LALBA
DEL TERZO MILLENNIO
di
Pietro de Silva
Buio. Apertura sipario. Vento, abbaiare di cani, cicale. Tramonto.
Personaggi:
VINAIO:
MAESTRO:
VOCE FUORI CAMPO (tono solenne) Venerd 15 aprile. Anno 2001. Localit Monte
Soratte. Nel giorno della passione di Cristo, viene organizzata dal Comune di
Viterbo una sacra rappresentazione. In cima al monte vengono issate tre croci,
sulle due laterali, nel ruolo dei ladroni, vengono appesi due invidivui: un
rozzo vinaio: di Caprarola ed un maestro: elementare di Ispica, in provincia di
Ragusa. Entrambi vengono rassicurati che di li a poco verranno tutti gli altri
personaggi, con il Sindaco in testa nel ruolo del flagellatore di Nostro
Signore.
Ore sette di sera... i due stanno ancora aspettando...
VINAIO: Cristo... incomincia a fa fresco... mi sono dimenticato il golfino a
casa... quanto sar che stiamo qua sopra?
MAESTRO: A giudicare dal sole... un sei, sette ore!
VINAIO: (pausa) Se lo sapevo mi sarei portato un po di vino... come ti
chiami?!
MAESTRO: Cortesemente, mica per altro... non ci conosciamo... se volesse darmi
del lei, mi farebbe un piacere!
VINAIO: Cristo... la Madonna... sono sette ore che siamo qua sopra... tanto per
scambiare due parole!
MAESTRO: Nessuno le vieta di parlare con me, per preferirei tenere un attimino
le distanze!
VINAIO: E che caspita, ci sta una croce di mezzo... pi distanti di cos...
MAESTRO: Ma lei si esprime sempre con questo linguaggio vernacolare?
VINAIO: Vernacolare!?
MAESTRO: Cristo/La Madonna... Che caspita... Non per altro, anche per un certo
riguardo alla situazione... eviti questo linguaggio da trivio!
VINAIO: (pausa, fra s) Io questo mica lo capisco, siamo qua appesi come due
sopressate e fa tanto il difficile! (a lui) Senta... signore...
MAESTRO: (alludendo alla croce di mezzo) Di Signore ce ne uno solo e deve
ancora arrivare...
VINAIO: Buon uomo...
MAESTRO: Buon uomo, cosa?! (risentito) Marco.. Marco Fusa... Maestro: Marco
Fusa!
VINAIO: Fusa... (incredulo)
MAESTRO: Fusa! Maestro: Fusa!
VINAIO: Maestro:... Maestro:, un po come...
MAESTRO: Maestro: e basta... Maestro:!
VINAIO: (fra s) Oddio, qua non si pu parlare! (e lui) Intendevo Maestro: come
artista... capocantiere... piastrellista!
MAESTRO: Maestro:!!! (urlato e mortificato)
VINAIO: Maestro: cosaaa! (urlato)
MAESTRO: Elementare! Cristo! Elementare!
VINAIO: E che sar mai... Maestro: elementare! C da vergognarsi? un
mestiere come un altro... insomma!
MAESTRO: Insomma, cosa?
VINAIO: No, cos commentavo! (pausa) Senta Sor Fusa!
MAESTRO: Sor cosa?
VINAIO: Sor Fusa... da noi a Viterbo si usa Sor. Sor Fusa!
MAESTRO: Non lo consento, volgarissimo. Sor!!!
VINAIO: Io lo trovo fine!
MAESTRO: di una volgarit eccezionale... Sor Fusa!... Ser Fusa, gi sarebbe
meglio, comunque se mi chiamasse Maestro: riusciremmo a sanare la situazione
imbarazzante...
VINAIO: Quante difficolt... p fa una domanda . vuole mezza giornata! E poi
Maestro: scusi... io sar ignorante... Se non sbaglio nella Bibbia chiamavano
Nostro Signore Maestro: e fra lui e lei, non vorrei insistere... ma ce ne
corre!
MAESTRO: II termine biblico Maestro:, Magi ster ha una diversa accezione
per come lo intendo io. un appellativo completamente diverso sta per: faro.
luce, guida. Lui era Maestro:... Io sono Maestro:!
VINAIO: Senti, metteteve daccordo, poi mi fate. sapere...
(Belare di pecore in avvicinamento, campanellini, muggire di armenti).
MAESTRO: Muto, muto che c un cristiano che una specie di pastore che viene
da questa parte!
VINAIO: Fermalo, fermalo, chiamalo, chiamalo!
MAESTRO: Senta! Rustico, villico, pecoraio, uomo di pecora...
VINAIO: (fischia alla pecorara) oooo, fermete! Va dritto come un fuso...
MAESTRO: Pecorante!
VINAIO: Non urla troppo gli spaventi i cani!
MAESTRO: Che mimporta a me dei cani... Non gli aizza cani! (concitato) Porta
pecore! Sa niente della processione...
VINAIO: Ci hanno dimenticati, abbandonati in croce...
MAESTRO: Ancora non venuto nessuno...
VINAIO: Avverti a valle de venirci a pij...
MAESTRO: Ci da una mano a scendere... aspita ce guarda strano!
VINAIO: chiaro t mai capitato dincontr p campi un crocefisso che ti
chiede ninformazione!
MAESTRO: Ci senti, sturate le recchie, so sette ore che stiamo qua sopra!
VINAIO: Quanto gliene p frega a quello di quanto tempo stai qua sopra!
MAESTRO: Ma quello ci guarda come fossimo due cocozze, non da segni di
vita!
VINAIO: Ma quello manco t conosce, se spaventa e gli spaventi i cani!
MAESTRO: La vuoi finire co sti cani!
VINAIO: Perdi un altro p de tempo, quello se ne va...
MAESTRO: Fermete, fermete guarda da sta parte, che cazzo sembra che le pecore
stanno a porta al pascolo lui...
VINAIO: Scivola de Iato come n stronzo, appizza le recchie, stamo da sta
parte...
MAESTRO: Se non ci tirasse na petra fossi cosa di spaccarci i corna!
VINAIO: Eccolo l, se ne andato, era meglio che t stavi zitto!
MAESTRO: E che colpa mia?...
VINAIO: Che venerd?
MAESTRO: Certo...
VINAIO: Porca miseria!
MAESTRO: Porca miseria, cosa?!
