‘A bottega de lo scarparo

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‘A bottega  de  lo  scarparo

                                                                                                      

                                                             

                                                                                        

                                                                                        

        

           

                                                           

                                                               Fiammetta Veneziano

Posizione SIAE 180135

Depositato il 12/12/2012

         Fino agli inizi del  ‘900 a Roma, e non solo, esistevano moltissimi mestieri specializzati e spesso il venditore era anche il produttore della merce che vendeva.  I mestieri potevano essere "a bottega" oppure ambulanti: l’acconciapanni, l’affittasedie, il baullaro, lo sediario e così via, potevano lavorare nella comodità di un  negozio o girare per le strade. Solitamente gli ambulanti erano molto più numerosi dei bottegai e  vendevano la merce esposta su di un carretto trainato a mano o da un animale, oppure in due bigoncini appesi ad un    bilanciere a spalla, girando per strade e vicoli e gridando le magnificenze della loro merce.

         Il calzolaio, mestiere oramai scomparso, lavorava quasi esclusivamente a bottega. Nel suo negozio si  prendevano gli   ordini, si misurava, si sceglievano i materiali, si provavano scarpe o stivali e alla fine si consegnava tutto al cliente, che, restando più o meno soddisfatto, veniva spesso gabbato da "mastro Grespino" (Crispino), nome proverbiale dei calzolai e ciabattini, secondo  il Belli.  A quei tempi, la bottega di calzolaio era anche un affollato luogo di ritrovo e pettegolezzo per eleganti paini, minenti arricchiti, sfaccendati di quartiere e bulli senza arte né parte.

                Per i Romani le Madonnelle sono piccole edicole a muro affisse agli angoli dei palazzi antichi o inserite nelle facciate degli stessi. A Roma ne sono rimaste più o meno 500, ma una volta erano migliaia. Simbolo della devozione popolare, avevano anche la funzione    di illuminare le strade nei crocevia, laddove ancora non esistevano i lampioni.Nel corso dei secoli alle Madonnelle vennero       attribuiti fatti prodigiosi: guarigioni miracolose, sanguinamenti, rinascita di fiori secchi, candele rimaste accese nonostante le                 alluvioni e così via.
Alcuni degli eventi più misteriosi furono quelli tra la fine del ‘700 e i primi decenni dell’800: le Madonnelle       cominciarono a muovere gli occhi, sia verso l’alto che verso il basso, da destra e da sinistra. La Chiesa avviò un’inchiesta e, alla fine,       dopo l’esaltazione popolare, confermò che solo alcune avevano realmente mosso gli occhi. Furono affisse delle targhe dove si                promettevano 200 giorni di indulgenza alle anime del purgatorio se i fedeli avessero recitato delle litanie sotto le edicole.

    Madonnella di Piazza Farnese, angolo via dei Baullari.


          Personaggi                                                                              

     

          Grispino, scarparo                                                                

 Lucia, asolara (cuciva le asole)                            

 Monsignore Annibale della Genga   (futuro Leone XII)  

Oreste, mignattaro (raccoglieva e vendeva le sanguisughe)                         

Benedetta, orlatora (cuciva gli orli)                                                   

Nunzia, gilettara e moglie di Giacomone (cuciva i gilet)

Giacomone, cravattaro(prestava i soldi a strozzo)

Madre Angelica                                                                        

Suor Genuflessa                                                       

Ciccio, bujaccaro fidanzato di Benedetta             (venditore di bujacca, una minestra    povera)

  Lorenzo, signorino                                                

 Caterina, signorina                                                 

                                                                                            PRIMO TEMPO

  Scena 1

L’azione si svolge nella bottega di Grispino, fabbricante di scarpe a Borgo. Con lui lavora Lucia, zitellona, abile cucitrice e specializzata in asole, che dà una mano a bottega. L’ambiente è molto semplice: un tavolo da lavoro, un banchetto, una sedia, qualche scaffale. C’è un vano che porta in un’ altra stanza e l’ingresso alla bottega.

GRISPINO                     Aho! Te voi sbrigà co qui bottoni???

LUCIA                            Ho finito, ho finito!

      GRISPINO       Famme vede’? Ma ch’ hai combinato? Nu ‘o vedi che uno è blu e uno è        nero?

LUCIA                             Davero? Nun c’ho fatto caso. ‘Sto blu è così scuro....  

        GRISPINO                        Sbrighete daje, attacca quello nero che mo’ ariva  Monsignore!

LUCIA                            Io nu ‘o so perché ‘ns’è voluto fa’ attacca’ a fibbia dorata..nu o so....

GRISPINO                     Che te’mporta? Sbrighete...

LUCIA                             (tra sé e sé) M’emporta, sì che me’mporta. A fibbia è grossa e io ‘a vedo. Qui nun ce vedo gnente, e ‘ndo cojo, cojo...(si punge) Ahia! Santa Lucia, nun te n’annà…

     GRISPINO         Che borbotti? ‘Nte va mai bbene gnente!

    LUCIA                                               A me eh?

  GRISPINO                           Certo a te. Non fai artro che borbottà, sembri ‘na pentola de facioli. Che c’hai da lamentatte poi noo so’io,’ nvece de ringrazzià Dio che ta faccio guadambià…

 LUCIA                                   Eeeeeee! Sarà  ‘n mese che ‘n vedo ‘nbajocco

GRISPINO                             Sei buciarda come ‘na lapide, si t’ho dato  4 bajocchi l’artro ggiorno.

LUCIA                                    Si nun me ricordo male ciò dovuto da pagà a bottonara. Io parlavo dei sordi mia.

GRISPINO                             C’ho avuto ‘e spese, ma mo’ quanno me pagano ‘e scarpe…

LUCIA                                    A proposito de spese, guarda che  Nunzia vole li sordi! Jeri m’ha  fermato, e m’ha detto che si nun je paghi i due giletti, so’ cavoli tua.

GRISPINO                                           Si er sor Duilio nun me paga, io mica posso tiralli fori de tasca mia! ‘Sti signori!   Se vonno fa’ ‘un par de camicie ar mese, ‘n par de brache ‘gni du mesi e ‘na giacca ‘gni 6, ma de scarpe manco una l’anno.

LUCIA                                 Hai sbajato te. Che sei ‘ngilettaro? None, sei no scarparo e bbasta! Che te sei messo ‘ntesta?

(bussano)

GRISPINO      Tu sei ‘na povera ‘gnorante che nun capisce gnente...to ‘o spiego dopo.

                                                                                      Scena 2

Entra il Monsignore. Il suo nome è Annibale della Genga e sarà il futuro Leone XII.

GRISPINO                      Bongiorno, lustrissima eminenza.

LUCIA                            Bongiorno Monsignore reverendissimo.         

MONSIGNORE               Bongiorno, bongiorno. Grispi’ so’ pronte ‘ste scarpe?

GRISPINO                          Ecchile ecchile,(strappa le scarpe dalle mani di  Lucia) Mirate che   magnificenza eh? (Ci sputa sopra per farle lucidare) Brilluccicheno...

       MONSIGNORE                Che schifo, nun t’emparerai mai che nun devi da sputà...

GRISPINO               Scusateme Eccellenza...

      MONSIGNORE        Daje, vedemo come me stanno che nun ciò tempo da perde...(le prova) Ehi, che d’ è? Nun me se ficcheno...

GRISPINO                Nun è possibile, aspettate, ve l’ infilo mejo....

       MONSIGNORE                   Ahio che te spigni...Nu ‘o vedi che c ’ho er tallone de fora?  Mica so’ Cenerentola!

       GRISPINO               Fateme vede’... (a Lucia) A Lucì ma queste nun so’ e scarpe der Monsignore...

LUCIA                        E che ne so io,  queste m’hai dato da cuce...

GRISPINO                Ma che stai a dì, ‘ndo l’ hai messe? Tirale fora. Scusatela, è ‘na zuccona...

MONSIGNORE       E tu sei ‘n cojone.   Allora ‘ste scarpe? Guarda che c’ho fretta.

      GRISPINO                (non trovandole)Lustrissimo, scusateme, c’è stato ‘no sbajo...ecco  penzo...  

In quella entra  Oreste, venditore di mignatte, un po’ spaccone.

                                                       Scena 3

     ORESTE              Aho che scarpe m’hai rifilato? Me se leveno dai piedi, nun so’ ‘e  mia. Bello scarparo!

LUCIA                       A Grispì, j’hai dato quelle der Monsignore!

GRISPINO               C’è stato ‘n piccolo sbajo.

        ORESTE                    ‘n piccolo sbajo? So’ dovuto ritornà da Porta Maggiore per ridattele.

GRISPINO                   Sor Ore’ v’avevo detto de provalle,  nun avete voluto!

MONSIGNORE           E allora? Io invece l’ ho provate, e nun so’ e mia.

GRISPINO                   Provateve queste!(porgendogli quelle di Oreste)

        MONSIGNORE                        Queste? Co’ chi te credi de sta  a parlà? Er piede mio nun s’abbassa a ‘nfilasse a scarpa usata da quello  artrui, manco fosse er Papa.  E poi so’ tutte inzaccherate! Nu ‘e vojo, me le dovete da rifà.  

ORESTE                         A ridamme e mia.

GRISPINO                     Ecchile. (gli dà quelle provate dal Monsignore)

ORESTE                          Ma che so’ tutti ‘sti bottoni, m’hai preso pe’ ‘n finocchio?

MONSIGNORE           Come ve permettete? Offesa a pubblico ufficiale der Papa Re. Mo’ v’aresto e   ve porto ‘ar gabbio!

      ORESTE                                  Addirittura, ve chiedo scusa. Se sa de gustibusse…! Portate ar gabbio Grispino è lui che v’ha offeso!

      LUCIA                                    Aho, carmateve! Se semo sbajati. Tornate più tardi e ve ‘e  rifamo nove.

MONSIGNORE                   Ma nun te pago, così riscatterai st’onta che m’hai riservato: in primis me volevi rifilà ‘  nparo de scarpe che nun so’ e mia e questa è frode, in secundis hai voluto  offenne la mia figura medesima trattandome come ‘n popolano, mentre io so’ er nobile della Genga. In tertiis, offennenno me hai offeso er Papa, quinni meriti questo e artro! Pax et bonum.(esce)

    ORESTE                                   E manco io! Che nun so’ nobbile, ma l’arte mia che guarisce er popolo e la  nobbiltà è pari a quella der Monzignore. Carzolaro dei miei carzari! (esce)

                                                                                                              Scena 4

LUCIA                                       Ma Oreste nun fa’ er mignattaro? E che raccoje e venne e mignatte  è ‘narte?

GRISPINO                              Sti moramm….Ahi capito si? Nun me pagano e ‘e vonno puro nove!

LUCIA                                                   Macché nove. Damme qua. A queste ce levo li bottoni e  quest’artre ‘e ripulisco,   e poi je do ‘na lucidata.

 GRISPINO                            E ‘mo manco a Nunzia posso pagà. Ce contavo proprio su ‘sti  bajocchi.

 LUCIA                                    Te serve de lezzione. Sei solo ‘no scarparo o voi capì?

GRISPINO                                 O vedi che nun capisci gnente, che sei ‘na coccialona? S’ io faccio ‘n modo da servì e perzone dandoje tutto quello che je serve...Camicie, giacchetti, giletti…

LUCIA                                    Scarpe...

GRISPINO                              Guadambierebbe parecchio no? Chi se vole vestì a da venì da me medesimo, sottoscritto, io, er sor Grispino.

LUCIA                                    E Nunzia, er camiciaro, a bottonara, li pagherebbi te?

GRISPINO                              E certo.

LUCIA                                    Pe’ guadambià, a ‘la ggente dovresti metteje de più,

GRISPINO                              Te credo. Sinnò nun me convenirebbe no?

LUCIA                                    Abbisognerebbe vede si j’andrebbi de pagà  più a te, o meno a Nunzia..

GRISPINO                              Sei sempre la solita ‘gnorante, zuccona. Io j’a risparmierebbe de girà pe’ strada a cercà l’artri. E qui starebbero ar riparo a misurasse. Ma che me stai a fa’ parlà, tanto mica capisci. Famme andà a pija a pelle. Ciò bisogno de du pezze.

LUCIA                                    Nun te fa ‘nfinocchià. L’urtima vorta quer corami t’ha dato ‘na pelle secca e dura che c’ho dovuto lavorà tre ggiorni pe’ ammorbidilla...E ta’ ’ha fatta pagà come quella  de capretto!

GRISPINO                              Cucete a bocca zitella acida. Sempre a mette er prezzo su e patate! Tu stai qui pe’ bontà mia ricordatelo, si no...

LUCIA                                    Si no che ? ‘Nvece de ringrazziamme, ‘nvece...

GRISPINO                              Io, aringrazzià te? (guardando in alto)Famme uscì prima de buttalla fora  a questa’. Sta attenta: si quarcheduno vole ‘npar de scarpe, pijaje bene e misure!(esce)

LUCIA                                    Va’, va’. Ber ringrazziamento doppo tutto quello che faccio drento ‘sta bottega. Va, va a pija a pelle da quer morammazzato. Hum che me metto a di’ puro ‘e male parole! Er fatto  è che je vojo troppo bbene  a quer babbalocco. So’ propio de coccio….  Aho, nun ce vedo più pe gnente, mannaggia a me. Sto a diventa’  ‘na balucana. Santa Lucia nu  te n‘ annà…. Ecco qua. Mo a queste cia riattacco li bottoni…Volevate ‘e scarpe nove? E più nove de cosi....(rimira le due paia di scarpe)

Scena 5

Entra Benedetta. E’ giovane e cuce gli orli.

BENEDETTA                        E’ permesso?

LUCIA                                    Avanti.

BENEDETTA                        Ciao Luci’…

LUCIA                                    A Benede’ ....come te va?

BENEDETTA                        E come me va, così...

LUCIA                                    E co’ Ciccio, quanno decidete?

BENEDETTA                        Si nun c’avemo manco l’occhi pe’ piagne, che dovemo da decide? Guarda qui, risolame sta’ scarpa che nun pozzo più camminà.

LUCIA                                    Da’ qua. E che te risolo, qua a scarpa ‘ n ce sta più. Tocca a buttalle.

BENEDETTA                        Buttalle? Che sei matta. E che cammino scarza? Nun ce n’ho ‘nartro pajo.

LUCIA                                    ‘N ciai ‘n par de pianelle, du’ cioce?

BENEDETTA                        Ho dovuto da buttalle l’artr’anno. C’erano rimasti solo li lacci.

LUCIA                                    Vedemo ‘n po’ che posso fa’. (fruga tra il bancone e i cassetti) Uhmm’era rimasta ‘na pezza de quaa pelle dura come la pietra.

BENEDETTA                        Aho e che me voi fa’ mori? Già me so’ venuti du’ geloni che nun riesco a mannà via...

