JEZTZ
di Stefano Mecca
Personaggi:
Il Prigioniero, tra i 95 e i 99 anni, magro, scheletrico. Non
parla mai. Occhi di fuoco sempre fissi sulle persone. Ha serie
difficolt di movimento.
Le Guardie:
Francisco, il comandante delle guardie.
Marcellus, la vendetta.
Bernard, il discepolo.
Horatio, lindifferente.
Reynald, giovane soldato.
Scena:
Carcere di massima sicurezza per criminali nazisti, pi di quarantanni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Una pedana centrale (m. 2,70 x 2,30) la cella dellunico detenuto rimasto, c una tavola di legno con un sottile materasso, un cuscino e alcune vecchie coperte.
Notti invernali molto fredde.
Le guardie sono soldati vestiti con uniformi pesanti, berretto di lana e guanti, sono armati di fucile. Lazione si svolge allesterno e allinterno della cella.
La luce delimita nettamente gli spazi.
PROLOGO.
In proscenio ci sono Marcellus, Bernard, Francisco e Horatio.
Marcellus ha in mano una scodella metallica con un cucchiaio, contiene la minestra per il prigioniero; Marcellus sputa nella scodella e la passa a Bernard; Bernard la guarda, la copre con un fazzoletto, la tiene come se fosse un oggetto sacro e la passa a Francisco; Francisco si gira di spalle e la passa a Horatio; Horatio entra subito nella cella.
Il prigioniero dorme e Horatio mette la scodella per terra e se ne va.
Luce solo sulla pedana centrale.
Il prigioniero si sveglia e si siede sulla branda, si piega e prende la scodella, cerca di mangiare la minestra, le sue mani tremano, ha difficolt a tenere il cucchiaio, gli cade spesso, ha il viso e la camicia sporchi.
Continua a mangiare finch non cade la scodella, la minestra finisce sul pavimento, la guarda, si piega per raccoglierla con il cucchiaio, se la porta alla bocca e poi lascia cadere il cucchiaio.
Cerca di pulirsi il volto con una manica e si sdraia di nuovo sulla branda.
Buio.
SCENA I. (Fuori dalla cella.)
Le guardie in tuta mimetica da combattimento, armati di fucili, aspettano.
Marcellus fissa Horatio.
BER. Merda, stanotte ci sono ancora cinque gradi sotto zero.
MAR. E tutto rimane inalterato
BER. Questo freddo mi ghiaccia il cervello.
MAR. Comandante, non hai un po di fuoco liquido per noi?
FRA. Dopo il turno.
MAR. Dopo il turno vado subito fuori in un bar, ora ci starebbe
bene un bicchiere per superare la notte. Il mondo non
finisce qui.
HOR. Che cosa stai guardando?
MAR. Ogni volta che ti vedo mi domando cosa mi ricordi.
BER. Non sono il solo allora. (Tutti fissano Horatio.)
MAR. Guardaci.
FRA. Assomigli a lui.
BER. A chi?
MAR. Ma certo lui! Il motivo per cui abbiamo accettato di
passare la vita rinchiusi e dimenticati. Sembri lui pi
giovane, potresti passare per suo figlio.
BER. O suo nipote.
FRA. Anche tu parli poco.
HOR. Lui non parla mai. E un vegetale, io non sono come lui.
FRA. Siamo in stato di emergenza, arriveranno rinforzi per il
turno di stanotte, prevedono unispezione. Sembra che
lultimo rapporto del medico non sia piaciuto al Comando
Centrale. Dicono che non svolgiamo il nostro lavoro con
il dovuto zelo.
HOR. Questo non mi riguarda, dovreste pensare di pi a voi
stessi e alle consegne.
FRA. Non voglio cazzate stanotte, nessuna iniziativa personale.
BER. Comandante, io ho sempre rispettato gli ordini, il
prigioniero e la divisa che indosso.
MAR. Nessuno si mai fatto vedere qui. Il Comando invia
gli ordini, minaccia ispezioni e non succede niente. Ogni
tanto si ricordano che ci siamo anche noi e mandano un
dottore per visitarlo. Ma che stato di emergenza pu
esserci qui? Hanno paura che qualcuno voglia entrare a
prenderlo e portarlo via?
FRA. Stanotte sar di guardia anchio. Marcellus cerca di non
BER. Non lha mai punito, comandante, anche se sa benissimo
quello che fa.
MAR. Punirmi? E come? Sono qui con voi, non gi
abbastanza?
BER. Tu non capisci.
MAR. Ma come cazzo parli? Tu non capisci? Cosa pensi di fare
qui? Non siamo in guerra, non siamo in pericolo, ti fai
spaventare da un vecchio che dovrebbe essere gi morto
da anni.
FRA. E tu cerca di non accelerare i tempi.
MAR. Nessuno lo vuole vivo quanto me.
BER. Anchio lo voglio vivo.
FRA. Non siamo un plotone desecuzione. Non siamo noi a
decidere la sua fine.
HOR. E Dio (Silenzio.)
MAR. E allora perch non lo prende con s. N Dio n il
diavolo lo vogliono e ce lhanno lasciato in custodia.
HOR. Per ricordarci i nostri peccati
FRA. Horatio, siamo solo le guardie dellufficio oggetti smarriti
della Storia.
SCENA II.
Arriva Reynald, un giovane soldato, si mette sullattenti e si rivolge a Francisco, il pi alto in grado.
REY. Signore, sono stato assegnato alla sua squadra. (Gli consegna un foglio.)
FRA. (Legge.) Bene, prendi servizio subito. Conosci le consegne?
REY. Nossignore.
MAR. E questi sarebbero i rinforzi mandati dal Comando
Centrale? Dove ti hanno preso, al Luna Park?
FRA. Dobbiamo sorvegliare lesterno e linterno della cella 17. I
turni li decido io, questi sono i tuoi colleghi, avrai modo
di conoscerli.
REY. Signore, qui ci sono prigionieri di guerra, mhanno detto.
MAR. Stai attento, sono belve pericolose, possono ucciderti in
qualsiasi momento, se ti distrai anche solo un attimo
BER. Un prigioniero.
REY. Un prigioniero?
MAR. Uno solo
REY. Ma noi non siamo in guerra.
FRA. La Seconda Guerra Mondiale.
REY. Ma finita finita
FRA. Pi di quarantanni fa.
REY. E ci sono ancora prigionieri?
MAR. Bravo, giusto, non dovrebbero essercene, ma sai, certe
cose sembra che non vogliano mai morire.
FRA. Cosa sai della Seconda Guerra Mondiale?
REY. (Riflette imbarazzato sotto lo sguardo degli altri.)
Abbiamo vinto noi.
MAR. Bravo, hai vinto lorsacchiotto. Altro giro, altra corsa!
REY. C altro da sapere?
MAR. Tu non sai chi devi sorvegliare?
REY. Nossignore. (Silenzio.)
FRA. Quanti anni hai?
REY. Ventidue, quasi ventitre.
FRA. Ci mandano i ragazzini adesso. Horatio, porta il ragazzo
in biblioteca.
