Accadde tutto in canonica

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Vittorio_

ACCADDE TUTTO

IN  CANONICA

Commedia in due atti di Nato Stabile

         Personaggi

Don Felice                  anni   65/70

Fifì                                 “     40

Stefano                          “     26

Maria                             “     50

Gianni                            “     36

Rita                                “     30

Lele                                “     10

Brigadiere                      “     55/60

Anna                              “     15

Lucia                              “     20

Codice Opera   S.I.A.E.   814770A

Codice Autore                  100052

Per contattare l’autore:

Stabile Illuminato

Via Piemonte, 2

91011 Alcamo

TEL. 0924/502104

 LA  VICENDA

Stefano, evaso da un carcere di massima sicurezza, si rifugia nella canonica della parrocchia di don Felice. Pistola in pugno, minaccia il vecchio sacerdote di non rivelare a nessuno la sua identità e,  con grande sgomento di quest’ultimo,  indossa un abito talare per meglio mimetizzarsi con il luogo che lo ospita. La donna che si occupa delle pulizie nella casa canonica scambia Stefano per il sacerdote atteso proprio in quei giorni per predicare la novena del santo patrono e, nonostante le ripetute raccomandazioni di don Felice di non annunciare a nessuno l’arrivo del “predicatore” per  “permettergli di riposarsi un po’ dal lungo viaggio”, in un battibaleno la notizia del suo arrivo si diffonde in tutto il paese. Stefano,  che per i parrocchiani diventerà don Angelo, si trova così ad entrare in contatto con una realtà a lui sconosciuta e nello sforzarsi di “interpretare il nuovo ruolo” che le circostanze gli hanno momentaneamente attribuito,  a poco a poco ritroverà se stesso e riuscirà ad individuare il senso da dare alla sua disperata esistenza.

La commedia alterna momenti di grande ilarità a momenti di grande coinvolgimento emotivo.

Il luogo (inteso come località) e il tempo della narrazione possono essere variabili, poiché la vicenda prescinde da aspetti ambientali e temporali, proponendo soprattutto un viaggio nell’animo umano attraverso gli intensi sentimenti dei  personaggi che la animano.

                                   CARATTERISTICHE  DEI  PERSONAGGI

Per una più efficace interpretazione dei personaggi, si consiglia di dare una connotazione dialettale alle battute di Don Felice (ad eccezione di quando si rivolge a Stefano e di altre volte in cui può a scelta del regista risultare più adeguata  l’espressione in lingua), di Fifì e della signora Maria.

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DON FELICE:  Insieme a Stefano, don Felice è il personaggio che fa il “percorso”  intimo più profondo e lungo nella vicenda teatrale narrata. Egli rappresenta all’inizio la società che nutre dei pregiudizi nei confronti di chi, secondo gli schemi comuni, è stato etichettato come un “mostro”. Le sue ansie e le sue paure sono assolutamente condivisibili…Poi però, a poco a poco, andrà oltre. Conoscendo Stefano il suo giudizio iniziale verrà ribaltato: non solo finirà per affezionarsi umanamente a lui, ma nutrirà nei suoi confronti anche sentimenti di ammirazione e di stima. E  sarà questo atteggiamento a  mettere in evidenza  la grande statura  morale di questo vecchio prete, che all’inizio sembrava un don Abbondio qualsiasi.   Ritengo sia fondamentale che il ruolo di don Felice sia interpretato cercando di mettere bene in evidenza questo suo cammino interiore, anche sofferto, senza cedere alla tentazione di esagerarne gli aspetti comici, che pure ci devono essere, soprattutto nella prima parte. Insomma,  don Felice deve alla fine rivelarsi non una “maschera” , ma un prete ed un uomo vero, che  sa riconoscere le proprie fragilità. E sarà questo a renderlo grande.

FIFI’: Fifì rappresenta l’innocenza, gli uomini dal cuore puro, che proprio per questo non nutrono pregiudizi e sanno, spesso,  vedere oltre, dove quelli che hanno ormai le loro “impalcature”  mentali non riescono più a vedere.   Ritengo sia fondamentale anche in questo caso non esagerarne i tratti, affinché  non si rischi di cadere nel grottesco. Deve essere un “bambino” nel corpo di un uomo, affinché  si crei quella distonia  che, nell’effetto teatrale,  deve tendere  sicuramente a fare ridere,  ma la risata deve spesso fare il paio con la commozione,  per la  meravigliosa spontaneità che il personaggio deve esprimere, quella spontaneità che gli uomini “normali” spesso non hanno più.

STEFANO: La vicenda teatrale ruota intorno a lui. E’ il suo “percorso” che detta i tempi della narrazione.  Dalla sua  interpretazione  dipende la credibilità di tutta la messa in scena.  Occorre saper “dosare”  bene i passaggi tra i dialoghi che ha con don Felice e i dialoghi che invece ha con gli altri personaggi.  Ci deve essere nell’interpretazione un “filo conduttore” unico, un travaglio interiore che deve far  sempre trasparire, magari nello sguardo, ciò che lui realmente sta vivendo. In fondo,  nei pochi giorni in cui resta nella canonica, egli fa un lungo viaggio all’interno di se stesso, a conclusione del quale si ritroverà.

MARIA: E’ una donna semplice, gioviale, ricca di umanità popolare. I suoi interventi devono contribuire a creare delle situazioni  comiche,  grazie anche alla sua forte carica espressiva.

GIANNI: Gianni ha un percorso per certi versi molto simile a quello di Stefano. L’incontro tra i due è  uno dei momenti fondamentali della vienda narrata, perché contribuirà in modo determinante a fare ritrovare a ciascuno la strada  perduta. Il loro dialogo ha anche un forte valore metaforico:  quando le parole pronunciate nascono dal cuore, la loro forza può cambiare il corso delle cose.

RITA: Dolce, tenera, apparentemente remissiva, Rita  deve trasmettere invece tutta la forza dell’amore vero,  di quell’amore che con la sua   tenacia, giorno dopo giorno, sa aspettare con fiducia che le cose cambino.

LELE: I problemi che vive in famiglia  lo hanno fatto crescere in fretta. Ma rimane pur sempre un bambino, pieno di fiducia e di speranza.

BRIGADIERE: E’ il classico brigadiere di paese, bonario, ricco di umanità.  Il suo lavoro non gli crea grandi preoccupazioni e vive il suo ruolo con dignità, senza grandi ambizioni. La sua figura deve emanare tanta simpatia; in questo potrebbe aiutarlo una caratterizzazione con inflessione dialettale (possibilmente napoletana). Quando il destino lo porrà di fronte alla scelta finale della vicenda teatrale narrata,  farà  prevalere le ragioni del cuore su quelle della divisa.

ANNA:  La sua figura e quella di Lele sono fondamentali nell’aiutare Stefano a ritrovare se stesso,  perché lo aiuteranno, inconsapevolmente,  a  respirare “quell’aria pura” che da tanto tempo non riusciva più a respirare. 

LUCIA:  Una ragazza impegnata nel sociale, piena di entusiasmo, di voglia di fare.

                                              

                                              Primo Atto

La scena si svolge in una sacrestia. Quadri sacri alle pareti, un grosso crocifisso, qualche statua … una scrivania con sopra delle carte, alcune sedie … Qualche mobile intonato all’ambiente. Il tutto deve comunque ricreare l’atmosfera tipica della sacrestia di una piccola parrocchia … Un’atmosfera molto calda, quasi magica .

D. Felice

(All’apertura del sipario è seduto alla scrivania. Sta sistemando alcuna carte) 

Fifì

(Entra. Si vede subito dall’aspetto che è un tipo strano. È un semplicione. La sua età ana­grafica si aggira sui quaranta anni, ma ragiona spesso come un bambino)  Buongiorno, padre parroco … !   (Indossa uno strano copricapo)   Padre  parraco, ci ho portato la tunica che ci doveva aggiustare la mia mamma. La cotta invece ancora non è pronta … !

D. Felice

Grazie, Fifì. Senti un po’, visto che ci sei, mettila là dentro, fammi il favore.  E la cotta a che punto è?

Fifì

A buon punto … Mezza cotta … ! La mia mamma la sta finendo.  (Esce per una porta che comunica con una stanzetta adiacente. Posa il pacchetto con la tonaca e rientra in scena)  L’ ho posata sopra il tavolino.

D. Felice

Bravissimo …  (È abituato alla presenza di Fifì, che passa in canonica la maggior parte del suo tempo. Continuando il suo lavoro)  Perciò Fifì, che mi racconti questa mattina?

Fifì

Tempo brutto! Tempo brutto!

D. Felice

Ma che dici, Fifì …!? Se c’è un sole che spacca le pietre…!

Fifì

Così pare … ! Ma c’è  in  vista un potente tempurale ! Così ha detto la mia mamma!

D. Felice

(Continuando sempre il suo lavoro, distrattamente)  …  E tua madrei che  fa parte del  servizio meteorologico dell’aeronautica ? !

Fifì

Stanotte alla mia mamma ci faceva male la spalla, e quando  alla mia mamma  ci fa male la spalla, vuol dire che deve piovere…! Non si scappa!

D. Felice

E allora, ora che tua  madre va diventando…diciamo…un po’ vecchierella …noi il bel tempo ce lo possiamo scordare … !

Fifì

(Timidamente)  … Don Felice, io ... ci vorrei fare una domanda…Posso!

D. Felice

Certo che puoi, Fifì … Parla …

Fifì

  … Secondo voi,  io quando divento grande … mi devo  (Imbarazzato)…mi vergogno un po’…! Mi devo…sposare ?

D. Felice

(Sorpreso)  Co …  come, Fifì ?

Fifì

  Secondo voi io..(precisando)  …quando divento grande …mi devo …sposare?

D. Felice

(Imbarazzato)   …Ma  …secondo  me…

Fifì

No, no ora ! … Quando divento  grande!  

D. Felice

Fifì, ma tu lo  sai quanti anni hai ?

Fifì

Io ci ho tre anni meno di mio cugino Lorenzo…

D. Felice

E tuo cugino Lorenzo, quanti anni ha?

Fifì

Mio cugino Lorenzo è tre anni più grande di suo fratello Giovanni.    

D. Felice

Ma secondo te, così.  … ad  occhio … tu sei  grande o piccolo?

Fifì

Io sono piccolo, perché ho tre anni meno di mio cugino Lorenzo! E’ logico!

D. Felice

E allora puoi stare  tranquillo, Fifì … Ce ne vuole tempo prima che superi tuo cugino Lorenzo!

Fifì

A me, quando divento grande, mi picerebbe sposarmi… !

D. Felice

E vuol dire che ti trovi una bella ragazza,  e ti sposi.

Fifì

A me però piacerebbe trovare una ragazza che mi volesse bene come mi vuole bene la mia mamma…! Lei mi controlla sempre prima che esco…la notte mi copre  bene bene…E se c’è brutto tempo mi avvisa prima che esco…!

D. Felice

Vabbe’, per questo non ti preoccupare…! C’è la televisione che lo sa pure se piove o no…!

Fifì

(Meravigliato)  Perché, la televisione soffre pure di dolori romantici…!   Non ci credo, mi volete prendere in giro!

D. Felice

(Sorpreso dalla sua reazione) No, la telesione non ha i dolori reumatici…o romantici…che dir si voglia…! Ma lo sa lo stesso, te l’assicuro…!

Fifì

(Temendo di essere preso in giro)  Può essere mai? !

D. Felice

Fidati…! (Cambiando discorso)  Senti Fifì, me lo faresti un favore? Ci andresti a comparmi il giornale?

Fifì

Certo che ci vado… Anzi, ci vado di corsa…prima che piove!   (Esce)

D. Felice

E vabbe’, oggi deve piovere per forza!  Ormai è deciso così ! Brutta nottata avrà passato la mamma di Fifì!

Stefano

(Suonano  alla porta con grande vigore)

D. Felice

(Preoccupato, si avvia verso la porta)  Arrivo, arrivo …  ! La maniglia … ! Non mi sente…!  È aperto ! … La maniglia ! … Dalla fretta sembra che stia per morire qualcuno! (Nel  frattempo è arrivato alla porta. Apre)

Stefano

(Entra. È nervoso. Si sente braccato)  Fatemi entrare ! Fatemi entrare !

D. Felice

(Sorpreso. Con ironia)  Ma perchè non entrate ? ! Prego, prego !

Stefano

Chiudete quella porta ! Chiudete quella maledetta porta !

D. Felice

(Sempre più sorpreso)  Scusate, ma …

Stefano

(Deciso)  Poche chiacchiere … Cerchiamo di capirci subito ! Io ho bisogno di restare un po’ qui … Ma nessuno lo deve sapere ! Nessuno !

D. Felice

… E vabbe’… vuol dire che non lo diremo a nessuno… ! Contento voi…!

Stefano

Voi siete un prete, vero ?

D. Felice

(Ironico)  … Certo che siete un tipo molto perspicace !

Stefano

Nessuno sospetterà di voi. Tranne che voi non facciate brutti scherzi ! Ma in tal caso … !  (Mostra una pistola nascosta sotto la giacca)

D. Felice

(Accusa il colpo, ma cerca di ostentare disinvoltura)  Ho  … Ho capito … Si vede che è un vestito di marca … ! Non c’è bisogno che mostriate l’etichetta … !

Stefano

Spero di essere stato chiaro ! Niente scherzi da prete !

