A famigghia difittusa

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A famigghia...difittusa…

A  FAMIGGHIA…DIFITTUSA

commedia brillante in due atti

(di Calogero Maurici)

                                                                Tel. autore ab.(090-638009)

                                                                                                                         Cell.339/3359882

Personaggi

Santino  Colluccello              (il marito)

Assunta   Pomodoro              (la moglie)

Lavinia Colluccello               (la figlia)

Carla Colluccello                   (la figlia)

Massimo Scassamento          (il fidanzato)

Stefano Scassamento             (il adre di Massimo)

 

Rosa  Buffa                            (la moglie di Stefano)

Felice Scassamento                (il padre di Stefano)

 

Maricchia Musso                   (vicina di casa dei Colluccello)

                                                                                           (elaborata da Rosanna Maurici)   

                                                                                                    

A famigghia…difittusa

Commedia brillante in due atti

(di Calogero Maurici)

(elaborata da Rosanna Maurici)

                          

Non mi permetterei mai di prendere in giro persone con qualche handicap per poter ridere, anche perché sono quelli che sanno dare piu amore, visto che in questa società  pochi sanno dare senza ricevere.

        Da loro c’è sempre da imparare, poi io sono uno che ha sofferto tanto per motivi di salute…quindi so cosa significa la vera sofferenza.

        Questa è una commedia come tante, un modo come un altro per fare teatro, per passare e far passare due orette in allegria e perché nò, possibilmente riflettere anche perché lo facciamo tutti poco, ed il tutto serve per sdrammatizzare .

       Cè’ chi scrive di malattia, di tradimento, di amori e di altro; io questa volta ho voluto scrivere di difetti anche per far capire (purtroppo ancora qualcuno c’è che no sà) che nessuno è perfetto.  

       Il sig. Santino Colluccello sposato con la signora Assunta Pomodoro, è alle prese con la figlia Lavinia, innamorata di Massimo Scassamento, un ragazzo un poco balbuziente.

      Quando Santo viene a sapere che è balbuziente si oppone con tutte le sue forze ma poi accetta di conoscerlo.

       Massimo in un primo momento si presenta a casa del futuro suocero con il nonno Felice, anch’egli difettoso, vedente da un occhio e con un tremolio alla mano.

       Santo rimane deluso perché Lavinia e la madre complice, non gli e l’avevano detto.

       Santino consigliato da P. Salvatore  per non farsi prendere dai rimorsi dice alla figlia di voler conoscere i genitori di Massimo.

      Quando questi si presentano rimane colpito di fronte ad una realtà che mai si sarebbe aspettato: il padre di Massimo è gobbo mentre la moglie è storpia.

       A render ancor più esilarante e ritmata la commedia, si inserisce il personaggio di Maricchia, una vedova vicina di casa con l’assillo del malaugurio vedendo sempre incidenti, lutti, disgrazie ect…      

(dedicato agli amici: Cono Messina e Mimmo Raffa)

             Al prof. Cono Messina, attore e regista di Capo d’Orlando perché ero restio a scrivere questa commedia, ma un giorno gli raccontai la trama con delle battute di alcuni personaggi gli piacque e mi incoraggio' a scriverla dicendomi che è anche un modo per sdrammatizzare.

 

        A Mimmo Raffa, attore, regista e giornalista di Reggio Calabria, perché è stato il primo fuori dalla Sicilia a credere in me come autore e regista.   

 S C E N A  I°

(Assunta, Lavinia,Carla,Maricchia)

      ( La  scena si svolge in casa di una famiglia comune e,  può essere rappresentata a seconda delle esigenze della compagnia, e come meglio ritiene opportuno)

Ass.    (seduta sta preparando qualcosa da mangiare, spesso guarda la figlia che

 canticchia una canzone romantica, dopo un po' Assunta si alza e và verso la

 figlia decisa) Avi un poco di jorna ca ti vidu in aria, strana…ora tu mi cunti

 precisamente chiddu c’hai(Carla o Carlo  guarda stupita)

Lav.    (spegne la radio, si allontana con aria da innamorata, poi si riavvicina

           alla madre) Mamma, u voi sapiri?! Sono innamorata…innamoratissima!

Ass.    (contenta) Ma chissa è una notizia bellissima a mamma. (la bacia)

Car.   Ni scialamu i carni ora!

Lav.    Solo che c’è qualche problema!                                                                

Ass.  I problemi non mancano mai a mamma…Forse iddu non lu sapi?

Lav.  Ma chi dici mamma!…e comu su sapi! Sapi tutto di mia, di fuori e di

           dentro.

Car.   Matri, chi sapi di dintra! Megghiu ca non sapi nuddu di mia ne di dintra ne

           di fora!...

Lav.  Mamma Massimo è un pocu… checcu…ma è pieno di pregi.

Ass.     Pregi? Chi sunnu sti pregi, signali, stampi malatii…(Carla ride)

Lav.    Mamma i pregi sunnu cosi boni, è sulu un pocu checcu.

Car.   Ma c'impunta a lingua assai?

Lav.    Un pocu, però i me aricchi non sentunu nenti…

Car.   I toi ma i mei sentunu…sentunu…

Lav.  I primi jorna ci fici casu, ma ora sacciu ca sugnu troppu innamorata...

           avi un misi e pu' scantu di dillu o  papà, m’haiu tinutu tuttu dintra. Mamma

           tu si da me parti veru? (Assunta abbraccia la figlia)

Ass.  A mamma io vogghiu a tò felicità e poi l’amuri ammuccia ogni difetto!…

Lav.  Ma u papà a sti cosi ci fa casu però.

Car.    E puru io, (autoritaria) io dintra a me casa a unu checcu non lu vogghiu.

Ass.  Vattinni nana’ to stanza tu...( Carla và)  Non ti preoccupari a mamma, pari

            ca si  l’avi maritari iddu, e poi su voi sapiri iddu è chinu di difetti!..

Lav.  Veru?

Ass.  Si voi ti fazzu l'elencu…avi i cipuddi in tutti i dui i pedi, pilusu peggiu di

           'nna scimmia, e non ti dicu di quantu nei chi avi in certi punti…

Lav.  Certu pi iddu chissi non saranno difetti picchi non si vidunu.

Ass.  Non ti preoccupari, appena veni ciù dicemu piano piano, a picca a vota

           asinò un collasso ci pigghia... Ma dimmi di unni sunnu…(entra Carla)

Lav.  Sunnu a sette chilometri di ccà, e si chiamano…non ridiri appena tu dicu…

          SCASSAMENTO…(scoppiano in risate Carla ed assunta)

Ass.  Ma chi razza di cognome è, scusami Lavinia ma scassano veru?

Lav.  Mamma…e poi u cognome nostro non è cchiù bello: Lavinia Colluccello e

           tu, Pomodoro…Rosa Pomodoro  in Colluccello.  Anchi si iddu mi chiama

           puru  Po mo do ri na…

Car.    Megghiu Colluccello ca Scassamento!

Ass.    Cu sti cognomi strani facemu ridiri puru i gaddini…certu tò patri ha sempre

           desiderato il Massimo per te…

Lav.  Infatti si chiama Massimo.(entra Maricchia, vedova e vicina di casa, detta

           la signora Malagurio per il suo carattere tiene sempre una corona in mano)

Mar.  Ciao Assunta. (vestita di nero ed ogni volta che entra o cade un quadro o succede

              qualche altra cosa)

Ass.  Signora Maricchia siditi…c’aviti!

Mar.  Disturbu…si disturbu mi alzu e mi nni vaiu.

Ass.  No, quali disturbu…

Car.   (si accosta vicino alla porta, appena la vede fa gli scongiuri) Prima di veniri idda

           capitanu sempre notizi brutti, megghiu ca mi  'nni trasu…

Mar.  Non si po' caminari chiù pi stradi, a chi camina a chi si trova sutta 'nna

           machina non ci voli nenti... Lavinia stai attenta ca ci sunnu tanti pazzi in

           giru…(forte) e poi (Lav. Ass. risaltano ad ogni poi) non conveni nesciri

           assai di dintra…si unu cadi si stocca 'nna gamma…poi u portano ospidali e

           capaci ca o postu di operare a gamba struppiata ci operanu l’autra…matri,

           matri quantu cosi chi succedinu…poi quannu si vidunu gatti niguri qualcosa

           capita di sicuru…non ci pozzu  pinsari, me maritu nisciu di sta casa, vitti un

           gattu niguru, mancu deci minuti e ci vinni l’infartu, quattru jorna ospitali e

           muriu…(Lavinia e la madre si guardano)

Ass.  Bonu non ci pinsassi…

Lav.  Mamma a mumenti veni u papà…(per togliersela dai piedi)

Mar.  Disturbu?  Si disturbu mi alzu (si alza e si risiede subito) e mi nni vaiu.

Ass.  Non disturba mai lei, però si veni chiù tardu… picchi a ma priparari.

Mar.  Va beni (si alza) Mi scantu puru iri a putia, una nesci p'accattari

           qualcosa, capaci ca passa qualche disgraziato cu motorino e ti metti

           sutta… Lavinia non t’accattari mai motorino, ca prima o poi si mori!

Lav.  Si, u sacciu …u sacciu.

Mar.  Arrivederci, mentri chi caminu apru l’occhi tanti (fa il gesto) e sempre sa

           va scantari una. (esce)

S C E N A  II°

(Assunta, Lavinia, Santino, Carla)

          

Lav.  Matri mamma ma comu a putemu suppurtari ogni mumentu ca veni e cunta

           lastimi, ma cu ci misi aceddu di malaugurio non sbagghiau!

Ass.  U sacciu, purtroppu ristau sula senza nuddu.

Lav.  Speriamo ca mi 'nni vau a stari luntanu di stu paisi, pi tanti motivi. (entra il

           padre che aveva sentito le ultime parole)

San.  Quali sunnu sti motivi.