VINAIO: Ha ragione, c la finalissima Viterbese-Pistoia! La danno anche su RAI
tre in diretta... Non verr nessuno! Dio, Dio, Dio questi non vengono pi...
siamo rovinati!! ! !
MAESTRO: Pecorante! Pecorante! Uomo da Pecoraaaa! Tiraci gi!
Pecoranteee!
Voce FUORI CAMPO -(molto lontano) Me spaventi i cani! Non url o taizzo cani!
(ad libitum)
MAESTRO: Oddio! Oddio! Mia moglie, chi avverte mia moglie! Franca! Dio mio
Franca!
VINAIO: Francaaaaaaaaaaaaaaaa!
MAESTRO: Cosa urli, idiota! Sta in Sicilia!
VINAIO: (mortificato) Pensavo abitasse da queste parti!... Che facciamo...?
MAESTRO: Che vuoi fare? Cosa vuoi fare troveranno le ossa i cani!
VOCE FUORI CAMPO (lontanissimo) Lascia in pace i cani!
VINAIO: Che ore saranno?
MAESTRO: Ormai saranno le otto... Dio, Dio, Dio che tragedia!
VINAIO: Non vorr fare sta lagna tutta la notte! Ormai siamo qua, bisogna
trovare un sistema per scendere, io sto stretto come una salama, lei come sta
messo...?
MAESTRO: Peggio di t!
VINAIO: Senta a me sto fatto che io debba darle del lei e lei a me del tu, non
mi sta bene proprio per niente, guarda un po!
MAESTRO: Forza, ti concedo di darmi del tu, basta che ti stai zitto che debbo
pensare!
VINAIO: Concede... lui, concede!...
MAESTRO: Ssssssssss! (Ululato).
MAESTRO: Che era?
VINAIO: Hai spaventato i cani!
MAESTRO: Proviamo ad urlare insieme,
Aiuto, Al Tre! Uno, Due, Tre...
INSIEME Aiutooooooooooo! (Ululato).
VINAIO: Stiamo calmi, non c che da aspettare! Qualcuno passer!
MAESTRO: Speriamo che il pecorante vada ad avvertire qualcuno a valle!
VINAIO: Non credo era troppo preso dai cani!
MAESTRO: Ho paura!
VINAIO: Paura di che? Una volta vista la partita, qualcuno passa di sicuro e ci
tira gi!
MAESTRO: Non che la rimandano a domani? Tutta la notte qua sopra!
VINAIO: Non pu essere, il Sindaco uno preciso, se fa una cosa la fa bene.
Dove mai s vista una Via Crucis il Sabato Santo, laltranno lhanno fatta di
venerd ed andato tutto bene! Per me era meno dura facevo un Re Magio!
MAESTRO: Re Magio!?
VINAIO: S, portavo la mirra, lincenso e loro... che poi insomma era la carta
da pacchi... ma avevo fatto un bei lavoro, con dei mattoni dentro sembrava oro!
Anche se vero che non tutto oro quel che luce, lei minsegna!
MAESTRO: I Re Magi! Ma mica Natale!
VINAIO: S, lo so! Non sono scemo fino a questo punto! solo che avevo bevuto
un po troppo vino, p scherz con mio cognato mero messo un tappeto sulle
spalle e una corona fatta col cartoncino Bristol. Quello mha detto vai l, fai
la tua figura. Io non che ci ho pensato due volte. Certo arrivato qua sopra
mhanno guardato un po male... sono arrivato a cavallo de un somaro, pensavo
di sdrammatizz la situazione... Purtroppo il momento non era il pi adatto, mi
.sono avvicinato alla croce e ho detto: questi doni sono per Ges Bambino.
Tutti mhanno guardato storto. Quello che faceva un antico romano ha dato una
cinghiata alle gambe del somaro e il ciuccio m partito a razzo fino a valle.
II giorno dopo mi so scusato col Sindaco, gli ho detto che avevo la pressione
alta e che sragionavo. Forse proprio per questo che mha messo in croce, ma
tu lo sai meglio di me come vanno le cose in paese, quando t danno una parte,
non che ti puoi mettere a fa storie Questi se la legano al dito, se rifiuti,
lanno successivo nessuno ti guarda pi in faccia, nessuno vuole giocare a
bocce co t, incominciano a parlare male alle spalle, insomma ti rendono la
vita amara. Io qua ci campo co sta gente, non so lei, ma io ci sto gomito a
gomito tutti i giorni, e chi li sopporta gli sguardi cattivi del gommista, del
carrozziere, del ferramenta... chi li sopporta gli sguardi del ferramenta?
MAESTRO: ... Mah! (non capisce)
VINAIO: No, sto a f una domanda. Chi li sopporta gli sguardi del
ferramenta!
MAESTRO: Non lo so!
VINAIO: Non Io so, cosa!
MAESTRO: Non so di che stia parlando...
VINAIO: No, lei evasivo, uno fa una domanda, lei tenuto a rispondere.
Domandare lecito rispondere cortesia... sia cortese, risponda.
MAESTRO: Ma che vuole che me ne freghi a me del gommista e del parrucchiere
...
VINAIO: Ferramenta, non parrucchiere!
MAESTRO: Senta, io ci ho gi tanti problemi per la testa, lei se ne viene pure
col ferramenta!
VINAIO: Sei proprio scorbutico, era per aprire un discorso, perch ti credi che
io non ci ho i miei problemi, sai quante partite di Cesanese del Piglio mi
stanno andando a male adesso in cantina? Sai quanto Cesanese rimasto
invenduto? Lo sai che ogni ora che passa, specialmente adesso sotto Pasqua,
sono decine e decine di bottiglie che restano invendute! Lo sai tu che il
Cesanese pi di tanto non lo puoi tenere in cantina che poi ti va a male? Me le
pigli tu le casse de Cesanese? La senti tu mia moglie che mi fa una testa cos
che il vino rimasto invenduto? Glielo spieghi tu la fine che ha fatto il
Cesanese? Lo sai che questo il momento dellanno che il Cesanese va alla
grande e poi mi cala il venduto fino allautunno? Lo sai che non c il
ristorno sul Cesanese? I clienti che vengono gi in paese e non mi trovano t
credi che pi di tanto mi cercano? Poi linsegui tu co le bottiglie di Cesanese
p convincelli a compralle a basso prezzo? Tu hai idea di quanto me fa soffr
il Cesanese? Pi di un figlio, pi di un fratello!
