Ajace

Ajace

di Ugo Foscolo

PERSONAGGI

AGAMENNONE

ULISSE

AIACE

TEUCRO

CALCANTE

EURIBATE

TECMESSA

DONZELLE FRIGIE

GUERRIERI

Scena: Il campo greco sotto Tria.

Campo d'Agamennone con magnifica tenda alla dritta, dietro alla quale un calle praticabile sulla cui cima devesi vedere un piccolo Tempio; in distanza, campo de' Greci; innanzi alla tenda, magnifico sedile per Agamennone.

ATTO I

SCENA I

AGAMENNONE, ARALDI.

AGAMENNONE

Ite, a Priamo intimate, che alla tregua

un d rimane, e che al cader del sole

sciolto son io dal giuramento.

(partono gli araldi)

SCENA II

AGAMENNONE.

Alfine

sei spento, o Achille; e ogni trionfo mio.

SCENA III

AGAMENNONE, ULISSE.

ULISSE

Terrore in campo, o re de' re. La turba

che all'Ellesponto accompagn gli avanzi

d'Achille, ove gli alz tomba e trofeo

il Telamonio Aiace, al campo riede

e fa insanir di nuovo lutto i Greci.

Finge orrendi prodigi; e vien narrando

che di querele l'Ocean fremea

per la piet della divina prole

di Teti; che un sanguigno astro per l'aere

notturno errava, e illuminando i mari

ver l'occidente si perdea, la Grecia

quasi accennando ed il ritorno. Invano

or la pugna a bandir corron gli araldi

come ier m'imponesti.

AGAMENNONE

Ma la furia

forse o la trama del terrore illude

anche i re delle genti?

ULISSE

Inerme il volgo

lungo il lito del mar trascorre a torme

chiamando a nome i padri, i figli, e l'ombre

de' perduti compagni. Al grido, ai cenni,

al consigliar de' prenci un disperato

gemer risponde, e per s geme ognuno,

per te, per noi, or che il Pelide spento.

N violenza di comandi certo

varrebbe, or che travolto ha il cor di tutti

religiosa una demenza.

AGAMENNONE

Il campo

me per or non vedr. Que' numi suoi

che alla fuga il sospingono, tra poco

lo irriteranno alla battaglia. Annunzi

(agli araldi che poi partono)

un araldo a Calcante, Augure sommo

che il re supremo degli Achei lo attende.

ULISSE

Ove uno, arcano, irrevocato il cenno

non sia d'un solo, il ciel spesso gli audaci

favorir. Non pel suo brando e i truci

suoi Mirmidoni il figlio di Peleo,

a tutti primo ed a te pari visse,

ma per l'are e gli oracoli. Dal rogo

d'orgoglio or arde, e di speranze il petto

di tal che forte al par di lui, feroce

pi di lui forse, e ben pi accorto... Aiace.

AGAMENNONE

Intrepid'alma, altero ingegno, aperti

detti, e severo amor di patria ostenta:

n finge forse. Ma finch'ei sostiene

tutto il furor delle Dardanie posse,

non io l'applauso invidier del volgo

a chi per noi guerreggia. Ove fortuna

contraria torni al valor suo, la fama

non gli varr d'antichi merti in core

de' sospettosi, e sconoscenti Achei.

Or pugni e vinca, e me non ami. Amarlo

l'alta virt che in lui ripose il cielo

mi sforza quasi e ad ammirarlo.

ULISSE

Ammiri?

N temi?

AGAMENNONE

In me sempre star, che Troia

per Aiace non cada. E indarno il mio

scettro usurparmi ei tenterebbe: Atride

a rissa forse scenderia col sire

di pochi armati? M'apparecchia ei stesso

la difesa di tanti emuli prenci

irati a lui, che sprezzator di tutti

con la iattanza di virt gl'insulta.

Un solo ardia disobbedirmi, un solo!

E allor dovea, se ambizioso tanto

questo Aiace, affrontarmi, allor che ardire

trovava e forze nell'insano Achille.

Ma re volgare e guerrier sommo il tengo

a s dannoso, utile a noi.

ULISSE

D'Achille

contro te ribellante ver che Aiace

non assumea le parti. A noi fedele

s'attenne ei forse? A poche navi duce,

n circondato dalla falsa fama

di progenie celeste, invan potea

primeggiar sul Pelide. A lui secondo

farsi sdegn. Ma mentre ei si divise

dall'implacabil Tessalo, le nostre

tende e la tua fugga superbamente.

Muto severo, all'assemblea de' regi

sedeva, e il volgo interprete si fea

di quel fero silenzio. A suo talento

pugna, ed a tutta la vittoria a tutta

la lode anela: e deplorando i Greci

tratti a sterminio dalle risse inique

de' lor prenci, campione egli si vanta

sol della patria, a popolar licenza

e a tirannide occulta utile nome.

Ma con Achille gareggiava intanto

di forti fatti. E quando il truce eroe

ostinato nell'ozio, al greco nome

onte imprecava, e con gioia crudele

vedea fumar di greca strage i campi

sotto il brando d'Ettorre, Aiace apparve

propugnator comune, Aiace quasi

tolse al Pelide del valor la palma.

Ed ecco volti in lui gli sguardi omai

de' ribelli e del volgo, a cui sol manca

un condottier che contro noi lo guidi.

AGAMENNONE

Alta prudenza in te. Forse talvolta,

inclito

ULISSE, a stimar troppo altrui

ti persuade. Sorgeran ribelli?

Ma inerme forse il nostro petto? o trema

di tanti regi nella man lo scettro?

Agamennon non tremer. Fremea

l'oste da prima a' miei comandi; apprese

poi mormorando ad obbedire: il tempo

ed io ben presto avvezzerem gli Achei

all'ossequio e al silenzio. Aiace segua

del Pelide l'esempio; esempio ei stesso

a tutti, ei solo insegner che io regno.

ULISSE

S'io temo, Atride, in parlamento io temo;

in campo no, tu il sai: n a me rileva

ch'altri il rimembri. Oh ben mi duol che un tempo

non inclinavi ad ascoltarmi! Antichi

ma veri avvisi io ridir. Tu fidi

troppo nella tua grande anima invitta,

e nella f de' regi, e nel tremante

ossequio delle turbe. Armata plebe

pria d'atterrir vuolsi ingannarla; e primo

non assoluto regnator tu sei.

Destan od, timor, ira, e licenza

in tante schiere a lor talento i duci

che da' tetti paterni alla vendetta

del fratel tuo le han tratte a lunga guerra.

Mostravan tutti di seguirti in nome

della Grecia e de' Numi; e ognun correa

di fama avido, e pi delle opulenti

spoglie dell'Asia. In te pervenne il sommo

scettro, e Achille usurp la gloria prima.

Quasi a vendetta del superbo, ognuno

te non amando t'onorava in vista.

Ma successor d'Achille oggi il pi ardito

sorge; e ne' molti in chi il valore scarso

molto l'orgoglio, e te che sei pi grande

temono e attizzan la discordia. Gli altri

dopo tanti anni di speranze e tanto

sangue e tesor per te consunto, appena

il giuramento ed il pudor costringe;

ma volti han gli occhi e il desiderio ai liti

ed alla pace de' lor vuoti regni.

Il troppo indugio omai svel gli eccelsi

disegni tuoi. Gi bisbigliar s'intende

che il pugnar per l'adultera pretesto;

che ad ardua guerra oltre l'Egeo raminghe

le Danae genti a te sommesse adeschi

per usarle al tuo freno, e stender quindi

lo scettro tuo sovra la Grecia.

AGAMENNONE

E il lungo

dissimular finor mi spiacque; ed oggi

che giova?

ULISSE

E tempo di svelar tua mente

e il tuo potere omai saria. Ma Achille

non rivive in Aiace? A' Salamini

congiunge i suoi saettator quell'acre

Aiace figlio d'Oileo che in petto

non ha virt che di corrucci e sangue:

derisor de' mortali e de' celesti,

n di patria gli cal, n di fortuna,

n di s molto: forte nacque, e pugna:

d'Aiace amico e sol per lui combatte,

e a lui baldanza il nome e la comune

stirpe degli avi accresce. Aiace in campo

non ha un fratel nato d'iliaca madre?

Di profeti, di vittime e d'eroi

invaso; ardente, credulo, facondo

sovvertitor de' popoli; ed a tutto

pronto, ed appena al suo fratel sommesso.

Aiace ha frigia sposa; in mezzo a noi

vinti e prigioni, ver, ma in mezzo a noi

si stanno i prenci suoi congiunti; in Troia

han le lor armi. Aiace oggi d'Achille

venerator magnanimo si mostra,

oggi rimembra che di sangue avvinto

gli era e d'amor: ma un capitano manca

ai ribellanti Tessali d'Achille.

Che badi or pi? Valor, possanza e senno

in lui. Tu dianzi sprezzator d'ognuno

e imprudente il nomavi. Oh non t'avvedi

che arte col volgo il disprezzar chi 'l regge?

AGAMENNONE

Disprezzar me?

ULISSE

Di quante armi si cinga

tu il vedi; e tempo aspetta.

AGAMENNONE

L'ira mia

armi, consiglio, ardir, tempo e speranza

gli rapir.

ULISSE

Ma non la fama. Il sangue

temi, se il versi venerato e pianto.

Al volgo che ama, e invidia e anela a un tempo

di conculcar gl'idoli suoi, sospetti

rendili, e vili; e avrai dall'altrui ferro,

senz'odio tuo, vittime inulte.

AGAMENNONE

Indegni

mezzi, e soverchi or che col brando impero.

SCENA IV

AGAMENNONE,

ULISSE, TEUCRO.

TEUCRO

T'onori Giove, o re de' forti.

AGAMENNONE

A Dio

mal s'obbedisce e al re. Dall'alba indissi

la pugna. Or so che il popolo paventa

vani presagi. E a che tardate a indurlo

a obbedienza ed a timor pi sano

del vostro scettro? o pari al volgo i duci

credono spento col Pelide in noi

ogni valor?

TEUCRO

Vive in noi sempre. E il campo

riede a fidanza. Delle Danae genti

e de' Celesti messaggiero io vengo;

e le fatali chieggio armi d'Achille

per Aiace.

AGAMENNONE

S'arroga egli quell'armi?

TEUCRO

Non ei; d'Achille ancor siede al sepolcro

presso l'onda sigea. Quivi gli piacque

dimorar solo e piangere l'amico,

da cui disgiunto mal suo grado ei visse.

Or lo chiama e lo placa, e a lui sotterra

manda gemendo omai l'ultimo addio.

ULISSE

Tu, dunque, o

TEUCRO (e generoso amore

ti sprona) estimi delle sacre spoglie

degno il fratel.

TEUCRO

Degne d'Aiace il grido

universal de' popoli le stima.

Gi il terror concitava ed il desio

del patrio suol gli Argivi a dar le navi

all'Oceano ed alla fuga. I soli

Mirmidoni anelavano alla pugna

per immolar troiane vite all'ombra

del lor signore: e prosternati intorno

alla fumante mal estinta pira

tutti giacean ferocemente muti.

Or quando udiro del ritorno, un grido

dier terribile, e mille aste brandendo

tutti ad un tempo sursero da terra;

e prorompean nel vallo che circonda

de' prigioni le tende. Usc Tecmessa

dal padiglion del padre: Io son, dicea,

moglie d'Aiace; de' figli d'Aiace

madre son io: sorella io sono, e figlia

de' prenci inermi che volete al rogo

sacrificar. Pudor li vinse, e il nome

del forte; e incerti, immobili sul vallo

ristettero. Fremendo indi dier volta

e la minaccia ritorcean su l'oste

a impedirgli la fuga. Ira al terrore

sottentrava ne' popoli. Ma in mezzo

Calcante apparve, e rivolgendo gli occhi

la riverenza per gli Dei diffuse.

Ilio cadr, grid il profeta; i numi

lo edificaro: alle armi, opra de' numi,

il sacro Ilio cadr. Lev le palme

Febo adorando e il cenno alto del Dio:

e il pugno intanto degli Achei pi lente

brandia le spade che volgeansi a terra.

Chiamano Aiace a un grido solo, Aiace

degno dell'armi, e domator di Troia.