Lav.  Papà a signora Maricchia Musso…

San.  Pi favuri non mi parlari da signora Musso, non sulu ca veni a rumpiri u

           mussu, è puru  'na cucca…andura cadivu… mentre posteggiava a machina

           mi tamponaro e proprio assira mi dissi tri voti…sta attento quannu posteggi,

           quannu camini…ma dicu io Assunta, quannu veni cerca di mannalla subitu.

Ass.  Eh! Mischina!…

San.  Mischina…mischina, quannu veni idda mi doli sempre a schina!..

           A signora Maricchia Musso quannu veni ccà diventu giallu e russu!.. 

           A signora Musso Maricchia quannu parla a tutti stinnicchia …

Lav.  Papà t'avissi a parlari…. ( scena in modo che Santino si trovi nel mezzo)

Ass.  Santinu t'avissi a parlari…

San.  Tutti e dui…

Lav.  No sulu io papà!

Ass.  Sulu idda!

Lav.  Papà, tu ma vulutu beni sempre vero!…

Ass.  Sempre l’hai vulutu beni!...

Lav.  Fra padre e figlia è giusto che ci sia un rapporto aperto…

Ass.  Aperto! (Sant. guarda entrambe stupito) Apriti Santino.(entra Carla)

Car.    Papà megghiu ca stai chiusu!

Lav.  Papà sentimi.

Ass.  E sentila…

Lav.  Io ti dico tutto!

Ass.  Ti dici tutto!

San.   Oh! Mezzura avi ca m’addiri e non dici nenti (poi alla moglie) e tu pari puru   un pappagaddu.

Lav.   Papà ora parlo…

Ass.   Ora…(Santino la blocca)

San.   Muta tu!…Allura Lavinia parla, ogni padre deve  a s c o t a r e  la propria figlia venendo all’incontro in tutti i modi.

Lav.   Papà sono innamorata!…

Ass.   Sintisti? Tu dissi siccu siccu.

Car.    Menumali ca non lu dissi grossu grossu.

Lav.   Papà si cuntentu?

San.   Certu ca sugnu cuntentu…chissi sunnu belli notizie…e cu è stu gran… fffurtunatu!…

Lav.   Si chiama Massimo.

San.   Megghiu Massimo ca Minimo.

Lav.   E' un ragazzo magnifico, cu tanti pregi…

Ass.   Non sunnu malatii, cosi boni sunnu, lati positivi.

San.   Pregi!… chi mi spieghi, ti pari ca non sapia chi significava? (poi verso il pubblico) menumali ca mu dissi!…Cara figghia, essere pregiato oggi giorno non è di tutti, però è giusto ca qualche difettuccio l’avissi, picchi non guasta.

Car.    Veramente qualcuno l’avi…l’avi! (Assunta lo blocca)

San.  E tu comu  u sai?

Ass.  Lavinia u dissi prima di veniri tu.       

San.  E cuminciastivu dai difetti a parlari!?

Lav.  Papà ha una voce delicata, bianca…bianca…

San.  Io  'nna vuci nigura non l’ahiu vistu mai.

Ass.  Pura a lingua avrà bianca…

Car.   Allura di stomacu soffri!

Lav.  Papà quannu parla mi fa volare…(chiude gli occhi e allarga le braccia)

San.  (al pubblico) Puru io mi staiu sintennu chiù leggero! (Lav. poi sempre con

          gli occhi chiusi per gioia, sospira…il padre e Carla, guardano stupiti)

Car.   E' cunsumata!

Ass.  Che duci! (Lav. continua a sospirare)

San.  Pari ca sta figghiannu ccà dintra! (al pubblico)

Lav.  Papà è romantico!… (Santino se si trova seduto si alza di scatto)

San.  (arrabbiato) M’aviatu a diri prima ca è straneru, addirittura da Romania.

Lav.  Papà, ma quali stranieru, siciliano è, abitanu a Ribera, iddu nasciu a Priolo,

          so matri a Canicatti, so patri ad Agrigentu e so soru a Sciacca…

San.  Sunnu internazionali, menumali ca non ficiru autri figghi asinò uno nascia a

Palermo, uno a Porto Empedocle, unu a catania  e nautru a Messina, lassava uno stampo a unni si truvava truvava…

Ass.  L’importante ca è di bona razza…a bon’anima di me matri dicia sempre:

         megghiu lu tintu di bona razza ca un bonu di tinta razza!

San.  A bon’anima di tò matri ni dicia tanti di fissarii…      'Nveci a bon’anima di me matri dicia sempre: biddizza (per lui) e cretineria…(per la moglie) spissu vannu in compagnia..!

Ass.  Megghiu ca idda ormai arrifriscau!

San.  Arrifriscau, si arrifriscau, a biddizza ammia mi passau e attia a cretineria ti aumentau.        

Lav.  Papà al più presto ti voli canusciri.

San.  (l’abbraccia) Ormai sei un poco grande, a trentanni è giustu…io haiu voluto sempre il massimo per te, e il Massimo ti stai pigghianno di nomu e mi augurio di carattere.

Ass.  L’avi troppu bellu u caratteri…(contenta)

San.  Ma si tu mancu u canusci…Lavinia dimmi, ma qualchi difettuccio non l’avi stu Massimo, picchi è giustu ca ogni omo avi qualchi difettu, magari un cocciu, magari si è pilusu picchi si unu non è pilusu…

Ass.  Si, c’avi a essiri pilusu comu attia?..ca pari King Kong…

Lav.  Veramente l’avi un difettuccio, ma io non lu vidu cchiù…

Ass.    Piccolo difettuccio…uccio…uccio…uccio!

San.  E qualè stu  uccio…uccio…uccio!

Lav.  Eh!…eh…è un po’…poco  bal… balbuziente.

San.  (non capisce) Chi significa, dillu in siciliano.

Car.   Fa qualche cosa a…  ra  lle nta to re…(Assunta la fa rientrare)

Lav.   Me soru è invidiosa…

 

San.  To soru è la più sensata…  Chiffà a rallentaturi…

Lav.  E' veloce sulu ca è…un pocu che..che..ccu…checcu…(Sant. rimane deluso)

San.  Checcu?! Checcu! Checcu…checcu…checcu…

Ass.  Chi ci pigghiau 'nna paralisi 'nta lingua? (al pubblico)

San.  Ma di quantu picciotti chi parlanu ti va pigghi un checcu!?

Ass.  Quantu cinnè ca non parlanu proprio.

San.  Io non mi sentu di fari trasiri a un checcu dintra a me casa… me figghia zita cu unu difittusu!

Lav.  Papà ma a va trasiri dintra a me vita.

San.  (adirato) Ma prima ca trasi dintra a tò vita a va trasiri dintra a me casa…      

Ass.  Santino, non fari l’esagerato, un pocu a lingua c’impingi.

San.  Un pocu c'impingi  accussi a me figghia a tingi. (dopo alcuni attimi) comu si chiama so patri.

Lav.  (accanto alla madre spaventata) Stefano.

San.  Stefano comu…

Lav.  Stefano Sca…Sca…SCASSAMENTO! (Santino occhi spalancati verso il pubblico)

San.  Scassamento! Ma proprio ccà avia a veniri a scassari… e so matri comu si chiama…

Lav.  Rosa.

San.  Rosa è bello, comu a bon'anima di me matri…Rosa comu!…

Lav.  Rosa  Bu…bu…BUFFA

San.  Ah! Buffa in Scassamento…mi stannu girannu tutti i pa…

Ass.  Ma tu chi ti scordi i nostri cognomi!?…

San.  Zittuti tu…Lavinia tu non tu pigghi a unu difittusu, sparti cu stu cognomi ca fa ridiri a tutti e a tutti ci fa girari… figurati quannu ti chiama: La...La…La…La… Lavinia, chicchia accussi?.. o cchiù lentu ancora?!

Lav.  No, La…La, du voti mu dici non quantu u dicisti tu.

San.  Sempre assai è! Tu non tu pigghi…

Ass.  Santino tutti l’avemu i difetti, puru tu si difittusu…

San.  Quali sunnu sti difetti.

Ass.  I cipuddi nè pedi, un neu grossu grossu vicinu u culu…

San.  Zittuti…asinò… (Lav. scappa nella sua stanza, mentre il padre continua a ripetere) Tu non tu pigghi!

Lav.  (dalla stanza) Io mu pigghiu…mu pigghiu..

Ass.  (mentre và nella stanza della figlia) Su pigghia…su pigghia!..

          Chiuttostu pensa al cognome che abbiamo noi: Santino Colluccello, Assunta Pomodoro…Pomodoro  in Colluccello, puru i polli ridono.(esce)

S C E N A  III°

(Santino, Maricchia, Lavinia, Assunta)

San.  Buffa in Scassamento…Ma vautri ve lo immaginate quannu fussiru già all’altare… Lavinia Colluccello in Scassamento…chi cosi, chi cosi…

          e poi chistu quannu parla, quantu tempu ci fa perdiri a chiddi chi l’ascutanu, si unu avissi a iri d’urgenza o bagnu  a fa fari d’incontru…e si zamadio ci fussi  un pericolo prima ca ci dici a me figghia  Pe  ri  co  lo  putissi moriri…

          Pe…pe…pe…ri…ri…co…lo, no e no, troppu tempu. (entra Lavinia,si ferma vicino alla porta)

Lav.  L’occhi mei non vidunu nenti e l’aricchi non sentunu nenti (se ne entra piangendo)

San.  L’occhi soi non vidunu, ma l’occhi mei vidunu  l’aricchi sentunu. Mi fa volare, voce bianca, è romantico, ma ca è checcu mu dissi all’ultimo…

Mar.   (entra) Bongiorno Santino…

San.  Bongiorno…

Mar.  Dicemu bongiorno p' abitudini, ma certi jurnati sunnu peggiu di quannu ci sunnu temporali, terremoti, origàni!…

San.  Si origàni, origano, basilico, prezzemomolo…

Ass.  Ma tò mugghieri e Lavinia unni sunnu.

