A ognuno la sua croce

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A OGNUNO LA SUA CROCE

Un atto

di ENRICO FULCHIGNONI

PERSONAGGI

ZENIT

NADIR

LO TZIGANO

IL GIOVA­NOTTO

LA RAGAZZA SVIZZERA

IL RA­DIOCRONISTA

IL PRETE

IL DESTINO

IL CAVALIERE, impiegato statale

ANTONIA, sua moglie.

 (All'aprirsi del velario si vede una grande radio nel centro della scena. Da una parte, un divano su cui il Cavaliere - in vestaglia ronfa. Ai due lati del sipario un signore vestito di rosso, Zenit, e uno vestito di nero, Nadir).

Zenit                           - Io sono un fulmine che dopo aver percorso il seguente tratto (indica per aria una linea a zig-zag che s'illumina) sono penetrato per l'antenna della radio del Cavaliere, e gli ho fulminate le valvole. Indi, dopo aver percorso il seguente tratto (mostra un'altra linea che si illumina) mi sono scaricato per il tubo del termosifone.

Nadir                          - E io sono il tuono che scaturendo dal punto d'incontro delle due cariche positiva e negativa, sono sceso dalle nubi, ho fatto il noto rumore metallico contro i vetri e le imposte, ed ho tentato di «vegliare il Cava­liere che stava dormendo alla grossa nella sua casa so­litaria. (Entra da destra uno tzigano sonando languida­mente il violino).

Zenit                           - Solitaria? Non mi pare. Chi è costui?

Nadir                          - E' la stazione di Budapest ch'è rimasta prigioniera al momento della rottura della radio. (Al suo­natore) Piano, piano signor mio, evegliate il Cavaliere. (Lo tzigano suona più piano) Ecco, così, una melodia che non susciti reazioni nel dormiente. E' bello in questo momento. Non sospetta nemmeno che il fulmine gli abbia prodotto un danno di mille lire, altrimenti non dormirebbe così. Se vedeste com'è tranquillo. Sentite? (Si ode un lento battere di tamburi)... il suo cuore ha la regolarità d'un tamburo. Le piccole tempie azzurre s'empiono di sangue a ogni battito. Ha lasciato l'ufficio alle cinque. Alle sette ha finito di cenare in trattoria. Alle nove è tornato a casa, e dalle nove e un quarto, dorme, dorme, dorme, col pacato respiro d'un bambino. E sì che l'età della puerizia l'ha lasciata da parecchio! Ne ha cinquantacinque.

Zenit                           - Li porta proprio bene.

Nadir                          - Eccessi non ne ha Sfatti mai. Il suo motto è: «Poco ma bene». Per questo può dormire così. (Entra di corsa un giovanotto. 1 suoi abiti e i suoi capelli sono intrisi di pioggia. E' affannato e sconvolto. S'avvia verso la finestra).

Il Giovanotto              - Lasciatemi uscire, per carità, lascia­temi uscire!

Zenit                           - Chi siete?

 Il Giovanotto             - Ditemi se potrò uscire e ve lo dirò.

Zenit                           - E' difficile, giovanotto.

Il Giovanotto              - Ma debbo raggiungerla, capite? Debbo raggiungerla...

Zenit                           - Chi?

Il Giovanotto              - (si siede quasi piangendo) La nave. Sono il messaggio della petroliera portoghese « Davis », che è stata silurata venti minuti fa a 800 miglia da Gi­bilterra. C'era nebbia e un gran vento. Il capitano guar­dava il timone, quando a un tratto s'è mosso qualcosa da qualche parte. Volava il piccolo delfino nero per i campi marini. Ha urtato a babordo, e tutta la chiglia è diventata un'alta muraglia purpurea. Non avete sentito il grido da quelle fiamme? Non vedete che tutto è diventato rosso qui dentro? Non vedete?

Lo Tzigano                 - (entra e si accosta al giovanotto suonando lentamente la stessa melodia di prima).

Il Giovanotto              - (riprendendo con voce stanca) Sì, lo so. Mentre la mano del radiotelegrafista s'irrigidiva in uno spasimo d'attesa... mentre già per la murata corre­vano quei flutti... (indica lo tzigano) ho trovato lui che volava con me... (Entra per la porta la ragazza svizzera vestita nel costume del paese) ... e anche lei ho trovato, anche lei... Parla dunque... parla.

