LILLUSIONE DI GIACOMINA
Commedia in tre atti
di HENRI DUVERNOIS
Versione italiana di Mario De Vellis
PERSONAGGI
GIACOMINA
CLEMENTE FOURNIER
ALESSIO THEVENIAUD
PAOLINA GALISSON
CHADEC
CARLO THEVENIAUD
SIGNORINA NOLDA
MARCELLO VIGNOCQUE
BOB
ROGY
EDMONDO, vecchio cameriere di casa Theveniaud
FERNANDO, secondo cameriere di casa Theveniaud
EMMA, cameriera di casa Theveniaud
GIULIANA, seconda cameriera di casa Theveniaud
A Parigi. Epoca presente.
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
Un lussuoso salone, di stile antico, in casa di Alessio Thveniaud.
Edmondo - Se i signori vogliono favorire.
Paolina - Grazie, Edmondo. Vostra moglie sta bene?
Edmondo - Si, grazie, benissimo. Si occupa sempre del guardaroba.
Paolina - E i vostri figli?
Edmondo - Sono molto cresciuti. Il maggiore studia da farmacista. Il secondo si avvia allaraldica; il terzo ha la testa fra le nuvole: vuole fare il romanziere.
Paolina - Non una brutta professione.
Edmondo - Un po' incerta; ma lo lascio fare: quando si pu... Allora annunzio: la signora Galisson e il signor...?
Paolina - Il signor Clemente Fournier. Siamo attesi.
Edmondo - Il signor Thveniaud si sta vestendo. Bisogna che lo aiuti. Senza di me non se la caverebbe.
Paolina - Certo. Non gli fate premura.
Edmondo - L'ho lavato, gli ho fatto la barba, ora gli infilo il panciotto e la giacca e ve lo porto qui. (Via).
Clemente - invalido il signor Thveniaud?
Paolina - Macch! Edmondo che un servitore all'antica. Che te ne pare del palazzo?
Clemente - Magnifico.
Paolina - Non ti dispiacer abitare qui?
Clemente - Tutt'altro.
Paolina - Avevi un brutto alloggio ma eri libero...
Clemente - Oh! la mia libert...
Paolina - Avevi certo un'amica...
Clemente - S... da quattordici anni.
Paolina - Sempre la stessa? Da quattordici anni?...
Clemente - S. pi comodo, conosceva le mie piccole abitudini. Le domeniche, quando faceva caldo, si prendeva il gelato.
Paolina - Una cosa molto carina!
Clemente - S. Ma dopo quattordici anni permesso provare un po' di stanchezza, no?
Paolina - Certo.
Clemente - Non osavo separarmi da Leonia...
Paolina - Temevi un suicidio?
Clemente - Peggio: un delitto; un dramma, insomma!
Paolina - Oh, Dio! molto bruna?
Clemente - No, bionda. Ma non si sa mai. Otto giorni fa, torno a casa all'improvviso...
Paolina - Che imprudenza!
Clemente - No, no, zia, non quello che credete. Chiacchierava con un'amica. Diceva: Se Clemente mi desse quindicimila franchi, aprirei una piccola tintoria e finalmente potrei dormir sola. Ebbi subito un'impressione di sollievo, con un po' d'amarezza in fondo. Si spiega, no? Per l'appunto mi avevate proposto di diventare precettore del piccolo Thveniaud. Niente altro mi tratteneva. Ho versato quindicimila franchi a Leonia... essa ha versato qualche lacrima... oh! stata correttissima...
Paolina - Ed eccoti libero. Tutto bene, allora. Qui avrai l'alloggio - e che alloggio! - il vitto - e che vitto!
Clemente - ...e un'ottima retribuzione.
Paolina - Se non sono indiscreta, quanto ti rimane del patrimonio dei tuoi genitori?
Clemente - Ottocentosettantacinque franchi al mese.
Paolina - Soltanto? Non molto. Hai fatto qualche sciocchezza?
Clemente - No, zia. Ci ha pensato il Governo. (Durante questa scena Clemente, che nervoso, si tocca la cravatta, si aggiusta la giacca, i pantaloni, ecc.).
Paolina - Lascia stare la cravatta. E ricordami, invece, i tuoi titoli di studio.
Clemente - . Dottore in lettere, dottore in scienze, dottore in legge.
Paolina - A quanto pare, l'unico vizio che hai di fare degli esami.
Clemente - S, zia. Forse voi non potete comprendere: la mia passione. Il mio bacca-rat. Vincere la mia timidezza naturale, affrontare lo sguardo dei miei giudici, uno sguardo prima severo, poi interessato, poi commosso, poi entusiasta... Che ebbrezza! Con la morte di Cosimo, granduca di Toscana, ho fatto piangere un esaminatore,:
Paolina - Sei sicuro che non aveva bevuto?
Clemente - No, zia, lo avevo commosso.
Paolina - Scherzo. Lascia stare i pantaloni.
Clemente - Li avevo stesi stanotte sotto il materasso, ma devo aver avuto un incubo, perch la piega tutta storta.
Paolina - Alessio non bada a questi dettagli. Se nel '92 fosse stato meglio vestito, l'avrei sposato. E ora avrei venti milioni di rendita, invece d'essere la vedova di un imbecille che a sessant'anni s' rovinato, sostituendo alle donne le speculazioni di borsa.
Clemente - Che disgrazia, per noi! (In ascolto) Ah, mi par di sentire...
Paolina - .Calma... non ti agitare cos.
Clemente - pi forte di me. Quando aspetto qualcuno, ho quasi il timore della porta che deve aprirsi. Mi sento battere il cuore. Mi pare sempre di essere insufficientemente preparato. (Sulla soglia comparisce Thveniaud. E un uomo sulla sessantina. Ha le tempie grigie, mal vestito).
Thveniaud - Paolina!
Paolina - Caro Alessio.
Thveniaud - Un bacio...
Paolina - Con piacere. (Presentando) Il dottor... .
Thveniaud - Il dottor? Ah, gi!... Buon giorno, signore, siate il benvenuto.
Clemente - Signore, vorrei esprimervi i miei sentimenti profondi, veramente profondi e sinceri, di riconoscenza, ammirazione, devozione. Non sono un oratore...
Thveniaud - Ma s!
Clemente - Per, se voleste interrogar-
Thveniaud - Per amor di Dio! Il nipote della mia vecchia amica qui in casa sua. Appena essa mi ha parlato di voi, in termini che non oserei ripetere per non offendere la vostra modestia...
Clemente - Che sincera, signore, credetemi. ..
Thveniaud - Lo credo... ho detto: va bene, a occhi chiusi. E ora che vi vedo, me ne rallegro.
Clemente - Generalmente, produco questo effetto sulle persone che mi esaminano.
Thveniaud - I vostri titoli sono pi che sufficienti...
Clemente - Dottore in lettere, in scienze, in legge. Non sono dottore in medicina...
Thveniaud - Siete bell'e scusato. Ahim! Non occorrono tante pergamene per mio figlio. Non un soggetto brillante, no. Ho cercato di metterlo in collegio, ma ho dovuto ritirarlo.
Clemente - Forse ... difficile...
Thveniaud - No, gastronomo. Il refettorio lo disgustava. L'ho messo da esterno, senza Ottenere un risultato apprezzabile. Ora lo vedrete. un bravo ragazzo, un po' addormentato. Ha un appetito eccezionale. Lo studio lo lascia piuttosto indifferente.
Clemente - stato preso male.
Thveniaud - Il vostro predecessore era molto colto, letterato fino alla punta delle unghie, ma piuttosto portato per il cognac.
Paolina - Per questo non c' paura con mio nipote. Non vero, Clemente?
Clemente - Oh, no, zia. Bevo solo acqua.
Thveniaud - Signor Fournier, metto con fiducia mio figlio nelle vostre mani. Se riesce a prendere una laurea prima della maggiore et vi dar centomila franchi.
Clemente - La prender, signore, la prender.
Thveniaud - E ve ne dar altri centomila il giorno in cui lo lascerete... se sarete riuscito a farne un uomo...
Clemente - ...che abbia l'amore del lavoro, dell'ordine sociale, che senta le responsabilit che gli incombono.
Paolina - (con vivacit) Ecco, ecco.
Thveniaud - D'accordo. Riassumo: duecentomila franchi di premio, oltre le condizioni stabilite. Lo metter per iscritto. Intesi?
Clemente - Non ho che un'osservazione da fare...
Thveniaud - Dite.
Clemente - troppo. veramente troppo!
Thveniaud - Ma no. Il compito sar duro. Io vi ho parlato del figlio. Paolina vi avr parlato del padre. Ho lavorato molto... continuo ancora. Non sono avaro, ma ho orrore del lusso. Posseggo cinque castelli, ma passo le mie vacanze in un modesto albergo della Bretagna. Occupo qui un piccolo appartamento, nel quale ho serbato i mobili dei miei primi anni, che non sono, in verit, nulla di sontuoso. Ho tre panfili che presto agli amici, perch per i viaggi di mare preferisco il piroscafo. Insomma posseggo il denaro, ma il denaro non mi possiede. Chiamo mio figlio. Permettete? (Va al telefono interno) Pronto... Sei tu piccino?... C' qui il tuo professore. Vieni gi... Non fra un quarto d'ora, subito.
Paolina - Vedrai com' simpatico. Diventerete certamente amici.
Clemente - Far il possibile, serbando tuttavia una certa autorit, indispensabile per mantenere la disciplina. Permettete una piccola domanda, signore?
Thveniaud - Ascolto.
Clemente - Fa dello sport?
Thveniaud - Mai!
Clemente - Allora c' speranza. Perch i ragazzi che si dedicano alla box, al golf o al foot-ball, sono tutti pi o meno invasati, e, bisogna cominciare a persuaderli della superiorit dello spirito sui muscoli. un compito molto arduo. (Entra Carlo. un ragazzo grasso, dai quindici ai sedici anni. Ha le mani in tasca).
Carlo - Salute!
Thveniaud - Avresti potuto pettinarti.
Carlo - Me la son data.
Thveniaud - Non si vede.
Paolina - Ha tanti capelli! Buongiorno, Carletto.
Carlo - Buongiorno, signora. Come va?
Thveniaud - Mio figlio... il signor Clemente Fournier, il tuo nuovo professore.
Carlo - Come va?
Clemente - E voi, mio giovane amico, state bene?
Carlo - Si tira avanti.
Clemente - Sono persuaso che ci intenderemo a meraviglia.
Carlo - Ma s, non ve la prendete troppo...
Thveniaud - Dovrebbe togliere le mani dalle tasche, non vero, signor Fournier?
Clemente - Forse ha freddo.
Thveniaud - Si pu sapere che stai cercando?
Carlo - Noccioline.
Thveniaud - Non smette mai di mangiare.
Clemente - Un buon appetito indizio di coscienza pura. Del resto, il frutto dell'arachide molto nutritivo.
Carlo - Non sono arachidi, sono noccioline.
Clemente - Cos si chiama volgarmente il frutto dell'arachide. Insegno cos, di sfuggita, qualche piccola nozione che pu sempre servire.
Thveniaud - Benissimo.
Carlo - Volete una nocciolina?
Clemente - No, grazie.
Carlo - Neanche io ci faccio una passione. Le compro per tenere in moto la bocca.
Thveniaud - Mostra al signor Fournier la sua camera e il suo studio. Avranno gi portato i vostri bagagli.
Carlo - O. K. Venite? Vi mostrer le cucine. La pasticceria non c' male, poi abbiamo uno stanzino freddo per il pesce. Una idea mia...
Clemente - Benissimo, andate avanti; cos farete strada. (Escono).
Thveniaud - Hai sentito? Non parla che di mangiare. Prepara lui stesso dei piatti...
Paolina - Ha l'anima di un cuoco...
Thveniaud - Ma una canaglietta.
Paolina - Fidati di Clemente. Ne far un uomo.
Thveniaud - Sar duro, tanto pi che, se in ritardo negli studi, in anticipo nel resto: pizzica le cameriere.
Paolina - Comincia...
Thveniaud - Comincia dove gli altri finiscono. Pizzica le cameriere con l'ardore sornione di un vecchio. Somiglia a suo nonno, il padre della mia povera moglie. Ti ricordi?
Paolina - S...
Thveniaud - (dopo breve pausa) Ah! Paolina, se avessi avuto un figlio da te, sono sicuro che sarebbe stato meraviglioso.
Paolina - Mah! Anche nella mia famiglia ci sono degli idioti!
Thveniaud - Vedi? Lo dici anche tu...
Paolina - Ma no. Carlo soltanto un po' pigro. Passer. E poi hai Jackie.
Thveniaud - Una figlia: si mariter. E prender il nome d'un cretino qualsiasi.
Paolina - una ragazza squisita.
Thveniaud - Con la sua dote, avrebbe avuto il diritto di essere brutta e stupida. No, te lo assicuro, le cose sono mal regolate.
Paolina - Chiedi il registro dei reclami.
Thveniaud - pieno... Perch non mi volesti allora?
Paolina - Chi lo pu sapere?
Thveniaud - Amavi gi Galisson?
Paolina - Vedevo in lui il marito.
Thveniaud - E in me?
Paolina - L'amante.
Thveniaud - lusinghiero... lusinghiero e malinconico.
Paolina - Malinconico? Non farmi ridere. Se dai un'occhiata indietro, puoi essere contento.
Thveniaud - S... quello che ho fatto abbastanza buono; ma quello che mi mancato, sarebbe stato tanto bello!
Paolina - Non ci pensiamo pi.
Thveniaud - I nostri baci...
Paolina - Zitto!
Thveniaud - ...per la scala...
Paolina - ...nell'anticamera...
Thveniaud - ...quando c'era solo la mamma, che era miope...
Paolina - E i nostri discorsi... quando c'era solo il babbo, che era sordo!
Thveniaud - Tutto finito!
Clemente - (entrando) Ho tracciato un programma di lavoro.
Carlo - Non c' fretta... Alle dieci del mattino e alle tre del pomeriggio il maggiordomo passa con la lista delle vivande. Se qualcosa non vi piace, cancellate e sostituite.
