L'INCRINATURA
Commedia in tre atti di Cesare Vico Lodovici
A LAURA PUCCINELLI CALO
PERSONAGGI
Isa, moglie di
Marco, ingegnere, grande industriale
Diana, sorella di Isa
Barbara, madre di Marco
Vieri, figlio di Isa e Marco
Luca, docente di matematica superiore
Prof. Resina, scultore
Un cameriere
Una cameriera
Invitati
In casa di Marco e di Isa a Genova. Oggi.
Scena unica per tutti gli atti.
ATTO PRIMO
Saletta di passaggio, specie di studio, tra il salone e il vestibolo. Caminetto col fuoco acceso. Tavolino ingombro di carte. In fondo, a muro, un telefono; davanti al caminetto una poltrona d'alta spalliera.
SCENA PRIMA
Barbara Isa Luca Diana(Scena vuota. Dal salotto giungono voci allegre e suoni di danze. Entrano Isa e Luca. Avvicinano due poltrone a quella che davanti al caminetto e siedono).
Isa - Cinque minuti di riposo, Luca. Io ho poca resistenza all'allegria ufficiale.
Luca - S. Certo: qui si sta meglio; anche se non e cortese per gli ospiti confessarlo.
Isa - Quegli ospiti l.
Luca - Compagnie d buona ventura.
Isa - Tu, Luca, ogni fatto una formula . Come sei bravo, Luca!
Luca - Io non sono che uno spacciatore di formule ma sto bene lo stesso.
Isa - Bravo. E allora, tu, questa sera, rimani a cena con me.
Luca - Senz'altro.
Isa - (batte le mani) Bravo Luca. Sei intelligente: cos mi piaci. E allora; programma: cena; due passi; ritorno lavoro; due chiacchierette ogni tanto.
Luca - Dopolavoro.
Isa - E lavoro di nuovo. Poi, quando si cominciano a scoprire i profili delle fortificazioni l'alba di ieri, eh, Luca? allora si prende una cordialissima tazza di t e si va a riposare. Piace il programma?
Luca - Non mi pare diverso dal solito. C' qualche cosa di nuovo?
Isa - S. Questo. Vedi? (Mostra un samovar nuovo) Un acquisto Regalo di Marco. Russo autentico; di quelli cnc, a forza di brontolare, finiscono per fare buona compagnia; come te. Lo inauguriamo questa notte.
Luca - Se si potr.
Isa - Come no? Per forza. Marco parte per Roma e tu non crederai che io voglia restar qui sola, no?
Luca - Ma, cara, domattina ho lezione.
Isa - Non sei pi intelligente.
Luca - Non posso presentarmi ai mici scolari di calcolo integrale in queste magnifiche spoglie.
Isa - (ride di cuore) Sarebbe una raffinatezza rara; ci pensi? Ci pensi ? L'intimit di due creature, essenziali l'uni all'altra: chi mai la descriver? E tuttavia l'amore che meno di tanto come si stanchi di sentirne parlare! Katerine Mansfield (Lettera a Sidney Schiff)
Luca - Eh no. Raffinato, nelle nostre universit spesso l insegnamento; l'insegnante, pi di rado.
Isa - (ride)Luca, sei proprio divertente travestito da gentiluomo. Bene: ce la fumiamo ora una sigaretta?
Luca - Bisogner tornare. Finch ci sei non si accorgono. Te ne vai, vedono subito che non ci sei pi. Come a scuola. Non si notano che le assenze.
Isa - Va l, Luca bellissimo. Fumiamocela.
Luca - (si stende comodamente) HC manerebbimus optime solo se fosset possibile. (Si adagiano felici nelle loro poltrone).
Isa - Luca, se adesso, o quando torneremo al nostro lavoro, venissero a comunicarti la nomina a Gran Lama del Tibet.
Luca - Ordino la mia sostituzione. Subito: come primo atto d'imperio.
Isa - Pensa che atto originale non l'ha fatto ancora nessuno, nella storia.
Luca - Ma, perch nella storia nessuno ha avuto la fortuna... (S ferma).
Isa - La fortuna di esser contento cos come noi per il solo fatto di essere al mondo. Avevi paura a dirlo?
Luca - Paura no; ma la provvidenza fatta a modo suo, e se ne ha a male, se si ringrazia; signora.
Isa - (con tenerezza) Ecco!
Luca - E il bene lo fa un po' di soppiatto capisci?
Isa - Come sei buffo, Luchino! (Ridono). (Entra Diana seguita da una cameriera. Diana accaldata dal ballo).
Diana - Ohe che cosa ci fate qui voi due?
Barbara - (emergendo dalla poltrona) E io? Chi sono nessuno? (Ridono di cuore tutti e quattro).
Diana - Ah Donna Barbara: se l'era ingoiata la sua poltrona monumentale. (Alla cameriera) Allora, lei dispone qui. Tu, Isa, non c'eri scandalo! scandalo! la padrona di casa che se ne va! e allora, ho dovuto impartire io gli ordini ai valletti: disponga pure, Maria. (La cameriera esce) Marco offre qui ai suoi ammiratori la coppa della staffa. (Si mette a ridere) Ah! (Silenzio, Diana ride e si alza: irrequieta) Mon inutile beau t .
Isa - Ma siedi un momento, Diana: fai girare il capo, anima in pena! Si stava tranquilli qui, vieni tu e subito come andare a braccetto con uno zoppo.
Diana - Mon inutile beaut Marco magnificava a Resina (Parla concitata, voltandosi di rado verso Luca) mon inutile beaut . (Ride forte).
Isa - Marco questa sera prodigioso In forma Ha cantato, ballato, raccontato una fila di storie cos ardite, che la sua reputazione agli occhi di quelle gentildonne, di l, fa aggio sul franco svizzero come dice lui.
Diana - A vederlo cos tra la gente, si direbbe un uomo di lusso.
Isa - Un uomo di lusso? Un ijomo di lusso? Ma, cara, da stamani all'alba eh in giro. Questa notte in treno, domani a Roma, all'assemblea. In mezzo alla gente, Marco, riposa. E pi s sente ammirato, e pi contento e meglio riposa: ma un lavoratore prodigioso Marco, mia cara!
Diana - Isa la moglie innamorata!
Isa - Marco un uomo sul serio.
Diana - Divertentissimo, quando gira l'ostacolo Allora fa il suo sorrisetto mongolo. Con un occhio guarda diritto davanti a se Ma, con quell'altro, chiss che vede e a che mira? L'ha mai notato, lei?
Luca - Io, s di certo.
Diana - S, certo che cosa? (Luca resta interdetto. Diana, con astio, chiuso, ridendo) Scusi, scusi, ho interrotto le sue meditazioni forse profonde con le mie chiacchiere.
Luca - Ma no anzi.
Diana - Luca, oh! che si fatto cogliere in flagrante delitto di divina assenza!
Luca - (a Isa) Non te l'avevo detto che si notano solo le assenze? (A Diana) Per, (le prende la mano) Per terribile questa zia Diana. (Detto senz'ombra di cattiveria).
Diana - (Colpita in pieno sorridendo amaro e ritirando piano piano la sua dalla mano di Luca). tanto che anche lei, Luca ha imparato a chiamarmi la zia Diana?
Luca - No veramente imparato, no. E che a stare qui, coi ragazzi di Isa...
Diana - Difatti io sono la zia dei ragazzi di Isa.
(Breve pausa Barbara rattristata Dal salone una parola di Marco suscita una risata).
Isa - Luca, bisogner andare tornare di l dagli ospiti vieni, Luca. (Esce con Luca ).
SCENA SECONDA
Barbara - Diana
(Durante questa scena, una cameriera prepara per il bicchiere della staffa ).
Barbara - (con dolcezza). Dianella.
Diana - Donna Barbara.
Barbara - Non ha visto non vede, per caso, qui in giro, i miei occhiali?
Diana - (cercando) I suoi occhiali?
Barbara - Non riesco pi a veder niente ad occhio nudo.
Diana - Eccoli. Eccoli qui.
Barbara - Si comincia a morire. Chi dai piedi, chi dalle mani, chi dalla voce, chi dalle ginocchia.
Diana - Chi dal cuore.
Barbara - (sorride con bont) Io comincio a morire dagli occhi.
Diana - Potrebbe essere un riposo. Per quel che si vede in giro.
Barbara - Sieda. Sieda un po' qui. Con me. Mi pan un po' presto, per dire delle cose cos amare.
Diana - Delle volte, si fa anche solo per costruire delle frasi. In realt, io... si, mi pare di vivere piuttosto volentieri.
Barbara - Lei sta troppo chiusa in casa. Dianella, Che ci fa in casa, sempre?
Diana - Studio.
Barbara - Perch non viene un po' pi spesso, da noi?
Diana - Sono sempre qui, da quando sono tornata in Italia.
Barbara - Non abbastanza spesso... (Si riprende) per quello che piacerebbe a me.
Diana - Grazie, Donna Barbara.
Barbara - Bisogna imparare a non utilizzare proprio tutto il tempo. Studiare, va bene: ma guardi che si vive una volta sola.
Diana - Proprio lei mi dice questo?
Barbara - Proprio io.
Diana - (Sta per abbandonarsi a uno slancio di confidenza). Donna Barbara... (Riprendendosi) Ma sa che mi d dei bei consigli, lei? Nientemeno che una forma di invito alla vita!
Barbara - Proprio cos.
Diana - (ride) E pericoloso.
Barbara - Non ho detto per ridere. Io credo che sia arrivato il suo buon momento, Dianella.
Diana - Guardi. (Si scaruffa i capelli) Vede, quanti? Tutti nati di soppiatto, a tradimento. Isa non ne ha neanche uno.
Barbara - Non le ha mai detto nessuno che lei ha i capelli morbidi come la seta?
Diana - S, Resina, poco fa.
Barbara - (Ha un moto di ripugnanza altro tono). Ha notato che Luca si fa pi socievole?
Diana - Ma s.
Barbara - Oggi perfino venuto ad una festa.
Diana - In abito da societ. per questo, scusi, che si fa pi socievole?
Barbara - Dianella: proprio di questo volevo parlarle.
Diana - Per, pur sempre miracolo, vedere Luca a una festa.
Barbara - (vivamente)Proprio un miracolo! Un miracolo raro... E qualcuno che splendeva come un gioiello ma non era un miracolo.
Diana - Qualcuno, s.
Barbara - Altro che capelli bianchi!
Diana - Parlava di me?
Barbara - Di chi altro? (Breve pausa)
Diana - E questa sera, Luca, a cena qui?
Barbara - Forse. Perch non resta anche lei, Dianella?
Diana - Io aspetto il mio babbo e la mia mamma.
Barbara - Potrebbe telefonare.
Diana - No. No. Aspetto il mio babbo e la mia mamma. Poi, dopo cena, si va al cinematografo. Met del tempo si passa ad aspettare la sera che si va al cinematografo in casa nostra e laltra met a ricordare la sera che ci siamo stati e quel che si veduto. Che allegria, eh Donna Barbara! (Barbara le accarezza i capelli).
Barbara - Cara Dianella.
Diana - Cara Donna Barbara.
Barbara - Eh che stile grandioso: Donna Barbara!
Diana - Come devo chiamarla?
Barbara - Non potrebbe chiamarmi, per esempio: Mamma Barbara?
Diana - Non mi permetterei mai.
Barbara - Perch no? Perch no? Non potrebbe, Marco, avere un fratello? Luca, per esempio.
Diana - (Si alza e si allontana, commossa; subito si riprende). E Luca, dopo, torna a Voltri? Ah no, mi ha gi detto che resta a cena qui.
Barbara - Se fa tardi resta a cena qui.
Diana - (ride)
Barbara - Perch ride? (Diana non risponde) Perch ride, signorina?
Diana - Vede? Io non sono gi pi Daniella, se rido. Mi scusi ma... (Alza le tendine della finestra e indica la casa dirimpetto) Vede? Qua, dirimpetto, quelli l, hanno notato che il sole, in questa casa, piuttosto che a portare la luce, viene a spegnerla.
Barbara - Ah, signorina Diana!
Diana - Io non so nulla; io sono in Italia da cos poco tempo...
Barbara - (scuote il capo)Lei lo vede pure, che cosa succede qui, ogni giorno. Questa folla di accattoni in guanti gialli che, nati col'anima dello straccione, la conserverebbero sotto un mantello di ermellino. Tutti qui, adesso, a chiedere qualche cosa. E chi ha fatto con Marco il liceo, e chi il ginnasio e chi l'universit e chi, magari, l'asilo infantile. Tutti condiscepoli di Marco, ora che c' da acciuffare... Ma allora, quando si stava nel sestiere di Pr (al ricordo la voce le si addolcisce e va prendendo sempre pi il tono della conversazione pacata) che mio marito mi aveva lasciata vedova, in quel carrugio, ammalata, senza un soldo e con quei due figliuoli Marco grande cos Clara quasi in fasce e che per noi, che pure, in Piemonte, avevamo posseduto case e terreni, era la fame fame autentica, sa, non per modo d dire, ma nuda e cruda, la fame dov'erano, allora, tutti questi condiscepoli della mala sorte? Non se ne vedeva che uno. (Breve pausa).
