100 donne nude

100 DONNE NUDE

Commedia in tre atti

Di LUCIO RIDENTI E DINO FALCONI

PERSONAGGI

VALENTINA CERNIER

GABY GLADYS

MERCEDES

LA SIGNORINETTA

LA MAMMA

UNA DATTILOGRAFA

UNA CAMERIERA

UNA SIGNORA

PIETRO LEVARROY

LEONIDA DEUTEROPULO

GONTRANO MEHU

MAURIZIO MICHODIER

GIULIANO DAUBIGNY

BUQUIN

ISIDORO

LAVEINE

BERTAL, usciere

IL SIGNOR KRAFF

IL PAPA

UN CAMERIERE

Primo e terzo atto a Parigi, il secondo in Isvizzera.

ATTO PRIMO

LASCENA: direzione di un teatro di riviste a Parigi. E' il regno di Pietro Levarroy, regisseur del teatro. Ambiente elegante da garsonnire che ricorda l'ufficio per una grande tavola ingombra di ogni sorta di carte, cartelle, corrispondenza, ecc. Le mura sono tappezzate di grandi manifesti murali, affiches, ritratti, caricature; tutto quanto si pu trovare in un ambiente dove vivono quei formidabili reclamisti che sono gli attori e gli autori.

Tre porte. Telefono. Tastiera di campanelli sulla tavola. Comode poltrone.

E' mattino: si incomincia una giornata di lavoro, ma alla fine - vedrete - che non lavora nessuno.

SCENA PRIMA

(All'aprirsi del velario vi in iscena l'usciere Bertal armato di un piumino per la polvere, uno straccio e un formidabile paio di occhiali. Come facile supporre ha in mano le prime due cose e l'ultima sul naso. Termina - svogliatamente - di far pulizia. Breve silenzio; poi dalla comune Buquin, segretario).

Buquin - Beh? Non avete ancora finito, Bertal?

Bertal - No. Buongiorno, signor Buquin.

Buquin - Buongiorno, (fregandosi le mani, contento) Dunque la nostra rivista ha avuto un successone ieri sera, alla generale . Lo sapevate?

Bertal - Lo sapevo.

Buquin - Potevate anche rallegracene, allora.

Bertal - Me ne dolgo!

Buquin - Mi sembra invece che dovreste esserne contento. Siete o non siete l'usciere dei nostri uffici?

Bertal - Cos non lo fossi!

Buquin - (senza offendersene) Grazie tante!

Bertal - Mi scusi, ma lei non pu capirmi... Non sono nato io per fare l'usciere in un teatro di riviste1...

Buquin - Perch? Dove eravate prima?

Bertal - Al Moulin Rouge ... e prima ancora alle Folies-Bergr... .

Buquin - E allora? Che cosa mi andate raccontando?

Bertal - E' appunto Perch vi ho sempre vissuto che posso dire di non essere nato per questo genere di teatri. Avrei avuto bisogno della Commedie-Frangaise... .

Buquin - Anche voi? Decisamente la malattia di tutta la gente di teatro a Parigi. Ma che cosa vi manca qui?

Bertal - Mi manca la dignit! Pensi un po': alla Commedie-Frangaise chi dovrei annunciare, scostando la tenda con gesto solenne? Edipo.... Ruy-Blas... il Cardinale Richelieu... Carlo V... capir: sono cose che fanno piacere! Qui, tutt'al pi entra: la Regina del boulevard ... Valencia ... o le Mutandine 1820 . Mi umilia... ecco!

Buquin - Sentite, vecchio mio, vi umilierebbe molto introdurre qui il materiale giacente in portineria: la posta, i giornali...

Bertal - Mi umilia, ma lo faccio Perch mi si obbliga con lo stipendio: Ma lei, signor Buquin, lasci che glielo dica, lei un'anima piatta: vive la vita corrente senza aspirare a maggiori altezze.

Buquin - Ma fatemi il favore! Se credete che il Carlo V , tirate le somme, valga qualche cosa di pi delle ce Mutandine 1820 ! su, da bravo, la posta e i giornali. (Bertal esce. Suona il telefono) (all'apparecchio) Pronto... S... No... il signor Levarroy non ancora venuto... sono il suo segretario... sono un altro se stesso... Ma chi parla?... (ripetendo) Jeannette basta, capir?... che cosa gli dovr dire? (ripetendo tranquillamente) Che avete ricevuto la sua lettera? Che un vigliacco, un farabutto e un porco e che lo ringraziate per il suo chque... (sereno) C' risposta? Come? Ah, vi ha piantata? Che cosa ne dico io? Nulla... Sono il suo segretario, s, sono un altro se stesso, s. Ed appunto per questo me ne infischio (riattacca il ricevitore con un gesto di noia).

SCENA SECONDA

Buquin - Bertal poi Mercedes

Bertal - La posta! I giornali! E una Mercedes...

Buquin - Che cosa?

Bertal - C' una Mercedes - (vedendo che il segretario non capisce) Una donna che dice di chiamarsi Mercedes.

Buquin - Mi avete fatto paura: credevo fosse entrata una automobile. E che cosa vuole questa Mercedes.

Bertal - E' facile immaginarlo. Appena entrata mi ha detto sorridendo: dove mi posso spogliare?

Buquin - E voi?

Bertal - Sono fuggito, coprendomi il viso con i giornali!

Buquin - Caro Bertal siete proprio degno della Cemmedie-Francaise . Fate entrare la signorina.

(Bertal esce. Si ode di dentro la sua voce: passi e s'accomodi).

Voce della ragazza - Ci si spoglia di l?

Buquin - Ci tiene proprio!

Mercedes - (comparendo) Il signor Levarroy?

Buquin - Sono il suo segretario, ma fa lo stesso...

Mercedes - Io sono Mercedes.

Buquin - Questo lo sapevo.

Mercedes - (porgendo una carta) E questo un biglietto.

Buquin - Oh, guarda! L'avevo preso per un pianoforte!

Mercedes - (ridendo stupidamente) Ah! Ah! questa buona!

Buquin - S; ma non mia. E' di Feydeau.

Mercedes - Lo sapevo. Ridevo per farvi piacere.

Buquin - (la guarda come per dire: che bel tipo. Prende il biglietto e lo legge) Dunque, voi vorreste entrare a far parte della nostra compagnia? Che cosa sapete fare?

Mercedes - Niente.

Buquin - E' gi qualche cosa. E poi?

Mercedes - Ancora niente.

Buquin - Adesso esageriamo; avete voce?

Mercedes - Non credo... ma potr provare.

Buquin - Che provare! Camminate verso di me, piuttosto.

Mercedes - (esita).

Buquin - Avanti! March! Alt! Dietro front... dietro front...

Mercedes - (che ora gli volta le spalle) L'ho gi fatto.

Buquin - Fatelo ancora!

Mercedes - (sgomenta) Oh! Dio!, come?

Buquin - (esasperato) Rivoltandovi dalla mia parte.

Mercedes - Ah! gi!

Buquin - (fra se) E' una bell'oca, (forte) Fate vedere le gambe!

Mercedes - (se le ricopre subito) Oh! scusate...

Buquin - Ma no! Vi dico di farmele vedere.

Mercedes - (con gioia) Ah! capisco: devo spogliarmi (fa per slacciarsi l'abito).

Buquin - Ma guarda che mania! Un momento: soltanto le gambe, vi ho detto. Ci tenete proprio tanto a spogliarvi?

Mercedes - Mi hanno detto che per riuscire bisogna spogliarsi...

Buquin - S, ma bisogna aspettare che ve lo propongano...

Mercedes - Volevo dimostrare la mia buona volont.

Buquin - Non bisogna esagerare... Dunque; queste gambe... (Mercedes le fa vedere) Fiammiferi!

Mercedes - (idiota) Non ne ho.

Buquin - (disgustato) Ne avete due, e storti per di pi.

Mercedes - (dolorosamente stupita) Le mie gambe, signore?

Buquin - Eh, non le mie! (cambiando tono) Sentite, signorina, che cosa fate?

Mercedes - (si guarda spaurita) Io, niente!

Buquin - Non ora, nella vita!

Mercedes - Ah! Niente.

Buquin - (fuori di se) E' monotona questa

ragazza, - (forte) Ebbene,mia cara, far niente per far niente, meglio che lo facciate fuori di qui...

Mercedes - (dolente) Allora non mi volete scritturare?

Buquin - Non che non lo voglia: non vi scritturo, ecco tutto, (amichevole) Sia detto senza offesa, ragazza mia, ma valete piuttosto pochino.

Mercedes - (con voce piagnucolosa) Credevo fosse sufficiente essere la piccola amica del critico dell' Excelsior . Lui mi aveva detto: Vai con questo mio biglietto e vedrai che domani sera tu debutti .

SCENA TERZA

Detti, indi Mehu

Mehu - (entrando e scorgendo Mercedes) Perch piange questa ragazza?

Mercedes - (lacrimosa) Perch avevo detto a mia sorella che domani sera avrei debuttato nella rivista di Levarroy (in lacrime) e invece mi rifiutano,.

Mehu - Ebbene non debutterete, ecco tutto. Non c' da disperarsi, mi pare.

Mercedes - (piangendo ancora di pi) S, s, ma mia sorella aveva gi comperato un palco!

Mehu - Questo pi grave, (con improvviso tono declamatorio) Ma non doletevene fanciulla mia: il denaro speso per quel palco il prezzo del vostro riscatto.

Mercedes - (stupita) Cosa?

Mehu - Non cercate di capire: sappiate soltanto che siete sfuggita miracolosamente ad una voragine di abbiezione che il subdolo destino aveva scavato inopinatamente dinnanzi a voi. Eravate sulla china, stavate per precipitare a capofitto nel disonore, tiratevi indietro (Mercedes fa stupidamente un passo indietro) e ringraziate il dito di Dio! (lirico) Ritornate al vostro focolare, pura ed incontaminata...

Buquin - (tirandogli la giacca) E' l'amante di Charles Mere.

Mehu - (continuando con lo stesso tono, ) Impura e contaminata; i vostri genitori vi aspettano...

Mercedes - (interrompendolo) Sono orfana!

Mehu - (come prima: seccato, ma continuando)... vi aspettano lass! Inginocchiatevi... e ringraziatemi per avervi salvata, (seguitando tragico) Andate, figliuola, andate e che il cielo sia con voi.

Mercedes - Grazie, signore, le vostre parole mi hanno convinta: il music-hall non mi avr mai. Non dimenticher mai il vostro nome, (a Buquin) Chi ?

Buquin - E' l'autore della rivista.

Mercedes - (sbalordita, si allontana retrocedendo e guardando Mehu).

Mehu - (gridando il suo nome) Mehu!

Mercedes - Oh! Che cos'?

Mehu - Il mio nome: beneditelo! (Mercedes impaurita si rivolta, e sbatte contro Michodier che era entrato assieme a Levarroy e Gaby).

SCENA QUARTA

Detti, Levarroy, Gaby Gladis, Michodier

Mercedes - (spaurita, intontita) Oh, scusate...

Michodier - (lamentevole) Giacch siete contro il mio stomaco, restateci: un po' di caldo 1 mi far bene... (accennando l'esofago) Mi fa tanto male...

Mercedes - (indignata) Ma fatemi il favore!...

(esce precipitosamente).

Levarroy - (agli altri, ridendo) E' magnifico: l'aveva presa per un panno caldo.

Gaby - (sprezzante) L'abitudine: credo che le sue amanti non gli servano che per tenersi caldo l'addome.

Buquin - (cerimonioso) Buon giorno, signor Levarroy; buon giorno, signorina; buon giorno, signor Michodier...

(Risposte confuse dei tre).

Levarroy - (a Mehu) Ciao, Sakespeare!

Mehu - (facendo un cenno circolare con la mano) Vi saluto con indifferenza, signori.

Michodier - (che si lasciato cadere su una poltrona, comprimendosi lo stomaco) Ahi! Mehu... lo sai, che mi fa male lo stomaco?

Mehu - Lo so da quando ti conosco. Non ti ho mai visto sano...

Michodier - (lamentoso) S, ma oggi mi fa male ancora di pi.

Levarroy - (a Mehu) Non gli dar retta. E' una posa. Se gli facesse male veramente si farebbe curare.

Michodier - (con fermezza) No. Non credo ai medici, (un crampo lo obbliga ad urlare) Ahi!

Levarroy - (a Michodier) E poi bada che autosuggestione: quando sei in iscena ti passa.

Michodier - Perch canto. Il mio un mal di stomaco filarmonico: quando canto si calma.

Mehu - Si addormenta, evidentemente.

Michodier - No, Perch non gli ho mai cantato i tuoi couplets.

Levarroy - Finitela, (o Mehu) Tu, piuttosto, che cosa sei venuto a fare?

Mehu - (laconico) Quattrini.

Levarroy - Ancora? Ti ho dato 500 franchi tre giorni fa! Si pu sapere dove li metti?

Mehu - Ho comperato le orazioni funebri di Bosuet e le opere di Sant'Agostino: edizioni rarissime: 428 franchi: un affare.

Levarroy - S, per chi te l'ha vendute. Beh, quanto ti occorre?

Mehu - Cinquecento!

Levarroy - Un altro Sant'Agostino?

Mehu - No. San Francesco di Sales e due Bibbie: un'occasione!

Levarroy - Abbonati al Rire o alla Vie Parisienne invece, idiota che sei; almeno ti serviranno per le tue riviste e costano meno.

Mehu - Se credi che mi premano le mie riviste?! Il mio ideale sarebbe di scrivere un trattato di teologia.

Levarroy - E tu scrivilo.

Mehu - L'ho scritto; ma non lo pubblicano sotto lo stupido pretesto che non si venderebbe.

Gaby - Non hanno mica torto: io non lo comprerei.

Mehu - Se credete ch'io l'abbia scritto Perch sia letto da voi...

Gaby - (offesa) Oh, dico! Credo di non essere un'oca, io!

Mehu - Ho il rispetto delle opinioni altrui.

Levarroy - Ma allora, scusa, Perch scrivi delle riviste?

Mehu - (laconico) Quattrini.

Levarroy - Ne guadagneresti di pi se tu le scrivessi meglio.

Mehu - Errore! Nella rivista non ci vuole nesso, ma sesso: non spirito, ma corpi, non sintassi, ma nudit. La rivista l'ultima degradazione a cui possa arrivare una mente superiore...

Levarroy - Ma va all'inferno.

Mehu - S. Col denaro.

Levarroy - Un momento, noioso... Almeno potresti fingere di essere disinteressato.

Mehu - Il disinteresse un lusso. Non mi date abbastanza per pagarmi questo senti mento, mentre ne guadagnate troppi per sperare di avere intorno della gente disinteressata..

Levarroy - Beh! Se ci interessassimo intanto di quei giornali che stamane si sono interessati di noi. (a Buquin) Quanti sono?

Buquin - Quattro: Figaro, Mauri, Journal e Intransigent.

Gaby - Se davate ascolto alle mie parole, la rivista bisognava rappresentarla l'altro ieri sera: avremmo guadagnato il fouilleton del Temps .

Levarroy - E' un giornale serio, non lo legge nessuno.

Michodier - Mi fa male lo stomaco!

Tutti - (confusamente) Oh! che barba!

Levarroy - Zitti adesso (a Buquin) Dunque i giornali?

(Buquin legge. Tutti gli altri, meno Michodier, occupato a comprimersi lo stomaco, prendono delle pose compunte).

Buquin - Figaro : Ieri sera al Teatro delle Folies Boulevardires eh... eh... il solito pubblico delle generali... eh... eh... Che dire di questo spettacolo? Un'accozzaglia incoerente di balorde insulsaggini.

Mehu - (fiero) Parla di me.

Tutti - Sssss

Buquin - ... esposta in una gran serie di quadri nei quali se non si pu loro negare il lusso e lo sfarzo dei costumi, si cerca inutilmente quella finezza e quel buon gusto che dicono essere vanto e gloria dei parigini...

Gaby - Ah! Perdio!

Levarroy - Sta zitta: tu sei di Marsiglia, dunque non c'entri.

Buquin - ... insomma, per non dilungarci troppo non si trattato che della solita sconcia esibizione portata volontariamente al superlativo del titolo stesso della rivista: Cento donne nude. Non facciamo colpa al signor Levarroy di aver allestito questo spettacolo: egli non ha fatto che seguire un pubblico corrotto che ormai si appassiona e frequenta tal genere di coreografia pornografica. Ci chiediamo soltanto per quanto tempo ancora la bella terra di Francia sar infestata da queste; che non ci peritiamo definire, oscene barbarie!

Levarroy - (dopo una piccola pausa generale) Questo ci assicura almeno cento repliche.

Gaby - E poi?

Levarroy - Mi sembra che basti!

Gaby - Domando se non parlano di me?!

Buquin - (compitissimo) No, signora.

Gaby - Non facciamo commenti mutili.

(In questo momento Michodier, completamente assente alla lettura dei giornali, si mette improvvisamente a cantare:

Elle avait des tout petites ttons

Valentine! Valentine!

Tutti - Ssss... ma che fa? Zitto.

Michodier - (continua imperterrito: la sua intonazione tanto pi comica quanto pi dolorosa, Perch egli cerca cos di addormentare i suoi crampi allo stomaco).

Elle avait des tout petites ttons...

Que je ttais ttons

Levarroy - Ma che ti piglia?

Michodier - (si interrompe un istante per rispondere, ma poi riprende subito) Tento di addormentare il mio mal di stomaco. Elle avait des tout petites ttons

Levarroy - Canta piano, altrimenti gli impedirai di dormire.

Michodier - (riflette stupidamente, poi persuaso, continua sottovoce lo stesso refrain).