LUCIA                                    Hai provato a pisciatte sui piedi? Mi’ nonna o faceva sempre, puro io ciò provato.

BENEDETTA                        Che schifo a Lucì.

LUCIA                                    Damme retta. O fai pe’ due o tre giorni, magara de sera, aspetti che s’asciugheno da soli. Te spariscono.

BENEDETTA                        Nun cia posso fa…

LUCIA                                    Allora tietteli. Aspetta aspetta, guarda che ciò?

BENEDETTA                        Che è ‘ncappello?

LUCIA                                    E’ ‘ ncappello de Grispino, tanto nun so mette. Jo regalò ‘nvecchio vetturino morto de vajolo...

BENEDETTA                        Allora me voi proprio male...

LUCIA                                    A Benede’...senti che pelle. Questa pei geloni tuoi ….

BENEDETTA                        Si nun so morta prima de vajolo o de piscio.

LUCIA                                    Vatte  a fa’ ngiro va’. Quanno ritorni e cioce so’ pronte.

BENEDETTA                        Nun ciò ‘n bajocco però…

LUCIA                                    Nun te sta’a preoccupà. A proposito, tulavori sempre dall’orlatora?

BENEDETTA                        Sine, però nun me paga. Me da’ solo da magnà e da dormì.

LUCIA                                    Hum … e te sei ‘mparata bene?

BENEDETTA                        E certo. I lavori i faccio solo io ormai,  perché lei nun ce vede quant’ è lunga…

LUCIA                                    Male comune.

BENEDETTA                        Perché moo chiedi?

LUCIA                                    Gnente, penzavo…

BENEDETTA                        Aho, allora quanno torno?

LUCIA                                    Fra ‘noretta so’ pronte.

BENEDETTA                        Se rivedemo e grazzie.

LUCIA                                    E de che?

Benedetta esce, Lucia comincia a cucire la pelle

LUCIA                                    (riflettendo) Benedetta sa fa l’orlatora e nun becca ‘nquatrinoje potrebbe fa’ commodo  lavorà qua…bohh. Certo che Grispino cià certe smanie…

Mamma mia che fatica a cucì. Santa Lucì nun te ne annà….

                                                                                 

                                                                              Scena 6

Entra Nunzia, fa la cucitrice di gilet ed è la moglie di Giacomone.

NUNZIA                                 Sarve!

LUCIA                                    (si punge)Ahia…E mo n’se bussa?

NUNZIA                                 Ho bussato, se vede che nun ce senti.

LUCIA                                    Si cerchi Grispino, nun c’è .

NUNZIA                                 E ‘ndo se n’è ito?

LUCIA                                    A pià ‘npezzo de cojo dar corami.

NUNZIA                                 Aspetterò. (siede) Me deve dà li sordi de li giletti.

LUCIA                                    Aspetta e spira.

NUNZIA                                 Che stai a mugugnà? Che te do fastidio?

LUCIA                                    Figuramose. Come te sei messa bella. Chi devi infinocchià?

NUNZIA                                 Aho, e che modi. Che t’ho fatto po’ io?

LUCIA                                    E che m’hai fatto? Gnente. Dicevo perché te vedevo tutta bella ‘nfiocchettata. Ch’ hai messo l’occhi su Grispino?

NUNZIA                                 Penza pe’ te sora impicciona. Io so sposata e onesta.

LUCIA                                    ‘nun me sembra che sei tanto onesta visto quanto metti ‘a robba. Te pare che peì du’ giletti Grispino ha da spenne 10 bajocchi?

NUNZIA                                 Scusa, ma a te che te frega? Mica sei tu che me devi da pagà, lui me l’ha chiesti e questo er prezzo.

LUCIA                                    C’entra perché si lui te deve pagà a te, nun paga a me.

NUNZIA                                 E’ questo er problema? Nun c’ha li sordi?

LUCIA                                    Du’ perzone se so’ fatte  ‘e scarpe e nun l’hanno pagato. Perciò devi aspettà.

NUNZIA                 Nun pozzo aspettà. Mi marito me concia si nun je porto li bajocchi.

LUCIA                                    Nun ce credo che tu marito mena proprio a te. Pure se  ‘n par de sganassoni nun te facessero male. Fate ‘na bella coppia, va là.

NUNZIA                 (fanatica)Mbe’…ce so’modi e modi de strapazzà ‘na donna, ma scommetto che tu nu’ ‘i conosci.

LUCIA                                    Vattene, è inutile che aspetti, chissà quanno torna.

NUNZIA                 E ‘nvece sto qui, sora padrona!

LUCIA                                    Io nun so’ a padrona de gnente!

                                                                             Scena 7

Entra Grispino

GRISPINO                              Lucì hai sistemato quee du scarpe?

LUCIA                                    Sine, sine..

NUNZIA                                 A Grispi…Ecchime qua, so’ venuta a riscote..

GRISPINO                              Ohe, Nunzia. Sai è  che…

NUNZIA                 C’hai probblemi? Nun me poi pagà? A Grispì…mica me farai liticà co mi’ marito(si avvicina a Grispino e gli fa delle avances) Possiamo mettece d’accordo.

GRISPINO                              Che voi fa’? Statte ferma. Nun scherzà cor foco. Li bajocchi te li faccio avè ar più presto. Molla dai.

NUNZIA                 Namo, che omo sei?  Viè qua, quanto me piaci assai…Omo de panza, omo de sostanza…e poi nun cio sai che a pagà e a morì c’è sempre tempo.?

LUCIA                                                    Aho, guardate che ce sto io, mica state soli…(fra sé e sé) Te l’avevo tanata appena drento…

NUNZIA                 A Luci’, se’ ’nvisibbile, più peggio de’n fantasma. Che conti, gnente? Si te damo ‘mpiccio smamma, alza le chiappe e va a pregà!

LUCIA                                    Sta zozza! Sorti fora, vattene. Cori da tu marito, quer cornuto.

                                                                         Scena 8

Entra Giacomone, marito di Nunzia e cravattaro.

GIACOMONE                         E chi sarebbe er cornuto?

LUCIA                                    Er bove.

GIACOMONE                         Ah, tu stai qui, t’ho cercato pe’ tutta Borgo. Che stai a fa’?

NUNZIA                 So’ venuta a riscote, però penzavo che forze …(si guarda ‘ntorno, prende in mano un paio di scarpe)

GIACOMONE                         Mica te vorai fa ‘n par de scarpe nove?

NUNZIA                 Ce stavo propio a penza’, guardavo ‘sti   modelli. Così ‘nvece de pagamme chi bajocchi, Grispino me potrebbe fa du’ cioce .

GIACOMONE                         Che cioce, che pianelle? Coi sordi che te deve dà, te farà du’ stivaletti de capretto cor tacchetto e tutto er resto, bella mia.

LUCIA                                    Li stivaletti costeno tre vorte li giletti de Nunzia. Je dovete da’er resto a Grispino.

GIACOMONE                         A Grispì, te sei fatta a socera? Che voi Lucì, nun te ‘mpiccià.

LUCIA                                    Scusate, sento ‘na puzza che me da’ fastidio. Vado a finì de là, che c’è più luce e se respira mejo.

GRISPINO                              Brava Lucì, de là c’è più luce…

LUCIA                                    Compermesso  a lor signori lustrissimi. De più…Er bove e ‘a vacca.(esce)

NUNZIA                 Perché  nu ‘a cacci quaa sfacciata?

GRISPINO                              Lucia è la mejo asolara de borgo,  sa cucì puro a pelle e poi me costa poco.

NUNZIA                 Chissà perché, eh? E’ n’impicciona, saputa e pettegola.

GIACOMONE                         Chissene de Lucia, per me s’ ’a po’ pure sposà.

NUNZIA                 Che sei matto?

GIACOMONE                         Dacce ‘n tajo. Allora d’accordo: du’ stivaletti pe’ du’ giletti.

GRISPINO                              Veramente Giacomo’ li stivaletti so’ più cari. A pelle costa, li bottoncini da ordinà a la bottonara, tutte quell’asole… nun c’è paragone.

GIACOMONE                         Vabbé, allora paga Nunzia. Vorà dì che li stivaletti  si farà poi.

GRISPINO                              Nun pozzo, nun c’ho li sordi.

GIACOMONE                         E quanno penzi d’ avecceli?

GRISPINO                                             Fra ‘npo de giorni,’ na settimana al massimo.

GIACOMONE                         Dopo sette giorni, li giletti aumentano. Fra ‘na settimana je dovrai da da’ 15 bajocchi.

GRISPINO                              De che? Ma ve sete ammattito.

GIACOMONE                         Il tempo fa aumentà li costi, quindi vedi che li stivaletti te conveniscono?

GRISPINO                              Vabbè! Famo ‘sti stivaletti.

NUNZIA                 Bravo Grispi’. Li vojo arti così e de pelle de capretto, chi bottoncini e li laccetti. Marone scuro scuro. Se semo capiti?

GRISPINO                              Se semo capiti. Viè qui che te prenno ‘a misura.

NUNZIA                                 E quanno vengo pe ‘a prova?

GRISPINO                              Fra ‘na settimana.

GIACOMONE                         E bravo furbo. Me stai a cojona’?

GRISPINO                              So’ stato mo dar conciaro: er capretto tenero j’ariva fra tre ggiorni.

GIACOMONE                         E mo ce vado a parlà. Giusto giusto c’ha ‘n debbito e je conviene sbrigasse a pià sta pelle.

NUNZIA                 Sì Giacomone mio, che me vojo fa’ subbito sti stivaletti.

GIACOMONE                         ‘Namo va. A Grispì, ‘ntesi eh?

GRISPINO                              Eccome no! (escono)

                                                                    Scena 9

LUCIA                                    (entrando) Mbé, so sortite ‘ste du’ bestie?

GRISPINO                              Shh, sei a solita zuccona. Nun te fa sentì.  Si a Giacomone je sarta er chicchero…

LUCIA                                    So’ ste perzone  che rovinano ‘sto rione. ‘Na vorta se stava ‘n pace,  se prestavamo li bajocchi senza probblemi. Si ‘n poraccio nun te li poteva ridà , s’aspettava senza tanto fracasso.

GRISPINO                              A Luci’ ma de che parli? Stai a riccontà ‘e favole. Io ‘sta bontà nun l’ho ‘ncontrata mai. Chi deve riavé li sordi se fa sempre rode…Me poi dì che Giacomone magara è ‘r più pessimo de tutti, che je li devi ridà tre vorte  e si nun te sbrighi… ma tanto, ar finale, si ciai necessità…

LUCIA                                    Vincheno sempre loro.

GRISPINO                              Che potemo fa’, si quarcheduno  me pagava nun c’erano questioni. E così famo ‘sti stivaletti.

LUCIA                                    Je ce dovressimo mette ‘nchiodo drento, a ‘quaa schifosa.

GRISPINO                              E sì, così li stivaletti s’i fa co ‘a pelle mia. Coccialona ch’ artro nun sei. Vabbè io coro da la bottonara pe’ pija li bottoncini.  Sorto(esce

                                                                                                                   Scena 10         

BENEDETTA                        (entrando affannata)Aho a Luci, sapessi quello ch’è successo, sapessi.

LUCIA                                    Carmete Benede. Allora? Ciccio s’è deciso?

BENEDETTA                        Ma qua, ma che…Stamme a sentì. Ahio che male ai piedi… E scarpe, che so’ pronte?

LUCIA                                    Ecchile. Ho fatto presto. Senti che pelle….

BENEDETTA                        Er vajolo m’ha sarvato. Grazzie Lucì, sei ‘na Santa. E mo’ senti questa. Stavamo tutti pe’ strada, vicino a la fontanella  de Borgo. Io me stavo a rinfrescà, oggi c’è ‘na callaccia…quann’ ecco che’ariva Lucio tutto aggitato che pareva ch’era stato mozzicato da ‘na tarantola. Nun riusciva a parlà, tant’è che Ciccio ja tirato ‘ntestansecchio d’acqua che stava a pija da la fontana.

LUCIA                                    E lui?

BENEDETTA                        Gnente, sembrava proprio fora de testa tremava tutto, strillava.

LUCIA                                    Che jera pijato?

BENEDETTA                        Carma carma, damme ste cioce.(mentre infila le pianelle)  Sei proprio brava a Lucì, nisuno po’ penzà ch’erano ‘ncappello de’n vajoloso.

LUCIA                                    Me stai a fa’ sospirà, ‘parla, ‘namo.

BENEDETTA                        ‘nzomma ..doppo ‘npo’ s’è carmato e ha cominciato a respirà. Poi co’ l’occhi spiritati dice:-L’ho visto co’ l’occhi mija, me pozzino cecamme,  ‘ggiuro che è vero…

LUCIA                                    Ma che ?

BENEDETTA                        E tutti così j’avemo detto.”Ma che?” Allora lui: giurateme che nu ‘o dite a nisuno. E noi giuramo.

LUCIA                                    E chi eravate?

BENEDETTA                        Io, Ciccio,  Richetto, , Ersilia, Mariuccia e ‘o storpio.

LUCIA                                    Ah, allora sta custodito bene.

BENEDETTA                        Che?

LUCIA                                    Er segreto de Lucio.

BENEDETTA                        Che voi dì che so’ ‘na pettegola?

LUCIA                                    Noo, e allora perché mo stai a riccontà?

BENEDETTA                        Pe’ ringrazziatte de le cioce vajolose. Allora senti, dice…

LUCIA                                    Lucio?

BENEDETTA                        No, Grispino. De chi stamo a parlà? Dice-Oggi quanno so ‘ito all’angolo de via delle Coppelle, lì su la piazza stessa, ho arzato l’occhi e ch’ho visto? A madonnella!

LUCIA                                    Embè?

BENEDETTA                        E così javemo detto noi,’ mbé’ –‘N miracolo, ‘n miracolo, l’occhi se movevano!

LUCIA                                    De chi? De Lucio?

BENEDETTA        None: l’occhi de la madonnella.

LUCIA                                    Era ‘mbriaco?

BENEDETTA                        None, era svejo come ‘n grillo.  Allora noi se semo messi a ride, ma così senza volello offenne, tanto pe’ fallo sta più bbono. Penzavamo de carmallo. ‘nvece quello s’è messo a pregà ‘nginocchio, così ‘nmezzo alla strada-:miscredenti-c’ha detto. Allora se semo guardati. Ciccio penzava de portasselo a casa e daje  ‘na fojetta per fallo riprenne, lui non ha voluto e ha detto che se doveva confessà .E’ corso tutto spiritato alla Traspontina.

LUCIA                                    A chiesa dei miracoli.

BENEDETTA                        Noi semo rimasti tutti rincitrulliti.

