Addio a tutto questo

Addio a tutto questo

Addio a tutto questo

Tre atti di Bruno Corra e Giuseppe Achille

PERSONAGGI

Comm. PEPPINO BRIGHI, industriale 43 anni

ENRICA BRIGHI, sua figlia, 20 anni

GINA BRIGHI, sua moglie, 39 anni

Comm. BAREGGI, industriale, 50 anni

GIOGI BAREGGI, sua moglie, 43 anni

RICCARDO SANNA, nipote dei Bareggi studente di lettere

AMELIA, cameriera di casa Brighi

RITA MONTINI
RAIMONDO TROTTI studenti di medicina

OSCAR BELLATI e amici di Enrica

GIULIETTA BOCCARDI

L'azione s svolge in casa Brighi.A Milano. Oggi.Fra il primo e il secondo atto passano sette mesi.Fra il secondo e il terzo cinque.

ATTO PRIMO

(Lo studio di Enrica Brighi. Uno stanzone nudo. Mobili semplicissimi di legno grezzo. Nessun tappeto per terra, nessun ornamento sui muri, nessun cuscino. Scaffali pieni di libri. Una grande tavola con sopra libri, carte e una Ltmpada a paralume. Una cassapanca lungo ta parete di destra. Un'unica porta a destra. Nel fondo una grande finestra che d su un giardino. L'ambiente semplice sin quasi alla povert. All'alzarsi del sipario la scena vuota, ma subito entrano Enrica Brighi e la sua amica Rita Mondimi. Hanno l'impermeabile addosso e l'ombrello in mano; un fascio d libri sotto il braccio. Depongono gli ombrelli in un angolo della stanza con noncuranza, si levano l'impermeabile e lo buttano come viene sulla cassapanca. Si siedono sul primo sgabello che capita a tiro, si tolgono le soprascarpe. Rita le va a deporre ordinatamente vicino agli ombrelli, Enrica, invece. che pi lontano, le getta a volo nello stesso angolo. Tutto con rapidit, e intanto parlano. Enrica ha un abitino di lanetta, molto meschino, di taglio quasi maschile; scarpe ordinarie a tacco basso, quasi da uomo, e in testa un feltro nero, di foggia maschile. spettinata, trasandata. Rita ha un povero abito da casa con un gol fino verde).

Enrica - Per me Frontini e al disopra di tutti. La sua lezione di ieri stata di una chiarezza meravigliosa.

Rita - Ah, s, bravissimo! Ma agli esami una tale carogna! Fare che si diverta a imbrogliarti! Ha bocciato anche quel povero Marenghi...

Enrica - Ma se ha fatto benissimo! un cretino! Hai delle sigarette?

Rita - (guardando nella borsetta) No! Accidenti, abbiamo dimenticato di comprarle.

Enrica - Mi secca tornar gi. Con quest'acqua.

Rita - Faccio un salto io...

Enrica - Ma no! Aspetta. Mandiamo qualcuno. (Suona il campanello. Si siedono vicino al tavolo tutt'e due. Ogni atto di Enrica e volutamente sgraziato, plebeo. Ora, per esempio, mette i piedi sul tavolo allungandosi sulla sedia con uno sbadiglio) Ah, io se fossi un professore non avrei riguardi per nessuno. Chi non sa, bocciato. Specialmente nella nostra materia, scusa. Per fare il medico ci vuole una vocazione!

Rita - Ma tu quando avrai la laurea hai proprio intenzione di esercitare?

Enrica - Certamente. Figurati se io... (Entra Amelia. Tipo di cameriera di casa ricca. Molto elegante e signorile. In netto contrasto con Enrica, la padroncino) Brava Amelia. Mandami a prendere le sigarette per piacere. Sei pacchetti di esportazione. C' Guido?

Amelia - Guido fuori con la macchina, signorina, Mander Maria.

Enrica - Si; basta che faccia presto. Crcpiamo dalla voglia di fumare. (Amelia esce) Figurati se io posso stare senza far niente. Guarda, c' una cosa che ho in orroresopra tutto: non servire a niente nella vita, essere inutile. Ma mi vedi fare la vita di una signorina ricca? Io? Il tennis, il bridge, le visite, le modiste, i balli? Tali stupidaggini!

Rita - La pensi cos adesso. Domani magari... Si pu anche eambiare nella vita.

Enrica - (sempre coi piedi sulla tavola) Ah, no! Ti garantisco che sono gi collaudata io! Ci sono state tante discussioni, tante scene per queste cose fra me e mia madre che se avessi avuta la pi piccola tendenza avrei gi mollato cento volte, fc l'incubo di mia madre, lo sai, che io studi medicina, che non faccia vita mondana con lei, che vada in giro per Milano vestita cos.

Rita - (con un leggero imbarazzo) Ecco, Enrica, ti volevo parlare proprio di questo. Ho paura che sia anche un po' mia la colpa se... Ho capito che tua madre non ha simpatia per me... Le deve seccar molto che io sia la tua amica intima.

