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commedia farsesca in 2 atti di:


Angelo Scammacca


“a Cutra” :      commedia in 2 atti di:     Angelo Scammacca                                     pag.       2

La trama:

Il ragioniere Benedetto Scopino, solo perché ha lavorato qualche anno come archivista presso la biblioteca comunale ritiene d’aver maturato una grande esperienza letteraria, pertanto, una volta entrato in pensione scrive un mini dramma da presentare ad un concorso teatrale, che in caso di vittoria, gli farebbe vincere una cospicua somma, prima però, dovrà comunque affrontare tutte le spese che precedono la messa in scena.

In casa gli ruoteranno attorno, il padre Santo affetto da una profonda miopia, e la moglie Tolla (Antonia) che non sono molto convinti né della bontà dell’opera, né dell’sostenuto costo per la realizzazione, e neppure della scelta degli attori fatta da Benedetto, il quale solo per accostamento d’immagine con i personaggi da lui creati, sceglierà come attori gente comune che non ha mai recitato, ma che a suo dire faranno presa sulla giuria. I vari personaggi che prenderanno parte alla recita, frequenteranno casa Scopino per le prove dello spettacolo dove lo stesso Benedetto ne curerà la regia.

“a Cutra”, termine che indica quell’antica coperta spesso pesante e che perciò a volte diventava anche d’impaccio a rigirarsi nel letto; ma lo stesso viene anche accostato a situazioni pesanti da dover affrontare o da farsene carico. La commedia nella sua farsesca rappresentazione, ci lascerà comunque una morale, contenuta nel significato di un proverbio che durante la messa in scena verrà declamato, ossia: “Fai l’arte che sai, se non arricchisci camperai”. E proprio questo è l’invito che viene rivolto all’uomo, cioè, quello di non fare mai il passo più lungo della gamba, perché facendolo spesso si rischia: d’“Appizzarici anchi e patanchi”.

Personaggi:

Rag. Benedetto Scopino

Tolla                                 (moglie)

Santo Scopino  (padre di Benedetto)

Felice Castrato (seppellitore)nel ruolo del:ConteFulgenzio Sesamo di Basilicò

Tina Mazza

(bidella)

nel ruolo della: Contessina Mafalda

Puddu Urzì

(cocchiere)

nel ruolo di : Don Calasanzio(Sensale)

Pia Centino

(perpetua)

nel ruolo di : Guendalina(nutrice)

Jano Testa

(posteggiatore) nel ruolo del: Comm.re Antioco Moscuzza

Alfio Spanò

(Appr.sta Idraulico)nel ruolo di:Gastone Moscuzza


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Carattere dei personaggi:

Rag. Benedetto: Passerà da una forma di sicurezza del primo atto, quando spiegheràla trama della commedia e le varie situazioni, ad uno stato di confusione e sconforto nel vedere l’andazzo a dir poco disarmante soprattutto nelle fasi finali delle prove.

Tolla                         : Una moglie normalissima senza alcun suggerimento particolare nella sua struttura, un po’ succube del marito, ma che non tralascerà di manifestare la sua non condivisione all’impresa artistica.

Santo                        : Una figura caratterista. Chiaramente dimostrerà almeno un ventennio più del figlio. Sarà miope, con occhiali spessi che serviranno a creargli un personaggio più che comico.

Felice Castrato: Un bel personaggio possibilmente brizzolato e con bei baffi. Dovràdare una doppia immagine di se stesso, quella di Felice dipendente presso il cimitero, quindi accomodante e disponibile, e quella del Conte Fulgenzio, personaggio deciso, sicuro dei suoi propositi, insomma una figura predominante.

Tina Mazza       : Brutta e sgraziata sia nell’aspetto fisico che nei movimenti. Avrà dei tic. Nel ruolo della Contessina Mafalda emergerà la sua mancanza di cultura, cercando di avere degli atteggiamenti nobili ma teatralmente caricati.

Puddu Urzì        : Cocchiere, (vetturino di piazza), può essere un personaggio non per forza rozzo, anzi un uomo di normale corporatura e di gradevole aspetto. Durante il ruolo di Don Calasanzio, disponibile e convincente per qualunque situazione, d’altronde ha tutto da guadagnarci.

Pia Centino        : In realtà è la perpetua del parroco, una figura piuttosto minuta, ed esile, con dei modi sempre remissivi sia nel ruolo di Pia che in quello di Guendalina nutrice nel castello del Conte. Un po’ sorda.

Jano Testa          : Posteggiatore. Possibilmente tarchiato, un po’ avanti negli anni in quanto sarà il padre di Gastone, abbastanza pesante nelle espressioni, comunque un aspetto un po’ imponente, insomma da commendatore.

Alfio Spanò       : (apprendista idraulico) Gay! Sia nel ruolo di Alfio Spanò sia in quello di Gastone Moscuzza non dovrà mai perdere il personaggio tanto nelle movenze che nei dialoghi. Al primo ingresso indosserà dei fuseaux lucidi neri, una camicia maniche lunghe nere, ed un fazzoletto bianco legato al collo, che dovrà dare l’impressione di un collarino da prete.


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La scena:

Uno studio soggiorno, nella parete di fondo più spostata verso sinistra c’è la comune, che lascerà intravedere un corridoio dove da una parte si va verso la porta d’ingresso, mentre dall’altra verso la cucina ed altre stanze.

Nel lato destro della parete di fondo sarà posta una libreria con davanti una scrivania e relativa sedia, in avanti verso il proscenio a sinistra della scrivania

visarà un divanetto due posti, e nella parete di sinistra una porta. Mentre a destra della scrivania in avanti ad angolo una poltroncina.

Entrando dalla comune a destra della stessa un portamantelli a bastone dove sono già allocati un cappotto o impermeabile e nel pomolo superiore un cappello da uomo in modo da dare l’impressione a chi entra come se ci fosse una figura umana. Quindi una dormeuse o un sofà in modo da poter essere spostato accanto alla sedia vicino alla scrivania. Proseguendo verso il proscenio nel lato sinistro in una paretina sguardata vi sarà una finestra; continuando verso il proscenio, un’apertura ad arco con le cadute di una tenda, tenute aperte da cordoni darà accesso ad uno sgabuzzino dove saranno posti un bastone, una scopa, un secchio con straccio ed un innaffiatoio. Ancora più avanti una sedia a parete. Quadri, libri, lampada da tavolo e suppellettili arricchiranno la scena.


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ATTO PRIMO

All’apertura del sipario Benedetto sta sistemando delle carte mettendo a posto qualche volume nella libreria, quindi rassetterà materiale vario sulla scrivania e controllerà i copioni da dare agli attori. Mafalda e il Comm.re Antioco sono seduti nel divanetto a sinistra della scrivania, Mafalda sarà la più vicina alla scrivania. Mentre Don Calasanzio è seduto nella poltroncina a destra della scrivania di fronte ai due.

Scena Ia

Benedetto – Mafalda – Calasanzio – Antioco

Benedetto

: (alzato dietro la scrivania) Signori finalmente siamo giunti alla fine di

settembre, il caldo dell’estate trascorsa è ormai alla fine, ancora un

po’ di pazienza, fra non molto dovrebbero arrivare gli altri invitati a

quest’incontro, così faremo un’ unica presentazione.

Antioco

: (come risentito) Sì però jù avi quasi ‘n ura ca sugnu ccà, e non mi pari

giustu tuttu stu ritardu, perché lei deve sapere che la puntualità è una

mia pecorativa.

Benedetto

: Pecorativa?(fra se) e chi è ‘n pasturi?...forse vorrà dire prerogativa?!

Antioco

: E non è a stissa cosa?!

Benedetto

: Comunque …io non credo che siano in ritardo.

Antioco

: Ca comu no! Non m’ha vistu a ‘mmia misu ccà c’aspettu comu ‘n

passuluni.

Benedetto

: Bum addirittura…appoi lei (farà una considerazione) ora addivintau ‘n

passuluni?!

Calasanzio

: (rapido) E sarà ca prima era na ficu (a Mafalda) lei chi ni pensa

signurina?

Mafalda

: Ppì’mmia u ragiuneri Scupinu avi ragioni.

Benedetto

: Scopino prego. Sa… scupinu detto così…

Mafalda

: E va beh…u stissu è! Comunqui io sono venuta da dieci minuti non

appena niscii da scola, (a Calasanzio) e lei è entrato subito dopo di me,

(poi ad Antioco)  ma se lei vosi anticipare ed è venuto prima ppì

spacinnamentu orvu, a chi ce l’ancucchia.


“a Cutra” :  commedia in 2 atti di:

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Benedetto

: (cercando di cambiare discorso, a Mafalda) Mi scusi signorina Mazza, se

ricordo bene lei non presta servizio alla scuola Manzoni?

Mafalda

: Certamente.

Benedetto

: Ma in particolare in quale classe?

Mafalda

: Tutte!

Benedetto

: Come in tutte?!

Mafalda

: Ca certu, su sugnu a bidella

sugnu ‘nta tutti i classi.

Benedetto

: Ah ora ho capito! Credevo che lei fosse nel corpo docenti.

Calasanzio

: (al pubblico) Certu ca tantu decenti di corpu non è.

Benedetto

: (sdrammatizzando) E va bene, comunque io credo che il motivo della

tensione del signor Testa sia l’attesa di sapere cosa l’aspetta …vero?

Antioco

: Asatto…anzi coglio l’occasioni per una presentazioni ai qui presenti

che non mi ho ancora presentato…felicitazioni: Jano Testa.

Benedetto

: Bene. Dicevo che l’impazienza del signor Testa, cara signora, si può

giustificare in quanto è stato il primo con il quale io abbia parlato di

questo ruolo nella commedia, e siccome lo incontravo sempre nei

pressi della biblioteca dove prestavo servizio, sono stato attratto dal

suo aspetto fisico, che calza a pennello con il personaggio da me

scritto e perciò…

Antioco

: (rapido) Mi ha camuliato u ciriveddu, ogne matina: Lei m’ha’ffari

stu personaggiu…lei signò Testa è propriu comu jù m’ammagginu u

cummintaturi Antibioticu

Benedetto

:Sì pinnicillina! Commendatore Antioco, anzi commendatore Antioco

Moscuzza. E questo tempo che passa fa scaturire la sua impazienza,

ormai lei dimostra chiaramente la frenesia di salire sul palco.

Calasanzio

: Scusassi ragiuneri, su non sbagghiu javi ‘n bellu pezzu ca vossia

m’incuntrò ‘nta chiazza e mi parrò di sta cummedia, dicennumi: staju

complitannu na cummedia, volessi che lei mi facessi na parti…

Benedetto

: Si vero, ma sono passati almeno sei… sette mesi.


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Calasanzio

: Ed io per per causanza di questo fatto, fazzu sempri storii ccu me

muggheri…picchì idda vulissi essiri purtata ‘n coppu ‘nti so matri, na

vota ‘nti so soru ca sta luntanu, e jù ci dicu sempri di no, picchì

aspettu ca mi convoca u ragiuneri e così via. Ma cuntinuannu di stu

passu va finisci ca jù a lei ‘nveci di farici a parti, ci fazzu na mala

parti e m’arritiru.

Antioco

: Oh, vadda che bella, propriu ora c’ava ‘ncumatu s’arritira prima di

‘ncuminciari?!

Benedetto

: No, che centra, il signor Urzì dice così tanto per dire, fra poco

vedrete, che non appena avrà il copione in mano e vedrà l’importanza

del suo ruolo sarà felicissimo.

