio accattato io?

VITTORIO

S, propeto chelle.

TERESA

Ma na vota nun te deveno fastidio.

VITTORIA

Laggio tirate troppo assaje.

TERESA

(Facendo mostra di avvicinarsi a lui) Nun niente, m te lallento subbeto subbeto.

VITTORIO

(Rinculando istintivamente) No, no, nun ocaso,mo vvechio.


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 16


TERESA

(Punta) Ah! Nun vu cao faccio?! Va bbuono, comme vu tu!

VITTORIO

(A Riccardo) Perduoneme, torno tra cinche minute. (Esce dalla porta in fondo a destra)

RICCARDO

Vai, vai, fa comme si stisse a casa toja! Hahahaha (Appena Vittorio uscito, si precipita

verso Teresa) Ah! Teresa, stanottetaggio sunnata! Un sognoerotico stato bellis-

simostupendo

TERESA

(Spezzandogli lo slancio) Ah no, Ricc, no Mentre maritemo me tradisce nun pozzo

penz e f a stessa cosa purio. Accuntentate e me sunn Gi assaie alla tua

et i sogni erotici li fanno i ragazzi.

RICCARDO

(Sbalordito) Comme?!

TERESA

Cierti ccose vanno bbuono quanno nun ce stanno ati cacchie a parte a capa.

RICCARDO

Ma Teresa!... Mavive fatto sper

TERESA

Overo? Po essere. Ma nun cerano state ancora e bretelle. M ca nce stanno e

bretelle bonasera! (Esce dalla porta in fondo a sinistra)

RICCARDO

(Dubbioso) Ma quabretelle? Chevonno dicere stibretelle?

SCENA SETTIMA

(CAMILLO e detto, poi EMILIA e ARTURO)

CAMILLO

(Sulla soglia della porta di fondo a destra) (SIGNOR TORTORA! MIO CUGINO VI VUOLE)

TORTORA

(Di cattivo umore) Che cosa?

CAMILLO

(Sforzandosi, senza riuscirci, di articolare meglio le paroler) (MIO CUGINO VI VUOLE!)

TORTORA

(C.s.) Io nun capiscona mazza e chello ca dicite. Quand ca accummenciate a parl

commIddio cumanna?

CAMILLO

(NU MOMENTO!) (Tira fuori dalla tasca un blocco di carta, dal taschino una matita e, scandendo

ogni sillaba, scrive) (MIO CUGINO VI VUOLE!) (E d il foglietto a Tortora)

TORTORA

(Leggendo) Miocugino vi vuole. E chest?Nunmo putivevedicere? (Sempre bron-

tolando raccoglie le sue carte; la borsa di pelle, invece, la lascia sul tavolo; esce)

CAMILLO

(Appena Tortora uscito) (VILLANO!) (Sempre parlando) (IO ME DISTURBO PO CERC E ISSO SE

SBATTE E CHELLA MANERA!)(In questo momento la porta di fondo si apre ed Emilia introduce il dot-

tor Arturo Folliero)

EMILIA

S dutt, turnato.


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 17


ARTURO

Bene.

EMILIA

Vaco a lavis. (Intanto Camillo, che non li ha sentiti entrare, continua le sue lamentele)

CAMILLO

(CHELLO CA TROPPO TROPPO! IONCE DICO, GENTILISSIMO: SIGNOR TORTORA, MIO CUGINO VI

VUOLE.ISSO MO FF DICERE NATA VOTA, IO ALLORA NCE O SCRIVO E CHILLO TENE A FACCIA

TOSTA E ME RISPONNERE:NUN MO PUTIVEVE DICERE?BENE. NUN ME DISTURBARRAGGIO CERTO

PENU PUORCO COMMA CHILLO!)

ARTURO

(Che da qualche momento lo contemplava) Camillo e che stammo facenno,e monologhe?

CAMILLO

(Ha un soprassalto) (EH? AH,SITE VUJE,DUTT?)

ARTURO

Nun ve scomodate (Cambiando tono) Che d, quacche nuvit? Quacche casotto ca

state facenno, comme o ssoleto

CAMILLO

(Si avvicina vivamente a Folliero e, su un tono di voce pi basso) (OH,OH,ZITTO,PECCARIT!)

ARTURO

Ah, mero scurdato! Cc vuje facite a parte e nommo serio e timurato, e nce teni-

te assaje a nun ve f sgam. [Scoprire, cogliere in flagrante]

CAMILLO

(Sui carboni ardenti) (VE PREGO!)

ARTURO

Vassicuro ca site assaje divertente.

CAMILLO

(Ridendo con compiacimento) (S,S)

ARTURO

Diciteme na cosa, avite apprufittato e chillu cunziglio ca ve dette?

CAMILLO

(QUALE?)

ARTURO

Lalbergo della Micia Innamorata Il Pussycat In Love Hotel.

CAMILLO

(Estatico, volgendo gli occhi al cielo) (OH,TUTTO BENE MA AGGIO PERZOE BRETELLE CA ME RE-

GALAJE CUGINEMO VITTORIO!)

ARTURO

E che ve ne mporta? A prossima vota e truvate e bretelle E si pure nun fosse

accuss che importanza ponno hav ddoje bretelle?... Jammo, jate a dicere o cugino

vuosto ca stongo cc.

CAMILLO

(Felice della diversione) (BENISSIMO. BENISSIMO!)

ARTURO

Ah! Aspettate. Me stevo scurdanno e ve d lapparecchio vuosto.

CAMILLO

(Tornando indietro) (QUALE APPARECCHIO?)

ARTURO

(Tirando fuori dalla tasca un piccolo astuccio) Chillo ca ve prumettette e ca ve faciarr

parl comme a tutte llate.


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 18


CAMILLO

(AH, S! O TENITE LLOCO?)

ARTURO

S. M ve spiego: pecch nun riuscite a parl buono? Pe nu vizio congenito, a vol-

ta do palato ca nun ha avuto o tiempo e se furm. Pe via e stu fatto e suone,

nun trovano chella parete naturale ca e ff rimbalz allesterno, e se perdono pe

dinte condotti interni.

CAMILLO

(PROPETO ACCUSS!)

ARTURO

Io vaggio purtato chesta parete ca ve manca. Guardate comm bellella, cu quale

cura prisentata!

CAMILLO

(FACETE VED!)

ARTURO

(Aprendo lastuccio) Nu palato dargiento, caro mio, commedinte ffavole.

CAMILLO

(Giungendo le mani ammirato) Oh!

ARTURO

Sta dinta nu scrigno Nisciuno tene o palato dinta nu scrigno, manco o papa!

CAMILLO

(FINALMENTE POZZO PARL!)

ARTURO

Comme?

CAMILLO

(FINALMENTE) (Vuol mettersi subito il palato in bocca)

ARTURO

(Glielo impedisce afferrandolo) No, no, no accuss! Primalavite mettere a bagno dinta

nu poco dacqua e acido borico!

CAMILLO

(STEVO DICENNO) (Articolando meglio che pu) (FINALMENTE POZZO PARL?)

ARTURO

(Che ha capito) Ma certo ca putite parl, e comme! Si tenite talento putite purecant o

San Carlo!

CAMILLO

(Radioso) (AH!... O VACO A METTERE SUBBETO DINTA LACQUA E ACIDO BORICO!) (Esce dal corri-

doio a sinistra)

SCENA OTTAVA

(VITTORIO e detto)

VITTORIO

(Dallesterno) Camillo! (Entrando dalla porta di destra) Camillo!

ARTURO

M vene, tene primma na cusarella a f. (Tendendogli la mano) Comme jamme?

VITTORIO

Oh, dottor Folliero, buongiorno. Me fa assaje piacere e ve ved, vaggio a parl.

ARTURO

Ero venuto pure primma, ve lha ditto Emilia?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 19


VITTORIO

S, s, po certificato e Ingrassia, ov? Pare ca tene na salute e fierro.

ARTURO

Dacciaio! Cc ce sta o certificato. (Tira fuori di tasca un foglio e glielo porge)

VITTORIO

(Prendendo il foglio) Grazie.

ARTURO

(Sedendosi al tavolo) Eche cosa me vuliveve parl?

VITTORIO

(Sedendosi di fronte a Folliero) Beh, io ve vulevo Ecco,ve vulevo cunsult a titolo per-

sonale ncoppa ana cosa nu pucurillo delicata. Dott, me sta succedenno na cosa

strana assaje e

ARTURO

Che sta succedenno? Pecch state preoccupato?

VITTORIO

(Imbarazzato) Comeve laggio a dicereVujeo ssapite ca tengona moglie ca

nu zuccariello, e sapite pure ca nun songo na capallerta ca va cercanno sempe

femmene e avventure

ARTURO

Amico mio, nun pozzo sap e fatte vuoste, n comme ve cumpurtate cu llati

ffemmene

VITTORIO

Vo garantisco. E allora nun vavite a meravigli si ve dica ca muglierema tutto:

a sposa e lamante. Songo stato sempe nu marito soddisfacente

ARTURO

Ah, bene!

VITTORIO

Ve lassicuro. Soddisfacente e pure quaccheccosa e cchi focoso

ARTURO

Benissimo, benissimo. Ma nun aggio capito ancora add vulite j a ppar [Dove vo-

lete arrivare]

VITTORIO

Eh, a cosa nun semplice, anzi, abbastanza imbarazzante Beh, stateme a sent,

ve racconto nu fatto nepisodio ca ve faciarr cap quaccheccosa e cchi.

ARTURO

Benissimo. Dicite.

VITTORIO

Ecco. Nu bellu juorno, o meglio na brutta notte ero affettuoso assaje, comme

ssempe, cu a signora Cianciulli. Ebbene allintrasatto, che ssaccio maggio ntiso

poco bbuono, na specie e vutamiento e capa e e niente capitemi, Folli

Nu criaturo! Tutto svuotato!

ARTURO

Eh povero Cianciulli!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 20


VITTORIO

O pputite dicere forte:: Eh, povero Cianciulli!, oramai fernuta. M tengo nu

chiuovo fisso ncapa. Nun ce provo nemmanco a lutt Niente!... Nu criaturo! Un

bambinone!

ARTURO

(Alzandosi) Ma non penzate cachesta pe mme fosse na tragedia! Vuje site sulamente

vittima e nu fenomeno e autosuggestione, e sulo vuje cu nu poco e vulunt o

putite vencere.

VITTORIO

E comme?

ARTURO

Stateme a ssent! Vuje faticate assaje, state assaje tiempo nzerrato [Chiuso] dinta

chilluffi-cio. Tenite a tendenza a ve ngobb e proprio pe cchesto vaggio urdinato

e bretelle ortopediche. E magari nun lavite mise.

VITTORIO

(Tirandosi su il gilet per far vedere le bretelle) S, s ca llaggiomise! Anzi, pe mecostrin-

gere a lle tten sempe, aggio perfino rialato tutte e bretelle vecchie ca tenevo a cugi-

nemo Camillo. Ma cheste songo brutte assaje

ARTURO

E vabbu, tanto e vvedite sulamente vuje

VITTORIO

Magari! Proprio pocanze muglierema pe ppoco nun lha scuverte.

ARTURO

Ah, vuje mettite a vanit add nun nce ne avesse a st. (Cambia tono) Jammo, leva-

teve a giacca. Ve faccio na visita. (Mentre Vittorio si appresta a togliersi la giacca, la porta

destra di fondo si apre ed entra Luciana, introdotta da Emilia)

SCENA NONA

(LUCIANA, EMILIA e detti, poi TERESA)

LUCIANA

(A Emilia) Avvisatea signora, pepiacere.

VITTORIO

(Ricomponendosi prontamente) Oh!

EMILIA

Sissignora. (Esce)

VITTORIO

(A Folliero, avvicinandosi a Luciana) Rimandammo. (A Luciana) Voi, cara signora

LUCIANA

Oh, caro Vittorio! Comme staje?

VITTORIO

Bene, e spero ca pure vuje state bbona. Site venuta a truv a Teresa?

LUCIANA

Sto turnanno, nce aggio fatto nu favore. Stevo cc pocanze e gi aggio vista a Te-

resa e pure o duttore.

TERESA

(Comparndo dalla porta di fondo destra, a voce bassa a Luciana) Ah, staje cc... H fatto?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 21


LUCIANA

(Anche lei a voce bassa) Tutto a posto. Sta gi cc.

EMEILIA

(Portando la lettera su di un vassoio) Sign!

VITTORIO

Che d?

LUCIANA

(C.s. a Teresa) Ncesimme.

EMILIA

Nu fatturino ha purtato na lettera personale po signore.

VITTORIO

Pe mme? (Alle due donne) Permettite? (Tira fuori i suoi occhiali, se li mette sulla punta del na-

so, apre la lettera, poi, dopo averla letta, non pu reprimere unesclamazione di sorpresa) Eh?...

Io sono quella che non ha tralasciato ehm

TERESA

(Pronta) Che d?

VITTORIO

Niente.

TERESA

(Perfida) Quacche scucciatura??

VITTORIO

Oh, no, no ȅ na cosa e fatica e assicurazione.

TERESA

(Secca) Ah! (A Luciana, a voce bassa, furiosa) Jammuncenne! Me pare ca m tutto chia-

ro! (Escono da sinistra)

VITTORIO

(A Folliero, mentre si avviano verso sinistra) Incredibile! Nun putite maje andivin chello

ca me succede!

ARTURO

Ch succieso?

SCENA DECIMA

(RICCARDO e detti)

RICCARDO

(Comparendo sulla porta di destra con il suo dossier in mano) Vitt, ma te s reso conto ca m

h lassato ll dinto sulo comme a nu fesso?!

VITTORIO

Ricc, viene a cc, caschi come il cacio sui maccheroni!

RICCARDO

(Venendo avanti e posando, nel passare, il suo dossier sul tavolo) Che d? (A Folliero) Bongior-

no dutt.

ARTURO

Bongiorno, signor Tortora.

VITTORIO

Guagli, teniteve forte! (Dosando il suo effetto) Aggio pruvucato na passione fulmi-

nea!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 22


ARTURO

Vuje?

RICCARDO

Tu?

VITTORIO

Vaggio atterrate, eh? Sentite cc: nun dico fesserie. (Legge dando rilievo ad ogni parola)

Io sono quella che non ha tralasciato un istante di guardarvi, laltra sera al teatro

San Carlo

RICCARDO

Tu?

ARTURO

Vuje?

VITTORIO

(Pavoneggiandosi) Esatto! Nunmhaperzo e vista manco pe nu mumento!

RICCARDO

Mamma mia e che femmena! (Gli prende la lettera e continua lui la lettura) Voi eravate in

un palco con vostra moglie e un signore

VITTORIO

E un signore: s tu! E un signore, cio n ignoto, nentit trascurabile, nu poco

e povere na cosa inutile hehehehe

RICCARDO

H fernuto?

VITTORIO

Aspetta, aspetta! (Gli riprende la lettera e legge) Delle persone che mi erano vicine mi

hanno fatto il vostro nome e cos ho saputo chi siete

RICCARDO

(Con stizza) Che furbizia!

VITTORIO

da quella sera, io non sogno che voi

RIC. + ART.

(Non riescono a riaversi) Ma no!

VITTORIO

(Pavoneggiandosi sempre pi) Me sonna sempe! (Dando un colpo a Riccardo) H capito, Ric-

c?

RICCARDO

Ma comme, ce sta scritto accuss?

VITTORIO

(Con aria di sufficienza, facendo constatare sulla lettera) Esattamente, Propeto accuss.

ARTURO

(Di fronte allevidenza) Ce sta scritto accuss.

VITTORIO

(Prosegue la sua lettura) Io sono pronta a fare una pazzia. Vuoi farla con me? (Parlato)

Povera piccerella. Casca proprio buono! (Leggendo) Ti aspetto oggi alle cinque

allalbergo della Micia Innamorata, o anche Pussycat In Love Hotel, MIAO MIAO,

camera n 16.

ARTURO

Allalbergo della Micia Innamorata? Il Pussycat In Love Hotel?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 23


RICCARDO

(Imbarazzato) O sacciochillalbergo enomme, secapisce

VITTORIO

(Improvvisamente) Ueh!

RIC. + ART.

Che d?

VITTORIO

Essa ha chiagnuto.

RIC. + ART.

No!

VITTORIO

Proprio accuss: ha chiagnuto. Sentite: (Leggendo) Post-scriptum. Perch scrivendoti

non posso trattenere le mie lacrime? Fa che siano lacrime di gioia e non di dispera-

zione! Puverella! E nun ca o ff apposta! Guardatestu foglio: tutto nfuso!

(Mette la lettera sotto il naso di Riccardo)

RICCARDO

(Annusando la lettera) Ah Comme prufumma! Che ttene dinte llacreme ca songhe

accuss mprufumate?

ARTURO

Ogne lacrema tene nu segreto, nu mistero. Rispettammo stu mistero!

VITTORIO

Pazziate, pazziate... Caro Riccardo, tengo purio quacche passione. E accuss, mentre

nce ne steveme o triatro, cujete cujete, na femmena me magnava cu lluocchie.

RICCARDO

Ecco.

VITTORIO

(A Riccardo) Ma tu nun te s addunato e niente?

RICCARDO

No!... Cio, m parzo, nu mumento, ma me penzavo ca steva guardanno a me, e al-

lora

VITTORIO

Ah, a te t parzo (Cambiando decisamente tono) Ma io songo overo nimbecille! Ma

chiaro, chiarissimo!

RIC. + ART. Ch stato?

VITTORIONun songhio ca laggio colpita, ma s stato tu!!

RICCARDOIo?

VITTORIO

Sicuro! Tha scagnato pe mme. Quaccheduno avarr fatto o nomme mio guardan-

no o palco e essa, ca teneva lluocchie sulamente pe tte

RICCARDO

Tu cride?

VITTORIO

accuss!

RICCARDO

Certo ca facile ca


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 24


VITTORIO

(A Riccardo) Tufaje sempe avut a capa e ffemmene! Ride sempe lipnotizzi! Le

donne sono il tuo forte sei un playboyveramenteun playoldboy!

RICCARDO

(Lusingatissimo, schermendosi solo per la forma) Ma statte zitto! Ma che vaje dicenno?!

VITTORIO

Accuss , Ricc: se sape ca tu e ffemmene lavuote comme vu tu e faje nnam-

mur pure a luntano Dinto triatro, per esempio Accuss senzaltro: sta let-

tera tene o nomme mio ma indirizzata a tte. E visto ca a toja, nce vaje tu! Le

donne con i tuoi occhi le ipnotizzi anche da lontano

RICCARDO

(Difendendosi senza convinzione) Ma no! Ma no!

VITTORIO

E ppo je stasera tengo che ff: offrimmo nu banchetto o direttore da sede ameri-

cana e quindi

RICCARDO

No, siente overamente

VITTORIO

Ma fernescela, ca staje murenno da voglia e nce j!

RICCARDO

Tu dice?... E va bbuono: accetto! Pure pecch sta cosa me piace. Un incontro a sca-

tola chiusa al buio e si po nun me piace?... V dicere ca me sacrifico per far fe-

lice una donna (A Folliero)Proprio m aggio fernuto na relazione pecch tenevo

nata avventura pe mmane con una bella e dolce signora, ma aggio avuto rimand

pure chesta, e allora

VITTORIO

Overo? E chi chesta bella e dolce signora? Dimme, dimme

RICCARDO

(Interdetto dalla presenza di Vittorio) E no, nun to pozzo dicere, songo nu galantommo!

Jamme, damme a lettera.

VITTORIO

Comme? Ah, no! E po a che te serve? Tu h j semplicemente allalbergo e chiedere

da cammera nummero sidece, prenotata a nomme mio. Capisci a mme, lettere

comme a chesta nun me narrivano tutte juorno. Me piacesse ca nu juorno e nipo-

tini mieje, truvanno chesta mmiezo e ccarte meje, putarranno dicere: Avevaa es-

sere assaje simpatico e affascinante, o nonno, si faceva scet passioni comme a che-

sta! Sarraggio un dongiovanni almeno pe postere Jammo, dutt, jammo a

ff sta visita.

RICCARDO

(Avviandosi dietro di lui) Ee ffirme? (Prende il dossier dal tavolo e lo mostra a Vittorio)

VITTORIO

Damme cinche minute e vengo. Venite dinta sta cammera, dott, stammo cujete.

ARTURO

Comme vulite vuje. (Escono da destra, primo piano)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 25


RICCARDO

(Dopo un momento, con un sorriso di compiacimento) Lalbergo della Micia Innamorata!...

Chi sarr sta gatta ca s nnammurata e me?

SCENA UNDICESIMA

(TERESA e detto)

TERESA

(Entra con un cappellino in testa) Mariteme nun ce sta?

RICCARDO

Sta ll dinto co duttore, vu ca to vaco a chiamm?

TERESA

(Subitanea) No,no, nun odisturb. Quannoo vide, dince pepiacere ca io jesco cu

a signora Luciana Ingrassia e ca stesse senza penziere si torno tardi: facile ca ma-

gnammo nzieme io e a cumpagna mia.

RICCARDO

Penzo ca purisso turnarr tarde.

TERESA

(Subito) E pecch?

RICCARDO

(Che non scorge nessuna malizia nella domanda) Si aggio capito bbuono, mha ditto ca sta-

sera nce sta nu banchetto po direttore suojo e llAmerica.

TERESA

Ah, accuss ha ditto? Me fa piacere do ssap, ma na buscia, pecch o banchetto

se farr dimane ssera: aggio visto linvito cu lluocchie mieje.

RICCARDO

Allora Vittorio ha sbagliato juorno, o vaco a llavvis. (Fa cenno di andare da Vittorio)

TERESA

(Fermandolo con un gesto) No, no, nun ha sbagliato juorno, sparagnatestuzelo. Ha fat-

to abbed ca se sbagliava: isso v nalibi ca o f turn a casa stasera e dicere ca

sera sbagliato, ca aveva mbriacato e ddate. O ssaccio io comme maggio regol.

RICCARDO

Ma so sicuro ca era assaje sincero! Non tene nisciuna ragione e me raccunt buscie.

TERESA

Puveriello! Ma pienze ca nun aggio capito o juoco ca staje facenno? Sapendo ca

mariteme me tradisce e nun potenno sper a me o riesto e niente, staje cercanno e

me cunvincere facennnome credere ca Vittorio o sposo cchi felice do munno.

RICCARDO

Ter, te giuuro ca te sto dicenno a verit!

