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ATTO PRIMO

DINO DI GENNARO

7 - 14 - 21 - 28

COMMEDIA IN DUE ATTI

Maggio 2004

A Napoli ai giorni nostri.

A mia moglie ed ai miei figli, che,

 con tanta pazienza, sopportano

questa mia ‚Äúmalattia‚ÄĚ: il Teatro.

PERSONAGGI

GIOVANNI CAFIERO: Cinquantenne, pensionato per invalidità, uomo tranquillo, vedovo, non ama il gioco,       si impelaga in un imbroglio per aiutare il fratello libertino a pagare i debiti di gioco.                     

ARTURO CAFIERO: Fratello pi√Ļ piccolo di Giovanni, donnaiolo, giocatore accanito, sempre indebitato, amante della bella vita.¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†

MARIA ADDOLORATA CAFIERO: Sorella di Giovanni, sulla quarantina bigotta e timorata di Dio.                                  

FAUSTINA APUZZO: Vedova focosa e non rassegnata amante del Kamasutra.

LUIGINO CAFIERO: Figlio di Giovanni, ritardato ma in fondo furbo, ha vent’anni e frequenta la seconda media.                                      

ASPASIA MARTIRE: Vicina di casa, sulla trentina, anch’essa bigotta.

PEPPE CROCE: Allibratore sulla sessantina, ignorante e furbo, non esita a minacciare i suoi debitori.                                                                

FILUCCIO RICCIO: Sulla sessantina, è un amico di Arturo che frequenta l’ippodromo e gli passa informazioni sulle corse, senza imbroccarne mai una.

GAETANO PALUMBO: Amico di Filuccio, giocatore accanito, è sosia del marito morto di Faustina e viene usato dai fratelli Cafiero nell’imbroglio.

DON CESARE: Giovane sacerdote molto ingenuo, si lascia condizionare da Maria Addolorata ed Aspasia.                                               

AGNESE VACCA: Sulla quarantina, è una donna sposata che tradisce il marito e per sfuggire ad esso si rifugia in casa Cafiero.

LEONE VACCA: Marito di Agnese, sulla quarantina, gelosissimo ma in fondo credulone.

CIRO ESPOSITO: Letturista della Compagnia del gas, viene scambiato per il marito di Agnese.                                                                

                                                       

                           


        

ATTO PRIMO

Soggiorno di casa Cafiero. A destra, in prima quinta, la porta della camera di Arturo e, in seconda quinta, quella della camera di Giovanni; sul fondo, a destra, la porta di casa; a sinistra, in prima quinta, la porta della cucina e, in seconda quinta, ad angolo col fondo, la comune che da al resto della casa. A sinistra, tavolo con sedie, a destra due poltrone con tavolino. All’apertura del sipario sono in scena Giovanni ed Arturo, entrambi seduti al tavolo.

SCENA PRIMA

Giovanni, Arturo, poi Faustina.

GIOVANNI      E te l’ho detto: non ne vuole sapere!

ARTURO        Ma sei sicuro? Quello Gaetano Palumbo mi aveva assicurato che non avrebbe creato nessun problema!

GIOVANNI      Nessun problema?! Ma se, da quando ha saputo quello che doveva fare, ha cercato tutte le scuse possibili e immaginabili per tirarsi indietro… maledetto il momento in cui mi sono fatto convincere a fare questa pazzia!

ARTURO        Ma quale pazzia! Quello doveva essere un gioco da ragazzi… eppure, quando gli facemmo la proposta, sembrava così convinto…

GIOVANNI      Sì, finché non ha visto donna Faustina.

ARTURO        Ma sei sicuro?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Art√Ļ, mi ha chiuso il telefono in faccia e non risponde pi√Ļ.

ARTURO        E mo come facciamo? Chi la sente a donna Faustina?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Il problema grosso sono i soldi: Art√Ļ, noi ci siamo fatti anticipare cinquemila euro, che puntualmente tu hai fatto sparire.

ARTURO        Eh, sparire… ho dovuto onorare qualche impegno…

GIOVANNI      Impegno! O li hai spesi con qualche donna, o te li sei giocati ai cavalli e hai perso…

ARTURO        Ma quale donna, quali cavalli!

GIOVANNI      E allora che ne hai fatto?

ARTURO        Con duemila euro ho pagato dei debitucci che avevo.

GIOVANNI      E gli altri tremila?

ARTURO        Quelli li ho dovuti dare a don Peppe Croce.

GIOVANNI      E chi è?

ARTURO        L’allibratore!

GIOVANNI      E dici che non te li sei giocati?

ARTURO        Infatti… non mi sono affatto giocato i tremila euro…

GIOVANNI      E perché glieli hai dati?

ARTURO        Perché lui me li aveva prestati il mese scorso.

GIOVANNI      Per farci che cosa?

ARTURO        Uffà… perché un allibratore ti presta i soldi? Per giocarli, no?

GIOVANNI      Mmhh! E continui a dire che non te li sei giocati?

ARTURO        Certamente! Non mi sono giocato i tremila euro di donna Faustina, mi ero giocato i seimila euro di don Peppe Croce!

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Seimila? Ma allora tieni ancora tremila euro di debiti? Art√Ļ, io uno ‚Äėe ‚Äėsti juorne t‚Äôaccido!

ARTURO        Ma che dici? Tu non mi ucciderai mai perché io ti servo!

GIOVANNI      Sì, a farme passà soltanto guai!

ARTURO        No, io ti servo per la mia inventiva, che ci permetterà di diventare ricchi!

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Seh, aggio visto ‚Äėstu film‚Ķ ma dico io, io potrei vivere in santa pace con la mia pensione e invece, per i tuoi maledetti vizi, sono costretto a fare gli imbrogli che tu ti inventi‚Ķ

ARTURO        Ma dai che la mia è stata una idea geniale…

GIOVANNI      Basata sulla collaborazione di Gaetano Palumbo, che si è tirato indietro; mi sai dire mo come facciamo?

ARTURO        E come facciamo: vado a parlare io con Gaetano e lo convinco.

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Art√Ļ, quello non si convince‚Ķ piuttosto cerchiamo di convincere donna Faustina a rimandare di qualche settimana l‚Äôincontro, cos√¨ abbiamo il tempo per trovare un sostituto.

ARTURO        Un sostituto? E dove lo trovi un altro come Gaetano Palumbo? Quello è la fotocopia della buonanima di don Asdrubale, non abita a Napoli e non ci viene mai, quindi non c’è pericolo che donna Fustina lo possa incontrare, ma soprattutto conosce bene il Kamasutra… è perfetto! Vorrei sapere perché ci ha ripensato…

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Art√Ļ, ma tu l‚Äôhai vista bene a donna Faustina?

ARTURO        E va bene… ma noi gli abbiamo offerto mille euro, per una cifra così si può sempre fare un piccolo sacrificio…

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Art√Ļ, tu lo faresti?

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ma fusse pazzo? Manco pe‚Äô ‚Äėnu miliardo?

GIOVANNI      E perché dovrebbe farlo Gaetano?

ARTURO        Ma che c’entra? Io mica sono Gaetano… Gaetano è un povero cafone incolto, vuoi mettere lui con me?

GIOVANNI      Ha parlato Sir Arthur… qua, intanto, tre so’ le cose: o convinciamo Gaetano, o troviamo un sostituto, oppure dobbiamo trovare cinquemila euro da restituire a donna Faustina. (bussano alla porta) E mo chi sarà? (va ad aprire)

FAUSTINA     (entra agitata dal fondo) Don Giovanni, don Arturo, l’ho sognato un’altra volta!

GIOVANNI      Calmatevi, Donna Faustina… accomodatevi, prego… (siedono sulle poltrone) allora, chi avete sognato?

FAUSTINA     Il mio povero Asdrubale! Come era bello! Sembrava quello vero!

GIOVANNI      Perché ci sta pure un don Asdrubale falso?

FAUSTINA     Che avete capito? Sembrava quello vero nel senso che non sembrava un sogno… stava nel letto con me e mi parlava…

ARTURO        E che diceva?

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† Mi ha messo le mani sulle spalle, mi ha guardato negli occhi e mi ha detto (con voce grossa): ¬ęFau, mia piccola Fau‚Ķ¬Ľ

ARTURO        Fau?

FAUSTINA     E’ così che il mio povero Asdrubale mi chiamava nell’intimità…

GIOVANNI      (ad Arturo) E falla parlare! Continuate, donna Faustina.

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† (con voce grossa) ¬ęFau, mia piccola Fau, facciamo la prugna matura!¬Ľ

ARTURO        La prugna matura?

GIOVANNI      E che cos’è?

FAUSTINA     Ma come, non la conoscete? E’ una posizione del Kamasutra… volete che ve la spieghi?

GIOVANNI      No, no, grazie… continuate.

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† Io gli ho subito risposto: ¬ęma certo, mio dolcissimo Drubby‚Ķ¬Ľ

ARTURO        Drubby?

FAUSTINA     E’ così che chiamavo il mio povero Asdrubale nell’intimità…

GIOVANNI      (ad Arturo) E falla parlare! Continuate...

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† ¬ęMa certo, mio dolcissimo Drubby, aspetta che mi spoglio‚Ķ¬Ľ mi sono tolta la camicia da notte e‚Ķ

ARTURO        E?

FAUSTINA     (guarda alternativamente Arturo e Giovanni) Voi non ci crederete, ma Il mio povero Asdrubale era scomparso!

GIOVANNI      E ci credo…

FAUSTINA     Come?

GIOVANNI      No, dicevo che ci credo che siate rimasta sconvolta!

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† Don Giovanni, don Arturo, io non posso pi√Ļ aspettare, voi dovete farmi incontrare il mio povero Asdrubale al pi√Ļ presto!

ARTURO        Ma certamente!

GIOVANNI      Arturo, ma che dici? Sai benissimo dei problemi tecnici che stiamo incontrando…

FAUSTINA     Problemi tecnici? Don Giovanni, non scherziamo proprio, voi mi avevate assicurato che per oggi la macchina sarebbe stata pronta… vi siete pure fatto dare un congruo anticipo per completarla…

ARTURO        Beh, tanto congruo non direi…

FAUSTINA     Don Arturo, io vi ho dato cinquemila euro!

GIOVANNI      Donna Faustina, mio fratello voleva dire che, dato il valore dell’esperimento, non c’è cifra che possa pagarlo!

FAUSTINA     Ah, certo, se la macchina funziona, sono soldi benedetti!

ARTURO        E certo che funziona, ci manca solo qualche dettaglio e poi sarà perfetta!

GIOVANNI      Sì, qualche dettaglio e… il propellente…

FAUSTINA     Il propellente?

GIOVANNI      E certo, il combustibile nucleare necessario alla congiunzione degli iperspazi temporali!

FAUSTINA     E non lo tenete?

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Lo abbiamo ordinato alla ‚ÄúNASA‚ÄĚ e siamo in attesa della spedizione, dovrebbe arrivare a momenti‚Ķ

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† (guarda torvo Arturo) La ‚ÄúNASA‚ÄĚ?!

FAUSTINA     Ma allora non ce la facciamo per oggi?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Forse s√¨ e forse no‚Ķ ma voi non dite niente a nessuno, mi raccomando‚Ķ lo sapete che se la cosa viene scoperta non potremo pi√Ļ usare la macchina per voi.

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† Ma per chi mi avete preso? Io so stare ai patti! Da me nessuno sapr√† mai della vostra invenzione, ma vi prego fate presto, io non ce la faccio pi√Ļ ad aspettare, ho bisogno del mio povero Asdrubale!

ARTURO        Per la prugna matura?

FAUSTINA     Per la prugna matura… per l’incudine… il cavalcavia… il martello… brrrrr… volete che ve le spieghi?

ARTURO        No, no, grazie, se poi Giovanni le vuole sapere…

FAUSTINA     Non fate cerimonie…

GIOVANNI      Magari un’altra volta, donna Faustì, ora dobbiamo darci da fare per completare la macchina.

FAUSTINA     (voluttuosa) Quando volete, mio caro… (accarezza Giovanni) quando volete… (riprendendosi, alza gli occhi al cielo) Oh, perdonami, mio dolcissimo Asdrubale... è la carne che freme… brrr… (si alza) mi raccomando, amici miei, datemi presto buone notizie… io vado… a toute leur! (via dal fondo)

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Mamma mia e che cato ‚Äėe colla!

GIOVANNI      Mo capisci perché Gaetano non ne vuole sapere?

SCENA SECONDA

Maria Addolorata e detti, poi Filuccio.

MARIA ADD.  (entra dalla cucina) Ah, voi state già all’opera? Che altro guaio state combinando?

ARTURO        Marì, per piacere, lasciaci lavorare.

MARIA ADD.  (indignata) Arturo! uante volte devo ripetereti che mi chiamo Maria Addolorata? Quante volte devo ripeterti che mi chiamo Maria Addolorata? Lo sai bene che tengo al mio nome!

GIOVANNI      Sì, va bene, Maria Addolorata, ma ora abbiamo da fare, perché non vai di là a dire le tue preghiere?

MARIA ADD.  Per regola e norma tua, io, le preghiere, le ho già recitate alle sei stamattina, poi alle sette sono andata a Messa e alle otto sono stata al cimitero a trovare mammà e papà ed ho pregato sulla loro tomba!

ARTURO        (cantando) Amen!

MARIA ADD.  (indignata) Arturo! Sei sempre il solito eretico (fa il segno della croce) Che il signore possa perdonarti! Ma ne dubito: tu andrai all’inferno con le palle di fuoco in bocca!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (all‚Äôunisono con Maria) ‚Ķcon le palle di fuoco in bocca! S√¨, voglio andare all‚Äôinferno, Maria Addolorata, mi piacciono le palle di fuoco, va bene? Ma quando ti trovi ‚Äėnu frullocco ca te sposa cos√¨ di togli dalle‚Ķ scatole?

MARIA ADD.  Io? Sposarmi? Per poi fare le schifezze? Ma sei impazzito? Io la mia castità l’ho donata al Signore!

GIOVANNI      Ma allora perché non ti fai suora?

MARIA ADD.  Perché io ho una missione da compiere, l’ho promesso a mammà e papà: devo vegliare sulle vostre anime e portarvi sulla retta via!

GIOVANNI      Marì, per favore…

MARIA ADD.  Maria Addolorata!

GIOVANNI      Maria Addolorata, per favore, perché, oltre che occuparti delle nostre anime, non ti preoccupi pure dei nostri corpi e vai a cucinare?

MARIA ADD.  Ecco! In questa casa io sono la serva, la cuoca, la sguattera! Ah se fosse ancora viva mammà!

ARTURO        Che farebbe?

MARIA ADD.  Non vi permetterebbe di fare i lazzaroni!

ARTURO        Marì, ma pecché nun faje amicizia con donna Faustina?

MARIA ADD.  Io? Con quell’anima perduta? E perché dovrei?

ARTURO        Per farti dare qualche lezione di Kamasutra!

MARIA ADD.  Aaaah! Anatema, anatema! Sporcaccione, lazzarone, Andrai all’inferno con le palle di fuoco in bocca! (via in cucina)

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (seguendola verso sinistra) S√¨, so belle ‚Äėe palle ‚Äėe fuoco, mi piacciono!

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Art√Ļ, ma quando la finisci di sfottere a Maria?

ARTURO        (scimmiottando Maria) Maria Addolorata, prego!

GIOVANNI      No, io ci rinuncio… ma che male ho fatto per meritarmi a voi due?

ARTURO        Che male hai fatto? Sei nato!

GIOVANNI      Ma insomma, noi teniamo questi guai e tu scherzi? Mo è meglio che me ne vado… faccio un salto dal falegname per vedere a che sta con la cassa, tu intanto fatti venire qualche idea per convincere Gaetano… e che Dio ce la mandi buona! (via dal fondo)

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (prende un cellulare dalla tasca e compone un numero) Pronto? Fil√Ļ, sono Arturo‚Ķ s√¨, se ne √® andato, puoi salire‚Ķ l‚Äôhai visto uscire? Bene‚Ķ no, non preoccuparti, mia sorella sta sotto shock, per un po‚Äô non ci dar√† fastidio‚Ķ s√¨, s√¨, sali, fai presto, ti apro la porta‚Ķ (si avvia alla porta di casa, mentre dalla cucina entra Maria)

MARIA ADD.  Dove vai?

ARTURO        A fare il Kamasutra, vuoi venire?

MARIA ADD.  Aaaaaa! Sporcaccione! Anatema! Anatema! (via in cucina).

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (apre la porta di casa e si sporge all‚Äôesterno) Filuccio! Fil√Ļ, muoviti!

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† (d.d.) Eh, sto venendo‚Ķ (entra) Guagli√≤, io tengo ‚Äėn‚Äôet√†, dduje piane so‚Äô dduje piane‚Ķ

ARTURO        Ma quale età, tu sei un ragazzino… entra… siediti… (siedono al tavolo) Allora?

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Art√Ļ, questa √® la volta buona, tengo ‚Äėna ‚Äúdritta‚ÄĚ ca nisciuno se l‚Äôimmagina!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fil√Ļ, pure ‚Äėo mese passato tenive ‚Äėa ‚Äúdritta‚ÄĚ e m‚Äôh√™ fatto perdere seimila euro.

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ma che c‚Äôentra‚Ķ quella me l‚Äôaveva data Ciccio ‚Äėo sicco, il fantino che doveva vincere‚Ķ i‚Äô saccio ‚Äėsti sacicce che ‚Äėo juorno d‚Äô‚Äôa corsa o‚Äô sicco lle vene ‚Äėa freva? E cos√¨, cambiato il fantino, persa la corsa.

ARTURO        E perso seimila euro.

FILUCCIO       E va buo’ mo ti rifai…

ARTURO        E cu’ quali solde?

FILUCCIO       Ci penso io! Aggio già parlato cu chi t’’e presta.

ARTURO        E chi è?

FILUCCIO       Peppe Croce!

ARTURO        Nun m’’e dda!

FILUCCIO       Comme nun t’’e dda? Io gli ho assicurato che erano per un amico di fiducia e lui ha detto che, se ara amico mio, era anche amico suo e gli dava tutto quello che voleva!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fil√Ļ, nun m‚Äô‚Äôe dda!

FILUCCIO       E io ti dico che te li da!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fil√Ļ, tu gli hai detto che ero io l‚Äôamico?

FILUCCIO       No…

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fil√Ļ, io a Peppe croce ll‚Äôaggi‚Äô‚Äôa da‚Äô ancora tremila euro d‚Äô‚Äôa ‚Äúdritta‚ÄĚ toia d‚Äô‚Äôo mese passato.

FILUCCIO       Nun t’’e dda!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Appunto‚Ķ comunque, sentiamo quest‚Äôaltra ‚Äúdritta‚ÄĚ.

FILUCCIO       Agnano, terza corsa, accoppiata: Montese vincente, Fulmine piazzato!

ARTURO        Montese vincente e Fulmine piazzato?

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† E‚Äô sicuro comme ‚Äėa morte!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† E chella ‚Äėa morte t‚Äôavess‚Äô‚Äôa piglia‚Äô‚Ķ quando l‚Äôhai avuta questa ‚Äúdritta‚ÄĚ?

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėStammatina, manco mez‚Äôora fa: √® fresca!

ARTURO        Montese l’hanno abbattuto ieri sera perché in allenamento è caduto e s’è spezzato una zampa.

FILUCCIO       Overo? E chi t’’ha ditto?

ARTURO        Il giornale radio delle sette e mezza.

FILUCCIO       E si vede che il mio informatore non sente la radio!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fil√Ļ, nun te fa‚Äô vattere‚Ķ io mi domando perch√© continuo a starti a sentire!