LUCIA                                    Senti senti…vabbè che quer poraccio de Lucio nun jene va mai bene una ma…

                                                                              Scena  11

GRISPINO                             (trafelato)A Lucì senti questa. Oh, ciao Benedé.

BENEDETTA                                        Ciao Grispì.

GRISPINO                                             Sentite questa: pare che la madonnella de …

LUCIA                                    Move l’occhi ce lo so…

GRISPINO                             Ah, e chi te l’ha detto

BENEDETTA                        J’ho detto io, io c’ero.

GRISPINO                             ‘Ndove, l’hai vista puro tu?

BENEDETTA                        C’ero quanno Lucio tutto agitato s’è messo a pregà e a barbettà…che lui l’ha vista, lui.

LUCIA                                    E notizzie voleno.

BENEDETTA                        Si vede che è a verità, che quarchedun artro l’ha vista.

LUCIA                                    Mbè a vojo vedè puro io…

GRISPINO                             Ciavemo da fa’ Lucì,’ daje va. Chissà poi si è vero.

BENEDETTA                        Certo ch’è vero!

GRISPINO                             E mica l’hai vista co l’occhi tua. Chi c’era ortre Lucio a Trastevere?

 BENEDETTA                       Che c’entra Trastevere?

GRISPINO                             Aho nun era ‘a Madonnella a vicolo der Cinque?

LUCIA                                    Hai capito male , Benedetta ha detto ch’era a Piazza de le Coppelle …

GRISPINO                              Eppure m’hanno detto ch’era a Trastevere. Averessi capito male? Vabbè, scusece Benedé, ma qui c’avemo da fa.’

LUCIA                                    Faccio subbito, ‘nsarto e via.

GRISPINO                              Fermete coccialona che nun capisci gnente, l’hai sentito Giacomone? Sbigramose.

BENEDETTA                        Vabbé io vado a finì l’orli. Se semo visti, grazzie Cecì, te so’ debbitora. (esce)

GRISPINO                              Grazie? E de che?

LUCIA                                    Ma gnente, è un modo de dì.

GRISPINO                              ‘Namo, che j’hai dato? Mica j’averessi fatto ‘n paro de scarpe?

LUCIA                                    E co’ che pelle? None. E’ un modo de salutà.

GRISPINO                              E da quanno ‘nvece de dì bongiorno se dice grazie?

LUCIA                                    Da mo’.

GRISPINO                              Me stai a canzonà?

                                                                                              Scena 12

Entra Oreste.

ORESTE                 Sarve

GRISPINO                              Grazie.

ORESTE                 Prego.

GRISPINO                              Grazie

ORESTE                 Nun c’è de che.

GRISPINO                              Grazie.

ORESTE                 So ‘n signore.

GRISPINO                              Grazie

ORESTE                 T’aripeti…

GRISPINO                              Grazie.

ORESTE                 Grazie ar cazzo. Stai a giocà? M’hai fatto ‘e scarpe?

LUCIA                                    Ecchile.

ORESTE                 Uh. L’avete rifatte nove?

LUCIA                                    Certo e senza bottoni. Provatevele.

ORESTE                 Da’ qua. Uh stavolta c’hai azzeccato. Vabbè , ve saluto.

LUCIA                                    Sarebbero 4 bajocchi.

ORESTE                 Ve l’ho già detto che nun ve pago.

GRISPINO                              Io ‘e scarpe nove ve l’ho fatte, me dovete pagà.

ORESTE                 None.

LUCIA                                    Aspettate, me sembra che se stanno a scucì …

ORESTE                 Dove, dove? Daje, cucile e sta attenta.

LUCIA                                    Dateme ‘npo qua. (gli prende le scarpe e anche quelle con cui era venuto) Ecco e si ‘e rivolete cacciate li sordi.

ORESTE                 Hai capito sta strappona. Ridatemele, so’ e mia.

GRISPINO                              No. E se nun pagate vado a chiamà e guardie.

ORESTE                 ‘Sti du’ malviventi, mo ve faccio vede io(fa l’atto di tirare un pugno a Grispino)

LUCIA                                                  (come a lanciare una maledizione)L’occhi de la madonna ve vedono e ve maledicono. Nun provatece nimmanco.

Da fuori urla  e grida

POPOLO                Le madonnelle moveno l’occhi, moveno l’occhi. Signore abbi pietà dei noi!

                                               Miracolo, miracolo

Oreste, impressionato,  si gira e guarda fuori. Guarda l’agitazione per la strada. Si rigira tremando, si mette le mani in tasca e tira fuori i soldi.

ORESTE                 Stavo a scherzà.

LUCIA                                    Tenete ‘e scarpe.

ORESTE                 (a Grispino) Nun te crede che l’hai scampata. L’ho fatto perché c’era lei (indicando Lucia)Sinnò…

LUCIA                                    Che signore…

                                                                       Scena 13

GRISPINO                              E grazzie. (Oreste esce) A Lucì, mo respiramo. E  co ‘sti sordi…

LUCIA                                    Hai pagato a bottonara?

GRISPINO                              None. Ma ce pozzo pagà Nunzia.

LUCIA                                      Er corami t’ ’ha data ‘a pelle pi’ stivaletti?

GRISPINO                                             Giacomone j’ha messo così paura che me n’ha data er doppio.

LUCIA                                    Nun je doveva arivà fra tre ggiorni?

GRISPINO                              Chissà pe’ che miracolo  l’ha tirata fora dar baule.

LUCIA                                    Grazzie a le Madonnelle!

GRISPINO                              E chi ‘o sa? Sai che te dico Lucì? Che me frega de pagacce Nunzia. Je famo li stivaletti. Poi co’ l’artra pelle cucimo du scarpe nove e co sti’ sordi vado a ordinà ‘n mantello, un paro de carzoni e ‘na camicia .

LUCIA                                    Pe’ chi?

GRISPINO                              Pe chi li vole, o vedi che sei na zuccona che nun capisce gnente? Li metto sopra‘n manichino, de fora che tutti li vedono. E così se ponno comprà ortre che e scarpe, anche li mantelli e le camicie no? Da me medesimo er solo. Già ciò er titolo : da Grispino  che ve veste e ve rimette ar monno come ‘n damerino…(Lucia fa l’atto di battersi la fronte come per dire che è matto)

                                                                                              Scena 14

Bussa suor Genuflessa. E’ la figlia di Grispino che ha  appena preso i voti

GENUFLESSA       Se po’? Bongiorno.

GRISPINO                                             Margheritina, che bello rivedette. Sei venuta a trova’ tu padre? Bella de papà  tuo. Damme ‘n bacio. (la stringe esageratamente e lei si divincola)

LUCIA                                   Margherì, damme ‘n bacetto puro a me!

GENUFLESSA       Adesso so’ sor Genuflessa. Chiamateme così, cor nome novo.

LUCIA                                    Genuflessa? Che nome è? Ma chi t’’ha dato?

GENUFLESSA                       L’ho scelto da me stessa.

GRISPINO                              E quanno, e perché?

GENUFLESSA       A la cerimonia de consacrazione. Perché nun sete venuto? Nun sete contento de me?

GRISPINO                             Fija mia. Nun potevo venì, m’hai fatto sta troppo male: come t’è venuto in mente, dico io, de annatte a rinchiude? Se sarebbe viva tu madre…

GENUFLESSA                       Mi madre cio’ sapeva che me volevo fa’ monica.

LUCIA                                   Lasciala in pace ‘sta poraccia. T’è venuta a trovà ’nsei contento?

GRISPINO                             Certo che so’ contento,  viè qui Margherituccia fatte abbraccicà!

GENUFLESSA                       Shh, sentite. Nun sto da sola, c’è a madre superiora ‘nzieme a me. Mo quanno entra…pe’ carità, salutatela bbene.

GRISPINO                             A madre superiora? E perché è venuta?

GENUFLESSA                       V’o spiegherà lei. Shh. Ecchila.

                                                                                                                              Scena 14

Entra Madre Angelica del Pezzo

LUCIA                                   Madre Reverendissima (cerca di baciarle la mano)

ANGELICA                            Statte bona Lucì. Mica so ‘ncardinale.

GRISPINO                              Madre quale onore avevve drento a ‘sta bottega miseranda.

LUCIA                                    Santità, ce fate ‘sta bbenedizzione de venicce a parlà?

GRISPINO                              Lustrissima madre, santissima donna….

LUCIA                                    Ce portate la luce celeste der Padre Nostro

GRISPINO                              E puro der fijo e…

ANGELICA                            Datece ‘ntajo.  C’è ‘n posto pe’ mettese a sede drento ‘sta spelonca?

GRISPINO                             Lucì, ciarafana ch’artro nun sei, e leva quaa robba da la ssedia. Scusatela eminenza, è na poraccia ‘gnorantissima .

ANGELICA                            Sarà ignorante come dichi te, ma si nun c’era lei, doppo chè morta l’anima santa de tu moje, pace all’anima sua,  vojo vedé proprio come a mannavi avanti ‘sta bottega.

LUCIA                                    (inchinandosi di nuovo dopo aver liberato la sedia le bacia ai piedi)Eccellenza grazzie a voi , grazzie a voi.

ANGELICA                            La volemo finì co ‘ste smancerie? Allora stamme a sentì Grispì. L’ Abbadessa der convento nostro è ita in Paradiso.

Si fanno tutti il segno della croce.

GRISPINO                             Anima santa.

LUCIA                                   Anima benedetta.

GENUFLESSA                       Anima pia.

ANGELICA                            Che bella litania. Sì, ce dispiace a tutti.  E mo’ dovranno elegge ‘na abbadessa nova.

GRISPINO                             Sareste voi, lustrissima eminenza, che onore!!

ANGELICA                            Ancora nun si sa. Molto dipenne da Monsignor della Genga.

LUCIA                                   Quel profittatore…

GRISPINO                             Zitta zuccò, statte zitta zu’, zitta zu’, statte zitta zu’.

ANGELICA                            Della Genga è  il Cardinale Prebitero di S. Maria in Trastevere, da lui dipenne la nostra Congregazione . Deve approva’ l’elezzione.

GRISPINO                             So’ cose ‘n po’ complicate pe ‘n poraccio come me. Che c’entramo?

ANGELICA                            Er Monsignore ha l’abitudine de ordinasse ‘e  scarpe qui.

LUCIA                                   Sì, je convenisce, nu ‘e paga.

GRISPINO                              ‘A corpa è  nostra. J’avemo date quelle de n’artro e nun j’entravano.

                                               A proposito Lucì, l’hai sistemate che a da  rivenì a pijassele.

LUCIA                                   So pronte da ‘n pezzo.

ANGELICA                            Bene. Ho bisogno de parlacce a quattr’occhi. Mo’ co’ tu fija sorto dall’apparatore, li funerali so’ domani. Quanno ariva veniteme a chiamà.

GRISPINO                             E si nun viene?

LUCIA                                   Certo che viene, nun voleva e scarpe nove? Da chi annava a fassele fa’ così de prescia, aggratisse et amore Dei?

ANGELICA                            Si nun dovesse venì  oggi, mannate a chiamà Genuflessa e combinamo poi.

GRISPINO                             Sicuro lustrissima, sicuro.

ANGELICA                    Bene, avete capito. Vado dall’apparatore. Laudetur Jesus Christus. (esce)

TUTTI                                   Laudetur semper. (inginocchiati)

GENUFLESSA                       Arzateve papà, ‘a madre superiora se n’è ita. Allora avete capito, lei vole parlà cor Monsignore. Ce tiene tanto, mica ho capito perché. Me riccomanno eh? Appena entra  mannateme a chiamà.  Sete contento de me?

GRISPINO                             E comme no? Nun te proccupa’, Margheritina, papà farà in modo de falli ‘ncontrà. Adesso jo  dai ‘n bacetto a papà tuo?

LUCIA                                   Genuflessa a devi da chiamà, Genuflessa. Te piace sta’n convento?

GENUFLESSA                       Certo che sì. C’è tanto silenzio, leggo quanto me pare, prego pe’ l’anime de li peccatori e poi madre Maria Angelica me tiene vicina e si quarcheduna ce prova lei ‘a mette a posto.

GRISPINO                             Ce prova come?

GENUFLESSA                       A metteme sotto. A dì che nun so’ bbrava.

LUCIA                                   Allora sei stata fortunata. Brava, tu madre sarebbe contenta.

GENUFLESSA                       E voi, sete contento de me ? Eh sete contento?

GRISPINO                              Certo che so’ contento fija mia bella, puro se te sei annata a rinchiude.

                                                                                              Scena 15                                                                                         

Entra Ciccio, il fidanzato di Benedetta, tutto trafelato.  Ciccio  fa il venditore di bujacca, una sorta di minestra da pochi soldi.

CICCIO                                   (cercando di contenere la sua agitazione)Sarve Grispì, Luci’ state sempre a cuce eh?

GENUFLESSA                       Ciccio, come stai?

CICCIO                                   Presto Grispì, presto…(mentre parla cerca di nascondersi da qualche parte, cercando di dominare la paura, valutando i nascondigli possibili)

GENUFLESSA                       Ciccio, nun me saluti?

CICCIO                                   Guarda chi c’è, Margherita! Mica t’ avevo riconosciuta così conciata.

LUCIA                                                   Portaje rispetto, mo’ è suor Genuflessa.

GRISPINO                                              E’ ‘na santa…

CICCIO                                   Ecco perché ‘nte se vedeva più ‘n giro…

LUCIA                                                   ( a Ciccio) Ma che c’hai? Che stai a fa’?

GENUFLESSA                       Ciò avuto la chiamata.

CICCIO                                   (si gira ) Te stanno a cercà?

GENUFLESSA                       No.

CICCIO                                   E allora chi te chiama?

GENUFLESSA                       Che dichi? Nun n’è ‘na chiamata de fori. E’ drento.

CICCIO                                   Ciavete quarcheduno de là? (fa’ per andare nell’altra stanza)

LUCIA                                                    Nisuno

GENUFLESSA                                    La chiamata è quanno er Padreterno te dice che te devi fa’ monica, devi esse ‘a sposa de Cristo.

CICCIO                                   Ah. E quanno s’è fatto ‘sto matrimonio?

GENUFLESSA       Venti  giorni fa. Mo devo andà da Madre Angelica. Quanno viè chi sapete, mannateme a chiamà dall’apparatore eh? Nun voo scordate papà.

GRISPINO                                             Nun te proccupà. Ciao bella de papà.

GENUFLESSA                       (mentre saluta con la mano e sta per uscire)Sete contento de me?

LUCIA                                                   Certo che tu padre è contento, vai vai! (esce)E’ propio ‘na santarella.(a Ciccio) Mo’ ce spieghi che t’ha pijato.

CICCIO                                   Grispì, nisconnime pe carità, presto.

GRISPINO                                             Ch’è successo?

LUCIA                                                    Hai visto puro te l’occhi de le madonne che te guardaveno?

