A qualcuno piace… aldo

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A QUALCUNO PIACE… ALDO

A QUALCUNO PIACE…  ALDO

 

due atti di

Mauro Fontanini

PERSONAGGI

ALDO BISATTO – disoccupato e timido con le donne

JOLE – sua sorella vedova

ARTURO FURLÀN – avvocato, politico e dongiovanni

Contessa LUDOVICA CALCATERRA chiamata LULÙ – sua moglie

PALOMA – segretaria spagnola e amante di Arturo

SILVANA – vicina di casa di Jole

DOMENICO – amante di Silvana

PIERRE - cameriere

IL PARROCO

UGO – il sacrestano

EVA – giovane ucraina

SILVIA –  giovane segretaria

PRIMO ATTO

PRIMA SCENA : Casa della contessa Ludovica Calcaterra

(Una ricca signora entra, si siede su un divano e sfoglia distrattamente una rivista. )

ARTURO – (offrendo alla signora una rosa rossa) Contessa Ludovica, l’ho raccolta adesso per lei nel suo giardino.

LULÙ – (annusando la rosa) Ma questa rosa è meravigliosa, ha un profumo… Grazie, Arturo.

ARTURO –  E’ rossa come il fuoco, il fuoco che arde per lei nel mio cuore

LULÙ – Ma Arturo, cosa dici?

ARTURO – Io non penso che a lei, la sogno ogni notte, signora… I suoi occhi, la sua bocca…

LULÙ – No, non parlare così… ti prego, Arturo.

ARTURO – E perchè? Io brucio dal desiderio di baciarla!  (musica e corsa attorno divano)

LULÙ – Ma sei pazzo! Mio marito potrebbe vederci, ci potrebbe beccare sul fatto…

ARTURO – Non è possibile. L’ho accompagnato mezz’ora fa in ufficio con la sua Ferrari… Può star tranquilla, signora.

LULÙ – Se è così, Arturo, stringimi forte fra le tue braccia! 

ARTURO – Sì! (si baciano con passione, il cameriere inizia a spogliarsi fino a restare in mutande. La signora si toglie il vestito e resta in un desabillè molto provocante. I due amanti cadono sul divano e poi scompaiono dietro)

VOCE DI LULÙ – No… Arturo, no! … (da dietro il divano compare la testa del cameriere, esausto, ma un braccio della signora lo tira giù per il collo) 

LULÙ - Sì, sì, Arturo! (si nascondono di nuovo dietro il sofà)

ALDO – (entra all’improvviso con un vestito elegante ) Ti ho beccato!

LULÙ – O cielo! E’ tornato mio marito!  

ALDO – Sei una sgualdrina! Mi tradisci con il nostro maggiordomo! (Tira fuori una pistola e la punta contro i due amanti)

ARTURO – Ma, avvocato, lei non doveva essere ancora nel suo studio?

ALDO – Sono ritornato a casa in taxi all’improvviso, perchè ho sempre sospettato di voi due! (spara con la pistola e il cameriere cade a terra, fulminato) E adesso è arrivato il tuo turno, moglie fedifraga! Conto fino a cinque. Uno…

LULÙ – (si fa il segno di croce) Caro, perdonami…

ALDO – Due…

LULÙ – Ti prego, non farlo…

ALDO – Tre…

LULÙ – E’ stato solo un attimo di debolezza…

ALDO –  Quattro…

LULÙ – (in ginocchio)  Nooo, non spararmi, ti scongiuro!

ALDO – Cinque! (le spara, ma la pistola fa cilecca)

LULÙ – Ma cosa succede? La pistola non ha sparato?

ARTURO – (si alza in piedi, perchè in realtà non era mai morto) Povero deficiente! Hai rovinato tutto! Ti avevo detto di caricare tutto il caricatore con le pallottole a salve! (Aldo comincia ad  agitarsi) Sei un cagasotto senza palle, un imbranato! Restituiscimi i vestiti! (i due uomini si scambiano i vestiti)

LULÙ – Ma dove hai trovato questo babbeo?

ARTURO – (rivestendosi) E’ l’agenzia che ci ha inviato come cameriere questo imbecille! Sei licenziato!

ALDO – Oh, scusi tanto… (continua a rivestirsi)

LULÙ – Caro, abbiamo provato di tutto per risvegliare ancora i nostri bollori... Lo sai, domani è il nostro decimo anniversario di matrimonio.

ARTURO – Sì, lo so… Prima il pompiere chiamato a spegnere l’incendio…

LULÙ – Dopo il rapinatore che ci aveva legato come due salami.

ARTURO – Oggi invece avevo pensato di fare il finto cameriere…

LULÙ – Questa volta però l’agenzia ci ha mandato proprio un imbranato! Ma cosa aspetta ancora ad andarsene?  

ARTURO – Come ti chiami?

ALDO – Aldo Bisatto.

ARTURO – (tira fuori una pistola) Aldo, se non te ne vai subito ti sparo io questa volta, ma la mia pistola spara pallottole vere!

ALDO – (Per la paura inizia a balbettare e il braccio destro comincia a muoversi in modo incontrollabile) Me ne vado immediatamente! (con un filo di voce)  E la mia paga? L’agenzia mi aveva garantito duecentomila lire per questo servizio.

LULÙ – Cosa? 200.000 lire per questa mascherata?

ALDO - La mia paga di cameriere per una settimana di lavoro, signora. Ma mi accontento solo di… cinquantamila.

ARTURO – Cosa? Scherzi? Dovresti pagarci tu. Sei piombato in casa in anticipo ed hai rovinato tutto…

LULÙ – E soprattutto la pistola non ha sparato… E vorresti anche essere pagato per questa pagliacciata?

ALDO – (in ginocchio, prostrato)  Solo 10.000 lire… e mi levo dai piedi.

LULÙ – Arturo, dai 10.000 lire a questo morto di fame e sbattilo fuori di casa nostra!

ARTURO – ( gettandogli ai piedi una banconota ) Tieni qua, e adesso fuori! (Aldo esce)

LULÙ - Che ne dici se giochiamo all’ambulatorio del medico? Mi eccita!(indossa un camice) Faccia un colpo di tosse. (lui inizia a tossire) Ma che brutta tosse ha. Le fa male anche lo stomaco? Mi faccia controllare… ( gli slaccia la cintura dei calzoni e si fa buio)

SECONDA SCENA : Casa di Aldo.

JOLE – L’ è mesanote passada e quel fiol de un can de imbranà de me fradeo no l’ è ancora tornà. (sbadiglia e va a sedersi) Stavolta lo speto perché go de dirghene quatro… (si addormenta aspettando il rientro a casa di Aldo)

ALDO – Ho perso l’ultimo autobus e ho dovuto prendere il taxi. Dodicimila lire! E così per essere andato a lavorare ci ho rimesso duemila lire e adesso vado a dormire senza cena. (Aldo entra in casa, al buio per non svegliare la sorella che sta dormendo seduta su una sedia. Si toglie i calzoni per andare a dormire. Inizia a chiamare sua sorella a bassa voce. Jole si è addormentata.)

ALDO – Jole, ehi, Jole!

JOLE – Eh…

ALDO – (alzando il tono di voce) Jole, dormi? Jole…

JOLE – (urlando) Aaah!

ALDO – (per lo spavento inizia il solito tic con il braccio) Sono io, Aldo.

JOLE – (assonnata) Ah, sito ti… E cossa vuto a sta ora de note? (riprende a dormire)

ALDO – Jole, volevo dirti… (le dà uno scossone)

JOLE – (aprendo gli occhi)  Ela questa l’ ora de tornar a casa? Remengo!

ALDO – Jole… volevo domandarti… No è mica avanzato qualcosa a pranzo?

JOLE – Cossa vuto?

ALDO - Che so, un po’ di frutta? Oggi non ho fatto in tempo a mangiare la mia banana. 

JOLE – Me saria spetada de tuto da ti, ma mai che de note te se metessi a ciacolare de banane con to sorea poverassa, che la sgoba tutto el santo zorno, intanto che ti te son sempre in giro a remenarte, a perder tempo, remengo… inveze de catarte un lavor! Remengo!  

ALDO – Jole, sì… vado in giro tutto il giorno, ma proprio per trovare un lavoro.

JOLE – Un lavor? No te ghe somegi a mio marìo poareto, che Dio el ghe benedissa la so anema santa! (occhi al cielo) Resta là. Lui sì che el ‘ndava tuto el zorno a fadigar e ogni ventisete del mese el me dava la busta ancora serada.

ALDO – Sì, ma quel povero disgraziato di tuo marito, è morto di cirrosi a furia di annegare i suoi pensieri nel vino.

JOLE – No l’ è colpa mia se el gera sempre imbriago… Mio marìo el spariva per zorni intieri… per noti intiere. Almanco adesso so dove che l’ è : do metri soto tera! E ti te me svei in piena note! Remengo! Perchè no eto mia magnà sta banana co gera el momento? (gli consegna la banana) Tò, ciapa, e mangnila tuta de boto fin a sofigarte! Remengo! E adesso lassime dormir che ale zinque e un quarto sona la sveia. Devo andar a lavar scale tai palassi dei sioroni, perché co’ la pension dela bonanima del me omo imbriagon no rivo mia a fine mese!

ALDO – Crepo di fame, ma la banana non la tocco!

JOLE – E no, adeso che te me gh’ è sveià, te devi magnarla! (gli dà la banana)

ALDO – Ma insomma chi porta i calzoni in questa famiglia?

JOLE – (solleva la camicia da notte e sotto indossa i calzoni del pigiama) Mi! Chi che no porta i schei a casa no pol gnanca comandar in famegia! Remengo!

ALDO – (iniziando a balbettare) E va bene, sono stufo di essere sempre umiliato in questa casa! (Gli viene un tic nervoso ed un braccio comicia a muoversi senza che lui possa controllarlo) L’ hai voluto tu! (Corre via rabbioso e la camera resta al buio) MUSICA

JOLE – (silenzio) Aldo, Aldo! (silenzio) No far el mona, Aldo, e rispondeme!(Cammina al buio. Silenzio) Ma indove la xe la pila? Remengo! (Silenzio) Aldo, se te volevi farme un scherso, adesso l’ è ora de finirla. Te sa che son malada de cuor.Vien fora! (silenzio: accende la pila) Aldo! L’ è scampà de casa! (rivolgendosi ad un’immagine dell’attore Clooney sulla parete) O Padre Pio… (gira l’immagine e trova sul retro quella del santo) O Padre Pio da Pietralcina fame trovar me fradeo prima che rivi matina! Adesso vado a ciamar la Silvana, perchè la me juti. (ripensandoci) Poareta, l’ ha sepelio Giovanin, so marìo, che no xe passà gnanca un mese… (dopo un attimo, ripensandosi) Megio se la lo ga ‘pena soterado, così la capirà la mia preocupasion e me darà ‘na man a catarlo. Remengo! (esce)

JOLE – (urlando e battendo sulla porta)  Silvana! Silvana, vien fora!

VOCE SILVANA –  Un momento, un momento!

(La porta si apre ed escono un uomo mezzo nudo e dietro a lui Silvana in baby doll.)

JOLE – (vedendo l’uomo)  E questo chi l’ è?

MIMMO – Cosa vuole dalla signora Silvana? Non vede che siamo qui, in lutto profondo, a parlare… del defunto, e sul più bello… arriva lei e vuole buttar giù la porta!

 

JOLE – (al pubblico, civetta) L’ è ‘pena morto so marìo e la se gà zà fato l’amante? Remengo…

SILVANA – No pensar mal de mi. Ti assicuro che l’ è la prima volta, dopo che l’ è morto me marìo… (finge di commuoversi)

JOLE – E almanco altre quattro prima ch’ el morisse…

SILVANA - E elo, dopo la disgrassia, m’ à consolà cussì ben…

JOLE – Ah! E lu subito el ga… Sì, insoma ga… (fa un gesto inequivocabile)

SILVANA – Sa, Jole, l’ è come la bicicleta, no si dismentega. Se sai pedalare, pedali…

MIMMO – (a Jole) Ma lei, signora, dove pensa di andare a quest’ora di notte? 

JOLE – Devo trovarlo, devo asolutamente trovar me fradeo. Perdonime, Aldo! L’ è in tali condisioni… Remengo!

MIMMO – Eh, sarà andato al cesso.

JOLE – Alora l’ è lì che Aldo el se vol copare.

MIMMO – Ammazzarsi? Ma cosa dice, signora?

JOLE – Basta un colpo de pistola e l’ è finida! (inizia a piangere)

SILVANA – Ma lui no ‘l ghe l’ha la pistola.

JOLE – El podaria sempre verla comprada!

SILVANA – Ma se nol ga mai un franco in scarsela!

JOLE – Forse el se ga butà inte la vasca de bagno e ‘l ga molà l’aqua fin a negarse.

MIMMO – Sì, può anche aver messo la testa dentro il water e poi ha tirato la catena. (ride)

JOLE – No xe el momento de scherzar, sior Mimmo. Coremo al cesso, forse el vol taiarse le vene contuna  lameta da barba.

SILVANA – O invelenarse ingiotendo un’intiera scatola de pastiglie contro la stitichezza! Dai, Jole, ma chi t’ha dito che to fradelo el se vol copare?

JOLE – El ga scominzià a tartaiar, come ogni volta che el xe massa nervoso. Oh, cossa podemo far?

