A villa in vendita

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A VILLA IN VENDITA

 


                                   TRE ATTI IN GENOVESE

                                                                                        di

                                                                   EMANUELE ZUCCARINO

                                                                                           e

                                                                      ENRICO SCARAVELLI

Personaggi: (in ordine di apparizione)

CINZIA FILIPPI                                                 - immobiliarista

OSVALDO                                                         - musicista

GIULIA GRIMALDI                                          - attrice

GILBERTO ENRIQUEZ (GILLY)                      - cavaliere

LUCREZIA CATTANEO D’ACQUAVIVA      - a marcheisa

LUISA                                                                - badante

GIOVANNA PALLAVICINI                             - maxellèa

ERMANNO DELLEPIANE                               - stagnin

SALVATORE ESPOSITO                                 - avvocato

LUIGI                                                                - giardiné

VALERIA POGGETTI                                      - direttrice

A Zena ai giorni nostri

ATTO PRIMO

L’azione si svolge in una sala predisposta per le riunioni al pianterreno di una villa adibita a soggiorno per anziani, di proprietà della RSA (Residenza Sanitaria Assistita). Tende scure che copriranno le scene di un interno. Tre file di sedie per nove posti. Di fronte ad un tavolino, fogli per appunti e due sedie dietro il tavolino per la persona che esporrà l’argomento e per  il segretario che redigerà il verbale dell’assemblea.

SCENA I

(Cinzia – Osvaldo - Giulia – Gilly – Marcheisa – Luisa – voce esterna)

CINZIA      :- (Sulla quarantina; all’apertura del sipario è i  scena e sta telefonando tenendo davanti a sé una cartellina con dei documenti)) “Onorevole, l’ho distûrbata perché m’aveiva detto di riferirle sul progetto… La situazione al momento è questa: la direttrice dell’Istitüto, la dottoressa Poggetti, a ha convocato, su mio suggerimento, dopo che l’ho informata della situazione, una riunione per dare  tutti le notizie che ci riguardano…che riguardano questa villa, e naturalmente anche chi ci vive”

VOCE ESTERNA:- “Oh, sono certo che anche lei è al corrente e chissà da quando...”

CINZIA      :- “Dice? Mi risulta che il suo segretario non ne sappia nulla. Natûralmente o dovià compilà o verbale de l’assemblea e…”

VOCE         :- “…me ne faccia copia e.. mi raccomando…”

CINZIA      :- ”Sempre a so disposizion, Scignoria” (posa la cornetta) ”Dïxe ben o proverbio: <chi s’aggiûtta o Segnô l’aggiûtta>”

OSVALDO :- (persona prestante, apparentemente di mezza età, entra) “Ciao…te çercavo…”

CINZIA      :- “Eo… eo vegnûa a vedde se gh’éa quarchedûn pe’ l’assemblea… oua sciorto, intriòu doppo… l’è mëgio che no saccian che se frequentammo, armeno pe’ òua. Vaddo a mette in ta mae scrivania questi documenti riservae… no vorrieiva che andessan a finì in te moen de quarchedûn. Ciao” (esce a sinistra)

OSVALDO :- “Ciao” (tra sé) “E mi sciorto…de de là” (esce alla sua destra)

GIULIA      :- (attrice che si dà da fare per apparire giovanile, truccata, vestita in modo eccentrico, da ex attrice. Ha in braccio un cagnolino: Fuffy. Si affaccia sull’uscio) “No gh’è niscûn… l’avieiva zûòu… Andemmo Fuffy… ritorniemo ciù tardi quande avian incommençòu… doppo tûtto, ‘n’attrice comme mì a no peu intrà primma di ätri te pä?. Vorrià dï che faiemmo in gietto in to parco… coscì se t’avesci da fa … quarcösa…” (si volta ed esce a destra)

GILLY        :- (sulla sessantina, fuori scena con la Marchesa) “Scià marcheiza riveriscio”

MARCHEISA:- (anziana signora, entra da sinistra con Luisa, la badante, seguita da Gilly) “Grazie Cavaliere, sempre gaibòu. Scià l’è ûn di pochi co conosce ancon o galateo… o savoir faire” (notando che non c’è nessuno) “Nisciûn… doveiva immaginälo… Noiatri italién, me despiäse dïlo, semmo faeti coscì; no rispettemmo mai l’orario.. Ghe diòu francamente che anche mì quan- d’èo ciù zovena…”

GILLY        :- “Ma cose scià dixe… Voscià scià l’è sempre zovena”

MARCHEISA:- “Va ben che gh’ho dïto che scià l’è gaibòu ma no me pä o caxo de esagerà…E ben ghe stavo dixendo che anche mi, quand’èo zòvena e andavo a ‘na primma a teatro, in to mae palchetto riservòu natûralmente, intravo armeno ûn quarto d’òa doppo, magara aspëttando in to foyer ch’intresse da gente a piggià posto e poi famme vedde quande intravo…” (sorridendo con compiacimento) “Me sentivo addosso i euggi compiacenti di ommi e… e euggiae critiche de donne che dixeivan <chi a l’è?> (sorridendo)“Ûnn-a votta ûnn-a ca l’aveiva perso o galante pe’ corrì appreuvo a mì, sento ca dixe ä vexinn-a de pötronn-a, con ‘n’invidia ca gh’è sciortiva finna da-e corne ca portava, con disinvoltûa se l’è pe quello, <Ah, ninte…a l’è solo a marcheisa Lucrezia Cattaneo d’Acquaviva>. Eh, che tempi… Ma alloa me ne poeivo anche fregà mentre oua l’è mëgio ch’ar- rive in tempo… accompagnà anche dä  mae badante…”

GILLY        :- “…e assettäse in primma fila…”

MARCHEISA:- (civettuola e sorridente) “Penso che  in primma fila in te riünioìn, no se gh’assette nisciün, armeno de no arrivà ûrtimi… L’è comme ai banchi de scheua che se çercava de piggià i ûrtimi posti pe’ corrì meno riscc-i d’ë- se interroghae” (rivolta alla badante, con aria di comando) “Luisa!?”

 LUISA       :- (giovane sudamericana, servizievole) “Puedo ofrecerle mi ayuda Señora Marquesa?”

MARCHEISA:- “Sì, fammi sedere davanti e poi, quando inizierà la riunione, tu vai di sopra a sistemarmi la cameretta. Ti manderò a chiamare appena la riunione sarà terminata”

LUISA        :- “A su orden”

GILLY        :- “Posso assettame vixin a l’è? Visto che gh’è son posti liberi…No vorrieiva che se gh’avvixinesse quarche..”(con atteggiamento schifato) “cappo.. popolo con idée sovversive nevvea”

MARCHEISA:- “Oh, no me pä o cäxo de avei questi penscéi… In te questa villa adibìa a Residenza Sanitaria Assistita, semmo quattro gatti sparpaggiae in quelle poche stanzie che ghe son, quindi no gh’è pericolo che quarche facinoroso e ne rompe e scattoe, e poi no veddo o perché, no semmo miga a ‘na primma ä Scala de Milan dovve tûtto peu sûccede” (sospirando) “Eh… belli tempi”

GILLY        :- “Oua invece semmo chì, in te questa struttûa dovve gh’emmo ûnn-a scignorinn-a, a Cinzia, pe’ i contatti con e istitûzioìn e approvvigionamenti, ûn mûsicista, l’Osvaldo co seunnava o zunzüro in te croxée …o contrabbasso insomma e che oua o l’è o segretaïo da direttrice…  ‘na ex contadinn-a ca faxeiva a maxellèa e ätri trei soggiornanti con di problemi de salûtte e sempre in letto”

MARCHEISA:- “Poi, oltre a-o mûsicista gh’emmo da pochi meizi n’ex stagnin che se no abasta o checchezza anche, ûn avvocato de cause perse, perché s’o l’avesse guàgne o no saieiva chì; ûnn’ommo coscì dïto de fadiga, quande o n’ha cuae de fäla, co fa o giardiné e…”

LUISA        :- “Es un jardinero muy guapo… pero qui habla poquito”

MARCHEISA:- “Hablerà poquito ma tu stai al tuo posto perché mi risulta che fa i fatti. Ho visto sai come lo guardi? E stai attenta a quella attricetta <que tiene los hombres a traìlla>…al guinzaglio”

GILLY        :- (con malcelata ammirazione) “…Giulia Grimaldi… col suo Fiffy..”

MARCHEISA:- (notando il suo atteggiamento) “Esatto. E c’è sempre qualche merlo che ci casca”

GILLY        :- “Spero madame, che non scià no veugge riferïse a mi. Scià o sa quante ghe son affezionòu, anche se, a-o momento o nostro, porriescimo definilo solo… n’amò platonico… letterario”

MARCHEISA:- (con tono tutt’altro che nobile) “Cavaliere… oua scià no se monte a testa solo perché emmo letto quarche poexia assemme tanto pe’ passäse o tempo”

GILLY        :- “Scì, ma l’emmo lette con trasporto… con tanto sentimento…”

MARCHEISA:- (ironica) “...e con ûn pä de spëggetti se no no vedeivimo ‘n’assidoro …Luisa, vai pure di sopra a fare pulizie senza aspettare che inizi la riunione e come d’accordo ti farò chiamare appena finita la riunione”

LUISA        :-« Muy bien señora » (esce)

GILLY        :- (come un cane bastonato) “No intendeivo offendila dixendo che o poeiva ëse n’amò platonico”

SCENA II

(Gilly – Marcheisa – Giovanna - Ermanno – Osvaldo)

GIOVANNA:- (sugli… anta, vestita in modo dimesso, con fare e modo di parlare da contadina, entra all’ultima battuta e si avvicina interessata, con curiosità a Gilly) “Oh, Cavaliere…scià me scûse ma no ho posciûo fa a meno de sentì e so ûrtime parolle…” (infervorata) “<’n’amô  platonico>  A mi me piaxan tanto e stöie sentimentali… e telenovele, e tragedie in televixòn come “L’amuleto” de Sciacchespire…”

MARCHEISA:- (con esagerata refrattarietà) “Cösse me tocca sentì!…”

GILLY        :- (alla marchesa, con ironia) “A cultüa a se diffonde… Gh’emmo ‘na neuva opera teatrale… L’AMULETO” (a Giovanna) “Magara in zeneize porrieva fa <L’ammulitta>. E brava Giovanna. Gh’emmo ‘n’ex maxelléa do contado ch’a l’è sentimentale e che, magara a no sa cösse veu dì <platonico>, ma che però tra na fettinn-a de fricandolìn[1] e ‘na coä[2] a recita Shakespeare, pardon… Sciacchespire…”

GIOVANNA:- (mano sui fianchi come una matrona, redarguisce Gilly) “E perché? ‘Na maxelléa e contadinn-a a no pö ëse ‘na personn-a de sentimento?” (salace) “O bezeugna ëse nobili? E poi, egreggio cavaliere senza cavallo, scià me sa dî cösse gh’intra o fricandulin, a cuä e magara anche o matamà con e stöie sentimentali? Posso anche no savei cösse veu dì amò platonico ma peuan piaxeime e commedie e tragedie e opere liriche e malgraddo e so äie, anche voscià. Scignoria!” (si allontana a va a sedersi in fondo)

ERMANNO         :- (ex stagnino, vestito dimesso, balbuziente, entra con Osvaldo) “Oh, o no-nostro illûstre Ca-cavaliere. Posso salûà?… Scià mar-marcheisa i mae rispetti”

MARCHEISA:- “Grassie, anche i mae” (si fa vento col ventaglio non considerandolo)

ERMANNO         :- (parlando con Osvaldo) “E co-coscì, segondo quante me co-contava a Giovanna, pa-parrieva che quarchedûn…” (alludendo a Gilly) “...o no tiesse solo a-e fä-fädette ma anche da ‘n’ätra spu-unda… va ben che oua l’è de mo-modda!”

