150, l’Italiella canta!

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150, l'Italiella canta!

L'unità d'Italia nón è stato il fine ma il mezzo

Codice Opera S.I.A.E. 898533A

Spettacolo teatrale in due atti di Fabrizio Filipponi

Personaggi

Ferdinando

(nonno di Filippo)

Filippo

Carlo

(padre di Filippo e genero di Ferdinando)

3ragazzi

(amici di Filippo)

Gaspero

(amico di Ferdinando)

Costumi

Ferdinando indossa pantaloni neri e camicia o paricollo manica lunga bianco;

Carlo e Gaspero pantaloni bianchi e camicia o paricollo manica lunga nera;

Ragazzi pantaloni e camicia o paricollo bianchi;

Chitarrista pantaloni (o gonna) e camicia o paricollo neri.

Disposizione scena iniziale

Fondale e le 4 quinte nere nude.

Al centro in alto in fondo un pannello bianco pér il proiettore video.

Una scrivania e cinque sedie al centro della scena.

Atto primo

Scena prima

Si apre il sipario.

Buio.

Assolo di chitarra (registrata) nón molto lungo, 25- 30 secondi (di tipo drammatico da atmosfera pesante) al termine del quale parte una voce fuori campo che declama il testo di Milan Kundera sènza sottofondo e ancora al buio.

Voce narrante     Pér liquidare i popoli si comincia cón il privarli della memoria. Si distruggono i loro libri,

(fuori scena)          la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un'altra cultura, inventa pér loro un'altra storia. Dópo di che il popolo comincia lentaménte a dimenticare quello che è e quello che è stato. Ed il mondo intorno a lui lo dimentica ancora più in fretta.

Al termine parte un altro brano, strumentale, possibilmente dal vivo che trasmetta la "voglia di reagire" di chi è oppresso.


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Il musicista, che nón si vede all'inizio, è sul lato sinistro. La visibilità, graduale, parte dópo pochi secondi di musica.

Al termine del brano scema la luce sul mucisista, fino al buio, poi parte quella che illumina Ferdinando.

Questi fa pochi gesti che lasciano intuire una rilassata lettura.

All'inizio è di spalle poi, piano piano, si gira verso il pubblico e si appoggia, cón ciò che sta leggendo, sul piano della scrivania. Pulisce gli occhiali e se li rimette cón fare placido e continua a leggere in questa nuova posizione.

La luce che illumina Ferdinando è buona ma nón pièna; quando entra il nipote, questa diventa abbondante.

Filippo                      (entra strillando e camminando sènza meta) Viva Garibaldi, viva Cavour, viva Vittorio

Emanuele II, viva Mazzini e viva l'Italia!

Ferdinando           Ehi! Ehi! Fermati, calma... vieni qui. (raggiunge il nipote, lo prende delicataménte e lo fa

sedere davanti alla scrivania a favore del pubblico) Siediti. (si aggiusta la sedia pér potersi sedere di fronte e vicinissimo a Filippo, guardandolo negli occhi) Sei capitato nella tana del

lupo. Quanto tempo hai? Da dove vogliamo cominciare? Sei pronto?

Filippo                      Pér cosa?

Ferdinando           Pér il riprìstino celebrale.

Filippo                      Il riprìstino che?

Ferdinando           (come sopra) Sì, è necessario il riprìstino del sistema perché la sola sostituzione delle

nozioni nón è sufficiente!

Filippo                      Ma nonno che hai?

Ferdinando           Forse sei troppo giovane pér sapere, capire, discernere... sto bene nón ti preoccupare.

Ma la mia prima domanda è ancora valida.

Filippo                      Quale prima domanda?

Ferdinando           Nón sei molto sveglio figliolo...

Filippo                      Nonno!

Ferdinando           Sei poco elastico voglio dire! La prima domanda è stata: quanto tempo hai?

Filippo                      Pér giocare a cappuccetto rosso?

Ferdinando           Stai recuperando.

Filippo                      Fammici capire qualcosa!

Ferdinando           Hai ragione. Cosa dicono di me in famiglia?

Filippo                      Beh... che sei fissato cón la politica e la storia... e che forse è cominciata la...

Ferdinando           L'arterioscleròsi!

Filippo                      Nón dire che sóno stato io!

Ferdinando           Stai tranquillo Filippo, nón ho bisógno di dire niènte a nessuno. (perentorio) E tu che

pènsi di me? (Filippo è titubante)

Ferdinando           Su fatti coraggio giovanotto.

Filippo                      ...è che mi dispiace quando ti vedo discutere cón papà o cón mamma...

Ferdinando           Tu, cosa pènsi di me?

Filippo                      Ti voglio bene!

Ferdinando           Quindi siamo pronti! Tu sei la luce dei miei occhi ed è pér questo che dèvó aiutarti a

capire il mondo, a difenderti meglio, ad orientare le tue scelte secondo coscienza e nón secondo i dettami della società. Nón sóno pazzo.