Enrica - (vivamente, mettendo gi i piedi dalla tavola, con piglio combattivo) Perch? T'ha detto qualche cosa?...

Rita - No!... Ma, sai, ha un modo di fare, di guardarmi... L'altro giorno l'ho incontrata qui in Corso Venezia... L'ho salutata e lei ha finto di non vedermi.

Enrica - Un'altra volta tu non la saluti pi e siete pari e patta.

Rita - Del resto non ha mica tutti i torti. C' una tale distanza fra me e te.

Enrica - AufF, che barba! Adesso ricominci la solita tiritera: io sono la figlia di un milionario, mia madre e una delle signore pi in vista di Milano, tua madre invece fa l'infermiera all'Ospedale Maggiore. Accidenti! Roba da prenderti a pugni! Io ammiro tua madre. La sua forza di carattere, il suo sacrifcio, la sua utilit nella vita. Se mi ripeti ancora una volta queste scemenze io ti... Va l, va l, non farmi arrabbiare! Domani cosa abbiamo? Clinica, Patologia Medica. A proposito: l'ho lasciato da te l'altro giorno lo Strumpell?

Rita - Si. Che idiota! Mi son dimenticata di portartelo! Faccio un salto dopo a prenderlo. (Bussano alla porta).

Enrica - Avanti. (Entra Amelia).

Amelia - Signorina, ci sono...

Enrica - (balzando in piedi e interrompendola) La banda. Ho capito. Gi arrivati. Avanti, avanti. (E va verso la porta a ricevere i suoi compagni. Con irruenza ai primi due che sono apparsi sulla porta) Ma cosa state l a strusciarvi tanto le scarpe? Avanti, su! (Sono studenti, colleghi di Enrica. Di condizione agiata. Vestono bene. Hanno anche loro impermeabili e cappelli bagnati. Si salutano alla buona con uno scambio di ciao cordiali).

Trotti - (che restato ultimo, a bassa voce, a Enrica, accennando alle scarpe che ha finito di strusciare) C'era l'Amelia che ci guardava male. (Tutti ridono).

Giulietta - (facendo sgocciolare il suo cappello impermeabile) Che diluvio! Ho le scarpe piene d'acqua.

Enrica - E levatele! Quante volte ve lo devo dire che qui potete fare i vostri comodi? Devo mettere un cartello: Si prega vivamente di sputare per terrai Eh!...

Giulietta - (levandosi le scarpe e andando a poggiarle contro il termosifone per farle asciugare) Sei proprio una stella!

Trotti - Vedi, Enrica: quel portiere in livrea che ci frega! E poi quello scalone di marmo! Ma appena entro qui sono a posto. Mi metto il cuore tranquillo. Anzi, guarda, se e per farti piacere... (E sputa per terra).

Enrica - Grazie, Trotti. Molto gentile.

Trotti - (serio, con un piccolo inchino) Grazie, signorina.

Riccardo - Bellati, ti piaciuta ieri sera la conferenza di Carisi?

Bellati - (con una smorfia) MmL. Per me un rammollito anche lui! Come fanno a diventare celebrit dei fessi di quel calibro!...

Riccardo - Be', adesso non esagerare! La sua teoria sulla formazione del carattere tutta conseguente. C' del buono.

Enrica - (aggressiva) Ma cosa? Del buono dove? Ha la testa piena di stoppa quello l! La necessit dell'esperienza in rapporto al giudizio? Ma fammi il piacere! I soliti luoghi comuni. Allora per giudicare i vizi degli altri dovremo essere dei viziosi anche noi?

Riccardo - (un po' seccato) Ma no, non facciamo confusioni. Il tuo solito modo di discutere. Tu schematizzi tutto: di qua il bianco, di l il nero. Tante volte, invece, sono le sfumature che contano.

Bellati - Macch! Ha ragione Enrica. Allora, scusa, un medico per curare bene un malato dovrebbe aver avuto anche lui 'a stessa malattia?

Riccardo - Cosa c'entra! Ma evidente che solo quando sci passato attraverso l'esperienza di una data cosa puoi dire di conoscerla a fondo.

Enrica - Ma quante storie! Nella vita vede pi chiaro ed pi forte chi sta in disparte; chi si tiene contro la corrente. Questa la verit. L'esperienza! Troppo comodo, caro mio. Si assorbono le idee fatte, i punti di vista convenzionali. Ci si imbranca. Si va sui binari di tutti. Invece bisogna avere il coraggio di rifiutare tutto in blocco: tutto ralso, tutto sbagliato.

Bellati - (con entusiasmo) Benissimo. Una pedata a tutto. E ricominciare da capo.

Enrica - Non c' che un modo di salvarsi: avere un cattivo carattere. Se no ti fai prendere dalla superficialit della vita e finisci in niente.

Riccardo - Ma no, Enrica, andiamo! Sono pose! Questo non ragionare...

Rita - Sei tu che sci nelle nuvole. Noi abbiamo i piedi in terra.

