Filomena e i suoi figli
OMAGGIO A EDUARDO DE FILIPPO
Commedia in tre atti
di Gerri Dolfen
Personaggi
Filomena Marturano
Domenico Soriano, marito di Filomena
Michele, figlio di Filomena, adottato da Domenico
Riccardo, idem
Umberto, idem
Assunta, figlia di Michele
Carmine, figlio di Michele
Carmela, moglie di Michele
Maria, cameriera
Gaetano, autista dellimpresa Soriano
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Filomena anziana, ma ancora florida.
Domenico invecchiato male, colorito paonazzo, troppo pesante, leggermente senile.
Michele bonario, senza pretese.
Riccardo il bello, baffi curati, vestito con eleganza vistosa.
Umberto lintellettuale, occhiali, vestito con eleganza stile inglese.
Assunta una bella ragazza appena sbocciata..
Carmine un giovane sveglio.
Carmela una casalinga energica.
Maria vecchia, rinsecchita ma di indole dolce, parla con accento straniero (slavo?).
Gaetano un uomo del popolo di mezza et.
Presentatore davanti al sipario chiuso:
Filomena Marturano forse la commedia pi conosciuta di Eduardo de Filippo. Per non escludiamo che c gente che ha dimenticato la storia o non se la ricorda bene. Facciamo un rapido flash back :
Filomena Marturano, ex-prostituta e madre di tre figli di nessuno, riuscita a sposare Domenico Soriano, proprietario benestante di una grossa pasticceria napoletana. Mica male, ma non tutto! E riuscito anche a fare adottare dal neo-marito i tre figli! Come ha fatto? Ha rivelato al marito che uno dei tre figli era figlio suo, uno solo, senza per rivelare di quale figlio si trattava.
Combattuto, Domenico finalmente si arrende, rinunciando a conoscere lidentit del proprio figlio e accetta tutti e tre con uguali diritti. I figli so figli! Filum, hai ragione tu! Cos finisce la commedia di Eduardo.
Secondo noi, l che comincia unaltra commedia, o tragi-commedia, come volete.
Si pu creare una nuova famiglia con tre figli gi grandi? E questi figli, come sono, che carattere hanno? Che ci ha detto di loro Eduardo?
-Michele, il pi grande dei figli, faceva lidraulico, si era sposato molto presto e aveva quattro figli;
-Riccardo aveva un negozio di camiceria e mostrava un certo talento di donnaiolo;
-Umberto aveva studiato, scriveva per un giornale e sinteressava alle donne fino a un certo punto.
Non sappiamo di pi. Ma possiamo immaginare il resto.
Immaginiamo la famiglia Soriano dieci anni dopo.
Si apre il sipario.
Atto 1
Tinello di casa Soriano.
Porta a destra (corridoio), porta a sinistra (camera), finestra di fronte (strada).
Tavolo e sedie, in un angolo poltrona con tavolino, buffet, specchiera, altarino con Madonna.
I
Filomena seduta al tavolo, sta controllando calze e calzini lavati mettendo da parte quelli da rammendare.
Presentatore (vicino al sipario aperto) : Guardate questa rispettabile padrona di casa. Si, proprio lei, Filomena Marturano, la stessa che per parecchi anni ha fatto il mestiere pi vecchio del mondo nella casa l n coppa: Filum, tutto bene? Lei ci direbbe di s. Ma siamo sicuri? Vediamo .
Il presentatore scende dal palco.
Entra Maria.
Ma : C uno della ditta e vuole parlare con signora.
F : Fallo entrare, Mar.
Esce Maria, entra Gaetano, assai eccitato.
F : Gaetano, ti vedo tutto sconvolto. E successo qualcosa?
G : Donna Filum, mi dovete credere, mhanno minacciato. Tengo tre creature, donna Filum!
F : O saccio, Ait. Ma pecch thanno minacciato, pecch?
G : Per il furgoncino. Volevano o furgoncino. Steve ienne al Comune con la robba da consegn. Parecchia robba. Aggio avuto paura, donna Filum, songo scappato; aggio lasciato o furgoncino a loro.
F : Saggio capito buono, channo arrubato o furgoncino con tutta a robba inte? Mannaggia la miseria! M che putimmo fa?
G : Nun o pozzo dicere a don Dumeniche, chillo mammazza. (quasi piangendo) Tengo tre creature, che puteve fa?
F : Niente, niente. Ait, ti conosco da tanto tiempo. Non colpa tua, o saccio. Tu nun dicere niente al laboratorio. Lascia fa a me.
G : Ma come faccio? Se non o dico io, o dice il Comune, sicuro. Vintanni di servizio, donna Filum, voi o sapite, e mai nincidente. E chesta sciagura dovette capitare a me.
F : Clmate, Ait. Pigliate un liquorino. (Va al buffet per prendere bottiglia e bicchiere, versa da bere.) Su, su, Ait. Sei nu buonomme, o sappiamo. Nun te mettere paura. La famiglia Soriano non dimentica i fedeli servitori. Su, Ait. M torna al lavoro, ma vacci lemme lemme. Lasciame o tiempo de sap chi stato e a robba che fine ha fatto.
Accompagna Gaetano alla porta. Poi grida nel corridoio :
F : Mar, devo uscire un momento. Se viene Assuntina, dille di aspettarmi o di tornare pi tardi. Torno subito.
Prende le sue cose sul tavolo e esce dalla porta di sinistra.
II
Entrano dalla porta di destra Maria e Ricardo.
R : Mia madre non c?
Ma : Signora si veste per uscire. Prego, Riccardo, oggi mangi a casa?
R : No, Mar, non penso. Ho da fare.
Ma : (delusa) Ah!
Maria sta per uscire. Riccardo la ferma e le accarezza il mento.
R : Mar, non ti sei rasata stamattina?
Maria ride e d una pacca affettuosa a Riccardo. Esce, dopo uno sguardo furtivo nello specchio.
Entra Filomena dalla porta sinistra, con cappello e guanti.
Riccardo bacia la madre.
F : Tu? A questora?
R : Mamm, ti devo parlare.
F : Ricc, proprio m? Devo uscire un momento. Aspettami che torno subito. Ah, mi scordavo! Se viene a piccerella, dille di aspettarmi pure lei.
R : Ma quale piccerella? La figlia di Michele? Quella gi grandicella, eh! E proprio diventata bella. Chi lavrebbe detto, con due genitori cos E bona veramente!
F : Che vuoi dire? Ricc, non parlare cos di Assuntina!
R : Ma chi ci pensa mai! La figlia di mio fratello! E poi, la donna della mia vita lho trovata da un pezzo. Mamm, sei tu! I voglio bene sule a te!
F : (ride) Ma guarda che bugiardo! Tre cameriere mi hai fatto mandar via da quando stai con me, tutte e tre in lacrime e una addirittura incinta! E parlo solo di ci che successo in questa casa! Che sar successo fuori, figurati! Ricc, sei nu sciupafemmene, questa la verit!
R : E ci troviamo con quello scorfano di Maria in cucina!
F : Quello scorfano, come dici tu, unottima persona. Non ha avuto la fortuna che ho avuto io. (uscendo) Ricc, mi senti? Assuntina non per te!
Riccardo la ferma.
R : Ti giuro che non mi viene nemmeno in mente! Mamm, vieni qua che ti do un bacio.
F : Ricc, aggio a i!
Bacia la madre pi volte, scherzando.
