Accidenti a quella volta!

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Giacomo Puccini

Amadio (Marco) Pilati  

Accidenti a quella volta!

Commedia brillante in tre atti

liberamente ispirata all’atto unico di Giovacchino Forzano 

Gianni Schicchi

In lingua italiana

con espressioni gergali emiliane


Personaggi



Barba Gianni, 40 anni


Giorgina
, sua figlia, 20 anni

Donato Bosi, il morto, 100 anni appena compiuti


Ines, moglie di Donato, 80 anni

 

Piero Bosi, figlio del figlio di Donato, 25 anni


Gaetano di Massa Fiscaglia, cugino di Donato, 81 anni

Gnamma Bosi, figlia di un fratello di Donato, 40 anni

Vittorio dell’Alberone, marito di Gnamma, 35 anni


 Nella, la domestica, 28 anni


Dottor Corvino Magàgna, medico, 65 anni


Amadìo Cirella, notaio, 70 anni


Rumanèn, vetturino, età indefinibile

Prima rappresentazione: stagione dialettale 2008, Teatro comunale “Borgatti” di Cento, il 28 e 29 Marzo.

Ucarìna bèla biànca

col so caplìn in co,

sa vlìv ca v’la cònta

a v’la cuntarò.

Grazie alla società “I Nottambuli” di Cento, coloro che per primi hanno creduto nel mio testo, l’hanno tradotto nel bellissimo dialetto di casa e hanno osato portarlo sulle scene.

Grazie al caloroso pubblico di Cento, di Pieve, di Mascarino, Budrio e XII Morelli.

Grazie a Giacomo Puccini, creatura unica, straordinaria, meravigliosa.


Accidenti a quella volta!

La trama

Una mattina di febbraio del 1937, nel giorno del suo centesimo compleanno, il ricco usuraio Donato Bosi muore, per indigestione, nel suo palazzo di Cento.

La poco addolorata moglie Ines, il nipote Piero e gli avidi parenti, prontamente accorsi dai dintorni, apprendono così di essere stati diseredati a favore dei Frati della Rocca. Alla situazione senza apparente via d’uscita porrà rimedio l’intrallazzatore pievese Gianni Barba, la cui figliola, Giorgina, è innamorata del giovane Piero, un ragazzo dolce e onesto nonostante la famiglia a cui appartiene.

Giunto al capezzale di Bosi, Gianni propone di occultarne la salma a cui egli si sostituirà nel letto. Una volta chiamato un notaio e falsificando la persona di Bosi moribondo, Barba Gianni (evidentemente di nome, ma non di fatto!) detta un nuovo testamento in cui lascia equamente alla moglie e ai parenti di Donato una piccola parte dei beni di famiglia, intestando però a se stesso il meglio dell’intero capitale, casa compresa.

Una volta congedati i Bosi, dopo averli persuasi di aver agito per il loro bene, Gianni si stabilisce nella sua nuova dimora centese con la domestica di famiglia, Nella, e benedice alfine le agognate nozze di Giorgina e Piero.

Liberamente ispirato all’atto unico di Forzano, Gianni Schicchi, magistralmente musicato da Puccini nell’omonima opera, questa libera trasposizione in prosa vi si differenzia per ambientazione, per lo svolgimento in tre atti e l’introduzione di personaggi nuovi quali la domestica e la moglie del defunto, prima inter pares, nonché per una maggiore e più viva comicità delle battute, tipicamente emiliana. Si notino, infine, alcune circostanze assolutamente originali, ricche di colpi di scena, tra le quali l’inedito finale.

Modesta presunzione di questo copione è ribaltare lo stereotipo delle commedie dialettali, sovente basate sulle corna, sugli equivoci, i fraintesi e i doppi sensi. La presente storia, al contrario, è scorrevole e lineare, pur non astenendosi dal sorprendere lo spettatore con trovate ironiche, farsesche e inaspettate.

Amadio (Marco) Pilati

 - Cento, 8 Agosto 2006 -

Le sovrastanti immagini sono tratte dalla prima teatrale del 28/3/08 presso il teatro comunale G. Borgatti di Cento (FE), ad opera della società “I Nottambuli” con la regia di Giorgio Pullega.

I diritti di proprietà e diffusione del presente

testo appartengono unicamente all'autore:

Amadio Pilati (detto: Marco)

cell: 339 2029716

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 - Legge 22 aprile 1941 n. 633 -

“Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”

(Gazzetta Ufficiale n. 166 del 16 luglio 1941)

e

 - Legge 18 agosto 2000, n. 248 -

"Nuove norme di tutela del diritto d'autore"

(Gazzetta Ufficiale n. 206 del 4 settembre 2000)


ATTO I

Siamo in Via Guercino, a Cento, a portata ottica dalla piazza.

La camera da letto di Donato Bosi, arredata con arazzi, tappeti, quadri di valore e argenteria varia, è al momento oscurata.

Alla sinistra: la porta d’ingresso alla stanza; dietro, un paravento, un catino poggiato su un treppiedi in ferro battuto, una brocca, nonché qualche asciugamano ben piegato.

Verso il proscenio, un tavolo rettangolare con sopra un candelabro d’argento.

Sullo sfondo, una grande porta-finestra (ora socchiusa) che dà su un ampio terrazzo dal quale si vedrà poi uno scorcio del Palazzo comunale. A lato della finestra, un imponente armadio di pregiata fattura.

A destra, sullo sfondo, un letto a baldacchino, coperto da tende semitrasparenti, dentro il quale si intravede una figura assopita in cuffia da notte gialla. Dietro il letto è situato un comò.

Di fianco al letto, verso il proscenio, si trova invece un comodino, sotto il quale vi è un vaso da notte. Sopra il comodino arde una candela quasi totalmente consumata. Oltre il comodino, una porticina conduce in un’altra stanzetta. Alcune sedie sono disseminate ovunque per la stanza.

L’azione si svolge tra le otto e mezzogiorno del 24 febbraio 1937.

(la torre del Palazzo del Governatore batte otto rintocchi)

INES (entrando con una tazza fumante e avvicinandosi lentamente al letto)

Buon giorno, e buon compleanno, marito mio!

(nessuno risponde)

Va bene che sono le otto, però avrei pensato che, per una volta, un brodino caldo potrebbe farvi meglio del solito caffelatte.

(nessuno risponde)

E’ avanzato dalla cena di ieri, se non vi offendete…

(nessuno risponde. Ines è ormai di fianco al letto di Bosi)

(con ostentata preoccupazione) Vi è dunque passato il mal di pancia, Bosi?

(nessuno risponde)

Eh, ma quante storie, per una costipazione! Ve l’avevo detto che alla vostra età bisogna mangiare poco, e voi siete peggio di un bambino, quando vi incapricciate con le porcherie! Però, … (dolcissima) è proprio per queste stramberie infantili che vi ho sposato, alla facciaccia di chi blatera che l’abbia fatto per interesse… Io? Per interesse?? (ride)

E ricordatevi che oggi passa il dottore a farvi un altro clistere. Doppio, visto che il primo non ha sturato abbastanza… i pozzetti!

 (fa per uscire) E bevete quel brodo, veh, che sennò ve lo verso nel clistere. Se c’è una cosa che detesto è... buttare via la roba!

(passano pochi secondi ed entra la Gnamma, anche lei con una tazza)

GNAMMA

Zio Donato, ancora a letto? Ma andiamo, pigrone! Chissà che penseranno gli altri parenti!

(nessuno risponde)

Animo, ci pensa la tua Gnamma a tirarti su: eccoti un brodino preparato con le mie mani. Oddio, preparato… magari diciamo... riscaldato ma, per una signora di classe come me, abituata agli agi, sai, è già qualcosa accendere il gas senza far danni.

(nessuno risponde. La Gnamma è ormai ai piedi del comodino. Scorge la tazza di Ines, l’annusa e la sostituisce con la sua)

Sai a cosa stavo pensando, ieri sera? Pensavo a quando ti è scappato detto che avresti lasciato a me e a mio marito Vittorio la grande tenuta di Castel D’Argile. Vabbè che oggi compi appena… cento anni, (fa un cenno d’impazienza colla mano) però potresti anche pensare all’eventualità di… come dire?… di mettere nero su bianco, eh? Sai, oggi… ci siamo, domani… chissà!

(fa per uscire)

Legalizzare, insomma!

(nessuno risponde, Gnamma, con la tazza di Ines, imbocca la porta, )

Oh, con comodo, eh, zietto? Ma che non passi mica un altro secolo, per piacere!

(dolcissima) A proposito: buon centenario!

(passano pochi secondi ed entra la Nella, anche lei con una tazza in mano)

NELLA

Signor Bosi? Stiamo a nanna anche oggi, caro il mio gingino d’amore? No, perché, se lei non si alza, quegli scrocconi là non si schiodano mica più, sa? Ha ragione il proverbio che dice: “abbi quattrini, che troverai cugini”! Sì, ma qui si esagera! Lei ha davvero troppi quattrini!

(nessuno risponde)

Faccia pure lo gnorri! Ma poi, a chi tocca metterli a tavola, tutti i mezzogiorno, tutte le sere, quei… proci? Chi fa la spesa? E chi lava e stira i loro stracci? E’ comodo, starsene sempre a letto! Facciamo cambio? Lei stira, e io vengo a letto.

(nessuno risponde)

(maliziosa) Quasi quasi, mi ci ficcherei davvero, in quel lettone…

(languida, si attende un invito che non arriva)

(offesa) Come non detto. Ci ho qui un bel brodino caldo … non si disturbi a ringraziarmi, se sono l’unica ad avere avuto il pensiero…

(Nella apre il finestrone. Sullo sfondo, il Palazzo Municipale di Cento. La stanza si illumina.)

(contemplativa) Ah, da quando sono arrivata a servizio dalla natia Casumaro, amo sempre più il capoluogo. Se solo c’avessi un attico tutto mio, come quello di via Ugo Bassi che non le rende un accidente di affitto! Altro che domestica, io sarei un’ottima ‘amministratora’ per i suoi beni! Lo so che lei mi ha assunto per la generosità… sì, delle mie curve, eppure, prima o poi, si deciderà a capire che ho anche un cervello che funziona…

 (nessuno risponde)

O no?

(nessuno risponde)

E che cervello, caro mio!

(nessuno risponde)

Piuttosto, ha poi preso le medicine che le ha ordinato quel brocco del dottor Magagna? Dai, vediamo un po’ tutta ’sta... farmacia.

(intanto, scorge la tazza di Gnamma sul comodino, la annusa, e la sostituisce con la sua)

Tanto per cominciare, via, ’sta brodaglia, che col bene che le vogliono i suoi famigliari, come minimo è avvelenata con l’acido ‘moratico’!

(nessuno risponde)

E’ poi anche vero che, se quelli là fossero i miei parenti, io… la berrei tutta d’un fiato!

 (controlla che dentro il cassetto vi siano le medicine.  Esamina per bene alcune scatole. Infine, guardandosi attorno, furtiva, se le mette nella tasca del grembiale)

E via anche ‘ste porcherie qua. Ce l’ho io la medicina più adatta per lei, anche se non sono una dottoressa.

(con tono civettuolo) Massaggino ai piedi? Eh?

(nessuno risponde)

Facciamo che...  chi tace acconsente?

(Nella schiude le tende del letto e comincia a massaggiare i piedi di Bosi, guardandosi sempre attorno, furtiva)

Poverino, com’è ghiacciato. Ma ci sono io, qua. Il suo scaldino dei piedi…

(per pochi secondi continua a massaggiare i piedi e le gambe in silenzio)

Ihh, ma quanta pelle; questa la teniamo per pulire gli occhiali! …Come siamo rigidi! Si rilassi!

(massaggia per qualche secondo ancora, poi si arresta immobile, emettendo un grido d’angoscia)

Aaaaahhh… Morto stecchito!! Ihhh, che… impressione! Aiuto, Aiutoooo!!

(Esce di corsa. Fuori dalla porta si sente un vociare confuso, un tramestio, uno stropicciare d’abiti, uno scalpicciare di passi che vanno e che vengono, poi entrano in scena le suddette, assieme a Vittòri e Ghetàno)

(sospirando, si dispongono tutti ai lati del letto)

INES

E pensare che ho appena sfogliato il calendario del Frate Indovino e sulla data di oggi c’è scritto: “belle novità: si avvererà finalmente un vostro desiderio!”

GNAMMA

Pensi che sia questo, zia Ines?

INES

(scandalizzata) Ma che domanda è?

(pensierosa) Vediamo cos’altro mi capiterà ad andare a sera, ecco…

GHETANO

Ci ha messo il suo tempo, ma a cent'anni c'è arrivato, st’accidente!

VITTORI

Mah... certo che, ormai, io lo credevo immortale!

NELLA

Invece, se n’è andato serenamente.

INES

(acida) Sòrbole! Se poi a cent’anni faceva storie per andarsene, allora sì che ne discutevamo!

GNAMMA

Discutere con lo zio Bosi? Tempo perso!

INES

 (ricomponendosi) Eravamo così affiatati che, quando cercava di... violentarmi, io gli davo sempre una mano! E ora, eccomi rimasta vedova a ottant’anni suonati.

VITTORI

Coraggio, zia Ines, che gallina vecchia...

INES

Appunto! Troppo vecchia! Era meglio se fossi rimasta vedova da più giovanotta!

GNAMMA

Cosa vuoi mai? E’ toccata a te, ’sta disgrazia!

INES

(dolcissima) Oh, poverino, ma guardatelo. Sorride! Ohimè, che perdita! Non so cos’altro avrei preferito perdere, piuttosto che lui.

VITTORI (allusivo)

Magari… tutti i suoi averi?

INES

(accusando il colpo) Taci, impertinente!

(batte le mani) Nella, porta in cucina quelle tazze, che qui non servono più! Sciò!

NELLA (sconsolata)

Bravo Bosi! Lasciarmi disoccupata dopo appena tre mesi! E con delle curve così, per giunta. Ma non c’è pericolo che io resti a servizio presso quel gendarme di sua moglie e quell'altro buono a nulla del nipote… Lui, Piero, le mie bellezze non le apprezza di sicuro, preso com’è dalla sottana della sua Giorgina. Ha già venticinque anni ma vive ancora in un mondo tutto suo, quel pistolone…

(sfottente, ai parenti) Vi lascio soli con il vostro … ‘inconsurabile’ dolore, va’ mo là!

(prende le due tazze ed esce)

GHETÀNO (con accento ferrarese)

Povero cugino! Oh… povero per modo di dire, visto che è pieno di soldi come un uovo.

GNAMMA

Era, non è. Mica se li porterà all’Inferno!

(simulando) Oh! zio Donato! Fai buon viaggio in Paradiso…

VITTÒRI

Paradiso, sto pela-pidocchi? Manco se glielo porta Rumanèn in taxi…

GHETÀNO

Shhh! Zitto, te, parassita…

INES

… fannullone, buono a nulla e ubriacone cronico! Vittorio, sei il disonore della famiglia. Ma io qui ti rinnego, e quando toccherà a me, andarmene in Paradiso, (lo indica con le corna) ti lascio senza un soldo.

VITTORI (serafico)

Ammesso e non concesso che oggi tu sia l’unica erede. Chissà che il nostro povero Donato non abbia fatto una gradita sorpresa a tutti quanti…

INES

Ah aaaah. Aspettavate questo momento, eh, avvoltoi? Chissà perché, infatti, non ho visto un solo ricambio di color chiaro, nelle vostre valige...

(rientra Nella)

NELLA

A proposito di valige, io le avrei già messe...

INES

(interrompe) ... neanche le mutande, sono bianche. Tutta roba scura... macabra... da funerale!

GNAMMA

Ma no, che dici? Siamo venuti qui per portarvi assistenza e conforto. Per quanto mi riguarda, poi, il nero snellisce.

INES

Ohe! Sveglia, parenti! Quando mio marito blaterava che vi avrebbe ricordati nel testamento, faceva lo sboròne[1] come suo solito.

NELLA

Confermo!

INES

Ha campato cent’anni ma non ha mai avuto il tempo per scriverne uno. E poi, il notaio costa, cari miei!

GHETÀNO

Mai porre limiti alla Divina Provvidenza, cugina! Eh eh!

INES

Ghetàno, Vittòri, Gnamma, ascoltatemi! Siete molto cari, ma ora tutto è compiuto e quindi potete anche togliere il… piacere della vostra presenza.

NELLA

Tutto vostro!

INES

Io e Piero ce la sbrigheremo da soli. Ci si rivede al funerale.

(i parenti la guardano attoniti, in silenzio)

Ciao, eh? (volta le spalle).

VITTORI (prendendola sottobraccio)

Invece avremo modo di rivederci assai più spesso, mia cara. Al funerale, sì, ma anche dal notaio... o all’ospedale, dove ti manderemo bella malconcia...

GNAMMA (prendendola sottobraccio)

…  e infine in tribunale, se ci cacci via di qui!

INES

(a Gnamma) Degna nipote di tanto zio, eh? Ebbene, da lui erediterai una sola cosa: il caratteraccio!

Nella, accompagna i signori all’uscio, che non vedono l’ora di tornarsene alle loro dimore.

VITTORI

Macché di-more e di-bionde, noi non ci schiodiamo di qui!

NELLA

S’incomodino, “lorsignori e lorsignora”! Le vostre valige sono giù nell’androne da stamattina all’alba.

GNAMMA (dando le spalle a Nella)

Ma dai, zia, è bello essere così uniti e tu, come nuovo capofamiglia, dovresti esserne  orgogliosa. Noi restiamo qui con te, ecco!

GHETÀNO

Ma certo, non possiamo lasciarti proprio adesso. Tu sei vecchia, debole, malata…

VITTORI

(le mani rattrappite a mo’ di artigli) … e da oggi ricca sfondata, e quindi preda di gentaglia avida e senza scrupoli… Sapessi quanta ce n’è, qui fuori dall’uscio di casa.