D. Felice

(In crescente imbarazzo)  … Si … simpatica … ! Questa è simpatica.  (Suonano alla porta)  Un momento ! … Un momento !  (A Stefano)  Sentite, nascondetevi di là … Ecco, quella porta …

Stefano

(Mentre si avvia nella stanza indicata da Don Felice)  Non una parola ! Altrimenti !  (Accenna alla pistola)

D. Felice

State tranquillo … Mezza parola !  (Temendo di essere stato frainteso, precisa)  … Così … è uso che si dice …! La maniglia !… Un colpo verso sotto deciso … e uno verso sopra leggero …!  (Visto che lo squillo si ripete, mentre è ormai arrivato quasi alla porta)  … Niente, non c’è verso !  (Apre)

Maria

(Entra. I toni e i modi sono quelli di una persona semplice, solare. Si occupa della pulizia della chiesa)  Buongiorno don Felice…Come andiamo?

D. Felice

(Imbarazzato per la presenza di Stefano nella stanza accanto)  Signora Maria, buongiorno…Come mai da queste parti ? !

Maria

(Sorpresa) Ma … veramente non ci trovo niente di strano…! Sono venuta per la pulizia…! Ieri non sono venuta, oggi sì…Un giorno sì, un giorno no…Oggi è la giornata sì!

D. Felice

(Quasi tra sé)  … A me sembra la giornata no!

Maria

(Si avvia per andare nella stanza dove è nascosto Stefano)

D. Felice

No ! ! !

Maria

(Meravigliata)  Come, no ? ! … Se comincio sempre da là dentro!

D. Felice

… E vabbe’ … per oggi … quella stanza non si fa … !

Maria

Stamattina il nostro don Felice ha voglia di scherzare … ! Percio’, secondo voi, proprio quella stanza, che tra l’altro non ho potuto fare neanche l’altra volta,  perché c’era la statua del santo e non volevate “correre pericoli”, dico…proprio quella stanza dovrebbe rimanere ancora sporca!?

D. Felice

E chi ci fa ? ! Tanto là dentro non ci va mai nessuno…! Lasciate stare….Vi sbrigate prima…!

Maria

Lo so perché non vuole che pulisco di là…! Lo so!

D. Felice

(Confuso)  Ve … veramente…! ?

Maria

… Lo so, lo so!  Visto che sono stata poco bene, lo fate per farmi lavorare di meno. Lo so…! Ma quello che si deve fare, si deve fare! (Si avvia decisa . Entra nella stanza)

D. Felice

Spesso l’ho dovuta supplicare per pulire quella stanzetta…! Stamattina, invece…! E vabbe’,  vuol dire che era destino…! Rovinato sono, rovinato…! (Siede alla scrivania. Mette la testa tra le mani)  Un miracolo soltanto mi può salvare! Solo un miracolo!

Maria

(Rientrando in scena)  Ah, perché non voleva farmi entrare ! …Non voleva farmi conoscere don Angelo!  State tranquillo, non lo dirò a nessuno che è già arrivato… !

D. Felice

(Frastornato)  Co … Come? !

Maria

(Con aria complice) Ho capito tutto…! Visto che è arrivato con qualche giorno di anticipo, rispetto all’inizio della novena, non volete che in paese si sappia…Giusto per farlo stare qualche giorno tranquillo…! Ho capito tutto…non aprirò bocca!

Stefano

(Compare in scena vestito da prete. Indossa la veste che ha posato prima nella stanzetta Fifì)  Fate pure, fate pure … Io starò un po’ di qua con il parroco…

D. Felice

(Sbalordito)  … Voi …!?  Ma … io … Don Angelo ! ! !

Maria

(Rimane un po’ sorpresa dall’atteggiamento di don Felice. Poi trova comunque una giustifi­cazione)… Sempre scherzoso il nostro parroco…! Fa finta di non averlo ancora visto!  Tranquilli, non aprirò bocca…! Vabbe’, sistemo là dentro…Faccio subito.   (Esce)

D. Felice

Ma … co … come vi permettete … ! ? Quello  è un abito sacro !

Stefano

Non avevo altra scelta. E poi penso che sia il modo migliore per passare inos­servato. Tra l’altro,  mi pare di aver capito che aspettavate un sacerdote. Bene, fate finta che quel sacerdote sia già arrivato ! State bene attento … Io sono don Angelo !

D. Felice

… E io ero don Felice … perché ho la vaga impressione di essere nei guai !  (Bussano)  Ma poi, che traffico questa mattina! (Vorrebbe dire qualcosa a Stefano, ma non ha il tempo. Entra Fifì, il quale non si accorge di Stefano, che nel frattempo rientra nella stanzetta).

Fifì

(Entrando)  Finalmente l’ho capito come si apre…!  Un colpetto verso sotto, uno verso sopra e poi……

D. Felice

(Imbarazzatissimo)  … Ohe’ , Fifì ! … … E tu,  come mai …da queste parti ! ?

Fifì

(Rimane sorpreso dalle parole di don Felice)

D. Felice

E bravo a Fifì che mi ha fatto questa bella sorpresa! Bravo! Bravo veramente!

Fifì

(La sua sorpresa è sempre più grande)  … Don Felice, si…si sente bene?!

D. Felice

Perché mi fai questa domanda, Fifì?! Ho…una brutta cera?!

Fifì

Non si ricorda che mi ha mandato a comprare il giornale?

D. Felice

Ah, sì ! … Come no ! Certo ! Lo … lo hai portato?

Fifì

Ah, ora l’ho capito! Scherzava…! Ogni volta ci cado sempre ! (Rinfrancato) Qua c’è il giornale. (Glielo porge). Nella prima pagina c’è la fotografia di uno che è scappato dal carcere!  Un tipo troppissimo pericoloso!  Dicono che ha ucciso due persone e mezzo…! Mamma mia!

D. Felice

(Sulle spine)  … Co … cosa vuol dire …”e mezzo”, Fifì?!

Fifì

(Con eccitazione)  Ha ammazzato  due persone e un’altra l’ha ferita gravemente! È un tipo pericolosissimo, che spara senza pensarci due volte…! Tà-tà-tà… ! ! !  (Mima lo sparo)  A me a pensarci mi tremano le gambe! Toh, già mi tremano …! (Mimando il movimento)

D. Felice

… E … e  vabbe’ … Chissà dove si troverà per ora questa persona?

Fifì

No, no ! Dicono che dovrebbe essere  dalle nostre parti! Così dicevano dal giornalaio!  Dicevano che è scritto pure sul giornale! Legga, legga se non ci crede!

D. Felice

(Prende il giornale. Legge e man mano va avanti nella lettura comincia a sudare freddo) … “Pericoloso latitante evaso dal carcere di massima sicurezza di … Chiunque avesse notizie utili alla sua cattura è pregato di telefonare … Accanto al titolo una foto segnaletica dell’evaso …”  (Guardando la foto riconosce Stefano)  Mi sento leggermente … come … morire !  (Si siede sulla sedia, semisvenuto)

Fifì

Don Felice! Don Felice !  (Lo scuote con grande, troppa forza) … E’ morto! Don Felice è morto! …Don Felice è morto!

D. Felice

(Con un filo di voce)  Fifì, non mettiamo limiti alla provvidenza…Aspetta un poco prima di appendere i manifesti…!

Fifì

Miracolo ! Miracolo ! Don Felice è resuscitato!

Maria

(Entrando in scena precipitosamente)  Che c’è, cosa è successo?!

Fifì

Don Felice in un momento era morto, poi…una specie di miracolo… ed è resuscitato!

Maria

Ma che mi stai dicendo, Fifì ! ? Don Felice, come vi sentite ?

D. Felice

Qua siamo, nelle mani del Signore !

Maria

(Allarmata ) Ma così, all’improvviso! Signore mio, morta sono…morta! (Accorgendosi di Stefano che si è fin qui mantenuto defilato, quasi per nascondersi) Ah, meno male che c’è don Angelo !  (A don Felice)  Don Felice, fatevi coraggio…! Guardate chi c’è? …Don Angelo c’è…! Che deve dire, poverino…! Cos’è questo, il benvenuto? … Signore mio, se non muoio oggi …non muoio più!  (Don Felice sembra peggiorare)  Oh, Madre Santa!  Don  Angelo, per carità, fate qualcosa…!

Stefano

… Ma cosa posso fare ? Io, non sono mica un medico !

Maria

E vabbe’ … ditegli qualche cosa ! Voi siete sempre una persona studiata !

Stefano

(Cercando di calarsi nel ruolo)  Come vi sentite, don Felice ?

D. Felice

Se devo essere sincero … Mi potrei sentire pure meglio !

Stefano

Avanti … respirate profondamente … Bene, bene … così … È una cosa che vi succede spesso ?

Fifì

Sì, sì … Spesso si sente male ! E’ da un po’ che soffre di stomaco…Sì, sì…io lo so! Questa è una cosa …cronica !

D. Felice

(Non riesce a rinunciare alla sua innata ironia)  Ecco, sì …  Più che altro è una cosa … “cronaca” !  (Alludendo al giornale)

Stefano

(Che ha compreso)  State tranquillo. Se vi mantenete calmo … questa situazione “cronaca” non vi creerà troppi problemi !

D. Felice

Me lo promettete ! ?

Stefano

Avete la mia parola d’onore !

D. Felice

(Tirando un sospiro di sollievo)  … Mi sento un po’ meglio!

Maria

Don Angelo, ma siete meglio di un dottore !

Fifì

Ah, ora l’ho capito ! Lei è  il prete che deve predicare  la novena !

Stefano

Sì … sì … sono proprio io.

D. Felice

(Alzandosi)  Niente, mi sento davvero meglio. Tutto passato, tutto passato.

Maria

Possiamo stare tranquilli, don Felice ? !

Fifì

Non è che ci muore di nuovo? !

D. Felice

(Guardando Fifì in malo modo) Fifì, ma tu proprio le  vie di mezzo non le conosci, è vero !?

Maria

Io vado a finire la stanzetta.  (Ritorna nella stanzetta)

Fifì

(A Stefano)  Don Angelo,  lei lo ha letto il giornale?. C’è scritto che uno è scappato dal carcere e …

D. Felice

(Sulle spine)  Fifì, lascia stare … Cosa vuoi che interessi a…don Angelo ! ?

Fifì

(Sempre più elettrizzato)  Questo individuo ha ucciso due persone e mezzo!

D. Felice

Fifì, vai a  comprarmi le sigarette !

Fifì

(Meravigliato)  Don Felice, lei non fuma ! ? … Ho capito, scherzava ! (Riprendendo il suo racconto)  Dicono che è armato ! ! !

D. Felice

(Non sa più cosa fare per fermare Fifì) Fifì, vai a comprarmi una scatola di fiammiferi …con il filtro !  (È ormai nel pallone)

Fifì

(Continua il suo discorso) Nel giornale c’è pure la fotografia! Ora glielo faccio vedere!  (Si avvia per prendere il giornale che è sulla scrivania)

D. Felice

(Lo blocca giusto in tempo)  Fifì ! Quando dici tu la smetti con questo discorso inutile!  ! A don Angelo tutte queste storie non  interessano ! Come devo fartelo capire , Fifì! Don Angelo non legge queste cose brutte che ci sono scritte sui giornali…! Lui preferisce storie più belle, più semplici! (Non sa più dove andare a parare) Fifì, don Angelo ama di più le storie di evasione! (Rendendosi suc­cessivamente conto della battuta infelice)

Fifì

Vabbe’ … Allora me ne vado, prima che si mette a piovere …

D. Felice

No, Fifì …!  Se vuoi stare,  puoi stare…Anzi, ci fai compagnia.

Fifì

No, no …me ne vado…perché si sta mettendo a piovere…!

D. Felice

Ah, Fifì …!  Ascoltami… Non lo dire a nessuno che don Angelo è arrivato. Lo sai com’è….poi cominciano tutti a venire qua…e don Angelo invece ha bisogno di riposarsi un po’…Viene da lontano, capisci…! Fifì, don Angelo ha fatto un viaggio lungo…viene da molto lontano…!

Fifì

Ho capito…Ho capito…..Don Angelo viene da lontano…! Ha bisogno di riposarsi un po’…! Ho capito…Me ne vado,  prima che si mette a piovere…! (Avviandosi) Arrivederci…Arrivederci, don Angelo.  Si deve riposare un po’, perché lei viene da lontano…!

D. Felice

Fifì, mi raccomando …

Fifì

 (Continuando) Don Angelo viene da lontano, ha bisogno di roposarsi un po’…!

D. Felice

Sì Fifì, pero’ ora basta … ripassalo solo nella tua mente!

Fifì

(Mimando la concentrazione, fa capire con i gesti che sta ripassando la frase. Saluta con la mano ed esce mentre fa ancora capire che sta ripassando “mentalmente “ la frase)

D. Felice

(In imbarazzo)  … Eh, siamo qua … ! Eh già ! … Lei … lei fuma ?

Stefano

No …

D. Felice

Bravo ! … Io neanche … ! … Se ha bisogno di qualcosa, parli pure … se pos­so … Non so, ha mangiato … ? Vuole qualcosa ? Parli pure …

Stefano

Dite la verità … avete paura di me, vero ?

