L’ebreo di malta

Lebreo di Malta

Lebreo di Malta

Tragedia di Christopher Marlowe

Rappresentata per la prima volta a Londra secondo notizia certa nel 1592

Traduzione di

Giuseppe Massara e Guido dAvino

DRAMATIS PERSONAE

FARNESE, governatore di Malta.

LODOVICO, suo figlio.

SELIM CALIMAT, figlio del Gran Turco.

MARTIN DEL BOSCO, viceammiraglio di Spagna.

MATTIA, gentiluomo.

GIACOMO, frate.

BARNARDINO, frate.

BARABBA, ricco ebreo.

ITAMORO, schiavo.

PILIA-BORZA, amico di BELLAMIRA.

Due mercanti.

Tre ebrei.

Cavalieri, pasci, ufficiali, guardie, schiavi, messaggeri e falegnami

ABIGAIL, figlia di Barabba.

BELLAMIRA, cortigiana.

LA BADESSA.

UNA MONACA.

PROLOGO

MACHIAVELLI nelle vesti del Prologo.

Scena, Malta.

Entra MACHIAVELLI

MACHIAVELLI: [con lieve accento toscano]

Sebbene il mondo morto mi creda, lanima mia s volata oltralpe e or che l Guisa morto, dalla Francia vengo a visitare queste terre e con gli amici a dilettarmi in compagnia. Forse ad alcuni il mio nome un garba punto, ma chi mi ama da tali lingue mi protegga e sappian chio son Machiavelli e che non stimo lomo n dellomo la parola.

Ammirazion mi viene dal mio peggior nemico diretti attacchi ricevono i miei libri, sebben si leggan; ma chi mi respinge morte incontri per man de miei seguaci. La religione considero un gran balocco e lunico peccato, lignoranza. Mi vergogno delle bischerate che lomo compie. Si parla tanto di diritto alla corona. Che titolo avea allora Cesare di prendersi lImpero? Quandera la forza a fare i re, le leggi eran pi secure. meglio da poveri sciocchi lessere invidiato non compianto.

Ma dove v a parare? Non son venuto qui a tener discorsi ma a presentarvi la tragedia dun Giudeo, che ghigna a veder le sacche sue ricolme di danari ammassti grazie a trucchi e sotterfugi da me ispirati; non trattatelo al peggio sol perch sispira a Machiavelli.

[Esce]


ATTO I

[BARABBA: lo si scopre nel suo ufficio, con montagne doro davanti e sacchi ricolmi]

BARABBA: Del mio denaro ecco il tornaconto; e lincasso delle navi persiane ha riccamente ripagato lazzardo. Ed ecco anche le misere monetine per il commercio dei miei olii spagnoli e vini greci, che seccatura contarle!

Meglio commerciare con gli arabi: con loro in un sol giorno si incassa quel che basta per una vita intera.

O ben venga il Moro, che sui monti dOriente raccoglie i suoi tesori e in casa ammassa perle come sassolini. Nel vedere tutto questo ben di Dio un poveraccio griderebbe al miracolo, ma chi invece ha sempre le casse piene, ora che vecchio non ha pi voglia di lavorare n di stancarsi a morte per questa miseria. Guardate: (va vicino ad ogni sacco e con le mani ne prende per ognuno un po del suo contenuto e lo mostra al pubblico)

Opali, zaffiri, ametiste, topazi: solo una fra queste gemme servirebbe a riscattare un sovrano dalla prigionia. Ecco quel che faccio, insomma, e gli uomini con un po di sale in zucca dovrebbero distinguer il mio giro daffari dal commercio volgare. Come sta girando il vento? Spero davvero che le navi e le ragusee che ho mandato in Egitto siano giunte a destinazione e stiano tornando a Malta zeppe di spezie e sete. Ma chi l? [Entra un MERCANTE] Cosa c ora?

MERCANTE: Barabba, le navi con le tue merci sono arrivate in porto: mi hanno mandato a chiederti se le sdoganerai tu stesso.

BARABBA: Hai detto che le navi sono salve? E zeppe di merce?

MERCANTE: Sicuro.

BARABBA: Vai allora e ordina loro di sbarcare, e di portare con s le polizze di sbarco: manda loro sessanta cammelli, trenta muli e venti carri per trasportar la merce. Ma non stai tu a capo di una delle mie navi? Non basta la tua presenza come garanzia?

MERCANTE: Solo d imposta chiedono di pi di quanto possano permettersi in citt molti mercanti.

BARABBA: Va e di loro che ti manda lebreo di Malta: chi tra loro non conosce Barabba? Dimmi: di quale delle mie navi sei a capo?

MERCANTE: Della Speranza.

BARABBA: Possibile che non hai veduta la mia ragusa ad Alessandria?

Nei pressi del delta del fiume, dove il Nilo versa il suo tributo al mare, devi aver veleggiato davanti ad Alessandria!

MERCANTE: Non lho n vista n ho avuto sue notizie: ma ho sentito alcuni marinai stupirsi del fatto di aver affidato tante ricchezze ad una nave vecchia come quella.

BARABBA: Ma che uomini saggi! La conosco io, so che robusta.

Va via ora, scarica la tua nave e ordina al mio agente di sdoganar la merce.

[Esce il MERCANTE]

Eppure quella nave mi preoccupa

[Entra un secondo MERCANTE]

SECONDO MERCANTE: Barabba, la tua ragusa da Alessandria giunta adesso nel porto di Malta, piena di ricchezze e una gran quantit di sete persiane, doro e di perle dOriente.

BARABBA: Bene, anche questa salva. Ora vai e ordina ai mercanti e ai miei uomini di far in fretta, di attraccare in porto e di scaricare le navi.

SECONDO MERCANTE: Vado subito.

[Esce]

BARABBA: Vengo ricoperto di ricchezze da ogni parte, dalla terra e dal mare:

cosa pu fare di pi il cielo per luomo oltre a mettergli tra le braccia labbondanza, aprire la terra in due al suo passaggio, sottomettergli i mari e indirizzare, grazie ai venti, i suoi beni al sicuro? Preferisco essere odiato da ebreo piuttosto che compatito dalla povert cristiana; perch nella fede loro non vedo nessun frutto, ma solo malizia, falsit e orgoglio, concetti che non vanno daccordo col loro credo. Dicono che siamo un popolo vagabondo: non posso dirlo con sicurezza, ma so che ci siamo arricchiti pi di tutti quei falsi devoti. C Kirriah Jairim, il grande ebreo greco, Obed a Bairseth, Nues in Portogallo, io a Malta, qualcunaltro in Italia, molti in Francia e tutti ricchi, o almeno pi ricchi di un qualsiasi cristiano. Ammetto che non possiamo diventare dei re, ma non per una nostra colpa: siamo in pochi e la corona si tramanda per eredit o con la forza: ma qualunque cosa nasca dalla violenza, non pu durare. Fate re il cristiano perch lui s che assetato di regalit. Non ho obblighi, n molti bambini, ma una sola figlia, che mi cara come lo fu Ifigenia per Agamennone e tutto ci che possiedo suo. Ma chi arriva?

[Entrano tre EBREI] (parlottano preoccupati tra di loro, si sente solo un brusio)

BARABBA: Come va compagni! Perch venite a farmi visita cos numerosi?

C qualcosa che interessa noi ebrei?

PRIMO EBREO: Barabba, una flotta di galee minacciose giunta dalla Turchia ed nel nostro porto: il nostro consiglio si riunito per ricevere i loro ambasciatori. Temo che il loro arrivo sar una minaccia per noi.

BARABBA: Che vengano pure, purch non portino guerra, o che combattano, purch noi possiamo uscirne vincitori [a parte] anzi che combattano, conquistino e uccidano tutti, basta che risparmino me, mia figlia e la mia roba.

Mache ve ne importa di quanti sono? Che bisogno hanno di trattare se siamo gi alleati? Tra turchi e maltesi c un accordo. No, no, noc dellaltro dietro.

?????Non vogliono n la pace n la guerra, sono solo di passaggio verso Venezia per il mar Adriatico, lhanno fatto molte volte, ma non ne hanno guadagnato mai niente.

TERZO EBREO: Ben detto, pu darsi che sia proprio cos.

SECONDO EBREO: Comunque c questa riunione del Senato e ogni ebreo deve presentarsi.

BARABBA: Hummdici tutti gli ebrei di Malta? S, pu essere: allora che ognuno di noi obbedisca, e per favore si presenti. Se ci fosse qualcosa che riguarda il nostro benessere vi assicuro che ci penser io [a parte]alle mie ricchezze.

Maandate pure amici, non preoccupatevi. Addio Zaareth, addio Temainte.

[Escono gli ebrei]

E ora Barabba, il tuo segreto puoi svelare: quei poveracci non capiscono il problema.

A lungo Malta pag un tributo al turco, ma a causa di un gioco politico, questo debito si accumulato a tal punto che tutto loro di Malta non potrebbe ripagare. Ed ora questo un pretesto per conquistare la citt: s, questo vogliono. Vada come vada, mi metter ai ripari e in tempo cercher di sfuggire al peggio custodendo attentamente i miei tesori.

Ego mihimet sum semper proximus: che entrino e si prendano pure la citt.

[Esce]

Entra Fernese, governatore di Malta, cavalieri e ufficiali; incontrano Calimat e i pasci turchi.

PRIMO PASCI: Cavalieri di Malta, arriviamo da Rodi, da Cipro, Candia e dalle altre isole mediterranee.

FERNESE: Cosa centriamo noi con Cipro, Rodi e le altre isole? Cosa volete da noi?

CALIMAT: Il saldo di dieci anni di tributi non pagati.

FERNESE: Signore, ma la somma troppo grande! Spero che la vostra bont se ne renda conto.

CALIMAT: Alto Governatore, vorrei che fosse in mio potere aiutarvi: ma questa la causa di mio padre perci n posso n voglio contrastarla.

FERNESE: Lasciaci almeno da soli un po, grande Selim.

CALIMAT: Andiamo e lasciamo che i cavalieri parlino. Preparate le galee, perch fortunatamente non rimarremo qui a lungo. Dunque governatore, come risolviamo?

FERNESE: Poich ci richiedete una condizione tanto dura, accordateci almeno il tempo di organizzare una questua per Malta. Vi chiedo solo un mese di tempo.

CALIMAT: Daccordo. In fondo pi regale ottenere qualcosa con le buone maniere che estorcere con la forza. Ma dovete mantenere la promessa.

(ai suoi accompagnatori)E ora possiamo riprendere la nostra rotta. Forza, alle navi!

FERNESE: Che Dio ti protegga Calimat!

[Esce Calimat e i pasci].

Che uno di voi raduni quegli ebrei: non erano chiamati a comparire oggi?

PRIMO UFFICIALE: Si signore, ed infatti arrivano.

[Entrano Barabba e tre ebrei]

FERNESE: (rivolto agli Ebrei che sono ancora distanti) Ebrei, avvicinatevi. Del grande imperatore turco, suo figlio, il grande Calimat, venuto ad esigere il saldo di dieci anni non pagati. Questo quello che ci preoccupa: la somma calcolata per il riscatto assai maggiore alle risorse nostre esaurite per le guerre combattute e dunque a noi serve il vostro aiuto.

BARABBA: Ma noi non siamo soldati! Come combattiamo un principe cos potente?

PRIMO CAVALIERE: Smettila ebreo! Lo sappiamo bene che non sei un soldato. Un mercante sei, e zeppo di soldi, e noi, Barabba, proprio quelli vogliamo.

BARABBA: Cosa? Il mio denaro?

FERNESE: Il tuo e degli altri. Insomma dovete darci quello che avete.

PRIMO EBREO: La prego signore, noi siamo quasi tutti poveri!

FERNESE: Allora che i ricchi paghino di pi!

BARABBA: E gli stranieri devono essere vessati dal vostro tributo?

SECONDO CAVALIERE: Gli stranieri non si arricchiscono con la nostra economia? Che paghino anchessi dunque!

BARABBA: Equamente?

FERNESE: No ebreo, come infedeli, giacch noi sopportiamo le vostre vite maledette agli occhi di Dio e siamo puniti con tasse e dolori: perci deciso. Leggi gli articoli del nostro decreto.

UFFICIALE: [legge] In primo loco, la summa postulata dai Turchi sar raccolta inter Iudais et ogni uno avr a versare met del proprio patrimonio.

BARABBA: Ma come, met patrimonio? [a parte] Spero non del mio.

UFFICIALE: [legge] In segundo loco, colui che si rifiuti di pagare, dovr convertirsi repentinamente.

BARABBA: Convertirmi? [a parte] Cosa mi conviene fare?

UFFICIALE: Postremo, colui che rifiuti etiam hoc, perder immediatamente omnia.

TRE EBREI: Signore, noi consegniamo la met.

BARABBA: Disgraziati, voi non siete della stirpe di Abramo! Cos vilmente vi sottomettete a lasciar i vostri beni allarbitrio altrui?

FERNESE: Perch Barabba, tu vuoi diventare cristiano?

