…Qui i conti non tornano!

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[titolo recital]

...QUI I CONTI NON TORNANO!

di Albizzati Mattia

Personaggi:

-Giovanni de’Carli, in arte Giullarino: giullare di corte. Molto altruista, ha la tendenza a essere lo show-man in ogni situazione e a drammatizzare tutto; deformazione professionale.

-Arianna: damigella di corte. Sempre a contatto con la contessa, prova una forte simpatia per Giullarino. E’ una ragazza molto ambiziosa e tende a non guardare in faccia a nessuno pur di raggiungere i suoi scopi, se provocata a farlo.

-Poldo de’Carli: uno dei contadini della contea e fratello di Giovanni. E’ un gran brontolone e perennemente svogliato in merito a qualsiasi cosa che vada fuori dai confini dei suoi campi. Odia estremamente la vita di corte e i cortigiani.

-Rosalina de’Carli: damigella di corte. Sorella di Giovanni e amica di Arianna, è estremamente civetta, ma di gran cuore e saggia all’occorrenza.

-Carlotta Giacinti: damigella di corte assieme ad Arianna e Rosalina. Donna molto irascibile, vendicativa e snob, ha un terrore estremo dei serpenti.

-Duca Andrea degli Arditi: capo della guardia personale del conte. Misterioso e cupo, ha un senso del dovere molto alto, ma allo stesso tempo ambisce al controllo della contea. E’ un inguaribile mammone.

-Conte Ortensio degli Attanzi: è il sovrintendente della contea. Bonaccione e un po’ rintronato a causa dell’età, ma fondamentalmente buono.

-Contessa Sara: moglie del conte Ortensio. Donna disponibile e tutta d’un pezzo. La perfetta regnante.

-Sir Pente de’Serpino: è il viscido sottoposto del duca Andrea e ha un nome che è tutto un programma. Ha una paura folle delle reazioni del duca Andrea nei suoi confronti

-Vinicio, Adalberto (il tappo), Anna, Viviana, Gianna: fratelli contadini di Poldo. Appaiono ogni tanto durante la vita casalinga di Poldo, lo supportano/sopportano e gli danno una mano nelle situazioni difficili.

-Jean de Sac: artista francese immigrato, ospitato a casa di Poldo. Per vivere da una mano alla famiglia di Poldo e in cambio riceve vitto e alloggio. Sempre polemico e brontolone, discute spesso e animatamente con Poldo e i suoi fratelli, ma in fondo si vogliono bene. A volte gira con una baguette sotto al braccio e un fiaschetto di vino in mano.

-Lord Karl MacG: Nobile decaduto immigrato dalla Scozia; amico di Poldo e Jean, passa il suo tempo vagando nella città in cerca di lavoretti assieme a Jean. E’ un mago nel creare oggetti utili e/o inutili praticamente dal nulla. Classico personaggio delle highlands: berrettino e pipa sempre in bocca.

-Frate Peppino: priore dei frati presso il castello del conte Ortensio. Rigido e severo, ma giusto e bonario all’occorrenza.

-Frati Carmelino e Nunziatello: frati minori e seguaci di Peppino. Provenienti dalla Sicilia bizantina, sono i combina guai del monastero; maldestri ma sempre disponibili per il prossimo.

ATTO 1

SCENA 1

[scena iniziale: palco buio, un’ombra si muove avanti e indietro nervosamente, mentre una voce esterna comincia l’introduzione]

VOCE: Benvenuti, messeri e dame. Il fatto che vi siete radunati qui in gran numero mi porta a pensare che, questa sera, siate in cerca di grandi emozioni…ebbene, le avrete! Vi porterò in un tempo popolato da eroi, cavalieri, draghi e famose leggende; un tempo dove solo i più forti sopravvivevano, un tempo che vide la nascita di condottieri, uomini e donne estremamente astuti, ma anche subdoli e malvagi.

[sempre al buio/penombra, il duca Andrea inizia a parlare schiarendosi la voce e imitando inizialmente il conte Ortensio]

DUCA ANDREA: …No no no no, non ci siamo…forse era meglio prima… [colpo di tosse, poi con tono solenne sedendosi su una sedia vicina] “Io, Andrea degli Arditi, nuovo conte dei territori a nord del maestoso fiume Po sotto il controllo di sua maestà il re dei Franchi, sono lieto di annunciarvi la mia…” [si interrompe e medita un attimo, sbuffando] No! Non ci siamo ancora! Non riesco ancora ad entrare nel personaggio… [inizia a parlare con tono sadico] …dovrò farmi trovare pronto per quando il conte perderà il suo posto. Oooooh si! Si! In quanto capo della guardia della contea, non mi sarà difficile prendere il suo posto! Ormai è vecchio e senza eredi! Appena mi si presenterà l’occasione, tutto quello che possiede…sarà mio…si!

[occhio di bue sul conte che si atteggia a gran condottiero, con uno scolapasta in testa, un’armatura di cartone, uno scettro finto e una scopa in mano]

DUCA ANDREA: [urlando] Si! TUTTO, TUTTO MIO!!! [risata malefica]

MAMMA DEL CONTE: [fuori scena, urlo da vecchia megera] ZUCCHINOOOOO!! ZUCCHINO DOVE SEI!!!!

DUCA ANDREA: [sbuffa] Mamma! Ti ho già detto di non chiamarmi “zucchino”!!! Mi da sui nervi!!

MAMMA DEL CONTE: Zucchino!! Non usare quel tono con me!! Forza, vieni che devi sbattere la polvere dai materassi!!

DUCA ANDREA: [lamentandosi] Ma hai le tue serve per fare quel lavoro!!

MAMMA DEL CONTE: Lo sai che mi fido solo di una persona! Ovvero te! Muoviti, zucchino!

DUCA ANDREA: [seccato] …Si, mamma…E IL MIO NOME E’ ANDREA!!!

MAMMA DEL CONTE: [urlando come una pazza] NON ALZARE LA VOCE CON ME, ZUCCHINO!

DUCA ANDREA: [piagnucolando] Si, mamma…

[esce di scena, di nuovo buio]

VOCE: Ehm… [colpo di tosse imbarazzato] si…dicevamo, grandi eroi, loschi figuri, miti e… [si interrompe, sconsolato] oh, ma chi voglio prendere in giro…perdonatemi signori; noi qui presenti siamo esattamente come siete tutti voi, né più né meno; con le nostre gioie, le nostre speranze, i nostri dolori e le nostre paure…dovete scusarmi, ma il mio lavoro mi obbliga spesso ad esagerare con le presentazioni. Come? Ah si! Che sbadato, non mi conoscete ancora! Mi chiamo Giovanni de’Carli, uomo d’arte e intrattenitore a corte, dove tutti mi conoscono con il soprannome di Giullarino…e questa è la mia storia!

[entra Giovanni da dietro le quinte illuminato dall’occhio di bue]

GIOVANNI: Presto signori! Venite! Sta per iniziare la grande fiera della città! Correte!

[canzone di presentazione dell’ambientazione con tutti (o quasi) gli attori in scena assieme a qualche ballerina per le coreografie – C’E’ FESTA IN CITTA’]

SCENA 2

Dopo la festa, tutti si congratulano con il (falso) conte per la buona riuscita dell’evento.

[Al termine della canzone, resta un sottofondo musicale mentre la fiera comincia; in scena resta qualche ballerino/a a vedere il mercatino assieme agli attori non fondamentali per la scena, i personaggi principali sono Arianna, Rosalina, Carlotta, duca Andrea, sir Pente, Poldo travestito da conte Ortensio, Giovanni]

[Il conte resta seduto al suo posto, visibilmente annoiato da chi gli sta attorno. I cortigiani, intanto, lo riempiono di lusinghe. Il duca Andrea resta in disparte, a braccia conserte mentre osserva il conte, sospettoso]

SIR PENTE: Complimenti, eccellenza! I miei più sentiti complimenti! Anche quest’anno la fiera è stata un grande successo! La notizia si è sparsa in tutti gli angoli della contea.

CONTE/POLDO: [sempre distratto e annoiato] Eh? Come? Ah! Si… [lascia cadere il discorso]

CARLOTTA: [con aria supponente] Certo, è stato un grande successo, mio signore…ovviamente, questo alzerà ancora il prestigio che già avete presso i piccoli feudatari, rafforzando la vostra influenza sulle loro decisioni.

SIR PENTE: [precisa sfregandosi le mani] …oltre a portare un mucchio di denari nelle nost…ehm…volevo dire! Nelle VOSTRE casse! Si si!

ARIANNA: [notando la noia del conte] Ma vi vedo strano oggi, signore…non state bene?

CONTE/POLDO: Come? Ah! No…è solo che…ecco…ho dormito poco…tutto qui.

[in quel momento un nobile minore passa a salutare il conte]

NOBILE: Eccellenza! Mi volevo congratulare personalmente con voi per la fiera! Sono rimasto davvero soddisfatto e colpito dalla vostra abilità nell’organizzarla. [allunga una mano per stringerla al conte]

CONTE/POLDO: [visibilmente annoiato, la stringe rapidamente per poi tornare nel suo angolino, sotto gli sguardi stupiti di tutti i presenti. Nel frattempo, il nobile guarda, anch’esso stupito, nella direzione del duca Andrea]

DUCA ANDREA: [avviandosi rapidamente perso il nobile e accompagnandolo verso le quinte] Non la prenda a male, signore…il conte oggi non si sente molto bene, ma penseremo noi a tutto. Lasci fare a noi e si rimetterà presto. Vada, vada… [guarda verso il conte e gli si avvicina] …permettetemi un’osservazione, mio signore…ma di solito accogliete sempre calorosamente i vostri ospiti.

CONTE/POLDO: [sussulta] …Ah, davvero? Oh, si è vero! Scusatemi, ma oggi…

[stupore generale]

CONTE/POLDO: Ebbene? Che ho detto ora?

DUCA ANDREA: …e non vi ho mai sentito scusarvi con chi vi è inferiore, un vero nobile non fa così.

[mentre parlano Giovanni si avvicina al posto di Poldo]

CONTE/POLDO: [un poco innervosito] Ma non è possibile che ora IO non possa avere più nemmeno libertà di parola, dopo aver passato tutto il giorno in vostra compagnia! Ora basta…anzi, penso proprio che ora prenderò con me Giullarino e mi farò un giro [strattona Giovanni per un braccio e inizia a portarlo lontano] e non provate a fermarmi! A dopo!

[si allontana sotto gli sguardi stupiti dei presenti]

CONTE/POLDO: [a Giovanni] Ascolta, Giovanni…tutto ha un limite! Mi sono veramente stancato di questa farsa! Non riesco proprio a pensare come un nobile, io vango la terra da una vita! E poi tutti quei cortigiani…se mai un gatto trovasse del latte sul sedere di un cavallo leccherebbe meno di quelli là! [prendendoli in giro] “Eccellenza di qui! E vostra nobiltà di là! E come siete bello! E come siete galante!” E COME SIETE ALTERATO, ECCELLENZA!! [conclude inalberandosi]

GIOVANNI: [un poco spaventato mentre tenta di calmarlo] Nononono! Ti prego, Poldo! Non ora! Non rovinare tutto proprio adesso!

CONTE/POLDO: Se solo non fossi mio fratello lo avrei già fatto da un pezzo! Guarda che poi mi dovrai restituire il favore con gli interessi! E poi rischiamo di finire davvero nei guai!

GIOVANNI: Va bene! Va bene! Potrai chiedermi tutto quello che vorrai, ma torna nella tua parte, adesso! Io devo raggiungere gli altri, tu stai tranquillo e gestisci la situazione. [enfasi sulla frase] Ricordati che c’è in gioco il destino della contea e dei due lati del nostro mondo piatto! [corre fuori scena]

CONTE/POLDO: [dopo una breve pausa] …Si, il destino dei cieli e della terra! [ad alta voce nella direzione da cui è uscito] Secondo me il tuo lavoro ti sta dando alla testa! [torna rassegnato verso i cortigiani]

[si spengono le luci in sala, cambio scena]

VOCE/GIOVANNI: Bella fiera, vero? Peccato che per noi, in quel momento, non lo fosse poi così tanto…penso che lo abbiate già capito, ma il conte in realtà era stato sostituito da mio fratello, Poldo De’Carli, uno dei contadini residenti nei dintorni della reggia nobiliare. Scoprirete il perché in seguito; prima è necessario cominciare da dove tutto è effettivamente iniziato. Torniamo indietro fino a qualche settimana prima della festa, voglio presentarvi le persone a cui tengo di più: i miei parenti. La mia è una famiglia numerosa, composta da 4 fratelli, 4 sorelle e anche da due…come dite voi? Definiamoli pure IMBOSCATI...ma imboscati di gran cuore. La vita per noi non è sempre stata facile e spesso abbiamo dovuto stringere la cinghia, a partire da noi fratelli maggiori…ma quello che ci ha sempre contraddistinto è sempre stata la fiducia reciproca e l’allegria che ognuno di noi portava in casa in ogni momento della giornata, creando un ambiente caldo, accogliente e pieno di sani valori…

SCENA 3

Scena in casa de’Carli: tra lamentele e battute, i fratelli invidiano la vita di corte di Giovanni e Rosalina, ma Poldo non è dello stesso parere.

[poco prima della fine della battuta di Giovanni, i personaggi presenti in scena (ovvero le donne della famiglia De’Carli) iniziano a recitare la loro scena, tutte sbuffanti e prese nei lavori domestici]

ANNA: [urlando] POLDO!!! ALLORA!!! CI MUOVIAMO CON QUEL LATTE? NE HO BISOGNO PER LA FOCACCIA!!

POLDO: [fuori scena] NON MI SECCARE, DONNA! QUELLO E’ COMPITO DI ADALBERTO! VINICIO!!! LA STACCIONATA DEVE ESSERE RIPARATA PRIMA DI SERA! MUOVITI!!

VOCE/GIOVANNI: … [sospira] Forse non proprio in ogni momento della giornata…

VIVIANA: Ma non doveva pensarci Jean alla staccionata?

GIANNA: Figurati, Viviana…uno come quello appena sente la frase “sporcarsi le mani” è capace di far scendere di nuovo tutti i francesi nella contea. Lo sai come sono fatti gli artisti…guarda nostro fratello Giovanni.

ANNA: Lascia stare Giovanni! Darei tutto l’oro del mondo per provare per un solo giorno la vita che fa lui.

VIVIANA E GIANNA: Hai proprio ragione, si!

[finita la frase, entra Jean de Sac che si è appena svegliato]

JEAN: [sbadiglio] Bonjour a tout le monde, gente! E’ pronta la colazione?

ANNA: [agita il matterello in faccia a Jean] Sentimi bene, signorino, lo sai che ore sono?

JEAN: Certo che NON lo so, mademoiselle…l’unica meridiana esistente in questo buco di città è quella della chiesa a decine di metri da qui. Magari, quando inventeranno delle meridiane da mettere sul braccio… [ridacchia ironico] potrò saperlo.

[dopo questa frase entra lord Karl McG]

LORD KARL: Io dico, caro amico…non è proprio una malvagia idea, sai?

GIANNA: Oh! Buon giorno lord Karl. Avete dormito bene?

JEAN: Lui non so, ma io no di certo. Per essere un nobile, russa peggio dei miei amici della Rue des Artistes!

LORD KARL: EX nobile, prego, caro amico…ma tutto sommato non posso darti torto…io dico!

GIANNA: [a Jean] Prima di tutto non l’ho chiesto a te! E poi, se proprio vuoi la colazione, cerca di fartela, noi abbiamo già mangiato da tempo!

JEAN: [mugugnando] Parbleu…non si può dire niente in questa casa che subito ti urlano dietro… [cerca la colazione]

ANNA: [mentre gira il cucchiaio di legno nel mestolo, sbuffa] Questa pasta è troppo dura, non riesco a mescolarla bene…ALLORA, ARRIVA QUESTO LATTE??

LORD KARL: [mentre osserva il mestolo alle spalle di Anna] Scusi, signorina Anna…mi potrebbe passare il cucchiaio che tiene in mano? Oh…e anche quella pentola, un paio di chiodi e una manciata di zucchero, per cortesia.

ANNA: [passa tutto quello che chiede Karl]

LORD KARL: [prende tutto e sparisce dietro le quinte; rumore di martello e attrezzi da lavoro, poi torna e porta ad Anna un attrezzo moderno per stendere la pasta]

ANNA: [prende l’arnese, ma non capisce cosa sia]

LORD KARL: Non c’è bisogno che mi ringraziate, è sempre un piacere fare qualcosa di utile.

ANNA: Si…ma…ora con cosa cuocio la zuppa se la pentola è sparita?!

LORD KARL: [pausa di silenzio] …Io dico! Non ci avevo proprio pensato! Le mie più sentite scuse…

VIVIANA: Giusto per curiosità…ma come hai fatto a creare quel…quel…coso con quello che hai preso? E lo zucchero, pure?!

LORD KARL: E’ un segreto, signorina. Ah! Per lo zucchero, in realtà non serviva a niente, avevo solo un po’ di fame.

JEAN: [mentre mangia qualcosa] Ecco! Lo vedi? Non sono il solo che ha fame, qua dentro! Però il povero Jean è sempre preso di mira!

[arrivano Poldo, Vinicio e Alberto di corsa con delle brocche di latte in mano]

VINICIO: Eccoci! Eccoci! Serve il latte?

JEAN: Mais oui! Giusto in tempo. [prende da Poldo la sua brocca e beve il latte al volo mentre tutti lo guardano male] Merci…cosa c’è per pranzo?

ADALBERTO: [appoggiando violentemente il suo contenitore sul tavolo] Io questo non lo sopporto più! Non è possibile che la gente sia sveglia dall’alba a sgobbare come dei muli mentre lui arriva bel bello dal letto e si gode i risultati del nostro lavoro!

JEAN: C’è gente che si trova qualche gradino sopra gli altri per sporcarsi le mani con i lavori plebei…anche se nel tuo caso [picchietta la mano sulla crapa di Adalberto] mi sa che sono almeno 20 gradini più in alto, sai?

ADALBERTO: [si volta verso Jean, minaccioso] Che fai, alludi alla statura?!

JEAN: Mi sembra evidente, mon chèr!

ADALBERTO: [scatto d’ira violentissimo] ORA LO AMMAZZO!!! ADDOSSO AL FRANCESE INVASORE!!!! [tenta di afferrarlo ma viene bloccato dai fratelli; continua a tentare di sfuggire alla presa finchè Jean non esce di scena]

JEAN: Eeeeeeeh, tutta questa violenza mi tedia…

VIVIANA: Ecco, bravo…allora fai un giro al villaggio come al solito; già che ci sei compra almeno qualcosa da mangiare.