AGAMENNONE

Giovine, ardita inchiesta movi. In mente

de' numi ancor di chi fien l'armi. E tale

il scettro mio, che a me serbarle io sdegno.

Ma se Aiace, o se duce altro le merti

tumultuante giudice la turba

forse udir? Nell'assemblea de' regi

star l'arbitrio o in me. Me primo elesse

esecutor dei suoi consigli il cielo.

TEUCRO

Turbato parli, o re; che Aiace l'armi

al par di te forse non curi estimo;

non per so che viva altro mortale

atto a vestirle.

AGAMENNONE

(agli araldi: ricevuto il cenno, uno parte)

Un altro araldo all'augure

voli, e lo sdegno del suo re gl'intimi.

(parte)

SCENA V

ULISSE,

TEUCRO.

TEUCRO

Ira e minaccie! Tanto dunque il nostro

obbedir lungo, e i detti tuoi fors'anco

fan pi superbo Atride? Or sia: men tarde

fien e pi giuste le vendette nostre.

ULISSE

Atride meco secondava i fati.

TEUCRO

Tu il dici.

ULISSE

Premio eran quell'armi al duce

che pi funesto guerreggiasse i Teucri

nella vegnente notte. Il re supremo

non pu senz'odio favorir la fama

d'un guerrier solo. Armi, livore, e tempo

han molti, e campo d'alleati questo,

di forti e vili. E credi tu che l'oste

oggi a caso imperversi?

TEUCRO

Di te solo

che temi ogni uom, spesso a temer mi sforzi.

Anzi che indurre occulto odio e sospetti,

ch non palesi i traditori e il vero,

se il sai? Palesi allor saran gli sdegni:

allor le furie drizzeranno i nostri

brandi a punir le scellerate teste.

ULISSE

E pi palesi alla citt nemica

le forsennate risse nostre allora

saranno. Omai tempo parea, che l'Asia,

finor dal nostro parteggiar difesa,

cadesse; e il fato e la vittoria piena

stava in Aiace; ed eran sue quell'armi.

Gi al suo fine la tregua: e all'odio, aggiunto

fia l'ardire ne' Teucri. Ombra d'Achille

sorgi tu almeno ad atterrirli! Vedi;

dell'armi tue contenditor facondi

siedon gli eroi... Ma tu vivo eri fiamma

che arder volevi in civil guerra il campo.

Del valor tuo lasciasti eredi; meco

parlano, e son del tuo furore eredi!

Ma che pi sto! Solo al fero cimento

n'andr...

TEUCRO

Tu solo?... e dove?

ULISSE

Or, poi che Aiace

lunge, andr con la mia schiera io solo.

TEUCRO

D'Aiace or forse ami la gloria tanto?

ULISSE

E lo amer sei m'odia?

TEUCRO

Mai di te

non parla.

ULISSE

E forse n pi mai vedermi

dovr. Per voi corro a non dubbia morte.

TEUCRO

Or che ti fingi?

ULISSE

E troppo dissi. Or vivi

col favor degli Dei,

TEUCRO, che il merti:

se la mia morte o il mio trionfo al campo

non si palesi, questi ultimi detti,

ultimi forse... taci. Arcana l'opra

ch'io tento. Aiace sdegneria d'udirmi.

Avverso a lui come sarei, se in lui

gran parte sta della fortuna Achea?

O! se queste dell'armi insorte gare

l'imminente battaglia oggi non frena,

vedrai tu allor tutti i nemici veri

di tuo fratello e quanta ira di parti

e ambiziose trame in parlamento

guerreggieran per quelle spoglie, e in noi

le volgeranno.

TEUCRO

Oggi si pugni: resta

tempo e petto ad Aiace, ove conteso

gli fosse il premio.

ULISSE

Guerre, infami guerre!

Quindi pi onesto or m' il periglio. Mie

l'armi saran, se vinco io solo... Ah! solo

perir degg'io co' miei guerrieri. Aiace

plachisi almen! con l'ombra mia si plachi...

ma e che? Placarvi! O voi chi siete?

TEUCRO

Irato

parti?

ULISSE

Meco m'adiro.

TEUCRO

E di che pugna

parli?... ristatti.

ULISSE

Il dir teco non giova.

Ch'io non ti mento il mostri l'opra.

TEUCRO

Aggiri

tu i re in congresso, ond'io non t'odo; e sembri

degli altrui merti insidiator. Ma in campo

tu se' mente divina, e Palla teco.

Quivi mi scorgi; io pugner.

ULISSE

Il tuo brando

che pro se l'ora fugge?

TEUCRO

Ah parla! Incerto

sto s'io ti creda; ma piet e rossore

mi vince se a cimento orrido corri

tu per la patria e non t'aiuto.

ULISSE

E certo

chi mi far del tuo silenzio?

TEUCRO

Ai fati

del popol Greco, e sul mio brando il giuro.

ULISSE

Delle rocche l'assalto

AGAMENNONE

ad Aiace commette; ardua e mal certa

fia la vittoria, ove distolti i Teucri

non sien dal muro: io d'aggirarli elessi.

Opportuno all'intento evvi oltre il Xanto

selvoso un giogo; e mel fe' noto Reso

quando notturno il colsi. Ma di scudi

grave e d'usberghi il mio stuolo impedito

n basta; aggiunger ben poteva Aiace

i saettieri tuoi, spediti al corso,

atti a' boschi e agli agguati. O

TEUCRO! teco

pugnava

ULISSE allor... Ma vedi; il sole

rapido s'alza; i padiglioni vostri

discosti troppo, e anche pi lunge Aiace:

n a dargli avviso omai ora ne avanza:

ma quando pur... d'un traditor pavento

che a' nemici il palesi... Addio; gran tempo

vuolsi a raccorre i miei...

TEUCRO

Fien pochi a tanta

opra. Se a te corre il nemico, a stento

non sarai vinto. Dal Sigeo tornati

meco son dianzi i saettier; qui presso

stanno; ratte ed occulte orme terremo.

Da te sappialo Aiace; ov'io poi giunga,

gli far noto degli agguati il loco.

Frattanto i tuoi raduna, e per diversa

via m'aggiungi. Maligne voci spesso

tentan contro di te l'alma d'Aiace;

smentirle or puoi... Ma gi ti penti... E t'odo?

Fosti leal tu mai?

ULISSE

D'

AGAMENNONE

tal detto udimmo... nol cred'io... Ma quando

arbitro di quell'armi il parlamento

fosse pria della pugna; ove tu parta

fra quanti emuli suoi non lasci Aiace?

TEUCRO

Tu pur rimanti emulo suo. Per lui

pugna il consenso degli Achei; la mente

per lui de' fati, e la sua fama. Intanto

chi per la patria pugna? Io per voi tutti,

e a far pi certo il guiderdon d'Aiace,

combatter. Tu lode avrai s'io vinco:

me s'io non riedo, piangeranno i Greci,

che vinto a voi non torner. Ma l'ora

precipita. Tu il dici. A divisarmi

pregoti il loco, il tempo e il modo.

ULISSE

Vieni:

Dio sar meco: pari al brando hai senno,

e tua virt magnanima mi sforza.

... Pur...

TEUCRO

Che pi ondeggi?

ULISSE

I figli miei rimembro

se alla comun salute offrir la vita

vedo giovani egregi. Oh quanta speme

precideresti, o giovinetto, a noi

e al venerando padre tuo canuto!

TEUCRO

Pronto al sepolcro ed alla gloria io vivo!

O Telamone padre mio! Richiami

forse alla tua reggia deserta i figli.

Ma s'io perissi, il minor figlio perdi.

A' Greci e a te rimane invitto Aiace.

(partono uniti per il campo)

ATTO II

SCENA I

CALCANTE,

AGAMENNONE.

CALCANTE

Canuto, inerme, il tuo potere io temo,

ma pi il cielo, e l'infamia.

AGAMENNONE

E non ti armavi

tu dello scudo, e del furor di Achille?

N quell'insano, o imperversar di plebe,

n le bende divine onde t'ammanti

t'eran difesa: quelle bianche chiome

e il tuo pallore di piet m'han vinto.

Tremende or fai l'armi d'un'ombra, e nuovi

Achilli al volgo, profetando, accenni?

Qui, dove io sto, qui dove io t'odo e tremi,

stanno numi ed altari, e questo loco

a men astuti oracoli. Rispondi;

l'armi d'Achille a chi prepari?

CALCANTE

Il vero

in me difese Achille; il ver che giova

alla salute degli Achei: deh come

tu, cui temono tutti, il vero temi!

Dirlo or dovrei difenderlo non posso.

AGAMENNONE

Vecchio, presagi a te non chiesi; i lieti

spregio e gli avversi: al detto mio rispondi:

l'armi d'Achille a chi prepari? Taci?

Ov' il tuo ardir? Mi tralucea la trama;

or la discerno. Ahi frodolento! ardire

non hai tu dunque di nomarmi Aiace?

CALCANTE

Al grande Aiace i figli degli Achei

dier l'ardue spoglie; io no: che a lui funesta

e a noi di pianto e a te d'infamia forse

temo la troppa sua virt sublime.

AGAMENNONE

Ah tu l'esalti, oggi che polve e larva

la tua vantata deit d'Achille;

oggi un campion ti vai mercando, e il pasci

d'orgoglio, e di fatali armi lo cingi.

Le torte vie che a vendicarti apristi,

in onta tua ricalcherai. Ritorna

in campo, e le armi rendi vili al volgo.

Che stai? Le palme al cielo tendi; e immoti

gli occhi a me volgi? Mi ubbedisci: o eterna

notte star sul guardo tuo che al cielo

furar presume l'avvenire e i fati.

CALCANTE

Per men temo ch piena imminente,

non la tua, la divina ira discerno.

(AGAMENNONE va per partire)

Re de' regi, t'arresta. Audaci modi

assumo e tu mi sforzi: io troppo vissi.

L'ufficio mio compiuto era dal giorno,

che condottiero a tanti re ti elessi:

veraci e sante le parole mie

t'erano allor che per l'ignoto Egeo

attraverso le folgori e la notte

trassero tanta giovent che giace

per te in esule tomba, o per te solo

vive devota a morte. Oggi mentito

accusi il Dio che il ver m'inspira. Ah! gli anni

lunghi ch'io vissi tra le gioie, il lutto,

gli errori, i vizi e le virt di tanti

forsennati mortali, il ver sovente

m'insegnano. Sciagure oggi e delitti

ben presagir poss'io, poi che pur sempre

colpe e sciagure rinascenti io veggio

e voi pi ch'altri, voi, l'invidie, gli od,

l'orgoglio vostro, e le trame, e le furie

mi siete numi, e l'avvenir mi aprite.

Divinit, che dal sen mi prorompe

e mai quetar per lagrime non posso

il dolor mio; speme e piet lusinga

mi fanno, e parlo. Or gli ultimi consigli

ti mando al cor. Aiace avi e valore

vanta comuni al generoso Achille,

e implacato, magnanimo, mortale

in ogni impresa che alla patria noccia

l'avrai nemico: ma guerrier sublime

per la tua gloria ei pugner, se a gloria

pi che a possanza, o

AGAMENNONE aspiri.

AGAMENNONE

Gloria!... Indistinti tu mi davi, eterni

di parricida e re de' regi i nomi.

CALCANTE

Misero re! Pur mi vedesti assiso

sull'altar della Dea, l'intera notte,

disdir l'orrendo sagrificio: e quanto

te scongiurando e abbracciando non piansi!

Piangevi tu, ma non mi udivi. A' tuoi,

a' fidi tuoi, prezzo del sommo impero

vittima davi Ifigenia. Per essi

del terror delle Erinni ardean le schiere

e a nudi brandi intorno mi fremeano

pallide, atroci, e deliravan sangue,

che le infernali Deit placasse.

Dell'innocente giovinetta il crine

coron il fratel tuo; gitt sovr'essa

il vel. Con fredde mani ella le mie

strinse, al cielo mirando. Io te mirava

e ancor credea che tu padre saresti!

Raccapricciando ritraevi il volto,

e il tuo scettro tremante la bipenne

accennavami... eterno in cor mi geme

della morente vergine il sospiro!

Tu regni; in pianto e nel rimorso regni:

n avrai nuovo poter senza novella

vittima.

