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HomecopioniMANFRIDI GiuseppeUltrà

Ultrà

  • MANFRIDI Giuseppe
  • Monologo
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Ultr

Ultr

Un interno molto striminzito, forse quello di una camera da letto o, pi probabilmente, di un monolocale angusto tipo scannatoio.

E notte fonda, dunque nessuna fonte di luce esterna.

Sul pavimento stanno sparse, in gran quantit, pagine doppie e singole di numerosi quotidiani sportivi.

Il ragazzo, un po discosto dal centro della scena e fronte al pubblico, se ne sta sbracato su di una sedia che quasi stenta a contenerlo; sembra debba scivolare tutto in avanti abbrutito dalla sonnolenza e si tiene artigliato con le mani sulla pancia un apparecchio telefonico. A disco.

Ha unespressione imbambolata e una faccia appesa e stravolta.

Innanzi a lui il video luccicante di un piccolo portatile gli scarica addosso i flasch intermittenti di un programma televisivo.

Laudio pasticciato suggerisce lidea di un dibattito abbastanza casareccio, di stampo senzaltro sportivo e trasmesso da unemittente privata.

Il ragazzo a tratti si scuote dalla sua flaccidit; guarda spesso lora. Si capisce che stanco e stordito ma pure furioso. Qualcosa lo disturba e lo fa soffrire.

Il chiacchiericcio denuncia una condizione di stallo, come se da un momento allaltro dovessero giungere notizie attese con ansia o comunque cruciali circa una situazione poco chiara.

RAGAZZO: (Con voce lamentosa, sciatta) E andiamo, cazzo, andiamo!...

Sono le tre, porca mignotta - ci pure sonno!...

(Si stropiccia gli occhi, sbadiglia, si accende una sigaretta.)

Dice: m, da un momento allaltro... - vaffanculo!... Se questi finisce che nun me fanno sap n cazzo giuro che me linchiappetto tutti in fila uno per uno!... (Puntando la mano contro il televisore) Ste facce de mmerda!... Ce so riusciti a famme pass la notte in bianco!...

(Un segnale dal video, come di qualcuno che stia per portare delle novit, riaccende di scatto il suo interesse ma per poco, poi dal brusio emergono frasi tipo... No, falso allarme, ancora niente... bah, direi che possiamo allora continuare con le nostre telefonate.)

(Fra i denti) Ffanculo!... (Beve da una lattina di birra; ha una smorfia.) Bleah... piscio purissimo!... (E la getta via con gran chiasso di latta.)

(Si odono pugni picchiati contro la parete.)

(Il ragazzo mugugna piano, rancoroso e senza nemmeno voltarsi) S, batti batti... (Poi forte, ma sapendo si non essere ascoltato) Te ce venisse un cancro a quella mano!...

(Ancora pugni.)

(Piano, come sopra) Vecchia merdosa... (E di nuovo forte; scattando sulla spina dorsale, mano alla bocca per amplificare) Che ciai solo da ringraziare Dio se ancora non mi ti sono cucinato i gatti come galletti amburghesi, mortacci tua!... E ciai pure il coraggio di rompere i coglioni!...

(Per un istante ricasca inerte poi ha un sobbalzo; tira su la cornetta, aguzza lo sguardo avanti come a cogliere qualcosa dallo schermo e forma un numero. Ha unimprecazione. Evidentemente occupato. Riaggancia.)

(Qualcosa dal televisore torna a richiamare la sua attenzione. Il brusio si fa pi concitato ma, a tratti, anche percepibile, al punto in cui un orecchio pi fino riuscirebbe a cogliere la frase detta, anzi: letta, con accenti melodrammatici: Ecco, s... ce lo comunicano adesso, sicuro al cento per cento: partito da Fiumicino unora fa dichiarando che difficilmente torner pi agiocare in Italia.

Il ragazzo trema per la rabbia e lo sconcerto; si copre la faccia con le mani, poi si riattacca alla cornetta e prova a riformare il numero ma anche stavolta senza risultati.

Salta su in piedi, si aggira per la stanza.)

Partito... partito... se ne andato, capito?... - E stavolta per davvero... andato via, via... per sempre, cazzo!... Se ne andato per sempre!... Cio che non torna... che non torna pi... mai pi in Italia! Mai pi qui! Mai pi nostro! Con noi! Mai pi! Mai pi!... Andato via! Via! Via!... Oh merda! Qua davvero me sembra desse tornato a tre anni fa, anzi peggio... che stavolta per davvero! Per davvero!