JEAN: Sarà fatto, chèrie! Andiamo Karl, il mondo ha bisogno di noi e del nostro stile.

LORD KARL: Volentieri, amico mio. A proposito di stile, mi è capitato di leggere l’ultima opera poetica di quel vostro conoscente…come si chiamava…Cristophe della casata dei Dior…voi cosa ne pensate?

JEAN: Dior?! J’adore! [riflette su quello che ha appena detto] Uhm…interessante questa…prendo nota! Chissà che non possa tornare utile, in futuro! [scrive su un foglio con una penna di uccello che si porta sempre dietro per prendere appunti, poi esce di scena con lord Karl]

[i fratelli liberano Adalberto che, nel frattempo, si è calmato]

VINICIO: Poldo, ascolta: capisco che i francesi ci abbiano conquistati, posso passare sul fatto che faccia poco o niente tutto il giorno…ma dobbiamo tenerci per forza in casa una persona arrogante come quella?

POLDO: Mah, anche se può sembrare scontroso, sotto sotto è buono. Considerate che, esibendosi nella taverna del villaggio, porta a casa anche qualche soldo da mettere da parte… [sbottando leggermente] però è anche vero che lavora poco!

GIANNA: Non state a pensarci troppo, è pronto in tavola. Venite tutti a mangiare [le donne iniziano a servire a tavola]

VINICIO: Bene! Cosa hai preparato di buono?

GIANNA: Focaccia al latte.

[c’è una breve pausa di silenzio]

VINICIO: …Si…va bene…e…?

GIANNA: “E” cosa?!

VINICIO: …altro..?!

GIANNA: [fa un cenno a Viviana]

VIVIANA: [porge a Vinicio una ciotola] Un paio di rape avanzate ieri da Jean, dice che un artista non può abbassarsi a mangiare queste schifezze.

ADALBERTO: [impugnando un paio di posate con fare assassino] Non ci sarete sempre voi a proteggerlo…lo ammazzerò, un giorno o l’altro!

VINICIO: [guardando sconsolato la ciotola] Chissà se le vacche nella stalla mi possono insegnare a brucare l’erba…

ADALBERTO: Sapete una cosa? Mi chiedo se anche gli altri due passino i nostri stessi guai, ogni tanto.

ANNA: Ti riferisci a Giovanni e Rosalina, per caso? Non credo proprio, sai?! Loro ormai sono dei personaggi importanti: gli si è presentata l’occasione per vivere meglio e l’hanno colta al volo.

GIANNA: Vero! Chi l’avrebbe mai detto che sarebbero finiti a fare una la damigella della contessa Sara e l’altro il giullare di corte. Non sai come li invidio…

VIVIANA: [sognando ad occhi aperti] Partecipare alle feste, stare vicino a personaggi importanti, i banchetti…oddio, i banchetti!!! Chissà quanta roba da mangiare!

VINICIO: Avete proprio ragione. Staranno davvero bene.

POLDO: In mezzo a quegli effeminati perdigiorno della corte?! Non credo proprio!

ADALBERO: Poldo, ma adesso non ti sembra di esagerare un poco? Probabilmente pure loro qualcosa faranno …

POLDO: Ah si? Bene, dimmi almeno una cosa che fanno di produttivo e utile per tutti!

ADALBERTO: Beh…ecco…insomma… [pensa un poco] …non lo so…

POLDO: Vedi? Io rispetto i regnanti solo quando si meritano di essere rispettati e in questo momento nessuno di quelli si salva! Forse solo la contessa Sara ha un po’ di buon senso in quella gabbia di matti!

ANNA: Eeeeeeh, quante storie…solo perché il conte Ortensio è un po’ avanti negli anni, ma è una brava persona.

VIVIANA: Peccato che ora si faccia consigliare da quello scontroso capitano delle guardie, il duca Andrea degli Arditi. Quell’uomo è severissimo e non ammette repliche a quello che dice.

ANNA: Non fatico a credere che viva ancora vicino alla mamma [ridacchia con le sorelle]

POLDO: E i nostri amati fratelli rischiano di fare la stessa fine. Non capisco ancora come possano aver scelto una vita come quella. Feste…banchetti…BAH!

GIANNA: Ora non metterla giù dura! Si ricordano sempre di noi…lo sai che ci mandano sempre qualche soldo dai loro guadagni a corte. Ci permettono di tirare avanti dignitosamente! E poi i nostri genitori, pace all’anima loro, ci hanno allevato bene, da quanto ne so io! Non si faranno trascinare tanto facilmente.

POLDO: [sospira] D’accordo, d’accordo, finisco qui. [si alza] Andiamo, fratelli, che la malta si secca e ci sono ancora i campi da arare. [si avvia verso le quinte]

ADALBERTO: Ma se ci siamo appena seduti!

POLDO: FORZA! E IN FRETTA, ANCHE!!! Ricordati che il lavoro nobilita l’uomo!

VINICIO: …E lo mobilita, anche… [sospira mentre escono di scena – si spengono le luci]

VOCE/GIOVANNI: Eh si, questa è proprio la mia famiglia. Comunque, devo dire che avevano ragione solo in parte, per quanto riguardava la nostra vita a corte. Potete immaginare come ci si sente quando si entra in una stalla ricoperta d’oro e addobbata a festa? Tutto luccica ed è bello da vedere, ma il puzzo è sempre lo stesso. A volte arrivo a pensare che, senza di me, sarebbe sempre stata una noia mortale. Fortunatamente non tutte le persone erano come la maggior parte dei cortigiani presenti nel castello: i conti, ovvero i controllori del territorio per conto del re dei Franchi, erano delle ottime persone…anche se chi gli era vicino non era della stessa pasta, purtroppo.

SCENA 4

La corte: i conti fanno la loro apparizione e rammentano a tutti l’avvicinarsi della fiera reale.

[si riaccendono le luci sulla scena: sala del trono del castello, presenti: Arianna e Rosalina, poco dopo entra Carlotta. Le presenti in scena stanno mettendo a posto le ultime cose prima dell’arrivo dei granduchi]

ROSALINA: …E lo conosci l’ultimo avvenimento?!

ARIANNA: No! Dai, racconta!

ROSALINA: Sembra che all’ultima festa della corte veneziana, il duca Stefano Rinaldo non abbia baciato la mano della contessa Costanza durante le presentazioni!!

ARIANNA: [sussulta] E allora cosa è successo?

ROSALINA: Il conte glielo ha fatto notare e lui, incurante di tutto e di tutti, l’ha stretta e le ha dato un bacio enorme!!

ROSALINA E ARIANNA: [sospiro beota e sorrisone] Come è romantico…

ARIANNA: Ma immagino che il conte Pierre, suo marito e per giunta francese, non l’abbia presa molto bene…

ROSALINA: [entusiasta] Esattamente, mia cara! Infatti, dopo avergli tirato un pugno davanti a tutti gli invitati, voleva anche sfidarlo a duello, si si!!

ARIANNA: Oh bella! E poi?

ROSALINA: [un poco delusa] …E poi niente.

ARIANNA: Ma come niente?!?!

ROSALINA: sono arrivati i paggi del duca, tutti ansimanti e sudati…lo stavano cercando ovunque perché aveva bevuto molto vino prima di presentarsi alla contessa ed avevano il timore che fosse ubriaco. Beh…avevano ragione. Il conte, però, è stato magnanimo e lo ha perdonato, per questa volta…

ARIANNA: [sbuffa] Proprio la parte del duello dovevano evitare!

ROSALINA: Comunque, non si dica in giro ma…in confidenza…credo che si sia ubriacato per vincere la timidezza nei confronti della contessa!

ARIANNA: No! Dici?!

ROSALINA: Secondo me, si…ma tieni il segreto, mi raccomando. Non vorrei che ci dichiarassero guerra per aver detto queste cose. Lo sai come sono fatti i nobili! Basta un niente per farli saltare su tutte le furie.

ARIANNA: Esagerata! Ti pare che possano arrivare a tanto per qualche “mezza verità” volata tra queste quattro mura!

ROSALINA: [avvicinandosi ad Arianna e dandole qualche gomitata leggera, ghignando] …Però lo ammetti che sono mezze verità, eh?!

ARIANNA E ROSALINA: [risatina da oche]

[entra Carlotta, tutta seria e impettita]

CARLOTTA: Allora? Si può sapere cosa sta succedendo qui? Come procedono i preparativi?

ARIANNA: Ehm…ecco…vede, signora…

CARLOTTA: [la guarda con disprezzo] Non ho chiesto il tuo parere, resta al tuo posto.

ROSALINA: Ma, Carlotta…anche se Arianna è qui con noi da poco tempo, non mi sembra il caso di trattarla così,

CARLOTTA: Le novelle vanno addestrate bene, altrimenti non saranno mai in grado di combinare niente di buono…e il modo migliore per farlo è fargli capire che la vita è dura e che ci sono delle gerarchie da rispettare.

ROSALINA: Si, va bene…ma forse…

CARLOTTA: [la interrompe] Basta così, vi ho fatto una domanda precisa e voglio una risposta precisa.

ROSALINA: [un poco contrariata] Si, è tutto pronto, stavamo solo finendo di sistemare le ultime cose.

CARLOTTA: Bene, non voglio il minimo errore quando arriverà la contessa. Siate sempre aggraziate e disponibili, come al solito. [esce di scena]

ARIANNA: [alterata] Non capisco perché deve avercela sempre con me! Ma cosa le ho fatto?! Dico, l’hai sentita?? Mi tratta sempre così!!

ROSALINA: [stupita dallo scatto d’ira di Arianna] Cara, non prendertela…lo sai che Carlotta vuole sempre che sia tutto perfetto per le loro signorie i granduchi, è un modo come un altro per mantenere alto il loro nome nel ducato…e anche noi contribuiamo a questo.

ARIANNA: Però non mi sembra giusto tutto questo!! I cavalli nella stalla hanno più dignità ad esistere di me, secondo il suo punto di vista. Ma verrà un giorno in cui sarò apprezzata e riconosciuta per quello che faccio, e allora riderò io!

ROSALINA: [un poco titubante] Ma…Arianna, come puoi dire queste cose…

[Rosalina viene interrotta da Carlotta che entra in scena]

CARLOTTA: Presto, tutte in ordine, arrivano i granduchi!

[si mettono in posizione ordinate, mentre entrano il conte Ortensio e la contessa Sara]

CARLOTTA: Sua signoria il conte Ortensio e la sua gentil consorte, la contessa Sara. Tutti in piedi.

CONTESSA SARA: Grazie, Carlotta. Gentile come sempre.

[mentre entrano i granduchi le damigelle si inchinano al loro passaggio]

CONTE ORTENSIO: Mira, mia cara, queste anime a noi devote che inneggiano alla nostra potestate. Brave, mie care. Continuate, affabili creature, continuate.

[mentre parla, Rosalina e Arianna si guardano in faccia e sussurrano]

ARIANNA: Che cosa ha detto…?!

ROSALINA: Non lo so, mi sono fermata a “inneggiano”…

CARLOTTA: Benvenuti, miei signori. Contessa, siete incantevole, oggi. [mentre la aiuta a sedersi]

CONTESSA SARA: Ti ringrazio ancora per il complimento, Carlotta. Per favore, mi passeresti un poco di frutta? Mi è venuta fame.

[Arianna si attiva prima di Carlotta e porta il piatto della frutta alla contessa]

CONTESSA SARA: Brava, elegante e disinvolta. Carlotta, le tue compagne fanno enormi passi avanti, a quanto vedo. Migliorano giorno dopo giorno.

CARLOTTA: [guardando un po’ male Arianna, che nel frattempo si allontana tutta fiera di sé] Si, eccellenza…avete ragione…

CONTE ORTENSIO: Eccellente elucubrazione, mia diletta. [a Carlotta] Cara, potreste appropinquarmi cotante delizie fruttate, per cortesia?

CARLOTTA: [dopo una pausa di silenzio guardando il conte, urla verso le quinte] Cuoco! Presto! Il conte vuole aprire un cinghiale! Portatelo qui velocemente!

CONTESSA SARA: [ferma Carlotta] Aspetta… [al conte] Mio caro, vi avevo già intimato di non proferir complesso verbo alla servitù che ignora lo elevato linguaggio e non può comprendervi.

CONTE ORTENSIO: Oh! Hai ragione, mia cara…me ne dimentico sempre, ma è più forte di me. Dopotutto, provengo da un’importante casata esistente da secoli, è nella mia natura parlar bene.

CONTESSA SARA: Lo so, mio caro. Carlotta, servi un po’ di frutta anche al conte.

CARLOTTA: Ah! Subito, signora! [intimorita]

[le altre due damigelle sghignazzano]

CONTE ORTENSIO: Ma non vedo il nostro amato giullare di corte…non lo avete forse convocato?

CONTESSA SARA: Oh! Perdonatemi, mio signore, lo avevo incontrato poco tempo fa e sembrava abbastanza impegnato a pensare a un nuovo spettacolo da proporci in queste sere, così l’ho lasciato in libertà.

CONTE ORTENSIO: Ebbene, sarà il caso di chiamarlo. GIULLARINO! GIULLARINO! DOVE SEI?!

GIOVANNI: [entra di corsa e tutto eccitato] Si! Si! Eccomi!! Lor signorie mi hanno chiamato? Ma è ancora presto per  le mie esibizioni! Ma poco importa…volete forse vedere il nuovo numero con le palline? [fa roteare maldestramente in aria delle palle da giocoliere]

CONTE ORTENSIO: Ehm…giullarino…

GIOVANNI: Oh! Capisco! Forse preferite quello con i coltelli, ancora più pericoloso! [estrare un paio di coltelli]

CONTE ORTENSIO: Ma veramente…io…

GIOVANNI: Aaaaah! Ho capito! Volete lasciare perdere le novità e tornare al vecchio numero della mucca che entra nella bottiglia! Siete un vero intenditore!! Vado subito a prenderla! [fa per uscire, ma viene bloccato dal conte]

CONTE ORTENSIO: MA NO! Quello che volevo chiederti è molto più arduo e inusuale per te: siediti e resta in silenzio!

GIOVANNI: [un poco deluso] Ah…tutto qui? Beh, non è un problema, vossignoria illustrissima reverenda.

CONTE ORTENSIO: Oh! Ora, vedo che manca ancora qualcuno…damigella Carlotta, vorreste avere la bontà di menare alla nostra augusta presenza lo protettor de li possedimenti nostri?

CARLOTTA: [dopo un attimo di silenzio] Mio signore…forse mi sono persa ad “augusta”, ma non mi risulta che abbiamo un "proiettore di dementi" qui a palazzo…

CONTESSA SARA: Conte!

CONTE ORTENSIO: [stupito] Oh! Ci sono caduto ancora?!

CONTESSA SARA: [sospira] Carlotta, vai a chiamare il capitano delle guardie, il duca Andrea.

CARLOTTA: Ah…beh, vedete eccellenza, il conte voleva chiedervi la bontà di poter essere giustificato per la sua assenza, aveva importanti affari da sbrigare.

CONTE ORTENSIO: [un poco contrariato] Uhm…permesso accordato. Ora, [si alza] vi ho voluti radunare tutti qui per comunicare alle signorie vostre che il giorno della festa della città si avvicina.

[applausi e commenti di apprezzamento da tutti, dopo poco il conte ferma gli applausi]

CONTE ORTENSIO: Ma non sarà come la solita festa. Quest’anno dovrà essere più grande! Più maestosa! Tutti i signori e i feudatari che verranno dovranno essere più che soddisfatti! E non dimentichiamoci del popolo, devono divertirsi tutti quanti.

[ancora applausi]

CONTE ORTENSIO: Voglio che ciascuno di voi faccia del suo meglio per la buona riuscita dell’evento, conto su tutti voi. E adesso…cosa c’è per pranzo?

CONTESSA SARA: Calmati caro, non è ancora ora per mangiare…

CONTE ORTENSIO: Ah si?! E allora cosa siamo venuti a fare qui?!

GIOVANNI: Ehm…mio signore…l’annuncio per la festa…ricordate?

CONTE ORTENSIO: Ah davvero? Oh…bene…se è così…uhm…credo di aver finito. Siete congedati. Andiamo, mia cara. [esce di scena con la contessa]

GIOVANNI: Bene, credo che andrò un poco in città a trovare l’ispirazione per qualche nuovo numero…e credo di sapere già dove trovarla…a dopo! [esce di scena]

ROSALINA: Povero conte, sembra che la vecchiaia avanzi sempre di più.

ARIANNA: Però è ancora molto in forma, per essere un vecchietto.

CARLOTTA: Porta rispetto, giovane! Voi andate a servire la contessa, io andrò a riferire tutto al duca Andrea.

ARIANNA E ROSALINA: Sarà fatto.

[escono tutti di scena, si spengono le luci]

SCENA 5

Il duca Andrea si lamenta a proposito del vecchio conte e delle sue stramberie.

[camera del duca Andrea, si accendono le luci. Poco dopo entra Carlotta]

CARLOTTA: DUCA! DUCA! Forza, venite qui, non ho tutto il giorno per attendervi.

DUCA ANDREA: [da fuori scena] ARRIVO! Non mi mettere fretta inutilmente!

[entra con addosso un grembiulino, un fazzoletto attorno alla testa e un battipanni in mano. Carlotta esplode a ridere quando lo vede]

CARLOTTA: [con un po’ di disprezzo] Ecco quali erano gli “importanti impegni” a cui non poteva sottrarsi: i lavori per la mamma…

DUCA ANDREA: Per favore, non iniziare ancora con questa storia; ho già i miei guai…e anche abbastanza grossi.

MAMMA DEL CONTE: [sempre fuori scena] ZUCCHINOOOOOOO!!! ANCORA UNA COSA!! Ricordati di stendere fuori le coperte!!

DUCA ANDREA: [seccato] Siiiiiii mamma… [inizia a togliersi velocemente il grembiule e il fazzoletto buttando tutto dietro le quinte]

CARLOTTA: [ridendo ancora] Ma come, disprezzate così le gioie della vita famigliare?!

DUCA ANDREA: Ti ho detto di terminare qui il discorso! Allora, cosa voleva il vecchio da noi?

CARLOTTA: Niente di straordinario, voleva ricordarci la sua volgarissima festa della città…i soliti discorsi, insomma. “Io conto su di voi, lavorate per il bene comune…gnegnegne…” [fa il verso al conte]”.

DUCA ANDREA: Capisco. Niente di nuovo…e in merito a me?

CARLOTTA: Non mi risulta che dovesse dirvi qualcosa in particolare…a parte constatare che eravate assente per [ridacchia] “importanti impegni”…

DUCA ANDREA: [la guarda male per farla smettere] Bene, proverò a chiedere a qualcun altro, allora… [si affaccia alle quinte e urla] SIR PENTE!!