CICCIO                                   Ma che madonne , erano l’occhi de Giacomone: quello m’ammazza.

LUCIA                                                   Quanto je devi da dà?

CICCIO                                   100 bajocchi.

GRISPINO                                             Li morté! E che ce dovevi fa’?

CICCIO                                                   Io jene avevo chiesto da prestamme solo 25, un mese fa . Poi nun ce l’avevo  da dajeli e lui ha aumentato l’interessi.

LUCIA                                                    Nun cio sapevi che Giacomone fa’ er cravattaro? Nu ji dovevi chiede.

CICCIO                                                   E a chi ji chiedevo, a voi?(Lucia e Grispino fanno cenno di no) Solo lui mii poteva da’. E mo, siccome nun ce l’ho, ha detto che me da’ ‘na cortellata.

GIACOMONE                                        (da fuori) ‘ndo sta? ‘ndo s’è niscosto. Esci fora che t’abbotto.

                                                                                               Scena 16

Ciccio si nasconde nell’altra stanza , Grispino e Lucia fanno vedere che stanno lavorando

GIACOMONE                         (entrando)‘Ndo sta’? Sorti fora!

GRISPINO                              Giacomo’ che ve pija? Li stivaletti ancora nun so’ pronti.

GIACOMONE                         Ma che stivaletti, ‘ndo l’avete niscosto quer babbasone?

LUCIA                                    Chi state a cercà? Qui nun c’è nisuno.

GIACOMONE                        Cerco quer cacasotto  de Ciccio. Me deve dà ‘na nontagna de quatrini e me sta’a pija pei fonnelli.

GRISPINO                             Forse poraccio nun ce l’ha. Siccome che io ve faccio li stivaletti pe’ paga’ er debbito,  lui ve po ‘ dà’ un po’ de bujacca.

GIACOMONE                         E sì, me magno 100 bajocchi de bujacca.

GRISPINO                              Bbona.

GIACOMONE                         Grispì, nun me fa’ sartà er chicchero! Abbada!

LUCIA                                    Piantatela, qui nun c’è Ciccio, annate a cercallo da n’artra parte.

GIACOMONE                         A Lucì, piantala te. Stai sempre ‘nmezzo a pontificà. Vattene de là che è mejo.

GENUFLESSA       (entrando) Papà! La madre superiora aspetta,

GRISPINO                              Vattene fija bella che nun è l’ora.

GENUFLESSA       Papà, perché nun m’hai avvertito che è venuto monsignore?

GRISPINO                                             Perché Monsignore nun è ancora venuto e mo va’..va’ daa Madre Superiora.

LUCIA                                    Suor Genuflessa, che è: manco sei ‘scita  già sei ritornata? Se c’era Monsignore o vedevi puro da sola.

GIACOMONE                        E bbasta, m’avete scocciato. A Grispì, levete de mezzo e famme passà…(Giacomone dà una spinta a Grispino che cerca di impedirgli di entrare in cucina e tira fuori un coltello)

GENUFLESSA                       Papà….!!!(impaurita sviene)

                                                                                                                              Scena 17

MONSIGNORE      (entrando) Che sta a succede? Che state a fa’ co quer cortello?

LUCIA                                    Santità. ( si inchina a baciargli le mani)

GRISPINO                             Monzignore, gnente nun ‘sta a succede gnente. Giacomone me faceva vede come se taglia bene a pelle co’ sta lama.

MONSIGNORE      A pelle de chi?

LUCIA                                    Er cojo, voleva di’ er cojo pe’ e scarpe.

GIACOMONE                        Eh sì, Monzignore.  L’attrezzi che cià Grispino so’ anticaja e petrella. Co’ sta lama se taja ‘a pelle chè è ‘na bellezza. Nun ce l’hanno manco li corami. Je volevo fa’ vede’ come se concia…

MONSIGNORE                      Adesso basta.  Levateve da torno e dateme st’attrezzo. La prossima vorta che ve vedo co ‘ ncortello ‘n mano ve schiaffo ar gabbio, se semo capiti?

GIACOMONE                         Sta bbene. V’ affido ‘sta lama, ma statece attento: ve potreste tajà.

LUCIA                                    O so’ io chi se dovrebbe taja …magara a gola!

GIACOMONE                         E tu a lingua zitellaccia. Nun è finita qui.

MONSIGNORE      A Giacomo’ vedete d’annavvene si no fate ‘na brutta fine. Smammate.

Giacomone esce, brontolando.

GRISPINO                              Grazie grazzie lustrissimo.

LUCIA                                    Si nun c’eravate voi…

MONSIGNORE      Ma che j’era pijato?

GRISPINO                              Gnente, Monsigno’. S’era solo arabbiato.

MONSIGNORE      E co’ chi?

LUCIA                                   Raccontajela tutta. Giacomone fa’er cravattaro, e chi nu’o po’ pagà s’ ’a vede brutta.

MONSIGNORE      Ah, è così? Fa’ er cravattaro! Bono a sapesse. Bono a sapesse.

LUCIA                                    (vedendo Genuflessa, che è svenuta) O mamma mia bella!

GRISPINO                              Margherita, fija bella.

MONSIGNORE      E questa chi è?

GRISPINO                              E’ mi fija , eccellenza. Era venuta pe voi.

LUCIA                                    Vado a pija ‘npo d’acqua.(prende da una brocca l’acqua)

GRISPINO                             Sveja, sveja Margheri’ nun è successo gnente. C’è qui er Monzignore, nun je dovevi da parlà?

MONSIGNORE                      Era venuta pe’ me?

GRISPINO                              (agitato e confusionario)Sine. Lei s’è fatta monica ma io nun volevo. Era ‘n fracco de ggiorni che nun veniva a trovamme e oggi s’è presentata co’ a superiora…Margheritina. Stanno  ar convento de santa Cecilia.

LUCIA                                   Bevi bevi…

GENUFLESSA                       (riprendendosi) Sono suor Genuflessa, suor Genuflessa. Sei contento de me?

GRISPINO                             Certo che sì Marghe..Suor Genuflessa. Arzete c’è er Monzignore.

MONSIGNORE                      Mentre tu fija s’ aripija, damme ste scarpe.

GRISPINO                             Certo, Lucì sbrighete…

LUCIA                                   Eccheve ‘e scarpe Santità.

MONSIGNORE                      Aridaje co ‘sta Santità. Er papa se chiama Pio Vll, e nun so’ io…

GRISPINO                             Perché mette limite a la Provvidenza?  Doppo de Pio ce potessive esse voi che ce benedicite.

MONSIGNORE                      Famme provà ste scarpe va’. Uhmm, vabbé. Mo’ m’entrano.

GRISPINO                             So’ contento…

GENUFLESSA                       Allora sete contento de me? Monzignore(si getta ai suoi piedi). Monzignore. Monzignore!

MONSIGNORE                      Su fijetta mia, arzete, si no da qui nun esco più e ciò ‘n sacco de cose da fa’. Che voi?

GENUFLESSA                       Me tremano ‘e cianche.

MONSIGNORE        Che so’, ‘no spauracchio?

GENUFLESSA                       Me sento male…(fa l’atto di cadere, Grispino e Lucia la tirano su)

GRISPINO                              Su fija mia , Margheritina de papà.

GENUFLESSA                       So’ suor Genuflessa! Ohhhh (guarda il monsignore e risviene)

LUCIA                                    Oh oh (la tirano su di nuovo)Suor Genuflessa, arzete. Che penzerà Monsignore eh?

GENUFLESSA                       (tutto di un fiato)La mia superiora, ve vole parlà de ‘na cosa ‘n portante.

MONSIGNORE                      Tutte ste storie pe’ dimme ‘sta cosa? State a Santa Cecilia no? Verò domani pe’ i funerali dell’ abbadessa.

GENUFLESSA       Vole parlavve da sola. Occhio pe’ occhio.

MONSIGNORE                      E che me vole menà?

GENUFLESSA                       Sta dall’apparatore.

MONSIGNORE                      Si me vo parlà, giovedì. Giovedì ricevo.

GENUFLESSA                       Nooo, è troppo tardi.

MONSIGNORE                      Tardi perché?

LUCIA                                   Sbrighete, valla a  chiamà,  falla veni qui.

MONSIGNORE                      E che faccio e riunioni dar calzolaro? So ‘ stato qui puro troppo. Famo così…

                                                                                   

                                                                                      Scena 18

Entra Madre Angelica

ANGELICA                            Lucì, c’hai messo ‘e radici? Che stai a fa’?

GRISPINO                              O reverenda madre.

Monsignore si gira e vede madre Angelica. 

ANGELICA                            Monzignore.

LUCIA                                   Grispì, forse è mejo che se levamo da qua eh?

CICCIO                   (affacciandosi dalla porta della cucina)      Se ne ito Giacomone? Ehi, che fate, aho…

Lucia e Grispino spingono in fretta Ciccio e vanno in cucina anche loro.

Genuflessa non sa cosa fare, capisce che deve togliersi di mezzo ma è rimasta bloccata, timorosa.  Cercando di non farsi vedere, in ginocchio esce di soppiatto e va in cucina.

MONSIGNORE                                      Angelica…

ANGELICA                                            Annibale…

MONSIGNORE                                      Angelica…

ANGELICA                                            Annibale…

MONSIGNORE                                      Angelica…

ANGELICA                                            Annibale…

MONSIGNORE                                      Quanti anni…

ANGELICA                                            ‘na vita.

MONSIGNORE                                      Non penzavo de rivedette…

ANGELICA                                            …drento ‘na  bottega de scarparo.

MONSIGNORE                                      Ch’ hai fatto tutto ‘sto tempo?

ANGELICA                                                           Quello ch’hai fatto te. M’ero stufata  d’aspetta’.

MONSIGNORE                                      Perdoname…

ANGELICA                                                            E de che? T’hanno spedito ‘n Francia pe’ schiaritte l’ idee.

MONSIGNORE                                      L’idee ce l’avevo chiare, io. Tu nun m’hai fatto sapè più gnente.

ANGELICA                                            Stavo ar  colleggio e nun ciò avuto più notizzie, che stavi fora l’ho saputo doppo.

MONSIGNORE                                      Perché nun te sei sposata?

ANGELICA                                                            Così.

MONSIGNORE                                      Stai a Santa Cecilia no? Vengo domani pei funerali.

ANGELICA                                            E sarebbe l’ora che te  facessi vivo, ‘n ce sei venuto mai ar convento e Santa Cecilia dipenne puro da te,   Cardinal Presbitero.

MONSIGNORE                                      Ancora pe’ poco. Forse Pio Vll me nomina Cardinal Vicario.

ANGELICA                                                            Congratulazzioni. Allora abbisogna che se sbrigamo.

MONSIGNORE                                      Che c’è?

ANGELICA                                            E’ morta  l’abbadessa, cio sai. Er monastero cià bisogno d’ aria nova. 

MONSIGNORE                      Voi esse te.

ANGELICA                                            Sei sempre stato sverto.

MONSIGNORE                      Nun è facile. Er Papa spigne pe’ l’Acquaviva.

ANGELICA                                            Pe’ questo to sto a chiede.

MONSIGNORE                      L’ Acquaviva hanno promesso ar Papa l’appezzamenti der feudo de Caserta.

ANGELICA                                            Pe’ questo to sto a chiede.

MONSIGNORE                      Nun sarà ‘na passeggiata. Ce so troppe famije nobbili da scavarcà, puro si nun so’ Acquaviva.

ANGELICA                                            Io so’ Angelica del Pezzo, la mia famija vale come l’artre.

MONSIGNORE                      Te nun c’hai più nisuno. Tu fratello è morto prima de sposasse. Sei rimasta solo te. I tuoi nun ce stanno più e le tere so’ finite ar Borbone napoletano.

ANGELICA                                            ‘A nipote der Cardinal Albani sta co’ me. Me sta attaccata come ‘na zecca, tutta a famija  sua me sta a sentì. So’ armeno 20 voti. Pio Vll è vecchio.

MONSIGNORE                                   (silenzio)

ANGELICA                                            Allora?

MONSIGNORE                      Vabbè, contece, te lo devo.

ANGELICA                                            E grazzie.

MONSIGNORE                      Pei bei tempi.

ANGELICA                                            Pei tempi che veranno.

MONSIGNORE                      (fa l’atto di andarsene)

ANGELICA                                            E la benedizzione?

MONSIGNORE                      Sei te che me devi  benedì.

ANGELICA                                            (inginocchiandosi)            Benedicite mihi, pater.

MONSIGNORE                      Benedico vos in nomine Patris et  filii et Spiritus Sancti. (esce)   

Angelica si siede per un momento, sembra commuoversi.

 Entra precipitosamente Genuflessa.

                                                                     Scena 19

GENUFLESSA                       Siete contenta de me? Ve l’ho fatto ‘ncontra eh? Sete contenta de me?

ANGELICA                                            (alzandosi) Troppe pagnotte hai da magnà.

GRISPINO                                              Madre Superiora, ve riccomanno la mia Margheritina.(Angelica non risponde)

GENUFLESSA                       So’ suor Genuflessa.

ANGELICA                                            ‘Namo va. E’ tardi.

LUCIA                                                   Reverenda madre, grazzie de la visita. Grazzie de tutto. (l’accompagna all’uscita)

Da fuori si sentono preghiere:

Ave Maria, gratia plena,

Dominus tecum,

benedicta tu in mulieribus,

et benedictus fructus ventris tui, Iesus.

Sancta Maria, mater Dei,

ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae.

ANGELICA                            Amen

LUCIA                               Che ne penzate de le Madonnelle?                        

Girandosi  lentamente.

ANGELICA                                            So’ cazzi. (esce)

GENUFLESSA                       Allora vado co’ ‘a superiora. Sete contento de me?

GRISPINO                                              A Genufle’, prega pe noi.

GENUFLESSA                       Papà, state sempre ne ‘e preghiere mie.

CICCIO                                   (affacciandosi dalla cucina) Aho, via libbera?

LUCIA                                                     Oddio,  m’ero scordata che stavi de là.

CICCIO                                   E me ne so’ accorto, me so’ appennicato…

                                                                             Scena 20

Entra Benedetta

BENEDETTA                        Ah, tu stai qui! Staveno a dì  ‘ngiro che Giacomone t’aveva crocchiato. Disgraziato,  me voi avvertì, ‘n te trovavo da nisuna parte, er core me s’era fatto piccolo piccolo.

CICCIO                                   E perché mei vo troppo bbene Bettuccia mia. Viè qua, damme ‘n bacio, ciumachella.

BENEDETTA                        Artro che baci, mo te rifilo du’ boccatoni,  m’hai fatto morì. (fa’ l’atto di schiaffeggiarlo, ma lui l’abbraccia)

LUCIA                                   Aho, smammate. Ite fora a fa’ i cianciconi. Avemo perso tutto ‘sto tempo e c’avemo ancora da fa ‘n paro de stivaletti.