(Non si trova pi la sigaretta tra le labbra, se ne accende unaltra ma al contrario; tossisce; bestemmia.)

Cristo, se penso che questo era pure il primo anno, cazzo, che non dovevano esserci problemi, col contratto gi firmato, vaffanculo!... E questi stronzi sono loro a cacciarlo via - ma io dico come si pu, come... come pu solo venire in mente una cosa del genere!?

No, cazzo, questa non dovevano farcela, questa no! Una mignottata simile no che non dovevano, non possibile! Non possibile!...

(Si agita, come uno che non ci si raccapezzi pi; dice un minimo di quello che vorrebbe; singhiozza, quasi cercando di piangere ma senza riuscirci. E come alla ricerca di qualcosa che lo blocchi, che lo tenga fermo. Dopo alcuni secondi di forte disorientamento questo qualcosa lo trova ancora nel video, contro il quale va a fissare uno sguardo feroce.

Quindi, con chiaro riferimento allo speaker...)

Burino di merda pure tu! Che poi a te manco te ne frega un cazzo... mi ci giocherei le palle che non te ne frega un cazzo, e anzi che ci godi!...

Sta faccia da preservativo frosolano, mortacci sua!... E na vita che ce la sta a tir appresso e m ce fa pure il paravento... ce fa laria da funerale!... Ti, guardalo l... come si nun tavessi visto lanno scorso dopo la finale de Coppa che te ne stavi a Corso Francia a brind co lamici... sta razza de frocio cor sugo de fica che jesce dar culo!

(Ancora colpi contro la parete.

Lui ha il guizzo violento e pericoloso di una vipera. Vorrebbe sbottare ma non lo fa e, di fatto, sazzitta. Leva il pugno a un passo dal muro come trattenendosi dal colpire a sua volta e, in una sorda imprecazione, mugugna a mezza bocca, quasi tra s...)

E ancora!... E ce rifai!... Ma io te stacco le orecchie e te le annodo ar collo come na cravatta si nun te la pianti... sta stronza!

(Certo che, come sempre accaduto, i colpi della donna lo hanno riportato a toni di voce pi contenuti e ad atteggiamenti pi controllati. Ora il ragazzo, ancora sotto congestione, tenta un respiro ritmato. Si ricorda del telefono. Tiene lo sguardo fisso sullo schermo per seguire la trasmissione. Reagisce con unespressione infastidita ad alcune battute del dibattito.

Qualcuno dice: Era pure chiaro che doveva finire cos. Se davvero aveva intenzione di rimanere, non si capisce perch tutta quella manfrina per qualche lira in pi o in meno. E di e di, a furia di tirare la corda si spezza.)

Sentilo, v!... Ma te cempicchi co sta corda!... Certo che ce ne stanno teste de cazzo a piede sciolto.

(Prova a fare il numero. Niente. Traffica col il telecomando; gli scappa il volume altissimo, saffretta a regolarlo.

Tende lorecchio in attesa dei pugni sul muro che stavolta, per, non arrivano.

Ascolta.

Stessa voce di prima, in un continuo bisbiglio petulante.)

E ci insiste!... A uno che ragiona cos che je vi fa?... E poi co questi che te tocca de combatte... co gente che pi je lo sbatti ar culo e pi contenta!...

(Pausa. Continua ad ascoltare, si agita.

Sul suo viso si fissa sempre pi incontestabile una segnata sofferenza.

Per alcuni istanti si pu avere la sensazione che la spossatezza stia per prendere il sopravvento, poi di nuovo una reazione e il ragazzo torna ad accanirsi sul telefono.

E unazione prolungata: fa girare il disco nevroticamente e con velocit crescente, trovando ogni volta occupato e ricominciando daccapo. Il ragazzo accompagna la frenesia dei movimenti con il ritornello del numero ormai imparato a memoria. Alla fine, affranto e ansimante, riaggancia rassegnato.

Nel frattempo si intuisce che il dibattito stato interrotto per lasciare spazio a una serie di filmati: da quel che si capisce, sequenze di goals con sottofondo di musichetta.

Lespressione del ragazzo si fa meno contratta, anzi... quasi tenera e malinconica.

Giungono dal televisore vaghissimi rumori di folla puntualmente festante per delle reti messe a segno.)

Che ?... M che fanno rived, i gl?...

(Si porta in avanti sul busto. Scruta lo schermo con avidit tornando col pensiero al ricordo di passati trionfi.

Sul suo volto proteso picchiano pulsanti fasci di luce colorata.)