TERESA

S? Peggio pe tte: pe mme sar comme si nun overo Statte buono! (Si avvia a

sinistra)

RICCARDO

(Tentando di fermarla) Teresa! (Teresa esce)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 26


SCENA DODICESIMA

(CAMILLO e detto, poi EMILIA e ROSARIO indi ARTURO e VITTORIO)

CAMILLO

(Arriva dalla porta destra di fondo con un bicchiere pieno dacqua e una bustina di acdo borico. Il

bicchiere non a calice ed colorato) (OH,SIGNOR TORTORA! STATE DUMORE MIGLIORE?)

RICCARDO

Levateve a nanze! (Parlando esce dalla porta destra in secondo piano)

CAMILLO

( rimasto un attimo mogio mogio, poi) (CHE ANIMALE!) (Va verso il tavolo, posa il bicchiere sul

tavolo e apre la bustina di acido borico) (COMM STATO CUMPLICATO A TRUVSTACIDO BORI-

CO!)(Versa il contenuto della bustina nel bicchiere, poi prende il bicchiere con una mano e il suo

palato dargento con laltra; lo tiene un momento tra lindice e il pollice, poi stacca lindice dal pol-

lice e il palato cade nel bicchiere; agita il bicchiere e lo fa riposare)

EMILIA

(Annunciando) Don Rosario Ingrassia.

CAMILLO

(Salutando) (AH,O SIGNOR INGRASSIA)

ROSARIO

Baciamo le mani! U signor Cianculli non c?

CAMILLO

(S, S. CUGINEMO STA DINTO CUO DUTTORE, MAA NATU PPOCO VENE.)

ROSARIO

Megghiu accoss! (In questo momento la porta di destra si apre e appaiono Folliero e Vittorio)

CAMILLO

(EBBICCANNE)

ARTURO

(Avviandosi verso lestrema destra come chi voglia andaresene) Insomma, aviteaf sulamen-

te chello ca vaggio ditto.

VITTORIO

(Vedendo il siciliano cerca di cambiar discorso) Benissimo, simmo daccordo.

ROSARIO

Baciamo le mani, don Vittorio u vostru umile servitore sugnu.

VITTORIO

Ma che jate dicenno, don Ros Vuje piuttosoto comme state?

ROSARIO

Na meravigghia! E u dutturi nostru comu sta? A salute bona ?

ARTURO

Buonissima! A vuje manco ve laddimanno. M per scusatemi, stevo ascenno.

ROSARIO

Faciti i comodi vostri!

ARTURO

Arrivederci!

ROSARIO

(Appena Folliero uscito) Don Vittorio, ma mugghierema cc i?

VITTORIO

S, s, sta cc cu muglierema.

ROSARIO

U sapa. Mu disse ca cc vena primma e mia.


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 27


VITTORIO

Volete ca va faccio chiamm?

ROSARIO

No! Chhi tardi a viju. Ah, don Vittorio, dinta matenata allufficio vuosto sugnu

jutu. Lu dutturi vostro vitti.

VITTORIO

S, o ssaccio, me lha ditto pocanzi.

ROSARIO

S, s. Egli urinare mi ficia.

VITTORIO

Ah, beh, certo.

ROSARIO

E pecch mi ficia fara sta cosa?

VITTORIO

Che cosa?

ROSARIO

Pecch la pip mi ficia fari?

VITTORIO

Pecch sha da stabil si ve putimmo assicur.

ROSARIO

E che centro io? Non io, ma a mugghiera mia debbo assicurare.

VITTORIO

(Interdetto) Ma vujestu fatto nun me laviveveditto.

ROSARIO

Io vi dissi: unassicurazione voglio fare. Vossia nun me domandaste per chi.

VITTORIO

(Gioviale) Vabb, putimmo ancora arremedi:a signora Ingrassia ha da sulamente

ven dinta llufficio e

ROSARIO

E che cosa? Le stesse cose ca ficiaro a mia le fanno?

VITTORIO

Eh, se capisce.

ROSARIO

(Freddissimo, molto teso e netto) Tz!

VITTORIO

Ma

ROSARIO

(C.s.) Tz! Ca significa no! Dissi no, e no sar!

VITTORIO

Signor Ingrassia, e ghiammo, sha da essere ragionevoli: a regola!

ROSARIO

(Fa un brusco voltafaccia che lo porta petto a petto con Cianciulli; violento) Io delle regole me

ne fotto. La pip la feci io per la mugghiera mia!

VITTORIO

(Con grande energia) Ah, no, no! Nun possibile!

ROSARIO

Bene. Semplice la cosa: non sar assicurata.

VITTORIO

Site accuss geluso?

ROSARIO

Non si tratta di gelosia: pe mia questo abbassamento di dignit !


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 28


VITTORIO sulamente nu pregiudizio.

ROSARIOVossia vuole dire ca sugnu geloso io?! Oh no, nun sugnu gelosu io.

VITTORIO (Sforzandosi di essere amabile) Pecch site sicuroca a signora Luciana vsempe fedele,

eh? Comunque, nun ce sta a se stup

ROSARIONiente centra. Solo ca io sacciu ca idda sapi quanto terribile sarei, e allora non si permetterebbe mai!

VITTORIOOh!

ROSARIO (Tirando fuori dalle tasche una pistola che brandisce tenendo la canna verso Vittorio) Lo vedete

questo gingillino?

VITTORIO (Proteggendosi istintivamente con la mano e correndo intorno a Ingrassia come intorno a un asse, al fine di evitare la canna della pistola) N ueh! Chianu chianu! Nunpazziate cu sti ccose!

ROSARIO (Alzando le spalle) Tranquillo state, pericolo non d. Tutto in sicurezza .

VITTORIO(Non molto rassicurato) S, vabbu, ma sapite

ROSARIO (A denti stretti) Si iocu nu masculo la dovessi cogghiere, ah, ah,stu masculuvedreb-be na bella palla che trasissi nella schiena e poi dalla parte di davanti uscirebbe!

VITTORIO (Sbalordito) Eh? A isso?

ROSARIO (Brutale e quasi gridato) No! Prima a lei!

VITTORIOAh, ah!... S, s!... Ehm, pecch vuje supponite ca (Gesto delle mani per indicare due in-

dividui vicini)

ROSARIOCome? Io suppongo?... Ah, io suppongo?

VITTORIO (Volendo evitare di metterlo totalmente in collera) No! Niente, niente!

ROSARIO (Pi calmo) Io la prima notte di nozze un avvertimento a mugghierema le fici.

VITTORIO (A parte) Overo na belladichiarazione!

ROSARIO (Rimettendosi in tasca la pistola) Oh, no, idda mai si azzarderebbe.

SCENA TREDICESIMA

(RICCARDO e detti)

RICCARDO (Comparendo sulla porta di destra di fondo) Jammo belle,vulessemo fatic nu poco?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 29


VITTORIO

Nu mumento, scusa.

RICCARDO

Ah, no, m nun te pozzo aspett cchi, tengo che ff!

VITTORIO

Ma sto venenno! Pe ttramente [Frattanto] accummencia a pripar e cuntratte.

RICCARDO

(Un po seccato) Uff! (Ritorna nella stanza da cui era uscito chiudendosi la porta alle spalle)

ROSARIO

Cu chiddu masculu?

VITTORIO

O signor Riccardo Tortora.

ROSARIO

Riccardo Tortora?

VITTORIO

N amico mio, ca pure o produttore da cumpagnia dassicurazione. Nu guaglio-

ne bravo e in gamba! (Credendo che Rosario sia ancora nella stanza e volendo presentarlo) Il

signor Tortora Uh! Se n trasuto. Tene sulo nu difetto: e ffemmene le ama

molto ed riamato un dongiovanni

ROSARIO

(Con indulgenza) Pfi!

VITTORIO

Nun vede llora e se ne j pecch o sta aspettanno na femmenauna donna

ROSARIO

(Ridendo) Aaaahahahaha

VITTORIO

(Un po fatuo) Aggio ditto ca aspetta a isso, ma forse sta aspettanno a mme (Dal ta-

schino della giacca tira fuori a met la lettera che, parlando, accarezza compiaciuto con la mano)

Pecch essa a mme mha scritto na bruciante lettera damore!

ROSARIO

(Interessato) Vero ? (Spinto dalla curiosit) E cu sta fimmina?

VITTORIA

Nun o ssaccio, nun ha firmato. (Tira fuori del tutto la lettera)

ROSARIO

(Profondo) Unanonima .

VITTORIO

Je penzo ca ha da essere na femmena e llalta societ na femmena maritata.

ROSARIO

Pecch penzate chistu?

VITTORIO

Beh, anzitutto tene nu bellu stile e nu bellu tono Comunque, si ve ne vulite f

nidea (Ha spiegato la lettera e la porge vanitoso a Ingrassia)

ROSARIO

(Prende la lettera ridendo) Ahhhh!Allora in questa faccenda un mascolo cornuto c!

VITTORIO

E redite?

ROSARIO

(Giubilante, con voce di testa) Questa cosa assai mi diverte! Mi gusta! Le corna altrui ri-

dere mi fanno! (Scorre con lo sguardo la lettera e getta un grido) Ah!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 30


VITTORIO

(Stupito) Che d?

ROSARIO

(Sbotta, percorrendo il palcoscenico a grandi passi fino ad arrivare ad unestremit) Minchia!

VITTORIO

Ma ch stato?

ROSARIO

La scrittura della mia mugghiera , e pure u prufumo!

VITTORIO

(Sobbalzando) Che state dicenno?

ROSARIO

(Piombando su di lui e schiacciandolo contro il tavolo) Ah! Miserabile! Canaglia!

VITTORIO

(Tentando di liberarsi) Aspettate! Calmateve!

ROSARIO

(Con una mano lo tiene alla gola, con laltra cerca la pistola, che tiene nella tasca dei calzoni) A

lupara! Dov a lupara? Vabb, accuntentamoce da pistola!

VITTORIO

(Alla vista della pistola puntata addosso a lui) Ma site pazzo? Pusate sta rivoltella!

ROSARIO

(Alza il cane e toglie la sicura della pistola, sempre tenendo Vittorio contro il tavolo per mezzo di un

ginocchio che gli ha piantato nel ventre) Ah! La signora a vossia scrive!

VITTORIO

(Riuscendo a liberarsi) Ma no! Ma no! Anzitutto nunpo essere a muglieravosta.O

juorno dogge e ffemmene tenene tutte quante a stessa scrittura

ROSARIO

Io bene la conosco!

VITTORIO

E po io che ce azzecco? Nun ce vaco io, nce va Tortora, no?

ROSARIO

Tortora? U masculu ca qua stava? Va bene, ammazzare lo vogghiu!

VITTORIO

(Va prontamente fino alla porta di fondo a destra) Eh? No, no! Ancora nun succieso nien-

te!... Vaco subbeto addu Tortora pe lavvis e sistemammo tutte cose.

ROSARIO

(Che prontamente gli sbarra il passo) Proibire ve lo devo! La cosa consumare si deve! La

prova vogghiu, e poi lo ammazzo!

VITTORIO

(Cercando di rabbonirlo) E ghiammo, Ingrassia! (In questo momento si ode il brusio delle voci

di Luciana e di Teresa)

ROSARIO

(Spingendo Vittorio verso la porta di sinistra in primo piano e minacciandolo con la pistola) La vo-

ce di mi mugghieri sento! Trasiti cc vuje!

VITTORIO

Ingrassia, amico mio!

ROSARIO

(Feroce) Amico ti sono, ma come un cane ti ammazzo! (Vittorio vorrebbe parlare) Jati-

vinni! Jativinni o sparo!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 31


VITTORIO

(Non se lo fa dire due volte e sparisce attraverso la porta che Ingrassia gli indica) No! No! (Ingras-

sia d un giro di chiave, poi si terge la fronte; sta quasi soffocando)

SCENA QUATTORDICESIMA

(LUCIANA, TERESA e detto)

LUCIANA

(Entra in scena seguita da Teresa) Ah, staje cc, marito mio.

ROSARIO

(Sforzandosi di sembrare calmo) S, qua sono!

TERESA

(Andando incontro a Ingrassia) Oh, buongiorno signor Ingrassia.

ROSARIO

Baciamo le mani, signora Bene state, s?... E don Vittorio?...

TERESA

Bene, grazie.

LUCIANA

(Che da qualche istante lo osserva) Ma che tieni?

ROSARIO

(Con rabbia contenuta) Niente ho.

LUCIANA

(Poco convinta) Mah! Jesco cuTeresa,tiene bisogno e me? Te serve quaccheccosa?

ROSARIO

(C.s.) No, no,! Vai pure, vai, niente mi abbisogna!

LUCIANA

Statte buono!

TERESA

Arrivederci, don Rosario!

ROSARIO

(Rabbioso) Baciamo le mani, signora, salutamu.

LUCIANA

(Che vuol mettersi il cuore in pace) Ch succieso, tes?Tiene na faccia strana?

ROSARIO

(Tanto pi nervoso quanto meno vuol dimostrare desserlo) Ti dissi ca niente ho!

LUCIANA

Ah, Ges! Che carattere impossibile ca tiene! (Le due donne escono)

ROSARIO

(Appena sono uscite, sbotta) Oh! Senza vergogna! Cornuto sono!... Cornuto! ( arrivato

allestrema destra quando sente tambureggiare alla porta di sinistra, primo piano. Raggiunge con un

balzo la porta) Basta! Basta o sparo! (Il rumore cessa. Arriva nervosamente in prossimit della

porta di fondo quano questa si apre per dare il passaggio a Tortora)

SCENA QUINDICESIMA

(RICCARDO e detti, poi CAMILLO)

RICCARDO

Vittorio nun ce sta?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 32


ROSARIO

(A parte, digrignando i denti) Eccolo, laltro Don Riccardo Tortora. (A voce normale, con

dei sorrisi sotto i quali si avverte la voglia di mordere) No,non c.

RICCARDO

(Senza accorgersi dello stato in cui si trova Ingrassia) Vabbu. Sio vedite,nceputite dicere

pe cortesia ca aggio lassato tutti e cuntratte ncoppa a scrivania e che ha da sign

sulamente e nomme?

ROSARIO

(Piantato bene in faccia a Tortora) Certo, don Riccardo.

RICCARDO

Quanto a me nun o pozzo aspett cchi.

ROSARIO

(Nervosissimo dietro il velo della sua falsa amabilit) Va bene, nesciti! Uscite!

RICCARDO

(Stupito) Comme?

ROSARIO

(Non controllandosi pi) Nesciti o io vi (Le sue mani, assai vicine al collo di Tortora, si con-

traggono come se volesse strangolarlo)

RICCARDO

O vuje me, che cosa?

ROSARIO

(Riuscendo con un ultimo sforzo a padroneggiarsi) Ma niente signore, proprio niente. (Molto

amabile) Andate, andate.

RICCARDO

Ah. (Avviandosi) Che tipo strano. (Salutando) Signore! (Esce dal fondo)

ROSARIO

Ah, scoppio! (Scorge il bicchiere che conteneva il palato di Camillo e vi si dirige di corsa) Ah!

(Ne beve avidamente il contenuto) Ah, chisto megghiu mi fa sentiri. (Subito si rende conto del-

lo strano gusto di ci che ha bevuto) Puah! Ma che ci misaru? Salatissimo (Posa con disgu-

sto il bicchiere vuoto sul tavolo)

CAMILLO

(Compare dal fondo a destra ed entra) (SIGNOR INGRASSIA,TUTTO SOLO?)

ROSARIO

Ah, voi! (Si calma subito) Al momento giusto arrivate. Me ne vado.

CAMILLO

Ah.

ROSARIO

Dopo che via me ne sono andato, (Indica la porta a destra in primo piano) quella porta, vi-

sto? Io vi autorizzo: al vostro padrone aprire potete. Via! (Parlando lo ha preso per i ri-

svolti della giacca e lo fa passare dalla parte opposta a cui si trovava)

CAMILLO

(Turbato dagli scossoni che ha ricevuto) (COMME,AL MIO PADRONE?)

ROSARIO

(Con rabbia, raggiungendo la porta di fondo a grandi passi) Oh! Senza vergogna! Comme po-

tevo immaginarmi che un amante aveva quella svergognata! (Esce come un energumeno)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 33


CAMILLO (Dopo averlo guardato uscire, con aria a met spaventata e a met divertita, scimmiottandolo)

(NUN SE CAPISCENA PAROLAE CHELLO CA DICE!) (Andando verso la porta a sinistra, in primopiano) (AL MIO PADRONE? QUAPADRONE?) (Apre la porta; vedendo apparire Vittorio, che ha l aspetto disfatto, indietreggia) (TU?)

SCENA SEDICESIMA

(VITTORIO e detto, poi RICCARDO)

VITTORIO (Ancora pieno di paura, non osa avventurarsi nella camera) Se n gghiuto?

CAMILLO(CHI?)

VITTORIO (Sempre sotto lo stipite della porta) InIngrassia?

CAMILLO(S!)

VITTORIO (C.s.) Ea mugliera?

CAMILLO(PURESSA, CU TERESA.)

VITTORIOBene e Riccardo?

CAMILLO( ASCIUTO M M.)

VITTORIOMannaggia, chesto nun ce vuleva. Sha da f ampressa. Chi se putesse mann allavvert ca o siciliano e ncucciarr ncoppa o fatto? (Trovando) Ah, Emilia!

CAMILLO(ADD SHA DA MANN?)

VITTORIOEhm o coso allaffare ll Insomma, o ssaccio! (Prendendo Camillo per i ri-svolti della giacca) Stammoncoppa a nu vulcanoattivo!Se sta appriparanno natragedia grossa assje, forse nu doppio assassinio!

CAMILLO (Sobbalzando) (MA CHE STAJE DICENNO?)

VITTORIOFamme penz Ma s! Primma do banchetto io o tengo o tempo pe ggh addu Riccardo! Tu aspiettame lloco! E damme o cappiello mio!

CAMILLO(MIO DIO, MA CHE STA SUCCEDENNO?)

VITTORIO (In fretta) M nun tengo o tiempo e to spieg. Stamme a sentere: si mentrio nun cestongo avesse a turn Riccardo pe nu mutivo qualunque, dicce ca nun ghiesse as-solutamente allappuntamento che isso sape Sta in gioco a vita soja!

CAMILLO(Ha un sobbalzo) (A VITA SOJA?)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 34


VITTORIO

Cam, h capito bbuono? A vita soja! Che tragedia, mio Dio, che tragedia! (Esce da

destra, primo piano)

CAMILLO

(MA CHE TENENE TUTTE QUANTE OGGI?)

RICCARDO

(Brusca apparizione sulla porta di fondo) Aggio lassato cc a busta mia.

CAMILLO

(RICCARDO?)

RICCARDO

(Prendendo la sua busta sul tavolo) Ah, aiccanne!

CAMILLO

(Balza verso di lui precipitoso e incomprensibile) (PAMMOREE DDIO,NUN JATE ADD SAPITE

VUJE!A VITA VOSTA IN PERICOLO!)

RICCARDO

Ma che staje dicenno?

CAMILLO

(Aggrappandosi perdutamente a lui) (ALLAPPUNTAMENTO! ALLAPPUNTAMENTO! NUN CE JATE! A

VITA VOSTA IN PERICOLO!)

RICCARDO

(Lo fa piroettare su s stesso e lo spinge lontano per liberarsene) Ma lassame st! Io nun capi-

sco niente e chello ca me staje dicenno!

CAMILLO

(Riprendendo rapidamente il suo equilibrio e correndogli dietro) (RICC! RICC!)

RICCARDO

(Scappando via) Statte bbuono! (Esce precipitosamente dal fondo)

CAMILLO

(Corre al caminetto dove aveva lasciato il bicchiere e non lo trova pi) (OH MAMMA DO CARMENE,

O PALATO MIO! ADD LHANNO MISOO PALATO MIO?) (Scorgendo il bicchiere sul tavolo) (AH,

STA CC!)(Si mette velocemente il palato in bocca e corre tosto verso il fondo parlando normalmen-

te) Riccardo! Riccardo! Ricc!

VITTORIO

(Col cappello in testa, accorrendo alle grida di Camillo) Ma cuchi staje alluccanno?

CAMILLO

(Un piede nel vestibolo e uno nel salotto, parlando con grande volubilit e nel modo pi chiaro del

mondo) Cu Riccardo! Nun aggio visto maje uno accuss bestia!Nce aggio ditto:

Allappuntamento nun ce Jate! A vita vosta in pericolo!... E isso nun mha vuluto

st a sentere

VITTORIO

(Sbalordito, lasciandosi cadere su una sedia) Uh mamma mia! Chisto parla!

CAMILLO

(Correndo e chiamando mentre il sipario cala) Riccardo!... Ricc!... Ueh, Ricc!...

Sipario

FINE DEL PRIMO ATTO


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 35


ATTO SECONDO

A Marechiaro. Il primo piano dellAlbergo della Micia Innamorata (Pussycat In Love Hotel). Sottofondo musicale:

Miao, Miao- Concerto buffo di due gatti di G. A. Rossini

Per fare onore allinsegna, tutto leggiadro, stimolante, suggestivo. La scena divisa in due sezioni. A sinistra (e que-sta parte occupa pi o meno i tre quinti della scena) una grande hall alla quale si accede da una scala situata sul fondo e che continua portando ai piani superiori. A sinistra in primo piano, contro il muro, una mensola. Sopra la mensola, un attaccapanni al quale sono appesi una giacca di livrea e un berretto da facchino dalbergo. In secondo piano, una porta che d nella camera occupata da Rugby. In terzo piano, un corridoio che porta ad altre camere; la porta di una di queste di fronte al pubblico, visibile. Tra questa porta e la hall appeso al muro un quadro di suonerie elettriche. A destra della hall, la parete che separa la stessa dalle due camere contigue, la prima delle quali visibile al pubblico. Questa parete arriva fin quasi in primo piano, terminando a collo di cigno. In secondo piano, una porta, attraverso la quale comunicano camera e hall. In terzo piano, una porta che d nella camera contigua, il cui interno per conseguen-za non visibile dal pubblico. Nella hall, contro il collo di cigno, una panchettina.