FILUCCIO       Forse perché sai che io sono esperto di cavalli e prima o poi ti farò arricchire!

ARTURO        Io saccio solo che da quando conosco te sto gghienno a’ lemmosena!

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† E la ‚Äúdritta‚ÄĚ su Gaetano Palumbo chi te l‚Äôha data?

ARTURO        Non mi parlare di Gaetano che ci sta fecendo passare i guai nostri.

FILUCCIO       Là io non c’entro, io ti ho solo detto che avevo conosciuto il sosia di don Asdrubale Apuzzo, il resto lo avete fatto tu e tuo fratello.

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† E pure hai ragione‚Ķ intanto quello si sta tirando indietro e non sappiamo come convincerlo‚Ķ comunque, Fil√Ļ, fatti sentire solo se hai qualche cosa di veramente buono per le mani.

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Art√Ļ, tu lo sai, sono sempre a tua disposizione!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† S√¨, per√≤, mo √® meglio che te ne vai‚Ķ non sia mai ti vede qua sopra mio fratello, succede ‚Äėo quarantotto!

FILUCCIO       Nun se l’ha scurdato eh?

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fil√Ļ e come se lo pu√≤ scordare quello che gli hai fatto?

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† S√¨, va be‚Äô, per√≤ comme ‚Äėa fa pesante!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėA fa pesante? Fil√Ļ ma tu ti rendi conto di quello che gli hai combinato?

FILUCCIO       E va buo’ ma so’ passate quase cinch’anne…

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fil√Ļ, queste sono cose che non si dimenticano‚Ķ ma come, quello mio fratello odia il gioco, in vita sua non ha mai giocato manco all‚Äôasso piglia tutto, una volta sola ha voluto infrangere la regola perch√© aveva sognato il nonno che gli aveva dato quattro numeri da giocare: 7, 14, 21 e 28, quaterna secca sulla ruota di Firenze; neh, quello, non essendo pratico, ti ha chiesto il favore di andare a giocarglieli e ti ha dato cinquantamila lire da metterci sopra e tu, invece di andare al banco lotto, sei andato alla sala corse e ti sei giocato le cinquantamila lire su un cavallo che √® arrivato ultimo!

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ma me lo avevano dato per sicuro‚Ķ gli volevo fare la sorpresa di farlo vincere, saccio ‚Äėsti fatte che proprio quel sabato uscivano 7, 14, 21 e 28 sulla ruota di Firenze?

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fil√Ļ, quello Giovanni √® vivo per miracolo: prima gli stava venendo un infarto quando sent√¨ l‚Äôestrazione e poi gli venne veramente quando gli dicesti che non avevi giocato il biglietto‚Ķ da quel momento, mio fratello ha abolito la tabellina del sette dalla matematica e la citt√† di Firenze dalla carta geografica e se solo li sente nominare diventa una belva!

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† S√¨, per√≤ ch‚Äôesagerazione a farse ven√¨ ‚Äėn‚Äôinfarto per cos√¨ poco‚Ķ

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fil√Ļ, e tu quattro miliardi ‚Äėe chiamme ‚Äúcos√¨ poco‚ÄĚ?

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† S√¨, per√≤, si ‚Äėo cavallo vinceva, pigliava ‚Äėnu milione‚Ķ

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fil√Ļ, mo √® meglio che ti stai zitto, si no t‚Äôaccido io o‚Äô posto ‚Äėe mio fratello.

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Va bene, va bene, non parlo pi√Ļ‚Ķ (mette il broncio)

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† E faje bbuono! (riflette per qualche istante) Fil√Ļ, stavo pensando, non potresti darci tu una mano a convincere Gaetano!

FILUCCIO       (immobile, non risponde)

ARTURO        (guarda Filuccio e fa un gesto di sopportazione) Oramai siamo in ballo e dobbiamo ballare…

FILUCCIO       (c.s.)

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (lo guarda fisso) Non ci possiamo pi√Ļ tirare indietro, Fil√Ļ, Gaetano ci serve e tu sei il solo che pu√≤ aiutarci.

FILUCCIO       (c.s.)

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fil√Ļ, io sto parlando con te, ti vuoi degnare di rispondere?

FILUCCIO       Ch’è, mo pozzo parlà?

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Uh, Fil√Ļ‚Ķ

FILUCCIO       Per voi sono il signor Raffaele Riccio!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fil√Ļ, nun fa‚Äô ‚Äėo scemo ca ‚Äėo fatto √® serio‚Ķ ja‚Äô vide ‚Äėe parl√† cu‚Äô Gaetano‚Ķ

FILUCCIO       E tu chiedimi scusa.

ARTURO        Ah! Scusate tanto, signor Raffaele Riccio! Va bene?

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Va ‚Äėnu poco meglio‚Ķ

ARTURO        Mmmmh!

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Stammi a sentire, mentre stavo zitto, mi √® venuta una idea genialogica: mo telefono a Gaetano e gli dico che ho una ‚Äúdritta‚ÄĚ per lui, quello se la gioca, perde e per pagare l‚Äôallibratore deve per forza accettare la vostra proposta.

ARTURO        Ma pecché, Gaetano è fesso comme a me?

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ah, pure di pi√Ļ!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Mo te n‚Äôh√™ ‚Äėa j‚Äô sulamente!

FILUCCIO       E non dobbiamo telefonare?

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Scendo con te, telefoniamo da gi√Ļ, cc√†, si vene Giovanni e te vede, scoppia ‚Äėa terza guerra mondiale‚Ķ e poi devo pure incontrare una nuova pollastrella, (schiocca un bacio sulle punte delle dita) ‚Äėnu zucchero‚Ķ l‚Äôho quasi convinta a venire a casa mia quando mia sorella esce per la messa vespertina‚Ķ jammo‚Ķ (a voce alta) Maria Addolorata, io scendo!

MARIA ADD.  (d.d.) Torna presto, copriti bene, stai attento quando attraversi, non fare guai e fatti la croce prima di scendere!

FILUCCIO       (scimmiottando Maria) E non dire le parolacce!

ARTURO        Mmmmh! Muoviti, andiamo! (viano dal fondo)

SCENA TERZA

Maria Addolorata, poi Aspasia, quindi Luigino.

MARIA ADD.  (d.d. a voce alta) Signorina Aspasia! Signorina Aspasiaaa! Potete venire, sono sola… vi apro. (entra dalla cucina e va ad aprire) Accomodatevi…

ASPASIA        (entra dal fondo) Finalmente mi avete chiamata, stavo fremendo!

MARIA ADD.  E solo ora è uscito Arturo… accomodatevi… (siedono sulle poltrone) allora gli avete parlato?

ASPASIA        Sì, l’ho convinto, però ha detto che vuole sapere il motivo dell’esorcismo, perché è pericoloso!

MARIA ADD.  Signorina Aspasia, è necessario! Io non so come sia successo, ma il diavolo si è impossessato dei mie fratelli… (fa il segno della croce insieme ad Aspasia) Pensate che vogliono far tornare don Asdrubale dall’aldilà!

ASPASIA        Dall’aldilà? E perché proprio don Asdrubale?

MARIA ADD.  Perché lo vogliono fare incontrare con quella schifosa della moglie per fargli fare le schifezze e farsi pagare da lei!

ASPASIA        (allibita) Vergine Santa! (fa il segno della croce) Ma come fanno?

MARIA ADD.  Giovanni le ha detto che ha inventato una macchina atomica che, mettendoci dentro la fotografia di un morto, lo fa reincarnare per mezz’ora!

ASPASIA        (c.s.) Vergine Santa! (fa il segno della croce) Ma è possibile?

MARIA ADD.  Io francamente non credo, mio fratello non è mai stato un inventore, per questo penso che il diavolo lo abbia preso… a lui e ad Arturo, perché stanno tramando insieme!

ASPASIA        Sì, ma don Cesare ha detto che prima di fare l’esorcismo, bisogna essere sicuri che ci sia veramente il diavolo!      

MARIA ADD.¬† Ci sta, ci sta! Io ne sento la presenza‚Ķ e poi mi √® venuta mamm√† in sogno e mi ha detto: ¬ęMaria Addolorata, chiama a don Cesare e digli che il diavolo sta dentro Arturo e Giovanni e lui lo deve tirare fuori!¬Ľ

ASPASIA        Lo deve tirare fuori?

MARIA ADD.¬† S√¨, proprio cos√¨ e poi ha detto: ¬ęSe don Cesare non lo tira fuori, il diavolo se li porta a tutti e due all‚Äôinferno con le palle di fuoco in bocca!¬Ľ

ASPASIA        Le palle di fuoco?

MARIA ADD.  Le palle di fuoco!

ASPASIA        Vergine Santa! (fa il segno della croce)

MARIA ADD.  Che sventura! Capite adesso perché è necessario che venga don Cesare?

ASPASIA        Capisco e come! Ma come pensate sia successo che il diavolo sia entrato dentro di loro?

MARIA ADD.  E che vi devo dire? Che prima o poi capitasse ad Arturo me lo aspettavo, è sempre stato uno scapestrato, un lazzarone sempre pieno di donnacce e col vizio del gioco, quindi facile preda di Satanasso…  ma Giovanni, voi lo conoscete, è sempre stato un uomo tranquillo, un lavoratore onesto,  marito e padre esemplare; dopo che il Signore si è chiamato la povera Cristina, pace all’anima sua… (fa il segno della croce)

ASPASIA        Pace all’anima sua! (fa il segno della croce)

MARIA ADD.  …ha fatto da padre e da madre a Luigino, che, come sapete è un ragazzo un poco difficile…

ASPASIA        Un ragazzo tanto, tanto, tanto buono…

MARIA ADD.¬† Lo avete detto, tre volte buono‚Ķ dite pure mezzo scemo‚Ķ ma Giovanni lo ha sempre seguito negli studi e pure se adesso, a vent‚Äôanni, fa ancora la seconda media, non si √® mai arreso, ha sempre creduto in lui‚Ķ poi ci fu l‚Äôinfarto e dovette mettersi in pensione per invalidit√† e da allora non √® pi√Ļ quello di una volta‚Ķ per√≤ non mi sarei mai aspettato che il diavolo se lo prendesse‚Ķ

ASPASIA        Signorina Maria Addolorata, sarà stato proprio perché lo ha trovato debole che è riuscito a possederlo, povero don Giovanni!

MARIA ADD.  E quando ha detto che viene, don Cesare?

ASPASIA        Mi ha detto che oggi sta tutta la giornata in parrocchia e quindi basta che lo chiamiamo al telefono e lui viene immediatamente.

MARIA ADD.  Meno male… allora, appena stanno qua tutti e due, gli telefono e lo faccio venire… e speriamo che riesca a tirarlo fuori… (suonano alla porta, va ad aprire) permettete…

LUIGINO         (entra dal fondo) Buon giorno, zia Maria Addolorata, (ad Aspasia) buon giorno, signorina mazza di scopa…

MARIA ADD.  Luigino! Chiedi subito scusa alla signorina!

LUIGINO         Vi chiedo scusa, signorina mazza di scopa…

MARIA ADD.  Si chiama signorina Aspasia!

LUIGINO         Vi chiedo scusa, signorina Aspasia mazza di scopa…

MARIA ADD.  Luigino!

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ch‚Äô√®, ‚Äėa zi‚Äô?

MARIA ADD.  Tu devi avere rispetto per la signorina Aspasia!

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėA zi‚Äô, io ho rispetto, ma non √® colpa mia se quella √® secca come una mazza di scopa.

ASPASIA        Signorina Maria Addolorata, io vado, ho da lavorare per la Charitas…

MARIA ADD.  Grazie, signorina Aspasia, vi sono obbligata… pace e bene!

ASPASIA        Pace e bene… anche a te, Luigino…

LUIGINO         Grazie, signorina Aspasia… (Aspasia sorride e fa per uscire)…mazza di scopa.

ASPASIA        (impettita) Mmh! (via dal fondo)

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėA zi‚Äô, tengo famma!

MARIA ADD.  Luigino, è presto, dobbiamo aspettare che tornino papà e zio Arturo.

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† No, quello zio Arturo penso che non viene, steve abbascio cu‚Äô ‚Äėnu piezzo ‚Äėe femmenona!

MARIA ADD.  Luigino! Non dire volgarità!

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† No, no,¬† ‚Äėa zi‚Äô non era una volgarit√†, chella era proprio bona!

MARIA ADD.  Luigino, ascolta a zia Maria Addolorata, non si dicono queste cose, si dice che lo zio Arturo si accompagnava ad una bella signora!

LUIGINO         Va bene, zia Maria Addolorata, lo zio Arturo si accompagnava ad una bella signora… che era veramente bona!

MARIA ADD.  Lasciamo perdere… comunque, per mangiare, dobbiamo aspettare papà.

LUIGINO         Papà sta venendo con la cascia, la sta salendo per le scale.

MARIA ADD.  La cassa? E tu non lo hai aiutato a salirla?

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† E che so‚Äô scemo, ‚Äėa zi‚Äô, io appena l‚Äôaggio visto arriv√†, me ne so‚Äô fujuto, si no m‚Äô‚Äôa faceva sagl√¨ a me!

MARIA ADD.  Luigino, corri subito ad aiutare papà!

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (si tocca la pancia) Mamma mia, che dolore ‚Äėe panza! M‚Äô√® venuto all‚Äôimprovviso‚Ķ aggi‚Äô‚Äôa j‚Äô ‚Äėint‚Äô‚Äôo bagno‚Ķ (via di corsa dalla comune)

MARIA ADD.  Povero figlio, chissà cosa gli avrà fatto male!

SCENA QUARTA

Giovanni e detta, poi Peppe, quindi Luigino.

GIOVANNI      (entra dal fondo e cerca di far entrare un grossa cassa) Marì, e dammi una mano!

MARIA ADD.  Quando imparerai il mio nome, ti aiuterò!

GIOVANNI      Maria Addolorata… e per favore! (aiutato da Maria, porta la cassa a destra tra le due porte) Mamma mia e quanto pesa! Quel disgraziato di mio figlio mi ha pure visto e se n’è fujuto!

MARIA ADD.  Aveva mal di pancia e doveva correre in bagno, povero figlio!

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Quanno se tratta ‚Äėe fatic√†, mio figlio ha sempre mal di pancia.

MARIA ADD.  Cosa devi fare con questa cassa?

GIOVANNI      Non sono affari che ti riguardano, si tratta di una questione mia e di Arturo, tu non c’entri.

MARIA ADD.  Giovanni, non ascoltare il diavolo, sta a sentire tua sorella, scaccia il diavolo che è in te!

GIOVANNI      Marì, ma te siente bona?

MARIA ADD.  Maria Addolorata, prego! (via impettita in cucina; bussano alla porta, Giovanni va ad aprire)

PEPPE            Buon giorno, abita qua Arturo Cafiero?

GIOVANNI      Sì, è mio fratello, dite…

PEPPE            (si guarda intorno) E non è in casa?

GIOVANNI      No, veramente è uscito…

PEPPE            Io sono Peppe Croce…

GIOVANNI      Ah, l’allibratore…

PEPPE            Vedo che mi conoscete, mi fa piacere.

GIOVANNI      Veramente vi conosco solo di nome…

PEPPE            E che problema ci sta? Mo mi conoscete pure di persona. (si     siede)

GIOVANNI      Accomodatevi, prego… (siede)  posso fare qualcosa per voi?

PEPPE            Questo lo dobbiamo ancora stabilire!

GIOVANNI      In che senso, scusate?

PEPPE            Nel senso ca, si tenite sorde, potete fare qualcosa, se no, non mi servite.

GIOVANNI      Allora non vi servo!

PEPPE            E che problema ci sta? Vuol dire che aspettiamo il signor Arturo.

GIOVANNI      Eh, ma non lo so mio fratello quando viene…

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† E che problema ci sta? Io lo aspetto qua, tanto nun tengo niente ‚Äėa fa‚Äô, ne potete approfittare per offrirmi un caff√®.

GIOVANNI      Ma… veramente… mi pare che non ce ne sta pronto…

PEPPE            E che problema ci sta? Me lo andate a preparare voi.

GIOVANNI      Mi dispiace, ma il caffè non  lo so fare.

PEPPE            E che problema ci sta? Lo facciamo fare a vostra sorella… (chiama) Maria Addolorata… Maria Addolorata!

GIOVANNI      Voi conoscete mia sorella?

PEPPE            Io? No!

MARIA ADD.  (entra dalla cucina) Chi mi ha chiamato?

GIOVANNI      Il signore qua…

MARIA ADD.  Ma io non ho il piacere…

PEPPE            (le porge la mano) Il piacere è tutto mio… Peppe Croce al vostro servizio! Non vedevo l’ora di conoscervi, vostro fratello Arturo mi ha parlato spesso di voi… (le bacia la mano)

MARIA ADD.  (ritrae la mano imbarazzata) E… cosa vi ha detto?

PEPPE            Che sapete fare bene il caffè… e io sono venuto per provare il vostro caffè, carissima Maria Addolorata.

MARIA ADD.  (estasiata) Sì… certo… ve lo preparo subito… (resta a guardarlo estasiata, poi, riavendosi, dopo una breve pausa, fa il segno della croce e via di corsa in cucina) Oh… vade retro… vade retro…

GIOVANNI      (guarda esterrefatto Maria uscire e poi Peppe) Ma che l’avite fatto?

PEPPE            Io? E chi l’ha fatto niente!

GIOVANNI      Ma voi siete sempre così galante con le donne?  Oppure…

PEPPE            Sempre! Gentile con le donne… e fetente con gli uomini.

GIOVANNI      Con… tutti?

PEPPE            No, sulo cu’ chille ca me vonno fa’ fesso…

GIOVANNI      Capisco… ma guardate che mio fratello ha sempre onorato i debiti di gioco!

PEPPE            E che c’entra mo vostro fratello? Pecché, forse me vulesse fa fesso?

GIOVANNI      No… anzi, quello mi parla sempre bene di voi…

PEPPE            E poi Arturo non tiene debiti di gioco con me, io gli ho solo fatto un piccolo prestito e, come d’accordo, sono venuto a riscuotere. (caccia un grosso temperino e comincia a pulirsi le unghie)

GIOVANNI      Adesso?

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Adesso? (agita con naturalezza il coltello) No√≤, adesso sono solo venuto per prendermi il caff√®, pi√Ļ tardi, quando arriva Arturo, riscuoter√≤.

GIOVANNI      Non credo…

PEPPE            Come?

GIOVANNI      No, dicevo… non credo che Arturo torni tanto presto…

PEPPE            E che problema ci sta? Mo ci prendiamo il caffè, poi magari ci facciamo una partita a carte, sapete giocare a briscola?

GIOVANNI      Veramente io non gioco mai…

PEPPE            E che problema ci sta? Vuol dire che ci facciamo una bella chiacchierata…

GIOVANNI      Io e voi? Ma non ci conosciamo… che abbiamo da dirci?

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† E che problema ci sta? Vi racconto io ‚Äėnu fattariello‚Ķ

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėNu fattariello?

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Tanto per passare il tempo‚Ķ allora, dovete sapere che mia nonna, quann‚Äôero piccerillo e ‚Äėa sera nun vulevo durm√¨, mi raccontava sempre ‚Äėo fatto d‚Äô‚Äôo perocchio.

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėO perocchio?