Buquin - (riprendendo la lettura, passa ad altro giornale) Journal ... poche parole basteranno per far capire... Cento donne nude non che la solita sconcia, banale rivista in cui si offre agli sguardi avidi e lussuriosi dei provinciali e dei pervertiti... la bellezza tradizionale della Ragazza Francese, che non dovrebbe essere esposta al basso confronto...

Levarroy - (contento) ecc., ecc., ecc. Duecento repliche.

Gaby - E di me non parla?

Buquin - (esitante) Uh... un accenno... poche parole...

Gaby - Dite, dite...

Buquin - Ma, sa...

Gaby - Vi prego di leggere. (Buquin interroga con gli occhi Levarroy, ma Levarroy se ne infischia).

Levarroy - Andiamo, Buquin, leggete e non perdiamo tempo.

Buquin - (seccato, legge tutto senza saltare nemmeno una parola, come gli sarebbe facile di fare) ... etoile di questa rivista e Gaby Gladys che si ostina a fare la vedette mentre sarebbe molto pi indicata a fare il cammello malinconico nel giardino d'acclimatazione... .

Gaby - (in ismanie, furibonda) Mascalzone! Pagliaccio! Cretino! Farabutto! Sar uno dei soliti giovincelli che non sono riusciti a varcare la soglia della mia camera da letto...

Mehu - (o se) Come se ce ne fossero ancora!

Buquin - Seguono venti righe di elogi per il signor Michodier: lo si chiama il Re della canzone.

Michodier - Me ne infischio: sono repubblicano! (improvvisamente ripreso dal dolori) Ahi! (canta la ce Marsigliese ).

Buquin - (seguitando la lettura dei giornali, allunga tutte le parole senza nemmeno pronunciarle: eh... eh... eh... scandendo soltanto qualche frase) Matin.... ce osceno spettacolo... sfacciate nudit... sconce esibizioni... avviano rammollimento precoce... .

Levarroy - (soddisfattissimo) La chiusa?

Buquin - Quando vorr intervenire il governo? .

Levarroy - Ha altro da fare. Trecento repliche : abbiamo avuto una magnifica stampa.

Mehu - (improvvisamente stendendo la mano) Quattrini!

Gaby - (a Levarroy) Quando si mette in testa una cosa quello l...

Mehu - Io me la vorrei mettere in tasca.

Levarroy - (guarda nel portafoglio, non li trova)

- Aspetta un momento (a Buquin) Seguitate Buquin...

Buquin - (ricomincia la lettura in fretta e ad alta voce) Intransigent Spettacolo delizioso .

Levarroy - (balzando dalla poltrona) Eh?!

Buquin - ... Pietro Levarroy veramente un mago della scena! .

Levarroy - Ah! Questa poi!

Buquin - ... che dire della grazia squisita con la quale Gaby Gladys cant i suoi - ahim - troppo pochi couplets?

Gaby - Ah! Per scritto bene.

Buquin - ... quei couplets che l'arguzia ormai nota di Gondrano Mehu rendeva spumeggianti come champagne....

Mehu - (indignato) Si pu essere pi vigliaccamente bugiardi?

Buquin - ... il nome di Michodier, ormai noto a tutti i pubblici, ci dispensa dal tesserne gli elogi...

Michodier - (cantando sull'aria di Valentine )

- Me ne infischio! Me ne infischio!

Gaby - Scemo! Ma perch fa l'artista quello l?

Levarroy - E Mehu perch compra i Santiagostini con i quattrini miei? Andiamo avanti! Non interrompere ogni cinque minuti!

Buquin - (esitante, seguita) ... insomma, ripetiamo, uno spettacolo delizioso in tutti i sensi, peccato soltanto...

Levarroy - (scattando) Ah! Ecco! Lo sapevo!(Buquin esita sempre pi) Proseguite, Buquin... (l'altro e. s. Allora colto da un sospetto Levarroy gli strappa il foglio di mano e legge) ... Peccato soltanto che quelle cento donne nude che dovevano formare il clou della rivista, che le davano il titolo, ed hanno ossessionato Parigi per tre mesi con una pubblicit impudente, non fossero in realt che novantanove! (interrompendosi di botto). Che cosa dice?... (e seguita nervosissimo) offriamo al pubblico questa piccola indiscrezione che abbiamo ottenuto in grazia della nostra informatrice mondana, abilleuse appunto alle Folies-Boulevardires . Il pubblico avvisato: una volta di pi diffidare dell'eccessiva reclame . (arrabbiatissimo, prende per il bavero Buquin) Guardatemi in faccia: vero ci che ha scritto quell'uomo?

Buquin - (tragico, sullo stesso tono) Ebbene, s!

Levarroy - Miserabile! Sono rovinato!

Mehu - Bella scena per un dramma popolare.

Levarroy - Questo ci riporta indietro di almeno centocinquanta repliche: bisognava avvertirmi, disgraziato!

Buquin - Era la generale , signor Levarroy. Lei era gi abbastanza nervoso. Non avrei mai supposto che un critico si servisse di una indiscrezione per...

Levarroy - I critici sono capaci di tutto! Bisognava sostituirla, subito, al momento!

Buquin - Lei ricorder quanto abbiamo penato a trovare cento donne possibili disposte a spogliarsi; come fare a trovare la centesima su due piedi?

Levarroy - Dovevate far spogliare una ouvreuse e mandarla in iscena...

Buquin - L'ho pensato: non hanno voluto. Una sola ha accettato... (gesto interrogativo di Levarroy)... era gobba.

Levarroy - Dovevate far spogliare un pompiere.

Buquin - Hanno rifiutato col pretesto che in servizio proibito.

Levarroy - (urlando) Dovevate spogliarvi voi, ma la centesima nudit era necessaria.

Gaby - (calmandolo) Scusa, caro: non che si siano accorti che mancava una donna nuda, lo hanno saputo.

Levarroy - Avrei dovuto saperlo io per il primo.

Gaby - (persuasiva) Forse, caro, ma non avrebbe giovato a niente.

Levarroy - (dopo un istante di riflessione, come per dire: vero) Ma Perch ne mancata una?

Buquin - Non lo so, signor Levarroy: Quando hanno chiamato in iscena le donne nude ne mancata una!

Levarroy - Bella scoperta! Sapete almeno chi ? Come si chiama. Ha un contratto?

Buquin - Si chiama Maria Dubosc, ma non sappiamo chi ; ha un contratto, ma andata via lo stesso.

Levarroy - Bisogna cercarla, voglio vederla, voglio sapere. Come questa ragazza?

Buquin - (che non se la ricorda) E' una donna...

Levarroy - Me lo immaginavo. Alta?

Buquin - (evasivo) Uh!

Levarroy - Bassa?

Buquin - Uh!

Levarroy - (inquisitore) Scommetto che era quella che uscita adesso!

Buquin - No. Quella una certa Mercedes, venuta qui con un biglietto di Charles Mre, per farsi scritturare.

Levarroy - Il critico dell' Excelsior . L'avete presa?

Buquin - Non sapeva far niente...

Levarroy - Non l'avete presa? Ecco un giornale che ci sar nemico almeno per dieci anni.

Mehu - Se Charles Mere ha buon carattere.

Mchodier - (preso da improvvisi crampi allo stomaco canta terribilmente forte) Valentine!... Valentine!... .

Levarroy - (esasperato) Basta! (a Mehu) Portalo via!

Mehu - Dove?

Levarroy - A casa, all'ospedale, al cimitero, dove vuoi; purch alle nove meno un quarto stasera sia qui.

Mehu - (afferra per un braccio Michodier che seguita a cantare pi forte che mai e lo trascina via).

Levarroy - (si precipita alla scrivania, schiaccia tutti i campanelli fra lo stupore di Gaby e Buquin. Dopo una pausa intramezzata di grugniti, dalle tre porte entrano: Bertal un Groom - Portiere, Custode Dei Camerini - una ouvreuse - inserviente).

SCENA QUINTA

Levarroy - (a tutti) Voi! (a Buquin) e voi: montate su un taxi .

Bertal - Tutti insieme?

Levarroy - (feroce) Uno per uno, imbecille! Girate tutta Parigi, fino alle otto di stasera, se occorre, ma portatemi qui Maria Dubosc viva o morta. Via! (tutti si precipitano). (facendoli rivoltare) Alt! Viva! Via! (a se) Morta non mi servirebbe.

Buquin - (rientrando precipitosamente) Dimenticavo, signor Levarroy: ha telefonato la signorina Jeannette, dice di aver ricevuto la sua lettera e che lei un vigliacco, un farabutto, un porco, e che lo ringrazia dello chque.

Levarroy - (fuori di se) Me ne infischio!

Buquin - Glie l'ho detto. Mi ha risposto: anch'io . (via di corsa).

SCENA SESTA

Levarroy - Gaby

Levarroy - (esasperato) Ma guarda che razza di animale!

Gaby - (pronta al litigio) Pietro, quella Jeannette la tua amante!

Levarroy - Calunnie!

Gaby - Come calunnie? Che vuol dire allora quella telefonata?

Levarroy - Vuol dire che era la mia amante.

Gaby - Ah! Dunque...

Levarroy - Ma che ora non lo pi. Non hai sentito? Sono un vigliacco, un farabutto, un porco, Perch le ho mandato uno chque: una donna non dice delle insolenze a chi le! manda dei quattrini, se non in caso di rottura...

Gaby - Ma era la tua amante. Dunque mi tradisci...

Levarroy - Non diciamo parole grosse: ho delle amanti oltre te; ecco tutto.

Gaby - E me lo dici in faccia?

Levarroy - (candido) Perch non lo sapevi?

Gaby - Me lo immaginavo. Ma che tu me lo dica, poi...

Levarroy - Sono leale; dovresti ammirarmi.

Gaby - Un corno.

Levarroy - (spogliando la corrispondenza, serenamente) Brava: hai detto la parola esatta.

Gaby - Mi tradisci, mentre io...

Levarroy - (c. s. olimpico) Mentre tu fai altrettanto.

Gaby - (sorpresa) Credi che io ti inganni?

Levarroy - Se non fosse una vecchia frase, ti direi: non lo credo, ne sono certo... .

Gaby - E seguiti a tenermi?

Levarroy - Ma gi. Vedi, cara, se tu avessi sentito parlare qualche volta di fisica, sapresti che c' una forza che suol dirsi d'inerzia : io ti tengo per forza d'inerzia.

Gaby - Sarebbe a dire?

Levarroy - Sarebbe a dire che siccome per rompere la nostra relazione occorrerebbe uno sforzo di volont che le mie occupazioni ed i miei nervi non mi consentono, cos ritengo...

Gaby - (fra ammirata ed indignata) Oh!

Levarroy - Hai altro da dirmi? Ma d'importante?

Gaby - (lasciva) Mi piaci

Levarroy - (seccato) Ho detto d'importante! H

Gaby - (offesa) Sei un bel villano, per...

Levarroy - Ecco come sei tu: ti arrabbi subito. Ma rifletti, cara. Siamo amanti da cinque anni; io ti sento dunque ripetere le stesse cose da 1825 giorni... anzi 1826 Perch uno di questi cinque anni deve essere stato per forza bisestile... Che ti piaccio? Lo so. E se non ti piacessi rimarresti la mia amante ugualmente. Che sono un bel villano? Me lo dici tre volte al giorno; fa tu il conto...

Gaby - (tragica) Pietro, tu non mi ami pi.

Levarroy - (canticchia) Trallarallera-tralla-rall.

Gaby - (ancora pi tragica) Pietro, tu non mi ami pi!

Levarroy - Perch non aggiungi anche: Pietro, tu non mi hai mai amato?! Cos saremo in pieno Dumas figlio, (arrabbiandosi) Ma quisi fa della rivista, santo cielo! Non volete proprio convincervene nessuno? Menu, vuol fare il teologo, Michodier lugubre come un tzigano ubriaco, tu ti metti a fare la prima attrice passionale... E prendete la vita come si conviene al vostro genere) di teatro: fra uno sgambetto e un doppio senso!

Gaby - Ma Perch t'arrabbi, scusa?

Levarroy - Ma Perch s. Sono qui, furibondo per un'attrice che manca al suo contratto, alle prese con un giornale pettegolo, e tu mi vieni a far perdere il tempo con una scenata di gelosia, (severo) Non si fa una scena di gelosia all'indomani di una generale . Si aspetta almeno la centesima replica. Capito?

Gaby - (divertita) Sta a vedere che adesso mi metti una multa.

Levarroy - Non te la metto Perch tanto dovrei poi pagarla io; ma te la meriteresti...

Gaby - A proposito di pagare: ho qui il conto della sarta.

Levarroy - Oh! meno male: questo s, si chiama parlare di cose importanti. Quant'.

Gaby - Ventiduemila cinquecento; sono i costumi della rivista.

Levarroy - (esaminando il conto) Costume di Cleopatra 3690... Ma non sei nuda in Cleopatra?...

Gaby - No. Ho tre diademi: uno qui, uno qui, e uno... (indica la fronte, il seno e...)

Levarroy - (interrompendo) Capisco... tre diademi... 3960... 1230 l'uno... Va bene. Pagher, (intasca il conto) Per pagare 22500 franchi dei costumi che ti lasciano nuda... mi pare piuttosto idiota...

Gaby - (sorridendo) Non vuoi? Sei geloso?

Levarroy - Figurati!... (bussano alla porta) Avanti. Che c'?

SCENA SETTIMA

Detti - Dattilografa

Dattilografa - C' la signorina Maria Dunose!

Levarroy - (picchiando un pugno sulla tavola) Ah!

Dattilografa - (spaventata) Le ho detto che non c'era, ma...

Levarroy - No. Oca! Ci sono! Sentir come ci sono! (Dattilografa via).

SCENA OTTAVA

Levarroy - Gaby - indi Maria Dubosc

Levarroy - (a Gaby) Adesso, cara, vattene. Mi hai fatta una scenata, mi hai dato un conto da pagare: il tuo programma quotidiano esplicato. Ora, vattene, (la sospinge verso l'uscio).

Gaby - (protestando) Ma...

Levarroy - Niente ma. Vattene. Ho da dirne quattro a questa ragazza e non devi essere presente. Lo sai che non ho mai voluto che ti immischiassi negli affari della direzione. Vai, vai cara, a stasera.

Gaby - Neanche un bacio?

Levarroy - Ecco, (la bacia distratto, sul cappello).

SCENA NONA

Levarroy - Maria Dubosc

Maria - (si presenta umile, ma non impacciata. Rimane sulla porta, ma poi non invitata ad entrare avanza ugualmente).

Levarroy - Ah! Vi hanno trovata?

Maria - (cortese) Buon giorno, signore.

Levarroy - Dove vi eravate cacciata?

Maria - (con intenzione) Buon giorno, signore.

Levarroy - E' tutta la mattina che vi si cerca.

Maria - (spavalda) Buon giorno, signore.

Levarroy - S, buongiorno. Se credete di cavarvela cos!

Maria - Ho salutato per correttezza...

Levarroy - Eh?

Maria - ... ma lei non rispondeva.

Levarroy - Ecco: proprio correttezza. Voi che parlate di correttezza Perch non vi si risponde; buon giorno. Evidentemente vi hanno insegnato soltanto la correttezza della formalit.

Maria - E' il primo gradino; senza di quello difficilmente si arriva agli altri.

Levarroy - (sventato) Eh? (dopo un istante d riflessione) Ma che cosa c'entra? (arrabbiandosi e freddo) Sta a vedere che sarete voi ) adesso a farmi delle rimostranze...

Maria - (gentilmente) No, signore, sarebbe dare troppo importanza al suo saluto.

Levarroy - (esasperato) Ah, ma! (si padroneggia, poi si alza e con un inchino esagerato) Buongiorno!

Maria - (sorridente e soddisfatta) Buongiorno.

Levarroy - Contenta? Adesso potr parlare?

Maria - Sono venuta per questo.

Levarroy - (ironico) Sono venuta! (furibondo) Sette persone girano Parigi in cerca di voi. Credete che non lo sappia?

Maria - Lo sapr forse lei; ma io non lo so.

Levarroy - Non lo sapete? Non avete incontrato nessuno venendo qui?

Maria - S. Un vecchio signore che mi ha fatto delle proposte indecenti; ma non sapevo che lo avesse mandato lei!

Levarroy - Ah! Beh! Piccina mia, vi prego di non fare dello spirito. Se credete di prendermi in giro, non sapete come mi chiamo io!

Maria - (candida) Pietro Levarroy.

Levarroy - Ah!

Maria - E lei che non sa come mi chiamo io!

Levarroy - Come non io so? Sette persone girano Parigi in cerca di voi!

Maria - E' per questo che non mi troveranno mai!

Levarroy - Come non vi troveranno? Vi hanno gi trovata! Non siete Maria Dubosc, voi?

Maria - No;, signore.

Levarroy - E che cosa mi ha detto allora quell'oca?

Maria - Sono Maria Dubosc per lei e per lei (indica lui e la dattilografa) ma non per me.

Levarroy - Cosa dite? Ecco un'altra alla quale il teatro di pensiero ha dato alla testa! Ma qui, ragazza mia, siamo in un teatro di riviste: si balla, non si parla; ci si spoglia, non si pensa; si dicono dei couplets e non sciarade. Avete capito?

Maria - (amara) L'ho capito anche troppo.

Levarroy - E allora state zitta e rispondetemi.

Maria - (con un piccolo sorriso) Signor Pietro Levarroy, sono veramente desolata di vedere come la mia presenza la esasperi fino a farle dire delle frasi senza senso.

Levarroy - Io dico delle frasi senza senso?

Maria - Lei mi ha ordinato: state zitta e rispondetemi .

Levarroy - (lunga pausa. Si smonta. Tamburella col dito sul tavolo e per rimontarsi incomincia) Sette persone...

Maria - ... girano Parigi in cerca di me; me lo ha gi detto.

Levarroy - E non vi pare sufficiente?