INES

(fissando i parenti) Sì, ecco. Mi ero già fatta un’idea ancor prima di uscire…

NELLA

(assorta di fianco al letto) Santa Maria, Mater Dei, prega per lui peccatore…

INES

Mo andiamo, Nella. Si dice “prega per noi peccatori”, zamucca[2]!

NELLA

Signora Ines, guardi che il suo Donato non era mica un santerellino, sa? Lo dicono tutti, qui a Cento, che succhiava il sangue alla gente!

GNAMMA

Però, quella volta che c’ero io, l’ho visto dare cinque lire a una orfanella…

VITTORI

E a me hanno invece raccontato di quando diede dieci lire a quella vecchietta…

NELLA

Va bene, e poi? Cos’altro sapete che abbia fatto, di buono, in cent’anni di vita?

(un secondo di silenzio)

(con tono di sfida) Ebbene?

GNAMMA

Beh, lasciaci fare un giro di telefonate, poi ne riparliamo.

NELLA

(segnandosi) Allora, mentre voi telefonate, ve lo dico io come stanno le cose. Adesso, proprio in questo momento, San Pietro chiama Bosi al suo cospetto, gli dà indietro le quindici lire, naturalmente con gli interessi maturati, e… lo spedisce dritto a Satana!

VITTORI

Diventeranno grandi amiconi, eh eh. Buon viaggio, e ora pro nobis!

INES

Shhh, zitto, te, bolscevico!

GNAMMA

Comunque, strozzino o no, io piangerò lo zio Bosi per dieci giorni e dieci notti. (finge di piangere)

VITTORI

Giorni? Notti? Io per dieci mesi! (idem c.s.)

GHETANO

Mesi? Io per dieci anni! (idem c.s.)

INES

Io allora dovrò piangere per tutta la vita! (idem c.s.)

NELLA (non sentita)

Perciò, questione di ore! Ha più malattie lei di quelle scritte sull’enciclopedia ‘Tre Cani’. Per esempio… L’ha pizzicata una vrespa e le è venuto lo ‘scioc profilattico’ che a momenti ci lasciava la penna. Ha la ‘vagina pectoris’, è ‘presbitera’ e ci vede poco, poi ci ha lo ‘strabismo venereo’ e i calcoli alla ‘cistisferica’ grossi come nespole...  Dice che, piuttosto che farsi curare da quel senza-criterio del dottor Magagna, preferisce morire, la vecchia! E io dàgli a ripeterle, tutte le volte, che una cosa non esclude mica l’altra!

(entra Piero: capisce la situazione e si porta ai piedi del letto, in lacrime)

GNAMMA (tutta allegra)

Beh, zia Ines, ora devi distrarti, fare un po’ di vita mondana! Se vuoi iscriverti al Comitato Vedove del CRAL, io ne conosco la presidentessa.

INES

Beh, cosa c’entro io con... quelle là?

GNAMMA

Da oggi non sei mica… vedova pure tu?

INES (con brio)

Urca, è vero! Me ne ero scordata!

NELLA

(svogliata) Volete che vada a comprare soqquanti[3] ceri per il caro estinto?

INES

Macchè comprare! Vado a prendere quelli che ho trovato d’occasione l’altro ieri al Botteghino dei Dimenticati. Me lo sentivo, che sarebbero serviti. Eh, io sì che ci ho il senso degli affari!

(verso il letto) D’altronde, con un rabbino di marito così… ci si deve mo arrangiare!

(esce)

 (Vittòri e Ghetàno si avvicinano al proscenio, ove confabulano agitatamente tra loro qualcosa di incomprensibile. Piero e Nella si avvicinano tendendo l’orecchio)

VITTÒRI, GHETÀNO

Bzzzz … bzz bzz… bla bla … Sì, sì/no, no/già già…

NELLA

Eh!? Ma come? Starete mica scherzando?

VITTÒRI

No, no! Lo dicono a Renazzo.

NELLA

(eccitata) Ma quando l’ha saputo, signor Vittòri? Voglio dire: non sarà mica stato ubriaco come suo solito?

 (Ines ritorna con una enorme fascia nera al braccio e con quattro ceri storti e mezzi consumati. Li dispone con cura, uno ad uno, agli spigoli del letto, senza accenderli)

VITTÒRI

Ubriaco? nelle condizioni difficili in cui mi trovo… ehm… attualmente, l’è da un bel pezzo che non posso più permettermi una ricca sbronza.

PIERO

Per forza: a vestito logorato, poco credito vien prestato! (Vittori e Ghetano lo scacciano)

INES (totalmente avulsa dalla conversazione in atto, si occupa solo dei ceri)

Ceri semi nuovi, usati in una sola occasione. Aaahh, chissà, se triste o lieta? Bellina, sobria, questa banda nera, eh? E’ da una settimana che ci lavoro!

NELLA

Ma che si trattino di allucinazioni da astinenza, allora!?

VITTÒRI

Macché! Lo dicono a Renazzo... Se poi aggiungiamo che Bosi era una gran carogna d’un puttaniere… oh, parlandone da vivo, poverino…

(quindi, anche Gnamma si avvicina alla comunella)

GNAMMA

Che dicono a Renazzo, insomma?

(soddisfatta, Nella raggiunge Ines)

INES (a Nella)

Casualmente, passavo l’altr’ieri dal beccamorto e mi sono fatta mostrare il catalogo delle bare. Oh, un catalogo tutto a colori, sai?

NELLA

A… colori?

GNAMMA

Parla più forte, Vittorio!

INES

Sì, a colori. E’ per dare un tocco di… allegria alla merce, mi hanno detto.

Oh, povera me. Adesso, mi toccherà vestirlo con quei pantaloni così stretti in vita! Già… “in vita”. Speriamo che… “in morte” gli stiano meglio!

GNAMMA

(preoccupata) Nooo! E lo dicono a Renazzo?

INES (spazientita per il brusio)

Ma insomma, posso sapere anch’io...

(l’improvvisato capannello si scioglie)

VITTÒRI (ormai urlando senza ritegno)

Sì, lo dicono tutti… oddio!

INES

(sovrastando isterica) … che cavolo dicono a Renazzo?

 (silenzio e imbarazzo generale)

VITTÒRI

(a Ines) Chiacchiere. Ieri sera, all’osteria di Dubisi, dicevano che Donato ha davvero scritto un testamento dove avrebbe lasciato tutti i suoi averi...

GNAMMA

... a una donnaccia!

INES (ironica)

Ah ah! Ma va’? E a quale? Ne aveva tante…

NELLA

Signora Ines, questo non è vero. Lo dice solo per farmi ingelosire!

VITTÒRI

Qualcuno sospetta proprio … (indica Nella) la tua...

GNAMMA

... la tua giovane serva!

INES

Ora basta, con ‘ste fesserie. (alludendo ai ceri) Chi ci ha dei fiammiferi?

(Piero esce, agitatissimo)

VITTÒRI (afferrandola)

Sì, alla Nella, capisci? A te, a tuo nipote Piero, invece, così come a tutti noialtri, niente. Ciccia! Un tubo!

INES

Ohe! Vi ha dato di volta il cervello? E’ impossibile!

NELLA

Cara la mia padrona, anche trovare degli stitici a Chicago parrebbe un’impresa impossibile. Eppure…

INES

 (isterica, rivolta al cadavere) Nossignore, escluso! Se mi ha fatto una boiata del genere, lo seppellisco a faccia in giù! Dovesse tornare al mondo e cercasse di uscire, almeno scava verso il basso!

GNAMMA

Hai proprio preso tutto il cinismo del povero zio!

INES

Non preoccuparti che ne è avanzato un po’ anche per te…

 (Ghetàno si avvicina al letto, dando di spalle al pubblico, e prega. La Nella si astrae dal gruppo, avvicinandosi alla parte sinistra del proscenio, e si volta verso il pubblico. Si fa il segno della croce e resta lì immobile a fissare il cielo, con le mani giunte e un sorriso ebete che le congiunge le orecchie)

INES

(sempre più preoccupata) Oh, Ghetàno, puoi mica venire qui un momento, per piacere?

GNAMMA

Ghetàno… oh, Ghetàno… boia d’una miseria, Parla!

INES

Tu sei il più vecchio...

VITTÒRI

… il più intrallazzato, scaltro e avido, degna pasta di quella canaglia di tuo cugino, entrambi nipoti di buona nonna…

INES

Sei anche stato sindaco alla Massa Fiscaglia …

VITTÒRI

…  dove ti hanno mandato a ranocchi[4]… dopo due mesi appena…

INES (fulmina Vittòri con lo sguardo)

… e quindi di queste cose te ne intendi. Dunque, che ne pensi di questa faccenda? Sono chiacchiere da spaccone d’osteria, oppure…?

VITTORI

Sì, che ne pensi, tu che di spacconate te ne intendi?

(Ghetàno scrolla le spalle)

INES

E poi… fosse anche vero, ci sarà pur un qualche modo… per… sì, insomma…?

VITTORI

Poi… si divide, eh?

(Ines dà uno scappellotto a Vittori. La Nella, intanto, si scuote dall’estasi, li osserva con preoccupazione e, guardinga, si accosta ai parenti di Bosi, minacciosa)

NELLA

Ah! volete fare un complotto, eh, razza di sanguisughe?!

INES

Nella, hai già spolverato, stamattina?

NELLA

No, mi sono presa mezza giornata di ferie… ‘retribollite’.

INES

Ah, scusa se non me n’ero accorta. Impossibile notare la differenza!

NELLA

(ai parenti) E voi? Siete qui a ufo da una settimana, qua (con enfasi) a casa mia! Siete piombati in tre, con la scusa di portare assistenza alla mummia centenaria e conforto a quell’altra lì (indica Ines) che la segue a ruota...

INES

Nellaaaaaa!

NELLA

... ma adesso è giunto il momento di diradare. Oh, sì sì…

INES

Nella, diamo un po’ di piumino alle ragnatele o devo assumere una donna di servizio?

NELLA

Ragnatele... ’sti due zanètti[5]! Tarme, altroché! Alle tarme, ci do giù, invece! Vado a prendere il matterello per drizzarvi la gobba…

(Nella esce)

(da fuori scena) … sì, perché io sono tremenda!

INES

Certo, tremendamente... vagabonda!

GNAMMA

E tremendamente sciatta!

(rientra Piero)

INES

(grida) Attenta che il matterello pesa, sai? Che non ti venga mica il colpo della strega!

NELLA(da fuori scena)

Ho ben paura dei tuoi colpi, io!

INES(ai parenti)

Sentite. Sono sicurissima che in cassaforte non c’è alcun testamento. Mi ero fatta una copia della chiave - oh, così per sicurezza, eh? - e vi assicuro che...

GHETÀNO

(molto furtivo) E se allora fosse finito nelle mani di un notaio... chi lo sa? Forse è proprio un bel casino!

GNAMMA

Aspettate. Se, però, Bosi l’avesse nascosto qui, in camera sua, troviamolo noi, e poi vedremo il da farsi.

(Tutti si sparpagliano nella camera, avventandosi su tutto, rovistando ovunque: cassetti, sotto i tappeti, sui mobili. La Nella torna dalla cucina con un robusto matterello con il quale minaccia i parenti, tentando di ostacolarne le ricerche)

INES

Nella, cosa fai lì col matterello? Ti è venuta voglia di lavorare?

NELLA

Stai fresca, cara la mia beduina. Oggi è il giorno del Ringraziamento.

INES

Dai, dunque: òra et labòra! Vai mo a tirare della sfoglia giù in cucina e, già che ci sei, prepararci la colazione, che siamo deperiti! Per me, un tè, grazie.

NELLA

Fattelo te, il tè! Io mi sono licenziata dieci minuti fa.

INES

Buono a sapersi. Tanto, che tu ci sia o no...

GNAMMA

Come preferisci. Conosci la strada per uscire.

VITTORI

Nella, accompagnati da sola!

NELLA

Vi piacerebbe, eh? Invece no!

(a Ines) Per quanto riguarda la mia liquidazione, puoi tenerla per comprare la cassa… (smorfiosa) a colooori. Anzi, due: così una anche per te!

INES

Adesso basta, scostumata d’una ex-serva!

 (Ines brandisce un cero e ingaggia una breve lotta con Nella)

NELLA

Ines, stia ben lontana che se si avvicina le spacco le corna, veh!

INES

Eh, ‘ste cameriere! Figurarsi se si perdono un’occasione per spaccare qualche cosa!

VITTORI (a voce alta)

Ah! Eccolo, eccolo qua!! Il testamento. L’ho trovato, finalmente!

(tutti accorrono)

Ah, scusate: è il registro dei debitori. Mi son sbagliato.

 (tutti riprendono a cercare altrove)

GNAMMA (dal cassetto del tavolo)

Ah! Eccolo, eccolo qua!! L’ho trovato, l’ho trovato!

(tutti accorrono)

Ah, scusate: è solo un pacco di cambiali.

 (tutti sbuffano e riprendono a cercare altrove)

INES(sconsolata)

Ah! No. Qui non c’è nulla! E se allora l’avesse davvero un notaio?

NELLA

Ma certo, che ce l’ha il notaio! Lo dicono anche a Renazzo: da oggi basta, farsi il mazzo[6]!

INES

Accidenti, accidenti!

(Rivolta al corpo del marito) A proposito di accidenti: sei stato ben fortunato che te ne è arrivato uno soltanto, con tutti quelli che ti ho mandato in sessant’anni di vita coniugale!

GNAMMA

Beh, dai, bravina! Almeno uno è andato a segno!

VITTORI (profittando della confusione, si infila il candelabro d’argento sotto la giacca)

Oh, Donato Bosi, mandami un segno. O se preferisci: un... assegno! Ih ih ih.

(nessuno fa caso a Nella che, stringendo al petto uno scartafaccio, trovato sotto il cuscino del morto, sta per abbandonare la stanza alla chetichella)

PIERO (afferra Nella per l’abito e la riporta in scena)

Nella, e quello dove l’hai trovato?

NELLA

Ohi, sotto il cuscino del povero cadavere morto.

PIERO

E che cosa potrebbe mai essere, secondo te?

 (i parenti accorrono)

NELLA

Questi sono i fazzoletti del povero signor Donato, pronti per essere mandati in lavanderia.

PIERO

Ah sì? E perché mai li mandiamo in lavanderia sigillati… in una busta?

NELLA

Beh, adesso che è morto, non c’è mica più tutta quella fretta di prima. Li spediamo per posta.

(Piero fa per avventarsi sul pacchetto)

Ma non stia a toccarli, signorino, che il nonno c’aveva la bronchite scatarrale!

PIERO

Eh? Ma dammi qua, faina!

(le strappa il plico e lo esamina, senza aprirlo)

Siamo salvi, siamo salvi, parenti. Ecco qui a voi il testamento… (con enfasi) di nonno Donato Bosi!

I PARENTI

[applaudono]

(Piero lo tende verso Ines)

PIERO

Nonna, sono io che l’ho trovato! Io!

INES

Ma certo, Pierino, ti meriti un bel bacino. Da’ mo qua.

PIERO (le volta le spalle)

Per carità! Non voglio baci da te. Come compenso, invece, dimmi: se il nonno (fa il segno della croce) mi avesse lasciato dei bei quattrini, in un giorno di festa come questo…

GHETANO

Come!? Di festa??

VITTORI (deponendo il candelabro)

Già. Prima di far festa davvero, leggiamo il testamento… Dammelo!

PIERO

…voglio dire… in un giorno solenne come questo, mi dai il permesso di sposare la Giorgina, figliola del Gianni Barba?

INES

Ma quando mai? Quella bollettaria[7]? Scordatelo.

PIERO

Oh, nonnina,  ti supplico. Tanto per cominciare, a maggio ci sposeremo, e dopo, con comodo, faremo cinque… o sei figli…

GNAMMA

Te sì che sei concreto, proprio come il mio galletto americano: anche lui preferirebbe una gallina oggi piuttosto che un uovo domani…

PIERO

Nonnina, allora?

VITTÒRI

Ma certamente, ma sì, ma siiiiì… noi siamo una famiglia liberale, e non ci formalizziamo mica se uno di noi sposa una stracciona. (tenta di ghermire il testamento)

INES

Ma stai zitto, proprio tu, straccione!

NELLA (furiosa, in un angolo)

Vi venisse un colpo a tutti, famiglia di iene spelacchiate. Che ne volete fare, di quel testamento?

GHETANO

Dipende da cosa c’è scritto sopra. Proprio cosi.

NELLA (provocatoria)

Ossia? Che sentiamo!

VITTORI

Se Donato non ci ha diseredati, allora lo pubblichiamo subito. E se invece ha lasciato tutto a te, lo buttiamo nel caminetto e, se tu fai la spia, zaaack! Ti tagliamo la lingua.

NELLA (terrorizzata)

Vi andassero tutti quanti in dottori e supposte, allora! Ma ci penso io a sputtanarvi in piazza, razza di carogne… io vi denuncio per violenza ‘carpale’!

GNAMMA

Allora esci di qui e fallo subito, finché hai la lingua per chiacchierare, tesoro!

NELLA

Ma neanche se mi scaraventate giù dal balcone, me ne vado!

PIERO

Nonna! E allora? La mia bella Giorgina?

INES

Ma sì, o forse no? Staremo a vedere. C’è un sacco di tempo per parlare di ’ste boiate qua… Dai, dammi quella scartoffia o butto nel camino anche te.

PIERO

Ti prego. Il fatto è che io devo sposarla, capisci?

VITTORI

Datti una mossa, ragazzetto imbambolato!

GNAMMA

Non lo vedi che ci stai facendo venire l’itterizia?

PIERO

(cedendo) Tieni, nonna. Però, l’ho trovato io. Prometti che….

INES (finalmente gli strappa il testamento di mano e si appresta ad aprirlo)

Ma sì… ma siiiiiiì. Se tutto andrà come io spero, sposa mo chi ti pare, anche la nuova cameriera.