D. Felice

(Non sa cosa è più conveniente rispondere)  No … ! Sì … ! Un poco … ! Più che altro … diciamo che sono un poco confuso … ! Non sono abituato a questo tipo di sorprese …

Stefano

(Intenso)  Stare là dentro è un inferno ! Cinque, sei in una piccola cella. Chi ha voglia di dormire, chi vuole parlare. Chi vuole gridare, chi sta male ! Litigare per niente, magari per chi deve versare l’acqua nel bicchiere ! Si diventa bam­bini … o forse si diventa simili alle bestie ! Capite quello che vi voglio dire, vero ?

D. Felice

… Più che altro, me lo immagino … Io non sono mai stato in questo tipo di … conventi … Io sono di un altro ordine.

Stefano

Voi siete un uomo fortunato. Vi invidio ! Sicuramente sarete rispettato da tutti, stimato. Io invece sono considerato un mostro ! Anche voi mi considerate un mostro … Non è vero ?

D. Felice

(Prontamente)  No, quando mai !

Stefano

E come definireste un individuo che ha ammazzato due persone ed una terza l’ha ferita gravemente ? Su, ditemi come lo definireste ? !

D. Felice

(Imbarazzatissimo)  … Ecco, non so … lo definirei una persona … un po’ ner­vosa … ! Eh … a volte i nervi fanno fare delle cose che uno neanche si sognerebbe di fare!  Ah, che brutta cosa i nervi!

Stefano

(Prontamente)  No ! Una persona che ha fatto questo. Non puo’ essere altro che un mostro !

D. Felice

E vabbe’, ma per arrivare a tanto … io penso che avrà subito qualche grosso torto !

Stefano

No,  nessun torto ! Una tragedia solo per procurarsi poche lire !

D. Felice

(Suda freddo)  Ah …!  So … solo … per poche lire … !

Maria

(Rientrando in scena)  Padre parroco, là dentro è fatto! A proposito,  tutti quegli oggetti preziosi che ci sono di là, secondo me  dovrebbe metterli in qualche posto …diciamo…un po’ più riservato…! Con tutta la delinquenza che c’è in giro…! (A Stefano) Ormai, caro don Angelo, non c’è rispetto più  per niente e per nessuno ! Lo vede, per prendersi quegli oggetti preziosi che ci sono là dentro, non ci penserebbero due volte a scagliarisi contro il nostro parroco! Poveretto, l’altro giorno gli hanno fatto prendere un bello spavento! Non c’è più mondo ! Questa è la vera verità !

D. Felice

(Si sente di nuovo svenire, cerca la sedia) Mi sento di nuovo …leggermente di morire… !

Maria

Ah,  ma stamattina allora sul serio dice! Don Angelo, aiutatemi per favore!

Stefano

Don Felice, forza … tiratevi su … Vi do la mia parola che non vi succederà niente.

D. Felice

(Con un filo di voce)  Co … come avete detto … ?

Stefano

Vi   ridò  la mia parola d’onore che non vi succederà niente.

D. Felice

(Tirando un sospiro di sollievo)  … Promesso ! ?

Stefano

… Promesso.

Maria

(Notando che don Felice sta decisamente meglio) …Don Angelo, ma siete meglio di un dottore ! Basta la vostra parola d’onore, e già …si sente meglio! (Timidamente,  con grande riguardo)… Don Angelo, scu­sate, mio marito è da tre giorni che è a letto con dei dolori alle gambe e alla schiena che non gli vogliono passare…Mi date la vostra parola che si sentirà meglio…! A voi, che vi costa…!?

Stefano

 (Titubante, tenta di assecondarla)  …Avete…la mia parola  d’onore.

Maria

Ah, il Signore ve lo ricompensi! Don Felice, un altro giorno la puliamo questa stanza. Vado a casa a vedere se mio marito si vuole alzare dal letto! Arrivederci. E grazie, don Angelo!   (Esce)

Stefano

(Ironico)  Quasi quasi ci vado prendendo gusto ad interpretare questa parte ! Di­te la verità, a voi piace la vostra parte, è vero ?

D. Felice

… In che senso, scusi ? !

Stefano

È bello interpretare la parte del buono ! A me, invece, è toccata la parte del cat­tivo !

D. Felice

Scusate, ma … se voi volete cambiare … “parte”, si può. In questa commedia che interpretiamo tutti quanti, nella commedia della vita, c’è di bello che ognu­no la sua parte se la può scegliere … E se non gli piace, la può pure cam­biare.

Stefano

(Amaro)  No, caro don Felice, non è così semplice … Non lo è. Quando un ru­olo viene assegnato, è difficile cambiarlo. Difficile. E il guaio è che spesso il ru­olo viene assegnato senza considerare le reali capacità dell’interprete. Così a ca­so ! E fino a quando ti capita di interpretare un ruolo bello, vabbe’ … sia pure per sempre. Ma quando il ruolo è brutto, è dura interpretarlo per tutta la durata della commedia. Anzi, della tragedia !  (Con sincerità)  Non so cosa darei per cambiare il mio ruolo !

D. Felice

(Scosso da quelle parole)  Be’ … io … se … se posso fare qualcosa … Non so … sono a vostra disposizione.

Stefano

Una cosa già la state facendo. Mi state ascoltando. Sono anni che nessuno mi ascolta più !

Fifì

(Entra senza bussare)  Padre parroco… padre parroco … ! Lo zio Vincenzino, quello che abita di fronte casa mia, sta morendo! Deve venire subito,  gli deve dare l’estrema unzione!

D. Felice

E come  faccio? !

Fifì

Deve fare subito, sta morendo! Io gliel’ho detto di farlo aspettare, ma se non si sbriga,  muore prima che lei arriva!

D. Felice

(Ironico)  Quando si dice “il destino” ! Lo zio Vincenzino ha centodue anni….!  E dopo centodue anni, quando decide che deve morire…?  …Proprio oggi…!

Fifì

Si sbrighi, padre parroco…! Anche perché si sta mettendo a piovere!

D. Felice

(Rassegnato)  E vabbe’ … (Come per chiedergli il permesso) Don Angelo, io dovrei andare ad assistere questo fratello che dopo centodue anni …gli è venuta la premura di andarsene …! Torno subito.  Fifì rimane con voi. Se avete bisogno di qualcosa … lui sa tutto !  (Nel frattempo si è preparato per uscire, aiutato da Fifì)  Fifì, mi raccomando…se don Angelo ha bisogno di qualcosa, aiutalo. Con il vostro permesso…(Attende il consenso di Stefano)

Fifì

Tranquillo, tranquillo. Ci penso io !

Stefano

Fate pure, fate pure …

D. Felice

Sia fatta la volontà di Dio !  (Esce)

Stefano

(Dolcemente)  Fifì, ma tu gli vuoi bene a don Felice !

Fifì

Certo che gli voglio bene ! Tutti qua gli vogliamo bene a don Felice! E  poi   io…voglio bene pure…

Stefano

Pure a chi ? Continua …

Fifì

(Timidamente)  Pure a lei … ! Si vede subito che lei è un bravo sacerdote…! Eh sì, si vede proprio subito…! Appena lo conosceranno, sicuramente qua ci farà una grande simpatia a tutti! Sicuramente!

Stefano

Me lo auguro.

Fifì

(C.S.)  … Sarebbe bello se lei restasse sempre qua. Don Felice si va facendo vecchietto, e avrebbe proprio bisogno di una mano d’aiuto.

Stefano

Anche a me piacerebbe restare qua, ma credo che non sarà possibile ! …

Fifì

Certamante i suoi superiori gli vogliono troppo bene, e non vogliono che sta troppo tempo lontano da loro…!

Stefano

Eh, sì … ! Se dipendesse da loro non mi lascerebbero andare mai.  (Si sente suo­nare il campanello della porta. Stefano si irrigidisce)

Fifì

Un momento che arrivo … ! (Mentre Fifì si avvia ad aprire, Stefano fa in modo di de­filarsi per dare le spalle al nuovo entrato)

Lele

(Entrando)  Buongiorno …

Fifì

Ciao Lele ! Il padre parroco non c’è. Eri venuto per parlare con lui?

Lele

… Sì, gli volevo fare vedere una cosa di scuola … C’è … c’è una cosa che non capisco.

Fifì

Se si trattasse di qualche altra cosa, ti aiuterei io…! Ma per cose di scuola non sono tanto pratico…! Puoi passare più tardi.

Stefano

No Fifì, aspetta … Vediamo se possiamo aiutarlo noi.

Fifì

Ma lei viene da lontano, si deve riposare un poco !

Stefano

Non preoccuparti … Servirà anzi per svagarmi un po’.  (A Lele)  Forza, vedia­mo un po’ di cosa si tratta … Ah, non mi sono ancora presentato : io sono don Angelo, predicherò la novena in questa vostra bella chiesa.

Lele

Io sono Gabriele … Gli amici mi chiamano però tutti Lele … Ogni tanto ven­go a farmi aiutare da don Felice … Quando c’è qualcosa di difficile.

Stefano

E oggi, c’è qualcosa di difficile ?

Lele

Oggi, sì.

Stefano

Dai, vediamo un po’ di cosa si tratta …

Lele

Si … si tratta … di un problema …  (Prende nel frattempo il quaderno, ma si vede che è un po’ in imbarazzo, che tentenna)

Stefano

Be’, leggiamolo … Spero che non sia troppo complicato, perché la matematica non è mai stata il mio forte.

Lele

(Tentenna)  No, non c’è bisogno di leggerlo … Lo conosco a memoria.

Stefano

Immagino che si tratti di una mamma che deve comprare delle cose e che …

Lele

Sì, in effetti in questo problema c’è una mamma … e c’è anche, diciamo così, un padre …

Stefano

(Comincia ad essere un po’ perplesso)  Ah, si tratta di un problema piuttosto complica­to, vedo … !

Lele

Credo proprio di sì. E ci sono anche dei figli. Tre figli. Il più grande si chiama Gabriele, come me.

Stefano

Comincio a pensare che per risolvere questo problema bisogna attendere il ri­torno di Don Felice.

Lele

Don Felice ci ha provato tante volte. Ma non c’è ancora riuscito. Mi piacereb­be se ci provaste anche voi.

Stefano

Be’, veramente io non saprei da dove cominciare … No … non conosco bene il … il problema. Te l’ho detto, non sono bravo in matematica !

Lele

Il  protagonista  del problema si chiama Gianni. È mio padre. Passa spesso le notti fuori casa … Quando torna è quasi sempre ubriaco, fuori di sé … Se la mamma cerca di farlo ragionare, non esita a prendere a botte pure noi figli … Soprattutto me, che non resisto a tutto ciò e cerco spesso di mettermi tra lui e la mamma …

Stefano

(Scosso)  Co … cosa sono questi segni sul viso ?

lele

Sono solo gli ultimi segni, lasciati dalle ultime botte. Ormai non ci faccio più neanche  caso.

Stefano

E … e tua madre, cosa … cosa fa, cosa dice ?

Lele

La mamma ci dice sempre di volere bene a papà. Ci dice che papà non era così. Che papà un tempo era una persona meravigliosa. Ci dice che dobbiamo aiu­tarlo, e che tutto passerà. Ma quando don Angelo ? Quando tutto passerà ?

Stefano

(Turbato) Be’, vedi Lele, forse la mamma ha ragione. A volte anche le persone migliori si ritrovano a fare delle cose di cui non pensavano neanche lontanamente potessero essere capaci. A volte basta un istante per cambiare la vita di una persona. E capita che siano le persone più sensibili, a volte, a precipitare nel baratro.

Lele

(Contento per le parole di Stefano)  Sapete, don Angelo, è la prima volta che sento dalla bocca di un estraneo delle parole di comprensione per mio padre. Sono tanto contento don Angelo, grazie.  (Commosso)  Perché  io a papà, anche se lui è così, sento di volergli proprio tanto bene !

Stefano

(Istintivamente accarezza Lele, che ora si appoggia al suo petto e piange)    (Con tenerezza)   Vedi Lele, io non conosco tuo padre …però sento che merita di essere aiutato … Perché sono sicuro che il padre di un bambino meraviglioso come te … non può essere una persona veramente cattiva.

Lele

(Felice)  Vado a casa a dirlo alla mamma ! Vado a dirle di venire qui a parlare con lei ! Sarà felice di sentire queste parole dalla sua bocca ! Grazie, don Ange­lo !  (Lo bacia e scappa via)

Stefano

… Lele, no … aspetta …! Io …  (arrendendosi all’evidenza)  La frittata è fatta !

Fifì

(Ha seguito partecipando mimicamente all’evolversi della discussione. Anche lui appare com­mosso)  Quando divento grande e divento papà…mi piacerebbe avere un figlio come Lele…!

Stefano

(Sorride. Quindi …)  Senti un po’ Fifì, tu conosci il padre di Lele ? Che tipo è ?

Fifì

È un tipo un poco…diciamo…difficile…!  Però una volta non era così. Io me lo ricordo bene. Quando era piccolo abitava vicino casa mia e spesso giocavamo assieme. Poi è andato ad abitare  in un altro posto e non ci siamo visti più.  Ora ogni tanto lo vedo. Solo ogni tanto però, perché spesso sento dire che parte. Manca cinque, sei mesi, e poi torna un poco…Forse soffre troppo il caldo…Perché sento dire che se ne va al fresco…! Boh!?

Stefano

Ah, va al fresco …! Ho capito.

Fifì

Però  non è vero che qua fa tutto questo caldo…! No, non ci deve credere…Qua siamo un po’ sollevati…! Tutto al più, può essere qualche giorno di scirocco….! Ma si può resistere…Forse lui è un tipo più delicato…! Boh!?