Oh, cazzo, questa Pisa!... E chi se la dimentica?... La domenica del sorpasso - e vai!... (Commentando quello che vede) Dodo sulla destra in area, entra Ges di testa e rete!... C da piangere, ragazzi, c da piangere!... (Tornando a guardare) E questa quale sarebbe?... Ah, Cagliari, certo!... Col Cagliari qui a casa. Ma dimmi tu se non sembra un angelo?... Ci quel collo che pare je sallunga... un cigno! Guardalo l... tariva sulla palla che ce sarebbe solo da fasse una sega, porca puttana...

(Lestasi lo conquista e, in qualche modo, lo calma. A tratti si lascia andare, ma con molta contenutezza, a qualche esclamazione di giubilo, se non dammirazione o dentusiasmo; poi rimette mano al telefono.

Inaspettatamente trova libero.

Ha un sobbalzo. Resta in trepida attesa. Fianalmente qualcuno gli risponde. Lui esplode a tutto volume credendo di essere gi in linea.)

Pronto, Alberto, pronto?...Pronto?... Alberto ciao, mi chiamo Sandro. Io sarei un tifoso de...

(Evidentemente qualcuno dallaltro capo del filo lo interrompe, mentre in trasmissione riprende il cicaleccio delle chiacchiere in studio.)

Pronto? Pronto?... Ma con chi ca... - con chi sto parlando?... - Ma non sono in linea?...

No, cio, io pensavo... - Ah, devo aspettare?... - Occh, occhi - no, va bene, ho capito; s, aspetto. E che unora qui che sto provando e mi fa sempre occupato... - Ma allora cosa debbo fare? Rimanere in linea?... Ma mi richiamate voi, s?... - Oh, non che poi perdo il turno e mi tocca ricominciare tutto daccapo?... - Che? Il mio?... S... posso dire?... Ci da segnare?... Allora - 21, 30... ma ci da segnare?... 21, 30, 4, 3, 8... (ripete)... - S, s, daccordo, aspetto... grazie, grazie, molto gentile.

(Si siede pi composto, deglutisce. Si capisce che emozionato. Fissa il video; stringe la cornetta a due mani, poi ha come un lampo.)

Oh, aspetta n attimo! Cos che dovevo d che gi non me lo ricordo pi?... S, che me lero pensato prima tutto per benino... - Ah, certo... per cominciare la cosa dei biglietti... oh, poi pure di quel coglione che stava parlando adesso, e poi de... de... - oh, cazzo, una penna! Una penna!...

(Di fretta poggia il ricevitore e corre alla ricerca di un foglio e di una penna. Borbotta eccitato fra i denti. Foglio e penna sono introvabili.

A tratti tende lorecchio per cogliere eventuali richiami che potrebbero giungere dalla cornetta.

Lazione si protrae cos fin quando, con forza, si udr dalla televisione una voce che invita lascoltatore in linea a prendere la parola.

Sulle prime il ragazzo nemmeno ci fa caso e continua a cercare. Infine, la minaccia di passare a unaltra telefonata richiama la sua attenzione.

Si precipita al telefono e afferra il microfono urlando: Pronto, Alberto?....

Sullimpeto si porta a un passo dallo schermo; ne segue, immediato, un fischio assordante.

Il ragazzo fa un balzo allindietro.)

Pronto, Alberto?... Scusa, come?... - S, sto lontano - Ah, certo s, aspetta che abbasso... (e abbassa) occhi, cos io ti sento bene; tu pure, mi senti, s?...

(Le voci che giungono dallapparecchio sono adesso molto pi impercettibili, quasi del tutto inascoltabili.)

Alberto, ciao. - Beh, innanzitutto io sono Sandro. Ora forse tu non ti ricordi, ma io e te ci siamo gi conosciuti una volta... - s, lanno scorso, la serataccia dopo la finale di Coppa in un bar su a Corso Francia... - S, no, cio cos, per caso, che stavamo tutti un po... beh, manco c bisogno de dillo, te lo pi immagin come stavamo. - Insomma, gnente, che semo stati a parl un pochetto - vabb, comunque adesso non tanto questo, e scusa se pare che sbarello ma... (e tossicchia) che sto anche a pezzi... capirai, gi a questora - e scusa se poco, ma che daltronde volevo pure rest a sent - poi m, co sta bella notizia che mhai dato. (Ascolta) - Vabb, s certo che tanto se sapeva, per credimi, guarda, che a sentirlo proprio cos definitivo fa un male tremendo, una roba allucinante. - Io... io... non so cosa dirti, ma a me sta cosa mha proprio ammazzato, cio... che sia andato via cos...