Filippo                      Lo so.

Ferdinando           Allora dèvi credere a cio che ti racconterò, anche se ti apparirà strano. Posso

cominciare?

Filippo                      Sì.


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Ferdinando

Cosa strillavi quando sei entrato?

Filippo

Viva Garibaldi, viva Cavour, viva Vittorio Emanuele II, viva Mazzini e viva l'Italia. Sóno

parole della mia parte nella recita che stiamo preparando a scuola, l'insegnante (il nonno

lo blocca).

Ferdinando

Bene, basta così, i personaggi che hai nominato sóno stati tutti farabutti! Hanno fatto

scorrere fiumi di sangue innocente e si sóno macchiati delle peggiori atrocità!

Filippo

Ma nonno?

Ferdinando

Credimi! Tanto pér cominciare nessuno sopportava gli altri. Garibaldi è stato un

mercenario; molto spesso ha combattuto cón le spalle coperte, a cominciare dal

Sudamerica: in Uruguay, Argentina, Brasile. In Argentina, mi pare, gli tagliarono

un'orecchio perché aveva rubato dei cavalli: i capelli lunghi coprivano.

Camillo Benso conte di Cavour è stato un affarista senza scrupoli, anche se in punto di

morte ha voluto i sacraménti.

Filippo

Che significa?

Ferdinando

Si è preparato pér ricevere la comunione e l'estrema unzione. Molto probabilménte si è

pentito e ha chièsto perdono a Dio. Chissà!

Ti racconto solo un episodio (cerca un foglio).

Nél 1853 il raccolto di grano fu scarsissimo in tutto lo Stivale e il conte fece incetta di

grano a fini speculativi, cioè pér rivenderlo ad un prezzo più alto. Riempì i granai

personali anziché distribuirlo, magari ad un cósto ridotto, ai poveri. Quando la folla,

affamata, tentò di assalire la villa di Cavour, questo grande statista, diède ordine alla

forza pubblica di sparare sulla folla. Ci furono molti morti e molti furono incarcerati.

(cambiando tono) E al Re piemontese cosa interessava?

Filippo

Cosa interessava?

Ferdinando

Gli interessava la cassa del Regno delle Due Sicilie ed ingrandire il suo di Regno, sènza

badare ai metodi. Fu spietato.

Filippo

Possibile?

Ferdinando

Altroché. I Savoia, nón sóno una stirpe Italica, ma Sassone Borgognana o Provenzale

quindi francese. I piemontesi mandavano i loro giovani a studiare in Francia, gli ufficiali

dell'esercito parlavano francese. I governanti di questa monarchia furono così bravi che

condussero il Regno al disastro economico; senti cosa affermava, (cerca un foglio) nél

1859, il deputato sabaudo Pier Carlo Boggio: "Ecco dunque il bivio: o la guerra o la

bancarotta". Pér guerra intendeva la conquista del Regno delle Due Sicilie.

Filippo

I Savoia?

Ferdinando

Tra i sudditi di Vittorio Emanuele circolava moneta di carta méntre nél Regno borbonico

monete d'argento e d'oro. Erano queste il suo "Amor di Patria"

Filippo

E Mazzini?

Ferdinando

Vediamo un po'... (cerca un foglio) posso dirti che credeva alla guerra d'eccidio come

struménto rivoluzionario al servizio del progresso. Egli affermava: "il progresso è la sola

rivelazione di Dio sugli uomini". In realtà fu un terrorista a livello internazionale, utilizzato

e spalleggiato da un organo superiore.

(vedi anche http://www.chiesaviva.com/conoscere%20massoneria%20391.htm

ehttp://www.disinformazione.it/rivoluzioni.htm)

FilippoQuale?

Ferdinando            Qui andiamo sul pesante... credo che tu nón conosca l'organizzazione che ha

accrocchiato questo quartetto malefico.

Filippo                      E sarebbe?

Ferdinando            La massoneria, in particolare quella inglese.

Filippo                      E che è?

Ferdinando            È complicato, è maledettamente complicato. Prova a chièderlo al tuo insegnante di


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storia e, visto che ci sei, un po' pér volta, chièdigli di Garibaldi e delle sue gesta sudamericane, della condizione economica del Regno piemontese prima del 1860, poi ne riparliamo, se vuoi.

Filippo                      Mi sembra una storia da far paura: mi piace.

Buio.

Scena seconda

Inizia una canzone napoletana che possa riferirsi all'unità imposta e rifiutata dai meridionali.

A fine esecuzione il/la cantante esce da un lato cón la luce che sfuma.

Un secondo di buio poi luce pièna e dalla parte opposta da dove è uscito/a il/la cantante entrano Ferdinando, Filippo e altri tre ragazzi.

Ferdinando porta un cesto di arance che poggerà sulla scrivania.

Si siedono come se fossero in classe, le sedie sono già in scena.

