A tutto c’è rimedio

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Massimo Valori

A TUTTO C’È RIMEDIO

Commedia in 3 atti in vernacolo empolese

Versione 1.00

Personaggi:

Livia Zannelli, in contumacia

Anselmo Giannettini, marito di Livia

Clarissa Giannettini, figlia di Anselmo e Livia

Maurizio Niccoli, marito di Clarissa

Niccolò Niccoli, figlio di Clarissa e Maurizio

Federico Giannettini, figlio di Anselmo e Livia

Daniela Magnani, fidanzata di Federico

Igor Magnani, padre di Daniela

Ofelia Squinzi, madre di Daniela

Sofia Picchi

Brando Pasquinucci, marito di Sofia Picchi

Paolo, addetto delle pompe funebri

Dott.ssa Ermini, medico di Livia

Dott.ssa Tarantino, notaio

Glauco Del Bello, artigiano marmista

Tre vicine di casa

Una coppia di aspiranti ballerini di latino


OPERA DEPOSITATA – TUTTI I DIRITTI RISERVATI


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Sommario

ATTO PRIMO

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SCENA 1. Le Vicine, poi Igor e Ofelia

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SCENA 2. Igor e Ofelia

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SCENA 3. Igor, Ofelia e Anselmo

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SCENA 4. Igor, Ofelia, Anselmo, Maurizio e Niccolò

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SCENA 5. Igor, Ofelia, Anselmo, Niccolò e Clarissa

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SCENA 6.

Igor e Ofelia, poi Daniela, poi la Prima Vicina, poi Federico

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SCENA 7.

Igor, Ofelia, Federico e i Ballerini

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SCENA 8.

Igor, Ofelia e Federico

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SCENA 9.

Igor, Ofelia e Paolo, poi Daniela

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SCENA 10. Daniela e Paolo

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SCENA 11. Daniela, Paolo, Igor, Ofelia, Anselmo e Niccolò

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SCENA 12.

Igor, Ofelia e Glauco

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SCENA 13.

Igor, Glauco e Anselmo, poi Ofelia

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SCENA 14.

Igor, Ofelia e la D.ssa Ermini, poi la Seconda Vicina

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SCENA 15.

Igor, Ofelia, Daniela e Niccolò, poi Anselmo, Federico, Maurizio e Clarissa

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SCENA 16. Igor, Ofelia, Daniela, Niccolò, Anselmo, Federico, Maurizio, Clarissa e la Terza Vicina, poi la D.ssa

Ermini

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SCENA 17. Igor, Ofelia e Glauco

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ATTO SECONDO

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SCENA 18. Le Vicine, Anselmo, Maurizio e Federico, poi Igor e Ofelia, poi Daniela

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SCENA 19. Igor, Ofelia, Daniela, poi Glauco e Anselmo

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SCENA 20. Igor, Ofelia, Daniela, Anselmo, Maurizio, Federico, Clarissa e Niccolò

33

SCENA 21. Daniela, Maurizio, Federico, Sofia e Brando

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SCENA 22. Igor, Ofelia, Daniela e Paolo

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SCENA 23. Paolo e Daniela

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SCENA 24. Daniela, Paolo, Igor e Ofelia, poi Anselmo

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SCENA 25. Daniela, Igor, Ofelia e la Prima Vicina

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SCENA 26. Daniela, Igor, Ofelia, Maurizio e Sofia

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SCENA 27. Igor, Ofelia, Sofia, Daniela e la Seconda Vicina

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SCENA 28. Igor, Ofelia, Sofia, Maurizio, Anselmo e Federico, poi Daniela

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SCENA 29. Sofia e Ofelia

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SCENA 30. Sofia, Ofelia e la Terza Vicina - I

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ATTO TERZO

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SCENA 31. Sofia, Ofelia e la Terza Vicina - II

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SCENA 32. Sofia e i Ballerini, poi Ofelia

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SCENA 33. Sofia, Ofelia, i Ballerini, Maurizio e Federico, poi Clarissa

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SCENA 34. Sofia, Ofelia, Maurizio e Anselmo

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SCENA 35. Sofia, Ofelia, Anselmo, Maurizio e Glauco, poi Federico e Clarissa

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SCENA 36. Sofia, Ofelia, Anselmo, Maurizio, Federico, Clarissa, Igor e Brando, poi la D.ssa Tarantino

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SCENA 37. Sofia, Ofelia, Anselmo, Maurizio, Federico, Clarissa, Igor, Brando, la D.ssa Tarantino, Niccolò e

Daniela

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SCENA 38. Sofia, Ofelia, Anselmo, Maurizio, Federico, Igor, Brando, la D.ssa Tarantino e Daniela

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SCENA 39.

Sofia, Ofelia, Anselmo, Maurizio, Federico, Igor, Brando, la D.ssa Tarantino e Daniela, poi Paolo 65

SCENA 40.

Ofelia, Anselmo, Maurizio, Federico, Igor, Brando e Glauco

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SCENA 41.

Ofelia, Anselmo, Maurizio, Federico, Igor, Brando e le Vicine, poi Clarissa

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DESCRIZIONI DEI PERSONAGGI

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ATTO PRIMO

La scena.

Salotto, con vari posti a sedere. Un’uscita a destra che porta fuori; a sinistra le uscite sono due: quella sul fondo va al resto della casa, quella sul proscenio va alle camere da letto della casa. Alle pareti vi sono varie foto in bianco e nero nelle quali si riconosce Anselmo, in una di esse sarà in smoking mentre mostra orgogliosamente un premio ricevuto. Vi sono crisantemi e ceri votivi un po’ dappertutto.

SCENA 1. Le Vicine, poi Igor e Ofelia

La scena è inizialmente vuota. Dalle camere entrano le Vicine, col velo in testa. Parlottano qualche attimo, poi si dispongono a semicerchio e iniziano a cantare “L’eterno riposo”.


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Vicine.(cantano)L’eterno riposo / dona loro o Signore / e splenda ad essi / la luce perpetua…Igor e Ofelia entrano da destra. Sono vestiti entrambi eleganti; Igor ha in tasca un fazzoletto listato a lutto.

Igor.(turbato dal canto delle Vicine; le interrompe)Oh! O donne! O che vi pare?

Prima Vicina. O questa?

Seconda Vicina. Che c’è?

Terza Vicina. Che vole?

Igor. O‘un si canta a’morti codesta canzone?

Prima Vicina. Sì.

Seconda Vicina. E’si sa.

Terza Vicina.‘Ndo’s’ha a cantare, a uno sposalizio?

Ofelia. Ma allora la signora…

Prima Vicina. La sora Livia?

Seconda Vicina. Macché.

Terza Vicina. Sa’quante campa, quella.

Ofelia.‘Un è morta neancora.

Prima Vicina. Noe.

Seconda Vicina. C’era ora Don Zeno a dagli l’olio santo.

Terza Vicina. Tanto n’ha preso poco. Gliè più unta lei dell’uccellini sullo stiglione! Igor. E allora, che vi sembra? Che è i’ caso di cantagli “L’eterno riposo”?

Prima Vicina. Ma i’marito c’ha chiesto così.

Seconda Vicina. L’ha detto lui, sie, i’sor Anselmo.

Terza Vicina. Dice che così si faceva contento.


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Igor. E voi, subito, eh?

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Prima Vicina. Che c’è di strano?

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Seconda Vicina. L’attra vorta ci dette anche la mancia.

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Terza Vicina.‘Port’assai, a me. Io se paga gli sono anche la marzucca.

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Igor.‘Nsomma, ora la mancia vu ve la siete bell’e guadagnata. Silenzio e aria. Marsch!(indica alle

Vicine l’uscita a destra)

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Ofelia. Igo’!‘Un tu se’mica a casa tua!

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-

Igor.(a Ofelia)Codesto gliè poco, ma sicuro!(alle Vicine)Signore, arrivedelle e tante grazie.

Le Vicine si avviano a destra, poi usciranno.

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Prima Vicina. Donne,‘gnamo.

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Seconda Vicina. Sì sì,‘un ci mettiamo a fa’confusione.

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Terza Vicina. C’ha a ragiona’lui con Giannettini.

SCENA 2. Igor e Ofelia

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Ofelia. Però Igo’ …

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-  Igor. Però icché? Ci dovra’esse’quarcuno che gli porta un po’di rispetto a quella poera donna!

Se questa gliè una casa di ciucchi!

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Ofelia. Igo’!

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Igor. E’l’ho detto, lo dico e lo voglio ridi’! La mi’figliola si va a‘mparenta’co’ciucchi!

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Ofelia. O‘un ti fa’senti’!

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Igor. Ma cosa vo’che me ne‘mporti, se mi sentano!

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Ofelia. Daniela ci tiene che noi si stia vicini a’consoceri‘n questi momenti…

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Igor. Quali momenti?

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Ofelia. Questi momenti, Igo’! La morte gliè sempre la morte!

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Igor.(alza la voce)Ma quale morte? La morte di chie?

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Ofelia.‘Un bocia’!

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-

Igor.(bisbiglia le prime parole, poi torna al tono normale)Chi è che mòre, eh? Chie! Son bell’e quattro vorte che

si vien qui pe’ fa’ la veglia…

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Ofelia. Cinque.

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Igor. Cinque, fiurati! Cinque vorte che ci si veste di nero, che mi metto‘n tasca uno di questi

fazzoletti (mostra quello che ha in tasca, mentre Ofelia, preoccupata che arrivi qualcuno, cerca di farglielo rimettere via e ci riesce alla

fine della battuta) che si son comprati apposta pe’veni’a piange’la futura socera che gliè morta, che

d’attra parte siccome ce l’hanno loro bisogna avecceli anche noi sennò si scomparisce, questi

fazzolettacci che fanno paura a vedelli, e po’ mi restano piegati ‘n tasca perché la futura socera ‘un

mòre, gliè cinque vorte che si vien qui a fagli la veglia e quella ‘nvece ci va sotto la coda a tutti e

campa dell’attro! Loro la caricano, e lei scende!

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Ofelia. Igo’…


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Igor. Ma‘un è mica lei, eh,‘un è mica lei! No, no, son loro, sono i’su’marito e‘figlioli, qui’papaero che ‘un si capisce a ragiona’ che c’ha pers’i’ capo la tu’ figliola, e quella rimbambinita della su’ sorella, coi’ su’ marito, i’ su’ figliolo…

Ofelia. No, via, poerino, Niccològliè un bambino…

Igor. Gliè quello che ha più cervello di tutt’i’ branco!... Io quand’ho conosciutoGiannettinipensavo d’ave’ a che fa’ co’ una persona ‘ntelligente, capace; oh, in fin de’ conti, un regista, uno che ha fatto cinema pe’ tant’anni… E ‘nvece gliè proprio come ‘ fìrmi (plurale di “film”, N.d.A.) che faceva trent’anni fa: senza cervello, scipito. Già io a vedelli ‘un c’andavo, eh…

Ofelia. Igo’!

Igor.E’ gliè ciucco anche lui, te lo dico io! Chiama qui noi e ‘ figlioli perché la sora Livia glièmorta, gliè morta, po’ tu lo chiappi a solo, tu glielo ridomandi “ma gliè morta la su’ moglie?” e lui

(annuisce, poi dice di no, come farà più avanti Anselmo) “no, ma ci manca poco”. Ma ‘ntanto si parte da casa, cisi cambia, si piglia questi fazzolettacci della miseria (estrae ancora quello che ha in tasca, stessa scena di prima con

Ofelia) brutti dasognasseli di notte, paghere’ a sape’ quanti ne venderanno…Ofelia. Ma ci stai bono, Igo’…

Igor. E poi si sta qui, ci si passa mattinate, giornate, serate, nottate, si sente quelle barbogiecanta’, pe’ fa’ icché? Pe’ nulla! Perché quella donna ‘un è morta! Quella donna ‘un mòre!

Ofelia.O che ne sai…

Igor. Perché, che gliè morta? No, dimmelo. Dimmelo! Gliè morta?

Ofelia. Ma dice che questa vorta…

Igor. E’ gliè quello che dican sempre! Sempre, lo dicano! “Eh, ma questa vorta…” E poi? Quantequeste vorte c’è stato? Quante vorte s’è dovuto piglia’ questi fazzolettacci…

Ofelia. E sa’, oh, lo ritira fòri…(stessa scena di prima)

Igor. Ma‘un son mica loro, eh?‘Un son mica loro!

Ofelia. O‘un eran loro dianzi?

Igor. No, e’ ‘un son nemmeno loro! No! Siamo noi. Noi, siamo, che gli si sta dietro, a questiciucchi!

Ofelia. Igo’!

Igor. Ciucchi, ciucchi! L’ho detto, lo dico e lo voglio ridi’!

Ofelia. Igo’!

Igor.‘Un ho ragione? No, dimmi che‘un ho ragione!‘Un ho ragione?

Ofelia. Tu ha’ ragione…

Igor. E allora, lo vedi!

Ofelia. E allora se tu la pensi a codesta maniera si sta a casa, si sta…

Igor. Brava. Brava! Codesto, s’ha a fare!‘Gnamoci, a casa!

Ofelia. E’ ‘un si pole, giù. Igo’, ricordati che te tu se’qui pe’Daniela, la tu’figliola, tu lo fa’perlei!

Igor. Se davvero dovessi fa’quarche cosa pe’lei, gli direi di veni’via e di ritorna’a sta’con Paolo!

Quello gliera un ragazzo!

Ofelia. Non tu pòi decide’te‘n codeste cose!

Igor. E’lo so, lo so che‘un posso decide’io!


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Ofelia. Via, sta’un po’carmo, po’ ti sale la pressione… Tu se’ tutto sudato…

Igor.(estrae di nuovo il fazzoletto e si asciuga la fronte)Guardate se mi tocca veni’qui’a perde’ la salute…(siavvede del fazzoletto, si arrabbia e lo accicciola) E’ ‘un li posso vede’ io questi fazzolettacci…


SCENA 3. Igor, Ofelia e Anselmo


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Anselmo.(entra  dalle  camere;  il  suo dolore  è  composto,  quasi  di  maniera;  ha  in mano un fazzoletto uguale  a  quello di  Igor)

Ofelia! Igor! (va ad abbracciare Ofelia)

Ofelia. Buongiorno Anselmo.

Anselmo. Buongiorno.

Ofelia.(a Igor)Saluta!

Igor. Bongiorno.

Anselmo. Buongiorno.(stringe la mano ad Igor)Sono così felice di vedervi!

Ofelia. Non si poteva fare a meno…


83 -Igor.(fra sé; andrà in disparte e commenterà sempre fra sé)No no, si poteva, si poteva…

84 -Anselmo. Grazie per esserci vicini in questo momento. Il conforto inaspettato è sempre quellopiù gradito.

85 -Ofelia. No, ma ci mancherebbe.

86 -Igor.(c.s.)Inaspettato? Gliè la quinta vorta che si viene, s’è fatto l’abbonamento!

87 -Ofelia. Ma come va, sor Anselmo?

88 -Anselmo. Eh, Ofelia…

89 -Ofelia. È… Deceduta?(si avvicinerà a Igor)

90 -Anselmo.(breve pausa; sembra che stia per dire di sì)No.

91 -Igor.(c.s.)Che di’… Ma che morta, quella ci sotterra tutti quanti siamo.

92 -Anselmo. Ancora no, Ofelia, ancora no. Ma creda…

93 -Igor.(fa il verso a Anselmo)Adesso manca poco…

94 -Anselmo. Adesso manca poco…

95 -Ofelia.(ha Igor a tiro e, non vista da Anselmo, gli dà una pedata)

96 -Anselmo. Ho convocato la famiglia, mia figlia Clarissa, mio figlio Federico…

97 -Igor.(c.s.)Diavolo. Tutta la banda ai’completo.

98 -Anselmo. Com’è fortunato Federico ad avere vicino la vostra Daniela…

99 -Igor. (c.s.)E’tu lo po’di’forte.

100 -Ofelia. Non potrebbe essere altrimenti, sor Anselmo.

101 -Igor.(c.s.; indica Ofelia)Che poi, anche lei… ‘Un ragiona mica a quella maniera‘ncasa… “Nonpotrebbe essere altrimenti…”

102 -Anselmo. Manca solo Maurizio, mio genero, è con Niccolò, il bambino…

103 -Ofelia. Ah, eh… Giusto…

104 -Anselmo. Non vogliamo che la vista del cadavere possa impressionarlo.


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(si aspetta grande entusiamo da Igor)

(fra sé)

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105 -Igor.(c.s.)Cadavere ci divento ma io, con questi nervi che tu mi fa’veni’…(estrae ancora il fazzoletto per

tergersi il sudore; stavolta se ne accorgerà, lo appallottolerà arrabbiato e lo intascherà di nuovo)

SCENA 4. Igor, Ofelia, Anselmo, Maurizio e Niccolò


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Maurizio e Niccolò.(entrano da destra; Maurizio ha in tasca un fazzoletto uguale a quello di Igor)

Maurizio.(pomposamente commosso, estrae anche lui il fazzoletto)

Niccolò. Dov’è nonna?

Anselmo.(non si interessa a Igor)  Niccolò… Niccolino, vieni qui…(Niccolò si avvicina ad Anselmo)  Piccolo

mio, devi essere forte…

Niccolò. La più forte di tutti gliè la mi’ nonna. Vu dite tutti “more more” e ‘un more mai!

Igor.              Lo dico, io, che gliè i’ meglio pezzo, qui’ bambino!

Niccolò.(dribbla abilmente Anselmo ed esce nelle camere)

Anselmo.(segue Niccolò)Niccolò, dove vai… Vieni qua…(esce nelle camere)

Maurizio.(si avvicina a Igor e Ofelia)Buongiorno, signori.

Ofelia. Bongiorno Maurizio.

Igor. Bongiorno.

Maurizio. Loro permettano?

Igor.(si guarda intorno, confuso dal “loro”)Chie?

Maurizio. Permettete?

Igor e Ofelia.(a soggetto)Prego.

Maurizio. Volevo mettivi a parte d’una notizia che vi riguarda‘ndirettamente, e che son certo virenderà felici e lusingati.

Ofelia. Dica.

Maurizio. Voi sapete che io scrivo sceneggiature, vero? Sono uno de’giovani autori più affermatia livello nazionale, gliè pe’ questo che collaboro con Giannettini.

Igor. Voce di popolo dice un’antra cosa.‘Un dice che lei collabora con Giannettini perché glièscrittore, dice che lei gliè scrittore perché collabora con Giannettini, anzi, perché ha sposato la su’ figliola. Ma son voci di popolo, eh, ‘un me ne voglio appropria’.

Maurizio. Sono malignità della più bassa specie, caro signor… Igor. Magnani.

Maurizio. Signor Magnani, malignità che ho‘ntenzione di mette’a tacere ai’più presto scrivendouna nuova sceneggiatura pe’ lui, per un su’ prossimo lavoro.

Igor. Ah. Bene, son contento per lei.

Maurizio. Avrà di che essine doppiamente contento. Son certo che quello che gli dirò gli faràgrandissimo piacere, a lei e alla su’ moglie.

Igor. E sarebbe?

Maurizio. Ho intenzione d’ispirammi alla su’figliola, alla storia d’amore fra Daniela e Federico.

Eh?

Igor. Questa gliè la notizia di’grandissimo piacere?


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Maurizio. Gliè contento, vero?

Igor. Guardi, ne parli co’la mi moglie, perché io‘un voglio senti’nemmeno di lontano.

Maurizio. Ma come?

Igor. No no, guardi, c’è lei, lo racconti a lei, gliè meglio.(si allontana)

Ofelia.(un po’in difficoltà)Eh, sa… Daniela prima di fidanzassi con Federico gliè stata tantofidanzata con Paolo, sa, qui’ ragazzo…

Maurizio. Quello che lavora alle pompe funebri, sì. Nella storia ci sarà anche lui.

Ofelia. Ecco, no’ci s’era tanto affezionati, gliera diventato come uno di famiglia, sicché ora aparla’ di queste cose lui… Si sente un po’ a disagio, capito come…

Maurizio. È una storia d’amore bellissima,‘nvece. La ragazza che trova un amore appassionato,una vita spensierata e appagante, che la libera dalle prospettive d’un’esistenza prigioniera d’un rapporto viziato da un impiego assillante e dequalificante…

Igor. Assillante? Dequalificante? Ma parla di’lavoro di Paolo?

Maurizio. Bah, un impiego come quello…

Igor. Gliè un lavoro sicuro,‘nvece! Onesto, e utile alla società! Eh!‘Un voglio di’,‘su’difetti cel’ha. A parte i’ lavoro che è, che ‘nsomma, magari uno pensa, no, ave’ a che fa’ co’ morti… E comunque anche lì son convinto io gliè tutta quistion d’abitudine! Ma prima di tutto, co’ pro e co’ contro, gliè un lavoro! Un mestiere onesto! L’orari, sì, gliè vero, son quelli che sono, ma ‘un è che si pole chiede’ alla gente di mori’ dai’ lunedì ai’ venerdì dalle nove alle sei! Eh! Uno mòre quande gli torna comodo!

Maurizio. Però pe’una ragazza giovane gliè come una palla ai’piede, una gabbia che tieneprigionieri…

Igor. E allora, eh, meglio Federico, qui’coso che si dimena tutto e la sbatacchia di qua e di là, eh?

Ofelia. Igo’!

Igor. No, dico, ni’ ballo…

Maurizio. Ma c’è la vitalità della donna che esplode‘n questo rapporto ai’ritmo della musicasensuale e affascinante de’ ritmi latini… Le sensazioni che evocano son l’ allegoria perfetta di’ rapporto amoroso pe’ antonomasia, dell’amore ‘n quanto sentimento, energia da lascia’ sprigionare nelle danze sfrenate e selvagge…

Igor. Macché, dia retta! Dio volesse che ritornasse‘nsieme a Paolo, attro che!

Maurizio. No no, io la trovo una storia d’amore meravigliosa, sto già lavorando ai’soggetto! Siintitolerà “Il suo amore per Chico” (pr. “cico”)!

Igor. Ecco! Meglio titolo‘un lo poteva trova’!‘Un lo sopporto quande ragiona spagnolo e si fachiama’ a quella maniera!

Maurizio. So’Magnani, mi creda: la su’figliola con Federico ha trovato quella felicità che ioeternerò ‘n una storia da cui Giannettini ricaverà uno de’ più grandi successi della su’ carriera, che contribuirà a fallo tornare a’ fasti e agli splendori che ora l’industria cinematografica e editoriale ‘ngiustamente gli nega! A tutto c’è rimedio!

Igor. Oh, e’lo sanno loro come mai! Se Giannettini gliera sempre valido stia tranquillo che cel’aveva sempre dietro e’ produttori e l’editori. Se ‘un ce l’ha vor’ di’ che ‘un merita, que’ firmi che faceva lui oggi ‘un li guarderebbe più nessuno.

Maurizio. In questo mondo ci sono delle logiche ingiuste, che strangolano la creatività e l’arte,so’ Magnani. Creda, a vorte gliè difficile, dimorto difficile imporsi con quello che si sa fa’.


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Igor. I’bono e i’bello la su’strada la trovan sempre!

Maurizio. E allora si prepari ai’bono e ai’bello della storia che sto pe’scrivere, sulla su’figliola esu Federico.

Igor. Faccia lei. Bon divertimento.

Maurizio.(si esalta via via che racconta)Sto già pensando agli sviluppi, sa? Perché la storia d’amore glièsolo l’inizio. Senta, eh, senta. Federico e Daniela vanno ‘n vacanza ‘nsieme a’ Caraibi! Ma Paolo riesce a sali ’ sullo stesso aereo, prende ‘n ostaggio i’ comandante e cerca di fallo precipita’. L’aereo, eh, no i’ comandante.

Igor. L’aereo, l’aereo.

Maurizio. I’comandante, accuttellato selvaggiamente da Paolo, prima di mori’riesce a fa’un’atterraggio d’emergenza su un’ isola deserta, e moian tutti, forché loro tre: Federico, Daniela e Paolo. Ma Federico è gravemente ferito, sicché…

Igor. Questa sarebbe la storia che dovrebbe fa’torna’Giannettini a’fasti agli splendori ecceteraeccetera?

Maurizio.‘Un è avvincente?

Igor. Ma pensi a dassi un’po’di contegno, pensi, co’la su’socera di là che gliè fra l’uscio e i’muro…


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Maurizio.(si ricompone, un po’offeso; si avvicina alla porta di Livia, preparandosi a servirsi del fazzoletto; apre la porta e assumeun tono pomposo e plateale, ostentando una commozione finta ed esagerata) Mamma! (esce nelle camere)

Igor.(ha sussultato all’urlo di Maurizio; fra sé)  Che poi ioquelli che chiamano “mamma” la socera ‘un li

capisco. Mi’ ma’ se ne sarebbe avuta a male, poera donna. Ofelia. Certo però che a te quande uno ti sta antepatico…

Igor. Che si vede?

Ofelia. Si vede sì.

Igor. L’ho caro che si veda! Se mi sta alla larga si sta meglio tutt’e due! Ma capito, vole eterna’lastoria d’amore fra la mi’ figliola e quello scemo tutto dinoccolato! Eh, Dio volesse…


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Anselmo e Niccolò.(rientrano; Niccolò vorrebbe restare di là)

Anselmo.(a Niccolò)Vieni, piccolino…(a Ofelia)Eh, poerala nostra Livia…(durante le prossime battute sidisinteresserà di Niccolò)

Niccolò.(si allontanerà via via da Anselmo e gli altri e si avvicinerà alla porta delle camere; si troverà vicino alla parete di sinistra,nella parte oltre la porta, in modo tale che chi entra rivolto verso il proscenio non lo veda)

Ofelia. È… Morta?

Anselmo.(annuisce, come per dire sì, poi invece)No, ancora no. Ma manca poco.

Igor.(gesto come per dire “tanto lo sapevo”)

Ofelia. Avete già predisposto tutto?(assentirà alle battute di Anselmo)

Anselmo. Tutto già pronto. La morte non ci ha trovato impreparati.

Igor.(c.s.)‘Un ave’paura!

Anselmo. Non abbiamo voluto lasciare nulla al caso, nulla.

Igor.(c.s.)E po’la mi’moglie fa così coi’capo(annuisce), e queste cose ce l’hanno bell’e dette! Mache vo’ che dica…


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(si avvia verso le camere)

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SCENA 5. Igor, Ofelia, Anselmo, Niccolò e Clarissa

181 -Clarissa.(sbaglia le parole difficili, e si incanta di continuo; entra dalle camere, passando davanti a Niccolò senza vederlo)Babbo.

182 -Niccolò.(ne approfitta e, non visto da nessuno, esce nelle camere)

183 -Anselmo. Clarissa.

184 -Clarissa. Babbo.

185 -Anselmo. Clarissa.

186 -Clarissa. Babbo.

187 -Anselmo. Clarissa.

188 -Clarissa. Dov’è Niccolò?

189 -Anselmo. Era qui ora… Sarà andato fuori, a cercare nello svago un po’di sollievo dal dolore.

