A rubar poco si va in galera

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Stefano Palmucci (id. SIAE 201804)

(2011)

Commedia comico- brillante in tre atti


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A rubar poco si va in galera

(commedia comico brillante in tre atti di Stefano Palmucci)

Personaggi:

Marino                                  padrone di casa

Adalgisa (Gisa)              moglie di Marino

Graziella                             madre di Marino

Curio                                     ladro

Furlena                                palo

Piero                                      ispettore

Porfirio                                 appuntato

Armando                             vicino di casa

Irma                                        vicina di casa

Sara                                       figlia di Marino

Lorenzo                               suo ragazzo

Casa di Marino ed Adalgisa. La scena si presenta divisa in due parti, con al centro una “parete” e una porta comunicante. A sinistra c’è la camera da letto, a destra un salotto. Gli elementi principali sono un letto matrimoniale, per la ca-mera da letto, ed un divano per il salotto. La camera da letto ha una porta sulla sinistra che conduce al bagno. Il salotto ha una porta verso il fondo, che da su un corridoio verso il resto della casa, ed una porta a destra che conduce alla cucina.

Marino e Adalgisa sono a letto.

Buio.


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Adalgisa: (sussurrando) Marino…Marino…hai sentito?

Marino:       (dopo un po’, bofonchiando) mm?...cosa?

Adalgisa: quella botta…non l’hai sentita?

Marino:     no, io dormo

Adalgisa: ho sentito una botta di là…tu non hai sentito niente?

Marino:     lascia perdere, dai…stai zitta, lasciami dormire

Adalgisa: sono sicura come di morire…ho sentito una botta

Marino:     se non te la finisci, tra poco ne sentirai un’altra

Adalgisa: dai, Marino va a vedere…se ci fosse qualcuno?

Marino:     e chi? Gli spiriti?

Adalgisa:  accendi la luce e vai a vedere …tanto con questo dubbio in testa non riusciremmo più a prender sonno

Marino:       (cercando di dormire) io intanto ci provo

Adalgisa: e muoviti su…ormai con quest’agitazione che ci è venuta, come farai a

dormire?

Marino:     io ci riuscirei tanto…se non avessi questa croce da portare ….

Adalgisa: ah, già, la tua prostata…si si, vai pure in bagno, e poi va a vedere di là

Marino:       (accende la luce) è vero che nella mia vita ne ho due, di croci …(si al-

za a sedere sul letto)

Adalgisa: (impaurita con le coperte fino al collo) poi quando hai finito nel bagno,

ricordati di andare a vedere di là (indica il salotto)

Marino:       (scocciato) sì, mi faccio un nodo nel…fazzoletto

Adalgisa: …e non chiudere la porta

Marino:     no, ma poi? Vuoi venire di qua con me? (indica il bagno)

Adalgisa: dai sbrigati, fai presto che ho paura

Marino:     eh, se venisse qualcuno a fare un bel sequestro di persona, una buo-

na volta …(scompare in bagno, lasciando la porta aperta)

Adalgisa: (dopo pochi secondi, fissando la porta di centro) hai fatto?

Marino:       (da fuori) non ho ancora cominciato

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Adalgisa:  ti avevo detto che era ora di comperare una pistola, in questa casa, con tutte le cose che succedono in giro al giorno d’oggi

Marino:       (c.s.) ce l’ho pur qui la pistola, meglio di questa?

Adalgisa: lascia perdere, scemo. Piuttosto, a che punto sei?

Marino:       (c.s.) ti devo fare la “telecronaca”?

(Adalgisa si alza con circospezione, muove alcuni passi felpati, si ferma di botto e torna di corsa sotto le coperte. Marino esce dal bagno)

Adalgisa: hai finito? Dai, adesso vai a vedere di là

Marino:     a vedere cosa?

Adalgisa:  a vedere cosa è stata quella botta. Se per caso è entrato qualcuno, un ladro, non so…

Marino:     non potrebbe essere stata tua figlia che rientrava?

Adalgisa: macché. E’ uscita mezzora fa, è andata a ballare con il suo ragazzo

Marino:     ah perché, ha anche il ragazzo, adesso? Da quando? Io devo sempre essere l’ultimo a sapere le cose, in questa casa? E chi sarebbe?

Adalgisa:  è una cosa fresca fresca, ancora non l’ho conosciuto neppure io. Su, svelto, vai a vedere, fai poche storie

Marino:     vado solo perché mi è venuta sete …

(si avvia ed entra in salotto, accende la luce, poi esce a destra, in cucina. Poco dopo rientra e nota sul divano una cravatta lasciata lì. Mentre la prende e la guarda, Curio, vestito da “ladro”, esce fuori dal suo nascondiglio – il divano stes-so o dietro un mobile a seconda della scena – e assesta un colpo alla nuca di Marino, che si accascia sul divano con un gemito sordo. Curio si nasconde di nuovo)

Adalgisa:  Marino…Marino…allora hai bevuto? (si alza e si avvia con circospe-zione verso il salotto, vi entra e nota Marino steso sul divano) maguarda te che deficiente…s’è addormentato sopra il divano. Posso proprio dormire tranquilla, ho un poliziotto da ridere che mi fa la guar-dia …. (cerca di svegliarlo) hui, ispettore Kodak, hai fatto la domanda

per entrare in polizia? O anche lì sono troppo svegli per uno come te? Guardalo lì! Il bell’addormentato …posso proprio dormire tra due guanciali con un soggetto del genere. Non ho di che preoccuparmi! (passeggia avanti e indietro, parlando tra sé) Pensa un po’ se un gior-no dovesse entrarci in casa un ladro (nel discorrere si volta e vede Cu-rio che è uscito dal nascondiglio), ecco toh, un ladro così, uguale aquesto (indica Curio senza rendersi conto, poi si volge verso Marino),


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pensa te che paura che si prenderebbe. Altro che pistola, gli fai una delle tue russate, se ne scappa via a gambe levate. (Verso Curio) eh? Lei cosa dice? (si blocca, si rende conto, sviene sul divano anche lei)

(mentre Curio si accerta della condizione dei due, si sente armeggiare dalla porta principale. Curio spegne la luce e si acquatta. Entra furtivamente Furlena, il palo, anch’egli vestito da “ladro”)

Furlena:     (sottovoce, ma non tanto) Curio! Curio! Dove sei?

Curio:          (accende la luce) bravo, chiama più forte, che giù dalla strada non ti

sentono. E poi, non dovevamo fare finta di essere stranieri?

Furlena:     sì, eravamo d’accordo così, perché?

Curio:          perché te credi che ce ne siano parecchi, di stranieri, che si chiamano

Curio e parlano italiano?

Furlena:     non so, non credo. Ma allora come ti devo chiamare?

Curio:          non mi devi chiamare proprio, demente

Furlena:     ma se ho bisogno di chiamarti, come faccio?

Curio:          mi chiami “coso”, “hui”, “capo”. E poi in un italiano tutto strampalato,

come uno che lo conosce poco e lo parla male. Insomma più o meno come lo parli te di solito

Furlena:     ah, si si, questo lo sapevo, ma pensavo che tra di noi …

Curio:          “tra di noi” perché quei due dormono, altrimenti ti avrebbero già sentito

Furlena:     ma guarda là, dormono sopra il divano?

Curio:          a quello ho dato una botta sulla testa. E lei è svenuta quando mi ha vi-

sto. Anzi, bisogna legarli prima che si sveglino. Su (tira fuori due le-gacci) dammi una mano. (mentre legano) Perché sei salito?

Furlena:     ho visto una luce che si accendeva, sono venuto ad avvisarti

Curio:          sì. Se aspettavo te, a quest’ora sarei nel mezzo di un bel guaio. Non

dovevi chiamarmi al telefonino, se c’era qualcosa che non andava? Ho messo la vibrazione apposta. Che razza di palo sei?

Furlena:     volevo chiamarti, ma era “occupato”

Curio:          allora hai fatto proprio il numero giusto. Quando cerco nei cassetti del-

le persone che dormono, nel buio, faccio sempre due o tre telefonate, per passare il tempo …

Furlena:    mica il tuo. Il mio era occupato. Ha chiamato mia moglie, perché do-

mattina devo passare al mercato per comprare la frutta. Ah, mi ha det-

to di salutarti


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Curio:          eh, grazie. Ricambia

Furlena:    adesso non sto a chiamarla di nuovo. Domattina quando si sveglia,

presenterò

Curio:          piuttosto di sotto, nella strada, era tutto normale? Hai notato qualcosa

di strano?

Furlena:    mi pare di no. Anche perché era un freddo porco, mi sono infilato qua-

si subito nel garage

Curio:          ah, bravo! Posso stare tranquillo con un palo del genere

Furlena:    sai cosa ho trovato in un garage? Una bicicletta da corsa che faceva

voglia. Una Bianchi Colnago tutta accessoriata. L’ho presa e l’ho cari-cata nella macchina

Curio:          bene. Così, se qui non troviamo il becco di un quattrino, c’è caso che

ci mettano dentro per avere rubato una bicicletta

Furlena:    non preoccuparti, Curio. L’ho nascosta nel bagagliaio con una coperta

…Ecco, qui ho fatto

Curio:          anche io. Dunque. Prima che si addormentassero ho sentito che sta-

vano in pensiero per la figlia. Dicevano che era andata a ballare, signi-

fica che non dovrebbe rientrare subito

Furlena:    e la mamma?

(dal fondo entra Graziella in vestaglia e camicia da notte)

Graziella: oh buonasera (i due restano di sasso). Scusate il disturbo, prendo solo un bicchier d’acqua. Fate pure come se non ci fossi (nota i due svenu-ti). Ma guarda questi due…si sono ubriacati. Scusate tanto, non è laprima volta che invitano degli amici e poi bevono un bicchiere di trop-

po e si ubriacano. Marino, svegliati….Adalgisa, ci sono i vostri amici

Curio:          oh, non stia a disturbarsi, signora…

Graziella: Graziella. Sono la madre di Marino

Curio:          lasciateli pure dormire, signora Graziella. Stavamo per andare via

Graziella: un motivo in più per svegliarli. Lasciarvi andar via senza salutare, sa-

rebbero proprio dei maleducati

Curio:          no no, signora, è stata colpa nostra che gli abbiamo portato un liquore

troppo forte. Pensavamo di fare bene, invece …(a Furlena) vero so-cio?

Furlena:     (impostato, con accento russo) no buono liquore swwwumm… vuo-

dka!


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Curio:          (lo guarda male) sì, abbiamo portato della vodka che viene dalla Rus-sia. Non abbiamo pensato che avrebbe potuto avere questo effetto sui nostri amici

Graziella: (civettuola e ingolosita) ah, della vodka? Sapete che io sono golosa assai di vodka? Altri liquori non ne bevo, ma della vodka ne faccio una passione. Chissà come era la vostra?

Curio:          eh…l’abbiamo scolata. Infatti i nostri amici si sono ubriacati

Furlena:     (ancora impostato) Bum, bum. Amberiaghi!

Graziella: l’avete buttata nel cestino dell’immondizia? Sarei curiosa di sentirne anche solo l’odore

Curio:          eh…no…l’abbiamo buttata dalla finestra. Abbiamo fatto come in Rus-sia, che quando bevono, gettano dietro la schiena ogni cosa, bottiglia

ebicchiere

Graziella: oh, che peccato…

Curio:          lei vada pure a bere, signora, che ci pensiamo noi a svegliare questi

due

Graziella: va bene. Ma mi raccomando, non andatevene prima che si siano sve-gliati (si avvia) adesso mi avete messo in testa il pensiero della vodka

…(esce in cucina)

Curio:          scemo! Perché ti sei messo a parlare così strampalato?

Furlena:    ho sbagliato? Ma prima non mi avevi detto che devo parlare come uno

straniero?