NELLA

Che - preciso - non potrete mai più permettervi!

INES (si accomoda al tavolo)

Bene, bene, bene! Silenzio, adesso!

(legge) “Alla mia ‘adorata’ Ines, al mio ‘caro’ cugino e agli ‘amati’ nipoti tutti…”

PIERO (felicissimo)

Appunto! Il nonno mi voleva troppo bene, e non può avermi lasciato in bolletta. Mi ha chiamato… ‘caro nipote’, e quindi sarò pieno di baiocchi, non come il mio povero babbo ribelle, fuggito pieno di debiti nella Legione Straniera…

INES

E pensare che l’avevo fatto io, lui là di suo padre!

GNAMMA

Insomma! non puoi certo pretendere di essere infallibile in tutto!

VITTORI

E poi, mica l’avevi fatto... colle mani!

PIERO (tra sé)

Oh, ma da oggi metto la testa a posto, sì, sì, davvero. A maggio mi sposo, faccio sti benedetti cinque o sei figli e subito dopo metto su una… bancarella di brustolini, in piazza Guercino.

VITTORI

Piero, smettila di fare tutto ‘sto casino! Eppoi, io ti consiglierei un bel bar… o un’osteria, se proprio vuoi investire il tuo capitale.

INES

Ma stai zitto te, beone! Che ne sai, tu, di investimenti?

GHETANO

A vederti conciato così, sembri tu, l’investito!

PIERO

(picchiandosi la fronte) Sarà meglio che corra subito a telefonare alla Giorgina. Le dirò di venire qui a festeggiare con noi, assieme a quel… brav’uomo di suo padre.

 (Piero esce di scena, cantando)

INES (seccata per l’interruzione, riprende a leggere)

Uffa! Dicevo: “alla mia ‘adorata’ Ines, al mio ‘caro’ cugino e agli ‘amati’ nipoti tutti…”

GHETÀNO (asciugandosi una lacrima)

Povero Donato!

INES

(perplessa) Ma chissà poi perché avrà scritto ‘adorata’, ‘caro’ e ‘amati’ tra virgolette?

GNAMMA

Ohi bèn, per dare più enfasi al concetto, no?!

GHETÀNO (accendendo i quattro ceri)

E allora, toh mo, adorato, caro e... amato Bosi! Eccoti un anticipo della luce perpetua. Goditi tutta la cera.

INES

Sciupone! Intanto, l’ho pagata io!

NELLA

(tra sé) Oh, se fosse vero che m’ha lasciato tutto questo ben di Dio. Non oseranno mica stracciare un testamento, eh? Oh, come vorrei mandare questi squali alla rovina, come vorrei cacciarli dalla mia casa col matterello della sfoglia, come vorrei rovesciare loro addosso il bucalino[8] del vecchio…

[intercalandosi velocemente tra loro, sovrapponendosi in parte:]

GHETÀNO (tra sé)

   Se mi avesse lasciato i frutteti di Ferrara e di Zanzalino…

VITTÒRI (tra sé)

                          …  le vigne di Alberone e di Finale…

GNAMMA (tra sé)

                          …e la ricca tenuta di Argile… e questa casa… e l’Isotta… l’attico           

NELLA (sognante)

… il mio bell’attico di Via Ugo Bassi, ah… ma da oggi, mi aspetta una nuova vita!

(rientra Piero)

INES

Ce l’ho fatta: è aperto!

 (tutti i parenti si raggruppano alle spalle di Ines e seguono il dito che scorre il testamento)

TUTTI (amareggiati))

Ohhhhh….

NELLA (si avvicina, legge anch’essa e si piega sulle ginocchia)

Ah, ah, ah, che ridere. Dovreste vedere le vostre facce, adoraaaata moglie, amaaaati nipoti …

TUTTI (esclusa Nella)

Nooooooooooooooooooooo…

 (i parenti si accasciano al suolo, continuando a gemere)

NELLA

Ben vi sta, tra virgolette… ‘cari’ … tra virgolette... ‘ereditieri’!

GHETÀNO (riprendendosi)

Mo cos’è questa storia? Ha lasciato tutto quanto ai Frati della Rocca, quel lazzarone? Quando, quando, quando si è convertito? Ma se ha mangiato più preti lui, nella sua vita, che io avversari politici!

VITTORI

Anche perché la tua vita politica è durata ben poco, caro tra virgolette Sindaco.

PIERO

Nonno dispettoso, hai fatto di me un bel varnizzo[9]. E adesso?

GHETÀNO

Adesso ci penso io! Tanto per cominciare… smorzo tutti i candeloni! Alè.

(si precipita a spegnere i ceri, poi li fa sparire nell’altra stanza)

NELLA

Eh, chissà mai! Mal comune, mezzo gaudio!

VITTÒRI (si riavvicina al candelabro, lisciandolo con la mano)

Capita la storia, parenti? Io continuerò a bermi del terzanello[10] all’Alberone, e i Frati della Rocca ordineranno nettare dalla Borgogna… o dallo Champagne, o dalle verdi valli del Chianti, o dai dolci pendii di Romagna…

INES

E quante cibarie!

NELLA (divertita)

Si faranno slargare la tonaca ogni giorno. Rotoli di canapa, rotoli di tovaglie...

INES

... rotoli di ciccia.

GNAMMA

... rotoli di… carta igienica.

NELLA

... e voi giù in strada a fare penitenza, ah ah ah! Pregate per voi peccatori, ah ah!

PIERO (a Ines)

E io con quali baiocchi mi sposo, brutta miseria?

GHETÀNO

Dai mo, frati, andate dal dentista a restaurare le dentiere, forza… tubetti di adesivo, spazzolini...

NELLA

... e spazzoloni.

GNAMMA

Forza, frati, che la festa è appena cominciata, per voi…

INES

E con le guance sode, rubizze, benediteci e ridete pure di noi, poveri e patiti, (riso isterico) ah ah ah!

TUTTI I BOSI

 (ridono isterici, indicandosi a vicenda) Ah ah ah ah ahhhh!…

(sfumando nel pianto) ah ah, ahi ahi ahi… ahimè…. ohi ohi…

INES

Ma chi l’avrebbe mai detto che, quando Bosi andava al cimitero, avrei pianto per davvero? 

NELLA

Già. Molto grave è la tristezza che segue l’allegrezza!

INES

(furiosa, a Nella) Di’ un po’, la mia donnetta linguacciuta, sei ancora disoccupata, te? Vuoi dunque essere assunta a mezzo salario?

NELLA

Magari, farei carte false per trovare un lavoro qui a Cento… amo questa città, con le sue case, i suoi palazzi… i suoi… ah, (con enfasi) begli attici del centro...

INES

Allora, visto che sono già le nove, che ne diresti di andare a fare la spesa?

GHETANO

Non lo sai che ci sono degli ospiti da sfamare, in questa rispettabile casa?

NELLA

Mezza spesa, semmai! Mezzo salario, mezza spesa, intesi?

GNAMMA

Ma quale casa? Tra poco, questo palazzo diventerà un convento!

INES

Lo vedremo, signori! (a Nella) Intanto, tu corri dal droghiere! Eccoti la mezza lista. (prende un foglio e lo divide in due) Smam-ma-re!

(Nella bacia la mano a Ines, poi esce)

PIERO

Ma nonna, come faremo a stipendiarla? Siamo senza un centesimo!

INES

Te non preoccuparti! Non è ancora nato il frate che metterà nel sacco Donna Ines Guazzaloca, inconsolabile vedova Bosi. Ih ih ih!

(Piero, deluso, esce sul balcone)

(col testamento in mano) E adesso, dividiamo in due anche questo! (fa l’atto di strapparlo, ma non riesce) Poco male, ci incartiamo il formaggio.

GHETÀNO (facendosi incontro per dissuaderla)

Col rischio che tra due giorni si faccia vivo un qualche notaio con la copia?

INES

Uhmmmm… Allora… niente formaggio.

(a Ghetàno) Senti, tu, mezzo sindaco, tu sei il più vecchio, quindi… spremi un po’ quelle meningi.

VITTORI

Già. Lubrifichiamo il cervello. (estrae una fiasca dalla giacca e se la scola)

INES

Non c’è alcun mezzo per aggirare questo testamento, per… come dire …(aiutami!)… adattarlo…

GHETÀNO

Vuoi dire: camuffarlo?

INES

(plateale) Oh, misura ben le parole, veh!?  Questa è una casa di gente perbene, e io intendo rispettare le volontà del mio povero marito.

GHETÀNO

Allora, ‘fiat voluntas... sua’. (fa per allontanarsi)

INES

(melensa) No, aspetta… fuochino, ci sei andato vicino, Ghetanuccio caro. Tu sei un politico… e di inciuci te ne intendi, vero? Chissà quanti ne avrai fatti in Comune…

 (Ghetàno scuote il capo)

VITTORI

Avrebbe voluto, ma non gliene hanno mica lasciato il tempo!

(dal balcone, Piero ascolta attento)

GHETÀNO

Qui c’è di mezzo la galera, cara la mia gente. Sapete che a chi falsifica un atto pubblico o un testamento viene cacciato in carcere a vita? Acqua, pane duro e cipolla.

PIERO

Lo sapete bene che c’è una sola persona, qui in zona, che ci può salvare. Se solo non vi stesse sulle scatole, branco di snob…

INES

Ma chi è?

PIERO

Andiamo! E’ Gianni Barba, il mio futuro suocero! Perché io sposerò la sua Giorgina, vero, nonna?

INES (adirata)

Ascolta mo, giovanotto. Quel... quel Barba Gianni e la sua ocarotta io non li voglio sentir respirare, hai capito? Se solo fossero qui, adesso, li farei ruzzolare giù dalle scale a calci nel ...

PIERO

Nonna, se ti sale la pressione… poi… scoppi!

INES

Scoppio, sì, ma di salute, caro mio. E piantala, di gufare!

(risoluta) Dì un po’, balordo, ci mancherebbe altro che andassimo a spifferare l’accaduto a quel pettegolo di Barba Gianni!

 (suonano alla porta d’ingresso)

GNAMMA

Oddio! Chi sarà mai, a quest’ora?

PIERO (affacciatosi al balcone)

(a voce alta) Urca! Gianni Barba!

(fregandosi le mani) … con la mia bella Giorgina… Evvivaaaa!

(urla dabbasso) Arrivo! Vengo subito ad aprirvi!

GHETANO (serafico, lisciandosi le basette)

Che stavi dicendo, a proposito di Barba Gianni?

INES

Ma come!? Chi l’ha chiamato, quel vitupèrio[11]?

(tutti indicano Piero che sta per uscire alla chetichella)

PIERO (si arresta)

Gli ho telefonato io, perché ero convinto che sarebbe andata a finire bene…e…

GNAMMA

Seee, è proprio il momento adatto per aver Barba Gianni e quella gnòla[12] di sua figlia tra i piedi, questo! Con un morto in casa, per giunta! Non c’è più rispetto per il nostro dolore?

INES

Ah! Bada che, pur essendo io una signora di classe, se quel furfante d’un Pivino[13] sale le scale lo prendo a pugni in faccia.

PIERO

Smetti di borbottare! Mi sembri una pignatta da brodo! (fa per uscire)

INES

Fermati e ascoltami, salame! Quell’uomo non è della nostra città né del nostro censo, e io non voglio che si sappia in giro che lo frequentiamo. Hai capito?

VITTORI

Eppoi, che diamine, abbiamo un morto in casa!

INES

Beh, sempre meglio un morto in casa che un Pivino all’uscio!

GNAMMA

Chissà mai se lo zio Bosi sarebbe d’accordo…

INES

 (a Piero) E tu, non hai compassione per la tua sciagurata nonna, da oggi vedova derelitta, brutto zaclòne[14]?

PIERO

(ironico) Povera… debole… vecchina addolorata!

INES

Sì, povera in tutti i sensi, parrebbe proprio. E pure debole. In quanto all’addolorata…

(dà uno scappellotto al nipote)

… toh, e prova sulla tua zucca di legno che cosa significhi il… dolore!

GNAMMA (fa sedere Piero al tavolo e lo massaggia)

Povero Piero.

VITTORI

No, povero Bosi, semmai! Se solo sapesse che quello sciacallo di Barba Gianni s’è già accampato al portone…

GHETÀNO

Vergogna, figliolo! Dovevi consultarti con noi, prima di invitarlo. Non vedi che stiamo ancora… piangendo?

VITTÒRI

Tu devi tenere alto l’onore della famiglia, Piero. Noi siamo gente perbene… e non dobbiamo mischiarci ai poveracci!

GNAMMA

Shhh, proprio tu!

PIERO

Per l’amor di Dio! Finiamola, di recitare la parte dei nobili! Siamo in bolletta dura, ve ne rendete conto, o no? Vogliamo finire tutti in mezzo a una strada? Avanti, chi si accomoda per primo?

(tutti fanno un passo indietro)

Perché allora non chiedere aiuto a un uomo straordinario come Gianni Barba? Chi se ne frega se è uno della Pieve? E’ astuto, è intelligente, e ciò basta. Ma lo sapete qual è il suo motto?

TUTTI

No.

PIERO

Meglio un polentino[15] oggi che un grosso affare domani.

VITTÒRI

Ottima. Questa me la segno.

GNAMMA

(allusiva) Peccato che, oggi o domani, uno come te… i grossi affari…

PIERO

Bastaaaa!! Voi siete antichi, e se il Paese si sta ammodernando lo dobbiamo proprio alla gente come il signor Gianni. (sognante) Voi qui a spiare i forestieri, mentre il Conte Chiarelli apre un Liceo, proprio lì, (indica il balcone) a due passi da casa, dove accorre gente da tutta la provincia per ascoltare le lezioni del professor Cevolani. Sono costoro che faranno grande Cento e l’Italia, mica... mica i… profani come voi…

INES (imbarazzata, ai parenti)

E’ colpa di sua madre se, da piccolo, è caduto dal seggiolone, sapete? Era strabica, e teneva d’occhio il bimbo con quello storto, sicché un giorno...

PIERO (interrompe)

Sì, la conoscenza! La cultura! Oh, la modernità! Sono queste le massime aspirazioni nell’anno di grazia 1937, ficcatevelo in testa, vecchi spantàcchi[16]. Senza la modernità, la cittadinanza muore! Muoiono le idee, muoiono le persone...

GHETANO

Eeeh, chissà mai! I miei nonni non avevano mica la modernità, eppure…

PIERO

… eppure cosa? Non sono forse morti?

Gianni Barba è un uomo moderno, sempre vincente. E noi abbiamo appena perso… tutto!

 (Suonano nuovamente alla porta, e solo allora Piero si precipita ad aprire)

Ha atteso anche troppo! Con permesso, nobili dame e baldi messeri. I miei… dispetti.

(esce)

GHETÀNO

Sòccia, che lingua sciolta! Non sapevo che c’avessimo in casa l’Avvocato Scagàzza!

VITTORI

Dai, Gnamma, andiamo a sciogliere anche la nostra, di lingua, che è ora dell’aperitivo.

(va in cucina con la moglie)

INES

(imbarazzata) Mica che abbia tutti i torti, ma … come dire? è …il tono… che non mi piace. Ehi, dove sono finiti i ceri?

GHETÀNO

Li ho messi di là, perché?

INES

Nel pomeriggio li portiamo indietro al bottegaio. Non hai mica notato che non stanno accesi, che sono vecchi e storti? Che se li tenga dunque lui, quel pitocco!

 (Entrano Piero, Gianni Barba e la di lui la figliola, Giorgina. Gianni tira dritto fino al limite del proscenio)

PIERO

Signore e signori: Gianni Barba, il mio futuro suocero, e miss Giorgina… Bosi

(Ines e Ghetano voltano le spalle, sdegnati)

GIANNI BARBA (al pubblico)

Ehhh, chissà che sarà mai tutta questa paura che hanno di me. Dovunque io vada, vedo sempre facce ingrugnite. Tutti mi guardano con sospetto manco fossi Barbablù. E va bene, non sarò un agnellino, ma il mio animo è di natura gentile, generoso, e il mio cuore è puro come quello di un cavaliere delle fole.

INES (si volta un solo attimo per inveire)

Mo sentitelo, che sfilza di spropositi!

GIANNI BARBA

Ho una figlia, Giorgina (la indica), che rappresenta il mio bene supremo, da quando mia moglie è diventata un angelo del cielo. E’ per lei, solo per lei che mi do da fare.

Io sono quella gran canaglia di Gianni Barba, e vi raccomando di nominarmi sempre prima col nome, poi col cognome, com’è giusto che sia. E se adesso sono qui, ci sarà un qualche casino da risolvere, o magari da… creare. E io, statene pur certi, di casini me ne intendo assai. Ho solo bisogno di due cose: della mia proverbiale astuzia, e di un vostro gentile e generoso…

(batte le mani per richiamare l’applauso)

… incoraggiamento.

FINE DALL’ATTO I
ATTO II

Scena: come la precedente, a parte il fatto che la stanza è illuminata dalla finestra.

Tutti i citati sono presenti, esclusa Nella che è a fare la spesa.

(La torre del Palazzo del Governatore batte dieci rintocchi.)

GIANNI BARBA

Pace e ricchezza in questa casa! Pace, soprattutto, che di ricchezza qui ce n’è già abbastanza, mentre di pace… eh eh eh… mica tanta, mi sa!

(nessuno replica al saluto)

Come sta, Bosi?

(si avvicina con passo mesto al capezzale)

(tra sé) Veh quanti piagnoni, mo cosa capita mai? Tutti questi visi lunghi…

Ah!… Ho capito: Donato Bosi è sicuramente in via di guarigione, ah ah ah!

GIORGINA

Brutte notizie?

PIERO

Fai un po’ te…

GIANNI BARBA (ormai ai piedi del letto, capisce che Bosi è spirato)

(tra sé) Ah! Duro come un cavicchio, invece! Altro che guarire: ha tirato la gambetta, lo strozzino! D’altronde, i pazienti di Corvino Magagna hanno i giorni contati. Però, non capisco questa tristezza simulata... Potevano fare gli attori, ‘sti cioccolatai di parenti, falsi come un Baiocco dal Collo Lungo[17]…

INES, GNAMMA

Ahimé...