D. Felice

(Rientrando. È un po’ bagnato)  Sia fatta la volontà di Dio !

Fifì

Padre parroco, che è successo…si è bagnato?!  Glielo dicevo io che doveva piovere!

D. Felice

(Ironico) A volere esagerare ci saranno state due o tre  nuvole nel cielo…! Ma da quando ho messo il piede fuori, non mi hanno lasciato più! (Istintivamente guarda Fifì  di traverso) Entrato dallo zio Vincenzino, non hanno trovato niente di meglio da fare…che aspettarmi! Al ritorno, alzo gli occhi…sempre sulla mia testa…! Quando ero ormai quasi arrivato, gli è sembrato giusto farmi bagnare…! Così, per simpatia! (Quasi indispettito, attribuendo quasi la colpa della pioggia a Fifì che a lungo l’ha preannunciata)…Due o tre nuvole, non di più! Fifì…nuvolette piccole, ma tanto capricciose…!

Fifì

E lo zio Vincenzino lo ha aspettato, padre parroco? O si è fatto trovare morto?!

D. Felice

Una così brutta parte  don Vincenzino non me l’avrebbe fatta mai! Quando tu sei partito da casa sua per venirmi a chiamare…si è ripreso! Sono andato a trovarlo seduto a metà letto che fumava la pipa! Ma il bello è che non appena mi ha visto si è arrabbiato! Voleva soddisfazione! L’ha presa come un segno di malaugurio! …E invece di darlgi l’estrema unzione, ho dovuto convincerlo che mi trovavo di passaggio..e sono entrato…Così, per fargli una visita di cortesia…per scambiare due chiacchiere…!  (Intimamente contrariato) Centodue anni!  (Cambiando discorso) …E qua novità ce ne sono? Fifì? …Don…don Angelo?

Fifì

Tutto a posto, tutto a posto! Ah! Era passato Lele. Voleva aiuto a risolvere un problema…Ha parlato con don Angelo. Don Angelo, lei che è più bravo di me nei problemi….

Stefano

Ecco, più che altro mi ha parlato dei suoi guai familiari …

D. Felice

Povero Lele, con quel padre sciagurato che si ritrova …!

Stefano

Suo … suo padre è veramente un poco di buono ?

D. Felice

Mi sembra una definizione abbastanza benevola,  per una persona che passa la maggior parte del suo tempo in carcere ! (Accortosi della gaffe, vuole rimediare) Però, pensandoci bene … forse il car­cere gli ha giovato …!  Avrà conosciuto là dentro dei galantuomini e si sarà rive­duto su certe cose …  (Ostentando convinzione)  Sì, sì … ultimamente ho notato qualcosa di diverso in lui …! È vero Fifi ? !

Fifì

Sì, sì …E’ vero! Si è cambiato la macchina!

D. Felice

(Ironico)  Ecco ! … Grazie Fifi ! Meno male che ci sei tu, sempre pronto a co­gliere le sfumature !

(Suonano alla porta)

(In ansia)  Sì, un momento …! Don Angelo, per favore, ho l’impressione che sarebbe più opportuno che vi nascondiate …  (A Fifì che è rimasto un po’ perplesso alle parole di don Felice)  No Fifì, vedi … è per non sciupare la sor­presa a quelli che poi verranno alla novena ! Capito ! ?

Fifì

(Convinto)  Giusto ! Giusto ! Ci dobbiamo fare una bellissima sorpresa a tutti! Nascondetevi, don Angelo!

D. FELICE   

FIFI’                       

(Mentre accompagna Stefano nella stanzetta adiacente)  Fifì, vedi  chi è..!

(Va ad aprire. Sull’uscio, rivolto verso l’esterno si intravede appena) …Sì… sì… io sono pronto…!Giusto il tempo di arrivare a casa per dirglielo a mia madre e ce ne possiamo andare…!

 ( Rientra )

don felice

Chi era, Fifì…?

fifi’

Erano la signorina Lucia e la signorina Daniela…Io me ne vado con loro…Lei verso che ora vienei…?

Don Felice

( Perplesso, non ricordando ) Verso che ora..vengo…?! Dove…dove debbo venire…?!

Fifi

Come sarebbe a dire “dove debbo venire”?  …!?  Non si ricorda più, don Felice?!

DON Felice

( sempre più perplesso ) … Non mi ricordo più…cosa,  Fifì!?

Fifì

(affettuoso) Allora è proprio vero che va diventando …vecchietto…!

Don felice

( ironico)  Fifì, tu che sei più giovane di tuo cugino Lorenzo…e che hai la mente bella freca…mi vuoi dire, per favore, dove dovrei venire!?

FIFì

…Oggi c’è l’incontro presso la Chiesa Madre di tutti i gruppi parrocchiali della zona…! L’incontro che si fa ogni mese…!

D.FELICE

( sconsolato ) … L’ incontro che si fa ogni mese…! Hai ragione…!

Fifì

Allora, che facciamo? …Ci vediamo là?

D. Felice

Senti un po’ Fifì…fammi un favore…Digli a don Giacomo che per questa volta non posso venire…

Fifì

Che fa, non si sente bene Don Felice?

D. Felice

( non sa cosa dire ) …Non lo so…mi sento un poco…

Fifì

( imitandolo )… Un poco… Ho capito!...Passo dal dottore e gli dico di venire a fargli una visitina…!

D. Felice

(Cambiando atteggiamento)  No, quando mai! …Chi è che ha bisogno del dottore?!! …Io volevo semplicemente dire che mi sento …un poco…un poco…pieno di impegni, ecco! …Ho troppe cose dare…e non mi posso allontanare…! Ecco, proprio così…troppi…troppi impegni…! (Gli viene l’idea vincente)  …Fifì, non posso muovermi di qua! Tu lo sai che c’è don Vincenzino…

Fifì

(annuendo)...Centodue anni!

D.  Felice

Proprio! …Fifì, quello “sembra”  che si è ripreso…ma non è che può andare avanti per tanto …! Da un momento all’altro vedi correre qualcuno a chiamarmi…! Così…sono queste cose…! Ed è dovere di un parroco stare vicino al fratello più bisognoso! …Fifì, quello potrebbe lasciarci da un momento all’altro…! (Per dare più forza al suo discorso) …Mi ricordo ancora la buonanima dello zio Giovanninno il ciabattino…! Eh!  Ce l’ho qui davanti agli occhi…! Non parlava da una settimana…All’improvviso ha chiamato suo figlio vicino al capezzale e gli ha detto…”Ho desiderio di maccheroni…e per secondo…e per secondo….” ( mima il segno della morte con l’indice e il medio ) …Fifì, non ha fatto in tempo a ordinare il secondo…! E così sarà pure per lo zio Vincenzino...! Te l’ho detto Fifì, potrebbe lasciarci da un momento all’altro!‘

Fifì

Vabbe’, allora io me ne vado…

D.Felice

(L’idea di rimanere solo con Stefano un po’ lo turba)….Ascolta, Fifì…ma tu per forza ci devi andare?

Fifì

E certo…! Ormai mi aspettano…! E poi mia madre mi ha già preparato tutto! (si avvia)

D. Felice

Fifì…! Stai attento, mi raccomando…non dirlo a nessuno che don Angelo è arrivato…!

Fifì

Tranquillo,  tranquillo.  ( sta per uscire, si ferma ) …Ah, Don Felice …!  Se lo zio Vincenzino ci dovesse lasciare mentre io non ci sono…me lo saluti!

D. Felice

( Accennando un tenero sorriso) …Resterai servito.

            Fifì è ormai fuori. Don Felice, rimasto solo, guarda verso la porta dove c’è Ste­fano. La sua espressione diventa sempre più intensa. Si sentono le note del tema musi­cale. Dopo qualche istante cominciano a sfumare le luci fino a spegnersi. Quando si riac­cendono la scena è vuota. Poco dopo compare in scena don Felice con una piccola caf­fettiera e una tazzina, il tutto su di un piccolo e modesto vassoio; don Felice entra nella stanzetta dove si trova Stefano. Ne riesce poco dopo. Guarda verso quella stanzetta; la sua espressione tradisce il tormento che regna dentro al suo cuore. Sfumano le note del tema musicale.

            Si sente bussare. Don Felice apre la porta.

Fifì

(Entrando)  Buongiorno Don Felice.

D. Felice

Buongiorno Fifì.

Fifì

Don Felice, ieri è stato troppo bello! Peccato che lei non è venuto…! Prima c’è stata la messa, poi la solita parlata e poi tutti ci siamo messi a cantare e a fare tanti giochetti. E’ stato veramente troppo bello! …E don Angelo come sta, che fa?

D. Felice

Don … don Agelo è di là…Si sta preparando per la novena…Si sta ripassando la vita del Santo…!

Fifì

Lo disturbo solo un attimo per salutarlo. (Entra nella stanzetta)

 (Suonano alla porta)

D. Felice

Arrivo … arrivo …!  (Apre la porta)

Brigadiere

(Entrando)  Si puo’ ?

D. Felice

Avanti, avanti !

Brigadiere

(È in divisa)  Buongiorno al nostro caro don Felice !

D. Felice

(Sulle spine)  Ca … carissimo brigadiere ! Come va ? Come stiamo ?  (Nel frat­tempo Fifì è rientrato)  Che piacere rivederla !  (Il suo tono è esagerato)  Proprio poco fa tra me e me pensavo “quanto tempo che non vedo il nostro carissimo brigadiere”!

Fifì

Vero, vero … Io pure l’ho sentito !

D. Felice

(Sempre più confuso; guardando in malo modo Fifì)  … E tra me e me mi dicevo … “forse  ci sarà rimasto male che l’altra volta a briscola non gli ho fatto vincere neanche una partita!  (Ha detto questo nel tentativo di fare dello spirito, per allentare la tensione)

Fifì

(Convinto)  Vero è ! Io pure l’ho sentito!

D. Felice

(Sempre in ansia; teso)  Brigadiere, in cosa posso servirvi ? Sono a vostra disposi­zione !

Brigadiere

(Meravigliato dal tono di D. Felice)  Caro don Felice, vi trovo più frizzante del soli­to. Bene, me ne compiaccio ! Dunque, sono qui per due motivi ; uno personale e l’altro di servizio. Cominciamo con il motivo personale.

D. Felice

Sono a sua completa disposizione, dica …!

Fifì

(Convinto)  Parli brigadiere, parli…… Siamo a sua completa disposizione !

Brigadiere

(Sorride)  E allora, come lei sa caro don Felice, mia figlia ha avuto un bel bambi­no …

D. Felice

Come no ! ? Le ho fatto visita ! E come le somiglia brigadiere ! …È tutto lei !  (Tentando di fare ancora dello spirito)  Quando l’ho visto mi sono detto: “Ma cosa ci fa il brigadiere dentro la culla!”.

Fifì

(C.S.)  Vero è ! Io pure l’ho sentito!  (Il brigadiere e don Felice ormai sorridono alle parole di Fifì)

D. Felice

Caro brigadiere, ha un nipotino che è veramente un amore ! Tutto lei!

Brigadiere

Lei mi lusinga !

D. Felice

Stessi capelli, stessa fronte, stesso mento ! Stessi … (Indica gli occhi cercando il con­senso di Fifì)

Fifì

(Distratto) … Occhiali !

D.Felice

(Guardando Fifì in malo modo) … Occhi, stessi occhi !

Brigadiere

(Con un pizzico di delusione)  Gli occhi … gli occhi sono di un altro colore !

D. Felice

(Convinto)  Ma quelli poi cambiano ! Garantito !

Brigadiere

(Sorridendo)  Be’, comunque … anche se dovessero restare così, va bene lo stes­so. Dunque, don Felice, le stavo dicendo… io, mia figlia, mio genero… insom­ma, tutti noi, avremmo il piacere che il bambino fosse battezzato nella sua chi­esa, visto il rapporto che ci lega …

D. Felice

Caro brigadiere, sarò veramente onorato di tenere a battesimo la creatura di due giovani che ho sempre amato e stimato, nonché il nipote di una colonna delle forze dell’ordine !

Brigadiere

Troppo buono, troppo buono ! Be’, andiamo adesso al motivo di servizio. Non so se avete letto la notizia che stamattina riportava il giornale…

D. Felice

(Prontamente)  No, quella notizia non l’ho letta !

Brigadiere

(Sorpreso)  Scusate, voi di quale notizia state parlando ? …Io mi riferisco alla no­tizia relativa alla evasione di un pericoloso detenuto dal carcere di massima si­curezza …

D. Felice

Ecco, proprio questa notizia … non l’ho letta ! Di che si tratta ?

Fifì

Si tratta di quello che è scappato dal carcere…! Quello pericoloso…!  Quello che ha ammazzato due persone e mezzo…! Non si ricorda!? Nel giornale c’è pure la fotografia…!?

D. Felice

(Imbarazzatissimo)  Senti Fifì …

Fifì

Dicono che è un tipo troppo pericoloso! Spara! Tà-tà-tà…!

D. Felice

Fifì, ascolta…

Fifì

(Sempre più eccitato)  Se lo incontro..Tà-tà-tà…! Gli sparo io e gli faccio vedere a questo…!

D. Felice

(Spazientito)   Fifì! Per favore, Fifì! Gli spari tu! Ma a chi spari tu, eh?! E il brigadiere che cosa ci sta a fare qua, Fifì!?  Chi è la legge qua!?! (E’ ormai completamente  nel pallone. Indicando le dita di Fifì che mimano la pistola) …Fifì, posa  quella pistola! E’ un ordine!