Nella camera di destra, sul fondo, un letto a baldacchino, rialzato da uno scalino ad angoli tondi e tappezzato. A destra del letto, in una rientranza, una finestra che sporge su un giardino. In primo piano, a destra una porta che comunica col bagno. A sinistra, contro il collo di cigno, un tavolinetto laccato di bianco. Sul fondo, a sinistra del letto, una sedia. Unaltra sedia tra la finestra e la porta del bagno. Ai due lati del letto, posto allaltezza dellocchio, un bottone per campanello. Questi bottoni devono essere fatti in modo che abbiano laspetto di un bersaglio. Ed essi azionano, quando si premono, dei campanelli di legno posti tra le quinte. Per loro mezzo i macchinisti vengono avvertiti e manovrano il girevole del letto. Ecco in che cosa consiste questo girevole: nello scalino sul quale posa il letto, vi sono due sezioni: una, quella inferiore, fissa e orizzontale, in modo che corregga il pendio del palcoscenico; laltra, posta sopra, mobile e girevole. Il pannello del muro costituisce il diametro del disco ruotante, in modo che quando i macchinisti, per mezzo di un argano, fanno ruotare questo disco, pannello e letto girano con esso e lasciano il posto al pannello e al letto della camera vicina; i due letti devono quindi essere identici. La testiera di questi due letti, quando sono in scena, devessere dalla parte della finestra; i piedi, per conseguenza, dalla parte della porta. Per nascondere ogni possibile fessura tra il pannello e il suo riquadro, mettere dei ripari in caucci, che serviranno al tempo stesso ad ammortizzare il colpo darrivo del girevole.

In questo atto, lattore che sostiene la parte di Vittorio Cianciulli dovr impersonare alternativamente questo perso-naggio e quello di Pasquale. Perch questo sia possibile, bisogna predisporre i costumi nel seguente modo: fin da quando si alza il sipario, lattore avr sotto gli abiti di Pasquale il costume di Vittorio, che non si toglier mai; il co-stume di Pasquale composto da un paio di pantaloni di livrea verdi o blu, da un gilet della stessa stoffa con bottoni di ottone, da una camicia di cotone rosa e da un paio di grosse scarpe (o pantofole) assai alte, in feltro nero: queste scar-pe, naturalmente, sono calzate sopra gli scarpini di Vittorio. La camicia solo apparente: si tratta di un paio di mani-che che partono dalle spalle del gilet, e di un davantino con colletto rivoltato cucito alla scollatura del gilet. Un grem-biule e una sciarpa bianca di falsa seta completano il costume. In questa tenuta lattore reciter tutta la prima parte dellatto fino allultima scena di Pasquale, prima della prima entrata di Vittorio. A partire da questo momento lattore, ogni volta che dovr mutarsi in Pasquale avr dovendo essere i cambiamenti velocissimi un gilet e dei pantaloni uguali a quelli di prima, ma completamente truccati, aperti cio posteriormente. Allalzarsi del sipario, Eugenia sta finendo di riordinare la camera di destra.

SCENA PRIMA

(EUGENIA e ADRIANA, poi OLIMPIA, indi BATTISTINA)

ADRIANA (Sbucando dal corridoio di sinistra) Eugenia!... Eugenia!... (Arriva fino alla porta della camera

di destra stanza n 16) Eugenia!...

EUGENIA(Senza turbarsi, continuando a spolverare col suo piumino) Dicite sign?

ADRIANA(Sulla soglia, con stile alternato ad arrabbiato) Che staje facenno?

EUGENIAAggio fernuto m m e f a cammera, sign.


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 36


ADRIANA

(Entra nella camera, si guarda intorno) Quindi secondo te chesta na cammera fatta?Stu

lietto me pare comme si quaccheduno nce avesse durmuto!

EUGENIA

(Ironica) E invece nun accuss, eh?

ADRIANA

Facimmo pure e spiritose, m? Ma che faccia tosta!... Si jammo annanze accuss

quaccheduno se permettarr pure e dicere ca lalbergo mio nalbergo equivoco.

EUGENIA

(Ancora ironica) Pammoree Ddio!

ADRIANA

No, piccer! Miettete buono ncapa ca chisto nalbergo e lusso! Nalbergo

comme si deve! Add venene sulamente ggente nzurate.

EUGENIA

S, ma maje nzurate assiemesposati con altre donne

ADRIANA

E allora? Songhe ancora cchi nzurate, pecch lo sono ognuno pe fatte de suoje

Come se fossero doppiamente sposati!A signorina m se permette pure e giudic a

clientela mia! Jammo belle, miette tutte cose buono a posto e f ampressa! (Butta per

terra le coperte , poi esce nella hall)

EUGENIA

(A parte) Quant scucciante!

OLIMPIA

( apparsa sul fondo portando una pila di lenzuoli. molto truccata e ingioiellata) Adri, ch

stato? Cu chi llhaje? (E va a posare i suoi lenzuoli sulla mensola di sinistra)

ADRIANA

Chella guagliona nun se ne fotte e niente! (Scorgendo Battistina che arriva ed ha unaria da

cane bastonato, la afferra per il braccio) Ah, tu staje cc!Add staje venenno??

BATTISTINA

Io?

ADRIANA

No, sorema! Vu fatic, s o no?

BATTISTINA

(Timida) E comme, no? Se capisce, sign.

ADRIANA

E allora va te cocche! (Battistina si avvia verso il fondo, ma si ferma alla voce di Adriana) Ma

guarda nu poco! Chesta na femmena ca nun sape f o riesto e niente, ma che te-

ne a ciorta e ten cierti reumatismi indiscutibile

BATTISTINA

O fatto ca

ADRIANA

Vattenne m m dintcammera toja! (Battistina via)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 37


SCENA SECONDA

(RUGBY e dette)

RUGBY

(Sbuca dalla camera di sinistra; alle spalle di Adriana, da molto vicino) Nobody called?[Nessuno

mi ha cercato?]

ADRIANA

(Ha un sussulto e si volta di scatto) Puozze jett o sango, chavite ditto?

RUGBY

(Adirato e a voce alta) Nobody called, I said?! (Adriana e Olimpia si guardano sbalordite; Rug-

by, vedendo che non hanno capito, pi piano, a Olimpia) I say you please, anybody called for

me? [Io ho chiesto, per favore, se qualcuno mi ha chiamato]

OLIMPIA

No, no bod, no bod, sign!

RUGBY

(Brontolando) Huah Thank. (Ritorna furibondo in camera sua. Adriana e Olimpia si guardano

incuriosite)

ADRIANA

(Dopo un momento) Ma chha ditto?

OLIMPIA

Penzo ca nce ha addimannato si ll venuto a cerc quaccheduno.

ADRIANA

Che bruttu vizio ca tene e me parl ingrese!

OLIMPIA

Ma chillo nun a sape a lengua nosta.

ADRIANA

Eh, ma chesto nun v dicere ca je cunosco a soja.

OLIMPIA

Puveriello. a terza vota ca addimanna e na femmena ca sta aspettanno, ma ca

nun vene.

ADRIANA

E pe fforza! Si fa accuss pure ce ffemmene e ff fuj!

OLIMPIA

(Disponendosi a riprendere la pila di lenzuoli) Vaco a purte llenzola dintoguardaroba.

ADRIANA

Ma nun lh a fa tu! (Chiamando) Eugenia!

EUGENIA

(Che durante le scene precedenti aveva rifatto il letto ed era poi scomparsa nel bagno, per uscire due

o tre battute pi sopra) Dicite sign.

ADRIANA

H fernuto e fa a cammera?

EUGENIA

(Col piumino sotto il braccio e una brocca in mano) Quase, sign.

ADRIANA

Puorta nu mumento sti llenzola dinto guardaroba.

EUGENIA

(Posa la brocca e il piumino nel corridoio con un sospiro di rassegnazione) Va buono. Che fatica

a bestie! (Si avvia verso il fondo; alla battuta di Olimpia si ferma)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 38


(Pronuncia alla maniera di Camillo)

OLIMPIAUh! M ca marricordo! (Indica la camera di destra in primo piano, la n 16) Sta cammera n

16 nun sha da d a nisciuno, lhanno prenotata.

ADRIANAAh. E chi lha prenotata? (Siede sulla panca)

OLIMPIA (Tirando fuori dalla tasca un biglietto) Osignor Cianciulli. (A Eugenia) Tarricuorde?

EUGENIAS, sign, state senza penziero. O signor Cianciulli chillo ca parla accuss: a-o-u-

e?

OLIMPIAEsatto.

ADRIANAAh, vene ogge?

OLIMPIAS. (Vedendo che Eugenia si avvicinata per ascoltare il contenuto del biglietto) Eug, te ne pu

ggh, nun avimmo bisogno e te.

EUGENIAAh, aggio capito, sign (Si avvia nuovamente verso il fondo)

OLIMPIANo a ll! (Indicando il corridoio di destra) Vattenne pa scala do curreturo. [Corridoio] a stessa cosa ma nun arriseche e ved quacche cliente, cu tutte chelle llenzola.

EUGENIASissignora. (Esce dal corridoio di destra)

OLIMPIA(Ad Adriana) Ti leggo il biglietto: Riservatemi per oggi alle cinque la stessa camera dellultima volta. Cianciulli. Lultima volta aveva appunto quella l, la numero 16.

(Indica la camera di destra n 16)

ADRIANA(Alzandosi) Benissimo!... Chi o ssape si lle songhe arrivate e bretelle ca se scurdaje dinta cammera (Entra nella camera n 16) Spremmimmo o buttone pe vved si

Battistina sta o posto sujo. (Preme il bottone a sinistra del letto: la parete ruota sui suoi cardi-ni, portando via il letto che in scena, il cui posto viene preso dal letto della camera attigua. Nel letto c Battistina)

SCENA TERZA

(BATTISTINA e dette)

BATTISTINA (Coricata sul dorso, in camicia da notte e con una cuffia in testa. Si lamenta con un ritornello fami-

liare) Oh,ereumatisme!...Epovere reumatisme mieje!... Nun cea faccio cchi!...

Che ddelure!...

ADRIANA(Interrompendola) Vabbu, vabbu, nun te sfiacch, songhio.


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 39


Pag. 40

Prenotatemi una

BATTISTINA (Sedendosi) Ah, site vuje, sign? Comme putite ved stongoopostomio ecombat-timento!

ADRIANAIo pe cchesto te pavo! Jammo, facimmo turn o letto o posto sujo. (Preme di nuovo il

bottone, e di nuovo il girevole ruota, rimettendo a posto il primo letto) Funziona buono tutte co-se. (Olimpia segue sua sorella che le chiede, sempre camminandoverso luscita della stanza) Add sta Pasquale?

OLIMPIAAbbascio a cantina, sta mettenno a legna a posto.

ADRIANA (Entrambe sono ormai nella hall) Abbascio acantina?... Ma s asciuta pazza! Chillo su-lamente nu difetto tene, chilo e se mbriac, e tu o manne abbascio a cantina?!

OLIMPIANun te preoccup Adri, nun ce sta pericolo, o vino sta chiuso a chiave.

ADRIANAAh, menu male. Io o cunosco buono a chillanimale Ce piace e vevere Per nu servitore ubbidiente comme me piace a mme. Quanno nu paro e semmane fa o trovaje senza fatica, o pigliaje subbeto subbeto.

OLIMPIAE faciste bbuono.

SCENA QUARTA

(PASQUALE e dette, poi EUGENIA, indi RUGBY)

(In questo momento, proveniente dal corridoio di destra, compare Pasquale. Ha una gerla con un fascio di legna sulle spalle, ed in tenuta da lavoro: pantaloni e gilet della livrea, grembiale con bretelle e scarpe di feltro. I capelli sono spettinati, come li ha chi torna dal proprio lavoro. il sosia assoluto di Vittorio Cianciulli, solo pi volgare, pi pe-sante, ma non tende ad avere la gobba: cerca di camminare dritto come un soldato, pancia in dentro e petto in fuori; in mano ha un biglietto)

ADRIANA (Appena vede Pasquale) Quanno se parla dodiavulo Ched, Pasc?

PASQUALE (Accennando il saluto militare, con voce piuttosto pastosa) Nubiglietto, patr!

ADRIANA (Andando verso di lui e imitandolo) Nubiglietto, patr! Damme cc! (Gli prende dalle ma-ni il biglietto e va verso Olimpia; vedendo che Pasquale sorride beatamente abbozzando istintiva-mente dei saluti militari) H fernutoe meguard accuss? (Sempre parlando, ha aperto il bi-glietto correndo con lo sguardo alla firma) Ah, pure chisto do signorCianciulli! (In quel

momento compare Eugenia, mentre Adriana legge il contenuto del biglietto)

buona camera

OLIMPIA (Con una punta di ironia) Ncetene assaje, evidentemente!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)


ADRIANA

(Riprendendo a leggere) e fatene disporre a chi la chieder a mio nome. (A Eugenia

che arrivata in questo momento e a Pasquale) Avite capitobbuono tutte dduje? Si vene

quaccheduno e addimanna da cammera riservata o signor Cianciulli, o purtate ll

dinto camera n 16 Non vi imbrogliate con i numeri! (Indica la camera in primo pia-

no a destra, la n 16)

EUGENIA

Va buono, sign. O signor Cianciulli chillu signore ca parla tutto strano ca nun

dice e ccunsunante vene cu chella piccerella ca tene sempe o velo ncapa pe

nun se fa arricunoscere ca isso chiamma A-E-I-O-U?

ADRIANA

Brava, proprio isso, chillo ca saveva scurdate e bretelle soje e nuje nce lavimme

spedite (Eugenia esce dal corridoio sinistro. Pasquale rimane dove sta e continua a contemplare

la sua padrona) Neh, h capito, s o no, animale? (Lo afferra per il braccio e lo fa ruotare su

s stesso) Jamme bello, m vattenne. (Pasquale si avvia verso il corridoio di sinistra con una-

ria radiosa voltandosi indietro) Tiene mente che faccia beata! (Facendo la voce grossa) Staje

ancora cc? Pussa via! Vattenne!

PASQUALE

Sissignora! (Ubbidisce precipitosamente portando via la sua gerla)

ADRIANA

(Suonano; consulta il quadro dei segnali) o signore ingrese.

RUGBY

(Schizzando fuori dalla camera alla sua solita maniera e vicinissimo alle spalle di Adriana) Nobody

called?

ADRIANA

Nata vota?! A vulite fern, s o no?

RUGBY

Nobody called for me, I say?

ADRIANA

(Col sorriso sulle labbra, a mezza voce) Oh, che barba!

RUGBY

(Tendendo lorecchio) What?

ADRIANA

(C.s.) Che barba!

RUGBY

(Che non capisce) Baaba?

ADRIANA

(Col suo tono pi amabile) Seh, seh, nu bellu babb, comme a tte!

RUGBY

(C.s.) Aaah, babe Thanks. (Si gira per rientrare quando, arrivato sulla soglia della sua porta

si ferma di colpo meravigliato, perch entra Teresa dal fondo con il volto celato da un fitto velo)

Ooh!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 41


SCENA QUINTA

(TERESA e detti)

ADRIANA

Dicite sign?

TERESA

Nce ha da sta na cammera prenotata a nomme Cianciulli.

ADRIANA

(Andando ad aprire la porta della camera di destra, la n 16) Ah, s,venite a cc,sign!

RUGBY

(Non ha lasciato nemmeno per un attimo di guardare Teresa e, non potendola vedere in viso, avanza

senza riguardi fino a mettersi a girarle intorno come una farfalla intorno al lume. Teresa, che lo

guarda sbalordita, si gira istintivamente su s stessa) Turnin around town,knocking people

down, kissing every girl you meet! [Girando per la citt, incontro tanta gente, bacio ogni ra-

gazza che incontro] (Constatando che Teresa non colei che cerca, ritorna in camera sua con le ma-

ni in tasca) No! Shes non that one![No, non lei!]

TERESA

(Sempre stupitissima) Chha passato?

ADRIANA

Nun o date retta, sign. ningrese nu poco strambo.

TERESA

Ma tene na bella faccia tosta. (Ad Adriana) Nun venuto ancora nisciuno ca ha cerca-

to a cammera? (Rialza appena il velo)

ADRIANA

Nisciuno ancora. (Le si avvicina) So sicura ca nun me sbaglio: vuje site venuta gi

stammatina!

TERESA

Eh?

ADRIANA

Ma s, proprio accuss! Sign, songo assaje lusingata! Io ero sicura ca a discrezio-

ne mia mavesse garantito a fiducia vosta, ma ve cunfesso ca nun vaspettavo accus-

s ampressa!

TERESA

(Urtata) Ma comme ve permettite? Io nun ve permettoe

ADRIANA

(Con garbo) Scusatemi, sign. (Risale fino alla porta e si schiaccia, per lasciar passare Teresa)

TERESA

(Passa davanti ad Adriana e, sulla soglia della porta, si volta per fulminarla con uno sguardo altez-

zoso intimando con il dito il silenzio) Scsss! (Ed entra nella camera)

ADRIANA

(Che entrata nella camera dietro di lei) Chesta a cammera. Comme putite ved vuje

stessa, assaje confortevole. O lietto

TERESA

(Altezzosa, tagliando corto) Vabbu, vabbu, non minteressa. (Con aria molto dignitosa)

Nun tengo nisciuna intenzione e me stabbil cc.


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 42


ADRIANA

Sssignora. (Tra s, dirigendosi verso il bagno) Che tipo strano!... (Ad alta voce) A chesta

parte ce sta o bagno cu lacqua calda e lacqua fredda, a doccia (Indicando il botto-

ne del meccanismo del letto girevole) Cc,affianco olietto, a tutte ddoje e pparte, si ca-

so maje na brutta surpresa importante assaje, tenimmo nu

TERESA

Insomma, m basta!... Mo vvechio cuntrollo je stessa M pe favore vulesse

rimman sola.

ADRIANA

(Interdetta) Ma sign

TERESA

Nun tengo cchi bisogno e vuje.

ADRIANA

Comme vulite vuje, sign. (Chiudendosi la porta alle spalle) Qant isterica sta femme-

na!

TERESA

Quant invadente sta femmena! (Si guarda intorno)

SCENA SESTA

(PASQUALE e dette, poi RICCARDO)

ADRIANA

(Vede arrivare Pasquale con la gerla della legna sulle spalle) Ueh, Pasqu!

PASQUALE

(Sguardo tenero, salutando militarmente) Dicite, patr.

ADRIANA

H fernuto cu chella legna?

PASQUALE

(C.s.) Natucarreco, patr.

ADRIANA

E ghiammo a ce movere! Po mh a f a cortesia e te mettere a livrea, invece d

a lass appesa lloco. Nun chillo o posto sujo. (Parlando ha indicato la giacca della li-

vrea e il berretto, che sono appesi allattaccapanni sopra la mensola) M accummenciano a ar-

riv e cliente: h a sta ordinato.

PASQUALEE

Sissignora. (Esce)

(Teresa durante la scena precedente ha ispezionato la camera; in questo momento in bagno)

RICCARDO (Arrivando) Scusate,a cammera prenotata a nomme dosignor Cianciulli?

ADRIANAA chesta parte, venite. Ma vuje nun site o signor Cianciulli!

RICCARDONo, ma nun fa niente O rapprisento.

ADRIANA (Approvando col capo) Vabbu.E po obiglietto diceca tutte chille ca chiedono dacammera ponno passa, quindi A signora gi arrivata, sign.


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 43


RICCARDO

Ah! E e comm bella?

ADRIANA

(Lo guarda stupita, poi) Je penzo ca sia signorancepiaceo signore

RICCARDO

No, sapite che d ca nun a canosco.

ADRIANA

Ah! Un incontro al buio! Ora di moda!

RICCARDO

Una specieQuindi capite primma e me f ved Chi o ssape, putesse essere

pure na vecchia strega

ADRIANA

Ah, no, state sereno: nun sarr doce e sale ma bellella assaje.

RICCARDO

(Disinvolto) Meglio accuss! La cosa viene meglio con una bella donna!

ADRIANA

(Indicando la stanza n 16) Asignora sta ll, sign. (Entrando e bussando alla porta del bagno)

Sign!

TERESA

(Da dentro) S?

ADRIANA

arrivato o signore!

TERESA

(D.d.) Va bene, grazie.

ADRIANA

(Sulla soglia, prima di ritirarsi) Auguri, sign. (Chiude la porta)

RICCARDO

Grazie assaje. (Si d unocchiata intorno) Nu bellu pusticiello, aggraziato, ammobiliato

buono. (Il suo sguardo cade sui bottoni elettrici) Chisti cc songhe e campanielle E m

vedimmo e ce prisent dinta na manera originale Trovato! (Va a nascondersi sul let-

to con la coperta in testa)

SCENA SETTIMA

(TERESA e detto)

TERESA

(Irrompe fuori dal bagno; non vedendo nessuno) Ah! Ma add sta?

RICCARDO

(Dietro le cortine) Cuc! Cuc!

TERESA

(A parte) Cuc? Aspettanu mumento!

RICCARDO

(C.s.) Cuc! Cuc! (Teresa con la borsetta gli d un fortissimo colpo sulla testa)

TERESA

Staje cc, delinquente traditore m tengo a prova: tieni!

RICCARDO

(Incassando il colpo) Ahi! Ma Oh, ma chi ?!

TERESA

(Facendo un balzo indietro) Nun isso! E chi ?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 44


RICCARDO

Teresa!

TERESA

(Sbalordita) Riccardo!

RICCARDO

Chesta overamente nun me laspettavo! (Toccandosi la testa) Che bella surpresa!

TERESA

Ma tu che nce faje cc?

RICCARDO

(Pavoneggiandosi) Chello ca faccio cc nun haveimportanza (In fretta, con la premura di

fornire la sua brava spiegazione per passare ad altro) Na piccola avventura. Se trattae na

femmena Na femmena ca s nnammurata e me Mha visto o triatro, e accu-

ss A puverella mha scritto ed io, ca tengo o core bbono

TERESA

Ma no!... Nun po essere!...

RICCARDO

(Equivocando sulla protesta di Teresa, con foga) Maa me nun me ne mporta e sta fem-

mena! Nun a conosco e nun a voglio bbene! Mentre tu, Teresa Oh, o suonno

mio O suonno mio addeventa realt! Staje cc, nnanze a mme, tutta da mia. Pu-

re o cielo s miso da parta nosta! Il sogno diventa realt! (Tenta di abbracciarla)

TERESA

(Liberandosi e passando dallaltra parte) Lassame st!

RICCARDO

Io ti amo te desidero te voglio (canticchia) Te voglio, te penso, te chiammo

(Canzone: Passione)

TERESA

(Cercando di farlo tacere) Ma ferniscela! (Col tono di chi fornisce un argomento ineccepibile)

Aggio scritto io a lettera a maritemo.

RICCARDO

(Sobbalzando per lo stupore) Tu?

TERESA

(Categorica) Eh, io, io!

RICCARDO

E tu scrive na lettere dammore a mariteto?

TERESA

Vulevo ved si mingannava si veneva allappuntamento. se era solito tradir-

mi

RICCARDO

(Lanciando un grido di trionfo) Ah!... Allora, m h appurato ca isso nun venuto e ca ha

delegato a me, ca songo cchi adatto alla circostanza, e quindi t fedele e tu pu es-

sere da mia... E vu sap chha ditto Vittorio doppo ca ha letto a lettera toja? Ha

ditto: Ma che va truvanno a me sta femmena? Nun o ssape forse ca je nun a tra-

disco a muglierema?.