F : (ride) Quando fai cos, hai bisogno di soldi, ti conosco! Hai perso ancora? Molto?
R : Purtroppo, hai indovinato. Devo pagare quattromila entro stasera, se no sar nei guai.
F : Ricc, te lo dico per lultima volta, lascia stare quella gente. Sono tutti imbroglioni. Tu voi fare il gran signore che sa perdere. E perdi, e perdi... Ma non capisci che ti fanno fesso?
R : Mamm, non sgridarmi! Sto gi abbastanza gi da solo. Io stasera li pago e addio, non ci metto pi piede, te lo prometto.
F : (sorride) Ah, li paghi? Allora li hai i soldi?
R : Non ancora, ma li avr. Se non me li puoi dare tu, vado da don Gennaro che me li prester.
F : Ma sei pazzo! Da quello strozzino non ci vai! Il figlio di casa Soriano non ha a che fare con quello l. Aspettami qua, torno subito. (dalla porta, girandosi) Ricc, ricordati! Assuntina non si tocca!
R : Ma una fissazione!
Esce Filomena.
Riccardo va allo specchio, si ammira, si aggiusta la cravatta ecc. Poi, va al buffet, prende un bicchiere e si versa da bere. Si sprofonda nella poltrona.
III
Campanello.
Entra Assuntina.
Riccardo si alza con un sorriso.
R : Ma guarda chi c! Sto sognando o sei tu, bellissima?
A : (in imbarazzo) Ah, zio! Nonna non c?
R : Torna subito, ha detto di aspettare. Vieni un po qua! Come sei bella! Sei ogni giorno pi bella, sai?
La attira a s, la gira per ammirarla. Assunta cerca di liberarsi.
A : Lasciami tranquilla! Non sono pi una bambina.
R : (diventato serio) Lo so, lo so che non sei pi una bambina. Una femmina sei, una femmina! Sei la mia femmina!
A : Zio, mi fai male! Se non mi lasci, grido.
Riccardo la lascia e la guarda con passione.
R : Sei stupenda quando ti metti in collera. Ma guarda che occhi! Non guardarmi cos, mi fai impazzire. Mi fai dimenticare che sei quasi mia nipote.
A : Perch dici quasi?
R : Perch tuo padre non m fratello, solo fratellastro. Siamo appena parenti, vedi.
A : Ora capisco .
R : (con passione) Che capisci? Dimmi! E che non mi vedi come uno zio, giusto? E questo?
A : Non so .
R : Non sai, non sai. Tu non sai niente. Non sai ci che sei per me.
A : Che pu essere per te una come me? Non hai visto come mi vestono? Tu conosci tante donne eleganti . Donne cos belle!
R : E che vuol dire? Sono tutte uguali. Conoscono solo una parte di me, e non la migliore, credimi. Non sanno chi sono in realt. Quando un uomo incontra la donna giusta, quelle l non contano pi niente. Niente, capisci?
A : Capisco solo che io non potrei mai essere la donna giusta per te .
R : Assunta, Assuntina mia! Ma non capisci che il destino ci ha fatto uno scherzo, un brutto scherzo? Non colpa nostra. Lo capisci che la nostra una storia drammatica, che dico tragica? E m che facciamo, che facciamo? (con finta gravit) Oh, Assunta! Non dormo pi. Ogni mattina mi chiedo solo una cosa : La vedo oggi o non la vedo? Non ne posso pi! Non mi era mai successo in vita mia.
A : (scatta) Neanche a me!
Assunta capisce che si tradita, scappa dalla porta di sinistra.
R : Oh, allora mi ami? Mi ami come ti amo? Dimmi che mi ami, anima mia!
Riccardo vuole seguirla, ma si ferma perch si sente la voce di Domenico fuori dalla finestra.
Voce di D : Ma possibile che alla mia et non trovo un po di tranquillit? Mich, cos non va, ti dico.
R : Uh, o boss! Meglio che non mi trova qua.
Esce Riccardo.
IV
Assunta fa capolino. Trovando la stanza vuota, torna.
Afferra sul tavolino il bicchiere di Riccardo e lo bacia con passione.
Entrano Domenico e Michele che sostiene il padre.
A : (posa di nascosto il bicchiere sul tavolo, cercando di dominare leccitazione) Ciao, nonno, ciao pap. Sto aspettando la nonna.
Mi : Ciao, bambina mia! Gli dai un bacio a pap tuo?
D : Ciao, piccer.
Domenico si lascia cadere su una sedia, si passa un dito nel collo della camicia e si asciuga la fronte con un fazzoletto.
D : Piccer, va in cucina e portami un bicchiere dacqua fresca.
Assunta si affretta ad uscire dalla porta di destra.
D : Mich, cos non va, non va. Ricordati che ti chiami Soriano, Soriano come me! Non ti rendi conto che gli operai non ti rispettano? Ti trattano come uno di loro! Sempre sotto i macchinari ad aggiustare o pulire i motori! E la gestione, chi se ne frega? Io non sono eterno. Gli anni ci sono e si fanno sentire.
Mi : Pap, la gestione non fa proprio per me. Non colpa mia..
D : Non colpa mia, non colpa mia! Come quando hai dovuto chiudere il negozio di sanitari, l nemmeno era colpa tua. E io ci ho lasciato un sacco di soldi.
Mi : Lo so, pap. Mi sento un verme. Ma abbiamo sbagliato con quel negozio. Non sono fatto per il commercio. Mi piace lavorare con le mie mani. La meccanica, quello che so fare. Perch non chiediamo a Riccardo di venire pi spesso allufficio? E pi sveglio di me .
D : E pi furbo, un furbone. Ma tu lo sai benissimo che non affidabile.
Torna Assuntina con lacqua.
D : Grazie! - Sono proprio fortunato. Un figlio sempre sotto i macchinari, un altro sempre dietro alle femmine e il terzo . non ne parliamo, meglio non pensare che fa quello l! ! E la ditta va a rotoli. (Beve.) Che successo con il furgoncino? Un carico intero di pasticcini per il ricevimento al Comune, parte in orario e non arriva mai! E lautista torna a piedi. Cose dellaltro mondo!
Mi : Pap, ma non colpa mia. Hanno minacciato lautista, lhanno tirato fuori e sono scappati con il furgoncino. Faremo la denuncia in questura.
D : (ironico) Ovveramente? In questura? E questi signori faranno le loro indagini? Allora addio furgoncino. Ma ti rendi conto che significa perdere un cliente come il Comune? Con tutti i ricevimenti che fanno, e non badano a spese . La questura, ah ah! E lunica soluzione che ti viene in mente! Ma lascia stare la questura! Non voglio che gli sbirri ficchino il naso negli affari nostri.
Mi: Ma che posso fare! Mica posso impedire alla gente di rubare? Si rubano diecine di macchine ogni giorno a Napoli.
D : Ma come mai a me prima non succedeva? La roba di don Mim Soriano non si toccava, ecco perch. Don Mim Soriano si faceva rispettare. Non vi fate rispettare, ecco.
Mi : I tempi sono cambiati, pap. Che devo fare, andare da don Gennaro?
Torna Filomena. Saluti.
Assuntina bacia la nonna, le prende il cappello e i guanti per sistemarli.
D : (a Mi) Tu non ti muovere! Me la vedo io con don Gennaro. (Filomena fa una mossa di sorpresa.) M va, va al laboratorio e cerca di fare da padrone, mi raccomando!
Esce Michele.