Maria - Sar forse sufficiente, ma certo inutile, dal momento che sono qui e che ci sono venuta di mia volont.

Levarroy - Come sarebbe a dire?

Maria - Sarebbe a dire che quelle sette persone se sono veramente decise a cercarmi fuori di qui, corrono il serio rischio di non rivedere pi le loro famiglie! S, signor Levarroy, sono proprio venuta spontaneamente, mi creda.

Levarroy - Trascinata dal rimorso?

Maria - (modestamente) Un rimorso sotto forma di tranwai.

Levarroy - E' poco. A voler dar forma al rimorso che dovreste provare, ci sarebbe da vedersi di fronte un... treno.., un treno... col... con... la locomotiva...

Maria - Come tutti i treni... In ogni modo sempre un grande rimorso, mi scusi.

Levarroy - E voi credete di cavarvela con delle osservazioni, un po' di spirito e delle scusine piccole cos? Ma non sapete che se vi avessero riportata qui, morta, avrei detto: bene!

Maria - E' un'opinione...

Levarroy - (tragico) E' una condanna!

Maria - Cosa vuole, che mi ammazzi?

Levarroy - Avreste dovuto farlo! Era l'unica 6cusa ammissibile per la vostra condotta di ieri sera.

Maria - (improvvisamente, cambiando tono, sincera) Pensare che ne sono stata tentata!

Levarroy - (sconcertato e smontato) Cosa dite adesso?! Non esageriamo! Avreste dovuto soltanto fare il vostro dovere; visto che avevate firmato un contratto! (lo mostra).

Maria - E lei crede che sia facile? Non di firmare un contratto come questo, ma di adempirlo una volta firmato? Ma gi, lei non pu capire. Mi scusi; e se non basta, mi dica che cosa dovr fare: pagare una penale, non so...

Levarroy - Cosa volete pagare?! Non avrete che da riprendere il vostro posto questa sera. Vuol dire che vi metter una piccola multa.

Maria - (serenamente) No.

Levarroy - (arrabbiandosi) Come no? Neanche una multa?

Maria - Non si arrabbi. Voglio dire che non riprender il mio posto questa sera.

Levarroy - E allora?

Maria - Allora non sono nata per questa vita.

Levarroy - La solita storia...

Maria - (chiudendosi subito) Forse la solita storia. Mi lasci andare (fa per inchinarsi leggermente).

Levarroy - Dite piuttosto che vi hanno offerto un altro posto!

Maria - Nessuno. Nessun impiego, nessun ufficio, nessuna offerta... all'infuori di quella che, forse, mi potr fare qualche altro vecchio signore come quello di poco fa.

Levarroy - E allora? Ma fra spogliarsi per uno e spogliarsi per mille non c' da esitare: quanto pi sono gli occhi che vi guardano tanto meno il loro sguardo offensivo.

Maria - E' ci che credevo anch'io; ma non il loro sguardo che mi ha offesa; il mio.

Levarroy - (seccato) Non ricominciamo col teatro di pensiero, per carit.

Maria - Ha ragione. Non pu capire; la prego; mi lasci andare.

Levarroy - Ah! sentite: la penale, no; la multa,. no; almeno mi concederete la grazia di spiegarmi il Perch di questo vostro assurdo, ostinato, rifiuto. Perch dopo sessanta prove, con un contratto regolarmente firmato, confessando di non avere un soldo in tasca, non siete rimasta ieri sera al vostro posto?

Maria - (quasi gridando, con le lacrime nella voce) Non ho potuto!

Levarroi - Cosa?

Maria - Non potevo! Non potevo! Non potevo presentarmi in iscena cos nuda!

Levarroy - Ah! Capisco! (riflettendo) avevate qualcuno in platea che...

Maria - No, signor Levarroy, non c'era nessuno, (quasi altera) non ho mai avuto nessuno che potesse assere in platea come intende lei.

Levarroy - (stupito la guarda, riflette, capisce. Con gesto vago ma significativo mormora a fior di labbra) Come voi non...

Maria - (con la stessa mimica e uguale mormorio) Io non...

Levarroy - (sbalordito, scoraggiato, turbato)

- Eh?!

Maria - (allargando le braccia, umile) Eh! (lunga pausa).

Levarroy - (turbato, cerca di darsi un contegno. Riordina qualche cosa sulla tavola, distrattamente, mettendo fuori posto ci che invece era in ordine. Riprende il contratto di Maria, lo passa da una mano all'altra, lo fissa come se volesse rileggerlo, da un'occhiata alla fanciulla, alza le spalle. Improvvisamente risoluto, straccia il contratto e dice premuroso)

- Prego, signorina, s'accomodi.

Maria - (siede automaticamente) Grazie, signore.

Levarroy - (dopo una pausa, ricordando e ripetendo le parole di lei) Non ha potuto presentarsi in iscena nuda, cos?

Maria - E' cos!

Levarroy - (non trovando una spiegazione a se stesso) Ma chi l'ha mandata, qui, la prima volta?

Maria - Sono venuta sola.

Levarroy - Ma se poi non aveva l'intenzione di spogliarsi?!... Come le venuto in mente?

Maria - Ha ragione. Questo sarebbe stato normale; ma non ho potuto. (Levarroy la guarda con un punto interrogativo in un occhio ed uno esclamativo nell'altro. Allora, ella comincia a chiarire) Ella vorrebbe capire (gesto evasivo di Levarroy) Le ho detto poc'anzi che io posso essere Maria Dubosc per lei, ma non lo sono per me, giacche questo nome non mi appartiene. Non sono mai stata donna nuda e mi ero illusa che un nome falso valesse a coprire in un certo qual modo la mia futura nudit...

Levarroy - Ecco. Allora...

Maria - (lo interrompe con un gesto e prosegue) Non sono nata ricca, signor

Levarroy - (si accorge che Levarroy fa una smorfia ironica) Che cosa vuole?! Mi piacerebbe molto poter raccontare in questo momento che mio padre possiede quattordici miniere di rame nell'Afganistan, che sono nata a Kobul, che il Re Bondondulo, sovrano dell'Africa occidentale Britannica, mi ha chiesta in isposa; invece per dirle che ho un padre, devo aggiungere che sottocapo ufficio alla Societ del gas. E' un brav'uomo, al quale ha sempre creduto mancassero due cose; uni posizione e dell'autorit. Lo avevo ere Perch nata, cresciuta e sbocciata a Parigi ho intonato la mia vita al ritmo del jazz band , senza che i miei genitori, brava - poverina - mi avessero domandato, l'indomani, in quale teatro o in quale sala da ballo avessi passata la serata. Mi sono creati cos una vita fittizia di piaceri mondani, sfiorando il male senza cadervi...

Levarroy - (cattedratico) Bisognava sposarsi!

Maria - E', infatti, una soluzione; ma non ho nessun cugino in provincia al quale mia madre avesse potuto fare questo bel regalo di nozze. E gli uomini coi quali mi sono accompagnata, anche se riescono a rispettare una! ragazza, non arrivano per a tali eroismi...! Avrei dovuto avere la franchezza di imitare qualche mia amica pi pratica e meno prudente...

Levarroy - (senza volerlo) Stava per incominciare...

Maria - Costretta dalle circostanze: una sera, o meglio un brutto mattino sono ritornata a casa da un ballo ad un'ora non del tutto conveniente per una ragazza di famiglia: le cinque.

Levarroy - Un po' tardi, infatti...

Maria - Lo ha trovato anche mio padre che quella sera era rimasto in piedi ad aspettarmi. L'attesa, evidentemente, lo aveva prima irritato, poi reso furibondo. Appena mi vide url, imprec, poco manc mi picchiasse; in quel momento sebbene stordita mi accorsi che gli mancava soltanto una posizione, poich la autorit dimostrava di averla. A renderlo! cos furioso aveva contribuito una lettera, indirizzata a me, e trovata durante l'attesa, che mio padre continuava a sventolarmi sul viso: ce chi ti scrive in questi termini non pu essere che il tuo amante gridava - non era vero, glielo giurai, e siccome io, naturalmente, me ne offesi, gli uscirono di bocca parole cos roventi che mio padre, anche adirato non avrebbe mai dovuto pronunciare. La scenata fin come in un vecchio melodramma, fra le lacrime di mia madre, rincantucciata in un angolo, e mio padre che mi indicava la porta con gesto solenne. Per essere un'eroina completa me ne andai.

Levarroy - Ma come sono energici gli impiegati del gas! E, scusi, dove and?

Maria - Cos... senza sapere... come quando si volta l'angolo di una casa che si sa non ci appartiene pi. Avevo qualche risparmio non so come - me ne servii per vivere, male, un po' di giorni. Conobbi i piccoli alberghi dove le coppie segnano un nome falso ognuno per proprio conto, i restaurants dove si fermano a mangiare per quattro franchi gli chauffeurs di taxi , i giornalai, le donne che camminando sulla mia stessa strada non hanno potuto pi fermarsi, ed hanno continuato fino in fondo... Mi ero prefissa la pi assurda delle intenzioni: lavorare. Ma a ricordarmi che non so far nulla e che di istruzione ho quel tanto che basta per non far ridere coloro che mi ascoltano, ci pensavano tutti quelli dai quali mi recavo a cercare lavoro. Per una settimana avrei dato dieci anni di vita per essere dattilografa, stenografa, qualche cosa insomma che valesse a farmi fermare dai mio inutile pellegrinaggio.

Levarroy - Ma per rimanere nel vecchio melodramma, come dice lei, non poteva ritornare a bussare alla casa paterna?

Maria - Ho tentato: non mi hanno ricevuta. I parenti, quando ci si mettono...

Levarroy - E con quel visino, con quel suo modo di dire semplicemente le cose grandi, nessuno le ha detto: si fermi?!

Maria - S. Il proprietario di una pensione: avrei dovuto fare la cameriera per quindici franchi al giorno, alloggio escluso e ringraziare quel signore di accettarmi senza documenti, Perch - mi disse - me li avrebbe fatti lui, caso mai la polizia me li avesse domandati...

Levarroy - Pulito!

Maria - Pratico. Accettai ugualmente.

Levarroy - (con molta sorpresa) Ci siete andata?

Maria - Mi aspetta ancora...

Levarroy - (contento) Ah!

Maria - Nel pomeriggio passando innanzi al suo teatro lessi l'annuncio di una prossima rivista: Cento donne nude ; ma mi accorsi anche di un altro piccolo cartello, pi timido, quasi vergognoso: si cercavano donnine nude a cinquanta franchi al giorno. Non esitai. Fra una pensione equivoca ed il teatro, tra i due qualificativi: cameriera e attrice, preferii il secondo: suonava meglio, rendeva di pi e non occorrevano certificati falsi. E poi mi era balenata improvvisamente l'assurda, ma non illogica idea che per una ragazza pi facile rimanere tale fra cento donne nude che non fra tre uomini vestiti.

Levarroy - E l'indomani vi siete presentata qui?

Maria - Sono entrata subito: lei era al suo posto, come adesso, fra la signorina Gaby Gladys ed il suo segretario. L'interrogatorio non stato lungo: vi siete scambiati uno sguardo da conoscitori; poi, un vostro ordine: fate vedere le gambe ! Mi sono sentita arrossare il viso.

Levarroy - Doveva aspettarselo.

Maria - Non lo sapevo, in ogni modo non avrei mai potuto immaginare di ricevere nella mia vita un tale ordine, ed in presenza di un'altra donna! Fremevo di rabbia. Ma seppi dominarmi: Ero venuta qui spontaneamente, dovevo lavorare; ribellarsi sarebbe stato sciocco e dannoso. Feci vedere le gambe. Uscendo udii la signorina Gaby Gladys dire qualcosa di sprezzante ad alta voce: Quella signora mi considerava gi un numero fra le tante comparse, marcheuse , ballerine, e si credeva gi in diritto di offendermi. Ma avevo capito di essere stata accettata e non mi voltai.

Levarroy - Quando siete ritornata?

Maria - Il primo giorno di prova: ho firmato il contratto su quel tavolo, poi subito mi hanno condotta in palcoscenico: per conoscere l'ambiente un giorno stato pi che sufficiente. Ho incominciato a vedere da vicino quell'enorme puzzle, quell'opera graziosa e mostruosa, che la rivista. A poco a poco mi ci sono abituata, e pur senza scrivere sulla mia carta da visita il qualificativo immenso di artista, ho creduto di essere un poco anch'io la pietra angolare del fantastico edificio.

Levarroy - E dopo tutto ci, abbandonare il teatro, scappare senza una parola di giustificazione?!...

Maria - Avrei dovuto cominciare col giustificarmi di fronte a me stessa: ieri sera, in preda ad una agitazione mal dissimulata, dopo aver visto entrare in iscena le ballerine, udendo chiamare le ce donne nude mi sono slacciato l'abito, (si copre il viso con le mani) Non sapr mai ridire ci che ho provato in quell'istante: mi sembrato di vedermi cos per la prima volta: il mio corpo si rifletteva sfacciatamente nello specchio del camerino, provocante, impudico, lussurioso; per la prima volta mi sono sentita soltanto e veramente femmina. Mi sembrato ad un tratto che l'arco scenico fosse una mostruosa bocca pronta ad azzannare, coi suoi denti ferocemente luminosi, la mia nuda femminilit. Ho avuto nausea, sgomento... Non so... Tutti gli sforzi di volont accumulati giorno per giorno, prova per prova, tutte le piccole illusioni incoscienti create per nascondermi la realt, si riunirono improvvisamente nel mio cervello per formare un solo desiderio: fuggire. Fuggire via... conservare quelle mie povere belle carni con me e per me, e non gettarle agli uomini Perch le violassero con i loro sguardi bestialmente curiosi. Fuggire via... (pausa breve: sommessa, dolce, quasi vergognosa, conclude) Ho avuto paura. Sono fuggita. (Lunga pausa).

Levarroy - (non sa che dire: commosso, ma anche seccato di esserlo. Allunga attraverso lo scrittoio una mano timidamente affettuosa e fa un cenno di carezza alla mano di lei, tra fraterna, protettrice, ammirata. Maria lo ringrazia con un sorriso; ma egli quasi non se ne accorge: stupito della novit inattesa, si mordicchia le labbra, tamburella sulle carte. Finalmente si alza e piantandosi di fronte alla ragazza cerca di assumere il suo tono ironico ed autoritario) E va bene. Ma intanto non so ancora come si chiama, lei!

Maria - (sorride) Ha ragione (si alza e mettendosi molto graziosamente sull'attenti, si presenta) Valentina Cernier.

Levarrot - (stringendole la mano con energia) Felicissimo di fare la sua conoscenza! (si guardano bene in faccia. Improvvisamente Levarroy si precipita al telefono e stacca il ricevitore) Pronto... pronto... botteghino del teatro... io, Levarroy. S, buongiorno... Ci sono poltrone libere per questa sera?... Come? Soltanto due? in orchestra... sono dei giornali... me ne infischio... staccatele e mandatele su... eh? come?: se vengono?... chi?... i giornalisti?... andranno in palcoscenico... preferiranno... (attacca il ricevitore, lascia la mano di Valentina, si pianta sull'attenti con buffonesca gravit e scandisce) Signorina Valentina Cernier, il signor Pietro Levarroy domanda l'onore di accompagnarla questa sera a sentire la rivista che egli stesso ha allestito, (con altro tono) E' la prima volta ch'io vado a vedere dalla platea, una spettacolo al mio teatro: vi offro la mia unica verginit!

SCENA ULTIMA

Detti, groom, portiere, custode dei camerini, ouvreuse, inserviente, usciere.

(capitanati dal segretario Buquin si precipitano affannati nello studio).

Levarrot - Che cosa volete? Chi vi ha chiamato?

Buquin - (trafelato, esausto) Signor Levarroy, tutte le ricerche sono 6tate vane: non siamo riusciti a trovare Maria Dubosc. (tutti gli altri costernati, allargano le braccia, assentendo).

Levarrot - (fa per scattare come al solito, ma Valentina gli pone leggiadramente una mano sul braccio e gli sorride pi leggiadramente ancora. Levarroy si arresta, anche lui sorride e pi a lei che agli altri, dice con molta grazia) Non era possibile trovarla: Maria Dubosc, non esiste pi!

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

LA SCENA:

Un angolo di parco in un albergo di primissimo ordine in Svizzera. Non si scorge nulla del casamento, ma si capisce che fa parte di propriet privata, dalle piante ben curate, dalle sedie di legno laccato in bianco, dalle panchette uguali e da qualche ombrellone, tanto per il colore locale. Se non se ne potr fare a meno, il solito fondale di montagne come si usa in tutte le oleografie svizzere.

Fra gli alberi, larici, ginepri, ma nessuna di quelle palme cos care al trovarobe e agli scenografi, perch in Svizzera, anche d'estate, il clima non ne permette la vegetazione.

SCENA PRIMA

Il Pap, La Mamm, La Signorinetta, Valentina e Deuteropulo

(quest'ultimo sprofondato in una poltrona ed invisibile al pubblico).

Mamm - (che sta leggendo il giornale) Che tempi! Che tempi!

Pap - (che sta fumando) Che cosa c'?

Mamm - (con gli occhi al cielo) C' che non si pu pi stare tranquilli neppure in Isviz-zera...

Pap - Perch?

Signorina - (che chiacchiera con Valentina, ricamando) Mamm, le foglie come le faccio? Verdi o viola?

Pap - Verdi, naturalmente. Si son mai viste delle foglie viola?

Mamm - (riferendosi al giornale) Se ne vedono di tutti i colori...

Pap - (un po' intontito dal suo chilo pomeridiano) S, ma viola, no.

Mamm - (riferendosi al giornale) Dico nella vita, (alla signorina) Falle verdi, Maria. Falle verdi... saranno pi naturali...

Signorina - Gi... Ma ho paura di non aver abbastanza lana verde...

