‘A babba

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SEBASTIANO DI BELLA

SEBASTIANO DI BELLA

A BABBA

(COMMEDIA IN DUE ATTI)

Personaggi:

Rosetta raccoglitrice di gelsomini

Margherita, a babba, sorella di Rosetta

Bettina raccoglitrice di gelsomini

Maruzza raccoglitrice di gelsomini

Pietrina Raccoglitrice di gelsomini

Concettina raccoglitrice di Gelsomini e comare di Rosetta

Don Carmelo il principale

Pippo amante di Rosetta

Trama:

Le raccoglitrici di gelsomini sono in attesa del principale che deve controllare la quantità dei fiori raccolti. Margherita, muta e scema, si sente male. La sorella Rosetta  si preoccupa e scopre attraverso le altre donne che il malore di Margherita è dovuto alla gravidanza fino a qual momento tenuta nascosta. A mettere incinta Margherita è stato Pippo, amante di Rosetta.

Nato il bambino Rosetta, non potendo fare decidere la sorella, pensa di abbandonare il bambino in un istituto. Nonostante questa situazione la passione di Rosetta per Pippo non si è spenta e in un momento di particolare intensità emotiva glielo dimostra con una scena di gelosia.

Rosetta, tuttavia, si intenerisce nel vedere il nipotino e quindi, non avendo lei figli,  pensa di sottrarlo alle cure della sorella e di realizzare il suo sogno di mamma.

Margherita, nonostante la sua limitata intelligenza, ma dotata di un autentico e forte istinto materno, intuisce il gioco della sorella e per rivendicare il suo ruolo di mamma la uccide senza pietà.

 

 

 

 

SEBASTIANO DI BELLA

A BABBA

Atto I

SIAMO IN CAMPAGNA. IN UNA FATTORIA. UN GRANDE MAGAZZINO CON SACCHI RICOLMI, UN TAVOLO E DELLE SEDIE VECCHIE. UNA STATERA, DELLE GIARE E DELLE BROCCHE MESSE UN PO’ DAPPERTUTTO. CATASTE DI LEGNA,  FASCINE, TRAVI E SCALE.  NON C’E’ FINESTRA, MA LA PORTA E’ GRANDE E TUTTA APERTA. DA QUI ENTRA UNA CALDA E QUASI ABBAGLIANTE LUCE.

SI SENTONO DEI PASSI  E DELLE VOCI: SONO LE DONNE CHE TORNANO DAI CAMPI DOVE HANNO  RACCOLTO PER TUTTA LA MATTINATA FIORI DI GELSOMINO. LA VOCE DI BETTINA (MEZZ’ETA’) SOVRASTA TUTTE LE ALTRE: povera schiena nostra! D’estate a raccogliere gelsomini, d’inverno negli orti. E quando mai troverà riposo! LASCIA CADERE A TERRA IL SUO SACCO COLMO.

LE ALTRE DONNE (QUATTRO) FANNO LO STESSO. ROSETTA ESTENDENDO LA SCHIENA ED ALLUNGANDO LE BRACCIA: meno male che i gelsomini non pesano, altrimenti a portarli qui, chiusi nei sacchi, altro che povera schiena! Tutta la mattinata piegate in due, sotto il sole  c’è solo da morire buttarsi a terra e non rialzarsi più. Guardate, guardate che mani (LE MOSTRA ALLE COMPAGNE) sembrano quelle di una vecchia.

MARUZZA: perché voi vi sentite ancora giovine?

ROSETTA PERPLESSA: e … e voi che dite? A quarantacinque anni sono da buttare?

RIDONO TUTTE, MA MARUZZA SERIAMENTE: a quell’età si son persi tutti i treni! Certo non siete da buttare per il lavoro, ma gli uomini nel letto vogliono galline giovani; con noi vorrebbero solo spassarsela; così a come gira.

PIETRINA CHE ERA RIMASTA IN FONDO AL MAGAZZINO, VICINO ALLA PORTA: che belle parole stamane. Se avete queste idee in testa significa che non siete stanche e che a raccogliere i gelsomini vi fa pensare alla gioventù. Ecco perché il padrone ci paga poco: ci fa contente! Ci dà il lavoro per mantenerci giovani e per non dimenticarci degli uomini. Ma io mi sono dimenticata pure come è fatto mio marito!

CONCETTINA: a proposito di mariti. Se il padrone ritarda chi lo sente mio marito. Ancora gli devo preparare la colazione. Torna e non mi trova, non si accontenta di quello che gli prepara la madre, vuole me.

ROSETTA RIDENDO: vi vuole sempre accanto perché vuole guardarvi negli occhi. Comare Concettina siete fortunata!

CONCETTINA: ma che dite, comare mia! Gli uomini sono fatti così; ad essi piace lamentarsi e chi li ascolta dando sempre ragione? La moglie. E il figlio fa questo, il mangiare si spreca, la suocera è trascurata …. e poi… e poi vi siete pettinata così e cosà, insomma si lagnano su tutto, perché sanno che almeno in una cosa hanno ragione.

BETTINA CHE SI ERA SEDUTA ED ERA STANCA MORTA: beate voi! E che Iddio vi benedica e vi dia sempre questi pensieri. Io e quelle della mia età ne abbiamo visto di tutti i colori: la guerra, la fame, la miseria. La vita è sempre una lotta: c’è sempre qualcosa che ci costringe a lottare; e poi sapete come si dice? Figghi picciriddi pinseri picciriddi, figghi ranni pinseri ranni.

MARUZZA CHE AVEVA ASCOLTATO TRANQUILLAMENTE: però ora mi pare che i tempi sono cambiati. Prima i padroni facevano quello che volevano, adesso ci sono le leggi, ci sono i sindacati.

CONCETTINA IRONICAMENTE: e dovete li avete visti i sindacati? E le Leggi dove sono? Restano nei libri, giusto per chi ha voglia e tempo per leggerli.

MARUZZA: no, no! Finero i tempi di padruni; prima o poi puru ‘a cà i cosi canciunu.

BETTINA: speriamo! almeno per i nostri figli. Speriamo che abbiano il giusto lavoro e la giusta paga. Che non debbano sbattersi la testa come a noi!

ROSETTA CHE ERA RIMASTA AD ASCOLTARE LE DONNE DI TANTO IN TANTO GUARDAVA LA SORELLA MARGHERITA, CHE ABBANDONATO A TERRA IL SUO SACCO CON I GELSOMINI, SI ERA SUBITO SEDUTA ED ORA AVEVA APPOGGIATO LA TESTA SUL TAVOLO. PREOCCUPATA: Margherita che hai? (LE SI AVVICINA E LE SOLLEVA LA TESTA) mio Dio è pallida come un lenzuolo! Comare Concettina, datemi un poco d’acqua fresca.

COMARE CONCETTINA RECUPERA UNA BROCCA E LA PORTA VELOCEMENTE A ROSETTA: tenete! Bagnatele la fronte con uno straccio.

ROSETTA TIRA DALLA TASCA UN FAZZOLETTO LI BAGNO E LO METTE SULLA FRONTE DELLA SORELLA:  e che ne so! (ESCLAMA PREOCCUPATA) guardate com’è pallida; ed è fredda come un pezzo di marmo. Sarà il caldo, sarà questo sole rovente, ma “chista avi na para i jorna chi non si senti bona”.

MARGHERITA CHE, OLTRE AD ESSERE SCEMA, E’ PURE MUTA NON PUO’ RISPONDERE. TOGLIE DI MANO IL FAZZOLETTO ALLA SORELLA E SE LO PORTA SULLA BOCCA.

ROSETTA: ma perché non me la chiedi l’acqua? Quando hai sete devi chiedermi l’acqua. (FA BERE LA SORELLA DALLA BROCCA) Ti senti meglio adesso? Dai che appena viene il padrone ce ne andiamo a casa e ti riposi. Oggi non vieni con me “unni Cacciola a tricciari cipuddi”. ROSETTA TIRA UN SOSPIRO DI SOLLIEVO E GUARDA LE SUE COMPAGNE CHE LA SCRUTANO ATTENTAMENTE; POI DICE: è da qualche giorno che non la vedo come al solito. Ma! Si stanca, cerca sempre il letto e la sedia, non mangia, e qua vedete (SOLLEVA IL SACCO CON I GELSOMINI DELLA SORELLA) non ce l’ha fa neanche a riempire il suo sacco; e voi lo sapete che è la più forte e la più veloce; così come dice il principale che ci vorrebbe forti e veloci come a Margherita.

TUTTE LE DONNE SI GUARDANO DI SOPPIATTO E SEMBRANO DIRSI QUALCOSA, PARLA SOLO COMARE CONCETTINA: comare Rosetta, è il caldo. Sapete con questo caldo s’abbassa la pressione  e le forze delle braccia spariscono. Non si ha forza e volontà neanche di mangiare.

BETTINA PIU’ SENSATAMENTE: portatela dal medico, magari con una pillolina s’aggiusta tutto.