F : Assuntina, va a sistemare le mie cose, bella! Va pure in cucina e portami un bicchiere dacqua. Ti ringrazio.
Esce Assunta.
V
D : Filum, ci hanno rubato il furgoncino con la consegna per il Comune!
F : Lo so, Dumm, e sai da dove sto tornando? Con don Gennaro me la sono vista io! Don Gennaro non centra, quello non sa niente e non vuole sapere niente, capisci ci che sto dicendo? Se non vuoi perdere la faccia, lascia stare don Gennaro.
D : La faccia lho gi persa, Filum. Non c pi rispetto! Nessuno si sarebbe permesso di rubare la roba di don Mim Soriano, nessuno! La roba di don Mim non si toccava e basta. Questi figli non si fanno rispettare, sono degli incapaci! Degli incapaci!
F : Dumm, i tempi sono cambiati. Tu non vuoi capire. Michele un figlio cos affettuoso e si d da fare. Riccardo, i suoi vizietti li ha, certo .
D : Eh!
F : . Ma li avevi pure tu.
D : Eh!
F : Umberto poi .
D : Non pronunciare questo nome in casa mia! Quello il disonore di questa famiglia, non lo conosco pi. Punto e basta!
F : Invece Umberto ci fa onore! Scrive bene.
D : Scrive. Scrive! E tu che ne sai che non sai leggere?
F : Lo so. E pagato sempre do pi da quel giornale di Roma. M lo fanno scrivere in prima pagina! Firma Soriano, Umbreto Soriano. C il nostro nome in prima pagina, Dumm, in prima pagina!
D : Che ne so? Quel giornale non lo leggo. - Filum, sono stanco. Per il furgoncino, vedi tu. Ma non voglio la polizia a casa mia!
Esce Domenico.
F : Vedi tu! Fa tu, fa tu! Facile dire fa tu. Che pozzo fa? Il proprio figlio che ti ruba! Oh Madonna, che disgrazia! E che faccia tosta! Chiedere altre quattro mila a me!
VI
Assunta fa capolino, poi entra.
A : Nonna, posso entrare?
F : Bambina mia, scusami. Dovevo parlare col nonno. Ora dimmi, perch volevi vedermi sola?
A : E per mio fratello, per Carmine. Ha un problema grosso e non se la sente di parlartene lui.
F : Ma che c? E stato bocciato a un esame?
A : Insomma . Ecco, tu vorresti avere il nipote avvocato, si capisce. Solo che a Carmine non va di studiare, tanto infelice. A quello piacerebbe lavorare subito nella ditta.
F : No!
A : Nonna, ti prego, non ti arrabbiare. Ci sono ancora i piccoli, e quelli a scuola sono bravissimi e possono studiare tutti e due, e uno diventa avvocato e laltro medico. Ma Carminuccio no! Dice che si sente un uomo dazione e ha tante idee per la ditta e potrebbe ridurre le spese subito se lo lasciate fare!
F : (con ironia) Ovveramente?
A : Nonna, ti prego!
F : Ha tante idee, dici? Potrebbe ridurre le spese, eh? Si pu sempre vedere Lavvocato lo dovresti fare tu! Mi hai quasi convinta, piccer. - Ma che delusione! Lasciare luniversit! Quelli hanno tutte le possibilit che una povera ragazza come me non si sarebbe neanche sognate, e non ne approfittano. Sai che cosa significa potere andare a scuola, tenere libri e sapere ci che c scritto dentro? No, queste cose si apprezzano solo quando non si possono avere. - Avvocato Carmine Soriano, studio in una bella via di Chiaia, signorina che risponde al telefono, clientela di grossi commercianti! Ma, Dio non mi vuole dare retta, sar che sono troppo ambiziosa, sar colpa mia. - D a quel ciuccio di tuo fratello di presentarsi domani allufficio alle nove. Ma il nonno non deve sapere niente, capito? Me la vedo io con il nonno.
A : Nonna, ti adoro!
F : Vabb, piccer. M corri da tuo fratello e fallo contento.
Esce Assunta.
VII
F : Devono essere tutti contenti, tutti felici. Se no, perch uno fa tanti sacrifici? Tutta la vita ho pensato solo a loro, giorno e notte. Da quando sono nati, vivo solo per loro. Per chi ho messo i soldi da parte tutti gli anni che sono rimasta rinchiusa l n coppa? Per chi mi sono poi messa con quello che mi ha fatto fare una vitaccia, na vita da schiava? Sono riuscita a dare a loro un nome, un padre, un patrimonio. Ho dato, ho dato, e non ho mai chiesto niente, mai niente. Non aspetto neanche un grazie. Ma mi devono almeno questo : essere felici.
Entra Maria, ma Filomena non se ne accorge.
Filomena va verso laltarino.
F : Oh Madonna, fa che siano felici, che sia felice anche il mio Umberto! Proteggilo tu! Neanche il tuo stato un figlio facile, vero? Sempre in giro a fare prediche e senza moglie a prendersi cura di lui. Allora tu mi capisci? E che colpa ha Umberto se cos? A Riccardo piacciono le donne, a lui no, tutto l.
Maria si fa il segno della croce.
F : Mica significa ch pi buono Riccardo? Anzi, fa pi male lui che Umberto. E il padre che non lo vuole capire! Che preferisce quel mariuolo di Riccardo! Oh se sapessi che cosa ha ancora combinato quello l! Ma che dico? Tu lo sai gi, tu sai tutto di noi. Speriamo che il padre non le viene mai a sapere! Madonna, aiutami!!
Ma : Signora, arrivato verderame.
F : Verderame, che verderame? O verdummare, Mar! Il verduraio. Gi, quello viene per i soldi. Vado subito.
Esce Filomena.
Maria afferra il bicchiere di Gaetano e lo porta al cuore. Poi vede il secondo bicchiere e esita. Prende una bella sorsata dalla bottiglia, poi la sistema nel buffet. Sistema il tavolo, le sedie.
Torna Filomena.
F : Mar, hai preso dieci carciofi che non la stagione, pi un ananas? Non mi risulta.
Ma : Non ricordo. S, . quando Signora non cera.
F : Ah, perch piacciono a Riccardo, vero? Tu non devi viziare Riccardo. So che gli dai pure i soldi.
Ma : Affari miei! Faccio male a nessuno perch figlio mio non s pi. Non posso vivere senza amare.
F : Mar, il guaio con te che tu ami sempre uomini che non ti meritano.
Ma : Ma primo marito buono, . (pensandoci sopra) quasi. Ma, destino.
Esce Maria con i bicchieri sporchi.
VIII
Filomena si siede al tavolo e prende un mazzo di carte. Comincia un solitario.
Torna Assunta, un po eccitata, con gli ultimi bottoni della camicia sbottonati. Si guarda nello specchio, si lecca un dito e si liscia i sopracigli.
A : Nonna, lho detto a Carminuccio. E molto contento. Va subito a PortAlba a vendere i libri.
F : Ah, luomo dazione!
A : Dice che conserva solo quello di diritto commerciale che gli pu servire ancora. (Va alla finestra.) Che bella giornata!
Filomena la guarda stupita.
Assunta si mette su una sedia vicina alla nonna.
A : Nonna, mi leggi le carte? O piuttosto raccontami come hai conosciuto il nonno!
F : Non c molto da raccontare. Il nonno lho conosciuto l n c. insomma, a casa ... di amici. Ma perch mi chiedi queste cose?
A : Perch ... niente. Mi interessa sapere come la gente si incontra. - Nonna, vero che pap e zio non sono fratelli?