Ferdinando            (tenendo in mano un’arancia che lancia in aria ritmicaménte) Perché Cavour mandò 15.000

soldati piemontesi in Crimea a combattere al fianco degli inglesi contro i russi?

1° ragazzo              (alza pér primo la mano, Ferdinando annuisce) Pér ingraziarsi la regina Vittoria allo scopo di

farsi aiutare nella conquista degli altri principati e regni della penisola.

Ferdinando            (lanciando un frutto al ragazzo) Bravissimo! Dove trovò i soldi pér questo intervento

militare?

2° ragazzo              (alza pér primo la mano, Ferdinando annuisce) Contrasse un prestito cón la finanza

britannica che fu estinto dal Regno d'Italia solo nél 1902.

Ferdinando            (lanciando un frutto al ragazzo) Bene. Chi furono i briganti?

3° ragazzo              (alza pér primo la mano, Ferdinando annuisce) Furono degli individui insórti pér combattere

e respingere l'esercito piemontese, che entrò nél Regno delle Due Sicilie depredandolo crudelménte. Pér queste persone il termine brigante nón è appropriato.

Ferdinando            (lanciando un frutto al ragazzo) Bravo. Quale fu l'ultima fortezza Borbonica a cadere nelle

mani dei piemontesi?

Filippo                       (alza pér primo la mano, Ferdinando annuisce) Fu quella di Civitèlla dél Tronto, in provincia

di Tèramo, il 20 marzo 1861.

Ferdinando            Compliménti ragazzi!

Filippo                       A me niènte?

Ferdinando            Tu giochi in casa, nón vale (poi comunque dà un frutto anche a lui).

Scena terza

Entra Carlo, padre di Filippo e genero di Ferdinando cón fare alterato.

Carlo                         (dirigendosi verso il suocero ma, cón tono normale, si rivolge ai ragazzi) Andate a studiare in

sala da pranzo, pér favore. Che caspita hai fatto a Filippo? Il direttore scolastico mi ha convocato perché "lo storico in erba" sta sobillando la classe e spesso va in discussione

cón l'insegnante di storia. (aspetta una risposta che nón arriva) Mi hai sentito? (Ferdinando

nón batte ciglio, dópo una breve pausa)So che nón sei sordo quindi continuo... tua figlia edio stiamo facendo i salti mortali pér evitare che Filippo prenda brutte strade, cerchiamo di guidarlo cón cautela e assiduità. Vogliamo prepararlo a vivere in questa società: tu cón le tue lezioni stai mandando all'aria tutto il nostro lavoro!

Ferdinando           Bella preparazione! Volete sfornare un altro individuo omologato, che rientra nei


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parametri standard del casellario umano di questo tempo? Vi preme che sia compreso

nél mediocri "limiti" comportaméntali del giorno d'oggi, altriménti potrà sentirsi fuori dal

gruppo, emarginato ed incapace di vivere. Eh?

Carlo                         Certo, che c'è di male? Tutti i genitori dèvóno fare così.

Ferdinando           Sì, tutti i genitori egoisti ed ipocriti fanno così: egoisti perché si mettono a pósto la

coscienza sentendosi anche loro "normali". Ipocriti perché questo fingere si allinea alla cultura dell'apparire e nón dell'essere, di conseguenza si fa solo del male ai ragazzi e alla società.

Carlo                         Secondo te dovremmo aiutare Filippo a diventare un Don Chisciotte idealista e, come

tutti gli idealisti, nón combinerà niènte nella vita. (cón tono enfatico-dispregiativo) Però si potrà dire che rientra nell'ambito dei "fuori standard", dei "pezzi unici" che nessuno vuole.

Ferdinado              (sale col tono) Vi rendete conto di quanto sóno grandi la vostra corazza e miopìa? Nón

percepite che il vostro fine nón è... o almeno nón dovrebbe essere, crescere ed educare un figlio pér la società! Ma aiutare un uomo a maturare "dentro", trasmettendogli valori, mettendogli del bene nél cuore. Così, poi, lui, potrà ridarli in ogni occasione, ma soprattutto avrà formato il proprio carattere evitando il rischio di cadere in depressione quando, di fronte a decisioni importanti o sofferenze improvvise, dovrà agire, rispondere, anche emotivaménte.

Carlo                         E tu, cosa credi di ottenere imbottendo la ménte dei ragazzi cón tutte queste "rivelazioni

storiche"?

Ferdinando           Nón è solo cosa imparano, ma come e in rapporto a che. E' l'acquisizione del metodo

critico che conta, imparando a nón fidarsi delle apparenze o dei risultati facili e cercando la verità anche quando è scomoda. In moménti di sbandaménto, che tutti abbiamo, possono contare su punti di riferiménto, valori e persone che sóno vere ancore di salvezza.

Carlo                         E poi ci sóno i genitori degli amichetti di Filippo: mi stanno rendendo la vita impossibile,

voglio stare un po' tranquillo... sènza questi problemi! Maria Sofia ed io vogliamo crescere tuo nipote come diciamo noi: i suoi genitori!