Clemente - Oh! mi piacer tutto.
Carlo - Non certo. Gli arrosti sono sempre pessimi.
Thveniaud - Io li trovo eccellenti.
Carlo - Tu hai mangiato, per quindici anni, pranzi a prezzo fisso a un franco e venticinque.
Thveniaud - Me lo rimproveri?
Carlo - No, ma t'hanno rovinato il palato...
Thveniaud - ...ma mi hanno formato il carattere...
Carlo - ... che non ha niente a che fare con lo stomaco.
Thveniaud - Hai la mania di rispondere.
Clemente - Bisogna guidarlo, trarne partito...
Thveniaud - Certo, certo. Continua, Carlo.
Carlo - Facciamo una prima colazione solida: t, caff o cioccolata, uova al prosciutto, carne fredda, formaggio, marmellata, frutta fresca.
Clemente - Troppo.
Paolina - Dice sempre: troppo!.
Thveniaud - Per me, una cosa nuova.
Carlo - Supponiamo: c' segnato: Irish stew. Io trovo che non abbastanza grasso. Cancello lrish stew, e sostituisco con: Stracotto di maiale.
Thveniaud - Non ti d la nausea?
Paolina - No, quasi mezzogiorno.
Thveniaud - Rimani a colazione con noi?
Paolina - Grazie, volentieri. Vado a togliermi il cappello.
Thveniaud - Ti mostrer le stanze di tuo nipote. (A Carlo) Cerca di lavorare, piuttosto. (Thveniaud esce con Paolina).
Clemente - Chiacchieriamo un po'. Ecco un taccuino e una matita; al massimo, potrete prendere qualche appunto. Ma oggi sono io, piuttosto, che ho bisogno di ambientarmi... Da quanto tempo avete lasciato il collegio?
Carlo - Da due anni.
Clemente - E avevate?
Carlo - Tredici anni.
Clemente - Che classe?
Carlo - Settima B.
Clemente - Siete molto in ritardo.
Carlo .............................. - Ho sofferto coi denti. Un po' di Porto?
Clemente - No, grazie. Tra i pasti non prendo nulla.
Carlo - La gente che beve il Porto solo quando ha sete, mi fa pena. Specialmente quello l. Vero Porto 1868; Luigi Filippo, mi pare.
Clemente - Napoleone III.
Carlo - Pu darsi. Ma di prima qualit.
Clemente - Una goccia, allora, per gradire.
Carlo - Alla salute! Che ne dite?
Clemente - Aromatico. Sa di uva di Corinto. (Tono dottorale) Corinto? Una delle pi fiorenti citt dell'antica Grecia.
Carlo - Bissiamo?
Clemente - No, no. Vi dar il tema per un componimento letterario e morale: Cipriano, ovvero l'equilibrio della giornata. Dell'alternarsi dei doveri coi piaceri. (La porta si apre bruscamente. Clemente ha un soprassalto. Comparisce Giacomina in abito da cavallo alla cowboy. seguita da Bob e Rogy, anch'essi in abito da cavalcare). Che c'?
Carlo - All, boys.
Giacomina - Buongiorno.
Bob - Morning.
Rogy - Salute.
Clemente - Signori, vi prego. Stiamo lavorando.
Carlo - Volete ricordarmi il vostro nome?
Clemente - Clemente Fournier.
Carlo - Jackie, mia sorella.
Giacomina - Siete il nuovo professore?
Clemente - S, signorina.
Giacomina - Vi auguro buon divertimento, con questa canaglia.
Carlo - Che, dico...
Giacomina - Beh? Che c'?
Carlo - Aspetta un po'. (La minaccia; essa si mette in guardia con il frustino).
Giacomina - (presentando) Bob Chapuis, Rogy Hudson... amici senza importanza. Figurati che a Bob hanno dato un brocco che pareva una mucca. Un monello gli ha gridato: Quando la mungi me ne dai una tazza?.
Bob - Un successone! Per sono sfiancato.
Giacomina - Dagli da bere. No, non quello l. Quello non Porto, acqua e zucchero. Il vero Porto l dietro.
Rogy - Ah, porco!
Carlo - Se l'offro a tutti...
Giacomina - I miei amici non sono tutti . Coraggio ragazzi! (A Clemente) Sono timidi... Un po' di beveraggio, Herr Doctor Professor?
Clemente - No, signorina, grazie.
Carlo - Solo un goccino?
Giacomina - Per festeggiare la vostra entrata in casa.
Clemente - Un pochino, allora.
Giacomina - (versando) Direte voi...
Clemente - Basta, basta.
Carlo - (piano) Grida basta, quando gi pieno. Non una spugna come l'altro, ma ha buone disposizioni.
Rogy - Giacch abbiamo la fortuna di avere sottomano un letterato, ditemi, signore, come scrivete voi taccuino ?
Clemente - T, a, e, e, u, i, n, o.
Rogy - Hai visto? Tu lo scrivevi con e e q.
Bob - E tu ci mettevi soltanto q.
Giacomina - pi alla buona... Perch vuoi saperlo? Lo devi mettere in una lettera d'amore?
Bob - Non ne scrivo.
Giacomina - Mi par di vederlo... Il dolce taccuino dei nostri appuntamenti . Bevete, disgraziati, vi far bene. (Beve).
Bob - Cin-cin!
Rogy - Prosit!
Giacomina - Skohl.
Clemente - Alla vostra salute.
Giacomina - E ora levatevi dai piedi. Alle cinque al bar. Bye bye. (A Rogy, che fa l'atto di baciarla) No, Rogy, non sulle labbra, te l'ho detto cento volte.
Rogy - Ti faccio schifo?
Giacomina - Se ci lasciassimo baciare sulle labbra da tutti gli uomini che non ci fanno schifo, mi domando dove andremmo a finire. Non vero, signore?
Clemente - Me lo domando anch'io.
Bob - La mano. (Fa l'atto di baciargliela).
Giacomina - Non sulla palma.
Rogy - Come sei complicata. Addio a tutti.
Carlo - Addio, filibustieri. (Bob e Rogy escono).
Giacomina - Come vi sembrano?
Clemente - Un po'... fuori squadra.
Giacomina - Toh! io li trovo riposanti. Sono molto vicini alla natura, sapete?
Clemente - Non molto cerebrali.
Giacomina - No. Tipo piuttosto respiratorio... Non vi disturbo?
Clemente - (a Giacomina, che continua a frustare l'aria) Affatto, signorina. Permettete che vi liberi del vostro frustino?
Giacomina - Vi d fastidio?
Clemente - No, ma...
Giacomina - Non avevo intenzione di servirmene contro di voi. Non abbiate paura, lo poso qui. Una sigaretta?
Clemente - Grazie.
Giacomina - E tu?
Clemente - Preferirei che se ne astenesse durante le lezioni.
Carlo - Del resto, non fumo mai. prima di colazione. Si infiammano le papille.
Clemente - Illustravo il tema di un componimento letterario.
Giacomina - Mi permettete d'ascoltare?
Clemente - Certo.
Giacomina - Ne ho bisogno. Meno di lui, ma ne ho bisogno egu... ma ne ho bisogno egualmente. Il mio caso originale. Non posso assimilare che una cosa per volta.
Clemente - Strano.
Giacomina - Dimentico, a misura che imparo. Per esempio, ho voluto imparare l'inglese e ho dimenticato il tedesco. Lo stesso mi accade per la lettura: Dostojewsky ha scacciato Balzac; Valry, Baudelaire e cos di seguito. Da quando faccio il water sfcy, non so pi pattinare. Eppure, non hanno nessun rapporto.
Clemente - Vi dedicate con troppa passione a quello che fate.
Giacomina - O forse ho il cranio troppo piccolo.
Carlo - Solo i flirts pu farli insieme.
Giacomina - Non date retta a questo scemo, signore. Avete visto poco fa, come mi sono difesa, quando Rogy voleva baciarmi?
Clemente - (ironico) S, ho ammirato.
Giacomina - Del resto, puzzava di Porto. Non vino per baci. Se Romeo ne avesse bevuto, sono certa che Giulietta l'avrebbe respinto. Ma ora sto zitta. Sto zitta, ed ascolto.
Clemente - Il compito proposto ha per titolo...
Giacomina - Pap in casa?
Carlo - S, con la signora Galisson.
Giacomina - Quel rudere...
Carlo - La zia del signor Fournier.
Giacomina - adorabile: un rudere Lui-gi XV.
Clemente - Posso cominciare?
Giacomina - Aspettiamo.
Clemente - Il compito proposto ha per titolo: Cipriano, ovvero l'equilibrio della giornata... Dell'alternarsi dei doveri coi piaceri. (Un riso soffocato di Giacomina). Come?
Giacomina - il nome di Cipriano...
Clemente - Era quello di mio padre.
Giacomina - Scusate.
Clemente - Su cento righe, ne dedicherete venti ai piaceri. Basteranno... Come ha ben detto quello spirito arguto di Lord Beaconsfield: La vita potrebbe essere sopportabile se non vi fossero i piaceri... (squilla il telefono) ...e il telefono.
Carlo - Pronto.
Giacomina - pap?
Carlo - No. per te.
Clemente - Continuiamo?
Carlo - Un istante.
Giacomina - (al telefono) Buongiorno, cara. Avevo riconosciuto la tua voce... Racconta... spaventoso... S, s, capisco benissimo... spaventoso... Verr a vederti alle quattro... Ma certo... Ti abbraccio. (Riattacca). Oh!
Clemente - Cattive notizie?
Giacomina - Piuttosto. Una delle mie amiche...
Carlo - Chi?
Giacomina - Nelly.
Carlo - Che le accaduto?
Giacomina - Sta' zitto: incinta.
Carlo - Che zucca... Ne aveva l'anima: ora ne avr la forma.
Giacomina - Sei proprio senza cuore.
Carlo - E si conosce... l'autore?...
Giacomina - Uno straniero. partito. Non si sa con precisione dove sia: Haiti, Francoforte, Pernambuco.
Carlo - Che funerale!
Giacomina - Povera Nelly! seccatissima. La famiglia non contenta.
Clemente - Diamine.
Giacomina - Come difficile restar signorine vero, signore i
Clemente - In queste condizioni, s.
Giacomina - Ecco che significa fare la sentimentale.
Clemente - Riprendiamo: Cipriano.... (Una risatina di Giacomina. Clemente la guarda con la coda dell'occhio). Per Cipriano i doveri si muteranno in piaceri.
Giacomina - Sai che zuppa!
Clemente - Si alza alle sei...
Giacomina - D'estate?
Clemente - No, l'estate alle cinque. Comincia la sua giornata con una forte e sana lettura. Dopo di che rilegge il suo compito della vigilia.
Carlo - Prendendo la cioccolata.
Clemente - Lasceremo da parte questi dettagli, se non vi dispiace. Napoleone sbrigava i suoi pasti in cinque minuti.
Giacomina - Perci morto di malattia di stomaco.
Clemente - Poco importa, nove alle undici. Meditazione e degli appunti, Lezione dalle riordinamento dalle undici a mezzogiorno.
Carlo - Mezzogiorno? Bene, si va a colazione.
Clemente - Nel pomeriggio, Cipriano, per riposarsi, alterner le sue lezioni di scolaro con lo studio dei doveri che pi tardi gli incomberanno.
Carlo - E la sera?
Clemente - Si corica alle nove.
Giacomina - Cinematografo niente?
Clemente - Una volta ogni quindici giorni, e documentario. Nel pomeriggio del gioved, spettacoli classici. Questo, per quanto riguarda i divertimenti.
Giacomina - Non si sciuper... E tennis? Base-ball? Hockey sul ghiaccio?
Clemente - Mi scuserete, signorina. Ma io sostengo che lo sport praticato con esagerazione, la danza, l'equitazione, l'uso dei liquori forti, detti cocktails, finiscono per costituire una penosa schiavit.
Giacomina - Idee del milleottocentotrenta.
Clemente - Oh! Non sono d'invenzione cos recente, signorina. Prendete appunti, amico mio. Epiteto ha scritto: Non parlare ne di gladiatori, n di corse di cavalli, n di atleti, n del bere e del mangiare, n di quelle cose che formano la banale materia delle conversazioni correnti.
Giacomina - Tutto questo l'ha detto Epiteto?
Clemente - Potete verificare: paragrafo 33 del Manuale. E continuo: Cipriano, o Cipriana, non hanno fatto che la fatica di nascere. Hanno trovato nella loro culla l'ultimo prodotto della felicit moderna: il bagno di marmo, il telefono e l'automobile di grande velocit .
Giacomina - C' posto per tutto questo, in una culla?
Clemente - una metafora, signorina.
Giacomina - Non la sciupate, per carit.
Clemente - Non la sciuper. Non hanno n il tempo di pensare, n quello di lavorare. Lo studio delle lingue straniere?... Volete ridere...
Giacomina - (con ansia) Ah, s!
Clemente - Lo sostituiscono con l'inglese dei turf e dei bars, che confondono con la nobile lingua di Shakespeare, di Shelley e di Byron, come confondono il francese con un gergo parigino, raccolto nei bassi fondi. Si accostano al popolo passando per la fogna.
Giacomina - (furiosa) Oh, questa poi...
Clemente - Della campagna non vedono che i fiori...
Giacomina - gi qualche cosa.
Clemente - ...e non i disgraziati contadini dei quali La Bruyre ha tracciato un indimenticabile quadro. Annotate: Si ritirano la notte in miserabili tuguri, nei quali vivono di pane nero, acqua e radici. Risparmiano agli altri uomini la fatica di seminare, lavorare e raccogliere. Essi meritano, dunque, quel pane che hanno seminato... Ma Cipriano....
Giacomina - (ironica) ...e Cipriana...
Clemente - ...non hanno il tempo di riflettere. La loro regola di vita racchiusa in una sola parola: godere. (Risatina sarcastica di Giacomino). Dimenticavo il sarcasmo, l'ironia, i doppi sensi, coi quali si tenta di stroncare ogni bella idea... Sono felicissimo di suscitare la vostra ilarit, signorina.
