A ca’ da cimma

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a ca' da çimma

A  CA’  DA  ÇIMMA

3 atti brillanti in dialetto genovese di

Pierpaolo Ferrari

Personaggi

Terre                         esercente

Giaxo                         so majo

Rita                                     ‘na paizann-a

Dele                          atra paizann-a

Giggia                                 atra paizann-a

Zaccàia                      ûn çittadin

Scia Angea                 a meistra

Rosanna                       atra meistra

Mr. Baciccia               l’emigrante

n° reg. SIAE:  894834 A

A CA’ DA ÇIMMA

Càpita oggi, scarpinando per l’entroterra, di imbattersi in piccoli paesi totalmente abbandonati, ma dove sono ben presenti i segni della civiltà contadina : i fienili, le stalle, un mulino, un forno, un locale che si può immaginare fosse l’osteria, il selciato consumato dalle ruote dei carri.

I personaggi della commedia si inseriscono, nell’anno 1960, in uno di questi borghi e, con una buona dose di umorismo, ripropongono le attività quotidiane dei pochi abitanti, svolte ad un ritmo ben lontano da quello frenetico dei nostri tempi.

L’unico locale pubblico esistente, gestito da Terre e dal marito Giaxo, è nello stesso tempo osteria, trattoria, bottega di alimentari, edicola, tabaccheria e rivendita di bombole di gas; in questo punto d’incontro i residenti discutono le sorti del paese, divisi tra chi, come Rita, vorrebbe trasferirsi a Genova e chi, come Dele, non intende lasciare le sue origini, ma in fondo convinti, o forse rassegnati, del fatto che nulla possa mutare la monotonia delle loro giornate.

Un occasionale cliente della trattoria, Zaccàia, cittadino affascinato dalla vita rurale, riesce a vincere l’iniziale scetticismo nei suoi confronti da parte degli abitanti e supportato dalla storica maestra Angea, vera autorità morale riconosciuta da tutti, propone loro un progetto di rilancio del paese, per quei tempi assolutamente innovativo: la realizzazione di ciò che oggi si potrebbe chiamare “agriturismo”, ma senza fini di lucro, volto a recuperare, valorizzare e far conoscere le risorse di quel luogo, con il coinvolgimento di tutti i residenti; l’idea piace ai paesani, disposti ad impegnarsi, ognuno per le proprie capacità e competenze, alla riuscita del progetto.

Ma non tutti presteranno la loro collaborazione, qualcuno cercherà addirittura di trarne benefici economici.

Infatti Giggia, proprietaria dell’edificio scolastico, intuita la possibilità di vendere la casa a Zaccàia che qui vuole stabilirsi, determinerà, ad insaputa di tutti, la chiusura della scuola stessa, provocando una clamorosa forma di protesta della maestra Angea, sostenuta in questo da alcune colleghe genovesi dirette dalla maestra Rosanna.

Inoltre, saputo che il recupero del vecchio mulino abbandonato da oltre vent’anni è determinante per la riuscita del progetto, tenterà, con uno stratagemma, di rivendicarne la proprietà per poterlo vendere a Zaccàia.

Nel frattempo giunge in paese un emigrante, Mr. Baciccia, da lì partito per l’America quarant’anni prima in cerca di fortuna; la sua memoria storica si rivelerà utilissima per risolvere tutte le difficoltà che sembravano impedire il buon esito del progetto.

ATTO PRIMO

          La scena rappresenta l’interno dell’unico locale pubblico esistente: sul fondo la porta d’ingresso, a sinistra un’apertura verso la cucina, a destra un’apertura che conduce al negozio annesso di alimentari, frutta e verdura, tabacchi e giornali.

          Arredamento molto semplice: due o tre tavoli con tovaglia a quadretti bianchi e rossi, alcune sedie; alle pareti quadri e ornamenti tipici da osteria/trattoria.

          Sulla parete di fondo un calendario con riportato in evidenza l’anno e la data.

 Scena 1

          IL CALENDARIO INDICA SABATO 26 MARZO 1960. TERRE ENTRA STIZZITA DALLA BOTTEGA; HA IN MANO UNA TESTA D’AGLIO.

       Terre                - Ma ammìte un pô…l’è dex’ôe passæ e o garsôn do fornà o no l’è ancôn arrivòu … o s’è perso, stamattìn?! (CHIAMA VERSO LA CUCINA) Giaxo! Vegni un pô chì!          

       Giaxo              - (D.D.) Momento un pô…

       Terre                - Macchè “momento un pô”… dàgghe ‘na botta… fìto!!

       Giaxo              - (ENTRA DALLA CUCINA, SI MUOVE E PARLA MOLTO LENTAMENTE, HA UNA SCARPA SLACCIATA) Pennello, ho da ligàme a stringa… cose t’hæ da sciatäte coscì tanto?

       Terre                - E zà… mì me sciato… tì no gh’è pericolo… o garsôn do fornà o no s’è ancôn visto!

       Giaxo              - (TENTANDO DI ALLACCIARE LA STRINGA) E mì cose ne posso?

       Terre                - (INDICANDO L’USCITA) Dànni un pô a mente se o l’arriva!! Che mì ho da fä o pesto, mescite!! E ricordìte de portà ‘na bombola de gazzo a-o Genio, o me l’ha comandà vei seja (ESCE IN CUCINA AGITANDO LA TESTA D’AGLIO)

       Giaxo              - (APPOGGIA IL PIEDE SU UNA SEDIA E CONTINUA AD ALLACCIARE LA STRINGA. PARLA VERSO LA CUCINA)  E va ben… se o fornà o no l’è arrivôu… o l’arrivià… ti ghe l’hæ testa… magara o l’ha sciêuppôu ‘na rêua do càmiô…dagghe  tempo de cangiäla…

       Terre                - (D.D.) Macchè “tempo”! Da chì a’ pô vegnià a gente accattà o pan e noiatri no ghe l’emmo!

       Giaxo              - “A gente”… (GHIGNO, POI TRA SE’) quelli pochi paizen che stàn ancôn chì a-i ciamma “a gente”… (FORTE) e oua… orrià dî che aspêtian… dovve han d’andà?… stanni tranquilla, che ti no-i perdi i clienti… (GHIGNO) pêuan çercà d’accattà da n’atra parte… ‘sta chì a l’è l’ûnica bûttega do paize (SI ODE IL SUONO DI UN CLACSON).

       Terre                - (D.D.) Te-o chì! Vanni!

       Giaxo              - No… questa a l’è a tromba do leità… l’ê o segnale pe-o Coximo ch’o ghe porte i stagnôin do læte … oh, ma anchêu…  o l’è in ritardo anche lê.

       Terre                - (ENTRA AGITANDO IL PESTELLO DA MORTAIO) Vanni un pô a vedde, tartarûga!! E s’ô l’è o leità accatta due formaggette e o bitìro, che semmo arrestæ sensa!

       Giaxo              - (MOSTRA IL PALMO DELLA MANO) E palanche?...

       Terre                - Uuuhhh, ti me paggi rimbambìo ciû do solito, stamattìn! O marca tutto in sce-a notta e poi paghemmo a-a fin do meize!

       Giaxo              - (OSSERVA  IL CALENDARIO) Ma l’è a fin do meize …

       Terre                - No! Ancheu l’è o 26!

       Giaxo              - Mah… giorno ciû, giorno meno… pe mì l’è a fin do meize…

       Terre                - Che ti vaddi!!!!

       Giaxo              - Va ben… va ben… vaddo… (ESCE LENTAMENTE BORBOTTANDO)  ma pe mì ghe vêu e palanche… l’è a fin do meize … 

       Terre                - Uff, che camôa!! O te fa vegnì o læte a-e zenôgge!! A me pâ zà ‘na mattinà storta, va a finì che restemmo sensa pan proprio anchêu che l’è Sabbo e a mangià gh’è quarche cliente in ciû di soliti operai da stradda…. armeno… se spera… (SI AVVIA VERSO LA CUCINA).

Scena 2

       Dele                - (DALLA BOTTEGA) Terre!

       Terre                - (RIVOLTA VERSO LA BOTTEGA) Arrivo subito, pôso o pestello. (VA IN CUCINA E RIENTRA SUBITO).

       Dele                - (ENTRA A TEMPO CON TERRE) Oh, ma fànni pure con comodo, premûa no ghe n’ho, piggio solo o pan.

       Terre                - Me rincresce, ma o no l’è ancon arrivôu.

       Dele                - Poco mä, m’assetto chì e aspeto (SIEDE A UN TAVOLO) tanto me pôso un pô … ho zà leitôu e vacche, preparôu o pastôn pe-i porchi, ho dæto recatto a-i coniggi, tiòu o collo a ‘na galinn-a…

       Terre                - Mì invece no ho combinnôu quaexi ninte …

                    

       Dele                - (ANNUSA L’ARIA) No se dieva… che bôn odô… cose ti chêuxi?

       Terre                - Çimma.

       Dele                - Ah, a specialitæ do sabbo…e di atri giorni da settemann-a… quando l’è che ti fæ un pô de stochefisce accomodôu, che passo a piggiàne ‘na pugnattà pe mì e o Coximo?

       Terre                - Venerdì…  se arriva o pescià… ’sta settemann-a o no s’è visto.

       Dele                - Eh zà… chì pàimo fêua do mondo, scìben che semmo a due ôe da Zena… mah… quexi quexi, tanto che aspeto, me beivo un gottin de gianco.

       Terre                - (USCENDO IN CUCINA) O solito?

       Dele                - Scì… (TRA SE’) perché se ti voeisci gh’è dell’atro?... mah… solo vin gianco e neigro… e a va zà ben che gh’è ancôn ‘sta specie de ostaja e bûttega de tutti i generi, in te ‘sto paise… mah…

       Terre                - (ENTRA CON UN BICCHIERE DI VINO BIANCO E LO POSA SUL TAVOLO) Ecco chì.

       Dele                - Grassie, o pago insemme a-o pan?

       Terre                - Scì … mì vaddo de là a dä a mente a-a çimma (ESCE IN CUCINA).

       Dele                - Fanni pûre… (TRA SE’) Beh… se anchêu no arriva o fornà, vêu dî che beivo a uffu… (BEVE UNA SORSATA, POSA IL BICCHIERE, BREVE PAUSA) Mah...

                                                                                         

Scena 3

       Giaxo              - (ENTRA DALLA BOTTEGA) Où, Dele… cose t’aspeti?

       Dele                - O pan… e me ne piggio un gotto… ti beivi con mì?

       Giaxo              - Oh, no, grassie… se dovvesse beive con tutti quelli che vegnan in te l’ostaja… sajeva imbrægo da ‘na lûxe all’atra … eh … eh … eh …

       Dele                - (TRA SE’) Fuise pe quello, o mujeva da-a sæ… vendiàn un litro de vin a-a settemann-a…

       Terre                - (ENTRANDO DALLA CUCINA, A GIAXO) O l’è arrivou?

       Giaxo              - (CON OVVIETA’) Scì, ho misso tutto in buttega… (SIEDE AD UN TAVOLO ED ESTRAE DI TASCA L’OCCORRENTE PER COSTRUIRE UNA SIGARETTA)

       Terre                - Vegni, Dele, che te daggo i panetti… (VA IN BOTTEGA).

       Giaxo              - (A DELE) Ma ti no o fæ tì in casa?

       Dele                - Ti peu accapì, con tutto quello che ho da fa, me ghe manca solo de mettìme a fa o pan…

       Giaxo              - Cose gh’intra o pan oua? Mì diggo o bitiro…

       Dele                - Ah, quello scì che o fasso (SI AVVIA VERSO LA BOTTEGA)

       Terre                - (ENTRA DALLA BOTTEGA, A GIAXO) Dovve ti l’hæ misso o pan?!!

       Giaxo              - Quæ pan?

       Terre                - (ARRABBIATA, IMITANDOLO IRONICAMENTE) “Quæ pan” … “quæ pan”!! No t’hæ dito che l’è arrivôu o fornà?!!!

       Giaxo              - Mì no… te-o zûo… l’è arrivôu o leità… e mì, comme da to ordine, ho accattôu e formaggette e i panetti de bitiro… a propoxito… o m’ha dæto anche a notta, l’ho missa in sce-o banco… (GHIGNO) te l’aivo dìto che l’è a fin do meize…

       Terre                - (SBOTTA) Quando ti fæ coscì te sciêuppieiva!! Staggo ancôn a sentìte e a perde do tempo!… Dele, aggi pasiensa, ma gh’è a çimma ch’a bogge! (ESCE IN CUCINA INFURIATA).

       Dele                - No te preoccupà, mì aspeto (SIEDE AL TAVOLINO E CONTINUA A SORSEGGIARE IL VINO).

       Giaxo              - Ma… où pennello, no ho miga dìto che l’è arrivôu o fornà … mah… de votte no a capiscio proprio …

Scena 4

                                

       Rita                 - (CHIAMA DALLA BOTTEGA) Terre, ti me dæ o pan?

       Giaxo              - (CONTINUANDO LA… COSTRUZIONE) No ghe n’è… però gh’emmo o bitiro… bello fresco …

       Rita                 - (ENTRANDO) Comme… “no ghe n’è”?… oh, ciao Dele.

       Dele                - Ciao Rita, o no l’è ancon arrivôu, l’aspeto anche mì.

       Terre                - (ENTRANDO DALLA CUCINA) Aggei pasiensa, no so cose segge successo anchêu, g’ho zà ‘na raggia!! (A GIAXO) Ti ghe l’haæ portà a bombola a-o Genio? Che avvian da fa da mangià!

       Giaxo              - Euhhh… gh’è tempo… ti ghe l’hae testa… tanto no gh’è o pan…

       Terre                - (QUASI FURIBONDA) Mescite, lûmasson!!! Che ti vaddi !!!