Ferdinando           Certo, c'è anche mia figlia in questo scenario. Era venuta su proprio bene la mia figliola,

intelligente e méntalménte autonoma; ha fatto sempre da mediatrice tra me e te e tra te ed il tuo mondo virtuale: si è arresa?

Carlo                         Papà basta!

Ferdinando           Calmati. Nón voglio litigare, puoi sempre dire che i miei sóno discorsi di un vecchio

arteriosclerotico. Considera quello che faccio come il privilegio dei vecchi e dei bambini piccoli: possono fare danni e nón pagarne le conseguenze.

Carlo                         (méntre esce veloceménte e indispettito) Ma va a farti benedire!

Scena quarta

Rientrano i ragazzi desiderósi di riprendere l'interrogazione a premi.

Filippo                      (méntre gli amici sistemano le sedie) Siamo tornati pér continuare... (interruzione del nonno).

Ferdinando           No! È tempo di andare avanti cón il programma, ora c'è la poesia.

1° ragazzo             È da imparare a memoria?

Ferdinando           No, ve la "declamo" io.

2° ragazzo             Meno male.

Ferdinando           Però, dópo, dovete ascoltare attentaménte la spiegazione.

Tutti i rag.              Sì... certo... d'accordo... va bene.


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Ferdinando           Il titolo è: "La spigolatrice di Sapri", la conoscete?

Tutti i rag.              No.

Ferdinando           Questa è la "vera" spigolatrice, quando sentirete la versione scolastica nón credete a ciò che racconta (tutti i ragazzi annuiscono).

Scende la luce sui ragazzi, si illumina il leggio dove Ferdinando si reca pér leggere la poesia. La lettura avviene sènza musica di sottofondo, magari un leggero effetto sulla voce.

Ferdinando           Eran trecento, né giovani e né forti:

è stato un bene che sian tutti morti.

Me ne andavo un mattino a spigolare

quando ho visto una barca in mezzo al mare

che nón aveva bandiera tricolore,

ma solo un drappo rosso ingannatore.

Sceser cón l'armi e a noi fecero guerra,

come pirati, nella nostra terra.

Quando li ho visti me ne son scappata,

altrimenti mi avrebbero stuprata!

Eran trecento, né giovani e né forti:

è stato un bene che sian tutti morti.

Erano tutti avanzi di galera,

che evasero da Ponza quella sera

pér seminare morte, distruzione,

ed inguaiare la popolazione.

Erano ladri usciti dalle tane,

che nón lasciaron via nemmeno un pane;

a noi dicevan: - se nón vuoi morire,

ci dèvi dare tutte le tue lire! -

Eran trecento, né giovani e né forti:

è stato un bene che sian tutti morti.

Eran di razza la peggiore gente

cui della patria nón fregava niènte:

ex galeotti in Ponza già reclusi

pronti a commettere i peggiori soprusi.

Masnada di feroci delinquenti

eran super armati, fino ai denti;

e se qualcuno tu guardavi in viso

scorgevi un ghigno, nón certo un sorriso.

Eran trecento, né giovani e né forti:

è stato un bene che sian tutti morti.

Colui che camminava innanzi a loro

nón aveva occhi azzurri o capei d'oro,

bensì era un vecchio disertore

della sua patria, quindi, un traditore.

Adultero, fedifrago e fuggiasco

che si accingeva a realizzare un fiasco:

odio e rivolta lui volea portare

fra gente che sapeva solo amare!

Eran trecento, né giovani e né forti:


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è stato un bene che sian tutti morti.

Quel giorno mi scordai di spigolare

e da lontan mi misi ad osservare.

Nón si scontrarono solo coi gendarmi:

fu il popolo che li spogliò dell'armi!

I trecento cercaron di fuggire,

ben consci di dover ormai morire...

e, quando giusta morte venne a sera,

niun d'essi meritò una preghiera.

Eran trecento, né giovani e né forti:

è stato un bene che sian tutti morti.

Al termine della lettura buio.

Fine primo atto.

Atto secondo

Scena prima

Buio. Una breve musica importante (magari un crescendo di musica classica) viene eseguita appena prima del ritorno della luce. Questa trova gli attori nella stessa posizione di fine primo atto, cón l'unica eccezione pér Ferdinando che ora è seduto.

Ferdinando           (come un nonno che racconta una fiaba ai nipoti) Le cose andarono così (cerca e trova il foglio

pér leggere la storia).

Il 25 giugno 1857 Carlo Pisacane si imbarcò a Genova pér recarsi a Ponza, cón altri 24

sovversivi. Sull'isola arrivò il giorno seguente; sventolando il tricolore riuscì agevolménte

a liberare 323 detenuti, nelle locali carceri. Solo poche decine di questi erano prigionieri

politici, gli altri tutti delinquenti. Quasi la totalità dei liberati si aggregò alla spedizione

che aveva lo scopo di auméntare il numero dei combattenti cón la sollevazione di Sapri,

località strategica nella quale attendere i rinforzi pér poi marciare su Napoli.