GILLY        :- (con sfottò) “Ha parlòu o sciacchaelo de tûrno. Ti ghe patisci solo perché ho sempre avûo quarche bon risûltato con e donne…”

ERMANNO         :- “No solo… e poi dipen-pende de che donne e de che e-etae”

OSVALDO:- “O no l’ha tûtti i torti o cavaliere… O no l’avià o cavallo, comme dïxe a Giovanna, ma çerti personaggi che in ta vitta han avûo di contatti con personn-e importanti, han quarcösa ca scatûrisce da-o loro moddo de fa co piaxe a-e donne..” (insinuando) “… e no solo … N’ho conosciûo a bordo de questi tipi in ti mae viägi e de tûtte e razze”

GILLY        :- “A parlòu Cristoforo Colombo, ex mûxico senza arte né parte… seunnòu de zunzûro do complesso de bordo: <I despiae>”

OSVALDO :- (precisa stizzito) “<I Desperados>, semmai”

GILLY        :- “L’è mëgio che ti te dagghi da fa con a proprietae da villa, visto che t’è o segretäio da direttrice, vedde cöse bugge sotto ä pignatta invece da fa di descorsci e poi saieiva tost’òa de fanne mette o televisò a colori in te-e stansie... gh’emmo ancon o televisò in gianco e neigro”

MARCHEISA:- “O l’ha ràxon”

OSVALDO :- “In ta sala grande o gh’è a colori e gh’è anche o giadischi con mûxica classica e operistica. E poi, con o bullezûmme che gh’è, no creddo che l’amministrasion a veugge fa ätre speize”

SCENA III

(Cinzia – Esposito –Ermanno – Osvaldo – Giovanna – Gilly – marcheisa - Luigi)

(entrano l’avvocato Esposito e l’ex immobiliarista Cinzia Filippi)

CINZIA      :- (si avvia al tavolino. Assieme a lei entra Luigi, il giardiniere che cura il parco attorno alla villa. Si affianca a Ermanno) “Signori un po’di silenzio prego. Vi accenno  il motivo che riguarda questa riunione improvvisa, anche se già lo immaginate. A quanto pare ci sono in vista dei grossi cambiamenti e..”

ESPOSITO :- (dall’ultima fila, in piedi) “Ma faciteme o piacere… che volite che cambi… Sono solo voci, pinzellacchiere magari messe in giro da ciacione che non sàpene che ‘ffa tutto o juorno e non sanno che altro inventarsi… Creano movimento…pe’ no facce sentì siempe e solite cose…”

CINZIA      :- “Avvocato, per favore, lasciatemi dire… Come sapete facevo l’immo- biliarista e…”

ERMANNO         :- “A ve-vendeiva mobili?”

CINZIA      :- (ironica) “Scì… e anche stagnin”

OSVALDO:- (a Ermanno) “Ti te l’è proppio sercà.. A vendeva scïti”

ERMANNO         :- (risentito) “Ma Scià Ci-Cinzia, a no l’ea quell’agenzia pi-piccinn-a de fronte a questa villa e se-segondo vöxi che giavan, éan ciù i de-debiti che i cre-crediti e che a l’è andaeta a bagno?…Che conse-seggi a peu dänne mai…?”

CINZIA      :- “Voì sei sempre o solito mädûcòu… Son solo trei meixi che sei in te questa villa e ve permetti de dà di giûdizi… pensae ä quella specie de impreisa che dî d’avei avûo… duì gatti ch’andavan a stappà di cessi e mette un po’ de stoppa in ti bronzin che perdeivan, e magara ve faxeivi ciammà idraulici invece che stagnin”

GIOVANNA:- “E ben?… o faxeiva o so mesté e poi… l’arbitro non fa il monaco!”

GILLY        :- (alla marchesa) “Ûnn’ätro streppello: l’arbitro non fa il monaco! Che volgaritae ne tocca sentì”

GIOVANNA:- “L’è inûtile che tegnì o nasin in sciù… che ve dae de äie da scignori… sei chì drento comme ghe son mi…e-e sopreize non mancan mai, cäo scignoro!”

GILLY        :- “Cösse a l’intende dì?”

GIOVANNA:- “Chi vivrà vedrà!”

ERMANNO:- “Ha l’ha ra-raxon. No spremeive tro-troppo o cian di combi..” (accenna alla testa) “…se con-consûmma o fosforo e poi ve ca-cangian resi-sidenza e ve mettan in neuro-rologia…”

MARCHEISA:- (con malcelato disgusto) “Che tempi e che gente!”

LUIGI         :- (rivolto a Giovanna, accennando a Ermanno) “Sempre grintuso o nostro stagnin, anche s’o parla a buttezzi”

ERMANNO:- (scocciato) “Ti pensa a çi-çimmà i cu-custi in to pa-parco e a ciantà de tomate invece che cri-crisantemi!”

OSVALDO:- “O l’ha raxòn”

LUIGI         :- (sfottendo) “Ha parlòu Toscanini…e poi mì metto de reuze”

CINZIA      :- “Posso continuà?”

MARCHEISA:- “Silenzio pe’ piaxéi. Sentimmo cos’a l’ha da dì”

CINZIA      :- “Grassie…Ûn mae collega…”

GIOVANNA:- “Scià vorrià dì ex collega’ “

LUIGI         :- “Alé… ‘n’ätra ca ghe fa a còa…”

GIOVANNA:- “Chi t’ha interpellòu?!”

ESPOSITO :- “A volimme sentì?”

CINZIA      :- “Ûn mae… EX colega ho m’ha dïto, <en passant>…”

ERMANNO         :- (a Osvaldo, sottovoce) “Nö co-conoscio questo passant… e ti?”

OSVALDO:- “Veu dì ‘fra ätre cöse’… “

ERMANNO         :- “Cö…ose veu dì avei via-viaggiòu, eh?”

CINZIA      :- “Posso?…Questo ex colega, stavo dixendo, o m’ha domandòu se l’éa véa che a villa cö parco a saieiva finîa in vendita”

TUTTI        :- (brusio di commenti, stupore, mugugni)

LUIGI         :- “In vendità?”

GIOVANNA:- “E noiätri dovve ne mettan? A-o Massoero?”[3]

MARCHEISA:- “L’è za ûn po’ che questa vöxe a gïa”

CINZIA      :- “Scûsae… silenzio pe’ piaxéi…” (le voci si fermano) “… grassie. Natûralmente mi no ne saveivo ninte, ma o sospetto o m’èa vegnûo anche perché çerte vöxi che circolan in quell’ambiente, dovve se portan via i clienti de sotta o naso, gh’han sempre quarche fondamento. Stando coscì e cöse ho informòu in propoxito o sciò Osvaldo ch’o l’ha contattòu a scià Valeria, a direttrice, ca l’ha promisso de intervegnì a questa riûnion con voiätri soggiornanti”

ESPOSITO :- “Eccola, a sta arrivando”

  

SCENA IV

(Valeria – Esposito – Marcheisa – Giulia - Gilly – Luigi- Giovanna - Ermanno – Osvaldo –Cinzia)

VALERIA  :- (giovane signora, elegante, dal cipiglio uso al comando) “Buongiorno a tutti. Manca nessuno?” (siede al tavolino e parla con Cinzia, guarda dei documenti)

ESPOSITO :- (ironico) “Gli assenti rispondino… Mancano i tre infermi”

TUTTI        :- (salutano a proprio piacere)

MARCHEISA:- (con una punta d’ironia) “Manca Giulia… l’attrice…Entrerà in scena per ultima… per l’applauso…”

GIULIA      :- (entra con affanno e col cagnolino in braccio) “Scûsaeme o ritardo ma o mae Fuffy a l’aveiva necessitae de… de fa o so giétto… No voeivo co destûrbesse dûrante a riûnion nevvea…” (con studiata e plateale civetteria) “Oh, Cavaliere cariscimo… scià m’ha tegnûo o posto vixin a Voscià?”

GILLY        :- “Veramente o l’è l’ûnico posto libero che gh’è arrestòu”

GIULIA      :- (teatrale, accarezzando il volto di Gilly) “Sciû, scià no fasse o timido… ö semmo che tra noiätri duì… gh’è ‘na certa attrasiòn, anche se scià no veu mosträlo… Do resto l’éa staeto deciso che se saiescimo daeti do <tì>” (accenta il <ti> dandogli un buffetto sulla guancia)

GILLY        :- (imbarazzato, guarda la Marchesa come a dire: “questa è matta”)

GIULIA      :- (siede accanto a Gilly e con sottigliezza, guardando la Marchesa) “Nuiätri no n’emmo bezeugno de declamà poexie… Però devo tegnìlo d’euggio… con quelle moen vorticose … pan tentacoli…Oh, scià l’è ‘n’ommo pericoloso”

GILLY        :- (a disagio, tenta di dissentire) “Ma cösse scià dïxe…”

MARCHEISA:- (scocciata) “No me pä a momento de fa l’entreneuse”

GIULIA      :- (tenta di reagire ma si astiene perché la Direttrice interviene)

VALERIA  :- “Scusate signori ma se mi prestate attenzione vorrei informarvi di alcune cose che potrebbero in qualche modo cambiare la vita a tutti noi”

ESPOSITO :- “Ecché? O governo ci aumenta la pensione?”

GIOVANNA:- “E t’òu parrià… n’han misso a paggêu[4]”

VALERIA  :- “Signor Osvaldo, per favore, venga a redigere il verbale”

OSVALDO :- (va al tavolino e si appresta ad ottemperare)

VALERIA  :- “Come sapete, una RSA come la nostra che, torno a ripetere, è la Residenza Sanitaria Assistita, per funzionare nel migliore dei modi deve essere una sorta di mix tra una famiglia e diciamo, se mi passate il termine… una caserma, perché ognuno ha un suo preciso ruolo. Voi mi conoscete, sono sempre stata aperta ai suggerimenti per la conduzione degli ospiti di questa casa, così come lo sono per l’altra residenza per anziani a Mignanego”

ERMANNO         :- (con lieve ironia)  “A re-residenza con que-quella bella inse-segna zeneize: <Quelli de ‘na votta> e che fan pa-pagà anche l’äia che re-respian… fin che gh’an sciò-sciòu”

MARCHEISA:- “No commençemmo a interrompe se no no a finimmo ciù”

GIOVANNA:- “Scià vadde avanti scià Direttrice coscì finimmo in tempo e poemmo andà a vedde ä televixòn a quarantexima puntata de <Amore tombale>”

GILLY        :- (ironico) “O dev’ëse ‘n dramma pin de pasciòn…”

LUIGI         :- “… e de morti…”

VALERIA  :- “Stavo dicendo che ascolto democraticamente le istanze di tutti, anche quelle che possiamo definire un po’…particolari o contrastanti; tuttavia la responsabilità di decidere per il meglio alla fine è sulle mie spalle, per cui vi prego di uniformarvi alle mie decisioni anche se, come spesso può accadere, non tutti sono d’accordo”

GIOVANNA:-  “… le sue decisioni…democratiche!”

GIULIA      :- “E s’accapisce che qualche bastian conträio o gh’è de longo”

CINZIA      :- “Senti chi parla… Proppio lé che gh’è sempre quarche bella discûscion pe’ o seu can”

GIULIA      :- “Bella discüscion do beliscimo!..”

GILLY        :- “Ma scià Giulia… che linguaggio”

GIULIA      :- “Ti taxi”

MARCHEISA:- (con sfottò, a Gilly) “Quello o no l’è amò platonico”

GIULIA      :-  “Comme poeivo ëse d’accordio in to lascià moî o mae Fuffy solo perché a speiza pe’ o veterinäio a no l’è compreisa in ta retta. A questo can

                   gh’ammanca solo a parolla…”

LUIGI         :- “Ancon da sae... ne basta sentïlo baià”

GIULIA      :- “…o l’è a mae compagnia…”

CINZIA      :- “Solo quella?…”

GIULIA      :- (in piedi, teatrale) “Invidiosa. Lé armeno o l’è fedele, affettuoso e o m’è sempre arente…”

OSVALDO:- “Specialmente quande l’è l’òa da pappa”

GIULIA      :- “Scià l’è proppio ‘na personn-a insensibile e madûcà!”

CINZIA      :- “Oua che ve sei scangiae i complimenti, prego a Scià Direttrice de cuntinuà”

VALERIA  :- (seccata) “Posso?… I proprietari dell’immobile e titolari delle concessioni, mi fanno presente che con la crisi in atto e i tagli che il governo sta facendo alla Sanità e non solo, sono in rimessa e pertanto, considerato il valore che ha l’edificio e il parco circostante sul mercato immobiliare, tenuto conto delle spese sempre più gravose e delle offerte allettanti ricevute, potrebbero decidere di chiudere la struttura e vendere l’immobile”

ERMANNO:- “E noia-atri dovve ne ca-caccian?”