AGAMENNONE

Al dolor mio vittime voglio.

Questo infamato scettro, ecco, vel rendo:

tremar vi fea; calcatelo. Ch'io possa

me stesso almen non abborrir! Io tutti

punir meco. Le viscere arcane

mi sbranano l'Eumenidi. Ma voi

astuti, sconoscenti, invidi prenci,

che a scerre un d tra la mia figlia e il trono

pur mi traeste, siate avvinti al giogo

del parricida

AGAMENNONE.

CALCANTE

Amaro

pianto i celesti move. E allor la Grecia

liberator ti ha venerato; e placa

di tutto il sangue de' suoi figli l'ombra

d'Ifigenia; e ancor ten resta il merto.

Ah bada, o re, che insultator dell'are

e della patria libert non forse

ti creda un volgo aspro, a' delitti pronto,

n ancor dai vizi maturato al giogo.

Or nume Achille: a lui la fama diede

origine celeste, armi fatali,

e tu il chiamavi un d germe di Giove;

e in lui certo splendea parte del cielo!

Poscia che al lutto degli Achei rapita

la polve dell'eroe fu dal sepolcro

correano a fuga, a terror a tumulto.

E chi potea, tranne quell'armi e il nome

renderli a speme e a' cenni tuoi sommessi?

Tu temi Aiace: re potente sei,

ei nullo invidia, ei non t'adula, e il temi?

Altri l'immensa ambizion ti pasce,

dell'invidia la rabbia altri rovescia

dal proprio cor nel tuo. Temi chi il nome

odia d'Achille, e la virt d'Aiace.

Te solo un d, te d'ogni eroe deserto,

affronter l'assalitor tuo vero.

Col ferro no: con la notturna frode

le querele eloquenti e la faconda

calunnia tutti a sgominarti il trono

mover i federati. Ardi, soggioga

l'Asia: di schiavi barbari e di regie

spoglie trionfa. Alle fraterne greche

terre e a' lor numi abbi rispetto, Atride.

AGAMENNONE

Oggi o non mai fia manifesto al mondo

che fin ch'io spiro e ch'io vedr la terra

me i Greci sempre obbediranno; e tutti.

Anche il mortale che n amar n odiarlo

vorrei, che forse me non odia... Aiace...

primo cadr se a me non serve. Gli altri?

O vili o insani o perfidi son tutti.

Traditor mille io veggio. O umana stirpe

nata a ingannare ed a tremar! Ma infame

fia il traditor che mi far pi forte.

Indi a mio grado io spezzer que' vili

stromenti, allor che rammentarmi il nome

non s'ardir d'Ifigenia. Me solo

giudice avr, carnefice me solo.

Ma voi, chinate gli occhi vostri: io sdegno

lagrime, e lodi; il terror vostro io voglio.

SCENA II

AGAMENNONE, CALCANTE, ARALDO.

ARALDO

Aiace re de' Salamini.

(parte)

SCENA III

AGAMENNONE, CALCANTE.

AGAMENNONE

In volto

mi vedrai l'onta del dolor, tu solo.

Trema, piangimi, esecrami, e obbedisci.

(parte)

SCENA IV

CALCANTE.

... Gli prorompean le lagrime! Ma dentro

l'ambizion co' suoi rimorsi ei pasce;

misero! e il cielo provocando, il teme.

SCENA V

CALCANTE, AIACE, GUERRIERI.

CALCANTE

A che s cinto di guerrier t'appressi

al padiglion del sommo duce?

AIACE

tenda

o reggia questa? Ecco novelli armati

minacciar dalla soglia. Omai non deggio

venir, qual pria guerrier sommesso, a duce

che barbarico fasto, e d'assoluto

signore i modi assume. Odami dunque

qui favellar da re.

CALCANTE

E andrai tu, o figlio,

attraverso il civil sangue a ritorti

l'armi che forse... n a te solo ei niega?

AIACE

Che la vittoria al sovrumano Ettorre

il mio brando rapisse, e ch'ei mi basti

ho testimoni i Greci, i Teucri e il sole.

Ma d'un eroe l'eterna ombra e le spoglie,

per cenno degli Dei, reputa il campo

funeste a Troia; e me liberamente

acclamando ne veste; e nuovo ardire

quindi il fuggente esercito rinfranca;

e v'ha un duce che il vieta! Esso in Achille

e in me i popoli spregia; esso che vede

che ad atterrir possente arte il disprezzo,

e che al terrore servit succede,

Amar ben deggio e deplorar gli Achei,

fidarmi in lor non posso. E chi corrompe

pi sempre ed arma di superbia e d'ira

il cor pria s magnanimo d'Atride,

chi, se non tutti noi, sempre tra il giogo

e libert perplessi? Odio, querele,

nell'avvenir cieca fidanza, i nostri

schermi son questi. Ma l'insulto mio

oggi n' prova che il servaggio cresce,

e v'ha forse chi l'ama. Atride, e i suoi

abbian tal prova omai, che, se ognun trema

in me la patria e la sua forza vive.

CALCANTE

I fati, la tua gloria e il nostro scampo

stan nell'eccidio de' Troiani. Impresa

unica, prima, e al valor tuo commessa

fu questa sempre, e or pi quando il Pelide

torna al cielo onde nacque. La fatale

religion della sua spada a' Greci

necessaria; non a te, cui largo

fu d'egual possa Iddio. Vero di Troia

espugnator ti mostra, e al re la via

dell'assoluto dominar fia tolta.

Tal che il teme non l'ama; altri t'invidia,

e a lui s'attien; tal che di vil favore,

d'oro e di speme s'alimenta, il piaggia,

e il tradisce. Mal vedi in tutti gli altri

spenta virt. Ma e quando amino il giogo

qual Dio, qual legge ti d il dritto a sciorre

chi in obbedir trova sua pace? Or mentre

dubbio il danno, un regnator che tante

schiere corregge da gran tempo, e a cui

la maest del sommo imperio i cieli

diero e la forza, affronterai? Se cadi,

pi poderoso infierir. Ma intriso

di cittadina strage, ove tu vinca,

vincer dei poscia la licenza e il volgo.

Ahi burrascosa libert, deh come

spesso l'anime eccelse a disperato

furor strascini!

AIACE

Fortunato vecchio

quasi dall'alto dell'Olimpo miri

noi tra i delitti e il sangue, onde sei puro;

e con amor di padre, indarno ahi! guidi

le nate a delirar menti mortali.

Ma in te pur senti e in tua virt la pace.

Io con ben altri sacramenti venni

a questa infausta guerra. Anima e fama

toccando le frementi urne degli avi,

alla patria votai. Splendea negli occhi

terribil gioia al padre mio: dal capo

suo venerando il diadema, ond'ebbe

gloria di giusto re, trasse e mel cinse.

E a che questa corona, a che il mio brando,

a che la gloria delle mie ferite,

s'io, la mia patria e i miei guerrier, quand'arsa

Troia pur sia, servirem tutti a un solo?...

SCENA VI

ULISSE, CALCANTE,AIACE, GUERRIERI.

AIACE

(proseguendo)

... Ma parmi?... o il sir degli Itacensi scorgo

a noi venir? Guata da lunge: e aperta

gli la tenda d'Atride...

SCENA VII

CALCANTE, AIACE, GUERRIERI.

AIACE

E a me pi a lungo

sar preclusa? Egregi modi in vero

d'un condottier di re! ol s'accosti,

argive guardie, una di voi. Va; reca

al tuo signore che di lui soverchio

aspettar qui s' fatto, e che precorri

l'orme d'AIACE.

CALCANTE

Odimi, deh! per poco

indugia almeno il tuo proposto: almeno

pria rischiara la notte ove ravvolto

altri sta, e donde ogni tuo passo esplora.

Dell'alto cor d'Agamennon non temo:

ma un traditor non mancher che il sire

primo aggirando alla perfidia il tragga:

forse illusi o atterriti il ferro i tuoi

t'immergeranno: a libert tu forse

prime e innocenti vittime, tu stesso

li svenerai...

AIACE

Tu parli d'imminente

periglio;... siegui. Mi contempli e gemi?

CALCANTE

Ahi sciagurati ahi sciagurati Achei!

AIACE

Dal re venivi... di piet confuso

eri... Pur taci?

CALCANTE

AIACE al mio silenzio

abbi rispetto!

AIACE

Orribile un arcano

io leggo gi sul tuo volto smarrito.

Onta resti a chi teme illustre tomba.

Gi i miei fati m'incalzano: se fissa

han la rovina mia, tu pur che m'eri

e padre e specchio di virt fra tanta

comun vilt, tu i fati miei seconda.

CALCANTE

L'ara al trono s'appoggia: empi e innocenti,

leggi ed altar seppellir s'ei crolla.

Re giusto io bramo e qual pur sia l'onoro:

ma non sar di tirannia ministro.

Io gemer, le dolci aure del cielo

abbandonando; ma i miei d trascorsi

fede a me fanno che da giusto io vissi:

morr da giusto e lo dir il futuro.

Se invan t'esorto, avrai il mio pianto. Addio.

(parte)

SCENA VIII

AIACE, GUERRIERI.

AIACE

De' suoi terrori il fatal vecchio, oh come

m'innonda! Afflitto in me gli occhi volgea

come il mio padre al partir mio... Ahi lutto

de' miei canuti genitor s'io pero!

Il cor mi trema? La mia destra indarno

lo reprime: pur trema! E quando mai

tu paventasti? e or donde? O cor mortale

trema: ch immota pura alta ho la mente.

Andiam... Pur non vo' taccia io di ribelle

provocator. Ite al mio campo, o forti

figli di Salamina.

(i soldati partono)

SCENA IX

AIACE.

Eccomi solo:

ho il mio coraggio e la mia gloria meco.

SCENA X

AIACE, AGAMENNONE, ULISSE.

AIACE

Signor, te a lungo attesi; e a te veniva.

Ragion dell'armi e del divieto io chieggio.

AGAMENNONE

Illustre figlio di Laerte, i regi

sien convocati. Principe Nestorre

sieda: ed intimi i miei decreti al campo.

(ULISSE parte)

SCENA XI

AIACE, AGAMENNONE.

AGAMENNONE

Signor, m'ascolta. Noi finor divisi

fummo: te indusse inopportuno zelo

de' dritti altrui; me non ingiusto orgoglio.

Non parve a me finch'ebbi avverso Achille

persuaderti alle mie parti, quasi

debole io fossi. Il tacer nostro acerbe

parer fa l'ire; ed oltre al ver le narra

tal cui giova innasprirle. Ch'io paventi

di te n d'altri, nol presumi, io penso;

ma ch'io t'onori in te medesmo il senti

che sai quanto il valor pregia il valore.

N ti chiedo amist. Son tale omai,

che mentre il mondo m'obbedisce e ammira,

nessun pu amarmi; e tu men ch'altri: credi,

talor non sono io di me stesso amico.

Ma vo' aperto il tuo sdegno, onde non forse

a te, ben pi che a me torni funesto.

AIACE

A te, signor? Se alle paterne leggi

tu sei custode; se piet del nostro

sangue teco versato e amor di vera

fama ti vince; a me funesto o a Troia

sar...

AGAMENNONE

Ma intanto abbiam trofei le tombe

che la discordia empia di greche vite:

cos il Pelide avver i fati, e Troia

cos atterr! N prima ebbe la Parca

con lui tronche le sette, ecco novello

terror d'auguri: ecco le armate gregge

pervertite alla fuga; e la sua spada

in mezzo al campo guiderdone eretta

a chi fia pi ribelle, e a te commessa,

a te...

AIACE

Se intendi appormi insidie vili,

cessiam; n udirti n scolparmi io deggio.

AGAMENNONE

Cieco nel tuo valor corri sull'orme

ov'altri te precipita. N i soli

tuoi settatori: ogni emulo, e il pi atroce...

se n'hai... tal larva di virt mostrarti

pu, che per essa ver me reo ti faccia.

AIACE

Consigli odo, o minaccie? Io del divieto

ragion dianzi ti chiesi.

AGAMENNONE

AGAMENNONE

minaccia oprando. Or piena odi ragione.

Nell'arbitrio de' regi a me quell'armi

trasferir piacque: altri le merta forse

o lo presume; ivi contendi. Troia

mai non cadr, mai per l'acciar d'Achille.

