Mario e Maria

 


(1915)

Commedia in tre atti

di Sabatino LOPEZ

Rizzoli Editore Milano - 1960

PERSONAGGI

MARIA

LA BARONESSA DI KRUBELICH

LUCIETTA

ETTORE FRECCI

IL BARONE DI KRUBELICH

ADOLFO PREVEDN

TOMIOTTI

DAINELLI

ROMIATI

A Venezia. 1915.

Alla memoria del mio piccolo Cesare

ATTO PRIMO

Un salottino elegante in casa di Maria, che d su di un Canale. Quadri alle pareti. Pianoforte. Una vetriata sul fondo.

(La scena vuota. Una scampanellata interna. Dopo un minuto entra Lucietta seguita da Adolfo.)

LUCIETTA (alla porta di sinistra, a Adolfo) Che passi, che passi. (Poi chiama) Signorina Maria, signorina Maria!

MARIA (di dentro) Oo!

LUCIETTA C' Suo cugino.

MARIA (di dentro) Vengo subito.

LUCIETTA (a Adolfo) Ha sentito? Viene subito.

ADOLFO Benissimo. Io, per l'esattezza, non sono il cugino della signorina Maria: sono il cugino della sua povera mamma. E difatti non abbiamo lo stesso cognome: lei Delcamn, io Prevedn. E poi anche l'et, parla. Ho pi di cinquant'anni, sai. Quasi sessanta. Si vedono? - Sii schietta. Si vedono?

LUCIETTA (indifferente) Non saprei.

ADOLFO Eh, s: il luned, il mercoled, il venerd, si vedono: perch non mi faccio la barba.

LUCIETTA Se intanto vuol accomodarsi... Guardi, l c' la Gazzetta.

ADOLFO Come se non la sapessi a mente. L'ho letta a Treviso... e l'ho riletta in treno. Ho spiegato anche la sciarada: Vapore . Il mio primiero corre, il secondo un fiume, il terzo... Ma non vuol dire: ti ringrazio ugualmente della buona intenzione. - E se hai da fare, va' pure.

LUCIETTA Riverisco. (Esce a sinistra.)

(Adolfo guarda attorno curiosamente.)

MARIA (vestita con abitino semi-maschile, colla zazzerina bionda, corta, saluta, di sulla porta) Buond, Adolfo. Hai fatto buon viaggio?

ADOLFO (la guarda poco convinto, ma non troppo sorpreso di vederla a quel modo) Buono. E tu? Tu, voglio dire, stai bene? Domando di salute, perch di aspetto si vede... che stai male.

MARIA (sorride) Perch?

ADOLFO Perch stai male. Le donne mi piaccion donne.

MARIA (maliziosa) Ancora?

ADOLFO (offeso) Come, ancora? (Poi, debolmente) Ancora. Non mi pare di essere un vecchio cadente.

MARIA Cadente, no.

ADOLFO Parliamo d'affari, piuttosto.

MARIA Ma s, parliamo d'affari. (Gentilissima) Vuoi una sigaretta?

ADOLFO (seccamente) No.

MARIA Vedi come sei? Sei poco gentile. Invece di offrirne tu a me...

ADOLFO Io non d tabacco alle donne.

MARIA (trae di tasca un porta-sigarette e accende una sigaretta) Ma le donne fumano ugualmente.

ADOLFO Dunque: affari. I Martinez sono esausti. Naturalmente non lo confessano, ma l'ho capito da un colloquio che ho avuto col loro legale. La causa si trascina da mesi, sicch sono disposti a transigere se tu riconosci loro il diritto a quello che essi chiamano un indennizzo, un compenso. Dimmi se in massima accetti di transigere: poi, se mai, discuteremo la misura.

MARIA Tu che ne pensi? Sai che ho piena fiducia in te. Sei rustico, ma scrupoloso e incorruttibile.

ADOLFO Ti ringrazio. Siccome per i denari sono tuoi e devi pagare tu, non io, cos prima di concludere sono venuto a chiederti, lo ho fatto lontanamente sperare: niente di compromissorio. Ventimila. Credo che con ventimila subito i Martinez si taciterebbero. Le parole sono brutte, ma la cosa mi pare buona. I Martinez, come ti ho sempre detto, non hanno diritto a nulla. La loro richiesta dal punto di vista legale temeraria. Ma tu ti toglieresti un fastidio. E anche moralmente faresti una buona cosa. E la gente approverebbe.

MARIA Delle approvazioni della gente non me ne curo.

ADOLFO (calmo, ma canzonatorio) Si capisce: basta guardarti. - Ma, insomma, i Martinez sono dei poveri diavoli. - Pi poveri che diavoli. - E contavano almeno su un boccone di eredit. Invece non hanno avuto nemmeno una briciola. Tu di il boccone. Ventimila. E non corri l'alea di una sentenza contraria: quando si va in Tribunale tutto possibile, anche vincere quando si ha ragione. Ma non accade spesso. Se vuoi il mio parere... Lo vuoi?

MARIA Sicuro! Te l'ho anche chiesto.

ADOLFO Io darei le ventimila.

MARIA E tu da' le ventimila. Ti ho detto che ho piena fiducia in te.

ADOLFO Allora, se mi riesce, concludo? Le pago senz'altro? (Maria acconsente col capo.) detta. - E con questo tutto finito. Fra otto giorni al pi tardi ti porter i conti. (Le batte sulla spalla.) Va' l, ti andata bene. Se non ti resta il milione, poco ci manca. Che brava donna quella tua zia di Barcellona!

MARIA Bravissima. Chi sa mai perch avr lasciato a me tutto il suo.

ADOLFO (tranquillo) Perch era pazza.

MARIA Grazie.

ADOLFO Scusa: come ha lasciato a te, poteva lasciare a me... o al Patriarca di Venezia, o al Presidente della Camera dei Deputati. A tutti, e a nessuno.

MARIA No. Io ero sua nipote, dunque...

ADOLFO Nipote di suo marito, dal quale era divisa dopo sei mesi di matrimonio. Almeno i Martinez, pur non essendo che lontani parenti, si chiamavano Martinez come lei. E ti aveva veduto tre volte in tutta la vita! Se non era matta lei, domando...

MARIA Quelle tre volte le son piaciuta. E non ho adoperato alcun artifizio per piacerle. Sono stata meno che gentile. Appunto perch non sospettasse che volessi entrare nelle sue grazie per i quattrini... Figurati! Mi conosci oramai. - Ma forse appunto quella mancanza di ogni servilismo da parte mia, le piaciuta. Mi ricordo che l'ultimo giorno che fu a Venezia, mi disse: Un giorno o l'altro aspettati qualche cosa da me. Sar una sorpresa . - Io aspettavo, non so... una mantilla, una chitarra, magari una lama di Toledo... Invece niente. Chi ci pensava pi! Malattia, morte, telegramma del console: erede universale... Gran brava donna, gran brava donna... Cinquantamila lire ho dato allo scultore per il monumento funebre. Se lo merita!...

ADOLFO Ma s. - E ora che fai? (Semplice) Ti sposi?

MARIA (stupita) Con chi?

ADOLFO Ah, con chi vuoi. Con chi ti pare... Sei sola, padrona di te e sei diventata anche ricca. Un anno fa dovevi essere scelta, ma adesso c' il milione... dunque puoi scegliere. Non hai che da allungare la mano, perch gli uomini siano tutti per te.

MARIA Vedremo. (Sorridendo) Intanto... tu mi sposeresti?

ADOLFO Se tu ti vestissi in un'altra maniera!

MARIA Vedi che non basta nemmeno il milione per sposare chi si vuole. Metti che avessi un debole per te? Niente. Ma sei difficile!

ADOLFO Anzi, sono facilissimo. Ma sono normale. Detesto l'eccentricit, la stravaganza, il menimpipismo. - Io non mi so spiegare...

MARIA (calma) Che cosa non ti sai spiegare? Vedr di aiutarti.

ADOLFO Perbacco! Sei una bella donnina... (si corregge) saresti una bella donnina, e ti riduci a quel barbaro modo: n carne n pesce!

MARIA (sorridendo) Carne ce n' cos poca... Non vedi?

ADOLFO Gi: ma non occorre per questo che tu ti faccia buffa, e sfidi il ridicolo.

MARIA Oh per l'amor del cielo! il ridicolo! - Il ridicolo... la moda di sei mesi fa, o la moda di fra sei mesi: il cappellino che tutte le signore portavano ora un anno, o il cappellone che porteranno tutte la primavera ventura. Volta a volta ridicolo bere acqua da tavola... o bere vino... o bere latte... o non bere affatto. stato ridicolo che una donna fumasse: oggi ridicola una donna che non fumi.

ADOLFO Non tanto. E poi, sia: ma non mi dirai che fra sei mesi non sar pi di moda che una donna porti le gonnelle.

MARIA Chi lo sa!

ADOLFO (protesta) Ah, questo!

MARIA E intanto, anche se mi vestissi da uomo, non sarei la prima. E non sarei neanche l'ultima. Rosa Bonheur era una grande pittrice.

ADOLFO Di animali.

MARIA Ah! Lo sai? (Concedendo) Di animali. Ma i suoi quadri sono al Louvre, e portava i calzoni. Giorgio Sand era una donna.

ADOLFO Una romanziera: so anche questo.

MARIA I suoi libri sono in tutte le biblioteche e anche lei portava i calzoni.

ADOLFO Ma tu mi devi dimostrare questo, cara: che i quadri di Rosa Bonheur o i romanzi di Giorgio Sand sono belli perch sono stati dipinti o sono stati scritti da donne in pantaloni, invece che da donne in sottane.

MARIA Forse.

ADOLFO Oh Sant'Antonio benedetto... non mi far dir spropositi!

MARIA (pi energica) Forse. Se quelle l avessero portato anche nelle vesti la nota femminile, se invece di sviluppare la nota maschia che era in loro - la indipendenza, il coraggio, lo spirito d'osservazione, la nerezza - avessero carezzato, coltivato la delicatezza, la malizia, la tendenza alla menzogna, non sarebbero riuscite quello che furono.

ADOLFO Benissimo. E tu che cosa sei? S: e cosa scrivi? Che mai dipingi?

MARIA Io? niente. Figurati! Ho fatto scuola quando ero in miseria, ma adesso... ho l'obbligo di non far nulla per non prendere il posto a qualcuno. Sto a vedere.

ADOLFO Bene. E qualora tu avessi i calzoni?

MARIA Starei ugualmente a vedere.

ADOLFO Ecco. E allora, per stare a vedere, puoi rimanere ugualmente in gonnella. A che ti servirebbero i calzoni?

MARIA Se non altro a darmi maggior libert di movimento. La sera, quando esco coi miei amici, chi mi vedesse con loro mi scambierebbe per un giovanotto o per un giovanetto, non per una cocotte o per l'amante di uno di loro, come forse pensa nel vedermi sola donna fra tanti uomini. E anche i miei amici sarebbero pi liberi nei loro discorsi, nei loro apprezzamenti, e non proverebbero l'eterno inciampo della presenza di una donna. E poi, e poi... (Sorridendo) Io ho ventisei anni: hai capito? ventisei anni! Per ragazza sono quasi vecchia, per uomo sarei quasi un ragazzo.

ADOLFO Quest'ultima ragione la buona. Dunque: volont di apparire pi giovane. Vesti maschili, ma civetteria femminile.

MARIA Niente, niente femminile. Tu che sei uomo, che ci tieni a esser uomo, non ti tingi i baffi?

ADOLFO (un po' scosso) Mi tingo... mi tingo...

MARIA (recisa) Ti tingi. Alla tua et?

ADOLFO La mia et, la mia et...! Quando avrei dovuto tingermi? quando ero nero del mio?

MARIA Ma io non mi tinger mai, nemmeno quando sar vecchia.

ADOLFO Io non mi son vestito mai da donna, nemmeno quando ero giovane.

MARIA (d in una lunga risata) Va' va' che saresti bello. Ti vorrei vedere. Invece io, vestita da Mario, sarei carina.

ADOLFO Come hai detto? Vestita da Mario?

MARIA S. - Ah! il giorno che mutassi d'abito vorrei cambiare anche nome. Per gli amici io gi sono Mario. Sono un amico, non un'amica. E gli amici gi mi chiamano Mario e mi trattan da Mario.

ADOLFO E io vi tratto da matti tutti quanti.

MARIA Perch?

ADOLFO Perch s. E tu pi matta di tutti, che vai sciupando il pi bel fiore, il pi bel profumo, la pi bella gemma della donna.

MARIA Quanta roba... Fiore, profumo, o gemma? Decidi. E quale sarebbe secondo te questo profumo?

ADOLFO Il pudore.

MARIA No, tu confondi l'ignoranza col pudore. Ma l'ignoranza del convento, l'ignoranza della casa di campagna isolata dal mondo, non pi possibile, non dico a una ragazza vecchia come me, ma a una bambina di dieci anni. A ogni gita in vaporetto, in ogni sala di cinematografo, le ragazzine perdono un po' di quello che tu chiami pudore e che io chiamo ignoranza. E pi avanti con gli anni peggio. Se ci tenete in casa a ingrassare come tante gallinelle, e sgobbate voi, soltanto voi uomini... eh? ma quando della moglie, o della sorella o dell'amorosa ne fate una maestra, o una dattilografa, o una commessa, o comunque la gettate in mezzo alla folla perch sia produttiva, dovete rinunziare alla sua santa ignoranza, al suo pudore, come lo chiami tu, al fiore, al profumo, alla gemma... per farne la gallina dall'ovo d'oro. Tu vorresti l'ovo e la gallina? Eh, no, caro, sarebbe comodo, ma troppa roba: o l'ovo o la gallina.

(Tre voci di dentro, dall'acuto al grave, caricaturali)

PRIMA VOCE Si pu?

SECONDA VOCE Si pu?

TERZA VOCE Si pu?

MARIA (verso la porta) Un momento.

(Le tre voci di dentro, sempre in tono diverso)

PRIMA VOCE Non si pu.

SECONDA VOCE Non si pu.

TERZA VOCE Non si pu.

MARIA (a Adolfo) Di' un po': sono tre amici, tre artisti...

ADOLFO Quelli che ti chiamano Mario.

MARIA S. Li vuoi vedere o non li vuoi vedere?

ADOLFO Lo chiedi a me? Sei in casa tua, dunque..

MARIA (verso la porta) Avanti.

(Le tre voci di dentro sempre in tono diverso)

PRIMA VOCE Avanti.

SECONDA VOCE Avanti.

TERZA VOCE Avanti.

(La porta si apre ed entrano Tomiotti, Dainelli, Romiati.)

I TRE Ciao, ciao, ciao.

MARIA Ciao. (Presenta) Il ragioniere Adolfo Prevedn di Treviso, mio cugino e mio uomo d'affari. Il pittore Romiati, lo scultore Dainelli, il pittore Tomiotti.

(Inchini e strette di mano.)

DAINELLI (a Adolfo) Ah, il signore di Treviso. Bella citt Treviso. Non ci sono mai stato. Ma ci ho un cliente che mi ha comprato un mezzo busto e una figura al vero. Tutte le mie simpatie per Treviso.

TOMIOTTI Io invece ho avuto un'amante di Treviso. Un bel giorno scapp portandomi via l'orologio che dovetti poi riscattare al Monte di Piet. Non conosco Treviso, ma non mi piace.