LUIGI         :- “Fin che fan de palanche e ammûggian a va ben… quande poi accapita de guagnà de meno, o rimettighe comme dixan, o de restà in pari, se ne fregan e chi gh’è, gh’è“ (ironico) “Va a finì che pe’ risparmià e speize sanitäie e danne ‘na sistemazion definitiva, organizian ‘na gita per noiätri… ä descarega de Scarpin[5]…magara solo andata!”

ESPOSITO:- “Ihh… quante parole a-o viento… E chi volete mai che tenga così tanti danari per accattare ‘sto rudere…”

VALERIA  :- “Tranquillo avvocato che le società interessate ci sono, così come c’è il progetto di trasformazione in residence con box interrati e considerata la carenza di posteggi, si venderebbe come il pane”

ESPOSITO :- ”Sarà come dite vuie cara la mia signora ma mi risulta che questa villa sia un lascito della famiglia Malinverni alla vicina Parrocchia e per quanto ne so, con un vincolo permanente di destinazione d’uso a struttura sanitaria e di residenza per anziani e quindi occorre verificare se una proprietà siffatta si può vendere con la facilità che dite voi”

VALERIA  :- (si alza e raccoglie la documentazione che pone in una cartella o custodia) “Al momento c’è un progetto diciamo… di fattibilità per la cui realizzazione occorrerà il suo tempo. Non appena la proprietà mi farà sapere le sue determinazioni vi terrò informati”

ESPOSITO :- “E chi sarebbe che comprerebbe il tutto?”

VALERIA  :- “Non posso dirvelo anche perché non c’è nulla di definitivo. Era comunque mio dovere informarvi, portandovi a conoscenza della situazione affinché possiate trarne le debite conclusioni e con questo vi lascio alle vostre discussioni. Come vi ho detto vi terrò informati di persona o tramite il segretario signor Osvaldo. Arrivederci” (parla con Osvaldo e lascia la sala)

MARCHEISA:- “E poi gh’è chi dïxe che in te questa casa no sûccede mai ninte”

GIULIA      :- (tragica) “A n’ha tiòu a monà e poi a se n’è andaeta…Se vendan andiemo in mëzo a ‘na stradda…”

GIOVANNA:- (salace) “Attenta a no fässe investì”

LUIGI         :- “N’han passòu o faero cädo… Veuan che se dicidemmo a mollà l’or- mezzo… coscì peuan fa i loro affari”

MARCHEISA:- (si alza e si rivolge ai presenti) “Ma mi no ghe staggo e son disposta a combatte comm’ho faeto con a famiggia do mae pövio terzo màio che a  voeiva mettime in mëzo a ‘na stradda a fa compagnia a ätri despiae senza tegnì conto do mae casato ch’ho ereditòu da-o mae primmo marîo”

GIULIA      :- (interessata, alla marchesa) “Interessante… Scià no n’ha mai parlòu…Se porrieiva fänne ûn film e mì…” (teatrale)  “comme protagonista, saieiva disposta a interpretà o personaggio da scià marcheisa”

GIOVANNA:- (ironica) “Con che palanche a faieiva o film saieiva tûtto da vedde, intanto noiätri porriescimo sta in mëzo ä stradda a fa e comparse magara insemme a ätra gente senza travaggio. Me pä che in sce-o lastrego commença a ësighe troppa gente. Cöse o ne pensa o segretäio da direttrice?”

OSVALDO :- (che nel frattempo aveva raccolto le sue carte) “M’associo ä Scià marcheisa  perché… se no se lotta ûnìi tûtti noiätri finiescimo…”

GIOVANNA:- “… in mëzo ä stradda…”

LUIGI         :- ”Porriescimo montà in sciò marciapé” (a Osvaldo) “E ti  che t’è o tiapé da direttrice, cöse ti ne pensi?”  

OSVALDO :- “Mi no son o tiapé de nisciûn!…Son i to mëzo mi ascì perché se vendan perdo o posto. Scûsae, vaddo a batte o verbale a-o computer” (esce)

SCENA V

(Gilly - Ermanno - Esposito - Cinzia - Marcheisa – Giulia - Giovanna)

GILLY        :- “Avvocato, scià me veu spiegà a stöia do lascito e magara dä ‘na drïta in sciò comme mesciäse verso ‘n’eventuale azion legale a tûtela di nostri interesci…e surviatûtto da nostra salûtte?”

LUIGI         :- “Ma che azion legale... finiescimo tûtti in miande… mi dinae no ghe n’ho pe’ pagà l’avvocato e tûtte e speize legali”

ESPOSITO :- “Embè.. se s’a da procedere le spese sono indispensabili”

CINZIA      :- “O giardiné o l’ha centròu a situasion perché questa stöia a porrieiva costave ben ben con lungaggini burocratiche che dûan di anni… Mi dieiva de lascià perde”

GILLY        :- “Mollà in te moen de costruttuì? E noiätri dovve ne caccian… a Scarpin comme dixe Luigi o giardiné? Dae a mente a ûn comme mì ch’o no s’è mai arreizo davanti a-e avverscitae”

ERMANNO:- “So-solo da-davanti a çerti màj che se l’accia-ciappavan o sbatteivan comme ‘n tappeto…”

MARCHEISA:- (a Gilly) “Cavaliere scià m’accompagneiva gentilmente de däto?”

GILLY        :- “Stava pe’ proponighelo… No sopporto quelli che parlan a spropoxito” (escono)

GIULIA      :- (fatalona) “Mi son fatalista e se l’è destin che a villa a vadde in vendita l’è inûtile spende de palanche in avvocati… E cöse che devan sûccede sûccedan, son comme o tsunami, o terremotto, che s’o vegne no gh’è ninte da fa”

ESPOSITO :-“Scusasse signora, ma accà o tsunami, o terremoto, c’entrano come i cavoli a merenda. Chillo è un fenomeno sismico mentre chisto è nu fatto legale legato al cambio di destinazione d’uso dell’immobile che il Comune deve autorizzare in deroga”

GIULIA      :- “Scià dixe ben a parolle… scià me pä interessòu… magara comme avvocato…”

LUIGI         :- “Mi son solo ûn giardiné, chi ghe son pe’ travaggià e no me ‘n’accapi- scio, però se gh’è quarcosa da cangià saieiva a testa de çerta gente. Ma me savei dì dovve ve mettieivan? …Mi posso sempre trovà ûn travaggio e ’n’ätra sistemaziòn. Me despiaxe pe’ voiätri perché no ve veddo pe’ a stradda a fa di cortei con di cartelli pe’ fa conosce a tütti a situaziòn… No dan a mente manco a miggéa de cascia-integrae, figûremmosi a voiätri… No pesemmo manco cö voto...”

ERMANNO         :- “Però…o no l’è miga ne-nescio”

CINZIA      :- (impettita, a Luigi) ”A chi scià se riferisce quande scià dïxe che bezeugna cangià a testa a çerta gente?”

ERMANNO:- “Scignorinn-a… se-semmo ben che con i di-dinae, çerta  gente, a l’è disposta a tû-tûtto…” (rivolgendosi all’avvocato) “…anche a ca-cangià o piano…”

GIOVANNA:- (interrompendo) “Mi staggo ben in to mae piano e no cangio de segûo!”

ESPOSITO :- “A signò.. ch’a capito… il signor Ermanno si riferisce ovviamente al Piano Regolatore del Comune”

CINZIA      :- “Son solo parolle… do resto penso che anche se ve mandan via ve daiàn de belle palanche”

GIOVANNA:- “E con quelle… s’accatemmo ûn paegua pe’ riparäse da l’aegua!”

CINZIA      :- “Oua no esageremmo. Son segûa co saià ûn bon compenso pe’ lascià libero l’immobile senza grann-e”

ESPOSITO :- “Signorina Cinzia Filippi… capisco che, come immobiliarista o ex tale, lo zampino ce l’avrà messo anche lei…”

CINZIA      :- “Io non c’entro proprio per un bel niente, caro avvocato!. Esamino la situazione e le forze in campo con realismo”

ESPOSITO :- “… ma fino a che stiamo qui abbiamo nu poco di salvaguardia, sia con le visite sanitarie, sia con l’aiuto del Comûne sulle rette e possiamo tirare avanti finché ci regge il fiato”

GIOVANNA:- (interrompendo) “A meno che no arrestemmo sûbito senza sciòu e ne ven ‘na cricca…”

LUIGI         :- “Coscì ghe lascemmo o posto libero!”

CINZIA      :- “Eh, che penscei macabri”

ESPOSITO :- “Datemi retta… la faccenda deve essere chiarita e soprattutto non mollare sul vincolo di destinazione d’uso…” (con intenzionalità) “Vero signorina Cinzia?”

CINZIA      :- “Avvocato, come torno a ripeterle, io lo zampino dentro come insinua lei, non ce l’ho proprio. Parlo per esperienza… i palazzinari han sentito l’odore dell’affare e sono ferrati nel loro mestiere. Pensateci bene prima di adire alle vie legali e spendere una barcata di soldi perché quelli non mollano!” (esce)

LUIGI         :- “Mi, affare o no affare vaddo in te l’orto pe’ raccheugge ûn po’ de verdûa, coscì a cheuga a ne fa o menestron a-o posto dä menestrinn-a de daddo… Intanto me passo ûn po’ o tempo in silenzio, senza sentì de discûssioìn  ch’ andian de segûo a veuo”

GIULIA      :- “Zovenotto intanto scià porrieiva portà o mae Fuffi in giardin, coscì o peu ìn po’ scorattà… Grassie” (Luigi esce col cane)

ESPOSITO :- “La signora Giovanna non ha niente da aggiungere alle proposte fatte dall’ex immobiliarista nel mollare tutto, oppure è intenzionata ad opporsi come ho proposto?”

GIOVANNA:- “Mi no n’ho palanche da strallettà[6], ma con l’euggio da ex bûtteghea e contadinn-a immagino za comm’a l’andià a finì. Ne invescighiàn con tante belle parolle, e autoritae ne saian vixin con e ciacciäre, quarche politico o se ne interessià… primma de votasioìn natûralmente, pe’ dinne poi che no han posciûo fa ninte perché gh’è son problemi ciù grossi con e fabbriche serrae, i casciaintegrae, i precari, i licenziamenti e figûremmose se dan a mente a quattro gatti comme noiätri. Risolvian o problema infiandone separatamente in qualche istitûtto ciù o meno autorizòu e poi  chi se ricordià ciù da villa in vendita e de quelli che ghe stavan?”

ERMANNO         :- “Pe-però… a dïxe ben a Giovanna. L’è proppio véa che va ciù a pra-pratica che gra-grammatica”

GIULIA      :- “E se ciammescimo ûn giornalista e fescimo o sciopero da famme pe’ fäse sentì?” (civettuola, dandosi un atteggiamento teatrale) “Ne faieivan de fotografie e… saiescimo in sciò giornale…”

ESPOSITO :- “Risolverebbero il loro problema perché ci lascerebbero continuare lo sciopero della fame fino alla fine e non ne parlerebbe cchiù nisciuno”

GIOVANNA:- “Avvocato, come torno a ripete, palanche da fa ricorso no n’ho e no posso domandali ai mae figgi o ai mae nevi”

ERMANNO:- “Pe-perché no? Scià l’ha tiae sciù e, a quante scià m’ha co-contòu, scià l’ha daeto ‘na man anche ai nevi in ti stüddi e oua to-tocca a loiä-ätri fa ‘n po’ de sa-sacrifizi… Mi figgi, che sacce, no n’ho e.. son fre-fregou”

GIOVANNA:- (triste) ”No me sento de fälo… No vorrieva dà raxon a-o proverbio ch’o dixe che <chi fa do ben ai nevi e a-e nesse, a-o pané ghe pende e pesse>… me daieva fastiddio doveilo constatà”

ESPOSITO :- “Jammuncenne, intanto mi informo al Comune e vi terrò al corrente”

GIOVANNA:- (all’avvocato) “Scià ne tegne informae primma de spende… s’accapisce che doppo ‘na vitta passa a giaminà l’è triste e avvilente ä nostra etae doveì ancon tribulà e constatà che gh’è sempre chi specula in sciè spalle di ätri. A l’è a lezze do menga!” (si avvia all’uscita)

ESPOSITO :-(apprestandosi ad uscire con gli altri) “Ih, e che legge è? Mai sentita questa”

ERMANNO:- “Avvo-ca-cato… Scià vegne che ghe a spiego” (escono tutti)

FINE DEL PRIMO ATTO

                                                                    ATTO SECONDO

(Tolti i teli neri che coprivano le quinte, la scena rappresenta l’interno del soggiorno della villa con divani, poltrone, televisore, telefono su consolle, quadri, tavolini, ecc. All’apertura del sipario sono in sala la Marchesa e la badante Luisa)

SCENA I

(Cinzia – voce esterna)

CINZIA      :- (è al telefono) “Buongiorno Onorevole, sono Cinzia  Filippi, scusi se la disturbo, ma volevo riferirle a che punto stanno le cose riguardo la Villa dei Tulipani”

VOCE EST.         :- “Nessun disturbo. Anzi, aspettavo notizie in merito”

CINZIA      :- “Pare che il fronte antivendita cominci a disgregarsi, soprattutto come lei prevedeva, per difficoltà finanziarie”

VOCE EST.         :- “Bene, non se ne pentirà… mi tenga sempre informato e si dia da fare”

CINZIA      :- “Non dubiti onorevole Trombato”

VOCE EST.         :- “Non faccia nomi… non si sa mai che le telefonate vengano intercettate e io in fondo, faccio solo da tramite…”

CINZIA      :- “Farò come desidera”

VOCE EST.         :- “Lei proceda secondo il piano stabilito e mi telefoni da un telefono pubblico e non dall’Istituto, capito?”