AIACE

Eternamente odierai dunque Achille?

Ma tue vendette primo ei non assunse

giovinetto in Epiro? Avea di genti

nerbo e tesori, e fama, e onnipotenza

tal di valor, che attonita la Grecia

suo lo sent dominator futuro.

Pur te in Asia seguiva, e me v'indusse

me difensor di picciol regno, e speme

unica quasi di cadenti padri.

E chi tent scettro serbarti e figlia?...

AGAMENNONE

Che ogn'uom mi versi quel sangue sul volto!

AIACE

... Fremi?... Obbliate cose io mi credea

rammentarti, obbliate; e da gran tempo.

Ma e chi volea scettro serbarti e figlia

se non Achille, Palamede ed io?

Di Marte no; della calunnia preda

fu Palamede. Poscia il cor d'Achille

caldo d'amore e di gentil fierezza,

d'atra ingiuria piagasti: orrido, amaro

si fe' quel cor s liberale in pria!

Pur in te, bench ingiusto, accolta io vidi

la maest de' patri numi; e Achille

orator tuo m'ud; da me sostenne

veraci, forti udir regie parole.

E a chi d'avi e d'amor fratello m'era

per te infido sembrai. Sdegnosamente

o fratel mio, forse or mi nomi all'ombre

di lor che teco divor la guerra!

AGAMENNONE

Pur me fuggivi.

AIACE

E tu il volevi. Cupo

solitario, assoluto, in te ogni dolce

senso a studio palliasti. A pochi aperto

fu il padiglion ch'era a principio albergo

d'accoglienze, di gioia e di conviti,

ove la fede e l'amor patrio e tutte

virt guerriere avean premio ed esempio.

E a che miri? ad estinguere la fiamma

onde le anime greche arde natura?

Serper obbliqua torbida. Tendea

pi che al racquisto d'Elena, e tu il sai,

questa impresa, a sviar l'armi civili

sovra barbara terra, e tu l'oltraggio

tuo vendicando e del fratello, addurle

a concordia potevi ed a trionfi:

che brando e mente e altero animo saldo

ti dier le sorti; e il tuo mortale aspetto

spira la luminosa ira di Giove.

Ma le tue doti a noi che pro? per esse

vedo pi sempre conculcata l'alta

dignit dei mortali, e dar lor nome

di greggia... A te venir dunque io dovea

ammonitor, complice o servo? Tutte

poi che tu il brami, eccoti aperte, o sire,

le cagion del mio sdegno. Intanto l'armi

tremende ad Ilio, e care a Greci, e illustri

io sovra tutte estimo, e perch degno

men credo, ai re le chieder. Novello

rito a me sembra che altro duce regga

il parlamento, e te lontano, forse

tal avviso si elegga onde t'incresca...

Ma inviolato a me sar il decreto

qual ch'ei pur sia de' regi: ov'altri il rompa,

a vendicarlo io nuoter nel sangue.

AGAMENNONE

Signor, te aspetta l'assemblea.

AIACE

Potremo

i nostri fati oggi discerner.

AGAMENNONE

Oggi.

(AGAMENNONE salir il calle per entrare nel tempio; AIACE ritorna al campo)

ATTO III

SCENA I

ULISSE, ARALDO.

ULISSE

Dunque nel tempio ei siede? E vi sala

s conturbato che appressar non l'osi?

Or va: me solo il tuo signore attende:

... pur ti soffermi appi del colle?

EURIBATE

Il sire

scende.

SCENA II

AGAMENNONE, ULISSE, ARALDO.

AGAMENNONE

Euribate, il campo mio precluso

a tutti sia finch sta meco

ULISSE.

(Euribate parte)

SCENA III

AGAMENNONE,

ULISSE.

ULISSE

Sciolto il consesso, o re de' re.

AGAMENNONE

L'evento?

ULISSE

Dubbio.

AGAMENNONE

Dubbio!

ULISSE

Sedeano i regi, e surto

Nestore primo dal suo trono indisse

nullo il suffragio popolar. Le schiere

silenziose agitavano i brandi

tutte intente al profeta. Ei le pupille

or lagrimose, or timide, or ardenti,

finch l'ostia fumava agli immortali,

mai dal ciel non togliea. Fattosi quindi

imperturbato nel sembiante grida:

Eroi chiedete ai re l'armi fatali

n pi fe' motto: con la fronte al petto,

solo, e raccolto in s, muto sedeva.

AGAMENNONE

Disdirsi a' Numi non s'addice; e sia:

ma tacciano.

ULISSE

N alcun l'armi chiedea.

A Idomeneo possente re, la gara

dubbia o indegna mostrai, Nestore infuse

orror di risse ne' suoi figli. Opporre

e gloria e petto e il suo parlar facondo

potea il gagliardo Diomede a tutti:

gli membrai che al Pelide emulo aperto

visse; e bramarne l'armi onta gli fora.

Stenelo e i pari suoi fulmini in guerra,

in assemblea son dubitanti, muti.

Agevolmente io li ritrassi.

AGAMENNONE

Adunque

tu in consigli converti ogni mio cenno.

A ciascheduno di que' re t'imposi

di dir che

AIACE m'increscea: bastava.

Se il favoriano, ogni sentenza io solo

ad annullar non basto? E a che gli obbliqui

raggiri omai se non a far pi ardito

chi pi mi teme? All'invidia, all'orgoglio

di molti io volli aprire il campo. Achille

abbiasi eredi, tranne

AIACE, tutti.

ULISSE

Che? n guidar, n disunire i voti,

comandarli volevi? A te sommessi

qui ad uno ad uno i regi avrai: ma uniti,

se un solo a trarli di timor s'appresta

quel solo udranno. Ed ogni tuo comando

nuovi sospetti contro te, suffragi

aggiugner ad

AIACE. E a che ridesti

le loro forze? debole ti mostra;

sien indolciti; allor gli assali. L'arte

spregiasti ognora; e dalla forza Achille

domo non fu: tremenda oggi la sua

ombra co' regi e con

AIACE stava;

non m'atterr, l'armi sue chiesi.

AGAMENNONE

Quindi,

e mel previdi, rimovevi ogni altro.

ULISSE

S'altri l'audacia, l'eloquenza, e l'arti

frenar potea del tuo nemico, ascolta:

gi percorreva l'assemblea con gli occhi

tranquillo in vista, e gli esultava l'alma

che gareggiar con lui nessuno ardisse:

udimmi, e n'arse: indi com'uom che scorge

trame e le sprezza, in me ritorse un ghigno...

mentr'ei favella, pi il popolo accalcasi

al recinto dei re. Quando una voce

ripetuta da mille esce dal campo:

L'armi a colui che il corpo del Pelide

rap al trionfo de' Troiani. Meco

lo serb

ULISSE grida

AIACE, meco,

ed al trionfo di maggior nemico.

AGAMENNONE

E chi ardiva ascoltarlo!

ULISSE

Il nome tuo

non profer. La gloria degli eroi

esser dicea sprone al valore, e scudo

alla paterna libert. Doversi

quindi l'armi commettere e la fama

del figliuol della Diva a chi macchiarle

mai non potria n torcerle a periglio

pi della patria che del

TEUCRO regno.

Ch'ei condottier di poche genti a' Greci

ombra dar non potea. Dal padre mio,

(grid) che gi l'antico Ilio distrusse

il nuovo appresi ad espugnar. Successe

alto un silenzio, e alla risposta io mossi.

Ma tutti gli occhi alla sigea marina

si conversero. All'oste ancor parea,

quando il gel della rotta entro le navi

addensava gli Achei, veder sul vallo

fra un turbine di dardi

AIACE solo

fumar di sangue; e ove diruto il muro

dava pi varco a' Teucri, ivi attraverso

piantarsi; e al suon de' brandi onde intronato

avea l'elmo e lo scudo, i vincitori

impaurir col grido; e rincalzarli

fra le dardanie faci arso e splendente,

scagliar rotta la spada e trarsi l'elmo

e fulminar immobile col guardo

Ettore, che perplesso ivi rattenne

dell'incendio la furia onde le navi

a noi rapiva ed il ritorno. O fosse

che il raccapriccio del passato danno

tuttor invada i popoli; o che cieca

gli attizzasse una trama, essi concordi

nel clamore, ne' fremiti, nei cenni

quel d membravan.

AGAMENNONE

Stupefatto il membri,

parmi... tu. A farmi pi tremendo

AIACE

forse?...

ULISSE

Pur oggi a me dicevi, o sire,

che tu lo ammiri. E lodator suo primo

m'udir gli Achivi, e mi si fer pi intenti.

Ma infausto dissi ogni valor che sdegna

leggi; e leggi e vittoria e pace a un tempo

starsi omai nel tuo soglio. Al primo grido

torn la turba: Date l'armi al forte

che le serb. E son pur mie, sclamai,

mie, dal mio sangue a voi serbate; meco

ma non gi primo difendeale

AIACE.

Ei sugli omeri suoi trasse l'estinto

eroe presso le tende. Ah! ch'io mal fermo

per antiche ferite, e allora esangue

di stral confitto al sen, come potea

quella gran salma gravissima d'armi

assumer io? Mostrai il mio petto; e inerme

qual tu mi vedi io stava.

AGAMENNONE

O mal conosco

ULISSE; o tu nell'adunanza a un tempo

eri e tra il volgo; e ordisti quel clamore

dell'armi.

ULISSE

... Mio... n il negher fu in parte.

Ma e

TEUCRO ov'era? in assemblea nol vidi.

AGAMENNONE

TEUCRO! Non v'era?

ULISSE

Ei no. Ben il Locrese

AIACE armato di tutte armi e ritto

stavasi i voti subornando. E ombrati

gi sul poter tuo troppo erano molti,

e aveano eletto in lor pensiero

AIACE.

E i suoi guerrieri, e i Tessali quel nome

acclamavano. A un tratto il nome mio

gridar odono i prenci; e i Salamini

insultar gli Itacensi: e vider l'aste

de' Mirmidoni balenar sul capo

alle Argive tue squadre. Muto stava

CALCANTE: e incerta fu dei re la mente.

Allor partito necessario estremo...

AGAMENNONE

E qual?

ULISSE

Preaccennato io te l'avea...

Sagace a te, ma poco regio parve...

AGAMENNONE

Che agli stranieri prigionier la lite

si deferisca? Arti non mie. Me dunque,

me primo, e solo omai giudice avrete.

Che re? che schiere? che profeti? Atride

alfin voi tutti acqueter: e voi primi,

voi nelle vostre ambizion discordi,

voi che movete il volgo, indi il temete;

ei se ne avvede.

ULISSE

AIACE spegni... e

ULISSE

dunque: incitate abbiam le schiere entrambi.

Sei tu s forte? A' tuoi nemici in preda

bens puoi darmi, e contro me la turba

ch'io per te mossi irriteranno. Oh! speri

senza il volgo domarli, e che te solo

il volgo segua finch gli altri ammira?

Intempestiva autorit palesi,

o re, se a un tratto la sentenza annulli.

A' prigionieri occulto un cenno ingiungi:

miseri sono, e obbediranno.

AGAMENNONE

Abbietto

partito... e piacque?

ULISSE

A tutti no. Ma quete

cos vedean le risse. Indizio n'ebbe

da me Nestorre; ed egli in ci non vide

che amor di pace: ed il partito ei stesso

commendando propose. Ebbe l'assenso

dei pi.

AGAMENNONE

E d'

AIACE?

ULISSE

Non l'udiva: a lui

pi tempo innanzi susurr il Locrese

non so che detti. Egli balzando in cocchio

precipit i destrieri alle sue tende.

... Tumultuar odi qui presso?...

AIACE

(di dentro)

Vili,

prostratevi.

AGAMENNONE

La voce odo d'

AIACE?

ULISSE

I tuoi custodi atterra.

SCENA IV

AGAMENNONE,

ULISSE,

AIACE.

AGAMENNONE

E chi il ribelle?

Chi il furibondo che meco imperversa?

AIACE

Io. Le schiere mi togli; e il cor pretendi

togliermi e il ferro?... Ecco il ripongo. Udirmi

spero e insieme rispondermi vorrai.

TEUCRO dov'?