MARUZZA DETERMINATA ED ESPERTA: falla riposare. Ha bisogno di riposo. Per tornare a casa evita di farla camminare, glielo dici al principale e vi fate accompagnare con la “lapa” almeno fino allo stradone.

ROSETTA: “figurati si ‘du porcu ni fa compagnari ca lapa; chiuttostu ni fa moriri”.

PIETRINA CHE BUTTATASI A TERRA AVEVA RECUPERATO LE FORZE INTERVIENE RIDENDO: e tu Rosetta ti alzi un pochino la gonna e lui subito ti fa accompagnare. RIDONO TUTTE.

ROSETTA MENTRE ASCIUGA LA FRONTE ALLA SORELLA: allora preferisco mettermela in collo e andare a piedi. Il porco ci prova, ma con me non ci esce nulla. Ha la moglie? E che si faccia “lianari d’idda”. RIDONO NUOVAMENTE TUTTE.

ROSETTA RIVOLGENDOSI A MARGHERITA: ti è passato? Ti senti meglio? MARGHERITA FA CENNO DI SI’ E SI STRINGE ALLA SORELLA

CONCETTINA: “stu cornutu ancora non spunta; l’avi ammazzari Diu”

BETTINA: Concettina, inutile che ti arrabbi! Mondo è e mondo sarà, le cose andranno sempre così. Se non prima fa i suoi comodi, può pensare a noi? Il nostro tempo non ha valore e con la paga misera che ci dà gli pare che ha comprato tutte le nostre giornate.

MARUZZA: e va beh! Ma il prossimo anno spero di non raccogliere più gelsomini.

PIETRINA INCURIOSITA: ma che fate partite? Ve ne andate pure voi al Nord? A Torino cercano operai e li prendono anche se non sanno fare niente.

MARUZZA: ma quale Nord! Chi ci porta lì! Non voglio più lavorare in campagna. “travagli comu a nu sceccu e ti pagunu cu ‘na pagnotta i pani. Mi  ‘ni vaiu a fari a cammarera e così a finemu i fari u commutu a sti disgraziati”.

PIETRINA: ma che dici?  A fare la serva son capaci tutte. I principali sono bastardi, ti sfruttano ed approfittano, ma almeno non ti fanno sentire serva.

MARUZZA: “megghiu serva chi soddi ‘nte mani a fini simana, sicuri e precisi chi in balia di sti fitenti. Ni mittemu d’accoddu p’un prezzu e poi ni pigghi n’aiutru” (MARUZZA SI FERMA UN ATTIMO E POI RIPRENDE SCONSOLATA) ah u travagghiu fu pocu, ah non mi pagaru, ah ebbi troppu spisi e tagliunu sempri a nostra paga”.

BETTINA: ognuno fa la propria strada. Non c’è legge che vale per tutti.

MARUZZA: ma poi vedete come nostre conoscenti o parenti non vengono più in campagna? Le mie cognate è da un pezzo che non prendono più la zappa in mano. Io farò lo stesso, mi curerò solo il mio pezzo di terra e mi accontenterò “di chiddu cu Signuruzzu mi manna”.

ROSETTA IMPROVVISAMENTE CON VOCE ALTERATA: “Madonna di lu Carmini, si senti n’autra vota mali: è fridda ghiacciata! E vaddati comu suda”. (BAGNA NUOVAMENTE IL FAZZOLETTO E LO PONE ENERGICAMENTE SULLA FRONTE DI MARGHERITA) Benedetta! Almeno parlasse le si potrebbe dare aiuto.

LE DONNE SI GUARDANO RECIPROCAMENTE MA CON FARE FURTIVO. POI CONCETTINA DICE, MENTRE MARUZZA AIUTA ROSETTA:distendetela sui sacchi e fatela riposare; non preoccupatevi sarà un malessere passeggero! Rinfrescatele la faccia.

ROSETTA PIUTTOSTO PREOCCUPATA: Margherita alzati! Tieniti da me e da Maruzza che ora ti appoggi sui sacchi. (MARGHERITA SI LASCIA PRENDERE DALLE DUE DONNE; E’ PALLIDA E FISSA LA SORELLA SPAVENTATA. ROSETTA LA INCORAGGIA) Non ti spaventare. Adesso  passerà tutto. Andiamo a casa e ti riposi, ti faccio mangiare e ti metti a letto.

LE DONNE SI SCAMBIANO ANCORA SGUARDI INTENSI MA FURTIVAMENTE, QUASI TEMENDO DI ESSERE SCOPERTI DA ROSETTA CHE ARRIVATA ALL’ANGOLO DEL MAGAZZINO FA DISTENDERE MARGHERITA RIVOLGENDOLE PURE PAROLE CONFORTEVOLI: non ti preoccupare ci sono io con te. Fra un po’ andremo a casa e lì starai bene. (LA SISTEMA ALLUNGANDOLE LE GAMBE E FACENDOGLI SOLLEVARE IL CAPO, POI SI GIRA E PARLA ALLE COMPAGNE) Qui la cosa mi pare seria, devo portarla dal medico. La vedete comare Concettina com’è pallida? Incomincio a preoccuparmi.

CONCETTINA TITUBANTE E MOLTO A DISAGIO: Rosa… Rosa … stai tranquilla non mi pare una cosa grave, ma vai dal medico.

ROSETTA: ci vado. Domani non veniamo a fare gelsomini, perdiamo la giornata ma che possiamo fare? Certo non posso farla stare così male. Qualcosa l’avrà! “ci manca puru chista! Povira figghia non ci bastaunu i soi guai ci volivunu puru chisti”.

CONCETTINA SEMPRE MOLTO A DISAGIO: non ti preoccupare! …. Rosetta “statti tranquilla” tutto si risolverà come vuole Dio.

ROSETTA CON VOCE PATETICA: ah comare Concettina io e mia sorella l’abbiamo sempre accettata la volontà di Dio; e voi lo sapete. Ma si può essere sempre in mezzo alla tempesta? Io non ce la faccio più.

MARUZZA: eh sì poverette ne hanno passate di cotte e di crude. Ma sono qui!

BETTINA: Rosetta è vero che ciascuno “piange con gli occhi propri”, ma qua chi non ha avuto guai?   “Puru  i principali jannu auto i soi, eppuru ci mancaunu i soddi?”

ROSETTA AGITATA: “i soddi non  su a saluti; me soru non cià fà a stari a dritta. Muta, sudda e babba e ora puru cusì, non sacciu si i piccati du munnu l’avi a scuntari tutti idda”

CONCETTINA: comare non bestemmiate! Il Signore sa quello che fa siamo noi che non riusciamo a capirlo.

PIETRINA SI AVVICINA A CONCETTINA ED EVITANDO LO SGUARDO DI ROSETTA LE SUGGERISCE QUALCOSA ALL’ORECCHIO. MA ROSETTA FA IN TEMPO A VEDERLA. SI FERMA E FISSA LE DUE FULMINANDOLE CON GLI OCCHI; POI CON TONO DURO: state parlando di me? Vi ho detto qualcosa che vi ha offeso? Meno male Concettina che voi siete mia comare.

CONCETTINA: non pensate male comare Rosetta, sapete che vi voglio bene tanto a voi quanto a Margherita. Che dio ce ne guardi bene! non avrei mai mancato di riguardo al “nostro San Giovanni”. Ma c’è una cosa che voi non avete capito e noi, invece, sì: Margherita è gravida.

MOMENTO DI STUPORE. IL SILENZIO SI TAGLIA COL COLTELLO. ROSETTA CERCA UNA SEDIA E SI SIEDE. TUTTE LA GUARDANO MARGHERITA E’ SEMPRE DISTESA SUI SACCHI DI FOGLIE.

ROSETTA: “ma chi mi stati dicennu? Me soru è incinta? E a vui cu vu dissi?

CONCETTINA: comare Rosa, voi non avete figli e non lo sapete, ma si vede ad occhio che Margherita è gravida. Non c’è bisogno che la portiate dal medico o dalla levatrice. Non vedete come le si sono allargati i fianchi e come le è venuto turgido il petto?

ROSETTA SI SENTE DISPERATA, LA TESTA LE GIRA MA LA TIENE CON UNA MANO SULLA FRONTE: mio Dio! Questo no! Ma come faccio?

BETTINA: hai ragione figlia mia! Come farai? Questo sì che un grosso guaio!

MARUZZA: non ti perdere d’animo; il Signore vi aiuterà.

ROSETTA BALBETTANDO: ma come farò? Ma come è stato possibile? Lei è sempre con me. Si può dire che sono il suo angelo custode. Com’è possibile questa cosa? E poi io tutti i mesi la controllo. ( POI PENSANDOCI) Però il mese scorso no.

CONCETTINA: e neanche quelli precedenti. Qui le cose parlano chiaro: e bella e avanti nella gravidanza.

ROSETTA REPLICANDO QUANTO AVEVA DETTO PRIMA: ma come è possibile? Io la lasciavo sola raramente. Un passo io, un passo lei.