HOR. In biblioteca?
MAR. S, fagli leggere Topolino.
FRA. In biblioteca, al terzo piano, prendi i libri che parlano di
lui. Ragazzo questa notte studi. Verr a controllarti.
REY. Comandante, io sono un soldato non un
FRA. E questo un ordine. La prima regola conoscere.
Quando saprai potrai fare il tuo lavoro, non prima.
Andate. (Saluti militari di rito. Horatio e Reynald se ne vanno in un angolo della scena in cui allestita una piccola biblioteca polverosa e disordinata.)
Marcellus tu va a vedere come sta e fai sorveglianza
interna. (Marcellus si avvia.) Marcellus!
MAR. (Si ferma senza girarsi.) S
FRA. Sorveglianza interna senza giochi.
MAR. Conosco molto bene il mio compito, comandante. (Se ne va.)
SCENA III.
Reynald seduto al piccolo tavolo della biblioteca, volumi accatastati a terra. Horatio cerca un libro e lo pone davanti al giovane soldato.
REY. Chi stiamo sorvegliando? (Horatio non risponde.) Io non
so perch sono finito qui. Mhanno detto che avrei fatto
qualcosa dimportante e di qualcosa di delicato. Chi il
prigioniero della cella 17? (Silenzio.)
HOR. Leggi, studia. Hai mai sentito parole come Shoah,
Olocausto, Auschwitz?
REY. Nossignore, non le conosco.
HOR. Non avrei mai creduto che esistessero ancora persone
come te.
REY. Come, signore?
HOR. Dove hai vissuto finora.
REY. AllAccademia Militare.
HOR. E non ti hanno insegnato la Storia.
REY. Sissignore.
HOR. E cosa? Le crociate o le guerre puniche?
REY. Non so di cosa parla, signore.
HOR. Conosci la Bibbia?
REY. Sissignore.
HOR. Bene, adesso apri quel libro e leggi, e quando lavrai
finito, leggi questo. (Mette sul tavolo un altro libro e se ne va. Reynald resta solo a leggere illuminato da una debole luce.)
SCENA IV. (Dentro.)
Marcellus entra nella cella del prigioniero con un vassoio con coperchio, una piccola tovaglia e un tovagliolo.
Il prigioniero rannicchiato in posizione fetale sulla branda.
MAR. Sveglia nonnino, arrivato il dolce! Su! Sei stanco? Oggi
ci ho pensato io in persona. Vedrai come ti piacer. Lho
fatta io, preparata, impastata e cotta da me. Guarda cosa
hai combinato, la minestra non ti piaciuta? Non piace
neanche a me. Ma questa tutta unaltra cosa.
(Aiuta il Prigioniero a sollevarsi e a sedersi sulla branda. Gli mette la piccola tovaglia sulle gambe.)
Non vogliamo sporcarci, lo sai, la mamma ti sgrida. Sei
sempre pieno di macchie.
(Gli lega il tovagliolo al collo.)
Guarda come sei bello, un bravo bambino-nonnino. Non sei
un po curioso di sapere che cosa ti ha preparato lo zio?
(Gli mette il vassoio sulle ginocchia.)
Ecco, tutta per te e non lasciarne nemmeno un pezzetto.
(Il Prigioniero guarda Marcellus sempre fisso negli occhi. Alza con la mano tremante il coperchio per pochi centimetri. Si ferma e lo riabbassa.)
Ma come? Non lhai neanche guardata! Hai sentito il
profumo? Su, tutta per te.
(Improvvisamente molto serio.)
Mangia!
(Il Prigioniero non si muove e resta con lo sguardo fisso su Marcellus.)
Sempre quegli occhi fissi che non sbattono mai le
palpebre mangia!
Ah, sei proprio un nonnino viziato. Vuoi che timbocchi?
(Prende da una tasca un cucchiaio, solleva il coperchio. C uninforme sostanza marrone, merda.)
Non pu non piacerti la torta dello zio.
(Ne prende un po con il cucchiaio e lo avvicina alla bocca del prigioniero che resta con le labbra serrate e continua a guardare fisso. Prende il prigioniero per i capelli sulla nuca, gli tira indietro la testa e lo obbliga ad aprire la bocca e gli infila il cucchiaio.)
Vedi che buona la torta
(Il prigioniero gli sputa in faccia e fa cadere a terra il vassoio. Marcellus si pulisce la faccia con il tovagliolo.)
Adesso la mangi tutta tutta! Gi!
(Lo prende per le orecchie e lo costringe ad andare a quattro zampe.)
Mangia!
(Gli spinge il volto per terra, nella merda. Il Prigioniero non apre la bocca e non emette alcun suono.)
Gi, mangia!
(Gli solleva la testa, ha il viso tutto sporco e gli occhi sempre fissi.)
Tu non vuoi dare un dispiacere allo zio, vero? Lo zio ti
vuole tanto bene.
(Gli spinge di nuovo la faccia nella merda, lo tiene gi con un piede. Si accende una sigaretta e racconta; quando la sigaretta finisce, la spegne sul prigioniero.)
Ti piacciono le storie? A me s, tanto. Questa una storia
damore tra una ragazza e un ragazzo, si amavano e
sognavano di sposarsi e avere figli, desideravano solo
questo, una vita insieme e una famiglia. Lo so non
molto avvincente finora, un po noiosa, niente di nuovo
o di particolare, ma devi avere pazienza, aspetta e
ascolta
La nazione dichiara guerra, colpo di scena! Non te
laspettavi, adesso ti interesser.
Il ragazzo diventa un ufficiale e la ragazza diventa meno
di niente, ebrea, e in questa storia gli ebrei devono
essere catturati, rinchiusi e uccisi. La conosci gi?
Vado avanti. Lui dormiva in una caserma riscaldata, lei
su assi di legno al freddo. Non potevano incontrarsi, solo
vedersi attraverso la rete elettrificata e il filo spinato.
Hanno continuato ad amarsi Lei sopravvissuta
La guerra finita, si sono sposati e hanno avuto dei figli
e questo un peccato per te, perch uno di quei figli
sono io.
(Arriva Horatio.)
HOR. Ha finito di mangiare?
MAR. (Al prigioniero.) Hai finito di mangiare?
HOR. Non intendo pulire questo schifo. Fallo tu e alla svelta!
Prima che arrivi lispezione! Ci andiamo di mezzo tutti!
MAR. Puliscilo tu, per me pu restare cos.
HOR. Sono stanco di salvarti il culo. Non voglio rotture di palle
perch tu ti vuoi divertire. Io faccio il mio lavoro e basta!
MAR. (Solleva il piede dalla testa del prigioniero.) Fa il tuo
lavoro.
HOR. Cos questa cosa?
MAR. Ha cagato per terra. (Sta per andare.) Ah, la minestra
non gli piaciuta. Pulisci bene, mammina. (Se ne va.)
HOR. La minestra non piace neanche a me.
(Horatio pulisce il prigioniero e lo mette sulla branda.)Guarda
come ti ha ridotto. Noi siamo qui per perdonare.