Ma nón fu così.

La sera del 28 giugno Pisacane sbarcò, cón la sua banda, a Sapri, ma nón trovò le

masse di rivoltosi e simpatizzanti dei piemontesi, che si aspettava. Il primo luglio, a

Padula, questi sovversivi vennero circondati dai contadini che ne massacrarono 25; altri

150 vennero catturati e consegnati ai gendarmi.

Quelli che riuscirono a fuggire si videro ancora aggrediti: alcuni furono presi e

processati, altri furono uccisi. La fine di Pisacane nón è chiara, delle fonti parlano di

suicidio, altre dicono che fu ucciso.

(cambiando tono) Quando fu dichiarata guerra al Regno delle Due Sicilie da parte dei

Savoia? (un ragazzo alza la mano) sì.

1° ragazzo             Mai.

Ferdinando           Bene. Adesso voglio sentire cosa disse Antonio Gramsci, nél 1920, a proposito

dell'invasione piemontese. (altro ragazzo alza la mano) Sì tu.

2° ragazzo             Su L'Ordine Nuovo di Torino, quando era ancora settimanale, Gramsci scrisse: "Lo stato

italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri, che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti".

3° ragazzo             Ferdinando, è vero che sóno stati uccisi anche tanti bambini nél Sud?

Ferdinando           Sì, purtroppo e alcuni di loro furono fucilati. Ho qui un articolo (prende un foglio) che ne

parla, sentite. Alle ore 13,00 di venerdì 3 gennaio 1862 il generale Quintini fece fucilare sette persone, tra cui un prete e Angelina Romano di 9 anni. Queste persone erano


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scappate da Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, verso la campagna pér sfuggire alla rappresaglia piemontese che doveva punire un'azione violenta operata da circa 400 giovani ribellatisi alla leva obbligatoria imposta dal nuovo Regno, che in Sicilia nón esisteva. Quintini, nón avendo trovato altri in paese, fucilò questi cón la scusa che erano parenti dei giovani disertori.

Al termine della battuta si attenua di colpo la luce sugli attori, che rimangono immobili, e sullo schermo gigante parte la proiezione di una scena che rappresenta una fucilazione cón musica di sottofondo drammatica.

Scena seconda

Al termine della proiezione ritorna la luce piena sul gruppo nonno/ragazzi.

Ferdinando           Vi diranno: il Sud è sempre stato arretrato! nón è vero! Ha cominciato ad esserlo dal

1861, quando, la gente è stata costretta ad emigrare o a diventare brigante.

Filippo                      Perché?

Ferdinando           Le tasse imposte dai Borbone erano poche; arrivati i piemontesi diventarono più di 30;

gli invasori, inoltre, avevano disgregato il tessuto sociale ed economico rendendo difficilissimo sopravvivere onestaménte. Essi avevano creato una brutta atmosfera: si faceva la spia pér far arrestare chi era contro il nuovo sovrano. Nón esisteva più un minimo di giustizia! L'assistenza alla povertà, che era ancora assicurata dalle opere religiose, fu cancellata da Garibaldi e compagni, come il re e Cavour avevano già fatto nello stato sabaudo.

1° ragazzo             Ma al Sud si stava bene prima dell'arrivo di Garibaldi?

Ferdinando           Sia ben chiaro: i Borbone nón sóno stati dei "santi sulla terra", ma sapevano

amministrare e furono lungimiranti. Nón facevano spese pazze e lo stato aveva pochi debiti, quindi, il cósto del cibo era accessibile. Si lavorava duraménte, ma si viveva cón dignità. In quel periodo, però, i contadini del Piemonte erano più poveri dei contadini del Sud.

2° ragazzo             I bambini soffrivano la fame?

Ferdinando           La maggior parte no; il Regno delle Due Sicilie era evoluto, anche a livello

internazionale, ma c'era una piccola parte della popolazione che se la passava proprio male.

3° ragazzo             Evoluto come?

Ferdinando           Avanzato, all'avanguardia tecnica e sociale. Vi leggo alcuni primati del Regno di Napoli:

1.Prima ferrovia e prima stazione tra gli stati italiani: tratto Napoli-Portici;

2.Prima galleria ferroviaria al mondo;

3.Prima nave a vapore del Mediterraneo: il battello "Ferdinando I";

4.Prima flotta mercantile tra gli stati italiani, terza nél mondo;

5.Prima illuminazione a gas di città;

6.Primo esperiménto di illuminazione elettrica tra gli stati italiani a Capodimonte;

7.Primo telegrafo elettrico, in funzione dal 1852;

8.Osservatorio sismologico presso il Vesuvio, primo nél mondo, cón annessa stazione meteorologica;

9.La più grande industria metalmeccanica tra gli stati italiani, quella di Pietrarsa, in Campania;

Entra Gaspero cón fare deciso interrompendo il dialogo. Parla da subito, appena appare dal lato scena e va a mettersi di fronte al suo amico. Durante la presenza in scena di Gaspero i ragazzi un po' seguono il discorso un po' fanno finta di chiacchierare tra di loro muovendosi poco; tutti i gesti dèvóno essere pacati e fluidi: nón dèvóno distrarre il pubblico.