BENEDETTA                        Sortimo daje. (si stacca da Ciccio)

CICCIO                                   Inutile che scappi da ‘sto calabbrone. O senti drento e ‘recchie ‘sto ronzio? C’hai troppo miele da succhià  o benemio! (ridono ed escono)

LUCIA                                    So propio du’ mocciosetti.

GRISPINO                             Co’ tutti st’entra e esci nun trovamo l’aria de lavorà. (guardandosi intorno)L’hanno presa pe’ a stanza dei ricevimenti.  E quanno a  famo cresce ‘sta bottega? Mica volemo restà così pe’ sempre! (tra il piagnucoloso e l’arrabbiato) Venite venite da Grispino…che ve veste e ve rimette ar mondo come ‘ndamerino.

LUCIA                                   (scuotendo la testa mentre cuce) Me sa tanto che come stamio, così arimanessimo!

  Da fuori si sentono voci che inneggiano le madonnelle:

Madonnelle de Roma che movete l’occhi                    Ognuno  prega pe tirà a campà

Pe’ facce vede che ce benedite                                     cerca de fa’ bene quello che sa fa’

Posate ‘o sguardo su ‘sti poveracci                                 poi s’arrabatta pe barcamenasse            

So’ gente brava   de bona volontà                                 e solo l’amore ce sta pe’ consolasse

                               FINE PRIMO TEMPO

                                                      SECONDO TEMPO                       

                                                                                                           Scena 21

Il giorno dopo.  Da fuori si sente un vociare di persone che inneggia alle madonnelle.

Lucia prega

     LUCIA                      O Madonnina, vergine Maria 

                                       Guarda ‘sta poraccia de Lucia

                                       Che coll’ animo contrito

                                       Te prega cor vecchio e sacro rito.

                                       Madonnella mia der vicoletto

                                      nun t’ho mai chiesto gnente pe’ rispetto 

                                      T’ho detto grazzie a pecoroni pel  colera

                                       Grazzie pe’ magnà matina e sera

                                        Ave o  Maria, ascorta st’orazione

                                       ‘A senti la mia granne divozione?

                                        Grazzie pe’ avemme dato ‘sto mestiere

                                        Grazzie p’esse benamata dar quartiere.

                                        Orsù dunque avvocata nostra

                                        Ascorta chi ai piedi te se prostra.

                                        Nu ‘o so’ s’hai mosso l’occhi o se li  moverai  

                                        Io te prego da sempre   e ce lo sai.     

                                        E’ ‘na vita che  me ‘nchino sotto  st’angoletto

                                        E mo’ me sento un bruciacore drento  ar petto.   

                                       Madre de Cristo, fiore de Maggio

                                       E’ a  prima vorta che pijo ‘sto coraggio:

                                       Famme trovà er modo e la maniera

                                      de convince quer broccolo pelato

                                      a guardamme coll’occhio ‘nammorato

                                      pe ‘st’ affetto  novo che  me consola

                                     e pe’ nun famme resta’ troppo da sola.

 

BUIO                                                                                    

                                                                                        Scena 22

LORENZO                              (entrando eccitato) A Grispì è fatta! ‘sta ‘nmano mia.

GRISPINO                             Oh, signorino Lorenzo, de che parlate?

LUCIA                                   Nimmanco se saluta?

LORENZO                             Oh, scusateme sora Lucì. E che so’ ‘npo aggitato.

GRISPINO                             Avete visto l’occhi dee madonnelle puro voi?

LORENZO                             Macché, mejo, mejo…

LUCIA                                   Ah,  la signorina Caterina v’ha degnato?

LORENZO                             Sì, sì. Come so’ felice, come so contento. A Grispì, ma’ sogno de giorno e  de notte.

GRISPINO                             Quella mo’ è scita dar convento. Quanno l’avete vista?

LORENZO                             Stavo a passà sotto casa sua…ho arzato l’occhi e lei c’era. Lì alla finestra . me so’ ‘ncantato. L’amichi mia m’hanno dovuto da trascinà, sinnò mettevo ‘e radici.

LUCIA                                   E la madre v’annaffiava.

LORENZO                             Non me canzonate. Ho puro rischiato perché mentre a stavo a rimirà guardando ‘nsu, la madre è sortita dar portone. Subbito  Caterina s’è niscosta dietro a tenda. E così nun ha visto gnente.

LUCIA                                   A sora Camilla mica è cieca. Figuramose si nun ha capito.

GRISPINO                             ‘nzomma, Caterina v’ha risposto?

LORENZO                             Sine, sine, m’ha fatto ‘ncenno e m’è pijata ‘na lallera, come cor vinello de la Sora Pia.

LUCIA                                    Bona quella.

GRISPINO                             Allora?

LORENZO                             M’ha buttato l’occhio e m’ha fatto cenno. E così l’aspetto quine.

LUCIA                                   State a scherzà? Drento ‘sta bottega?

LORENZO                             Me pozzino cecamme.

LUCIA                                   Lassa sta’ l’occhi che oggi me pare che ce vedo mejo.

GRISPINO                             Ma si manco ve voleva guardà.

LORENZO                             Mica lei …a madre. E mo’ l’aspetto.

GRISPINO                             Che t’ho detto Lucì, questa nun è  più a bottega de lo scarparo, ma er posto de li ricevimenti.

LUCIA                                    Ve sembra questo er posto giusto? Quella è ‘na signorina dabbene.

LORENZO                             Embé. Chi so’ io? Mica so’ ‘n berzitello.  So’ signore puro io.

LUCIA                                   Sarv’ognuno, certo che sete ‘nciarafano.(= stupido)

LORENZO                             A Lucì, ggiusto perché so’ signore, perché sinno’…

LUCIA                                   Uhm, me spauro tutta. Ancora ve puzza a bocca de latte!

                                                                                                              Scena 23

CATERINA                            E’ permesso….?

LORENZO                             Anima mia…

GRISPINO                             Prego entrate, accomodateve.

LUCIA                                   (si alza)Ecco er posto è libbero.

CATERINA                            So’ venuta pe…famme ‘npajo de carzari.

LUCIA                                   Da monaco?

CATERINA                                            (confusa)Eeee.?

GRISPINO                             Li carzari li porteno li frati, quelli cor saio.

LUCIA                                   Volevate dì ‘npar de scarpe.

CATERINA                            Ecco, sì.

GRISPINO                             Subbito, mo ve prennemo e misure …e comme li volete?

LORENZO                             Alla moda. Coi fiocchetti e le stringhe e li bottoncini de velluto.

LUCIA                                   Er cacazzibetto.

LORENZO                             Grispì, forse te convenirebbe de vedè si c’hai a pelle de là…E Lucì tu…

LUCIA                                   Grispì (fa cenno di uscire).

GRISPINO                             Abbisogna finì li stivaletti de Nunzia. (escono)

                                                                           Scena 24

LORENZO                             Caterina…

CATERINA                                            Lorenzo…

LORENZO                             Caterina…

CATERINA                            Lorenzo.  ..

LORENZO                             Caterina…

CATERINA                            Solo Caterina me sai di?

LORENZO                             Me so’ ‘ncantato, nun me sembri vera.

CATERINA                            E ‘nvece so’ proprio io, me stessa.

LORENZO                             Davero stai qua?

CATERINA                            E nun me vedi? Che sei cecato?

LORENZO                             Sto’ a sognà…

CATERINA                            So’ vera.

LORENZO                             Famme   guardà.

CATERINA                            Ecchime…

LORENZO                             So’ come San Tommaso, io devo toccà…

CATERINA                            Giù le mano, nun te permette. 

LORENZO                             Nun me pozzo fermà…

CATERINA                            Lassame,  che fai…me metto a strillà. 

LORENZO                             Fammete strigne…

CATERINA                            Nooo.. nun me poi toccà.  Mica so’  ‘na sfacciata.

LORENZO                                             E chi ‘o penza, dimmi chi…

CATERINA                            Te…

LORENZO                             No. Io nu lo penso, viè qua…

CATERINA                            Fermete Loré, che nun ce sto’ a capì più gnente…(cadono in terra)No, Loré, no…

LORENZO                             Bella mia, dorce…

CATERINA                            Fermete, lassame…Lore’, se mi madre me vede…!

LORENZO                             (alzandosi di scatto) E c’hai raggione. Te chiedo scusa.  M’hai ‘mbriacato.

CATERINA                            Eh?  Che ggià hai finito?

LORENZO                             Mejo che sorto. Nun zia mai che  te  manco de rispetto.

CATERINA                            A Loré…viè qua.

LORENZO                             ‘so ‘ngentilommo, e da tale me conduco, sa rivedemo. (fa l’atto di andarsene)

CATERINA                            Aho? E che me lassi così, ‘ndo vai??

LORENZO                              So’ ‘n’omo d’onore, mica ’npaino.   Te vojo sposà, quinni…

CATERINA                            Embé, se sposamo uguale. 

VOCE f.c.                               Caterina ‘ndo’ sei finita? Viè a vedè a Madonnella!

CATERINA                            Oddio, mi madre!

LORENZO                             Famme scappà.

CATERINA                            Fermete. ( si mette in ordine)Esco io e te aspetta drento.  Sortirai poi.

LORENZO                             M’ami?

CATERINA                            E chi ‘o sa?(esce ridendo)

                                                                                                                              Scena 25

GRISPINO                             (entrando) Allora? Che stavate a combinà? ‘Sta bottega mica è ‘ncasino!

LORENZO                             Quant’è bella, quant’è bbona, quant’è dorce…

LUCIA                                   Se n’è ita?

LORENZO                             ‘A madre a stava  a cercà.  Mo’ vado. Grazzie, grazzie…Quant’è bella, quant’è bbona…(esce come inebetito)

LUCIA                                   Tutti penzano a fa’ l’amore e qui nun compra nisuno. Artro che ‘a bottega dii vestiti…

GRISPINO                             Vedrai , vedrai Lucì. Prima o poi verà er momento mio. Ciò ‘nmestiere d’oro ‘n mano….è solo che nu’o sa nisuno.

LUCIA                                   Penza a fa’ funzionà ‘sta bottega …

GRISPINO                             Sei ‘a solita zuccona, gnorante, coccialona…

                                                                                                                              Scena 26

Entra Nunzia

NUNZIA                 Sento che je stai a fa’ ‘na valanga de complimenti. E bbravo.

LUCIA                                   Penza ai fatti tuoi.

NUNZIA                     Te n’aggiungo n’artro:   brutta zitellaccia. Allora li stivaletti Grispì? (si tira su la gonna)

LUCIA                                   Brutta zozza,  farza e buciarda.

NUNZIA                 Che è, li complimenti veri t’abbruceno?

LUCIA                                   (alzandosi in tutta la sua foga  e buttandosi addosso a Nunzia) M’hai stufato, cerchi solo guai.   Te  e quel mascarzone de tu marito! 

Grispino cerca di dividere le due che continuano a darsele di santa ragione. In quella entra Oreste.

                                                                                              Scena 27

ORESTE                 E che è st’acciaccapisto? Aho, carmateve, che state a combinà?(anche lui cerca di dividerle) Bbone, state bbone!

LUCIA                                   (si tranquillizza) Ecco me so’ sfogata. Mo me sento mejo.

NUNZIA                                 (aggiustandosi)  Allora ‘sti stivaletti? Che ciò prescia.

GRISPINO                             So’ pronti, sei contenta?

NUNZIA                 (smorfiosa)’A da esse contento te e me devi  puro aringrazzià, visto che nun m’hai dovuto pagà li giletti.

LUCIA                                   Si Giacomone te sgamava, artro che ringrazziamenti.

NUNZIA                 Aridaje. E’ propio vero che zitella uguale acida. Sei peggio d’en limone acerbo.  Volemo ricomincià?

LUCIA                                    Quanno voi, io so’ pronta!

ORESTE                 Stateve bbone pe carità.  Aho peggio de du gatte servatiche.

NUNZIA                 (sempre civettando)Eccome, nun v’era piaciuto o spettacolo?

ORESTE                 Che state a di’? Fate ‘na preghiera de contrizione!

NUNZIA                 Er mignattaroe’ scito matto.

GRISPINO                             Ecchi ‘i stivaletti. Vanno bene?

NUNZIA                 Uhm, s’accontentamo. E mo’ vado a Piazza Farnese. Se semo visti.

LUCIA                                    (malevola) C’hai quarche appuntamento?

ORESTE                 Tutta Roma se raduna lì oggi nun cio sapete? Ai tre angoli ce so’ tre madonnelle: una è quella de de Palazzo Farnese a via Monserrato, n’artra sta all’angolo de via der Mascherone e a terza a via dei Baullari. A ggente ne sceje una e se mette a aspetta’.

LUCIA                                    Aspetta’?

NUNZIA                 Pare ch’hanno mosso l’occhi puro quelle. (Grispino e Lucia si guardano sorpresi) St’ignoranti, ma nu a sentite a ggente com’è s’aggita? I preti stanno tutti co le recchie appizzate e nun ce capiscono gnente. C’è chi è tutto ammalorcicato e spera de guarisse. C’è chi è arcisfonnato e spera de trovà artri bajocchi. Chi è sola e vole maritasse. E voi? Nun sete annati a guardalle manco ‘na vorta? Che cristiani sete? Poi ciai er coraggio puro de criticà l’artre. ‘Sta pagana, miscredente.

LUCIA                                    Va, va’ a piazza Farnese che si ce vai te je cascheranno l’occhi pe’ tera a ‘e Madonne.

Nunzia fa’ l’atto di venirle addosso, ma Oreste e Grispino la fermano.

NUNZIA                 Pora Lucia, è ‘inutile che t’accori, te poi addannà quanto te pare, zitella sei e tale ciarimani. (fa un cenno di saluto a Grispino ed esce)

LUCIA                                    Brutta schifosa!                                                                                                              

                                                                                       Scena 28

ORESTE                 Lucì acquetateve. Er Signore nostro sa bene come sete, nun vale la pena accorasse. Quell’animella peccatrice troppo a da pregà.

(Grispino e Lucia ricordandosi della prepotenza di Oreste si guardano sorpresi)

GRISPINO                             Ve posso servì a quarcosa?

ORESTE                 Volevo chiedeve, si nun ve dispiace…

GRISPINO                             Parlate su.

ORESTE                 Quanno è ch’ er Monzignore viè a pijasse e scarpe…

LUCIA                                   E’ venuto da mo’.

ORESTE                 Davero, vabbé quanno o vedete, si ve capita, diteje che je vojo parlà.(tragico)

GRISPINO                                             E’ ‘na cosa grave?

ORESTE                 No…è che c’ho avuto la chiamata.

GRISPINO                             Ve dovete aruolà?  C’è quarche guera ‘ngiro?