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Eh, ‚Äėo perocchio, ‚Äėo sapite?, chill‚Äôanimaluccio ca ‚Äėna vota steva ‚Äėn‚Äôcapa ‚Äôe ccriature e ca ‚Äėe mamme luvaveno c‚Äô‚Äôo pettene astritto e po‚Äô scamazzaveno ‚Äėn‚Äôcoppa all‚Äôogne‚Ķ

GIOVANNI      Che schifo…

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Comme, che schifo? Chelle ‚Äėe scigne s‚Äô‚Äôe¬† magnano pure‚Ķ

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† (fa una smorfia di disgusto) S√¨, va be‚Äô, ho capito: il pidocchio‚Ķ ma sapete solo ‚Äėstu fattariello cc√†?

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† No√≤, ne saccio ‚Äėnu cuofeno, per√≤ ve voglio raccunt√† chillo d‚Äô‚Äôo perocchio, perch√© vi potrebbe interessare.

GIOVANNI      Non saprei come… ma sentiamo il pidocchio!.

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Dovete sapere che i pidocchi preferiscono abitare nei capelli neri perch√© cos√¨ passano inosservati, mentre quelli che capitano sulle teste bionde vengono facilmente individuati e non hanno vita facile; allora, ci stava un pidocchio di nome Arturo che viveva insieme a suo fratello su una capa bionda; il fratello, che mi pare che si chiamava Giovanni, si era trovato un posticino sotto ‚Äėna ciocca molto folta e stava abbastanza tranquillo, mentre Arturo, che era ‚Äėnu poco scapestrato‚Ķ

GIOVANNI      Un pidocchio scapestrato?

PEPPE            E che problema ci sta?

GIOVANNI      No... niente… E si chiamava Arturo?

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† E che problema ci sta? Quella √® una favoletta, nelle favole gli animali tengono i nomi delle persone; allora, vi stavo dicendo, Arturo si era fissato che voleva andare su una testa nera per stare pi√Ļ sicuro e pure perch√© ci stavano certe pidocchiesse che gli piacevano; cos√¨ chiese un passaggio ad un moschiglione di nome Peppe; il moschiglione gli disse che lo avrebbe trasportato solo se lo pagava e Arturo gli rispose che lo avrebbe pagato dopo un¬† mese perch√© doveva fare soldi‚Ķ

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėO perocchio?

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† E che problema ci sta? Quella √® una favoletta‚Ķ e¬† cos√¨ il moschiglione lo trasport√≤; il mese pass√≤ ed Arturo diede a Peppe solo la met√† dei soldi che gli doveva dare, prendendosi un‚Äôaltra settimana di tempo. uando pass√≤ la settimanaQ Quando pass√≤ la settimana, il moschiglione, non trovando il pidocchio Arturo sulla capa nera, perch√© stava ben nascosto insieme a qualche pidocchiessa, si¬† present√≤ sulla capa bionda da quel pidocchio di Giovanni e gli disse:¬† (punta, minaccioso, il coltello verso Giovanni) Fa‚Äô in modo ca chillu perocchio ‚Äėe frateto me porta ‚Äėe sorde pe‚Äô stasera, (sorridendo) si no, vaco a chiamm√† ‚Äėa signora cu‚Äô ‚Äėo pettene astritto, ce ‚Äėo faccio pass√† ‚Äėncopp‚Äô‚Äôa capa nera e ‚Äėncopp‚Äô‚Äôa capa bionda e ve faccio scamazz√† a tutte e dduje ‚Äėncoppa all‚Äôogna! Mi sono spiegato?

GIOVANNI      (terrorizzato) E questo ve lo raccontava vostra nonna?

PEPPE            E che problema ci sta?

MARIA ADD.  (entra col caffè; ha i capelli sciolti) Signor Croce, quanto zucchero?

PEPPE            Due cucchiaini, grazie, il caffè mi piace dolce come a voi.

MARIA ADD.  Signor Croce… don dite così…(emozionata, inciampa) Oh, scusate…

GIOVANNI      Marì, stai attenta, mo lo buttavi addosso al moschiglione!

MARIA ADD.  (terrorizzata) C’è un moscone? Mandalo via, Giovanni, lo sai che mi fanno schifo i mosconi!

GIOVANNI      No, volevo dire addosso a don Peppe…

MARIA ADD.  E cosa c’entra il moscone?

PEPPE            No, quella era una favoletta che stavo raccontando a vostro fratello per ingannare il tempo… (beve il caffè)

MARIA ADD.  Una favoletta col moscone?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Cu‚Äô ‚Äėo muscone e cu‚Äô ‚Äėe perucchie‚Ķ

MARIA ADD.  Signor Croce, e che favoletta è?

PEPPE            Fatevela raccontare da vostro fratello, io mo me ne devo andare perché ho da fare… cara Maria Addolorata, fate un caffè che è squisito come a voi!

MARIA ADD.  No… signor Croce… vi prego… non dite così… (fa il segno della croce) vade retro… vade retro! (scappa via in cucina)

PEPPE            (guardandosi alle spalle, indietreggia verso il fondo)

GIOVANNI      (lo guarda meravigliato) Ch’è successo?

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† E chella ‚Äėa sora vosta ha ditto: va‚Äô addereto, va addereto‚Ķ

GIOVANNI      No… non la state a sentire, quella è un poco strana…

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėNu poco? Mah‚Ķ ‚ÄėOn Giuv√†, io me ne vado‚Ķ¬† quanno torna ‚Äėo frato vuosto, ditegli che l‚Äôaspetto fino a stasera e poi‚Ķ

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėO pettine astritto‚Ķ

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† V‚Äô√® piaciuto ‚Äėo cunto d‚Äô‚Äôo perocchio eh? Statevi bene, statevi bene‚Ķ e nun ve scurdate ‚Äėo pettene astritto! (via dal fondo)

GIOVANNI      E che problema ci sta?

LUIGINO         (entra dalla comune) Ah, papà, tu stai qua?

GIOVANNI      Perché non lo sapevi eh?

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Pap√†, i so turnato ‚Äėa poco cu‚Äô ‚Äėnu fetente ‚Äėe male ‚Äėe panza!

GIOVANNI      E mo t’è passato?

LUIGINO         (guarda la cassa) Sì, si, m’è passato.

GIOVANNI      Bene, allora mi puoi aiutare a sistemare quella cassa…

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (tenendosi la pancia) Uh, mamma mia! M‚Äô√® venuto ‚Äėn‚Äôata vota‚Ķ (si avvia di corsa alla comune)

GIOVANNI      Fermati, sto scherzando, non ho bisogno del tuo aiuto.

LUIGINO         No?

GIOVANNI      No!

LUIGINO         Uh, papà… m’è passato… menu male… però mi potrebbe ritornare…

GIOVANNI      Ho capito, non ti preoccupare, non ti chiedo di fare nessuno sforzo…

LUIGINO         Eh, sì, quella la panza mia non sta proprio bene…

SCENA QUINTA

Arturo e detti, poi Faustina, quindi Agnese.

ARTURO        (entra dal fondo) Tutto fatto!

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Uh, zi‚Äô Art√Ļ, gi√† staje cc√†? E add√≤ l‚Äôh√™ lasciato a chillu piezzo ‚Äėe femmenone?

ARTURO        Luigì, ma che dici? Quale femminone?

GIOVANNI      N’ata femmena?

ARTURO        Ma quando mai…

LUIGINO         No, no, papà, io ho visto zio Arturo… aspè, famme ricurdà comme se dice…  ah! Ho visto zio Arturo che si accompagnava ad una bella signora… che era veramente bona!

ARTURO        E chi ti ha insegnato a parlare così?

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Zia Maria Addolorata‚Ķ anzi, famme j‚Äô a ved√© si ha cucenato‚Ķ tengo ‚Äėna famma!

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† T‚Äô√® passato eh ‚Äėo male ‚Äėe panza!

LUIGINO         Sì, però può sempre ritornare… (via dalla comune)

GIOVANNI      Vi’ che bellu figlio che tengo! Senza contare mio fratello che in un momento simile si accompagna alla bella signora bona!

ARTURO        Ma quale signora… io sono andato a risolvere il problema…

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Art√Ļ, che hai combinato?

ARTURO        Ho parlato con un amico che ha telefonato a Gaetano Palumbo e l’ha convinto a venire qua…

GIOVANNI      Ma l’ha convinto a fare… insomma la parte di don Asdrubale?

ARTURO        Ho detto che l’ha convinto a venire qua, per il resto ci dobbiamo pensare noi…

GIOVANNI      E me lo chiami problema risolto?

ARTURO        Gué io questo so’ riuscito ad ottenere…

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† E va be‚Äô, gi√† √® qualcosa‚Ķ asp√®, ma se Gaetano viene qua, va a finire che lo vede donna Faustina e fernimmo ‚Äėe fa‚Äô!

ARTURO        E che sono fesso? Gli abbiamo detto di venire qua camuffato, che so, con una parrucca… i baffi finti… insomma in modo da non essere riconosciuto.

GIOVANNI      Meno male che qualche volta riesci pure a ragionare.

ARTURO        Mo ti ceco un occhio… (vede la cassa) gué, hai avuto la cassa!

GIOVANNI      Eh… me la sono dovuta salire per due piani io solo!

ARTURO        E non ti potevi far aiutare da Luigino?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Art√Ļ, pare ca nun ‚Äėo cunusce a Luigino‚Ķ

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† L‚Äô√® venuto male ‚Äėe panza! Mo la dobbiamo trasformare nella macchina atomica reincarnamorti‚Ķ ma c‚Äôentra Gaetano qua dentro? Quello √® alto‚Ķ

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† O c‚Äôentra o ce lo facciamo entrare. Comunque, Art√Ļ, qua il fatto si √® fatto ancora pi√Ļ serio: oggi dobbiamo per forza far incontrare donna Faustina col marito!

ARTURO        Col marito?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Cu‚Äô Gaetano‚Ķ¬† Art√Ļ, ascoltami bene: √® venuto il moschiglione!

ARTURO        Il moschiglione? Giuvà, ma te sienite buono?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† √ą venuto Peppe Croce!

ARTURO        Qua? E che voleva?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Non lo sai che voleva? No? Ha detto che se per stasera non gli dai i tremila euro, fa ven√¨ ‚Äėa signora cu‚Äô ‚Äėo pettene astritto e ce fa scamazz√† a tutte e dduje!

ARTURO        E che simmo perucchie?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėO perocchio si tu, ma se non paghi, don Peppe ci fa uccidere a tutti e due!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Eh che esagerazione‚Ķ tu a Peppe non lo conosci‚Ķ al massimo ce fa fa‚Äô ‚Äėnu mazziatone‚Ķ

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Ah, va buo‚Äô allora stiamo a posto‚Ķ Art√Ļ, mo te dongo ‚Äėnu muorzo ‚Äėncapa e t‚Äôavveleno! (bussano alla porta) E mo chi sarr√†? Arape‚Ķ

FAUSTINA     (entra sconvolta) Don Arturo, l’ho visto!

ARTURO        A chi?

FAUSTINA     Il mio povero Asdrubale, l’ho visto!

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† (tra s√©) Io ‚Äėo ssapevo, ‚Äėa visto a Gaetano!

ARTURO        E dove lo avete visto?

FAUSTINA     In sogno! Mi sono messa un poco sul letto perché non mi sentivo bene e mi sono addormentata…

ARTURO        E avete sognato vostro marito…

FAUSTINA     Sì, don Arturo, don Giovanni, Asdrubale mi ha parlato!

GIOVANNI      E che vi ha detto?

FAUSTINA     Mi ha fatto un’imbasciata per voi, per questo sono venuta…

GIOVANNI      Un’imbasciata per me?

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† No, per tutti e due e mi ha raccomandato di correre subito qua per dirvela! Ha detto: ¬ęFaustina, fai presto, va‚Äô dai fratelli Cafiero prima che finiscono la macchina atomica!¬Ľ

ARTURO        Così, vi ha detto?

FAUSTINA     Sì! Ha detto di dirvi che dovete potenziare la macchina!

GIOVANNI      Potenziare?

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† Eh‚Ķ ha detto proprio cos√¨: ¬ęIo non posso fare un viaggio cos√¨ lungo per restare con te solo per mezz‚Äôora! In mezz‚Äôora non ce la facciamo neppure a fare la cavallina!¬Ľ

ARTURO        La cavallina?

FAUSTINA     Sì, la cavallina, è un’altra posizione del Kamasutra, no?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Art√Ļ, e falla parl√†!

FAUSTINA     Ha detto così di dirvi che dovete farlo reincarnare per lo meno per due ore, altrimenti non ne vale la pena e poi può darsi che non gli danno neppure il permesso di venire.

GIOVANNI      Il permesso?

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† S√¨, ha detto che per venire qua deve chiedere il permesso e che il permesso minimo che danno √® di due ore; se voi lo fate reincarnare per mezz‚Äôora soltanto, c‚Äô√® il rischio che in quell‚Äôaltra ora e mezza si perde e non riesce a trovare la strada per tornare indietro‚Ķ don Giovanni, don Arturo, vi prego potenziate la macchina, se no il mio povero Asdrubale si perde e non lo vedr√≤ mai pi√Ļ‚Ķ (scoppia in lacrime) Povero Asdrubale mio, perch√© mi hai lasciato cos√¨ presto?

GIOVANNI      E mo calmatevi, su, vediamo quello che possiamo fare…

FAUSTINA     (asciugandosi le lacrime) Fate il possibile, per favore…

ARTURO        Certo che per potenziare la macchina ci sono delle spese da affrontare…

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† Don Art√Ļ, ma voi subito bussate a danaro?

GIOVANNI      Signora Faustina, non vi preoccupate, cercheremo di rientrare nel prezzo pattuito…

ARTURO        Cercheremo… ma non è detto che ce la faremo…

FAUSTINA     Va be’, poi vedremo… don Giovanni, pensate di riuscirci a farmi stare due ore col mio povero Asdrubale?

GIOVANNI      E chi lo può dire, donna Faustina? Vi posso solo promettere che ci proveremo…

FAUSTINA     E se non ci riuscite e poi Asdrubale si perde? (scoppia in lacrime) Povero Asdrubale mio! Com’era bello! Non doveva morire così giovane… (asciugandosi le lacrime) don Giovanni, fate l’impossibile, vi scongiuro… se Asdrubale non viene, io come faccio?

ARTURO        Donna Faustina, vedremo cosa si può fare, state tranquilla; mo, però calmatevi e tornate a casa, che noi ci diamo da fare per farvi contenta, va bene?

FAUSTINA     Se ci riuscirete non vi troverete pentito, ve lo prometto!

GIOVANNI      Ti fa fare la prugna matura…

ARTURO        Seh, staje frisco!

FAUSTINA     Come?

ARTURO        No, niente, una cosa nostra…

FAUSTINA     Allora io vado… posso contarci?

GIOVANNI      Ci proveremo.

FAUSTINA     Don Giovanni, don Arturo, sono nelle vostre mani… brrr… a presto, amici miei! (via dal fondo)

GIOVANNI      Mo sì, che siamo rovinati!

ARTURO        Gaetano Palumbo!

GIOVANNI      Chillo già per mezz’ora non ne voleva sapere, immagina mo per due ore…

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Giov√†, mi sa tanto che dobbiamo incrementare di parecchio il suo ‚Äúonorario‚ÄĚ

GIOVANNI      E quanto gli vorresti dare? Se quello non accetta mille euro per mezz’ora, immagina quanto vuole per due ore…

ARTURO        Vuol dire che cercheremo di trattare…

GIOVANNI      Vuoi dire che cercherai di trattare.

ARTURO        E va bene… cercherò di risolvere io il problema. (bussano insistentemente alla porta) Che ato sta succedendo?

GIOVANNI      Apri e vedi…

ARTURO        (apre la porta) Desidera?

AGNESE        (entra ansimando) Per favore, fatemi entrare e chiudete la porta!

ARTURO        Prego, accomodatevi… cosa posso fare per voi?

AGNESE        Aiutatemi vi prego, mi vuole uccidere… salvatemi!

ARTURO        (galante) Ma certamente, non si nega mai un aiuto ad una bella signora… cosa possiamo fare per voi?

AGNESE        Niente… niente… mi basta che mi facciate stare qua… e non aprite la porta per nessuna ragione…

GIOVANNI      Ma chi vi vuole uccidere?

AGNESE        Mio marito!

GIOVANNI      Vostro marito? E perché?

AGNESE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† √ą pazzo‚Ķ √® impazzito per la gelosia!

ARTURO        Scusate, ma voi che gli avete fatto?

AGNESE        Io? Niente! Sono solo venuta a trovare un mio caro amico che abita al quarto piano…

GIOVANNI      Va bene, ma che c’è di male, immagino che vostro marito lo sapesse…

AGNESE        A dire il vero, mio marito non lo conosce…

ARTURO        Allora… è un amico… particolare?

AGNESE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† √ą un‚Ķ caro amico‚Ķ

GIOVANNI      Ah!

AGNESE        Mentre stavo… ehm…  parlando col mio amico è squillato il mio cellulare… ho risposto…  ed era mio marito.

GIOVANNI      E che voleva?

AGNESE        Mi ha chiesto dove stavo ed io gli ho risposto che ero andata a trovare Daniela, una mia amica che abita a Capodimonte, e che sarei tornata a casa tra un paio d’ore.

ARTURO        E lui?

AGNESE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Mi ha chiesto se Daniela aveva cambiato casa e naturalmente gli ho risposto di no; a quel punto ha cominciato a gridare: ¬ęAh s√¨? E allora mi spieghi che ci fai a Via Cilea?¬Ľ Io ho risposto: ¬ęVia Cilea? E che c‚Äôentra via Cilea?¬Ľ e lui si √® arrabbiato ancora di pi√Ļ e mi ha detto: ¬ęDisgraziata, io ti ho seguita da quando sei uscita di casa: hai preso la metropolitana e sei scesa a piazza Quattro giornate, sei andata a via Cilea 122, sei entrata nel palazzo e stai l√¨ da mezz‚Äôora¬Ľ.

ARTURO        E voi che gli avete risposto?

AGNESE        E che gli dovevo rispondere…

GIOVANNI      E già… vi aveva colto in flagrante…

AGNESE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Mi sono incavolata con lui e gli ho detto: ¬ęDisgraziato, farabutto, come ti sei permesso di seguirmi? Come hai osato dubitare della mia fedelt√†? Quando torno a casa √® meglio che non ti fai trovare‚Ķ e poi sei talmente stupido che non sai fare nemmeno un pedinamento ed hai preso un‚Äôaltra per me! Mo lasciami in pace che devo parlare con Daniela di una cosa importante!¬Ľ

GIOVANNI      Ah! Questo gli avete detto? E lui?

AGNESE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Al principio √® rimasto sconcertato e stava quasi per chiedermi scusa, poi all‚Äôimprovviso mi ha detto che voleva parlare con Daniela‚Ķ a quel punto, non sapendo come fare, ho fatto finta che non sentivo bene perch√© non c‚Äôera campo e lui ha detto: ¬ę√ą inutile che fingi, sgualdrina, io sto sotto al palazzo, prima o poi dovrai uscire e allora faremo i conti¬Ľ

ARTURO        E voi che avete fatto?

AGNESE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† E che potevo fare? Ho spento il cellulare, mi sono rivestita e ho lasciato la casa del mio amico pensando che avrei trovato il modo di uscire senza farmi vedere da lui, ma, scendendo le scale ho guardato gi√Ļ e l‚Äôho visto, cos√¨ ho bussato alla prima porta che ho trovato ed eccomi qua!

GIOVANNI      Ah… e stavate parlando senza vestiti…

ARTURO        Giovanni, che domande fai? Non essere indiscreto! Signora, state tranquilla, qua siete al sicuro.

AGNESE        Voi non conoscete mio marito: quello è capace di restare sotto il palazzo giorno e notte finché non esco!