MAESTRO: Bastaaaaa!
VINAIO: Eh, no! Allora non mi fa storie sugli sguardi del ferramenta, se ti
dico che mi guarda strano, lodico perch cos!
MAESTRO: Senta, ma lei che vuole da me!
VINAIO: Niente, lei fa tante domande, parla tanto, in qualche maniera mi dovr
pure difendere...
MAESTRO: Fa proprio freddo!
VINAIO: Batti le mani!
MAESTRO: Come faccio?
VINAIO: Fai cos co le mani! (le stringe a pugno di continuo}
MAESTRO: B gi una cosa...
VINAIO: I piedi, scalpita i piedi, ti riscaldi!
MAESTRO: Insomma!
VINAIO: Quanto sei complicato, figlio caro! Che te pensi che fanno le croci con
la stufa sotto i piedi!
MAESTRO: Franca! (a mezza voce singhiozzando)
VINAIO: Non ce pensa... tanto lei mica t pensa!
MAESTRO: Ma come si permette!
VINAIO: No, volevo dire, sua moglie a questora ci avr da fare...
MAESTRO: Cosa?
VINAIO: Non Io so... qualcosa...
MAESTRO: Ma lei cosa ne sa?
VINAIO: unipotesi... magari sta guardando la televisione, ci ha
qualcosaltro per la testa, meglio cos, almeno non si preoccupa... MAESTRO:
Franca, Franca...
VINAIO: Oddio!
MAESTRO: Lho conosciuta a Ispica, vicino a Ragusa, dove sono nato...
VINAIO: Io dormo, eh?...
MAESTRO: Avr avuto venti? Venticinque?
VINAIO: Abbonda...
MAESTRO: Trentanni, quando ci siamo conosciuti...
VINAIO: Basta che parli piano.
MAESTRO: Franca! (sognante) Quanto tempo! Eravamo due bambini, stupidi,
incoscienti...
VINAIO: Continua cos, ogni tanto fiata, che mi concilia il sonno!
MAESTRO: La incontrai mentre passeggiava per il paese trasognata, malinconica
con Io sguardo perso nel vuoto. Avvicinandola, dopo averla osservata a lungo
ebbi come un sussulto, e con esitazione piantai una scusa qualsiasi per dirle
due parole. Fu solo un accenno, nonostante io paressi pi disinvolto, dentro
maturavo un disagio incontenibile. Certo lei non faceva granch per mettermi a
mio agio, i discorsi cadevano, ad ogni mia domanda sillabava un s, o un no,
brevi cenni del capo, grappoli di risposte, stentate, vaghe. Forse era questo
che mi attraeva terribilmente di Franca, questo suo porsi e ritrarsi, questa
disponibilit e questa ritrosia eternamente in bilico. Il paese, la gente,
tutto ci stava stretto eppure eravamo impossibilitati ad uscirne. Noi lo
vedevamo il varco, ma oltrepassarlo non era poi cos facile, era l a portata
di mano bastava che solo uno dei due lo volesse e ne saremmo usciti fuori
liberi e fieri come due puledri...
VINAIO: (ad occhi chiusi e a mezza bocca) B, m due puledri!...
MAESTRO: Quando ci decidemmo, era troppo tardi, non pi giovani per avere
quellentusiasmo a cominciare una nuova vita altrove, e neanche abbastanza
vecchi da dichiararsi sconfitti di fronte alla vita. Io maestro: elementare con
una paga da fame, appena sufficiente a garantirmi il minimo necessario e lei
che lavorava presso lo studio di un avvocato come segretaria. Non cera di che
stare allegri. Ma quello che pi mi indisponeva era quella sorta di mutazione
che si impadroniva del suo viso col tempo che passava. Una bellezza che
sfioriva, come un viso visto attraverso un vetro appannato. Lei lo sapeva ma io
fingevo che ci non accadesse. E quanto mi detestavo allora, perch non
dichiararle allora che non mi piaceva pi come una volta? Quel riserbo ipocrita
mi macerava, lamavo, lamavo come sempre, ma era un bene diverso, quellamore
che si manifesta verso le persone che con t hanno condiviso una vita, quella
certezza che diventa consuetudine, routine, sicurezza. Quante volte, Dio quante
volte, mentre facevo lamore con lei pensavo ad altre e al contempo sapevo che
un amore grande come quello che nutrivo per lei, forse non lavrei mai trovato.
Lei sentiva tutto questo, mi interrogava con lo sguardo, mi scrutava nellanimo,
e questo furto dei miei sentimenti mi faceva stare male. Non potevo fare e a
meno di lei e nello stesso tempo vedermi scorrere il tempo davanti agli occhi
senza alcun appagamento mi macerava, mi consumava. Poi venne il giorno in cui
timidamente accenn di desiderare un figlio. Io stupidamente frustrato dal mio
lavoro, tutto desideravo fuorch un figlio. Non credo che andai tanto per il
sottile per farle capire che ad un figlio non ci pensavo proprio, ma lei
ostinata continuava ad angosciarmi. Il mio fu uno stillicidio peggiore del suo,
non perdevo occasione per farle capire quanto fosse lontano da me il proposito
di averne uno. Divenni efferato, cattivo a volte. Ci fronteggiavamo come due
muri, nessuno dei due voleva cedere. Quando si rese conto quanto fossi risoluto
e irremovibile ebbe un cambiamento improvviso, persino i figli degli altri
detestava. Non mi veniva a trovare pi alla scuola dove insegnavo pur di non
incontrare con lo sguardo quelli che per lei erano diventati mocciosi ed
estranei. Limpossibilit di ottenerne uno dalluomo che amava la indusse a
convincersi del contrario... pur di non soffrire.
Che stronzo che sono stato! Non meritava tutto questo!
Io che fino ad allora vivevo di scrupoli, con lei non ne ebbi alcuno e la
lasciavo appassire perch troppo preso dalla mia insanabile e forse chiss,
giusta voglia di cambiare rotta.
Divenni insofferente in tutto, persino a scuola, pensavo continuamente a come
rabberciare questo rapporto che giorno per giorno sotto i nostri occhi si
sfibrava e languiva. Ricordo ancora un bambino che allora di ricreazione mi
tirava per la giacca per sapere se esiste il silenzio assoluto, e gli risposi
scrollandomelo di dosso: Che cazzo vuoi ne sappia io, se esiste il silenzio
assoluto.
VINAIO: {russa).
