20.000 fiorini d’oro

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20.000 fiorini d’oro

Atto unico brillante fanta-storico

da recitarsi in piazza

di

Fulvio Barni e Maria Letizia Ceccuzzi

Personaggi in ordine di apparizione

Napoleuccio:                                      Guardia notturna

Leone:                                                Guardia alla porta

Onelio:                                               Guardia alla porta

Narratore

Messer Cotoni                                    Nobile Chiusino

Messer Della Ciaja                             Nobile Chiusino

Messer Ugurgieri:                              Nobile Ravennate

Gabelliere:

Messer Frizzi:                                     Banchiere

Oste:

Rosa:                                                   Moglie dell’oste

Palle:                                                   Garzone all’ osteria

Gualfredo di Montealto:                     Vicario del conte di Beaufort, signore di Chiusi

Scudiero di messer Gualfredo.            (comparsa)

Messer Vitelli:                                     Nobile Chiusino

Sofronia:                                              Figlia di messer Vitelli

Oretta:                                                  Moglie di messer Vitelli

Messer Ansaldo:                                  Nobile chiusino e fidanzato di Sofronia

Violante:                                               Moglie di Leone

Due bambini:                                       Figli di Leone

Bambini:                                               Figli di Leone (Comparse)

Isabella:                                                 Moglie di Onelio

Martuccio:                                            Omosessuale (in realtà è una donna)

Guidotto:                                               Omosessuale  (in realtà è una donna)

Tubicine:

Due Tamburini:

Secondi:                                                 Padrini di messer Ansaldo per il duello

Filippa:                                                   Moglie del gabelliere

Notaio:

Messer Cione Salimbèni:                         Nobile senese

Ambientazione

E’ quasi l’alba. Una guardia sta facendo il giro della città per spegnere le torce che rischiaravano le vie durante la notte. Giunge a porta Lavinia……………..

Napoleuccio: (urlando) Sono le sette e tutto va bene. Sono le sette e tutto va bene. Svegliativi gente.

Leone: (dalla postazione delle sentinelle) E’te! Ma la mattina, quando arrivi, ‘un pòi fa’ più piano. Co’ ‘ste berci mi fai fà certi stolzi che manderebbero via ‘l latte anche a ‘na donna che ha sgravo da poco.

Onelio: (dalla postazione delle sentinelle) Accident’a te e chi ti paga, senti che mi fai dì’.

Napoleuccio: (guardando sorpreso verso l’alto della porta) Mì !  Risete qui ?

Onelio: Come sarebbe a dì’ risete qui? ‘N do’ dovrebbimo esse’ secondo te?

Napoleuccio: Volevo dì’ che ‘na volta per uno, le notti toccono sempre a voi.

Leone: Per forza! La mi’ moglie ha voluto cambià’ la cavalla e ‘l calesse. E soldi lo presi ‘n prestito (indicando il banco) da que’ la calia di Messer Frizzi ma quando scadono le quote ‘n qualche modo bisognerà che le paghi nooo? A fa’ le notti, te lo sai, qualche lira ‘n più si guadagna.

Napoleuccio: Si, si, ma se seguiti così prima o poi vedrai se ci stiri cianchetti.

Leone: O lallera! Te la conosci la mì’ moglie. Quando gli piglia le voglie è peggio de le troie secche che sognono la ghianda.

Napoleuccio: Te la fa’ comandà’ troppo. Gliele dai tutte vinte. Io‘n casa mia comando da me.  

Leone: Ho capito, ma se ‘un fò così comincia a bercià’ e  dice che ‘un conta niente ‘n casa.

Napoleuccio: Anche la mia ci provò a dimmelo sera fa…………Ero ‘ndato a letto da poco che da quanto ero stanco guardavo guercio. Doppo ‘n pochino eccotela e comincia a fa’                     ( cantilenante) “ te ‘un mi fai contà’ niente. Vorrei contà qualcosa anch’io. Comandi tutto te. ‘Ni ‘sta famiglia io ‘n conto niente “……… ‘n pochino la ‘scoltai poi gli dissi: “ stà’ a sentì’, se vò’ contà’, conta quanto ti pare, però conta piano perché io voglio dormì’ “.

Leone:  Te l’ ha’ sempre co’ versi. Qualche volta  ci ho provato a fagli du’ mugli, ma m’ha travento tutto quello che ci aveva ‘n mano….. ………..Scoltimi, piuttosto, parlamo di cose serie,  chi è che  viene a dacci ‘l cambio quassù stamani?

Napoleuccio: Io ‘un lo so, ma fossi voi ‘un ci spererei che arrivasse qualcuno. Lassù a la rocca semo rimasti ‘n dieci soldati. Tre so’ al fortilizio de le chiane, due so’ a quell’altra porta, uno ha marcato visita e uno è ‘n ferie. Facci ‘n po’ ‘l conto.

Onelio: E sò sette.  Quell’altri tre torsi ‘n do’ so’?

Napoleuccio: Uno è a fa lo scemo di notte giù pe’ le strade mentre bercia  e quell’altri due so’ rimpiccati ‘n croccia come le civette e mòiono dal sonno. 

Leone:  Ah gia! Che coglione, semo noi tre. Allora ho bell’e capito come va a finì’: straordinari anche oggi.

Napoleuccio: O tanto te ‘n hai bisogno di lavorà’?

Leone:  Te mi sa che mica ci hai capito. Io ho bisogno di soldi, no di lavorà. Fortuna che domani è ‘l venti e si riscòte.

Napoleuccio: ( preoccupato) Domani è ‘l venti? ( battendosi una mano sulla fronte) Allora oggi è ‘l diciannove?

Onelio: A casa mia si, a casa tua ‘un lo so.

Napoleuccio: O Madonnina fammi ‘ndà’. Ora sentirai te che solfa mette su ‘l comandante.

Onelio: Perché, ‘l diciannove che succede?

Napoleuccio: Stamani arriva ‘l vicario di Guglielmo di Beaufort, ‘l padrone di Chiusi.

Onelio: E che viene a fa’?

Napoleuccio: Sembra che voglia disfarsi della città. Che la voglia vende’. Viene per mettisi d’accordo co’ nobili di Chiusi…………… Pare che siano ‘ntenzionati a compralla.

Onelio: Mmmm!………. Troppo migragnosi……… So’ sicuro che ‘n cacceranno ‘na lira. Magari la faranno comprà’ a ‘n altro forestiero.

Napoleuccio: (mentre sta uscendo) Sarà quel che Dio vòle. Tanto per noi, col Papa o col re……… Semo sempre sotto scopa.  Ovvia, ci si vede più tardi, statimi bene.

Narratore: Buona sera signore e signori.Avete visto? Abbiamo tenuto fede alle nostre promesse ed  eccoci di nuovo qui per raccontarvi un altro pezzo della nostra storia. Sono sicuro che vi sarete chiesti di cosa stavano parlando quei due soldati che avete appena ascoltato……….. Non abbiate paura………sono qui per questo………. Ve lo dico subito. Dovete sapere chenel 1373, l’imperatore Carlo IV di Boemia, donò a Guglielmo di Beaufort, visconte di Turenna, detto anche il Villata, la città di Chiusi e tutti i castelli, ville, terre e paesi che facevano parte della diocesi chiusina: Sarteano, Cetona, Chianciano, Piegaro, Monteleone, Panicale, Paciano, Monticchiello, Camporsevole, Castiglione chiusino (del lago) e tutte le terre che appartenevano alla giurisdizione di Cortona.

Alcune fonti ci riferiscono che, qualche anno dopo, nel 1379, il visconte di Turenna lasciò la città di Chiusi in piena libertà, poiché i patrizi chiusini la francarono pagando a lui 20.000 fiorini d’oro. Altre, invece, che furono i Senesi a francare Chiusi, versando al visconte 40.000 scudi, ma non abbiamo riscontri in nessun documento. Altre ancora, forse le  più attendibili, che fu Cione di Sandro Salimbeni ad acquistare dal Villata la città per 20.000 fiorini d’oro. Tutto ciò è più verosimile, perché il Salimbeni  di soldi ne aveva certamente tanti e molti di più di quanti ne avessero tutti i nobili chiusini messi insieme. Infatti, proprio per asseverare ciò che abbiamo detto, un documento del 1381, conservato nell’archivio storico comunale, ce lo ricorda come   “Domini nostri Cionis ”. In italiano: “ nostro signore Cione “.

Cione di Sandro Salimbeni, insieme a Niccolò, era stato cacciato da Siena per aver preso le parti di Carlo IV di Boemia, il quale pretendeva che gli venissero consegnate, le principali fortezze della repubblica……………… Ma ora basta, altrimenti corro il rischio di annoiarvi  con le mie chiacchiere…….. Guardate voi stessi come andarono le cose……………………….

Entrano in scena due nobili chiusini mentre stanno parlando dell’ imminente venuta del Vicario del Villata, Gualfredo di Montealto. Sulla scena c’è un banco dei pegni. Poco più in là l’addetto alle gabelle che riscuote le tasse e registra chi entra e chi esce dal paese.Un’ osteria.

Cotoni: Caro messer  della Ciaja, stiamo per assumerci un compito molto gravoso. Non è cosa di poco conto trovare 20.000 fiorini d’oro per francare Chiusi dal Villata.

Della Ciaja: (sicuro di quello che dice) Li troveremo, state tranquillo, convinceremo anche i più restii a versare la loro quota per l’ operazione che ci siamo prefissati. Non possiamo permetterci di rinunciare a questa opportunità.

Cotoni: Sono sicuro che messer Federigo Vitelli non lo convincerete neanche promettendogli la poltrona di  sindico generale, una volta che la città sarà in nostro possesso. (scotendo la testa)   E’ troppo tirchio…….. E poi in questo momento che sua figlia sta per sposarsi con messer Ansaldo……. Forse proprio messer Ansaldo potrebbe comprarla……ma è tirchio come il suo futuro suocero.

Della Ciaja: Lo so, lo so, di messer Vitelli raccontano molti aneddoti a proposito della sua tirchieria. (con la mano al lato della bocca e quasi sottovoce) Per esempio, dicono in giro, che la sera, nella sua casa, mangino prima che faccia notte per non consumare ne candele ne olio per far luce.

Cotoni: (di rimando) Non solo, ma non ha nemmeno servitù. E’ quella disgraziata di sua moglie, insieme alla figlia, che pensa a tutte le faccende di casa.

Della Ciaja: (portando di nuovo la mano al lato della bocca) Però ho sentito dire, da un amico, che qualche soldo con le donne lo spende volentieri.

Cotoni: (ridendo tutti e due) Gia, gia, è vero, l’ ho inteso dire anch’io. 

Della Ciaja: (guardando prima intorno) E gia che ci sono voglio dirvi anche chi è stato a farmi questa confidenza. Del resto sono sicuro che non lo direte a nessuno.

Cotoni: Fate conto che parliate davanti ad una tomba.

Della Ciaja: (guardando ancora intorno) Me lo ha detto Napoleuccio, la guardia che fa la ronda di notte.

Cotoni: E che ne sa lui? Mica frequenta il Vitelli?

Della Ciaja: Ma che dite?……. Voi non avete idea, ad una certa ora della notte, di quanta gente esca dalle proprie case per infilarsi di nascosto in quella di altri. E lo fanno in tanti, giovani e meno giovani, poveri e ricchi, nobili e borghesi.

Cotoni: E Napoleuccio va sparlando ai quattro venti di tutto quello che vede e sente la notte?

Della Ciaja: Ma neanche per sogno. (quasi offeso) Napoleuccio è persona molto riservata. Non parla con nessuno di certe cose.

Cotoni: E allora voi come fate a sapere?

Della Ciaja: (facendo il verso di contar soldi con le dita) Messer Cotoni, basta avere la chiave giusta per aprire certe porte. Tempo fa ebbi bisogno di lui per una certa cosa. (accortosi che il Cotoni sta per parlare lo previene) Non chiedetemi quale cosa perché non ve lo posso dire.

Cotoni : (molto interessato ) Eeeee…………la spesa non è molta……..naturalmente?

Della Ciaja: Dipende dall’informazione che si vuole avere. Napoleuccio ha inventato una specie di tariffario.

Cotoni: (sempre più curioso) Eeee………..per esempio………non so……… se uno volesse sapere se la propria moglie……..o marito, naturalmente, esce nottetempo………….quanto potrebbe costare.

Della Ciaja: Non aspettatevi che vi risponda. Per prima cosa non lo so e se anche lo sapessi non potrei dirvelo: sarebbe come mettervi al corrente di  quale informazione  ho chiesto a Napoleuccio. Quando ne avrete bisogno chiederete a lui e vedrete che la vostra curiosità sarà appagata.

Napoleuccio: (in quel momento è rientrato in scena rivolgendosi a Onelio o Leone, che non vede sulla sommità della porta) O lillo (lungo fischio alla pecoraia) Onelio, Leone.

Onelio: Che c’è? Ma ‘n si pole fa’ manco ‘n goccetto d’acqua ‘n pace?

Napoleuccio: O te! E’ come s’era detto. Pel cambio ‘un c’è nessuno. Se proprio dovete arrivà a casa, dieci minuti vi ci stò io………. Ma che sieno dieci minuti però. No come ‘l vostro solito.

Onelio: No, no, lascia stà, ti ringrazio, quando m’è venuto ne’ corbelli chiappo e vò’ via. Chi c’è c’è.

Leone: Io tra ‘n pochino stacco, venisse qui anche ‘l Papa o l’imperatore.