MIMMO – Tornare a dormire. Quello lì è andato a bere in osteria… 

JOLE – No, lui se sbara!

MIMMO – Chi si spara?

JOLE – Lui se sbara?

MIMMO – Io mi sparo?

SILVANA – (a Mimmo) Tu ti spari?

JOLE – (saltando fra le braccia di Mimmo) Io mi sparo? Lui se sbara!

SILVANA E MIMMO – Chi si spara?

JOLE – Me fradeo, Aldo.

SILVANA – E dove si spara?

JOLE – Nel cesso, no!

SILVANA – Va ben. Vado a bater sula porta e che suceda quello che deve sucedere! (Esce e batte sulla porta) 

MIMMO – Ma chi può uccidersi al cesso?

JOLE – E dove volo che el se copa uno che l’ è disocupà? Remengo!

MIMMO – Aldo è disoccupato? E perché non me l’ha detto subito! Vado a cercarlo e voi intanto telefonate alla Polizia… (esce)

JOLE – (al telefono) Pronto, Polizia? Me fradeo l’ è scampà de casa! Se ciama Aldo, Aldo Bisatto. El se vol copare perché l’ è sensa un lavor…

SILVANA - … E senza un strasso de morosa!

JOLE - Pensarè voaltri a visare tutte la radio e le TV? Ah, ve serve ‘na foto de Aldo? Sì devo gaverla. (cerca nel cassetto e la trova )  Sì, quela de la comunion….

SILVANA – Jole, el ga da esser un fiatin cambià…

JOLE – Andrà ben lo stesso. Remengo! Taccarete dapartuto dei volantini con la sua foto? Benissimo, la ringrassio tanto commissario!

(Si sente il rumore di un corpo che cade. Silenzio)

SILVANA – L’ è finia! El s’ha sparà.

JOLE -  S’ha sparà de sicuro. Go tanta paura.

SILVANA – Anca mi go paura. Ehi, Jole, rivano.

JOLE – Oh Dio, i lo porta qua! No soporto la vista del sangue! Oh Dio, me gira la crapa… (esce barcollando )

Entra Mimmo trascinando Aldo, che è molto spaurito.

ALDO – Mi lasci!

SILVANA – (rientra)  Non mollarlo, Mimmo! Tienilo stretto.

MIMMO - Dov’è andata la signora Jole?

SILVANA – Jole è distirata in cucina, svegnua!

ALDO –Ma perchè mi mette le mani in tasca? Mi lasci in pace, la prego.

MIMMO – Ho visto che se la metteva in bocca…

ALDO – Palle, io non ho messo niente in bocca. Mi lasci, per piacere.

MIMMO – Va bene, io lo lascio andar via, ma lei deve darmi la sua parola d’onore che non farà nessuna follia, prima di avermi ascoltato fino in fondo, parola per parola.

ALDO – Parli pure, l’ascolto.

MIMMO – Si sieda. ( restando in piedi ) Aldo, mi creda, la vita è bella!

ALDO – Questa l’ho sentita anche alla televisione, ma penso che presto verrà data una smentita. 

MIMMO – Dai, beviamoci su! (stappa una bottiglia di vino e versa in due bicchieri) Fai male a pensare. Non devi pensare, lavora!

ALDO – Ma se sono disoccupato!

MIMMO – E’ tutta colpa delle raccomandazioni. In Italia c’è talmente tanto lavoro che non ci sono abbastanza raccomandazioni per ogni posto. Il posto c’è, ma non si trova la raccomandazione e così resta vuoto. Lo troverai un lavoro, ma bisogna lottare, impegnarsi…

ALDO - Proprio ieri avevo iniziato a fare il cameriere in casa di gente piena di soldi, ma per colpa di una pistola… che non ha sparato… mi sono ritrovato di nuovo disoccupato.

MIMMO – Hai perso il lavoro a causa di una pistola che non ha sparato? Io ci non capisco più niente. (cambiando discorso) Ma ci sarà qualcosa che ti piace fare?

ALDO – Scrivere poesie! Fin da bambino ho sempre sognato di diventare un poeta. Guardi qui. (tira fuori un libro) Il mio libro di poesie d’amore. E’ un segreto. Non l’ho mai detto a nessuno, nemmeno a mia sorella.

MIMMO – Poesie d’amore?

ALDO – Sa, io sono troppo timido e riesco a parlare d’amore con le donne solo scrivendo versi…

MIMMO – Allora oggi ho conosciuto il nuovo Leopardi!

ALDO – Magari! Lui è proprio il poeta a cui mi sono sempre ispirato. Conosce “A Silvia”.

MIMMO – No, io conosco solo la Silvana, quella gran bella gnocca della sua vicina.

ALDO – Ma che ha capito? Silvia è la ragazza di cui era segretamente innamorato Leopardi, il grande poeta di Recanati. “Silvia rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi…”

MIMMO – Sarà. Io, invece del poeta, avrei fatto il calciatore. Guadagni un sacco di soldi.

ALDO – Anche con la poesia si può diventare ricchi.

MIMMO – Con la poesia?

ALDO – Sì, ho già fatto i conti. (tira fuori un foglio di carta) Il mio libro sarà venduto a 20.000 lire. Per i diritti d’autore mi spetterebbero 5.000 lire per ogni copia. Se riuscirò a venderne almeno 100.000, fanno… 500  milioni.

MIMMO – (tra sé) Ma chi gli darà mai 500 milioni per un libro di poesie?

ALDO - Ho fatto stampare una ventina di copie del libro che ho inviato a tutte le maggiori case editrici, nella speranza che qualcuna decida di pubblicarlo… Ho speso tutti i miei risparmi e adesso non ho più una lira.

MIMMO – Eh, la vita è così. Cosa vuoi? Bisogna vivere lo stesso! Dai, dammi la pistola. Ormai lo sanno tutti che vuoi spararti.

ALDO – Io? E perchè dovrei spararmi?

MIMMO – Perchè sei disoccupato e ti senti umiliato di vivere con la pensione di tuo cognato.

ALDO – Gliel’ha detto mia sorella?

MIMMO – Sì. Dai, facciamola finita: fuori la pistola!

ALDO - Ma dove vado a trovarla, una pistola?

MIMMO – Va bene, l’hai voluto tu! Te la tirerò fuori con la forza! (lo afferra per un braccio) Tanto non riuscirai a scapparmi.

ALDO – Ah, no? (tenta la fuga) Apra bene le orecchie! Se non se ne va immediatamente, mi sparo qui!

MIMMO – Non lo farai.

ALDO – Non mi crede? Bene, conto fino a tre: uno… (si mette una mano in tasca)

MIMMO - Oh, Dio! Si spara!

ALDO – Due… ( affonda ancora di più la mano)

MIMMO – Va bene, (uscendo) me ne vado!

ALDO – E tre! (toglie dalla tasca la banana) Oggi non sono ancora riuscito a mangiarla. (esce mangiando la banana) MUSICA

Poco dopo rientrano Silvana e Mimmo che trascinano dentro Jole, svenuta.

MIMMO – ( aiutando Silvana ) Tienile su le gambe.

JOLE – ( aprendo gli occhi ) Chi siete? Remengo!

SILVANA – Oh, Jole, grazie al cielo ti sie rinvignuda! Son mi, Silvana.

JOLE – Dov’ elo me fradeo? Cossa ghe xe sucesso? Elo morto?

MIMMO – Proprio morto no, ma a essere onesti è lì, lì ..

JOLE - Su, coremo da lu!

MIMMO – Non è possibile! Se non me ne andavo via subito, quello si sparava davanti ai miei occhi.

JOLE – E la lo ga lassà solo?

MIMMO – L’ho scongiurato di non farlo, ma non ho combinato niente.  

SILVANA – Dovevi ordinare, non pregarlo! Bisogna denunciarlo ala polisia, che lo mettano in galera, che lo strassinino in tribunale!

MIMMO – E’ tutto inutile. Il tribunale non può condannarlo a vivere.

SILVANA – Ma no gh’è nissun rimedio?

MIMMO – Sì, un libro di poesie.

SILVANA - Cossa?

MIMMO – Aldo ha scritto un libro di poesie d’amore.

JOLE – Mio fradelo el scrive poesie de amor? (grande risata) Ma se l’ è talmente timido e imbranà con le femene che no ‘l ga mai rivà a catarse un strasso de morosa…

MIMMO – Appunto. Non riuscendo a dichiararsi con le ragazze…

SILVANA - … El ga scominzià a scriver poesie d’amore?

JOLE - Gavevo in casa un poeta e no me ne son mai inacorta! Remengo!

SILVANA - Magari l’ è convinto de ciapare un saco de schei con quel libro.

MIMMO – Proprio così. Se glielo pubblicheranno, sono certo che non si ucciderà più.

JOLE – Ma chi vuto mai che stampa le poesie de quel imbranà de me fradeo.

SILVANA – A proposito, me gero dismentegata di dirti che proprio ogi go catato tala mia casseta della posta ‘sta ricevuta. Xe ‘na racomandata par Aldo (gliele consegna) e gera anca una nota de l’Asienda del Gas. El postin el deve gaver sconfondudo come al solito gli indirissi.

JOLE – (a Silvana) Vien con mi a zercar Aldo, prima che el fassa ‘na paiassada. (Escono)

TERZA SCENA : Al Ristorante

Arrivano dentro Lulù ed Arturo. Si siedono al tavolo di un ristorante molto raffinato. Lei chiama il cameriere che non arriva mai e continua invece a servire gli altri clienti.

LULÙ – Cameriere! ( nessuno le risponde) Cameriere!

VOCE CAMERIERE – Un momento, un po’ di pazienza! Siete arrivati adesso.

ARTURO – ( con affetto ) Potevamo restare a casa, noi due da soli…

LULÙ – Io non resto a casa il giorno del nostro anniversario di matrimonio! Non sopporto di aspettare tanto tempo senza che nessuno mi venga vicino. Su fa’ qualcosa, muoviti!

ARTURO – D’accordo, cara. Cameriere?(urlando perché nessuno risponde)  Cameriere!

LULÙ – Non gridare, Arturo! Lo sai che sei malato di cuore.

CAMERIERE – (entra e si avvicina) Il cuore è come una puttana: quando molla di battere è proprio finita. (esce)

LULÙ – Se n’ è andato di nuovo.

ARTURO - (squilla il suo cellulare) Cara, vado a vedere… dove s’è cacciato il cameriere. (Si allontana e parla a bassa voce al cellulare.) Sì, Paloma, ti ho detto che oggi non possiamo vederci perchè ho dovuto portare al ristorante la iena… sì, mia moglie. E’ il nostro anniversario… Sì, sei solo tu il mio trottolino amoroso… Du-du-du, da-da-da… Ci vediamo domani in ufficio Paloma…(ad alta voce cambiando discorso) Questa volta vinceremo noi le elezioni! (ritorna dalla moglie)

LULÙ – Ti ho detto mille volte di non telefonare di nascosto, specialmente se al cellulare c’è una donna! Qualche nuova conquista? (Arturo guarda voglioso la giovane cameriera)

ARTURO – Nooo, dovevo solo fissare urgentemente una… riunione politica.

LULÙ –E’ da quando siamo arrivati qui che non hai mollato per un istante gli occhi di dosso da quella ragazza! (esce molto seccata)

ARTURO – (guardando il posteriore della ragazza) No, ti giuro che guardavo sempre dall’altra parte… (inseguendo la giovane) Ciao, bellissima… (lei esce e rientra il cameriere)

CAMERIERE –Sempre in caccia, avvocato!Ma non è il suo anniversario di matrimonio?

ARTURO – Dieci anni.

CAMERIERE – Ha avuto il coraggio di sopportare una donna così antipatica e odiosa come sua moglie per così tanto tempo?

ARTURO –Sì.

CAMERIERE – Ma come ha fatto a sposarla?

ARTURO – Amavo tanto… 

CAMERIERE – Quella donna?

ARTURO - No, i suoi soldi.

CAMERIERE – E’ molto ricca allora?

ARTURO – Miliardaria! La iena è l’azionista di maggioranza del mio studio legale.

CAMERIERE – E la Ferrari là fuori?

ARTURO – (uscendo) Sua anche quella.

CAMERIERE – Ho capito tutto, avvocato. (si allontana e si rivolge a bassa voce a Lulù che è rientrata)’ Mi pare, contessa, che suo marito corre un po’ troppo dietro alle altre gonne…

LULÙ – So tutto: l’ho fatto pedinare. Si vede di nascosto con Paloma, la sua segretaria spagnola.

CAMERIERE – Una tazza di champagne? Offre la casa, signora.

LULÙ – (che sta mangiando)  No, non bevo mai, specialmente a digiuno.

CAMERIERE – Questo qui va giù come l’acqua e non fa mal di testa. ( le dà un calice di champagne e lei lo butta giù tutto d’un fiato. Musica.) 

LULÙ – Come ti chiami mio ben maschione?

CAMERIERE – Pietro Puddu, ma lei mi chiami pure Pierre… (avvicinandosi) Posso accompagnarla sul terrazzo, contessa? C’è un bellissimo panorama, una vista meravigliosa.

LULÙ – (al cameriere) Ma certamente, Pierre! (escono ed Arturo rientra mentre squilla di nuovo il suo cellulare.)

ARTURO – (al cellulare) Amor mìo. Sei ancora tu Paloma, guapa! Non vedo l’ora di baciarti sul collo… Sì, trottolino amoroso, du-du-du  da-da-da … ( chiude in fretta il telefono perchè è rientrata sua moglie.)