Diana - (mormorato) Luca.
Barbara - Luca e nessun altro. Bisognerebbe conoscerlo bene, Luca. Ce lo vedevamo arrivare a tutte le ore anche dopo mezzanotte da Sampierdarcna, dove aveva la famiglia. In bicicletta, con un mantellino sulle spalle per non farsi scorgere che sotto spesso spesso, ci nascondeva, come un contrabbando, sa che cosa? la nostra cena.
Diana - Divertente! (Ride).
Barbara - Forse pi adesso che allora. Perch allora, a parlar franco, non era tanto divertente per noi. E se non fosse stata la fiducia tranquilla di Luca, nella capacit di Marco, che lo ha sostenuto in tutti i modi fino alla laurea, e dopo, gli ha impedito di perdersi come tanti altri; se non fosse stato lui, Luca, a incoraggiarlo con quella sua fede calda, sicura, vicina, finch Marco ha spiccato il suo volo che doveva portarlo alla fortuna d'ora; che cosa avremmo potuto fare noi, soli, poveri, abbandonati da tutti proprio in mezzo a una via? Bisognerebbe conoscerlo bene, Luca, eh s! Per me un figliuolo. Come se mi fosse nato insieme con Marco due gemelli, e il mio cuore mezzo per uno: e cos buono, leale, generoso com', mi succede che Dio mi perdoni dei due non so pi a momenti qual che ho fatto io! altro che la gente e il vicinato e il sole se qui fa una cosa piuttosto che un'altra che il diavolo se li porti tutti quanti a farsi... Mi dia i miei occhiali, , davvero ora credo di avere perduto sul serio il lume degli occhi! Io avevo una idea, ma lei mi viene a parlare del vicinato...
Diana - (sorride appena; con amarezza) I miei genitori mi hanno dimenticata. Questa sera, va a casa sola, la zia Diana. (Ride) Oh, ecco gli ospiti, donna Barbara. (Entrano Marco e gli ospiti: dietro di loro un cameriere).
SCENA TERZA
Marco - Luca - Isa Barbara Diana - Resina - Ospiti
Marco - S, amici: a Roma.
Resina - Un'altra volta? Chi sa che cosa ci impasticcia laggi questo filibustiere. (A Diana, molto da vicino) un filibustiere, sa?
Diana - Lo so. (Si allontana).
Una dama - (a Marco) Ma lei, scusi, quando riposa, ingegnere?
Marco - Io? (Occhi negli occhi) Mai: potendo. (Si allontana con lei).
La dama - (a Isa ) Ma sa, signora, che suo marito un ragazzaccio?
Unaltra - Un ragazzaccio insolente.
Isa - Quando sicuro di essere perdonato.
Diana - Non vero?
Marco - Diana- bellezza.
Diana - Vedova. La vedova dei sogni! (Si allontana ridendo).
Una dama - (facendosi avanti) No. Io. vero, ingegnere, che a Roma qualche ballo andato in disuso?
Marco - L'esitazione, signora. Da un pezzo. (Tutti applaudono con ostentazione. Resina prende a braccetto Luca, offeso di questo atto di intimit, e lo trae in disparte).
Una dama - (a Marco) Dunque, domani, battaglia decisiva, per lei, laggi?
Marco - Battaglie decisive amica prodigiosa noi dobbiamo sapere che non ce ne sono.
La dama - Perch poi?
Marco - Perch ogni battaglia non che una preparazione, alle successive, come nel campo... (Vede sua madre che lo segue con uno sguardo piuttosto severo, e si allontana. Da lontano) Come in molti altri campi, signora.
Resina - (a Luca ) Lei pu.
Luca - Che cosa?
Resina - Se ne parla lei alla signora, io ho fiducia... che...
Isa - Che cosa dice il nostro professore?
Luca - Diceva che io ti parlassi, perch tu parlassi a Marco.
Isa - (ridendo)Marco! Marco! Il professor Resina, qui, si rivolto a Luca perch si rivolgesse a me affinch io mi rivolgessi a te per ottenergli quel sussidio...
Diana - (ride forte) Girotondo, girotondo!
Marco - Resina, statuario, ha poca pratica della linea retta. Va per ellissi e sinusoidi, eh, Dianella? Giri a contorno intiero. E va bene. Noi gli insegneremo che la linea retta il pi breve cammino tra due punti. E qui si accorda la geometria col vangelo.
Una dama - (a Luca) Questo per lei, professore: attenzione.
Marco - Che dice sia s s no no la tua parola.
Luca - (ridendo) Il resto dal maligno.
Marco - Bene, Resina ti sar rifiutato il sussidio perch, evidentemente, viene dal maligno. (Risate).
Resina - (spaventato, mezzo comico e mezzo serio) un momento, ascolta un po', mi rovini, il tuo antico condiscepolo del Terenzio Mamiani.
Marco - Tanto pi che io ho fatto l'Ennio Quirino Visconti! (Tutti ridono. Marco si volge ad una signora) S, certo, signora. Al mio ritorno: tra una decina di giorni. Intanto pu dire a quel suo giovane protetto, al l'avvocatino, che la sua domanda non poteva essermi portata da mani n pi belle, n pi care. Signori miei... (Guarda l'orologio) Purtroppo ho da ricordarmi d'avere i minuti contati.
Uno - (un po' esagerato) Tocca ferro! Tocca ferro!
Marco - Tu puoi anche non preoccuparti: il tuo decreto di nomina in corso. (Ridono) Sicuro, amici; ricordiamoci: Fare. Persino la storia ogni giorno appare pi evidente che non si impara.
Uno - Si fa.
Marco - Precisamente. Perch se la storia si imparasse...
Un altro - L'uomo non sarebbe nello stato che (risata).
Una dama - Ingegnere, in che stato , secondo lei, luomo?
Marco - Qualcuno per fortuna ancora in ottimo stato. (Grida di viva, ecc. Marco solleva la coppa) Alla vostra fortuna!
Tutti - Alla tua Fortuna Vittoria Salute
Marco - Industria Vittoria, ecc.
Marco - Isa, vieni qui. Beviamo alla mia vittoria; che anche la tua. (Toccano Isa raggiante) Luca, (tocca con Luca) a te io so quello che devo.
Isa - Alla tua vittoria, Marco!
Diana - Alata.
Luca - (Si volta. Colla sua coppa tenta di toccare con Diana che si sottrae, volgendosi a Marco).
Diana - Due grandi ali! (Tutti gridano Viva! Viva ecc. Coprono la voce di Diana Gli ospiti si affollano nel fondo).
Marco - (concitato)Luca, Isa, Diana, accompagnate gli ospiti. Bene: tu, Isa, fa avvertire il meccanico che si tenga pronto alla chiamata, e mandami la valigia grande. Bene. Quella relazione, Luca . Ne ho qui una copia, mi occorre l'altra. Diana, gli ospiti li accompagni tu: fai gli onori di casa, non sei fiera? Bene. Bene. Benissimo. (Tutti escono meno Barbara e Marco).
SCENA QUARTA
Marco - Barbara - Cameriera, poi Isa e Luca
(Entra la cameriera con la valigia. Attraversa la scena ed esce. Marco, assorto, prende appunti su un taccuino.
Barbara - Senti un po', figliuolo...
Marco - (si difende febbrilmente) Un momento, mamma per carit. (Pausa. Marco ha finito di scrivere) Ecco. Dunque, cara mamma, son qui, tutto per te. (In questo momento rientrano Isa e Luca con la relazione. Marco subito si distoglie dalla madre e si fa rapidamente incontro ai due) Tutto pronto, Isa ?
Isa - (con giovialit) Pronto, (sorride) mio signore.
Marco - Avvertito il meccanico?
Isa - Avvertito anche il meccanico; sar qui tra poco. Manetta avviser.
Marco - Bene. Quella relazione. (A Luca ) Bravo: (prende il fascicolo) Bene. Allora, Luca, tu mi accompagni alla stazione e se vuoi, puoi proseguire per Voltri con la mia macchina.
Isa - Luca a cena qui. Non te lo do nemmeno, te lo presto.
Marco - (ride) E allora, mi accompagni alla stazione, poi torni qui a cena, e a Voltri ti fai portare dopo. Va bene, Isa?
Isa - Ora va bene.
Marco - Isa, Luca; mi raccomando poi la copia di quel riassunto per la Sovrintendenza del Genio Civile.
Isa - Gi cominciata. La proseguiamo subito.
Luca - Dovrebbe essere gi avanti.
Marco - Bene.
Barbara - Guardate che Marco, quando dice bene! vuol dire grazie! .
Marco - vero. Gi. Grazie. probabile che (prende Isa e Diana sotto braccio) tutti i vostri antenati razza di nobili! e anche quelli di Luca abbiano tentato di insegnare magari col bastone, a tutti i mici. (Gli viene in mente una cosa, abbandona il braccio delle donne, estrae il portafogli continua il suo argomento) Le regole della buona creanza. Ma il contadino irriducibile.
Isa - (avvicinandosi a lui con tenerezza) Ecco, Marco ritorna alla sua terra.
Marco - (serio, con intimit)Vedi, Isa, mia madre (Barbara osserva con interesse) ha senza dubbio ragione. Soltanto, la mia testa piena d'un tal cumulo di preoccupazioni, che riesce difficile capisci? a farci entrare anche quella (gi un po' assente) della cortesia.
Isa - (Gli prende la mano e gliela stringe con calore).
Marco - Che c'? Isa, eh? Che ?
Isa - Niente. Ho sentito soltanto la tua voce. (Abbassa il capo) Proprio tua... (Commossa) E allora...
Marco - (Le sfiora i capelli e intanto pensa gi ad altro) E allora sar forse meglio sentire la conferma. (Isa si allontana appena un velo di tristezza; ma Barbara se ne accorge).
Marco - La macchina!
La cameriera - Avvertita.
CAMERIERA
Marco - Dianella, ti accompagno. (Guarda l'orologio) Ah ecco! dimenticavo... Aspetto gi, da basso, dove devo prendere ancora un documento. Addio, Isa.
Isa - Senza salutare i bambini?
Marco - Ma, Isa, bisognava ricordarmelo prima... Adesso... E poi si svegliano, come l'ultima volta... No, no. Li saluterai tu per me. Andiamo Luca (Pausa. Esce con Luca).
SCENA QUINTA
Isa-Diana
Diana - Addio Isa.Potevi restare qui. Aspettavi i nastri genitori e andavi a casa con loro.
Diana - Oh si sono dimenticati di me. E poi. So che, dopo, con Luca, volete lavorare. Io vi disturberei.
Isa - Tu? Mai pi!
Diana - Isa veramente desideri le mia compagnia?
Isa - Che idea! E puoi dubitarne?
Diana - (scrutandola) Sicch, se io restassi...
Isa - (con calore) S. S. Brava. Resta. Tu ti metti di l, e leggi un po', intanto che noi qui finiamo un lavoro urgente per Marco e poi si cena tutti insieme. E poi ti accompagnamo a casa. Io e Luca.
Diana - Perch Lucanon va a dormire a Voltri?
Isa - Non credo che far pi in tempo: il lavoro che dobbiamo fare un po' lungo e questo si a cena si andr un po' tardi.
Diana - Ecco. (Si allontana) Io ho l'abitudine di andare a letto presto, la sera. Magari poi non chiudo occhio in tutta la notte. (Ride) Si invecchia. (Ride un po' spasmodico) Si invecchia.
Isa - (Le prende le mani. Subito Diana si fa seria, dura, ostile). Qualche piccola contrariet? (S guardano) Qualche piccola pena?... O... una grande pena... Una grande pena, Dianella? (Diana la fissa intensamente, tenta d sorridere, ma il sorriso le riesce amaro) .Spero che non sia il vecchio rottame.
Diana - Resina? Mi fa la corte.
Isa - Puoi esserne fiera.
Diana - Lui, almeno sar quel che ma non gii capita di chiamarmi la zia Diana.
Isa - Chi ti chiama la zia Diana? (Ricorda improvvisamente) Luca? Oh! Luca! (Ride di nuovo; poi, altro tono) Ti sei veramente offesa perch Luca ti ha detto scherzando...
Diana - (forte) Scherzando, s; scherzando. Offesa? No, no. Niente. Non farci caso. Invecchio. E non ha importanza.
Isa - Ma, Diana... Diana, e perch non dirmelo prima? Io avrei potuto parlargli.
Diana - A Luca? Tu?
Isa - Ma certo. Gli parler. (Con vivacit) Vuoi vedere? Appena torna, g;li parlo.
Diana - All'ultimo momento ti mancher il coraggio.
Isa - Appena torna, gli parlo.
Diana - (altro tono) E poi, non ha la minima importanza. (Ride) No. No. perfino buffo, Isa!
Isa - (ride) Un pochino, s, ma lo far lo stesso.