190 -Clarissa.  Ah. Sai,  babbo,  anche a me  il dolore mi  sta  sopraffando…  (perplessa)  Il  dolore  mi

sopraffa… (ancora perplessa) Babbo…

191 -Anselmo. Sei sopraffatta dal dolore.

192 -Clarissa. Sì babbo.

193 -Anselmo. Ti capisco, figlia mia.

194 -Clarissa. Ero venuta per chiederti…

195 -Anselmo. Dimmi.

196 -Clarissa. Quel tailleur blu scuro di mamma, te lo ricordi…

197 -Anselmo. Sì.

198 -Clarissa. Pensavo che mi starebbe meglio di quello che indosserò per le esechie…

199 -Anselmo. Esequie.

200 -Clarissa. E…

201 -Anselmo. Esequie.

202 -Clarissa. Per il funerale, babbo. Ne avevo comprato uno nero, ma… Quel tailleur blu mi haproprio preso il cuore… Credi che potrei…

203 -Anselmo. Ma certo, figlia mia. Mamma ne sarebbe stata felice. È nell’armadio, puoi prenderloquando vuoi.

204 -Clarissa. Sei certo che mamma avrebbe accondiscenduto… Accondiscian…

205 -Anselmo. Avrebbe accondisceso, sì.

206 -Clarissa. Avrebbe… Sarebbe stata d’accordo.

207 -Anselmo. Certo, figlia mia.

208 -Clarissa. Allora lo prendo.

209 -Anselmo. Clarissa.

210 -Clarissa. Babbo.

211 -Anselmo. Non hai salutato i signori.

212 -Clarissa.(si sofferma, si avvede di Igor e Ofelia e si rivolge a loro)Ah. Arrivederci.(si avvia verso le camere)

213 -Anselmo. No, intendevo dire: non li hai salutati quando sei entrata.

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Clarissa. Arrive…(si sofferma, confusa, non sa cosa deve fare)

Ofelia. Non importa, Clarissa, non importa… Vai, vai.

Anselmo. Dovete scusarci. Non è malanimo, sapete, è il dolore che ci mette a dura prova. Èimportante per noi che anche voi condividiate la nostra sofferenza. Vero Clarissa?

Clarissa. Sì babbo.(a Igor e Ofelia)È importante che anche voi convidiate la nostra sofferenza(perplessa)… Condidiate… Convivete…

Anselmo. Clarissa.

Clarissa. Sì, babbo.

Anselmo. Vai pure a prendere il vestito.

Clarissa. Sì, babbo. Vado, babbo.(si avvia verso le camere; sulla soglia si volta verso Igor e Ofelia; fa per dire qualcosa)

Ofelia. Vai, vai.

Igor. Vai, se no lo sa’ quante tu ci stai…

Clarissa.(esce nelle camere)

Anselmo.(si avvia verso le camere)Voi permettete?

Ofelia. Certamente.

Anselmo. Non riesco a interrompere la veglia funebre troppo a lungo. Scusatemi.(esce)


SCENA 6. Igor e Ofelia, poi Daniela, poi la Prima Vicina, poi Federico

228 -Igor. A casa! Andiamo a casa, Ofelia! Qui siamo fra‘ciucchi! L’ho detto, lo dico e lo voglio ridi’!

229 -Ofelia. Igo’…

230 -Igor. La veglia funebre. La veglia funebre, dice, co’una che gliè sempre viva!

231 -Daniela.(entra dalle camere)Babbo, mamma! O quant’è che vu ci siete?

232 -Igor. Troppo, nina. Troppo!

233 -Ofelia.‘Un si regge, i’tu’babbo, Daniela.(allude a Livia)Ma come sta?

234 -Daniela. Come sta, gliè lì, ferma ferma, a occhi chiusi, par che dorma. Nessuno la tocca,Anselmo dice guarda lì guarda lì, sta pe’ mori’ sta pe’ mori’… Per me fra un po’ si sveglia e si leva.

235 -Igor. Daniela, dammi retta, si va a casa. Lasciamoli qui tutti quanti sono e‘gnamo a casa.

236 -Daniela. Via, babbo…

237 -Igor. Ma questi hanno pers’i’cervello, hanno! Quell’attro, coso, Federico‘ndo’è?

238 -Daniela. Chico gliè…

239 -Igor. Nina, aimmeno te. Aimmeno te non lo chiama’a codesta maniera davant’a me! Pe’piacere!

240 -Daniela. Federico, va bene…È nella sala grande, di là, c’ha una coppia a lezione.

241 -Igor. Ora? Insegna a balla’ora?

242 -Daniela. Sie.

243 -Igor. Uuh… Che animo nobile. Fa veni’bordoni.

244 -Prima Vicina.(entra da destra, con una pentola)Permesso?…Scusate…

245 -Daniela.(va incontro alla Prima Vicina)Buongiorno, signora.

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(consegna la pentola a Daniela)

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Prima Vicina. O signorina… Lei è la fidanzata di Federico, vero?

Daniela. Sì, sì.

Prima Vicina. Ho pensato che avrebbero gradito… Ora ‘un li disturbi, eh, ma di solito‘n queste

situazioni… Ho fatto un po’ di brodo e un po’ di lesso…

Daniela. Io la ringrazio a nome della famiglia… Fa comodo, sì, ha fatto bene.

Prima Vicina. Vero? Ho fatto bene?

Daniela. Sì sì, grazie.

Prima Vicina.‘Un fo pe’ vantammi, ma a queste cose io ci son sempre stata attenta… Se vuaspettate quell’attre due che glieran con me prima vu morite di fame… Dicevo, co’ la signora ancora ‘un ci siamo, eh?

Daniela. No.

Igor.‘Un c’è da canta’nulla.

Prima Vicina. Come quell’attre vorte. Eh, la sora Livia gliè una pellaccia! Oh… Scusate, eh…

Ofelia. Prego.

Daniela. Grazie ancora, signora, porto i’brodo di là.

Prima Vicina. Ma si figuri, l’ho fatto volentieri. Arrivederli.(esce a destra)

Daniela. Arrivo‘n cucina e torno, eh…(si avvia a sinistra)

Federico.(entra  da  sinistra;  le  parole  in  spagnolo    o  presunto  tale  -  sono  scritte  come  si  pronunciano)  Danielita! Mi

hermosa, mi estreia, alma de mi corazon… Donde vas?

Igor. Gliè arrivato!

Daniela.‘Ndo’vo’che vada, co’una pentola‘n mano… Fammi passare…

Federico.(si protende verso Daniela)Un besito caliente por Chico…

Daniela. O via, ti butto ugni cosa addosso… Bada e’ brucia…

Federico.(si scotta con la pentola; con nessunissimo accento iberico)Ahia! Maremma maiala come brucia, oh!

Daniela. Te l’avevo detto!(esce a sinistra)

Igor. O‘un volevi i’bacio caliente? Toh, l’ho caro!


SCENA 7. Igor, Ofelia, Federico e i Ballerini


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IBallerini.(entrano, da sinistra)

Ballerina. Permesso… Scusate, eh…

Federico. Adelante, no problemas!

Ballerina. Senta, ma lei è sicuro che a qui’concorso‘un si farà una figuretta?

Federico. No es posible. Vos otros son muy muy muy buenos!

Ballerina. Saremo anche muy buenos, come dice lei, ma s’è provato una vorta e mezzo, io‘un miricordo nemmeno ‘ passi… Te li ricordi te?

Ballerino.(senza muoversi)Un, dos, tres… Cinco, seis, siete…

Federico. Perfecto!

Ballerina. Conta’fin’a sette si sapeva anche avanti di veni’qui!(al Ballerino)Fammi vede’passi!

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277 -Ballerino.(muove un passo)Un, dos, tres…(si gratta la testa, indeciso)

278 -Ballerina. Ecco, mi dica lei come si fa a fa’i’concorso, noi!

279 -Federico.(alla Ballerina)Y usted? Los pasos?

280 -Ballerina. Ma che pasos,‘un me li ricordo mica nemmenoio… Com’era… Un, dòsse, trèsse…

(muove tre passi di salsa, ma sgraziatamente; poi si ferma anche lei)

281 -Federico. Perfecto!

282 -Ballerina. Ma che perfecto, se ci siamo fermati tutt’e due!

283 -Federico. El equilibrio! Es muy importante! Si el hombre baila bien y la muher baila mal no esbueno. Si el hombre baila mal y la muher baila bien no es bueno. Entiende?

284 -Ballerina. Noi si balla tutt’e due mal, sicché va bene, dice lei! Eh?

285 -Federico. Exactamente!

286 -Ballerina. Mah, o che vole che le dica. I’ maestro gliè lei…(al Ballerino)‘Gnamo, vai.(a Federico)Allora ci si vede domanlattro?

287 -Federico.(annuisce)Pasado magnana!

288 -Ballerina. Ecco, passado magnana.

289 -Ballerino. No domani?

290 -Ballerina. No, no magnana, passado magnana. Passado,‘nteso? Domanlattro. Arrivederci.

291 -Ballerino. Arrivederci.

292 -Federico. Adios!

293 -Ballerini.(escono a destra)

SCENA 8. Igor, Ofelia e Federico

294 -Federico. Buenas dias, Igor. Buenas dias, Ofelia.

295 -Ofelia. Buongiorno Federico.

296 -Igor. Senti lì, par di ragiona’con Batistuta.

297 -Federico. Segnor Igor! Jo hablo asì porché jo siento mi alma latina!

298 -Igor. Oh, ascortami bene! Se tu vo’ragiona’con me parla come t’hanno‘nsegnato all’elementari,parla! Se no, aria!

299 -Federico. Es mi alma, mi alma latina! Gliè la mi’anima!

300 -Igor. No, codesta gliè la tu’maleducazione! Eh! Possibile che si debba piglia’i’vocabolarioitaliano – spagnolo anche quande tu dici bongiorno?

301 -Federico.Jo creo che…Io credo che tra i miei antenati ci sia qualche iberico, signor Igor.

302 -Igor. Iberici‘un lo so se ce n’erano. Imbecilli vedrai quarcheduno sì.

303 -Federico. Cercavo Danielita, pensavo che potevamo ingannare l’attesa provando l’enciufla!

304 -Ofelia. Che roba è?

305 -Federico. Es una figura della salsa, un bailo latino!

306 -Igor. La tu’mamma gliè pe’mori’e te tu pensi a’baci e ai’ballo. Eh, son cose belle, codeste.

307 -Federico. Bailar es mi vida, segnor Igor!


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Igor. Tu essere ciucco ni’capo!

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Federico. Usted no chiere bailar?

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Igor. Aspetta, ferm’i’treno.

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-

Ofelia. Ti garba anc’a te balla’, Igo’!

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Igor. Mi garba balla’i’liscio, sì! Ma mica pe’codesto mi metto a parla’romagnolo e a be’

sangiovese! Eh! Vo a balla’, come fanno tutti!

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Federico. Si usted chiere bailar, jo espero chi vienga en mi escuela de danza, “El Chico”!

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Igor. Prima di veni’a‘mpara’a balla’da te mi fo‘ncanna’come‘pomodori, aimmeno‘un mi

posso movere!

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Federico. La ospito a gratis! Usted e su muher!

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Igor. E poi in quale scuola, eh? Quale? Quella che tu ha da mette’su’co’sòrdi che ti lascia quella

poera donna quando rende l’anima?

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Federico. Es un investimiento.

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Igor. A me tu mi fa’onco, vedi, te e tutta la tu’ghenga!

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Ofelia. Igo’!

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Federico. No importa, segnora Ofelia! Mi suegro es muy bonito!

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-

Igor.(non ha capito)Mi’?…

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Federico. Suegro. Socero.

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Igor. Ma ragiona come tu mangi, tu se’nato sur Arno‘n viale Boccaccio!

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-

Federico.(esce nelle camere)

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Igor.Che va di là anche lui? Tanto ce n’è pochi!

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Ofelia. Perché, quanta gente c’è?C’è la morta…

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Igor. O ‘un comincia’, anche te! ‘Un è morta neancora!

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-

Ofelia. Ohiohi, tu’ ha ragione, a sta’ qui si perd’i’ cervello… Allora, lei, lui, i’ figliolo, la figliola e

i’ marito. Cinque.

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Igor. Poera donna, gli consuman anche l’aria.

SCENA 9. Igor, Ofelia e Paolo, poi Daniela

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-

Paolo.(entra da sinistra)Buongiorno.

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-

Igor. Se’… Guarda chi c’è… Paolo!(lo saluta calorosamente, felice di vederlo)

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Paolo. O Igo’, buongiorno. Ofelia…(la saluta)Tutto bene?

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Ofelia. Sì sì. Te, come stai?

334

Paolo. Bene, bene. Sa’,‘un è una sorpresa ritrovassi a casa uno come me‘n momenti come

questi.

335

Ofelia. Bah, i’lavoro è lavoro.

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Igor. Ma qui mi sa che tu ha’fatto i’viaggio a ufo.

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Paolo. Come‘coniglioli neri di Pinocchio. Eh?

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-

Igor. Preciso.


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Paolo. Che vo’che sia. Gliè bell’e tre vorte che vengo. Igor. Ma qui tu lo sai, son ciucchi. Ofelia. Igo’!

Igor. Ma che Igo’, che Igo’… O domandaglielo a lui! Quanti ce n’è che chiamano le pompefunebri quande ancora i’ morto gliè sempre vivo?

Paolo. Ah, no no, nessuno. Mi pole capita’d’arriva’che gliè poco poco che è successo, ma di sta’

aaspetta’ che moia…

Igor.‘Un ho ragione a di’che son ciucchi? L’ho detto, lo dico e lo voglio ridi’!

Paolo. E… Dicevo… C’è anche Daniela?

Igor. C’è, c’è.

Paolo. Gliè ai’capezzale?

Ofelia. No, gliè‘n cucina.

Paolo. S’è fatta piglia’dall’euforie anche lei?

Igor. No, lei no. Lei gliè sempre de’nostri. Paolo, e’ ‘un è fatta pe’sta’qui lei, ha‘nteso? Te… Ofelia. Igo’, chetati.

Igor. No,‘un mi cheto, lo voglio di’! Paolo,‘un ti da’pe’vinto! Insisti! Guarda io benedicevo i’Padreterno che le’ avesse trovato un ragazzo come te! Bravo, lavoratore, sempatico! Tu lo sai, vero, che per me tu eri com’un figliolo…

Paolo. Ma con voi ci stavo bene anch’io, Igo’.

Igor. E io son convinto che lei… Gliè sempre ‘nnamorata di te, ecco.‘Un ci credo, via,‘un possocredere che preferisca qui’ pirulino lampadato che sa fa’ attro che sculetta’!

Paolo. Igo’, fu una scerta sua. In du’balletti prese quella passione e po’si mise con lui. E io chedovevo fa’?

Igor. Tu ha’ragione, tu ha’ragione. Ma te ascorta che ti dico io!‘Un è una cosa seria! Se Danielagliè mi’ figliola, ‘un pole essere una cosa seria!

Paolo. Lei si vergognava di me.

Igor. E d’attra parte tu fa’ un mestiere che… ‘Nsomma, via, le pompe funebri, quarche‘mbarazzo, quarche risatina, magari… E allora lei quand’ha trovato questo qui, tutto bello, tutto ganzo, gliè sembrato d’ave’ trovato l’America!… Ma io lo so, Paolo, io lo so! Lei gliè sempre ‘nnamorata di te!

Daniela.(entra)

Ofelia.(dà una gomitata a Igor)Eccola, Igo’.

Daniela.(vede Paolo; non ne è contenta)Ah. Gliè arrivato.

Igor. L’ha’visto chi c’è, c’è Paolo…

Daniela. L’ho visto,‘un son mica cieca.

Breve pausa. Daniela e Paolo si pongono all’estrema sinistra e all’estrema destra; nel mezzo Igor e Ofelia.

Igor. Ehm… Ofelia… Che s’ha a anda’di là anche noi a vede’… Eh?

Ofelia. Come!Tu ha’ detto ora che ci sono ‘n troppi!

Igor.(intende lasciare soli Daniela e Paolo)E tanto, due più due meno, siamo troppi uguale, venvia…

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Igor prende Ofelia sottobraccio e la porta verso le camere: continuano la discussione a soggetto. Passano davanti a Daniela ed escono nelle camere.

SCENA 10. Daniela e Paolo

367 -Daniela.(ironica)Che coincidenza.

368 -Paolo. Eh, sa’! Prima o poi noi si va da tutti.

369 -Daniela. Che la gente‘un li fa gli scongiuri quande ti vede passa’?

370 -Paolo. A quelli che me li fanno gli dico “tanto ti rivedo; te no, ma io ti rivedo.”

371 -Daniela.(non ha capito la battuta)Come…

372 -Paolo. Pensaci, pensaci, vedrai tu c’arrivi anche te.

373 -Daniela.(capisce)Ah, ecco. Che spirito.

374 -Paolo. A te le cose troppo‘ntelligenti t’hanno dato sempre noia.

375 -Daniela. Eh, che sfortuna che ho avuto a lasciatti.

376 -Paolo. E tu lo po’di’forte. Tu l’ha’bell’e ritrovato uno come me.

377 -Daniela. Che tu ha’di bello te gliè che tu se’modesto.

378 -Paolo. Se tu l’avevi capito pe’davvero icché ho di bello io, s’era sempre‘nsieme.

379 -Daniela. Sì, ora vienim’a di’che tu eri‘nnamorato di me.

380 -Paolo. Perché, se te lo dico ci credi?

381 -Daniela.Per te esiste i’ tu’ lavoro e basta.

382 -Paolo. Mi dispiace che tu lo pensi.

383 -Daniela.(si volta verso Paolo e non risponde)

SCENA 11. Daniela, Paolo, Igor, Ofelia, Anselmo e Niccolò

384 -Igor, Ofelia, Anselmo e Niccolò.(entrano; Anselmo trascina Niccolò)

385 -Anselmo. Niccolino, via… Non è bene che tu resti in camera della nonna…

386 -Niccolò. Ma io ci voglio sta’!

387 -Anselmo. Resta di qua, invece, ci sono questi altri nonni…

388 -Igor.(fra sé)Nonno a chie, oh, che son come te io?

389 -Paolo.(ad Anselmo)Signor Giannettini, buongiorno.

390 -Anselmo. Oh, caro ragazzo, buongiorno. Siete già venuti, grazie.

391 -Paolo. Eh, vu c’avete chiamato, siamo venuti. Ma…

392 -Anselmo. Manca poco, creda. Manca veramente poco.

393 -Paolo. Ehm, sì, però… Signor Giannettini, finché manca qui’poco, noi qui…(cenno con la mano “si fa

poco”)

394 -Anselmo. Ha ragione, ha ragione. Sa, è il troppo amore verso la nostra povera defunta.

395 -Paolo. Defunta? Ma è morta o no?


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396 -Anselmo. No no, ancora no. Ma…

397 -Paolo. Manca poco, ho capito. E allora senta, io se non le dispiace… Magari ci ridà un colpo ditelefono, io purtroppo… Inutile che stia qui, ecco.

398 -Anselmo. Certo, certo.

399 -Paolo. Si rimane come quell’attre vorte, se succede… Insomma, vu ci telefonate. Eh?

400 -Anselmo. Va bene. Ci scusi tanto.

401 -Paolo. Ma che gli pare,‘un si preoccupi. Arrivederci a tutti.(a Daniela)Ciao.

402 -Daniela.(con evidente imbarazzo)Ciao.

403 -Paolo.(esce a destra)

404 -Niccolò.(si avvicina a Ofelia)Signora! Signora!

405 -Ofelia. Dimmi.

406 -Niccolò. Mi fa sete.

407 -Anselmo. Come?

408 -Niccolò.(ad Anselmo)Mi fa sete, voglio l’acqua ni’bicchiere che ride.

409 -Anselmo. Cosa vuoi?

410 -Niccolò. Voglio bere ni’bicchiere che ride!

411 -Anselmo. Bicchiere che ride?

412 -Niccolò. Sì, come quello che c’ha nonna!

413 -Ofelia. Che c’ha nonna?

414 -Niccolò. C’ha un bicchiere che ride! Così!(fa azione)

415 -Ofelia.(ad Anselmo)Ma che è, un bicchiere co’un disegno, decorato‘n qualche modo?

416 -Anselmo. Ma non lo so, gliè la prima volta che glielo sento dire… Niccolino, non esiste unbicchiere come dici te!

417 -Niccolò. Ma come no! Ce l’ha nonna, v’ho detto! Sui’comodino!

418 -Igor.(gli sovviene; a Niccolò, ridendo)No, o nini… ‘Un si pole, qui’bicchiere gliè di nonna, noe! Daniela,portalo di là, dagli bere te …

419 -Anselmo. Allora lei ha capito di che bicchiere si tratta?

420 -Igor. Sì…(si avvicina ad Anselmo; senza farsi sentire dagli altri)Vedrai dice di’bicchiere‘ndove la su’mogliec’ha la dentiera… (si allontana per ridere)

421 -Anselmo. La protesi! Oddio!(esce nelle camere)

422 -Ofelia. I’ bicchiere che ride…(cerca di trattenere le risate)

423 -Daniela.(a Niccolò)Ascolta, giovanotto, se ti do la Coca Cola ni’bicchiere di tutti‘giorni‘un èmeglio?

424 -Niccolò. Gliè meglio sì!

425 -Daniela. E allora vieni con me, vai…(si avvia con Niccolò a sinistra)

426 -Niccolò. Daniela, ma come mai i’bicchiere della mi’nonna ride?

427 -Daniela. Ora te lo spiego, eh…

428 -Daniela e Niccolò.(escono a sinistra)

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(apre la

(trae una foto dalla cartellina)

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SCENA 12. Igor, Ofelia e Glauco


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Glauco.(entra da destra, con una cartellina; in tenuta da lavoro, sporco e polveroso)Buongiorno a tutti.

Ofelia. Buongiorno.

Igor. Buongiorno.(si ricorda chi è)Addio, riecco i’ marmista…

Glauco. Che c’è i’so’Giannettini?

Ofelia. È un po’… Impegnato.

Glauco. Ma io gli rubo du’minuti soli,sono… Ma no’ ci si conosce, vero? Sono della ditta “Del

Bello & figlio”, gli ho portato a fa’ vedere la lapide, se gli va bene… Vede?

Guardi che meraviglia.

Ofelia.(osserva la foto)Ah… Bella, sie.

Glauco. Dica la verità,‘un gli viene voglia di mori’anc’a lei pe’anda’a sta’sotto un marmo aquesta maniera?

Ofelia. Noe, vah.

Glauco. Come!‘Un gli garba?

Ofelia. E’mi garba, ma quande sarà i’momento ci sarà chi ci pensa! Eh!

Glauco. Neancora lei‘un c’ha pensato?

Ofelia. Io no!

Glauco. Male. Male, queste cose. I’posto l’avete fissato?

Ofelia. I’posto?

Glauco. Bisogna esse’previdenti nella vita, signora! Eh!‘Un si sa mica mai ai’giorno d’oggi… Ofelia. Ma cosa vole che mi metta a pensa’…

Glauco. Ma scusi,eh… Lei‘un ci tiene ora ai’su’aspetto? Gliè una bella signora, voglio dire…(aIgor) Senza malizia, vero… (a Ofelia) E allora perché‘un deve pensa’anche a come apparirà quandesarà ni’ loculo, o ‘n terra, quand’i’ Signore l’avrà chiamata a sé?

Ofelia. Ma…

Glauco.(trae un biglietto da visita e lo consegna a Ofelia)Ci contatti, signora, ci contatti pe’tempo. Noi s’hatutti l’armamentari possibili e ‘mmaginabili perché vu possa ave’ la meglio lapide che ci possa esse’, con tutti ‘ crismi! Davvero, eh? Tutte le cose più moderne! ‘Un ci crede? Guardi!

cartellina e la mostra a Ofelia)

Ofelia. Ascolti, facciamo così: io gli vo a chiama’i’sor Anselmo, e lei ni’frattempo glielo fa vede’ai’ mi’ marito.

Igor. A me?

Ofelia.(sorridendo)Tanto tu moi prima di me.(esce nelle camere)

Igor.(fa gli scongiuri)Toh!

Glauco. Ah, mòre prima lei, eh? Eh, ci sta, anc’a vedello… Igor.(fa gli scongiuri)Pensi un po’all’affari sua, lei!

Glauco. Mi scusi, mi scusi tanto, sa, gliè deformazione professionale, come dice i’mi’figliolo, sa,

lui ha studiato… (si avvicina a Igor e gli mostra la cartellina) Guardi! Glielo fo vede’ a lei, allora: l’orologi. Eh? L’orologi! Ci pensi un attimo: quale gliè i’ più grande problema che si pole ave’ quande siamo ai’ camposanto?

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Igor. Quello di torna’a casa!

Glauco. Eh?(non capisce subito la battuta)Ah, era una battuta?(ride)Come gliè sempatico lei… Allora,

uno de ’ peggio problemi che ha la gente quande va ai’ camposanto… Gliè l’ orario! L’orario! Perché quande quarcheduno che c’ha quarchedun antro che gli rimaneva caro a questo quarcheduno, e questo quarcheduno va a trova’ qui’ quarchedun antro… Le’ ha capito quello che voglio di’, vero? Perché io mi ci son aggrovigliolato.

Igor. Ho capito, ho capito.

Glauco. Ecco, e che gli succede quasi sempre? Che si fa tardi, e uno‘un se n’accorge. Allora noiche s’ è ‘nventato? L’orologio, nella lapide! Bello, eh, co’ numeri romani, sa (pronuncia come sono scritti) i, vi, xi, capito come? Si voleva fa’ anche luminoso, ma tanto s’è detto, la gente di buio ne’ cimiteri ‘un ci sta mica, che si fa a fa’ ! (ride) E poi a ogni ora sona, co ’ le campane a morto, sa (imita le campanedelle messe funebri) “din… don… dan… din… don… dan…”, e poi fa i’doppio, da omo o da donna,a seconda di chi c’è sotterrato sotto, naturalmente. Garba, eh? Se sapesse come garba, ce n’ordinano un buggerio!

Igor. Son soddisfazioni.

Glauco. Bravo. Bravo, ha detto bene, son soddisfazioni. Ma noi di clienti contenti se n’ha tanti,co’ le ‘nnovazioni che s’è apportato ni’ settore… Ne vole sape’ un’antra?

Igor.(vorrebbe rifiutare)Guardi, pe’ di’ la verità…

Glauco.(non afferra)Gliela dico, gliela dico. Questa gliè proprio una trovata, un córpo di genio. Lamacchina di’ caffè! A cialde, dentro la lapide! Gliè un brevetto che s’ha attro che noi, eh… Uno va a visita’ la tomba, e si fa i’ caffè. Bono, viene, eh, sentisse… Anche i’ cappuccino si pole fa’.


SCENA 13. Igor, Glauco e Anselmo, poi Ofelia


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Anselmo.(entra)

Anselmo. Caro, caro signor Del Bello.