ADOLFO (gentilmente a Romiati) E Lei cosa mi dice di Treviso?

ROMIATI Io, niente. - Lei, signor Prevedn, a Venezia di passaggio o si ferma?

ADOLFO Di passaggio. Son venuto per parlare con Maria, (si corregge) pardon, con Mario; mi sono messo d'accordo con lei e riparto stasera.

TOMIOTTI Fa benissimo. Cio, benissimo... Lei ragioniere, se parte avr le sue ragioni per partire. Sa come diceva Marco Visconti? Bella citt Lucca, ma non Milano - Bella Treviso, ma non Venezia. E per questo noi restiamo a Venezia.

ROMIATI (tranquillo a Adolfo) Non lo giudichi male: si libera con molta lentezza di una piccola sbornia che ha preso iersera.

TOMIOTTI (a Adolfo) Treviso citt interna...

ADOLFO (con comica umilt) Eh, s, disgraziatamente.

TOMIOTTI Senz'acqua.

ADOLFO Tutta acqua minerale (malizioso)... ma c' molto vino.

TOMIOTTI Voglio dire senza mare. Io, vede, potrei riconciliarmi con Treviso e le potrei procurare il mare. Le potrei vendere una bella marina che ho finito appunto ieri. Lei la metterebbe a capo del letto: la mattina si sveglierebbe con l'acqua in camera. Ci pensi! Mare calmo, in bonaccia, e una barca chioggiotta in fondo. Per un uomo d'affari c' anche il simbolo: mare in bonaccia, e in ogni caso una vela. In termini poveri: mare in bonaccia, gli affari vanno bene e chi ha da pagare, paga , ma se gli affari vanno male, alla peggio c' la vela per piantar baracca e burattini. (Alla maniera di Ferravilla) Ha capito il simbolo? Vendo a poco ma a contanti. Venga a visitare il mio studio.

ADOLFO (sorridendo) Volentieri, se non partissi. Devo partire stasera.

ROMIATI (canzonatorio a Tomiotti) Sar per un'altra volta.

TOMIOTTI (a Adolfo) Ma ci conto. (Indicando Romiati) Non vada da lui. Lui non fa che figure: specialista in nudi. Belle donne, ma eccitanti. Fanno spendere quattrini: non pittura adatta per un uomo d'affari.

MARIA (che intanto ha offerto delle sigarette) Ma mio cugino anche uomo di mondo.

ADOLFO Eh, s, difatti possono giudicare dall'abito.

MARIA Che vuol dire? Sei in viaggio. E in viaggio professionale. Quando io davo lezioni di tedesco...

TOMIOTTI Ci siamo. Alle lezioni di tedesco, ci siamo.

MARIA Che ? Ne parlo spesso? Naturale. Prima della eredit, della famosa eredit, ero una maestrina... Voi lo sapete meglio di me.

TOMIOTTI Appunto perch lo sappiamo. - Bene, fuori: che cosa ti successo di straordinario quando davi lezioni di tedesco?

MARIA Crepa. Non lo dico pi. - Ditemi piuttosto voi, ragazzi: la vostra visita mi graditissima, ma che siete venuti a fare?

TOMIOTTI (volgendosi agli altri) Non ha mica torto. Cosa siamo venuti a fare? Ah!... niente. Noi due, Dainelli e io, eravamo insieme quando abbiamo trovato Romiati al Ponte della Paglia e... (Sospende.)

MARIA S. Avanti.

TOMIOTTI Allora abbiamo detto: in due ci si annoiava: almeno adesso... ci si annoia in tre. Guardiamo se ci riesce... di annoiarci in quattro. E siamo venuti sperando anche in un ristoro, perch fa un gran caldo.

MARIA (sorridendo) In termini poveri, volete bere.

DAINELLI Ecco: e se ci fossero non rifiuteremmo nemmeno dei biscotti.

TOMIOTTI Con prosciutto. Dacch siamo a chiedere, con prosciutto.

MARIA Ma s, ho capito; vado e provvedo. Vi faccio preparare di l. (Esce.)

TOMIOTTI (ad Adolfo) Sa che una gran brava ragazza quella Sua cugina?

DAINELLI Buona, allegra, intelligente, alla mano...

ROMIATI Purch non prenda marito.

TOMIOTTI In ogni caso io mi far presentare al marito. una compagna troppo simpatica.

104

ADOLFO (trae un sospiro) Ah! Non possono immaginare il piacere che provo sentendo che dicono una buona compagna, chi sa che non prenda marito , insomma che la considerano ancora una donna... Eh, s, perch lei mi aveva detto che per voi un amico, un uomo, Mario.

DAINELLI S, un uomo, nel senso che noi ci dimentichiamo che una donna giovane e graziosa. Ma non potrei giurare che nella nostra amicizia scambievole non ci sia una punta di gentilezza, di tenerezza che non ci sarebbe se non fosse una donna. Come certe bibite un po' troppo forti, temperate da un po' di cedro o da qualche goccia di sciroppo. Ma, in un certo senso, Maria non ha torto di dire che un nostro amico.

TOMIOTTI Si figuri che anche il nostro cassiere. Badi, veh, che ci ricorriamo di rado. Io non le ho mai chiesto un soldo... se non quando diceva di sentirsi uomo. Ha capito il simbolo? Dovere denari a una donna, mai! Quando ci fa da cassiere allora veramente Mario.

ROMIATI Ogni tanto, poi, le diciamo i nostri piccoli crucci, e lei ci carezza un poco, ci consola un poco, si intenerisce un poco, e allora Maria.

TOMIOTTI Ma guai a dirglielo che Maria! Lei non vuol essere che un compagno, un camerata. Lei fuma, non perch le piaccia fumare, no, ma perch fumare da uomo. E ogni tanto le sfugge una parola grossa; ossia, le sfugge: la cerca, perch da uomo. E magari, anche, chiede a qualcuno di noi un piccolo prestito per ventiquattr'ore, senza averne bisogno, perch cos uomo fra uomini. il suo piccolo tic. Ognuno ha il suo tic. L'ha ereditato; nato con lui; se l' fabbricato, tanto per averlo. E lei ha il ticchio d'essere Mario, mentre tanto Maria.

ADOLFO Gi, ma non tutti sanno; e anche se sapessero non tutti giudicano come Loro. Questo tic mi pare che si aggravi. Io sono l'uomo d'affari di Maria, ma sono anche il suo solo parente. Curo i suoi interessi, nutro molto affetto per lei e non voglio che si pregiudichi.

DAINELLI In che? Nel concetto della gente? Ah, Venezia immortale ha visto tante cose che non si turberebbe nemmeno se quella graziosa donnetta indossasse vesti maschili come dice di voler fare.

ADOLFO Ah, lo ha detto anche a Loro?... Non dunque una frottola. Quella ragazza mi pare che si avvii per una brutta strada.

ROMIATI Ma no, non abbia paura per lei. E non abbia paura nemmeno di noi. Creda, poche donne sono rispettate come lei anche se non le diamo della signorina ogni due parole. Il primo che le mancasse di riguardo avrebbe una buona lezione dagli altri.

DAINELLI E se non la rispettassimo noi, ci penserebbe lei a farsi rispettare. Creda: il suo atteggiamento pi che altro un innocente capriccio, e la sua mascolinit durer soltanto fino al giorno che i sentimenti intimi non entreranno in gioco.

TOMIOTTI Lei come tutte: il giorno che lei, o un'altra come lei, avesse un bambino, vorrei vedere se si farebbe chiamare babbo o mamma.

MARIA (rientrando) Ho dato gli ordini. Fra dieci minuti tutto pronto.

DAINELLI (desolato) Ancora dieci minuti?

TOMIOTTI Non si beve di qua?

MARIA No, si mangia di l, goloso. - Sai che stamane ho visto l'Anselmi e mi ha parlato di te, dei tuoi quadri?

TOMIOTTI E che ha detto quel somaro?

MARIA Ah non ti ha risparmiato: insolenze, male parole, vituperii.

TOMIOTTI (contento) Bene. Specifica.

MARIA Ha detto che sei un bestione.

TOMIOTTI Press'a poco quel ch'io dico di lui. Avanti.

MARIA Che se tu fossi suo scolaro all'Accademia, ti boccerebbe.

TOMIOTTI Io non lo vorrei bidello. Avanti.

MARIA Che il giorno che si riducesse a dipingere come te, si taglierebbe le mani.

TOMIOTTI Perch i suoi quadri li dipinge coi piedi. (Allegro) Benone. Son contento. Mi detesta, dunque mi teme, dunque mi ammira.

MARIA Bel ragionamento.

TOMIOTTI Sicuro. L'indifferenza, offende; l'ingiuria, solleva. Quell'uomo li, mi stima.

MARIA Ti stima un bestione, te l'ho detto.

TOMIOTTI No, cara. Mi proclama tale: la cosa diversa. Finch guardava e passava, io ero nessuno per lui. Ora guarda e s'indigna. - Sai quel che ti dico? Che la cosa mi fa piacere perch Anselmi un artista che ha molto talento, ecco.

(Entra Lucietta.)

MARIA (a Lucietta) Pronto?

LUCIETTA Pronto. Ma c' un signore...

ROMIATI (protesta) Ah, no.

DAINELLI Io protesto.

TOMIOTTI Io ho fame.

MARIA (a Lucietta) Chi ?

LUCIETTA (piano) il signor Frecci. Dice che le vuol parlare, ma da solo.

MARIA Sta bene. (Agli altri) Allora, scusate, ragazzi, andate intanto di l a mangiare.

ADOLFO Sono anch'io fra i ragazzi?

MARIA Si capisce! Sbrigo la visita e vengo.

DAINELLI Ma noi marciamo all'attacco senza di te.

MARIA Si capisce anche questo. Buon appetito.

DAINELLI Grazie.

ROMIATI Grazie.

TOMIOTTI Grazie.

(Dainelli, Adolfo, Tomiotti, Romiati escono a sinistra.)

MARIA (a Lucietta) Fa' passare il signor Frecci. (Si d un colpetto ai capelli, si aggiusta la veste. Lucietta uscita.)

ETTORE (entra) Buon giorno. Scusa se ti disturbo. So che hai gente di l.

MARIA S, gli amici che si rimettono lo stomaco. Se dopo vuoi passare anche tu...

ETTORE Grazie, ho premura. (E tace.)

MARIA Parla. Non hai detto che hai premura?

ETTORE (quasi sopra pensiero) Gi. (Ma non si decide.)

MARIA E dunque? Sono qui. Che c'?

ETTORE C' che ho venduto il quadro alla Mostra.

MARIA Bene! Noo? - Me lo dici con un tono...

ETTORE No... non ho detto esattamente. Correggo e completo: il mio quadro stato venduto, ma io ricorro a te, perch quella vendita sia annullata e perch tu lo ricompri. Bisogna.

MARIA Spiegami, perch non arrivo a intenderti.

ETTORE Il quadro stato venduto stamani. Due ore fa, quando ancora non avevo avuto da parte della Segreteria comunicazione della vendita, girando le sale dell'Esposizione ho scorto il cartello d'acquisto. Dice: Venduto al signor N. N. . Sono corso subito in Segreteria per conoscere il nome del compratore misterioso e la cifra d'acquisto. Il quadro stato pagato a prezzo di catalogo: seimila lire. Ma ho saputo chi l'acquirente e non posso permettere che il mio dipinto resti nelle sue mani.

MARIA Perch? Non ha mica pagato con biglietti falsi? - O il tenutario di una bisca, una spia? . E allora, se tu non mi spieghi!?

ETTORE Non occorre.

MARIA No? (Secca) Mi pare di si: tu mi hai detto: Bisogna che tu lo ricompri . Ho dunque diritto di sapere qualche cosa di pi.

ETTORE Hai ragione. L'acquirente... tu lo conosci: il Barone di Krubelich.

MARIA Ah! (Silenzio.)

ETTORE L'ho subito cercato e gli ho detto che il quadro era gi venduto prima che lui lo acquistasse, che il cartello di compra non era apparso soltanto perch io non avevo ancora comunicato alla Segreteria la vendita fatta da me direttamente e avvenuta dopo trattative amichevoli solo iersera. Bisognava dunque che lui rinunziasse all'acquisto. Il Barone, che non voleva cedere, per prima cosa mi ha domandato a chi lo avessi venduto, e io gli ho fatto il tuo nome.

MARIA Ah! senza chiedermi prima...

ETTORE Bisognava pure che gli dicessi un nome. E occorreva il nome di una persona amica e ben provvista sicch la cosa assumesse la parvenza della verit. Difatti, appena sentito che si trattava di te, non ha mostrato alcun segno di stupore. E mi ha detto: Sta bene, sono pronto a cedere il passo. Soltanto voglio essere io a usare cortesia alla signorina: andr io da lei e cos mi procurer il piacere di salutarla . - Forse gli era rimasto un tenue sospetto e vuole assicurarsi.

MARIA Ma perch il tuo quadro non pu restare nelle sue mani? adornare un suo salotto?

ETTORE Non mi chiedere, ti prego.

MARIA Figurati! (Decisa) Ma io non mi presto al tuo gioco.

ETTORE No? Io ti speravo pi gentile!

MARIA E io ti credevo pi fiducioso. Del resto, parliamoci chiaro: quando si chiede un favore e sopra tutto una complicit, non ci si pu permettere il lusso di aggiungere alla richiesta anche una buona dose di orgoglio.

ETTORE E sia. (Con una leggera esitazione) La Baronessa Krubelich... la Mignon.

MARIA Lo so.

ETTORE Siamo stati buoni amici.

MARIA So anche questo.

ETTORE Dunque... (E si ferma.)

MARIA Il tuo dunque non conclude. Il Barone non pu comprare un tuo quadro, perch tu sei stato l'amico di sua moglie quando ancora non era sua moglie? una ragione di indegnit essere il marito di una tua ex amante? Pretendi un po' troppo, tu.

ETTORE Non c' indegnit da parte sua a comprare: ci sarebbe da parte mia a vendere.

MARIA (sempre tranquilla) Non mi pare.

ETTORE Se cos, sia per non detto. Certe cose si capiscono o non si capiscono.

MARIA E io credo di capirle. Ma non voglio confidenze a mezzo. Tu in qualche modo hai abusato del mio nome. Non te ne faccio troppo carico, perch sono tuo amico, dici che sono tuo amico, ma quale amico? Tu mi consideri una creatura inferiore, indegna di fiducia, perch sono una donna.

ETTORE No, n inferiore n indegna. Sei un amico a parte, una persona a parte. Certe confidenze a nessuno; tanto meno a una donna. Anche se tu ti atteggi a uomo, rimani una donna. A certe confidenze si oppone una barriera; quella della discrezione.

MARIA Dunque io manco di discrezione a chiederti.

ETTORE Non so: so che ne mancherei io, se ti raccontassi.

MARIA Va' l, non c' bisogno che parli tu perch io sappia. Tu sei ancora l'amante di Mignon.

ETTORE Chi ti ha detto?

MARIA Sei come un bambino: non smentisci il fatto; ti preme di conoscere da chi ho saputo. L'ho capito da te, adesso, dal tuo atteggiamento.

ETTORE Hai capito male, perch con quella donna ho finito da un pezzo.

MARIA Falso, falso: tu non vuoi prendere quattrini dal marito, visto che gli prendi la moglie. Vedi che capisco. Si potrebbe anche pensare da qualcuno che sia stata lei a spingere il Barone all'acquisto. E per questo non vuoi che il tuo quadro sia suo. In qualche modo, Mignon ti pagherebbe... Continuo a capire. Non cos?