GIANNI BARBA

Vuoi vedere che piangono perché ho interrotto una… spartizione urgente? Uhmmm… tanto peggio per loro.

GHETANO

Ohi ohi ohi ...

GIANNI BARBA

(a voce altissima) Eh, sì. Ohi ohi ohi. Partecipo al dolore di una tale perdita…

GHETÀNO

Chiamala perdita!

GNAMMA

Una perdita molto, molto grossa!

GIANNI BARBA

Condoglianze! Però, a volte capita che, se si perde qualcosa… si trova poi… qualcos’altro, dico bene, signora Ines?

INES

(irritata) Sicuro, se si è gente di Chiesa come noi!

GIANNI BARBA

Non importa, scomodare la fede. Intendo qualcosa di ben più profano. Per esempio: si perde il povero  Bosi, e si trova … tanto per fare un esempio…

(fortemente allusivo) … l’eredità!

NELLA (si affaccia all’uscio, ancora con la spesa in mano)

Mo sicuro! Ai Frati della Rocca, però!

GIANNI BARBA

Oplà! Diseredati?

NELLA

Esatto! E tra un po’ ci saranno più Cappuccini in questo palazzo qui che a Loreto.

VITTORI

Cappuccini? Ma che orrore. Avrei preferito tanti … Martini. A proposito, vediamo se ne è rimasto qualcuno in ghiaccio.               

   (esce con Gnamma)

INES (aggressiva)

Sì, diseredati, avete capito bene?! No, giusto perché se volete andarlo a spiattellare in piazza, è meglio che vi caviate ogni dubbio.

GIANNI BARBA

Ma che dite mai, donna Ines?

INES

(in faccia a Gianni) Di-se-re-da-ti! Contento?

GIANNI BARBA

Ah, questa poi… non so proprio cosa dire.

INES

Bene, io invece lo so eccome, cosa dire: cavatevi subito dalle scatole, voi e quel bamboccio della vostra figliola. Andate a quel paese, im-me-dia-ta-mente!

GIANNI BARBA

Ma… Ines, che modi indegni!

INES

Niente ma. Io non do mio nipote alla figlia d’un poco di buono. E, per giunta, in bolletta dura!

(ricomponendosi) La mia è una famiglia di antica signorilità…

NELLA

... Che però attualmente, diciamolo pure, versa in circostanze difficili, vero, signora Ines? Toh mo qua, tutta la tua... opulenza!

(consegna una striminzita sporta della spesa a Ines)

PIERO (le ghermisce la sporta, con stizza)

Nonna, me l’avevi promesso!

GIORGINA

Babbo, io voglio lui!

GIANNI BARBA

Figliola! Siamo poveracci, ma ricchi di dignità! E poi, questi … signoroni… stanno per traslocare… in strada. Se ne accorgeranno, cosa significa dover sbarcare il lunario.

INES

Intanto, questa è ancora casa mia. Fuori, miserabili, o chiamo i carabinieri! (strappa Piero dalle braccia di Giorgina)

GIANNI BARBA

 (duro) E brava la vecchia cornacchia! Per una dote degli stivali sacrifichi la felicità della mia unica figlia e del tuo unico nipote. Ma sarai senza cuore?

(Ines gli si fa incontro minacciosa, con i pugni alzati)

Uh, ma che paura. Befana, rancida, e da oggi pure in bolletta!

GIORGINA

Pierino mio, non lasciarmi! Mi hai giurato amore eterno, quella notte d’estate sull’argine del Reno.

PIERO

Pareva che il cielo avesse gli occhi, con tutte quelle stelle…

GIORGINA

E noi le abbiamo contate tutte, fino all’alba, ma adesso… mi son già dimenticata il totale.

INES

Bel fannullone che sei, Barba Gianni. A Cento dicono che il tuo anno è fatto di 365 domeniche.

GIANNI BARBA

Che stupidaggine! Se davvero fosse così, quando mai potrei godermi le ferie, cretina?

INES

Cretina, sì, ma a dare udienza a un buono a nulla come te!

PIERO

Giorgina mia, ricordati che promettesti di amarmi sì nella ricchezza, ma anche nella povertà, eh?

GIORGINA

Però, nella ricchezza sarebbe stato meglio!

GIANNI BARBA

Macché ricchezza! Non conosco il significato di questa parola. D’altronde, solo il povero può cantare dinanzi ai ladri. E noi preferiamo cantare, piuttosto che mangiare, vero Giorgina?

GIORGINA

Uh, tutti i giorni, specie all’ora di pranzo. Una cantarìa[18]!

PIERO

Giorgina, meno spirito! Mi giurasti amore eterno, quella sera, sotto il firmamento…

INES

Inutile insistere. Io, senza la dote, mio nipote non ve lo faccio vedere manco in foto, Barba Gianni! Fuori di qui!

GIORGINA

Cento dormiva, mentre tu mi giuravi amore eterno di nascosto a mio padre...

PIERO

... ai miei nonni cattivi...

GIORGINA

... e all’arciprete, là sul fiume, ci baciammo avvinghiati come l’edera alla ringhiera del ponte…

PIERO

Ah, come ti voglio bene, Giorgina mia… destino avverso, miseriaccia!

GIANNI BARBA

A proposito di miseriaccia, mi viene in mente il lusso. A te, Ines, sono sempre piaciuti gli animali, vero? Visoni sulla pelle, qualche toro nel letto e un somaro… (indica il morto) che pagava!

INES

Dai pur con ‘sta solfa! … E statemi lontano, razza d’un villano.

GIANNI BARBA

Ma chi tocca, brutto colèro[19]?

INES (a Piero)

E tu, fermo lì! Credi di soffrire, eh, poverino? Beh, si vede che non hai mai avuto una colica di reni!

GIORGINA

… Pierino! me l’hai giurato, quando mi baciasti… poi abbiamo fatto l’amore…

INES (scandalizzata)

Che cosa?

PIERO (a Ines)

Te l’avevo ben detto che dovevo sposarla!

INES

Ma lasciali andare, io lo faccio per te. Non volerti rovinare! Loro lì sono dei morti di fame.

GIANNI BARBA

Tanto morti di fame che mica ci abbiamo il verme solitario come voi, nelle budella!

GIORGINA

No, non lasciarmi, Piero! Volevamo fare cinque bambini, ricordi? Ma quella sera si è mancato il tempo…

PIERO (disperato)

Ricordati, amore mio. Erano sei! Me l’avevi giurato! Sei, ne voglio!

GIORGINA

Babbo, non vedi che mi cola tutto il rimmel di marca?

GIANNI BARBA

Vieni, e pulisci quei goccioloni di liquirizia, angelo mio. Qui non c’è trippa per i gatti.

GIORGINA

Come no? I gatti siamo noi e la trippa… sono loro.

(Piero tenta di raggiungere Giorgina)

INES

Fermo lì, o ti spezzo i braccini!

GIANNI BARBA

Giorgina, ma hai visto bene che parentado di cataplasmi[20] volevi metter su!?

GIORGINA

Eccome che li ho visti, ed è proprio per questo che ho scelto lui, babbino.

GIANNI  BARBA

Ma sei proprio cocciuta! Un po’ d’orgoglio, perbacco! Tu sei la figlia di Gianni Barba e la testa non dovrebbe mancarti!

INES

Siete ancora lì? Volete che vi spacchi il granaio? Dov’è finito il matterello della sfoglia?

(mentre si volta a cercarlo, Piero raggiunge Giorgina)

NELLA

L’ho riposto sul comodino del povero Bosi. Un attimo che glielo porto, padrona.

(prende il matterello)

GIORGINA, PIERO (finalmente riabbracciati)

Addio, speranza bella!

(entrano Vittori e Gnamma)

GIANNI BARBA

Sì, e addio anche a te, vecchia spilorcia!

INES

Spilorcia a chi? Invece sono generosissima, caro Barba Gianni, e infatti ti auguro… la morte che preferisci. Scegli, dunque.

GIANNI BARBA

Ah, sì? Bene, allora scelgo… la tua, orrido calamaro, ah ah.

NELLA

Anche una baruffa d’amore, adesso!

(intenerita) Però, come si vogliono bene quei due ragazzuoli! Ahhh…

(ripone il matterello)

VITTÒRI

Basta, con queste beghe giovanili, come se non avessimo già dei grattacapi.

GIORGINA

Babbo, lo voglio, lo voglio! Hai capito? Lasciami, o ti mordo la mano!

PIERO

Oh nonna, me la voglio sposare! O mi molli tu, o ti mollo io… un pugno sulla concia!

INES (ancora una volta strappa Piero dall’abbraccio di Giorgina)

Provaci, nipote degenere, traditore, nonnicida!

GIANNI BARBA

Addio, falliti e diseredati! Noi andiamo fuori, a respirare. C’è troppo tanfo, qui.

GNAMMA

Ah! Avrete mollato qualcosa voi. Noi no di certo!

GHETANO

Basta! Pensate al testamento, invece!

GIANNI BARBA

Ecco, sì, pensate al testamento e attenti che a forza di spingere ve la farete sotto. Avete avuto quello che meritate, gentaglia!

GIORGINA

Piero, prendimi con te, non mi fregare pure tu!

GIANNI BARBA

Ohe, Giorgina: mettiamo su la pastasciutta o il brodo? Dai, andiamo dunque!

INES

Sì, andate, andate a farvi benedire…

NELLA

Ma mica dai Frati della Rocca, che qui stanno un po’ sulle balle a tutti. Ah ah ah!

(Nella esce)

PIERO (afferra il braccio di Gianni)

 (a Gianni) Signor Gianni, fermo lì!

(agli altri, risoluto) Invece di sbraitare, voialtri, datemi il testamento! (glielo passano)

 (a Gianni) Voi siete un uomo geniale e senza scrupoli, e noi siamo disperati. Trovate dunque un rimedio… (gli porge il testamento)

GIANNI BARBA

(volta le spalle, disdegnando il documento) Mo per chi? Per quella gentaglia lì?

(afferrata Giorgina, sta per uscire) Neanche morto. Che vadano tutti a …

GIORGINA (strattona il padre, risoluta)

Se mai posso dire qualcosa anch’io, ascoltami, dunque, ora che hai fatto il tuo spettacolo: o mi dai da sposare quello lì,  - lo vedi? - o io mi faccio suora. Anzi! Nemmeno suora, mi faccio. No, no…

GIANNI BARBA

Ah, no?

GIORGINA

No. Vado sul ponte di Reno, dove Piero mi baciò la prima volta, e poi mi butto giù nell’acqua ghiacciata.  (allunga una mano a Piero)

PIERO

(passandole il testamento di nascosto) Amore mio, ma sei tutta matta nel zucchetto?

GIORGINA

Sì, matta d’amore.

(al padre) E poi, quando sono morta, congelata o sfracellata, vado a piangere dalla mamma e ti verremo a tirare i piedi tutte le sante notti, noi due assieme.

GIANNI BARBA (crucciato)

Andiamocene, sciocchina!

INES

Alla buon ora!

GIORGINA

(in lacrime, si inginocchia ai piedi di Gianni e gli bacia la mano)

Babbo, abbi compassione di noi. Aiutaci, te che sei bravo!

INES

Brav’uomo lui lì? Bèn bèn, ma cos’altro mi tocca di sentire, oggi!?

GIANNI BARBA (commosso, asciuga le lacrime a Giorgina)

(alla figlia) Il mio bel pulcino… congelato o spappolato… giammai!

(agli altri) Dai, datemi qua quel fricandò[21] di testamento, che vediamo cosa si può fare, invece di star lì impalati come degli allocchi…

GIORGINA (radiosa, gli porge il testamento)

Pronti!!

 (Gianni, dapprima sorpreso, comincia a leggere mentalmente, mentre passeggia. Qualcuno gli si accoda)

GIANNI BARBA

Uhmm… uhmm… uhmmmm…

(si arresta) Nulla da fare! Andate mo tutti quanti a… (fa per uscire)

GIORGINA (afferrandolo)

Addio, vita, addio gioia… tanto vale morire congelati o maciullati.

GIANNI BARBA (si gratta in testa desolato, e quindi si tuffa nuovamente nella lettura)

Uhm… uhm… uhmm…

Niente da fare! Andate tutti a…

PIERO (afferra Giorgina)

Sì, andiamo sul ponte di Reno. Vado a darle una spintarella, poi mi butto giù anch’io.

GIANNI BARBA (cogli occhi fissi al foglio, illuminandosi d’improvviso)

Uhmm… Peeeeerò… sta a vedere che…

VITTORI

Cos’ha mai scoperto, Barba Gianni?

GIANNI BARBA

Barba. Chiamatemi Barba. Anzi: signor Barba.

(alla figlia) Giorgina! Vai sul terrazzino, (infantile) prendi questi briciolini e portali agli augelliiini. (le sbriciola in mano un pezzo di pane prelevato dalla spesa. Piero le si attacca ai fianchi) Coraggio, vai, piccolina di babbo tuo.

(duro) E non sbirciare qui dentro, va bene?

(Giorgina e Piero partono)

(dolcissimo) Ehm! Voglio dire una cosa: vacci da sola, dagli… augellini, che se ne trovo uno senza… le penne, (durissimo) lo apro in due col coltello!

(Giorgina scappa sul terrazzo, Piero s’arresta, si tocca le parti basse e retrocede)

 (a tutti i presenti) Nessuno sa che Bosi è crepato?

(entra Nella)

INES, GNAMMA, GHETÀNO, VITTÒRI

Nessuno!

GIANNI BARBA (fregandosi le mani)

Bisogna che nessuno lo sappia mai, avete capito bene? Mai!

GHETÀNO

Giuriamo sulla testa del povero Bosi!

GIANNI BARBA

(agli uomini) Dunque, voi rammolliti portate il morto nell’altra stanza, e chiudete bene la porta. March!

(eseguono)

(alle donne) E invece, voi piagnucolone, date aria, spolverate la stanza e rifate subito il letto.

GNAMMA

Occhèi, capo.

GIANNI BARBA

E se poi voleste coccolarmi con un bel caffè… non mi opporrei di certo, ah ah ah!

(tra sé) Come mi piace comandare a bacchetta questi mammalucchi!

INES

Ma... un momento, cosa ci vuoi fare a quei poveri ossi, brutto maniaco? Non li scioglierai mica… nell’acido?!

(Piero si avvicina al balcone, in cerca di Giorgina)

GIANNI BARBA

Macchè acido! Zitta e obbedisci! E socchiudete gli scuri, che qui c’è troppa luce. Buio, voglio il buio!

 (Gnamma socchiude gli scuri, riportando dentro Piero con la forza. Le altre donne si apprestano a rifare il letto)

 (qualcuno bussa alla porta della camera. Si scatena il panico)

VITTÒRI

Non c’è pace. Ma chi sarà, ancora?

MAGAGNA (da dietro l’uscio, con forte accento bolognese)

Si può? L’è permesssssooooo?

INES

Poveri noi, è Corvino Magagna, il medico! Ma come sarà entrato in casa?

NELLA

Iiiiih, accidenti a me: per l’angustia ho lasciato il portone aperto, tornando dalla spesa!

INES

Ignorantissima d’una serva, vai subito a chiuderlo, dunque. E manda via quel secca-marroni del dottore!

GIANNI BARBA

Sì, badate che non passi, quell’impiastro! Ditegli qualche cosa... che Bosi è migliorato, e che adesso sta dormendo. Tenetelo fuori di qui, quell’assassino, mi raccomando!

 (Nella apre, tenta di trattenere Magagna ma il dottore sgattaiola dentro, urtando Piero. Nella allora esce per chiudere il portone e quindi Gianni deve nascondersi dietro il paravento)

MAGAGNA

L’è permesso, dunque? Ho trovato il portone aperto, e così mi sono accomodato da solo! Io sono un dottore alla buona, un dutòur di campagna, anche se vengo da Bologna, è veeero…

INES

Mo buon giorno, buon giorno, illustrissimo sgnòur dutòur Magàgna di Bulàgna!

VITTORI

Mo certo, che avete fatto bene, signor dottore.

INES

Ma lo sa che andiamo meglio?

GNAMMA

Orpo! Molto meglio. E’ rifiorito, è un miracolato.

PIERO

Creda mo a me che ero… mmm… che sono il suo nipotino prediletto, è veeeeero.

GHETÀNO

Parola di ex Sindaco! Siamo contenti come quando è passata la quaresima!

MAGAGNA

Dunque, il clistere che gli ho prescritto, è veeero, ha sortito l’auspicato benefìsssssssssssssssio?

VITTÒRI

Altro che! Una vera cuccagna, il clistere di Magagna!

MAGAGNA

Ma che domande faccio, anch’io? Mica avevo dubbi! (avanza di un passo) Dai, mo, che lo visitiamo, ‘sto giovanotto di cinquant’anni… per gamba!

GNAMMA

Ma no, ma no, non è opportuno farlo adesso. Dorme, e non vuole essere disturbato.

PIERO (tenta di far uscire il medico)

Un’altra volta, dottore! Magari stasera, ecco!

MAGAGNA

Ma io... ci ho qui il secondo clistere. Doppio, stavolta! Bisogna sgorgarlo subito, prima che s’inchiodi di nuovo.

GNAMMA

Non adesso. Ha campato cent’anni, vuole che non arrivi fino a stasera?

MAGAGNA

Suvvia, cosa sarà mai, per un clistere? Ce ne ho uno contro tutte le infezioni, io. (al pubblico)  Sei stitico? Mezzo litro d’olio toscano con una spolverata di cenere e vai lisssio. Ci hai invece la diarrea? Acqua del Canale, ci spremiamo dentro tre o quattro limoni… e soqquante scucchiaiate d’azèto di vino...