SUONANO ALLA PORTA

Scena IIa

Benedetto – Mafalda – Calasanzio – Antioco – Tolla – Conte– Guendalina


Benedetto


: (rivolto alla moglie) Tolla, Tolla hanno suonato


Tolla


: (dall’interno) Ho sentito (attraversa il corridoio del fondo scena e va adaprire)… Avanti prego accomodatevi (entra in scena seguita da Fulgenzio e Guendalina) Benedetto c’è il signor…


Felice


: Felice Castrato…signori buonasera.


Calasanzio


: (al pubblico) Jè castratu ed è filici? Jù mi sparassi!


Tolla


: (a volume sostenuto) E la signora…


Guendalina : (a volume sostenuto) Signorina prego! Pia Centino piacere.


Antioco


:


( a Mafalda)


Ccà ci’nnè n’autra, Piacentinu1 si chiama e so frati chi è


majocchinu2


Benedetto


: (gli va incontro) Buonasera carissimi, stavamo aspettando voi, avanti accomodatevi, prendete posto. Tolla per favore fai sedere i signori.


1Il pecorino con il pepe

2Il pecorino senza pepe


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Tolla

: Sì subito. Signorina un attimo e la faccio accomodare, Benedetto

aiutami a spostare il sofà (assieme lo prenderanno e lo sposteranno a fianco

della poltrona dov’è seduto Calasanzio) Prego accomodatevi.

Guendalina

: (siede nel lato più vicino a Calasanzio) Grazie.

Conte

: (si accomoda accanto a lei) Tante grazie signora.

DALL’INTERNO SI SENTIRA’ RUMORE DELLA PORTA CHE SI APRE

Benedetto

: (che nel frattempo si è messo a sedere dietro la scrivania) Mi passi ca ‘ntisi

sgrusciu chi lassasti a porta aperta?

Tolla

: Sarà to patri ca s’arritirau, ca ci va a’ffari i gnizioni o geomitra do

pianu terra. Mischinu avi di quant’avi ca mossi so muggheri ca fa ziu

ziu ppì farisi ‘na gnizioni.

Benedetto

: E ci và a’ffari u papà?

Tolla

: E su non ha’attruvatu a nuddu cchi ffà mori?!

Benedetto

: Ah ora capisciu a chi cosa si rifireva u geomitra l’autru jornu, picchì

mi firmau ‘nto pianerottulu e mi diceva: ca u papà duluri non ci nni fa

sentiri… jù non sapennu u fattu arrunchiai i spaddi e ci calai a testa,

di sicuru si rifereva e gnizioni.

Scena IIIa

Benedetto – Mafalda – Calasanzio – Antioco – Tolla –

Conte – Guendalina – Santo – Gastone

Santo

: (Entrando dalla comune non si accorge dei presenti e parlerà con il cappotto

appeso nel portamantelli convinto che sia il figlio) Binirittu o Binirittu…

Benedetto

: (essendo girato di spalle ed intento a guardare i copioni, non si accorge che il

padre parla con il cappotto) Papà chi voi?

Santo

: (continua a parlare con il cappotto) Viri ca ca’ssutta c’è ‘n parrineddu ca

ti cerca.

Benedetto

: ‘N parrinu ca cerca a’mmia?

Santo

:‘N ‘autra vota. C’è ‘n parrinu ca ti cerca, e non stari ddocu ‘mpalatu.


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Benedetto

: (girandosi) Papà jù ccà sugnu.

Santo

: (per non darsi per vinto) E chi ti pari ca sugnu orbu?! Jù ci stava

livannu ‘n pilu ‘nto cappottu.

Benedetto

: Papà…ma capisti bonu? Si sicuru ca cerca a’mmia?!

Santo

: (che si è avvicinato) Bih, vota parrinu e ciuscia, su ti dicu ca c’è ‘n

parrinu, picchì jù ava già acchianatu ma u ‘ntravisti do pianerottulu e

appoi ‘ntisi c’addumannava do ragiuneri Scopino! E o viri chi voli

no?!

Benedetto

: (alzandosi) Scusatemi un attimo, scendo e risalgo.

( V I A )

Santo

: Bih quanta bella genti (si avvicina per guardarli in faccia ma essendo

miope li scambierà per altre persone) Buonasera (al Conte) a lei mi pari a

canuscillu o forsi no?! …U canusciu?

Conte

: Credo di nò, non so se lei ha mai avuto rapporti diretti con l’ufficio

contabile del cimitero.

Santo

:Assolutamenti nò! Picchì ancora non haja murutu…ma mi livassi na

curiosità…ppì cuntari chiddi ca morunu ogne ghiornu o cumuni

assumenu ‘n ragiuneri? Mah! Comunqui molto lieto Santo Scopino.

Conte

: Altrettanto, Felice Castrato.

Santo

: (a Guendalina inchinandosi) Signora…Scopino (gli tende la mano ma non

si accorge che stingerà il manico di un ombrellino che Guendalina teneva sotto

l’ascella).

Guendalina

: Signorina prego. Lieta della sua riconoscenza, Pia Centino.

Calasanzio

: (borbottando) Fummaggiu ccò spezzi vah. (si alza, porge la mano a Santo)

Felicissimo, Puddu Urzì, cuccheri da piazza Vittorio Manueli.

Santo

: Scopino, molto lieto, sono il papà del ragioniere Benedetto (ricambia

la stretta)

Calasanzio

: E chistu l’auma caputu.

Santo

: (va verso Mafalda saluta) Comoda signora, Scopino Santo pensionato.


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Mafalda

: (ricambiando) Tina Mazza cooperatrice pubblica struzione.

Santo

: (che non ha capito bene) Prego?! Chi è ca dissi ca no capii.

Antioco

:  E’  bidella  vah,  comu  a  me  cugnata  ‘Nzina.  Mi  presento

automaticamente  Jano  Testa…  dico  automaticamente  perché…

insomma io opero nel settore auto (gli stringe la mano).

Conte

: Ah perché lei ha un autosalone?

Calasanzio

: A quali , fa u posteggiatori, e ppì giunta abusivu.

Scena IVa

Benedetto – Mafalda – Calasanzio – Antioco – Tolla

Conte– Guendalina – Santo – Gastone

Benedetto

: (rientra precedendo Gastone) Prego, avanti, avanti c’è posto per tutti. (al

padre) Papà era questo il prete?

Santo

: (si avvicina per guardarlo meglio) Eh iddu sarà! Picchì non è parrinu?!

Allura chi è vistutu di Zorru?

Benedetto

: E’ un giovane che veste secondo la moda attuale. Carissimi ora che

siamo tutti presenti, credo che possiamo cominciare, anzi prima

ritengo sia giusto fare le presentazioni, perché per rendere più solido

il gruppo è giusto conoscersi a vicenda.

Guendalina

: Deve venire macari a signura Vincenza?

Tolla

: ( prende la sedia a parete e l’ha mette a seguire dopo il sofà) Mio marito ha

detto a vicenda…insomma l’un l’atro. (fa accomodare Gastone) Prego.

Guendalina

: Ah, ho capito…deve venire un altro.

Tolla

: (un po’ sottotono) Benedetto…ma si sicuru ca a signurina fa parti da

truppa?!

Benedetto

: Penso proprio di si. (si rivolge alla moglie ed al padre) Comunque,

Tolla, papà, visto che voi sapete già di cosa si tratta, vi dispiace

lasciarci un pò da soli, in modo che io vada avanti con il progetto.

Tolla

: Certamenti, anzi jù mi nni vaiu a priparari qualcosa di mangiari.

Papà veni amuninni dda banna.


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pag.

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Santo

: Picchì non pozzu ristari? Jù ci’haju spirienza.

Benedetto

: Dumani papà…ci sarannu tanti occasioni. Per ora fammi iri avanti.

Santo

: E amuninni. Piccatu jù t’avissa pututu dari ‘n saccu di suggerimenti.

( Santo e Tolla V I A in cucina )

Scena Va

Benedetto – Mafalda – Calasanzio – Antioco

Conte – Guendalina – Gastone

Benedetto

: (prende i copioni) Allora signori cominciamo con le presentazioni, ed

iniziamo dall’ultimo arrivato…per tutti lui è Alfio Spanò.

Gastone

: (che fino ad ora tranne l’aspetto non ha lasciato trasparire nulla, si alza e

saluta con un riverente inchino rivolto a tutti, mentre al conte gli darà una

stretta di mano raffinata ma come se non volesse lasciargliela più, quindi con

sdolcinatezza, ed effeminatezza, dirà) Molto, molto lieto di conoscervi, e

scusatemi per il ritardo, ma siccome fazzo l’apprendista idraulico, ho

dovuto stuppare un tubo, che era d’accossì ‘ntuppato, ma d’accossì

‘ntuppato ca non vi dico quello che ho visto per stupparlo, voddiri

mi sono tutto ammazzato…ma dico io chi schifio ci jettunu a genti

‘nte tubi no sacciu?!

Benedetto

: Benissimo, lui farà la parte di Gastone Moscuzza (da un copione)

Gastone

: Questo chi è do me? Grazie, grazie sono molto lusinghiero.

Benedetto

: (continuando, con il conte) Poi abbiamo il signor Felice Castrato, che

ho conosciuto al cimitero quando abbiamo tumulato mia mamma.

Guendalina

: Chi è che ci ha dato tumbulate3 a sua mamma?

Benedetto

: Nessuno, nessuno. (riprende il discorso con Felice) Lui invece sarà il

Conte Fulgenzio Sesamo di Basilicò (da il copione).

Conte

: (prendendolo) Grazie

Benedetto

: Bene, al suo fianco c’è la signorina Centino, Pia Centino che nella

realtà fa la perpetua a suo zio, il parroco della chiesa di Santa Rita, ed

avendo tanto tempo libero, nella commedia sarà Guendalina,

la

nutrice in casa del Conte. (da il copione e continua con Calasanzio). Un

copione anche a lei.

Calasanzio

: (felice)Ohu, javi na vita ca mi nni parra, finalmente cacherò la scena.

3schiaffi


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Antioco

: Allura ama stari attenti a unni mittemu i peri.

Benedetto

: (a Calasanzio) Signor Urzì…calcherò, mi raccomando, cacherò non è

il termine giusto. Comunque lui è una faccia conosciutissima, Puddu

Urzì u cuccheri da piazza Vittorio, che vanta d’aver portato in giro la

famiglia Savoia.

Calasanzio

: Mih! I fici furiari comu a ‘n tuppetturu4  , mi purtai macari ‘nte

vaneddi cchiù scogniti. (a Bendetto) Ma jù chi parti haja ‘ffari?

Benedetto

: Lei sarà Don Calasanzio. Un personaggio importantissimo, in

quanto sarà un sensale che pur conoscendo sia lo scopo del conte, che

quello  del  commendatore  Moscuzza,  avrà  tutto  l’interesse  di

concludere l’affare ed intascare quanto promesso.

Calasanzio

: Mi piaci! Picchì jù a sinzalari ci vaiu bonu.

Benedetto

: E poi abbiamo la signorina Tina Mazza ed il signor Jano Testa, che

saranno: lei la contessina Mafalda figlia del conte Fulgenzio, e lui il

commendatore Antioco Moscuzza il padre di Gastone (da i copioni).

Antioco

: (mentre tutti sono intenti a sfogliare il copione, si alza e chiama in disparte

Benedetto andando verso il proscenio, mostrando un velo di disappunto) Mi

scusassi ragiuneri ma jù chi haja’ffari a parti di so patri (indica

Gastone)

Benedetto

: Perché non gli piace? C’è qualcosa che non va?

Antioco

: Qualcosa? Io ci ho una onorabilità fisica d’ammustari.