ETTORE Non cos.

MARIA No? E allora non compro. Non c' nessuna ragione che io compri. Se ho da inventare storie, se ho da mentire, se ho da tenere un quadro che non avevo scelto, almeno voglio mentire per qualche cosa.

(Ettore tace) Che scegli, che decidi? Parlare o rinunziare. - cos!?

ETTORE cos.

MARIA Ecco. - Hai ragione. Dal momento che cos, hai ragione: pulito che tu non venda al barone. Ed anche opportuno. Pi di un artista ti invidia, perch hai la fama e perch passi per fortunato anche quando non sei. . Avere una Mignon per amante, non una fortuna. - Non starebbero molto a dire che quella signora comprando i tuoi quadri ti paga. - grave. Sarebbe grave. Dunque, sento il dovere di aiutarti, e ti aiuter nell'inganno. Compro io il tuo quadro.

ETTORE Grazie. Ma non occorre che tu compri. Occorre che tu finga di averlo comprato... I denari li prendo alla Segreteria e li restituisco al Barone. Ci rimetto la percentuale che spetta alla Mostra.

MARIA Gi, ma poi? Il quadro deve restare a me poich si detto che mio. E non puoi sperare di venderlo ad altri.

ETTORE E va bene. Te lo regaler.

MARIA Tu sei pazzo. Perch tu mi devi regalare un quadro di seimila lire?

ETTORE E perch tu mi devi regalare seimila lire?

MARIA (a Lucietta che entra) Che c', adesso?

LUC1ETTA Il barone di Krubelich.

ETTORE (a Maria) Te lo avevo detto! - Resto o vado?

MARIA Meglio che non ti veda. Ma gli dir che sei gi stato da me. La verit fin che si pu. (A Lucietta) L'hai fatto passare?

LUCIETTA Nel salone. In sala da pranzo ci son quegli altri signori...

MARIA (a Ettore) Puoi andare, che non l'incontri.

ETTORE (a Maria) Grazie. Non ti dico altro.

MARIA A stasera. Al Florian. Ti informer. Ora fa' presto.

(Lucietta esce con Frecci poi rientra col Barone.)

IL BARONE ( un bel vecchio canuto, dai gran baffi, leggermente curvo, che parla velocemente italiano con accento russo, a tratti intacca ma si riprende subito e procede sicuro. Di sulla porta fa un grande inchino) Amica mia!

MARIA Buon giorno, Barone. Siate il benvenuto, vi aspettavo.

IL BARONE (le bacia la mano) Ah, s? Vi ha parlato il cuore? Avete il cuore gentile, se si accorge di un vecchio straniero che viene a trovarvi.

MARIA (accennandogli di sedere) No, Barone, non mi ha parlato il cuore: mi ha parlato il pittore Frecci che uscito adesso.

IL BARONE Ah, mi ha presceduto! Era pi graziosa la mia supposizione: ma la verit pi semplice. - Dunque, dite a me: vero di questo quadro che voi avete comperato?

MARIA Verissimo. Mi duole, caro Barone, che voi siate arrivato tardi.

IL BARONE Mi duole, cara amica, che voi siate arrivata presto, cio prima di me: voi sapete che io sono acquirente uffiziale, che io ho gi pagato. Il quadro mio per regola di commerzio.

MARIA (con leggero rimprovero) Ah, Barone!

IL BARONE Aspettate: c' anche regola di cortesia. Io volevo prima assicurarmi si voi veramente avete comprato e che questa non una istoria dello pittore. Voi mi dite s: cedo il passo. Spezialmente quando cedo a una piccola dama-uomo come voi.

MARIA (ringrazia col capo) Non dubitavo della vostra cortesia. So di procurarvi un dispiacere, ma d'altronde io tengo troppo a quella pittura.

IL BARONE No. Uno dispiacere a me personalmente, no. A mia moglie. Io vi confesso che la pittura dello signor Frecci mi piace, ma non fino a seimila franchi. (Sorridendo) Un poco meno. (Sorridendo ancora) Molto meno, lo amo pittori antiqui, compero pitture antique. Ma la Baronessa subito dal primo giorno si fermata dinanzi, e ieri aveva risoluto acquistarla: e io sto alli ordini della Baronessa: ogniuno sta alli ordini di qualcheduno altro. No?

MARIA Siete un brav'uomo.

IL BARONE (sorridendo) S, sono un brav'uomo. -Vuol dire che quando voi mi renderete i seimila franchi che io ho pagato, li dar alla Baronessa, perch si comperi uno gioiello o li dia per beneficensa... A sua scelta. - Io credo che sceglier lo gioiello.

MARIA A ogni modo presentate le mie scuse alla signora Baronessa. I miei ringraziamenti a lei e a voi. - Posso almeno offrirvi un rinfresco?

IL BARONE No, grasie. Una sigaretta? S.

MARIA E niente altro? (E gli porge e gli accende la sigaretta.)

IL BARONE (con leggera esitazione) S, s, avrei altro. Io vi pregherei di uno favore personale. Vorrei tornare domani da voi a prendere un t... qui in casa vostra... ma non solo. (E non la guarda per timidezza) Con la mia moglie. La Baronessa sarebbe onorata di conoscervi. (Ora la guarda) Il favore per voi piccolo, ma lo piacere (si corregge subito) il piacere per noi sar grande.

MARIA (esitante) Prego.

IL BARONE (molto lieto) Prego, vuol dire s? ( una domanda quasi affermativa.)

MARIA S. Ben volentieri. Figuratevi.

IL BARONE Grasie. (E si alza sorridente) La mia visita per quadro era uno pretesto, una occasione per chiedervi questo. Domani verso cinque ore; sta bene?

MARIA Benissimo.

IL BARONE Mi credete: la Baronessa vede poche persone perch signore sono disdegnose di essa, ma migliore della sua fama, e desidera molto conoscervi. Voi le portate via uno quadro: dategli in compenso una tazza di t... (Maria sorride) Essa assai curiosa di voi. Vi ama gi uno poco, perch io vi amo molto.

MARIA Sar molto lieta di ricevervi, voi e lei. Volete trovare i miei amici o preferite nessuno?

IL BARONE Come voi volete. (Gentilissimo, ora premuroso di uscire, quasi temendo che Maria si penta) Basta che ci siate voi, amica mia. Siete una piccola gentiluomo. (Le bacia le mani, fa un inchino ed esce.)

MARIA (lo vede uscire, va alla porta di sinistra, e dice.) Avrete finito adesso?

VOCI (di dentro) S, s. Finito, finito. Vieni tu?

MARIA Che vengo a fare? se avete finito venite voi. Avanti, la strada libera.

(Tomiotti, Dainelli, Rondati, Adolfo rientrano.)

TOMIOTTI Chi era?

DAINELLI Chi era se lecito? La visita.

ROMIATI Visita lunga.

MARIA Era il Barone.

TOMIOTTI Quale barone?

MARIA Il Barone di Krubelich.

DAINELLI Oh l! E che voleva, si pu sapere?

MARIA Voleva annunziarmi che verr con sua moglie domani a prendere un t.

ROMIATI Qui? A casa tua?

MARIA A casa mia.

ROMIATI E tu che cosa gli hai detto?

MARIA Gli ho detto che venga.

DAINELLI Con la Baronessa?!

MARIA Con la Baronessa.

TOMIOTTI Con la Mignon?

MARIA Con la Mignon.

ADOLFO Chi che si chiama Mignon?

DAINELLI (a Adolfo) Non sa che la Krubelich la Mignon? Ma in che mondo vive Lei?

TOMIOTTI Si vede proprio che Lei di Treviso.

DAINELLI La Krubelich la bella Mignon.

TOMIOTTI Che non si chiama Mignon, ma si chiama Cesira.

DAINELLI Mignon, nata Cesira, diventata Mignon, e ritornata Cesira. Cesira, figlia di poveri s, ma disonesti genitori, cresciuta tra uno scapaccione paterno e una pedata materna.

MARIA (seccata) Vi prego, non di buon gusto quello che dite.

ROMIATI Non forse vero? Ballerinetta a sedici anni, era celebre per la bellezza dellegambe.

DAINELLI E del resto.

ROMIATI (approva) E del resto. E allora si chiamava Mignon. Modella a venti anni per il busto...

DAINELLI E per il resto...

ROMIATI E per il resto...

MARIA La volete finire?

ROMIATI Ah, ce n' per poco... (Continuando) A ventidue anni era l'amante del pittore Frecci.

DAINELLI Bel giovane, il Frecci. Lo conosce?

ROMIATI E bell'artista. Sa di esserlo, lo esaltano troppo, ma un bell'artista.

TOMIOTTI A venticinque anni moglie di un vecchio barone russo, ex gran ciambellano, oggi proprietario di uno dei pi bei palazzi del Canale. E la presentazione finita.

DAINELLI Un ultimo tratto. Dacch si sposata, si chiama Maria Cesira Baronessa di Krubelich. (A Maria) Ma lo sai che, a quel che si dice, tuttora l'amante del tuo caro Frecci?

TOMIOTTI vero, vero. Sicuro! Frecci ha preso il biglietto di andata e ritorno. Grattate il russo e c' sotto il veneziano.

MARIA Grattate il veneziano, e c' sotto il maldicente. - l'amante di Frecci? - e che me ne importa? Il Barone mi ha chiesto, direi, umilmente, di ricevere sua moglie: io la ricevo: non gli posso usare uno sgarbo, perch un buon amico, e vi piaccia o no la ricever.

DAINELLI (a Adolfo) La sente? Questa l'occasione opportuna perch Lei intervenga, e metta il veto.

ADOLFO (timidamente a Maria) Eh, s. Se le cose stanno come dicono questi giovanotti, mi pare che se tu potessi disimpegnarti...

MARIA Io ti ripeto che il Barone mio amico e che non gli voglio usare uno sgarbo.

T0MI0TT1 un buon amico, ma un imbecille.

MARIA Tomiotti, ti prego... Io ricevo chi mi pare e piace.

TOMIOTTI Anzi due volte imbecille: non si sposa una Mignon, ma quando si sposa, si ha il buon senso di restarsene a casa e non di accompagnarla in visita da una signora a modo.

DAINELLI E tanto meno da una signorina.

MARIA Una signorina?! E chi vi dice che io sia una signorina?

(Mormorii, proteste generali.)

Io sono Mario, Mario, Mario. E voi siete dei gelosi (proteste dei tre), degli aspiranti respinti (altre proteste), degli innamorati inferociti. (Altre proteste. - Ai tre) Tutti i sospiri per la ballerinetta, quando ballava, per la modella, quando posava; per la baronessa, una volta sposata, vi son rimasti nel gozzo o sullo stomaco! Avete rancore col Barone che l'ha sposata, con Frecci che l'ha avuta, con lei che, se voleva acquistare una buona reputazione, doveva scegliere solo voi... s, uno di voi per amante. - Perch, se mai va a trovare qualcuno, va da Frecci... Se invece venisse a trovare uno di voi, allora niente da dire, niente da ripetere, niente da strillare. E me la incollereste, me la attacchereste, sarebbe una donna onesta, degna di rispetto, di ammirazione, di devozione... (Mutando tono, semplice e pungente) Insomma voi non siete uomini: siete donnette, donnette e donnette.

(Proteste: la pi violenta quella di Tomiotti.)

TOMIOTTI Maschiaccio! maschiaccio! maschiaccio!


ATTO SECONDO

La stessa scena del primo atto.

(Maria sparge dei fiori, riordina dei ninnoli, dispone con maggior grazia la stanza. - Tomiotti seduto nell'atteggiamento di chi non ha nulla da fare.)

TOMIOTTI Mariooo!

MARIA (senza voltarsi) Ooo!

TOMIOTTI Vorresti un fonografo?

MARIA Per farne?

TOMIOTTI (lento) C' un amico che ha un buon fonografo con tutti i dischi degli inni nazionali.

MARIA Bene, e poi?

TOMIOTTI Sta qui in calle San Bartolomeo. Se vuoi te lo faccio prestare. Cos lo carichi quando entrano il Barone e la Baronessa e li accogli al suono dell'inno russo.

MARIA (ridendo) Va' all'inferno.

TOMIOTTI E subito dopo, la marcia reale.

MARIA E poi... l'inno a Tripoli; e poi il diavolo che ti porti.

TOMIOTTI Perch li ricevi di qua, e non nel salone?

MARIA Qui siamo pi raccolti.

TOMIOTTI Quando venivo su per le scale, ho incontrato... i sandwiches per il t. Ne ho mangiato uno.

MARIA Hai fatto bene.

TOMIOTTI Allora ti dir che ne ho mangiati due. Sono eccellenti. Mi dispiace di non trattenermi perch mangerei il terzo.

MARIA Se non hai da fare, fermati.

TOMIOTTI Non disturbo? Gi, se disturbo me lo dici. Se per le cinque poco ci manca. - Starei quasi per dire di s. Io lo conosco bene, il Barone!

MARIA Me lo hai detto, e me lo ha detto anche lui.

TOMIOTTI Benemerito della citt di Venezia, quello l: tutte le miniature false, tutte le tele rognose, tutte le vere di scarto le compra tutte lui. Famoso... per farsi imbrogliare. El russo, el russo : gli antiquari lo conoscono tutti, e anche i rigattieri, e lo saccheggiano. Niente di male: i foresti hanno derubato Venezia; giusto che Venezia derubi i foresti. - La Baronessa, no, non la conosco altro che di vista. Bella donna! Bel corpo! Ma di vista soltanto e di lontano. Mi diceva mio fratello che quando faceva la modella... (Si ferma per discrezione.) Ma io non faccio che marine. E poi domandalo a Frecci: lui la conosce intus et in cute, che vuol dir nella pelle.

MARIA (che ha finito di disporre) Ecco fatto. (E siede anche lei, distante.)

TOMIOTTI Non ti vai a vestire?

MARIA Uhm, mi pare di esser vestita.

TOMIOTTI Ah, cos la ricevi?

MARIA Cos. Perch? Sto male?

TOMIOTTI O Dio, potresti star peggio.

MARIA Che questa novit? Mi devo mettere in ghingheri per la Baronessa? Mi avrete visto quest'abito oramai una diecina di volte, mi avete detto: carino , e oggi tutt'a un tratto...

TOMIOTTI S, nel suo genere carino. Ma non adatto il genere. Per noi, per i tuoi amici di tutti i giorni, va bene; per i tuoi amici maschi, fin troppo... Ma quando si tratta di lottare con delle signore e specialmente con delle signore che non sanno fare altro che spogliarsi e vestirsi... e specialmente spogliarsi... bisogna armarsi di altre armi. Ecco quello che non vuoi capire: uomo tra uomini, passi; ma tra donne, donna.

MARIA Quanto sei bestia! Se io volessi lottare con lei, se le volessi portare via il marito...

TOMIOTTI Il marito?!

MARIA O l'amante... Ma io non voglio portar via nessuno a nessuna. - Povera donna! ci credi, mi fa compassione. Lei, come le altre della sua categoria. Infelici! tutto il giorno allo specchio, o dalla sarta, o dal manicure, o dalla modista, per tenersi su: debiti se son povere, sperperi se son ricche; pianti al primo capello bianco, disperazioni alla prima ruga, convulsioni al primo dente che ingiallisce... Ah, povere donne, povere donne! Gran disgrazia nascer donne.