CARLOTTA: [salta su una sedia e urla di terrore] AAAAAAAAH!!! DOVE!!! DOVE!!! UCCIDETELO VI PREGO!!! NON FATELO AVVICINARE!!

DUCA ANDREA: [ha un sussulto e urla pure lui prendendo la spada] Cosa?!? Dove?! Ma che…che…che cosa stai facendo?!?!

CARLOTTA: Il serpente!!!! Vi prego, trovatelo e fatene quello che volete, ma non tenetelo vicino a me!! Veloce veloce veloce!!!

DUCA ANDREA: Ma chi ha parlato di serpenti?!?!

CARLOTTA: Ma voi! Non avete urlato che c’è un serpente?!

DUCA ANDREA: [si batte una mano in faccia, sconvolto] Ho chiamato Pente!! Il mio sottoposto! Rammenti?!

CARLOTTA: Oh…vero… [si ricompone imbarazzata, tentando di far sembrare tutto come se niente fosse successo]

SIR PENTE: Avete chiamato, signor duca?

DUCA ANDREA: Ebbene si, sir Pente. Volevo domandarvi se sapevate qualcosa in merito alla domanda di promozione che dovevate consegnare al conte qualche settimana fa.

SIR PENTE: Oh…beh, ecco, signore… [intimorito dalla domanda]

DUCA ANDREA: Ebbene? Avete eseguito l’ordine?

SIR PENTE: Ecco…a metà, signore…

DUCA ANDREA: Come “a metà”?!

SIR PENTE: [incespica nel discorso, spaventato] Si…vede…mentre mi dirigevo dal conte con la vostra lettera in mano…ecco…è successo un problema. Mi sono imbattuto nel giullare di corte che…ehm…ha visto la lettera nella mia mano e l’ha scambiata…ehm…per un pezzo di pergamena qualsiasi. Ha fatto tutto troppo in fretta…me l’ha presa blaterando qualcosa su un nuovo gioco con e pergamene e i fuochi e…ecco…non l’ho più vista da allora…

DUCA ANDREA: [irritato] Ancora quel dannato giullare tra i piedi!! Possibile che debba sempre procurarmi dei guai in qualsiasi modo possibile?? E voi, perché non vi siete opposto??

CARLOTTA: Il solito rammollito.

SIR PENTE: …Ma ho tentato di porre rimedio alla cosa senza spargimenti di sangue e…sono andato a dirlo di persona al conte!

DUCA ANDREA: Almeno avete combinato qualcosa di buono…e il conte?

SIR PENTE: Mi ha detto che avrebbe valutato la proposta in breve tempo.

DUCA ANDREA: …E allora?!

SIR PENTE: Sono tornato dopo due giorni e… [piagnucolando] ho scoperto che se ne era dimenticato dopo due minuti!

DUCA ANDREA: [sbotta] MA - NON - E’ - POSSIBILE!!! Come può uno come quello essere il nostro conte! Dopo anni e anni che lo servo, quel vecchio rimbambito non ha mai accettato una, dico UNA mia richiesta di promozione!

SIR PENTE: …Forse perché se ne dimenticava…

DUCA ANDREA: Sciocchezze! Ormai quell’uomo sta perdendo ogni lume di ragione! Ma perché proprio lui deve essere il conte, qui! Perché lui…e non me!!

[canzone con gruppo ballo dietro gli attori o in alternanza sulla scena – PERCHE’ LUI E NON ME?!]

CARLOTTA: Rassegnatevi, ormai è sulla sua posizione di prestigio e solo il re dei Franchi può rimuoverlo…peccato che abbia piena fiducia in lui e nella contessa Sara.

SIR PENTE: [al conte] Si, ha ragione lei, vi conviene rinunciare e tornare alle vostre occupazioni, signore.

DUCA ANDREA: [demoralizzato] Va bene, va bene…resterà sempre un bel sogno.

[escono tutti di scena consolando il conte]

SCENA 6

Lord Karl e Jean vengono raggiunti dai frati e dai loro amici di corte alla taverna dove sono soliti passare la maggior parte del tempo.

[scena in taverna; presenti Jean e lord Karl, saranno poi raggiunti dai frati e da Giovanni]

JEAN: [intento a comporre poesie al tavolo con una baguette vicino a lui] “Salimmo sù, el primo e io secondo, tanto ch’i’ vidi de le cose belle che porta ’l ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle” …uhm…che te ne pare?

LORD KARL: Vuoi davvero un parere, mio buon amico? Non mi piace nemmeno un po’. E’ troppo…come dite voi…altisonante, io dico!

JEAN: [facendo una smorfia] Si…forse hai ragione. [butta via il foglio] Te lo dico io, mon ami, per queste cose è molto meglio usare il francese…ma questi barbari longobardi non potranno mai capirlo. Puah! “L’Italie terra dell’arte!” magari tra 500 anni!! Credimi, vecchio mio, qui ci vuole qualcosa di nuovo, qualcosa che colpisca il pubblico… [mentre parla si interrompe e si rivolge verso le quinte, alzandosi in piedi] VOI! Gentile damigella! Non volete sentire le ultime novelle della borgogna? Dei grandi eroi di Parigi! … [sconsolato] No, vero?!

LORD KARL: Alcune volte, amico mio, penso che per colpire il pubblico ti occorra qualcosa di più “concreto”… cosa ne dici di usare un bastone?

JEAN: [risatina ironica] Ridi, ridi pure. Quando sarò un grande artista riconosciuto da tutti potrei anche dimenticarmi di te, sai? [torna a sedersi] Più di altre cose, credo che ora ci serva del vino fresco, questo ormai è zuppa calda [beve disgustato]

LORD KARL: [dopo aver riflettuto un momento] Mi potresti gentilmente passare quella forchetta, il bicchiere che avanza e la baguette?

JEAN: [lo guarda strano] E a cosa ti servirebbero?

LORD KARL: Tu passameli che ci penso io, poi passo dall’oste e mi faccio dare quello che manca.

JEAN: [consegna tutto a Lord Karl]

[Lord Karl sparisce dietro le quinte, rumore di attrezzi da lavoro e torna con un tritaghiaccio]

LORD KARL: [consegna il tritaghiaccio a Jean, soddisfatto] Non è necessario che mi ringrazi, è sempre un piacere.

JEAN: [mentre guarda strano il tritaghiaccio] …e la baguette?

LORD KARL: Non serviva a nulla, avevo fame. [mangia un pezzo di pane]

JEAN: Bravo, eh?! E adesso cosa portiamo a casa da mangiare?

LORD KARL: Ne prenderemo un’altra, io dico! Con le tue esibizioni abbiamo guadagnato abbastanza per prenderne un’altra, oggi.

JEAN: [guarda verso le quinte] Oh oh oh…ma guarda un po’ chi sta arrivando…

[entrano i frati Carmelino e Nunziatello, predicando con accento del Sud]

CARMELINO: Pregate e pentitevi tutti, figlioli! Non sapete in quale momento potrebbe arrivare il Signore!

NUNZIATELLO: Non dilapidate i vostri averi qui nelle tane del demonio!

JEAN: …I nostri amici predicatori di corte!

CARMELINO: Jean de Sac e Lord Karl MacG! Che sorpresa!

[si salutano tutti mentre parlano]

JEAN: Benvenuti nella “tana del demonio”, piena di giovanotti di belle speranze, musica e parole. Volete unirvi a noi per un poco?

NUNZIATELLO: Ma, vedete…in verità dovremmo continuare…

CARMELINO: [lo interrompe] Ma volentieri! Possiamo approfittarne per fare una piccola pausa.

NUNZIATELLO: Beh…ma si, in fondo è tutta la mattina che camminiamo senza sosta.

[si siedono al tavolo con Jean e Lord Karl, mentre la voce esterna di Giovanni li presenta]

VOCE/GIOVANNI: Questi sono Carmelino e Nunziatello, fraticelli del monastero ducale guidato dal priore frate Peppino. Sono tutti ottime persone, anche se molto fuori dal comune…

JEAN: [mentre continua a controllare il tritaghiaccio] E’ da tempo che non vi fate vedere in giro.

LORD KARL: Il mio amico ha ragione,vi è forse qualche problema a corte?

NUNZIATELLO: No no, è solo che il nostro priore è in fermento per via dell’avvicinarsi della fiera della città. Non riesce a stare fermo un momento.

CARMELINO: Vero. Sentiamo sempre il suo fiato sul collo…è quasi come se potesse spuntare da quella porta da un momento all’altro.

LORD KARL: Nella “tana del demonio”? Credo che abbia ben altro a cui pensare, amici miei.

CARMELINO: Diciamo che ha ben altro da scomunicare, mio buon amico.

NUNZIATELLO: Carmelì! Non dire eresie; non si parla male dei priori.

CARMELINO: Però lo sai meglio di me che il priore non sopporta la fiera; arriva gente di qualunque tipo e chissà quanti eretici si nascondono nella folla! Perfino il più innocuo dei bimbi può nascondere satana al suo interno!! [ai due amici stranieri] Non fidatevi di nessuno!

JEAN: Certo, certo! Se i bambini hanno satana dentro, noi siamo il male in persona! [scherzando con lord Karl]

NUNZIATELLO E CARMELINO: OSSANTAMADDDRE!!!! [scongiuri e segni di croce]

JEAN: Stavo solo scherzando! Avanti, mes amis! Vi offriamo da bere.

NUNZIATELLO: No! Non possiamo proprio concederci ai vizi terreni!

JEAN: Ovviamente solo un poco di vino che si usa a Messa! Bello leggero! Non mi permetterei mai di nuocere alla vostra salute!

NUNZIATELLO: Beh…d’accordo!

CARMELINO: [un poco timoroso] Ma…Nunziatè…lo sai che noi non abbiamo mai bevuto vino…

NUNZIATELLO: Eeeeeeee che vuoi che sia, un sorsino! Giusto per assaggiare.

JEAN: Questo è lo spirito giusto! [versa del vino] Bevete senza complimenti! [i frati iniziano a bere]

[entra frate Peppino]

PEPPINO: AH!! E’ così che servite nostro Signore, eh?!

NUNZIATELLO E CARMELINO: [non avendolo visto entrare, sputano quello che stavano bevendo e urlano di spavento] Pietà! Eccellenza, pietà!! Stavamo per andarcene! Ci perdoni!

PEPPINO: [guardando verso Jean e lord Karl calmandosi un poco] Ah, vedo che siete in loro compagnia…

LORD KARL: Riverisco, santo priore…io dico…

PEPPINO: E’ inutile tentare di rabbonirmi con le lusinghe, combina guai che non siete altro! Ormai vi conosco da anni e se ripenso a tutte le bravate che avete fatto al monastero dovrei proprio scomunicarvi.

LORD KARL: [un poco stupito, ma sempre calmo] Non siate precipitoso! Se vi riferite ai danni alle vetrate della chiesa che ho fatto durante il mio ultimo esperimento si può sempre rimediare…se invece vi riferite al mio amico Jean de Sac…se proprio non riuscite a passare sul fatto che una volta sia entrato di nascosto nella sacrestia del… [viene bloccato con una mano sulla bocca da Jean che nel frattempo si era spaventato per la rivelazione]

JEAN: Ma sorvoliamo sul passato e beviamo, gente!

PEPPINO: Sbagliato, miei cari! Non vi permetterò di traviare così i miei adepti. Ricordatevi che il vino è uno dei vizi capitali!

JEAN: [dopo un attimo di pausa] …E se fosse quello della Messa…? [sorrisone al priore]

[si spengono le luci]

VOCE/GIOVANNI: Forse un’offerta simile non avrebbe mai e poi mai funzionato su un ordine di frati penitenti; ma dovete sapere che frate Peppino era molto…diciamo…particolare.

[si riaccendono le luci con tutti i presenti mezzi brilli e con in alto i calici]

JEAN: [canta con tutti tranne lord Karl che beve del tè e Peppino che è riverso sul tavolo, mezzo ubriaco] SUR LE POOOONT D’AVIGNOOOOON L'ON Y DANSE TOUT EN ROOOOND!!! SUR LE POOONT D’AVIGNOOOOOOON!!!

PEPPINO: [un poco svarionato] Figliolo, mi sa che questa volta l’hai davvero combinata grossa! Augurati che non mi ricordi niente di tutto questo.

LORD KARL: E per fortuna non si ricorda tutto il resto… [continua a bere il tè, calmissimo]

[entra Giovanni e vede la scena]

GIOVANNI: Oh! Voi due! Sapevo che vi avrei trovati qui…ma…ma cosa avete fatto ai frati?!?!

LORD KARL: Noi? Proprio niente…hanno fatto tutto da soli.

JEAN: Vero, noi volevamo fermarci al primo bicchiere, ma a loro è piaciuto.

NUNZIATELLO: [brillo] Questo non è *hic* vero! Siamo stati…ingara…ingassa…ingistra…

CARMELINO: Ingannati, vuoi *hic* dire?

NUNZIATELLO: Ecco! Ingannati! *hic*

GIOVANNI: Ma vi rendete conto di quello che avete fatto??? Ora ci scomunicheranno!!! [con enfasi] Piangi, o patria, i tuoi figli…allontanati con disonore dal tuo amorevole abbraccio!!

JEAN: Oh! Ora non farla lunga! Lo sai che sono comprensivi! Dai, siediti con noi.

GIOVANNI: [sospira sconsolato] Va bene…

LORD KARL: Allora, amico mio, quali buone nuove ci porti da corte?

GIOVANNI: Niente di nuovo all’orizzonte, signori miei: il conte è sempre in splendida forma e sta spendendo molto tempo per preparare la nuova festa del ducato.

PEPPINO: La fiera! Quel covo di serpi e commerci del demonio! Fosse per me sparirebbe da queste terre per sempre.

GIOVANNI: Con tutto il rispetto, reverendo priore…solo perché non sopportate la grande folla e il rumore non vuol dire che un evento sia il male…

PEPPINO: Mi spiace, ma non cambio idea su questo fatto; il Signore impone sempre nobiltà d’animo e sobrietà e quella festa non rispetta nessuno dei due precetti!

JEAN: Ma senti da che pulpito…

PEPPINO: [lo guarda male] Vade retro, satana! Stai attento che se domani mi ricordo anche solo un dettaglio di oggi, prometto che ti faccio esiliare!

JEAN: …Ma, ora che ci penso, è vero! Ha proprio ragione… [fa finta di niente]

[entrano Arianna e Rosalina]

GIOVANNI: Arianna! Ma cosa ci fai qui?! [le corre incontro] Non dovresti essere a corte dalla contessa?

ARIANNA: [un po’ imbarazzata] Beh…abbiamo deciso di seguirti per un po’…dopotutto, la contessa ora è ancora con suo marito, il conte.

GIOVANNI: [le sorride] Corri sempre molti rischi per me…

ARIANNA: [imbarazzatissima] Ecco…io…

JEAN, CARMELINO E NUNZIATELLO: [da dietro fanno gli scemi] Guardali, piccioncini!

LORD KARL: [sempre indifferente] Io dico…noioso, anzichenò…

ROSALINA: [riprendendo i frati e Jean] Finitela voi, corvacci vagabondi!

LORD KARL: Volete unirvi a noi per un poco?

PEPPINO: Stavamo giusto parlando della fiera che ci sarà nei prossimi giorni, che Dio possa liberarcene il prima possibile…

ROSALINA: Ma reverendo priore! Le pare?! E’ in presenza dei suoi adepti…

CARMELINO: [ancora stordito] Non preoccupatevi per noi, madamigella…noi siamo *hic* nei verdi prati paradisiaci…

NUNZIATELLO: [continua il discorso di Carmelino] …e meditiamo sul *hic* futuro…si si! Per caso avanza qualcosa da benedire? [allunga il calice a Jean]

JEAN: No, mon ami…forse ora è meglio finire qui, eh?! [un po’ imbarazzato mentre il priore lo guarda male]

PEPPINO: Bene, voi due! Credo sia ora di tornare con me al monastero!

NUNZIATELLO: Oh…certamente, reverendo priore…poi *hic* ci farà dire Messa?

PEPPINO: [prendendoli dalle sedie un poco barcollante] Forse nella prossima vita! Forza! Veloci!

[Nunziatello e Carmelino vengono trascinati fuori scena da Peppino un po’ sconsolati]

GIOVANNI: Credo proprio che la fiera quest’anno sarà davvero interessante. Dovrò dare lustro a tutto il mio repertorio di nuovi numeri per divertire gli invitati.

LORD KARL: Se ti occorre un aiuto per pensare a qualcosa di nuovo sai dove trovarci.

GIOVANNI: Vi ringrazio, amici miei. Il problema è che ultimamente non riesco più a stare dietro ai desideri del conte…forse inizia a diventare troppo pretenzioso nei miei confronti.

ARIANNA: E’ perché ha stima di te! Sei una brava persona e sai fare un sacco di cose.

ROSALINA: Arianna ha ragione. Hai la fiducia dei granduchi, non sai quanto sei apprezzato.

GIOVANNI: Lo immagino, però la cosa inizia a diventare un po’ troppo stressante.

ARIANNA: Non dirlo a me! Quell’arpia di Carlotta non ci lascia un attimo di pace…e ce l’ha con me!

GIOVANNI: Lasciala perdere; quella donna è davvero irritante.

ARIANNA: Lo sai che difficilmente mi faccio mettere i piedi in testa! [a Rosalina] Ma ora ci stiamo attardando! Corriamo dalla contessa, ormai avrà bisogno di noi! A presto, Giovanni! [gli sorride mentre porta Rosalina fuori dalle quinte in fretta]

ROSALINA: [mentre esce] Ehm…si…a presto…

GIOVANNI: [un po’ beone] A presto…

LORD KARL: [guardandolo] Ohibò, se non ti conoscessi meglio, amico mio, direi che sei interessato a quella giovinetta, io dico.

GIOVANNI: Beh, ecco…un poco si, ma non conosco ancora quello che lei prova davvero per me, non voglio fare una brutta figura dicendole tutto.

LORD KARL: [comprensivo] E allora attendi che il tempo faccia il suo corso, la cosa si risolverà da sé. Comunque sembra carina, anche se i suoi modi mi hanno lasciato un poco perplesso; ma forse mi sbaglio.

JEAN: [interrompendoli] Ehi, gente! Ho avuto un lampo di genio! Sentite questa! “J’adore i poemi del mio amico Dior, che dal profondo del cielo blu mi sussurra: life is now!” Che cosa ne dite?!

LORD KARL E GIOVANNI: [dopo un attimo di pausa] Pessima…

JEAN: [accartoccia la pergamena e la butta via sbuffando] La prossima poesia la scrivo in francese, ecco!