Benedetto

: Ho capito…non si preoccupi. Purtroppo è un personaggio che ha

motivo di esistere così. Andando avanti nella commedia comprenderà

il motivo.

Antioco

: Si u dici lei. E ca pensu all’amici mei…sa comu m’ana sbindari.

Benedetto

: (riprendendo il proprio posto). Allora signori, vedo che vi siete già

immersi nella lettura. Però è opportuno che io vi faccia prima capire

la trama del dramma.

Guendalina

: (chiede a Calasanzio) N’ama pigghiari u trammi?

4Trottola - Strummola


“a Cutra” :  commedia in 2 atti di:

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Calasanzio

: No, l’autobbussu. Chista tutta ‘ntuppata è.

Benedetto

: (illuminato da un piazzato o da un occhio di bue; un po’ siede, un po’ si alza, si

avvicinerà o indicherà i protagonisti, luci soffuse sul resto della scena, leggendo

colorirà qua e là i toni con dell’espressione artistica) Dunque signori un po’

d’attenzione, vi leggo la trama per farvi capire l’intera vicenda. Il

titolo del dramma è: La tana dei Lupi. Siamo in una località della

Sicilia agli inizi del 900. Il conte Fulgenzio Sesamo di Basilicò è

disposto a cedere parte delle sue terre per intascare del contante ed

onorare dei debiti di gioco. Però ha un piano ben preciso, ossia:

l’acquirente dovrà anche prendere in sposa sua figlia Mafalda. Infatti,

il suo piano prevede che dopo le nozze, denunzierà il genero per

sevizie, maltrattamenti e violenza carnale nei confronti della figlia,

ottenendo così il divorzio, ed avvalendosi di un’articolata clausola

contrattuale ritornerà in possesso delle terre cedute, trattenendo anche

il denaro avuto. Si rivolgerà a Don Calasanzio, sensale ed anche

paraninfo, che pur conoscendo la realtà sia di Gastone che del padre

trafficante, arrivista ed opportunista il quale ha sempre spolpato le

sue prede, si presterà al gioco per ottenere il compenso promesso, e

proporrà al conte, il commendatore Antioco Moscuzza e suo figlio

Gastone come il miglior partito per l’affare. Il conte però pretenderà

che, l’amore fra i giovani (ignari di tutto) scocchi in maniera fortuita.

Perciò importante sarà il ruolo di Guendalina la nutrice dei Basilicò

donna tutto fare. Però sia il conte che il commendatore capiranno le

mire di ognuno, è quali uomini d’onore si sfideranno in duello e si

uccideranno a vicenda.

Mafalda

: Ma jù non staju capennu na cosa, su si strariunu in Sicilia, picchì

ana moriri a Vicenza?!

Calasanzio

: Ma allura chiddi importanti sunu u conti e u cummintaturi, ma no

jù?! Ca mi dici ca sugnu ‘mportantissimu.

Benedetto

: Signor Urzì, mi risponda ad una domanda: se lei deve tirare l’acqua

da un pozzo cosa le serve?

Calasanzio

: U sicchiu e a corda.

Benedetto

: Già! U sicchiu a corda e…u manicu. Appunto lei è il manico, il

punto di unione fra le due cose. Adesso vogliate scusarmi vado un

attimo di là.

( V I

A dalla laterale)


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Scena VIa

Mafalda – Calasanzio – Antioco – Conte - Guendalina – Gastone

Antioco

: Mih bellissima. Allura jù chi m’haja strarriari ‘nta scena co conti a

colpi di sciabula? (simulerà) Veramenti preferissi a timpulati ca ma

spaciu megghiu.

Conte

: Già, che ora nel novecento facevano i duelli a ceffoni e timpulate. E

poi se lo lasci dire da me che ho fatto scherma… la spada è fine.

Calasanzio

: E picchì i timpulati chi ssù zaurdi5?! Mih jù na vota mi visti na

pillicula  ca  sinni  desunu  corpa  all’ovva  a  ficu6,  muzzucuni,

mustacciunu, pammati, sucameli.

Gastone

: (domanda)  Ma non credo che sulla scena dovranno combattere

appidavero. Jù sugnu ‘n tipu suggiziunevuli e m’imprissionu do

sangu… bih signuruzzu, sulu chistu ci mancassi.

Calasanzio

: (prendendolo  in  giro)  No! E chi vena’ddiri, su cummattunu ana

cummattiri com’è di giustu, non è ca semu all’opira de pupi. Anzi

ci’haja ‘ddiri o ragiuneri, ca su voli, i spadi ci prestu jù, ca a casa

ci’haju du spadi, ca me cugnatu e me cucinu fonu ‘nte carabbineri.

Scena VIIa

Benedetto - Mafalda – Calasanzio – Antioco

Conte – Guendalina – Gastone

Benedetto

: (rientra con un vassoio dei bicchieri ed una bottiglia d’acqua) Ho portato

dell’acqua, se durante la lettura ne aveste bisogno fate pure.

Guendalina

: Mi scusassi, vistu ca jù sugnu la nuova trice…

Benedetto

: (la corregge) La Nutrice, colei che pensa a tutto, consiglia, cuce…

Guendalina : Insomma vah…chidda ca ricama, cusi; appoi chi’avissa ripizzari tutti ddi cammisi e ddi causi lordi di sangu quannu si fidduliuni a

colpi di sciabula.


Mafalda


: Ma non pensu ca cummattunu appiddaveru, forsi s’ammucciunu arreri o sipariu e a genti senti sulu zighi zaghi, zighi zaghi, insomma u sgrusciu de colpi di spada…appoi si sentunu du schigghi : “Ahhh, Ahhh” si grapi u sipariu e iddi sunu morti ‘nterra, o mi sbagghiu?!


5rozzi

6espressione che significa : dove piglio piglio. Botte da orbi


“a Cutra” :      commedia in 2 atti di:     Angelo Scammacca                                     pag.       15


Benedetto


: (intervenendo) Oh benissimo, Già apprezzo che ognuno di voi comincia a vivere la vicenda facendo suo il carattere del personaggio. Comunque non vi preoccupate che non morirà nessuno. Sarà solo una finzione scenica, spade finte, giochi di luce e fumo come se fosse nebbia mattutina, e acqua colorata al posto del sangue.


Gastone


: Mih mi staju sintennu risullivatu, a’mmia u sangu mi’mprissiona.


Benedetto


: Dunque signori, ora tanto per sentire un po’ i toni, vi farò leggere qualche battuta qua e là, dopo magari correggeremo le espressioni ed imposteremo i movimenti. Cominciamo da pagina uno, inizia Guendalina che annuncia la visita di Don Calasanzio il sensale al conte.


Guendalina : Bih…jù haja cuminciari? Giustu giustu jù, e su mi emozionu e mi veni u ruppu?!


Antioco


: Signuruzza, voddiri ca ciù strugghemu stu ruppu, s’annunca sti carusi non si faranno ziti, e morti non ci nni sunu.


Mafalda


: Su avanti, forza e curaggiu e chi ci voli…liggemu.


Benedetto


: (a Guendalina) Signorina non si preoccupi è una prima lettura fra di noi, non l’ammazza nessuno, e poi anche gli altri dovranno leggere.


Guendalina : (cominicia a leggere con forte espressione teatrale) (RECITA) Entra nella stanza del conte il quale è seduto alla scrivania.


Benedetto


: (la interrompe) No mi scusi, vale anche per gli altri! Tutto ciò che è scritto fra parentesi non va detto, serve a far capire dei movimenti o azioni sceniche…continui.


Guendalina : Ho capito…allora …entro? O non entro?


Calasanzio


: (impaziente) Ca trasissi signuruzza, trasissi, tranni ca voli parrari d’arreri a porta. Forza s’anficcassi.


Conte


: Certo che deve entrare. Se dopo c’è la mia battuta con chi parlo con l’aria?


Guendalina : Ohu quantu siti sperti, vogghiu viriri a iddi quann’ ana leggiri a so

parti. (prende fiato): (RECITA) E’ premesso?!


Benedetto


: (immediato la corregge)


Permesso!


“a Cutra” :      commedia in 2 atti di:     Angelo Scammacca                                     pag.       16

Guendalina : (lo guarda) Permesso?


Benedetto


: (la rassicura) Permesso, permesso…continui.


Guendalina : (RECITA) E’ permesso signor conte.


Conte


: (RECITA) Avanti Guendalina, cosa c’è?


Guendalina : (RECITA) C’è Don Calacausi u sinzali.


Calasanzio


:  (risentito)  A  quali  Don  Calacausi,  jù  sugnu  Don  Calasanziu.

Calacausi signuri mei.


Guendalina : E chi è non si po’ sbagghiari?! Chi fa lariu. Dunqui…(RECITA) C’è permesso signor conti, c’è u sinzali…Don Cala…saziu


Antioco


: (al pubblico) Certu mangiau ora ora.


Benedetto


: (fa cenno al conte di leggere) Su, su proseguiamo.


Conte


: (alzandosi) (RECITA) Fai accomodare, prego, prego si accomodi caro amico.


Calasanzio


: (RECITA) Signor conte so ca mi voleva parlare, eccomi al suo cospetto…io cosa fazzo?!


Antioco


: (agli altri) Schifu.


Gastone


: (sottovoce) Io pensavo …pena. Ma non l’ho voluto dire.


Antioco


: (credendo che si ferisce a lui) Ah ci fazzu pena. Ragiuneri… macari ca non c’è scrittu, essennu ca fazzu a parti di so patri, ciù pozzi dari ‘n mustacciuni.


Benedetto


: (intervenendo) Va bene…anzi benissimo. Siamo in fase di prima lettura. Andiamo a pagina tre; quando il conte parla con Mafalda. Mi raccomando Mafalda con voce dolce , calda…pacata.


Antioco


:


(che ha capito una’altra cosa, allarmato)


Com’ha ‘gghessiri a Mafalda?


Benedetto


: Calda, dev’essere calda.


Calasanzio


: Certu su è caura a ‘mbottemu ca muttatella.


“a Cutra” :  commedia in 2 atti di:   Angelo Scammacca

pag.   17

Benedetto

: Per favore silenzio, non vi distraete.

Mafalda

: (legge) (RECITA) Padre la…matrice mi ha detto che mi cerchiavate.

Benedetto

: Nutrice

Mafalda

: Nutrici? Ma no s’ha dittu sempri a chiesa da matrici.

Benedetto

: A chiesa sì! Ma in questo caso è la nutrice.

Mafalda

: Bih…a’mmia mi pareva ca lei ava sbagghiatu a scriviri, e va beni.

(RECITA) Padre…la nu…trici mi ha riferito ca mi ciecavate.

Benedetto

: Cercavate.

Conte

: (RECITA) Sì “cara” Mafalda.

Antioco

: (agli altri) Certu i mafaldi sunu cari, aumintanu sta simana.

Benedetto

: (intento a seguire gli fa cenno con la mano, invitandolo al silenzio) Sccccc…

Conte

: (RECITA) Sì mia cara Mafalda, era mia ‘ntizione comunicarti che

voglio vendere alcuni miei “apprezzamenti” di terreno, perché non ci

pozzo cchiù commattire come una volta.

Mafalda

: (RECITA)  Padre…sciò…

Calasanzio

: Chi sta cacciannu a jatta?!

Mafalda

: (RECITA)  Padre…ciò che avete sempre fatto, l’avete fatto con

coscienza.

Conte

: (RECITA) Infatti oltre a questo, pensavo…che è giunta l’ora che tu

dia uno sguardo al tuo futuro, per me è cominciata la calata, e mi

piacerebbe vedere al tuo fianco un uomo forte, che ti protegga e che

tenga alto il nostro rango.