MAESTRO: (fischietta e schiocca sulla lingua per farlo smettere).
VINAIO: Eh?!
MAESTRO: Pu russare pi piano, per cortesia?
VINAIO: Perch russavo?
MAESTRO: Eh, no!
VINAIO: Mi scusi ma a una certa ora, io non connetto pi, da stamattina alle
cinque che sto in piedi, dalle 14 che sto in croce... Diceva di Franca? So
rimasto che la inseguiva per il paese...
MAESTRO: S, va b!... Oh!
VINAIO: Che c?
MAESTRO: Ha visto pure lei?
VINAIO: Cosa?
MAESTRO: L in cielo!
VINAIO: No, dove?
MAESTRO: Va b ormai passata!
VINAIO: Che era?
MAESTRO: Una stella cadente...
VINAIO: Curioso sto fatto, non cadono il 10 agosto la Notte di San Lorenzo?
MAESTRO: No, quella notte si vedono meglio, perch la posizione della terra
pi propizia, ma anche in altri periodi dellanno se si fortunati, con il
cielo limpido si possono vedere!
VINAIO: Ha fatto un desiderio?
MAESTRO: Ah, gi! (chiude gli occhi) Fatto!
VINAIO: (come sopra) Anchio!
MAESTRO: Ora non lo deve dire!
VINAIO: No, lo voglio dire!
MAESTRO: Noooo, se no non si avvera!
VINAIO: Non ce la faccio, troppo bello!
MAESTRO: Nooo!
VINAIO: Oh, senti potr fare come cazzo mi pare?!... Senti, stavo pensando che
dal buio, laggi a 10 metri, che gi non si vede niente, spunta Cristo, per
quello vero se fa una risata e ci dice: State ancora aspett che ve vengono a
tira gi! Allora fiji cari se vede che dormite da piedi!
MAESTRO: Dormite da piedi?!
VINAIO: Si, Dormite da piedi, cio come a d Hai voglia ad aspett!
MAESTRO: E questo la fa ridere?
VINAIO: No, mi fa ammazza pi che altro lidea che dice: Dormite da piedi e
poi scompare ridendo nel buio!
MAESTRO: Ma lei vaneggia?
VINAIO: Guarda che possibile che Cristo parlasse cos, in fondo era uno come
noi, frequentava gente semplice, pescatori, non improbabile che allepoca si
dicesse Dormite da piedi... E lei che desiderio ha fatto!
MAESTRO: Franca!
VINAIO: Ah, allora una malattia, non ci hai altro per la testa... Oddio! Ne
ho vista una pure io!
MAESTRO: Hai visto!
VINAIO: Che bello!... mica tanto! Pensa a quelli che le stelle gli cadono in
testa... cazzo una stella pesa!
MAESTRO: Ma che cade! Sono frammenti che sfiorano latmosfera e schizzano
via!
VINAIO: Ah, sfiora?!... Basta sapello, c bisogno dalz la voce, cosa ne
posso sap?
MAESTRO: (schifato a mezza bocca) La stella pesa...
VINAIO: Certo, quarcosa ci ha da esse! (ispirato, guardando il cielo)
MAESTRO: Che ha detto?
VINAIO: Quarcosa ci ha da esse!
MAESTRO: Cosa vuoi dire?
VINAIO: Che c una mente superiore, un ente supremo, chiamalo Dio, chiamalo
Budda, chiamalo... (non trova le parole)
MAESTRO: Chiamalo?
VINAIO: Chiamalo un po come t pare!... Pensa solo alleternit, fai una
prova, stiamo dieci secondi senza parl... (Pausa).
VINAIO: E so dieci secondi! Pensa leternit... una bella palla!
MAESTRO: E con questo? Cosa centra con Dio!
VINAIO: Centra! Centra! Dio c prima delle cose e dopo le cose...
MAESTRO: Ma quali cose? Quale Dio! Dopo la morte non c niente, il vuoto, il
buio, il nulla!
VINAIO: Senti, fijo caro, t non sei proprio un tipo da porta a una scampagnata
per fasse due risate!
MAESTRO: Mi fate ridere voi! Vhanno impapocchiato il cervello con queste
balle, mi piacerebbe che ci fosse un addetto nellaldil che accoglie tutti i
credenti e gli fa dopo morti: B, allora, che cerchi?Non c niente, buio,
vuoto, finito, fregato, pensa come resterebbero male! Purtroppo ancora nessuno
tornato per dimostrare che di l non c/ niente... NIENTE!
VINAIO: Basta! Satanasso, mi stai distruggendo un mondo, come niente, non bestemmiare,
non voglio pi sentire, voglio tapparmi le orecchie e non posso, che
sofferenza! Non ti vergogni? Ges proprio al ladrone alla sua destra disse: tu
sarai con me nel regno dei cieli! E tu lo ripaghi a questa maniera! Pat tre
giorni e sal al cielo!
MAESTRO: Cosa sal, pazzo! Basta! Era un uomo come un altro!
VINAIO: Potessi non avere le orecchie in questo momento! Un uomo come un
altro! Camminava sulle acque, guariva gli storpi, raddrizzava quelli un po
storti e me lo chiami un uomo normale! Lui volava e me lo chiami normale?
MAESTRO: (con aria di sufficienza) Volava!!!!
VINAIO: Volava! Volava! Secondo t come si spiega che lo si vedeva in diversi
posti nel giro di pochi istanti? E poi contemplato nel mestiere della fede!
Chi ha fede vedr! Che poi un po come dire: chi vivr vedr o vivi o lascia
vivere! O come cazzo si dice!!!
MAESTRO: Sta facendo un po di confusione, lhanno rovinata i genitori!
VINAIO: Lascia perdere quella buon anima di mio padre! Un uomo che fin da
ragazzini ci pigliava a nerbate sulla schiena! Mio fratello grazie a mio padre
ci ha ancora la terza vertebra rotta ed tutto sciancato, ma almeno ha capito
che la marmellata non si tocca, e per questo lunico in famiglia che non ci
ha il diabete! Lo vedi che i padri servono a qualcosa? Povero padre, ci
pigliava a calci nel culo appena nati ma in fondo ci voleva bene! Ci puniva ma
ci voleva un gran bene, eravamo tanti in famiglia, che a qualcuno toccava
mangiare sempre sulla tazza del cesso, e quel qualcuno guarda caso era sempre
io! Tanto che addirittura mi apparecchiavano direttamente in gabinetto. Ho
tirato tanti anni avanti cos che oggi mi sembra uno sfregio andarci per altre
ragioni. Mi ci ero affezionato al gabinetto. Non cera molto spazio in casa,
sei fratelli e due camere con un piccolo ingresso in un sottoscala. L ci ho
passato gran parte della mia infanzia, mi sono fatto una cultura, ho letto
tanto l dentro...