Curio:          solo per non fare capire che siamo della zona, se ci avessero scoper-

to. Ma quella povera vecchia è convinta che siamo amici di questi due, mi dovevi reggere il gioco

Furlena:     (scocciato) io non ci capisco più niente. Adesso cosa facciamo?

Curio:          io li sveglio e li porto di là in camera. Tu intanto vai in cucina e tieni a

bada la vecchia

Furlena:    va bene. Vado in cucina. Magari ci trovo anche qualcosa da mangiare,

stasera mia moglie mi ha fatto le cotiche con i fagioli, la cipolla, uova,

wurstel, peperoni e patate. Mi sono rimaste un po’ leggere non vorrei

che mi venisse la debolezza

Curio:          non fare lo scemo. Continua a fare finta di essere un amico di questi

due, fai due chiacchiere di cortesia e poi mandala a dormire. Non mi

pare tanto sveglia, ma fai ugualmente attenzione a non fare capire chi

siamo e cosa siamo venuti a fare


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Furlena:    si, stai tranquillo. Ci penso io. Le chiedo solo se avesse qualcosa da

mettere sotto i denti

Curio:          non hai proprio ritegno, pensare di mangiare in un momento come

questo...

Furlena:     non è colpa mia, è il mio stomaco che non ne ha mai abbastanza

Curio:          basta che ti sbrighi, perché abbiamo i minuti contati. Datti una mossa

con la vecchia e poi vieni di qua ad aiutarmi, che dobbiamo lavorare

questi due per cavargli fuori dai denti dove hanno messo la cassaforte

Furlena:    faccio in un lampo (esce a destra, verso la cucina)

(Curio inizia a schiaffeggiare Marino, che piano piano rinviene)

Marino:     ohi ohi, che cosa succede? Uh, che mal di testa. Dove ho sbattuto? (vede Curio) aahh!! e voi chi siete? Oddio! (guarda Adalgisa) cosa èsuccesso a mia moglie?

Curio:          (con accento russo) gresna sgrunaia! Te buono, vassichi! Dare soldi,io va via

Marino:     dare soldi? Ma chi siete? Chi mi ha legato? Oh Madonna santa, cosa avete fatto a mia moglie?

Curio:          davostranova! Donna bene. Dorme. Dare soldi. Gasdrubisi, tutto bene

Marino:     tutto bene? Un piffero, tutto bene. Svegliate mia moglie, svegliatela se è vero che dorme!

(Curio comincia a schiaffeggiare Adalgisa, che piano piano rinviene) Adalgisa: ohi, ohi (vede Curio) ahahahhaha!!!!!

Marino:     Gisa, sta tranquilla. Cerca di calmarti, dai. Stai bene? Abbiamo i ladri in casa, c’è poco da fare. Non è un sogno, bisogna che ce ne faccia-mo una ragione. Pare che non ci abbiano fatto niente, per ora, è que-sto l’importante

Curio:          graduska! Voi bene adesso, anche dopo se te dai soldi. Madraghi-scka!

Adalgisa: (piagnucolando) Marino, come parla questo, cosa vuole?

Marino:     non lo so, Gisa. Deve essere uno dell’est, della Romania, non lo so. Vuole i soldi, su quello non c’è dubbio, s’è fatto capire bene

Curio:          (soddisfatto) gradiska svanzica! Soldi!

(da destra entra Furlena, con un piattino in mano e una salsiccia)

Furlena:    dì, Curio, senti questa salciccia! E’ stratosferica! Oh veh, si son sve-gliati?


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Curio:          (smontato) si, ero riuscito a fargli credere che fossimo stranieri, fino a

che non sei arrivato te!

Furlena:    oh, scusa pure. Sbaglio mio. Te l’avevo detto che il tuo piano non po-

teva funzionare

Curio:          il mio piano è fallito in partenza, quando mi sono preso un socio come

te!

Furlena:     e adesso cosa facciamo?

Curio:          non lo so, guarda. Ormai ci hanno visto, sanno che siamo della zona.

Se vanno alla polizia, in due e due quattro noi finiamo dentro

Furlena:     allora come facciamo? Non li vorrai…

Marino:     ragazzi, ragazzi…cosa dite? Non è mica successo niente! Noi, alla po-

lizia? Ma scherzate? Io non li posso vedere quelli della polizia. Ho preso una multa anche oggi, vero Gisa? Ma grossa...

Adalgisa: una multa? Io non ne sapevo niente

Marino:     sì, un altro divieto di sosta, davanti al nostro garage. Io non ne posso più, tutti i giorni una multa. Voi mi parlate di polizia? Se ne prendo uno, gli tiro il collo con le mia mani, ve lo dico io. Voialtri ladri, invece … io ho sempre avuto una passione per i ladri. E già. E al cinema? Io non ci vado mai, eh? però quando ci vado, voglio vedere solo i film dove ci sono i ladri, eh Gisa?

Adalgisa:          questa non la sapevo. Anche perché a me piacciono i cinema d’amore. Ma ormai saranno dieci anni che non mi ci porti più

Marino:     e poi, al giorno d’oggi, chi è che non ruba? Eh? Dite voi, chi è che non ruba? chi più, chi meno, siamo tutti ladri, è vero Gisa?

Adalgisa: io non ho mai rubato niente a nessuno. A me hanno insegnato così …

Marino:     e poi non è mica successo niente. Adesso voi andate via, noi torniamo a dormire e domattina faremo finta di avere fatto tutti un brutto sogno. Eh? Cosa dite? Oppure facciamo finta che siate degli amici che siete passati a salutare. Anzi, volete bere qualcosa?

Furlena:     più che bere, se ci fosse qualcosa da mangiare…

Curio:          sta zitto, Furlena…non vedi che questo cerca di fregarci perché ha una paura che mai?

Furlena:     va beh, paura o non paura, io quando ho mangiato ho mangiato …

Curio:          (a Marino) stammi a sentire, tu. Sappiamo che oggi sei andato a porta-re l’incasso del mese della tua ditta in banca, ma che sei arrivato quando era già chiusa. Allora, te tira fuori alla svelta tutti i tuoi soldi –


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che devono essere un bel po’ - e poi dopo vedremo quello che si può fare

Marino:     eh no! Abbiate pazienza. Se avete già deciso di farci fuori, perché or-mai vi abbiamo visto in faccia, allora non vedo la ragione per venirvi a raccontare dove teniamo i soldi. Se dobbiamo morire, allora è meglio che i nostri soldi se li goda nostra figlia

Adalgisa: è ancora così giovane, quella bambina…

Curio:          sta a sentire, capoccione! Tanto i soldi li troviamo anche senza il tuo

aiuto. Se vuoi avere una qualche speranza di portare a casa la pelle, è meglio che cerchi di non farmi arrabbiare

Marino:     hurca Adalgisa, hai sentito questo qui? Dice che li trova da solo! Ah,

provi, provi pure di cercarli, signor “trovatutto”, vedrà…

Curio:          li trovo, li trovo, stai tranquillo. Piuttosto rivolto la casa come un calzet-

to e la butto giù

Marino:     sì, la butta giù. Dove crede di essere? In una villa? In una landa deso-

lata? Qui siamo in un appartamento che se muove una sedia,

l’inquilino di sotto comincia a bussare con la scopa fino domattina.

Tzè, non conosce i nostri vicini, questo tizio

Furlena:     eh, ha ragione, Curio, non possiamo fare tanto chiasso

Curio:          stai zitto, scemo. Allora adesso metto un cerotto sulla bocca di tua

moglie e poi comincio a picchiarla, fino che non mi dici dove sono i soldi

Marino:     ah, allora si che mi fa un dispetto da ridere! Accomodatevi. Fate pure.

Anzi, quando sarete stanchi, se mi slegate le mani, le caccio quattro

schiaffoni anch’io

Adalgisa:  Marino!!! Dopo facciamo i conti. Fa che esca viva da questa avventu-ra. Hai finito di campare

Curio:          ha finito lo stesso, signora, perché se non troviamo i soldi, vi ammaz-

ziamo tutti e due

Marino:     vedi Gisa? I ladri almeno ti chiedono “o la borsa o la vita”. Te, senza

chiedere niente, mi hai preso tutte e due…

Furlena:    di, Curio, vogliamo andare a vedere di là, se dovesse venire qui la

vecchia

Marino:       (preoccupato) mia mamma si è svegliata? Cosa le avete fatto? Ma-

scalzoni, delinquenti…


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Curio:          uh uh…guarda un po’. Si preoccupa per la mamma…vuoi vedere Fur-

lena che abbiamo trovato una debolezza del nostro campione? Una

fessura nel muro?

Marino:     se gli avete fatto qualcosa di male, io vi ….

Curio:          tranquillo, “figliol prodigo”. Tua mamma, la signora Graziella, è in cuci-

na, tranquilla come una farfalla nel sole, per adesso. Le abbiamo dato

ad intendere che siamo vostri amici, passati a bere qualcosa

Furlena:    mi ha dato anche un pezzo di salsiccia che era portentosa. Chissà se

ne ha ancora, di là …lei intanto si era attaccata alla bottiglia del co-

gnac

(entra Graziella da destra. Imbarazzo generale)

Graziella: oh, vi siete svegliati? Era ora. Avete proprio fatto una figura da sfac-ciati con i vostri amici. Andare ad ubriacarsi così e poi addormentarvi intanto che loro erano ancora qui. E pensare che sono così simpati-ci…ma, cosa fate con le mani dietro la schiena? Ma…siete legati?

Curio:          sì, signora, è…è un gioco che va di moda adesso. Un gioco di società

…si chiama…“legarello”

Marino:     si, mamma. Noi facciamo dei giochi con questi signori…hem…amici.

Tu vai pure a dormire

Curio:     a dormire? Ma neanche per sogno. Tua mamma è così allegra, così di compagnia, che bisogna che giochi anche lei, vero signora?

Graziella: oh, ma io non sono capace. Forse non è il caso…

Curio:          no no, io mi permetto di insistere. Le insegniamo noi, non si preoccupi.

Giocano anche i bambini, a questo gioco

Graziella: ah dì, se insistete, posso anche provare. “Legarello”, boh, proviamo pure

Curio:          su Furlena, prendi una corda e comincia a legare anche la signora (Furlena esegue. A Marino ed Adalgisa) intanto voi accomodatevi puredi là (indica sinistra. Li accompagna verso la camera, poi verso Furle-na) hai fatto? (a Graziella) ecco signora, adesso si accomodi di là an-che lei e aspetti che cominci il gioco (accompagna Graziella a sinistra)

Graziella: non vedo le ore di cominciare. (canticchia) Oh, quant’è bello giocare a legarello…. (entra a sinistra)

Curio:          (rimasto in salotto con Furlena) allora Furlena, stai a sentire. Adessotu vai di là e rimandi di qua solo il marito. Poi attacchi un cerotto sulla bocca delle donne e quindi fingi di picchiarle


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Furlena:     come fingo?

Curio:          si. Magari cominci a menare botte sul letto e poi con la bocca chiusa

fai dei gran lamenti. Mmmm….ahahhaha…mmmm. Tanto da qua, con

la porta chiusa, non si capisce se è un maschio o una femmina. Vedrai che quel tizio non resiste tanto, e se la fa subito sotto

Furlena:    ho capito. Magari ogni tanto posso dare un pizzicotto su un braccio e

le posso cavare un momento il cerotto per farla lamentare

Curio:          si, va bene. Però stai attento di non farle fare troppo rumore

Furlena:    ci penso io, non preoccuparti. (Si avvia, poi gli viene in mente qualco-

sa) ah…scusa Curio ma devi avere un momento di pazienza

Curio:          perché? Non ti sarà venuta di nuovo fame??