Guendalina

: (subito) Certu, u ragnu a stari ‘nta l’aria, appoi però voli livati i

fulinii.

Mafalda

: (RECITA) Padre, io tante volte ho pensato al mio avvenire, e mi sono

molto acquistata…acquistata? (a Benedetto) Ma chi voli diri cu stu

acquistata?!


“a

Cutra” :  commedia in 2 atti di:   Angelo Scammacca

pag.

18

Benedetto

: (legge sul copione) Angustiata, no acquistata….Insomma, dispiaciuta.

Mafalda

: Ah…addulurata …e non ciù puteva scriviri?! (RECITA) Allura

mi

sono molto augustiata, perché se un giorno mi sposerò non volessi

lasciarti solo.

Conte

: (RECITA) Ma tu non mi lascerai mai. Vivrai per sempre qui.

Mafalda

: (RECITA)Papà ma io ho paura a vivere da sola in questa enorme casa.

Conte

: (RECITA) Non sarai sempre sola. Devi sapere che sto concludendo un

affare con il commendatore Antioco Moscuzza, e se ricordo ha un

figlio, credo che sia un buon partito per te.

Mafalda

: (RECITA) Chi Gastone Moscuzza? Papà… ma chi ma’haja ‘mpuniri

dda cutra?

Conte

: (RECITA) Così con lui vicino, continuerai a vivere in questo nostro

modesto castello, che sarà per sempre casa tua e del tuo sposo anche

dopo che avrai convolato.

Mafalda

: (preoccupata) Ppì favuri! Non parramu di pigghiari apparecchi picchì

jù mi scantu.

Benedetto

: Apparecchi…aerei? Ma dove sta leggendo? Di quali aerei sta

parlando?

Mafalda

: Ma non u ‘ntisi o conti ca mi dissi: Dopo che avrai volato.

Benedetto

: Ah…ho capito…”che avrai volato”. Lasciamo stare, va bene così.

Più avanti preciseremo meglio. Adesso andiamo a pagina cinque,

vorrei sentire Gastone ed Antioco. Anzi, prima cominciamo con la battuta di Don Calasanzio.

Calasanzio   : Ragiuneri n’ammiscassi u bestiami…picchì jù manu non n’haja battutu, jù non m’haja mancu tuculiatu7.

Benedetto    : Ho detto battuta! La battuta è ciò che lei deve leggere, quello che deve dire a pagina cinque.

7Mosso minimamente


“a Cutra” :  commedia in 2 atti di:   Angelo Scammacca

pag.   19

Calasanzio

: Ah su è picchissu, l’accuntentu subitu. (RECITA)

Caro compare

Moscuzza…

Benedetto

:  Ma  quale  compare  e  comare,  quello  è  l’abbreviativo  di

commendatore,  quando  lei  lo  trova  scritto  così  deve  dire

commendatore.

Calasanzio

:  E  non  ciù  puteva  scriviri?!  Chi  a’risparmiau  t’annicchia

d’inchiostru.  A  comu  voli  Diu.  (RECITA)  Caro

commintatori

Muschitta, l’affari ca ci staju prupunennu mi pari vantaggiosu, e lo

sarà ancor dicchiu.

Benedetto

:  Ancor  dicchiu?  (come  per  dire:  ma  cosa  legge)  ancor  di  cchiù,

scucchiatu e con l’accento!

Calasanzio

: Capito! Ancor di cchiù. Con l’accento sulla cchiù. (RECITA)  Perché

ci propono un matrimonio ppì suo figlio con una ragazza che è una

missa, e di una bellizza rarefatta, lei pensi ca unu comu a viri resta

‘mprissionatu.  Comunque,  questa  congiunzione  dei  due  ragazzi

porterà tanti vantaggi a tutti.

Antioco

: (RECITA) Ppe mmè va beni, però m’arriccomanno lei lo sa ca mio

figlio è un poco suscettibili, e perciò lui non si deve addunare8 ca è

un matrimonio ‘mpuppittatu, ci deve parere ca ci cascau un fulmini

‘nta testa. E ditemi…ma la ragazza com’è….?

Calasanzio

: (RECITA) Allippata!

Antioco

: (RECITA) Allippata? E cu ccu è allippata?

Calasanzio

: (RECITA) Allippata per dire intatta, savvata come in una scoccia di

ficurinia ccu tutti i spini…si dici in giro ca …ci’avi ancora i fulinii.

Antioco

: (RECITA) E ci ponu aristari.

Calasanzio

: (RECITA) Allora ci penso io a mannarici u spazzacaminu; e credo che

anche il conte Sesamo di Bacilicò lo gradisce per la sua Mafalda.

Antioco

: (RECITA) Ca s’a mafalda ci piaci ca ciciulena9 javi vogghia.

Calasanzio

: (RECITA) Mafalda è la figlia.

8Accorgere

9Sesamo


“a Cutra” :  commedia in 2 atti di:   Angelo Scammacca

pag.   20

Antioco

: (RECITA)  Ah a figghia è mafadda?! Allura quann’era nica era

mafaddina…Silenzio, piano, non facciamo capire nulla a mio figlio,

mi pare che stia venendo.

Gastone

: (RECITA) O padre, o caro don Calasanzio, finalmente eccomi costì

come promessovi.

Antioco

: (RECITA) Oh Santo Iddio, ma come mai ti sei ariccogliuto così

tardivo… a me che teco aspettavati primaloro!

Calasanzio

: (al pubblico) Nasciu settiminu

Antioco

: Per la lunga attesa, sussulti hanno (enfatizzando)“pervaso” le mie

braccia e palpiti le mie mani.

Calasanzio

: (RECITA) (ma andrà a ruota libera) Hai visto che cosa hai cumminato

caro signorino?! A tuo padre a furia d’ampunirisi il vaso ci sono

venute le papule nelle mani.

Benedetto

:  Ma  cosa  sta  leggendo  signor  Urzì?  Non  si  faccia  prendere

dall’enfasi, si attenga al copione per favore. (a Gastone) Continua

Gastone.

Gastone

: (RECITA) Ma non è certo colpa mia la mia tardezza. Padre tu lo sai

quanto io mi affatichi a taliare quei contadini che cogliono le fraule

nei boschi dei nostri poderi.

Antioco

:  (RECITA)  Ma  non  ti  potevi  arriposare?  Non  mancano  certo

cuticchiuni10 dove uno si può assittare.

Gastone

:  (RECITA)  Già…appoi  stavo  sempri  assittato  e  u  spaddaseggi

m’addivintava chiattu. Ognunu ci teni a propria saluti.

Calasanzio

: (RECITA) Ragiuni ci’avi u carusu, a saluti è saluti…iddu l’avi ‘n

pocu vascia, ma l’avi ddà!

Antioco

:  (RECITA)  Dunque  filio  mio,  Don  Calasanzio  mi  ha  proposto

un’affare ca non mi pozzu fari scappari. Perciò uno di questi giorni

verrai con me e andremo a farici visita al conti Sesamo di Basilicò.

Calasanzio

: (RECITA) E a sua figlia, Mafalda cca ciciulena.

Gastone

: (RECITA) E chi ci’haja’ffari jù a sua figlia Mafalda?

10Massi


“a Cutra” :  commedia in 2 atti di:

Angelo Scammacca

pag.

21

Calasanzio

: (RECITA) Nenti! Però è un buona occasione e ci’avi tanti lapuni ca ci

ronzoliano.

Antioco

: (RECITA) Tu sai quanto io ho sempre desiderato alcune terre del

conte, che jungiute con le mie sarebbero il mio sogno. Come il sogno

del conte è trovare un buon partito per far sposare sua figlia…perciò

io pensavo ca tu…

Gastone

: (RECITA) Papà…ma chi ci’haja’ffari ccu dda cutra?!

Benedetto

: Va benissimo, per oggi basta così. Cari amici, vi ringrazio per la

disponibilità.  Ci  vedremo

dopodomani,  così  avrete

il  tempo

di

leggere il copione, e se ci riuscite, fate un poco di memoria. (chiama lamoglie) Tolla, o Tolla, vieni per favore.

Scena VIIIa

Benedetto –Mafalda – Calasanzio – Antioco

Conte– Guendalina – Gastone – Tolla

Tolla

: (entrando ) Mi hai chiamato? Ma come avete già finito?

Benedetto

: Per favore, accompagna i signori, perché per oggi abbiamo finito,

così io comincio a rassettare. (fa i convenevoli, e mentre tutti salutano

creando una naturale animazione, Antioco gli fa capire che vorrebbe parlargli)

Antioco

: (sottovoce) Ragiuneri jù ci’avvissa’ddiri na cosa.

Benedetto

: (annuisce. Ad Antioco) Signor Testa per favore può trattenersi un

attimo preciso.

Tolla

: Signori prego, se vogliono seguirmi faccio strada.

(gli altri salutano ed E S C O N O dalla comune)

Scena IXa

Benedetto –Antioco– Tolla

Benedetto

: Allora mi dica, di cosa si tratta?

Antioco

: (assicurandosi che siano usciti tutti)  Ragiuneri, speriamu ca non si

siddia, ma a ‘mmia non mi piaci a parti do patri di ‘n figghiu

frajeddu11?

11Moscardino, polipo.


“a

Cutra” :  commedia in 2 atti di:

Angelo Scammacca

pag.

22

Benedetto

: Frajeddu ?! Intende dire moscardino…polipetto insomma.

Antioco

: Sì ma nò …di mari vah, lei mi capisci no?!

Benedetto

: Beh è per creare una certa tensione, per creare un alone di stupore.

Antioco

: Ma quali aloni di sudori e sudori. Jù staju surannu friddu, lei ha

sapiri ca a’mmia mi sanu sentiri Janu u jadduzzu, picchì non fazzu

l’ovu ma fazzu u fattazzu. Jù ci’ripetu ci haju un’onorabilità da

rispettari.

Benedetto

:  Comunque  le  ripeto:  stia  tranquillo,  l’intreccio  del  dramma

richiedeva un tale personaggio Adesso vada sereno, vada vada.

Antioco

: Spiriamu ca ‘nveci di Janu u jadduzzu, non mi chiamunu: u “jaddu

jaddufuru12”. La saluto.

Benedetto

: L’accompagno. (mentre escono s’incontrano con Tolla che entra)

Antioco

: Signora arrivederci.

Tolla

: Arrivederla. (continua a rassettare).

Scena IXa

Benedetto – Tolla – Santo

Santo

: ( entra dall’interno subito dopo Benedetto) Allura comu finiu sta prova,

chi sunu bravi?

Benedetto

: Beh non è ca fu na vera prova, ci fici leggiri qualcosa ppì sentiri

comu liggevunu.

Tolla

: Jù non è c’haja curiusatu, ma di ddà banna m’haja tagghiatu i

cianchi. E fra di mia diceva: a bellu dramma scrissi me maritu, a

‘mmia mi sta parennu na farsa di Totò, speriamu ca non va finisci a

tragedia. Ma quantu papalati ca dicevunu.

Benedetto

: Papalati appoi tu?! (sminuendo) E ca cunfunneunu na parola ppì

‘n’autra. (scusandoli)  A cu ci mancaunu l’occhiali, ppì qualcunu

qualche parola ca era cchiù difficili…insomma si cunfunneunu.

Tolla

: Ma chi cunfunneunu e cunfunneunu! Chiddu ca diceva: “Ancor

dicchiu,  ancor  dicchiu”;

d’autra  ca  o  sinzali  u

chiamava

Don

Calasaziu; A cuntissina c’ava statu ‘nta chiesa da Matrici…a virità è ca non sanu leggiri.