Mamm - Allora falle viola. Saranno pi chic.

Signorina - S, mamm...

Mamm - (riprendendo a commentare il giornale) Ma che tempi, Giuseppe mio! Che tempi! Leggi un po' qui... (porge il giornale al marito).

Pap - (leggendo al alta voce) Vecchio signore aggredito da una ninfomane a Lugano...

Mamm - (subito, accennando la figlia) Parla piano, santo Dio...

Pap - Perch? (comprendendo) Ah! Ma non avr sentito, (alla figlia) Marta hai sentito?

Signorina - No, pap.

Pap - (convinto, alla moglie) Non ha sentito, (ripiglia a leggere pi adagio)... da una ninfomane a Lugano. La donna ancora latitante... la polizia indaga...

Mamm - Del resto smetti di leggere perch sono le quattro e un quarto, ora della nostra passeggiata (alla figlia) Marta, smetti il tuo lavoro: si va a passeggiare....

Signorina - (arrossendo fino alle ginocchia) Oh, mamm... oh, pap... lasciatemi qui...

Mamm - (severa) Marta... che cosa sono questi capricci?

Signorina - Oh, mamm; oh, pap... non sono capricci... ho... ho una forte emicrania...

Pap - (prende un orario e lo sfoglia).

Mamm - E resteresti qui sola?

Signorina - Lavorer, mamm. E far compagnia, qui, alla signorina (accenna Valentina) Se la signorina lo permette...

Mamm - (salutando con un lieve cenno del capo Valentina) Ah! (al marito) Che te ne pare? (il marito non risponde occupato a guardare l'orario) Che cosa fai?

Pap - (rinchiudendo l'orario) Nulla, Carolina... Dicevi?

Mamm - (diffidente, indicando Valentina) Che ti pare di quella donna?

Pap - Non so, cara... siamo arrivati da due giorni qui in albergo...

Mamm - (seccata) Non sai mai niente! (chiamando) Marta! Vieni un momento qui (la signorina si avvicina) Chi quella signorina?

Signorina - Non lo so, mamm. Abbiamo attaccato discorso poco fa, mentre voi leggevate il giornale...

Mamm - (aria di grande inquisitore) Che ti ha detto?

Signorina - Mi ha detto: oggi fa fresco . Io le ho risposto di s. Poi ancora lei: ieri invece faceva caldo . Io le ho risposto di s. E lei ha soggiunto: speriamo che faccia fresco anche domani . E io le ho risposto di s.

Mamm - E tutto? (la signorina assentisce) Beh; mi pare che sia una persona a modo. Come sai che signorina?

Signorina - Lo immagino: sempre sola. E poi non porta l'anello matrimoniale.

Mamm - Questo non vuol dire... non si usa pi...

Signorina - In ogni modo ha l'aspetto per bene.

Mamm - (dopo un'occhiata a Valentina) Speriamo, (al marito che ancora sfoglia l'orario e che rinchiude frettolosamente) Andiamo, Giuseppe...

Pap - Vengo, Carolina... (fra s, andandosene) Non sono riuscito a trovare la linea di Lugano, (esce con la moglie).

SCENA SECONDA

Detti, meno il Pap e la Mamm

(Piccola pausa).

Signorina - Lei abita qui?

Valentina - (con un sorriso) Pare, signorina.

Signorina - (arrossendo) Volevo dire se era forestiera.

Valentina - Parigina.

Signorina - (ammirata) Parigina. Oh! Io sono di Tolosa!

Valentina - (cortese) Oh! guarda!

Signorina - Anche mamm di Tolosa. E anche pap, (con un sorriso un po' idiota) Siamo tutti di Tolosa. Per pap ha studiato a Digione.

Valentina - (indifferente) Ecco, ecco... (tanto per dire qualche cosa) Lei ha l'emicrania, signorina?

Signorina - (arrossendo. Evidentemente non ha molta immaginativa per la sua mimica) No... sono rimasta per... (pudica) Mi vergogno...

Valentina - (sorridendo) Per vedere qualcuno?

Signorina - (stupita) Oh?! Come lo sa?

Valentina - (c. s.) Me l'immaginavo. L'emicrania una scusa classica.

Signorina - (delusa) Credevo di essere stata originale.

Valentina - (interessandosi) E passer di qui il suo qualcuno?...

Signorina - (arrossendo tanto per cambiare) S, credo.

Valentina - Allora la vedr... E' qui all'albergo?... lo conosco?...

Signorina - Oh! forse... S... certo, anzi... di vista almeno... (molto fiera) E' il signor Pietro Levarroy.

Valentina - (senza scomporsi) Ah!... Le ha gi parlato?

Signorina - No, mi ha sorriso...

Valentina - (incredula) Soltanto?...

Signorina - (color cardinale)... Ieri sera mi ha anche detto: Buona notte, carina.... Non molto, lo so. Ma era il primo giorno che mi vedeva.

Valentina - Si ferma molto, lei qui?

Signorina - Un mesetto... poco, vero?

Valentina - Oh... sufficiente...

Signorina - (interessata) Lo conosce, lei, Levarroy?

Valentina - (vaga) S...

Signorina - E... che tipo ?

Valentina - (semplice) E' mio marito!

Signorina - (spalancando gli occhi e la bocca pi che il suo fisico glie lo permetta) Oh... (pausa. Umiliatissima, alzandosi) Oh, signora... mi scusi... non sapevo... Non supponevo.., non li ho mai visti insieme. Lei era sempre sola... E lui invece... credevo che... Vado a raggiungere pap e mamm... (e andandosene, desolata) E' ammogliato! Oh! gli uomini, che canaglie...

(via)

SCENA TERZA

Valentina - Direttore - Deuteropulo

(La poltrona nella quale adagiato Deuteropulo non lascia scorgere che un giornale spiegato. Durante questa scena il giornale si abbassato. Quando la signorina sparita, il giornale si rialza tranquillamente. Valentina se ne accorta, s, se ne accorta, no; ora si immersa nella contemplazione di una rivista. Piccola pausa).

(Il Direttore dell'albergo passa in fondo alla scena, con aria affannata e importante. A vederlo, ci sarebbe da prenderlo per un uomo serio).

Valentina - (chiamando) Direttore, scusate... abbiate la cortesia di venir qui un minuto...

Direttore - Eccomi, signora. In che cosa... posso?

Valentina - (perentorio) Lei ci deve usare una cortesia: cambiarci di posto a tavola... o meglio, cambiarci di sala. Non ha un'altra saletta dove io e mio marito si possa consumare i nostri pasti tranquillamente?

Direttore - (incerto) S... se vuole... ma perch, scusi. Nella sala comune c' qualcosa che li disturba?

Valentina - S. La curiosit degli altri, di tutti gli altri. Da due giorni ci hanno costretti a mangiare in camera... (irosa) Sembra che non abbiano mai visti due sposi mangiare, imbecilli!

Direttore - (sorridendo) Gi. Ma ammetter che il signor Levarroy e lei costituiscono una coppia eccezionale... (gesto annoiato di Valentina) Eh, capir... dopo la pubblicit che la stampa fece attorno al loro matrimonio, le circostanze eccezionali del loro fidanzamento...

Valentina - (seccata) Roba vecchia! Di quasi un anno fa...

Direttore - (sorridendo sempre) Da noi, qui, in Isvizzera, roba nuova...

Valentina - (c. s.) E sia pure. Ammettiamolo. Ma allora perch, invece di sbirciarci come due bestie rare, questa cara gente non viene piuttosto al teatro dove agisce la compagnia di mio marito?

Direttore - (c. s.) E' differente. A teatro non vedrebbero ne lei, ne il signor Levarroy...

Valentina - Sar. Ma intanto la prego, signor Kraff, ci aiuti a disertare la sala nella quale noi serviamo da spettacolo... Intesi?... Grazie, (e ripiglia la sua rivista nervosamente)

Direttore - (s'inchina, cerimonioso, si rivolta e si incrocia con una signora).

SCENA QUARTA

Valentina - Direttore - Una Signora - Deuteropulo.

Signora - (al direttore) Benissimo. Cercavo appunto di lei.

Direttore - Comandi?...

Signora - Ho bisogno di una camera, possibilmente sullo stesso piano della mia... Una camera con balcone...

Direttore - (guarda sulla pianta che porta sempre con se) C' una camera, signora, ma senza balcone.

Signora - Senza balcone? Pazienza, vuol dire che Flick ci si abituer.

Direttore - Flick? La signora ha forse l'intenzione di far venire un cane nell'albergo?

Signora - S, signor Kraff. Domani deve arrivare la mia dama di compagnia col mio piccolo Flick. Un volpino... Un amore, lo vedesse! ,

Direttore - Io lo vedo di gi. Ma, signora, sono dolentissimo di doverle far osservare che il nostro regolamento vieta la introduzione dei cani in albergo...

Signora - (cercando di scherzare) I cani, capisco. Ma un cane... Via, sia buono, signor Kraff...

Direttore - (con cortesia stereotipata) Signora, forse lei non sa, che l'industria alberghiera nel nostro paese un'industria statale. Il Presidente della Confederazione Elvetica anche il Presidente del Consiglio di Amministrazione dei principali alberghi svizzeri. Io sono dunque quasi un funzionario governativo; non posso trasgredire agli ordini senza espormi a sanzioni severissime. La prego, signora, non insista... Provi, se mai, ad alloggiare il suo cane in un albergo di secondo ordine, dai regolamenti meno ferrei e dai tappeti che non siano turchi...

Signora - (seccata) Sta bene... Ma l'avverto che lei perder cos due clienti: io non lascio il mio piccolo Flick... Andr in un altro) albergo, (il direttore fa un gesto di rassegnazione)... Mi faccia preparare il conto, (il direttore s'inchina) E dica da parte mia al suo presidente che chi non ama le bestie, non amaneppure i cristiani! (e se ne va, dignitosa sprezzante).

Direttore - (inchinandosi) Siamo protestanti, signora...

SCENA QUINTA

Detti, meno la signora del cane.

Deuteropulo - (alzandosi dalla sua poltrona) Signor Kraff...

Direttore - (premuroso) Signor conte...

Deuteropulo - (parla con lieve difficolt ed una sottilissima accentuazione slava) Ho sentito male o no? Non si tollerano cani in albergo?

Direttore - (c. s.) E' esatto, signor conte.

Deuteropulo - Oh! E perch questo?

Direttore - (allargando le braccia) E' regolamento.

Deuteropulo - E' idiota!

Direttore - (assentendo) E' regolamento.

Deuteropulo - Questo molto noioso. Io aspettavo fra qualche giorno i miei due pechinesi e i miei due bull-dog.

Direttore - Signor conte, se lei ha udito quanto dicevo a quella signora poco fa, avr anche capito come io non possa far nulla per...

Deuteropulo - A me dispiace pei bull-dog... Venivano da Londra. Ma ho idea che i pechinesi resteranno ugualmente qui in hotel. E non sapr davvero far nulla per impedirlo.

Direttore - Che cosa intende dire, signor conte?

Deuteropulo - Sapete che il mio segretario cinese. Egli non pu vivere senza avere attorno a s dei cani pechinesi. Essi gli danno il colore locale. Quando sapr che i miei pechinesi non possono abitare con noi, andr su tutte le furie e far di tutto per impedirlo.

Direttore - Se il signor conte avr la bont di spiegare al suo segretario...

Deuteropulo - Gli spiegher. Ma, sapete bene come sono ostinati i cinesi... E il mio Wu-Fang-Ci ostinato per carattere oltre che per nazionalit... State in guardia, Kraff... Egli vorr sicuramente farvi un piccolo ricatto.

Direttore - (sobbalzando) Un ricatto?

Deuteropulo - S. Ama molto di far ricatti I cinesi hanno tutte queste piccole manie...

Direttore - (turbato) Io sarei curioso di sa pere che cosa gli potrebbe servire di prete sto...

Deuteropulo - (negligentemente) Esempio potrebbe minacciarvi di rivelare a vostra moglie che siete l'amante della cameriera del secondo piano... o di scrivere al vostro principale consigliandogli di rivedere meglio i vostri registri... oppure...

Direttore - (spaventato) Non lo far!

Deuteropulo - Lo far. Lo conosco bene. ,

Direttore - (c. s.) Ma lei sapr impedirglielo. Lei capisce che se rifiuto di ricevere i cani per...

Deuteropulo - (troncando, cortese) Ah, no, scusate! Io arrivo fino a negare al mio cinese di vivere fra due cani che gli ricordano la sua terra. Ma non posso in coscienza impedirgli di sfogare il suo malumore in ,un piccolo, piccolo ricatto.

Direttore - (facendo il gradasso) Del resto, quelle accuse sono false...

Deuteropulo - E allora, perch volete togliere al mio cinese il piacere di ricattarvi? Siete un bell'egoista, signor Kraff!

Direttore - Signor conte... per carit! Mi rivolgo a lei... lei pu qualcosa...

Deuteropulo - Due soli esseri hanno influenza su Wu-Fang-Ci: i due pechinesi...

Direttore - Mi esporrei a sanzioni severissime...

Deuteropulo - (gelido) Capisco. Per vostra moglie vorr divorziare, si guarderanno i vostri registri...

Direttore - (senza pi speranza) Mentre se accogliessi i pechinesi?

Deuteropulo - Wu-Fang-Ci avrebbe l'impressione di essere in Cina... e in Cina il ricatto punito con la pena di morte.

Direttore - (con un filo di voce) Accetto i pechinesi...

Deuteropulo - (cordiale) Siete molto gentile, signor Kraff. Soltanto vi avverto che i miei pechinesi amano infinitamente i miei bull-dog, forse perch ricordano loro la effigie di Budda. Non vorrei che divisi da essi, morissero. Wu-Fanf-Ci non ve la perdonerebbe...

Direttore - (atterrito) Accetto, anche i Bull-Dog... Ma basta, per!

Deuteropulo - Basta. Buon giorno, eccellente signor Kraff... (il direttore esce con le code del tight fra le gambe. Deuteropulo prosegue, rivolto a Valentina) Avete visto, signora, come riesco ad ottenere quello che voglio?

SCENA SESTA

Valentina - Deuteropulo

Valentina - (con un mezzo sorriso) Ho inteso. Siete prodigioso. Ma realmente il vostro cinese?...

Deuteropulo - (sorridendo) Wu-Fang-Ci la pi mite creatura che sia sulla terra e i miei pechinesi gli premono quanto a me potrebbe importare di un kanguro...

Valentina - Ma allora... quel ricatto?...

Deuteropulo - (tranquillamente) Non potevo dire a quell'impareggiabile signor Kraff che sarei stato io a scrivere le lettere anonime...

Valentina - (scandalizzata) Oh!

Deuteropulo - Perch: Oh?! Come avete visto non c' stato alcun bisogno che io le scrivessi. L'importante di sapere sempre sfruttare una situazione (con altro tono) Ma parliamo di cose serie. Siete sempre decisa, mia cara signora, a rifiutare la mia proposta?

Valentina - Ancora?! Mi pareva, Deutoropolo, di avervi risposto in modo esauriente.

Deuteropulo - Voi mi avete detto; no. Questa non una risposta esauriente.

Valentina - Allora, vi dir che insistendo perdete il vostro tempo. Avete capito?

Deuteropulo - Non sono della vostra opinione. Se insisto, c' il suo perch (piccola pausa) Avete riflettuto che quanto vi propongo non intacca menomamente la vostra onest?

Valentina - In ogni modo sono la moglie di mio marito. Ecco una ragione abbastanza chiara per giustificare il mio rifiuto.

Deuteropulo - Ci tenete dunque tanto ad essere la moglie di vostro marito?

Valentina - (seria, fredda) La sono. Dunque ci tengo.

Deuteropulo - In ogni modo, ci tenete certo di pi di quel che non tenga lui ad essere il marito di sua moglie...

Valentina - (si morde le labbra, ma si riprende). Oh, Deuteropulo... Delle insinuazioni? Questo non degno di voi!

Deuteropulo - Forse. Ma pu essermi utile. (gesto di Valentina) Voi non ci badate, lo so... Per un colpo di spillo sempre una ferita.

Valentina - E' soltanto una puntura.

Deuteropulo - (serio) Se dato in una vena, pu far perdere molto sangue. E questo indebolisce l'avversario, (altro tono) Sicch proprio no?

Valentina - (seccata) No. No. No. E per l'ultima volta, spero...

Deuteropulo - No: La penultima, credo... (e vedendo Levarroy e Gaby che entrano in scena) Vi lascio: ecco vostro marito con la sua prima attrice. A proposito... Non gli avete detto nulla, vero?

Valentina - Nulla: perch non amo gli scandali e anche perch ve l'avevo promesso...

Deuteropulo - (compitissimo) Vi ringrazio molto. Buon giorno, Levarroy. (a Gaby) Buon giorno, signora, (s'inchina a Valentina e si avvia).

Gaby - Buon giorno.

Levarroy - (incerto) Buon giorno... (e a Valentina) Chi , quello l?

Valentina - Leonida Deuteropulo, un greco...

Levarroy - (indifferente) Ah!

Gaby -... Milionario!

Levarroy - (premuroso) Buon giorno, signore! (ma Deuteropulo gi scomparso).

Gaby - (a Levarroy) Non lo conoscevate?

Levarroy - Non lo so... Mi pare...

Gaby - Ma se giuocavate insieme con lui a poker l'altra sera...

Levarroy - Gi... Ma siccome ho vinto io e lui m'ha pagato, non mi sono chiesto altro. (a Valentina, come accorgendosi allora della sua presenza) Buon giorno, piccola, come va?

Valentina - Oh! Ti accorgi anche di me?

Levarroy - Come? Se ti ho anche chiesto chi era quel tale... (ricordando) Ah, gi! Ma tu per il saluto... (lunga pausa di tutti e tre. Valentina si mette a sedere) Come? Ti metti a sedere?