GIOVANNI      E che pensate di fare?

AGNESE        Non lo so… quello che è certo è che se mi trova qua, come minimo mi ammazza…

GIOVANNI      E come massimo?

AGNESE        Ammazza pure voi.

GIOVANNI      Signora cara, è stato un piacere conoscervi, ma ora ve ne dovete andare perché dobbiamo uscire…

ARTURO        Giovanni, ma che dici?

AGNESE        Io di qua non mi muovo finché mio marito non se ne va!

GIOVANNI      Signo’, voi mo avete detto che è capace di restare giorno e notte…

ARTURO        E allora? Se resta giorno e notte, la Signora sarà mia ospite giorno… e notte…

AGNESE        Come siete gentile, signor…

ARTURO        Arturo… Arturo Cafiero al vostro servizio…

AGNESE        (gli porge la mano) Agnese Vacca, piacere…

ARTURO        (bacia la mano) Il piacere è tutto mio…

GIOVANNI      Scusate se vi disturbo, quando avrete finito con i convenevoli, vi dispiace se cerchiamo di capire cosa fare?

AGNESE        Ah, c’è poco da capire, finché non se ne va Leone, io resto qui!

GIOVANNI      Ah, vostro marito si chiama Leone?

AGNESE        Sì, Leone Vacca, perché?

GIOVANNI      Certo, quelli i leoni sono feroci!

AGNESE        Lo avete detto: mio marito è feroce; se mi trovasse insieme ad un uomo sarebbe capace di sbranarlo!

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Signo‚Äô e vuie ce vulite fa‚Äô ‚Äėstu regalo?

ARTURO        Signora, dovete perdonare mio fratello, è un poco scorbutico per natura, non vi preoccupate che mi prendo io cura di voi.

AGNESE        Grazie, signor Cafiero…

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Chiamatemi ‚ÄúArty‚ÄĚ

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Ch‚Äôavutamiento ‚Äėe stommaco!

AGNESE        Grazie, Arty, sono felice di avervi incontrato… (bussano alla porta) cielo, mio marito!

ARTURO        Venite con me, vi nascondo nella mia camera da letto… (via con Agnese nella camera di Arturo)

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† E ti¬† pareva: isso s‚Äô‚Äôa porta in camera da letto e a me me lascia cu‚Äô ‚Äėo Lione‚Ķ speriamo ca nun me sbrana‚Ķ (va ad aprire) Oh, caro don Cesare, quale onore avervi in casa nostra!

SCENA SESTA

Don Cesare e detto, Maria Addolorata, poi Aspasia, Luigino, quindi Arturo.

D. CESARE¬†¬†¬† Onore mio, figliolo, onore mio! √ą¬† sempre un grande piacere entrare in una casa benedetta dal Signore ed incontrare persone di fede come voi!

GIOVANNI      Troppo buono don Cesare, troppo buono, siamo solo dei poveri peccatori… e a che dobbiamo il piacere di questa vostra visita?

D. CESARE    Caro Giovanni, ogni tanto il pastore deve controllare il gregge, deve vedere se qualche pecorella sta per smarrirsi e provvedere…

GIOVANNI      Ho capito, siete venuto per quel pecorone di mio fratello!

MARIA ADD.  (entra dalla cucina) Caro don Cesare, (bacia la mano al prete) che piacere avervi in questa umile casa! Vedo che stavate conversando con mio fratello…

GIOVANNI      Sì, parlavamo di bestiame…

MARIA ADD.  Bestiame?!

D. CESARE    Don Giovanni ama scherzare… si parlava di pecorelle smarrite!

MARIA ADD.  Ah, capisco!

GIOVANNI      Don Cesare, se non avete bisogno di me, io andrei di là perché ho un  po’ da fare…

D. CESARE    Andate, andate pure… io mi trattengo un poco con la nostra pia Maria Addolorata, così facciamo quattro chiacchiere e magari la signorina mi offre pure un bicchierino del suo squisito nocillo…

MARIA ADD.  Ma certamente, ve lo preparo subito… (va al mobile dei liquori)

GIOVANNI      Permettete, don Cesare… (via con la cassa in camera sua)

D. CESARE    Prego, prego… aspettate, vi do una mano… (aiuta Giovanni a portare la cassa, poi va a sedere al tavolo)

MARIA ADD.  (porge il bicchierino a don Cesare e siede al tavolo) Padre, l’avete visto?

D. CESARE    Certo,

MARIA ADD.  Avete notato come è diventato strano? Povero fratello mio!

D. CESARE    Veramente a me pare sempre lo stesso.

MARIA ADD.¬† Non avete visto il colorito? A me sembra che √® diventato pi√Ļ rosso da quando il diavolo gli √® entrato dentro‚Ķ don Cesare, voi lo dovete cacciare fuori!

D. CESARE    Che cosa?

MARIA ADD.  Il diavolo, Padre, dovete cacciarlo fuori dal corpo dei miei fratelli! (bussano alla porta) Permettete, Padre… (va ad aprire)

D. CESARE    Prego, prego…

ASPASIA        (entra) Signorina Maria Addolorata, posso? Ho visto arrivare don Cesare…

MARIA ADD.  Prego, accomodatevi, mi fa piacere che ci state pure voi.

D. CESARE    Oh, la nostra devotissima signorina Aspasia Martire!

ASPASIA        Buon giorno, Padre… (bacia la mano al prete e siede) avete visto, don Cesare?

D. CESARE    Veramente io non ho visto ancora niente!

ASPASIA        Ma ci stanno i vostri fratelli?

MARIA ADD.  Certo, ma don Cesare ha visto solo Giovanni, Arturo sarà di là…

ASPASIA        Signorina Maria Addolorata, raccontate a don Cesare quello che mi avete detto prima…

MARIA ADD.  Padre, i miei fratelli sono preda del demonio!

D. CESARE    Ma come fate a dirlo?

MARIA ADD.  Padre, voi conoscete Faustina Apuzzo?

D. CESARE    La vedova di don Asdrubale? Certo che la conosco, è un’altra mia pecorella, sono il suo confessore!

MARIA ADD.  (fa il segno della croce) Allora sapete…

ASPASIA        (fa il segno della croce) Sapete…

D. CESARE    Che devo sapere? Io non devo sapere niente! Insomma che c’entra donna Faustina con i vostri fratelli?

MARIA ADD.  C’entra, c’entra…

ASPASIA        C’entra…

MARIA ADD.  I miei fratelli si sono messi d’accordo con lei per farla incontrare col marito per fare le schifezze!

D. CESARE    Signorina Maria Addolorata, ma cosa dite?

MARIA ADD.  La verità, Padre, la verità!

ASPASIA        La verità!

D. CESARE    Signorina, spiegatevi meglio che io non ci ho ancora capito niente!

MARIA ADD.  Avete visto la cassa che Giovanni si è portato di là?

D. CESARE    Sì, ma che cos’è?

MARIA ADD.  Dovrebbe essere una macchina atomica… i miei fratelli hanno fatto un accordo con donna Faustina: le hanno detto che hanno inventato questa macchina e la vogliono sperimentare con lei in cambio di ventimila euro!

D. CESARE    E che farebbe questa macchina atomica?

MARIA ADD.  Si mette dentro la fotografia di un morto e dopo qualche minuto la macchina lo fa reincarnare per mezz’ora! (fa il segno della croce)

ASPASIA        (fa il segno della croce) Capite ora, don Cesare?

D. CESARE    Be’, signorina Maria Addolorata, in questo caso voi non dovevate chiamare un prete, ma un poliziotto, questa mi pare una truffa bella e buona!

MARIA ADD.¬† No, don Cesare, voi non sapete ancora tutto: la ‚Äúsignora‚ÄĚ Faustina ha dato loro un anticipo di cinquemila euro, il resto glielo dar√† solo dopo aver passato mezz‚Äôora con don Asdrubale e hanno pattuito pure che, se l‚Äôesperimento non dovesse riuscire, le restituiscono l‚Äôanticipo. Sono sicuri di s√©, capite, Padre?

ASPASIA        Sono sicuri di sé!

D. CESARE    Certo, la cosa è piuttosto strana…

MARIA ADD.  Per essere così sicuri di sé, vuol dire che faranno reincarnare veramente don Asdrubale e questo secondo voi lo possono fare con una macchina atomica?

D. CESARE    Certamente no, anche perché a me pare solo una cassa di legno…

MARIA ADD.  E poi Arturo non ha mai capito niente di cose tecniche e Giovanni faceva il ragioniere al comune…

ASPASIA        E’ il diavolo… (fa il segno della croce) è il diavolo!

D. CESARE    Beh, signore mie, non corriamo; prima di arrivare ad una simile conclusione bisogna essere certi, avere delle prove tangibili… io per il momento ho visto solo don Giovanni e mi è sembrato normale, ma potrei sbagliarmi… bisognerebbe vedere anche don Arturo e poi valutare…

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (entra dalla comune) ‚ÄėA zi‚Äô, ma quanno vaje a cucena‚Äô? Io tengo famma!

MARIA ADD.  Luigino! Non vedi che sono occupata? E poi, non vedi che c’è gente? Non sai che si saluta?

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėA zi‚Äô io me scordo‚Ķ (con tono gentile) buon giorno signor scarrafone, a voi vi ho salutato prima, signorina mazza di scopa, per favore ve ne volete andare, cos√¨ zia Maria Addolorata pu√≤ cucinare, ch√© io tengo fame?

MARIA ADD.  Luigino! Come ti permetti?! Chiamare così don Cesare…

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėA zi‚Äô, chillo √® niro niro comme a ‚Äėnu scarrafone‚Ķ

MARIA ADD.  Luigino, don Cesare è vestito di nero perché è un sacerdote! Chiedi subito scusa a don Cesare ed alla signorina Aspasia e torna di là!

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Uffa, ‚Äėa zi‚Äô‚Ķ chiedo scusa, signor don Cesare scarrafone, chiedo scusa, signorina Aspasia mazza di scopa‚Ķ io vado di l√†, ma tu vai presto a cucinare, ch√© tengo fame. (via dalla comune)

MARIA ADD.  Perdonatelo, per favore, è un ragazzo difficile…

ASPASIA        E’ tanto, tanto, tanto buono…

D. CESARE    Scusate la franchezza, ma a me pare un poco scemo… comunque, torniamo a noi: stavamo dicendo che dovrei vedere don Arturo, prima di prendere qualsiasi decisione.

MARIA ADD.  Ora lo chiamo… (chiama) Arturo… Arturo…

ARTURO        (d.d.) Che c’è, che ti manca?

MARIA ADD.  Arturo, vieni un momento, devo parlarti!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ho da fare, pi√Ļ tardi‚Ķ

MARIA ADD.  Arturo! Vieni subito, è urgente!

ARTURO        (d.d.) Ma che vuo’? (entra sconvolto da camera sua, abbottonando i pantaloni; ha i capelli arruffati; irato)  Ma insomma, in questa casa non si può fare niente in santa pace… Ah, state in conclave… che volete da me?

D. CESARE    (impressionato) Scusate, don Arturo, vi volevo solo salutare, ma se avete da fare non importa…

ARTURO        Abbiate pazienza, don Cesare, ma sono molto impegnato, sto salvando una persona… (via in camera sua)

MARIA ADD.  Avete visto?

ASPASIA        (fa il segno della croce) Vergine santa!

D. CESARE    Beh, credo proprio che abbiate ragione, dobbiamo provvedere… possiamo andare di là,  ché mi devo preparare?

MARIA ADD.  Certo, andiamo… (via con Aspasia e don Cesare in cucina)

SCENA SETTIMA

Agnese ed Arturo, poi Filuccio e Gaetano, dopo Giovanni, quindi don Cesare, Maria Addolorata ed Aspasia.

AGNESE        (fa capolino da destra, poi entra seguita da Arturo) Vieni, non c’è nessuno.

ARTURO        Dai, Agny, ti prego, continuiamo…

AGNESE        Arty, ti ho detto di no, già ho sbagliato a lasciarmi andare, poi ci hanno interrotti e non mi va di farlo a puntate.

ARTURO        E mi lasci così, a metà?

AGNESE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Pazienza‚Ķ non mancher√† modo‚Ķ e poi dobbiamo pensare a mio marito, quello star√† ancora gi√Ļ ad aspettarmi‚Ķ uffa che guaio‚Ķ

ARTURO        Lo vedi che devi stare per forza qua? Dai, vieni, inganniamo il tempo…

AGNESE        Ah, ma sei di coccio? Ho detto di no, adesso basta! (bussano alla porta) Mio marito!

ARTURO        Torna in camera da letto, io intanto vedo chi è.

AGNESE        Mi raccomando, se è lui, tu non mi conosci e non mi hai mai vista! Se poco poco sospetta che possa essere qui, quello perquisisce la casa! (via nella camera di Arturo)

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Sta‚Äô tranquilla‚Ķ (apre) Fil√Ļ, ma che ci fai qua?

FILUCCIO       (entra seguito da Gaetano con parrucca e pizzetto) Guarda chi ti ho portato!

ARTURO        Echi è?

FILUCCIO       Eh eh, lo sapevo che non lo riconoscevi… è Gaetano… come abbiamo concordato, si è camuffato, nel caso che incontravamo a donna Faustina.

ARTURO        E ha fatto bene, però tu hai fatto male a venire qua: ci sta Giovanni, se ti vede succede il quarantotto.

GAETANO      Gué, non scherziamo che io non voglio guai! Io non ci volevo nemmeno venire e se sto qua è perché Filuccio ha insistito e mi ha detto che potevamo riparlare del compenso.

ARTURO        Ah, questo gli hai detto?

FILUCCIO       E se no come lo convincevo a venire?

ARTURO        E vabbè… e riparliamo del compenso… quanto vorresti?

GAETANO      Sentite, io ci ho pensato molto sopra: per fare quello che mi chiedete ci vuole uno stomaco non indifferente e mille euro so’ troppo poco… per lo meno dobbiamo fare tremila!

ARTURO        Tu si pazzo! Tremila euro per mezz’ora di lavoro?

GAETANO¬†¬†¬†¬†¬† Sentite, prendere o lasciare, voi avete bisogno di me e io ho bisogno di soldi, pirci√≤, se vi sta bene, si fa, se no, truvateve a ‚Äėn‚Äôato. Meno di tremila, non √® possibile.

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Pi√Ļ di duemila non √® possibile.

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† E facite duemila e cinque e nun se ne parla cchi√Ļ!

ARTURO        Duemila e cinquecento?

GAETANO      Vada per duemila e cinquecento.

ARTURO        Sì, però per questa cifra, dobbiamo fare due ore.

GAETANO¬†¬†¬†¬†¬† Fil√Ļ, jammuncenno!

FILUCCIO       Aspetta, nun correre…

GAETANO      Ma vuje ve sentite buone? Ddoje ore cu’ chella? Ma l’avite vista bbona?

ARTURO        Gaetà, qua si tratta di duemila e cinquecento euro, so quasi cinque milioni; due milioni e mezza all’ora non li guadagna nemmeno un luminare della scienza!

GAETANO¬†¬†¬†¬†¬† Ma ‚Äėo luminario nun s‚Äôadd‚Äô‚Äôa scerupp√† a donna Faustina pe‚Äô ddoje ore!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Mi voglio rovinare: facciamo tremila e non se ne parla pi√Ļ! Allora?

GAETANO¬†¬†¬†¬†¬† Ma io nun ce ‚Äėa faccio‚Ķ

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ma s√¨ ca ce ‚Äėa faje! Tu chiude ll‚Äôuocchie‚Ķ

GAETANO      Povero a me… e va bene: due ore, tremila euro… e che Dio me la mandi buona!

FILUCCIO       Ah, benissimo, hai visto che abbiamo risolto? Voglio vedé comme facisse senza Filuccio… quando mi perderai mi piangerai!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fil√Ļ, lasciamo perdere.

GAETANO      Allora che dobbiamo fare?

ARTURO        Mo ve ne dovete solo andare: primo perché la macchina non è ancora pronta e poi perché, se Giovanni vede a Filuccio, non so se mi spiego.

FILUCCIO       Allora mo ce ne andiamo a casa mia, appena siete pronti, fammi una telefonata sul cellulare e Gaetano viene da solo.

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† A proposito di cellulare‚Ķ Fil√Ļ, dimme ‚Äėna cosa, per caso gi√Ļ al palazzo hai visto qualcosa di strano, che so, qualcuno che aspettava‚Ķ

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ah, s√¨, ce steva ‚Äėnu signore tutto agitato che guardava i citofoni e ogni tanto cercava ‚Äėe telefon√† cu‚Äô ‚Äėo cellulare, ma penso che trovava occupato; anzi, quando siamo passati, ci ha fermati e ci ha chiesto se in questo palazzo abitava qualche bel giovane‚Ķ secondo me avev‚Äô‚Äôa essere ‚Äėnu poco (si tocca l‚Äôorecchio destro) capisce a me‚Ķ

ARTURO        Mica gli hai detto che ci abitavo io?

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† E che si ‚Äėnu bellu giovane tu?

ARTURO        E certo… però hai fatto bene a non dirglielo… e che gli hai detto?

FILUCCIO       Io gli ho detto che non abitavo qua e perciò non lo sapevo…

ARTURO        E lui?

FILUCCIO       Lui mi ha ringraziato, poi, mentre mi stavo avviando, mi ha richiamato e mi ha chiesto se volevo fare un lavoretto per lui… aspè, Gaetà, comme ha ditto?

GAETANO¬†¬†¬†¬†¬† Ha ditto: ‚ÄúSe mi aiutate a trovare in casa di quale scornacchiato bellimbusto si √® nascosta mia moglie, vi do 50 euro!‚ÄĚ

ARTURO        E tu?

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Io? E ch‚Äôero fesso? Mi sono preso i 50 euro e gli ho detto che prima dovevo salire da un amico per concludere un affare e che quando scendevo, se ci stava ancora, ne potevamo parlare e lui ha risposto: ‚ÄúCi sar√≤, non vi preoccupate, io di qua non mi muovo‚Ķ‚ÄĚ comme ha ditto, Gaet√†?

GAETANO¬†¬†¬†¬†¬† Ha ditto: ‚ÄúIo di qua non mi muovo, io cc√† moro‚Ķ ma prima di me deve morire qualcun altro!‚ÄĚ

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Accuss√¨ ha ditto? Allora Fil√Ļ, ascoltami bene, ti do io altri 50 euro e tu, mo che scendi, gli dici che ti sei informato e che questo palazzo √® peggio di un ospizio, che ci abitano solo vecchi con pi√Ļ di ottant‚Äôanni, vedove e zitelle, perci√≤ il bellimbusto che cerca lui star√† da qualche altra parte, ma sicuramente non qua!

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Art√Ļ, scusa, ma a te che te ne ‚Äėmporta?

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fil√Ļ, √® un favore che faccio a un amico‚Ķ

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† E facciamo il favore all‚Äôamico‚Ķ dammme ‚Äėsti 50 euri, va‚Äô‚Ķ

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Appena ‚Äėe ffaccio te li do.

FILUCCIO       Va buo’ aggio capito… 

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† (entra da camera sua) ¬†Art√Ļ, sai dove stanno le lampadine? (vede Filuccio e sgrana gli occhi) Che‚Ķ che‚Ķ che ci fa questo verme qua?