PIETRINA: Rosetta, fattene una ragione. Non è certamente colpa tua. E poi lo sai “la storia della sorella di San Paolo insegna che queste cose possono succedere pure in due minuti”.

BETTINA CON MODI CONSOLATORI: eh già! Basta una distrazione e te la fanno negli occhi. E poi magari i guai se li deve piangere chi non c’entra. Che ci puoi fare? Devi affrontare la situazione e con l’aiuto di Dio ne verrete fuori.

ROSETTA SI ALZA E’ NERVOSA, SI PASSA LE MANI SULLA FACCIA QUASI A VOLER SCACCIARE IL GUAIO, NON SA COSA FARE E COSA PENSARE. STA SUDANDO, SI APRE LA CAMICIA PER RINFRANCARSI UN POCO E POI CON TONO IMPERIOSO QUASI A VOLER CONVINCERE SE STESSA: non è vero! Qui si sta scherzando.

NESSUNA DELLE DONNE RISPONDE, ANZI CIASCUNA CERCA DI EVITARE LO SGUARDO DI ROSETTA CHE LE METTE FORTEMENTE IN IMBARAZZO. POI ROSETTA GIRANDOE RIGIRANDO LE MANI URLA E S’AVVICINA DI CORSA A MARGHERITA: non puoi avermi fatto questo! (METTE ALL’IMPIEDI LA SORELLA E LA FISSA CON ARIA DI RIMPROVERO) adesso vedremo se è vero! Maledetta! “tutti ti sapiumu babba; ma pi futturi si scattra!” (PRENDE MARGHERITA PER LA MANO E LA TRASCINA IN UN ANGOLO DEL MAGAZZINO CHIUDE LA PORTA E SI RIVOLGE ALLA COMARE CONCETTINA) Cummari Concittina viniti cà, vogliu a vidiri jo si è incinta!

CONCETTINA AVVICINANDOSI A ROSETTA: comare Rosetta, ma che volete vedere? Quella è incinta da almeno cinque mesi; ma che volete fare.

ROSETTA FURIOSA: voglio vedere con i miei occhi; voglio vedere con le mie mani, altrimenti non ci credo.

ROSETTA SI ABBASSA DAVANTI A MARGHERITA E CON TONO DECISO LE  COMANDA: alzati la gonna, veloce! (MARGHERITA CAPISCE SUBITO E INCONSAPEVOLMENTE  OBBEDISCE; ROSETTA CON GESTO RAPIDO LE SCENDE LE MUTANDE E CON LO STESSO TONO DI PRIMA DICE: apri bene le cosce, maledetta; come mi hai potuto tradire?

LE DONNE SI RIUNISCONO ATTORNO A ROSETTA; HANNO ESPRESSIONE DI DISACCORDO MA TEMONO LA REAZIONE INCONTROLLATA DI ROSETTA DOPO AVERE FATTO L’ISPEZIONE ALLE PARTI INTIME DELLA SORELLA.

FINITA L’OPERAZIONE ROSETTA S’ALLONTANA ACCOMPAGNATA DA CONCETTINA SI VERSA DA UNA BROCCA ACQUA PER LAVARSI LE MANI. CONCETTINA LE PORGE UN FAZZOLETTO: tenete comare.  PAUSA Adesso che vi siete convinta dovete affrontare tutto quello che viene. Che ci potete fare? E’ una povera anima innocente e qualcuno ne ha approfittato. Vi capisco e non sarà facile. ROSETTA E’ SILENZIOSA.

MARUZZA PRENDE SOTTO BRACCIO MARGHERITA: “veni cucchiti supra e sacchi”.

MARGHERITA INVECE SI SIEDE A LATO DEL TAVOLO, NON CAPISCE COSA STIA SUCCEDENDO MA E’ TURBATA; DALLA BROCCA CHE ERA SUL TAVOLO BEVE E POI FA SEGNO A MARUZZA SE ANCH’ESSA VOLESSE BERE. MARUZZA FA CENNO DI NO CON LA TESTA. 

ROSETTA IMPROVVISAMENTE SI CHIUDE IL VISO FRA LE MANI E SCOPPIA IN UN PIANTO DISPERATO: ah povera me! Come farò?  Me la devo tenere scema e con un figlio! “Ah disgraziata e babba”.

BETTINA: Rosetta, non ha colpa lei! L’hai detto tu stessa è scema.

PIETRINA: “ti llà pigghiari cu dù curnutu chi sa fui”.

BETTINA:  “si meritiria mmazzato comu un ciarello”.

CONCETTINA STRINGE A SE’ ROSETTA E LA CONFORTA: il mondo è fatto così! I più deboli pagano per tutti.

ROSETTA SINGHIOZZANDO: “commari Concittina, ma comu fazzu ora? Comu ci staiu appressu a ‘na babba e a ‘na ddeu? Non pozzu. A levatrici e u dutturi mannu ajutari”

CONCETTINA CON TONO PERSUASIVO: comare che dite? Non fate questo peccato, ve ne prego; e poi non si può. La Legge non lo permette e Margherita è gravida di almeno cinque mesi.

ROSETTA SI STACCA DA CONCETTINA E DETERMINATA DICE : e che ci fa? Mi devono aiutare; la devono liberare di questo guaio.

CONCETTINA TIRANDO UN SOSPIRO: non si può! Tutto il paese si è accorto che Margherita è gravida. Pure Le pietre ormai lo sanno.

ROSETTA: solo io non sapevo; ma come ho fatto a non capire? Come ho fatto a non accorgermene? Come non ho potuto vedere i cambiamenti?

PIETRINA DA LONTANA:  perché ce l’avevi tutti i giorni sotto gli occhi; e le cose mutano talmente piano che gli occhi si abituano e non colgono la differenza.

ROSETTA ANCORA DISPERATA E FURIOSA: e quello che è peggio nessuno mi ha detto niente. Tutti parlavano, sapevano, giudicavano, sentenziavano, ma nessuno che mi avesse detto una parola! E mi faccio meraviglia di voi comare Concettina; noi ci siamo sempre rispettate, e da voi questo non me lo sarei aspettato mai, ve lo dico con tutto il cuore.

CONCETTINA QUASI BALBETTANDO: avete ragione, comare mia; non ho avuto il coraggio di dirvelo; sapevo che era una cosa che vi avrebbe fatto addolorare e mi sono posta lo scrupolo…

ROSETTA LA INTERROMPE: scrupolo che ora pago caro; potevo intervenire diversamente e risolvere la situazione… ora mi dite voi stessa che non si può.  

MARUZZA CHE SI ERA AVVICINATA A ROSETTA E A CONCETTINA: Rosetta, mettiti il cuore il pace, questo bambino deve nascere, poi se tu non puoi si affida al brefotrofio e penseranno loro di dargli una famiglia.

ROSETTA: lo so, lo so che possiamo fare così; e penso che così faremo: giusto per dare altro divertimento al paese; altro motivo per riempire le vuote giornate dei paesani annoiati. Immagino le loro critiche “babba? I babbi semu nui!”  e so soru chi ci facìa a ruffiana, facìa finta i non sapiri nenti”.

BETTINA: Rosetta, vuoi che non parlino davanti ad un fatto così grave? Ma tanto parleranno che alla fine si stancheranno e dimenticheranno!

ROSETTA: ma non mi interessa! Non mi importa delle chiacchiere. Ma dico uno che mi dia un buon consiglio non c’è? anche voi avete parlato, avete sprecato tempo e parole, ma una cosa giudiziosa non me l’avete fatta.

BETTINA: Rosetta mia, sembra facile, ma non è così; in questi casi i consigli è meglio che ognuno se li tenga per sé; ricordati: meglio sbagliare con la testa propria che con quella degli altri.

MARUZZA: “tutti i consigli a pigghiari ma u toi non llà lassari”.

ROSETTA SI SIEDE AL TAVOLO DI FRONTE ALLA SORELLA E LE DICE: in quale guaio ci hai cacciato! ROSETTA BATTE LEGGERMENTE IL PUGNO SUL TAVOLO E PARLA ANCORA ALLA SORELLA: come ne usciremo fuori lo sa solo Dio e la Vergine Santa.

MARGHERITA RICAMBIA LO SGUARDO DELLA SORELLA E ANCHE SE NON HA CAPITO NULLA DI QUANTO LEI GLI AVEVA DETTO SORRIDE TENERAMENTE. ROSETTA QUASI SOTTOVOCE: lei ride e non sa del fuoco che ha scatenato. Per lei male o bene è la stessa cosa; nessuna decisione gli cambia la vita. Il guaio è che le decisioni le devo prendere io; per me, per lei ed ora anche per questo figlio.

 

BETTINA APPOGGIANDO UNA SUA MANO SU UNA SPALLA DI ROSETTA PER CONFORTARLA: eh Rosetta sì, cara Rosetta, come se non ti bastassero i problemi, ora avevi bisogno pure di questo bambino. ma che ci puoi fare? Bisogna abbassare la testa ai carichi che ci riserva la vita.

