‘A nave cammina…

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‘A    nave    cammina ……..

                                commedia in due atti  di       Roberto  Santoro

Il tema è il destino, quella finta casualità che guida i nostri passi; è  la pretesa di sostenere che tutto è già stabilito, e quanto questo abbia un peso notevole sulla nostra esistenza. Su una nave da crociera incontriamo  persone diverse, storie diverse; ognuna  sembra seguire dei percorsi casuali ma  in realtà segue solo il proprio destino.

La nave è la vita  che,  nonostante i nostri sforzi,  va avanti così come è scritto che vada, seguendo una sua rotta.

Noi veniamo al mondo, con il ruolo di passeggeri.

Se di prima, seconda o terza classe, questo lo decide …la Compagnia.

   

                                                                                      L’autore

( 1° giorno – pomeriggio, ore 18,00 circa  - la scena è il ponte di una nave che  sta lasciando il porto di Napoli per iniziare una crociera che la porterà a toccare le città   più importanti del  Mediterraneo. Alcuni viaggiatori salutano  amici e parenti rimasti  a terra,  altri passeggiano sul ponte. In un angolo c’è  il Capitano che controlla le operazioni di partenza; si sente il suono della sirena; la nave comincia a muoversi  )  

Capitano                    In perfetto orario.  (estrae  dalla giacca  un orologio, gli da un’occhiata )

                                   Diciamo….quasi.

 

                                               (  un marinaio entra in scena di corsa, gridando  )   

Scognamiglio             Capitano…..Capitano.

Capitano                    Sto qua, che c’è ?   Che è successo ?

Scognamiglio             Ci sono  problemi in sala macchine, signore.  

Capitano                    Nientemeno…  nun simmo manco partute.

Scognamiglio             Il  radar fa i capricci signore ed un motore pare che non ne vuole sapere.

Capitano                    Ziii.. ziiii, .. abbassa ‘sta voce. C’allucchi a fa’ ? ( pausa )  E poi…. non possiamo fermarci adesso. Oramai siamo partiti, e per la Compagnia sarebbe un danno enorme  se già ci fermiamo per avaria.  Doppe chi parte cchiù !  

‘A gente se ne scenne e ‘a cumpagnia ce licenzia a tutti quanti. 

Scognamiglio             E allora  signore  ?

Capitano                    E allora … speriamo bene.  Po’ essere ch’ è na sciocchezza. E’ capace che il radar smette di fare i capricci, il motore  ne vuole “sapere”  un’altra volta, hè capito (?)   e nuie  nun perdimmo ‘o posto.

Scognamiglio             Va bene signore.

Capitano                    Oh…. e poi, Scognamì,   ti ho già spiegato che qua siamo su una nave da crociera  e non su un incrociatore.  Parla  “normale” ,  senza  chest’ ansia che tieni. E ogni vota ca’ vieni  addu me,  pare ca ‘a  nu mumento a  n’ato  ci devono bombardare.  E poi sempe cu’  ‘stu signore annanze.

Scognamì, ‘ncoppa  a ‘sta nave uno Signore c’addà stà.  ( alza il dito verso il  cielo  ) Per sicurezza.  Hè capito ? 

Scognamiglio             ( sempre gridando ) Sì, signore. 

Capitano                    Scognamì, calmo, calmo.

Scognamiglio             ( c.s. )  Calmo, calmo signore. ( esce )

Capitano                    Calmo, calmo.  ( ripete rassegnato ) Calmo calmo...

‘O radar.. ‘o motore..  Pate, figliuolo e Spirito Santo. 

                                                          

(  uno dei passeggeri, un prete gli si avvicina )

 

Don Salvatore           Scusate Capitano, posso dirvi una cosa ?

Capitano                    Certamente Padre, sto qua  per assistervi.

   

Don Salvatore           Io ho un grosso problema.

Capitano                    E io pure.

Don Salvatore           Come ?

Capitano                    Ho detto….dite pure.

Don Salvatore           Ecco … io credo di soffrire il mal di mare.

Capitano                    Ah… ed allora avete scelto il posto giusto per fare una vacanza serena e rilassata. ( pausa )  Ma come Padre, ve ne ricordate adesso ?

Don Salvatore           E purtroppo  l’ho scoperto solo ora. Poco dopo la partenza ... ho sentito una strizza  qua. ( indica lo stomaco )

Capitano                    Una strizza  ? 

Don Salvatore           Sì, come una mano che vi prende lo stomaco e comincia a girarlo piano piano in un senso; poi si ferma per un attimo e ricomincia nell’altro senso.  

Capitano                    Basta per carità….. mi fate stare male.

Don Salvatore           Soffrite anche voi il mal di mare ?

Capitano                    No, quello no;  ma questa descrizione dettagliata … sì. Comunque Padre, appena sentite che il fastidio si fa più forte  (mette una mano in tasca)   prendete una di queste caramelle

Don Salvatore           Mi fa passare il dolore ?

Capitano                    Mah…  se la prendete accompagnata da una preghiera potrebbe fare  effetto.

Don Salvatore           Seh, come se  bastasse ‘na  preghiera a far passare il mal di mare.

Capitano                    A farlo passare forse no,  ma a sopportarlo sì. La fede ci rende immuni dal  dolore. ( ironico ) Pensate ai cristiani sbranati dai leoni nel Colosseo, con che serenità affrontavano il supplizio,  con quale gioia aspettavano la morte.

Don Salvatore           ( lo guarda in modo strano ) Capità  ho capito, me tengo ‘o male ‘e stomaco.

( don Salvatore va via; entra  donna Maria    )

   

Capitano                    Signora Maria,  tutto a posto ?  Avete trovato la cabina di vostro gradimento ?

Donna Maria            No.

Capitano                    Non è  di vostro gradimento ?

Donna Maria             No, nun l’aggio truvata proprio; qua sopra è tutto complicato.

Capitano                    E invece è semplicissimo,  dovete solo seguire la segnaletica. Comunque la nave è divisa in ponti; vi  ricordate  almeno come si chiama il ponte dove state voi ?

Donna Maria            Ehm .. nun me ricordo. Me pare ‘na cosa   comme…. Agnano, ponte Agnano !

Capitano                    Ponte…. Cagnano ?

Donna Maria            ..eh..….vicino ! 

Capitano                    Vicino Pontecagnano ?  Battipaglia !

Donna Maria            Ma qua’  Battipaglia.

Capitano                    Ho capito, voi volete dire ponte Magnani ?

Donna Maria            Bravo… Magnani, comme all’attrice.

Capitano                    E certo… tutti i ponti della nave hanno nomi di attori o attrici. C’è il ponte De Sica, il ponte Mastroianni ed il ponte Magnani. Allora signora cara, vedete

la scaletta di fronte ?  Dopo la prima rampa, girate a destra; trovate un corridoio che vi porta diritto al ponte Magnani. A destra le cabine con i numeri pari e a sinistra quelle dispari. Non potete sbagliare.

Donna Maria            Capità, scusatemi, ma io già me so’ scurdata chello che m’ate ditto.

Capitano                    Ed allora ci penso io. ( vede passare il marinaio ) Scognamiglio, accompagna la signora alla sua cabina.   Ponte Magnani   cabina ….( rivolgendosi alla signora )  qual è il numero della cabina ?

Donna Maria             54… numero 54.  

Capitano                    Cabina 54, vai.

Scognamiglio             54 signore ?

Capitano                    Scognamì  54, lento, lento ….          

Donna Maria             Esatto…lento, lento pecchè me fanno male ‘e cosce.  Capità, grazie assai.

Capitano                    Ma pe’ carità,  e  per qualunque cosa….. fate capo a me.

Donna Maria             E a vuie  già v’hanno fatto capo.  Nun site ‘o Capitano ? 

Capitano                    E … avete ragione.  Vostro marito ?

Donna Maria             S’è fermato a parlare con certe persone, ma mo’ ‘o vedite ‘e venì. Permettete.

Capitano                    Prego, prego.

                                    ( la signora si allontana con il marinaio; anche il Capitano si allontana; entra una signora con la figlia )

Marisa                        Uè Marià, mo sienteme  bbuono a mammà…. tutti i nostri risparmi,  stanno dint’a ‘sti duie  biglietti; una crociera nel Mediterraneo come investimento pe’ truvà marito. Tu da questo viaggio devi ritornare cu’ ‘na  prumessa ‘e  matrimonio.

Marianna                  Mammà ma io nun me voglio spusà ‘o primmo ca ‘ncontro.

Marisa                        No, a mammà….certo…………te spuse ‘o sicondo. ( decisa ) Nennè, tu ti devi sposare. Qua entrate… dopo chello c’ha fatto chillu pover’ommo ‘e pateto,  ca all’improvviso se n’hè gghiuto e nun sapimmo chiù che fine ha fatto ( si ferma, poi aggiunge con rabbia )  spero ca l’hanno acciso, ehhh, ( di nuovo tranquilla ) dicevo nennè entrate non ce ne sono più. ‘O lavoro mio è saltuario, oggi sì,  dimane no.  Qua sopra ci stanno tanti figli di papà; tutti partiti interessanti.  

Marianna                   Certo,  e chillo  tutti so’ partiti interessanti; ‘amma vedè quando tornano comme so’.

Marisa                       Nun fa ‘a spiritosa, c ‘hè capito bbuono chello ca voglio dicere.

                                    E tanto per cominciare stasera dobbiamo cenare al tavolo dell’avv. Paudice.  Hè capito chi ? Chillu signore ca tene affianco chella mugliera tutta biondo platino e  pe’ figlio  chillu bellu guaglione robusto.

Marianna                   Robusto ? Chillo tene na panza tanta.

Marisa                        Ma quala  panza tanta… è un po’ pienotto.  Comunque ce simmo miso nu poco a parlà dint’o bar  per conoscerci, e  alla fine  ha ditto : signora, se vi fa piacere saremmo felici stasera di ospitarla al nostro tavolo.  Ha ditto ca ‘o figlio è laureando in legge. Hè capito …..laureando.

Marianna                  E c’aggia fa.

Marisa                        Ma comme ch’hè  ‘a fa ? Chillu comme sta va diritto diritto dint’o studio d’o pato. Tene già tutto organizzato.

Marianna                  Ma chi ?  ‘O chiattone ? 

Marisa                        E dalle cu ‘stu chiattone. Embè nennè, e allora  c’amma fa ?  Uno è chiatto, n’ato è sicco, ‘o  curto e ‘o  luongo e che facimmo. Uè  bella, nuie nun avimmo ‘a guardà ‘a perzona, nuie avimmo ‘a  guardà ‘o conto corrente….e basta. Perché noi di guardare la persona non ce lo possiamo proprio permettere.  Noi non possiamo scegliere,  hè capito  a mammà ?

O forse nun hè capito ? 

Marianna                  Io aggio capito sultanto ca me voglio spusà a chi dico io; io l’aggià vulè bene.

Marisa                        Certo, quello con calma vene pure ‘o bene, l’amore…..senza fretta.

Piano, piano vengono fuori anche i valori veri della persona.

Marianna                  Pecchè a te interessano i valori ?  A te forse interessano gli oggetti ‘e valore.

Marisa                        Nennè ‘a vita è difficile; poi un giorno capirai. Primma ‘a tranquillità  e po’ ‘a felicità. Si vene ccà stammo.  ( pausa ) Me vaco a fa’ na passeggiata ‘a chist’atu lato, ce vedimmo doppe dint’a cabina. Nun t’alluntanà troppo.

(  Marisa si allontana;   un marinaio che aveva assistito alla scena  si avvicina a Marianna )

Bernasconi                Allora ?

Marianna                  Allora che ?

Bernasconi                Cerchiamo marito …..  ?

Marianna                  E a te che te ne ‘mporta ?  Ma vedite quanta  cunfidenza !

                                   E po’ chi t’ha ditto ca cerco marito  ?

Bernasconi                E   mammà   diceva “ ‘o bbuono partito, ‘o figlio ‘e papà “.

Marianna                  E pecchè mammà pensa al mio futuro.

Bernasconi                Mammà.  E tu ?

Marianna                   Io penso al mio presente, ed il mio presente me dice ca in giro nun ce sta proprio niente ‘e bbuono.

Bernasconi                Niente, niente ?

Marianna                  Uè ma che bbuò ?

Bernasconi                Volevo  invitarti al  bar a bere qualcosa.  Che dici ?

Marianna                  E che dico….. !   Io nun te conosco neanche.

Bernasconi                Stefano  Bernasconi.

Marianna                  E allora ?

Bernasconi                E allora mo me cunusce.  

Marianna                   O’ bar ?  ‘Nzieme a te ?  (  si guarda intorno ) Sì ma ambressa ambressa. Si me vede mammà ca sto perdenno ‘o tiempo cu nu marenaro….

Bernasconi                 E allora nun ‘o perdimmo ‘stu tiempo, facimmo ambressa, ambressa . ( si mette sotto al braccio ).

Marianna                   ( staccandosi velocemente ) Uè ma comme corre ‘o marenaro. Jammo o’ bar ma sulo pe’ n’aranciata.   ( leggermente …. sensuale  ) Tengo na sete.   

Bernasconi                Prego … contessina. 

                                               ( sulla scena rientra il Capitano; squilla il suo telefonino ) 

Capitano                    Pronto ?  Chi è ? Uè Luisa. Che ?  ( pausa ) Addò stongo ?  Ma che dumanda fai, né ma addò aggia sta’ ? ( pausa )  E però  t’aggio ditto tanti vote,  quanno fatico nun m’hè ‘a chiammà appriesso appriesso. ( pausa) Gesù ..mezz’ora fa m’hè chiammato. ( pausa ) Comunque che vuò, jà, fa’ ambressa ? ( pausa ) Che cosa ? ‘O scarico dint’o bagno ?  Ma io ccà sto faticanno ...( pausa )  Sì,  sto lavorando, vabbè ?  ( pausa )  Per gli altri è un divertimento; pe’ me è lavoro. Tu me chiamme p’’e scemità!  ( pausa ) E comunque  che pozzo fa’ ?  E aggio capito… ( pausa ) staie dint’a  nu mare d’acqua?   ‘Hè vedè ccà. 

( pausa ) E faccio ‘o spiritoso vabbè ? ( pausa)  Luì  telefona a tuo fratello?

 ( pausa ) Che c’entra  .. è laureato.  E’ meglio…. accussì  ‘a vedimmo ‘sta laurea quanto vale.  ( pausa )  Luì…chillo nu scarico addà accuncià. ( pausa )  Vabbuò mò  t’aggia lassà, tengo che fa’. ( pausa )  Sì… tiene ‘o telefonino appicciato.  ( pausa ) Ma quale  SOS… ah…se dice SMS. Ciao, jà, statte bbona. ( fra sé, dopo aver chiuso la telefonata ) E sì… io sulo n’ SOS aggia mannà, po’ stammo a  posto.

 

                       ( arrivano  sul ponte Scognamiglio  e don Ferdinando )    

Capitano                    Scognamiglio e allora ?  ‘Stu radar  ?

Scognamiglio             Tutto a posto, signore.

Capitano                    Hè visto. Però…. calmo, calmo.

Scognamiglio             ( calmandosi )  Calmo calmo signore. 

Capitano                    Velocità ?

Scognamiglio             Velocità di crociera, capitano. 25 nodi. ( esce )

Don Ferdinando       Caspita , venticinque nodi ?  E l’ata sbrugliata,  Capità. (sorride )

Capitano                    ( stando allo scherzo ) Io, don Ferdinà ? Ma s’’a sbrugliassero ll’ate.

( pausa )  Vostra moglie è già andata in cabina.

Don Ferdinando       Seh e chella  avrà già sistemato  tutto, mi gioco qualunque somma. Mia moglie tiene la malattia dell’ordine. Per dire… a casa tenite ‘nu giurnale  mmano che state vedendo; bussano alla porta; voi appoggiate il giornale sul tavolo per andare ad aprire; tornate dopo un minuto nun ‘o truvate chiù. Già sta piegato, e conservato al posto suo; una cosa esagerata. Comunque glielo detto: Marì, mo fatti ‘sta vacanza ‘ngrazia ‘e Dio,  arrepuosati , che tu lavori tanto e soprattutto famme arrepusà pure a me.  

Capitano                    E  come mai questa decisione …..?  Una crociera  ?

Don Ferdinando       Noi … deciso ?  Ma nun ‘o pensate  proprio Capità.  Sono stati i nostri figli a decidere, per festeggiare così i nostri 50 anni di matrimonio, perché io e mia moglie il mese scorso abbiamo fatto  50 anni di matrimonio…

Capitano                    Complimenti ( gli stringe  la mano ) , tanti tanti auguri veramente…   

Don Ferdinando       … e comunque per questi 50 anni  i nostri figli hanno voluto regalarci per forza   questa crociera. Che poi a me,  v’aggia dicere ‘a verità,  non è che mi piaceva assai.  Non vi dico a mia moglie; lei con il mare sta proprio così ( fa il gesto degli indici contrapposti ).  Quello pure quanno jammo a fa’ ‘e bagni ‘a stagione sta sempe sotto ‘o ‘mbrellone …... e poi, diciamo la verità,  anche per la paura. Qua non stiamo sulla terra.