La Ragazza                 - (con voce da grammofono) « L'hiver en Suisse c'est le moyen meilleur de passer vos Ifètes de Noél... L'hiver en Suisse c'est le moyen meilleur de passer... ».

Il Giovanotto              - (interrompendola) Basta, basta, per carità! Almeno lui, suona così, senza uno scopo, senza una mèta... Ma tu, coi progetti di feste, le vacanze, men­tre quei due sciagurati stanno per annegare...

La Ragazza >              - «L'hiver en Suisse c'est le moyen...».

Il Giovanotto              - Ma sentitela! sentitela! E poi ditemi se non c'è da impazzire. Laggiù quelle grida, quei due uornini, soli... Perchè gli altri dieci se li è mangiati il siluro, proprio nel castello d'alloggio... Loro due stretti attorno al tasto, nel buio... Il loro fiato più forte del vento... E lei, la Svizzera, a camminare con me per aria. Io dicevo: Aiutateli! Aiutateli!

La Ragazza                 - « L'hiver en Suisse c'est le moyen meilleur de passer vos fètes de Noel... ».

Il Giovanotto              - Ormai siamo legati insieme... Sedia­moci in un angolo, ma per carità, tu parla piano, e voi suonate piano... (Si siedono tutti e tre da una parte).

Zenit                           - (al pubblico) Il Cavaliere, come dicevamo prima, ne ha cinquantacinque. Uno dei motivi per cui si è mantenuto in così buono stato è quello d'aver letto pochi libri. E' incredibile, signori miei, quanto nuoccia alla salute il contatto con i libri, coi cosidetti monumenti del pensiero umano. Se invece di preparare sul comodino il solito bicchiere di magnesia, il Cavaliere avesse pen­sato di buttare un'occhiata, solo un'occhiata alle « Meditazioni » di Cartesio o al «Manuale d'Epitteto », a quest'ora il suo sonno sarebbe turbato da molti inquieti fantasmi. Io non so come sia ma è proprio così: in ogni libro c'è un poco del dolore del mondo.

Nadir                          - Insomma non dirai a questi signori...

Zenit                           - La sentenza di Diogene? No, no. Era un sem­plice sfogo contro quelli che (vorrebbero salvarci dalle angosce affidandoci alle delizie del sapere...

Il Radiocronista          - (entrando di corsa precipitosa. E' il classico modello del genere, così come ce l'ha conse­gnato il cinema americano: colletto slacciato, cappello in testa, e occhi spiritali) ... al duecentottantesimo giro è in vantaggio la coppia Borsani-Lapecque. La corsa dei due campioni è calma e potente, ormai.

Zenit                           - Hai visto? C'era anche lui. Accomodatevi e vogliate scusare l'involontario incidente...

Il Radiocronista          - Involontario! Canaglie che 6iete! E' inutile che adoperiate ricatti di questo genere, è inu­tile che paghiate la gente perchè danneggi i fili del mi­crofono...

Zenit                           - Ma noi...

Il Radiocronista          - La vostra Casa ha già fatto una ma­novra simile l'anno scorso, al Palazzo del Ghiaccio. Ci sono le prove... C'è la confessione del rifornitore. Credete che i vostri sporchi trucchi facciano retrocedere d'un me­tro Borsani e Lapecque? Ve l'ho già detto e ve lo ripe­terò fino a sfondarvi i timpani. Oramai la vittoria è sicura. La corsa dei due campioni è calma e potente...

La Ragazza                 - « L'hiver en Suisse c'est le moyen medi-leur de passer vos fetes de Noel... ».

Lo Tzigano                 - (attacca sulle battute della ragazza).

Nadir                          - Se mi mettessi a litigare con lui, darei senza volere, ragione al Cavaliere che sostiene l'inutilità della rabbia. In certo senso ha ragione. Perchè arrabbiarsi?

Il Giovanotto              - (gridando, al suonatore) Ditegli di smettere o divento pazzo...!

Zenit                           - Un po' di calma giovanotto... Dove andiamo a finire?

Il Giovanotto              - Ma non lo vedete? Uno dei due uomini ha preso lo scapolare che aveva sul petto e s'è messo a baciarlo. E' il più giovane... (Non lo sentite? Non li avete sentiti? (La radio non ibasta più ai naufraghi... Non vedono più nulla... Non sentono più nulla...