F : Ma chi te lha detto? Tutti i tre sono figli miei, e basta per essere fratelli!
Assunta si alza e va verso la finestra.
A : Ma pap lavevi gi quando hai sposato il nonno, lo so. (Corre versa la nonna e labbraccia.) Non ti vergognare, nonna. Ti capisco benissimo. Capisco che eri molto innamorata, e lamore un sentimento bello, sempre.
Torna Maria con i bicchieri lavati e li sistema nel buffet.
F : Ah, lo dici a me! Piccer, non ti fidare, gli uomini vogliono tutti la stessa cosa, e quando lhanno avuta non ti conoscono pi.
A : Non quando un uomo incontra finalmente la donna giusta!.
F : E che ne sai tu? Una volta nella vita, tutte siamo state la donna giusta, chi sa, per un anno, per una settimana, per una notte E poi tocca a unaltra e unaltra ancora. Ogni volta la donna giusta. E tu non conti pi niente.
A : Non vero, non pu essere! Non ci credo.
F : Chiedi a Maria se non vero.
Ma : Eh!
F : Sai che Maria ha salvato un soldato italiano durante la guerra nel paese suo? Lha nascosto a casa sua. Le avevano appena sparato il marito e aveva perso il figliolo. Era sola, sola. Allora si messa con quel soldato. Si dovevano sposare subito dopo la guerra. Allora, a guerra finita, ha seguito il suo uomo in Italia. E sai che cosa laspettava in Italia? Una moglie e tre figli! Ecco i bei sentimenti! Ah, ah! Molto gentile, grazie per tutto e buona fortuna!
A : Ma se non ci fosse stata la moglie, magari la storia continuava e sarebbero stati felici.
F : Ma guarda un po, m diventa colpa della moglie! Secondo te, quella poveraccia doveva togliersi di mezzo, cos... magari morire al momento giusto, come nei film? Ma lo vuoi capire che la vita non un film! Che non c speranza con uno capace di ingannare una donna cos!
A : (guardando fuori dalla finestra) E poi sono storie vecchie.
F : Vecchie come il mondo, s! Sono sempre le stesse storie, credimi. Piccer, vieni qua! (La tira verso di se e le abbottona la camicia.) Mi devi promettere una cosa! Il giorno che ti innamori di un ragazzo, vieni a parlarmi! Ti spiegher certe cose che una ragazza deve sapere. Sei ancora piccola, ma un giorno incontrerai un bel giovane che ti vuole bene. Allora vieni a parlare con la nonna, prima che sia troppo tardi!
A : S, s, nonna. Ora devo scappare! Ciao!
Esce Assunta.
Ma : Signora, attenzione! Ragazza innamorata. E pronta a ..
F : Sciocchezze! Quella ancora una bambina. E poi non c pericolo. La mamma non la lascia uscire nemmeno con le amichette.
Atto 2
Camera da letto.
Porta a destra, finestra di fronte, tenda chiusa.
Letto, comodini, sedie, armadio, specchiera con tavolo, sul tavolo brocca, bacinella e utensili da toilette.
I
Domenico nel letto, dorme.
Filomena su una sedia vicino al letto.
Entra piano Carmela.
Ca : Nonna, andate a dormire un po. Sto io con il nonno.
F : Vabb, Carm. Hai lasciato le creature sole?
Ca: No, c con loro mia madre.
F : Gi, nonna Assunta. - Il nonno sta tranquillo, sta ancora dormendo. Mamma mia, quando me lhanno portato ieri pensavo che stesse per morire! Non respirava.. Il medicinale gli ha fatto molto bene. Allora ti lascio un po con lui. Caso mai si lamenta di dolori al petto, dagli una di queste pillole che si mette sotto la lingua. E chiamami subito se c qualcosa.
Ca : Potete essere tranquilla. Riposate un po.
Esce Filomena.
Carmela si siede e comincia a sferruzzare.
II
Dopo un po, Domenico si sveglia.
D : (burbero) Dove la nonna?
Ca : E andata a dormire un po. Che vi serve?
D : Che mi serve, che mi serve? Devo andare al bagno!
Ca : Lo sapete che non dovete alzarvi ancora.
Va ad aprire la tenda. Prende un orinale sotto il letto.
D : Stare a letto, uno come me! Mai stato male, mai preso medicinali, un fusto ero io!
Ca : Ecco lorinale.
D : (Lo respinge.) Chiama mia moglie!
Ca : No, molto stanca. Ha vegliato tutta la notte mentre voi avete dormito come un bambino. Lasciatela riposare un po.
D : Non riesco a fare con unestranea.
Ca : Sciocchezze! Prima non sono unestranea, ma la moglie di vostro figlio e madre dei vostri nipoti, e poi non mica la prima volta che devo portare via la pip! Forza, fate il bravo, non guardo.
Spinge lorinale sotto la coperta.
D : (Si muove sotto la coperta.) Ecco fatto.
Porge lorinale a Carmela.
D : Ho fame.
Ca : Benissimo. Vi porto un po di caff-latte e qualche biscotto.
D : Voglio un cornetto.
Ca : Niente cornetto ha detto il medico, solo roba senza olio, ch tenete il sangue troppo grasso.
D : Tengo il colestiruolo alto.
Ca : E che ho detto? E la stessa cosa.
Esce con lorinale.
D : Carmela! Carm!
Ca : Che c?
D : Non mi lasciare solo! Se mi succede qualcosa!
Ca : Volete fare colazione, si o no?
D : S, ma torna subito.
Carmela esce brontolando.
D : Uh! Che dolore, che dolore! Ricc, Ricc! Perch mi hai fatto questo a me? Sto male. Carmela! Filomena!
Dopo un po torna Carmela con la colazione.
Ca : Eccoci qua. E non fare tanto rumore, se no svegliate la nonna.
Domenico mangia e beve con gusto.
D : Oh, sto male. Mai stato cos male in vita mia! Stare a letto uno come me! Mi viene la smania, voglio alzarmi.
Ca : Noooo! Non vi alzate per niente! E uno che capace di gridare cos forte non pu stare poi tanto male. M ci laviamo.
Prende una bacinella, spugna, asciugamani, bicchiere e spazzolino etc.
Domenico si lascia lavare faccia e denti e pettinare i capelli.
Ca : Cos, bravo, bravo.
D : Hai bagnato il lenzuolo!
Ca : Dove? Ma no! Quasi niente, asciuga da solo. M riposate. Torno subito..
Sta per uscire con la bacinella.
Ca : Ecco Michele che arriva!
III
Entra Michele.
Carmela rimane vicino alla porta.
Mi : Pap, come va?
D : Sto male, male. A mugliera tua na iena.
Mi : Lo so! (Le d una pacca sul sedere.)
Ca : Mich! Che ti prende?
Esce Carmela.
Mi : Hai mangiato qualcosa?
D : Bah! Non mi danno quasi niente.
Mi : E per il resto, come va?
D : C il lenzuolo che bagnato! Ma solo acqua!
Mi : (ridendo) Pap, non stai male, vero? Ti vedo in forma. Posso tornare al laboratorio tranquillo? Non ti preoccupare, l va tutto bene. Passer allora di pranzo.
D : Va vene, va bene.
Esce Michele.
IV
Torna Carmela. Si siede accanto al letto e comincia a sferruzzare.