Diana - No, no. No, no! Ho detto per gioco. Io devo andare a casa. Che idee! Ma perch poi, delle volte, si hanno da dire delle cose senza senso comune? Isa per piacere non pensarci pi, a quello cne ti ho detto, e non parlarne con nessuno. (Rumore di una macchina. Ride). Invecchio. (Marco chiama di sotto).
Marco - Diana!
Diana - Per a me gi passato di mente. Domani, vedrai, sar passato di mente anche a te.
Marco - Andiamo, Diana!
Diana - Addio, Isa (Esce in fretta).
(Isa rientra su un balconcino da dove saluter i partenti).
SCENA SESTA
Entra Barbara coi servi. Sparecchiano
Barbara - Che idea di aver disposto qui il rinfresco!
Cameriera - Ha voluto cos il signor ingegnere. (Escono).
(Barbara, rimasta sola, si avvicina alla finestra, ne scosta le tendine Guarda dirimpetto Rientra Diana di corsa La scopre nell'atto sorride).
Diana - Eh non ora. Pi tardi. (Naturale) Ah eccoli qui: i miei guanti... (Esce di corsa).
Barbara - Brutto diavolo! (Subito dopo la macchina parte).
La voce Diana - Addio, Isa! Buon lavoro!
Barbara - (uscendo per l'interno) Brutto diavolo! (La sua voce nel vestibolo) Ehi, Isa, puoi andare sparecchiato.
SCENA SETTIMA
(Rientra Isa. Si mette subito a preparare la macchina e i fogli sul tavolino di Luca.Poi, resta un po' assorta, seduta alla macchina, come disposta ad attendere molto tempo. Alle sue spalle, arriva Luca. Isa si volta. Ha avuto un sussulto).
Luca - Ti ho fatto paura?
Isa - Non ti aspettavo cos presto.
Luca - Non sono andato alla stazione. Ho pensato che era meglio utilizzare il tempo.
Isa - Ho poca voglia di lavorare.
Luca - Meno male. Sono sempre io che mi prendo qualche vacanza.
Isa - Ieri, per esempio. Con quel tuo amico. Se, proprio, era un amico.
Luca - Un amico.
Isa - Perch quel brigante l, le sue donnette ce le ha in giro. E ogni tanto sparisce eh?
Luca - Homo sum. Ma ieri sera siamo stati a vedere Buster Keaton. Poi al caff. Poi a casa. Ho preparato la lezione per questa mattina e poi una dormita da re. E il ciclo si chiude come al solito.
Isa - Gi (Breve pausa) Chi sa come fai tu, a essere sempre cos sereno.
Luca - l'influenza dei numeri. Ti inizier, una volta o l'altra, ai misteri della matematica.
Isa - Ne avrai scarso profitto. Mettiti un po' qui, a sedere.
Luca - Sembra che Ella si voglia dire qualche gran seriet .
Isa - (seria)Luca: hai mai pensato perch lavori tanto qui cos? E non per te.
Luca - Ho capito. Mi licenziate (ride) in tronco e senza indennit.
Isa - (seria) E intanto, la tua vita si perde.
Luca - Che significa?
Isa - Che significa, quando una cosa si perde? Significa che quando uno se ne accorge non ce l'ha pi. E allora si manda in giro il banditore... Chi ha trovato la vita di Luca? Chi ha trovato la vita di Luca! No sul serio.
Luca - Sul serio? In questo momento?
Isa - S. Perch bisogna pur riconoscere, sul serio, che tu, colla tua genialit parliamoci chiaro: quante idee di Marco sono appena una applicazione delle tue
Luca - (comico) Perbacco!
Isa - Vedi che io sono imparziale!
Luca - E con questo?
Isa - Con questo voglio dire che non giusto. Come se una terra libera preferisse di essere una colonia. Perch proprio Cos, guarda. Marco, qui Di qua i profittatori che Io assediano, perch hanno bisogno di lui. Con quelli scherza, gioca, magari si infuria, ma, in fondo, finisce per metterseli in tasca col suo sorriselo mongolo .
Luca - Mongolo. (Ride) Bello!
Isa - Lo dice Diana. (Breve pausa) E di qua le sue colonie. Tu e io.
Luca - Tu non sei una colonia Sci la terra della corona Ma in conclusione Fuori la gran seriet che mi volevi dire. Ti avverto che non me l'hai detta ancora.
Isa - Gi. La terra della corona. Io. Particolarmente cara come tutte le cose che Marco si sceglie da s. E perci pi cara da vicino che da lontano.
Luca - Il contrario di quello che accade a te.
Isa - Lo hai capito? vero. Quando lontano, Marco mi appare come il protagonista di un grande racconto. Sempre in lotta. Astuto.
Luca - Come no?
Isa - Agile.
Luca - Coraggioso.
Isa - Sempre presente a se stesso Magari un tantino egoista.
Luca - Per difesa.
Isa - S. S. Ma il vero Marco non e che qui, quando rincasa magari a tavola, che tu gli parti e lui non ti risponde, Perch, mentre tu parli lui su su, fa il suo alpinismo ideale allora si sente la pencola: e tutto a un tratto, con uno stecchino tra i denti, si volta quando meno te lo aspetti: Come? Ah s certo e non ha capito nulla e ti senti qui un astio improvviso contro questa superiorit schiacciante ma poi non si pu fare a meno di ammirare l'energia attiva che tutti amano a temono e rispettano: Marco uomo.
Luca - Come no? Come no? Ma pensa alla sua vita di lotta, laggi (Con una leggerci enfasi, ma sempre composto) Lo splendore delle sue parole.
Isa - (si esalta) La sua parola d'uomo d'azione.
Luca - Che non ha niente a che fare con quella degli oratori acchiappanuvole.
Isa - O degli avvocati vendifumo.
Luca - E appena tocca il terreno, l, dove cade, germoglia.
Isa - Fiorisce.
Luca - D frutto. Un prodigio di forza.
Isa - Di gioia.
Luca - Una felicit.
Isa - Autentica.
Luca - Di creatore di cose.
Isa - S. vero?
Luca - Certo.
Isa - Ne sei convinto?
Luca - In pieno.
Isa - E tu perch non vai?
Luca - Ma io ho qui la mia vita E dove ho da andare, io?
Isa - Caro Luca!
Luca - Fuori della tavola pitagorica, non mi comprerei per un soldo. Ma s! (Rde) Il pi piccolo dei tuoi ragazzi. Lo dice sempre anche lui. Luca vedi come sei? e vuol dire, evidentemente: Come sei stupido Filibustieri! quei tuoi due figliuoli. Ti ricordi? Mino: era piccolo cos e diceva: Mamma ti voglio bene come un tleno che fuma . Filibustiere!
Isa - Per vero. Cominciano a imbiancarsi le tempie. Lo ha scoperto Diana. Me lo diceva poco fa. Anche lei ha tanti ca pelli bianchi: ma le stanno bene, molto giovane, Diana. Hai mai osservato gli occhi di Diana, Luca?
Luca - Diana ha dei begli occhi che le illuminano tutto il viso.
Isa - Ah il sornione! Lo aveva osservato ma non diceva nulla lui.
Luca - Non se n' mai parlato prima.
Isa - Come se per dirmi una cosa, a me, ci fosse bisogno di averne parlato prima tra noi. Per proprio vero. Cominciano a imbiancartisi le tempie e bisogner che tu abbia la tua casa.
Luca - E questa, che ?
Isa - Questa e pi che la tua casa. E tu devi a vere, semplicemente, casa tua. La tua donna, i tuoi figliuoli, da vederteli vivere e crescere intorno e da chiamarli briganti e filibustieri e tutto e da volergli bene e da farti voler bene. E tutto questo e umano, giusto, e anche belio. Non e anche bello? (Tutto deve essere detto con molta semplicit ed innocenza).
Luca - Bellissimo senza dubbio bellissimo. Ma io non ci avevo mai pensato. Tu s?
Isa - No. Neanch'io. Diana mi ci ha fatto pensare.
Luca - Che stupida! (D'istinto e molto semplicemente, senza nessuna appoggiatura intenzionale nella voce).
Isa - (ride) Ma guarda un po'! Luca!
Luca - Scusa.
Isa - Ma no, Luca. No. Niente. Mi fa ridere. la prima volta che ti sento dar di stupido a qualcuno. E doveva toccare proprio a Diana e proprio quando poveretta dice una cosa tanto giusta e umana. Che colpa ha lei, se si convinta che tu sei una grande anima, Luca? E tu, subito, ti inalberi.
Luca - (dolce) Capirai, ritrovarsi cos d'un tratto una grande anima senza nemmeno un giorno di preavviso.
Isa - Diana dice che tu credi perfino in Dio ma sul serio e non per ragioni politiche.
Luca - (Passeggia un po' seccato di sentirsi lodare). Ga gi.
Isa - E che hai due mani tutt'e due per dare: non una per dare e una per prendere, come pure hanno i giusti dice Diana.
Luca - Una rarit.
Isa - E che non conosce n odio n invidia.
Luca - E gira per le piazze e per le strade con tutte le sue virt al guinzaglio.
Isa - E che comprende le donne e i ragazzi e non le offende mai nemmeno col pensiero.
Luca - Ah una qualit...
Isa - Rara E che ha il petto coperto di medaglie.
Luca - (ora si arrabbia) In parola d'onore.
Isa - E ferite ne ha prese quante ne ha volute.
Luca - Quelle che mi son toccate, ho preso, come ogni fcdel cristiano.
Isa - Senza evitarle.
Luca - Evitarle no.
Isa - Perch anche la guerra - dice Diana - lui
Luca - (spazientito) E va bene va bene. (A vederlo spazientirsi per le lodi, Isa si diverte a insistere).
Isa - Lui l'ha fatta sul serio come tutte le cose.
Luca - In parola d'onore. (Ora comincia a infunarsi, colla furia eccessiva dei calmi) In parola d'onore (Si palpa le braccia).
Isa - (ride) Che succede, Luca?
Luca - Bisogna proprio che mi accerti di essere vivo, (ride, anche Isa ride) perch in parola d'onore aveva tutta l'aria di un e logio funebre.
Isa - Luca!
Luca - (ride) Eh, s, perch, in parola d'onore...
Isa - Luca!
Luca - Io proprio... io, proprio...
Isa - Luca, perch non ti sposi Diana?
Luca - (di colpo si fa serio) Io? (Guarda Isa come chi dicesse: non ci si pu fidare neanche degli amici!).
Isa - Perch mi guardi in quel modo: come se ti proponessi una ribalderia!
Luca - (sorride) Ma che cosa ti metti a fare, Isa?
Isa - Io? (ride) niente. Ma non poteva venire lei da te - capisci - per un'azione personale diretta povera Diana.
Luca - La zia Diana. Ti ha affidato una missione difficile.
Isa - Ora sei cattivo.
Luca - No. Perch? Mia piace tanto e le sta cos bene: La zia Diana.
Isa - innamorata di te.
Luca - Ah s?
Isa - Lo vedrebbe anche un bambino. Quando sei entrato volevo dirtelo subito. Poi mi mancava...
Luca - Meno male!
Isa - No, il coraggio, no. Ma non trovavo come cominciare.
Luca - Chi ti obbligava?
Isa - Mi pareva, in certo modo, un dovere.
Luca - Non capisco.
Isa - Neanch'io.
Luca - Ti fai un dovere di cose che non capisci, tu?
Isa - E i tuoi contadini che venivano all'assalto con te sei proprio sicuro che capissero bene quello ihe sentivano come un dovere? Ma ora, sono come liberata da un incubo Sono missioni difficili hai ragione tu Adesso, possiamo metterci al lavoro.
Luca - Tu mi scusi, non vero, Isa ?
Isa - Scusarti? Io? Al lavoro, Luca.(Prepara la macchina e dispone i fogli) Io il mio dovere lho fatto. E quando vedr Diana, domani, potr andarle incontro: Diana ho parlato con Luca, Luca non ti vuole.
Luca - Isa!
Isa - Si capisce che non le dir proprio cosi. Le dir qualche cosa che non la offenda ma, che, in conclusione, vuol dire Luca non ti vuole .
Luca - Tu non le dirai nulla.
Isa - E perch? Non vero, forse?
Luca - Quella un'altra questione.
.
Isa - Un'altra questione? Che tu te ne vada o che tu resti qui. (Sorride) Che fariseo! (Luca alza il capo) Se io, invece di essere la tua amica con questa nostra grande amicizia chiara, leale, che nelle ore pi difficili mi sostiene, che mi necessaria come io sono necessaria ai miei ragazzi io fossi una delle tue donnette innamorate avresti capito subito.
Luca - (confuso) Ma si tratta di tua sorella.
Isa - Non avrei fatto nulla per ostacolare. Ma dal momento che (le brillano gli occhi) tu non la vuoi tu non devi essere cos fariseo da impedirmi di mostrarti che, in fondo, per me, una disgrazia non . Su. su lavoriamo.