LULÙ – Da-da-da. Sei impazzito o sei diventato balbuziente?

ARTURO – Da-da-da… Dada umpa, dada umpa, umpa! Ricordi? Le gemelle Kessler!

LULÙ – No, sei il solito idiota! (molto sospettosa mostrando il cellulare)  Sempre politica?

ARTURO – (imbarazzato) Per forza! Mancano solo due settimane alle elezioni e il partito non può fare a meno di me. (Arturo esce inseguendo Silvia.)  TANGO

CAMERIERE – (a Lulù) Balla? (Lulù non fa in tempo a rispondere e ballano)

LULÙ – (fingendo di resistergli) Ma fai così con tutte le donne che incontri?

CAMERIERE – (la bacia sul collo) Solo con lei contessa Ludovica.

LULÙ – Stai attento Pierre, non sono sola, mio marito potrebbe vederci. (escono ballando)

(Mentre i due innamorati si scambiano l’anello di fidanzamento, Arturo finalmente ruba dal loro tavolo una fettina di dolce e torna al suo posto appena in tempo: è rientrata Lulù.)

ARTURO – Niente male questa bavarese con i frutti di bosco caldi. (mangiando il dolce appoggia il cellulare sul tavolo.) 

LULÙ – (controllando il cellulare.) Ma questo non è il numero della sede del partito?

ARTURO – No… è quello della mia segretaria.

LULÙ – Paloma?

ARTURO – (ammettendo a denti stretti)  Sì… E’ ancora in ufficio.

LULÙ – Alle dieci di sera? Quella ragazza lavora un po’ troppo, potrebbe ammalarsi…(esce)

(Uscita Lulù, Arturo le fa il gesto dell’ombrello. MUSICA. Balla in modo galante con Silvia, ma rientra improvvisamente Lulù e lo becca sul fatto.)

LULÙ –Ti ho beccato!Hai fatto ancora il cascamorto con quella cameriera! ( Arturo e Lulù si siedono ed inizia un dialogo fra i due. Hanno una mano appoggiata ad un orecchio. )

ARTURO – Non te la sarai mica presa, no? Lo sai che amo solo te.

LULÙ – (offesa) Stavolta però hai esagerato.

ARTURO – Scusami, cara. Dai, mi perdoni?

LULÙ – A te piace sempre scherzare…

ARTURO – Allora, tutto a posto?

LULÙ – D’accordo, caro. (Entra una zingara con un mazzo di rose.)

ARTURO – Ti prometto che stanotte non avrai di che lamentarti.

LULÙ – Lo spero, stasera ci hanno visto tutti. Promesso?

ARTURO – D’accordo, tesoro. A domani in ufficio, Paloma. (spegne il suo cellulare)

LULÙ – Ti aspetto domani a casa mia, mio marito sta fuori tutto il giorno, Pierre. (spegne il cellulare ed il cameriere spegne il suo cellulare ed prende tutte le rose della zingara)

CAMERIERE – (con il mazzo di rose rosse)  Scusi per il ritardo, avvocato, ma questa volta lei si era scordato di ordinarle. Dottor Furlàn, ecco ­le sue solite rose.

ARTURO –Oggi no, imbecille! (gli dà una gomitata nello stomaco)

LULÙ –­  ­Le sue solite rose? Arturo, per chi è questo mazzo di fiori? Confessa!

ARTURO - (dando il mazzo di rose a sua moglie) Ma… sono per te Ludovica, per… il nostro anniversario…(firmando un assegno) Potrebbe andar bene quest’assegno di 400.000 lire per la cena e le spese? Sei stato fantastico, Pierre. (il cameriere mette l’assegno in tasca)

LULÙ – Arturo, se conosci il nome del cameriere, allora non è la prima volta che vieni in questo ristorante?

ARTURO - (dandogli un’altra banconota) Tu non mi conosci e non mi hai mai visto.

CAMERIERE – (intascando ll denaro) No, signora, è la prima volta che vedo suo marito.

ARTURO - Questo è per i fiori! (gli allunga un’altra mancia)

CAMERIERE – Lei è sempre tanto generoso, signor avvocato. (porta il cappotto alla signora.)  Il suo cappotto, signora. (Arturo intanto si allontana perché è rientrata Silvia)

LULÙ – (a voce bassa facendogli l’occhiolino) Sei stato tanto delicato. Sai, dovrei assumere un nuovo maggiordomo, Pierre. Vieni a trovarmi domani a casa mia alle 11.00.

CAMERIERE – E’ troppo rischioso, signora.

LULÙ –Non preoccuparti, mio marito a quell’ora è sempre in ufficio… (gli dà una mancia)

CAMERIERE – A una signora della sua classe non sono capace di dire di no.  (baciamano.)

ARTURO – (ha lasciato il suo biglietto da visita a Silvia e va a salutare il cameriere) Alla prossima settimana, Pierre. (Arturo e Lulù escono a braccetto.) 

CAMERIERE – (al pubblico, contando i soldi) In questo ristorante i signori Furlàn saranno sempre i benvenuti!

QUARTA SCENA : Casa di Aldo.

ALDO – (legge ciò che ha scritto su un foglio di carta.)

             Solo per te muoio, amore mio diletto,

             senza esser mai giaciuto nel tuo letto.  (continuando a scrivere)

             Perché così maligna mi è stata la sorte?

             Non accusate nessuno della mia morte.

(Finito di scrivere va verso il balcone e resta immobile a guardar fuori. Apre la finestra. Respira l’aria a pieni polmoni. Passato un momento si arrampica sul davanzale della finestra. Rimane in piedi con il fazzoletto in mano e guarda sotto. Per una vertigine si aggrappa sul telaio della finestra proprio nel momento in cui rientra in scena Silvana.)

SILVANA – (Vedendo Aldo in piedi sul balcone) Oh Dio! Ma cossa falo in pie sul pogiolo? Ma chi ti ga detto di netare i vetri? Ti può venire un smisciamento, un giramento… Vieni giù, Aldo… bravo… (arriva ad afferrarlo) Così, piano, ti tegno io… Fata! (L’accompagna dentro e lo fa sedere sulla sedia) Aldo, per l’amor di Dio! Sentati qui! (vede il biglietto e legge) “ Perché così maligna mi è stata la sorte? Non accusate nessuno della mia morte…” (Aldo le strappa di mano il biglietto)  Ma cossa volevi fare? Aldo, lo sai che sei davvero un bel toso…

ALDO – Ma nessuna donna si è mai accorta che esisto.

SILVANA – No l’ è mia vero. La setimana passà ti ho visto a spasso contuna bela tosa.

ALDO - Bella…

SILVANA - Beh, si fa par dire. Forse la gera un pocheto massa magra…

ALDO – Quella? Darle dell’anoressica è farle un complimento. Di petto è piatta.

SILVANA – No… di regipeto la doveva portare almanco una prima…

ALDO – Quella? Non aveva la prima, ma la retromarcia… 

SILVANA – E quela storia è durata…

ALDO – No, è stato solo un momento. Ci siamo visti e dopo mezz’ora…

SILVANA – Eravate zà intel leto…

ALDO – (deluso) Sì, io nel mio e lei nel suo. Nessuna ragazza si vuol mettere con uno tanto timido come me…

JOLE – (entrando) E soratuto tanto disoccupà. Quela zercava un omo par farse mantignir.

ALDO – Proprio così. Non mi manca il fegato per affrontare le donne…

JOLE - … Ma quando che ti rivi vizin de ‘na femena, l’ è la paura che te ciava! ( a Silvana) Vien con mi un momento.(le donne escono di corsa)

ALDO – Mi ammazzo! Sì, questa volta mi ammazzo! (Aldo apre il forno ed apre il rubinetto del gas. Mette la testa nel forno ed annusa) Che strano, non sento la puzza del gas.

JOLE - (rientra con Silvana: ha una lettera aperta in mano) Lo savevo! I ne ga tajà el gas perché no gavemo pagà le ultime do bolete. (Aldo deluso riprende il solito tic) Aldo, no far cussì, te prego. Silvana, coro in posta prima che i serie poi vado dal dotor a farme dar qualcossa par calmarlo.

SILVANA – Stai tranquila, che no gli stacherò i oci de indosso. (toccando l’interno del forno) Ma l’ è tuto sporco de unto! Ti fazo vedare io come si comporta ‘na vera amiga e ti juto a netarlo.

ALDO – Lasci perdere, Silvana, non è il momento!

SILVANA - Par mi l’ è un piaser, sono sicura che anca to sorea fasaresse altretanto con me intal momento del bisogno. Ma non stemo perdare tempo, ah. Donca, vediamo cossa ci serve. (si guarda attorno) Un catino de acqua… Un detersivo par il forno ce l’hai? (trova una bottiglia) Ecolo qua… Fornet! Lo uso sempre anca io par netare la casa… Eh, olio di gomito, ci vuole, altro che storie… I guanti di goma dovarea gaverli in scarsela… (nelle tasche trova una scatola di medicine) Che sema, ce l’avevo io el Tavor. Me l’ha ordinà il dotore dopo che me marìo l’ è morto. Dovarea torghene una pirola al zorno, ma Mimmo… l’ è taaaaanto megio del Tavor. (appoggia il flacone di pillole sul tavolo e, infilati i guanti di gomma, pulisce con la testa dentro il forno canticchiando una canzonetta)

ALDO – (il viso si illumina) Mi avveleno con il Tavor!

(Aldo si alza in piedi, prende la scatoletta delle pillole e la mette sul lavello. Inghiotte prima una e dopo una seconda pillola, con difficoltà e con tanti sorsi d’acqua. Inavvertitamente rovescia il flacone del Tavor dentro il lavello.)

ALDO – Oddio, ho rovesciato le pillole nel lavello… (Aldo cerca di salvarne qualcuna con un dito, vedendo che non ci arriva, chiude il rubinetto e ci prova con una forchetta.)

SILVANA – (s’accorge che Aldo è impegnato a trafficare con la forchetta nello scarico del lavello) Posso jutarti? Se mi permetti un consiglio, no riverai mai a distroparlo in questa maniera. Riverai solo a storsere la forcheta. (apre il rubinetto dell’acqua) Eh, sì, l’ è proprio intasado, no tanto, poteva andar pezo! E’ stato qualche fondo di caffè, probabilmente… Ah, basta cussì poco… Adesso gli do io un’ ociada. (apre lo sportello sotto il lavello) L’ è tuta colpa delo scarigo. Mi servirebbe solo una ciave anglese… Vado a casa un momento. La bonanima de me marìo faseva l’idraulico. (esce)

ALDO – Devo farla finita!

( Aldo, intanto, sempre più disperato, comincia a tirare fuori una corda da una cesta della biancheria. Fa un nodo scorsoio da una parte e, soddisfatto tira fuori il resto della corda. ma trova tante mollette e le tira via. Aldo tenta di impiccarsi e monta in piedi sulla sedia. Passa attorno al collo il nodo scorsoio, ma non trova dove fissare la corda sul soffitto. )

SILVANA – (entra con la chiave inglese e si precipita da Aldo)  Ma ti xe propio tremendo, Aldo! No se pol lassarte solo un momento. Ma lo sai che se cadevi, potevi anca spacarti l’osso del colo, o ’dirittura massarti? Eh?(aiuta Aldo a scendere dalla sedia e comincia a lavorare sotto il lavello)

ALDO – Basta! Adesso mi ammazzo con l’acido muriatico!

(Aldo, trova fuori una bottiglia di acido muriatico, ma il tappo è troppo duro. Dopo aver armeggiato per un po’, la bottiglia finalmente si apre. Fa per ingoiare il veleno, quando Silvana ritorna fuori da sotto il lavello)

SILVANA – Ma varda che bota de culo! Propio quelo che mi serviva. Grasie, Aldo. Un po’ di acido muriatico e credo che forse no sarà necessario gnanca svidare il sifone. (svuota l’intera bottiglia giù per il lavello) Eco, adeso no resta che spettare un paio di minuti. Vedemo, intanto, se ti ocore qualche altro lavoreto. (vedendo un filo della luce che penzola sul muro) I fili scoverti! L’ è pericoloso! Se si tocano pol sucedere un corto circuito e magari pol prendar fogo la casa! Torno subito. (esce un momento)

(Aldo tenta allora di uccidersi con la corrente elettrica. Prende un catino, lo riempie d’acqua, si leva le scarpe e resta scalzo. Poi mette i piedi nel catino e cerca di toccare i fili della corrente elettrica. Buio in scena)

SILVANA – (rientrando con una pila in mano) Go stacato un momento la corente eletrica, perché gavevo paura de quei fili scoverti… E ti cossa te fa? Te ga messo i calli in mojo?

( Aldo leva i piedi dal catino e butta via l’acqua, rassegnato di non riuscire a suicidarsi)

SILVANA – Benissimo! L’acido muriatico ga zà fato efeto! L’acqua core zò che l’ è ‘na belessa!

JOLE – (entrando) L’ è saltà la corente. Speta che taco el contator! (esce e rientra con una raccomandata in mano) Aldo, ogi xe rivada ‘na racomandata dela Papavero Rosso Editore. La xe par ti.

ALDO – Hanno risposto! Allora pubblicheranno il mio libro! (abbracciandola) Jole, non serve che tu vada più a lavar scale. Non andrai più a lavorare. 