Brigadiere

(Sconcertato)  Vabbe’, dai … non è il caso di …

D. Felice

(C.S.)  No ! Lui non spara proprio a nessuno !

Brigadiere

(Disorientato)  Certo che non spara proprio a nessuno. Lui voleva solo …  (A Fifì, tanto per assecondare don Felice)  …Dai Fifì, metti da parte quella pistola !

Fifì

(Sorpreso dall’accaduto)  Vabbe’, io la metto da parte…! Però, io non volevo sparare a nessuno brigadiere….! (Agita le dita  mimando ancora la pistola)

 Don Felice, è scarica…! Questa è scarica…!

D. Felice

(Calmatosi un po’)  Scusatemi, io quando vedo certi atteggiamenti violenti, mi … mi … mi … ! E non aggiungo altro !

Brigadiere

(Cercando di riportare tutto su un binario più logico)  E allora, scusate … ritorniamo a noi. Ecco, dicevo, sembra che un pericoloso evaso si trovi nella nostra zona. Se qualcuno avesse sue notizie è pregato di metterle a disposizione della forza pubblica. Comunque, ve l’ho detto più  per scrupolo, per dovere, che per altro. Sono sicuro che quell’uomo a quest’ora si trova in un altro continen­te. Altro che qui.

D. Felice

(Tirando un sospiro di sollievo) Eh, voi avete fiuto caro Brigadiere ! Avete naso in queste cose !

Brigadiere

Più che altro esperienza. Figuratevi se un evaso si ferma a pochi chilometri dal luogo dell’evasione !

D. Felice

E poi mi dite che esagero quando vi dico che siete una colonna dell’arma !

Brigadiere

Peccato però! Sì, in un certo senso è un peccato che non sia da queste parti … Pensate che ci sono cinquanta milioni di lire di ricompensa per chi saprà fornire notizie utili alla sua cattura !

D. Felice

Cinquan … cinquanta milioni ! ?

Brigadiere

Eh sì ! Si tratta di un individuo assai pericoloso ! Don Felice, quello sarebbe capace di sparare pure a un prete !

D. Felice

Ah, si … si tratta di un individuo assai pericolo …!?  (Si sente venire meno)

Brigadiere

Che succede, don Felice ? Dai, non vi impressionate ! Quello per ora, come minimo, sarà al polo nord ! Lasciatevi pregare !  (Don Felice è ormai quasi svenuto)  Don Felice, dai … respirate profondamente …! Fifì, per favore … chiama qual­cuno ! Don Felice, non sapevo che eravate un tipo impressionista !

Fifì

(Verso la stanzetta)  Don Angelo! Don Angelo, venga qua, don Felice sta male! Venga qua, gli dia la sua parola d’onore! Don Angelo, per favore!

Stefano

(Entrando in scena)  Che … che succede ?  (Cercherà sempre di evitare di mostrare il vi­so al brigadiere)

Brigadiere

Si è sentito male all’improvviso. Forse è rimasto impressionato dalle mie paro­le !

Stefano

Facciamogli un po’ d’aria. Don Felice, come vi sentite ?

Fifì

E’ morto, è morto don Felice! Questa volta è morto per davvero!

Brigadiere

Dai Fifì, prendi un po’ d’acqua fresca !  (Segue Fifì, che si avvia)

Stefano

Dai, don Felice, rilassatevi … Non vi preoccupate, non è niente … Non succederà niente !

D. Felice

… Non … non succederà niente … ? !

Stefano

(C.S.)…  Parola d’onore …!

D. Felice

(Manifesta evidenti segni di ripresa)  Speriamo… !  …Speriamo…!

Brigadiere

(Riavvicinandosi) Don Felice, su ! Ci avete fatto spaventare ! Come vi sentite ?

D. Felice

… Meglio … meglio … Mi sento meglio…!

Fifì

(Rientrando con un bicchiere d’acqua, lo porge a don Felice)  Qua, don Felice….qua! Un po’ d’acqua…un po’ d’acqua…! (Mentre don Felice beve un poco d’acqua)  Don Felice, non è che lei se ne vuole andare prima dello zio Vincenzino…!?                                                                                          

D. FELICE                   

Veramente io …una brutta parte del genere allo zio Vincenzino….non gliela vorrei fare…!

Brigadiere

(Fissando Stefano)  Scusate, ma voi siete … sicuro, voi siete … No, certamente non mi sbaglio, voi siete …

D. Felice

(Si sente di nuovo venire meno)  Mi sento di nuovo male…!  (Con tono però basso, tale da non essere sentito dagli altri)

Brigadiere

Ma sì ! Siete il predicatore della novena del Santo ! Molto lieto, io sono il briga­diere Li Calzi Giovanni.

Stefano

Lieto di conoscerla.

D. Felice

(Tirando un sospiro di sollievo)  Quando si dice “l’occhio avvezzo a riconoscere persone e cose” !

Brigadiere

Che volete, si vede subito che non è un sacerdote delle nostre parti ! Scusate, don …

Stefano

… Angelo … Don Angelo …

Brigadiere

Bel nome ! Scusate, don Angelo, da dove venite ?

D. Felice

(Sulle spine, prontamente)  Da lontano ! Don Angelo viene da un paese molto lontano !

Brigadiere

Siete di un paese del nord ?

D. Felice

(C.S.)  Più lontano ! Più lontano ancora !

Stefano

Il nome del mio paese non vi direbbe nulla. È un paesino sperduto tra i monti. Diciamo che negli ultimi anni sono comunque stato impegnato per lo più quaggiu’, da queste parti.

Brigadiere

Neanche io sono di queste parti. Ma devo dire che mi ci trovo bene … Anche se a volte, così magari senza un motivo, a volte dicevo … mi verrebbe voglia di scappare via ! Non so se mi capite.

D. Felice

Vi capisce, vi capisce ! A tutti a volte viene voglia di scappare … È una cosa naturale ! (Suda freddo) Non c’è niente di male ! Se uno a volte ha voglia di scap­pare, bisogna capirlo ! Veramente !  (Si accalora)  Io non li condanno a questi che vogliono scappare ! Capita ! Non è che uno può stare tanti anni sempre nello stesso posto ! E no, a lungo andare stanca !

Brigadiere

(Un po’ sorpreso dalla strano atteggiamento di don Felice) E vabbe’, don Felice… abbiamo capito che siete d’accordo con chi ha voglia di evadere un po’!  (Cambiando tono) …Be’, si è fatto proprio tardi, devo tornare in caserma. Don Angelo piacere di averla conosciuta ! Ci vediamo. Quest’annoho l’impressione che parteciperò  assiduamente alla novena. Lei mi è simpatico. Arrivederci, don Felice. Per il battesimo, ci risentiamo.

D. Felice

Non c’è fretta, non c’è fretta. C’è tempo. E poi io non me lo scordo. Tranquillo.

Brigadiere

Sempre molto gentile. Buongiorno a tutti. Ciao, Fifì.

Tutti

Buongiorno brigadiere … Arrivederci brigadiere …

D. Felice

(Rassegnato)   E adesso anche le forze dell’ordine sanno che quest’anno la novena sarà predicata da don Angelo !

Fifì

Che bello…! Che bello…!

Rita

(Entrando)  Scusate …

D. Felice

Prego, prego … si accomodi …  (Rassegnato)

Rita

Buongiorno … Lei è don Angelo, vero ?

Stefano

Sì … sono proprio io …

Rita

(Tono dolce, dimesso, ricco però di umanità)  Io sono Rita, la mamma di Lele

Stefano

Ah, molto lieto …! Piacere di conoscerla …

Rita

Lele mi ha parlato di lei con molto entusiasmo …

Stefano

… I bambini sono sempre molto generosi …

Rita

Don Angelo, mi perdoni, potrei parlare un attimo con lei … ?

Stefano

(Imbarazzato)  … Penso … penso di sì … Dica, dica pure …

Rita

(Guardando gli altri due)  … Veramente io, vorrei parlare …

D. Felice

Senti figliola … don Angelo è stanco del viaggio … Non … non potresti tor­nare domani … Tanto don Angelo, non è chi scappa !

Rita

(Dolce)  Solo un attimo … Don Angelo, per favore …

Stefano

Be’ … io … per me …

Rita

Don Felice, la prego !

D. Felice

(Rassegnato)  Fifì, aiutami a sistemare le sedie per la  funzione …

Fifì

No, non si preoccupi, già le ho sistemate questa mattina! Tranquillo…! Tranquillo…!

D. Felice

E allora…sistemiamo le candele…

Fifì

Già fatto, già fatto !

D. Felice

Fifì, siamo sicuri che non c’è proprio più niente da preparare?!

Fifì

Niente, tutto a posto ! Tranquillo ! Garantito !

D. Felice

(Costernato)  Come vuoi tu… !

Fifì

(Chiamando mimicamente in disparte don Felice) Secondo me è meglio che ce ne andiamo un po’ di là, perché ho l’impressione che la signora Rita ha bisogno di  parlare con don Angelo…!

D. Felice

(Rimasto senza parole)  … E vabbe’ …  (Si avvia con Fifì. Escono)

Rita

Lele … le avrà parlato del nostro problema …

Stefano

Sì … credo di sì …

Rita

(Apre il suo cuore. Ha bisogno di sfogarsi)  Gianni non era così. No, non era così. Era una persona meravigliosa. Sensibile, educato. Poi, un giorno …

Stefano

(Con delicatezza)  Un giorno …

Rita

Gianni lavorava come autista presso una ditta di trasporti. Viaggiava spesso con un compagno con il quale si davano il cambio quando erano stanchi … Quella notte la strada era ghiacciata. Il compagno di Gianni voleva che si fermassero in un’area di servizio, per passarvi la notte. Gianni, però, non volle as­coltarlo. Gli disse che avrebbe guidato lui. Che secondo lui non c’era alcun problema. E così continuarono. Erano quasi arrivati a destinazione, quando ad una curva … perse il controllo del mezzo. Gianni rimase illeso. Mario, si chia­mava così il suo compagno, rimase gravemente ferito. Morì dopo quindici gior­ni di atroci sofferenze. In quei quindici giorni Gianni non si allontanò un atti­mo dal suo capezzale. Lasciò la moglie e una bambina di tre anni … Da quel giorno Gianni ha vissuto nel rimorso. A poco a poco si è lasciato andare. Ha cominciato a bere. È diventato irascibile, manesco … Ha conosciuto il carcere. No, non è più lui … povero amore mio …!

Stefano

(Scosso)  … Capisco … capisco …

Rita

(Con intensità)  Don Angelo, cosa posso fare per aiutarlo ad uscire da questo tunnel ? Vi prego, aiutatemi !

Stefano

Forse io sono la persona meno adatta … perché … perché mi rendo conto che noi … sacerdoti … possiamo sembrare di parte. Insomma, sembra che noi dobbiamo sempre dire una parola buona, anche quando non ne siamo convinti … Ma, io … io sono sicuro che …  (La sua espressione va diventando sempre più in­tensa)  Gianni ritroverà se stesso … Ed è forse quando sembra che il fondo si sia toccato, che si ritrova la forza, misteriosa, di risalire !

Rita

Forse le vostre parole, don Angelo, sono le stesse che ho sentito tante volte … Troppe volte. Ma sono bellissime lo stesso ! Non so, stavolta mi sembrano più vere !

Gianni

(Entra)   (È inquieto, irascibile)   (Alla vista della moglie)  Ah, sei qui ! ? Sempre die­tro alle sottane dei preti ! Dietro ai venditori di parole !

Rita

Andiamo a casa Gianni… Ti prego, andiamo a casa … I bambini sono soli …!

Gianni

E perché li hai lasciati soli, eh ? ! Per venire a sentire le prediche di questo ven­ditore di carità ? ! Per questo li hai lasciati soli ? ! Su, dimmi cosa ti ha detto ! ? Dimmelo ! Ti ha detto che sono un mostro, vero ! ? Che sono un padre dege­nere ! Che non merito nessuna considerazione e che devi abbandonarmi al mio destino ! ? Ti ha detto così, vero ? !  (Ora quasi piange)

Rita

(Teneramente, come se parlasse ad un bambino)  No, amore mio no … Non mi ha detto niente di tutto ciò … Mi ha detto solo che voleva conoscerti.

Gianni

(Confuso, disperato) Non voglio conoscere nessuno io, nessuno ! Nessuno voglio conoscere … Tanto meno un prete ! Che ne sapete voi della vita ?! Della vita quella dura, cattiva ! Della vita dei marciapiedi, della vita che divora ! Della vita che uccide ! Che ne sapete voi della disperazione nera, più nera di una notte senza luna ! No, voi conoscete solo le parole, le belle parole !

Stefano

(Con delicatezza)  Forse hai ragione Gianni. Forse.

Gianni

No, non datemi ragione …! Tanto lo so che provate per me solo pietà ! Mi as­coltate solo per pietà !

Stefano

Perché dici così ?

Gianni

Perché è così ! Lo so che è così ! Tutti mi vogliono aiutare, tutti mi compren­dono, tutti mi tendono la mano … e quando qualche volta io ci sto cascando … ecco che quella mano aperta diventa immediatamente un pugno chiuso ! Come dire : non facciamo confusione ! Io voglio aiutarti … ma ognuno al pro­prio posto ! Anche voi adesso volete aiutarmi, ma nel rispetto dei ruoli : io il disperato e voi l’angelo buono !