Capitano                    …..stammo ‘ncoppa ‘a luna. 

Don Ferdinando       No…voglio dire non stiamo sulla terraferma. Io nella mia vita non avevo mai preso una nave. Solo una volta ho preso un aereo ed è stato quando siamo andati a fare un viaggio con i nostri figli ad Haiti; un viaggio organizzato dall’azienda dove lavorano. Voi siete mai stato ad Haiti ?

Capitano                    No ! Ho girato il mondo si può dire ma proprio ad Haiti nun so’ mai stato.

Don Ferdinando       ( sorpreso ) Niente di meno ? E che ve site perso. No Capità voi ci dovete andare. A’ Haiti ait’a j.

Capitano                    Che avete detto ?

Don Ferdinando       ( tormentone col gioco di parole )  Ho detto :   Haiti ait’a j’  assolutamente.   Haiti ait’a ‘j.  ‘A vita ca sta a Haiti ? N’a’ite idea a vita ca sta Haiti.

                                   Capità, jate a’ Haiti e vedite. Haiti ait’a ‘j.  Avita ‘ a  ‘j.     

                                  

Capitano                    ( si asciuga il sudore ) Don Ferdinà… fermatevi.  Me state ‘mbriacanno ‘e cervelle. 

Don Ferdinando       Ohh…chiedo scusa. ( pausa ) E comunque  vi dicevo,  i nostri  ragazzi c’hanno voluto fare per forza questo regalo.  Dice  ..mandiamoli potrebbe  essere l’ultimo viaggio.

Capitano                    Eh..  ma che dite.

Don Ferdinando       No, volevo dire .. nel senso che .. insomma alla nostra età.. ancora un’ altra esperienza. 

Capitano                    Ma certamente.  Un filosofo greco diceva che fino all’ultimo istante della nostra vita abbiamo qualcosa da imparare.

Don Ferdinando       E .. sono d’accordo con il filosofo, anche se.. sinceramente …quello che impariamo proprio all’ultimo istante nun saccio a che ce po’ servì,  però….. 

                                   è giusto.

Capitano                    Io  sono convinto che vi divertirete. Vedrete cose nuove , cose da raccontare. 

Don Ferdinando       Sicuramente.  Mo  faciteme j ‘a vedè  mia moglie che sta facendo.  Permettete.

Capitano                    Prego don Ferdinà, fate pure. E qualunque cosa chiamatemi.

                                               ( esce don Ferdinando; passa don Salvatore,   il prete ) 

Capitano                    Ah Padre come state ?  E’ passato il mal di mare ?

Don Salvatore           E .. insomma Capità; io la preghiera l’ho detta, ma ho sbagliato preghiera.

                                    Ho detto il Padre Nostro. Me steva quasi passanno,  quando sono arrivato a dire … “ rimetti a noi  ..  come noi  rimettiamo … “.

Nun l’aggio manco fernuto ‘e dicere. ‘Na tragedia.

Capitano                    Eh ..eh… Padre,  ma vuie  pure v’’e ghiate cercanne.

 

Don Salvatore           E pure avete ragione. ( escono insieme dalla scena  )

                                                                       ( entrano Marisa  e la figlia Marianna  )

Marisa                        Chi era chillo llà ?

Marianna                  ‘Nu marinaio che fatica ccà ‘ncoppa.

Marisa                        E ‘o sapevo. Chesto è chello c’avimmo ditto.

Marianna                  Ma allora nun pozzo manco parlà  ?

Marisa                        Hè ‘a parlà cu chi dico io. Mo facimmo ambressa ca l’avvocato ce sta aspettanno per l’aperitivo. 

Marianna                   Sai che felicità.

Marisa                        Esatto; e nun te fa’ vedè  cu ‘sta  faccia appesa.  ‘Ntuostete ‘nu poco a mammà. Hè capito ?  ‘Ntuostete !

( escono;  un uomo si avvicina ad una donna che era già entrata in scena poco prima e si era affacciata sul mare )

F. Torre                     Bella serata, non è vero  ?

C. Fioravanti             Sì, proprio bella.

F. Torre                     Permette che mi presenti ?   Federico Torre.

C. Fioravanti             Claudia Fioravanti.

F. Torre                     Una crociera .. perché le piace il mare  o semplicemente le piace viaggiare  ?

C. Fioravanti             Niente di tutto questo. Una crociera … perché volevo starmene un po’ da sola per qualche giorno. Sola con me stessa e con i miei pensieri,   senza farmi raggiungere da nessuno. 

F. Torre                     E allora chiedo scusa e … tolgo il disturbo.

C. Fioravanti             Ma quale disturbo… mi scusi tanto …non volevo essere scortese. Io intendevo solo dire che ero alla ricerca di un po’ di  sano riposo.

F. Torre                     Beh, cercare il riposo su una nave da crociera non mi sembra  una cosa facile.  Qui ci sono tante cose da fare.

C. Fioravanti             Per chi è interessato a farle. L’alternativa è starsene fuori al terrazzino della propria cabina ad  inseguire con lo sguardo le onde del mare,  o più semplicemente leggere un bel libro. 

F. Torre                     Le piace leggere ?

C. Fioravanti             Abbastanza.   E lei  ?   Perché ha scelto una vacanza del genere   ? 

F. Torre                     Mah..  è stata una scelta del tutto casuale. Un amico doveva essere qui al posto mio, con la sua compagna. Poi hanno litigato e.. buonanotte. Lui voleva restituire il biglietto, io non avevo ancora deciso dove andare  per le vacanze ed allora mi sono detto:  una crociera ? E perché no!  Ed ho preso io il suo biglietto.

C. Fioravanti             Ed è …  qui con sua  moglie ?   Perdoni l’indiscrezione ma sa…. la curiosità è donna.

F. Torre                     No,  sto qui da solo.  ( pausa )  E …. lei ?

C. Fioravanti             Se sto  con qualcuno ? ( pausa )   No…. sono sola anch’io.

F. Torre                     E come mai una donna bella come lei viaggia da sola ?  Per scelta o per necessità ?

C. Fioravanti             A volte anche dover scegliere è una necessità. ( pausa ) Ma la verità è che in quest’ultimo periodo ho lavorato moltissimo e sentivo il bisogno di staccare la spina, stando lontana da tutto ….. e da tutti.  

F. Torre                     Lavoro difficile ?

C. Fioravanti             Difficile forse no, ma stressante sì.  Tante volte corro il rischio di sbagliare, di prendere delle cantonate, ma in fin dei conti, ogni lavoro ha le sue difficoltà.  Lei… di cosa si occupa ?   

F. Torre                     Sono uno scrittore.  

C. Fioravanti             Ah….. uno scrittore !

F. Torre                     Oddio, scrittore perché è quello che faccio.  Ho scritto romanzi, novelle, anche qualche commedia ma per tutti sono un perfetto sconosciuto; non sono mai riuscito a far pubblicare qualche mio lavoro. Ho bussato alla porta di tanti editori, addetti ai lavori … macchè.   Io ero convinto che bastassero le capacità per andare avanti ed invece anche questo è un ambiente uguale a tanti altri. O hai le entrate giuste o niente.

C. Fioravanti             Non sono d’accordo. Quando si generalizza si corre sempre il rischio di sbagliare.

 

F. Torre                     Meno male che non devo mangiare di questo. Fortunatamente la mia famiglia mi ha messo in condizione  di fare quello che più mi piace.  Ma penso a tanti  altri, invece,  che ci soffrono veramente. 

                       ( si avvicina a loro  il prof. Bonagura  )

Bonagura                   Avete anche voi la sensazione che su una nave ci si sente molto più uniti che a terra…. o sbaglio ? ( rivolgendosi ai due  ) Permettete che mi presenti ?  Paolo Bonagura.

F. Torre                     Federico Torre. E lei  è …

C. Fioravanti             Claudia Fioravanti, molto piacere.

Bonagura                   Piacere mio.

F. Torre                     Sarà una questione di solidarietà, visto che siamo tutti nella stessa barca.

Bonagura                   Questo …. sicuramente. Ma anche perché in fondo la nave, per quanto grande, resta un piccolo paese dove prima o poi ci si conosce tutti; ed il segreto per vivere bene è proprio quello di instaurare con il prossimo un rapporto personale, umano. Conoscersi… innanzi tutto.  

Ma questo, purtroppo, nelle metropoli  è un’utopia.

C. Fioravanti             Già, proprio così. In città se saliamo in ascensore con qualcuno non vediamo l’ora di arrivare per uscire dall’imbarazzo.

Bonagura                   Ed invece, l’imbarazzo vero,  è quello che dovremmo provare davanti a certe scene quotidiane di violenza, di odio, di intolleranza.

F. Torre                     Ma allora la ricetta giusta quale dovrebbe essere ?

Bonagura                   La ricetta giusta ?

                                    ( il Capitano, che nel frattempo era entrato in scena, prima guardandosi un po’ in giro e poi ascoltando, in disparte, il dialogo fra i tre, si intromette )

Capitano                    La ricetta giusta è godersi quei pochi momenti belli che la vita ci regala, senza crearsi  tanti problemi.  

F. Torre                     Capità, perdonate,  ma è una filosofia un po’ troppo semplice.

Capitano                    Lo so ma io non sono un filosofo; sono un marinaio. Ed i marinai quando non possono seguire la bussola seguono le stelle; perché nelle stelle tutto è scritto.

Adesso, per esempio, sapete che sta scritto  ?  Che ci sarà un bel brindisi augurale per questo viaggio che ci aspetta.  (  rivolgendosi al marinaio Bernasconi, che sta passando in quel momento )  Bernasconi,  dì allo chef di  portare qualcosa da bere, per favore.

( nel frattempo sul ponte passano pure Don Salvatore, Vincenzo De Maio, i conti Ferretti Montini, e Marisa con la figlia Marianna; il capitano chiama tutti a raccolta; un po’  più in là stanno anche  Don Ferdinando e la moglie, appena arrivati  )

                                    Giusto in tempo; venite tutti qui, vi prego.  Don Ferdinà, anche voi e la signora se non vi dispiace.

(  Entra Fofò con lo champagne. Comincia ad aprire la bottiglia. Il Capitano

   fa un breve cappello al brindisi )

                                    Signore e signori, per favore un po’ di attenzione. State tutti qua, vicino a me. Propongo un bel brindisi,  perché questo viaggio resti per tutti voi una delle cose più belle da ricordare. Per quanto mi riguarda io sarò a disposizione di tutti voi, e sono certo che questa esperienza vi piacerà moltissimo. Adesso preparate i bicchieri ….

( Fofò apre la bottiglia; segue un piccolo applauso; comincia a versare lo spumante nei bicchieri; )

Capitano                    Signori auguri e buon viaggio.

( Mentre gli altri bevono il Capitano continua il suo discorsetto )

Vi ricordo che toccheremo le città più belle del Mediterraneo. Faremo scalo a Tunisi, scalo a Barcellona, a Palma de Maiorca….

Donna Maria            Ferdinà,  hè ‘ntiso ?    Tutte ‘sti scale.

Don  Ferdinando      E vuol dire ca nuie aspettammo abbascio, Marì, c’amma fa’.

Avimma  ringrazià  sempe  ‘e figli tuoie.

C. Fioravanti             Uh guardate là, stelle  cadenti. Esprimete tutti un desiderio, avanti.

DonFerdinando,  anche voi, un bel desiderio,  presto.

Don Ferdinando       Un desiderio ?   ( sorride )  Speriamo ca’ nun me cadeno  ‘ncapa.

                                                                       ( scatta una bella risata di gruppo )

Fofò                            Qualcuno vuole un po’ di ghiaccio ? 

Capitano                    Ziiiii…tto. Nun dicere ‘sta  parola;  sulla nave….porta male.

                                   ( piccola risatina generale  )  Ed allora cin cin;  auguri e buon viaggio a tutti.

( dopo il brindisi un po’ alla volta si allontanano tutti, augurandosi la buona notte; il capitano resta per ultimo e dopo aver dato un ultimo sguardo all’orologio, esce anche lui di scena. )

2° giorno –   E’ mezzogiorno circa, ed i passeggeri sono scesi a Tunisi a visitare la città. Entra in scena il capitano; squilla il cellulare.

                                    

Capitano                    Pronto ?  Luisa ?  Ch’è succieso ?  Luisa parla piano ca nun me fai capì niente. Che cosa ?  ‘Na lettera ?  ‘Na  lettera d’’a Compagnia ? E arape, vide che dice.  ( pausa )  Liegge ‘nu poco….. uhmuhmuhm … no chiù bascio, chiù bascio; Luì areto, gira ‘o foglio,  affianca a’ data, ‘e lato;  e allora sta annanze, vide  sotto ‘o mittente;  liegge l’oggetto, sotto ‘a data. ( pausa )  Luì ma addò staie vedendo ?  L’he truvato o no ? Ma comme nun sta scritto niente, che mannavano ‘o  foglio bianco. Oggetto ?  Esatto, oggetto. Vide doppe ‘e duie punti; ce stanno ‘e duie punti ?  Addò ?( perdendo la pazienza ) Areto ‘a giacchetta. Ma comme addò ? Doppe l’oggetto. Esatto.. finalmente… che sta scritto ?  Licenziamento ! ( pausa )  Licenziamento ?   Luì hè letto bbuono ? Vide ce stesse scritto qualche altra cosa. Non lo so … mobilità. E già…  ‘ncoppa a’ nave già stammo in mobilità. 

( pausa ) Sì… la crisi del settore….. è necessaria una  riduzione del personale… per cui l’assemblea….  ( pausa )  Vabbuò Luì miette lloco, quando vengo se ne parla.  ( pausa ) E  che pozzo fa’ ?  ( pausa ) Comme a’mmo fatto ll’ati vvote accussì facimmo…mo nun saccio proprio niente.

Mo saccio sulo che  t’aggia lassà, pecchè me stanno chiammanno. ( pausa ) Tu  me chiamme sulo pe’  dicere  guai.  ( pausa ) Seh… vabbuò, statte bbona.

( chiude la telefonata; arriva sul ponte Fofò il cuoco )

Fofò                           Capitano ?

Capitano                    ( triste )  Uè Fofò, dimmi.

Fofò                           E comme state !

Capitano                    Nun c’è male, grazie.

Fofò                           No.. io volevo dire ….” comme state “.    Tenite na faccia ! 

Capitano                    Mio caro  Fofò, io sono una vittima del sistema.

                                  

Fofò                           Capità  è questa società che vuole schiacciare  tutti.

Capitano                    Fofò, ma ch’hè capito,  io intendo vittima del sistema nel senso che ogni settimana gioco una  tripla e tre doppie. So’ vent’anni; nun  è mai asciuto niente. Ma si è overo… ca tutto è destino…( pausa )  Che d’è Fofò, volevi dirmi qualcosa ? 

Fofò                            Sì…che il menù per la cena di gala di stasera è pronto; volevo la vostra approvazione.

Capitano                    Va bene, dimmi tutto.

Fofò                           Allora per cominciare: potage de sosis an clappè ruge;

chatò de borlette avec pommes de terre;

clip de puasson  au  petit fuarèe ;

dessert, gateau e per finire cascata di profiteroles glassè.

Che dicite ?  Ouì ?  

Capitano                    E c’aggia dicere,  Fofò. Oui, va bene così.  Ovviamente vino, liquori, champagne…

 

Fofò                            Come sempre Capità, tutto regolare.

Capitano                    Va bene, va bene.  ( in modo confidenziale )  Oh Fofò….e  pe’ nuie ?

Fofò                            Capità,pe’ nuie io avesso pensato ‘e fa’ duie fagioli cu’ ‘e cozze e  per secondo  nu piezzo ‘e baccalà ca è  na poesia. Ah.. e dint’’e fagioli ce mettimmo nu poco ‘e lardo ca me so purtato appriesso d’’a casa. Nu profumo Capità. ‘O  tengo dint’’a stiva.

Capitano                    Bravo bravo,  a..stiva  tutte cose.

Fofò                           No…. ho detto  ce l’ho nella stiva.

Capitano                    Aggio capito, ‘o tiene  a…stivato ? ( pausa )  Fofò…sto pazzianno. ( pausa )

Ok…va bene così.  ( concludendo ) Un contorno semplice, eh ?  Un insalatina verde e … vino rosso.

Fofò                            Tengo cierto rosso ‘e Gragnano, ch’ è ‘na poesia.

Capitano                    Va benissimo.    