JOLE - Cossa? Cussì de punto in bianco devo molar de far servissi? E vivaremo tuti e do con la misera pension de me marìo?

ALDO – Non servirà più nemmeno quella. (tira fuori un foglio) Ho già calcolato tutto. “ Non accusate nessuno della mia morte”. No, non è questo. (lo nasconde e ne tira fuori un altro)  Eccolo qui. Con 100.000 copie il mio guadagno sarà di circa 500 milioni. E mi domandi di cosa vivremo?

JOLE – Ma no te ga venduo ancora gnanca ‘na copia del libro, Aldo.

ALDO – Ormai è fatta. E’ arrivata anche la lettera della casa editrice. (mentre Silvana sta asciugando il pavimento) Pensa, come sarà bello essere ricchi, sedersi su un bel sofà: “Sono venuti a pulire i pavimenti?”

JOLE – “Certo che sono vignuti, Aldo”. (Silvana apre la lettera ed inizia a leggere)

ALDO - “E quel bel quadro di De Chirico che avevo visto, l’avete comprato?”

JOLE - “Certo che l’abiamo comprato, Aldo”.

ALDO - Questa è vita!

SILVANA – (leggendo) Il fatto è che… tu dovaresti comprare le prime 1.000 copie del libro.

ALDO – E chi l’ha detto?

SILVANA – Sta scritto qua tal contrato della Papavero Rosso Editore. (mostra la lettera)

ALDO – Dia qui, Silvana. Non può essere. (leggendo) “Siamo interessati alla pubblicazione del suo libro di poesie d’amore, ma è prassi della nostra casa editrice che un autore alla sua opera prima debba garantire l’acquisto delle prime 1.000 copie del libro a copertura delle spese iniziali per il lancio pubblicitario.”

JOLE – Te dovarà comprar 1.000 copie del libro a 20.000 lire cadauna? Fa vinti milioni! Remengo!

SILVANA – No, sono 25 i milioni.

ALDO – Speta, un momento, non può essere.

SILVANA – L’ è scrito propio cussì. (toglie di mano la lettera ad Aldo e legge) “Ricordandole che il prezzo di copertina per ogni copia è stato fissato in 25.000 lire…

ALDO – (dandosi un tono) 25.000 a copia, però …

SILVANA - … le aleghiamo il contrato in duplice copia di cui dovrà restituircene una firmata, dopo aver versato sul nostro conto corente 25 milioni, come stabilito dal contrato. Voglia gradire le nostre felicitasioni per essere entrato nella grande famiglia della Papavero Rosso Editore”.

ALDO - E’ incredibile! Che figli di puttana quelli della Papavero Rosso! E adesso?

SILVANA - Adesso no te resta che comprare le prime 1.000 copie del libro.

ALDO – Ma come faccio? Io non ho 25 milioni! Guardate come mi sono ridotto… (inizia a balbettare) Lo co-conside-deravo la mia sa-salvezza! Questo libro era il mio futuro… (Aldo è sempre più agitato)

JOLE – (gli butta una tazza d’acqua in viso per calmarlo)  Calmite, Aldo, remengo!

ALDO – (sputando fuori un po’ d’acqua) Adesso chi guadagnerà?

JOLE – No preocuparte, Aldo, basterà la picola pension de me marìo… (tira fuori la foto del marito defunto) Poareto el me Berto…  Coss’ te ga de vardarme con quel muso de mona? No preocuparte: no me sposo più. No vogio miga perdar la to pension…

ALDO – Lasciatemi solo! (le due donne vanno fuori) Basta la piccola pensione di tuo marito… (tira fuori da un cassetto una pistola e monta in piedi sul tavolo) La pistola del nonno, di quand’era coi Partigiani. (Si punta la pistola sulla tempia. Proprio in quel momento bussano alla porta. Aldo nasconde la pistola dietro la schiena.)

ARTURO – (entrando con un volantino in mano) Scusi, disturbo?

ALDO – No, no. Chi cercava?

ARTURO – Mi dica prima con chi ho l’onore di parlare.

ALDO – Bisatto.

ARTURO – Piacere, Arturo Furlàn candidato alle elezioni di domenica prossima per il Parlamento. (si toglie il cappotto e il cappello)

ALDO – (a bassa voce) E’ quel tizio che… (cerca di mettere la testa sotto il tavolo per nascondersi ed inizia a tremare di paura)

ARTURO – (avvicinandosi)  Allora è lei quell’ Aldo Bisatto che dicono che vuole spararsi?

ALDO – Chi gliel’ha detto? No, non sono io…

ARTURO – Possibile? Lo sanno tutti! L’hanno scritto tutti i giornali e l’hanno detto anche alla TV! ( vede il biglietto sul tavolo e lo legge.) “Perché così maligna mi è stata la sorte? Non accusate nessuno della mia morte”. E’ firmato: Aldo Bisatto. Dunque è lei Aldo Bisatto?

ALDO – Sì, sei mesi di galera.

ARTURO – Così non ha senso, signor Aldo. A chi servirebbe la sua morte? Vuole spararsi? Benissimo, faccia pure. Ma si guardi in giro. Tanti hanno perso il lavoro e sono disoccupati come lei. Ma nessuno ha mai il coraggio di ribellarsi, tutti tacciono. E perchè tacciono?

ALDO – Perché?

ARTURO - Perchè sono obbligati a tacere. Ma un morto non si può obbligarlo a tacere, se il morto vuole parlare. Al giorno d’oggi quello che può pensare un vivo può dirlo solo un morto. Sono qui a nome del mio partito…

ALDO – Senta, la prego…

ARTURO – Qualcuno è responsabile se vivere in questo mondo è diventato impossibile. Lei non ha più niente da perdere. Non corre nessun rischio. Allora mi dica, lei chi accusa?

ALDO – Il Papavero Rosso.

ARTURO – Dev’ essere senz’altro un’associazione comunista. Li accusi tutti. Lei non ha ancora capito bene il vero motivo per cui si spara.

ALDO – No.

ARTURO – Strappi questo biglietto e ne scriva un altro. Dica a tutti di votare per il nostro partito alle prossime elezioni e che tutti scrivano come unica preferenza: Arturo Furlàn, un vero uomo per il Parlamento.

ALDO – E chi sarebbe Arturo Furlàn?

ARTURO – Sono io. (a bassa voce) Così quando sarò eletto in Parlamento non dovrò più dipendere dai soldi di quella iena di mia moglie e potrò mettermi finalmente con Paloma. (ad alta voce)  E appena avrà scritto questo biglietto si spari, si uccida come un eroe. Il suo nome passerà di bocca in bocca. Metteranno la sua foto su tutti i giornali e ne parlerà anche “Porta a Porta” alla TV.

ALDO – Oh, anche “Porta la Porta”… Vada avanti, la prego.  ( MUSICA FUNERALE )

ARTURO –  I personaggi più in vista porteranno la sua bara tutta coperta di rose bianche…

ALDO – ( sognante ) Come un bambino…

ARTURO – Arriveranno decine di corone di fiori, anche quella del Presidente della  Repubblica portata da due corazzieri in alta uniforme e quattro cavalli bianchi lo accompagneranno fino al cimitero.

ALDO – Cazzo, questa sì che è vita!

ARTURO – Permettimi di abbracciarti per l’ultima volta! (lo abbraccia) Io non ho pianto quando è morta mia madre… ma adesso… ( esce singhiozzando)

 

ALDO – Patirò, patirò per tutti. E quattro cavalli bianchi… Sicuro. Mi sacrifico per l’umanità… dov’è un pezzo di carta? (entra sua sorella.)

JOLE – Indove te va?

ALDO – Mi serve un pezzo di carta.

JOLE – Speta un momento. Tien qua. (gli dà un rotolo di carta igienica) L’ è rivada ‘na siora tuta in ghingheri che vol parlar con ti.

ALDO – Falla entrare. E lavati la testa e mettiti un po’ a posto che aspetto gente importante.  (sua sorella esce)

LULÙ – (controllando sul volantino) E’ proprio lui! Il signor Aldo Bisatto?

ALDO – Sì…

LULÙ – Sono la contessa Ludovica Calcaterra, ma può chiamarmi semplicemente Lulù. (gli porge la mano) Mi sembra che noi ci siamo già conosciuti, ma non ricordo dove… Beh, non importa. Sono venuta qui perchè dovrei chiederle un piccolo piacere. Tanto tu ti ammazzi… Fai il galantuomo, ucciditi per me.

ALDO – (si irrigidisce)  Purtroppo non posso, l’ ho già promesso.

LULÙ – A chi? A quella rovinafamiglie di Paloma? Ma cosa hai fatto, Aldo. (ballando il tango) Quella puttanella ha fatto perdere la testa al mio Arturo. Se ti spari per quella sgualdrina e Arturo verrà eletto al Parlamento, non gli serviranno più i miei soldi e così mi lascerà. (avvolgendolo con una sciarpa di seta) E’ molto meglio che ti ammazzi per me, così mio marito non riuscirà ad essere eletto e dovrà piantarla. Io sono una signora romantica, invece quella donna è senza scrupoli e rosicchia i bicchieri per la libidine! (cercando di sedurlo) Aldo, sparati per me. Farai rinascere dopo dieci anni l’amore nel cuore di mio marito, i sentimenti... Allora vicino alla tua bara arriveranno bellissime ragazze con i capelli lunghi e biondi…

ALDO – Tutte vestite di bianco …

LULÙ – Cosa?

ALDO – Scusi, signora contessa, sono tutto incantato Lulù.

LULÙ – No, ti prego, non baciarmi, Aldo.

ALDO – (che non ha nessuna intenzione di baciarla)  Le assicuro che io…

LULÙ – Va bene…(lo bacia con passione.) Ma adesso devi rifiutarti di ucciderti per Paloma.

ALDO – Mai conosciuta questa… Paloma.

LULÙ – La conoscerai. Su, Aldo, vieni a casa mia. Ti preparerò un cafè mentre scriverai.

ALDO – Scriverò… cosa?

LULÙ – Tutto quello che tu provi per me. Che tu sei rapito dalla mia bellezza, che tu, un morto di fame, non hai nessuna speranza di farti amare da una contessa e per questa ragione ti uccidi, per un amore impossibile. (Vedendo entrare Jole con un catino.) Dobbiamo proprio andar via di qua, devono lavare il pavimento.

JOLE – No il pavimento, siora, la testa.

LULÙ – Non parlavo con lei. Ma chi è quella donna così grossolana? ( Jole esce)

ALDO – E’… la mia cuoca, Lulù. Adesso devo salutarla, ma arrivo subito.

LULÙ – Il mio indirizzo è: Viale dei Cipressi numero 84. (gli dà un biglietto ed esce)

ALDO – Sì, arrivo subito, Lulù. ( esce ) Musica.

QUINTA SCENA : In strada.

MIMMO – (entra in proscenio contando un mazzo di banconote) Oggi gli affari sono andati davvero molto bene. Se continua così non servirà più che vada a lavorare.

PALOMA – (entrando tutta rabbiosa ) Señor,me retorni ràpido mes ociosientosmila liras!

MIMMO – E perchè dovrei ritornarle i soldi?

PALOMA – Usted me ha robado, me ha preso in giro con el suo Aldo Bissato. Porqué le avrei dado ociosientosmila dineros? Porqué lui se copi par aquela otra? Io voglio fare ingelosire Arturo e così lui molla quela cornuda de sua mujer por scappar con mi. Me aveva prometido che avrebbe ussado el suicidio de Aldo solo para mi e inveze lo sta adoperando por quela ninfomane della contessa Ludovica.

LULÙ - (entrando) Vattene rovinafamiglie! Invece di fregare i mariti delle altre, sarebbe ora che ti sposassi pure tu, sgualdrina!

 

PALOMA – Zitta, brutta Befana! (pavoneggiandosi) Io soy già estada esposada por cuatro años, ma dopo cuatro años de matrimonio el marido diventa come uno de familia e a mi no me gusta de andar a leto con un parente.

LULÙ – O Dio, mi sta prendendo un’emicrania, oddio la testa…

PALOMA – Forse le pessano mas las cuernas su la cabeza? (iniziano a litigare)

MIMMO – Fermatevi!

LULÙ – Ti eri impegnato con me, Mimmo! Non con quella mangiauomini.

PALOMA – No, lo quiero todo para mi! 

LULÙ - E allora Domenico, perchè ti ho dato tutti quei soldi, due milioni?

MIMMO – Ma scusate, quando comprate un biglietto della lotteria, confidate nella fortuna, nel destino. In questo caso è la stessa cosa. Il futuro defunto è ancora vivo e di lettere-testamento ne sono già arrivavate un sacco. Altra gente ha pagato oltre a voi due per avere l’esclusiva. (mostra un mucchio di lettere.) “Muoio vittima di questo governo di ladri”. “Non posso più vivere perchè non arrivo a pagare l’affitto”. “Nessuno è responsabile della mia morte, solo l’amore senza speranza per una bella donna.”

LULÙ – Quella donna lì sono sicuramente io.

PALOMA – Cossa? Esta letara l’avrà se-gu-ra-men-te escribita para mi!

MIMMO – Chiudete la bocca! Gli saranno mostrate tutte le lettere, ma quella che deciderà di scegliere, io non posso saperlo.  

ARTURO – (entrando) Ha già scelto. Si sparerà per sostenere la mia candidatura al Parlamento, abbiamo già concordato tutto insieme.