CINZIA      :- “Va bene, a risentirci” (posa la cornetta ed esce circospetta)

SCENA II

(Marcheisa – Luisa - Gilly)

MARCHEISA:- (entra con la badante. Siede e Luisa accomoda un cuscino dietro le spalle alla marchesa e poi resta accanto in piedi) “Comoda señora?”

MARCHEISA: “Bastante, graçias..”

LUISA        :- “Que quiere Ustede mañana para el desayuno?”

MARCHEISA:- “Ci penseremo domani per la colazione, quando arriverai… Magari caffè e latte con burro”

LUISA        :- “Muy bien; café con leche, mantequilla…y fruta ? »

MARCHEISA :- “Dipende che frutta c’è. L’ätra matin gh’éan de méie buzze e mi… con i mae denti…”

GILLY        :- (entra e saluta) “Scià marcheisa…” (a Luisa, galante) ”Encantado como siempre, señorita Luisa”

LUISA        :- (accenna ad un saluto)

GILLY        :- (alla marchesa) “Quarcösa no va? A veddo pensierosa”

MARCHEISA:- “Perché voscià no?  Me mäveggio, con e prospettive che se presentan… Pensavo de sta tranquilla, sensa penscéi con a Luisa, a mae badante, ca me sta appreuvo con tanto gàibo…”

GILLY        :- “Ma a saià anche ben retribuîa no?” (accorgendosi della gaffe. A Luisa) “Oh, perdone… Donde vives Luisa?

LUISA        :- “Tengo mi casa en la calle de San Matteo”

MARCHEISA:- (bonariamente) “Cavaliere… a no l’è pan pe’ i so denti”

GILLY        :- “Ma cöse scià dïxe mai… l’èa tanto pe’ conversà”

MARCHEISA:- “A m’è affesionà, a l’è onesta e mi ghe ne son riconoscente”

LUISA        :- “Tambien yo”[7]

MARCHEISA:- “Scià pensa che doviemo andasene de de chi?”

GILLY        :- “No a veddo ben a faccenda. Troppi interessi de dato a-e nostre teste. Me pàiva d’ëse staeto affortûnòu d’avei posciûo intrà chi… Retta sostenibile e o resto a carego do Comune… Doppo ‘na vitta de travaggio no se dovieiva tribulà per campà”

MARCHEISA:- “Segûo anche mi, abituà a-e comoditae do mae casato… ma no parlemmone se no me vegne o magòn…”

LUISA        :- (con affetto) “No se rattriste…señora… lo siento mucho”[8]

MARCHEISA:- “Lo so che ti dispiace Luisa… no te preocupe… Adesso puoi andare a casa, ci vediamo domani, io resto in attesa della cena”

LUISA        :- “Muy bien señora. A la mañana por la mañana. Hasta la vista[9]” (esce)

GLLY           :- (saluta Luisa) “Buenas tardes”

SCENA III

(Marchesa – Gilly – Luigi – Giovanna - Esposito)

(entra Giovanna seguita da Luigi che, comicamente, la segue osservandole il fondo schiena)

GILLY        :- (osservando la scena) “Ma Luigi… cösse ti fae?”

LUIGI         :- “Ammiavo… a targa da scià Giovanna…”

GIOVANNA:- “E no son mïga ‘n’automobile!… Ma ammìa ûn po’ che nûmeri… Ma no se çenn-a?”

MARCHEISA:- “Oh, pe mì… pe’ quello che ne dan…”

GIOVANNA :- “Se sa ciù ninte da faccenda da villa?… Ho domandòu ä scià Cinzia ch’o vista andà in direziòn ma… han tûtti a bocca a bûscio[10]”

GILLY        :- “L’avvocato Esposito o doveiva informäse…”

ESPOSITO :- (entra) “Qualcuno parlava di me?”

GIOVANNA:- “Oh, bravo sciò Esposito; novitae?”

ESPOSITO :- (va a sedersi di fronte alla marchesa) “Sono andato a spulciare i codici e penso che ci sia uno spiraglio per bloccare la vendita”

MARCHEISA:- “Primma de tûtto bezeugna savei chi l’è disposto a dividde e spezie pe’ ‘n’eventuale opposizion ä vendita… sempre che ghe segge a probabilitae de no caccià via i dinae pe’ ninte”

GIOVANNA:- “Ha l’ha raxòn a scià Marcheisa d’Aquaviva… Savei chi gh’è sta, quant’a l’è a speiza prevista e poi decidde segondo a circostanze e… segondo a borsa…Bezeugna mesciase perché o tempo perso o no s’acqui- sta ciù”

GILLY        :- “Sagge parolle. Dïxe ben o proverbio: <contadin, scarpe grosse e çervello fin!>. Mi me piggio a briga de contattà tûtti e de savei comme a pensan e riferiò a-o sciò avvocato Esposito”

MARCHEISA:- (si sente suonare un campanello) “O campanéllo… L’è l’òa de çenn-a… saià ben andà a tòa… Ghe saià a solita menestrinn-a” (si avviano ad uscire. Gilly non si muove) “Cavaliere… scià no vegne?”

GILLY        :- “Scì, scì… andae ch’arrïo… “ (resta solo)

SCENA III

(Gilly – Valeria)

GILLY        :- (rimasto solo, si guarda attorno con circospezione. Prende il telefono e forma un numero) “Sono io… sei sempre qui in ufficio? Sono in salotto, solo… puoi fare un passo?… Ti aspetto” (posa il telefono e commenta fra sé) “Tûtto l’è preparou… Oua aspettemmo i eventi”

VALERIA  :- (entra da una porticina laterale e va ad abbracciare Gilly) “Oh, Gilly… che fatica tenere tutto nascosto “

GILLY        :- (contraccambiando l’abbraccio)  “Valeria, finalmente…”

VALERIA  :- “Saià prûdente? Pensa se ne scrovissan”

GILLY        :- (si scosta) “Aspëttemmo che vadde in porto a faccenda e poi se n’ andiemo a fa ‘na bella croxéa, mi e ti… soli…”

VALERIA  :- “Speremmo ben ma…” (severa) “… saià mëgio che no ti fassi tanto o cascamorto con a marcheisa…”

GILLY        :- “Ma cara…. È solo un’opera di bene… A ghe tegne a ësse corteggià e a mì… o no me costa ninte”

VALERIA  :- (con salace ironia) “E scì… intanto ti te tegni in allenamento”

GILLY        :- “Cösse ti ne pensi da vendita da villa? Ghe son novitae?”

VALERIA  :- “Ho riçevûo de proposte dä Impreize con raccomandazion da tûtte e parti… chi tia da ‘na parta, chi da l’ätra… Ma no son mi che devo decidde… no son mì a proprietàia… Pensa che m’han finn-a faeto accapì che ne staieiva ben anche mì…”

GILLY        :- “E tì, cöse ti ne pensi?”

VALERIA  :- “No saviae… In questa garbûggio gh’è gente ca parrieiva insospettabile… ma me rincresce pe’ i soggiornanti, in fondo son de  brave personn-e riscc-ian d’avei grossi problemi, oua che pensavan de finì i loro giorni in santa paxe…”

GILLY        :- “Cheu ténio che t’è …. Ma e palanche son palanche… Comunque no l’è ancon dïto che a villa a vadde effettivamente in vendita… L’avvocato Esposito o veu vedde o documento co riguarda o vincolo de destinazion d’ûso e s’o l’impûgna con l’avallo di soggiornanti…a faccenda a va pë lunghe… ti sae ben comme van i processi… e tûtto resta in stallo e noiätri restiëmo sempre in ballo”

GILLY        :- “Ma dovve ti veu che piggian e palanche…e poi noiätri no gh’intrem- mo… lascemmo andà e cösse comme van”

VALERIA  :- “Quella Cinzia Filippi, l’ex immobiliarista… a l’è lé ca m’ha avvisòu da vendita… comme a l’agge saccìûo no so”

GILLY        :- “A l’è staeta in te l’ambiente di costruttuì e-a l’avià sacciûo pe’ cäxo… Figûrite che son mì quello che deve piggià e firme de quelli che protestiàn… Ma pensemmo a noiätri che se a mae faccenda a va in porto no gh’aviemo bezeugno de sta chi, te pä?”

VALERIA  :- “Sempre che tûtto vadde comme ti creddi…”

GILLY        :- “Oua l’è mëgio che vadde in sala a mangé… maniman me vegnan a ciammà e se ne veddan assemme…” (si abbracciano) “Ciao. Stanni a l’euggio”

VALERIA  :- (gelosa) “E ti no fa tanto o cascamorto con a marcheisa”

GILLY        :- “Giösa?”

VALERIA  :- “Manco ‘na stissa…ma no fäghe o salamme appreuvo”(escono da parti opposte)

SCENA IV

(Cinzia – Osvaldo - Giulia)

CINZIA      :- (entra poco dopo con Osvaldo) “Osvaldo… saià prüdente?”

OSVALDO :- “No veddo cösse gh’è de mä… Noiätri no semmo mïga di soggiornanti. Mi chì, doppo qualche anno de navigazion, ghe travaggio e posso incontrame con chi me pâ… E poi, comme ti veddi, ho appenn-a finïo de batte o verbale da riûnion a-o computer che devo portà ä direttrice” (mostra un fascicolo)

CINZIA      :- “Ti dïxi che andià tûtto ben?”

OSVALDO :- “Mah… me pä che segge tûtto ‘n gran pacciûgo. A direttrice a l’è ‘na sfinge. No s’arriesce a capighe ninte. Stamattin gh’ho passòu ‘na telefonata in direzion de ‘na grossa impreisa de costruzion… “

CINZIA      :- “Che impreisa a l’éa?”

OSVALDO :- “Indovinala grillo… Però…”

CINZIA      :- “Però?”

OSVALDO :- “A vöxe… a vöxe a no m’éa neuva…L’ho za sentïa ‘n’ätra votta a-o telefono… ma pe’ quante gh’agge stûdiòu e pensòu no m’è sovvegnûo nisciûn nomme… Foscia a l’éa de ‘n’ex onorevole ma no son segûo”

GIULIA      :- (entra) “Oh, scûsae…” (con malizia) “Scûsae se ve destûrbo… voeivo fa ‘na telefonata”

CINZIA      :- “Nisciûn destûrbo… Stavimo controllando o verbale… E o so can?”

GIULIA      :- “O Fiffy l’ho lasciòu ‘n momento a-o giardiné… A proposito do verbale, ghe son de novitae?”

OSVALDO :- “No saviae… Per ora tutto tace“

GIULIA      :- “Veuan fa ûnn’azion legale… francamente no so cöse fa e voeivo appunto fa ‘na telefonata a ‘n mae ex ammiratò… ûn notäro, pe’ avei ûn conseggio. Posso?”