      

       Giaxo              - E vaddo… (SI ALZA, METTE LA SIGARETTA IN BOCCA E COSI’ PARLA, CERCANDO QUALCOSA NELLE TASCHE) Dovve son i bricchetti?… mah …  Vaddo… intanto ghe diggo se me fàn accende da-o fornello… no se quëta mai in te ‘sta bûttega… che sciato… (SI AVVIA) sempre de côrsa…où pennello! (ESCE DAL FONDO LENTAMENTE).

       Terre                - (SCONSOLATA) Sempre pezo, sempre pezo… ho tanta puja che o me divente rimbambìo do tutto…

       Rita                 - No dì coscì… bezeugna consciderà l’etae.

       Terre                - Se l’è pe quello, indolente e mollo cômme ‘na panissa o l’ea anche da zoeno, mah… speremmo ben…

       Dele                - Oh, anche mì che son zoena… scì… insomma, ciù zoena de le… commenso a scordäme un sacco de cose… (RICORDA IMPROVVISAMENTE) ecco, ti veddi?! Me son ascordà de portate e êuve! Ho lasciou o pacchetto in sce-a toua! Vaddo a piggiàle (FA PER USCIRE)

       Terre                - Lascia stâ…tanto pe oua no me servàn… aggei pasiensa se ve lascio chì da sole, ma ho da fa in cuxinn-a (ESCE IN CUCINA)

      

       Rita                 - Fanni pure (TRA SE’) Ghe scommetto che a deve stä apprêuvo a-a çimma…         

Scena 5

       Dele                - Ti beivi quarcosa?

       Rita                 - Ti pêu accapì! (INDICA IL BICCHIERE) Zà un gianchetto a stêumago veuo?

       Dele                - Scì, gianco, o neigro o beivo solo ai pasti… ma son a stêumago pin… stamattìn me son zà collà ‘na coppetta de menestron che l’è avansou vei seja… eppoi no gh’è de pan …  o disnà o peu aspetà.

       Rita                 - O Coximo o no gh’ê?

       Dele                - O l’è andæto via fîto, a negossià un cavallo… un bardigiàn… mah, ghe n’emmo zà çinque… ma ti sæ, o l’ha ‘na pasciôn pe-i cavalli….

       Rita                 - Ou so…ou so…

       Terre                - (BEVE UNA SORSATA DI VINO) Eh… l’è da tanto che o Coximo o l’ha l’idea de mette sciû ‘na specie de maneggio… portà a gente in gìo pe-i monti a cavallo, ma… con tutto quello che gh’è da fä…

       Rita                 - Eppoi… chì no ghe gìa guæi gente… anche se stamattin un çittadin o s’è visto… o l’è arrivôu con ‘na macchina grossa comme ‘na côrriera e che ammiäla ghe da restà inorbii da quanto a lûxe!... o s’ammiava d’in gìo, chissà cose o çerca in te ‘sto paize mezo desperso?... pàimo in sce-a lûnn-a… no gh’è ciû nixiûn…

       Dele                - Eppûre no semmo guæi distanti da-a çittæ… con ‘na macchina ti ghe metti manco due öe.

       Rita                 - Eh zà… ma pe un ch’o travaggia in çittæ l’è troppo distante… pensa un po, piggià o celere e arrivà in sce-o travaggio in te dexe menuti… ammia un pô a Gioxeppinn-a, a stà tutta a settemann-a a Zena e a vegne in sciù sôlo a-o Sabbo e a-a Domenega… eppoi e comoditæ da çittæ…  de seguo ti no resti sensa pan comme chì, con tutti i forni che gh’ê! L’è inûtile, bezêugna andà appreuvo ai tempi…

       Dele                - Rita, apprêuvo a l’andà apprêuvo ai tempi, i paixi se spòpolan, a gente a cöre apprêuvo a-e coscì dìte “comoditæ” e a se credde de vìve megio… ma, a parte questo, a Zena cose gh’è?… traffego, confûxion pe-e stradde… ti vêu mette a tranquillitæ che gh’è chì, l’aja bonn-a… o silensio de ‘sti monti… (SI ODE UN FORTE RAGLIO D’ASINO DALL’ESTERNO, DELE SCATTA IN PIEDI) L’è arrivôu mæ majo!!!

       Rita                 - Dele!…to majo??!!!

       Dele                - No ho miga dïto ch’o l’è n’aze…o l’è andæto a negossià un cavallo e se vedde ch’o l’ha fæto n’atro n’affare (VUOTA RAPIDAMENTE IL BICCHIERE, AGITATA) vaddo a vedde se o l’è lê (CHIAMA) Coximo! Coximo, t’ë tì? (RAGLIO. DELE  ESCE).

       Rita                 - E chi ti vêu che o segge? “Il principe azzurro” a cavallo de n’aze?! (SCONSOLATA) L’è arrivôu un somaro e chì femmo festa…ecco cose n’è arrestôu in te ‘sto paise! (IMITANDO DELE) “o l’ha fæto n’affare”… te lascio dî… o l’ha accattôu n’aze!!… manco se o l’avesse goagno un terno a-o lotto!

Scena 6

       Giaxo              - (ENTRA DAL FONDO, HA IN BOCCA LA SIGARETTA SPENTA) Chi l’è che ha fæto terno?

       Rita                 - Nisciûn, Giaxo… dixeivo coscì pe dì… tra mì e mì…

       Giaxo              - (PENSA) Ti parlavi con tì? Oh ben… allôa ti no hæ manco puja de rattellà… con tì…

       Rita                 - (SOSPIRA) Scì…

       Giaxo              - A propoxito de lotto… ’na votta m’eo assêunnôu n’ommo che o dava i nûmeri … (SIEDE LENTAMENTE)

       Rita                 - (TRA SE’) O s’ê assêunnôu da solo…

       Giaxo              - (CONTINUA IL RACCONTO)… dunca… mì êo in mezo a-a stradda e ammiavo a targa che gh’è scrito “Genova” e da-a vixin i chilometri, 63… sento sêunnà ‘na macchina derè a mì…. me gïo…  e l’ommo a-o volante o l’avveiva a testa fêua do barconetto e o sbraggiava di nûmeri…

       Rita                 - (SPAZIENTITA) O no t’ha manco investìo?!

       Giaxo              - O g’ha prûvou ma (GHIGNO) o no gh’è riuscìo… ah... ah… perché mì… me sôn addesciôu!

       Rita                 - (IRONICAMENTE) Che vurpe….

       Giaxo              - (SERIO) Perché? Tì cose t’avviesci fæto?

       Rita                 - Me ne saiè andæta a Zena con quello scignoro, pe levàme ‘na votta pe tutte da ‘sto paize!

       Giaxo              - Ma o l’ea un sêugno…

       Rita                 - Mì l’è ‘na vitta che m’assêunno d’andà in çittæ…

       Terre                - (DALLA CUCINA) Giaxo, ti l’hæ portà a bombola?

       Giaxo              - No… perché…

       Terre                - (APPARE SULLA SOGLIA DELLA CUCINA) Cômme “no” ?!!

       Giaxo              - Lascìme finì, òu pennello!… l’è passôu o Genio con o tombarello e o se l’ha caregà le… (INDICANDO LA SIGARETTA) e coscì son arrestôu sensa fêugo… ti me fæ aççende da-o fôrnello?

       Terre                - Se poeise, te dajæ fêugo a tì!! Pìggite i bricchetti in bûttega e dànni un pô a mente se arriva o fornà! L’ê tardi! (RIENTRA IN CUCINA)

       Giaxo              - Scì, vaddo, vaddo … (SI AVVIA) ma quando ben g’ho dæto a mente…se o no gh’ê….o no gh’ê… où pennello, che sciäto stamattìn…pàimo a Zena in ciassa vinti settembre!!! (ESCE IN BOTTEGA).

       Rita                 - (SCONSOLATA) O ghe dixe “sciäto” a ‘sto mortojo de paize!! (IRONICA) Beh, o l’ha raxiôn … tutto ‘sto movimento….l’è arrivôu ‘na macchina, gh’è da portà ‘na bômbola  … sajà megio ciammà i vigili a regolà o traffego!

Scena 7

       Angea             - (NON VISTA DA RITA, ENTRA IN TEMPO PER ASCOLTARLA, INDOSSA UNA CAPPA NERA) Semmo a-e solite… eh, Rita …ti no cangi mai…il “richiamo della città” o se fa sentì ciû forte?

       Rita                 - (UN PO’ CONFUSA) Oh, meistra Angea… bongiorno… scia l’ha raxiôn, anchêu a l’è ‘na giornà che me n’andiæ de côrsa!

       Angea             - Eppûre chì ti gh’ë nasciûa, cresciûa … poscibbile che ti no seggi un pô affessionà a ‘sto paize?

       Rita                 - (CON AMAREZZA) Affessionà… scì… a ’n paize dovve sôn arrestà da sola… e dovve no gh’è quexi ciû segno de vitta …

       Angea             - Miga veo, a schêua gh’è ancôn duzze figgiêu… anche se racchêuggeiti in te frasioin, (CON TENEREZZA) eppoi… t’è ancôn zoena, ti porriesci majate, avvei di figgiêu…

       Rita                 - Scia Angea, sò ben quanto scia l’è ligà a questo paize e tutti i sacrifissi che scia l’ha fæto in te tanti anni pe andà avanti e inderê… ma l’è inûtile, no ne posso ciû de ‘sto tran-tran…

       Angea             - Eh zà, anche da figgiêua t’hae sempre avûo un carattere deciso … ma, insemme a di atri amixi, ti porriesci çercà de fa quarcosa pe sarvàlo, sto paize … mi ve dajæ ‘na man …

       Rita                 - Cose scia vêu che riescimmo a fä…semmo trei gatti…

Scena 8

       Terre                - (ENTRA DALLA CUCINA) Oh, scia Angea, bongiorno …

       Angea             - Bongiorno Terre, voeivo dìghe che anchêu mangio chì, ho da fa anche doppopranso a schêua …

       Terre                - Bene, solo che no l’è ancôn arrivôu o pan …

       Angea             - No importa, se peu fäne a meno … se pêu vìve anche sensa “comoditae” … no te pà, Rita?

       Rita                 - Eh, zà …

       Angra              - Oua vaddo, ho lasciôu quelli discoli a fa ricreasiôn in sce-o prou, arrivederci Terre, ciao Rita (ESCE).

       Terre                - Arrivederci.

                                                                                                                       

       Rita                 - Bongiorno, scia Angea (A TERRE) vaddo anche mì a fä quarcosa da mangià, che l’è tosto mezogiôrno…do pan ne posso fâ a meno…e tì.. cose t’hæ preparôu pe-i clienti?

       Terre                - Anchêu a specialitæ a l’è…çimma!!

       Rita                 - Tanto pe cangià … sempre quella …  (IRONICAMENTE) un piato originale …ti no fæ atro che çimme e gallinn-e boggïe …

       Terre                - Ou so che tì t’ë ‘na chêuga de primma … ma chì i clienti sôn pochi … e a çimma a me fa rëo … cose ti mangi anchêu?

       Rita                 - Insalatta de gamberetti.

       Terre                - L’insalatta con i pesci?!… che bella idea… un piäto ûnico… “mare e monti”, comme ho sentìo dì da quarche parte… pesci e radicciôn sarvægo!

       Rita                 - (SCONSOLATA) Scì … ciû o meno. .. (TRA SE’) de votte a l’è proprio comme so majo …

Scena 9

       Zaccàia            - (ENTRA, VESTITO SPORTIVO, CAMICIA APERTA CHE LASCIA INTRAVVEDERE UN’ENORME COLLANA D’ORO CON CIONDOLI VARI AUREI; BRACCIALETTI E ANELLO DORATI, UN ANELLO CON BRILLANTE; HA IN MANO UN GIORNALE) Buongiorno… è possibile mangiare?

       Terre                - (RESTA UN POCO INTERDETTA) Sicuro…  come no … è da solo?

       Zaccàia            - Scì… solo mì.

       Terre                - Scia s’accomode, apparecchio sûbito (A RITA SOTTOVOCE) Questo çittadin scì che o l’è “n’idea originale”!! E o parla zeneize! (VA IN CUCINA AGITATA).

       Zaccàia            - Grazie (A RITA) Buongiorno (SIEDE A UN TAVOLO E LEGGE IL GIORNALE).

       Rita                 - (ABBAGLIATA! E INCURIOSITA) Giorno…

       Terre                - (RIENTRA RAPIDAMENTE CON LE POSATE, UN PIATTO E UN TOVAGLIOLO; APPARECCHIA LA TAVOLA) Ecco… pronti… da beive?

       Zaccàia            - Vin gianco e ægôa.

       Terre                - Aegôa minerale?

       Zaccàia            - (CON OVVIETA’) Natûrale…

       Terre                - Ah, quella do brônzin… che poi chì a l’è de vivagna.

       Zaccàia            - No, voeivo dì “natûralmente” quella “minerale”…

       Terre                - (IMPACCIATA) Alloa… quella ch’a frizze?

       Zaccàia            - (CON OVVIETA’) Natûrale… quella ch’a frizze.

       Terre                - (UN POCO CONFUSA) Ho capìo… a porto sûbito… natûrale… natûralmente quella c’a frizze…

       Rita                 - (CENNO D’INTESA A TERRE CHE, CONFUSA, NON CAPISCE) Terre, dove me posso assettà? … mangio chì.

       Terre               - Dove ti vêu … ma ti no dovveivi andà a casa?

       Rita                 - (C.S.) Ho cangiôu idea … a to çimma a me piaxe tanto … eppoi anchêu no g’ho testa a fä da mangià …

     Zaccàia            - (A TERRE) Scia g’ha a çimma? Bene! Finalmente quarcosa de diverso da-o     solito!

       Terre                - (SODDISFATTA E … SOLENNE) Gh’è anche a gallinn-a boggìa!

       Zaccàia            - Ancon mëgio! Allöa scia me-e porte tutte due… senza primmo.

       Terre                - Subito! (A RITA) E tì?

     Rita                 - (SOSPIRANDO) … çimma (TRA SE’) ti pêu çercà de mangià dell’ätro… (FORTE) e patatinn-e frîte.

       Terre                - Scì.