Il Radiocronista          - Borsani e Lapecque sono felici, caro il mio signore, .felici della corsa e del premio che li aspetta, malgrado i vostri boicottaggi alla radio, i vostri rifornitori prezzolati e il vostro olio irrancidito. Ma cre­ dete che non ci siamo accorti delle macchie di ruggine nel serbatoio? Siete voi «he avete pagato il (box numero sette perchè mettesse l'acqua nel grasso. Voi, voi. Ho le prove. E che avete ottenuto? Vanno avanti lo stesso, al traguardo, vittoriosi. Viva Borsani e Lapecque! Il Giovanotto       - L'acqua sale ancora... Ho paura!

Lo Tzigano                 - (riattacca a suonare la musica di prima).

Zenit                           - La vita degli esseri umani è legata a un destino che li trascende. In mezzo a tanta gente che litiga questo è un punto nel quale i filosofi si sono quasi tutti trovati d'accordo. In certo senso le Idee di Platone sono le Sfere del Paradiso dantesco, e Socrate rassomiglia a Gesù Cristo, così come Schopenhauer riecheggia Con­fucio. Dopo aver scrutato l'uomo, tutti si son detti: « Bisogna cominciare da più lontano... ». (Si sente ruggito di belve, barrire di elefanti) No, no, signori miei, non dal­l'età della pietra. Gli uomini - se non sbaglio - gode­vano allora troppa buona salute. Si è così felici in quello stato. Più avanti, più avanti. (Si sentono dei suoni di gong) l cinesi? Nemmeno. Non ho mai creduto che aves­sero preso sul serio la morte. Sono così ironici. Non avete mai visto il loro sguardo? (Si sente un suono di flauti) O soave età degli dèi ! Lo so, lo so. Lo so, Ermete, e tu Anfitrite dalle chiome d'alga. Lo so che vorreste dire... E tu, o Charis, dalle ali di cigno, lo so che tenti svelare col tuo canto! Dove vanno quei pellegrini impaz­ziti? Al tripode di Delfo? A trovare che cosa? "La co­scienza". Pazzi, pazzi! Il sole non tramonterà mai se non andrete a Delfo... Pazzi... Lasciate stare la coscienza che non vi servirà a niente! Vi sbranerete lo stesso! (Si sentono accordi d'organo) Certo, certo, voi dite che non c'è nesso. Ma io vi dico che nesso c'è. Perchè chiederlo al tripode, quello che vi doveva dettare il cuore? La condotta? L'azione? Tra l'asino e il bove vagisce un bambino... Lo sentite? (L'organo aumenta) Il nesso c'è. Vi giuro che il nesso c'è. Ora dunque l'hanno voluto. Ma da che eravamo partiti?

Nadir                          - Si trattava di dare conforto a due che stavano per morire.

Zenit                           - Chi?

Nadir                          - I due naufraghi.

Zenit                           - Di che religione sono?

Il Giovanotto              - Sono due marinai portoghesi. Sono cattolici.

Zenit                           - Allora andiamo bene. (Al violinista) Direi che, data l'occasione straordinaria, potreste aiutare an­che voi.

Lo Tzigano                 - (si mette lentamente a suonare una melodìa religiosa. Dopo i primi accordi entra dalla porta un prete cattolico che si mette a pregare in un angolo).

Zenit                           - (alla ragazza) Non sentite anche voi? Perchè non cantate anche voi qualcuna delle vostre musiche di chiesa?

La Ragazza                 - «L'hiver en Suisse c'est le moyen meulleur de passer vos fètes de Noel ».

Una voce lontana        - Aiuto! Aiuto!

La voce del vecchio    - Non ti perdere d'animo, per la Vergine, non gridare!

Una voce lontana        - Aiuto! Aiuto!

Il Radiocronista          - (a Zenit) Quando uno deve arri­vare non c'è boicottaggio che tenga, caro il mio signore. Voi m'avete sequestrato qui, in questa stanza, e m'impe­dite d'annunciare al mondo la loro marcia trionfale. Ep­pure essi seguitano, sono al duecentonovantesimo giro e vanno sempre più presto, sempre più presto. Copritelo il rombo di quella macchina vittoriosa! Copritelo, se ci riuscite! (Si sente un forte rombo d'automobile).

Zenit                           - Io credo proprio che il Cavaliere si sveglierà. Sarebbe una vera cattiveria. Ha passato tutto il pome­riggio in ufficio. Non che faccia un lavoro molto gra­voso, ma insomma è sempre un lavoro. Che ne dici tu?