Furlena:    se è per quello, la mia fame è cronica. No, è che ho bisogno di fare un

bisognino

Curio:          dai, muoviti scemo. C’è un bagno di là in camera

Furlena:    grazie. (và in camera, dove si sono accomodati i tre e poi verso Mari-

no) Lei ritorni pure di là, con il mio socio

(Marino esegue e torna in salotto, dove lo attende Curio. Mentre i due parlano, nella camera da letto Furlena, non udibile, chiede alle donne che intanto si sono sedute dove si trova il bagno, ringrazia e vi entra)

Curio:          allora, campione. Sei ancora deciso a farmi perdere tempo e a fare del

male alle tue donne, o hai cambiato idea?

Marino:     vigliacchi, delinquenti, alzare le mani su due donne indifese...

Curio:          sentilo, quello che un momento fa voleva picchiare sua moglie...

Marino:     siete dei lazzaroni, non avete nessuna scusa

(suonano alla porta. Curio resta di sasso)

Curio:          chi è?

Marino:     il postino. Come faccio a saperlo? Non ho mica la palla di cristal-

lo…(suonano di nuovo) vede? Il postino suona sempre due volte

Curio:          non fare il simpatico, se vuoi vivere ancora molto. Adesso ti slego. Vai

ad aprire la porta e manda via quello che ha suonato in fretta, non im-

porta chi sia. (Mentre lo slega) e se dovesse saltarti in mente di fare

scherzi, ricordati che ti tengo d’occhio e che di là ci sono le tue donne

in balia del mio socio che in tasca ha un coltello lungo da qui a lì

Marino:     non si preoccupi. Farò quello che posso (esce al centro, Curio si ac-quatta spesso l’uscita per cercare di udire. Dopo un breve conciliabolo


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esterno non udibile, rientra con Piero e Porfirio, facendo un gesto co-

me per dire: “non ho potuto farci niente”) venga pure, signor Ispettore,

non c'è nessun problema…(per presentare) ero qui con il mio amico…

Curio:          …Curio

Piero:           (affabile) Ispettore Piero Ficuzza, della polizia, piacere. Abbia pazien-

za ma, come spiegavo al padrone di casa, purtroppo, quando abbiamo

una segnalazione, anche se non ha nessun fondamento, noi dobbia-

mo controllare lo stesso. Questo è la mia disgrazia…ehm…il mio assi-

stente…Cacherai Porfirio, Appuntato

Curio:          piacere signor Ispettore. Avete avuto una segnalazione?

Piero:           siiii…il più delle volte sono dei vicini curiosi che non sono capaci di

farsi gli affari propri e allora stanno alzati tutta la notte per vedere se ci

sono movimenti strani di gente, luci che si accendono…cosa vuol far-

ci? E noi non possiamo fare finta di niente, perché magari quella volta

che la prendiamo sotto gamba è la volta che i ladri ci sono davvero

Marino:     ah, noi abbiamo dei vicini che sono dei campioni, nel farsi gli affari de-

gli altri. Comunque, per carità, voi fate benissimo a controllare a fondo

ogni segnalazione

Porfirio:     anche quando è chiaro che non c'è nulla di male, come quando due

amici si trovano in una casa a bere qualcosa insieme, a noi tocca

rompere le scatole lo stesso. È il nostro lavoro

Curio:          ci mancherebbe altro, Appuntato. Per noi nessun disturbo, vero Mari-

no? Anzi, vi ringraziamo e vi salutiamo…

Piero:           per fortuna che c'è gente come voi, a modo, educata, che ancora ca-

pisce l'importanza del nostro lavoro e ci da una mano. Sa che a volte

troviamo anche degli sgarbati che hanno il coraggio di alzare la voce?

Porfirio:     eh, già. Ci cacciano via e ci urlano dalla finestra: “andate e correr die-

tro ai ladri, non a cavare il sonno alla gente onesta che domani deve

lavorare”

Marino:       (tra sé) eh, è difficile dargli torto

Porfirio:     come se fosse una cosa da niente, prendere i ladri oggi. Sono lì che

covano. Se lo scrivono in fronte: ladri

(Curio si massaggia la fronte)

Piero:           i cittadini credono ancora che i ladri siano ancora quelli di una volta,

che vestivano tutti di nero, con il passamontagna…


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(Curio cerca di nascondere il proprio abbigliamento facendosi piccolo piccolo e assumendo un’aria innocente)

Porfirio:     eh, già. Invece se, per dire, al giorno d'oggi uno si vestisse tutto di ne-

ro, come…lui (indica Curio) potete stare tranquilli che quello non è un

ladro di sicuro

Marino:     eh, infatti…

Piero:           e poi, adesso, per dire la verità stiamo dietro ad una banda

Curio:          …una banda?

Piero:           si, ma non di ladri. C'è in giro una grossa organizzazione che rapisce

le ragazze in Sudamerica o nei Paesi dell'est, e poi le mette in vendita

Curio:          davvero?

Piero:           si. Dall'esterno pare un'agenzia matrimoniale. Ci sono due uomini che

girano con un catalogo di fotografie. Solo che a differenza delle altre agenzie, questi la moglie te la fanno provare prima

Porfirio:     e magari anche due o tre alla volta

Marino:     ma pensa un po', dove siamo arrivati…

Porfirio:     ma li prendiamo, eh? State pure tranquilli che li prendiamo…la rete si

stringe. Vedrà che uno di questi giorni gli metteremo il sale sulla coda

Curio:          allora andate pure. Vi abbiamo già fatto perdere troppo tempo in

chiacchiere

Piero:           stia tranquillo. E poi, prima di togliere il disturbo, dobbiamo fare il ver-

bale (si accomodano per scrivere)

Marino:     macché disturbo, Ispettore, volete scherzare? Anzi, ci tenete compa-

gnia…

Curio:          dovete proprio farlo, il verbale? Sono passato a trovare un vecchio a-

mico di scuola, abbiamo fatto un po' tardi, non mi pare il caso di anda-re a scrivere un verbale

Porfirio:     eh, magari, signor Curio. Lei non sa come funzionano le cose. Una

volta, forse, potevamo chiudere un occhio. Ma adesso, da quando

comanda madama burocrazia, ci tocca fare un verbale anche se sco-

reggia una mosca

Piero:           se c'è una segnalazione, ci tocca fare un verbale. Anche se poi nes-

suno lo legge. Segnalazione-verbale, segnalazione-verbale, così fun-

ziona


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(estrae un taccuino. A partire da qualche battuta precedente, nella stanza accan-to, Furlena è uscito dal bagno, ha incerottato le due donne e si appresta ad avvi-are la messinscena. Udendo delle voci dal salotto alla porta di mezzo, si avvicina ma non percepisce bene. A questo punto domanda ad Adalgisa)

Furlena:    chi c'è di là? Sento delle voci, che sia arrivato qualcuno?…(Adalgisa mugola) eh? …cosa?...ah, scusate

(gli leva il bavaglio, Adalgisa sputacchia un po’ prima di rispondere. Intanto…)

Piero:           allora. Ci siete solo voi due in casa?

Marino:     no, c'è anche mia moglie che è di là che dorme

(Piero scrive)

Adalgisa:  a quest'ora, possono essere solo i soci di mio marito. Chissà che pau-ra si prenderanno!

Furlena:    oh, stia tranquilla. Il mio amico ha una tale faccia da scemo che non spaventa nessuno. Gli avrà spiegato la situazione e poi li avrà legati (gli rimette il bavaglio). Via, cominciamo … (mena sul materasso)

mmmm… ahhhhh … mmmm!

Porfirio:  ma…sta male sua moglie?

Curio:          noooo…ehm…mi diceva adesso il mio amico Marino che a volte è sonnambula

Porfirio:     ah…

Furlena:     (continua a menare) mmmm…ahahaha…mmmmm

Piero:           non è il caso di andare a vedere?

Marino:     ha ragione, ci vado subito (si alza)

Curio:          allora vengo anche io!

Marino:       (si risiede) no, non vado. Sarà meglio non svegliarla, che potrebbe ve-nirle un colpo. Quando uno è sonnambulo bisogna lasciarlo stare

Piero:           ah, come credete. E c'è qualcun altro, in casa?

Marino:     sé, c'è mia mamma, che dorme anche lei

Porfirio:     non sarà sonnambula anche sua mamma?

(Furlena ha tolto il bavaglio ad Adalgisa, le da un pizzicotto sul braccio, attende l’urletto poi la imbavaglia di nuovo)

Adalgisa: hai!

Piero:           stavolta s'è fatta male!


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Marino:     ma no, stia tranquillo. Ormai sono esperto. Cammina tutta la notte,

parla, urla, ma non si fa male. Pare che i sonnambuli abbiano una

specie di istinto di conservazione, che li salva

Furlena:     (entrando in salotto e attraversandolo) scusate, ma mi è venuta una

fame boia. Di là sono a buon punto, eh? La vecchia l'ho quasi am-

mazzata (entra in cucina)

Porfirio:      (dopo un momento di generale imbarazzo) e quello chi era?

Marino:       (quasi beffardo) eh, già. Chi era quello, Curio?

Curio:          (per prendere tempo) eh? …chi?

Piero:           come chi? Quello che è passato adesso

Curio:          ah, quello? Quello era…era…il dottore

Porfirio:     il dottore? Ma non avete detto che di uomini, in casa, c'eravate solo

voi due?

Marino:     io la sapevo così

Piero:           non lo sapeva? Ma non è lei il padrone di casa? C'è un uomo in came-

ra di sua moglie – lasci pure che sia un dottore – e lei non lo sa?

Curio:          oh, scusa, Marino. Hai ragione, non ti avevo avvisato. Quando sei an-

data di là, a portare via bottiglia e bicchieri, è arrivato il dottore e l'ho fatto entrare. E poi mi è passato di mente

Porfirio:     e per chi era, il dottore?

Curio:          per chi?

Piero:           eh, già. Per chi?

Curio:          …per…per…la signora Graziella, la mamma di Marino

Porfirio:     è ammalata?

Marino:     pare di si

Curio:          eh, già. Si è presa la polmonite

Piero:           poveretta, quanti anni ha?

Marino:     quasi settantacinque

Porfirio:     è contagiosa?

Curio:          hurca ! Basta un soffio. E poi è di tipo cattivo, eh? Il dottore diceva che

è una polmonite…gastroputrida…laidointestinale…non ho capito be-ne. Pare si muoia, se non la si cura in tempo

Porfirio:     per carità. Forza Ispettore, sbrighiamoci qui


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Piero:           scusate ma voi lasciate vostra moglie che è sonnambula insieme con

vostra mamma che ha la polmonite putrida?

Marino:       (ironico) sì. A noi piace dormire tutti e tre insieme, nel lettone!

Furlena:     (rientrando dalla cucina, attraversa il salotto masticando qualcosa)

hurca se è buona. Adesso sono a posto, eh? Vado a finire il mio lavo-ro. Prendo la vecchia e le tiro il collo (entra nelle camere)

Porfirio:     chi è quel dottore? Non l'ho mai visto, non lavora nel nostro ospedale

Curio:          …no…è un dottore…“omeopata", ha lo studio in un garage, un po’ na-

scosto

Piero:           e voi fate curare vostra mamma che ha la polmonite laida con l'omeo-

patia? E da un dottore che ha lo studio nel garage?

Porfirio:     un conto è la “medicina alternativa”, ma quello ha detto che le tira il

collo

Marino:     avete ragione. Non ci avevo pensato. Vado a dirgli di andare via

Curio:          (con intenzione) ma no, Marino. Pensaci bene. Se passi quella porta,

rischi di prendere una polmonite anche te. Non ci vuol niente che ti prenda un colpo da rimanere secco lì

Furlena:     …(mena sul materasso) mmmm….ahhhhh…mmmm!