       Zaccàia            - (A TERRE) Pe mì scia g’ha un pô de sarsa verde? … con o boggîo …

       Terre                - (SEMPRE AGITATA) Sarsa verde… (PENSA) sarsa verde… no!… ma g’ho o pesto… che o l’è ‘na bontæ, bello fresco, appenn-a fæto!!

       Zaccàia            - (UN PO’ SCONCERTATO) Ma… dixeivo comme condimento… primmo no ne mangio… comunque va ben anche dell’ätro …

       Terre                - (C.S. CENNO A RITA, POI SOLENNEMENTE) L’insalatta “monti e mare” no ghe l’ho… me rincresce ma son arrestà senza stochefisce… scia gradisce un pô de radicciôn sarvægo amäo?

       Zaccàia            - (C.S.) Scì … va ben.

       Rita                 - Terre … pe piaxei ti me porti un quartin de “rosso”?

       Terre                - (NON CAPISCE) “Rosso”?… cose?

       Rita                 - (SBUFFANDO) O vin!! “neigro”!

       Terre                - Ah, zà, sûbito (A RITA, SOTTOVOCE) dovve o l’ha piggiôu tutto quell’ôu? In ta cascia do tesoro di pirati? (ESCE IN CUCINA).

                                 BREVE PAUSA DURANTE LA QUALE ZACCÀIA LEGGE IL GIORNALE. RITA LO OSSERVA QUASI  INCANTATA E INCURIOSITA.

       Rita                 - Ehm, scia scûse … a l’è a sò quella macchina che l’è de fêua? 

       Zaccàia            - Scì. (RIPRENDE LA LETTURA).

       Rita                 - Ah… (PAUSA) ehm… a l’è proprio ‘na bella macchina…

 

       Zaccàia            - (C.S.) Eh scì … (CHIUDE BRUTALMENTE IL GIORNALE E SIBILA TRA SE’) N’assidente!

       Rita                 - Oh, scia perdonn-e a mæ cujositæ… ma chì no se vedde guæi gente… e allôa…

       Zaccàia            - Scia me perdonn-e voscià, ammiavo i titoli in Bôrsa e coscì no seguivo o so discôrso (INDICA IL GIORNALE) anchêu a no va guæi ben … semmo in ribasso, ansi … in picchiata!

       Rita                 - Un pô cômme ‘sto paize… no gh’è quexi ciû nisciûn (INSINUANTE) ormai a gente a preferisce a çittæ…

       Zaccàia            - Mì invece ho coæ de quetà un pô… e da quello che ho capìo ‘sto paise o fa proprio pe mì.

       Rita                 - Scia pensa de stabilîse chì?

       Zaccàia            - Mah, veddiò … se trovesse ‘na casetta… mah (SI ALZA) me ciammo Zaccàia … “Zaccaria”.

       Rita                 - Piaxei, Rita.

       Zaccàia            - Se scia credde, scia pêu accomodase a-a mæ toua… tanto scia me cônta quarcosa do paize…

       Rita                 - (ONORATA) Oh, grassie… voentea (SIEDE AL TAVOLO DI ZACCÀIA).

       Terre                - (ENTRA PER APPARECCHIARE IL TAVOLO DI RITA MA … NON LA TROVA, POI LA VEDE  AL TAVOLO DI ZACCÀIA,  SOTTOVOCE) Te-o lì che a l’ha zà piggiôu a corriera pe Zena!

       Rita                 - Terre, me sôn assettà chì… o scignôro o m’ha invitôu a-a so toua…

       Zaccàia            - (ALZANDOSI) Me presento anche con voscià… Zaccàia… “Zaccaria”

       Terre                - Piaxei, Terre… allôa apparecchio chì (ESEGUE) vaddo a piggià a çimma, tanto che bôgge a gallinn-a (ESCE IN CUCINA).

       Zaccàia            - (A RITA) Bene… ho faeto duì passi chì in gìo, o me pâ un paize tranquillo.

       Rita                 - Scinn-a troppo… ghe semmo arrestæ in pochi… questo o l’è l’ûnico locale pûbblico… trattoria, ostaja e comme scia vedde sensa banco, (INDICANDO VERSO SINISTRA) e de là gh’è bûttega de commestibili, giornali, tabacchi e bombole do gazzo…

       Zaccàia            - Beh, allöa no manca ninte.

       Rita                 - Mì dîeva tutto… no gh’è nisciûn svago, arriva quarche gitante a-a domenega in ta bonn-a stagiôn e basta… scinn-a o præve o se vedde de ræo… o g’ha trae Gexe e de casa o sta in te n’atro paize…

       Zaccàia            - Eh zà, i tempi càngian… ma l’è un peccôu lascià andà tutto in malöa… ho visto un vegîo muin abbandonôu… che peccôu… davvei interessante…

       Rita                 - Oh scì, ma ormai o no serve ciû… castagne se ne chêugge poche, gran e granôn no ne semenn-a ciû nisciûn… i proèi sôn pìn de bûschi e i boschi diventan foreste…

       Zaccàia            - Che peccôu… bezoriæ fä quarcosa… che peccôu…

       Rita                 - Voscià scia dixe coscì perché scia sta in çittæ… scia prêuve un pô a stà chì d’inverno.

       Zaccàia            - E voscià scia prêuve un pô a vìve in to traffego tutti i giôrni… no gh’è paragôn con ‘sto silensio…

       Terre                - (ENTRA DALLA CUCINA) Aggei pasiensa solo quarche menuto, l’è quexi pronto.

       Zaccàia            - No gh’è nisciunn-a premua, armeno pe mì…

       Rita                 - Oh, manco pe mì…

       Zaccàia            - Stavo dixendo chì a-a scignorinn-a che ‘sto paize o me piaxe proprio… o l’è proprio tranquillo.

                              

       Terre                - Oh scì … pe dìla tutta stamattìn semmo un pô sciatæ perché no l’è ancôn arrivôu o pan.

       Zaccàia            - Poco mà… a propoxito, ho visto un fôrno abbandonôu in ta ciassetta… che peccôu… se porriæ aggiûstalo.

       Rita                 - (TRA SE’) ‘Sto chì o vêu ripristinà tutto o paise, con i so “che peccôu”…

       Terre                - Eh zà… scia l’agge pasiensa, vaddo a telefonà a-o fornà (ESCE IN BOTTEGA)

       Zaccàia            - Prego, scia fasse.

Scena 10

       Giaxo              - (ENTRA DAL FONDO PORTANDO UN SACCO DI CARTA PIENO DI PANE E PARLANDO DA SOLO) L’aivo dìto mì… o l’ha sciêuppòu ‘na rêua… eh… eh… de votte l’indovinn-o… eppoi se gh’è guastòu o camio (SI DIRIGE VERSO LA BOTTEGA, ALLA VISTA DI ZACCÀIA LASCIA CADERE IL SACCO E RESTA UN ATTIMO IMPIETRITO) Où pennello, chì!! (A ZACCÀIA, SCANDISCE LENTAMENTE) “g  i  o   r  n  o” .

       Zaccàia            - Bongiorno, scia l’è o fornà?

       Rita                 - No, o l’è o padrôn da trattôria…

       Giaxo              - Scì… sôn l’oste, o tabaccante, o giornalista, quello che rebella bômbole de gazzo... e voì chi séi? (OSSERVANDOLO ATTENTAMENTE) Travaggiæ in te ‘na minêa d’ôu?.

       Rita                 - Giaxo!!

       Zaccàia            - Ma… mì… veramente…

       Giaxo              - Ah… ho capìo! Séi o padrôn de quella macchina de fêua che a pä un camìô a remôrchio… o garson do fornà o l’ha dìto che l’è ‘na… (PENSA) ‘na… ”fuorilegge”!

       Zaccàia            - (SORRIDENDO) O l’avvià dìto ‘na“fuoriserie”…

       Giaxo              - Ecco, scì o l’ha dìto proprio coscì, ma voì comme fæ a savveilo?

       Zaccàia            - (C.S.) Beh, me ne capiscio…

       Terre                - (RIENTRA DALLA BOTTEGA PARLANDO DA SOLA) O l’ha dìto che… (VEDE IL SACCO, A GIAXO) Cose t’aspetävi a portälo de là, lûmassôn?! (PRENDE IL SACCO ED ESCE IN BOTTEGA).

       Giaxo              - Pennello… ma o l’è arrivôu oua… où pennello!… mah… (FISSANDO ZACCÀIA SIEDE AD UN TAVOLINO ED ESTRAE DI TASCA L’OCCORRENTE PER COSTRUIRSI UNA SIGARETTA, RITA E ZACCÀIA LO OSSERVANO IN SILENZIO).

       Terre                - (RIENTRA SUBITO DALLA BOTTEGA) Piggio un çestin e arrivo sûbito (ESCE IN CUCINA).

       Rita                 - (A ZACCÀIA, AMMICCANDO A GIAXO) Scia vedde… doppo ‘na mattinà de agitasiôn apprêuvo a un sacco de pan in ritardo e ‘na meza rattælla… o paise o repiggia a so “tranquillitæ”…

       Zaccàia            - L’è questo o bello de ‘sti posti… pä de ritornà inderè de çent’anni, che bello!

Scena 11

       Dele                - (ENTRA PORTANDO DELLE UOVA FASCIATE CON CARTA DI GIORNALE E PARLANDO SENZA NEMMENO GUARDARE CHI E’ IN BOTTEGA) Terre, t’ho portôu e êuve son duzze… (VEDE ZACCÀIA, RESTA DI SASSO E PARLA COME INEBETITA) Oh bella moæ caa!… oh bella moæ caa!! (ALLARGA LE BRACCIA, IL PACCHETTO CADE PER TERRA, RICONGIUNGE LE MANI) che spettacôlo!! Che spettacôlo!!! (RESTA IMMOBILE FISSANDO ZACCÀIA)

       Terre                - (ENTRA PORTANDO UN CESTINO VUOTO PER IL PANE, IN TEMPO PER VEDERE LA SCENA) E mæ êuve!!

       Giaxo              - (SOBBALZA… LENTAMENTE!) Où pennello!… e êuve!…. e êuve!… où pennello!!

      

Fine primo atto

ATTO SECONDO

Scena 1

          IL CALENDARIO INDICA SABATO 28 MAGGIO 1960. GIAXO, SEDUTO AD UN TAVOLO, E’ INTENTO A COSTRUIRSI UNA SIGARETTA.

      

       Terre                - (ENTRA DALLA BOTTEGA, HA GLI OCCHIALI INFORCATI TRA I CAPELLI E… LI STA CERCANDO) Dovve l’avviò missi? N’assidente… Giaxo, t’hæ miga visto i mæ speggetti?

                                       

       Giaxo              - (SENZA GUARDARLA) Vei èan lì in sce-a toua…

       Terre                - Cômme “vei”?! Mi i çerco oua!

       Giaxo              - (SEMPRE SENZA GUARDARLA) No ghe sôn?... e alloa ti l’avviæ missi da quarche parte…

       Terre                - (IRONICAMENTE) Che sciensa!… (SECCATA, CERCANDO GLI OCCHIALI) Ou sò ben che sajan da quarche parte! Ma orriæ savvei dovve o l’è ‘sto “da quarche parte”!!

       Giaxo              - (CON OVVIETA’) Da quarche parte… o pûramente… sajan da n’ätra parte…

       Terre                - (IRONICA E STIZZITA) Da n’ätra parte!… ma “da n’ätra parte” l’è da quarche parte!! (ESCE IN CUCINA)

       Giaxo              - (SENZA GUARDARLA) Giûsto… ma da che parte l’è ‘sta parte… mì no-o so… manco se fuise n’indovìn…

       Terre                - (RIENTRA DALLA CUCINA, TRA SE’) In cûxinn-a no ghe sôn… (IMPERIOSA, A GIAXO) dàmme un pô ‘na man a çercali, invece de stä lì a inghêugge do papè! (CONTINUA A CERCARE)

       Giaxo              - (SOBBALZA, SENZA GUARDARLA) Ecco, s’è rotto a cartinn-a… ti veddi? Ti me fæ sciatà e coscì… (LE MOSTRA LA SIGARETTA E SOLO ALLORA SI ACCORGE CHE TERRE HA GLI OCCHIALI IN TESTA, LA FISSA UN ATTIMO GHIGNANDO) Eh.. eh… ammìte un po’ in sce-a testa… ah… ah..

       Terre                - (CERCA DI GUARDARSI LA FRONTE MA… NON CI RIESCE) E cômme fasso a veddìghe?!

       Giaxo              - (GHIGNO) Eh… eh… prêuva un po a tastàteghe… foscia ti ghe trêuvi e bàrricole… (TRA SE’) eppoi a dixe che mì son rimbambìo ah… ah…

       Terre                - (ESEGUE, TROVA GLI OCCHIALI E SI ARRABBIA) Ti no poeivi dìmelo subito, sensa fäme già pe-a casa, rimbambìo!

       Giaxo              - (CALMO E DIVERTITO, TRA SE’) “Rimbambìo”… o savveivo… (INDICA LA CARTINA) comme poeivo dìtelo se eo apprêuvo a travaggià? No t’ammiàvo…

       Terre                - (INFORCA GLI OCCHIALI E CERCA QUALCOSA) E oua dovve l’ho missa?

       Giaxo              - Cose?

       Terre                - A lettera che voeiva leze! Apprêuvo a çercà i speggetti, l’ho persa!

       Giaxo              - A sajà da quarche parte…

       Terre                - (INFURIATA) Ammia, no ricommensà con “da quarche parte”, eh! Che n’ho zà a basta pe stamattìn! (ESCE VELOCEMENTE IN BOTTEGA).