FILUCCIO       (si nasconde dietro Gaetano) Aiuto…

ARTURO        Giovanni, stai calmo, se ne sta andando… vedi, Filuccio ha portato Gaetano… (mantiene Giovanni che vorrebbe assalire Filuccio)

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Arturo, per piacere, lasciami, l‚Äôaggio solo accidere ‚Äėnu mumento‚Ķ

D. CESARE    (entra dalla cucina seguito da Maria Addolorata ed Aspasia con velo nero in testa; ha la tonaca e la stola e mostra un crocifisso alternativamente a Giovanni e ad Arturo) Papé satan, papè satan aleppe! Satana, Satana, lascia il corpo di questi uomini! Vade retro! Vade retro! Torna o dannato ove ti collocò il sommo poeta di Firenze!

GIOVANNI      (sconvolto) Firenze… Firenze… ha detto Firenze… ha detto Firenze…

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Calmati, calmati, √® cosa ‚Äėe niente‚Ķ

D. CESARE    Diavolaccio brutto e impuro, lascia l’anima di Arturo!

MARIA ADD.

ed ASPASIA   Diavolaccio brutto e impuro, lascia l’anima di Arturo!

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† (c.s.) Ha detto Firenze‚Ķ Art√Ļ, quello ha detto Firenze‚Ķ ha detto Firenze‚Ķ

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† S√¨, va buono, √® cosa ‚Äėe niente‚Ķ

D. CESARE    Satanasso dei malanni, esci fuori da Giovanni!

MARIA ADD.

ed ASPASIA   Satanasso dei malanni, esci fuori da Giovanni!

GIOVANNI      Lui ha detto Firenze e allora io devo ammazzare Filuccio…

ARTURO        Ma no, dai hai visto che Filuccio ci ha portato Gaetano?

D. CESARE    Satanasso, Satanasso, torna subito là in basso!

MARIA ADD.

ed ASPASIA   Satanasso, Satanasso, torna subito là in basso!

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† No‚Ķ no‚Ķ¬† per favore, Art√Ļ, te voglio bene, fammelo ammazzare un pochettino‚Ķ

D. CESARE    Sette, quattordici, ventuno, ventotto, torna subito là sotto!

GIOVANNI      (urla) Sette, quattordici, ventuno, ventotto… sette, quattordici, ventuno, ventotto… lasciamiiiiiii (si svincola dalla morsa di Arturo e cerca di acchiappare Filuccio che si ripara prima dietro Gaetano, poi dietro don Cesare) L’aggia accidere… l’aggia accidere…

D. CESARE    (urlando) Satanasso, Satanasso, torna subito là in basso… sette, quattordici, ventuno, ventotto, torna subito là sotto!

GIOVANNI      Ancora… ancoraaaa… no… no… aaaaaaaaaaaaaah (si tocca il petto e stramazza al suolo, mentre Maria Addolorata ed Aspasia ripetono in coro le parole di don Cesare; parte la musica e si chiude il sipario)

FINE PRIMO ATTO


ATTO SECONDO

Stessa scena del primo atto. All’apertura del sipario sono in scena Maria Addolorata ed Aspasia sedute sulle poltrone.

SCENA PRIMA

Aspasia e Maria Addolorata, poi Luigino.

ASPASIA        Ma adesso come sta?

MARIA ADD.  E che vi devo dire, signorina Aspasia, il medico ha detto che non c’è pericolo, che il cuore sta bene, ma io non sono convinta… certo quando ebbe l’infarto stava molto peggio, sembrava che fosse morto, mentre adesso si è ripreso subito e sta abbastanza bene, però secondo me, c’è qualcosa che non va…

ASPASIA        Signorina Maria Addolorata, è il diavolo… (fa il segno della croce) lo tiene ancora dentro!

MARIA ADD.  Intanto, don Cesare ha detto che Giovanni è svenuto nel momento in cui il diavolo abbandonava il suo corpo e quindi, almeno per Giovanni, l’esorcismo ha avuto effetto.

ASPASIA        E di don Arturo che ha detto?

MARIA ADD.  Secondo lui, nel momento in cui Satana ha dovuto lasciare il corpo di Giovanni, ha lasciato anche quello di Arturo perché stava nella stessa casa, quindi anche Arturo dovrebbe essere guarito.

ASPASIA        Ma allora, se don Cesare ha ragione, perché non vi siete tranquillizzata?

MARIA ADD.  E che vi devo dire? A me pare che non sia cambiato niente: Giovanni sta chiuso in camera sua e continua a lavorare su quella maledetta cassa… (si odono colpi di martello) lo sentite? Sta martellando da mezz’ora. Arturo, invece, appena Giovanni si è riavuto, si è rintanato in camera sua e ha detto che non dobbiamo disturbarlo per nessun motivo al mondo, perché sta effettuando un salvataggio… sono quasi due ore che non esce… non è voluto uscire nemmeno quando è venuto il medico…

ASPASIA        Un salvataggio? E chi sta salvando?

MARIA ADD.  Non me lo chiedete perché non lo so; quando glielo ho chiesto, mi ha detto che non erano affari miei e che dovevo stare alla larga dalla camera sua, manco se dentro ci fosse chissà che cosa…

ASPASIA¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Certo che √® tutto molto strano: don Arturo che fa i salvataggi √® una cosa nuova‚Ķ don Giovanni poi che, anche dopo che il diavolo lo ha abbandonato, continua a lavorare sulla cassa‚Ķ non capisco a cosa possa servirgli pi√Ļ‚Ķ

MARIA ADD.¬† Infatti! √ą anche per questo che sono preoccupata: si sta comportando come se dovesse ancora far reincarnare don Asdrubale e, se non ha l‚Äôaiuto del diavolo, mi dite voi come pu√≤ fare?

ASPASIA¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Sentite, io penso che sia meglio parlarne con don Cesare, pu√≤ darsi che avessero dentro pi√Ļ di un diavolo e che don Cesare ne ha cacciato fuori uno solo‚Ķ

MARIA ADD.  Signorina Aspasia, ma che dite? E che tenevano dentro tutto l’inferno?

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (entra dalla cucina) ‚ÄėA zi‚Äô, ma banane nun ce ne stanno?

MARIA ADD.  Luigino, saluta la… no, è meglio di no… hai guardato nel frigorifero?

LUIGINO         Sì, ce ne stavano solo tre…

MARIA ADD.  E allora?

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† E me l‚Äôaggio mangiate‚Ķ nun ce ne stanno cchi√Ļ?

MARIA ADD.  Luigino, ma come, te ne sei mangiato tre e non ti bastano? Poi ti lamenti che ti viene mal di pancia…

LUIGINO         No, non mi viene il mal di pancia,  quello papà l’ha già salita la cascia.

MARIA ADD.  Luigino, mo è meglio che te ne vai a fare i compiti…

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėA zi‚Äô, ma io tengo famma‚Ķ

MARIA ADD.  Luigino, ma se hai appena finito di mangiare!

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėA zi‚Äô, io sono deboluccio!

MARIA ADD.  E mangiati un po’ di pane e nutella.

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Eh, hai ragione, ‚Äėa zi‚Äô‚Ķ non ci avevo pensato‚Ķ √® rimasta ‚Äėna meza palata ‚Äėe pane, mo ‚Äėa jenco ‚Äėe nutella‚Ķ (si verso la cucina poi si gira) statevi bene, signorina Aspasia mazza di scopa! (via in cucina)

MARIA ADD.  Luigino! Se non la smetti finirai anche tu all’inferno con le palle di fuoco in bocca!

ASPASIA        Lasciate stare, signorina Maria Addolorata, il ragazzo è tanto, tanto, tanto buono…

MARIA ADD.  No, quello è proprio scemo!

ASPASIA        Tornando a noi, signorina Maria Addolorata, io penso che sia meglio parlare con don Cesare; volete che ci vada io?

MARIA ADD.  Ve ne sarei grata… se poi don Cesare volesse parlarne anche con me, mi fate un colpo di telefono…

ASPASIA        Va bene… allora io vado… e speriamo bene… pace e bene… (via dal fondo)

MARIA ADD.  Grazie, signorina Aspasia… pace e bene… (chiude la porta, poi via in cucina)

SCENA SECONDA

Arturo ed Agnese, poi Giovanni.

ARTURO        (fa capolino dalla camera sua) Vieni, se ne sono andate…

AGNESE        (entra seguendo Arturo) Mamma mia, era ora…

ARTURO        (allusivo) Perché, ti è dispiaciuto?

AGNESE        Che c’entra? Però, capirai, con tutto il casino che avete fatto, avevo temuto fosse venuto mio marito… poi, con tuo fratello che sembrava impazzito e quelle due bigotte qua fuori che parlavano di diavoli, non è stato certo piacevole per me stare chiusa da sola in camera tua…

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Per√≤ non puoi negare che √® stato piacevole quando non sei stata pi√Ļ sola‚Ķ

AGNESE        Sei un mandrillo!.. Ora però dobbiamo trovare una soluzione al problema di mio marito: io devo riuscire a lasciare questo palazzo senza che lui mi veda.

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† √ą¬† una parola! Se quello sta fuori al portone o, peggio ancora, nell‚Äôandrone, dovresti solo diventare invisibile!

AGNESE        E se trovassimo il sistema per allontanarlo?

ARTURO        Ma se hai detto tu stessa che è capace di restare giorno e notte, finché non esci!

AGNESE        Ma io non intendevo allontanarlo dal palazzo, anzi… intendevo farlo salire.

ARTURO        Qua? Ma fusse pazza?

AGNESE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ma no, che hai capito? Non qua, ma pi√Ļ sopra‚Ķ

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Pi√Ļ sopra? E in che modo?

AGNESE        Hai detto che ha chiesto aiuto a un tuo amico, no?

ARTURO        Sì, ha offerto 50 euro a Filuccio se lui gli faceva trovare da chi eri nascosta, ma io gli ho detto che gliene do altri 50 se gli dice che qua abitano solo vecchi, vedove  e zitelle.

AGNESE        Chiamalo!

ARTURO        A chi?

AGNESE        A Filuccio, fallo venire qua!

ARTURO        No, tu si proprio pazza!

AGNESE        Ma no! Solo lui mi può salvare!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† E a isso chi ‚Äėo salva?

AGNESE        Da chi?

ARTURO        Da mio fratello Giovanni…

GIOVANNI      (entra da camera sua) Che ha fatto tuo fratello Giovanni?

ARTURO        Stavo dicendo ad Agnese che stai meglio…

GIOVANNI      Ah! Agnese… la signora sta ancora qua? Siamo diventati già intimi…

ARTURO        Si fa quel che si può…

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Art√Ļ, primma ca te vatto, vai a chiamare donna Faustina, ch√© mi serve!

ARTURO        Overo? Donna Faustina? E che ne devi fare?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Me l‚Äôaggi‚Äô‚Äôa fa‚Äô ‚Äėndurata e fritta! Le devo parlare del‚Ķ nostro affare, no?

AGNESE        Quale affare?

GIOVANNI      Affari nostri, signò!

AGNESE        Scusate tanto…

ARTURO        Scusalo tu, Agny, mio fratello sta un poco nervoso oggi… vengo subito…

AGNESE        E mi lasci sola con lui?

GIOVANNI      Non vi preoccupate, che non vi mangio… nun tengo famma.

ARTURO        Due minuti e sto qua… (via dal fondo)

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† E cos√¨ avete fatto‚Ķ amicizia con mio fratello‚Ķ e il ‚Äúcaro amico‚ÄĚ del quarto piano?

AGNESE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Signor Giovanni, la vita √® breve, bisogna viverla intensamente, goderne ogni momento‚Ķ ‚Äúcarpe diem‚ÄĚ, cogli l‚Äôattimo‚Ķ

GIOVANNI      E voi con Arturo avete… colto l’attimo…

AGNESE        E che male c’è? Se oggi stiamo bene insieme, ne approfittiamo, ci divertiamo… domani poi si vedrà… abbiamo vissuto dei bei momenti? E tanto basta.

GIOVANNI      E vostro marito?

AGNESE        E che c’entra mio marito?

GIOVANNI      No, dico, a vostro marito non credo che faccia piacere che voi… cogliate l’attimo…

AGNESE        Ma mio marito non lo sa e non lo deve sapere, lui è retrogrado, non capisce certe cose, e poi… è di una gelosia opprimente… sempre sospettoso, sempre a farmi interrogatori su quello che faccio quando lui non c’è… se le cerca proprio le corna!

GIOVANNI      Ma vi ha già scoperta qualche altra volta?

AGNESE        Mai! Ho sempre trovato il modo di abbindolarlo!

GIOVANNI      E oggi?

AGNESE        Oggi? Oggi sono stata una stupida a non accorgermi che mi pedinava, era un po’ di tempo che non lo faceva e ho allentato la guardia… ma ne uscirò anche stavolta, vedrete che troverò il sistema.

GIOVANNI      Vedo che siete esperta… però vedete di trovarlo presto il sistema perché qua abbiamo da fare.

AGNESE        (gattina) Perché, vi dispiace che sto qua? Come siete cattivone!

GIOVANNI      (imbarazzato) Signora Agnese… per piacere… vi ho detto che ho da fare…

AGNESE        (c. s.) Ma non vi piaccio nemmeno un pochino?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† (c. s.) Sign√≤‚Ķ ma non vi sono bastati Arturo e ‚Äėo quarto piano?

AGNESE        (si avvicina voluttuosa a Giovanni, che arretra verso destra) Carpe diem, Giovanni, carpe diem… da quanto tempo non stai con una donna?

GIOVANNI      Si… signò… io sono malato di cuore… per favore…

AGNESE        (gattina) E vuoi fare ammalare pure il mio cuoricino?

GIOVANNI      (arretra imbambolato) No… io… veramente… (bussano alla porta)

AGNESE        Mio marito! (via nella camera di Arturo)

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Mamma mia! Ma tene ‚Äėo ffuoco chesta! (va ad aprire) Speriamo ca nunn‚Äô√® ‚Äėo Lione‚Ķ (apre) Buon giorno‚Ķ

SCENA TERZA

Ciro e detto.

CIRO               (entra, ha in mano un blocco) Buon giorno… (si guarda intorno) dove sta?

GIOVANNI      Guardate che vi sbagliate?

CIRO               Veramente io non ho fatto ancora niente …

GIOVANNI      E niente dovete fare…

CIRO               Scusate, ma non vi capisco… comunque, ditemi dove sta che ho fretta…

GIOVANNI      Non ci sta!

CIRO               Come, non ci sta?

GIOVANNI      Sentite, per favore, perché non cominciate dal settimo piano? Qua non ci sta…

CIRO               E io di là ho cominciato e, scendendo scendendo, sono arrivato qua…

GIOVANNI      E avete già guardato in tutti gli appartamenti?

CIRO               E per forza, se no che ci andavo a fare?

GIOVANNI      E già… che ci andavate a fare… ma qua vi assicuro che non ci sta!

CIRO               No, non è possibile, qua ci deve stare!

GIOVANNI      Sentite, amico… cerchiamo di stare calmi…

CIRO               Io sto calmissimo…

GIOVANNI      Appunto… ma come fate ad essere così sicuro che sta qua? A volte uno si sbaglia e non se ne accorge, può capitare… magari è in un altro palazzo…

CIRO               No, no, non mi sbaglio, assolutamente: il palazzo è questo e in questa casa ci deve stare!

GIOVANNI      E invece vi dico che vi sbagliate: non-ci-sta!

CIRO               Scusate, ma voi abitate qua?

GIOVANNI      Certo che abito qua.

CIRO               E sostenete che non ci sta?

GIOVANNI      Ve lo assicuro!

CIRO               E io vi dico che vi sbagliate!

GIOVANNI      Lo volete sapere meglio di me?

CIRO               No, voi lo volete sapere meglio di me!

GIOVANNI      Stiamo calmi…

CIRO               Vi ho già detto che sto calmissimo, a me pare che siete voi che state agitato…

GIOVANNI      Avete ragione, oggi è una giornata un poco difficile… accomodatevi, prego…

CIRO               Ma, veramente… io avrei fretta…

GIOVANNI      E fatemi contento, accomodatevi un minuto solo…

CIRO               E va bene… (siede) Allora?

GIOVANNI      Allora… vedete, amico mio, a volte nella vita bisogna trovare il giusto compromesso…

CIRO               Veramente non vi capisco…

GIOVANNI      Fatemi parlare, che vi spiego meglio… se voi, per esempio, trovaste in questa casa ciò che cercate, non è detto che dovrebbe essere per forza come pensate voi…

CIRO               In che senso, scusate…

GIOVANNI      A volte, le cose non sono come appaiono, bisogna tenere conto delle circostanze…

CIRO               Io continuo a non capire, (si alza) sentite, adesso fatemi vedere dove sta e così faccio quello che devo fare e me ne vado.

GIOVANNI      E vi sto pregando… datemi solo un minuto… vi prego, accomodatevi…

CIRO               E accomodiamoci, però fate presto, per favore…

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Forse √® meglio che vi parli chiaramente‚Ķ sentite io penso che voi dovreste avere un po‚Äô pi√Ļ di fiducia‚Ķ

CIRO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Uh, santa pace! Mo accumminciate ‚Äėn‚Äôata vota? Chesto √® pecch√© volevate parlare chiaramente‚Ķ

GIOVANNI      State calmo, fatemi continuare…

CIRO               Sentite, qua state cominciando a farmi perdere veramente la calma…

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Vi prego‚Ķ allora, vi dicevo, se voi aveste un poco pi√Ļ di fiducia, pu√≤ darsi che le cose andrebbero meglio, tante volte √® la gelosia stessa che ottiene l‚Äôeffetto di provocare certe cose‚Ķ

CIRO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fiducia‚Ķ gelosia‚Ķ neh, ma ‚Äėe che state parlanno? Ma chi ve cunosce a vuje? Ma vide che ghiurnata ch‚Äô√® schiarata stammatina‚Ķ

GIOVANNI      Vedete, io sono sicuro che vostra moglie non è come pensate voi…

CIRO               Mia moglie? E che c’entra mo mia moglie? Che ne sapete voi di mia moglie? Ma che state dicendo?

GIOVANNI      State calmo, per piacere… siamo persone civili… guardate che non è come pensate, io a vostra moglie non ho fatto niente…

CIRO               Che cosa? (urla) Che cosa? Voi conoscete mia moglie? Ch’avite fatto a mia moglie?

GIOVANNI      Niente… non le ho fatto niente… è stato mio fratello…

CIRO               (minaccioso) Vostro fratello? E che ll’ha fatto? Parlate, disgraziato, io devo sapere! Addò sta vostro fratello? Si ha fatto qualcosa a mia moglie io primma accido a isso e po’ accido a vuje!

GIOVANNI      Aspettate… state calmo… vostra moglie è una donna onesta… non è successo niente…

CIRO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Comme, non √® successo niente? Io devo sapere che √® successo, io faccio ‚Äėnu maciello!

ARTURO        Aspettate, lasciate che vi spieghi, non siate impulsivo… vi prego signor Leone…

CIRO               Mo me sfutte pure?

GIOVANNI      Io? Quando mai?

CIRO               M’hê chiammato lione…

GIOVANNI      Avete ragione, mi sono preso troppa confidenza… scusate, signor Vacca…

CIRO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Vacca? (lo afferra per il bavero) Ma allora vu√≤ proprio fa ‚Äėna brutta fine oggi?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Ma come vi devo chiamare? √ą il vostro nome‚Ķ

CIRO               Il mio nome?

GIOVANNI      Leone Vacca…

CIRO               Leone Vacca?

GIOVANNI      Leone Vacca!

CIRO               (lo lascia) Ma io mi chiamo Ciro Esposito…

GIOVANNI      Ciro Esposito?

CIRO               Ciro Esposito, perché vi fa schifo?

GIOVANNI      No, no… anzi… scusate, ma voi chi siete?