Stefano

(Sorride amaro)  È proprio vero ! Nella vita bisogna essere pronti ad interpretare tutti i ruoli !

Rita

(A Gianni, teneramente)  Su, tesoro, dai … andiamo a casa. I bambini sono soli.

Gianni

(Con toni quasi isterici)  No, no … aspetta …! Voglio sentire la predica dell’angelo buono ! Dai, sono tutto orecchie !

D. Felice
e Fifì

(Rientrano in scena richiamati dalle grida di Gianni)

Gianni

(Grida)  Sto aspettando !

D. Felice

Madonnina aiutateci !

Rita

Andiamo a casa, ti prego !

D. Felice

Avanti, avanti … tornate a casa … per favore …

Fifì

Don Angelo è stanco, viene da lontano !

Gianni

(Sfidando Stefano)  Non sapete cosa dire, eh ! ? ! Sapete solo dire belle parole alle donnette ! Poi, voi, dovete avere un particolare riguardo per le donne ! È vero, don Angelo ? ! Voi il vostro tempo lo perdete solo con le donne, è vero ? ! !

Stefano

(Deciso)  Adesso basta !

Gianni

Guarda, guarda … L’angelo buono sta diventando cattivo ! Ringraziate il cielo che indossate quella veste nera !

Stefano

(Con forza)  Io questa veste nera me la posso anche togliere …

D. Felice

No, per carità ! ! !

Stefano

Ma tu quel cervello dalla testa hai grandi difficoltà a toglierlo ! E adesso ascol­tami bene ! La vita ci riserva a volte delle brutte sorprese … E andiamo giù ! Ma proprio giù … senza neanche pudore, senza più neanche dignità ! Ma viene un momento in cui bisogna fermarsi, e risalire !

Gianni

Risalire ! ? ! Come ? ? ! E poi perché … per cosa ? ? !

Stefano

Per chi ! ! ! … Per loro Gianni ! Per lei, per Lele, per quei bambini che voglio­no un vero padre ! Per loro !

Gianni

(Si copre il viso con le mani e piange disperatamente)

Stefano

(Scuotendolo con forza)  Basta Gianni ! Basta ! È giunto il momento di dire basta ! … E ascolta bene un’altra cosa : io e Lele adesso siamo amici … non ti azzardare più a sfiorarlo !

Rita

(A Gianni che ora appare più sereno. Evidentemente le parole di don Angelo gli hanno fatto bene)  Andiamo, dai … i … i bambini ci aspettano.  (Si avviano)  Arrivederci … Arrivederci don Angelo, scusate …  (Rita prende lei Gianni a “braccetto” ed escono)   (Stefano, don Felice e Fifì li guardano in silenzio)

Fifì

E bravo don Angelo ! E viva don Angelo !

Fine Primo Atto


Secondo  Atto

La scena è la stessa del primo atto

D. Felice

(Guarda verso fuori dalla finestra) 

Stefano

(Entra, proveniente dalla stanzetta adiacente, non visto da don Felice)  … Avete … avete sentito la radio, stamattina ?

D. Felice

Sì … sì, l’ho sentita.

Stefano

Secondo la polizia, io sarei ormai lontano da qui …

D. Felice

Sì, sembra proprio così …

Stefano

Hanno messo sottosopra tutta la zona, ma qui non sono neppure entrati …

D. Felice

… Già …

Stefano

Vuol dire che non sospettano minimamente che in questo luogo possa esserci … un assassino …

D. Felice

(Il suo atteggiamento nei confronti di Stefano appare ora diverso. Comincia a nutrire verso di lui quasi sentimenti di stima e di affetto ; insomma vede barcollare molti dei suoi preconcetti)  … È strano, sapete … Voglio dire … non avrei mai immaginato di trovarmi faccia a faccia con un … un … come dite voi … un assassino …! Io ho sem­pre pensato che un assassino lo si riconoscesse a diverse miglia di distanza … che ce lo avesse scritto in faccia … il male che ha fatto …!

Stefano

… E invece … ?

D. Felice

E invece mi ritrovo davanti voi !

Stefano

… Non capisco …

D. Felice

(Con intensità)  Ma sì, sì …! Mi ritrovo davanti voi … Voi che avete una faccia così pulita … Voi che sapete fare il prete meglio di me ! Voi che in pochi gior­ni mi avete insegnato quanto io in anni e anni non avevo capito ! E voi vi osti­nate sempre a ripetermi che siete un assassino ! Perché, perché dite sempre co­sì ? !  (È disperato)  Io … io non ci credo ! Non ci credo no, è tutto un bluff ! Vi siete preso gioco di me ! Voi non siete un assassino ! Siete don Angelo !

Stefano

(Toccato dalle parole di don Felice, risponde con l’intensità di chi si prepara ad aprire il proprio cuore, come per alleggerirlo, almeno in parte, dell’angoscia che da tempo lo riempie)  No vecchio mio, no …! Io non sono don Angelo …! Dio solo sa cosa non fa­rei perché le vostre parole diventassero realtà ! Ma io … sono io ! Voi state parlando solamente ad un uomo che si è macchiato del più orrendo dei delitti !

D. Felice

(C.S.)  Non è vero !

Stefano

(Con intensità crescente)  È vero, è vero vi dico ! Io ho ucciso ! Le mie mani hanno tolto la vita ! Hanno distrutto famiglie !

D. Felice

(Sempre più disperato)  Ma perché, perché l’avete fatto ! ? Su, dai … inventatevi pure il perché !

Stefano

No, non ho bisogno di inventarla quella tremenda storia … Essa è ancora qui … Qui che brucia nella mia mente … Qui, che mi fa impazzire di rimorso ! (Si calma. Sente il bisogno di aprire totalmente il suo cuore) … Ascoltatemi, ascoltatemi vi prego … Ho bisogno di qualcuno che mi ascolti … per dargli un po’ della mia angoscia …  (Pausa. Comincia il suo racconto liberatorio)  … Non ho mai conosciu­to mio padre … Scappò   con un’altra donna quando io avevo ancora sei mesi di vita … Non ha più sentito il bisogno di farsi vivo … Mia, mia madre … mi ha tirato su contando solo sulle sue forze … Ed io …  (amaro, pentito, disperato)  per … per ringraziarla … non ho fatto altro che farla disperare ! … Solo disperare ! Tutti gli amici sbagliati li ho frequentati io …! Volevo sentirmi forte, fare il duro …! Forse dimostrare a me stesso e agli altri che ero un uomo vero … anche senza un padre ! … Quando non resistevo, quando mi sentivo un fallito … quando l’angoscia divorava anche la mia anima … c’era lei … lei a darmi coraggio …! Prima uno spinello … poi l’hascisc … poi l’eroina ! E i soldi non bastavano mai …!  (Musica)  Mia madre, poverina, s’è venduta pure l’anima per aiutarmi … per non farmi andare a rubare … Mi teneva chiuso in camera a volte anche giorni … poi non le bastava il cuore a vedermi in quella stato … e mi dava i soldi … supplicandomi che fosse l’ultima volta … L’ultima volta !  (Amaro)  Quante volte è stata l’ultima volta ! … La vigilia di Natale si sei anni fa … tornai come sempre a casa all’alba …  (Il suo tono manifesta rimpianto e nos­talgia, a volte quasi struggenti) Pero’ quella era stata per me una notte diversa … Avevo conosciuto una ragazza, anche lei disperata come me … ed insieme ave­vamo giurato di cambiare vita, di dire basta ! … Entrato in casa, mi diressi nel­la stanza della mamma … Avevo voglia di abbracciarla e di piangere tra le sue braccia come un bambino … La chiamai più volte … non rispondeva. Pensai che dormisse … Mi avvicinai … le accarezzai il viso … La chiamai ancora … Non … non poteva più sentirmi … Un infarto l’aveva portata via nel sonno ! … Caddi nella disperazione più profonda …! Ed una notte, per procurarmi i soldi per l’eroina, entrai in un piccolo bar di periferia … (Stop musica) Pensavo di trovare solo il proprietario che stava ormai per chiudere … Lo minacciai con un coltello e gli intimai di consegnarmi l’incasso della giornata… (Man ma­no il ricordo di quella notte diventa più incisivo, il suo tono e l’espressione manifestano pale­semente tutta la sua sofferenza nel rivivere quella tristissima e tragica avventura) … Sem­brava ormai fatta, quando con un movimento rapido estrasse una pistola dal cassetto … Istintivamente mi lanciai addosso a lui per disarmarlo … Ci riuscii … In quello stesso istante entrarono due clienti del bar … Non si erano nep­pure accorti che avevo una pistola tra le mani … Si lanciarono addosso a me … Non capii più nulla … Istintivamente premetti il grilletto… una, due, tre volte …E scappai via ! Solo qualche ora dopo, capii cosa erasuccesso veramen­te. Per tentare di impossessarmi di poche lire … avevo ucciso due persone …e una terza l’avevo ferita gravemente …! Ero ancora incredulo, quando suono’ il campanello di casa … Era bastata qualche ora alla polizia, per risolvere il caso.

D. Felice

… Sembra quasi … una storia vera …

Stefano

E sembra quasi una storia finita ! Ma io non voglio che finisca così, non voglio sciupare la mia vita senza essere riuscito a dargli almeno un po’ di senso !

D. Felice

… Cosa avete intenzione di fare ?

Stefano

Non lo so, non lo so neanche io … In carcere ho passato momenti terribili … Ma un po’ per necessità,. un po’ per scelta … sono ormai anni che non mi dro­go più. E più la mia mente diventa lucida, più sento il bisogno di dare un po’ di senso a questa inutile vita mia !

D. Felice

Be’ … io credo che già siate sulla buona strada …

Fifì

(Entra con un pacco in mano)  Don Felice, ho portato la cotta ! Buongiorno don Angelo !

Stefano

Ti saluto, Fifì …

D. Felice

(Per cercare di allontanare Fifì, in modo da poter continuare il discorso con Stefano)  Fifì, fammi il favore di metterla di là.

Fifì

Va bene. La metto sopra il tavolo là dentro…! (Esce con il pacco)

D. Felice

(Continuando il discorso)  … Intanto fra tre giorni comincerà la novena del santo … E capite benissimo che …

Stefano

Certo … certo …

Fifì

(Rientra soddisfatto)  La cotta è a posto !

D. Felice

(Sempre per allontanarlo)  Senti Fifì, ci andresti a comprarmi il giornale ?

Fifì

Boh? Lei che dice… ?

D. Felice

Come ? … Ah, sì …! Io direi di sì...!

Fifì

E allora ci vado !

D. Felice

Grazie Fifì.

Fifì

Torno immediatamente !

D. Felice

No Fifì ! … Non c’è premura, vai tranquillo…!

Fifì

Don Angelo, giusto il tempo che arrivo e torno !

Stefano

(Sorriso dolce)  Certo Fifì, certo. Ti aspettiamo.

Fifì

(Avviandosi quasi di corsa)  Sto venendo !  (Esce)

D. Felice

Vi stavo dicendo che questa situazione non puo’ durare. Fra tre giorni comin­cerà la novena e arriverà il vero predicatore.

Stefano

(Con un velo di malinconia)  … Non preoccupatevi … Troveremo una scusa … e andrò via …

D. Felice

(Comincia a capire distintamente che il momento dell’addio sarà per lui un momento difficile)  … E dove andrete ?

Stefano

… Non lo so … So solo che questo … è un posto dove mi sarebbe piaciuto restare.

Maria

(Entra)  Buongiorno !

D. Felice

(Seccato per quella entrata indelicata, con tono ironico)  Ma perchè non entrate …! Non c’è bisogno di bussare ! Qua ormai siete di casa !

Maria

(Meravigliata, non cogliendo l’ironia, va a guardare se dietro la porta c’è qualcuno) … Don Felice, sarà stata un’impressione... Non c’è nessuno! Dunque, io sono venuta per la pulizia. Un giorno sì, un giorno no …

D. Felice

(Continuando la “tiritera”)  … “Oggi è il giorno sì !” … Lo sappiamo! Cominciate da là dentro...!

Maria

No, no … mi dispiace, ma questa mattina ho poco tempo! Un altro giorno la facciamo quella stanzetta! La prossima volta !

D. Felice

(Quasi di scatto, senza rendersene conto)  E allora non si fa neanche questa stanza!

Maria

(Meravigliata)  Come avete detto ? !

D. Felice

O tutte e due, o nessuna 

Maria

(C.S.) Don Felice, vi sentite bene stamattina ? !

D. Felice

(A sua volta sorpreso)  … Pe…perché, che cosa mi vedete di strano…?

Maria

Che ne so …! Prima vi sembrava che bussavano, ora volete che faccio per forza quella stanzetta…!  (A don Angelo)  Don Angelo, lo vede lei il fatto che cos’è … Io ci ho un visita puntata dal dentista, che spesso ho … come posso spiegarmii … fette (vorrebbe dire “fitte”) forte, ma forte … tipo fettone …! L’altra voltaccia mi ho tirato un dente di quelli molari,  ma se­condo me ci sarà rimasta la radica …! Certi momenti mi vengono fette chi non auguro neanche… a don Felice !

D. Felice

(Sorpreso, disorientato, indispettito)  Ma perché proprio a me?!

Maria

No, per dire …neanche a voi che siete tanto paziente! Neanche voi le sapreste sopportare !