Piero:           comunque prima non siete stati precisi. Ci avevate detto che non c'era

nessun altro, in casa

Porfirio:     a me, signor Ispettore, mi pare ci sia qualcosa che non quadra, in tutta

questa situazione. Non è niente di preciso, eh? Solo il mio istinto di

poliziotto

Marino:         (calcando) ma cosa dice, signor Appuntato? Mi scusi ma mi pare che il

suo istinto di poliziotto in questa occasione abbia fatto cilecca. Cosa ci

sarebbe di strano? Sono qui con un amico a bere qualcosa in allegria,

intanto che un dottore omeopata tira il collo a mia mamma, che ha la

polmonite laidoputrida e dorme insieme a mia moglie, sonnambula. A

me pare la situazione più normale del mondo

Curio:          è stata solo una dimenticanza, signor Ispettore. Mi era uscito di mente

di riferire a Marino che era arrivato il dottore. Vero?

Marino:     io non sapevo neppure che qualcuno lo avesse chiamato

Piero:           forse sarà perché è un po’ di tempo che stiamo dietro a quella banda

di cui parlavamo prima, quella che fa provare le mogli prima di vender-

le e allora siamo un po' nervosi e vediamo il marcio anche dove non

c'è


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Furlena:     (entrando in salotto e attraversandolo) hurca se pizzica, la salsiccia…

avevo visto che aveva la punta tutta rossa, ma non pensavo che bru-

ciasse così. Vado a prendere una bottiglia d'acqua (entra in cucina)

Porfirio:     sarà…a me quel dottore pare un po' strano. Gli avete chiesto se ha la

laura?

Piero:           andiamo avanti con questo verbale, se no non finiamo più. Allora, in

casa in questo momento ci siete voi due, sua moglie, sua mamma ed

il dottore, giusto?

Marino:     giusto

Piero:           il padrone di casa si chiama Marino Maltagliati e lei Curio…?

Curio:          Curio…Strozzapreti

Porfirio:     ma pensa un po'…Maltagliati e Strozzapreti, potreste aprire un risto-

rante, voi due. Ci avete mai pensato?

Marino:     no, non ci avevamo mai pensato, Appuntato, vero Curio? Si vede pro-

prio che voi poliziotti siete assai più furbi delle persone normali

Porfirio:     eh, capirete. E' il nostro mestiere ragionare su tutti i particolari. Anche

su quelli che le persone normali considerano trascurabili. E' per quello che noi non perdiamo mai un colpo

Marino:     dopo stanotte, posso testimoniarlo anche io. Siete imbattibili

Piero:           ha un documento, signor Curio?

Curio:          un documento?

Porfirio:     sì, un documento, la patente, il libretto di caccia…

Curio:          no, io a caccia non vado

Piero:           non importa, basta la patente

Curio:          ah sì, la patente…subito. (Finge di cercare nella tasca) porca paletta,

sa, Ispettore che non ce l'ho dietro

Porfirio:     l’accompagno in macchina a prenderla?

Curio:          non ho neppure la macchina. Sono venuto a piedi. Ho fatto una pas-

seggiata

Piero:           a piedi? Ma lei dove abita?

Curio:          ah, bèh, sono partito ieri sera…

Marino:     sì, a lui piace fare la marcialonga

Furlena:     (rientrando dalla cucina, attraversa il salotto) non hanno ancora tirato

fuori i soldi? Adesso torno di là e faccio un macello (entra in camera)


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Porfirio:     boh, a me non tornano i conti…

Marino:     sarebbe ora

Porfirio:     sarà perché sono un bel po’ stanco, che ora abbiamo fatto?

Piero:           sono quasi le due

Porfirio:     di notte?

Marino:     no, di pomeriggio. Hanno spento il sole

Curio:          senti, Marino, cosa dici di offrire un caffè ai nostri poliziotti?

Piero:           eh, magari. Il nostro turno arriva fino domattina, lo prendiamo volentie-

ri

Marino:     ve lo vado a fare (si alza). Speriamo che magari possa dare una bella

svegliata a qualcuno

Curio:          sarà meglio che ti dia una mano. A quest'ora, con il sonno e tutto, non

ci vuol niente che vada a sbattere la testa contro uno spigolo (lo ac-compagna in cucina)

Porfirio:     io lo vorrei basso, ma non troppo. Con un goccio di latte caldo, una

punta di mistrà e mezza busta di dolcificante. Sono a dieta

Piero:           io invece lo prendo lungo, ma non esagerato. Con un goccio di sam-

buca, ma a parte…e poi zucchero di canna, due bustine. Ce l'avete?

Marino:       (mette mano al portafoglio) volete cinque euri, che lo andate a prende-

re al bar?

Curio:            lascia stare, Marino. Vediamo quello che possiamo fare, eh? Vieni Ma-

rino, vieni di là (lo spinge dentro la cucina a destra)

Porfirio:      (rimasti soli) sapete, Ispettore, che quel padrone di casa, il signor Ma-

rino, non mi piace proprio per niente? Non so, mi pare che abbia qual-

cosa da nascondere

Piero:           sai che anche io ho avuto questa impressione? Mi pare che ci tratti

con una certa ostilità. L'altro, invece, il signor Curio, mi sembra una

così brava persona

Furlena:     (esce da sinistra, saluta poi si guarda intorno) ‘sera…ma come?…vi

hanno lasciati qui da soli?

Porfirio:     sono andati un momento di là a farci un caffè. Lo prendete anche voi,

dottore?

Furlena:    no grazie, maestro…(non sa cosa sanno) voi sapete…vi hanno chie-

sto se volete giocare a legarello?

Piero:           giocare a cosa?


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Furlena:     scusate un momento…(esce a destra)

Porfirio:     io da quel dottore non mi farei curare neanche le unghie dei piedi

Piero:           e io pure. E poi mi pare faccia troppi avanti-indietro. Se quella polmo-

nite è contagiosa…

Porfirio:     il signor Curio diceva anche che era di un tipo contagioso. Già che ci

pagano poco, dobbiamo fare il turno di notte, ci tocca anche contrarre la polmonite laidoputrida?

Piero:           è meglio che non torni a toccare quel punto. Hai già scordato il perché

ci abbiano sbattuto a fare il turno di notte? Cercavamo dieci milioni ru-

bati in assegni circolari, quando li abbiamo trovati, li hai buttati nella

spazzatura

Porfirio:     che ne potevo sapere io? quelli non erano mica circolari, erano rettan-

golari!

Piero:   lascia perdere, dai! Chissà che carriera avrei fatto, senza la disgrazia d’avere un collega come te! A quest’ora sarei comandante!

Furlena:     (entrando da destra con un vassoio nelle mani) ecco qui il caffè. Eeet-tciù! (starnutisce dentro le due tazzine. I due poliziotti trasaliscono) oh,

scusate eh, ma con quella polmonite che è in giro…. Non ho mai visto

una malattia così contagiosa. Vado a prendere lo zucchero

Piero:           (alzandosi e cercando di stare lontani) no...ma... sapete …ci hanno

avvisato dalla centrale che c'è un’emergenza e dobbiamo andarcene subito

Furlena:     ma siete sicuri? Eeectiù! Almeno bevete il caffè

Piero:           no, grazie. Dobbiamo subito correre appresso questa emergenza

(Piero e Porfirio si accalcano verso l’uscita, cercando di ripararsi dagli sternuti)

Porfirio:      (uscendo) …qui ci vuole l’ombrello

FINE PRIMO ATTO


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SECONDO ATTO

Dieci minuti dopo. Nella stessa scena, in salotto, Graziella, Adalgisa, Ma-rino, Curio e Furlena.

Furlena:     (ridacchiando) li dovevate vedere, sono scappati via di corsa, che pa-reva avessero il fuoco addosso

Marino:     io dico che solo a noi potevano capitare dei poliziotti così scemi e di-sgraziati. Ci mancava poco che mettessero dentro me e a voi dessero una medaglia

Curio:          cosa vuole, signor Marino? Per stavolta ci è andata bene

Marino:     lo può dire pieno e forte. Quando quell'ispettore ha insistito così tanto per entrare, pensavo di essere già salvo. Invece…più grassa di così non vi poteva andare

Adalgisa:  ma te Marino non sei stato capace di fare un segno, una parola, per fare capire la situazione?

Marino:     ma sei matta? Mi avevano detto che se provavo di fare qualcosa, a voi

donne vi avrebbero sbudellate da una parte all'altra. Io speravo che

capissero qualcosa da soli, ma erano dei tali deficienti... Sulla fronte il

loro cervello aveva lasciato scritto: torno subito

Curio:          mi dispiace per voi ma in un modo o nell'altro ci siamo liberati di quei

due. Così possiamo tornare al discorso di prima

Graziella: volete ancora giocare a legarello?

Curio:          no, signora Graziella. Adesso basta giocare

Marino:     che intenzioni avete?

Curio:          ho intenzione di fare un discorso con lei. È una persona intelligente e

credo che potremo trovare una soluzione soddisfacente

Furlena:     (indica la cucina) vogliamo andare di là a parlare? Così magari trove-

remo anche qualcosa da mangiare. Mi è venuto un buco nello stoma-co…

Curio:          sì, andiamo pure di là, che magari davanti una tazza di caffè, potremo

ragionare meglio tutti quanti

Graziella: e un cognachino, non lo prende nessuno un cognachino?

Adalgisa: lo sapete Graziella, che vi fa male il cognac

Graziella: non dicevo mica per me. Chiedevo solo se lo voleva qualcuno


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Adalgisa: ah…

Graziella: e se qualcuno lo prende, dopo a me tocca fargli compagnia

(entrano tutti in cucina. Poco dopo dal fondo entrano Sara e Lorenzo)

Sara:            vieni, vieni pure, Lorenzo. Non c'è nessuno. Si vede che sono andati a

letto e hanno lasciato la luce accesa. Mettiamoci un po’ qui, dai (gli in-dica il divano, lo fa sedere e gli si siede accanto). Allora sei pronto?

Lorenzo:  (stravaccato e indolente) per cosa? ma no, dai, li vuoi andare a sve-

gliare adesso?

Sara:            sì, Lorenzo. Ti voglio presentare i miei. E voglio che loro conoscano

te. Non ce la faccio più ad aspettare, non vedo l'ora di dividere la mia gioia con i miei genitori

Lorenzo:  ho capito, ma andare a svegliare la gente di notte quando dorme…

Sara:            forse non sei ancora sicuro dei tuoi sentimenti nei miei confronti?

Lorenzo:  ma cosa dici, Sara? Sono stato io che ho insistito per venire in casa

dai tuoi a presentarmi

Sara:            non è che per caso sei voluto salire perché in macchina si ghiacciava

dal freddo?

Lorenzo:  macché. La posizione non era comoda, ma con una coperta come te

sopra, non pativo davvero il freddo

Sara:            come vorrei essere già sposata e avere una casa tutta nostra, per fare

i nostri comodi

Lorenzo:  dobbiamo proprio aspettare il matrimonio, per fare i nostri comodi?

Sara:            sì. Non ci vuole mica tanto. Se siamo decisi, in un paio di mesi si può

organizzare

Lorenzo:  (spiazzato) un paio di mesi? (si riprende) ah, sarebbe tanto bello, ma

come si fa? Sai i soldi che ci vogliono per sposarsi?

Sara:            per quello stai tranquillo. Io ho un bel gruzzoletto da parte

Lorenzo:  io invece sono a secco. Il lavoro non si trova, quei due soldi che avevo

da parte li ha volti tutti il concessionario…

Sara:            e allora? Ti ho pure detto che i soldi li ho io

Lorenzo:  magari con un po’ più di tempo per rimediarne…il fatto è che ho cam-

biato la moto adesso…

Sara:            tanto Lorenzo, ormai ti conosco. Quando ne avrai rimediati altri, sarà

ora di cambiarla di nuovo. Ti dico che voglio pagare tutto quanto io


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Lorenzo:  sì, ma l’organizzazione? i vestiti, la cerimonia, gli invitati, come si fa?