ROSETTA CON MOLTA CALMA: sì, lo so, ma qui c’è qualcuno che ha più responsabilità di me e che non se ne può lavare le mani; troppo comodo! Giuro che lo denuncio e che gliela faccio pagare.

ROSETTA PENSA E RIFLETTE NON SA TROVARE UNA SOLUZIONE, MA REPLICA: eh sì che lo denuncio a questo cornuto; e vediamo se la passa liscia. Approfittarsi di una “babba”, ma poi che piacere c’è? certo con una “babba chi non sapi chiddu chi fa è facili, poi vurria vidiri si su capaci chi fimmini boni”.

MARUZZA: “ragiuni hai, rosetta! Cetti omini si meritiriunu u coddu tagliatu; e fai bonu cu denunci”.

PETRINA RISENTITA: “mancu si fimmini non ci nd’era”.

BETTINA PRUDENTE: ma non lo sapete che davanti ad una donna, l’uomo perde la ragione?

ROSETTA IRONICAMENTE: vuoi vedere che la colpa è di Margherita!

BETTINA: mai nessuno ha pensato questo; ma quando le cose devono andare in una certa maniera non c’è verso di cambiarle.

ROSETTA: e come si fa a cambiarle! Ma chiunque sia stato deve pagare. “si passau u piaciri? Ora paga! Me soru non sapi parari ma jo u trovu u stissu; avissi a metteri u munnu sutta sopra ”.

BETTINA RIVOLGENDOSI A ROSETTA: fai le cose con la testa; che poi facendo le cose senza riflettere ci si ritrova in situazioni più ingarbugliate. Pensa e rifletti prima.

ROSETTA SI ALZA E GIRA LENTAMENTE FRA LE AMICHE. LE GUARDA AD UNA AD UNA CON OCCHI INDAGATORI. POI CON VOCE PACATA MA DETERMINATA: chi è stato? “cu si fuju a me soru?”

NESSUNA RISPONDE. IL MOMENTO  E’ IMBARAZZANTE. TUTTE CERCANO DI SCHIVARE GLI OCCHI DI ROSETTA.

ROSETTA NON SI SCOMPONE GIRA ANCORA FRA LE DONNE: E‘ CONSAPEVOLE CHE SAPPIANO. ANCORA CON VOCE SOMMESSA: voglio sapere chi è stato. Voi lo sapete e me lo dovete dire.

PIETRINA RISPONDE QUASI TIMOROSA: noi che possiamo saperne ? noi a casa nostra eravamo.

ROSETTA PIU’ INSISTENTEMENTE : e  proprio perché eravate a casa vostra che ve lo chiedo. Le cose si conoscono meglio lontano dal luogo dove succedono! E voi comare Concettina nulla sapete?

CONCETTINA CHE ERA RIMASTA IN DISPARTE S’AVVICINA; SI PORTA UNA MANO SUL VISO E RISPONDE: non potrei dirvi una bugia. Ma non posso dirvi la verità. E poi chi la conosce realmente la verità. Qui si chiacchiera  si monta e si smonta una vita, ma come sono andate realmente le cose chi le sa? Mettetevi il cuore in pace ed andate avanti.

ROSETTA DETERMINATA: mettermi il cuore in pace! È facile per voi che non avete nulla da affrontare!

CONCETTINA CON TONO PERSUASIVO: comare Rosa, e che cosa vi debbo dire? Vi debbo dire il contrario di quello che vuole la ragione solo per farvi contenta? Mettetevi il cuore in pace ed andate avanti!

ROSETTA MINACCIOSA: comare Concettina, per “quel San Giovanni che ha legato le nostre famiglie”, chi è ?

CONCETTINA SI FERMA E SENZA ALCUN TIMORE REPLICA: comare Rosetta, adesso che il guaio è fatto lasciateci di fuori.

ROSETTA INFURIATA BATTE IL PUGNO SUL TAVOLO: voi lo sapete! Ma nessuna parla.

MARGHERITA CHE SI ERA SPAVENTATA PER LA REAZIONE DELLA SORELLA SI ERA RIFUGIATA FRA LE BRACCIA DI MARUZZA CHE LA CONSOLA: “non ti scantari! Nenti succidiu! ACCAREZZA IL VISO DI MARGHERITA: “sta creatura sautau tà l’aria. Anima sì anima cridi, incinta è! a vuliti fari abbortiri?” POI RIVOLGENDOSI A ROSETTA: savi a stari attentu prima! Prima mi succeduno i guai, savi a stari attentu puru intra a so casa”.

ROSETTA E’ PRONTA PER RISPONDERE MA UN PENSIERO LE GELA LA MENTE. ABBASSA GLI OCCHI, GIRA E RIGIRA LE MANI HA QUALCOSA DA DIRE MA DICE SOLAMENTE RIVOLGENDOSI ALLA SORELLA: Margherita andiamo! La paga ce la prendiamo domani. SI GIRA VERSO CONCETTINA: comare Concettina, li lasciamo a voi i nostri sacchi; noi andiamo a casa.

CONCETTINA: comare Rosa come fate con questa creatura; non ce la fa. Aspettate il principale e gli chiedete un passaggio fino a casa.

ROSETTA ASSAI ARRABBIATA: non chiedo niente a nessuno; andiamo a piedi!

BETTINA: tu ce la fai, è Margherita che non ce la fa. Non hai visto com’era pallida?

ROSETTA INFASTIDITA: mia nonna ne ha fatto sette di figli e tutte queste accortezze non le ha avute; partiva per la campagna la mattina e si ritirava la sera. Se è destino nascerà lo stesso, vedrai.

BETTINA: fai come vuoi.D’altronde noi possiamo darti un consiglio, poi tu decidi come vuoi.

CONCETTINA CON MOLTA CALMA: comare Rosetta, calmatevi; oggi per voi è una brutta giornata e vi comprendo, ma non peggiorate la situazione: Margherita non ce la fa. Facciamo così: io vi lascio il mio sacco e faccio venire mio marito. Faccio presto presto, ho il passo veloce.

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CONCETTINA RACCOGLIE VELOCEMENTE LE SUE COSE, APRE IL PORTONE ED ESCE.

ROSETTA E’ NERVOSA, GUARDA MARGHERITA ORA CON ARIA DI RIMPROVERO ORA CON ARIA DI COMPASSIONE.

BETTINA ROMPE IL SILENZIO: vedete che una dopo una mattinata piegata in due a buttare sangue deve aspettare quel cornuto e quel bastardo del principale.

PIETRINA RISPONDE:  e che ci possiamo fare? Sono tutti così. Che gli importa di noi e della nostra famiglia? Ci vorrebbe un mondo nuovo!

MARUZZA: ma anche se fosse nuovo, diventerebbe in poco tempo come quello vecchio. Bisogna eliminare gli uomini, tutti!

TUTTE DANNO IL LORO CONSENSO: CHI CON GLI OCCHI, CHI CON LEGGERO MOVIMENTO DELLA TESTA, CHI CON UN BREVE SIBILO.

MARUZZA CONTINUA: due soldi di paga sudata te li fanno uscire dagli occhi., dopo che hai buttato sangue. Pazienza!

PIETRINA: mi dispiace per Rosetta e Margherita, che giusto oggi avrebbero bisogno di ritirarsi.

ROSETTA LENTAMENTE: ma siamo abituate,  ormai lo sappiamo già prima di uscire da casa cosa ci aspetti. Adesso viene, anzi viene quando è comodo, pesa i sacchi, fa peso tondo a suo vantaggio, scrive, tira fuori i soldi e ci paga con l’aria da miserabile. Mai contento e mai soddisfatto, come se non lo sapessimo che col nostro lavoro…..

SI SENTE UN IMPROVVISO ROMBO DI AUTOMOBILE. TUTTE CAPISCONO CHE E’ ARRIVATO IL PRINCIPALE E TIRANO UN SOSPIRO DI SOLLIEVO.

MARUZZA: finalmente! Era ora!

ROSETTA PRENDE LA SORELLA SOTTO BRACCIO  E SI PREPARONO VICINO ALLA PESA. RACCOLGONO I LORO SACCHI. ROSETTA DICE ALLA SORELLA ANCHE SE NON LA SENTE: oggi ci facciamo sbrigare per prime, così andiamo via presto, se viene il marito di comare Concettina.

DUE UOMINI ENTRANO SALUTANDO NEL MAGAZZINO: SONO IL PRINCIPALE E L’AUTISTA. IL PRINCIPALE: allora siete pronte? Come è andato il lavoro oggi? Datemi questi sacchi che il tempo è poco.

MARUZZA CHE AVREBBE VOLUTO SCARAVENTARGLI ADDOSSO UN CARRO DI IMPROPERI SI LIMITA A DIRE CON TONO IRONICO: eh lo sappiamo, don Carmelo. Il vostro tempo è poco e prezioso.