       Giaxo              - (HA RIPRESO LA COSTRUZIONE CON UNA NUOVA CARTINA) Mah… mì no capiscio n’aççidente perché a deve sempre sciatäse… euh… a ‘sto mondo ghe vêu da gran pasiensa… (ACCENNANDO ALLA CARTINA) comme quando ti te ne inghêuggi unn-a… calma… calma e sangue freido… do resto ti sguari a cartinn-a e… bona! Tutto o giammìn che t’hæ fæto o va a fase benedì…

Scena 2

       Rita                 - (ENTRA DAL FONDO. E’ VESTITA UN POCO PIU’ ELEGANTEMENTE CHE NEL PRIMO ATTO) Ciao Giaxo.

       Giaxo              - Ciao.

       Rita                 - O no s’è ancôn visto?

       Giaxo              - Chì, o to amigo çittadin, o “maccaja”?

       Rita                 - Che “maccaja”, o se ciamma Zaccàia!

       Giaxo              - Ou so… ou so.. (GHIGNO) schersavo... oh, ma ciù che “maccaja” o pà ‘na burrasca de tramôntann-a… pennello, l’è tosto duì meixi che tutti i sabbi o s’apresenta a mangià chì… eppoi o g’ha in mûggio de idee pe-a testa… mah… mì diggo che o l’è innamuòu…

       Rita                 - (IMPACCIATA E INCURIOSITA) Ti pensi?... o l’ha miga dîto… quarcosa?

       Giaxo              - No… ma voeivo dî che o me pà innamuôu do paize…

       Rita                 - Beh, sajæ tost’ôa che quarcheddôn fesse quarcosa pe no lascià andà tutto in malôa!

       Giaxo              - Eh zà… oh, ma quarcosa o l’ha zà fæto… dovesse dìte, me pa che anche tì ti te stàgghi “innamoando” do paize… ti no parli ciû d’andätene a Zena…

       Rita                 - (UN POCO IMPACCIATA) Cose gh’intra… se ghe fuise di bôin motivi pe restà chì dovve son nasciûa…

       Giaxo              - (INSINUANTE) Oh davvei… magara… attruvà un majo… e… magara… pin de palanche… e… magara… mette sciù famiggia… magara…

       Rita                 - (PICCATA) Ebben?! Se anche fuise? “Magara” ghe sajeva quarcosa de mà?

       Giaxo              - (CONTINUANDO LA COSTRUZIONE) Oh no, pe mì…

      

Scena 3

                                                                                 

       Terre                - (ENTRA DALLA BOTTEGA CON GLI OCCHIALI INFORCATI, STA LEGGENDO UNA LETTERA E, GESTICOLANDO E IMPRECANDO, INDICA INNAVVERTITAMENTE RITA SENZA VEDERLA) Poscito stòccäte o collo!!

       Rita                 - Terre?! Ti ghe l’hæ con mi?!

       Terre                - Oh, ciao Rita, scûsa, no t’aiva visto… no ghe l’ho con tì, figûrìte, ghe l’ho con ‘sto desgrassiôu che o no l’è ätro!!

       Rita                 - Ma… chi?

       Terre                - Quello strassônn de’n fornà! O me scrive pe dìme che da-o meize intrante o no ne portià ciù o pan… troppe speize, pe coscì poco pan… o no poeiva dìmelo pe telefono?!! O me manda ‘na lettera pe-o garson, doppo vint’anni che se ghe servimmo!! E oua cômme femmo? O forno ciû vixin o l’è ancôn ciù distante!

       Giaxo              - (CALMISSIMO) Poco mà… ti ghe l’hæ testa… orrià dì che o neuvo garson o partià un pô primma… o che o pan o l’arrivià un pô ciù tardi…

       Terre                - (A RITA, INDICANDO GIAXO) ‘Na votta o l’atra o sciêuppo!! (A GIAXO) Invece de dì de scemmaje, vanni a portà a bombola a-o Nando, mescite!

       Giaxo              - (METTE LA SIGARETTA IN BOCCA E CERCA QUALCOSA NELLE TASCHE) E vaddo, vaddo… pennello, ma i bricchetti dovve sôn?... Mah… va ben, aççendiò da-o fornello do Nando… (USCENDO CONTINUA LA RICERCA NELLE TASCHE) eppûre ghe l’aivo in ta stacca… mah…

       Terre                - (SCONSOLATA) Mì no so ciû cose fa… o me consûmma tutti i bricchetti da bûttega…

       Giaxo              - (D.D.) Où, Zaccàia… intra,  gh’è quarcheddûn che t’aspêta…

Scena 4

       Zaccàia            - (D.D.) Ciao Giaxo (ENTRA, HA IN MANO UNA CARTELLINA CON DEI FOGLI) Bongiorno.

       Terre                - Bongiorno.

       Rita                 - Ciao, Zaccàia.

       Zaccàia            - Alloa, Terre, cose o passa o convento, anchêu?

       Terre                - E specialitæ do Sabbo, visto che a tì a te piaxian tanto, çimma e gallinn-a boggìa…

       Rita                 - (IRONICA) “Do Sabbo”… perché i atri giorni ti chêuxi dell’atro?

       Zaccàia            - Oh, ma pe mì va beniscimo… (A TERRE) e ‘na bella micca de pan con un pô de gorgônzola comme a-o solito, me raccomando (SIEDE AD UN TAVOLO).

       Terre                - Da chì a’n pô quelle micche ti duviæ ascordàtele… o fornà o no ne servià ciû.

       Zaccàia            - Cômme?

       Terre                - (GLI MOSTRA LA LETTERA) O m’ha scrito che o no pêu ciù portàne o pan… troppe speize…

       Rita                 - E oua comme ti fæ?

       Terre                - Mah, veddiò… no sò ancôn… sò solo che ho sempre ciù coæ de serrà bûttega… mì e o Giaxo comminsemmo a ese vêgi… me tocca tià avanti a baracca da sola, con quello lambardan… e (AGITANDO IL FOGLIO) ‘ste cose me dàn addosso…

       Zaccàia            - No dìlo manco pe scherso! Se pêu preuvà aççende o forno in ta ciassetta! Pensæ che bello, fäse o pan in casa… sensa dovvei dipende da nisciûn! De chi o l’è o forno?

       Rita                 - Da Giggia, ti cazzi proprio ben…

       Zaccàia            - Perché?

       Terre                - Perché a l’è ûnn-a che ciûttosto che fa un piaxei a quarcheddûn… (PORTANDO UNA MANO ALLA BOCCA) bôcca taxi!... lascemmo perde, vaddo a fa da mangià (ESCE IN CUCINA).

       Zaccàia            - (A RITA) Chi a l’è ‘sta Giggia?

       Rita                 - ‘Na scùrpena! N’orso con a mentalitæ de l’êuttoçento… e doppo che a l’è arrestà viddoa a l’è diventà ancôn ciû sarvæga…

       Zaccàia            - Beh, magara… a solitûdine…

       Rita                 - A solitûdine a no gh’intra… a l’è n’orso e basta! 

       Giggia             - (CHIAMA DALLA BOTTEGA) Terre, ti gh’ê?!

       Rita                 - (PIANO A ZACCÀIA) Te-a chì, a l’è lê!

       Terre                - (DALLA CUCINA) Arrivo! (ENTRA E VA IN BOTTEGA).

      

       Zaccàia            - (SCHERZOSAMENTE, SOTTOVOCE A RITA) Alloa… “attenti all’orso sarvægo”!!

       Rita                 - E pensà che i so vegi g’han lasciôu ‘na fortûnna e le a no se-a gode manco, con quello carattere…

                              

       Zaccàia            - ‘Na “fortûnn-a”?... ti veu dì che a l’e pinn-a de palanche?

       Rita                 - Ciû che palanche, a l’ha de case… ogni tanto a ne vende ûnn-a e a tìa avanti pe’n pô… poi, quando a l’è a cûrto de contanti, a ne vende n’atra!

       Zaccàia            - Alloa porriæ rivolgìme a le… ti sæ… ho idea de accattà ‘na casetta e foscia stabilìme chì…

       Rita                 - Davvei? Sôn proprio contenta, a ghe vêu ‘na ventà de modernitæ in te sto eremo!

       Zaccàia            - Me piaxeiva ridà un po de vitta a-o paize, ma da sôlo… eppoi bezorià vedde cose ne pensiàn i paizen de un “foresto” che o vêu fa quarcösa…

       Rita                 - Quello che pensiàn no importa! (ACCATTIVANTE) Ma… se ti pensi de… ehm… stabilìte chì… ti no sajæ ciù un “foresto” e… mì… sajò a-o to fianco…  in sce-o mæ aggiûtto ti peu contàghe!… e çerchiemo de convinse qarcheddûn atro a dàne ‘na man!

       Zaccàia            - (UN POCO IMPACCIATO, POI SI RIPRENDE) Bene… con tì a-o mæ fianco… porriò finalmente dà vitta a quello che ho sempre vosciûo…

       Rita                 - (ARROSSICE) Con… mì?...

       Zaccàia            - Seguo! Con tì… e…

Scena 5

       Terre                - (ENTRA            DALLA BOTTEGA PARLANDO RIVOLTA A GIGGIA INTERROMPENDOLI, SBUFFA) E solite due?

       Giggia             - (DALLA BOTTEGA) No… unn-a! Che do resto me n’avansa troppa eppoi devo cacciàla via.

       Terre                - (A ZACCÀIA) ‘Na fetta, a l’accatta! Unn-a! (SOTTOVOCE, USCENDO IN CUCINA) Ammia che a no te tappe o…. goscio!... Puah, manco bônn-a a chêuxise ‘na çimma!

       Zaccàia            - (A RITA) Porrieva approfittà ch’a l’è chì pe parlàghe… se a l’ha quarche casa in vendita…

       Rita                 - Giûsto, ma, anche se no te l’ho da dì, stànni attento a quella megera! Te-a ciammo. (ESCE IN BOTTEGA).

       Zaccàia            - Grassie. (VERSO LA CUCINA, SCHERZOSO) Terre, tègnine due fette pe mì, me raccomando!

       Terre                - (DALLA CUCINA) Tranquillo, a l’è duì chilli e mezo, ghe n’è pe tutto o paize!

Scena 6

       Rita                 - (ENTRA CON GIGGIA, A ZACCÀIA) Ecco, (UN POCO IRONICA) a scia Giggia…

      

       Zaccàia            - (SI ALZA E TENDE LA MANO) Piaxei scignôa, mì sôn Zaccàia.

       Giggia             - (AUSTERA, FISSANDOLO) Piaxei… ma mì o conoscio zà, de vista, scia l’è quello çittadin che da’n pô a ‘sta parte o gìa in sà e in là, veo?

       Zaccàia            - Scì… son mì.

       Terre                - (ENTRA CON UNA FETTA DI CIMA FASCIATA, IRONICA) Pronti… ben ‘na fetta de çimma tutta insemme! (VEDE GIGGIA) Ah… t’e chì? (LE PORGE L’INCARTO).

       Giggia             - Scì, o scignôro o vêu parlàme…

       Terre                - Alloa ve lascemmo sôli, vegni Rita, andemmo in cûxinna.

       Giggia             - (ACIDA) Pe mì poei pure restà… no ho segreti pe nisciûn… mì!

       Zaccàia            - Anche pe mì, (AMMICCANDO) se parla do ciù e do meno… (RITA E TERRE SIEDONO A UN TAVOLO)

       Giggia             (A ZACCÀIA) Se no sôn troppo cujôsa, scia g’ha quarche interesse chì in to paize?

       Zaccàia            - Beh… dimmo de scì… intanto sajeva interessôu a truvà ‘na casa e… foscia vegnì a vìve chì.

       Giggia             - Ah… (ACRE, CON INTENZIONE) L’è strano che un çittadin o “scappe” da-e comoditæ pe vegnì a “refûgiase” chì in te’n posto desperso… 

       Rita                 - (PIANO A TERRE) Oua ghe daggo ‘na mascà a quella strìa!

       Zaccàia            - Intanto mì no “scappo” da nisciûn, perché nisciûn me çerca… e tanto meno e guardie!

       Terre                - (PIANO A RITA) Bravo Zaccàia, tàppighe a bocca a quella lengoa de sciarbella!

       Giggia             - Oh, mì no voeivo dì quello…

       Zaccàia            -… solo pe ese ciæo, ma scia l’ha dìto ben, çerco “refûgio” in te ‘sto paize perchè son stûffo da confûxion do centro da çittae e… pe quanto riguarda o travaggio, beh… ho ciantôu lì… ho quanto me basta pe vìve ben…

       Giggia             - (COLPITA) Ah… ma mì no voeivo savvei i so affari…

       Zaccàia            - Ninte de mä, me son presentôu perché, cômme dixeivo, çerco ‘na casa e a Rita a m’ha dìto de domandà a voscià.

       Giggia             - Mah… pe-o momento no sò… no l’è che agge proprio intensiôn de vende, no n’ho bezêugno…

       Terre                - (PIANO A RITA) Macchè, a l’è a-i punti de accattà ‘na fetta de çimma pe votta!

       Giggia             - (CONTINUANDO, UN PO’ MENO ACIDA) … ma foscia… ‘na casetta a gh’ê… doppo pranso poemo véddila.

       Zaccàia            - Bene, alloa passo da voscià e… scia perdonn-e… ‘na cujositæ, o vegio muin abbandonôu o l’è de so proprietæ?

       Giggia             - (EVASIVA) Praticamente scì, pe’n mûggio d’anni g’ha travaggiôu bonanima de mæ majo…

       Zaccàia            - Ecco, mì sajeva veramente interessôu accattà anche quello.

       Giggia             - (IN IMBARAZZO) Quello o no l’è in vendita… scia capisce… me parriæ de fä un torto a quello bonanima… che o g’ha giamminôu tanto…

       Zaccàia            - Capiscio… peccôu, perché o me piaxe proprio tanto… sôn disposto a pagälo ben…

       Giggia             - (INTERESSATA, MA CERCA DI NON DARLO A VEDERE) Me dispiaxe… se cangesse idea ghe-o fajò savvei.        

       Zaccàia            - Grassie. Ancon ’na cujositæ, scia permette, se porriæ dêuvià o forno in sce-a ciassetta?