GIANNI (da dietro il paravento)

Povero Bosi! So’nca mè c l’ha pighè i stràzz[22]!

MAGAGNA

… perché, vedete, la mia cura universale è: ai chiacchieroni, acqua in bocca; agli ammalati, invece, acqua nel cu…

INES

(interrompendolo) Ehm! Lasciate ben perdere, signor dottore! Il clistere glielo facciamo più tardi. Stasera, magari.

GHETANO

A Bosi, stasera, faremo la pera.

MAGAGNA

Assolutamente no. Doppia pera mattutina, per Bosi est bona, sana et genuina.

GIANNI BARBA (nascosto dal paravento, imitando la tremula voce di Bosi)

Dite un po’, dutòur Corvino Magagna…

INES

Donato?! Oddìo! Mi vien un malore! (si siede, qualcuno le fa aria)

GIANNI BARBA

… ma è vero che a Bologna non vi si vede mai in Certosa, nemmeno il due di novembre, perché quando osservate le fotografie dei morti, vi sembra che tutti vi guardino di traverso e vi dicano: “Veh, lui lì, che ci ha fatto crepare in due dì”?

MAGAGNA

Oh, signor Bosi! Ma che bella voce che abbiamo, stamattina. E che spirito! Ih ih! Bravo, bravo. E complimenti al suo dottore, che poi sarei io, è veeero!

GIANNI BARBA

Mo certo che sì. Ognuno ha il medico che più si merita, e siccome io sono un inguaribile avaro…

MAGAGNA

Ah, ma se è solo per questo, le raddoppio subito la parzèlla….

GIANNI BARBA

Mo neanche per sogno, stavo solo scherzando. Anzi, un buon medico è proprio quello che ci vuole per porre fine alle… sofferenze terrene, è veeeero.

MAGAGNA

(compiaciuto) Esatto!

GIANNI BARBA

Però, potete mica ripassare stasera, sgnòur dutòur? Lasciate ben perdere il clistere, per piacere.

MAGAGNA

Ma no, ma no, bisogna sgorgare subito…

GIANNI BARBA

Le dico che non posso, in questo momento. Ho tutti i legacci che mi fasciano il bòffice[23]… che ci vuol mezz’ora per scoprirlo.

MAGAGNA

Beh? E qual è il problema? Lo facciamo per os, sì, per bocca, insomma! Stessa cosa.

INES (allusiva a Gianni)

Già! Chi mai potrebbe notare la differenza tra quella faccia e quel sedere?

GIANNI BARBA

No, per favore… lasci perdere, adesso ho un sonno tremendo!

MAGAGNA

Beh, insomma… Ma se proprio l’insiste, siamo d’accordo. Però, i parenti mi sono testimoni, è vero?

TUTTI

Mo zèrtamente!

MAGAGNA

Perfetto! Posso lasciare qui il clistere per stasera? Non saprei proprio dove metterlo.

GIANNI  BARBA

Lo dia pure a mia moglie, allora, che sa ben lei dove... metterselo, eh eh.

MAGAGNA

Bèn, mo dabòn[24]. Ecco, sgnòura Ines. Tenga mo.

(consegna il clistere a un’inorridita Ines.

Rientra Nella)

Ma ditemi, Bosi: va meglio, oggi? Dica, senza complimenti.

GIANNI BARBA

Sculasòne[25]: ieri ero morto e adesso sono… resuscitato!

MAGAGNA (ai parenti)

Urca! Stavolta mi sono addirittura superato! Sono così contento che mi ride anche il cu…

INES

Ehi, ma che finezza, ma che siccheria!

GIANNI BARBA

(di nuovo con voce artefatta) Ci si vede stasera, dutòur. Grazie, grazie per essere venuto, ma adesso andate pur a far cessare… le sofferenze da un’altra parte.

MAGAGNA (soddisfattissimo)

Purtroppo non ho mica altri ammalati da visitare, oggi. Vedrò di ammazzare… il tempo in qualche modo.

GIANNI  BARBA

Ecco. Bravo, dottore, ammazzi, ammazzi. Si tenga pure in allenamento!

MAGAGNA

Anche dalla voce lo sento: sòccmell se è migliorato! Eh! modestamente, a me non è mai morto un solo ammalato!

INES

Morivano da sani?

MAGAGNA

Allude, eh? Tutti pettegolezzi di paese. Io me ne faccio un baffo di chi mormora che, da quando faccio visite a Cento, il vostro becchino ha aperto tre succursali nelle frazioni. Tutte malignità, è veeero!

INES

(falsissima) Altrochè, tutte bugie!

VITTORI

Infatti, sono quattro.

GHETANO

Eh, gran brutta bestia, l’invidia professionale! Modestamente, io ne so qualcosa. Come ex-sindaco trombato, infatti, le posso dire…

PIERO (interrompe, e ritenta di spingere  fuori il medico)

Sa, le succursali le avrà aperte per evadere meglio le tasse, quel figlio d’un... beccamorto!

MAGAGNA

Bravo fangèn[26]. Tu sì che hai giudizio, anche se ci hai due occhietti che… non mi piacciono per niente.

PIERO

E’ solo noia. In questa vecchia casa non succede mai nulla di emozionante.

MAGAGNA

Allora vado lungo le cavedàgne[27] a cercare la cic... la cicuta..., no, come si chiama? la cicoria (oh, speriamo ben di non sbagliarmi, veh!) e stasera faccio un bel clistere anche a te. A gratis!

PIERO (gesto dell’ombrello)

A stasera, dottor Socrate! (qualcuno ride)

MAGAGNA

See, prendete pur in giro. Comunque, mi passerete sotto le grinfie tutti quanti, prima o poi.

PIERO

Meglio poi che prima, signor dottore. E’ di buon auspicio per noi...

GNAMMA

... ma anche per lei, che dovrà mantenersi attivo a lungo.

MAGAGNA

Intanto, Bosi non è più lui! E’ un’altra persona. Io l’ho capito subito dalla voce, eh eh eh…

(si fa il gelo)

Sì, fate pure gli gnorri! Oh, a proposito: spero che non vi dispiaccia, questo cambiamento, è veeero?

INES, GNAMMA, PIERO, GHETÀNO, VITTÒRI

(temendo il peggio) Prego?

MAGAGNA

Che stia meglio, intendo.

I PARENTI (sollevati)

Aaahhhh!

MAGAGNA

 Non abbiatemene, perché, fintanto che il vecchio è un mio paziente, voialtri non erediterete un solo centesimo!

GHETANO

Pazienza! Eh eh eh! (ti venisse un colpo!)

INES

Meglio così, dottore. (Ha da passare, sta giornata!)

MAGAGNA

Ohi… non ho poi mica tante pretese, veh? Il merito, semmai, è solo della buon’aria centese.

GIANNI BARBA

Ecco. Che se lo ricordi, allora, quando mi manderà la parcella!

MAGAGNA

Non faccia mica tanto il fenomeno, Bosi, e non si approfitti della mia modestia. Comunque, dopo l’autopsia, vedremo sì di chi è il merito. Va’ mo là!

(Magagna esce)

GIANNI BARBA

Ma quale autopsia? Gli errori di noi ricchi si ricoprono col denaro, e quelli di voi medici con la terra!

INES (urlando affacciata alle scale)

Arrivederci, dutòur Magagna. Tornate pure a vostro comodo, ma... se anche ve ne scordate, per una volta, fa nulla. Vorrà dire che glielo faccio io, il clistere, al paziente! (rivolta al paravento) Sì, con l’arsenico!!

GIANNI BARBA(sgusciando dal paravento)

Grazie, un’altra volta. Ha guadagnato l’uscita il serial killer?

MAGAGNA(ritornato inaspettatamente in scena, guardando il pubblico)

Ossequi. Adìo. Saluti.  Arrivedersi a stassssera!

 PIERO, GHETÀNO

(buttandolo fuori a forza) Arrivederci!/A stasera!

GIANNI BARBA ( imitando ancora Donato)

Nella, accompagna il dottore che è evidentemente impedito nel trovare l’uscita!

(Nella esce per poco, poi rientrerà)

Ma come avrà poi fatto a trovare l’entrata, quell’imbranato?

PIERO

Avrà un cervello a senso unico!

GIANNI BARBA

A proposito, l’ho imitato bene?

VITTÒRI

Mamma mia!

GHETANO

Un ‘bisù’!

INES

Fin troppo bene. Mi avete fatto venire una sincope, boia d’un Barba Gianni!

GIANNI

Ah ah ah ah, mooolto, molto bene.

INES

Molto bene un corno! E’ questo il momento di far scherzi da prete? Per un attimo, ho temuto che Donato fosse tornato al mondo!

GIANNI BARBA

Ah! Benissimo, allora! Eccola, eccola la soluzione!

(stupito) Ma non capite ancora?

INES, GNAMMA, PIERO, GHETÀNO, VITTÒRI

(cercandosi con lo sguardo) No!

GIANNI BARBA

Che branco di zucconi! State un po’ a sentire questa novità.

Piero telefona subito al notaio Cirella, e gli dice di venire qui immediatamente, che il signor Donato Bosi è peggiorato e vuol fare testamento. E che porti con sé tutto l’occorrente, mi raccomando, inchiostro e testimoni, nonché le marche da bollo e la ceralacca. Non deve mancare proprio nulla, neanche la carta assorbente.

INES:

Ma… ma… chi paga?

GIANNI BARBA
Il notaio arriva qui, e trova la stanza buia. Solo una candela è accesa sul comodino, e un’altra sul tavolo dove lui si accomoderà. E se chiedesse di aprire la finestra, gli direte che Bosi ha la congiuntivite. E se volesse accendere una luce, gli direte che a Bosi non gliene frega più niente di pagare la bolletta, adesso che sta per crepare, e che dunque vi hanno tagliato i fili.

INES

E’ già capitato più di una volta.

GHETANO

Credi di essere tanto originale, Barba Gianni?

GIANNI BARBA

Quando gli occhi del notaio si saranno abituati all’oscurità, potranno finalmente intravedere la figura assopita di Donato Bosi tra le tende del letto. Cominciate a capire?

GHETANO

Vai avanti, Barba Gianni, che vediamo se è proprio come farei io.

GIANNI BARBA (con molta ostentata pazienza)

Bosi avrà in testa la sua cuffia da notte gialla, e sul mento vi sarà appoggiato ad arte un ingombrante bavaglino, che fungerà da camuffo.

GHETANO

E’ la sua solita toeletta notturna, mica bisogna andare da Fiocchi[28] per vestirlo.

GIANNI  BARBA

Aspetta. Tra cuffia e mento, sbucherà un bel nasone, un naso spettacolare, un naso importante… il naso di chi, secondo voi?

GHETANO

Ma di Donato Bosi, l’hai appena detto tu, Barba Gianni!

GIANNI (spazientito, schiaccia violentemente il naso di Ghetàno tra il medio e l’indice)

No, no, e poi no! Sbucherà il mio nasone, non quello di Bosi! Il mio!

GHETANO

Ahhhhiaa!

GIANNI  BARBA

Sì, perché al posto di Bosi, su quel letto ci sarò io!

TUTTI

[brusio]

GIANNI  BARBA

(solenne) Io, Gianni Barba che, con volto e voce contraffatti, sarò il falso Donato Bosi, testando e dando norma al testamento! Un testamento nuovo di zecca, fatto ad arte, da me! Per voi!

INES, GNAMMA, GHETÀNO, VITTORI (esaltati)

Barba Gianni! Barba Gianni!

PIERO

Gianni Barba, mio suocero, nostro eroe…

NELLA

Però, che uomo audace, perfino… seducente…

(i parenti si baciano)

INES (a Piero)

Va, dunque, corri a telefonare a Cirella, digli di fare presto, e che chiami anche dei testimoni. Aspetta: pensandoci bene ne basterà uno soltanto. Ma che porti le marche da bollo e tutti gli accidenti che servono.

Velooooce … o sei già tornato?

(Piero esce di corsa)

GNAMMA

Crepi l’avarizia, tanto paga la zia.

GHETÀNO

Cara Ines… caro Vittòri dell’Alberone, cara Gnamma, qua, che vi abbraccio.

 (tutti si abbracciano e si baciano)

GIANNI BARBA (sarcastico)

Oh quale commozione! Mi vien da lacrimare... alle ginocchia !

GNAMMA

La beffa ai frati è fatta!

VITTORI

Continuino pure a digiunare, che lo spirito si rinforza, eh eh.

GHETANO

Tu ne sai qualcosa, vero, Vittorio?

INES

Alla messa di domenica lasceremo 15 lire di elemosina. Anche 20, toh. Sono una donna di sani princìpi, io!

GIANNI BARBA

Che anime pie!

GNAMMA

Dovremo poi pensare alla sontuosa messa di trigesimo. La celebreremo nella chiesa dei carissimi Frati della Rocca...

GIANNI BARBA

Mi strappano il cuore…

VITTÒRI

Gran giornata! La vita è bella!

GNAMMA (solenne)

 Ma quello che è ancor più bello, diciamocelo, è l’amore… tra noi parenti!

 (continuano a baciarsi e a far baccano)

GHETÀNO (battendo le mani)

Facciamo basta! Zitti tutti!

Gianni, vogliamo adesso pensare alla divisione dei beni?

VITTORI

Evviva! In cantina ci sono dei cento scudi d’argento, nascosti in una vecchia cassa.

GNAMMA

Sì, peseranno un quintale e mezzo.

GHETANO

Quisquilie. Ci sono dieci o dodici sacchi di marenghi d’oro, su in soffitta. Che ne facciamo?

VITTORI

Ma che domanda idiota. Ce li dividiamo in parti uguali tra noi parenti!

INES

Ma... ma...

NELLA

Ehi! Che non vi venga mica una colica per tutta quella generosità che vi fuoriesce dalle budella, sapete?

GHETÀNO

Aprite bene le orecchie, tutti quanti! E’ il più vecchio, che parla!

Barba Gianni! Io voglio i frutteti di Ferrara e di Zanzalino.

INES

Barba Gianni! Allora a  me i campi di grano di Cento, di Corporeno e di Dosso, e anche... aspetta... e anche...

VITTÒRI

(a Ines) Tempo scaduto! Vai a vedere a che punto è il ragù. (le dà una spinta)

(rientra Piero, quatto quatto con una coppia di pane tra le mani, diretto al balcone)

A noi le vigne di Alberone e di Finale Emilia.

GIANNI  BARBA (a Piero)

E tu? Cosa vorresti mai per te, figliolo?

(silenzio)

Di’ pure, dai!

PIERO (imbarazzato)

Signor Gianni! Ecco, io… c’è il balcone infestato di piccioni. Volano qua da tutte le bande, si vede che si è sparsa la voce che diamo loro… il buon pane centese.

(Gianni, duro in volto, lo scruta attentamente da capo a piedi)

(tentando di essere convincente) Si vede da queste cose qui che è davvero buono, il pane di Cento, non è mica d’accordo? E, visto che gli … augellini lo gradiscono, ho pensato che bisogna dargli tanti… altri… briciolini. (si volta per salutare Giorgina, che nel frattempo si è affacciata)

GHETÀNO

Vai, allora, prima che arrivino i piccioni di Ferrara. Quelli sì che sbafano, veh! Se tardano un po’ è perché oggi è una bella giornata, e così…

VITTÒRI

… e così si staranno facendo una bella passeggiata a piedi, quei… piccioni!

PIERO

(agita il pane) Eccolo qua, il pane centese. Veh mo se vi dico la verità, sgnòur Gianni!

(timidamente) Posso andare? Non estraete mica quel coltellaccio, però, eh suocero?

GIANNI BARBA (tenerissimo)

Vai, vai, cuor tenero. Sei  proprio una schiappa, te. Per fortuna, non hai mica preso da questa razza di bisce. Adesso capisco la mia figliola, e tutta la smania che ha per te. Fate proprio una bella coppia di Sandròni[29], voialtri due.

INES

Dio! Da che pulpito! Trattenetemi, o gli tiro il collo, a quell’ipocrita!

GIANNI  BARBA

(a Piero) Va’ mo là, il mio ragazzello. Vai, vai… figliolo... mio. (lo abbraccia)

PIERO

Yuppiiii… grazie, babbino!

(Piero, felicissimo infila il finestrone e raggiunge Giorgina sul balcone. Il pubblico vede chiaramente che i due si abbracciano)

INES

Seee, va’ mo là, salame d’un nipote. Vorrà dire che il lavoro sporco lo faremo tutto noialtri. Bene, bene. Dov’eravamo rimasti?

GNAMMA

Ah, sì, tornando alla faccenda, resterebbero ancora quattro cose da spartire: l’Isotta Fraschini, questo palazzo di Via Guercino, l’attico ammobiliato in via Ugo Bassi…e…

INES

 … E l’immensa Possione[30] dei Bosi, la tenuta di Castello D’Argile, quella che produce più bietole (solenne) di tutto l’impero d’Abissinia.

NELLA

(tra sé) Non faccio mica fatica a crederci, non faccio: l’Abissinia l’è tutta sabbia! Mo che bel paragone pertinente, cara la mia bragòna[31], che l’hai già raccontato a tutta Cento!

(seccata) Tzè, vado in cucina, che tanto qui ho capito che non mi tocca niente.

(Nella esce)

(un attimo di imbarazzante silenzio; tutti si guardano in cagnesco)

INES

Oh, Ghetàno, tu sei il più vecchio…

GHETÀNO (gongolando)

Ah! capisco, mia cara! Siccome sono il più vecchio, e sono anche stato Sindaco a Massa Fiscaglia… volete darli a me! Accetto!

(scoppia il putiferio)

INES

Ma neanche per sogno, ma sentite ‘sto rimbambito!

GNAMMA

Tu ti becchi un calcio in culo!

VITTÒRI

Il bel sindaco della malora vorrebbe la mia parte d’eredità! Mo sicuro!

 (altro putiferio)

INES

Fermi tutti! Ascoltate me, ora.