CINZIA      :- “Prego... stavimo pe’ sciortì” (esce con Osvaldo)

GIULIA      :- (compone un numero) “Pronto?… Sei tu Alfredo?…. Sono Giulia. Scusa se ti disturbo… avrei bisogno di una consulenza e tu, come mio ex procuratore sai come stanno le mie finanze e perciò puoi darmi una dritta sul come fare riguardo alla grana che ti ho spiegato per questa villa” (pausa) “Domani alle dieci? Sta bene. Mi vieni a prendere con la limusine però“ (pausa) “…come perché? Perché un po’ di civetteria non guasta. Mi snobbano e voglio che vedano che c’è chi mi viene a prendere con una fuori serie… Ti o sae che noiätre donne ghe tegnimmo a fa ‘n po’ de sciäto. Veuggio mosträghe chi a l’è G.G!” (pausa) “Chi l’è G.G?… Ma l’è coscì semplice. B.B. l’èa Brigitte Bardot, no? C.C. l’éa Claudia Cardinale e mi, Giulia Grimaldi, son G.G!” (pausa) “No esagero pe’ ‘n bello ninte. Ti o sae ben, anche perché ti me l’hae procûrae ti, quanti spettacoli teatrali ho faeto… Va ben mia, vegni con quello treno de macchina. Se vedemmo. Ciao” (posa il ricevitore ed esce)

SCENA V

(Luigi - Giovanna)

LUIGI         :- (entra dalla parte opposta, si guarda attorno e furtivamente va al telefono componendo un numero) “Ciao amore… sei a casa?” (pausa) “Tutto okej?… Vedo che te la cavi bene. Spero che tutto vada per il meglio”(pausa) “Ermanno? … Cosa c’entra Ermanno. Ma no, non se ne è accorto,  me l’avrebbe detto e poi, ci vuole tutta a capirlo…o parla a butezzi… Stai tranquilla. Vediamo come va a finire questa storia… Adesso vado, ciao amore. A domani” (chiude)

GIOVANNA:- (entra e vede Luigi che posa la cornetta del telefono) “Oh, Luigi…” (con complicità) “Telefonate misteriose, eh?…” (con enfasi) “…sentimentali?”

LUIGI         :- “No son cöse ghe ghe interessan”

GIOVANNA:- “Comme l’è bello savei che l’amò o trionfa sempre… comme in <Amore tombale>, in televixon”

LUIGI         :- “Lascemmo perde l’amò tombale co me sa tanto de Dracula. A parte o faeto che telefonavo pe’ avei do concime chimico pe’ o giardin, son faeti che no ghe riguardan!” (esce indispettito)

GIOVANNA:- “Che moddi!…” (verso il pubblico) “O s’è offeizo o semenn-a leitûghe. Alloa… veu dì che sotto, sotto ghe quarcösa… Ah, ma primma o poi ghe screuvo i altarin” (squilla il telefono) “O telefono…” (con comico interesse va a rispondere sculettando e dandosi una riavviata ai capelli come se l’interlocutore la dovesse vedere) “Sentimmo chi l’è…Pronti?…Sì, Villa dei tupilani Come? …Ah, scì, scià mi scusi sa è stato…comme se dïxe… un lapis… Come? Un lapsus? … Cosa vuole delle volte… me se ingheuggia a lengua, comunque è la Villa dei Tulipani e non tupilani… No, non sono la signora Valeria Poggetti… la direttrice al momento non c’è” (con aria furbesca, sgranando gli occhi, comica) “Se vuole dire a me, poi riferisco… Con chi parlo?” (pausa) “Ah, devo dire alla signorina Filippi di chiamare a Roma… ma lei sa a chi?” (pausa) “D’accordio… riferirò… scignoria” (comicamente cerca di riassettarsi il vestito come se fosse vista. Esce di scena)

SCENA VI

(Giulia – Ermanno)

GIULIA      :- (entra con cagnolino in braccio assieme ad Ermanno) “Ma questa villa a sta diventando pëzo che ûn condominio… Sempre i stessi descorsci… O Cavaliere Gilly co me invesciga: <Scià firma, scià no firma, forse scià l’ha raxon a no firmà>…comme s’o l’avesse cangiòu idea. Sciò Ermanno… ghe fasso ‘na confidenza… mi no l’è che no veuggie firmà contro a vendita da villa ma o mae procuratò, o mëgio, o mè ex procuratò ho  m’ha dïto che fondi…  non ghe n’è ciù… Sci insomma, fasso finta de no avei problemi finanziari ma… cösse scià veu mai, se dan tûtti tante de quelle àïe e mi no veuggio fa a figûa da meschinetta…”

ERMANNO         :- “Tran-tranquilla scià Giulia… No cre-creddo che i ätri aggian ta-tanto da scia-scialà…” (sorridendo) “Scià l’è proprio sim-sim...”

GIULIA      :- ”..patica”

ERMANNO         :- “Ecco. Grassie”

GIULIA      :- “Prego”

ERMANNO         :- “Scià l’ha notòu pe’ ca-caxo de ma-maneuvre so-spette?”

GIULIA      :- “No saviae… No gh’ho faeto cäxo. Ma oua che scià me-o dïxe ghe diòu  che mentre andavo in toilette, primma d’andà in sala da pranzo, ho notòu a direttrice ca sciortïva de de chì ammiandose intorno comme a no voeise fasse vedde. Ah, ah…son segûa che a l’éa con quarchedûn e penso anche de savei chi”

ERMANNO         :- “E chi?”

GIULIA      :- (si guarda circospetta attorino e poi fa cenno a Ermanno di porgere l’orecchio

ERMANNO         :- “Da-davvei? … Interessante… Ghe diòu che a mì me piäxe fa o o po-po, o po-po…”

GIULIA      :- “O…po-po?”

ERMANNO         :- “O poliziotto comme She-Scherlok Holmes… Voemmo de-demoase a fällo insemme… tanto  pe’ pa-passase o te-tempo?”

GIULIA      :- (divertita) “Oh, sci… dài… demoemmose  …che bello! … Ma chi dovemmo sorveggià?”

ERMANNO         :- “Tû-tûtti… tanto se di-divertimmo …ma o dev’ësse  ûn se-segreto fra noiätri duì”

GIULIA      :- (perplessa) “E poi..?”

ERMANNO         :- “E poi se-segondo que-quello che scro-vi-vimmo ghe pen-pensiemo … armeno no pa-passemmo pe’ di ne-nesci”

GIULIA      :- (esageratamente teatrale) “Beniscimo. Evviva! G.G. sarà ancora in scena!”

ERMANNO         :- “Chi?”

GIULIA      :- “Ma mì. G.G., Giulia Grimaldi!”

ERMANNO         :- “Ah! E mi allòa sa-saiò E.G”

GIULIA      :- “E. G?”

ERMANNO:- “Er-Ermanno De-Delle pia-piane”

GIULIA      :- “Saià mëgio dillo tûtto attaccòu. Ermanno Dellepiane”

ERMANNO:- “L’è ‘na-‘na parolla…” (sorridendo) “L’è ben sciortì de de chi… maniman ne spì-spian  noiätri”

GIULIA      :- ”Scì… magara se ne veddan son boìn de sparläne appreuvo. Intanto  anche o mae Fiffy o deve andà in giardin”

ERMANNO:- “Basta co no va-vagghe a ra-ravattà in ti fiori se no o Luigi…”

GIULIA      :- “Sciò Ermanno, dovve scià va se ne tocca anda via de de chì?”

ERMANNO         :- “Scià vedià che l’in-l’informiòu e scià l’arrestià de na-natta!”

GIULIA      :- “E perché? Scià sa za dovve andà a pössa e osse?”

ERMANNO         :- “De se-segûo no a Sta-Staggen, ma-an-andemmo”

SCENA VII

(Giovanna - Esposito – Luigi - Giulia)

GIOVANNA:- (entra e va al telefono, compone un numero) “Pronto? Ordine degli avvocati?… Rositta t’è ti?… Son a Giovanna…”(pausa) “…ben grassie e ti?” (pausa) “Scûsime se te destûrbo ma avieiva bezeugno de ‘n piaxéi…Scì, son sempre ä villa di tulipani e probabilmente doviemo affidase a ‘n’avvocato perché pare che ne scöran da questa casa de riposo, ma porriemo ësse intezionae a fa opposizion; sciccomme gh’emmo chi ûn avvocato co se dà troppo da fa pe’ rappresentäne, vorrieiva savéi, ti che t’è segretaria de l’ordine di avvocati, che tipo o l’è Salvatore Esposito” (pausa) “Capiscio ca l’è ‘na question delicà ma… mettite in po’ a-o mae posto…” (pausa) “Tranquilla.. saiò mûtta comme ‘n pescio…. Davvei? Ma no stamme a dì… No, no dimmelo anzi, dimmelo. Te ringrassio tanto… armeno oua so comme regoläme. Ciao Rosetta” (posa la cornetta) “Ma chi son tûtti ‘na manega di fûrbi!” (esce a destra)

ESPOSITO :-(entra da sinistra, si guarda attorno) “Ca non ci sta nisciuno, come dice la canzone” (va al telefono e compone un numero) “Pronto… Mi scusi, sono l’avvocato Gennaro Esposito, c’è il notaio Gratta?… Si grazie, aspetto… Pronto, Gratta sei tu? Sono Gennaro… bene grazie… ascolta, avrei bisogno di un piacere. Mi risulta che hai stipulato un contratto con l’Istituto Malpresi per conto della famiglia Malinverni, che ha delle proprietà adibite a soggiorno per anziani e in particolare la villa dei Tulipani dove, come sai, soggiorno da ‘nu poco e tempo. Puoi dirmi se c’è, e se è sempre valido, il vincolo di destinazione d’uso a ricovero per anziani?” (pausa)

GIULIA      :- (si vede apparire furtivamente ogni tanto la sua testa che sbircia senza farsi vedere da Esposito)

ESPOSITO “Non puoi dirmelo? … Segreto professionale? Ma dài guagliò,  io te n’ho dato delle dritte e ci hai anche guadagnato.. mi basta solo che tu mi dica un sì o un no, allora? E poi sai bene com’è il nostro accordo, no? Mica volete fregarmi tu e…” (pausa) “Statti calmo, non faccio nessun nome, allora? Ah! Adesso non c’è nessun vincolo… è stato tolto con un tuo atto notarile e con l’accordo di ambo le parti. Grazie, a buon rendere. Tranquillo, l’ho saputo da altre fonti e non da te” (posa il ricevitore e riflette) “Tutto va per il meglio e la faccenda sta andando per il verso giusto”

LUIGI         :- (entra) “Oh, avvocato, scià l’è chi drento? La stava cercava la signora Giovanna”

ESPOSITO :- “E che vuole da me?”

LUIGI         :- “E mi cösse ne so?”

GIOVANNA:- (entra) “Oh, avvocato… Han portòu questa raccomandata pe’ voscià… Ho firmòu mi… O çercavo pe’ consegnaghela personalmente de personn-a” (consegna una busta)

ESPOSITO :- (prende la busta) “Una raccomandata per me? E chi sarà mai”

LUIGI         :- “Magari se la apre indovina che glie l’ha mandata”

ESPOSITO :- “Che spiritoso” (a Giovanna che stava accanto ad Esposito sbirciando un documento che stava leggendo) “Ecché? Vulite ficcare il naso nei fatti miei’?”

GIOVANNA:- (che c’è rimasta male, si scosta indispettita e con malagrazia) “Nei fatti suoi? … Cöse m’interessa a mì se scià l’ha riçevûo ‘na lettera de diffida… No son miga faeti mae!”

ESPOSITO :- (che stava esaminando l’ingiunzione) “Come?… E voi comme facite a saperlo?”

LUIGI         :- “O bella questa”

GIOVANNA:- (soffermandosi sull’uscio, si volta, scrolla le spalle) “O so e basta!”

ESPOSITO :- “Eh no… qui c’è qualcosa che non va…”

GIOVANNA:- (sorniona) “L’è quello che diggo anche mi” (esce)

LUIGI         :- “Ma che diffida a l’è?”

ESPOSITO :- (cercando di minimizzare) “Ci si mette anche lei?… Non è nulla, è lo scherzo di qualche buontempone…” (da una scorsa alla lettera) “…e che buontempone!…Mannaggia…Ci mancava anche questa”

LUIGI         :- “Alloa va tûtto ben…se ci mancava anche questa, adesso c’è l’ha… diggo ben scio avvocato?”

ESPOSITO :- “Luigi, dicitime ‘nu poco… ma la signora Giovanna chi è, da dove ne viene…perché… mi sembra un’intrigante”

LUIGI         :- “Ma veramente non saprei di preciso… So che ne viene da Mele…e poi mi no me interesso de ‘ste cöse… fasso o mae travaggio da giardiné pe’ passäme o tempo in te questo penscionäto e no staggo a cuiusà”

ESPOSITO :- (salace) “Viene da mele… ecché volite pigliamme pe’ o…eh? Perché non da pere visto che avete voglia di scherzare… Mica sò fesso”

LUIGI         :- (con comicità) “Giudichi lei che è avvocato… Mele è una località in provincia di Genova… se poi vuole c’è anche Pero in provincia di Savona, contento?”