12il gallo che non è ne maschio ne gallina


“a

Cutra” :  commedia in 2 atti di:   Angelo Scammacca

pag.   23

Benedetto

: Quantu si priscialora, dacci tempu e vedrai.

Santo

: Ca tempu fina ‘n certu puntu, fra du misi non c’è u spettaculu? Tò

muggheri non ci’avi tutti i torti, appoi a purtari avanti sta drammedia

cu sta maniata di scaurarocculi, voddiri ca ci nni fussi unu cu

t’annicchia di spirienza.

Benedetto

: Papà t’haja dittu tanti voti, e tu ripetu ‘n’autra vota: ho voluto

scrivere un dramma, perché ccu l’esperienza che ho conseguito alla

biblioteca comunali, virennu e liggennu, ho capitu ca scriviri na farsa

de buttigghiuni, o na cosa tantu ppì fari ridiri a genti ccu du

barzelletti è na cosa ca ponu fari tutti.

Santo

: E picchì no facisti macari tu?! Ca i cristiani si ciaccunu e si

tagghiunu i cianchi de risati. Almenu ppì dui uri si scoddunu i pinseri

e si nni vanu a casa che lacrimi a l’occhi…ma ppè risati però.

Tolla

: E su si fissau ccò trammi. Iddu dici: ca a giuria di sta rassegna, sarà

cchiù disponibili a premiari na cosa seria ‘nveci di na stupidaggini

qualunque.

Santo

: Allura putevi pigghiari na pocu d’attori professionisti.

Benedetto

: Mi ficiunu capiri ca i giudici avissunu preferitu attori…diciamo di

strada.

Tolla

: Ma chisti non sunu mancu di vanedda, jautru ca di strada!

Santo

:Allura non putevi pinsari a’mmia, forsi picchì jù sugnu ‘n casa e no

ppì strada, voddiri a’mmia mancu m’anningasti.

Tolla

: A ‘ttia?!

Benedetto

: Ti l’hava a’ddiri a’ttia? Ma io ho scelto loro per il loro aspetto

fisico, perché è preciso quello dei personaggi del mio dramma. E

appoi tu quannu mai ha fattu tiatru, quali esperienza ci’hai?!

Santo

: Picchì tu ci’hai u ciriveddu scollegatu e non ricordi, bastava

chiedere. Comunqui…su ppì casu ti servissi qualche attori “Capaci”

ci sugnu jù…macari ppì fari a cumparsa…sempri qualche cosa a

pozzu fari.


“a

Cutra” :  commedia in 2 atti di:   Angelo Scammacca

pag.   24

Tolla

: (al pubblico) Ca su non fa cumparsa…fa mala cumparsa, sempri

qualcosa a po’ ‘ffari.

Benedetto

: Papà, ma scusa tu che esperienza hai?

Santo

: Jù?? Jù chi spirienza ci’haju? Viri ca jù quann’era nicu, fici a parti

do bammineddu ‘nto presepiu da chiesa de Cappuccini!

Benedetto

: (assieme alla moglie) Papà!!

FINE    PRIMO    ATTO


“a Cutra” :      commedia in 2 atti di:     Angelo Scammacca                                     pag.       25

ATTO SECONDO

Sono trascorse alcune settimane, si è proceduto con le prove della commedia. Si consiglia di far cambiare abiti ai personaggi, magari mettendo in un angolo un alberello di natale, o adornando una piccola icona di un Santo come se fosse una ricorrenza, in modo da far capire del tempo che è trascorso.

Scena Ia

Benedetto – Tolla

Benedetto

: (seduto alla scrivania con il copione davanti da l’impressione di apportare

delle correzioni, e nel frattempo parla con la moglie. Sulla scrivania dovrà

esserci un vassoio con una brocca di acqua e dei bicchieri) E nò, sta battuta

cià cangiu, voddiri…javi du misi … ca Janu Testa chiddu ca fa a parti

do  cummintaturi  Antioco  Muscuzza,  quannu  parra  ccu  Don

Calasanziu sbagghia sempri e ci dici: Sono castronato che mio filio si

deve sposare alla muta…

Tolla

: (intenta a rammentare o a sferruzzare con la lana) Comu muta? Picchì chi

a’ffari a parti da Mafalda muta? Bella è chista.

Benedetto

: Chi ‘ccentra, alla muta…ppì diri ‘n segretezza, senza fare troppa

pubblicità in giro.

Tolla

: Haja caputu…e allura su ci veni difficili cangiaccilla.

Benedetto

: (riprende il discorso e ripete la battuta) Dunqui…sono castronato…

Tolla

: Ma chi vo’ddiri sono castronato?

Benedetto

: Dispiaciuto, affranto, costernato.!

Tolla

: Appoi tu chi paroli ca usi, non ci poi scriviri: …sono moltoficato.

Benedetto

: Ca certu a stissa cosa è! Molto ficato accussì mi lassunu curriri i

ficurinia cu tutta a pala. Dunqui: Ca mio filio si deve sposare alla

muta, ca cuntissina Mafalda cca ciuciulena.

Tolla

: Ma tu picchì na chiamasti brioscia, ca non ni fanu cca ciciulena.

Voddiri, non sulu Mafalda di nomu, macari Sesamu di cugnomu ci

isti a mettiri.


“a Cutra” :      commedia in 2 atti di:     Angelo Scammacca                                     pag.       26

Benedetto : Ohu…chisti sunu tituli nobiliari ca liggeva ‘nta biblioteca. E comu su jù o Duca di Macedonia e dell’Epiro ppì convenienza, u chimassi u Duca do frullatu o di suchifrutta.

Scena IIa

Benedetto – Tolla – Santo

Santo

: (dall’interno si sente il rumore della porta che si chiude, e chiama) Tolla,

Binirittu. Tolla, Binirittu!

Benedetto

: (con laconica risposta) Pani schittu cala rittu.

Tolla

: Tò patri s’arricugghiu.

Benedetto

: U staju sintennu.

Santo

: (rinforzando la dose) Ohu …Tolla , Binirittu, unni siti? Ca’rispunniti, e

chi cazzalora!

Tolla

: E chi t’ama rispunniri? Non pari ca tu a fattu dumanni?! Picchì non

veni ‘nto studiu.

Santo

: No! Non trasu! Cu cc’è!

Benedetto

: ( in risposta ) U zu monucu da miccè13! Nuddu c’è, nuddu.

Santo

: Semu sicuri?!

Tolla

: Ma chi è sta nuvità? (al marito) Ma quannu mai ha’dumannatu prima

di trasiri?! Ca trasi, cu ci’ha ‘gghessiri?!

Santo

:  (minacciando)  Carusi  non  facemu  scherzi  ca  m’affennu.  (entra

indossando una bandiera possibilmente di due colori rosso e giallo che indicano

la regione Sicilia, indossata come se fosse un poncho fino ai ginocchi. Un buco

al centro per la testa ed una corda alla vita come cintura, dalle aperture laterali

fuoriescono le braccia. Una benda o un cerotto arrossato in fronte per far

intendere che c’è stata una botta).

Benedetto : (stupito si alza) Ma comu ti cumminasti?

Tolla

: (alzandosi anche lei) Ma chi fù chi ti successi?

13Espressione usata per un fantomatico Monaco della Chiesa della Mercede


“a Cutra” :  commedia in 2 atti di:

Angelo Scammacca

pag.

27

Santo

: Signuri mei non si po’ ‘gghiri cchiù mancu o cimiteru.

Benedetto

: Chi ti ficiunu a rapina?

Santo

: Ma chi rapina e rapina.

Tolla

: Allura chi ci dasti i robbi ppì seppelliri a qualche puvireddu?

Santo

: A quali…voddiri, ava jutu ‘nta confraternita a purtarici du ciuri ‘nta

tomba di me frati, picchì ora fa u compleannu s’annunca

iddu

s’affenni…

Benedetto

: E a torta non cià purtasti?

Santo

: Me frati aveva u diabeti. Dunqui, mentri ci sistimava i ciuri, sinteva

cchiù luntaneddu du fimmini

ca discurrevunu animatamenti. Una ci

diceva all’autra: sti ciuri accussì logni ‘nto vasu di so maritu lei non

ci ll’ha mettiri!

Tolla

: Bella chista…ci l’ava ‘ddiri idda quali ciuri ci’ava mettiri?!

Santo

: Appuntu. D’autra linguta ci’arrispunneva: ma picchì chi mi lla’ddiri

lei quantu ana ‘gghessiri jauti?!

Benedetto

: Chiddu ca ci’avissa dittu macari jù.

Santo

: Certu ci replicò a prima! Picchì sti ciuri arrivunu ‘nta nnicchia14 di

me maritu, ca giustu giustu è supra a so maritu.

Tolla

: E chi ci faceva, sempri ciuri purtati e murticeddi sunu.

Santo

: Ma ppì chidda non era d’accussì! Difatti ci dissi: ‘nsomma jù non

vogghiu assolutamenti ca a genti po’ pinsari ca lei ca scusa de ciuri a

so maritu, anzunza15  a tomba di me maritu. Ma chi ana pinsari i

cristiani, ci replicò l’autra? Chi ana pinsari, ci’arrispunniu: Ca lei sa

sapeva sentiri ccù me maritu.

Benedetto

: Nentidimenu.

Santo

: (continuando) ‘Nta me testa pinsai…ciauru di corpa sentu.

Tolla

: (sbalordita) Ma taliati chi cosi signuri mei.

14loculo

15Contagia, tocca, avvicina


“a Cutra” :      commedia in 2 atti di:     Angelo Scammacca                                     pag.       28

Benedetto : Ma chi vanu pinsannu i genti, chistu si chiama spacinnamentu orbu.


Tolla


: Ma d’autra …ppì livari l’acqua ne puteva accurzari tannicchedda?!


Santo


: E chistu chidda ciù dissi, certu t’annicchedda esagitata ma ci’u dissi: (tipo lavandaia) e va beni non facissi d’accussì ca a prossima vota iportu cchiù curti. A prima, passi muzzicata da tarantula: “quali prossima vota, l’accuzzari ora, subutu” e appoi me maritu ci soffri, picchì era allergicu a stu tipu di ciuri.


Tolla


: Appiddaveru mu dici?


Santo


: E ddocu s’allanzanu comu a du lionessi…jù chi ava’ffari, sempri masculu sugnu, e dissi fra di mia: chi fa, i fazzu ammazzari? Allura mi ci misi ‘nto menzu ppì spartilli…e i coppa, i pugna, i pirati e i muzzucuni ca vuscai, voddiri non ci’haju na parti ca non mi doli.


Benedetto : Ma santu cristianu, a’ttia cu tu fa ‘ffari?! Chi ti cerchi tutti tu? Ca ti mittevi a ghittari vuci, sempri qualcunu s’arricuggheva.


Tolla


: Comunqui chistu l’ama caputu, non ama caputu picchì tu si vistutu d’accussì.


Santo


: Ohu chiddi erunu peggiu di du jatti arraggiati. Voddiri, non sulu mi desunu tutti ddi gran vastunati, ma mi scicanu macari i robbi di’ncoddu e mi dissunu: a prossima vota si facissi l’affari so! Si nni jenu e mi lassanu nuru e cruru comu ‘n vermu. Puteva caminari cche mutanni? No! Visti ca ‘nta tomba de caduti c’era a bannera da regioni, ma’nficcai e sugnu ccà.


SUONANO ALLA PORTA

Benedetto : Chisti sarannu l’attori, oramai semu ‘nta l’ultimi provi.