LUCIA                                   Quarcuno minaccia er Papa Re?

ORESTE                 E’ drento er core mio che c’è stata  a battaja. L’Oreste de prima nun esiste più.

LUCIA                                   E ndo’ è ito?

ORESTE                 E’ morto e seppellito.

LUCIA                                    Ditece andove che j’annamo a mette ‘nfiore.

ORESTE                 Aho, me state a canzonà?

GRISPINO                             No, è che parlate strano. Nun ce semo abbituati.

ORESTE                 Vojo consacrà la vita a Domineddio. Ho capito che quella è ‘a strada mia. Basta ‘sta vita da bojaccia. Bbasta mignatte, riccojetele da soli. Vojo annamme a rinchiude.

LUCIA                                   E’ ‘na bella idea . E com’è sto sentimento?

ORESTE                 ‘E madonne.

GRISPINO                              Ve gireno, v’hanno fatto arabbià?

ORESTE                 Certo che sete proprio de coccio. De che stavamo a parlà prima? De le madonnelle che moveno l’occhi! L’ho viste puro io, davero!  So’ ito in giro pe’ Roma come ‘npazzo, perché, doppo a prima, nun ce volevo crede. Ma poi quanno ho visto che tutte me guardaveno, so’ tornato a Borgo e quella qua dietro, ar vicolo der Campanile nun s’è messa  puro a lacrimà? Allora ho capito. Me stavano a di’ che dovevo da cambià solfa, damme da fa’…pe’ convertimme. Pe’questo vojo parlà ar Monzignore.

GRISPIN0                              Faremo in modo de dijelo, nun ve preoccupate.

ORESTE                 E grazzie. E poi quanno sarò consacrato, vengo da te  a ordinamme le scarpe.

GRISPINO                             Semo a disposizzione vostra.

ORESTE                 Pax e bonum.(esce)

LUCIA e GRISPINO              Amenne.

LUCIA                                   Nu ce posso crede…quer mignattaro d’en mignattaro,…A Grispì, ma to ricordi quer bergarofolo, balordo? Funzioneno davero ‘ste madonnelle…daje sortimo, annamo a vedè quella a vicolo der Campanile …’namo ’nzieme!

                                                                                                                              Scena 29

Ciccio e Benedetta entrano trafelati.

BENEDETTA                        Bongiorno a tutti.

CICCIO                                  Sarve.

BENEDETTA                        Ve semo venuti a salutà. Noi ce n’annamo, partimo.

GRISPINO                             Andò ite?

LUCIA                                   Ve sposate?

CICCIO                                   Macché. Scappamo prima che Giacomone m’accoppa. Ieri m’ha sarvato er monzignore, ma oggi quer boja è venuto a cercamme a casa, e n’artro po’ a quaa poraccia de mi madre je pijava ‘ncoccolone. I sordi da daje nun ce l’ho. De bujacca se ne venne poca e gnente, er buffo s’engrandisce e quello nun aspetta.

BENEDETTA                        Pare che jeri ssera, quanno s’è formato ‘ncapannello de ggente a vedé a madonnella de via dei Coronari,  è sartato addosso ar marito d’Ersilia e l’ha crocchiato perché je doveva dà 80 bajocchi. Nu se po’ vive così.

CICCIO                                   Tutta borgo se caca sotto, e chi so’ scappati all’ artri rioni lui l’ha ripescati.

BENEDETTA                        Tocca annaccene fora.

LUCIA                                   A Benedé, nun fa sta  baggianata. Fa sortì solo a lui. Quanno le acque se so’ carmate po’ ritornà.

CICCIO                                   Che te credi Lucì, j’ho ho detto puro io, ma lei è de coccio.

BENEDETTA                        Nu ‘o vojo lassà.

GRISPINO                             Ma de che campate? L’amore nun ve da’ da magnà. Perdete er lavoro tutte due.

CICCIO                   Ber lavoro a fa’ er bujaccaro, e poi lei mica pija i sordi a fa’ l’orlatora e se sta a sguercià tutto er giorno.

LUCIA                                   Penza a quaa poraccia de tu madre. Ciccio, tu sei l’omo. N’ a poi costrigne a campà come ‘na disgraita. Penzate a la ggente. Qui tutti sanno tutto e a metteve a croce fanno presto.

BENEDETTA                        Io je vojo troppo bbene. Nun ce la faccio a sta’ senza de lui. Me volevo da sposà, ma visto che nun potemo…fujmo ‘nzieme, l’hanno fatto tanti.

LUCIA                                    E sì. L’ha fatto Rosaria, a fija de er sor Nino. E’ tornata co ‘ a panza piena, sola e abbandonata, er padre a voleva buttà fora de casa. Si nun era pe’ a madre  chissà che brutta fine che faceva. Puro Richetto è scappato co’ Titina. Lei s’è ritrovata sola perché a lui, s’in nun to ricordi,  du’  balordi l’hanno menato fino a fallo scimunì pe’ rubbaje quei pochi sordi che s’erano portati. Ora ‘ndo sta Titina eh?

BENEDETTA                        A e mantellate…

GRISPINO                             Lucia c’ha raggione. Lassate perde, tojeteve st’idea da matti.

CICCIO                                   Io a lei nun l’abbandonerò mai: troverò lavoro, e ce sposeremo…

Canzone

Amore mio io te vojo troppo bene (lui)

La vita ce costrigne mo’ a scappà

Io t’offro solamente questo core

E ggiorni de fatica e povertà

Nun me ne ‘mporta propio gnente assai (lei)

Se sta da sola qui vor dì soffrì

E mejo soffrì ‘nzieme core a core

Unico solo mio granne amore

GRISPINO                             (mentre amoreggiano)Ma guarda sti du’ matti. Che potemo fa’?

LUCIA                                   Pe prima cosa bisogna parlà a Monzignore e falli sposà.

GRISPINO                             Quante cose je dovemo dì a sto monzignore!

LUCIA                                   E tanto quello qui a da passà, oggi nun c’è er funerale da Abbadessa?

GRISPINO                              E’ vero, a  carozza ha da passà de qua.  Appena la sentimo…

LUCIA                                    E poi pe quanto riguarda Giacomone…

GRISPINO                             O potemo fa arestà. O famo venì qui , je dico che c’è Ciccio,  quello tira fora er cortello, er Monzignore o vede e l’aresta.

LUCIA                                    Se poterebbe fa…Sai che famo? Pe’ esse più sicuri tu vai a chiamà tu fija fori dar convento che avvisa lei Monzignore. Poi vai  a mette ‘ngiro a voce che Ciccio sta qua.

GRISPINO                             Vado de corsa.(esce)

LUCIA                                    ‘Ntanto prima de partì voi due metteteve a sede, che ve preparo quarche cosa da portà via.

BENEDETTA                        Grazzie, Luciì grazzie. O sai che e cioce vajolose so’ eccezzionali, me pare de camminà sopra l’erbetta.

CICCIO                   Grazzie Lucì, ma famo presto, ciò prescia.

LUCIA                                    Carma. Oggi tutti stanno a Piazza Farnese a vedè e Madonne. Ciannava puro Nunzia, e Giacomone sicuro jannava dietro. Riccontateme  quarche cosa su ste Madonnelle? Avete saputo artri fatti che so’ successi?

BUIO

                                                                                                              Scena 30

VOCI POPOLO f.c.                M’ha guardato proprio a mme, l’ho visto ggiuro. Anche a me ha rivortato l’occhi. Quella tonda m’ha purè soriso. E mo’ addiritura.. (Mira il tuo popolo, o bella Signora,
che pien di giubilo oggi t'onora.
Anch'io festevole corro a' tuoi piè;
o Santa Vergine, prega per me!)

GRISPINO                             (entrando) Tutto fatto , mo aspettamo. ‘Ndo stanno quei due?

LUCIA                                   Stanno de là .

GRISPINO                             Da soli?

LUCIA                                    Nun te preoccupà. Ho messo Benedetta a fa ‘na sfilza d’orli, e lei, pe’ ringrazziamme, nun s’arza da lì. C’ha e mano occupate.

GRISPINO                             Nun c’è bisogno d’arzasse pe’ fa certe cose…puro si c’ha l’aghi. Lui ‘e mano ce l’ha libbere.

Si sente chiaramente uno schiaffo.

CICCIO                                   Ahiaaaaa!

BENEDETTA                        Così t’empari.

CICCIO                                  Ma che sei matta, m’hai fatto male.

BENEDETTA                        E male te volevo fa’, tieni ‘e mano a posto.

LUCIA                                   Uhm, io nun cia  vedo Benedetta che scappa senza prima mettese l’anello.

                                                                                                              Scena 31

Entra frettolosamente suor Genuflessa seguita poi da Madre Angelica.

GENUFLESSA                       Pax et bonum.

GRISPINO                             Margheritina bella, allora j’hai parlato ar monzignore?

GENUFLESSA                       (alterandosi)Io so suor Genuflessa, vo volete ficcà n’testa?

LUCIA                                   Suor Genuflessa, benvenuta, aricordateve però er 4 comando.

GENUFLESSA                       Perdonateme papà, allora sete contento de me?

GRISPINO                              Certo bella mia, fijetta adorata. Er monzignore?

GENUFLESSA                       Nun cio potuto parlà, capite. Jel’ho dovuto da dì a madre Angelica.

LUCIA                                   C’era bisogno de ‘sta confidenza?

GENUFLESSA                       Madre Angelica ce tiene ar Monzignore. Guai a nominallo, penza a parlacce.

ANGELICA                            Bongiorno fiji miei.

GRISPINO                              Oh, benedetta Madre, vostra grazzia.

LUCIA                                   Reverendissima.

ANGELICA                            Che è sta novità?

GRISPINO                              E quale santità?

ANGELICA                            Nun fate o spiritoso! Perché volete parlà ar Monzignore?

LUCIA                                   Pe ‘e scarpe ch’ha ordinato.

GRISPINO                             E sì pe certi carzari novi che nun riesco a trovà er cuojo.

ANGELICA                            Uhm davero? Sur serio? E ce mannate vostra fija de fora ar convento  a rincorelo pe’ chiamallo? Tutta ‘st’urgenza propio oggi che ce so’stati i funerali della Abbadessa?          

GRISPINO                             ‘ngiorno vale l’artro: prima  o sa, mejo è pe’ tutti.

GENUFLESSA                       Vedete padre mio, madre Angelica c’ha raggione. Ho corso tanto che m’è pijato ‘ncoccolone.

LUCIA                                    Nun te facevo così acciaccata.

ANGELICA                            Abbastava che m’ ‘o facevate sapè.

LUCIA                                   Non zia mai che ve disturbassimo. E poi nun cio sapevamo che  state ar servizzio der Monzignore…

ANGELICA                            Lucì, nun t’ariconosco, te stai a pija troppa confidenza. Ve abbasta sapè che pozzo faje avè  li messaggi.

GENUFLESSA                       Però quanno ve sete ‘ncontrati qua mi padre v’ha dovuto combinà l’appuntamento.

ANGELICA                            Quello era jeri, oggi è oggi. Poi chi t’ ha permesso de parlà ‘n mezzo? Stattene ar posto tuo che è mejo! E ringrazzia che me te porto dietro, sei peggio de ‘na breccola drento ar  carzare.

GRISPINO                             Madre Superiora, eccellenza, lustrissima, io ve rispetto assai, ma nun è modo de trattà ‘na criatura. Quella è ancora ‘na pupetta, troppo presto ha voluto lascià la casa sua. E’ vero che io da solo nun so’ capace, ma speravo che lì trovasse ‘na famija e che voi, santità mia, potessive esse come ‘na  madre!

GENUFLESSA                       Papà, nun fa’ gnente, madre Angelica cià raggione, so’ io che me devo d’azzittà. Madre Angelica perdono. Sete contenta de me?

                                                                                                              Scena 32

MONSIGNORE                      (entrando) Che è sta novità? ‘Sta prescia? ‘Sta confidenza?

ANGELICA                            Sembra che Grispino ve voleva dì ‘na cosa ‘mportante…

LUCIA                                    Oh eccellenza.

GRISPINO                              Monzignore lustrissimo. Sì, ecco …( A Lucia)e mo’ questo già è arivato e Giacomone nun se vede.

LUCIA                                    Metteteve tutti a sede, che ve porto ‘na limonata eh?

MONSIGNORE                      E’ inaudito, me se chiama in tutta fretta  e pe’ che cosa? C’è n’urgenza …Co chi credete de sta a parlà?

LUCIA                                    Scusatece c’è ‘n probblema…

GRISPINO                              E’ tutta corpa de Lucia, sta zuccona, te pozzino!

LUCIA                                    Sine, Monzignore è tutta corpa de quella ‘gnorantona che so’. Scusatece scusatece…

ANGELICA                            E allora? Nu je dovevate parlà de e scarpe?

LUCIA                                    Sine sine Monzignore, vado a prenne…Namo‘de là, vieni suor Genuflessa…Grispino. Venimo subbito.(escono)

MONSIGNORE      Ma che stanno a combinà?

ANGELICA                            Lasciamoli perde ‘sti borgatari. Se so’ pijati troppa confidenza.  Allora, ch’hai potuto fa?

MONSIGNORE      E’ fatta.

ANGELICA                            Probblemi?

MONSIGNORE      Direi de no. Grazzie a ‘ste madonnelle er Papa ciavuto da fa’.

ANGELICA                            A, e che s’è concluso?

MONSIGNORE      C’è in corso ‘n indaggine. Bisogna tené abbada er popolino, so’ tutti fori de testa. A suggestione è grossa. Quarcheduno è puro salito co la scala a misurà quant’ era er movimento de ‘st’occhi. Ho dovuto fa’ arestà ‘n tizio che aveva levato er vetro ai dipinti. Purtroppo er Cardinal Consalvi  s’è lassato impressionà. Dice che puro lui ha visto che l’occhi se movevano.

ANGELICA                            Tre monache der convento stanno a letto co’ l’infantioli. C’è ‘n parapiglia.

MONSIGNORE                      Ho visto. Oggi hai faticato a tenè ‘a bbada la ggente.

ANGELICA                            E tu, l’hai viste’ ste madonnelle?

MONSIGNORE                      No.

ANGELICA                            Ce credi?

MONSIGNORE                      Sentite ‘e testimonianze giurate dei testimoni oculari deji eventi, doppo essece assicurati che nessuno di questi quel  giorno e a quell’ora era sotto l’effetto der vino o d’erbe allucinogene, potemo dì che sì, che la tal madonnella di tal luogo ha in effetto mosso gli occhi.

ANGELICA                            Io sto dì a te.  Ce credi?

MONSIGNORE      Nu lo so.                                

VOCE POPOLO F.C.                             Corete corete, puro la Madonnella de Porta  Angelica ha mosso l’occhi, corete. Dio ce vede. Pentitevi de li peccatacci vostri.