[si spengono le luci]

SCENA 7

I conti vogliono mettere alla prova i loro cortigiani…

[si riaccendono le luci, in scena sono presenti Carlotta e la contessa Sara]

CONTESSA SARA: [con tono tranquillo] Carlotta, non vedo le tue compagne. Sai dove possono essere?

CARLOTTA: [mentre pettina la contessa, con tono misto tra l’ansioso e il timore] Non lo so, mia signora…dovrebbero essere qui intorno, ma non so proprio dove andare a cercarle.

CONTESSA SARA: Poco importa, arriveranno prima o poi.

[entrano Arianna e Rosalina di corsa; Carlotta le guarda serissima]

CONTESSA SARA: Vedi? Eccole. Posso sapere dove eravate sparite, signorine?

ROSALINA: [ansimante] Ecco, mia signora…abbiamo avuto un contrattempo…

CARLOTTA: [un poco alterata] Non cercare scusanti con la contessa, Rosalina!

ARIANNA: Ma sta dicendo la verità! Altrimenti saremmo venute subito da voi!

CARLOTTA: Come osi alzare la voce?!

CONTESSA SARA: [interrompendole con autorità, ma resta calma] Possiamo anche terminare qui questa discussione inutile, non trovate?

CARLOTTA E ARIANNA: [spaventate] Avete ragione…perdonateci, contessa.

CONTESSA SARA: Non importa, mie care.

CARLOTTA: [battendo un paio di volte le mani per richiamare Arianna e Rosalina all’ordine] Avanti, sistemate gli effetti personali della contessa.

[le damigelle si mettono all’opera, mentre la contessa da il via allo spettegolezzo]

CONTESSA SARA: Piuttosto, Arianna…non vorrei sbagliarmi, ma ti trovo sempre più spesso molto vicina al nostro caro giullare di corte. Per caso ci stai nascondendo qualcosa?

ARIANNA: [imbarazzata] Ehm…vede, contessa…

ROSALINA: [correndo e abbracciando leggermente Arianna] …Ha perfettamente ragione, contessa! Secondo me la nostra Arianna non lo vuole ammettere, ma ha un debole evidente per lui!

ARIANNA: Ma cosa dici! Siamo solo buoni amici, tutto qua!

CARLOTTA: Eh, dicono tutte così, ma poi…cosa ci volete fare, contessa, la timidezza è un difetto difficile da eliminare.

[mentre Carlotta parla, Arianna alle sue spalle fa per tirarle un cuscino, ma Rosalina la ferma]

CONTESSA SARA: [ridendo un poco] Non hai nulla da nascondere, Arianna. Devo ammettere che il nostro Giovanni è comunque un bel ragazzo e sa fare tante cose, potrebbe anche essere un buon partito, sai?

ROSALINA: Ma contessa! State parlando di mio fratello! Come potete anche solo pensare che desideri avere una così brutta persona nella mia famiglia?! [scherzando con Arianna]

ARIANNA: Ah no! Questa non te la perdono! [iniziano a prendersi a cuscinate]

[mentre si tirano i cuscini, entra in scena il conte Ortensio]

CONTE ORTENSIO: Ah! Ma vedo che… [viene interrotto da una cuscinata che prende in piena faccia]

[le due giovani damigelle si spaventano per l’accaduto]

ARIANNA E ROSALINA: Siamo mortificate, signor conte! La prego, ci perdoni!!

CONTE ORTENSIO: [prendendo in mano il cuscino e guardandolo] Perbacco…non sapevo aveste organizzato una festa, qua dentro.

ROSALINA: Ci scusi! [sistema un poco tutto quanto]

CONTE ORTENSIO: [ridendo] Non preoccupatevi, ho passato momenti peggiori paragonati a un cuscino in faccia. Ora, se mi concedete una infima quantità del vostro tempo, bramerei discorrere con la mia signora riguardo a nostre argomentazioni.

[le ragazze lo guardano strano per un poco, poi Carlotta prende la parola]

CARLOTTA: Andate ad avvisare le guardie del corpo. Il conte vuole andare a correre sulle fortificazioni con la contessa Sara; fate presto!

CONTESSA SARA: [le ferma alzando un braccio] Aspettate…Ortensio…mi sembrava di essere stata abbastanza chiara con voi.

CONTE ORTENSIO: Perché? Cosa ho enunciato di erroneo?!

CONTESSA SARA: [sospira] Carlotta, potete lasciarci soli per un po’?

CARLOTTA: Ah…come desiderate, contessa. Andiamo! [batte ancora le mani ed esce di scena con le damigelle]

CONTESSA SARA: Ascoltatemi, mio caro…iniziate a notare anche voi quello che noto io?

CONTE ORTENSIO: Credo di si, Sara [si siede sconsolato], non sento più la stessa partecipazione dei cortigiani nei nostri confronti.

CONTESSA SARA: Proprio quello a cui volevo alludere; sembra quasi che…ci sopportino. Sono sempre pronti a sorridere alle nostre decisioni, anche se pensano tutt’altro.

CONTE ORTENSIO: [un poco inalberato] In altri reami sarebbero già stati esiliati tutti quanti! La falsità è quanto più disprezzo nei miei sottoposti! Noi sacrifichiamo molti dei nostri privilegi nobiliari per tentare di rendere felici loro e il popolo e ci ripagano in questo modo?!

CONTESSA SARA: Ma i tempi ormai sono cambiati, Ortensio; non siamo come i rozzi e barbari principi longobardi, dopotutto. Mostriamoci civili.

CONTE ORTENSIO: Hai ragione come sempre, mia cara. Ma una situazione di questo tipo diventa sempre più inaccettabile. Non posso più prendere decisioni senza il timore di ottenere in cambio qualche coltello nelle spalle. Che cosa possiamo fare?!

CONTESSA SARA: [dopo una breve pausa] Forse ho un’idea.

CONTE ORTENSIO: [entusiasta] Non sai quanto sono fortunato ad avere una moglie come te, Sara! Anche se, fosse per me, proverei a mettere un poco di salsa speziata sul fagiano…sai, la carne si insaporisce di più in questo modo…

CONTESSA SARA: …Ma cosa state dicendo…?

CONTE ORTENSIO: Stavo esprimendo il mio parere riguardo alla cena di questa sera…altrimenti per cosa sarei venuto qui a parlarti?!

CONTESSA SARA: [sconsolata] Degli atteggiamenti dei nostri cortigiani…

CONTE ORTENSIO: Ah…davvero?! Bene, ehm…cosa stavamo dicendo?!

CONTESSA SARA: [avvicinandolo] Ora ve lo spiego, ma badate bene che lo dirò solo una volta!

[mentre la contessa parla nell’orecchio del conte, si spengono le luci]

SCENA 8

I conti annunciano la loro partenza. Segue l’esultanza generale.

[si riaccendono le luci, si alternano poche scenette in attesa che tutti i cortigiani vengano convocati, nessuno è in scena e si attende che Giovanni faccia il suo ingresso]

GIOVANNI: [entra tentando di far girare delle palle da giocoliere, molto maldestramente, dopo poco entra sir Pente che pare di fretta e lo urta rovinandogli l’esercizio] Ahia! Ma cosa…?!

SIR PENTE: [irritato] Stai attento a dove barcolli, giullare di corte! Sono di fretta!

GIOVANNI: Potreste anche mostrarvi un poco più gentile, sir Pente…e dove stareste andando, se mi è concesso saperlo?

SIR PENTE: Lor signorie i granduchi mi hanno convocato ad udienza…ed ora esplodi pure di invidia, giullare; scommetto che a te non è mai capitata una cosa simile!

GIOVANNI: E cosa vi dovrebbero dire, di grazia?

SIR PENTE: Questi non sono affari che ti riguardano! Torna a divertirti con le tue palline. [sfottendolo]

GIOVANNI: [mentre sir Pente esce, gli fa delle smorfie, poi riprende ad esercitarsi mentre esce di scena]

[poco dopo entra in scena Carlotta]

CARLOTTA: [entrando piano] Che silenzio. Ma dove saranno andati tutti?!

[mentre gira per il palco, alle sue spalle entra il duca Andrea con un grembiule, guanti e un piatto in mano (che sta asciugando)]

DUCA ANDREA: [visibilmente scocciato] Allora?! Cosa ci fai qui?

CARLOTTA: [piccolo urlo di spavento] Ma siete impazzito, conte?! Mi avete fatta spaventare!

DUCA ANDREA: Sciocchezze, una donna del tuo stampo non dovrebbe spaventarsi per così poco.

CARLOTTA: [sarcastica] Oh beh…detto da un uomo con quei panni addosso il consiglio sembra QUASI accettabile.

DUCA ANDREA: [adirato] Non dire una parola su quello che ho addosso, l’ho messo contro la mia volontà. [guardandosi attorno] Piuttosto, non vedo Pente qui attorno. Sai per caso dov’è?

CARLOTTA: [voltandosi come se fosse offesa] Non lo so e non lo voglio nemmeno sapere, immagino che stia perdendo tempo nella stalla con i suoi simili...

[mentre parla entra sir Pente, apparendo alle spalle del conte]

SIR PENTE: Ehm...signore...

DUCA ANDREA: [si spaventa e lascia cadere il piatto, voltandosi velocemente] SIR PENTE!!

CARLOTTA: [urla e salta su una sedia] DOVE!! DOVE!!! UCCIDETELO!!! PRESTO!!!

DUCA ANDREA E SIR PENTE: [spaventandosi per l'urlo di Carlotta, sir Pente salta in braccio al duca] DOVE!! COSA!! PERCHE'!!!

MAMMA DEL CONTE: [fuori scena] ZUCCHINOOOO!!! Ho sentito un piatto cadere! Non avrai combinato un guaio, vero?! Guarda che poi prendo il battipanni!

DUCA ANDREA: [seccato] Non ora, mamma! E' tutto normale, qui!! [poi a Carlotta] Non c'è nessun "serpente"...intendevo Pente! Lui!! E voi... [a Pente, lasciandolo andare] non apparitemi mai più alle spalle!

SIR PENTE: Chiedo perdono, signor duca.

DUCA ANDREA: Piuttosto, dove eravate sparito?

SIR PENTE: Oh...ecco, ero in udienza dai signori conti, avevano richiesto la mia presenza per discutere un...

[entrano di corsa Rosalina e Arianna, interrompendolo]

ROSALINA: Presto! Arrivano i conti! Tutti a posto!

[si sistemano tutti, il duca Andrea si toglie il grembiule e i guanti e li lancia via]

CONTE ORTENSIO: Bene, signori. Io e la mia signora volevamo farvi un annuncio importante. Vi informiamo ufficialmente che intendiamo imporre il divieto assoluto di servire leprotti al sangue assieme alle carote durante la cena, dato che il suddetto accostamento non ci sembra...

CONTESSA SARA: [tira una gomitata ad Ortensio senza farsi notare]

CONTE ORTENSIO: Ahia!...ehm...non era questo? Ah, si! L'altro... [si schiarisce la voce] come dicevo prima, è un annuncio molto importante...siete tutti presenti?

[entra Giovanni facendo roteare alcune palline]

[mentre parla Giovanni, gli altri dietro di lui sono imbarazzatissimi]

GIOVANNI: [mentre esegue il numero, dando le spalle ai granduchi senza accorgersi della loro presenza] SI! SI! Ce l'ho fatta! Finalmente ci sono riuscito!

ARIANNA: [mentre Giovanni parla tenta di richiamare la sua attenzione per dirgli che ci sono i granduchi]

GIOVANNI: Arianna! Riesco ad eseguire il nuovo numero!! Questa sera vedrai che figurone davanti al vecchio! Aspetterò che mi chiami, mi avvicinerò al tavolo e poi...PA-PAM! Lancerò le palline con grandi acrobazie!!! Sarà un grande succ... [si interrompe notando gli atteggiamenti di Arianna] ...che c'è?

                                                                                      

[Giovanni si volta piano, vede i cortigiani e i granduchi, rimane immobile per un poco e lascia cadere le palline, poi si volta verso il pubblico facendo smorfie di paura, riprende le palline e va al suo posto in silenzio]

CONTE ORTENSIO: [colpetto di tosse] Effettivamente si sentiva la mancanza del nostro Giullarino...ora, io e la mia signora volevamo annunciarvi...che partiamo.

[stupore generale e commentini a bassa voce]

CONTESSA SARA: Sarò breve: il re di Francia vuole parlarci di persona e dobbiamo recarci da lui. Sarà un viaggio un po' lungo, ma riusciremo a tornare in tempo per la fiera. Mentre saremo assenti, però, dovrete badare voi a tutto.

CONTE ORTENSIO: Volevamo solo essere sicuri di avere la vostra comprensione. Non possiamo rifiutarci di andare dal re e quindi dovrete sopportare l'impegno di preparare la fiera tutta da soli.

CONTESSA SARA: Come ogni anno, saranno presenti molti feudatari e signorotti, vi raccomandiamo di svolgere tutto nel migliore dei modi.

[i granduchi escono di scena]

DUCA ANDREA: OH! Finalmente ce ne sbarazziamo per un poco!

ARIANNA: Finalmente un po’ di riposo. [si siede da qualche parte]

GIOVANNI: [esultando] Niente numero delle palline! Anche se ci ho impiegato molto tempo a prepararlo…troppo tempo… [disperato tenta di suicidarsi in qualche modo] Addio, mondo crudele che non apprezzi gli sforzi dei nobili d’animo!

[Arianna e Rosalina tentano di fermarlo]

CARLOTTA: Almeno ora possiamo avere più spazio per respirare. Possiamo essere più tranquilli nei preparativi della festa.

DUCA ANDREA: Voi fate quello che vi aggrada, ma io mi tiro fuori da tutto questo delirio senile di un vecchio reggente!

GIOVANNI: [riprendendosi dai suoi intenti suicidi] Eh no! Sono d’accordo sull’essere più tranquilli, ma non sul perdere aiuti per l’organizzazione! Dopotutto, la fiera è di tutti!

DUCA ANDREA: [minaccioso] Stammi bene a sentire, giullare di corte…quando vorrò il tuo parere te lo chiederò direttamente! Ora raccogli i tuoi giochini e sparisci dalla mia vista, sono stato chiaro?

ROSALINA: Signor conte! Come potete trattare così…

GIOVANNI: [la ferma e guarda serio il conte per qualche secondo, in silenzio]

DUCA ANDREA: [soddisfatto] Ero certo che avresti capito, giullare di corte; sei saggio per essere un giocoliere.

[mentre il conte e i suoi gregari escono di scena, Giovanni batte i tacchi e fa un saluto militare grottesco e goffo]

GIOVANNI: SIGNORSI’!

[il conte si volta un secondo guardandolo male, poi se ne va adirato]

ROSALINA: Giovanni, forse fai male a farti nemico il duca Andrea…è un uomo che non conosce scrupoli, se stuzzicato, lo sai meglio di me.

GIOVANNI: Lo so, sorella mia, ma seguo spesso il mio istinto, lo sai, e il mio istinto mi dice di non avere rimorsi per quell’uomo.

ARIANNA: Giusto! Mai farsi mettere i piedi in testa da nessuno, questa è la prima regola se vuoi sopravvivere qui. Vieni, Giovanni. Sarai stanco, ti preparo qualcosa da mangiare. [esce di scena con Giovanni]

ROSALINA: [sospira mentre esce di scena scuotendo il capo]

[si spengono le luci]

VOCE/GIOVANNI: E così i granduchi partirono. Un evento insolito per tutti noi, nei giorni di preparazione della fiera della città. Nonostante le difficoltà fossero molte, in qualche modo riuscivamo a cavarcela nell’organizzazione generale. Ai preparativi, seppur riluttante, prese parte anche il duca Andrea, probabilmente obbligato dalla vecchia madre. Il problema è che non volle fare nient’altro che fosse diverso dalla direzione dei lavori; tradotto in termini più profani: non voleva fare niente tutto il giorno. In quel momento, però, non eravamo ancora a conoscenza dei guai che sarebbero atterrati sulle nostre esistenze come corvi su una carcassa fresca al sole. E infatti non tardarono ad arrivare.

SCENA 9

Sir Pente riferisce al duca riguardo la sparizione dei conti. Giovanni sente tutto e corre da Poldo per avvisarlo.

[si accendono le luci, in scena sono presenti fissi il duca Andrea e Carlotta in un angolo intenta a curarsi le unghie, gli altri personaggi passano in scena recitando lo svolgimento dei preparativi]

DUCA ANDREA: Voi, lassù! Vi pare il modo di appendere degli stendardi?!? [voltandosi altrove] No! No! Non va bene così!! Quei decori sono poco brillanti! Rifateli da capo! [voltandosi altrove] Quelle stoffe, portatele vicine a quella bancarella, per il momento! No, non lì! Dall’altra parte! [mentre Giovanni gli passa vicino interrompe le sue battute e gli prende di mano gli oggetti con cui gioca mentre fa i lavori] …E tu potresti smetterla una buona volta di giocare con queste cose?! Torna al lavoro! [tornando concentrato sui lavori] Va bene, voialtri! State attenti con quell’insegna! Potrebbe cadere da un momento all’altro! Bene, così, piano!

CARLOTTA: Forse dovreste concedervi un poco di pausa, altrimenti rischiate di esaurirvi…

DUCA ANDREA: E dopo vieni tu qui a dirigere questi stupidi lavori?

CARLOTTA: Non ci penso neanche! Fate come se non avessi detto nulla.

DUCA ANDREA: Come sospettavo. Resta lì a farti bella, che forse è l’unica cosa che sai fare bene. [riprendendo a parlare alle quinte] Si! Così va bene! Piano!

[mentre parla alle quinte arriva di corsa sir Pente]

SIR PENTE: Duca! Signor duca!!

DUCA ANDREA: Cosa volete, sir Pente?! Non vedete che sono occupato?

SIR PENTE: Credo che dovreste smettere per un momento, signor duca…ho notizie importanti!

DUCA ANDREA: Importanti?! Quanto importanti?

SIR PENTE: Molto…MOLTO importanti… [si guarda attorno] ma non qui! Seguitemi, vi prego.

DUCA ANDREA: Mi avete incuriosito, Pente. [a tutti] prendete pure una pausa, signori! Torno tra poco!

[mentre sir Pente, Carlotta e il duca Andrea escono di scena, si sentono gli operai del cartello che perdono l’equilibrio e cadono facendo un gran rumore]

GIOVANNI: [massaggiandosi la schiena] E per fortuna che sono il giullare di corte, se fossi stato costruttore di corte chissà cosa avrei dovuto sopportare…

ROSALINA: Si, però questa cosa mi puzza.