TERESA

Ha ditto accuss?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 45


RICCARDO

Propeto accuss.

TERESA

Oh, comme s cuntenta! Comme s cuntenta! (Si getta al collo di Riccardo e lo bacia su tut-

te e due le guance)

RICCARDO

(Radioso) Ah, TeresaTeresina mia! (Vivacissimo a lei, stringendola alla vita col braccio de-

stro e baciandola, mentre col sinistro sottolinea ognuna delle frasi che seguono) Eh, eh! M te si

pentita ca haje dubitato e isso! M nun tiene cchi o diritto e nun o ngann! Ora

che non puoi dubitare della sua fedelt puoi ingannarlo con me!? Come mi avevi

promesso

TERESA

(Ricambiando la stretta) S, s, haje ragione: aggio sbagliato! Te chiedo scusa! (Baci)

RICCARDO

(Lirico) No! No! Nisciuna scusa H essere a mia, chesto limportante!

TERESA

(Lirica) S, s,ocastigo!

RICCARDO

(Trasportato) Oh, Teresa Ioti amo! (Se la stringe al petto esaltatissimo)

TERESA

(Dun tratto torna alla realt; dibattendosi) Riccardo! Ricc! Ma chetha pigliato? Famme

repegli a lemozione (Si libera e si allontana da Riccardo)

RICCARDO

(Tornando alla carica) No! No! Apprufittammone, invece! Apprufittammo doturba-

mento tuio fino a che dura!

TERESA

(Dibattendosi tra le sue braccia) Oh Riccardo! Riccardo!

RICCARDO

(Senza ascoltarla e trascinandola verso il letto) Teresa! Teresa!

TERESA

(Spaventata) Ma che vvu f??

RICCARDO

(Ha gi un piede sullo scalino del letto e continua a trascinare Teresa) Viene cu mme!

TERESA

Eh! S pazzo? (Gli d una spinta che lo manda a sedere sul letto e passa dallaltra parte) Ma pe

chi mh pigliata?

RICCARDO

(Sbalordito) Comme?... Ma mavive lassato cap ca ce stive

TERESA

(Pronta, con alterigia) A essere lamante toja, overo.Me piglie proprio pe na fem-

mena e malaffare?

RICCARDO

(Seduto a bordo letto, miserevolissimo) Ma nossignore! Ma allora che cosa?...

TERESA

(Superba per dignit) Io vulevo dicereve cuncedevo e me cuncedevo na specie e

flirt, na passiuncella. Tutte chellemozione ca cumportano lessere lamante e n


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 46


ommo: a se parl guardannose dinta lluocchie, tenennose pa mana, e via dicen-

do Ricc, io te dongo a meglia parte e me!

RICCARDO

Quale?

TERESA

E penziere mieje o core mio

RICCARDO

(Tornando alla carica) Ma comme pu penz ca maccuntentoe chesto?Oflirt,lluoc-

chie dinta lluocchie na mmit e te ca po a meno adatta alla circostanza?

TERESA

(Sotto lincalzare di Riccardo) Ti prego, Ricc!

RICCARDO

Ma che me naggio a f de penziere tuoje e do core tujo? (Misurando teatralmente la

stanza a larghi passi) Me staje offrenno na cosa bella assaje!Nuterremotoedesideri

insoddisfatti Eh! No! No! No! (Ogni No! devessere ben scandito)

TERESA

Ricc, te scungiuro!

RICCARDO

No! Tu s da mia: mappartiene e te voglio! Voglio tutto e penziere, o core, le

mmane e tutto o riesto! (Lafferra alla vita e tenta di trascinarla versoil letto)

TERESA

(Difendendosi come pu) Riccardo! Basta! (In un supremo sforzo riesce a respingerlo, salta pron-

tamente in ginocchio sul letto e mette la mano sul bottone elettrico a destra del letto) Faje natu

passo e sono!

SCENA OTTAVA

(BATTISTINA e detti, poi RUGBY, indi PASQUALE)

RICCARDO

E sona, sona quanto vu tu! Te giuro ca nun faccio tras a nisciuno cc dinto! (Corre

alla porta per chiuderla a chiave; vedendo questo, Teresa preme il bottone: immediatamente il pan-

nello gira su s stesso, portandosi via il letto con su Teresa e sostituendovi il letto nel quale corica-

ta Battistina)

TERESA

Uh Mamma do Carmene! Aiuto! Aiuto!

RICCARDO

(Che, di spalle, non ha visto nulla e si inganna sui motivi delle grida di Teresa) S, alluccaaiuto

quanto vu tu, nun me passa manco pa capa! (Salta come un pazzo sul letto dove crede di

trovare Teresa e cos, quasi coricato su Battistina, si mette a baciarla) Oh, ammore, ammore

mio! (Poi finalmente si rende conto che non Teresa e, schizzando fuori dal letto alla vista di Batti-

stina) Ah! (Spaventato, sbalordito, non capendo nulla di quel che gli succede, per un bel pezzo va e

viene come uno scoiattolo in gabbia, gettando sguardi stravolti a destra, a sinistra, al letto, come un

uomo allucinato che ha letteralmente perso la bussola)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 47


BATTISTINA

(si sveglia intonando il suo consueto ritornello) Oh,ereumatisme mieje! Ammore, ammore

mio, add staje?

RICCARDO

(Trovando la forza di parlare) Ma chi s? Che vvu?A dd s asciuta?

BATTISTINA

E reumatisme mieje! Add sta lammore mio?

RICCARDO

Ma che staje dicenno?... Comme s trasuta cc dinto?

BATTISTINA

(Mettendosi a sedere, con unaria abbastanza abbrutita) Eh?

RICCARDO

E Teresa?... Teresa add sta? (Corre ad aprire la porta che d nella hall e chiama) Teresa!

Ter! (A parte) Niente, nun ce sta nisciuno! (Ritorna in camera, lasciando la porta aperta e va

nel bagno)

RUGBY

Hallo! Boy! (Non trovando nessuno con cui parlare) Nobody here! [Non c nessuno](Si sporge

dalla porta e chiama) Boy! Boy!

TERESA

(Uscendo come impazzita dalla camera n 14 di fondo destra dove laveva trasportata il girevole)

Ch succieso?... Add me trovo?... Oh, Mamma mia! (Chiamando) Riccardo!... Ricc!

(A parte) Ah, basta cu stalbergo: io me ne fujo! Via! (Si precipita verso luscita. La scena

resta vuota per qualche istante ma subito rispunta nuovamente Teresa) Madonna mia! Marite-

mo!... Maritemo! (Vedendo la porta di Rugby aperta, si precipita nella camera)

RUGBY

(La guarda per un attimo sbalordito, poi il suo viso assume unaria eccitata e si lancia dietro a Tere-

sa) Ah, thats darling! Hurrah! (Entra nella camera chiudendosi la porta alle spalle)

PASQUALE

(Venendo dalluscita) Quanto s stupeto![Stupido]Nun scapace etruvavermouth

pa cammera n 20! Per nun proprio strano: ajere ce o dette a Battistina! (Si dirige

verso la camera di fondo destra chiamando) Battist!... Ueh!

BATTISTINA

(Dal letto della stanza n 16) Sto cc!

PASQUALE

(Sulla soglia) Ah, staje cc qui? Dimme na cosa,che nh fatto davermouth?

BATTISTINA

Sta dinta cammera mia, ncoppa o guardaroba, comme o ssoleto.

PASQUALE

Ah, va bu. (Entra nella camera n 14)

RICCARDO

(Esce dal bagno e raggiunge la hall) Niente! Ma add sta? (Si dirige verso il corridoio di destra)

SCENA NONA

(TERESA, RUGBY e detti)

TERESA

(Dallinterno della stanza di Rugby) Lassateme st! Me vulite lass? Puorco!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 48


RUGBY

(Dallinterno della sua stanza) Aoh! Darling!... Darling! (A questo punto irrompe fuori dela ca-

mera di sinistra Teresa inseguita da Rugby che vuole abbracciarla)

RICCARDO

Ah, ajccanne! Teresa, nun me sfuj! (La prende per la mano destra e la conduce, in fretta, nel-

la camera n 16. Teresa, sfinita, entra nella camera spinta da Riccardo che si chiude la porta alle

spalle) Teresa! Teresa! Ti amo tanto! (Rugby rientra brontolando in camera sua)

TERESA

(N lei n Riccardo si accorgono di Battistina) Amico mio, troppe emozioni! Maritemo!

RICCARDO

(Senza capire) S.

TERESA

Maritemo sta cc!

RICCARDO

(Anche lui sfinito, macchinalmente) Ah, vabbu. (In ritardo) Comme?!... Vittorio?!

TERESA

Vittorio, s, ca s vestuto e cammarere pe ce ncucci, [Scoprirci] sicuro.

RICCARDO

(Smarrito, venendo avanti) E ghiammo, nun possibile!

BATTISTINA

Ah! E reumatisme mieje! E poveri

TERESA

(Gettando un grido) Ah!

RICCARDO

(Sobbalzando) Ch stato?

TERESA

(Indicando Battistina) Chi chella ll?

RICCARDO

Ah, chella? Nun o ssaccio, na malata. Belle buono accumparuta. [Apparsa](A

Battistina) Che ce facite ancora cc dinto?

BATTISTINA

Ma site vuje ca mavite fatta ven!

RICCARDO

Io? Jamme bella, jatevenne, e facite na cosa e juorno!

BATTISTINA

Nun ce ne sta bisogno Sentite sign, si a presenza mia vimbarazza, spremmite

chillu buttone e io me ne torno add stevo primma.

RICCARDO

Ah, magnifico! (Preme il bottone a sinistra del letto)

TERESA

(Mentre il girevole funziona) Chisto ocolmo!

RICCARDO

(Raggiungendola) Ter,acolpanun damia.Tassicuro ca (Mentre discutono, il gire-

vole ha funzionato portando via il letto contenente Battistina per sostituirvi laltro letto sul quale

seduto Pasquale che ha in mano la bottiglia di vermouth)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 49


SCENA DECIMA

(PASQUALE e detti)

PASQUALE

(Con il gomito ancora alzato, come uno che stato sorpreso mentre beve) Ehi! Beh, che d?

TERESA

(Balzando allestrema destra) Oddio!

RICCARDO

(Balzando allestrema sinistra) Vittorio!

TERESA

Vittorio! Maritemo! fernuta!

RICCARDO

(Andando subito verso il letto, con le mani giunte, a Pasquale che, sempre seduto sul letto, li conside-

ra con unaria divertita) Amico mio! Amico mio! Nun credere a chello ca staje vedenno!

TERESA

(C.s.) Abbi piet! Nun ce cundann primma ca te putimmo spieg tutte cose!

PASQUALE

(Sbalordito) Eh?!

RICCARDO

(Volubilmente, tutto ci che segue, da un personaggio allaltro, ben caldo, molto serrato) Lappa-

renze songo contro a nuje, ma to giuro, nun avimmo fatto niente e male!

TERESA

(C.s.) Riccardo sta dicenno a verit: nuje nuno ssapevamo ca ce truvaveme cc!

RICCARDO

succieso tutte cose pe colpa da lettera!

TERESA

Propeto accuss, pe colpa da lettera!... E a colpa tutta a mia: thvo scritta a

lettera pecch ero gelosa assaje e me credevo ca tu me tradive!

RICCARDO

overo, Vitt: lesatta verit!

TERESA

(Inginocchiandosi) Taddimanmo mille vote perdono: ero sicura ca tu me tradive! E in-

vece tu s nommo fedele e buono e me perduone overo ca me perduone?

PASQUALE

Io?!

TERESA

Te scungiuro, dimme ca me cride, ca nun tiene nisciuno dubbio! To giuro ncoppa

a mamm, a pezsona ca cchi me sta a core

PASQUALE

Ma certamente, certamente! (Torcendosi dalle risate) Ah, ah, ah Ma che tenene?

TERESA

(Indietreggiando spaventata da quella risata idiota che a lei sembra sardonica, con energia) No,

Vitt Nun ridere accuss, te prego! Sta resata toja me fa male assaje!

PASQUALE

(Al quale lingiunzione di Teresa ha tagliato la risata in gola) Aresata mia?

TERESA

Eh, s Ah, capisco pare ca tu nun me vu credere


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 50


RICCARDO

(In posizione simmetrica a quella di Teresa, dallaltro lato del letto) Eppure tutto accuss chia-

ro, semplice, onesto Si mugliereta sha pigliato a gelusia pecch ti ama assaje

TERESA

Dio mio, comme aggio a f pe te cunvincere?

PASQUALE

(Bruscamente, alzandosi e venendo in mezzo alla scena) Sentite,mavite ascus, maaggio a

purt sta vermouth o nummero 20. (Accenna ad avviarsi verso la porta)

TERESA

(Lo fa girare e lo ferma davanti a lei; imperativa) Vitt, Che tiene?

PASQUALE

(Stupito) A vermouth?

RICCARDO

(Ha seguito il movimento e fa girare a sua volta Pasquale in modo da ritrovarselo in faccia a s) E

fernescela, Vitt! Dinta nu mumento accuss grave, te pare o caso e parl da

vermouth?! Dicce ca tavimmo cunvinte ca simme oneste, nun parl da vermouth!

PASQUALE

Ma laggio a f afforza, o nummero 20 a sta aspettanno: a vedite a butteglia?

TERESA

Basta! Pigliame a pparole, scarpesame, [Calpestami] vatteme! (Cade ai suoi piedi) Qua-

lunque cosa sarria meglia e chesta calma spaventosa!

RICCARDO

(Cadendo come Teresa ai piedi di Pasquale) S, ecco: vatteme pure a mme, ma perduonece!

PASQUALE

(Contemplandoli tutti e due ai suoi piedi, lei a sinistra e lui a destra) Chestaovero bella! (A

Teresa) Vassicuro, sign

TERESA

(Dolorosamente) O bb?O bb? Nun me dajemanco cchi o ttu!

RICCARDO

(C.s.) Famme sta cortesia dalle ottu!

PASQUALE

(Mettendosi anche lui in ginocchio per essere alla loro altezza) Oh, pemme (Riprendendo) Io

tassicuro, sign

RICCARDO

Oh, ma no signora! Pe piacere, chiamala Teresa, faje o bravo!

PASQUALE

Ah, e va bene, comme vulite vuje. (Riprendendo) Io tassicuro, Teresa

TERESA

Oh, dimme ca me cride!

PASQUALE

(Intento innanzitutto a non contrariarla) Ma s ca te credo.

RICCARDO

Assa fa a Madonna!

TERESA

(Con slancio) E allora vasame, jamme ,damme nu vaso!

PASQUALE

(Non credendo alle proprie orecchie) Comme comme? Io?

TERESA

Damme nu vaso, o si no penzarraggio ca staje ancora in collera cu mme!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 51


PASQUALE

Per me nun ce stanno probleme! (Sempre in ginocchio si volta verso di lei e, dopo essersi pulito

le labbra col dorso di una mano, passa le sue braccia intorno al collo di Teresa e, senza abbandona-

re la sua bottiglia, la bacia sulle due guance)

TERESA

(Radiosa) Aaah!

RICCARDO

(Esortandoli) Accuss! Accuss!

TERESA

(Appoggiandosi con la testa su Pasquale) Ah, te ringrazio! Te ringrazio!

RICCARDO

(Lirico) Pure a me!... Pure a me!... Vasame pure a me, te supplico!

PASQUALE

A verit me fa nu poco schifo, ma visto ca ce tenite assaje! (Si avvicina a Riccardo

per baciarlo) Ma che schifo pugnite!

RICCARDO

(Con un peso in meno sulla coscienza) Ah, che bella cosa!

PASQUALE

(Alzandosi, facendo latto di avviarsi verso la porta) E m vaco a puortstuvermoutho20.

TERESA

M accummenciammo n ata vota??

RICCARDO

(Che lo ha fermato al passaggio e lo ha riportato dovera) Ueh, sieenteme a me:Che d stu

scherzo?

TERESA

(Tirandolo verso di s per un braccio) S nata votamaritemo o nuno vu essere cchi?

PASQUALE

Io? Io songo o cameriere e llalbergo. Per a signora ma spusasse, si essa ce tene

tanto

RICCARDO

(Un passo indietro, stupito) Che cosa?

TERESA

(C.s.) Dio santo: Vittorio asciuto pazzo!

PASQUALE

Ma no, quanno maje?! Pe primma cosa, me chiammo Pasquale. E si nun me credite,

addimanetelo a Battistina.

TERESA

(Risalendo un po anche lei) Battistina?!

RICCARDO

(C.s.) E chi staBattistina?

PASQUALE

A signora ammalata. Aspettate. (Preme il bottone di sinistra e il girevole si mette in funzione

portando in scena il letto su cui coricata Battistina)

SCENA UNDICESIMA

(BATTISTINA e detti, poi ADRIANA)

BATTISTINA

Oh! E reumatisme mieje E povere reumatisme mieje


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 52


PASQUALE

(Sedendosi ai piedi del letto) Dmmena cosa, chi songhio?

BATTISTINA

(Mettendosi a sedere) Ma staje cchi mbriaco do ssoleto, nuno ssaje chi s?

PASQUALE

Nun stongo mbriaco, sta signora ca o vv sap.

TERESA

Propeto accuss. Chi stu signore?

BATTISTINA

Ma Pasquale!

RIC. + TER.

(Stupiti) Pasquale?!

BATTISTINA

O cammarere! [Cameriere]

PASQUALE

Avite ntiso! Che vavevo ditto?

TERESA

(Non vedendoci pi tanto chiaro) Ah, cacchio! Ma allora overo?

ADRIANA

(Dalla hall chiama ad alta voce) Pasquale!

RICCARDO

Nientemeno nce sta chesta sumiglianza? E ghiammo, Nun ce credo, na trappola!

ADRIANA

(Chiamando ancora) Pasquale!... Neh, Pasc!...

PASQUALE

(Rispondendo dalla camera) Stongo cc, patr! (Agli altri) Perdunateme:a patrona me sta

chiammanno.

TERESA

(Mentre Pasquale sta per uscire, lo acchiappa per un braccio in modo da poter passare lei) Apa-

trona?! Benissimo. M vedimmo. (Entra nella hall seguita da Riccardo) Signora! Ce vulite

dicere pe piacere chi stu signore? (Indica Pasquale)

ADRIANA

(Guardando dove gli indicano) Pasquale!

PASQUALE

(A Teresa e Riccardo) Avite ntiso??

TER. + RIC.

(Guardandosi sbalorditi) Pasquale!

ADRIANA

(Avanzando su Pasquale) Che ce faje lloco e cu na buttegliammano!? (Lo affera per il

braccio destro facendolo girare intorno a lui) Animale!Mbriacone! Inveceefatic bive?

PASQUALE

(A Teresa e a Riccardo) Che vaggio ditto?

ADRIANA

(Strappandogli la bottiglia dalle mani) Accummience nata vota, eh?

PASQUALE

Patr, pe o vinte

ADRIANA

(Tornando alla carica con una scopa) To donghioovinte!

PASQUALE

Ma patr


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 53


ADRIANA

(Indicandogli uno dei corridoi) Lievete a nanze epiedee pressa espressa!

PASQUALE

(Battendosela) Subito, patr! (Si avvia) Chevavevo ditto? (E scompare)

ADRIANA

Signori, vaddimanno scusa. o tuttofare nuosto, ma na specie dalcolizzato, o

tenimmo pe llaiut nu poco. (Esce per il corridoio di sinistra lasciando Teresa e Riccardo

con gli occhi fissi nel vuoto e le bocche semiaperte)

TERESA

(Dopo un momento, scuotendo la testa) Ocammarere! Eraocammarere! overo o ......

tutto nu mbruoglio, nu suonno?

RICCARDO

Ter

TERESA

Che d?

RICCARDO

Ce simme vasate o cammarere!...

TERESA

Eh, o ssaccio buono, te laggio ditto m m!... (Sfinita, trascinandosi fino alla panca, su cui

si lascia cadere) Mamma mia, che emozione!... Tengoa gola secca, dammenu poco

dacqua

RICCARDO

(Premuroso, frugandosi macchinalmente in tasca) Subbeto... Dellacqua...Add starr?...

TERESA

Ricc! Ma che tiene, lacqua dinta sacca?!

RICCARDO

Uh! Che fesso Add starr m lacqua?...

TERESA

(Alzandosi) Dintacammera, no?

RICCARDO

(Andando, sempre premurosissimo, in camera) S, s, dellacqua, certo, dinta cammera

(A Battistina) Add a trovollacqua?

BATTISTINA

Add a vulite truv? Dinto bagno.

RICCARDO

Ah, grazie assaje. (Va nel bagno)

TERESA

(Lamentevole va nella stanza) Eraocammarere!

BATTISTINA

(Tanto per rispondere qualcosa) Eh,dinta vita succede uno e tutto...

TERESA

(Si dirige nel bagno) Neh, ma se po avchestacqua?

SCENA DODICESIMA

(CAMILLO, ANTONIETTA e detta, poi PASQUALE, indi RICCARDO e TERESA)

CAMILLO

(Gaio e disinvolto, sbuca dal fondo tenendo per mano Antonietta. Lui, avendo il suo palato dargento,

parla chiaramente; lei ha una veletta che le nasconde il viso) Viene, piccer! Lamer stu fio-


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 54


rellino Camillo sujo, eh? Antonietta bella Nce hanno riservato sicuramente na

cammera.

PASQUALE

( riapparso con la sua gerla carica dei legna sulle spalle) Diciteme, sign

CAMILLO

Io aggio prenot (Credendo di riconoscere Vittorio, fa un balzo) Vittorio!? (Fa un brusco die-

tro front e si precipita nella camera di Battistina)

ANTONIETTA

(Comportandosi esattamente come Camillo) Opatrone! (Spaventatissima, si precipita anche lei

nella camera di Battistina)

PASQUALE

(Scomparendo) Ma pecch ogge, tutte quante me chiammano Vittorio? (Va via, mentre

Teresa esce dal bagno seguita subito da Riccardo)

RICCARDO

(A Teresa) Te siente meglio m?

TERESA

S no Nun o ssaccio! Tutte stemozione Me sento assaje fiacca, comme si

avesse a sven a nu mumento a nato.

RICCARDO

Tavisse arrepus nu poco. Viene, stiennete (Dolcemente, con molte premure, laccom-

pagna al letto)

TERESA

(Lasciandosi portare) Nun pozzo dicere ca no. (Si lascia cadere sul letto e getta un grido sen-

tendo sotto di s il corpo di Battistina)

TER. + BAT.