Fofò                            ( con curiosità )  Capità , scusate ve pozzo fa’ ‘na domanda ?

Capitano                    Certamente.

Fofò                            Ma vuie doppe ‘a cena ‘e gala  c’’a facite a ve mangià ‘sta robba ?

Capitano                    ‘A cena ‘e gala ?  Fofò, ma chi ha visto mai niente; io faccio sulo ‘a scena; giro pe’ tavoli. Io aggio fa’  vedè che mangio ma è tutta na finzione. Chi ha mai tuccato niente dint’a ‘sti pranzi ufficiali. Chi me chiamma ‘a ccà, chi me chiamma ‘a llà; e io faccio ‘a trottola, Fofò. E invece ogni tanto… me ne vengo dint’’a cucina.

Fofò                            Va bene e allora io vado a preparare.

Capitano                    Vai, vai. 

                                                                      

 ( entra Don Ferdinando )

           

Capitano                    Don Ferdinà state qua ?  Vi facevo con gli altri passeggeri a terra, a visitare Tunisi.

Don Ferdinando       A dire il vero ci siamo svegliati un pò tardi stamattina.

Capitano                    Peccato…. potevate visitare i monumenti della città che sono bellissimi e soprattutto le rovine dell’antica Cartagine.

Don Ferdinando       Capità, io le rovine già le vedo tutti i giorni.

Capitano                    E vabbè, ma questa è Cartagine,  città famosa per le sue moschee.

Don Ferdinando       Seh …. e  sapite che schifo.

                                                           ( entra il professore Bonagura e si avvicina ai due )

Capitano                    Professore buongiorno, anche voi avete disertato il giro turistico. ( gli presenta Don Ferdinando ) Vi presento don Ferdinando Gobetti anche se

                                    forse … già vi conoscete ?

Bonagura                   Personalmente no, ma ci siamo incontrati ieri sera, al brindisi. ( gli tende la mano ) Piacere tanto,  Paolo Bonagura. 

Don Ferdinando       Ferdinando Gobetti. ( usando un tono di domanda )  Professore ?

Bonagura                   Sì… per l’esattezza sono preside.

Don Ferdinando       Ah…io invece sono miope.

Bonagura                  ( perplesso  ) Uhm…..  non vedo il nesso.

Don Ferdinando       Vuie ? Io se mi tolgo gli occhiali nun veco proprio niente.

Capitano                    Eh … professò state attento con  don Ferdinando …. è nu simpaticone, gli piace scherzare.

Bonagura                   Ah…se è per questo anche a me.  Mai prendere la vita troppo sul serio, altrimenti si resta delusi.

Capitano                    Bisogna prenderla  come un divertimento; emozioni a 360 gradi. ( nel dire quest’ultima frase allarga il braccio e va quasi a sfiorare il prof. Bonagura )

Bonagura                   ( scansandosi )  Capità…un altro grado e me cecaveve n’uocchio.

Capitano                    Oh.. scusate tanto. 

Don Ferdinando       ( rivolto al Capitano )  Avete fatto come il tricheco… vi siete  lasciato prendere dalla fo..ca.

                                                           ( a questa battuta i tre si mettono a ridere )

Don Ferdinando       Vabbè vi lascio, vado nella mia cabina a vedè se mia moglie tiene qualcosa per il mal di schiena.

Bonagura                   Colpo della strega ?

Don Ferdinando       No… quello mi viene solo quando mi picchia  mia moglie. ( pausa ) ‘A verità ….  è che comincio ad  invecchiare.

Bonagura                  Io credo che il processo sia già terminato.

Don Ferdinando       Professò….. grazie per il complimento.  

Bonagura                  Beh… cerco di adeguarmi anch’io.

Don Ferdinando       ( rassicurandolo ) L’avevo capito, e forse è per questo che mi state simpatico. 

                                    Comunque la verità è un’altra. A questa età il dolore nasce spontaneo; una mattina vi alzate e avvertite qualcosa da qualche parte che il giorno prima non avevate. La vecchiaia  questa  è : una rottamazione lenta.

 

Capitano                    Ma non vi lamentate, che state  ‘na bellezza.

Don Ferdinando       E chi si lamenta, Capità.  Qua se ci piangiamo  addosso aumentano sulo  ‘e reumatismi. Vabbè,  ai postumi l’ardua sentenza. Ci vediamo dopo. Permettete. ( esce )

Bonagura                   E con il vostro permesso vado anch’io. ( fa un saluto militare ) Capitano. (esce anche lui ).

Capitano                    Prego, prego, professò.

                                    ( il Capitano passeggia fino alla ringhiera della nave; si appoggia e tira un bel sospiro )

                                    Ah …nu poco ‘e  pace. Nun ce sta ‘a fa’ niente:   miez’o’ mare ‘e prublemi pareno  accussì luntano ca nun vulisse mai turnà ‘nterra. . Vulisse sta sempe  ccà ‘ncoppa, luntano a tutti e guaie …

 

( entra di corsa Scognamiglio)  

Scognamiglio             Signore… signore.

Capitano                    ( rassegnato )  Quasi tutti.  ( rispondendo a Scognamiglio ) Che c’è ?

( anticipandolo ) Però Scognamì …. 

Scognamiglio             .. calmo, calmo signore. Calmo, calmo.

Capitano                    Bravo!

Scognamiglio             Abbiamo trovato questo ragazzino nascosto in una scialuppa.

Capitano                    Pure ! ( rivolto al ragazzo ) E tu chi sei ? Che ci fai qui sopra ?

Ragazzo                     Niente …Capità…. posso spiegarvi tutto.

Capitano                    Tu ? E che me vuò spiegà ?  Tu si nu clandestino e forse pure mariuolo. 

Ragazzo                     No Capità, clandestino sì , mariuolo no.

Capitano                    Comme te chiame ?

Ragazzo                     Giorgio.

Capitano                    Ma ‘a do’ sì scappato ? Da ’o carcere minorile, d’’o collegio ?

Ragazzo                     Ma quanno mai, Capità.  

Capitano                    E allora che ce facive nascosto comme a ‘nu  mariuolo ?

Ragazzo                     Ero salito pe’ curiosità. Vulevo vedè comme era fatta ‘na nave. ‘A sala macchine, ‘a sala comando…

Capitano                    …  ‘a sala giochi …, ma che d’è nu circoletto ? E intanto … io mo c’avesso  ‘a fa ? ‘O primmo puorto avesso ‘a  chiammà ‘a polizia e t’avesso ‘a mannà n’ata vota a casa.

Ragazzo                     No Capità ‘a polizia no, ve voglio bene. Ma pecchè nun pozzo restà fino a quando turnammo? Ma qual è ‘o problema. Io me ne stongo cuieto, cuieto, e quando arrivammo a Napoli me ne scengo auhm, auhm  e me ne vaco a casa.

Capitano                    Pecchè ‘a tieni ‘na casa, ‘na famiglia ?

Ragazzo                     E certo c’’a tengo.

Capitano                    Embè…. e genitori tuoie ?

Ragazzo                     Ma  chilli so’ abituati a  chesti sparizioni.  E’  vvote me ne vaco pe’ semmane sane. Ma qual è ‘o problema.  Jà Capità…faciteme  vedè l’America. 

Capitano                    Ma quale America; chesta fa ‘o giro d’o Mediterraneo e torna areto.

Ragazzo                     Ah ma allora nun è ‘na nave; chesta è ‘a  navetta. E allora  vuol dire ca ‘a primma fermata me ne scengo.

Capitano                    ‘A primma fermata ?  L’ha pigliata pe’ nu pullman ?

Ragazzo                     Embè, e allora c’aggia fa ?

Capitano                    T’hè  ‘a stà zitto.

Ragazzo                     Capità … nun me ‘nguaiate.

Capitano                    E me vulisse ‘nguaià tu a me ? Scognamiglio ( che stava guardando altrove )!

                                    ( più forte ) Scognamiglio !

Scognamiglio             Sì, signore.

Capitano                    Piglia a ‘stu guaglione e puortalo dint’a cucina. Dincello a’ Alfonso ca p’’o mumento s’ho tenesse cu isso, po’ vedimmo. Ce mettesse ‘na cosa ‘ncuollo e ‘o facesse passà pe’ cameriere.  Sai fa’ ‘o cameriere ?

Ragazzo                     ‘O cameriere ?  E qual è ‘o problema ?

Capitano                    ‘O problema è ca nun hè ’a fa’ guai. 

Ragazzo                     E nun facimmo guai,  ma qual è ‘o problema.

Capitano                    ‘O problema è ca si ‘o vvene a sapè quaccheduno passammo nu brutto quarto d’ora tutti e duie. 

Ragazzo                     E  qual è ‘o problema ?

Capitano                    Ca  t’accido ‘e mazzate e te votto a mare.

Ragazzo                     A mare capità ?

Capitano                    Sì .. a mare, guagliò….ma qual è  ‘o problema. ( pausa )  Mo vattenne dint’a cucina,  muovete.

Ragazzo                     ( ridendo )   Grazie Capità, grazie assai.

                                              

                                                                       (i due vanno via  )

Capitano                    Ce mancava sulo ‘o  clandestino.   

                                    (sulle ultime battute  esce di scena;     entrano Marisa e la figlia Marianna )

Marianna                  ( interrogando la madre )  Ma quale ingegnere ?

Marisa                        Chillo ca steva dint’’a piscina stammatina assettato proprio ‘e rimpette a nuie. Hè capito chi ?

Marianna                  Chillu muorto scavato cu ‘e capille russe ?

Marisa                        Brava, proprio isso. Io mi sono messa  a parlare un po’ con lui. Il padre tiene un’ impresa di costruzioni e lui fa l’ingegnere insieme al padre. Non è sposato e neanche fidanzato.

Marianna                  E pe’ forza; ma tu l’hè visto buono ?  Chillo me pare ‘o frato ‘e Belfagor.

Marisa                        E invece nun è ‘o frato ‘e Belfagor…. ma è ‘o figlio d’o costruttore. Sta bbuono! Tene ville, palazzi, terreni. Sta troppo bbuono!

Marianna                  E stesse ancora meglio sotto ‘o turreno.

Marisa                        Sì ma ‘o ghiuorno ca succede chesto chillo lascia tutte cosa a’ mugliera, si ne tenarrà una.  E chesto nun te vò proprio trasì ‘ncapa. 

                                   Comunque, aggio fatto appuntamento più tardi per un drink ….

Marianna                  ….. e ‘ndrinkete ‘ndrà.

Marisa                        E ‘ndrinkete ‘ndrà…..Uhm….   ‘A capa tosta comme ‘o pate. Eh…  ma chissà qualu ghiuorno  m’hè ‘a dicere grazie.

E tanno parlo io, po’…. eh… parl’io.

Marianna                  Seh…vabbè…..

Marisa                        E po’ vedimmo. Uè e me raccumanno…..stasera miettete chella vesta rossa che t’accattasti  ’o matrimonio  ‘e  zia Sofia.

Marianna                  Ma chi….. chella me va longa.

Marisa                        Pe’ stasera va benissimo;  chillo  ‘o Capitano chesto ha ditto :  stasera le signore in abito lungo.

Marianna                   Ma che dice, mà;  statte nu poco zitta.

Marisa                        E invece voglio parlà, vabbuò ? 

 

                                                    ( queste ultime battute mentre escono di scena  )

In  scena comincia a fare buio e da lontano si sente una musica che viene dal salone delle feste per la cena di gala. Sul ponte arrivano i coniugi Gobetti e si fermano a guardare il mare. Esce anche il Capitano che vede i due sul ponte.

Capitano                    Signori…. e che fate qua fuori ? Non vi state gustando la cena di gala ?

Don Ferdinando       ‘A verità … ce sta troppa confusione ed allora preferiamo stare qua fuori.

Capitano                    Embè e restate digiuni ?

Don Ferdinando       Eventualmente, dopo al bar, ce pigliammo qualcosa e ce lo portiamo in cabina.

Capitano                    Ma voi volete scherzare ? La cena di gala…. chillu bene ‘e Dio, e voi prendete qualcosa al bar ?   ( sbrigativo ) ‘A confusione ve dà fastidio ? Mo’ ce penso io.

                                                           ( vede passare Scognamiglio )

                                  

                                   Scognamiglio !   Scognamiglio !

Scognamiglio             Sì, signore !

Capitano                    Vai da Fofò e fallo venire subito qua.

Scognamiglio             Va bene, signore.

Don Ferdinando       Capità, ma non vi disturbate, noi stiamo bene così. Veramente !

Capitano                    Ma vi prego, lasciate fare a me.

                                                                       (  entra Fofò )

Fofò                            Comandate  Capità.

Capitano                    Fofò,  organizza subito  nu bellu tavolo qua fuori, sul ponte. Un tete a tete a lume di candela per questa bella coppia di sposi.

Don Ferdinando       Troppo gentile, ma così ci mortificate.

Capitano                    Non lo dite neanche per scherzo. E’ un piacere prima che un dovere. 

( Fofò organizza il tavolino; i coniugi Gobetti aspettano in disparte; il capitano, intanto  incrocia Vincenzo e scambia un saluto  con lui )

Fofò                            ( rivolto ai Gobetti ) Ecco qua; fate fare a me, state in buone mani.

E voilà …. e voilà.

Don Ferdinando       Marì  hè  ‘ntiso ? Lievate ‘a llà !

Maria                         E addò m’aggia ‘a mettere ?

Fofò                            Ma nossignore … dicevo voilà… francese.  Ecco qua… sedetevi  pure, faccio portare subito la cena.  Veve clicot ?

Maria                         Chi Ferdinando ?  Isso veve tutto cosa.

Fofò                           No io dicevo  Veve Clicot; come champagne va bene ? 

Maria                         Ah…non lo so,  pe’ me sulo nu poco d’acqua minerale. A me ‘a roba straniera me fa male. ‘Na vota me detteno certi cavoletti ‘e Bruxelles me rimanettero ‘ncoppa ‘o stomaco.

Fofò                            E forse primma ‘e l’Europa unita.

Don Ferdinando       Pe’ me un po’ di vino rosso se ci sta. E comunque me raccumanno  Fofò,  no’ troppa rroba. Nuie ‘a sera ce mantenimmo leggieri.

Capitano                    ( che si era riavvicinato alla coppia )   Ma non questa sera.

 Questa è una sera particolare, la vostra luna di miele.

Donna Maria            ‘Na vota capità; oramai ‘o miele è fernuto  tutto quanto.

Don Ferdinando       Seh….avimmo asciuttato ‘o barattolo.

Capitano                    ( sorride ) Eh..eh..   Però don Ferdinà …visto che lo spumante non lo gradite,  per finire nu bicchierino ‘e liquore ve lo faccio portare  o no ? ( rivolta alla moglie ) Il liquore neanche lo beve ?

Maria                         No chello sì, tutte ‘e vvote ca se trova.

Capitano                    ( rivolto a don Ferdinando )  Ma pecchè ve perdite spisso ?

Ferdinando               Ma nun ‘a date retta Capità; pe’ chillu  bicchierino a Pasqua e a Natale.

Capitano                    Vabbuò vi lascio alla vostra intimità. Vado a vedere un po’ in giro che si dice.

Don Ferdinando       Prego,  fate i fatti vostri.

                                   (il capitano si allontana; Fofò comincia a servire i Gobetti e sul ponte

qualcuno passeggia dando uno sguardo un po’ qua un po’ la; arrivano  i Conti Ferretti Montini )

Conte                         Vieni cara, sediamoci qua fuori. ( rivolto alla sig.ra Maria ) Scusi signora, le dispiace se ci mettiamo qui ?  ( su una panchina di fianco al tavolino )

     

Signora Maria           Ma pe’  carità, è ‘nu piacere.   Accomodatevi pure. 

Conte                         Grazie.  ( alla moglie ) Cara stai bene o vado a prenderti uno scialle ?

Contessa                    No caro, sto bene così, grazie.

Signora Maria           Ma nun c’è bisogno, è  ‘na bella serata.

Contessa                    Sì, infatti.

 

Conte                         ( rivolto a Ferdinando ) Permette che mi presenti ?   Sono il conte Carlo Andrea Filippo Ferretti Montini.

Don Ferdinando       Tutti … dint’’a stessa cabina ?

Conte                         Chi ?

Don Ferdinando       Voi … e la famiglia ?

Conte                         Ma no, siamo solo noi, io e la mia signora, che vorrei avere il piacere di presentarle: contessa  Ferretti Montini.

Contessa                    Piacere Alga di Mare Ferretti Montini.

Signora Maria           C’ha ditto Ferdinà… n’aggio acchiappato manco ‘na parola.

Don Ferdinando       ‘A verità proprio ….. neanch’io Marì. 

Contessa                    ( ripete lentamente ) Alga di Mare Ferretti Montini.