D. Felice

Vabbe’, come dite voi

Fifì

(Rientra di corsa. Va sedere su una sedia e cerca di riprendere fiato)

D. Felice

Fifì, ma tu già qua sei ? ! Fifì, santo figliuolo, perciò davvero di corsa te la sei fatta ? !

Fifì

(È stanchissimo, ma soddisfatto)  Non ci…non ci sono stato …davvero poco ! ?

D. Felice

… E il giornale, Fifì ?

Fifì

(Dandosi un colpo in fronte) Mannaggia! Il giornale mi sono dimenticato !  (Si alza e riparte di scatto. Esce, poi rientra) … Torno subito !  (Esce)

D. Felice

(Tenta di fermarlo)  No Fifì … aspe’ …! Troppo tardi !

Maria

Allora, don Felice, che dobbiamo fare ?

D. Felice

(Confuso)  …Che dobbiamo fare ?

Maria

La stanzetta non la posso fare. Vi contentate se faccio soltanto questa ?

D. Felice

(Rassegnato)  Fate quello che volete ! …Tanto!

Maria

No, ma io che l’avevo guardato l’orologio ! Neanche questa posso fare ! Ho il dentista che mi aspetta !

D. Felice

Ah, bene…! Non lo fate aspettare allora…! Poverino, per ora starà in pensiero…!

Maria

Me ne vado, me ne vado…! Ah, don Felice…! Lo sa chi ho incontrato questa mattina…che faceva le pulizie nello stesso palazzo dove le vado a fare pure io ogni settimana?!

D. Felice

(Ironico)  No, veramente ancora non ho avuto il tempo di leggere il giornale, questa mattina!

Maria

Esagerato ! Il giornale ! Avanti, dicete un nome …! Forza, il primo che vi passa per la mente …!

D. Felice

(Rassegnato)  … Isacco !

Maria

Isacco ? ! …Perchè, questo Isacco che ha un’impresa di pulizie ? !

D. Felice

Mi avete detto di dirvi il primo nome che mi passava per la mente… ?! Isacco ! Mi passa per la mente Isacco ! Che ci posso fare ! ?

Maria

Vabbe’ … Comunque non era questo…Isacco.  Lo sapete chi era ?

D. Felice

(Ironico, spazientito)  … Sentite, signora Maria … non è che dovremmo fare un concorso per stabilire il nome di questa persona?! Se me lo volete dire, me lo dite…diversamente…pazienza!

Maria

Vabbe’, ve lo dico io … Il signor Gianni! Il padre di Lele! Mi è sembrato proprio bello vederlo con la scopa e il secchio tutto intento a pulire quell’ufficio ! Poverina  sua moglie  quanto ha pianto ! Speriamo che si metta di nuovo la testa a posto! Mi ha fatto veramente piacere vederlo così cambiato!

Stefano

(Con interesse)  Siete sicura che era proprio lui ?

Maria

(Sorpresa da quell’interessamento)  Ma perché, lei pure lo conosce?

Stefano

(Cercando di correggere il tono precedente)  … Don Felice, se non mi sbaglio è quel signore che è venuto l’altro giorno qui, è vero ?

D. Felice

Sì, sì … è proprio lui.

Maria

Ho capito, sarà venuto a chiedere un po’ di soldi…Mah, speriamo che sia la volta buona che si sistema…!  (Guardando l’orologio)  Uhhh! …Ma chi l’avevo visto l’orologio!  Così tardi si è fatto? ! Fatemene andare, per favore, fatemene andare !

D. Felice

(Ironico)  Senza fare cerimonie ! Se volete stare… ! Noi stiamo un altro poco !

Maria

(A Stefano)  No, no … lo vede che cos’è … Ci ho un puntamento puntato col dentista … Ci ho questo dente (lo indica) che mi fa male. Ma, male pero’ !

Stefano

Sì,sì … me lo avete detto.

Maria

Ah, già vero ! (Timidamente e cercando di non farsi sentire da da don Felice))…A proposito, per le fette in bocca …Non potete fare niente ?

Stefano

Beh, per i denti … non saprei …!

D. Felice

…Quel povero dentista per ora avrà telefonato ai carabinieri !

Maria

Me ne vado, me ne vado ! Don Felice, domani passo per la pulizia. Arrivederci … Buongiorno don Angelo !  (Si avvia, guardando l’orologio)  Come si è fatto tardi! Come si è fatto tardi! (Esce)

D. Felice

Finalmente !  (Pausa)  Avete sentito quello che ha detto la signora Maria ? Sono anni che cerco di convincere Gianni a rimettersi a lavoro, a riprendere una vita normale, onesta … E non ci sono mai riuscito. Voi in pochi minuti avete com­piuto il miracolo !  (Sincero)  … Grazie per la lezione che mi avete dato !

Stefano

Io ho cercato solo di dirgli quello che sentivo.

D. Felice

E per questo vi ringrazio. Tante volte facciamo una gran fatica a trovare le pa­role giuste …Cerchiamo di abbellire i nostri discorsi, di renderli più efficaci … E non ci accorgiamo che, a volte, basterebbe solo aprire il cuore per trovarvi una grande miniera di parole, di parole vere.

Fifì

(Rientrando di corsa e agitando il giornale)  Questa volta non me lo sono scordato !  (Si lascia cadere su una sedia per riprendere fiato)

Stefano

Bravo Fifì, sei stato velocissimo.

Fifì

(Soddisfatto ; mimando con le mani l’acceleratore)  Mih, mi sono fatta tutta la strada con l’acceleratore al massimo!

D. Felice

(Alludendo al fatto che non riescono a restare soli lui e Stefano)  …Pazienza !  (Pausa)  Don Angelo, continueremo dopo il nostro discorso. Anche perché a quest’ora mi stanno già aspettando di là … Fifì, tu che fai ? Vieni con me o resti con don Angelo ?

Fifì

(Contento)  Qua, qua… … io resto  con don Angelo!

D. Felice

(Esce verso l’interno per andare in chiesa)  A più tardi.

Fifì

Don Angelo, a me piace stare con lei …

Stefano

Anche a me piace stare con te, caro Fifì. Tanto.

Fifì

Mih, sarebbe veramente troppo bello se lei potesse stare sempre qua !

Stefano

E sì, sarebbe bellissimo anche per me !  (Con un velo di tristezza)  Ma presto ci la­sceremo, caro Fifì.

Fifì

Deve andare a predicare da un’altra parte ?

Stefano

Non proprio predicare … Però, devo proprio andare …

Fifì

Se non fosse che mia madre resta da sola…quasi quasi mi piacerebbe venire un poco con lei …!

Stefano

No, non ti troveresti bene nel posto dove io devo andare, anzi … devo torna­re.

Fifì

Vabbe’, ma per andarci lei, deve essere per forza un bel posto !

Stefano

(Gli si arrossano gli occhi)  … Però, però ti scrivero’ … Fifì

Fifì

… Don Angelo, ha gli occhi un po’ rossi… Che fa gli bruciano ?

Stefano

No Fifì, no … sta’  tranquillo, non mi bruciano gli occhi … È solo che i miei occhi non erano più abituati …a vedere tanta luce !

Anna

(Entrando)  Permesso ?

Stefano

Entrate … entrate pure …

Anna

Buongiorno, don Angelo.

Stefano

(Sorpreso)  Mi … mi conosce ?

Anna

In paese tanti ormai la conoscono. Quest’anno la novena sarà particolarmente frequentata.

Stefano

Lei vuole scherzare !

Anna

No, non scherzo affatto … Ah, non mi sono presentata : il mio nome è Anna …  (Tesa, emozionata)  Ho bisogno di confessarmi !

Stefano

(Non avendo compreso)  Be’, dovrebbe passare più tardi. Don Felice è impegnato in chiesa.

Anna

Lo so …

Stefano

Penso che non farà tardi.

Anna

Don Angelo, io vorrei confessarmi con lei …

Stefano

(Sorpreso)  Con … con me ? !

Anna

Sì. Con don Felice non ci riuscirei … Ci conosciamo da così tanto tempo. Lui mi stima molto e …

Stefano

(Imbarazzato)  Ma, non so … Secondo me è bene confessarsi con il proprio confessore … Lui … lui conosce meglio le situazioni … Cioè, voglio dire … può essere più preciso nel darle un consiglio …

Fifì

(Avendo capito che è meglio togliere il disturbo)  Don Angelo, io sto venendo. Arrivo un poco a casa e ritorno.

Stefano

(Prontamente)  No, no Fifì, aspetta … ho bisogno di te…!

Fifì

(Facendo cenno a don Angelo, come per dirgli che è meglio che vada, che tolga il disturbo per far confessare Anna)  … Torno subito … Compermesso.  (Esce)

Anna

La prego, mi ascolti !

Stefano

Ecco … io … io … l’ascolto … Ma in quanto a confessarla, mi sembra giusto che lei si confessi con don Felice …

Anna

D’accordo. Ma adesso mi ascolti, la prego ! … Io sono la figlia minore del brigadiere … Lei lo conosce, è stato qui alcuni giorni fa. La mia è una delle famiglie più conosciute e stimate del paese. Mio padre è qui una autorità.

Stefano

D’altra … d’altra parte mi sembra anche giusto …

Anna

Se lui lo sapesse, mi ucciderebbe !

Stefano

Addi … addirittura !

Anna

Don Angelo, per lui è inammissibile che io … No, non riesco neanche a dirlo ! Don Angelo, io …

Stefano

(Sempre più imbarazzato)  Senti … senti, figliola … Se ti viene difficile, non dirlo … Parlane con don Felice. Lui ti capirà. Ti saprà consigliare … È un saggio sacerdote, don Felice … Davvero.

Anna

No, mi vergognerei ! Lo devo dire a lei. Devo trovare il coraggio di dirlo a lei !

Stefano

Non ti sforzare. Se secondo te non è il momento di dirlo … non dirlo.

Anna

No, devo dirvelo ! Don Angelo, io … io …  (Chiude gli occhi e tutto d’un fiato)  … Ieri sera ho baciato il mio ragazzo sulla bocca !

Stefano

(Sollevato, si sforza di mantenere un tono serio, per non deluderla)  Su … sulla bocca ! ?

Anna

Proprio così ! È successo senza neanche rendermene conto ! È grave, è vero !?

Stefano

(Solo per non deluderla)  Certo non è una bella cosa … Soprattutto nella tua posi­zione … Voglio dire, la figlia di un brigadiere dovrebbe essere più rigida …!

Anna

(Disperata)  Lo sapevo ! Lo sapevo !

Stefano

Tuttavia …

Anna

(In ansia)  Tuttavia ?

Stefano

Vediamo un po’ … Tu gli vuoi bene a questo ragazzo ?

Anna

(Con slancio)  Da morire !

Stefano

E lui ti vuole bene ?

Anna

Sì, dice che sono la cosa più importante della sua vita !

Stefano

Be’, se le cose stanno così … diciamo che la cosa è un po’ meno grave di quan­to sembrava al primo impatto.

Anna

È meno grave ? Sul serio ? !

Stefano

Sì, sì … penso che ci siano, come dire, delle valide attenuanti. Pero’ …

Anna

Però ?

Stefano

Eh …! Però bisogna andarci piano a fare le cose di nascosto alle forze dell’or­dine !

Anna

(Meravigliata)  Alla forze dell’ordine ! ?

Stefano

… Soprattutto ai brigadieri !

Anna

Dice ? !

Stefano

Eh sì ! … Ecco, come regola … diciamo che bisogna sempre fare le cose che si farebbero se fossero presenti le forze dell’ordine !

Anna

… I brigadieri ! ?

Stefano

Soprattutto ! … Tuttavia, penso che anche i brigadieri perdonerebbero un ba­cio dato con affetto …!

Anna

… Anche … anche in bocca ? !

Stefano

(Finge di tentennare un po’)  … E vabbe’, anche in bocca.

Anna

E allora, mi posso considerare assolta, o … o devo ancora confessarmi con don Felice ?

Stefano

Be’, visto che il pentimento è sincero … e soprattutto che le intenzioni erano buone, mi assumo io la responsabilità di assolverti.

Anna

(Sollevata)  Oh, grazie !  (Fa il segno della croce)  E come penitenza ?

Stefano

(Non comprendendo)  Come … penitenza ? !

Anna

Cosa, cosa devo dire ?

Stefano

Cosa … vuoi dire ?

Anna

Quanti Padre Nostro e quante Ave Marie ?

Stefano

Ah, sì ! Dirai tre Padre Nostri e Tre Ave Marie, e … soprattutto d’ora in poi comunicherai alle forze dell’ordine i tuoi spostamenti. Magari i più importanti.

Anna

(Ha capito, sorride)  … Magari al primo brigadiere che mi viene a portata di ma­no !

Stefano

(Sorride anch’egli)  Ottima idea !

Anna

Lo faro’ senz’altro !  (Porge la mano)  Arrivederci don Angelo, e grazie !

Stefano

Ciao Anna,  (Accarezzandole i capelli)  Sii felice !

Anna

(Esce)

                                             Musica

Stefano

(Rimasto solo, cominciano a sentirsi le note di un tema musicale piuttosto malinconico. Si attenuano le luci. Stefano rimane illuminato da un faro. Estrae dalla tasca una foto. È quella della madre. Con commozione)  … Hai … hai visto madre mia … Sono riu­scito a far sorridere qualcuno … Sei … sei contenta di me ? … Aiutami, madre mia … Aiutami …! So che qui non posso restare … ma non so … non so cosa devo fare …! Ti prego … tu … tu … mi hai sempre indicato la strada giusta … Anche se … anche se io …! Indicami la strada ! Aiutami a trovare ancora un senso alla mia vita ! Ti prego, angelo mio !   (Stop musica)

Lele

(Entrando)  Permesso ?  (Lo segue Lucia)

Stefano

(Come svegliandosi da un sogno)  Lele, sei tu ? !