Napoleuccio: Fate come vi pare…………..tanto ci fate. (mentre s’incammina per uscire di nuovo viene chiamato da Messer  Della Ciaja che nel frattempo aveva continuato a parlottare con Messer Cotoni)

 

Della Ciaia: Napoleuccio, vieni un attimo qua, Messer Cotoni vorrebbe chiederti una cosa.

Napoleuccio: Al vostro servizio, signori. (accennando un inchino)

Cotoni: Quando smontate dal turno potreste passare da casa mia? Avrei bisogno di parlarvi.

Napoleuccio: A proposito di che, se ‘un vi sembro troppo ‘mpiccione?

Della Ciaja: (ironico) Ho parlato a Messer Cotoni della tua ditta di investigazioni.

Napoleuccio: ( a voce alta) Ditta o no, caro messer Della Ciaja, vedo che ‘l giro de la clientela s’allarga ogni giorno di più. (ammiccando) Allora vòl dì’ che a qualcosa è utile ‘l mi’ passatempo, o no?

Della Ciaja: ( guardando in giro) E stai zitto, che cosa urli? (rivolto a Cotoni) Messer Cotoni, avrei da fare un attimo qui al banco da Messer Frizzi. Se non vi dispiace vi lascio soli. Con permesso.

Cotoni: Fate pure Messer Della Ciaja, intanto accenno a Napoleuccio di cosa si tratta.

Napoleuccio : So’ tutt’orecchi, sentiamo.

Cotoni: Vorrei che voi mi diceste, sempre che sappiate, intendiamoci. Ma non credo che saprete, perché metterei la mano sul fuoco che nessuno avrebbe da ridire nulla sulla reputazione di una certa signorina. Ma……… lo voglio fare lo stesso……… così……….. per sfizio.

Napoleuccio: Voi vi riferite a Madonna Angela degli Azzi, dite la verità?

Cotoni: ( che ha un sussulto) Porco mondo! come sapete?

Napoleuccio: ‘Un cominciamo co’ le domande perché le risposte da me si pagono.

Cotoni: Eeee……Quanto verrei a spendere?

Napoleuccio: Se voi ‘un mi dite di preciso che volete sapè’ come fò’ a divvelo.

Cotoni: Io vi dico che cosa voglio sapere e voi mi dite la spesa……..giusto?

Napoleuccio: Certo, avete capito perfettamente.

Cotoni: Ma se la spesa fosse esagerata ed io non volessi spendere quella somma, voi sapreste ugualmente cosa desidero sapere e potreste dirlo in giro.

Napoleuccio: (scocciato) Messer  Cotoni! (facendo il verso) Io du’ cose ce l’ho ma ‘un le vorrei consumà’ tutte con voi. Perché ce l’ho ‘n do’ druscialle..è. (fa per andarsene)

Cotoni: ( fermandolo) Napoleuccio non ve ne andate, vi dirò quale informazione mi serve.

Napoleuccio: Famo così, ve lo dirò io qualcosa e gratisse, così vi renderete conto che ‘un vi prendo ‘n giro. (fa l’atto di concentrarsi per pensare)  Dunque vediamo………. Che vi potrei dire………. ( a voce alta) Madonna Angela viene spesso a casa vostra, sempre durante la notte, più o meno alla stessa ora…………..

Cotoni: ( mettendogli una mano sulla bocca) Ma che siete impazzito? Se viene a saperlo mia moglie per me è la fine. Mi caccerebbe di casa.

Napoleuccio: Messer Cotoni, (fa per andare) io me ne vò’, quando avrete deciso se me lo volete dì’ o no, fatemelo sapè’. Arrivederci.

Cotoni: No, no, aspettate, ve lo dico. (guardando in giro continuamente) Come voi gia saprete……… Madonna Angela……… ogni tanto viene a trovarmi………

Napoleuccio: Sie, a sentì’ come state………… Alle due o alle tre di notte………… Ma fatemi ‘l piacere, fatemi, mica si sta a parlà tra ragazzi.

Cotoni: Dico così………. tanto per darmi un contegno………. mi sento un po’ in imbarazzo.

Napoleuccio: Allora ‘un ci avete capito niente………. Messer Cotoni…….. quello che voi ‘un mi volete raccontà’,  io lo so già da me.

Cotoni: Ultimamente……. Il mio ciccino……..Scusate se la chiamo così, ma noi ci amiamo molto, apposta uso questo vezzeggiativo confidenziale.

Napoleuccio: A me che me ne frega, voi per me la potete chiamà anche fricciolino…………… che sempre ciccio è.

Cotoni: Vi stavo dicendo……….però non m’interrompete se no perdo il filo. Ultimamente non è più assidua nella mia casa come una volta.

Napoleuccio: Vi riferite al giorno o a la notte? No, perché c’è ‘na certa differenza.

Cotoni: Alla notte, alla notte…………..Non è che voi…………..tante volte, vi siete accorto di qualche giro strano?………..

Napoleuccio: Perché, scusate, ‘l giro che ci avete voi con lei sarebbe normale secondo voi?

Cotoni: Lasciatemi parlare. Volevo dire se l’avete vista per caso entrare ………..in qualche altro portone, durante i vostri giri.

Napoleuccio: O’òòòòòòh! Ora parlamo di soldi. La domanda l’avete fatta e è giusto che sapete quanto andate a spende’. (tira fuori un libretto e comincia a sfogliarlo, parlotta a bassa voce e tiene i conti con le dita) Sarebbero dodici scudi, ma proprio perché siete un cliente nòvo vi farò ‘no sconto: dieci scudi e ‘n se ne parla più.

Cotoni: Mammina cara! Neanche un avvocato costerebbe tanto.

Napoleuccio: O messer Cotoni, séte voi che volete sapé’, io ve l’ho bell’e detto, lo so giaaa.

Cotoni: Ovvia giù, vada per dieci scudi. Parlate che vi ascolto.

Napoleuccio: Forse ‘n ci semo capiti: se voi ‘un cavate ‘l valsènte (stropicciando le dita) io manco respiro ‘nvece che parlà’.

Cotoni: (estraendo da un sacchetto alcune monete le porge a Napoleuccio) Non vi fidate di me?

Napoleuccio: Io ‘un mi fido manco de la mi’ moglie se è per questo………..(dopo aver riscosso) Dunque: la vostra cara Angelina……… o ciccino……… se vi piace di più, vi ‘ncornifica a tutto spiano. Nell’ ultime settimane è entrata in più portoni lei che manco la volpe ne le buche quando gli danno dietro e cani.

Cotoni: Ma non potreste essere meno volgare?

Napoleuccio: Vediamo se vi piace di più così. (alzando un po’ il tono della voce) Madonna Angela degli Azzi, (indicandolo con il dito indice) la vostra amante, (Cotoni fa il verso di parlare piano) va spesso, durante la notte, a trovà’ sempre nuovi amici. Ma no per sentì’ come stanno, (battendo l’indice sulla tempia)  cercate di capì’.

Cotoni: (con aria dimessa e a testa bassa)   Ho capito……. ho capito benissimo, siete stato molto chiaro.

Napoleuccio: E se ‘un ci credete, vi fò dì’ na cosina anche da Onelio, (rincuorandolo sottovoce) ‘un vi preoccupate, siamo soci. (rivolto a Onelio) Onelio, quando eri di ronda te pe’ la strada, l’altra settimana, la nana, quanti nidi ha cambiato?

Onelio: Uuuuuuuuuh. (aiutandosi con ampi gesti della mano)

Napoleuccio: ‘Un voglio sapè’ de la lupa, de la nana t’ ho detto.

Onelio: Ho capito, si, mica so’ strullo, de la nana,    (sembra prendere fiato)………….. un fottìo.

Cotoni: Ma perché la chiamate nana?

Napoleuccio: Noi quando si lavora, si usa nomi convenzionali. Tanto per favvi capì’……….. Se si potesse fa’ ditta ci si chiamerebbe………(disegnando con le mani nell’aria un cartello)  “ La Discreta “

Cotoni: Ah! Però! Fresca, come siete organizzati.

Napoleuccio: Allora, Messer Cotoni, siete soddisfatto? Mi sembra inutile che quando smonto dal turno venga a casa vostra. Però, se volete sapé’ qualche altra cosa, ‘un fate complimenti...noi semo per qui.

Cotoni: (mentre se ne va, parlando tra se e se) Hai capito sta maiala? E mi diceva………. sarò sempre e solo tua………… Sta maiala. Ora lo dirà anche agli altri…… senz’altro…… Sta maiala che ‘un è altro.

Napoleuccio: Messer della Ciaja?

Della Ciaja: (che era ancora a parlare con messer Frizzi al Banco dei Pegni) Arrivo Napoleuccio…….. Dimmi.

Napoleuccio: A me mi sa che più che ‘n piacere, a ‘nsegnagli me, gli avete fatto ‘n torto a Messer Cotoni.

Della Ciaja: Gia, l’ho sentito che borbucava mentre andava via. Ce l’aveva con le maiale, con le scrofe, con le troie. O che gli hai detto?

Napoleuccio: Quello che voleva sapé’!………………… E manco tutto. (si incamminano uscendo di scena seguito da messer Della Ciaja)

Ugurgieri: (fuori porta una voce di uomo sta chiamando) Sentinella, sentinella…………………

Onelio: Chi va la? Fermo dove siete. Fatevi riconosce’.

Voce: Filippo Ugurgieri, sono di passaggio verso Roma e  vorrei fermarmi per ristorarmi un po’.

Leone: Ora vi apro, entrate e fermatevi dal gabelliere.(Entra e mentre passa per poco non viene investito da un getto d’acqua tirata giù da un orinale)

Ugurgieri: (guardando verso l’alto)Santo cielo, sta piovendo!

Onelio: No, no, ‘n vi preoccupate, siamo noi che si fa le pulizie.

Ugurgieri: (entra un signore, vestito di tutto punto. Va verso il gabelliere) Siete voi il Gabelliere?

Gabelliere: Per servirvi. Che cosa volete?

Ugurgieri: Solo mangiare.

Gabelliere: (guardandolo minaccioso) Volete prendermi in giro? Vi sembra un osteria questa? Andate là. (indicando l’osteria)

Ugurgieri: Scusatemi, volevo dire che mi sono fermato solo per mangiare

Gabelliere: Allora spiegatevi bene quando parlate! Quanto vi trattenete?

Ugurgieri: Il tempo di mangiare e fare un po’ di provviste per il viaggio.

Gabelliere: Come vi chiamate?

Ugurgieri: Filippo Ugurgieri, vengo da Ravenna. 

Gabelliere: Fanno sei scudi.

Ugurgieri: ( mentre paga) Lasciatemi una ricevuta. Quando rientrò dovrò render conto al mio signore.

Gabelliere: (scrive la ricevuta e la porge a l’uomo insieme ad un altro foglio) Tenete. E questo è un lasciapassare, vi servirà se dovessevo addentrarvi nel paese.

Ugurgieri: (l’uomo guarda la ricevuta poi si rivolge al gabelliere) Ma questa è una ricevuta da tre scudi, io ve ne ho dati sei.

Gabelliere: Secondo voi il lasciapassare non costa niente?

Ugurgieri: Costerà certamente, ma perché la spesa non l’avete messa nella ricevuta?

Gabelliere: Perché tre scudi le metto in tasca io. Che cosa credete, che io stò’ qui a passà’ l’aria? Lo stipendio, i Priori, me lo danno ogni volta che si ricordono. Ma io di mangià un c’è verso che mi dimentichi, sapè’. E poi ci ho moglie e figlioli.

Ugurgieri: E devo mantenerveli io?

Gabelliere: E chi v’ha detto che me le dovete mantené’ voi da solo. (indicandolo con il dito indice)Voi, ‘nsieme a tutti quell’altri che passono di qui.

Ugurgieri: (tra se) Ma guardate a quali cose dobbiamo assistere. Andiamo all’osteria che è meglio, altrimenti stamani mi comprometto.

Frizzi: Gabelliere, ma non è che rischierete un po’ troppo così facendo? Se vi scoprono vi staccano la testa..

Gabelliere: Caro Messer Frizzi, ormai a Chiusi è banda rotta. O ‘un avete sentito che ‘l nostro padrone la vòle vende?

Frizzi: E’ ho sentito, ma non credo che i nobili della città sborseranno ventimila fiorini d’oro.

Gabelliere: Lo faranno, lo faranno, statene certo. Allora si che ci sarà da stride.

Ugurgieri: (si è seduto all’osteria) Oste, oste.

Oste: Salute a voi nobiluomo che cosa vi debbo servire. (mentre spolvera il tavolo)

Ugurgieri: Qualunque cosa tu abbia di pronto. E un buon boccale di vino.

Oste: Rosa….Rosa…… svelta, porta un boccale di quello bono e un bicchiere al signore……………(rivolto all’avventore) Ci sarebbe dell’agnello arrosto con contorno di fagioli, potrebbe andare?

Ugurgieri: Va benissimo ma fate in fretta perché voglio rimettermi in cammino.

Oste: (urlando e battendo le mani) Rosa, Rosa, allora ti vòi mòve’?

Rosa: ( esce da dentro bottega con un randello in mano) O te, cosino, boci meno? ‘Un ti so’ bastate quelle di ieri. Ci devo rifà’? (l’oste intanto ha cominciato a girare intorno al tavolo inseguito dalla moglie)

Oste: No, no, Rosina, perdonimi ‘n lo fò più. Ma ora calmiti.