Valentina - Oh Dio! Non si pu?

Levarroy - S, cara, si pu, ma non qui..... (siede)

Valentina - (lo guarda) Come non qui? tu, scusa... (poich si seduta anche Gaby) E lei?

Levarroy - Noi... Noi... dobbiamo parlare.

Valentina - Ah! Voi due soli?

Levarroy - No... adesso verranno anche Mehu e Michodier...

Gaby - (sorridendo) Un piccolo consiglio di famiglia...

Valentina - (a Levarroy) E non sono anch'io di famiglia?

Levarroy - Della mia, non della nostra...

Valentina - Capisco, disturberei...

Levarroy - (poco convinto) No, cara, sono... affari, non ti interesseresti.

Valentina - (categorica) Disturberei! Buon giorno!

SCENA OTTAVA

Levarroy - Gaby

Gaby - (improvvisa) Tua moglie non mi pu soffrire!

Levarroy - Dici?

Gaby - Ne sono certa! Chi sa perch, poi!

Levarroy - (pensando ad altro) Forse perch sei la mia amante...

Gaby - E lei non tua moglie?

Levarroy - (sconcertato) E che c'entra?!

Gaby - Voglio dire che nella tua vita c'ero io prima di lei.

Levarroy - Non la stessa cosa.

Gaby - Ma, scusa... Perch l'hai sposata?

Levarroy - (vago) Perch l'ho?... (ci riflette. Ed forse la prima volta che ci riflette) Oh, Dio, sai... Quando ho saputo... Poverina!... Mi parso che... (e fa un gesto di generosit. Ma subito aggiunge) E poi anche il fatto che lei... (non termina la frase, ma la conclusione sarebbe: che lei era vergine. Infatti completa)... ed era anche tanto carina... E allora... l'ho sposata.

Gaby - (crolla il capo, poco persuasa da tutte quelle reticenze) E adesso?

Levarroy - Adesso, che cosa?

Gaby - Perch la tieni?

Levarroy -... Toh!... Perch l'ho sposata... E poi, anche... Poverina... (brusco) D'altronde io non la tengo. E' lei che ci sta.

Gaby - (superiore, incredula) Storie...

Levarroy - Ma sei un bel tipo, sai?... Giacch ti dico che... (s'interrompe) E' straordinario! Tutte queste cose sul suo conto me le dovrebbe chieder lei, che mia moglie, e non te, che sei la mia amante!

Gaby - (dopo un silenzio, incomincia) Pietro, tu non mi ami...

Levarroy - (seccato, scattando) Ah, no, eh? (Gaby tace). Oh!

Gaby - (dopo un silenzio) Quanto stato l'incasso di eri sera?

Levarroy - Non ne parliamo nemmeno! Accidenti alle montagne!

Gaby - Che c'entra?

Levarroy - Sicuro! Perch se questi idioti non passassero la giornata ad arrampicarsi sulle rocce, parodiando le capre, la sera sarebbero meno stanchi e verrebbero a teatro.

Gaby - (dopo un altro silenzio) Per la prima sera era esaurito !

Levarroy - Bella forza! Prima di tutto la prima sera sempre . esaurito ; e poi era un mese che persino sulle porte dei capanni rifugio erano incollati i nostri cartelli reclame! (accende una sigaretta).

Gaby - Che sigarette fumi?

Levarroy - Sono cinque anni che tu fumi le mie sigarette e me lo domandi?

Gaby - (con. disprezzo) Sempre le Melakrino?

Levarroy - Costano un franco e dieci centesimi l'una anche in Svizzera!

Gaby - Perch non ti fai fabbricare in Egitto le sigarette con su scritto il tuo nome?

Levarroy - Perch mi sembra inutile ed anche piuttosto idiota!

Gaby - Forse, ma molto pi carino! Pensa: uno fuma e ad ogni boccata (fa il gesto) Levarroy .

Levarroy - In altre parole manda in fumo il proprio nome! Non c' bisogno delle siga-rette!

Gaby - (testarda) Gli uomini chic, fanno tutti cos!

Levarroy - Dove li hai visti, scusa?

Gaby - Deuteropulo, per dirne uno.

Levarroy - Chi ?

Gaby - Quello di poco fa... il greco... che ha giocato con te a poker.

Levarroy - Ah! Gi! Strano: un greco... che perde al gioco... e che paga anche... molto strano! (vedendo entrare Mehu e Michodier) Oh! Eccoli.

SCENA NONA

Levarroy, Gaby, Mehu, Michodier

Michodier - S, eccoci: che diamine vuoi? Stavo per andare a prendere il t.

Levarroy - Da quanto in qua prendi il t? Non ti faceva male allo stomaco il t?

Michodier - S, ma lo stomaco ora non mi fa pi male...

Levarroy - Ma no?!

Gaby - Non lo sapevi? (a Levarroy) Da tre settimane guarito! Non te ne sei accorto?

Michodier - (a se) Quest'uomo non si accorge mai di niente!

Levarroy - Ho ben altro da pensare, in questo momento, che al mal di stomaco altrui! E com' che ti passato?

Michodier - Ho trovato un medico che mi ha guarito!

Levarroy - (stupito) Un medico? Ma se non ci credevi!

Michodier - Non ci credevo in linea generale; ma si trova sempre quello che ti persuade...

Levarroy - Ah! E l'hai trovato proprio qui, al cambio svizzero!

Michodier - Anzi, al cambio americano, perch venuto dall'America.

Levarroy - Proprio per te?

Michodier - No; era qui per Deuteropulo, che soffriva di una forte anisometropia... Puoi figurarti, poveretto?

Levarroy - Che cos'?

Michodier - Non lo so, ma dal nome si capisce che gravissimo. Lo ha curato, lo ha guarito... e poi ha guarito anche me.

Levarroy - Ma allora se sei guarito perch da una settimana stoni maledettamente?

Michodier - (felice) Appunto perch sono guarito: non ho pi bisogno di cantar bene. Prima ogni stecca era un crampo, adesso non pi!

Levarroy - S, caro. Ma ti avverto che da ora in poi ogni stecca sar una multa.

Michodier - Ma tutto qui quello che dovevi dirci?

Levarroy - (riprendendosi) No. (guardandosi intorno) Siamo tutti qui?

Mehu - S, caro, ci siamo tutti! E abbiamo tutti una certa fretta. Se tu volessi sbrigarti con una cosina breve, breve...

Levarroy - (energico) Quattro parole: non abbiamo pi soldi.

Tutti - (stupiti si guardano a vicenda, fanno un gesto come per dire: Ma!).

Levarroy - (continuando) Rispondetemi voi, ora!

Mehu - Una sola parola: accidenti!

Levarroy - (chiaro) Con la decade di oggi abbiamo esaurito anche quanto c'era rimasto dagli incassi di Parigi, (sgomento) Sono qui che mi domando come pu essere accaduto! Contavo sul cambio elevato... E' stato appunto quello che mi ha sgominato... E' la prima volta che commetto un errore cos madornale! Non ho pi un soldo in cassa... I debiti di Parigi non ancora finiti di pagare... La prospettiva disastrosa della nostra permanenza qui... Il contratto che scade fra un mese e mezzo... E' spaventevole... Pensate che fra dieci giorni dovrei pagarvi ancora... (tragico) Ebbene per pagarvi dovr, forse, servirmi, dei gioielli di mia moglie...

Tutti - (rimangono impassibili).

Levakroy - (smontato) Oh, lo so! Questo non vi fa ne caldo, n freddo! Ma vi far una certa impressione il sapere che fra venti giorni dovr, certo, servirmi dei gioielli di Gaby!

Mehu - Questo far, forse, impressione a Gaby.

Levarroy - (con tono anche pi cattedratico) E fra trenta giorni...

Michodier - (senza parlare si toglie la spilla dalla cravatta e l'appunta dietro il risvolto della giacca, poi rivolta il castone dell'anello).

Mehu - (interrompendo Levarroy con un gesto solenne) Io non ho che questo orologio... Ma un ricordo di famiglia!

Levarroy - (da un'occhiata da intenditore allo orologio) Si vede, (prosegue) Ma fra trenta giorni io non avr pi gioielli a disposizione e non sapr pi come fare...

Gaby - (per vendicarsi gli prende la mano al volo ed indica un grosso anello) Non ci saranno i gioielli tuoi?

Levarroy - (si guarda l'anello come se lo vedesse per la prima volta e poco persuaso) Ah! gi! Ci saranno i miei! (riprendendosi) Ma questi non sono i miei!

Gaby - Come?

Levarroy - Sono regalati...

Mehu - Ma non se ne avranno a male...

Levarroy - (senza rispondere, seguita nella sua idea) Ma non giungeremo a questi estremi... E poi non basterebbero... Ci vuole altro... Insomma io non so dove battere il capo... Questo impreveduto disastro mi ha fatto perdere completamente la testa... Ho parlato dei gioielli, cos per dire...

Michodier - (rassicurato, si rimesse la spilla sulla cravatta).

Levarroy - Piuttosto ditemi voi come si pu riparare! (Pausa).

Gaby - (improvvisamente) E se io cantassi tutti i couplets di Michodier?

Michodier - Nient'altro?

Levarroy - (a Michodier) Poverina, l'emozione... (a Gaby) Ho domandato come si pu migliorare, non come si pu peggiorare.

Gaby - Stupido! (pausa) (improvvisamente) Allora, andiamocene.

Levarroy - (esasperato) E la penale?! Ma non t parlare se devi dire delle bestialit! (Pausa).

Michodier - Si potrebbe pagare la penale!

Levarroy - E i quattrini? Bisognerebbe ricorrere sempre ai gioielli.

Michodier - (coprendosi la cravatta con le mani) E' seccante! (Pausa).

Levarroy - (a Mehu) E tu?

Meh - (grave) Se per andarcene si deve pagare una penale; se per pagare una penale occorrono quattrini e se quattrini non ce ne sono, non ci rimane che stare qui...

Levarroy - Ah! Per avere un consiglio ho proprio scelto bene. Se avessi interrogato una trib di pellirosse avrei certo ottenuto un risultato migliore (pausa, poi a Mehu) Ma tu non sei l'autore? Non sei capace di avere un'idea?

Mehu - (afferrando l'occasione) Basta con le idee! Ne ho abbastanza di essere sfruttato da te!

Levarroy - (stupito) Eh!?

Mehu - Ti domando scusa... ma tanto te lo dovevo dire...

Levarroy - Cosicch io ti ho fin'ora sfruttato! Ma non hai sempre detto che la rivista l'ultima degradazione cui possa giungere una mente superiore?!

Mehu - L'ho detto perch tu me ne avevi persuaso! Perch vi ho sempre sentito dire: stupidaggini, sciocchezze; sciocchezze, stupidaggini... e soprattutto perch tu mi pagavi poco... E quando uno pagato poco non, mai convinto che la sua opera sia bella! Ma, mio caro, Sacha Guitry, Tristan Bernard, Hennequin, Coolus, Weber, Willy, scrivono delle riviste; Aristofane non era, in fondo, che uno scrittore di riviste; oseresti tu offrire ad Aristofane il tre e mezzo per cento sull'incasso netto? E per di pi in decadi malcerte?

Levarroy - (calmo) E poi?

Mehu - (scaldandosi) La rivista un'arte... la Satira... Orazio: Castigai Ridendo ... e fantasia ci vuole! fantasia! E la fantasia non forse la ricchezza del cervello? Oh!

Levarroy - (pi calmo) Queste non sono parole tue! Dimmi piuttosto chi ti ha montato la testa!

Mehu - Montato la testa? Nessuno. Sono cose che si sentono dire... che tutti ripetono... e a furia di sentirle ripetere...

Levarroy - Da chi?

Mehu - (con gesto vago) Da tutti...

Levarroy - Per esempio?

Mehu - Per esempio... Per dirne uno...

Levarroy - (terminando per lui) Deuteropulo!

Mehu - (stupito) Chi te l'ha detto?!

Levarroy - E' facile immaginarselo! Siete in tre a non avere pel capo che Deuteropulo... Tutti gli dovete qualcosa, eccetto me... (si jerma... e ripete) eccetto me... (improvvisamente, dopo un'altra piccola pausa) Ah! Ecco finalmente un'idea! (a Gaby) Questo Deuteropulo un uomo... ricco?

Gaby - Milionario!

Levarroy - (a Michodier) Intelligente?

Michodier - Superiore!

Levarroy - (a Mehu) Mecenate?

Mehu - Come Cesare Augusto!

Levarroy - Sono a cavallo! Fra un'ora sar il mio socio!

Mehu - Scendi da cavallo, perch Deuteropulo non fa mai societ...

Levarroy - E che cosa fa?

Michodier - Il padrone.

Levarroy - E va bene. Ma un padrone potr (prestare dei quattrini ad un altro padrone!?

Michodier - (che in fondo se ne infischia) j Questo un altro paio di maniche... (e con lo stesso tono indifferente) Posso andare a prendere il t?

Levarroy - S, caro, vai pure. Tanto, per quel che ci fai qui... (Michodier via. Egli ripiglia) Dunque Deuteropulo mi presta dei quattrini. Sono a posto.

Mehu - (dogmatico) Farsi prestare dei quattrini non difficile. Renderli terribile.!

Levarroy - A renderli c' tempo. Ci penseremo.

Mehu - Se tu parlassi al singolare sarebbe pi rassicurante!

Levarroy - (sprezzante) Oh, grazie mille!

Gaby - (pensierosa) D... Sei sicuro che Deuteropulo te li prester?

Levarroy - Oh, Dio, cara... lo spero... Perch?

Gaby - (convinta) Perch mi seccherebbe se tu dovessi adoperare i miei gioielli...

Levarroy - (esplodendo) Ma voi non siete amici: siete cannibali! Sono in rimessa di quasi mezzo milione di franchi... e quello l (indica Mehu) si preoccupa dei suoi quattro soldi... Tu dei tuoi gioielli... Sapete che cosa vi debbo dire? Che ne ho abbastanza e che quando scadranno i vostri contratti... Pfft! Via... Tutti voialtri, compreso quell'idiota di Michodier!

Gaby - (scossa) Pietro, tu non mi hai mai parlato cos...

Levarroy -: Ho fatto male. Ma mi rifar del tempo perduto, (pausa)... E, adesso, se ve ne volete andare... non vi trattengo!

Mehu - (incerto) E... cosa hai deciso?

Levarroy - (fremente) Per ora, ho deciso di mandarvi all'inferno. Poi, vedr, (li guarda) Insomma, ve ne volete andare, s, o no? (in sdegnoso silenzio i due se ne vanno. Pausa).

SCENA DECIMA

Levarroy - Cameriere poi Deuteropulo

Levarroy - (fa al fondo e chiama qualcuno) Ehi, psst... voi...

Il cameriere o Lift che sia- (entrando) Comandi?

Levarroy - Guardate se al bar o in sala c' il signor Deuteropulo.

Cameriere - S, signore, (si avvia. Si arresta) Badi, qui che viene... (difatti Deuteropulo entra. Il cameriere si fa da parte).

Levarroy - (andando incontro al nuovo venuto) Buon giorno, signor Deuteropulo.

Deuteropulo - (un po' stupito di vederlo cos deciso) Buon giorno. Ma ci eravamo gi salutati...

Levarroy - Gi. Ma per cominciare una conversazione...

Deuteropulo - Avete qualche cosa da dirmi?

Levarroy - Vi ho atteso per questo.

Deuteropulo - Allora... beviamo.

Levarroy - E' indispensabile?

Deuteropulo - No. Ma tutto pi chiaro. (al cameriere o lift) Voi... (a Levarroy) wisky? (Levarroy assentisce) Due wisky! (il cameriere sparisce) (fa cenno a Levarroy di sedere, poi): Una sigaretta!

Levarroy - Grazie, (pausa. Poi, improvvisamente) Brutto tempo!

Deuteropulo - E' una variante; in genere, quando non si sa come cominciare, si dice: bel tempo!... Soprattutto quando c' sole, come oggi.

Levarroy - (significativo) Per me grandina.

Deuteropulo - Capisco... E non siete assicurato.

Levarroy - (lo guarda un momento indeciso, poi) Sapreste dirmi perch la gente non viene a teatro?

Deuteropulo - E' difficile. Si riesce sempre a spiegarci perch ci viene, mai perch non ci viene, (pausa) Dovete essere ad una media netta di 900 franchi svizzeri.

Levarroy - (stupito) E' esatto.

Deuteropulo - La compagnia vi costa pi di 9000 franchi francesi, vale a dire circa 1700 svizzeri; ci rimettete almeno 5000 franchi francesi per sera; siete qui da un mese e mezzo: totale 225.000 franchi, in pi la penale se volete andarvene, e una rimessa pari alla prima se restate. A occhio e croce, mezzo milione. Non poco.

Levarroy - (sempre pi stupito) Portentoso! Sembra che abbiate letto i bordereaux.

Deuteropulo - (semplicemente) Occhio. Abitudine. Mestiere...

Levarroy - Mestiere?!

Cameriere - (entrando) Ecco il wiski, signor conte, (via).

Levarroy - (ancora pi confuso) Siete conte?

Deuteropulo - (enigmatico) Come voi siete parigino.

Deuteropulo - Ma io sono di Versailles.

Deuteropulo - Ecco... Appunto.

Levarroy - Ma vi chiamano conte...

Deuteropulo - Lasciateli dire; non guasta. Sapete bene, nel nostro ambiente si fa presto: basta che una moglie abbia un amante perch chiamino il marito ce becco . Basta che un uomo sposi una contessa, perch lo chiamino conte.

Levarroy - Oh, Dio, veramente... le due cose...

Deuteropulo - Vanno perfettamente d'accordo; almeno per la ma esperienza personale. Ho sposato una contessa e mia moglie mi ha tradito.

Levarroy - Ah! Vostra moglie vi ha...