San.  Eh! O bagnu sunnu…

Mar.  Ma ci vannu a dui a dui, o facistivu nautru bagnu?!

San.  Ccà dintra ci 'nni vulissiru ottu bagni, datu ca  c’emu spissu!  (seccato)

Mar.  Disturbu forsi, si disturbu mi 'nni vaiu. (stessa scena  precedente)

San.  Ma chi diciti, vautri disturbati!…

Mar.  Santino certi voti unu fa sacrifici, si fa tanti cosi: a casa, a machina,qualchi lira di parti, poi veni un terremotu e perdi tutti cosi…(Santino si tocca…) Quantu sacrifici ca fattu pa’ tò famigghia…me maritu mischinu dicia sempre: cu sarva pi l’indumani, sarva pi li cani…       

San.  (al pubblico) Tutti scassamento sunnu oggi!

Mar.  Chiddu chi cunta è la saluti, (gli mette la mano sulla spalla) menumali ca tu l’hai…però uno a chi l’avi a chi a perdi…ci pensi a me maritu, nisciu di ccà dintra e ci vinni l’infartu.

San.  Signora Maricchia, (gli toglie la mano pian piano) io a iri a chiesa, a parlari cu padre Salvatore…

Mar.  Vai, stai attento quannu camini, quannu posteggi…io aspetto a tò mugghieri e a tò figghia.

San.  I lassassi stai in paci per ora, picchi hannu diarrea…

Mar.  Ah! menumali ca facisti u doppiu serviziu asinò comu facianu!

San.  Nesci cummia lei!

Mar.  Santino stai attento picchi l’autra vota vicinu a chiesa l’autobus  'nvistiu cu Pippinu u  jimmurutu, avia a moriri e ‘nveci si rumpiu tri costoli, persi un occhiu e 'nna gamma c’ha tagghiaru.

San.  Sempre l’ahiu dittu: aviri parenti cu 'nna gobba è una fortuna, piccatu ca io non 'nni potti aviri.(escono, e subito dopo entrano Assunta e Lavinia)

Ass.  Non ti preoccupare a mamma, ti fazzu vidiri ca aggiustamu tutti cosi…U sintisti , avia a ghiri  'nni Patri Salvatore…Ora ci la cuminamu, l’avvisamu pi telefonu a P. Salvatore. (prende il telefono) Pronto P. Salvatore, mi scusa a signora Assunta Colluccellu sugnu: me maritu sta vinennu da lei, sicuramente pi qualchi consiglio, Lavinia è disperata, piange e si tira i capiddi, si tira i capiddi e chiangi, voli un picciottu ma è un pocu…pocu…pocu checcu e so patri non voli, fici l’inferno, iddu predica ma ruzzula mali, proprio comu fannu certi parrini, oh! mi scusa, lei non c’entra, ci dicissi lei quattru paruleddi, picchi i so paroli colpiscono sempre il cuore di tutti, specie chiddu di me maritu…Ora ci passu un attimo a Lavinia…(mentre le dà il telefono) Fai l’esagerata… (entra Carla)

Lav.  P. Salvatore non ho più pace, soffro maledettamente..(Assunta le prende il telefono facendo scena mentre Lav. rimane colpita dalla  sua bravura)

Car.    Peggiu di telenovelle ccà dintra semu.

Ass.  Sintiu  P. Salvatò…no Lavinia, non ti pigghiari pinnuli, ma chi si pazza, ti voi avvilinari, P.Salvatore chiudo picchi c’è pericolo, mi raccumannu. (chiude) Tò mamma recitava sempre quannu faciamu commedie, non ti preoccupare ca sistimamu tuttu… Tò patri non voli rimorsi, iu u canusciu troppu bonu e poi pi tia stravedi.

Lav.  Mamma mi pari ca haiu un problema granni quantu u mari, si risolvemo chissu poi cinnè nautru.

Ass.  Comu nautru!

Lav.  Nautru, forse chiù difficile ancora.

Ass.  Ma chi si incinta per caso?..

Lav.  Ma quali incinta, forse avissi statu megghiu.

Ass.  Non diri accussi picchi fai siddiari puru ammia.

Lav.  Mamma avi un nonnu maternu cecu di un occhiu con un tic nel braccio destro… e un tic leggero 'nna gamba…

        

Ass.  Matri mia!..Matri mia!..

Car.   Chi ci vinissi un corpu a tutti tranne ca ammia! Megghiu ca mi 'nni trasu…

Lav.  Mamma (impacciata)

Ass.  Chiccè…

Lav.   A soru di Massimo, avi  a facci china di nei, ogni parola chi dici quannu finisci di parlari c'impunta e a ripeti chiassai di  'nna vota… (Ass. fa scena) Mamma…U patri di Massimo avi a gobba…

Ass.  Madonna Santa! (continua a fare scena)

Lav.  A Mamma di Massimo è sciangata!

Ass.  Madonna addolorata! Matri mia! Unu ca gobba, una sciangata, unu cecu e cu un occhiu, unu checcu, un trimulizzu, ma comu ti poi mai maritari cu chissu, tò patri non accetterà mai.

Lav.  Si, anchi a costu ca mi 'nni fuiu.

Ass.  Non lu diri chiù, a fuitina mai.

Lav.  Allura aiutami.

Ass.  Per ora non ci dicemu nenti, picchi si pi sò nonnu e so soru si cunfunni, pi tò soggiri funni !…

 

Lav.   Mamma non poi immaginari di quantu sunnu tutti simpatici.

Ass.  E TUTTI  DIFITTUSI!..

Lav.  Mamma non dici sempre tu, ca l’amuri ammuccia ogni difettu?

Ass.  Veru è, però cu tutti sti difittusi pedi pedi, anchi si chiudi un occhiu appena ti giri di l’autru latu vidi già l’autru difittusu, ma unu bonu non ci putia esseri.

Lav.  Hannu un cani ca è un amore…

Ass.  Giustu u cani avia essiri bonu.

Lav.  No, ci manca  'nna ricchi…si chiama difetto… mamma megghiu 'nna famigghia di difittusi cu un cori granni, ca senza difetti e senza cori!..Massimo mi darà il massimo sono sicura, dice che mi vede (romantica) semplice, dolcissima, bellissima, purissima…

Ass.  (al pubblico) Megghiu di l’acqua levissima!..Mi dinchi u cori vidennuti cosi innamorata, faremo tutto per portare avanti questo Amore cosi (stesso tono della figlia) dolce, bellissimo, purissimo.

Lav.  (abbraccia la madre) Grazie mamma, quannu una è innamorata non vede niente.

Ass.  Hai ragiuni, quantu cosi io non vidia di tò patri…non ti preoccupari ca organizzamu tuttu. (entra Santino, si siede guardando la figlia)

San.  Lavinia…

Lav.  Si papà…

San.  Dimmi 'nna cosa: ma chicchia assai?

Ass.Lav.     Piccaredda!…

San.  Ma quannu parla, si capisci assai ca c’impingi a lingua?

Ass.Lav.    PICCAREDDA!

San.  (alla moglie) E finiscila di rispunniri puru tu.

Lav.  Papà è troppu simpatico, sunnu 'nna famigghia di di…(Ass. la guarda) di simpaticoni.

San.   U vulissi canusciri subitu.

Lav.  Papà basta una telefonata, si pigghia un’ura di permesso picchi travagghia come ragioniere in una ditta di pulizii, grande esperto di compiuter, scrive poesie, sapi cucinare, sapi stirare, e sapi  A m a r e…

Ass.  (al marito) Di tutti sti cosi tu, non 'nni sai fare mancu una…bonu è a mamma, mettulu sutta a stirare e a cucinare…

San.   Telefona.

Lav.  (esplode di gioia, abbraccia il padre e va a telefonare, intanto Assunta abbraccia il marito)

San.  Bonu, bonu, e chi ti stai facennu tu zita.

Lav.  Pronto… Pecorino, ciao sono io.

San.  Pecorino! E che formaggio?!…e a idda ca chiama Pecorina? (al pubblico)

Lav.  Vieni ti aspetto, vieni col nonno…ciao pomodorino…

Ass.  Io mi chiamo Pomodoro e tu pomodorina non mi hai mai chiamato…

 

San.  Accussi facemu ansalata…(Lavinia chiude il telefono)

Lav.  (contenta) Fra un pocu veni cu so nonnu, i me soggiri vennu nautra vota.

Ass.  Certu tutti assieme poi  'nni cunfunnemu! (entra Maricchia)

San.  (al pubblico) U malauguriu trasiu.

Mar.  (spaventata) Pigghiatimi un pocu d’acqua.

Ass.  Chi succidiu, (la fa sedere) Lavinia pigghia l’acqua, signora Maricchia parlassi chi succidiu.

Mar.  Mentre vinia ccà, si misuru sutta un gattu niguru, capaci ca mi porta malaugurio, o ammia o attia, o a Lavinia o a tò maritu. (mentre beve)

San.  (grattandosi) Chissa mi fa veniri u manciasciumi a tutti i parti. (al pubblico)

Ass.  Bonu si calmassi….purtroppu semu 'nni sta terra pi soffriri.

Lav.  Ecco perché dobbiamo cercare di vivere come meglio possiamo.

Ass.  E’ cchiù calma ora!?

Mar.  Un pochiceddu, Assunta non vi scurdati mai di chiudiri a bombola a sira.

Ass.  Certu ca a chiudemu.