CIRO               Io sono l’impiegato della Compagnia del gas…

GIOVANNI      La Compagnia del gas? E che cercavate quando avete detto : dove sta?

CIRO               Il contatore del gas, sono venuto a prendere la lettura…

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Il contatore‚Ķ la lettura‚Ķ perdonatemi, signor Esposito, io vi avevo preso per un altro‚Ķ voi avete detto ‚Äúdove sta?‚ÄĚ ed io ho pensato a un‚Äôaltra cosa‚Ķ vi chiedo scusa, sono mortificato‚Ķ

CIRO               Quindi non stavate parlando di mia moglie?

GIOVANNI      E chi la conosce a vostra moglie?

CIRO               Ma siete sicuro?

GIOVANNI      Sicurissimo! Io è la prima volta che vi vedo… abbiate pazienza… venite con me, il contatore sta in cucina… (viano in cucina)

SCENA QUARTA

Arturo e Faustina, poi Giovanni e Ciro, quindi Agnese.

ARTURO        (entra dal fondo con Faustina) Entrate, signora Apuzzo, accomodatevi…

FAUSTINA     Allora ci siamo, don Arturo? Ci siamo?

ARTURO        Ci siamo… quasi…

FAUSTINA     Ma è arrivato il propellente dalla NASA?

ARTURO        Il propellente?!  Ah, sì, il propellente… è arrivato, è arrivato.

FAUSTINA     Oh, che bello! Allora oggi rivedrò il mio Drubby?

ARTURO        Forse, donna Faustì, forse…

GIOVANNI      (entra dalla cucina con Ciro) Scusatemi ancora per il deplorevole equivoco, signor Esposito,..

CIRO               Non vi preoccupate, signor Cafiero, sono cose che succedono… arrivederci…(agli altri) buon giorno… (tra sé, mentre via dal fondo) forse è meglio che tengo un poco d’occhio a mia moglie…

GIOVANNI      Donna Faustina, belle notizie!

FAUSTINA     Davvero? Che bello… quando cominciamo?

GIOVANNI      Eh… e come andate di fretta… la macchina non è ancora pronta, volevo solo dirvi che abbiamo convinto… ehm… che abbiamo avuto il propellente…

FAUSTINA     Sì, lo so, me lo ha già detto don Arturo, ma siete riuscito a potenziare la macchina?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† √ą proprio questa la bella notizia: sono riuscito a ricalibrare il sensore di accoppiamento degli iperspazi temporali su una durata di due ore‚Ķ certo ci vorr√† pi√Ļ propellente, ma speriamo di farcela‚Ķ piuttosto, vi ho fatta chiamare perch√© ho bisogno di alcune cose.

FAUSTINA     Qualsiasi cosa pur di rivedere il mio Asdrubale!

ARTURO        Solo rivedere?

FAUSTINA     Don Arturo, io devo far la prugna matura… brrr….

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Donna Faust√¨, io ho sentito parlare della ‚Äúsedia sdraio‚Ä̂Ķ la conoscete?

FAUSTINA     Mmh, la sedia sdraio… non me ne parlate! Asdrubale la faceva una meraviglia… non mi fate ricordare, se no mi viene la voglia.

GIOVANNI      Arturo, che le fai ricordare? (a Faustina) Allora, mi dovreste procurare un vestito di vostro marito… sapete, quelle le anime sono nude quando si reincarnano…

FAUSTINA     Meglio nudo, don Giovanni, meglio nudo!, così guadagniamo tempo…

GIOVANNI      Donna Faustì, guardate che quando esce dalla macchina, ci stiamo anche noi qua…

FAUSTINA     E che male ci sta?

ARTURO        Lasciamo perdere…

GIOVANNI      Allora, dicevamo, mi dovete dare un vestito e soprattutto una sua fotografia molto recente e di grande formato, ne avete?

FAUSTINA     E come no? Ho il ritratto che si fece due mesi prima di morire… quanto era bello… (disperata) Povero Asdrubale mio, perché te ne sei andato? Stavamo così bene insieme!…

GIOVANNI      Donna Faustina, e calmatevi adesso, fra non molto lo rivedrete, starete di nuovo insieme…

FAUSTINA     Sì, avete ragione; don Giovanni, don Arturo, vi sarò grata in eterno di quello che state facendo per me!

ARTURO        Noi lo facciamo per la scienza! E pure per fare un piacere a voi… a proposito, donna Faustì, poiché abbiamo dovuto pagare il propellente nucleare alla NASA e siamo rimasti a secco, non potreste… un altro piccolo anticipo… che so, tremila euro?

GIOVANNI      Per Peppe Croce…

FAUSTINA     Per cosa?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† No, dicevo che √® una croce con questi aumenti che ci sono stati, sapete, l‚Äôeuro sale, il dollaro scende, l‚Äôeuro scende, il dollaro sale: non si capisce pi√Ļ niente, √® una vera croce!

FAUSTINA     Eh, avete proprio ragione, però, non eravamo rimasti d’accordo che vi avrei saldato solo dopo la riuscita dell’esperimento?

ARTURO        Certamente, ma se poteste fare un piccolo strappo alla regola, penso che anche la buonanima ve ne sarebbe grato…

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† ‚ÄėOnn‚ÄôArt√Ļ, qua‚Äô piccolo strappo, vui vulite tremila euro, cinque ve li ho gi√† dati‚Ķ qua se l‚Äôesperimento non riesce so‚Äô ottomila euro che mi dovete restituire!

GIOVANNI      Ma donna Faustina, non c’è alcun dubbio sulla riuscita dell’esperimento, state tranquilla, potete dormire tra due guanciali.

ARTURO        Magari dopo aver fatto la sedia sdraio con la buonanima…

FAUSTINA     Brrr… la sedia sdraio… non mi ci fate pensare se no…

GIOVANNI      Arturo, e non glielo fare pensare…

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Allora, ‚Äėonna Faust√¨‚Ķ

FAUSTINA     (voluttuosa) Volevate qualcosa?

ARTURO        I… i tremila euro…

FAUSTINA     Ah, già, mi ero scordata, i tremila euro… ci devo pensare…

ARTURO        Se fosse possibile, pensateci presto…

GIOVANNI      Molto presto!

FAUSTINA     Vedremo… vedremo… e vi serve altro, oltre al vestito e alla fotografia?

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėE tremila euro‚Ķ

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėAll‚Ķ s√¨, ci vorrebbe un oggetto personale della buonanima, che so, qualcosa da cui non si staccava mai‚Ķ

FAUSTINA     Il Kama… (scoppia in lacrime) …sutra, il libro del Kamasutra, non lo lasciava mai, se lo studiava giorno e notte… lo ha studiato fino a cinque minuti prima di morire… (singhiozza) Povero Asdrubale mio!

GIOVANNI      E calmatevi, donna Faustina…  il libro va benissimo…

ARTURO        A proposito, donna Faustì, ma come è successo?

FAUSTINA     Come non lo sapete?

ARTURO        So che è morto perché ha battuto la testa, ma non so come…

FAUSTINA     Davvero, non lo sapete?

ARTURO        Veramente, no…

FAUSTINA     La colomba!

GIOVANNI      La colomba?

ARTURO        La colomba?

FAUSTINA     La colomba!

GIOVANNI      Voleva forse acchiappare una colomba ed è caduto dal balcone?

FAUSTINA     Ma che dite, don Giovanni! La colomba… è una posizione del Kamasutra… volete che ve la spieghi?

GIOVANNI      No, grazie, magari un’altra volta…

ARTURO        Aspè, Giuvà… signo’, fatemi capire, mi state dicendo che vostro marito è morto facendo…

FAUSTINA     La colomba!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† E allora ce l‚Äôavit‚Äô‚Äôa spieg√† ‚Äėsta colomba!

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† Ma √® una delle pi√Ļ comuni‚Ķ anche se vi devo dire che √® molto pericolosa‚Ķ io infatti glielo dissi che alla sua et√† non era il caso di rischiare, ma lui si era fissato e volle lo stesso salire sull‚Äôarmadio‚Ķ

GIOVANNI      Sull’armadio?

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† E certo! √ą cos√¨ che si fa la colomba, si sale sull‚Äôarmadio, ci si accovaccia, si prende la mira e ci si lancia sul letto volando come una colomba‚Ķ

ARTURO        E vostro marito?

FAUSTINA     Prese male la mira, invece di atterrare addosso a me, cadde per terra e finì con la testa nel comodino… (scoppia in lacrime) Povero Asdrubale mio… è morto per amarmi!

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (guardando Faustina) Povero don Asdrubale, secondo me ‚Äėa capa nun l‚Äôaiutava‚Ķ

FAUSTINA     Come?

ARTURO        Nel senso che non ha preso bene la mira…

FAUSTINA     Avete ragione, povero Asdrubale! (si asciuga le lacrime con un fazzoletto) Don Giovanni, allora avete detto che va bene il libro del Kamasutra?

GIOVANNI      Va benissimo!

FAUSTINA     (sospira) Allora io vado a prendere quello che vi serve… mi raccomando, fate in modo che oggi lo incontri… brrr…

ARTURO        Donna Faustina… non vi scordate… i tremila…

FAUSTINA     Vi ho detto che ci penserò… io vado… (via dal fondo) brrr…

ARTURO        E vedete di pensarci presto…

AGNESE        (fa capolino dalla camera di Arturo) Se n’è andata? (entra) Finalmente! (a Giovanni) Stupido, ma che hai preso il letturista del gas per mio marito?

GIOVANNI      Signò, ma chi lo conosce a vostro marito?

AGNESE        Ma dammi del tu, siamo nella stessa barca, ora dobbiamo pensare a risolvere il problema di Leone…

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ce vulesse ‚Äėnu domatore.

AGNESE        Non dire sciocchezze, Arturo, ché il fatto è serio: sto qui sopra da oltre tre ore e non so ancora come uscirne… ma fate qualcosa, porca miseria!

ARTURO        Giovanni, e fai qualcosa, porca miseria!

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Mo vi jetto ‚Äėa coppa abbascio a tutt‚Äô‚Äôe dduje!

AGNESE        Ma non avevi detto che avevi quell’amico che ci poteva aiutare? Forza, chiamalo!

ARTURO        Ti ho già detto che non posso…

GIOVANNI      Come non puoi? Tu hai la possibilità di aiutare la signora e non fai niente?

ARTURO        Giovà, lasciamo stare…

GIOVANNI      Ma che lasciamo stare! Forza, chiama questo amico!

ARTURO        Ti ho detto che non è possibile!

AGNESE        Ma come, non è possibile? Chiamalo, su!

ARTURO        Basta, se ho detto che non posso, non posso!

GIOVANNI      Ma si può sapere perché?

ARTURO        Lo vuoi proprio sapere?

GIOVANNI      E certo che lo voglio sapere!

ARTURO        E va bene, non posso chiamarlo per colpa tua.

GIOVANNI      Per colpa mia? E perché?

ARTURO        Perché e Filuccio!

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Fi‚Ķ Fi‚Ķ Filuccio? Non me lo nominare che mi viene l‚Äôinfarto‚Ķ hai capito, non me lo nominare! Quello deve ringraziare che sono svenuto, ma la prossima volta ‚Äėo sfrantumo!

ARTURO        Avete visto che non posso?

AGNESE        Ma che mai può essere? Forza, chiamalo!

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† S√¨, Art√Ļ, chiamalo, cos√¨ lo ammazzo un pochettino.

AGNESE        Ma non dire sciocchezze che motivo hai per ammazzarlo?

GIOVANNI      Quattro miliardi di motivi!

AGNESE        Sentite, voi due, io non posso restare in questa casa per il resto dei miei giorni, quindi dovete trovare una soluzione.

GIOVANNI      Trovata! Jatevenne!

AGNESE        Senti, amico, voi mi avete fatto entrare? E adesso la responsabilità è vostra se Leone mi ammazza, per cui, vedi di calmarti!

GIOVANNI      Ma chi me l’ha mannata a chesta?

ARTURO        In ogni caso, bisogna che facciamo qualcosa.

GIOVANNI      Fai quello che vuoi, ma non farmi vedere a Filuccio… (bussano alla porta)

AGNESE        Mio marito! (via nella camera di Arturo)

ARTURO        Suo marito! (via dietro Agnese)

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† E ‚Äėo fesso fa ‚Äėo domatore! (va ad aprire) Ah, signorina Aspasia siete voi‚Ķ

SCENA QUINTA

Aspasia e detto, poi Maria Addolorata, quindi Luigino.

ASPASIA        Don Giovanni, che piacere vedere che state bene! C’è la signorina Maria Addolorata?

GIOVANNI      Ve la chiamo… (chiama) Maria… Maria… (ricordando) Maria Addolorata!

MARIA ADD.  (d.d.) Cosa vuoi?

GIOVANNI      C’è la signorina Aspasia per te.

MARIA ADD.  (d.d.) Arrivo… (entra dalla cucina asciugandosi le mani col grembiule) eccomi…

GIOVANNI      Io torno di là a lavorare… arrivederci, signorina Aspasia…

ASPASIA        Arrivederci, don Giovanni… pace e bene!

GIOVANNI      Pure a voi… (via in camera sua)

ASPASIA        Meno, male, vedo che si è riavuto.

MARIA ADD.  Sì, adesso pare che stia bene, però ho sempre paura di quello che sta facendo.

ASPASIA        Ho parlato con don Cesare, ha detto che torna a vedere cosa si può fare, può darsi che ci voglia un’altra seduta!

MARIA ADD.  Un’altra seduta? Speriamo che il cuore gli regga… avete visto che è successo stamattina…  (si odono colpi di martello) mamma mia, ha ripreso a martellare!

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (entra dalla cucina con un quaderno) ‚ÄėA zi‚Äô, ma che sta succedendo? Io devo fare il problema e con questo rumore non riesco a concentrarmi‚Ķ ah,¬† voi state un‚Äôaltra volta qua?

ASPASIA        Sì, la mazza di scopa sta qua!

LUIGINO         Buon giorno, signorina Aspasia, finalmente lo avete capito!

MARIA ADD.  Luigino! (si odono colpi di martello; a voce alta) Giovanni, per favore non fare rumore… Luigino deve studiare!

GIOVANNI      (d.d.) Ma dico io, quello non studia mai e deve studiare proprio adesso?

LUIGINO         (a voce alta) Io devo fare il problema di aritmetica che ti credi? Quella la zia mi da dieci euro se faccio il problema!

GIOVANNI      (d.d.) Ah, ora capisco! Comunque, ho finito… (entra da camera sua) Devo andare  a comprare del materiale. (via dal fondo)

MARIA ADD. Luigino, vai a studiare in camera tua!

LUIGINO         Zia Maria Addolorata, sono pochi!

MARIA ADD.  Che cosa, Luigino?

LUIGINO         Dieci euro sono poco, quello il problema è difficile assai, con meno di venti euro non si può fare!

MARIA ADD.  Ma Luigino, quello è solo un premio che ti do, mica è una tariffa… tu devi studiare comunque…

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Va buo‚Äô aggio capito, facciamo quindici e non se ne parla pi√Ļ, va bene?

MARIA ADD.  E va bene… ora vai a studiare.

LUIGINO         Grazie, zia… arrivederci, signorina Aspasia che avete capito che siete una mazza di scopa… (via dalla comune)

MARIA ADD.  Come è difficile quel ragazzo!

ASPASIA¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† √ą tanto, tanto, tanto buono!

MARIA ADD.  Signorina Aspasia, andiamocene in cucina a parlare, così finisco di lavare i piatti. (via in cucina con Aspasia)

SCENA SESTA

Agnese e Arturo, poi Filuccio, quindi Gaetano.

AGNESE        (entra da destra con Arturo) Tuo fratello è uscito, ora puoi chiamare l’amico tuo.

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Apetta‚Ķ (prende il cellulare e telefona) Filuccio? Sono Arturo‚Ķ stai gi√Ļ al palazzo? Fai presto, sali! (ad Agnese) Sta salendo‚Ķ

speriamo  che non fa qualche altro gaio (va ad aprire)

AGNESE        Ah, c’è pure il pericolo che combini un guaio…

ARTURO        Tu non conosci Filuccio… ma è l’unico di cui possiamo servirci.

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† (entra dal fondo) Art√Ļ fa ampressa ca si arriva tuo fratello me fa fora‚Ķ (vede Agnese) buon giorno‚Ķ

AGNESE        Buon giorno.

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fil√Ļ, la signora √® la moglie di quel signore che hai incontrato gi√Ļ.

FILUCCIO       Ah, allora sei tu lo scornacchiato bellimbusto!

ARTURO        Non dire sciocchezze… è stato tutto un equivoco, la signora era andata a fare visita ad un amico al quarto piano e mentre stava andando via ha sentito il marito parlare con te, si è spaventata, ha bussato alla prima porta che ha visto e così si è rifugiata da noi.

FILUCCIO       Ah… allora lo scornacchiato bellimbusto sta al quarto piano…

AGNESE        Ma come vi permettete?

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ma c‚Äôaggio ditto ‚Äėe male?

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Va bu√≤, Fil√Ļ, lasciamo stare‚Ķ allora, che gli hai detto al marito della signora?

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Come hai detto tu, ma non ci ha creduto e voleva i 50 euro indietro, cos√¨ gli ho detto che non tutti avevano aperto e la moglie poteva stare in una di queste case; allora mi ha dato una fotografia della moglie ha mandato me a trovargliela, perch√© se andava lui, mentre lui saliva a cercarla, lei poteva scapparsene; io, non potendo salire finch√© ci stava Giovanni, gli ho risposto che dovevo aspettare un amico sotto il palazzo e mo che lui √® uscito, ho detto che si era fatto tardi e cos√¨ stavo per salire‚Ķ poi tu mi hai chiamato ed eccomi qua. Mo dimme tu c‚Äôaggio ‚Äėa fa‚Äô.

ARTURO        Fammi pensare… innanzi tutto, che fine ha fatto Gaetano Palumbo?

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Nun me ne parl√†! Doppo chello ch‚Äô√® succieso, non ne voleva sapere pi√Ļ e c‚Äô√® vuluto ‚Äėa mana ‚Äėe Dio per calmarlo e convincerlo che gli conveniva non perdere i tremila e cinquecento euri‚Ķ

ARTURO        Tremila e cinquecento? Ma avevamo pattuito tremila!

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† E io accuss√¨ ‚Äėo convincevo? Art√Ļ tu mi devi ringraziare!

ARTURO        Io t’avesse accidere solamente… mo chiamalo e fallo venire qua che ci serve.

FILUCCIO       E che ci vuole? Sta dint’’o bar e rimpetto… aspetta… (prende il cellulare e chiama)

AGNESE        Ma insomma, che c’entra ora questo Gaetano?

ARTURO        Non c’entra con te ma serve lo stesso, tu stai tranquilla e lascia fare a me.

FILUCCIO       Sta saglienno!

ARTURO        Benissimo, apri la porta. (Filuccio esegue) Ora ascoltatemi bene, per liberarci di tuo marito, lo faremo venire qui.

AGNESE        Tu sei pazzo! Se Leone mi trova qui ci ammazza tutti.

ARTURO        Non ti troverà, se seguite alla lettera le mie istruzioni.

GAETANO      (entra dal fondo e si guarda intorno circospetto) Posso? Stiamo sicuri?

ARTURO        Trase, Gaetà, non ti preoccupare, Giovanni non c’è.

GAETANO      Guardate che questa è l’ultima volta che mi convincete, mo ci dobbiamo solo sbrigare a fare il grande sacrificio, mi dovete pagare e chi s’è visto, s’è visto!

ARTURO        Eh, e come vai di fretta, dobbiamo prima risolvere un

problemino, mentre Giovanni finisce di preparare la macchina e poi provvediamo.