TOMIOTTI Hai sempre pensato cos?

MARIA Io? sempre. Da che ho l'et della ragione. Gi, dimmi: tu credi che siano veramente donne tutte le donne? No: generalmente sono donne le donne ricche, nate ricche, e quelle che fanno le donne per mestiere. Ma le altre? Pensa a me: dai quindici ai venticinque anni, quando - se mai - si pi donne, io ho dato lezioni di tedesco e di inglese agli Italiani; lezioni di italiano agli Inglesi e ai Tedeschi. Uomo o donna ch'io fossi, sarebbe stato perfettamente lo stesso: i miei scolari mi avrebbero dato ugualmente i loro tre franchi a lezione, e avrebbero imparato poco ugualmente. Il mio mestiere mi ha mascolinizzato. Se anche qualcuno distratto o intraprendente tentava di farmi capire che era di un sesso diverso dal mio, con un'occhiata, con una parola lo rimettevo al posto. E come ero io allora, sono adesso migliaia, migliaia, migliaia di altre ragazze: tutte quelle che sgonnellano per le strade senza impillaccherarsi e si levano i cappellini negli uffici, ma non si levano anche la sottana. Anche mio cugino ieri...

TOMIOTTI Giusto: sai che tuo cugino non pi partito? No. Dainelli gli ha fatto perdere il treno. Ci si era messo d'impegno e vi riuscito. E stanotte venuto con noi in baldoria: gli abbiamo fatto vedere... Venezia al lume di luna. amenissimo. Si diverte e si vergogna di divertirsi. (Si alzato e guarda dalla vetriata, verso il canale) Te': eccoli l, i tuoi Russi. Scendono adesso di gondola. El! sono in pompa magna: lui in rendigote, e lei pare la dogaressa. (Con ammirazione) Ah, sar quel che sar ma una gran bella donna!

MARIA (alzandosi) Fa' vedere. (Guarda dalla vetriata, poi incerta) Forse era meglio se... (Decidendosi) Li ricevi intanto tu?

TOMIOTTI Dove vai?

MARIA Dici che cos sto male: mi cambio d'abito. Tu mi scusi con loro. (E via di corsa.)

TOMIOTTI (le grida dietro) Senti, senti: dico che hai gente... che c' tuo cugino. Quello di Treviso.

MARIA (di lontano) S, s. (esce.)

TOMIOTTI (come fra s ma ad alta voce) Il Barone! Che imbecille... ma come lo capisco. E come lo invidio. (Esce).

(La sala resta vuota un minuto, poi Tomiotti riapparisce con la Baronessa e il Barone.)

LA VOCE DEL BARONE (di dentro) Ciao, Tomiotti.

TOMIOTTI Signor Barone: la signorina si scusa se tarder qualche minuto. Ha una visita d'affari: un suo cugino che venuto da Treviso. Se il signor Barone mi fa l'onore di presentarmi alla Baronessa...

IL BARONE (presentando) Mio giovane amico, signor Tomiotti, pittore e anche intenditore di antiquit. (Ridendo) Forse per questo, mio amico.

TOMIOTTI (s'inchina, sorridendo) Oh, non per questo, Barone.

CESIRA Tomiotti! In altri tempi io ho conosciuto un Tomiotti. E le assomigliava.

TOMIOTTI (sempre in piedi) S. Mio fratello maggiore.

CESIRA Ah! le ha detto che mi conosce? Marco Tomiotti, medico chirurgo: ricordo il biglietto da visita. Ma era medico senza clienti, perch non esercitava al tempo mio. E che fa Suo fratello adesso?

TOMIOTTI Adesso esercita.

CESIRA Male.

TOMIOTTI E ha preso moglie.

CESIRA Peggio. finito anche lui - era un mio ammiratore. Cos diceva. - Comunque, era un giovane simpatico.

TOMIOTTI (buffo) mio fratello.

CESIRA Stia comodo, la prego. (Gli altri siedono.)

IL BARONE (a Cesira) Questo signor Tomiotti ha visto quella pittura su legno che io ho comperato.

CESIRA (a Tomiotti) Ah, che ne pensa?

IL BARONE (a Cesira) Dice vale nulla. Niente quattroscento: mille novescento... e qualche cosa. (Sorride) Mi sono fatto imbrogliare. Allora questo signor Tomiotti invece dir male di Venezia che mi ha imbrogliato, dice male di Russi che non capiscono niente. (Sorridendo) Cos fatta la giustizia del mondo.

TOMIOTTI Proprio cos. E in tutto, sa? Se la moglie inganna, l'imbecille il marito.

IL BARONE (sorridendo) Un po' forte, ma vero anche questo. - Io adoro cose antique: bellissime, ma occorre dar da mangiare antiquari: detestabili. Io li odio: sono pesgio dei diplomatici. Dice nero: bianco. Dice bianco: nero. Dice: questa cornice cedro: pesco. Dice: pesco: ciliegia... Confondono frutta.

CESIRA Sei tu che hai torto. Loro fanno il loro mestiere.

IL BARONE No, no: voi siete uno grande popolo, ma avete due difetti: avete negosianti antiquit, e non viasgiate.

CESIRA Te l'ho sentito dir tante volte.

IL BARONE (tranquillo) Ma signor Tomiotti non ha sentito. - Voi non conoscete Inghilterra, non conoscete Germania, non conoscete nemmeno Italia. Conoscete alberghi di Svizzera e cabaret di Parigi: niente altro. Io ero gi stato Italia tre viasgi prima di adesso, con mia prima moglie. Questa seconda moglie dice: Io voglio restare Italia . Bene: restiamo Italia. Io conosco Italia . Voi non avreste mai detto questo alla vostra moglie. Voi non venite mai in Russia.

TOMIOTTI (guardando la Baronessa) Si sta cos bene in Italia.

IL BARONE Capisco: Italia come bella donna. Non si lascia bella donna, se non per altra bella donna. Ma Russia altra bella donna di altro tipo.

TOMIOTTI Ma bisogna fare un viaggio troppo lungo per andare a trovarla. La Russia lontana per un Italiano.

IL BARONE Tanto quanto Italia lontana per uno Russo. - No, no: dite questo, invece: voi non viaggiate. E per questo voi trovate anche ridicole molte cose che non sono affatto ridicole. Voi, per esempio, trovate me ridicolo.

TOMIOTTI (gentilmente smentisce) No, e perch?

IL BARONE S, voi dite: Quello vecchio con moglie giovane . Voi trovate ridicolo uno vecchio che sia galante con signore. Noi Russi troviamo che molto peggiore giovani italiani villani con signore. - Perch ridicolo un vecchio galante? o anche amoroso? Vecchiessa non nel capello; molti diventano con capello bianco e restano con cuore giovane. In ogni caso io non sono da ridere: io sono da piangere (E sorride.) Pensate, mio giovane signor Tomiotti. a lo periodo di passasgio fra le due et... (Alla moglie) Tu non sentire! (Riprende) ...quando sempre piacciono le donne e si vorrebbero tutte, pensando: Io ho ancora qualche appetito, ma tra poco non manger pi . Terribile, non ridicolo: terribile. - Quando proverete anche voi, non riderete... o riderete malamente. (Si volge.)

Oh, qui la padrona di casa. (Si alza, va incontro a Maria, le bacia la mano, e presenta) Ecco la mia piccola amica.

(Le due donne si toccano appena la mano.)

CESIRA Tanto lieta...

MARIA Anch'io, Baronessa.

(All'invito di Maria tutti siedono. Un breve silenzio.)

Bella giornata oggi.

CESIRA S, bella giornata.

(Un altro silenzio.)

MARIA Pi bella di ieri. Gi, ieri sul tardi ha piovuto.

CESIRA Ma non ha rinfrescato... Poche gocce e poi...

(Ancora silenzio.)

IL BARONE Vedete, caro signor Tomiotti: quando due persone si incontrano per la prima volta, si studiano come due bestie nemiche. Spezialmente se persone sono due belle signore.

MARIA (al Barone) Dite di noi?

IL BARONE Dico di voi. Lasciate stare il tempo. Piove, non piove: ogniuno vede da s. (Alla Baronessa) Tu conoscevi la signorina? S, l'avevi incontrata con i suoi amici. (A Maria) E anche voi la mia moglie? S. difficile non vedersi, non conoscersi a Venessia. (A Tomiotti, indicando prima Maria, poi la Baronessa) Lei perch pare un ragasso con sssera; lei perch la vedono con me. E quando vedono dicono: Ecco bella signora con suo padre . Io sarei suo padre. (E ci ride su.)

CESIRA Devi dire piuttosto che ci conoscono perch abbiamo vissuto molto a Venezia. Lei veneziana, vero?

MARIA ( distratta, tutta intenta a guardarla, ad ammirarla) S, sono veneziana. Non sono mai uscita da Venezia.

CESIRA Alla pronunzia non si direbbe.

MARIA Nemmeno di Lei si direbbe.

CESIRA Ma io sono stata anche fuori. Quando ballavo. E ho fatto i miei studi a Milano all'Accademia di Ballo della Scala.

IL BARONE (sorridendo) Come se essa dicesse laureata all'Universit di Bologna.

TOMIOTTI (che in contemplazione) E non balla pi? - Nemmeno per beneficenza?

CESIRA Nemmeno per mio marito. La mia arte di quelle che non si continuano a esercitare quando ci si ritira.

IL BARONE Dovete aggiungere che voi ingrassate uno poco troppo per ballare ancora.

CESIRA Che vuol dire? Quelle che furono una volta cantanti, seguitano a far le cicale in famiglia anche quando non hanno pi fiato.

TOMIOTTI Peccato!! un vero peccato che Lei non balli pi. Mi diceva mio fratello di averla veduta nel ballo Le quattro stagioni e che era... una vera artista.

CESIRA S. Non c'era male. (Al Barone) Ti ricordi? Ci siamo conosciuti allora. Le quattro stagioni : sicuro. - Non faccio per dire, eravamo quattro fior di ragazze. Io ero l'Estate. Avevo delle spighe d'oro nei capelli; dei rosolacci sul petto... e poco pi. Stavo bene.

TOMIOTTI (con un breve sospiro comico) Bella stagione, l'estate. Bella stagione.

MARIA (lo guarda di traverso) Per favore, Tomiotti, suonate. Suonate.

TOMIOTTI (distratto, ingenuo) Ma io non so suonare.

MARIA (stizzita) Il campanello! due volte.

(Tomiotti si alza, va al campanello elettrico e suona due volte.)

CESIRA (guarda attorno) Che bella casa! Ci sta da un pezzo?...

MARIA No, Baronessa. Non mi potevo permettere questi lussi. - Dacch morta mia zia.

CESIRA Ah! gi: come me.

IL BARONE Non precisamente come voi: sono ancora vivo io.

CESIRA Volevo dire che ero una povera ragazza anch'io. Soltanto Lei non stata ballerina come me.

(Lucietta e un cameriere entrano col servizio da t con due vassoi dei pasticcini e dei sandwiches.)

MARIA (a Tomiotti che ancora in contemplazione) Tomiotti, aiutatemi voi, qui, a servire. (E quando Tomiotti si avvicina gli dice seccamente) Da' il t alla Baronessa e vattene.

TOMIOTTI (sbalordito) Perch, disturbo?

MARIA Disturbi, e fai schifo con quella tua adorazione. Pare che tu non abbia mai visto una donna. Vattene, hai capito?

TOMIOTTI (tutto umiliato del rabbuffo) Ho capito. (Prende una tazza di t e la porge alla Baronessa.)

Onoratissimo di averla conosciuta, Baronessa. (E s'inchina.)

CESIRA Perch? Se ne va?

TOMIOTTI Devo andare. Ho da fare.

IL BARONE A Venessia dove nessuno ha da fare. Strano!

CESIRA Venga a trovarci. Quasi tutte le sere restiamo in casa. C' fresco. C' qualche serenata... Le piacciono le serenate?

(Tomiotti fa un gran dire di s colla testa.)

Ci trover dei colleghi: il professor Vannini, il pittore Frecci...

TOMIOTTI Grazie. Verr. Ora vado. Buona sera, Barone.

IL BARONE Ciao, Tomiotti.

MARIA (che ha portato il t al Barone, quando vede Tomiotti avviarsi) Voi, Tomiotti, non prendete il t?

TOMIOTTI (esita, incerto se deve tornare indietro) Ma... non saprei.

MARIA Ah, gi, mi ricordo che a voi non piace.

TOMIOTTI (butta gi male, e saluta) Buona sera, Maria. (Ed esce.)

MARIA (si versa il t e quando uscito, dice) Non l'ho trattenuto perch non sapevo se si doveva oppur no parlare del quadro di Frecci davanti a lui. (Alla Baronessa) Io le sono molto grata della Sua condiscendenza. So che Lei ci teneva...

CESIRA (franca, recisa) Io s, molto.

MARIA Tanto pi. - Ma ci tenevo anch'io. (Sorridendo) Avevo cercato di ottenerlo a meno di seimila lire, e cos le trattative amichevoli con Frecci si erano prolungate. Ma Frecci stato irremovibile. E proprio l'altra sera, dopo essermi rassegnata a pagare a prezzo di catalogo, conclusi con lui.

CESIRA Io non l'ho pi veduto. Che ci serbi anche rancore perch gli volevamo comprare un suo quadro? Mi pare un po' troppo. (A Maria) Che ne dice Lei?

MARIA Ah, certo.

CESIRA Lei lo ha visto?

MARIA S. Ieri sera.

CESIRA E gli ha detto che oggi venivamo da Lei?

MARIA S, gliel'ho detto.

ETTORE (entrando) Buona sera, Maria, Baronessa, Barone... (E saluta intorno.)

MARIA (annuvolata) Buona sera.

CESIRA (a Ettore) Eravate dietro la porta? Ne avrei piacere. Dicevo male di voi. Che non vi siete fatto pi vivo, mentre ci spettava almeno una parola di rammarico.

ETTORE Sono venuto per questo: per dirla, e sopra tutto per pagare il mio debito, che assomiglia troppo a un debito di gioco per non essere saldato nelle ventiquattr'ore. (Trae fuori una busta e la d al Barone.) Ecco: le seimila lire. Sono proprio quelle stesse che avete pagato ieri alla Mostra. Ringraziamenti. E scuse.

IL BARONE (guarda la busta e dice) Ben tornate, carine. - Ma io avevo gi speso, non sono denaro mio. (Alla Baronessa) Sono tuo. Tu sei padrona disporne come credi.

CESIRA Intanto metti in tasca. Vuol dire che serviranno per un altro quadro del nostro Frecci, quando ce ne sar uno in vendita. Speriamo di giungere a tempo quest'altra volta, e speriamo che i prezzi non siano aumentati troppo. - Siete bravi, ma vi siete fatti preziosi. Un quadro oramai costa pi di un anello.

ETTORE Secondo il quadro e secondo l'anello. Quello che avete in dito, per esempio, vale molto di pi.

CESIRA Ah, vi piace? (E stende la mano a Ettore perch lo osservi. un modo come un altro di sentire la sua carezza.)

IL BARONE Era della mia prima moglie. Ieri ho dato anche questo a lei. Ora essa ha tutto quello di mia prima moglie. La vita non che una continua spoliassione di cadaveri.