Mar.  Non va scurdati mai, picchi non ci voli nenti a scoppiare, fino a me casa arrivassi, e io murissi sicuru, mi raccumannu non va scurdati mai.

San.  Si preoccupa pi idda!

Mar.  A chi una cu tanti sacrifici si fa 'nna casa, poi scoppia 'nna bombola e non ci resta nenti. (ricordarsi del Poi : stessa scena precedente)

San.  Nautri già eramu siddiati, menumali ca c’è idda ca 'nni porta un pocu d’allegria!

Lav.  Signora l’accumpagnu a casa cosi si riposa.

Mar.  Accumpagnami Lavinia, però non vogghiu responsabiltà s’avissi a succediri qualche disgrazia.

Ass.  Nenti, nenti succedi, vai a mamma…(escono)

S C E N A  IV°

(Santino, Assunta, Felice, Lavinia, Massimo)

San.  Tutti cosi ammia capitano, i checchi, i pecorini, i pomodorini, i becchi, i lastimusi…so maritu muriu e abintau, però a lassau a nautri…

Ass.  Purtroppu l’avemu a suppurtari finu a chi mori.

San.  Finu a chi mori, sicuramente ca nautri muremu prima di idda…o cu qualchi bombola ca scoppia, o cu qualche terremoto, o sutta qualchi machina… chi disgraaaaziatiiii chi seeeeeeemuuuuu!…(entra Lavinia)

Lav.  Papà, mamma, stannu arrivannu. (euforica)

Ass.  Matri che bellu, Santino non ci fari capiri ca chicchia, fai finta di nenti…

         Ava capiri ca nautri a certi cosi non ci facemu casu, nautri semu superiori a sti cosi…

San.  Nautri semu superiori! Ma chi ti pari ca è facile, u chicchiari è  'nna cosa seria…(entrano Massimo col nonno Felice…Massimo con un bel mazzo di rose, vestito elegante; Felice, con un occhio bendato, un vistoso tremolio al braccio ed un tic leggero alla gamba)

Mas.  Bo…bo…giorno a  tu…tu…tti. (bacia Lavinia e le dà le rose)

San.  (al pubblico) Menumali ca quannu bacia non ci sta assai comu quannu parla.

Fel.    (accompagnata e preceduta da una risata) Chi bedda famigghia!…( la seconda volta, espressione seria e frase prolungata verso il pubblico) Chi bedda famiiiiiigghiaaaaa! (Massimo dà un profumo alla suocera)

Mas.  Pa…pa…papà questo è pe…pe…per te. (un dopo barba)

San.  Che cos’è.

Mas.  Do…do…dopo…

San.  Mu voi diri dopo?

Mas.  No, dopo  ba…ba…barba. (Felice si avvicina a Santino)

Fel.    DENIM, per l’uomo che non deve chiedere mai. (ride)

Ass.  Accomodativi. (si siedono)

Fel.    ( sempre come prima) Chi bedda famigghia…chi bedda famigghia!.. Mi dovete scusare, ho necessità di fare pipi, alla mia età a prostàta non funziona bona.

Lav.  Prego nonno, ddà dintra c’è u bagno, entrando sulla sinistra.

San.  Forse è megghiu ca l’accumpagna Massimo.

Fel.    Cumpari, cu l' occhi ci vidu bonu, ni sta manu haiu u tremoliu

           e cu sta manu tegnu u pipiu…(ride e poi và)

            

San.  (al pubblico) Cu stu tremolio, tutta di fora a fa.

Mas.  Scu…scu…satelo, avi  stu dife…dife…difettu di uri…uri…nare sempre.

Ass.  (sottovove) Santino, picca chicchia.

San.  Iddu picca chicchia  ma so nonnu assai tremolia!

Ass.  Massimo ben venuto a casa nostra, in casa COLLUCCELLO.

Mas.  Non ve…ve…devo l’ora di co…co…noscervi. (entra Felice)

Fel.    Puru io, siti davveru 'nna bedda famigghia!.. COLLUCCELLO…(ride)

         

San.  Puru vautri siti 'nna bedda famigghia. (poi al pubblico) Chi semu cuntenti!

Fel.    (entra) Puru io sugnu cuntentu di sta bedda famigghia…(ride)

           Carla ddà dintra mi dissi si eru un personaggiu di cartoni animati.

San.  (al pubblico)  Iddu è Felici, e io sugnu chiù niru da pici.

Mas.  (a Lavinia) Sei  se…se…sempre più be…be…lla  pomodorina.

Ass.  Anche tu Massimo!…

San.  Pari ca a zita è idda! (al pubblico)

Lav.  Pecorino mio…

Fel.    Cumpari, appena canusciti a me figghiu e me nora e a me niputi, divintati pani e formaggiu. (accentua il tic alla gamba)

San.  Già pecorino e pecorina ci sunnu iddi, poi facemu troppu formaggio.

Fel.    (ride) Chi bedda famigghia… chi bedda famigghia!…

Mas.  (a Felice) Nonno ta  pi…pi…pigghiasti a pi…pi… pinnula.

Fel.    M’avia scurdatu, cu sta cumpagnia di sta bedda famigghia, mi l’avia scurdatu. Cumpari, si non mi pigghiu sta pinnula, mi cumencia a trimari a gamba sinistra chiassai, e putissi capitari ca vi pigghiu a pidati no culu…(ride) putroppo sti piccoli difetti mi l’assuppurtari fino a morti. (ingoia la pillola)

Ass.  Senza acqua?

Fel.    Si ma pigghiu cu l’acqua m' affucu…(ride) Chi bedda famigghia! (due volte)

San.  (verso il pubblico) I parla cu prolungu e so niputi a rati!..     Massimo!

Mas.  Si pa…pa…papà, ti paria ca eru chiù che…che…checcu?

San.  Ma io nenti sapia…Lavinia non m’avia dittu nenti, mi dissi sulu di non ci  

           fari casu, e poi io sono un tipo che a queste cose non ci bado. (poi al   

           pubblico) L’intestino mi s’attorcigghiau!..

Ass.  Sig. Felice, pi stu occhiu mi dispiaci, fu un incidenti?

San.  Ma attia chi ti interessa. (poi sottovove) Fattillu diri…fattillu diri.

          (poi di nuovo) Ma attia chi ti interessa.

Fel.    Cumpari nenti ci fa, anzi m’avissi affinnutu se non dumannavavu… nascivu accussi, mi dissiru ca è colpa di me patri, picchi fino al nono mese di gravidanza ha voluto fari l’amore con mia madre… al nono mese i picciliddi sunnu fatti, io ero tutto fatto, forse mi pigghiau 'nni stu occhiu e nascivu cosi. (ride) Chi bedda famigghia!…chi bedda famigghia! Si vuliti fari altre domande io sono a disposizione, picchi mi divertu… (ride) chi bedda famigghia.

San.  (stupito, verso il pubblico) Megghiu non farsi meravigghia!

Mas.  (esce un cellulare) Lavinia ti…ti…tiene, cosi ti posso rin…rin…rintracciare se…se…sempre.

Lav.  Che bello, me lo porterò ovunque, in piscina, in cucina, in bagno…

San.  In bagno! pi quannu a chiama u strunzu. (al pubblico)

Ass.  Sig. Felice, gradisce un poco di caffè.

Fel.    Megghiu di no, picchi mi smovi  'u stomaco e cu sta mano chi mi trema prima ca mi stuiu...

San.  Massimo i toi sannu tutto di stu zitaggio.

Ass.  Ma parla megghiu…di questo (romantica) AMORE.

Mas.  Cer…cer…certo, la mia  peco...peco…pecorina è stata acco…acco…accolta.

Lav.  Humm…Pomodorino mio, Pecorino mio…

Fel.    Ai me tempi, scarsiava puru u parmiggiano, oggi cu tutti sti tipi di formaggio a vogghia di grattuggiare…(ride) chi bedda famigghia!.. (poi al pubblico) E ancora non canuscinu a me figghiu a me nora a a so zia…(ride)

San.  (al pubblico) 'Nni stamu scialannu i carni!

Mas.  Ora ni…ni..niemu, pi…pi…picchi semu in ri…ri…ritardu.

San.  Sicuramente siti in ritardo…(poi al pubblico) Di quantu tempu chi si pigghia pi spiccicari 'nna parola!

  

Ass.  Sig. Felice, mi scusassi ancora per la domanda di l’occhiu, ora sapemu ca fu di nascita.

Fel.    'Nna me famigghia, tutti di nascita sunnu i difetti, puru a bon’anima di me mugghieri, mancu fattu apposta era difittusa di nascita, però piccoli difettucci, avia un pedi cu quattru dita, a mano destra chiù granni da sinistra, u nasu l’avia longu e stortu a forma di  L (elle, facendo il gesto) mi dispiaci ca muriu, asinò a purtava, cosi cumpari Santino si scialava…(ride) Chi bedda famigghia…

Mas.  Ciao Pro…pro…provolina.

Lav.  Ciao Provolone.

San.  Si stagionaro megghiu! (al pubblico)

Fel.    Arrivederci…(prima di uscire) Santino mi raccumannu… ALLEGRIA, ricordati ca biddizzi, difetti e  pazzia  spissu vannu in  compagnia.   (ride ed escono) 

S C E N A  V°

(Santino, Lavinia, Assunta)

San.  (gridando) LAVINIA…tu si a me  ROVINA! Picchi non mi dicisti nenti pi tò nonnu ca era puru difittusu…

Lav.  Papà io nenti sapia u vitti sula 'nna vota e non ci fici casu.

Ass.  E non ci fici casu a picciotta.