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Gaspero                  Ferdinando! Adesso basta!

Maria Sofia da due settimane mi dice: "papà in questo periodo è molto impegnato" e nón

mi ha fatto mai entrare; (cón tono vagaménte trionfale) oggi mi è riuscita la breccia di porta

Sofia.

Ferdinando           Gaspero! Nón stuzzicarmi.

Gaspero                  Il tuo amore pér i Borbone ha preso il sopravvento. Dovevi chiamarla Maria Pia e la mia

battuta sarèbbe stata perfetta.

Ferdinando           Oggi nón è il 20 settembre!

Gaspero                  Veniamo a noi. Nón so e nón voglio sapere che ti è successo, ma ora devi tornare al

circolo: abbiamo bisogno di te.

Ferdinando           Un moménto di pazienza. Fammi finire cón questi ragazzi. Ascolta anche tu, piuttosto,

sóno cose interessanti e utili. (cón tono scherzosaménte canzonatorio) A cuccia!

Gaspero                  (cón fare canino) Bau! (si mette a sedere su una sedia)

Ferdinando           (sguardo di biasimo verso Gaspero poi verso il foglio)

Lo avevo preparato pér gli insegnanti di Filippo. Dicevo:

10.Durante l’Esposizione Internazionale di Parigi del 1856 fu assegnato, al Regno Borbonico, il premio pér il terzo Paese al mondo come sviluppo industriale;

11.Primo nello stivale pér numero di Orfanotrofi, Ospizi, Collegi e strutture di Assistenza;

12.La più alta percentuale di medici pér abitante tra gli stati italiani;

13.Più basso tasso di mortalità infantile tra gli stati italiani;

Napoli risultava prima nella penisola pér:

14. aver portato l'acqua corrente nelle case!

15. numero di Teatri;

16. numero di Conservatori Musicali;

17. numero di pubblicazioni di Giornali e Riviste.

Nón fu un caso, quindi, che dópo l'invasione piemontese la stragrande maggioranza degli insorti, chiamati briganti, combatté pér riportare Francesco II sul trono. Le rivolte furono estese, in uomini e territori, si ebbero in tutto il Sud.

Gaspero                  Ma che importanza hanno, al giorno d'oggi, tutti questi fatti?

Ferdinando           Hanno una importanza fondaméntale. Permettimi di farti una citazione.

Jacques Le Goff, uno storico francese dice:

"Impadronirsi della memoria e dell'oblio

è una delle massime preoccupazioni delle classi,

dei gruppi, degli individui che hanno

dominato e dominano le società storiche".

Questa affermazione ha una triste conferma nella storia di ieri e di oggi.

Hai sentito i primati del Regno delle Due Sicilie? Riguardavano tutti i campi e ce ne sóno

altri! Coloro che avevano interesse a conquistare il Sud sóno riusciti a farlo apparire

retrogrado e marcio da sempre! Oggi è ancora così!

Gaspero                  Impossibile! Nón posso credere che pér tutto questo tempo abbiamo studiato su

ricostruzioni storiche false.

Ferdinando           Quello che dici è la dimostrazione lampante della riuscita della loro strategia. I

piemontesi, insieme alle truppe, hanno mandato giù fotografi e giornalisti di regime pér raccontare alla penisola, e al mondo, ciò che loro volevano. Oltre ad Antonio Gramsci senti chi ha riconosciuto l'impostura:

Indro Montanelli disse:

"La guerra contro il brigantaggio, insorto contro lo stato unitario,


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costò più morti di tutti quelli del Risorgiménto.

Abbiamo sempre vissuto su dei falsi: Il falso del Risorgiménto che

assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola".

Gaspero                  Sei fuori dal mondo Ferdinando! Vai a farti un giro al mercato, contatta la gente e vedi

quali problemi ha. Quello che dici tu è tutta teoria. Come te lo devo dire?

Ferdinando           (continua imperterrito cón la stessa intensità di prima)

Claude Duvoisin, console svizzero, ha affermato:

"Il Meridione d'Italia rappresentò un vero e proprio eden pér tanti Svizzeri, che vi

emigrarono spinti soprattutto da ragioni economiche, oltre che dalla bellezza dei luoghi e

dalla qualità della vita.

Luogo di principale attrazione: Napoli, verso cui, ad ondate, tanti Svizzeri, soprattutto

Svizzeri tedeschi di tutte le estrazioni sociali, emigrarono, cón diversi obiettivi personali.

Verso la metà dell'Ottocento, nella capitale del Regno delle Due Sicilie quella Svizzera

era tra le più numerose comunità estere".