Enrica - Lo studio della medicina ti obbliga ad aprire gli occhi sulla realt, caro mio. Noi si va a fondo. Niente ipocrisie, niente finzioni. Io la vita la preferisco cos: brutta, magari, ma sincera.

Trotti - (puntando un dito contro Riccardo) Abbasso la facolt di Lettere! Viva la Medicina!

Tutti - (con gran clamore) Viva!

Giulietta - (con una vocina dolce) Non cominciate col solito baccano. Diranno che siamo proprio dei selvaggi.

Trotti - (fingendosi in grande apprensione) Hai ragione! Che non venga su quel portiere coi galloni perch mi viene unaccidente!

Enrica - Smettila di sfottere, tu! (Entra Amelia coi pacchetti di sigarette su un vassoio).

Amelia - Le sigarette, signorina. (Depone il vassoio sul tavolo).

Tutti - (in coro, compatti) Grazie. (Amelia se ne va. Appena e fuori dalla porta, tutti si buttano sulle sigarette).

Trotti - All'arrembaggio!

Enrica - Lasciatene almeno qualcuna per me.

(Bellati e Trotti aprono un pacchetto ciascuno, si mettono una sigaretta in bocca e si ficcano tranquillamente il pacchetto in un taschino del panciotto).

Bellati - Senza complimenti, eh, Enrica?...

Trotti - Tanto tuo padre ha i milioni!

Enrica - (accendendosi una sigaretta a Riccardo che le vicino) Mi fa rabbia sentirti parlare cos! Una volta eravamo d'accordo su queste idee!

Riccardo - Ma naturale che si cambi! Una volta non avevo la barba, e adesso invece...

Bellati - ...la fai crescere a noi! Ma va a nasconderti, letterato!

Trotti - Enrica, ho sognato o oggi in casa tua si doveva mangiare qualche cosa per festeggiare l'inizio dell'anno accademico?

Enrica - S, s, vedrai che a momenti ci manderanno a chiamare.

Giulietta - Io avrei quasi fame.

Trotti - E poi fumare a stomaco vuoto non igienico. Facilita l'assorbimento della nicotina e produce...

Enrica - Taglia, taglia. Se volete possiamo andare addirittura di la. (Si alza e vanno tutti verso la porta).

Trotti - All'arrembaggio!

Riccardo - Ma non sai dire altro, Trotti!

Bellati - Enrica, quando saremo a tavola ti prego d'insistere perch io mi serva spesso. Sai che sono timido. E con la buona educazione non si mangia.

(Stanno per uscire, quando la porta si apre e appaiono Gina Brighi, madre di Enrica, e la signora Gioci Barecgi, sua amica. La signora Brighi ha jo anni, ma ne dimostra meno: bionda, d'un biondo vivo e luminoso, molto elegante, accurata in tutti i particolari dell'abbigliamento. Ha un modo di fare molto signorile. G\o' g Barecgi ha qualche anno di pi, ma donna che ancora non cede le armi; molto elegante, tinta, ingioiellata).

Gina - (affabile, squisita, affascinante) Ragazzi, ma non vi prenderete mica per i capelli?... Abbiamo sentito le vostre voci di l...

Trotti - (sorridendo, confuso) Gi; quando cominciamo a discutere...

Giogi - (parlantina sciolta, risata facile, gesti nervosi) Oh, sappiamo benissimo che entrando qui abbiamo disturbato le vostre grandi discussioni intellettuali! Io sono una povera stupida, non vero, Riccardo?

Riccardo - Come vuoi, zia!

Giogi - (che non si smonta) Ma veniamo proprio per questo, sai? Per riposarvi il cervello.

Gina - (a Riccardo) Com' andata la vostra estate, Sanna? Vi siete divertito a casa? Dev'essere cos pittoresca la Sardegna!

Riccardo - Oh, mi sono annoiato a morte, signora! Non vedevo l'ora di tornare a Milano.

Giogi - (leggera) Gi! Per darmi delle preoccupazioni e dirmi delle scortesie. Sei proprio un selvaggio.

Gina - Allora, Enrica, vuoi offrire una tazza di t ai tuoi amici?

Enrica - Appunto. Venivamo adesso, mamma.

Gina - (invitando con un gesto) Allora, prego. (Ringraziamenti a soggetto degli studenti. In questo frattempo Giulietta, non vista, s' affrettata a ricuperare le scarpe e a calzarle. Tutti escono dietro Gina e Giogi. Enrica, ch' restata ultima con Riccardo, lo tira per la giacca e gli fa cenno d trattenersi).

Enrica - (a voce alta) Un momento, Riccardo. Vorrei farti vedere quel volume del Lodge. Veniamo subito, mamma.

Giogi - (a Gina) Ecco! Sempre coi loro libri! (Al nipote e a Enrica) Questa mana della carta stampata! Ma che razza di giovani siete? Quando penserete un po' a divertirvi? (E se ne va scuotendo il capo in segno di disapprovazione) Oh!...