       Giggia             - (NUOVAMENTE ACIDA) No se ne parla manco, quello o l’è o mæ, eppoi a chi o serve? A-a giornà d’anchêu s’accatta o pan in bûttega! Oua mì devo andà, arveise, se vedemmo doppo pranso. (ESCE IN BOTTEGA SENZA NEPPURE SALUTARE RITA E TERRE).

       Zaccàia            - (RESTA UN ATTIMO DI SASSO, POI SI RIPRENDE) Che bello aggibbo!

       Rita                 - Te l’ho dìto, a l’è ‘na strìa!

       Terre                - ‘Na scurpena, ecco cose a l’è, ‘na scurpena!! (A ZACCÀIA) E pe-o muin, stanni attento, perché no l’è guæi ciæo chi segge o vero padrôn!

Scena 7

       Giaxo              - (ENTRA, ALLEGRO) Où, “Teresin”… t’e chì? Ti no a chêuxi a çimma pe-o “maccaja” ah… ah… ammia Zaccàia che mì scherso…

       Zaccàia            - Tranquillo Giaxo, che no me-a piggio.

       Terre                - Dovve t’e stæto scinn’oua, indolente?!

       Giaxo              - (CON OVVIETA’) Da-o Nando… a portàghe a bombola…

       Terre                - E ghe vêu coscì tanto?!

       Giaxo              - Pennello, no posso miga xioà… o m’ha fæto aççende eppoi n’emmo piggiôu un gotto… duì discorsci.. se sà… o tempo o passa… (SIEDE).

       Rita                 - Terre, se ti me dæ o pan mi vaddo.

       Terre                - Scì (SI AVVIANO VERSO LA BOTTEGA).

       Giaxo              - (A TERRE) A propoxito, no gh’è ciû de bombole, quella do Nando a l’èa l’urtima.

       Terre                - (SECCATA) Cose t’aspetävi a dìmelo?

       Giaxo              - Ma mì… te l’ho dìto oua…

       Terre                - (IMITANDOLO) “Ma mì”, “ma mì”… che camôa! Va ben, telefoniò a-a ditta (ESCE IN BOTTEGA).

       Giaxo              - Pennello, ma cose devo fa? A me trêuva sempre da dì…

       Zaccàia            - No piggiàtela Giaxo… alloa, cômme a te boccia?

       Giaxo              - Mah… sempre a-o meximo moddo… fin ch’a và côscì… cian cianin… o mæ tran-tran… basta ch’a no vadde pezo… pe mì va ben…

Scena 8

       Angea             - (ENTRA) Bongiorno.

       Giaxo              - Scia meistra, bongiorno (ESTRAE DI TASCA L’OCCORRENTE PER COSTRUIRE UNA SIGARETTA E INIZIA… IL LAVORO SEGUENDO I DIALOGHI)

       Zaccàia            - Oh, scia Angea, bongiorno, comme a va?

       Angea             - Ben, grassie, e voscià?

       Zaccàia            - Ben anche mì.

       Rita                 - (ENTRA DALLA BOTTEGA) Bongiorno, scia Angea.

       Angea             - Ciao, Rita, oh ma quanta gente stamattìn...

       Rita                 - Da quando o Zaccàia o l’ha incommensôu a frequentà o paize, pä scinn-a che ghe segge un po ciû de vitta chì in gìo.

       Angea             - Bene, bene.

       Giaxo              - (TRA SE’) Sajà… ma pe mì… se a no l’è sûppa… o l’è pan bagnôu…

       Terre                - (ENTRA DALLA BOTTEGA INFURIATA) Roba da matti! Roba da matti!! (CASUALMENTE RIVOLTA VERSO GIAXO) Anchêu a deve ese a giornà di sciaccæli!

       Giaxo              - (INGENUAMENTE) Perché ti m’ammii mì?

       Terre                - (FURIBONDA) Uuuhhh!! Bôcca taxi! Bôcca taxi! (SI AVVEDE DI ANGEA) Oh, scia l’agge pasiensa, scia meistra, ma stamattìn mì vegno matta!

       Angea             - Cose succede,Terre?

       Terre                - Primma o fornà, che o me scrive pe dìme che o no ne servià ciû, oua quello de bombôle o me dixe che se no aumenta o consummo o no ne portià ciû!! Mi vegno matta! No se pêu ciù andà avanti coscì! Vegno matta!!

       Zaccàia            - No t’arraggià, Terre… ghe sajà di atri fornitôì…

       Terre                - (INFERVORATA) Scì, ma queste cose me dàn addosso! Ti o sæ quæ a l’è a veitæ? Che no g’ho ciû testa a tià avanti a baracca da sola… (INDICANDO GIAXO CHE CONTINUA TRANQUILLAMENTE IL SUO LAVORO) ammìa che aggiûtto che o me dà… ammìa! (COL GROPPO IN GOLA) no ghe-a fasso ciû… no ghe-a fasso ciû…

       Rita                 - (PRENDENDOLA SOTTOBRACCIO) Dài, Terre, no fä côscì…

       Terre                - (CON IL MAGONE) Zaccàia, ti che t’è appascionôu de stä chì… pìggite l’ostaja, te-a regallo… no ne posso ciû…

       Giaxo              - E oua, proprio “regalàla” no… magara véndighela a’n prexo bôn … scì, vèndighela, vèndighela! Coscì finalmente porriò pôsame… sensa ciû quelle “beliscimo” de bombole da camallà!

       Terre                - (C. S., A ZACCÀIA) Ti senti, l’è d’accordo anche o Giaxo…

       Zaccàia            - L’ostaja no-a piggio, ma… (INDICA LA CARTELLINA) chì drento g’ho un prôgetto che foscia o porriæ servì anche a tì… pe mettilo in pratica però ho bezêugno do vostro aggiûtto.

       Angea             - De cose se tratta?

       Zaccàia            - Pe ridà un po de vitta a-o paize serve quarcosa de nêuvo, originale, in modo che o divente ‘n attrasiôn pe-a gente da çittæ.

       Terre                - Scì, ma cose se pêu fa de “nêuvo” in te’n paize?

       Zaccàia            - No servàn cose fêua do mondo, basta che voiatri… noiatri… continuemmo a fä e cose che semmo bôin a fa, ma in moddo organissôu e che e femmo conosce a-a gente de çittæ che a l’è sempre ciû distante da questo ambiente.

       Angea             - Giûsto! A noiatri pä strano, ma e mae colleghe de Zena me dixian che tanti figgiêu no han mai visto da-o vivo ‘na gallinn-a o e piante de tomata in te l’orto.

       Zaccàia            - Appunto! Pensæ un po se se riuscisse a rimette in funsiôn o vegio muin, chêuxe o pan in to forno pe tutto o paize, portà e gente in gìo pe-i boschi a cavallo… eppoi chì gh’è anche o ristoro, a Rita a porriæ dà ‘na man a-a Terre…se porriæ organizzà ‘na sagra de prodotti tipici… insômma a novitæ a dovviæ ese fä conosce e cose che pe noiatri son normali, ninte de strano… però ghe vêu a collaborasiôn de tutti.

       Rita                 - A me pa proprio ‘na bella proposta! Mì ghe staggo!

       Angea             - (A RITA) Ti veddi che t’hæ cangiôu idea e che con un pô de bônn-a voentae se pêu fa quarcosa? (A TUTTI) Anche mì ve dajò ‘na man… se porriæ fa un piccolo museo contadin e se e mæ colleghe da çittæ ghe portessàn i figgieu a sajæ ‘na bella pubblicitæ, magara i figgiêu ritorniàn con i genitori…

       Zaccàia            - E alloa, no ne resta che dase da fä… tutti insemme!

       Angea             - Mì devo ritornà da quelli discoli, poi fæme savvei quarcosa, arveise (ESCE)

       TUTTI             - Arveise, scia Angea.    

       Giaxo              - (PENSIEROSO) Zaccàia, dimme un pô… in te ‘sto… in te ‘sta cosa chì… mì cose dovviò fa?...

       Terre                - Te-o dìggo mì… ti te piassi in sce-a stradda e ti te fae a stàtua, con un cartello a-o collo: “l’ommo che o no sa manco de ese a-o mondo”… babazòn!!!

       Giaxo              - Ma mì…

       Terre                - “Ma mì”…”ma mì”… uff...vaddo in cûxinn-a che g’ho da fa… mì’!! (ESCE IN CUCINA)

Scena 9

       Zaccàia            - (CONSULTANDO I FOGLI) Scì, l’idea a pêu proprio funsionnà… (INDICA IL LOCALE) a cûxinn-a e a sala da pranso ghe sôn… pe l’orto ghe porrieva pensà o Zorzo, che o me pà disponibile… manca e stansie pe alloggià i clienti che voesan dormì chì…

       Rita                 - Gh’è a casa vegia de mæ pôin, a l’è de longo serrà, con ‘na man de gianco e ‘na pulìscia generale penso che a vadde ben… eppoi a sà proprio de antigo.

       Zaccàia            - Beniscimo (CONTINUA A CONSULTARE I FOGLI).

      

       Giaxo              - (STA COSTRUENDOSI UNA SIGARETTA) Oh, mi diæ de scì… se poi no bastesse e stansie… se pêuan sempre mette a dormì in te quarche cascinn-a… o in te quarche stalla co-e vacche… comme ‘na votta... d’inverno g’arresta ciù bello cado...

       Rita                 - Perché, ti pensi che che s’appresente quarcheddûn anche d’inverno in te questo “eremitaggio” de paize?

       Giaxo              - (CESSA LA COSTRUZIONE, INCURIOSITO) … ere…mi… “staggio”? Cose o l’è?

       Rita                 - (INSOFFERENTE) Un posto dovve se ghe stà serræ, distante da-e gente!

       Giaxo              - Ah, giûsto… comme o “staggio” di porchi.

       Rita                 - (SCONSOLATA) Scì, ciû o meno… (TRA SE’) pòvea Terre, a l’è ben acciappà con ‘sto insensòu…

      

Scena 10

       Dele                - (ENTRA DAL FONDO AFFRETTATAMENTE) Bongiorno a tutti!

 

       Giaxo              - (CONTINUANDO LA LENTISSIMA COSTRUZIONE) G i o r n o…

       Rita                 - Ciao, Dele.

       Dele                - (A ZACCÀIA) Ho incontrôu a meistra Angea, a m’ha dìto che ti g’hæ o progetto!

       Zaccàia            - Scì, eivimo apprêuvo a fa a conta de cose che serve… ostaja, cûxinn-a, orto e stansie ghe sôn, manca e bestie…

       Dele                - (INFERVORATA, LO INTERROMPE) Mì e mæ majo!

       Rita                 - Dele!! Cose ti dixi?!

       Dele                - Lascime finì… mì e mæ majo gh’emmo ciû bestie che un circo (ELENCA VELOCEMENTE CONTANDO) cavalli, vacche, porchi, coniggi, gallinn-e, oche, crave e scinn-a ‘na bibba e un bibbin… pe no parlà de chèn e gatti!

       Giaxo              - (HA SEGUITO LA CONTA) Ti t’e ascordà l’aze…

       Dele                - Giusto!

       Rita                 - (SOTTOVOCE A DELE, AMMICANDO A GIAXO) Quello ghe l’emmo anche chì…

       Zaccàia            - Bene, ansi beniscimo… coscì i çittadin porriàn fä conosce da-a vixin e bestie ai figgiêu, che sôn sempre meno abituæ a veddile.

       Rita                 - Però ghe vorriæ anche quarcosa de moderno… no so…(PENSA) ecco! ’na piscinn-a pe l’estæ!

       Dele                - ‘Na piscinn-a? Pe fä cose?

       Rita                 - (SPAZIENTITA) E cose ti ghe vêu fä in ta piscinn-a,?! O “bagno tûrco”?!

       Giaxo              - “Bagno a-a tûrca”?!... ma quello o no l’è o “lêugo”?

       Rita                 - (LO FULMINA) Giaxooo!!!!

       Giaxo              - Oh… perdôn… Zaccàia, voeivo dì o gabi…

       Zaccàia            - (LO INTERROMPE) Scì, Giaxo, emmo capìo… Rita, a piscinn-a a l’è ‘na cosa troppo moderna, o bagno chì d’estæ o se fa in ti laghetti do fossòu… mì penso che a novitæ da nostra idea a segge quella de ricreà n’ambiente che, pe chi stà in çittae, cian cianin o va scomparindo… no solo n’ostaja… insomma, bezoriæ fä cômme un presepio dovve se vedde i mestè antighi…

       Dele                - Giûsto, braô Zaccàia! O Coximo o porriæ mostrà a-i figgiêu comme se færa un cavallo e mì cômme se alleita e vacche.

       Zaccàia            - A l’è zà n’idea, poi se dovviæ fä da mangià quarche pietansa… no so… de quelle che oua se dêuviàn sempre meno…

       Rita                 - Pe quello semmo a posto… çimma, denti de can, radiccion sarvaego, pastasciuta in gianco e radicce boggìe chì son a specialitæ da casa!

Scena 11

       Terre                - (ENTRA DALLA CUCINA) Allôa, ‘sto progetto comme o l’ê?

       Zaccàia            - Abbastansa ben… ho zà domandôu e truvôu anche da collaborasion in ti paisen, a parte a Giggia…

       Dele                - Bônn-a quella! Se a no pêu däte ‘na man, a te mette i bacchi in te rêue… ne so quarcosa… bah… lascemmo perde…

       Zaccàia            - Bezoriæ che a me vendesse o muin… gh’andieva a sta mì eppoi o l’è determinante pe-a riuscita do mæ progetto.

       Giaxo              - E cose ti te ne fæ do muin? Ormai gran no ghe n’è ciû… ti n’orriæ miga maxinà e nissôe o pûramente o caffè?

       Terre                - Tì, invece de dì scemmaje, vanni a piggiame un pô ‘na bottiggia de gianco in cantinn-a, ch’o me serve pe fa da mangià!

       Giaxo              - Scì, vaddo… (SOLITA RICERCA NELLE TASCHE) ma… i bricchetti? Mah, da quarche parte sajan… (ESCE).