Palle: Forza sor Padrone, dateci sotto che se no v’arriva, ‘un vi fate chiappà. (il garzone fa tifo da stadio per l’oste) (la moglie visto che non riesce ad arrivarlo gli tira una scarpa)

Leone: Ma dagliele quattro panacche a ‘sto torso che bocia sempre e faglielo vedè chi sei ………….. Che poi, vorrei proprio sapé a chi bocia.

Oste: (rivolto ad Leone) Ma perché ‘n ti fai l’affari tua, è? Anche te ci hai da chiacchierà’ parecchio. Fino l’altro giorno ci avevi ‘na pèsca ‘n un occhio che sembrava ‘n cocomero. Anche la tua ti mena ‘n fa’ ‘l furbo.

Gabelliere: ‘ncancherischela se mena, anche col giogo de le bestie gli da qualche volta.

Onelio: (al gabelliere) Te poi, ti conviene  stà’ zittino, che se la tu’ moglie ti chiappa con quel calcio che ti tirò giorni fa nel centopelle te ne fa ‘n pagnere.

Ugurgieri: (battendo cazzotti sopra al tavolino e urlando) Basta, basta, voglio mangiare. Ma dove sono capitato?

Frizzi: (dal banco) A Chiusi mio signore. Ma non dovete prendervela, purtroppo questo è un periodaccio. Anche i gatti sono nervosi da queste parti. Il signore del luogo, il Visconte di Turenna, ha messo in vendita la città: o i nobili la riscatteranno o sarà ceduta al miglior offerente.

Ugurgieri: E a quanto ammonta il prezzo?

Frizzi: Si parla di ventimila fiorini d’oro.

Ugurgieri: Se li avessi, potrei anche comprarla, perché il luogo mi piace, ma senza gli abitanti, ……….. Se sono tutti come quelli con cui ho avuto a che fare fin’ora………………

Frizzi: Non datevi pena, non sono tutti così, state tranquillo.

Ugurgieri: Ah no? Meno male! Per voi, intendo dire, che dovete viverci.

Frizzi: Questi sono tra i migliori. C’è di peggio, molto di peggio.

Ugurgieri: Poveretti noi……… ( a voce alta) Insomma, si mangia o devo andare in un’altra osteria?

Oste: (preoccupato) Arriva, arriva subito. Abbiate un minutino di pazienza. Palle, senti la mi’ moglie se è pronto.

Palle: ( da fuori bottega) Rosa, è pronto ‘st’agnello? Che questo qui se no lo fa co’ la voglia. E poi ha detto che se ne và……….. Io ‘n lo farei scappà’……… Che vò’ sapé quando vi ricapita ‘n altro pollo da pelà.

Rosa : (esce di nuovo dalla bottega, prende il malcapitato per i panni del petto e lo scuote mentre lo solleva dal panchetto) State a sentì’, leccapotte, voi avete ordinato e ora aspettate e mangiate, se no ve le cavo  io e bachi dal capo. Capito? ( lo rimette seduto e rientra in bottega)

Ugurgieri: (appena riavuto dallo spavento) Certo, certo, ma ora non ho più fame.

Palle: ( con aria sufficiente guardando da un’altra parte) Tardi cantaste, disse quel siciliano che ‘ngollò la cicala. Io, fossi ‘n voi mangerei. E anche se ‘un mi piacesse, direi che bòno così ‘un l’avevo mai mangiato.

Oste: ( sempre premuroso)Dategli retta al ragazzo, che co’ su’ consigli ha salvato tanti cristiani.  

Ugurgieri: Da che cosa li avrebbe salvati?

Oste: Se lo volete vedè’ basta  che ‘ndate via senza mangià’.

Rosa: (quasi gettando il piatto sopra al tavolo) Ecco quello che avete chiesto, e mangiatelo tutto perché co’ ‘ste chiari di luna ‘un è tempo di sprecà’. (rivolto al garzone e al marito) Voi due, dentro, a ripulì, forza. (entrano in bottega letteralmente di corsa) E voi vi voglio vedé comincià a mangià.

Ugurgieri: (si spertica in complimenti) Mmmm, buono, ottimo, complimenti alla cuoca. (Rosa se ne va e nello stesso tempo arrivano alla porta, due nuovi  avventori) 

Gualfredo: (da fuori porta) C’è nessuno? ( le sentinelle stanno giocando alla morra) C’è nessuno?

Leone e Onelio: Cinque, tre. Sette, quattro. Due, sei.

Onelio: Zitto ‘n pò, chiamono, fammi sentì’. (silenzio)

Leone: A me mi sa che senti le voci. E sa’ che sarebbe ‘n casino di niente! Dai, tira.

 

Leone e Onelio: Otto, tre. Quattro, due. Sei, due.

Gualfredo: Allora! Aspetto altri due minuti e poi sfondiamo la porta.

Onelio: Zitto, (mette la mano all’orecchio) m’è sembrato di sentì’ uno…………….. che diceva due.

Leone: Ma ‘l coglione vedi. Sarà l’eco de la nostra voce. Se ha’ sentito dì’ due………s’era noi che si giocava a morra.

Gualfredo: Allora? Cretini tutti e due, volete aprire si o no?

Leone: O……..zitto……… c’è qualcuno davero.

Onelio: Poi sento le voci, è?

Leone: Chi séte? Che volete?

Gualfredo: Fatemi entrare. Sono Gualfredo di Montealto Vicario del Conte di Beaufort, signore di questa città.

Onelio: Si, e io so’ ‘l Vescovo de la Pieve. Caminate, caminate, che noi mica ci sa da perde tempo.

Leone: Se ‘n ci avete da fa niente, perché ‘n andate a fallo da ‘n altra parte?

Onelio e Leone: Cinque, tre. Quattro, due.

Napoleuccio: (rientra in scena) Leone, Onelio, s’è visto nessuno?

Leone: Perché, chi si doveva vedé’?

Napoleuccio: ‘l coglia!……… Che v’ho detto prima? Che stamani deve venì’ ‘l Vicario del Conte di Beaufort  per fa’ ‘l contratto co’ nobili di Chiusi.

Onelio: (a Leone) Allora potrebbe esse’ quel cristiano che è fòri de la porta.

Napoleuccio: Ma come fòri de la porta?

Leone: Noi ‘n s’è fatto entrà’.

Napoleuccio: E perché ‘n l’avete fatto entrà’?

Leone: Ora, secondo te, uno che viene qui e dice: so’ ‘l Vicario del Conte di Beaufort. Noi lo famo entrà’?

Napoleuccio: Allora come v’avrebbe dovuto dì’ per poté’ entrà’, sentiamo?

Onelio: Che ne so……. So’ ‘n contadino…… ‘n commerciante……… C’è tanta gente ‘n giro

che fanno furbi.

Napoleuccio: Ora l’avete fatta la medicina pel vostro di dietro. Fate meno scemi e aprite ‘sta porta.

Leone: O te…………se ti domanda chi c’era quassù, te digli che ‘un hai visto nessuno, ‘n fa’            ‘l coglione……Capito? (si nascondono dietro al muro) (si apre la porta ed entrano due nobili signori)

Gualfredo: (indicando la sommità della porta) Chi sono quei due imbecilli di guardia alla porta?

Napoleuccio: Moh!……(guardando alla sommità della porta) Ora ‘un c’è nessuno. Questo è ‘l momento del cambio della guardia.

Gualfredo: Allora pretendo di sapere chi erano i due soldati che hanno smontato dalla guardia.

Napoleuccio: Scusate un’attimo, sento i due soldati che sono montati ora. Leone, Onelio, chi c’era prima di voi di guardia alla porta?

Leone: (in quel momento sono riapparsi) E chi le conosce. So’ arrivati da pochi giorni, io ‘n so’ manco come si chiamono. Te Onelio lo sai?

Onelio: Boooo. E che ne so io!

Gualfredo: Non fa niente, me ne interesserò dopo. Questa cosa la voglio portare sino in fondo. Quei due soldati meritano una punizione esemplare.

Leone: O’òòh! Finalmente uno che si fa valé’. Fate proprio bene.

Onelio: E se avete bisogno di noi, ‘n fate complimenti, cercatici, v’aiuteremo.

Gualfredo: Grazie! Ce ne vorrebbero a decine di soldati come voi.

Leone: Ah! Staresti freschi.

Gualfredo: Come avete detto?

Onelio: Non diceva a voi. Ha detto che co’ sta zizzola che tira  oggi si sta freschi.

Napoleuccio: Volete che vi accompagni al palazzo dei Priori? Credo che vi stiano aspettando.

Gualfredo: Grazie. Andiamo pure. Più alla svelta concludo quest’ affare e prima posso ripartire. (escono di scena)

Oste: ( rivolto ad Ugurgieri) Le mangereste un pochina di pasta e ceci?

Palle: (sempre con aria da furbetto) Mangiateli, mangiateli, datemi retta.

Ugurgieri: (facendo il verso con le mani) Si, ma pochini, pochini, pochini…………..

Oste: (sdolcinato) Rosina……..Rosina…… questo nobile signore vorrebbe anche pasta e ceci.

Rosa: (affacciata sull’arco della porta) Pasta e ceci non c’è ma ci sarebbe ‘l minestrone co’ la cipolla.

Ugurgieri: (rivolto al garzone e all’oste) La cipolla no, non mi piace, e poi non la digerisco.

Oste: (alzando le spalle  rassegnato) Contento voi…………. Rosina………….

Garzone: Rosa, doppia razione per il signore.

Ugurgieri: (disperato) No, doppia razione no. (si butta sopra al tavolo)

Rosa: (minacciosa) Come sarebbe a dì’: prima si, poi no……..o si o no…………Allora?

Ugurgieri: (con un sorriso sforzato) Abbondante, molto abbondante.

Garzone: E con parecchio zenzero…..che ‘l signore mangia piccante…….(Ugurgieri fa cenno di no con il dito)

Vitelli: (entra seguito dalla moglie e dalla figlia) Su, su, Sofronia, animo, sorridi alla vita. Sembra che ti stia preparando alla morte invece che andare sposa. (la figlia è una brutta che più brutta non si può)

Sofronia: (facendo capricci come una bambina) Io non lo voglio sposare Messer Ansaldo, è troppo vecchio, puzza……….. e………… poi è tirchio come te.

Oretta: Federigo, la bimba ha ragione, Messer Ansaldo è un po’ in là con l’età. Ma non potresti trovare un uomo più giovane per genero?

Vitelli: Proprio perché  è vecchio l’ho scelto. (alla figlia) Morirà presto e te rimarrai una ricca vedova. Ora andiamo da Messer Frizzi e ritiriamo dieci scudi per la tua dote.

Sofronia: Ma con dieci scudi non ci compro neanche un paio di lenzuola.

Vitelli: Infatti non le devi comprare. Tua madre ti darà in regalo qualcuna delle nostre………saranno un po’ bucate………….però con qualche rammendino………e poi si dorme meglio nelle lenzuola vecchie che in quelle nuove………….. almeno non sono ruvide . Con Messer Ansaldo ho pattuito che gli darò un minimo di corredo e  niente dote

Oretta: Federigo, ma non ti vergogni: con tutti i soldi che hai: questa è la tua unica figlia femmina.

Vitelli: (sottovoce alla moglie) E meno male che abbiamo questa sola. Se ci fossero venute altre come lei……… Ma l’hai vista quanto è brutta………… Ma dimmi una cosa, te la piglieresti in moglie una così?………. Lo so io e lo sa Dio quanto ho faticato per accasarla.

Oretta: Sei cattivo, è carne della tua carne, sangue del tuo sangue.

Vitelli: Sarà anche come dici te, ma sempre brutta rimane.

Sofronia: Mamma, babbo, io vado a salutare Giovanni. (è da sempre  innamorata del gabelliere)

Oretta:  (guardandola estasiata) Vai, vai pure fiorellino.

Vitelli: (alla moglie) Fiorellino ?………….Moscio però. (vanno verso il banco)

Sofronia: (arriva dal gabelliere alla chetichella per fargli una sorpresa) Buongiorno Messer Giovanni. (che è assorto tra le sue carte)

Gabelliere: (ha un sussulto e vedendola  si prende uno spavento) Uuuh!  Oddio!…. Madonnina!…(si riprende)  Rieccola Mì’!………  Oh! Buongiorno signorina Sofronia, come mai da queste parti?

Sofronia: Sono venuta con il babbo e la mamma a ritirare i soldi al banco di Messer  Frizzi per la mia dote: mi sposo.

Gabelliere: No!!! Vi sposate?

Sofronia: Vi dispiace?

Gabelliere: A chi? A me? E perché mi dovrebbe dispiacé’?

Sofronia: Su, via, non fate lo gnorri. Voi l’avete sempre saputo che ho un debole per voi.

Gabelliere: (indicando prima lei e poi per se con il dito) Aaah!……Voi per me…….mica io per voi?

Sofronia: Anche voi, anche voi, credete che non mi sia mai accorta di come mi guardavi mentre passavo?

Gabelliere: Come si fa a non guardare una come voi quando passa per la strada. Voi non siete rara………..siete unica.

Sofronia: (si avvicina a lui quasi a sfiorarlo) Galantone………Sciupafemmine incorreggibile.

Gabelliere: ‘Un mi ci fate così per piacere. ( per evitarla stava cadendo)

Sofronia: Vi turbo?

Gabelliere: Più che turbammi mi fate cascà’………. E poi, se arriva il vostro promesso sposo e vi vede fa’ ‘ste versi, che potrebbe pensà’?

Sofronia: Magari mi vedesse. Così non mi sposerebbe più. (si avvicina di nuovo) Io voglio voi, solo voi.