Sara:            penso io a tutto. Tu, basta che ti faccia trovare puntuale quel giorno,

davanti l’altare

Lorenzo: quello non è un problema, ma poi? Dove andremo ad abitare?

Sara:            di cosa ti preoccupi, se c'è l'amore? All'inizio troveremo un posticino in

affitto. Pensa come sarà bello, io e te, tutto il giorno a fare tutto quello

che ci pare, senza orari, senza nessuno che possa mettere becco nel-

le nostre abitudini, la domenica potremo alzarci a mezzogiorno…

Lorenzo:  però solo la domenica così presto, eh?

Sara:            (continuando a sognare) la sera prendiamo un pezzo di pizza o una

piada con il prosciutto e la mangiamo sul divano, davanti la televisione Lorenzo: perché, te adesso la pizza dove la mangi?

Sara:            e passeremo tutta la sera da soli, a casa nostra, a guardare il “grande

fratello”

Lorenzo:  sì, se non c'è la partita. Anzi ricordati di comprare anche un televisore

da camera, per te

Sara:            e la notte dormiremo insieme, nel lettone, e quando farà freddo ci

stringeremo forte uno all'altra

Lorenzo:  no, sarà meglio che tu mi stia lontana perché se prendo freddo, poi mi

vengono i dolori di pancia mi scappano i gas lacrimogeni. Mia nonna diceva: aria di fessura, aria di sepoltura

Sara:            e la mattina ci sveglieremo uno attaccato all'altra. Io mi vestirò, ti salu-

terò e andrò a lavorare

Lorenzo:  no, sarà meglio che non mi svegli così presto, altrimenti mi viene il

nervoso

Sara:            va bene, allora ti chiamerò dopo dall’ufficio

Lorenzo:  mi raccomando, chiama alle undici precise, perché altrimenti faccio

tardi in palestra

Sara:            e ti immagini il giorno del matrimonio? Voglio una chiesa zeppa di a-

mici e parenti

Lorenzo:  basta fare la messa in un orario che non ci siano le corse alla televi-

sione

Sara:            io sarò lì, col mio vestito bianco e mio babbo mi accompagnerà all'al-

tare


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Lorenzo:  lo fai bianco il vestito? Hai fatto bene a dirmelo, così mezz'ora prima

mi faccio una lampada

Sara:            mi stringerà forte tra le sue braccia e mi dirà: buona fortuna!

Lorenzo:  e invece mia mamma mi darà un bacio e poi mi dirà: t’aspetto a casa,

che tanto non dura

Sara:            e poi, finita tutta la cerimonia, prenderemo la nostra macchina e vole-

remo verso il nostro nido d'amore. Magari potremmo affittare una rols rols

Lorenzo:  macché...ti carico sopra la mia moto e sgommiamo via

Sara:            e, una volta arrivati nella casa nuova, mi alzerai con le tue braccia e

mi porterai dentro

Lorenzo:  allora non basta che tu ti faccia due mesi di dieta, ti tocca prendere

l’anoressia

Sara:            e la notte, a letto, daremo il via ai fuochi artificiali

Lorenzo:  se devo portarti a braccia, sarà meglio aspettare la mattina dopo, che

la notte sarò stanco morto

Sara:            e poi, il giorno dopo, partiremo per il nostro viaggio di nozze: Venezia,

Parigi, Londra…

Lorenzo:  …Misano, Mugello, Estoril…

Sara:            (come ridestandosi) dai, andiamo a svegliarli

Lorenzo:  no, dai, ti ho detto che adesso non me la sento. Mi vuoi mettere subito

in imbarazzo?

Sara:            (si alza) allora andiamo nella mia camera. (Come sfidandolo) Anche lì

ti senti in imbarazzo?

Lorenzo:  te lo faccio vedere io se mi sento in imbarazzo…(escono dal fondo)

(suonano alla porta. Di nuovo. Da destra escono Adalgisa e Furlena)

Furlena:    allora ha sentito cosa ha detto il mio socio, eh? Apre la porta e manda via quello che ha suonato senza tante storie, non importa chi sia. E se prova a fare scherzi, sarà peggio per lei. Ha capito?

Adalgisa: adesso ci provo. Non sono tanto capace di dire bugie

Furlena:    sarà meglio che impari presto, se non vuole…(fa il gesto di tagliare la gola)

Adalgisa: (speranzosa) a mio marito e mia suocera?

Furlena:     no. A lei


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(Adalgisa va ad aprire, dopo un breve conciliabolo rientra con Irma, con un gesto come per dire: non ho potuto farci niente)

Adalgisa:  ecco, questo è quel compagno di scuola di Marino di cui ti parlavo. È passato a salutarlo e poi, tra un ricordo e un altro, abbiamo fatto tardi. Lei è Irma, la nostra vicina

Furlena:     piacere signora

Irma:             scusate, non volevo disturbare, ma ho sentito delle voci a quest'ora,

ho pensato di venire e vedere. Con quello che succede nel mondo al giorno d'oggi

Furlena:     ha fatto bene, signora, non si sa mai. Grazie e arrivederci…

Irma:             ma che scuola avete fatto con Marino? Non sapevo che avesse finito

le elementari

Adalgisa: sì, Irma, se è per quello, poi ha finito anche le professionali

Irma:             toh, non l’avrei mai detto. Anche mio marito si vede spesso con i suoi

vecchi compagni di studi. Ma i suoi sono tutti dell’università, tutta gen-te con una posizione…

Adalgisa: ho piacere per lui. (A Furlena) La signora Irma abita al piano di sotto

Irma:              sì, veramente avremmo dovuto comprare questo, di appartamento, ma

poi abbiamo scelto quello al piano di sotto perché è più grande, più spazioso, più luminoso…e poi, le finiture erano assai migliori

Furlena:     ho capito

Irma:             e poi, il progetto d’arredamento ce l'ha fatto Arrigoni, l’architetto di

Biagetti, e io modestamente ho dato una bella mano a scegliere i ma-

teriali più raffinati e costosi e tutti i mobili firmati. Eh, è stato un bel sa-

crificio, ma adesso possiamo dire di avere una delle case più di lusso

e tendenza del paese

Adalgisa: (a Furlena) volete andare a vedere?

Furlena:     eh? No...no grazie

Irma:             perché, voi lavorate nel settore?

Furlena:     eh, no, non direi proprio…

Adalgisa: come no? Non trafficate anche voi nelle case, negli appartamenti…?

Irma:             siete un architetto?

Furlena:    no, proprio un architetto non direi. Ho fatto il manovale una volta, ma mi hanno cacciato dopo un paio di settimane. Mi cadevano tutti i mat-toni dalle mani…


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Irma:             (schifata) beh, io allora torno a dormire. Scusate il disturbo. E scusate

anche la vestaglia, non mi succede mai di uscire di casa senza essere curata, lavata e profumata come la perfezione fatta persona

Furlena:     stia tranquilla, considerata la situazione…

Irma:             anche se per dire la verità, non faccio brutta figura neanche in vesta-

glia, eh? E' una Marinella, costa un occhio della testa. Per comprare una vestaglia così, a te Adalgisa ci vuole un mutuo solo per la cintura

Adalgisa: io mi trovo bene anche con quelle che compro al mercato

Irma:             ah beh, contenta te. Anche perché meglio non potresti fare

(da destra entrano Curio, Marino e Graziella, attraversano il salotto e si recano in camera)

Marino:     buonasera Irma. Scusi ma la mamma aveva bisogno di fare un biso-

gnino e allora la accompagniamo in bagno

Irma:             perché ma non è capace di andarci da sé?

Curio:          si…ma…così….le facciamo compagnia

Graziella: (alticcia) buonasera Irma, viene anche lei a giocare a “legarello”? hi hi hi…

(Marino, Curio e Graziella entrano in camera, Graziella prosegue a sinistra in ba-gno, Marino e Curio attendono sedendosi sul letto o su una sedia)

Irma:             (ad Adalgisa) vostra suocera beve un po’ troppo. A volte mi capita divederla già ubriaca subito dopo pranzo. Si rovina la salute

Adalgisa:  lo sappiamo Irma, e cerchiamo di controllarla, mo è difficile. Trova ogni sistema per fregarci, è furba…

Irma:             cosa vuole, furba? Se è la mamma di Marino non può essere tanto

furba. E poi, per dirla tutta, non mi pare ci voglia molto a fregare voi due

Adalgisa: beh, comunque grazie del pensiero, vedremo quello che potremo fare

Irma:             allora io vado a dormire. Buonanotte

Furlena:     buonanotte signora, piacere di averla conosciuta

Irma:             (lo guarda con disprezzo) ci credo (esce)

Furlena:     (ad Adalgisa) venga pure di qua, signora (indica la camera). È una

bella piattola la sua vicina. Non ha mai pensato di strozzarla?

Adalgisa: verrà, verrà anche per lei, stia tranquillo (entrano in camera)

Curio:          allora?


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Furlena:    era una vicina. Aveva sentito del chiasso ed era venuta a vedere.

L’abbiamo mandata via con la storia che siamo amici di scuola

Curio:          questa casa è un porto di mare. Adesso te, Furlena, resta qui e fai la

guardai alle donne, io vado col padrone di casa in cucina a mettere su

quel caffè

Furlena:    va bene. Io però prima di prendere quel caffè avrei bisogno di mangia-

re qualcosa

Curio:          Furlena, fai schifo ai porci. (A Marino) lei venga di qua con me, che

dobbiamo finire quel discorso

(Curio e Marino entrano in salotto, lo attraversano ed entrano in cucina. Intanto)

Furlena:     (ad Adalgisa) sua suocera non ha ancora finito?

Adalgisa: ha voglia…di solito, quando fa presto, ci mette tre quarti d’ora

(suonano alla porta. Di nuovo. Escono dalla cucina Curio e Marino)

Curio:          ormai è pratico. Apre la porta e manda via, anche se è il Papa. Ha ca-

pito? Non voglio storie, stavolta. Io mi metto qui e sto a sentire (apre la

porta della camera) Furlena, il nostro amico va alla porta, se dovesse

fare scherzi, taglia subito la gola alle donne. E comincia dalla mamma

Furlena:     (serafico) va bene. Le caccio una coltellata nel gozzo. Faccio un ma-

cello

(Marino va ad aprire, dopo un breve conciliabolo rientra con Armando, con un gesto come per dire: non ho potuto farci niente. Armando ha lo sguardo e l’atteggiamento da zombie)

Marino:     Armando…Armando…cosa è successo? (Armando resta zombie) questo è un mio amico di scuola, che è passato a trovarmi, abbiamo fatto tardi

Curio:          (scocciato) piacere…

Armando: (come se non vedesse nessuno, si accascia sul divano) la mia biciclet-ta…la mia bicicletta….

Marino:     cosa è successo alla tua bicicletta?

Armando: (sempre come in catalessi) me l’hanno rubata…non c’è più nel garage

Marino:     cosa dici, Armando? Sei sicuro? Forse l’hai lasciata da un’altra parte, non avrai guardato bene…

Armando: no, Marino, magari. Lo sanno tutti che la lascio sempre lì, sul suo ca-valletto, e guai a chi la tocca. Me l’hanno rubata ti dico. Una Bianchi


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Colnago col telaio in carbonio e tutti gli accessori possibili, il sogno della mia vita

Curio:          ma l’hai scoperto adesso? Alle due della notte?

Armando: sì. Due minuti fa. Mi capitava spesso la notte di svegliarmi e andare giù in garage a guardare la mia bicicletta. A volte la smontavo tutta, la pulivo, le davo l’olio, le volevo bene come ad una di famiglia. Me l’hanno rubata quei vigliacchi…

Marino:     sei sicuro di avere visto bene? magari al buio…

Armando: prova ad andare a vedere te. Non c’è più, ti dico. Mi hanno lasciato so-lo quella Graziella sgangherata che adopero delle volte per andare a fare la spesa. Chi può essere stato, Marino, chi può essere così cru-dele e senza cuore da farmi una porcheria del genere?