GAETANO¬†¬†¬†¬†¬† Guardate ca io nun voglio pass√† ‚Äėnu guaio, stamattina per poco nun abbuscavo‚Ķ

ARTURO        Stai tranquillo, andrà tutto bene, mo vi spiego il mio piano, però andiamocene tutti in camera mia, così se viene Giovanni stiamo sicuri. (viano tutti nella camera di Arturo; bussano alla porta)

SCENA SETTIMA

Maria Addolorata, Faustina, poi Arturo,quindi Aspasia.

MARIA ADD.  (d.d.) Signorina, Aspasia, scusate un attimo, vedo chi è… (entra da destra e va ad aprire) Voi qui? Che volete?

FAUSTINA     (entra con grossa busta di plastica) Ci sta don Giovanni?

MARIA ADD.  No, è uscito.

FAUSTINA     Allora chiamatemi don Arturo.

MARIA ADD.  Non è possibile! Ha detto di non disturbarlo per nessun motivo al mondo! Quindi, siete pregata di togliere il disturbo.

FAUSTINA     Ma voi fate veramente?

MARIA ADD.  Certamente!

FAUSTINA     Ma lo sapete che io vi pago profumatamente?

MARIA ADD.  A chi pagate voi? Io dei vostri luridi soldi non voglio sapere niente! Voi dovete lasciare in pace i miei fratelli, avete capito? Lo sapete che per causa vostra il diavolo se li sta divorando? Per piacere, signora Apuzzo, cercate di rassegnarvi, vostro marito, (fa il segno della croce) pace all’anima sua, purtroppo è morto, lasciate che riposi in pace…

FAUSTINA     Sentite, voi siete zitella e certe cose non le potete capire, perciò è inutile che ne parliamo… se volete, vi spiego un poco di Kamasutra, può darsi che vi viene la voglia pure a voi e così ci lasciate lavorare in pace!

MARIA ADD.  (urla) Kamasutra? Voi volete parlare di quelle schifezze al mio cospetto? Vade retro! Vade retro! Uscite immediatamente da questa casa!

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† Nhe, ma vuie a quanno ‚Äėo vennite? ‚ÄėSta bizzoga! Ma faciteve monaca e nun ce scucciate cchi√Ļ!

ARTURO        (entra da destra) Ma insomma, che sta succedendo qua?

FAUSTINA     Don Arturo, vostra sorella mi sta insultando, mi ha cacciato di casa!

MARIA ADD.  Arturo, fai uscire subito questa zozzona da casa mia!

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† A chi zozzona? Mo mi scordo che sono una signora e te faccio ‚Äėo strascino pe‚Äô tutta via Cilea! (si avventa su Maria, bloccata da Arturo)

ARTURO        Basta! Smettetela! (a Maria) Tu torna in cucina e non interessarti degli affari nostri!

MARIA ADD.  Ma… Arturo!

ARTURO        (con gentilezza) Per favore, Maria… Addolorata, puoi lasciarci soli che dobbiamo parlare?

MARIA ADD.  (impettita) Io me ne vado, ma tu manda via questa… signora! (via in cucina)

FAUSTINA     E avete detto bene: signora!.. Don Arturo, qua sta la roba che mi aveva chiesto vostro fratello… (gli porge la busta) quando cominciamo l’esperimento?

ARTURO        Donna Faustina, quanto prima, quanto prima! State tranquilla che vi chiamiamo noi appena siamo pronti… piuttosto per quell’anticipo… ci avete pensato?

FAUSTINA     E va bene, (prende un borsellino dalla tasca) qua stanno i tremila euro e speriamo bene…

ARTURO        Potremmo fare tremila e cinquecento? C’è stato un altro rincaro del… combustibile…

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† Mmh‚Ķ e va bene‚Ķ ecco qua: tremila e cinquecento! (gli porge i soldi) Mi raccomando, fate presto‚Ķ io non ce la faccio pi√Ļ‚Ķ brrr‚Ķ

ARTURO        Abbiate pazienza, è prossimo!

FAUSTINA     Grazie, don Arturo… io vado a prepararmi per l’incontro… brrr… a frappé! (via dal fondo)

ARTURO        Eh, a frullato… (via in camera sua)

MARIA ADD.  (entra dalla cucina seguita da Aspasia) Io non ci posso pensare, voi capite? Quella sporcacciona mi ha chiamato bizzoga, a me, capite?

ASPASIA¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Signorina Maria Addolorata, non se ne pu√≤ pi√Ļ in questa epoca, si sono persi tutti i valori: tra televisione e internet non si parla altro che di sesso!

MARIA ADD.  Vergine santa! (fa il segno della croce) Non lo nominate neppure! (bussano alla porta) Chi sarà ora?

ASPASIA        Beh, io vado, fatemi sapere se avete bisogno di me.

MARIA ADD.¬† (apre la porta) Oh, buon giorno‚Ķ (si aggiusta i capelli) accomodatevi‚Ķ scusate‚Ķ (ad Aspasia) a pi√Ļ tardi, signorina Aspasia e grazie!

ASPASIA        Ma figuratevi… a dopo… (a Peppe) buon giorno… (via dal fondo)

SCENA OTTAVA

Peppe e detta, poi Giovanni, quindi Arturo

PEPPE            Buon giorno… (prende la mano di Maria e la bacia) Come state, bella signora?

MARIA ADD.  (arrossisce imbarazzata) Si… signorina, veramente… sto… sto bene, grazie…

PEPPE            Oh, scusate, bella signorina…

MARIA ADD.  (c. s.) Co… cosa posso fare per voi?

PEPPE            Niente, grazie, il caffè l’ho preso già… ci sta vostro fratello Arturo?

MARIA ADD.  Veramente, signor Croce, sta in camera sua, ma ha detto di non disturbarlo per nessun motivo al mondo…

PEPPE            Vedo che vi ricordate il mio nome, signorina Maria Addolorata… mi fa piacere… e così, Arturo ha detto di non disturbarlo… e noi non lo disturbiamo… mo ci sediamo un poco qua e aspettiamo che esce…

MARIA ADD.  Ma… veramente… io non so quando uscirà, può darsi che non esca per delle ore…

PEPPE            E che problema ci sta? Io non tengo niente da fare…

MARIA ADD.¬† Signor Croce‚Ķ quello non esce‚Ķ perch√© non ripassate pi√Ļ tardi?

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Pi√Ļ tardi? Ma, signorina bella, pi√Ļ tardi √® troppo tardi‚Ķ va a finire che pi√Ļ tardi devo mandare la signora col pettine e non so se gli conviene‚Ķ

MARIA ADD.  Dovete mandare la parrucchiera? Ma… non capisco…

PEPPE            No, non la parrucchiera, la signora col pettine…

MARIA ADD.  Veramente… non capisco…

PEPPE            E che problema ci sta? Ve lo fate spiegare da vostro fratello Giovanni, lui lo sa…

GIOVANNI      (entra dal fondo con un sacchetto di plastica)

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Oh, ‚Äúlupus in fragola‚ÄĚ: si parla del diavolo e spuntano le corna!

MARIA ADD.  Per favore, signor Croce, non nominatelo… (fa il segno della croce)

GIOVANNI      Ah, voi state un’altra volta qua…

PEPPE            E che ci volete fare, io mi sono innamorato di vostra sorella… (ride)

MARIA ADD.¬† (frastornata) Ma cosa dite‚Ķ io¬† non posso‚Ķ non capisco‚Ķ vade retro‚Ķ vade retro‚Ķ cio√® no‚Ķ forse‚Ķ non lo so‚Ķ aiuto‚Ķ per favore, non lo dite pi√Ļ‚Ķ (indietreggia verso la cucina) Non √® possibile‚Ķ non si pu√≤‚Ķ ¬†(fa il segno della croce) non si pu√≤‚Ķ (via di corsa in cucina)

PEPPE            Ma ch’ha capito? Io stevo pazzianno!

GIOVANNI      (incredulo) Ma che l’avite fatto?

PEPPE            Io? Niente! Ha fatto tutte cose essa.

GIOVANNI      Mah, io non l’ho mai vista così a mia sorella…

PEPPE            E che problema ci sta? Quello le passa… comunque io sto qua per quello che sapete…

GIOVANNI      Ah! Abbiate pazienza, mo chiamo Arturo così ve la vedete con lui… (si avvicina alla porta a destra e chiama) Arturo… Arturo, esci un momento, c’è una visita per te…

ARTURO        (entra da destra) Chi è? Ah, sei tu? Caro Peppe, che piacere vederti…

PEPPE            Il piacere è tutto tuo… allora?

ARTURO        Peppì, mi devi dare ancora qualche ora, sto per concludere un affare…

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Art√Ļ, ma tuo fratello nun te l‚Äôha cuntato ‚Äėo fatto d‚Äô‚Äôo perocchio, no?

GIOVANNI      Veramente… gli ho accennato…

PEPPE            E allora? Dobbiamo chiamare la signora col pettine astritto?

ARTURO        No, no, non ce n’è bisogno… stai tranquillo.

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ah, ma io sto tranquillissimo, si tu che te ‚Äėa preoccup√†‚Ķ (a Giovanni) don Giuv√†, ‚Äėo sapite ‚Äėo fatto d‚Äô‚Äôo scarrafone?

GIOVANNI      Veramente… no, non lo conosco.

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Comme, nun ‚Äėo canuscite? Chillo ‚Äėo sanno tutte quante!

GIOVANNI      E io non lo so.

PEPPE            E che problema ci sta? Mo v’’o conto io… allora: ci stava una volta uno scarrafone che abitava in una casa insieme ad un altro scarrafone, che era il fratello, ad una scarrafona, che era la sorella e uno scarrafunciello, che era il nipote… a questo scarrafone piaceva molto giocare ai cavalli…

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (lo interrompe) Mo h√™ fernuto cu‚Äô ‚Äėe perucchie e accummience cu‚Äô ‚Äėe scarrafune? Pe‚Äô veniamo subito al sodo, parla chiaro!

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Pi√Ļ chiaro di cos√¨? Art√Ļ, cc√†, o cacce ‚Äėe tremila euro, o stasera fernesce malamente, (tira fuori il temperino e lo agita contro Arturo) Peppe Croce √® bello e caro, ma nunn‚Äô‚Äô√® fesso‚Ķ (sorridendo a Giovanni) ¬†e poi ho una reputazione da difendere‚Ķ voi mi capite, vero ‚Äėon Giuv√†? (gli punta il temperino)

GIOVANNI      Arturo, Il signor Croce ha una reputazione… perché non  scendi da donna Faustina e vedi di farti dare i tremila euro, dille che se non te li da, dobbiamo per forza rimandare l’esperimento…

ARTURO        Giuvà, me li ero già fatti dare per Gaetano… (estrae i soldi dalla tasca, conta i tremila euro e li da a Peppe) ecco qua… mo stiamo pace, va bene?

PEPPE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (rimette il temperino in tasca) O vvi‚Äô? Io l‚Äôho sempre detto ca ‚Äėe fattarielle risolvono tutti i problemi‚Ķ quello non √® per cattiveria, solo che a volte uno ha bisogno di una spintarella per fare le cose‚Ķ e i fattarielli danno la spintarella‚Ķ statte buono, Art√Ļ, sempre a disposizione‚Ķ ‚Äėon Giuv√†, statevi bene, la prossima volta, se ci vediamo, ve fernesco ‚Äėe cunt√† ‚Äėo fatto d‚Äô‚Äôo scarrafone‚Ķ arrivederci! (via dal fondo)

ARTURO        E mo che gli diamo a Gaetano? Quello sta dentro da me e si è convinto solo perché gli ho offerto altri cinquecento euro, me li ero pure fatti dare da donna Faustina e mo?

GIOVANNI      Sta dentro? Benissimo, comincia a dargli i cinquecento euro, io intanto completo la cassa, poi chiamiamo a donna Faustina e facciamo l’incontro, quando hanno finito ci facciamo pagare e lo saldiamo. (via in camera sua)

ARTURO        Speriamo che si convince a farlo solo con l’anticipo… (via in camera sua; bussano alla porta)

SCENA NONA

Maria Addolorata e don Cesare

MARIA ADD.  (esce dalla cucina e va ad aprire) Oh, Padre, siete voi, (gli bacia la mano) meno male che siete venuto…

D. CESARE    Ho solo accolto il vostro grido d’aiuto, figliola, ditemi, cosa è successo ancora ai vostri fratelli?

MARIA ADD.  Padre, non è solo per loro, ora sono preoccupata anche per me…

D. CESARE    Per voi? Non mi dite che il diavolo sta tentando pure voi?

MARIA ADD.  No, non è il diavolo, don Cesare, non è il diavolo!

D. CESARE    E cos’è, allora apritevi, figliola!

MARIA ADD.¬† √ą Croce!

D. CESARE    (sorride bonario) Oh! Signorina Maria Addolorata! Ma allora è il signore che vi chiama? Ma è una cosa meravigliosa! Non dovete avere paura della vocazione, dovete accettarla come un dono!

MARIA ADD.¬† Padre, che avete capito? Non ho detto ‚Äúla croce‚ÄĚ, ho detto Croce, Peppe Croce‚Ķ

D. CESARE    Peppe Croce? E chi è?

MARIA ADD.  Non lo so, Padre, è un amico di Arturo… ma è così gentile, così simpatico, cosi… bello! Oh! Vade retro! (fa il segno della croce) Perdonatemi padre! Non mi era mai accaduta una cosa del genere! Secondo me, il diavolo che sta dentro i miei fratelli sta cercando di tentare pure me… ma io sarò forte, non cederò!

D. CESARE    Ma no, figliola, cosa dite? Oramai con l’esorcismo che ho praticato, il maligno ha abbandonato questa casa, io credo che voi siate solo un po’ attratta da questo Peppe Croce ed è un fatto naturale…

MARIA ADD.  Io? Attratta? Padre, ma quello è un uomo?

D. CESARE    E che volevate, essere attratta da una donna?

MARIA ADD.  No, no, Padre, che dite? Io non posso essere attratta da nessuno, io ho una missione da compiere…

D. CESARE    E allora non vi preoccupate, sarà solo stato un momento di debolezza che, come è venuto, così passerà.

MARIA ADD.  Lo spero proprio, don Cesare, lo spero proprio…

D. CESARE    Ma ora ditemi dei vostri fratelli, come sta don Giovanni, si è ripreso?

MARIA ADD.¬† Si, Padre, si √® ripreso, il medico ha detto che sta bene‚Ķ ma io non li capisco pi√Ļ a lui e al fratello‚Ķ Arturo si sta comportando in un modo stranissimo: si chiude in camera sua e dice che non deve essere disturbato perch√© sta facendo un salvataggio, mentre Giovanni continua a fabbricare quella maledetta macchina‚Ķ (si odono colpi di martello) lo sentite? Sta lavorando senza sosta, io credo che siano prossimi ad usarla, come lo spiegate?

D. CESARE    Certo che è strano… signorina Maria Addolorata, perdonatemi, ma io comincio a pensare che il diavolo non c’entri per niente e che i vostri fratelli stiano solo giocando un brutto tiro alla signora Apuzzo.

MARIA ADD.  Don Cesare, non lo so, fosse solo Arturo, lo penserei anche io, ma Giovanni! Giovanni è sempre stato un uomo onesto… come può essere cambiato così?

D. CESARE    Cara figliola, la vita ci cambia… e poi, chissà, può darsi che lo faccia per aiutare il fratello.

MARIA ADD.  Don Cesare, da quello che sono riuscita a sentire, penso che a momenti faranno l’esperimento; io ho paura di quello che può succedere… voi non potreste restare qua? Sarebbe un conforto per me…

D. CESARE    Signorina Maria Addolorata, io posso anche restare, lo faccio volentieri, però non credo che i vostri fratelli si sbilancino in  mia presenza…

MARIA ADD.  Padre, ve ne state con me in cucina, così loro non vi vedono, ma voi potete intervenire se succede qualcosa… ve ne prego, don Cesare!

D. CESARE    E che vi devo dire? Se la mia presenza vi può essere di conforto… così sia!

MARIA ADD.  Grazie, Padre… andiamo in cucina. (viano in cucina)

SCENA DECIMA

Arturo, Filuccio, Agnese e Gaetano, poi Giovanni, poi Luigino, quindi Maria Addolorata e don Cesare.

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (esce da camera sua seguito da Filuccio, Agnese e Gaetano) Venite, non c‚Äô√® nessuno‚Ķ allora, Fil√Ļ, √® tutto chiaro?

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Certamente! Vado a dire a donna Faustina che deve venire qua per fare l‚Äôesperimento, poi vado gi√Ļ e dico o‚Äô marito d‚Äô‚Äôa signora che ho visitato tutti gli appartamenti tranne quello al secondo piano, che sarebbe il tuo, perch√© non hanno voluto aprire‚Ķ

ARTURO        Benissimo…

FILUCCIO       Poi gli faccio la proposta di restare io di guardia, mentre lui sale per vedere se gli aprono; dopo che lui è salito,

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Perfetto! Vediamo se Giovanni ha finito con la cassa‚Ķ tu per√≤ aspetta fuori la porta che se esce Giovanni sono guai; appena siamo pronti, io dico ad alta voce ‚Äútutto a posto‚ÄĚ e tu scendi.

FILUCCIO¬†¬†¬†¬†¬†¬† Hai ragione, √® meglio che sto fuori‚Ķ (esce dal fondo) allora: ‚Äútutto a posto‚ÄĚ e io scendo. (via)

ARTURO        Perfetto! (chiama) Giovanni!

GIOVANNI      (entra da camera sua) Che c’è?

ARTURO        A che stai con la cassa?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† √ą ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† pronta‚Ķ ma la signora sta ancora qua?

AGNESE        Perché, ti dispiace? Non temere, fra poco tolgo il disturbo.

GIOVANNI      Speriamo! Allora, Gaetano è pronto?

GAETANO      Sono pronto all’immane sacrificio!

GIOVANNI      Benissimo! Aiutatemi a cacciare la cassa… (va in camera sua con Arturo e Gaetano ed escono con la cassa; appendono una tenda davanti la comune e vi piazzano la cassa davanti; a Gaetano) Gaetà, qua stanno i vestiti che devi indossare; io li metto nella cassa insieme alla fotografia e al libro, tu li pigli da dietro, li indossi e ti metti nella cassa con il libro in mano e con la stessa espressione che ha don Asdrubale nella fotografia.

GAETANO      Che s’adda fa pe’ campà! Povero a me! 

ARTURO        E che vuoi che sia? Vedrai che ti divertirai!

GAETANO¬†¬†¬†¬†¬† Seh, vulesse ved√© a te a fa ‚Äėo Kamasutra cu chillu scuorfano!

GIOVANNI      Forza, nasconditi…

GAETANO      Che Dio me la mandi buona… (via dalla comune)

GIOVANNI      E la signora qui? Avete trovato la soluzione?

AGNESE        L’abbiamo trovata, anche se non sono molto convinta… comunque, mi sembra l’unica possibile, speriamo che funziona se no ci sarà una strage.

ARTURO        Funziona, funziona…

GIOVANNI      E quale sarebbe questa soluzione?

ARTURO        E’ semplice: ho fatto in modo che il marito della signora venga qui; quando arriva, cercherà di trovare Agnese che sarà nascosta in camera mia; io farò in modo che lui la cerchi in un’altra stanza e, mentre lui va, Agnese se ne scappa.

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Tu sarraje pazzo‚Ķ Art√Ļ quello la trova e ci ammazza.