AGAMENNONE

Ci ch'ei tramasse, io tosto

sapr.

ULISSE

Suo duce e suo fratel non sei?

AIACE

Pur a te venne, o Atride, ei su le prime

ore del d, mentr'io stava con pochi

all'Ellesponto. Trapassando il campo

mi soffermai qui teco, indi in consesso,

senza veder le tende mie, ch

TEUCRO

ivi io credea. Gli mandai tosto un messo

che nol rinvenne.

ULISSE

Fra le turbe forse

non l'indagava.

AIACE

Fra le turbe stava

la calunnia e il tumulto. In parlamento

talun mi disse che da lunge il vide,

quando il sol giunto a sommo il ciel non era,

solo e sul lito deserto ai Numi

sacrificar, quasi a mortal periglio

si accingesse. Volai. Tutti partiti

celatamente eran con lui gli arcieri.

AGAMENNONE

...

ULISSE... seco rimanevi.

ULISSE

E a' motti

che a te presente saett, rimasi.

Or chi non sa che adulator tuo primo

seminator di scandali mi chiama

altamente? Costretto o persuaso

esser potea da me chi tanto m'odia;

chi mai verun, tranne il fratel, non ode?

Ma e quando pur... a che inviarlo? e dove

che omai tu, o re, nol risapessi? e ch'ei

nol ridicesse al fratel suo? Devoto

stavasi il grande

AIACE al monumento

del dio Pelide. Ma il minore

AIACE,

pi che fratel sublime amico, forse

l'avria ignorato anch'egli?

AIACE

Ove pur sia

mal si accusa di trame: egli? e tradirvi

senza tradir me e la sua patria insieme

potria?

ULISSE

Tradir te, il fratel tuo!... ma e sempre

udirmi sdegni? e s m'abborri?...

AIACE

Il nome

tuo sempre sdegno io proferir: ti spregio.

ULISSE

Non vile tuo commiliton m'avesti

spesso; e pur or tu il confessavi.

AGAMENNONE

E tacqui

che a te rifugio fu il mio scudo spesso.

Pur co' Teucri sei prode e vil tra noi.

Non raggiravi oggi vilmente il volgo

e pi vilmente i re? Tua non fu l'arte

che li sedusse a deferir la lite

a' prigionieri? Qui tornando il seppi.

Della cieca sentenza il fine astuto

scerno. Que' prenci che oltraggi e catene

difendendo i lor numi, hanno mertato,

sgomentati, ingannati, strascinati

fien al voler di chi sar s basso

da deludere i miseri, e s crudo

da perseguirli, e ritorcere in essi

l'astio del volgo. Ah fien difesi! e il grida

dal suo trono infernale a me il tremendo

Eaco del mio gran padre avo e d'Achille;

e pi tremenda la piet mel grida.

ULISSE

E chi librar, chi giudicar pu i merti

de' vincitor meglio che i vinti? Alcuni

da me fur presi, altri dal forte

AIACE.

Di sette prenci prigionieri, due

fratelli sono di Tecmessa; l'altro

suo genitor: suborneranno il quarto.

Tolta ad Achille fu dal re la schiava

e a prevenir egual periglio festi

moglie la tua: i figli tuoi fien pari

a

TEUCRO in ci; madre troiana avranno.

Scudo cos farti dicevi allora,

oggi il ridici, a' miseri: e tu il dei.

Di guerra all'Asia il padre tuo; gi un tempo

fu vincitor; ma poi d'ospizio accolse

pegni, e di pace: ed ebbe iliache spose.

A rivedere i suoi congiunti a Troia

finch spiri la tregua occultamente

TEUCRO n'and: seco gli arcieri ha quindi.

AIACE

Tacito io penso se lasciarti io deggio

te, di fraudi vestito e d'impudenza

al vituperio a cui tu vivi; o dentro

nel cor tuo negro ove l'invidia rugge

le calunnie rispingere e i sospetti

col ferro.

ULISSE

E brando v'ha che meglio uccida

un greco re? Non hai d'Ettore il brando?

AIACE

Ahi fatal dono! E il mio ti diedi, o forte

Ettore, il mio, sul campo ove leale

nemico egregio contro me pugnavi.

Ti valse almeno a morir per la tua

patria, e cadesti lagrimato e sacro!

Ma io?... vedi... le furie mi strascinano

a bagnarlo di sangue, di quel sangue

che tu abborrivi, e ch'io finor difesi.

AGAMENNONE

Ed io finor tacito veggio in uno

sospetti indegni, empio furor nell'altro.

Necessit di alto severo quindi

imperio veggio.

AIACE; di me pensa

che vuoi; non mento perch nessun temo.

Le tue schiere sviarti o menomarle

non curo.

TEUCRO e i suoi senza mio cenno

n indizio mio, se pur son lunge, il campo

abbandonaro: usati modi; ogni uomo

qui si fa duce, e divezzarvi intendo.

S'anco tornasse vincitor, punito

il vo' ch'egli pi ch'altri impaziente

d'ogni legge, ei d'ogni applauso sempre

avido: ei primo e temerario sempre.

Che s'ei tradisse... io te fidar pi a lungo

potrei?... Cessa la tregua. Ebbro il troiano

di sua vittoria noi tremanti estima

da che spense l'eroe; s'accorga ei dunque

se Atride vive. Fin dall'alba indissi

per l'assalto ad innoltrata notte,

s volli, e il voglio perch il volli. E spenta

pria nel mio campo ogni discordia voglio.

Giudici sien, poco rileva, i prenci

stranieri. Io il dissi; odilo ancora: Troia

mai non cadr, mai per l'acciar d'Achille.

AIACE

Pari alle tue, pacate odi parole.

Nessun di noi l'armi, per esse, pregia.

Te ambizion, me libert sospinge,

livor costui: ardon le brame; e incerto

sovrasta evento; onde temiam noi tutti.

E tu pi ch'altri, a cui temenza detta

l'imperioso favellar. D'altrui

schermo in battaglia ebbe mai d'uopo

AIACE?

Sol contro te che a tirannia prorompi

l'armi bramo di lui che i feri moti

della superba anima tua gelava.

Minor di posse, e pari d'alma, vedi

me, alle tue mire ambiziose inciampo;

vedi d'Achille adoratori i Greci

ch amor gli stringe e meraviglia e l'alta

religion de' suoi avi celesti.

Ma il lungo imperio tuo molti fea queti

al giogo, quindi fu protratto ognora

lo sterminio di Troia; e tuo d'altronde

l'utile e il vanto ne bramavi. Spento

alfin Achille e avvilir vuoi la fama

d'Achille e me. La meraviglia tutta

poi che l'amor non puoi, tendi in te solo

trar della Grecia; e guidarla a trionfi

col tuo valore o a sempiterne guerre,

finch di forti vedovata e lassa

da te pace ed onore abbia e catene.

Me vile fa d'un vile oggi la gara:

e ov'ei deturpi del Pelide il brando,

creduto opra divina, anche gli Dei

fien vano scudo a libert: costui

spregi, ma allenti alle sue trame il freno.

S'ei me tradisca, e te ad un tempo, ignoro.

TEUCRO da lui credo aggirato; e certo

i frigi prenci inganner se forse

nol fe'. Me non vedranno. Inviolato

servar giurai dell'assemblea il decreto.

Stolto decreto; e giuramento, ahi! stolto:

ma rivocarlo ella pu sempre. Intanto

non per cessa oggi la lite vera,

e magnanima sia: apertamente

dimmi se re son io? se a Telamone

il valor mio frutter infamia e ceppi?

Ma bada, o re, che a terminar tal lite

a noi non resta che la sorte, e il volgo.

Tu col terrore; io con l'amor; costui

con fraudi nuove, lo trarremo al sangue.

AGAMENNONE

Udir detti ribelli, e a tuoi furori

libero abbandonarti, a te sia prova

se Agamennon t'avanza. Odine i cenni.

I re prigioni fien giudici, e tosto.

L'armi, e le ottenga chi si vuol, fien vili.

N pi a contender di parole, accolti

fien d'oggi innanzi a pugnar meco i duci;

e all'intimata pugna fra brev'ora

mi seguiran. Di

TEUCRO, ove non rieda,

mi sar pegno il figlio tuo. Chi sia

qui re il saprai. Seguimi

ULISSE.

(AGAMENNONE e ULISSE partono)

SCENA V

AIACE.

Oh infausto

Ilio, di qual mai scempio oggi godrai!

(parte)

ATTO IV

SCENA I

AGAMENNONE.

Ma e che? Son io signor di me? Da quanti

oggi non pendo! O incerte ore!... N il mondo

lasci alla notte, e a che pi tardi, o Sole?

O! a chi dar leggi io voglio. Io?... che ad

AIACE

dir pur or non osai: cedi il tuo scettro,

snuda il brando e per me pugna, e t'immola.

Io che onore e possanza e pace aspetto

or da un

ULISSE... Ah no! la pace mia

fin ne' miei tetti, e spar col sorriso

della mia figlia: all'angoscia, al terrore,

al parricidio io la mia casa educo.

Ch'io qui riposi almen per or.

(siede)

Qui assiso,

o

AGAMENNONE, il tuo tranquillo aspetto

incodardisce questi avvezzi al sangue

regnatori superbi... E non ardiva

qui il mio regal paludamento un uomo,

un uomo sol quasi strapparmi? e rabbia

e vendetta e stupor e la vergogna

del simular, e la tomba che

AIACE

si spalanca... ma pi quel terreo, immoto

volto d'

ULISSE, mi fean muto quasi,

e in me scorrea gelato un sudor lento...

Ecco gi notte. E

ULISSE aspetto io sempre!

Vil alma, audace a un tempo, infida, fredda

sort colui. Gli uomini, i casi, i tempi

attrae scaltro, invisibile, e avviluppa

tutto me in essi. Io m'agito: trascorro

strascinato... e li guida ov'io pi bramo:

sa ch'egli splende di mia luce, e fida

come se a un tratto ei spegnerla potesse.

Gi mi ha divelto ogni segreto mio,

quindi io sospetto...

(s'alza)

Ma non pi. Si sappia

che sin la Grecia vo' regnare io solo.

Ardan le faci, il campo mio risplenda.

Il re de' regi s'apparecchia all'armi.

(i soldati illuminano il campo di faci. Due araldi portano uno scettro, l'altro l'elmo di

AGAMENNONE, e si piantano vicino al sedile)

SCENA II

AGAMENNONE,

ULISSE.

ULISSE

Pertinaci pi sempre i frigi prenci

dall'assegnar l'armi contese, tutti

ritraggonsi. Di

TEUCRO altro non sanno

gli esploratori tuoi, se non ch'ei tenne

d'Ilio il sentier lungo la spiaggia; e innanzi

ch'ei si partisse, uscia mesto dal vallo

de' prigionieri. Tuttavia Tecmessa

quivi col figlio, ed all'araldo il niega.

AGAMENNONE

Oh mia stolta fidanza! A me si tragga

Tecmessa.

ULISSE

L'altro messaggero a' suoi

accampamenti il Telamonio, ritto

seguiva; e intesi ambi trov gli Aiaci

a squadronar le schiere, a cui frementi

tutti d'Achille i Tessali s'uniro.

AGAMENNONE

O Menelao, superba alma ondeggiante

n a virt, n a vilt nata n al regno!

Ardi s'io teco sono; ov'io ti manchi

tepido torni.

ULISSE

N premio n legge

valse, n il nome tuo con que' perversi

abborritori degli Atridi; e al tuo

fratel negando d'obbedire, in guerra

seguir vogliono

AIACE. A lui Taltibio

della fede di

TEUCRO ostaggio il figlio

chiese. Il padre tacea. Ma il re de' Locri

addit quelle schiere; e il fero cenno

mostr all'araldo del tornar la via.

AGAMENNONE

Pronti son gli altri alla battaglia?

ULISSE

Tutti.

Perfido

TEUCRO stiman molti; e ordita

o conosciuta dal fratel li fuga.

Nestore solo e il re Cretese, noto

bramano a te, che se a civil conflitto

si mova, ritrarranno essi lor armi.

AGAMENNONE

Odi Euribate.