CESIRA Perch me l'hai dato se ti dispiaceva?

IL BARONE (semplice) Perch me lo hai chiesto. - Perch tra morto che dice non dare e vivo che dice da' , sempre vivo comanda. - Offerta collana: non vuole; offerto altro anello, moderno: non vuole. Vuole quello. - Lo prendi.

MARIA (a Ettore) Prendete t, voi? Un sandwich, un petit four?

ETTORE No, grazie.

MARIA (inconsapevolmente per attirarlo a s) Avete incontrato Tomiotti? uscito adesso.

ETTORE Non l'ho visto.

MARIA Avete sostituito il mio nome a quello del Barone sul cartello d'acquisto?

ETTORE L'ho detto alla Segreteria della Mostra. Sul quadro non necessario... A meno che voi non ci teneste. - C'era N. N., rimasto N. N. meglio cos! avete fatto dei migliori acquisti. Il vostro nome di intenditrice d'opere d'arte non soffrir menomazioni con la compra di un lavoro mediocre. (E sorride.)

MARIA E ridete! La faccia in contrasto con le parole. Siete un furbacchione e un fintone anche voi.

ETTORE No: dico sul serio. Volete paragonare la mia roba a quella Madonna del Morelli che avete nella camera da letto, ai due Palizzi, a quel Tito... (Ha trovato il modo di restar solo con la Baronessa.) Voi, Barone, non conoscete i tesori d'arte che ha la nostra amica? Peccato.

IL BARONE Non sapevo. Vedrei volontieri.

ETTORE (a Maria) Hai sentito? Il Barone gradirebbe...

MARIA (para il colpo) Fategli voi gli onori di casa, Ettore. Mostrate voi al Barone anche quella pala d'altare. - Non credo che la Baronessa s'interessi ugualmente, e non oserei nemmeno mostrarle le stanze della mia casa. Con voi (al Barone) ho pi confidenza. - Non ho n stoffe, n gemme, io: niente che possa piacere a una signora mondana. - Ettore, vi prego. Siete un buon Cicerone. Farete miglior figura di l che di qua.

IL BARONE Vi ringrassio molto.

(Il Barone si avvia. Ettore lo segue, a malincuore. - Un breve silenzio. Le due donne si osservano, un poco ostili.)

CESIRA Siamo rimaste sole. Le due bestie nemiche, come dice il Barone delle donne che s'incontrano per la prima volta. Sarebbe dunque questo il momento per avventarci l'una contro l'altra. Ma vedr che non ci sbraneremo.

MARIA Oh! lo spero.

CESIRA Quantunque Lei ne abbia una gran volont.

MARIA Io?! (E ci ride su.)

CESIRA Brava: rida. L'ho detto anch'io per ridere e per farla ridere. Ma mi guarda in un certo modo...

MARIA Non mi accorgo. - L'ammiro. (Con lieve ironia) Lei del resto ci deve essere avvezza all'ammirazione...

CESIRA Troppo buona... Sa che io avevo una grande curiosit di conoscerla?

MARIA Gi! passo per una bestia singolare...

CESIRA S: per qualcuno... ma io non ho trovato, non trovo. - No, ero curiosa per quello che mi aveva detto... mio marito di Lei.

MARIA E che le aveva detto?

CESIRA Grandi cose, grandi cose. Della Sua intelligenza. Mio marito un Suo ammiratore.

MARIA E un buon amico.

CESIRA Ci pu contare. E non su lui soltanto. Altri... altri mi hanno parlato di Lei. e cos bene, tutti! Noi due - Lei e io - abbiamo amici a comune, gusti a comune, tendenze a comune...

MARIA Tendenze non saprei.

CESIRA Ma s: anche Lei compra quadri, e le piaccion proprio quelli che piacciono a me - perch non mi piacciono solo le stoffe e i gioielli - anche Lei ama gli artisti, anche a Lei piace tenersi vicina agli uomini.

MARIA Nell'esteriorit, s, vicina agli uomini. Nel modo di vivere, anche, perch pi semplice, pi schietto; ma se intendesse nell'altro senso, come mi pare che voglia dire Lei, il mio contegno il migliore per tenerseli lontani, gli uomini.

CESIRA E perch se li tiene lontani? in quel senso che dice Lei ora?... e che non volevo dire io. - Ne ha paura forse? No, sa: i giovani al pi sono ingrati, gli anziani al pi sono vili. - Ma paura, no. Io ho vissuto ho vissuto molto - perch tacerlo con Lei... che lo sa? - Creda dunque alla mia esperienza: sugli uomini non si pu fare assegnamento, ma non si deve nemmeno aver paura di loro. Mi permetto di parlarle cos apertamente perch traverso gli amici comuni mi pare di conoscerla da un pezzo. - Frecci per esempio mi ha parlato tante volte di Lei. Chiss quante volte lui le ha parlato di me... (E sospende interrogando.)

MARIA (secca) No.

CESIRA No?

MARIA No.

CESIRA E nemmeno Lei gli ha parlato di me?

MARIA No.

CESIRA Non lo avrei creduto!

MARIA Eppure!

CESIRA Se lo dice Lei... - Capisco che Lei non mi conosceva.

MARIA Ecco. E non mi interessava.

CESIRA Quantunque les amis de nos amis... Specialmente quando les amis sono le amiche.

MARIA Il Suo nome con lui non l'ho fatto mai prima di ieri a proposito del quadro.

CESIRA Che non era venduto.

MARIA Come dice?...

CESIRA Dico che ieri, quando io l'avevo acquistato non era ancora venduto. - Il Barone crede alla storiella dell'incontro casuale dei due compratori... io no. - Pensi che proprio il giorno prima Frecci si doleva con me perch le sue Fanciulle al bagno alle quali aveva lavorato con tanto fervore, che egli giudicava il suo miglior dipinto, nessuno lo voleva... Dunque, le lunghe trattative, in seguito alle quali si decisa a comprare, sono una gentile invenzione. Il Barone ci crede: io che so, non ci posso credere.

(Maria si chiusa in un silenzio ostinato.)

Mi segue?

MARIA Altroch.

CESIRA Quando Frecci ha saputo che io avevo comprato, solo allora... - chi sa perch - si dato attorno per riuscire a trovare chi lo aiutasse nel trucco. Ha cercato il compare, come si dice. . E Lei, per favorirlo, s prestata gentilmente a far da compare. - Mi segue?

MARIA Altroch.

CESIRA Tutto questo e dell'altro che le dir, avrei dovuto dirlo a Frecci, ma non si fatto ancora vedere da me, da me sola. Pu ripeterglielo Lei, se crede. - S'immagini che io pensavo che Frecci mi sarebbe stato riconoscente per il pensiero: s, perch volevo aver qualche cosa di suo.

MARIA Pagandolo.

CESIRA Naturalmente. - I quadri, penso, li fa per vendere.

MARIA Ma per venderli agli altri, non a Lei o a Suo marito. Se li vende a Lei o al Barone, si disonora. E per questo mi permetto di consigliarla sin d'ora a rinunziare al proponimento di acquistare altri quadri di lui. Se vuole, le indicher altri artisti meritevoli della Sua attenzione.

CESIRA E perch si disonora?

MARIA Il perch Lei lo sa meglio di me. La maldicenza, il sospetto, la calunnia circolano sempre, dovunque, in ogni caso: si figuri nel gruppo degli artisti, e quando alle voci malevoli si d un appiglio! - Si crede, anche quando una cosa non : pensi un po' quando veramente.

CESIRA Io non sono dunque padrona di comprare un quadro che mi piace?

MARIA S, ma non padrona di comprare un quadro perch le piace il pittore, quando si sa che le piace il pittore.

CESIRA E chi lo sa?

MARIA Oh! nessuno...: tutta Venezia.

CESIRA Perbacco! Frecci e il Barone mi avevano prevenuto che Lei era una donna libera... s, libera nel parlare, schietta, ma non credevo... Non manca di sincerit e di audacia, Lei. Potrei offendermi: non mi offendo. - Che sappia Lei, che sappia tutta Venezia, come Lei dice, non m'importa. - Io, vede, ho sempre fatto quello che ho creduto di fare, senza guardarmi d'attorno, mai. Ci mancherebbe altro! Ho guardato sempre e soltanto davanti a me.

MARIA (calma) E invece bisogna guardarsi anche d'attorno, quando si tratta di compromettere, di infamare un uomo.

CESIRA Non dica parole grosse. Io compravo quello che era in vendita, davo il prezzo del catalogo. Non regalavo nulla: facevo un acquisto, un affare.

MARIA E forse anche un buon affare. I quadri di Frecci saliranno di prezzo...

CESIRA Mi piace il Suo entusiasmo. Ha tanta fiducia Lei nel suo avvenire?

MARIA Io s, molta. Lei avrebbe fatto forse un buon affare. Lui certo uno pessimo. Anch'io mi permetto di parlare con Lei con tutta la schiettezza del mio carattere, come se la conoscessi da un pezzo. - Lei bella, ammirata, oggi ha un gran nome. Lui non ha che la sua arte. - Se gli vuol bene, veramente bene, perch Lei non lo lascia?

CESIRA Ancora una volta potrei offendermi e non mi offendo; ma invece di rispondere, domando a Lei - continui a essere sincera - a chi lo dovrei lasciare?

MARIA Oh! semplice: dovrebbe lasciarlo al suo lavoro.

CESIRA Ah! Lei si chiama il suo lavoro ? Mi era stata presentata con altro nome.

MARIA Baronessa, la stoccata forte, ma non colpisce il bersaglio... (e indica il petto.) Ne ho date anch'io a Lei delle buone, e vuol rifarsi. - No, quello che Lei dice non mi turba perch non mi tocca. Ognuno intende soltanto quello che nella cerchia dei suoi interessi e dei suoi sentimenti. Fra i Suoi sentimenti l'amicizia non c', e cos Lei non sa immaginare che si possa essere amici e soltanto amici.

CESIRA Amici chi? Lei e Frecci? Frecci per Lei, s, perch Frecci ha un'amante; Lei per Frecci, s, se Lei avesse un amante; e non so se l'abbia. - Si pu essere il meno quando altrove, con un altro, si il pi. - Diffido dell'amicizia fra uomini, diffido dell'amicizia tra donne: s'immagini se credo alla amicizia tra un uomo e una donna. Un uomo giovane e una donna giovane! - No, Lei, cara signorina, cova nel cuore una passione infelice, non corrisposta. Si distragga, si curi, vada a viaggiare, a conoscere un po' di mondo, visto che non mai uscita di Venezia. Le far bene.

BARONE (che rientra con Ettore) Bello, molto bello. Veramente avete uno piccolo museo. Tutto piccolo, ma grassioso come la padrona di casa. (La Baronessa si alzata.) Quando voi volete andare sono alli vostri ordini. (A Maria.) E non istate a guardare: verr essa, verr io, verrete voi... Niente scerimonia. (E salutando col gesto Ettore) A rivederci.

ETTORE Scendo anch'io.

MARIA No, Ettore, ho da parlarvi, vi prego.

CESIRA (tende la mano, e fa un leggero inchino) Signorina...

MARIA (prende la mano tesa, senza stringerla) Baronessa...

CESIRA A rivederci Frecci. A presto. Non vi fate desiderar tanto.

ETTORE Lavoro.

CESIRA Di giorno. Ma la sera... Voi pittori siete come i pipistrelli: non vi si vede che la sera, quando vi si vede.

IL BARONE Oggi pipistrello uscito anche con sole. Capisco: eccezione, non regola.

(Maria ha suonato per il servizio: una volta. - Il Barone le manda un piccolo bacio sulla mano, con galanteria.) Buona sera.

(Il Barone e la Baronessa escono.)

ETTORE (appena usciti) Fumo. Non ti disturba? - Comoda questa poltrona! Novit.

MARIA C'era anche ieri.

ETTORE Ma io avevo altro a pensare...

MARIA Anche oggi, finora. Ma ti volevo chiedere perch sei venuto oggi, proprio quando sapevi che c'erano... i Russi. - Io non ti avevo invitato.

ETTORE (sorpreso) Mi occorre un invito per venire da te? (Ridendo) Da quando in qua?

MARIA S, per oggi occorreva.

ETTORE (amichevole, cordiale) Bada che se non mi hai detto propriamente vieni , non mi hai detto neppure non ci venire . Ti ho chiesto se credevi opportuno che pagassi te presente, e mi hai risposto: Non so. Pensaci tu . Mi parso che fosse bene ci fossi anche tu quando restituivo i denari... cos tutto era liquidato. E son venuto.

MARIA Pensaci tu era un modo come un altro per dirti: Non mi pare opportuno .

ETTORE Io non ho sospettato un minuto di dover dare questa interpretazione alle tue parole. Sei cos esplicita quando vuoi... Anzi, guarda. Ricordo pi esattamente le tue parole di ieri. Tu hai aggiunto: Mi pare che sia meglio. pi spiccia .

MARIA (condiscendente) Sar. (Quasi lo investe) Tu morivi dalla voglia di vedermi accanto a lei, di vedere come l'avrei accolta, quale impressione mi faceva. seducentissima: sei contento? Ma ti fa torto. E fa torto anche a me. - Che tu inganni quel pover'uomo del Barone cosa che riguarda te, la tua coscienza, ma che io in qualche modo ti sia complice nell'inganno... mi ripugna. S, vero, ieri non ti ho detto niente: ma certe cose bisogna vederle, per soffrirne. Anzi ti prego: se c' lui, quando c' lui, non capitar pi.

ETTORE Scusa. Non pensavo di dispiacerti. Del resto mi pare che tu ecceda un poco. S, tu sei diritta, sei leale, ogni inganno ti offende... Ma il mondo tutto pieno di inganni. Di quella specie d'inganni, poi!

MARIA Il mondo sudicio. Ecco com' il mondo! - Da quando le vuoi bene?... S, da quando la tua amante?

ETTORE Da anni. Ci siamo presi, ci siamo lasciati. E ogni volta ci siamo presi con la volont di lasciarci, ci siamo lasciati con la volont di riprenderci. Ci siamo forse amati sempre, o almeno desiderati, e intesi mai. Non andiamo mica d'accordo... - Ma guarda di che mi fai parlare!

MARIA Io... io sono un uomo, io. Dunque non andate d'accordo?

ETTORE Lei vuol tenermi. Soprattutto, quello: tenermi - Non le importava, non capiva di avvilirmi. Mi comprava un quadro: a modo suo mi dava una prova d'amore... Non bisogna chiederle squisitezze e sottigliezze: a modo suo mi vuol bene. Con me ha dato sempre prova del maggior disinteresse. Quando si cominciato, io ero un pittorucolo che principiava, uno dei tanti, e lei una ballerinetta di ultimo ordine, una della fila: io vivevo in una portineria, lei in una soffitta, e avevamo appena il pane io e lei.

MARIA Non fare della storia, e della storia romantica, adesso. Nessuno te la chiede.

ETTORE Rispondevo a una domanda.

MARIA E adesso a che cosa lavori? S, in questo momento che cosa fai?...

ETTORE Sono incerto: ho sul cavalletto una figura d'uomo, un vecchione del ricovero, e ho abbozzato. un traghetto ai primi albori.

MARIA (ironica) Nuova quella! L'idea nuova: non ci ha mai pensato nessuno a dipingere un traghetto.

ETTORE Che vuol dire? L'importante trovare il colore. E chi ha visto l'abbozzo trova che il colore c'.