Condannare, punire e perdonare. Continuiamo la nostra
strada verso la salvezza. La tua anima ancora troppo
pesante per volare in cielo, non sei ancora pronto.
Mettiti in posizione.
(Il prigioniero non si muove.)
Preghiamo. Prova da solo. In ginocchio, necessario.
(Horatio prende il prigioniero e lo mette in ginocchio davanti alla branda.)
Un giorno dovrai farlo da solo.
(Horatio si mette in ginocchio con le mani giunte in segno di preghiera.)
Unisci le mani cos. Devi farlo! Le preghiere non
funzionano se non sei nella posizione giusta. (Silenzio.)Io
sono lunico qui che pensa a te.
(Estrae dalle tasche del nastro adesivo. Compone il prigioniero in ginocchio, con i gomiti sulla branda e le mani giunte, ma le mani non restano unite, prende il nastro adesivo e le unisce.)
Gli altri non possono capire.
(Horatio si inginocchia di nuovo in posizione da preghiera, il prigioniero si agita e cerca di liberarsi.)
Teniamo rinchiuso e sorvegliamo armati il peccato
dellumanit affinch non esca e non si ripeta.
(Continua a pregare.)
SCENA V. (Fuori.)
FRA. Io non voglio essere come te.
MAR. Io non ho massacrato milioni di ebrei perch credo di far
parte di una razza superiore!
FRA. Tu provi i suoi stessi sentimenti, tu godi quando lo
torturi. So cosa fai quando resti solo con lui. (Silenzio.)
MAR. E giusto e necessario, lui ha perso ogni diritto alla vita
e alla piet.
FRA. I suoi stessi pensieri. Lui ha insegnato lodio al mondo e
tu, hai studiato la lezione e hai fatto anche i compiti a
casa.
MAR. E allora insegnami tu quello che dovrei provare per lui. O
non dovrei pensarci, dovrei fare il mio lavoro come se
fosse un condannato qualunque? In questo carcere ci sono
cinquanta guardie armate per un solo detenuto, siamo tutti
soldati dellesercito addestrati alla guerra e siamo qui solo
per lui.
FRA. Lasciagli vivere il tempo che gli resta.
MAR. Questa giustizia?
FRA. Tu non sei la Giustizia.
MAR. Io ho il diritto di giudicare.
FRA. Io non so se esiste un modo per quello che posso dirti
Non pensare come lui, non essere per lui quello che
lui stato per milioni di ebrei.
MAR. Stai parlando di cose molto diverse.
FRA. Ne sei sicuro? Se tu fossi stato al suo posto, in quelle
circostanze avresti fatto le stesse cose?
MAR. Io non sono un assassino.
FRA. Sei un soldato.
MAR. Soldato non significa assassino.(Silenzio.) Chi ci controlla?
Fingono di farlo, a nessuno importa niente di lui. Pensi
che possiamo essere puniti per quello che gli facciamo? La
Storia ci ha dato il diritto di fargli tutto quello che
vogliamo! Abbiamo il dovere di fronte allumanit.
FRA. Stai continuando la sua opera.
MAR. Io credo che il mondo debba essere purificato, per questo
ho scelto di indossare luniforme, i vermi come lui
devono essere eliminati. Tutti
FRA. Stessi pensieri, stesse parole stesse azioni.
MAR. Sai cosa penso? Penso che tu sia uno di loro, tu stai
dalla sua parte, lo difendi sempre.
SCENA VI. (Dentro.)
Horatio termina di pregare. Prende un coltello e toglie il nastro adesivo dalle mani del prigioniero, lo rimette sulla branda, raccoglie tutto ed esce. Il prigioniero rimane solo qualche secondo poi arriva Bernard.
BER. Ti ho portato da bere.
(Gli d una scodella con dellacqua, il prigioniero cerca di bere ma le sue mani tremano troppo.)
Ti aiuto io
(Prende la scodella e lo fa bere a piccoli sorsi.)
Tu guardi sempre negli occhi Non abbassi mai lo sguardo
Io non sono come gli altri, non sono come loro. Io sono
come te, io sono con te. Non mi credi? Io sono uno di voi.
La penso come te.
(Il prigioniero finisce di bere.)
Tu qui sei un martire un martire della libert, ma io non
sono il tuo carnefice. Puoi contare su di me con me puoi
parlare. Lo so, non ti fidi, hai sofferto troppo. Tu sei il pi
grande eroe di questo secolo. Tu e lui il nostro fuhrer.
Non possiamo parlare, il mondo non ancora pronto per
capire il nostro pensiero. Non devo permettere a nessuno di
farti male. Da troppi anni sei rinchiuso qui dentro, non puoi
continuare io ti far uscire. Io vorrei portarti a casa mia,
potresti vivere con me, io mi prenderei cura di te, ma ma
non credo che mia madre me lo lascerebbe fare. Lei lei
non vuole capire Tu sei malato, hai bisogno di cure. Le
altre guardie sono bestie.
Parlami. Di cosa hai bisogno? Io sar il tuo servo. Io e te
insieme potremmo far rinascere il Terzo Reich Finch tu
vivrai finch tu vivrai Insegnami a ricominciare, non
tutto finito come vogliono far credere, tu ci sei ancora, non
ci hanno distrutto. Non sei solo, siamo in tanti e ci stiamo
preparando a tornare; torner tutto come prima.
Il Terzo Reich esiste. Io star vicino a te come tu sei stato
vicino al nostro fuhrer.
SCENA VII. (Fuori.)
FRA. Che cosa pensi?
HOR. Non manca molto tra poco morir e tutto questo sar
finito.
FRA. Non credi che sia ancora un essere umano?
HOR. Forse ma Non un problema mio.
FRA. Come sei arrivato qui?
HOR. Ero in un corpo speciale dellesercito. Quando le cose si
mettevano male chiamavano noi: azioni lampo, irruzioni,
arresti nella notte o allalba. Dove nessuno era in grado
di andare, andavamo noi. Eravamo bravi.
FRA. E adesso?
HOR. Mi sono sposato, ho due figli e un terzo in arrivo, voglio
un lavoro pulito, tranquillo e senza rischi.
FRA. Tu sai chi
HOR. E un assassino.
FRA. E anche questo e pi di questo.
HOR. Pensare fa male. Non mi piace parlare troppo. Io sono
un bravo soldato, comandante, sono addestrato ed eseguo
gli ordini.
FRA. Sai, anche il prigioniero era un bravo soldato ai suoi
tempi
HOR. Secondo me tutti si stanno preoccupando troppo, tutti lo
pensano troppo. Non lhanno condannato a morte, gli
hanno permesso di continuare a vivere e lui sta
prendendo la sua rivincita: vive.
FRA. Forse hai ragione Horatio, non vorrei ma continuo a
pensare a lui anche quando sono fuori di qui.
HOR. Non gli lasci vincere la partita, comandante. (Horatio si allontana, Francisco resta solo e guarda verso la cella.)
SCENA VIII. (Fuori.)
MAR. Di che cosa hanno paura?
BER. Chi?