MAESTRO: Cosa?
VINAIO: Selezione da Riders Digest, La storia delli antichi...
MAESTRO: Quali?
VINAIO: Li antichi in generale! I libri di economia domestica di mia sorella,
Tex, le figurine degli indiani e soprattutto un libro che ha colpito la mia
fantasia... ancora lo ricordo con commozione! Le sei mogli di Rico
Ottavo
MAESTRO: Enrico ottavo!
VINAIO: No, Rico Ottavo, quello che spos Caterina dAragona, Anna Bolena,
Giovanna Seymour, Anna di Cleves, Caterina Howard, Caterina Parr, lo vedi che
la memoria ancora mi funziona bene?
MAESTRO: Enrico Ottavo! Era Enrico Ottavo!
VINAIO: Oddio, mi distruggi un mondo non era Rico Ottavo?... Pu essere che hai
ragione, perch ora mi ricordo che il libro al bagno era sotto una pila di
scarpe, ed era sempre unto di lucido nero... magari non avr letto bene...
Enrico Ottavo! E chi ?
MAESTRO: Un Re inglese della dinastia Tudor, volendo separarsi da Caterina
dAragona, sorella di Carlo V, per sposare Anna Bolena ed essendosi Clemente
VII rifiutato di concedere il divorzio fece proclamare dal parlamento la
separazione dellInghilterra dalla Chiesa Cattolica e se stesso capo della
Chiesa Anglicana un vero e proprio atto di supremazia!
VINAIO: Un bei caratterino, un po come mio padre... Lui diceva che la chiesa
il posto dove bisogna stare pi in campana, perch l cha un controllo
diretto, diciamo le parrocchie erano la specialit del Padreterno. Quindi la
domenica io andavo a messa in paranoia totale. Fermo, rigido, non capivo mai
quando caspita bisognava sedersi o alzarsi. Quando il prete diceva: rendiamo
grazie a Dio io mi sedevo pensavo che una volta che ringrazi Dio, lui si calma
e ti fa sed, invece niente, mi dovevo alza. In chiesa se vedeva sempre uno
scemo che andava gi quando gli altri erano su e viceversa. Mio padre mi dava
certe pigne dietro la testa co le nocchie delle dita. Certe pezze! Il parroco
faceva: rendiamo grazie a Dio e nella chiesa rimbombava una sberla che faceva
gir tutti quanti. Mio padre mi faceva sempre tagliare i capelli corti perch
mi doveva coglie preciso sul collo, nel paese tutti mi riconoscevano le spalle
e dicevano: guarda quello Giovanni!, ci avevo un collo rosso che si vedeva
addirittura di notte. Se qualcuno cercava mio padre durante le ore di mercato,
in mezzo alla folla, lo individuava subito perch andava in giro sempre co sta
palletta rossa, che poi era la mia capoccetta! Alla prima comunione mio padre
mha messo una tale paranoia sullostia, che ho affrontato il parroco come un
esecuzione! Mio padre mi diceva: sta attento che lostia se t se incolla sul
palato, poi non respiri pi e schianti come zio Gino.
Zio Gino era uno zio mezzo scemo da parte de nonna, che per lemozione
dellostia incollata sul palato schiant sullaltare soffocato. Andai
allaltare la prima volta e naturalmente me se incoll precisa sul palato, fece
mappa co la lingua, ma io che nun ero scemo so schizzato sullaltare ho
acchiappato il calice del vino e lho mandato gi di colpo. Ci avevo sette
anni, non lavevo mai bevuto! Era bono da impazz! Infatti il parroco, che non
ce scherzava, diceva messa anche quattro volte al giorno per beve il vino che in
sacrestia gli nascondevano. Un vino! Un vino favoloso! Non lho mai pi bevuto
un vino cos bono! Da quel giorno sono stato travolto da quellinsana passione
per il rosso sfuso e me so messo a fa il vinaio: p tutta la vita! Unaltra
fissa di pap era il pane, mi diceva: Giovanni bacia il pane prima di buttarlo,
perch il pane sacro. A mi padre gli ho fatto spar per anni certi filoni!
Come lo comprava, pagnotte, rosette, sfilatini, io lo baciavo e lo buttavo
nella monnezza. Chiaramente di nascosto, un giorno mia madre mha pizzicato e
mha tenuto nello stanzino delle scope co luomo nero, ma co luomo nero vero!
Un povero disgraziato che ci portava il carbone per il riscaldamento. Mia madre
lha chiuso con me a chiave per spaventarmi, sto poveraccio ci aveva pi paura
di me! Io che urlavo come un ossesso spingendolo co una scopa per tenerlo
lontano ci ha preso tante di quelle botte al buio che dopo tre giorni hanno
tirato lomo nero svenuto dallo sgabuzzino! Da quel giorno ha lavorato col
gasolio, era pulito e incipriato bianco come un lenzuolo, forse impazzito! Nel
frattempo mio padre, si impadron della parrocchia, doveva confessarsi e
comunicarsi ogni mezzora, gli pigliavano le crisi! Pigliava a sberle il parroco
se era a corto di ostie, spesso usciva la domenica con un malloppo di ostie in
bocca. Era velocissimo, come le vecchie aprivano la bocca per la comunione
interveniva lui con un morso e le vecchie restavano accannate. Cos pigliava
due piccioni co una fava, se sentiva pi santo e glie passava la fame! Gli
ultimi anni stava proprio male, delirava, a tavola diceva che lui a forza de
magna il corpo di Cristo se sarebbe guadagnato il paradiso prima degli altri!
Un giorno, me lo ricordo ancora, era il 23 ottobre de dieci anni fa, si mise a
tavola e fa limitazione di Zio Gino co lostia incollata che rantola e se
dispera, fece ride tutti, ma lo fece cos bene che glie dicemmo basta! Falla
finita! Abbiamo capito com schiantato Zio, ma lui continuava e noi a ride, a
ride! A un certo punto ha avuto un contraccolpo volato per terra e gli
abbiamo fatto un applauso... rimasto l secco, tutti ad applaud! Bravo!