GIOVANNI: [annusandosi le ascelle] Beh, devo ammettere che non ho un campo di rose qua sotto, però non mi sembra il caso di farmelo notare in questo modo.

ROSALINA: [gli tira una botta] Ma non in quel senso! Mi riferisco a quel viscidone di Pente. In questi giorni il duca ci ha dato pochissimo tempo di libertà, mi sembra strano che abbandoni i lavori così, improvvisamente.

ARIANNA: Si, ha ragione. Forse sarebbe meglio sapere cosa sta succedendo. Giovanni, puoi andare a sentire cosa si stanno dicendo?

GIOVANNI: Ma sei matta?! Se mi scoprono, rischio il collo! Ricordati che il duca è il capitano delle guardie!

ARIANNA: [mielosa] Dai, fallo per me…

GIOVANNI: [non riuscendo a resistere] E va bene…Dio solo sa in quali guai finirò… [esce di scena da dove sono usciti il conte e gli altri, poi tutti escono di scena]

[rientrano il conte, sir Pente e Carlotta; Giovanni resta vicino alle quinte origliando cosa si dicono]

DUCA ANDREA: Ebbene, spero abbiate davvero un buon motivo per allontanarmi dai lavori.

SIR PENTE: Più che buono, signor duca! Si tratta dei conti!

DUCA ANDREA: Si trattengono di più dal re di Francia?! Bene, più giorni di pace! Anche se non ho idea di come potremo giustificare la loro assenza ai nobili che verranno alla fiera…

SIR PENTE: No! No! Molto meglio, signore.

DUCA ANDREA: Non ho tempo per gli indovinelli, sir Pente! Allora?

SIR PENTE: I conti sono spariti!!

[momento di silenzio]

DUCA ANDREA: …Come spariti…?

SIR PENTE: Esattamente! Spariti!

DUCA ANDREA: MA COSA CI TROVATE DI COSI’ BELLO?! E’ UNA COSA TERRIBILE!

SIR PENTE: Ma come…! Io credevo che…

DUCA ANDREA: [interrompendolo] Ora sarà il caos! Tutta la contea sarà colpita dalla notizia! I nobili confinanti vorranno raggiungerci per conquistarci! Come faremo a difenderci?! Dobbiamo trovarli, e subito! Organizzate una pattuglia per la ricerca!

SIR PENTE: Ma, signore…non vi ricordate quello che dicevate?! [canticchiando e ballando] Ora lo sostituisco…perché lui e non me…?!

DUCA ANDREA: Vi sembra il momento di mettersi a ballare e cantare cose stupide?! Spiegatevi!

CARLOTTA: Aspettate, duca! Ma non avete ancora capito?! E’ la vostra occasione!

DUCA ANDREA: Cosa vorreste dire?!

CARLOTTA: Riflettete…se fingessimo di essere a conoscenza di un ritardo nel viaggio dei conti, voi potrete interpellare il vescovo e il re di Francia per conferirvi dei poteri temporanei di controllo del ducato per la durata della fiera, dopodiché riveleremo che i conti sono spariti e inizieremo la loro ricerca con molta calma…

SIR PENTE: …nel frattempo, VOI governerete il ducato e la gente potrà valutare il vostro operato. Se sarete migliore dei conti attuali potreste…

DUCA ANDREA: …diventare conte…

[momento di riflessione del conte]

DUCA ANDREA: Diventare conte al posto del vecchio…si…SI!! SI PUO’ FAREEEEEEEE!!!! [entusiasta] PENTE! ORGANIZZATE TUTTO! Entro domani andrò a far visita al vescovo per fare la richiesta!

SIR PENTE: Come desiderate, signor conte!

[escono tutti di scena. Poco dopo entra Giovanni, in preda al panico, seguito poco dopo da Rosalina ed Arianna]

ROSALINA: Allora?! Cosa hai scoperto?

GIOVANNI: [spaventato] Non ho tempo di spiegarti qui! Presto, vieni! Andiamo da Poldo! Devo chiedergli una cosa! [prende Rosalina per un braccio ed esce correndo]

ARIANNA: Aspettate! [rimasta sola] …Ma che cosa sta succedendo…?!

[si spengono le luci]

SCENA 10

Poldo si rifiuta di assecondare il folle piano del fratello, ma viene prontamente convinto dai suoi amici stranieri.

[si riaccendono le luci; in scena è presente tutta la famiglia de'Carli impegnata nei campi]

[Adalberto e Vinicio zappano la terra alternandosi lentamente e svogliatamente]

ADALBERTO: [zappata a terra] ...Pooooooota!...

VINICIO: [zappata a terra] ...Pooooooota!...

ADALBERTO: [zappata a terra] ...Pooooooota!...

VINICIO: [zappata a terra] ...Pooooooota!...

GIANNA: ...E basta con questo "pota" però, eh?!!

ADALBERTO: Dillo a Poldo! Secondo lui è una parola magica che fa aumentare la produttività se la diciamo mentre lavoriamo.

VINICIO: Secondo me, quegli "stregoni" dei Costruttori Longobardi dallo Strano Accento non hanno per niente ragione, Poldo si è fatto ingannare...

POLDO: Allora! Si batte la fiacca là dietro?!

ANNA: [dolorante] Mi sembra il minimo! E' tutto il giorno che lavoriamo senza sosta...concediamoci almeno un po' di pausa.

POLDO: Non ora, magari tra un po'. Adalberto! Vinicio! Iniziate a piantare le patate!

VINICIO E ADALBERTO: [che nel frattempo avevano già iniziato] Lo stiamo facendo!

VIVIANA: Adalberto, forse se scavassi più a fondo eviteresti che si blocchi la crescita.

ADALBERTO: [dopo un attimo di pausa, minaccioso] ...Alludi alla mia statura...?!

VIVIANA: [rendendosi conto di quello che ha detto] Ehm...no! Lo sai che non mi permetterei mai...intendevo le patate.

ADALBERTO: Ah, meglio così... [si rimette al lavoro, scocciato]

[entrano Jean e lord Karl]

JEAN: Mi è sembrato di sentir parlare di tuberi...ah! Ecco perchè! Bonjour, mon ami! [ad Adalberto] Hai già messo radici? Se fai presto, crescerai sano! Vedrai!

[senza parlare, Adalberto guarda un attimo Vinicio poi tenta di afferrare Jean, ma viene fermato dal fratello]

ADALBERTO: Lasciami! Lasciami che ammazzo il francesotto invasore!! LASCIAMI, TI DICO!!!

LORD KARL: Io dico! Mio buon amico...forse questa volta hai esagerato un poco.

JEAN: Naaaah! Fa così ma in fondo mi vuole bene, è solo un timidone!

[arrivano Giovanni e Rosalina di corsa]

GIOVANNI: POLDO! POLDO!

ANNA: [massaggiandosi la schiena] Pausa...finalmente...

POLDO: [guardandolo un poco] Oh, eccoti...che succede, la reggia va a fuoco? Serve qualcuno per pulire il fondoschiena di qualche poppante dei cortigiani? [sarcastico]

ROSALINA: Peggio, fratello mio, peggio! Ascoltaci che ti raccontiamo tutto!

[si spengono le luci]

VOCE/GIOVANNI: Sapevo che avrei potuto contare sull'aiuto di mio fratello in questa drammatica circostanza. Può sembrare un tipo scontroso e brontolone, ma in fondo è un animo nobile, sensibile e attento alle esigenze della contea piuttosto che ai suoi interessi personali; un vero patriota!

[si accendono le luci]

POLDO: [prende un fiaschetto di vino che era lì per terra] OOOOH! SIA LODATO IL SIGNORE!! Finalmente ce lo siamo tolti dai piedi!! Vinicio! Prendi il fiasco grande che si festeggia!

ANNA: [strappandogli il fiaschetto di mano] Tu non festeggi proprio niente! Vergognati! La contea è in pericolo e tu pensi a bere?!

POLDO: Eccome se ci penso, donna! Non aspettavo altro da chissà quanti anni. Per una buona volta che uno di quei servetti dei francesi si allontana da qui, non pensate nemmeno lontanamente a gioire?

VINICIO: Ma...Poldo...ti vorrei ricordare che senza la presenza dei granduchi siamo nei guai.

VIVIANA: Ha ragione! Non pensi ai feudatari dei dintorni? Se lo scoprissero, potrebbero pretendere di imporre la loro autorità su di noi...si scatenerebbe una guerra!

ADALBERTO: ...oppure il duca Andrea potrebbe avanzare la propria candidatura a nuovo conte, nessuno oserebbe ostacolarlo.

VINICIO: Proprio quello che pensavamo poco fa!

POLDO: [scocciato] La cosa non mi interessa assolutamente. Sono problemi loro e se li risolveranno loro!

ANNA: Ma come possono fare se non sappiamo nemmeno dove si trovano?

POLDO: Ripeto: non-mi-interessa.

ROSALINA: Ti prego! Pensaci! Dobbiamo pensare a un modo per impedire che il conte prenda il potere o che si scateni una guerra! E poi sarai ben ricompensato!

POLDO: Non me ne faccio niente dei pezzi di metallo di quei perbenisti fasulli! Ho i miei campi e la mia famiglia e questo mi basta.

VIVIANA: Inutile, è più cocciuto di un mulo...lasciamolo perdere per un po', intanto pensiamo a una possibile soluzione...

GIOVANNI: Veramente, un'idea l'avrei...

ADALBERTO: [sarcastico] Ah si?! E sentiamo allora quale BRILLANTE IDEA avresti pensato; possibilmente, che sia diversa dall'uccidere la mamma del duca per creare un diversivo!

POLDO: Guarda, per quella avrebbe TUTTO il mio appoggio! Sentiamo, comunque, cosa avresti pensato.

[Giovanni prende di tasca una barba finta, si posiziona davanti a Poldo e gliela mette in faccia]

POLDO: [dopo un momento di silenzio] Cosa?!...No...oh, no...no...!

TUTTI: Oh, si!

POLDO: Nononono, ho il sospetto che non ci siamo capiti...

GIANNA: [a Rosalina] Poldo si travestirà da conte...

ROSALINA: [a Gianna] ...E prenderà il suo posto mentre noi scopriamo cosa gli è successo! SI! [entusiasta]

GIOVANNI: Dai, Poldo! Si tratta solo di andare a corte per qualche giorno.

POLDO: Vi ho detto di no!

[canzone e ballo: NO! IO NON CI VADO!]

POLDO: ...Se posso dire la mia, cantare troppo vi fa male; lasciatemi andare!

GIOVANNI: Allora ci aiuterai?!

POLDO: Non lo so, devo pensarci. [si allontana dal gruppo per riflettere]

[lord Karl e Jean si avvicinano a Poldo]

LORD KARL: Mio buon amico, perdonaci se ti disturbiamo, ma secondo noi questa potrebbe essere la tua occasione.

POLDO: ...Cosa vorresti dire?

LORD KARL: Ti ricordi del premio "Servo della gleba dell'anno"? ...Quella zappa nuova che è andata al tuo vicino di campo che ha vinto al posto tuo perchè eri ammalato?

POLDO: Altrochè se mi ricordo! Ho ancora il nervoso!

JEAN: Bene! Perchè, questa volta, potrà essere tua! Ascolta...tu vai a corte, fai la tua recita e alla fine riceverai una zappa nuova! Ma non una zappa qualunque...una zappa d'oro!

POLDO: [interessato] Mi stai prendendo in giro?

JEAN: No...e sarà tutta tua!

POLDO: ...Col manico in avorio oppure non se ne fa niente!

JEAN E LORD KARL: Col manico in avorio. [annuendo]

POLDO: [va nuovamente verso il gruppo] Credo di aver pensato abbastanza...vi aiuterò, per questa volta...

[tutti esultano]

GIOVANNI: Grazie mille, fratello! Sapevo di poter contare su di te!

POLDO: [seccato] Lascia perdere le smancerie poetiche, non è il momento.

GIOVANNI: Si! Vero! C'è da organizzare tutto! Jean! Karl! Voi andate al monastero ad avvisare i nostri amici frati. Ci serve tutto l'aiuto possibile!

JEAN: [impaurito] Al monastero...? Ma io non ho un gran bel rapporto con il priore...

GIOVANNI: [prendendo i due e spingendoli verso le quinte] Ma no! Vedrai che andrete benissimo e vi ascolteranno subito! Andate...andate... [quando i due sono usciti di scena] ...e adesso, organizziamoci! [si radunano per sentire il piano di Giovanni]

[si spengono le luci]

SCENA 11

Jean tenta di riferire al priore Peppino il piano di Giovanni.

[al buio, i frati Carmelino e Nunziatello entrano intonando qualche preghiera]

CARMELINO E NUNZIATELLO: [cantano monodia gregoriana con parole latine]

CARMELINO: [accorgendosi che Nunziatello stona troppo] Nunziatello! Ti avevo detto di imparare bene la tua parte! Se il priore scopre che non la conosci bene potrebbe importi l'eremo per almeno tre giorni!

NUNZIATELLO: [mentre regge uno strumento per diffondere l'incenso] Non ce la faccio! Sto soffrendo come un dannato! Questo attrezzo è bollente!

CARMELINO: Venerare è anche soffrire, a volte. Fa parte dei tuoi voti, non dimenticarlo!

NUNZIATELLO: [mugugnando] Però intanto non sei tu che devi tenere questo…coso…

[entrano lord Karl e Jean che si guardano attorno]

NUNZIATELLO: [stupito] OSSANTITUTTI!!!

CARMELINO: [che da le spalle ai due] Ssssssh!!! Stiamo celebrando!!! Ma cosa ti è preso?!

NUNZIATELLO: …Se te lo dico, mi prenderesti per pazzo.

CARMELINO: Avanti! In quanto umile servo del Signore non posso fare altro che credere a un mio confratello. Parla.

NUNZIATELLO: Va bene…però non dire che non ti avevo avvertito. Jean de Sac è entrato nella cattedrale!

CARMELINO: [dopo poco, esplode a ridere] Jean de Sac nella cattedrale…questa è stata davvero bella! Non ci mette piede da anni! Complimenti, Nunziatè!

JEAN: [nel frattempo si è avvicinato alle spalle di Carmelino, lo chiama battendo una mano sulla sua spalla]

CARMELINO: [mentre si volta] Si?! AAAH!!! [terrorizzato] OSSANTITUTTI!!! Ma è un miracolo!!!

JEAN: Inizio a pensarlo pure io: sarebbe un miracolo se vi dessero un cervello, a voi due! Certo che sono io! E i miracoli non c’entrano niente, sono qui solo per dovere!

NUNZIATELLO: Beh, è comunque un piacere rivederti! Ti stringerei la mano, ma come vedi sono impegnato.

LORD KARL: Ma, io dico! Non brucia?

NUNZIATELLO: Brucia, eccome! Non ce la faccio più!

[senza dire una parola, lord Karl si guarda attorno, prende quello che ha in mano Nunziatello, alcuni degli oggetti presenti in scena e un frutto, poi esce di scena; rumore di attrezzi da lavoro e rientra con un attrezzo di metallo per distribuire l’incenso come quelli che si usano in chiesa]

LORD KARL: [da l’oggetto a Nunziatello] Non c’è bisogno di ringraziare, è sempre un piacere essere d’aiuto.

CARMELINO: [mentre Nunziatello è ancora stupito] …E quel frutto…?

LORD KARL: Oh, in realtà non serviva a nulla, avevo un po’ di fame. [mangia un pezzo scuotendo leggermente le spalle]

JEAN: Come al solito…ora, con estrema riluttanza, devo chiedervi dove si trova il vostro priore.

CARMELINO: Cosa?! Ma sei sicuro di sentirti bene, Jean? Di solito vuoi sempre sapere dove si trova il priore per correre il più lontano possibile…

JEAN: Ti ho già detto che sto benissimo! Dove posso trovarlo?

PEPPINO: [entrando in scena] Più vicino di quanto tu creda, demonio!

[Jean si ritrae un poco alla sua vista]

NUNZIATELLO: Eccellenza! Avete visto? Una pecorella smarrita è tornata all’ovile!

PEPPINO: Non fatevi ingannare, figlioli. Satana non agisce mai senza uno scopo preciso. Allora, vuota il sacco, Jean de Sac, prima che decida di prendere l’acqua santa! Cosa ci fai qui?

JEAN: Beh…ecco, io…

LORD KARL: [prendendo la parola] …vorrebbe confessarsi, reverendo priore.

[stupore generale]

JEAN: Cosa?!? Ma hai perso la testa, per cas…

LORD KARL: [gli tira una gomitata per farlo tacere] Zitto e lascia fare a me, mio buon amico.

JEAN: [si lamenta mugugnando qualcosa]

CARMELINO: Confessarsi!!! Questo è un segno divino, eccellenza!

PEPPINO: Uhm, forse non avete tutti i torti, fratelli; dopotutto, anche il ladrone si è pentito, in croce. Ora lasciateci tutti, per estirpare i peccati di costui dovrò impegnarmi a fondo.

NUNZIATELLO: Avete ragione, eccellenza. Prego, Karl, seguici.

[escono di scena con lord Karl]

PEPPINO: [con un ghigno] Bene, bene…così alla fine è giunto il tempo della vendetta divina, lo sapevo che prima o poi saresti venuto qui!

JEAN: [sbuffa ed è visibilmente scocciato] Sisi, avete ragione…

PEPPINO: Preparati, perché le penitenze saranno molte! Forza, vieni con me. [lo porta al confessionale] Avanti…raccontami tutto.

JEAN: Beh…avrei tante cose da dire, ma sarò breve, anche perché il tempo è poco. Non so se ne siete già al corrente qui al monastero, ma il conte è scomparso!

PEPPINO: Figliolo, lo sai che mentire in sede di confessione è peccato mortale… [fa per prendere in mano un bastone lì vicino]

JEAN: E’ la verità! Chiedete pure al giullare Giovanni, se non mi credete!

PEPPINO: [ripensandoci] Voglio provare a crederti…ma, stando così le cose, la situazione è terribile! Succederanno cose tremende in questo ducato!

JEAN: E il bello è che nessuno ha loro notizie…si sono letteralmente dissolti nell’aria!

PEPPINO: Oh, santa Madre proteggici! [spaventato]

JEAN: Tranquillizzatevi! Sembra che il giullare abbia pensato a un trucco per riuscire ad evitare il peggio mentre cerchiamo notizie dei granduchi. Però [si guarda attorno] preferisco non parlarvene direttamente qui! Dovrete andare da lui e sentire cosa ha in mente!

PEPPINO: Si, si! Provvederò il più velocemente possibile. Allora rimandiamo la confessione, devo correre da Giovanni [fa per alzarsi]

JEAN: Beh…veramente ci sarebbe anche altro che devo dirvi…

PEPPINO: [bloccandosi] Cosa c’è ora?! Altre disgrazie?