MIMMO – Questa è una scorrettezza bella e buona! Lei, avvocato, doveva chiedere a me per essere trattato alla stessa maniera degli altri clienti. 

ARTURO – Si cerchi un altro suicida, Mimmo. I suoi clienti possono aspettare.

MIMMO – Aspetti anche lei!

ARTURO – Il mio partito non può più aspettare, dopo otto anni di opposizione.

LULÙ – Taci Arturo, sono dieci anni che mi fai le corna. Adesso è arrivato il momento della vendetta!

PALOMA – (tirando i capelli a Lulù) Todos sanno che Arturo l’ha esposada solo par i dineros! Ma cossa pretende, con quel muso da pantegana?

LULÙ – (dandole uno schiaffo) Sei bella tu, che prima ti sei passata tutti gli uomini dell’ufficio, dal primo fattorino all’ultimo degli impiegati e per finire ti sei tutta rifatta con i soldi di mio marito!

PALOMA – (sollevandosi il seno) Chi mi?

ARTURO – Basta così, donne! Lui è un eroe ed ha già deciso di morire per i suoi ideali.

MIMMO – Una volta contavano gli ideali. Una volta la gente sapeva morire per un’idea. Ma al giorno d’ oggi chi ha un’ idea, non vuole morire.

PALOMA – Està bien. Ma es poco solo un muerto por todos. (tutti fissano Mimmo)

MIMMO – Ehi, cosa pensate? Guardate, io non ho nessuna intenzione di ammazzarmi!

ALDO – (entrando all’improvviso)  Cercavate me?

PALOMA – Mucho gusto, encantada!

ALDO – Via, non vi sembra di esagerare?

PALOMA - Por favor non faza el modesto, usted es un hombre muy coragiosso!

ARTURO – Quando pensa di spararsi?  

ALDO – Non ho ancora deciso, ma non ho fretta…

ARTURO – Dobbiamo prima organizzarti una bella festa per l’ultimo saluto. Alle nove di sera la festa e a mezzanotte in punto: partenza.

ALDO – E dove andrò? 

ARTURO – Ah, è difficile dirlo. Verso il nulla… (escono tutti)  BUIO

SESTA SCENA : Casa di Aldo.

Musica di festa. Coriandoli e trombette. E’ passato il tempo ed è quasi mezzanotte.

ALDO – (entra con un cappellino sulla testa, coriandoli al collo ed una bottiglia in una mano ed una lettera nell’altra) Che bella festa mi hanno fatto. Con tutta quella gente però non sono arrivato a mangiar niente, ma ho bevuto di tutto. E che belle donne… A mezzanotte si parte! (chiama Jole) Jole, sai… questa notte mi daranno un posto.

JOLE – (contenta) Te ga catà un laoro? Oh, finalmente, Aldo. E che posto elo? Provisorio?

ALDO – No, è definitivo.

JOLE – Scaldo el fero drioman. Te stiro le braghe in t’un lampo. (esce)

ALDO – (alza la cornetta del telefono.) Pronto? Centralino? Vorrei parlare col Presidente del Consiglio. Sì, il Presidente in persona. Non si preoccupi, me lo passi. Chi sono io? Qui parla Aldo Bisatto. Bi – sat – to. Uno che non ha paura di nessuno. Il Presidente non c’è? Allora mi trovi il Ministro dell’Interno. Ah, non c’è neanche lui? Ah, si lavora a Roma? Allora gli riferisca da parte mia che non andrò più a votare. Hanno aumentato le tasse, tutto costa sempre di più e con la pensione di mio cognato non si arriva neanche a metà mese. I Parlamentari hanno la pensione dopo 2 anni e sei mesi di mandato e noi dovremmo lavorare fino a 70 anni per mantenerli? E’ ora di finirla con i privilegi dei politici, della casta! Ssst! Non mi interrompa!… Accidenti! (gli cade la cornetta.) Mi hanno sbattuto il telefono sul muso. Hanno avuto paura di me, di Aldo Bisatto! Ormai non mi ferma più nessuno! (lascia la lettera sul tavolo ed esce come Hulk)

JOLE – (rientra coi calzoni stirati e trova la lettera sul tavolo) Oh, una letera par mi? (la apre) “Cara Jole, quando leggerai questa lettera io non sarò più vivo. Adesso siediti subito sulla sedia, prima di cadere per terra.” (si siede) Madonnina bela, sto sognando o l’ è tuto vero? (legge) “Il mio cappotto lo lascio a mio zio Giacomo che ha sempre tanto freddo. La catenina del battesimo la lascio a te per ricordo. Tal caseto… Quei pochi vestiti e biancheria li lascio a don Nino, il parroco, per i poveri più poveri di noi. Firmato: Aldo Bisatto.” (Inizia a piangere mentre entra Arturo.) Ma come l’ è posibile? Oh, Dio Benedeto!

ARTURO – Signora Jole pianga pure per suo fratello. Aldo è morto, ma il suo cadavere è pieno di vita, lui vive nei nostri cuori.

LULÙ – (entra con Silvana) Le ho comprato un vestito nuovo, signora. Non può presentarsi al funerale come una povera pezzente. Un cappellino nero con la velina di tulle ricamato è sempre tanto elegante per un funerale. (le mette in testa il cappellino) Lo provi.

JOLE – No, no me serve el capelo.

LULÙ – Può passare dalla mia sartoria per provarsi il vestito.

JOLE – Ma se no gabiamo gnanca i schei par la bara?

ARTURO – Pagheremo tutto noialtri, signora. Fra quindici giorni, quando sarò eletto al Parlamento, metterò in conto anche il monumento che farò erigere in memoria del nostro eroe Aldo Bisatto. ( le donne battono le mani )  

JOLE – Ma lui, dove l’ è?

ARTURO – Oh, lo troveranno di sicuro i Carabinieri o i Pompieri, non si preoccupi. Non la lasceremo da sola nel suo dolore, signora Jole. Mi permetta di baciarla a nome di tutti. (Jole si soffia il naso rumorosamente. Arturo desiste. Escono tutti tranne Jole e Silvana)

SILVANA – Che persone simpatiche! Allora esiste ancora gente buona in questo mondo.

JOLE – Ma Aldo no l’ è più vivo. El me unico fradeo…

SILVANA – Muoviti, Jole. Te devi andare in sartoria par provare el vestito par el funeral. L’indirisso el sta scrito su sto biglieto. Sartoria “Eleganza”. L’ è tanto fine.

JOLE – (annusa) Sì, se sente dal bilieto che la xe ‘na granda sartoria.

SILVANA – Cavete el capelo, Jole, che lo rovine!

JOLE – No me interessa se ‘l se rovina. No me importa più gnente. Era vivo Aldo e no gavevo el capelo, adesso go el capelo, ma no ghe xe più Aldo. Madona Benedeta perchè no poso aver tute e do le robe insieme?

SILVANA – (bussano alla porta)  Chi è?

MIMMO – (entra portando il corpo di Aldo adagiato su una carriola) Io mi ero allontanato perché mi scappava di pisciare e lui svelto è andato dietro un albero: un colpo di pistola e tanti saluti. Passato a miglior vita! (esce dopo aver scaricato il corpo di Aldo)

JOLE – (avvicinandosi in ginocchio ad Aldo) No go savesto fermarte in tempo. No te go mai capio fin in fondo, e adesso te sie morto.

ALDO – (ubriaco)  Morto? Chi è morto? Io morto?

LE DONNE – Aiuto!

ALDO – Oh, tenetemi! Volo, volo! Osanna!

JOLE – Aldo!

ALDO – Chi mi parla?

JOLE – Son mi! Oh, Madonna!

ALDO – La Madonna! La Madre di Dio ! Vergine Maria io non ho peccato!

JOLE – Ma coss’ te disi, Aldo! Son mi. Dio misericordioso!

ALDO – Dio? (sull’attenti) Oh, scusi, ma non lo avevo riconosciuto. Piacere, io sono l’anima di Aldo Bisatto.

JOLE – El l’ è ‘ndà fora dei copi.

ALDO – E lei chi è?

SILVANA – Sono Silvana, la siora che sta sul tuo stesso pianerotolo.

ALDO – Oh, guarda che combinazione! Anche lei è qui. E quando è morta, Silvana?

JOLE – Delira, forse el xe ferio. (si abbassa sopra Aldo) Aldo, te sie ferio… (fa una smorfia) Remengo!Snaselo, par piaser.

SILVANA – Che spussa de sgnapa! El xe imbriago smarso!

ALDO – Santa Silvana, può dirmi dove ci si annunzia agli angeli? (Jole gli butta un secchio d’acqua sulla testa.) 

JOLE – Ma cossa eto combinà disgrazià! Te lassi un biglieto par visarme che te te copi e inveze te se sgluchi zò ‘na botilia de sgnapa? Te me ga squasi fato morir de disperazion. Anemica come che son, e malada de cuor… Go pianto tanto, e tuto par gnente!

ALDO – E come sono arrivato qui?

JOLE - Te ga compagnà un tipo che el spusava de grapa come ti.

ALDO – Ah, è vero. Sì, ci siamo messi a bere insieme, direttamente dalla bottiglia.

JOLE – Diretamente dala botilia? Incosiente.Ti che no te bevi mai gnanche ‘na bira!

ALDO – Per darmi coraggio. Ho tirato fuori la pistola, ma non ce l’ho fatta ad uccidermi e ho sparato in aria ... E’ arrivato qualcuno?

SILVANA – Gente tanto fine…

JOLE – Adesso, come faremo a vardarli in tei oci? 

SILVANA – Vorano indrio i loro schei.

JOLE – I gavarà zà prontà el vestito par el funeral. Che rassa de sartoria! Costerà un ocio dala testa.

SILVANA – E se per disgrasia gano zà tajato la stofa? Coremo a fermare la sarta.

JOLE – Mi odio i funerai. (piange) Se dipendessi da mi no andaria gnanca al mio.

SILVANA – Movemose, Jole!

ALDO – Aspettate! Non tutto è perduto! Mi sparerò, vedrete che mi sparerò.

JOLE – Ancora monade? Andemo, Silvana. Figurite se ti te se sbari! Meti su l’aqua par el cafè de orzo, inveze! (le due donne escono)

ALDO – Nessuno mi crede. (Tira fuori dalla tasca la pistola.) Subito, senza pensare. Dritto al cuore! Una morte istantanea.(Si punta la pistola sul petto.) Conto fino a tre. Uno, due…due e mezzo…(lascia cadere il braccio)  Non ce la faccio…

SILVANA – (rientrando di corsa con Jole) Arrivano!

JOLE – I riva tuti.

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

PRIMA SCENA: Due giorni dopo in cimitero

( MUSICA FUNEBRE: entrano in processione con i lumini in mano. Escono tutti tranne il parroco, il sacrestano Ugo che è sordomuto e Jole.)

PARROCO – Ecco, Ugo. Siamo arrivati alla cappella del cimitero. Povero Aldo. (sillabando) Al-do. Il mor-to si chia-ma-va Al-do. Hai ca-pi-to, U-go? (Ugo fa cenno con il capo di non aver capito niente)  Ma dovevo trovarmi proprio un sacrestano sordo e muto? Quando tua madre Carolina, la mia vecchia perpetua, era lì lì per morire, le ho promesso che ti avrei tenuto sempre con me. (Ugo, che è sdentato, inizia a ridere).

JOLE – (arrivando dentro di corsa) Oh, sior paroco. Fermi tuti, Aldo el l’ è ancora vivo!

PARROCO - Povera Jole, tu sei una donna tanto devota e tanto scalognata. Sei rimasta vedova che eri ancora giovane e adesso ti è morto l’unico fratello.

JOLE – No, signor parroco. Aldo el dormi.

PARROCO – Si, dorme per l’Eternità.

JOLE – Oh, no la me crede gnanca elo, don Nino. Aldo no l’ è morto!

PARROCO – Questa è andata fuori di testa. Jole ti accompagno io dal medico. Lui ti darà una buona medicina che ti farà stare tranquilla. (A Ugo sillabando) E tu a-des-so in-tan-to che ri-tor-no, ac-cen-di le can-de-le e pre-pa-ra tut-to per il fu-ne-ra-le. (Ugo mostra di avere capito)  Torno subito. Tieni qua un uovo sodo, un pezzo di pane e una mela, che stamattina non siamo arrivati neanche a fare colazione. (Il parroco trascina fuori la signora Jole. Ugo afferra le cibarie per mangiare, ma rientra il parroco e gli toglie tutto di mano)

PARROCO - Pri-ma di man-gia-rede-vi pre-pa-ra-re tut-to per il fu-ne-rale! E ricordati di non mangiare tutto da solo. Lascia qualcosa anche per me, che questa mattina sono ancora a digiuno. (esce)

 

(Ugo vorrebbe iniziare a mangiare, ma si ricorda delle parole del parroco e appoggia le cibarie vicino al morto. Poi inizia a preparare le candele e ad accenderle. Intanto che si gira, Aldo si tira su dalla bara e dà un morso alla mela e torna svelto nella bara. Ugo si volta e si accorge del morso sulla mela. E’ molto perplesso, ma torna ad accendere un candeliere. Aldo mangia anche il pezzo di pane. Ugo dopo un po’ si volta e si accorge che Aldo nel frattempo ha sbucciato l’uovo sodo. Resta sempre più impressionato, e fissa il morto, che è immobile nella cassa. Torna ad accendere la candela che si era spenta per un suo starnuto. Si volta all’improvviso e sorprende Aldo ch’e sta ingoiando l’uovo intero, quasi senza masticarlo e sviene per la paura.)