Don Ferdinando       Ah molto piacere. Ferdinando Gobetti e mia moglie Maria.

Contessa                    Piacere.  Ha detto …  Goretti ?

Signora Maria           No, Gobetti. Maria Gobetti.

Don Ferdinando       Esatto…( ironico )  .Maria Goretti …quand’era giovane.

Signora Maria           Quant’è spiritoso !

Contessa                    Ovviamente io faccio Ferretti Montini da sposata. Da nubile facevo solo Alga di Mare.

Signora Maria           Anche io da nubile facevo zeppole e panzarotti; poi mi sono sposata e niente più; e chillo Ferdinando ‘a frittura nun ha po’ vedè proprio.

                                    ( vede il marito che le fa segno di stare zitta ) E…allora …

Don Ferdinando       Marì, lascia stare. ( rivolto alla contessa )  Scusate …( si rivolge al conte) E signor conte questa crociera vi sta piacendo  ?

Conte                         In linea di massima, sì ma il vero problema  non è la crociera in se stessa, è che il mare non è che mi piaccia molto. 

Don Ferdinando       Ah.. e  v’aviveva spusà a mia moglie, allora. Anche lei odia il mare.

Conte                         Ma per me non è odio vero e proprio; il mare mi piace, faccio regate, pratico la  pesca d’altura, ma la campagna, la montagna hanno un altro sapore.

                                    Per anni abbiamo vissuto sulle Alpi Svizzere. Lì avevamo un maniero di famiglia,  …. proprio un bel maniero.

Signora Maria           Eh… ma  ‘e nobili hanno avuto sempe belli maniere. Quelli sono proprio signori dentro.

                                                         ( la Contessa si rivolge a donna Maria )

Contessa                    Pensate un antenato di mio marito, a corte  faceva il cocchiere.

Signora Maria           Ma guardate la combinazione, anche un cainato di mio marito quando stava a corto faceva il cocchiere… . vendeva il cocco sulle spiagge.

Conte                         Veramente… il nostro avo guidava la carrozza del re. ( rivolto a Ferdinando )

Però anche il suo nome…. Ferdinando… ha qualcosa di storico, di nobile ?

Don Ferdinando       ( non capendo il riferimento ai Borboni  ) Sì, quello era il nome di mio nonno. Mio padre, quando io sono nato, ha voluto rispettare la tradizione.

Conte                         Ah…. ho capito.

                                    ( la contessa interrompe quel dialogo, rivolgendosi alla signora Maria )

  

Contessa                    Comunque ci deve essere qualcosa nell’aria, perché comincio ad avvertire problemi di allergia, anche se mi sembra strano visto il posto dove siamo.

Sa, io sono allergica alla parietaria. 

 

Signora Maria           E vi capisco.

Contessa                    Anche voi  allergica alla parietaria ?

Signora Maria           No, io sono allergica  alla  proprietaria.  ‘A padrona ‘e casa nosta.

Signò, m’ata credere…… ‘na vipera. 

Don Ferdinando       Vabbuò Marì, ma che  può interessare  alla signora della nostra proprietaria ?

Signora Maria           Che c’entra; si parlava di allergia perciò mi sono permessa.

                                   

                                                                       ( entra il marinaio Bernasconi )

Bernasconi                 Buonasera signori, gradite qualcosa da bere ?

Don Ferdinando       No grazie; signor Conte voi volete qualcosa ?

Conte                         Assolutamente no; dopo cena non prendo mai nulla.

Bernasconi                 Va bene, ed allora buon proseguimento di serata.

Conte                         Grazie.  ( riferendosi a Bernasconi, che intanto è andato via  ) Giovane educato e di buone maniere. Strano che faccia il marinaio.

Don Ferdinando       E vvote quando so’ troppo gentili e educati me pareno … senza offesa per nessuno…. come dire ……. un pò … diversi.

Conte                         Ma per carità, una cosa del genere la si nota subito. Ed invece si vede  tranquillamente che lui è un etero sessuale.

Signora Maria           Ah.. comm’ a isso quand’era giovane.

Conte                          E perché  dite .. “ quand’era giovane “ ?

Signora Maria           E pecchè pur’isso era edera-sessuale. S’attaccava ‘ncuollo cu chelli mani….   doie rampicanti.

Don Ferdinando       Ma statte zitta, Marì nun sai manco chello ca dici.

Signora Maria           Pecchè nun era accussì ?  C’aggio ditto ‘na fessaria  ?

Don Ferdinando       Sì, ma che vai scavanno ….

Contessa                    ( interrompendo la discussione ) Signori non so voi ma io comincio ad avvertire una leggera stanchezza, per cui a questo punto andrei  proprio

a dormire.  Ne convieni, caro ?

Conte                         Certamente amore. Però vorrei prima immortalare questo momento con una bella foto- ricordo. ( prende la macchina fotografica ) Ecco… con la luna alle spalle. ( pausa ) Tesoro guarda qui…. Fatto !

Donna Maria            Perché non gliene fate anche una di … renzo.

Don Ferdinando       …… seh   e un’altra di Lucia, po’ ‘e ‘zzeccate ‘nsieme.

Donna Maria             Sempe ‘stu spirito ‘e patane. Volevo dire c’’a signora  tene nu bello profilo, pecciò  …...

Contessa                    Grazie per il complimento ma adesso dobbiamo proprio andare.

Conte                          ( rivolto ai Gobetti )  Allora buonanotte.

Contessa                    Buonanotte.

Signora Maria           Buonanotte, signora. Buonanotte.

Don Ferdinando       A domani, signor conte.

                                    (  i Ferretti Montini  escono, Don Ferdinando vede Fofò e gli fa dei segni da lontano, il gesto della penna su un foglio di carta; Fofò gesticola anche lui come di chi prende un foglio e legge qualcosa; poi si avvicina al tavolino)

Fofò                            Che c’è ?  Volete qualche altra cosa ?

Don Ferdinando       ( fa dei segni ) No, no, volevo il conto !

Fofò                            Ah…no, io avevo capito “ sapete scrivere ? “ . Tanto che ho risposto “ certo, saccio pure leggere “.  E comunque  quale conto volete, qua è tutto pagato. Offre la Compagnia.

Don Ferdinando       Sicuro ? No, perché è capitato a un mio amico su un’altra nave , che alla fine ha dovuto  pagare tutto a parte.

Fofò                            Può darsi, ma non con la nostra Compagnia. Questo capita quando si frequentano  le cattive  “ Compagnie “.

Don Ferdinando       Vabbè … e allora che vi devo dire: grazie. ( rivolto alla moglie )  Maria, 

                                    ci vogliamo ritirare ?

Donna Maria             Sì Ferdinà, accummencia a fa’  frischetto. Me so’ gelata tutta quanta.

Don Ferdinando       ( rivolto a Fofò )  E allora …Fofò… buonanotte, ci vediamo domani a Dio piacente.

Fofò                            Buonanotte, buonanotte.

                                    ( i Gobetti escono di scena; Fofò toglie il tavolino e porta la roba dentro; 

  entra il Capitano; si trattiene sul ponte;  arriva don  Salvatore  )

Don Salvatore           Eccolo  qua….il nostro angelo custode, che vigila sempre nonostante l’ora tarda.  

Capitano                    Ebbene sì… sono un custode notturno. ( in tono più confidenziale ) Don Salvatore, avete due minuti ?

Don Salvatore           Ma certamente…..per cosa ?

Capitano                    No, niente, volevo farvi una domanda ?  

Don Salvatore           Dite pure, Capità.

Capitano                    Certo, fatta a voi sarà pure  banale  ma vorrei farvela lo stesso.

Don Salvatò, ma Dio esiste davvero ?

Don Salvatore           Capitano, sulla nave avete padre Marcello che ho avuto il piacere di conoscere; è un ottimo prete e potrebbe rispondere  meglio di me a questa domanda.

Capitano                    Gliel’ho già chiesto….  e mi ha risposto in modo affermativo.

Don Salvatore           Embè…..e  allora ?

Capitano                    Ed allora vorrei che qualcuno mi spiegasse il perché di tutta questa violenza, queste guerre, questo male che è dappertutto. Del perché ci sono bambini che soffrono, che muoiono di fame. Un Dio, se esistesse  veramente non potrebbe permettere fatti del genere. Dovrebbe inorridire davanti a certe cose, dovrebbe insorgere davanti alle ingiustizie subìte da tanti. E se è vero che è il Padre Nostro, dovrebbe guidarci e proteggerci come farebbe  un vero padre con i propri figli.

Come faccio io su questa nave, con tutti voi passeggeri, visto che la responsabilità di tutto, qui sopra, è la mia.

Don Salvatore           Ma dimenticate che Lui ci ha concesso il libero arbitrio; ognuno è padrone delle proprie azioni.

Capitano                    E’ vero, ma fino ad un certo punto, eh scusate. E’ come se io, allora, dopo avervi portato tutti su questa nave, mi mettessi seduto in un angolo a vedere come ve la cavate. E laddove le difficoltà, l’incapacità, la prevaricazione di tanti  possano essere le cause per mandarla a fondo,  io dovrei assistere inerme  a questo  spettacolo giustificandolo con il  “ libero arbitrio “.

Cioè, fatemi capire, voi con il “ libero arbitrio “, e io perdo ‘a nave e l’equipaggio.

Ed allora i fatti sono due: o a me di questa nave non me ne frega niente oppure prima che succeda l’irreparabile devo dire a chi sta guidando in quel momento : guagliò, levate ‘a lloco, ca nun è cosa toia.

Non è questo il modo di guidare; ci sono regole precise  che bisogna osservare, perché altrimenti  se po’ fa’ male troppa gente. Guidare significa indicare la strada agli altri  ed è una cosa di grande responsabilità, una cosa seria.  O sbaglio ?

Don Salvatore           Forse no, ma c’è un’altra cosa che dovete tenere presente: credere nell’esistenza di Dio è un problema di fede. E la fede è come la rotta; se è quella giusta allora  ci si affida ad essa ciecamente.

Capitano                    Il guaio è che quando la rotta la si perde si comincia a girare in lungo e in largo consumando gasolio ed energie e senza arrivare da nessuna parte.

Col tempo si perdono le speranze ed allora è la fine : il  naufragio.

Don Salvatore           Capità, e perciò ci siamo noi.  Noi siamo la vostra scialuppa di salvataggio.  Affidate a noi la vostra anima.

Capitano                    Praticamente ….. voi  raccogliete gli SOS ?

Don Salvatore           E’ il nostro compito. Andare in soccorso di chi ha bisogno di aiuto… spirituale; per assicurarvi  il Paradiso. O preferite andare all’inferno ?

Capitano                    Mah .. e che vi devo dire. Come posto preferirei il Paradiso….forse  l’Inferno chiù p’’a cumpagnia.

Don Salvatore           Ed anche questa è una verità, purtroppo. ( guarda l’orologio) Che fate ve ne venite con me ?

Capitano                    Sì, voglio andare di là a vedere che si dice e poi vado a letto anch’io. Andiamo don Salvatò.

                                                                       ( si allontanano insieme ) 

                                        

3° giorno -  Ore 12,30  -  La scena si illumina di nuovo;

 la nave sta arrivando nel porto di Barcellona. Sul ponte si muovono alcuni passeggeri. Ci sono Don Ferdinando e il professore Bonagura.  All’improvviso si sentono delle urla da lontano. I due marinai corrono sul ponte da un lato all’altro della scena. Accorre anche F. Torre che va poi a curiosare

fuori scena.

Bernasconi                ( attraversando la scena di corsa  ) Uomo in mare. Uomo in mare. 

Don  Ferdinando      Uomo in mare ?  A chest’ora ?

Bonagura                  Ma pecchè ci sta un orario per cadere in mare ?

Don ferdinando        Ma chi è ?   ( esce per andare a vedere )

F. Torre                     ( appena entrato in scena )  Pare si tratti di un giovanotto. 

Capitano                    ( arriva  correndo sul ponte ) Fermate le macchine, procedura di salvataggio. 

                                   ( scappa via )

Bernasconi                 ( passa sul ponte correndo dietro di lui  )  Capitano, capitano.

 

Donna Maria            ( entra in scena )  Ma che sta succedendo  ?

F. Torre                     Se abbiamo capito bene… qualcuno è caduto in mare.

Don Ferdinando       ( entra in scena ) S’è ghittato pure ‘o Capitano.

 

Scognamiglio             ( entra in scena correndo e si affaccia giù ) Una corda presto, gettate una corda. Un giovanotto è caduto in acqua. ( esce )

( tutti quelli che si trovano in scena commentano a soggetto quello che sta succedendo; il marinaio Scognamiglio entra ed esce continuamente dicendo le battute che seguono )

Scognamiglio             (rientra in scena  )  No….  si  è buttato.  ( esce )

                                   ( entra in scena ) Il  capitano  si è tuffato per salvarlo. ( guarda giù in acqua )

 

Don Ferdinando       Chi don Ciro ?

Scognamiglio             Sì il capitano don Ciro. ( scappa via )

 

Don Ferdinando       ….e sperammo ca nun ce stanno ‘e  coccodrilli; quelli quando vedono ‘o Capitan ‘on Ciro diventano nervosi.

Bernasconi                ( entra in scena ) Bisogna chiamare un’ambulanza, presto. ( esce ) 

Don Ferdinando       N’ambulanza ?   Miez’o mare ?  Ah… ecco perché Ulisse senteva ‘e sirene ?  

 

Scognamiglio             Per favore, sgombrare il ponte, signori …sgombrare il ponte.

Don Ferdinando       Calmo, calmo Scognamì; calmo, calmo.

Scognamiglio            Calmo, calmo…. sgombrare il ponte… presto.

Don Ferdinando       ( ripetendo continuamente )   Calmo.. calmo.  

 

                                    ( frasi a soggetto fra di loro;  arrivano anche il Conte, la signora Marisa e Marianna; tutti si muovono confusamente;  chi corre, chi cerca di  sapere qualcosa; in questo trambusto generale si chiude il sipario ).

                                                                       FINE PRIMO ATTO

                                   

( 3° giorno –   Barcellona – ore 14,00 -  Si apre il sipario, sul ponte si vedono il Capitano e Vincenzo seduti uno affianco all’altro su sedie a sdraio o su una panchina  con addosso solo gli  accappatoi ; qualche marinaio entra ed esce dalla scena; Fofò porta qualcosa da bere  ai due e va via  ) 

Capitano                    Ma insomma io vorrei capire che cosa spinge un uomo a compiere un gesto del genere. Quale molla scatta  ?

Vincenzo                    La molla della disperazione, Capità. 

Capitano                    Si va bè, ma quale disperazione ?

 

Vincenzo                    ( pausa ) Voi volete sapere perché l’ho fatto ?

Capitano                    Se è possibile.

Vincenzo                    E vabbuò…  a voi posso anche dire la verità.

Capitano                    Ah.. ma  per me va bene pure una bugia … se detta con sincerità !

Vincenzo                    La disperazione… Capità…..vi fa fare cose che non pensereste mai di fare; cose che fino ad un attimo prima vi sembrano  impossibili,  impensabili.

‘A  disperazione…. quella cosa che vi fa vedere il buio anche di giorno.

‘Na jurnata ca nun schiara mai. ( pausa )  Capità, io so’ nu pover’ommo.

Capitano                    Eh …. ma nun si l’unico !

Vincenzo                    Sono fidanzato cu na guagliona ca è tutta ‘a vita mia. Bella, brava, ‘nu piezzo ‘e pane; lavora presso un centro di estetica ai Colli Aminei. Lei sa che io lavoro fuori Napoli. Abbiamo fissato le nozze per il mese di dicembre; stiamo scegliendo i mobili, le bomboniere, il  ristorante  per il festino e la Chiesa dove celebrare il matrimonio.  Le ho detto che ho un ottimo impiego e di avere un po’ di soldi da parte e che …….( si ferma ) 

So’ n’ommo ‘e niente.

Capitano                    N’ata vota !  Ma  pecchè ?

Vincenzo                    ( si alza in piedi ) Ma pecchè  … ‘a verità è che so’ disoccupato ‘a sette anni, nun tengo ‘na lira e nun tengo ‘o curaggio e c’ho dicere.  Fino a mo l’aggio ditto sule nu cuofeno ‘e bucie. Ed allora poiché questo coraggio di affrontare la realtà non ce l’ho, avevo trovato almeno la forza  di sparire nel modo più semplice.  Ma quanno uno è sfortunato, ‘o scansa pure ‘a morte.  

Capitano                    No guagliò, ‘a morte te scansa quanno chella ca staie facendo nun è ‘na cosa giusta.  

Vincenzo                    Sono un bugiardo, Capità, un truffatore, un ladro. Ho rubato la fiducia di quell’angelo.