       Zaccàia            - (GUARDA L’OROLOGIO E RACCOGLIE I FOGLI) Aggèi pasiensa, ma oua bezêugna che vadde anche mì, ho da fa ‘na comiscion in Comune, poi ritorno chì  a mangià.

       TUTTI             - Ciao.

       Terre                - Dele, quando ti pêu ti me porti a solita duzzenn-a de êuve?

       Dele                - Segûo, ansi… vaddo a piggiàle subito, tanto daggo ‘n po a mente a-o vitellin che l’è nasciûo stanêutte. Ciao (ESCE).

       Terre                - Grassie, ciao. Rita, cose ti ne dixi do progetto?

       Rita                 - Diggo che finalmente quarcheddûn o n’ha dæto a sveglia… chissà, porrieva sciortìghe quarcosa de bôn…

       Terre                - (INSINUANTE) Con o Zaccàia?

       Rita                 - (IMPACCIATA) Cose gh’intra o Zaccàia… quarcosa de bôn …pe o paize…

     Terre                - (C.S.) Pe o paize… se capisce… beh, tanto che aspeto quello lûmasson, vaddo in bûttega a mette un pô in ordine (ESCE IN BOTTEGA).

       Rita                 - Fanni pûre, vaddo via anche mì (SI AVVIA).

Scena 12

       Baciccia          - (ENTRA DAL FONDO. E’ UN PAESANO EMIGRATO IN AMERICA 40 ANNI PRIMA. CAPPELLO DA COW BOY E ATTEGGIAMENTO TIPICI DEL TEXAS. PARLA IL GENOVESE MA CON MARCATO ACCENTO AMERICANO. E’ EVIDENTE CHE HA FATTO FORTUNA. SI GUARDA ATTORNO, FELICE). Wonderful! Very Well! (A RITA) Good morning, miss! Oopss… excuse me… “bongiorno signora”… tu parla italiano o genovese?  

       Rita                 - (UN PO’ CONFUSA) Italiano… e… pure genovese… ma… 

       Baciccia          - Very well! Tu parla zeneize!! (RAGGIANTE) Miescì!! I am… mì son emigrante in America da ‘sto paize… forty years… quexi quaranta anni fa… son figgio do Bertomè… (SOLENNE) I am…  mister Baciccia!!

       Rita                 - O Baciccia!! Mì son a Rita, ti te ricordi?... quando t’e partìo mì eo ‘na figgiêua… (LO ABBRACCIA COMMOSSA)

       Baciccia          - Rita!! It’s fantastic!! Rita… caa amiga! (LA ABBRACCIA CON FOGA).

       Giaxo              - (ENTRA PORTANDO DUE BOTTIGLIE DI VINO, RESTA INTERDETTO ALLA VISTA DI BACICCIA) Où pennello! L’è arrivôu i “cai boi” dall’America!

       Baciccia          - (OSSERVA SERIAMENTE GIAXO, POI ENTUSIASTA) Oh, wonderful! You are… tu t’ê…Giexo! Giexo… sempre pægio, comme quaranta anni fa! Giexo! How do you do? Giexo, how do you do?! (LO ABBRACCIA VIOLENTEMENTE RISCHIANDO DI FARGLI CADERE LE BOTTIGLIE).

       Giaxo              - (NON LO RICONOSCE) Cose scia fa?!... òu pennello!... Scia stàgghe un poco attento… che ciù’n pô mi fa cadere e bottiggie! (POSA LE BOTTIGLIE SUL TAVOLO).

       Rita                 - (A GIAXO) Ti no-o conosci? O l’è o Baciccia!

       Giaxo              - Quæ Baciccia?... e che lengoa o parla ‘sto chì?

                              

       Rita                 - O figgio do muinà, quello che l’è andæto in America!

       Baciccia          - Yes! Mì son Baciccia!

       Giaxo              - Ma… o figgio de bonanima do Bertomè? (LO SQUADRA) Ou pennello, cômme t’e cangiôu!! Ti me pài scinn-a vegnûo ciù vegio, Baciccia...

       Baciccia          - Ah… ah… pe forza, son passæ quaranta anni! Oh, Giexo, sempre pægio…un poco… cômme se dice in zeneize?... ecco, un pittìn ciû “rembombìo”! ah… ah… ah… (LO ABBRACCIA NUOVAMENTE).

       Giaxo              - Ecco!... ma no l’ea o caxo che ti vegnisci dall’ätro mondo pe dìme “rimbambìo”… ghe pensa zà mæ moggê tutti i giorni…

       Rita                 - Baciccia, comme mai t’ê ritornôu?

       Baciccia          - (COMMOSSO) I have… voglia…côae de vedde mia terra, o mæ paize, ancôn ‘na votta… i anni passano, eppoi… vêuggio parlà zeneize!! Now I am… felice!! Son contento!!

       Dele                - (ENTRA PARLANDO E PORTANDO CON UNA MANO DELLE UOVA FASCIATE NEL GIORNALE E, CON L’ALTRA, TENENDO PER IL COLLO UNA GALLINA SPENNATA, PRONTA PER ESSERE COTTA) Terre! T’ho portôu anche a gallinn-a, m’êo ascordà. (VEDE BACICCIA E PER UN MOMENTO RESTA IMPIETRITA, POI SI RIPRENDE, A BACICCIA) Ma… tì… t’ê…

       Baciccia          - (ENTUSIASTA) Deleee!!!

       Dele                - Bacicciaaa!!! (ALLARGA ENTRAMBE LE BRACCIA LASCIANDO CADERE PER TERRA  LE UOVA E LA GALLINA E CORRE AD ABBRACCIARLO).

       Terre                - (ENTRA DALLA CUCINA IN TEMPO PER VEDERE LA SCENA) E mæ êuve!... E mæ êuve!!!

       Giaxo              - (SOBBALZA) A gallinn-a!… où pennello, a gallinn-a!!

Fine secondo atto

ATTO TERZO

Prima parte

Scena 1

          IL CALENDARIO INDICA MERCOLEDI 22 GIUGNO 1960. GIAXO, SEDUTO AD UN TAVOLINO, AL SOLITO STA COSTRUENDO UNA SIGARETTA.

       Terre                - (ENTRA DAL FONDO E SUBITO LO APOSTROFA) Ammìlo… de longo assettôu a quella toua! Mai ‘na votta ch’o fasse quarcosa!

                                       

       Giaxo              - Ma… quarcosa sôn appreuvo a fä… me n’inghêuggio ûnn-a … anche questo o l’è un travaggio… cose dovvieva fä?

       Terre                - Intanto porta ‘na bombola a-o Coximo, che me l’ha comandà oua a Dele… e zà che ti gh’ê dànni a mente se arriva o garson do fornà!

       Giaxo              - (SCATTO… SI FA PER DIRE) Où pennello chì! Ti me pài rimbamb… (SI FERMA UN ATTIMO POI RIPRENDE) no… quello son mì, comme dixian anche i americani… e allôa… ti me pài scemma! Cose serve che vadde agoeità se arriva o garson?!

       Terre                - Serve a fate mescià un pô… tutto o giorno avvaccòu lì cômme un baggio!

       Giaxo              - (ALZANDOSI) Ho capìo… megio portà via e zizoe… (METTE LA SIGARETTA IN BOCCA E SI AVVIA BRONTOLANDO)… “a bombola!”… avanti… (FA IL SALUTO MILITARE) “marsch”!… Pennello, in te ‘sto paize se vìve sôlo de pan e gazzo!! Puah… (USCENDO SI IMBATTE IN BACICCIA E RITA, IRONICAMENTE)… Baciccia, ghe scômmetto che in America non ce l’avete il gazzo nelle bombole... noi sì! O pan invece… pe anchêu no se sà… ah, ma oua ammìo se arriva o garson… e se gh’ammìo… o l’arriva de segûo! (ESCE).

Scena 2

                                                                              

       Baciccia          - (NON CAPISCE) But… (SERIO, A TERRE) Giexo… is… crazy?

       Terre                - (PREOCCUPATA) Cose t’hæ dìto?

       Baciccia          - Digo se o l’è… matto.

       Terre                - (SI RIPRENDE) Ah… ho capìo… matto no, ma o diventa sempre ciû rimbambìo!

       Rita                 - (A TERRE) Poveo Giaxo, de votte ti o sciàti scinn-a troppo.

       Terre                - O fasso sôlo pe çercà de adesciälo un pô… ma ormai… ho puja che seggiàn messe dìte!

       Baciccia          - Terre, mì mangio qui… che c’è today a pranso?

       Rita                 - Prêuvo a indovinà mì… çimma e, voendo, gallinn-a boggìa… l’è veo?

       Terre                - L’è veo.

       Baciccia          - Wonderful!! Is forty years, quaranta anni che no mangiavo cima! Very well!! (ABBRACCIA CON FOGA TERRE) Terre! You are a greatest chêuga!!

       Terre                - (TRA SE’) Chissà cose o l’ha dìto, speremmo che o segge un complimento! (FORTE) Alloa, Baciccia, cose ti ne dixi do paize?

       Baciccia          - (SERIO) Oh… pægio a quando son partìo… ma c’è pochi paisen… mi vegne malinconia… o mio paize (CON UN PO’ DI MAGONE) me sembra quaexi abbandonòu… e l’è anche côrpa de mì… son andaeto via…

       Rita                 - No fàtene ‘na côrpa, Baciccia… t’hæ avûo o coraggio de rischià, de mèttite in zêugo… e me pà che a to scommissa ti l’aggi goagna…

       Baciccia          - Scì, ma lontano da mio paize…da mia terra… poeivo provà a fare quarcosa chì…

       Terre                - Pêu däse che oua chì se riesce a fa quarcosa, o progetto do Zaccàia o me pà ‘na bella idea.

       Baciccia          - Oh, yes… very, very good idea! Me n’ha parlôu Rita, bella idea! (A RITA) A propoxito, Rita, tu me accompagna in Comune? O Governatò…oops, comme se dixe… o Scindaco me vuole vedde… o vorrià vedde n’emigrante in carne e ossa… ah… ah…

       Rita                 - Va ben, andemmo.

       Baciccia          - Well, ciao Terre, torno pe mangiare, me raccomando… a çimma!! (LA ABBRACCIA) greatest cheuga!!! Good morning… ciao!

       Terre                - Ciao, stànni tranquillo che chì a çimma a no manca mai.

       Rita                 - Ciao Terre (ESCE CON BACICCIA).

       Terre                - Eh, o Baciccia… che sorpreisa doppo tanti anni… le scì ch’o l’ha fæta a fortûnna… noiatri invece chì aspêtemmo de longo o pan cômme a manna da-o çe… mah… vaddo un pô a vedde se o l’arriva (ESCE DAL FONDO).

Scena 3

                               BREVE PAUSA, POI SI ODE GIGGIA CHIAMARE DALLA BOTTEGA.

       Giggia             - (D.D.) Terre! Ti gh’e? (PAUSA, POI D.D.) O Terre! (ENTRA) Terree!... (PAUSA) a no gh’è…

       Zaccàia            - (ENTRA DAL FONDO) Oh, scia Giggia, bongiorno.

       Giggia             - Bongiorno, eo chì che çercavo a Terre, ho da fa a speiza.

       Zaccàia            - A l’è de fêua ch’a discôre con o garçon do fornà, quello nêuvo, ghe-a ciammo.

       Giggia             - Scia-a lasce pûre stä, premûa no n’ho… intanto a voscià ho da dighe ‘na cosa…

       Zaccàia            - Scia dìgghe.

       Giggia             - Scia l’è sempre interessôu accattà a palasinn-a che gh’aivo fæto vedde?

       Zaccàia            - Scì, a me piaxe tanto, ma, cômme gh’aivo zà dìto, a schêua a-o cian terren a l’è un problema… mì vêuggio ese completamente indipendente.

       Giggia             - O problema o no l’existe ciû, doppo i esammi de quest’anno a schêua a se trasferisce…

       Zaccàia            - Davvei? No se n’è sacciûo ninte.

       Giggia             - (BUGIARDA) Beh, me l’ha dito a Direttrice vant’ei… e sciccômme ghe sajeva quarcheddûn interessôu accattàla, pe rispetto de voscià ho piggiôu tempo… (MENTE) scia pense che voeivan scinn-a däme ‘na capara… ma primma scia vegne voscià, sempre se scia l’è ancon interessôu…

       Zaccàia            - Sens’ätro, l’accatto… o prexo o l’è quello che avveivimo stabilìo quando l’aiva vista?

       Giggia             - Scì, quello che gh’aivo dìto… ma… se scia poeise dàme un pô de capara… no pe mancansa de fidûccia… ma…

       Zaccàia            - Giûsto... (ESTRAE DI TASCA UN LIBRETTO DI ASSEGNI E NE COMPILA UNO) Ecco… va ben coscì?

       Giggia             - (OSSERVA L’ASSEGNO) Scì… ah… n’atra cosa… pe-o muin, voeivo dìghe che g’ho pensôu… in fondo mæ majo bonanima o sajeva ciù contento de savveilo tegnûo in ordine, ciûttosto che o posse derûà, comunque ghe savviò dì quarcosa.

       Zaccàia            - Bene, ne riparliemo.

       Giggia             - Ehm… ho bezêugno de’n piaxei da voscià, se pe-o momento da palassinn-a scia poeise no parläne in gìo… e gente… scia me capisce…

       Zaccàia            - (NON CAPISCE) Cômme scia preferisce, tanto primma o poi o se savvià.

       Terre                - (ENTRA PORTANDO IL SACCO COL PANE) Aggei pasiensa, ma ho toccôu o tempo a-o nêuvo garson, se se creddàn de piggiàsela comoda a-a mattin, se sbagliàn de grosso.

       Zaccàia            - Terre, çercavo a Rita, a dovveiva ese chì…

       Terre                - A l’è andæta in Comûne con o Baciccia.

       Zaccàia            - Ah… va ben, intanto che l’aspêto daggo n’êuggià a-a macchina, o motore o fa un ciocco strano… arveise, scia Giggia (ESCE).