Deuteropulo - S. E' una cosa che capita a tutti...

Levarroy - Ah, scusate... a me no!

Deuteropulo - No? Eccezione! (pausa)

Levarroy - (pensoso) Cosicch voi appartenete al teatro?

Deuteropulo - Come voi, esattamente: voi dirigete a Parigi le Folies Boulevardires , io dirigo a Londra le Piccadlly's Gaities . due grandi teatri di riviste.

Levarroy - (smontato) Allora, un'altra cosa.

Deuteropulo - Quale?

Levarroy - Quella che volevo dirvi...

Deuteropulo - Ditela ugualmente: siamo colleghi...

Levarroy - Appunto: pi difficile.

Deuteropulo - Posso dirvela io?

Levarroy - (stupitissimo) Sapete anche questo?

Deuteropulo - E' facile immaginarlo: voi vi iete detto: ecco qua un greco, un milionario, che ha beneficato in qualche modo ciascuno dei miei compagni. Perch non dovrebbe beneficare anche me? Chiediamogli il mezzo milione che mi manca . Esatto?

Levarroy - (a bocca aperta) Prodigioso!

Deuteropulo - Ebbene, caro collega, sono dolentissimo di dovervi rispondere: no.

Levarroy - (amaro) Capisco... un collega!

Deuteropulo - No. Abitudine: non ho mai prestato denaro; forse per questo sono milionario.

Levarroy - (poco persuaso) Io conosco un tale, invece, che diventato milionario prestandone.

Deuteropulo - Sono i due sistemi; certo non lo si diventa facendosene prestare.

Levarroy - (punto) Capisco. Grazie, (fa per alzarsi)

Deuteropulo - (frenandolo) Voglio sperare di non avervi offeso, caro collega...

Levarroy - No; soltanto comprendo che inutile proseguire la nostra conversazione.

Deuteropulo - Se voi le date il prezzo di mezzo milione... allora! (si inchina anche lui per salutare. Levarroy si allontana. Allora egli aggiunge) Per avete torto... (Levarroy si arresta) di andarvene. Dal milionario non potevate sperare che denari. Ma dall'uomo di teatro potreste sperare in un altro genere di aiuto...

Levarroy - Una societ?

Deuteropulo - Non faccio mai societ. Altra abitudine. Non ho mai trovato un uomo degno di dividere il potere con me, caro collega...

Levarroy - (un po' seccato) Vi credete cos forte?

Deuteropulo - No. Credo deboli gli altri. Per il nostro mestiere sono convinto occorrono molte pessime qualit: pochi scrupoli, nessun pregiudizio, tutte le transazioni, caro collega...

Levarroy - Per esempio?

Deuteropulo - (fingendo alta meraviglia) Per esempio?! Ma questo l'A B C del mestiere... E' necessario saperlo per imporsi! Per esempio.. voila: io sono becco, caro...

Levarroy - (seccato) Collega questa volta no!

Deuteropulo - Ah! Gi! Voi non ancora... (e ripiglia) Dunque, io sono becco...

Levarroy - Me lo avete gi detto!

Deuteropulo - E avrete notato che non mi fa nessuna impressione il ripeterlo. In questo la mia superiorit. Voi, forse, non sareste capace di fare altrettanto.

Levarroy - Dipende dal fatto che io non lo sono.

Deuteropulo - (tranquillo) Forse. E allora aspettiamo per giudicare, (e ripiglia con tono leggero) Ma noi divaghiamo, vi ho offerto il mio aiuto, caro collega, in tutto quello che non denaro. Disponete di me.

Levarroy - Vi ringrazio. Ma in questo momento ali'infuori del danaro...

Deuteropulo - Errore. Una trovata pu cambiare le sorti di un teatro, come quelle di una battaglia.

Levarroy - Una trovata? E quella me la prestereste?

Deuteropulo - Ve la offrirei. Ma dopo aver scambiato queste quattro chiacchiere con voi... non so se devo ancora...

Levarroy - E perch? Vi ho forse offeso?

Deuteropulo - No. Vi siete offeso. Segno che avete ancora qualche pregiudizio, mio caro collega...

Levarroy - Vi prego di credere che non sono un ragazzo!

Deuteropulo - Allora devo proprio parlare? Ebbene, seguitemi: Se vi rammentate lo scan-daletto della centesima donna che non si volle spogliare non giov alle repliche della vostra rivista. I giornali ne approfittarono per fare del can-can e divertirsi alle vostre spalle; naturalmente, dopo due mesi, i vostri incassi diminuirono in modo considerevole. Era noioso! Ed ecco che voi, caro collega, sposate appunto la donna che era mancata. Ecco che voi costringete i giornali ad occuparsi della centesima donna nuda della vostra rivista, sotto il pretesto che la vostra fidanzata. Pietro Levarroy sposa colei che non si volle svestire Il re dell'impudicizia sposa la regina del pudore ... e la vostra media risale immediatamente. Fu una trovata meravigliosa!...

Levarroy - (sorpreso) Trovata? Perch? Voi credete che io l'abbia sposata per...

Deuteropulo - (superiore) No? E perch, allora?

Levarroy - Perch l'amavo!

Deuteropulo - (scettico) Si crede sempre di amare, quando si vuol convincere noi stessi, caro collega!

Levarroy - Ma certo... Io...

Deuteropulo - (interrompendo categorico) Siete convinto di non averla amata appunto perch non si era voluta spogliare?

Levarroy - (sincero) No. Anzi, l'ho amata appunto per questo.

Deuteropulo - (convinto) Ecco. Era il germe. Ma in fondo non l'avete sposata che per una reclame istintiva...

Levarroy - (un po' seccato) Deuteropulo, vi proibisco di parlare con questo tono di mia moglie!

Deuteropulo - (alzandosi calmo) Ecco, vedete! E' meglio non parlarne... (salutando per congedarsi) Caro collega...

Levarroy - (istintivamente) Un momento!... (l'altro si arresta. Pausa) Mi chiamate suscettibile... Ma mi sembra che anche voi...

Deuteropulo - Io non sono suscettibile che della vostra suscettibilit, (poi, bruscamente) Avete 6 o no fiducia nelle mie parole?

Levarroy - (rassegnato) Ho fiducia.

Deuteropulo - E allora, lasciatemi parlare: Vuol dire che alla mia brutale sincerit, sostituir qualche leggiadra perifrasi, (riprendendo il discorso interrotto) Io consideravo il vostro matrimonio una trovata; voi mi dite di no. Tanto meglio: una trovata che non sa di esserlo. Ed appunto seguendo questo mio principio che mi venuta in mente l'idea che potr risollevare le sorti dei vostri bordereaux.

Levarroy - (dopo una lunga pausa di comprensione, macchinalmente dice) Che... Cosa volete dire?...

Deuteropulo - (dopo averlo profondamente scrutato, sorridendo) Ecco, s... Avete capito perfettamente.

Levarroy - Siete pazzo, Deuteropulo!

Deuteropulo - (calmo, pacato, ironico e riflessivo) Se mi ritenete un pazzo, vuol dire che siete molto, ma molto innamorato di vostra moglie. E allora...

Levarroy - Non si tratta di amore: E' mia moglie!

Deuteropulo - Se non fosse vostra moglie la cosa non avrebbe nessuna importanza.

Levarroy - Ma vi rendete conto...

Deuteropulo - Esattamente; la mia idea non intacca ne la vostra qualit di marito ne la sua di moglie. Nella stessa vostra compagnia avete esempi di mariti e di mogli che... Rifletteteci. Parlatene insieme. Se vero che la vostra posizione disperata e che essa vi ama, finirete col dirmi che avevo ragione...

Levarroy - (quasi suo malgrado) E poi... Non basterebbe!

Deuteropulo - (pratico) Oh, s... Tra qui e Parigi... Sapendosi ben servire della stampa pettegola... Altro che! (accomiatandosi) In ogni modo, senza rancore...

Levarroy - (deciso) Anzi... (gli stringe la mano) Grazie!

Deuteropulo - (enigmatico) No. Non ancora. E' troppo presto... (cerimonioso) Caro collega! (via)

SCENA UNDICESIMA

Levarroy, poi Valentina

Levarroy - ( rimasto solo, visibilmente turbato della proposta di Deuteropulo. Resta incerto qualche istante come per liberarsi dall'idea che pure gi ha preso forma nella sua mente. Fa qualche passo; prende, distratto, un giornale; lo piega, lo riapre; guarda intorno senza vedere. Appare Valentina, e non vedendo intorno a suo marito le persone che credeva di incontrare, gli si avvicina e lo interroga).

Valentina - Finito, il consiglio di famiglia?

Levarroy - (guardandola con attenzione) Finito.

Valentina - Risultato?

Levarroy - (crollando il capo) Disastroso.

Valentina - (comprendendo) Ti sei rivolto ai tuoi compagni? Hai domandato il loro aiuto?

Levarroy - (sempre fissandola) Ho avuta questa ingenuit.

Valentina - Se, invece di mandarmi via, come un'estranea, mi avessi confidato il tuo proposito, avrei saputo dissuaderti.

Levarroy - Ho fatto male, come sempre. Perdonami!

Valentina - Ol! Che parole grandi! (poi, vedendo che il marito la scruta attentamente, gli si avvicina per parlare meno forte) Sei molto preoccupato?

Levarroy - Molto.

Valentina - (desolata) E allora?

Levarroy - Sempre peggio; nessuna via di uscita possibile, nessun rimedio. Credevo di aver intorno a me degli amici, ho perduto anche questa illusione.

Valentina - (sorride) Strano! Non avrei mai creduto che tu avessi ancora delle illusioni!

Levarroy - Ce se ne accorge in certe circostanze.

Valentina - (un po' amara) Gi. Ma anche in certe circostanze non si riesce ad accorgersi delle persone che ci sono pi vicine...

Levarroy - (pensando agli altri) Te l'ho detto: tutti uguali... Ma hanno sentito il fatto loro e| lo sentiranno alla prossima occasione...

Valentina - (senza tono) Ah! (una piccola pausa, imbarazzante. Nella mente di lui si completa il proposito di esporre a sua moglie l'idea di Deuteropulo) E Gaby Gladys?

Levarroy - Che cosa?

Valentina - (con ironia un po' malinconica) Non ha saputo dirti niente? Eppure stata j la prima persona che hai interrogato.

Levarroy - Come lo sai?

Valentina - Me lo immagino. E non ci vuole una grande immaginazione.

Levarroy - Gaby Gladys non migliore degli altri...

Valentina - Anche lei?!

Levarroy - Perch ce anche lei? Fa i suoi interessi di attrice scritturata... non capisco perch debba avere maggiori riguardi per me!

Valentina - (c. s.) Infatti... un'attrice scritturata, s, in fondo!

Levarroy - Ti prego di non prendere certi atteggiamenti!

Valentina - Non prendo atteggiamenti; constato.

Levarroy - Che cosa?

Valentina - (commiserandolo) Che tu perdi a poco a poco la tua bella sicurezza e che cerchi di aggrapparti a qualcosa che non sai, non vedi, non indovini...

Levarroy - Ma che penso..

Valentina - (guardandolo fisso) Hai un'idea?

Levarroy - (senza levarle gli occhi di dosso) La salvezza!

Valentina - E allora perch ti disperi?

Levarroy - (c. s.) Perch non dipende da me a salvarci: non occorre n il mio ingegno, ne la mia abilit, n la mia sicurezza. Io sono inutile.

Valentina - E a chi bisogna rivolgersi, dunque?

Levarroy - (con uno sforzo puntando lindice) A te.

Valentina - (stupita) A me?!

Levarrot - (a capo basso) S

(una pausa; entrambi cercano di capirsi senza riuscirvi)

Valentina - (improvvisamente sfila dalle dita i suoi gioielli e li offre al marito) Ecco: E' tutto... meno le perle che sono di sopra in camera. Hai tu la chiave...

Levarroy - (turbato da questo suo gesto) No, cara, non serve... non basterebbe...

Valentina - E allora?

Levarroy - E' un sacrificio... ma non questo.

Valentina - Migliore o peggiore?

Levarroy - Dipende... non saprei...

Valentina - Spiegati...

Levarroy - (incerto) Non qui, non subito...

Valentina - (recisa) Qui, subito. Se sono io che devo sacrificarmi, posso anche sperare di saperlo per la prima. A meno che tu, come al solito, non voglia riunire il consiglio di famiglia...

Levarroy - Valentina, ti prego...

Valentina - Non pregarmi: parla.

Levarroy - (titubante, dopo una pausa) Tu stessa mi hai detto di esserti accorta della curiosit del pubblico per te. Anche a tavola...

Valentina - S. E cos?

Levarroy - Bisognerebbe... bisognerebbe sfruttare questa curiosit.

Valentina - (ridendo, ma ridendo male) Vuoi portarmi nelle fiere? Mostrarmi come fenomeno?

Levarroy - Non scherzare, ti prego...

Valentina - (seria) Senti, non capisco in che modo...

Levarroy - (impacciatissimo) Se il pubblico invece di vederti qui, ti vedesse... ti vedesse su un palcoscenico...

Valentina - Io? E a che fare?

Levarroy - (c. s.) Nulla... cos... saresti la protagonista di un nuovo grande quadro... am-plieremo... trasformeremo...

Valentina - (fissandolo ben in volto, quasi senza ancora osare di credere) Insomma, dovrei?!

Levarroy - (gli occhi di lei lo turbano pi che mai) Tu capisci che... la tua qualit di moglie... e la tua onest... Molte attrici, anche nostre... lavorano cos... e sono maritate... e sono... La moglie di Groch... la moglie di...

Valentina - (con nella voce ira, disprezzo e dolore) Dovrei... (ma non sa seguitare)

Levarroy - (che si un po' rinfrancato) Sai... tu sola... In un quadro...

Valentina - (desolatamente triste, avvilita) Peggio, peggio, pggio! (con le lacrime in gola) Non avrei mai creduto che tu arrivassi a questo punto! Dal tuo atteggiamento, dalle tue mezze parole avevo capito che qualcosa di grave avrei dovuto sacrificarti... Ma non potevo immaginare, che tu, proprio tu, mio marito, mi proponessi di... Anche tu come... Ah! non lesinate, voi, quando si tratta della pelle degli altri! Guarda: mi picchierei per essere stata trattata cos da te.

Levarroy - Valentina...

Valentina - Lasciami stare. Hai passato la misura!

Levarroy - Io non credevo...

Valentina - Naturalmente: non credevi! Chi sono io per te? Una qualunque alla quale si pu liberamente dire: spogliati, mostrati, soddisfa questo sudicio desiderio della folla incuriosita, appunto perch ti sei rifiutata un'altra volta!... . Ma allora mi sono rifiutata per me... per il mio stupido pudore, e oggi invece... dovrei...

Levarroy - Ti ho dato il mio nome! Credevo...

Valentina - (seria, triste) Ah! ecco! Qui ti aspettavo... mi hai dato il tuo nome! E quando hai detto questo, ti sembra di aver detto tutto. Ma che cosa hai fatto, dandomi il tuo nome? Mi hai legata a te, a te che non mi ami... Oh, lasciami dire, non da ora me ne sono accorta!... Dopo una settimana dal nostro matrimonio tu hai ripreso la tua vita di prima... e io ho taciuto, ho tollerato, mi sono rassegnata... perch ad onta di tutto sentivo di doverti essere grata per la piet che mi avevi dimostrata... E mi dicevo: Mi ha sposata... anche se non mi ama, forse mi vuol soltanto bene e forse, chiss, mi amer... . E tacevo, tacevo... alimentando la mia umile speranza d'una rosea serie di forse e di ce chiss ... E non volevo che tu vedessi la mia timida sofferenza, perch non volevo che tu ti annoiassi di me... perch, in fondo, io... io ti volevo... (si commossa, parlando sempre di pi, ma ora si interrompe; anche se le lacrime le velano la voce, bruscamente, duramente che gli grida) Ma ora no! Ora basta!... Hai dato il colpo di grazia!... Non vedi nulla, non senti nulla... non provi nulla per me... se hai osato di... Ora, capisco che in fondo mi hai sposato soltanto perch sapevi di non potermi avere che cos! Ma, una volta soddisfatto il tuo desiderio camuffato da bel gesto, una volta recitato, nella rumorosa e voluttuosa rivista della tua vita, la blanda scenetta sentimentale, mi hai ricacciato al mio ruolo di comparsa, di corifea, di mannequin... E sei tornato dalle tue donnine... dalla tua Gaby Gladys, che t'incanta soltanto perch t'inganna... Ora ti accorgi che anch'io conto qualcosa, che saprei essere pi buona di lei... che sono pi bella di lei... che sono pi di lei! E vorresti servirti dell'inaspettata ricchezza che ti offre la mia persona per il tuo volgare egoismo?!... Eh, ma ora, no! Ora sono io che non voglio!... Che mi vergognerei a volere! No, capisci? No... no... e poi no!!!... E ora vattene... vattene... vattene!...

Levarroy - (molto turbato) Ma, ascoltami...

Valentina - (offesa, dolorante) Vattene via!... Che schifo... che schifo! (scoppia a piangere nervosamente. Levarroy, dopo un gesto vago di dispetto, di disappunto, e un po' anche di dispiacere, stima pi opportuno di lasciarla sola, ed esce. Lunga pausa. Il pianto di Valentina si muta in concitati gesti di sdegno. Appare Deuteropulo che ha, subito, l'esatta impressione dell'accaduto, tanto pi che, con un'occhiata fra gli alberi, ha scorto Levarroy allontanarsi. Ha il gesto di chi dice: - Ci siamo - e si avvicina fino alle spalle di Valentina).

SCENA DODICESIMA

Valentina, Deuteropulo poi Levarroy

Deuteropulo - (con voce bassa, ma ferma) Credo, signora, di essere capitato nel momento decisivo...