(Si blocca. Scuote il microfono.)

Pronto, Alberto?... Mi senti, s?... No, me pareva chera caduta la linea. Niente... ah, s! Te volevo d... ora tu onestamente, scusa, a parte tutto quello che si pu dire su certi atteggiamenti che, va bene, anchio posso essere daccordo che so stati esagerati, ma insomma... quello che un giocatore come lui ha significato per noi come cazzo se p dimentic...? -- (Ascolta e incalza) S, s, ho detto: come cazzo se p...

(Dallo studio, evidentemente, giunge una replica di rimprovero per la parolaccia.)

Ah, certo! Scusa, m scappata. - S, gnente, dicevo che... aspetta, cos che... ah, s!... Dico, ce lo siamo dimenticati quello che eravamo solo fino a qualche anno fa?... No, perch se ce lo siamo dimenticati, beh, allora vediamo di ricordarcelo e pure in fretta, perch quello che eravamo prima m ce ritocca adesso, e allora li voglio proprio ved tutti sti... sti... (si trattiene) tutti stimbecilli che se nescono a d che in fondo la Societ ha pure fatto bene... - Ma tu facce caso, pensa solo a questo: lanno che venuto lui, tu prova a considerare, chi altro arrivato? No, davvero, facce caso: nessuno - e semo cambiati dal giorno alla notte. Anzi, mejio: dalla notte al giorno. Vabb, quello che , se semo capiti. - No, tu dimme solo si me sbajio! E vero o no?... Per questo che quando poi me tocca de sent...

(Breve pausa. Ascolta una stringata replica.)

No, ecco, s... m vengo alla domanda... che no, poi non sarebbe nemmanco una domanda, ma tu me devi cap... che qua uno ci proprio bisogno de sfogasse, perch io, te giuro, me sento un magone addosso che ciavrei na vojia dammazzamme, Arb... - ma guarda, davero: mica sto a d pe scherzo o pe famme bello. Ce mancherebbe!... Ma perch a me de torn nella mmerda, scusa il termine, ndo stavamo solo sino a du anni fa, beh... nidea che me mette un angoscia che te nun poi sap. Questo pe fatte cap come posso sentimme io adesso. E uno! - Secondo... si poi voi sap come la penso, beh... te lo dico subito - e anche a proposito de quello che stava a parl prima, che diceva della corda che se spezza e che a me me pare scemo... allora vabb , ricapitolamo: lui con quel figlio di buona donna del suo procuratore ha sbagliato e posso, al limite, essere daccordo, ma te dico pure che il Presidente stava l che nun vedeva lora e se n fottuto altamente di quello che volevano i tifosi, e a me questa la cosa che meno me va gi, hai capito?... Perch quello, quanno je fa comodo, se mette a fa tutti i teatrini che il rispetto pe i tifosi innanzi a tutto, e che il nostro diritto sacrosanto, eccetera eccetera e gi chiacchiere - poi per, e dimme tu si nun ci ragione, com che ste storie le tira fori solo quando se tratta de mannacce a fa labbonamenti, eh?... Come mai?... Prima tutto cos, dopo per, na vorta che javemo portato i sordi in cassa, chiuso il discorso - come non detto! - E no, allora a me nun me sta pi bene... - perch noi come la pensavamo su sta faccenda lui lo sapeva benissimo... (ascolta) S che lo sapeva! - Guarda, Arb... io, p ditte, so uno der gruppo Ultr, tu ce conosci... io poi personalmente so uno che s sempre fatto un mazzo tanto pe ann appresso alla squadra, per cui ci tutte le ragioni de parl - e te posso d che a Genova, prima della partita, noi ce semo annati dar Presidente e je lavemo detto chiaro e tondo come la pensavamo. Io stavo cor gruppo de Davide - m so che tu lo conosci a Davide... beh, prova a domannajelo si vero o no e vedi che te risponne!... (E deglutisce) Ma poi nemmeno questo... (ascolta) No, scusa un attimo che ho finito!...

(Pi o meno da questo punto, in coincidenza con il riaffiorare del turpiloquio, il monologo del ragazzo si far sempre pi serrato e quasi del tutto disinteressato alla presenza di eventuali ascoltatori. E un parlare alla cieca, molto condizionato dal sonno e dalla fatica ancor pi che dalla rabbia.)