Glauco. So’Giannettini buongiorno.(si avvicina a Anselmo e gli mostra la cartellina)Ero venuto a fagli vede’la lapide, guardi… Guardi che meraviglia… Tutto marmo dell’Apuane, eh… Oh, allora, a me ‘un mi garba di’ che gliè di Carrara. A Carrara marmo c’è quello che ci portano di lassù, ma ‘un è mica di Carrara, gliè dell’Apuane. Eh! Che dice lei?

Anselmo. Non si può certo darle torto.

Glauco. Appunto, appunto. Ma guardi, guardi che bellezza. Eh? Che gli pare?

Anselmo. Stupendo, veramente stupendo. Proprio quello che desideravamo.

Glauco. Bene, bene, son contento. Ora dicevo: s’era detto nome, cognome, date di nascita emorte, e poi una frase… Ma c’ha pensato alla frase, so’ Giannettini?

Anselmo. Ci ho pensato, ma mi sembrano tutte così… Così… Vuote, insulse…

Glauco. So’ Giannettini… Ora, vero, no che no’si voglia passa’avanti a un artista rinomatocome lei… Ma se volesse, c’è i’ mi’ figliolo che pe’ queste cose gliè l’asso. Scrive certe frasi lui… Rimang an tutti di stucco, ci domandano “O ‘ ndove le prendete? C’avete un libro, quarche poeta che ve le scrive…” E io “No, gliè i’ mi’ figliolo”, e tutti rimangano, dicano “Ma come, davvero?”… Sicché ecco, se avesse bisogno le’ ‘un fa che dimmelo, e io…

Anselmo. La ringrazio, veramente, però volevo che fosse qualcosa scritto da me, magari unvirgolettato…

Glauco.(non ha capito)Un?…

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Anselmo. Virgolettato.

Glauco. Sarebbe come di’un discorso complicato?

Anselmo. No no, virgolettato, tra virgolette. Come fosse una dichiarazione riportata dal vero.

Glauco. Ah, ecco, ecco.(vorrebbe ripetere il termine, ma sbaglia)Svirgolato, allora.

Anselmo. Virgolettato.

Glauco. Virgolettato… ‘Nsomma, tanto s’è detto che la scrive lei, allora…

Anselmo. Gliela farò avere quanto prima, non si preoccupi.

Glauco. Ecco, e pe’la scritta… Pe’caratterilei è sempre propenso…

Anselmo. Certo, certo. Lettere d’oro a diciotto carati.

Glauco. Che cosa bella, so’ Giannettini… Non se la possano permette’tutti, eh, anzi direi chepraticamente ‘un la fa quasi nessuno, però sia come resa che come valore, vero… Le lettere d’oro massiccio a diciotto… Più ‘n là ‘un si pole, ‘gna fermassi.

Anselmo. Per la mia Livia non bado a spese.

Glauco. Ecco, però allora…(mostra la cartellina)Io gli volevo proporre un’antra delle nostre‘nnovazioni più attuali, soprattutto di questi tempi che si sente di’ d’ugni cosa… Ecco, guardi. L’antifurto! Eh? L’antifurto, collegato co’ le guardie giurate e ‘ Carabinieri. S’installa noi, eh, controlla tutto i’ perimetro dell’area sepolcrale, così ‘un gli portan via nulla, nemmeno ‘ vasi de’ fiori, i ceri, nulla. È un brevetto nostro, eh, anche questo, una cosa di cui si va particolarmente orgogliosi, davvero.

Anselmo. Ma in caso di tentativo di furto, che succede, suona un allarme?

Glauco. Sie, sie. E chiama le guardie, e la caserma de’Carabinieri.

Anselmo. Ma un allarme… Nella quiete del cimitero…

Glauco. Stia zitto, stia zitto sor Anselmo!‘Un me ne parli nemmeno!…Anche noi s’era dettocome lei, quande si brevettò! Si disse “O che si pole mette’ una sirena?” Ci sembrava… ‘Nsomma, di manca’ di rispetto, ecco. E allora a’ primi che si mise ci si mise una voce registrata, sa? Una voce, che diceva “Fermati. Fermati, e vergogna!”

Anselmo. Bravi, bravi, ecco. Quella è una bell’idea.

Glauco. Sì, e ci pareva anc’a noi. Senonché un giorno uno si provò a ruba’du’fiori da una tombache c’aveva l’antifurto… Sa’, era solo, la sera tardi, l’occasione fa l’omo ladro… Questo allungò la mano e quande senti’ “Fermati. Fermati e vergogna!” pensò che la voce venisse da di sotto, e dalla paura che gli viense gli prese uno sturbo e restò lì morto e stecchito!… E allora si disse: noe, meglio la sirena, ‘un fa mori’ nissuni!…

Anselmo. Meglio, meglio. Vada per la sirena, allora.

Glauco. Allora va bene, eh? Lettere a diciotto e l’antifurto. E la frase, so’Giannettini, quande mela manda…


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Ofelia.(entra)

Anselmo. Cercherò di fare presto.

Glauco. E se poi volesse fa’coi’mi’ figliolo…

Anselmo. Terrò presente. Grazie, grazie infinite. Mi scusi ma…

Glauco. No no, ma che scherza, scusi lei. Mi son anche presentato in tenuta da lavoro, ma sa, avorte le giornate ‘un fanno a tempo a comincia’ che son bell’e finite, ‘un c’è ma’ tempo di fa’ nulla…


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Anselmo. Non deve scusarsi, ci mancherebbe. Grazie ancora, arrivederci.(uscirà nelle camere)

Glauco. Grazie a lei, so’Giannettini, tante cose.(a Igor)Certo, un artista come lui, un registafamoso… Gliè normale che alla frase ci voglia pensa’ lui, diavolo. Però anche quelle che scrive i’ mi’ figliolo… Son belle, eh? Ve ne posso legge’ quarcheduna?

Igor. Ecco, no pe’ ‘un volelle senti’, però…

Ofelia. Magari un’antra vorta…

Glauco. Ve le leggo, ve le leggo. Du’o tre, eh, di quelle meglio.(sfoglia la cartellina)Senta, senta:(legge)“MANCASTI, E MI SENTII MANCARE. MI MANCHI.” Eh? Si sente propio la sofferenza ‘nterna, vero, della persona rimasta sola. Eh? Gliè vero? Gliè bravo i’ mi’ figliolo. E questa, senta: “NON VEDOL’ORA DI AVERTI QUI CON ME.”Qui si sente i’rammimarico… Rammimarico si dice, vero?

Igor. Più o meno…

Glauco.‘Nsomma, si sente lo sconforto della persona defunta che spera di riunissi presto conquella sempre viva.

Ofelia.(a Igor, confidenziale)Oh, se tu ci scrivi a quella maniera io a trovatti‘un ci vengo!

Glauco. Belle, sono, vero? Che uno poi le legge anche volentieri, no, anche pe’diletto, pe’passatempo, son cose belle da senti’. S’era quasi detto di fa’ un libro, son convinto se ne venderebbe a carrettate, però po’ s’è detto “Così po’ ci copiano tutte le frasi”, e allora ‘un se n’è fatto di nulla. Perché sa, no’ siamo un po’ gelosi delle nostre cose.

Igor. Eh, vu fate bene.

Glauco. Si fa bene, vero? Ecco. Perché son cose che… Ci vole cervello, ci vole, a uno come me ecome lei ‘un ci verrebbero mica! Senta questa, senta: “AH”… A-acca, si legge così? Sa, le scrive i’

mi’ figliolo… “AH, POTESSI SCAVARE QUESTO METRO E MEZZO DI TERRA E RIUNIRMI A TE!” Che

bellezza, i’ sentimento da adopera’ come forza pe’ rinvivire! E poi a me mi s’annacqua l’occhi tutte le vorte, guardi… Via, ora bisogna che vada… Vole che glielo rimetta un preventivo anc’a lei? Senza ‘mpegno, eh?

Igor. No, che preventivo… No no, ‘un voglio nulla.

Glauco. Guardi, gli prometto che resterà soddisfatto, gli fo un trattamento di favore.

Ofelia. O fattelo fa’!

Igor. Noe,‘un lo voglio!

Glauco. Senta, si fa una cosa? Io lo capisco, che a vorte,‘nsomma, preventivi pe’spese di questotipo uno se li fa fa’ un po’ marvolentieri… E allora io, anche pe’ sdrammatizza’ un po’ sa come fo sempre? Fo un quizze.

Igor. Un quiz?

Glauco. Sie. Allora prima gli ho detto dell’orologio co’numeri romani, no? Ora io gli fo quarchedomanda su que’ numeri lì e le’ mi risponde: se sbaglia mi fa fa’ i’ preventivo. Va bene? Li sa ‘ numeri romani lei?

Igor. E’li so, ma se mi domanda su du’piedicome si scrive dumilaquattrocentocinquantasei…

Glauco. No no, io gli domando di quelli dell’orologio, e basta. Fin’a dodici. Va bene? Ci sta? Lisaprà fin’a dodici no?

Igor. Bah, fin’a dodici… Via, sentiamo.

Glauco. Allora ne’numeri romani sull’orologi, come si scrive dieci?

Igor. Dieci? Dieci gliè X.


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Glauco. X, va bene. E nove?

Igor. I X.

Glauco. I X, giusto. E cinque?

Igor. V.

Glauco. V, bravo. E quattro?

Igor. I V.

Glauco. Eh, no!

Igor. Come no!

Glauco. Noe!… ‘Un è I V è iiii, son quattro I messe di fila. Eh eh! Guardi guardi se‘un ci crede!

Igor.(controlla all’orologio da polso)Sie, diamine, ora‘un saprò come si scrive quattro… ‘Camiseria, glièvero…

Glauco.(ride)L’ha visto? L’ho fregata, eh? Sull’orologi lo scrìvano a quella maniera. Ma‘un se nepigli, ci cascan tutti, mica solo lei. Però allora ora gli fo i’ preventivo, eh? S’era detto, glielo devo fa’!

Igor. E me lo faccia…

Glauco. Vedrà, vedrà che resterà contento! Grazie, eh? Arrivederlo. Arrivederla, signora!(esce a

destra)

Igor e Ofelia.(salutano a soggetto)

Ofelia. T’ha messo ni’ mezzo, eh…

Igor. O chi andava a pensa’… Figlio d’un sette!(ricontrolla)E son quattro I, davvero.


SCENA 14. Igor, Ofelia e la D.ssa Ermini, poi la Seconda Vicina


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D.ssa Ermini.(entra da destra; si avvia verso le camere)Buongiorno…

Ofelia. Bongiorno.


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D.ssa Ermini. Sono la dottoressa Ermini, sono il medico della signora.

Ofelia. Ah, veniva a vedere come sta?

D.ssa Ermini. Sì, avevo detto che ritornavo subito dopo pranzo… Scusate… Ofelia.Prego, anzi, scusi lei…

D.ssa Ermini.(apre la porta delle camere)Permesso?(esce)

Seconda Vicina.(entra da destra, anche lei con una pentola)Scusate, bongiorno…

Ofelia.(si avvia verso la Seconda Vicina)Bongiorno, signora.

Seconda Vicina. Tenga,(porge la pentola a Ofelia)la porti di là‘n cucina…

Ofelia.(fa per ringraziare)

Seconda Vicina. No,‘un dica nulla! Nulla, eh? In certi casi‘un si deve né chiedere né ringraziare!Giorno verrà che loro lo faranno pe’ quarchedun antro! Dico bene?

Ofelia. Sì sì…

Seconda Vicina. Gliè poca roba, ma fatta coi’core. Tanto, se vu aspettate quell’attre due cheeran con me stamattina… Un po’ di brodo e un po’ di lesso, roba leggera, di sostanza!


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(esce a destra)

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Ofelia. Brava signora, ha fatto bene. La porto subito di là.

Seconda Vicina. Edicevo, neancora…

Ofelia. No, signora.

Seconda Vicina. Gliè sempre viva?

Ofelia. Sie.

Seconda Vicina. Ah. Ma ormai‘ntanto i’brodo l’ho fatto, pigliàtelo. Tante vorte lo volesse unpo’ anche la signora…

Ofelia. Chi lo sa. Speriamo.

Seconda Vicina. Gliè tanto brava quella donna, speriamo che risorta fòri anche a questo giro.

Via via, vo via, gliè tardi, se mai torno dopo a vede’ come va… Arrivederli.


SCENA 15. Igor, Ofelia, Daniela e Niccolò, poi Anselmo, Federico, Maurizio e Clarissa


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Daniela e Niccolò.(entrano)

Ofelia. O Danielina, guarda…(gli consegna la pentola)N’hanno portata un’antra, aimmeno te tuconosci la casa meglio…

Daniela. Sempre brodo?

Ofelia. Sie.

Daniela. Ci si dà alla pazza gioia.(esce a sinistra)

Anselmo, Federico, Maurizio e Clarissa.(entrano; Clarissa ha la gruccia con il tailleur blu della madre; lo osseverà ese lo misurerà)

Niccolò.(si avvicina a Clarissa)


568 -Maurizio. Ma potevamo restare anche noi con la mamma…

569 -Anselmo. Lasciamo la dottoressain pace. Se deve constatare il decesso…

570 -Ofelia. Allora… È morta?

571 -Anselmo.(sembra che stia per dire di sì)No, ancora no.

572 -Federico.Son los ultimos pasos de su dansa. Ahi, Clarissita, che dolor… Porché no podemosestar con eia…

573 -Clarissa. Ma Fede…

574 -Federico. Chico…

575 -Clarissa. Ma… Chico…(resta perplessa)Chico…

576 -Federico. Chico. Mi nombre es Chico.


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Clarissa.(resta perplessa, poi rinuncia a usare il nome di Federico; parla osservando il vestito che ha  in mano)  Hai sentito

cos’ha detto babbo? Se il dottore deve contestare… Contrastare… Come hai detto, babbo…

Anselmo. Constatare, constatare il decesso.(trarrà una busta dalla tasca e se la rigirerà tra le mani)

Maurizio.(a Igor)Oh! Son andato avanti nella storia, eh? Federico‘un è gravemente ferito, no, hocambiato idea. Senta che suspence: Paolo sull’isola deserta riesce finalmente a acciuffa’ Daniela e la tiene soggiogata; Federico invece gliè catturato da una tribù di cannibali! Eh?

Igor. Poeri loro. Se lo mangiano gli riman tutto sullo stomaco, gliè peggio de’peperoni!


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(si  guarda

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581 -Daniela.(entra)


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Anselmo. Scusate… Scusate signori. Vorrei avere la vostra attenzione, per favore. Dal momentoche ormai sembra che… La dipartita della nostra amata Livia sia questione di pochi minuti, e visto che noi, la sua famiglia, le sue persone più care, siamo tutti qui riuniti… Pensavo che nell’attesa dell’ufficialità della tragedia potevamo… Leggere il testamento.

Maurizio. Il testamento? Ce l’ha?

Anselmo. Le chiesi se aveva disposto le sue ultime volontà, e lei mi indicò questa busta, nel suocassetto. Evidentemente è il testamento.

Clarissa.(non ha sentito quel che Anselmo ha detto; osserva il vestito)C’è un filo tirato… Ma tanto non si vede… Ofelia e Daniela.(si guardano, perplesse; assisteranno ai dialoghi, sorprendendosi degli sviluppi)

Anselmo. Prendete posto a sedere.


Restano in piedi Anselmo, Niccolò e Clarissa; gli altri che non erano già seduti si siedono. Maurizio e Federico faranno cenno a Clarissa di sedersi, senza che lei afferri.


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Anselmo.  (con   maniera   esagerata,    apre   la   lettera,    trae    gli   occhiali    da    vista   e    si   predispone    alla    lettura;   legge)

“DICHIARAZIONE OLOGRAFA…”

Clarissa.(non ha capito)O…?

Anselmo. Scritta a mano, Clarissa.(prosegue la lettura)“DICHIARAZIONE OLOGRAFA DILIVIAZANNELLI, REDATTA DA ME MEDESIMA NEL PIENO POSSESSO DELLE MIE FACOLTÀ MENTALI. ANSELMO, FEDERICO, CLARISSA, PARENTI TUTTI. ADESSO CHE LA MIA ANIMA HA FINALMENTETROVATO PACE…”

Niccolò. Mamma, dice zio e babbo che tu ti metta a sedere.

Clarissa.(esegue)

Anselmo.(riprende la lettura)“ADESSO CHE LA MIA ANIMA HA FINALMENTE TROVATO PACE POSSOPARLARVI LIBERAMENTE, COME NON HO MAI AVUTO MODO DI FARE DURANTE LA MIA VITA TERRENA. ANSELMO, FEDERICO, CLARISSA, STATE TRANQUILLI. QUESTA LETTERA È BREVE, MOLTO BREVE. NON VOGLIO RUBARE TROPPO TEMPO ALLE VOSTRE VITE, LE VOSTRE VITE COSÌ PREZIOSE, TANTO PREZIOSE CHE IL TEMPO CHE TROVATE PER ME È SEMPRE STATO MOLTO, TROPPO POCO. TROPPO POCO, ESATTAMENTE. E DATO CHE VOI VIVETE E STATE BENE ANCHE SENZA CHE IO SIA PRESENTE, ALLORA NON C’È RAGIONE PER ME DI CONSIDERARVI NEMMENO ADESSO CHE NON CI SONO PIÙ. QUESTO NON È IL MIO VERO TESTAMENTO, QUELLO È GIÀ DAL NOTAIO, QUANDO LO LEGGERETE SCOPRIRETE CHE, INVECE DI VOI, HO BENEFICATO UNA PERSONA CHE MI È STATA VICINA, MOLTO VICINA IN QUESTI ANNI. UNA PERSONA DELLA QUALE VOI NON SOSPETTATE NEMMENO L’ESISTENZA, MA CHE CREDETEMI, HA FATTO TANTO PER FARMI SENTIRE DONNA, AMATA, COMPRESA E CONSIDERATA. PER QUESTO HO DISPOSTO CHE TUTTI I

MIEI BENI VADANO A QUESTO SIGNORE. VI AUGURO OGNI BENE CHE NON SIA MIO.” intorno, con evidente imbarazzo; straccia la lettera e ne scaraventa i pezzi a terra)


Sbigottimento generale. Breve pausa. Anselmo, Federico e Maurizio smetteranno i loro atteggiamenti compassati: si allenteranno le cravatte, si toglieranno le giacche, sbottoneranno le camicie, ecc., come se fino a quel momento si trattasse di una parte recitata che non ha più senso portare avanti. Ofelia continuerà a sgomitare e cercare di trattenere Igor nelle prossime battute.


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Federico. Ma senti la mi’mamma che scherzaccio che c’ha fatto!

Igor.(fra sé)Lo vedi se quande ti pare tu ci ritorni sulla zolla! O falla ora la‘nciùffela!


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(resta perplessa)

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596 -Clarissa.(a Maurizio)No, Mau! Non cambiarti la giacca, con questo tailleur di mamma quel colore

ci si intona magnicifi… Magnifimi… 597 - Anselmo. E ora che si fa?

598 -Maurizio. O chi se lo credeva? La sora Livia…

599 -Igor.(fra sé)E anche lui, senti!‘Un la chiama più “mamma”, ora!

600 -Anselmo. La mi’ moglie… Coll’amante?…

601 -Clarissa.(riprende il discorso di prima)Magnificamente! Ci si intona magnificamente, Mau!

602 -Maurizio. Clarissa,‘un è più tempo di pensa’a codeste‘cose!‘Un ha’sentito? La tu’mamma‘unci lascia nulla!

603 -Clarissa. Nulla?…Come nulla?

604 -Maurizio. Nulla, ha lasciato detto di da’ tutto a uno…

605 -Anselmo. I’su’amante!(si mette in disparte, pensieroso)

606 -Maurizio. Un amante!…Ah, succedesse a me, lo so io che gli farei…

607 -Igor.(fra sé)Tu lo manderesti da’cannibali sull’isola deserta…

608 -Clarissa.(guarda il vestito)Peccato… Era proprio bellino… Allora Mau fai bene a cambiarti, sì,meglio se ti metti la giacca marrone…

609 -Maurizio. Ma che giacca marrone! Posa codesto vestito!

610 -Clarissa.(appoggia il vestito su una sedia)

SCENA 16. Igor, Ofelia, Daniela, Niccolò, Anselmo, Federico, Maurizio, Clarissa e la Terza Vicina, poi la D.ssa Ermini


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Terza Vicina. (entra da destra, con una pentola, guadagna il centro della scena)Buonasera! Scusate l’intromissione,

vo via subito. V’ho portato quarcosa, nulla di che, ‘un po’ di brodo… Ofelia. E un po’di lesso.

Terza Vicina. Sie, sie. Ho fatto bene?Tanto… Ofelia. Se s’aspetta quell’attre due che eran con lei… Terza Vicina. Vu patite la fame, ve lo dico io.

D.ssa Ermini. (entra, sorridente; vede la Terza Vicina e le va accanto)

Ofelia. Grazie.(prende la pentola della Terza Vicina; la terrà in mano)

Igor. (fra sé)Ma perché nessuno fa mai du’pappardelle? Che si deve sta’ ‘n lutto anche quande simangia?

D.ssa Ermini. (alla Terza Vicina)Lei capita a proposito… Cos’ha portato, signora?

Terza Vicina. Brodo e lesso, roba di sostanza, ma leggera.

Daniela. (fra sé)Ci mancavano.

D.ssa Ermini. Bene, benissimo!

Ofelia. Che gli fa fame?

D.ssa Ermini. Ma non a me, eh! No! Alla signora Livia! Si è ripresa, ha detto che vuole qualcosada mangiare! Non è una bella notizia?


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(esce a destra)

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Ofelia, Igor, Daniela e Niccolò sono contenti e sollevati. Anselmo, Maurizio e Federico sono seri, quasi contrariati. Clarissa non sa da che parte stare.

625 -Clarissa. (guarda i personaggi contenti)Che sollievo! Meno male!…(guarda gli altri)Ah… No, allora?…(perplessa) Boh…

Breve pausa. Imbarazzo generale.


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D.ssa Ermini. Bene, io allora torno stasera. Se la signora avesse problemi nella nottatachiamatemi pure, va bene? Arrivederci.

Altra breve pausa.

Terza Vicina. (imbastisce il discorso di getto, come a voler riempire il vuoto, ma sembra più che parli fra sé, piuttosto che rivolgersi


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agli altri) Oh, meno male via, se s’è ripresa, speriamo che vada‘n avanti, eh, d’attra parte a quest’etàson arti e bassi che ci stanno, sa’, e’ succede così, però a vorte son situazioni che voglio dire, le più vorte fa più alla sverta uno che ‘un ha nulla che gli piglia quarche cosa e ci rimane, ‘nvece, no, chi si fa piglia’ da questi malesseri sembra sempre che vada lì lì, e po’ ‘nvece sa’ quante campa, ci sotterra tutti, e allora anche la signora, speriamo via, si guarderà, d’attra parte si deve sta’ a quello che succede.

Nuova breve pausa. Nessuno risponde alla Terza Vicina. Nei prossimi dialoghi Anselmo, Maurizio, Federico, Clarissa e Niccolò usciranno quando indicato, e a tutti Ofelia cercherà garbatamente di consegnare la pentola, non riuscendovi.

Terza Vicina. (si guarda intorno, notando il disinteresse per quel che ha detto; fra sé)Mah. Famiglia strana, questa.(esce a destra)

Anselmo. Troveremo una soluzione. La troveremo.

Maurizio. Ecco. A tutto c’è rimedio.

Federico. Va trovata pe’forza, una soluzione. Eh! Io mi son bell’e‘mpegnato pe’i’fondo‘ndovefa’ la scuola, ho firmato i’ compromesso!

Anselmo.(senza dire altro, esce a sinistra)

Igor.(fra sé)“Pago a mamma morta”! O piglia! Brava Livia, ha fatto proprio bene! Federico. Babbo, come pensi di fa’? Eh, babbo?(esce a sinistra)

Maurizio. Sor Anselmo…(esce a sinistra)

Clarissa e Niccolò.(Clarissa tiene Niccolò per la mano; si avvia per uscire con lui a sinistra, poi torna sui suoi passi e riprendeil vestito; esce a sinistra con Niccolò)


637 -Ofelia. Fannulloni… Ma questa(allude alla pentola)‘un l’hanno presa, sa’!

638 -Daniela. Vieni, mamma, ci vo io.(prende la pentola da Ofelia ed esce a sinistra)

639 -Ofelia. Igo’… ‘Gnamo, noisarà meglio se si va a casa…

640 -Igor.‘Ndo’vo’anda’? Ma che scherzi!

641 -Ofelia. O‘un volevi anda’via prima?

642 -Igor. Prima! Ma ora no, eh! Ora‘un tu mi smovi di qui pe’tutto l’oro di’mondo! Gli è undivertimento a caso!…


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SCENA 17. Igor, Ofelia e Glauco

643 -Glauco.(entra, con la solita cartellina e due fogli scritti)Permesso? Scusate, eh, son sempre io…(a Igor)Guardi,

dai’ momento che c’ ero e vista l’ora che era venuto… (consegna i fogli a Igor) Mi son messo lì ni’ furgone e l’ho buttati giù sui’ momento. N’ho fatti due. Ci capisce? Si legge?


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Igor.(osservando un foglio)Si legge, si legge.

Glauco.(osserva lo stesso foglio in mano a Igor)Codesto gliè quello… Classico, diciamo. Ma guardiquell’attro, quello sotto. Mi son permesso d’aggiungere… È un bell’investimento, eh, però… Guardi, io son convinto che quella fa proprio per lei!

Igor.(sta osservando il secondo foglio; allibisce)Eh? Come?… No, guardi… ‘Un se ne fa di nulla.

Glauco. Come no!

Igor. No davvero, abbia pazienza!

Glauco. Ma perché no?

Igor. Come perché no! Passi pe’l’orologio co’numeri romani, ma… So’coso, io‘un ce la vogliola vasca idromassaggio! Eh!

Glauco. Ma come no!


Ofelia sorride divertita. A soggetto, Glauco sostiene la bontà dell’innovazione proposta, mentre Igor rifiuta irremovibilmente.

Fine del primo atto.


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ATTO SECONDO

La scena. Stessa scena del primo atto. Crisantemi e ceri sono spariti.

SCENA 18. Le Vicine, Anselmo, Maurizio e Federico, poi Igor e Ofelia, poi Daniela

I componenti la famiglia Giannettini sono vestiti in maniera informale. Le Vicine entrano da destra: le prossime azioni qui descritte si svolgeranno durante il loro dialogo. Anselmo, Maurizio e Federico hanno scatti di rabbia: parlando l’un con l ’altro e imprecando escono ed entrano ora da sinistra, ora dalle camere. Da destra entreranmo Igor e Ofelia, unici ad essere vestiti eleganti come nel primo atto, si porteranno sul proscenio, sul centro, osservando anche loro. Maurizio si soffermerà vicino a Igor, ma senza curarsi di lui, e trarrà di tasca un fazzoletto colorato, col quale si asciugherà le lacrime e il sudore; Igor lo osserverà, traendo di tasca il suo fazzoletto listato a lutto e guardando Ofelia come per dire “Anche se non l’avevo portato…”


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Prima Vicina. Ma se’sicura d’ave’capito bene? Seconda Vicina.‘Un è che tu ti sbagli coi’ treno…

Terza Vicina. Ora vi do una zuccata a tutt’e due, eh! Mi disse “mi raccomando, v’aspetto tutt’etre pe’ piangere la mi’ povera moglie!”