Io sono la vedova inconsolabile del capofamiglia, e (indica il balcone) ci ho pure un nipote mezzo deficiente a carico: perciò, la casa, l’attico, la macchina e la grande tenuta d’Argile toccano a me, avete capito?

(altro putiferio)

VITTORI

No, la casa, l’attico, la macchina e la tenuta li vogliamo noi, che siam pieni di debiti.

GIANNI BARBA

Veh’ mo quanto dura… l’amore fra i parenti! Ah ah ah ah!

INES

No, la casa, l’attico, eccetera toccano a me, che mi restano due sole mangiate di fagioli.

GNAMMA

Appunto, cosa te ne fai allora di un podere di bietole?

(tutti si accapigliano con tutti)

GIANNI BARBA

Ah ah ah ah! Peccato non poterla raccontare in giro, ‘sta storia!

GHETANO, VITTORI (a vicenda)

Oheeeee… guarda che ti spacco il grugno, veh?

INES, GNAMMA (idem c.s.)

Oheeeee… guarda che ti cavo gli occhi, sai?

GIANNI BARBA

Ah ah ah, parenti serpenti! Brèv, brèv[32]!  Che bello spettacolo educativo!

I PARENTI (alternandosi)

… toccano a me, toccano a me, toccano a me…

GIANNI BARBA

Ah! ah! ah! ah! Che bel ritratto di famiglia!

GNAMMA

Toccano… a …

[si sente una campana che suona a morto. Tutti si bloccano e restano rigidi, in assoluto silenzio]

(dal terrazzo, Giorgina e Piero si affacciano nella stanza)

GIORGINA

Madonnina mia, suonano a morto. Chissà a chi è toccato, stavolta!

PIERO

Ohe, babbino: Corvino Magagna ha colpito ancora! (torna in balcone)

GHETANO

Ah, l’impiastro! L’ha poi dunque trovata, la cicuta!

VITTORI

Va là che, se continua così, il beccamorto metterà su una Multinazionale.

GIORGINA (si raccoglie)

Signore, non accogliere queste malignità. Accogli invece l’anima di questo morto defunto e fa’ che voli in cielo in mezzo ai tuoi santi, ai tuoi arcangeli, ai tuoi rubini e ai saraffini[33]. E se invece deve proprio andare al purgatorio…

GNAMMA (spintonandola)

… fa’ mo che, almeno, si spurghi in fretta. Amen!

(Giorgina scappa in balcone)

VITTÒRI (tra sé)

Perfetto! Bisogna proprio che domandi in giro chi è morto, così stasera vado a dirgli soqquanti[34] rosari coi miei amici d’osteria, dopodiché la scusa l’è buona per fare tre o quattro tappe nei bar, trincando a ufo…

INES (angosciata)

Sciocchi! Ma non avete ancora capito? La campana è per mio marito. Oddio, l’anno già imparato!

GNAMMA

Cento: boia d’un villaggio di lavandaie…

GIANNI BARBA

Nooo… Tutto il mio piano! Chi è che ha spifferato?

VITTORI, GNAMMA, INES, GHETANO

La Nella!?

(la tensione è al massimo)

GIORGINA (rientrando con Piero dal balcone)

Di’ un po’, babbo: gli uccellini son già pieni, e non vogliono più mangiare i briciolini! Cosa vuoi che facciamo, adesso?

GIANNI BARBA

Adesso… adèss… (con gli occhi fuori dalle orbite) dategli mo da bereeeee, boia d’una galeraaaaaaaaa!

(i due giovani, terrorizzati, si ritirano nuovamente in balcone)

 (rientra Nella, di corsa)

NELLA

No, no… non state a preoccuparvi. E’ venuto uno scarrabaccìno[35] al farmacista. L’hanno trovato stecchito in negozio, stamattina: un colpo tanto secco che è morto in piedi.

TUTTI

(con autentico sollievo) Ufff...

NELLA

L’ho saputo prima, giù dal macellaio…

INES

Requiescat in pace. L’ha bell’e finito di tribolare, poverino!

VITTORI

Già. Terra addosso, e poche messe.

GHETÀNO (batte le mani per richiamare l’attenzione)

Allora, per la casa, la macchina, l’attico e la grande tenuta di Argile io propongo di rimetterci alla salomonica… saggezza di Barba Gianni!

NELLA

Sì, sì, l’è giusto! Rimettiamoci a quel galantuomo di Gianni!

INES

E te, cosa c’entri? Cos’è mai questo… exploit?

NELLA (ammiccando a Gianni)

Oh, niente, l’era solo per darvi un consiglio, eh eh eh!

GIANNI BARBA

Bene.  Ma adesso datemi gli stracci per vestirmi. Dai, dai, dai! Dormite, per caso?

INES (si avvicina a Gianni dalle sue spalle, quasi abbracciandolo)

A proposito di “dormire”: ecco qua la scùffia[36] da notte! Visto, com’è bellina? Tutta di velluto giallo, il colore della… furbizia…

(Gianni tenta di sottrarsi)

(piano)  Ohe, Barba Gianni, se mi lasci la macchina, questa casa, la grande tenuta di Argile e l’attico di via Ugo Bassi, ti do duecento lire, hai capito, ometto?

GIANNI BARBA

Eccome, che ho capito! (si frega le mani)

 (Ghetàno si alterna a Ines, che ora si allontana fregandosi le mani)

GHETÀNO

(piano, a Gianni) Barba Gianni, se mi lasci la macchina, questa casa, la grande tenuta di Argile e l’attico di via Ugo Bassi, ti do trecento lire, hai capito?

GIANNI BARBA

Benèssum! (si frega le mani)

 (Vittòri si alterna a Ghetàno, che si allontana fregandosi le mani)

VITTÒRI

(piano, a Gianni)  Se mi lasci la macchina, questa casa, la grande tenuta di Argile e l’attico di via Ugo Bassi, vado in prestito di mille lire e facciamo a metà: seicento a me… quattrocento a te. Che ne dici?

GIANI BARBA

Di’ su: hai bisogno di un pallottoliere?

VITTÒRI

Dai, che poi ci aggiustiamo. Ma guai a parlarne cogli altri, specie con mia moglie!

GIANNI BARBA

Va beh. Allora siamo d’accordo! (si frega le mani)

 (Gnamma si alterna a Vittòri, che si allontana  fregandosi le mani)

GNAMMA

(piano, a Gianni)  Oh, Barba Gianni, se lasci tutto a me, ti do (allusiva) quello che vuoi. Ma mosca con mio marito, per l’amor di Dio!

GIANNI BARBA

Ma sicuro! (al pubblico) Bel bagascione, eh? (si frega le mani)

 (Nella si alterna a Gnamma, che si allontana fregandosi le mani)

NELLA

Ed ecco il bavaglino…

(piano, a Gianni)  Oh, Gianni, se lasci a me l’attico di via Ugo Bassi, ti ci faccio dormire tutte le notti che vuoi. Ti vado bene, come ricompensa? (fa la sciantosa) Mo guardami ben bene!

GIANNI BARBA

Te, bella passarona[37], mi piaci un sacco e lo sai. Ma… se vuoi vedere l’arcobaleno, devi prima sopportare la pioggia. Capito?

NELLA (diffidente)

Spiegati meglio, galantuomo!

GIANNI BARBA

Non ora. Capirai da sola!

 (La Nella annuisce e si allontana fregandosi le mani)

INES

Ed ecco qui la sottana da notte. Bianca… come il candore delle buone azioni… (gliela poggia davanti)

(rivolta ai parenti) Oh, guardatelo bene, chi volete che non inganni?

GNAMMA

Ma è Gianni che fa il Bosi, o è Bosi che fa il Gianni?

GIANNI BARBA (ridendo)

Son Gianni Barba che fa il… barba-gianni! Ah ah ah.

 (travestono Gianni)

INES

Però non sarà mica… a gratis. Avrai il tuo bel ricordino, caro il mio Barbin Giannino…

GIANNI BARBA

Gianni! Chiamatemi Gianni, amici miei!

NELLA

Ci pensa il vostro Gianni a riparare i danni!

GIANNI BARBA (dandole una pacca sul sedere)

Ci puoi giurare, bella sfusgnàza[38] ah ah ah…

INES (a Nella)

Ohe! Te lo chiedo ancora: e te cosa c’entri? Piuttosto, a che punto è il soffritto?

NELLA

E che ne so, io? Sono troppo infoiata…

INES

E per cosa?

NELLA

Ma per voi, naturalmente!

Date un po’ un’occhiata, eh? Che ve ne pare? Non è preciso?

INES

Perfetto!

NELLA

Ma quanto sei bello, Giannino: ti bacerei sul nasone.

 (gli schiocca un rapido bacio sul naso)

GHETANO

Ingannerebbe anche quella (con enfasi, ammiccando)... santa donna di sua madre.

INES

Su! Il notaio sarà qui a momenti. Corri a letto, copriti!

GIANNI BARBA (si fa molto scuro in volto, gli occhi brillano sinistri)

Aspettate un attimo, la mia gente. Facciamo il punto della situazione, adesso che siamo in ballo?

INES

Te la fai sotto, eh, fifone?

GIANNI BARBA

Te la farai sotto anche tu, non appena senti cosa sto per dirti.

Voi sapete bene che il Fascio ha inasprito il codice penale, vero? In particolare, (recita) “Per chi si sostituisce agli altri in testamenti e lasciti, per lui e per (con enfasi, indicandoli) i complici c’è la galera a vita”, qui al carcere della Rocca.

GHETANO

Che vi dicevo? Mica per niente sono il più vecchio…

GIANNI BARBA

Tutti giorni acqua, pane duro e una cipolla così puzzolente da far gocciolare il naso. (si soffia il naso) Tirate fuori i fazzoletti, se mai fossimo… scoperti!

I PARENTI

(ipnotizzati, si soffiano il naso)

GIANNI BARBA

(indica la finestra) La vedete bene, la Piazza del Guercino?

I PARENTI (guardando la finestra)

Sì, sì.

NELLA

Anche lei, signora Ines?

INES

Perchè, chi sono, io? Il Guercino?

GIANNI BARBA

Continuate a guardarla.

 (recita sventolando il fazzoletto) Addio, mia bella Piazza Guercino, addio, suolo divino! Vado a stare dietro i catenacci della Rocca.

E attenti che per una cosa del genere il moccolo al naso verrà a tutti quanti, mica solo a me. Chiaro il concetto?

 (i parenti annuiscono e si soffiano il naso)

 (suonano al campanello)

GHETÀNO

Ecco il notaio! Majàl[39], come ha fatto in fretta! L’avranno caricato sulla camionetta di Rumanèn. Adesso mi occorre un aiuto per portarlo su, eh, voialtri?

VITTORI

Ecco, ora ci tocca pure fare della faticaccia. Questo testamento non ci ha ancora fruttato nulla e già comincia a costarci. (a Gnamma) Dai, bella gnocca, smetti di laccarti le unghie e vieni a darmi una mano.

(escono tutti, tranne Gianni e Nella)

NELLA

Come vi sentite, signor Barba?

GIANNI BARBA

Gianni! Specie per te, Gianni soltanto, bella figliola. Come vuoi che mi senta? Come un moribondo, no?

NELLA

Ma va là, che una canagliaccia come voi non la vogliono neanche all’Inferno. Fatevi dunque coraggio! Io vi ammiro tanto, sapete?

(lo bacia sulla guancia, rapidissima, e corre a rassettare la stanza, in secondo piano, voltata di spalle)

GIANNI (al pubblico, avanzando in camicia da notte verso il proscenio)

Avanti, dunque che adesso iniziano le danze.

Mi tremano un po’ le gambe, se penso a quello che sto per fare. Speriamo solo che stavolta non ci scappi il morto. (rivolto al corpo di Bosi, che è nella stanza accanto) Oh, senza offesa, eh? Ma, come dico sempre a mia figlia, l’importante è non esagerare e agire sempre con una certa finezza…

NELLA (voltandosi un solo attimo)

Ahhh, sì. Che uomo fine!

GIANNI BARBA

A proposito di finezza: mi sa che questa mia ultima birbonata mi consegnerà definitivamente o alla storia, o… alle patrie galere. Così, se prima vi avevo chiesto un sostegno, ora ve lo domando …

(batte le mani per incitare l’applauso)

…  come quel clistere: doppio!


ATTO III

Scena: come la precedente.

La stanza è debolmente illuminata da due candele: una sul tavolo, e una sul comodino. Il Notaio Cirella siede su una carrozzina da paraplegico. Accomodato al tavolo principale, ha già dispiegato le sue carte. Seduto al suo fianco vi è il testimone Rumanèn. Alle sue spalle, in piedi, Vittori e Gnamma sorvegliano attentamente le sue mosse.

Attorno al letto in cui giace Gianni, nei panni di Bosi, Ghetano e Ines stanno seduti in religioso silenzio, col viso rivolto al notaio.

(La torre del Palazzo del Governatore batte undici rintocchi.)

IL NOTAIO

Caro Donato, sono lieto di vederti. Hai saputo, invece, del farmacista? Ieri c’era, e oggi non c’è più.

GIANNI BARBA

E pensare che era l’unico a cui le medicine facevano bene!

NOTAIO

Pensa che aveva appena sposato le sue figliole. Oh, con due salumieri di Bologna, eh? Era così contento di avere due… generi alimentari!

I PARENTI

Ah ah ah ah!

RUMANEN

Silenzio, prego!

NOTAIO

E tu, come stai, vecchia roccia?

GIANNI BARBA

Indovini un po’? Come se fossi davanti a un notaio per fare testamento.

NOTAIO

(seccato) Allora, se pensi che io ti porti iella, passa pure tu nel mio studio. (fa per andarsene)

GNAMMA (blocca la carrozzina)

Ma scherziamo?

INES

Mai rimandare a domani quello che si può fare oggi, caro marito.

VITTORI

Così almeno ti  levi il pensiero, zietto.

GIANNI BARBA

Vede, dutòur Zirèla, come mi amano? Non che io abbia l’intenzione di lasciarli subito, per carità. Il fatto è che ci ho il piede destro che tira nella fossa, mentre il sinistro non ne vuol sapere ancora.

VITTORI

Oh, e ci ha pure la sfiga di essere mancino!

RUMANEN

Poveraccio. L’avevo visto da poco in compagnia della Sedònia, la ballerina, mentre uscivano dalla gioielleria Biffoni. E adesso, a vederlo in questo stato... mi viene da piangere!

INES (acida)

Chissà perché, anche a me vien da piangere, ora che mi si informa di essere una gran cornuta. Grazie, Rumanèn.

GIANNI BARBA

Il testamento avrei voluto scriverlo di mio pugno. Però il guaio è che io sono…

NOTAIO

Tu sei…?

GIANNI BARBA

… un povero paralitico!

 (i parenti guardano Cirella con apprensione, temendo che si sia offeso)

I PARENTI

Oddio…

IL NOTAIO

Di’ su, stai delirando, Donato Bosi, o fai l’asino? Io, sono quello paralizzato, semmai, e non tu che la settimana scorsa correvi dietro ai debitori che sembravi la jena currens. 

INES

La malattia lo ha reso insensibile, spietato, capirete, notaio Zirèla…

VITTORI

Non è mica più lui, sapete? (Gnamma gli tappa la bocca) Ooopsss…

NOTAIO

Spietato? Solo adesso? Perché quand’era sano, cos’era, una colombella? Se guardate qui, da qualche parte, saltano fuori le mie cambiali! Ce ne dovrebbe essere un pacco così!

VITTORI

Ah, ecco di chi erano quelle nel cassetto del tavolo! Ooopsss…

GNAMMA

Shhhh, ma taci, dunque!

GIANNI BARBA

No, no, ci ho davvero la paralisi, qui ai polsi e perfino nelle dita. Questo perché ho sempre avuto orrore a firmare assegni, e così il Signore mi ha punito.

NOTAIO

Lo vedi, il grande Disegno Celeste? E adesso non mi dire che sei pure… daltonico!

GIANNI BARBA

Ahimè, sono da rottamare. Adesso, sono soltanto in grado di…  grattarmi il mento e di … (guarda minaccioso i parenti) … soffiarmi il naso! Vede, dutòur Zirela?

 (si soffia il naso, in più maldestri tentativi)

I PARENTI

Povero Bosi! (si soffiano il naso)

IL NOTAIO

Che strazio. Vidi, Vidi.

INES

Siamo sicuri che anche il testimone vide?

RUMANEN

Più che vedere, udii. Povero Bosi!

I PARENTI (gemendo)

Povero Bosi!

IL NOTAIO

Ehh, mo’ che lagna, ‘sti parenti! A proposito, vuoi che li discacci, Donato?

GIANNI BARBA

No, no, dottor Zirèla. Restino pure qua, i miei amati parenti, anche se attaccano della solfa, vero?

GNAMMA

Grazie, zio!

GIANNI BARBA

Voglio che essi assistano a quella tragedia che è la vita, fino al suo estremo compimento. La sofferenza li renderà più forti, eh eh eh.

IL NOTAIO

Va bòn. Allora, attacchiamo con la pappardella di rito. (avvicina la candela) Soccmèll, che buio in questa casa!

(solenne, una volta inforcati gli occhiali) In Dei Nomini, anno Dei nostri Jesu Christi Millesimo Nonagesimo Trigesimo Septimo, die Viginti Quarto Febrarii, hora Undecima… dico bene?

VITTORI

Ah, non lo domandi a me!

IL NOTAIO

Sì, sì. Insomma, per scrivere come mangiamo: oggi, il 24 di febbraio del novecento trentasette, alle ore undici, io, notaro Cirèlla, civis Centesis, per voluntatem Donati Bosii…

(tira fiato, a fatica)

scribo… sotto sua dettatura… ‘sto testamento qua.

I PARENTI

Oooh, va’ mo là!