Giacomina - Rido per non arrabbiarmi, signore.
Clemente - Mi stata affidata l'istruzione di questo giovane, ma non s' parlato di controllo.
Giacomina - Hanno avuto torto, signore. Siete un politicante...
Clemente - Voi confondete la morale con la politica. una cosa comune, quando la morale d fastidio.
Giacomina - Da quando avete messo piede qui, scoppiate dall'invidia. chiaro.
Clemente - Io?! Provo piet, al contrario.
Giacomina - Piet? S, vado a cavallo; s, ballo; s, mi diverto. E se volessi conoscere la verit, la cercherei nella vita, e non nelle vostre sudice cartacce.
Clemente - Non credo che la cerchereste a lungo, la verit.
Giacomina - Ci siamo! Me l'aspettavo.
Clemente - Voi ballate? Ma il pavimenta scricchiola.
Carlo - (guardando a terra) Dove?
Clemente - La vostra societ sorda, cieca, egoista. un'accolta di imbecilli, di oziosi, di femminucce pettegole. Ci vorrebbe un colpo di scopa.
Giacomina - Un colpo di scopa? (A Carlo) Ha detto un colpo di scopa? Carlo, hai sentito. Sei testimone!
Carlo - L'hai provocato...
Clemente - Vi avverto...
Giacomina - Io vi avverto che mio fratello non rester un secondo di pi sotto la sferza di un anarchico.
Clemente - Anarchico?! Io?!
Giacomina - Vado a dirlo subito a mio padre. Per, un po' forte! Pagare per farsi insultare.
Clemente - Ah, ecco! La grande parola stata scagliata. Pagare! Rassicuratevi. Questa prima ed ultima lezione, sar gratuita.
Giacomina - Non abbiamo pi niente da dirci, signore.
Clemente - anche la mia opinione, signorina. Faccio prendere i miei bagagli, e me ne vado. Vi saluto.
Giacomina - Anch'io. Buon viaggio. (Va al telefono interno) Pronto!... Dov' il signore? Al ventitr?... Bene.
Clemente - Non sono rimasto a lungo con voi, mio giovane amico. Ma spero che serberete il ricordo di questa giornata...
Carlo - Oh, s, me ne ricorder!
Clemente - Addio.
Giacomina - (al telefono) Pronto... (Clemente esce). Pap, ti devo comunicare una cosa molto grave. Il nuovo precettore di Carlo un bolscevico. Ci ha fatto la sua professione di fede... orribile... Subito... Vengo. (Riattacca l'apparecchio). E smettila con quelle noccioline, mi fai venire la nausea.
Carlo - Che t'ha detto?
Giacomina - Che un uomo che non ha idee sovversive fino ai venti anni, un egoista... Sciocchezze, insomma. (Pausa. Altro tono) E quell'individuo pretendeva di insegnarti...
Carlo - Ma non te ne occupare!
Giacomina - Non sei che un imbecille. Non ti muovere, lo liquido e torno. (Esce).
Carlo - (al telefono) Pronti, pronti... Ho riflettuto. Scelgo le faraone allo spiedo... Siamo intesi? Avvertite il cuoco... E che siano ben grasse. (Si bussa). Avanti.
Clemente - Ecco. Ora caricheranno su un tass il mio baule e la mia valigia. Vorrei avvertire mia zia, e prendere congedo dal vostro signor padre.
Carlo - Aspettate. Giacomina andata a chiarire la cosa. Non so che le ha preso. Generalmente, calma e non si mette mai di malumore.
Clemente - Sono lusingato che abbia fatto un'eccezione per me. Aggiungo che non mi sono mai occupato di politica. (Si bussa). Avanti.
Paolina - Ah, sei qui?
Clemente - S, zia.
Carlo - Vado da Giacomina. (Si avvia. Sulla soglia, a Paolina) Voi rimanete?
Paolina - Certamente, Carlo. Siete molto gentile...
Carlo - No... per la colazione. (Esce).
Paolina - Complimenti!
Clemente - Che vuoi? non sono riuscito.
Paolina - Credevo che non avessi opinioni politiche.
Clemente - Infatti, non ne ho.
Paolina - Allora sei pazzo.
Clemente - Che io sappia, ho.
Paolina - Insomma, hai tenuto dei discorsi rivoluzionari, s o no? E hai rinfacciato ai Thveniaud il loro denaro! stupido.
Clemente - Vi spiegher, zia. Io non ho opinioni politiche. Ho quello che si chiama lo spirito di contraddizione... sicch vado qualche volta con dei colleghi di idee molto avanzate, gli ILO. A.
Paolina - Uo? Sono carrettieri?
Clemente - No. Unione Operai Artisti. Ebbene, discuto con loro in tal modo, che mi hanno soprannominato: Strillone del re.
Paolina - E saresti capace di sostenere Carlo Marx dinanzi agli strilloni del re?
Clemente - Precisamente.
Paolina - da imbecille.
Clemente - un fatto nervoso. Sono venuto qui con le migliori disposizioni. Chi poteva mai supporre che quella ragazza mi avrebbe fatto uscire dai gangheri?
Paolina - Giacomina graziosa.
Clemente - Ma ha dei pensieri bassi.
Paolina - Occupati di quello che le donne dicono, non di quello che pensano. Insomma, non sei affiliato a nessuna banda?
Clemente - Lo giuro.
Paolina - Allora le tue parole sono state interpretate male?
Clemente - Malissimo.
Paolina - Spiegalo ai Thveniaud.
Clemente - A quella pettegola, mai! Mi riderebbe in faccia. ha una risata esasperante.
Paolina - Dillo ad Alessio: l'indulgenza in persona. Come sei sciocco, Dio mio, come sei sciocco! Thveniaud ti voleva gi bene...
Clemente - (lusingato) Davvero?
Paolina - Giacomina non assister pi alle lezioni. Ti fanno tutte le concessioni. Fanne qualcuna anche tu.
Clemente - Riconosco che la parola ha forse sorpassato il pensiero. Le citazioni di Epitteto e di La Bruyre...
Paolina - (interrompendo) No, per carit... E da ora in poi, serba le tue convinzioni per te.
Thveniaud - (appare) Si pu entrare? E allora?
Paolina - Un semplice malinteso.
Thveniaud - Ne sono felicissimo. Abbiamo il sangue bollente, eh, giovanotto?
Clemente - Mi rincresce...
Thveniaud - Non vi scusate. Come mi vedete, sono stato anarchico, poi socialista, poi radicale, poi centro-sinistro... ho camminato cos rapidamente all'indietro, che in certo qual modo mi sono spaventato io stesso...
Clemente - Vi do la mia parola d'onore che non sono affiliato a nessun partito.
Paolina - Puoi perquisirlo, non ha nessuna tessera.
Carlo - (che entrato dopo Thveniaud) Restate, signore? Ho bisogno di saperlo per il cuoco.
Thveniaud - Dov' Giacomina?
Carlo - Nella sua camera.
Thveniaud - Dille di venire subito.
Carlo - Succeder un macello...
Thveniaud - Ma no. Io ho molta autorit su lei... quando acconsente ad ascoltarmi.
Paolina - (a Clemente) Sar meglio lasciarli.
Clemente - S, preferibile. (Via con Paolina. Thveniaud va su e gi. Carlo torna accompagnato da Giacomina, che ha indossato un abito bianco da casa, quasi da collegiale, in violento contrasto col precedente costume).
Carlo - Ti conduco tua figlia. Pare che vada meglio.
Giacomina - Mi hai fatto chiamare?
Thveniaud - S... Volevo dirti... Ecco... Mander via quel giovanotto; gli dir che mi rincresce molto, ma che avendo urtato i sentimenti politici di mia figlia...
Giacomina - ...e i tuoi...
Thveniaud - Oh, per me...
Giacomina - In quanto a me, non ne ho.
Thveniaud - Credevi di non averne...
Giacomina - stato un fatto nervoso.
Thveniaud - Dunque, l'affare a posto. Soltanto, Giacomina, non ti rendi ben conto di quello che sta per accadere. Quel giovanotto se ne andr... povero, torner nella sua cameretta... Non molto allegra, una cameretta al sesto piano, quando si lascia una casa come questa... Era cos contento del suo studio... Ti saresti commossa, se l'avessi sentito dire a sua zia: E che studio ! . Sono certo che aveva gi fatto il suo piccolo bilancio: tanto per i libri... tanto per le cravatte... e, ad un tratto, patatrac!
Giacomina - Pap!
Thveniaud - Figlia mia.
Giacomina - Sono un mostro.
Thveniaud - Non esagerare.
Giacomina - Non mi sono resa conto subito... ero lanciata... E poi... ho una sola scusa: che di fronte a me, non ho mai degli uomini, ma dei molluschi. Vallo a chiamare.
Thveniaud - Sei sicura che non ricomincerete?
Giacomina - Oh! Pi ci ripenso, e pi trovo che aveva ragione.
Thveniaud - Non ci entusiasmiamo. Del resto, ero certo della tua risposta.
Giacomina - Sono tua figlia! Va', purch non sia gi andato via.
Thveniaud - No, no... Tutto va per il meglio. Perch, sai, Giacomina, in fondo, noi abbiamo sempre qualcosa da farci perdonare... Signor Fournier! - (Esce).
Giacomina - (sta dinanzi allo specchio e si aggiusta l'abito e i capelli).
Clemente - (entra) Signorina...
Giacomina - Nossignore, prima io.
Clemente - Mi inchino.
Giacomina - Signore, da pochi momenti accaduto in me qualcosa di straordinario... Sono salita in camera. Ero furibonda. Mi sono messa dinanzi alla psiche... Mi guardo sempre in uno specchio, quando sono in collera; mi trovo grottesca e scoppio a ridere. Oggi ero rossa, col naso lucido, gli occhi brillanti...
Clemente - E avete riso?
Giacomina - No, signore, sono scoppiata in lacrime. Nessuno mi ha mai parlato come voi avete osato. Mai... Io non davo nulla, perch mi figuravo che tutto mi fosse dovuto. O quasi nulla. Le elemosine classiche ai poveri, molto umili e molto puliti: veri poveri per benefattori ricchi.
Clemente - Si comincia cos...
Giacomina - S, un piccolo raggio nella notte. Voi siete giunto al momento buono. Avete precisato in me molte cose vaghe. E una quantit di piccoli rimorsi, che ora mi bruciano.
Clemente - Ne sono addolorato. Non bisogna prendere alla lettera quello che vi ho detto.
Giacomina - Io prendo sempre tutto alla lettera... Per, ho una scusa: sapete perch i ricchi sono, qualche volta, cos aspri?
Clemente - Oh, Dio...
Giacomina - Perch sono i soli a sapere di non essere felici. Hanno qualche noia di meno, ma non hanno nessuna felicit di pi.
Clemente - Che cosa vi manca?
Giacomina - Tutto. Per esempio: vorrei servire, e sono servita.
Clemente -: Servire?
Giacomina - S, qualunque cosa... una causa, un grand'uomo... Voi dovete avere delle magnifiche ambizioni...
Clemente - No.
Giacomina - S. Vi ammiro. Voi non possedete nulla e pensate alla povert degli altri. Sono sciocca, inutile e cattiva. Ma si pu rimediare. Si rimedier. Volete farmi da guida?
Clemente - Col permesso del vostro signor padre...
Giacomina - Anche lui come gli altri: fa tutto quello che voglio io... Acconsentite?
Clemente - S.
Giacomina - Non mi trovate indegna di diventare vostra amica?
Clemente - No.
Giacomina - Per cominciare, vi chiedo perdono con tutto il cuore. Non avevo mai domandato perdono a nessuno... Com' dolce... Perdono, perdono...
Clemente - troppo, signorina, troppo.
Giacomina - Non abbastanza! Non abbastanza!
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
Uno studio-salotto moderno, molto elegante.
Porte a destra e a sinistra che comunicano col resto dell'appartamento. Una va in sala da pranzo.
In primo piano, abbracciati, sulla stessa poltrona, Giacomina e Clemente. Questi termina la lettura di un manoscritto.
Clemente - ...e Proudhon conclude: Il possesso nel diritto; la propriet contro il diritto. Sopprimete la propriet conservando il possesso, e con questo solo mutamento, nei principi, sovvertirete tutto nelle leggi. Estratto del suo famoso opuscolo: La propriet il furto. La propriet... capisci, Jackie?... A momenti sar qui Elisabetta Vignocque... Se graziosa, le far la corte.
Giacomina - Voglio vedere se ne hai il coraggio.
Clemente - Ma non dormivi?
Giacomina - Dormivo con un occhio solo, quello che non geloso...
Clemente - Sei stanca, piccina?
Giacomina - Non un lavoro da nulla metter su casa... E poi andiamo a letto troppo presto...
Clemente - Questa sera saremo savi. Aspetteremo mezzanotte.
Giacomina - Sar un sacrificio, mah!... Caro, in estate e in amore, i giorni sono lunghi e le notti sono corte. Sei felice?
Clemente - Divinamente.
Giacomina - E umanamente?
Clemente - Anche.
Giacomina - Nessuna disillusione?
Clemente - Un incanto continuo.
Giacomina - Dopo un mese di matrimonio... bello!
Clemente - magnifico... E tu?
Giacomina - Guardami!
Clemente - Non faccio altro.
Giacomina - Non trovi che ho un'aria stupida?
Clemente - No.
Giacomina - S. Le donne felici hanno sempre l'occhio umido e una specie di sorriso beato... Insomma, non hai niente da rimproverarmi?
Clemente - Tutto da lodare.
Giacomina - Tesoro. Se penso che avrei potuto non conoscerti... e che sarei forse in questo momento fra le braccia di un signore qualunque...
Clemente - Ne hai delle belle!
Giacomina - ...di un altro signore che mi farebbe orrore... Senti, Clemente: non credi che mi occupo troppo di te e di me?... di noi, insomma... quando esiste l'umanit...
Clemente - Oh, l'umanit cos vasta... E poi, la felicit collettiva fatta di tutte le felicit individuali agglomerate...