BARABBA: No, non mi convertir di certo.

FERNESE: Allora versa la tua met.

BARABBA: Sapete cosa significa questo per me? Met dei miei averi sono il benessere di una citt. Governatore, non cos semplice altrimenti pagherei tranquillamente.

FERNESE: Il nostro decreto prevede la met: o la versate o vi confischiamo tutto.

BARABBA: Maledizione! Aspettate: la met vi cedo, che venga per trattato come i miei amici.

FERNESE: No ebreo, ormai hai rifiutato i nostri articoli e indietro non si pu pi tornare.

[Escono gli ufficiali a un cenno di Fernese]

BARABBA: Ruberete dunque tutti i miei beni? il ladrocinio la filosofia del vostro Dio?

FERNESE: No ebreo: roviniamo te in particolare, per risparmiare la rovina di un popolo intero: meglio a uno che a tanti no?

Ma non verrai esiliato, no, continuerai a vivere qui, a Malta, ove hai incrementato la tua ricchezza e se vuoi puoi ricominciare a farlo.

BARABBA: Ormai cosa posso far moltiplicare? Dal nulla si ricava nulla.

PRIMO CAVALIERE: Una volta dal nulla sei arrivato alla ricchezza. Se la vostra prima maledizione si scaglier sul tuo capo e ti render povero, deriso da tutti, be, questo non affar nostro, ma la colpa di essere nato ebreo.

BarabbA: Ah, usate le Scritture per giustificare i vostri orrori? Certo, alcuni Ebrei sono cattivi, come lo ogni Cristiano; ma perch deve pagare un sol uomo per i peccati di una stirpe intera?

Fernese: Via di qui, sciagurato Barabba! Non ti vergogni di giustificarti in tal modo, come se noi non conoscessimo la tua professione? Se confidi nella tua rettitudine sii paziente e le ricchezze aumenteranno.

Leccesso di benessere motivo di avarizia e lavarizia, oh, quello s che un terribile peccato!

Barabba: S, ma rubare ancora peggio. Non portatemi via niente, perch questo un furto; ma, se mi derubate, sar costretto a farlo anchio, e pi di voi.

PRIMO CAVALIERE: Esimio Governatore, non date peso ai suoi lamenti. Trasformate il suo palazzo in un convento. La sua casa ospiter molte sante monache.

Fernese: Cos sar.

[Rientrano gli ufficiali]

Dunque, ufficiali, avete fatto?

PRIMO UFFICIALE: S, mio Signore. Abbiamo preso i beni e le merci di Barabba che, valutate, valgono pi di ogni ricchezza di Malta. Degli altri, invece, abbiamo preso la met.

Barabba: Siete soddisfatto, adesso, mio Signore? Avete i miei beni, il mio denaro, la mia ricchezza, le mie navi, i magazzini, tutto ci di cui godevo.

Vi manca solo la mia vita adesso. Non volete macchiarvi le mani di sangue, ma vi arricchite sulla povert altrui. Eppure non capite il vostro errore.

Fernese: Accontentati Barabba. Non hai altro che ragione.

Barabba: Ah, la vostra ragione non mi crea altro che danno; tenetevela voi, nel nome del diavolo!

Fernese: Su, andiamo, e ricaviamo da quei beni il denaro per il tributo ai Turchi. Questa ora la cosa pi importante: non rompere lalleanza.

[Escono tutti tranne Barabba e i tre Ebrei]

Barabba: Ah, la politica! quello il loro mestiere, e non la semplicit, come vogliono far credere. Oh, grande Primis Motor, infliggi su di loro le piaghe dellEgitto, la maledizione del cielo, della terra e tutto lodio degli uomini; e qui in ginocchio, prego che le loro anime siano dannate!

PRIMO EBREO: Suvvia, abbi pazienza, gentile Barabba!

Barabba: Oh, sciocchi fratelli, nati per assistere a questo giorno. Perch non vi commuovono i miei lamenti? Perch non mi struggo, e muoio in tale dolore?

PRIMO EBREO: Ma Barabba, riusciamo a stento a sopportare il crudele trattamento che stato riservato a noi: hai visto anche tu che ci hanno tolto la met dei nostri beni.

Barabba: E perch mai avete ceduto alla loro estorsione? Voi eravate in tanti, e io uno solo; e solo a me hanno tolto tutto.

PRIMO EBREO: Ma fratello Barabba, ricordati di Giobbe.

Barabba: Cosa? Parli a me di Giobbe? Almeno lui aveva settemila pecore, tremila cammelli, duecento buoi da lavoro aggiogati, e cinquecento asinelle: ma se anche per ognuno di essi fosse stato valutato il giusto prezzo, io avevo in casa e nelle mie navi quanto basta a comperare le sue bestie, e pure lui; oh misero Barabba! Voglio vivere in una notte eterna, cos i miei occhi non potranno pi assistere a tutte queste privazioni!

SECONDO EBREO: Buon Barabba, abbi pazienza.

Barabba: Vi prego, lasciatemi in pace. A voi, che non avete mai avuto ricchezze, piace la povert! Ma lasciate almeno lamentare chi in battaglia, tra i nemici, vide i suoi uomini uccisi, e se stesso disarmato, e non sa come riaversi. S, lasciatemi patire questa sorte improvvisa; le grandi ingiustizie non si dimenticano facilmente.

PRIMO EBREO: Andiamo. Lasciamolo solo. Nello stato danimo in cui le nostre parole aumenterebbero solo il suo furore. una sofferenza vedere un uomo tanto afflitto.

Barabba: S, addio a voi.

[Escono i tre Ebrei]

Ma guardate la semplicit di quei poveri stupidi: mi credono uninerte zolla dargilla che si dissolve ad un solo getto dacqua. No, Barabba destinato ad una sorte migliore, e disporr con astuzia il futuro che verr, ch i mali, non si sa mai quando possono accadere.

[Entra Abigail, figlia dellEbreo]

Ma dove va la mia bella Abigail? Perch sei cos triste? Non preoccuparti che il tuo pap ha ancora qualcosa in serbo per te.

Abigail: Non piango per me, ma per il vecchio Barabba. Imparer a trattenere le mie lacrime anzi, le sfrutter per presentarmi al Senato e straziare i cuori dei presenti, fino a che non ridurranno a mio padre i torti fatti.

Barabba: No, Abigail, le cose che non hanno pi rimedio difficilmente si curano con i lamenti. E poi, ragazza mia, non mi credere cos sciocco! Prevedendo io il peggio, prima che questo accadesse, ho nascosto attentamente diecimila portoghesi ed inoltre grosse pietre, costosissimi gioielli e infiniti preziosi.

Abigail: Dove, pap?

Barabba: In casa, figlia mia. Spero che mi lasceranno entrarvi ancora una volta.

Abigail: Oh, allora Barabba non li rivedr mai pi: hanno preso la nostra casa e tutte le tue merci. Ho lasciato l il Governatore a far posto alle monache e a scacciare me. Della nostra casa hanno intenzione di creare un convento dove solo quella setta vi potr entrare; agli uomini proibito.

Barabba: Il mio oro, tutto quanto, e i mie beni son perduti! Oh, ingiusti cieli, ho io meritato una simile rovina? E voi, stelle disgraziate, che cos che mi opponete s da farmi, nella mia povert, anche disperato? La pazzia mi condurr a togliermi la vita? No, io vivr, e non detesto questa vita: e se sar abbandonato cos, nelloceano, ad annegare o a nuotare, secondo i miei espedienti trover uno stratagemma.

Figlia mia ho la soluzione. Vedi in quale situazione i Cristiani mi hanno oppresso: in casi cos estremi non dobbiamo preoccuparci di essere corretti.

ABIGAIL: Padre, cosa non farei per punire coloro che ci hanno recato un simile torto.

BARABBA: Ecco, allora devi aiutarmi: dici che la mia casa ora un convento e che vi sono delle monache?

ABIGAIL: Si padre.

BARABBA: Ebbene, figlia mia andrai l e ti farai ammettere dalla badessa.

ABIGAIL: E come! Da monaca?

BARABBA: Si figlia; poich la religione occulta le malefatte da ogni sospetto.

ABIGAIL: Si, ma... padre, di me sospetteranno.

BARABBA: Lascia che sospettino, ma inducili a credere che la tua devozione sincera. Sii cortese, parla cordialmente e fai creder daver tanto peccato finch non le indurrai ad ammetterti.

ABIGAIL: Dovr fingere davvero molto, padre.

BARABBA: E allora? (QUESTA FRASE E UN PO CONTORTA)Pi facile fingere ci che non vuoi che negare la nuda verit: meglio un credo simulato che una celata ipocrisia.

ABIGAIL: Ebbene padre, supponiamo che mi accettino, cosa faremo dopo?

BARABBA: Esattamente questo: ho nascosto sotto lasse del pavimento di una stanza, al piano di sopra, oro e gioielli che avevo conservato per te. E qui siamo al punto: sii astuta figlia.

ABIGAIL: Ma allora padre, andiamo insieme.

BARABBA: Non possiamo, Abigail. necessario che non mi vedano perch finger desser adirato con te. Se userai lastuzia, figlia mia, riavr il mio oro.

[Si ritirano]

[Entrano FRA GIACOMO, FRA BERNARDINO, lA badessa e una monaca]

FRA GIACOMO: Sorelle, siamo quasi giunti al nuovo convento.

BADESSA: Meglio per noi; sapete non ci piace essere in mostra. Sono quasi 30 inverni che molte di noi non camminano tra la folla.

FRA GIACOMO: Sorella, questo nuovo convento vi piacer molto.

BADESSA: Speriamo ma chi arriva?

[Abigail si avvicina]

ABIGAIL: Madre, abbiate piet di una fanciulla angosciata! Sono la figlia disperata di un ebreo infelice, lebreo di Malta, il proprietario di una bella casa che ora divenuta un convento.

BADESSA: Parla figliola, come possiamo aiutarti?

ABIGAIL: Temo che il dolore di mio padre sia causato dal peccato; per questo vorrei far voto di penitenza e diventare novizia del vostro convento, affinch la mia anima abbia sollievo.

FRA GIACOMO: Senza dubbio questo proviene da unanima commovente; intercediamo affinch sia ammessa.

BADESSA: E sia figliola, ti accettiamo come monaca.

ABIGAIL: Prima, per, lasciate che da novizia impari a guidare lanima mia solitaria secondo le vostre rigide regole; vi chiedo di farmi alloggiare in quella che una volta era la mia stanza, sono certa che con i vostri divini precetti e la mia industria trarr molto profitto.

BARABBA: [a parte] E tanto spero, almeno quanto vale ci che ho nascosto.

[facendosi avanti] Cosa fai Abigail in mezzo a quegli odiosi Cristiani?

FRA GIACOMO: Non ostacolarla, tu, uomo di poca fede, non la vedi, gi mortificata.

BARABBA: Come mortificata? Figlia rovinata, vergogna di tuo padre! Cosa fai in mezzo a questa ignobile cerchia? Ti maledir se non lasci questi diavoli e la loro dannata eresia.

ABIGAIL: Padre, concedimi il tuo

BARABBA: No Abigail, va via.

[a parte rivolto ad Abigail] E non dimenticare loro e i gioielli, lasse marchiato da questo segno.

[a voce alta] E stai lontana dalla mia vista.

FRA GIACOMO: Barabba, bench tu sia miscredente e non voglia vedere le tue disgrazie, lascia che almeno lei apra gli occhi.

BARABBA: Frate cieco, risparmia le parole. Preferisco morire piuttosto che vederla cos. Perch mi abbandoni cos miseramente figlia sedotta? Conviene agli ebrei essere cos creduli?

[a parte] Domani allalba ti aspetto al portone.

[a voce alta] Non avvicinarti, se non vuoi che ti condanni. Non cercarmi pi, dimenticami, vattene! [a parte] A domani mattina. [a voce alta] Via, via sciagurata.

[Escono da una parte Barabba, dallaltra i frati, la badessa, la monaca e Abigail]

[Entra Mattia]

MATTIA: Cosa? La bella Abigail, la figlia del ricco ebreo si fa monaca? La rovina del padre lavr umiliata e indotta a questo. Pi gradevole sarebbe per lei un letto con un tenero giovane che labbracci invece di alzarsi a mezzanotte per la messa.

[Entra LOdovico]

LODOVICO: Mattia, come va? Gi di corda?

MATTIA: Credimi, nobile Ludovico, ho visto la cosa pi strana che, a parer mio, abbia mai vista. Una ragazza deliziosa, di circa 14 anni, il fiore pi bello del giardino di Venere, strappato ai piaceri della terra e trasformato in monaca!

LODOVICO: Dimmi, chi costei?

MATTIA: La figlia del ricco ebreo.

LODOVICO: Chi, Barabba, che ha veduto tutti i suoi beni confiscati? Ed cos bella?

MATTIA: Una bellezza senza pari; se lavessi vista sapresti che anche un cuore incastonato tra muri dottone avrebbe sprigionato amore o almeno piet.