DON CARMELO: brava a Maruzza, hai l’occhio fine e vedi giusto. FACENDO SEGNO CON LA MANO ED INCURANTE CHE VICINO ALLA PESA C’ERANO ROSETTA E MARGHERITA LA CHIAMA PER PESARE IL SUO SACCO: vieni metti il sacco nella pesa, ma più o meno mi pare lo stesso degli altri giorni. ESCE UN TACCUINO DALLA TASCA E COMINCIA A SCRIVERE: qui mettiamo la data, qui il nome….

MENTRE DON CARMELO SCRIVE, L’AUTISTA SI AVVICINA A ROSETTA E LA SALUTA CONFIDENZIALMENTE LEI NON RISPONDE. ALLORA LE SI ACCOSTA VICINISSIMO E LE DICE: che hai? Vedo che hai la faccia tirata; faccia di guerra!

ROSETTA NON RISPONDE; ANZI SI GIRA DALL’ALTRO LATO. MARGHERITA INVECE LO GUARDA ED ACCENNA AD UN PICCOLO SORRISO. LUI CONTINUA: ma ti è caduto il mondo addosso?

DON CARMELO, NOTANDO LA SCENA, LO RICHIAMA: Pippo, lascia stare a Rosetta e comincia a caricare i sacchi. In fabbrica aspettano noi.

PIPPO FA UNA SMORFIA DI INTOLLERANZA E LANCIA UNO SGUARDO A ROSETTA E VA VERSO I SACCHI E SE NE CARICO UNO SULLE SPALLE. DON CARMELO CONTINUA A PESARE E A SCRIVERE, POI SI RIVOLGE A ROSETTA: dai andiamo Rosetta, “annamu cu sti sacchi”; mi pare che non avete capito che ho poco tempo stamattina . ROSETTA PESA PRIMA IL SUO SACCO. DON CARMELO NE CONTROLLA IL PESO E SEGNA SUL TACCUINO POI AGGIUNGE: volete essere pagate ora?

ROSETTA MENTRE PESA IL SACCO DI MARGHERITA RISPONDE: sì, meglio oggi.

DON CARMELO, NOTANDO IL SACCO MENO PIENO DI MARGHERITA: “eh comu finiu cà? Sempri di menu?.

ROSETTA: “me soru non s’avi sintutu bona”. METTE IL SACCO SULLA BLANCIA E PESA.

DON CARMELO: domani non la portare. Pago una giornata per mezzo sacco di “robba”?

ROSETTA PRONTA E DETERMINATA MENTRE LE ALTRE DONNE ASPETTANO LA RISPOSTA INCURIOSITE: “forsi vui vu scuddastu, me soru è babba e pigghia a paga a mità eppuru i sacchi vi l’avi jincutu chiù ssai i l’autri e vui ieru cuntentu, ma mai mezza lira i chiù”.

DON CARMELO SI FERMA MENTRE PIPPO OSSERVA DA LONTANO LA SCENA: Rosetta gli accordi erano questi: paga a metà!

ROSETTA INFASTIDITA: va bene, va bene, principale, lo so; “sbrigatimi chi me soru si senti mali”.

DON CARMELO RIPRENDE IL SUO LAVORO SCRIVE E POI ESCE DALLA TASCA IL DENARO E LO PORGE A ROSETTA CHE FIRMA SUL TACCUINO PER RICEVUTA. CONTINUA IL LAVORO DELLA PESATURA CON LE ALTRE DONNE. ROSETTA RACCOGLIE LE COSE CHE ERANO IN GIRO E PRENDE LA SORELLA PER MANO PER ANDARE VIA. BETTINA LE SI AVVICINA E LE SUSSURRA IN UN ORECCHIO: non andare via, aspetta il marito di tua comare; tua sorella come fa?

ROSETTA DECISA: ce la fa; è forte; anzi le farà bene prendere un poco d’aria fresca.

ROSETTA STA RAGGIUNGENDO L’USCIO DEL MAGAZZINO QUANDO SI SENTENO LE URLA DI UNA DONNA

BETTINA CHE CORRE FUORI PER VEDERE COSA SIA SUCCESSO E’ TRAVOLTA DALLA CORSA DI UNA DONNA CHE GRIDA: “curriti! Curriti! Datici aiutu” Concittina cadiu ‘nto burroni! Datici aiutu”

MARUZZA SPAVENTATA A MORTE: mio Dio! Andiamo!

DON CARMELO: ma il sacco glielo avevo pesato?

PIETRINA: no! No! L’aveva lasciato a me.

ROSETTA: mamma mia, povera Crista, giusto per farmi un bene.

LE DONNE SCAPPANO TUTTE VERSO IL BURRONE. PIPPO RACCOGLIE DELLE FUNI E SI CARICA UNA SCALA SULLE SPALLE E STA PER USCIRE QUANDO VIENE FERMATO DA DON CARMELO: tu resta qui, ci vado io. SI PRENDE LE FUNI E CARICA SULLE SPALLE LA SCALA: non fermarti, dobbiamo portare i sacchi in fabbrica per la lavorazione e non possiamo ritardare. Continua a fare quello che stavi facendo.

ANDATI VIA TUTTI, PIPPO SI ACCORGE CHE E’ RIMASTA SOLO MARGHERITA. LE SI ACCOSTA VICINO E LE FA UN SORRISO POI RITORNA A CARICARE SUL FURGONE I SACCHI.

MARGHERITA GUARDA PIPPO. ACCOMPAGNA CON GLI OCCHI OGNI SUA MOSSA. POI CON ANDATURA MOLTO LENTA S’AVVIA VERSO LE BALLE DI FIENO E VI SI DISTENDE SOPRA. SOLLEVA LEGGERMENTE LA GONNA E OGNI VOLTA CHE PIPPO LA GUARDA GLI MANDA DELLE OCCHIATE INVITANTI E LANGUIDE. ALLA FINE PIPPO LE SI AVVICINA E LA GUARDA INTENSAMENTE, LEI SI INUMIDISCE LE LABBRA CON LA LINGUA, SOLLEVA LA GONNA SI TOCCA SENSUALMENTE IL SENO.

PIPPO VORREBBE TOCCARLA, LE SI AVVICINA SEMPRE PIU’ POI LE PRENDE LA MANO E GUARDANDOLA FISSA NEGLI OCCHI LE DICE: no! No!

FINE I ATTO


II ATTO

CASA DI ROSETTA E MARGHERITA. IN SCENA ROSETTA E BETTINA. ROSETTA E’ PENSIEROSA SEDUTA AL TAVOLO, BETTINA E’ ALL’IMPIEDI E STA PARLANDO: meno male che si trova sempre brave persone in questi uffici, altrimenti uno non saprebbe come sbrigarsela. Fanno mille domande ed uno non sa se a rispondere si fa bene o male. Poi in questo caso, la situazione è più difficile.

ROSETTA ASSORTA NEI SUOI PENSIERI: eh, sì! Me ne rendo conto, eccome! E meno male che sei venuta tu, perché io per questi servizi sono completamente negata. E per adesso non mi sento di andare da un ufficio all’altro. Sono troppo nervosa, troppo stanca.

BETTINA COMPRENSIVA: hai ragione, Rosetta mia! Questo guaio ti ha tolto dieci anni di salute e capisco pure i tuoi pensieri, che non saranno pochi.

ROSETTA QUASI IRONICAMNETE: pensieri che vanno e vengono e che non mi danno la possibilità di decidere. Non so che cosa fare e non so a chi chiedere consiglio.

BETTINA ESCE DALLA BORSA DELLE CARTE: questo è il certificato di nascita, questo, invece, lo stato di famiglia; da due siete passati a tre. Sono andata pure per il medico, ma ricevono domani.  

ROSETTA LAPIDARIA: da due siamo passati a tre, ma chi lavora è sola una. Ma a parte questo problema, come faccio a lasciare Margherita con un bambino così piccolo? Se gli succede qualcosa arrestano pure me. Non so se si sia reso conto di quello che le è successo; sembra estraniata, quasi assente; guarda il bambino con aria di stupore e se non glielo metto in braccio io non lo prende. Lo allatta e gli sorride come se fosse un gioco,

BETTINA: devi prenderti di coraggio e decidere. Non ti devi lasciare intimorire di questo e di quello. Se ciascuno si guardasse dietro, chissà cosa troverebbe! Purtroppo guardiamo sempre le disgrazie degli altri e le trasformiamo in maldicenze o motivi di agguerrite conversazioni.

ROSETTA LEGGENDO I CERTIFICATI: se ti riferisci ai commenti della gente, non mi importa niente. Lo so come va a finire; prima o dopo succederà qualche altra cosa e tutto il paese si scorderà di noi perché ha un nuovo fatto su cui chiacchierare, pensare, giudicare. Non mi interessa proprio la gente. Non so se devo tenere questo bambino. ho parlato con l’assistente sociale e dice che se io voglio glielo portano via, altrimenti come ho la responsabilità sulla madre devo pensare pure al figlio. ROSETTA SI ALZA E RIVOLGE VERSO L’ALTO LO SGUARDO COME A CHIEDERE ISPIRAZIONE: Signore, almeno guidami tu! Difficile decidere e in ogni caso ti resta sempre lo scrupolo.