Marino:     cosa vuoi che sappia, Armando? Magari un ragazzino ti ha fatto uno scherzo e domattina te la riporta

Armando: no, Marino, era troppo bella. Me l’hanno rubata, me l’hanno rubata, non la vedrò mai più (scoppia a piangere a dirotto)

(suona il campanello)

Curio:          ci risiamo! In questa casa bisogna costruire una rotonda. Oppure ci vuole un vigile urbano a dirigere il traffico! Stavolta vado io, ad aprire. Lei porti quest’uomo di là in cucina

Marino:     ah dì…proviamo pure. Armando, su Armando, non fare così, vieni di là con me che ti faccio una camomilla (cerca di alzarlo dal divano)

(Curio va ad aprire la porta)

Marino:       (sottovoce) hai chiamato la polizia per denunciare il furto?

Armando: sì, mi hanno detto che mandano subito una pattuglia. Ma cosa vuoi che facciano? Ormai lei non c’è più. La mia bicicletta…(piange dispe-rato)

Marino:     l’importante è che vengano. Vieni di qua, dai (lo solleva a forza)

(entrano Curio ed Irma, mentre Marino sta spingendo Armando in cucina)

Marino:       (sulla porta della cucina, cercando di sorridere ad Irma ed ostentando

indifferenza)…’sera (spariscono)

Irma:             ma quello era il signor Armando. Perché piangeva così?

Curio:          ah…eh…piangeva?

Irma:             porca misera, non ha visto? Un pezzo d’uomo così, mettersi a piange-

re come un bambino. Cosa sarà successo?


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Curio:          ah, sì…ha saputo…ha saputo adesso che gli è morta una zia

Irma:             una zia?

Curio:          sì, gli ha telefonato un suo parente poco fa per dargli la notizia

Irma:             si vede che gli era affezionato parecchio, a questa zia. Stava male?

Curio:          signora, se è morta, vuol dire che proprio bene non stava

Irma:             quanti anni aveva?

Curio:          boh…dicevano quasi novanta …non ho capito bene

Irma:             ah, beh, allora…

Curio:          (guarda sospettoso verso la cucina) scusate signora, ma mi viene un

dubbio. Non vorrei che...scusate un momento…(si fionda in cucina)

(poco dopo, asciugandosi le lacrime, esce Armando con una tazza di camomilla)

Irma:             oh signor Armando, ho saputo anche io. Le sono nel mezzo del cuore

Armando: grazie, Irma (cerca di farsi forza)

Irma:             forza signor Armando, bisogna farsi forza. Si vede che proprio le era

molto affezionato

Armando: lo può dire pieno e forte. Si potrebbe dire che era la cosa più importan-te della mia vita

Irma:             addirittura? beh, io capisco il suo dolore, signor Armando. Ma a dire

così fa un torto a sua moglie

Armando: ma lei lo sa. Io sono stato chiaro sin dal primo momento. L’ho avvisata subito: te sarai mia moglie, ma il mio primo amore era e resterà un al-tro

Irma:             il suo primo amore!?

Armando: davvero! quante volte, quando ero in ufficio, guardavo il sole fuori dalla finestra e non vedevo le ore di montarla

Irma:             di montarla??

Armando: e quante volte quando finivo di lavorare, invece di stare con mia mo-glie, mi cambiavo di gran carriera e poi prendevo via di corsa

Irma:             prendeva via? Con lei? Ma a fare cosa?

Armando: ah, in un attimo le saltavo sopra, e via andare …

Irma:             uh Madonnina santa! Le saltava sopra?!?!

Armando: così al volo, solo d’estate, però. L’inverno era un po’ più complicato, dovevo tirarla fuori dal garage, mettere la muta del freddo …


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Irma:             ah, perché, d’inverno la teneva nel garage?

Armando: sì, ma quando mi bisognava, era un volo tirarla fuori. Una pompata davanti, uno di dietro, e via andare

Irma:             uh, il mio Signore, cosa mi tocca sentire! Ma non era vecchia?

Armando: l’età non conta, quando una cosa la si tiene bene, come la tenevo io

Irma:             e sua moglie non diceva niente?

Armando: eh, capirà…all’inizio si lamentava, diceva che si sentiva trascurata, che io pensavo solo lì. Mo dopo un po’, quando ha visto che io da quell’orecchio non ci sentivo, ha dovuto farci il callo

Irma:             non posso credere che sua moglie abbia potuto accettare una situa-

zione del genere

Armando: ah, lei non era d’accordo per niente, ma io sono stato una lenza …Quando ha cominciato ad insistere troppo sul fatto che non ero mai a casa, sa io cosa le ho proposto?

Irma:             cosa?!?

Armando: le ho chiesto se voleva venire anche lei!

Irma:             no!?!

Armando: sì! Le ho domandato se voleva farsi il “tandem”!

Irma:             il “tandem”?!?! e cosa sarebbe il “tandem”?

Armando: per andare in due. Uno davanti e uno di dietro

Irma:             uh, Signore benedetto!

Armando: e così lei non ha potuto dire più nulla. Ce la vede lei, a mia moglie, fa-re fatica sopra il tandem?

Irma:             no davvero! l’ultima cosa che potrei mai immaginare da sua moglie, è

di vederla con voi a fare il tandem

Armando: ci credo! Anche perché lì sopra si suda, eh? è una fatica…e poi, a dif-ferenza di quello che si potrebbe pensare, quello che fa più fatica di tutti, non è mica quello davanti: è quello di dietro

Irma:             non l’avrei mai detto…

Armando: ma anche se l’avessi messa davanti, non sarebbe venuta lo stesso

Irma:             sì, conoscendo la sua moglie, ne sono convinta anche io

Armando: e adesso bisognerà che me ne faccia una ragione. Dovrò cominciare a guardarmi in giro, per cercarne un’altra


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Irma:             un’altra?? Come un altra?

Armando: sì. Bisogna che cominci subito. Anche quando l’avrò trovata, sarà diffi-cile abituarmi…l’altra ormai, quando ce l’avevo sotto io, andava da so-la

Irma:             e se invece, visto che ormai non c’è più, cominciasse a pensare un po’

a sua moglie, senza andare a cercare tanto in giro? Non crede che ormai, alla sua età, dovrebbe pensare un po’ di più a casa sua?

Armando: cosa vorrebbe dire? Che sono troppo vecchio, per andare a correre?

Irma:             io dico solo che sarebbe ora che quella santa donna di sua moglie po-

tesse avere il suo uomo tutto per sé, senza dover fare a metà con nessuna

Armando: no, signora. Mi dispiace, ma fino che ce la faccio, voglio provare a fare gli ultimi giri in giostra. Sarebbe un peccato mortale mandare a monte tutto l’allenamento che mi sono fatto fino adesso, con tanti sacrifici

Irma:              ah, bravo. Mi immagino che sacrifici! E dove ha intenzione di andarla a

cercare, la nuova?

Armando: ho sentito che a Rimini hanno aperto un posto nuovo. Andrò a vedere lì

Irma:             ah, a Rimini, complimenti. Perché quelle dei paraggi non le vanno be-

ne

Armando: eh, vede, signora, io ho delle esigenze particolari. La voglio accesso-riata

Irma:             ah, la vuole accessoriata?

Armando: si capisce. Almeno che abbia tutti gli accessori dell’altra. Ma credo che per averla così, la dovrò ordinare

Irma:             perché, si possono anche ordinare?

Armando: sì. Quelle che vengono dall’estero bisogna ordinarle. Con tutti gli ac-cessori che voglio io, ci vorranno almeno almeno due o tre mesi

Irma:             due o tre mesi? E intanto lei come farà? Andrà in astinenza …

Armando: cosa vuole? farò qualche giro con la Graziella. Quella è sempre lì a di-sposizione

Irma:             con la Graziella?? Lei andava già anche con la Graziella?

Armando: sì, ma poco. Diciamo così che la tenevo lì come ruota di scorta, solo per delle esigenze particolari


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Irma:             uh, Madonna santa…la Graziella? Io non mi intendo, eh? Ma mi pare

che ci voglia un bel coraggio, ad andare con la Graziella

Armando: ha ragione. E’ così vecchia, tinca e malandata…e poi dopo un po’ che ci sono sopra, che comincio a darci dentro …uh, deve sentire come stride, una cosa da rivoltare le orecchie

Irma:             e poi quando arriverà quella che vuole ordinare, con la Graziella cosa

farà?

Armando: mi sa che ormai la posso anche buttare via... La vuole suo marito?

Irma:             a mio marito do il mattarello sulla testa, non la Graziella

Armando: beh, allora la porterò a San Giovanni, alla discarica

Irma:             alla discarica?!?! Volte buttare la Graziella nella discarica?

Armando: perché, fanno pagare qualcosa? Allora la porto su verso Carpegna e la lascio in un fosso

Irma:             in un fosso??

Armando: sì. C’è caso che la trovi qualche ragazzetto e se la carichi su. Se gli da una bella pompata, può ancora tornare buona. Magari dovrà dargli una sgrassata, cavarle un po’ di ruggine…

Irma:             (trasalisce) vuole sapere una cosa, signor Armando? Lei è un gransporcaccione!

Armando: sporcaccione? Perché? Dopo faccio sempre una doccia …

Irma:             non basta una doccia, signor Armando. Lei mi fa schifo!! Lei, la Gra-

ziella e il suo “tandem” (si volta indignata e se ne va)

Armando: (basito) schifo? Perché? (Irma è già uscita. Sorseggia la camomilla. Suonano. Vedendo che nessuno va ad aprire, ci va lui)

(da sinistra entra Furlena. Contemporaneamente, da destra entrano Curio e Ma-rino)

Curio:          chi è andato ad aprire la porta?

Furlena:     non lo so, dicevo che ci pensavi te

Armando: (rientrando) c’è la polizia

Marino:       (tronfio) ha ha! E allora? Adesso come la mettiamo? Eh? Signor ladrodei miei stivali? Non cantate più da gallo, eh?

(dal centro entrano Piero e Porfirio)

Piero:           signor Marino?

Marino:       (non li ha visti, ancora tronfio) sì?


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Porfirio:     siete in arresto!

(sulla faccia basita di Marino, cala il sipario)

FINE SECONDO ATTO


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TERZO ATTO

Dieci minuti dopo, in scena, in salotto: Marino, Curio, Furlena, Armando, Piero e Porfirio. In camera Graziella ed Adalgisa. Marino e Porfirio sono seduti, Piero passeggia, gli altri sono in disparte

Piero:           …e così abbiamo fatto finta di essere chiamati dalla centrale, per

un’urgenza che invece non c’era, per andare a fare le nostre indagini

con calma e senza che nessuno potesse avere dei sospetti…

Porfirio:     a volte per fare le nostre indagini per benino e far parlare le persone,

ci conviene far credere che siamo dei poveri deficienti

Marino:     ci riuscite benissimo

Piero:           prima di tutto, abbiamo scoperto che non esiste nessuna “polmonite

laidoputrida”, come ci volevate far credere

Marino:     complimenti! Avete consultato l’enciclopedia medica?

Piero:           sì. E poi nei computer della centrale risulta che lei, signor Marino, è

stato in Russia due settimane fa. È vero? A far cosa?

Marino:     sono stato a San Pietroburgo, alla gita della SUMS, e allora? Eravamo

più di cinquanta…

Porfirio:     abbiamo anche controllato tutti i registri: non risulta da nessuna parte

che lei sia andato a scuola con un certo "Curio Strozzapreti"

Marino:     come no? È vero, Curio, che eravamo anche compagni di banco? Mal-

tagliati e Strozzapreti. E di dietro avevamo: Rigatoni e Pappardelle

Piero:           e non le pare un po’ strano che un vecchio amico di scuola, un com-

pagno di banco, venga a trovarla, e lei lo riceve in pigiama?