( VA AD APRIRE )


Tolla


: (a Santo) Veni, veni, amuninni ddà banna o leviti sta bannera e o vestiti, ca mi sta parennu ‘n pappajaddu... macari a testa ci spaccanu, camina ajutiti


Santo


: Alleggiu, non mi fari curriri, ca sugnu tuttu ‘n duluri ca macari u polpacciu mi fa mali, picchì quannu niscii fora ‘n cani mi desi ‘n muzzucuni ‘nta jamma


“a

Cutra” :  commedia in 2 atti di:   Angelo Scammacca

pag.   29

Tolla

: Macari?! Ajutiti vò cangiti ca appoi ti portu ‘nta farmacia.

( V I A

dalla rta laterale )

Scena IIIa

Benedetto – Conte – Mafalda – Guendalina – Gastone


Benedetto


: (rientra seguito dagli attori, tranne Antioco e Calasanzio) Ma scusate non avevate appuntamento dalla sarta per ritirare i costumi di scena e poi venire tutti qui?


Mafalda


: Certu c’ama statu ddà, sulu ca Puddu Urzì e u cummintaturi Muscuzza già si nni stavunu jennu.


Benedetto


: Forse ci saranno andati un po’ prima, ma allora come mai non sono ancora arrivati?!


Guendalina


: Quando sono arrivata dalla sarta, Urzì u cuccheri, ci stava dicennu a Janu ca ci’aveva na pocu di turisti prenotati ppì farici fari ‘n bellu giru turisticu.


Benedetto


: E allura criru ca non veni; e Janu Testa comu mai ca non ha vinutu mancu iddu?!


Conte


: (a Benedetto) Ragiuneri…oggi c’è a partita.


Benedetto


: Picchì chi ghioca macari o palluni?


Conte


: No! Ma posteggia i machini, e non


è ca


rinuncia


tantu


facilmente a varagnarisi na pocu di soddi…


Mafalda


: D’aldrondi fa stu misteri e ‘e so figghi cià purtari u mangiari. Non è ca liggennuci na pagina da cummedia i sazia?!


Benedetto


: A postu semu, voddiri ca non veni mancu st’autru, e giustu giustu oggi ca semu ‘nta prova generali…ca pacienza, vuol dire che eventualmente fra di voi leggerete le battute degli assenti. Dunque cominciamo da pagina due con le battute che il conte ha con Guendalina e Don Calasanzio (a Gastone) caso mai leggi tu le battute di Calasanzio che non c’è, iniziamo.


Conte


: (RECITA) Allora Guendalina, tu sai quanto io mi fidi di te, perciò avrai un compito importantissimo nel fidanzamento di Mafalda e Gastone. Però, e lo dico anche a voi Don Calasanzio,


“a Cutra” :      commedia in 2 atti di:     Angelo Scammacca                                     pag.       30

non dimentichiamo in nostro recondito scopo. Nessuno dovrà mai sapere del nostro accordo per poterci riprendere i terreni che venderò al commendatore.


Gastone


: (RECITA) Pè questo stassi tranquillo signor Conte, lei lo sape che io mi saccio meritare quello che lei mi darà. I due carusi s’innamoreranno, e non sapranno mai del tracchiggio16 che ci stiamo comminando ppì falli scucchiare dopo il matrimonio.


Guendalina


: (RECITA) Ed io farò zocco lei mi ha detto, e prima del fidanzamento ufficiale, per segnalare di nascosto al futuro jenniro che la casa è spiccia e farlo incognare …farò trasi e nesci con il vascello.


Benedetto


: (la riprende) Guendalina…ma chi vascellu e vascellu! Ma non pozzu diri sempri a stissa cosa. Tu cià ‘mustrari u Vessillu e no u vascellu.


Guendalina


: Bih… a’mmia m’ava parsu ca lei ava sbagghiatu a scriviri…allura si non si siddia, mu spiegassi megghiu…chi fussi stu…comu dissi: “assillu?!


Benedetto


: (con veemenza) Vessillo, Vessillo! ‘N’autra vota! Il vessillo è come una bandiera, un gagliardetto che sposterai ora davanti alla finestra ora nasconderai così da segnalare a Gastone che può o non può venire, insomma è uno stendardo da stendere alla finestra.


Mafalda


: Ama stenniri a ‘n sanbernardo? ‘N cani? E cu su ‘mpuni17 a ‘n cani di chiddu?!


Benedetto


: Ma quali cani, cu ha parratu di cani…(si alza dallo sgabuzzinoprende un manico di scopa di legno, ed un vaso si terracotta preparato in


precedenza in modo da avere un buco in centro e gli infila il manico) eccoqua! Facemu finta ca chista fussi na bannera, uno stendardo …che tu sposterai vicino alla finestra o lo toglierai secondo il caso. (fa vedere come fare)


Guendalina


: Ho capito. Basta menza parola. Potiamo continuare.


Gastone


: (RECITA) Va beni signor conti, la nutria…la nuovattrice…


16Trappola, artificio

17Carica, alza


“a Cutra”

:  commedia in 2 atti di:

Angelo Scammacca

pag.   31

Benedetto

: (animatamente) Ma insomma cià faciti a leggiri o nò!

C’è scritto

la nutrice, no la nuovattrice, ma unni semu a Cinecittà… la

nuovattrice signuri mei…

Gastone

: Mi scusi ho sbagliato, ma siccome non sono battute mie, ora ci

staju cchiù attentu…lei ha detto di leggere le parti degli assenti.

Benedetto

: Speriamo bene. Continuiamo…

Gastone

:  (RECITA)  Dunque  signor  conti,  stassi  tranquillo,  che  se

Guendalina…la sua nutrice farà la sua parte, io “Don Calasanzio

Padella”  lo  sbalordiscerò…lasci  fare  a  me;  ci  penso  io  a

cummincere quall’ammuccalapuni di Gastoni Muscuzza ca ‘nta

tavula cunzata c’è na bella Mafalda.

Mafalda

: (al pubblico) E macari a muttatella.

Conte

: (RECITA) Dunque nel mio futuro, potrò ancora vedere una stella

che  continuerà  a  splendere  splendidamente  di  splendido

splendore…(s’interrompe)   scusassi  ragiuneri,  ma  non  ciù

putissimu   livari   tannicchia   di   stu   splendori,   di   stu

splendidamenti, non vulissi ca mi’mburugghiassi.

Benedetto

: Le battute sono scritte per essere imparate, e poi non sono per

niente difficili…(invitandoli a proseguire) Andiamo avanti.

Conte

: (RECITA) Comunqui, me figghia non deve mai sapere niente, e

se qualcuno di voi due si lascia scappare qualcosa, lo murerò

vivo nella torre del mio castello. Parola del Conte Fulgenzio

Sesamo di Basilicò.

Mafalda

: (si è posta dietro la comune per far capire che dall’interno chiamerà

Guendalina prima di entrare) (RECITA) Guendalina, Guendalina unni

sì?

Conte

: (RECITA) Acqua in bocca! C’è Mafalda. Siamo ccà ‘nto saloni.

( si gira verso la porta e non si accorge che i due stanno bevendo l’acqua

che c’è sulla scrivania)

Gastone

: (RECITA) Guendalina prestu vivemuni l’acqua.

Guendalina

: (prende i due bicchieri

precedentemente preparati e ne bevono un sorso

ciascuno trattenendolo in bocca)


“a Cutra”

:  commedia in 2 atti di:   Angelo Scammacca

pag.   32

Mafalda

: (RECITA) Eccomi padre. Oh buon giorno don Calasanzio come

state?

Gastone

: (Oscillerà la testa come per dire: insomma)

Mafalda

: (RECITA) Ma che avite? Mi parite ‘n pocu sciroccatu.

Guendalina

: (anche lei non parlando acconsentirà gesticolando con la testa)

Mafalda

: (RECITA) Vedo che anche la mia nutrice se n’è addunata, vero

Guendalina?

Guendalina

: (con le gote gonfie e strabuzzando gli occhi fa cenno di sì con la testa)

Mafalda

: (RECITA) Ma chi ti successi, che stai facendo una tummata di

ciato?

Gastone

: (fa cenno con le dita di due, come per dire anch’io)

Conte

:  (interviene  prontamente)  (RECITA)  Sono  stati  istruiti  alla

perfezioni! Alla presenza di una nobile Mafalda e del suo nobile

padre Sesamo di Basilicò non devono pipitiare.

Gastone

: (che non resiste più sbuffando) (RECITA) Certo non si apre bocca

davanti a una Mafalda ca ciciulena.

Guendalina

: (deglutendo) (RECITA) Se non si è interrogati dal padre.

SUONA IL TELEFONINO DI GASTONE

Gastone

: (risponde) Mi scusi ragioniere…pronto..come dice? No, non la

capisco, non si sente bene…pronto sono Gastone, ma in questo

momento sono Calasanzio…ah non c’interessa su sugnu saziu,

picchì lei è dijunu?! Mi scusi…ma a cù cerca lei?..Cerca ad

Alfio Spanò u stagninu? E jù sugnu…ah ora u staju canuscennu,

u signò Araziu, chi fù, chi successi…si rumpiu u tubu do cessu e

u passanti di l’acqua è spanatu…e si sta allagannu a casa?

Aspittassi…ragiuneri (si rivolge a Benedetto) a sta sintennu sta

telefonata, è ‘n clienti ca ci spanni… u pozzu lassari ‘nte vaj?

Benedetto

: A iddu nò! A ‘mmia però sì! Chi schifu di prova generali cu

manca,  cu  non  c’è,  cu  si nni và…ca vattini o metticci u

stuppagghiu, chi ti pozzu diri.


“a Cutra”

:  commedia in 2 atti di:   Angelo Scammacca

pag.   33

Gastone

: Staju vinennu signò Araziu…su nesci acqua assai si procurassi

na cammarad’aria di camiu. (chiude  la  telefonata)  Scappu…vi

salutu, facitimi sapiri chi’ama’ffari.   ( V I A

dalla comune)

Benedetto

: (afflitto e sconfitto) Ma cu mu fici fari?! Signuri mei comu si po’

ghiri avanti d’accussì. quannu ‘nta na prova generali supra a sei

attori ni mancunu tri!...U sapiti chi vi dicu, amuninni e viremu

s’incuntramu  a chiddi ca mancunu, e circamu di cumplitari sta

prova…stasira avemu u spittaculu, a com’ama ‘ffari?! Ca u

signuri na vulissi mannari ritta. ( V I A  Tutti Dalla comune)

Scena IVa

Santo – Tolla

Santo

: (dall’interno si sente che parla con Benedetto mentre esce) L’haja

caputu ca Tolla nisciu pp’accattari qualcosa ppì mangiari. Ah tu

sta turnannu, va beni su veni qualcunu ci sugnu intra jù, ciau,

tiriti a porta. (si leva la giacca l’appende, poggia un involtino sulla

scrivania, prende in mano un copione lasciato su una poltrona e fa una

considerazione) Me figgiu si fissau ccù stu drammi, dici ca a giuria

preferisci i cosi drammici, ca chiddi d’arririri oramai non fanu

arririri cchiù a nuddu, picchì sunu sempri i soliti cosi, ma

a’mmia mi piaciunu. (ripone il copione sulla scrivania, quindi girando

per la stanza va alla finestra e li vicino vede il manico di scopa infilato nel

vaso, lo guarda da tutti i lati, tocca la terra, rannicchia le spalle come per

dire ma cos’è?) Voddiri accattanu sta pianta ma t’annicchia di

acqua non cià dununu mai, ca pacienza pinzamu macari a grasta.