LODOVICO: Se davvero cos bella come tu dici si potrebbe farle visita, che dici? Possiamo?

MATTIA: Io devo e voglio, signore, non c rimedio. Addio

LODOVICO: Anche io lo voglio, e molto. Addio Mattia.


ATTO II

[Entra Barabba con un lume]

BARABBA: Cos come il corvo solitario sparge veleno sui malati cos Barabba, povero e tormentato, libera ogni sorta d ingiuria contro i cristiani.

Le gioie incerte di un tempo solerte fuggirono, lasciandomi disperato. Dei miei primi tesori non rimane che il ricordo, come la cicatrice del soldato a conforto della mutilazione. Tu che guidasti con colonne infuocate i figli dIsraele attraverso ombre tetre, illumina la prole di Abramo e guida la mano di Abigail questa notte! Fa che il giorno si trasformi in tenebre oscure!

Questi occhi attenti non troveranno mai riposo, finch non avr risposta da Abigail.

[Entra Abigail]

ABIGAIL: Ecco il momento giusto per frugare nellasse che mio padre ha segnato. Eccoli qui nascosti, li ho trovati! (alza dei sacchetti)

BARABBA: Solo ora rammento alcune vecchie storie: parlavan danime e fantasmi che di notte saggiravano in posti pieni di tesori nascosti. Ora mi par dessere uno di loro. Finch vivo, qui vive la mia speranza, e alla mia morte sempre qui vagher il mio spirito.

ABIGAIL: Se mio padre avesse la fortuna di stare qui, in questo posto felice! Egli ora non cos tranquillo; quando ci separammo disse di vederci al mattino. Buon Morfeo fa che egli faccia dei sogni doratiche si svegli e venga a prendere il tesoro che ho trovato.

BARABBA: Bien para todos mi ganada no es.

Invece di stare seduto qui cos tristemente, sarebbe meglio andare. Un attimo soltanto, quale stella vedo brillare ad Oriente? La stella polare dellesistenza mia Abigail!

ABIGAIL: Chi l?

BARABBA: Non profferir parola, Abigail, sono io.

ABIGAIL: Allora, padre, ecco a te le tue gioie.

[lancia dei sacchi]: Eccoli, li hai presi? E ce n ancora e ancora e ancora.

BARABBA: Oh figlia mia, il mio oro, la mia fortuna, la mia felicit! Forza dellanima mia, morte del mio nemico! Oh Abigail, Abigail, se avessi qui anche te i miei desideri sarebber tutti appagati. Escogiter la tua liberazione,

Oh figlia, oh oro, oh bellezza, oh mia felicit!

[Abbraccia i suoi sacchi]

ABIGAIL: Padre, la mezzanotte savvicina, e le monache a questora iniziano a svegliarsi, e per non destar sospetti necessario separarsi.

BARABBA: Addio gioia mia, e dalle mie dita ricevi questo bacio che proviene dallanimo mio. Dischiudi ora, oh Febo, le palpebre del giorno, e che voli in alto lallodola del mattino, sveglia, affinch io possa librarmi nellaria con lei, cantando su questi, come lei sui piccoli suoi.

Hermoso placer de los dineros.

[Esce]

[Entrano IL GOVERNATORE (FERNESE), MARTIN DEL BOSCO, I CAVALIERI e GLI UFFICIALI]

FERNESE: E ora, Capitano, verso quali terre vi dirigete? Da dove giunge la nave che nel nostro porto ormeggia? E perch siete sbarcati senza la nostra concessione?

BOSCO: Governatore di Malta, proprio qui ci dirigiamo. La nave mia, il (MEGLIO IN INGLESE, IN ITALIANO E COMICO!)Drago Volante, dalla Spagna giunge, e da l vengo anch io. Il mio nome Del Bosco, vice-ammiraglio del sovrano cattolico. Trasportiamo greci, turchi e mori dAfrica. Non molto tempo fa, presso le coste della Corsica, non avendo reso omaggio alla flotta turca, le loro striscianti galee ci diedero la caccia.

Ma allimprovviso cominci a levarsi il vento e dunque noi virammo e combattemmo agilmente. Ne abbiam bruciate alcune, e molte affondate, e una di queste fu il nostro bottino: il capitano ucciso, gli altri nostri schiavi, di cui qui a Malta faremo compravendita.

FERNESE: Del Boscoho gi sentito qualcosa sul vostro conto: che siate il benvenuto a Malta e fra noi tutti. Ma per un alleanza politica non possiamo acconsentire alla vendita dei vostri turchi.

CAVALIERE: Del Bosco, in virt del vostro amore e della vostra stima, persuadete il Governatore nostro contro il turco. La tregua a noi concessa nellattesa del denaro, e col denaro che lui brama gli si pu muovere guerra.

DEL BOSCO: (E POCO CHIARA LA TRADUZIONE)I cavalieri di Malta con i turchi in alleanza, comprata con vilt per scambio di denaro? Vi ricordo, mio signore, che proprio di recente avete perduto lisola di Rodi, donde voi siete venuti, e vi siete stabiliti qui per mostrare ai Turchi un odio senza fine.

FERNESE: Ne siamo a conoscenza, Capitano, ma esigue sono le nostre forze.

DEL BOSCO: A quanto ammonta la somma di denaro?

FERNESE: A centomila corone.

DEL BOSCO: Il mio Signore e Sovrano ha titolo su questisola, e rapidamente vi aiuter a scacciarli. Scriver a Sua Maest per spiegargli la situazione; ora per lasciatevi guidare da me, non vi abbandoner finch non sar risolto tutto.

FERNESE: A queste condizioni che sian venduti i turchi. Andate, ufficiali e metteteli in mostra senzesitare. [Escono gli UFFICIALI] Del Bosco, sarete voi di Malta il generale. I cavalieri ed io vi seguiremo contro quei turchi miscredenti e barbari.

BOSCO: Imiterete dunque gli antenati vostri: loro furono cos coraggiosi da combattere in pochi e difendere una citt. Nessuno sopravvisse a informar della sciagura il popolo cristiano.

FERNESE: Cos combatteremo, andiamo via. Fiero e temerario Calimat, anzich loro, pallottole ti manderemo, in fumo e fuoco avvolte. Ovunque tu richieda i tuoi tributi, saremo risoluti: lonore col sangue si compra, non con loro.

[Escono]

[Entrano gli UFFICIALI con ITAMORO e altri SCHIAVI]

PRIMO UFFICIALE: Ecco il mercato, lasciateli qui. Presto verranno venduti. Il prezzo di ciascuno scritto sulla schiena e tale deve essere la rendita loro, pena il non essere venduti. Ecco che arriva lEbreo, le cui ricchezze, una volta avrebbero comprato tutti questi uomini.

[Entra BARABBA]

BARABBA: A dispetto di questi Cristiani mangiatori di porco, popolo non eletto, mai circonciso; ricco sono adesso come prima. Confidavano che mia figlia si facesse monaca, ma nel suo nido ella ora ritornata ed io ho comperato un palazzo grande e bello e l dimorer, a dispetto di Malta, e dopo la mano di Fernese anche il cuore suo avr e quello di suo figlio. Non sono per nulla della stirpe di Levi, io, da poter dimenticare uningiuria cos presto. Come i cani di razza spagnola, noi Ebrei, sappiamo a piacimento mostrar adulazione, e mordere sappiamo col sorriso e lapparenza innocua e innocente dellagnello. A Firenze appresi come mandar baci con la mano, scrollar le spalle quando mi chiamavan cane, e fare umili inchini come quelli de frati scalzi, sperando di vederli morir di fame al banco del mercato e chieder lelemosina nella nostra sinagoga: sia pur per carit gli sputerei nel piatto delofferte.

Ecco che giunge il figlio del Governatore, Lodovico, il quale tengo in gran riguardo per amor del padre.

[Entra LODOVICO]

LODOVICO: Ho sentito dire che il ricco Ebreo pass di qui. Lo trover per adularlo, ch di Abigail voglio ottener la vista.

BARABBA: [a parte] Dimostrer a me stesso di esser pi serpente che colomba, poich sono pi astuto che innocente.

LODOVICO: Laggi cammina lEbreo, muoviamo dunque alla volta di Abigail.

BARABBA: [a parte] Certo, certo, senza dubbio ella al tuo comando.

LODOVICO: Barabba, sapete bene che io sono il figlio di Fernese.

BARABBA: Vorrei foste suo padre addirittura, ecco tutto il male che auguro a voi.

[a parte] Il povero diavolo assomiglia a guancia di porco appena abbrustolita.

[BARABBA si allontana]

LODOVICO: Dove andate, buon Barabba?

BARABBA: Non lontano. infatti nostra abitudine, nel parlar con voi Gentili, di volteggiar nellaria per purificarci, ch solo noi della promessa siamo i detentori.

LODOVICO: Bene, Barabba, potete procurarmi un diamante?

BARABBA: Oh, mio signore, vostro padre di loro mi priv, ma uno me ne resta che fa proprio al vostro caso [a parte] e cio la figlia mia; ma piuttosto che donarla a costui, sul rogo la farei bruciare. Per lui non ho che peste e lebbra bianca.

LODOVICO: Di quale luce brilla il vergine diamante?

BARABBA: Il diamante di cui parlo giammai fu lavorato, Messer Lodovico, esso di luce e di bellezza naturale brilla.

LODOVICO: Vi prego, dite, a punta o liscio allapparire?

BARABBA: liscio buon signore.

LODOVICO: Cos pi mi si addice. Di notte come appare?

BARABBA: Supera in splendore i raggi della luna: pi bello di notte che di giorno si riveler.

LODOVICO: E quanto vale?

BARABBA: [a parte] La vita tua, se lo avrai. Oh, mio signore, non staremo qui a discutere sul prezzo; venite a casa mia e al vostro onore lo conceder, e in abbondanza.

LODOVICO: No, Barabba, vorrei poterlo meritare.

BARABBA: Ma signor mio, vostro padre di meritarlo ha gi mostrato. Mi ha condotto alla purezza religiosa, mi ha mostrato quali fossero i miei peccati, mi ha tolto tutto, mi ha cacciato di casa e lha convertita in un convento.

LODOVICO: Indubbiamente la vostra anima ne sapr cogliere frutti.

BARABBA: Certo, ma signor mio, il raccolto ancora lontano: eppure so bene che le preghiere di queste monachelle ed ogni affanno dei santi frati, gi ben pagati per le loro sofferenze,sono meravigliose [a parte]e a nessun del bene fanno; E vedendoli mai in ozio, e sempre in piena azione, facile che a tempo debito diano i loro frutti, intendo dire quelli di piena perfezione.

LODOVICO: Buon Barabba, non guardate le nostre sante

BARABBA: Lo faccio soltanto per immensa devozione [a parte]con la speranza di dar fuoco alla badia; [a voce alta] E per il diamante di cui vi ho detto, venite pure sotto il mio tetto, non litigheremo per il prezzo, non fossaltro per rispetto di vostro padre a corte. [a parte]Sar pur arduo, ma di te vedr la morte.[ad alta voce] Ora devo andare a comprare degli schiavi.

LODOVICO: Eh, Barabba, vi terr un po di compagnia.

BARABBA: Venite, dunque. Questa la piazza del mercato...Quanto costa questo schiavo? Duecento corone! I turchi valgono cos tanto?

PRIMO UFFICIALE: Signore, questo il prezzo suo.

BARABBA: Chiedete cos tanto perch sa ben rubare? O forse sa un bel trucco per sfilare i borsellini?

LODOVICO: Per questo moro solo duecento piastrini?

PRIMO UFFICIALE: Non uno di pi, signor mio.

BARABBA: Dove sei nato?

ITAMORO: In Tracia, ma son cresciuto in Arabia.

BARABBA: Bene, bene. Fai al caso mio. Dueento corone? Lo compro, eccovi il denaro.

[Gli d il denaro]

PRIMO UFFICIALE: Allora marcatelo e portatevelo via.

BARABBA: [a parte] Gi , marcarlo; fareste bene a marcarlo voi visto che sar lui, con laiuto mio, a procurarvii tanti guai [a voce alta] Addio, signor mio. Vieni manigoldo; ormai sei mio. In quanto al diamante, esso sar vostro: vi prego, signore, non siate riluttante a visitar la mia dimora, tutto quel che ho a vostra disposizione sin dora.

[Entra MATTIA]

MATTIA: Che mai confabulano lebreo e Lodovico? Ho paura che si tratti di Abigail

BARABBA: [a LODOVICO.] Ecco da laggi che arriva MesserMattia: ama la figliuola mia, e lei lo pensa molto; ma ho giurato di vanificar di entrambi le speranza e di averne ragione [a parte] del governatore.

[Esce LODOVICO.]

[Escono gli UFFICIALI con gli schiavi]

BARABBA: Ora dimmi il tuo nome, e con esso raccontami della tua nascita, la tua storia, e il credo che professi.

ITAMORO: Il mio nome Itamoro di nascita sono povero;. E il mio credo al piacer vostro.