Giacomina - In fondo cos. Ma noi penseremo agli altri, non vero, caro?
Clemente - Certamente.
Giacomina - Forse il tuo partito comincia a trovare che ti assorbo troppo.
Clemente - Il partito d sempre un mese di vacanza ai giovani sposi.
Giacomina - Molto gentile da parte sua. Del resto, non ti ho detto tutto. Ho gi cominciato.
Clemente - Che cosa?
Giacomina - Il mio apostolato.
Clemente - Ah!
Giacomina - Stamane ho fatto fermare la macchina per dare il mio fazzoletto ad una vecchia mendicante che perdeva sangue dal naso. Indovina che cosa m'ha detto.
Clemente - Grazie.
Giacomina - No. Mi ha detto: Come si fa ad inventare una porcheria simile, nella quale non c' posto per ficcare il naso? Sarebbe meglio meno profumo e pi tela....
Clemente - Eh, occorre indulgenza, pazienza...
Giacomina - Ne avr. Sar degna di te, vedrai. (Squilla il telefono). Il telefono. per te.
Clemente - Come lo sai?
Giacomina - Lo capisco dal modo di suonare.
Clemente - (ridendo) Pigraccia. (Al telefono) Pronti... La signora Fournier? S, signore... (A Giacomina) per te. Il tappezziere.
Giacomina - (si avvicina al telefono) Baciami.
Clemente - Ecco. (La bacia).
Giacomina - Delizioso... (Al telefono) No, signore, parlavo con mio marito. Signor Grabische, non sono soddisfatta: i vostri operai sono di una lentezza esasperante. (D un'occhiata a Clemente e si corregge) Ottimi, del resto. Sono ottimi. Ma potrebbero fare un po' pi presto... (A Clemente) Baciami!
Clemente - Un momento. Ogni cosa a suo tempo.
Giacomina - (al telefon) S, tappeto amaranto, tende rosse, tappezzeria cremisi... tinta su tinta... siamo intesi. (Riattacca). per il salottino 1793.
Clemente - Non temi che faccia ridere?
Giacomina - Gli imbecilli? E poi?... Ah, mi sembri un po' freddo, caro... (Si bussa alla porta).
Clemente - (a Giacomina, che sulle sue ginocchia) Alzati!
Giacomina - Avanti.
Emma - Signora...
Giacomina - Cosa c' ancora? Ho dato ordine di non disturbarci, avete capito, Emma? Il signore ed io lavoriamo... lavoriamo per voialtri.
Emma - Grazie, signora. C' una coppia.
Giacomina - Una coppia?
Emma - Una coppia che viene a presentarsi per il posto di secondo cameriere e terza cameriera.
Giacomina - - Come sono?
Emma - Lei insignificante ; lui ha una bella figura.
Giacomina - Alto?
Emma - Pi del signore.
Clemente - Che et?
Emma - Un'et di mezzo.
Giacomina - Et di mezzo? Allora fate entrare. (A Clemente) Mettiti dietro lo scrittoio. pi serio. (Dopo un attimo entrano i due).
Fernando - Saluto il signore e la signora.
Giuliana - Anch'io.
Giacomina - Buongiorno. Avete certificati?
Fernando - Lo credo, signora, e buoni...
Giacomina - Date. (Leggendo) Cinque anni dalla marchesa Neauphle.
Clemente - Vi hanno messi al corrente del servizio?
Fernando - S,, signore, ma siamo gi pratici.
Giacomina - Siate pulito, esatto, ordinato. Per il resto siete libero, completamente libero.
Fernando - Cosa intende la signora?
Clemente - acide!
Giacomina - Lascia andare. Voglio dire, che se avete idee politiche...
Fernando - Giacch la signora ha la bont di interrogarmi, dir che, per gusto mio, sarei piuttosto bonapartista: quella s, era un'epoca per la livrea.
Clemente - Bene. Andate da Edmondo e ditegli che siamo d'accordo.
Fernando - Saluto il signore e la signora. (Escono).
Giacomina - Un altro schiavo.
Clemente - Non far troppo proselitismo, cara.
Giacomina - pi forte di me. Da quando sono tua moglie vedo in questa gente tuoi futuri elettori... sicch, mi esercito.
Clemente - Aiuto.
Giacomina - Che c'?
Clemente - Gelo senza di te. Torna qui.
Giacomina - Sii ragionevole, caro. Non vuoi lavorare pi?
Clemente - Ho finito. Come ti sembrato, quello che ti ho letto?
Giacomina - Permetti una lieve critica?
Clemente - S, purch sia molto lieve.
Giacomina - Troppe citazioni. Vorrei che fosse tutto tuo.
Clemente - Pi tardi, quando sar qualcuno, sopprimer le virgolette... Non ne parliamo pi. Amore?
Giacomina - Amore.
Clemente - Sempre?
Giacomina - Sempre.
Clemente - Senza una nuvola?
Giacomina - La Costa Azzurra, come si vede nelle cartoline illustrate.
Clemente - Ti piacciono i bambini?
Giacomina - Li adoro. Sbrighiamoci ad averne uno, prima che siano tutti allevati per la comunit. (Squilla il telefono).
Clemente - Il telefono. per te.
Giacomina - (al telefono) Pronto... S, s, signore, qui... S, cittadino...
Clemente - Cittadino?
Giacomina - (al telefono) Passo l'apparecchio a mio marito. (A Clemente) la prima volta che chiamo qualcuno cittadino... Mi fa un certo effetto...
Clemente - Chi ?
Giacomina - Chadec! Figurati: Chadec... Il tribuno del popolo, il grande rivoluzionario. Ha una bella voce.
Clemente - (al telefono) Pronti... S, caro amico... Grazie... Vi aspetto... Grazie di cuore... (Riattacca).
Giacomina - E viene qui?
Clemente - Da un momento all'altro.
Giacomina - Abita lontano?
Clemente - A due passi. Viale Villiers.
Giacomina - Quartiere aristocratico! Ma non deputato di Menilmontant?
Clemente - Gi, ma per abitare preferisce Parigi.
Giacomina - Non sai che vuole?
Clemente - Vorr chiedermi di parlare in qualche comizio, certo.
Giacomina - la gloria, tesoro! Addio tranquillit. Ma sono contenta. Avevo paura di stancarti, alla fine... Tubare, quando si pu ruggire.
Clemente - Danton e Mirabeau hanno tubato...
Giacomina - Vedi come sono finiti? E non diventarono quel che diventerai tu. (Si bussa alla porta). Avanti.
Emma - Il signore e la signora Vignocque.
Giacomina - Ah, sono gi le quattro!... Elisabetta la mia migliore amica. Un po' scioccherella... il marito non nulla... nulla. stato disegnato su una carta di seta, con la gomma da cancellare. (Forte) Che entrino, che entrino. (Piano) E reazionari, ben inteso... (Elisabetta e Marcello entrano). Oh, finalmente! Buongiorno, cara; buongiorno, Marcello. Mio marito, Clemente Fournier.. a che hai, Elisabetta? ei cos pallida!
Elisabetta - Oh, Dio!
Giacomina - Slacciatele il vestito., Acqua di Melissa... Alcool di menta...
Elisabetta - (in un soffio) Tre gocce su un pezzo di zucchero.
Giacomina - Clemente, lo zucchero nel tiretto della scrivania. Non siamo ancora organizzati... La casa non a posto. Ma che stato?
Marcello - Ora vi racconteremo. Lasciatela rimettere un po'.
Giacomina - (al marito) Non quello l, Clemente, quella l'acqua dentifricia, l'altra bottiglietta. (Le porge un pezzetto di zucchero sul quale ha messo le gocce) Prendi, ti far bene.
Elisabetta - Come forte!
Giacomina - (piano, a Clemente) Era l'acqua di Colonia!
Elisabetta - Ah! respiro un po'.
Giacomina - Ma, insomma, che accaduto?
Marcello - (agitato) C'era gi un individuo che si precipitato ad aprire la portiera dellautomobile.
Elisabetta - Un uomo orribile. Tutto nero.
Giacomina - Ti ha minacciata?
Elisabetta - Non ce n' stato bisogno, per farmi paura!
Marcello - Non ci sarebbe mancato altro. Gli ho detto: Lasciateci in pace, eh?, altrimenti chiamo un agente. Allora...
Elisabetta - Da non credere! Allora ci ha trattati da miserabili straccioni.
Clemente Se parlassimo d'altro?...
Marcello Quando siete tornati dal viaggio di nozze?
Clemente - Da tre giorni.
Elisabetta - Non dovevate andare in Russia?
Giacomina - Troppo lontano. Ci siamo decisi per Ostenda.
Elisabetta - Avete trovato che l'Olanda era pi piacevole...
Giacomina - Olanda! E dire che era la prima in geografia! (In tono perentorio) Clemente, sono certa che il signor Vignocque vuol visitare l'appartamento. Fa' tu gli onori di casa.
Clemente - Molto volentieri, per quanto non sia ancora a posto. Avremo un salottino diciottesimo secolo. (Escono).
Elisabetta - Perch li hai mandati via?
Giacomina - Sai a che cosa mi fai pensare? Ad un ago in un cuscino. Il cuscino enorme, l'ago piccolissimo ; ma per una specie di fatalit, non si pu toccare il cuscino senza pungersi.
Elisabetta - Non vedo che rapporto...
Giacomina - Un buon consiglio, Elisabetta: non essere pungente con mio marito. Sii gentile. Risparmiati le tue fini allusioni. Se ci tieni a tornare qui. E ci tieni, non foss'altro che per curiosit.
Elisabetta - Se non ho detto nulla. Decisamente oggi non ho fortuna.
Giacomina - Evita gli argomenti scottanti: politica, sociologia...
Elisabetta - Allora non parler pi.
Giacomina - Non sarebbe una gran perdita.
Elisabetta - (piagnucolosa) Capisco che ce l'hai con me.
Giacomina - Invece di piangere, obbedisci.
Elisabetta - Mi ci hai abituata... Quando eravamo piccine, mi picchiavi...
Giacomina - Ora non ti picchio pi. Ma non la voglia, che mi manca... Via, via, soffiati il naso. finita.
Elisabetta - Sento che ti perdo...
Giacomina - Ma no, perch?.. Siete liberi, stasera?
Elisabetta - Per il pranzo?
Giacomina - Per il pranzo.
Elisabetta - Sarebbe un puro caso...
Giacomina - Allora ad un'altra volta.
Elisabetta - (subito) Per un puro caso, siamo liberi. Marsina?
Giacomina - No. Smoking. Alle nove. (Tra le quinte la musica di un inno monarchico). Senti, i nostri vicini?... Suonano apposta quest'inno per irritarmi. E io rispondo con la Carmagnola. (Corre al grammofono e inette il disco della ce Carmagnola ).
Fernando - Signora...
Giacomina - Che c'?
Fernando - (piano) Signora, c' Chadec. L'ho riconosciuto.
Giacomina - Non potreste dire ce il signor Chadec? Fatelo entrare subito.
Chadec - (entrando dopo un attimo) Ho inteso la ce Carmagnola. Grazie.
Giacomina - Buongiorno, cittadino.
Chadec - I miei omaggi, signora.
Giacomina - (presentando) Il compagno Chadec.
Elisabetta - Oh, Dio! Marcello! Marcello! (Scappa).
Giacomina - L'avete spaventata! Sedete, vi prego.
Chadec - scappata via come se avesse visto il diavolo.
Giacomina - Per lei, siete il diavolo. una vecchia amicizia... Residui del passato. Povera Elisabetta. Ho creduto che svenisse.
Chadec - Non mi pare di essere cos terribile.
Giacomina - No. Confesso, anzi, che mi ero formata di voi un'idea tutta diversa.
Chadec - Mi vedevate con la barba, la redingote, il cilindro sulle ventitr e un ombrello?
Giacomina - No, ma una sfumatura di bohme...
Chadec - Sono stato sottoprefetto.
Giacomina - Clemente viene subito.
Chadec - Sono lietissimo di aspettarlo in cos deliziosa compagnia.
Giacomina - Posso offrirvi un bicchiere di Porto o di Xres?
Chadec - Grazie, non bevo che acqua.
Giacomina - Ah, gi... naturale!
Chadec - Abitate nel palazzo di vostro padre?
Giacomina - Ce ne ha ceduto un angolo.
Chadec - Ho avuto il piacere di incontrarmi col signor Thveniaud...
Giacomina - Dall'altra parte della barricata?
Chadec - ...ad un banchetto di numismatici. Ho una piccola collezione.
Giacomina - Volete avere un ricordo per quando la moneta sar finalmente abolita?
Chadec - S... infatti... ingegnoso. Confesso che non ci avevo pensato... Siete molto seducente, signora.
Giacomina - Spero che, in seguito, mi scoprirete delle altre qualit.
Chadec - Ma questa ha la sua importanza.
Giacomina - Anche nella societ futura?
Chadec - Non abbiamo intenzione di abolire il sorriso.
Giacomina - Capisco... Ma che io... ecco... voglio essere pi di un sorriso.
Chadec - Cio?...
Giacomina - Una compagna... una collaboratrice, per mio marito.
Chadec - Comprendo. E che cosa fa, precisamente?
Giacomina - Mah!... Si occupa di sociologia, di politica, di azione... D'altronde, un ingegno formidabile.
Clemente - (comparendo) Oh, caro amico.
Chadec - Dicevamo male di voi.
Clemente - (sorridendo) Eh! si. sempre eroi per la propria moglie.
Chadec - Non sempre...
Giacomina - E la signora Chadec?
Chadec - Si dedica alle buone opere.
Clemente - Jackie, vorresti andare a salutare i Vignocque?
Giacomina - Mi richiamerai quando mi vorrai, caro. Arrivederci, cit... mio...
Chadec - (suggerendo) Mio caro amico...
Giacomina - Non oser mai.
Chadec - Osate. Sar felice di presentarvi i miei omaggi prima di andar via.
Giacomina - Ci tengo molto.