(prende l’innaffiatoio dallo sgabuzzino ed innaffia il vaso, mentre lo

rimette a posto si sente rumore all’ingresso)

SI SENTE RUMORE ALLA PORTA

Santo

: Benedetto chi ffù già turnasti?

Tolla

: (dall’interno a volume ridotto) Jù sugnu papà.

Santo

: Tolla, Tolla…cu sì Tolla?

Tolla

: (entrando con una sporta in mano) No! Sugnu a ciolla18 ca certu ca

sugnu jù

Santo

: Non t’ava ricanusciutu a vuci; u ‘ncuntrasti a to maritu?

18 Jolly


“a

Cutra” :

commedia in 2 atti di:

Angelo Scammacca

pag.   34

Tolla

:  Ppì  favuri  lassamu  stari…aveva  ‘n  diavulu  ppì  capiddu.

Stamatina ava puntatu a tutti ppò pomeriggiu ppà prova generali,

picchì stasira c’è u spittaculu, ebbeni mi dissi ca sunu chiossai

chiddi ca non spuntanu ca chiddi ca vinnunu.

Santo

: E comu?! E pirgiunta iddu nisciu?!

Tolla

: Ca sta circannu di rintracciarli ppì putiri fari na speci di prova

definitiva prima do spittaculu di stasira.

Santo

: Jù ancora m’addumannu: ma a tò maritu cu ciù fici fari a

mittirisi ‘nta stà ‘mpresa.

Tolla

: A’mmia mu dici? Si

fissau  ca è ‘n artista…uno

scrittore,

picchì  ‘nta  biblioteca  liggeva,  liggeva,  liggeva,  e  liggennu

liggennu, si laureau scritturi e ora semu aridduciuti all’haimè.

Santo

: Ppì iddu u fattu ca travagghiau du anni comu archivista ‘nta

biblioteca  comunali  fù  comu  s’avissa  avutu  u  postu  do

mangiaficu rettori dill’università.

Tolla

:

Lassannu stari i scoli ca fici, ma dicu jù: su ‘nta so vita non

l’ha pigghiatu mai na pinna ‘nte manu, mancu ppì scriviri ‘n

bigliettu d’auguri. Ora… tuttu ‘nta na vota addivintau scritturi

Santo

: Ca u signuri ci l’avissa mannari ritta. I paroli dill’antichi unu

non si l’ha scurdari mai, difatti chi dicevunu: “Fai l’arti ca sai ca

su non arricchisci camperai.

Tolla

: A virità è!

Santo

: Ma sill’ha fattu u cuntu di quantu cià custatu tuttu stu traficu?!

Tolla

: Già si sucau quasi tutta a liquidazioni, voddiri è cunvintu ca

facennu na cummedia ccù sti quattru scaurarocculi, a giuria

s’impressiona e fa vinciri a iddu.

Santo

: Ca comu no! Staunu aspittannu a iddu…chiddi già u sanu a cu

ci l’ana ‘ddari i soddi do primu premiu.

Tolla

: Chiacchiri pessi sunu. Staju jennu a pusari sta spisa ddà banna.

( V I A in cucina )

Santo

: ‘Nto frattempu posa chistu ‘nto frigoriferu (le dà l’involtino) jù

restu ccà (gira un po’ per la stanza, guarda di nuovo il bastone) Mah!

…chi ci vistunu di bellu ‘nta stu trunzu no sacciu, almenu ci

fussi na fogghia, voddiri mancu na fogghia c’è.


“a

Cutra” :  commedia in 2 atti di:   Angelo Scammacca

pag.   35

DALLA CUCINA SI SENTE UN GRIDO

Tolla

: (grida allarmata) Papà…Papà chi è sta cosa?

Santo

: (spaventato) Tolla chi ffù?

Tolla

: (rientra con l’involtino che le aveva dato Santo) Papà…cu a purtau sta

cartata?

Santo

: Jù! Accattai ‘n pocu di formaggiu musciu ccò spezzi.

Tolla

: Quali formaggiu ccò spezzi! Unn’è stu spezzi?! Chisti sunu

tutti muschi allippati.

Santo

: (si avvicina a guardare attentamente il formaggio) Muschi sunu?

Picchissù quannu u tastai non mi passi tantu ardenti, pinsai:

“sarà ca u spezzi è ancora friscu”. Nenti ci fa, dammillu ca ciù

vò portu di tutta cursa e mi fazzu turnari i soddi. (sta

per  uscire)

Tolla

: Papà ma’rriccumannu, non ti strarriari ccu nuddu, ca fora non

ci sunu tanti banneri.

Santo

: Non ti preoccupari ca ‘nta sacchetta ci’haju u scuntrinu e non

su ponu niari.

( V I A )

Tolla

: (nota per terra, un pò d’acqua caduta a Santo) Ma chi sculau ‘n

terra…mi pari d’acquazzina do formaggiu?! (va nello sgabuzzino

prende un secchio con uno straccio, lo spreme, vede il manico di scopa nel vaso lo estrae, e lava per terra vicino la scrivania, nel frattempo fa delle considerazioni), Tuttu cosi a iddu ci succerunu, non si volicunvinciri ca non ci viri, e facemu sempri na storia. Quantu voti ciù putemu diri: papà n’accattari nenti, ca’ttia ti ‘mpunu na jatta ppì cunigghiu, nò! Si servi sempri cca so testa. Voddiri…na vota spuntau tuttu cuntentu ca ccù quattru soldi ava fattu ‘n affari…s’ava accattatu u menzu tait ppà cirimonia, u sanu tutti ca u menzu tait ‘nveci d’aviri i du curi è na giacca normali…l’unicu ca no sapeva era iddu! Difatti spuntau ccù menza giacca, però tagghiata ppì longu. (finisce di lavare e ripone iltutto nello sgabuzzino, secchio straccio e soprattutto bastone).


“a Cutra” :      commedia in 2 atti di:     Angelo Scammacca                                     pag.       36

Scena Va

Benedetto – Tolla

Benedetto

: (rientra) Tolla, finalmente i rintracciai e fra ‘n pocu avissunu a

veniri tutti. Mi stanu facennu ‘mpazziri.

Tolla

: Ma a’ttia cu tu fici fari, picchì scattasti a chisti comu attori?!

Benedetto

: Senti ‘nto programma è specificatu c’agghessiri na commedia

di ‘n attu unicu e di brevi durata, e il casti dev’essere formato da

attori non professionisti.

Tolla

: E tu a’mmenzu a tutti sti crasti, giustu giustu isti a scuvari a

st’armata Brancaleoni.

SUONANO

Benedetto

: Chi ffù sunanu?

Tolla

: No sintisti ca sunanu…haja caputu ci staju jennu jù. (Va ad

aprire)

Scena VIa

Benedetto – Guendalina – Calasanzio – Antioco

Tolla

: (dopo aver fatto accomodare Guendalina,Calasanzio, ed Antioco) Prego

accomodatevi. Benedetto, jù sugnu dda ‘bbanna ‘n cucina.

( V I A in cucina)

Benedetto

: Amici mei, francamenti jù mi sentu comu ‘n pisci ‘nta paredda,

voddiri stasira avemu u spettaculu e na prova fatta comu a Diu

cumanna non l’ama fattu.

Antioco

: Ragiuneri lei javi tutti i ragiuni do munnu, ma secunnu lei…jù

cca partita ca c’era, rinunciava a varagnarimi sti ducentu euri

schitti netti e puliti?!

Calasanzio

: (poggerà a terra una valigia) Vossia c’iavi a bedda pensioni ca ci

curri, jù ‘nveci c’haju ‘n cavaddu ca a stentu camina, e finu a

quannu iddu camina…jù mangiu, quannu non camina cchiù,


“a Cutra” :      commedia in 2 atti di:     Angelo Scammacca                                     pag.       37

voddiri ca a parti do cavaddu l’haja’ffari jù e mi trasciunu i turisti ‘nta caruzzella comu fanu i cinisi.


Benedetto Guendalina Calasanzio Benedetto Antioco Benedetto


: (nota che anche Guendalina ha un borsone o una valigia) Ma chi

ci’aviti ‘nta sti valigi?

: (con lieve imbarazzo) Nenti…chi ci’ama viri?! …Eh …robbi!

: (venendo in suo aiuto) Ca na pocu di mubilia.

: Mubilia? Cantarani, culunnetti, armuari19 insomma sti cosi?!

: Ci’anu…trusci vah!

: Haja caputu…avanti pusamu sti trusci e accuminciamu. Forza

pigghiati posizioni. (i tre prendono posizione sulla pseudo scena, e

Benedetto siede di fianco per curare la regia)


Antioco


: (RECITA) (si rivolge a Calasanzio) Ma il conti quannu veni? Ci ha dato il puntamento e ancora non si aricogli?!


Calasanzio


: (RECITA) Commintaturi ‘n pocu di pacienza, non vi facite viriri da conti ca vi spacinziati, picchì lui non sumporta i spacinnati..


Benedetto


: (correggendolo) I spacinziati! No i spacinnati. Jemu avanti.


Calasanzio


: A stissa cosa è!


Benedetto


: Ca su diciti vui?!


Guendalina


: (RECITA) Il signor conti doveva iri a cuntrullari i proprietà

picchì   ava    chiantatu…ava    chiantatu…(cerca      aiuto     in     un

suggerimento) chi ava chiantatu ca non mu ricordu.


Antioco


: (sarcastico) Na pocu di chiova.


Calasanzio


: Sì! U puddisinu ava chiantatu. (RECITA) Ava juto a vedere la chiantime a che punto era e poi vineva.


Guendalina


: (RECITA) Già picchì nelle terre che vuole vendere ci ha siminato tante cose, così la terra prende più valore…lo sanno tutti che il conti è un uomo buono ed è ‘n cristianu di cori.


19Armadi


“a Cutra”

:  commedia in 2 atti di:   Angelo Scammacca

pag.   38

Antioco

: (RECITA)  Ma quali cori e cori…’nto paisi curri vuci ca ci’avi

‘ncori ca non si ci viri mancu che raggi icchisi…ma ‘ntantu non

spunta?!

Benedetto

: (spazientito perché il Conte non è ancora arrivato)

E u conti si pessi

da circolazioni…ma su mi dissi staju vinennu…ma com’è ca

non spuntau cchiù.

Scena VIIa

Benedetto – Guendalina – Calasanzio – Antioco - Conte –Mafalda- Santo


Santo


:(entra seguito da Mafalda e dal Conte) Benedetto, ccà ci sunu u conti e a contessina cca ciciulena, ca dici ca si senti affrivagghiata.


Benedetto


: Ahu m’ariccumannu senza farivi veniri malatii. (da disposizioni) Avanti forza trasiti e pigghiamu da scena quannu u conti s’arricogghi da campagna…(si rivolge a Mafalda) Mafalda tu ancora non sei in scena.


Mafalda


: Allura chi fazzu mi nni vaiu?


(fa come per andare)


Benedetto


: Ma unni vai…mettiti di latu ca ora trasi in scena. Avanti accuminciamu cca battuta do conti Fulgenziu…(rivolgendosi alpadre) Papà per favore assettiti ccà ccù ‘n copioni ‘nte manu esegui le battute. (Santo siede di lato con le spalle alla finestra in mododa non vedere il vessillo)


Conte


: (RECITA) Oh carissimi, scusate il ritardo, spero che il commentatore Moscuzza capirà…come si dice: “ l’occhio del Conte ‘ngrassa…’ngrassa (non ricorda la battuta) ‘ngrassa...com’è la battuta?