BARABBA. Beh, ascolta le parole mie, e ti insegner quel che dovrai tenere a mente: primo, dimnticati di ogni emozione, come amore, illusioni, terrore e compassione, non intenerirti davanti a nulla, devi agire spietatamente ma in cuor tuo esulta quando vedrai i cristiani lamentarsi.

ITAMORO: O, prode padrone! Per quanto detto adorer il vostro nasone.

BARABBA: Quanto a me, sono uno che esce tutte le sere per far fuori i malati che piangono sotto i muri, talvolta giro per avvelenare pozzi con le mie mani oppure vado a godermi la vista dei ladri cristiani. Perdessi pure tante mie corone, purch io possa vederli, affacciato al mio balcone incatenati, davanti alla mia porta. Quandero giovane studiavo medicina, dapprima la praticai sugli italiani; e l mezza curia potei lasciar morta. Dopodich a far qualcosa, sempre mi ingegnavo, e nelle guerre tra Germania e Francia, facendo finta di aiutar Carlo V, nemici e amici coi miei espedienti assassinavo. Poi mi dedicai allusura, e con lestorsione, la truffa e altri reati, o con trucchetti adatti ai gran mercati, in un solo anno feci tanti falliti e incarcerati. Di orfanelli riempii molti ospedali; grazie al mio livore ho tanti di quei soldi da comprarmi la citt. Ma adesso dimmi. Tu che hai fatto finora?

ITAMORO: Credetemi padrone, ho dato fuoco ai villaggi dei cristiani, ho incatenato eunuchi, ho legato alle galee gli schiavi. Una volta, stalliere in un albergo, passai la notte a visitar in segreto le camere dei pellegrini, e a tagliar loro la gola: a Gerusalemme, unaltra volta, ove i pellegrini singinocchiavano sparsi un po di ghiaia sulle pietre, che irrit le giunture loro al punto tale che a vederli storpi risi tanto da sentirmi male, quando sulle stampelle zoppicando ritornavano a casa.

BARABBA: Beh, non c male. Puoi fare affidamento su di me come compar tuo: siam canaglie entrambi; entrambi circoncisi, e odiamo i cristiani: sii fedele e riservato; non ti mancher loro. Ma fatti a lato, ch arrivato Lodovico.

[Entra LODOVICO]

LODOVICO: Oh, Barabba, ben trovato; dov il diamante di cui mi parlavate?

BARABBA: E in serbo per voi, signor mio: prego, entriamo allora? Oh, Abigail! Apri la porta, mi senti?

[Entra ABIGAIL, con delle lettere]

ABIGAIL: Appena in tempo, padre mio, ecco le lettere arrivate da Ormus, e il corriere di l che ti aspetta.

BARABBA: Dammi le lettere. [a parte] Figliuola, mi senti? Intrattieni Lodovico, il figlio del governatore, con tutta la possibile cortesia e atteggiamenti, fai finta, giura, dichiara a lui lamore. Anche se non come noi un ebreo [a voce alta] Ho delle cosucce da sbrigare, signore, vi prego di scusarmi. Abigail, d il benvenuto da parte mia.

ABIGAIL: Per te e per lui, gli porgo il benvenuto.

BARABBA: Figliola, ancora una parola: [a parte] bacialo, parlagli dolcemente, da brava astuta ebrea.

ABIGAIL: Ma padre, Messer Mattia che io amo!

BARABBA: Lo so: e comunque, ti dico, fallo innamorare; fallo, necessario che sia cos. Voi entrate, io ho da studiare il conto. [Escono Abigail e Lodovico] Il conto quadra, e Lodovico muore. Ormai sar riuscito a baciare Abigail, spero, e lei le giura amore, e lui a lei. Vero come la manna che mand il Cielo sugli Ebrei, quello muore, come pure Messer Mattia: il mio peggior nemico era suo padre.

[Entra Mattia]

Dove ve ne andate Messer Mattia? Rimanete un po.

MATTIA: Dove altro se non dal mio onesto amore!

BARABBA: Voi sapete, e il cielo mi sia testimone se cos, che voglio che mia figlia sia vostra.

MATTIA: S, Barabba, altrimenti mi farete gran torto.

BARABBA: Oh, che il cielo non voglia generare in me un simile pensiero! Scusatemi se piango: il figlio del governatore, che io lo voglia o no, desidera Abigail; le manda lettere, braccialetti, gemme, anelli.

MATTIA: E lei li accetta?

BARABBA: Lei? No, Mattia, no, glieli rimanda indietro; e quando viene, si rintana; ma lui le parla dal buco della chiave, mentre lei corre alla finestra, e aspetta che tu arrivi e lo scacci dalla porta.

MATTIA: Oh, Lodovico traditore!

BARABBA: Proprio adesso, mentre rientravo, lho visto sgattaiolare dentro, e sono certo che con Abigail.

MATTIA: Gli dar io una svegliata, allora.

BARABBA: No, per tutta Malta; rinfoderate la spada; se mi volete bene, niente liti nella mia casa; ma mettetevi qua e fingete di non vederlo: gli dar un avvertimento appena torna, da togliergli qualunque speranza di avere Abigail. Andate via, arrivano.

[Entrano Lodovico e Abigail]

[Esce MATTIA]

LODOVICO: Barabba, non era il figlio della vedova quello?

BARABBA: Si, e state accorto, vi ha giurato morte.

LODOVICO: Morte a me! Quel rustico bastardo! E pazzo?

BARABBA: No; forse teme che gli togliate ci che, credo, voi non volete: mia figlia, questa sciocca ragazzina.

LODOVICO: Perch? Lei ama Messer Mattia?

BARABBA: Il suo sorriso non una risposta per voi?

ABIGAIL: [a parte] Il mio cuore suo; e se sorrido a malincuore.

LODOVICO: Barabba, voi sapete che amo vostra figlia da molto tempo.

BARABBA: E cos anche lei, fin da bambina.

LODOVICO: E ora non posso trattenermi dal dirlo.

BARABBA: N io dal dirvi quanto bene vi voglio.

LODOVICO: lei il vostro diamante; ditemi, posso averlo?

BARABBA: Conquistatelo e prendetelo; certo senza macchia. Oh, so che vostra signoria disdegnerebbe di sposare la figlia di un ebreo! Ma le dar per dote una croce doro con tuttintorno dei bei motti cristiani.

LODOVICO: Non la vostra ricchezza, ma lei che stimo; comunque sia, chiedo il vostro consenso.

BARABBA: Lo avete, lo avete, ma lasciate che io le parli; [a parte]Quel discendente di Caino, quel gesuita, questo gentil-verme, Lodovico, voglio dire, ha da esser ingannato: concedigli la mano, ma il cuore tuo conservalo per Messer Mattia.

ABIGAIL: Cosa! Vuoi darmi in moglie a Lodovico?

BARABBA: [a parte]Non peccato ingannare un cristiano; essi stessi lo sostengono per principio, che i patti con eretici sono nulli: e dato che chi non ebreo non eretico, tutto fila, e quindi figlia mia, non temere. [a voce alta] Lho implorata, mi ha detto che accetta.

LODOVICO: Allora, dolce Abigail, fammi questa promessa.

ABIGAIL: Non ho scelta, se a chiederlo mio padre: nulla potr dividerci, tranne la morte. [a parte] Oh miserabile Abigail, cos hai fatto?

LODOVICO: Perch ad un tratto ti sei fatta cos pallida?

ABIGAIL: Non so; ma addio, devo andare.

BARABBA: Fermatela, ma badate che non parli. usanza ebrea, che le promesse spose piangano un po: lasciatela stare, caro Lodovico, andate via:

lei vostra moglie, e voi ora siete il mio erede.

LODOVICO: Oh, se usanza, allora sono rincuorato: preferirei che il luminoso cielo si oscurasse di nuvole piuttosto che vedere adombrata la mia bella Abigail. Ecco che arriva il vigliacco; ora mi vendicher.

[Rientra Mattia]

BARABBA: State calmo, Lodovico; non vi basta il mio consenso a che sposiate Abigail?

LODOVICO: Bene, lasciamo andare.

[Esce]

BARABBA: Se non lavessi fermato io, beh, vi avrebbe ucciso non appena entrato; ma lasciamo stare; qui niente contese, n spade sguainate.

MATTIA: Permettetemi, Barabba, di seguirlo.

BARABBA: No, vi vendicherete quando lo incontrerete la prossima volta.

MATTIA: Dovrei cavargli il cuore.

BARABBA: Fatelo pure. Ecco Abigail, vostra!

MATTIA: Quale miglior dono posso chiedere? Potr mai Lodovico rubarmi il mio bellamore? La vita non mi cara quanto Abigail.

[esce]

ABIGAIL: Padre, perch li hai aizzati entrambi?

BARABBA: Non affar tuo!

ABIGAIL: Li riconcilier.

BARABBA: Riconciliarli? Mancano ebrei a Malta? Dovevi innamorarti di un cristiano?

ABIGAIL: Io voglio Messer Mattia; lui che amo.

BARABBA: S, lo avrai. Va, riportala dentro. (si rivolge ad Itamoro)

Ora dimmi, Itamoro, che ne pensi?

ITAMORO: In fede, padrone, penso che cos li incastrate entrambi.

BARABBA: S, proprio cos, e sar unastuta messinscena.

ITAMORO: Oh padrone, avr una parte anchio?

BARABBA: S che lavrai e sarai tu a dar lavvio: prendi questa e portala subito a Mattia [gli d una lettera] Digli che la manda Lodovico.

ITAMORO: E avvelenata, vero?

BARABBA: No; eppure si potrebbe fare Questa una finta sfida di Lodovico. Stai attento e sii davvero scaltro.

ITAMORO: Lasciatemi fare, poi giudicatemi.

BARABBA: Andate, allora! [esce Itamoro] E adesso vado da Lodovico, come un diavolo scaltro, a raccontargli altre menzogne, finch quei due si odieranno a morte.

[esce]

ATTO III

[Entra Bellamira, una cortigiana]

BELLAMIRA: Non guadagno da quando questa citt assediata. Eppure in passato per una nottata davano fino a cento ducati. Ma adesso, contro la mia volont, mi tocca desser casta: eppure sono ancora sicura della mia bellezza, io. Da Venezia venivano mercanti, numerosi, e da Padova professori, generosi e colti; e adesso, a parte Pigliaborsa, non viene pi nessuno: ma lui in casa mia sempre il benvenuto. Ah, eccolo che arriva.

[Entra PigliaBorsa]

PIGLIABORSA: Prendi, ragazza, c qui qualcosa da spendere.

[Mostra la borsa con largento]

BELLAMIRA: argento, non lo voglio.

PIGLIABORSA: Lo so, ma lebreo ha loro ed io lavr, o le cose andranno male per lui.

BELLAMIRA: Ma dimmi, come lhai ottenuto?

PIGLIABORSA: Camminando per vicoli e giardini, mi capitata loccasione di sbirciare nel magazzino dellEbreo dove ho visto borse piene di denari: per paura di essere visto, ho preso solo questa e sono fuggito di corsa. Ma ecco che arriva lo schiavo dellebreo. Nascondo la borsaE tu smettila di fissarlo, altrimenti manderai allaria il nostro piano!

[Entra Itamoro]

[Escono Bellamira e PigliaBorsa]

ITAMORO: Oh, non ho mai visto un viso pi celestiale! Dallaspetto mi sembra una cortigiana; darei cento corone dellebreo per averla come concubina. Bene, ho lanciato la sfida e se sincontrano il loro destino segnato.

[Esce]

[Entra MATTIA]

MATTIA: Questo il posto: adesso Abigail vedr se Mattia merita di amarla o no.

[Entra Lodovico]

Chi osa rivolgersi a me in questi termini?

[Mostra la lettera]

LODOVICO: Io sono stato, vndicati se ne hai il coraggio!

[Combattono]

[Entra Barabba]

BARABBA: Combattono bene! Eppure non fanno sul serio. Adesso Lodovico! Su Mattia!

[Cadono entrambi]

Hanno dimostrato di essere coraggiosi.

[Grida allinterno] Separateli, separateli!

BARABBA: S, divideteli adesso che sono morti. Addio, addio!

[Esce ]

[Entrano Fernese e i servitori]

FERNESE: Che scena questa? Il mio Ludovico ucciso! Queste mie braccia saranno il tuo sepolcro. Oh figlio mio se avessi trovato la morte per mano dei turchi, lo sventurato Fernese avrebbe potuto vendicarti! (si rivolge ai servitori) Prendete i corpi di questi due giovani e seppelliteli dentro uno stesso sacro monumento di pietra sul cui altare ogni giorno che verr sparger per lui lacrime e sospiri e con le mie preghiere costringer il cielo giusto a rivelare i responsabili di queste morti, che costrinsero le loro mani a dividere due cuori uniti.

[Escono con i corpi]

[Entra Itamoro]

ITAMORO: Si mai visto un tale intrigo, cos ben architettato e inscenato? Entrambi tenuti in pugno e poi uno a uno ingannato.

[Entra Abigail]

ABIGAIL: Che succede, perch ridi cos, Itamoro?