Lele

Buongiorno, don Angelo.  (Presentando Lucia)  Lei è Lucia, la mia maestra di ca­techismo.

Lucia

Lieta di conoscerla. Lele mi ha parlato tanto di lei.

Stefano

(Manifesta un pizzico di imbarazzo)  Il … piacere è tutto … mio. Allora Lele, co­me va ? Sono contento di vederti, sai.

Lele

Bene, va proprio bene …! Mamma e papà sono al lavoro. Tutt’e due, insieme ! E io sono tanto felice !

Stefano

Anch’io, Lele !

Lele

Non è un gran lavoro … Fanno la pulizia in alcuni uffici, ma hanno già molte richieste ! Perché sono proprio in gamba, sa ! ?  (I suoi occhi brillano)  Insieme sono una forza della natura !

Stefano

Ne sono convinto.

Lucia

Don Angelo, desideravo chiederle un parere su di una iniziativa che vorrei pro­porre ai ragazzi del catechismo … Be’, a dire la verità, lo spunto me lo ha dato, come spesso accade, il nostro Lele.  (Dicendo questo scompiglia a Lele i capelli in mo­do affettuoso)

Stefano

Dica, dica pure … Se posso essere utile …

Lucia

Stamattina il giornale porta un articolo che parla di una madre disperata che cerca aiuto per salvare il proprio figlio. Le racconto brevemente la storia. Dun­que, questo ragazzo, che oggi ha vent’anni, si trovava sei anni fa in compagnia del padre … Stavano tornando a casa da un festa, quando, passati davanti ad un bar, si sono fermati perché il padre voleva comprare le sigarette. Scese an­che il ragazzo per fargli compagnia. Appena dentro al bar, si accorsero che il proprietario del bar, che tra l’altro era un loro vecchio amico, era vittima di un’aggressione a scopo di rapina … Istintivamente si lanciarono per aiutarlo. Il ladro, però, aveva tra le mani una pistola e vedendosi in difficoltà non esitò ad esplodere alcuni colpi. Il proprietario del bar e il padre del ragazzo morirono sul colpo. Il ragazzo rimase gravemente ferito. Da allora ha lottato disperata­mente per ritornare ad una vita, se non normale, almeno … più vivibile, più autonoma. Ha già subito diversi interventi chirurgici e la madre si è venduta tutto quello che aveva, la casa, un pezzo di terreno, per procurargli le cure di cui aveva bisogno. Ora sembra che il peggio sia passato, ma ci vogliono alme­no altri quaranta milioni per un nuovo intervento, che tra l’altro dovrebbe essere quello risolutivo.

Lele

(Con slancio)  … Ecco, noi vorremmo proporre a tutti i ragazzi del catechismo di fare una raccolta, insomma di mettere da parte i nostri risparmi e mandarli a questa povera madre disperata.

Lucia

(Facendo un’amara considerazione)  Tra l’altro il giornale diceva che la persona che ha sparato quella notte, da alcuni giorni è evasa dal carcere …! Be’, cosa ne pensa don Angelo ?

Stefano

(È rimasto impietrito)  … Co … come ?

Lele

Non pensa sia il caso che facciamo qualcosa per aiutare questo povero ragazzo sfortunato ?

Lucia

Forse sarà poco, ma penso che abbiamo almeno il dovere di provarci.

Stefano

(Sempre rigido)  … Certamente … mi sembra una cosa molto … molto bella …

Lucia

Grazie don Angelo …! Coraggio Lele, andiamo di sopra a parlarne con i com­pagni. E se sarà il caso, vedremo di coinvolgere anche gli scout e altri gruppi. Faremo una grande raccolta !

Lele

(Felice)  Certo ! Arrivederci don Angelo … Tornerò presto a trovarla !

Stefano

(C.S.)  … Arrivederci …

Lele- Lucia

(Escono per la porta interna, come per andare nell’aula del catechismo)

Stefano

(Prende il giornale, lo sfoglia. Trova la notizia. La legge mentalmente, mentre la musica di un’organo sottolinea la drammaticità del momento)

                                        Stop musica

Fifì

(Entra)  Non stia in pensiero che sono qua, don Angelo!

Stefano

(Quasi sorpreso)  Fifì !

Fifì

Don Angelo, se lo accetta, ci ho portato un regalino.  (Apre un involto, esce delle scarpe da notte di lana)  … Queste le ha fatte mia madre con le sue mani … Io ne ho un paio le stesse! Le piacciono ?

Stefano

(E rigidissimo. Ha accumulato una tensione enorme)

Fifì

(Non comprendendo)  … Don Angelo, le piaccionno ?

Stefano

(Fissa Fifì come se cercasse in lui un disperato aiuto. Grande tensione, poi …)  Fifì ! … Fifì !  (Abbraccia Fifì disperatamente)

Fifì

(Dopo un attimo di smarrimento)  … Lo dicevo io che gli piacevano ! … Lo dicevo che gli piacevano !  (È felice)

Musica - Si attenuano le luci fino a spegnersi. Qualche attimo di buio. Quando si riaccendono sono in scena Stefano e don Felice - Stop musica.

D. Felice

Allora, siete … siete proprio deciso … ?

Stefano

(Appare ora sereno, determinato)  Sì, sono sicuro che è la cosa più giusta. Il resto non conta.

D. Felice

Non posso che approvare la vostra scelta. Ma mi rendo conto che approvarla è molto semplice, il difficile è metterla in pratica.

Stefano

Avete parlato con il brigadiere ?

D. Felice

Sì, sarà qui a minuti.

Stefano

Vi prego ancora di una cosa … Non dite mai a quella povera madre che i soldi che le avete mandato per aiutare suo figlio a guarire, sono in qualche modo un regalo … dell’assassino di suo marito. Non voglio che possa neanche lontana­mente associare la vita del suo uomo … a dei soldi. Sarebbe per lei un tormen­to. Ed ha già sofferto troppo, povera donna.

Brigadiere

(Entra)  Permesso ?

D. Felice

Si accomodi brigadiere, si accomodi.

Brigadiere

Buongiorno.  (A Stefano) … Don Felice mi ha già spiegato tutto. Ho già prepa­rato un verbale … Be’, visto che ci siamo, vediamo cosa ve ne pare …  (Legge)  “Alle ore venti del giorno … il parroco della parrocchia … notava un indivi­duo sospetto introdursi nella canonica. Il citato individuo era truccato con baf­fi e barba finta, e sembra che proprio grazie a questo espediente abbia potuto aggirarsi per alcuni giorni indisturbato in alcuni paesi della zona. Ma l’occhio osservatore del parroco, don Felice … , ha notato subito che quell’individuo somigliava all’evaso di cui i giornali avevano più volte riportato le foto. Il co­raggioso prete ha così informato tempestivamente il brigadiere della locale ca­serma dei carabinieri. E mentre da una parte faceva finta di abboccare al trucco architettato dal pericoloso evaso, dall’altra si adoperava per riconsegnare alla legge il pericoloso … criminale. Alle ore venti e trenta il brigadiere faceva irru­zione nella canonica, da solo, e dopo una feroce colluttazione aveva la meglio sull’evaso, che veniva così condotto in caserma”  (Sorride amaro)  Eh, don Feli­ce, avete proprio ragione … sono proprio una colonna dell’arma ! Domani tutti i giornali parleranno di noi … Di questi due pozzi di coraggio …!

D. Felice

L’imbarazzo che provo è combattuto solo dalla voglia di riuscire a fare qualco­sa per quella povera donna e per quello sventurato ragazzo …

Brigadiere

D’altra parte solo in questo modo potranno essere riscossi i cinquanta milioni della taglia promessi a chi avesse dato notizie utili alla cattura dell’evaso. Come dire … “eroi per forza” !

Stefano

Ed eroi veri lo siete sul serio amici miei …! Perché, se posso permettermi, una cosa credo di averla capita nella mia disperata esistenza … Il difficile nella vita, in questa vita, non è essere eroi … e neanche essere dei disperati …! Tante vol­te questi ruoli vengono assegnati in un attimo e te li ritrovi addosso, come un marchio incancellabile, per tutta la vita ! Il difficile è essere uomini, uomini ve­ri. È vivere ogni giorno nel silenzio, nella normalità. È saper vivere con dignità ogni momento, ogni istante della tua vita …! Io ieri sono stato un disperato … Oggi, ai vostri occhi, sono quasi un eroe !Ma il mio sogno resta quello di diven­tare un uomo. Un vero uomo !

D. Felice

(Commosso)  … Credetemi … siete veramente … sulla buona strada …!

Stefano

(Dopo qualche istante di silenzio irreale, avvicinatosi a don Felice lo fissa intensamente)  … Addio, don Felice … In questo posto ho trascorso i giorni più belli della mia vita !

D. Felice

(Sempre più commosso)… Addio, ragazzo mio … Se permetti, ti verrò atrovare…

Stefano

Ed io vi aspetterò, vecchio mio … Come ho aspettato per tutta la vita … quel padre che non ho mai avuto …!  (Trattiene a stento le lacrime)  … Addio ! (Abbrac­cia don Felice)   (Musica)

D. Felice

(Al massimo della commozione, stringendolo al petto) Sii forte, ragazzo mio ! (Dopo un lungo abbraccio prende un rosario da una tasca interna della sua veste, che si troverà proprio all’altezza del petto, e lo mette tra le mani di Stefano. Ora stringe forte le sue mani) … E … e adesso va, e non voltarti … Ti prego …! (Cominciano le note del tema musicale)

            Stefano e il brigadiere si avviano. Don Felice non guarda Stefano allontanarsi, perché sente che non riuscirebbe a trattenere le lacrime. Giunto alla porta, Stefano si ferma a guardare per l’ultima volta quel luogo dove ha vissuto momenti indimenticabili, felici. Guarda don Felice che è rimasto immobile, si asciuga una lacrima dal viso e offre le mani al brigadiere per le manette. Il brigadiere, anch’egli commosso, gli fa cenno col capo che non occorrono e appoggiandogli affettuosamente una mano sulla spalla si avviano. Escono. D.Felice adesso asciuga qualche lacrima che non riesce più a trattenere.
            Ancora qualche istante di musica. Quindi …

Rita
Gianni
Lele

Permesso … Buonasera don Felice.

D. Felice

Buonasera …

Rita

Scusi don Felice, eravamo passati per parlare un attimo con don Angelo.

D. Felice

… Don Angelo non c’è …

Gianni

Volevamo invitarlo uno dei prossimi giorni a pranzo da noi … Ci farebbe mol­to piacere … Pensate che accetterà ?

D. Felice

… Don … don Angelo, è partito …

lele

(Deluso)  Come, è partito ? Così, senza dire niente ?

D. Felice

Sì, Lele … È dovuto andare via urgentemente … Non ha avuto il tempo di sa­lutare nessuno … Ha incaricato me di salutare … gli amici …

Lele

(Quasi piangendo)  … Non si fa così però …!

Gianni

(Per consolare il figlio)   (Teneramente)  Dai, non te la prendere … Sicuramente si sarà trattato di qualcosa di molto urgente … Magari stava male qualche suo fa­miliare …

D. Felice

Ecco sì, è proprio così …! Stava male un suo familiare ed è dovuto tornare a … casa sua … Così, all’improvviso …

Rita

Se avrà modo di sentirlo, ce lo saluti e … ce lo ringrazi ancora …

Gianni

(Accarezzando il figlio)  Coraggio … andiamo. Magari il prossimo anno tornerà. È vero, don Felice ?

D. Felice

… Sì, sì …

Rita
Gianni
Lele

Arrivederci don Felice … Buona serata …  (Escono)

D. Felice

Arrivederci … Buona … buona serata …

Fifì

(Entra quasi di corsa)  Don Felice, don Felice … Ho visto don Angelo in macchina con il brigadiere! Dove stavano andando ?!

D. Felice

(Con delicatezza)  Fifì … Fifì … senti … ti devo dire una cosa …

Fifì

L’ascolto, don Felice…

D. Felice

Fifì, don Angelo è dovuto tornare di corsa al suo paese…Il brigadiere lo ha accompagnato alla stazione … C’era sua madre che stava male e … aveva bisogno di lui. E’ …è stata una cosa …così…all’improvviso… Non ha avuto neanche il tempo di salutare gli amici …  (Fifì diventa triste)  Dai, Fifì … don Angelo non poteva stare sempre qua…Lo sapevamo da quando è arrivato che non poteva stare sempre qua… (Le parole di don Felice sono sempre più tenere e intrise di malinconia e di rimpianto)  … Non…non fare così,  Fifì …

Fifì

(Lentamente si avvia per uscire. Mani in tasca, sguardo a terra ; espressione di grande delu­sione)  

                              (In sottofondo il tema musicale)

D. Felice

(Lo guarda allontanarsi, quindi…))  … Fifì …! Fifì, non te ne andare … fammi compagnia … (Si avvicina a Fifì. Gli prende con tenerezza il volto tra le ma­ni)  fammi compagnia … Non mi lasciare solo Fifì … (La musica cresce)  Non mi lasciare solo!

                                       SIPARIO

Sipario

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