Riccardo - (guardando uscire la zia, con compatimento) Divertirsi! Ci sono tante maniere per divertirsi! Io, per esempio, mi diverto un mondo a studiare quella cretina di mia zia. La guardo come i bambini al giardino zoologico guardano una scimmia in gabbia: dal di fuori, sai, proprio obiettivamente. Non ha un grammo di cervello quella donna!

Enrica - (decisa, entrando in argomento) Riccardo, parliamoci chiaro: perche sei cambiato cos? Cos'hai? Enrica - No, guarda, sono ormai cinque anni che siamo amici ;_ti conosco bene. Tu non sci pi lo stesso. Del resto l'hai riconosciuto anche tu poco fa. Ti ricordi che cosa ci siamo promessi? Che se un giorno uno di noi due si fosse accorto di essere cambiato, l'avrebbe detto subito all'altro con assoluta franchezza. Dopotutto cosa me ne importerebbe? Sarebbe finita la nostra fraternit d'idee, ma resteremmo buoni amici ugualmente.

Riccardo - (con una leggera ombra d fastdio e d'imbarazzo) Ebbene, s, Enrica, io riconosco la tua superiorit. Per non subire le influenze esterne ci vuole una bella forza; e io non ci riesco pi, ecco. Fino a pochi mesi fa ci riuscivo, adesso no. La vita mi attira, mi lascio andare. Sar un errore...

Enrica - (interrompendolo, con forza) un errore. (Pausa brevissima) Precisiamo Riccardo: a che cosa alludi parlando di esperienza di vita? Vuoi dire l'amore? (Riccardo alza le spalle. Una pausa) vero che tu e la... Come si chiama quella bionda che fa il tuo corso di lettere? La Bertoli, mi pare. Insomma, vero che voi due ve la intendete?

Riccardo - La Bertoli? Non mi aspettavo proprio che saltasse fuori la Bertoli! Non e vero, no, ma se anche fosse io non vedo perch...

Enrica - Ho capito: inutile star qui a discutere, allora. T'avevo giudicato troppo bene. Sei uno dei tanti : un mediocre, uno zero. L'amore! Ti lasci prendere dall'amore, adesso!...

Riccardo - Mi fai ridere, Enrica. Un mediocre, uno zero! Ma non rinuncio mica alle mie ambizioni, alle mie idee, io! Solo le considero con pi equilibrio. A che serve negare la vita? Dobbiamo in ogni modo fare i conti con la realt, no?

Enrica - Senti, facciamola corta. Sono anni che noi d'accordo diciamo che tutti quelli che fanno la solita vita sono dei cretini. Adesso tu ti metti a vivere cos: be', sei un cretino anche tu. Ma se basta vederti, poi, se basta guardare come sei cambiato anche esteriormente! La camicia di seta, cambi cravatta, ti sei messo a portare i guanti, parli di andare a sciare a St. Moritz. Vuoto, vuoto, sbriciolato anche tu! Perso anche tu! Ma se sci contento peggio per te...

Riccardo - Contento! No, non sono contente! I giorni pi belli della mia vita sono stati quelli che ho passato con te...

Enrica - (tradendo un sentimento che vuol nascondere, protesa con gioia verso di lu) Davvero, Riccardo? Ma allora!...

Riccardo - Quell'ottobre che siamo stati a Lodi in casa di tua nonna... Ti ricordi?... Le nostre passeggiate lungo l'argine dell'Adda... quelle giornate di nebbia... I nostri sogni... quell'ambizione di essere diversi da tutti... di rifare il mondo, di ricostruire la societ, la morale, la scienza, l'arte...

Enrica - (sorridendo con beatitudine ai ricordi lontani) Gi!... E quando verso sera tornavamo a casa e la nonna ci domandava : Ragazzi, volete minestrone o riso? che tonfo, ti ricordi?

Riccardo - Euh! Era una caduta a piombo dal settimo cielo.

Enrica - Il minestrone! Che volgarit!

Riccardo - (con voce lontana) Mi piacerebbe di tornare indietro!

Enrica - (con fervore) Ma anche dopo! Qui a Milano! Discussioni feroci, ma finivamo sempre per trovarci d'accordo. E anche le tue lettere di quest'estate... Ne ricordo una al principio d'agosto dove mi dicevi...

Riccardo - (sottraendosi all'indagine) vero, vero, ne sono convinto ancora. Ma sai come succede! Parlando, cos... tu mi prendi di punta... Da una parola all'altra si va fuori di strada... Ma in realt non c' nessun vero contrasto fra noi.

Enrica - (sollevata, felice) Allora, Riccardo, promettiamoci un'altra volta: se domani ci fosse qualcosa di nuovo, sincerit assoluta fra noi. Dirci tutto. (Gli stende la mano) Vuoi?

Riccardo - (stringendogliela) Ma s, Enrica. (Entrano Gina e Giogi fumando).

Gina - Enrica! Ma i tuoi amici ti reclamano!...