San.  Ma comu non ci facisti casu, unu avia un occhiu attuppatu ca paria capitanu uncinettu, un brazzu ca ci manca di nascita, l'atru avia 'na manu ca ci trimava comu un terremoto (lo imita), na gamma ca ci trimava, menumali ca si pigghia a pinnula pi non ci trimari assai, picchi asinò  'nni pigghiava a tutti a pidati no culu, e menumali ca so mugghieri muriu…nasu stortu, senza dita…cosi di pazzi ma unni ti isti a infilari…(Lav. stretta alla madre)

Lav.  Papà ti pregu, però ‘u vidisti ca Massimo è un picciotttu d’oru, e mancu si nota ca balbetta.

San.  Bal…bal…balbetta e si nota e comu si si nota.

Lav.  Papà i medici dicinu ca col tempo o ci aumenta o ci scumpari…

San.  E si ci aumenta?!..Si pi casu scoppiassi ‘na bombola dintra a tò casa e iddu si n’accorgi prima di tia…prima ca ti dici: Pericolo, quantu ci stà, PE…PE…PE…RI…RI…CO…LO, iddu scappa e tu crepi.

Lav.  Papà si scoppiassi a bombola murissimu subitu.

Ass.  Quantu voti nu dici a signora Maricchia. (Santino si siede, si calma un poco e riflette)

Lav.  Ti prego papà…non rovinare la mia felicità…(Santino riflette)

San.  Prima non vulia, poi Padre Salvatore mi fici riflettere, poi vidennu a situazione mi ero pentito, ma vidennu puru ca siti troppo Pro vo lo ni   vi dico che avete la mia approvazioni. (gioia di Lavinia e Assunta, quest’ultima lo bacia ripetutamente)

San.  U dissi io, pari ca si sta facennu idda zita.

Ass.  A bon’anima di me matri  di ci a

San.  Qualchi autra  fi ssa ria

Ass.  Ogni beddu avi u so difetto e ogni brutto u so talento!

San.  A bon’anima di me matri 'nveci dicia: u beddu cu so difettu  pigghialu di pettu…  u bruttu cu so talentu  fallu curriri chiù forti du ventu .

          Mah! megghiu felice cu i difetti ca infelice senza difetti.

Lav.  (lo abbraccia di nuovo) Papà, ma dimmi 'nna cosa, dici ca puru tu si chinu di difetti...(Santino guarda la moglie)

San.  Ma chissi sunnu difetti ammucciati, chiddi do tò zitu e di tò nonnu  sunnu aperti al pubblico. Comunque u voi, pigghiatillu, ma fammi canusciri al più presto i genitori…SCASSAMENTO, non ci pozzu pinsari…Scassamento!

Lav.  Papà al più presto i canusci sti dui simpaticoni, me soggiru è furtunatu, avi 'nna fortuna incredibile a unni si metti si metti, e schedini o lottu, no travagghiu…Una for… tu… na  con la F maiuscola.

San.  Nautri avemu una  sfor… tu… na  con la s minuscola. Ora mi vaiu informu o canteri videmu si dumani si travagghia. (esce)

S C E N A  VI°

(Assunta, Lavinia, Santino, Massimo, Rosa, Stefano)

                                  

(Lavinia e la madre rimaste sole si abbracciano dalla gioia)

Ass.  Non ci cridia…forse iu a cunfissari e P. Salvatore ci misi a bona parola, e u fici arrimuddari.

Lav.  Ora però veni u mumenu chiù difficili.

Ass.  Sta gobba di tò soggiru com’ è grossa?

Lav.  Normale.

Ass.  Ci  l’hai tuccatu mai?

Lav.  Veramente mi pari bruttu, 'nna vota a sfioravo…

Ass.  Mai l’haiu tuccatu 'nna gobba, appena veni ma fari di tuccateddi, puru tò patri avissi bisognu di tuccalla, sempre u dici: cu avi un parente jimmurutu soldi e saluti sempre  hannu ottenutu...  E tò soggira si vidi assai ca è sciangata?

Lav.  Puru l’orbi a vidunu…mamma ormai a ma tentare e P.Salvatore a va fari assai si ci sunnu problemi.

Ass.  Praticamente a menu difittusa di tutti è to cugnata. Ma ci pensi appena i vidi trasiri, ci pigghia un colpu. (squilla il telefono, Lavinia risponde)

Lav.  Ciao Massimo…pomodorino…state venendo? Certo che ti aspettiamo (lo baciucchia e chiude) mamma stannu vinennu, non vidunu l’ura di canuscivi.

Ass. Lav.  Chi dici mi canciu? (ridono)

Lav.  Si ti voi mettiri nautra vesta vai, poi mi canciu io.  (Ass. và)

         Signiruzzu fai che vada tutto bene. (accende la radio ed ascolta una canzone romantica si siede e chiude gli occhi facendo scena, subito dopo entra Santino, vede la figlia con gli occhi chiusi)

San.  S’addummisciu ca radio addumata!..

Lav.  Papà non dormo…sogno!..

San.  E comu si sogna senza dormiri…(entra Assunta)

Ass.  Santino stannu vinennu i cumpari, mettiti un pocu di profumo, chiddu chi mi purtau Massimo.

San.  E tu ti metti un pocu di dopo barba, chiddu chi mi purtau ammia!

Lav.  Io mi vaiu a mettu nautru vestitinu. (và nella stanza)

Ass.  E tu chi ti metti Santino.

San.  Io vistutu sugnu.

Ass.  Almeno mettiti un pocu di dopo barba.

San.  Senza barba fatta!…

Ass.  Tu metti ne capiddi, sutta asciddi, ne mutandini.

San.  (al pubblico) Stanno divintannu tutti cretini…

Ass.  Mi raccumannu non facemu casu a nenti, a chiddu chi sintemu, a chiddu chi videmu, picchi iddi sunnu scaltri e istruiti.

San.  E nautri semu babbi e rincoglioniti!

Ass.  Nautri dobbiamo essere superiori, non a ma fari casu a nenti. (bussano, entrano Massimo, poi il padre e la madre. Santino vedendoli entrare ad uno ad uno rimane incredulo, spalanca gli occhi verso il pubblico, si allontana dalla parte opposta del palcoscenico dicendo:)

San.  A FAMIGGHIA DIFITTUSA!…(sviene cadendo per terra)

Lav.  (entra) Papà.

Ros.  Che successo.

Ass.  No, soffre di pressione alta e cu l’emozione rimuddau…Santino…Santino…

         Santino ripigghiati, ma picchi ti emozioni accussi. (Lav. và a prendere l’acqua)

Mas.  Te…te…telefono o du…du…dutturi.

Ass.  No, picchi prima ca ci spieghi a situaz…oh! scusa Massimo…

Ros.  Mischinu!, l’avrà a ducentu sta pressione.

Ass.  (continua a sventolarlo) Santino svegliati, comu ti senti (entra Lavinia e lo fa bere)

Ste.   Cumpari sveglia…

Ros.  Avi assai chi soffre di pressione alta?

Ass.  Ma ogni tantu ci scinni ogni tantu c’hacchiana!

Mas.  Quannu vinni cu nonnu l’avia scinnuta. (sempre balbettando)

Ass.  Si, l’avia scinnuta...Santino…Santino…(si va svegliando, poi entra Carla)

Car.   (guarda tutti stupito) Ma stamu girannu qualche film?

San.  Fici un sonnu stranu…vitti a una china di pici  'nna facci, 'nna sciangata, un checcu, un cecu cu trimulizzu e unu gobbu…era a famigghia difittusa…a famigghia difittusa…(mentre continua a ripetere scioccato si và chiudendo il sipario)

A T T O  II°

(SCENA VII°)

(Santino, Assunta, Lavinia, Carla, Maricchia)

( Santino seduto si tocca la pancia, Assunta sistema la fruttiera al centro del tavolo, contenente banane e mele.  Intanto è passato quasi un mese)

San.  Avi un misi ca mi sentu stu stomacu in subbugghiu, a testa china…

Ass.  Chissi sunnu rimorsi di cuscenza, e finu a quannu no ti ni liberi s’aggravanu chiassai. (entra Carla)

San.  Megghiu chinu di malanni ca vidiri 'nna casa china di difittusi…

Ass.  Prima diciatu ca a sti cosi non ci faciatu casu…

San.  Ma fra dillu e avilli di  pre sen za   c’è  'nna bella   di ffe ren za!

          

Ass.  Pi tò figghia non ci pensi ca non dormi chiù, non mangia chiù, a mumenti non parla cchiù.

San.  Ci passerà, ci passerà…(in quel momento entra Lavinia, si nota la depressione)

Car.   Ci passera…ci passera! Ti lu dicu io ca sugnu cchiù granni e haiu esperienza!

Lav.  Non mi passerà, no…no…no!!!…(Ass. và vicino la figlia)

San.  Ti passerà, chiddu chi sugnu chiù malatu sugnu io.

Lav.  Io mu pigghiu…(ferma vicino alla porta, mentre la madre la stringe)

San.  Tu non tu pigghi… (risponde pure Carla: Tu non tu pigghi)

Lav.  Io mu pigghiu..mu pigghiu..(entra nella sua stanza)

San.  (più forte ancora) Tu non tu pigghi…

Ass.  E finiscila di gridari…(entra nella stanza della figlia) 

San.  Videmu si vinci idda o io…Signuri mei, ma comu si fa a vidiri dintra a me casa ‘nna famigghia di difittusi! E stu niputi comu nascissi?! Qualchi difettu ci vinissi di sicuru…chi brutto momentu!…ma giustu ammia avia capitari sta famigghia  SCASSAMENTU?!.. Signoreti chiedo perdono, sai ca haiu tanta fede ma staiu divintannu pazzu, io non cià fazzu…(entra Maricchia)

Mar.  Santino disturbo!

San.  (ironico) Proprio da stu mumentu no!…

Car.   Papà io mi 'nni trasu...menumali ca sali n’avemu a quantità (esce)

Mar.  Unni sunni i fimmini.