MARIA E chi l'ha visto?

(Ettore non risponde. Maria ha capito.)

Ah! - Anche giudice d'arte, diventata. - Gli uomini, gli uomini... anche quelli che sembrano forti... - Sai perch ti piace? perch ti tiene? Perch ben vestita e perch baronessa.

ETTORE No, vedi: ti ho detto adesso che eravamo insieme quando lei era una stracciona.

MARIA Ma eri uno straccione anche tu. - Giusto: perch non l'hai sposata?

ETTORE Perch non l'ho sposata?! Perch... Perch no. Perch faceva la ballerina...

MARIA No... no... Perch sapevi che avrebbe avuto degli amanti. Va': non esser vanitoso anche tu. - edi, quella specie l che mi rende odiose le donne.

ETTORE Sei ingiusta. Nel caso speciale sei ingiusta.

(Breve silenzio.)

MARIA (carezza melanconica un mazzo di fiori. Poi, umile e affettuosa) Vuoi un fiore? Lo vuoi un fiore?... o hai paura che lo riconosca?

ETTORE Non ne porto mai.

MARIA (strappa il fiore e lo getta via) L'hai conosciuta dunque prima di conoscere me. E non me ne hai mai parlato. Si vede che c' in ognuno di noi un cantuccio nell'ombra, ignoto anche agli amici pi fidati e pi vecchi. (Torna gaia.) Perch si pu dire che siamo amici vecchi, noi due, da quella rumorosa assemblea del Circolo Artistico!

ETTORE Mi rammento. La nostra amicizia cominci con un dissenso. Pare che sia il modo migliore. Tu sostenevi che le donne avevano diritto a far parte del Consiglio e io non vi ci volevo.

MARIA E avevi torto!

ETTORE Sventolavi la bandiera del femminismo anche allora. E avevo ragione io: eravate tre donne in tutto, e le altre due erano bruttine assai.

MARIA E io? io com'ero?

ETTORE Eri come sei adesso. N bella n brutta: simpatica.

MARIA (gira inquieta per la stanza; poi d'un tratto) Stasera ceno fuori. Non ho pensato a dirlo agli altri. Li cercher sotto le Procuratie. Se no, pranzo sola. Non approvi?

(Ettore non dice n s n no, indifferente.)

Come se fosse la prima volta! A meno che tu non mi faccia compagnia!

ETTORE Ho un impegno.

MARIA Non ti puoi liberare?

ETTORE Troppo tardi.

MARIA Vai dalla Baronessa?

ETTORE (semplice) Io no. Non ho un motivo. N un pretesto.

MARIA Ti scriver. O ti vorr vedere domani. Ha qualche cosa di interessante da dirti.

ETTORE Come lo sai?

MARIA Quando ci avete lasciate, qui abbiamo parlato di te.

ETTORE E che ti ha detto?

MARIA Lo saprai da lei.

ETTORE Dimmelo tu adesso.

MARIA La vedrai domani.

ETTORE Sai che sia tornata a casa?

(Maria accenna che non sa.)

Forse il Barone l'ha lasciata per via. Vado per vedere se la incontro. (Ed gi sulla porta per uscire.)

MARIA (di lontano) Di', Frecci, si d la buona sera.

ETTORE Scusa. Buona sera. (Ed esce).

(Un minuto di quiete, Maria rimane pensosa, poi s'alza, e suona: due volte.)

LUCIETTA Comanda?

MARIA Sbarazza.

LUCIETTA (sbarazza in silenzio. Va, torna.)

MARIA (prende un libro, lo depone, si muove per la stanza, irrequieta) Bepi andato?

LUCIETTA S, signorina, andato.

MARIA Chiunque venga, non sono in casa.

LUCIETTA S, signorina. (Poi timidamente) Quando ho finito posso andare anch'io?

MARIA (un po' aspra) Dove? (Pi dolce) Dove vuoi andare?

LUCIETTA La signorina mi aveva detto... (E tace.)

MARIA Che cosa ti avevo detto? Non ricordo.

LUCIETTA Che questa sera pranzava fuori.

MARIA Invece non vado.

(Lucietta tace.)

E che te ne importa, se vado, se resto? Che ti entra in tasca?

LUCIETTA Lei non si rammenta pi... mi aveva detto che stasera ero libera.

MARIA Ah, gi. vero. (Aspra) Invece sar per un altro giorno. Non lo stesso?

(Lucietta tace.)

lo stesso o non lo stesso?

LUCIETTA Oggi luned. E lui non libero che il luned.

MARIA Lui, chi?... - Ah, c' un lui...! Che fa questo lui?

LUCIETTA garzone di parrucchiere. E di luned non ha da badare al negozio.

MARIA Dunque ci hai il moroso? Anche tu fai all'amore... Tutti in amore, oggi. - Ti sposa?

LUCIETTA S, signorina, mi sposa. A carnevale. Se non lo richiamano soldato, ci si sposa.

MARIA Quando l'hai conosciuto?

LUCIETTA Saranno sei mesi. Sta l, nel salone in faccia. il primo garzone, sa?

MARIA Niente meno! (Aspra) Farete della miseria.

LUCIETTA Guadagna bene, sa? Quando ci sono i forestieri, specialmente. Poi per Natale ha le mance. E per questo ci sposiamo in carnevale.

MARIA Figurarsi che cuccagna! - Qui con me non stai bene? Bevi, mangi, dormi, tutti i miei spogli son tuoi... No, non ti basta, ti vuoi sposare, anche te. Per mettere al mondo dei figliuoli, logorarti, sciuparti: a vent'anni ne dimostrerai trenta, a trenta sarai vecchia, a quaranta decrepita. - Sposati, sposati, farai un bell'affare.

LUCIETTA Sono innamorata. Lui mi vuol bene. Ne ha parlato anche ai suoi dicasa, e sono contenti. Anche i miei sono tanto contenti!

MARIA E stasera dove andavi? a passar la sera con lui in qualche osteria, in qualche caff?

LUCIETTA No, signorina. Andavo a cena in famiglia sua. Era la prima volta.

MARIA Allora vai... Prendi la chiave.

LUCIETTA S, signorina.

MARIA Non far tardi.

LUCIETTA S, signorina.

MARIA E giudizio, veh!

LUCIETTA S, signorina.

MARIA Apri l la vetrata: si soffoca, qui.

LUCIETTA S, signorina. (Va, apre. Un raggio tenue illumina la stanza. - Contenta a Maria) Ooo! c' la luna.

MARIA E che me ne importa?

LUCIETTA (umilmente) Scusi. - Buona sera.

MARIA Buona sera. - Quando torni ti fai sentire.

(Siede accanto alla vetrata. - Lucietta in punta di piedi esce, richiude. - Maria tutta presa dalla dolcezza, dalla mollezza dell'ora. Un sospiro. - Si sente il grido lontano di un gondoliere.)

LA VOCE DEL GONDOLIERE (di dentro) Prmiii!...


ATTO TERZO

La scena del primo atto.

LUCIETTA (entrando) Signorina: c' Suo cugino... (Correggendosi) Il cugino della mamma.

MARIA Oh, avanti. Fallo passare.

(Lucietta esce; entra Adolfo. Senza guardarlo)

Buond.

ADOLFO Buond, Maria, buond.

MARIA Un'altra volta a Venezia?

ADOLFO No, devi dire: Ancora a Venezia?! - Perch non sono pi partito, dall'altro ieri. I tuoi amici scalpellini e imbrattatele mi hanno trattenuto per forza. E io mi sono fermato per debolezza, per vilt. Che facciano i matti loro, niente di strano... Ma io?!... Un ragioniere! - Perch da quarantott'ore io vado perdendo a brandelli ogni seriet e ogni prestigio. Ero forte, rigido: mi infiacchisco come un orientale. Mi proclamo indegno, ecco.

MARIA Indegno di che?

ADOLFO Cos: indegno. In senso assoluto. Cerco qualcuno che mi scuota, che mi bastoni.

MARIA (seria) Se non vuoi altro! (E alza la mano.)

ADOLFO Sono mani di donna le tue, inadatte a pestarmi a sangue. I tuoi cari amici mi hanno portato in giro, mi hanno fatto bere come una spugna e mi hanno fatto spendere un sacco di denari: in due giorni, quasi cento lire.

MARIA Se mai un sacco di palanche. Sii preciso.

ADOLFO Insomma io sono scontento di me; sono avvilito... Ah, qualcuno degli amici capiter qui: Dainelli e Romiati non ti hanno visto in questi due giorni... Gi, siamo stati sempre in giro. Mica ti porteranno... dove han portato me? . Ma io stasera vado via. A Treviso mi aspettano: persone serie, persone d'affari, che forse sono scese apposta di campagna per vedermi. Avevo detto che probabilmente sarei tornato domenica stessa e siamo a marted! Un miracolo se non hanno gi fatto ricerca di me per mezzo della Questura. Tu non hai avuto nessun telegramma?

MARIA Io no. Ma non ti preoccupare: il mondo cammina anche senza di te: anche il piccolo mondo quieto di Treviso. - Tutte le volte che ci si ammala, oltre il dolore si hanno a soffrire di queste delusioni. Ci si mette a letto pensando: Dio mio, chi sa come andranno avanti senza di me! Che cosa mai accadr? Una qualche rovina . E invece non accade nulla; e la nostra immobilit non solo non una rovina, ma qualche volta una combinazione fortunata. - Ah, siamo dei grandi illusi e dei pretenziosi, tutti quanti!

ADOLFO Anche tu mi sembri di cattivo umore. Sbaglio o indovino?

MARIA Per miracolo hai indovinato.

ADOLFO Di' un po': bada, non garantisco, perch ero tra nebbia di sigari e tintinnio di bicchieri, ma cos, tra un fumo e l'altro, mi parso di sentire che hai comprato un quadro all'Esposizione. Un quadro di prezzo. Sbaglio?

MARIA Oggi ti vanno tutte bene. Hai indovinato anche questa.

ADOLFO Non ho indovinato: ho sentito. Ho l'impressione di aver sentito.

MARIA Hai sentito bene.

ADOLFO Un quadro di Frecci? Seimila lire?

MARIA Esatto.

ADOLFO E dove lo metti?

MARIA Ah, bravo: continua a indovinare. No, non indovineresti. Lo metto in casa tua. Te lo regalo.

ADOLFO (sbalordito) Lo regali a me?! Un quadro di seimila lire!? E che me ne faccio?

MARIA O bella: lo guardi.

ADOLFO E quando l'ho guardato?

MARIA Lo torni a guardare.

ADOLFO Gi, capisco, ma... un quadro di valore?

MARIA Lo sai: seimila lire.

ADOLFO Domando se bello.

MARIA Mah!

ADOLFO Come, mah!

MARIA Tre per quattro.

ADOLFO Come?

MARIA Tre per quattro.

ADOLFO Tre per quattro dodici.

MARIA Mi chiedi se bello, e siccome non me ne intendo, ti rispondo quello che sicuro: che tre metri di altezza, per quattro di larghezza.

ADOLFO Acci... E dove lo metto?

MARIA Dove vuoi. Raffigura tre fanciulle al bagno: lo metti nella stanza da bagno.

ADOLFO Tre per quattro! Fanciulle al bagno! Ci sto appena io nella stanza da bagno, figurati se ci possono stare anche tre fanciulle. E poi pensaci: tre fanciulle che si bagnano... mentre io entro in tinozza! (Impazientendosi) Io dico... Ma perch me lo regali?

MARIA Per farmi un piacere. Non per farti un piacere: per farmi. Per levarmelo d'intorno. Per giustificare in qualche modo un acquisto.

ADOLFO Io non so... ho dormito poco... o ho dormito troppo. Devo essere intontito, perch non capisco.

MARIA Capirai dopo, se sar necessario. - Dimmi invece questo: ti sai battere?

ADOLFO (stupito) Perch?

MARIA Maledetto vizio! Rispondi a una domanda con un'altra domanda.

ADOLFO Mi so battere. Almeno in altri tempi sapevo tirare di scherma. Sono stato sottufficiale, io. (E fa un a fondo ) El!

MARIA Ti pu servire. Tu sei il mio solo parente. C' il caso che tu ti debba battere per me.

ADOLFO (sbalordito) Io? Perch? Con chi?

MARIA Non lo so.

ADOLFO (irritato) Se mi devo battere, almeno sapere con chi!

MARIA Forse con nessuno; forse col pittore Frecci.

ADOLFO Ma come?! Gli compri un quadro, glielo paghi seimila lire e anche pensi che ti possa sfidare... cio, ti possa... mi possa sfidare a duello?

MARIA Ti ripeto che non so. Ieri stata qui la Baronessa. Le ho detto il fatto suo: da uomo a uomo... S. come se fossimo due uomini. Ma siccome due uomini non siamo, e pu aver riferito al suo amante...

ADOLFO Ah! Frecci proprio il suo amante?

MARIA Sicuro, il suo amante. Ci hai qualche cosa in contrario tu?

ADOLFO Io?!

MARIA Se lei manda lui, io mando te. Mando, si capisce, per modo di dire. Quando fosse il caso, un pretesto si troverebbe.

ADOLFO Lo vedi a che cosa ci si ritrova a voler fare da uomini quando si donne? Che al momento decisivo bisogna metter nelle peste qualcun altro. Ecco il bel risultato.

MARIA Hai paura?

ADOLFO No... Ma non piacevole.

MARIA Hai paura!

ADOLFO Ti dico di no. Ma se lo sanno a Treviso?... Altro che liquidatore! Invece di liquidare gli altri, liquidano me.

MARIA Va l, non aver preoccupazioni. Te l'ho detto per vedere su chi posso contare io. Tu tornerai a Treviso, tu non avrai fastidi: o chi sa che non venga anch'io con te.

ADOLFO Tu?

MARIA Non a casa tua: non comprometto la tua fama di uomo maturo e morigerato; a un albergo, in una pensione, in una casetta, se tu me ne trovi una. Voglio venir via, sono stanca di Venezia.

ADOLFO Possibile? cos bella. Con la luna!

MARIA Appunto, troppo bella. Non voglio pi cose belle intorno. Troppi palazzi, troppe baronesse...

ADOLFO (con lo stesso tono) Troppi pittori.

MARIA Anche: tutto troppo. Cercami una villettina, un giardinetto, un orto. Qui mi stanco e m'immalinconisco: Venezia tutta un sospiro. Io ho bisogno di respirare, non di sospirare. Ho bisogno di un pezzo di cielo e di verde; ma di verde autentico, non di verde dipinto. E poi, chi sa! Venezia troppo grande, troppo ricca: quel po' di bene che ci potrei fare - e non ho fatto finora - si sperde. Invece in una cittadina modesta potrei dare la mia attivit utilmente, potrei spendere qualche denaro utilmente, fondare qualche scuola...

ADOLFO (con lo stesso tono) Farti crescere un'altra volta i capelli... trasformarti, insomma, ritornare una donna come tutte le altre...

MARIA (sorridendo) Sei uno sciocco, ma sei uno sciocco simpatico.

LUCIETTA (entra) C' il signor Tomiotti.

MARIA Beh; anche lui! Che venga.

(Lucietta esce.)

TOMIOTTI (entra) Ciao! Ieri mi hai trattato male, ma non ti serbo rancore. Ciao, Adolfo.

ADOLFO Ciao.

MARIA (sorpresa) Siete al tu? Cos presto?