Enrica - (con malagrazia, seccata di essere stata disturbata) Ma s, vado, vado!... (Ed esce in furia, senza guardare in faccia nessuno. Riccardo la segue con aria imbarazzata).

Giogi - (// guarda uscire) Sono due bei tipi tua figlia e mio nipote! Hai visto che facce?... Ma che ci sia del tenero?... (Ci pensa un momento) Macch! Discutono magari sulla gravitazione universale e poi pigliano cappello. (Sedendosi tranquillamente) Tu li trovi interessanti questi ragazzi d'oggi? Io mi annoio a morte con loro. Mio nipote, poi! Pesante, duro. Non vedo l'ora che pigli la laurea e se ne vada. Mi fa paura con quel caratteraccio che ha! Serio, chiuso; non ha amichette, non esce mai la sera. Ma ci pensi? Se mi casca nelle grinfie di una donna furba, non ci leva pi i piedi quello l!

Gina - Mi pare migliorato, per, in questi ultimi tempi. Enrica, invece! Quella non la smuovi nemmeno!... (Con insofferenza) Dio, che orrore quel suo modo di vestire! Ogni volta che giro la testa e me la vedo davanti come uno schiaffo. Non riesco a farci l'abitudine. Parliamo d'altro.

Gioci - Tuo marito ancora via?

Gina - S, a Zurigo. stato molto carino con me in questi giorni. Mi ha telefonato che gli era andato bene un affare e che potevo comprare il braccialetto di smeraldi. Sai, quello che aveva in vetrina Castoldi.

Gioci - Magnifico! (Breve pausa) Buonanotte! Siamo alle solite. Cos gli sarai fedele qualche mese di pi. Sent: se anche quest'anno arrivi al 31 dicembre senza esserti preso un amante, non la finir pi di darti della stupida.

Gina - Sei un bel tipo! Ma non mica una cosa da poco per me! Finch si tratta di farsi fare la corte ci sto. Anzi mi piace quel sentirmi esitare tra il s e il no... Mi esalta, mi tien su! Ma al momento di decidere, cosa vuoi, pi forte di me, non posso! Sono un fenomeno, lo sai!

Giogi - Ma se cos semplice! Ma cosa credi? Che io faccia le grandi passioni? Per me un uomo come un pacco chiuso: quando l'ho aperto, vuotato, rovesciato, non m'interessa pi. Ma intanto si passa il tempo, non ci si annoia troppo, benedetta! Ma di che cosa sei fatta tu? Si pu sapere? Vent'anni di fedelt! Ma mostruoso! Un caso patologico!

Gina - Di ghiaccio sono. Mi conosci.

Giogi - Se almeno tu fossi innamorata di tuo marito!

Gina - Oh, figurati! Mio marito!

Giogi - Cara mia! Per un marito che ti fa dei regali simili! Scusami, cosa coster quel braccialetto di Castoldi?

Gina - Centosessanta mila lire.

Giogi - (fa una smorfia ammirativa) E tanto pi in un momento in cui i suoi affari, se vero quel che s dice, non vanno troppo bene.

Gina - (senza troppo interesse) '- Ah, s? Chi te l'ha detto?

Giogi - Ne parlavano l'altro giorno mio marito e Molteni. Pare che si sia impegnato troppo, buttato troppo avanti e che sia a corto di liquido. Ma chiss, magari sono chiacchiere, supposizioni. Allora siamo intesi, vero? A Natale andiamo a Cortina. Ci divertiremo, vedrai. Ci saranno i Fo-ster, Bubi Boltcni...

(Si sente d.d. la voce d Peppino Brighi che chiama la moglie).

Brighi - Gina! Gina! (Si apre la porta. Appare il comm. Brighi con Enrica, he tiene una mano sulla spalla con un gesto di affettuoso cameratismo e le parla animatamente) Accidenti, ma che braccioni hai! Hai fatto dei muscoli quest'estate a Lodi!

Enrica - Per forza! Andavo a remare tutti i giorni sull'Adda!

( il comm. Brighi un tipico industriale lombardo. Uomo forte, sui 45 anni. vestito elegantemente ma ben visibile in lu l'origine popolana in contrasto con la finezza della moglie che ha preso invece attitudini da perfetta signora. Gesti vivi, cordialit aperta, voce forte, sicurezza di s, ottimismo. Alla moglie salutandola con la mano)

Brighi - Ciao! (A Giogi) Come va signora Bareggi? Raimondo sta bene?

Giogi - S. Oggi a Roma.

Gina - (a Enrica) I tuoi amici se ne sono gi andati, Enrica?

Enrica - No, non ancora. Pap, ti sei informato poi per quei corsi d'estate a Zurigo?

Brighi - Ah, s, s! T'ho portato i prospetti. Li ho di l nella valigia.

Giogi - (alzandosi) Scappo perch ho paura che mio nipote se ne vada. L'ho invitato a pranzo. (Ironicamente a Gina) Immaginati che allegria! cos divertente quel ragazzo! Rideremo tutta sera come matti. Ciao, cara. Buona sera, Brighi. Addio, Enrichetta. (Saluti a soggetto. Giogi se ne va).