Chadec - Siete infinitamente gentile. (Giacomina esce). adorabile. I miei complimenti. Ora, in che posso servirvi?
Clemente - Ah, signor Chadec!... Voi mi giudicherete pazzo... pazzo da legare.
Chadec - Ma no. E se anche fosse... Se ne vedono tanti, nel nostro mestiere! Veniamo a noi...
Clemente - (con vivacit) Signor Chadec, voi non mi conoscete, ma vi giuro che non sono un cacciatore di dote. Non ho mai cercato di fare la corte a Giacomina, anzi l'ho contraddetta; essa mi irritava. Le ho tenuto dei discorsi sovversivi, soprattutto per spirito di contraddizione, lo confesso.
Chadec - E questo le piaciuto?
Clemente - Pazzamente. Perci sono obbligato a continuare...
Chadec - Come strano...
Clemente - ...e quanto faticoso! Essa piena di ardore, di zelo...
Chadec - Come tutti i neofiti...
Clemente - Vuole lanciarmi. S' formata di me un'idea che, purtroppo, non corrisponde alla realt. Ma se non recito questa parte, l'idolo cadr dal piedestallo... Ed io l'amo, signor Chadec. Va da s, che non ho nessun rapporto coi partiti di estrema sinistra, ne con altri, del resto... Sono uno storico e quando si molto studiata la storia - chiedo scusa, signor Chadec - la politica non interessa. Aiutatemi, ve ne supplico !
Chadec - Non chiedo di meglio.
Clemente - Grazie.
Chadec - Il genero del signor Thveniaud, nelle nostre file, costituir una pubblicit divertente, se cos posso dire... Divertente per noi. Per voi, vi avverto, non sar sempre allegro.
Clemente - Sono preparato.
Chadec - E non temete che vostro suocero vada in collera?
Clemente - Non va mai in collera per nulla.
Chadec - Per cominciare, vi conduco con me a Belleville. Abbiamo un'adunanza.
Clemente - E che dovr fare?
Chadec - Se occorrer, direte poche parole a quella brava gente... parole semplici, alla buona. Verrete con me, nella tribuna.
Clemente - Nella tribuna? Mia moglie vorr venire.
Chadec - Non vi consiglio di condurla. I debutti, qualche volta, sono un po' movimentati. Le dir che si tratta di una riunione riservata agli uomini. Pi tardi, molto pi tardi, questo precedente, vi sar utilissimo per procurarvi degli alibi. Sbrighiamoci, per.
Clemente - Come vi sono riconoscente...
Chadec - Non c' di che. Chiamate la signora Fournier.
Clemente - (apre la porta) Giacomina, Giacomina... Viene. Povera piccina, le dispiacer... la prima volta che ci separiamo.
Chadec - Tornerete presto. (Giacomina entra). Signora, mi rincresce di dovervi togliere vostro marito. Ma mi stato richiesto, per una riunione molto importante.
Giacomina - Sono ammesse le signore?
Chadec - No.
Giacomina - Non c pericolo, per?
Chadec - Nessun pericolo. I contraddittori sono amici.
Giacomina - Tornerete a raccontarci come sono andate le cose.
Chadec - Promesso.
Giacomina - E se voleste essere molto, molto gentile, restereste a pranzo con noi, senza complimenti, alla buona.
Chadec - Non chiederei di meglio, ma.
Clemente - La signora Chadec sar la benvenuta.
Chadec - Attualmente a Cannes. Ma io dovevo pranzare al Ritz con la signorina Nolda, la nostra segretaria.
Giacomina - Conducete anche lei.
Clemente - Ma si. La troveremo a Belleville?
Chadec - Certo.
Giacomina - A fra poco. (A Clemente) Buonasera tesoro.
Clemente - Buonasera Jackie.
Giacomina - Sono molto orgogliosa di te. Arrivederci. (Chadec e Clemente escono. Giacomina si immerge nella lettura dei giornali. Poi suona il campanello. A Fernando che entra) Direte al cuoco di preparare per una dozzina di persone, stasera. Mi raccomando: n caviale, n fegato grasso.
Fernando - Va bene signora.
Giacomina - Il signore andato a parlare in un comizio.
Fernando - Il signore non ha paura. La signora mi scusi: laltro sarebbe proprio il famoso Chadec?
Giacomina - Si.
Fernando - C il fratello della signora.
Carlo - (introduce la testa) Eh! Ah!
Giacomina -
Andate! (Fernando via)
Carlo - Come va?
Giacomina - Benissimo. Clemente uscito con Chadec.
Carlo - Chi Chadec?
Giacomina - Il deputato. Sei di unignoranza crassa.
Carlo - Scusa. Se mi interroghi su Filippo il Bello so risponderti. Ma sul personale parlamentare, pst.. sarebbe estenuante. E poi, il mio nuovo precettore non vuol saperne. una di quelle teste dure, sapessi un fegataccio.
Giacomina - Cambier strada anche lui. Ti ha domandato se hai unaltra sorella?
Carlo - Sei di buon umore: meglio. Perch ti annuncio una tegola.
Giacomina - Le famiglie sono fabbriche di tegole.
Carlo - Pap sta discutendo, per causa tua, con un Ispettore di pubblica sicurezza.
Giacomina - I domestici avranno ancora battuto i tappeti.
Carlo - No, no. Pare che tu abbia distribuito dei manifestini sovversivi alluscita di un liceo femminile.
Giacomina - Erano opuscoli di Clemente, che ho dato a qualche alunna della mia scuola duna volta. proibito?
Carlo - Pare.
Giacomina - Ci siamo. Cominciano le persecuzioni. Che rischio corro?
Carlo - Un mese di prigione.
Giacomina - Un mese passa presto. (Rumori interni)
Carlo - (ascoltando) Tumulti in anticamera!
Giacomina - Vengono ad arrestarmi? Sono pronta. Abbraccia e bacia Clemente per me.
Fernando - (entra con aria spaventata. Rinchiude la porta e la tiene)
Giacomina - Togliti gli occhiali.Signora! Un altro socialista. E come vestito..
Thveniaud - (apre la porta e lo spinge da un lato) Levatevi dai piedi, voi.
Giacomina - Pap.
Fernando - Domando scusa, signora, ma qui non si sa pi.. (Via)
Thveniaud - Voleva impedirmi di entrare. Chi quellenergumeno?
Giacomina - E uno nuovo, pap.
Thveniaud - E fisionomista! (A Carlo) Che fai, qui? V a vedere se sono nellaltra stanza.
Carlo - Corro. (A Giacomina) Eh!
Giacomina - Che c?
Thveniaud - Mia cara figlia. Io non sono di quelli che sventolano sempre la parola libert.
Giacomina - Questa per me.
Thveniaud - S. Ed esigono un periodo di noviziato.
Giacomina - E appunto quello che faccio.
Thveniaud - Distribuendo libelli alluscita delle scuole? La polizia si agitata..
Giacomina - E troppo sensibile.
Thveniaud - Per un riguardo a me, questa volta la cosa non avr seguito. Ma se ricominci, non si potr pi soffocare. Poi: i nostri vicini si lagnano perch suoni lInternazionale.
Giacomina - Confondono la Carmagnola con lInternazionale. E poi?
Thveniaud - Mi pare che basti, per oggi! Tutto questo, del resto, non ha importanza.
Giacomina - Oh, no. Limportante che io amo mio marito. E lamo quanto tu non potresti neanche supporre.
Thveniaud - E perch non potrei? Sono forse un bruto?
Giacomina - Togliti gli occhiali.
Thveniaud - Non ti vedrei pi.
Giacomina - Ma io vedr i tuoi occhi... Hai ragione. Non ci conosciamo.
Thveniaud - E che leggi nei miei occhi?
Giacomina - Il ricordo di un bel romanzo.
Thveniaud - Rimetto subito gli occhiali. Ero venuto anche per parlarti di Clemente. Oh, rassicurati: mi piace molto... ma, come tu stessa hai detto, non ci conosciamo. C' qui una persona che lo conosce molto. Vuoi ascoltarla?
Giacomina - No.
Thveniaud - Ti dir qualche cosa che potr sempre esserti utile: Paolina.
Giacomina - L'avrei giurato. Una figlia non conosce suo padre; un padre non conosce sua figlia. E come vuoi che una zia conosca il nipote?
Thveniaud - Quanto pi la parentela lontana, tanto pi si vede chiaro... (Chiama) Paolina! Paolina entra).
Giacomina - Buongiorno, signora.
Paolina - (agitata) Mia piccola Jackie, che succede?
Giacomina - Non vi spaventate, signora.
Thveniaud - (a Paolina) Dille qualche cosa di Clemente.
Paolina - Avrete notato che egli ha per le sue idee... per le vostre idee, meno fervore di voi.
Thveniaud - Tu credi che egli ti guidi, e invece ti segue... chiaro come la luce del sole.
Giacomina - Alt.
Thveniaud - Come, alt?
Giacomina - Si pu sapere che cosa avete, tutti e due? Io amo Clemente come lo vedo io, e non come lo vedete voi.
Paolina - Ma se vi foste ingannata...
Giacomina - Mi direste forse: brutto, se io affermassi che bello? Ve ne guardereste bene, ed avreste ragione, anche se fosse orribile. Avevo fatto un sogno confuso: Clemente l'ha precisato. E voi volete destarmi dal mio sogno.
Paolina - La realt molto bella.
Thveniaud - Non la svegliamo. una sonnambula.
Giacomina - Signora, mio padre vi confesser che ho rifiutato dei giovanotti molto belli, molto eleganti e molto ricchi. Non erano aquile, ma potevano egualmente parlare dei libri di Proust e delle teorie di Einstein.
Thveniaud - Esatto.
Giacomina - Si possono prendere degli amanti fabbricati a serie. Un marito, no. Ho voluto che il mio fosse diverso dagli altri, innamorato di un ideale... Avrei scelto ugualmente un fervente cattolico... ma s, perch c' un punto, molto alto, nel quale tutte le opinioni finiscono col rassomigliarsi e confondersi... Siamo sul terreno della franchezza?
Thveniaud - S, ma vacci piano.
Giacomina - Voi avete passato la vita coniugale a trattare da imbecille vostro marito. Non era il mezzo per farlo diventare migliore. Pap, tu tratti abitualmente Carlo da idiota. Lui ha fiducia in te, e ci crede. Digli, invece, che ha spirito, talento, che ha una meravigliosa disposizione per la poesia... e finir per fare dei versi.
Thveniaud - Mentire!
Giacomina - Non si mente, quando si ama. Si abbelliscono le cose, si vedono attraverso i colori dell'iride, come una fantasmagoria.
Thveniaud - Conclusione?
Giacomina - Conclusione: io non sono la moglie di Clemente soltanto per dividere il suo letto e presiedere alla cucina ed alle ebbrezze coniugali. Se corre un pericolo, ne prendo la mia parte. Se si perde d'animo, lo incoraggio, e se l'avventura fallisce, avremo il merito di averla affrontata con tutti i suoi rischi. Saremo, forse, dei paria, ma la felicit pantofolaia mi ripugna. La sola cosa che posso promettervi, di rientrare nell'ombra, quando mio marito sar coperto di gloria. Ho detto!
Thveniaud - Ha detto. Tu che ne pensi?
Paolina - Quello che pensi tu.
Thveniaud - Sei un po' scossa.
Paolina - Avevo preparato un magnifico discorso... ho perduto il filo...
Thveniaud - Lasciamo correre?
Paolina - Lasciamo correre. Ma se riescono a demolire tutto, che sar di te?
Thveniaud - Ritrover la povert. una vecchia amica d'infanzia. Mi ringiovanir. Finora, la gente mi considerava con cortesia, ma con una specie di invidia sorda. Da che Giacomina maritata, sono diventato quasi simpatico. Mio genero e mia figlia, hanno fatte le loro vendette. Vuoi a tutti i. costi un grand'uomo?
Giacomina - L'ho gi.
Thveniaud - Non ti ho mai rifiutato un giocattolo... prendi anche questo.
Giacomina - (saltandogli al collo) Ti adoro.
Thveniaud - Ho dovuto aspettare 58 anni, per sentire questa frase. Ed mia figlia, che me l'ha detta.
Giacomina - Posso andare a chiamare Carlo?
Thveniaud - Ma s. (Giacomina via).
Paolina - Se un giorno aprisse gli occhi...
Thveniaud - Non li aprir: ama. (Carlo entra). Oh, ecco il poeta!
Carlo - Chi te lo ha detto? Ho fatto qualche verso...
Thveniaud - Tu? Versi gastronomici.
Carlo - Oh, a proposito! Clemente andato con Chadec a Belleville? Trasmettono per radio la riunione.
Giacomina - meraviglioso. Ora sentiremo.
Carlo - (si avvicina alla radio) Ecco. (Silenzio).
Paolina - Non si sente niente.
Carlo - Bisogna aspettare che si riscaldi un po'.
Giacomina - Gi, trattandosi di un comizio... (Si sentono degli applausi). Sono sicura che Clemente che paria.
Thveniaud - Zitta!
Voce di Chadec - (nell'altoparlante) Mi unisco ai vostri applausi per festeggiare la signorina Colevisse, che ha cantato cosi mirabilmente. Dopo questo grazioso intermezzo, un nuovo compagno, Clemente Fournier, dir qualche parola sullevoluzione dei capitale attraverso i tempi.
Giacomina - Bravo!
Voce di Chadec - Prego, signori. Cominciate, Fournier. Vuoi avete soltanto simpatie.
Voce di Clemente - Vi chieder il permesso di risalire a Tacito.
Una voce - E io chiedo di rivolgere una domanda all'oratore.
Voce di Chadec - Non permetto.
Voce di Clemente - Interrogatemi. Risponder, (qualche applauso).
Paolina - E la sua specialit.
Voce di Chadec - Una soia domanda, allora. E siate breve.
La voce - L'oratore ha forse intenzione di porre qui la prima pietra della sua candidatura? (Rumori diversi).
Voce di Clemente - La mia presenza fra voi, assolutamente disinteressata.
Giacomina - (disillusa) Uh!