PARROCO – (entrando) Fortuna che ho trovato il medico. Spero che con quattro gocce di calmante Jole ritorni a ragionare. Eh, povera donna, che disgrazia… (vedendo che non è rimasto più niente da mangiare) Ugo,hai mangiato tutto da solo e adesso dormi? Ingordo che non sei altro! Almeno un pezzo di pane potevi lasciarmelo. (Gli mollla un ceffone e Ugo torna in sé e vorrebbe raccontare al parroco che in realtà Aldo non è morto) Ti avevo detto che stamattina mi hanno chiamato di buonora per questa disgrazia e non ho avuto tempo di mettere in bocca neanche un pezzo di pane. E tu hai mangiato tutto, brutto ingordo! (gli molla un altro ceffone) Devi ancora accendere una candela e preparare il breviario con le litanie e stanno già arrivando tutti per dare l’ultimo saluto al povero Aldo.

LULÙ – ( arriva dentro seguita da Silvana e Jole.)  Lasciatemi, lasciatemi corrrere da lui!

JOLE – Ma chi l’ è? Cossa la vol quela femena?

SILVANA - Sarà ‘na tua parente, Jole.

JOLE – No, quela lì la xe fori dei copi!

LULÙ – (vicino dalla bara) Sono venuta non per dirti addio, ma per darti il buongiorno. 

SILVANA – Eh, sì, quela lì la xe mata da ligare!

LULÙ – Tu hai rinunciato alla vita per me, ed io so cosa mi resta da fare.

JOLE – Ma forse la se sconfonde contun altro, siora. Quel lì el l’ è me fradeo, e nol se ga mai catà ‘na morosa. Al xe sempre sta massa imbranà con tute le femene. Fin de puteo el bastava ch’al vedesse ‘na cotola che no gera de so mare che el se pissava indosso par l’emosion…

LULÙ – Ma cosa vuole sapere lei! Lui mi desiderava, ma io gli ho detto: “ No! ”

PALOMA – (entrando di corsa)  Bruta mentitora, io gli ho detto: “No!” Ale siete de la tarde.

LULÙ – Ma neanche per idea! Te non ti ha neanche degnata di uno sguardo. Io sono una contessa e tu sei solo una misera impiegata. (le due donne litigano)

PALOMA – Sì, voleva usted!

LULÙ – Taci rovina famiglie! Aldo voleva me!

PALOMA – Bello schifo! Es pequeña como uno scarafaggio!

ARTURO – (entrando) Zitte! Solo io cognosco il motivo del suo gesto.

JOLE – Una banana, avvocato! (esce)

PALOMA – Perdone por favor! Usted no dica sciocchezze. Señora, si è sparado para mi.

LULÙ – No, per me.

ARTURO – Per motivi politici: per farmi vincere le elezioni. Si è ammazzato per sostenere la mia candidatura al Parlamento! (grande litigio ed urla in proscenio)

PARROCO – Ma vi siete dimenticati del morto! (silenzio) Requiem Aeternam dona eis Domine…

TUTTI – (tornando di corsa al loro posto attorno alla bara) Amen!

ARTURO – (lo bacia sulla fronte)  Perdonami, Aldo!

ALDO – (abbracciandolo)  Perdonami anche tu!

ARTURO – Ah ! Ah ! Ah ! (scappa via terrorizzato)

TUTTI – Aiuto!

ALDO –Perdonatemi anche voi, amici, che siete venuti al mio funerale.

SILVANA – Aldo!

ALDO – Silvana! Ho tanta fame! In due giorni sono arrivato a mettere in bocca solo una banana, un pezzetto di pane e una mela. (Ugo inizia a protestare alla sua maniera.) Sì, anche un uovo sodo, ma mi è rimasto tutto sullo stomaco. (Ugo va vicino al parroco)

PARROCO – Ah, ma allora non eri stato tu a mangiare tutto. Ed io ti ho incolpato ingiustamente, povero Ugo.

ALDO - Ma oltre a mangiare, voglio vivere. Non voglio morire. Né per le donne, nè per i politici, nè per mia sorella.

LULÙ – E allora perchè voleva farla finita?

ALDO – Perchè il pensiero del suicidio dava un fine alla mia misera vita di povero disoccupato, mantenuto da mia sorella e incapace di trovarmi una fidanzata. Domando così poco: una vita tranquilla e uno stipendio decoroso.

ARTURO – Gli spariamo noi e lo ammazziamo!

LULÙ - Tutti crederanno che si sarà ucciso da solo.

TUTTI – Sì, uccidiamolo!

ALDO – Ma che dite? Perdonatemi. Cosa ho fatto di male? Tutto quello che avete speso per me ve lo restituirò fino all’ultima lira. (impaurito cammina come un gambero. )

ARTURO –Sei un cagasotto senza palle, un imbranato! Scappa via prima che chiami i Carabinieri e ti faccia mettere in galera! (escono tutti)  MUSICA FUGA

SECONDA SCENA : Due mesi dopo nel parco di un altro paese.

( Entra in scena una bella ragazza bionda con una minigonna vertiginosa. Va a sedersi su di una panchina. Dopo un po’ tira fuori dalla borsetta un piccolo specchio e comincia a mettersi il rossetto sulle labbra e la cipria sul viso. Poi controlla l’orologio. Si mette in bocca un gomma ed inizia a masticare. Si alza in piedi, fa due passi e ritorna a sedersi Controlla di nuovo l’orologio. Intanto entra Aldo.)

ALDO – Son già passati due mesi da quando son dovuto scappare da casa mia… E sono ancora disoccupato. (vedendo la ragazza seduta sulla panchina) Bionda, il vestito rosso… Dev’essere proprio lei la ragazza che ha risposto all’inserzione che ho pubblicato sul giornale dei “Cuori Solitari”. (legge il giornale) “Mulatta di vent’anni sesta misura incontrerebbe uomo insaziabile… Grossa sorpresa.” Non è questo… Oh, ecco: “A.A.A. disoccupato, timido, conoscerebbe ragazza seria scopo matrimonio.” (osservando la ragazza sulla panchina) Oddio, mi ha guardato… Ma quella lì è troppo bella per me… (resta senza parole, come fulminato dalla bellezza di quella ragazza) Mi ha fatto anche un sorriso… (comincia ad accarezzarsi il viso con il fazzoletto e a succhiarsi il dito come un bambino)  E’ meglio lasciar perdere… No, ormai sono qui e devoprovare a conquistarla. Devovincere la mia timidezza… se voglio trovare una fidanzata. (Tira fuori un profumo da una tasca e si spruzza le ascelle. Dopo si avvicina timoroso) Buongiorno, signorina… (lei non risponde, ma gli fa un sorriso) Oggi… è sereno, ma fa tanto freddo… No, lei non deve aver freddo… con quella gonna così corta… (inizia a sudare e ad accarezzarsi il mento con il fazzoletto) Domani… dicono che pioverà.Ma è proprio lei o un’altra? Adesso se vado via faccio una figura da deficiente e se mi siedo troppo vicino, quella lì mi molla un manrovescio e chiama la polizia… (si volta e lei gli fa un sorriso) Io mi butto e che succeda quello che deve succedere. (GAG simmetrica gambe incrociate dx > sx > dx + mano mento.) Signorina… Io sarei quello… dell’inserzione sulla rivista dei cuori solitari…

RAGAZZA – ( parlando con un forte accento russo)  Io… Eva.

ALDO – Sì, e io Adamo… Adesso manca solo il serpente… (si sposta e cade dalla panchina)

RAGAZZA – Mio nome Eva.

ALDO – Ah… E io  sono… Aldo. (le abbassa la gonna perchè fa vedere troppo le gambe)

RAGAZZA – Al-do?

ALDO – Sì, proprio così: Aldo...

EVA – Io di Ukraina.

ALDO – Ah, dalla Carnia… E’ friulana… Mi sono sempre stati simpatici i friulani.

EVA – No, Ukraina, ex Unione Repubbliche Socialiste Sovietiche.

ALDO – (impaurito si alza in piedi) Cosa? Una comunista?

EVA – No, comunismo finito, kaput. Sa, io clandestina in Italia e se sposare te io diventare citadina taliana.

ALDO – Non ho capito bene.

EVA – Nema problema. Domani io e te andare in Comuna con dva testimoni e sposare.

ALDO - Cosa? E dovrei sposarmi con una signorina senza averla neanche conosciuta?

EVA – Dopo cerimonia mio boss pagare te dva miliona di lire per contrato e io andare casa mia e tu casa tua. Tuto finito.Fra uno mese iniziare pratiche di divorzio e tuto a posto.

ALDO – Cosa? Mi parli di divorzio ancor prima di aver mangiato i confetti? Ma per chi mi hai preso?

EVA – Tu morto di fame, ha bisogno di dva miliona di lire.

ALDO - Ma si potrebbe sapere che mestiere fai in Italia?

EVA – Io… batona? Si dice così? Io lavoro su marzapiede con boy friend che protege me.

ALDO – E così dovrei sposarmi con una puttana! (scappa via di corsa).

EVA – No, qvesto Aldo tropo stupido. Domani rispondo altro aviso di giornale e sposerò rico di novanta ani di casa di riposo. Così lui more subito e io vivrò con soldi di sua pensione. (esce)  MUSICA

TERZA SCENA : Qualche giorno dopo, in strada, fuori da un ufficio.

(Passanti. Un tipo ha un ombrello aperto a metà perchè c’è tanto vento. Dopo entra anche Aldo con il suo ombrello voltato all’insù per il forte vento ed inizia a correre in avanti fino in quinta trascinato dall’ ombrello. Torna dentro con l’ombrello rotto e lo butta via.)

ALDO – Oggi c’è tanto vento, soffia più forte della bora di Trieste. Che freddo fa! Mia sorella ha pensato bene di regalare subito il mio cappotto a mio zio Giacomo, perchè credeva che fossi già morto e che non mi sarebbe servito più. (Arriva una bella ragazza.)

SILVIA – Ma cosa fa qui fuori al freddo?

ALDO – (tanto timido) Aspettavo di presentami in ufficio per quel posto. Ho letto l’avviso sul giornale.

SILVIA – Ah, è arrivato così di buon’ora per il posto di uscere?

ALDO – Sì.

SILVIA - Ma sono le otto del mattino e il padrone non arriva mai prima delle dieci. Venga dentro a scaldarsi, signor… (apre la porta ed entrano in ufficio).

ALDO – Aldo.

SILVIA – ( gli dà la mano ) Io mi chiamo Silvia.

ALDO – (resta con la bocca aperta, imbambolato) Che bel nome. Mi ricorda Leopardi…

SILVIA – Era il nome di mia nonna e mi hanno chiamato così. Venga nel mio ufficio, le preparo un thè caldo.

ALDO – Non si disturbi, signorina Silvia… (declama una strofa della poesia di Leopardi)  “Che pensieri soavi, che speranze, che cori, o Silvia mia”.

SILVIA – Bella. L’ha scritta lei?

ALDO – No, Giacomo…

SILVIA – Giacomo?

ALDO - Sì, è… un mio amico.

SILVIA - Oggi sono arrivata anch’io molto presto in ufficio, perchè devo finire un lavoro. Dovrei prendere quella pratica lì in alto… (monta in alto sul tavolo per prendere un fascicolo che è posizionato molto in alto sulla scansia)

ALDO – Posso aiutarla io… (non sa come tirarla giù dal tavolo e fa un sacco di prove, mentre lei intanto è già scesa da sola).

SILVIA – No, grazie, sono cose che devo fare da sola. (prendendo un thermos)  Ho portato del thè caldo nel termos. Non l’ho mai visto da queste parti. Da dove arriva?

ALDO – Sì, non abito qui. Sono andato via di casa da due mesi e sono arrivato in questa città solo ieri sera. 

SILVIA – E perchè è andato via di casa?

ALDO - Ho dovuto lasciare il mio paese in tutta fretta.

SILVIA – Ah, e cosa le è successo da dover scappare via all’improvviso? Non avrà mica ucciso qualcuno?

ALDO – No, veramente erano tutti gli altri che volevano che mi ammazzassi.

SILVIA – (versando il thè in una tazza.) Ecco il suo thè. Qui c’è lo zucchero.

ALDO – (mette cinque cucchiaini di zucchero nella tazza e dopo vuota dentro l’intera zuccheriera.)  Sa, il thè mi piace un po’ dolce.

SILVIA – Un paio di biscotti?

ALDO – Se non è di troppo disturbo… (la ragazza gli porta i biscotti che lui divora uno dietro l’altro)

SILVIA – Ha sempre tanto appetito o sono giorni che non mette niente in bocca?

ALDO – Proprio così. (momento di silenzio) Che disordine in questa stanza! (Aldo inizia a riordinare mentre chiacchiera con Silvia) E lei da quanto tempo lavora in questo ufficio?

SILVIA – Saranno presto due mesi, e sono già diventata la segretaria del principale.

ALDO – Oh, che fortuna, allora potrebbe darmi una mano per quel posto.

SILVIA – Vedrò di mettere una buona parola.

ALDO – Grazie. Se arrivo a ottenere quel lavoro, le prometto che con il primo stipendio le pagherò una cena… una pizza.