GIANNI BARBA

Ehi, ehi, dutòur Zirèla! Aggiunga: “il quale testamento di oggi annulla, e rende carta igienica, ogni altro eventuale testamento precedente”, se mai…se ne trovasse uno in giro! Eh eh eh. Con la testa che ci ho…

GNAMMA

Mo che saggezza!

IL NOTAIO

Adesso mi devo rendere un po’ antipatico. Toccati pure gli zebedèi[40], se puoi muovere le braccia, però… dimmi: vuoi dei funerali faraonici, costosissimi?

GIANNI BARBA

Mo no, mo no! Io sono un uomo pratico. Quel che conta è come vivi, non come muori. Voglio una cassa di legno, anche tarlato, quattro chiodi, due fiori finti e un sotterrino soltanto. Totale: ottantacinque lire.

GHETÀNO

Ma che modestia!

GIANNI BARBA

L’importante è che diciate al beccamorto che ero convenzionato con il suo socio, sì... il dottor Magagna, l’angelo della morte: così vi farà un bello sconto, eh eh eh.

VITTÒRI

Altro che delirio. Pare un ragioniere.

GIANNI BARBA

E ora pensiamo ai miei amici frati, ché non li lascio mica a becco asciutto, io!

I PARENTI (traumatizzati)

A-aa-aahhh…ehm…

GIANNI BARBA

Io sono un uomo di fede, un uomo pio, un uomo che ha sempre fatto del bene… (specie a se stesso).

Dunque: io, Donato Bosi, in piene facoltà… eccetera, lascio… (urla, rivolto ai parenti) ai Frati… della ... Rocca…

(i parenti tremano)

quattordici lire… e trentatre centesimi!

GHETÀNO

Bravo! Così si fa. Bisogna sempre pensare alle opere di bene!

INES

Straordinario! Cifra tonda. Che uomo, mio marito.

IL NOTAIO (grattandosi in testa)

Ehi, di’ su. Che beneficenza è, questa? A me sembra una… forchettata di noci.

GIANNI BARBA

Eh, no, caro il mio Notaio. Voi lo sapete meglio di me che quando uno crepa e lascia tutto alle suore o ai frati, fa poi pensare male alla gente.

IL NOTAIO

Il solito strozzino. Belle scuse!

GIANNI BARBA

Mica tanto! In piazza direbbero: “vedi? Te lo dicevo, io, che aveva qualcosa da farsi… perdonare!”

INES

Sòccmell, che mente!

IL NOTAIO

Oibò. Che incredibile lucidità!

(al testimone) E io, che l’ho sempre reputato un vecchio rincoglionito!

(entra Nella con un drink per il Notaio)

GIANNI BARBA

Dai mo! Adesso la facciamo corta, che mi sono già rotto i bambùz[41], di questa manfrina.

INES

Porta pazienza, tesoro. Ne hai ancora per poco.

GHETANO

In fondo, l’hai voluto chiamare tu, il notaio. Oh, che si sappia, eh?

GIANNI BARBA

Allora: visto che non me le posso portare nella cassa, come taaaanto vorrei fare, lascio tutte le mie adorate monete d’oro e d’argento, custodite nei forzieri di questa rispettabile casa, da dividersi in parti uguali tra tutti i presenti.

NOTAIO

Anche tra me e il testimone?

INES (acidissima)

Ma neanche per sogno! Disonesto!

GNAMMA

Oh! grazie, zio!

NELLA (dolce, verso Gianni)

Grazie, bel… cicisbeo!

 (si fa il gelo attorno)

INES

Ancora tu! Te lo devo domandare per l’ultima volta che cavolo c’entri, te?

NELLA (sciantosa)

Domandatelo a vostro marito, cara la mia contessa, cosa c’entro! Sono o no una presente?

GIANNI BARBA

“ da dividersi in parti uguali tra tutti i presenti in questa rispettabile casa”. Oh, balcone compreso, eh? (lo indica con mano tremolante)

(Nella fa una linguaccia a Ines ed esce)

INES

Ah, brutto ghigno!

GIANNI BARBA

Mi sono espresso male, per caso? Oddio, non mi starà mica venendo la paralisi anche alla lingua?

NOTAIO

No, no, sei stato chiarissimo, Donato. Quei due piccioncini amorosi che ho scorto dalla strada … tra nugoli di piccioni autentici, prenderanno parte alla divisione. Proseguiamo.

INES (facendosi ben intendere da Gianni)

Va bene, va bene, proseguiamo. Vorrà dire che i conti della divisione (minacciosa) li facciamo dopo, con comodo. (afferrando il matterello) Intantoecco qui la matita…

GIANNI BARBA

Lascio a Ghetàno i ‘piràr ad Fràra[42]’ e la melonaia di Zanzalìn, sperando che sia colpito da diarrea acuta, mentre si divora tutta la mia frutta.

GHETÀNO

Grazie, cugino! Gioverà alla mia stitichezza.

GIANNI BARBA

… alla Ines i poderi qui nel Centese, visto che ha i piedi di ricotta…

INES

Grazie, previdente marito! Risparmierò sui mezzi pubblici.

GIANNI BARBA

… a Vittòri e a Gnamma tutte le vigne dell’Alberone, fino all’argine finalese del Panaro, con la postilla che, se lui non si lava più spesso, visto che ha ancora tracce di placenta sotto le ascelle, tutto il vino prodotto sia venduto a favore degli Alcolisti Anonimi.

VITTÒRI

Ma se sono anonimi, come faremo mai a scovarli?

I PARENTI

Shhh!

GIANNI BARBA

E adesso… eh eh eh…

GHETÀNO

(tra sé, fregandosi le mani) Adesso siamo alla casa, all’attico, alla macchina e alla tenuta di Argile…

INES

(idem c.s.) Qui viene il bello.

 (pochi istanti di silenziosa attesa)

GIANNI BARBA

Lascio la grande Possione, la tenuta di bietole di Castello d’Argile, quella che frutta quasi un milione di lire all’anno…

GHETANO

Ohhhh…

GIANNI BARBA

… a una persona speciale, l’unica che io abbia mai amato e rispettato veramente…

(un secondo di assoluto silenzio)

Barba Gianni!

INES, GNAMMA, GHETÀNO, VITTÒRI (alternandosi rapidissimi)

Eh? / Sogniamo?…/… Cosa?…/ Che dice?

IL NOTAIO (trascrivendo)

“ … a… amato… rispettato… (con enfasi) Barba… Gianni!”

Poi?

GNAMMA

Poi un bell’accidente!

INES

Ma no, notaio Zirèla, cancelli, sa? Ci è stato un errore: mio marito, poverino, intendeva dire: “a quel amabile, rispettabile barbagianni di mia moglie.”

(a Gianni) Vero, tu?

GIANNI BARBA

Io, in piene facoltà mentali, et-cetera et-cetera, la lascio al signor Gianni (nome!) e Barba (cognome!), nato a  Pieve di Cento, etc etc, di professione disoccupato. E’ più chiaro, così?

INES

Aspett...

NOTAIO

Chiaro come il sole, Donato.

GIANNI BARBA

(a Ines) E poi, se tu ti reputi un barbagianni, eh eh eh, non hai del tutto torto. Ma questo è un altro discorso.

(rientra Nella, con la scusa di lucidare un vassoio)

GHETÀNO

Di’, Donato, ma come farà quel pezzente ad apprezzare una sì ricca Possione? E’ come portare un... orbo a vedere un film... muto!

GIANNI BARBA

Lo domandi poi a lui, quando lo incontri. (infantile) Cucu! Andiamo avanti? A chi tocca?

GHETANO

Ma… ma…

GIANNI BARBA

(minaccioso) Ma…ma… se vuoi un consiglio, caro cugino, tu pensa alla tua pignatta, che ne hai d’avanzo.

GHETANO

Ah! Brutto disgraziato d’un delinquente!

INES (avvicinatasi al “moribondo”)

Ti romperò questo matterello sulla zucca, brutto giannizzero!

RUMANEN

Signora, non sta bene bisbigliare nelle orecchie! Che ci avete detto al morituro?

GIANNI BARBA

Mi ha appena detto che quando crepo, mi porta sulla tomba un bel mazzo di ortiche!

RUMANEN

E tu, morituro, che rispondi?

GIANNI BARBA

Che se le tenga pure, le ortiche, e che provi a usarle al posto della... carta igienica, ah ah ah!

RUMANEN

Spiritoso. Beh, non verbalizziamo mica la storiella delle ortiche, dottor Zirèla? Scriva, dunque!

NOTAIO (spazientito)

Basta! Basta, gente, o faccio dello sgombero! Non si disturbi la tranquillità del testatore o chiamo le forze dell’ordine!

INES

Zitti, zitti… tacciamo, per carità.

(torna il silenzio)

GIANNI BARBA

Lascio l’attico di via Ugo Bassi, ammobiliato di tutto punto, aaaa…

I PARENTI

Aaaaaaaaaa... ?!

GIANNI BARBA

… Barba Gianni!

VITTÒRI (inviperito)

Oh, bòna lè[43]. Basta, ci siamo capito?  Bò-na! Bòooona!

GHETÀNO (a Ines)

Ciò, al s’ha inculà, q’ulà![44]

INES (piano, a Gianni, velenosissima)

Di’ un po’, testa da morto: la pecora va pelata fin che non inizia a frignare. E adesso è lì che piange disperata!

GIANNI BARBA (urlando)

Chi è che piange? Che pianga più forte: io sono sordoooo!

NOTAIO

Signora Ines! Non mi faccia perdere altro tempo, la scongiuro!

GHETÀNO  (a Gianni)

Ohe, bello! At’t’i tò tùti tì, ta t’i tò?[45]

INES

Ohe! Basta! Adesso facciamo uno scompiglio del quarantotto, mo vedrai! Parenti, scopriamo lui e gli... altarini! Giù dalla branda!

GIANNI BARBA (canticchiando con voce stentorea eppure altissima)

Addio, Piazza Guercinoooo… addio, suolo divino!

I PARENTI (terrorizzati)

Ahhhhh…

GIANNI BARBA

(sventola il fazzoletto) Sto per salutarti. E dove andrò… Dove? Doveeee???

 (sempre a fatica, si soffia il naso, fragorosamente)

INES

Accidenti a quella volta!

RUMANEN

Ohe, signori, basta, fare del pollaio, che qui c’è un moribondo che tira il fiato coi denti. Se davvero volete fare casino, infilate l’uscio e andate fuori dalle scatole, che qui bastiamo noi due, e… tre col futuro cadavere! Vero, signor notaio?

NOTAIO

 Signori! Contegno o vi faccio sgombrare sul serio, alè!

GIANNI BARBA

Notaio Zirèla, io ci ho in mente un testamento, ed è proprio quel testamento che Lei, bontà sua, trascriverà. Se poi qualcuno non è d’accordo, cavoli suoi. Io sono tranquillo, con la coscienza pulita...

NOTAIO

... in quanto mai usata!

GIANNI BARBA

Fanno del casino? Io me ne sto qui, calmo, e canticchio il mio bel canto del cigno. E, quando gli sarà passata, allora riprenderemo. Tralla là, la la la la laaa… addio di qua… addio di là!

RUMANENSta per lasciarci, e trova pure la voglia di cantare. Circondato da questa massa di ingrati, per giunta.

GIANNI BARBA (sovrastando la confusione)

E… questo bel palazzo di Cento, la mia sontuosa dimora… eh eh eh…

INES, GNAMMA, GHETÀNO, VITTÒRI (avvicinandosi al letto)

Oddio!…

GIANNI BARBA

La mia augusta casa di Cento, con garage e Isotta Fraschini parcheggiata nel garage…

(sventolando il fazzoletto) … addio, mia bella magione …

…addio, di mia vecchiaia, dorata… prigiooooone

INES, GNAMMA, GHETÀNO, VITTÒRI (arretrando dal letto, di scatto)

Ahhhhhhhhhhh!

NELLA

Ma che soggetto!

GIANNI BARBA

…sto per lasciarti per sempre, coi lacrimoni agli occhi…

INES

Noooo…

GIANNI BARBA

Con la candela al naso, me ne sto per andare… Ma dove? Dove?? Doveee?

INES, GNAMMA, GHETÀNO, VITTÒRI

Nooooooooooooooooooo!

GIANNI BARBA

… dritto in cielo, o forse no?

INES

Ma va’ a fare... dei grugni!

NOTAIO

Zitti, per l’amor di Dio!

GIANNI BARBA

(tutto d’un fiato) La mia bella casa di Cento, con auto e annessi e connessi, la lascio al mio caro, devoto e affezionato amico…

PARENTI

[tossiscono ripetutamente con stizza, sperando di sovrastare]

GIANNI BARBA (a voce altissima)

Barba Gianniiiiiiiii!

GHETANO

Addio balògi![46]

GIANNI BARBA

Da te mi congedo, mia cara e bella magione, che fa rima con…

(un istante di silenzio)

… (indicando Ghètano) cogliooone! Tralla la la la lala… Ecco fatto!

GHETANO (furioso)

Qual è la cura universale del dottor Magagna?

VITTORI

Ai chiacchieroni: acqua in bocca…

GNAMMA

Vado a prendere il catino: lo voglio affogare con le mie mani.

GHETANO

E ai malati?

INES

Ohh, a quello ci penso io. (brandisce il clistere) Ecco qui l’unto per tutti i mali…

NOTAIO

Fermi, scusate, non potreste mica rimandare la terapia a quando abbiamo terminato?

GIANNI BARBA

Abbiamo terminato. Ma niente terapia, eh? Stasera, stasera, quando tornerà il medico. Ricordate? Dai, che è ora di pranzo: andate a mo casa, adesso. Ma prima, notaio Zirèla, prenda quel pacco di cambiali che deve essere proprio lì, nel cassetto del tavolo, e ci accenda la stufa.

IL NOTAIO

(apre il cassetto ed estrae le cambiali) Oh, Donato, io… io… che il cielo ti benedica!

GIANNI BARBA

Ines, cara mogliettina, prima ancora di affondare le grinfie nelle mie monete preziose, date subito mano al vostro borsellino e sganciate mille lire al buon Notaio…

INES

Accidenti a quella volta!

GIANNI BARBA

 … e cinquecento al testimone.

INES

Accidenti a quella volta… un’altra volta!

IL NOTAIO

Oh, Bosi, non finisci proprio di stupirmi, oggi. Grazie, lascia che ti baci quelle generose mani rattrappite… (fa per avvicinarsi)

GIANNI BARBA

Macché, macché, fermo lì! Niente saluti lacrimevoli, noi siamo uomini forti. Andate, andate a casa: io vi benedico, cari amici.

(si soffia il naso)

(i parenti si soffiano il naso, piangenti)

( il Notaio e il testimone si soffiano il naso, gli unici veramente commossi)

IL NOTAIO

Addio, meraviglioso signor Bosi!

GIANNI BARBA

No, arrivederci, amici miei. Arrivederci all’altro mondo, chissà. Però… non venite mica a cercarmi in Paradiso, eh?

GHETANO

Non c’è pericolo.

IL NOTAIO (a Ines, che lo sta liquidando, in lacrime)

Sì, piangete pure. Sfogatevi, mia cara. E perdonatemi se non avevo capito quanto siete sensibile e addolorata.

INES

Non lo potrà capire mai, notaio. Mai! (piange al collo del notaio)

IL NOTAIO

Già! Che uomo, suo marito, che grande persona si è rivelata alla fine della propria esistenza! Ma, da oggi, tutto è agli atti; la sua saggezza è diventata legge, e sarà pubblicata. Contateci.

(timbra fragorosamente il foglio, sicché a Nella casca in terra un vassoio che stava lucidando. Tutti sobbalzano)

GIANNI BARBA

Ohe, volete farmi morire sul serio, disgraziati?

INES

Ci conto, ci conto, ma non adesso. Ho un po’ di confusione in testa. Scusatemi.

RUMANEN

Che grande uomo!

INES

Mio marito? Già. Un grande, grandissimo  str… strr… strrrrrrrrrrrr…

IL NOTAIO

Strrr... cosa?!

INES

… str… aor… dinario! (piange ancora)

RUMANEN

Coraggio, povera Ines! Per lei, corsa in taxi scontata, al funerale.

NOTAIO (al testimone)

Povera Ines un... accidente: suo marito le ha appena elargito un cospicuo lascito! Sarò malizioso, ma ho come l’impressione che non veda l’ora che ci caviamo dalle balle! Vorrà certamente coprirlo di baci.

VITTORI (spingendo fuori la carrozzella)

Vieni, vieni pur fuori dalle… che non vediamo l’ora di coprirlo di baci…

 (Gnamma, Vittorio e Ghetàn accompagnano fuori il notaio e il testimone)

 (si sente un trambusto infernale, sovrastato da un grido atroce del notaio)

GIANNI BARBA (scende dal letto)

Beh, mo cosa capita mai, adesso, laggiù sulle scale?

( la stanza s’illumina)

INES (scruta le scale)

Ih, bèn bèn… pare che il notaio sia ruzzolato giù con rotelle e ammennicoli. Ma le sciagure non vengono mai sole: infatti, il signor Notaio... non si è fatto praticamente nulla...

(si avvicina a Gianni)

… mentre io conosco uno che a venir giù dal letto gli capiterà una disgrazia...

(a voce alta, avvicinandosi ancora) Brutto ladrone!

(rientrano Ghetàn, Vittorio e Gnamma, armati di scope e bastoni. Tutti si avvicinano lentamente al letto dove Gianni è tornato)

GNAMMA

Brigante, rapace …

GHETANO

… traditore!

VITTÒRI (depone il bastone e si arma del candelabro)

Ti paralizzeremo quelle manacce per davvero…

GIANNI BARBA (in piedi sul letto tenta di respingere l’assalto. Nella è al suo fianco, e si difende col vassoio)

Cosa volete da me, criminali? Che ci fate ancora qui? Questa è casa mia, e io vi caccio via! Via, via, viaaaa…. brutti ceffi, via di qua…

INES

Ah, sì? Ma lo avete sentito, il… “padrone di casa”? Parenti! All’arrembaggio! Saccheggiamo tutto! E’ roba nostra, in fondo! (strappa a Vittori il candelabro d’argento, facendone un’arma per sé)

NELLA (dispensando colpi di vassoio)

Vostra un corno! Tie’, vecchia megera. Molla l’osso, ladra!