ESPOSITO :- “Ah, àggia capito, sono due località”

LUIGI         :- (ironico) “Belàn che mente”

ESPOSITO :-(preoccupato, tra sé, con la lettera in mano)  “Una diffida dall’ordine degli avvocati ad esercitare… E’ nu bello guaio!… Qualcuno mi vuole fregare, ma chi? Gratta?…”

LUIGI         :- “Gh’è quarcösa che no va?”

ESPOSITO :- “Eh? Come?”

LUIGI         :- “O veddo preoccupòu…”

ESPOSITO :- “No, no… nulla di importante, grazie”

LUIGI         :- “Alloa vaddo in giardin….Teniamoci visti avvocato” (esce)

ESPOSITO :- “Teniamoci visti… Che italiano dei miei stivali” (preoccupato) “Ma come hanno fatto a sapere che mi sarei occupato di fare opposizione alla vendita della villa?!. Qui c’è scritto bello chiaro e netto:  <La S.V, essendo stato radiato a suo tempo dall’Albo degli Avvocati, con sentenza del Tribunale, è diffidata ad intraprendere qualunque iniziativa che possa perorare la causa di qualsivoglia persona o Ente, eccetera, eccetera… > E adesso come faccio a tirarmi indietro, che scusa devo inventare? Qui ce lo zampino di qualcuno che cerca di mettermi i bastoni tra le ruote!” (esce)

SCENA VII

(Giulia – Ermanno)

GIULIA      :- (entra senza il cagnolino) “Finalmente o se n’è andaeto. E coscì o no peu fa l’avvocato…  o me pä in te grann-e. O sciò Ermanno o m’ha dïto de aspëtalo chì… “ (con soddisfazione) “Però che bello… a fa a poliziotta se ne screuve de cösse che…” (guardandosi attorno, sottovoce) “… primma no ghe faxeivo cäxo ma cuiusando pe’ demoase a indagà se ne vedde de tûtti i colori… Comm’o l’è mondo… a gente a no l’è sempre quello ca dïxe d’ësse”

ERMANNO:- (entra furtivo non visto da Giulia ed improvvisamente parla) “Son chì!”

GIULIA      :- (ha un sobbalzo con un gridolino) “Ah!… Oh, sciò Ermanno… che spavento… Ma scià veu fammme piggià ûn corpo?”

ERMANNO         :- “”E gh’amma-manchieva ä-ätro… Perdieva ‘na co-colega de inda-dagini. No-no-vitae?”

GIULIA      :- “Scì. Ho visto primma a scigorinn-a Cinzia sciortì de de chì ch’a s’ammiava intorno comme s’a no voesse fässe vedde. Sentivo ca parlava con quarchedûn a-o telefono, se no ho accappio mä a parlava con ûn onorevole… De cösse però no so. Poi l’ho vista torna ca sciortiva con o sciò Osvaldo… dimmoghe ciûttosto in confidenza… no so se me spiego…”

ERMANNO:- “Eh… ä-ätro che!”

GIULIA      :- “E oua ho visto intrà a Giovanna ca portava ‘na raccomandà a o sciò Esposito … pare che l’aggian radiòu da l’Ordine di Avvocati”

ERMANNO:- “Intere-ressante. Scià l’è pro-proppio n’investiga-gatrice bra-brava”

GIULIA      :- “Ah, scì? Grassie. E lé cösse ho l’ha attrovòu de interessante?”

ERMANNO         :- “Tante cöse fra e quali che a Luisa a no l’è ‘na suda-damericana…”

GIULIA      :- “Davvei? … Ma perché…”

ERMANNO         :- “Ou scroviemo… Co-continemmo co-coscì… Scià sta-tagghe appreu-euvo ä Cinzia e scià çerche de sa-savéi cösse a fa, con chi a parla e via an-andare”

GIULIA      :- (con infantile entusiasmo) “Che bello sciò Ermanno… passa o tempo comme in te ‘n lampo… Oua vaddo a piggià o mae Fiffy in giardin” (scatta e saluta alla militare) “No gh’è son ätri ordini sciò Sherlok Holmes?”

ERMANNO         :- “No Wodson… gra-grassie. Poemmo scio-sciortì” (si ode un gran trambusto e grida della marchesa)

SCENA VIII

(Marcheisa – Luisa- Ermanno – Giulia - Esposito)

MARCHEISA:- (entra in desabillé, spaurita, con Luisa) “Ah! Che spavento… sciò Ermanno… quarchedûn o l’ha çercòu de arröbà in ta mae stansia…”

LUISA        :- “Tome asiento… si accomodi señora” (la fa sedere standole accanto e facendole vento con fazzoletto)

ERMANNO         :- “Scià l’ha vi-visto chi l’éa?”

MARCHEISA:- (con la mano alla gola) “No! Stavo pisaggiando quande ho sentïo ravattà in ti cascetti, me son adescià, ho criòu e-o visto ‘n’ombra sciortì de corsa”

GIULIA      :- (impaurita) “O Segnô bello cäo… gh’ammavan anche i laddri”

ERMANNO:- “Sta-staneutte, oltre a serräse a ciave, scià mette ‘na ca-carega co-contro a maneggia da po-porta senza dï ninte a ni-nisciûn…ve-vedemmo se ghe ri-ripreuvan e ste-stemmo in gua-guardia. Scia stagghe tran-tran- quilla scià mar-mar-cheisa…”

LUISA        :- (alla marchesa) “Queire che yo resta con Ustede?”

MARCHESA:- “No, cara, grazie… ritorna a casa tua… Sai che non vogliono estranei oltre a noi… Stai tranquilla, farò come ha suggerito il signor Ermanno”

ESPOSITO:- (entra trafelato e gridando) “Presto… tutti fuori! La villa va a fuoco!”

TUTTI        :- (gridano spaventati ed escono confusionatamente)

FINE DEL SECONDO ATTO

ATTO TERZO

SCENA I

(Giovanna – Luigi – Esposito – Gilly – Marcheisa – Luisa - Valeria - Cinzia –)

(stessa scena del secondo atto)

GIOVANNA:- (seduta) “Che spavento l’ätra séja… I pompé, i carabiné…”

LUIGI         :- “E tûtto perché a cheuga a s’è ascordà a poela in sciò feugo con l’euio a frizze!”

ESPOSITO :- “Usciva tanto fumo nero dalla finestra della cucina che sembrava andasse tutto a fuoco”

GILLY        :- “E-o bello ch’eivimo tûtti feua, chi in vestaglia, chi in miande, a vedde i pompé con e scäe che sciortivan da-o barcon da cûxinn-a…con ‘na poela brûxà!”

ESPOSITO:- “Beh, dopo tutto meglio accussì che ‘n’incendio vero”

GIOVANNA:- “E a scià marcheisa?”

LUIGI         :- “A ‘lè ûn po’ confûxionà… a no se sente guaei ben”

GILLY        :- “E s’accapisce… primma çercan de ravattaghe in te cantie, poi i pompé…”

MARCHEISA:- (entra accompagnata dalla badante Luisa) “Bongiorno a tûtti” (Luisa la fa accomodare)

GILLY        :- (galante) “Bongiorno scià Marcheisa… scià l’ha riposòu ben?”

MARCHEISA:- “Coscì, coscì… Grassie”

VALERIA  :- (entra con la sua solita sicumera) “Buongiorno, state bene?”

GIOVANNA:- “Oua scì ma… se semmo tanto spaventae…”

GILLY        :- “Meno male signora Valeria che è stato letteralmente più fumo che arrosto”

VALERIA  :- (con aria indagatrice) “Già! Ma la cuoca dice che non mette mai nulla sul fuoco senza essere presente e che quella padella non la usa mai perché vi si attacca il cibo… e allora?”

ESPOSITO :- “E allora cosa? Non mi vorrà mica dire che l’hanno fatto apposta, per quale ragione?”

GILLY        :- “Magari per farci uscire tutti fuori”

ESPOSITO:-  Vedete troppi film gialli alla televisione. Magari la cuoca non vuole ammettere di essersi sbagliata… Ci vediamo dopo, vado  a fare due passi in giardino” (esce)

CINZIA      :- (entra adirata, scontrandosi comicamente con Esposito)

ESPOSITO :- “E… che furia”

CINZIA      :- “Quarchedûn o l’è andaeto a arvì i cascetti da mae scrivania!. Chi l’è staeto?”

VALERIA  :- “E comme mai?… Quande l’è sûccesso?”

CINZIA      :- “De segûo n’han approfittòu dûrante o finto incendio”

GILLY        :- “Finto incendio? E perché?”

CINZIA      :- “Perché o l’è servìo senz’ätro pe’ andà a ravattà in ti cascetti… primma da scià Marcheisa e oua ä mae scrivania…magara sperando de…” (titubante) “…de attrovà de palanche o chissà coss’ätro!”

LUIGI         :- “Me pä imposcibile che quarchedûn de noiätri… “

CINZIA      :- (guarda con sospetto Luisa) “S’o no l’è ûn di soggiornanti…allòa saià quarchedûn co frequenta ‘sta villa”

LUIGI         :- (prendendo le difese di Luisa) “Ca ghe vadde cianin…e scià parle in italian che a scignorinn-a Cinzia a no capisce o zeneize e primma de fa de insinuazioìn l’è ben ësse segûi de accûse che se fan abbrettio”

MARCHEISA:- “Me mäveggio de queste volgari insinuazioìn”

GIOVANNA:- “Ah, scignorinn-a Cinzia… primma che m’ascorde… l’han çercà a-o telefono da Romma”

CINZIA      :- (imbarazzata) “Da… Romma?”

GIOVANNA:- “Scì e o l’ha dïto che scià sa chi o l’è e de ciammalo o ciù fïto poscibile… che l’è urgente”

CINZIA      :- “Grassie, ciammiòu appena-a poscibile mae… mae barba… ma ritornando ä-o fûrto in ta mae scrivania…”

VALERIA  :- “Fûrto? Ma allòa han piggiòu quarcösa”

CINZIA      :- “Di… di documenti che m’éan staeti affidae… No so de cosse trattessan” (guarda diffidente Luisa) “Ma mi immagino chi segge o laddro, o ciù precisamente a laddra co visto in to corridò proppio con o Luigi anche se fan finta de no ësse in confidenza…”

LUIGI         :- (si avvicina a Silvia con affetto) “Euh, no esageremmo… Quanti de voiätri no son quello che dixan d’ësse, o se comportan a ‘na mainéa e poi da ascösi fan tûtt’ätro?… Cösse scià ne dïxe Cavaliere?… E voscià, scià Valeria, scià no ne sa ninte nevvea?” (a Cinzia) ”E poi senti da che pûlpito vegne a predica….Scià no me dià mïga che scià no l’è… dimmoghe in confidenza con o seunnòu de zunzûro, nevvea?”

GIOVANNA:- “L’Osvaldo?”

LUIGI         :- “D’accordio che son faeti vostri, coscì comme son faeti nostri quelli da Luisa con mi. Soddisfaeti?”

MARCHEISA:- (a Luisa, con aria di cortese rimprovero) “Luisa… el jardinero … Quello qui habla poquito, eh?”

LUISA        :- “Es una combinazion…”

MARCHEISA:- “Va ben… ne parliemo doppo”

CINZIA      :- (con acredine) “Me l’immaginavo da comme ve dàvi e euggiae. E bravo o nostro giardiné… fa o cascamorto con ‘na foresta ca vegne a röbà o travaggio ai nostri zoeni e che a no l’accapisce l’italian e tanto meno o zeneize. Mi no me fîo de quella miodïnn-a!”

LUISA        :- (adirata sbotta parlando in genovese) “Ma n’èi ancon cuae de parlà abbrettio?… No ve l’han insegnà l’edûcaziòn?!”

GIOVANNA:- “Ma.. a parla o zeneize?”