Nadir                          - Io per me trovo il Cavaliere straordinario!

Zenit                           - Straordinario addirittura!

Nadir                          - Hai mai visto come legge il giornale? Se lo tiene fra le mani due ore in ufficio e due ore a casa. Ma non appena infilata la vestaglia è come se con quella stessa vestaglia cancellasse ogni ricordo dalla lavagna della mente. Le nazioni combattono. Dopo cinque mi­nuti ch'è in vestaglia non ricorda più qual è l'amico e quale il nemico... E' stato sempre cosi. Quand'era bam­bino e giuocavano a ladri e carabinieri trovava che fare il ladro era troppo arrischiato e fare il carabiniere troppo (faticoso. Così restava a guardare. Ha guardato tutta la vita. Anche ora. Ci sta osservando. E' al solito metà e metà. Ah, lui l'ha risolto bene il problema della coscienza!

Zenit                           - (al pubblico) Il cavalier Manduffo ha un occhio buono e uno di vetro. Vent'anni fa, per sbaglio, nel voltarsi, nn collega gli ficcò un portapenne in quello di destra. Da allora adopera l'occhio buono per la veglia e quello bircio per i sogni. Mi spiego? Mentre per le pratiche d'ufficio il Cavaliere ci vede con occhio di lince, per le ore in» cui dorme, e nelle quali il resto del igenere umano si diletta delle eteree parvenze dei sogni, ado­pera, poveretto, l'altro. Se lor signori si accostassero in questo momento un po' più davvicino verso il canapé potrebbero osservare come effettivamente non una delle scenette che si sono susseguite in questa stanza siano sfuggite all'occhio del Cavaliere. Ma come s'è detto prima, si tratta dell'occhio di vetro.

Il Cavaliere                 - (nel sogno brontola).

Zenit                           - (si accosta e sta in ascolto) Non è vero. Dice che non è vero e per mezzo di quell'occhio vede cose che ci sfuggono, vede...

Il Destino                    - (entra con la maschera sul volto e va a sedersi vicino al Cavaliere) Vede me per esempio.

Nadir                          - E voi ehi siete?

Il Destino                    - Non state a seccarmi con domande inop­portune. (La musica d'organo aumenta).

Il Giovanotto              - Dio santo, è terribile... La nave af­fonda sempre più rapidamente. Nessuno ha sentito il loro grido d'allarme.

Il Destino                    - Giovanotto, voi perdete la calma troppo facilmente! Guardate un po' la vostra compagna... Avanti, signorina...

La Ragazza                 - « L'hiver en Suisse c'est le moyen meilleur de passer vos fètes de Noel ».

Il Destino                    - Giusto. Tra due giorni è Natale. Come è bello il vostro paese sotto la neve. Mi fermerei ogni volta che ci passo. E invece bisogna girare... girare. A me la Svizzera place infinitamente.

Zenit                           - (al Prete) Credete che siano pentiti dei loro peccati?

Il Prete                        - (a Zenit) Non so «e siano pentiti dei loro peccati. Stanno gridando qualcosa che non intendo. Sono così strani nel loro spavento. Non capisco perchè ci si debba impaurire tanto dell'aldilà.

Il Destino                    - Non credo, caro amico, che abbiano delle idee precise sul loro avvenire. Sono sperduti nel buio della loro angoscia come la nave è sperduta nella nebbia. Aspettano che qualcuno veda.

Il Prete                        - Dio vede, signor mio. Dio vede tutto!

Il Radiocronista          - (con un grido di gioia) Ancora quattro giri e la corsa sarà vinta dai due campioni. Ora­mai nulla li può fermare. E' meraviglioso.

 Il Giovanotto             - (con un grido di dolore) Ancora un attimo e la speranza sarà perduta per i due marinai. Ormai nulla li può salvare. E' spaventoso.

Zenit                           - Il Cavaliere, come dicevamo prima, oltre ad avere cinquantacinque anni è anche fornito di un certo prestigio personale. Ieri sera ha detto alla sua datti­lografa: «Il mio motto, cara signorina, è: Poco, ma bene » ; motto, come potete capire, profondamente impe­gnativo per l'esistenza e per tutto.

Il Giovanotto              - Come? Non si accorge che i due marinai stanno morendo?

Zenit                           - No.