Bravo! Non se moveva! Quando hanno capito che era andato, quelli pi maligni
hanno addirittura fischiato... povero papa... che fine da stronzo ha fatto!
MAESTRO: (pausa) Una bella famiglia! Non ci pensi la vita continua...
VINAIO: Ta na cura, continua alla grande! Ci ho na fame!
MAESTRO: A chi Io dice... c un sistema, un giochetto, un po
funziona...
VINAIO: Presto! Nun gliela faccio pi!
MAESTRO: Proviamo a dire tutto quello che ci passa per la mente pensando a una
tavola imbandita, fino alla nausea... a volte passa la fame... provi!
VINAIO: Rigatoni.
MAESTRO: Fettuccine.
VINAIO: Cotiche.
MAESTRO: Carciofi alla giudia.
VINAIO: Sformato de patate.
MAESTRO: Acciughe sottolio.
VINAIO: Tronco de gallina in brodo.
MAESTRO: Cannelloni.
VINAIO: Trippa al sugo.
MAESTRO: Seppie e calamari con zuppa di piselli.
VINAIO: Zampetto de maiale affogato.
MAESTRO: Zuppa di cipolle, patate e fagioli...
VINAIO: Basta, sospenni, non porta pi niente! Ammazza se funziona. Porca
miseria, m non c niente p diger...
MAESTRO: A quello non ci ho pensato!
VINAIO: Bella fregatura, la prossima volta sto gioco sla, lo fai con qualcun
altro!... Ci ho un mal de panza!
MAESTRO: Ignorante! Ma queste cose insegna lei ai bambini, ai suoi figli?
VINAIO: Perch? Che insegni t ai pupi? i cubi, le aste, A come albero, B come
balena... so bno pure io! E lo Stato ve paga pure! Che vergogna! Ve danno pure
i soldi! Ecco chi butta gi lItalia i maestri elementari!
MAESTRO: Io neanche le rispondo, ho fatto male a darle confidenza, la
confidenza va data con le pinze, se lo sapevo de incontra sto rompipalle mica
ce venivo qua sopra!... Dio, il tempo non passa mai... (fischietta e poi
attacca con la canzone seguente) Dan son vive le son, vive le son, vive le son,
dan son vive le son du canon (ecc.).
VINAIO: Com?
MAESTRO: Lasciami in pace! (riattacca come prima)
VINAIO: Bella... di chi ?
MAESTRO: 1791, Autore ignoto... (canta) Danson la carmagnole, vive le son vive,
le son, danson la campagnole, vive le son du canon!... Rivoluzione, presa della
Bastiglia, lassemblea costituente, Lafayette, Montesquieu... ne sa
qualcosa?
VINAIO: Non ne so niente! Non ne voglio sapere niente, di questi tempi meglio
tappasse le orecchie, io mi faccio sempre i fatti miei... Lei piuttosto, tutte
queste lingue...
MAESTRO: Cinque correntemente: inglese, francese, portoghese, tedesco, russo...
altre due cos, cos...
Laramaico e il Turcomanno...
VINAIO: Difficile, eh?
MAESTRO: Eh!
VINAIO: Come si dice in turco... Aiuto!
MAESTRO: Allahmanhahal!
VINAIO: Una specie di gargarismo, fa quasi impressione, metti che in Turchia ti
rubano una borsa in mezzo alla folla non fai in tempo ad aver finito di gridare
aiuto, che quelli hanno gi passato la frontiera... allacmannal! Un po pi
corto non Io potevano fa! P fa la denuncia in commissariato ci metti tre
giorni!... (ridacchiando) Aiuto!...
MAESTRO: (singhiozza a mezza voce) Aiuto!... Aiuto! (poi piange)
VINAIO: Non vorrai ricominciare!
MAESTRO: Lei mi ricorda... quei compagni di scuola sempre allegri, benvoluti da
tutti... allinfuori di me! Li detestavo, si rideva! Di cosa! Buttati come
scemi, in questi fetidi casermoni di periferia, queste scuole, aree di
parcheggio di migliaia di giovani scaraventati nella vita a brucare nel
mucchio! Che destino di merda, a 25 anni esco dalle scuole e ci rientro due
anni dopo... in quelle elementari, in cattedra... mi sembra di vedere la mia
vita allincontrario, dalla parte opposta, spettatore delle mie idiozie...
calamai che volano, vocali ripetute centinaia di volte sui quaderni sgualciti,
le polpette della mamma dentro i piatti di plastica, il doposcuola, le mani
sporche di pastelli a cera, la bambina di cui tutti si innamorano, le gomme
attaccate sotto i banchi, la scoliosi, i geloni, il morbillo... Vita di merda!
Ogni anno devo rivederla dallaltra parte e non c modo di uscirne... bocciato
per sempre... fermo sempre alla quinta elementare... (piange)
VINAIO: Non faccia cos! La prego... Maestro:, Maestro:! Si consoli, io da
ragazzine sono stato a scuola dalle suore... Dio, quanti ricordi! Le suore mi
dicevano, pregate allaperto perch se pregate in classe, le preghiere si
fermano al soffitto e non vanno in cielo. Allora tutti a scaraventasse alla
finestra a urla (urla) Ave Mariaaaaa, piena di graziaaaaa. Di fronte cera un
cantiere di operai, e allora era un concerto, si fronteggiavano una bestemmia e
una preghiera. Quelli sparavano bestemmie da far rabbrivid un cane e noi p
ripicca rispondevamo co quattro Pater, Ave, Gloria. Mario, il primo della
classe, gli sparava un Credo, che una palla che non finisce pi e loro p
disperazione sazzittivano. Le suore ci aizzavano da dietro la finestra suggerendoci
le preghiere e gli operai dallaltra parte che vedevano sto suore tutte
rincagnate dietro a noi, urlavano: Sor, fatece vede come siete fatte sotto!,
insomma se scatenava linferno. Le suore poverette ci dicevano: Tappatevi le
orecchie, non ascoltate quei miscredenti!, insomma dovevi ve de che erano
storda di bambini affacciati alle finestre co* le dita nelle recchie che
urlavano agli operai: Padre nostro che sei nei cieli. Un giorno sto casino
fin in tragedia, un operaio che sera troppo sporto p lancia una bestemmia
contro la madre superiora, piomb come un sasso da un impalcatura al sesto
piano fin nel cortile cadde nella vasca dei pesci rossi... ed affog di fronte
alla scuola Ci fu un silenzio terrificante. Le suore urlavano: chiudete la
finestra, chiudete la finestra. Non avete visto niente chiudete la finestra.