Gina - (a Enrica) Sicch fai gi i tuoi progetti per questa estate? E non me ne parli, non mi dici niente? Come se io non esistessi? Come se non fossi tua madre?

Enrica - (fredda e calma) Ma sono cose che riguardano me. Trovo naturalissimo che sia io a decidere.

(Brighi intanto, come colto da un pensiero, ha tolto di tasca un taccuino e seduto si messo ad annotare qualcosa, assente da quel che gli accade intorno).

Gina - Ecco! Sempre il tuo solito tono! Come sei irritante, Enrica, quando fai cos!

Enrica - (logica) Ma scusa, mamma: cos semplice. Io e te non andiamo d'accordo su niente. Se io ti dico un mio progetto matematicamente sicuro che tu mi dai contro. Ed ancora pi sicuro che dopo che tu mi avrai detto di no io far lo stesso quel che vorr. Dunque perch fare delle discussioni inutili? Per economia di tempo e di energia ho adottato il sistema di non dirti mai niente.

Gina - (ironica) Che soddisfazione avere delle figlie come te! A Milano viviamo come due estrance. Non ci vedono mai insieme.

Enrica - Ho la scuola. Devo studiare.

Gina - Gi! E Testate? Quest'estate ti sei rintanata a Lodi e non c' stato verso di farti muovere. E io a Viareggio a dover inventare pretesti su pretesti per spiegare come mai tu non eri con tua madre. Se credi che la gente non osservi e non critichi!

Enrica - E lasciamoli criticare. Cosa ce ne importa!

Gina - Importa a me.

Enrica - Mamma, non prendiamola cos. Ma credi che mi diverta a mettermi sempre di punta contro di te? Lasciami stare. Che fastidio ti do? Tu fai la tua vita, io faccio la mia. A me piace di studiare, di stare coi miei amici, di andare in campagna dalla nonna. Che male c'? Perch devi prenderla come un'offesa?

Gina - (con viva irritazione) Perche tu lo fai per far dispetto a me. Tu fai tutto per farmi dispetto. Guarda, anche qui: quanta pena mi sono data l'anno scorso per arredarti con un po' di gusto questo studio: progetti dell'architetto, scelta delle tappezzerie, preventivi del mobiliere, e all'ultimo momento hai voluto fare di tua testa. Si vede con che bel risultato poi! Guarda che orrore! Domando io se in casa nostra ci dev'essere una stanza ammobiliata cos. Io ho vergogna per te quando ricevi qui i tuoi amici!

Enrica - (sempre calma) E io invece mi secco quando devo riceverli di l. A te piace l'eleganza e a me il lusso d fastidio. Abbiamo dei gusti contrari, cosa vuoi farci!

Brighi - (che ogni tanto ha alzato la testa, le ha guardate ma senza vederle e sentirle e s' rituffato subito nel suo libretto di annotazioni, adesso alza definitivamente il capo, si mette il libretto in tasca) Cosa c', cosa c'?

Enrica - (c. s.) Niente di nuovo, pap.

Gina - (al marito) Ieri sera avevo invitato a pranzo i Carson, quegli inglesi che abbiamo conosciuto al Lido. Gente distintissima, ti ricordi? Lei imparentata col Duca di Berwick. Bene: Enrica non s' voluta mettere il vestito da sera ed venuta a tavola con le mani che puzzavano talmente di acido fenico che i Carson...

Enrica - Ero stata in sala anatomica tutto il pomeriggio!...

Gina - Ma potevi lavarti, profumarti! No, no, va l, sempre cos! Anche la tua idea di studiar medicina!... Tu sapevi che io avrei desiderato che tu prendessi lettere o lingue moderne e naturalmente... (Con disprezzo) Medicina! Perch? Con quale scopo poi? Nella nostra condizione! Cosa te ne farai della laurea, domando io!

Enrica - Cosa me ne far della laurea? E-serciter. Andr a fare l'assistente in un ospedale o prender una condotta in campagna.

Gina - (al marito) Ma la senti, la senti? (Ir-ritatissima) Ma di' qualche cosa anche tu!

Brighi - (bonario; si sente che molto attaccato alla figlia e in fondo la capisce) Eh, s! Senti, Enrichetta, abbi pazienza ma la mamma ha ragione. Tu esageri qualche volta. Anche l'altra sera t'ha visto Bareg-gi davanti al San Carlo, circondata da una decina di energumeni che strillavi con le braccia per aria come una matta.

Enrica - Erano compagni, pap. Si discuteva.

Brighi - Accidenti che discutere! Pareva, dice lui, che tu dirigessi il traffico del corso! (Si sbraccia in gesti buffi) Poi, scusa, giacch ci siamo, un'altra cosa che non va. Vieni a trovarmi in ufficio e vai a stringere la mano alle dattilografe.

Enrica - Be', che c' di strano? Vuoi che mi dia delle arie?