Luca - (resta un poco assorto)
Isa - Ma, Luca proprio necessario che una cosa sa equivoca o inconfessabile, perch l'idea di perderla possa dare lo sgomento? L'intimit di due amici che sono essenziali l'uno all'altro bene: chi se ne accorge e tuttavia l'amore, che meno di cos, pi egoista e pi inquinalo ce lo hanno cucinato in tutti i sapori Andiamo, Luca: vedrai tu, i ragazzi, la mamma Barbara e lo stesso Marco come si rester qui, tutti, il giorno che tu, preso dalla tua vita, ci abbandonerai. Se anche starai a Voi tri, che viaggio sar. (Si sorridono, lui al tavolino e lei alla macchina da scrivere) Si capisce che verr anche il tuo giorno da oggi tu puoi ripensare, perch lo sai, e io te l'ho detto, che Diana innamorata di te - ma fino a quel giorno (con un po' di forza) nessuno mi pu impedire di essere tutta contenta della tua compagnia che mi cara, perch una certezza e, forse, la sola vera certezza (Sorrde) Sei convinto di essere un grande asino?
Luca - S, grazie.
Isa - Al lavoro!
Luca - Al lavoro!
Isa - (breve pausa) Che cosa c' da fare, questa sera?
Luca - Prima di tutto ci sono da rivedere le cartelle che hai dattilografato ieri. (Le estrae dal cassetto, ne d una parte a Isa e una parte la tiene per s) Per Marco ha una bella fortuna a non aver bisogno di mandare fuori di casa per la copia questi suoi progetti. Sono gelosissimi.
Isa - Fortuna? Che idea! Ho imparato proprio appositamente, a guastarmi le unghie su questa dentiera.
Luca - Ecco. Questa la tua parte. E questa la mia. (Lavorano) Ho paura che ti doman clero un favore.
Isa - E tanto osi?
Luca - S. Siccome questo lavoro meccanico e non esige attenzione...
Isa - Ho capito.
Luca - Sei molto intelligente.
Isa - Grazie. In compenso, attaccher la tua parie preferita. (Esce per l'interno; subito si sente, su un disco, l'Andante dell'Appassionata, molto sommesso. I due lavorano. Senza rumore entrata Barbara che fa cenno ai due di non muoversi, di non fare cerimonie, altrimenti se ne va. I due si rimettono al lavoro. La musica seguita, ora pi sensibile. Barbara si avvicina alla finestra, alza le tendine, le scosta. Poi siede bene in vista, mettendosi a leggere un libro. La musica seguita. Tutti e tre seguitano la loro occupazione tranquilli, in silenzio).
T E L A
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
Marco -Barbara - Diana -Isa - poi la Cameriera
Marco - (Prende degli appunti. Entra una cameriera e porta la valigia).
Diana - (nel fondo, come in attesa)
Marco - (alla Cameriera) L, l! Va bene. (Apre la valigia e verifica un fascicolo. La cameriera esce).
Barbara - Sei arrivato un'ora fa. E gi ti prepari a riandartene di nuovo.
Marco - Non me ne vado. (Prendendo appunti) Esattamente. Eh, come? ah gi, sicuro: non me ne vado; me ne devo andare. Diana, un momento, scusa.
Diana - Oh io posso aspettare (va e viene esce, rientra ecc.).
Barbara - La tua vita pi a Roma che qui.
Marco - Per necessit di cose.
Barbara - Hai detto di volerti portare a Roma con te
Luca - Lo hai detto per giuoco?
Marco - Naturalmente: per giuoco per giuoco.
Barbara - Perch, invece, e sul serio, non ti porti Isa con te?
Marco - Isa sempre con me. (Brevissima pausa).
Barbara - Rispondi a tono. A Roma, sei solo, tu?
Marco - Io? No, siamo tanti. C' un bel movimento.
Barbara - Non giuocare, con me. Lascia l un momento e vieni a sederti un po' qui.
Marco - Mamma, domando scusa, ma, per sentirmi tranquillo, mi occorre avere la certezza che tutto al suo posto. Nel colmo di una discussione, se mi viene, improvvisamente, il sospetto che manchi qualche cosa fosse anche soltanto una annotazione sul taccuino d'appunti non sono pi sicuro di ottenere quello stesso rendimento che otterrei senza queila rubeola preoccupazione. (Trae un fascicoto). Ah, eccola qua.
Barbara - Che cosa?
Marco - (mostra il fascicolo) Luca sempre lo stesso. Ecco qua uno schema di progetto da portare in assemblea. Ne ha fatto una cosa cos elevata che non si vede pi. Vorrei vederlo difendere questo progetto, Luca: se lo mangiano vivo.
Barbara - Ci vai tu...
Marco - Ci vado io... (Sventaglia il fascicolo).
Barbara - Lo fai tuo...
Marco - E lo salvo. Sicuro che lo faccio mio. Mio e di tutti Perch lo riporto dalle regioni astrali al terreno della possibilit. Perch per la produzione quotidiana, che lenta e paziente, giova pi l'intelligenza iil senso comune e magari un tantino di ribalderia, che non la santit o il genio - vedi che ho di Luca una certa considerazione - due cose sproporzionate e turbolente. (Breve pausa).
Barbara - S, ma di Isa, che cosa intendi fare; tu alla fine?
Marco - Di Luca ?
Barbara - Ho detto, di Isa.
Marco - Ah, di Isa... gi...
Barbara - E una rara creatura.
Marco - Senza dubbio.
Barbara - Rara e preziosa.
Marco - Senza dubbio.
Barbara - Sei sicuro di saperlo proprio voglio dire di ricordartene sempre?
Marco - Come no?
Barbara - Ecco, vedi: non mi ascolti pi Tu non ami che il tuo lavoro e la tiia banca; sta attento che quello non e poi tutto! Ci sono cose pi preziose, perch... Ma tu non mi ascolti gi pi.
Marco - Come no? Come no? (Riappare Diana) Avanti, Dianella, avanti.
SCENA SECONDA
Marco- Diana poi Isa
Marco - Cara Dianella! (Barbara esce).
Diana - Sono qui.
Marco - Grazie per la tua lettera.
Diana - Ah! (Per non saper che dire) L'hai ricevuta?
Marco - In tempo.
Diana - Suppongo che tu voglia tornar via subito. In tal caso avrei da chiederti un favore.
Marco - Sono tutto per te.
Diana - Grazie. Hai intenzione di tornar via subito?
Marco - (sorriso mongolo) Si vedr. Sono qui.
Diana - Provvisorio.
Marco - (c. s.) Siamo tutti provvisori in questa valle di lacrime.
Diana - A Roma, hai finito?
Marco - A Roma? Non si finisce mai; Roma e terna.
Diana - Hai fatto bene a tornare. (Breve pausa) In ogni caso, se parti di nuovo, posso sapere se mi avvertirai?
Marco - (senza convinzione) Ma certo. Perch no?
Diana - (ride) Hai paura che io voglia davvero venire con ter Adesso non sono io che ti accompagner. Non sono io! Hai visto Luca ? Gli hai parlato? Io l'ho visto questa mattina. Era gi coi ragazzi. (Sorride) Te li prende.
Marco - Che cosa?
Diana - I tuoi ragazzi. Te li prende. Lo adorano. Li tratta da pari a pari come fa con le donne: il segreto. Li educa, senza parere, e senza far pesare la sua influenza. Crea l'atmosfera adatta. (Breve pausa) Ha tempo.
Marco - Ah!
Diana - E tu, no.
Marco - Tu dici, insomma, che per i ragazzi, la mia presenza qui potrebbe anche essere utile.
Diana - Dirci indispensabile. (Si allontana) Siamo intesi, allora, Se vai via, mi avverti. Ho bisogno di te.
Marco - Sempre felice di renderti un servizio.
Diana - Grazie. E io a te. (Ride) Io? L'ho detto cos, per abitudine, perch, in realt, se io ti offrissi la mia vita, ti offrirei un guscio vuoto. una condizione triste, sentirsi inutili. Si diventa amari. Ma pensa un po': una vita che non c', e che si vive.
Marco - Che succede, Dianella?
Diana - Niente. Sto benissimo e mi diverto. Sai come chiamano i veneti le ragazze del mio stato? La tosa al palo! . Hanno certi modi di dire, certe volte, il popolo, senza rendersene conto, di una crudelt raffinata. La tosa al palo , la bellezza in sofferenza. Come le lettere, smarrite per gli uffici, in attesa del destinatario la zia Diana.
Marco - Bene. ( assorto e lontano).
Diana - (ride) Bene. Bene. Addio, salutami il matematico, se mai rientra oggi, qui in clausura.
Marco - (sempre assorto) Clausura?
Diana - Qui, in biblioteca. Luca romito. Luca romito, in questi giorni, stato occupatissimo.
Marco - ammirevole.
Diana - Senza dubbio. Difatti, anche qui in giro, sono tutti in ammirazione. Tutti in ammirazione, qui, in giro. (Prima che Diana sia uscita, dalla porta di contro, entra Isa).
SCENA TERZA
Isa -Marco -Diana - La Cameriera
Isa - Sei ancora qui, Diana?
Diana - Stavo pregando Marco, nel caso che avesse intenzione di ripartire subito, di avvisarmi, perch ho bisogno di un favore da lui.
Isa - Chi ha detto... (Entra la Cameriera)
Cameriera - Signora...
Isa - Chi ha detto che Marco deve ripartire subito?
Diana - Nessuno, me lo figuravo io.
Isa - Arrivederci, Diana.
Marco - Saluta in casa.
Diana - Grazie.
Isa - Arrivederci.
Marco - Addio, bellezza.
Diana - (ridendo) Al patio! Al palo! (Fugge via).
Cameriera - Signora...
Isa - S: va bene. (Congeda la Cameriera. La cameriera esce),
SCENA QUARTA
Isa - Marco
Marco - Hai trattato male Diana. Non vai pi d'accordo con tua sorella? Sei ancora offesa? Ti ho pur detto che non avevo intenzione, nessuna intenzione, di offenderti, dianzi, con quelle parole.
Isa - Che non si devono dimenticare.
Marco - Possibilmente. E del resto, che cosa ti ho detto io, in fin dei conti?
Isa - Nulla che tu non avessi il diritto di dirmi.
Marco - O bisogner imparare a girare gli ostacoli?
Isa - Mi pareva che fosse gi un'abitudine, in te.
Marco - Non con le donne.
Isa - Io non sono una donna, lo sono tua moglie. (Pausa) Che cosa venuta a fare, qui. Diana ?
Marco - Per un favore, hai pur sentito.
Isa - Non si sa mai quello che pensa, Diana.
Marco - La giudichi con severit.
Isa - Non pu rassegnarsi.
Marco - A che?
Isa - Luca, non la vuole.
Marco - Che dici, Isa ? Luca...
Isa - Hai capito benissimo.
Marco - S, che Luca...
Isa - Diana innamorata di Luca.
Marco - Oh! e Luca non la vuole?
Isa - No.
Marco - Come mai?
Isa - Non la vuole.
Marco - Mah! O povera Dianilla! Ora capisco, la sua amarezza d poco fa.
Isa - Diana sempre amara.
Marco - un caso, non raro, d'infelicit, ma, pur sempre da compiangere, no, Isa?
Isa - Ma non una buona ragione per diventare astiosi contro tutti, anche contro di me.
Marco - Naturalmente. Naturalmente... anche contro di te? O povera Dianella! Ebbene. Isa ?
Isa - Sono qui.
Marco - Veramente ?
Isa - Marco, io vorrei sapere, come mai sei partito cos, all'improvviso
Marco - Irruzione.
Isa - Non era mai accaduto.
Marco - N a te di stare quattro giorni...
Isa - Tre giorni...
Marco - Senza dar segno di vita.
Isa - E sei partito per questo?
Marco - Non basta?
Isa - Vorrei.
Marco - Non mi credi?
Isa - Vorrei crederti.
Marco - E allora...
Isa - Allora non posso. Invece di credere tranquillamente, sono costretta, a cercare di capire.
Marco - (con dolcezza) Isa: dovresti pure ammettere che , per lo meno, fuori delle nostre abitudini, che non bisognerebbe perdere.
Isa - E tu, veramente (tra l'incredulit e la speranza) sei capace di abbandonar tutto, cos, solo per il timore che si possa perdere una buona abitudine?
Marco - (si fruga in tasca) Aspetta. Aspetta un po'. La tua ultima lettera devo ben averla qui. Eccola qua. La riconosci?
Isa - la mia.
Marco - L'ultima. Prova a leggerla.
Isa - A che scopo?
Marco - Perch tu possa renderti esattamente conto se questa una di quelle lettere, che tu avevi l'abitudine di scrivermi, e io di ricevere: una delle tue lettere,
Isa - Oh Marco! ... Tu le leggevi, le mie lettere?
Marco - Ora manchi di fede, in te.
Isa - Immaginavo che te ne mancasse il tempo, qualche volta.
Marco - Qualche volta, me ne mancato il tempo.
Isa - Hai capito che lo sapevo.
Marco - Guarda: Qui, all'inizio: la tua parola...
Isa - Non c'.