Valentina - (scattando, ferita, dolorante) Oh, voi, ancora voi! Andatevene! Vi odio!

Deuteropulo - (con lieve sorriso, calmissimo) Cos tanto? Allora, aspetto, (si siede)

Valentina - (feroce) Tutti uguali... siete tutti uguali: affari, denaro... nient'altro! Che vi importa di insozzare una creatura, di calpestare un'anima?!... Anima?... Corpo, carne, eccoli! Ma il cuore? Non sapete neppure se esista! (Deuteropulo tace e fuma, impassibile. Ella prosegue incalzante, sfinita) Se sapeste, che cosa mi ha proposto mio marito... anche voi, forse, fremereste per la sua audacia...

Deuteropulo - (calmo) Vi ha fatto la stessa proposta che vi avevo fatta io per il mio nuovo teatro di Parigi. Con me, voi avete rifiutai sdegnosamente...

Valentina - La stessa, s... (sorpresa) Ma come sapete?...

Deuteropulo - Che cosa gli avete risposto?

Valentina - Che cosa?! E me lo domandale! Ho rifiutato! Con tutte le mie forze, come In potuto, ho rifiutato...

Deuteropulo - (soddisfatto) Ecco! (pausa) Sono stato io a suggerirgli di proporvelo.

Valentina - (alzandosi di scatto, sbarrando occhi) Voi?!

Deuteropulo - (alzandosi lentamente) Io. Si signora.

Valentina - (soffocata) E non vi ha schiaffeggiato... insultato?...

Deuteropulo - (sereno) Mi ha stretta la mano! e mi ha detto grazie.

Valentina - (con un urlo rauco) Vigliacco Vigliacco! (letteralmente stupidita, rimane inerte senza pi saper parlare)

Deuteropulo - (spiegando) Ho giuocato la mia ultima carta per avervi. Ve lo avevo detto... La volta scorsa, sarebbe stata la penultima che io avrei insistito. Ora, credo di potervi ripetere con molta probabilit di sentirla accettata la stessa domanda che avete tante volte respinta. Volete, Valentina essere l' toile-nue della rivista che si prepara al mio nuovo teatro di Parigi?

Valentina - (tutta un fremito) La donna nuda!

Deuteropulo - (improvvisamente dolce, quasi paterno) Vedete, mia povera Valentina, il vostro torto, finora, stato quello di non esservi spogliata. Voi avete indossato uno, due, tre abiti uno sull'altro. Naturalmente, salvo il primo, nessuno dei successivi vi poteva star bene. Figliuola prodiga o aspirante femme-nue , attrice o moglie, avete voluto rimanere ci che eravate dapprincipio: una brava ragazza. E avete voluto far questo nel nostro mondo dove Fregoli d il la ; dove il cambiar d'abito ogni istante una consuetudine morale oltrech fisica. Nel nostro mondo tutti si spogliano: di anime, di aspirazioni, di patria, di idealit... Io che vi parlo, sono stato Gaucho in Ispagna, e torero in Argentina, boxeur a Napoli e mandolinista a Londra; a Parigi mi chiamano Mister, e New York ce Monsieur ... Soltanto quando il mio guardaroba morale fu stipato di abiti, io ho potuto indossare quello che ora conto di non lasciare pi: e sono Leonida Deuteropulo, il milionario greco... Ma forse questo non che un'accozzaglia delle mie vesti di prima... Ho l'anima un poco come una tunica d'Arlecchino: a toppe e a rimasugli...

Valentina - (amara) L'anima... Avete un'anima, voi?

Deuteropulo - (senza scomporsi, con molta dolcezza) Ne ho quel tanto che basta per capire le anime altrui. Il resto un superfluo; ci ho rinunziato, (e ripiglia calmo, suadente) Voi non vi siete voluta spogliare in un piccolo mondo, dove tutti sono sfacciatamente, prepotentemente nudi... E' bello, nobile. Ma il vostro bel gesto vi ha fissata, per noi tutti, in un atteggiamento che urta, in fondo, contro le altrui convinzioni che consistono nel non averne alcuna. Vi sono tutti addosso... Per spogliarvi... E, chiss, magari coprire con i brandelli del vostro vestito, le loro misere nudit... Tutti, povera piccola donna, troppo squisitamente donna... Tutti... (con soave perfidia) Anche vostro marito... (Valentina ripiglia a piangere silenziosamente) Ma s, piangete... Piangete come una povera bimba che non sa difendersi, che non pu difendersi...

- (le prende le mani. Istintivamente ella si appoggia a lui seguitando a piangere. Ed egli continua, insinuante)... Perch non potete difendervi... Sono in troppi... Siamo in troppi... Tutti serrati intorno alla vostra volont a impedirvi di scorgere la via d'uscita... Anche vostro marito! Non potete sfuggire... E' un po' il vostro destino! E' triste, lo so... Ma poi, vedrete: ci si abitua... Forse, ci si abitua anche troppo... Piangete, s, piangete... Ma, lo vedete, gi cominciate a non accorgervi pi che state piangendo fra le braccia di un estraneo... (e le sta accarezzando con paterna ironia il capo, quando entra Levarroy. Egli ode un rumore di passi. Si volge. Lo vede. E, con voce soffocata:) Badate!...

Valentina - (alza il capo. Scorge, di sulla spalla di Deuteropulo, il marito, immobile, ma pallidissimo e fremente. Dal suo aspetto ella capisce che egli crede ci che ella sarebbe stata incapace di commettere. La sua presenza, pi che questo sospetto la decidono a vendicarsi. Si stacca dal greco, si avvicina a Levarroy e gli dice, con la gola ancora stretta dal pianto) S! Mi spoglio... Mi spoglio... Ma non per te: per lui!... (e restano faccia, a faccia, pronti allo schianto che sta per nascere).

Deuteropulo - ( un po' sorpreso da quello che ode, ma non se ne lascia turbare. Mormora soltanto, con molta ironia, avviandosi alla uscita rivolto a Levarroy) Caro... collega!!!

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

LA SCENA:

Il camerino dell'toile-nue di un grande teatro di riviste a Parigi: il teatro di Deuteropulo. Il teatro grande, ma il camerino piccolo, perch in genere il camerino di un'attrice non una piazza d'armi. Vi sar quel tanto di spazio che basta per far circolare, senza urtarsi, l'attrice, la sua cameriera, il suo amico ed, eventualmente, un cane. Difatti quando in iscena dovranno esserci pi di quattro personaggi staranno tutti in piedi.

(All'aprirsi del velario si ode uno scrosciare di applausi che va diminuendo ed aumentando d'intensit ad intervalli regolari: il velario che si apre e si chiude. Quando gli applausi sono cessati, altro genere di rumori: colpi di martello, scricchiolio di chiodi levati, scalpiccii frettolosi, ritornelli, canticchiati, urli in gergo dei macchinisti, qualche ordine, qualche moccolo; insomma l'intermezzo osservato dal palcoscenico).

SCENA PRIMA

Valentina La cameriera poi Deuteropulo - Giuliano Isidoro.

Valentina - (entrando seguita dalla cameriera) Deuteropulo ha lasciato niente?

Cameriera - (che non parla perch l'attrice possa servirsi della sua, le tende un foglio posato sulla toilette).

Valentina - (legge) Vi condurr nell'intermezzo Giuliano d'Aubigny, critico del Temps, giornale serissimo. Non ha l'abitudine di frequentare i teatri di riviste. Giuliano d'Aubigny: nato a Dieppe; parlar bene della Normandia anni 74; trovar modo di dire: quante cose avete visto e sapete, maestro. I Sordo... (parlato) Ne ha il diritto! (ripiglia a leggete) Rammollito (c. s.)... ne ha il dovere! (c. s.) Prima di essere critico; archeologo, storico e grecista; ha scritto un trattato, in tre volumi dal titolo I tritoni come figurazione scenica . Parlare di mitologia senza ingolfarsi; citare Nettuno, Tetide, Anfitrite, Oceanidi in genere. Lo accompagna suo nipote, Isidoro Laveine, critico del Paris-Soir : anni 24, parigino, nullit, figura di sfondo. Nota bene... (parlato) Ancora?! (legge) Non confondere il giovane col vecchio . (sorridendo piega il foglio e lo nasconde in una scatola di cipria. Poi seguita dalla cameriera, sparisce dietro le tende che mascherano una porticina laterale. Dopo un attimo si sente bussare alla porta di fondo e si ode la voce di Deuteropulo)

Deuteropulo - (d. d.) Si pu?

Valentina - (idem) No. Non ancora.

Deuteropulo - (c. s.) Ma, io?!

Valentina - (c. s.) Voi solo, s.

Isidoro - (d. d.) Ah, ah! Fortunato mortale!

Deuteropulo - (entra rapidamente, si avvicina alla porta laterale e a voce bassa, velocemente, chiede) Avete letto il foglio?

Valentina - (d. d.) Naturalmente.

Deuteropulo - (forte e falso) Se permettete, c' qui Giuliano d'Aubigny, che vi vorrebbe conoscere...

Valentina - (d.d. falsa e artificiosa) Giuliano dAubigny? Il maestro? Che onore! Lui che non frequenta mai i nostri teatri. (sporgendo la testa dietro le tende) Va bene cos?

Deuteropulo - .issimo. (forte) C con lui Isidoro Laveine, critico del Paris-Soir

Valentina - (forte, d.d.) Ah!

Deuteropulo - (piano) Dite qualcosa...

Valentina - (con la testa fuori) Non avete detto che una nullit?

Deuteropulo - (c. s.) Si... ma ah non basta...

Valentina - (forte) Ah! Tanto piacere...

Isidoro - (d. d.) Prego... anzi io...

Deuteropulo - (piano) Li faccio entrare?

Valentina - (piano) Ecco, mi infilo una vestaglia... (poi, uscendo fuori, e con un tono che fa parte del corredo di ogni prima attrice abituata a ricevere nel suo camerino) Ma avanti, avanti! Che bella visita! (entrano Giuliano e Isidoro. A Giuliano, andandogli incontro) Come ringraziarvi, maestro, dell'onore che mi fate...

Giuliano - (che non ha sentito niente) No, grazie; sono stato seduto finora.

Deuteropulo - (rapido, sottovoce a Valentina) E' sordo!

Valentina - (a voce alta) Come ringraziarvi, maestro, dell'onore che mi fate...

Giuliano - (con una classica frase da membro dell'Accademia) Siete voi che mi onorate concedendomi di ammirare riunite in voi, tutte le bellezze della donna francese...

Valentina - (modesta) Maestro...

Giuliano - Eh?

Valentina - (con lo stesso tono, ma pi forte) Maestro!

Deuteropulo - (presentando) Isidoro Laveine...

Isidoro - (inchinandosi) Non ho parole...

Valentina - (dandogli la mano) Il piacere mio.....

Giuliano - Eh?

Isidoro - (forte) Nulla, zio. (baciando la mano a Valentina col tono di chi dice un complimento) Proprio stasera lo zio ha dimenticato il cornetto acustico...

Valentina - (spaventata) Ma...

Isidoro - Non ha sentito! (allo zio gridando) Dicevo che voi siete mio zio...

Valentina - (a Giuliano) In un quadro della prossima rivista io rappresenter Anfitrite: per ben conoscere il personaggio ho letto il vostro meraviglioso libro... (Giuliano la guarda con un sorriso ebete di chi non ha sentito una parola. Allora ella ripete un po' seccata, pi forte) Ho letto il vostro meraviglioso libro!!

Giuliano - (sorridendo) D'ora in poi esso avr ai miei occhi un pregio di pi: quello di essere stato letto da voi. (ride soddisfatto).

Deuteropulo - Vi lascio un minuto... Vado a dare un'occhiata al cambiamento di scena... Torno subito!

Isidoro - (a Deuteropulo che esce) Gli effetti di luce sono sorprendenti...

Deuteropulo - (che in fondo se ne infischia, senza voltarsi) Eh, eh, grazie... (sparisce)

Valentina - (proseguendo il discorso cominciato, a Giuliano) Davvero, sapete: la mitologia marina mi ha sempre interessato...

Giuliano - (compiaciuto) Sarei quasi tentato di intervistarvi... E non la sola tentazione che io provi dinanzi a voi. (risatina di soddisfazione) Eh! Se avessi 54 anni di meno!

Valentina - Oh! Maestro... Se non temessi di adularvi, vi direi qualcosa che...

Giuliano - Ditela, figliola mia, ditela...

Valentina - Non oso...

Giuliano - (conciliante) Ditela sottovoce...

Valentina - (guarda imbarazzata Isidoro che le fa un gesto magnanimo. Allora ella grida) Siete ancora il mio tipo! (Giuliano scoppia in una cattedratica risatina gongolante. Piccola pausa).

Giuliano - (improvvisamente) Comincer il mio articolo per voi ricordando che nel 1894, ad un ballo di mezza quaresima offerto dal Presidente all'Eliseo, il clou della serata fu la contessa di Pommery-Grnot, che vi somigliava. Una bellissima donna...

Valentina - Ne sono lusingata...

Isidoro - (stupidamente) E' morta l'altro ieri.

Valentina - (sorridendo) Ne sono lusingata un po' meno...

Deuteropulo - (rientrando) Tutto in ordine. E cos? Vi piace la rivista?

Giuliano - Scusate, di chi sono i versi?

Deuteropulo - Di un certo Mehu. Perch?

Isidoro - E la musica, la musica?

Deuteropulo - Ripp e Moreau. Vi piace?

Giuliano - E le scene, scusate, le scene?

Deuteropulo - (che comincia a seccarsi) Mavis e Gazul.

Giuliano - Ah, ecco,

Isidoro - E i costumi, i costumi? di chi sono?

Deuteropulo - (c. s.) Pascaud. Graziosi, vero?

Giuliano -... in complesso avete delle graziose donnine.

Isidoro - Meno la quarta marcheuse a destra, che ha delle gambe impossibili. Non ve ne abbiate a male, Deuteropulo, ma quelle brutte gambe mi hanno fornito il pretesto di divertirmi un po' alle vostre spalle, (ridendo) Leggerete il mio articolo di domani. Ma dove diavolo siete andato a cercare un simile orrore?

Deuteropulo - (cercando nei suoi fogli) La quarta... marcheuse a destra(leggendo) Cleo al secolo: Angela Duval. Presentatasi con un biglietto del critico del Paris Soir.

Isidoro - (cascando dalle nuvole) Ma sono io il critico del Paris-Soir !

Deuteropulo - (sorridendo) Non colpa mia!

Isidoro - (ricordando) Angela Duval? Mi ricordo... la figlia della mia... Oh! sua madre non me lo perdoner mai... Bisogna ad ogni costo tagliare il pezzo!

Deuteropulo - (sorridendo) Certo sarebbe pi radicale tagliare le gambe alla ragazza...

Valentina - (che parla con Giuliano) Oh! quante cose avete visto e sapete, maestro!

Deuteropulo - (fra se) Meno male! L'ha detto!

Isidoro - A proposito: come avete fatto a far muovere la scimmia proprio nel momento giusto, al settimo quadro?

Valentina - Ha imparato dopo due prove. Prima le si fatto vedere e poi... sapete bene, le scimmie...

Isidoro - (stupito) Ma come, vero? Io credevo che fosse finta!

Valentina - Ma allora non conoscete la mia scimmia? Pensate che ha un camerino per se, come se fosse una vera attrice. Volete vederla? E' graziosissima.

Isidoro - Volentieri. Venite anche voi, zio, a vederla?

Giuliano - Che cosa?

Valentina - La scimmia!

Giuliano - lo??

Valentina - Ma no. La mia!

Giuliano - Una scimmia?! Oh Dio... dov'?

Isidoro - (evasivo) Ma s... venite con noi... vi spiegheremo... (a Deuteropulo) Voi venite?

Deuteropulo - Fra un minuto. Segno un appunto, (i tre escono. Egli si appoggia alla toilette per scrivere qualcosa, ma urta in qualcos'altro; ha una piccola esclamazione soffocata, smette di scrivere, prende una forbicina e si aggiusta un unghia. Nello specchio, ad un tratto, vede che sulla porta di fondo comparso Levarroy, lievemente impacciato e forse, per la prima volta timido. Allora, senza voltarsi:) Oh! Levarroy... Buona sera!

SCENA SECONDA

Deuteropulo, Levarroy poi Valentina

Levarroy - (senza tono) Voi... (e fa quasi per andarsene)

Deuteropulo - (sempre di spalle) Scusate... Non vi d la mano perch... (gli fa vedere nello specchio la sua piccola operazione) Ma accomodatevi, prego...

Levarroy - (avanzando, incerto) Ma... Valentina?

Deuteropulo - Avrei scommesso che non cercavate di me! Accomodatevi lo stesso... Valentina verr subito, (ma l'altro rimane in piedi. Allora egli, che vorrebbe dargli l'impressione della cordialit, gli si avvicina, lo guarda mentre l'altro si studia di guardare altrove, ha un impercettibile sorriso e con leggera (ironia gli chiede) Rancore?

Levarroy - (vago) No.

Deuteropule - Provatemelo: sedete.

Levarroy - (alzando le spalle) Sedendomi lo proverei a Valentina; questa (accenna il camerino) casa sua.

Deuteropule - Vi prego, non sciupate: lasciate che io possa supporre che voi considerate questo, come Un camerino del mio teatro, (l'altro non risponde) Oh! Oh! Ostilit pronunciata! (pausa) Confessate: non rancore; invidia. Mi lusinga: l'invidia nasconde ammirazione.

Levarroy - (sfogandosi un poco) Ebbene, s. Siete riuscito ad entrare nella mia vita, e non era facile. Una volta entrato avete fatto di me un niente.

Deuteropulo - Altrimenti non vi sarebbe stato scopo di entrarci. Ma non esagerate: un niente... Addirittura!?Perch non avete pi t il vostro teatro?