Lanima di quelloperaio allinferno, continuate a fa le aste, continuate a
fa le aste... (al maestro:) Quellimmagine mi rimasta talmente impressa, che
ancora oggi sogno quelloperaio che fa le aste in mezzo alle fiamme sotto la
minaccia di un forcone...
MAESTRO: Quanto tempo ancora dovremmo marcire qua sopra!
VINAIO: Guardi, gi si sta schiarendo... le prime luci dellalba.
MAESTRO: Lalba... del terzo millennio...
VINAIO: Cosa?
MAESTRO: 16 aprile 2001, siamo alle soglie del terzo millennio... una chiavica
fino adesso... tutto vuoto, tutto fermo, gli stessi privilegi ripartiti fra le
solite persone, non si mosso nulla... fermi, fermi... a ridere nel fango...
VINAIO: Lei la vede troppo nera...
MAESTRO: Cazzo! anche colpa di gente come lei che tutto va in vacca, ridete,
ridete! Buttate tutto in burletta e i soliti quattro stronzi ce la fanno sempre
sotto al naso!
VINAIO: Cosa rido! Mi faccio un mazzo dalla mattina alla sera che non finisce
pi e sto col culo per terra!
MAESTRO: E non ti vergogni!? Qualcosa avrai voluto essere nella vita! O
no?
VINAIO: Veramente a me sta bene cos...
MAESTRO: per gente come t che gli altri sono diventati quello che noi non
siamo mai stati!
VINAIO: Cristo! Ma se lei un fallito con chi cazzo se la piglia? Lavora!
Muoviti! La fortuna non ti casca mica in braccio!
MAESTRO: proprio questo che vha fottuto per anni: credere che con la buona
volont si potesse ottenere qualcosa di buono e allora gi a lavorare e a
prenderselo nel culo, caro il mio buon vinaio:! (a mezza voce) Coglione!
VINAIO: Mi contento di quello che ho e sto meglio di lei che non sa neanche
quello che vuole!... (fra s) Toh! Questa m riuscita bene! (Si scatena un temporale
prodigo di tuoni, fulmini, pioggia).
VINAIO: Comincia bene il suo terzo millennio, caro il mio allegrone!
MAESTRO: Ci mancava questa!... Non riesco ad immaginare quanto si possa
resistere in croce senza man giare e bere...
VINAIO: Bere, adesso non c problema!
MAESTRO: E pensare che io osservavo i miei coetanei che invecchiavano
impercettibilmente ed inesorabilmente, io dimostravo sempre meno di quello che
in realt avessi, ogni anno che passava la vita ne modificava i tratti ed io
fermo... ogni cinque anni ci s incontrava, con i vecchi compagni di scuola per
vedere quanto si fosse invecchiati, loro mostravano sul volto gli impietosi
segni del tempo, piccole rughe, capelli bianchi, occhi spenti ed io
orgogliosamente ancorate ai miei ventanni. Poi un giorno guardandomi alle
specchio mi sono reso conto che io non ero da meno, il tempo lavorava anche per
me! Finch si hanno trenta, quarantanni ci si fa pi case a certe cose, poi
con gli anni persi ad inseguire il tempo perduto o a fermarlo, ci si accorge
che non bisogna guardarsi scorrere la vita davanti ma che bisogna viverla...
VINAIO: Lei ha perso troppo tempo a osservare gli altri, a desiderare quello
che non ha mai avuto. E ora sta fermo l dov, e non credo che si sposter pi
di tanto!
MAESTRO: Intanto ho dentro qualcosa che mi tiene vivo. Questa mia irrequietezza
vuoi dire che ancora sono sano e non sconfitto come lei con le mani sporche di
vino!
VINAIO: Queste mani, caro il mio maestrino dalla penna rossa, hanno costruito
qualcosa e quando torno a casa il minimo indispensabile per campare
dignitosamente lo porto ai miei figli...
MAESTRO: II minimo indispensabile, consumati un altro po col minimo
indispensabile e vedrai come ti sputerai in faccia quando avrai 60 anni! Non ti
invidio proprio!
VINAIO: Stai bene t, coi regazzini che ti tirano le freccette in faccia,
inutile che tincazzi con me, una guerra fra morti di fame amico mio... una
guerra fra morti di fame! (Tuoni).
MAESTRO: Mi si sta appannando Io sguardo, questi si sono proprio dimenticati di
noi, faremo i capelli bianchi qua sopra!
VINAIO: Ha mai sentito parlare di Sandro in paese?
MAESTRO: Sandro?
VINAIO: S, una storia famosa, un bambino che nei primi del novecento mor per
una caduta da cavallo, dopo settanta anni rimossero il corpo dalla bara per
spostarlo altrove, una volta aperta trovarono dentro il regazzino diventato
vecchio, cazzo si invecchia anche dopo morti... non curioso!
MAESTRO: Storie di paese, inventate di sana pianta, se ne raccontano tante e
poi se le risparmi in questi momenti!
VINAIO: Paura, eh?! Pensa se resti in croce e non schiatti mai, invecchi qua
sopra, agli amici tuoi poi che gli racconti?
MAESTRO: Ma vattene! Tutte palle, che vi raccontate in paese perch non avete
niente di meglio da fare! Quando sei morto, sei morto! Cosa invecchi!
Saturnino, un amico mio di Ispica, sta ancora piangendo, ma sul serio! Per
credere a queste favole! Gli avevano raccontato che i bambini dinverno vanno
in letargo come le tartarughe. Lui ne aveva quattro di tartarughe in giardino e
vedeva che ogni inverno le tartarughe, si ficcavano sotto terra, per poi venire
fuori in primavera. A quellepoca Saturnino aveva un bambino molto piccolo di
tre mesi che dormiva sempre, lui pens: tanto vale farlo dormire tutto
linverno come le tartarughe! Allinsaputa di sua moglie, di sua iniziativa,
sotterr il bambino vivo in giardino, per amore lo fece. Dopo tre giorni gli
venne lo scrupolo di andare a controllare se dormisse ancora. Lo trov freddo,
di marmo, con la boccuccia spalancata. Quando arriv la moglie trov il marito
riverso sul corpicino che ancora gridava: Allora i bambini non vanno in
letargo come le tartarughe, non vanno in letargo come le tartarughe!