Santo


: (spontaneamente) Il bisonte. L’occhio del conte ‘ngrassa il bisonte. Fa rima no?!


Benedetto


: U bisonti?! (come per dire:ma in quali mani mi sono messo). (prendendolo in giro con sarcasmo) Il cammello era, no il bisonte!


Conte


: Ah…il cammello?...Sicuru ca era cammello?


Santo


:


(leggendo il copione)


Ma unn’è sta battuta?


“a Cutra”

:  commedia in 2 atti di:   Angelo Scammacca

pag.   39

Benedetto

: (distrutto dall’incapacità generale) Papà non ti spacinziari…è u

vitello!  L’occhio  del  padrone  ‘ngrassa  il

vitello.  (avvilito)

Cuntinuamu.

Conte

: Vitellu…bravu! Vitellu. (riprende la recita) (RECITA) L’occhio

del Conte ingrassa il vitello.

Calasanzio

:  (RECITA)  Benissimo!  Dunqui  signor  conti,  il  qui  presenti

commintatori Antioco Moscuzza, che lei conosci, saresse a

esposizioni di fare quest’affare terrificante.

Benedetto

: (interviene arrabbiato) Ma chi terrificanti! Terriero, terriero!

Calasanzio

: (RECITA)

Quet’affare terriero, alle vostre condizioni…tranne

una piccola scorreggiatura (per dire correzione)

Benedetto

: (si mette le mani in testa disperato) Maronna mia aiutami tu!

Antioco

: (RECITA) E già proprio così signor conti…il nostro caro amico

sinsale Don Calasanzio mi ha parlato della causola che c’è nel

contratto,  e  siccome  pe’mmè  c’è  un  errori  si  deve

necessariamente scorreggiare.

Conte

: (RECITA) E quale sarebbe l’errore? Il contratto è stato stilato dai

miei avvocati.

Antioco

: E bonu stilunu st’avvocati. Vo’ddiri…jù ca sugnu vecchiu, haja

accittari  la  condizioni  di  sposalizzarmi  con  la  contessina

Mafalda. Idda sarà Mafalda…ma jù oramai sugnu pani cottu.

Antioco

: (RECITA) Difatti u cummintaturi suggireva si ‘nto cuntrattu,

‘nveci di iddu si ci po’ mettiri ca u matrimoniu sarà fra a

contessina e so figghiu Gastoni…’n carusazzu ca non finisci

mai.

Conte

: (RECITA)

Ed io “Conte Fulgenzio Sesamo di Basilicò” dico:

che accetto, e sigillerò con il mio nobile stemma il matrimonio

fra i due giovani…chiaramente accettando io la modifica, il

commendatore  accetterà da parte sua di farsi carico di tutte le

spese.

Antioco

: (RECITA) Onorato, onorato e…

Mafalda

: (ralpida) Cunsumato!


“a Cutra”

:  commedia in 2 atti di:   Angelo Scammacca

pag.   40

Benedetto

: Okay, va bene. Con voi fermiamoci qui. Ora proviamo la scena

con Guendalina, Mafalda e Gastone a pagina quattro (al Conte,

Antioco ed a Calasanzio) Voi se volete potete andare ci vedremo

stasera al teatro.   ( Conte, Antioco e Calasanzio ESCONO)

Scena VIIIa

Benedetto – Guendalina – Gastone –Mafalda – Santo

Gastone

: (entra mentre sono usciti i tre attori) Jù mi spicciai e sugnu ccà. Chi

fa accuminciamu da me battuta? Quannu ci dico a Mafalda: che

me la fujo se suo padre non me la da!

Benedetto

: Aspetta non correre, che cosa ti dà suo padre?! La battuta non è

cosi! Aspetta…(al padre) papà per favore segui le battute che

stiamo finendo.

Santo

: Non ti preoccupari, ci sugnu jù.

Benedetto

: Cominciamo da Mafalda e Guendalina (a Gastone) Tu invece

entrerai dall’ingresso dopo un bel po’ di tempo che è stato messo

in mostra il segnale. Dai Mafalda inizia. (Gastone si pone vicino alla

comune per scomparire e ricomparire al momento opportuno)

Mafalda

: (RECITA) Guendalina or ca mio patre è ghiuto in campagna, fai

presto, ammustraccillu al mio amato Gastone, che come lo vede

ci acchiana il sangue all’occhi.

Guendalina

: (RECITA)Contessina…chi è ca ci’ammustru…chi stati dannu i

nummira?!

Mafalda

: (RECITA) C’ammustraccillu  no? Non eravamo d’accordo così?

Ca tu ciù’mmustravi da finestra?!

Gundalina

: (RECITA) Spatti l’avissa ‘mettiri a l’acqua e o ventu?! Chissu

sulu ci mancava.

Mafalda

: (RECITA) Ma chi capisti, ammustraci il coso…comu si chiama

ddà cosa ca ci’ama ‘mustrari ….(chiede aiuto a Santo)


“a Cutra”

:  commedia in 2 atti di:

Angelo Scammacca

pag.   41

Santo

: (scorrendo velocemente il copione, legge e suggerisce) A fascella, a

fascella! Ammustrici a fascella.20

Mafalda

: (RECITA) Ecco ammustrici a fascedda.

Guendalina

: (RECITA) A fascedda? Na cavagna21 non è u stissu, ca fasceddi

non n’avemu?!

Benedetto

:  (esasperato)  Ma  chi  fasceddi  e  cavagni…unni  semu  ‘nto

ricuttaru! Ma com’è ca non ti trasi stu vessillu!

Guendalina

: Figghia ca fattillu trasiri di Gastoni.

Mafalda

:  Ma  chi  vessillu  ci’aviri  chiddu?!  A  massimu  sarà  ‘n

stuppagghiu  di  suaru22.  (poi  a  Guendalina)  (RECITA)  Presto

‘ntappici u vessillu ‘nta finestra.

Guendalina

: (vede che il vaso è vuoto, va nello sgabuzzino ed infilando la mano

prende una scopa, ed infilerà il manico nel foro con la scopa verso l’alto)

(RECITA) Contessina fatto, ora fra un po’ come il signor Gastoni

sinn’adduna veni di cursa. ( a Benedetto) Ragiuneri, vistu ca ‘nta

prossima scena non ci sugnu scinnu ‘n attimu e vaiu a chiudiri a

chiesa.

Benedetto

: Va beni. Ma’riccumannu, vai e torna di cursa, scappa e fui,.

Guendalina

: Grazii.

( V I A

dalla comune)

Scena IXa

Benedetto – Gastone –Mafalda – Santo – Tolla

Gastone

: (simulerà di entrare dalla comune) (RECITA) Eccomi al tuo cospetto

mia dolce, dolcissima Mafalda.

Mafalda

: (RECITA) Sì propriu, sugnu na brioscia di quantu sugnu duci.

Gastone

: (RECITA)Non appena me l’hai ammustrato dalla finestra, io l’ho

alluzzato e mi sono precipitato, ed ora eccomi al tuo cospetto

anche se mi sento tutto ammazzato dalla corsa che ho fatto.

20contenitore di giunco intrecciato che conteneva circa un kg di ricotta

21contenitore cilindrico con la punta conica fatto con strisce di canna che conteneva circa ½ kg di ricotta 22sughero


“a Cutra”

:  commedia in 2 atti di:   Angelo Scammacca

pag.   42

Mafalda

: (RECITA) Per carità ci mancava st’autra che tu morissi saliato

per  strada,  ed  io  restavo  schetta  prima  do  tempu.  Vieni

abbracciami, mongimi con le tue forti braccia.

Gastone

: (RECITA) Sì! Amore mio, unico e perduto amore, tu lo sai che io

spantico per te. Eccomi (l’abbraccia) Mafalda ma tu sei un fuoco,

sei calda calda.

Mafalda

: (RECITA) Certu mi sfurnanu ora ora…accura su t’abbruci.

Tolla

: (entra allarmata) Benedetto, prestu, prestu affacciti da finestra,

talia, chiddi ddà’ssutta non sunu a signura Pia e Puddu u

cuccheri?

Benedetto

: (si porta alla finestra e guarda verso il basso con gli altri accanto)

Guendalina, Calasanziu, ma unni stati jennu ccu sta carrozza?!

Ci sunu i provi.

Calasanzio

: (dall’interno come se la voce proviene dal basso) Ni

nni stamu

fujennu, speriamu ca facemu ‘n tempu ppì stasira.

Guendalina

: Non mu dissi lei ora ora, prestu scappa e fuj, e jù u pigghiai ‘n

parola.

Santo

: (ridendo) Ahu ‘nta me vita m’haja’mmazzatu de risati du voti

suli: Oggi e quannu mi cattigghiava c’ava pigghiatu a rugna.

Benedetto

: (rientrando moggio moggio siede) E mi pigghianu ‘n parola. Si nni

fujenu signuri mei…sinni fujenu! Sugnu cunsumatu, e comu

fazzu stasira?!

Santo

: (che nel frattempo non si è accorto del cambiamento del manico di scopa,

prende tutto il vaso e portandolo in centro scena lo mostra al figlio ed alla

nuora) Ata vistu ragiuni aveva jù, ragiuni, era mancanza di acqua,

sbucciau, sbucciau.

FINE    DELLA    COMMEDIA

Angelo Scammacca

Via Frà Liberato 19

95124 Catania

Tel. 095 455324


“a Cutra” :      commedia in 2 atti di:     Angelo Scammacca                                     pag.       43

ATTO PRIMO

Scena Ia : Benedetto – Mafalda – Calasanzio – Antioco

Scena IIa:Benedetto – Mafalda – Calasanzio – Antioco – Tolla –Conte–Guendalina

Scena IIIa:Benedetto – Mafalda – Calasanzio – Antioco – Tolla –Conte – Guendalina – Santo – Gastone

Scena IVa:Benedetto – Mafalda – Calasanzio – Antioco – TollaConte– Guendalina – Santo – Gastone

Scena        Va:Benedetto – Mafalda – Calasanzio – Antioco - Conte –Guendalina – Gastone

Scena        VIa:Mafalda – Calasanzio – Antioco – Conte - Guendalina –Gastone

Scena        VIIa:Benedetto - Mafalda – Calasanzio – Antioco Conte –Guendalina – Gastone

Scena        VIIIa:Benedetto –Mafalda – Calasanzio – Antioco- Conte–Guendalina – Gastone – Tolla

Scena IXa:Benedetto –Antioco– Tolla

Scena IXa:Benedetto – Tolla – Santo

ATTO SECONDO

Scena Ia:Benedetto – Tolla

Scena IIa:Benedetto – Tolla – Santo

Scena IIIa:Benedetto – Conte – Mafalda – Guendalina – Gastone

Scena IVa:Santo – Tolla

Scena Va:Benedetto – Tolla

Scena VIa:Benedetto – Guendalina – Calasanzio – Antioco

Scena VIIaBenedetto – Guendalina – Calasanzio – Antioco - Conte –Mafalda- Santo

Scena VIIIa:Benedetto – Guendalina – Gastone –Mafalda – Santo Scena IXa:Benedetto – Gastone –Mafalda – Santo – Tolla


“a Cutra” :      commedia in 2 atti di:     Angelo Scammacca                                     pag.       44

MATERIALE DI SCENA

-7/8 pseudocopioni di: La Tana dei Lupi

-portamantelli a bastone

-cappotto o impermeabile

-cappello

-vaso per pianta

-manico in legno per scopa

-scopa

-secchio

-straccio

-innaffiatoio

-ombrellino

-vassoio,caraffa acqua, bicchieri

-albero di Natale

-Involtino con formaggio

-Borsa con la spesa

-2 valigie

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