BETTINA: ma no, Rosetta, tu agisci per il loro bene, non farti venire gli scrupoli; d’altronde a tua sorella fin adesso chi se l’è curata? Se non fosse stato per te sarebbe stata chiusa in qualche istituto o magari tanto per toglierla di torno al manicomio. Non sarebbe la prima. BETTINA RIORDINA LA SUA BORSA E GUARDA ATTENTAMENTE CHE NON VI SIA RMASTO DENTRO QUALCHE FOGLIO: mi pare che ti ho dato tutto. Comunque se hai ancora di bisogno mi fai sapere. Cerca di non assillarti troppo con tutti ‘sti pensieri! Anzi comincia  ad organizzarti e mettiti in forma che fra qualche settimana comincia la raccolta delle olive. Bisogna riprendere il lavoro, altrimenti si fa pure la fame.

ROSETTA ANNUENDO CON LA TESTA: lo so, lo so che bisogna lavorare; la forza ce l’ho non ho la testa per farlo, ma lavorerò come sempre. Hai visto il principale?

BETTINA: sì l’ho visto e dice che prende te e pure a Margherita; mi ha detto che non vi vuole abbandonare. SORRIDENDO: il lupo, come vedi, ha un cuore! E pensare che ci sta sullo stomaco peggio di un mattone!

ROSETTA: eh certo! A Margherita la vuole perché sa che lavora più di un mulo! Figurati se lo faceva per aiutarci! Ma che bisogna fare? Questa è la situazione e questo è il mondo. 

BETTINA   VORREBBE ANDARE VIA, MA SI NOTA CHE E’ IMBARAZZATA: VORREBBE DIRE QUALCOSA MA NON RIESCE A TROVARE LE PAROLE. FINALMENTE QUALCHE FRASE DI SENSO COMPIUTO: Rosetta…, io…, viste le difficoltà che avete; io…, sai…

ROSETTA: Bettina che mi vuoi dire? Calmati, nessuna ti mangia!

BETTINA SEMPRE PIU’ IMBARAZZATA: sai io e mio marito, volevamo…; come si dice?  Te lo dico a parole nostre: lo prenderemmo noi il bambino se voi avete intenzioni di lasciarlo al brefotrofio. Ma suo padre non deve comparire mai.

ROSETTA SORPRESA DALLA PROPOSTA DI BETTINA: questa sì che è una bella proposta. Mi solleva da tante preoccupazioni; per Legge non si può fare, ma chi te lo toglierebbe dopo che lo hai preso? Te lo prendi come se fossi una zia affettuosa e te lo cresci; non saresti la prima; anzi quante situazioni si sono salvate con questo rimedio!

BETTINA: il problema è il padre.

ROSETTA SPOSTANDO UNA SEDIA E METTENDOSI A SEDERE: parli di Pippo? Quello non è comparso prima e comparirebbe dopo? E per fare che? Per dargli un pezzo di pane che non ha? Già non gli è facile sopportare il peso dei figli avuti dalla moglie, figurati se se lo va ad aggravare prendendosi cura del figlio di Margherita! Questa è l’unica cosa sicura di tutta la storia.

BETTINA CON MOLTO INTERESSE AVVICINANDOSI A ROSETTA: perciò tu dici che non sia necessario parlare con Pippo; questa era la cosa più, più… BALBETTANDO E NON TROVANDO LE PAROLE: … la cosa più … antipatica. Tu lo sai, con lui non abbiamo avuto mai a che fare e non ci sarebbe piaciuto parlargli e poi di una cosa così delicata.

ROSETTA PIUTTOSTO DETERMINATA:  e lui che c’entra, Bettina? Lui ha forse preso qualche responsabilità? Tutti sanno che il figlio di Margherita “a’ babba” è pure suo, ma le carte parlano chiaro, il bambino non ha padre e chi non c’è o non c’è mai stato non può dall’oggi al domani diventare di carne e di ossa.

BETTINA SI SENTE RISOLLEVATA, S’AVVICINA A ROSETTA E CON VOCE SUSSURRATA LE DICE: non sono madre, ma ce la metterei tutta per diventarlo e per non fare mancare nulla al bambino.

ROSETTA: lo so che saresti la mamma giusta per lui; ma queste sono cose che bisogna fare attentamente, perché non si può ritornare indietro. E mi fa tanto piacere che tu me l’abbia chiesto, Bettina, almeno non ho più l’angoscia di doverlo abbandonare.

BETTINA: e se lei un domani lo vuole come faccio? Tu pensi che lei possa cercarmelo un giorno?

ROSETTA:  ti ho detto che Margherita non si è resa conto di nulla e che non sembra avere capito di essere diventata madre. Ma devo dirti, conoscendola, che è “babba ma finu a un cettu puntu”. La testa le ragiona a modo suo e non sai mai se il suo modo è pure il tuo.  Comunque, ancora è tutto confuso, bisogna vedere le cose attentamente e soprattutto non mettertelo nel cuore che poi le delusioni bruciano e ci resti male.

BETTINA IMPLORANDO: Rosetta, come sarei felice! Almeno i sacrifici miei e quelli di mio marito non sarebbero vani. Se tu sapessi com’è triste tornare a casa e sentirsi soli! La nostra vita è prevedibile ed è sempre la stessa; mai un’emozione, un batticuore, un’improvvisa commozione.

ROSETTA PER NIENTE COINVOLTA NEL SENTIMENTALISMO DI BETTINA: un figlio non è un giocattolo. I figli sono gioie e dolori, e te lo dice chi non ne è stata mai madre, a volte, e questo lo sai, ti danno solo dolori e ti trascinano nei loro guai e nei loro problemi.

BETTINA RISPONDE CON ARIA DI CONSAPEVOLEZZA: certo che lo so, pensi che non abbia mai avuto una famiglia? Mia madre e mio padre appresso a noi figli hanno perso la salute, eppure erano sempre contenti di noi.

IMPROVVISAMENTE ENTRA CON PASSO MOLTO LENTO MARGHERITA PORTANDO IL BAMBINO NELLE BRACCIA. ROSETTA SI ALZA LE VA INCONTRO E TOGLIENDOLE IL PICCOLO DALLE BRACCIA URLA: ti ho detto di non prenderlo e di lasciarlo a dormire nel letto. ROSETTA PER FARSI CAPIRE MEGLIO FA GESTI E FA UN’ESPRESSIONE DURA: non devi prenderlo! Gli devi dare solo il latte quando te lo dico io.

BETTINA INVECE INTENERITA DALLA SCENA CHE AVEVA VISTO: sempre una mamma è! “u fannu i nnimali figuriti si no facemu nui!”.

ROSETTA ARRABBIATA: “idda non l’avi a fari!”.

BETTINA: “ e picchì? Non è a matri?”.

ROSETTA DETERMINATA: non si deve affezionare: fino a quando non stabiliamo … non prendiamo una decisione è meglio che non faccia la mamma.

BETTINA S’AVVICINA A VEDERE IL PICCINO AVVOLTO IN UNA SCADENTE COPERTINA LO SCOPRE PER VEDERLO MEGLIO: “ma che beddu! Pari n’anciulu!”. LO PRENDE DALLE BRACCIA DI ROSETTA E SE LO STRINGE AL PETTO CON UNA ESPRESSIONE DI GRANDE TENEREZZA RIVOLGENDOGLI PAROLE AFFETTUOSE: piccolo mio; come sei dolce. GLI PASSA IL DITO SULLE LABBRA E CONTINUA A RIVOLGERGLI PAROLE DOLCI: ma come sei bello! Sei bello e buono!

MARGHERITA    NON SOPPORTANDO LA SCENA E SOPRATTUTTO CHE LE SIA STATO TOLTO IL FIGLIO DALLE BRACCIA MUGOLANDO STRAPPA CON FORZA IL FIGLIO DALLE BRACCIA DI BETTINA E SE LO STRINGE FORTE AL PETTO. ROSETTA INTERVIENE ENERGICAMENTE E SENZA DIRE UNA PAROLA GLIELO RIPRENDE. MARGHERITA LA GUARDA TURBATA E POI ESCE DALLA STANZA.

BETTINA: hai ragione: se poi non può tenerlo soffre di più. Meglio che si abitui all’idea.

ROSETTA LENTAMENTE:  pure a me piacerebbe tenermelo, ma come si fa? Ci sono tanti problemi e francamente non me la sento. Però ancora non ho deciso. L’assistente sociale mi ha pure detto che per qualche anno possono tenere madre e figlio in un istituto, ma sarebbe solo allontanare il problema per qualche periodo. Giuro che sono molto combattuta.