Marco - N qui, alla fine, quella di chiusa.
Isa - No.
Marco - Ti fa ridere?
Isa - No. no. Ma, i limiti! Ecco, i limiti.
Marco - Perch ridi, Isa ?
Isa - Ma perch ti vedo aprire le mie lettere, cercare i limiti, qui e qui, trovarli: Va bene e rimetterti la lettera in tasca, libero per tutto il giorno, dal pensiero e dalla preoccupazione di me. Non protestare: ho fatto l'esperimento fin dai primi giorni. Ho provato a ripeterti a voce quello che ti avevo scritto. Ti arrivava nuovo. Ho provato pi di una volta. Capprima, ero un po' offesa: ma poi, non te ne ho fatto veramente una colpa, e ho continuato a essere innamorata di te, nonostante questi esperimenti, che davano sempre esito, come si direbbe in certi casi? positivo o negativo? Non te ne ho mai fatto un carico. Come si fa a leggere tutta la corrispondenza...
Marco - Isa!
Isa - Che arriva in un giorno?
Marco - Isa: sarebbe come se Vieri o Mino pretendessero di farsi gioco di me.
Isa - Non ci arriveranno mai. N oserebbero, per fortuna.
Marco - Isa, perch?
Marco - Che cosa? Che vuoi dire?
Isa - Io non voglio dire nulla. Vorrei soltanto capire, ecco. Capire.
Marco - E anch'io. Questo, per esempio: come mai hai dimenticato di scrivermi, perfino nel giorno del mio compleanno, ieri l'altro? Non era mai accaduto, come mai?
Isa - Non so.
Marco - Guarda che io, a te, credo.
Isa - Non so. Tu hai visto come sono rimasta: mortificata, quasi spaventata.
Marco - Ecco.
Isa - Che quasi non avevo neanche la forza di chiederti scusa: ma come sia accaduto...
Marco - Bada che la cosa in s non ha nessuna importanza.
Isa - Ma come potuto accadere, in coscienza, in verit, in giuramento, non so.
Marco - A meno che non cominci a considerarlo anche tu, come me, un giorno poco propizio. Copo una certa et, il compleanno arriva sempre meno gradito, perch, uno di pi, vuol dire nello stesso tempo uno di meno . La matematica, da sola, non arriver mai a spiegare l'assurdo di una verit cosi assoluta, quanto quella delle parallele che s'incontrano all'infinito. Ma se questo fosse stato il movente anche involontario, resterebbe pur sempre, il tuo, un atto di gentilezza squisita.
Isa - Che cosa ti ha fatto venir via da Roma, cos?
Marco - T l'ho detto.
Isa - Si giocava, laggi, una partita, mi hai detto, molto pericolosa per te.
Marco - Molto. E non riesco a fissar l'attenzione.
Isa - vero?
Marco - Vedo, esattamente, il senso dell'attacco di quegli altri. Ho bisogno di scoprire, al momento giusto, il punto di minor resistenza, per sapere dove dirigere la parata, e non riesco a fissar 1 attenzione, n a trovar la parola.
Isa - Quell'unica.
Marco - Che arriva a produrre la prima incrinatura, leggerissima, impercettibile, che non si vede neanche, a occhio nudo.
Isa - Ma c'.
Marco - E, a poco a poco, fa breccia, finch il blocco avversario, di colpo, si sfalda, si sgretola, si sfascia. Pare un miracolo, m quella parola, quel gesto, un muover di occhi appena, tante volte, quella leggera incrinatura, a tempo e luogo, che ha fatto il suo lavoro. E io cerco il termine giusto, il luogo adatto, il momento opportuno... ma non riesco a fissar l'attenzione.
Isa - Per colpa mia! L'assemblea decisiva...
Marco - Una delle pi importanti.
Isa - Ah, non la decisiva? La decisiva, allora...
Marco - Domani.
Isa - Ah... Vuol dire che, arriverai ancora in tempo, se parti questa sera, come ha supposto Diana. .. Arriverai in tempo.
Marco - Probabile.
Isa - In tempo, per vincere ancora.
Marco - Con l'aiuto di Dio.
Isa - Signore, Vi ringrazio, mi hai liberato da un rimorso. Credevo di portarlo per tutta la vita.
Marco - Ma volentieri.
Isa - Certo.
Marco - Si vede.
Isa - Ma certo. Certo. Ho pensato, per un momento, che tu avessi potuto giocarti tutto per me. Credi che sia una cosa da nulla? per una donna! Giocarti, per me, tutto. E non vero. Non vero.
Marco - Non devo dirlo io, se vero o no.
Isa - No.
Marco - (sorride) Siamo abbastanza amici, noi due, per parlarci chiaro. Tu sei venuto via da Roma per poter tornar laggi in tempo, Perch se il tempo fosse mancato tu non ti saresti mosso: in tempo per vincere dopo esserti liberato da una preoccupazione. Ma quale? Poter sapere, bene, con certezza quale. Ecco: tu sci venuto via per liberarti...
Marco - E per vederti.
Isa - Ora mi vedi. Perch non ti rallegri?
Marco - Mi rallegro. S. Certo. Soprattutto di trovarti cos bene agguerrita e battagliera.
Isa - Non ti sci rallegrato nemmeno al primo momento, che ti sono corsa incontro volando. Io ero felice di vederti, ma tu hai preferito dire parole memorabili . E adesso, io sento che tu segui un tuo piano. E su, su, dimmi quel che mi vuoi dire, e io risponder. Che vuoi dire? Che vuoi dire?
Marco - Ora sei tu che mi interroghi.
Isa - Non lecito?
Marco - Con una sorda ostilit.
Isa - No. questa attesa, soltanto questo gioco di attesa...
Marco - Intendi, forse, metterti contro di me?
Isa - Non potrei nemmeno se volessi. Io cerco soltanto di capire. Tua madre era sicura che saresti tornato.
Marco - Lha detto a te?
Isa - S. E forse anche Luca ne era sicuro: ma non ha detto nulla.
Marco - Luca ? Che ne sapeva? Gliel'hai detto tu.
Isa - Era presente, con me e con la mamma Barbara, quando arrivata la tua lettera.
Marco - Ah!
Isa - E Luca mi ha rimproverata.
Marco - Bene.
Isa - Quando ha sentito la parola di mamma Barbara: A quest'ora Marco gi in treno.
Marco - Mia madre ha detto questo davanti a Luca ?
Isa - Ti dispiace?
Marco - Che vuoi che m'importi? Per, vedi, Isa: mi pare che la nostra vita, intendo dire la nostra vita intima, potrebbe anche restare tra noi due. E che non sia proprio indispensabile, quando io voglio comunicare con mia moglie, fare assistere gli altri. Non so se ho reso l'idea.
Isa - S. Ma, forse, tua madre non ha pensato che Luca fosse gli altri, abituata com', a considerarlo figliuolo; fratello tuo.
Marco - E chi ti dice che se Luca fosse un fratello. mio o tuo, non mi dispiacerebbe altrettanto? Non c' minuto della nostra vita, mi pare, che non sia condiviso.
Isa - Quale nostra vita?
Marco - Quella che potremmo avere.
Isa - (Alza il viso tutto illuminato di sincero commozione, poi, subito, non convinta dallo sguardo di lui). Ma tu, forse, non volevi dire quesito... Sembri stanco. Vuoi riposare un p?
Marco - Non ho tempo.
Isa - Mai tempo per riposare non hai, tu.
Marco - Perch sono troppo solo, al mio lavoro.
Isa - Solo, da me...
Marco - Non allegro.
Isa - Ma ti brillano gli occhi, anche soltanto all'idea di poter dire: "Solo da me.
Marco - Non pi tanto.
Isa - Tu, Marco, sei innamorato dell'opera tua. come un altro pu essere innamorato della sua donna.
Marco - Un altro?
Isa - Dell'opera tua...
Marco - Che molto vasta.
Isa - Importante.
Marco - Troppo vasta, per un uomo solo. Pensa: dov'erano quattro casolari sparpagliati, piantare i nostri cantieri, le fonderie, i forni, e, subito, intorno, veder crescere le case come se le avessimo seminate, e. fra le case, le vie e le piazze, la vita, come il sangue nelle arterie. E dove per tanti anni ha stagnato il silenzio delle paludi, da un capo all'altro del paese sentir ronzare le automotrici che hanno stampato, sul fronte, il nostro nome.
Isa - E questa vita!
Marco - Ma troppo per un uomo solo. Non ne sei convinta?
Isa - Io ti ammiro. Quando sei cos, nel tuo lavoro, allora che invidio l'opera tua che ti prende cos: e tante volte, sento per te una vera tenerezza.
Marco - Ecco, E domani, di nuovo, in lotta. Non che il principio... Ogni giorno sorgono progetti pi nuovi e pi audaci. Da solo, non mi sar pi possibile.
Isa - Lo hai detto gi.
Marco - E lo ripeto. E allora, ho pensato di portarmi un aiuto con me, ma da potermene fidare.
Isa - Naturalmente.
Marco - Un altro me stesso, da potermene fidare a occhi chiusi.
Isa - Sei venuto a prenderlo? E perch non lo hai detto subito?
Marco - Perch mi venuto in mente giusto adesso.
Isa - Oh, in questo momento preciso?
Marco - Ossia, solo adesso, mi vien fatto di considerare di proposito questa possibilit.
Isa - Ma non capisco perch non lo hai detto subito. Gli hai gi parlato. Lo hai visto?
Marco - Non ti pare giusto? Chi potrebbe essere pi sicuro per me?
Isa - Ne avrai un vantaggio.
Marco - E anche per lui. Non ti pare, scusa, che Luca abbia finalmente il diritto di cominciare a vivere la sua vita?
Isa - Questo il pensiero di Diana.
Marco - Non forse giusto?
Isa - Pu anche essere giusto. E poi, basta che a te paia.
Marco - Io non ho dubbi.
Isa - Tu vedi lontano.
Marco - Anche per te.
Isa - Ma io non sono in gioco. Tu vedi tutto chiaro.
Marco - Anche questa maschera dura, che, d'un tratto, ti si stampata qui.
Isa - Perch io non vedo chiaro: e non capisco, non ti capisco bene, e cerco di comprendere.
Marco - Mi accade spesso.
Isa - Cambi sempre argomento. Si direbbe che ti manchi una certezza.
Marco - Mi accade spesso, con gli scaltri, gli ac corti, i politici, di notare che, per lo pi, quando guardano qui, pensano altrove. Hanno tutti una maschera come questa. Ma io vedo proiettarsi alle loro spalle, come ombre, i loro pensieri nascosti e le verit che non dicono.
Isa - Io non possiedo nessuna verit. E neanche l'ombra. Ma tu, tu che da quando sci tornato mi giri intorno, tu s che devi possedere qualche verit, chiusa, ben chiusa, qui dentro: ed questa ombra che io cerco di scoprire, e mi ci perdo. un gioco crudele, ardo, ingeneroso, che mi sfibra; mi spossa; mi annienta; mi prende qui, al cervello, come se qui io avessi un artiglio di ferro, e mi bucasse, a poco a poco, le tempie. E non resisto; non resisto pi, hai capito? Non resisto pi.
Marco - Vieni qui, Isa. Ascolta: ma bisognerebbe poter parlare veramente da amici.
Isa - Non siamo amici, ora? Parliamo da buoni vicini?
Marco - No. Da amici. Bisogna essere amici: altrimenti inutile. Isa: da un pezzo volevo dirti difficile dire ecco, s: che avevate preso una cattiva abitudine...
Isa - Chi?
Marco - Tu e Luca.Tu e Luca avevate preso la cattiva abitudine di stare alzati ogni notte, a far conversazione.
Isa - A lavorare.
Marco - E a lavorare, va bene: fino all'alba.
Isa - Ma questa, Marco, una vecchia cattiva abitudine. Che un fatto nuovo?
Marco - Non mi piace.
Isa - Ma, scusa, da quando?
Marco - Non mi piace. Non mi piace.
Isa - Da quando?
Marco - Da quando la gente qui in giro ha cominciato ad ammirarci con interesse eccessivo.
Isa - Dici sul serio, Marco?
Marco - Ho l'aria di scherzare?
Isa ? - Allora, davvero, tu cominci a curarti della gente in giro? Tu? Proprio tu? (ride) Oh! E chi lo avrebbe mai potuto immaginare
Marco - Isa. un curioso spirito di rivolta che scopro in te.
Isa - Eh, per forza!
Marco - Non era mai accaduto.
Isa - No.
Marco - Una rivolta sorda.
Isa - Come certe tue idee. Dicono che ogni donna, nella vita, ci arrivi. Pensa un po' Marco, se fosse venuto il mio turno...
Marco - (con ostilit pacata, ma profonda) Isa, vuoi proprio che diventiamo nemici, noi due?
Isa - Non si pu. Noi non possiamo essere che amici.
Marco - Sar bene persuadercene.
Isa - S. Prima che ce lo abbiano da ricordare i nostri figliuoli. Noi dobbiamo per forza essere amici.