(Euribate s'accosta;

AGAMENNONE gli parla all'orecchio; Euribate parte)

Fra non molto aperti

i miei disegni avrete: e qual pur deggia

esser la pugna, imparer il vegliardo

che il vincitor obbedir chi mira

le altrui battaglie immoto; e Idomeneo

vedr se orgoglio senza ardir gli giovi.

Tu va. Silenzio tra le file regni.

Tutti i fuochi s'estinguano.

(le guardie spengono le faci)

Sul piano

per diversi sentier dietro a quel colle

sien congregati con le schiere i duci.

(

ULISSE parte)

SCENA III

AGAMENNONE, TECMESSA, DONZELLE FRIGIE, ARALDO.

AGAMENNONE

Vien ch'io ti veggia, o sposa del sublime

propugnator di libert. Fra queste

donne io ti scerno alla gemmata zona.

A me ti appressa. Muta tremi? Il velo

togli. Ribrezzo il tuo pudore accresce;

ch greco io sono, e tu moglie d'

AIACE.

Or di'; perfette son le trame? e saldi

stanno vieppi contro il decreto mio

gli eroi prigioni? Udisti altra novella

di

TEUCRO, da che teco egli e co' tuoi

pria di partir, venne a consiglio? Parla.

Ma domestico vezzo il non udirmi.

E ov' il tuo figlio? A' Tessali il mostravi

teco stamane, e ne frenasti l'ire,

poich stanza ad

AIACE omai son fatte

le frigie tende. E immobile persisti?

E pi nel velo ti ravvolgi? Schiava

svelati.

TECMESSA

O Sante Deit de' nostri

distrutti altari, ah m'aiutate!

AGAMENNONE

Parla.

TECMESSA

... Da che all'urna d'Achille il signor mio

and, nol vidi;... ohim! ben aspre cure

dovean vietargli il rivedermi. E scorta

egli mi fu quando ier l'altro io venni

consolatrice a' miei congiunti afflitti.

TEUCRO sol vidi: tacito improvviso

abbracci il figliuol mio, quasi abbracciarlo

pi non dovesse mai: parlar volea;

ma fugg ratto e mi lasci in affanni.

Odo tumulti; il campo freme; il mio

padre e i fratelli di terror confusi;

venir, andar, tornar vedo i tuoi messi...

Misera! e solo il signor mio non vedo.

Prieghi mando ed avvisi; ei mi risponde

che perigliosa l'ora e ch'io nel cielo

fidi. Soletta con le ancelle mie,

fra le spade e le tenebre m'accinsi

a rivederlo. Al limitar l'araldo

tuo ne rattenne: altro non so. Paterno

rito e l'amor de' nostri lari tiene

divise noi dal viril sesso; e noto

soltanto a me delle battaglie il lutto:

vedo appena i guerrieri; e il tuo sembiante

talor da lunge io riguardai tremando.

AGAMENNONE

Ma non tremavi trafugando il tuo

figlio.

TECMESSA

Gi in salvo egli era.

AGAMENNONE

E il loco?

TECMESSA

Ah forse..,

signor tu non sei padre.

AGAMENNONE

... Io?... fui padre.

SCENA IV

AGAMENNONE, TECMESSA, DONZELLE FRIGIE, ARALDI,

CALCANTE.

CALCANTE

O re de' re, corri a battaglia, e i numi

del popol tuo teco non hai? n l'aure

suonan di canti a presagir trionfi?

E a qual vittoria tendi? orrendamente

dal silenzio e da tenebre ravvolti

accelerar s'odon gli armati... O donna

desolata d'

AIACE!... ah! l'ostia forse

tu sei che il nostro re pria della pugna

offre agli Dei; ma non morrai tu sola.

AGAMENNONE

Tua morte a me, n tua vita rileva.

Gl'Iddii presenti il mondo teme. A voi

le sue minaccie di l'olimpio Giove,

ed a me le sue folgori. Alle turbe

tuonar auguri, o degli Dei codardo

adorator, pi non t'udr. Riposa,

e manda gl'inni al vincitor.

SCENA V

AGAMENNONE,

CALCANTE, TECMESSA, DONZELLE. ARALDI,

AIACE preceduto da un araldo.

TECMESSA

O padre

del figlio mio!... pur ti riveggio.

AIACE

... Oh iniqui! ...

Tu qui! Ben posso io trartene... ma... loco

ove salvarti a me non resta. Atride;

ti sta intorno l'esercito, parato

a ferir ove accenni. Io co' miei pochi

e co' Locri, e co' Tessali vi aspetto:

tranne quella di Troia, ogni altri via

precideremo a voi. N'avrai nemici

o federati; eleggi. Ma tua fede

sola non basti: me la di in tuo nome

Euribate; qui a dir venni e ad udire

sensi di pace: e mentre io fra' prigioni

finch il giudizio fosse dato, l'orme

non pongo, inerme la dolente mia

donna lasciando; tu svellerla ardivi

da' domestici Dei; tu la tua fede,

appena data, rompi.

AGAMENNONE

A voi le trame

romper intendo; ma da voi fur pria

s ben conteste, ch'io veder non posso

se non che siete traditor voi tutti.

Un d alla tregua rimaneva, e in campo

non eri tu; ma i tuoi soldati il campo

con prodigi atterrivano. Bastava

il frigio sangue a' Mirmidoni; e un grido

di feminetta contro noi li volge.

Frattanto i numi parlano pi arditi

dando la gloria de' trionfi a un'ombra;

mentre il volgo sommosso arma te solo

successore d'Achille; e obbedienza

audacemente il fratel tuo m'impone.

Tu i re chiami a licenza, e ti professi

vindice a' Greci e d'Asia domatore;

mentre l'ora, e le vie di trucidarmi

insegna

TEUCRO in Troia. Ostaggio io chiedo;

costei non vedi; ma chi tolse a lei

il figliuolo lattante, e chi pi arditi

fe' gli schiavi? Tu sol. Tu che ribelli

fai teco i Locri e i Tessili, e mi sfidi;

e quando? Or che prorompono i Troiani

dalle lor rocche: or che novello sangue

spargerem noi per la vittoria. Torna

a' magnanimi detti onde tu velo

festi alle insidie; or te conosco: trema.

AIACE

Tremi colui, che sogna fraudi; trema

tu che a' rimorsi e al terror che in te provi,

indur vorresti ogni alto core.

TECMESSA

Oh

AIACE!...

Tu che pur gemi all'altrui pianto, i miei

occhi in amare lagrime nuotanti

non vedi? e dispietato ahi! con me sola

con me che forse t'amo unica al mondo

sarai? Potessi almen perir io sola!

CALCANTE

Dir parole di pace era pensiero

vostro, e agl'insulti trascorrete? Aperte

le greche tende all'assalto e alla fiamma

vedr il troiano, e forse unico scampo

vi saran l'onde ed un ritorno infame

dopo tante speranze. Unico scampo!

Che spero? Il vincitor fatto pi ardito

all'atterrito esercito la via

precluder dell'Oceano. Indarno

le spose, i padri, i figli vostri indarno

nella lusinga de' trionfi vostri

cercan ristoro dell'incerta amara

lontananza protratta: abbandonati

eternamente, appena l'ossa e l'urna,

n l'urna forse rivedran di voi!

AIACE

Ascolta dunque, o Agamennon. Tradito

o traditore esser dee

TEUCRO; quindi

te seguir non poss'io, n tu a notturna

pugna puoi muover con fidanza. Al giorno

sia differita. A Pirro ed a Peleo

l'infauste spoglie sien retaggio omai

e conforto nel lutto. Alla mia tenda

torni Tecmessa. Al re de' Locri e a' miei

tu manda ostaggio Menelao; che inerme

teco io star pegno di

TEUCRO. Il sole

le trame scopra, e il campo acheo non veda

di fraterni cadaveri profano.

AGAMENNONE

Non nel mio padiglione, in campo il sole

mi mostri estinto, o tal, che mai pi meco

nessun da re favelli. Odil tu primo:

poi la vittoria il manifesti agli altri.

L'Asia i greci oltraggi poi che s'accorse

quanti discordi avidi re tiranni

si sbranavan la Grecia; e lor fu esempio

la schiatta vostra, Eacidi superbi

predatori di regni. A voi traeste,

sol con le sette e volgo e fama e cielo;

e, spenti ancor, resta alle vostre spoglie

la perfidia e la rissa. Abbia la Grecia

vendicator de' numi suoi me solo;

moderator, dominator me solo.

Vili ed innocue alfin palesi

ULISSE

l'armi vostre. Tu prostrati: o a' Troiani

numi impotenti, a cui pace giurava

il padre tuo; a cui l'infame

TEUCRO

consacra il figlio della schiava, io stesso,

a strugger tutti d'Eaco i nepoti,

lo svener.

AIACE

Perch io mi prostri, devi

evocar la tua figlia e ricomporre

le ossa che a cena orrenda il padre tuo

teco imbandiva al suo fratel Tieste.

CALCANTE

O forsennati, forsennati! io veggio

l'inespiata ira d'Iddio chiamarvi

a scontar con novelle orride colpe

le iniquit de' padri. Entro quell'urne

voi le mani sacrileghe cacciando

sangue e fiele mescete all'esecrate

ceneri. O Agamennon! gli avi tuoi crudi

e gli Dei che tu provochi, al tuo letto

vigili stanno; e tu li vedi; e serpe

negli occhi tuoi fra le lagrime il sonno

finch il terror ti desti. Empio non sei;

ebbro d'orgoglio sei. Della tua vera

gloria deh! ascondi il tumulo d'Atreo;

con le regali tue virt la terra

consola; e il cielo alfin placa e te stesso.

E tu, mio figlio (o a me pi assai che figlio!)

obbliar vuoi che sei mortale; alzarti

oltre la inferma, sventurata, cieca

nostra natura? Splendida si mostra

virt; ma i petti umani arde funesta

quanto pi schietta; e appena un raggio scende

tra noi. S'innalza; gi tutta rapita

al ciel l'hai tu; gi del tuo lume splende

l'universo... Mi stride dall'Olimpo

la folgore, e l'obblio teco e la lunga

notte travolve chi agli Dei s'agguaglia.

Ma che parlo? Feroci i lumi al suolo

questi crudeli fuggono. Tu indarno

morente quasi dal marito implori

piet, e le voci ti soffoca il pianto.

Qui presso un colle ed un altar... Mi segui.

TECMESSA

A me ti volgi, o signor mio; deh porgi

a me la destra, che mi trasse un giorno

di mezzo al sangue, alle rovine, al foco

de' miei tetti paterni... Ove mi lasci?...

chi mi consola?... Ohim! corri; in periglio

forse il mio figlio...

AIACE

Serva d'altri io mai

vederti meco! ...

TECMESSA

Il figlio mio...

AIACE

Di tutti

noi solo, o donna, il figliuol tuo fia salvo.

AGAMENNONE

Guardie, traete a voi la schiava.

AIACE

A voi

dunque traete il signor vostro esangue...

CALCANTE

Non profanate gli occhi miei di sangue,

empi! o ch'io torco in voi l'ire de' Greci.

Della vostra regina, o sventurate,

reggete i passi. Ecco la sacra benda

stendo sul capo all'innocente donna.

Vieni: sull'are di dolor morremo.

(parte Tecmessa,

CALCANTE e le Troiane, e vanno nel Tempio)

SCENA VI

AGAMENNONE,

AIACE.

AGAMENNONE

Va; la mia f ti giovi. Il campo io movo

ver le dardanie rocche; e sar face

al sentier mio l'incendio delle tende

de' prigionieri.

AIACE

O crudelmente astuto!

ben fuggi il sol; ben nella notte fidi!

Ma non osi assalirmi; e vuoi ch'io stesso

abbandonando i miei congiunti a morte,

mi palesi tuo servo; o che la plebe

me traditor sospetti, ov'io col greco

scempio i frigi difenda. Or di': non pende

sui guerrier nostri che tien Priamo avvinti

la scure e il foco? E me divider pensi

dall'onor, dalla sposa e dal mio soglio

con le fiamme e i cadaveri? Vien dunque

poi che per mari d'innocente sangue

nuoti al sommo poter, vieni e la tua

fama, e la patria, e te sommergi. Vedi

a terra il balteo e la vagina. Ignudo

sempre a' tuoi sguardi questo acciar baleni

finch sicura e libera non sia

la Grecia meco.