(Gettando uno stesso grido) Aaah! (Teresa si alza con un sobbalzo)

RICCARDO

(A Battistina) Nata vota vuje? Mave levate a nanze e piede, s o no?

BATTISTINA

(Mettendosi a sedere) Ueeeh! Vuje mavite fatta ven cc dinto!

TERESA

(Nervosa) Ah, no, chesto troppo! (A Riccardo) Ricc,cacciala a via e fore!

RICCARDO

(A Teresa) Haje ragione. (A Battistina) Jatevenne! Turnateoposto vuosto. (Preme il bot-

tone di sinistra)

CAM. + ANT. (Il girevole li porta in scena al posto di quello di Battistina) Aah! Chi ?... Aaah! (Riconoscendo Teresa e Riccardo)

RIC. + TER. (Voltandosi al grido) Eh! (E si precipitano come due pazzi fuori dalla camera)

CAMILLORiccardo e Teresa stanno cc! E che bb dicere? Si ce hanno ricanusciute stammo

frische! Meglio si ce annascunnimme! (Indecisi dove andare entrano nella camera di Rugby)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 55


SCENA TREDICESIMA

(OLIMPIA e detti, poi EMILIA, indi CAMILLO)

OLIMPIA

(Giunge in questo momento e si meraviglia di vedere i due entrare nella stanza di Rugby) Ah, ar-

rivato o signor Cianciulli ca solita signora Ntonietta. Stanno jenno dinta cam-

mera e linglese? Mah!... (E scompare)

TERESA

Era Camillo. Stammo nguajate meglio si ce ne jamme!

RICCARDO

Chesta me pare overo na bellidea! (Di corsa verso luscita)

TERESA

(Riapparendo come una pazza) Emilia!... M ce sta Emilia!

RICCARDO

(Correndo dietro a Teresa) Nce mancava sulo a cammarera toja! (Si precipitano al corri-

doio di sinistra)

EMILIA

(Avanzando) Ma nun ce sta nisciuno dinta stalbergo?

OLIMPIA

(Giunge dal corridoio di sinistra; alla vista di Emilia si ferma) Sign che state cercanno?

EMILIA

Ah, sign, stateme a sent (Sinterrompe incuriosita)

CAMILLO

(Lentamente la porta si apre e Camillo si affaccia in scena seguito da Antonietta; si volta e riconosce

Emilia, la donna di servizio che segue Olimpia per il corridoio) Madonna! Emilia! (A grandi pas-

si fila via velocemente inciampando e parlando senza palato, mentre Antonietta rientra subito nella

stanza di Rugby) (NO! O PALATO MIO! AGGIO PERSOO PALATO MIO) (Da questo momento riprende

a parlare come nel primo atto. Vuole raccogliere il palato dargento, ma desiste e scompare nella

camera di Battistina)

EMILIA

(Ritornando in scena seguendo Olimpia) Me putite dicere sina femmena ha addimannato

da cammera do signor Cianciulli?

OLIMPIA

S.

EMILIA

E sta signora add sta?

OLIMPIA

Ah, no, sign nun tenimmo labitudine

EMILIA

Ma io laggio a ved afforza! O marito po arriv a nu mumento allato: na

belva, fosse capace e llaccidere!

OLIMPIA

(Spaventata) Mamma da saletta!

EMILIA

Laggio avvis assolutamente!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 56


OLIMPIA

Ah, beh, si e ccose stanno accuss trasuta lloco ddinto, laggo vista io. (Indica la

camera di Rugby)

EMILIA

(Andando verso la porta della camera indicata) Grazie assaje. (Bussa alla porta)

SCENA QUATTORDICESIMA

(RUGBY, ANTONIETTA e dette)

RUGBY

(Da dentro) Nobody come in![Nessuno entri]

EMILIA

(Credendo di aver avuto il permesso di entrare, entra e, dalla porta) Scusateme tanto, sign

ANT. + RUG

(Grido simultaneo dalla camera) Aaah!

EMILIA

(D.d.) Sorema?! (Immediatamente si sente un baccano)

RUGBY

(D.d.) Aoh!Its me, my darling! Im going tokiss you! Here you are![Sono io, mia cara!

Sto cercando di baciarti! Resta qua!]

OLIMPIA

(Che aveva gi raggiunto la scala, al rumore torna indietro Che sta succedenno? (Su questo esce

fuori dalla camera Antonietta, terrorizzata)

ANTONIETTA

(Perduta, precipitandosi fuori) Emilia! Emilia sat cc! Aiuto! Aiuto!...

EMILIA

(D.d. lamentandosi) Oh, ma sorema!

RUGBY

(Esce fuori stringendo il braccio di Emilia e spingendola) Here you are!

EMILIA

(Venendo fuori spinta da Rugby) Lasciatemi!

RUGBY

(Lasciandola e raggiungendo la propria camera) And now get away![E non scappare]

EMILIA

(Ad Olimpia) Facitela ferm! Facitela ferm! Soremadinta na stanza cu nommo!

OLIMPIA

Me laviveve a dicere ca era a sora vosta!

SCENA QUINDICESIMA

(PASQUALE e dette, poi LUCIANA)

EMILIA

stato nu caso Nun o ssapevo ca sorema era na sgualdrina. (Olimpia alza le spalle

e va via; arriva Pasquale con in mano la sua gerla vuota; alla vista di Pasquale) Opatrone!

PASQUALE

(Interdetto) Comme?

EMILIA

O patrone! Cu na gerla mmano!?

PASQUALE

Certamente! Pecch nun lavesse a ten?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 57


EMILIA

Ah, sign! Signore mio!... Sorema a sorellina mia na sgualdrina!

PASQUALE

(Gioviale) Overo? Quanto me dispiace!

EMILIA

(Indicando la camera di Rugby) S, sign.Laggoncucciatadintachella stanza cu n

ingrese.

PASQUALE

(Atteggiamento da bravo ragazzo) Ah! Rugby!

EMILIA

Nun o ssaccio, nun mha ditto comme se chiamma. A vulesse correre addereto, o

signore me d stu permesso?

PASQUALE

Ce mancasse Jate, jatele appriesso

EMILIA

Grazie, sign! Ah, che sgualdrina! Che sgualdrina! (Si precipita verso luscita)

PASQUALE

Nun saccio che sta succedenno, ogge stanno tutte quante in agitazione.

LUCIANA

(Da dentro, stessa direzione in cui uscita Emilia) Ma stateve accorta! (Si sente il suono di un

campanello)

OLIMPIA

(Arriva guardando il quadro e parlando a Pasquale) Stanno sunannoa dinto curreturo.

PASQUALE

(Raggiungendo il corridoio) S! Vengo! Vengo!... (Esce)

LUCIANA

(Arriva, continua a guardare nel vuoto) Ma proprio essa, Emilia,a cammareraeTeresa!

OLIMPIA

Dicite sign?

LUCIANA

(Andando verso Olimpia) Ah, sign!... Chella guagliona ca fujeva nun a femmenae

servizio do signor Cianciulli?

OLIMPIA

Po essere: mha addimannato da cammera prenotata a chillu nomme. Ma tutta

na storia incredibile. venuta pavvis na signora e se ne fuj, visto ca o marito

aveva scuperto tutte cose, e tac s accorta ca era a sora!... proprio nu

mbruoglio!

LUCIANA

Vabbu, vabbu, m diciteme qual a cammera prenotata do signor Cianciulli.

OLIMPIA

(Indicando la camera di destra) Acammera do signor Oh, beh, chella ll!

LUCIANA

Bene. Pozzo tras?

OLIMPIA

Comme vulite vuje. Io aggio lordine e mettere a cammera a disposizione e chi m

a cerca. (Va verso luscita)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 58


LUCIANA

Grazie assaje. (Va a bussare alla porta) Ma che d, nun risponne nisciuno? (Bussa di nuo-

vo)

SCENA SEDICESIMA

(CAMILLO e dette, poi VITTORIO, infine OLIMPIA)

CAMILLO

(Uscendo dalla stanza di Battistina e cercando e trovando il palato che aveva perso, si accorge di

Luciana) (AH,OJCCANNEO PALATO MIO.) (Mette il palato) Menumale.Asignora Ingrassia!

Oh, basta cu chistalbergo! (Se la batte precipitando verso luscita)

LUCIANA

(Aprendo la porta della camera ed entrandovi; intanto continua a parlare) Nisciuno!... Nun arri-

vo a cap Teresa mha ditto: Ncoccio a maritemo tra e ccinche e e ccinche e

meza. Vieneme a pigli doppo e ccinche e mezaChha fatto, nun mha aspettata?

Stesse cc dinto? (Va fino al bagno, che esplora con una rapida occhiata)

CAMILLO

(Riappare affannatissimo e, con uno slancio assai violento per poter venire a scaricare qualche paro-

la al proscenio e per potere, in un movimento a semicerchio, riguadagnare senza fermarsi la camera

in secondo piano a destra n 14) Vittorio!... Cesta natavota Vittorio!

LUCIANA

(Esce dalla stanza n 16 e raggiunge la hall, sempre parlando, fino alla ribalta) strano Ch

aggio a f?... Pacienza, me ne vaco. (Gira su s stessa per andarsene)

VITTORIO

(Giunge dal fondo vestito come al primo atto: abito completo, giacca grigio nera, camicia bianca,

collo a punte rovesciate, scarpe di vernice) A chi putesse addimann?... (Scorge Luciana) Ah,

vuje!

LUCIANA

Signor Cianciulli!

VITTORIO

(Prendendola per una mano) Finalmente ve trovo!

LUCIANA

(Stupita) Che d?

VITTORIO

Avite visto a Emilia, a cammarera mia?

LUCIANA

S, pecch?

VITTORIO

Pecch nce avevo ditto e ve ven a cerc, pe ve dicere

LUCIANA

Che cosa? Pe me dicere che cosa?

VITTORIO

(Cambiando tono) Ah! Che follia amarmi!... Amare Vittorio!...

LUCIANA

(Indietreggiando) Ma che state dicenno?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 59


VITTORIO (Su un tono che non sopporta replica) Jamme, saccio tutte cose. Ma pecch, poi, nun avitefirmato a lettera vosta?

LUCIANA (Sempre pi stupita) Alettera mia? Quale lettera?

VITTORIOComme? Chella ca mavite scritto pe me d appuntamento cc!

LUCIANA (Capendo) Ah! (Cambiando tono) Comme avite penzato ca songo stata io ca

VITTORIOEh, pecch io, nun sapendo niente, aggio fatto ved a lettera o marito vuosto!

LUCIANA(Facendo un balzo indietro) Comme?

VITTORIOIsso ha ricanusciuto a scrittura vosta e pure o prufumo.

LUCIANAChe state accucchianno??

VITTORIOE chillo capace e vaccidere! Anzi, a verit vulesse accidere a vuje, ca site a mu-gliera e lamante vuosto, cio Riccardo Tortora pecch io maggio penzato ca a lettera era pe isso

LUCIANA (Spaventata, con voce stridula) Ah! Madonna mia!... Chembruoglio Che tragediaMa add sta maritemo Rosario?

VITTORIOHa da essere sulle nostre tracce!

LUCIANAE state lloco comma nalloccuto? Ma fujimmencenne!... Fujimmo! (Scappa smarrita)

VITTORIO (Correndole dietro) Oh, folle amore! Folle amore! (Spariscono come dei pazzi verso luscita; compare Olimpia)

OLIMPIA (Chiamando) Eugenia!... Eug!... Ma add sta, benedetta figliola?

VITTORIO (Ritornando dentro come un pazzo, seguito da Luciana che spaventata come lui) isso! Don

Rosario Ingrassia! Salvammoce!

LUCIANAMaritemo!... So perduta!

OLIMPIAOh, accummenciammo nata vota!?

VITTORIO (Urtandosi con Olimpia e facendola piroettare, il che la manda addosso a Luciana) Ma levateve

a nanze!

OLIMPIAUeh!

LUCIANA (Stesso movimento nellaltro senso) Ma jatevenne! (Luciana si rifugiata nella camera di destra, n 16, poi nel bagno, dove sparisce; Vittorio si precipitato nella camera n 15, quella di Rugby)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 60


SCENA DICIASSETTESIMA

(TERESA, RICCARDO e detta, poi ROSARIO, indi ADRIANA, infine EUGENIA)

TERESA

(Sbuca dal corridoio di sinistra seguita da Riccardo; ha il volto coperto dal velo) Si v Ddio ce ne

jammo. Nun starraggio cujeta fino a che stongo cc dinto: me naggio a j e corza!

(Andando a sbattere contro Olimpia) Ma che ce facite cc? (La fa girare su se stessa per aprirsi

una strada)

OLIMPIA

Ah!

RICCARDO

S, s, jammuncenne! (A Olimpia, con lo stesso movimento) E levateve a miezo!

OLIMPIA

(Stordita) Ma che sta succedenno ogge?

ROSARIO

(Da dentro, dalluscita) Dove stanno quei miserabili? Ammazzari, strozzari li vogghiu!

(Grido di Teresa e di Ricardo che rientrano)

OLIMPIA

Ch succieso m?

TERESA

(Ritornando affannata) Don Rosario Ingrassia! (Urtandosi contro Olimpia) Ma ve ne jate o

no? (La fa girare su se stessa)

OLIMPIA

Ma che cacchio!

RICCARDO

(Idem come Teresa) O siciliano! (A Olimpia, facendola girare anche lui) Ma state sempe cc

vuje?! (I due scappano dal corridoio di sinistra)

OLIMPIA

(Stordita, quasi senza fiato) Oh, mio Dio!Stalbergo addeventatonu manicomio!

ROSARIO

(Irrompe come un selvaggio brandendo la pistola) Il Tortora con una fimmina velata!... Ma

mugghierema! (Urlo) Ah, chi fitusu! (Risale per lanciarsi allinseguimento dei fuggitivi)

OLIMPIA

(Affannata, interponendosi) Mio sign, ma add state jenno?

ROSARIO

(Facendola piroettare) Tutti e due vogghio ammazzarli! E voi toglietevi dai piedi! (Si

precipita nel corridoio di sinistra)

OLIMPIA

E vv accidere! Oh, Dio mio! Aiuto!... Aiuto!...

ADRIANA

(Arriva dal corridoio di destra seguito da Eugenia) Che sta succedenno? Che tutta d st

ammuina?

OLIMPIA

Ah, Adriana! Nu pazzo! Nu pazzo ca v accidere a tutte quante!...

ADRIANA

(Con un sobbalzo) Comme?

OLIMPIA

(Svenendo tra le braccia di Eugenia) Oddio, mesento male Ah! Ah! Svengo......


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 61


EUGENIA

Sign!

ADRIANA

(Si precipita a sostenerla dallaltra parte) Jamme, coraggio! Purtatelaall! (Indica la camera

in terzo piano a sinistra, la n 12, e accompagna le due donne) Facitele addure sali!

EUGENIA

(Portando Olimpia) Sissignora! (Adriana introduce Olimpia ed Eugenia nella camera indicata, ri-

chiudendo la porta alle spalle; nel frattempo rumori di un litigio si sono ampliati nella camera di

Rugby)

SCENA DICIOTTESIMA

(RUGBY e VITTORIO, poi ADRIANA)

RUGBY

(Da dentro) Get out of my sight! Get out of my sight![Fuori! Fuori dalla mia vista!

VITTORIO

(Dallinterno della stanza di Rugby) Ma nun pozzo!... Nun pozzo!... Ccesta nu pazzo cu

a pistola!

ADRIANA

(Sentendo i rumori, esce nuovamente) Se stanno appiccicanno dinta stanza e linglese!

Che sta succedenno ancora?

RUGBY

(La porta si apre e sbuca fuori gridando) Pistola? Will you leave my door! Will you leave

my door! [Lasciate stare la mia porta](Esce Vittorio, rientra Rugby)

ADRIANA

Basta! Basta! Che sta succedenno?!

VITTORIO

Ma add s capitato!

ADRIANA

(Facendo un salto allindietro alla vista di Vittorio prendendo una scopa) Pasquale!...Natavo-

ta Pascale!

VITTORIO

(Alzandosi e fronteggiandolo) Che state dicenno?

ADRIANA

(Colpo di scopa a Vittorio) Vagabondo!

VITTORIO

(C.s.) Ueh, ma che state facenno!...

ADRIANA

(Altro colpo di scopa) Puorco!

VITTORIO

(C.s.) Neh, vuje, stateme a sent!

ADRIANA

(Con tono minaccioso vibrando un altro colpo di scopa) Cosa?

VITTORIO

(Sotto la propulsione dei colpi di scopa) Sign, io songo Vittorio Cianciulli,e songo odi-

rettore e nimportantissima compagnia dassicurazione inglese!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 62


ADRIANA

E io a riggina dInghilterra!... O ssapevo, sta mbriaco!... Sta nata votambriaco!

(Colpi di scopa) E allora pigliate chisto! E chisto! E chisto!... (Ad ogni chisto Vittorio get-

ta un oh!)

VITTORIO

Oh, insomma, m io

ADRIANA

(Vedendo la giacca) E po, add h pigliatosta rrobba? Me vulisse spieg?... Nun

tabbastava dessere nu mbriacone? M s pure nu mariuolo? (Lo afferra al colletto

della giacca e si sente in dovere di togliergliela)

VITTORIO

(Difendendosi come pu) Ueh, ma chavitepassato? Ma no

ADRIANA

Jamme bello! Che d sta mascherata? Nun stammo a Carnevale (Gli ha tolto, nono-

stante ogni resistenza, la giacca)

VITTORIO

(Rassegnato) E ghiammo

ADRIANA

(Togliendogli il cappello) Lievete pure chisto! (Va ad appendere giacca e cappello allattacca-

panni)

VITTORIO

(Letteralmente atterrito) Madonna mia! na pazza!

ADRIANA

(Che ha tolto dallattaccapanni il berretto e la livrea, ritorna da Vittorio) Jammo! Mietteteo

berretto tujo! (Glielo mette sulla testa e lo fa sprofondare fino alle orecchie con una manata)

VITTORIO

No!... No!... No!...

ADRIANA

(Tentando di fargli infilare anche la giacca della livrea) Ecco fatto! E ma giacchetta!

VITTORIO

(Difendendogli) Nossignora! Nun voglio!

ADRIANA

(Infilandogliela di forza) Nun vu? Nun te permettere! Statte zitto! E subbeto!

VITTORIO

(Spaventato, la testa tra le spalle, facendosi obbediente e sottomesso) S! S! S!

ADRIANA

(Indicando il corridoio di destra) E m filadintacammera toja! E f ampressa!

VITTORIO

(Precipitandosi verso il corridoio di destra) S! S! (A parte) Chesta pazza!... pazza!...

ADRIANA

Che staje dicenno? Vu abbusc ancora?

VITTORIO

(Prontamente, sempre andando) No, no!... (Spaventato, se la batte)

Appena uscito di scena, lattore che sostiene la parte di Vittorio, si toglier la giacca della livrea e il berretto. Arriva-to fuori scena, egli deve trovare una sedia e due aiuti che gli presentano i calzoni truccati, ognuno tenendo uno dei due capi ben aperto. Egli mette rapidamente questi calzoni sopra quelli che ha, mentre uno degli aiuti gli infila le scarpe, o ciabatte, sopra gli scarpini di vernice. Poco discosti, due altri aiuti lo aspettano col gilet truccato aperto, nel


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 63


quale egli non ha che da lasciar scivolare le braccia. Subito gli si fanno indossare il grembiule e la sciarpa. Un colpo ai capelli per spettinarli e la trasformazione fatta.

ADRIANA (Ritornando) E chisti songhe lleffette davermouth!... Ma ha da ten ammacchiata[Nascosta]a quacche parte pure quacche butteglia di rhum, chillo a uttanta gradeStanata vota mbriaco!

SCENA DICIANNOVESIMA

(EUGENIA e detti, poi PASQUALE, indi VITTORIO, infine TERESA e RICCARDO)

EUGENIA (Esce di corsa dalla camera dov Olimpia: ogni volta che la porta aperta si sentono dei piccoli

Hi! Ahi! spasmodici emessi in quinta da Olimpia)Sign!... Sign!...

ADRIANA (Seccata) Chsuccieso ancora?

EUGENIAA signora, a sora vosta tene nattacco e nierve! (Adriana va a vedere chiudendosi laporta alle spalle)

PASQUALE (Viene da sinistra con delle lettere in mano; sta sciogliendosi i cordoni del grembiule che si toglie) Ecco fatto. E m jammo e pressa a stazione. (Va ad appendere il grembiule allattaccapan-ni; non vedendo la livrea che credeva di ritrovare appesa) Beh? (D unocchiata per terra) Chi s

arrubbato a giacchetta e o berretto mio? Bellu fetente! Per ha fatto cambio e mha lassato a giacchetta e o cappiello sujo. (Si prova il cappello) Caspita: a misura mia! Pe ggh fino a stazione nu cappiello o nato a stessa cosa, no? (Parlando, e senza

togliersi la sciarpa, si infilato la giacca di Vittorio sopra il gilet. Tenta di uscire come per andarse-ne. Suonano. Inverte la sua rotta) Mestanno chiammanno nata vota! (Esce da sinistra)

Appena uscito lattore si toglie prontamente la giacca e il cappello; trova gli aiuti che gli tolgono la sciarpa e il gilet rovesciando le maniche per fare pi presto. Le rimetteranno a posto dopo. Pi lontano, la sedia lo aspetta: i due aiuti gli tolgono le ciabatte e i pantaloni. Un veloce colpo di pettine e gli aiuti gli porgono il berretto e la giacca della li-vrea.

VITTORIO

(Ritorna cautamente dal corridoio di destra) A a pazza se njuta?... Mamma mia, che

paura!... Ma chesta a manera e ricevere e cliente?!... (Va allattaccapanni al quale

Adriana aveva appeso la sua giacca e il suo cappello) Oh, cacchio!... Ea giacca mia? Eo

cappiello?... Je lavevo appise cc E m add s jute a fern? (Cerca per terra, intorno

a lui. Sulle sue ultime parole, da destra, compaiono Teresa e Riccardo)

TERESA

Menu male! (Arrivando vicino a Vittorio, che volta la schiena) Pasc, ampressa ampressa,

chiammateme na carrozza!

VITTORIO

Che ccosa?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 64


RICCARDO

Na carrozza!

VITTORIO

(Sobbalzando alla vista della moglie) Muglierema?

RICCARDO

Ehm!...

TERESA

(Con un balzo) Maritemo! Era isso! (Smarrita, scappa)

VITTORIO

E Riccardo sta cu essa!

RICCARDO

(Impietrito) Era isso!