ADOLFO (desolato) Siamo al tu.

TOMIOTTI (a Maria) Gli abbiamo fatto questo onore ieri sera, dietro una abbondante elargizione di frutti di mare e di vin bianco. Del tu! come se fosse un artista o affine, mentre non che un contabile liquidatore. E di Treviso! - Ora d' un po', Maria, vero quel che mi hanno detto alla Segreteria della Mostra? Che tu...

MARIA vero, vero, vero. - Mi rovino per Frecci, sono l'amante del Frecci... Tutto quello che volete, tutto quello che s dice, tutto quello che non si dice... Vero tutto, purch non se ne parli pi.

TOMIOTTI Scusa, non credevo... (Vuol dire di offenderti .)

MARIA (interrompe) Ecco: non credevi. L'argomento esaurito. Parliamo d'altro.

TOMIOTTI Parliamo d'altro. (A Adolfo) Le hai detto? No? Ti dico io. Vengo con un gradito incarico: tra un'ora Dainelli, Adolfo e io andiamo...

ADOLFO No, io no, io parto per Treviso.

TOMIOTTI (imperioso) Zitto l, ragioniere. (E ricomincia) Tra un'ora Dainelli, Adolfo e io andiamo a fare uno spuntino nello studio del pittore Carobi, che festeggia la sua nomina a cavaliere. L'hanno fatto cavaliere, quel somaro! - Il pittore Carobi terrebbe ad avere tra i festaloli anche te. Ci vieni?

MARIA Perch no? Volentieri.

TOMIOTTI Torniamo a prenderti?

MARIA Tornate a prendermi. Sfogger un vestito nuovo, un tailleur pi maschile di tutti i tailleurs che mai siano stati fatti per donna. Tanto per dare un altro dispiacere qui ad Adolfo.

ADOLFO (supplicante) Lasciatemi tornare a Treviso.

TOMIOTTI Domani. Stasera tu vieni con noi.

MARIA (ad Adolfo) Eh s, stasera tu resti a Venezia. (Ridendo) Non ti ho detto che posso aver bisogno di te?

ADOLFO Ah, gi. (Rassegnato) E sia. Povero il mio studio! Poveri i miei clienti!

TOMIOTTI (a Maria) Tra mezz'ora o poco pi saremo qui, ma non stiamo a salire. Ti chiamer di gi.

ADOLFO Anche questa!

TOMIOTTI (a Adolfo) Non temere. E non brontolare: quando si chiama di gi, si dice Mariooo! . Non si dice: Maria . E lei, che pi intelligente di te, scende. . Sappiamo il vivere del mondo, noi. Non siamo mica ragionieri di Treviso. (A Maria) A pi tardi.

ADOLFO Lasciatemi almeno telegrafare.

TOMIOTTI Questo s: ma con me. Andiamo insieme all'Ufficio telegrafico... Ah, non ci scappi! Con me e con Dainelli.

ADOLFO Come tra le guardie! Nemmeno fossi un fallito.

LUCIETTA (entra) C' il Barone di Krubelich.

MARIA Ah! Fallo passare.

(Lucietta esce.)

TOMIOTTI Giusto; rimasta un pezzo la Baronessa?

MARIA S, un pezzo.

TOMIOTTI Come la trovi? Vero che bella?

MARIA Bellissima. Simpaticissima. Amabilissima. Ora andatevene.

TOMIOTTI Troppi superlativi. Non ci credo. - Ma non ti perdere in chiacchiere col Barone; vengo pi tardi?

MARIA S. Fate presto. (E li mette fuori).

(Alla porta, i due s'incontrano col Barone. I tre uomini si salutano col capo.)

IL BARONE Salute, Tomiotti. (S'inchina, bacia la mano a Maria.)

MARIA Sedete, Barone.

IL BARONE Mia cara amica!.. (Ha un po' d'affanno e si riposa.) Le scale. - La Baronessa rimasta enchante della vostra amabilit.

MARIA Davvero?

IL BARONE Veramente. Io prevedevo. Voi incantate tutti. Siete piccola sirena... S'io avessi - poco - trenta anni meno, vi farei la corte. - Ma che cosa avete? Non solito umore. Siete sofferente anche voi?

MARIA No.

IL BARONE Bene. Voi non dovete sofferire mai. Quando si giovani, come voi siete giovane, tutto bello, tutto pieno luce, tutto salute. - Ora sentite me: domani sera c' un piccolo ricevimento da noi. Pochi, pochi amici. Ma Baronessa conta vedervi domani. A ogni modo io anticipo suo invito, e aggiungo la mia preghiera. (Quasi affermativo) Verrete?

MARIA No.

IL BARONE (dolente) Oh! Avete altri impegni?

MARIA Non ho altri impegni. Ma non verr. Voi siete un amico, voi mi piacete... ma la Baronessa non mi piace.

IL BARONE (colpito) Oh! Voi dite questo perch siete turbata! Perch? - Non venuta oggi di persona, ma io vi assicuro...

MARIA (decisa) No. Ve l'ho detto: la Baronessa non mi piace. Sono avvezza a dire sempre tutto, e a tutti, il mio pensiero.

IL BARONE Essa non stata grassiosa con voi? Non mi avete fatto capire ieri. Non mi ha detto. Sarei desolata

MARIA Perch, Barone? La simpatia e l'antipatia non si impongono. La Baronessa non mi riuscita simpatica. E credo di aver fatto la stessa impressione a lei.

IL BARONE (protesta) No. Vi ho detto enchante. Si dichiarata enchante.

MARIA Perch non ha voluto darvi un dispiacere, visto che voi avevate insistito perch io la conoscessi, ma ha mentito. Mi dorrebbe molto se questa mia dichiarazione dovesse troncare i miei rapporti di amicizia con voi, ma io non posso tacere i miei sentimenti o nascondere le mie impressioni; ve l'ho detto. Qui da me troverete sempre una sigaretta e una tazza di t per voi, ma venire io in casa vostra, no.

IL BARONE (un po' triste ma sicuro) Siete cattiva, mia piccola amica. Molto cattiva. Voi non avevate bisogno di dichiararmi perch non volete venire in casa mia. Bastava diceste ogni volta: Non posso . - Si non alla prima volta, alla seconda volta, si non alla seconda volta alla terza volta, io avrei capito. - Sono vecchio, ma non ancora perfettamente imbescille.

MARIA Credetemi, caro Barone. Sono dolente di avervi parlato cos, ma dovevo.

IL BARONE Non credo.

MARIA Se mi sono espressa in questo modo...

IL BARONE Prego, silensio. Meglio silensio.

MARIA No, Barone. Io vi voglio dire...

IL BARONE (gentilissimo, ma deciso) Non fate questo. Questo che voi volete fare. Non fate. Avete gi detto troppo. Eravate mia piccola amica: non diventate mia piccola nemica. - Permettete invece a un vecchio sciambellano darvi uno consiglio, sicuro - sempre - in qualsiasi occasione. Si voi siete dubitosa non dire - non dite. Quando io sono entrato voi eravate dubitosa: Dico, non dico . Vi ho visto inscerta. Ora avete deciso. Come uno moscone, voi picchiate lo piccolo muso su lastra di cristallo. Lastra di cristallo sono io. Pi duro di cristallo si non voglio intendere. - Io non volevo intendere. - Forse dentro voi vi volete persuadere che rendete uno servisio a me con la vostra sincerit, mentre servite uno piccolo vostro rancore. (A un moto di protesta.) S. Quello che volevate dirmi e non volevate dirmi, io so.

(Maria lo fissa interrogativa.)

S, io so. Dunque, inutile. (Accompagnando la parola col gesto, l'indice sulla bocca) Silensio. (Lento) So. Prima che io la sposassi, dopo che io la sposassi.

MARIA Come?... - Ma io...

IL BARONE (ripete il gesto) Silensio. - Spiego. -Voi vedete in vetrina uno anello che vi piace. Voi comperate. Qualchiduno vi dice: Badate, possono rubarvelo: badate, ruberanno . Non conta. Si vi piace, voi comperate ugualmente. Cos io. - La mia prima moglie, no: non mi ha ingannato. Posso giurare. (Stende la mano solennemente.) Giuro. Anche si questa seconda inganna, una su due: non posso lamentarmi - Voi fate una smorfia... No, mia piccola amica nemica: io non sono cynique... (Pronunziando con qualche difficolt) Scinco. Mia prima moglie era uno fiore, uno fiore. (Si scalda, e poi si commuove nel ricordo.) Mi morta tra i bracci. Me l'hanno portata a casa con la testa sfracellata da una bomba. Laggi a Mosca. (Fa il gesto.) Falciata come un fiore di grano. Mi morta senza sentire me che urlavo: apri li occhi, mon amour! . Quello stato uno dolore. (Freddo) Questa: le corna? M'infischio.

MARIA Ma perch l'avete sposata? Perch la tenete? Con la memoria di quell'altra cos diversa, cos tenera, cos appassionata! A che serve dunque essere state donne innamorate e devote, se non si riesce a lasciare nemmeno un ricordo?

IL BARONE (interrompe) Perch ho sposato? Perch non si vive di ricordo. (Con un sorriso un po' triste) Perch io sono visioso. Questa donna mi ha piaciuto, mi ha dato alla testa. Essa non voleva sapere di me. Bisognava comperare o niente. Prendere o lasciare, come dite voi. Io ho preso. Avete fatto male , dite voi. No. Non ho fatto male. Bisogna adattarsi alla vita tutti: dallo Czar al mugik. (Insinuante.) Si voi amate qualcuno...

MARIA Io?

IL BARONE (lento) No? (Breve silenzio.) Ipotesi. Si voi amate qualcuno, ascoltate me: comperate. Siete ricca, comperate.

MARIA Per essere ingannata pi tardi? Per soffrirne poi?

IL BARONE (calmo, interrompendo) Dopo. Voi sofferireste dopo. - Sentite uno vecchio amico: quando potete prendere, prendete. - E poi: voi siete giovane: voi potete battervi, non lasciare che altri metta la mano sullo vostro anello. Voi non siete (e fa un grazioso inchino) uno vecchio sciambellano a riposo, come me. Ascoltate me: comperate.

MARIA (melanconica) E che volete ch'io compri? Non c' nulla sul mercato. Per comprare bisogna che le cose siano in vendita.

IL BARONE Non necessario: si offre. Si dice: Perch voi non vendete? Io compererei . Quando siamo piccoli, tutti crediamo che anche sorelline e fratellini si comprano.

MARIA Ma io non sono pi piccola... Da un gran pezzo, caro Barone.

IL BARONE Quando c' convenienza si ritorna piccoli. Tutto si compera: anche, Dio mi perdoni, paradiso. Con elemosine, con buone azioni. Io ho comperato mia moglie, mia moglie ha comperato titolo di baronessa. Finch si compera si vivi: quando spendono li altri, tutto finito.

LUCIETTA (annunzia) Il signor Frecci.

IL BARONE (ha una piccola lancettata e fa una breve smorfia.)

MARIA Che aspetti.

IL BARONE (a Maria) Si per me, fate pure passare. Io vado. (Si alza.)

MARIA (a Lucietta) Suoner.

(Lucietta esce.)

IL BARONE (a Maria con finezza) Voi avete comperato il quadro dello pittore Frecci. Io si fossi voi, avrei comperato lo pittore.

MARIA (pronta per troncare) Buona sera, Barone. (Poi con dolcezza.) Perdonatemi se vi ho dato un dolore. Quando ci rivedremo? Se volete proprio ch'io venga da voi, verr.

IL BARONE Buona sera, amica mia. (E si avvia. Quasi alla porta si volta.) Datemi uno bacio. (Maria gli d un bacio sulla guancia.) Cos. Anche l'altra parte. (Maria d un altro bacio sull'altra guancia.) Vedete? anche questi, comperati. Comperati con buono consiglio. Quello dello pittore. (Fa un inchino ed esce.)

MARIA (resta un minuto pensosa, incerta. Poi suona per far entrare Ettore.)

ETTORE (serio, secco) Buona sera.

MARIA Buona sera, Ettore. (E poich l'altro tace.) Da dove vieni, dimmi?

ETTORE Torno di l... dal palazzo. E ho parlato con la Baronessa. E ho saputo. - Bene: molto bene! Ho tutte le ragioni per essere contento, di lei e di te. Mi hai mandato col Barone a giro per la casa per rendermi un bel servizio!

MARIA Che cosa ti ha raccontato la Baronessa?

ETTORE Il vostro colloquio 3i ieri; come si svolto e come si chiuso. Mi ha riferito il vostro dialogo. Finissimo! E specialmente il tuo saggio consiglio: di lasciarmi in pace o in altri termini di piantarmi. Neghi di aver detto cos?

MARIA Non nego. un atto di accusa il tuo, lo sento dal tono. Continua.

ETTORE Ti servo. Vorrei sapere di che sei andata a immischiarti, tu; perch ti sei intromessa fra me e lei. - L'avermi reso un servizio del quale volevo sdebitarmi subito - e ho insistito - ma tu non hai voluto - non basta per conferirti il diritto di dare pareri e consigli, di mostrarti tanto bene informata delle cose mie, e soprattutto di farmi apparire come un minorenne impigliato nelle reti di una esperta civetta... Un ragazzo, insomma, che ricorso a te per aiuto.

MARIA Hai finito? Non sei giusto, e non sei nemmeno bene informato. Ho parlato perch sono stata provocata a parlare. La Baronessa di Krubelich - senti con quanto rispetto le d il titolo nobiliare acquisito - la Baronessa di Krubelich ha mostrato di sapere che io sapevo... se no, non avrei parlato. Mi ha provocato, ieri. D'altronde tu eri in pericolo, non passeggero, ma permanente, e ho cercato di giovarti una volta per sempre dicendo quello che pensavo, quello che appariva. La situazione classica, cio vecchia, e frusta: l'artista e la dama... anzi l'artista povero e l'amante ricca. Tu sei un artista sulla buona strada ma non sei ancora arrivato, soggetto a tutta l'invidia di quelli che ti lasci indietro. - Non per il solo acquisto del quadro, ma per tutti i rapporti che corrono fra te e la Baronessa, i sospetti pi ingiuriosi nascono e vivono; e vegetano. - Ho creduto di giovarti parlando e ho parlato.

ETTORE Ma io non avevo chiesto il tuo intervento.

MARIA Che importa? se io lo ritenevo utile! Su cento malati, appena dieci dicono al chirurgo: Tagli . Il chirurgo taglia senza chiedere, quando lo ritiene necessario. Taglia prima che venga la cancrena. In certi casi l'amico il chirurgo, non desiderato ma necessario.

ETTORE Ma occorre, per lo meno, che questa necessit sia evidente, assoluta. . Sei l'amico. Ma anche l'amico pu essere indiscreto. E io mi domando quello che, sia pure senza dirtelo, certamente si chiesto la Baronessa: perch, fra tanti amici, ti sei accesa, turbata, propriamente tu che sei un'amica.

MARIA Me lo ha fatto capire, me lo ha detto. Non dubitare, tutto mi ha fatto capire. - Perch? perch gli altri amici tuoi si divertono con te, o al pi ti ammirano, ti vezzeggiano, magari dietro le spalle ti deridono o ti sospettano, ma non ti contrastano - oh! pi comodo - e se possono, in quello che possono, ti sfruttano. - Tutta gente che non ti vuol bene.

ETTORE Guarda un po'! Non ci sei che tu.