VINAIO: Ahaaaa! Cazzo, che mal di denti! Quando torno in paese me ne devo
levare un altro! Meno male, so sempre stato pieno di denti in bocca, m non ci
ho pi niente! Cominci mio padre a portarmi dal dentista ogni mese, me faceva
leva i denti guasti perch diceva che ricrescono pi forti, stronzo io che ci
ho creduto! Ce ne ho pochi ma so grossi certe breccole, a sto punto me ne levo
il pi possibile almeno ci ho la bocca meno pesante, tanto io vado avanti a
vino... a che me servono i denti?! Che me servono?!!!
MAESTRO: (ridacchiando) Certo, pure t visto da qui sembri uno spaventapasseri...
VINAIO: T invece me ricordi un antenna... (ridendo)
MAESTRO: (il riso diventa nei due sempre pi convulso) Se dai una raddrizzata a
sta croce, forse la partita la vedono anche in Sicilia...
VINAIO: Non tagita troppo senn il segnale gli arriva disturbato...
MAESTRO: E tu pensa a parla di meno, altrimenti in mezzo alla telecronaca,
sentono due scemi che stanno a parla della moglie e del vino...
VINAIO: ... oddio... oddio... basta! Non me fa ride troppo... me sento male!
MAESTRO: Se aspetti un altro po, diventi lunica antenna funzionante dellalto
Viterbese...
VINAIO: Basta... basta... per carit... non ce la faccio pi!
MAESTRO: Pensa ai parenti che fra unazione e laltra vedono la tua faccia
incazzata in televisione...
VINAIO: Fermete... fermete... basta... falla finita... (Tuono, collasso).
VINAIO: II cuore... azzo il cuore... ci siamo... lo sapevo che non reggeva.
No, non posso morire in piedi, anchio ho diritto a morire sdraiato! E poi da
ladrone... gi mi guarda strano il ferramenta... cosa dir il ferramenta,
quando non sar pi su questa terra... Le scarpe buone le ho lasciate a casa,
non si pu morire a piedi scalzi... (al maestro:) D al sindaco e al ferramenta
che le scarpe io ce lavevo, ma al momento di morire i piedi sono diventati pi
piccoli, mi sono scivolate via e sono volate a valle... mi raccomando digli al
ferramenta che le scarpe io ce lavevo... (spira).
MAESTRO: Oh!... Ohoooo!... Che stai facendo?... (disperato perch non sa come
rianimarlo) Respira! Mi senti respira! Aiuto!... Tirati su stronzo!... Ahaaaaa!
Vinaio:!... Come cazzo si chiama?!... Giovanni! Aspetta! Non morire adesso! Non
ti posso aiutare! Ohooooo! Merda! Merda! Vuoi rispondere? Non ^ ne andare...
(Il maestro: dopo lurlo trafelato e fortemente spaventato).
MAESTRO: (sospiri di angoscia) Ho paura di restare solo. Quando stavo in casa
senza Franca, la notte. mi consolavo perch sentivo dei rumori di sopra. Se mi
fossi sentito male, anche in piena notte, forse m avrebbero dato retta! Qui
(guardando in alto) non e nessuno al piano di sopra!... (colto da improvviso
dubbio) O forse c qualcuno?... Signora! Signora!... Ma che sto dicendo!
Calma! Calma! Non ho neanche il Valium con me! Cazzo, potevo ritornare bambino.
Da bambini ci si contenta di un cubo. di un coperchio. Se fossi un bambino
forse ora non avrei paura, sarebbe solo un gioco. Sar meglio che cerchi di
dormire., no, non riesco a dormire se non sento delle persone nelle
vicinanze... ma s, forse croller per la stanchezza. No, non voglio dormire,
ho paura di sognare... miei sogni non sono mai belli. Sogno sempre di guardarmi
allo specchio e di urlare, col mio volto riflesso e immobile che mi guarda con
stupore... no, non voglio sognare la mia faccia! (con improvvisa
consapevolezza) Oddio e se svengo? Io sono sempre stato debole di costituzione!
Se svengo, nessuno mi pu alzare le gambe per farmi rinvenire... chi mi alza le
gambe? Quando cantavo alle elementari, nella recita di fine anno; mi mettevo
sempre ai lati del palcoscenico per svenire in quinta.
E poi quante volte sono svenuto davanti alle tombe dei papi! Forse per questo
non ho mai creduto! Odiavo lodore dincenso!... No, assurdo quello che mi
sta accadendo, non pu essere che si siano completamente dimenticati di noi!
Quanto tempo ci vuole per schiattare? Io mi conosco, sono duro, magari resisto
quass altri setto, otto giorni penando come un cane... (riferendosi al
vinaio:) E pure tu, cazzo, che modo di morire ?! Ci vuole discrezione nelle
cose non si pu morire cos, spudoratamente, a braccia aperte! Dovevi andartene
via di nascosto, come i gatti, sotto una coperta o in un armadio... potevi
morire in un armadio!... Giovanni... mi senti? Cosa stai provando adesso? Com
il buio?... Stai male nel buio?... Com il buio?
(Sulle parole finali del maestro: con la voce rotta dai singhiozzi sale la
telecronaca della partita con il Gloria in sottofondo).
VOCE TELECRONISTA FUORI CAMPO Pur troppo nessuno, a tuttoggi sa dare una
risposta soddisfacente a questa domanda, anche perch lesito della partita non
affatto scontato e la posizione della Viterbese in classifica non lascia
prevedere nulla di buono. Ma torniamo alla telecronaca, vediamo dallarea
avversaria spingersi sulla fascia laterale del campo, il giovane attaccante del
Pistola, che passa un pallone difficile al centromediano che accoglie il
suggerimento con uno stop a seguire. Lincitamento del pubblico per i propri
beniamini incredibile. Fino adesso non ci sono stati episodi di intolleranza
da parte dei tifosi avversari e si respira un clima di grande solidariet
umana, nei confronti dei due giocatori della Viterbese penalizzati per le loro
intemperanze in campo... Ma ecco unazione assai insidiosa sotto la porta,
purtroppo la conclusione non delle pi felici, visto le pessime condizioni di
forma del centravanti del Pistoia. (Sfuma la voce del telecronista. Sale il
Gloria. Cala il sipario).
FINE