Levarroy - Ma non il teatro soltanto! E'... ... quello che era intorno! Avete mai pensato che se nel famoso quadro Napoleone a Sant'Elena togliessero lo sfondo del mare in tempesta e lo scoglio su cui l'imperatore poggia il piede, esso non rappresenterebbe pi che un qualunque Napoleone di cattivo umore? Voi mi avete tolto Mehu, Michodier, Buquin, Gaby... e per coronare l'opera, mia moglie... e ora...

Deuteropulo - Vi sentite un Napoleone di cattivo umore.. (pausa) Non credevo che ammetteste tanta importanza al vostro divorzio...

Levarroy - (alzando le spalle) Del divorzio come divorzio, me ne infischio!

Deuteropulo - Allora alla donna che avete perduto?

Levarroy - (meno convinto) Nemmeno...

Deuteropulo - E allora, scusatemi: perch da quindici sere ritornate nel mio teatro?

(pausa)

Valentina - (rientrando) Uff! Non se ne andavano pi! Ce n' voluto per liberar. ( scorge Levarroy e s'interrompe di botto) Ah!

Deuteropulo - (con studiata allegra indifferenza) Vedete? Abbiamo un ospite insolito... Ma non per questo, vero, meno gradito... (piccola pausa. Gli altri due tacciono) Gradito anche a me, per quanto, entrando, mi abbia subito detto: Valentina non c'?(accennando a Valentina) Eccola qui, Valentina! Un po' stupita di vedervi... Del resto naturale: non riesce considerarvi soltanto un ospite dopo che... (pausa) Ebbene, come vi piace la mia rivista? Andiamo, su, fatemi almeno un complimento, non fosse che per non mancare alla tradizione di chi in visita su un palcoscenico. Dunque? Divertente?

Levarroy - (riprendendo il suo sangue freddo) Molto, riuscitissima... Davvero, bellissima!

Deuteropulo - Vedrete il seguito... Anzi, bisogna che vada ad occuparmene. Vi lascio soli...(li guarda, sorride e ripete) Vi lascio soli!

Valentina - (ironica) Siete molto compiacente!

Levarroy - (agro dolce) Segno che sicuro di voi...

Deuteropulo - (sorridendo) No. Sono sicuro di me.

(sparisce).

SCENA TERZA

Valentina - Levarroy

( Valentina e Levarroy sono rimasti soli. Si cercano con gli occhi; ma quando i loro sguardi si incontrano, sono pentiti di essersi incrociati. Pausa. Finalmente)

Levarroy - (tanto per dir qualcosa) ... E cos?... (Valentina lo guarda in silenzio. Allora, dopo un'altra pausa, imbarazzato e stupido)... Posso dirvi tu ?

Valentina - (serena) S... se non avete altro da dirmi.

Levarroy - (sollevato) Dunque, tu... (respira) Ah! Sto meglio! quel voi cos poco nostro mi paralizzava; mi pareva di parlare non ad una donna sola, ma a tante...

Valentina - Sensazione niente affatto sbagliata.

Levarroy - Eh?

Valentina - Certo. Invece son due donne ormai; quella di oggi e, a tratti... a lampi, meglio... quella di allora...

Levarroy - (soddisfatto) Quella di allora? S? Te ne rammenti ancora?

Valentina - (tranquilla) La sento viva e presente, tutte le volte che sto per commettere una sciocchezza.

Levarroy - (smontato) Ah! (pausetta. Poi ripiglia) Una... sciocchezza... Di che genere?

Valentina - Di qualunque...

Levarroy - Anche... di genere mascolino?

Valentina - (sussulta; poi come a sfidarlo) Soprattutto!

Levarroy - (c. s.) Ah! (silenzio) Non gentile da parte tua, dirmelo.

Valentina - Perch? Che cosa c'entrate voi?

Levarroy - (abbozza un gesto vago, ma si arresta per chiedere) Perch non mi dai del tu?

Valentina - (indifferente) Come vuoi. Sicch, che cosa c'entri tu? Non sono pi tua moglie...

Levarroy - Ma lo sei stata.

Valentina - Gi. Ma credi che l'essere 6tata tua moglie abbia tanta importanza nella vita di una donna? Sei un po' presuntuoso, sai!

Levarroy - (seccato) Ad ogni modo potevi risparmiarti di dirmi che hai degli amanti.

Valentina - (amara) Anche se non te lo avessi detto, tu lo avresti supposto.

Levarroy -... non la stessa cosa.

Valentina - (secca) E' peggio.

Levarroy - Peggio dirlo...

Valentina - (e. s.) Peggio supporlo. (Silenzio). Mi dai una sigaretta?

Levarroy - (gliela porge, l'accende, poi, mentre ella lancia placidi sbuffi di fumo, egli dice, terminando una sua riflessione interna)... Sei... sette... otto... otto mesi che non siamo pi marito e moglie...

Valentina - (sorride ironica. Poi, parodiando la intonazione di lui) Tredici... quattordici... quindici... quindici sere che vieni qui, a teatro, per vedermi...

Levarroy - Te ne sei accorta?

Valentina - (fredda) No. Me l'han detto.

Levarroy - E...

Valentina - E...?

Levarroy - Che cosa hai provato? S, insomma... Che impressione t'ha fatto?

Valentina - Pessima... ma piacevole. Pessima nei riguardi tuoi. Piacevole nei miei, Ecco un uomo mi sono detta che sacrifica la sua dignit al mio nudo .

Levarroy - Oh!... Parole grosse!

Valentina - Ti pare? Sei arrivato persino! far dei complimenti a Deuteropulo...

Levarroy - (vago) Li meritava...

Valentina - Appunto. E' peggio dell'adulazione... E' la soppressione della propria personalit...

Levarroy - (crollando il capo) Sei cattiva!! (Pausa). Del resto, lo immaginavo! Quindici sere, sai, ho lottato! Mah! Si vede che i miei muscoli morali hanno perso l'abitudine della lotta. Non ho saputo resistere... (ricordando) Oh! quel tuo corpo... L'abbagliante nudit del tuo corpo... Mi attirava, mi attirava... (ella ha una smorfia di disprezzo) No! Non per quello che mi spingeva a contemplarlo.,, Era mio, quel corpo... Era mio, quell'idolo... mi dicevo... E poi, d'un tratto, il pensiero che ero stato io a... E allora un'infinitatristezza... Quasi uno sgomento... Ma non desiderio, no... Mai! O forse non ancora... E adesso, adesso che mi sei vicina... Mi sembra che nulla sia accaduto... e nello stesso tempo mi sembra di non riconoscerti pi... Hai negli occhi qualcosa che non ti avevo mai visto...

Valentina - (seria, triste) Ho tante cose di cui non ti sei mai accorto! Sapevi di essere il padrone, allora!... E finivi quasi col non accorgerti pi che t'ero vicina... Neppure la prima volta... Mentre io aspettavo che tu mi insegnassi l'amore, non me ne insegnasti che il gesto!... Niente altro!... Ora ti accorgi ancora di ime... (amara, feroce) Forse perch mi credi o mi hai creduta di altri... (all'improvviso, sordamente) No!... No, capisci? Non vero! Di nessuno, sono stata, di nessuno! Neppure di quell'altro, di Deuteropulo... Di nessuno! Il mio corpo lo hanno avuto soltanto gli occhi degli altri uomini... Soltanto gli occhi! La dedizione completa una troppo grande offerta... E tu me l'hai fatto capire, con la tua indifferenza!

Levarroy - (molto turbato) Valentina!

Valentina - (senza badargli, seguita, esaltata) E puoi credermi, sai... Perch se te lo grido per condannarti! Il mio corpo, volevate?... Eccolo!... che vi sferzi il desiderio, che vi frusti i nervi... Ecco il mio corpo per i vostri occhi bramosi! Ma la nudit dell'offerta... Me l'hai forse uccisa tu, col tuo egoismo... O soltanto col tuo possesso! (e tace fremente).

Levarroy - (dopo una piccola pausa) Oh, Valentina... come devo averti fatto soffrire!

Valentina - (sarcastica) Avevi bisogno che te lo urlassi, eh?

Levarroy - Non dire cos... E' un'altra cosa, ora!... (pausa, timidamente, egli le prende una mano).

Valentina - (stancamente) No... (e fa per ri-trarla).

Levarroy - (al contatto della mano di lei si rianima; gliela stringe, gliela bacia, con un affanno che forse pi, forse peggio dell'amore) S! lasciami la tua mano!... La tua piccola mano morbida... Ora... Ora posso dirtelo... Ora posso... Non so bene che cos' quello che provo... So che ora posso desiderarti, senza che questo mio desiderio mi umili come una bassezza...

Valentina - (con. un triste sorriso) Desiderarmi, eh?... Desiderarmi!

Levarroy - Forse pi del desiderio... so che soltanto ora, so che soltanto adesso che... (dalla mano, la sua carezza passata al braccio, alla spalla) Come mi sei mancata, Valentina! ( turbato, fremente) Rivedevo la tua bocca sottile, dalle labbra piccine... delicate... e tuoi occhi, i tuoi grandi occhi stupiti... Ma sopratutto la piega sempre un po' dolorosa della tua bocca... Anche nel sorriso... Anche nella volutt... E avevo un infinito desiderio di riaverti... Di stringerti, ancora... D... (improvvisamente, la bacia. Ella lo ha lasciato fare. Quando si dividono egli frenetico, folle. Ella calma, lievemente sdegnosa. Ma egli non se ne accorge e non sa che mormorarle, pi dolcemente che pu, in una specie di cantilena) Valentina... piccola Valentina... mia mia... mia..

Valentina - (lontana, pacata) Tua?... e per quanto tempo?... Un'ora?... Un mese?... Un anno?....

Levarroy - (un poco umile) Non dir cos... Baciami questo minuto di sincerit... Forse il primo, certo l'ultimo... Sono molto avvilito, Valentina... Non ho pi nulla... Il mio teatro... i miei amici...

Valentina - (ironica) Le tue amanti...

Levarroy - (dopo un'esitazione) Anche quelle. Vedi che son sincero... Non ho pi neanche le mie amanti... Ed una piccola grande desolazione per un uomo come me... Ma, sopratutto, non ho pi te... (Valentina alza le valle) Te che eri mia moglie e che appunto psi questo ero in diritto di credere mia, strettamente mia... E' il tuo distacco che mi ha dato pi di ogni altro la sensazione dell'abbandono... (Le prende le mani) Ora ti ritrovo... Vuoi che sia per sempre?... Vuoi?

Valentina - (con leggiadra e scettica superiorit) Ma no!... Puoi pensarle sul serio tutte queste belle cose?... Sicch riunirci, sposarci una seconda volta... Oh, magari, no, perch sarebbe ridicolo... Ma tornare a vivere insieme io per te e tu per me? Il classico epilogo del drammetto romantico-borghese, nel quale i due coniugi separati' dopo il secondo atto, si ritrovano al terzo disposti al reciproco perdono? Ma via! Dovr, ora, ripeterti io la frase che tu avevi quasi per intercalare allora? Qui si fa della rivista, mio caro! No, via, no! sarebbe assurdo!...

Levarroy - (sincero) E perch, Valentina?... Ti amer, vedrai...

Valentina - Credi?... Non discuto; ma non condivido. E poi, in ogni caso, io?... Tu mi amerai, ammettiamolo. Ma io? (con altro tono) Vedi, caro... Il lieto fine che tu avevi immaginato sarebbe molto grazioso se, come nei drammi di quindici o vent'anni fa, avessimo passato gli otto mesi che seguirono il nostro divorzio, io a ricamare e a strimpellare la Patetica o la Appassionata nelle ore del tramonto, rinchiusa in qualche vecchia villa brettone, tu a cercar di dimenticare, in folli scorribande per l'Europa o per il mondo, la mia immagine adorata. Un bel giorno, per fatale combinazione, ci saremmo trovati nello stesso albergo e un buon amico compiacente ci avrebbe gettati, con qualche troppo ingenuo stratagemma, l'uno nelle bracca dell'altro. Invece, quegli otto mesi li abbiamo passati, io a spogliarmi dinnanzi al colto pubblico, tu a venirmi a vedere spogliata. Ci ritroviamo nel camerino di un teatro di riviste e siamo lasciati in tte a tte da Deuteropulo, che forse compiacente, ma che non - e tu lo sai - un amico. Mancano i protagonisti ed il luogo d'azione per l'epilogo che tu avevi immaginato. Perci non insistere. Sarebbe un finale di pessimo gusto.

Levarroy - No, Valentina, no... Io t'ho sentita fremere e tremare in quel mio bacio...,

Valentina - (con un po' di malinconia) Forse, infatti... Era la prima volta che assaporavo il tuo desiderio di me, femmina... (e aggiunge subito, frenando con il gesto la risposta di lui) No. Non sufficiente. Allora non hai visto in me che la vergine; ora non vedi in me che la femmina. Quello che io voglio che tu mi apprezzi come donna. E tu non sei capace. Tu non sei nato per essere un marito... E non sei nato neppure, bada bene, per essere un amante. Sei un maschio che ha avuto una moglie, che ha avuto ed ha ed avr delle amanti. Niente altro. Forse molto. Ma a me non basta - (e con voce improvvisamente cupa) Poi, quand'anche tu ne fossi capace, sarei io a non saper pi essere soltanto donna con te...

Levarroy - Ma io...

(Uno squillo potente e prolungato di campanello. Quasi immediatamente, una voce che grida attraverso la porta:)

La voce - Signorina, pronti per il 22 quadro...

Valentina - (tornando subito attrice) E io sono ancora cos! (a Levarroy) Scusa, eh... (va alla porta di destra, la apre e chiama) Nina, Nina... aiutatemi... tocca a me... (e a Levarroy) D pure, d pure, io, intanto, mi preparo qui dietro... (e scompare per la porta laterale. Non la si vede pi. Si ode solo la sua voce che dice:) Seguita, seguita pure... Scusa se devo far cos... ma devo essere pronta per apparire come idolo di bellezza all'alzarsi della tela. Ma tu seguita, seguita... Ti ascolto..

Levarroy - (un po' confuso da ci che avviene, dice distrattamente) S... (ma invece tace, perplesso).

Valentina - (d. d.) Dunque, dicevi?...

Levarroy - Non mi hai capito, Valentina... Non sono pi quello di una volta... Ora ti comprendo, ti vedo, ti so... e saprei anch'io... Non so dirti... ma sento che diverso... Se tu potessi credermi, Valentina! (e non sa che ripetere, ostinatamente) Non sono pi quello di prima!

Valentina - (c. s.) Ti credo, si... Ma che neanche io sono pi quella di allora... E non ti dir che sei stato tu a farmi cos... E' stata la vita... O forse soltanto l'avventura, per non dire parole: grosse...

Levarroy - (imbarazzatissimo dal fatto di dover parlare ad un essere invisibile) Non dirlo! Sei sempre la stessa... Ti ho riconosciuta... C' forse qualcosa che ora ci divide... Lo dimenticheremo... Sono sicuro che... (esplodendo) E poi no! E' impossibile parlare cos senza vederci...

Valentina - (c. s. con voce lievemente accorata) E se tu mi vedessi?... Lo sai qual' il mio costume in questo momento! Lo sai per averlo visto... e per avermi desiderata, cos insieme a tutti... Un casco di brillanti, dei sandali d'argento e una cintura di cardenie... Se tu mi vedessi ci sarebbe qualche altra cosa a dividerci. Non pi un abito, che non m'ero voluto togliere, come allora, non pi una ribalta, come poco fa, non pi una tenda, come ora; qualcosa di pi insormontabile fra noi due: la mia nudit...

La voce di prima - (d. d.) Pronta, signorina?

Valentina - (c. s. fredda, decisa) Pronta (e alla cameriera) La pelliccia... (dopo un istante ella esce di dietro le tende. E' avvolta in una pelliccia d'ermellino).

Levarroy - (mentre ella passa, istintivamente la prende per un polso e le mormora) Non andare...

Valentina - (lo fissa; con una ironia, nella quale trema la tristezza d'un rancore disperato) Oh! E sei tu a dirmelo? Tu che allora... E poi...?

Levarroy - (che ha perduto la testa, le grida) Valentina... Io ti...

Valentina - (prima che egli dica: amo, gli chiude la bocca con la mano. Poi, crollando il capo) E' troppo tardi... Guarda: sapresti dirmelo ancora, adesso?... (e, spalle alla ribalta, spalanca la pelliccia. Levarroy la intuisce meravigliosamente nuda e abbassa il capo, lentamente, sconfortato. Allora ella, a occhi chiusi, dolcemente) Addio, Pietro... (e scompare).

(Una pausa. Poi una voce lamentosa e monotona giunge dal palcoscenico).

La voce - Chi non di scena, fuori!... Chi non di scena fuori!...

(La voce si sperde. Un silenzio. Levarroy cade a sedere, stancamente; stanco di tristezza. Ha lo sguardo perduto nella improvvisa nostalgia di quello che avrebbe potuto riconquistare. Ad un tratto, dalla porta di fondo entra veloce, febbrile, Deuteropulo: afferra un ventaglio dimenticato su di una sedia e sparisce, senza una parola o uno sguardo per l'altro. Ma la sua apparizione stata per Pietro il richiamo alla realt.............

E' balzato in piedi. Si dominato. Ora si avvia all'uscita. Sulla porta ha ancora un attimo d'indecisione. Si guarda attorno con malinconia... Ed ecco che la voce di prima risuona ancora, pi vicina, perentoria:) Chi non di scena, fuori! Chi non di scena, fuori! (Levarroy, colpito ripete amaramente, quasi a se stesso:)

Levarroy - Eh s; chi non di scena... fuori!! (sparisce mentre si odono i tre colpi fatidici dell'altro sipario che s'alza, mentre il nostro si chiude).

FINE

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