Brighi - (leggermente spazientito) Ma non questione di arie. Tu devi pensare che sei la figlia di un uomo molto in vista. Le tue stramberie mi danneggiano. Eh, diavolo! Devi andare in giro vestita come la figlia di un ciabattino fallito? Diranno che ti maltratto, che non voglio pagarti i vestiti. (La guarda attentamente) Dove l'hai preso, per esempio, questo straccio? Questa roba gi fatta : Magazzino del Buon mercato. Mi par di vederci ancora attaccato il cartellino col prezzo!

Enrica - Pap, sono brutta! Assomiglio tutta a te. Ho la tua faccia. Allora cosa contano i vestiti?!...

Brighi - (che restato un po' male) Mama... ma!... Brutta! Macch brutta! Se soltanto tu la smettessi di conciarti in questa barbara maniera! Vedi: io mi vesto bene e faccio la mia figura.

Enrica - Ma no, pap, quanti discorsi! Sono brutta, proprio brutta! Se anche mi vestissi d'oro sarei brutta lo stesso. Con la differenza che tutti farebbero attenzione a me. Invece, cos, chi mi guarda? Chi vuoi che si occupi della figlia di un ciabattino quando scende dal tram? Se i pettegoli chiacchierano, cosa mi fa? Chi sono, cosa valgono? Bareggi? Ma chi ? Farebbe meglio a occuparsi di sua moglie!

Gina - (con uno scatto di rabbia) Enrica, ti proibisco!...

Enrica - Ma non sono pi una bambina! A Milano, lui, e l'unico che non lo sappia. I miei amici non sono ricchi. Se vado con loro a cinematografo -gli ultimi posti, non sarebbe ridicolo che fossi vestita da figlia di un milionario: E vuoi che rinunci alla compagnia delle persone intelligenti per stare con gli imbecilli che portano cravatte da settanta lire? Ma fammi il piacere, pap! Io lavoro. Mi piace di faticare. E non mi vergogno affatto di far sapere che tu vieni dal niente. Invece la mamma se ne vergogna; questa la differenza.

Brighi - Ma cosa c'entra, cosa c'entra adesso...

Gina - (interrompendo, al marito) Ah! Vuoi sapere l'ultima? Sai chi venuta qui l'altro giorno (con marcata ironia) a farci visita? La Carlotta.

Brighi - Quale Carlotta?

Gina - Tua cugina. Quella di Lodi. Quella che sta alla Gatta. Ma s! La moglie del Tugnin!

Brighi - (accigliandosi) Ah!... A farti visita?

Gina - Naturalmente! Enrica, l'estate scorsa, andava a remare sull'Adda coi suoi figli e lei s' sentita autorizzata...

Enrica - M'ha detto la nonna che erano nostri parenti, bravissima gente!...

Brighi - No, no, guarda, Enrichetta, qui hai torto marcio. Parenti poveri io non li voglio fra i piedi. Intesi, eh? Ho lavorato tutta la vita per tirarmi fuori da quell'ambiente e non ne voglio pi sapere. La moglie del Tugnin!

(Entra Amelia).

Amelia - Signorina, vorrebbero andarsene, di l. (Raccoglie impermeabili e soprascarpe).

Enrica - Ah, vengo subito! (Si avvicina con grazia al pap) Pap, non sei mica arrabbiato con me?

Brighi - (facendole una carezza) Sono furibondo... StupidinaL. (Enrica sorride, esce in fretta salutandolo maliziosamente con la mano).

Gina - Te lo dico sul serio, sai, Peppino! Io sono stufa di quella ragazza. Se non ci pensi tu qui non si avanti. Sei troppo indulgente con lei. Quando la rimproveri hai sempre l'aria di chiederle scusa di quel che le dici!

Brighi - Le voglio bene. tanto una brava figliola. Ma lascia fare: uno di questi giorni le parler a fondo. (Accende una sigaretta; contempla la moglie con uno sguardo d'ammirazione) Quel vestito indosso a te una meraviglia! Non te l'ho mai visto. Nuovo, eh?

Gina - (cortese, ma lontana) L'ho messo ieri l'altro. Il tuo viaggio, bene?

Brighi - Benone, benone! Sono un po' stanco. Ma quando gli affari marciano io ringiovanisco di vent'anni. (Si fruga in tasca e mostra alla moglie sul palmo della mano tre pezzi di tartaruga) Vieni qua. Tu che te ne intendi. Guarda qui questi tre pezzi di tartaruga : due sono veri e uno imitazione: celluloide. Qual'? Avanti!

Gina - (li guarda attentamente e punta l'indice) Questo!