Marco - Per forza...
Isa - Per forza di ragione; (sorride come a un <radito ricordo) o per amore di giustizia. Marco si rannuvola e sta per esplodere) Scusa, mi vieni a raccontare che tu ti occupi della gente, adesso. Ma via! Ma via! Proprio tu, che dopo dieci anni che stiamo in questa casa, non conosci nep pur di vista i nostri vicini.
Marco - Non affatto indispensabile che il nostro prossimo ci prenda in particolare considerazione.
Isa - E, magari, pensi male di noi.
Marco - (con forza) Anche.
Isa - (con sdegno contenuto) E io? Chi sono?
Marco - Mia moglie.
Isa - (con un leggero sorriso) Sulla moglie di Cesare, non deve posare il sospetto.
Marco - Chi fosse la moglie di Cesare io non so.
Isa - Basterebbe che sapessi chi la tua.
Marco - E non so nemmeno fino a che punto gli era cara.
Isa - A Cesare, la moglie di Cesare? Niente cara. Non gli era niente cara. Importava soltanto che su di lei non fosse posato il sospetto, perch questo avrebbe potuto compromettere molto seriamente la sua carriera, difficilissima, di imperatore.
Marco - E anche questo.
Isa - Marco!
Marco - Anche questo ha la sua importanza.
Isa - Marco! Comincio a dubitare che ci siamo mai amati, veramente, noi due.
Marco - Non ho avuto ancora occasione di chiedermelo.
Isa - N il tempo.
Marco - In ogni modo, c' un minimo di forma che sci pregata di salvare.
Isa - Non hai che da dare i tuoi ordini. Io obbedir.
Marco - Te lo dir mia madre.
Isa - Lascia stare tua madre. Non c'entra. Lei no, eh? E non trascinarla in queste faccende. Qui non che Diana. A tua madre io voglio troppo bene, e la rispetto troppo...
Marco - Ah perch tu, a chi ti parla per il tuo meglio, perdi il rispetto?
Isa - Non temere. A te devo obbedienza. Ti ho sposato: e so benissimo di aver fatto, sposandomi, una promessa la pi seria per una donna: e su certe cose non permesso di sottilizzare. E mai capisci? mai, lo sai benissimo, non dimenticherei che a certe promesse non si manca, senza perdere tutto il rispetto per se. E se uno perde il rispetto di s, dove va a rifugiarsi? Vedo che questa idea ti piace. di Luca.Piace anurie a me e si accorda con tutti gli atti della mia vita, perch io sono nata onesta come s nasce biondi o bruni, onesta da capo a fondo. E non me ne vanto il meno che si possa essere, una donna, per i suoi figliuoli e per s, come non mi vanterei d avere la vista buona e i polmoni sani.
Marco - Lo so.
Isa - Pare che tu te ne sia dimenticato. E adesso, se non ho capito male, tu vuoi che Luca, per le ragioni del vicinato, non resti pi qui, fino a tarda ora, a lavorare e a conversare con me. E va bene. Luca non ci rester.
Marco - Verr a Roma con me.
Isa - Gli hai parlato? Lo hai visto?
Marco - Luca ? (breve esitazione) Non necessario parlarne, in ogni caso.
Isa - Allora un ordine.
Marco - Un consiglio.
Isa - No, un ordine! Si sa che cosa sono i tuoi consigli. Allora non pi la gente. Allora sci tu (tremando, con voce spenta) Tu hai dubitato. Di me. Ah, eccola, finalmente hi ragione vera che sei venuto via da Roma. Porche hai dubitato di me, e, per esser tranquillo, vieni a portar via (ride)... allontana re il pericolo, eh? Tu sei arrivato qui col tuo piano stabilito di allontanare il pericolo. Lo sentivo bene che c'era un piano prestabilito! Soltanto, pensavi di svolgerlo pi tranquillamente. Senza scosse e rumore.
Marco - E sarebbe stato meglio.
Isa - Per chi?
Marco - Per tutti.
Isa - Allontanare il pericolo, cos, senza parere, il pericolo...
Marco - Il pericolo.
Isa - (livida) Oh!
Marco - (con forza) io vedo pi chiaro di te.
Isa - E pi lontano.
Marco - E quando una cosa l'ho vista chiara, lontano o no, io ho tutto il dovere...
Isa - Il diritto! Il diritto!
Marco - Di metterti sull'avviso.
Isa - Ma che cosa hai visto: avanti, d, che cosa hai visto mai, tu...
Marco - Ho visto questa amicizia prendere a poco a poco un tono che non mi piace. E siccome ho salda la testa sulle spalle...
Isa - cos che ti sei fatto largo, tu, nella vita?
Marco - Cos? Come? Guardando cose e persone con gli occhi bene aperti? S. Proprio cos. E vedendo chiaro. E andando, di conseguenza, diritto e spedito, e senza tanti giri.
Isa - Tu sei di quelli che vincono...
Marco - Per fortuna.
Isa - Ma restano soli.
Marco - Non m'importa.
Isa - Che e mai che t'importa, a te?
Marco - Quello che mio.
Isa - E che cosa tuo? Non dirai a Luca quello che hai detto a me.
Marco - E perch no?
Isa - Non devi! Non devi! Non devi!
Marco - Vorrei che potessi vederti, adesso.
Isa - Non hai nessun diritto di dargli un dolori cos forte, e che non ha meritato.
Marco - Lascialo alla mia coscienza.
Isa - Un uomo che ha dato per te tutta la vita.
Marco - Vuol dire che qualche cosa importa a me pi che tutto nella vita.
Isa - Il tuo orgoglio. Niente altro che il tuo orgoglio! Quello che veramente tuo. Per te non esiste altro. Orgoglio. Orgoglio. Solo da me! . Orgoglio. E resterai solo, col tuo orgoglio, tu!
Marco - Lascia anche questo alla mia coscienza.
Isa - Oh s. S. Ma non devi dir niente a Luca.Sar male anche per te. Anche per te.
Marco - Di me, non ti preoccupare.
Isa - Se ne andr. Non lo rivedrai pi.
Marco - Lo conosci cos bene, da impegnarti per lui?
Isa - Lo conosco pi di me stessa. Non lo rivedrai pi. Come non rivedresti pi me; se non fossi costretta, costretta di mia volont, ma costretta, a rimanere. Non lo rivedrai.
Marco - Ne io, ne tu.
Isa - Ah! Chiamalo! Chiamalo! Chiamalo subito! Perch non lo chiami? Qui gli hai da parlare, qui. Davanti a me. Voglio sentire che gli dirai. Come gli dirai. No? Non vuoi? E lo chiamo io. Luca! Luca! Luca! Luca! Non c'. Tu l'hai gi visto. Tu gli hai parlato... Che gli hai detto? Che cosa gli hai detto? (Entra Barbara. Tutti e due si ricompongono. BARBARa gli osserva muta).
TELA
ATTO TERZO
(La stessa scena dell'atto precedente)
SCENA PRIMA
Isa- Marco- La Cameriera
Marco - (Fa lo spoglio della corrispondenza e intanto sorseggia il suo caff). L'affare padano, sfumato. (Isa legge un libro davanti al caminetto: non alza il capo) Nel Sindacato del Tavoliere, pare che siamo in minoranza. Non importa. Basta che il Sindacato si sia costituito. Perdiamo nelle Argentifere La Est di Ferrara in sfacelo. Pare floridissima: non che un sepolcro di stagnola dorata. L'avevo preveduto. Da anni. Ci troviamo tra i piedi sempre o degli idioti o dei briganti. E neanche i briganti non hanno da essere troppo furbi, altrimenti succede cos. Questi della Ferrara, intanto, vanno a terra. Il male che trascinano anche noi. Vedo che ti disturbo.
Isa - No. No.
Marco - Avrei potuto fare lo spoglio della mia corrispondenza in ufficio.
Isa - No. Perch?
Marco - Per non interrompere la tua lettura.
Isa - Scusa. Hai ragione.
100
Marco - Ho sempre ragione. Troppo. Da un po' in qua. (Molto incerto) Isa...
Isa - (indifferente) S (Marco fa un passo verso di lei).
Marco - Isa.
Isa - (alza il viso) Che cosa, Marco?
La voce Diana - Donna Barbara! Donna Barbara! (entra Diana con Barbara).
SCENA SECONDA
Isa -Marco - Diana- Barbara
Diana - Non meravigliarti, Marco, di vedermi qui di nuovo. E neanche tu, Isa.
Isa - Nessuno si meraviglia.
Diana - Non sono tornata senza ragione.
Isa - Si sa.
Diana - E la buona ragione Eccola. (Mostra la Rivista) Trovata all'edicola, passando. Si parla, molto diffusamente, di questo Re dell'industria.
Marco - (con molto interesse)Di me? Fa vedere. (Barbara e Isa guardano Marco senza guardarsi tra loro, ma prese dallo stesso pensiero: che per Marco sia l quello che pi importa. Isa segue Marco attentamente).
Diana - (agitando il periodico) La prima e pi importante rivista industriale di New York, col ritratto di Marco in prima pagina eccolo qua grande al vero! (Barbara e Isa non si muovono) Che lusso! Volete sapere che si scrive di lui? Te lo leggo io. Marco .
Marco - Brava! Un po' presto. .
Diana - Subito Ecco qua Scusate che leggo e traduco: Di cui considerevole l'influenza sulle Industrie del suo paese . ... Influenza vitale Well known ben noto, ossia, illustre, famoso come preferisci e poi Self madc man si sa che cosa vuol dire un uomo che si fatto da s. Autocostruito.
Marco - Questo s! (passeggia felice) Fatto da me. Tutto da me. Autocostruito. Oh scusa mamma! (ride).
Diana - Costruzione di cemento armato, eh, donna Barbara? (seguita a leggere) che pu ben chiamarsi, nel suo paese, un Re dei ila Grande Industria Ci sono anche tutti i dati statistici comparati colle grandi industrie straniere.
Marco - Questo esemplare me lo lasci.
Diana - Ma certo. L'ho preso per te: sicura di darti una gioia Questa gran gioia visibile. L'America proclama le dinastie in casa e fiiori e ha deciso di regalare all'Italia un Re dell'Acciaio (punta il dito contro Marco) Eccolo. (Indica Isa) La Regina (Indica Barbara) La Regina Madre (Marco immerso ora nella lettura e non sente pi nulla). Ma, dov' il gran cancelliere dell'Impero?
Isa - Mamma Barbara.
Diana - cos poco importante il Gran Cancelliere, che non se ne parla mai?
Isa - (a barbara). Se lei voleva uscire Adesso potrebbe prendere la macchina. Diana guida benissimo.
Barbara - Io veramente... Non voglio darle questa seccatura, signorina.
Diana - Eh no. Lei non mi vuol pi bene. Ecco la verit. O vuole uscire sola - Perch ha (sorride) qualche segreto?
Barbara - (certa) Eh gi probabile che la mia generazione i segreti se li sia serbati tutti per questa et.
Diana - E allora se vuole, andiamo, Donna Barbara. Mi prendo la sua vita nelle mie mani. Ci pensa?
Barbara - Preferisco non pensarci e uscire a piedi. Vado qua vicino per una spesetta, e torno colla vettura stessa che mi porter alla stazione. Grazie. Questo libro, Isa l'ho trovato nel fare il baule. Lo ha letto?
Barbara - No.
Isa - Vuol portarselo via?
Barbara - Ho poca voglia di leggere. Marco, pensa se hai qualche commissione per Claretta.
Marco - (alza il capo distratto) Qualche Ma Io resto in casa oggi. E ci saluteremo. Ci saluteremo ancora, che diamine! (Barbara esce).
SCENA TERZA
Diana- Isa- Marco
Diana - (vivace) E allora vado al Reale a prendere i ragazzi.(Marco chiude la rivista Si alza).
Marco - Quando l'uscita?
Diana - Alle quattro.
Marco - Sono le tre.
Isa - Posso andare io, Diana.
Diana - No. Io. Ancora per oggi: e poi, pi.
Marco - (sorriso mongolo) E perch, Diana ?
Diana - I tuoi ragazzi non vogliono saperne neanche loro, della zia Diana. Quando li accompagno io, vedono volentieri perfino la porta del collegio. E poi, non ho pi tempo.
Marco - (c, s.) Ecco: questo, pittosto... (La osserva. Sempre sorridendo. Diana sostiene lo sguardo di lui con atteggiamento di leggero motteggio).
Diana - E gi! Hai
trasportato lo studio qui (sorride) adesso?
Marco - Il mio studio tutta la casa. Di l il telefono guasto.
Diana - E aspetti qualcuno?
Marco - Aspetto l'inaspettato.
Diana - E?
Marco - (con intenzione) Ci coglie, qualche volta, alla sprovvista: magari nei luoghi meno frequentati...