VITTORIO

(Afferrando Riccardo) Che ce faje cc? Che ce faje cc cumuglierema? (Lo fa piroettare

in modo da mandarlo dalla parte opposta)

RICCARDO

(Semistrangolato) Ma pecch, nun o ssaje?

VITTORIO

Chaggio a sap? Che staje dicenno?

RICCARDO

Ma comme, tavimmo spiegato tutte cose poco fa.

VITTORIO

(Costringendolo contro la panca) Che cosa mh spiegato? (Scuotendolo) Me vu rispon-

nere, eh? Me vu risponnere?

ADRIANA

(Uscendo a valanga dalla camera) A vulite fern e fa tutta stammuina?! (Afferra Vittorio

per il braccio destro e lo manda allestremit opposta; Riccardo, liberato, ne approfitta per batterse-

la) Pascale!Nata vota Pascale! Sempe Pascale

VITTORIO

A pazza!

ADRIANA

(Dandogli un colpo di scopa come nella scena precedente) Ah! Animale!

VITTORIO

(Impaurito) Oh!

ADRIANA

(C.s.) Puorco!

VITTORIO

(C.s.) Ma insomma

ADRIANA

(C.s.) Nuntabbastano chelle ca h avuto, no?

VITTORIO

(Battendosela) S, s! Aiuto!...Apazza!...A pazza!

ADRIANA

(Rincorrendolo per il corridoio di destra) Ta donghioa pazza,mbriacone! Vattenne

dinta cella! Te ce chiudo a dinto e te lasso fino a dimane matina accuss te faje

pass a mbriacatura!... Jamme, j, e faje ampressa! (Scompaiono)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 65


SCENA VENTESIMA

(CAMILLO e LUCIANA, poi RUGBY, indi ROSARIO, poi PASQUALE, infine EUGENIA)

CAMILLO (Venendo dalla camera n 14) Via libera, finalmente. Me pare ca m ce ne avimmo fuj.

LUCIANA( uscita dal bagno, contemporaneamente alluscita di Camillo; si ferma sulla soglia della porta del-la camera e, prima di uscire, rimane in ascolto) Nun se sente niente cchi. (Uscendo dalla ca-

mera) Maritemo se ne sarr juto.


CAMILLO (Simbatte in Luciana quando costei esce dalla camera)

su se stesso per scappare)


Nata vota a signora Ingrassia! (Gira


LUCIANA

(Riconoscendolo) Signor Camillo! (Si aggrappa a lui) Ah, signor Camillo, nun me lassate!

Nun mabbandunate! Maritemo me sta secutanno cu na rivoltella! V accidere a

tutte quante!

CAMILLO

(Sobbalzando) Oh cacchio!

LUCIANA

Ve prego, nun me lassate!

CAMILLO

No, no!...

RUGBY

(Esce dalla sua camera lasciando la porta aperta. Ha laria di un uomo che sta per perdere lultimo

briciolo di pazienza) Hallo boy! Nobody call for me?[Nessuno ha chiesto di me?]

ROSARIO

(Da dentro) Duva stannu chiddi fitusi?

LUCIANA

(Con un balzo) Maritemo!

CAMILLO

Isso! Fujimmoncenne! (Si precipitano tutti e due, Camillo si slancia nella camera di destra n 16

e richiude la porta puntellandovisi dietro, Luciana, senza sapere quello che fa, vedendo la camera di

Rugby aperta, vi si precipita dentro)


RUGBY

(Sulla porta, rientrando in camera e chiudendosela alle spalle)

sta una ragazza graziosa]


Aho! Thats a pretty girl! [Que-


ROSARIO

(Piombando in scena da destra) Duva stannu? Ammazzari li vogghiu, ammazzari li deb-

bo!... Ma unn a camera di don Vittorio Cianciulli?... Nessuno c in questo alber-

go?... (Ritorna indietro)

PASQUALE

(Arrivando da sinistra) Ma chi ca sta alluccanno e chesta manera?

LUCIANA

(Uscendo dalla camera di Rugby inseguita da lui) Me vulite lass, puorco?! (Si volta, lo respin-

ge e gli d uno schiaffo)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 66


RUGBY

Again!... Aoh! Its disgusting! [Di nuovo disgustoso](Raggiunge di nuovo la sua camera)

PASQUALE

(Ridendo) Allinglese ce piacciono e ffemmene!

LUCIANA

(Precipitandosi verso Pasquale) Ah, signor Vittorio!

PASQUALE

Comme?

LUCIANA

o cielo ca ve manna! Salvateme Annascunniteme!

PASQUALE

(Sostenendola col suo braccio destro e andando verso sinistra) Bah! Venite, venitea chesta

parte

ROSARIO

(Da dentro) Minchia! Idda !

LUCIANA

(Riapparendo in scena come una pazza, seguita da Pasquale) Ojlloco! (Va alla porta di destra in

primo piano, la n 16) Arapiteme!... Arapiteme!

CAMILLO

(Appoggiandosi con tutto il peso del suo corpo contro la donna) A cc nun se passa!

PASQUALE

Facite ampressa!... (Smarrita, Luciana va verso la camera di Rugby) No ll! Ce sta linglese!

LUCIANA

E add?... Add?

PASQUALE

Lloco, n. 14.. dinta cammera e Battistina! (Vanno nella camera n 14)

ROSARIO

(Balza in scena come un energumeno) inutile ca ve nasconnite! Vi ho visti!

EUGENIA

(Uscendo dalla camera di Olimmpia) Dicite a me, sign?

ROSARIO

U signor Cianciulli e la fimmina ca stava cu iddu Morti li vogghiu!

EUGENIA

(Indicando la camera dov Camillo) Dintachella cammera, sign. (Esce da sinistra)

ROSARIO

(Alla porta di destra in primo piano) Apriti! Apriti! Ammazzari vi vogghiu!

CAMILLO

(Gridando) Cc nun ce sta nisciuno!

ROSARIO

(Spingendo la porta) Aprite, oppureUnu, dui, tri! (D ogni volta una spinta alla porta di de-

stra in primo piano. Lultima, la pi forte, fa saltar via Camillo. Rosario gli balza al collo) Mi

mugghieri!... Mi mugghieri dov ?... Ammazzari la vogghiu!

CAMILLO

(Allestrema destra, terrificato e senza sapere pi quel che dice) Ma io nuna tengo!... Ve don-

go a parola mia donore! Ecco, faciteme a perquisizione! (Per provare la verit rovescia

le tasche dei suoi calzoni dai quali cade un astuccio)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 67


ROSARIO (Senza ascoltarlo) Ah, s! Trovare la debbo, ammazzari la vogghiu! Vero dico, come

vero che su quel bersaglio faccio centro! (Spara con la sua pistola sul bottone a destra delletto; il letto gira e appaiono su quello che vi si sostituisce Luciana e Pasquale)

LUCIANAMaritemo! (Scappa, seguita da Pasquale)

ROSARIOMi mugghieri! (Si precipita a inseguirla sparando dei colpi di pistola. Luciana e Pasquale filanovia dal fondo mentre il sipario cade)

Sipario

FINE DEL SECONDO ATTO


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 68


ATTO TERZO

La scena quella del primo atto. (N.B.: la porta di centro deve sempre aprirsi a un solo battente, eccetto nei casi che vengono specificatamente indicati)

Allaprirsi del sipario la scena vuota; le porte sono chiuse. Bruscamente quella di fondo si apre, Antonietta, affanna-ta, si precipita in scena e chiude prontamente la porta alle sue spalle. in sottoveste e porta con s il grembiule e il cappellino da cameriera che indossa in gran fretta.

SCENA PRIMA

(ANTONIETTA, poi EMILIA)

ANTONIETTA

Mamma mia, Emilia!... Gi turnata! Nun ce a faccio a tiempo, sicuro, mannaggia...

a me (Mette il berretto e inizia ad indossare labito di lavoro)

EMILIA

(Da dietro le quinte di sinistra) Antonietta!... Antonietta!...

ANTONIETTA

(Che ha terminato la sua toilette) Aggio a f ampressa! (Va a togliere il chiavistello e, rapida-

mente, in punta di piedi, si infila nella camera di destra in primo piano. Comparendo sulla soglia del-

la suddetta porta, calmissima, mentre entra anche Emilia) Ah, s tu castaje alluccanno e che-

sta manera?

EMILIA

Propetamente. Pecch te s nzerrata a chiave?

ANTONIETTA

(Imperturbabile) Ma io nun maggionzerrataa chiave.

EMILIA

Vabbu, nun chisto o problema. Piuttosto dimmi: che ce facive poco fa allalbergo

della Micia Innamorata!

ANTONIETTA

(Come se le parlassero in cinese) Add stevo?

EMILIA

Allalbergo della Micia Innamorata Al Pussycat In Love Hotel!

ANTONIETTA

(Calcando) Lalbergo della Micia InnamorataE che d?

EMILIA

Comme, che d? Ma che faccia e corna! Taggio ncucciata manco mezora fa!

ANTONIETTA

(Ferita profondamente e visibilmente oltraggiata) Io?! Tu mh ncucciata allalbergo del-

la Micia?! Io nun maggio muvuta a cc!

EMILIA

Nun th muvuta a cc, eh?

ANTONIETTA

No!

EMILIA

Emb, tu tiene a faccia de ccorne vecchie! Ma si taggio ncucciata dinte bbrac-

cia e ninglese!?

ANTONIETTA

Dinte bbraccia e ninglese, io? E comme avesse pututo f?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 69


EMILIA

(Rimasta senza argomenti, pianta Antonietta dove si trova e raggiunge la sinistra; tra i denti) Dun-

que, tu nun te s muvuta a cc! M vedimme, m sapimme subbeto tutte cose. (Si di-

rige verso il fondo)

ANTONIETTA

(Con inquietudine, facendo qualche passo verso di lei) Che vu f?

EMILIA

(Tornando verso sua sorella) Nce o ddimanno a purtiera.

ANTONIETTA

A purtiera? Nun pu mettere a purtiera dinta na discussione accuss ridicola! Ca-

pir ca s na sora-patrona ca me vede pe tutte parte e ca tene e ttraveggole. Nu ca-

so patologico allucinazioni schizofrenia (Tutto questo dialogo, molto caldo e rapido,

deve sembrare una discussione esasperata)

EMILIA

Aha! M te miette appaura, eh?... Te penzave ca je mammuccavo a favoletta toja, e

invece m te siente dinta na trappola, ov?

ANTONIETTA

Ti prego, Em.

EMILIA

(Respingendola) Niente da fare! (Si precipita al telefono, che posto di fronte al pubblico, e fa il

numero) Pronto Site vuje,onna Mar?... Bene, stateme a sent, chello ca sto pe v

addimann ve parr na fesseria, ma je aggio sap assolutamente: a che ora asciuta

sorema?... Sissignore, ogge (Il viso di Antonietta esprime una certa ansiet) Eh?... Com-

me, nun propeto asciuta?... (Antonietta si rischiara in viso ed emette un sospiro di sollievo)

Ma no, nun possibile Comme?... venuta a magn add vuje?! (Piccolo moto di

gioia, appena visibile, di Antonietta, il cui sguardo da questo momento diventa canzonatore) S, s,

aggio capito bbuono. (Non credendo alle proprie orecchie) Chesta po (Rimane impietrita)

Ve ringrazio assaje e vaddimanne scusa (Riaggancia il ricevitore, arrabbiata, e torna con

unaria seccatissima)

ANTONIETTA

E allora?

EMILIA

(Brutale) Lassame st!...Aggio a capsi songoasciuta pazza o si tengo e ttraveggo-

le lallucinazione Vattenne dinta cucina! (Campanello) E nun te penz ca ferne-

sce accuss!

ANTONIETTA

Comme vu tu. (A parte) M custata dduje juorne e paga, ma n valsa a pena, on-

na Maria nun ha sbruvugnato niente! (Alza le spalle ed esce; suonano di nuovo)

EMILIA

(Adirata e come rispondendo al suono del campanello) Subbeto! (Campanello) Sto venenno!

(Esce un momento di scena; si sente il rumore della porta dingresso che si apre e si chiude)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 70


SCENA SECONDA

(TERESA, RICCARDO e detta)

TERESA

(Entra seguita da Riccardo; parlando scende fino al divano, mentre Riccardo rimane sul fondo) Nun

sentive o campaniello? Te s nsurduta belle bbuono?

EMILIA

(Rispondendo alla domanda ma pensando a tuttaltro) S, signora,laggio ntiso, no, signora

nun maggio nsurduta, ma stevo

TERESA

Vabbu, lassammo sta, dimme na cosa: maritemo turnato?

EMILIA

Eeeh No, sign.

TERESA

Vabbu, te ne pu ggh. (Emilia via)

RICCARDO

(Poco voglioso di trattenersi ancora) Ter, visto ca m staie finalmenteacasa toia, je me

ne

TERESA

(Che, vicino al divano, sta togliendosi cappello e guanti, voltandosi verso Riccardo) Che? Mica te

ne vulisse j?! (Ha posato cappelli e guanti su un mobile vicino)

RICCARDO

(Sconfitto) A verits!

TERESA

(Nervosa, senza riuscire a star ferma) Eh no!... E accuss fosse troppo commodo! Nun sac-

cio in che stato danimo turnarr Vittorio Lh visto allalbergo della Micia Inna-

morata, no? A siconda vota pare ca te vuleva affuc!... Si stu bellu pensiero lle tur-

nasse

RICCARDO

(Tanto placido quanto lei agitata) Nun ca pareva, me steva affucanno overo Co-

munque, te capisco. Vu ca je resto cc?

TERESA

Certo!... Nun voglio essere je sola a sostenere a primma botta.

RICCARDO

(Rassegnato) E va buono, rimango (Viene avanti)

TERESA

Site tutte tale e quale! Allinizio tanta leone, po, nnanze e rresponsabilit

RICCARDO

Piano, piano Anzitutto nun succieso o riesto e niente.

TERESA

(Verso di lui) Si nun succieso niente nun stato pemerito tuio! (Suonano) Oh Madon-

na mia, stanno sunanno! Forse isso

RICCARDO

Gi sta cc? (Si sente il rumore della porta che si apre)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 71


SCENA TERZA

(LUCIANA, EMILIA e detti)

LUCIANA

(Da dentro) Asignora turnata? (Rumore della porta che si richiude)

EMILIA

(Da dentro) Sissignora.

TERESA

Ah, menu male, Luciana. (Risale verso la porta di fondo e la apre) Trase, Luci, trase

LUCIANA

(Entrando) Ah, Teresa! Che dramma!... Che tragedia!...

TERESA

(Alzando gli occhi al cielo) A chio ddice!

LUCIANA

(Lasciandosi cadere sulla sedia a sinistra del tavolo) Oh, ma nun ce torno cchi a casa mia

(Con lo stesso tono) Bonasera signor Tortora,scusateme, pe cortesia

RICCARDO

Ma ce mancasse!

LUCIANA

(Senza ascoltarlo, tornando ai fatti suoi) Me ne vaco e casa dinta nu posto qualunque,

abbasta ca nun me trovo cchi faccia a faccia cu chillanimale e maritemo!

TERESA

Che bestia! Quanno ha visto a Riccardo e a me, nun saccio che llha pigliato sha

miso a correre addereto a nuje cu na rivoltella, comme si ce vulesse accidere!

RICCARDO

Ce laveva propeto cu nuje, ma nun avimmo capito o pecch!

LUCIANA

Ma comme? Vha curruto addereto pure a vuje?

RICCARDO

S!... Che vulcano!... Che mostro!...

LUCIANA

Io ancora nun maggio arrepigliata. Pe fortuna aggio trovato a maritete, ca mha pi-

gliata e mha purtata a via e fore, o si no svenevo e nun aggio idea e chello ca fos-

se succieso.

TERESA

Comme? Maritemo tha

LUCIANA

S Oh, ma purisso mhva fatta mettere appaura, o ss?... Credo ca lemozione

nce ha prucurato na botta e ccerevelle.

TERESA

Te ne s addunata pure tu?

LUCIANA

E certamente!... Aggio pure penzato ca fosse asciuto pazzo, pecch ha accummencia-

to a me dicere nu sacco e cose ca nun un significavano niente

TERESA

(A Riccardo) H ntiso? Tale e quale a nuje!

RICCARDO

Tale e quale a nuje!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 72


LUCIANA

Ha accummenciato a dicere ca era o cameriere e llalbergo ca steva mettenno a

posto a legna ca llavevano arrubbata a livrea insomma nu sacco e fesserie. E

po belle bbuono che l venuto pe capa? Ca se chiammava Pasquale!

RICCARDO

(Sedendosi sulla sedia a destra del tavolinetto) addeventata na fissazione!

TERESA

Io nun capisco: maritemo ha perzo a capa? Nun arrivo proprio a cap! Ce v n psi-

chiatra

RICCARDO

(A piena voce e su un tono profondo) No! Io penzo ca sta tramanno quaccheccosa na

trappola na vendettasta recitanno

TERESA

Stammo mise proprio bbuono!

RICCARDO

Eh! (Suonano; istintivamente Luciana e Riccardo si alzano e si avvicinano a Teresa)

LUCIANA

(Quasi sottovoce) Hanno hanno sunato?

RICCARDO

Forse forse Vittorio.

LUCIANA

Ma insomma, nisciuno va a arap?

TERESA

Nun o ssaccio!... Eppure, si hanno sunato

RICCARDO

V dicere ca ce sta quaccheduno.

TERESA

(Inchinandosi a questa verit lapalissiana) Pe fforza!

SCENA QUARTA

(EMILIA e detti, indi PASQUALE)

EMILIA

(Entrando smarrita) Sign! Sign!

TERESA

Ch succieso?

EMILIA

Nun saccio o signore che ttene Nce aggio araputo a porta, isso trasuto e m

ha addimannato: Chesta a casa do signor Cianciulli?.

TUTTI

Comme?

EMILIA

Propeto accuss, sign!... L per l aggio penzato ca vuleva pazzi e allora, pe sta o

juoco, nce aggio risposto: Sicuro, chesta a casa do signor Cianciulli. Ma isso

tomo tomo mha risposto: Dicitece ca songo venuto pa livrea

TUTTI

No!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 73


EMILIA

E invece s!

TERESA

Ah, no! Sta storia nun ha dda accummenci nata vota! (A Emilia, con energia) Add

sta o signore?

EMILIA

Dinta llanticamera Sta aspettanno.

TERESA

(Sobbalzando per la sorpresa) Sta aspettanno?

RIC. + LUC.

Dinta llanticamera?

TERESA

Chesta po! (Risale, seguita dagli altri due personaggi, fino alla porta, che spinge aprendo tutti

e due i battenti. Riccardo e Teresa sono a sinistra della porta, Emilia e Luciana a destra. Pasquale,

che ha il suo cappello in testa, aspetta tranquillo. Alla vista dei personaggi il suo volto, da serio che

era, si fa sorridente) Che staje facenno lloco?

PASQUALE

(Alzandosi e venendo avanti. Sulla porta) Desiderano?...

TERESA

Jammo bello, te pare ca chillo o posto tujo? Dinta llanticamera, comme nu for-

nitore?

PASQUALE

(Alzando leggermente il cappello) Signora

TUTTI

Signora?

TERESA

Jamme, trase (Avanza leggermente)

PASQUALE

(Non muovendosi dalla porta) A verit je stongo aspettanno osignor Cianciulli

RIC. + LUC.

Comme?

TERESA

Ma che staje accucchianno?

EMILIA

Avite ntiso, sign?

PASQUALE

Ehi! Ma sta signora a cunosco!... Nun stiveve poco fa allalbergo della Micia In-

namorata? (Riferendosi a Teresa) a signora dellalbergo Ce simmo perfino vasa-

te (Avanzando verso di lei) Bongiorno, sign, me vulite vas nata vota?

TERESA

(Spaventata, tirando Riccardo verso di s per frapporlo fra lei stessa e Pasquale) Oh Madonna

mia bella!... Ricc! Ricc! Ma che ttene? Chha passato?

RICCARDO

Su, su, amico mio

PASQUALE

(Indicando Riccardo) Ce sta pure lamichetto vuosto! Accidenti comme jammo?

RICCARDO

Vittorio! (Avanza, come Teresa, verso la sinistra)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 74


PASQUALE

(Avanzando al centro della scena) No! Pasquale!... Pasquale!

LUCIANA

Pasquale!

PASQUALE

(Riconosce Luciana e, parlando, le si avvicina) Oh,a signora ca se n fujuta cu mme

scappati pe colpa do siciliano, varricurdate, sign?

LUCIANA

(Un po spaventata) Eh, S S (Scivola, sempre parlando, poi scappa fino a raggiungere gli

altri in fondo)

PASQUALE

(Torcendosi dal ridere) Hi! Hi!... Ma allora abitate tutte quantenzieme! Hi! Hi!... Che

buffo!

TERESA

Ma che ttene?

LUCIANA

(Sottovoce a Teresa) Puveriello!Lh f visit ampressa ampressa a nu buono duttore.

EMILIA

(Che era rimasta in fondo alla scena, avanza a mezza voce) Sign,vulite ca chiammoo duttor

Folliero?

TERESA

Faje comme vu tu.

EMILIA

Sissignora. (Si accinge ad uscire)

PASQUALE

(Andando verso Emilia) Ve ne andate?

EMILIA

Sissignore.

PASQUALE

Vabbu. Ma nun ve scurdate e dicere o signor Cianciulli (Emilia esce chiudendosi la

porta alle spalle)

RICCARDO

Ma pecch ha da f o scemo accuss?

TERESA

O ffa apposta. S sicura ca o ffa apposta.

PASQUALE

(D le sue spiegazioni) Tutto accummenciato pecch a livrea steva appisa, me spiego?

LUC. + RIC.

(Per non contrariarlo) S! S!

TERESA

(Andandosi a piantare davanti a Pasquale; con autorit) M lh fern, h capit? M basta: si

nun staje bbuono, dincello e nuje te facimmo cur! Tavimmo spiegato pe filo e pe

ssegno comme s gghiute e ccose Tavimmo pruvato ca nun c stato maje niente

tra Riccardo e me E si nun abbastasse, a signora Ingrassia te po garant ca simme

state sincere. M, ca tu ce cride o no, vide chello ca h a f ma fernescela e te cum-

purt comme a nu criaturo! Primma te cunvince e nce abbracce e ce vase, e cinche

minute doppo cirche daffuc a Riccardo!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 75


PASQUALE

(Voltandosi verso Riccardo) Ioaggio cercato e vaffuc?

RICCARDO

S!

TERESA

Ma insomma, fernescela: ce cride o nun ce cride?

PASQUALE

Ma certo ca ve credo!

TERESA

E allora dance nu bellu vaso e fernimmola!