Curio:          no, ma io sono capitato, signor Ispettore, non avevo avvisato …

Marino:     e poi a voi cosa importa? Domani voglio andare a lavorare, in pigiama

Piero:           per farla corta, signor Marino, capisce anche lei che qui qualcosa non

quadra…

Marino:     insomma, Ispettore, si può sapere di cosa sono accusato?

Piero:           subito. (Traendo un taccuino) dunque: associazione a delinquere fina-

lizzata allo sfruttamento della prostituzione, tratta delle bianche…(a Marino) vuole le manette?

Marino:     le manette? no!


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Piero:           …resistenza a pubblico ufficiale…

Marino:     mi pare di essere alla scuola d’infanzia

Piero:           …vilipendio alle istituzioni…

Marino:     sì, più infantili di così…

Porfirio:     cosa? infantili?? Infantili a chi? Non si azzardi più a dirci che siamo in-

fantili, perché altrimenti io…

Marino:     eh, altrimenti lei cosa fa, sentiamo

Porfirio:     io…(ci pensa) io…trattengo il fiato finché lei non chiede scusa (incro-

cia le braccia e gonfia le gote per trattenere il fiato)

Piero:           abbia pazienza, signor Marino…(a Porfirio) te tira il fiato, Porfirio, che

se no succede che non ti arriva più il sangue al cervello. Già che fa fa-

tica da solo….

(Porfirio respira)

Marino:     stia tranquillo, Ispettore, che il cervello del suo collega sarà già avviz-

zito per il poco lavoro che gli fornisce il suo padrone

Piero:           adesso basta, però eh? Mi sa che lei non abbia ancora capito la gravi-

tà della situazione, altrimenti non farebbe tanto lo spiritoso

Marino:     Ispettore, mi ascolti. Mi lasci chiamare le due donne che sono di là -

che poi sarebbero mia mamma e mia moglie - e poi vedrà che la si-tuazione si chiarisce da sola

Porfirio:     non è che vuole imbrogliare le acque ancora di più?

Marino:     ma no, vi dico che voglio chiarire tutta la faccenda

Piero:           mmm…(ci pensa un attimo) Appuntato…vai a chiamare le due donne

che sono di là

Porfirio:     e perché devo andarci proprio io?

Piero:           perché io sono il capo

Porfirio:     e se fossero nude?

Piero:           hai ragione. È meglio che ci vada io (va ad aprire la porta della came-

ra) donne, venite pure di qua

(Adalgisa e Graziella entrano in salotto e salutano)

Marino:       (si alza) ecco, Ispettore, questa è mia mamma. Spadellati Graziella.Ha settantacinque anni

Graziella: …(civettuola) ancora da compiere


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Marino:     e questa è mia moglie, Adalgisa. Allora Ispettore, mi dica lei adesso: se anche si trovasse qualcuno così disperato e disgraziato da pagare, le pare che io mi possa mettere a vendere le prestazioni di queste due donne? Pazienza per mia moglie…ma mia mamma?

Adalgisa: come pazienza per tua moglie?

Piero:           i conti non tornano lo stesso, signor Marino. Lo vede anche lei che sua

mamma pare il ritratto della salute Graziella: …grazie

Piero:           perché voleva farci credere che aveva la polmonite? E perché quest’uomo (indica Furlena) era nella sua camera, che più che un dot-tore pare uno spazzino?

Furlena:     sarete bello voi…

(dal centro entra Sara, poi successivamente Lorenzo)

Sara:            babbo, cosa succede? Chi è tutta questa gente?

Marino:     oh, bambina, guarda, abbiamo la polizia in casa, mi pare di sognare

Sara:            ti volevo presentare il mio ragazzo. Lorenzo (introduce Lorenzo)

Marino:     oh, Madonna santa, anche questa adesso? Vi siete messi tutti d’accordo per farmi scoppiare la testa? (rivolto a Lorenzo) Non dico per lei, eh? Abbia pazienza, giovanotto, piacere di conoscerla, ma una cosa alla volta, per carità

Adalgisa:   (facendosi avanti verso Lorenzo) piacere Lorenzo, io sono la mamma.Stia tranquillo, non è colpa sua, ma purtroppo è capitato in un momen-to che peggio di così non poteva capitare

Lorenzo:   mi dispiace, non volevo dare tutto questo disturbo. (vede Curio) Vèh, ma te cosa fai qui?

Marino:     ma come, vi conoscete??

Lorenzo:  (a Curio) si capisce che lo conosco. È mio babbo

(sorpresa generale)

Adalgisa: suo babbo?!?

Lorenzo:  tu le conoscevi già queste persone, babbo?

(Curio muove una mano come per dire: così così)

lei è la mia ragazza

Piero:           insomma, signor Marino. Adesso basta. Ci volete dire una volta per

tutte chi sono questi due signori? (rivolto a Curio e Furlena). E badate


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di dire la verità stavolta, e tutta. Perché altrimenti, qui, la storia va a fi-nir male per voi

Marino:     va bene, signor Ispettore…questi sono (guarda Sara che attende tre-

pidante)…sono…(alla fine, rassegnato) sono due amici di scuola che

sono passati a bere qualcosa

Porfirio:     e perché ci volevate far credere che quello era un dottore?

Marino:     perché…perché…perché è un mezzo dottore che fa pratica. È un o-

meopata, chiropratico, cartomante…

Furlena:     …sì, barbiere, spranghino…

Marino:     mia mamma aveva il mal di testa e lui gli ha fatto uno dei suoi impac-

chi. Quelli che di solito adopera per la polmonite. Non so come sia successo, ma lei è guarita perfettamente

Piero:           ed è tutta la verità? Badate che noi non controlliamo più niente, eh?

garantite voi?

Marino:     sì. Garantisco io per tutti e due, e mi prendo ogni responsabilità

Piero:           ah, beh. Se per voi va bene così, allora noi potremmo anche chiudere

il caso

Armando: un momento, Ispettore. E la mia bicicletta?

Curio:          ma…perché, è la vostra? Una bianchi colnago tutta accessoriata?

Armando: sì!

Curio:          pensate che l’ha trovata il mio amico qui sotto, abbandonata in una stradina, e l’aveva caricata nella macchina per poterla portare domani alla polizia

Armando: davvero?!? Ce l’avete voi nella vostra macchina??

Furlena:     (cercando di evitare) chi, io?

Curio:          sì. (con intenzione) Dai, va di sotto con questo signore a consegnargli

la bicicletta, che così domattina ti risparmi una consegna

Furlena:     ma io…

Curio:          dai muoviti, che abbiamo già perso troppo tempo in chiacchiere (lo

spinge)

Furlena:     ah, dì, va bene, venga pure con me…(accompagna Armando fuori dal-

la porta)

Piero:           allora andiamo anche noi. Buonanotte a tutti. E cercate di fare piano la

prossima volta che bevete in compagnia. Non vorrei che qualche vici-no ci faccia un’altra segnalazione, perché altrimenti noi…


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Marino:     lo sappiamo, Ispettore, dovete fare il verbale. Segnalazione-verbale, segnalazione verbale…

Porfirio:     eh, già. Così funziona. Però, è sveglio, lei. Impara presto. Vuole entra-re anche lei in polizia?

Marino:     eh, ci penserò, grazie

Piero:           buonanotte a tutti

(Piero e Porfirio escono salutati da tutti)

Lorenzo:  allora anche io toglierei il disturbo, visto che si è fatto anche tardi …

Adalgisa:  ma cosa dice, giovanotto? Adesso che abbiamo risolto tutto, ci dob-biamo conoscere un pochino meglio. Venga pure di qua a prendere un caffè, tanto per questa notte il sonno l’abbiamo perso

Sara:            forse mamma, vista l’ora, sarebbe meglio una camomilla

Graziella: o se no gradisce un cognachino?

Lorenzo:  no grazie, signora. Una camomilla andrà bene

(Adalgisa, Graziella, Lorenzo e Sara entrano in cucina)

Curio:          allora…grazie

Marino:     di cosa? Se dobbiamo diventare “consuoceri”…

Curio:          aveva capito che non siamo del mestiere?

Marino:     mi era venuto un dubbio

Curio:          per dire proprio la verità, siamo due poveri disgraziati. Facevamo gli

operai fino l’anno scorso, abbiamo lavorato una vita in una ditta del

posto, fino a che questa maledetta crisi ha costretto il padrone a licen-

ziarci

Marino:     quindi ora siete disoccupati

Curio:          sì. Fino che abbiamo potuto lavorare, tutto andava bene. Niente di

ché, ma giusto per avere una vita dignitosa da allevare quel ragazzo

agli studi. Ma adesso chi ci vuole più? Ormai abbiamo passato i cin-

quanta e il lavoro per noi pare non ci sia più

Marino:     questi sono tempi cattivi per tutti

Curio:          e allora, dopo un anno che non abbiamo trovato da battere un chiodo

da nessuna parte, e con tutte quelle porte e portoni chiusi in faccia, io

e il mio collega abbiamo pensato di fare una pazzia: andare a rubare

in una casa

Marino:     e per uno scherzo del destino, siete andati a scegliere proprio questa


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Curio:          vigliacca miseria spudorata, chi l’avrebbe mai pensato, di andare a in-

ciampare proprio nella casa della ragazza di mio figlio?

Marino:     proprio uno scherzo del destino. Ma anche se era la casa di uno sco-

nosciuto, non avete pensato al guaio che avreste combinato?

Curio:          eravamo disperati, signor Marino. Pensavamo di rubare un po’ di soldi

giusto per andare via. In America, in Germania, non so…per cercare

un lavoro là

Marino:     e non avete pensato alla violenza che i ladri infliggono alla gente che

dorme nelle proprie case? A parte i soldi che magari hai faticato una

vita per mettere da parte – e che ti portano via in un minuto – ma i la-

dri in casa ti rovinano la vita, non ti fanno più dormire la notte …

Curio:          avete ragione, signor Marino, lo sappiamo. Ma non avevamo scelta.

Questa vigliacca d’una crisi ci costringe a una guerra tra poveri

Marino:     possibile che in un anno, non siate stati capaci di trovare uno straccio

di lavoro?

Curio:          niente di niente. Abbiamo provato dappertutto, qualsiasi cosa. Ormai

siamo troppo vecchi per lavorare e troppo giovani per la pensione

…se mai ci sarà

Marino:       (ci pensa) lei sa che io ho una ditta di consegne. È piccola ma è anco-

ra in piedi. Cosa direbbe di venire lavorare da me?

Curio:          oh porca miseria, ma…dice davvero??

Marino:     oh, la crisi c’è anche per noi, eh? E si fa sentire. Ma io dico che se

parlo con i miei soci, e stringo ancora un buco nella mia cintura, po-tremmo sopportarlo, questo sacrificio

Curio:          (colpito) e perché lo farebbe?

Marino:     vede, Curio? a noi sammarinesi ci hanno sempre dato dei filibustieri,

dei contrabbandieri e forse, nella storia, a volte hanno anche avuto ra-

gione. Mo i nostri vecchi ci hanno tramandato anche i valori della soli-

darietà e dell’accoglienza. Loro non sono mai venuti meno al rispetto

di questi valori, e forse adesso è arrivato il momento di fare la mia par-

te. Allora, cosa ne dice?

Curio:          vacca boia, signor Marino, mi sta offrendo un’occasione d’oro che non

mi faccio davvero scappare, e parlo a nome anche del mio collega!

Che lavoro dovremmo fare?