Capitano                    Ma tu ‘a vuò bene chiù d’a vita toia, tanto è vero che c’’a stiva regalanno.

E nu delinquente  chesto nun ‘o ffà.  ‘O delinquente è egoista, pensa sulo e’ fatti suoie. 

Vincenzo                    E allora, secondo voi,  io  mo c’avessa fa’ ?  

Capitano                    Prima di tutto t’avissa cagnà, si no pigli ‘na brunchite. E po’….

( sospirando )  Viciè, chello ca è scritto è scritto. ( si alza per andare via )

Vincenzo                    ( uscendo insieme al capitano )  Lo so, Capità….ma tutto dipende ‘a chello che sta scritto.

Capitano                    ( ironico )   Mo jammece a vestì,  po’ con calma c’’o mettimmo a leggere.

( escono definitivamente di scena;   entrano Marisa e la figlia che attraversano la scena dicendo poche battute  )

Marisa                        N’ata vota a parlà cu chillo marinaro ?   Ma insomma io te porto ccà pe’ te fa conoscere ‘e signuri  e tu te miette a parlà co’ ‘e marinari.

Marianna                  Mammà ma ‘o marinaro m’è simpatico.

Marisa                        Ma che simpatico; chillo è nu semplice marinaro è simpatico ? Nun po’ essere. Cammina, muovete.

( mentre escono incrociano il Conte e don Salvatore che stanno parlottando tra di loro; scambiano un breve saluto )     

  

Conte                         E  pensare che un giorno nobiltà e clero comandavano il mondo.

Don Salvatore           Oddio …. quella parte di mondo che si faceva comandare.

Conte                         Mah.. altri tempi. ( sospirando ) Carrozze, vestiti, ricevimenti.

Don Salvatore           Eh bè….oggi c’è la repubblica democratica.

Conte                         Ma perché allora non  c’era la democrazia, la libertà ?  Eh scusate. ( pausa ) Entro certi limiti, è chiaro. C’era il rispetto dei ruoli. ( convinto ) Il popolo deve fare il popolo, don Salvatò altrimenti è finita. E’ sempre stato così.

Sec’è chi mangia , ci vuole chi cucina.

Don Salvatore           Purtroppo,  a volte è la stessa persona.

Conte                         Vabbè che c’entra, voi ne fate un discorso politico, io invece parlavo di costumi, di società, di   bon-ton.

                                    (  don Ferdinando che stava già in scena sulle ultime battute del Conte  si avvicina ai due )

Don Ferdinando       E chi sarebbe  Totonne ?

Conte                         Nessuno. Qui si parlava del potere, del carisma  e dell’ educazione dei nobili;  e quanto di quel periodo ne sentiamo nostalgia.

Don Salvatore           Veramente era il Conte che sentiva nostalgia.

Conte                         ( rivolto al prete ) Perché voi no ?  Sembravate d’accordo ?

Don Salvatore           Assolutamente…. mi dispiace. 

Don Ferdinando       Guardate, scusate se mi intrometto, ma neanche io sono d’accordo.

Conte                         Ah..  ma a questo punto la discussione finisce qui.  Io non amo andare in contraddittorio.                         

Don Ferdinando       Ma  neanche io amo andare contro a Vittorio ( rivolto a Don Salvatore che sorride ) …  nun ‘o conosco manco a ‘stu Vittorio.

Conte                         Don Ferdinà  non continuate  …. abbandono la partita ( fa un ampio movimento col braccio )  e vi do campo libero.

Noblesse oblige, sono un nobile.  

Don Ferdinando       Ma pur’io,  n’o vulesse dicere,   so’ nu signore.

Per cui, caro Conte,  ( imitando il gesto del Conte ) io pure vi  lascio campo libero e mi ritiro.  Però….. resto del parere  che il  popolo  non ha  proprio niente da imparare. Da nessuno.

Conte                         Ma certo…. certo.  ( cambia tono )  Signori io vado a prepararmi per la visita guidata a Barcellona. Voi venite ?

Don Ferdinando       Io no, sinceramente sono un po’ stanco. Viene mia moglie. ( rivolto a Don Salvatore ) Chissà comme l’aggio convinta.

Don Salvatore           Anche io resto volentieri a bordo; un po’ di meditazione.

Conte                         Ed allora di nuovo.

Don Ferdinando       Aspettate signor Conte,  ci facciamo un tratto di strada insieme;  raggiungo la mia cabina. ( saluta )  Don Salvatore…

Don Salvatore           Buona serata, e buon divertimento.

                                               ( arriva sul ponte Giorgio,  il ragazzo “ clandestino “;  vede don Salvatore e gli rivolge la parola )

Ragazzo                     Ma vuie site ‘nu prevete ?

Don Salvatore           Pecchè nun se vede ?

Ragazzo                     A dire il vero no; nun purtate manco ‘a tuta.

Don Salvatore           A tuta ?  Uhm.. e che faccio ‘o meccanico ?  

Ragazzo                     E vabbuò, vulevo dicere ‘a veste. 

Don Salvatore           E la porto da sotto. 

Ragazzo                     ‘A sottoveste, allora  ?

Don Salvatore           Seh… ‘a sottoveste.

Ragazzo                     Ma niente niente fusseve nu poco ….. ?

Don Salvatore           ( visibilmente seccato ) Guagliò, io nun songo nisciuno “ fussevo  nu poco  “ hè capìto ?  Ma vide quanta confidenza.

                                                           ( entrano il Capitano e Fofò  il cuoco )

Ragazzo                     ‘O vedite… Fofò fà ‘o cuoco e se capisce subito ca fà ‘o cuoco. 

Don Salvatore           Sì … vabbè.. ma l’abito non fa il monaco.

Ragazzo                     Infatti,   ‘o monaco porta  ‘a barba.

Don Salvatore           Uè siente si nun te staie zitto te votto a mare. 

                                               ( il Capitano fa segno al ragazzo che se ne deve andare )               

Capitano                    Vedete Padre, che forse Giorgio se ne vorrebbe andare.

Don Salvatore           ( scocciato ma.. ironico  ) Guardate  se è per questo, io pur non essendo vescovo, vi dico che Giorgio se ne deve andare.  ‘Stu guaglione è indisponente e scustumato.

Capitano                    E’ guaglione,  padre; è  sulo nu guaglione.  E forse avrà avuto anche un’infanzia difficile.

Don Salvatore           No io penso ca è difficile ca ha avuto n’infanzia. Chisto è peggio ‘e nu vecchio. Parla, parla,  sape tutte ‘e cose isso. ( rivolto al ragazzo )

Ma ‘a do’ sì asciuto ?

Capitano                    E questo vorrei saperlo anch’io. ( anche lui si rivolge al ragazzo ) Comunque  hè ‘ntiso che t’aggio ditto ?  Vattenne dint’a cucina.  ( rivolto a Fofò )  Fofò, puortatello.

Fofò                            Uè ghiammuncenno.

                                    ( i due se ne vanno; il ragazzo butta un’occhiata dall’alto in basso verso don Salvatore il quale vorrebbe mangiarselo con lo sguardo)

Don Salvatore           Capità scusate,  ma certe cose  vi fanno perdere la pazienza.

Capitano                    Ma non vi dovete scusare; io avrei fatto peggio.

 

Don Salvatore           Vabbè, vado nella mia cabina.  Permettete.

Capitano                    A più tardi.

                                     ( don Salvatore esce; il Capitano si trattiene ancora qualche secondo poi esce anche lui )

                                    ( 4° giorno -  Marsiglia, ore 12,00 -  Sul ponte passeggiano il capitano e F. Torre )

F. Torre                     Ma allora, Capità, anche voi credete nel destino ?

Capitano                    Io ?  Io sono il maggiore esponente di questa filosofia. Ma scusate quella è una cosa evidente. Quante volte succedono cose simili fra di loro ma con esiti completamente diversi. Ad esempio …leggiamo sul giornale…. “  il colpo si è fermato ad un cm. dal cuore. “ E perché ?  Perché questo colpo si ferma ad un cm dal cuore. O ancora… che so…. “  la macchina è andata distrutta completamente  ma il conducente per fortuna, è uscito illeso “. Per fortuna ? E che significa per fortuna ? Lo stesso incidente, semmai  ad un altro è stato fatale.  Ed allora ? Due pesi e due misure ? No. E’ il destino che anche in quel caso si è rivelato. Ed allora è tutto casuale,  o è tutto falsamente casuale.

Diciamo :  è tutto già scritto.   La vita è un grande Luna Park; saliamo sulla giostra con  l’illusione di guidarla,  ma il percorso e la durata del giro sono stabiliti dal titolare della giostra.

F. Torre                     Arringa perfetta; nulla da eccepire.

                                                                       (  entrano i coniugi Gobetti )

Capitano                    Signori  buongiorno.

Don Ferdinando       Buongiorno Capità.

Capitano                    Donna Maria e allora ?  Ieri siete stata a Barcellona …vi  è piaciuta la città ?  Una delle più belle d’Europa !

Maria                         Ah…bella, bella veramente. Ci hanno portati a vedere pure la corrida.

                                    Sì, ma che impressione, però !  Io comunque, v’aggia dicere ‘a verità, facevo ‘o tifo p’’o toro. Puveriello:  cornuto e mazziato.

                                    Chiaramente sono dovuta andare da sola, pecchè mio marito se scoccia ‘e fa’ tutto cosa.

Ferdinando                Da sola ?  Stive ‘nzieme a tutti gli altri passeggeri….  ?

Maria                         Che c’entrano ll’ati passeggeri, io dico non stavo accoppiata. Ma già.. chillo quando mai Ferdinando fa ‘e ccose  pe’ fa’ cuntenta a me.

Ferdinando                Accumminciammo…. Nun dicere accussì pecchè ‘o ssaie ca nun è overo.

                                    A volte ci sono cose ca nun m’attirano ma mai pecchè nun voglio sta’ cu tte.

                                    Tu dimentichi sempre un piccolo particolare; che io, apro parentesi, te voglio bene.    

Donna Maria             Sì, lo so,  ma  ‘o fatto è ca doppe ch’hè chiuso ‘a parentesi … nun me piensi chiù.

 

Capitano                    Donna Marì nun facite accussì che vostro marito vi adora.

Donna Maria             Capità….. lasciamo stare, che è meglio.  L’uommene nun capiscono mai niente ‘e  chello ca vulesse ‘na mugliera. ( pausa ) Capità anche voi certamente amate vostra moglie ?

Capitano                    Mah …signora mia….dipende dal significato che diamo all’amore. Se amore è sacrificio e dedizione assoluta allora penso di no; penso che a queste condizioni non sarei capace di amare nessuno.

Ma se amore è farsi sentire senza farsi vedere, e pesare nella vita dell’altro senza per l’altro essere un peso, allora sì… penso di averla amata abbastanza.

Donna Maria             Lo vedete ? Voi sì che sapete parlare  a una donna.

Don Ferdinando       Pecchè… io nun saccio  parlà ? 

Donna Maria            Nun da’ retta, Ferdinà, va bene così.

Don Ferdinando       ( guarda il Capitano )  Guardate llà…me fa passà pe’ nu scemo.

Capitano                    ( secco )  Giustamente.  ( si corregge onde evitare malintesi ) Cioè…voglio dire …vostro marito ‘ave ragione. Lo state trattando un po’ male.     

Donna Maria             Se vede ca s’’o merita. ( pausa ) Comunque io vado nu poco dint’’a cabina. Tu rieste ccà ?

Don Ferdinando       No, vado a prendere una camomilla al bar.

Donna Maria            Fai bbuono. ( rivolta al Capitano  )  Permettete, allora.  ( esce ) 

Capitano                    Prego, prego.

Don Ferdinando       Me ne vado anch’io.

Capitano                    Don Ferdinà….. non ve la prendete. 

Don Ferdinando       Nossignore…. v’’a lascio ccà ‘ncoppa.  ( se ne va sorridendo).

( don Ferdinando esce di scena )

F. Torre                     ( riferendosi a don Ferdinando )   E’ di una simpatia unica.

Capitano                    Don Ferdinando ?  Una persona eccezionale…e la battuta sempre pronta.    

                                                             ( dal fondo si avvicina  la signora Marisa  )

Marisa                        Capità vi posso chiedere un’informazione ?

Capitano                    Certo, dite pure.

Marisa                        Volevo sapere qualcosa  sull’architetto Corona, quel signore bassino con la  moglie che sembra molto più giovane di lui, ma che secondo me è tutta rifatta. 

Capitano                    Infatti,  lei è come fosse la seconda moglie.

Marisa                        Ah … seconde nozze ?

Capitano                    No ..  sempre prime nozze, ma dicevo seconda moglie, pecchè   ‘a mugliera tante d’’e cose ca s’è rifatte …. comm’era primma nun s’’a ricorda chiù nisciuno.

F. Torre                     Oggi la chirurgia plastica ha raggiunto risultati impressionanti.

Marisa                        E infatti ‘a moglie fa proprio impressione.

Capitano                    Una donna di facili costumi.

F. Torre                     Addirittura !

Capitano                    ( sornione ) E nun ‘a vedite in piscina … cagna e scagna…sempre un costume diverso.

 

F. Torre                     Capità .. voi ne sapete una più del diavolo.

Capitano                    E nonostante questo…. spesso m’hanno bocciato.

Marisa                        Comunque quello che volevo sapere è n’ata cosa. Ma quel ragazzo biondino, sui 25-26 anni  che sta sempe sdraiato a prendere il sole affianco a loro  è il figlio ?

Capitano                    No, no. L’architetto tiene un solo figlio ed è un ragazzino di 15 anni. 

Marisa                        Quindici anni ?  E nun è cosa.

Capitano                    Qualche problema ?

Marisa                        No, no… tutto a posto. Grazie dell’informazione e scusate se vi ho interrotto.

 ( si allontana )

Capitano                    ( rivolto a F. Torre )  Continua la caccia al … tesoro.

(F. Torre sorride;  entrano il Conte e di nuovo  Don Ferdinando, i due parlottano tra di loro )

                                   Oh.. e sentiamo. Quale sarebbe  l’argomento del giorno ?

Don Ferdinando       Ma …. niente,  si parlava di politica.

F. Torre                     Politica ? Non mi interessa, tanto so tutti ‘e stessi.

Capitano                    Tutti può darsi, ma … a volte… non lo so.. come si possano scendere gli scalini più bassi della dignità. . E’ vero  … là  so’ tutti ‘na munnezza ma ce sta chillo …sentite ....non faccio nomi,  ma credetemi è proprio una  vergogna. Io non so come faccia a stare là una persona comme a  isso.  

                                    Chillo è proprio una chiavica….e scusate.  ( guarda don Ferdinando ) Siete d’accordo  ?

Don Ferdinando       Capità  … io ho capito a chi vi riferite… però … io comunque l’ho votato.

Capitano                    E vabbè ma che voi  l’avete votato  che cambia ?  Chillo è ‘na chiavica pure a chill’atu lato. ( pausa )  Ma purtroppo nun ce sta ‘a fa’ niente.  So’ ‘e mass media ca ‘o difendono.

Don Ferdinando       E ma allora ‘a colpa è d ‘e maste vuoto. 

Capitano                    ‘E masti miei ? Ma quali masti miei ?

Don Ferdinando       E non lo so,  voi avete detto …. ‘e masti miei ‘o difendono.

Capitano                    Ma nossignore, io ho detto ‘e mass media;  ‘e giurnale ‘a televisione.

                                   Questo ci sta portando alla rovina. Po’ me date na voce…

Don Ferdinando       Pecchè v’alluntanate ?

Capitano                    Seh… seh.. Don Ferdinà, voi scherzate ?  Chisto sapite chi me pare ? Chillu re  francese, v’’o ricurdate ?  Chillo che diceva sempe : le tass.. a moi.  ‘E tasse a me. Chisto ce manna miezo a ‘na via.  Vuie ve ne venite…

Don Ferdinando       No ‘a verità  io me stongo n’atu poco!

Capitano                    Seh.. continuate a pazzià vuie.

Don Ferdinando       Neh mache putimmo fa ? E po’ comunque tutti se lamentano ma chillo sta sempe llà.

Conte                         Il fatto è anche un altro. E’ che oggi non c’è più la dignità, l’orgoglio e l’onore di una volta. Non so se già conoscete la notizia. Oggi, al telegiornale, hanno detto che  nientedimeno un generale di  divisione dell’esercito, ma voi capite, nu generale, è stato arrestato perché per anni ha rubato dalle casse militari dell’ufficio economato. Un generale di divisione….

Don Ferdinando       Ma veramente….. più che di divisione,   è  ‘nu generale ‘e sottrazione. 

Capitano                    Bravo, proprio così.

 

Conte                         Signori, abbiamo oltrepassato il confine della decenza ed a questo punto non ci resta altro da dire.  Ora scusatemi  ma vorrei raggiungere mia moglie in piscina. Un bagno refrigerante prima di pranzo.