San.  Ddà dintra, si stannu confurtannu.

Mar.  Quantu è bellu lu cunfortu, specie quannu capitanu disgrazie, si non c’è cunfortu si mori prima de sò jorna…però secunnu mia megghiu muriri cu un dispiaciri ca muriri cu qualche disgrazia….tu chi dici!..

San.  Io dicu megghiu campari…a saluti  avi  r i … e futtirisinni de  dispia  c i ri!!!

 

Mar.  Hai ragiuni (breve pausa, guarda verso il tetto) matri Santino, c’è 'nna lesione no tetto, a facisti controllare?.. Cu tutti sti casi chi cadunu, ‘nna famigghia mentre durmianu mureru, ci cadiu u tettu, però ficiru ‘nna morte bona, mureru  'no sonnu.

San.  (al pubblico) Quannu nasciu chissa, sò matri appi a moriri subitu…(chiama la moglie) Assunta, vidi ca c’è Maricchia veni e ci duni un pocu di 'ntisa tu (sottovoce al pubblico) a sta ceddu di malaugurio! (Assunta entra)

Ass.  Io stava sistimannu i robi.

Mar.  S’ hai chiffari non ti preocupari, parlo cu tò maritu picchi penso ca ci piaci a me cumpagnia.

San.  Mi scialu!…Io avissi a nesciri picchi a sbrigari un saccu di cosi, parlassi cu me mugghieri, un po’ d’allegria ci voli pi dda. (esce)

S C E N A  VIII°

(Assunta, Maricchia, Lavinia, Stefano, Massimo)

 Mar. Assunta ti vidu tristi, ci sunnu problemi cu Lavinia? Non ci pinsari, non basta di quantu problemi e disgrazie ci riserva a vita! Ci stava dicennu a tò maritu pi ddà lesione do tettu…

 Ass. U vapore chissu è! (entrano Stefano e Massimo)

Mas.  Permesso…

Ass.  Massimo…

Ser.   Bongiorno…(Assunta chiama Lavinia che entra subito)

Lav.  (abbraccia Massimo) Amore che gioia.

Mar.  Chi bella gobba c'avi lei!..

Ste.   Grazie signora.

Ass.  Cumpari, è una vicina di casa, è vedova e ogni tanto ni veni a fari un pocu di cumpagnia.

Mar.  E un pocu d’allegria!

Lav.  Ma si veni me patri…

Mas.    Non ti pre…pre…preoccupare ca u  co..co…convincemu a tò patri.

Mar.  (si alza) Ora mi nni vaiu, magari vegnu chiù tardu…(poi a Stefano)

           Mi scusi, ci la putissi tuccari sta gobba? (Stef. Annuisce) Sapi Cu tutti sti disgrazie chi succedinu…(la tocca con passione) Matri chi sensu chi mmi fa!
Assunta dimmillu quannu veni, ca si toccu, cchiù furtuna portu (esce)

Mas.  La…la… Lavina ti vi…vi…vidu cchiù ma…ma …magra...

Lav.  Sono questi gli attimi che mi fanno riprendere. (squilla il cellulare di Stefano )

Ste.   E' ura di irininni curremu.

Mas.  Ti a…a… mo…

Lav.  Anch’io….dobbiamo essere forti.

Ste.   Amuninni asinò divintamu deboli! (escono)

S C E N A  IX°

(Assunta, Lavinia, Santino)

Ass.  Comu ti vidu subitu chiù ripigghiata appena vidi a Massimo, ora ammusciati di novu, picchi sta arrivannu tò patri e si ti vidi chiù ripigghiata po’ capiri qualcosa.

Lav.  Mamma io u vogghiu, 'u vogghiu!…

Ass.  Puru io a mamma…si tò patri non si decidi sulu o cu P.Salvatore, n'inventamu qualcosa pi faricci diri si.

Lav.  Mamma si u papà m’impedisce ancora di vidiri a Massimo, io…io…

Ass.  (subito) Basta ca non ti 'nni fui.

Lav.  No, però m' invilenu…

Ass.  Ah! menumali basta ca non ti nni fui.

Lav.  Mamma ma u capisti chi dissi, m’ in… vi… le… nu! Mi pigghiu

cinquanta pinnuli.

Ass.  Bastano vinti a mamma.

Lav.  Mamma!...

San.  T’invileni si, ma apposta, accussi cambia idea, a ma organizzare a scena perfetta, ora vai na tò stanza, mettiti chiù siddiata, chiù disperata, mettiti 'na coperta  'ncoddu…(Lavinia và)

Ass.  Chi situazione camurriusa, ma talmente la devo girari picchi stu fidanzamentu sa va fari. (entra Santino e si siede triste)

San.  Mi vitti P. Salvatore, mi fici trasiri 'nna sacrestia e mi fici a predica: mi dissi

           ca non haiu cori, non haiu affetto pi me figghia, mi dissi ca haiu poca fede,

           poca intelligenza, poco amore per il prossimo e poco rispetto per i difittusi…mi fici sentiri comu un cattivu chiù cattivu di tutti i cattivi!

Ass.  (cerca di confortarlo) Bonu u maritu, tu non hai poca intelligenza, sulu ca tanti voti non capisci tutti cosi…tu non è ca hai poco rispetto per il prossimo, sulu ca tanti voti ti 'nni futti di tutti…tu non è ca hai poco amore pi tò figghia, sulu ca ni stu mumentu non la pensi proprio…e poi non è ca si cattivo, sulu ca tanti voti si chiù cattivo di tutti i cattivi…

San.  Ma chi  dicisti tutti cosi chi dissi io!…Bellu confortu chi mi duni…

         Unn’è per ora a figghiuzza mea.

Ass.  Ddà dintra, non ch’a fa mancu a parlari e a stari additta.

San.  Chiamala ca ci vogghiu parlare…

Ass.  Si ch’a fa a veniri!!! (Assunta và)

San.  Iu a me figghia la devo aiutare, ma puru idda ma va aiutare. (entrano Madre e figlia, Lavinia con una coperta addosso, triste, trascurata, depressa, ovviamente accentua lo stato d’animo; alle domande risponde a stento)

San.  Lavinia, chi senti friddu…(entra Carla)

Lav.  Non sentu nenti…

San.  Lavinia io vogghiu aiutarti…

Lav.  Parla, cerco di sentirti…

San.  Io non ti vogghiu fari soffriri… (Lav. annuisce) ti voghiu aiutari, ci dobbiamo venire incontro…

Ass.  Fai i primi passi tu…(Santino si alza, và verso la figlia  l’accarezza)

San.  Ti aiuterò a dimenticare questa esperienza, tu dimentichi, io dimentico, tua madre dimentica, tutti dimenticamu questa situazione camorriosa…lascialo ed io ti…(non finisce di parlare e la reazione di Lavinia è fulminea e dura)

Lav.  Mai e poi mai, io u vogghiu, io u vogghiu…

San.  E tu non tu pigghi…(Ass. prende la figlia e la porta nella stanza mentre continuano a ripetere: IO ‘U VOGGHIU…TU NON TU PIGGHI…)

Car.   Tu non tu pigghi…non tu pigghi. Io non vogghiu poi niputeddi difittusi.

San.  Mi sta livannu a vita oh! Va crisci figghi… non putissiru ristari sempre nicareddi e giucari cu i bamboli. (entra Assunta) Io 'u vogghiu…

San.  (si gira di scatto) Tu non tu pigghi…

Ass.  Ma puru ammia u dici? Ma chi si fusu?.. Ti stava dicennu io u vogghiu continuava a diri ddà dintra…Santino ma non poi chiudere un occhiu…

San.  Chiudu un occhiu? Già difittusi cinnè assai e a chiuderi un occhiu puru io?

Ass.  Sta cadennu malata, e mi scantu s’avissi a cuminari qualchi fissaria.

San.  Chi fissaria e fissaria, poi ci passa tutto..

Car.   A quest'età sunnu tutti difficili le ragazze. (esce)

 

Ass.  Santinu e si si 'nni fuissi!?

San.  Questo mai e poi mai…tu stai attenta picchi ti ritengo responsabile.

Ass.  Io responsabilità non  'nni vogghiu, tu inveci ta sentiri responsabile picchi a stai facennu cadiri malata. Mi pari ca chiddu chi ti dissi P.Savatore è veru…

San.  Ma insomma tu si da so parti, ma ti rendi contu in che razza di famigghia avia capitato?

Ass.  T’ahiu dittu sempre ca i difetti l’avemu tutti…

San.  Quantu nesciu e mi vaiu a mettu 'ncapu un pizzu di ‘na muntagna accussi mi rassereno, (quasi piangendo) picchi mi stati facennu cadiri malato… (esce)

Ass.  Vai, vai ca u pizzu da muntagna porta cunsigghiu….ma quantu è testardu! Lavinia veniccà a mamma…(Lav. entra) cuminciamu a organizzari a fuitina apposta…

Lav.  Ma si sicura ca poi acconsenti…

Ass.  Acconsentirà a tutto basta ca ti mariti bedda pulita…sentimi, ora tu scrivi una lettera dicennu ca alle (guarda l’orologio) quattro ancora non hai perso l’onore, superando le quattro, e precisamente alle quattro  dieci, se non accetti, perdi l’onore…(prende carta e penna, Lavinia inizia a scrivere) Caro papà io non voglio perdere l’onore, per questo ti lascio il mio numero del tritrularo, se mi telefoni anche alle quattro e otto minuti io sarò ancora ALLABATA…

Lav.  Mamma ma quali allabata!…illibata si dici…

Ass.  Ma aggiusta tu i cosi chi sbagghiu io…Carò papà, non volevo arrivare a tanto, ma sappi che alle quattro e nove minuti io e Massimo cuminciamu a esseri sempre chiù vicini e  n'arriminamu finu a chi adduma u focu, e poi Massimo mi porterà in vacanza alle anquille

Lav.  Mamma Antille

Ass.  Ma se tu vuoi chi mi marito con onore, prima di telefonare, inginocchiati verso Dio chiedendo perdono ed io ritorno pulita, e felice…Vi voglio bene…Ti fazzu vidiri a mamma  comu accetta, megghiu maritarisi cu unu difittusu pulita ca cu stessu difittusu lorda…

Lav.  A mumenti sunnu i tri e mezza, e si non veni pi l’orario…

Ass.  U sai ca verso i quattro veni sempre…Ormai sacciu tutti i sò abitudini.