SILVIA – Non serve che si disturbi per così poco. Se ho pensato di aiutarla è solo perchè lei mi sembra un tipo molto simpatico.

VOCE DI ARTURO – Silvia? Dove sei andata?

SILVIA – Oh, è già arrivato l’avvocato. Beh, adesso la devo lasciare, perchè devo finire quel lavoro. Parlerò io di lei al principale. Buona furtuna per il suo posto e… grazie per avermi aiutato a fare ordine.

ALDO – Non è nulla. Così mi è passato prima il tempo.

SILVIA – Ci vediamo, Aldo.

ALDO – Silvia, la ringrazio di tutto… anche dei biscotti. ( La ragazza esce.) Che bella ragazza… Mi ha detto che le sono simpatico! Anche lei è tanto… (fa un gesto inequivocabile con le mani)  simpatica. (Aldo inizia a riordinare le pratiche della stanza e vede la faccia di Jole in uno specchio – effetto tulle - che s’ illumina)

JOLE - Ma cosa ti viene in testa, Aldo. Quella ragazza è troppo bella per uno come te, imbranato e disoccupato. E poi… è l’amante del principale…

ALDO - Hai ragione, Jole! (lo specchio si spegne e Jole scompare.)

ARTURO – (entrando tira fuori mazzette di soldi dalla borsa) Salve ragazzi? (li bacia, chiude la borsa e si accorge allora della presenza di Aldo)  Lei è qui per il posto di uscere?

ALDO – (si guarda attorno, ma si accorge di essere solo)  Sì. Ancora lui! (si gira di schiena per non farsi riconoscere.)

ARTURO – La mia segretaria non ha fatto altro che parlarmi tanto bene di lei.

(Aldo si tira su la giacca in testa, che è molto grande, come se fosse un foulard ed inizia a succhiarsi il dito ed il fazzoletto come un bambino.)

ARTURO - (si accorge dell’ordine nella stanza) Non è possibile! Mezz’ora fa qui c’era tutto un gran casino e adesso è tutto ordinato che a momenti non riconosco più questa stanza!

ALDO – (impaurito) Sono stato io. Ma se vuole rimetto tutto in disordine come prima.

ARTURO – (riconoscendo Aldo)  Nooo! Ancora lui! No! E’ la terza volta che ci incontriamo e mi porti sempre un sacco di guai! Non hai voluto ammazzarti e così mi hai fatto perdere le elezioni! (inizia a rincorre Aldo minaccioso: corsa attorno alla scrivania)

SILVIA – (entrando con delle pratiche) Allora quel posto di uscere lo darai ad Aldo, vero?

ARTURO – Veramente io…

SILVIA – Me l’avevi promesso, Arturo! (lo bacia sul collo) Aldo è così timido e gentile…

ARTURO – (ingoiando amaro)  D’accordo Silvia…

SILVIA – Oh, grazie caro. (la ragazza lo accarezza ed esce)

ARTURO – Silvia ha tanto insistito perchè quel posto di uscere fosse tuo… Ho proprio perso la testa per quella ragazza, per accettare di averti ogni giorno davanti agli occhi. Anche l’altro giorno Silvia mi ha dato un bacio sul collo e… ho dovuto prometterle il divorzio da mia moglie. Prima che arrivi a promettere queste sciocchezze ad una donna, vuol dire che mi deve piacere davvero tanto. Veramente sono arrivato a promettere il divorzio anche a Paloma, la mia penultima amante.

ALDO – Allora le piaceva anche quella Paloma?

VOCE DI LULÙ – Dove ti sei cacciato, Arturo?

ARTURO – Sono qui, cara… (gesto di stizza) Dopo che ho perso le elezioni per colpa tua, ho dovuto lasciare Paloma, perchè Lulù voleva sbattermi fuori di casa, ma sono riuscito a farla restare a lavorare qui con me, anche se Paloma non è più la mia segretaria… personale.

ALDO – Adesso è Silvia la sua segretaria… personale.

ARTURO - Ora Paloma fa solo la centralinista, ma con una paga da capoufficio. Sai, lei fa ancora qualche altro servizietto…

LULÙ – (entra senza accorgersi di Aldo)  Arturo, io vado a giocare a bridge con le amiche al circolo. (lo bacia ed esce)

ARTURO – Divertiti, cara… (altro gesto di stizza) Se sono ancora qui a sopportare quella rompipalle di Ludovica, è solo colpa tua, ma voglio darti un’ ultima possibilità.

ALDO – La ringrazio tanto, avvocato.

ARTURO – Ma alla prima che mi combini… Fuori! E ricordati che io e te non ci siamo mai conosciuti!

ALDO – E quando posso comiciare allora?

ARTURO – Se domani alle 7.00 non sei su quella scrivania a rispondere al telefono, sei già licenziato!

ALDO – Grazie, avvocato. (esce fuori dalla porta assieme all’avvocato e così si bloccano per due volte dentro la porta.)

ARTURO – (dopo aver spinto fuori Aldo) Che rincoglionito! Ma Silvia mi ha pregato tantodi assumerlo… (Arturo lancia un bacio al volo e gli dà un colpo con una mazza da baseball che è dietro la scrivania, come se fosse stata una palla e Aldo fa uno schiocco con un dito in bocca, come il tappo di una bottiglia.) Che razza di imbranato!

QUARTA SCENA: In ufficio una settimana dopo.

(Due impiegati lavorano seduti su una sedia alta, con un piccolo tavolino sulle ginocchia dove è appoggiata una calcolatrice a manovella con un rotolo di carta. Arturo con il sigaro in bocca guarda l’orologio perchè Aldo non è ancora arrivato sul posto di lavoro. Nel mezzo vi è un posto libero: è quello di Aldo che arriva dentro di corsa. Si mette gli occhiali, un paio di mezzemaniche nere ed una visiera sulla testa ed inizia a far conti con la calcolatrice. Gli impiegati parlano come se recitassero una litania.)

IMPIEGATI – Si fatica da mattina a sera inoltrata.    15

                   Non c’è tempo neanche per una pisciata.  13

                   Lavorar di sabato è sempre necessario, 14

                   ma non ti pagano mai lo straordinario.  14

                   E se protesti col rappresentante sindacale 14

                   dovrai lavorare anche il giorno di Natale. 15

                   E se ti butti un solo giorno in malattia  15

                   quando ritorni il padrone ti caccia via.   13 (due volte)

(Dietro le scrivanie vengono fuori due belle ballerine vestite con lustrini, tacchi alti che iniziano a ballare. Aldo si alza dalla scrivania, si mette in testa un cilindro, si toglie le mezze maniche e indossa un frac. Balla anche lui con loro.) BUIO

SILVIA – (entrando)  Aldo, oggi sei arrivato prestissimo?

 

ALDO – (si sveglia) Non devo essere andato nemmeno a casa… (comincia a fare conti con la calcolatrice. La scrivania è tutta piena di pratiche e lui è quasi sepolto dalle carte.)

SILVIA – Il principale mi ha chiesto di andare in posta a consegnare queste raccomandate urgenti. Strano, di solito a queste cose ci pensa Paloma… Torno fra una mezz’oretta, Aldo.

( Aldo saluta Silvia e resta imbambolato a guardarla. Suonano nell’anticamera dello studio. Una porta divide i due ambienti. Aldo va a rispondere al telefono.)

ALDO – (al telefono) Pronto? Studio legale dell’Avv. Furlàn. Strano, nessuno risponde. (mette giù la cornetta, ma suonano ancora) Era il citofono! (al citofono) Vuol parlare con l’avvocato? Mi spiace, ma mi ha detto di dire a chiunque lo cerchi che è molto impegnato. Ah, lei è la signora Ludovica? Sua moglie? Sta arrivando su proprio adesso? Oddio! (Abbassa la cornetta agitato e citofona al principale, ma nessuno risponde. Si alza e va dall’avvocato che sta baciando Paloma: ha la camicetta sbottonata ed è seduta, scalza, sulle sue ginocchia. Aldo dopo aver battuto sulla porta entra e li sorprende sul fatto.)

ARTURO – Imbecille! Chi ti ha detto di entrare?

ALDO – (imbarazzato) Scusi dottore, ma sta arrivando sua moglie.

ARTURO – Mia moglie? Oddio! Bloccala, inventa qualcosa!

ALDO – Ma cosa le dico?

ARTURO – Dille che non può entrare perché… mi son beccato la malaria!

ALDO – La malaria? (Aldo esce)

ARTURO -Arrangiati! (a Paloma) Presto! Nasconditi!

PALOMA – Donde ho metido las scarpas!

ARTURO – Ti sembra il momento di pensare alle scarpe! Svelta, sotto il divano! Muoviti! (Arturo spinge Paloma, ma non passa. )

PALOMA – Aiuto! Non ce la fazo.

ARTURO – Svelta, distenditi sul divano! (Arturo copre la donna con una coperta. Viene preso dal panico ed ha delle contrazioni spasmodiche al volto. Si distende anche lui sul divano e mette un cuscino sotto la testa. Bagna un fazzoletto nel secchiello del ghiaccio e se lo mette sulla fronte. Poi lancia un’occhiata accusatrice in direzione della donna, che è completamente nascosta sotto la coperta.) Resta immobile!

ALDO – (alla porta) Signora, non può entrare lì dentro…

LULÙ – Cosa? Ha detto di dire a tutti che è molto impegnato… (dà uno spintone ad Aldo ed entra come una furia) Dove sei marito fedifrago? Stavolta ti ho beccato sul fatto!

ARTURO – (con un termometro in bocca) Oddio, la testa. (le gambe della ragazza spuntano da sotto la coperta ed Arturo sembra così esageratamente lungo con ai piedi scarpe con i tacchi a spillo.)

LULÙ -Chi è nascosta là sotto?

ARTURO – Nessuno, cara. (si accorge delle scarpe) Ah, i tacchi a spillo? E’ la nuova moda del momento, e poi mi slanciano! Ora però vorrei riposare perché sto sudando…

LULÙ – Non mi convinci…

ARTURO – Oh, la testa mi scoppia… Aldo accompagna fuori mia moglie e portami un’aspirina.

ALDO - L’avvocato ha la malaria…

LULÙ – La malaria?

ARTURO - Sì, (togliendo il termometro e controllando la temperatura) ho la febbre a 41…

ALDO – (imbarazzato)  Anch’io!

LULÙ – (minacciosa) Aldo, confessa! Chi è nascosta lì dentro con mio marito?

ALDO - Non ho visto, non ho sentito e non ho parlato con nessuno, signora.

LULÙ – (non troppo convinta) Sarà, ma io qui sento puzza di bruciato. Ci vediamo a casa, Arturo e… curati. (esce e Paloma si rialza e scappa via con tutte le pratiche)

ARTURO – Benone! Ce l’abbiamo fatta! Sei stato in gamba, Aldo.

ALDO – Grazie, avvocato. (a momenti sviene per lo stress)

ARTURO - Un whisky? (si mette il whisky in una tazza)

ALDO – No, non bevo più. Sono diventato astemio.

ARTURO – (fa dei gargarismi con il whisky, prima d’ingoiarne un sorso.) Tu lavori qui solo da una settimana, ma ho visto che sei sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via. Il ragionier Biagiotti ha dato le dimissioni. Cosa diresti di prendere il suo posto? Naturalmente… acqua in bocca con la mia signora… Ci siamo capiti, no?

ALDO – Non ho visto, non ho sentito e non parlerò con nessuno, avvocato.

ARTURO – Benone! Inizi domani col nuovo incarico e… ssst, acqua in bocca! 

ALDO – Sarò una tomba. Non so come ringraziarla, avvocato.

QUINTA SCENA: In ufficio due mesi dopo.

(Aldo lavora nel suo nuovo ufficio. Entra Silvia che indossa un vestito molto provocante.)

ALDO – E’ fantastica! (resta a bocca aperta, fulminato, ed indietreggia cadendo sul divano) La ragazza più bella che abbia mai visto!

SILVIA –Non sono neanche due mesi che lavori qui ed hai già fatto carriera. Bravo, complimenti Aldo. Tu mi sei stato simpatico fin dal primo giorno che ti ho conosciuto.

ALDO – (seduto sulla sedia girevole inizia a succhiarsi il dito fasciato con il fazzoletto.) Anche tu – tu - tutu - tu mi piaci tanto… mi sei tanto simpatica…

SILVIA – Oh, sono così contenta, Aldo. Devi sapere che Arturo l’altra sera mi ha invitato a cena e mi ha regalato un bellissimo anello di rubini. (Aldo cade dietro la scrivania)  Mi ha detto che mi ama follemente e che tra un po’ divorzierà da sua moglie e subito dopo si sposerà con me. Oh, io gli voglio tanto bene, Aldo, sono veramente innamorata di lui…

ALDO – (uscendo carponi) Mi pare però che all’avvocato piacciano un po’ troppo le gonne.

SILVIA – Son già le sei? Anche oggi abbiamo già fatto un’ora di straordinario. (Mette in ordine la scrivania e si veste per andare via. Porge poi il soprabito ad Aldo.)

ALDO – Sta attenta, Silvia, perchè non credo che l’avvocato lascerà mai sua moglie. (indossando il soprabito con l’apertura sulla schiena e chiudendolo con la cinghia.) Non dimenticarti che è lei la principale azionista dello studio legale. E lui non potrebbe mai andare avanti senza i soldi di sua moglie. E quando si sarà stancato anche di te, ti metterà da parte come un fazzoletto già usato.