Solo unultima cosa e chiudo. - Quello m se mette a fa i conti dei cento mijoni in pi o in meno, occhi... - Ma, mortacci tua, me lo voi spieg chi che te li d sti cento mijioni che pare li sta a cacci de tasca sua?... Semo noi che te li damo, capito?... Semo noi e so nostri quei soldi - perch se tu, coglione, me metti a quattordicimila i distinti-curva, e vedrai tu si nun va a fin cos, vor d che quei cento mjioni che te voi ten in saccoccia so tutti fatti de quattordicimila lire che tavemo dato noi, una sullaltra - e che te lavemo date pe ven alla partita e stassene piazzati dietro un pilone da quattro ore prima e senza manco ved n cazzo, me so spiegato?... Ma tu ce lo sai che a Torino, m a parte tutto il resto, labbonamento ai popolari costa solo sessantamila lire? Labbonamento, eh! - Queso coi drughi, a Torino. Cio... almeno fra noi dimosele ste cose!...

(Colpi alla parete. Il ragazzo ha uno scatto violento e si gira a gridare in direzione dei colpi tappando con una mano la cornetta.)

Ma te le voi ficc ar culo quelle mani, troia?... E pintatela!

(Tornando furibondo al telefono) No, scusa, che ci na gattara rompipalle che mabita affianco. - Comunque, insomma, mhai capito quello che voglio dire o no?... Perch qua, per me, arrivato il momento che bisogna urlare basta!... E che allora, con tutta la bona volont di questo mondo, ma che se nannasse via lui - che m pure co tutta sta storia della riconoscenza quello, da retta a me, ce sta a marci. Ma se ne annasse, gu, e pure in fretta. Perch senn, piuttosto che continu a prennelo in culo, qua la volta che davero-davero nun so come potemo reag. De tutto p succede, Arb, de tutto!... E guarda, sai, che semplice, perch se a certi je sta bene che tu te faresti ammazz pe na squadra de carcio - e io, al limite, me ce farei pure ammazz - nun te crede che a fa n artro passo ce vojia mica tanto!... Poi, dice, ce scappa er morto. Ma ringrazia quanno uno!... E qua se semo rotti le palle dei padroni, che poi so padroni della roba nostra, e che te vengono a magn sulla testa come stanno facendo adesso co noi. E il punto che loro mica lhanno capito che a je ce v poco pe spigne due, trcento persone ad ammazz - e non dico ad ammaz quarcuno de preciso, che gi sarebbe n artro fatto, ma cos: ad ammazz... chi c, c. A ammazz e basta. E io nun te dico che lo giustifico, ma che lo capisco s e che ce posso pure sta. Minimo minimo, in linea de principio, capito?... - Guarda me rendo conto da me che so esagerato, Arb, ma che io davvero non ce la faccio pi. Proprio una questione... ma che ne so?... Che non reggo, capito?... Perch tu adesso nemmeno te limmagini io quanto ce sto male. Nemmeno te limmagini!...

A me sembra come se mavessero tolto tutto - le cervella, le palle, er sangue, tutto!... Ma ce pensi che m laltri ricominceranno a sfotte e noi ricominceremo a perde?... E a me questo nun me pare giusto. Ma manco un po. - Io m, giusto pe fatte n esempio... sono le tre del mattino, e cosnsidera che dalle sei che sto in piedi a trott e ciavrei pure un sonno da sven - manco da addormimme ma proprio da sven!... Beh, credimi, io sto a soffr talmente tanto che preferisco resta svejio, me capisci?... Arb, scusa se tho un po rotto i coglioni ma proprio che me veniva. E scusa si me so fatto scapp quarche parolona, ma che quando a uno je pjia proprio da sfogasse - su certe cose, poi - vallo a ferm!... Che, dartra parte, si nun lo dico a te a chi lo dico?... (Breve pausa) Ma pronto?... Pronto?... Oh, me stai a sent o no?...Pronto?... ( E scuote la cornetta; chiama la linea) Pronto? Pronto?...

(Alza gli occhi al televisore, e anche per quello che vede si accorge che gi da qualche tempo gli hanno troncato la comunicazione.)

Sti figli di puttana... ma che me lasciate a parl da solo come un matto?...

(Impugna il telecomando e porta su laudio.

Breve pausa.

Il ragazzo, con la mandibola allentata, ascolta le parole che seguono inebetito, quasi trasognato.)