ITAMORO: Oh padrona! Ah, ah, ah!

ABIGAIL: Che cosa ti fa ridere?

ITAMORO: Oh il mio padrone! Sono il pi bravo, il pi dignitoso, il pi segreto e misterioso furfante nei confronti di un padrone che mai gentiluomo abbia avuto.

ABIGAIL: Dimmi schiavo, perch offendi mio padre in questo modo?

ITAMORO: che il mio padrone ha delle idee cos astute

ABIGAIL: Di che genere?

ITAMORO: Come non sapete? Non avete saputo della tragedia di Mattia e di Messer Ludovico?

ABIGAIL: No, cos successo?

ITAMORO: Ebbene il diavolo ha intramesso una sfida, il mio padrone lha scritta ed io lho consegnata, prima a Ludovico, e poi a Mattia: i qual, narra la storia, s incontrarono, e tristo venne a lor lestremo jorno.

ABIGAIL: Mio padre, responsabile della loro morte?

ITAMORO: Io mi chiamo Itamoro vero? Allora anche vero che la sfida vostro padre lha scritta, e che io l ho consegnata, davvero.

ABIGAIL: Vai al nuovo convento, vecchio furfante, e cercami uno qualsiasi dei frati di San Giacomo; pregalo di venire che ho bisogno di parlare con lui.

ITAMORO: Padrona rispondereste a una mia domanda intima? Ma di tanto in tanto le suore con i frati sono solite divertirsi?

ABIGAIL: Va via svergognato, era questa la domanda? Sparisci subito! (Itamoro corre fuori) Senzanima, padre crudele! Era questo il tuo scopo; che io mostrassi buon viso a entrambi e per me poi si sono uccisi. vero, non amavi Ludovico e suo padre, ma che danno ti aveva arrecato Mattia? Ti sei servito della sua innocenza per vendicarti del Governatore Sento che su questa terra non c amore n negli ebrei n nei turchi piet. Ma ecco che torna quel furfante di Itamoro col frate.

[Entrano Itamoro e il frate Giacomo]

FRA GIACOMO: Virgo, salve.

IABIGAIL: Itamoro va via, buon fratello benvenuto.

[Esce Itamoro] Buon padre ho una richiesta che un paradosso: ammettetemi come monaca.

FRA GIACOMO: Non molto che hai preso i voti e la vita santa non ti piaciuta.

ABIGAIL: Allora i miei pensieri erano deboli e indecisi, ero legata alle follie di questo mondo. Ma lesperienza mi ha insegnato a capire com avvilente la mia anima colpevole, che ha errato a lungo in questo fatale labirinto di miscredenza!

FRA GIACOMO: Chi ti ha insegnate queste cose?

ABIGAIL: La badessa del convento, il cui zelante monito faccio mio; perci lasciate dunque, fr Giacomo, che io sia degna della confraternita!

FRA GIACOMO: E sia, a patto che non abbiate pi ripensamenti, altrimenti la vostra anima pagher duramente.

ABIGAIL: S, quella che stata la colpa di mio padre..

FRA GIACOMO: Vostro padre! Cosha fatto?

ABIGAIL: No, scusatemi [a parte] O Barabba, bench non possa perdonarti, non sar io mai capace di accusarti.

FRA GIACOMO: Andiamo, allora?

ABIGAIL: Sono vostra serva ubbidiente.

[Escono]

[Entra Barabba leggendo una lettera]

BARABBA: Come! Abigail si fa di nuovo monaca? Falsa e ingrata! Cos perdi tuo padre! A mia insaputa e da me non costretta sei ritornata nel convento? E adesso scrivi e dici che devo pentirmi. Pentirmi! Che intende? Temo che sappia chho parte nella morte di Matteo e Ludovico; Se cos, tempo chio provveda, perch se si rifugia in un'altra religione devo supporre che non mi ami o, amandomi, che qualche colpa mi rimproveri. Ma chi arriva? [Entra Itamoro] O vieni, vieni qua Itamoro. Avvicnati, vieni, vita del tuo padrone. Ormai ripongo solo in te ogni mia speranza. Quando hai visto Abigail?

ITAMORO: Oggi. Era con un frate.

Barabba: Un frate? Infame, ecco chi stato a fare monaca mia figlia.

ItamorO: stata lei a volerlo chiamare.

Barabba: Falsa, sciocca, labile Abigail! E che se ne vada: dora in poi Itamoro mai pi mi angoscer il suo tormento mai niente da me potr ereditare, n da me essere benedetta, o nella mia casa ben accetta, che muoia anzi dal padre dannata come Caino che il fratello uccise. La mia anima e il mio corpo la odiano: e se tu Itamoro non fai ci che ti chiedo penser che anche tu per me provi odio.

ITAMORO: Chi, io padrone? Mi scaglierei nel mare da una rupe, e a capofitto; farei tutto, per il vostro volere.

BARABBA: Oh fedele Itamoro; non servo mio, ma amico mio; come unico erede io ti adotto, avrai tutto quando sar morto, la met adesso che son vivo; spendi; comprati abiti e tutto ci che desideri. Ma prima va a prendere la pentola di riso che per la nostra cena sta sul fuoco.

ITAMORO: Vado, signore.

BARABBA: Cos anche il vile sogna gli averi, sebben ricco sar sol nei desideri: Ma silenzio.

[Entra ITAMORO con la pentola e la porge al padrone]

ITAMORO: Signore, si dice che chi mangia col diavolo, di un lungo cucchiaio ha bisogno.

BARABBA: Molto bene, Itamoro: ma adesso discrezione: ora vedrai la morte di Abigail, che ti render mio successore.

ITAMORO: Padrone, la volete uccidere con la minestra di riso, che le preserva il vivere, che la rende tonda e paffuta, e non sapete quanto cicciuta?

BARABBA: Gi; Itamoro, vedi questo? Ad Ancona, comprai da un italiano questa preziosa polverina,che blocca, infetta e avvelena profondamente: ma solo dopo quaranta ore essa si rivela. Ecco il piano: questa notte, chiamata notte di San Giacomo, tradizione per gli abitanti di Malta portare offerte ai conventi: tu porta questa e consegnala: c unentrata buia dove il tutto accade, affinch il messaggero non sia visto n gli sia posto alcun interrogativo. Allora Itamoro, tu vai e lascia il recipiente: aspetta -- prima aggiungo altre spezie.

ITAMORO: Fate, fate padrone, lasciate che vi aiuti. Lasciate che lo assaggi prima. UhmmOh padrone, che peccato che questa minestra vada sprecata.

BARABBA: Taci, Itamoro, vale ben la pena che non sia risparmiata. [aggiunge il veleno] E tu, stai sicuro che avrai brodo fino a morire. Il mio denaro, i miei tesori, me persino: tutto tuo. (continuando a mescolare) Spero che sia letale, come il sorso che uccise Alessandro Magno: che in lei discenda come il vino del Borgia, con cui il Papa, suo padre, fu avvelenato. Lei che malvagia abbandon suo padre.

ITAMORO: Ma che benedizione le hai dedicato! Ci fu mai riso pi saporito?

BARABBA: Mio dolce Itamoro, consegnalo -- E torna subito: ho altro in serbo per te.

ITAMORO: C qui tanto veleno che porterebbe via unintera scuderia di cavalle fiamminghe: consideratelo gi fatto, potete pure pagarmi!

BARABBA: Ti pagher, eccome se ti pagher Itamoro!

[Entrano FERNESE, martin del bosco, CAVALIERI e PASCI]

Fernese: Benvenuto, gran pasci: come sta Calimat? Quale vento vi guida verso Malta?

Pasci: Lo stesso vento che tutti guida: la sete doro.

Fernese: Sete doro, mio signore? Nelle Indie va cercato: non certo a Malta, che non possiede miniere.

Pasci: Questo viene a dire Calimat: che sta per finire il tempo concesso, per mantenere quanto promesso; e dunque, vengo a riscuotere lindennit.

Fernese: Non ti sar data nessuna indennit, nessuna spesa verr pagata per soddisfare gli infedeli: piuttosto sceglieremo di distruggere queste mura,

Sfregiare i templi e devastare lisola.

Pasci: Bene, governatore, se distruggi lalleanza negando il pagamento promesso, non parlare di distruggere la tua citt, anzi, non te ne preoccupare affatto: verr qui per abbattere con i cannoni le tue torri, e ridurre Malta al suolo.

Fernese: Addio: e adesso allopera, uomini di Malta, disponetevi per accogliere Calimat: chiudete le culisse, collocate i basilischi, e per una causa cos valente, scontratevi con coraggio; col mio diniego le alleanze sono infrante.

[Escono]

[Entrano FRA GIACOMO e FRA BERNARDINO]

FRA GIACOMO: Oh fratello, fratello... sono malate tutte le sorelle, e non v cura: periranno.

FRA BERNARDINO: Io son stato chiamato dalla badessa per la confessione e sar una triste confessione

FRA GIACOMO: Lo stesso ha fatto suor Maria: vado da lei, credo sia qui.

[Entra AbigaiL]

Abigail: Anchio morir... lo sento. Siate voi il mio padre spirituale. E sappiate, in primo luogo, che in questa casa, ho vissuto religiosamente, soffrendo assai per i miei peccati. Ma prima che venissi quiho oltraggiato gravemente gli Alti Cieli. E un peccato mi tormenta pi di tutti. Conoscevate Mattia e Lodovico?

FRA BERNARDINO: Certamente, che ne stato di loro?

ABIGAIL: Mio padre mi ha promessa a entrambi Mattia era colui che avevo tanto a cuore, per amor suo che mi son fatta suora. I due, gelosi del mio amore, si odiavano a vicenda, e con gli stratagemmi di mio padre, che qui son ampiamente messi per iscritto, i miei due spasimanti si sono uccisi.

FRA BERNARDINO: Oh, che mostruosa malvagit!

ABIGAIL: Mi confesso per trovare un po di pace. Non rivelatelo, che mio padre ne morrebbe.

FRA BERNARDINO: Sappiate che la confessione non deve esser rivelata. La legge canonica lo proibisce, e il padre che la rende nota, dopo essere stato scomunicato, sar condannato, e poi spedito al rogo.

ABIGAIL: Vi prego, allora, mantenetelo segreto. La morte si gi impadronita del mio cuore. Ah, gentile frate, convertite mio padre cos chegli possa salvarsi, e siate testimone che muoio da Cristiana.

[Entra FRA GIACOMO]

FRA GIACOMO: Oh, fratello, tutte le suore sono morte. Seppelliamole.

FRA BERNARDINO: Prima aiutami a seppellire lei. Poi vieni con me, e aiutami a inveire contro lebreo. Ha commesso un crimine che solo al rivelarlo

mi fa venire i brividi.

FRA GIACOMO: Cosa, ha forse crocifisso un bambino?

FRA BERNARDINO: No, cosa ben peggiore. Mi stata riferita in confessione. E tu sai che il rivelarlo corrisponde a morte. Vieni, andiamo via.

[Escono]

ATTO IV

[Entrano BARABBA e ITAMORO. Suono di campane da dietro le quinte]

BARABBA: Ah, i rintocchi funebri cristiani. Dolce suono di campane, ora le suore sono morte, temevo che il veleno non avesse funzionato bene o che non avesse fatto effetto. Ora son crepate tutte. Nessuna rimasta viva.

ITAMORO: Che delizia, padrone: ma voi pensate che non si sapr nulla?

BARABBA: E come, se noi manteniamo il segreto?

ITAMORO: E non vi dispiacete per la fine di vostra figlia?

BARABBA: No, anzi mi addolora che sia vissuta troppo a lungo, unebrea di nascita, convertita in cristiana. Diavolo!

ITAMORO: Guardate, guardate, padrone. Ecco due avvoltoi religiosi.

[Entrano FRA GIACOMO e FRA BERNARDINO]

BARABBA: Ne ho avvertito la puzza prima che arrivassero.

FRA BERNARDINO: Ebreo perverso; pntiti.

FRA GIACOMO: Per i peccati tuoi sarai dannato.

BARABBA: Temo che abbiano appurato, che noi abbiamo mandato il brodo avvelenato.

ITAMORO: Lo temo anchio, padrone, perci rivolgete loro gentili parole.

FRA BERNARDINO: Barabba, tu hai

BARABBA: S, ho molti denari. Con ci?

FRA BERNARDINO: Tu sei

BARABBA: Lo so che sono un ebreo.

FRA BERNARDINO: Tua figlia

BARABBA: Vi prego, non parlate di lei, altrimenti muoio di dolore.

FRA BERNARDINO: Ricorda che

BARABBA: vero sono stato un grande usuraio.

FRA BERNARDINO: Barabba, ricorda Mattia e Lodovico.

BARABBA: Perch, che ne stato di loro?

FRA BERNARDINO: Io non dir che si sono scontrati in un falso duello.