Diana - (stessa azione di aianzi) Nngi. Non si tiene mai abbastanza presente che il deserto autentico solo nelle vie e nelle piazze del centro. (Vaga un po' per la scena) Per sono curiosi 1 tuoi ragazzi. Vieri gi come te. Consumato dalia febbre di primeggiare. Studia con premeditazione, pi per nuocere agli altri, si direbbe, che per giovare a s. E pu pensare a tre, quattro cose in una volta. Isa: hai fatto due uomini.
Isa - (senza nessun accento n amaro, n polemico) Da me non hanno preso nulla. Ma si ricordano di me.
Diana - S: quando hanno bisogno di qualche cosa.
Isa - (non risponde).
Diana - Va l, Isa: vedrai che ti dimenticheranno per i negozi, se uscirai con loro, col tempo. (Isa si alza e si avvia) Riusciranno. (a Marco) Pi di te. (rde) Mino vuol arc l'ambasciatore, e si esercita al calcio e al pugilato.
Marco - Ha un concetto positivo della politica estera.
Diana - Si prepara, evidentemente, a sostenere la tesi del disarmo.
Isa - (si allontana ed esce. Diana la segue con lo sguardo).
SCENA QUARTA
Marco - Diana- poi Isa e la Cameriera
Diana - Isolarsi. Per non essere soli.
Marco - (la guarda, questa volta, con sguardo fermo, diritto e serio).
Diana - E anche tua madre, che va da Clara.
Marco - Del resto, posso capire.
Diana - Amare per comprendere. Che scherzo,
Marco - eh? (Marco tace serio. Diana prosegue tra maligna e pietosa) Smetti, Catullo, di fare il ragazzo quel che perduto non domandare . Ah Marco! (seria) Tu cominci a innamorarti (Marco si mette a leggere una lettera gi aperta) di tua moglie. Ti avverto, Marco, che quella lettera l non Eu essere interessante perch l'hai gi tta. Sicuro, a innamorarti di tua moglie. Grave sbaglio farsene accorgere. Noi donne, gli uomini forti siamo abituate ;i figurarceli come grandi arche, diciamo pure, cassapanchc, silenziose. Magari vuote, ma rigorosamente silenziose. Te la immagini tu la radio su un aitar maggiore.' Tu, con Isa, hai parlato troppo. Hai voluto saper troppo; hai creato linesistente. (Marco chiude i pugni, dietro la schiena, che lei non si accorga, e tace, impassibile) Troppe domande, troppe domande! (ride) Ohi lupo, ricordatelo bene, non si deve fare agnello, altrimenti il primo a bastonarlo sar il guardiano delie pecore, che aveva del lupo un cos rispettoso terrore. (Si allontana, sena) Certo, ci sono cose che non si farebbero due volte.
Marco - Hai dei rimorsi, Diana ?
Diana - Io, s: la mia parte. E tu?
Marco - (con la malignit dei deboli) Ah, zia Diana!
Diana - (meravigliata piti che colpita) Oh! (con naturalezza) Questo, pero, da te, Marco, non me l'aspettavo, (sorride) Attento, Marco. Tu stai perdendo le staffe. E siccome suppongo cne non ti sia mai accaduto davanti ad una donna estranea, cos, io potrei anche vantarmi, capisci, del previlcgio, immeritato.
Marco - (a denti stretti) Zia Diana.
Diana - (si avvicina sorridendo) Marco: ora, noi ci odieremo per tutta la vita. Ha il suo bello anche questo: e c', senza dubbio, dell'ironia a ricordarsi cos, a un tratto, quello che non si saputo mai. Mi segui?
Marco - Attentissimamente.
Diana - Ecco, per esempio: Tu che non hai mai saputo che Isa era innamorata di te, ora che Isa ti sfugge tutto a un tratto, te ne ricordi. Di' la verit che daresti una buona parte delle tue vittorie per riavere per te un buon sorriso di Isa. Ti vedo spiare come Isa sorride al primo che viene a trovarvi, purch non sia dei tuoi. Altrimenti Isa non sorride neanche a lui. Caro Marco, non c' polso di uomo che tenga la fantasia: e a voler indovinare dove vanno le donne, ora per ora, col pensiero, c' da fare una lunga, lunga strada. Dove si smarriscono anche i pi agguerriti.
Marco - Difesa di classe.
Diana - E poi faticoso e disturba. (Marco, immobile, batte appena le ciglia) E ora, ci odieremo per tutta la vita. Per, sci bravo, tu. Sai dominarti. Se non fossero!e pupille che ti si stringono e ti allargano come quelle dei gatti. Ci patisci eh? (s allontana) Ecco: passato, vedi? Ora mi piaci, e sentirei perfino una voglia di darti un bacio. Ma...
Isa - Marco, ci deve essere qualcuno per te. (Entra la cameriera).
Cameriera - La Marchesa Treponti.
Marco - La faccia passare nel mio studio.
Diana - Ah! (ride) Trcponti ora ti manda la moglie fino a casa per trattare gli affari?
Marco - E tu, certamente, pensi che sarebbe preferibile che me la mandasse in qualche luogo remoto della periferia. (Esce).
SCENA QUINTA
Isa - Diana, poi Marco
Diana - Hai capito, l'allusione di Marco?
Isa - Che allusione?
Diana - Or ora e dianzi. La stessa cosa ripetuta due volte, oggi, in meno di mezz'ora!
Isa - Non l'ho capita.
Diana - Mi ha vista con Resina stamani.
Isa - Ah.
Diana - Alla periferia. Ha voltato il viso dalla parte del muro, ma, sotto sotto, sorrideva. Non c' di peggio che supporre il male, per crearlo. Per tu, a Marco, gli dovresti spiegare...
Isa - Ma, cara, tu non hai da render conto a nessuno.
Diana - Gi. La mia saviezza, da un pezzo maggiorenne. Volevi dir questo?
Isa - Io non volevo dir nulla.
Diana - Resina mi proponeva...
Isa - Qualche cosa di conveniente senza dubbio.
Diana - Per lui.
Isa - Sintende!
Diana - Vorrebbe farmi posare per la figura centrale di un gruppo.
Isa - Ossia, procurarsi una modella a buon mercato. Che posi...
Diana - Vestita.
Isa - Per ora.
Diana - Gi. Ma io gli ho risposto che poser per lui solo quando non far pi che Starimi per monete false. Allora s' infuriato non buffo? proprio in mezzo alla via, e giusto mentre passava Marco Resina ridicolissimo... In questo gruppo, io devo essere L'Angelo dei sogni .
Isa - Con due grandi ali.
Diana - Solo il Tempo di questo gruppo alato. Ha un'ala di piccione e una di pipistrello, perch, capisci, il Tempo va di giorno e va di notte. Tutti gli altri sono appiedati. Le Memorie e le Speranze: e anche l'Angelo dei sogni: io. Tutti a piedi con Resina. I suoi gruppi sembrano crocchi di affigliati alla malavita. Vien voglia di gridare: Circulez! Circulez, Messieurs!.
Isa - Perch gridi cos?
Diana - (sempre pi vivace, quasi con gioia) Resina morir senatore e io andr alle sue onoranze vestita di giallo come si sta sulla spiaggia del mare. (risata).
Isa - E intanto vai al suo studio
Diana - Io? No.
Isa - Brava, Diana. Hai imparato a mentire.
Diana - Bisogna difendersi.
Isa - (amarissima) Lo so... E cos, Resina, le sue bugie le modella, e tu, le tue le dici. Puoi andare ai suo studio quando vuoi.
Diana - (ride aspro)E chi ti ha detto che io voglio?
Isa - (con accorata intimit) Diana! Tu, almeno, guarda di salvartela la tua vita. Ne hai ancora, tu, se vuoi. Ci deve pur essere, in una esistenza come la tua, una felicit pi sicura che quella del mentire. Le menzogne, anche le necessarie, consumano, rodono, come una malattia. Noi siamo nate da gente dignitosa e superba: perci quando sbagliamo strada, siamo capaci di rancori sordi e lunghi quanto tutta la vita, contro noi stesse.
Diana - Per quello che abbiamo, o per quello che non abbiamo fatto?
Isa - Va! Va!
Diana - E dove ci sar mai restituito quello che ci fu sempre negato, a noi?
Isa - (con tranquilla disperazione) Tu dici a voce alta cose che passano appena appena come lampi tra il sonno e la veglia e colgono la coscienza alla sprovvista.
Diana -
Ah! dunque accade anche a te, Isa, di essere
colta alla sprovvista, tra il sonno e 'a veglia?
Isa - Va, va, cattiva creatura: va dove vuoi, anche tu.
Diana - Andr dove potr, anch'io. Come tutti.
Isa - Non hai pace e non la lasci agli altri.
Diana - (sempre a capo chino e come mormorato) Perch, forse, vi rappresento al vivo la vostra stessa pena. Ah!
Isa - (a denti stretti) Hh! La zia Diana!
Diana - (alza il viso, di scatto) Che accaduto, Isa, quella sera che io tornai e Luca non c'era pi?
Isa - Non accaduto nulla.
Diana - E perch Luca ha dovuto andarsene? (Isa non risponde) E poi, in tutti questi mesi, come se qui non ci fosse pi nessuno.
Isa - Non c' pi nessuno, per lui.
Diana - E tu (Isa non risponde) Tu perch non te ne sei andata via con lui, tu? Sciocca! Sciocca!
Diana - Eppure, solo cos io avrei potuto perdonarti di essere stata tra lui e me.
Isa - (aspra) Tra lui e te non c' mai stato nessuno .
Diana - E perch a Mora tu non vuoi che io vada adesso laggi da quel Resina?
Isa - Sciocca!
Diana - Perch ne hai rimorso. Te ne assolvo!... Sciocca! Sciocca!
Diana - Lo sai che ha scritto?
Isa - (impallidisce) Chi?
Diana - Luca.
Isa - A te?
Diana - Non a me, naturalmente. Ha scritto a Parodi. Non volevo dirvelo. Lo so da ieri, ma me lo tenevo per me. Tanto per avere anch'io qualche cosa di mio. (Ride) Poi, si sa, difficile tenerli, i segreti. Scappano di mano. Ora lo dico a Marco. Voglio vedere l'effetto. Godermi l'effetto. (Si leva di scatto. Corre alla porta dello studio di Marco) Marco! Marco! (appare Marco).
Marco - Che naif
Diana - Se ne andata la tua Treponti?
Marco - Felicemente; ma tu, che vuoi?
Diana - Ha scritto Luca.
Marco - A te?
Diana - (ride) Tutti la stessa domanda. A Parodi. A Parodi: ma io ho visto la lettera.
Marco - Che dice?
Diana - Che a Palermo si trova abbastanza bene. Ma che andr presto ad assumere la cattedra di Calcolo Integrale a S. Paolo del Brasile. San Paulo do Brazil!
Marco - Va a riprendersela. L'aveva fatta istituire lui. Ordinario o libero docente?
Diana - Ordinario.
Marco - Bene. ora che gli riconoscano il suo merito. Ne sono molto lieto. Sinceramente. Anche se questo riconoscimento arriva un po' tardivo: come sempre, del resto, per i migliori... E star via un po' di tempo?
Diana - Un p di tempo.
Marco - E allora, (mentre parla, acquista involontariamente un leggero tono oratorio) gli sembrer pi bello, quando avr da tornare, questo nostro paese, che, cos piccolo, a ingegni assai da sparpagliarne per tutto il mondo.
Diana - Difatti, non l'ingegno che manca, da noi.
Marco - Sono certo che porter alto il nome d'Italia all'estero. Un onore per noi e per lui una soddisfazione. (Guarda l'orologio) lo non ho tempo ora di scrivergli, ma tu, Diana, ti farai dare l'indirizzo da Parodi, se l'ha... e gli scriverai.
Diana - Lui, a noi, non ha scritto.
Marco - Gli scriverai lo stesso: scrivetegli anche a nome mio. Spiegategli che la mia vita ora un turbine, un moto vertiginosamente accelerato, ma che, per ogni evenienza, si ricordi che io, ora sono in grado di giovargli, molto lieto se potr fare qualche cosa per lui, e, in ogni caso, tutto e sempre a sua disposizione.
Isa - (Rapido sguardo tra le dite donne. Si sente una vettura arrivare).
Marco - Ecco la mamma, (lisce incontro alla madre. Diana ride forte, di un riso nervoso, spasmodico).
Diana - Isa! Isa! Isa! Hai visto? Hai sentito? Ah Isa! (seria) Quattro belle parole rotonde, sonanti, appropriate (ride) adeguate e tutto va a posto da s. (Con ferocia)
Isa - Bisognava avere coraggio! Avere coraggio, bisognava! (tagliente) Del resto, sei ancora in tempo. Vattene!
Diana - Oh!
Isa - Non voglio pi vederti
Diana - Cos importante sono diventata?
Isa - Non tornare mai pi, hai capito. Non voglio pi rivederti Mai pi.
Diana - E se io me ne vado, chi resta con te? Donna Barbara gi qui, colla vettura che la porter alla stazione.
Isa - Vattene, ti dico. Vattene. Vattene subito. (entrano Barbara e Marco).