Prima Vicina. E a te chi t’ha detto…

Seconda Vicina. Come fa’ a sapere…

Terza Vicina. Figliole, qui‘un ci viene ma’nessuno, l’uniche vorte che qui davanti gliè pieno dimacchine gliè quande la sora Livia tentenna! E allora meglio esse’ previdenti e veni’ a vede’, no?

Prima Vicina. Ma io dico che neancora… Seconda Vicina. Son tutti vestiti normale, guarda lì.

Terza Vicina. Sarà un antro farso allarme. Tanto son poco strani‘n questa famiglia. L’attra vortavenni qui, la signora stava meglio, volevo fa’ du’ parole… Silenzio completo, tutti zitti, come se ‘un ci fossi.

Prima Vicina. Ma glielo desti i’tempo di ragiona’, a loro? Perché te a vorte… Seconda Vicina. Tu se’un po’chiacchierona, eh.

Terza Vicina. Oh, se ve lo dico io… Muti tutti comeMasetto di Lamporecchio! Me ne presiquasi a male, me ne presi.

Prima Vicina. Comunque,‘ntanto che siamo qui facciamoci senti’.

Seconda Vicina. Tiriamosi su i’velo, figliole.

Le Vicine si tirano sul il velo.

Terza Vicina. Gli ho fatto piglia’ un po’ d’aria e via, eppure puzza sempredi carbonina.

Prima Vicina. Ve lo siete ripassato come di’?

Seconda Vicina. Io me lo ricordo.


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670 -Terza Vicina. Oh, con tutte le prove che s’è fatto… Maremma, nemmeno l’attori di teatro!

671 -Prima Vicina. Via, riproviamo.

672 -Seconda Vicina. Ora?

673 -Terza Vicina. Sì,‘gnamo, ci si mette qui da parte…

Le Vicine si mettono in disparte, a destra. Anselmo uscirà a sinistra poco prima che inizino le finte lamentazioni delle Vicine. Federico e Maurizio usciranno ed entreranno, parlottando fra loro.

674 -Prima Vicina.‘Un si pole mica sfigura’con Giannettini!

675 -Seconda Vicina. Davvero, no,‘un si pole.

676 -Terza Vicina. Oh, se voleva l’attrici bone sapeva‘ndo’piglialle. Se ha voluto noi vor’di’che glisaremo garbate. Via: uno, due, tre.

677 -Vicine.(fingono di piangere)

678 -Prima Vicina. Poera sora Livia.

679 -Seconda Vicina. Che tragedia.

680 -Terza Vicina. Che disgrazia.

681 -Vicine.(continuano il finto pianto)

682 -Prima Vicina. Che tragedia.

683 -Seconda Vicina. Che disgrazia.

684 -Terza Vicina. Poera sora Livia.

685 -Vicine.(continuano il finto pianto)

686 -Prima Vicina. Che disgrazia.

687 -Seconda Vicina. Poera sora Livia.

688 -Terza Vicina. Che tragedia.

689 -Vicine.(continuano il finto pianto; smettono e sorridono soddisfatte)

690 -Prima Vicina. Che ritmo!

691 -Seconda Vicina. Eh? Si sembra di quelle bone.

692 -Terza Vicina. Oh, se no che s’è provato a fa’?

693 -Maurizio e Federico.(usciti a sinistra, restano fuori)

694 -Anselmo.(rientra)No, signore, no.

695 -Prima Vicina. Che c’è?

696 -Seconda Vicina. S’è sbagliato quarche cosa?

697 -Terza Vicina. Troppo piagnisteo?

698 -Anselmo. Non c’è bisogno delle lamentazioni, grazie. Arrivederle.

699 -Prima Vicina.(alle altre Vicine)Allora‘un è morta.

700 -Seconda Vicina.(c.s.)Vedrai, se‘un vole le lamentazioni.

701 -Terza Vicina.(c.s.)L’importante gliè che paghi, poi quande vole gli si fanno.

702 -Prima Vicina. Ma si diceva, sor Anselmo…

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(si fa il segno della croce)

(escono a destra)

(entra da sinistra; anche lei è vestita piuttosto elegante; si avvicinerà a Igor e Ofelia)

(esce a sinistra)

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Seconda Vicina. In ogni modo va bene come si fanno?

Terza Vicina. La ricompensa gliè sempre valida?

Anselmo. Non voglio offendervi. Siete molto brave, di questo dovete essere orgogliose. Lasoddisfazione della buona opera svolta vale molto di più del vile denaro, credetemi. Grazie, arrivederle.

Prima Vicina. Soddisfazione?

Seconda Vicina. Della buon’opera?

Terza Vicina. Più di’denaro?

Prima Vicina. Mah.

Seconda Vicina. E pensa’quante s’è provato.

Terza Vicina. Pe’la soddisfazione. Paghere’a sape’che ci se ne fa.

Daniela.

Prima Vicina. Voglio anda’dai’macellaro e pagallo a soddisfazione, pe’vede’che mi dice!

Seconda Vicina. Meglio! Se tu gli dici a codesta maniera e capisce male, sa’che pettinata che tidà!

Terza Vicina. Bah, magari. Io mi fare’fa’anche la permanente.

Vicine.


SCENA 19. Igor, Ofelia, Daniela, poi Glauco e Anselmo


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Daniela. Babbo, mamma…

Igor. Dimm’una cosa prima di tutto.

Daniela. Eh.

Igor. Gliè morta?

Daniela. Sì. Sì, gliè morta.

Igor.                                        Oh, Dio la riposi ‘n pace!

Ofelia.(si fa il segno della croce)Pace all’anima sua!

Igor. L’hanno bell’e chiamato Paolo? Gliè di là?

Daniela. Macché,‘un hanno mica chiamato nessuno neancora.

Ofelia. Come no!

Daniela. Nessuno, mamma! Gliè sempre lì come quande ha chiuso l’occhi.

Ofelia. O venvia…

Daniela e Ofelia.(parlano assieme in disparte)

Glauco.(entra da sinistra; inizia la battuta d.d.)Ma no, sor Anselmo, via! Un marmo Calacata dell’Apuaneche costa un patrimonio!

Anselmo. (entra da sinistra)Faccia lei, basta che si spenda poco.

Glauco. Ma sarebbe come fa’una collana di perle su un filo di ferro rugginoso, abbia pazienza!Una lapide a qui’ modo, s’era detto anche di mettici le lettere d’oro a diciotto, meno male ‘un l’ho ordinate!


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Anselmo. Lettere d’oro? Ma‘un se ne parla nemmeno. Troppo, troppo.

Glauco. E come ci si fa la scritta? A pennarello?

Anselmo. Ecco, ecco, ce la faccia a pennarello.

Glauco. Ma come a pennarello, so’Giannettini! E dicevo pe’dire!

Anselmo. No no, va bene a pennarello.

Glauco. Ma ci scriverà lei a pennarello su un marmo dell’Apuane de’più costosi che esiste!

Anselmo. E poi guardi, no, quel marmo non lo vogliamo più. Faccia la lapide più economicapossibile. Di cemento, si può fare?

Glauco. Come‘un lo volete più! Quello me l’ha ordinato e lo piglia, abbia pazienza! A costo diportaglielo qui ni’ giardino! Eh! (a Igor e Ofelia) Ma diteglielo anche voi, un Calacata colle lettere d’oro, sarebbe stato i’ fiore all’occhiello di tutta la nostra produzione! E ora vole una lastra di cemento co’ le scritte a pennarello!

Igor. Eh, sa, e’ gusti cambiano…

Glauco. E’ho capito, ma qui si va da un’estremità a un’antra! Eh!

Anselmo. Senta: selo vole riscotere, lo dia a quarchedun’antro, ora le possibilità economiche diprima ‘un s’hanno più. Se ‘nvece me lo dà pe’ nulla, allora va bene i’ marmo e tutto quello che vole lei.

Glauco. O come fo a daglielo pe’nulla? Costa un patrimonio, costa!

Anselmo. E allora io‘un ci posso fa’nulla. Quello‘un glielo posso paga’. Mi dispiace, ma‘unposso. Grazie e arrivederci. (esce a sinistra)

Glauco.(si  toglie  il  cappellino  e  lo  sbatte  per  terra,  calpestandolo)  Maremma sudicia ladra… Un capolavoro,

veniva, un ca-po-la-vo-ro! E ora… Che di’, ora mi viene a racconta’ che ‘un c’ha sòrdi! I’ regista Giannettini, vole damm’a ‘ntende’ che ‘un se lo pole permettere! Eh? Ma che viso c’avrà, la gente!

(raccoglie il cappello e si calma)


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Igor. Guardi che‘un gli ha raccontato le novelle, eh.‘Un n’ha sui’serio.

Glauco. Sie, diamine.

Igor. Io se le’ ‘un ci crede la capisco. Da di fòri‘un ci credere’neanch’io. Ma la realtà de’fatti glièquesta, son rimasti tutti all’asciutto. Qui gliera tutto della signora, lui ‘un ha nemmeno un duino.

Glauco. Davvero?

Igor. Davvero.

Glauco. Ma come, Giannettini, tutti‘firmiche ha fatto, i libri che ha scritto…

Igor. No, ma anni fa sòrdi n’aveva fatti. Poi… Sa come vanno certe cose… La mucca diRaffaello.

Glauco. A furia di lecca’mangiò i’vitello.

Igor. Preciso.

Glauco. E io come fo ora con qui’marmaccio caro asserpentato,‘ccident’a quande lo comprai…

Alei ‘un gl’interesserebbe…

Igor. No. Noe. Mi dispiace, ma io pe’la mia voglio spende’i’giusto. Ora, no proprio cemento epennarello… E nemmeno la vasca, eh, sia chiaro.

Glauco. Ma come, pensi lei la gente che la viene a trova’, nella bella stagione si potrebbe rilassa’co’ un be’ bagno a idromassaggio… Sotto la lapide di Calacata…


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(esce a destra)

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Igor. Noe, gli ho detto. Grazie, tengo quell’attro preventivo da parte perché‘un si sa mai, macodeste cose costì ‘un son per me. ‘Un son mica Briatore, io.

Glauco. Ma guardate, pensavo d’ave’fatto du’affari a veni’ qui… Becco e bastonato! Ma chevolete che dica…


SCENA 20. Igor, Ofelia, Daniela, Anselmo, Maurizio, Federico, Clarissa e Niccolò

761 -Anselmo, Maurizio, Federico, Clarissa e Niccolò.(entrano da sinistra; Clarissa tiene Niccolò per la mano)

762 -Niccolò. Mamma, si va fòri? Si gioca a pallone, tu mi sta’ ‘n porta.

763 -Clarissa. Ma non son brava, io…

764 -Niccolò.(a Igor)Te vieni?

765 -Igor. Io? Macché, sarà vent’anni che‘un tiro una pedata a un pallone…

766 -Niccolò. Uffa,‘un ci vole gioca’nessuno con me!

767 -Daniela. Vengo io, vai,‘gnamo…

768 -Daniela e Niccolò.(escono a destra)

769 -Igor e Ofelia.(si avvicinano ad Anselmo, per fargli le condoglianze; Ofelia è la più vicina ad Anselmo)

770 -Ofelia. Sor Anselmo, via… Bisogna fassi forza…

771 -Anselmo. E’un posso, via.‘Un ce la fo a fammene una ragione!

772 -Federico. Nemmen’io, babbo,‘un ce la fo.

773 -Igor.(fra sé)O vai, niente Chico nemmeno oggi. Meno male.

774 -Ofelia. Eh, ci sono cose di fronte alle quali‘un si pole fa’nulla, Anselmo. Che si conta ni’mondo?

775 -Anselmo. Eh? Ah, Ofelia…

776 -Ofelia. Condoglianze.

777 -Anselmo. Condoglianze? Ah, sì, diamine… Ma noi ‘un si diceva di codesto…

778 -Ofelia. Come… O di che?

779 -Anselmo. Gliè che gliè morta senza rifa’i’testamento, ecco icché gliè!

780 -Igor.(fra sé)Ora vi riconosco!

781 -Maurizio. I’sor Anselmo ha provato‘n tutti‘modi, ma‘un c’è stato mica versi. Oh, dura, eh!

Nulla, c’ha lasciato, la mi’ socera!

782 -Igor. E di che si preoccupa? O‘une sta scrivendo qui’capolavoro sull’isola deserta co’cannibali?Lo finisce, e vu siete tutti a posto!

783 -Maurizio. Signor Magnani, è difficile coniugare le esigenze della vita quotidiana con leespressioni delle forme d’arte.

784 -Igor.(fra sé)Sì sì…E’ve lo dare’ ma io, a tutti…(si allenta la cravatta)

785 -Clarissa.(le viene in mente qualcosa)Gianni!…

786 -Anselmo. Ni’mezz’a una strada. C’ha lasciato ni’mezz’a una strada! Qui, vede Ofelia?‘Un c’ènulla di mio, nulla! Gliè tutto di lei, della Livia Zannelli! Noi siamo tutti bambolotti! Mi dica lei, no, mi dica lei ora noi, che si fa!


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Igor.(fra sé)Vu ci dovevi pensa’prima!

Federico. Bella riconoscenza verso la su’famiglia!

Clarissa.(cerca di ricordare qualcos’altro)Gianni…

Anselmo. Ora fra un po’ viene uno, e ci dice “aria”, fa una firma dai’notaio e ci butta tutti fòri.Così, come se si fosse… Spazzatura! Mi dica lei se gliè un be’ lavoro!

Ofelia. Ma dico, questo signore, se vu ci ragionate… Si saprà chi è, come si chiama…

Anselmo. Ma che si sa, che si sa! Chi lo conosce? Chi s’immaginava una cosa di’genere? E poi,anc’a sape’ chi è, che cambierebbe? Cosa cambia? Che si dovrebbe fa’, chiedigli l’elemosina? Domandàgli se pe’ piacere ci dà una stanza, un letto, quarcosa da mangia’? Mi dovevo ritrova’ così io, Giannettini, i’ grande Anselmo Giannettini, a più di settant’anni? Eh?

Maurizio.‘Un ce lo doveva fa’, via, la mi’socera.‘Un ce lo doveva fa’.

Federico.‘Un me lo sare’ma’creduto.

Clarissa.(c.s.)Gianni…

Anselmo. Ma chi è codesto Gianni?

Clarissa.(c.s.)Gianni… Aspetta babbo… Schicchi, ecco! Gianni Schicchi!

Federico. E chi è?

Maurizio. I’nome di quello sui’testamento?

Clarissa. No, è un’opera di Puccini.

Anselmo. Eh, o‘un ero qui che ci pensavo! Ci s’arrovella pe’sape’che sarà domani di tutti quelliche siamo qui, e lei a che pensa? All’opere liriche!

Clarissa. Ma c’entra, eh, babbo! La sai com’è la storia?

Anselmo. Ma che vo’ che me ne…

Clarissa. La sai o no?

Anselmo. No,‘un la so!

Maurizio. Come,uno come lei…

Anselmo. Io l’opere liriche ‘un l’ho ma’ potute soffri’, di tutti ‘ tipi.

Clarissa. O senti babbo, allora questa te la racconto io. Però‘un me la ricordo tanto bene.

Igor.(fra sé)S’è sforzata anche troppo.

Clarissa. Nella Firenze di’Medioevo morì i’capo d’una famiglia bestena… Benasta… Anselmo. Benestante!

Clarissa. Che c’avevan tanti sòrdi, e lui lasciò tutti i su’averi a’poveri. I parenti chiamaronoquesto Gianni Schicchi, lo misero a letto e gli fecero fare la parte di quello morto come se fosse ancora moribondo, chiamarono i’ notaio e gli fecero rifa’ i’ testamento come gli garbava a loro.

Maurizio. Ah… Senti ganzo.

Anselmo. E allora?

Clarissa. E allora…Gliè da qui che‘un me la ricordo più.

Igor.(fra sé)‘Sciugategli i’sudore.

Maurizio. Però sarebbe una bell’idea. Eh?


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Anselmo. La vita gliè un’antra cosa, Maurizio.Magari fosse facile a codesto modo… Eh,maledetta, maledetta quella donna, ‘ccident’a lei! Nemmeno l’occhi pe’ piange’ c’ha lasciato!

sinistra)

Federico.‘Un ce lo doveva fa’.

Maurizio.‘Un ce lo doveva fa’.

Clarissa.‘Un ce lo doveva fa’.

Niccolò e Daniela.(entrano)

Daniela. E’un posso gioca’a pallone con queste scarpe, via.

Niccolò. Mamma, vieni te…

Clarissa. O Niccolino…

Niccolò.(a Igor)Allora vieni te?

Igor.Bah, nini, io verrei, ma son vestito bene…

Niccolò.Oh, però, eh…

Ofelia. Tu ha’ragione, poerino.(a Clarissa e Igor)‘Gnamo, si va tutti! Un po’d’aria ci fa bene, ci sisvaga un po’. Tanto che si fa qui, finché ‘un viene Paolo a sistemalla… ‘Gnamo, su!

Clarissa, Igor, Ofelia e Niccolò.(escono a destra, e si incrociano con Sofia e Brando)


SCENA 21. Daniela, Maurizio, Federico, Sofia e Brando


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Sofia e Brando.(entrano da destra)

Sofia. Permesso? Scusate, eh, buongiorno.

Federico non si cura dei nuovi entrati, e sulle prime nemmeno Maurizio. Daniela non sa cosa fare, poi rompe gli indugi.

Daniela.(si avvicina a Sofia)Buongiorno, dica.

Sofia. Buongiorno. Ho un appuntamento col Maestro.

Daniela. Giannettini?

Sofia. Giannettini, sì. Anselmo Giannettini.

Daniela. Anselmo?...

Sofia.Anselmo Giannettini, sì, i’ regista.

Daniela.No, mi scusi, credevo… Lei ‘un cerca Federico, cerca Anselmo.

Sofia. Sì, devo fare… Un provino, un’audizione, non so cosa. Mio marito(indica Brando)ha presoun appuntamento.

Daniela.(a Brando)Un appuntamento? Ma… Quanto tempo fa?

Brando. Una settimana, due.

Daniela. Ma è sicuro?

Sofia. Gliè sicuro sì, scusi,‘un è mica scemo i’mi’marito.

Daniela. No, io‘un è che voglia contraddire, ci mancherebbe, ma di questi tempi‘un credo chesia possibile che abbia parlato coi’ so’ Giannettini.


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Brando.(impacciato)E…E se‘un sarà una settimana saranno… Tre, quattro… Ma perché ‘un ci sipole parla’?

Sofia. Come‘un si pole, ma che si scherza! E che siamo venuti a fa’noi?

Daniela. Sì, però vede, signora…

Sofia. Sofia. Sofia Picchi.

Daniela. C’è un grosso problema.

Sofia. Ah no, eh? No! Non può disattendere un appuntamento, eh? Mi metto qui e non mimuovo finché…

Daniela. Mi lasci spiegare.

Sofia. Lei non ha nulla da spiegare a me, signorina! Io esigo di essere ricevuta dal Maestro, daGiannettini!

Daniela. Lui non la può ricevere, signora. Sua moglie è morta.

Sofia. È… Morta?…

Brando. Morta? Oddio…(si siede)

Sofia. Ma quando è successo?

Daniela. Un paio d’ore fa, si figuri.Per cui…

Sofia. Allora abbiamo fatto il viaggio a vuoto per davvero…Brando!

Brando. Eh?… Sì, abbiamo… Fatto il viaggio a vuoto…

Sofia. Sempre impressionabile, lui… Ma guarda che disdetta, una volta tanto che…(allude a Brando;da qu assume un atteggiamento altezzoso e sostenuto) Giannettini gli aveva promesso che mi avrebbe dato unaparte nel suo prossimo lavoro… Vede, io ho scoperto questa mia… Vena artistica… In tarda età. Oddio, tarda, no tanto tarda, diciamo… Un po’ avanzata…

Daniela. Non è mai troppo tardi, come si dice.(continua a parlare con Sofia e Brando; poi si congederà da loro euscirà a destra)

Anselmo.(entra)

Daniela esce quasi subito, ma prima scambia ancora qualche parola con Brando e Sofia, che non si avvedono subito di Anselmo; Brando è particolarmente turbato. L’attenzione di Maurizio è stata attirata da Sofia; l’ha osservata e adesso si rivolge ad Anselmo. Federico sulle prime resta in disparte, poi si unisce al dialogo.

Maurizio. Anselmo.

Anselmo. Eh.

Maurizio. Anselmo, a tutto c’è rimedio.

Anselmo. Fuorché alla morte.

Maurizio. E‘nvece io dico…

Anselmo. Che dici?

Maurizio. Guardi. Guardi quella signora, Anselmo.

Anselmo. Che ha?

Maurizio. Sarebbe perfetta.

Anselmo. Perfetta pe’icché?


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Massimo Valori - A tutto c’è rimedio


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Maurizio. L’idea di prima… Gianni Schicchi…

Anselmo e Maurizio.(parlano tra loro, osservando Sofia)


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Sofia.(si accorge di Anselmo; lo indica a Brando)Eccolo, ecco Giannettini, guarda! Brando.(con l’intenzione di uscire)Sì, ma sarà meglio ritorna’ un antro giorno…

Sofia. Aspetta, e’mi guarda! Mi guarda, mi guarda, guarda me! Brando. Ma se gli è morta la moglie, ma che vo’che gl’importi…

Sofia. O lascia fare, ha’ visto mai… L’artisti son artisti…(senza muoversi da dov’è, sorride e si pavoneggia)

Anselmo.(guarda Sofia)O Maurizio, venvia… Maurizio. Ma guardi come gli somiglia, Anselmo! Federico. Ma di chi dici? A chi somiglia? Maurizio. Quella donna, alla tu’mamma! Guarda! Federico.(guarda Sofia)Somiglia’gli somiglia. Maurizio. E allora? Che s’aspetta?

Anselmo.(guarda ancora Sofia)Ma che dici sui’serio?

Maurizio. È venuta qui pe’fa’ un provino con lei…

Anselmo. Un provino con me? O quando mai…

Maurizio.‘Nsomma, ora‘un c’interessa codesto. Gliè venuta qui co’l’idea…Di fa’quarchecosa, di dimostra’ quello che sa fa’, no? Recita’ saprà! E allora, gli si dà noi la parte: la signora Livia! Eh, Anselmo? Si paga bene, si richiama i’ notaio…

Anselmo. Ma come si fa…

Maurizio. Neancora nessuno sa nulla. Loro che son arrivati ora basta pagalli bene e siamo aposto. I genitori di Daniela avranno anche loro di che esse’ contenti, se la figliola quande s’imparenta (allude a Federico) con lui c’ ha un be’ conto ‘n banca. E poi lei, noi, si potrà ave’ quello che si sperava, Anselmo!… Ci pensi un attimo, quante volte i’ su’ notaio ha visto Livia?

Anselmo. Per quello… Beh, no, si saranno viste una volta… Anche l’altro giorno qui ci venneun’impiegata.

Maurizio. E allora?(allude a Sofia)Si prepara lei, si veste, gli si spiega che deve di’, si richiamai’notaio…

Anselmo. Ma il notaio vorrà vede’ ‘documenti, la carta d’identità…

Maurizio.‘Un la farà tanto difficile di fronte a una persona che sta pe’mori’e vòle rifa’i’testamento! Che motivi c’ha di dubita’? Si fa veni’ qui, a casa sua…

Anselmo. Ma te tu pensidavvero…

Maurizio. Ma sì, sì, Anselmo! Gliè un’occasione perfetta, bisogna approfittanne subito! Anselmo. Subito?

Maurizio. Subito! A tutto c’è rimedio, vi dico!

Anselmo. Fede, te che dici?

Federico. Mi escuela de danza… “El Chico”…

Maurizio. Anselmo, mi dia retta! Ci parlo io, la porto di là e glielo spiego. Eh? Via!

Anselmo.(riflette)

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Maurizio. Vo? Eh? Vo?

Anselmo.(risoluto)Chiappala, vai, portamela di là, v’aspetto.(esce a sinistra)

Maurizio. Grande, grande sor Anselmo! Federico, va’di là anche te!

Federico. Un rayo de sol despuès de la tormienta…(esce a sinistra)

Maurizio.(si avvicina a Sofia)Scusate… Scusi il disturbo… Signora, senta… Vorrei scambiare dueparole con lei.

Sofia e Brando.(si avvicinano a Maurizio)

Maurizio.(a Brando)No,abbia pazienza, lei… Lei no. Solo la signora.

Sofia. Ma cosa vuole?

Maurizio. Non glielo posso spiegare qui, mi dispiace. Se viene di là un minuto potremo parlarepiù liberamente.

Sofia. Ma chi è lei? Un impresario? Un regista? Un collaboratore del Maestro?

Maurizio. Sì, certo. Le sto offrendo… Una parte ben remunerata.

Sofia. Aah! Ma poteva dirlo subito! Allora, Brando, te‘un tu po’veni’! Grazie, signor… Maurizio. Maurizio, Maurizio.

Sofia. Sono tutt’orecchi, signor Maurizio. Andiamo pure.Brando, te…

Brando. Io… Vo a piglia’una boccata d’aria, magari… Fumo anc’una sigaretta, mi ci vole…(esce a

destra)

Maurizio. Venga, venga. Bisogna far presto, venga.


Maurizio e Sofia escono a sinistra. Scena vuota.

SCENA 22. Igor, Ofelia, Daniela e Paolo


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Paolo, Igor, Ofelia e Daniela.(entrano)

Paolo. Ero da queste parti, ho visto la macchina di Igor… E’mi son fermato a vede’un po’.‘Un

èche si fa con tutti, eh… Uno come me se si ferma da una famiglia a domanda’ se hanno bisogno di nulla ci sta che ruscoli anche du’ puntate ni’ muso…

Igor.(si fa vento, ha un po’di fiato grosso)Tu ha’ fatto bene… Ohiohi come siamo malandati, mamma mia,m’è bastato du’ rincorse ho bell’e finito i’ fiato!… Uh…

Paolo. Ma è un falso allarme, come quell’attre vorte?

Igor. No no, questa vorta ci siamo.

Paolo. Ci siamo o… Ci s’ha da essere?

Igor. Fatto tutto. Gliè morta sarà du’ore.

Paolo. Du’ ore? Ma… Hanno mica chiamato quarchedun’antro?

Igor. No, io‘un credo.