F. Torre                     E semmai anche qualche bella fanciulla da ammirare, con quei costumi da bagno succinti.

Conte                         ( serio  )   Non è nel mio stile.

Don Ferdinando       ( riferendosi ai costumi )  Ma guardate…. certi … sono proprio inesistenti. Nu filo ‘e stoffa.

Capitano                    Chillo è ‘o tanga.  

Don Ferdinando       No ‘a  mutanda, Capità,  io dico proprio ‘o costume.

Capitano                    Ho capito, si chiama tanga.

Don Ferdinando       Ah.. mutanga.

Capitano                    Nossignore… senza..

Don Ferdinando       Senza mutanga…

Capitano                    Don Ferdinà solo tanga.. senza .. niente annanze. 

Don Ferdinando       ( sornione )  Addirittura ?   ( serio ) Ma comunque è nu schifo.

Capitano                    E vabbè, in fondo si tratta di giovani donne che si affacciano alla vita.

Don Ferdinando       Sì, ma certe ……si sporgono nu poco troppo. Ma dove vogliamo arrivare ?

 

F. Torre                     Eh….ma dove siamo già arrivati.  Ne volete un’altra ?

Don Ferdinando       No basta… po’ me fanno male.

F. Torre                     ( guarda don Ferdinando e sorride; poi riprende quello che stava dicendo ) Pensate  che in America, l’ho letto poco tempo fa, una donna per tatuaggio si è fatta disegnare un costume. In pratica la vedete in costume ma lei è nuda.

Capitano                    E però è una bella comodità; non lo dovete né sciacquare né  asciugare.

Don Ferdinando       Non solo, ma in ogni momento ve putite fa’ ‘o bagno  ….. tanto ‘o costume ‘o tenite ‘a sotto.

                                   

Conte                         Vabbè, vi lascio. Signori!

Tutti                           A più tardi signor Conte.

                                                           ( il Conte va via; gli altri riprendono a parlottare )

F. Torre                     Capità, comme è bello chi nun tene pensieri. 

Capitano                    Comme ‘o Conte Ferretti Montini. Già parte avvantaggiato pecchè tene duie cugnomme, e po’ ….. ( si guarda intorno e abbassa la voce )    teneno tutto e nun hanno fatto mai niente.

F. Torre                     Ce vo’ ‘a ciorta a nascere.

Capitano                    Ma nun è manco ‘na questione ‘e ciorta. Chella ormai è ‘na rota. ‘O figlio d’o ricco continua a fa’  ‘o ricco, ‘o figlio d’o povero  resta povero.

                                    A spusà …se  sposano tra di loro….      

Don Ferdinando       Capità….primma stevo parlanno proprio col signor  Conte. Che lavoro fà .. nun l’aggio capito. Ma tene case in Svizzera, case in America. Addirittura quattro machine e tre barche. Pure chella barca … particolare… comme se chiamma ? 

Capitano                    Quale ?

Don Ferdinando       Chella  … aperta ‘a sotto e chiusa ‘e lato.

Capitano                    Aperta ‘a sotto e chiusa ‘e lato. E che d’è ?  ‘O salvagente ?

Don Ferdinando       No,  .. uffà… me l’ha ditto pure ma nun me ricordo.

Capitano                    Gozzo?

Don Ferdinando       Ma nossignore, tene ‘na forma strana.

Capitano                    Ah….aggio capito: nu catamarano.

Don Ferdinando       Bravo….nu catamarano. Proprio così… catamarano.   Oh…e… c’ato m’ha ditto …

Capitano                    Che d’è  chesta…. n’ata barca ?

Don Ferdinando       No dicevo, che altro m’ha detto ….ah… tene ‘na scuderia ‘e cavalli e partecipa alle gare ippiche più  importanti; con i  cavalli gira il mondo.

Capitano                    ( ironico ) Seh….. e quanno arriva.

Don Ferdinando       Ma che fatica fa… nun s’è capito.

Capitano                    Ma quale fatica…jate truvanno. Già c’è stato chi ha faticato  pe’ isso.

( dall’altoparlante una voce : “  Il capitano è desiderato in sala macchine “ )

                         Signori… devo lasciarvi. Con permesso.

F. Torre                     Prego, prego. E noi, don Ferdinà,  ci facciamo un altro giretto ?

Don Ferdinando       Per me va bene. Andiamo.

                                    ( escono tutti e tre da un lato; entra Bonagura e si affaccia a guardare il mare; lo sguardo pensieroso; entra Don Salvatore; lo vede e gli si avvicina )   

                                              

Don Salvatore           Che  fate di bello  ?

Bonagura                  Niente….  ammazzo  il tempo.

Don Salvatore           Seh magari potessimo ammazzarlo; ed invece sarà lui ad ammazzare noi.

Bonagura                   Proprio così.

Don Salvatore           E comunque il tempo non va ammazzato,  va sfruttato fino all’ultimo, altro che.  A volte avrei così tante cose da fare che una giornata di 24 ore mi sembra troppo corta.

Bonagura                   E’ la vita che è sempre troppo corta, per tutte le cose che vorremmo fare, che potremmo fare.

Don Salvatore           Gli sbagli che potremmo evitare. 

Bonagura                   Già….. A  volte facciamo delle scelte e pensiamo siano quelle giuste.

                                    Poi ci svegliamo una mattina e rimettiamo tutto  in discussione….senza una spiegazione. Ed allora vi sentite un fallito, perché tutto quello su cui avevate puntato viene meno. Per esempio  io ho speso una vita a rincorrere cose inutili come il lusso, il denaro, le donne.

Don Salvatore           Perché volete dire che le donne sono inutili?

Bonagura                  No,  per carità ! Le donne sono qualcosa di meraviglioso.

No… inutili erano quelle che inseguivo io. Quelle che dietro la bellezza e la sensualità nascondevano la loro debolezza,  le loro paure; o più semplicemente  la loro incapacità di amare.

Potevano darvi solo una notte di fuoco.

( mortificato ) Oh…. scusate padre.

Don Salvatore           No, non vi preoccupate, non c’è problema. Il  fatto, però,  è che il fuoco forte brucia tutta la carne all’esterno, ma spesso dentro resta cruda. Il fuoco deve essere moderato; costante e moderato.

Bonagura                   Proprio così, costante e moderato. Come quello che sta bruciando il mio corpo un poco alla volta.

Don Salvatore           ( sorpreso )  Che dite ?

Bonagura                   Don Salvatore,  voglio confessarvi un segreto. ( pausa ) Io ho un grave problema di salute.

Don Salvatore           Voi ?

Bonagura                  Sì, quei problemi di salute che non danno scampo, non danno speranze.

Don Salvatore           Ma…..i medici …. ?

Bonagura                   I medici dicono che allo stato la malattia è già troppo avanti e che anche un  intervento chirurgico, a parte i rischi,  potrebbe non essere la soluzione.

                                    Ci vorrebbeun miracolo…. .   

                                      

Don Salvatore           Sono addolorato ed angosciato da questa confessione, veramente !

Bonagura                   Padre, io invece provo solo rabbia. Sono arrabbiato con me stesso perché non  ho capito prima il valore delle cose che stavo vivendo. Non è l’idea della morte che mi angoscia ma quel senso di vuoto che sto provando  adesso nel rendermi conto di aver speso inutilmente la mia vita.  ( pausa )  In molti andiamo avanti come gli asini, ed invece dovremmo dedicare  più tempo a cercare le risposte di cui abbiamo bisogno; la ricerca del significato vero della vita.  Quali ….le cose importanti e quali i rapporti  importanti… compreso quello  spirituale.  ( sospirando, cambia tono )  Beato voi padre, che avete votato la vostra vita ad una sola scelta; un matrimonio unico e indissolubile.  O sbaglio ?

Don Salvatore           Eh ….. insomma. Certo la fede aiuta a scegliere ed ancora di più dovrebbe aiutare  a sostenere poi la scelta fatta. Ma la vocazione ha le sue regole, i suoi sacrifici, le sue rinunce. E, sinceramente vi confesso, che anche io sto vivendo un disagio molto forte, una profonda crisi spirituale.

                                    Certo non paragonabile al vostro problema ma nella  mia posizione è una cosa sicuramente pesante. Ho voluto concedermi questi pochi giorni di vacanza,  proprio per mettere un po’ di ordine nella mia vita spirituale. Per anni sono andato avanti con grande convinzione, ma oggi non so più se quello che faccio è esattamente quello che voglio. E come avete detto voi, una mattina vi svegliate e tutto quello in cui avevate creduto sembra svanito.

Bonagura                   Ma come ? Io che non l’ho mai cercato, ho trovato Dio e voi che l’avevate ve lo siete perso ?

Don Salvatore           Però lo sto ritrovando in voi, ascoltando le vostre parole. E questo avrà pure un significato … o  no ?

Bonagura                   Mah…. spero di sì. 

Don Salvatore           ( cambia tono )  Eppure… professò,  a vedervi non avrei mai immaginato quello che m’avete detto. Siete così  solare,  divertente,  la battuta sempre pronta.

Bonagura                   E diversamente cosa potrei fare ?  In questi casi la cosa più difficile è accettare la realtà, ed io dopo un primo momento di smarrimento, ho raccolto la sfida del destino. Il carattere allegro che mi ritrovo, mi ha sempre portato ad interpretare la vita in un certo modo;  spero .. mi porti ad interpretare bene anche la morte.

Don Salvatore           Professò, vi ammiro. Siete un uomo forte.

Bonagura                   Mah….. nella vita o si è forti……. o si è fortunati. 

( guarda l’orologio ) Don Salvatò… s’è fatto tardi; e qua corriamo il rischio di saltare il pranzo. Ci dobbiamo muovere.

Don Salvatore           ( guarda anche lui l’orologio )  E’ vero, professò. Vado a prendere delle cose nella mia cabina e vi raggiungo a tavola. Pranziamo insieme ?

Bonagura                   Con piacere.

( escono dalla scena; un po’ alla volta le luci si abbassano;  è mezzanotte.    Claudia Fioravanti entra in scena;  F. Torre sta seduto su una panchina  dando uno sguardo a dei fogli che  ha  in mano )   

C. Fioravanti             Ciao. Vedo che anche tu non hai sonno.   

F. Torre                     No,  penso che il tempo passato a dormire sia solo tempo sprecato. 

C. Fioravanti             Cosa leggevi di bello ?   

F. Torre                     E’ la bozza del mio ultimo romanzo. L’ennesimo che resterà nel cassetto della mia scrivania. 

C. Fioravanti             Ma perché  sempre questo pessimismo.

F. Torre                     Perché è la realtà.

C. Fioravanti             O perché è brutto ? 

F.  Torre                    Beh… non sta a me dirlo.

C. Fioravanti             Mi piacerebbe  dargli uno sguardo, leggere qualcosa. 

F. Torre                     Se ti fa piacere…. perché no. Te lo lascio; quando hai finito me lo ridai.

C. Fioravanti             Va bene grazie.

F. Torre                     Però mi raccomando… fammi una bella e sincera critica.

C. Fioravanti             Puoi starne certo.  Anzi vado subito in cabina a leggerlo.

F. Torre                     Ed io faccio un salto in palestra.   “ Mens sana in corpore sano “.

( entra Paolo Bonagura; si appoggia al parapetto a guardare lontano; arriva anche il Capitano) 

Capitano                    Ma non state qua fuori al vento, si no va a fernì ca ve pigliate quaccosa.

Bonagura                   Capità,  io quello che dovevo  prendere l’ho già preso e non sarà certo  il vento a  portarselo via.  

Capitano                    Scusate, forse ho detto qualcosa che non dovevo dire. 

Bonagura                   No,  non vi preoccupate. 

Capitano                    Bè… a dire il vero…Don Salvatore mi ha accennato qualcosa e credetemi sono veramente addolorato. Io spero con tutto il cuore che possiate trovare una soluzione al vostro problema.

Bonagura                   Capità, questo problema nel novanta per cento dei casi si risolve in un solo modo. Purtroppo non sono io a voler fare il pessimista ma è la statistica che non mi viene incontro.

Capitano                    Una soluzione ci deve essere.

Bonagura                   Sicuramente… ci sarà. Buonanotte Capità.

Capitano                    Buonanotte, professò.

( Escono in direzioni opposte; le luci prima si abbassano poi lentamente diventano forti; siamo al mattino del   5° giorno, Genova, ore 11,30.  Il Capitano si trova sul ponte, squilla il suo telefonino )

Capitano                    Pronto ? Buongiorno amore, dormito bene ?  Uhm.. aggio capito.

Hai dormito bene ma te sì scetata ‘na chiavica. Pecchè ? Chi è venuto ?

Ah… l’ufficiale giudiziario. E che vò ? E … giustamente…che po’ vulè.  Ancora se n’adda j’ ?  ( pausa ) Cu’ mme ? E …… passammillo!

( pausa ) Salve… sì, sono io. Una cartella ? 1.800 euro ? Sì lo so, è una cosa vecchia …. Ma io stavo già cercando…no, io ho capito ….. è che in questo  periodo…. purtroppo….Anche in sei rate ? Ah e se è possibile rateizzare per me sarebbe pure più comodo;  ah… anche in serata ?  No.. avevo capito sei rate. Volevate dire stasera stesso ( pausa )  Al massimo  domani mattina alle nove ? ….E’ impossibile. Io mi trovo …. ( cade la linea ) … pronto…pronto…. è caduta pure ‘a linea.

( passa  in quel momento don Salvatore, rivolgendosi al capitano)

 

Don Salvatore           Capitano siete un eroe ed il Signore vi premierà, perché il Signore aiuta gli uomini buoni come voi.  Il Signore vi darà il premio che meritate.   

Capitano                    Ma non vi preoccupate che quello il Signore già m’abboffa ‘e premi dalla mattina alla sera; tanto che a volte dico ma pecchè sempe  a me , tutto a me.

                                    Ci stanno pure gli altri, diamo qualcosa pure a loro.  Ma chi….

A volte, mi dovete credere,  penso ca nun m’’o merito chello ca me succede;  mi mortifico perché mi sembra quasi di togliere qualcosa agli altri.  Ma Lui niente; a me, sempe a me, tutto a me.

Don Salvatore           Lui sa sempre quello che fa.  

Capitano                    Speriamo.

(  il Capitano cerca di  ritelefonare a  casa sua;   Don Salvatore  si ferma invece accanto ai  coniugi Gobetti  )

Don Ferdinando       Padre, vi dispiace benedirci. Questo è il nostro viaggio di nozze. Sono 50. 

( ripete orgoglioso )  50 anni di matrimonio.

Don Salvatore           Auguri, auguri di cuore. Ed allora nella grazia del Signore vi benedico nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Il Signore sia sempre con voi. ( lentamente esce di scena dicendo le ultime battute ) Il Signore è con tutti noi. ( incrocia lo sguardo del Capitano ) Il Signore è in ogni cuore,  il Signore è in ogni casa …..( celebrante )  il Signore è in ogni casa.

                                    (Don Salvatore esce di scena; i coniugi Gobetti restano dove sono;  il Capitano, nel frattempo ha rifatto il numero di casa; telefonata )

Capitano                    Luì…( pausa )  ‘o signore sta ancora lloco ?  ….. ( pausa ) E … dincello che io come torno…. ( pausa ) Addà pignorà pe’ forza ? ( pausa ) E fallo pignorà, Luì. ( pausa )  E ho capito, ma a me che bbuò….mo accummienci  n’ata storia. ( bruscamente )  Dicimmo sempe ‘e stessi ccose. Cià..statte bbona.

( chiude la telefonata, restando  un po’ rabbuiato;  i coniugi Gobetti si avvicinano al Capitano )  

Don Ferdinando       Capità, tutto a posto ?  Tenite na faccia…

Capitano                    No, no …. tutto a posto. 

Donna Maria            La vita è solo problemi, nun ce sta ‘a fa’ niente.

Capitano                    Sì ma è bella ‘o stesso, donna Marì;  ed ogni giorno è una sorpresa.

                                   Sapete come si dice ? La vita è come una scatola di cioccolatini…

Donna Maria            Esatto….si nun v’’e  mangiate se perdono.

Capitano                    Beh non era proprio così …. ma anche questa è una verità. 

( i coniugi si allontanano; anche il Capitano esce di scena ; passano sul ponte Marianna e Bernasconi, in un atteggiamento molto confidenziale; Bernasconi dà un  morso sulla spalla di Marianna  )

Marianna                  Ahi,  e me fai male.

Bernasconi                Ma dai, un piccolo morso.

                                                           ( le dà un altro  morso sulla spalla )

Marianna                  ( ancora più di prima  )  Ahi…  ma allora  si’ scemo ?

Bernasconi                (  da cabaret   )  Eh, eh…… il rimorso.