Gabelliere: ( si scansa ) Co’ la differenza che se a me mi vede la mi moglie mi scorteccia.

Sofronia: Scappate con me, vi farò felice.

Gabelliere: Mi dispiace ma ci ho moglie e figlioli………….magari….. se me lo avessevo  fatto sapé’ prima……

Sofronia: Vorrei averli anch’io da voi tanti figlioli.

 

Gabelliere:  Sie, così doppo toccherebbe buttalli da quanto verrebbero brutti……………. ‘Scoltate, signorina Sofronia………. ‘un e ‘nsistete………. fate la brava e lasciatimi lavorà’.

Ansaldo: (entra in quel momento in scena) Sofronia, piccioncino mio. Sono passato per casa e non ti ho trovato.

Onelio e Leone: (imitano il tubare dei piccioni) Tuu….tuu….tuu….tuu…tuu…

Sofronia: Per forza! Ero qui! E io non sono il vostro piccioncino. Quante volte ve lo devo dire che non mi piace che mi chiamiate così. (dall’alto della porta Leone e Onelio continuano a fare il verso dei piccioni)

Ansaldo: Ti chiamo così in segno d’amore, sei la mia promessa sposa. (si volta e guarda sull’alto della Porta)    Ma…..chi è che fa questi versi?

Onelio: E’ ‘l canto del piccione maschio ‘n calore!

Sofronia: Io sono promessa a voi da mio padre, perché se fosse per me non vi sposerei neanche se foste l’imperatore. Siete vecchio, sdentato, e puzzate.

Ansaldo: (si annusa i vestiti) Bèh, in effetti, l’ultima volta che mi sono cambiato gli abiti è stato due mesi fa……….. (si annusa ancora) ma non è vero che puzzo………….anzi…………

Sofronia: (con cattiveria) Certo! Emanate una dolce fragranza………. di cacca.

Ansaldo: Se non ti prendessi io in moglie, vorrei vedere chi ti sposerebbe?

Sofronia: Il gabelliere! E’ tutta la mattina che mi fa la corte. E avreste dovuto sentire che parole mi ha detto. (come vergognandosi)

Gabelliere: (con voce crescente) Oh! Oh! Oh! Ma che dite? Io ‘un ho fatto la corte a nessuno. Che siete diventata pazza?

Sofronia: Che cosa fate adesso? Vi tirate indietro? Fino a cinque minuti fa vi siete sprecato in complimenti. E avete persino detto: se non foste stata promessa a quel vecchio rincoglionito di messer Ansaldo, avrei lasciato mia moglie per voi.

Gabelliere: Onelio, Leone, voi che eri qui……….... ho detto ‘ste cose?

Leone: Io ‘un ho sentito niente………… ‘Un mi mischià’ ‘n e ‘tu’ affari,………..ci ho moglie e figlioli.

Onelio: Io so’ anche ‘un po’ sordo, ‘sìcché!

Gabelliere: Che amici ragazzi! Certo che ci si pòle contà’ con voi nel momento del bisogno. Messer Frizzi, dite almeno qualcosa voi in mia discolpa. Avrete sentito, spero? Io non ho offeso nessuno.

Frizzi: Mi dispiace gabelliere, ma io stavo parlando con Messer Vitelli e Madonna Oretta. Non ho sentito nulla di quello che dicevi alla signorina Sofronia

Ansaldo: (cominciano a discutere a voce alta)  Messer gabelliere: se entro pochi secondi, non mi date una spiegazione logica del vostro comportamento vi chiederò soddisfazione.

Gabelliere: Voi avete a chiede quello che vi pare. Io vi dico che que le cose ‘un l’ho dette. Ma ora ditemi voi………..che séte ‘nteligente……………. se è mai possibile che ‘un cristiano……. sano è……. gli potrebbe piglià’ voglia di scappà’ co’ ‘sta ciufeca?……….. Ma che ci avete nel capo? L’ ochini? (arrivano messer Vitelli e sua moglie)

Vitelli: Che cosa sta succedendo? Perché tutto questo baccano?

Oretta: (va da sua figlia) Bocciolino di rosa, che cosa ti hanno fatto?

Onelio: Più che ‘n bocciolino, a me mi sembra ‘na rosa spampanata.

Ansaldo: (al Vitelli) Questo bell’ imbusto, si è permesso di dare a me del rincoglionito e di rivolgere delle parole volgari nei confronti di vostra figlia.

Vitelli: Gabelliere: contenetevi, voi fate parte di un servizio pubblico.

Gabelliere: Messer Vitelli: mi consenta!…… Io ‘un mi sò permesso un bel niente. Semmai è vero ‘l contrario. E’ stata la vostra figliola che s’ è presentata qui è ha cominciato a fa’ la corte a me.

Oretta: Mia figlia non farebbe mai una cosa del genere. Vergognatevi! (gli da una il ventaglio in testa)

Gabelliere: Aih! E voi, madonna Oretta ‘un date le sventagliate. Se no do ‘n pestone ‘n un piede a que’ la sciancicata de la vostra figliola che se lo ricorda pe’ ‘n pezzo (indicando Sofronia) ………..Ma guarda te, sta brutta nel muso e fatta male addosso ‘n che casino m’ ha messo.

Sofronia: Ben vi sta! Pazzo, maniaco sessuale.

Gabelliere: Ma a chi?……….. Pazzo, maniaco sessuale. (facendo il verso di darle uno schiaffo) Io se ‘un fosse perché ‘un lo reggete, vi darei un manrovescio…………….

Ansaldo: (toglie un guanto dalla cintura e lo da in faccia al gabelliere in senso di sfida) Sarò qui tra poco con i miei secondi. Trovatevi una spada, vi sfiderò a duello.

Gabelliere: Ma via, fatela meno lunga, che siete grandicello ormai. Io ‘un ho mai preso in mano una spada in vita mia……………. E poi chi sa dove la trovo ‘na spada?

Leone: Ora se ‘un voi dì’ che da la paura te la fai addosso è ‘n altro discorso, se no la spada si trova………. Ha’ voglia te se si trova………. Vero Onelio?

Onelio: Si trova, si trova. Ha’ voglia te se si trova… Eh!

Gabelliere: Ma perché ‘n  vi fate l’affari vostri voi due?  Oh! Ragazzi… Zitti ‘un ci possono stà’!

Leone: (fischio alla pecoraia) O lillo………. noi  ti si voleva fa’ ‘n piacere, però se la pigli così, lo sai che fai?……………..ha’ belle capito vero?

Onelio: Va a fa’ del bene a la gente. Auh!…….Per carità………

Vitelli: Diamoci un taglio. Meser Ansaldo! Ne porterete due voi. Siete d’accordo?

Ansaldo: Certamente. (al gabelliere) E a voi farò anche scegliere l’arma.

Gabelliere: Ah, ma allora ‘n ci siamo capiti………..Io ‘un ho fatto niente, l’arma ‘un la scelgo, e ‘l duello con voi ‘un lo voglio fa’. Va bene così, o ve lo devo ridì’ ‘n cinese?

Oretta: Sofronia! Andiamo. Queste sono cose da uomini. Tra poco qui correrà il sangue……….. E la vista del sangue ti ha sempre turbata. (escono di scena)

Sofronia: (sofisticata) Si, si, mammina, è meglio che non veda scannare questo porco…. (al gabelliere) Addio mio bel gabelliere. Porterò un fiore sulla vostra tomba. (gli tira un bacio soffiando sulla mano)

Gabelliere: Ma io vi vò nel …………… (culo)   (facendo il verso con le braccia) A voi, al vostro babbo, a la vostra mamma e al vostro futuro maritino ( indicandoli). Séte contenta?……… (gli manda un bacio anche lui)

Vitelli: Andiamo a prepararci, messer Ansaldo. (al gabelliere) E pagherete anche per l’affronto che ci avete fatto or ora. (escono di scena)

Gabelliere: Pago, pago, ‘un dubitate………E se caso mai ‘un potessi pagà’ le piglierete al banco da messer Frizzi…... a nome mio.

Ugurgieri: (che nel frattempo si era avvicinato) Credo proprio che vi siete messo in un bel guaio.

Gabelliere: Dite a me?

Ugurgieri: Si, dico a voi………….. Fino a poco fa ero anch’io in mezzo ai guai. Ma adesso ho finito di mangiare e la cuoca è rimasta contenta……….. Voi, se non sbaglio, tra non molto dovrete affrontare un duello.

Gabelliere: Ma proprio! Io ‘n devo affrontà’ ‘n bel niente. Se messer Ansaldo dovesse tornà’, come è venuto se ne rivà.

Ugurgieri: Non la farei così semplice se fossi in voi. Ricordatevi che lui è un nobile ed avrà dalla sua parte tutti quelli che contano. Se non accetterete il combattimento sarete condannato e finirete i vostri giorni  marcendo in galera………. Sempre se Messer Ansaldo non vi farà uccidere prima…….Voi siete perdente in partenza. La vostra unica speranza è quella di poterlo battere in duello.

Gabelliere: Allora ho bell’e capito: O cacà’ o mostra ‘l culo.

Ugurgieri: Non so che cosa significhi di preciso quello che avete detto, ma credo che abbiate capito benissimo: o  voi l’uccidete o siete spacciato.

Frizzi: Comunque vadano le cose voi siete un uomo finito. Non avete speranza. (rientra Napoleuccio)

Gabelliere: (gli va incontro disperato e  piagnucolante) Napoleuccio, so’ ‘n mezzo a’ casini. Aiutimi te.

Napoleuccio: Nòva!…………… Fra te e quelli lassù (indicando in cima alla porta) ‘n fate pari a fa’ e resti. Sentiamo che ha’ combinato?

Gabelliere: La storia sarebbe lunga da raccontassi……… Mi devo batte in un duello, e te mi devi ‘nsegnà’ a tirà’ di scherma.

Napoleuccio: Ma via, leviti, falla finita, che ‘un ci ho tempo da perde.

Ugurgieri: Purtroppo è vero, messer Napoleuccio. E se volete che il vostro amico abbia qualche possibilità di cavarsela, dovete fare qualche cosa.

Napoleuccio: Ma io che gli ‘nsegno, che appena la so tené’ ‘n mano per me la spada.

Ugurgieri: Allora farete uno dei suoi secondi, ci penserò io a dargli qualche lezione.

Napoleuccio: Ecco, bravo, famo così che è meglio……………. Per che ora è ‘sto duello?

Gabelliere: Lo sai te?…….. Messer Ansaldo ha detto che mandava i secondi. Io a dì’ la verità  ‘n so manco che robba sò. (entra la moglie di Leone)

Napoleuccio: Allora appena lo sai fammelo sapè. (Ugurgieri e il gabelliere fanno per uscire) Ma che fai ora, te ne vai? E qui a riscòte le gabelle chi ci stà ?

Ugurgieri:  Non vorrete mica che gli dia lezioni per strada?

Napoleuccio: Per me gliele potete dà’ anche ‘n cima alla torre del Dòmo, basta che lui ‘un lasci sola la porta. Se viene l’ufficiale chi sa che gli ‘nvento……… Tanto ce l’ ha poco fitta con me.

Ugurgieri: (risoluto) Prestategli la vostra spada, in pochi minuti farò di lui un provetto spadaccino.

Napoleuccio: Avete visto che quando si vòle si manda anche l’ acqua per in sù. (si appartano e cominciano le lezioni)  (Napoleuccio va al banco da messer Frizzi)

Violante: (da fuori scena si ode un forte fischio alla pecoraia. Entra la moglie di Leone con un po’ di bambini e ragazzi al seguito) Leone… Leone…. Perché ‘n sé’ ritornato a casa stamani quando hai smontato? Che t’avevo detto ieri sera prima che tu venisse al lavoro? Quando stacchi vieni subito a casa che così m’ aiuti a fa’ le faccende. Ma te fa’ sempre finta di ‘un sentì’, vero?

Leone: ( a voce alta)  Ma come fò a venì’ via se ‘un viene qualcuno a dammi ‘l cambio. Che ci lascio ‘l cappello al mì’ posto?

Violante: O te, cosino, bercia poco, se no vedrai se te le sbarbo ‘ste quattro ciucci che ci hai nel capo. Eppure mi conosci. ( i ragazzi litigano tra se. Violante distribuisce schiaffi a caso) La fate finita, accident’ a voi e al vostro babbaccio. La dilinguenza l’avete presa tutta da lui.

Leone: Violantina, ‘un me le fa’ fa’ ‘ste figure davanti a tutti. Eppure lo sai che t’aiuto sempre. Lavo, stiro, dò ‘l cencio, io ‘un lo so che devo fa’ di più?

Violante: Di più ‘n devi fa’ niente, basta che però tu ‘un faccia ‘l furbo. Que’ sedici figlioli che ci s’ hanno l’ ha’ voluti tutti te. A me mi facevono e m’avanzavono i primi due. (un po’ di bambini nel frattempo vanno all’osteria, da messer Frizzi e al tavolo del gabelliere)

1° bambino: Babbo, babbo……… que’ galletti che s’è fregato ‘sta notte nel pollaio de’ frati con Torello l’ho bell’e venduti, che si fa’ ora, si va nel poponaio del contadino del priore?

Leone: Parla piano, che ti vò’ fa’ sentì’ da tutti………. Andate a vedè’ de’ coniglioli ne le gabbie del Colonna che ormai dovrebbero esse a tiro. Le conigliole so’ tre mesi che  hanno figliato.