Lav.  Ora telefono subitu a Massimo e l’avviso.

Ass.  Fai presto dai, vai ‘na tò stanza. (Lavinia và) Ora ci dicu a me figghia ca facemu 'na prova, non vulissi ca m’ingannassi, sospittassi e me figghia non si maritassi…(bussano, entra Maricchia) Signora Maricchia, no si siddiassi, haiu da fari, a ma nesciri…

Mar.  Ti vulia diri u sintisti u telegiornale?

Ass.  No picchi!

Mar.  Sentitillu, 'nna picciotta di vintanni ammazzu i genitori picchi avia un forte esaurimento, mah! una fa figghi e poi mori ammazzata de figghi stessi…a chi semu vivi a chi 'ni truvamu o campusantu!…certi voti pensu menumali ca me maritu muriu prima asinò puru io per ora a vissi qualchi figghiu….

Ass.  Va beni, poi mu sentu…(l’accompagna alla porta) vinissi nautru jornu…(esce) Mamma mia puru idda ci voli…(entra lavinia)

Lav.  Mamma tutto ok!..Massimo si misi a ridiri…

Ass.  Ma quannu ridi, ridi di continuo o balbetta…

Lav.  Io nenti vidu cchiù…

Ass.  Hai ragiuni a mamma …senti facemu qualchi prova…(si preparano) Io fazzu finta ca vinni di fari a spisa, appoggio i borsi e leggiu sta littra, appena sentu ca sta arrivannu tò patri, cumenciu a chiangiri e a dispirarimi…dai, nesci, fai finta ca si u papà e trasi…(cominciano)

Ass.  (posa le borse della spesa, prende la lettera, nel frattempo entra Lavinia) MATRI MIA! Mi sentu mali…mali, non ci pozzu cridiri, non ci pozzu cridiri, semu ‘ncapu a bucca di tuuuuttiiiiiiiiiiiiiii…(poi fa finta che c’è il marito, dà la lettera a Lavinia ) Santino, leggi… leggi (mentre Lavina legge, Ass. continua a far scena) Figghia mia, a fuitina no…no…semu 'ncapu a bucca di tuuuuuuuttiiiii…..

Lav.  (stupita dalla bravura della madre) Mamma, ma si megghiu di una attrice!!!…

Ass.  Quannu recitavamu nell’oratorio, io facia sempre a parte da tragediatura.

Lav.  Mamma ma si pi casu avissi a diri no…

Ass.  Allura non canusci bonu a tò patri, basta ca ti mariti bedda pulita, iddu ti fa maritari cu unu senza 'na gamba, senza occhi, senza manu, checcu e beccu…ora priparati di cursa a valigia e metticci puru 'nna para di cosi intimi.

Lav.  Ma cheffari cu i cosi intimi.

Ass.  Matri chi si  'ngenua, apposta…

Lav.  Ah! capivu…mamma ma si troppu forti, ma vaiu a priparu (và)

Ass.  Non ma fari pigghiari di emozioni, a fari l’attrice precisa, ch’a fari diri si, lo devo fare piegare…quasi quasi facissi nautra prova! (comincia) O matri mia…si 'nni fuiu…figghia mia, semu 'ncapu a bucca di tuuuttiiiiii….mi sentu mali…mali…semu  'ncapu a bucca di tuuttiiiiii…(entra Lavinia con la borsa)

Lav.  Mamma ma chi provi ancora…

Ass.  Forse è megghiu ca  a littra ma fazzu cadiri 'nterra e a pigghia iddu..I tuvagghi pu' bidè ci mittisti? (Lav. annuisce) a biancheria intima, qualchi paiu du mutandini sexi…vai a mamma, portati u cellulare accussi telefona…

Lav.  Mamma speriamo ca non fallemo.

Ass.  Ma chi fallemo e fallemo, a situazione risolvemo…Cu sta scenata a tò patri ci veni u manciascumi no culu e prima de quattru e deci mi dici: ASSUNTA…TELEFONA!…

Lav.  E si poi non ci cridissi ca non succidiu nenti?

Ass.  Basta ca ci dicemu ca ti fai 'na visita cu ginoecologico…ora vai…vai…ca si fici tardu…(si baciano e Lavinia Và)

S C E N A  XI°

(Assunta, Santino,Maricchia, Stefano, Rosa)

                              (Assunta ricomincia ad accennare qualche altra prova)

Ass.  Dato ca iddu non capisci ca l’amuri ammuccia ogni difettu…pi forza l’apigghiari di pettu…  (bussano) Ma cu po’ essiri, me maritu no di sicuru picchi chiddu trasi senza tuppiari…cu è!  (è  D. Maricchia, risponde da dietro la porta)

Mar.  Maricchia sugnu.

Ass.  Sugnu nuda, mi staiu facennu a doccia, vinissi dumani ca haiu l’acqua cavuda aperta.

Mar.  Stai attenta cu l’acqua cavuda, picchi a una ci nisciu di botta, si bruciau, a purtaru ospidali e ci ficiru tri operazioni…

Ass.  Va bene, grazie…chi camurria, di dumani mi fazzu a doccia cu l’acqua fridda! Speriamo ca me figghia non capita qualchi vicina accussi…anzi proprio accussi non po’ essiri, picchi c’è idda sula. (sente dei rumori, entrano Rosa e la cognata)

Ros.  Cummari, ma che tutta sta scenata, siti sicura…

Ste.    Noi siamo una famigghia per bene, sotto questo aspetto siamo perfetti.

Ass.  Non vi preoccupati ca è tutto sotto controllo…

Ros.  E si Lavinia ritorna cu a marca da bollo!?..

Ass.  A unni mettu i manu io, tutto funziona.

Ste.   Speriamo…ma dico io, ma chi ci vidi  u cumpari di tantu stranu a sta gobba!…

 

Ros.  E a sta sciangata!…

Ass.  Purtroppu ci vidi…ci vidi…ma poi non è sulu pi vautri, è pi tutto u contornu…ma di dumani in poi non vidi cchiù.

Ros.  Cummari ci dastivu tutti cosi a Lavinia?

Ass.  Certu…e speriamo ca non fannu nenti.

Ste.   Siccomu sunnu vicini vicini, putissi capitari, ma nautri ci raccumannamu di non cadere nella tentazione.

Ros.   Me figghiu non l’ha fattu mai, è inesperiente…

Ass.  Picchi me figghia che esperiente?! Ora itivinni ca a mumenti me maritu verrà… (escono)

S C E N A  XII°

(Assunta, Maricchia, Santino, Massimo, Lavinia)

Ass.  (guarda l’orologio continuamente) Certi voti a stu orario già è ccà, e si vinissi dopu i quattru e deci? No, non po' essiri, avi trentanni ca u canusciu…(si prepara bene le borse della spesa) Cià va cadiri comu un piru cottu… Ma comu mai sta ritardannu…(passeggia nervosa) caso mai, aggiustu a littra e ci mettu e quattru e mezza…per ora cu sapi si sunnu misi vicini vicini…speriamu ca non s’addumanu subitu e chi ddu disgraziato ci telefona asinò…(sente dei rumori, si accerta che è lui e si prepara per la messinscena) Madonna Santa…(lo ripete ed entra Santino) Semu ‘ncapu a bucca di tuuuttiiiii…(si accascia su una sedia facendo cadere la lettera a terra) Chi vergognaaaaaa…(Santino prende la lettera, mentre legge, la moglie continua a far scena guardando con un occhio il marito, il quale anche lui si accascia su una sedia)

San.  Chissu non lo dovevi fare…non lo dovevi fare… (poi assieme)

Ass.  Semu 'ncapu a bucca di tuuuuttiiiiiii…(invita il marito a prolungare di più la i…)

San. Ass.     Tuttiiiiiiii….………

San.  O matri mia!…chissu non lo dovevi fare…non lo dovevi fare…

Ass.  O Madonna Santa!.. (con un occhio verso il pubblico come a significare che ci stà cascando) Lavinia chissu non lo dovevi fare…

San.  (alla moglie) Chissu l’addiri io!… (ricomincia) Lavinia chissu non lo dovevi fare…(continuano a fare un poco di scena)

Ass.  Santinu, mancanu  chiù picca di deci minuti…semu ancora in tempu…(guarda la lettera) finu e quattru e deci si mantiene pulita, poi perde l’onooooreeeeee…Santino telefona, acconsenti…

San.  Mai e poi mai…ha tradito la mia fiducia. (imita) pecorina, pomodoro…

Ass.  (credendo che chiamasse lei) Chi mi chiami cu cognomu ora!…

San.  Non stava chiamannu attia…e poi chi me lo dice ca rientra con l’onore…

Ass.  Abbi fede…

San.  (guarda l’orologio) … mancanu quattru minuti…

Ass.  Semu ancora in tempu, sunnu chiù vicini ancora. (comincia a farlo scoppiare)

San.  Non mi interessa…(guarda l’orologio)

Ass.  Ora sunnu chiù vicini d’antura, si stannu taliannu…occhi negli occhi, iddu sa sta mangiannu cu l’occhi, a tò figghia ci stannu scinnennu i lacrimi e pensa: Papà picchi non telefoni!…(Santino fa scena come se stesse scoppiando) iddu a sta accarezzannu, c’iasciuga i lacrimi e ci dici: coraggio! Ora sunnu ancora chiù vicini, iddu a sta abbrazzannu, a sta tuccannu, ci livau a maghietta, iddu si sta livannu a cintura, si sunnu ‘ncapu a machina stannu ribaltannu i sedili…

San.  Bastaaaaaa dammi u numeru do cellulari…(fa il numero) Lavinia mettiti subitu a maghietta, facci mettiri i pantaloni, aggiusta i sedili da machina e ritorna subitu a casa... (Assunta gli prende il telefono)

Ass.  Figghia bedda, tò patri ti salvau e si stà inginocchiando verso Dio per il acconsentire. (Santino stenta un poco, ma poi lo fa…) Dillo bello forte…

San.  Signore io a…a…acconsento.