PASQUALE

Io? Ma pure diece vase!

TUTTI

Ah, menu male! (Pasquale si asciugato le labbra col dorso della mano e si accinge diligente-

mente a baciare Teresa)

TERESA

(Quando Pasquale gi sta per sfiorarle la guancia, lo respinge) Puf... Ma h bevuto!? Puzzee

vino!

PASQUALE

Eh?

TERESA

(Rivolgendosi a Riccardo che si era avvicinato) Siente, si!

RICCARDO

(Indietreggia, semiasfissiato) Puah!...Ma che , na cantina?!

TERESA

(Con un tono di rimprovero indignato) M bive pure, eh?

PASQUALE

Che esagerazione! Io bevo! Comme si chi sa che me vevo Io tre o quatto mise-

rissimi mieze litre e vino maggio vevuto.

TERESA

(Trasalendo) Sta completamentembriaco!

PASQUALE

(Andando dietro a Teresa e cercando di farla voltare) Iombriaco? (Cerca di farle sentire lalito)

Ma nun propeto overo, signora mia!

TERESA

(Allontanandolo con gesto) Vattenne,vai a te smalt sta sbronza a quacchata parte.

EMILIA

(Correndo) arrivatooduttore, sign.

TUTTI

Ah! Menu male!

SCENA QUINTA

(ARTURO e detti)

ARTURO

Buona sera signori. (Amichevolmente, con un saluto della mano verso Pasquale) Bonasera si-

gnor Vittorio.

PASQUALE

(Guardandosi intorno per vedere a chi si rivolgeva il dottore) Addsta stu Vittorio?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 76


ARTURO

(Credendo ad uno scherzo di Vittorio Cianciulli gli fa un educato sorriso di compiacenza) Quant

spiritoso! (A Teresa) Ma ch succieso?

TERESA

(Indicando Pasquale) succieso ca osignorecc sta mbriacofraceto.

ARTURO

(Con un moto di sorpresa) Comme? Ma nun possibile isso?!

TERESA

Pruvate a lannus, dutt pruvate!

ARTURO

(A Pasquale, al quale si avvicinato) Nun possibile!... overo che statembriaco?

PASQUALE

Io?! (Alzando le spalle con aria di compiatimento) Pffu!

ARTURO

(Che ha ricevuto uno sbuffo in pieno viso, si butta allindietro) Oh, e pure assaje! Ma chev

hanno fatto vevere, pe ve cunci e chesta manera?

PASQUALE

M accummenciate pure vuje? (Avanza su Folliero) Stateme a sent, amico mio, a vuli-

te fern e va spass e spalle meje?... Io nun stongo cchi mbriaco e vuje

ARTURO

(Cercando di calmarlo) Su, su, jamme

LUCIANA

Tene quacche mumento e lucidit e po, belle bbuono, cchi niente!

ARTURO

Ha avuto sicuramente quacche trauma! Sta conciato proprio bbuono (Lo osservano

tutti in silenzio) Chestispecie eallucinazione,chistu stato e amnesia ca addirittura o

f scurd e chi e e comme se chiamma, succedene sulamente in persone ca son-

ghe alcolisti croniche un delirio alcolico Nce vulesse nu specialista nu

psichiatra e na bbona cura dinta nu spitale.

TERESA

assurdo! Vittorio pigliava sulamente nu bicchierino doppo magnato, nientaltro!

RICCARDO

E paricchie vvote a mmit a lassava pure.

PASQUALE

(Li osservava, poi a parte) Nce scummetto a capa ca me stanno sfuttenno ancora.

ARTURO

E guardate che succede!

PASQUALE

(Dopo una breve pausa) Dicitemeun po, cape e mbrella, ve state addevertenno assaje?

ARTURO

Ma nun steveme parlanno e vuje Piuttosto, vulite stendere o vraccio?

PASQUALE

(Stupito) Ovraccio?

ARTURO

(Tendendo il braccio in avanti, con la mano rigida e le dita aperte) Accuss, o vvedite?

PASQUALE

(Ubbidendo) A che servestu fatto? (La sua mano, cos tesa, ha un tremito caratteristico)

TERESA

Comme tremma!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 77


ARTURO

(Tenendogli lavambraccio) O vvedite?...Ovvedite,otremmuliccioellalcolizzati?

o sintomo cchi tipico delirium tremens: gravissimo!

PASQUALE

(Cammina pestando i piedi per terra e tra Arturo e Teresa) M basta! (Sbatte il cappello sul tavolo.

A Teresa) Vulite ca me ncazzo, overo? (A Arturo) Vuleteca me ncazzo, mannaggia!

TUTTI

Ma no! Ma no!...

TERESA

Tes, pe piacere, datte na calmata. A colpa a nosta: llavimmo fatto av nu

shock e isso ha cercato daffuc o dulore dinta llalcool

PASQUALE

(Rivoltandosi verso Teresa, in pieno viso) Basta vuje! Nun me scassate cchioe scato-

le!

TERESA

(Con un balzo indietro) Eh? Chha ditto?

ARTURO

(Parlando la accompagna verso il fondo; gli altri seguomo il movimento) Niente, niente Nun

ce facite caso: dinta cierti mumente n ommo perde o cuntrollo. M per jatevenne

a ll, nun o facite ncojet.

TERESA

(Sul fondo) Dutt, chello ca troppo troppo!...Pe quanto alcolizzato

ARTURO

(Spingendo tutti verso la porta di sinistra) Sta sovreccitato Lassatemea me sulo cu isso

e cu Emilia, vedimmo do f cucc, ammacare nce faccio na serenga e quacche

calmante. (Via tutti tranne Folliero, Pasquale ed Emilia)

SCENA SESTA

(ARTURO, PASQUALE ed EMILIA)

ARTURO

(Ritornando verso Pasquale, che passeggia nervosamente) Su, su, jamme, amico mio!

PASQUALE

Ma che razza e ggente , dico io? (Si tocca la testa) Ce manca quacche rutella?

EMILIA

S, s, quacche rutella, sicuro.

PASQUALE

Eh!? Ma allora maviveve a f nu segno! Abbastava ca me diciveve zittu zittu:

Songhe nu poco tuccatielle! Ditegli sempre di si io o facevo!(A Folliero, che

ha approfittato del fatto che Pasquale tendeva il braccio per afferrargli il polso, allo scopo di sentirne

i battiti) Perch me pigliatea mana?

ARTURO

(Rimettendo lorologio in tasca) curioso. Teniteopolso assaje debole!

PASQUALE

(Gioviale) Eh, ce credo! Mica songo Maciste?! (Con una grossa risata, soddisfatto)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 78


ARTURO

(Ridendo per compiacenza) Ah! Ah! Site assaje spiritoso! Ah! Ah! (Sottovoce a Emilia) Re-

dite pure vuje!

EMILIA

Io? Comme vulite vuje. (Ridendo senza convinzione) Ah ah! Ah ah!

PASQUALE

(Indicando Emilia) Laggio fatta ridere, eh?

ARTURO

(Esagerando) Eeeh, s Certo, certo Eccomme! (Ridiventando serio) Vabbu, m ca ce

simmo schiattate e resate tutte quante, vedimmo dessere ragionevole. (Su un tono che

non ammette dubbi) Vuje me canuscite?

PASQUALE

No!

ARTURO

(Un po interdetto) Ah,beh si e ccose stanno accussAllora: io songooduttore.

Songo chillo ca sana e malate O bravo pap ca se piglia cura do piccirillo sujo!

PASQUALE

Aggio capito, nun songo nu stupeto: site nu duttore.

ARTURO

Bravo! Bravo!

PASQUALE

(A parte) Pecch fao scemo echesta manera?

ARTURO

(Con unaria profonda) Allora, jesento ca vuje state assaje stanco. (A Emilia) Sta stan-

co. (A Pasquale nuovamente, come se volesse ipnotizzarlo) E ddenocchie voste se chiejeno

Ll uocchie se nzerrano

EMILIA

(Abbondando nel senso voluto) Sta assaje stanchissimo!

PASQUALE

Beh, E te credo ca sto stanco! Maggio susuto stammatina e ccinche, aggio scupato

tutto lalbergo, aggio dato a cera e pavimente e aggio traspurtato a legna

ARTURO

Ma se capisce, se capisce! Allora, sapite m che facimmo? Vuje ve cuccate.

PASQUALE

Io? Ma nun esiste proprio!

ARTURO

(Sempre accomodante) Comme vulite vuje. Ma ve vulite almeno levsta giacca che v

scomoda e ve mettite na vestaglia na vestaglia morbida morbida?

PASQUALE

Vabbuono Ma a livrea mia?

ARTURO

Doppo va pigliate Ma fino a che aspettate (Fa segno a Emilia) Emilia!

EMILIA

Subbeto, dutt. (Entra nella camera di destra)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 79


ARTURO

(Approfitta del fatto che Pasquale voltato in direzione della camera per indicargli la camera in que-

stione) Ecco qua.Dinta chella cammerace sta nuletto comodo assaje e ve facite

na ninna nanna na bella nannina!

PASQUALE

(Voltandosi) Na bella nannina?! Nun ce penzate propeto! Eosignor Cianciulli

ARTURO

State cujeto, ce stonghio cc.

PASQUALE

(Conciliante) Ah, beh, sie ccose stanno accuss, va buono.

EMILIA

(Rientra portando la vestaglia) Cc ce sta avestaglia!

ARTURO

Benissimo. (Gli infila la vestaglia mentre Emilia va a posare la giacca su di una sedia)

PASQUALE

assaje cchi morbida da livrea!

ARTURO

Ma certo! E m, n aucelluzzo mha ditto dinta na recchia ca tenite sete.

PASQUALE

(Gioviale) Ah beh s s in gamba staucelluzzo vuosto!

ARTURO

(Ridendo) Avite visto?... M ve faccio purt subbeto subbeto quaccheccosaa veve-

re Forse nun ve piaciarr assaje, ma lavite a pigli o stesso.

PASQUALE

Ah beh! Allora ha da essere robba forte assaje, eh?

ARTURO

Eh, abbastanza. (Sottovoce a Emilia che, dopo aver posato la giacca si era riavvicinata ai due)

M ce dammo n ipnotico, nu barbiturico e quanno dorme ce facimmo pure a se-

renghella?

EMILIA

Sissignore.

ARTURO

Nce avimmo d diece gocce dinta nu miezo bicchiere e acqua.

EMILIA

Va bene, dutt.

ARTURO

E m purtatelo a letto.

EMILIA

(Affettuosissima, a Pasquale) Jammo, sign. Si vuliteve putite appuj o vraccio mio.

PASQUALE

(Si alza e si appoggia al braccio di Emilia) Site propetonafemmena ecore.

EMILIA

(Accompagnandolo verso la camera di destra) O signore mi onora

PASQUALE

Ma figurateve Vaggio a dicere pure ca me dispiace assaje ca a sora vosta fa a

sgualdrina

EMILIA

Ma ma nun overo!

PASQUALE

Ma comme?! Me lavite ditto vuje


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 80


EMILIA

(Facendo passare Pasquale per primo) Ah ma mero sbagliata: sorema era juta sulamen-

te a se pigli o pasto sujo adda purtiera.

PASQUALE

(Uscendo) Beh, si ha pigliato sulo o pastoe niente altro (Allusivo. Escono)

Appena uscito di scena lattore si toglier labito di Pasquale (calzoni e gilet) per la sua trasformazione in Vittorio, che non avrebbe il tempo di effettuare dopo la prossima scena. Tolti i calzoni e il gilet sinfiler la giacca della livrea, vi rimetter sopra la vestaglia e si rimetter la sciarpa intorno al collo. Essendo il colore dei calzoni di Vittorio non vistoso, lattenzione del pubblico non sar attirata da quel poco che ne vedr.

ARTURO (Durante le ultime battute, si preso lo scrittoio, lo ha aperto davanti al divano. di faccia al pub-blico) A faccia mia e che prufummo! Ah, ma chesta carta?! (Ci dicendo, si porta al na-so il foglio di carta color malva sul quale, al primo atto, Luciana aveva steso il suo primo tentativo di lettera. Quando Folliero annusa il foglio, lo gira e lo legge. Rimette il foglio in mezzo agli altri, poi, facendo il giro del mobile, va a sedersi sul divano e si dispone a scrivere. Nel momento in cui siede, si sente sbattere la porta dingresso)

SCENA SETTIMA

(CAMILLO e detto, poi ANTONIETTA, indi EMILIA, infine PASQUALE)

CAMILLO

(Scorgendo Folliero, ancora tutto affannato) Vuje!... Ah, dott, songhe succiese cierti cco-

se cierti ccose Ah, madonna mia, e ch succieso!

ARTURO

(Sempre seduto) Comme? Che dicite?... Nun parlate accusse pressa!

CAMILLO

Me pare ca ogge aggio vissuto dinta nincubo! Chi nun ce steva dinta chillalber-

go?... Tutte quante, tutte!... Riccardo Tortora Teresa Vittorio E po a signora

Ingrassia e o marito ca jeva a caccia ca rivultella! Pam! Pam! Che tragedia! Dio

santissimo, che tragedia! (Si lascia cadere su di una sedia)

ANTONIETTA

(Dalla porta di fondo a sinistra) Asignora v sap comme stao marito.

ARTURO

Sta meglio! Dicitece a signora ca sta meglio. (Alzandosi) Anzi, no: vachio stesso ad-

do essa.

CAMILLO

Ma che d?

ARTURO

(Avviandosi verso il fondo) Niente.O signor Cianciulli nun se sente tantu bbuono.

CAMILLO

(Scuotendo il capo) Ah.

EMILIA

(Uscendo dalla camera di Vittorio) Osignore stadintolietto.

ARTURO

Perfetto. (Esce da sinistra)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 81


EMILIA

(Uscendo dal fondo) Bonasera, signor Camillo.

CAMILLO

Bonasera, Em.

PASQUALE

(Entra, sempre avvolto nella vestaglia) Perdunateme

CAMILLO

(Sobbalzando) Vittorio!

PASQUALE

(Per scherzare affetta un tono severo) Eh, eh,stusignore laggio visto ogge alla Micia In-

namorata!

CAMILLO

(A parte, credendo a una ramanzina) Accidenti!

PASQUALE

Abitano tutte quante cci!

CAMILLO

(Andando da Pasquale e mettendosi ben di fronte) Io stevodintachilluposto pecch

pecch tenevo na bona raggione!... Ehm, stevo stevo pe nassicurazione

PASQUALE

S, ma cheste s ccose ca nun marriguardano! Sulamente sto murenno e sete. M

hanno ditto ca mavessero purtato quaccheccosa a vevere, ma credo ca se songhe

scurdate

CAMILLO

(Zelante) Oh, Sicuramente se sarranno distratte.M ncevaco io.

PASQUALE

Grazie. Tengo na sete propeto esaggerata!

CAMILLO

Faccio nu zumpo e torno! Corro!

PASQUALE

Grazie. (Ritorna nella camera di destra e chiude la porta alle sue spalle)

Appena uscito di scena, getta via la vestaglia e le ciabatte; con due colpi di pettine, correndo, aggiusta la sua pettina-tura; passando, mette il berretto che gli porgono, poi, facendo un giro dietro il vestibolo, lo si deve veder arrivare dal-la sinistra dellanticamera. Lattore deve comparire in scena appena pronto senza aspettare la fine del monologo di Camillo, che fatto solo per dare il tempo della trasformazione.

CAMILLOAh, ah! Menu male! E me credevo ca me faceva nu cazziatone!... Invece lha piglia-ta benissimo! Chi lavesse mai ditto? Io me penzavo ca teneva idee nu poco ristret-

te invece no, e ttene larghissime. (Si sente il rumore della porta dingresso che si apre e sirichiude e, dalla porta di fondo lasciata spalancata da Emilia, si scorge Vittorio che arriva e che sta rimettendo il suo mazo di chiavi in tasca. Camillo, vedendo Vittorio un attimo dopo aver visto entrare Pasquale nella camera, lancia un grido pazzo) Aaaaah!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 82


SCENA OTTAVA

(VITTORIO e detto, poi EMILIA)

VITTORIO

(Al grido di Camillo) Ch stato?

CAMILLO

(Spaventato, non sapendo pi dove battere il capo, indica successivamente col dito Vittorio e la porta

di destra in primo piano) Ah, Dio, Dio! Cc, cc!... E l, l!...

VITTORIO

Ma che sta succedenno?

CAMILLO

(Smarrito, urtando le sedie) Madonnina mia! Je addevento pazzo! Addevento pazzo!

VITTORIO

(Facendo qualche passo verso di lui) Jamme, Cam!

CAMILLO

Vade retro, Satana! Songo pazzo! Songo pazzo! (Scompare dalla porta di fondo destra)

VITTORIO

(Abbrutito da questa accoglienza) Oh cacchio! Chisto sta dannoenummere!... Ma che

nce sta dinta llaria ogge? Ecco, tale e quale comme dinta chillalbergo! N incu-

bo! N incubo! (Vedendo la sua giacca su di una sedia) Ma chesta a giacca mia... Chi l

ha purtata cc? Comunque, penzo ca llaggio tenuta pure assaje tiempo, sta livrea.

(Parlando, si toglie la giacca della livrea che posa sul tavolo, come il berretto, e indossa la sua giac-

ca)

CAMILLO

(Attraversando come un pazzo il vestibolo da destra a sinistra e aggrappandosi a Emilia che arriva in

senso inverso) Emilia! S pazzo! S pazzo! (E sparisce a sinistra continuando a gridare sono

pazzo!)

EMILIA

(Avanzando) Che tteneosignor Camillo?

VITTORIO

chello ca me stongo addimannanno purio, Emilia!

EMILIA

(Sentendosi chiamare col suo nome) Ah!Osignore marricunosce?

VITTORIO

Perch non vavesse ricunoscere?

EMILIA

(Prontamente) Ehm Nunssaccio, sign, nun o ssaccio

SCENA NONA

(CAMILLO, TERESA, RICCARDO, ARTURO, LUCIANA e detti)

CAMILLO

(Irrompe in scena proveniendo da sinistra, seguito da Teresa, Riccardo, Folliero e Luciana) Ve dico

ca s ddoje! S ddoje! Cca e ll! (Esce dalla porta di fondo per il vestibolo a destra)

TUTTI

Ma chha passato?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 83


TERESA

(Andando verso il marito) Simme nuje, caro venimmo pessap

VITTORIO

(Vedendo Teresa sobbalza) Tu? Tu cc? (Scorgendo Riccardo che avanza) E Riccardo sta cu

tte!?

TER. + RIC.

(Insieme) Comme?

VITTORIO

( saltato al collo di Riccardo e lo spinge cos, marciando su di lui e scuotendolo) Che stve fa-

cenno, tu? Che stiveve facenno tutte dduje quanno vaggio ncucciate dinta chillal-

bergo equivoco?

TUTTI

Oh!

TERESA

M accummenciamme nata vota!

RICCARDO

(Sempre nella stretta di Vittorio) Vitt, amico mio, te lavimmo spiegato ciente vote!

VITTORIO

(Sempre spingendolo e facendolo cos andare fino al fondo) Mavite spiegato che ccosa?... Oh,

basta! Ve crediteovero e me put cuff [Prendere in giro] ancora pe paricchiu tiem-

po?... Jatevenne!

TERESA

Tes, siente na cosa

VITTORIO

(Avanzando minaccioso verso tutti) Jatevenne!

LUCIANA

Ma, signor Cianciulli

VITTORIO

(A tutti) Aggio dittoca ve navite a j! Nun ve voglio ved cchi! (Misura a grandi passi

la scena, esasperato)

ARTURO

(Esortandoli a rientrare nella camera in fondo a sinistra) Aggiate pacienza, ascite a cc, jate-

venne, nun o facite ncojet, sta in piena crisi. Turnate quanno se sarr calmato.

TERESA

(Lasciandosi accompagnare fuori) Uff, cucchesta crisi! Me sto proprio scuccianno! (Esce

seguita da Luciana)

ARTURO

Su, su! (A Riccardo) Signor Tortora, vi prego

RICCARDO

(Andandosene dietro agli altri) Sicondo me tutto scemo! Cagna idea ogne dduje minute!

(Emilia esce dal fondo e chiude i due battenti della porta)

ARTURO

(Quando tutti sono usciti, andando verso Vittorio) E allora, amico mio, che cosa c?

VITTORIO

Ah, ve pozzo giur ca dinta llalbergo della Micia Innamorata m succieso tutto

chello ca puteva succedere!

ARTURO

Ma allora nce site stato?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 84


VITTORIO

(Pronto) Quanta peripezie, santIddio! Che incubo! Mazzateana parte!Mazzate a

chellata!... A padrona pazza!... Me mettono ncuollo na livrea e me nzerrano

dinta na cammera!... Me naggio fujuto pe coppa e titte!... E comme si nun abba-

stasse, o siciliano!

ARTURO

(A parte, smarrito) Chisto sta nguajato malamente!

EMILIA

(Portando un bicchiere pieno dacqua su un piatto) Ecco qua.

VITTORIO

(Vedendo Emilia si volta) Che d, Em?

EMILIA

(Avanzando verso Folliero) Niente, sign,oduttore mha ditto ca

ARTURO

(A Emilia che gli presenta il piatto) Grazie. (Prende il flacone del medicinale dalla sua borsa e ne

versa qualche goccia nel bicchiere durante le battute seguenti)

EMILIA

(Sottovoce al dottore) Site contento, eh?

ARTURO

Cc simme arrivate o delirio! O delirio!... Otto nove e diece.

VITTORIO

Nun ve sentite buono, dutt?

ARTURO

No, no, niente! (Gli si avvicina, agitando con la mano destra, piano e con un movimento in circolo

o col cucchiaino, il bicchiere che contiene le gocce per mescolare bene) Su, veviteve chesto.

VITTORIO

Io?

ARTURO

S! Doppo tutto chello chavite passato, ve farr arrepigli nu poco.

VITTORIO

Allora, nun rifiuto. Vaggio a cunfess ca o scatto e primma mha turbato nu po-

co. (Prende il bicchiere)

ARTURO

O ssapevo ca mavisseve ditto accuss. nu poco forte: facite unu surzo.

VITTORIO

(Noncurante) Oh! (Ne prende una buona sorsata, ma appena si sente il liquido in bocca, posa preci-

pitosamente il bicchiere sul tavolo e allontanando Folliero ed Emilia dal suo passaggio, si slancia

come un pazzo verso la finestra)

ARTURO

(Rincorrendolo) Nun niente. Vavevo avvisato. Agliuttite, agliuttite!

VITTORIO

(Ha aperto precipitosamente la finestra e ha sputato fuori tutto quello che aveva in bocca) Mamma

mia! Che schifezza!