       Giggia             - Arveise.

       Terre                - Vegni de là che te daggo o pan (SI AVVIA VERSO LA BOTTEGA).

       Giggia             - Scì… ti ghe n’ae çimma?

       Terre                - Che domanda! Gh’è l’ho giûsto de là in bûttega… (IRONICA) A solita fettinn-a? O ti ne vêu due?

       Giggia             - (ASPRA) No, anchêu ne vêuggio… mezo chillo! (ESCE IN BOTTEGA).

       Terre                - (IMPIETRITA, LASCIA CADERE IL SACCO PER TERRA) Mezo… chillo?... cose succede?... O a l’è vegnûa scemma o… ghe scommetto che a l’ha vendûo ‘na casa a-o Zaccàia! (RIPRENDE IL SACCO ED ESCE IN BOTTEGA).

                                                             

Scena 4

                                                                                 

       Zaccàia            - (ENTRA CON RITA E BACICCIA, STA PULENDOSI LE MANI CON UNO STRACCIO) T’ê ben segûa?

       Rita                 - Ne l’ha dìto o Scindico!

       Baciccia          - (RABBUIATO) Yes… e cose stan proprio coscì… e mì no me piaxe!

       Zaccàia            - Ma… còntime un pô ben!

       Rita                 - L’è arrivôu un papê in Comûne ch’o dixe che a Giggia a vêu piggiàse o muin… a se ciamma… “usucapio”, mi so assæ…

       Zaccàia            - “Usucapione”… ma allôa o muin o no l’êa o sò!

       Rita                 - O Scindico o voeiva parlàne con o Baciccia, visto che o l’ê chì.

       Baciccia          - O muin l’ea de my father, mae poæ!! Mì son andæto in America… e quande lê o l’è mancôu ha continuôu o travaggio o majo de Giggia, me hanno dìto… e doppo vinti anni a dixe che o muin o l’è o so…

       Zaccàia            - Ma tì no ti g’hæ quarche papè?

       Baciccia          - No… is not possible…ma (LAMPO) I remember…yes! I remember! Mae poaæ o m’aiva scrîto ‘na lettera che a parlava do moin… e me no ci avevo dato retta… ma a Zena gh’ê o Notaro che gh’êo stato con mæ poæ pe n’atra cosa, me ricordo a stradda… Zeccaja, can you…tu me porti a cercà o Notaro? Vêuggio çercà un papè… e se-o trêuvo…

       Zaccàia            - L’è passôu tanti anni ma… no se sà mai… va ben, gh’andemmo dôman. 

       Baciccia          - No, megio non perdere tempo! Is possible andà subito?

       Zaccàia            - Pe mì… andemmo, ma chì torniemo dôman…

       Baciccia          - No importa… vêuggio capì subito ‘sta faccenda! Rita, pe piaxei tu dici a Terre che a çimma vegno a mangià doman?

       Rita                 - Scì.

       Baciccia          - Thank you. Ciao

       Zaccàia            - Ciao Rita, se vedemmo doman (ESCE CON BACICCIA).

       Rita                 - Ciao.

Scena 5

                                  

       Rita                 - T’hæ capìo quella sciarbella?! Che scurpena!!

       Angea             - (ENTRA) Bongiorno.

       Rita                 - Oh, bongiorno scia Angea … scia l’è chì? Ma a schêua a no l’è finìa?

       Angea             - Scì, ma gh’è da preparà i esammi pe-i figgiêu da segonda e da quinta …e allöa sôn vegnûa sciû … intanto dàggo un pô de ripetisiôn a quello discolo do Marco… 

       Rita                 - Sempre a stessa, a “meistra Angea”…eh?...

       Angea             - Ti o sæ che pe mì l’insegnamento o no l’è un travaggio … a l’è ‘na pasciôn …

       Rita                 - Ou so ben, scia n’ha allevôu tûtti comme ‘na moæ chì in to paize … ‘na moæ severa ma affessiônà ai so figgiêu!!

       Angea             - Oh, scì … me ricordo ancôn quando sôn arrivà chì… gh’ean ancôn çinque classi… e oua… (SOSPIRA) … n’aula sôla con tutti i figgiêu insemme …

       Rita                 - Mì no so proprio cômme scia fasse da sôla con çinque classi diverse!

       Angea             - (COMMOSSA) Te l’ho dìto… a pasciôn… a pasciôn… (CERCA DI RIPRENDERSI) beh… voievo dì a-a Terre che a mezogiôrno mangio chì in te l’ostaja… ti peu dìghelo tì pe piaxei? Oua vaddo… devo preparà di papê pe-i esammi (GROPPO IN GOLA) i ûrtimi… (TRATTIENE A STENTO LE LACRIME).

      

       Rita                 - “I ûrtimi”? Ma… scia và zà in pensciôn?

       Angea             - No, no… a schêua… a sch … (COMMOSSA, NON RIESCE A PROSEGUIRE)

       Rita                 - Oh, ma scia Angea, scia s’assette! (LA FA SEDERE)

Scena 6

ENTRANO TERRE E GIAXO

       Terre                - Scia Angea, bongiorno.

       Angea             - (ASCIUGANDOSI LE LACRIME) Bôngiorno Terre… Giaxo …

       Giaxo              - “G i o r n o”....

       Rita                 - (AD ANGEA) Ma cose succede? Scia se sente mä?

       Angea             - No, no… ansi, scì!! A schêua! N’ho in dô de chêu …

       Giaxo              - O chêu? Ou pennello, bezêugna ciammà sûbito o mego!

       Terre                - Taxi un pô, lambardàn ! Vanni a piggià un gotto d’ægoa, mescite!!

       Giaxo              - Vaddo… vaddo … (ESCE IN CUCINA)

       Angea             - (CONTINUA IL DISCORSO) A schêua… a schêua a særa!!

       Rita                 - Cômme sajeva a dì “ a særa”?!

       Angea             - Sajeva a dì che…  vant’ei m’ha telefonôu a Direttrice e a m’ha dìto che a padronn-a  a vende a palassinn-a… e sciccômme in to paise no gh’è n’atro edificio adatto… (ASCIUGA LE LACRIME) a schêua a særa…

                                (GIAXO RIENTRA CON UN BICCHIERE D’ACQUA, TERRE GLIELO STRAPPA DI MANO E LO PORGE AD ANGEA)

       Terre                - Scia beive, scia meistra, scia beive … scia se repigge …

       Angea             - Grassie (BEVE).

       Terre                - Roba da matti, særàn a schêua, roba da matti !!

       Rita                 - Ma a Diresiôn a no pêu accattà a palassinn-a?

       Angea             - No… no gh’è de palanche…

       Terre                - E i figgiêu?

       Angea             - I figgiêu… andiàn da n’atra parte… (BEVE)

       Rita                 - Ma a schêua ciû da-a vixin a l’è a n’ôa de corriera!! E d’inverno? No l’è poscibbile, no l’è poscibbile!!

       Angea             - L’è quello che me rincresce… i figgiêu!… mì l’è tosto vint’anni che vaddo avanti e inderê in corriera… ma i figgiêu no! No se pêu!  (SI ALZA IN PIEDI, DECISA) ma no l’è ancôn dìta l’ûrtima parolla! Mì sôn disposta a tutto!!

       Giaxo              - Giûsto! Scia l’ha raxiôn, se særàn a schêua, chì mettemmo a færo e fêugo o paise! Ou pennello!!

       Terre                - (BRUSCAMENTE) Finiscila un pô, mammalûcco!!

       Giaxo              - Ma mì … dixeivo che…

       Terre                - Taxiii!!!

 

       Rita                 - Scia Angea, scia no se-a pigge… scia se calme … e scia sacce che noiatri semmo tutti con voscià, se poemo fä quarcosa …

                              

       Angea             - Grassie, grassie …ve savviô dî … oua vaddo, che l’è tardi (SI AVVIA) mì no m’arrendo, ve l’ho dìto … sôn disposta a tutto! (ESCE).

       Terre                - (INFURIATA) Ecco, særan a schêua! Atro che “progetto”, chì no ghe resta ciû nisciûn!… sajà miga “merito” do to amigo Zaccàia che o vêu accattà ‘na casa?! (ESCE IN CUCINA).

       Rita                 - (QUASI INTONTITA) Særàn a schêua… chì va tutto a ramengo… (ARRABBIATA) Scì! Va tutto a ramengo, chì! Va tutto a ramengo!!

Fine prima parte

                                 SI SPENGONO LE LUCI PER IL TEMPO NECESSARIO A CAMBIARE LA DATA SUL CALENDARIO.

      

Seconda parte

IL GIORNO SEGUENTE

Scena 7

       Rita                 - (ENTRA DAL FONDO) Terre, ti gh’ê?

       Terre                - (DALLA CUCINA) Scì! (ENTRA CON UN SACCHETTO E UNA BOTTIGLIA DI VINO) Oh, ciao Rita, aggi tanta pasiensa pe quello che ho dìto vei do Zaccàia… ma m’èa vegnûo ‘na raggia!! A côrpa a l’è solo de quella strìa da Giggia!

       Rita                 - Figûrite, Terre… ho capìo…

       Terre                - Bezêugna pôrtà quarcosa a-a scia Angea, l’ê da vei mattin che a s’ê serrà in ta schêua… armeno che a mange! Mì no so cômme a l’andià a finì… a vêu fä o sciopero di esammi.

       Rita                 - (DECISA) A l’andià a finì che… che tûtti i giôrnali parliàn da nostra schêua!! E pêu däse che no a særàn ciû!

       Dele                - (CHIAMA DALL’ESTERNO) Terre! Terre! (ENTRA MOLTO AGITATA) Oh, Terre…Rita…che guaio!... che guaio!!

       Terre                - Cose succede?

       Dele                - A stradda… han bloccôu a stradda! Han bloccôu a stradda!

       Rita                 - Chi?

       Dele                - E meistre de Zena…  sôn arrivæ con a primma corriera e se sôn assettæ in mezo a-a stradda, no se passa ciû!

       Terre                - Ecco perché stamattin no l’è arrivôu manco i giornali!

       Rita                 - Ma allôa…

       Dele                - Dixiàn che fàn sciopero pe no fä serrà a schêua, vêuan aggiûttà a meistra Angea!

       Rita                 - Bene!! A l’aiva dìto che a l’êa disposta a tûtto, e oua l’è arrivôu… i rinforsi!!!

Scena 8

       Giaxo              - (ENTRA DAL FONDO, MOLTO CALMO) Où pennello… l’è arrivôu i carbinê… co-a sirena… orriàn miga ligà quarcheddûn?... ma cose succede anchêu?

       Dele                - (PREOCCUPATA) Uh!… i carbinê?!!

       Terre                - (PORGE A GIAXO SACCHETTO E BOTTIGLIA) T’è, porta da mangià a-a scia Angea in ta schêua!

       Giaxo              - Ma… momento un pô… a no vegne a mangià chì… cômme a-o solito?

       Terre                - Mescìte, babazôn!! Vanni!! E stànni attento che no te lìgan tì, i carbinê!!

       Giaxo              - Ma… où pennello… che premûa!... Sempre de côrsa…

       Terre                - Che ti vaddi! Tartarûga!!

       Giaxo              - E va ben…vaddo… vaddo … che sciäto (ESCE LENTAMENTE)

       Dele                - Mì vaddo a vedde cose succede (SI AVVIA)

       Terre                - Dele, ti me porti un pô de êuve?… Preparo n’atra çimma, ghe sajà da sfamà e meistre do sciopero.

       Dele                - Segûo, ciao (ESCE DAL FONDO).

       Rita                 - Anche i carbinê…. A cosa a se fa spessa… vaddo anche mì a vedde. (ESCE MENTRE ENTRA ROSANNA)

Scena 9

       Rosanna          - (GUARDANDOSI ATTORNO) Mah…sì, sembrerebbe un bar… (CHIAMA) C’è nessuno?!

       Terre                - (D.D.) Arrivo  (ENTRA) Oh, buongiorno… desidera?

       Rosanna          - Scusi, questo è un bar?

       Terre                - Scì… non c’è il banco ma…è anche una trattoria.

       Rosanna          - Bene, vorrei qualche bibita e qualcosa da mangiare, da portare via… al sacco.

       Terre                - Ah, un sacchetto con i viveri?

       Rosanna          - Sì, viveri per noi e per Angela.

       Terre                - Ma… lei è una delle maestre dello sciopero?

       Rosanna          - Certo, siamo venute per aiutare Angela. Sappiamo bene quanto sia affezionata a questa scuola!

       Terre                - Brave! Brave! Noi del paese siamo tutti con voi! Ho già mandato qualcosa da mangiare alla maestra, aspetti, che ci prendo qualcos’altro (ESCE IN BOTTEGA)

       Rosanna          - Però… un’ora di corriera per raggiungere questo paese, e un’ora per tornare… tutti i giorni… e da vent’anni… si capisce perché vuole evitare il viaggio ai bambini…

      

       Terre                - (RIENTRA CON UNA BORSA) Ecco, c’è da mangiare e da bere! Ûn pô de çimma e meza gallinn-a bôggìa! Il pane non c’è ancora, se arriva il fornaio, lasciatelo passare, che poi vi mando due micche.

       Rosanna          - Grazie, (SI ACCINGE A PAGARE) Quanto le devo?

       Terre                - Ninte! Ci mancherebbe altro! Se potessi, verrei anch’io a fare un pô di “rivoluzione” per strada, ma c’ho da fare e allora… offro i viveri!!

       Terre                - E mi raccomando, non arrendetevi!!!

       Rosanna          - Mai!! (INTONA UNO SLOGAN) “la scuola non si chiude, la scuola non si chiude!” (ESCE)

       Terre                - (SODDISFATTA) Oua che ghe semmo, où pennello chì, cômme dìeiva o Giaxo!! Co-a stradda bloccà anchêu o pan se l’ascordemmo, però sôn contenta pe-a meistra Angea!