MAR. I colonnelli quelli che hanno deciso che questa storia
deve continuare.
BER. E quale sarebbe la tua soluzione?
MAR. Potremmo farla finita in qualsiasi momento, anche ora.
BER. E lasciarlo solo?
MAR. Solo? Si potrebbe organizzare lultima festa in suo onore.
BER. Anchio ho sempre pensato che dovrebbe avere tutti gli
onori.
MAR. Un rito
BER. Non capisco.
MAR. Lui al centro dellaltare, e noi intorno.
BER. In adorazione
MAR. In adorazione? Ma come cazzo parli?
BER. Io ci sto. (Tra s.)Lui un dio
MAR. Cosa hai detto?
BER. E com questo rito?
MAR. Un rito, una festa, unorgia, la suprema vendetta
dellumanit; gli leghiamo una corda intorno alle palle e lo
solleviamo fino al soffitto e vediamo se regge. Non ti
piacerebbe?
BER. Perch dovrebbe?
MAR. Ma davvero non capisci, o sei pi rincoglionito di quanto
pensassi? E la pi grande tutto il mondo sarebbe dalla
nostra parte; saremmo degli eroi, ora siamo solo i suoi
servi.
BER. Non possiamo essere altro di fronte a lui. (Silenzio.)
MAR. Io non voglio capire quello che stai dicendo.
BER. Lasciamo perdere, tu non sei
MAR. Io non sono..?
BER. Niente. Cambiamo discorso, parliamo daltro. (Silenzio.)
MAR. S, parliamo del freddo che mi sta gelando il culo. (Estrae da una tasca una fiaschetta e beve.) Alla salute del nostro
amico. (Si allontanano.)
Luce sul prigioniero in piedi, cerca di camminare lentamente in circolo, si ferma, guarda il pubblico e senza abbassare lo sguardo si siede.)
SCENA IX. (Fuori.)
FRA. Tutto qui per lui, tutto gli appartiene. Una volta questa
prigione conteneva seicento criminali nazisti, sono tutti
morti, rimasto solo lui. Noi siamo suoi, lui ci permette
di vivere.
HOR. Quello che ha fatto non minteressa, non mi riguarda e
non voglio pensarci. Se lui non ci fosse farei la guardia
in unaltra prigione, con altri assassini, e che differenza
farebbe? Quando finisco il mio turno indosso altri abiti,
divento un altro e tutto rimane chiuso qui.
FRA. Lui cosa adesso? Un cancro che deve essere isolato, ma
non credo che possa essere pericoloso.
HOR. E un lavoro facile. Non desidero vederlo morto come
vorrebbero molti qui dentro, e anche fuori.
FRA. Non penso che lui provi sentimenti umani.
HOR. I suoi occhi non mi fanno paura, sono vuoti.
FRA. Horatio, perch mi dici questo? Io non ho paura di lui.
HOR. Dobbiamo credere in quello che facciamo, siamo nati per il
dovere.
FRA. Tu non ti fai mai domande? Non hai mai dubbi?
HOR. Lei sta crollando, comandante, mi permetto di ricordale il
suo ruolo e la esorto a non avere debolezze.
FRA. Mi piacerebbe conoscere tua moglie e i tuoi figli.
HOR. Dice sul serio?
FRA. No, ma il fatto che tu abbia una famiglia mi fa riflettere
sul futuro.
HOR. Io al suo posto chiederei una licenza al Maggiore, ha
bisogno di riposo, signore.
FRA. Io credo che dovrei pensare a cambiare lavoro.
HOR. Non mi permetterei mai un suggerimento simile.
FRA. So che lo stai pensando, non preoccuparti, hai ragione,
non devo negarmi questa possibilit.
HOR. Non deve venir meno ai princpi in cui crede. La forza e
la fermezza sono tutto in un uomo.
FRA. Ora ho capito quanta ammirazione provi per lui.
HOR. No comandante, non lo ammiro n lo disprezzo.
FRA. Qualcosa devi provare. (Lungo silenzio.)
HOR. Linverno appena iniziato ed gi cos freddo.
FRA. Ti piaciuta la minestra di questa sera?
SCENA X. (Fuori.)
Marcellus si avvicina a Reynald che continua a leggere.
MAR. Ragazzino, da dove vieni?
REY. Mio padre ha una fattoria in montagna, abbiamo mucche,
capre, galline, conigli. Mia madre non lho mai conosciuta,
morta quando avevo tre anni.
MAR. Abbiamo un campagnolo montanaro. Ti sei stufato di
mungere le vacche, di ammazzare conigli e ti sei arruolato
nellesercito per giocare ai soldatini e ti hanno scaricato
qui
REY. Il Prigioniero della cella 17
MAR. Stai imparando qualcosa da questi libri?
REY. Non riesco a credere che sia accaduto.
(Marcellus sfoglia un libro e lo fa vedere a Reynald.)
MAR. Hai visto le foto?
REY. S, ma. non
MAR. Fa un freddo porco qui dentro. Cos tutto questo per te
nuovo.
REY. Sissignore.
MAR. Non chiamarmi signore, qui siamo tutti nella stessa merda
Non facciamo niente, aspettiamo che accada levento.
REY. Quale evento?
MAR. Che se ne vada per sempre e che ci lasci liberi.
REY. Liberi di fare cosa?
MAR. Liberi di andarcene e di smetterla di pensare a lui. Non
sei stanco di restare chiuso in questa trappola? Non hai
letto abbastanza?
REY. Tutti questi libri parlano di sterminio, di persecuzioni, di
campi di concentramento, ma non ho ancora trovato quello
che mi spiega per quale motivo accaduto.
MAR. Io non conosco le cause e se anche le conoscessi non
potrei in nessun modo giustificare la Storia. Lhanno fatto,
questo mi basta. Vieni con me, ragazzo.
REY. Il comandante mi ha ordinato di restare fino a nuovo
ordine.
MAR. Sono io il nuovo ordine. (Vede un tubo di ferro in un angolo e lo prende.) Andiamo, ti insegno le regole di questo
posto. (Si avviano verso la cella.) Vieni, di l c il
responsabile di tutto quello che hai letto e visto, puoi
chiedere a lui perch successo.
Luce sul prigioniero in piedi appoggiato al muro in fondo.
SCENA XI. (Dentro.)
MAR. (Con il tubo di ferro in mano.) Vieni entra. Nonnino
abbiamo visite. C un nuovo amico che vorrebbe chiederti
una cosa.
REY. Mi guarda, mi sta fissando.
MAR. Non badarci. Fa cos con tutti. Lui guarda non lasciarti
impressionare.
REY. Come fa ad essere ancora vivo? Quanti anni ha?
MAR. Non devi pensare a lui come a un uomo, un dinosauro,
un fossile, guardalo. Sai nonnino, questo ragazzo ha
letto il libro delle tue avventure. Come ti chiami?
REY. Reynald.
MAR. Bene Reynald, ora che ti trovi davanti colui che ha
ideato e realizzato i campi di sterminio nazisti, colui che
ha ucciso milioni di persone, che cosa provi? Non vorresti
dargli almeno un pugno? Fallo.