EMI. + ART.

(Dispiaciuti) Oh, no!

VITTORIO

Che porcheria! (Si avvia verso la porta di destra)

ARTURO

(Che lo segue) Add jate?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 85


VITTORIO

A me sciacqu a vocca! Che ve credite, ca teneva nu bellu sapore? (Esce dalla porta a

destra. Suona il campanello)

SCENA DECIMA

(ADRIANA e detti, poi ANTONIETTA, indi VITTORIO)

EMILIA

Hanno sunato. (Esce dal fondo a sinistra)

ADRIANA

(Da dentro) Sta e casa cc osignor Cianciulli, pepiacere?

EMILIA

(Da dentro) Sissignora, abita cc, trasite.

ADRIANA

(Entra seguita da Emilia) Grazie. S venuta pepurtnoggetto c stato nu poco d

ammuina ogge dinta llalbergo mio, e avimmo stato truvato stoggettino e ncoppa

nce stanno scritte o nomme e lindirizzo do signor Cianciulli.

ARTURO

(Lo guarda) Ah, lastuccio dopalatoeCamillo

ANTONIETTA

(Compare dal corridoio a sinistra, affannata) Dott! Dott!Osignor Camillo, non saccio

che ttene, laggio truvato dinto bagno, tutto annuro, ca se faceva na doccia!

ADRIANA

Na doccia a chestora?!

ARTURO

Cose e pazze! (Si avvia verso il fondo; ad Antonietta) Add sta o bagno?

ANTONIETTA

(Indicando la destra del vestibolo) Sta cc, dott.

ADRIANNA

(Il suo sguardo cade sulla livrea e sul berretto che aveva posato Vittorio) Ma chella a livreae

Pasquale! (La prende) E chisto o berretto sujo!... Comm possibile ca sta rroba sta

cc?... (A Emilia che si avvicina) O cammarere mio stato cc?

EMILIA

O cammarere vuosto? No!

ADRIANA

E allora?

VITTORIO

(Arriva dalla porta in fondo a destra) Mamma mia e che schifezza! Che sapore orribile!

ADRIANA

(Vedendo Vittorio) Eh! Pasquale?!Pasc che nce faje lloco?! (Si slancia per acchiapparlo)

VITTORIO

(Spaventatissimo) Apazza!Apazza dintacasa mia! (Tenta di scappare evitando di farsi

acchiappare da Adriana; i due personaggi, cos, vanno e vengono al di l e al di qua del tavolo che li

separa)

ADRIANA

Animale! Pecch staje cc?

VITTORIO

Io? Nun o ssaccio!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 86


ADRIANA

M purtammo a livrea mia a spasso pe tutta Napole, eh?

VITTORIO

Ma qu livrea?

EMILIA

(Interponendosi) Ma sign chestate facenno?

ADRIANA

(A Emilia) Lievete a nanze e piede tu!

VITTORIO

Meglio ca me ne fujo (Esce di corsa dal fondo)

EMILIA

(Tornando alla carica) Ma il signor Cianciulli,o patrone mio! (Si sente la porta del vesti-

bolo sbattere violentemente)

ADRIANA

(Respingendo Emilia) Ma qu patrone?! ocammarere mio!...Ocunosco bbuono!

(Esce dal fondo correndo e portandosi via la livrea e il berretto di Pasquale)

EMILIA

(Correndole dietro e chiudendosi la porta alle spalle) Ma no!... Ma no!...

VITTORIO

(Si arrischia a far capolino dalla porta di sinistra; angosciatissimo) Se se ngghiuta? (Avan-

za verso il proscenio. Sospirando) Ah! Menu male! Se ngghiuta! (In questo momento si sente

un confuso rumore di voci provenienti dallanticamera)

SCENA UNDICESIMA

(EMILIA, ROSARIO e detto)

EMILIA

(Da dentro) Ma add jate!... Sign!...

ROSARIO

(Da dentro) Io traso, u capisti? Io traso!

VITTORIO

Che sta succedenno? (Sotto una spinta dallesterno, la porta di fondo si apre bruscamente)

ROSARIO

Ah! Iddu! (Emilia, rinunciando ad intromettersi, si ritira)

VITTORIO

(Accerchiato nel suo angolo) Ingrassia! (Fa per scappare)

ROSARIO

(Avanza su di lui e, con tono che non ammette repliche) Si fermasse!

VITTORIO

(Miserevolissimo) A A Amico mio

ROSARIO

(Fulminandolo con uno sguardo) Amici nun ne sugnu cchi, u capisti? Come un caprone

scappasti poco fa!... Ma io ti trovai. E ringrazia i sbirri ca marrestarono e al commis-

sariato mi portarono, altrimenti ti avrei insegnato che cos una lupara. Ma u com-

missionariu la lupara mi confisc e per liberarmi promettere mi ficia ca non la user

mai pi (Con un sospiro di rimpianto) E io lo promisi!

VITTORIO

(Rassicurato) Ah, s?... Bravo Bravo ucommissario!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 87


ROSARIO

E cos (Tirando fuori dalle tasche due pistoline) Due pistoline portai.

VITTORIO

(Facendo un salto indietro) Eh?

ROSARIO

(Rassicurandolo col gesto) No! Non vi spaventate! Due piccole pistoline sunnu! Ma io

non vi vogghiu ammazzari. Non potetti farlo al momento del, come si dicia, flagrante

adulterio

VITTORIO

(Sempre meno rassicurato) S, saggio capito!

ROSARIO

Si u facissi m un omicidio sarebbe, e io non vogghiu!

VITTORIO

(Avvicinandosi, un po pi rassicurato) Bravo! chello ca dico purio!

ROSARIO

Di queste due pistoline, una carica , lautra no.

VITTORIO

(Molto interessato) Bene, je vulessea primma.

ROSARIO

(Fa un ruggito che fa fare un balzo indietro a Vittorio. Si calma subito e prende un pezzo di gesso)

Un pezzo di gesso pigghiu e un cerchio subbra u cori di vossia faccio. (Disegna rapi-

damente un cerchio sul lato sinistro del petto di Vittorio)

VITTORIO

Ma che state facenno? (Cerca di cancellare il cerchio con la mano)

ROSARIO

(Disegnando anche sul proprio petto un cerchio pi piccolo) La stessa cosa pure a mia faccio.

(Ha posato il gesso e ha ripreso le sue pistole) Si pigghia la pistolina e ognuno la canna nel

cerchio dellaltro mette Pam! Pam!... Chi ha il proiettlie, chiddu mortu .

VITTORIO

Ah!... e chillato?

ROSARIO

(Fa un balzo e ruggisce in modo da far trasalire Vittorio. Calmissimo e cortese) Chistuu duello

de nui autri ! (Molto amabile, presentandogli dalla parte del calcio le due pistole, tenute in una

mano) Jamu!Na pistolina pigghia.

VITTORIO

Comme?

ROSARIO

(Insiste pi imperioso) Ti dissi ca na pistoilina devi pigghiari.

VITTORIO

Ve ringrazio assaje assaje, ma nun piglio niente fuori pasto.

ROSARIO

(Feroce) Pigghia a pistolina ti dissi!Altrimenti lassassinio debbo fare!

VITTORIO

(Vedendo che laltro non scherza) Ma allora nun stiveve pazzianno? Ah, Madonna mia

bella!... Aiutame!... Aiutame!... (Se la batte verso la porta di fondo ed esce)

ROSARIO

(Si precipita ad inseguirlo) Cianciulli!... Non te lo chiedo, te lo ordino!... Io vogghiu!...

(Esce)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 88


VITTORIO

(D.d. dalla quinta di sinistra) Aiuto! Aiuto! (Affannato, ricompare dalla porta di sinistra, attraver-

sa la scena come una freccia e si precipita nella camera a destra in primo piano. Appena entrato lo si

sente gridare fortissimo) Aaaah! (Subito ricompare ancora pi spaventato) Ah! Io!... Io! Io

stongo cuccato a ll, dinto lietto mio! Sta casa stregata! stregata! (Esce dal fondo

chiudendosi la porta alle spalle nello stesso momento in cui compare Rosario dalla porta di sinistra)

ROSARIO

Dov u fitusu? (Lo vede e si lancia verso la porta dalla quale Vittorio scappato) Un momento

aspetta! (La porta chiusa col chiavistello e la scuote invano.In questo momento il direttore di

scena si sostituir a Vittorio gridando aiuto. Dopo si diriger verso la porta di fondo destra, che

chiusa; la scuote, poi, correndo grida verso la porta di sinistra che sar ugualmente chiusa per re-

sistere a Rosario. Durante questo gioco di scena fatto per trarre in inganno il pubblico, che creder

Vittorio allestrema sinistra, lattore avr indossato prontamente la vestaglia e si sar messo la

sciarpa di Pasquale, pronto cos ad entrare dalla parte indicata. Seguendo la voce, Rosario si preci-

pita verso la porta di secondo piano a sinistra, che trova chiusa come laltra) Apri! Vuoi apriri?

VITTORIO

(Fuori scena da destra a sinistra) Aiuto!... Aiuto!...

ROSARIO

(Correndo alla porta di fondo a sinistra che trova chiusa) Apri, fitusu, apri! (Scuote invano la

porta)

SCENA DODICESIMA

(PASQUALE e detto, poi RICCARDO, indi TERESA, infine LUCIANA)

PASQUALE

(Esce da destra in primo piano, avvolto nella vestaglia e ancora semiaddormentato) Dinta sta ca-

sa nun se po propeto durm!

ROSARIO

(Alla vista di Pasquale, lascia immediatamente la porta e si slancia su di lui tenendo sempre in mano

le sue pistole) Ah, qua sei, fituso!... Su,pigghiaa pistolina!

PASQUALE

(Con un balzo) Madonna!O siciliano!

ROSARIO

(Avanzando verso di lui) Ammazzari ti debbo!

PASQUALE

(Battendosela lungo la parete fino sul fondo) Ma che state dicenno?... Ah, mamma mia!

Mamma mia! (Arriva cos alla finestra e, non trovando altra via di salvezza, salta nel vuoto)

ROSARIO

(Arrivato alla finestra nel momento in cui laltro la scavalca, non pu reprimere un moto di racca-

priccio) Ah, povereddu! Si ammazzer! (Guarda) No!... vivo ancora ! Ah!... ammazza-

re io lo debbo!... (Queste due esclamazioni devono contrapporsi con immediatezza, senza transi-

zione; poi Rosario si sposta) Oh, s, ammazzare lo debbo! (Si passa due dita al colletto, come

chi si sente salire il sangue alla testa) Minchia che sete che ho! (Scorge sul tavolo il bicchiere


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 89


lasciato quasi pieno da Vittorio) Ah! (Si precipita verso il bicchiere e se lo porta avidamente alle

labbra; appena ha preso la prima sorsata, posa il bicchiere sul tavolo, poi, non sapendo dove rispu-

tarla, si precipita verso la finestra e sputa fuori tutto quanto con disgusto) Minchia che schifo!

(Come se si appellasse al Cielo) Che cosa sto sentendo?...U prufumo della littera!...U

prufumu della mugghiera mia!... (Prende uno dei fogli, esattamente quello lasciato da Luciana

al primo atto) Ah, la carta! La carta la stessa !... Ah, e la scrittura, la scrittura di mi

mugghieri! (Leggendo) Signore, io vi ho visto laltra sera al San Carlo. Per! Chista

la copia della lettera al marito che nella mia tasca sta adesso. (Parlando ha tirato fuori

di tasca laltra lettera e la confronta) Pecch? Pecch cc, dintro a lu scrittoio della signora

Cianciulli?... Oh, sapere lo debbo! Sapere lo debbo! (Si precipita verso la porta di fondo a

sinistra e vi batte sopra furiosamente con i pugni) Aprite! Aprite!

RICCARDO

(Comparendo sulla soglia) Neh, ma che d?

ROSARIO

(Gli salta al collo e, dopo averlo fatto piroettare intorno a lui) Ah! Tortora! Voi subito me dici-

ti

ROSARIO

Mamma mia! O siciliano!

ROSARIO

Chista lettera

RICCARDO

Ma lassateme, porca miseria!

TERESA

(Compare dal fondo a sinistra e avanza) Che sta succedenno?

OSARIO

(Abbandona Riccardo dandogli una spinta che gli fa perdere lequilibrio e marcia diritto su Teresa)

Voi! Chista lettera che nelle vostre carte trovai.

TERESA

(Riconosce la lettera; trasale leggermente) Ma comme, ve mettite a guard pure dinte

ccartte meje m?

ROSARIO

Non questo u busillis!... (Con ira contenuta) Pecch?... Pecchi la scrittura d mi mug-

ghieri? Allora idda scrive i littiri damuri dintro a la casa vostra?

TERESA

Dinta casa mia, appunto! Chesto vavesse abbast a pruv linnocenza da muglie-

ra vosta. Ve garantisco ca chist atteggiamento ca tenite non tene nisciuno motivo.

ROSARIO

Come?

TERESA

Si tra a mugliera vosta maritemo nce stesse quaccheccosa, o scrittoio certamente

nun fosse

RICCARDO

(Completando il pensiero di Teresa) oposto cchi llogico.


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 90


ROSARIO

Ma allora che che

TERESA

Eh, che, che! (Vede entrare Luciana) Guardate, nce sta a mugliera vosta: Addimanda-

tacello a essa stesssa.

ROSARIO

(Correndo da Luciana) Ah, Lucianedda tu mi dici

LUCIANA

(Accennando a voler scappare) Maritemo!

ROSARIO

(La ferma afferrandola a un polso e la fa avanzare, parlando) No, ti supplico, resta!... Con una

parola una sola, tranquillizzare me fai!... Chista lettera Chista lettera

LUCIANA

(Stupita, riconoscendo la lettera fra le mani del marito) Eh, ma comme?

ROSARIA

Io la trovai!... Pecch?... Pecch?

TERESA

Coraggio, Luci, dance a chiave e stu rebus accuss sacquieta nu poco.

LUCIANA

E va bbuono! (A suo marito) Ma nun h capito o riesto e niente? (A Teresa, indicando suo

marito) Quant fesso! (A Rosario) Teresapenzava ca o marito lle metteva e ccorne.

ROSARIO

(Brusco) Vero ?

LUCIANA

E allora, pe pruv stu fatto, nce dette n appuntamento galante.

ROSARIO

(Bollendo di impazienza) Per la carta la carta

LUCIANA

(Andando in collera a sua volta) Eh,a carta a carta!E nu mumento, che cacchio! (Ri-

diventa subito calma e, mettendo i puntini sulle i) Sia lettera lavessse scrittaessa,o marito

avesse ricanusciuto a scrittura.

ROSARIO

(Con un barlume di speranza negli occhi per quella verit che vede nascere) E allora?!

LUCIANA

E accuss mha addimannato si a putevo scrivere io.

ROSARIO

(Non potendo credere alle proprie orecchie) No! Vero ? (A Teresa) Vero ?

TERESA

(Stupita per questa domanda in una lingua che non conosce) Cosa?

ROSARIO

Vero chiddu ca me dicia?

TERESA

Tutto chello ca ve sta dicenno a verit!

ROSARIO

Ah, Santa Rosalia beddissima! Quando penso che nella testa tante strane idee mi fa-

cevo! (A Luciana) Ah, che fesso!... Fesso sono! (A Roiccardo, dandosi a mo di pentimento un

pugno sul petto ad ogni fissu) Ah,nu fissusugno!Nu fissu!̒Nu fissu!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 91


RICCARDO

(Lo scimmiotta dandosi anche lui dei colpi sul petto) Ma chello cace stammo sfurzanno e

ve dicere!

ROSARIO

(Che ha gi smesso di ascoltarlo, a Luciana, con slancio e inginocchiandosi) Lucianedda! Picci-

ridda mia perdonami!

LUCIANA

S perdunato, per nun o ff maje cchi.

ROSARIO

(Andando con lei verso il divano) Ah, picciridda mia! Ti amo! (Si siedono, la mano nella mano)

SCENA TREDICESIMA

(ARTURO, CAMILLO, VITTORIO e detti)

ARTURO

(Si apre la porta di fondo destra ed entrano insieme a Camillo e a Vittorio; questa scena deve essere

rapidissima. Arturo seguito da Camillo) Guagli, raggiunate

CAMILLO

(In accappatoio da bagno) Ve ripeto calaggio vistodinto stesso mumento a ll e a

ll! (Indica lanticamera e la camera in primo piano a destra)

VITTORIO

E io maggio truvato faccia a faccia cu me stesso, dinta sta cammera e cuccato din-

to lietto mio!

ROSARIO

(Sempre seduto) Che? Che?

VITTORIO

(Alla vista di Rosario gira su se stesso per battersela) Ingrassia!... Sta ancora cc!

ROSARIO

(Fermandolo con un gesto) Su, su, non vi scantati! Calmo sono, pecch m sacciu chi

scrisse sta littira la fimmina del teatro, non era la mugghiera mia, ma la vostra.

VITTORIO

(A Teresa) Comme?... Tu?...

TERESA

Ma si te lavimmo ditto na quarantina e vote!

VITTORIO

A me?

RICCARDO

Ma s, ogne vota che ce simmo vasate! Po, avimmo avuto accummenci nata vota

tutte cose daccapo. (Va a raggiungere Teresa)

VITTORIO

Che sta dicenno?

ROSARIO

E pensare che per questa cosa, io dalla finestra vi ho fatto buttare!

TUTTI

A coppa a fenesta?

ROSARIO

Ah, che emozione fu!


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 92


VITTORIO

Vuje mavite fatto zump a me a coppa a fenesta?

ROSARIO

Naturalmente! Io vi feci Voi da l uscivate (Indica la camera di destra in primo piano)

e, hop, un salto faceste!

VITTORIO

Ci siamo! Ci siamo! Purisso!... Stammo tutte quante in balia da stessa allucinazio-

ne!... Chello che vuje avite visto zump a coppa a fenesta, e che massumigliava,

chillo che aggio visto io dinto lietto mio!

CAMILLO

E ca io aggio visto a ll e a ll!

VITTORIO

Io nun aggio maje zumpato a coppa a nisciuna fenesta!

ROSARIO

Che diciti?

SCENA QUATTORDICESIMA

(ADRIANA e detti)

ADRIANA

(Entra con la vestaglia di Pasquale sotto il braccio) Scusate tanto, signore e signori

VITTORIO

A pazza! (Spaventato, si precipita sotto il tavolo pi vicino)

ART. E CAM.

Adriana!

TERESA

A patrona da Micia Innamorata!

RICCARDO

A patrona do Pussycat In Love Hotel! (Queste ultime tre battute vanno dette contempora-

neamente)

ADRIANA

Scusate assaje, ma poco fa, passando pa strada, pe ppoco nun m arrivato ncapa

o cammarere mio, ca steva zumpanno, per mutive ca nun aggio capito, a coppa a

chella finestra

TUTTI

Eh?

RIC. + CAM. + ROS. Era o cammarere!

ADRIANA

E se ne fujeva cu chistindumento addosso! (Mostra la vestaglia)

TERESA

(Che intanto si fatta avanti per vedere) Ma a vestaglia e maritemo! (Credendo di trovare

Vittorio) a tojachesta Beh? Eadd ghiuto? (Chiamando) Vittorio!... Vittorio!...

(Va verso il fondo ed apre la porta di fondo destra per lanciare il suo ultimo appello) Vitt!...

TUTTI

Vitt! (Teresa va a guardare dalla porta in fondo a destra, Riccardo da quella in primo piano a de-

stra)


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 93


ADRIANA

(Scorgendo Vittorio rannicchiato a quattro zampe sotto il tavolo) Ah! Pasquale!Nata vota Pa-

squale! (Va a prenderlo per il colletto e lo tira fuori dal suo nascondiglio)

TUTTI

Pasquale?

VITTORIO

(Uscendo da sotto il tavolo tirato da Adriana) No nun songo Pascale!

ADRIANA

(Facendolo piroettare intorno a se stesso) Ah, Bestia! Animale!

TERESA

(Interponendosi) Neh sign!...Chist maritemo!

ADRIANA

(Indietreggiando sbalordita) Cosa?

VITTORIO

Ma s! nidea fissa a vosta, o ssapite? (Agli altri) Ogni vota ca ce ncuntrammo,

me regne a mazzate!

ADRIANA

O signore o marito vuosto?

TERESA

O signor Cianciulli, proprio accuss!

ADRIANA

Ma nun possibile!... Isso o marito vuosto? Ma o ritratto spiccicato e Pa-

squale, o cammarere mio

TUTTI

Pasquale?!

ADRIANA

S, chillo ca poco fa s ghittato da fenesta!

VITTORIO

M aggio capito tutte cose! Lommo chaggio visto poco fa dinto lietto mio e ch

aggio che scagnato pe me medesimo era Pasquale!

TUTTI

Pasquale?!

TERESA

E allora er chillo ca avimmo visto dinta llalbergo ca butteglia mmano!

RICCARDO

Chillo ca ce simme vasate!

TUTTI

(Bene insieme) Era Pasquale!

VITTORIO

Pasquale, Pasquale, sempe stu Pasquale! Ah, mannaggia, me dispiace ca se n

gghiuto accuss ampressa Me foss piaciuto e ved a vicino o sosia mio.

ADRIANA

Ma nun ce v niente, sign: venite nu juorno alla Micia Innamorata!

VITTORIO

Io alla Micia Innamorata?! Ah, no, no, nce songo stato pure troppo tiempo!

TERESA

(Con perfidia) Nemmanco pe lluocchie belle da scunusciuta dotriatro?

VITTORIO

Doppo ca mh tiso chella trappola pericolosa tiene o curaggio e me cuffi?


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 94


TERESA

Perduoneme, Vitt, aggio sbagliato ma che vvu? Tenevo quacche dubbio ncoppa

a fedelt toja!

VITTORIO

E pecch?

TERESA

Beh, pecch pecch (Gli parla allorecchio)

VITTORIO

Noo! Pe cchesta fesseria?

TERESA

E gi, propeto pe cchesta fesseria!

VITTORIO

Oh, beh

TERESA

na fesseria, tiene raggione, ma bastata a me mettere nu pollice dinta recchia

nu tarlo nu pollice asfissiante ca nun d pace

VITTORIO

Sulamente nu pollice?... (Come accettando una sfida) E vabbu v dicere che stasera,

a letto stu strano pollice scucciante, asfissiante, ca nun d pace llaccedimmo

nzieme! [Lo uccidiamo insieme]

Sipario

FINE DEL TERZO ATTO

FINE


NU STRANO POLLICE DINTA RECCHIA (Pasquale Calvino Paolo Di Perna)Pag. 95