D : Carm, sei na brava figliola. Non te la prendere. Siete na bella famiglia. Vi volete bene e avete quattro creature che crescono bene.O guaglione studia e far lavvocato. Avremo pure noi il laureato in famiglia, haha! Assuntina na ragazza pulita e far un bel matrimonio, ci penso io, Carm, lascia fare a me! E i piccoli promettono pure loro.
Ca : Grazie a Dio e pure a voi, don Domenico. Non avete mai badato a spese per Michele, lo so. Se non andato bene con il negozio suo, non certo colpa vostra, e non nemmeno colpa di Michele. E che i clienti non pagavano. M che lavora per voi, Michele si rende molto utile al laboratorio, si prende cura di tutti i macchinari.
D : S, s, lo so. Carm, lo so. E un buon figliolo. M devo parlare con Riccardo. Manda a chiamarlo!
Carmela passa la testa fuori dalla porta e chiama Maria.
Ma : Eccomi. Che serve?
D : Mar, va subito gi al negozio di Riccardo e digli di venire a trovarmi al pi presto.
Ma : (radiosa) Riccardo, s s. Subito.
Esce Maria, togliendosi il grembiule e lisciandosi i capelli.
D : (ridacchiando) Quella va pazza per in suo Riccardo. Gli da pure soldi.
Ca : Non giusto! I risparmi di una vita di fatica che vanno persi al gioco! Don Domenico, quello non merita i soldi che voi gli lasciate, mentre c gente che se li merita.
D : (facendo le corna) Eh, non sono ancora crepato! E non sono affari tuoi.
Ca : Scusate, ma sono affari di mio marito. Se solo sapeste quanto vi vuole bene, Michele! Voi preferite Riccardo, le so, e la nonna stravede per quello di Roma, questo pure lho capito. Michele troppo buono, sempre tranquillo, non si fa mai avanti, non fa mai storie, non d fastidio a nessuno, e la gente si scorda di lui. Non state mai in pensieri per lui. Ma lui sta in pensieri per voi. Non ha chiuso occhio tutta la notte! Ah Michele mio quanto buono e quanto vi vuol bene! Ma non parlo per Michele e ancora meno per me. Parlo per le creature indifese.
D : Indifese? Con una madre leonessa come te?
Ca : (ridendo) Iena, leonessa, ma dove siamo, in Africa?
Entra Riccardo.
Ca : E ecco anche il cacciatore!
R : (guardando Carmela sospettoso) Perch cacciatore? Buongiorno! Pap, ci hai fatto paura, sai? Ma vedo che stiamo scherzando qui dentro.. Allora tutto bene?
D : Ricc, tu scherzi. Io non sto bene per niente. Ti devo parlare. Carm, ci puoi lasciare.
Ca : Allora vado in cucina. Chiamatemi se vi serve qualcosa.
Esce Carmela, dopo uno sguardo pieno di sfiducia verso Riccardo.
V
D : Ricc, ho saputo tutto! Si nu fetente! Come ti viene in mente di rubare la tua propria famiglia? Perch lhai fatto rubare tu, il furgoncino, per conto tuo! Tutta Napoli lo sa. E io sono sempre lultimo a sapere. E per colpa tua che ho avuto lattacco!
R : Pap, sono disperato. Avevo tanto bisogno di soldi! Mi vergognavo troppo di chiedere ancora soldi a te. Avevo tanto bisogno di questi soldi per pagare certi debiti. Non voglio che si dica in giro che il figlio di don Domenico Soriano non onora i suoi debiti. Ho un nome da difendere, pap! Il nome nostro, non posso lasciarlo infangare..
D : Ma perch non mi hai parlato prima, imbecille? Cos peggio. Tutta la citt ride alle nostre spalle. (Si tocca il petto.) Ah ah che dolore!
R : Carm, Carm, vieni subito!
Entra Carmela, prende subito una pillola e la mette in bocca a Domenico.
Ca : Ricc, ma che avete fatto? Stava cos tranquillo.
R : Io, niente. Gli venuto allimprovviso.
D : Carm, grazie. Sto gi molto meglio. Puoi andare.
Esce Carmela.
D : Don Mim Soriano ha perso la faccia. Gli andata male a don Mim. Il proprio figlio, che beffa! Non c pi rispetto! E m che facciamo? Che si pu fare?
R : Basta dire in giro . che tu mi hai dato lincarico di vendere il furgoncino.
D : Con tutto un carico di pasticcini per il Comune, e il Sindaco che ha brindato a stomaco vuoto? Non hai una spiegazione migliore?
R : Basta dire che qualcosa andato storto, che io del carico non ero informato. Che ho sbagliato furgoncino. Che .E poi i dettagli non contano. Ci che conta questo : tu mi hai dato il furgoncino da vendere per pagare i miei debiti. Don Domenico non lascia il figlio nei guai! I Soriano che bella famiglia unita! E io faccio il figliol prodigo che torna con la coda fra le gambe, non mi faccio pi vedere ai tavoli da gioco, nemmeno alle corse di cavalli, vado anche a messa se vuoi ....
D : Non strafare! Basta che giochi normalmente, un piccolo pokerino ogni tanto ..... Ricc, sei un brigante, ma hai ragione. Come stanno le cose, non c altro da fare. Allora ti ho detto io, Domenico Soriano in persona, di vendere quel maledetto furgoncino, daccordo. Haha! M scendi al negozio e fatti vedere tutto contento. Domani mi alzo e facciamo insieme il giro dei caff. Gli chiuderemo il becco a questi maldicenti! Oh!
R : Noi due insieme, nessuno ce la fa! Mo vado e faccio come hai detto tu.
D : Ricc, torna dopo pranzo e portami nu bab.. Ma non farlo vedere a loro. Mandami la moglie di Michele.
R : Sar fatto. Riposati!
Esce Riccardo.
Domenico rimane con un sorriso pieno di tenerezza e si asciuga gli occhi.
VI
Entra Filomena.
F : Ho mandato Carmela a casa. Non prendevo sonno, sono troppo agitata. Che avete combinato voi due? Riccardo lo vedevo tutto contento.
D : Niente, ha venduto bene il furgoncino che gli avevo detto di vendere. Mi ero completamente scordato di averlo chiesto io. Ultimamente la testa non va.
F : Dumm, non farmi fessa! Sappiamo benissimo che lha fatto rubare, il tuo furgoncino! Quello ci metter sulla paglia! In pi, mi ha chiesto quattro mila a me.
D : (ridendo) Oh! Che fetente!.
F : Cosa? Quello ci rovina e tu ridi?
D : (piagnucolante) Filum, pi forte di me. Quello figlio mio, lunico dei figli a essere figlio mio, carne della mia carne e sangue del mio sangue. Lo sento dentro di me.
F : Dumm, non parlare di questa cosa! Era stabilito di non parlarne mai! Ricordati, i figli sono figli e sono tutti uguali! Sono figli nostri tutti e tre, punto e basta!
D : No, non basta. In tutti questi anni ho cercato di fare loro da padre, lo sai.
F : Lo so, lo so. Ti sono grata e loro ti vogliono bene.
D : Ma non basta. Quando un uomo arriva alla mia et e sente che deve andarsene un giorno o laltro .
F : Che dici? Non parlare cos! Il dottore ha detto che stato un attacco, vabb, ma che te la sei cavata, Dumm. Tu sei sano come un pesce! (Sospira massaggiandosi le ginocchia.)