REY. (Guarda il prigioniero.) Perch?
MAR. Cosa stai facendo?
REY. Perch?
MAR. (Ride.) Ragazzo, sei pi stupido delle tue vacche. Tu gli
stai davvero chiedendo (Ride.) Lui non parla da
cinquantanni. Nessuno qui ha mai sentito la sua voce. Su,
dagli un pugno.
REY. Cos lo ucciderei.
MAR. No, non fargli questo regalo. Non aspetta altro. (Al prigioniero.) Vero che aspetti solo di morire? (A Rey.) No, deve
sentire sempre la morte accanto. (A lui.) Devi sentirne
lodore, respirare la sua stessa aria (A Rey.) Ma non
preoccuparti, a questo abituato, ha sempre vissuto cos.
(A lui.) Ora diverso. La morte qui per te aspetta
non ha fretta. (A Rey.) Io voglio che viva il pi a lungo
possibile. Se lo vedessi morire credo che farei qualsiasi
cosa per impedirlo (A lui.) Voglio essere certo che tu
viva ogni istante desiderando la morte. (A Rey.) Deve
provare sulla sua pelle tutta la sofferenza che ha
provocato. Come pu esserci il perdono, la piet? (A lui.)
Io sono qui per pareggiare i conti. Finora te la sei cavata.
Non credi? Continua pure la commedia della vittima che
non parla. (A Rey.) Dicono che un idiota, che come
dicono gli psicologi? Scollegato dalla realt. (A lui.)
Quante cazzate ho sentito sul tuo conto. Non ho mai
pensato, neanche per un secondo, che tu non sia in grado
di capire cosa ti sta attorno. Se tu fossi stato fortunato
ora saresti solo sui libri di Storia e invece sei qui con
me... con noi.
(Entra Francisco.)
FRA. Tu ritorna a studiare. (Reynald scatta sullattenti e se ne va. Francisco allunga un braccio, Marcellus gli d il tubo di ferro ed esce. Francisco resta solo con il prigioniero, lo fa distendere sulla branda. Lo osserva. Alza il tubo di ferro nellatto di colpirlo, poi rinuncia e se ne va.)
SCENA XII.
Reynald di nuovo seduto a leggere, Bernard si avvicina.
BER. Cosa pensi?
REY. Non riesco a pensare.
BER. Marcellus un vero bastardo assassino.
REY. Come?
BER. Non ascoltarlo mai. E non credere a niente di quello che
stai leggendo. Sono tutte invenzioni. Non mai accaduto.
REY. E tutto troppo impossibile.
BER. Tutto inventato per coprire altri crimini. Non vogliono far
sapere la verit, per questo lo tengono qui dentro da pi
di quarantanni. E un martire.
REY. Allora questi posti come Auschwitz e Dacao e Treblinka?
BER. Bugie, menzogne, falsit, leggi questo, questa la verit
che vogliono nascondere. (Gli d un piccolo libro.)
Nascondilo, non farti scoprire. (Arriva Marcellus, prende il libro dalle mani di Reynald e lo sfoglia.)
BER. Lascialo stare! (Cerca di riprendere il libro ma Marcellus glielo impedisce.)
MAR. (Legge, sfoglia le pagine e poi strappa il libro.) Sei un
nazista di merda. Io sto lavorando con un nazista di
merda. Spera di non incontrarmi fuori da qui o ti rompo
il culo! Bastardopezzodimerdafigliodiputtana! (Lo aggredisce. Arriva Francisco e li divide.)
FRA. Smettila! Cosa credi di risolvere cos? E solo un ragazzo
idiota, non ha la minima idea di quello che dice.
MAR. Tu lo sapevi? Sapevi di avere nella squadra un nazista? (Silenzio.)
BER. Voi non capite Vi hanno riempito di menzogne, vi
hanno fatto credere che sia andata come raccontano loro.
La Storia non come lhanno scritta: ad Auschwitz
cerano le piscine, era un luogo per curare le persone
malate.
HOR. (Osservandoli a distanza.) Era un luogo di villeggiatura
FRA. Dove hai sentito tutte queste cazzate?
MAR. Voglio restare solo con questo sacco di merda!
FRA. Basta! E un ordine!
MAR. E tu permetti che continui a parlare cos?
HOR. Le idee sono un cancro.
MAR. Sta zitto!
HOR. Lui per il mondo non deve esistere!
MAR. Francisco, perch lo vogliono vivo? La sua vita un
insulto alla nostra vita! Il suo silenzio la sua vittoria. E
noi? Noi cosa siamo? I guardiani di un mostro impotente.
FRA. Questa prigione sar abbattuta quando morir
MAR. (A Horatio.) Tu e la tua famiglia! Se fosse rinchiusa e
lasciata morire di fame e di malattia. Tua moglie e i tuoi
figli uccisi col gas e poi bruciati, rimarresti cos come un
palo di ferro di fronte al loro assassino?
HOR. La sua morte non pu ripagare la colpa.
MAR. E nemmeno la sua vita. Cosa c di l nella cella 17? E
un uomo? E qualcosa che pensa? Io voglio che qualcuno
me lo dica!
E rinchiuso da pi di quarantanni e, per quanto ne so,
non ha mai parlato, non un suono. Potrebbe essere
chiunque. Ci dicono che un assassino, che ha sterminato
milioni di persone. Per cosa? Cosa ne sappiamo noi?
Niente! Siamo qui ad aspettare che muoia, sperando che
dopo la vita, la nostra vita, cambi. Chi pensa a lui?
Qualcuno si ricorda di lui? Qualcuno sa di noi?
FRA. Non pu parlare, non capisci, non cosciente.
BER. Non parler mai con voi. (Silenzio.)
FRA. Con te parla?
BER. No non ancora.
MAR. E tu credi di riuscire a fargli dire qualcosa?
BER. Io potrei.
MAR. Il nazistino ci sta sfidando. Se mi fai sentire la sua voce
ti do diecimila dollari.
BER. Ventimila.
MAR. Bene, allora tiriamo fuori i coglioni e giochiamo da
uomini: un milione di dollari per la sua voce, e le sue
parole.
BER. Ci sto.
MAR. Ma se parla con me tu lo uccidi davanti ai miei occhi (Lungo silenzio.)
HOR. Comandante, mi auguro che lei non permetta una simile
attivit che potrebbe compromettere per sempre il nostro
lavoro futuro nellesercito. Io non intendo essere coinvolto
in atti illeciti non previsti dal regolamento militare. (Francisco non parla.) Comandante, attendo un suo ordine per
porre fine a questa buffonata che non rispetta la divisa
che portiamo.
FRA. Se lo faccio parlare io, rimane qui, vivo, e voi sarete
degradati e congedati con disonore.
MAR. La posta che metti in gioco non alta, non rischi niente,
ma da te me laspettavo, le tue minacce non mi fanno
paura, non me ne frega pi niente dei gradi e dellonore.
Io accetto.
HOR. Comandante, la esorto ad interrompere subito questa farsa
e mi permetto di richiamarla ai suoi doveri.