Daniela. E’ ‘un tu la perdi la piazza, no…

Paolo. Che discorso a bischero! Per me se volessero potrebban chiama’chi gli pare,‘port’assai,anche se ‘un vengo qui sto bene lo stesso, sa’! Gliè che du’ ore son du’ ore, gliè tanto tempo. E poi, proprio loro che mi chiamavano sempre… Prima!


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Massimo Valori - A tutto c’è rimedio

932 -Igor. Aspetta, vo un po’a senti’ io di là… Ofelia, vieni anche te?

933 -Ofelia. No, che vo’ ‘ndo’venga, sto qui.

934 -Igor.(intende lasciare Paolo e Daniela soli)Ofelia, vieni anche te?

935 -Ofelia. Noo, sto quii…

936 -Igor. O vieni anche te, t’ho detto!

937 -Ofelia. Ma se…(capisce)Aah… Allora, via… E’verrò, se devo veni’…

938 -Igor e Ofelia.(escono a sinistra)

SCENA 23. Paolo e Daniela

939 -Daniela.‘Un perde barzo, i’mi’ babbo, eh? Come pole lasciacci soli…

940 -Paolo. Se la cosa ti disturba vo fòri, eh. Basta che tu lo dica.

941 -Daniela.(breve pausa)Scusa pe’prima.

942 -Paolo. Scusa?

943 -Daniela. Sì, quande t’ho detto… Che ‘un tu perdevi la piazza. M’è scappata.

944 -Paolo. Mi devo scusa’anch’io però. Prima ho detto una bugia.

945 -Daniela. Prima quande?

946 -Paolo. Quand’ho detto…Che stare’bene anche senza veni’qui.

947 -Daniela. Ah.

948 -Paolo.(breve pausa)E come va, come va, i’latino? Ha’ ‘mparato?

949 -Daniela. Vo a scuola, e’ ‘mparo. Se no che ci vo a fa’.

950 -Paolo. No no, ma io son contento. Ti ci manda’volentieri,‘un mi dispiaceva mica. Se gliè unacosa che tu ci tieni, che ti garba, gliè bene che tu la faccia.

951 -Daniela. Guarda che io ci sare’andata più volentieri con te! Gliè che con codesto lavoro che tufai…

952 -Paolo. Com’ha’detto?

953 -Daniela. Con codesto lavoro che tu fai…

954 -Paolo. No, prima.

955 -Daniela. Che ci sarei… Ci sare’andata volentieri, con te, sì.

956 -Paolo. Davvero?

957 -Daniela.(annuisce)

958 -Paolo.‘Un tu me l’avevi ma’detto.

959 -Daniela. E che te me l’ha’chiesto?

960 -Paolo. Dani, tu l’ha’detto te dianzi, coi’ lavoro che fo, io purtroppo…

961 -Daniela. E allora, lo vedi.

962 -Paolo.(breve pausa)E‘nsomma la sora Livia, eh?

963 -Daniela. Rieccolo.

964 -Paolo. Rieccolo‘ndove?


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(non guarda Paolo)

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Daniela. A parla’di lavoro. Si fa du’parole, e tu parli di lavoro.

Paolo. Lavoro… Gliè la tu’…(non termina la frase volutamente)

Daniela. Gliera, semmai. La mi’socera.

Paolo. Mi sembra che… ‘Nsomma, dico, gliè la novità più‘mportante di questa casa.

Daniela.(si immalinconisce)‘N una maniera o‘n quell’attra si ritorna sempre lì.

Paolo. Sì, ma non ne volevo parla’come d’una… Cliente, volevo dire,gliè una cosa che glièsuccessa a te… Parliamo di quarcos’attro, allora.

Daniela. Di quarcos’attro com’icché?

Paolo.‘Un lo so, quarche cosa… Quarche cosa che ti garba.

Daniela.(guarda Paolo, breve pausa; stacca lo sguardo da lui)Che mi garba? Eh… Sa’che mi garberebbe ame?… Qualcuno che fa qualcosa per me. ‘Un voglio mica la luna, ‘un l’ho ma’ chiesta a nessuno. Mi piacerebbe… Ecco, mi piacerebbe sentire che son presente ni’ cuore di chi mi vole bene. Paolo, io lo so che t’avre’ dovuto condivide’ coi’ tu’ lavoro. E ‘un è vero che me ne vergogno, anche se te n’ho parlato male, anche se t’ho preso ‘n giro… ‘Un è vero che me ne vergogno. Vedi, a me mi mancava… Mi mancava sentire te che tu fa’ qualcosa per me. Ogni tanto. Un gesto, una parola, una carezza. Un segno che mi faccia pensare “ecco, questo è per me, l’ha fatto per me, pe’ l’amore che sente”. ‘Un credo d’esse ’ tanto diversa da tutte quell ’ attre donne. Noi siamo così, ‘un si pretende tanto, ma qui’ poco è nostro, ci spetta di diritto, e chi ce lo nega…

Vor’ di’ che di noi ‘un ha capito nulla. Nulla.


974 -Paolo.(guarda Daniela, colpito dalle ultime affermazioni; breve pausa)

SCENA 24. Daniela, Paolo, Igor e Ofelia, poi Anselmo


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Igor.(entra, togliendosi la giacca; si dirige all’uscita di destra)Via, fòri! Fòri da questa casa!

Ofelia.(entra, insegue Igor e lo afferra)Ma‘ndo’vai! Sta’carmo!

Igor. Carmo? Carmo? Ah, dovre’sta’carmo?

Daniela. Babbo, che hai?

Ofelia.(a Paolo)Nini, sarà meglio se tu va’via di qui, e subito!

Igor. Via? Via lui? No, si va via noi, e lui‘nvece bisognerebbe che rimanesse! Qui son ciucchi,son tutti ciucchi, l’ho detto, lo dico e lo voglio ridi’!

Ofelia.(a Igor)Bono! Sta’bono, stai!‘Un è la tu’famiglia!(a Paolo)Ascorta, hanno detto che tichiamano loro quand’hanno bisogno e che tu vada via subito.

Paolo. Ma che discorsi…O‘un c’è la signora morta? Ora che ci potre’sta’, mi mandano via?

Ofelia. Ascorta, nini, pe’i’bene che ti voglio anche se‘un tu se’più i’mi’genero, fa’comedicano. Fai come dicano! Vai e aspetta che ti telèfonino!

Paolo. Ma perché?

Ofelia. Perché sì!

Igor. No no, davvero, vai vai. Gliè meglio per te, ha ragione la mi’moglie. Vai, tanto gliè quistiondi poco… ‘Nsomma, ‘un lo so quanto, ma ora gliè meglio se tu riva’ via. Tanto se ‘un tu va’ via quande vengan di qua ti mandan via loro.

Paolo.(a Daniela)Ma che ha’capito nulla te?

Daniela. Nulla, nemmen’un briciolo.


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989 -Anselmo.(entra, resta sulla porta)Clarissa! Dov’è? Andatemi a chiamare Clarissa, ho bisogno chevenga di qua, subito! (vede Paolo) O lei?

990 -Paolo. Buongiorno, passavo da qui, ho visto un certo viavai di gente, mi son detto: andiamo avede’…

991 -Anselmo. Lei non si deve permettere! Chi ce l’ha chiamato?

992 -Paolo. Ma io volevo solo…

993 -Anselmo.(alterato)Se ne vada!…

994 -Daniela. O che modi son codesti!

995 -Ofelia. Daniela…

996 -Daniela. Daniela un cavolo! O che si tratta a pedate negli stinchi una persona che voleva fa’unagentilezza? Ma ‘ndo’ siamo? Si vergogni!…

997 -Paolo. Via, ora‘un è i’ caso…

998 -Anselmo.(a Paolo)Mi scusi, mi scusi, è vero, sono stato un po’brusco. La prego, torni quando lachiamiamo noi.

999 -Paolo. Va bene, va bene, come vu volete. Vado via subito.

1000 -Anselmo. Grazie. Mandatemi Clarissa, ho bisogno di lei.(esce a sinistra)

1001 -Daniela.(a Paolo)Scusa, eh, davvero, anche lui sarà un po’…

1002 -Paolo.(a Daniela; la interrompe, felice)È vero, Dani. Gliè vero.

1003 -Daniela. Icché?

1004 -Paolo. È bello quando la persona che ami fa qualcosa per te. Grazie.

1005 -Daniela.(un po’sorpresa)Ah…Prego.

1006 -Paolo.(indietreggia verso l’uscita di destra, per non staccare lo sguardo da Daniela; esce)

1007 -Daniela.(guarda verso l’uscita di destra, contenta anche lei; breve pausa)

1008 -Ofelia.(a Daniela)O nina…

1009 -Daniela. Eh?

1010 -Ofelia. O Daniela, tu sapessi che vogliano fa’…

1011 -Daniela. Già, che v’hanno detto di là che vu eri tutti…

1012 -Igor.‘Un ci sto qui io, eh!‘Un ci resto, vo via!

1013 -Ofelia. No, Igo’,‘un si pole!

1014 -Igor. Ma perché no!

1015 -Ofelia . Perché ora se quarche cosa‘un gli va pe’i’verso, po’magari danno la córpa a noi! Sirovina ‘ rapporti fra le famiglie!

1016 -Igor. Magari! Magari rovinalli, scarcagnalli tutti questi rapporti, magari!

1017 -Daniela.‘Nsomma, io neancora‘un ho capito nulla! Me lo dite che è successo?

SCENA 25. Daniela, Igor, Ofelia e la Prima Vicina

1018 -Prima Vicina.(entra)Abbiate pazienza, ma sa, si sta di casa qui, si fa pe’ sapere…(a Igor)Ma lasignora?


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Venga, venga! Facciamo

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Igor. Bah! E’gliè un lavoro a caso!

Prima Vicina. No, ma io volevodire… La signora, è morta o no?

Igor. È morta o no?

Prima Vicina. Me l’ha a di’lei, son io che lo voglio sape’.

Igor. E’si vorrebbe sape’anche noi.

Prima Vicina. No, perché noi, su richiesta di’sor Anselmo, ci s’era preparate pe’rendereomaggio alla defunta, ‘nteso? Sicché ci garbava sapello pe’ tempo, ecco. Anche se si riscote a soddisfazione ormai ci s’è perso tempo…

Ofelia. Signora, perbene neancora e’ ‘un si sa… Sa, d’attra parte questi son momenti un po’…‘Un è pe’ mandalla via, ma…

Prima Vicina. No no, da’noia mai, eh? Mai. Vo via subito. Magari ritorno dopo a vede’… Poerasignora… E dicevo…

Ofelia. Dica.

Prima Vicina. L’attra vorta vi feci quarcosa da mangiare, si ricorda? Ma a questo giro mi son

detta “tanto glielo fanno quell’attre due”… Eh? Ho fatto bene? Ofelia. Ha fatto bene, ha fatto bene.

Prima Vicina. Se no vi si riempie i’frigorifero, come l’attra vorta.

Ofelia. Sie, sie. Brava, ha fatto bene.

Prima Vicina. Ho fatto bene, vero? Arrivederci.(esce a destra)

Ofelia, Igor e Daniela. Arrivederci.


SCENA 26. Daniela, Igor, Ofelia, Maurizio e Sofia

1034 -Maurizio.(entra; da  qui assume un tono autoritario e concitato;  reca un plaid sottobraccio)

presto! (disporrà una sedia al centro della scena; quando Sofia si sarà seduta le metterà il plaid addosso)

1035 -Sofia.(entra; è vestita e pettinata in maniera diversa)Presto, presto. Sì sì, presto.(si siede sulla sedia messa da Maurizio)

1036 -Maurizio.(a Igor, Ofelia e Daniela)Attenzione anche voi, eh? Mi raccomando. È essenziale checomprendiate perfettamente bene ciò che stiamo per fare.

1037 -Igor. I’male gliè che s’è bell’e capito.

1038 -Maurizio. Come?

1039 -Igor. Nulla, nulla, lasci fare. Prosegua.

1040 -Maurizio. Molto bene. Allora, Sofia.

1041 -Sofia. Dica.

1042 -Maurizio. Ecco, s’incomincia subito male. No Sofia, Livia! Lei ora gliè la sora Livia!

1043 -Sofia. Ah, sì, Livia.

1044 -Daniela. La sora Livia?…(si metterà a confabulare un po’con Igor un po’con Ofelia, che le spiegheranno la situazione; simostrerà negativamente impressionata)


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Maurizio. Lei soffre, capito? Sta male! Mi faccia la sofferente.

Sofia.(recita goffamente, in maniera insulsa ed esagerata, ai limiti del non credibile; si lamenta)Aah… Aah…

Maurizio. Di più, di più…


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(spalanca gli occhi, comicamente)

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1048 -Sofia.(non fa altro che tenere il lamento più a lungo)Aaaah… Aaaah…

1049 -Maurizio. Sta così male che non riesce quasi a parlare!

1050 -Sofia. Aaah non ce la faccio… Aaaah a parlare… Aaaah…

1051 -Maurizio. Il respiro, più affannoso!

1052 -Sofia. Aaah mi manca l’aria… Aaah c’ho l’affanno… Aaah…

1053 -Maurizio. Gli occhi, gli occhi! Strabuzzi gli occhi!

1054 -    Sofia.                                                    Aaah mi manca l’aria c’ho l’affanno… Aaah come sto male…

Maurizio. Sofia!

1056 -Sofia.(si ferma, esce dall’interpretazione)Che?

1057 -Maurizio. Noo! Non deve rispondere!

1058 -Sofia. Non devo rispondere!

1059 -Maurizio. Livia, Livia! Soffre, sta male, manca l’aria, strabuzza gli occhi…

1060 -Sofia.(riprende l’interpretazione)Aaah, l’aria gli occhi l’affanno, aaah…

1061 -Maurizio. Tossisca, tossisca!

1062 -Sofia.(inizia a tossire di continuo)

1063 -Maurizio. Ma non sempre, ogni tanto!

1064 -Sofia.(tossice)Aaah manca l’aria… Aaah strabuzzo gli occhi… Aaah tossisco…(tossisce)

1065 -Maurizio. Lei è veramente un disastro, Sofia!

1066 -Sofia.(esce dal personaggio)Ma se c’era un copione da studiare…

1067 -Maurizio. E non risponda quando la chiamo Sofia!

1068 -Sofia. E se‘un vole che risponda‘un mi ci chiami! Ooh!…

1069 -Maurizio. Si concentri! Si concentri! L’affanno, gli occhi, la tosse!

1070 -Sofia. Aaah affanno occhi tosse aaah… Aaah affanno occhi tosse aaah..

1071 -Maurizio. Continui, continui! Torno subito, eh? Lei continui!(esce a sinistra)

1072 -Sofia. Aaah affanno occhi tosse aaah… Aaah affanno occhi tosse aaah..(continua)

1073 -Igor. Mah! E’gliè un cinematografo pe’ride, questo qui!

1074 -Sofia. Aaah affanno occhi tosse aaah… Aaah affanno occhi tosse aaah..(si avvede di Igor e Ofelia)Come va?

1075 -Ofelia. Alla grande! Affanno, occhi, tosse.

1076 -Igor. Se la vede Sofia Loren si mette a piange’dalla vergogna!

1077 -Sofia. Davvero? Bene, son contenta.(riprende)Aaah affanno occhi tosse aaah… Aaah affannoocchi tosse aaah.. (breve pausa) Ma sarà meglio che smetta ora…

1078 -Ofelia. Ecco, ecco. Si diceva anche noi, sì.

1079 -Sofia. No, se no poi perdo tutta la verve…(lo pronuncia “vèrve”, come è scritto)

1080 -Igor. Ma che “vèrve”… La “bérve”tu ha’ a dire…


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SCENA 27. Igor, Ofelia, Sofia, Daniela e la Seconda Vicina


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Seconda Vicina.(d.d.)Permesso?

Sofia. O mamma c’è gente, se mi vedano…(si alza e si nasconde precipitosamente dietro al divano)

Seconda Vicina.(entra da destra)Scusate, eh… Siccome quell’attra figliola che sta qui m’ha dettoche gliè venuta a vede’ e gli pareva d’ave’ dato noia…

Ofelia. Noia, ora, proprio noia… Però, sa, ‘n questi momenti…

Seconda Vicina. Ma neancora‘un si sa nulla della signora?

Ofelia. No, no. Nulla, nulla.

Seconda Vicina. No, sa, no’ci si tiene anche perché i’sor Anselmo c’aveva chiesto d’esse’presenti pe’ onora’ la signora, sa? Pe’ rispetto a lei, vero, perché se fosse pe’ lui, che ci vole paga’ a soddisfazione…

Ofelia. Sì, sì, vu v’eri preparate, si sa. Però…

Seconda Vicina. Maremma, eppure lo sa che a me mi pare così strano… Gliè poco che l’ho

vista, sa, mi ricordo che aveva… (descrive i vestiti che sta indossando Sofia)

Sofia.(si rende conto che sta parlando dei vestiti che sta indossando, e si preoccupa)

Seconda Vicina. Gliera proprio lì a sede’.(si avvicina al divano e lo indica)

Igor.(fra sé)Se fa tanto di guarda’di là, chiò!…Di morte se ne fa due!…

Ofelia. Guardi, no pe’esse’sgarbata, sa, però la famiglia c’ha chiesto…

Seconda Vicina. No, mai eh? Noia mai.

Ofelia. Ecco, mai. Noia mai.

Seconda Vicina. Vo via subito.(si avvia a destra)E dicevo… ‘Un vu avete mica bisogno di nulla,vero? Perché lo volevo fa’, come l’attra vorta, si ricorda che vi feci un po’ di lesso…

Ofelia. Ci si ricorda, ci si ricorda.

Seconda Vicina. E a questo giro mi son detta “tanto glielo fanno quell’attre due”… Eh? Hofatto bene? Se no vi si riempie i’ frigorifero.

Ofelia. Brava, brava, ha fatto bene.

Seconda Vicina. Ho fatto bene, vero? Arrivederci.(esce a destra)

Ofelia, Igor e Daniela. Arrivederci.

Sofia.(si rialza e riprende il suo posto)Mamma mia, se veniva in qua e mi vedeva, ve lo‘mmaginate…Via, bisogna che mi ripigli, se no poi la parte…

Igor.(a Daniela)Nina, visto come gliè l’andazzo e che te tu conosci la casa… Sarà meglio che tuvada te di là a prepara’ quarche cosa, perché mi sa che oggi quelle donne qui ci lasciano a stecchetto.

Daniela. Metto a scongela’una delle pentole dell’urtima vorta, avanzò tutto.

Igor. Ecco, preciso. Minestra e lesso anche a questo giro. Menù fisso.

Daniela. Bah, babbo, che vo’che mi metta a ammatti’…

Igor. No no, scherzavo. Va bene come tu ha’detto, che ti vo’mette a fa’da mangia’te? Fussingente che se lo merita…

Daniela. Davvero, babbo. Più ci penso e più mi convinco che tu ha’ragione te.


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(fa per rispondere)

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Igor. Cioè?

Daniela. Che son ciucchi. Qui son propio tutti ciucchi.(esce a sinistra)

Igor. Brava nina! L’ho detto, lo dico e lo voglio ridi’!

Sofia. Certo però che se c’era il copione… M’hannodetto che questa parte si ispira a “GianniSchicchi”, l’opera di Rossini.

Ofelia. No, signora Sofia.

Sofia.

Igor.‘Un risponda! Se no ritorna quell’attro la rimbussola un’antra vorta!

Sofia. Già, Livia, Livia. Sono la sora Livia, ora!

Ofelia. “Gianni Schicchi” ‘un è di Rossini, gliè di Puccini.

Sofia.‘Nsomma, gliè uguale,Rossini, Puccini…

Igor. Verdi, Rabagliati, Gigi d’Alessio…Che vo’che differenza ci sia.

Ofelia. Badi d’un fa’come quello dell’opera, eh?

Sofia. Perché?

Ofelia. Perché quello fece un po’i’furbo.

Sofia. I’furbo?

Ofelia. O che‘un la sa la storia?

Sofia. M’hanno detto che lui fece finta d’essere uno morto pe’rifa’i’testamento come volevano‘parenti. Come si deve fa’ qui, no?

Ofelia. Eh, ma nella storia di “Gianni Schicchi” poi ci fu i’córpo di scena, eh!

Sofia. Ah sì?

Ofelia. Eh! Perché poi lui ni’testamento, invece di lascia’la roba a’parenti di’morto, se la lasciòper sé.

Sofia. Per sé?

Ofelia. Ba’! Disse “lascioquesto aGianni Schicchi”, “lascio quello a Gianni Schicchi”, epraticamente restò padrone d’ugni cosa! E ‘ parenti rimasero co’ un parmo di naso!

Sofia.(interessata)Ah. Così fece, eh?

Ofelia. Mi raccomando, eh?‘Un faccia la furba anche lei!(breve pausa)Scherzo, eh…

Sofia. Diamine, diamine.(fra sé)Senti senti…

Igor. Comunque‘un torna.

Ofelia. Come‘un torna?

Igor. No,‘un torna. Son quelle storie che hanno senso nell’opere, nelle commedie, ma nella realtà‘un pole mica funzionare. O per lo meno: ‘un pole ai’ giorno d’oggi.

Ofelia. Perché?

Sofia. Perché?

Igor. Perché i’beneficiario d’un testamento… L’ereditiere,‘nsomma, poi deve anda’a firma’dai’notaro pe ’ accetta’ l’eredità. Eh! Ora, come farebbe codesto Gianni Schicchi a anda’ a firmare? I’ notaro lo riconoscerebbe!

Ofelia. Ah… Già. Gliè vero.


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(fa cenno ad Anselmo di tacere; a Sofia)

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Igor. Dico bene o no?

Ofelia. Davvero,‘un torna. Allora come non detto, signora. Anche a volello fa’ ‘un si pole.

Sofia.‘Un si pole, eh?

Ofelia. Eh, no.

Sofia.(fra sé, dispiaciuta)Peccato.


SCENA 28. Igor, Ofelia, Sofia, Maurizio, Anselmo e Federico, poi Daniela


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Maurizio, Anselmo e Federico.(entrano)

Anselmo.(ha un foglio in mano)Allora, Sofia. Mi ascolti bene.

Sofia.(lo guarda di sottecchi, ma si guarda bene dal rispondere, continuerà durante la prossima battuta)

Maurizio.(sorriderà soddisfatto)


1150 -Anselmo. Sofia?…Oh, Sofia!…Mi sente? Sto parlando con lei!

1151 -    Maurizio.                                                                 Livia?

1152 -Sofia.(con fare esagerato, come per dire “desidera?”)Sìiiii??…

1153 -Anselmo.(capisce)Ah, ecco, brava, brava.

1154 -Maurizio. Gli ho‘nsegnato io.

1155 -Anselmo. Allora… Livia, eh? Livia. Questo è il promemoria di quello che deve dire lei, guardi.

Lo legga e se lo impari. (consegna il foglio a Sofia)

1156 -Sofia. Ohiohi… Scusi, eh, ma… Recitare sotto la direzione di Giannettini… Mi vien càrdo, miviene…

1157 -Anselmo. È una parte di vitale importanza, signora! Mi raccomando, conto su di lei! È pronta?

Ce la fa?

1158 -Sofia. Ce la fo. Ce la fo. Son pronta.

1159 -Anselmo. Allora. Si impari quel foglio, è quello che dovrà dire.

1160 -Sofia.(guarda il foglio)Tutto?

1161 -Maurizio. Scusi, non voleva il copione? Eccolo!

1162 -Sofia. Ma non riesco a imparare tutto questo pappié in due minuti!

1163 -Maurizio. E lei se lo impari lo stesso!

1164 -Sofia. Ma come faccio, non posso! È troppo lungo! Non si può!

1165 -Federico.(solenne)Segnora! Nos otros no tenemos las palabras “no se puede” en el nuestrovocabulario!

1166 -Sofia. Eh? O chi è lei?

1167 -Anselmo. Federico chetati! Va’a chiama’Clarissa, piuttosto, gliè sempre fòri.

1168 -Federico. Muy bien!(esce a destra)

1169 -Anselmo.(a Sofia)Allora diremo che ha preso due appunti per non dimenticarsi nulla. Vorrà direche lo legge, va bene?

1170 -Sofia.  Ecco,  ora  si  ragiona,  va  bene.  (mentre  trae  gli  occhiali  da  lettura;  perplessa)  Ma  chi  è  quello  lì

spagnolo…


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Anselmo. Non si preoccupi, lei!(si accorge degli occhiali di Sofia)Che fa?

Sofia. Che fo, piglio l’occhiali!

Anselmo. Ma Livia non li usava, non li ha mai usati!

Sofia. Livia‘un l’usava, ma a Sofia gli ci vogliano.

Maurizio. Non può usarli! Non può!

Anselmo. Provi a farne a meno.


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Sofia.(prova ad allontanare il più possibile il foglio dagli occhi, assumendo una posizione sulla sedia che le fa quasi perderel’equilibrio)

Maurizio e Anselmo.(la sorreggono perché non cada)

Sofia. E’ ‘un posso, via,‘un posso.‘Un posso leggere, senza.

Maurizio. Deve leggere lo stesso!

Sofia. Ma come faccio a leggere lo stesso, ma che dice?

Federico e Clarissa.(entrano da destra)

Daniela.(entra da sinistra)

Anselmo.(a Sofia)Va bene, va bene. Diremo…Semmai diremo che non sta bene, ha gli occhiaffaticati e quindi necessita degli occhiali! Basta fare presto. Legga, mi faccia sentire.


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Sofia.(legge)“IO, LIVIANANNELLI”…

Anselmo. Zannelli, Zannelli, per l’amor di Dio.

Sofia.Ah, già… Zannelli, si chiama, no Nannelli… Scusi…

Igor.(schifato dagli eventi)Scusate, io vo fòri a piglia’un po’d’aria, ritorno dopo.‘Un ci posso sta’qui.

Daniela. Babbo…(poi osserverà gli eventi sempre più inorridita)

Igor. Nina,‘un ce la fo.‘Un ci posso sta’qui, l’ho detto, lo dico e lo voglio ridi’.(esce) Anselmo. Presto, presto!


1192 -Sofia. Presto, presto,(rilegge),“IO, LIVIAZANNELLI,NEL PIENO POSSESSO DELLE MIE FACOLTÀMENTALI, DISPONGO CHE TUTTI I BENI DI MIA PROPRIETÀ, MOBILI E IMMOBILI, MATERIALI E IMMATERIALI, LIQUIDI COMPRESI, SIANO RIPARTITI SECONDO LE SEGUENTI QUOTE. CINQUANTA PER CENTO AL SIGNOR GIANNETTINI ANSELMO, MIO MARITO. VENTICINQUE PER CENTO AL SIGNOR GIANNETTINI FEDERICO, MIO FIGLIO. VENTICINQUE PER CENTO ALLA SIGNORA GIANNETTINI CLARISSA, MIA FIGLIA.”

1193 -Maurizio.(interrompe)O chi l’ha messe le cifre?

1194 -Anselmo. Io.

1195 -Maurizio.‘Un vanno mica tanto bene.

1196 -Anselmo. Perché?