BARABBA: [a parte] Lei ha confessato, e noi siamo entrambi rovinati, colei che dimorava nel mio petto [a voce alta] Oh santi frati, il fardello dei miei peccati grava pesantemente sulla mia anima; quindi vi prego ditemi non troppo tardi per convertirmi in cristiano? Sono stato zelante nel seguire la fede Giudea, crudele con i poveri, un uomo avido, e avrei, per amor della ricchezza, venduto la mia anima. Ho arraffato tutto il possibile e ora in quanto a scorta di denari, posso essere comparato a tutti gli ebrei di Malta. Io sono un ebreo, e pertanto son perduto. Se questa penitenza espiasse il mio peccato, sarei capace di frustarmi a morte. Cantine di vino, e abbaini ricolmi di grano, magazzini stipati con spezie e sostanze medicinali, intere cassette doro in lingotti e in monete, in pi non so in peso quante perle, doriente e rotonde, posseggo nella mia casa; mercanzia invenduta ad Alessandria. Giusto ieri due navi sono partite da questa citt; mi frutter, il loro viaggio, ben diecimila corone! A Firenze, Venezia, Anversa, Londra, Siviglia, Francoforte, Lubecca, Mosca, e poi chiss dove, ho debiti da riscuotere. Tutto ci lo conceder a qualche casa religiosa.

FRA GIACOMO: Oh, buon Barabba, venite nel nostro monastero.

FRA BERNARDINO: Oh no, buon Barabba, venite nel nostro.

BARABBA: So che ho profondamente peccato. Voi mi convertirete. Avrete tutte le mie ricchezze.

FRA GIACOMO: Barabba, le loro leggi sono severe.

BARABBA: So che lo sono, perci verr con voi.

FRA BERNARDINO: Buon Barabba, venite da me.

BARABBA: [A FRA BERNARDINO] Lo vedete, gli ho risposto, e sta ancora qui. Sbarazzatevi di lui, e verrete a casa con me.

FRA GIACOMO: Rester con voi fino allalba.

BARABBA: Venite a casa mia alluna di stanotte.

FRA GIACOMO: Ora che ti ha risposto, puoi anche andar via.

FRA BERNARDINO: Perch mai, va via tu.

FRA GIACOMO: Non me ne andr per voler tuo.

FRA BERNARDINO: Ah no? Ti costringer io, furfante.

FRA GIACOMO: Cosa! Hai osato chiamarmi furfante?

[Lottano]

ITAMORO: Separateli, padrone, separateli.

BARABBA: Quanta insulsaggine. Contegno confratelli! Fra Bernardino, andate voi con Itamoro. Voi conoscete alla perfezione la mia innata inclinazione, lasciatemi solo con lui.

[Escono ITAMORO e FRA BERNARDINO]

Non ho mai udito dun uomo che come lui infami lordine dei Domenicani.

Pensate davvero chio creda alle sue parole? Poich, fratello, avete convertito Abigail, io sono obbligato a ripagarvi con la carit, e cos far. Oh Giacomo, non mancate, venite da me. Sar da voi battezzato e il turco sar il mio padrino. Ma non una parola eh!

FRA GIACOMO: Ve lo garantisco, Barabba.

[Esce]

BarabbA:Ora la paura passata, e sono al sicuro, poich il frate che lha confessata in casa miaSe luccidessi prima che venga fra Giacomo? Ho in serbo un piano per ammazzarli tutti e due,

Uno di loro ha convertito mia figlia, perci deve morire; laltro ne sa abbastanza da avere la mia vita in pugno, e per questo non occorre che rimanga vivo. Entrambi questi uomini saggi pensano che io lasci loro la mia casa, i miei beni e tutto: per digiunare e farmi frustare per bene? Le cose non andranno cos! Ora vengo da voi, fra Bernardino: vi tratter con tutto il riguardo e vi dar alloggio, e pronuncer anche parole di cortesia; dopo di che, io e il mio fedele turco Non dir altro, cos devessere e cos sar!

[Entra Itamoro]

Dimmi Itamoro, il frate dorme?

Itamoro: S, ma non capisco la ragione per cui, nonostante i miei sforzi, andato a dormire con addosso i vestiti; temo che sospetti il nostro piano.

Barabba: No, una regola che i frati osservano.

Itamoro:Padrone, perch perdere tutto questo tempo? Vorrei gi vederlo sulla forca a dimenare le gambe!

Barabba: Allora ragazzo procediamo: togliti la cintura e fa un bel nodo. Svegliati, frate.

[Mettono il cappio attorno alla gola del frate]

FRA BERNARDINO: Che volete?avete intenzione di strangolarmi?

Barabba:Confessa e sarai impiccato,dice il proverbio Proprio cos; non avertela a male, non colpa nostra. Stringi forte! Ti sarebbe piaciuto derubarmi di tutti i miei beni, no?

Itamoro:E anche delle nostre vite! Tiriamo quanto pi forte possiamo. [il frate cade]. E stato fatto tutto per bene, non abbiamo lasciato nessuna traccia.

Barabba:Abbiamo fatto ci che dovevamo fare. Sollevalo, ora.

Itamoro:Padrone, aspettate un momento! Facciamolo appoggiare al bastone, cos che sembri voglia mendicare.

BarabBA: Chi penserebbe mai che questo frate sia morto stecchito? Mio caro Itamoro, quasi luna: Giacomo non tarder ad arrivare.

[Escono]

[Entra FRA GIACOMO]

FRA GIACOMO: E arrivata lora di procedere; ora felice e lieta, in cui convertir un infedele e ingrasser doro le nostre casse. Un attimo! Sbaglio o Bernardino? S, lui: sapeva che sarei passato di qua e ci si messo di proposito, con lintenzione di impedirmi dandare dallebreo. Bernardino! Che fai non rispondi? Pensi che io non ti veda, eh? Vai via, un consiglio, e fammi passare: non lo fai? Allor risolver la cosa con la forza; vedo un bastone che fa proprio al caso mio: vediamo se hai il fegato di mettermi di nuovo il bastone tra le ruote. [lo colpisce e laltro cade]

[Entrano Barabba e Itamoro]

Barabba: Che successo, fra Giacomo, che avete mai fatto?

FRA GIACOMO: L'ho colpito, perch mi minacciava.

Barabba: Chi , fra Bernardino? Ora, ahim, lavete ucciso!

Itamoro: Proprio cos, padrone, morto.

FRA GIACOMO: Miei signori, sono stato io; ma nessuno lo sa, fuor che voi due, posso ancora fuggire.

Barabba: Cos io e il mio uomo saremo impiccati in vostra compagnia!

FRA GIACOMO: Buon Barabba, lasciatemi andare.

Barabba: Perdonatemi, ma la Legge deve seguire il suo corso. Sar costretto a deporre che, avendomi tale fra Bernardino importunato perch mi facessi cristiano, lho chiuso fuori; e l vi rimase: ed io, per mantener la promessa di donare i miei beni al vostro convento, mi ero alzato presto con lintenzione di recarmi da voi.

Itamoro: Vergogna padrone! Volete esser cristiano, mentre i santi frati si fan diavoli e si ammazzano lun altro?

Barabba: No, dopo un simile esempio rimarr ebreo. Perdiana! Un frate assassino? Quando mai vedrete un ebreo commettere un simile misfatto?

Barabba: Domani giorno dassise, e vi ci porteremo. Su, Itamoro, aiutami a portarlo via.

FRA GIACOMO: Non toccatemi villani, la mia persona sacra.

Barabba: Vi toccher la legge: noi non faremo altro che condurvi. Quasi piangerei della vostra disgrazia. Porta anche il bastone, giacch lo si dovr mostrare: la legge vuole che ogni dettaglio sia reso noto.

[Escono]

[Rientra Itamoro]

Itamoro: Non ho mai visto un uomo accettare la morte con tanta sopportazione, come quel frate. Prima che gli mettessero la corda al collo, era gi pronto a saltare; e quando il boia gli mise il collare di canapa, recit le sue preghiere, e cos in fretta, che pareva avesse poi da servire in unaltra parrocchia.

Bene, vada dove vuole, non sar io a seguirlo; e, ora che ci penso, mentre mi dirigevo allesecuzione, mi venne incontro un tizio e mi diede una lettera duna certa madama Bellamira, facendomi un inchino quasi volesse lustrarmi gli stivali con le labbra. La lettera diceva in sostanza che dovevo recarmi a casa sua Potrebbe esser che questa signora veda in me pi di quanto io possa trovare in me stesso; infatti dice, pi avanti, che mi ama dal primo istante che mi ha visto, e chi non risponderebbe ad un simile richiamo? Ecco qua la sua casa ed ecco lei che arriva.

Pigliaborsa: Questo il gentiluomo cui avete scritto.

Itamoro: [a parte] Gentiluomo! Questo vuol farsi beffe di me; che gentilezza pu esserci in un povero turco da dieci soldi? Io me ne vado.

Bellamira: Pigliaborsa, quel giovane non ha un aspetto piacente?

Itamoro: [a parte] Anche giovane piacente!

Non siete stato voi, signore, a portare una lettera a questo giovane piacente?

Pigliaborsa: Sono stato io, signore, e da parte di questa gentildonna, la quale, come me e il resto della sua famiglia, pronta ad ogni vostro volere.

Bellamira: Bench la modestia femminile dovrebbe trattenermi, non mi posso pi frenare. Benvenuto mio dolce amore!

Itamoro: [a parte] Ora chiaro, o meglio oscuro che debbo levarmi di mezzo.

Bellamira: Dove vai, cos presto?

Itamoro: [a parte] Vado a rubare un po di denaro al mio padrone per farmi bello.

[a voce alta] Scusatemi, devo andare a sorvegliare lo scarico duna nave.

Pigliaborsa: Signore, sapeste come ella vi ama!

Itamoro: No, non mi importa quanto mi ama. Dolce Bellamira potessi avere, per amor tuo, tutte le ricchezze del mio padrone.

Pigliaborsa: E potete averle, signore, basta che lo vogliate.

Itamoro: Se fossero visibili, le potrei e le vorrei avere; ma le nasconde e le seppellisce sotto terra, come fanno le pernici con le loro uova. Ed impossibile scovarle.

Bellamira: [a Pigliaborsa] Che dobbiamo farne, allora, di questo pezzente?

PIGLIABORSA: [a parte] Lascia fare a me, tu parlagli dolcemente. [a voce alta] Ma voi sapete alcuni segreti dellebreo, che se fossero rivelati, gli recherebbero danno.

ITAMORO: S, eccome forza, ora o mai pi, mi far inviare da lui met dei suoi averi, fin troppo felice lui scappa. Penna ed inchiostro: gli scriver, e avremo immediatamente il danaro.

PIGLIABORSA: Chiedete un centinaio di corone, almeno. Non siate remissivo per, dovete minacciarlo!

ITAMORO: [ci pensa un attimo osservando Pigliaborsa, poi acconsente] Barabba, farabutto, mandatemi cento corone!

PIGLIA BORSA: Duecento!

ITAMORO: Trecento corone! Vi impongo di inviarmi trecento corone, tramite il mio messo, il quale rappresenter il vostro intermediario; se non lo farete [ride] sapete quello che vi aspetta.

PIGLIABORSA: Ditegli che confesserete.

ITAMORO: Altrimenti confesser tutto! Sparisci e ritorna in un istante.

(Esce Pigliaborsa)

BELLAMIRA: Ora, gentile Itamoro, giaci sul mio grembo. Dove sono i miei domestici? Preparate rapidamente un banchetto; andate dal mercante, ordinategli di portarmi delle sete, pu Itamoro, il mio amore, andare in giro in simili stracci?

ITAMORO: E ordinate anche al gioielliere di venire qua. Ti sposer, lasceremo questa misera terra, e viaggeremo fin dora verso la Grecia, ladorabile Grecia, l dove brillanti tappeti floreali son gettati sui prati, dove boschi e foreste si vestono di un avvenente verde, io sar Adone, e tu sarai la regina dellamore. I prati, i frutteti, e i vicoli color giallo primula, invece di erba incolta e canne, producono canne da zucchero, tu in quei boschetti sarai il mio amore eterno.

BELLAMIRA: Perch non dovrei andare con il dolce Itamoro?

[Entra PIGLIABORSA]

ITAMORO: Ors dunque! Hai loro con te? (Pigliaborsa mostra il sacchetto)

E te lha dato di sua spontanea volont? La mucca ha lasciato scorrere il suo latte liberamente?

PIGLIABORSA: Dopo aver letto la lettera rimasto a bocca aperta e cominciando a battere i piedi si girato da una parte e... gli ho stretto la barba, e l'ho guardato; gli ho detto che era meglio che lo mandasse, e lui si avvicinato e mi ha abbracciato. Allora come un ebreo ha riso e schernito, e mi ha detto che mi amava da parte vostra, e ha aggiunto:Che splendido servo che siete...

ITAMORO: Ancora pi furfante di quanto mi aspettassi: fa buon viso a cattivo gioco, non cos?

PIGLIABORSA: In conclusione, mi ha dato dieci corone.

[Porge il denaro a ITAMORO]

ITAMORO: Nient'altro che dieci? Non gli lascer passare una cos insignificante somma, dammi un foglio, avremo un regno doro innanzi a noi.