BER. (A Marcellus.) Se vincessi io non ti basterebbe la vita per
pagarmi, sei finito. Io ci sto.
MAR. Lo terrai in braccio e lo cullerai? Lo farai parlare con le
carezze e i baci?
FRA. Horatio, tu sarai larbitro di questo gioco.
HOR. Non rientra nei miei doveri arbitrare giochi di nessun
genere. Non voglio essere responsabile delle conseguenze.
FRA. E se questo fosse un ordine?
HOR. Mi auguro che non lo sia.
FRA. Reynald, ricorda a Horatio che cos un ordine.
REY. Lordine di un superiore non pu essere contestato e deve
essere eseguito pena
FRA. Va bene cos. E un ordine, Horatio.
HOR. Se un ordine non avr nessuna colpa.
Cosa potrebbe dire? Cosa pensate di sentire da lui?
Credete che possa svelare qualche mistero?
Perch il Terzo Reich ha fatto quello che ha fatto?
Pensate di trovare ancora tracce di unanima umana?
Cercate una coscienza dove non c mai stata.
MAR. Io non cerco risposte a queste domande. Io so che la
mente umana trova sempre delle giustificazioni e dei
motivi, e io non so cosa farmene. Giochiamo! Per me
potrebbe dire anche mamma o blablabla.
FRA. Lunica regola che non deve morire, e gli altri restano
fuori ad ascoltare.
MAR. Se vinco io
HOR. Se parler con te allora deciderai la sua fine.
MAR. Inizio io e finir questa storia per sempre, non ci vorr
molto, lasciatemi fare. Questa notte il nostro lavoro finisce.
FRA. No, non adesso. Domani notte, cos avremo il tempo di
pensare a come farlo parlare, e avremo una sola
possibilit. Accettate Horatio come arbitro? (Gli altri annuiscono.) Bene. (A Horatio.) Deciderai tu lordine. Daccordo?
Horatio (Lungo silenzio.)
HOR. Primo Francisco, secondo Bernard, (A Marcellus.) E tu
ultimo.
FRA. Bene, cos deciso. Non dobbiamo lasciare traccia.
MAR. Io me ne sbatto delle tracce. Chi pu accusarmi di aver
fatto soffrire un uomo che vive senza diritto, che
respira senza esserne degno, che continua ad esistere
insultando lumanit. Io me ne sbatto se lascio tracce.
Deve soffrire quanto ha fatto soffrire, questo s! Questo
un nostro dovere. Possiamo fargli tutto. E non sar mai
abbastanza, mai abbastanza. E se esiste una giustizia
noi saremo premiati per quello che faremo.
HOR. Qualsiasi cosa farai non sar niente e non servir a
niente, Non degli uomini la vendetta
REY. E se vince il prigioniero? (Si guardano in silenzio e poi allontanano. Reynald rimane solo.)
E se vince lui? (Reynald torna in biblioteca.)
Luce solo sul prigioniero che guarda il pubblico. Buio.
SCENA XIII.
Reynald legge, poi si guarda attorno, chiude il libro, lo prende e si avvicina lentamente alla cella ed entra. Il prigioniero in piedi appoggiato al muro in fondo.
REY. (Lo osserva, apre il libro e legge.) Treni con bambini,
donne, vecchi, uomini costretti con fucili puntati alla testa
ad abbandonare propriet e affetti, stipati come bestie,
diretti alla morte. La follia di un uomo come la lebbra ha
contagiato una nazione, lumanit di unepoca. (Chiude il libro.) Non smetti mai di guardare Una volta il sergente che
mi ha addestrato mi ha dato un pugno in pancia, poi mi
ha urlato nelle orecchie:Che cazzo guardi? Io ero piegato
a terra, non riuscivo a respirare e gli ho vomitato sugli
anfibi, mi ha costretto a mangiare il mio vomito. Perch ho
dovuto sopportare questo e tre mesi di addestramento? Per
stare qui a guardarti? Se ne sono andati tutti, torneranno
domani, hanno in mente qualcosa per te. Il comandante
mi sta facendo fare la muffa in biblioteca. Biblioteca una
stanza in cui perfino i topi hanno schifo ad entrare. In
fondo sei fortunato, sei ancora vivo e sei qui. Quello che
accaduto nel mondo per causa tua, ammesso che sia vero,
non mi riguarda, e perch dovrebbe? E successo tanto
tempo fa, io non ero ancora nato. Tu non hai fatto niente
contro di me. Tu sei un reperto archeologico, potrei fare la
guardia in un museo, tra le mummie e le statue antiche, e
sarebbe la stessa cosa per me. Sei vecchio, sei malato, stai
morendo e io devo stare qui con te vestito cos come se
fossi in prima linea, al fronte. Penso che mi stiano
prendendo per il culo. Dov, chi il mio nemico? Contro
chi, contro cosa devo combattere? A cosa serve questo
fucile? E tutto uno scherzo, una grande cazzata. Che
cosa sei tu oggi? Sei Non so nemmeno se posso
considerarti un essere vivente come uno scarafaggio o un
verme.
(Gli punta il fucile alla testa, il prigioniero non reagisce.) Ora
vado a fare i compiti, non si sa mai, potrebbero
interrogarmi. (Esce dalla cella e torna al tavolo, apre il libro e legge. Il prigioniero si siede e poi si sdraia.)
SCENA XIV.
Arriva Francisco con degli abiti e una scatola di legno, Reynald lo segue.
REY. Comandante, chiedo il permesso di prendere servizio al pi
presto, da molto che sono rinchiuso a leggere, come mi
avete ordinato.
FRA. E ora hai capito chi il nostro prigioniero?
REY. S, signor comandante.
FRA. E chi ? Spiegamelo.
REY. E il principale responsabile della creazione e
dellorganizzazione dei campi di concentramento durante il
nazismo. (Silenzio, Francisco lo guarda.) Ha organizzato i
treni che deportavano gli ebrei nei campi in cui venivano
sterminati.
FRA. E tu cosa pensi?
REY. Mi domando come faccia ad essere ancora vivo.
FRA. E come ritieni che dovremmo comportarci nei suoi
confronti?
REY. Far quello che mi ordinate.
FRA. E se ti ordinassi di ucciderlo?
REY. Lo farei, comandante.
FRA. Senza porti nessun dubbio?
REY. Se non ubbidissimo agli ordini il nostro addestramento e il
nostro lavoro non avrebbero senso.
FRA. A volte mi chiedo se esiste una reale differenza fra noi e
lui.
REY. Noi non sterminiamo i popoli, signore.
FRA. Ne sei sicuro? Dovrei chiuderti in biblioteca e farti uscire
fra dieci anni. Se ti ordinassi di uccidere con il gas
tremila persone e poi bruciarle? (Silenzio.) Sei cos
rincoglionito che non sai cosa rispondere? Vai, vai a
studiare e non alzare il culo dalla sedia finch non te lo
ordino io, va.
(Reynald va in biblioteca.)
SCENA XV.