Marianna                  ( spazientita )  E ghià,  statte fermo. 

( escono di scena ; entra il Capitano; dopo un po’ arriva la sig.ra Marisa che si rivolge al Capitano ) 

Marisa                       Avete visto mia figlia ?

Capitano                    No, non l’ho vista.

Marisa                       E addò stà io l’aggio cercata pe’ tutta ‘a nave.

Capitano                    Seh tutta ‘a nave, chella è accussì grossa, potrebbe essere dappertutto.

Voi la cercate a poppa e lei potrebbe stare a prua, la cercate a prua e potrebbe stare sottocoperta.

Marisa                        Mia figlia ? Sottocoperta ? Ma che state dicenno….

Capitano                    No, signora Marisa,  avete frainteso….

 

Marisa                       ( si allontana, mormorando  )  Gesù, sottocoperta; io ‘a spezzo ‘e cosce!  

( la signora  esce; entra Fofò;    )

Fofò                           Sta nervosa ‘a signora ?

  

Capitano                    Nun trova ‘a figlia.

Fofò                           ‘O ssaccio io addò sta ‘a figlia.

                                            

Capitano                    ‘O ssaie tu ? E pecchè nun ‘a chiamma ?

Fofò                           Forse è meglio di no, Capità. Facimmece ‘e fatte nuosto.

Capitano                    Ma pecchè addò sta ?

Fofò                            Capità…. ( gli dice qualcosa in un orecchio ) 

Capitano                    Hè capito ? Ha fatto ambressa ‘a guagliona. ( cambia argomento )

                                    Né Fofò ma addò stive ? Te sto’ cercanno ‘a mezzora. E ccà  …..

                                     … ‘o stomaco reclama. Ma ce vulessemo mangià qualcosa o no ?

Fofò                            Capità, scusate , ma stavo vedendo la corsa per televisione … ‘a Formula uno. Pensate, Schumacher è primo e quello dietro a lui sta già a tre secondi.

Capitano                    Fofò chillo areto a Schumacher  già sta a tre secondi,   invece io areto a te  stongo  ancora diuno.

  

Fofò                            E rimediamo subito. Avete qualche preferenza o faccio io come al solito ?

Capitano                    No fa’ tu. Tu già sai chello ca me piace.

Fofò                            E allora ce penso io; un quarto d’ora e siamo pronti. Vado in cucina.

Capitano                    E me vengo cu te, Fofò;  vedimmo abbascio che se dice.

                                              

(  Pomeriggio inoltrato. Gioco di luci. Il Capitano si trova sul ponte; sta parlando con Bernasconi. Entrano don Ferdinando ed il Conte.  Bernasconi esce di scena )

Don Ferdinando       Capità, qua stanno i vostri ragazzi.

Conte                         E che ragazzi!

Capitano                    Signori, e allora ?  Vi è piaciuto il giro sulla costiera ligure?

Conte                         Sì … abbastanza anche se con mia moglie  ci siamo già stati  altre volte. Sa…abbiamo degli amici a Portofino.

Don Ferdinando       Io, invece, non ci sono andato. 

Capitano                    Ma come don Ferdinà, un giro nel fior fiore della riviera ligure. Portofino, Rapallo….( in tono scherzoso )  Voi siete mai stato a Rapallo ?

Don Ferdinando                   ( rispondendo a tono )  Sì, da giovane.

Capitano                    Eh.. ma adesso è cambiata moltissimo.

Don Ferdinando       E.. immagino.

                                                                       ( entrano Fofò e  Giorgio )

Fofò                            Capità.…serve niente ?

Capitano                    Vediamo subito.  Oh… signori,  volessimo prenderci  un bel digestivo ? Che dite ?  O volete un caffè ?

Conte                         Mah… un digestivo non sarebbe male.

Capitano                    E allora Fofò,  scusa, vuo’ piglià ‘na bella bottiglia di amaro Del Porto.   

 

Ragazzo                     ( si intromette )  ‘A vaco a piglià io, Capità.

 

Fofò                           Ma addò vai tu, ca chella sta  ‘ncoppa all’armadio.

Ragazzo                     Embè e qual è ‘o problema ?

Capitano                    ‘O problema è ca si curto.

Ragazzo                     Capità….non è importante essere alto; importante è essere all’altezza. ( esce). 

Fofò                           ( al Capitano, in un orecchio )  E v’ha fatto Capità. Con tutto il rispetto.

Conte                         Ho preso una fettina in più di quel vitello tonnato e credo mi sia rimasta sullo stomaco.

Don Ferdinando       Io non l’ho presa proprio.

Fofò                            Ma come…il vitello tonnato. Era accussì tenero e non l’avete preso ?

Don Ferdinando       No, non mi andava.

Fofò                            ( sornione ) E accussì ce facite piglià collera!

Don Ferdinando       E  pecchè ?

Capitano                    ( che ha capito Fofò dove vuole arrivare )  Ma perché  il vitello ……..era

“ tonnato “  apposta per voi.

Don Ferdinando       ( che ha capito tutto )  E che bella capa che tenite tutte e dduie!

                                    ( i due sorridono; rientra Giorgio; porta un vassoio con dentro  quattro bicchierini )

Giorgio                       Ecco qua, servizio completo. 

Capitano                    E bravo a Giorgio.

Giorgio                       Fofò ce sta pure pe’ te; sono  quattro bicchieri.

Fofò                            E ma … io non posso…

Capitano                    Piglia Fofò, bevi con noi.  ( alza il bicchierino )  Alla salute.

Tutti                           Alla salute.

                                    ( dopo bevuto, Fofò e Giorgio se ne ritornano dentro portandosi il vassoio con i bicchieri )

Conte                         Va bene, adesso devo lasciarvi, vorrei raggiungere mia moglie. Sapete sta sempre da sola;  lei non riesce a  socializzare  con gli altri  a causa di quel suo carattere altero e aristocratico.  Lei è una nobile purosangue. ( pausa )

Con il vostro  permesso … vado a recuperarla!  

Don Ferdinando       Prego, prego. Anche io vado  nella mia cabina a riposare un po’. Capità a più tardi.

Capitano                    Signori…. a più tardi.

( i tre  escono di scena; prima il Conte; poi il Capitano e don Ferdinando,   uno da una parte e gli altri due dall’altra;   quasi subito  entrano in scena donna Maria, la Contessa e la signora Marisa )

Donna Maria            Ma per carità,  signora Contessa,  e voi così rovinate tutto.

Contessa                    Ma perché …. cosa cambia ?

Donna Maria             Uh Gesù voi mettete la salvia dint’’e zucchini a’ scapece ? Prendono tutto un altro sapore. 

Contessa                    Eppure sono certa di averlo letto sul “ Ricettario di casa reale “.

Donna Maria             Ma che ne ponno  sapè  di cucina i nobili,  scusatemi  tanto. Voi in cucina avete la servitù, e invece llà dentro ci dovete vivere, dovete stare  a stretto contatto con il mangiare.  Lasciate stare il “ Ricettario di casa reale “ che al massimo vi può servire per fare giusto nu poco ‘e pasta….

Marisa                        ‘A pasta reale…

Donna Maria             Sì… e duie roccocò…..ah.. signora Marisa! 

Contessa                    La verità è che io non ho grande esperienza in materia culinaria; pensate che qualche giorno fa, poiché il Conte ne va pazzo,  volevo preparare un po’ di ragù, ma quello che ne è venuto fuori non saprei come definirlo.

Donna Marisa           Eh… ma il ragù è una cosa  religiosa. Se non sapete cucinare non potete proprio nominarla  quella parola :   è come fosse ‘na  bestemmia.

Donna Maria             Signora Contessa, se voi al Conte … diciamo così… lo volete accontentare…   vi faccio io un riassunto veloce, veloce di questa liturgia partenopea domenicale.  ( con tono da officiante )   In piedi.

Marisa                        Sta ascenne ‘a messa.

Donna Maria             Dal ricettario di mia nonna Rafilina ….

Marisa                        Rendiamo grazie…

Donna Maria             ( guarda Marisa con aria di rimprovero ) Dunque…. Per fare prima partiamo dal pezzo di carne già legato: girello o prosciutto di maiale.

Marisa                        Io vi consiglierei il girello.

Donna Maria             Accussì nun ghiate ‘nterra. ( c.s. )  Andiamo avanti.  Mettete la carne sulle cipolle tritate e sul condimento;  mi raccomando, pentola a fuoco lento.

La carne e le cipolle devono rosolare insieme; mentre la prima comincia a fare la crosta scura le cipolle si devono consumare. Però stateve accorta…non devono bruciare, e per questo v’ata  mettere ‘e sentinella, in modo che ogni tanto ci buttate sopra   due dita di vino.

Marisa                        Comme ‘e pumpieri.

Donna Maria             Quando la carne diventa di colore marroncino, cominciamo a mettere la conserva e giriamo, giriamo. Il grasso comincia a salire a galla e vedete che la conserva se fa sempe chiù scura. A questo punto… entra in scena il concentrato. E…signora Contessa, io ve l’ho fatta veloce, ma qua “ stessimo “  già a tre ore di lavoro.

Contessa                    Addirittura ?

Donna Maria             ( imperiosa ) Fuoco al minimo.  

Marisa                        Battaglione avanti.

Donna Maria             ( ripete dando un’occhiataccia  a Marisa  )  Fuoco al minimo….in modo che il ragù comincia a pippiare.

Contessa                    A… che ?

Donna Maria             A pippiare.  Cioè deve bollire ma non troppo, bollire ma non troppo. Insomma … quelle  bollicine che si gonfiano  ma non sfogano. ( riprende la lezione )  Controllate  però, che nun s’attacca ‘a sotto, e ogni tanto alzate la carne dal sugo perché ‘e  tracchiulelle …

Contessa                    Le… tre .. ?

Donna Maria             Le  tracchiulelle… come le chiamate voi… gallinelle di maiale… comunque è meglio… tracchiulelle, quelle cuociono prima del pezzo grosso. E allora va a finire che si bruciano. Alla fine fate raffreddare la carne, prima di affettarla. Poi la rimettete nel sugo per servirla calda. Ovviamente con lo stesso sugo andrete a condire la pasta. ( solenne ) Parola di donna Maria.

Marisa                       Rendiamo grazie a voi.

                                               ( cominciano a uscire dalla scena dicendo le ultime battute )

Contessa                    Beh… a questo punto mi rendo conto che la cucina è un’arte, non c’è spazio per l’improvvisazione.

Donna Maria             Signora Contessa,  datemi il vostro indirizzo; se vi fa piacere io vi mando la ricetta di qualche piatto della tradizione  napoletana.   Così nel vostro 

“ Ricettario di casa reale “   facite succedere   ‘a rivoluzione.

Marisa                        Esatto.

                                                                                  ( le tre escono dalla scena ) 

 ( Giochi di luce.   E’ sera.   F. Torre entra in scena e incontra Claudia Fioravanti seduta su una sdraio a guardare il cielo )

F. Torre                     Oh…eccoti qua, più solare che mai.

C. Fioravanti             Più sola che mai, probabilmente. 

F. Torre                     Però…. devo ancora capire perché ogni tanto scende un’ombra su questo viso; qual è il segreto che nascondi. Sappi che anche con qualche problema la vita resta sempre una cosa meravigliosa.  

C. Fioravanti             Non sempre. ( pensierosa )  Quattro anni  fa, ho perso un figlio di sedici anni.

F. Torre                     ( dispiaciuto ) Oh… scusami !

C. Fioravanti             E  per cosa ?  ( comincia a raccontare, come sentisse un bisogno di liberarsi ) Un incidente con la moto.  Uno di quei tanti incidenti che quando capita agli altri impieghi un attimo a leggere sul giornale,  e  poi…..capita  a te,  e non basta una vita a voltare la pagina.

                                    Un  bel ragazzo, buono, affettuoso. Era tutta la mia vita.

E la colpa è solo mia; non avessi mai ceduto alle sue richieste oggi sarebbe ancora vivo.  

                                  

F. Torre                     Forse sì, o…forse no. Chissà che  altro sarebbe successo per portargli  il destino fin sotto casa. Perché al proprio destino non si può sfuggire.

Certo, c’è chi sostiene che  “  il destino ce lo facciamo con le nostre mani “.

E che c’entra ? Perché il destino ha un nome  o un volto ? Il destino è il punto di arrivo delle nostre azioni, delle cose che facciamo o che evitiamo di fare.

C. Fioravanti             Forse sono stati i tanti sbagli che ho fatto a farmi meritare questa punizione.

                                                          

F. Torre                     Guarda che anche la Madonna ha perso un figlio a 33 anni, e non credo che la sua vita sia stata piena di errori.

C. Fioravanti             No, di sicuro !  E  però io ancora non mi sono rassegnata. Poi una disgrazia del genere vissuta da sola senza il conforto di qualcuno vicino, di un compagno. Stare da soli è la cosa più brutta che possa capitarti in momenti come questi. 

F. Torre                     Ma perché…il  padre ?

C. Fioravanti             Lasciamo perdere, è meglio.

F. Torre                     Anche lui non era nel tuo destino. ( in tono più umoristico, per riportare sul’umore )  Tutto….è destino. Vedi, anche nel commercio si usano formule tipo: la merce viaggia  franco-destino.

Che, più o meno,  significa  : chi ‘o ssà si ‘sta robba arriva o no. 

C. Fioravanti             ( non capisce la battuta )    Cioè ?

F. Torre                     Cioè… niente. E’ solo una battuta cretina per far spuntare un sorriso su quella bocca.

C. Fioravanti             Sei una persona stupenda. Tu sei il porto sicuro dove attraccare quando i pensieri si fanno tempesta.

F. Torre                     Frase da romanzo-rosa. Comunque …grazie,  sono lusingato. E poi è una frase che detta su una nave, è una garanzia.

C. Fioravanti             A volte… ( si ferma )

F. Torre                     A volte ?

C. Fioravanti             ( come a voler cambiare discorso )  Ah… a  proposito …. ti ho riportato il libro.

F. Torre                     E allora … che ne pensi ?

C. Fioravanti             Non male… ma quanto ti manca per finirlo ?

F. Torre                     Mah.. credo poco.  Perché me lo chiedi ?

C. Fioravanti             Perché appena è pronto lo portiamo ad una casa editrice : la GM Edizioni.

F. Torre                     Seh, figurati. Non lo leggeranno neppure. Faranno come  gli altri.

Click/ Invio/ Cestino.

C. Fioravanti             No stavolta lo leggeranno e sono certa che lo pubblicheranno anche.

F. Torre                     Uhm… ingenua. Senza una forte raccomandazione non si va da nessuna parte. Questa è gente che non sa fare il proprio mestiere.  No… contano  solo le amicizie influenti. 

C. Fioravanti             E va bè, se questa è la strada allora vorrà dire che ti farò avere una raccomandazione dal Presidente della società.

F. Torre                     Perché tu conosci il Presidente della “  GM Edizioni  “.

C. Fioravanti             Sì.

F. Torre                     Ma proprio di persona ?    

C. Fioravanti             Lo conosco  personalmente. ( sorride ) E da questo momento lo conosci anche tu .

F. Torre                     Io ?  Ma che dici non capisco.

C. Fioravanti             Il presidente della “ GM Edizioni “  ……. sono io.

F. Torre                     Tu ? 

C. Fioravanti             Sì, io.  Sorpreso  ?

F. Torre                     ( confuso ) Sono…. senza parole.

C. Fioravanti             Beh, per uno scrittore è il colmo. E poi in fondo è la prova della tua teoria sul destino. O no ?

F. Torre                     Sì… certo !

C. Fioravanti             Ed allora senza perdere altro tempo tu pensa solo a finirlo, poi si vedrà.

F. Torre                     Ma tu faresti questo per me ?

C. Fioravanti             No, non t’illudere, lo faccio solo per la mia azienda. Se dovesse andar bene sai che profitti.

F. Torre                     Ah….( un po’ deluso )  ho capito.

C. Fioravanti             ( ridendo )  Ma certo che lo faccio per te, anche se… mi piacerebbe poter dire… per noi.  (  oramai allo scoperto  )  Vorrei tanto abbracciarti.

F. Torre                     ( che aspettava questo momento già da un pò, le prende una mano  )  E cosa aspetti per farlo ?

C. Fioravanti             E’ che ho paura … a lasciarmi andare. Sai, ho delle ferite che ancora fanno male.

F. Torre                     Ammettere di essere innamorati non significa compromettersi; significa solo essere sinceri con se stessi, e con gli altri.

C. Fioravanti             ( rompendo gli indugi )   Hai ragione.   ( gli butta le braccia al collo; poi si stacca e gli dice  )    Allora….. posso chiamarti amore ?