BETTINA ANNUENDO E DIMOSTRANDO IL CONSENSO ANCHE CON GLI OCCHI: Rosetta, lo sanno tutti che hai un buon cuore e che in fondo hai sacrificato la tua vita per tua sorella.

BUSSANO. ROSETTA GUARDA CON ESPRESSIONE DI MERAVIGLIA BETTINA:  e chi è? non aspettavo nessuno. Vado ad aprire.

MENTRE ROSETTA VA AD APRIRE LA PORTA BETTINA CONTROLLA I CERTIFICATI CHE AVEVA LASCIATO SUL TAVOLO E RESTA IMPIETRITA QUANDO DAVANTI A I SUOI OCCHI VEDE PIPPO SEGUITO DA ROSETTA. LUI SALUTA: buongiorno, signora Bettina!

BETTINA MOLTO A DISAGIO RISPONDE AL SALUTO: buon… buongiorno. SI GUARDA INTORNO POI NON SAPENDO COSA DIRE AGGIUNGE CON LO STESSO IMBARAZZO DI PRIMA: stavo andando via, ho fatto una commissione per Rosetta, ma adesso vado via.

PIPPO CON ARIA QUASI STRAFFOTTENTE: per me potete stare qui; non ho molto da dire e quello che ho da dire lo potete sentire.

BETTINA, MENTRE ROSETTA NON RISPONDE:  grazie, ma devo andare, non posso più fermarmi. SI AVVICINA A ROSETTA LA BACIA: chiamami se hai bisogno di qualche altra cosa. Basta dirmelo!

ROSETTA RINGRAZIA SINCERAMENTE MA E’ MOLTO TURBATA: grazie, Bettina, so che approfitterò ancora della tua bontà.

BETTINA VA VIA I DUE RESTANO FERMI E IN SILENZIO; POI E’ ROSETTA A ROMPERE IL SILENZIO, USANDO UN TONO FREDDO MA INCISIVO: cosa vuoi? Che sei venuto a fare in casa mia?

PIPPO SORRIDE SARCASTICAMENTE: adesso la mia visita non è gradita, ma dimentichi che fino a qualche mese fa eri tu che mi dicevi di venire a trovarti.

ROSETTA SEMPRE CON LO STESSO TONO E SEMPRE IMMOBILE:  allora eri un altro uomo; un uomo di cui potevo fidarmi e a cui avevo dato il mio cuore senza nulla in cambio. Sei stato un vigliacco e per questo pagherai; eh sì che pagherai!

PIPPO: cosa mi farai? Mi darai una coltellata? Oppure mi farai … RIDE: uccidere.

ROSETTA: farò di peggio; hai moglie e figli e vedrai come mi vendicherò.

PIPPO IRATO PER LE PAROLE DI ROSETTA LA PRENDE PER I POLSI E STRINGENDOGLILI CON VIOLENZA LE DICE: non toccare la mia famiglia! Non devi neanche nominarla! Guai a te!

ROSETTA NONOSTANTE LA STRETTA AI POLSI: non mi spaventi. Sei solo un vigliacco e ti punirò; la vendetta sarà il mio pensiero costante.

PIPPO LIBERANDO I POLSI DI ROSETTA: una volta il tuo pensiero costante era altro: farmi entrare nel tuo letto!

ROSETTA SENTE RIBOLLIRLE IL SANGUE VORREBBE AGGREDIRLO CON TUTTA LA FORZA CHE HA IN CORPO; S’AVVENTA CONTRO DI LUI E LO COLPISCE BATTENDO SUL PETTO I PUGNI: porco, come hai potuto? Io ti ho dato fiducia, mi sono affidata a te e tu mi hai distrutta. Approfittare di una povera “babba” che non si sa difendere; sei un indegno.

PIPPO: non è tutta mia la colpa!

ROSETTA SORRIDENDO IRONICAMENTE: adesso la colpa è pure di Margherita che non sente non parla ed è pure scema. Finiscila! Oh come sono stata scema pure io! Come sono stata cieca! Ma ora che vuoi? Non ti voglio vedere , non posso sopportare di averti vicino. Mi fai schifo. Vai via!

PIPPO SEDENDOSI: smettila! Smettila e non mi fare seccare! Domandami, invece, perché sono qui.

ROSETTA: non mi interessa; non può interessarmi.

PIPPO PARLANDO LENTAMENTE: si dice in giro che vuoi lasciare il bambino in brefotrofio. Sebbene io non abbia alcun diritto non mi pare che sia la soluzione giusta.

ROSETTA SARCASTICAMENTE: ah certo, visto l’aiuto che ci hai dato e che ci darai in futuro puoi pure fare valere i tuoi diritti di padre. Farò quello che bisognerà fare senza bisogno dei tuoi consigli; non ne abbiamo bisogno.

PIPPO CHE NON SOPPORTA L’ATTEGGIAMENTO DI ROSETTA: smettila! Oggi un bambino vi è di peso, ma pensa fra qualche anno quando sarà grande. Siete due donne sole e un uomo in casa vi sarà utile.

ROSETTA: ma non ti accorgi quanto sei ripetitivo? PONENDOSI DI FRONTE: dici le stesse cose che hai detto a me parecchi anni fa.

PIPPO FACENDO FINTA DI NON SENTIRE:  se il figlio l’avessi fatto tu sarebbe stato diverso non l’avresti destinato al brefotrofio. Avresti fatto i sacrifici per tenertelo.

ROSETTA: in ogni caso per te sarebbe stata la stessa cosa. PIUTTOSTO ARRABBIATA: tu sei padre perché fai figli, ma non sai cosa significhi crescere un figlio, amarlo, curarlo, tenerlo in braccio. Adesso proprio col figlio di Margherita hai avuto un improvviso sentimento paterno per impedirmi di lasciarlo al brefotrofio.

PIPPO CALMO E LENTAMENTE: intanto non è tuo figlio. DOPO UNA BREVE PAUSA AGGIUNGE: non dovresti decidere per lei.

ROSETTA AGITATISSIMA: fin adesso chi ha deciso per lei? Sei venuto tu a darci da mangiare? Non dire fesserie e vattene che non voglio sentirti più. Io so quello che ho fatto per mia sorella; tu che ne sai; tu che senza scrupoli e senza timore te la sei fottuta. Vattene! Vattene e non farti più vedere!

PIPPO SI ALZA, MA NON DA’ L’IMPRESSIONE DI AVERE PERSO LA PAZIENZA: calmati! Cerca di ragionare.

ROSETTA GRIDANDO: come posso calmarmi? Non posso ragionare: nella testa ho un fuoco. E mi dà fastidio che tu sia venuto a dirmi quello che devo fare e quali decisioni prendere. Tu che non ci hai pensato due volte a farmi male a darmi questa coltellata.

PIPPO SI AVVICINA SEMPRE PIU’ E LENTAMENTE A ROSETTA,  LA FISSA NEGLI OCCHI E VORREBBE FARLA TACERE: muta! Non gridare, muta! PIPPO E’ VICINISSIMO A ROSETTA CHE ANCORA GLI DICE DI ANDARSENE: quando gridi così mi fai salire il sangue al cervello. IMPROVVISAMENTE LA BLOCCA  E TENTA DI CHIUDERLE LA BOCCA CON UNA MANO. LEI CERCA DI SVINCOLARSI. LUI ANCORA: muta, maledetta, muta!

ROSETTA CHIUSA FRA LE BRACCIA DI PIPPO E’ UN SERPENTE VISCIDO, MA NON RIESCE A SFUGGIRE LA PRESA. NON RIESCE NEANCHE A GRIDARE: LA MANO DI PIPPO LA STA SOFFOCANDO. POI PIPPO LA LASCIA RESPIRARE ED IMPROVVISAMENTE INCOLLA LA SUA BOCCA SU QUELLA DI ROSETTA. LEI PER UN MOMENTO RIFIUTA QUELLA BOCCA DESIDEROSA, MA POI CEDE AL PIACERE.

FINALMENTE RIMASTI SENZA FIATO, PIPPO ALLENTA LA BOCCA E STRINGENDO FORTE SUL SUO PETTO ROSETTA LE DICE: così mi piaci, con il fuoco che hai dentro e con la voglia di prenderti tutto di me.

ROSETTA SI DIVINCOLA E ALLONTANA PIPPO: non fraintendere! E’ stato solo un momento di debolezza. Non ho dimenticato né ti perdono. Hai colpe incancellabili. Avrei accettato il tradimento, avrei accettato che andavi con un’altra donna e con chi volevi, ma mia sorella no. Non te lo perdono!

PIPPO CON TONO PERSUASIVO: come tu adesso, anch’io ho avuto un momento di debolezza che mi ha fatto perdere la testa. Tu non sai quante volte ho fatto resistenza a me stesso!

ROSETTA CANZONANDO PIPPO: debolezza, resistenza, ma vuoi vedere che sei caduto nella trappola di “Maggherita a’ babba?”

PIPPO: sto parlando seriamente. Margherita non è una donna è una … una … come chiamarla ? NON TROVA LE PAROLE ADATTE: non so  definirla, ma se ti avvicini  è impossibile scappare.