SILVIA –  (l’aiuta a togliersi il soprabito per farglielo indossare correttamente) No, Arturo è stato sincero fin dal primo momento e mi ha raccontato delle sue avventure galanti. Ma mi ha anche detto che con me è tutta un’altra cosa e che non ha mai amato una donna come me. Ed io credo che mi abbia raccontato la verità.

ALDO – Se è così… (reindossa il soprabito con tutto l’appendino.)

SILVIA – Oggi siamo giovedì e di giovedì Arturo resta a casa coi bambini. Io non ho nessun impegno, e tu saresti libero?

ALDO - (agitato, si asciuga il viso con il fazzoletto.) Adesso controllo… ( Tira fuori di tutto dalle tasche e finalmente trova una piccola agenda: controlla.) Sì… sono proprio libero.

SILVIA – Allora, verresti al cinema con me? (Aldo è agitatissimo)  Come due amici.

ALDO – ( con tanta delusione )  Come… due amici.

(Entra Arturo ed apre la porta all’improvviso. Aldo resta dietro la porta.).

SILVIA – Oh, Arturo!Ma non dovevi essere a casa con i bambini? (lo abbraccia)

ARTURO – Domani mattina non vanno a scuola e così dopo pranzato ho caricato i due ragazzi sulla macchina e li ho portati al Luna Park con la baby-sitter. Sono libero fino alle nove di sera, Silvia. Possiamo andare a bere questo champagne… ( tira fuori una bottiglia dalla tasca) a casa tua!

SILVIA – Veramente, oggi pensavo di essere libera e avevo già preso un altro impegno…

ARTURO – (la bacia sul collo ) E’ tanto facile? Annulla l’impegno!

SILVIA – Sì, Arturo… pensi solo a quello… ma quando ci sposereno? Io sono una ragazza seria e non mi piace fare quelle cose senza essere prima sposata con il mio fidanzato.

ARTURO – Non sta preoccuparti. Ci sposeremo… prima o dopo.

SILVIA – Dopo?

ARTURO – Sì, … dopo che avrò divorziato da mia moglie.

SILVIA – Sono due mesi che mi prometti che divorzierai da tua moglie, ma in realtà non ne hai mai parlato con lei.

ARTURO – Ti prometto che le parlerò di noi due, ma adesso abbiamo poco più di due ore prima che debba tornare a prendere i bambini al Luna Park. Andiamo a casa tua…

SILVIA – E va bene (lo bacia sulla fronte) Ma promettimi che questa sera quando tornerai a casa, domanderai il divorzio a tua moglie.

ARTURO – Te lo prometto. ( la bacia)

SILVIA – ( ad Arturo ) Chiudi quella porta che qualcuno potrebbe vederci. ( Lui chiude la porta e si vede Aldo che è rimasto appeso da prima su un appendino della porta.) Aldo!

ALDO – (appeso) Non ho visto, non ho sentito e non parlerò con nessuno, avvocato. Buio

SESTA SCENA: In ufficio qualche giorno dopo.

SILVIA - Sono stanca di andare avanti in questo modo. Dobbiamo sempre nasconderci per paura che sua moglie ci veda insieme.

ALDO – (muovendosi sulla sedia a rotelle) E allora, l’altra sera il tuo Arturo ha domandato il divorzio alla sua signora?

SILVIA – Ancora no, ma gli ho detto che se non glielo chiederà lui, glielo domanderò io. Questa volta gli ho dato l’ultimatum. Io sono una ragazza onesta ed è stato lui a voler mettersi con me. (Silvia avanza e lui, timido, indietreggia) Io non sono una rovina famiglie! Ma adesso mi sono decisa. O il divorzio o ognuno per conto suo! (indietreggiando lui cade sulla sedia girevole e lei lo spinge dietro la scrivania) A proposito, oggi è giovedì e come tutti i giovedì sono libera. Andiamo al cine? L’invito è ancora valido.

ALDO – (tira fuori il fazzoletto ed inizia a succhiarsi il dito)  Va bene. Alle otto al parco?

SILVIA – Alle otto in punto. Vado a casa a farmi una bella doccia e a cambiarmi il vestito. Vieni anche tu?

ALDO – No, io devo prima finire tutte queste pratiche, ma alle otto in punto sarò lì ad aspettarti. (lei esce e lui resta da solo. Buio.)

SETTIMA SCENA: Ufficio 

 

SILVIA –(beve da una bottiglia e piange) Quel falso mi aveva promesso che avrebbe lasciato sua moglie e dopo il divorzio si sarebbe sposato con me. E invece mi ha sempre raccontato un sacco di balle! Quell’ipocrita e bugiardo! E io sono stata tanto ingenua da credergli. (piange disperata e telefona ubriaca.) Pronto? La casa del dottor Arturo Furlàn? Ah, è sua moglie? Io sarei l’ultima amante di suo marito. Non si preoccupi, signora. Mi ha scaricata come ha fatto con tutte le altre. Le raccomando di dirgli di leggere il giornale domani mattina. Avrà una bella sorpresa! Salve. (mette giù la cornetta, vuota sul tavolo tutte le pastiglie di un intero flacone di tranquillanti e le inghiotte una dietro l’altra, bevendo sempre dalla bottiglia) Quattro, otto, dieci… e con queste sono quattordici.

OTTAVA SCENA: In ufficio.

PALOMA – (mastica una gomma, ascolta un po’ di musica ed inizia a truccarsi. Suona il telefono ripetutamente. Lo lascia squillare. Dopo molto tempo alza la cornetta) Studio dell’abogado Furlàn. No, el dotor no es ancora arribado. Donde està? Jo no soy quando arriba… Riprovi fra una hora. Hasta luego! (mette giù la cornetta mentre entra Aldo: è senza fiato per quanto deve aver corso)  Veinte minutos de ritardo. Es la primera volta che no arrivi puntual in ufficio.

ALDO – I biglietti del cinema ormai non mi servono più. (butta via i biglietti ed ha in mano un mazzo di  fiori ormai appassiti)  Silvia non è venuta all’appuntamento! (a Paloma) E’ già arrivato il principale?

PALOMA – No, Arturo… el dotor Furlàn no arriba mai prima dele dièz de la mañana.

ALDO – Signorina Paloma, spero che lei non racconterà al principale che sono arrivato solo adesso. Oggi sono tanto raffreddato e devo avere anche un po’ di febbre.

PALOMA – Se tu estavi enfermo, podevi restare a cassa in malatia. A proposito… Te ricuerdo che mi hai restituido solo cuatrocientosmila liras di akel che avevo spendido par il tuo… funerale.

ALDO - Non si preoccupi, signorina Paloma. Le ritornerò anche le altre quattrocentomila lire, ma a rate. Sa, devo pagarmi l’affitto, mandare qualcosa a casa a mia sorella e adesso ho da pagare anche la rata della macchina.

PALOMA – (interessata) Ah, ti sei fato la koce… la machina nueva?

ALDO – Una 500 di terza mano. E’ così vecchia che i fari anabbagglianti devono avere la cataratta. (Paloma delusa non lo degna più di uno sguardo) Veramente ero venuto a vedere se la signorina Silvia era in ufficio.

PALOMA - No, esta mañana non l’ho ancora mirada.

ALDO – Silvia non è venuta a lavorare stamattina? Strano! E’ sempre tanto puntuale.

PALOMA - Domani es sabado. Sarà andata già hoy, venerdì, a passar el fine settimana con el dotor Furlàn. Ma no durerà neanche con Silvia. Prima di usted el so corazon bateva mucho fuerte por mi e ahora es ribado el so turno.

ALDO – Ma l’avvocato le ha promesso che presto mollerà sua moglie e dopo il divorzio si sposeranno.

PALOMA – E tu como sas este cosse?

ALDO – Me l’ha confidato proprio la signorina Silvia.

PALOMA – Povera muchachita, ma es proprio cossì ingenua? L’aveva prometido anche a mi el divorzio. E anch’io in principio gli avevo creduto. Ma dopo siete mes mi ha scaricada e ahora soy tornada a fare l’impiegata nel suo estudio legal.

ALDO – E’ rimasta a lavorare con lui dopo essere stata lasciata?

PALOMA - Arturo me ha liquidato… con un bueno aumento. Jo soy muchas cosas sul suo conto e soy todavìa aqui, solo porquè da nessun’otra parte guadagnerei uno stipendio simile… sin fare nada.

ALDO – Ma forse l’avvocato questa volta è veramente innamorato di Silvia.

PALOMA – No, Arturo no mollerà mai Ludovica, aquela cornuda de sua mujer, porqué es usted l’azionista de magioranza dela ditta, la gallina dale huevas de oro. Lui, un hombre cossì guapo, affascinante, l’ha esposata solo por i soy dineros. Arturo es mas arrivista por rinunciare a todo. (suona il telefono e lei alza la cornetta)  Studio legal dell’abogado Furlàn. Ah, sei tu Arturo… es usted dotor. Buenos dias. Sì, le preparo aquela pratica. Està bien, arriba fra media hora? Le preparerò todo.

ALDO – Ma come, arriva qui di prima mattina? Allora Silvia non è andata via con lui. Ma cos’è successo? Seguirò il suo consiglio, Paloma. Oggi sono in malattia!

PALOMA – Aldo, devi proprio haber perdido la cabeza por Silvia. Ho già trabahado mucho. Ahora basta! Me ne torno a casa.

ALDO – Anch’io. Vado un attimo in ufficio a prendere una pratica e poi corro a cercarla. (entrando nell’ufficio a destra)  Ma dove si sarà cacciata? Sono preoccupato per lei… (vede Silvia distesa sul divano del principale che non dà segni di vita e trova la scatola delle pastiglie) Silvia che ci fai qui? Tavor? Il flacone è vuoto! Oddio! Cos’ ha fatto? (Per la paura gli ricompare il solito tic comico. Da’ uno scossone a Silvia) Ha ingoiato un’intera scatola di Tavor per suicidarsi. Ah, si muove, per fortuna. Respirazione bocca a bocca! No… meglio di no! Le sbottono la camicetta per farla respirare meglio! (agitatissimo le sbottona la camicetta guardando dall’altra parte e le fa aria)  Eseguito.

SILVIA – Dove sono? E tu chi sei? (torna ad addormentarsi)

 

ALDO -Adesso ti preparo un caffè nero. (trova una caffettiera) Guarda, la caffettiera è ancora piena. Non l’hai bevuto il caffè stamattina. Non importa se è freddo. Andrà bene lo stesso. Su, apri la bocca. Butta giù, ti prego. (la ragazza dopo un po’ inizia a tossire e lui sempre più agitato inizia a farle fare ginnastica per farla tornare in sé) Non devi dormire.Uno due, uno due!Devi restare sveglia. (comincia a ballare un tango con la ragazza per farla rimanere sveglia)

SILVIA – (ballando) Sono tanto stanca... Oh, Dio! Avevo un appuntamento con Aldo ieri sera alle otto, al parco.

ALDO – Ti ho aspettato fin alle sette di mattina.

SILVIA – Aldo! Sei rimasto ad aspettarmi al freddo per tutta la notte ?

ALDO – (tossisce)  Sì.

SILVIA – Aldo, sei un uomo davvero fantastico! (lo bacia sulla guancia. Lui butta via il suo inseparabile fazzoletto nel cestino perchè ha ritrovato fiducia in se stesso.) 

ALDO –Silvia, lunedì tornerai qui in ufficio da lui?

SILVIA – Dopo la telefonata che ho fatto a sua moglie, credo che dovrò trovarmi un altro posto di lavoro.

ALDO – Se il principale sapesse che sto qui con te, mi licenzierebbe subito. (campanello)

SILVIA – Chi sarà mai a quest’ ora? (va ad aprire: è Arturo.)

ARTURO – (falso) Ho raccontato tutto a mia moglie e adesso, passati tre anni, potremo finalmente sposarci. (In fondo scena Aldo deluso riprende il fazzoletto fuori dal cestino e si succhia il dito, poi beve dalla bottiglia, disperato.)

SILVIA – Oh, finalmente hai avuto il coraggio di raccontare tutto di noi due a tua moglie?

ARTURO – Sì, le ho detto tutto.

SILVIA – E le hai chiesto anche il divorzio, Arturo?

ARTURO – Per forza, tesoro.

SILVIA – (incavolata) Hai finito di raccontare balle? Sono io quella che ha telefonato a tua moglie e le ho detto tutto.

ARTURO – Ah, brava! Sei stata tu?

SILVIA – Sì, e lei ti ha buttato fuori di casa!

ARTURO – Proprio così, e siccome lei ha il 90% delle azioni della ditta, adesso dovrò trovarmi un altro lavoro. (si accorge di Aldo)  Ah, non sapevo avessi visite.

SILVIA – Sì, lui è il mio nuovo fidanzato. Credo che tra un paio di mesi mangeremo i confetti. (Aldo felice torna a buttare il fazzoletto nel cestino)

 

ARTURO – Se è così, buona fortuna! (va fuori rabbioso)

ALDO – Silvia?

SILVIA – Sì, Aldo?

ALDO – Siediti qua, un momento. Devo dirti una cosa… (si soffia in bocca con uno spray e poi la bacia appassionatamente.)

SILVIA – Uao! Non sapevo che tu fossi così bravo a baciare le donne.

ALDO – Ho fatto tanta di quella teoria… (tornano a baciarsi)  MUSICA

FINE

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