AGAMENNONE

Il loco ove perisse

AGAMENNONE atterrir voi tutti

ed i figli e i nepoti. A me il mio scettro.

(gli araldi gli presentano l'elmo e lo scettro, egli calcandosi l'elmo dice l'ultimo verso e parte)

Tu Ifigenia reggi i destrieri e l'ira.

SCENA VII

AIACE.

O

TEUCRO! e dove il brando tuo? s vile

mi credi tu che a vendicarmi corri

agli agguati? sei tu perfido o insano?

L'oscurit dell'Erebo diffusa

anche su gli astri: io tra l'insidie e l'ombre

chi sa in che petto immerger il mio ferro!

TEUCRO, ove sei?

TEUCRO! mi fai codardo.

T'odo, Bellona! Il tuo urlo spaventa

la notte. Vengo, o fera Dea: vedrai

s'io placher la tua rabbia di stragi.

Ma tu perdona agl'innocenti almeno!

SCENA VIII

AIACE,

ULISSE.

ULISSE

Pur ti trovo: t'arresta. Al tuo disprezzo

pari alfin la mia vendetta. O

AIACE,

mi spregiasti; e pi vil tu mi credevi

poi che potendo aver tomba d'eroe,

da te sostenni esser io salvo. Ah! vissi;

infame; e vivo; ma per farti infame.

Te ammiri tu! Nessuno ammiro io mai,

tranne chi proprie fa le forze altrui.

Il tuo valore mio; lo traggo io solo

a insane guerre: i mutui sdegni vostri

o Greci re, son miei; mia la delira

credulit de' popoli; l'amore

de' tuoi congiunti, mio; mia di

CALCANTE

la piet che abborrendo

AGAMENNONE

darti i suoi Dei non osa. Io la fortuna

sol con le vostre passioni affretto;

ed oggi amica, oltre ogni speme, apparve.

Atride regni. Palamedi e Achilli

e nuovi Aiaci io gli apporr, che

ULISSE

rispetteranno. Ilio conquisti; e vinca,

s'ei pu lo spettro di sua figlia e il muto

terror della vendetta onde la moglie

gi gli circonda il talamo. Vacilla

quel trono ognor che su le tombe posa.

Ma per lui posso or assalirti. In campo

t'aspetta, o

AIACE, il vincitor di Reso.

Dubbia mia morte e la tua infamia certa.

Il cor dentro ti rugge... mi trafiggi

pi traditor parrai...

(

AIACE lo guarda con sprezzo e parte)

Gli apro l'abisso

lo vede, e freme; e pi mi spregia ei sempre.

(parte)

ATTO V

SCENA I

CALCANTE, TECMESSA, DONZELLE FRIGIE.

CALCANTE

Fuggi, misera... Scendi.

TECMESSA

Ahi!

CALCANTE

Dall'orrendo

spettacolo, voi donne, a pi dei colle

sottraetela.

TECMESSA

Il foco ahi! li divora.

(scendendo)

E ripercosse quelle fiamme io sento

sovra il mio volto. O padre mio!... beato

re di beati popoli ti vidi:

chi ti strapp la tua corona?

AIACE

struggea la sede de' tuoi numi;

AIACE

t'incaten: pianse il crudele; e a Greci

ti strascin di cenere cosperso

n mi fe' moglie sua, n ti difende

che ad innasprir contro di noi l'iniqua

insanguinata alma d'Atride... O

AIACE

tu almen ti salva dall'incendio. Invano

spegnerlo vuoi; vidi crollar fumando

il carcere de' miei; io con questi occhi

dagli armati carnefici in quel rogo

vidi scagliar vivo co' figli il padre...

Ohim! spirano ardendo... ed esecrando

la lor sorella. O padre mio, mio padre

non maledirmi tu.

Silenzio

Ma, e voi... non siete

misere dunque al par di me? me sola

piangete forse?... E che? pianger potete!

Meco tornate su quell'erta: udremo

delle vittime i gemiti: il mio padre

mi chiama... io manco... o terra, ecco io t'abbraccio;

coprimi.

(cade e viene soccorsa)

Silenzio

AIACE, vien; mira la tua

moglie prostesa ove tu dianzi il forte

provocavi, o superbo, ed obbliasti

ch'io periva... Ma posso io non amarti?

Morir poss'io finch il tuo figlio vive?

E s curvo alla valle, e che pi guarda

l'atterrito profeta?... Odi,

CALCANTE;

volgiti, deh!... al mio ultimo priego

rispondi. Vedi tu forse nei campi

illuminati dall'iniquo rogo

cader

AIACE?... Ah! gridagli che seco

corre a perir la moglie sua.

CALCANTE

Rimane

languida vampa all'arse tende; e il fumo

ogni veder mi toglie. Atride, o figlia,

s'arretra; ch appressarsi a noi la pugna

intendo. Sorge in liete voci all'aura

d'

AIACE il nome. Odi feroce un grido?

Io col mio brando ferir Bellona.

Dell'aspro figlio d'Oileo il grido.

Voi difendete l'are vostre, o Numi!...

Ma e questa donna a un tempo udite.

TECMESSA

Ah i numi

da che infelice io fui, pi non m'udiro!

Patria e pace mi han tolto, e padre... tutto

m'han tolto: sposo mi torranno e figlio.

Torni il sorriso al mio pallido volto,

il ciel non ama i miseri. Versate

fior sul mio grembo; a me i profumi e l'arpa

come quando l'allegro inno suonava

nella mia reggia. Allor m'udiva il cielo;

allor ch'io non gemeva!

CALCANTE

O desolata

giovine! oppressa dal cordoglio immenso

delira.

TECMESSA

E oh quante vergini guidavano

meco le danze; e zefiro sciogliea

le lor treccie odorate; ed i miei passi

e il mio sembiante illuminava il sole,

quando in Lirnesso i candidi corsieri

e l'aureo cocchio risplendeano e l'armi

de' frigi re!... Su via: date all'argiva

Elena il regio peplo, a lei le rose

e l'amoroso canto, a lei che il mare

empiea di navi a desolarmi. Intanto

fra i morti, il sangue, i gemiti e la notte

andr errando se mai l'ossa de' miei

trovassi; e tutta consecrar sovr'esse

la mia chioma recisa; e sotterrarle

nelle rovine dell'avita reggia.

CALCANTE

O sanguinosa alba tu sorgi!

TECMESSA

Orrenda

del sacro vecchio odo la voce!

CALCANTE

L'asta

del Telamonio, o re de' re, ti giunge;

tu vacillando nel tuo cocchio a terra

cadi; ma sul tuo capo ecco protesi

cento scudi d'eroi. Muto stupore

al tuo cadere i popoli confonde.

Stanno attoniti, immobili. Percote

AIACE invan lo scudo ampio col brando

a rinfiammar i suoi guerrieri. O

AIACE,

solo tu pugni; e contro il ciel. Volava

l'aquila intorno alla tua culla, e Alcide

entro la pelle d'un leon sanguigna

ti ravvolgeva infante. Ah non ti tolse

l'esser mortal; ritratti: eterno il fato;

le Parche ti circondano. E un iddio,

manifesto un iddio serba la vita

d'

AGAMENNONE a pi funeste mani!

Ecco il carro d'

ULISSE; a rivi il sangue

dal rotto usbergo gli prorompe; a stento

regge le briglie; ma col guardo pugna

e con la voce moribondo. Rapide

le sue ruote sorvolano i cadaveri

di schiera in schiera. A' Tessali si mesce

e a' Salamini inerme; e l'odon tutti,

torcendo ad Ilio furibondi il volto.

TECMESSA

...Spaventoso silenzio!... E non fremea

di minacce, di carri e di omicidi

la terra intorno?... Appena odo da lunge

il burrascoso muggito del mare.

O! vi siete tra voi svenati tutti!

CALCANTE

Rapido il campo su le vie di Troia

s'affretta.

AIACE,...

AIACE solo a noi

torce i destrieri a disperato corso.

Odi il fragor delle sue ruote... Ei giunge.

SCENA II

CALCANTE, TECMESSA, DONZELLE FRIGIE,

AIACE.

TECMESSA

O signor mio!... tu vivi; unico vivi...

AIACE

Nella mia nave il figliuol nostro; al mare

fuggi; solingo il campo: avrai fidata

scorta l'auriga, e celeri i destrieri.

I tristi antichi genitori miei

conforta e di' che tu non hai pi padre,

n congiunti... che sei madre del figlio

d'

AIACE... ch'io la reggia tua distrussi,

che t'amai... che gemendo io ti lasciava...

di' che la gloria mia... Ahi non m'intende

e in me tien fitta l'arida pupilla.

... Breve ed incerta ora m'avanza!

CALCANTE

Al fato

il lutto in parte, e solo in parte, il lutto

che a noi prepara or pagheremo!

AIACE

... Sorge

sorge, o

CALCANTE, a' Greci il d supremo.

L'incendio e l'alba fer palese a Troia

la civil pugna. Immensa onda d'armati

sul vallo acheo del monte Ida prorompe

e

TEUCRO ei stesso li precorre.

ULISSE,

che di sue colpe ha complici le furie,

de' saettieri le faretre addita,

e i noti elmi e i cimieri. Io li conobbi

co' nemici da lunge e nella mia

min trem il ferro e sol vorrei fumante

trarlo dal sen del perfido fratello.

E ancor, ahi stolto! perfido nol credo,

n so scolparlo. Ad una voce il campo

fellone il grida; e ogn'uom mi accusa e fugge.

Dell'empia strage de' prigioni inermi

gi s'esalta il tiranno: a lui sue schiere

Nestore manda; e per l'achea salute

gemendo afferra Idomeneo la lancia.

Mi sospettano i Tessali, esecrando

TEUCRO insieme e gli Atridi; e le funeste

armi d'Achille chiedono a recarle

al patrio lido, e abbandonar gli Argivi

all'Iliaca vendetta. Unico il sire

de' Locri, ancor fido mi resta... ah forse

il mio verace unico amico oppresso!

Che regi e plebe e numi affronta. Omai

che fia non so: tutti siam noi traditi.

E solo tu, forse tu solo...

TECMESSA

O morte!

Vieni.

AIACE

Tu va... deh! spento il nostro sangue

se tardi.

TECMESSA

E tu?...

AIACE

Io? vado ove andar deggio:

tu starai forse senza me gran tempo.

TECMESSA

Gran tempo!...

Silenzio

AIACE... tu d'una regina

felice un d, misera poscia, spesso

tu mi parlavi lagrimando, e il tuo

cuore accusando, che canuta e assisa

su le tombe de' suoi, l'abbandonasti

sordo a' suoi lunghi prieghi. Era tua madre

quella regina; e ancor vive e t'aspetta,

e sventurato t'amer, e con noi

lagrimer di men amaro pianto.

A crescer meco disumano il nostro

figlio da te, deh! non impari. Torna

meco al tuo regno. Ahi! se tu mai non torni,

me d'ogni tua sciagura incolperanno

i genitori tuoi; della straniera

figlio fia detto il figlio tuo... Qui teco

ch'io resti almen: n ricordar m'udrai

ch'io per te pi non ho padre e fratelli;

te pianger, te seguir sotterra.

AIACE

... Mi rivedrai,... se il rivedersi a' giusti

non conteso. Ma il pi starti meco

fia periglioso, or che i mortali e i numi

voglion punita la mia gloria. E

TEUCRO...

ei che noi sempre am felici... ei forse

perseguir il mio figlio! Asilo in Troia

non ti sperar; se mai da' greci ha scampo

oppressa fia dalle sue colpe: e i tuoi

parenti omai n il ciel potria ridarti.

Abbi rifugio a' miei: pietosi afflitti

sono, e innocenti, e a te simili in tutto.

Me difender poss'io, me solo; e tolto

forse dagli altri or ti sarei, se indugi.

Addio... t'amai; t'amo, Tecmessa...

TECMESSA

Or quando

trem, come or, la tua man nelle mie!...

AIACE

Cedi a' miei prieghi... lasciami... Mi prostri

il cor. Non far che i miei detti infelici

sieno comandi.

TECMESSA

A queste fide ancelle

e a' Dei del mar commetter il mio figlio:

tu, padre mio, deh tu alquanto rimani.