D : un giorno non tanto lontano. E allora uno non vuole andarsene cos, senza lasciare niente di suo. Nessuno che dir un giorno questo guaglione ha gli occhi del nonno o quello tale quale al nonno. Allora uno contento davere un figlio suo. E io, Filum, io in questi ultimi mesi ero contento di sapere che uno dei figli figlio a me e che questo figlio ha molto di me (ridacchiando) almeno i vizi li ha di me!
F : Dumm, tu ti sei fissato con lidea che Riccardo figlio a te. Non ti scordare che ci sono altri due che portano il nome tuo e che ti vogliono bene come a un padre.
D : Michele, va bene. Non un aquila, ma un buon figliolo. Gli oglio bene, anche se non ha proprio niente di me. Ma quello di Roma, quel signorino dei miei stivali, quella femminuccia, no! Quello non figlio mio. No e no!
F : Dumm, perch non vuoi capire che non colpa sua se Umberto cos? E sempre stato pi delicato degli altri, e non stato bene in quellistituto dove ho dovuto metterlo da piccolo. Ma che potevo fare? Mica lo potevo tenere con me. Poi, ho capito subito che era il pi intelligente dei tre e doveva studiare. Perch pensi che gli ho pagato tanti anni di studi dai preti?
Domenico fa una smorfia di disgusto.
F : Che c? Dai preti, s! Qualcosa che non va? . Dumm, tu devi capire une cosa : malgrado tutto, questo figlio una persone per bene, anzi : ci fa onore!
D : Onore? A me fa orrore! Tu lo difendi, naturale. Lhai fatto tu.
F : Oh! Mica lho fatto da sola. Quello ci ha pure il padre, e tu lo conosci bene il padre.
D : Chi il padre, non lo voglio sapere. Sono fatti tuoi, io non centro.
F : (furiosa, di scatto) Invece s, centri.
D : Filum, che dici?
F : Niente, non dico niente. Dumm, era stabilito di non parlarne mai. I figli so figli e so tutti uguali
D : Filum, o hai detto gi troppo o non abbastanza. Io centro? Che significa? Quello l figlio a me? Lunico figlio mio quello l? Non pu essere! Uno cos! Uno cos, figlio a me? No, no! Dimmi che ho capito male, che non vero!
F : Dumm, non ti agitare cos! Clmati, Dumm!
Domenico, affannato, cerca di trovare fiato, si tocca il petto, ricade sul cuscino.
F : Madonna, che ho fatto? Ma chi me lha fatto fare? Oh no! Dumm, non te ne andare cos. Dumm!
Filomena corre alla porta.
F : Mar, il medico, subito!
VII
Entra Maria. Va direttamente al letto, savvicina alla bocca del morto, gli prende il polso, gli chiude gli occhi e riunisce le mani sul petto, il tutto con naturalezza.
Poi prende due ceri sul com e li accende.
Filomena caduta sulla sedia in singhiozzi, chiamando ancora Dumm.
Ma : Signore non sente pi.
Maria cantilena una specie di ninna-nanna slava, dondolando Filomena per consolarla.
F : Perch se n andato cos allimprovviso, oh perch?
Ma: Perch ha mangiato troppo, ecco perch. Bambino mio morto di fame e freddo. (Ripete la fine della ninna-nanna, gli occhi spenti, poi si riprende.) Non piangere, signore ha avuto vita bella. Non voleva conoscere anni brutti di vecchio, andato prima.
F : Mar, forse hai ragione. Non me lo posso immaginare vecchio e malato. Avrebbe fatto un pessimo paziente, sicuro. Se n andato quando la vita era ancora bella (Nuovi pianti, si soffia il naso.) Su, forza! Andiamo a fare le cose che vanno fatte.
Va allarmadio e tira fuori un abito scuro.
Maria esce e torna con una scatola dalla quale toglie un paio di scarpe nere nuove.
F : Mar, va a chiamare la famiglia. E va a chiamare il prete! (fra le lacrime) Avr un bel funerale, Dummineco mio!
Atto 3
Tinello di casa Soriano, come prima.
Sullaltarino, accanto alla Madonna, fotografia del defunto con lumino rosso.
I
Filomena e Maria tornano dalla messa.
Filomena si toglie i guanti e il cappello e li d a Maria.
F : Che tristezza tornare a casa ora che lui non c pi. Nessuno che russa, che ti grida, che butta i vestiti sul pavimento. Che silenzio! Sono gi pi di due mesi e non riesco ad abituarmi.
Ma : Eh s Ma oggi niente silenzio, oggi vita in casa! Vado in cucina subito. Oggi pranzo per sette.
F : Perch sette? Non siamo in nove?
Ma : No, ha detto signora Michele bambini piccoli non vengono.
F : Ah! Saranno ancora dallaltra nonna, nonna Assunta! Mar, facci la torta lo steso, quella che fai cos buona.
Ma : Maneggio, ho scordato mascalzone! Vado subito accatar.
F : O mascarpone, Mar, il mascarpone!
Esce Maria.
F : (parlando alla fotografia) Dumm, oggi vengono tutti quanti a pranzo da noi. Non te lho detto prima, ma m te lo devo dire : Viene pure Umberto! Non te la prendere. Umberto ha molto sofferto quando ci hai lasciati, sai.
II
Entra Riccardo.
F : Ah, sei tu.
R : Ciao, mamm. Come va?
F : Come pu andare? Mi hai abbandonata anche tu.
R : Mamm, se non salgo pi spesso perch ho molto da fare. Sono solo a gestire il mio commercio, e in questa stagione .
F : Sciocchezze! Tu non vieni perch i conti delleredit sono ancora dal notaio e sai benissimo che per i tuoi soldi devi aspettare. Che credi, che non ti conosco?
R : Ce lhai con me? Che ti ho fatto, mamm?
F : A me niente, chiediti piuttosto che hai fatto al povero pap.
R : Se vuoi vedermi pi spesso, smettila di ripetere che sono stato io a uccidere pap. Pap con me si divertiva, lho fatto ridere ancora poco prima di morire. Ma questo non lo sai o non lo vuoi sapere. Lunica cosa che conta per te che il tuo cucciolo non centra con la morte di pap. Che non colpa di Umberto.
Suona il campanello.
F : Ricc! Non ti permetto .
R : Mamm, tu non mi ami, non mi hai mai amato .
F : Ricc!
III
Entrano Michele e Carmine. Saluti.
F : Soli?
Mi : Carmela e Assunta vengono fra poco. La ragazza non stava bene, Avr mangiato qualcosa che le ha fatto male.
F : Perch? Aveva la nausea? Ha rimesso?
Riccardo va alla finestra e guarda fuori.
Mi : S. Ma gi stava meglio.
F : Bah, non sar niente. Piccoli malori di ragazza. Carmin, scusa se non mi sono occupata di te ultimamente. Come va il lavoro?
Ce : Benissimo, nonna. Mi piace un sacco! Vuoi sapere unidea che mi venuta per ridurre le spese? Vendiamo tutte le macchine utilitarie e lavoriamo con trasportatori esterni.
F : Macchine utilitarie, che vuoi dire? I furgoncini? Mica vuoi vendere pure tu i furgoncini? Niente, una battuta che tu non puoi capire. Va avanti!
Ce : Allora, stavo dicendo, fare le consegne con trasportatori esterni ci coster meno perch non sopportiamo pi le assicurazioni, i giorni di malattia, i giorni festivi pagati, i guasti, ecc.
F : E gli autisti? Che ne facciamo?