Ass.  Avanti beddi rientrati e non perditi tempu…(chiude) Menumali ca arrivamu in tempu…ora apena arrivanu non ti fari vidiri siddiatu.

San.  Appena vennu, devo essere sicuro ca non succidiu danno, io parlo cu Massimo, tu parli cu Lavinia e poi videmu si i cosi compacianu…

Ass.  Di tò figghia putemu essiri sicuri, putemu stari cu du' occhi chiusi…

San.  Pi favuri, si chiudemu puru nautri l’occhi e sparti tutti e dui, cu vidi cchiù…già basta unu occhiu chiusu.

Ass.  Santino facisti bonu, u Signuri vidi tuttu…

San.  Puru io vogghiu vidiri tuttu, e tu dici di chiuderi l’occhi.

Ass.  Sugnu sicura ca sarannu felici…ci pensi e niputeddi…

San.  Quantu curri…

Ass.  Santinu chi dici ca iddu avrà autri difetti ammucciati?

San.  Non basta chiddi c’avi belli in vista!? (sentono rumori, entrano Lavinia e Massimo)

Lav.  Mamma…(si abbracciano)

San.  (al pubblico) A unni eranu dietru a vanedda?!

Mas.  Pa…pa…pà…

San.  Ma…ma…Massimo…(si abbracciano)

Lav.  (si stacca dalla madre) Papà…(si abbracciano)

Mas.  Mamma (Mas. si era staccato da Santino, si abbraccia con Assunta)

San.  (al pubblico) Mamma u dici subitu!…Massimo, vieni un poco vicino a me…(lo guarda negli occhi) non l’hai infossati, menumali! U sai comu si dici: Occhi infossati…corpi affaticati!.. ma vautri non mi pariti troppu affaticati…

Ass.  A tò patri inveci quannu…l’occhi ci diventanu troppu ma troppu sciunnati…e poi si senti senza forza… (entra Carla arrabbiatissima)

Car.   Io per il momento non esco più, mi pigghianu tutti in giru, unu mi chicchia, unu mi fa (tic della gamba) unu mi fa…( tremolio della mano) unu mi camina sciangatu…io non nesciu cchiù…(si avvicina alla sorella) pà to felicità hai rovinato la mia tranquilità, arrabbiata entra nella sua camera)

San.  Massimo…

Mas.  Si…

San.  Ti devo parlare a solo a solo. (poi và verso la moglie) Tu vai ddà dintra e controlla a ginu ecologico…

S C E N A   XIII°

(Maricchia, Rosa, Felice, Stefano e detti)

Ass.  Amunnni a mamma ca parlamu megghiu ddà dintra. (vanno)

San.  (prendono le sedie e si siedono davanti al tavolo preferibilmente) Massimo dimmi una cosa: eravate vicini vicini negli ultimissimi minuti?

Mas.  Si  Pa…pa…pà… (Santino lo imita facendogli la trombetta)

San.  Tu devi essere sincero al massimo con me…asinò è megghiu ca ti canci nomu…

Mas.  Si  Pa…pa…pà… (Santino lo imita)

San.  Basta ca rispunni sulu Si, asinò dumani finemu…(Massimo risponde: Si)

San.  Vi tu… tu…tuccastivu?

Mas.  Si…

San.  Vi ba… ba…baciastivu…

Mas.  Si…

San.  Eravu troppu stritti?

Mas.  Qu…qu…quasi…

San.  Vicini…vicini…vicini…vicini?…

Mas.  Si…

San.  (prende una banana ed una mela che si trovano nella fruttiera sopra il tavolo, mentre và, al pubblico:) Spero ca sa mangiau sulu cu l’occhi…(poi si và a sedere, tenendo la banana con la mano destra verso il basso, la mela con la sinistra) Chissu si tu…(indica la banana.) e chissa è me figghia…(indica la mela) comu eravu misi…(Massimo prende la banana, la gira verso l'alto e Santino la rigira)

Mas.  (prende entrambi i frutti un po' impaurito e descrive la distanza) Accussi…

San.  (gli afferra la banana e la mela) Ci cridu…picchi u dicisti tuttu in un colpu sicuru…menumali ca telefonavu in tempu…(entrano Ass. e Lav.)

Ass.  Santino menumali ca telefonasti in tempu….

San.  L’avia caputu prima di tia…

Ass.  Ma chi fai cu sta banana e sta mela ne manu…

San.  Mi sono assicurato ca a mela avia ancora u pidicuddu e a banana non si sbucciau…

Lav.  Papà non poi immaginare di quantu sugnu felici, picchi capisti ca quannu unu rifletti, capisci i propri difetti e sai ca semu tutti pieni di difetti…

San.  Hai ragiuni figghia mia… (entra Maricchia)

Mar.  E’ permissu… disturbu, si disturbu mi 'nni vaiu…

Lav.  Signora trasissi, oggi non disturba nuddu…

Mar.   Vi vulia diri ca quannu aviti intenzioni di prenotarivi a tomba, facitivi fari

           un preventivo di don Cola Cuppuluni, ammia mi fici risparmiari chiassai di

           seicentomlaliri… e sparti ci misi u materiali bonu.

San.  (al pubblico) Ma chissa non vidi l’ura ca muremu oh!…( subito entrano, Rosa, Stefano e Felice)

Fel.    (ridacchiando) Chi bedda famigghia!…(sempre come prima)

Lav.  (và verso i suoceri abbracciandoli) Tutto superato…

Ste.   Che bello essere in pace…

Ros.  Cumpari…iu sugnu sciangata, ma non v’accurgiavu ca vui eravu chiù sciangata di mia…

Ste.     Cumpari io sugnu jimmurutu, ma non v'accurgiavu ca siti cchiù jimmurutu.

Fel.    Cumpari…

San.  Malu pi mmia!…

Fel.    Iu sugnu cecu di un occhiu, ma vui eravu cecu di tutti  dui…

San.  Tutti sti difetti avia?!…Era megghiu ca quannu nascivu me matri mi ghittava…

Ste.   No, pi genitori, 'un figghiu po' esseri chinu di difetti, ma c’iannu a dari tanta serenità…picchi ti dunanu tanta serenità…

Ros.  Cumpari, purtroppo noi esseri umani semu pronti ad accettare tutto, quannu capita a l’autri famigghi… e poi criticamu e giudicamu…ma quannu capita  a nautri qualchi cosa, semu difficili ad accettare…vulissimu ca capitassi tuttu a l’autri… cumpari (si alza e con tono forte) di fronte agli occhi di Dio semu tutti uguali…

San.  Non mi faciti divintari chiù difittusu di com eru…(si siede chinando leggermente il capo) E' vero, quannu unu rifletti cumencia a capiri i propri difetti…Assunta eramu chini di difetti…

Ass.  Tu, no io!..

San.  Magari emu in chiesa, prigamu, ni scambiamu il segno della pace, e poi quannu niscemu ni scurdamu tutti cosi…grazie a tutti voi cumpari, grazie a me figghia, grazie a tutti ca in tempu mi facistivu capiri ca tutti semu chini di difetti, ci sunnu chiddi ca sunu belli in vista…e chiddi ca sunnu amucciati.

Fel.    Megghiu tri difetti in vista ca unu ammucciatu…(ride) chi bedda famigghia…chi bedda famiiiiighia….

San. Assunta, pigghia 'nna  buttigghia di spumanti e apremula p'agurio…

Ass.  (rientra con la bottigglia e bicchieri aiutata dalla figlia, Santino si alza))

San.  Mi livavu d’incontru centu chila…circamu sempre di l’autri i pila…non sapennu quantu nautri semu pilusi…certi voti facemu i rugnusi…A questo gentile pubblico voglio dire: in fondo avemu tutti certi difetti…c’è cu l’avi aperti…c’è cu l’avi ammucciati…anche essere perfetto… è già un difetto…

          E’ megghiu ca a perfezione non esiste…Auguri…(mentre brindano)

Fel.  Chi bedda famigghia!… chi bedda famigghia !…( mentre ride e brindano si và chiudendo il sipario) F i n e.

                                                                                           

(Per ogni rappresentazione di questa commedia è necessaria l'autorizzazione dell'autore e

 dell'elaboratatrice. Tel.autore (ab.090/638009)    (cell. 3393359882)

        (scritta nel 2001, già rappresentata a Messina e provincia; Augusta; nell'Agrigentino dalla compagnia di professionisti "dei Portici"; rappresentata con la regia dello stesso autore con "I nuovi orizzonti" con uno strepitoso successo; dall'Associazine "Amici del Teatro" di Augusta; dall'Associazione "I Ciclopi" di Adrano, da''Associazione "Amici del teatro" di Caltagirone; rappresentata in Calabria, Puglia in Liguria, Toscana, Lazio , Lombardia, Gorizia, con grade successo; in preparazione da diverse compagnie di quasi tutte le regioni d’Italia.

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