Scena 10

       Giggia             - (ENTRA DALLA BOTTEGA, UN  PO’ IMPAURITA E AFFANNATA) Uh…Terre…

       Terre                - (SECCA) Cose t’hæ?

       Giggia             - Ti me-o dæ un gotto d’ægoa pe piaxei?

       Terre                - Scì, ægoa… sensa ninte drento?

       Giggia             - (DURA) Cose ti vêu mèttighe drento? Va ben un gotto d’ægoa!

       Terre                - (IRONICA) Ammìa che o côsta pægio (SI AVVIA VERSO LA CUCINA PARLANDO TRA SE’ MA IN MODO CHE GIGGIA POSSA SENTIRE) No me ricordo ciù dovve ho misso o veleno pe-i ratti… de fogna!!

       Giggia             - (TRA SE’) Oh bella muae caa… che puja…

       Terre                - (RIENTRA CON UN BICCHIERE D’ACQUA) Puja? De cose?

       Giggia             - De meistre (BEVE).

       Terre                - (IRONICA) De meistre? Perché?

       Giggia             - (RIPRENDENDOSI) Eo pe-a stradda, ho visto tutta quella confûxiôn… i carbinê… sôn andæta a vedde cose succedeiva da-a mæ palassinn-a… e meistre çercavàn  a padronn-a da schêua… comme sôn arraggiæ… ho fæto môstra de ninte e sôn scappà  (BEVE) Cômme sôn arraggiæ… (BEVE)

       Terre                - (INFERVORANDOSI) E ti no riesci proprio accapì perché sôn coscì arraggiæ?! Ti no ghe l’hæ un pô de chêu?! Mandà i figgiêu a schêua co-a corriera?! Cose a te serve quella palassinn-a?!

       Giggia             - Aggi pasiensa, ma mì ho bezêugno de vende… perché…

       Terre                - (LA INTERROMPE BRUSCAMENTE) Ou sò ben “perché”!! (SI TRATTIENE) Bûcca taxi!! Bûcca taxi!!

Scena 11

                                                            

       Zaccàia            - (ENTRA DAL FONDO) Oh, scia Giggia, bongiorno… çercavo proprio voscià… o Giaxo o m’ha dìto che o l’aiva vista vegnì chì…

       Giggia             - (TRA SE’) Speremmo che o no-o digghe a-e meistre!

       Zaccàia            - (CONTINUA, MOLTO SERIO) … avviæ bezêugno de parla con voscià… pe quell’affare…

       Terre                - (TRA SE’) Ecco chi accatta a schêua…

       Zaccàia            - (CONTINUANDO) … se scia g’ha tempo… magara andemmo da n’atra parte… parlà chì de cose privæ…

       Giggia             - (SPAVENTATA) No!! Mì no posso sciortì de chì… perché …ehm… magara ne parlemmo n’atra votta…

       Zaccàia            - (DECISO) Scia l’agge pasiensa, ma mì ho i mæ impegni…. eppoi vorriæ chiarì sûbito ‘na cosa côn voscià…

       Giggia             - Ma mì… no posso… sciortì… oua… anchêu…

Zaccàia                   - (RISOLUTO) E allôa, se no ghe dispiaxe, ne parlemmo sûbito chì! (A TERRE) Terre, aggi pasiensa, se no te crea destûrbo, ti porriesci lasciàne sôli un momento?

       Terre                - Sens’atro. (USCENDO IN BOTTEGA, TRA SE’) Anche se me dispiaxe…

       Zaccàia            - Grassie.

       Giggia             - Ma veramente…

       Zaccàia            - (SEMPRE RISOLUTO) Scia Giggia, noiatri duì eivimo d’accordo in sce-a parolla pe l’acquisto da palassinn-a da schêua… ansi, mì g’ho zà dæto anche ‘na capära … mezo miliôn… sempre in sce-a parolla! E no g’ho manco domandôu ‘na riçevua!!

       Giggia             - (FINGE DI NON CAPIRE) Scì, ma…

       Zaccàia            - Bene, fin chì semmo d’accordo!... In sce-a parolla!!

       Giggia             - (C.S.) D’accordo… in sce-a… parolla…

       Zaccàia            - Ma mì, cômme scia ricôrdià ben, êo interessôu all’acquisto de ‘na casa completamente indipendente, scia se ricorda?

       Giggia             - Scì….

       Zaccàia            - Bene… scia m’ha proposto l’acquisto de quella palassinn-a assegûandôme che no gh’ea nisciûn vincolo co-a schêua.

       Giggia             - Scì… (BUGIARDA) In sce-a schêua no gh’è nisciûn vincolo…

       Zaccàia            - (TRATTENENDOSI) Ah, scì? Vei o Baciccia a m’ha domandôu de accompagnälo da’n Notaro che, ammia o caxo, o l’è un mae conoscente… ho approfittôu pe piggià quarche informasiôn pe l’atto de vendita che aviescimo fæto e…sorpreiza! L’è sciortìo o vincolo! (MOSTRA UN FOGLIO).

       Giggia             - Ma… cose scia dixe?… cose ne sa o Notaro?

       Zaccàia            - A veitæ diggo! Se dà o caxo che o l’è o stesso che ha fæto l’atto de successiôn da casa a so favore (LE CONSEGNA IL FOGLIO).

       Giggia             - (IMPACCIATA, OSSERVA IL FOGLIO) Ma… mì… no savveivo ninte…

       Zaccàia            - No l’è veo!! So poæ o l’aiva lasciòu un vincolo dimmo… “morale” in sce-a vendita da palassinn-a, scia no pêu vende se primma no s’è truvôu n’atra scistemasiôn pe-a schêua in to paise e (ACCENNANDO FUORI) da quello che ho visto là fêua….n’atra scistemasiôn a no gh’è!! Quindi scia me restituisce e palanche e mì no accatto ciù!

       Giggia             - (CERCA DI USCIRNE) Scì… me paiva che… foscia… ma no me ricordavo, a dì a veitæ…

       Zaccàia            - (SERIAMENTE… IRONICO) “A dì a veitæ”… appunto!

       Giggia             - (CAVA DI TASCA L’ASSEGNO E LO RESTITUISCE) E … alloa… chì scia g’ha o so assegno… ma… scì… voeivo dìghe ‘na cosa… visto che gh’è stæto questo piccolo inconveniente… vorrià dì che… ghe fajò un po de sconto in sce-o prexo do muin… tra poco tempo se porrià fa l’atto de vendita…

       Baciccia          - (FERMO SULLA SOGLIA, ERA ENTRATO IN TEMPO PER SENTIRE, NON VISTO, L’ULTIMA BATTUTA) Tu non vende proprio ninte, perché o muin l’è o mae!!

       Giggia             - Ma… cose ti dixi, Baciccia?

       Baciccia          - (MOLTO DECISO) “Cosa te dixi” tu! My father, quando mì ero in America, mi ha intestato o muin a mì, I have find this “atto” (MOSTRA IL DOCUMENTO) da-o Studio Notaro, l’aiva scrito o poae do Notaro de oua!

       Giggia             - (SORPRESA) Ma l’è vint’anni che mì g’ho o muin… e alloa…

       Baciccia          - E alloa… n’aççidente!! Tu no puoi fa “usucapion” perché tu dovevi dime pe scritto che, dopo vint’anni, volevi piggià o mae muin… questo dice legge e Notaro!!

       Giggia             - E comme faxeivo a trovate… in America… chì no ti g’hæ nixiun parente!

       Baciccia          - A leze a dixe coscì… o muin o l’è o mæ… e a scheua a no se tocca, veo Zaccàia?

       Zaccàia            - Veo, Baciccia, ma ‘sta cosa l’emmo zà risolta…

       Terre                - (ENTRA FELICE) Ma allôa a schêua a l’è salva!!

       Zaccàia            - T’hæ sentìo tutto?

       Terre                - Scì…e-o derrè a-a porta…grassie, Zaccàia, bravo!!

       Zaccàia            - L’è anche merito do Baciccia…

Scena 12

       Giaxo              - (ENTRA CON RITA) Giggia, e meistre te çercàn… g’ho dìto che t’ê chì…

       Giggia             - (SOBBALZA) Aggiûtto! Me péstan!

       Rita                 - Magara! Me pàn ben ben arraggiæ…

       Rosanna          - (ENTRA CON ANGEA, INDICA MINACCIOSAMENTE GIGGIA) Eccola!

       Zaccàia            - Signora, un momento…calma…è tutto risolto, la scuola non si tocca, l’edificio non è più in vendita.

       Angea             - Davvèi?!

       Zaccàia            - Scì, a scia Giggia a l’ha cangiôu idea.

       Rosanna          - (FELICE) Angela, ce l’hai fatta, hai salvato la scuola!!

       Angea             - (COMMOSSA) No… no… mì ho solo çercôu de fä quarcosa pe i figgiêu… i mæ figgiêu.... (INDICANDO TUTTI) ma sensa o vostro aggiûtto… no sajæ riuscìa a fä ninte… grassie, grassie a tutti (ASCIUGA LE LACRIME).

       Terre                - (ABBRACCIANDOLA) Grassie a voscià, meistra Angea…scia l’ha dæto proprio ‘na bella lezion a tutti… un bello esempio! E oua… poemo festezzà! (A ROSANNA) Chiami le altre maestre e anche i carbinê (SOLENNE) pe tutti pan e salamme e…’na bella fetta de çimma!!!

       Rosanna          - Vado subito! (ESCE).

       Giaxo              - Oua che ghe semmo, où pennello chì!! Brao “maccaja”, ti me vegni sempre ciù scimpatico…

       Zaccàia            - Scì, ma oua devo çercà n’atra casa pe mì…

       Baciccia          - Just moment please… just moment…

       Giaxo              - Cose o dixe?

       Zaccàia            - Veu dì “ momento un po”…

       Giaxo              - Ah…

       Baciccia          - (MOLTO SERIAMENTE) Mì devo dire ‘na cosa… ho visto dopo quaranta anni mio paize sempre pægio ma ciû vecchio… ma now, ora ho visto voi che voei fa quarcosa pe no lasciarlo… comme se dixe… “derûà”… giusto? E mì… (SI COMMUOVE) no ho cìû nisciûn chì … you… all you…my friends… voi siete miei “parenti”… e voglio fä qualcosa per voi, per a mæ terra… lascio a Comune a casa di mæ vegi, che dovvià diventare a schêua do paize!

       Angea             - (COMMOSSA) Scio Baciccia… scia segge beneito!!

       Baciccia          - Oh… teacher Angea… thank you…

       Giggia             - (SI E’ RIPRESA) Ma… alloa… mì porriò vende a palassinn-a.

       Baciccia          - Yes, coscì Zeccaja trovato casa.

       Zaccàia            - Grassie do to gesto, Baciccia! Comme se dixe…“tutto bene quel che finisce bene” oua pe-o mæ progetto… manca solo che ti me vendi o muin…

       Rita                 - (A BACICCIA) Ah, ma o l’è o tò?

       Baciccia          - (BRANDENDO L’ATTO NOTARILE) Scì, i papè parlano ciæo! Veo Giggia?

       Giggia             - (AMMETTE CON DIFFICOLTA’) Veo… ma mì no voeivo fä ninte de mä… (INASPETTATAMENTE BUONA) e oua… se posso vende a schêua… vêuggio fä quarcosa anche mì pe-o paise… o forno in sce-a ciassetta o lascio a disposisiôn de tutti…

       Zaccàia            - Brava, scia Giggia!

       Terre                - (SBALORDITA) Giggia! T’ê segûa de sentìte ben?!

       Giggia             - (NUOVAMENTE RUVIDA) Scì! Me sento ben, stæ tranquilli! Ou sò cose pensæ de mì, che sôn n’ôrso sarvægo!... ma anche i ôrsci de votte fàn dô ben! Cose ve creddèi, che agge o chêu de prìa?! (C’E’ UN MOMENTO DI GELO).

       Angea             - (PER STEMPERARE) Scio Baciccia, scia vende o muin a-o scio Zaccàia… o l’ha in mente un progetto mäveggiôso!

       Baciccia          - (SERIO, QUASI ACCIGLIATO) O muin no se vende!

       Giaxo              - (INTENTO A COSTRUIRSI UNA SIGARETTA) E a cose o te serve, ti vêu portàtelo n’America?

       Baciccia          - (QUASI ACCIGLIATO) O muin no se vende! (BREVE PAUSA, POI SORRIDENDO) O muin… se regàlla!! Ah… ah… ah… gh’aivi credûo eh? Ah… ah… lascio anche quello a-o Comune, con one vincolo… deve diventà the museum… e se deve mettere in funzione, Zeccaja sajà o “muinà”! (TUTTI SI RALLEGRANO)

       Rita                 - (ABBRACCIANDOLO) Baciccia, te femmo un monumento!

       Baciccia          - Oh no, prima tu aspeta che mi “secco”, ou “bollino”! (FA GLI SCONGIURI) gh’ê tempo, tanto tempo!! Ma voiatri ogni anno dovvei fä ‘na festa quando finisce scuola e… mr. Baciccia vegnià chì… da voì… my brothers paizen!

      

       Angea             - Scio Zaccàia, sän proprio contenta pe voscià… oua pe-o so progetto gh’è tûtto… manca solo o nomme da dà a-a nêuva ostaja!

       Zaccàia            - (SORRIDENDO) Beh, viste e “specialitæ” da casa… o no pêu ese ätro che… “a ca’ da çimma”!

       Dele                - (ENTRA AGITATA E FELICE PORTANDO UN PACCHETTO CON UOVA FASCIATE NEL GIORNALE) Terre, a schêua a l’è sarva, me l’han dìto e meistre!! (VEDE ANGEA, SI SLANCIA AD ABBRACCIARLA E COSI’ FACENDO FA CADERE PER TERRA IL PACCHETTO) Oh, scia Angea, brava, brava! Cômme sôn contenta!!

       Terre                - E êuve! E mæ êuve!

       Giaxo              - E êuve! Pennello, e êuve!

Fine

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