LUISA        :- “Segûo che parlo zeneize” (a Cinzia) “Primma de dà a corpa a i ätri saià mëgio ca s’arrûxente a bocca con de l’àxòu cäa scignorinn-a, perché mì a denunsio pe’ calunnia… Ma ammia ûn po’… proppio lé a parla…”

VALERIA:- “E brava a nostra perûviann-a… a n’ha piggiou pe’ o naso tûtti”

GILLY        :- (agitato)  “Che figûa da cioccolatté co faeto… mi che ghe parlavo in spagnollo pe’ famme accappi e poi t’ou lì… a l’è zeneize…”

MARCHEISA:- “E s’accapisce ca l’è zeneize, de Sanpëdenn-a…Ve rincresce? Ve veddo tûtti imbarlûghae”[11]

GIOVANNA:- “T’hae accappìo che remescio? O l’ha raxon o sciò Luigi… Tanti no son quello che dïxan d’ësse… Ma perché a passava pe’ sudamericana? In fondo no l’éa necessäio”

LUISA        :- “L’è molto semplice. Perché, pe’ travaggià ho attrovou un posto tempo fa da ‘n’ätra scignoa comme badante, solo perché a me credeva perûviann-a …Se me fisse qualificà come italiann-a a no m’avieiva piggiòu; ma quande son vegnûa anni fa dä scià Marcheisa D’Acquaviva gh’ho dïto a veitae, ha m’ha apprezzòu e oua…”

MARCHEISA:- (a Luisa, bonariamente) “A Luisa a l’è ‘na brava figgia e a me confiava tûtto e da doman …” (guarda con affetto e commozione Luisa che le prende amorevolmente la mano) “… a saià anche mae figgia!”

GIOVANNA:- “Tombola… Ûnn’ätra novitae!”

GILLY        :- (stupito) “Da doman? E comme saieiva a dî?”

MARCHEISA:- “Saieiva a dì che m’è arrivòu finalmente da-o Tribunale a conferma che a Luisa Bernardini a l’è diventà mae figgia adottiva”

VALERIA  :- (alla marchesa) “Che rimesci e che imbroggi….E coscì a so badante a no l’è…”

MARCHEISA:- “….sudamericana? Comme gh’hò dïto a l’è de Sanpëdenn-a…Se savesci che corpo a-o cheu ho sentîo quande l’ho vista perché… “ (commossa)”…a l’assomeggiava comme ‘na gossa d’aeugua ä figgia co perso in te ‘n’incidente in Brazì e coscì, d’accordio con a Luisa ca l’è cresciûa in te ‘n’orfanatrofio senza savei che éan i so genitoru, emmo faeto a domanda d’adozion… tûtto chi”

LUISA        :- (abbraccia la marchesa con affetto) ”Son proppio contenta scià Mar…”

MARCHEISA:- (redarguendola con affetto) “Eh, eh…”

LUISA        :- (commossa) “…Mamma…. ho attrovòu anche ‘na mamma che no ho mai conosciûo“

GIOVANNA:- (con sentimento) “Ûnn-a telenovéla da-o véo… L’ho sempre dïto mì… L’amò o trionfa sempre comme in televixon, comme in te puntate de…“

GILLY        :- (interrompendola) “Scià lasce perde l’ <Amò tombale>, quello o va ben pe’ Dracula”

CINZIA      :- (a Luisa) “Sudamericann-a o zeneize, tiae feua i documenti che m’éi arrobböu!”

LUISA        :- (con inaspettata severità) “Chì se gh’è ûnn-a che l’arröba no son proppio mì. Scià pense ciûttosto a quello che scià dïxe primma de criticà i ätri!”

CINZIA      :- (indispettita) ”A no finisce chì! Scroviòu chi ha misso e moen in ta mae scrivania!”

GIOVANNA:- (a Cinzia) “Ca se ricorde a telefonata a Romma…”

CINZIA      :- “E voscià cöse ghe giòu de risponde a-o telefono… no ghe compete”

GIOVANNA:- (rispondendo a tono) “E che bello ringraziamento…scixerboa!”[12]

MARCHEISA:- “Luisa, accompagnime ûn momento de de là” (escono)

SCENA II

 (Giovanna –Luigi – Giulia – Valeria- Gilly – Giulia)

GIOVANNA:- “Chi ghe veu o tenente Sheridan o u tenente Colombo pe’ fa de indagini”

LUIGI         :- “Ma a l’è ‘na fissaziòn… scià l’ha sempre in testa i programmi da televixon!”

GIULIA      :- (entra col suo cagnolino, soddisfatta) “Salve gente… tûtto ben?”

VALERIA  :- “Dica lei se va tutto bene… emmo visto che son vegnûi a piggiala addreitûa con ûnn-a limusine... Scià l’ha agganciòu qualche nababbo?”

GIOVANNA:- “Nababbo natale!”

GILLY        :- “Spiritosa a Giovanna”

GIULIA      :- (teatrale) “Oh… roba da poco… m’ han offerto ‘na parte da… investigatrice e… devo lëze ben o copiòn… s’o va a finì comme diggo mì accetto…se no lascio perde…”

GILLY        :- (interessato) “Ûn film? Scià ritorna a reçità?”

VALERIA  :- (con espressione di gelosia) “Cavaliere… scià no doveiva andà da-o notaro Gratta?”

GILLY        :- “L’è véa… o tempo o passa e con ‘ste novitae… Vaddo… Compermisso” (esce)

GIULIA      :- “Novitae? No vendan ciù a villa?…Contaeme”(si avvicina a Giovanna mentre le luci si abbassano e si sente il tic-tac dell’orologio che scandisce il trascorrere del tempo. Eventuale musica di sottofondo)

SCENA III

(al riapparire delle luci sono in scena)

(Esposito -  Giovanna – Gilly - Luigi – Valeria –Marcheisa)

ESPOSITO:- “Mi spiace cari amici di aver dovuto rinunciare a perorare la causa contro la vendita della villa ma… diciamo che a causa di intoppi burocratici, non hanno fatto in tempo a rinnovare la mia iscrizione all’albo degli avvocati. Se però volete tengo amico che…”

GIOVANNA: “Eh… tengo n’amico, tengo n’amico… Avvocato, passemmo mïga da ‘n’imbroggio a ‘n’ätro?”

ESPOSITO :- “Voi m’offendete… Io sono una persona onesta!”

GILLY        :- (entra in scena baldanzoso e saluta con voce squillante) “Salve a tûtti, brava gente”

LUIGI         :- “Scià me pä allegro ciù do solito… Scià l’ha guagno a-o superenalotto?”

GILLY        :- “Ciù o meno…”

VALERIA  :- (si avvicina dapprima con prudenza) “O notaro Gratta?…”

ESPOSITO :- “Gratta? E che c’entra con voi il mio amico notaro?”

GILLY        :- “Seu amïgo? Oua accapiscio perché o l’è ‘n po’ de gancio ascì…” (a Valeria) “Comunque l’ereditae dall’Argentinn-a a l’è tûtta a mae Valeria! Mae barba Fernando d’Altavilla y Alvarez, o m’ha lasciòu a fazenda con tanto bestiame e de taere oltre…a tante palanche”

VALERIA  :- (fra lo stupore di tutti si abbracciano)

GIOVANNA:- (con poco garbo) “Ma chi gh’éan tante cubbie… l’éa tûtto ‘n leppego… Tsè… solo mi son arresta a bocca sciüta!”

MARCHEISA:- (sentenziosa) “T’hae accappio o poeta… l’amò platonico… O credeiva de fa o ceigadonne con mì… ma conoscio ben i ommi”

LUIGI         :- “Coscì scià l’ha ereditòu…. Dïxe ben o proverbio: <l’è mëgio nasce affortûnòu che ricco>”

ESPOSITO :- “E accussì ci lasciate…”

GILLY        :- (staccandosi da Valeria) “Sì, lasceremo questo posto e io e Valeria ce n’andremo in Argentina. Naturalmente speriamo di tutto cuore, che per voi tutto si risolva per il meglio”

LUIGI         :- “T’hae accappio o cavaliere?… O ne l’ha dïto anche in italian”

GIOVANNA:- “Ätro che amò platonico! Complimenti! Oua o cavaliere porrià accattäse anche o cavallo!”

GILLY        :- “In ta fazenda che son anche di cavalli pe’ i gauchos”

GIOVANNA:- “I gancios? E cöse son?”

VALERIA  :- “Son i cowboys argentin”

GIOVANNA:- “Ne so tanta comme primma”

SCENA IV

(Giulia – Esposito – Luigi – Valeria – Cinzia - Giovanna – Gilly –Ermanno - Marcheisa)

GIULIA:- (entra con in braccio il suo cagnolino) “Äia de festa?… No ne scöran ciù?”

ESPOSITO :- “Sì, Il Cavaliere Gilly fa… la fuitina…”

GIULIA      :- “Ma no?”

LUIGI         :- “O l’ha ereditòu e o se ne va con… e questa a l’è ‘na sorpresa con…”

GIULIA      :- “Con la signora Valeria Poggetti, direttrice di questa residenza per…  ex giovani… che, malgrado le false apparenze, filava già da tempo col qui presente cavaliere Gilberto Enriquez, detto Gilly”

VALERIA  :- (sorpresa) “E comme scià faxeiva a saveilo?”

GIULIA      :- “V’ho visto sciortì de de chi ûn po’… dimmoghe… scapigliae… Bene, complimenti anche al Cavaliere Gilly”

CINZIA      :- (entra e senza salutare va da Valeria, parlottando)

VALERIA  :- (contenta) “Scignori… ve annunzio che da ancheu daggo e mae dimiscioìn… Pe’ o momento avià  l’incarego de sostituime, in atteisa de decisioìn di proprietäi, ä scignorinn-a Cinzia Filippi”

CINZIA      :- “Scià ne lascia? E comme mai?”

GIOVANNA:- “O Cavaliere o l’ha ereditou e van finn-a a l’ätro mondo”

GILLY        :- (fa le corna con comicità) “Pesemmo ben e parolle Giovanna… andemmo in te l’ätra parte do mondo… in Argentinn-a e no <a l’ätro mondo>”

GIOVANNA:- “L’è ben quello che stavo dixendo”

GILLY        :- (a Cinzia) “Se ‘n’andemmo via”

CINZIA      :-  (soddisfatta di avere l’incarico comincia subito a dare disposizioni) “Ah, beh… questa scì ca l’è ‘na novitae. Augûri e… visto che coscì stan e cösse invito tûtti quanti ä proscima riûnion pe’ a questiòn da vendita da Villa dei Tulipani, ormai in fase conclûsiva”

ERMANNO         :- (entra in scena con un sacchetto, Parla senza balbuzie, sicuro di sé) “Scià l’ha dito ben, scignorinn-a Cinzia Filippi: <ormai in fase conclusiva>”

GIOVANNA:-  (stupita, come tutti gli altri, tranne Giulia che continua ad accarezzare il suo cagnolino) “Ma… scià no checchezza ciù? Scià l’è guarïo?”

LUIGI         :- “T’è andaeto da o logo…logopedico?”

GIOVANNA:- “Chi o l’è? Ûn co fa e carte?”

GIULIA      :- “Scì, carte da paràti”

ERMANNO         :- “Vedei, ho faeto finta d’ësse balbûziente... e a dî a veitae l’ho faeto anche con fadiga, ma oua ve posso spiegà anche o motivo” (estrae dalla tasca una tessera che mostra a tutti) “Sono il maresciallo della Finanza Giovanni Piccardo e stavo indagando sulle strane vicende che ruotano attorno alla vendita di questa villa…”

VALERIA  :- “Ûn maresciallo da Finanza?”     

GIOVANNA:- “Questa scì ca l’è ‘na rivelaziòn… l’è mëgio che sta a vedde i polizieschi ä  televixon… Un giallo dal vero!”

LUIGI         :- “Torna con a televixòn? Ma a l’è ‘na maottìa”

CINZIA      :- (sul chi vive, a Ermanno) “Ma…perché proprio chi da noiätri?”

TUTTI        :-  (a soggetto, stupore, meraviglia)

ERMANNO:- “Ve veddo tûtti mäveggiae”

CINZIA      :- (con severità) “E comme mai scià l’ha ingiarmòu questa commedia?”