Voce di Chadec - Siete soddisfatto?
La voce - S. Perch c' un piccolo particolare: l'oratore il genero di Thveniaud. Sapete? Il famoso Thveniaud. (Tumulti e fischi).
Giacomina - Se fossi li, gli caverei gli occhi.
Ihveniaud - Non ci badare. Ho sempre avuto successi simili.
Voce di Clemente - Considero un onore essere li genero dei signor Thveniaud... (voci). ...Non mi impedirete di parlare... (Voci). ...Considero un onore essere li genero... (rischi pi forti. Campanello presidenziale).
Ihveniaud - Grazie. E molto gentile.
Voce di Chadec - Lasciate che il cittadino si spieghi.
Voce di Clemente - vostro dovere inchinarvi all'intelligenza e alla probit, anche nei ranghi degli avversari. In questo momento, offrite il triste spettacolo di politicastri imbevuti di pregiudizi; di invidiosi, ai quali dichiaro... (Silenzio).
Carlo - Hanno interrotto.
Paolina - Era tutto combinato?
Thveniaud - Non credo.
Carlo - Non c' da pigliarsela a cuore.
Giacomina - Per, quando torneranno, non diremo che abbiamo sentito.
Thveniaud - La radio non fatta per serbare i segreti!...
Giacomina - Purch la sua carriera non sia spezzata per colpa nostra!
Thveniaud - Ma no! Gli trover un collegio.
Giacomina - Chadec si comportato benissimo.
Paolina - Parola d'onore, si esprime come un uomo di mondo.
Giacomina - Vi consiglio di non fargli questo complimento.
Carlo - (a Giacomino) Sei tu l'anfitrione?
Giacomina - S. (A Paolina) Volete rimanere con noi? Ci fareste un vero favore. Bisogna distrarre un po' Clemente, essergli vicino... Avremo i Vignocque, Chadec e la sua segretaria...
Thveniaud - Che insalata!
Giacomina - un'interpenetrazione.
Thveniaud - Inter...?
Giacomina - ...penetrazione.
Thveniaud - Bella parola!
Carlo - E la lista?
Thveniaud - Del rosso pi acceso: aragosta all'americana, lingua scarlatta, pomodori farciti, aranci sanguigni, gelato di fragole.
Giacomina - Che spirito!
Thveniaud - Che allegria! (Si bussa) Avanti.
Fernando - Signora, ci sono due giovanotti.
Giacomina - Due giovanotti?
Fernando - Molto per bene.
Carlo - Vado a vederli. (Apre la porta). Jackie, sono i boys.
Giacomina - Capitano male.
Carlo - Entrate, siamo in famiglia.
Bob - Buonasera a tutti. (Congratulandosi con Giacomina) Ti trovo benissimo.
Giacomina - Non sono mai stata ammalata.
Rogy - Un colorito...
Bob - L'occhio pieno di fuoco.
Rogy - Benissimo, benissimo.
Giacomina - A Clemente spiacer di non vedervi, ma stato costretto ad assistere ad una riunione...
Bob - Lo sappiamo.
Rogy - Abbiamo sentito alla radio.
Giacomina - Non avete proprio altro da fare, tutto il santo giorno?
Bob - Anzi, proprio quello che ci ha dato l'idea di venire. Disgraziatamente, hanno interrotto.
Thveniaud - Si, proprio disgraziatamente, perch dopo il piccolo incidente che sapete, Clemente ha avuto uno di quei successi...
Giacomina - Formidabile...
Rogy - Tanto meglio.
Giacomina - La vostra visita mi ha fatto un bene enorme. Avevo bisogno di essere tirata su. Mi bastato vedervi. Dovreste venire a pranzo stasera.
Carlo - Ce ne sar per tanta gente?
Giacomina - Non ti preoccupare... Conoscerete degli amici di Clemente...
Bob - Io, per, devo andar via presto.
Giacomina - Come vuoi, Bob. Ora filate: avete appena il tempo di mettervi in smoking. E della trasmissione, neanche una parola.
Rogy - Capito.
Giacomina - Buonasera.
Thveniaud - Perch organizzi un banchetto?
Giacomina - Volevo mandarli via e non ho trovato altro mezzo. Ho sentito il campanello... lui. Niente imprudenze, eh? Noi non sappiamo nulla...
Thveniaud - Gi. (Marcato, con un sorrisetto) Abbelliranno le cose.
Giacomina - E se Clemente ha brutta cera, non bisogna accorgersene. Hai capito, Carlo?
Carlo - Ho capito.
Giacomina - (a Paolina) Vorrei togliermi i gioielli, per non umiliare quella ragazza.
Paolina - Fate presto, sono in anticamera.
Giacomina - (si toglie gli anelli e la collana e li getta rapidamente in un tiretto. Entra Nolda, elegantissima e ricoperta di gioielli, seguita da Chadec e da Clemente).
Thveniaud - Finalmente!
Giacomina - (a Nolda) Siate la benvenuta, signorina. (Presentazioni).
Thveniaud - E come andata la seduta, signorina?
Nolda - (vagamente) Bene, bene. evidente che tra noi, come altrove, occorre una specie di investitura.
Giacomina - giusto.
Chadec - Bisogna che si imponga, come tribuno. Fournier conosciuto finora per i suoi lavori storici.
Nolda - Dovete risalire la corrente, e far dimenticare che siete uno scrittore.
Giacomina - Gi: quando un uomo politico vuol dire male di uno dei suoi colleghi, lo accusa di fare della letteratura.
Chadec - Oh, la gente!
Clemente - La gente...
Giacomina - Posso offrire qualche cosa?
Nolda - No, grazie. Abbiamo accompagnato l'eroe, e ora vi lasciamo. So che pranziamo da voi.
Giacomina - Ci contiamo assolutamente.
Nolda - Bisogna andare a vestirsi.
Giacomina - Siamo fra intimi. Si viene come si vuole.
Chadec - Per...
Giacomina - State benissimo cosi. Non vi lascio andar via. Pap, il signor Chadec gioca il bridge.
Clemente - Una partita prima di pranzo?
Giacomina - S, s. Chi che giuoca?
Clemente - (a Nolda) Voi, signorina?
Nolda - Soltanto se avete bisogno di un quarto. Non ci tengo.
Giacomina - Il signor Chadec, pap, la signora Galisson e Carlo.
Thveniaud - Carlo uno schiappino.
Giacomina - Ma no.
Thveniaud - Uno schiappino, con qualche finezza.
Carlo - Grazie.
Giacomina - Ora vi metto a posto. Volete favorire di qua? (Escono- tutti, meno Clemente e Nolda).
Clemente - Chi sa come avete riso di me.
Nolda - Perch?
Clemente - Sono stato grottesco.
Nolda - Mancanza di abitudine.
Clemente - un fatto nervoso.
Nolda - contagioso.
Clemente - Perch dite cos?
Nolda - La signora Fournier, che del resto molto interessante, sembra agitata.
Clemente - Infatti. per questo che vi ho pregato di non dare un resoconto esatto.
Nolda - So serbare un segreto.
Clemente - Grazie. Un'altra volta, spero di essere pi abile.
Nolda - Verrete da me, prima... Non lo diremo a nessuno... Prepareremo tutto insieme: le improvvisazioni, le risposte che debbono staffilare, quelle che fanno effetto... Non dovete fare assegnamento su Chadec... lo conosco... quantunque non sia, per me, che un buon compagno... Vi mollerebbe, con un sorriso soave, ma vi mollerebbe. Venite dalle cinque alle sette, e vi dar tutte le ricette per il successo.
Giacomina - (rientrando) Venivo a dire che la signora Galisson ha l'abitudine di fare un po' di siesta prima di pranzo... andata a riposare. Gli altri sono rimasti in asso. Non vorreste sacrificarvi, signorina? Nolda - Se occorre.
Giacomina - Vi faccio strada... (A Clemente) Resta qui, tu.
Clemente - Va bene! (Siede sul divano, prende alcuni giornali, li spiegazza, li getta via).
Giacomina - (rientrando) Ecco fatto. L'ho depositata in una poltrona. Ne ho fino agli occhi, di quella gallina faraona.
Clemente - Parla piano.
Giacomina - Non pu sentire. Io non sono per le muse rivoluzionarie che si fanno vestire dalle grandi sartorie.
Clemente - E noi?
Giacomina - Questo non c'entra.
Clemente - Che cosa ti ha fatto?
Giacomina - Pu darsi che io conti zero, ma mi secca che me lo facciano capire. E noi. non ti accorgi, tu, che ti fa gli occhi di triglia?
Clemente - Ma no...
Giacomina - Non ti gonfiare.
Clemente - Non mi dispiace che tu sia gelosa.
Giacomina - Ed io ti sarei molto grata, se non mi dessi motivo di esserlo.
Clemente - Tu non mi hai guardato quando sono entrato? Avevo un viso... il mio viso di dieci anni fa, quando credevo d'essere stato bocciato alla licenza. Sono andato da mia zia... se n' accorta subito.
Giacomina - Ma tu non hai fatto un esame.
Clemente - Sono stato bocciato egualmente.
Giacomina - Da chi?
Clemente - Da cinquecento persone.
Giacomina - Cinquecento! E che contano? Quello che ci vuole per te, la folla, duemila, cinquemila... Se fossero state seimila persone, ti saresti sentito a posto.
Clemente - Bella cosa, l'illusione... Giacomina, mi chiedo con una certa ansia, se ero veramente fatto per questa carriera.
Giacomina - Hai un momento di stanchezza... Che ragazzo! Vieni qui.
Clemente - (le si inginocchia dinanzi) Come si sta bene... Ero annientato, umiliato...
Giacomina - Non dubitare di te. Che cosa ti puoi rimproverare? Di avermi sposata?
Clemente - Sei pazza?
Giacomina - Ma se lo facessero?
Clemente - Saprei bene che cosa rispondere... Direi: Il nostro denaro?... Ma il denaro soltanto provvisorio....
Giacomina - Prendiamo impegno di distribuirlo.
Clemente - Impegno?
Giacomina - Non fissiamo la data.
Clemente - L'abate de l'Epe diceva: Tutti quelli che sono buoni, appartengono alla mia religione .
Giacomina - No, niente citazioni.
Clemente - Tutti quelli che sono buoni, appartengono al mio partito.
Giacomina - Ecco.
Clemente - l'amore che mi ha avvicinato a voi. Non potete rimproverarmi d'amare mia moglie. Tu sarai presente. Io ti mostrer e aggiunger: ce Sono sicuro che mi comprenderete. Essa nata ricca, vero, ma non ha i difetti della sua casta.
Giacomina - Si pu nascere in una scuderia e non essere un cavallo.
Clemente - Sei una scioccherella.
Giacomina - (gli si getta tra le braccia) Sono una scioccherella.
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
La stessa scena. Durante il pranzo.
Davanti alla porta della sala da pranzo, Edmondo, in frack e guanti bianchi, schiude la porta e origlia con discrezione. Si sentono le seguenti battute in modo confuso: Idee da merciaio; Un merciaio vale quanto un demagogo; Nella migliore delle ipotesi, sono idee rancide.
Edmondo - (richiude) Ah! siete la nuova cameriera? Come vi chiamate?
Giuliana - Giuliana.
Edmondo - Ci darete una mano, con discrezione.
Giuliana - Benissimo, signor Edmondo. Il vestito va bene?
Edmondo - (la esamina) S. Il servizio si fa da questa parte, perch nella galleria ci sono ancora le scale dei pittori.
Giuliana - Non hanno perduto tempo, per dare un pranzo.
Edmondo - Ah, no!... Io faccio tutto quello che posso; certo siamo ancora in disordine. (Guardando in un piatto che porta Fernando) Che c'?
Fernando - Filetti di trota salmonata.
Edmondo - Roba di casa?
Fernando - No, no, viene da fuori.
Edmondo - la moda d'oggi, genere sport. (A Fernando, che sta per avviarsi in sala da pranzo) Posate l.
Fernando - Perch?
Edmondo - Mi hanno chiamato per inculcarvi le buone maniere. Non starete a discutere, spero. Posate l, ho detto. (Indica un tavolino su cui sono anche delle bottiglie).
Fernando - Quando penso che bisogna servire Chadec, mi viene voglia di sputare nel piatto.
Edmondo - Ohe! Non prendete questa abitudine: i resti sono per noi... Si sono calmati. Approfittatene. Svelto. Vi seguo col vino. (Sulla soglia si incontra con Carlo che entra con precauzione).
Carlo - (ad Edmondo, che tornato indietro) Zitto!
Edmondo - Il signorino ha bisogno di qualche cosa?
Carlo - Vorrei mangiare.
Edmondo - Il signorino vuol scherzare?
Carlo - Edmondo (fa segno col pollice verso la sala da pranzo), pare che nel 1031 i parigini dovettero nutrirsi di cani morti e radici.
Edmondo - Fortunatamente, non si vedono pi simili orrori.
Carlo - S.
Edmondo - E dove?
Carlo - Qui. La zuppa mi ha fatto venir la nausea. Non voglio conoscere il seguito. Che avete, per voialtri?
Edmondo - Insalata di patate e fegato di vitello.
Carlo - Siate nobile, Edmondo; portatemene subito un po'.
Edmondo - Allora verso l'Yquem e servo il signorino. (Entra nella sala da pranzo. Si sente: Abbiate il coraggio di proclamarlo, che siete per il contingentamento. La porta si richiude).
Carlo - Che bell'epoca! (Cava di tasca dei dolciumi e si mette a rosicchiarli. Fernando riporta indietro il pesce, appena toccato). Non ha avuto molto successo, eh?
Fernando - Un enorme successo, no, signore.
Giuliana - Hanno messo il signorino in punizione?
Carlo - Dicevano cose che i bambini non devono ascoltare.
Giuliana - Ma il signor Carlo non un bambino...
Carlo - E allora lascia che t'abbracci, bellezza mia...
Giuliana - In salotto? Per chi mi prende, signor Carlo? In guardaroba, se mai...
Carlo - Prendo nota.