VOCE DEL PRESIDENTE: (Il suo tono, pi che sprezzante, addolorato ma fermo; affatto metafisico. Il forte accento di sincerit che si avverte in questa voce deve rendere ancora pi insopportabile e umuliante per il ragazzo il contenuto delle parole che vengono dette.)

... Voi sapete che non mia abitudine intervenire cos a sorpresa nel corso di una trasmissione, tanto pi a questora di notte, o comunque espormi alla leggera. Sia come funzionario della Societ, sia come una qualunque persona provvista di un normale senso civico, il gusto delleffetto gratuito non ha mai fatto parte del mio carattere ma, stavolta, lindignazione mi obbliga a prendere la parola, innanzitutto per tutelare gli interessi della Societ che rappresento e presiedo, quindi per ribadire la nostra ferma condanna nei confronti di certa... di certa teppaglia, non saprei chiamarla in altro modo, tipo quella di cui abbiamo appena avuto uno squallido esempio nella vergognosa telefonata che mi ha preceduto. E, dico, gente che non ha nulla, ripeto: nulla, a che spartire n con lo sport n tantomeno con la nostra tifoseria. Anzi, con infinito dolore che debbo, ma a nome di tutti i nostri veri sostenitori, prendere posizioni cos drastiche, ma orrendo che allindomani di fatti tanto luttuosi come quelli che abbiamo vissuto si possano sentire certe cose. Noi non possiamo assolutamente tollerare questi eccessi animaleschi... s, non trovo altro termine: animaleschi...

(Su questultima frase il ragazzo punta fermo contro lo schermo il telecomando come fosse una pistola e spegne spingendo il pulsante con forza esagerata, quasi volesse simulare un colpo.

Per alcuni istanti rimane immobile e stralunato. Poi, prostrato, sembra stia a scoppiare in lacrime, ma proprio a questo punto che, invece, attacca con rabbia...)

RAGAZZO: Bella presa per il culo!... Complimenti, bella presa per il culo!

E parla a me cos!... Mi dice a me ste cose!... Stronzo!... Ma centomila volte pi stronzo io di te!...

Ma come, Cristo... venti volte almeno mi sar fatto in giro mezza Europa solo questanno, e venti a dire poco! Dove cera da andare andavo, senza vedere chi veniva e nun veniva... sempre l pronto sullattenti, pure da solo, e march!, a buttarci tutto quello che mero risparmiato, e sulla pelle mia, mia, mia! Mia e di nessun altro!... Malato, non malato, senza pensarci mai una sola volta una a tirarmi indietro, mai!... Manco co lossa rotte, ma manco col colera!... Mai m passato per lanticamera del cervello! Mai!... Ficcato in quelle merde di vagoni come unacciuga a girarmi lItalia da sotto a sopra per tutto lanno, e vai!... La birra calda come piscio e i cessi peggio di fogne puzzolenti? E vai!... Piove? Diluvia? E vai!... - Senza un cazzo di tetto per ripararsi, fradici allo stadio da cinque ore prima coi Pi Esse l pronti a farti il culo!... Tutto occhi!...

(Ancora colpi.)

Giusto, benissimo... tutto giusto, ma poi?... Ci vuole un cazzo e ti chiamano teppista!. No, com che diceva prima quello?... Animale... ti chiamano animale!... Giusto, daccordo! Daccordissimo per primo!... Anche un cane merdoso pi di noi che siamo fottutissimi animali!... Ti sugano i coglioni, da ravesciarti capo e piedi, finch, capito?, si rompono le palle e vengono l con quelle loro belle faccette da frocio a dirti: Vaffanculo! Vaffanculo!... Noi qui non ti vogliamo!

(Una violenta scampanellata alla porta. Il ragazzo non sembra sentirla.)

Figli troia... perch lo sanno che ti tengono in pugno, perch lo sanno che ciai bisogno e non puoi farne a meno!

(Campanello.)

Vaffanculo, noi qui non ti vogliamo! Vaffanculo, noi qui non ti vogliamo!

(Il campanello prende a suonare ininterrottamente.

Il ragazzo finalmente ne distratto. Si volta feroce in direzione della porta. Serra i pugni. Lespressione si contorce in un ringhio truce.)

Cazzo vuoi pure tu?... Te lo faccio vedere io Vaffanculo, noi qui non ti vogliamo!... Te lo faccio vedere io!...

(Il telecomando viene scagliato via.

Nelle mani del ragazzo compare un coltello.)

S... batti batti, che m te apro!

(Il campanello continua nevrastenico a suonare.

Il ragazzo ha uno scatto che lo slancia verso la porta.

Buio.)

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