ERMANNO         :- “Son chì pe’ spiegäve… Ma prego, accomodaeve”

VALERIA  :- (in evidente imbarazzo, si passa una mano sul viso) “…ûn maresciallo da Finanza? Ma mì… ho piggiòu informazioìn primma de accettälo chi drento e me risûltava che scià l’esse faeto o stagnin”

ERMANNO:- “E cösse scià pretendeiva che ghe dixessan ch’èo ûn sottuffiziale da Finanza in incognito? Comunque anche mi ho piggiou informazioìn e… cara signorina… sono venuti fuori i suoi inghippi con l’ex onorevole Trombato che, in combutta con chi vi dirò, voleva mettere le mani sulla proprietà. Il GIP, cioè il Giudice per le Indagini Preliminari, vaglierà le varie posizioni degli indagati prima di procedere al fermo o all’arresto e a questo proposito signorina Filippi, le suggerisco di trovarsi un buon avvocato, potrebbe averne bisogno”

MARCHEISA:- (ironica) “Magara l’avvocato Esposito”

CINZIA      :- “Ma mì no ho faeto ninte de mä”

LUIGI         :- (a Ermanno) “Ti m’hae fregòu anche mì, eh?”

ERMANNO         :- “Mi no ho fregòu nisciûn… nisciûn co no l’agge ninte da asconde, s’intende… ma vegnimmo a-o dunque: Tûtti credeivimo che a scià Valeria a fisse interessà ä vendita da villa e l’è façile domandäse o perché, a l’éa e a poeiva guagnà de belle palanche, ma poi… emmo scoverto che…”

GILLY        :- “Emmo? E chi ätro?”

ERMANNO:- (con cortesia) “Ho avûo a preziosa collaborazion da scignorinn-a G.G”

GIOVANNA:- “De chi?”

ERMANNO:- “G.G”

LUIGI         :- “E chi a saieiva?”

MARCHEISA:- “A saià a Guardia Giûdiziaria”

VALERIA  :- “Insomma chi a l’è questa G. G?”

GIULIA      :- (teatrale) “G.G. son mì: Giulia Grimaldi”

ERMANNO         :- “E azzunzieiva anche a collaborazion do seu cagnetto”

GIULIA      :- “O mae Fiffy”

ESPOSITO :- “Pure lu cane?… E che è o commissario Rex?”

ERMANNO         :- “Quasi avvocato, quasi perché… grazie al suo fiuto, o per caso, è uscito fuori questo sacchetto sotterrato in una aiuola….” (come giocasse al gatto col topo) “Sa cosa c’è qua dentro?”

ESPOSITO :- “E io che ne saccio? Mica sono un indovino”

ERMANNO         :- (estrae una busta di plastica con dentro sacchettini di polvere bianca) “Droga, caro avvocato, un sacchettino di droga che il Fiffy ha trovato, scavando mentre, come tutti i cani, cercava di sotterrare, diciamo, il proprio… prodotto corporeo… E indovini un po’ che impronte sono state trovate dalla scientifica…?”

ESPOSITO:- “Non certo le mie”

ERMANNO:- “E’ vero… le sue non sono state trovate però…”

MARCHEISA:- (che seguiva con attenzione) “Però?…”

ERMANNO         :- “Però c’è un’impronta del notaro Gratta sul sacchettino…”

GILLY        :- “O Gratta?”

VALERIA  :- (apprensiva) “Gilly… o testamento… dimme che l’è tûtto valido…”

GILLY        :- “Ma scì, stanni tranquilla… Ho m’ha solo xattòu ‘na percentuale ma l’atto o l’è regolare”

ERMANNO:- (a Esposito) “Il notaio Gratta, che sarà arrestato…” (controlla l’ora all’oro- logio al polso) “… proprio in questo momento, ha confessato d’avervi dato questo pacchetto che dovevate nascondere da qualche parte e guarda caso proprio nell’aiuola delle rose che Luigi considerava intoccabili, tanto erano belle”

ESPOSITO :- (su di voce) “Ci vogliono delle prove. Chillo avrà fatto il mio nome per scaricare su altri colpe che sono solo sue”

LUIGI         :- “S’o m’ha arroinòu e reuze te ghe daggo ‘na zunchettà che ghe lascio o segno!”

GIULIA      :- “Tranquillo Luigi, l’è tûtto in ordine”

ERMANNO         :- “Caro il mio avvocato, avevate tentato anche di accapparrarvi i soldi dei soggiornanti per una causa che non potevate fare perché vi avevano radiato dall’ordine”

ESPOSITO :- “Ma che ‘ddite… s’è trattato solamente di un disguido burocratico”

ERMANNO         :- (ironico) “Sì, disguido dovuto a denaro sporco in mano vostra e da riciclare, come tentavate di fare ancora voi e il notaro Gratta, acquistando con denaro sporco, questo immobile per farne una speculazione edilizia in accordo con l’ex onorevole Trombato, già indagato per fatti simili e per associazione a delinquere. Vi siete serviti della ignara signorina Cinzia Filippi,  facendole credere che era tutto regolare e facendole balenare le possibilità di un buon guadagno!”

CINZIA      :- (sorpresa) “Ma alloa l’onorevole…. Ma mi no saveivo co fisse implicòu in te queste cösse… Pensavo solo a n’eventuale provixon…”

ERMANNO:- “O fascicolo che a scià Giulia Grimaldi a l’ha sottraeto da-o so cascetto, e no dä Luisa, o doveiva ësse recapitòu proppio a Trombato, e-o serviva pe’ dimostrà che l’èa chéito o vincolo de destinazion d’ûso a soggiorno pe’ anzièn, con ‘na fäsa documentazion do notaro Gratta, in moddo de impossessàse da villa con tûtto o parco, riciclà e palanche provenienti dä droga e da chissà quae ätri intrallazzi… ma questo saiàn ätre indagini che saian espletae a dinnelo…Aviesci misso in mëzo a ‘na strada anche i soggiornanti, fregandovene da loro sorte”

 ESPOSITO           :- (alterandosi) “Sono solo chiacchiere…Sono innocente… Non avete prove valide… Sono solo supposizioni!”

GIOVANNA:- “E bravo avvocato! Ancon da sé che palanche no n’aveivimo se no a quest’òa eivimo tûtti in miande”

LUIGI         :- “In miande ghe semmo staeti con o fässo incendio”

ERMANNO:-  “Ed anche la padella sul fuoco, l’ha messa lei caro Esposito, per fare fumo indurre gli ospiti a lasciare l’ambiente mentre lei avrebbe cercato la documentazione, ormai già in possesso della signorina Giulia Grimaldi, documentazione che doveva precisare effettivamente se c’era o non c’era il vincolo di destinazione d’uso, vincolo che il notaro Gratta, falsificando gli atti, vi aveva detto che era stato revocato” (con tono da presa in giro) “Ma non era vero… A l’éa ‘na balla grossa comme ‘na casa, ma o notaro o no saveiva che o fascicolo l’aveivimo daeto da esaminà a di esperti… e le dirò di più caro avvocato …”

MARCHEISA:- “…de cause perse… l’ho sempre dïto mì”

ERMANNO         :- “Malgrado il fumo e le bruciature… sul manico della padella c’è rimasta una sua impronta”

ESPOSITO :- (agitato) “Ma faciteme o piacere… quali impronte… avevo i guan…” (si blocca di colpo accorgendosi della gaffe)

ERMANNO:- “Ei sentìo tûtti vea?… Ha detto che aveva i guanti, quindi ha ammesso che il finto incendio l’ha provocato lui”

GIOVANNA:- “Chi và pe’ feugo, perde o leugo[13]”

ERMANNO:- “E poi non c’era bisogno di rilevare le sue impronte, quelle le abbiamo rilevate da un bicchiere che ha usato a tavola e risultano sul cassetto del comò della signora marchesa e da quello della signorina Cinzia…fatica fatta per nulla. E’ incastrato… incastratissmo avvocato Salvatore Esposito… C’è anche la confessione del Gratta del vostro sodalizio che è iniziato da illo tempore”

GIOVANNA:- (a Gilly) “Illo tempore? Ûnn’ätro poliziotto?”

GILLY        :- “Ma no… veu dì <da quello dì>”

GIOVANNA:- “Ma se o se mette a parlà spagnollo anche lé chi l’accapisce?”

ESPOSITO :- (guarda la porta, si alza intenzionato a scappare)

ERMANNO:- (con aria da sfottò) “Eh, no. Non ci provi…. Dove crede di andare? No son mïga coscì abell… stondäio da no avei piggiòu e mae precauzioìn. Li fuori ci sono i miei uomini che hano circondato la villa e se la vedono fuggire… no se sa mai che ghe scappe pe’ sbaglio ‘na rivorverà…”

CINZIA      :- “Coscì con a promissa ch’ avieiva avûo a percentuale in scie-a vendita regolare… m’han misso in to mëzo… Sciò Ermanno… andiò mïga  in ti guai?”

ERMANNO         :- “Creddo de no. Natûralmente scià dovià collaborà e sorviatûtto testimonià e dimostrà a seu bonn-a fede”

GIULIA      :- “Ma da quante tempo l’è che gh’è a droga in to giardin?”

MARCHEISA:- “A Luisa a l’ha visto ‘na séja in giardin, doppo ca l’è staeta da mì, ûnn’ombra derré a’n-o costo de reuze, a s’è ascösa perché lì pe’ lì a pensava co fïse ûn maniaco sessuale…de ‘sti tempi se ne sente mai tante. O stava spostando ûn vaso de reuze e in to pertüso o l’ha pòsòu quarcösa. A l’indoman a me l’ha dïto ma no poeivo andà mì a vedde cösse gh’éa e no me son incallà a mette in allarme l’Istitûtto… sorviatûtto aveivo puija de parlane in diression…no me fiävo, magara riscc-iavo de parläne con chi gh’éa in mëzo. Pochi giorni fa o sentïo o sciò Ermanno parlà a-o cellulare de indagini, senza essisene accorto de mi, ghe n’ho parlòu…o l’è andaeto in giardin ma in te l’aiuola indicà dä Luisa no gh’éa ninte, aveivan za levòu o pacchetto, ma poi con o can da scià Giulia s’è scoverto o pacchetto in te ‘n-ätro posto”

ERMANNO         :- “Probabilmente quello precedente o l’éa za staeto distribûio ai consûmatoì”

SCENA V

(tutti tranne Luisa)

OSVALDO :- (entra e va da Ermanno) “Sciò Ermanno… o dovieiva ciammälo scià maresciallo?…”

ERMANNO:- “Pe’ voiätri son sempre… ” (scherzando balbetta) Er- Ermanno…o sta-stagnin”

OSVALDO :- “Han dïto i seu ommi che son pronti con o cellulare…”

GIOVANNA:- “Se ve serve o cellulare ghe l’ho anche mì” (mostra il telefonino)

OSVALDO :- “Ma no, o l’è o furguncin pe’ o trasporto di detegnûi co se ciamma cellulare”

ESPOSITO :- “Gennaro Esposito, la dichiaro in arresto per associazione a delinquere, spaccio di droga e riciclo di denaro sporco. Vuole segurmi per favore?”

ESPOSITO :- (a capo chino, mesto) “Le chiedo una cortesia… Non mi faccia uscire con le manette ai polsi, la prego”

ERMANNO         :- “Le avrei usato questa cortesia lo stesso, malgrado non se lo meriti per quello che voleva fare a questa gente. Allora vogliamo andare?”

ESPOSITO :- “Jammoncenne… ma sono certo di tornare presto in libertà”

ERMANNO         :- “Peu anche däse, con tûtte e scappatoie, i atti de clemenza, e prexoìn troppo pinn-e, i condoni, e amnistìe… Ma mì, e quelli comme mì, saiemo sempre pronti a fa o nostro dovèi”

MARCHEISA:- “Sciò Ermanno, scià l’è proppio ‘na brava personn-a e semmo contenti che, con e seu indagini scià n’ha daeto a poscibilità de continuà a sta in te questa villa e, a nomme de tûtti immagino, o rigraziemmo e faiemo ‘na festa, se a scignorinna Cinzia a l’è d’accordio, pe’ dimostraghe a nostra riconoscenza“

ERMANNO:- (balbettando) “’Na fe-festa?…Gra-grassie… accetto voe-voentea”

GIOVANNA:- “Ma… o checchezza de neuvo?”

F I N E

 


[1] Fricandolin . braciola

[2] coä - coratella

[3] Massoero – ricovero notturno per clochard

[4] misso a paggêu – messi a posto

[5] Scarpino – discarica comunale

[6] strallettà - dissipare

[7] anch’io

[8] no si rattristi, mi dispiace tanto

[9] Molto bene signora. A domattina. Arrivederci

[10] bocca a bûscio – bocca chiusa

[11] imbarlûghae – storditi, abbarbagliati

[12] scixerboa – Cicerbita (pianta) - ragazzina

[13] chi va pe’ feugo perde o leugo- Chi va per fuoco perde il loco

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