Edmondo - Presto, Giuliana, il pane abbrustolito per il signor Chadec.
Carlo - S, s, dategli da mangiare. Cos, almeno, non parla: tanto di guadagnato. (Giuliana via).
Edmondo - (serve la Carlo un piatto che ha portato dalle quinte) Ecco. Quel che c', c', come si dice.
Carlo - Grazie, caro Edmondo.
Edmondo - Il signorino pu essere tranquillo. Una supposizione: se succedessero avvenimenti alla Chadec, e io non avessi che un fegato solo, quel fegato, lo dividerei col signorino...
Carlo - Come il pellicano, insomma.
Vignocque - (entra dalla sala da pranzo come un fulmine. fuori di s. Stringe i pugni e se li mette davanti alla bocca come per trattenere delle imprecazioni).
Elisabetta - (viene dalla sala da pranzo) Marcello! Giacomina mi ha detto di venirti a cercare. spiacente. Tutti sono spiacenti. Vieni dentro, Marcello, vieni...
Clemente - (viene dalla sala da pranzo con un tovagliolo in mano) Andiamo! Non farete sul serio. Non vorrete andar via, spero.
Vignocque - Sono stato offeso.
Clemente - La signorina Nolda, dicendo pregiudizi da merciaio , non faceva allusione a voi.
Elisabetta - Badi bene a non toccare i droghieri, eh! Il nonno non lo sopporterebbe.
Clemente - Andiamo, via! Mostratevi uomo di spirito. Il pranzo quasi finito. Dopo si giuocher, si chiacchierer tranquillamente.
Vignocque - (ironico) Tranquillamente?
Clemente - E la prossima volta, vi inviteremo con un altro turno. (Vignocque sembra persuaso). Via, un bel gesto, andiamo.
Vignocque - Lo faccio proprio per voi, Fournier. (Entrano in sala da pranzo).
Clemente - (a Carlo) Che fai qui? Hanno offeso anche te?
Carlo - Ti pare! Io sono impermeabile. No... sto pranzando.
Clemente - Che fenomeno! (Guarda nel piatto di Carlo). buono?
Carlo - Squisito. Assaggialo.
Clemente - (prendendo un boccone) Per riprendere forza. (Mangia). Ottimo!
Voce di Paolina - (che si avvicina) No, no e no, cara Giacomina.
Giacomina - (segue Paolina che entra furente, spossata) Clemente, trattieni tua zia. Io non ho pi braccia.
Clemente - Ma come, zia? Voi, cos indulgente, cos moderna...
Paolina - C' un limite a tutto!... Quella Nolda... Ha detto che io ho idee all'antica.
Giacomina - All'antica! A una donna! (Riflettendo) Per... non mi sembra un'ingiuria! Pare che abbia la verit nella borsetta e che la tiri fuori col rosso per le labbra.
Paolina - Proprio cos: esasperante. Il cappello!...
Giacomina - (a Clemente) Vedi se la puoi persuadere tu...
Clemente - Zia, pensate al mio avvenire.
Giacomina - (trattenendola) Pensate al babbo. L'abbiamo inaugurata bene, la casa!
Carlo - Forse la colpa stata del pranzo.
Giacomina - Anche tu sei qua?
Clemente - Gi. Lui mangia a parte.
Giacomina - Ah! bellissimo. Grazie, Carlo. Non me ne scorder...
Paolina - Rester qui con Carlo.
Carlo - Ce n' appena per me.
Paolina - Oh! Chi pensa pi a mangiare!
Giacomina - Allora, nulla vi impedisce di tornare in sala da pranzo...
Clemente - S, s...
Giacomina - (gridando verso la sala da pranzo) Eccola, eccola. Voleva scherzare.
Paolina - Non credo d'averne l'aria.
Giacomina - (la spinge in sala da pranzo. A Clemente) Spedita! (Altro tono) Clemente... tu non vuoi scandali?
Clemente - No, no. Ce n' gi abbastanza!
Giacomina - E allora, fa in modo che Nolda non ti tocchi la mano.
Clemente - una piccola mania, un gesto involontario.
Giacomina - E per quello che pensa, si serve del ginocchio, probabilmente? Controller quel che succede sotto la tavola.
Carlo - Meglio sarebbe controllare sopra.
Giacomina - Non ho chiesto la tua opinione, brutto egoista. (Ai due) Avanti, entrate... (A Carlo) Ti ho detto di andar dentro!
Carlo - (alzando le spalle) Tanto ho finito! (Carlo e Clemente via).
Giacomina - Edmondo, Edmondo! Fate servire il caff in biblioteca, e i liquori qui.
Edmondo - Benissimo, signora.
Giacomina - E presto, mi raccomando a voi.
Edmondo - Conti su di me. La signora finora rimasta soddisfatta?
Giacomina - Mi volete canzonare? (Esce).
Edmondo - (scandalizzato) Oh, signora! (A Fernando) Il caff in biblioteca, i liquori qui. Niente ce Cognac 1851. Sarebbe sprecato.
Thveniaud - (entrando) Oh! anche questa fatta. (A Clemente, che lo segue) Mi congratulo con voi: vostra moglie deve amarvi molto, perch non pensa al nutrimento.
Clemente - (vedendo Fernando che passa col caff) Prendete il caff?
Thveniaud - No, dopo tante emozioni, vorrei dormire.
Clemente - Vi siete annoiato?
Thveniaud - Anzi. Ho fatto l'arbitro nei matchs. Bestie gli uni e gli altri. Non hanno nulla da invidiarsi. Ho studiato la reazione del furore nei vostri invitati. Chadec diventa livido e gli batte l'occhio, ma siccome bene educato, s sforza di sorridere, con la grazia di un uomo che si strappa un pelo dal naso... Vignocque si mette le dita tra il collo e il colletto... Nolda ha una palpitazione di seno molto interessante... Come quella bella ragazza abbia potuto diventare una militante non mi spiego. Sar stata ingannata da un reazionario.
Clemente - sincera.
Thveniaud - Perbacco! Come voi, come me, come tutti. Per lo meno, provvisoriamente. Le fluttuazioni sono fatte di sincerit successive. Un rinnegato, un convinto che ha mutate convinzione. L'importante che Giacomina sospetta di quella Nolda. Vi piace?
Clemente - Oh, signore Thveniaud! Ho un po' d'amicizia per lei.
Thveniaud - Fra un uomo e una donna della vostra et, non esiste amicizia, senza una piccola sfumatura di sensualit, un vago desiderio... incosciente, ecco...
Clemente - Vi giuro che non c' nulla di tutto questo. Corro a rassicurare Giacomina.
Thveniaud - Non tanta fretta!
Clemente - Perch?
Thveniaud - Non male, che esca dalle idee generali, per entrare in una preoccupazione particolare. Questa gelosia potr produrre ottimi effetti. Vedrete, vedrete.
Clemente - Vengono. (Gli invitati entrano).
Thveniaud - (a Clemente) Facciamo in modo che tutto finisca cordialmente. (Agli altri) Non vi sono abbastanza sedie.
Nolda - La luna di miele dura, finch vi sono mobili da comprare.
Giacomina - Si dice, infatti, che la cattiva luna comincia con il conto del tappezziere. Ma io non lo credo... E tu, Clemente? (Breve pausa). Rispondi.
Clemente - Neanche io.
Giacomina - Ah! alla buon'ora.
Nolda - molto obbediente.
Bob - Lo racconter alla mia fidanzata.
Chadec - Siete fidanzato, giovanotto?
Bob - S. Sposer fra tre settimane.
Carlo - Un po' di musica da camera?
Nolda - Che sonate?
Carlo - II... grammofono.
Giacomina - Marcello ci ha fatto ridere molto, con una storiella ebrea. (A Marcello) Ripetetela per quelli che non l'hanno sentita.
Vignocque - No, no. Giacomina la dir meglio di me.
Nolda - E far pi presto.
Carlo - (facendo un gesto di presentazione, come l'annunciatore) La signora Giacomina Fournier, si produce in una storiella del signor Marcello Vignocque.
Giacomina - Ecco. Levi e Salomone, sono in alto mare, sul ponte d'una nave che, per una falla, sta colando a picco. Salomone piange. Levi gli dice: Perch piangi? La nave non tua.... tutto. (Fredde risatine di compiacenza fra cui dominano quelle di Vignocque e di Elisabetta).
Elisabetta - cos divertente, che si ride molto di pi, quando si sente per la terza o la quarta volta.
Chadec - Questo antisemitismo.
Giacomina - Cambiamo discorso. Vi sono tanti argomenti. Per esempio, la pittura: riposante.
Rogy - Il signor Thveniaud ha dei magnifici Goya.
Thveniaud - S, non c' male.
Clemente - Qui, abbiamo soltanto quadri moderni.
Nolda - Mi piacciono molto! Una freschezza, un'ingenuit...
Chadec - La vera pittura dell'avvenire: la pittura del proletario.
Clemente - questione di gusto.
Elisabetta - C' il vostro gusto, e il nostro.
Paolina - E c' il gusto, semplicemente.
Chadec - Noi preferiamo gli innovatori.
Nolda - Quelli che inventano qualche cosa.
Paolina - E che inventano? I fiori? Gli alberi?
Carlo - (con la voce di un ragazzino) Le tettine delle signore...
Thveniaud - Va' a letto, Carlo.
Carlo - Subito. (Non si muove).
Paolina - Dite quello che volete, ma Cabanel, Hebert e Carolus Durand avevano il loro fascino.
Nolda - E Van Gogh, signora? Quei rapporti di valori...
Chadec - Monticelli...
Vignocque - Rubens... (Queste ultime battute sono dette concitatamente e quasi insieme).
Elisabetta - Raffaello... tutti i grandi fiamminghi, insomma...
Giacomina - Fiamminghi! Letteratura, letteratura.
Vignocque - Facevano della letteratura?
Giacomina - No. Volevo dire: l'argomento pittura si inacidisce. Passiamo alla letteratura. Elisabetta legge molto. Non vero?
Elisabetta - Oh, s, molti romanzi.
Giacomina - Quali? Parla, non esser timida.
Vignocque - No, vi prego; si potrebbe interpretar male.
Chadec - Protestiamo.
Nolda - Vorremmo proprio sapere...
Giacomina - Tanto pi, che non c' niente di terribile... Faresti credere Dio sa che cosa. Lisetta, guarda prima i ritratti degli autori.
Elisabetta - S.
Giacomina - E scarta i brutti, perch sostiene che non possono essere documentati sull'amore.
Chadec - (alludendo all'idea di Elisabetta) Non stupida.
Vignocque - (che interpreta male, offeso) Signore! La signora Vignocque non affatto stupida.
Thveniaud - (conciliante) un modo di dire.
Vignocque - (pi calmo) Un modo poco piacevole.
Nolda - Fournier, se voi scriveste un libro, la signora Vignocque lo comprerebbe certamente.
Clemente - Oh, signorina, mi fate arrossire!
Giacomina - (urlando) Clemente! Vuoi aiutarmi a servire l'aranciata?
Clemente - (a Nolda) Permesso?
Nolda - Andate a fare la signorina?
Giacomina - (aspra) Visto che qui non ce ne sono altre...
Bob - (piano, a Rogy) Non si insultano pi. Comincio ad annoiarmi.
Rogy - (piano, a Bob) Sgombriamo?
Chadec - (piano, a Nolda) Fra cinque minuti, mi telefoneranno di andare a casa d'urgenza. Voi restate?
Nolda - Dipende.
Chadec - C' qualcuno che vi piace?
Nolda - No. C' la moglie di qualcuno, che mi dispiace.
Thveniaud - Un sigaro da capitalista, signor Chadec?
Chadec - No, grazie. Non fumo sigari che molto di rado.
Thveniaud - E dopo un buon pranzo.
Chadec - Gi. Volevo dire: no... (Pausa imbarazzata).
Paolina - Sar gi mezzanotte?
Clemente - Sono appena le dieci.
Paolina - Come passa il tempo!
Chadec - Che idea!
Giacomina - Riunendovi qui, sapevo quel che facevo, e prevedevo che le cose non sarebbero andate tanto lisce... Vi faccio notare, per, che pap e il signor Chadec, non hanno avuto nessuno scontro...
Carlo - C' sempre speranza...
Giacomina - Pap, manda a letto quell'idiota.
Thveniaud - Vaiti a coricare, figlio mio.
Carlo - Corro. (Non si muove).
Giacomina - ... e non sono cos lontani l'uno dall'altro, come credono. Pap, che facevi a venti anni?
Thveniaud - Rispondi, Paolina.
Paolina - Si occupava di macchine.
Thveniaud - Riparavo biciclette in via della Grande Armata.
Carlo - E voi, signor Chadec?
Chadec - Facevo il politecnico. C' in tutte le mie biografie.
Giacomina - Pap conosce il popolo.
Paolina - Il signor Chadec lo guida.
Giacomina - Potrebbero intendersi cos bene!
Thveniaud - Intenderci: non chiedo di meglio... Ma a che scopo?
Giacomina - Non saprei: per fondare un giornale, per esempio...
Thveniaud - Ti pare che non ce ne siano abbastanza?
Elisabetta - Io farei la rubrica della moda.
Bob - Io le corse.
Carlo - Io la cucina.
Giacomina - Vi prego, signori, parliamo sul serio.
Paolina - Cercate di mettervi d'accordo sul titolo.
Vignocque - (sarcastico) Rosso !
Paolina - Bianco!
Giacomina - Blu!
Thveniaud - Bianco rosso e blu.
Tutti - No!
Thvenialtd - Qui abbiamo l'unanimit. Peccato. Andava cos bene.
Nolda - ...si intende, che saranno ammesse soltanto le lavoratrici.
Giacomina - Essere donna, signorina, gi un lavoro.
Thveniaud - Giacomina, alla tribuna.
Giacomina - Dove?
Thveniaud - (dietro alla scrivania, indica alla sua sinistra) Qui. Io assumo la presidenza... La sinistra, la destra, strano... abbiamo preso i nostri posti, naturalmente. (N.B. - Durante le battute precedenti, gli astanti si erano aggruppati press'a poco cos: a sinistra dello scrittoio: Nolda, Chadec e Clemente; alla destra, gli altri).