JEAN: No, riguardano me!

PEPPINO: [bloccandosi e sorridendo, guardando in alto] Allora è vero che vedi e provvedi, eh?! [soddisfatto] Avanti, sentiamo…

JEAN: Ecco…già che ci sono, vorrei solo dirvi un paio di cosette su alcuni…fatti, diciamo…accaduti qui…vi ricordate il candelabro dorato che c’era nelle vostre stanze qualche anno fa?

PEPPINO: Si, è stata una grossa perdita per me, era un dono del conte in persona! [mentre parla si nota che è nervoso]

JEAN: Ecco…preciso che è stato un…incidente…ma l’ho rotto io…

PEPPINO: [stupito, inizia ad alterarsi] Ah, è cosi…?!

JEAN: E vi ricordate quella volta che stavate celebrando la Messa e qualcuno ha gettato del carbone dall’alto della cattedrale sul tabernacolo?

PEPPINO: Siiiii?!?

JEAN: Ehm…sono stato io…

PEPPINO: [tenta di star calmo] Figliolo…abbiamo fatto voto di servire e comprendere il prossimo, ma ricordati che siamo uomini anche noi…

JEAN: E volevo aggiungere un’ultima cosa riguardo al saio nuovo che vi aveva donato il vescovo e che avete trovato leggermente bruciato…

PEPPINO: [si alza] LEGGERMENTE BRUCIATO?! Era ridotto in cenere!!! FUORI DA QUI, DEMONIO FATTO CARNE!! FUORI!! FUORI!! Non bastano tutte le penitenze del mondo per la tua anima nera!!! [mentre parla lo colpisce con un sandalo, buttandolo fuori scena, poi fa per allontanarsi]

JEAN: [affacciandosi in scena] Ehm…

PEPPINO: Cosa c’è ora?!?

JEAN: Non vi ho ancora detto di quella volta che sono andato a fare visita alle monache di nascosto…

PEPPINO: [gli lancia addosso il sandalo e prende il bastone] QUESTO E’ TROPPO!!! VIENI QUA, CAROGNA!!! [lo insegue correndo fuori scena]

[si spengono le luci]

VOCE/GIOVANNI: E così, anche i buoni frati ci offrirono il loro aiuto, ma ancora non conoscevamo i guai ai quali stavamo andando incontro…

ATTO 2

SCENA 1

Il duca è pronto per prendere il posto del conte Ortensio, ma Poldo ferma i suoi propositi.

[luci spente]

VOCE/GIOVANNI: Ormai non mancava molto tempo; la fiera si avvicinava sempre più e dei conti ancora nessuna traccia, ma avevamo già messo in atto il nostro piano per salvare la loro posizione dalle grinfie del duca Andrea.

[si accendono le luci; in scena sono presenti il duca Andrea, sir Pente, Carlotta, Arianna e Rosalina. Le donne stanno facendo provare i vestiti nuovi al conte, mentre sir Pente tenta di aiutarlo nella preparazione del discorso]

VOCE/GIOVANNI: Ma non eravamo i soli che avevano iniziato a muoversi...Anche il duca si stava preparando per il suo prossimo incontro con l'alto prelato del regno di Francia, sicuro che non ci fosse nessuno in grado di ostacolarlo.

SIR PENTE: [mentre legge degli appunti su pergamena] Ecco...dunque: il mantello nuovo c'è, i vestiti nuovi anche, il paggetto, si...non resta che fare un'ultima prova. [imitando il vescovo] Nobile duca, siete dunque pronto ad assumere l'incarico che Sua Maestà il re di Francia vuole affidarvi?

DUCA ANDREA: Ebbene si, eminenza illustrissima. Io, il duca Andrea della casata degli Arditi, sono pronto ad assumere codesto incarico, sicuro delle mie doti innate e delle mie ovvie capacità di...

SIR PENTE: [interrompendolo] Perdonatemi se vi interrompo, signore, ma forse...dovreste fare un discorso un poco meno...ecco...egocentrico...

DUCA ANDREA: Quisquiglie! Lo dico solo per aumentare la mia influenza sul vescovo...si nota subito che voi siete sempre stato un infimo, se non cogliete queste finezze retoriche.

SIR PENTE: [scuotendo le spalle, poco convinto] Sarà...

DUCA ANDREA: ...E voi! [alle donne] State attente con questi vestiti nuovi. Tutto dovrà essere impeccabile! Finalmente potrò assaporare cosa significa essere un reggente!

ARIANNA: Perdonate la domanda, mio signore...ma perchè state facendo tutto questo? Non siamo ancora certi della sorte toccata ai conti.

DUCA ANDREA: Non essere sciocca, ragazza. Mi sembra ovvio: lasciando in disparte il fatto che mi piace moltissimo comandare...e non per nulla sono il comandante della guardia ducale...voglio scongiurare il pericolo di un'aggressione esterna da parte dei nobili confinanti, senza contare eventuali ribellioni interne per la conquista del potere. No, non è quello che voglio che accada.

ARIANNA: Ma non vi sembra di aver fatto una scelta avventata? E se tornassero i conti?

CARLOTTA: [con tono odioso] Improbabile, è da diverse settimane che non abbiamo più loro notizie...ormai sono dispersi chissà dove.

DUCA ANDREA: Esattamente, quindi non vedo perché non possiamo tentare di evitare il peggio prima che la notizia si diffonda. In seguito, con tutta calma, avremo il tempo di andarli a cercare e poi potremo...

POLDO/CONTE ORTENSIO: ...Potrete cosa?! [da fuori scena]

[entrano in scena, tra lo stupore generale, Poldo travestito da conte Ortensio assieme ai suoi famigliari, ovviamente tutti vestiti da nobili]

DUCA ANDREA: ...conte Ortensio...?! [si volge verso sir Pente e lo fulmina con lo sguardo]

SIR PENTE: ...Ma...ma...non capisco...da dove è apparso?!?! Non è possibile!

DUCA ANDREA: Ne riparliamo dopo, babbeo!

POLDO/CONTE ORTENSIO: Mi fa piacere vedere che vi state preparando per la grande fiera mettendovi qualcosa di adeguato all'occasione, duca...oppure vi preparate ad altro?!

DUCA ANDREA: Ma cosa pensate, eccellenza! E' proprio per la fiera! Ma invece...avreste la bontà di dirmi dove siete stato fino ad ora?

POLDO/CONTE ORTENSIO: Siamo stati colti da un imprevisto durante il viaggio; la carrozza si è danneggiata e abbiamo dovuto fermarci qualche giorno in un piccolo villaggio, niente di preoccupante.

SIR PENTE: "Siamo", signore..?! Non vedo la vostra signora.

POLDO/CONTE ORTENSIO: [un poco titubante] Oh...ehm...lei ha voluto fermarsi per un poco nel villaggio che vi ho accennato perchè...ecco...aveva un bel colore, ecco...!

SIR PENTE: ...Colore...?!

POLDO/CONTE ORTENSIO: Ma si! Colore! Avete presente?! Bella presenza...estetica!

CARLOTTA: ...E non avete nemmeno inviato un messaggero ad avvisarci?

POLDO/CONTE ORTENSIO: [fa per parlare, ma entrano Carmelino e Nunziatello ad interromperlo]

CARMELINO: Eh, signori miei...perdonate l'intromissione, ma io e il mio confratello ci siamo proprio dimenticati di informarvi!

NUNZIATELLO: Vero! I signori conti hanno inviato la missiva per annunciare che sarebbero giunti al castello in ritardo, ma non abbiamo avuto modo di consegnarvela. [porge una pergamena al duca Andrea]

DUCA ANDREA: [legge la pergamena] ...E perchè è stata consegnata proprio a voi?

NUNZIATELLO: Beh, ecco...vedete, ci ho messo un po' di tempo per trovare la copia del sigillo dei conti e...

CARMELINO: [tira una gomitata a Nunziatello] Quello che il mio confratello vuole dire è che il messaggero ha rotto il sigillo dei duchi per errore e allora abbiamo pensato di cercarne una copia per rifarlo...

DUCA ANDREA: Cosa?! Non sapete che questo è un reato gravissimo? Meritereste la gogna!

NUNZIATELLO: Andiamo, signor duca...siamo uomini di Dio, sapete che non vi mentiremmo mai.

POLDO/CONTE ORTENSIO: Ebbene, ora gradirei essere lasciato solo con i miei ospiti [indica i famigliari]; se volete avere la bontà di uscire dalle mie stanze ve ne sarei grato!

DUCA ANDREA: Subito, signor conte.

[il duca, sir Pente e le damigelle escono di scena, quando escono tutti tirano un sospiro di sollievo]

NUNZIATELLO: Sempre sia lodato il Signore per averci dato questa tunica!

CARMELINO: Si, non hanno dubitato di noi e questo è stato un vantaggio. Per fortuna il priore ci ha mandati da voi al momento giusto.

POLDO: [togliendosi la barba] Vantaggio un corno! Se non foste giunti voi a quest’ora ci avrebbero già scoperti! Odio questo posto, odio questi vestiti e odio quelle persone!

VIVIANA: Però bisogna ammettere che quel vestito ti dona, Poldo caro. Ti da quel non so che di…ecco…meno contadinotto…

POLDO: Forse stavo meglio quando puzzavo di stalla e zappavo la terra! [si rimette la barba] Comunque ripeto: questo posto non mi piace, questi vestiti non mi piacciono, questa gente la detesto!

[mentre parla entra piano Arianna dalle quinte]

ARIANNA: Signore…?!

POLDO/CONTE ORTENSIO: [colto di sorpresa] AH!!! Io amo, ADORO la vita di corte!! Come stavo giustamente dicendo ai miei ospiti!! E’ tutto tranquillo qui, si! Tranquillissimo!

ARIANNA: [smorfia di stupore] Ehm…volevo solo prendere una cosa che avevo dimenticato qui…con permesso. [prende una specie di scialle ed esce]

[tutti tirano un sospiro di sollievo]

NUNZIATELLO: C’è mancato poco! Devi stare più attento, Poldo!

POLDO/CONTE ORTENSIO: Non sono qui per mia scelta! Lasciatemi recitare in pace…piuttosto, andate a farvi un giro nel castello mentre discuto con Giovanni di alcune cose.

ANNA: Chissà se mi faranno prendere qualcosa dalla cucina… [ridacchia con le sorelle]

ROSALINA: Però state molto attenti e ricordatevi: voi ora siete nobili e nessuno dovrà venire a sapere dei nostri piani. Trattate la gente inferiore a voi come tale. Non fidatevi di chi vi chiede qualcosa a riguardo del conte!

VINICIO: Va bene, va bene…forza, gente! Andiamo e godiamoci questi giorni a palazzo! [escono tutti di scena e si spengono le luci]

[si riaccendono quasi subito le luci]

SCENA 2

Il duca Andrea sospetta qualcosa in merito al finto conte e decide di tenerlo d’occhio; i fratelli di Giovanni sentono il suo discorso.

[entrano in scena i fratelli di Poldo]

VIVIANA: Però…! Non sapevo che qui a corte si trattassero così bene. Guarda! Hanno addirittura gli appoggiapiedi di marmo!

GIANNA: Non che siano poi così comodi, eh…ma è sempre meglio che non averli.

ANNA: E guarda le tende!! Possiamo farci adottare dai conti?!

[mentre parlano, Vinicio tenta di trafugare qualche oggetto]

GIANNA: Vinicio! Cosa stai facendo?!

VINICIO: Beh, ecco…pensavo che forse potremmo permetterci di prendere qualche ricordino. Dopotutto, ne hanno tanti…

VIVIANA: Tu non prendi proprio niente! Ricordati che siamo qui per aiutare i conti, non per fare i ladri!

VINICIO: [sbuffa] E va bene.

[mentre parlano, entra una guardia]

GUARDIA: Signori! Queste sono le stanze private dei nobili del castello, non vi è consentito entrare!

ANNA: Ma come ti permetti, guardia?! Ma lo sai chi siamo noi?

GUARDIA: Non lo so, signora!

ANNA: Ebbene, noi siamo…siamo… [guarda le sue sorelle che le fanno cenno di “no”, intimorite] …siamo nobili, si, nobili! Non ti rivolgere a noi con quel tono!

GIANNA: Il conte in persona ci ha dato il permesso di stare qui, a tutti e cinque!

GUARDIA: …cinque…? [si guarda attorno, mentre Adalberto è alle sue spalle]

VIVIANA: [indica alla guardia di guardare dietro]

GUARDIA: [dopo aver guardato] Io vedo solo quattro persone, signora!

ADALBERTO: [resta in silenzio e guarda male verso il pubblico]

VIVIANA: Più in basso…

GUARDIA: [si volta e guarda basso] Oh! Mi perdoni, signore. Non l’avevo notata! Bene, allora torno alle mie mansioni. Con permesso, signori… [se ne va]

VINICIO: Adalberto caro, la prossima volta faccio prendere a te qualche oggetto nuovo per la casa.

ADALBERTO: [lo guarda male, con fare assassino] Alludi alla statura…?!

VINICIO: Ma lo sai che non lo farei mai…mi riferivo alle tue capacità di passare inosservato!

GIANNA: Aspettate…silenzio! Sta arrivando qualcuno!

ADALBERTO: Cosa?!? Presto, andiamocene, non dobbiamo farci scoprire!

VINICIO: Beh, la cosa dovrebbe risultarti semplice...

GIANNA: Presto! Là c’è una porta! Entriamo! [corrono fuori scena]

[entrano il duca Andrea, sir Pente e Carlotta. Il conte Andrea tira un orecchio a sir Pente mentre entrano]

DUCA ANDREA: [adirato] E così era sparito nel nulla, vero?! E così il ducato aveva bisogno di un altro reggente, vero?! E COSI’ DOVEVO DIVENTARE IL NUOVO CONTE, VERO?!?! Vi rendete conto dell’errore che abbiamo fatto, sir Pente??

SIR PENTE: [dolorante] Ahia! Signore…ahia! Non so cosa sia successo! I conti erano davvero scomparsi…!

DUCA ANDREA: Ah, davvero?! E allora mi spiegate cosa ci fanno belli tranquilli nelle loro stanze con i loro ospiti arrivati da chissà dove?! [irritato]

SIR PENTE: Dimenticate che non c’è la contessa, signore!! Ahia!! Il conte non si separa mai dalla sua consorte!!

DUCA ANDREA: [lascia andare sir Pente mentre medita] Uhm…avete ragione. La cosa mi ha insospettito assai.

CARLOTTA: E anche quei “nobili” arrivati, appunto, da chissà dove. Questa cosa non mi convince.

DUCA ANDREA: Avete ragione entrambi. Ma allora…chi è il conte in realtà?

CARLOTTA: Può essere veramente il conte che ha cambiato improvvisamente personalità, per quel che ne sappiamo. Oppure no. Ma non possiamo accertarcene di persona.

SIR PENTE: Ha ragione, signore. Le guardie personali del conte lo sorvegliano notte e giorno, non possiamo avvicinarci senza il suo permesso.

DUCA ANDREA: Allora dovremo tenerlo sotto sorveglianza. Agite come se nulla fosse e tentate di scoprire tutto quello che potete. Una volta passata la fiera, vedremo i risultati ottenuti.

SIR PENTE: Sarà fatto, signore! Ora scusatemi un momento… [va verso la porta da dove sono usciti i fratelli di Poldo]

DUCA ANDREA: Dove state andando, Pente?!

SIR PENTE: A prendere i cani da guardia dei conti; è l’ora della loro passeggiata nel bosco…sono proprio nell’altra stanza.

DUCA ANDREA: Ma vi pare il momento di portare dei cani nel bosco?! Seguitemi, pianificheremo bene le nostre azioni! [escono di scena]

[si sente il ringhiare di cani, poi i fratelli di Poldo urlano e si buttano in scena]

VIVIANA: [ansimando dalla paura] Io giuro che non mi fiderò mai più di quel pazzo di Jean!!

ANNA: Parli dell’acqua profumata del suo amico Dior che ci ha portato a casa da provare?

GIANNA: Si! “Essenza di cervo”, l’ha chiamata…quei cani sembravano impazziti!! Ma dovevamo entrare proprio in quella stanza?!

ADALBERTO: Non potrete proteggerlo per sempre…lo ammazzerò, prima o poi, quel francesotto!!

GIANNA: [riprendendosi] Comunque, una cosa è sicura: il conte Andrea ha già sospettato qualcosa. Dovremo stare molto attenti, da ora in poi.

ANNA: Si, andiamo ad avvisare Poldo! [escono di scena]

[si spengono le luci]

SCENA 3

Arianna vuole sapere che cosa sta succedendo e il motivo per cui Giovanni si comporta in maniera strana da un po’ di giorni. In seguito, per ambizione, rivela tutto al duca che imprigiona Poldo e i suoi fratelli.

[si accendono le luci. In scena sono presenti Poldo, Giovanni, Jean, lord Karl, Peppino, Carmelino, Nunziatello e i fratelli di Poldo]

GIOVANNI: Allora, sono stato chiaro? La situazione non è delle migliori, quindi conto sull’aiuto di ciascuno di voi.

JEAN: D’accord, d’accord…noi ci divideremo a cercare informazioni sui conti, mentre tuo fratello distrarrà la corte.

POLDO: Però sarà importante fare in fretta! Non posso recitare per sempre, prima o poi lo scopriranno!

PEPPINO: Noi frati vi daremo comunque supporto. Cercheremo in tutto il ducato e anche oltre, se necessario.

GIOVANNI: Bene, allora andate e che Dio ci assista. [tono maestoso] Avremo bisogno di tutta la sua saggezza per affrontare le ardue vie oscure che ci porteranno al fine alla brillante luce dei nostri amati con… [interrotto]

CARMELINO: Giovanni…abbiamo capito, grazie…

ARIANNA: [fuori scena] Perdonatemi signori…

[quando entra in scena tutti escono con delle scuse]

CARMELINO: [a Peppino] Ehm…oh!! Ma come si è fatto tardi, eccellenza! E’ ora delle nostre preghiere mattutine!

PEPPINO: Fratello, sta arrivando la sera…cosa stai dicen… [interrotto]

NUNZIATELLO: [portandolo fuori assieme a Carmelino] Ma si! Ma si! Ci sono tante preghiere da fare. Venite, eccellenza.

JEAN: Ma tu guarda, ci siamo dimenticati il nostro appuntamento alla locanda! Andiamo Karl!

LORD KARL:  Ti seguo, mio buon amico; io dico!

ANNA: Ma anche noi dobbiamo andare a…ehm…finire di pulire le nostre camere.

TUTTI I RIMASTI IN SCENA: Si si si, ha ragione!