2° bambino: Poi che si fa, le portamo al mercato o l’ ha’ gia piazzati te.

Leone: Lasciateli a casa che quando torno ci penso io. Devo fa’ ‘n regalo a Oreste che l’altro giorno m’ ha ferrato la cavalla.

3° bambino: Quattro o cinque le lasciamo per noi, però, perché a me m’è venuto a noia a mangià’ tutti giorni la pulenda. Sennò lo sai che fai? Da qui ‘n avanti ci vai da te a fregà’ tutti giorni l’ òva nel pollaio de le suore………Capito?

Violante: (gli da uno scapaccione) Quante volte ve lo devo dì’ che l’ òva nel pollaio de le suore ‘n ci dovete andà a rubballe. Loro so povere.  Andate ‘n quello de preti de la curia che loro so’ ricchi………Ha’ visto belli patolli che so’. (entra la moglie di Onelio)

Isabella: Violante, l’ ha’ visto ‘l mi marito? Stamani ‘un è ritornato per niente a casa.

Violante: E’ su ‘n cima con quell’altro torso. Stamani ‘n c’è venuto nessuno a dagli ‘l cambio. Dice che so’ a corto di òmini.

Isabella: Era meglio se erono a corto di donne. ‘Nvece, dato che qui a la porta, via, via, ce ne passa parecchie, ho paura che ogni tanto approfittono. 

Violante: E lo stipendio che portono a casa è sempre meno.

Onelio: Che s’è venuta a fa’, quante volte te l’ ho detto che ‘n ci devi venì’ a cercammi nel lavoro?

Isabella: Ti devo di ‘na cosa ‘mportante e urgente.

Onelio: Sentiamo: Basta che tu faccia a la svelta.

Isabella: Hanno arrestato Biondello, ‘l tu figliolo più grande, e l’ hanno messo ‘n galera.

Onelio: E perché ce l’ hanno messo, per quando ha rubato prosciutti o per quando ha rubato le galline?

Isabella: Per quando ha rubato maiali nel podere di messer Fontarrigo.

Onelio: Ah! Ho capito. Meno male che qualcosa s’è salvato……. Digli che ‘un si preoccupi e che pe’ stanotte dorma dentro. Domani porto ‘n paio di capponi e un prosciutto al Camerlengo de’ malefici e s’ accomoda tutto.

Isabella: Sie! Chissà ‘n do le trovi un prosciutto e du’ capponi.

Onelio: ‘L prosciutto ne la cantina del Pievano, e capponi nell’ ortaccio de lo spedale. Ho gia visto tutto…………. Peccato che mi ci volevono pe’ ‘n’ altra cosa……. Oh! Vorrà  dì’ che quell’ altri ‘spetteranno.

Isabella: Allora io vò. Per che ora lo devo preparà’ da mangià’?

Onelio: Ma che fai? Mi fai la coglionella?……So’ qui da ieri sera, ‘un so manco quando stacco e te mi vieni a dì’ per che ora prepari da mangià’……Camina, camina, che quando torno qualcosa trovo da mette ‘n bocca. Caso mai mi fermo all’osteria. (le mogli si fermano un po’ a parlare tra se poi escono. I figlioli restano. Giocano e fanno dispetti a  tutti) ( si odono voci da fuori porta)

 Leone: Chi va là. Fermi dove siete o vi tiro ‘na schioppettata.

Onelio: Ma si pòle sapé’ con che spari se lo schioppo ‘un ce l’hai?

Leone: Ma ci vòi stà’ ‘n pochinino zitto. Secondo te che gli devo dì’: fermi tutti o vi tiro ‘na sputata? Quando sentono dì’ de lo schioppo, almeno ‘un po’ di paura gli verrà. Noo, te che dici?

Onelio: Boo….. fa’ ‘n po’ te che capisci di più……….. ( a voce alta) Allora, che ci volete chiappà’ la mamma? forza, fatevi riconosce.

 

Frizzi: Voi vi fate riconoscere sempre, anche in mezzo a mille persone, non dubitate.

Napoleuccio: Rozzi, grezzi, che ‘un séte altro……. Ma che v’ hanno sbozzo col pennato?

Leone: Lo sentite chi ha parlato: il Cardinal Mendoza….

Guidotto: (con voce effeminata, In realtà sono due donne travestite) Mi aprite cari? Sono Guidotto da Cremona in compagnia di  Martuccio degli Onèsti.

Onelio: Io ‘un mi vorrei sbaglià’, ma……..ucci, ucci, sento odor di finocchiucci.

Leone: Che volete? Andate via. Quello che cercate voi, qui ‘un c’é... Ossia……… ci sarebbe… ma ‘un è a disposizione.

Onelio: Noi ci si serve a un’ altra bottega.

Gabelliere: (interrompe la lezione) Allora! la finite di fa’ ‘ste versi e le fate entrà’. A voi che ve ne frega di quello che piace a loro.

Leone: ( con voce effeminata) Passate, passate pure, e fermatevi dal gabelliere. C’è in premio un bel bacio a chi arriva per primo. (entrano di corsa)

Martuccio: (che è arrivato per primo) Chi di voi è il gabelliere?

Gabelliere, Ugurgieri, Napoleuccio:  (ognuno insegna l’altro) Lui!….. No, ‘n so io, è lui.

Martuccio: O insomma, quante storie. Volevamo registrarci e presentarvi i nostri documenti.

Gabelliere: Se è per questo e basta……… allora so’ io……… Venite con me. (va al suo tavolo)

Martuccio: (rivolto a Onelio e Leone) Ei, maschioni, dico a voi. Chi me lo dovrebbe dare il bacio che era in palio? (indicando Napoleuccio) Io, se potessi scegliere vorrei che me lo desse quel bel giovine là.

Napoleuccio: (indicando se stesso) Dite a me?

Martuccio: Si, dico proprio a voi. Ditemi come vi chiamate?

Napoleuccio: Mi chiamo Napoleuccio……… Però….Séte cascato male……….. anch’ io mi servo alla stessa bottega di loro. Certi negozi da noi so’ sempre affollati………

Guidotto: Lascia perdere Martuccio, Verrà il momento che verranno a chiederceli loro i nostri baci.

Martuccio: E noi li lasceremo a bocca asciutta. Vero Guidottino?

Napoleuccio: Vorrà dì’ che ‘l becco lo bagneremo dall’oste. ‘Un e state ‘n pensiero  per noi.

Gabelliere: Da dove venite? Da Sodoma o da Gomorra? Da Sodoma, da Sodoma,  so’ sicuro. Mi sembra di vedevvi quando séte partiti.

Guidotto: Voi siete sempre spiritoso così  con tutti o solo con le signorine? (nel frattempo si era avvicinato l’oste)

Oste: Nobili Signori, volete accomodarvi alla mia modesta Osteria? Serviamo prelibatissimi manicaretti: (facendo il verso per ogni piatto) osso buco alla fiorentina, finocchietti gratinati, orecchiette alle cime di rape, culattello in salsa piccante e per finire, grattachecche ai mille sapori.

Guidotto: Dateci il tempo di pagare la gabella e saremo subito da voi. Finalmente vedo una personcina  proprio a modo.

Martuccio: Quanti spicciolini vi dobbiamo bel gabelliere?

Gabelliere: Fanno sei scudi a testa. Compresi i lasciapassare.

Guidotto: Vergine Santissima! Ma fate spendere molto di più che ad un salone di bellezza………. Non è che ci farete sopra la cresta per voi……………..bricconcello di un gabelliere?

Gabelliere: I prezzi so’ questi. Ne una lira di più, ne una lira di meno. Se ‘un vi fa, per me potete ritornà anche subito da dove siete venuti. Capito gentili donzelle?

Martuccio: (paga la tassa) Che carattere irruento, maschio. Proprio il tipo d’ uomo che piace a me.

Guidotto: Anche a me piace molto….Ma che dico molto, anzi, moltissimo. (gli fa una carezza)

Gabelliere: (mentre gli consegna i lasciapassare) E invece voi ‘un séte ‘l mio di tipo.Caminate, caminate. Andate a mangià’ che l’oste v’ aspetta. (seguono l’oste)

Napoleuccio: (a Ugurgieri che aveva ripreso le lezioni) Allora, come va ‘sto ragazzo? ‘mpara, ‘mpara ?

Ugurgieri: Secondo me non ha nessuna possibilità di cavarsela in combattimento. Se affronterà Messer Ansaldo, benché sia vecchio, andrà incontro a morte sicura. Credo sarebbe meglio ci facessimo  venire un’ idea per evitare il duello.

Napoleuccio: Ho bell’ e capito. Mi tocca sacrificà’ qualche bella informazione che ci ho sui traffici loschi di Messer Ansaldo e di Messer Vitelli.

Ugurgieri: Intendete Ricattarli?

Napoleuccio: Ma proprio! Quando verranno i secondi, manderò a dì’ a Messer Ansaldo du’ cosine, così, se proprio ‘un vorrà rinuncià’ al duello almeno capirà che sarà meglio per lui se lo perde. (nel frattempo entrano di socquatto due tamburini e il Tubicine . Si mettono al centro della piazza)

Tubicine: (quasi sottovoce ai Tamburini) Mettetevi in po….po…posizione……… Pronti? Via. (fortissima rullata) (scompiglio generale dallo spavento di tutti i presenti)

Oste: O te!  Nastasio…….. Ma che ti venisse ‘n colpo………. Io ci ho gente che dorme ne le camere, che ti credi……. Ho perso tutti i clienti da quando ‘l Tubicine sei te.

Tubicine: (è balbuziente) Ma quando vengo a la…..a la…..a la Cimina, se ‘n vi…vi piglio di sorpresa ‘un mi fate mai parlà’.

Oste: Ma ‘n potresti attaccà’ ‘n po’ di fogli ‘n qua e ‘n là quando ci hai da dicci qualcosa? Senza fa’ tutto ‘sto chiasso.  Che poi, troglio come sei, ti ci vogliono l’ore per legge. L’altra sera cominciasti a parlà’ che c’era ‘l sole alto, noi si chiuse a notte fonda e te ancora ‘n avevi finito.

Leone: Accident’ a te e chi ti ci manda…….. Senti che fai dì’. Ora ditimi voi se si pòle fa’ fa’ ‘l tubicine a uno troglio…….. per me, ‘l concorso che vincesti era truccato…….

Tubicine: Io i fogli l’attacco anche, ma dodo…dodo….doppo voglio vedé’ chi…chi….chi….chi……(un bambino gli tira con la fionda e si sblocca) chi le legge che séte tutti analfabeti.

Palle: Nessuno! Ma almeno ‘un c’è tutto ‘sto casino ogni volta che arrivi te…... E poi lo sai che ti dico?………di quello che vieni a dicci te, a noi ‘un ce ne frega niente.

Rosa: (molto risentita) E’ te…….. seccapoderi…….. guarda di fa’ a la svelta, di fa’ poco chiasso, e di fatti capì’ bene se ‘un mi voi fa’ ‘ncancherì’. Se no vengo costà e t’ annodo ‘l grillo. (il tubicine ci mette subito una mano a riparo)

Martuccio:  (all’ ostessa) Ma voi a Chiusi siete di modi molto spicci. Andate subito al sodo.

Rosa: A che vi riferite? A quello che ha detto il mi marito e ‘l ragazzo o a quello che ho detto io?

Martuccio: Ma certamente a quello che avete detto voi. Per dindirindina……….

Guidotto: Oh mio Dio! Ma che modi brutali………. Immagino l’ immenso dolore.

Rosa: Quando lo scioglie poi gli passa……….Se gliela fa.

Leone: Vorreste che lo facesse anche a voi, è? Dite la verità?

Guidotto: Non credo proprio ci riuscirebbe. Oserei dire che è impossibile

Tubicine: Rosa……Rosina……Posso andà’ ?……gli fo fa’....pia..pia…. pia…pia….pianino, pianino?

Rosa: Te Nastasio per me pòi fa’ quello che ti pare. Io t’ho avvertito. Doppo ‘un mi venì’ a dì’ che ‘un lo sapevi.

Tubicine: (ai tamburini) Pianino, pianino. A..a..appena si deve sentì’. (suonano)

Leone: E’ Nastasio! Ma così ‘n si sente niente.

Onelio: Perché te capisci quello che ci deve dì’ dal sòno del tamburo?

Leone: No!

Onelio: E allora che vòi? (suonano un po’ più forte)

Napoleuccio: Vai  Cicerone!…….. Illustraci il fatto.

Tubicine: Da..da…dalla residenza del podestà. Oggi, addì…addì…addì….

Gabelliere: Si! Addio nini. Se fai così dal principio e quando lo finisci ‘l discorso. A ‘na cert’ora noi si vorrebbe anche andà’ a letto.

Tubicine: Ma….. ma…ma…. perché ‘un lo leggete da voi che famo prima?

Oste: O ‘n sei te quello pagato pe’ fa’ ‘ste cose. Legge, legge… e cerca di fa a la svelta, che noi ci s’ ha tutti da fa’.

Ugurgieri: Avete mai provato a cantare mentre leggete?

Onelio: Si, ora ‘n’ altra. Famolo anche cantà, che così doppo viene giù ‘l diluvio.

Leone: Però, po’ esse’ ‘n idea. L’ ho sentito dì’ anch’io ch’e trogli quando cantono ‘un e ‘nchieccono.

Rosa: O prova Nastasio, giù. Vediamo se è vero. Facci sentì’ du’ gorgheggi.

Tubicine: (piagnucolante) Ma io mi…mi vergogno. ‘Un ci ho, ‘un ci ho  mai provato. E poi in che aria lo canto.