Giacomina - (con tono leggermente oratorio) Sinistra, destra, sono vecchie etichette!
Clemente - E le etichette si mettono sulle cose da vendere...
Giacomina - Parlando agli umili, non ci sembrer di abbassarci... A quelli che posseggono, diremo: Venite a noi; noi accogliamo tutti.
Clemente - ...e a quelli che non posseggono...
Thveniaud - (interrompendo) Direte: Verr il vostro turno: un po' di pazienza.
Chadec - molto generoso.
Nolda - Troppo.
Giacomina - Ecco una parola che non mi piace. Mi pare che non si possa mai essere troppo generosi.
Chadec - Non bisogna confondere l'azione sociale, con l'elemosina.
Giacomina - Non si arrischia nulla, cominciando con l'elemosina.
Nolda - Bel ragionamento.
Thveniaud - Non ammetto fatti personali. Giacomina, passa da quella parte.
Giacomina - (a Clemente) E tu?
Clemente - Ti seguo.
Nolda - Cos, tutto rientra nell'ordine.
Giacomina - In fondo, una parola che non mi dispiace.
Chadec - Dal principio del pranzo, ci avete messo alla berlina. Se un giuoco, divertiamoci. Ma, se volete imparare qualche cosa, lasciate parlare gli specialisti.
Thveniaud - Che ne pensa la giovent?
Carlo - Se ne infischia.
Nolda - Per fortuna ci sono giovinezze pi ardenti...
Chadec - ...e maturit meno scettiche.
Thveniaud - Non toccate il presidente...
Clemente - Il signor Thveniaud ha dimostrato il pi vivo desiderio di conciliazione.
Giacomina - Lui, almeno, ha stentato la vita.
Nolda - Si rifatto dopo.
Thveniaud - No, perch non avevo pi appetito.
Clemente - Tratta bene i suoi operai.
Giacomina - E senza secondi fini.
Nolda - Chadec: avete sentito?
Giacomina - Non alludevo a nessuno. Qui, siamo tutti disinteressati.
Vignocque - vergognoso.
Fernando - (entra) Hanno telefonato che il signor Chadec atteso a casa d'urgenza.
Chadec - Che sar mai?
Fernando - Una comunicazione segreta, a quanto pare.
Chadec - Ah! Rispondete che vado subito.
Vignocque - (piano, a Elisabetta) Il solito trucco del telefono, per tagliare la corda.
Chadec - (a Giacomina) Mi rincresce molto, cara signora. Vi ringrazio per l'eccellente pranzo e la magnifica serata.
Giacomina - Spero che non ne serberete troppo cattivo ricordo.
Nolda - Vado anch'io con Chadec!
Clemente - Come, signorina, ci lasciate?
Nolda - Il dovere!
Clemente - (a Chadec) Sar per un'altra volta, non vero?
Chadec - (vago) Certamente... (Clemente, Giacomina, Nolda e Chadec escono).
Thveniaud - Insomma, tutto andato bene.
Carlo - Venite con me, boys, voglio farvi bere qualche cosa di veramente originale: una aranciata fatta con le arance. (Carlo, Bob e Rogy escono).
Vignocque - Andiamo anche noi.
Elisabetta - Un momento: aspettiamo che gli anarchici siano andati via del tutto.
Paolina - Gi fatto. Li avete messi in fuga.
Elisabetta - Marcello ha avuto un coraggio... Dovresti interessarti di pi, a queste cose.
Vignocque - Certo mi appassionano.
Elisabetta - Non abbastanza. Guarda: dovresti votare.
Thveniaud - Come, non vota?
Vignocque - Non ho che la domenica, per riposarmi. Andiamo, Elisabetta.
Elisabetta - S, caro.
Vignocque - Buonasera. (Vignocque ed Elisabetta escono).
Paolina - Alessio, capisci tu che Clemente e Giacomina sono ad una svolta?
Thveniaud - S. Quando un uomo si mostra svestito ad una donna, la prima volta, corre un terribile pericolo.
Paolina - Dovresti parlarle.
Thveniaud - Tu sei come Chadec: credi alle belle parole. Vedrai che tutto si accomoder, senza di noi... Clemente non ha la stoffa di un tribuno. E poi? In amore, non ci sono che le disillusioni fisiche, che contano.
Paolina - spaventoso, quello che dici.
Thveniaud - Si tratta di essere amati: ecco tutto. Le donne trovano sempre eccellenti motivi per il loro amore.
Giacomina - (rientrando) Auff! Liquidati. spaventoso, quello che accaduto...
Paolina - Avrebbe potuto andar peggio.
Giacomina - Appena sono stata alla tribuna, non ho pi saputo quello che dicevo...
Thveniaud - Accade spesso.
Giacomina - Tutte le mie vecchie idee sono venute a galla. Ho notato che ci sono opinioni che nascono dal cuore o dal cervello, e con queste, ci possiamo sempre mettere d'accordo... ma con le altre, quelle che sono radicate alla pelle, molto pi difficile. Io debbo avere la pelle reazionaria... E, intanto, la catastrofe per Clemente. Ho paura di quello che mi dir.
Clemente - (rientra) Eccoci qua.
Giacomina - (con allegria forzata) Eccoci qua.
Thveniaud - Eccoci qua.
Clemente - Li ho accompagnati fino alla macchina.
Giacomina - Chadec non ti ha detto altro?
Clemente - No.
Giacomina - Non t'ha fissato un appuntamento?
Clemente - Aveva fretta.
Giacomina - E lei?
Clemente - Neanche lei, mi ha fissato appuntamenti.
Giacomina - Me lo rimproveri?
Clemente - Non ho nessun sentimento speciale per Nolda. Contavo su lei, solo per accaparrarmi qualche simpatia. Ha molta influenza.
Giacomina - L'influenza femminile quasi sempre provvisoria. Accomoder tutto io. Se pu esserti utile, andr a farle visita. Avr certo un giorno di visita. Del resto, anche quei due devono avere dei nemici nel partito. Ci metteremo d'accordo con loro.
Clemente - Ti dai alla strategia...
Giacomina - Cerco un campo per la tua attivit ed il tuo ingegno... Infine, non esiste un partito solo.
Thveniaud - Uno perduto, dieci ritrovati.
Giacomina - Se ne crea uno nuovo, quando gli altri non danno soddisfazione.
Paolina - Oh! questo ragionare con buon senso!... Clemente, vieni a mettermi in tassi?
Giacomina - Vi aspettiamo mercoled.
Thveniaud - Verrete da me, sar pi pratico.
Paolina - Divento proprio una scroccona.
Giacomina - (a Clemente) Prendi la pelliccia e la sciarpa, mi raccomando.
Paolina - A mercoled.
Thveniaud - Un pranzo tranquillo.
(Clemente esce con Paolina).
Giacomina - - Per andare a Belleville, oggi, non ha voluto mettere la pelliccia. Speriamo che non abbia preso freddo.
Thveniaud - Mi piace molto questa frase: Speriamo che non abbia preso freddo. Cittadina, siete una buona borghese... Ma non andare su e gi... Mi fai venire il mal di mare. Perch sei cos agitata?
Giacomina - Non sei mai stato geloso, tu?
Thveniaud - (guardandosi intorno e alludendo all'ambiente) Ai miei tempi usava il salottino e lo studio... La signora e il signore non si incontravano che alle ore dei pasti e del riposo. Ora, le cose sono molto diverse.
Giacomina - Si pu adorare la moglie e ingannarla per vanit, per educazione, per debolezza... mentre noi, se inganniamo, per amore o per interesse... insomma, per qualcosa che ha valore... Se il mio vicino di tavolo, posasse la mano sulla mia, avrei un moto di rivolta. Clemente era lusingato... l'avrei ucciso.
Thveniaud - Nessun'altra disillusione?
Giacomina - Mi basta. Sono scontenta di me: sono stata odiosa. Sono scontenta di lui... Si direbbe che hai un pensiero recondito. Parla, non siamo amici?
Thveniaud - Ascolta: se, per caso, avessi una disillusione di altro ordine... se, per esempio, tuo marito non corrispondesse esattamente all'idea che ti sei formata di lui... alle tue ambizioni... sappi che il segreto della vita consiste nel sostituire, con altri sogni, quelli che, a mano a mano, svaniscono. Questa la chiave della felicit...
Giacomina - Occorrono dei sogni di ricambio... insomma.
Thveniaud - Precisamente.
Giacomina - Non capisco bene che vuoi intendere... L'avvenire di Clemente tracciato. nato per condurre gli uomini.
Thveniaud - Pu darsi. Ma gli uomini non sono sempre disposti a lasciarsi condurre da coloro che sembrano nati per questo.
Giacomina - Non posso accaparrarlo per me solo.
Thveniaud - Eppure, non sarebbe una cosa stupida.
Giacomina - Sarebbe un delitto... Oh, no, pap. Non mi canzonare. (Ascoltando) Eccolo. (Perdendo tutta la sua baldanza) Credi che mi far una scenata?
Thveniaud - Dagli un bacio.
Giacomina - Un bacio non ha mai soffocato un rimprovero.
Thveniaud - Lo fa ritardare. sempre qualche cosa... Insomma, debbo insegnarti il mestiere? Telefonami domani mattina.
Giacomina - S, e se le cose sono accomodate, ti dir: Mi pare che faccia molto meno freddo.
Thveniaud - Capito.
Clemente - (rientra) Che stava dicendo Giacomina?
Thveniaud - Che non facile essere la moglie di un grand'uomo.
Clemente ....................... - Di chi parlava?
Giacomina - Di te.
Clemente - Povera Jackie!
Giacomina - Non mi compatire.
Thveniaud - tardi. Non chiacchierate troppo... Buonanotte, ragazzi.
Clemente - Buonanotte.
Giacomina - Buonanotte, pap.
Thveniaud - Restate, restate: conosco la strada. (Esce).
Giacomina - Sei sicuro di non aver preso freddo?
Clemente - Sicuro... Comincia a piovere.
Giacomina - Vuoi le pantofole di feltro? Una tazza di t, un grog, un po' di camomilla, tiglio?
Clemente - No, grazie, cara.
Giacomina - Come sei aspro...
Clemente - Che dici?
Giacomina - Sei in collera?
Clemente - No.
Giacomina - Vedo che mi sono ingannata... Ho creduto che la piet fosse un partito politico. Mi ci sono gettata dentro a corpo morto, e non ho commesso che errori. Mi illudevo di esserti utile, e ti ho nociuto. Cos, poco fa, quando Nolda ha parlato della lotta finale, battendo a terra la sua scarpetta da venticinque luigi, mi sentivo vicina a Vignocque, e avevo l'anima di Elisabetta...
Clemente - Peccato che esista la gente!
Giacomina - Proprio peccato!
Clemente - Guardami bene, Giacomina.
Giacomina - E poi?
Clemente - Giacomina, noi ci rassomigliamo.
Giacomina - Con la differenza che tu sei grande e io piccola.
Clemente - Io grande? Senti, cara! venuto il momento di togliersi la maschera. cos gravoso, rappresentare una parte... Anche se dovessi perderti. Ho visto Chadec una volta sola in vita mia. Gli ho chiesto di passare per mio amico. Pensavo: spesso l'amore fa miracoli... forse, io ho la stoffa di un capo... Ho tentato... Ah, Giacomina, quella seduta!...
Giacomina - Lo credo.
Clemente - No... Non puoi rendertene conto... la folla... tutti quegli occhi... che vuoi? Non sono fatto, per pensare col gregge. Forse, io valgo qualcosa, in uno studio ben chiuso con dei trattati, dei testi da consultare, e il tuo caro, piccolo viso... Ma altrove, non sono pi nulla, te lo assicuro. Nulla, nulla...
Giacomina - Meno di nulla: un eroe!
Clemente - Un eroe! Te ne occorre uno, a qualunque costo!
Giacomina - Ti immagini, forse, che io creda una sola parola, di quanto mi hai raccontato? Tu ti sacrifichi. Rinunzi a tutto, per causa mia... perch io sono incapace di aiutarti... Ed magnifico.
Clemente - Cara, tu idealizzi, te l'assicuro.
Giacomina - Vedo chiaro... Dovrei rifiutare, ma accetto. Noi resteremo qui. Tu non mi lascerai mai, non andrai ai comizi e non daremo pi pranzi d'affari.
Clemente - Sconosciuto... Che meraviglia!
Giacomina - Misconosciuto!
Clemente - Sapessi quanti ve ne sono, tra gli sconosciuti.
Giacomina - Tu mi rendi pi orgogliosa che mai. Mi dai la pi bella prova d'amore. Ti ringrazio, caro. Potevi diventare uno dei padroni della Francia...
Clemente - Non sarebbe accaduto da un giorno all'altro...
Giacomina - E, in fondo, vedi... La Francia come le donne oneste: per essere felici, non hanno bisogno che molta gente si occupi della loro felicit... Come sei pallido, Clemente... Ti sacrifichi, ma soffri.
Clemente - Non ho mangiato.
Giacomina - I domestici sono gi a letto. Ti cuocer due uova in tegamino. E come s fa? Mi pare che si metta prima il burro... Caro, come ti ringrazio...
Clemente - Di che, Dio mio?
Giacomina - Di tutto. Sei contento, almeno?
Clemente - S. Credo che sar amato per me stesso.
Giacomina - Come tutto diventa facile.
Clemente - Infatti. Come tutto diventa facile, alla luce di una verit, sia pure relativa. (Si avvia in sala da pranzo). Vieni?
Giacomina - Un momento, vorrei tranquillizzare il babbo. Baciami. (Cerca un bottone del telefono). Vediamo un po', il ventitr... Pronto... Sei tu, pap?... Non dormivi ancora?... Meno male. Mi pare che faccia molto meno freddo... Capisci?... Ti spiegher... Una fantasmagoria... Magnifica... Tutto accomodato. Tutto... E, figurati, siamo ancora in salotto...
FINE