1197 -Maurizio. Intanto pe’cominciare noi siamo tre, e Federico gliè da sé solo.

1198 -Federico. Jo tiengo una novia!

1199 -Maurizio. Eh?

1200 -Federico. C’ho la fidanzata!

1201 -Maurizio. Sì, e che c’entra? I fidanzamenti legalmente‘un contan nulla.

1202 -Anselmo. E allora?

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Maurizio. E allora a Clarissa dovrebb’andagli aimmeno i’trenta.

Federico. Io son i’maggiore!

Maurizio. E codesto che vorrebbe di’?

Federico. E…(non sa cosa dire)Una vorta voleva di’!

Maurizio. Poi si starà a vede’te che tu ha’fatto! Gliè ma giusto che ci si meriti noi di più, vistoche quest’idea pe’ rifa’ i’ testamento m’è venuta a me! Se gliera per te ci si ciucciava i’ dito, sa’ coso?

Federico. Oh, modera‘termini, capito?

Clarissa. Mau, bada a come tu parli quande tu ragioni con…(perplessa)Bada a come tu ragioniquande tu parli… Babbo…

Anselmo. Ragazzi, via…

Maurizio. Clarissina, guarda che io parlo per te, eh!

Clarissa. O Mau, o diamogli i’trenta, o che problema c’è? Ve lo dico io come si fa: cinquanta percento a babbo, trenta per cento a loro e trenta per cento a noi.

Anselmo. E fa centodieci a codesto modo, Clarissa.

Clarissa. Come fa centodieci?

Anselmo. Son percentuali, bisogna divide’per cento!

Clarissa. E noi dividiamo pe’centodieci!

Federico. Ecco, e questa sarebbe la grand’intelligenza che dovrebbe piglia’più eredità di me? Nodavvero, io ‘un ci sto!

Clarissa. Fede! Ma se prima ti difendevo!

Maurizio. Sono‘ntelligente abbastanza io più di tutt’e due voi messi‘nsieme!

Clarissa. Anche te! Che vorresti dire, che sono scema?

Maurizio. Tu se’come tu sei! E‘un parliamo di lui, sa attro che fassi le lampade, sculetta’eragiona’ spagnolo!

Federico. Bada ti do le mane ni’muso, eh!

Maurizio. O prova se tu ha’i’coraggio!‘Un tu pensera’mica che abbia paura di te, eh? Anselmo. Fermi, fermi!

Confusione generale. Maurizio e Federico si accapigliano, subito divisi dai presenti.

Federico. Io‘un voglio esse’da di meno di lui!‘Un è nemmeno di famiglia!

Clarissa. Gliè i’mi’marito!

Federico. Appunto pe’codesto! Conta meno che di te! Sicché tutti‘meriti che ha‘un voglian di’nulla. Se voi vu pigliate i’ trenta voglio i’ trenta anch’io!

Maurizio. Noi meno di’trenta‘un si vole!

Federico. E allora(allude a Anselmo)vorrà di’che piglia meno lui!

Anselmo. Io? A me mi spetta la metà!

Federico. E‘nvece tu pigli i’… Trenta, sessanta…Quante fa?… Maurizio. Fa quaranta!


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1233 -Federico. Cuarenta!

1234 -Anselmo. Oh,‘un mi fate‘ncavola’perché se no rifo’i’foglio e piglio ugni cosa io, eh?

1235 -Maurizio. Che fa lei?

1236 -Anselmo. Io son Giannettini! Qui son i’padrone più che tutti voi!

1237 -Maurizio. No, lei‘un è padrone di nulla! Di nulla!(indica Sofia)Gliè tutto di lei!

1238 -Federico. No, no di lei, di mamma!

1239 -Maurizio.‘Nsomma, gliè uguale!

1240 -Anselmo. Si rimane com’ho detto io! Cinquanta, venticinque e venticinque!

1241 -Maurizio. No! Datemi codesto foglio!(afferra il foglio dalle mani di Sofia)

1242 -Anselmo. Fermo, eh? Fermo!

1243 -Federico. Maurisio! Vienes achì!…

Altro momento di confusione. Maurizio trae una penna e comincia a correggere il foglio, cercando di sfuggire a Federico e Anselmo. Maurizio uscirà a sinistra, seguito da Federico, Anselmo e Clarissa. Sbigottimento tra i presenti rimasti, breve pausa.

1244 -Sofia. Oh,‘un è córpa mia, eh? Io ho letto come c’era scritto.

1245 -Daniela. Mamma… Ma che famiglia è questa, ma ‘ndo’mi son ritrovata?(abbraccia Ofelia e scoppia a

piangere)

1246 -Ofelia. I’tu’babbo gliè un po’ che lo dice…

1247 -Daniela. Ma è andato via?

1248 -Ofelia. No, o aimmeno… Penso di no,o‘unha detto che andava fòri… Va’un po’a vede’ ‘ndo’è, vai…

1249 -Daniela.(annuisce e si avvia a destra)Babbo… Babbo…(esce a destra)

SCENA 29. Sofia e Ofelia

1250 -Sofia.(durante questo dialogo prenderà in mano gli occhiali da lettura)Che lavori, eh?

1251 -Ofelia. Mah. Io a certe scene‘un mi c’ero ma’ritrovata.

1252 -Sofia. Ma, dicevo no? C’è una cosa che‘un ho capito. Ma qui’ ragazzo…(descrive sommariamenteFederico), ma è i’su’genero?

1253 -Ofelia. È fidanzato co’la mi’figliola, sì.

1254 -Sofia. O di do’è?

1255 -Ofelia. I’mi’genero?…Ah, ma che dice perché parla spagnolo?

1256 -Sofia. Eh, un po’così, un po’ cosà…

1257 -Ofelia. E’gliè appassionato di latino, sa’, i’ballo. Gliè una cosa che sente propio ni’sangue.

1258 -Sofia. Ah, ecco, ecco.

1259 -Ofelia. E’parla spagnolo, ma lui di spagnolo‘un c’ha avuto nemmeno l’influenza.


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SCENA 30. Sofia, Ofelia e la Terza Vicina - I

1260 -Sofia. Bello però, eh? Anc’a me mi garberebbe balla’i’latino.

1261 -Ofelia. Allora c’ha a andare, anche lei, alla scuola di’mi’genero, quande l’apre.

1262 -Sofia. M’hanno sempre affascinato tutte quelle mosse…(fa l’imitazione di una mossa di ballo con la mano e lecadono gli occhiali per terra) Uh… (si alza, si china per raccoglierli, dando le spalle all’entrata di destra, piegata a 90 gradi)


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Terza Vicina.(entra; vede Sofia e pensa che sia Livia)Ba’?…Eccola! Allora sta bene!

Sofia. Oddio!


Sofia,  Ofelia  e  la  Terza  Vicina  restano immobili,  in  posizione  comica  (Sofia  più  di  tutti  perché  è  chinata).

Restano immobili mentre si chiude il sipario.

Fine del secondo atto.


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(a Sofia)

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ATTO TERZO

La stessa scena del secondo atto.

SCENA 31. Sofia, Ofelia e la Terza Vicina - II

Sofia e Ofelia dovranno assumere la stessa posizione che avevano all’inizio della scena precedente, e nelle prime battute (che sono ripetute) dovranno fare esattamente le stesse cose che hanno già fatto.

Sofia. Bello però, eh? Anc’a me mi garberebbe balla’ i’ latino.

Ofelia. Allora c’ha a andare, anche lei, alla scuola di’ mi’ genero, quande l’apre.

Sofia. M’hanno sempre affascinato tutte quelle mosse…(fa l’imitazione di una mossa di ballo con la mano e lecadono gli occhiali per terra) Uh… (si alza, si china per raccoglierli, dando le spalle all’entrata di destra, piegata a 90 gradi)

Terza Vicina.(entra; vede Sofia e pensa che sia Livia)Ba’?… Eccola! Allora sta bene! Sofia. Oddio!(resta nella sua posizione)

1270 -Ofelia.(breve pausa; a Sofia)Ferma lì lei!(alla Terza Vicina, avvicinandosi a lei)Che desiderava?

1271 -    Terza Vicina. E’volevo sape’ della signora, ma…                                   Allora, signora, come va?

1272 -Ofelia. No, e’ ‘un pole… ‘Un gli pole rispondere.

1273 -Terza Vicina. No?

1274 -Ofelia. No, sa, la malattia…

1275 -Terza Vicina. Ma perché sta a quella maniera?

1276 -Ofelia. Eh… Una paresi, una paresi. Gliè preso una paresi!

1277 -Terza Vicina. O mamma! A qui’modo lì?

1278 -Ofelia. Sie, sie.‘Un pole parlare e‘un si pole movere.

1279 -Terza Vicina. E che la tenete lì ni’mezzo di stanza a quella maniera?

1280 -Ofelia. C’hanno detto di fa’così. Ora se‘un gli dispiace…

1281 -Terza Vicina. Sì sì, vo via. Noia no, eh? Noia mai!

1282 -Ofelia. Ecco, mai nemmeno lei, o brava.

1283 -Terza Vicina. Vo via, vo via. Comunque aimmeno vorrà di’ che… Se gliè venuta di qua, allora‘une sta più male come prima, giù, anche se resta ripiegata a qui’ modo, ma ‘ntanto…

1284 -Ofelia. E’si starà a vede’, sa,‘n queste cose si dice male…

1285 -Terza Vicina. Gliè vero, gliè vero, si dice male. E pensa’…(a Ofelia, confidenziale)Pensa’a tutte quellelamentazioni che ci s’era preparate… E’ ce l’aveva chieste…

1286 -Ofelia. I’sor Anselmo.

1287 -Terza Vicina. Sie, sie, proprio lui.

1288 -Ofelia. Speriamo che servano i’più tardi possibile, eh?


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1289 -Terza Vicina. Guardi, proprio perché s’è fatto le prove, eh? Perché a me riscotere asoddisfazione ‘un mi garba punto. Arrivederci. (si avvia verso l’uscita a destra)

1290 -Ofelia. Arrivedella.(sospira di sollievo, ma dovrà riaffrontare la Terza Vicina un’altra volta)

1291 -Terza Vicina. Ahdicevo…(torna sui suoi passi)Son venuta con le mane‘n mano questa vorta…

1292 -Ofelia. Gliè uguale.

1293 -Terza Vicina. E’ mi son detta “tanto glielo fanno quell’attre due”… Eh? Ho fatto bene?

1294 -Ofelia. Se no vu ci riempite i’frigorifero.

1295 -Terza Vicina. Davvero! M’ha levato le parole di bocca!

1296 -Ofelia. O via, l’ha visto? Arrivederci.

1297 -Terza Vicina. Arrivederci.(esce a destra)

1298 -Ofelia. Mamma mia, se‘un mi piglia uno stranguglione oggi‘un mi piglia più.

1299 -Sofia.(non riesce a tirarsi su)Ohiohi… Abbia pazienza, ‘un ce la fo…

1300 -Ofelia.(va ad aiutare Sofia)Ecco, venga… Piano, eh… Piano…

1301 -Sofia.(si tira su)Grazie… Meno male gliè andata via subito…

1302 -Ofelia. Si rimetta a sedere, se ritorna quell’attri poi…

1303 -Sofia. Sì sì, un minuto, un minuto solo. Senta un po’…

1304 -Ofelia. Dica.

1305 -Sofia. Ora gli sàrto di palo‘n frasca… Ma codesto… Gianni Schicchi…

1306 -Ofelia. Eh.

1307 -Sofia. Tanto si fa’così, pe’ragiona’, no?…Dicevo: lui provò a‘ntestassi ugni cosa per sé?

1308 -Ofelia. Sie. E gl’andò bene, a lui. Però ha ragione anch’i’mi’marito, oggi come oggi gliè una cosa‘mpossibile.

1309 -Sofia. Eh, perché se io… Fo pe’ dire, vero… Sem’intestassi ugni cosa per me…

1310 -Ofelia. Poi come farebbe a firma’dai’notaro pe’accetta’l’eredità?

1311 -Sofia. Eh. Ma se io…

1312 -Ofelia. Se lei icché?

1313 -Sofia. No, pensavo… Se io, ‘nvece d’intesta’ ugni cosa a me…(si interrompe e non termina il discorso)

1314 -Ofelia. Eh.

1315 -Sofia. Nulla, nulla, lasci fare… Pensavo fra a me eme.

1316 -Ofelia. Ecco, allora guardi, mentre lei pensa fra sé e sé io vo di là a cerca’ un bicchier d’acquaperché se no… Se no bisogna che ragioni coi’ marmista anch’io… Ohiohi… (esce)

SCENA 32. Sofia e i Ballerini, poi Ofelia


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Ballerini.(entrano, piuttosto alterati)

Ballerina. Indove gliè qui’furfante manigoldo?

Sofia. Eh?

Ballerina. Qui’ bandito lazzerone che si fa chiama’(marcato)maestro, ‘ndo’ è?


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Sofia. Bandito? Lazzerone? Ma chi, Giannettini?

Ballerina. Lui, o chie!

Sofia. Ma come si permette? Ma lo sa di chi sta parlando? Giannettini è uno dei più grandi artistia livello mondiale!

Ballerina . Grande artista? Questa gliè bellina! Gliè un millantatore, un vampiro profittatore, eccoicché gliè!

Sofia. Ma cosa sta dicendo! Giannettini? È uno dei più grandi in assoluto, è un maestro in tutto eper tutto, per me è un privilegio imparare da lui!

Ballerina. Impara’ da lui? Mah, signora, faccia come vole… Noi ‘un s’è ‘mparato propio nulla, sisa conta’ fin’a sette e basta!

Sofia. Ma io… Io stento a credere a quel che mi dice…

Ofelia.(entra; sulle prime non capisce di cosa stanno parlando)

Ballerina. E comunque gli do un consiglio: ‘un paghi nulla! ‘Un paghi nulla, eh, finché ‘un havisto ‘ resurtati! ‘Un faccia come noi!

Sofia. Pagare? Sie, meglio! Io ‘un pago mica, io riscoto!

Ballerina. Come riscote?

Sofia. Eh! E bene anche!

Ballerina.(al Ballerino)Ha’ sentito? Disonesto piratabriganteche ‘un è attro, a noi ci fa pagare unostonfo di sòrdi, e a chi gli pare lo paga lui!

Sofia. Bah, dipenderà da chi si ritrova pe’ le mane… Ballerina. Perché, che vorrebbe di’?

Sofia. D’attra parte, io son io e voi vu siete voi…

Ballerina . Ma guardala! Oh, iola so fa’ la mi’ figura, sa’! A Pont’a Ersa, alla “Sala‘78” e c’ho lafila tutti ‘ sabati! Tanghi barzeri porche marzucche mezzi tempi viennesi sambe ciàccia e fostrò! Che gliè gliè, do le paghe a tutti! Ora son venuta da qui’ gagarone pe’ ‘mpara’ i’ latino, ma con quella sarsa che c’ha ‘nsegnato qui’ pesticcione ‘un ci si fa neanche la pastasciutta!

Sofia. Latino?…

Ofelia. Noe, noe, bone tutt’e due! E' ‘un vu ragionate di’ solito!(a Sofia)Loro ‘un cercano i’ babbo,cercano i’ figliolo.

Sofia. Ah, i’ figliolo…


SCENA 33. Sofia, Ofelia, i Ballerini, Maurizio e Federico, poi Clarissa


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Maurizio e Federico.(entrano)

Maurizio e Sofia.(si metteranno a parlare insieme di quello che Sofia dovrà fare, e non prestano attenzione al dialogo)

Ofelia. Eccolo, meno male.

Ballerina.(a Federico; nei momenti più concitati del discorso proverà a colpirlo, e talvolta ci riuscirà)Propio lei!

Federico. Eh? Ah, bongiorno.

Ballerina. Bongiorno? Bongiorno? Ah,‘un ragiona più spagnolo ora, eh?‘Un le fa più tuttequelle mossettine, eh?

Federico. Ah… No… Desculpa…


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(lo colpisce)

Massimo Valori - A tutto c’è rimedio

1348 -Ballerina. Ma che desculpa, disonesto!

1349 -Ballerino. Ora si rivole tutti‘sòrdi!

1350 -Federico. Sòrdi?… Cioè… Dinero? Porché el dinero?

1351 -Ballerina. E ragioni come mangia, ragioni!

1352 -Federico. Ahia!…Segnora, por favor!

1353 -Ballerina. M’ha fatto fa’una figura che sare’entrata coi’capo sottoterra, come gli struzzi!

1354 -Federico. Figura? Porché?

1355 -Ballerina. Siamo andati ai’concorso, ieri sera! Quande c’hanno visto balla’prima si son messitutt’a ride’, e po’ c’hanno squalificato!

1356 -Federico. Ah… Ma che disonor…

1357 -Ballerino. Uno c’ha anchedetto “a saltella’ a quella maniera par che vu giochi a piaccella!”

1358 -Federico. Piaccella?

1359 -Ballerina. Piaccella, sie!(colpisce ancora Federico)

1360 -Federico. Ohiohi! Segnora!

1361 -Ballerina. La piaccella ora gliela fo fa’io, gli stronco una gamba così la fa a zoppetto!

1362 -Ballerino. Ci ridia‘sòrdi!

1363 -Ballerina. Ecco, ci ridia‘sòrdi! Tutti, eh? Quelli delle lezioni e quelli dell’iscrizione ai’concorso!

1364 -Ballerino. 350 euro!

1365 -Federico. Tre… Tresientosinquenta euros…

1366 -Ballerina. E subito, eh? Veloce!

1367 -Federico. No tiengo todo esto dinero!

1368 -Ballerina.‘Un tiene dinero? Ah,‘un tiene dinero?

1369 -Ballerino.“No tengo dinero” gliè una canzone che‘un ci garba!

1370 -Federico. Ah, la cansion… Muy bonito, sì, muy bonito…

1371 -Ballerina. Ascolti me, bonito! O ce li ridà tutti e subito, o se no…

1372 -Ballerino. Se no a furia di cazzotti i’latino glielo fo balla’ni’girello, come‘bambini piccini!

1373 -Federico. No, via… Calmi… State calmi…(si guarda intorno)O come fo…(gli sovviene)Ah già! Eh!

No! Noe, vah! ‘Un posso!

1374 -Ballerina.‘Un pole?

1375 -Federico. Noe! Gliè morta la mi’mamma! Eh, come fo, gliè morta la mi’ mamma…

1376 -Ballerina. Gliè… Come gliè morta la su’mamma?

1377 -Federico. La mi’mamma. Ora, sarà du’ore. Gliè morta, poera donna, davvero.

1378 -Ballerina. Ma dice sui’serio?

1379 -Federico.‘Une scherzerò mica su queste cose, eh! Che la vole anda’a vede’?

1380 -Ballerina.(impressionata)No… No no… Ba’, allora…

1381 -Maurizio.(è stato attirato dalle ultime parole; si avvicina a Federico, preoccupato che Sofia venga smascherata)Oh! Ma che

dici?


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Massimo Valori - A tutto c’è rimedio

1382 -Federico. Come che dico! Gliè morta, no? Gliè di là,‘nteccherita!

1383 -Maurizio. Ma no!

1384 -Federico. Come no, Maurizio,‘un fa’i’bischero!

1385 -Maurizio. Ma non… Non è morta, ma che ha’dato barta?

1386 -Ballerina. È morta o no?

1387 -Maurizio. Ma no, sua madre sta benissimo! Eccola qui!

1388 -Clarissa.(entra)

1389 -Ballerina. Chi è?

1390 -Maurizio. Lei!

1391 -Ballerina. Lei?

1392 -Sofia. Io?

1393 -Maurizio. Lei, sì! La sora…

1394 -Sofia. Livia! Sie, son io!

1395 -Ballerina.(allude a Federico)Gliè la su’mamma?

1396 -Sofia. Son la su’mamma?

1397 -Maurizio.(annuisce; poi si rimetterà a parlare con Sofia)

1398 -Sofia. Son la su’mamma sì! O chi ho a essere?

1399 -Clarissa. Eh! È mamma anche di me, e io son la su’sorella!(cerca l’appovazione di Maurizio, che approverà)

Ho detto bene Mau?

1400 -Federico. Addio, mi mandan sui’girello!

1401 -Ballerina. Farabutto‘mbroglione…(al Ballerino)Chiappalo!

I Ballerini inseguono Federico per tutta la stanza, poi lui e loro (in quest’ordine) escono a destra.

1402 -Clarissa.(a Ofelia)Ma che son andati a ballare?

1403 -Ofelia. Noe, nina. Son andati a sonare!

1404 -Clarissa. Ma che glitirano? O mamma… Fede… Fede…(esce a destra)

SCENA 34. Sofia, Ofelia, Maurizio e Anselmo


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Anselmo.(rientra, teso, col foglio di prima in mano, tutto spiegazzato; a Sofia)Ecco, tenga… Ma facciamo presto! Sofia.(prende il foglio)Leggo questo?

Anselmo. Sì, legga, legga!

Sofia.(rimette gli occhiali)Allora… Ecco.(legge)““IO, LIVIAZANNELLI,NEL PIENO POSSESSO DELLEMIE FACOLTÀ MENTALI” …

Anselmo. No, no, codesto l’ha già letto.(indica un punto sul foglio)Da qui, legga da qui!

Sofia. Ah, dunque…(individua il punto e legge)“SIANO RIPARTITI SECONDO LE SEGUENTI QUOTE.QUARANTACINQUE PER CENTO AL SIGNOR GIANNETTINI ANSELMO, MIO MARITO. VENTISETTEPER CENTO AL SIGNOR GIANNETTINI FEDERICO, MIO FIGLIO. VENTOTTO PER CENTO ALLA SIGNORA GIANNETTINI CLARISSA, MIA FIGLIA.”Ma fa cento?


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(prende la cartellina)

(cambia espressione)

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Anselmo. Fa cento, fa cento, finisca di leggere!

Sofia. Finisco, finisco.(legge)“IN FEDE, ZANNELLILIVIA”.Tutto qui.

Anselmo. Ha capito bene?


SCENA 35. Sofia, Ofelia, Anselmo, Maurizio e Glauco, poi Federico e Clarissa


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Glauco.(entra, con la sua cartellina)Allora qui’marmaccio ve l’ho portato qui, e se… Anselmo.(si precipita vicino a Glauco)Va bene, va bene. Come vuole.Ora però…


Maurizio parla con Sofia e continuerà a farle rileggere il foglio. Ofelia ascolterà Glauco, divertita. Anselmo continuerà a cercare garbatamente di far uscire di nuovo Glauco a destra, non riuscendovi. Verso la fine della scena, Maurizio si avvicinerà a Anselmo facendogli notare che è tardi, e questi farà cenno di esserne consapevole, ma di non riuscire a liberarsi di Glauco.


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Glauco. Come voglio, come voglio. Come voglio‘un vu lo volete fa’più!

Anselmo. Come no. Marmo di prima scelta e lettere a diciotto. Stia tranquillo.

Glauco. Davvero?

Anselmo. Certamente!

Glauco. E allora, maremma… Vu m’avevi fatto piglia’ un córpo… Allora me lo ripiglio?

Anselmo. E fra qualche giorno le mando la frase, così può acquistare le lettere. Ora però senon…

Glauco. Allora si rimane come s’era detto: Calacata, nome e cognome, date di nascita e morte, la

frase che mi manderà lei, tutto co’ le lettere d’oro a diciotto, l’antifurto e…                                                                                                                                                                   So’

Giannettini!

Anselmo. Che.

Glauco. La fotografia! ‘Un s’è parlato della fotografia!

Anselmo.Come, o ‘un c’era anche sulla prova che m’ha portato?

Glauco.Ma, o so’ Giannettini! Ma che gli pare a lei che la ditta “Del Bello” non ci potesse avere

un’altra delle su’ ‘nvenzioni ‘n esclusiva anche pe’ la fotografie? Questa                                                                                                                                                          neancora

‘un gliel’ho fatta vedere, guardi! Gliela fo vedere?

Anselmo. Signor Del Bello, io la ringrazio, però in questo momento…

Glauco. Gliela fo vedere, gliela fo vedere. Guardi che roba: la foto che si move! Gliela spiego,eh?

Anselmo. Ecco, se si potesse un altro giorno…

Glauco.Gliela spiego. L’ha presente lei quelle fotografie da bambini che a seconda di come sitengano ‘n mano fanno vede’ una cosa o un’antra? Ecco, l’istesima! Guardi, qui c’ho anch’i’

campione! (mostra la cartellina a Glauco, inclinandola a destra e a sinistra) Eh?… Si prende du’ fotografie della su’ moglie, no? Poi si mettano ‘n questo supporto speciale, e i’ visitatore che verrà a trovalla, a seconda di come si mette, vedrà la signora ‘n un’espressione o ‘n quell’attra! ‘Un è bello?

Anselmo. Bello, bellissimo.


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(resta in sospeso, preparandosi a raccontarne un’altra)

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Glauco. Solo noi ci s’ha, eh… Che poi a uno gli feci un servizio, guardi, mi ringrazia ancora.Siccome con queste foto ch’è qui, quande si trova i’ punto, basta movisi un pochino di spalle (faazione, muovendo il busto a destra e a sinistra) e si vede una posa o quell’attra, no? E sembra proprio chel’immagine si mova, che l’effigiato prenda vita, capito? L’effigiato sarebbe…

Anselmo. Quello della fotografia.

Glauco. Ecco, ecco, lo sa allora. Perché a vorte questi termini tennici… Allora, gli dicevo, a unoche gli garbava anda’ a trova’ la moglie e immaginassi di ragionacci, gli ho preso du’ fotografie uguali della moglie, una a bocca chiusa, e una a bocca aperta. E lui quande la va a trova’ si mette ni’ posto giusto, gli fa le domande, poi si move (muove il busto come prima) e gli par di vede’ lei che move la bocca, ‘nteso, ba ba ba ba… E allora dice che a quella maniera la moglie morta gli fa tanta compagnia, sta lì tutt’i’ giorno, la saluta “bongiorno cara” e lei (ripete l’azione) “bongiorno amore mio”, e lui vede la bocca che si move e gli par che glielo dica lei… E via di questo passo! Se sapesse quante mi ringrazia quell’omo quande mi vede…

Anselmo. Ci credo, ci credo. Le manderò due fotografie di Livia. Ora però se non le dispiace… Glauco. Me le mandi, me le mandi, so’ Giannettini. Vedrà quanto tempo che ci passa, anche lei,

giornate ‘ntere! Però allora… Anselmo. Allora icché?

Glauco.(trionfante)Allora avrà bisogno anched’un’antra delle nostre ‘nnovazioni! L’ombrellone!...Gliela spiego?