MARIA Forse. Per lo meno gli altri non te ne vogliono quanto te ne voglio io.

ETTORE Quanto o come? La questione l: si tratta di intensit o di maniera? Di quantit o di qualit?

MARIA Che cosa vuoi dire? Si cominciato: andiamo in fondo.

ETTORE Voglio dire che con la tua intromissione non hai mutato nulla: di quel che ti preme, nulla. La situazione rimasta quella che era; ci siamo detti delle parole aspre al palazzo, ci siamo lasciati per oggi... torneremo insieme domani.

MARIA Non importa. O per lo meno non basta a persuadermi di avere sbagliato. Io ho fatto quel che dovevo.

ETTORE Gi. E in pi, grazie alla tua non richiesta iniziativa, sono passato per ridicolo o per pettegolo. S, per pettegolo. Come se io, dopo averti informata, ti avessi dato l'incarico di parlare con lei! Per ottenere poi questo bel risultato! - Perch ti ho detto: voglia tu o no, quello che era rimane tale e quale.

MARIA Voglia tu o no . Me lo dici come se fosse un dispetto per me, e non un castigo per te. - Nulla di cambiato? Affare tuo. . Sei nella mota e ti ci trovi bene? Ti piace di guazzare nel pantano? Divertiti, caro.

ETTORE (quasi minaccioso) Bada, veh, sei una donna ma ne abusi. Ti consiglio di tacere.

MARIA (amara) Ah, s? - Non parlo pi. Non parlo pi. Io non pretendevo la tua riconoscenza; in ogni caso troppo presto: hai ancora gli occhi bendati. - Ma non avrei supposto un'asprezza simile, una ostilit decisa e irritante come la tua - Va': ho sbagliato, riconosco che ho avuto torto. (Vibrante) Ma in altro senso di quello che tu dici. Ho sbagliato nel giudicarti: tu non vali un centesimo pi di tutti gli altri. E questo mi addolora, questo mi pesa e mi brucia pi che le tue parole irose, pi che tutti i tuoi rimproveri da ragazzaccio.

(Silenzio. - I due si voltano le spalle. Maria riesce ad accendere rabbiosamente una sigaretta dopo aver gettato via due o tre cerini.)

ETTORE (d'improvviso) Che bestia!

MARIA (si volta) Dici a me?

ETTORE No, dico a me. Che bestia! - Non potevo battere il cavallo? Ho battuto la sella. - Ho rancore con lei e me la prendo con te; sono debole con lei e con te faccio il prepotente... - Mi dichiaro in colpa. Facciamo la pace.

(Maria fuma zitta.)

Vuoi che facciamo la pace?

MARIA (a mezza bocca) Figurati!

ETTORE Figurati, non dice abbastanza. Devi dire: s, facciamola.

MARIA (alza le spalle) E poi...?

ETTORE Poi niente. Niente e tutto: torniamo amici come prima. (Silenzio.) Ti va? Dammi la mano.

MARIA (senza voltarsi gli stende la mano.)

ETTORE Non puoi muoverti? Non ti vuoi voltare?

(Maria si alza, gli d la mano cercando, sempre di nascondergli il viso.)

Vedere gli occhi, se mi serbi rancore. Su... voglio vedere. Su la testa. (Quasi a forza le alza il viso.) 1

***

Lacrimoni? Piangi? Per me? Ti sei sentita offesa? Oh, povera la mia Maria! (con dolcezza) Eh, s, Maria, perch io. se mai, ho offeso l'amico, ho offeso Mario, ma chi piange Maria. - Mario uomo e non sarebbe cos suscettivo, cos sensibile. La lacrima, invece, donna.

MARIA (stizzosa) E per questo me ne vergogno, e mi sforzavo di nascondere il viso.

ETTORE Hai torto... Perch vergognarti? Chi piange Maria... e Maria non la conoscevo finora, si pu dire. - Hai fatto tutto per nasconderti. Sei come una persona nuova per me. Di' la verit: sei gelosa? Sei stata gelosa? Tutte le amicizie sono gelose, come gli amori. Gi le parole stesse - amicizia e amore . hanno il tema a comune: e come le parole anche i sentimenti: poi si dividono, quando si dividono, o poi si confondono. Vero, Maria? Tu mi vuoi bene, veramente bene, lo so, e io ho avuto torto, torto marcio a trattarti con asprezza. (Quasi scherzando.) Mi pento, mi pento. Lascia che ti asciughi gli occhi per ammenda. - Senti... senti... ti chiedo scusa... Sono stato un brutto cattivo, vero? Uno zoticone che ha stretto troppo forte una piccola bimba e le ha fatto male. Tanto male ti ho fatto... ma non credevo... non sapevo... non volevo... (Turbato, l'accarezza un poco.)

MARIA No, lasciami... lasciami.

ETTORE Ma perch piangi?

MARIA Piango... perch ti perdi, perch ti sciupi l'ingegno, perch ti guasti il carattere.

ETTORE Lo so. Non parliamone pi. Vedr di dare uno strappo e liberarmi. Le altre volte non mi sono mai detto: basta . E soprattutto non ho mai veramente voluto finire... Ma stavolta vorr. Devo volere. Devo tornare seriamente e presto ai pennelli. - Ho una ragione di pi. Ho da pagare un debito, un debito grosso, io: i tuoi seimila franchi.

MARIA (amara) Ti pesano tanto?

ETTORE Quanto non puoi credere. Figurati se voglio dovere seimila franchi a una donna.

MARIA Anche questo ti ha insinuato lei?!

ETTORE S. Ed giusto... ed quello che mi fa pi aspro, quasi feroce contro di me. Tu hai voluto comprare: ma poich non eri stata tu a scegliere, io dovevo subito regalarti il quadro. Prima. - Dicessero quel che volevano, sapevo di non essere in colpa. Invece, a questo modo, da una bassezza involontaria sono passato a una indelicatezza volontaria. - Niente, niente, mi hai prestato i soldi. Il quadro te lo regalo.

MARIA E io lo prendo... Ma a una condizione: una sola. Che sia un regalo di nozze. (Semplice ma decisa) Sposami.

ETTORE Che dici?

MARIA Sposami.

ETTORE No.

MARIA Risposta pronta e chiara.

ETTORE No, per un motivo che vale... un milione.

MARIA Ho capito . Ma tu hai la tua arte.

ETTORE E anche perch ti voglio bene... ma forse non ti amo.

MARIA Eh! lo so. Sarebbe troppo bello. Se mi amassi mi avresti detto tu: sposami. Non te l'avrei detto io.

ETTORE Che vuoi? Finora ti ho visto in altro modo... non ci ho pensato... hai vissuto come se non ci si dovesse nemmeno pensare. Per me eri l'amico, il compagno... eri un'altra cosa. Un momento fa ti vergognavi di piangere! E perch? Lasciati vedere, amare... cos come sei, senza quella maschera che ti sei messa e che ti nascondeva. Non ti sapevo... non ti conoscevo.

MARIA E nemmeno io mi sapevo, si pu dire, fino a ieri. Io stessa mi domandavo tutta turbata: che ? che mi accade?... Ieri, quando siamo rimasti soli noi due, io mi sentivo... (fa il segno come di un groppo alla gola) e non volevo... non volevo... Ma non si pu non volere... era pi forte di me. - E una gran vergogna di farmi scorgere... Mi sentivo troppo vecchia e troppo bambina. Ero impacciata... era come se avessi una veste nuova... Perch? perch questa felicit e questo struggimento? Questo piacere di sentirmi dolere? Questo desiderio di piangere e di finire con una grande risata?... un ridere che sapesse di pianto... non so pi... non so pi... Non so dire, ecco.

ETTORE S, che sai dire... Tante cose sai dire... anche quelle che non dici... E sei una piccola maga. Mi sai levare di dosso dieci anni: i ricordi cattivi, le gioie torbide, le ansie dei sensi... La tua purezza fa puro anche me... Non mi sono mai sentito cos giovane, cos buono come adesso... Chi sa, forse inconsapevolmente io mi avvicinavo alla crisi e mi affrettavo la liberazione... Sai quello che mi ha detto quell'altra?...

MARIA Lascia stare, lascia stare.

ETTORE No, te lo voglio dire: bene che te lo dica. Dobbiamo dirci tutto oramai. L'altra mi ha detto, con la cattiva schiettezza dell'ira, che io avevo profittato della tua tenerezza per... Non vero... Non sapevo... Ma se non avessi ricorso a te per aiuto, non sarei nemmeno venuto a conoscere!!! Chi sa... C' una guida misteriosa che vi prende per mano e vi dirige alla felicit... Chi sa... Bisognava che io passassi traverso il male, il peccato per venire alla riva... - Piccolo, piccolo, piccolo grande bene che da tanto tempo m'eri presso e ti passavo davanti e per poco non ti calpestavo senza accorgermi, senza vederti...!

(Un breve silenzio.)

LA VOCE DI TOMIOTTI (dal basso) Mariooo, Mariooo.

ETTORE Non rispondere. Mario non c'. Non c' pi. Non c' pi che Maria. La mia Maria. (Le getta le braccia al collo.)

F I N E

FINALE ORIGINARIO DI

MARIO E MARIA1

ETTORE ...Lacrimoni? Piangi? Oh povera la mia Maria! ti sei sentita offesa?

(Maria scuote il capo in diniego, via a stento. Ettore, affettuoso)

Ma offesa come? come Mario? - Eh s: perch io, se mai, ho colpito l'amico... ma chi piange Maria - Mario uomo, e non sarebbe cos sensibile... vero?

MARIA per questo che me ne vergogno, e mi sforzavo di nascondere il viso.

ETTORE Ma hai torto, Maria! Vergognarti di cosa? Chi piange Maria: la donna che riprende i suoi diritti. E combatte con le sue armi... - Via quelle lacrime! (Si avvicina, fa per asciugarle gli occhi.)

MARIA (si schermisce) Lasciami. Lasciami stare.

ETTORE (sempre affettuoso, ma vagamente ironico) Sei gelosa? Di' la verit: sei gelosa? (Attenua)

O, almeno, sei stata gelosa. (E spiega, per attenuare ancora) Tutte le amicizie sono gelose. Le amicizie e gli amori - Le parole stesse hanno il tema a comune: e, come le parole, i sentimenti. Poi si dividono... quando e se si dividono. Oppure si confondono: amore... amicizia... - Vero, Maria? (Sincero) Tu mi vuoi bene, veramente bene, lo so, e io ho avuto torto, s, ho sbagliato a trattarti con asprezza. (Quasi scherzando) Mi pento, mi pento. Ti chiedo scusa, e mi prostro... Va bene cos? - Ora basta, ora finito tutto.

MARIA (vibrata) Eh no, eh no. Perch tu pensi... Lo so quello che pensi - te lo ha insinuato lei, la Baronessa - che io, qui, sono quella che perde, e non vuole rassegnarsi a perdere; che covo una passione infelice e piango perch ne sono la vittima... E invece no: piango perch tu ti perdi, perch ti guasti il carattere, l'umore, perch sciupi il tuo ingegno, lo butti via.

ETTORE (dopo un silenzio pensoso) Chiss. Chiss che tu non abbia ragione. Dovrei dare uno strappo e farla davvero finita, questa volta. (Con enfasi un po' caricaturale) Finita con le baronesse! Libert, libert! e tornare seriamente ai pennelli! Al lavoro! al lavoro! (Adesso nuovamente spigliato.) Tanto pi che mi resta da saldare un debito, un debito molto grosso: i tuoi seimila franchi.

MARIA (amara) Ti pesano tanto?

ETTORE (semplice) Eh s: figurati se voglio dovere seimila franchi a una donna!

MARIA Te lo ha suggerito la Baronessa anche questo?

ETTORE S, ed giusto. - Per liberarmi da un obbligo verso di lei, non sollecitato e non atteso, mi sono indebitato volontariamente con un'altra. Era meglio lasciare le cose come stavano - Insomma: non avrei dovuto chiederti, non avresti dovuto darmi nulla. E ora... (ma non prosegue.)

MARIA (dopo un silenzio, esitante) Vuoi liberarti dal tuo impegno? C' un mezzo. Ma ce n' uno solo: tu mi regali il quadro... come regalo di fidanzamento. (Semplice, ma decisa) Sposami.

ETTORE Che dici?

MARIA Sposami.

ETTORE Io? no.

MARIA (amara ma puntigliosa) Risposta pronta e chiara.

ETTORE No, per un motivo che vale... un milione: l'eredit della zia. - Tu sei ricca, io non ho nulla.

MARIA (vibrante) Ma hai la tua arte, e la tua arte...

ETTORE (interrompe) E anche perch... perch ti voglio bene ma... ma non ti amo.

MARIA Eh, lo so. Sarebbe troppo bello. Se mi amassi, mi avresti detto tu, sposami: non te lo avrei detto io. - Ma io non sono brutta, o almeno n brutta n bella... giovanissima no, ma nemmeno vecchia... - Insomma, se tu mi sposi, da qualcuno si direbbe che lo fai perch ho i denari... Ma non sarebbe inverosimile, non sarebbe impossibile che tu mi vuoi perch mi ami. O le due cose insieme: che male c'? Possono anche intrecciarsi.

(Ettore vorrebbe intervenire. Maria lo ferma.)

Zitto, zitto. Non vero? Senti. Il tuo quadro, i tuoi quadri non mi bastano: voglio di pi, voglio che tu lavori, voglio che tu mantenga le tue promesse d'arte, che gi ti distinguono dagli altri, e come!... - Vederti salire, e io esserti vicina, tua moglie... aiutarti a salire... Credi a me, Ettore: io ti farei del bene. Se tu mi sposi... Non sono una sciocca e non sono troppo esigente... - E siamo pari, tra noi: tu per me lasci finalmente e per sempre la tua amante; io... io l'amore che ho avuto.

ETTORE Tu?

MARIA E perch no? Non mi credi capace? Ho amato anch'io. Prima di conoscerti. Ma era tanto povero, lui, ed ero povera anch'io, allora. E non abbiamo avuto coraggio. L'amavo, ma sono stata io a chiedergli di lasciarmi: io. . Per altruismo -credevo - per lasciarlo libero . dicevo - e invece no... per vilt, per paura... E quando l'ho capito, mi parso troppo tardi, ormai. - Rincorrerlo? cominciare da capo? no: mi sono chiusa in me stessa: in un rancore contro di me, melanconico e inutile. - Ecco: questo tutto. E ti parr sciocco, forse; ma, per uscirne, ci sei voluto tu, che venissi tu, che accadesse quello che accaduto ieri... Ora mi sento forte, decisa - Ti amo, Ettore... e speravo tanto che tu, tu ti accorgessi...

ETTORE (incerto, fra stupore e tenerezza) Cara la mia Maria... e come avrei potuto? se finora tu sei stata... cos diversa? - Eri l'amico, eri il compagno... eri un'altra cosa.

MARIA (maliziosa e commossa insieme) S, s: ma adesso? Ora... mi preferisci?

LA VOCE DI TOMIOTTI (dal basso) Mariooo! Mariooo!

ETTORE (si deciso: le mette una mano sulla bocca) Non rispondere. Mario non c'. Non c' pi. Non c' pi che Maria. La mia Maria. (E le getta le braccia al collo.)

F I N E

1 Da qui vedi anche il finale originario a pag. 48.

1 Si inserisce da pag. 45, dopo ***.

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