Hai capito! Nón solo nón c'era emigrazione, ma si veniva a cercar lavoro a Napoli e dintorni. Ti fa incazzare tutto questo? A me sì e tanto!

Senti cosa disse lo stesso Garibaldi:

"Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sóno incommensurabili. Sóno convinto di

nón aver fatto male, nonostante ciò nón rifarei oggi la via dell'Italia Meridionale, temendo

di essere preso a sassate, essendo colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio".

Camillo Cavour fu più esplicito scrivendo a Ruggero Gabaleone:

"Come ha potuto, solo pér un moménto, uno spirito fine come il tuo, credere che noi vogliamo che il Re di Napoli conceda la Costituzione. Quello che noi vogliamo e che faremo è impadronirci dei suoi Stati".

Gaspero                  Nón è vero niènte. In tutti questi anni politici, militari e dirigenti scolastici, che si sóno

succeduti, potevano ignorare queste cose?

Ferdinando           Sembra impossibile eppure sta succedendo. Nón conviene a nessuno di quelli che hai

citato che si parli di questi argoménti.

L'unita d'Italia nón è stato il fine ma il mezzo!

Gaspero                  Pér oggi può bastarmi, abbi pietà. Quando puoi tornare a darci una mano?

Ferdinando           Nón lo so, vedi, ho ancora molto da fare cón questi “discepoli”. Abituatevi alla mia

assenza: sóno vecchio, nón si sa mai..., oggi ci sóno, domani...

Gaspero                  Nón scherzare. Basta cón le scuse: a domani sera, solito pósto, solita ora!

Ferdinando           (rivolgendosi ai ragazzi ora tornati in silenzio, fermi ed attenti) Chi ascolta ti ritiene un amico,

una persona seria e ragionevole, eppure nón ce la fa ad uscire dal suo guscio foderato

di certezze. Voi volete vivere così? (i ragazzi nón sanno cosa rispondere, rimangono insilenzio - breve pausa)

Ancora una cosa. Nón fidatevi neanche di me. Cercate da soli: i documénti, i libri e altre fonti, sóno quasi tutti accessibili sènza difficoltà; così capirete gli errori dei nostri padri, dei nostri politici, vecchi ed attuali, nón fatevi fregare! Difendete cón forza la vostra idea, la vostra fede e, nón abbiate paura, quando tenteranno di farvi sentire dei briganti!

Buio.

Nella stessa posizione nella quale è stata cantata la prima canzone un o una cantante esegue il secondo brano dal vivo. E' indicata una canzone popolare napoletana sui Briganti.

Scena terza

Buio, al ritorno della luce in scena c'è solo Ferdinando.


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Ferdinando           (monologo - comincia a parlare da seduto, poco dópo si alza, ha un'espressione contrita)

Signore, perché la verità nón trova cittadinanza in questo mondo? La sua clandestinità

grida giustizia! Il figlio delle tenebre, che ha buon gioco sugli uomini, (quasi piangente) ci

tiene distanti, diffidenti, nemici. Ci partorisce continua angoscia; offusca il valore della vita, ce ne nasconde l'essenza e la bellezza. (entra nón visto Filippo cón incedere normale,quando vede il nonno che parla si ferma poi riparte lentaménte verso un'altra direzione come se volesse prendere la strada più lunga pér arrivare vicino a Ferdinando. Verso metà battuta che segue, il nonno, avverte un leggero malore)

A chi altri conviene travisare la meta del viaggio? Siamo tutti nella stessa nave che, attraversando il tempo di ciascuno, ci traghetta fino a Te. (si piega sul tavolo poi scivola ssedere su una sedia)

Filippo                     Nonno stai male?

Ferdinando           Nón è niènte, vedrai adesso passa (sforzandosi di scherzare); è così che si dice in questi

casi: io l'ho detto e tra un po' starò meglio.

Filippo                     Chiamo papà e mamma!

Ferdinando           No, stai qui un momento, vicino a me.

Filippo                     Ho paura.

Ferdinando           E' normale, controllala. Io... ne ho poca. Vorrei dirti ancora qualcosa.

Filippo                     Dimmi.

Ferdinando           E' difficile capire come va il mondo. Cerca di vedere gli avveniménti e le persone da più

punti di vista, ma sii umile e paziente nél farlo; e poi, rimani legato alla tua terra e alla

sua storia.

Nón fartene rubare la memoria e l'identità: le classi predominanti usano questa pratica

pér liquidare popoli e nazioni. D'accordo?

Filippo                     Sì.

Ferdinando           Ora chiama aiuto pér favore. (Filippo esce di corsa)

Buio immediato e musica.

Il brano ha tono drammatico, visto l'evento accaduto a Ferdinando.

Scena quarta

La luce si accende su Carlo e Gaspero che stanno andando all'obitorio o in corsia: nón si deve capire. Hanno entrambi un'espressione grave. Il percorso potrebbe essere segnato dalle quinte nere. Il dialogo nón rivela l'esito del malore.