Anselmo. Signor Del Bello, mi creda, non abbiamo tempo…

Glauco. Grazie, grazie, lo sapevo che gli sarebbe ‘nteressata anche questa nostra ‘nvenzione.Ora,no che l’ombrellone s’è ‘nventato noi, ma la ditta Del Bello, gliè stata la prima che ha avuto l’intuizione di portallo ni’ cimitero! Ma pensi lei, anda’ a trova’ la su’ moglie sotto quelle smerie di luglio… D’attra parte se no che si fa, si va ai’ camposanto d’inverno e basta? L’unica sarebbe andacci di notte, ma di notte ni’ camposanto…

Anselmo. Signor Del Bello…

Glauco. Son chiusi di notte ‘ camposanti, no? E allora se le’ ci vole anda’ di giorno e trattenessiun po’… Cosa vole di meglio di’ nostro ombrellone? Bianco, eh, pe’ ‘un da’ tanto nell’occhio, sa’, poi co’ la base tutta di marmo, ‘n tono co’ la lapide…

Anselmo. Ci penserò, signor Del Bello, penserò anche a quello.

Glauco.Noi, so’ Giannettini, siamo all’avanguardia nell’arte sepolcrale, come dice i’ mi’ figliolo!Noi si vole da ai’ camposanto un nuovo lustro, so’ Giannettini, se ne vole fa’ un luogo d’aggregazione, ‘ndove la gente possa sta’ ‘nsieme, socializzare, passa’ i’ tempo! Pensi come sarebbe bello! Ci s’ha anch’i’ biliardino, so’ Giannettini! Ora ‘un lo so come lo chiama lei, in italiano m’ha detto i’ mi’ figliolo si chiama calcio balilla… Co’ giocatorini di marmo, marmo rosso e marmo nero, le palline di marmo, tutto di marmo. ‘Gna sta’ attenti d’un tirassi la pallina addosso perché gliè un po’ pesa, a me mi restò i’ macolo ni’ capo pe’ quindici giorni…


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Maurizio.(si avvicina nuovamente ad Anselmo, facendogli cenno che è tardi)

Anselmo. Signor Del Bello, si parlerà di tutto quello che vuole, ma ora davvero, guardi, abbiamouna certa premura…

Glauco. No no, ma io ‘un lo dicevo mica pe’ la tomba della signora, eh… No, i’ biliardino vabene pe’ ‘ ragazzi giovani, pe’ quelle belle combriccole, sa’… No no, ni’ su’ caso ‘un va bene, glielo dicevo tanto pe’ spiegagli che fortuna ha avuto lei a rivolgisi alla ditta “Del Bello”! (notaMaurizio e la sua preoccupazione) Ma che avetede’ problemi, avete furia?

Anselmo.(sollevato nel vedere che se n’è finalmente accorto, annuisce)Sì, signor Del Bello, sì, s’ha furia.

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Glauco.Ma me l’aveva a dire, so’ Giannettini! Un’antra delle cose che noi della ditta “Del Bello”ci siamo sempre stati attenti gliè la discrezione! ‘Un bisogna esse’ entranti, vero so’ Giannettini? Io, guardi, un minuto, ho fatto prima che ho potuto. ‘Un è vero?

Anselmo. Gliè vero, gliè vero. Bravo, bravo.

Federico e Clarissa.(entrano; Federico è un po’malmesso e ha un occhio nero; si metterà in disparte, ma poi coinvolto daglieventi si riprenderà)

Glauco. Vo via. Vo via subito. Grazie, eh. Grazie.(si avvia a destra, fregandosi le mani; vede Federico)Però!Bella ripassata che gli hanno dato, eh? Vole mica ‘un preventivo anche lei? (ride) Scherzo, eh… Arrivederci! (ride)


SCENA 36. Sofia, Ofelia, Anselmo, Maurizio, Federico, Clarissa, Igor e Brando, poi la D.ssa Tarantino

1453 -Igor e Brando.(entrano da destra)

1454 -Igor. Commedianti, preparatevi: c’è i’notaro. Anzi, la notara.

1455 -Anselmo. È già arrivata?

1456 -Igor. Gliè scesa ora di macchina. La dottoressa Tarantino, la conosco di vista.

1457 -Anselmo.(a Maurizio, Clarissa, Sofia, Maurizio e Federico)È arrivato il notaio, è arrivato!

Momento di eccitazione generale: tutti controllano il proprio aspetto per prepararsi al meglio. Igor e Ofelia parlano tra loro in disparte. Brando si mette in un angolo, solitario.

1458 -  Igor.(a Ofelia)Che mi son perso?

1459 -Ofelia. L’ombrellone, i’ biliardino e la foto che si move.

1460 -Igor. La foto che si move?

1461 -Ofelia.(fa lo stesso movimento di spalle di Glauco)Buongiorno amore mio!

1462 -Igor. Ma che mi perdi i’ cervello anche te?(vede Federico)O a Julio Iglesias…Che gli è successo?

1463 -Ofelia. O che‘un l’ha’visto fòri? Gliè stata quella coppia di ballerini. Gli hanno dato unaripassata!

1464 -Igor. Ba’, e l’avevo vista passa’ della gente a corsa…Gli hanno fatto un battuto, eh? Peccato.

1465 -Ofelia. Che ti dispiace?

1466 -Igor. No, dicevo: peccato‘un esse’stato lì a vede’, c’avre’goduto un po’e via!(si  fa  raccontare

brevemente da Ofelia quel che è successo)

1467 -Maurizio.(a Sofia)Oh, oh! Allora, tutto chiaro? Il personaggio! L’affanno, gli occhi, la tosse!

1468 -Sofia. Uuh, già!(comincia  a  lamentarsi  come  prima)  Aah affanno occhi tosse aah… Aah affanno occhi

tosse aah… (continua)

1469 -Anselmo.(a Maurizio)Ma che fa?

1470 -Maurizio. L’interpretazione, no? Guardi a quante cose ho pensato, io, pe’un misero ventotto percento!

1471 -Anselmo. Sì, ma così… Non si capisce nulla!(a Sofia)Più piano!

1472 -Sofia.(si lamenta sottovoce)Aah affanno occhi tosse aah… Aah affanno occhi tosse aah…(continua)

1473 -D.ssa Tarantino.(entra)Buongiorno. È questa casa Giannettini?

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Anselmo.(ha zittito Sofia)Benvenuta dottoressa!

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D.ssa Tarantino.(tende la mano)Dottoressa Marienrica Tarantino.

1476

Anselmo.(stringe la mano alla D.ssa Tarantino)Benvenuta e grazie, grazie di averci fatto questo enorme

favore. Mia moglie gliene sarà grata in eterno.

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D.ssa Tarantino. Siamo ancora in tempo, spero…

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Anselmo. Sì, sì, siamo in tempo. Ma soffre, povera donna, sapesse come soffre!

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D.ssa Tarantino. Bene, non mettiamo tempo in mezzo, allora. Andiamo in camera da letto?

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Anselmo.(subito, concitato e incontrollato)No!(si riprende)No, mia moglie… Vede? È qui. Ha insistitoper

venire di qua, in questa stanza. Vuole che siamo tutti riuniti.

1481

D.ssa Tarantino. Ah, ecco.(si avvicina a Sofia e le stringe la mano)Buongiorno signora… Livia, vero?

1482

Sofia. Sì! Sì sì, Livia. Perché se mi chiama‘n un’antra maniera‘un rispondo, eh?

1483

D.ssa Tarantino. Prego?

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Anselmo. Non ci badi, non ci badi. È la malattia che la rende un po’… Così…

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D.ssa Tarantino. Ma la signora è in possesso delle sue facoltà mentali?

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Anselmo. Ma certo, certo.(a Sofia)Vero cara?

1487

Sofia. Diamine, diamine. Ce l’ho tutte, le facoltà mentali. Tutte, eh? Dire, fare, baciare, lettera e

testamento. Testamento più che attro.

1488

D.ssa Tarantino.(resta perplessa)

1489

Anselmo.(per dissimulare)Vuole accomodarsi, dottoressa?

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D.ssa Tarantino. Ah, sì, sì. Posso mettermi qui?(indica una sedia sulla destra)Lei dunque è il marito.

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Anselmo. Sì, sono io, sono io, Anselmo Giannettini.

1492

D.ssa Tarantino. Ah, ecco, sì, lei. Allora. La situazione contingente non ci permette di perdere

tempo inutile, per cui… (si dispone a scrivere) Lei è la signora Livia Zannelli… (scrive)

1493

Sofia. Io, sì, Livia, io.

1494

D.ssa Tarantino. Può mostrarmi un documento?

1495

Sofia.(non pensa  alla  propria  parte,  fa  per  rispondere  come  Sofia)  Un documento? Ah, sì, la borsa, dove l’ho

messa…

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Maurizio.(non visto dalla Dottoressa Tarantino, fa un pizzicotto a Sofia; si rivolge a lei)‘Un ce l’ha i’ documento…

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Sofia.(all’inizio si lamenta per il dolore, poi le sovviene)Ahia… Ah, i’ documento, già… ‘Un ce l’ho mica…

Aah... Aaah… Affanno occhi tosse aah… I’ documento… L’ho di là…

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Anselmo. Livia, cara… Che ti succede?… Via, resisti, siamo tutti qui…

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D.ssa Tarantino. Ma è in grado la signora?

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Anselmo. Io lo spero, dottoressa.(a Sofia)Livia, vuoi davvero farlo? Ce la fai? Ne sei sicura?

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Sofia.(annuisce, sempre lamentandosi e tossendo)

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Maurizio. Ma sarà meglio fare presto!

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Anselmo. Il documento, Livia. Ti ricordi dove l’hai messo?


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Sofia.(annuisce c.s.; prova ad alzarsi, aumentando la tosse e i lamenti)

Anselmo. Ma vuoi che vada io? Se mi dici dov’è vado io!


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(smette di leggere)

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Massimo Valori - A tutto c’è rimedio

Sofia.(prova a dare spiegazioni fra i finti nodi di tosse e i lamenti)

Anselmo e Maurizio.(sorreggono Sofia che sembra lì lì per crollare)

D.ssa Tarantino. Si sieda, signora si sieda! Per favore, si sieda! Date le condizioni di salute pensoche possiamo soprassedere alla verifica dell’identità. (scrive)

Breve pausa. Anselmo, Maurizio e Sofia sono soddisfatti e si fanno cenni d’intesa.

D.ssa Tarantino.(trae una busta dalla valigetta)Questo è l’attuale testamento della signora, che mivenne consegnato qualche tempo fa. Adesso quindi la signora darà le nuove disposizioni testamentarie che andranno ad annullare quelle qui contenute.

Maurizio. Annullare… Annullare?

D.ssa Tarantino. Annullare, sì, certo.

Maurizio. Bene, bene.

Anselmo. Ma, dottoressa, che si potrebbe leggere lo stesso…

D.ssa Tarantino. Adesso no, signor Giannettini. Quando avremo redatto l’altro lo restituirò allasignora, e poi sarà lei a disporne come desidera.

Anselmo. Ho capito.

D.ssa Tarantino. Allora, procediamo. Di fronte a me dottoressa Marienrica Tarantino notaioeccetera eccetera si presenta la signora Livia Zannelli, in presenza dei signori…

Anselmo.(porge un altro foglio alla D.ssa Tarantino)Prego, dottoressa.

D.ssa Tarantino. Ah, grazie. Accidenti che organizzazione.

Anselmo. Grazie, dottoressa.

Igor.(fra sé)Vu fate ma recere, vu fate…

La D.ssa Tarantino declama a voce alta i nomi sul foglio, trascrivendoli nel contempo, e i chiamati risponderanno “presente”. Clarissa non risponderà subito, sbadata com’è.

D.ssa Tarantino. Allora dunque, Giannettini Anselmo, marito della signora… GiannettiniFederico, figlio della signora… Giannettini Clarissa, figlia della signora… Niccoli Maurizio, genero della signora… Magnani Igor… Squinzi Ofelia e… Magnani Daniela?

Ofelia. Non è qui, è fuori.

D.ssa Tarantino. Quindi lei non la trascriviamo…(scrive)Amici di famiglia. Bene.

Sofia. C’è anche Pasquinucci Brando.

Anselmo, Maurizio, Clarissa e Federico. E chi è???

Brando.(alza il dito, timidamente)Io.

Anselmo. Ah.(alla D.ssa Tarantino)Metta“altro amico di famiglia”.

D.ssa Tarantino.(scrive)Bene…La quale signora Zannelli dispone le seguenti istruzionitestamentarie…

Anselmo. Livia, via, tocca a te. Ti sei fatta il foglio, no?

Sofia.  (legge)   ”IO,   LIVIA   ZANNELLI,    NEL   PIENO   POSSESSO   DELLE   MIE   FACOLTÀ   MENTALI,

DISPONGO CHE TUTTI I BENI DI MIA PROPRIETÀ, MOBILI E IMMOBILI, MATERIALI E IMMATERIALI,

LIQUIDI COMPRESI, SIANO RIPARTITI SECONDO LE SEGUENTI QUOTE”

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D.ssa Tarantino. Dica.

Sofia. Il cento per cento…

Anselmo. No,Livia, leggi bene…

Sofia. Il cento per cento al signor Pasquinucci Brando. Eh eh!(si frega le mani, contenta)

D.ssa Tarantino.(scrive)Ah. Quindi… Basta, allora.

Sofia. Basta.

Anselmo, Maurizio, Clarissa e Federico. A chie???

Sofia. Pasquinucci Brando!

Anselmo, Maurizio, Clarissa e Federico. E chi è???

Brando.(alza un dito, timidamente)Sempre io.

Anselmo, Maurizio, Clarissa e Federico. Lei?


Confusione generale. Anselmo, Maurizio e Federico strepitano. Anselmo cerca di aggredire Sofia, che fugge per la stanza; Maurizio e Federico lo trattengono, dicendogli che non può farlo, se no li arrestano tutti. Anselmo si calma e allora parte Maurizio, trattenuto da Anselmo e Federico, con gli stessi avvertimenti. Igor e Ofelia, in disparte, hanno dei sorrisi di compatimento. La D.ssa Tarantino cerca di prendere il controllo della situazione.


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D.ssa Tarantino. Fermi! Fermi! Calmatevi! Controllatevi!…Non è così che ci si comporta conuna persona in fin di vita!

Federico. In fin di vita ce la mando ma io…

Maurizio. Disgraziata!

Anselmo. Maledetta!

D.ssa Tarantino. Signori! Per favore!…Rispettate le ultime volontà della signora!

Anselmo. C’ha messo ni’mezzo tutti!(a Maurizio)L’ha’visto co’la tu’bell’idea…

Federico. N’ho anche toccate, pe’via di te! Ma‘un gli si dà più i’ventotto, vero babbo?

Anselmo. Ma che ventotto, imbecille anche te! Siamo rimasti‘n mutande, siamo rimasti! Figliad’un…

D.ssa Tarantino. Signor Giannettini! Mettetevi tutti a sedere!

Mormorio generale, nessuno si mette a sedere.

D.ssa Tarantino. Mettetevi a sedere ho detto! Ricordatevi che siete di fronte a un pubblicoufficiale! Se no chiamo la Polizia!


Si mettono tutti a sedere, con più o meno riluttanza.

SCENA 37. Sofia, Ofelia, Anselmo, Maurizio, Federico, Clarissa, Igor, Brando, la D.ssa Tarantino, Niccolò e Daniela


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Niccolò.(entra, correndo)Mi fa seteee…

Daniela.(entra, inseguendo Niccolò)Nicco, no… Vieni qua, t’ho detto…


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(prende Niccolò per un orecchio con l’intenzione di portarlo verso l’uscita di

Massimo Valori - A tutto c’è rimedio

1554 -Niccolò.(vede Sofia; resta stupito, torna sui suoi passi e le si avvicina; la osserva; breve pausa)  Te che ci fai co’vestiti

della mi’ nonna?

1555 -Maurizio. Nicco, vai a bere, se ti fa sete…

1556 -Niccolò. Che ci fai co’vestiti della mi’nonna morta?

1557 -Maurizio. Nicco, vai di là t’ho detto…

sinistra)

1558 -Niccolò. Ahia, ahia, tu mi’fa’ male, babbo…

1559 -D.ssa Tarantino. Aspettate un momento. Fermi, voi!

1560 -Maurizio e Niccolò.(si fermano)

1561 -D.ssa Tarantino. Chi è questo bambino?

1562 -Maurizio. Chi è? Eh, chi è… Mah, abiterà da queste parti…

1563 -Niccolò. Che da queste parti! Noi si sta‘n via Chiarugi!

1564 -D.ssa Tarantino. Ma lo conoscete?

1565 -Maurizio. Conoscere, ora… ‘Un è che proprio lo conosco…

1566 -Niccolò. O babbo! Ma che ha’pers’i’cervello?

1567 -D.ssa Tarantino. Babbo?

1568 -Maurizio. Ah, bellino… M’ha chiamato babbo…

1569 -Niccolò. Oh, se devo chiama’babbo quarcherdun’antro sarà meglio che tu me lo dica!

1570 -Maurizio.(dà uno scappellotto a Niccolò)

1571 -Niccolò. Ahia, babbo!

1572 -D.ssa Tarantino. Ascolta un attimo me, piccolino.

1573 -Maurizio. Ma via, dottoressa, è impressionabile, sacome sono i bambini…

1574 -D.ssa Tarantino.(fa cenno a Maurizio di tacere)Come ti chiami?

1575 -Niccolò. Niccolò.

1576 -D.ssa Tarantino. E di cognome?

1577 -Niccolò. Niccoli.‘Un si son sprecati pe’mettimi a nome, hanno preso i’primo che gli veniva.

1578 -D.ssa Tarantino. E sei il figlio di questo signore?

1579 -Niccolò. Fin’a ora quande lo chiamavo “babbo”rispondeva.

1580 -D.ssa Tarantino. E la tua mamma dov’è?

1581 -Niccolò.(indica Clarissa)‘Cola lì.

1582 -D.ssa Tarantino. E lei è la figlia della qui presente signora Zannelli?

1583 -Clarissa.(confusa)No… Sì… Boh…

1584 -Maurizio. Dottoressa…

1585 -D.ssa Tarantino.(fa nuovamente cenno di tacere a Maurizio)  Niccolò, tu prima haiparlato della nonna…

Morta?

1586 -Maurizio. Ma che morta, non è morta, vero Niccolino?

1587 -Niccolò. Sì che gliè morta, l’ho vista io! Gliè di là, così!(fa azione)


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Massimo Valori - A tutto c’è rimedio

1588 -D.ssa Tarantino. Di là?…E questa signora allora… Chi è?

1589 -Niccolò. Che lo so chi è!

1590 -Maurizio. Ma lasci stare…

1591 -Anselmo. E no! No che‘un si lascia stare! No!

1592 -Maurizio. Sor Anselmo…

1593 -Anselmo. E se si va‘n galera tutti pazienza! Io‘un mi fo mette’ni’mezzo da una a quellamaniera! Eh! Clarissa, porta fòri Niccolò! E lei, dottoressa, ascolti me!

Clarissa prende Niccolò per la mano e se lo porterà fuori a destra, mentre lui si lamenta perché ha sete.

1594 -Niccolò.Mi fa sete… Mamma… Mi fa sete…

SCENA 38. Sofia, Ofelia, Anselmo, Maurizio, Federico, Igor, Brando, la D.ssa Tarantino e Daniela


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D.ssa Tarantino. Dica.

Anselmo.(indica Sofia)Quella‘un è la mi’moglie!

D.ssa Tarantino. No?

Anselmo. No! Noi si voleva… Insomma, s’è fatto tutt’una messinscena, ecco. La mi’moglie glièmorta oggi.

Igor. Bomba liberatutti!…

D.ssa Tarantino. Morta?

Anselmo. Morta.

D.ssa Tarantino. Ma… Voi… Voi sapete che cosa avete fatto?

Anselmo. Si sa, si sa.

D.ssa Tarantino. Questo è un… È un reato!Sostituzione di persona e falsa dichiarazionedinanzi a un pubblico ufficiale! Si va nel penale, signori!… Ma io… Io…

Maurizio. Siamo rovinati.

D.ssa Tarantino. Tutti d’accordo, dunque?

Anselmo. No no, l’idea gliè mia e di’mi’genero. Quell’attri… Lasciamoli fa’.

Maurizio. Lasciamoli fa’? Come sarebb’a di’?

Federico. O‘un volevi i’ventotto per cento perché l’idea gliera merito tuo? O ciuccia! Eh!…

(durante i prossimi dialoghi, quando non coinvolto direttamente, resterà dalle parti di Maurizio, ammonendolo per la sua bella pensata)


Confusione generale. Maurizio non vuole colpe, Anselmo dice che è giusto così, Igor, Ofelia e Federico ribadiscono che non c’entravano nulla.


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(si mette a piangere)

Massimo Valori - A tutto c’è rimedio

1610 -D.ssa Tarantino. Silenzio! Silenzio, ho detto! Allora… Scusate, ma devo riassumere il controllodi questa situazione… Paradossale, veramente! Non m’era mai successa una cosa del genere! (brevepausa) Lascio a margine le mie considerazioni personali, che ovviamente sono le più basse chepossiate immaginare. I membri di questa famiglia riceveranno presto notizie dal mio studio legale e dalle Autorità giudiziarie competenti. Adesso però… Adesso dobbiamo recuperare il senso di questo nostro incontro, se ancora può essercene uno. Se la signora è defunta, a questo punto devo espletare le mie funzioni. Così stando le cose riassume pieno valore il testamento originale

della signora. (lo trae nuovamente dalla sua borsa) Che vado a leggere. (apre la busta, legge) “TESTAMENTOOLOGRAFO DI LIVIA ZANNELLI, REDATTO DA ME MEDESIMA NEL PIENO POSSESSO DELLE MIE FACOLTÀ MENTALI. DISPONGO CHE TUTTI I BENI DI MIA PROPRIETÀ, MOBILI E IMMOBILI, MATERIALI E IMMATERIALI, LIQUIDI COMPRESI, VADANO A UNA SOLA PERSONA, LA SOLA PERSONA DEGNA DI ESSERE CHIAMATA CON QUESTO NOME TRA TUTTI COLORO CHE HANNO CIRCONDATO LA MIA VITA. LA SOLA CHE HO AMATO CON TUTTA ME STESSA, LA SOLA CHE PORTO NEL CUORE, LA SOLA CHE SENTO ESSERE L’ALTRA PARTE DI ME. DICHIARO PERTANTO MIO EREDE UNIVERSALE IL SIGNOR PASQUINUCCI BRANDO”.


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Sofia.(esterrefatta)Chi???

D.ssa Tarantino.(rilegge)”PASQUINUCCIBRANDO”

Anselmo, Maurizio e Federico. E chi è???

Brando.(alza il dito, timidamente)Quello di dianzi.

Stupore generale.

D.ssa Tarantino.(a Brando)Ah, è… Lei…(poi si metterà a scrivere)

Brando. Sì, io.

Sofia. Ma… Brando… Che cosa… Su qui’ foglio ci dice che…

Brando. Che s’aveva una relazione. Sì. Da diversi anni.

Stupore e mormorìo generale.

Anselmo. Aveva organizzato tutto!

Brando. No, no. Io‘un avevo organizzato nulla… O per lo meno, avevo organizzato solo lanostra venuta. Era da tanto che ‘un sentivo Livia, e mi sono immaginato che stesse poco bene. Allora ho detto alla mi’ moglie che gli avevo preso un appuntamento a casa sua, con lei, so’ Giannettini… Naturalmente non era vero nulla, io volevo solo avere una scusa, un pretesto per venire qui, varcare questa soglia, sapere cosa stava succedendo… E ho avuto… La peggiore notizia che mi si potesse dare…

Sofia. Brando, ma… Tu piangi?

Igor. E’sarebbe l’ora! Gliè i’primo‘n tutt’i’giorno! Che famiglia!(trae il fazzoletto di tasca e lo porge aBrando) Tenga. Aimmeno serve a quarche cosa.

Brando.(a Igor)Grazie.(ad Anselmo)Tutto quello che è successo dopo l’avete fatto voi…(indica Sofia)E lei, nella sua… Interpretazione della parte.

Sofia. Scusate, io… Vado di là a rimettimi la mi’roba. Scusate.(esce a sinistra)


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(lo trascina destra)

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SCENA 39. Sofia, Ofelia, Anselmo, Maurizio, Federico, Igor, Brando, la D.ssa Tarantino e Daniela, poi Paolo


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D.ssa Tarantino.(confusa ed emozionata)Signor Pasquinucci, lei… Lei ha un documento?

Brando.(annuisce, lo trae di tasca e lo mostra alla D.ssa Tarantino)

D.ssa Tarantino. Allora, se intanto… Mi firma qui, per accettazione, poi… Provvederemo aredigere i documenti di successione…

Brando.(lentamente, prende la penna che gli porte la D.ssa Tarantino e firma)

D.ssa Tarantino. Grazie. Allora con questo lei… Accetta l’eredità della signora Zannelli. Vistoda… Da me sottoscritta, dottoressa Marienrica Tarantino, notaio.

Breve pausa. Brando si commuove nuovamente, gli altri restano imbarazzati e sbigottiti, chi per delusione, chi per sorpresa, chi per compatimento.

Paolo.(entra; è vestito elegante, ma non “da lavoro”, ha una rosa in mano)Buongiorno a tutti.

Anselmo. Arriva a proposito. Vada, vada, gliè tutta vostra. Prima la portate via e meglio è.

Paolo. Pe’codesto chiamate l’ufficio, son qui pe’un’antra cosa. Dani.(si avvicina a Daniela)Danisenti, dianzi ho capito quello che tu volevi dire. Ora son venuto per te. Né pe’ loro, né pe’ quella poera donna di là, sono venuto per te. Son venuto perché…

Daniela.(interrompe  Paolo, appoggiandogli  le dita  sulle  labbra)  Portami via. Paolo, portami via. Qui non c’è

nulla di quel che voglio per me. Nulla. Portami via.

Paolo. Ti porto via.

Daniela. Portami via.

Paolo e Daniela.(escono a destra)

Ofelia. E allora ora si va via anche noi! ‘Gnamo, Igo’!(esce a destra)

Igor. Oh, aimmeno una gioia!(si avvia per uscire a destra, poi torna sui suoi passi; a Maurizio)Ci s’ispiri ora, allastoria d’amore! Che fa ora, (indica Federico) ci manda lui solo, sull’isola deserta, a’ ‘nsegna’ i’ latino a’ cannibali? Gl’insegni la salsa, a’ cannibali gli fa comodo!…

Ofelia.(d.d.)Igo’!

Igor. Oh, vengo!(si avvia di nuovo a destra, torna ancora indietro)Perché qui…

Ofelia.(rientra interrompendo Igor, e afferrandolo per un braccio)Perché qui vu siete ciucchi, vu siete tutti ciucchi!

L’ho detto, lo dico e lo voglio ridi’! ‘Gnamo!

Igor e Ofelia.(escono a destra)

Maurizio. (sconfitto su tutti i fronti, si mette in disparte e assiste ai prossimi dialoghi)

Clarissa.(entra)Fede! Ma Daniela sta andando via con quello delle pompe funebri!

Federico. L’ho visto.

Clarissa. E non dici nulla?