ROSETTA IRONICA E SPREZZANTE: ma smettila! Finiscila di raccontare minchiate. Dici almeno la verità: ti stuzzicava fartela e ci sei riuscito.

PIPPO FACENDO FINTA DI NON AVERE ASCOLTATO ROSETTA: avete lo stesso sangue nelle vene, e gli uomini ve li mangiate con gli occhi; ma lei è come una bestia: quando il desiderio la prende diventa come un fuoco che solo l’acqua può spegnere.

ROSETTA: insomma, vuoi dire che la colpa è di Margherita. Ti sei giustificato, ma ora non voglio più sentirti. Te ne puoi andare. Le tue parole sono frecciate e non capisci che quella di cui tu parli è mia sorella.

PIPPO SI AVVICINA A ROSETTA E CERCA DI STRINGERLA A SE’, MA LEI GLI SFUGGE: puoi forse dimenticare? 

ROSETTA: ho già dimenticato! E non credere che faremo il terzetto: tu io e Margherita. Ormai qui non tira più aria per te

PIPPO CERCA DI PERSUADERLA USANDO ANCHE UN TONO DI VOCE PIU’ GRADEVOLE: non ho mai pensato a questa soluzione. LA PRENDE COME PRIMA CON ENERGIA E LE STRINGE I POLSI: noi siamo fatti l’uno per l’altra e non possiamo vivere separati; tutto deve tornare come prima!

ROSETTA SFUGGE ALLA MORSA DI PIPPO E QUASI DISPERA GLI URLA IN FACCIA: ma non capisci che è finita?  Non siamo più quelli di prima: è impossibile tornare indietro!

SULLA PORTA COMPARE MARGHERITA, E’ SORPRESA DI VEDERE PIPPO. VA VERSO IL TAVOLO E LO SCRUTA. ROSETTA LE SI AVVICINA LA DISTRAE GRIDANDOLE: vai in cucina! NON LA VUOLE FRA I PIEDI, PROPRIO ADESSO: vai in cucina!

MARGHERITA NON SEMBRA AVER CAPITO: E’ ATTRATTA DA PIPPO CHE NON HA IL CORAGGIO DI GUARDARLA. LEI A PASSI LENTI ARRIVA VICINO A LUI FINO A SFIORARLO, POI GLI SORRIDE E GLI APRE LA BOCCA SMANIOSA E GLI FA UNA CAREZZA. PIPPO SI GIRA DALL’ALTRO LATO. ROSETTA ALLONTANA MARGHERITA TIRANDOLA PER UN BRACCIO.

ROSETTA IMBARAZZATISSIMA DICE A PIPPO: adesso vai via. Ho bisogno di riflettere; sono confusa; lasciami in pace.

PIPPO FISSA ROSETTA CON OCCHI PENETRANTI, POI CON UNO SCATTO VA VIA E SPARISCE.

APPENA RIMASTE SOLE, ROSETTA INVEISCE CONTRO MARGHERITA, LA STRATTONA E TENTA DI FARLE CAPIRE QUELLO CHE LE VUOLE DIRE. SI AIUTA A SEGNI FATTI CON LE BRACCIA: devi lasciare stare a Pippo. Pippo non è per te. Lo sai bene che dorme anche con me.

MARGHERITA SEMBRA AVERE CAPITO MA NON GLI IMPORTA NULLA DI QUELLO CHE LE HA DETTO LA SORELLA. ROSETTA CONTINUA: basta con Pippo. Quando lo vedi devi girarti dall’altra parte.  

MARGHERITA SI ALZA E FISSA LA SORELLA CON  OCCHI TRUCI. DALLA SUA BOCCA PROVENGONO DEI SUONI INDISTINTI DI CUI ROSETTA NON PUO’ COGLIERE IL SIGNIFICATO, POI CON UN AMPIO GESTO DELLE BRACCIA PRIMA FA CAPIRE DI ESSERE STATA INCINTA E POI DI AVERE AVUTO UN FIGLIO.

ROSETTA RESTA DI SASSO, MA RIESCE ANCORA A TROVARE LE PAROLE PER TENTARE DI ELIMINARE DALLA TESTA DELLA SORELLA IL SUO AMANTE: non importa se è il padre di tuo figlio! E’ successo! Basta adesso! Non cambia nulla per nessuno. POI PRENDENDOLA PER LE SPALLE E SCUOTENDOLA: e mettiti bene in testa che non farò rinunce per te; non rinuncio a Pippo. Ho fatto troppe rinunce nella mia vita e questa non la voglio fare. Tanto resterò sempre una puttana per tutti, e tanto vale che continuo la vita di sempre.

MARGHERITA MUGOLA FRASI INCOMPRENSIBILI MA SEMBRA AVERE CAPITO IL RAGIONAMENTO DELLA SORELLA ALLA QUALE MOSTRA ATTRAVERSO LO SGUARDO E GLI OCCHI SENTIMENTI DI RIBELLIONE. ROSETTA L’HA CAPITO E QUINDI LE SI AVVICINA SEMPRE DI PIU’ E PARLANDO LENTAMENTE, SCANDENDO OGNI SINGOLA PAROLA DICE ALLA SORELLA: mai più Pippo! Pippo [BATTENDOSI LA MANO SUL PETTO PER RIBADIRE MEGLIO IL CONCETTO] è mio.

MARGHERITA TURBATA ESCE DALLA STANZA E ROSETTA DICE A SE STESSA: spero che lo abbia capito; ma se non l’ha capito lo ripeterò tante di quelle volte che alla fine lo capirà. Il suo è stato un brutto incidente, ma esso non può cambiare la mia vita.

ROSETTA  CAMBIANDO PENSIERI E ATTEGGIAMENTO APRE L’ASSE DA STIRO: andiamo avanti! INCOMINCIA A STIRARE I DELICATI INDUMENTI DEL NIPOTINO. LO FA PRIMA CON UNA CERTA SVELTEZZA E SUPERFICIALITA’, POI MAN MANO CON SEMPRE PIU’ PRECISIONE FINO A METTERCI UN’ATTENZIONE CHE NON AVEVA MAI AVUTA. IMPROVVISAMENTE L’ASSALE UN SENTIMENTO DI TENEREZZA ED ALLORA STRINGE SUL PETTO E SUL VISO LA BAVETTA CHE STAVA STIRANDO.  

MARGHERITA ENTRA NELLA STANZA COL BAMBINO FRA LE BRACCIA, ROSETTA APPENA LA VEDE ENTRARE POSA IL FERRO DA STIRO VA INCONTRO ALLA SORELLA E LE TOGLIE IL BAMBINO DALLE BRACCIA DICENDO: “veni picciriddu mei, veni unni to mammuzza”. LO BACIA TENERAMENTE MA IL BAMBINO PIANGE. ROSETTA CONTINUA: “hai famuzza? E ora a mamma ti fa dari u latti”.

ROSETTA SI AVVICINA A MARGHERITA E LE METTE FUORI UNA MAMMELLA GROSSA DI LATTE E FA ATTACCARE IL BAMBINO. LO GUARDA SORRIDENDO E ORGOGLIOSAMENTE NE AMMIRA LA FORZA NEL SUCCHIARE: ” ma vadda chi fami chi javi! O figliu beddu! Era mottu di fami!”

ROSETTA GUARDA IL BAMBINO MANGIARE FINO A QUANDO SAZIO LASCIA LA MAMMELLA. ALLORA LO PRENDE FRA LE SUE BRACCIA E LO BACIUCCHIA, POI SI SIEDE ESCE DALLA CAMICETTA UN SENO E VI APPOGGIA LA BOCCA DEL BAMBINO: “mancia ‘a mamma; mancia e dommi! Stasira a mamma ti fa dommiri cu idda”.

MENTRE CULLA IL BAMBINO CANTANDOGLI UNA NINNA NANNA, ROSETTA SI RIVOLGE A MARGHERITA FACENDOGLI SEGNO DI PRENDERE LA CARROZZINA: vai Margherita, prendi la carrozzina che lo metto a fare il sonno.

ROSETTA CONTINUA A CANTARE LA NINNA NANNA FINO A QUANDO TORNA MARGHERITA CON LA CAROZZINA. ROSETTA VI POSA DENTRO IL BAMBINO DANDOGLI TANTI BACINI: dormi gioia della tua mamma. La tua mamma non ti lascerà mai, sarò sempre con te.

MARGHERITA CHE HA CAPITO CHE LA SORELLA SI E’ SOSTITUITA A LEI,  IN UN ATTACCO DI IRA PRENDE IL FERRO DA STIRO E CON TUTTA LA FORZA CHE HA IN CORPO COLPISCE LA SORELLA SULLA TESTA.

LA NINNA NANNA SI INTERROMPE, ROSETTA NON HA NEANCHE IL TEMPO DI DIRE “AHI” E CADE A TERRA ESANIME.

FINE

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