VITTORI (preoccupato per il prezioso candelabro)

Ines, metti giù quel… candelabro d’argento massiccio. Non vorrai mica fare male a qualcuno, spero!

GNAMMA

Saccheggia! Portiamo via tutto...

GHETANO

… quadri, arredi, anche la giacca di Barba Gianni …

GNAMMA

Le sue brache...

VITTORI

… col portafogli.

 (sta per scatenarsi il parapiglia)

GIANNI BARBA

Fermi, razza di coccodrilli. (scende dal letto) Bella gratitudine, con tutto quello che ho fatto per voi!

I PARENTI

Eh?

GIANNI BARBA

Ecco, mi fate piangere, vedete quanto sono sensibile? (si soffia il naso)

INES (scuotendosi)

Ancora con ’sta chiavica del naso che gocciola, eh?

GNAMMA

Brrrr, sai che paura che ci fai, adesso!?

GHETANO

Credi che non abbiamo capito che ci hai fregati, Barba Gianni?

GIANNI BARBA

Ma io l’ho fatto per voi. Ma non capite ancora? Riflettete un attimo...

GNAMMA

L’attimo è già trascorso. Diccelo tu, perché dovremmo esserti grati.

GIANNI BARBA

Non volevate che la Giorgina possedesse una dote, per sposare Piero? Beh, adesso ce l’ha. E che dote ricca! L’astuto Piero ha solo di che guadagnarci.

GHETANO

Guadagnarci? E come, boia d’un mondo ladro?

GIANNI BARBA

Sposandosi. Pensate, oggi un Bosi aspira a un patrimonio, senza fatica, unicamente sposando una ricca ereditiera.

INES (riflettendo)

Non ha mica tutti i torti. D’altronde, i Bosi sono una razza scaltra che non si fa mettere i piedi in testa. Vero, parenti?

VITTORI

Ben detto! Un bel matrimonio di convenienza... e siamo tutti ricchi.

INES

Shhh! Taci, tu, povero per vocazione!

GNAMMA

Ma sì. Noi Bosi non siamo mica dei deficienti!

INES

Però, il povero Piero dovrà sacrificarsi, ma... in fondo, chi se ne frega?

GHETANO

Esatto! Tanto, gonzo com’è, manco se ne accorgerà.

GNAMMA

Di Bosi era, e ai Bosi tutto torna, eh eh! T’abbiamo messo nel sacco, Barba Gianni!

GIANNI BARBA

Ebbene sì, lo ammetto. Senza contare che, longevi come siete, erediterete questo ben di Dio da Piero, quando anche lui andrà in Paradiso.

(Nella fa gli scongiuri, ma annuisce)

INES

Anche questo è vero. A ottant’anni suonati, mi sento come una farfallina. E so essere molto paziente, altroché.

GNAMMA

Tu ne seppellisci fin che vuoi, zietta!

VITTORI

A patto che Piero non abbia preso la salute di suo nonno, o dovremo aspettare cent’anni.

NELLA

Ma no, ma no. Ha sicuramente preso da quel cesso di sua nonna, ve l’assicuro. Non vedete che sembra la reclàme della carestia?

INES

(riavendosi) Ohè, parenti! Ma non sarà mica un altro trucco del Barba Gianni, questo?

Ghetàno, tu sei il più vecchio…

GNAMMA

… e sei stato anche sindaco a Massa Fiscaglia…

VITTORI

Pensi che si tratti di un Barba-trucco?

GHETANO (solenne)

Credo proprio di no. Considerate le leggi sui mobili, gli immobili e le automobili, stavolta siamo in una botte di ferro. Noi ci manteniamo saldi in linea di successione e questi beni ci torneranno indietro, tra alcuni decenni.

INES (previdente)

E … se intanto Piero e la Giorgina avessero davvero cinque figli?

GIANNI BARBA

Ehm, sei figli. Ed è proprio per questo che ci vorrà più tempo, capirete…

GHETANO (esaltato)

Se così fosse, mi viene in mente un imbroglio formidabile. Quando il povero Piero sarà morto, io mi sostituirò a lui, falsificandone la persona nel letto…

I PARENTI

Ohhhh…

GHETANO

… voi chiamerete un notaio e io detterò un nuovo testamento a nostro favore, in barba alla sua discendenza. Non ricordo dove ho già visto qualcosa del genere. Forse, al teatro dell’Opera?

GIANNI BARBA (a Nella)

Veh mo che testa!

INES

Come sei istruito, Ghetàno. Fortuna che ci sei tu.

GHETANO

(entusiasta) Oh, basta solo che cambiamo medico, e vivremo tutti più a lungo.

INES

Vero! Al diavolo Corvino Magagna. Adesso che Donato è morto, me ne scelgo uno valido!

GNAMMA

Però, per quanto valido sia, mica ti farà tornare più giovane.

INES

Ehi, non è mica giovane che io voglio diventare, sai? Ma vecchia e stravecchia!

NELLA

Perché allora non rivolgersi direttamente a un imbalsamatore egizio?

INES

Buona idea. Qualunque cosa, pur di esserci, quel lieto giorno. Allora, quando stasera torna quel corvaccio di Magagna gli daremo il benservito. D’accordo tutti?

GIANNI BARBA

Ehm, glielo darò io, il benservito, da parte vostra, perché adesso voi sloggerete di qui. Dopo tutte queste fatiche, ho bisogno di spaparanzarmi nella mia intimità domestica.

GNAMMA

Eh?

INES

Manco per sogno. Io non mi schiodo di qua!

GIANNI BARBA

Come vuoi: chiamo i carabinieri e vi denuncio per violazione di domicilio. E speriamo  ben che non salti fuori quel… gobìno[47] in cui siete implicati tutti quanti, (si soffia il naso) per non parlare poi delle lesioni al notaio...

I PARENTI

Oooh!

GIANNI BARBA

Intanto, se volete accomodarvi… Ci facciamo un vermut?

VITTORI

Ihh, sì, che bellezza. A me con due olivette, grazie!

GHETANO (afferrando Vittori)

Ma no, ma no, non ci abbiamo mica sete. Adesso smammiamo, che è ora di pranzo.

INES

Però torneremo quando sarà l’ora di riscuotere, veh! Tutti eleganti, coll’abito scuro… della cerimonia!

NELLA

Mai vista, una mummia nera.

GNAMMA

Che bello, essere degli ereditieri! Vero, parenti?

GHETANO

Già. Ma quel che è ancor più bello è l’amore tra noi consanguinei! Cara cugina…

(i parenti si baciano a vicenda)

INES (che li tiene lontani da sé)

Basta così, branco di buoni a nulla!

Gianni, mi dai un passaggio in macchina fino alla mia nuova dimora di campagna?

GIANNI BARBA

Lo farei volentieri, Ines, ma purtroppo possiedo una Isotta Fraschini e non ho ancora preso la patente.

GHETANO

Ma veh? Che storia strana!

GIANNI BARBA

Fatti pur accompagnare dal servizio pubblico di Rumanèn.

INES

Dammi almeno la mia parte di marenghi, che a furia di sborsare sono rimasta sul  lastrico.

GIANNI BARBA

Quelli, veramente, li considero come un anticipo sul tuo regalo di nozze per Piero. Raspa come sei, dovrei sicuramente correrti dietro!

GHETANO

Ehi! E le nostre?

GIANNI BARBA

Idem come sopra, eh eh. E’ proprio bello l’amore tra voi parenti.

NELLA

E Piero, parola mia, vi adora!

INES (seccata)

Brutta categoria, gli strozzini. Parenti, andiamocene da questa casa di arricchiti, march!

GNAMMA

Nella, accompagnaci!

NELLA

Conoscete la strada meglio di me.

GIANNI BARBA

Non vi trattengo, carissimi!

INES

(a Gianni) Addio, pidocchio rifatto! Quando metterò di nuovo piede in questa casa, tu sarai già terra da vaso, eh eh eh… allora sì che ti porterò quel bel mazzo di ortiche sulla lapide… dove ci sarà scritto: “al poco compianto Barba Gianni, di professione fannullone...”

GHETANO (ammiccando a Ines)

“…Qui riposa per la seconda... ed ultima volta.”

GIANNI BARBA

Ma certo, cara Ines. Comincia pure ad andare a raccoglierle da subito, le ortiche.

NELLA

Zia, pare che la campagna di Corporeno ne sia piena.

INES (spaventata)

Ma, adesso che ci penso, la campagna mi fa schifo! Facciamo cambio con l’attico in centro, Gianni?

GNAMMA

Ma dai, io ti invidio, sai? Aria aromatizzata con sani effluvi bovini ...

GIANNI BARBA (a Nella)

Intendasi: boàzze[48]

VITTORI

…uuh uuh di civetta, cra cra di rospi, bzz bzz di vespe…

GNAMMA

…bisce di un metro...

INES

Ih! Poveretta me!

GNAMMA

Dai, mo. Intestaci i campi di Corporeno e ci veniamo pure io e Vittorio per ortiche con te.

VITTORI

E anche per radicchi.

GIANNI BARBA (radunando il parentado verso la porta)

Ecco, bravi, buona idea. Andate mo tutti quanti… a radicchi[49]!

GNAMMA

Arrivederla, Barba Gianni!

VITTORI (nascondendo nuovamente il candelabro sotto la giacca)

Bah! Veramente non so più chi sia il vero barbagianni, giunti a questo punto.

INES

Shhh, zitto, te!

VITTORI

Seee, zitto! E dagli! Zitto pur! Intanto, io mi prendo il mio sudato anticipo, eh eh eh. (esce)

GNAMMA

Me lo prendo anch’io, allora, il mio… sudato anticipo (prende il clistere ed esce)

GHETANO

Vado in balcone a salutare Pierino, con permesso.

INES

(sottovoce a Ghetàno) Ma che non ti scappi mica detto il nostro piano diabolico, eh? Sennò, quello non collabora, fesso com’è.

GHETANO

Meglio non disturbarlo, allora. Ci verrà a cercare lui!

INES

Sicuro. Nella, andiamo a fare la mia valigia.

NELLA

Già pronta da un’ora, e bell’e giù nell’androne.

INES

Vedi che quando vuoi sai essere efficiente? Precedimi!

NELLA

Eh, no, signora Ines: io mi licenzio di nuovo, sa? Da oggi in avanti, la sua sporcizia se la smerda poi da sola, là in campagna!

INES

Eh, ma che maniere rustiche. Dovresti andarci tu, in campagna, mica io!

NELLA (dando il braccio a Gianni)

Invece, penso proprio che mi stabilirò qui in città, e per sempre. Sa, ho appena messo gli occhi su un favoloso attico… in via Ugo Bassi. Come seconda casa, non è niente male!

INES

Dio, che nervoso! Qualcuno di voi inetti mi chiami sto dannato taxi!

GIANNI BARBA (spingendola fuori, assieme a Ghetano)

Ehh, ma che disorganizzata! Era qui un quarto d’ora fa e te lo sei lasciato scappare.

 (escono tutti)

I PARENTI  (da fuori scena)

Arrivederci, arrivederci!

GIANNI BARBA, NELLA (da fuori scena)

Addio, addio!

PIERO (rientra dal balcone, seguito da Giorgina. Entrambi si ripuliscono dalle briciole e dalle penne. Piero pare un po’ triste: si guarda attorno smarrito)

Che massacro! E così, questa casa è tua, anzi… nostra, non è vero? (allegro) Vivremo qui per sempre, e se Dio vorrà, la riempiremo di tanti Pierini e tante belle Giorgine. Sei felice, coniglietta?

GIORGINA

Felice come un carnevale! (lo abbraccia)

PIERO

Benvenuta a Cento, Giorgina! La mia… la nostra città (indica il balcone) pare tutta d’oro, sotto i raggi del sole d’inverno. Ma tu pensala d’estate, con la campagna attorno, il suo fiume tranquillo tra gli argini possenti…

GIORGINA

Là tu mi desti il primo bacio.

PIERO (malizioso)

Là tu mi desti… qualcos’altro…

GIORGINA

Briccone d’un seduttore! Avevamo poco tempo, quella sera, ma da oggi vedi come si replica…

(si voltano verso la finestra, restando abbracciati, immobili)

(Gianni rientra, abbraccio con Nella)

GIANNI BARBA (ripone sul tavolo il conteso candelabro, sottratto a Vittorio)

Un tipo vivace, Vittori dell’Alberone, eh? E’ proprio il caso di dire che c’aveva… l’argento addosso!

NELLA

Ma quale argento? Quella patacca lì? Bosi la trovò al fallimento di Romeo dei Lattoni. Dammi qua, che poi lo butto.

GIANNI BARBA

Fa vomitare, infatti.

(si stiracchia)

(disteso) Oh, finalmente un po’ di tranquillità, in questa casa di matti. Anzi, ex-casa di matti. Ma da oggi, via tutto quest’antiquariato! Rinnoveremo gli arredi, compreremo una radio e la faremo suonare notte e giorno. Sai ballare il ‘ciarlestòn’?

NELLA

No, ma c’è un problema anche peggiore: quando quelli si renderanno conto che li hai buggerati per due volte di seguito, torneranno a tormentarti.

GIANNI BARBA

Che vengano pure.

NELLA

Non potranno denunciarti, è vero, ma non te li toglierai più di torno: e non so cosa sia peggio, tra la galera e quelle palpastre[50] davanti all’uscio.

GIANNI BARBA

Allora cambiamo subito le serrature e riempiamo mastelli d’acqua sul balcone.

(si baciano)

Ci sposeremo dai Frati della Rocca. In fondo un favore glielo dobbiamo.

PIERO (voltandosi un solo attimo)

Anche noi. Vero, amore mio?

NELLA

(indica il letto vuoto) Ma, prima del matrimonio, dovremo pensare al funerale.

GIANNI BARBA

(pensieroso) A nostre spese. Sì, perché, se aspettiamo quei bollettari là… Povero Bosi!

NELLA

Ecco perché era così cattivo: con quella famigliaccia che aveva!

GIANNI BARBA

A proposito, (indica la stanza accanto) sarà meglio andarlo a riprendere, non credi?

NELLA

Se non ce l’hanno rubato…

GIANNI BARBA

O se non è fuggito per la disperazione...

NELLA (sbircia nella stanza accanto)

Dai, portiamolo a nanna, il mio povero ex-padrone. Voglio che tutto torni come prima. O quasi! Poi ti faccio assaggiare un ragù che fa resuscitare i morti.

GIANNI BARBA

Per l’amor di Dio!

NELLA

Meglio di no, eh? Per oggi, faremo un salto in trattoria.

GIORGINA (voltandosi un solo attimo)

Tutti quattro. Vero, amore mio?

GIANNI BARBA

Ma certo. Per noi ricchi, l’ora di pranzare è quando abbiamo appetito, mica quando troviamo qualcosa da mettere sotto i denti, com’era fino a ieri.

 (Nella entra nella stanza accanto, vi preleva i ceri e li dispone ai quattro angoli del letto, poi li accende, lentamente)

 (Gianni avanza al limite del proscenio)

E voi, signore e signori, pensate forse che i soldi di quel rabbino di Bosi avrebbero potuto finire meglio… di così? In quanto a me, nella mia vita, ne ho combinate di tutti i colori, ma da oggi basta! Ho altre cose in programma, non ultimo… (accenna a Piero e Giorgina) sei nipotini a cui badare.

GIORGINA, PIERO (raggiungendolo)

Sette, papà!

GIANNI BARBA

Orca! Devo essermi perso qualcosa per strada!

(intenerito) Beh, andiamo in pace, che la commedia è davvero finita. E’ stata una recita movimentata ma, tutto sommato, io mi sono divertito un sacco. E… voi?

(indica il pubblico)

LA COMMEDIA

dedicata a:

nonna

Ines Saccenti in Scagliarini

1909 - 2006

e

nonna

Nella Trento in Pilati

1894 – 1983

quieti alberi d'argento

i cui nomi, non certo le indoli,

intese quest’opera

immortalare

E’ FINITA

Amadio (Marco) Pilati

Cento, 4 maggio 2008


[1] spaccone

[2] zuccona

[3] alcuni

[4] mandato al diavolo

[5] Con riferimento alle gonadi maschili: “un corno”

[6] fare della fatica

[7] miserabile, in bolletta

[8] pitale

[9] zitello

[10] vino di terz’ordine

[11] calamità

[12] smorfiosa

[13] nativo di Pieve di Cento

[14] dissennato

[15] piccolo inciucio

[16] fantasmi grotteschi

[17] moneta grossolanamente falsificata

[18] tutto un cantare

[19] figurativo: malattia pestilenziale

[20] figurativo: inetti

[21] chiavica

[22] trad. non letterale: te lo credo che è morto! [ha piegato gli stracci]

[23] sedere

[24] benissimo!

[25] esclamazione centese di forte meraviglia

[26] ragazzo

[27] sentieri di campagna

[28] rinomato negozio centese di alta sartoria

[29] buoni a nulla, qui in senso affettuoso

[30] possedimento agricolo

[31] spaccona

[32] bravi, bravi!

[33] storpiatura di Serafini. Il “saraffo” nel dialetto centese è il falso ingenuo

[34] alcuni

[35] colpo

[36] cuffia

[37] fanciulla (volg.)

[38] idem c. s.

[39] esclamazione ferrarese

[40] testicoli

[41] gonadi maschili

[42] frutteti di pere di Ferrara

[43] basta là!

[44] trad. non letterale dal ferrarese: “quello ci ha fregati!”

[45] trad. dal ferrarese: “te li prendi tutti te, te li prendi?”

[46] addio opportunità

[47] piccola truffa

[48] escrementi di mucca

[49] a quel paese

[50] figure lugubri

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