Il Radiocronista          - Non sente il rombo vittorioso della corsa che tra pochi istanti sancirà il trionfo schiacciante, assoluto, definitivo, della mia marca sulla Bugatti?

Zenit                           - Credo di no, caro signore.

Il Radiocronista          - Ma non è possibile. Se tremano le mura del casamento!

Il Prete                        - « Domine, solve eos a peccata mundi... ».

Il Destino                    - Scusate, reverendo, ma ci vuole ancora un momento di pazienza. (A Zenit) Avete un po' di fuoco? (Gli accende una sigaretta. Pausa. Si sentono grida lontane, poi come uno schianto).

Il Giovanotto              - Ma che accade? Hanno acceso un fuoco di stracci e di petrolio?! La fiamma illumina il mare intorno!

Il Radiocronista          - (con voce stravolta) Chi ha lasciato il bidone lungo la pista? Incoscienti, chi ha lasciato quel bidone sulla pista? Non sapete che a quella velocità ogni contatto può essere fatale...

Il Prete                        - « Absolve eos, Domine, qui tollis peccata mundi ».

Nadir                          - (guardandosi intorno) Signori miei, c'è un certo nervosismo nell'aria... (Al Destino) Da quando siete entrato voi, qui tutti sono inquieti... Che sta per accadere?

Il Giovanotto              - Li ha visti! L'idrovolante di scorta li ha visti! E' da impazzire! Che miracolo! Sono salvi! Salvi...

Il Radiocronista          - Che terribile disastro! La macchi­na, scivolando su quell'ostacolo, ha fatto un balzo di otto metri. Mi pare di sognare. Non li avete visti? Non hanno avuto nemmeno il tempo di accorgersene.

Il Prete                        - « Absolve eos domine... ».

Zenit                           - Un istante è bastato a mutare il corso delle cose.

Nadir                          - . Com'è fragile il nostro destino     

Il Destino                    - (tossendo esce) Già; sono fragile... e ho proprio paura d'aver preso un raffreddore. (Al gio­vanotto) Complimenti, ragazzo. (Al radiocronista) Condoglianze, giovanotto. Sono proprio spiacente. (Esce).

Zenit                           - S'allontana lo strano visitatore nella notte. Così nel corso d'un attimo, tra queste pareti s'è parlato di vita, di salvezza e di morte e le scure ali del destino in una delle sue mille apparenze hanno sfiorato la terra.

Nadir                          - Il Cavaliere dorme sempre. Neanche questa catastrofe l'ha scosso.

Zenit                           - (al radiocronista) Nuovi lutti. Nuovo dolore.

Il Radiocronista          - (con lo sguardo perduto nel vuoto) E tutto sembrava così sicuro... Non mi pare possibile. Ancora ieri mi aveva detto : « Credo che sarà l'ultima corsa che faccio. Mia figlia diventa grande e non posso continuare que­sta vita di rischio. Ho messo da parte settantamila lire; voglio com­prarmi un pezzo di terra e vivere in pace... ». E l'altro, il meccani­co, era ancora un ragazzo, era an­cora nel fiore dell'esistenza... Un at­timo è bastato a stroncarli, ridurli in cenere, in nulla...

Nadir                          - Ora, chi gridava e stre­pitava, orgoglioso, Idi (fronte al de­stino sta col capo prostrato nella pol­vere e misura la sua superbia senza fine. Prendete esempio da lui, spet­tatori e vi istruisca il suo errore.

Zenit                           - (al radiocronista) Bisogna andarsene, signor mio... Anche voi re­verendo...

Il Radiocronista {uscendo) Ma dunque che sorte è la nostra, padre? E' un (calvario, per tutti un calvario, sempre? (Esce).

Il Prete                        - (uscendo) Ognuno deve portare la sua croce. (Si sente suonare il campanello del telefono. Il Cava­liere sussulta sul canapè, e si risveglia).

Il Cavaliere                 - Ah, che strano, dormendo m'è parso di sentire una voce conosciuta. (Suona ancora il campanello. Va al telefono e rispon­de) Sì, sono io, il cavalier Manduffo... (La sua faccia si riscalda dall'emo­zione) Dici veramente?! Di motu proprio del Re? Antonia, Antonia! (Entra Antonia) E' arrivato il de­creto !

Antonia                       - Cavaliere ufficiale !

Il Cavaliere                 - Cara Antonia, sa­ranno storie, ma penso che dopo vent'anni la mia croce me la sono meritata !

FINE

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