Ratta io qui riedo. Al fero duol ch'ei preme,

e m'atterrisce, alcun sollievo forse

fia l'amor mio.

AIACE

Tal v'ha dolor, cui nulla

dolcezza val che ad innasprirlo.

(Tecmessa e le donzelle partono)

SCENA III

AIACE,

CALCANTE.

CALCANTE

Io tremo:

che degg'io far? tu, che rivolgi in mente?

AIACE

Non gloria a me, n libert, n speme,

tranne il mio brando e questo petto ov'io

piantarlo possa, a me nulla pi resta.

Va, di' ch'io muoio, e fia tronca ogni rissa,

CALCANTE

Oh ciel!... Tu dunque rapirai i tuoi giorni

al voler degli Dei!... Tu d'inaudita

colpa agli Achei primo darai l'esempio!

AIACE

Fellone io sembro, e viver deggio? dove?

per chi? Fu vano tanto sangue offerto

a libert; vinto fu Atride, e pugna.

Posso domarlo io pi? Trarr alla rissa

i pochi amici della mia sventura

or che il furor de' barbari sovrasta

al popol nostro?... Affronter i Troiani?

Ma non gli affida il fratel mio? Gi i Greci

la mia difesa abborrono. N posso

pugnar se il mio fratello io non uccido,

onde recar poscia alla patria i miei

ceppi e l'obbrobrio e il lutto. O se vedessi

tu come l'infortunio in s poche ore

m'ha trasmutata l'alma!... Io... quel fratello

ch'ebbi s caro, e tuttavia fedele

stimo... io talor d'atri disegni accuso.

Sgombrarsi il mio trono paterno ei tenta.

Forse... e s'ei vince svener il mio figlio.

In s bassi, tremanti, orridi sensi

or la vita io protraggo! Se di noi

han cura i numi, e mi han dannato a tristi

servili d, non mi dorr dell'alta

ingiusta legge; eluderla ben posso.

Va, riconcilia e salva i Greci; in tempo

sei forse.

CALCANTE

... Teco noi trafiggi... e mentre

l'evento ignori de' consigli eterni

tu lo precidi. Indugia almen... per poco

spera...

AIACE

Se il figlio orfano mio distormi,

n quella ch'io morendo amo pi sempre,

non pu; tu certo nol potrai. Ben sento

freddo un orror nel perdere la luce

del giorno: odo ulular i disperati

miei genitor nel funereo deserto

delle mie case... Il suo materno seno

m'apre intanto la terra; ed altro asilo

che in quelle sacre tenebre non trovo.

Deh vola; salva con Atride i Greci,

fa santo il scettro del tiranno; il mio

capo e di

TEUCRO al Tartaro consacra;

reca al volgo i suoi numi; uniche vie

a ricondurlo alla comun difesa

fien oggi: va... Se mai cedano i Teucri

avvisa i re che su la Grecia pende

l'ambizion d'

AGAMENNONE, pende

sovr'essi il ferro e la calunnia e

ULISSE.

Di', che del morir mio solo conforto

m' il ridestarli omai... Se rammentarmi

sdegnano, almen di Palamede, almeno

di Filottete vittime d'Atride

giovi il tremendo esempio... Tu i miei fati

rispetta.

CALCANTE

...Ohim che all'orrido proposto

ti lasci!... Almen...

AIACE

E tu abbracciarmi, o giusto,

potresti? Vedi di che sangue io grondo.

Or di Lete la sacra onda lavarmi

dovr. Ben tu l'esangue

AIACE ignudo

amerai sempre. A quegl'iniqui invola

il cadavere mio: l'ascondi dove

nessun m'insulti e gridi: Ecco la fossa

d'un traditor.

CALCANTE

E cos dunque inganni

la moglie tua, che a te, misera! torna?

AIACE

Poich tu il brami, l'empio Ilio trionfi;

tu inorridisci intanto...

(per ferirsi)

CALCANTE

Arresta ... Addio.

AIACE

Men infelice di me vivi! Addio.

CALCANTE

Gl'iniqui e i giusti un fulmin solo atterra.

(parte)

SCENA IV

AIACE.

Gli ultimi passi miei verso la morte,

giudice vera di noi tutti, alfine

libero e forte io volger. La speme

pi non m'illude; e certa la mia pace.

Fortune umane tenebrose! Questa

spada, a' Greci fatale, Ettore diemmi;

la mia si cinse; e col mio balteo il vidi

legato esangue e strascinato. Or questa

spada, sul lito a cui guerra io giurai,

presso la tenda ove sdegnai curvarmi,

mi prostra: ed invisibile un fratello

esplora forse se pi il cor mi batte,

per regnar poscia. O Telamone, solo

regna, e nella tua pira ardi quel scettro.

Tu, o madre mia, abbraccia e mostra ai Greci

l'unico figlio di tuo figlio. Un empio

nato dall'abborrita tua rivale

tel rapir... Ahi tornano frementi

le umane cure e m'abbandona l'alta

sicurt della morte.

AIACE, fuggi

ove pi non vedrai n traditori

n tiranni n vili; ove imitarli

pi non dovrai n calunniar chi forse

or per te more. O uomini infelici

nati ad amarvi e a trucidarvi, addio!

O Salamina patria mia, paterne

are, da me non profanate mai,

campi difesi dal mio sangue, addio!

Ch'io veggia e adori quella sacra luce

del sol prima ch'io mora. Oh come s'alza

splendida, e il mio occhio avvilito insulta!

Ah, se rivive la mia fama, allora

o glorioso, eterno lume, o sole!

sovra il sepolcro mio versa i tuoi raggi.

Or ti guardo dall'Erebo, e ti fuggo,

e nell'ignota oscurit m'immergo

inorridito!... Ahi l'infelice donna

m'insegue; io l'odo... Morir non mi veda.

(parte)

SCENA V

TECMESSA.

Salvati,

AIACE... Ove sei tu?... T'insegue

stuol d'armati a gran passi...

AIACE!

AIACE!

Ah m'hanno ucciso il signor mio... Chi vedo?

TEUCRO!

SCENA VI

TECMESSA,

CALCANTE,

TEUCRO,

AIACE, GUERRIERI.

CALCANTE

perduto! e ogni soccorso vano.

TECMESSA

Dal suol ripiglia il ferro tuo... mi svena,

o fratricida; e nell'onde il mio figlio

insegui, e sovra il padre suo lo svena.

AIACE

(di dentro)

O morte!... amara or sei... Ah!

TECMESSA

Ahi! chi t'uccide,

o sposo mio...?

CALCANTE

Deh!... statti...

TECMESSA

Ohim! sul brando

si sorregge e vacilla. O

AIACE mio

vieni; sul petto mio spira... io ti seguo.

AIACE

Ah!... del mio cor la via... non trov il ferro.

E a tanto lutto or qui rimani... L'elmo

lasciami, armato io morir... Il mio scudo

serba al mio figlio... Ah!... non obblii che mio

figlio... ma troppo nol rammenti... E dove

mi posi tu?... Questo d'Atride il seggio.

TEUCRO

N a me un guardo rivolge... O mio fratello,

non esecrarmi! Laver col mio

sangue le tue ferite; io che t'uccisi

e per salvar gl'ingrati Achei.

AIACE

Gli hai salvi!

Tu!... o mi deludi anche sull'urna?... Or dove

eri?... e quai genti ti seguian?

TEUCRO

Gran turba

di prigioni, e d'

ULISSE eran le squadre.

Meco ei dovea sul monte Ida mostrarsi

a sviar verso noi l'armi nemiche

mentre alle rocche tu co' Greci avresti

dato l'assalto.

AIACE

Ah!... Ben nell'empia pugna

pochi scontrai degli Itacensi.

TEUCRO

Attesi

In van sino alla prima ora notturna

l'armi d'

ULISSE: e mentre io dubitando

di sue promesse, gi volea dar volta,

gran stuol d'armati travers la selva

tacitamente. Eran novelli aiuti

che a' Dardani guidava il Licio Sire.

Pugnai; fugg Glauco ferito; e i suoi

dall'ombre esterrefatti e dall'assalto

si arresero. Io tornava. A sommo il monte

da' precursori miei seppi che il campo

si congregava in ordinanza; e tutti

unirsi a' miei vidi i guerrier d'

ULISSE.

Ei lor duce mi fea, poi che la pugna

il venir gli contese; e che in agguato

stessi a infestar l'oste nemica a tergo,

che a guerreggiarvi dalle porte uscia.

Sicura io tenni la vittoria e conscio

te,

AIACE mio, del loco ond'io pugnava,

ch'io fin d'ier t'inviava a darti avviso

Medonte nostro. A mezza via sul lito

mel recar l'onde a' piedi; a mezza via

fu trucidato e in mar sospinto...

AIACE

O quanti

fedeli amici... io trassi meco... a morte!

TEUCRO

Spesso l'afflitta mia mente presaga

mi consigli il ritorno. Ah tardi io mossi

poi che m'accorsi dell'incendio. Vidi

che pria distormi dal congresso volle

il traditore; e quando arse la rissa

mand i guerrieri e t'imped il soccorso.

Mentr'io gi tocco il vallo, gl'Itacensi

il mio drappel trafiggono alle spalle.

E con le guardie Argive

ULISSE a un tempo

precorre il campo, e m'investe. Indifeso

cado ed oppresso, e te invocando, o

AIACE.

Trattanto i Lici prigionier, cogliendo

i nostri dardi, tentano la fuga;

li cinge

ULISSE, e a' popoli che omai

accorrean con gli Atridi: Ecco, gridava,

ecco quali armi il traditor notturno

traea contro voi tutti Gl'Itacensi

la calunnia ripetono, e la plebe

liberatore

ULISSE acclama; e tolte

l'armi d'Achille dall'altar, ne veste

quel traditor, che anelante ed esangue

non domo ancor dalle ferite esulta.

CALCANTE

L'empio nei nembi ravvolgete, o venti!

Deserta il pianga la sua casa! All'empio,

o mari, le carpite armi togliete!

Recatele alla sacra urna d'

AIACE!

AIACE

Al tuo fratel gl'iniqui dubbi, o mio

TEUCRO, perdona... reggimi, Tecmessa,

ch'io l'abbracci. O fratello! io non ti lascio

esecrandoti... io pi vile non moro...

E tu sei salvo.

TEUCRO

Mi togliea dall'empie

spade il sire de' Locri; ei la tua fama

difende ancor,... e il delirante volgo

disingannar solo potea

CALCANTE.

Ma qui, mia scorta io il trassi... Ohim! salvarti

pi non poss'io. O Salamini, o soli

di tanti forti, o sciagurati avanzi,

chi pi vi resta omai? viver degg'io?

Morite almen col nostro re; struggete

la tenda e il trono del tiranno.

CALCANTE

O figlio!

Qui i tutelari Dei stanno e le leggi

del popol nostro; il popolo a pi atroci

colpe strascini...

AIACE

Ah! il civil sangue... basti,

o

TEUCRO,... teco ogni sostegno a questa

donna rapisci e a' tuoi... Vano il tuo brando

se sta ne' fati che d'Atreo la stirpe

regni... Io manco... Addio,

TEUCRO... su questa

tremante destra... e questo estremo priego

reca al duca de' Locri o

TEUCRO giura

che lascierai le mie vendette... al cielo...

SCENA ULTIMA

AIACE, TECMESSA,

TEUCRO,

CALCANTE,

AGAMENNONE, ARALDO, GUERRIERI.

ARALDO

Il re.

AIACE

Deh! vieni, coprimi col tuo

velo,

CALCANTE, coprimi... che l'occhio

dell'oppressor... non contamini almeno

il morir mio. Sotterra t'aspetto,

o re de' re!

(muore)

TECMESSA

Ahi miseri! O mio figlio

pi non hai padre!

CALCANTE

Dell'eroe sopiti

ecco gli errori, e le virt del giusto.

AGAMENNONE

O grande anima! o a te funesta e a noi!

TECMESSA

Piangi? Fu poco di tua figlia il sangue

alla porpora tua. Tingila in questo

n ti basti mai lagrima che il lavi,

ma il sangue tuo sparso da' tuoi.

AGAMENNONE

Pi forte,

e pi esecrato, e pi infelice io sono.

FINE

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