MONSIGNORE                      Amenne.(alzando la voce) Grispi?Allora?

                                                                                              Scena 33

Grispino esce dalla cucina insieme a Lucia e Genuflessa

GRISPINO                             Santità..ecco

MONSIGNORE                      Allora?

GRISPINO                             Vo ricordate Oreste, quello che s’era pijato ‘e scarpe vostre?

MONSIGNORE                      Quello che te javevi dato e scarpe mia.

GRISPINO                             E sì, sì. Se vole fa’ prete.

LUCIA                                   Dice che ciavuto la chiamata, che l’occhi de la Madonnella de borgo solo a lui janno parlato e che vole cambià la vita sua.

ANGELICA                            E mica è così facile. Oggi è così e domani?

MONSIGNORE                      So’ cose lunghe…ce vole tempo. Si o rivedete diteje d’aspettà armeno un mese. Poi si è tutto vero, si cià sta vocazzione, ne riparlamo. E mo vado.

GRISPINO                             Aspettate…

MONSIGNORE                      C’artro c’è?

LUCIA                                   Monzignore, Ciccio e Benedetta se vonno sposà.

MONSIGNORE                      E bbravi. E allora?

ANGELICA                                            Che c’avete. V’hanno mozzicato a lingua?

LUCIA                                    (facendo entrare Ciccio e Benedetta) I potete sposà voi Monzignore?

BENEDETTA                           A Lucì che dichi? O sai che volemo fa’.

MONSIGNORE      Benedetta? Sei tu che hai ricamato la cotta del monsignor Consalvi?

BENEDETTA                        Sì, so’ io eccellentissimo.

MONSIGNORE                      E brava. Bel lavoro.

GRISPINO                             Allora Monzignò, combinamo ‘sto matrimonio.

MONSIGNORE                      Veramente, io ormai c’ho artri ‘ncarichi…

ANGELICA                            Se po’ fa’ ‘neccezzione…

CICCIO                                   Nun fa gnente. Nun ve proccupate Eminenza.

MONSIGNORE                      Vabbè. Annate da don Gianni  a la Traspontina. Fateje fa’ e pubblicazzioni. Confessateve e decidete er ggiorno. Grispì, mo vado.

GRISPINO                             Monzignò, volete che ve faccia ‘nparo de scarpe nove? Rosso cardinale?

                                               Ve faccio vedé er modello?

LUCIA                                   Metteteve a sede, sete sempre stato’npiedi!

MONZIGNORE                      Che c’avete? Perché tuttta stà ‘nziztenza pe famme rimané?

GRISPINO                             Ce teniamo a la vostra presenza.

MONZIGNORE                      (infastidito)Ve ringrazzio, ma devo da sortì. Laudetur Jesus Christo.(esce)

TUTTI                                    Laudetur semper.

ANGELICA                            Mbe. Ringazziate Iddio che Monzignore è ‘na persona  degna. ‘Nartro sta confidenza nun ve l’averebbe data. Annamo Genufle’.

GENUFLESSA       Sì, subbitissimo vengo. Padre mio ce rivedemo presto.

GRISPINO                              Genuflessa io sto qua.  Si c’è quarcosa che nun te va bene ricordete che  casa tua è sempre aperta.

ANGELICA                            Grispì, ‘a casa sua mo è er convento de Santa Cecilia.  E n’artra vorta si dovete disturbà pe’ forza er Monzignore, chiamateme.(esce)

LUCIA                                   Sei sicura suor Genuflessa? Nun ce voi ripenzà?

GENUFLESSA                       Oh no. Madre Angelica a volte è  dura, ma io ho scelto. Ho risposto alla chiamata e so’ contenta. E voi sete contento de me?

GRISPINO                              Felicissimo Margherì. Però vieni a trovà tu padre eh? Nun fa che sparisci.

GENUFLESSA                       Quanno madre Angelica me fa sortì. Ciao Ciccio, Benedetta auguri allora eh? Papà a presto, ciao Luci’(esce)

Lucia e Grispino si guardano un po’ preoccupati per Genuflessa

CICCIO                                  E mo? Come famo. Nun ce potemo mica sposà davanti a tutti, si Giacomone  m’acchiappa, artro che matrimonio…

LUCIA                                   Mbè ho penzato cher  Monzignore poteva davve ‘na mano.

CICCIO                                   A casca’…

                                                                                                             

                                                                                      Scena 34

GIACOMONE                         (entrando) Ah, mo nu o nisconnete più, e bbravi, Avete capito che a sta contro Giacomone  ce se rimette solo.

CICCIO                                   Chi t’ha detto  che stavo qua?

GIACOMONE                        Ciccio ha messo ‘ngiro ‘a voce e ecchime qua.

CICCIO                                   Traditore, vijacco…

BENEDETTA                        Come avete potuto?

LUCIA                                   Nun avete capito…

GIACOMONE                         Tira fora er grano così finimo sta litania.

CICCIO                                   (tirando fuori qualche soldo) E’tutto quello che ciò…

GRISPINO                                             Aspetta Ciccio, mettice puro questi…(tira fuori da una scatola qualche bajocco)

LUCIA                                    A Grispi’, ereno i risparmi pa ‘a bottega de tutto!

GRISPINO                             Nun fa gnente Lucì, se vede che nun è destino.

GIACOMONE                         Me state a pià pel culo? E che so’ questi? Saranno trenta bajocchi ar massimo. E no belli, viè qua Ciccio, che mo te faccio vede io come Giacomone mette a posto chi nu ‘o rispetta. Sei tu che sei venuto da me a chiedeme li sordi. Io stavo tanto bbene a casa mia. E mo me li ridevi dà co l’interessi, cencioloso d’en bujaccaro.

BENEDETTA                        Nooo!

Giacomone va addosso a Ciccio e sta per pugnalarlo quando entra Nunzia.

                                                                                                             Scena 35

NUNZIA                 (sovreccitata)A Giacomò. A madonnella m’ha fatto a grazia.…So ‘ncinta!

LUCIA                                   De chi?

GRISPINO                             (dandole una gomitata) Zitta zuccona.

Giacomone si volta.

GIACOMONE                         Aripeti?!

NUNZIA                 So ‘ncinta, so’ ncinta. O voi capì? Lassa perde quer cortello e viè qua.

Giacomone come inebetito lascia cadere il coltello e subito Ciccio lo prende,  poi si avvicina a Nunzia e la tira su per aria.

GIACOMONE                        Sei’ ncinta, davero?

NUNZIA                 E to sto a di’. A Madonnella m’ha fatto a grazzia. O sapevo io, l’ho pregata tanto. Quanto l’avemo aspettato, eh Giacomò?

GIACOMONE                        Nun ce pozzo crede, sei sicura?

NUNZIA                 Sine, te dico de sì!

GRISPINO                             Aguri, aguri.

LUCIA                                   A smetterai de fa’ a ciovetta.

BENEDETTA                        Che bella notizzia.( a Ciccio) daje Ciccio faje l’aguri.

GIACOMONE                        Vojo festeggià, vojo festeggià mi moje e mi’  fijo. Tu abbasta de lavorà, hai finito coi giletti. E basta d’anna ‘ngiro a sculettà.

NUNZIA                 E te finiscila de prestà li bajocchi, voi arrischiatte de finì ‘ngalera?

GIACOMONE                        Amenne. Tanto me so’ sistemato, l’urtimi sordi l’ho prestati ar Monzignore. E quanno more Pio Vll chissà si nun diventa Papa. Ah ah ah!

LUCIA                                   Tutti se l’aspettamo.

GIACOMONE                         ( a Ciccio) Embè, tutti ce fanno l’aguri e tu nun dichi gnente?

CICCIO                                   Aguri.

GIACOMONE                         Vabbè, pe’ favve vede quanto so’ contento e bene ‘ntenzionato, ascortateme tutti: Ciccio t’abbono er debbito, nun me devi dà più gnente.

CICCIO                                   State a dì sur serio?

GIACOMONE                         Ma si, anzi te dico puro che devi da fa’ da padrino a’ mi’fijo.

CICCIO                                   Ah grazzie, però pe faje er regalo me dovete  prestà li sordi.

BENEDETTA                                        Ancora?

GIACOMONE                        Trovate un lavoro mejo, c’è ancora tempo…

NUNZIA                 Daje annamo, o devono sapè tutti. Quanno jo visto move quell’occhi ero sicura che voleva dì quarcosa, che me miracolava. E così è stato.(escono)

LUCIA                                   (a Grispino)Speramo che  pija de Giacomone. Penza si somija a te.

GRISPINO                             Aridaje: te ggiuro che nun cio mai fatto gnente co’ Nunzia.

LUCIA                                   Però te piaceva.

GRISPINO                             Me piacevano li giletti. A Lucì  ce penzi? Se Nunzia se leva de mezzo, sarò io l’unico venditore de giletti a borgo! Grispino, ve veste e ve rimette ar monno come ‘ndamerino! (ride allegro)

BUIO

                                                                                              Scena 36

Un anno dopo, più o meno. La bottega  sembra rinnovata, c’è un gran movimento. Tutti sono un po’ eccitati. Genuflessa sta in mezzo e viene continuamente scansata perché intralcia. Grispino prende le misure a Lorenzo.

GENUFLESSA       E allora madre Angelica m’ha detto  che potevo sortì pe’ venivve a salutà da sola. Nun po’ stamme più così attaccata, ‘o capite?

GRISPINO                             (mentre sta prendendo le misure a Lorenzo) Sì, sì fija bbella.

GENUFLESSA                       (continuando a parlare quasi da sola) Ha detto che mo’ è l’Abbadessa e nun po’stamme sempre a guardà…

LORENZO                             (Grispino sembra troppo sbrigativo mentre prende le misure) Grispì ‘n campana, pijateme bbene ‘ste misure, ch’ er giorno do sposalizzio devo pare’ ‘n principe.

GRISPINO                             Nun ve state a proccupà, è Grispino che ve veste. Lucì, viè qui…io je misuro e spalle e tu  prenni l’orlo pe ‘e braghe.

LUCIA                                   (sta ricamando) Sbrighete che mo’ ariva Giacomone pe’ pijasse er mantello novo.

GENUFLESSA                       Così, so venuta qui, sete contento? Sete contento de me?

GRISPINO                          Eccome no, stai a scherzà, contentissimo. (a Lorenzo)A posto. Farete ‘nfigurone.

LORENZO                             Vorei e spalle più larghe.

GRISPINO                          Questa è la misura ggiusta, troppo larghe s’arovina er modello.

LORENZO                          E quanno è pronta?

GRISPINO                          A settimana che viè, martedì ar più tardi. Ve potete rivestì.

LORENZO                          Sta bbene. (si rimette la giacca,Lucia lo spazzola, poi lui si sistema)

                                                                                                Scena 37

ORESTE                 (entrando) Bongiorno a tutti. Allora Grispì, ,’avete cucito ‘sta camicia?

GRISPINO                             Ecchila. (gliela porge)

ORESTE                                Poi me dovete da ricucì ‘a fusciacca, ‘a vojo più ricca co’ tre pieghe sopra e tre pieghe sotto.

GRISPINO                             (A Lucia) T’ ’o ricordi  che se voleva fa’ prete? E’ diventato ‘ncacazibetto de gnente.

LUCIA                                    Statte zitto: è mejo pe ‘ noi  no?

GENUFLESSA                       Che ve posso da’ ‘na mano?

LORENZO                             (toccando la camicia di Oreste)E’ ‘nber colore, gnente male propio.

GENUFLESSA                       E’ vero è proprio ‘nber colore, ve pozzo ajuta’?

LUCIA                                    Sor Genuflessa va a prenne qua fettuccia grigia che sta de là. (tutta contenta Genuflessa esce)

ORESTE                 (scontento)V’avevo detto cor taschino, pe’ mettece er fazzoletto de pizzo che me doveva ricamà Lucia!

LUCIA                                    Er fazzoletto è pronto, mirate!

LORENZO                             Puro io vojo ‘n fazzoletto come questo.

ORESTE                 ‘Sta  camicia è troppo liscia. Sembra quella d’un ciccarolo.

LUCIA                                   Che dite è ‘na stoffa prezziosa, se vede che è ‘na camicia da signore!

GRISPINO                             Questa è ‘a moda: meno fronzoli, meno pizzi, tutto più semplice. L’ommo dev’esse ommo. E vedrete ‘startr’anno, e brache s’allungheno fino a quasi a la cavija.

LORENZO                             Davero?

ORESTE                 I  pizzi nun vanno più? Propio mo’ che m’ ‘i potevo permette!

LORENZO                             A me nun me dispiace, nun ce facevo troppo.

GRISPINO                             E’ a nova moda francese, lì dettano legge. Gnente pizzi e brache lunghe.

ORESTE                 Si o dichi te  ce credo. Me ne farò ‘nparo.

GRISPINO                              Bravo, così s’ha da  fa’. Un paro pe’ sortì e n’artro paro pe anna’ a pija e mignatte.

ORESTE                 Ah, che nun voo detto? Cambio mestiere. Me so’ stufato de sta’ sempre ‘nmezzo all’umido pe’ riccoje ‘e mignatte. Mo’ che l’apparatore s’è fatto vecchio, ho deciso de pijamme tutto. E’ ‘n ber mestiere. Tutti hanno da mori’, fanno a prima  commugnone, a cresima, se sposeno…Poi c’è a festa d’ ‘a Madonna, Natale, Pasqua. E mo’ che Pio VII sta pe’ anna’ all’arberi pizzuti, morto er Papa se ne fa’ n’artro e aivoja a apparà.

LORENZO                             Allora vengo da voi pel matrimonio. Sposo a luglio a Santa Maria in Trastevere. Se mettemo d’accordo.

ORESTE                 Eccome no!

LUCIA                                   Come se farà senza mignattaro? Tocca annà dar monticiano.

ORESTE                 Me so ‘ messo d’accordo co’ Ciccio. Quer bujaccaro mo’ cia ‘n mestiere vero, si ciavete bisogno, annate da lui. E’ sverto. Ha pijato certe mignattone l’artro ggiorno.

GRISPINO                             Mica ciaveva detto gnente!

LUCIA                                    Manco Benedetta ha fiatato.

ORESTE                 E mo, ve saluto. Vado ‘n chiesa a vedé com’è venuto l’addobbo per battezzo, si no Giacomone me cionca. Se vedemo lì.

TUTTI                                   A doppo.

GENUFLESSA                       (rientrando con la fettuccia) Nun la trovavo!              Posso fa’ quarcos’artro?

GRISPINO                             Fija bella, mettete a sede, nun te sta’ a proccupà.

GENUFLESSA                       Nun me vojo mette a sede, ve vojo da’ ‘na mano. C’avete tanto da fa’.