Marino:     andiamo di là, che davanti ad un altro caffè, potremo parlare meglio di

tutta la faccenda (verso la cucina)


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Curio:          (si ferma) però mi raccomando. Davanti ai ragazzi...non vorrei che ve-nisse fuori il modo in cui ci siamo conosciuti …

Marino:     ma lo conoscono già, eh? Siamo andati a scuola insieme, no? (entra-no in cucina)

(poco dopo dalla cucina escono Sara e Lorenzo, tenendosi per mano)

Sara:            visto che sono tutti lì insieme, io volevo parlargli anche del matrimonio,

ma prima bisogna che tu mi faccia la proposta ufficiale Lorenzo: (scherzando) devo mettermi in ginocchio?

Sara:            (romantica) no, basta che tu me lo chieda

Lorenzo:  va bene. Prima però vorrei chiarire un paio di cosette

Sara:            dimmi pure

Lorenzo:  allora…tutti soldi che servono…ce li metti te

Sara:            sì!

Lorenzo:  la casa…la trovi te

Sara:            sì!

Lorenzo:  lavare, stirare, pulire, cucinare…ci pensi te

Sara:            sì!

Lorenzo:  e la sera io esco spesso con gli amici, la domenica vado ni moto, e la

sera c’è la partita. Per te va bene

Sara:            sì!

Lorenzo:  e fino che non trovo il lavoro che fa per me, dove ci sia da fare poco e

niente e da guadagnare un sacco di soldi, io non faccio niente

Sara:            sì!

Lorenzo:  allora va bene. Sara, mi vuoi sposare?

Sara:            sì! dai, andiamo a dare la notizia!

(Sara trascina Lorenzo in cucina. E’ Euforica. Poco dopo si odono commenti di complimenti e rallegramenti – complimenti, cin cin, evviva, bravi. Poco dopo e-scono ancora Sara e Lorenzo. Sara è più seria)

Lorenzo:   ascolta, Sara. Stavo pensando che prima di sposarci, magari potrem-mo andare ad abitare insieme, giusto per provare la convivenza

Sara:            no!

Lorenzo:   giusto, no, è meglio sposarsi subito. Magari pensavo ad una cosa un po’ riservata, un matrimonio in comune


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Sara:            no!

Lorenzo:  no no, è meglio la chiesa, hai ragione. Cosa dici di fare una cerimonia

un po’ casual, magari coi jeans…

Sara:            no!

Lorenzo:  no, è vero. Giusto. Magari è meglio l’abito scuro. Ci pensi te a prenota-

re la chiesa e fare tutte le commissioni?

Sara:            no!

Lorenzo:  allora provo io, domattina comincio a fare qualche telefonata

Sara:            sarà meglio

Lorenzo:  va bene, allora io vado a casa, ormai sono le quattro. Ci vediamo do-

mani

Sara:            si capisce. E vai a casa diretto, eh? Tra mezz’ora chiamo e voglio che

tu sia già nel letto

Lorenzo:  (stranito) va bene (escono)

(Dalla cucina esce Graziella. Si accerta di essere sola. Dalla vestaglia estrae una bottiglia di cognac che teneva sotto braccio e una serie di bicchieri di plastica. Se ne versa uno. Suonano alla porta. Graziella nasconde tutto e va ad aprire. Rien-tra con Armando e Furlena)

Graziella: sono tutti di là, in cucina

Armando: volevo ringraziare anche il signor Curio. E’ stato anche per lui, se ho ritrovato la mia bicicletta

Furlena:     (ancora scocciato) soprattutto, per lui…

(Armando e Furlena entrano in cucina. Graziella riprende bottiglia e bicchiere. Esce Armando dalla cucina sorprendendo Graziella intenta a bere)

Graziella: oh, signor Armando, vogliamo fare un brindisi alla sua bicicletta?

Armando: con molto piacere. Non sto più nei panni dalla contentezza

Graziella: (riempie il bicchiere) Allora salute! Alla sua bicicletta

Armando: salute! (beve) alé. Adesso mi scusi, ma corro subito da lei, non voglio stare un minuto di più, senza

Graziella: prego prego, buonanotte signor Armando

Armando: buonanotte (esce)

Graziella: (si attacca alla bottiglia) aaahhh….


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(suonano alla porta. Graziella nasconde la bottiglia alla meglio e va ad aprire. Rientra con Irma, che la guarda male)

Irma:             è uscito adesso il signor Armando. Mi meraviglio che non si vergogni!

Graziella: ah, perché, avete parlato…?

Irma:             mi ha detto tutto. Tutto. E torno a dire che mi meraviglio che non si

vergogni

Graziella: ha ragione, signora Irma. Non dovrei, me lo ha detto anche il dottore,

ma cosa vuol farci? È un vizio che ho

Irma:             ah, bel vizio. Alla sua età

Graziella: eh, è vero. Una volta non ce l’avevo. Ho cominciato da quando non c’è

più il mio Irnerio

Irma:             ah, ecco. E non pensa che facendo così reca un enorme torto alla sua

memoria? Non pensa a cosa potrebbe dire suo marito, se la potesse vedere?

Graziella: sì. Delle volte ci penso. Ma credo che se anche mi potesse vedere, potrebbe condividere la mia maniera di consolarmi. Lo sa che, a volte, quando me ne faccio uno, penso: questa è dedicata a te, Irnerio!

Irma:             (sempre più indignata) vedo che ormai lei è perduta in un abisso dipeccato e di depravazione e non ha nessuna intenzione di smettere il suo vizio. A questo punto non mi resta altra strada che parlare con suo figlio

Graziella: no! Per piacere, non stia a dirgli niente. E neanche a mia nuora. Già mi controllano, perché non vogliono. Ma io ormai ho la mia età, la mia vita l’ho vissuta, un mese di più o di meno, cosa mi cambia? Almeno

finché sono viva, godo

Irma:             ah, brava! Bel ragionamento! E mi meraviglio anche del signor Ar-

mando

Graziella: oh, no, non è colpa sua. Sono stata io che gli ho chiesto di farmi com-pagnia. E lui, anche se mi pareva che non ne avesse tanta voglia, è

stato così garbato da non dirmi di no

Irma:             il signor Armando non dice di no a parecchie, se non lo sa

Graziella: queste sono cose che a me non riguardano. La gente a casa sua fa il

proprio comodo

Irma:             beh, mi dispiace per lei, ma io non condivido. Io non posso chiudere

occhi, bocca ed orecchie davanti allo scandalo e alla vergogna. Io

sento il dovere morale di pensare alla sua salute e a quella della gente


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che può venire coinvolta, in un condominio dove ci sono anche dei bambini. Suo figlio dov’è?

Graziella: (a capo chino, come sgridata) è di là in cucina, con degli amici

Irma:             lei vada pure a dormire, adesso. Io aspetterò qui fino a che questi a-

mici non saranno andati via e potrò discutere della questione con suo figlio

Graziella: va bene…(si avvia poi si ferma) non è che…?

(Irma, ancora indignata, fa un ampio gesto come dire: via e zitti! Graziella esce mesta verso il resto della casa. Dalla cucina escono Marino, Adalgisa, Curio e Furlena. Irma resta in disparte)

Curio:          allora ci vediamo presto

Adalgisa:  si capisce. E l’aspettiamo con la sua signora, che ancora non abbiamo conosciuto

Curio:          non mancherò. E poi lunedì cominciamo a lavorare

Marino:     sì. Se non ci sentiamo più, presentatevi pure lunedì mattina diretta-

mente in ditta

Curio:          sei contento, Furlena, che si ricomincia finalmente a lavorare?

Furlena:     (poco convinto) non sto più nei panni

Curio:          allora grazie di tutto, signor Marino

Marino:     di cosa? E poi tra “consuoceri”….

Furlena:     io non sono “consuocero”, ma mi tocca lavorare lo stesso

Curio:          dai, scemotto, che ho garantito io, per te. Non mi vorrai far fare brutta

figura?

Furlena:    almeno, per festeggiare, potremmo andare a mangiare qualcosa?

Curio:          a mangiare adesso? Ma sono le quattro della mattina, è tutto chiuso

Furlena:    c’è il bar della Ilde, che è aperto tutto la notte. Io mi faccio una piada

con la mortadella, salame, porchetta, patate, uva e formaggio

Curio:          eh, va bene, golosone. Tanto, questa notte, l’abbiamo fatta in bianco

Furlena:     (uscendo) e se ci mettessi anche una foglia di insalata? Cosa dici, che

mi faccia male?

Curio:          noooo, ci vai a mettere anche l’insalata? Poi ti risulta pesante

Furlena:     allora ci metto le erbette di campagna

(escono tra i saluti di Marino e Adalgisa)


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Adalgisa: oh, signora Irma, lei è ancora qui?

Irma:             sì. Ho aspettato qui perché avevo bisogno di parlare con suo marito

Marino:     cos’ha da dirmi di così importante, alle quattro della mattina?

Irma:             una cosa riservata e molto importante, che riguarda sua mamma

Marino:     Gisa, vai pure a dormire te, che io ti raggiungo appena ho fatto

Adalgisa:  va bene. buonanotte signora Irma (esce a sinistra in camera e si mette a letto a dormire)

Irma:             buonanotte (attende che Adalgisa esca). Allora. Prima, qui, c’era sua

mamma con il signor Armando. Da soli!! Lo sapete cosa fanno?

Marino:     eh, lo sappiamo, lo sappiamo. Lei cerca di nascondersi, ma noi lo

sappiamo. Cerchiamo di tenerla controllata, ma è difficile. Ormai è ar-rivata a una età che non ascolta più

Irma:             ah, quindi, per voi va bene così…

Marino:     non è che vada bene, signora. Ma cosa vuol farci? Mia moglie è più

rigida, vorrebbe tenerla più a bacchetta. Io, invece, quando mia mam-

ma non sente, dico che se ogni tanto si vuole bagnare il becco, beh,

lascia pure che faccia

Irma:             lascia pure che faccia?!?

Marino:     anche perché noi saremmo gli ultimi a poter predicare. Quando ci

vengono a trovare gli amici, a volte, succede che anche noi ci diamo

dentro di brutto

Irma:             ah, ecco. Bene. Bravi. Complimenti

Marino:     solo che noi lo facciamo a volte, in compagnia, giusto per ammazzare

meglio la serata. Invece la mia mamma ha cominciato a farlo anche da

solo, quando pensa che non la veda nessuno

Irma:             non avevo ancora realizzato di essere la vicina della congrega del

peccato. Ma lasci che le dica che adesso avete trovato chi vi mette il

freno. Io non permetterò mai che questo condominio possa diventare

la casa dello scandalo e della vergogna. Alla prima occasione mi farò

sentire all’assemblea condominiale!

Marino:     a proposito dell’assemblea condominiale. Lei non era stata incaricata

di cambiare il portone del palazzo, che è rotto da un mese? Si può sa-

pere perché non l’ha ancora fatto? Va a finire che entra un ladro

Irma:             sono già andata a vedere, non l’ho ancora fatto cambiare perché sono

ancora indecisa, tra un marrone chiaro e un marrone un po’ più scuro


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Marino:     allora si vede proprio che è il suo destino, signora. Di stare sempre tra i due maroni!

Irma:             (offesa) buonanotte, signor Marino! E stia tranquillo che non finiscequi. Domattina presto mi farò sentire dall’amministratore

Marino:     ecco, allora gli chiede anche consiglio sopra quei due maroni …

(Irma esce a culo ritto. Marino spegne la luce del salotto ed entra a sinistra in camera. Adalgisa dorme. Marino si mette sotto le coperte e spegne la luce. Dopo un po’, di colpo, Adalgisa riaccende la luce e si alza a sedere)

Adalgisa: Marino!...Marino!...

Marino:       (si alza allarmato) eh? Cosa c’è?

Adalgisa: hai sentito quella botta?

Marino:     ma va a cagare, va…! (si mette la testa sotto il cuscino)

(sipario)

FINE COMMEDIA


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