ARTURO        Non ti preoccupare, ce lo vediamo noi… l’unica cosa, quando viene il marito della signora, fai finta di non capire quello che dice e vedrai che andrà tutto bene.

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Mo aggi‚Äô‚Äôa fa pure ‚Äėo scemo!

ARTURO        Allora, Agnese, tu nasconditi in camera mia.

AGNESE        Speriamo bene… (via nella camera di Arturo)

GIOVANNI      E mo?

ARTURO        Aspetta… (chiama) Luigino… vieni un momento!

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (d.d.) Vi‚Äô si m‚Äô‚Äôo fanno fa ‚Äėstu problema! (entra dalla comune) Ma che d‚Äô√® ‚Äėsta cosa cca ‚Äėmmiezo? E po‚Äô ce sta ‚Äėnu coso quequero ‚Äėint‚Äô‚Äôo corridoio, che sta succedenno?

ARTURO        Non è niente che ti riguarda, non ti preoccupare… ascolta, Luigino, tu torna in camera tua a studiare, se viene un signore agitato che cerca una signora, digli che non hai visto nessuna signora, hai capito?

LUIGINO         Sì, ma quanto me daje?

ARTURO        Ah! E va bene, tié, cinque euro…

LUIGINO         (strappa i sodi di mano ad Arturo) P’’o pazzo… e p’’a cascia?

ARTURO        E va bene, altri cinque euro…

LUIGINO         (c. s.) E p’’o coso quequero?

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėAspit‚Äôo‚Ķ (gli da altri cinque euro) Ti√®, mo te n‚Äôhe ‚Äėa j‚Äô sulamente.

LUIGINO         Grazie zio… io non ho visto niente e nessuno! (via dalla comune)

ARTURO        Mamma mia!

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† ‚ÄėA pigliato d‚Äô‚Äôo zio!

ARTURO        Ah, finalmente! (a voce alta) Tutto a posto! (chiama) Maria… a già… Maria Addolorata, vieni un momento!

MARIA ADD.  (entra dalla cucina con don Cesare) Cosa vuoi?

ARTURO        Ah, c’è pure don Cesare…

D. CESARE    Pace e bene, figlioli, io e la vostra pia sorella stavamo parlando di un progetto per le attività parrocchiali…

MARIA ADD.  Sì, stiamo organizzando un viaggio a Fatima.

GIOVANNI      Noi là dovremmo andare!

ARTURO        Fate pure… vi volevo pregare, cortesemente, di restare in cucina mentre noi facciamo… una cosa nostra… e se dovesse entrare un signore che chiede di una signora, dite che non sapete niente e non avete visto niente.

D. CESARE    La verità, insomma…

MARIA ADD.  Arturo, Giovanni, vi prego, non lo fate!

GIOVANNI      Maria Addolorata, per favore… Padre, per piacere ve la portate in cucina?

D. CESARE    Andiamo figliola, andiamo, ché abbiamo molto da lavorare… (via in cucina con Maria Addolorata)

ARTURO        Ora dobbiamo solo aspettare. (bussano alla porta) Cominciano i giochi! (apre la porta entra Faustina con un vestito provocante) Donna Faustina, ci siamo!

SCENA UNDICESIMA

Faustina e detti, poi Leone, quindi Agnese. 

FAUSTINA¬†¬†¬†¬† Finalmente! Non ce la faccio pi√Ļ ad aspettare‚Ķ brrr‚Ķ ma ditemi, dove consumiamo?

GIOVANNI      A questo non avevamo pensato… e che vi devo dire, usate la mia camera da letto… anzi, se non vi dispiace, accomodatevi un momento dentro mentre finisco di preparare la macchina, così vi preparate pure il letto.

FAUSTINA     Il letto! Brrr… (via in camera di Giovanni; bussano con insistenza alla porta)

ARTURO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† E chisto √® ‚Äėo lione! (va ad aprire) Desiderate?

LEONE           Dove sta mia moglie?

ARTURO        Veramente non capisco… chi è vostra moglie?

LEONE           Ah, non capite? E mo vi faccio vedere io se capite o no… (tira fuori una pistola e la punta a Giovanni) Nemmeno voi capite?

GIOVANNI      Sentite… state attento con quella pistola… noi non sappiamo niente… ma voi chi siete?

LEONE           Ah, mo non sapete neppure chi sono? E bravo! Vi voglio accontentare: io sono Leone Vacca, il marito di Agnese Vacca, che sarebbe quella signora che sta in questa casa da stamattina e che io devo ammazzare insieme al suo amante… siete voi l’amante?

GIOVANNI      State calmo, signor Vacca, per favore, comportiamoci da persone civili… io non ho il piacere di conoscere quella Vacca di vostra moglie… scusate, volevo dire la signora Vacca vostra moglie…

LEONE           (punta la pistola ad Arturo) Allora siete voi lo scornacchiato bellimbusto che devo ammazzare!

ARTURO        Ma chi vi conosce a voi e a vostra moglie? Avete ragione che tenete la pistola, se no ve lo davo io lo scornacchiato bellimbusto. Questa è la casa della famiglia Cafiero e non conosciamo vacche, quindi fateci il favore di andarla a cercare in un’altra stalla.

LEONE           E no! Troppo comodo! Io allora esco da questa casa, quando l’ho girata tutta, ho trovato mia moglie e l’ho ammazzata insieme a quello di voi due che è il suo amante!

GIOVANNI      Sentite, signor Vacca, ma perché la cercate proprio in casa nostra? In questo palazzo ci stanno 16 appartamenti, che c’entriamo noi con vostra moglie?

LEONE           Perché ho la certezza che sta in questa casa! Ho incaricato una persona di fiducia di guardare in tutto il palazzo e mi ha detto che solo da voi non è riuscito ad entrare, quindi è qua che deve stare!

ARTURO        Ma vi ripeto che vi sbagliate, qua non ci sono vacche.

LEONE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Impossibile! L‚Äôho vista entrare in questo palazzo e non √® uscita pi√Ļ, negli altri appartamenti non c‚Äô√®, quindi qua deve stare!

GIOVANNI      Ma non è possibile che vi siate sbagliato e la persona che avete visto entrare non era vostra moglie?

LEONE           Volete che non conosca mia moglie? No, qua sta ed io la troverò! Innanzi tutto chiudiamo la porta a chiave, così non mi scappa… ora da dove cominciamo?

ARTURO        (si pone davanti alla cassa come per impedirne l’apertura)

LEONE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ah!¬† √ą qua che la nascondete! (sposta Arturo con uno strattone ed apre la cassa che √® vuota; riflette un attimo, poi osserva la comune) Allora deve stare di¬† qua! (via dalla comune)

GIOVANNI      Disgraziato! E mo come fai a farla scappare?

ARTURO        Non ti preoccupare, lascia fare a me, tu fai solo lo scemo!

LEONE           (entra dalla comune con in mano delle chiavi) Di la non c’è, però ho chiuso a chiave le camere dove ho guardato… eh  eh, non mi farà fesso cambiando camera mentre io cerco altrove!

ARTURO        (si ripone davanti alla cassa)

LEONE           (sposta Arturo, che si piazza davanti la porta della cucina, e riapre la cassa che è vuota) No, qua non ci sta… starà qua allora! (via in cucina)

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Art√Ļ, ma che razza di idea hai avuto? Quello¬† mo la trova e ci ammazza!

ARTURO        Stai tranquillo, lascia fare a me è tutto calcolato.

LEONE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (entra dalla cucina chiude a chiave la porta) E nemmeno qua ci sta‚Ķ ma quanta gente strana sta in questa casa? Di la ‚Äėnu guaglione scemo e ‚Äėnu coso quequero, in cucina una bigotta e un prete‚Ķ e mo vediamo chi ci sta qua dentro! (si avvia verso la camera di Giovanni protetta da Arturo, poi ci ripensa, torna indietro e riapre la cassa) No, non ci sta! (via in camera di Giovanni)

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Art√Ļ, quello mo la trova!

ARTURO        (apre la porta della sua camera) Vieni, fa’ presto, c’è un cambiamento al piano! (la guida verso la cassa sussurrandole qualcosa all’orecchio)

AGNESE        Speriamo bene! (entra da destra e si chiude nella cassa)

FAUSTINA     (grida d.d.) Aaahh! Ma chi siete? (poi calma e sensuale) No, non ve ne andate, potete stare… aspetta… resta, non te ne pentirai!

LEONE           (entra dalla camera di Giovanni tutto scompigliato e chiude a chiave) Ma questo è un manicomio… ma chi è quella pazza? (va verso la camera di Arturo) Qua deve stare! (apre la porta) Preparati a morire, sgualdrina! (via)

ARTURO        Hai capito ora?

GIOVANNI      Speriamo bene!

LEONE           (entra dalla camera di Arturo e chiude a chiave) Non c’è… ho guardato tutta la casa, ma non c’è… come è possibile, qua deve stare… Ho capito! (va verso la cassa, protetta da Arturo, sta per aprirla poi ci ripensa) no, tu vuoi farmi fesso, non sta qua… sta qua! Sto arrivando sgualdrina! (via dalla comune)

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Art√Ļ, c‚Äô√® mancato poco‚Ķ

ARTURO        Stai tranquillo, ti ho detto: se provava ad aprire bussavo e lei usciva da dietro.

LEONE           (entra dalla comune; Arturo da un colpetto alla cassa) Non è possibile, non è possibile… e dove sta? Io sono sicuro che sta qua… ma sì, è così, che fesso! (va ad aprire la cassa che è vuota) Non ci sta… ma allora… allora mi sono veramente sbagliato?

ARTURO        Sentite signor Vacca, sicuramente, nel seguire vostra moglie l’avrete persa di vista per qualche momento e poi magari avete continuato a seguire qualcuna che le somigliava ed aveva un vestito simile…

LEONE¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Possibile? Ma io ero cos√¨ sicuro! Allora‚Ķ allora ho messo in dubbio la sua parola per niente? Allora stava davvero da Daniela? Ed io‚Ķ io non le ho creduto, povera Frugolina mia‚Ķ la mia maledetta gelosia mi acceca e non mi rendo conto che lei √® una santa‚Ķ speriamo che mi perdoni‚Ķ scusatemi anche voi, signori, ma cercate di capirmi‚Ķ mia moglie √® un tipo molto esuberante, mentre io sono un uomo tranquillo, un pantofolaio‚Ķ e per questo temo sempre di perderla‚Ķ ma ora basta, se mi perdona cercher√≤ di essere come lei mi vorrebbe e non l‚Äôassiller√≤ mai pi√Ļ con la gelosia, povera Frugolina mia‚Ķ

ARTURO        Frugolina?

GIOVANNI      (ad Arturo, fra i denti) Statte zitto… Non importa, Signor Vacca, ora andate da vostra moglie che vi starà aspettando…

LEONE           Grazie, grazie e scusatemi ancora… qua stanno le chiavi… ora vado… ma dove? Non credo che sia ritornata a casa…

ARTURO        Provate a cercarla da quella… Daniela avete detto?

LEONE           Sì, andrò da Daniela, sicuramente è ancora là… scusatemi ancora… arrivederci… speriamo che mi perdoni… Frugolina sto arrivando! (via dal fondo)

ARTURO        Frugolina… mah! (chiama) Frugolina, cessato allarme.

AGNESE        (entra dalla comune) Fantastico, sei fantastico, Arturo, geniale! Grazie, mi hai salvata… ma non chiamarmi con quello stupido nomignolo…

ARTURO        Sì, ma ora è meglio che corri a casa ad aspettare il Leone ammansito; mentre lui va da Daniela, ce la fai ad arrivare prima di lui.

AGNESE        Sì, ora telefono a Daniela e l’avviso… fatemi scappare… vi tornerò a trovare… (bacia Arturo e Giovanni) grazie, Arturo… grazie, Giovanni… a presto! (via dal fondo)

GIOVANNI      Ora apriamo le porte e pensiamo a donna Faustina, avvisa Gaetano di tenersi pronto… (va ad aprire la camera sua, mentre Arturo apre la cucina e poi esce dalla comune) Donna Faustina, siete pronta?

FAUSTINA     (entrando in ridicola camicia da notte) Pronta e calda!

GIOVANNI      OK, allora sedetevi qua e state calma… (sposta una poltrona in modo che guardi verso la cassa) fra poco cominciamo.

ARTURO        (entra dalla comune) Siamo pronti?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Prontissimi‚Ķ mettiamo la foto, l‚Äôabito e il libro nella macchina‚Ķ (esegue) ora azioniamo la leva e prepariamoci al pi√Ļ grande evento della storia: la reincarnazione forzata! (aziona una leva sulla cassa e si odono strani rumori mentre si accendono flash colorati dietro la cassa)

FAUSTINA     Mamma mia!

ARTURO        Calma!

GIOVANNI      Ci siamo quasi… (le luci e i suoni si affievoliscono fino a cessare) Ecco: è l'ora della verità, Tenetevi forte! (apre la cassa)

SCENA ULTIMA

Gaetano e detti, poi Maria Addolorata e don Cesare, quindi Luigino.

GAETANO      (esce dalla cassa con la stessa espressione ebete che ha nella foto) Fau, mia piccola Fau, sono qui…

FAUSTINA     (con uno scatto corre verso Gaetano, gli salta addosso e lo riempie di baci) Drubby, Drubby mioooo…

GAETANO      Calmati, Faustina, controllati, non siamo soli…

FAUSTINA     Hai ragione, ma ho tanto atteso questo momento… vieni, non perdiamo tempo, voglio fare la prugna maturaaaaaa… (trascina Gaetano in camera di Giovanni)

ARTURO        Speriamo che Gaetano resiste…

GIOVANNI      Io non ce la farei… speriamo invece che donna Faustina non si accorga dell’imbroglio!

ARTURO        Noo, quella è talmente assatanata che pensa solo al Kamasutra… (si odono rumori e gridolini dalla camera da letto) Sienite, siè…

MARIA ADD.  (entra agitata dalla cucina seguita da don Cesare) Arturo, Giovanni, lo avete fatto… lo avete fatto… (indica la cassa) don Cesare è lì, il diavolo è lì… fate qualcosa…

D. CESARE    Calma, calma, signorina Maria Addolorata, non c’è il diavolo, non sentite che non c’è puzza di zolfo?

ARTURO        Ma qua’ diavolo? Ma sei fissata? Ma quando ti fai i fatti tuoi?

GIOVANNI      Maria Addolorata, stammi a sentire, è tutto normale, va tutto bene, stai tranquilla… (si odono urla e rumori dalla camera di Giovanni)

MARIA ADD.  No, tu non sei Giovanni, tu sei Satana, vade retro, vade retro… don Cesare è Satana!

D. CESARE    Ma no, figliola, è Giovanni… (si odono urla e rumori dalla camera di Giovanni)

GIOVANNI      E certo che sono Giovanni, chi dovrei essere…  (ancora rumori, Giovanni guarda la porta della camera sua) è… la radio… mi sono scordato la radio accesa…

MARIA ADD.  Don Cesare, è il diavolo, intervenite, mio fratello non ha mai ascoltato la radio!

GAETANO      (entra dalla camera di Giovanni mezzo nudo) Mamma mia! Che femmena, che femmena… e chi s’’o credeva?

FAUSTINA     (d.d.) Gaetano, vieni, facciamo il cavalcavia!

GAETANO      Siiii… sto venendo! Che femmena, che femmena! (torna in camera)

MARIA ADD.  Gaetano? Ma quello era don Asdrubale… don Cesare lo avete visto anche voi che era don Asdrubale…

D. CESARE¬†¬†¬† Incredibile! √ą Identico! √ą diabolico‚Ķ

ARTURO        Don Cesare, non c’è niente di diabolico, quello si chiama Gaetano Palumbo.

MARIA ADD.  Gaetano Palumbo? E da dove è uscito?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† √ą un regalo che ci ha fatto quel disgraziato di Filuccio, ha visto che era il sosia di don Asdrubale e lo ha presentato ad Arturo, che ha fatto il resto‚Ķ

MARIA ADD.  Allora la macchina atomica è una truffa?

ARTURO        Diciamo che è un sistema per vendere un po’ di felicità a donna Faustina.

D. CESARE    Ma allora, l’esorcismo che ho fatto era inutile? Eppure io vi ho visto posseduto dal diavolo, siete anche svenuto quando vi abbandonava…

GIOVANNI      Qua’ diavolo, don Cesare, io stavo pazzo perché avevo visto quel farabutto di Filuccio, poi voi avete nominato Firenze e quei quattro maledetti numeri e avete fatto il resto.

ARTURO        Don Cesare, vi ricordate quando Giovanni ebbe l’infarto per colpa di Filuccio che gli aveva fatto perdere i quattro miliardi?

D. CESARE    Ah, sì, ora ricordo… ma sono passati quasi cinque anni…

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† Padre, certe cose non si dimenticano‚Ķ ma forse √® meglio che non ci pensi pi√Ļ‚Ķ in fondo Filuccio √® solo un povero diavolo‚Ķ

MARIA ADD.  (fa il segno della croce) Non nominare il diavolo, Giovanni, non nominarlo!   

FAUSTINA     (entra dalla camera di Giovanni trascinando Gaetano) Vieni amore, andiamo a casa mia che ti do le uova fresche… ci aspetta una lunga notte… don Giovanni, don Arturo, i soldi ve li do lo stesso pure se mi volevate fare fessa… questo è meglio di Asdrubale! Vieni Tany, ti porto in paradiso! (via dal fondo)

GAETANO      Che femmena… che femmena… (via dal fondo con Faustina)

ARTURO        Avete visto che è andato tutto liscio come l’olio?

GIOVANNI¬†¬†¬†¬†¬† S√¨, Art√Ļ, ma questa √® l‚Äôultima volta che mi trascini nei tuoi loschi affari‚Ķ

LUIGINO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (entra dalla comune) Ma insomma ‚Äėa vulite fern√¨ ‚Äėe fa‚Äô casino? Io aggi‚Äô‚Äôa fa‚Äô ‚Äėo problema, si no ‚Äėa zia non mi paga!

D. CESARE¬†¬†¬† Bene, signorina Maria Addolorata, visto che tutto si √® chiarito, credo che la mia presenza non serva pi√Ļ‚Ķ io vado, pace e bene a tutti! (via dal fondo)

MARIA ADD.  Grazie, don Cesare e perdonatemi…

GIOVANNI      Arrivederci don Cesare… (siede su una poltrona) finalmente! Ora voglio solo stare in santa pace!

ARTURO        Giovanni, allora posso dire a Filuccio che l’hai perdonato?

GIOVANNI      Ma sì… oramai è passato tanto tempo… mettiamoci una pietra sopra.

MARIA ADD.  Bravo, Giovanni! Sono fiera di te!

LUIGINO         Papà, mi vuoi aiutare tu a fare il problema?

GIOVANNI      Certo a papà, vieni qua, siediti… dimmi, di che si tratta?

LUIGINO         Allora… problema: un agricoltore deve arare due campi a forma di triangolo rettangolo; sapendo che impiega dieci minuti per arare un metro quadrato di terra, calcolare quante ore impiega,  considerando che le misure dei lati dei due campi sono rispettivamente di metri 7, 14, 21 e 28)

GIOVANNI      (strabuzza gli occhi) Quattro miliardi!

LUIGINO         Eh, papà, a me mi pare troppo quattro miliardi di ore, chisto se fa viecchio…

GIOVANNI      Quattro miliardi… 7, 14, 21, 28… quattro miliardi, no, no, addò sta Filuccio, datemi a Filuccio che l’aggio accidere… datemmello…

(Arturo, Maria e Luigino a soggetto cercano di calmare Giovanni; parte la musica e si chiude il sipario)

FINE

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