Francisco resta solo. Arriva Marcellus con una borsa pesante. Arrivano Bernard e Horatio.
Francisco indossa una vecchia giacca militare, si traveste da Hitler. Si pettina e si mette i baffetti. Gli altri lo osservano sorridendo.
FRA. Tutto quello che farete non porter a niente. Con chi ha
parlato? Lui pu parlare solo a un uomo, quello a cui ha
dedicato e sacrificato tutta la sua vita. Parler solo a lui.
Ho trovato questo. (Prende un libro.)
Questa la dichiarazione che ha fatto prima di essere
rinchiuso qui. (Legge.)
"Ho avuto la fortuna di vivere molti anni della mia vita a fianco di uno degli uomini pi grandi che il mio popolo abbia mai espresso nel corso della sua storia millenaria. Sono felice ed orgoglioso di aver fatto il mio dovere come tedesco, come nazionalsocialista, come fedele al Fhrer. Non rimpiango niente. Se dovessi ricominciare, agirei nello stesso modo: anche sapendo che alla fine della mia vita mi aspetta il rogo.
Poco mi importa di ci che possono farmi gli uomini. Comparir davanti all'Onnipotente. E' a lui che debbo rendere conto, e so che mi assolver."
(Nota. Questa la dichiarazione reale di Rudolf Hess al processo di Norimberga.)
Avete capito con chi abbiamo a che fare?
(Entra nella cella travestito da Hitler, gli altri attorno, Reynald resta in biblioteca. Il prigioniero dorme.)
FRA. (In piedi accanto alla branda.) Fratello, non credere mai a
quello che ti dicono di me. Svegliati, fratello mio, mio
cuore.
(Il prigioniero apre gli occhi e si sveglia di colpo.)
Non parlare finch non te lo chieder. Ascoltami e
guardami. Sono qui, sono io. Non ti ho mai abbandonato,
sono sempre stato vicino a te. Tu non hai mai dubitato,
non mi hai mai tradito. Mio cuore mia anima Solo
adesso ho potuto farmi vedere da te, solo da te. Se ne
sono andati tutti, siamo rimasti solo noi due. Il tempo, il
nostro tempo, la nostra fedelt Il nostro sogno, il nostro
lavoro alzati alzati (Il prigioniero si alza a fatica, resta fermo in piedi.) Ho sognato i tuoi occhi abbracciami
(Francisco allarga le braccia, il prigioniero resta fermo. Francisco si avvicina e lo abbraccia forte.)
Abbiamo fallito, abbiamo perduto tutto, abbiamo sbagliato.
(Francisco lo lascia. Ora sono in piedi uno di fronte allaltro.)
Ora parlami non guardarmi soltanto, fammi sentire la
tua voce che un tempo stata la mia voce, lasciami
credere ancora a noi due. Parla, anima mia, regalami i
tuoi pensieri fammi sentire (Si avvicina e lo bacia a lungo sulla bocca. Francisco si stacca, il prigioniero barcolla e cade seduto sulla branda. Francisco cammina in silenzio nella cella, poi si ferma e si fissano.)
Noi non abbiamo leternit, io non potr essere qui di
nuovo, ma non potevo lasciare che tutte le menzogne che
hai sentito ti facessero perdere la fede in me. Io non
sono ancora finito, non mi hanno finito! Quello che
abbiamo creato insieme stato un errore. Stare divisi,
separati, lontani guarda dove siamo. Io e te dovevamo
possedere e comandare il mondo! Cosa siamo? Dimmi. Ora
parla! (Silenzio.) Hanno vinto loro, siamo stati traditi.
Tutti mi hanno tradito, venduto! Ma non tu Parla! Parla!
Parla!
(Il prigioniero continua a non parlare e a guardare fisso. Francisco si toglie la giacca, i baffetti finti.) Mio padre era una
persona normale, faceva schifo quanto era normale. Era
impiegato in una societ di assicurazioni. Impiegato in
ufficio, nessun compito di responsabilit, era un nulla nel
niente, trascriveva pratiche, carte inutili, copiava il lavoro
degli altri, controllava la cancelleria. Nessuna carriera,
nessuna ambizione. Faceva il suo orario di lavoro e poi
subito a casa a rompere i coglioni, mai una birra, mai
una sigaretta. Era un uomo perbene, anonimo,
assolutamente superfluo e la sera a letto presto.
Ma quando io non facevo quello che mi diceva, non si
arrabbiava mai, calmo mi diceva:Sdraiati. (Prende il prigioniero e lo sdraia sulla branda, si toglie la cintura e lo frusta.) Io piangevo e urlavo piangevo e urlavo (Continua a frustarlo con la cintura, il prigioniero non emette un suono.) Io
non ti voglio nella mia testa!
SCENA XVI.
Horatio entra nella cella, sorprende Francisco e lo ferma.
HOR. Basta. Non aveva detto che non dobbiamo lasciare traccia? (Silenzio.)
FRA. Ha ragione Marcellus
HOR. Se ne vada comandante, prenda la sua roba ed esca.
Lasciatemi solo con lui. (Francisco esce dalla cella.)
MAR. Com andata la commedia? Dov Horatio?
FRA. Ha chiesto di restare solo con lui.
BER. Ma non fa parte del gioco.
FRA. Lasciatelo, quando esce riprendiamo.
MAR. Ha detto qualcosa?
FRA. S. (Silenzio.) Ha detto di andare vaffanculo.
SCENA XVII.
Horatio solo con il prigioniero.
HOR. Rimettiti in ordine. (Lo mette seduto.) Preghiamo Queste
sofferenze e quelle future sono nel disegno divino e tu
devi accoglierle come doni preziosi. Nessuna azione umana
senza significato anche quando non possiamo
comprenderle. La preghiera la nostra unica fonte di
salvezza. Quando questa notte sar finita, il tuo cuore
sar illuminato, se pregherai come si deve
(Fuori.)
MAR. Che cazzo sta facendo Horatio?
(Horatio esce dalla cella e guarda Marcellus.)
HOR. Bernard tocca a te, puoi andare. (Bernard entra in silenzio.)
SCENA XVIII. (Dentro.)
Bernard entra nella cella trattenendo a fatica le lacrime.
BER. Stanno facendo un gioco questi figli di troia, hanno
scommesso su chi di loro riuscir a farti parlare, ho fatto
credere che anchio sono della partita.
Quando finir verrai via con me. Non ti lascio in questa
merda un giorno di pi. So dove portarti e domani ti far
uscire. Non so cosa ha in mente di farti Marcellus, dopo
tocca a lui, resisti, non ti uccider, non pu farlo, non
deve Allalba andranno tutti a dormire e ti porter fuori.
A me non importa se parli Noi non siamo soli, ho
organizzato tutto, ci sono molti camerati fuori che ti
aspettano e che vogliono solo prendersi cura di te.
(Fuori.)
FRA. Cosa c nella borsa?
MAR. La vittoria e la fine di tutto. Horatio, cosa hai fatto
dentro solo con lui?
(Horatio non risponde.)
(Dentro.)
BER. Adesso esco cos questa storia finisce presto e potrai
riposare. (Esce.)