SCENA SESTA
Diana -Isa -Marco - Barbara
Diana - (disinvolta e gioviale) Donna Barbara, se arrivava un momento fa, mi cacciava via come una pessima consigliera. Addio, Isa. Ti riconduco i figlioli. Fino al cancello, fino al cancello! Poi vado a fare l'Angelo l'Angelo dei sogni Arrivederci, Donna Barbara e si ricordi che a modo mio, le ho voluto bene. (Esce di corsa).
Barbara - Addio, Marco.
Marco - Arrivederci, mamma. Ci rivedremo presto, no?
Barbara - (senza nessuna convinzione) Certo. Certo. (Si volge a Isa: la profonda disperazione del suo sguardo riflette quel la che nello sguardo di Isa).
Marco - Accompagnamola alla stazione, Isa!
Barbara - (dolce, ma energica) No. No. Vado sola. Non voglio nessuno. Addio, Isa (Si avviano verso il fondo. Marco rientra nello studio con un elenco telefonico). Mamma!
Barbara - Vorrei poter ritornare.
Isa - (scuote il capo) Addio! Mamma. (Barbara esce).Isa (triste, riprende il suo libro, non legge, s volta ancora verso la parte donde uscita Barbara. In quel momento Vii ri attraversa la veranda).
SCENA SETTIMA
Isa - Vieri
Isa - (con un grido) Vieri! Vieri!
Vieri - Mamma: che succede? Perch ?
Vieri - Pareva che tu gridassi aiuto.
Isa - (sorride) Che ci sarebbe di strano? Bisogner pure che ti abitui ad essere l'aiuto di tua madre, Vieri.
Vieri - Hai visto eh? La Juventus; ma tu non te ne intendi.
Isa - (con interesse improvviso) La Juventus? Ma s! Ma S: certo, la Juventus, raccontami. (Lo attrae a s) Raccontami della Juventus, caro.
Vieri - Tre a zero. Ma non poteva essere a meno. (tutto gioioso) Si sono decisi finalmente a prendere Mcazza e Banchero. E allora...
Isa - E allora, s'intende, che a te fa piacere che abbiano preso Meazza e Banchero, no?
Vieri - Che si domanda?
Isa - (gioiosa) Eh gi. Gi. Un buon acquisto, un buon acquisto.
Vieri - Tre a zero!
Isa - (abbracciandolo) Che bellezza!
Vieri - E domenica Austria e Italia! Questa volta vinciamo noi.
Isa - (con entusiasmo) Senza dubbio, senza dubbio.
Vieri - Che ne sai? tu?
Isa - (interdetta) Eh dico cos; dico cos.
Vieri - A idea. Ma si vede che non te ne intendi: altrimenti sapresti che non poi cos sicuro.
Isa - (fissando il suo figliuolo negli occhi. Con tenerezza) Vieri!
Vieri - Vedrai. Sul nostro terreno hanno da ripagarla dei fischi dell'ultima volta, quei villanzoni.
Isa - S, s. (Esaltandosi, ma col nodo alla gola) Quei villanzoni, villanzoni. Ma la pagano, s.
Vieri - Domenica. La gara decisiva.
Isa - Dove? Dove? Dove? (Fa un ultimo tentativo disperato).
Vieri - Allo Stadio.
Isa - Bene, Vieri: e allora, domenica, ecco, ecco, se domenica io venissi allo stadio con te?
Vieri - Bell'idea! E che ci vieni a fare? Non ci capirai nulla. Eh s, storie! Credi che si possa cos, da un giorno all'altro, improvvisarsi tifosi? Mino gi pi al corrente di te.
Isa - (dissimulando la sua tristezza, con un sorriso) Allora...
Vieri - Allora io direi che tu andassi piuttosto a vedere qualche cosa di pi interessante per te. Inutile, no, spendere dei quattrini per annoiarti? No?
Vieri - Isa hai ragione.
Vieri. Posso andare?
Isa - Va pure. (Vieri esce).
SCENA OTTAVA
(Isa si rimette a sedere. Assorta. Poi si scuote. Si alza. Non sa che fare. Accende la fiamma sotto il samovar. Dalla laterale entra Marco. Ha in mano un telegramma. raggiante. Rapidamente si dirige al telefono a muro).
Marco - (passando) Sei sola, Isa ?
Isa - (senz'astio e senza importanza) Sono con te.
Marco - (sogguarda un attimo. Poi, con mano nervosa, forma il numero. occupato. Marco ha un moto di contrariet). Bene (si rivolge d nuovo ad Isa agitando il telegramma) Sai che c' qui? una grande notizia. La Diga ci stata aggiudicata.
Isa - Volevi avvertire Glisenti.
Marco - E occupato, quell'asino. (Breve pausa) Ebbene, Isa ? Non ti fa nessuna impressione questa notizia? Eppure una vittoria importantissima.
Isa - Mi ci hai abituata. Vinci sempre, tu.
Marco - Il pi grande bacino idroelettrico d'Italia: forse il pi grande del mondo: un'opera gigantesca. Affidato a noi.
Isa - Non mi meraviglia.
Marco - Ah se credi che sia stato facile.
Isa - Se fosse stata facile, non era impresa da te.
Marco - E non hai altro da dirmi, Isa ?
Isa - Sono contenta. Per te.
Marco - E per te, no?
Isa - (sorride) Io non ho merito, tu sei un grande uomo.
Marco - (rif il numero. ancora occupato. Riappende il microfono con ira. Poi si rivolge a Isa e sorride a sua volta). Vicino a un grande uomo dicono che ci sia sempre una grande donna.
Isa - Anche pi di una.
Marco - Io ne ho una sola.
Isa - Tua madre. E se n' andata. E tu resti un grande uomo. (Sorride).
Marco - (altro tono) Isa!
Isa - Si?
Marco - Giochiamo a nasconderci?
Isa - Io non gioco.
Marco - La vita una cosa seria. (Nervoso, si mette in bocca una sigaretta).
Isa - Lo so (porge un cerino, gli accende la sigaretta e gli porge il portacenere).
Marco - Non si butta via.
Isa - No.
Marco - Non si sperpera.
Isa - Tanto pi che si consuma tanto bene da s.
Marco - (batte il piede) Bene. Ma tu non metti nessuna volont...
Isa - (crolla il capo) lo non ho pi voglia di avere volont.
Marco - Isa!
Isa - No, Marco. Non ho colpa io se sono cos. Vorrei essere diversa. Non posso. Ma tu, Marco, non devi.
Marco - Che cosa, non devo?
Isa - Non devi. Non vale la pena.
Marco - (la prende per le spalle) Nulla, per te, vale pi la pena.
Isa - lo non conto.
Marco - Neanche Vieri, ne Mino.
Isa - (sorride un po' triste) Non hanno pi bisogno di me.
Marco - (con calore un po' enfatico) E credi che si potr andare avanti cos?
Isa - Si potr.
Marco - (si infuria) Ma, Isa!
Isa - Vedrai che si potr.
Marco - Vivere cos.
Isa - Io ti voglio bene, Marco .
Marco - Come estranei.
Isa - Io, qui, ci sar sempre. Per accompagnarti fino al cancello quando devi andare, e per aspettarti al cancello quando tornerai.
Marco - E credi che basti?
Isa - (ora in ribellione) E che cosa vuoi, ancora?
Marco - (sta per esplodere. La afferra alle spalle quasi brutale).
Isa - Alle corte... Isa lo contempla con molta calma. Squilla il telefono. Marco accorre premuroso. , di nuovo, tutto rianimato, raggiante, gioviale) Glisenti! Perdio Tutta la mattina che ti cerco. Ma si. Poco fa. E va bene: lo so che ti fa piacere. Certo. Leghiamo il nostro nome s, va bene, il mio ma deve pur essere un onore anche per voi, i miei collaboratori valorosissimi. Dipendenti e va bene diciamo pure dipendenti. Certo che l'impresa gigantesca. Va bene. Vengo subito. Noi prepareremo i tracciati del plastico. Va bene. A tra poco. Ma s. Mi vieni a prendere colla tua macchina. pi semplice. A tra poco.
Isa - (prima che questo entusiasmo si smonti, per non tornare al tono di dianzi). Comincerete subito i lavori?
Marco - Subito? Che idea! E come vuoi che cominciamo subito? Bisogner aspettare Testate, no? Quando tutti i torrenti sono in magra, no? (come tra s) Un'opera gigantesca. Quando sar costruita, sembrer ancora un'audacia favolosa. (A Isa, seguitando) E poi ci sono tutte le pratiche.
Isa - Tu riuscirai ad abbreviarle. Quando vedono qualcuno deciso.
Marco - Questo s. Tutti si muovono secondo il ritmo che uno solo pu imprimere, se energico e, soprattutto, vede chiaro.
Isa - Ecco. Vede chiaro.
Marco - (si anima) Hanno fatto di tutto per portarmela via, questa impresa.
Isa - Si, vero?
Marco - Una lotta a coltello Ma hanno picchiato contro un muro.
Isa - Come sempre. Ma dimmi dimmi come sar la tua opera nuova.
Marco - Immagina una valle di dodici quindici chilometri. Chiusa tra i monti come in un anfiteatro Da una parte sola, spaccata a piqco. La natura ha fatto miracoli. E noi chiudiamo con uno sbarramento gigantesco. Da far paura. E creiamo un lago artificiale. Grande come il Fucino, pi che il Fucino. Lo vedrai. A quasi mille metri di altezza. Cambicremo faccia a tutta una regione che un decimo delia superficie d'Italia. Luce, forza motrice, irrigazione Questa plaga da lupi noi la riduciamo un giardino. Un giardino, un granaio, un frutteto, un vigneto. Si popoler Sar grande, e contenta. Voglio che questa gente sia molta.
Isa - Ecco. Molta. E felice. Tu hai data tanta felicit a tanta gente.
Marco - E tu verrai con me.
Isa - (ripresa dalla realt) lo? Che c'entro, io?
Marco - Tu verrai con me. Vedrai i lavori l'inizio e poi a intervalli li vedrai crescere. Sai? Le opere sono come gli uomini Nascono. Crescono. Vivono cambiano fisionomia, hanno, come gli uomini, l'in fanzia, cos, senza ancora la loro forma, appena accennata l'adolescenza con tutta la freschezza dei mutamenti gra duali la maturit. Verrai. Vedrai. una gioia.
Isa - Una grande gioia.
Marco - E ti porto con me anche nella fase preparatoria. A Roma a Parigi a Londra perch gli interessi saranno molti e vedrai che lavoro da giganti la realizzazione di un'opera considerevole. Isa! Isa! Isa! Ti porto con me, dappertutto. Voglio che tu ti muova. Che tu mi sia vicina Che tu veda e ti rallegri una vita diversa Che vuoi fare qui sempre tra queste pareti? Andiamo. Cominciamo subito. Usciamo.
Isa - No, Marco
Marco - (con rabbia) E allora mi sono sbagliato.
Isa - Ma no, Marco. Perch vuoi fare cos? Io sono un animale domestico, Marco. Io ti aspetter. E tu ritornerai, sempre. E mi dirai. E starai qui, a riposarti un poco. E poi, tu riparti e io comincio ad attendere di nuovo.
Marco - Ma Perch?
Isa - Ma pergh non pu essere che cos, lo sono un animale domestico. Con le sue predilezioni. I suoi affetti. I suoi ricordi.
Marco - Gi!
Isa - Qui ogni cosa per me legata a qualche presenza. (Sorrde) Io vivo l'altro tempo. Anche tu: ma per te l'altro tempo domani. Per me ieri. Va l. Marco. Va solo. E credi a me non perdi nulla. una condizione invidiabile.
Vieri - Babbo L'ingegnere Glisenti ha mandato la sua macchina. Vuole andare al Quartale a vedere.
Marco - Ah bravo. Isa. Si va a vedere il plastico dell'opera nuova. Basta a farsene una idea.
Vieri - Mi porti, babbo?
Marco - E perch no? Andiamo. Tutti e tre. Due ore di passeggiata. E torniamo. Per l'ora di andare a tavola. Su, Isa.
Isa - No, no. (Breve pausa).
Marco - Va bene (energico, con gioia, forzata, rumorosa) E allora, mi porto Vieri.
Vieri - (batte le mani) S. S.
Marco - (solleva Vieri sulle braccia) E ti porto anche laggi.
Vieri - (come suo padre) Bene.
Marco - E la mamma, perch fa tante storie, rester qui. Andiamo! Va a metterti un pantoncino.
Vieri - Bene.
Marco - E raggiungimi alla macchina.
Vieri - Bene.
Marco - Via! March! (Si allontanano dal fondo)
Vieri - E i pigri a casa!
Marco - In castigo. Tutti e due in castigo. (Escono rumorosi).
(Quando la macchina si allontanata, Isa si alza, chiude le finestre e le porte. Fa una luce quasi di penombra. Va nell'altra stanza. Attacca il disco dell'Andante dell'Appassionata Rientra, s mette contro una spigolo, colla faccia rivolta verso la porta della sala donde giunge il suono. E resta l ferma, come in attesa d impossibili presenze).
TELA
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