[Scrive] Diavolo di un ebreo, se amate la vostra vita mandatemi cinquecento corone, e datene cento al messo!

Digli che devo averle.

PIGLIABORSA: Vi garantisco che la vostra nave da guerra le avr.

ITAMORO: E se ti chiede perch pretendo cos tanto, digli che sdegnerei di scrivere qualcosa al di sotto di cento corone. Prendilo tu il danaro, spendilo alla mia salute.

BELLAMIRA: Io non amo il tuo danaro, ma te: cos Bellamira apprezza l'oro [lo butta via], ma cos apprezza te [lo bacia].

ITAMORO: Baciami ancora; [a parte] Lo fa divinamente. Che sguardo ha gettato su di me! Brilla come una stella.

BELLAMIRA: Vieni mio caro amore, andiamo a dormire assieme.

ITAMORO: Oh che diecimila notti siano riunite in una, cos che possiamo dormire insieme sette anni prima di svegliarci.

[Escono]

[Entra BARABBA leggendo una lettera]

BARABBA: Barabba mandatemi trecento corone! Chiaro, Barabba: oh che perfida cortigiana! Non era abituato a chiamarmi Barabba. Altrimenti confesser: s, questo dimostra le sue intenzioni, ma se lo far gli taglier la gola. Ha mandato uno schiavo, barcollante e chiassoso, che quando parla, allunga la barba, e le fa fare due o tre giri attorno all'orecchio; e la cui faccia stata una macina per le spade degli uomini, le sue mani sono rovinate, alcune dita sono state tagliate via; quando parla grugnisce come un porco, e guarda come un ruffiano, e ti inganna, come un vagabondo che vuole fare il marito di cento puttane: e io dovrei mandargli trecento corone. Bene, la speranza che non rimarr l per sempre: e quando torner... oh se fosse gi qui!

[Entra PIGLIABORSA]

PIGLIABORSA: Ebreo, devo avere pi oro!

BARABBA: Avete gi dimenticato la somma richiesta? Trecento non sono sufficienti per i suoi propositi?

PIGLIABORSA: No signore, perci ne devo avere cinquecento in pi!

BARABBA: Certamente...

PIGLIABORSA: Saggia decisione, signore, e inviando l'oro farete ancora meglio; qui c la sua lettera.

BARABBA: Non poteva venire lui a prenderli? Vi prego di ordinargli di venire qui; e avr anche le cento corone chieste per voi. [a parte] Devo sbarazzarmi di questo farabutto. Vi prego cenate con me signore, e molto cordialmente sareste servito [a parte] col veleno...

PIGLIABORSA: No, Dio vi ringrazi, posso avere queste corone?

BARABBA: Non posso dargliele, ho... dimenticato le chiavi!

PIGLIABORSA: Oh...se solo questo, posso forzare la vostra serratura.

BARABBA: O arrampicarvi fino alla finestra della cassa: voi capite cosa voglio dire.

[a parte] Sono stato tradito.

Ci che mi fa rabbia non sono queste cinquecento corone, ma il fatto che colui che sa che lamo come me stesso possa scrivermi in questo tono arrogante! Perch signore, voi sapete che non ho figli, e a chi potrei lasciare tutto se non a Itamoro?

PIGLIABORSA: Tante parole, ma niente corone... Le corone!

BARABBA: Portatemi da lui, signore, molto umilmente, e dalla vostra padrona tanto buona quanto sconosciuta.

PIGLIABORSA: Parlate: le avr?

BARABBA: Signore eccole [D loro]. [a parte] Prendetele compagno, con tutta la sua buona volont [a parte] di vederti impiccato... Oh, l'amore mi ferma il respiro: non ho mai amato un servitore quanto Itamoro.

PIGLIABORSA: Signore, mi rivedrete tra poco tempo anche se molto vi coster signore: statemi bene.

[Esce]

BARABBA: No, a te coster, furfante, se verrai. mai stato tormentato un ebreo come lo sono io? Avere un furfante straccione che mi scuce trecento corone, e poi cinquecento corone? Be, devo trovare un modo per sbarazzarmi di loro, e immediatamente. Ho trovato: andr con qualche travestimento, e vedr come il furfante gozzoviglia con il mio oro.

[Esce]

[Entrano BELLAMIRA, ITAMORO e PIGLIABORSA]

BELLAMIRA: Brindo a te, amore, perci beviamo.

ITAMORO: Mi dite questo? Touch: ascolta [le bisbiglia qualcosa]

BELLAMIRA: Forza, sar cos, bevi: o tutto o niente

ITAMORO: A queste condizioni, berr; questo per te. Ecco, se mi ami non lascer neanche una goccia.

BELLAMIRA: Certo che ti amo! Riempimi tre bicchieri.

ITAMORO: Tre e cinquanta dozzine. Brindo a voi.

PIGLIABORSA: Ha parlato da briccone, e come un cavaliere in armi.

ITAMORO: Ehi, Rivo Castigliano...allora?

PIGLIABORSA: E se vi dicessi che non vi ha mandato niente?

ITAMORO: Non preoccuparti, so quello che : un assassino. Conosci Mattia e Lodovico il figlio del governatore? Be io e lui li abbiamo uccisi entrambi, e non li abbiamo mai toccati.

PIGLIABORSA: Oh, che azione coraggiosa...

ITAMORO : Io ho portato il brodo che ha avvelenato le monache, E insieme abbiamo strangolato un frate. Non mai stato scoperto e per conto mio non lo sar mai!

PIGLIABORSA: [a parte] Questa notizia la porter al governatore.

BELLAMIRA: [a parte] E cos sia! Ma prima procuriamoci altro oro.

Vieni, dolce Itamoro mio, chio ti stringa al seno.

ITAMORO: Amami poco, amami a lungo: che la musica suoni, mentrio sul tuo bel bacin mi allungo!

[Entra Barabba travestito, con in mano un liuto]

BELLAMIRA: Un musico francese! Vediamo cosa sapete fare!

ITAMORO: Volete bere, francese? Alla vostra salute, e al diavolo questo singhiozzo da ubriacone!

BARABBA: Grand merci monsieur.

BELLAMIRA: Pigliaborsa prega il suonatore di darmi il mazzolino che ha sul cappello.

PIGLIABORSA: Ehi, voi date il mazzolino alla mia signora!

BARABBA: A vostre commandement, madame.

BELLAMIRA: O mio Itamoro, che dolce olezzo mandano questi fiori!

ITAMORO: Come il tuo alito, gioia del mio cuore: vere e proprie viole.

PIGLIABORSA: Puah! Per me puzzano come la ruta.

BARABBA: [a parte] Ora mi sono vendicato di tutti loro. Il profumo di quei fiori era mortale, lavevo avvelenato.

ITAMORO: Suonate musico.

ITAMORO: Dagli una corona e versami altro vino.

PIGLIABORSA: Muove le dita molto bene, vi pare?

PIGLIABORSA: Con che velocit!

BARABBA: [a parte] Tu sei stato pi svelto nel gettare il mio danaro dalla finestra.

BELLAMIRA: Suonatore, da molto tempo che siete a Malta?

BARABBA: Due trois, quatre mesi, madame.

ITAMORO: Conoscete un ebreo, un tal Barabba?

BARABBA: Molto bien, ma vous monsieur, non siete mica il suo servo?

ITAMORO: Disprezzo quel villano, diteglielo pure. strano quellebreo, si ciba di cavallette sotto aceto e funghi al sugo.

BARABBA: [a parte] Che razza di schiavo questo, nemmeno il governatore mangia meglio di me!

ITAMORO: Non si cambia camicia da quando stato circonciso.

BARABBA: [a parte] Canaglia! Mi cambio due volte al giorno.

ITAMORO: Il cappello che indossa quello che Giuda ha lasciato sotto il sambuco dove si impiccato.

BARABBA: [a parte] Me lha mandato in dono il Gran Khan.

PIGLIABORSA: E una brutta carogna! Ora dove andate, suonatore?

BARABBA: Pardonnez-moi, monsieur, moi pas bien.

[Esce]

ITAMORO: Addio suonatore. Ed ora torna dallebreo, questa volta glielo diremo a voce! Costringilo a consegnarti mille corone, visto che alle suore piaceva il riso e che frate Bernardino ha dormito con i suoi panni indosso: luna o laltra ragione lo convincer. Rovinare un ebreo un atto di carit e non un peccato.

[Escono]


ATTO V

[Entrano il Governatore (Fernese), cavalieri, Martin del Bosco e ufficiali]

FERNESE: Ora signori impugnate le armi e badate a che Malta sia ben protetta; sta a voi lesser risoluti. Perch Calimath, avendo indugiato qui cos a lungo, conquister la citt o morir ai piedi delle sue mura.

[Entrano Bellamira e Pigliaborsa]

BELLAMIRA: Portateci dal governatore.

FERNESE: Fate uscire quella donna, una cortigiana.

BELLAMIRA: Qualsiasi cosa io sia, ascoltatemi Governatore, ho informazioni su chi uccise vostro figlio. Non fu Messer Mattia, ma lebreo. Il quale non solo uccise quei due nobili giovani, ma avvelen la sua stessa figlia e le monache, strangol un frate e non ho idea di quali altri misfatti si macchiato.

FERNESE: Avete delle prove per

BELLAMIRA: Prove attendibili, mio signore, il suo servo ora a casa mia: lui confesser tutto.

FERNESE: Andate a prenderlo immediatamente. [Escono gli ufficiali]

[Entrano gli ufficiali con Barabba e Itamoro]

BARABBA: Faccio da solo. Non trascinatemi, cani!

ITAMORO: Nemmeno a me. Non posso correre pi veloce di voi, Ufficiale. Ohhhh!

BARABBA: [a parte] Un altro pizzico di polvere e mi sarei salvato, che stupido!

FERNESE: Accendete fuochi, arroventate i ferri, preparate la ruota.

PRIMO CAVALIERE: Aspettate mio signore, pu darsi che voglia confessare di sua spontanea volont.

BARABBA: Confessare? Che significa signori, chi dovrebbe confessarsi?

FERNESE: Tu e il tuo turco, siete stati voi ad uccidere mio figlio.

ITAMORO: Colpevole, mio signore io confesso. Vostro figlio e Mattia erano entrambi promessi ad Abigail, egli scrisse una falsa sfida. Confesso, io lho consegnata, ma lui la scrisse. Lui, la stessa persona che strangol Bernardino, avvelen le monache e la propria figlia.

(si avvicinano a Barabba gli ufficiali)

BARABBA: Aspettate, ehiSignori di Malta ascoltatemi: quella una cortigiana, lui un ladro e lui il mio schiavo. Mi appello alla legge perch nessuno di loro pu mettere in pericolo la mia vita.

FERNESE: Portatelo via. E di voi ebreo sar fatta giustizia.

BARABBA: Fate del vostro peggio diavoli, [a parte] Vivr a dispetto vostro. La loro anima pagher per le loro parole. Spero che i fiori avvelenati abbiano effetto immediatamente.

[Escono gli ufficiali con Barabba, Itamoro, Bellamira e Pigliaborsa]

[Rientra il PRIMO UFFICIALE]

PRIMO UFFICIALE: Mio signore, la cortigiana e il suo uomo sono morti, anche il turco e pure Barabba lebreo

FERNESE: Morto?

MARTIN DEL BOSCO: Questa sua morte improvvisa molto strana.

[Entrano gli UFFICIALI portando il cadavere di BARABBA]

FERNESE: Non vi interrogate, i cieli sono giusti. La loro morte stata come le loro vite, quindi non ci pensate. Che vengano seppelliti. Per quanto riguarda il corpo dellebreo, gettatelo dalle mura in pasto agli avvoltoi e alle belve selvatiche.

[Barabba viene gettato]

Bene ora difendiamo la citt.

[Escono tutti tranne Barabba]

BARABBA: Tutto solo? Ben fatto sonnifero. Mi vendicher di questa citt dannata. Far entrare Calimath ad ogni costo. Lo aiuter a massacrare i loro bambini e le loro mogli; a dar fuoco alle chiese; ad abbattere le loro case; riprender le mie ricchezze e le mie terre. Spero di vedere il governatore schiavo e legato alla galea, frustato a morte.

[Entra CalImat con i Pasci ed altri Turchi]

CALIMAT: Cosa abbiamo qui, una spia?

BARABBA: Si, mio buon signore, ma che pu svelarvi un luogo da cui entrare e prendere di sorpresa la citt. Mi chiamo Barabba, sono un ebreo.

CALIMAT: Sei forse quellebreo i cui beni sono stati venduti per pagarmi il tributo?

BARABBA: In carne ed ossa, signore. E dato che hanno assoldato un mio schiavo per accusarmi di mille misfatti, sono stato imprigionato, ma sono riuscito a fuggire. Ho bevuto un infuso di papavero e mandragola fredda. Addormentato, mi credettero morto e mi gettarono dalle mura, cos, per dir le cose come stanno, lebreo qui e si rimette alla vostra volont.