SCENA XIX.
Esce Bernard nel silenzio generale. Entra nella cella Marcellus, estrae dalla borsa un trasformatore di energia elettrica. Prende un lungo cavo e collega il trasformatore con una presa di corrente esterna alla cella, collega due pinze.
MAR. Oggi un giorno felice, ci salutiamo nonnino. Sono venuto
a saldare il conto. Ma prima dovrai raccontarmi tante
belle storie. Non trovi che stasera si muore di caldo,
siamo a cinque gradi sottozero.
(Prende il materasso, il cuscino e le coperte e butta tutto in un angolo, prende il prigioniero e lo spoglia, resta sulla tavola di legno tremando. Chiama gli altri.) Bernard vieni a vedere il tuo
amico.
BER. Bastardo, lo farai morire di freddo. (Si toglie il giaccone e lo mette sulle spalle del prigioniero. Marcellus glielo toglie e lo getta a Bernard.)
Tocca a me giocare ora, e le regole le faccio io.
Non preoccuparti nonnino non avrai freddo. Ho preso la
tua idea. Tu hai pensato di circondare i campi di
concentramento con le reti elettrificate, sai quanti
desideravano scaldarsi dinverno
(Prende le pinze.) Dove mettiamo queste? Non aver paura non
c elettricit adesso, dipender da te, se risponderai
correttamente alle mie domande non ti succeder niente,
altrimenti sar costretto a girare la manopola. Dicevo,
dove le mettiamo? Vediamo
HOR. Marcellus, non deve morire.
MAR. Non morir, anzi dopo si sentir pi vivo. Francisco dove
gliele metto queste, sui coglioni o sulle tempie? O in
bocca? No, in bocca no, deve parlare, stanotte il nonnino
ci racconter la favola (Fissa le pinze con del nastro
isolante sulla pancia del prigioniero che continua a tremare.)
BER. Sta morendo di freddo! (Marcellus gira di colpo la manopola e il prigioniero ha un sussulto.)
MAR. Adesso caldo. Lasciami giocare. Bene, siete pronti per
lo show? Nonnino, parlami delle persone morte schiacciate
nei treni mentre venivano portate nei campi di
concentramento.
(Il prigioniero non risponder mai e guarder sempre Marcellus.)
Alza la voce non ti sento. (Gira la manopola, il prigioniero sbatte e trema. Reynald lascia la biblioteca e si unisce agli altri per assistere.)
Raccontami delle madri i padri, i figli separati nei campi di
sterminio.
(Gira la manopola, il prigioniero si contorce ed emette un urlo basso, soffocato.)
Incominci a dire qualcosa.
HOR. Deve parlare, gemiti o urla non valgono.
MAR. Ma mi piace questa musica. Ora vediamo di ballare sul
serio: per quelli morti nelle camere a gas e poi bruciati
nei forni.
(Gira subito la manopola senza attendere risposta, il prigioniero urla.)
BER. (Gira la manopola e interrompe la corrente, il prigioniero si ferma.)
Basta, lo stai uccidendo!
MAR. (Punta il fucile contro Bernard.) Allontanati (Bernard esegue.) Ora smetter solo quando ti sentir parlare. (Gira la manopola, il prigioniero sbatte, si contorce, trema e urla in un crescendo insopportabile.)
Per quelli lasciati morire di fame e di malattia.
Per quelli marchiati come bestie.
Per quelli morti di freddo.
Per quelli fucilati.
Per Auschwitz, Treblinka. (Horatio stacca la spina, raccoglie il cavo e lo butta in un angolo della cella.)
HOR. Il gioco finisce qui. (Silenzio. Bernard toglie le pinze dalla pancia del prigioniero. Marcellus prende il trasformatore e mette tutto nella sua borsa guardando le facce delle altre guardie, poi se ne va e dimentica il lungo cavo elettrico.) Bernard vuoi
pensare tu a lui? (Bernard annuisce.)
FRA. Reynald torna in biblioteca, non dovevi muoverti, hai
disobbedito a un mio ordine. (Reynald si mette sullattenti,
fa il saluto militare e torna a leggere.) Horatio, andiamo anche
noi. Bernard, sistema tutto come se non fosse successo
niente. (Francisco e Horatio se ne vanno. Bernard lo
veste, rimette a posto il materasso, il cuscino e le coperte e se
ne va.)
SCENA XX.
Il prigioniero sdraiato sulla branda, trema leggermente. Il suo
sguardo viene attirato dal cavo elettrico dimenticato per terra.
Si siede sul letto e fissa il cavo lontano da lui. Cerca di alzarsi
ma cade sul pavimento.
Tenta di mettersi a quattro zampe, ma non riesce e resta
sdraiato prono. In un ultimo disperato sforzo raccoglie le sue
energie e si alza in piedi e con una forzata dignit raccoglie il
cavo. Tremando si lega il cavo intorno al collo con tre nodi. Si
ferma, respira. Sale sullo sgabello. Lega il cavo alle sbarre sul
fondo della cella. Smette di tremare. Respira. Guarda fisso
davanti a s.
PRIGIONIERO. Jeztz!
(Una luce laterale illumina solo il volto del prigioniero impiccato.)
SCENA XXI
Le guardie arrivano, Francisco va da Reynald.
FRA. Oggi puoi prendere servizio. Il primo turno tuo. (Dopo i saluti di rito Reynald entra emozionato nella cella e scopre il prigioniero impiccato e corre fuori.)
REY. Comandante il prigioniero si impiccato. (Entrano tutti nella cella.)
FRA. Non toccate niente. (Lungo silenzio. Tutti guardano Marcellus.)
BER. Marcellus, io ti uccido
MAR. Vorrei essere stato io, ma non posso avere lonore di
questa morte. Horatio, va bene onore?
FRA. Dobbiamo credere che un suicidio?
BER. Non lavrebbe mai fatto!
MAR. Ha seguito lesempio del suo maestro. Adesso la guerra
finita.
FRA. Horatio, Bernard staccatelo e mettetelo sulla branda e fate
sparire il cavo.
BER. Comandante
FRA. Zitto! Non dire niente, non voglio pi sentirti n vederti.
Far rapporto al Comando sul tuo comportamento e per
aver fatto propaganda nazista allinterno del carcere e
far richiesta formale per il tua radiazione dallesercito. (Horatio e Bernard eseguono gli ordini.)
MAR. Bernard, io e te sistemiamo questa faccenda fuori, una
volta per sempre. (Il prigioniero viene deposto sulla branda.)
FRA. Ora allineatevi sullattenti. (Reynald esegue subito, gli altri si guardano perplessi.) Non vi ricordate pi come si fa?
Allineatevi sullattenti! (Eseguono lentamente. Francisco li passa in rassegna.) Presto questo carcere sar demolito, tutto verr cancellato Reynald, avevi ragione tu, il prigioniero ha
vinto, ha vinto pi di quanto le vostre piccole menti
possano immaginare. Siete tutti figli suoi. (Indica il prigioniero. Guarda il pubblico. Buio.)
FINE
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