Palle: Quella che ti pare. Basta che cominci. Se ‘mbrocchi un ritmo bellino, noi ti s’ accompagna anche.

Tutti: (incitandolo con tifo da stadio) Forza Nastasio, Facci sognare…… Dagliele secche Nastasio….. Siamo tutti con te. Nastasio sei tutti noi………… Na-sta-sio, Na-sta-sio, Na-sta-sio. Alé, oo, alé oo. (applauso)

Tubicine : (a ritmo di rap) (dopo un pò tutti lo accompagnano battendo da qualche parte e ballando) Dalla residenza della comunità del popolo di Chiusi. Dopo una lunga ed estenuante riunione, tenuta con i patrizi chiusini, prima intenzionati a comperare la città dall’attuale proprietario, Guglielmo di Beaufort, Visconte di Turenna, non siamo venuti a capo di niente. Perciò, io, Gualfredo di Montealto, vicario del Visconte, in virtù dei poteri a me conferiti. Promulgo quanto segue:

Chiunque, abbia fiero intendimento di comprare la città, si presenti in questa pubblica piazza prima che batta il mezzogiorno. Sarà venduta per mezzo di pubblico incanto al miglior offerente. Sono diffidati dal partecipare a detta asta, i commercianti, i contadini, gli operai, e tutti i dipendenti pubblici. Chiusi addì 14 luglio 1369. (applausi)

Tutti: Bravo. Bene. Bis….bis…..bis. (i finocchietti vanno da lui e lo baciano più volte. Nastasio ricambia contento)

Napoleuccio: Ma guardate che cose si devono vedè. (sputa per terra) Ma ‘n ti vergogni manco ‘n pochinino?

Tubicine: Ma pe..pe perché mi dovrei vvvvergognà’ secondo te?  Che avrei fatto? Sentiamo!

Napoleuccio: A bacià du’ òmini. Qui, davanti a tutti……………… Che poi ci so’ anch’ e citrini e le donne.

Tubicine: Io l’òmini ‘un l’ho mai baciati…… e se…se..se dura ‘sto salame, penso che continuerò a se…se…servimmi a la bottega di sempre.

Oste: Bugiardo che ‘n se’ altro, falso quanto ‘n foglio da novemilanovecento lire. Ti s’ è visto tutti che ha’ baciato loro due. (indicando i due finocchietti) Dì’ di no, giù. Vediamo se hai ‘sto coraggio. Ih! Ti caverei ‘n occhio, ti caverei…….. (facendo finta di cacciargli un dito nell’ occhio)

Tubicine: Ma vo..vo..voi vi riferite a  loro? (ride a squarciagola)

Rosa: E a chi sennò, al mi’ poro zio?

Tubicine: (ridendo divertito) Ma lo..lo..loro mica so’ òmini!

Gabelliere: Certo che ‘n so òmini: (toccandosi l’orecchio) so’ du’ ricchioni.

Tubicine: Ma fa..fa..fatemi ‘n piacere. Loro so’ ma du’ do..do..donne. E sotto calzoni, se ‘un mi sbaglio, ci dovrebbero avè’ anche ‘n bel par di za..za.. zampe. Ve..ve..vero gentili donzelle?

Martuccio: (si tolgono il cappello, barba e baffi posticci) E’ vero! Come avete fatto a scoprire il nostro segreto? (tutti fanno esclamazioni di meraviglia)

Tubicine: Mentre ca..ca..ca…ca…cantavi e ballavi ho fatto caso che tra le gambe……..’l….’l…’l pa..pa…pacco ‘un c’ era. E a…a…allora mi so’ detto. Que…que…queste ci..ci…ci vogliono piglià pel culo.

Napoleuccio: E perché vi sareste travestite? Da chi scappate? Che avete combinato?

Guidotto: Non abbiamo fatto niente e non scappiamo da nessuno. Lo abbiamo fatto solo per una questione di sicurezza. Ve lo immaginate quanti fastidi avrebbero avuto due donne che si fossero messe in viaggio  da sole?

Napoleuccio: (si siede subito in mezzo a loro e vuole attaccare discorso) E… che fate di bello qui a Chiusi? Cercate qualcuno? Volete che v’ accompagni? Sono a vostra disposizione. Conosco certi posticini………….

Martuccio: (acida) Non vi scomodate. Come vedete sappiamo cavarcela da sole. E poi…….. (ammiccanti) se proprio dovessimo aver bisogno di qualcosa, ci rivolgeremo a Nastasio. (si alzano e lo baciano ancora) (Nastasio fa la linguaccia a Napoleuccio e lo manda in culo facendogli il verso)

Guidotto: E’ stato l’unico a non essere diffidente con noi.

Onelio: Le forze di Giaccone, ……... per forza……….. s’era accorto che eri du’ donne. (il tubicine e i tamburini escono)

Napoleuccio: Te poi, devi stà’ zitto. Giorni fa, passò di costì  ‘na sventolona che ‘un aspettava altro…………. Se ‘un era per Leone che ‘nsisteva manco la volevi fa entrà’. (arrivano i secondi di messer Ansaldo. Si fermano al centro della piazza. Recano con se due spade)

Secondo: Chi di voi sono i secondi del Gabelliere?

Ugurgieri: Uno sono io e l’altro è Napoleuccio. (indicandolo)

Secondo: Molto bene! Tra pochi minuti messer Ansaldo sarà qui, fatevi trovare pronti. Gabelliere: a voi la scelta dell’arma. (i secondi gli porgono le spade. Il gabelliere le prende una per volta, le guarda e le ispeziona come fosse un vero intenditore)

Napoleuccio:  (gli va incontro. Era seduto tra le due donne) ( al gabelliere) Leviti scemo. Si pòle sapé’ che guardi. Le rigiri, le rigiri, manco tu fossi  un maestro di spada.

Gabelliere: Guardavo se erono arrotate. Volevo sceglie quella che tagliava di più.

Secondo: Allora? Noi non abbiamo tempo da perdere. Quale spada scegliete?……….. Io vi consiglierei questa. (Napoleuccio toglie di mano la spada al gabelliere e la restituisce al secondo)

Napoleuccio: Noi ‘un s’ha bisogno di sceglie niente. Tanto lui vincerebbe anche se ‘n mano ci avesse un fuccello. Però, se voi foste così cortesi da riferire, vorrei mandare un messaggio a messer Ansaldo. Avvicinatevi. (gli parla sottovoce) E quello che vi dico ora è per messer Vitelli  (parla ancora sottovoce) Se io parlassi con chi di dovere di questa cosa, sarebbe per loro una grande disgrazia…………… Per tutti e due i reati è prevista la pena di morte. (facendo il verso del taglio della gola)  Comprì?…….. E ora andate a piglia ‘l vecchietto. Noi semo qui che s’ aspetta. (i secondi escono)

Ugurgieri: Che cosa gli avete detto? Ho visto che hanno strabuzzato gli occhi.

Napoleuccio: Ma niente……..cosine di poco conto……… Certo, però’ che per fa’ ‘n piacere a ‘sto torso (al gabelliere) oggi ho rimesso ‘n bel po’ di quattrini. Ma  è ‘n amico e dicono che pe’ l’amici bisogna fa’ questo e altro. (battendo una mano sulla spalla) Vorrà dì’ che quando spezzi ‘l maiale mi chiamerai.

Leone:  Ci chiamerà, vorrai dì’. Le informazioni erono anche mie e di Onelio. De la nostra ditta. ‘Un te lo scordà’.

Onelio: (al gabelliere) Voglio vedè’ se ci ricompensi. (enfatico) Ci devi la vita!

Napoleuccio: Tranquilli!……….. State tranquilli. Ci ho ‘n mente ‘n progettino che se va ‘n porto ci si potrebbe sistemà’ per tutta la vita.

Onelio: Allora ho belle capito come va a finì’: minimo ci daranno l’ergastolo.

Napoleuccio: Sta’ zitto scemo. O ‘un ha’ sentito che oggi prima di mezzogiorno fanno l’asta per vende’ Chiusi?

Leone: L’ ho sentito si. E allora?

Napoleuccio: Potere a chi lavora!   Se mi gira, po’ darsi che la compro io. (risate a crepapelle di tutti i presenti) Ridete, ridete. Quando passerò di qui……tutto ‘n alta montura….. vedrete che ‘un riderete più tanto……………… Avessevo a piange doppo,  ‘nvece che ride.

Frizzi: Ma dove li prenderete i soldi? Ventimila fiorini sono una cifra enorme. Voi l’avete mai visti?

Napoleuccio: Manco scritti, ‘nvece che dal vero.

Palle: E poi, anche se tu ce l’avessi,  i dipendenti pubblici ‘un possono partecipà a la gara. Voglio proprio vedé come fai.

Napoleuccio: Doppo te lo spiego. Ora lasciatemi lavorare. Voi lo sapete che io sono un uomo del fare. (quasi un comizio) Non remate contro, lavoriamo insieme e sarà possibile un nuovo miracolo chiusino. Meno tasse per tutti. Più libertà per tutti. Meno criminalità nel paese. Più sicurezza per tutti. Meno oppressione fiscale  per le  imprese. Più posti di lavoro.

Onelio: E con quelli di Chiane che vogliono la secessione pe’ staccassi da Chiusi come la mettemo

Napoleuccio: Promulgherò una legge sulla devolution………….

Oste: E che robba è?

Napoleuccio: Doppo te lo spiego…………Avrete per podestà, un uomo che si è fatto con le proprie mani. Un podestà operaio, lavoratore.

Onelio: Io ‘n t’ho mai visto sudà’; manco nel mese d’agosto.

Napoleuccio: Aumenterò le pensioni minime a dieci scudi. Mi tingerò i capelli, farò le manicure tutti i giorni e porterò anche le scarpe co’ tacchi; per sembrà più alto di quello che so’.

Leone: E a noi chi ce lo assicura che poi le farai tutte ‘ste cose.

Napoleuccio: Ma perbacco, firmerò un contratto con tutti i chiusini…………… Anzi, portatemi qui un tavolo…… ma che sia di legno di ciliegio, mi raccomando, lo voglio come quello di messer Silvio. Lo firmerò subito. Qui, davanti a tutti………….. Messer Frizzi ! Preparate ‘l contratto.

Frizzi: (corre subito da lui) Che cosa ci devo scrivere nel contratto?

Napoleuccio: Quattro cazzate. O che ci volete scrive. Sanno parecchio questi che c’è scritto ‘n quello che firmo. (Frizzi va al suo tavolo e scrive)

Gabelliere: Napoleuccio: ma se leverai le tasse io perderò il posto di lavoro.

Napoleuccio: O scemo! Ma chi te l’ha detto che levo le tasse?

Onelio:  ‘Un cominciamo subito è.  L’ ha’ detto te un minuto fa.

Napoleuccio: Allora parlo Perugino? Ho detto: meno tasse per tutti, no niente tasse per tutti. (al gabelliere)……………….. Te ‘un ti devi preoccupà’ pel posto, tanto quelle che rimangono l’ aumento tutte, che pensi. (due persone portano un tavolo e una sedia dall’osteria)

Frizzi: (gli fa vedere un foglio) Va bene così? O devo aggiungere qualcos’altro?

Napoleuccio: Va bene, va bene! Anche troppo. (si accomoda seduto al tavolo) Qua, famo sta firma e ‘n se ne parli più. (si siede e firma)

Rosa: E se diventi padrone di Chiusi, tutte ste cose ch’ ha detto, in quanto tempo le farai?

Napoleuccio: Entro cinque anni mia cara, entro cinque anni. E se non terrò fede a quello che ho detto, mi manderete a casa.

Pubblico di scena: (cantano sull’aria dell’inno di Forza Italia) E avanti Chiusi, siamo tutti con te. E avanti Chiusi, la gente è con noi………….

Napoleuccio: Ora basta però!  Fatela finita. (quasi sottovoce al pubblico) E vedrai che se fò tanto di mette ‘l di dietro ne la poltrona, a me ‘un mi ricava più manco Domine Dio. (arrivano Ansaldo, Vitelli ed i secondi) (il gabelliere come li vede va a nascondersi)

Secondo: Siete pronti per il duello? (due persone portano via il tavolo e dispongono le panche per assistere al duello. Nel frattempo si era sparsa la voce e accorrono molte persone)

Napoleuccio: (gli va incontro e gli da la mano) Toh! Chi si vede. Il caro messer Ansaldo e il carissimo messer Vitelli……………. Immagino che abbiate ricevuto il mio messaggio?

Ansaldo e Vitelli: Certo, certo. Ci hanno riferito. (quasi sottovoce) Farabutto, delinquente, ricattatore.

Napoleuccio: (fa finta di non aver sentito) V’è tutto chiaro vero? Non  c’è bisogno di aggiungere altro? O avete necessità di qualche chiarimento?

Ansaldo: Procediamo. Prima scanno quel maiale del gabelliere e meglio è.

Napoleuccio: Allora si potrebbe anche comincià…….. Voi, messer Ugurgieri, mettetevi al vostro posto, sù.

Ugurgieri: E dove sarebbe il mio posto?

Napoleuccio: Mettetevi ‘n dove vi pare, facevo così per dì’. Ve ne rendete conto o no che il momento è delicato?

Ugurgieri: Io me ne rendo conto. E credo se ne sia reso conto anche il gabelliere. E’ scappato.