F. Torre                     ( ironico )   Sì…. ma non prima di mezzogiorno, chè non mi trovi. ( si mette a ridere )

C. Fioravanti             ( ride anche lei )  Ma che pagliaccio!  ( tenera )    Ma dove sei stato nascosto fino ad ora ?

                                    ( escono di scena abbracciati, mentre arrivano  sul ponte i due marinai che sistemano delle cose e poi vanno via. Sul ponte arrivano il Capitano e Vincenzo; poco dopo arriva Scognamiglio per comunicare qualcosa al Capitano )

Scognamiglio             A bordo c’è un signore, signore !  

Capitano                    Scognamì, …. di signori  a bordo ce ne stanno parecchi.

Scognaniglio              Ma questo è salito adesso a bordo ed ha chiesto di voi.

Capitano                    Di me ?  E chi è ?

Scognamiglio             Ha detto di essere il dott. Alfano.

Capitano                    Addirittura ?

Vincenzo                    Lo conoscete, Capità  ?

Capitano                    Nientedimeno !   E’ il presidente della Compagnia; prima di lui c’è solo l’armatore. ( a Scognamiglio )  E vuole parlare con me ?

Scognamiglio             Sì, signore.

Vincenzo                    Capità e allora se avete da fare, vi lascio solo. Casomai ci vediamo dopo.

Capitano                    Ma  puoi anche stare qua,  tanto è  ‘na cosa breve. ( sospira ) Io penso già di aver capito quello che deve dirmi. Meglio così, va’…. ci togliamo il pensiero. ( deciso  ) Scognamiglio ….accompagnalo qua.

                                                                       (  Scognamiglio esce di scena )

 

Vincenzo                    Capità, vi ripeto….  se sono cose private, io….senza problemi.

Capitano                    Ti ho detto nun te preoccupà; in caso contrario te faccio segno…

Vincenzo                    Come volete.  

                                               ( entra Scognamiglio insieme al dott. Alfano,  una persona distinta ) 

Presidente                  Capitano Esposito, buongiorno. Come sta ?

Capitano                    Abbastanza bene, grazie. E voi  ?  Sempre in perfetta forma ! 

Presidente                  Non più come una volta, Capitano; gli anni cominciano a farsi sentire.

Capitano                    Seh… vabbè; ma quali anni.

Presidente                  Eh…quelli che ci sono, purtroppo; quelli che ci sono ! Comunque veniamo al motivo per cui mi trovo qui. Stavo a Torino per lavoro, ed ho preferito raggiungerla qui a Genova  anziché aspettare di  incontrarla a Napoli, perché  ci sono comunicazioni urgenti che la riguardano.

Capitano                    Presidè credo di sapere di cosa si tratta. Mia moglie mi ha letto per telefono la lettera che avete mandato ai dipendenti della Compagnia, per cui diciamo che sono abbastanza preparato. 

Presidente                  Ed invece, Capitano, si sbaglia. Io sono qui per tutt’altra cosa, e cioè  per comunicarle  che per il gesto eroico che ha fatto, tenendo alta sia la sua professionalità che il decoro e buon nome della Compagnia, non solo non figura nella lista dei “ partenti “  ma  al contrario si è guadagnato una bella promozione, ed a Napoli l’ aspetta un lavoro da dirigente, per il controllo e la formazione del personale di bordo.

Capitano                    Io ?  Dirigente all’Ufficio di  Napoli  ?  

Presidente                  Certo; lei ha dato prova di possedere le qualità che noi cerchiamo da sempre nei nostri collaboratori: decisione, coraggio  e grande senso di responsabilità. Ed allora ? Cosa dice ?

Capitano                    E che devo dire, Presidente, mi ha lasciato senza parole. Sono felicissimo e lusingato.  ( furbo ) Ma … per questo nuovo lavoro avrò bisogno di  collaboratori ? 

Presidente                  Certamente !   Scelga lei stesso le persone che ritiene più idonee. ( pausa ) 

Ha già qualche idea ?

Capitano                    Una sì. Nel mio ufficio, quale persona di fiducia, vorrei un giovanotto in gamba, intelligente e con una grande voglia di lavorare.  ( guarda Vincenzo  )  Lui ….. per esempio !

Presidente                  ( rivolgendosi  al Capitano ) Ha già avuto altre esperienze nel nostro settore ?

Capitano                    Esperienza no,  però è uno che nelle cose  si tuffa con entusiasmo.

Presidente                  Ed allora va bene. Comunichi pure i suoi dati anagrafici  all’ufficio del personale; saranno loro a regolarizzare il rapporto di lavoro.

Capitano                    Grazie Presidente.

Presidente                  Grazie a lei Capitano; la saluto ed arrivederci a presto.  (  fa per andarsene ) Ah, dimenticavo di dirle un’altra cosa … direi importante, e cioè che c’è anche un grosso  premio in danaro da parte della Compagnia per quello che ha fatto.  L’azienda è orgogliosa di lei. Di nuovo capitano.

Capitano                    Arrivederci .. Presidente.

( uscendo, il dott. Alfano   incrocia Bernasconi che nel frattempo è arrivato sul ponte; gli va incontro tendendogli la mano; entra anche la signora Marisa, che si ferma in un angolo della scena ) 

Presidente                  Oh….salve dott. Bernasconi tutto bene ?

Bernasconi                Sì, grazie.

Presidente                  Le  porto i saluti di suo padre.

Bernasconi                Grazie Presidente,  ed affettuosamente ricambio.

Presidente                  Mi ha detto anche di chiederle come va, come si trova  qui sopra ?

Bernasconi                Benissimo Presidente;  gli dica pure che può stare tranquillo.

Presidente                  Ed allora la saluto; ci vedremo in ufficio al più presto.

Bernasconi                 Arrivederla Presidente. 

( il Presidente va via da un lato, Bernasconi va via dall’altra; la signora Marisa,  dopo aver sentito il dialogo fra i due resta senza parole e si rivolge incredula al Capitano )    

Marisa                        Capità… scusate… ma io nun sto capenno niente. ‘O marenaro …dottore ?

Ma nun è chillo che  fatica  ccà ‘ncoppa ?

Capitano                    Chi Bernasconi ?  Sì…fa ‘o marenaro. ( confidenziale, avvicinandosi un po’  ) Ma per la verità lui qua sopra è come fosse ‘o  padrone. E’ il figlio dell’armatore che è proprietario di tutta la Compagnia.

Marisa                       Capità… ma vuie che dicite ?  ‘O marenaro ?

Capitano                    Seh…. e chiammatelo marinaro ?  Il dott. Stefano Bernasconi, laureato in Scienze marittime con il massimo dei voti. Unico rampollo della famiglia Bernasconi; famiglia ricchissima, armatori da quattro generazioni.

( esclamando  )    ‘O marenaro.

Il padre ha detto che deve fare esperienza partendo dai lavori più umili, ed allora sta qua, trattato come un  qualunque membro dell’equipaggio.

Marisa                        No ……non ci posso credere. Ma vedete a volte la vita  comme se diverte.   Uuuhhh…e mò chi c’’o dice a mia figlia ?  Sapite  comme me cumbine ?

(  la signora Marisa esce di scena;  il Capitano e Vincenzo restano soli e si guardano negli occhi e intuendo il significato sorridono alle parole dette da Marisa; poi ritornano sull’argomento principale  ) 

Capitano                    Viciè hè capito….ci sta un grosso premio in danaro.   Hè fatto pure ‘e soldi pe’ te spusà.

Vincenzo                    ( sorpreso )  Capità, ma quelli sono i vostri.

Capitano                    ( paterno e … descrittivo ) Nossignore, quelli sono i soldi che tu hai conservato fino ad oggi per sposarti, e che la tua fidanzata sa che tieni da parte.   

Vincenzo                    (confuso  )  Ma come …?   ( deciso )  No, Capità non scherzate.

Capitano                    E chi vuole scherzare; non ci penso proprio.

Vincenzo                    Ma….( commosso,  si inginocchia )  ma vuie site nu Santo ?

Capitano                    ( ironico ) Sì, san Ciro !  ( gli prende un braccio ) Viciè aizate pe’ favore.

Vincenzo                    ( si alza; lo guarda per un attimo, poi lo abbraccia;  si scosta  ). Nun ce posso credere. ‘A vita mia …. cagnata  dint’a 24 ore.  Mo sì ca me posso spusà.  ( rivolto al Capitano, fulminandolo con lo sguardo  ) E  vuie facite ‘o cumpare ‘e matrimonio.

Capitano                    Questo sì….. onore e piacere !

Vincenzo                    ( contento ) Ah, chella bella Madonna ‘e Pompei; Capità, vuie site stato ‘a furtuna mia; io si  nun ‘ncuntravo a vuie ‘o posto nun l’avesso mai pigliato.

Madonna mia bella, mamma d’o Carmine……

( esce di scena con la gioia nel cuore; forse pure saltellando )

Capitano                    ( rimasto solo, mormora ) I’  si nun ‘ncuntravo  a te ‘o posto l’avesso perzo e quindi …. stammo pace.

                                                           ( squilla il telefonino; il Capitano risponde )

Sì ?  Uè Luì, a tiempo a tiempo. ( preoccupato ) Luì, pe’ favore nun me cuntà guaie. Mo te dico io ‘na cosa a te, invece.  ‘A vuò sapè ‘a nuvità ?

So’ stato promosso. Sì….  l’anno che vene aggia fa’ ‘a quarta.  Ma quale scola, Luì promosso dirigente. A terra in ufficio, avimmo fernuto ‘e navigà.  Si cuntenta ? Mo torno tutte ‘e sere a’ casa. ( pausa ) Pronto ? Luì ?  Ma che d’è nun si cuntenta ? Ah… me pensavo.  Ah …. e ce sta ancora n’ata cosa;  preparate ca avimma j’ pure a nu matrimonio. ( pausa )  Nun tiene ‘o vestito ?  ‘O regalo ? Luì e po’ vedimmo.  ( pausa ) Ma a  parlà cu te …. è na cosa impossibile; ma comme se fa’. Tu si ‘a sora d’Archimede:  tu sei un corpo che immerso in un problema ne solleva n’ati quatte chiù gruosse ancora.  E chesto che d’è ?  Ottimismo !  Ma nun ‘a vide ‘a televisione, Luì; ottimismo, il sale della vita.  Maaa..mma mia, e  comme si insipida, Luisa mia.

Cià, jà,  statte bbona.  ( chiude la telefonata )

( ultimo gioco di luci ;  6° giorno  -   Napoli  ore 11,00 ; ultimate le operazioni di arrivo, il Capitano è sul ponte ; tutti i passeggeri sono pronti per scendere e cominciano  a  scambiarsi i saluti   ) 

Conte                         Signor Capitano, mi stia bene ed arrivederci presto.

Contessa                    Arrivederla Capitano.

Capitano                    Signori è stato un piacere ospitarvi a bordo.

                                                           ………..

Donna Maria             Capità ..  anche noi vi salutiamo; tante belle cose; è stata una vacanza bellissima.

Capitano                    Don Ferdinà, signora  Maria, vi auguro tutto il bene possibile e arrivederci a presto.

Don Ferdinando       Don Ciro, se capitate dalle parti del Corso Umberto, veniteci a trovare; noi stiamo ai Quattro Palazzi, angolo via Duomo. Ve pigliate ‘na tazza ‘e cafè con la vostra signora.

Capitano                    Grazie, siete gentilissimo. Se capita… perché no; mi farebbe veramente piacere.

Don Ferdinando       E allora… arrivederci.

Capitano                    Di nuovo.

                                                                                  ……………….

Vincenzo                    Capità … e allora per il momento vi saluto. Eventualmente mi fate sapere voi qualcosa.

Capitano                    Sì Viciè, ti telefono io fra qualche giorno e ti dico dove devi venire. Ok ?

Vincenzo                    Va benissimo, Capità. A presto.

Capitano                    Cià… statte bbuono.

Don Salvatore           Capitano, tutto ha un inizio e tutto ha una fine.

Capitano                    Spero che vi siate trovato bene,  ma soprattutto che abbiate avuto la possibilità di riposare e meditare.

Don Salvatore           Sì, Capitano, ho meditato molto, ed ho capito che c’è tanta gente che ha bisogno di me ed io ancora di più ho bisogno di loro. E poi…ho  tutti i miei fedeli!

Capitano                    Bravo don Salvatò; in una società che sta tradendo tutti i valori, se questi so’ fedeli….. tenitavelli stretti.

Don Salvatore           ( sorride )  Proprio così. Arrivederci Capitano, il Signore vi benedica.

Capitano                    Anche a voi, don Salvatò. Arrivederci.

                                                                                  ………………..

Marisa                        Capitano, avete visto mia figlia ?

Capitano                    A dire il vero l’ho vista scendere dalla nave insieme a Bernasconi. Se volete ve la faccio chiamare da Scognamiglio.

Marisa                        No..no.. lasciate stare…non fa niente. I giovani devono stare con i giovani.

Sicuramente mi starà aspettando giù…. nella sala d’attesa.

Capitano                    Come volete.

Marisa                        Capità è stata una settimana bellissima e voi siete una persona eccezionale.

Capitano                    Ho fatto solo il mio dovere.

Marisa                        No, no.. siete eccezionale e .. Capità, ve lo devo proprio dire… siete anche un uomo  molto affascinante.

Capitano                    Grazie, troppo buona.

Marisa                        E di chè… quella è la verità. ( pausa ) E allora… arrivederci.

Capitano                    Arrivederci, arrivederci.

                                                                                  …………………..

Capitano                    Oh….. Prof. Bonagura !  

Bonagura                   E allora Capitano,  questo viaggio è finito, non ci resta che salutarci. 

Da domani …. altri viaggi ci aspettano.

                                  

Capitano                    Sì …. cioè  no ….  il fatto è che io ….

Bonagura                  Capitano,  mettete da parte  l’imbarazzo, non è proprio il caso. Veramente ! 

E poi c’è una novità. Ho parlato con il conte Ferretti Montini e mi ha detto che c’è una clinica in Svizzera dove hanno già fatto degli interventi su soggetti che hanno avuto lo stesso mio problema con una percentuale di riuscita  molto alta. Ed inoltre il primario è un suo carissimo amico. Lui gli parlerà in questi giorni e poi mi farà sapere.

Capitano                    Ah sì ? Meno male….mi fa assai piacere.   ( rinfrancato dalla notizia riprende il suo solito buon umore ) Ed allora la prossima vacanza sarà in Svizzera ?

Bonagura                  Penso  proprio di sì. Potremmo incontrarci là, Capità.

Capitano                    Eh… ma in Svizzera non c’è il  mare.

Bonagura                  Lo so….. ma a me basta  trovarci il sole.

Capitano                    E lo troverete certamente,  ne sono sicuro.

Bonagura                  Speriamo. 

Capitano                    ( salutandolo dandogli la mano )  Professò, è  stato un piacere conoscervi.

Bonagura                  Anche per me.

                                                                       ( arrivano altri passeggeri )

C. Fioravanti             Capitano la saluto, è stato un viaggio bellissimo, e pieno di sorprese.

F. Torre                     Caro Capitano la nostra teoria è quella giusta.

Capitano                    Eh…mi fa piacere. Ma poi siamo sicuri che è proprio la nostra ?

F. Torre                     Di chiunque sia… noi la portiamo avanti. A presto Capità, ottime cose.

Capitano                    Anche a voi. ( rivolto alla signora )  Signora… di nuovo.

( quasi tutti sono ormai scesi; il Capitano resta un attimo a fissare il pavimento; poi tira fuori l’orologio; arriva Fofò)

Fofò                            Capità, purtroppo di Giorgio nessuna traccia.  Sarà sceso a terra  nascondendosi in mezzo agli altri passeggeri.

Capitano                    Meglio accussì Fofò; un problema in meno.

Fofò                            Ed allora vado a preparare anch’io  le mie cose. Ci vediamo dopo in ufficio.

Capitano                    Va bene.

                                                                       ( entra Scognamiglio )  

     

Scognamiglio             ( con enfasi )Capitano  ( poi si corregge da solo, e ripete molto più lentamente ) … tutto a posto; tutti i passeggeri sono scesi e l’equipaggio ha completato  le operazioni di routine.               

Capitano                    Bene,  Scognamì,  molto bene.   

E così anche questo viaggio è finito.

Hè visto ?   'O motore …  'o radar. 

Alla fine il Padreterno  ha voluto benedirci…. in tutti i sensi.

Il vero Capitano della nave è Lui; noi siamo soltanto dei marinai che seguono una rotta già decisa, già tracciata.  

Dei marinai che pur facendo di tutto per creare avarie, sabotaggi  e problemi vari non riusciranno ad impedire che la nave completi il suo viaggio.

Pecchè nonostante tutto e a dispetto di tutto ….. ‘a nava cammina, Scognamì…… ‘a nava cammina. 

                                                           F I N E

            

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