Ce : Ma piglieranno lassegno di disoccupazione! Se vogliono lavorare con noi, ci comprano le macchine e faranno i trasportatori per conto proprio, facile.
F : Non so, guagli, uno come Gaetano? Non mi pare una cosa bella.
Ce : Forse non una cosa bella, ma necessaria. Dobbiamo limitare i costi! Oggigiorno, il padrone rischia sempre di pi. Perci ho unaltra idea, anzi due! Non si pu andare avanti cos, Soriano deve diventare una societ di capitali.
F : E che cosa sarebbe? Le societ non si fanno pi con le persone?
Ce : S, s, ma rimangono dietro le quinte. Nonna, ti puoi fidare di me! Poi facciamo una seconda societ per una linea di prodotti dietetici, cio roba senza sale, senza zucchero, senza questo e senza quello. Non ha neanche bisogno di essere buono, sta roba, e si vende a prezzi parecchio pi alti, sai. Ho chiesto a zio Umberto .
R : (sospettoso) Umberto? Che centra Umberto con la ditta?
Ce : Centra il suo giornale. Ho chiesto allo zio di cercare alcune statistiche che mi servono. Al giornale hanno un servizio documentazione e l mi trover le ultime statistiche sul consumo di prodotti dietetici, e noi ci adeguiamo. (sfregandosi le mani) Troviamo una bella nicchia di mercato e ci mettiamo noi!
F : Stu guaglione di chi ha pigliato?
Mi : (chiaramente fiero del figlio, ma ridendo) Se non lo sai tu! Io non lo so. Sua madre dice che tutto famiglia sua.
R : Bah! Se io avessi potuto studiare .
F : Tu, tu, tu! Perch non ti sposi e facciamo studiare pure le creature tue?
Mi : Mamm, sai che penso? E stato un bene che Carmine ha lasciato gli studi e si messo al lavoro nella ditta, m che pap non c pi. In fondo, come alla Fiat, il potere passato dal nonno al nipote, avvocato o no. Hahaha.
Suona il campanello.
F : Non hai tutti i torti, Michele.
Mi : Non ho torto? Non potete dire una volta sola, una sola volta, che ho ragione?
IV
Entra Umberto.
Filomena gli corre incontro e labbraccia.
F : Umb, figlio mio! Sono cos contenta.
Michele lo saluta con affetto.
Carmine e Umberto hanno un modo loro di salutarsi (p.e. battono mano contro mano pi volte).
Riccardo d una pacca al fratello e gli tocca la manica.
R : Guarda chi ci arriva dalla capitale, di stoffe inglesi vestito! Mademoiselle Hubert!
Mi : Ricc, lascialo tranquillo.
Ce : Zio, hai trovato le statistiche che ti ho pregato di cercare?
U : S, Carmine. Ho i dati qui nella valigia. Aspetta un attimo.
Piega con molta cura la sua bella sciarpa.
F : No, non aprire la valigia qua. Ti ho preparato camera tua, portaci la tua roba.
U : Oh, mamm, ho di nuovo camera mia? Grazie, grazie! (La bacia.) Non potete sapere quanto mi fa piacere di stare qui con voi in famiglia. Se solo pap potesse essere con noi! Mi spiace tanto davergli dato dispiacere e non mi tolgo dalla mente che sono un po responsabile della sua morte prematura. Mi sento in colpa.
F : Ma no, ma no .
Ce : Classico caso di complesso dEdipo! Ama la madre e uccide il padre. (ridendo) Zio, qua ci vuole lanalisi!
F: Annlisa, Annlisa? A Napoli si dice Annalisa! (piano a Carmine) Chi questa Annalisa? Tu sai qualcosa? (a tutti) Qua non ci vuole nessuno! Umberto non ha bisogno di nessuno fin a quando ha mamm. Le vuole bene, a mamma sua, vero, figlio mio? E non vero che pap ce laveva con te. In fondo ti stimava. Solo che gli uomini della sua generazione, certe cose non le vogliono sapere.
Suona il campanello.
U : Lo so, lo so. Ma lho deluso molto, anzi si vergognava di me. E io devo vivere con questa idea, il che non facile, non facile per niente.
F : Lascia stare, figlio mio. Va tutto bene. (prendendo sotto braccia i tre figli) Ah che bello, avere tutti e tre insieme! Promettetemi di rimanere sempre uniti, anche quando io non ci sar pi.
Si asciuga gli occhi e d un bacio a ciascuno dei figli, ma Riccardo cerca di tirarsi indietro.
IV
Entrano Carmela e Assunta, questultima pallida.
Assunta saluta tutti dalla porta, tranne Umberto al quale si avvicina per dargli un bacio.
Carmela, molto tesa, saluta appena.
F : Ah, eccovi! Stai meglio? E perch non avete portato i piccoli?
Ca : Dobbiamo parlare di cose serie. Li ho mandati da mia madre.
F : Ci vanno troppo spesso, da mamma tua. Non sano il locale dove sta.
Ca : Lo so che un basso dove sta, che non la Reggia di Caserta e che mia madre non la Regina Margherita! (fra se) Ma almeno non ha mai fatto la zoccola!
Mi : Carm, sei nervosa! Che successo?
Ca : Che successo? E successo che questa figlia tua nei guai!
Assunta comincia a singhiozzare.
Riccardo guarda di nuovo fuori dalla finestra.
F : Spiegati meglio! Mica vuoi dire che .
Ca : S, proprio cos!
F : Ma sei sicura?
Ca : Per essere sicura sono sicura! A me successo solo quattro volte, figuratevi!
F : Ma come successo? E chi stato?
Ca : E chi lo sa? Quella non parla.
F : Assuntina, figlia mia, chi stato? Come successo? Non possibile! Ma questa non usciva mai di casa. Carmine, tu sai qualcosa? Un amico tuo forse?
Ce : Non penso proprio! Guarda, io non so niente . Ma sapete che secondo le statistiche .
Mi : Ma lascia stare le statistiche! Si tratte di Assuntina!
Ce : Lo so, pap, e voglio capire. Stavo dicendo che secondo le statistiche, pi del 50 % degli stupri si consumano in famiglia.
Istintivamente, tutti guardano Riccardo, increduli, Filomena con un grido.
Alla parola stupro, Riccardo scatta, si gira verso gli altri con gesti di protesta.
F : Riccardo, tu?
Mi : No, non pu essere! Mio fratello! Dite che non vero!
R : Che stupro? Chi parla di stupro? No, quella se l cercato! Voi non sapete come mi perseguitava. Tutte uguali, tutte quante! E con quella faccia dangelo peggio della mamma, quella.
Ca : Ah!!! Che vuoi dire? Ti ho cercato, io? Uno come te, ma scherziamo? Mich, chiudigli il becco a quel mascalzone!
R : Eh! Uno come me, se lo cerchi, lo trovi. E quella figlia di buona mamma . eh! Sono un uomo, io! Un momento di debolezza .
U : Ignobile! Assunta quanti anni ha? Quindici, sedici? E tu?
R : Tu stai zitto! Non accetto lezioni da uno come te!
Nel frattempo, Carmela caduta su una sedia, a bocca aperta.
Filomena guarda Carmela, scuotendo la testa. Stringe Assunta e le accarezza la testa.
Assunta singhiozza pi forte.
Michele si getta su Riccardo con un urlo. Carmine e Umberto lo trattengono.
Mi : Ti uccido, ti uccido!
Michele crolla su una sedia, vittima di una crisi di pianto convulso.