Gaspero                 Lo aspettavamo proprio pér rimettere in sesto il nostro circolo, era l'unico che ci capiva

qualcosa.

Carlo                         Pér l'organizzazione o pér i contenuti culturali?

Gaspero                 Soprattutto pér l'organizzazione e la gestione dei soci, ma quando è servito qualcosa pér

i contenuti nón si è tirato mai indietro; preferiva però, che faccessero gli altri.

Carlo                         Vièni, è di qua.

Al termine della battuta rimangono immobili e su di loro scende la penombra di colpo e contemporaneamente luce pièna sul letto d'ospedale dove è adagiato Ferdinando, che ha una flebo attaccata. L'anziano ha i quattro ragazzi intorno o di lato.

Scena quinta


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Ferdinando           (cón tono un po' più debole rispetto alle scene precedenti) Cosa successe il 20 settembre

1870? Sì tu.

1° ragazzo             I bersaglieri piemontesi invasero lo Stato Pontificio attraverso la breccia di Porta Pia.

Ferdinando           Bene. (lancia al ragazzo un rotolo di carta igienica) Cosa rappresenta il 20 settembre? (un

altro ragazzo alza la mano) Sì.

2° ragazzo             L'equinozio d'autunno.

Ferdinando           Poi?

2° ragazzo             L'inizio dell'anno massonico in tutto il mondo. In Italia, dal 1983, comincia il 1° gennaio e

finisce il 31 dicembre.

Ferdinando           Poi?

2° ragazzo             La data dell'occupazione militare ed ideologica della massoneria nél cuore della

cristianità.

Ferdinando           Bravo. (lancia il premio: una boccetta di alcool – colore rossiccio) Cosa disse il gran maestro

Adriano Lemmi in merito al cosiddetto Risorgiménto? (un altro ragazzo alza la mano) Sì.

3° ragazzo             (ben scandito) Risorgiménto: opera della massoneria! 20 settembre: opera della

massoneria!

Ferdinando           Bravo. (lancia il premio: sacca di soluzione fisiologica) Cosa si tenne a Napoli in

concomitanza del Concilio Vaticano Primo? (Filippo alza la mano) Sì.

Filippo                     L'anticoncilio ecumenico primo. In occasione dell'inaugurazione Garibaldi scrisse che “si

doveva rovesciare il mostro papale, edificare sulle sue rovine la ragione e il vero”.

Ferdinando           Bravo anche tu. (lancia il premio: pappagallo - in plastica possibilménte)

Carlo                         Vale anche qui la conversione arancio-moneta sonante a fine lezione?

Ferdinando           Certo. C'è solo una piccola variazione e dilazione pér motivi logistici.

Gaspero                 Sei proprio antipatico: pér nón venire ad aiutarci ti sei fatto venire l'infarto!

Ferdinando           Così si allevia la sofferenza! Ora mi procuri un ictus letale e risolviamo il problema alla

radice, davvero un pènsièro gentile.

Gaspero                 A parte gli scherzi, sai che abbiamo trovato in un armadio del circolo?

Ferdinando           Un pendicana (ratto) morta?

Gaspero                 Nonostante l'attacco di cuore sei rimasto stronzo!

Ferdinando           Cosa ti spinge ad essere così gentile oggi?

Gaspero                 La vuoi finire? Dicevo abbiamo ritrovato la tua relazione sul passaggio del confine

abruzzese di Vittorio Emanuele II, prima ancora dei plebisciti-truffa nél Sud, l'ho riletta: è magistrale.

Ferdinando           Quando mai vi siète interessati a questi fatti? La cosa è seria e mi brucia, anche perché

ho degli amici nel teramano. I fatti di Civitella del Tronto sono noti a tutti, ma pochi ricordano i 526 morti in quella provincia, nel solo mese di agosto 1861 o la distruzione di Vena Martello, San Vito, Pagése, San Martino nél vicino ascolano. Tutto è stato macinato dal “sistema Piemonte” che ha dilaniato il vivere sociale, inculcando la diffidenza, la delazione e ponendo il vantaggio personale al di sopra di ogni valore. Sóno riusciti benissimo a cancellare l'identità di un popolo, il popolo del Sud!

Parte subito il filmato del monologo di Lina Sastri (ripreso dalla scena finale del film "Li chiamarono...

briganti!" di Pasquale Squitieri).

Sugli attori, che rimangono immobili, la luce si attenua quanto basta pér la proiezione.

Ferdinando           (cón tono declamatorio quasi strillato. Luce piena solo su Ferdinando) Ed ora ci ritroviamoquesta “Italiella”!

Parte un video cón le foto di alcuni briganti (vivi e morti) la cui colonna sonora è Italiella della N.C.C.P., gli


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tutti gli attori rimangono immobili e la luce torna come pér il video precedente.

All'attacco della voce del cantante diminuisce gradualmente la luce su tutto; alla fine delle foto si sfuma la musica, poi buio.

Sipario

FINE


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