POLDO/CONTE ORTENSIO: Vi seguo, signori miei!!

ARIANNA: [quando sono usciti tutti] …Pulire le camere?! Ma sono nobili!

GIOVANNI: Ehm…si saranno confusi con un’altra parola…questi nobili! Sempre distratti! [risata da scemo]

ARIANNA: Beh, già che sono qui volevo parlarti di una cosa.

GIOVANNI: Mh?! E cosa?

ARIANNA: Secondo te c’è qualcosa di strano a corte, di questi tempi? Mi riferisco soprattutto al conte Ortensio.

GIOVANNI: [intimorito] Eh?! Ma no! Cosa dici! E’ tutto normalissimo! Non noto niente! Ma niente, eh?!

ARIANNA: Sarà…eppure mi sembra che anche te ti comporti in modo un po’ strano.

GIOVANNI: Impossibile! Ti stai certamente sbagliando!

ARIANNA: [un poco alterata] Caro il mio Giovanni De Carli, guarda che non sono così stupida come pensi! Pensi che non me ne sia accorta?!

GIOVANNI: Si…cioè…no, insomma…ecco…

ARIANNA: [offesa] Perché non mi vuoi dire cosa sta succedendo? Allora non ci tieni proprio a me?

GIOVANNI: Ma no! Tutt’altro! E’ solo che…

ARIANNA: Tutt’altro?!

GIOVANNI: [rendendosi conto di quello che ha detto] Argh! L’ho detto! Scusami! Non volevo…

ARIANNA: [facendo gli occhi dolci] Avanti, allora. Raccontami tutto, magari posso essere d’aiuto anche io!

GIOVANNI: Ma, veramente non potrei…

ARIANNA: Ti preeeeeego.

GIOVANNI: [sospirando] E va bene, ma devi promettermi che non dirai niente a nessuno, è una cosa altamente segreta!

ARIANNA: Sarò una tomba!

GIOVANNI: [guardandosi attorno] Andiamo nell’altra stanza, qui ci possono sentire! [escono di scena]

[si spengono le luci]

VOCE/GIOVANNI: Così il povero giullare, che sarei io, non si trattenne e raccontò tutto alla sua cara amica. Intanto i giorni rimasti all’inizio della fiera del villaggio trascorsero più velocemente di quanto ci aspettassimo e, fortunatamente, nessuno sembrava accorgersi di nulla. Poldo era un bravo attore, in fondo; forse avrebbe potuto anche prendere il mio posto. Tutti i partecipanti alla festa furono estremamente soddisfatti e si complimentarono con noi per l’organizzazione.

[si accendono le luci, in scena ci sono il duca Andrea, che cammina avanti e indietro nervosamente, e i suoi due compagni]

VOCE/GIOVANNI: [imbarazzato] Beh…tutti tranne uno. Il duca, infatti, non riusciva a darsi pace per l’improvvisa ricomparsa del conte Ortensio e continuava a diventare sempre più sospettoso.

DUCA ANDREA: Io ancora non riesco a capacitarmene! Non è possibile!!

SIR PENTE: Non crucciatevi troppo, signore. Ormai è lì al suo posto e non possiamo farci niente.

DUCA ANDREA: Ma deve esserci una spiegazione logica per tutto questo!! Non crederò mai che un conte sparisca senza lasciare traccia per poi riapparire così all’improvviso.

CARLOTTA: [sempre impassibile] Deve esserci sotto qualcosa, senza ombra di dubbio. Anche se non riesco a capire bene cosa. Senza contare che la contessa non si è vista alla fiera, qualcosa non torna.

DUCA ANDREA: Prove! Servono le prove! Altrimenti non possiamo fare niente. Il re andrebbe su tutte le furie se venisse a sapere che abbiamo anche solo PENSATO di domandare qualcosa al conte!

CARLOTTA: Allora lasciatelo lì dove si trova e continuate ad andare avanti e indietro per la vostra camera.

SIR PENTE: La dama ha ragione, signore. Non riusciremo a cavarne fuori nulla da questa storia.

[si sente bussare]

MAMMA DEL DUCA: ZUCCHINOOOOOO!!! Vai ad aprire, devono essere gli impacchi di zola per le verruche che ho chiesto al guaritore del villaggio!!

DUCA ANDREA: [innervosito] Mmmmmmmrgh, si mamma!!! [esce di scena, poi parla da fuori scena] Eh?! Cosa ci fai tu qui? Importante? Bene, sentiamo…cosa?!?! E’ vero?! Se mi menti saranno guai grossi, ricordatelo! Ora vattene!

[rientra in scena sfregandosi le mani e ghignando]

CARLOTTA: Il guaritore aveva finito lo zola, zucchino? [ridacchia]

DUCA ANDREA: Fai meno la spiritosa! Seguitemi! Vi racconto strada facendo. Dobbiamo fare visita a qualcuno. [escono di scena e si spengono le luci]

[si riaccendono le luci, in scena c’è Poldo, nervoso e titubante. Poco dopo entrano in scena Jean, lord Karl e i frati]

POLDO: Allora? Avete notizie?

TUTTI: [fanno cenno di no]

CARMELINO: Sono assolutamente introvabili. Nessuno ha visto o sentito niente.

NUNZIATELLO: Considera anche che tutti credono che tu sia il conte, quindi le nostre ricerche sono anche ridotte.

POLDO: Lo sapevo! Per quanto ancora dovrò sopportare tutto questo?!

JEAN: [guardandosi attorno e prendendo una mela da un cesto] Ora non farla lunga, dopotutto non si sta male, qui. Prendila come una vacanza.

LORD KARL: Il mio amico non ha tutti i torti, io dico! Mentre nessuno sospetta, prenditi un poco di riposo.

POLDO: Ma come faccio a riposarmi con il timore di essere impiccato o decapitato da un momento all’altro!!

JEAN: Bah! Non sai goderti la vita, te!

POLDO: [buttandoli fuori] Te lo faccio vedere io se non ne sono capace! Continuate a cercare e tornate con buone notizie!

[entrano Giovanni e i fratelli di Poldo, Rosalina compresa]

POLDO: Almeno voi, portatemi buone notizie!

TUTTI: [fanno cenno di no]

POLDO: [sbuffa]

GIOVANNI: Nessuna fortuna, purtroppo.

ROSALINA: Sembrano essersi dissolti nell’aria, non si trovano in nessuna città lungo il tragitto per Parigi. I messaggeri non hanno trovato niente.

ADALBERTO: Ci arrendiamo! Non li troveremo mai. Io suggerisco di scappare finchè siamo in tempo.

GIOVANNI: Questo mai! Non perdiamo la speranza, fratelli miei. Devono essere sicuramente da qualche parte e noi li troveremo!

[entra Arianna]

POLDO: …E lei che cosa ci fa qui?!

GIOVANNI: Tranquillo, è una mia amica, ci darà una mano a trovare i conti.

POLDO: [arrabbiato] Ma sei impazzito?! Ti sei fidato di un’estranea e per giunta cortigiana?!

GIOVANNI: Ma come ti permetti!! La conosco da molto tempo e so che ci possiamo fidare di lei!

ARIANNA: [con tono leggero] Effettivamente, Giovanni…forse ha ragione tuo fratello…

GIOVANNI: [stupito] …Cosa vuoi dire, Arianna?

[entra il duca con sir Pente, Carlotta e un paio di guardie]

DUCA ANDREA: [trionfante] …Che forse non la conosci abbastanza bene, giullare di corte! [poi a Poldo] Non è forse così, contadino Poldo De’Carli?

[mentre parla a Poldo da le spalle alle quinte da dove sono usciti Jean, Karl e i frati. Questi rientrano per un secondo, poi si accorgono della presenza del conte e, spaventandosi, corrono fuori scena]

DUCA ANDREA: La nostra cara amica cortigiana qui presente è stata così gentile da riferirci tutto il vostro piano, in cambio ovviamente di una lauta ricompensa.

ROSALINA: Arianna…ma come hai potuto…! Non ti riconosco più!

ARIANNA: [indifferente] Scusami, Rosalina…ma ho avuto l’opportunità di migliorare la mia condizione di servetta e l’ho colta subito. Mi spiace, ma così va il mondo.

GIOVANNI: [colpito e deluso] Ma allora…tutto quello che mi hai sempre detto fino ad ora…

POLDO: [prendendo Giovanni per la camicia] Svegliati! Non le importa più niente! Il potere le ha dato alla testa!

DUCA ANDREA: Bene, signori. Possiamo anche terminare qui la discussione. Siete tutti accusati di aver tentato di usurpare la potestà del nostro conte; il vostro piano per prendere il suo posto termina qui. [alle guardie] Portateli in cella, tutti quanti. Deciderò in seguito cosa farne di loro.

[Poldo e gli altri vengono portati fuori dalle guardie]

DUCA ANDREA: Cortigiana, come ricompensa ufficiale sarai considerata al pari di Carlotta e otterrai molti benefici una volta che sarò conte. E ora, finalmente, prepariamoci a ricevere il vescovo!

[si spengono le luci]

SCENA 4

Scena di intermezzo #1: Jean, Karl e i frati sono preoccupati per il fallimento del piano, quando all’improvviso notano i conti tra la folla.

VOCE/GIOVANNI: E così, mio fratello Poldo aveva ragione: questa farsa non poteva durare a lungo. Finimmo tutti arrestati e gettati nelle fredde prigioni del maniero senza che avessimo raccolto una minima informazione sui conti. Purtroppo il nostro piano non aveva ottenuto i risultati sperati…e quel che è peggio è che il duca stava per ottenere quello che più bramava. Ma, fortunatamente, non ci avevano presi tutti.

[si accendono le luci; in scena sono presenti Jean, lord Karl e i frati, tristi e seduti al tavolo della taverna]

VOCE/GIOVANNI: I nostri amici erano riusciti a non farsi trovare assieme a noi quando il duca venne a catturarci ed ebbero così il tempo di andarsene di nascosto dal castello. Però non avevano la minima idea di come fare per darci una mano. Ogni speranza sembrava perduta.

NUNZIATELLO: [in preda al panico] E’ finita! E’ finita! Ora verranno a cercare anche noi! Vi dico che dobbiamo scappare finchè siamo in tempo!

PEPPINO: [indispettito] Fratello!! Ti pare il modo di parlare? Alla prima difficoltà che incontri pensi a fuggire? Vergognati!

CARMELINO: Priore…forse il mio confratello non ha tutti i torti; cosa potremmo mai fare noi soli contro il duca Andrea e le sue guardie? Non potremo nemmeno avvicinarci per anche solo menzionare il nome di Giovanni o dei suoi fratelli, verremmo subito accusati di complotto.

LORD KARL: Miei cari amici, la situazione è alquanto tragica…io dico! Questa volta non ce la caveremo così facilmente.

JEAN: Andiamo! Proprio da te devo sentire queste cose?! Fino a quando non vedo quel megalomane del duca sul trono non voglio perdere la speranza!

LORD KARL: Avresti qualche brillante idea in mente, allora?

JEAN: Certo! Jean de Sac pensa sempre a tutto! Ascoltate: [sussurrando] Entreremo di nascosto nel castello, distrarremo le guardie e libereremo i nostri amici!

TUTTI: [interessati] Si..?!

JEAN: A quel punto, usciremo dalle prigioni e inizieremo a correre forte!

TUTTI: [ancora più interessati] Si…?!?!

JEAN: Poi arriveremo alla sala del trono e sfonderemo la porta all’improvviso!!

[momento di silenzio]

NUNZIATELLO: [deluso] …E dopo cosa pensi di fare, eh?! Ci saranno il duca, le guardie e tutti i cortigiani, oltre a sua eminenza il vescovo!

JEAN: Che domande: li picchiamo tutti!! [mentre parla gli altri scuotono il capo, delusi] Uomini, donne, bambini e vecchi! Senza nessuna pietà!! Salveremo la contea!

PEPPINO: [adirato] Ancora una parola e ti scomunico, incapace!!

JEAN: [sbuffa] Nessuno qui presente ama le battaglie epiche, immagino. Comunque era solo per dire che non ho nessuna idea nemmeno io…

LORD KARL: [sospira] Non ce la faremo mai…

[momento di silenzio, poi Jean alza la testa guardando verso le quinte]

JEAN: Un momento…avete visto anche voi?

CARMELINO: No, cosa?

JEAN: Ho visto passare due persone incappucciate fuori dalla finestra; mi sembrava di conoscerne una…

PEPPINO: Spiegati meglio!

JEAN: [alzandosi] Dopo, dopo! Seguitemi anche voi, devo scoprire una cosa!

[escono tutti di scena, si spengono le luci]

SCENA 5

Scena di intermezzo #2: la famiglia de’Carli, in prigione, e le damigelle di corte, nelle loro stanze, discutono su quanto è accaduto.

[palco diviso in due: da una parte la famiglia De’Carli imprigionata e dall’altra Carlotta ed Arianna nelle loro stanze]

VOCE/GIOVANNI: Nel frattempo c’era chi era impegnato a meditare in un angolo buio del castello e chi, invece, si vantava di quello che aveva fatto in un posto un po’ più luminoso ed accogliente.

[si accendono le luci nella zona delle damigelle di corte]

CARLOTTA: E così l’hai fatto davvero; non te ne credevo capace, sai?

ARIANNA: Ci sono tante cose di me che ancora non conosci. Almeno, finalmente, non dovrai più darmi degli ordini ora che sono nella tua stessa posizione.

CARLOTTA: Non cantare vittoria, mia cara. Ho più esperienza di te e, detto francamente, non mi stai affatto simpatica. Ma mi piace il tuo stile, FORSE andremo anche d’accordo, col tempo.

ARIANNA: Chi lo sa. Ora mi godo momentaneamente la tranquillità di questo palazzo e poi continuerò con il mio progetto: diventare contessa!

CARLOTTA: [stupita] Cosa?! Questo è ancora tutto da vedere!

ARIANNA: Questo lo dici te, Carlotta. Ti ricordo che mi hai già sottovalutata una volta, non fare più lo stesso errore.

[luci accese nella zona dei prigionieri. Poldo, Adalberto e Vinicio sono nervosi]

POLDO: [adirato] Ecco! Lo sapevo che sarebbe finita così!! Ma nessuno mi vuole mai ascoltare e questi sono i risultati! Sono stato uno stupido ad accettare tutto questo; questi dannati nobili non si smentiscono mai!

ANNA: Non essere troppo irritato, almeno ci abbiamo provato e non abbiamo niente di cui pentirci.

ADALBERO: “Non abbiamo niente di cui pentirci”?? Se non l’hai notato, siamo nelle prigioni ducali!! E ci resteremo per chissà quanto tempo!

VINICIO: [spaventato] Oh no, magari usciremo prima di quanto pensi…se il duca pensa di metterci alla gogna per aver tentato di usurpare il trono! Non voglio morire giovane!!!

VIVIANA: Ora non perdiamo la calma, al momento il duca è impegnato e non baderà troppo a noi, pensiamo a qualcosa per metterci in salvo! Avanti! Facciamoci venire un’idea!

ROSALINA: Facile a dirsi…purtroppo non riesco a riflettere bene in queste condizioni; soprattutto se ripenso a quello che ci ha fatto Arianna…

GIANNA: [a Rosalina] Ah! La tua “amica”! Davvero un bell’esempio. E’ un’usanza particolare quella di mettersi nei guai a vicenda, a corte?

ANNA: [a Giovanni] Sono d’accordo! Si può sapere come mai hai raccontato tutto a quella sguattera senza morale??

GIOVANNI: [adirato] NON PARLATE DI LEI IN QUESTO MODO!

[momento di silenzio]

GIANNA: Giovanni, ma cosa ti prende?

ROSALINA: Presto detto, sorella mia: Giovanni passava molto tempo con quella servetta e anche a me era sembrata una persona per bene. Non mi sarei mai immaginata che ci avrebbe trattati in questo modo.

[luci accese nella zona delle damigelle di corte]

CARLOTTA: Io invece ti suggerisco di non fare il passo più lungo della gamba. E poi questo comporta un matrimonio con il duca. Che fine ha fatto il tuo bel giullare di corte?!

ARIANNA: Ormai non ho più nessun interesse in lui. Non aveva nessuna ambizione, gli piaceva solo far divertire la gente ed esibirsi in spettacoli inutili. Io invece voglio di più, ormai non mi bastava l’amicizia di una persona qualunque.

CARLOTTA: [alza le spalle] Come vuoi, dopotutto il duca mammone lo sposi te, la cosa non mi riguarda; dico solo che quello a cui miri non è facile da raggiungere. E ora cosa pensi di fare?

ARIANNA: Beh…per prima cosa, vorrei provare a chiedere a qualcuno perché ci sta spiando! [mentre parla si avvicina alle quinte, poi fa finta di aprire una porta e sir Pente cade in scena]

SIR PENTE: AH! Ma come avete fatto a capire che…

ARIANNA: …Che eravate dietro alla porta? Posso avvertire l’odore dei vili da una lunga distanza!

CARLOTTA: Ebbene, sir Pente, ora se ci tenete alla pelle dovrete stare zitto e al vostro posto…e poi sapremo ricompensarvi bene. [lancia un sacchettino contenente monete a sir Pente, che lo apre e le osserva]

SIR PENTE: [colto di sorpresa, ma soddisfatto del guadagno] Oh…si, certamente, ricompensa! Comunque, io non riesco ancora a capire bene perché abbiate tradito a quel modo i vostri vecchi amici, damigella Arianna. Posso capire il giullare di corte, ma gli altri cosa c’entravano…?

ARIANNA: Suvvia, sir Pente, non siate sciocco. Sicuramente non avrebbero fatto altro che metterci i bastoni tra le ruote se imprigionavamo solo il loro fratello. Meglio liberarcene subito prima che possano crearci problemi.

SIR PENTE: Forse è un poco estrema come soluzione…

CARLOTTA: Questa volta devo dargli ragione. Questo non metterà la contea sotto una buona luce nei confronti degli altri nobili.

ARIANNA: In tutta onestà, nemmeno a me è piaciuto arrivare a questo; Purtroppo, però, non mi piace rischiare e preferisco avere sicurezza in quello che faccio. [sospirando] Così va il mondo.

[si accendono le luci dalla parte dei carcerati]

ADALBERTO: [sarcastico] Bene! Bene! Vedi cosa succede ad essere troppo buoni, fratello? Basta trovare la persona sbagliata e finisci subito a terra!

ROSALINA: Guarda che ha ingannato anche me! Ma sembrava davvero un’altra persona, non era l’Arianna che ho sempre conosciuto in tutto questo tempo.