CALIMATH: Sei stato bravo, ma dimmi Barabba, sei veramente in grado, come hai detto, di consegnarci Malta?

BARABBA: Non abbiate paura, mio signore, qui vicino la roccia vuota ed intenzionalmente scavata per creare un passaggio allacqua piovana e alle fognature. Ora, mentre voi assaltate le mura, io guider cinquecento uomini attraverso la volta e salir con loro al centro della cittadella. Aprir le porte per farvi entrare -- e in questo modo la citt sar vostra.

CALIMAT: Se ci vero, ti nominer Governatore. Ma se fosse un tranello, allora ti sei condannato da solo. Presto, allassalto!

[Escono]

[Squilli di trombe. Entrano i Turchi, Barabba, con prigionieri, il Governatore Fernese e i cavalieri]

CALIMAT: E ora il vostro capo abbassate cristiani prigionieri, in ginocchio chiedete piet al vostro vincitore: parlate, Fernese, non vi avrebbe giovato di pi mantenere la parola e non esser catturato? Ora, canaglie, sotto il giogo turco lamenterete il peso della nostra collera; e tu Barabba, come avevo promesso, prenderai il posto del Governatore per merito. Fanne ci che vuoi.

BARABBA: Grazie mio signore.

CALIMAT: Questi sono gli ordini. Barabba, ti metteremo come guardiani questi due giannizzeri: fanne buon uso come noi di te. E ora, bravi pasci, andiamo un po a vedere come crolla la citt e ad ammirare le nostre distruzioni. Addio prode ebreo, addio, Barabba il grande.

[Escono Calimat e i Pasci]

BARABBA: Che la fortuna sempre gli arrida. E ora, per cominciare sicuro,

capitani, compagni e alleati, tutti in prigione! Insieme, naturalmente, al governatore.

FERNESE: Mascalzone, prima o poi il cielo si vendicher!

BARABBA: Via, via, non voglio pi esser disturbato. Ora Barabba hai ottenuto con la tua scaltrezza non una cosa da niente, non una piccola carica: ora sono io il Governatore di Malta, gi Ma Malta mi detesta e mi mette con ci in pericolo di vita. A che pro dunque, mio povero Barabba, essere governatore se della vita non puoi esser padrone? No, devo risolvere linghippo, e se sono asceso al comando con lastuzia, resto in alto con ferma condotta o almeno non debbo cadere senza guadagnarci: Barabba sii ben pi guardingo. Fa presto, loccasione calva dietro e scivolosa, e poi troppo tardi per chiedere molto, e nulla otterrai. L dentro!

[Entra il GOVERNATORE con una GUARDIA]

FERNESE: Mio Signore?

BARABBA: Giusto, Signore, cos gli schiavi imparano. Ora Governatore resta l -- aspetta fuori --

[esce la guardia] Per questo ti mandai a chiamare: la vita tua e la felicit di Malta sono in mio possesso: ora dimmi, governatore, in tutta verit, cosa pensi che ad essa e a te accadr?

FERNESE: Penso che, se il potere nelle tue mani, di certo prossima la rovina di Malta e solo estrema crudelt da te mi aspetto, non temo la morte e non mi servo di lusinghe.

BARABBA: Meno rabbia, governatore, della tua vita nulla me ne faccio: eppure tu vivi, e per me vivrai; e rovinar Malta non credi che sarebbe una debole mossa per Barabba? Dico, liberarsi di un tal luogo! Poich in questisola, come una volta hai detto, i miei beni ho guadagnato e qui ho sempre avuto successo, ed ora che mi han fatto Governatore, vedrete voi altri che ben lo rammento e come un ignoto amico nelle asperit sollever Malta che non sa come salvarsi. Che mi darai, Governatore, se ti sciolgo dal giogo servile in cui il turco costrinse voi e la vostra terra? Che mi darai, se la vita di Calimat ti offro, se i suoi uomini sorprendo, e rinchiusi tutti i soldati in un convento li lascio consumare dalle fiamme?

FERNESE: Se farai accadere ci che vanti, resterai governatore.

BARABBA: No, tu fa ci che dici, Fernese, e sarai libero. S, Governatore, libero. Vivi con me, gira per la citt, incontra gli amici, vediamo che somma riesci a racimolare per questa mano che Malta liberer. Ascolta il piano: a una cerimonia solenne inviter il giovane Selim Calimat. La tua presenza servir ad attuare uno stratagemma che ti insegner e che la vita non ti far rischiare. Malta cos, garantito, sar per sempre libera.

FERNESE: Ecco la mia mano, Barabba, e credimi ci sar e far come desideri. A quando allora?

BARABBA: Quanto prima, Governatore. Poich Calimat, dato uno sguardo alla citt, prender il largo verso la Turchia.

FERNESE: Dunque, Barabba, me ne vado a cercare la somma dovuta, e la porter e te la dar durante la serata.

BARABBA: V allora, e non fallire. Addio Fernese. [esce Fernese] Finora, tutto secondo i piani cos, amandone nessuno, con entrambi vivr. Vita degna dun ebreo: bene, pensiamo a far valere lintrigo. Primo: sorprendere i soldati di Selim, secondo: provvedere a questa festa in modo che tutto coincida.

[Entrano Calimat, i Pasci e un messaggero]

MESSAGGERO: Da Barabba, Governatore di Malta, son venuto a consegnare un messaggio per Calimat conquistatore udendo che il sovrano era diretto al mare, per salpare verso la Turchia e lImpero Ottomano; egli vi prega umilmente, vostra Maest, di venire a visitare la sua modesta dimora per farvi la festa prima della vostra partenza.

CALIMAT: Un banchetto nella sua fortezza! Messaggero, temo che far festa al mio seguito in una citt vessata dal saccheggio recherebbe fastidio e sarebbe costoso. Eppure una visita a quel Barabba la farei, merita un buon trattamento da noi.

MESSAGGERO: Se per questo, dice il Governatore, chegli tiene preso di s una perla cos grande e cos preziosa e splendente che al valor corrente il suo prezzo basterebbe a festeggiare voi e i vostri soldati per un mese. Perci egli supplica Vostra Altezza di non partire prima che tal festa gli sia fatta.

CALIMAT: Ma i miei uomini non potranno far festa entro mura, a men che non si piazzi i tavoli per le strade

MESSAGGERO: Sappiate, Selim, che c un convento qui nei dintorni della citt: i soldati potranno banchettar l, e voi al palazzo, con tutti i pasci e i bravi ufficiali.

CALIMAT: Allora di al governatore che accettiamo linvito a festa in questa sera destate.

MESSAGGERO: Sar fatto, mio Signore. [Esce]

CALIMAT: E ora coraggiosi pasci, alle tende! E vestiamoci al meglio per rendere onore alla gran festa del governatore. [Escono]

[Entrano il GOVERNATORE [FERNESE], i CAVALIERI, MARTIN DEL BOSCO]

FERNESE: In questo, compagni miei, da me fatevi guidare, state ben attenti che nessuno se ne vada finch chi regge la colubrina non lancer uno sparo.

Poi uscite fuori e venite a salvarmi, giacch forse sar in pericolo, o voi ormai liberi dalla servit.

PRIMO CAVALIERE: Piuttosto che vivere schiavi dei turchi, cosa non rischieremmo?

FERNESE: Allora: andate.

[Escono]

[Entra BARABBA con un martello e dei FALEGNAMI]

BARABBA: Come sono le corde? Come mantengono questi perni, sono fissi? Sono sicure tutte le leve e le pulegge?

(Mentre impartisce gli ordini si vedono i falegnami che lavorano sul palco)

Adesso Selim Calimat dammi la conferma che verrai, ed io allora sar soddisfatto.

[Entra il MESSAGGERO]

Allora, dimmi, verr?

MESSAGGERO: Verr; e ha ordinato a tutti i suoi uomini di sbarcare e marciare per le strade di Malta, e ha detto loro che voi li farete festeggiare nella vostra citt.

BARABBA: Sta andando tutto come speravo. Qui solo i danari del governatore mancano, [Entra FERNESE] E vedo che li sta portando: allora, Governatore, la somma.

FERNESE: Hanno consegnato spontaneamente centomila ducati.

BARABBA: Hai detto ducati, Governatore? Bene se non c altro mi accontenter di questi; no, tienili ancora tu, cos se non manterr la promessa, non dovrai pi fidarti di me. E Governatore, ora partecipa al mio piano: prima mandiamo avanti i suoi soldati, nel convento, di sotto ho gi piazzato in molti posti pezzi leggeri dartiglieria, bombarde e fusti di polvere da sparo, cos allimprovviso scoppier, e tutti i sassi si scaricheranno intorno a loro. Per Calimat e i suoi compagni, ho preparato un palchetto carino: il pavimento cadr in pezzi, quando sar tagliata la fune, in un profondo pozzo dove affonderannp senza scampo. Tieni questo coltello,e quando lo vedi arrivare e con i suoi pasci a tavola si sar seduto felice, un colpo davviso dalla torre sar sparato, cos saprai quando dovrai tagliare la fune, e quando dovrai dare fuoco al monastero; di, non splendido? [FERNESE si ritira] Perch, non un regal commercio comprare una citt col tradimento e venderla con linganno? Ditemi, signori, se sotto il sole, mai frode pi grandiosa stata fatta.

[Entrano CALIMAT e i PASCIA]

CALIMAT: Venite, Pasci miei compagni, e lass guardate come indaffarato Barabba nel preparare il divertimento sul suo terrazzo.

Salutiamolo: salve a te Barabba.

BARABBA: Benvenuto grande Calimat.

FERNESE: [a parte] Come si burla di lui laguzzino

BARABBA: Prego , potente Selim Calimat, volete salir le mie misere scale?

CALIMAT: S, Barabba, venite Pasci, seguitemi.

FERNESE [venendo da dietro] Aspettate, Calimat; perch vi mostrer pi cortesia di quella che Barabba vi vuole offrire.

CAVALIERE [da fuori] Lanciate il segnale ora.

[Il segnale viene lanciato, il cavo viene tagliato,

Viene scoperto un calderone nel quale cade Barabba].

[Entrano MARTIN DEL BOSCO e i CAVALIERI]

CALIMAT: Cosa c ora, che significa questo?

BARABBA: Aiuto, aiutatemi Cristiani, aiuto.

FERNESE: Vedete Calimat, un inganno era stato preparato per voi.

CALIMAT: Tradimento, tradimento Pasci, scappiamo.

FERNESE: No, Selim, non fuggite; assistete alla sua fine prima, e poi fuggite se potete.

BARABBA: Oh aiutatemi, Selim, aiutatemi Cristiani, Governatore, perch rimanete cos impassibili senza piet?

FERNESE: Potrei io per piet di te o dei tuoi lamenti, maledetto, ebreo Barabba, placarmi? No, perci dovrai pagare per il tuo tradimento, Non ti aiuter delinquente, no!

BARABBA: Farabutti. Barabba, esala il tuo ultimo respiro, e nella furia dei tuoi tormenti, ingegnati per far finire la tua vita. Sappi, Governatore, che io ho ucciso tuo figlio; io ho concepito la sfida che li ha fatti incontrare: sappi, Calimat, intendevo sconfiggerti, e se fossi sfuggito a questa trappola ci sarei riuscito, avrei portato voi tutti alla distruzione dannati cristiani, cani, e turchi infedeli; ma ora lestremo calore comincia a pungermi con intollerabili tormenti. Muori vita, vola anima, lingua pronuncia le tue bestemmie e muori!

CALIMAT: Ditemi, Cristiani, cosa significa ci?

FERNESE: Ha escogitato questo piano per intrappolare la vostra vita; adesso Selim notate le azioni sacrileghe dei giudei: cos era determinato a manipolarvi. Ma io piuttosto ho scelto di salvarvi la vita.

CALIMAT: Era questo il banchetto che aveva preparato per noi? Andiamo, prima che altre offese siano perpetrate.

FERNESE: No, Selim, rimanete non vi lasceremo andare cos presto: inoltre, se lo facessimo non farebbe differenza alcuna, dato che le vostre galee non possono salpare senza uomini in forza che le equipaggino e muniscano.

Non avete udito, prima, la tromba suonare la carica?

CALIMAT: S, cosera?

FERNESE Beh la casa stata bruciata, distrutta e tutti i vostri soldati massacrati.

CALIMAT: Oh mostruoso traditore!

FERNESE Cortesia debreo: siccome egli col tradimento ottenne la nostra caduta, col tradimento vi ha consegnato a noi. Sappiate dunque che, finch vostro padre non riparer le rovine di Malta e le nostre, voi non potrete partire: o Malta sar libera, o Selim non ritorner pi nellImpero Ottomano. Calimat, qui dovete restare, e vivere a Malta prigioniero; seppure il mondo intero venisse a salvarvi, ci proteggeremo. Piuttosto dovranno bere loceano, prima di conquistarci o danneggiarci. Uscite quindi , e lode sia fatta non al fato o alla fortuna, ma al cielo.