Napoleuccio: Ma come scappato. Dov’ è? Un minuto fa era qui. (lo chiama) Ricciardo, Ricciardo, ‘n dove ti sei nascosto? Forza, ‘un lo fa’ ‘l ragazzo. ‘Un me le fa fa’ ‘ste figure. (il pubblico incita)

Pubblico vero e di scena: Ri-ccia-rdo, Ri-ccia-rdo, Ri-ccia-rdo.

Napoleuccio: Ricciardo! Conto fino a tre. Se al tre ‘un sei venuto fòri ti vengo a prende e ti chiappo a zampate. Ci semo capiti?

Gabelliere: (con voce flebile e piagnucolosa) ‘Un voglio morì’, so’ troppo giovane.

Pubblico vero e di scena: (fischi) Fi-fo-ne, fi-fo-ne. O che òmo sei? Fagli vedé che ci hai sotto. Ca-ca-sotto, ca-ca-sotto. (trombe da stadio)

Napoleuccio: Uno………….. Ricciardo esci fòri………Due………(il pubblico continua chiassoso)  Ricciardo ‘un mi fa arrivà a tre………..sarebbe peggio per te.

Gabelliere: Perché se no che mi fai? Sentiamo.

Napoleuccio: ( secco) Lo dico a la tu’ moglie.

Gabelliere: (esce da sotto il banco di messer Frizzi) No, no, Napoleuccino, a la  mi’ moglie no, eccomi………………. Che devo fàà’?

Napoleuccio: Ma come che devi fa’ ? Io domando e dico se si po’ esse’ più scemi di così. Lo famo sto duello o no, che a momenti è l’ora di pranzo?

Pubblico vero e di scena: Duè-llo…duè-llo……duè-llo…….. ………. S’è pagato e si vole gode. Ridateci i soldi!

Gabelliere: (fa finta di tirare qualcosa al pubblico) Ma la fate finita si o no. Perché ‘n ci venite voi qui, dato che chiacchierate tanto?

Pubblico vero e di scena: Perché ormai ci sei te.  Chi è che voleva da ‘n salto a la Sofronia? Noi o te?  A te le polpe, a noi le colpe?………….. Duè-llo….duè-llo…duè-llo………..

Gabelliere: Se loro ‘un si zittono io ‘un comincio.

Napoleuccio: (al pubblico) Basta, silenzio. ‘N do’ credete d’esse’? A la Cimina?  E te va al tu’ posto, camina. (lo spinge)

Ugurgieri: (si mette al centro con un secondo di Ansaldo) Prendete le spade. (poi domanda ai due contendenti) All’ultimo sangue?

Ansaldo: All’ultimo sangue.

Gabelliere: No, no, fermi tutti. Come sarebbe a dì’, all’ultimo sangue?

Secondo: Viene dichiarato il vincitore, quando uno di voi due ha ucciso l’altro.

Gabelliere: Ma proprio! (butta la spada in terra) Io ‘n ci stò. Trovatene ‘n altro se vi volete divertì’. (fa per andarsene)

Napoleuccio: Accident’ a me che mi ci so confuso. (urla) Ricciardo! Va’ al tu’ posto, camina e ‘un mi fa’ ‘ncancherì’. (Ricciardo esegue)

Ansaldo: Paura di morire?

Gabelliere: E’ ci credo che ho paura di morì’. Questa è na cosa  che si fa’ ‘na volta sola ne la vita. E prima di falla bisogna pensacci bene se conviene o no.

Ansaldo: Siete un codardo, un vile, un vigliacco, un pavido. Non siete un uomo. Siete una donnicciòla………….. E per finire vi voglio dare uno schiaffo morale davanti a tutti: chiedetemi scusa pubblicamente per quello che avete fatto e il duello non si farà più…….Vi farò dono della vita.

Gabelliere: (raccoglie la spada da terra e si mette in posizione) Fuori la guardia………. Fatevi sotto se avete coraggio. Vi farò rimangiare tutto quello che avete detto. (cominciano combattere)

Pubblico vero e di scena: Ri-ccia-rdino, olé, olé. Ri-ccia-rdino, olé, olé……………Castrelo. Mettigli i budelli ‘n mano. (arriva la moglie del gabelliere)

Filippa: Eccolo ‘n dov’è ‘sto disgraziato. So’ du’ ore che dovevi esse’ ritornato a casa. Avevo voglia a aspettà’ io, noo? (va verso suo marito)

Gabelliere: Oh! Ragazzi, e ‘un lo perderà mai ‘l vizio di venì’ a rompe quando uno ci ha da fa’. Cavitim, camina, ‘un lo vedi che so’ ‘mpegnato?

Napoleuccio: (la ferma) Filippa leviti che ‘un è ‘l momento. Qui oggi si decidono le sorti di Chiusi.

Filippa: E le sorti di Chiusi sarebbero ‘n mano al mi’ marito? Senti Napoleuccio, ‘un ti ci mette anche te ora a fammi gira le scatole………. Si pòle sapé che fa’ que’ lo scemo di Ricciardo co’ la spada ‘n mano?

Napoleuccio: Doppo te lo spiego, ora ‘un c’è tempo. Mettiti là a sedé’ e fa’ ‘l tifo anche te per Ricciardo. (va a sedersi)

Filippa: ‘L tifo, si!!    Vorrei che gli venisse ‘l colera a ‘sto torso! (al marito) Prega Dio che t’ammazzi lui, perché tanto se tu te la dovessi cavà’, quando torni a casa t’ammazzo io da le botte.

Gabelliere: (mentre combatte)Filippa: ritornerò vincitore. Sarai  fiera di me.

Filippa: A me ‘un mi ‘mporta niente manco del mercato ‘nvece che de la fiera. Cerca di fa’ a la svelta piuttosto, che doppo ci hai da andà’ a fa’ l’erba pe conigliuli.

Oste: Ma ci voi stà’ zitta che se no ‘n si sente niente?

Filippa: O coso: ma ‘ndo’ credi d’esse al teatro? Belle forze vero? stà’ qui a divertissi mentre que lo scemo là si fa scannà’.

Rosa: O cosina, stammi a sentì’. Te coso al mi marito ‘un glielo dici, capito? Se no mì’. (gli misura uno schiaffo)

Filippa: A chi? (si alzano in piedi) Provici, noo: vediamo che coraggio ci hai. (cominciano ad azzuffarsi)

Rosa: E’ da parecchio che te le volevo da du’ scorzoni, ma ‘un m’era mai capitata l’occasione… Te ‘un te lo immagini neanche da quantà che covavo.

Filippa: Se era parecchio che covavi e ‘un è nato niente vòl dì’ che nel nido ti ci avevono messo l’òva bogliuli.

Rosa: Io mi riferisco a quando andavi col mi’ marito. Me l’avevono ridetto, sa’, che credi?

Filippa: Ma sentite che discorsi! Che c’entro io? Semmai era quel puttaniere di Egisto che veniva con me.

Rosa: Perché secondo te ‘un è uguale? Sempre donna di malaffare sei. (qualcuno cerca di dividerle. Tutti gli altri fanno cerchio intorno e non seguono più il duello)

Filippa: No che ‘un è uguale. Mica l’ho cercato io. E’ stato lui che è venuto a cercà’ me.

Rosa: Te a me mi sa che mi vòi piglià pel culo. Egisto, vieni qua. (si avvicina) L’ha’ cercata te o t’ha cercato lei?

Oste: Ma che vai a cercà’ ora? O chi se lo ricorda come è andata. Lo sai che io ci ho poca memoria.

Rosa: No! Te ci hai poco cervello. ‘Un capisci manco per quanto sei lungo. ‘Un devi dà’ la colpa a la memoria che ‘un centra niente. (tutti si erano dimenticati del duello. Si ode un grido e i presenti si girano) (messer Ansaldo è steso per terra, il gabelliere gli sta sopra con la spada puntata al petto)

Pubblico vero e di scena: Bravo!…….Bravo!…… Te si che sei ‘n òmo, altro che la tu’ sorella! Scortichelo!……. Spellelo vivo!……. Ri-ccia-rdino, olé, olè. Ri-ccia-rdino, olé, olé.

Gabelliere: Gliel’ ho fatta!…… L’ho steso!………. Che fò, l’ammazzo? (arriva Sofronia con la madre)

Sofronia: Chi ha vinto ha vinto e chi ha perso non se la deve prendere. Questi erano i patti. Ammazzalo!

Vitelli: Sofronia: almeno aspetta di sposarlo. Così non erediterai nulla.

Oretta: Tuo padre ha ragione. Ma non hai proprio il senso degli affari. Comincio a dubitare che tu sia figlia sua.

Vitelli: (alla moglie) Veramente io questi dubbi l’ ho sempre avuti sui figli maschi, che non mi somigliano nessuno, però, se proprio tu hai dei dubbi anche sulla femmina………………….

Gabelliere: Oh! Allora| Vi decidete o no. Si pòle sapé’ che devo fa’. Mica posso stà’ qui tutto ‘l giorno. Io ci ho da fa’ anche le mie. (Napoleuccio va dal gabelliere e gli parla nell’orecchio) Tranquillo, che m’ha’ preso pe’ ‘n coglione? (a messer Ansaldo) Se siete disposto a riscattare la vostra vita con denaro contante, non v’ammazzerò.

Ansaldo: Dipende dal prezzo. Voglio sapere la cifra e poi decido se mi conviene o no.

Gabelliere: Séte tirchio fino al midollo spinale. Quasi, quasi, ve la darei ‘na spadata se ‘n fosse perché valete qualcosa………Trentamila fiorini d’oro!

Ansaldo: Ammazzatemi! Questa è una cifra che non posso spendere………. Diecimila!…..

Oste: Ovvia, trovativi d’ accordo. Venticinquemila!

Gabelliere: Te fatti le tua che ‘n centri niente.

Oste: Oh! Io t’aiutavo. (alla moglie) Lo vedi? Va a fa’ del bene. Ti trattono anche male.

Ansaldo: Quindicimila! Ma mi rovinate.

Napoleuccio: Qua! Ventimila fiorini d’oro e ‘n se ne parla più. Mandate qualcuno a piglià i soldi.

Ansaldo: Datemi due minuti e sarò di nuovo qui con i soldi.

Gabelliere: E’ noo! Tanto noi semo scemi. Io vi lascio andà’ e doppo voi, col piffero che tornate.

Ansaldo: (ai suoi secondi) Correte a casa mia e dite alla fantesca di consegnarvi  due di quei sacchetti che sono sotto al mio letto………. Andate e fate più alla svelta che potete. (escono a passo svelto)

Napoleuccio: (ai secondi che se ne vanno) E quando tornate consegnateli a me!………………… (al gabelliere) Fallo alzà’, se no questo ci more qui …………..Avessimo a rimette’  l’acqua e ‘l mostarello.

Gabelliere: (a Napoleuccio) Prima gli devo dì’ du’ parole. (a messer Ansaldo) Quelle cose che v’ ha ‘nventato la brutta (indicando Sofronia) Io ‘n l’ho mai dette, e tanto meno gli ho mai fatto la corte. E’ stata sempre lei a rompimi i corbelli. Tenetene conto se ancora ci avete intenzione di sposalla…………E ora alzatevi e mettetevi seduto là. (gli indica dove) Voi, Ugurgieri, tenetelo a bada finché non arrivono i soldi. 

Ansaldo: Non so se  ho ancora desiderio di sposarla. Ci dovrò pensare.   Mi è costata troppo cara questa voglia.

Gabelliere: Allora, signorina Ciufeca, séte contenta che ho vinto io?

Sofronia: Certo che sono contenta! Perché non dovrei esserlo?

Gabelliere: Però se questi ventimila fiorini, che ho guadagnato onestamente, fossero rimasti nelle tasche di quel tirchio del vostro fidanzato lo sareste ancora di più?

Vitelli: Non mi sembra che siano stati guadagnati onestamente: li avete rubati, anzi, estorti.

Napoleuccio: Messer  Ansaldo, Sareste così gentile di spiegare a messer Vitelli, e a tutt’i presenti naturalmente, da quali loschi traffici provengono i vostri lauti guadagni?

Ansaldo: Lasciamo perdere. Quello che è stato è stato. Il gabelliere i soldi li ha davvero guadagnati onestamente. Era il padrone della mia vita. Sono io che l’ ho riscattata pagando.

Napoleuccio: Oh! Questo si chiama ragionà. E voi, messer Vitelli, volete versare qualcosa per i poveri del paese o siete rimasto al verde.

Vitelli: Io non caccerò uno scudo per i poveri del paese. Se sono in miseria non è certo colpa mia.

Napoleuccio: Allora famo così. Scoltatimi bene però! Domattina, doppo che vi séte alzato, lavato e  fatto colazione, pigliate anche voi du’ sacchettini con dentro la stessa robbina che ci porta tra poco messer Ansaldo e le portate uno all’ ospedale di Santa Maria e uno al ricovero de le sorelle misericordiose.

 

Oretta: Ma neanche per sogno. Quegli straccioni non rideranno con i nostri soldi.

Napoleuccio: (con tono ironico) A parte che loro forse hanno più voglia di mangià’ che di ride………….ma ‘n fa’ niente, va bene lo stesso. Non ci sono problemi. Vorrà dì’ che se ‘un verserete un consistente òbolo a chi v’ho gia detto, lo depositerete poi nelle casse comunali sotto forma di tasse. Senza poi contà’ la staccatura del cranio.

Vitelli: Io, quasi quasi, ‘nvece che domani mattina ci farei un saltino subito. E’? Che ne dici Sofroniuccia?