Federico. Smetterò di dagli le lezioni gratisse.(esce a sinistra)

Clarissa.(a Maurizio)Mah. Certo Mau, che giornata, eh? Bastonati, becchi e poeri!(ride)Ci mancad’ammalassi, poi…

Maurizio. (stizzito, si alza ed esce a sinistra)

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(evita ostentatamente di rivolgersi ad Anselmo)

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1650 -Clarissa. Mau… Mau… ‘Ndove vai Mau… Mau…(esce a sinistra)


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D.ssa Tarantino. Domando scusa, ma… Dal momento che i miei compiti più importanti sisono ormai esauriti, io torno allo studio. Signor Pasquinucci, Arrivederci.

Brando e Anselmo. Arrivederci.

D.ssa Tarantino.(guarda Anselmo con disapprovazione, esce a destra senza salutarlo)


SCENA 40. Anselmo, Brando e Glauco


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Glauco.(entra,  con  la  cartellina  in  mano)  Scusino…(ad  Anselmo)  Pensavo, giusto pe’esse’ sicuro… Ma

l’antifurto?

Anselmo. Ah, io‘un conto più nulla. Lo domandi a lui(indica Brando).

Glauco. A lui? Ma io parlo della lapide della signora.

Anselmo. Anch’io. Ora decide lui, io‘un c’entro e‘un pago più nulla.

Glauco. Come? Come?‘Un antra vorta? Maremma zucchina, l’ho anche riportato‘n laboratorio,i’ marmo, e’ vo a ripigliallo, eh! Come ‘un lo paga!

Anselmo. No di certo.

Glauco.(a Brando)Allora lo paga lei?

Brando. Lo pago io, lo pago io.

Glauco. A me mi basta che ci sia quarcheduno, poi… Brando. Non si preoccupi, lo pago io.

Glauco. E anche lei lo vole co’le lettere a diciotto?

Brando. Le lettere a diciotto?

Glauco. Così, guardi…(gli mostra la cartellina)Questo gliè come viene, l’ha fatto i’mi’figliolo coi’compiùte, gliè bravo lui. Che bellezza, eh? Lettere d’oro massiccio a diciotto carati!

Brando. Bello, ma… A me piacerebbe…

Glauco. Dica, dica. Siamo sempre a tempo.

Brando. Io vorrei una scritta a rilievo, nel marmo. Semplice. A Livia piacevano le cose semplici. Glauco. E che ci vorrebbe scrivere?

Brando. Nome e cognome, in corsivo, sa? Come fosse scritto a mano. Livia aveva una bellissimacalligrafia. Quando scriveva il suo nome sembrava… Un’aiuola di fiori mossa dal vento.

Glauco. Un’aiola… Boia, lei gliè quasi più bravo di’mi’figliolo. Complimenti.

Brando. Grazie. Si può fare?

Glauco. Ha voglia lei! Si pole fa’ tutto. “Ditta Del Bello, la lapide che ti calza a pennello”. Allorasi rimane così, eh? Grazie, grazie a tutti. Ah, dicevo…

Brando. Dica.

Glauco. No, pe’i’pagamento posso sta’ tranquillo…

Brando. Tranquillo, tranquillo. Dorma pure fra du’guanciali.

Glauco. Belle parole… Arrivederci a tutti!(esce a destra)


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SCENA 41. Anselmo, Brando e le Vicine

1679 -Le Vicine.(entrano)

1680 -Prima Vicina. Via facci vede’.

1681 -Seconda Vicina. Son proprio curiosa.

1682 -Terza Vicina. Lì!(indica il posto dove ha visto Sofia)Gliera lì, vi dico, a buco pillonzi! Così!…(fa azione)

1683 -Prima Vicina.(ai presenti)Scusate l’intromissione, eh…

1684 -Seconda Vicina. Davvero, scusate…

1685 -Terza Vicina. E’ce l’ho volute porta’!‘Un ci credano che la signora gliè viva!(breve pausa)Glièviva, vero?

Breve pausa. Nessuno risponde.

1686 -Prima Vicina.(ad Anselmo)Lo dica lei.

1687 -Seconda Vicina. La sora Livia, com’è?

1688 -Anselmo.(allude alla Terza Vicina)La signora qui prima è stata vittima di un… Malinteso.

1689 -Terza Vicina. Un malinteso? Che malinteso, gliera qui, io l’ho vista bene!

1690 -Anselmo.  Insomma,  la  signora  è  morta.  Adesso  è  morta.  Livia  Zannelli  è  morta,  signore.

Definitivamente.

1691 -Prima Vicina. Ah, ecco.

1692 -Seconda Vicina. Siamo sicuri?

1693 -Anselmo. Sicuri.

1694 -Terza Vicina. D’attra parte, o com’aveva a fa’a campa’ripiegata a quella maniera, poeradonna…

1695 -Prima Vicina. Allora condoglianze…

1696 -Seconda Vicina. Davvero…

1697 -Terza Vicina. Ci dispiace tanto…

1698 -Anselmo. No no, non le fate a me. Fatele al signore.(indica Brando)

1699 -Prima Vicina. A lui?

1700 -Seconda Vicina. Lui? Come lui?

1701 -Terza Vicina.(alle altre due Vicine)O che ve ne frega, figliole, se dice di falle a lui…

1702 -Prima Vicina.(si avvia verso Brando; poi torna verso Anselmo)Ma allora, dicevo, anche‘ canti…

1703 -Seconda Vicina. Le lamentazioni…

1704 -Terza Vicina. Si ragiona sempre con lui?

1705 -Anselmo. Tutto con lui. Giannettini‘un c’entra più nulla.

1706 -Prima Vicina. Allora si ragiona con questo signore.

1707 -Seconda Vicina. Vedrai, bisognerà.

1708 -Terza Vicina.‘Un pagherà mica a soddisfazione, anche lui?

1709 -Prima Vicina.(si avvicina a Brando)Condoglianze anc’a lei…

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(c.s.) Condoglianze.

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Seconda Vicina.(c.s.)Anche se‘un si sa chi è…

Terza Vicina.

Brando.(annuisce, senza parlare e senza guardare le Vicine; si commuove)


1713 -Prima Vicina. Noi coi’so’Giannettini s’era detto…

1714 -Seconda Vicina. Ci s’era preparate delle cose…

1715 -Terza Vicina. Gliè un po’e via che si provano.

1716 -Brando.(si volta verso le Vicine)

1717 -Vicine.(restano interdette nel vedere Brando piangere)

1718 -Prima Vicina.(si avvicina al viso di Brando, sorpresa e impressionata; constata che quelle che vede sono lacrime; si volta verso le

altre Vicine) No, ma allora… ‘Une‘mporta.

1719 -Seconda Vicina. No… No, ‘une‘mporta.

1720 -Terza Vicina. Lasciamo fare.

1721 -Prima Vicina. Ci dispiace, ci dispiace davvero tanto, guardi.

1722 -Seconda Vicina. Se ha bisogno di quarche cosa, ce lo dica pure.

1723 -Terza Vicina. N’icché si pole, con tutt’i cuore.

1724 -Brando. Grazie. Siete molto gentili, grazie. Se avrò bisogno non mancherò.

1725 -Anselmo.  (arriva  dietro  a  Brando,  gli  batte  una  mano  sulla  spalla)  E  bravo  il  nostro  ereditiere!  I  miei

complimenti. Sarà soddisfatto ora, eh?

1726 -  Brando.(guarda Anselmo, si asciuga gli occhi; vede una penna nel taschino della giacca di lui, la prende; è una stilografica, la guardacome se fosse una cosa preziosa, la svita lentamente, la osserva tra le sue dita; ad Anselmo) Mi dica. Mi dica dov’è che devo

firmare per restituirvi tutto e riavere lei.

Si ode “O mio babbino caro”, da “Gianni Schicchi” di Puccini. Anselmo, inizialmente sorridente, si fa serio, e china il capo. Brando rimette il tappo alla stilografica e la rimette dove l’aveva trovata, dando lui stavolta due colpetti sulla spalla di Anselmo. Si affievoliscono le luci, mentre Brando lentamente si avvicina alla porta delle camere ed esce; si chiude lentamente il sipario.

FINE DELLA COMMEDIA


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DESCRIZIONI DEI PERSONAGGI

Livia. In contumacia.

Anselmo. 65 anni, ma portati bene. Elegante, anche quando non è ben vestito. Quando si dà untono parla un po’ meno vernacolo, ma si deve capire che non è un vero artista, e non è nemmeno un signore: si trovò al posto giusto nel momento giusto e fece fortuna, ma negli anni non ha saputo mantenersela. Come tutti gli altri parenti, non dubitava minimamente che Livia gli avrebbe lasciato un’eredità; quando viene a sapere che per lui non ci sarà nulla, non si domanda perché, non si chiede come mai sua moglie aveva una relazione: si preoccupa unicamente dell’eredità. È il personaggio principale della commedia.

Igor. 55 anni. Molto presente sulla scena, è un po’l’ago della bilancia, la coscienza che prendevoce. Sottolinea comportamenti belli e buoni, per lo più con fare ironico e sarcastico, ma a volte anche seriamente: naturalmente propenso ad alterarsi, ma senza mai eccedere o perdere il controllo. Non entra in sintonia con nessun membro della famiglia Giannettini.

Ofelia. 50 anni. Un Igor al femminile, ma più compassata ed equilibrata di lui, tanto che in ultimaanalisi assolve al ruolo di “ago della bilancia” più di lui: infatti mantiene un atteggiamento corretto anche nei confronti di Paolo e Daniela, non lasciandosi mai andare ai commenti e ai suggerimenti che invece a Igor sfuggono. È uno dei personaggi omnipresenti, anche se verso la fine fa più da spettatrice.

Clarissa. 30 anni. Non brutta, ma insignificante; porta un paio di occhiali con montatura vistosa.Non riesce a pronunciare parole un po’ più complesse del norrmale, e si blocca continuamente, guardando nel vuoto e sbattendo le palpebre. Perennemente svanita, in ritardo, sembra vivere in un mondo ovattato, tutto suo. Non ha un proprio punto di vista nelle cose, raccoglie sempre quello di qualcun altro: però proprio la sua innocenza e la sua ingenuità alla fine fanno sì che lei realizzi e focalizzi certe situazioni come nessun altro della famiglia. Traspare una velata disillusione per il giudizio che Maurizio e Federico danno di lei durante il litigio delle percentuali.

Maurizio. 35 anni. In tutto quel che fa cerca il tornaconto personale. Si esalta nel racconto dellabislacca storia che sta scrivendo, ma dà il meglio di sé nel litigio delle percentuali, dove non esita a gettar polvere addosso a tutti gli altri. Assume un tono autoritario e concitato da quando affida a Sofia la “parte” di Livia: si sente un po’ il salvatore della patria e tiene a far bella figura col suocero. Nel finale resta vittima della sua cupidigia, com’è giusto.

Niccolò. 8 anni. Molto sveglio, per nulla timido, vestito un po’a damerino nel primo atto. Avvialo smascheramento di Sofia senza rendersene conto: capisce che quella non è Livia, ma non ha idea di quello che stanno facendo.

Federico. 35 anni. Atletico, abbronzato, veste scuro e attillato. Si atteggia a ballerino di latino,anche se a ballare non è un gran che, e a insegnare men che mai. Poco intelligente, anche lui ha due facce: quella spagnola e quella italiana, che però si differenziano solo per il linguaggio. Tutto il contrario di quel che dovrebbe essere il fidanzato di una come Daniela. Patetico il suo tentativo di sottrarsi al linciaggio dei Ballerini tirando in ballo la madre morta. Nell’interpretazione è probabilmente il personaggio che lascia più libertà: l’importante è che lo si caratterizzi in qualche modo, deve spiccare e dar subito l’idea di quel che è, ossia uno che non sa fare niente di quel che dice, e lo sa pure.

Daniela. 25 anni. Di bell’aspetto, garbata e gentile. Nella trama ha più modo di mostrare il suoamore per Paolo che quello per Federico, oltretutto piuttosto esiguo. Durante la commedia resta progressivamente sempre più delusa dai comportamenti di Anselmo e famiglia. L’arrivo di Paolo alla fine del secondo atto per lei è una liberazione, alla quale fa da preambolo la lunga battuta del colloquio precedente, una riflessione appassionata, ma espressa con misura e senza eccessi.


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Paolo. 30 anni. Nella sua ultima entrata deve contrastare un po’col personaggio elegante ecompìto classico del suo impiego; ma non deve dare l’impressione che voglia fare il verso a Federico. In tutti i suoi dialoghi con Daniela c’è un tentativo di ritorno a lei.

Sofia. 60 anni. Grottesca e ridicola, protagonista di alcune delle scene più divertenti, ma ancheopportunista e cinica, fin dall’appuntamento che non vuole sia disatteso. Non esita a escludere il marito non appena le chiedono di interpretare Livia, e quando sa di Gianni Schicchi trama tutto all’insaputa di lui. Resta più sorpresa che delusa nel sapere che il marito aveva una relazione; quando esce di scena l’imbarazzo e la vergogna non sono per il tradimento, ma per la messinscena andata male. Anche qui, come nel personaggio di Federico, dall’interpretazione deve trasparire chiaro come Sofia non sappia essere nulla, né la signora che fa ingresso in casa Giannettini, né l’attrice che impersona Sofia. Deve esprimersi in svariati registri: la signora sostenuta, la pettegola vernacola, l’attrice incapace, la donna addolorata e sconfitta…

Glauco. 50 anni. Sempre in tuta, sporco e polveroso. È innamorato del proprio lavoro. Scarpegrosse e cervello fino: basta guardare come mette Igor nel sacco col quiz. È uno dei mattatori della commedia, monopolizza la scena con la sua verve e le sue trovate cervellotiche.

Le Vicine. Da 40 a 70 anni. Sono i personaggi che più si evolvono nel corso della trama.All’inizio si adeguano alla “linea Giannettini”, con i canti e le lamentazioni a pagamento. Ma alla fine, di fronte al vero dolore di Brando, si redimono e tornano a comportarsi come persone normali. Nel secondo atto danno vita a intermezzi divertenti, che rompono la tensione e la tristezza delle vicende principali, ridicolizzando i comportamenti classici caratteristici delle situazioni luttuose.

D.ssa Tarantino. 45 anni. Professionista, misurata, cortese ma decisa, molto autoritaria: quandoc’è, tiene banco lei e non permette che altri assumano il controllo della situazione. Non perde il suo aplomb quando scopre del tentativo di raggiro; resta invece impressionata dalle spiegazioni di Brando, da lì sparisce un po’ della sua professionalità.

D.ssa Ermini. 45 anni.Si comporta da “esterna”, non si lascia coinvolgere in nessuna vicenda.

Medico, punto e basta.

I Ballerini. Sono personaggi completamente aperti nelle caratteristiche: ovviamente dovrannoessere un uomo e una donna. L’età non è importante, nel testo si immagina che lei sia più anziana di lui, ma il discorso può anche ribaltarsi, o può non esserci differenza; inoltre i ruoli possono tranquillamente scambiarsi, con qualche lieve variazione lui può pronunciare le battute di lei e viceversa. Naturalmente, più la coppia è sgangherata meglio è. Molto spassosi, aggiungono colore alla commedia.


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"QUI SON TUTTI CIUCCHI!" Chi è nato nella nostra bella Toscana non può non aver pronunciato questa frase almeno una volta. Può capitare di dirlo uscendo da una casa, facendo la coda in un ufficio, entrando in un bar…

Entrando in casa Giannettini nessuno lo direbbe. È una villa, una residenza signorile, abitata da persone conosciute e rispettabili. Anselmo Giannettini tutti se lo ricordano: fino a una ventina d’anni prima le sue commedie all’italiana riempivano le sale cinematografiche di tutto il Paese, aveva vinto premi a iosa, aveva scritto anche qualche libro. Adesso non è più sulla breccia come prima, anzi: sulla soglia della settantina, di film non ne fa proprio più. Ma in fondo, che bisogno ne ha? Ha una bella famiglia, una moglie (che però non gode di buona salute, purtroppo), due figli, un nipote.

Eppure c’è chi varca la soglia di villa Giannettini e ha il coraggio di sentenziare “QUI SONCIUCCHI, SON TUTTI CIUCCHI!” Incredibile, a prima vista. Chissà, forse chi lo dice ha le sue ragioni,forse non è tutto oro quel che riluce, forse dietro l’apparenza di famiglia tranquilla e rispettabile si nasconde ben altro.

In casa Giannettini sta per succedere qualcosa di importante, che metterà alla prova tutta la famiglia, e quella sarà l’occasione per vedere da che parte sta la verità, e sapere una buona volta se è vero che… Son tutti ciucchi.

E quindi – è proprio il caso di dirlo – chi vivrà, vedrà.


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Massimo Valori - A tutto c’è rimedio

Per scrivere “A tutto c’è rimedio” ho messo insieme due vicende distinte. La prima proviene da esperienze che mi sono state raccontate: perdonatemi se non scendo nei particolari, ma come capirete l’argomento è un po’ delicato. La seconda invece discende nientepopodimenoché da Giacomo Puccini, dal “Gianni Schicchi” che infatti viene ricordato anche dai personaggi.

E poi, ovviamente, ci ho messo un po’ del mio.

“A tutto c’è rimedio” è probabilmente una delle commedie più crude che ho scritto. Certi personaggi raggiungono dei livelli di bassezza morale difficilmente superabili, e per molti di loro – a differenza di quanto spesso succede nelle commedie di questo tipo – non c’è nemmeno redenzione, perché alla fine restano a dibattersi nella loro ignobile grettezza.

Maurizio, Federico e Anselmo, ognuno a suo modo, si rivelano personaggi insensibili e attenti solo al tornaconto personale. Maurizio in particolare, che concerta tutta la macchinazione per cercare di mettere le mani sul patrimonio della suocera, è il più subdolo di tutti: si rivela marito per convenienza, sfruttatore del nome famoso del suocero per bilanciare la sua incapacità nel mestiere e – probabilmente – anche la poca voglia di lavorare. Federico potrebbe essere peggiore di suo cognato, se non lo limitasse la poca intelligenza e quella sua bislacca passione nella quale, come lui, non riesce. E Anselmo, il cinico Anselmo, abituato a dirigere, comandare, che si ritrova defraudato di ciò che già riteneva essere suo pur senza averne diritto, si rivela alla fine il più assennato dei tre: è quello che manifesta più dubbi sulla riuscita del piano architettato da Maurizio, ed è quello che ne sancisce il definitivo “game over”, confessando alla dottoressa Tarantino quali erano le reali intenzioni della famiglia, senza sottrarsi alle conseguenze e anzi specificando chiaramente se stesso come corresponsabile.

Della famiglia solo Clarissa resta fuori da quei giochi, ed è in verità uno dei personaggi che suscitano più pena: gironzola scodinzolando intorno agli altri tre, eseguendo ordini e comandi proprio come un cane fedele. Non è malvagia come loro: alcuni suoi commenti spontanei la rivelano essere molto più umana di marito, padre e fratello. Anche lei però non è abbastanza intelligente da capire cosa sta facendo, cosa le fanno fare, e cosa sarebbe giusto.

Stabiliti dunque i primi tre posti in questa classifica di meschinità umana, il quarto spetta senza dubbio a Sofia, la cinica opportunista che si ritrova una gallina dalle uova d’oro tra le mani e cerca di rinchiuderla nel proprio pollaio, salvo poi vedersela portare via proprio dal marito. La duplice sconfitta di cui è vittima non la rende migliore di quel che è, ma la compassione che suscita nel suo status di becca e bastonata stempera e addolcisce quei toni meschini che si costruisce durante le vicende precedenti.

Al quinto posto un ex aequo: le vicine di casa. Sono personaggi di facciata, si atteggiano mostrandosi nel modo che più conviene: non sanno dove Anselmo voglia andare a parare e a loro importa anche poco, quel che conta è la ricompensa che questi ha promesso e la considerazione in cui le terrà lui, Giannettini, il regista famoso. Però per loro tre la redenzione c’è: alla fine restano colpite dalle lacrime di Brando come fulmini a ciel sereno, sorprendenti e inaspettate in quella casa asettica e chiusa a ogni tipo di sentimento. E la loro promessa di essere a disposizione “n’icché si pole, con tutt’i cuore” è un ritorno all’umanità, un pentimento.

Direte voi: ma questa non è una commedia comica? E certo, lo è. Mi sono divertito – sic – a sottolineare i comportamenti più grotteschi, a descrivere le cose in maniera tale che si potesse ridere anche delle cose più tetre. Per certi versi potrebbe essere mancanza di rispetto, lo so bene; e ho cercato di riparare col finale commovente. Una commedia del genere non poteva finire a ridere, via.

Il personaggio più spassoso è Glauco, senza dubbio. Simboleggia la morte vista come marketing, da persone che ci hanno a che fare tutti i giorni, che vedono gli eventi luttuosi come un antennista può vedere l’installazione di una parabola di Sky. Gente che a volte si fa un po’ prendere, che si dimentica la situazione in cui sono i clienti con cui viene in contatto. E che, nel caso di Glauco, esaspera ed esagera lo stesso suo mestiere: la tomba con l’antifurto, la foto che si muove, il calcio balilla, la macchina del caffè…


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Altri personaggi comici sono Igor e Ofelia. Lui impersona un po’ la coscienza dello spettatore, l’ago della bilancia, individua volta per volta – quasi sempre ironicamente - da che parte si dovrebbe stare, i comportamenti da stigmatizzare, le azioni da evitare, ogni volta esclamando “qui son ciucchi, son tutti ciucchi”. Ma non va oltre, non interviene mai nelle vicende, non modifica il corso di nessun evento. Sparisce via via, perché uno con la testa sulle spalle come lui in casa Giannettini nient’altro può fare se non stare a guardare quel che succede; e solo alla fine, quando nessuno se lo aspetta (nemmeno il pubblico), prorompe in un commento che è al tempo stesso sentenza e condanna, facendo notare come le lacrime di Brando siano le prime che vede versare per la morte di Livia.

Ofelia è personaggio molto più fine di quel che può apparire a prima vista. Si trova in una posizione complicatissima: da una parte condivide il punto di vista del marito, ma cerca di contenerne le tracimazioni nevrotiche e gli eccessi; dall’altra condanna e deplora gli atteggiamenti della famiglia, e tuttavia, nel nome della conservazione dei buoni rapporti, collabora nell’ergersi a baluardo della difesa della sua intimità, finanche a fare da “palo” quando la messinscena di Sofia è iniziata. Ma è proprio questa sua posizione tra incudine e martello che suscita ilarità, con l’abilità che lei dimostra nel barcamenarsi fra le varie situazioni, e la fatica che ciò le costa, tanto che a un certo punto medita di farsi fare “un preventivo dal marmista”. Ma quando Paolo e Daniela escono di scena, finalmente libera da tutti gli obblighi, dichiara ciò che pensa del clan Giannettini, tramite l’adagio tanto caro al marito.

E altre risate le regalano la disarmante ingenuità di Niccolò, e la ridicola situazione nella quale si ritrovano i Ballerini, gli allievi di Federico, dai quali alla fine riceve quel che gli spetta.

Resta a margine la dottoressa Ermini, praticamente l’unico personaggio “neutro” di tutta la commedia, che d’altra parte non poteva mancare in una vicenda in cui si ha a che fare con una persona in fin di vita.

In tutto questo, dentro e fuori questo turbine di personaggi, azioni, reazioni, opinioni, comicità e bassezze morali, due storie d’amore. Una, quella di Paolo e Daniela, alla fine trova il suo felice compimento, che del resto si intuisce già dalle prime scene che li vedono insieme. Anche Paolo e Daniela seguono, ognuno per proprio conto, due percorsi di redenzione: lui comprende di averla un po’ sacrificata al suo lavoro, lei realizza di aver fatto una scelta sbagliata, come confessa alla fine proprio a lui dicendo “quinon c’è niente di quel che voglio per me”.

L’altra storia d’amore, quella di Brando e Livia, è senza dubbio quella più significativa, anche se il pubblico la scopre solo alla fine, quando purtroppo è già terminata, nel peggior modo possibile.

Brando è la sola luce nella cupa vita di Livia Zannelli, una vita fallimentare, sbagliata, come lei stessa sapeva bene, lo si legge dai suoi scritti. Livia aveva trovato in Brando l’amore, il rifugio dove essere se stessa, il sostegno per poter sopportare l’esistenza nella quale se stessa non poteva essere. Nelle lacrime addolorate di lui si vedono quelle di lei, quelle che le avranno rigato il viso nel dover sopportare l’ultima sofferenza senza il suo uomo accanto. Si potrebbe dire che Livia muore tre volte: muore fisicamente, in un lento spegnersi che si intuisce doloroso ma affrontato con coraggio; muore negli affetti, in tutta quella cupidigia che intorbida la sua famiglia; e muore nell’amore, muore da sola, lontana dal suo Brando.

Non è vero che a tutto c’è rimedio, non fatevi ingannare. Ci sono cose per le quali non si torna indietro. A volte sono cose serie, a volte sono cavolate, a volte sono vie di mezzo: ma ci sono imprese, azioni, comportamenti che una volta messi in pratica non si eliminano, non si cancellano, non si può premere il tasto annulla.

Viviamo tempi e situazioni ebbre di frenesia, di velocità, non ci si può fermare per riflettere, pensare, meditare. Abbiamo tutto sotto controllo, disponiamo di strumenti che possono darci tutte le risposte che vogliamo all’istante: noi dobbiamo essere svelti allo stesso modo, decisi, determinati, non c’è tempo da perdere. E gli ambiti e i contesti che vengono influenzati dalle decisioni che prendiamo o siamo costretti a prendere sono governati da leggi e usi che misurano tutto col potere, la fama, il denaro; i nostri obiettivi si tingono di avidità, cupidigia, vanagloria.

Per tutte queste ragioni non è infrequente che ci capiti di prendere decisioni avventate, di imboccare la strada sbagliata.

E poi ci voltiamo indietro e vorremmo riavvolgere il nastro per far succedere tutto un’altra volta. A volte si può fare senza problemi, a volte resta il classico “buco nella staccionata” cui si cerca di porre rimedio meglio che si può.


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Massimo Valori - A tutto c’è rimedio

A volte non si può. Non si può, non c’è rimedio, non si torna indietro. Se la commedia ha un senso è questo: riflettere, pensare a quel che si fa, prima di farlo. Fermarsi un attimo, prendere fiato, contare fino a dieci. Sentire – anzi, ascoltare – quel che ci dicono: le parole di un amico, i consigli di un padre, gli ammonimenti di chi ci vuole bene. Guardare fuori, guardarsi dentro, fino al cuore.

Ecco, nel cuore sta la chiave di tutto. I torti fatti al cuore sono sempre i peggiori di tutti, quelli per i quali il più delle volte non c’è rimedio. Non sempre si ha un Paolo che torna a prenderti con una rosa in mano; spesso l’epilogo, anche se non così tragicamente drastico, assomiglia più al Brando che si avvia verso la sua Livia, un attimo prima che il sipario si chiuda. Troppo tardi, quando ormai non c’è più rimedio.

Massimo Valori – Novembre 2013


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