                                                                                                              Scena 38

CICCIO                                   (entrando con Benedetta )Ecco ‘e pelli c’avete ordinato fresche fresche.

LUCIA                                    E che so’ ova? Er corami quanto t’ ‘ha messe?

CICCIO                                   Poco, ha detto che er giletto ricamato  da Benedetta era così bello che me faceva ‘n prezzo speciale.(dà un bacio a Benedetta)

BENEDETTA                        So’ contenta, devo ricamà quelli de Tonino. Si  so’ piaciuti tanto, andranno bbene puro a lui.

GRISPINO                             Er lavoro cresce. (strofinandosi le mani)

LUCIA                                                    A Benedè, e quanno cio dichi che Ciccio è diventato mignattaro?

BENEDETTA                        Mbeh, è successo tutti jeri l’arto.Guadambierà de più, ma a me me fa schifo. Ecco perché nun voo detto.

GRISPINO                             Damme retta Benedè: e mignatte servono pe’ guaritte, a bujacca, ar contrario, te fa sta male, ahahah!

LORENZO                             E ciavete raggione sor Grispì. Io ‘na vorta l’hoassaggiata, e pareva veleno.(ridono)

GENUFLESSA                       Povero Ciccio, a me nun me pareva così cattiva.

CICCIO                   Grazzie Margherì, ma cianno raggione loro. Me faceva venì ‘nmar de panza! 

BENEDETTA                        Ciavevi er mar de panza perché magnavi tutta quella che rimaneva. T’aricordi quanno l’avemo data ar barcarolo? (ridendo)

CICCIO                                   E ggià, n’aveva magnata troppa  e ciaveva er mar de stommico: la barca faceva su e giù co sopra i pretini dell’aracoeli! E tutti che pregaveno a madonna, a ritmo ah ahaah. (accenna alla preghiera ritmandola)Salve, Regina, Mater misericordiae,

                                                               vita, dulcedo, et spes nostra, salve.

GENUFLESSA       Nun sta bbene pija ìngiro i consacrati.

BENEDETTA                        Scusaci sor Genuflè, però ‘n po’ facevano ride.

LORENZO                             Sarete contento d’avè cambiato mestiere.

CICCIO                   Er sor Oreste  me n’ha parlato e io ho accettato, poi se vedrà.

LORENZO                             Congratulazzioni.

CICCIO                   E grazzie.

BENEDETTA                        Grispì, ho da portà i du beretti a Ersilia. Già l’ha pagati.

GRISPINO                             E’ vero cori, m’ero  scordato.

CICCIO                   Ce vado io. (prende i due cappelli che gli porge Lucia)

                                                                                                  Scena 39

CATERINA                            (entrando)Bongiorno a tutti.

LORENZO                             Amata mia, o sapevo che t’averebbi visto qua.

CATERINA                            Puro te? Allora è destino…

LORENZO                              E certo che è destino : se sposamo.

CATERINA                            Nun ma pare vero.

LORENZO                             Te chiameranno signora. Signora Mezzasalma. La mia signora.(la bacia)

GENUFLESSA       Ohhh, ma nun sta bbene, nun se po’, così davanti a tutti.

LUCIA                                    Su signorini belli, qua c’è ggente.

CATERINA                                            Benedé, ‘a gonna mia tutta ricamata è pronta?

BENEDETTA                        Guarda che meravija.

CATERINA                            Me la vojo mette subbito.

BENEDETTA                        Namo de là a provassela

Caterina va nell’altra stanza con Benedetta per mettersi la gonna. Lorenzo fa per seguirle ma Benedetta lo spinge fuori.

LORENZO                              Sbrigateve che nun pozzo sta senza a luce dell’occhi mia!

GRISPINO                              Fateve coraggio pe’ quarche minuto.

GENUFLESSA       Papà,  posso annà de là a ajutalla?

GRISPINO                             Bbona a papà tuo che fanno subbito.

                              

                                                                                              Scena 40

GIACOMONE                         (entrando)Sarve a tutti. (tutti lo salutano allegramente) Sete pronti pa cerimonia? Grispì ‘sta mantella  nova?

GRISPINO                             Eccola Giacomo’, nun è ‘na meravija?

GENUFLESSA                       V’ aggiusto io?(cerca di sistemare la mantella sulle spalle di Giacomone, ma non ci riesce)

GRISPINO                              Margherì lassà perde.

GENUFLESSA                       (rattristata)Volevo ajutà.

GIACOMONE                        Ognuno er lavoro suo. Te devi penzà a pregà.

GENUFLESSA                       Nun è ‘ngranne lavoro.

LUCIA                                   Nun è vero. Tu preghi pe’ noi, che nun semo bboni.

LORENZO                             E ciavete raggione sora Lucì. Io me so’ scordato tutte e preghiere.

GENUFLESSA                       (rincuorata)Davero? Allora forze è mejo che vado ‘nchiesa, che lì me riesce propio bene.

GRISPINO                             Bbrava , chi è bbono a pregà o deve  fa’.

GENUFLESSA                       Sete contento de me?

GRISPINO                             Sine, sine. Un bacio a papà.

GENUFLESSA                       Beee. Allora io sorto. Vado a pregà ‘na preghiera nova.(inizia a pregare cantilenando o addirittura cantando mentre dà un bacio al padre e a Lucia saluta ed esce con estrema lentezza)

Regina caèli, laetàre, alleluia

Quìa quem meruìsti portàre, alleluia

Resurrèxit, sìcut dìxit, alleluia

                Ora pro nòbis Dèum, alleluia. (esce)

GIACOMONE                         (si guarda in uno specchio) Uh, maa potevi fa’ più lunga…

LORENZO                             Sor Giacomo’, è ‘na sciccheria.

GRISPINO                             A moda è questa!

GIACOMONE                         Si o dichi te. (continua a guardarsi)

LORENZO                             Si o dice er sor Grispino nun se discute.

GRISPINO                             Troppo bboni grazzie.

                                                                                              Scena 41

NUNZIA                 (entrando con un fagotto )A Giacomo’, namo che questa piagne…

GIACOMONE                        Ecchime bella a papà, coro. (comincia a vezzeggiarla).

LUCIA                                    (alzandosi per guardare la bambina) Quant’è dorce ‘sta pupa, ‘nangioletto.

NUNZIA                 Sì, ma quanto strilla!

LUCIA                                    E se vede che cia ‘nber carattere.

NUNZIA                 Ha preso tutta dar padre…

LUCIA                                   (dà una gomitata a Grispino)

NUNZIA                 Semo in ritardo. Sbrigateve, staranno già tutti là.

LUCIA                                   Nun ve preoccupate, ‘mo venimo.

GIACOMONE                        Tanto si nun ariva ‘a festeggiata… (la prende in braccio)E’ vero bella a papà, mo te battezzamo eh? V’aspetto tutti  ‘n chiesa. (escono)

                                                                                                Scena 42

CATERINA                            (rientrando con Benedetta) Come me sta?

LORENZO                             Sei proprio bellissima , ‘na ciumaca bellissima.

CATERINA                            A Benedé sei stata granne. Manco ‘na reggina porta ‘sti ricami.

BENEDETTA                        Ve piaciono i du colori dei fiori? Ho penzato ch’era origginale.

CATERINA                            Bbrava, nun ciaveresssi mai penzato.(tutti ammirano i ricami)E’ ‘na gonna bellissima.

LORENZO                             E’ bella chi ce sta drento.

LUCIA                                    L’amore è cieco.

GRISPINO                             N’eri tu a cieca?

LUCIA                                    Sempre ggentile.

CATERINA                            Su Loré ‘namo, che me vojo sede’ ai primi banchi.

LORENZO                             Vengo. Voi che fate?

LUCIA                                   Datece er tempo.

LORENZO                             Sortimo zucchero carammellato.

CATERINA                            Aho, nun me sgualcì!

LORENZO                             Che ce pozzo fa’, io vedo solo a te rosa de maggio.

CATERINA                            Hai parlato co l’apparatore? J’hai detto che vojo tutte rose bianche? Nun me piacciono l’artri fiori. ‘A guida dev’esse piena de petali de rosa. O sai che le cugginette mie teranno o strascico?

LORENZO                             Tutte?

CATERINA                            Tutte e otto: quattro da ‘na parte e quattro dall’artra.

LORENZO                             Nun zo troppe?

CATERINA                            Che ce voi capi’ de ste cose te? Più ce n’hai e più signore sei.

LORENZO                             De palle…

Lorenzo e Caterina escono fra le risatine di tutti.

                                                                                              Scena 43

CICCIO                   (rientrando)Tutto a posto Grispì, Ersilia era felice. Benedè, allora ‘namo?

BENEDETTA                        E sistemete bbene quaa giacca, si no che figura ce fai? Pare ch’è stata n’bocca a ‘ncane.

CICCIO                   Me l’ha stirata mi madre stamatina.

BENEDETTA                        Quanno tu madre stira,  leva ‘n grinze e ce  mette ‘n pieghe.

CICCIO                   Nun parlà male de mi madre eh?

BENEDETTA                        E che t’ho detto?

LUCIA                                    Cucite a’a bocca Benedé.  Tu sarai a moje, ma ‘a madre è sempre a madre.

CICCIO                   Er regalo  pa’ pupa l’hai pijato?

BENEDETTA                        (prende un involto) Ecchilo. (a Lucia e Grispino) Vabbè, noi ‘ntanto sortimo.

LUCIA                                   Se vedemo là. (Benedetta e Ciccio escono)                                                            

                                                                                    Scena 44

MONSIGNORE      (Entrando)           Grispì, quee scarpe rosse me l’hai allargate?

LUCIA                                   Monsignore eccellentissimo.

GRISPINO                             Certo Santità…

MONSIGNORE                      Zitto, Grispì, zitto. Te prometto che se così va a finì, tutti li cardinali c’avranno bisogno de ‘ste pantofole.

GRISPINO                              Lustrissimo (si inchina a baciargli la mano)

MONSIGNORE      Daje a Grispì, tutti sti salamelecchi. Fammele provà.

GRISPINO                              Allora, come ve stanno?

MONSIGNORE                      Ah, finarmente pozzo camminà.

GRISPINO                             So’ contento.

LUCIA                                    Monzignò, dee Madonnelle nun se sa più gnente?

MONSIGNORE      Hanno finito de move l’occhi e menomale. Era diventato un fenomeno da baraccone. ‘Npo’ de serietà.  Mo’ se so’ carmate, loro e puro noi. Quelle ch’er Papa ha detto che arzaveno l’occhi ar cielo so’ state benedette. L’artre no.

LUCIA                                   E quelle che piagnevano?

MONSIGNORE      A Lucì, erano e perzone che piagnevano e, attraverso l’occhi lagrimosi je pareva de vedè piagne e Madonnelle.

LUCIA                                   Allora è tutto finito.

MONSIGNORE      Er caso è chiuso. Vabbe’, allora io vado. Se vedemo ‘nchiesa. Giacomone m’ha fatto ‘na testa tanta, finché nun è stato  sicuro che la pupa a battezzavo io! (esce)

                                                                                                              Scena 45

GRISPINO                             Movemose daje. ‘Ndo ho messo a fusciacca nova? ‘Ndo s’è ficcata?

LUCIA                                    Nu’ ‘o so.

GRISPINO                             Come nu ‘o sai, sei sempre tu che fai finta de mette a posto!

LUCIA                                    Ah faccio finta? Allora cercatela. Devo dà ancora du punti. Santa Lucia nun te ne anna’!

GRISPINO                             Se n’è ita da’npezzo Santa Lucia, visto che nun vedi mai dove metti ‘a robba! E me nisconni puro ‘a mia!

LUCIA                                   Hai guardato de là, drento a cesta de le pezze?

GRISPINO                             E chi c’ha messa? Sarai stata te, sei a solita zuccona…(esce per prendere la fusciacca e sistemarsela)

Entra madre Angelica

LUCIA                                   Reverenda madre. Ve credevamo già ‘nchiesa.

ANGELICA                            E’nvece, guarda che me tocca fa’.(Angelica e Lucia si scambiano uno sguardo d’intesa)

GRISPINO                             (rientrando)Madre benedetta. Come mai ce fate visita in quest’ umile bottega?

ANGELICA                            Ce fai o ce sei?

GRISPINO                             Mbeh, nun me pozzo lamentà. Er sogno mio, nun me pare così lontano.

ANGELICA                            Bbene  so’ contenta. E mo’ te devo dì ‘na cosa. Tu’ fija , che è peggio de ‘na piattola. Me sta così attaccata che…

GRISPINO                             Ve vole bbene…

ANGELICA                            Ogni tanto me gratto. Vabbè, tu fija dico c’ha un sommo desiderio.

GRISPINO                             Oh madre reverenda, e quale? Perché nun me l’ha detto?

ANGELICA                            Se vede che se vergognava. A volete accontentà?

GRISPINO                              E certo.

ANGELICA                            Quarsiasi cosa?

GRISPINO                             Che moo state a chiede?

ANGELICA                            Sicuro?

GRISPINO                             Ve ggiuro sull’anima…

ANGELICA                            Nun te rimagni a parola?

GRISPINO                             Me potessime cecamme, me potessime furminamme, me potessime abbruciamme…

ANGELICA                            Vabbè, ho capito er concetto:  allora…te devi  sposa’ Lucia e ar più presto.

GRISPINO                              (resta senza parole)

ANGELICA                            Nun parli?

GRISPINO                             Comannate e sarà fatto…

ANGELICA                            Io nun comanno proprio gnente, è tu fija che t’o chiede. E mo ve saluto, se vedemo ‘nchiesa. Laudetur Jesus Christo.

                                                                                                             Scena 46

LUCIA                                   Laudetur semper.(mentre si mette il velo) Namo che comincia er battezzo.

GRISPINO                             Che j’hai promesso?

LUCIA                                    De che stai a parlà?

GRISPINO                             Che je fregava a madre Angelica de rubbamme a promessa?

LUCIA                                   Pel bene che vo’ a la fija tua…

GRISPINO                             Riccontane n’artra Lucì, zuccona filona.

LUCIA                                   Te fa così schifo l’idea?

GRISPINO                             Nun vojo esse fregato, proprio mo che co’ tutte l’ordinazioni a bottega ha preso piede.

LUCIA                                   E ‘namo, nun te rovinerai pe’ quarche scarpa da monaca ‘n più…

GRISPINO                             A, è così, je devi fa’ n par de scarpe nove? (si riprende dal trauma)

LUCIA                                    Due paja  all’anno finché nun more er Papa.

GRISPINO                             Ah, menomale, quello sta pe’ schiodà.

LUCIA                                    Mica Pio VII, quello novo.

GRISPINO                             Sta coccialona, zuccona filona…che te pozzino, guardà co’ chi me tocca sta…Zuccona…. (escono e Lucia ride)

                                                                                      FINE

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