Mi : La piccerella mia, la piccerella mia, no, oh no
F : (in colera) Ricc, tu in questa casa non puoi pi stare. Non puoi stare manco unora di pi. (alzandosi) Tu te ne vai! Te ne vai lontano, vattene in Argentina se vuoi, ma vattene subito! Vattne! Che hai fatto, che hai fatto? (in lacrime) Ah! Come terribile . Quando una madre deve . scacciare il proprio figlio! (ricadendo sulla sedia) Oh, povera me! Perch mi hai fatto questo, Ricc?
Tutti si spostano intorno a Filomena, Riccardo rimane isolato.
R : (teatrale) Perdonami, mamm, perdonami. Perdonatemi tutti. Me ne vado. Ho capito che in questa famiglia non c posto per me. Sono sempre stato solo, io. S, me ne vado. Me ne vado in America e non torno pi, non mi vedrete mai pi. Vi tolgo il disturbo. Sarete informati della mia morte dal consolato italiano. Addio, addio!!! (dalluscio) Mander lindirizzo al notaio per leredit.
Esce Riccardo.
Ca : Puozze scula!
Si sente da fuori il grido straziante di Maria.
Assunta singhiozza con disperazione.
Gli altri rimangono per alcuni secondi interdetti, fanno gesti di impotenza.
V
F : (Si riprende lentamente.) Dal consolato! Come esageriamo, figlio mio! Avr la sua parte come lo dice la legge, ma non una lira di pi! M devo pensare alla creatura di Assuntina, eh! Oh Assuntina mia! Ce la faremo! Vedrai. (Lattira a s e la bacia con tenerezza.) Faremo una bella creatura tutta tonda e rosa. Avr il pi bel corredo di tutta Napoli! Se femmina, come la chiami, d? Come la vogliamo chiama?
Ca : (fra s) Quale nonna, tale nipote. Che famiglia! E quel mascalzone con mia figlia . (ad alta voce) Assunta non pu rimanere a casa, i piccoli non devono sapere. Dove pu andare? Ci sar una casa di suore per questi casi?
F : Che casa di suore? Vuoi rinchiudere questa figliola in una casa di suore? Non ci pensare! Non fin a quando sono viva io.
Ca : Ma a casa non pu stare, neanche a casa vostra. Sarebbe meglio mandarla fuori Napoli.
U : Perch non mandarla a Roma da me? Lo spazio ce lho. Ci dar una mano la moglie del portiere, unottima persona. E mi farebbe tanto piacere avere qualcuno che mi aspetta a casa quando torno dal giornale. Cos posso dire pure io ai colleghi Stasera vado di fretta, a casa mi aspettano oppure Devo andare, voglio vedere il piccolo prima che va a letto. (con entusiasmo) Assunta, vuoi venire con me?
A : (fra le lacrime) , zio.
U : Michele, prender cura di lei, te lo prometto. (Prende un fazzoletto immacolato dalla tasca e con dolcezza asciuga le lacrime di Assunta.) Prender cura di Assuntina, s. E del nascituro poi, non ne parliamo! Lo crescer come un figlio, laiuter a fare i primi passi, lo guider. Mi trover sempre affianco nei momenti brutti, sempre. Quando si far la bua, ci sar per asciugare le lacrime; quando si sveglier la notte, ci sar per scacciare lincubo. Quando si chieder da dove veniamo e dove andiamo, gli spiegher. Sar un buon padre, Michele, un buon padre.
Filomena guarda il figlio con grande tenerezza e singhiozza.
F : Oh figlio mio, povero figlio mio! Ma che potevo fare?
Mi : Ti ringrazio, Umb.
Ca : (guardando Michele) Non so .
Ce : Zio, sei proprio buono! (Si avvicina allo zio per abbracciarlo.)
Ca : Carmine!!!
U : Non ti preoccupare, cara cognata, non contagioso:
Squilla il telefono.
F : Proprio m! Non ci voleva. Bah, rispondiamo. Pronto. - Ah buongiorno, cara signora! No, la ringrazio, ma oggi non posso. Ho tutta la famiglia a pranzo. S, anche quello di Roma. Ci ha dato una bella notizia, si sposa! S, sta con una di Roma, e gi da parecchio tempo. Annalisa si chiama. Non volevo dirlo prima di essere sicura che era una storia seria. Quante storie ha avuto in passato? Ma questa volta una cosa seria. No, solo al Comune di Roma. Niente chiesa, niente cerimonia, e non vogliono sentire parlare del fotografo. Una cosa molto semplice, come si fa in quel mondo, voglio dire gente di teatro, giornali. Vogliono sposarsi subito. S, proprio cos! Avete capito che c fretta, haha. Ma non ditelo a nessuno. Anche se uno non dovrebbe neanche vergognarsi pi, ch oggi quasi la regola. Quanti primi figli nascono prematuri, giusto? Sono molto contenta, s s. Speriamo che sar femminuccia, una piccola Filomena! Riccardo? S, sta benissimo. Cera poco fa, ma dovuto scappare subito. Aveva un appuntamento. Ve lo dico solo a voi, perch non ancora ufficiale. Ha conosciuto unamericana, figlia di un emigrato che pare che abbia fatto soldi a palate in America. Certo che interessato, Riccardo mio. M ci vuole andare pure lui, in America. - Quale paese? Me lha pure detto, ma non mi ricordo pi. Eh s, sar duro vederlo partire cos lontano. Ma che posso fare? M fra poco se ne va pure la piccerella, la figlia di Michele. Vuole fare la scuola alberghiera in Svizzera. Certo che ci sono scuole in Italia, ma dicono che sono migliori in Svizzera. E grazie a Dio ce lo possiamo permettere. Scusate se vi lascio. Il dovere mi chiama in cucina. Il personale non pi quello di una volta! A presto! Vi chiamo io. E grazie della chiamata!
U : Ma chi era al telefono?
F : Non la conosci. E una vedova senza figli, poveraccia, e cerca compagnia. E se sapessi come pettegola! Fra mezzora, tutta Napoli sapr che sar di nuovo nonna e tutto il resto.
Ce : Nonna, come ti sai muovere in tutte le situazioni! Incredibile.
U : Sei proprio forte! (ridendo) Cos mi hai pure fidanzato!
F : Scusami tanto, Umb! Non credere che io mi vergogno. - Ma non sopporto che la gente ride alle mie spalle.
U : Non ti preoccupare, mamm, ti capisco. Senti, perch non vieni pure tu a Roma con me, mamm?
A : (Si mette affianco ad Umberto.) S, nonna vieni con noi.
F : Io, a Roma? No, no. Verr ogni volta che avete bisogno di me. Verr spesso a trovarvi, questo s. Ma io rimango a Napoli.
U : Perch? Ora che pap non c pi e .
F : (amara) . e che quellaltro se ne va in America?
U : Appunto! Che fai a Napoli, sola in casa?
F : E a Roma, che faccio? A napulitana che nun sape leggere e scrivere? No, no, voglio rimanere qua. Voi non potete capire. Ho lottato tanti anni per arrivare dove sono arrivata. Mi sono fatta una posizione. (Si alza.) Qua sono donna Filumena, vedova Soriano, con alle spalle la ditta di famiglia. A Napoli mi faccio rispettare! E poi, qua sono nata, (Prende la fotografia del defunto, la spolvera con la manica, la rimette sullaltarino.) qua ho sofferto, qua morir. (Va verso il pubblico.) Filumena Marturano appartiene a Napoli!
FINE
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