GIOVANNI: [sospirando e un poco triste] Beh, se fosse davvero lei o meno, ormai poco importa. Siamo in questa situazione e non possiamo fare altro che attendere. Sapete una cosa? Questa vicenda mi ha riportato alla mente una storiella che raccontavo ad Arianna quando ci ritiravamo nei giardini del castello durante i momenti di libertà. Era più o meno così…

[canzone e ballo: .....................]

[dopo la canzone, le damigelle di corte e sir Pente escono di scena]

POLDO: [notando Giovanni che termina la canzone in un angolo, gli si avvicina] …Forse è allora opportuno tentare di riempire quel vuoto, dico bene?

ANNA: Ha ragione! Coraggio! Ci siamo pur sempre noi, i tuoi fratelli e sorelle!

[tutti si avvicinano a Giovanni per consolarlo]

GIOVANNI: Io…grazie mille, fratelli miei; non so proprio come farei senza di voi.

VINICIO: Non ti preoccupare. Piuttosto, ora sarà meglio pensare a come potremo uscire da qui e fermare quello sciocco del duca prima che possa combinare qualche guaio.

SCENA 6

Lord Karl, Jean e i frati liberano Giovanni e i suoi fratelli, mentre Nunziatello tiene a bada il duca e il vescovo.

[mentre parlano i fratelli di Giovanni, entrano in scena due guardie che devono fare la ronda alla loro cella]

GUARDIA 1: [urlando ai fratelli] SILENZIO LA’ DENTRO! CI STATE DISTURBANDO!! [poi al suo compare] …E allora le ho detto che mi sarebbe piaciuto conoscerla, una di queste serate.

GUARDIA 2: [breve risata] Non ti facevo così esuberante, sai? E lei? Cosa ti ha risposto??

GUARDIA 1: Mah, veramente non mi ha risposto. Mi ha tirato uno schiaffo senza dire nulla.

GUARDIA 2: [sedendosi vicino alla loro cella assieme al suo collega] Lo sapevo che sarebbe finita così.

GUARDIA 1: [ironico] Divertente, sai? Vorrei vedere te al posto mio, non è per niente facile trattare con queste nobildonne che si credono infinitamente migliori di te!

[mentre parlano, dalle quinte si affaccia Jean che osserva le guardie]

GUARDIA 1: Ehi, tu! Cosa ci fai qui??

[in silenzio, Jean fa le corna e lancia bacini alle guardie per provocarle]

GUARDIA 2: …Eh?!?! Ma come osa!! Prendiamolo!!

[corrono tutti fuori scena, si sentono urla di dolore delle guardie e rumori di botte. Poco dopo entrano in scena Jean, lord Karl, Peppino e Carmelino con in mano dei bastoni]

GIANNA: Guardate!! Jean, lord Karl e i nobili frati!! [tutti i fratelli si entusiasmano]

POLDO: Ma come diavolo avete fatto ad entrare?!

JEAN: Ma grazie al mio carisma! Nessuna guardia può resistere alla parlata di un artista come me!

PEPPINO: Figurati! [ai fratelli] Sebbene non sia nel nostro stile, abbiamo semplicemente usato dei metodi a dir poco…bizantini, oserei dire. [mostra il bastone]

CARMELINO: Che Dio possa perdonarci per le nostre deplorevoli azioni!

VIVIANA: Presto! Non dobbiamo perdere tempo! Trovate le chiavi della cella e liberateci!

CARMELINO: Lo faremmo volentieri, damigella, ma le guardie non avevano nessuna chiave con loro.

[lord Karl si avvicina alla prigione e riflette un secondo]

LORD KARL:  Caro amico Poldo, potresti gentilmente passarmi quell’osso che c’è là in fondo? E anche il tuo berretto, per cortesia.

[Poldo gli consegna tutto. Karl esce di scena e si sentono rumori da attrezzi di lavoro. Poco dopo entra in scena con una chiave in mano e la mostra, insieme a un sorrisone, al pubblico, dopodiché libera tutti]

POLDO: [mentre vengono liberati] prima o poi mi spiegherai come fai…ma il mio berretto a cosa ti serviva??

LORD KARL: Non lo so, esattamente. Non c’è niente da mangiare e dovevo chiedere qualcos’altro in alternativa…

GIOVANNI: Non perdiamo tempo a parlare! Ormai il duca sarà davanti al vescovo per farsi nominare nuovo conte!

PEPPINO: Oh, non ti preoccupare… [li accompagna tutti fuori scena] a questo sta già provvedendo il nostro confratello Nunziatello.

[nuova scena; entrano sir Pente, il duca Andrea, Carlotta, Arianna e il vescovo]

CARLOTTA: La ringraziamo ancora una volta, eminenza, per aver accettato la nostra richiesta ed essere venuto qui nel nostro castello.

VESCOVO: Non ringraziarmi, figliola. Anzi, spero che, con questa nomina a conte provvisorio, possiate aumentare i vostri sforzi per la ricerca del conte Ortensio, duca Andrea degli Arditi.

DUCA ANDREA: Sarà mia premura usare tutte le risorse in nostro possesso per ritrovarlo, nobile eminenza. Ora, però, le chiederei cortesemente di voler proseguire con l’assegnazione dei poteri.

VESCOVO: Certo, non perdiamo troppo tempo, ogni minuto è prezioso! Allora io… [viene interrotto da Nunziatello]

NUNZIATELLO: [interrompendolo] …Voi non potete continuare senza prima aver voluto onorare la tradizione di questo castello, eminenza!

SIR PENTE: Ma…ma come osate!

NUNZIATELLO: [al vescovo] Perdonate l’intromissione di questo umile servo di Dio, sommo vescovo, ma è usanza secolare di questi luoghi fare la visita al castello prima di iniziare qualsiasi tipo di cerimonia…sapete, è per portare buona fortuna alle terre circostanti. [annuisce solennemente]

DUCA ANDREA: …Usanza secolare?! Non ne ho mai sentito parlare!

VESCOVO: [alzando le spalle] forse perché siete ancora giovane, caro duca. Questa usanza mi piace, fratello. Credo proprio che la seguirò con piacere. Volete fare strada?

NUNZIATELLO: Ma certamente! Prego [fa passare davanti il vescovo], per di qua eminenza.

DUCA ANDREA: [prendendolo in disparte per un poco mentre escono] Appena torniamo, te la faccio pagare!

NUNZIATELLO: [un poco colpito dall’affermazione, scappa fuori scena seguito da tutti gli altri]

[nuova scena; i nostri eroi tentano di trovare la strada giusta per la sala del trono. Entrano in scena tutti]

POLDO: Io non ho la più pallida idea di dove ci troviamo!! Dove si trova la sala del trono?

ROSALINA: [si guarda intorno] …Non lo so, non mi sono mai spinta in questa zona del castello!

GUARDIA 1: [urlando da fuori scena] ALLARMI! ALLARMI!! I PRIGIONIERI SONO FUGGITI!! CORRETE!!

CARMELINO: Accidenti! Si sono già ripresi!!

PEPPINO: Non abbiamo tempo di spiegarvi! Correte in quella direzione e tentate di orientarvi meglio che potete, noi distrarremo le guardie; non credo che ci abbiano riconosciuto mentre li picchiavamo al buio!

GIOVANNI: Grazie mille per quello che state facendo per noi, amici!

PEPPINO: Non pensarci nemmeno! Correte ora! Via!!

[la famiglia de’Carli esce di scena]

CARMELINO: Ora che ci penso, reverendo priore…chissà come se la sta cavando il nostro confratello. Spero che sia riuscito a metterli per bene nel sacco!

PEPPINO: Fratello! Non dobbiamo gioire di quello che stiamo facendo. Ricordati che i nostri voti ci impongono l’onestà e la purezza di cuore prima di tutto! [mettendosi in posizione solenne, imitato da Carmelino]

[arrivano le due guardie]

GUARDIA 2: Reverendo priore! Stiamo cercando dei prigionieri fuggiti! Li avete visti passare?

PEPPINO: Sono andati da quella parte. [parlando veloce e indicando la parte opposta a quella dove è uscita la famiglia, senza scomporsi dalla sua posizione]

GUARDIA 2: Grazie! Andiamo, presto! [corrono fuori scena]

CARMELINO: [dopo un attimo di silenzio, tira una gomitatina al priore, ghignando] …Vecchio volpone!!

PEPPINO: [sorridendo compiaciuto] Uhm, si, per questa volta te lo concedo, fratello. Presto, andiamo anche noi! [corrono fuori scena]

SCENA 7

I conti tornano giusto in tempo per evitare il peggio.

[rientrano in scena Nunziatello, il duca Andrea, sir Pente, Carlotta, Arianna e il vescovo]

NUNZIATELLO: …E in questa stanza potrete notare i bellissimi affreschi longobardi risalenti a più di un secolo fa.

VESCOVO: Ma…caro fratello…è la terza volta che torniamo in questa stanza.

NUNZIATELLO: Ah! Ma davvero? Non me ne ero proprio accorto! Credo allora che si debba andare di là. [fa per uscire ma viene bloccato da un urlo del duca]

DUCA ANDREA: ORA BASTA! Stiamo girando a vuoto da troppo tempo! Si può sapere che cosa ti è preso, frate??

NUNZIATELLO: Ma, io volevo solo…

DUCA ANDREA: Basta, ho detto! Eminenza, vi prego di proseguire nella cerimonia!

VESCOVO: Ma, io veramente non capisco cosa sta succedendo… [interrotto dall’ingresso di Giovanni e dei suoi fratelli]

DUCA ANDREA: [vedendoli] Cosa?!?! SIR PENTE!!!!

CARLOTTA: [urla e salta in braccio a Sir Pente] AAAAAH!!! DOVE!!! DOVE!!! UCCIDETELO!!! PRESTO!!!

DUCA ANDREA: [appena Carlotta urla si volta allarmato, poi si batte una mano in faccia e le urla] Non ho detto SERPENTE!!! SIR!!! TITOLO NOBILIARE!!! LUI, INTENDEVO!!! [indica sir Pente]

GIOVANNI: Duca! Fermate questa cerimonia! I conti si faranno vivi presto! Non potete agire in questo modo!

DUCA ANDREA: Silenzio! Come fate voi a dire che torneranno presto?? Non si hanno loro notizie da chissà quanto tempo! Il vostro è solo un misero tentativo di impossessarvi del trono del conte Ortensio!

POLDO: Non parlarci così, nobiletto da strapazzo! Lo sappiamo che quello è il TUO vero scopo!

DUCA ANDREA: Cosa?! “Nobiletto” a me?! Vi farò condannare tutti entro domani!! Guardie!! Guardie!!! [entrano le due guardie e raggiungono il duca Andrea] Arrestateli subito!!

GUARDIA 1: [al suo compare] Allora, io mi butto sul nano, d’accordo?!

ADALBERTO: [sentendo il discorso] Ehm…scusatemi…mi è sembrato di sentirmi dare del “nano”. Ho forse capito male?

GUARDIA 2: Hai capito benissimo, tappo!

ADALBERTO: [dopo aver guardato i fratelli, che fanno tutti cenno di “si”] IO LI AMMAZZO!!!! ADDOSSO, FRATELLI!!!

[tutti iniziano a pestarsi di santa ragione, mentre il vescovo tenta di pacificare tutti]

VESCOVO: Figlioli!! Cosa state facendo?? FERMATEVI!!! [vede che non ottiene nessun effetto, si toglie le vesti e si alza le maniche] Perdonatemi, Signore, ma sembra che in questo caso servano un po’ di sane, vecchie maniere… [si getta nella mischia]

[mentre si picchiano, da fuori scena si sente una voce]

CONTE ORTENSIO: Guarda guarda cosa accade qui, mia cara; sembra che siamo arrivati al momento giusto!

[mentre parla, tutti si fermano sentendo la sua voce]

CONTESSA SARA: [entra in scena col conte] Pare proprio di si, mio caro.

TUTTI: [vedendoli] I CONTI?!?!

CONTE ORTENSIO: Ohibò! Avete ragione, signori miei.

GIOVANNI: Ma dove siete stati tutto questo tempo?! Che cosa vi è successo?!

CONTE ORTENSIO: Quante domande, giovane Giullarino. Temo che dovremo cominciare dal principio, per farvi capire quello che abbiamo fatto. [si schiarisce la voce] Io e la mia signora abbiamo pensato di mettervi tutti alla prova, durante questi giorni della nostra assenza, per osservare quanto effettivamente approvavate il nostro operato.

CONTESSA SARA: Ma vedo che la situazione è degenerata e sono saltate allo scoperto tante altre cose interessanti. [passa vicino a (in ordine, mentre parla) Giovanni, il duca Andrea, Arianna, Carlotta, Poldo] Ad esempio, la vostra eccessiva iniziativa; il vostro attaccamento al dovere e, allo stesso tempo, al potere; la vostra ambizione smisurata, la vostra riluttanza ingiustificata verso il nostro mondo. Tutto questo ci ha permesso di riflettere molto su di voi e su quello che noi pensavamo nei vostri riguardi.

DUCA ANDREA: Ma come avete fatto a scoprire tutte queste cose?! Non vi abbiamo mai visti!!

CONTE ORTENSIO: Oh, non eravamo soli. Venite qui, prego! [battendo le mani, fa venire vicino a loro i tre frati, Jean, lord Karl e sir Pente] Mentre tornavamo, abbiamo trovato questi nostri amici in locanda, che ci hanno riconosciuti sotto i nostri travestimenti e abbiamo spiegato loro tutto, in quanto esterni alle vostre vite. Inoltre, abbiamo semplicemente convinto sir Pente a fornirci informazioni sul vostro operato durante tutta la nostra assenza…pagandolo profumatamente, ovviamente.

DUCA ANDREA: [a sir Pente] Pente! Sapevo che eravate un viscido, ma non vi facevo anche così strisciante…come una serpe!

SIR PENTE: Eh… [alza le spalle, come se fosse una cosa ovvia (riferendosi a come viene chiamato da tutti)]

CONTESSA SARA: Ora che abbiamo capito con chi abbiamo a che fare, non ci resta che informarvi delle nostre conclusioni. Noi abbiamo sempre tentato di non comportarci come dei “padroni” nei vostri confronti, donandovi il nostro tempo e le nostre energie per far sì che non vi sentiste come degli schiavi, ma come delle persone libere. Voi, però, avete abusato di questo privilegio che vi abbiamo concesso, arrivando addirittura a volervi sostituire a noi nonostante vi avessimo detto che non vi era nulla di cui preoccuparsi. Nonostante ciò, pur con molti dubbi, vogliamo rinnovare la nostra fiducia nei vostri confronti. Sappiamo che avete agito tutti a fin di bene per il ducato, ma siete stati troppo avventati e questo non vi rende certo onore. Quale è la vostra risposta?

[tutti si guardano per un poco in silenzio, mortificati. Poi Rosalina prende la parola]

ROSALINA: Nobili conti, abbiamo sbagliato tutti. Ci dispiace enormemente per i guai che abbiamo causato al ducato, vi chiediamo perdono.

CONTESSA SARA: Non essere troppo dura, Rosalina. Dopotutto, avete portato a termine la fiera del villaggio con profitto e questa è stata una cosa buona. Ma non vogliamo assolutamente che ripetiate lo stesso errore. Avete rischiato di scatenare delle conseguenze allarmanti sul ducato con le vostre azioni; anche se, per questa volta, siamo disposti a perdonarvi.

GIOVANNI: [un poco sollevato] Bene! Allora tutto si è risolto per il meglio!! Credo proprio che tornerò a provare un nuovo numero per… [mentre parla fa per uscire, ma viene bloccato dall’impassibile conte]

CONTE ORTENSIO: Dove staresti andando, Giullarino?! Abbiamo detto che vi perdoniamo, non che non riceverete una giusta punizione. Alla pubblica gogna per una giornata, tutti quanti!

TUTTI: [stupore generale e rammarico]

CONTE ORTENSIO: Che vi serva di lezione per la prossima volta. Guardie, portateli in piazza. Spero avrete occasione di riflettere su quanto vi abbiamo detto e che torni la serenità anche tra di voi.

[tutti vengono portati via dalle guardie]

CONTESSA SARA: Bene, speriamo che la lezione sia servita; vogliamo sperare che non vi siate annoiato troppo, nobile vescovo.

VESCOVO: [rimettendosi le vesti] Scherzate? Non mi divertivo così tanto da non ricordo più quanti anni. Un po’ di movimento fa sempre bene.

CONTE ORTENSIO: [agli altri] Vorremmo ringraziare anche voi, amici, per il vostro importante aiuto.

JEAN: Non pensateci, conte. Anzi, se avete bisogno di un artista tuttofare, chiamatemi pure. A volte ci si annoia, in taverna.

LORD KARL: Hai ragione, amico mio…io dico. A proposito, credo che l’oste necessiti di un’altra delle mie invenzioni per il suo locale, forse ci conviene raggiungerlo. [fa per uscire, ma viene fermato dal conte]

CONTE ORTENSIO: Aspettate, caro amico. Mi hanno detto che voi vi chiamate lord Karl MacG; è un insolito nome, per un anglosassone.

LORD KARL: Oh, vi riferite al cognome? In realtà è solo abbreviato, così è più facile da pronunciare.

CONTE ORTENSIO: Ah, davvero? E quale sarebbe il cognome completo, se volete soddisfare la mia curiosità?

[lord Karl si volta verso le quinte, dalle quali gli lanciano un giubbotto di pelle beige e un berretto, che indossa entrambe]

LORD KARL: Lord Karl MacGyver, per servirvi…io dico!

[parte la sigla di McGyver e si spengono le luci]

[canzone finale con presentazioni ed eventuale ballo: LA FINE DELLA STORIA]

THE END

NOTE FINALI DELL'AUTORE

Si tratta di uno spettacolo da me scritto nel lontano (sigh!) 2006/2007. Non è protetto da diritto d'autore, quindi è liberamente utilizzabile da chiunque senza nessuna limitazione. Se lo trovate divertente/simpatico/carino/passabile/decente o comunque rappresentabile nei peggiori bar di Caracas, chiedo solo la cortesia di informarmi tramite mail (nickamen@tiscali.it); se siete nei dintorni di Milano provincia, Varese o Como sarò ben lieto di fare un salto a vedervi! Se invece siete più distanti e avete un video della rappresentazione da allegare, fa sempre piacere ricevere feedback! Come potete vedere, avevo inserito anche alcune canzoni scritte da me e da alcuni amici (anche quelle completamente free). Purtroppo eravamo alquanto arretrati all'epoca e non disponiamo di registrazioni o basi, anche se abbiamo i testi con gli accordi. Se è una cosa troppo complicata da gestire, sentitevi liberi di scriverne di nuove o prenderne qualcuna già esistente.

GRAZIE! - Mattia

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