Sofronia: Se vuoi andare vai tu con la mamma, io non vengo, voglio restare qui ed assistere all’ asta per la vendita di Chiusi.

Vitelli: Forse hai ragione, voglio partecipare anch’ io, sono proprio curioso di vedere come andrà a finire. A fare l’ elemosina ci andremo dopo. Va bene lo stesso vero Napoleuccio?

Gabelliere: O com’ è, messer Vitelli, tutta ‘sta voglia ‘mprovvisa di fa’ beneficenza? Fareste ‘nvidia al presidente benemerito dell’ esercito de la salvezza.

Napoleuccio: E’èèè, le vie vie del Signore sono infinite caro Ricciardo. Messer Vitelli ha avuto una folgorazione dall’alto e ora è in cerca la chiave per aprire le porte del Paradiso. (arrivano i soldi)

Secondo: (a Napoleuccio) Ecco i sacchi che avete chiesto.

Napoleuccio: (apre i sacchetti e assaggia un fiorino) Tutto a posto, non sono falsi. Ugurgieri, lasciatelo andare e venite qua da me, vi devo parlare di una cosa importante. Ricciardo, vieni qua anche te.

Ugurgieri: (a messer Ansaldo) Andate pure, siete libero. ( A Napoleuccio) Che cosa volete?

Gabelliere: Che si fa, si dividono? A me però mi tocca la parte più grossa. La vita l’ ho rischiata io………. Famo diecimila fiorini per me e cinquemila per uno a voi.

Leone: ‘Un cominciamo co’ le mandragolate. Se dividete una parte è anche mia.

Onelio: E io allora che so’ figlio di enne enne?

Napoleuccio: Basta! Zitti tutti. Lo so io che ci si fa co’ ‘ste soldi………………. Ci si compra Chiusi………… Voi, Ugurgieri, parteciperete all’asta per noi. Perché sète l’ unico che lo potete fa’. Naturalmente, dopo che l’ avrete acquisita la cederete, per mezzo di atto pubblico, a me.

Gabelliere: E’ noo. Bellino! Ha’ sentito furbo ‘sto coglione? Lui co’ soldi di tutti ci compra Chiusi e noi si fa ‘l cane di Betto.

Napoleuccio: Sta’ zitto scemo. ‘L podestà lo farò io perché so’  ‘l meglio e ‘l più furbo di tutti quanti semo qui. Te farai ‘l ministro de le finanze……….. Leone sarà ‘l capo de le milizie e Onelio ‘l comandante de le guardie.

Oste: E io che so’ feccia? A me che mi fa’ fa’?

Napoleuccio: Te farai …………………..‘l ministro dell’agricoltura……………. Sé’ contento?

Pallino: Tanto n’ ha seccati pochi di poderi prima di fa l’oste. Ora così farà seccà’ anche ‘l pellaraccio che cresce su pe’ greppi.

Oste: Te va’ ‘n cucina e fatti le tue…………Maldicente………….E da qui ‘n avanti chiamimi Eccellenza. (arriva Gualfredo di Montealto con il notaio seguito dal tubicine e dai tamburini))

Gualfredo: Guardia! Fai preparare un tavolo e due sedie per noi e un po’ di panche per coloro che vogliono partecipare all’asta, svelto.

Napoleuccio: Forza, riportate qua quel tavolo di prima che si comincia. (quelli di prima eseguono)

Gabelliere: Sor Vicario, scusate, da quanto parte la base d’asta?

Gualfredo: A voi che cosa interessa? Non avete ancora capito che i dipendenti pubblici non possono partecipare?

Gabelliere:  Certo che lo so, lo domandavo così, tanto per sapé’. Ci avevo du’ soldarelli da parte e se mi bastavono la facevo comprà per me da ‘n amico.

Gualfredo: Ma toglietevi dalle scatole, fatemi il piacere…………….. (mentre si siede fa un cenno al tubicine)

Tubicine: (rullata di tamburi) Si…..si….si…si………..

Oste: Si! Bòna notte Titina.

Tubicine: Silenzio! Pa…pa…parla il vi…vi…vicario.

Gualfredo: Allora!…… Chi è intenzionato a comprare si accomodi pure sulle panche, chi, invece, è venuto qui  per farmi perdere tempo stia molto alla larga perché mi potrei anche imbestialire. Chiaro? (messer della Ciaja, messer Cotoni, messer Vitelli, messer Ansaldo, e Ugurgieri si sistemano a sedere) La base d’asta è di diecimila fiorini d’oro. Sono ammessi  i rilanci di qualsiasi cifra. Procedete.

Della Ciaja: Undicimila fiorini………………..  (un attimo di silenzio)

Notaio: Undicimila fiorini e uno, undicimila fiorini e due……………

Vitelli: Undicimila e un fiorino.

Oste: (di nascosto) Dodicimila fiorini e du’ nane.

Gualfredo: Chi è che ha voglia di  fare lo stupido? Avanti, forza, abbia il coraggio di mostrarsi……………………

Rosa: (gli da uno scappellotto in testa) Te mica capisci niente, sa’. Se doppo quello lì ti fa staccà’ ‘l capo vieni a lamentatti da me che così ti do ‘l resto. (a Gualfredo) Niente, niente, ‘un diceva a voi, diceva a me. Mi diceva se domani, quando vò al mercato compravo un po’ di pulcini e du’ nane.

Gualfredo: Avanti con le offerte.

Cotoni: Dodicimila fiorini.

Ugurgieri: Tredicimila fiorini

Ansaldo: Quindicimila fiorini

Ugurgieri: Sedicimila fiorini

Vitelli: Sedicimila e due fiorini……………… (un attimo di silenzio)

Notaio: Sedicimila e due fiorini e uno……..

Vitelli: Messer Notaro, scusate, io ho detto sedicimila e due fiorini, no sedicimila e due fiorini e uno…… che sarebbero tre.

Notaro: State attento e non disturbate. Quell’uno che avete sentito faceva parte della conta. Avanti.

Della Ciaja:  Sedicimila e cinquecento fiorini.

Cotoni: Diciassettemila fiorini.

Della Ciaja: Diciottomila fiorini.

Ansaldo: Diciottomila e cinquecento fiorini.

Ugurgieri: Diciannovemila fiorini.

Vitelli: Diciannovemila e un fiorino e non offrirò un soldo di più.

Napoleuccio: Messer Vitelli, che séte a corto di spiccioli? (fruga dentro un sacchetto) Volete che vi faccia un prestito? Certo che ci sarà da pagà’ qualcosa d’ interessi, però……………

Ansaldo: A me non interessa più. Io mi ritiro.

Cotoni: Diciannovemila e settecento fiorini, è la mia ultima offerta.

Della Ciaja: Ventimila fiorini e qua mi fermo. Non posso andare oltre.

Ugurgieri: Napoleuccio, siamo fregati.

Napoleuccio: E ora che si fa? ‘N do’ lo trovamo un fiorino d’oro.

Notaio: Ventimila fiorini e uno…………..

Palle: Napoleuccio, Ugurgieri, offrite un fiorino di più, forza, prima che ‘l notaio aggiudichi Chiusi a messer  Della Ciaja.

Notaio: Ventimila fiorini e due………………

Napoleuccio: Ce l’hai te un fiorino d’oro?

Palle: Certo, apposta ve l’ ho detto. (mentre lo toglie da dentro un sacchetto appeso alla cintura) Me lo regalò tempo fa un signorone che s’era fermato qui a mangià’ perché gli portai ‘l cane a piscià    .

Ugurgieri: (senza perdere tempo) Ventimila e un fiorino.

Napoleuccio: Bravo palle. Quando sarai cresciuto ti farò vice podestà.

Palle: Io ‘n voglio niente, a me basta che mi ridai ‘l mi’ fiorino e semo pari.

Notaio: Ventimila e un fiorino e uno……..ventimila e un fiorino e due………..ventimila e un fiorino e tre. Aggiudicato.

Tubicine: (rullata di tamburi) E’…è…..è andata…..Ve….ve….venduta.

Oste: Che vòl dì’ , è andata?

Palle: (all’oste) Eccellenza, eccellenza.

Oste: (un po’ gagà) Siiii? Dimmi pure ragazzo.

Palle: Mi scusi tanto, eccellenza, se mi permetto: Nastasio, voleva dì’ che è andata, che Chiusi è stata venduta.

Oste: E a chi, per Bacco, se è lecito?

Palle: Ma fatela meno lunga per piacere, che ‘l tempo l’avete…………………….

Gualfredo: (a Ugurgieri)  Portate i soldi, firmeremo  l’atto insieme al notaio e Chiusi sarà vostra. (urla di gioia di tutti i popolani) (da fuori porta chiamano le sentinelle)

Salimbèni: Sentinelle, sentinelle.

Leone: Chi è? Che volete? Ora ci s’ ha da fa’, siamo ‘mpegnati, ripassate ‘n un altro momento…………… oppure aspettate che s’ abbia fatto.

Salimbèni: Aprite questa maledetta porta.

Onelio: Statimi a ‘scoltà, lillino, ma voi proprio ’un avete la minima idea con chi state a parlà’?

Salimbeni: Con due cretini.

Leone: No! Voi parlate col capo de le milizie e col capo de le guardie in persona.

Salimbeni: Appunto: se non foste due cretini, il capo delle guardie e il capo delle milizie non li terrebbero di guardia alla porta.

Onelio: (a Leone) Oh! Lo sai che ha ragione per Dio. Scendemo subito e pigliamo possesso del nostro grado. Mica si pòle fa’ ‘ste figure. (scendono dalla cima della porta) (entra Salimbèni)

Salimbèni: Dove si svolgerà l’asta per la vendita di Chiusi?

Napoleuccio: Voi sète arrivato doppo fochi……………. La guazza ormai è sgrulla.

Salimbèni: Che cosa significa, spiegatevi meglio.

Gabelliere: Significa che s’ è fatta ‘na specie di società e Chiusi l’ emo comprata noi.

Napoleuccio: Per qualche minuto ancora, il padrone di Chiusi, è quel Signore là. Doppo, ‘nvece, sarò io. (indica Ugurgieri) (Salimbèni gli si avvicina e parlotta con lui)

Pubblico di scena:  (Canta)  Avanti Chiusi, la gente è con te. Avanti chiusi, noi siamo tantissimi……………..

Napoleuccio: Basta, fatela finita, l’ inno nazionale lo riscriveremo. Questo ormai è troppo sfruttato………. Oste, Rosa, venite qua. (si avvicinano) Bisogna che m’ organizzate ‘na grande festa. Da mangià e da beve gratisse per tutti. Da oggi in poi, tutti ‘l anni, questo giorno sarà festa nazionale.

Oste: Per me va bene, ma a noi chi ci paga?

Napoleuccio: ‘L comune paga, chi volete che paghi?

Rosa: Allora mi sa che si riscoterà tardi. (nel frattempo Ugurgieri e Salimbeni si sono appoggiati sul tavolo del gabelliere. Con loro c’è il notaio che sta scrivendo)

Gabelliere: (a Napoleuccio con una pacca sulla spalla) Che idea che hai avuto, ragazzi. Riscattà’ la vita di Ansaldo con ventimila fiorini d’oro.

Napoleuccio: Eèè, caro Ricciardo, ancora deve nasce quello che potrebbe tentà’ di fregà’ Napoleuccio.

Ugurgieri: (dal banco del gabelliere) Pallino, vieni giù, svelto. (pallino esegue) (quando arriva Ugurgieri gli consegna qualcosa) (Pallino ritorna via e Ugurgieri esce dalla porta)

Onelio: (a Leone) Ma te lo ‘magini, io capo de le guardie. Quando lo saprà la mi’ Isabella svenirà da la contentezza.

Leone: E allora la mi’ Violante che deve dì’?  Che per marito ci avrà……. niente popò di meno che…….’l capo de le milizie chiusine.

Pallino: (ai  presenti) Mio! Guardate qua che robba! ( fa vedere una manciata di fiorini d’oro)

Napoleuccio: ‘N do’ l’ ha’ presi? A chi l’ ha’ rubati?

Pallino: E’ pòro coglione! Io ‘n l’ ho rubati a nessuno. A me me l’ ha dati Ugurgieri.

Napoleuccio: Oddio! Oddio! Ci ho ‘n brutto presentimento…………Oddio mi sento male. (tutti si precipitano per soccorrerlo) Dov’è Ugurgieri, chiamate Ugurgieri. Cercate Ugurgieri……………

Tutti: Ugurgieri…………… Ugurgieri…………….correte qua……………

Salimbeni: (nel frattempo si era avvicinato) Messer Ugurgieri se n’ è andato. Aveva molta fretta. Ha sistemato gli atti con il notaio ed è partito.

Napoleuccio: (sta riprendendosi) Meno male! M’ ero ‘mpaurito per niente. Anche se è andato via senza salutacci, almeno le cose col notaio l’ ha sistemate.

Salimbèni: Mi ha lasciato i saluti per voi tutti…………. Ha detto che serberà un buon ricordo di voi e del vostro paese……….. e………dato il fatto che abita molto lontano, ha detto anche che sarà difficilissimo che lo rivediate da queste parti.

Gabelliere: E voi chi siete, scusate?

Salimbeni: (mostrando la pergamena del contratto) Come chi sono?  Cione di Sandro Salimbèni da Siena……….da pochi minuti signore della città di Chiusi. L’ ho appena acquistata da messer Ugurgieri  per la modica cifra di quindicimila fiorini d’oro.

Tubicine: (rullata di tamburi) Vi…vi…vi….Viva  Cione…………. nostro signore.

Fine

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