Brighi - (le d allegramente la baia) Ah, ah, ah! Sbagliato. Lo sapevo. Invece, questo imitazione e gli altri due tartaruga autentica. un affare, questo, cara mia! Una miniera d'oro! L'ho soffiato agli Schweiger di Berlino con un giuoco di bussolotti che parola d'onore!... Guarda: (Le mette davanti agli occhi le cinque dita di una mano aperta) Le vedi queste qui? Le cinque tappe memorabili della mia vita. (Comincia a contare dal mignolo) Settantamila lire ereditate da mia zia cuoca. La compravendita degli Stabilimenti di Tavazzano. Il rilievo dei residuati di guerra. L'Immobiliare Domus. E la celluloide. Vedi? Il pollice e la celluloide. Il dito grosso. (Con un gesto impetuoso) Questo un colpo che mi butter su come una palla! Garantito che fra un mese!e fabbriche di Zurigo sono di Peppino Brighi. un nuovo sistema che dimezza i costi di produzione. Voglio vedere chi resister alla mia concorrenza. Ma che fatica combinare degli affari.al giorno d'oggi! Che vitaccia! Un duello che non finisce mai. Sempre la punta di una spada puntata al cuore.

Gina - Mi dai una sigaretta?... Grazie... (Mentre Brighi gliel'accende, leggera) Allora non hai preoccupazioni per i tuoi affari?

Brighi - Preoccupazioni? Perch?...

Gina - M'ha detto Giogi che suo marito...

Brighi - Eeeh! Quel pancione di Bareggi! Non capisce niente! Poi crepa d'invidia. Vede che io sono un affarista di grande stile. Vede che qui a Milano oramai mangio tutti. Divento il padrone del vapore io qui! Cara mia, dammi due o tre anni di tempo e vedi cosa ti metto in piedi, io!

Gina - Ti fermi o riparti?

Brighi - Devo fare una scappata a Genova alla fine del mese. E in dicembre poi... ( preso da un'idea) Ho una proposta da farti... Un viaggio interessante. Mi hanno offerto di entrare in una combinazione per l'acquisto di terreni fabbricabili a Tripoli. Vorrei farmi un'idea precisa dell'affare sul posto. Vuoi venire con me? C'imbarchiamo a Siracusa, stiamo a Tripoli un paio di settimane e al ritorno ci fermiamo a Palermo e a Roma.

Gina - (con importanza come se si trattasse di gravi affari) Dicembre? Natale? Impossibile Peppino! Ma sai pure che in dicembre ho in programma Cortina! Non mica una novit! una cosa stabilita. Vado con Giogi. Te l'avevo detto. Lo sapevi.

Brighi - Lo sapevo, ma pensavo che tu potessi una volta tanto lasciare i tuoi amici per fare contento tuo marito.

Gina - Non vedo tutta questa premura, caro! Andremo un'altra volta a fare un viaggio insieme.

Brighi - (la guarda; una pausa) Il 20 dicembre saranno ventun'anni dal giorno del nostro matrimonio. Per me una data che conta ancora qualche cosa. Tu invece, scommetto, non te ne ricordi neanche!

Gina - Chi ti dice che non ine ne ricordi? Che non ci pensi? Il fatto che mi sono gi impegnata con Giogi. Vieni tu con noi a Cortina. Farai il tuo viaggio dopo.

Brighi - Ti pare la stessa cosa? Io volevo essere solo con te... E non mica un'idea che mi sia venuta in testa a caso! un progetto serio... Ho pensato a noi due... alla nostra vita... Molto, sai?... Da molto tempo... Ormai non siamo pi giovani... Tutt'a un tratto ci si sente stufi delle piccole cose, de piccoli divertimenti... Sazi... con la nausea in gola... Si ha bisogno di qualche cosa di solido, di profondo... Questa freddezza, questo distacco che c' sempre stato fra noi... Non ti pare Gina che sarebbe il momento buono per metterci veramente insieme?... Capisci perch insisto su questo progetto? Ci tengo!... Lascia andare i tuoi amici per quindici giorni: se rifiuti questa volta io la prendo male. E bada : non ti conviene.

Gina - (sfuggendo) Oh, Dio! Perch mi metti in questo imbarazzo?... Non vorrei mai che tu mi parlassi cos!

Brighi - Mi trovi ridicolo, lo so.

Gina - Ma si! Le tue solite febbriciattole di passione! Ti prendono ogni tanto come gli attacchi di malaria!

Brighi - vero. In generale, lo sai, mi sento grottesco nella mia parte di marito innamorato e mi piglio in giro da me, mi guarisco subito. Ma oggi, no. Te l'ho detto: un'idea seria, una crisi importante.

Gina - (scoppia a ridere) Povero Peppino! Ma cosa t'hanno fatto? (Ride ancora) Scusa, sai, ma sei talmente buffo con quella faccia!

Brighi - (serio) Buffo perch?

Gina - (con sopportazione) Perch questa scena noi l'abbiamo gi fatta una trentina di volte! Uguale. Identica. Vuoi che la recitiamo da capo? Recitiamola pure. Ma tutto cos chiaro! Tu hai litigato con una amante e l'hai piantata; perci ti senti solo, disoccupato, un po' avvilito e ripieghi su tua moglie. Fai progetti seri, hai le crisi importanti... E vuoi sostenere che non una cosa da ridere? Andiamo!

Brighi - Credimi, Gina, stavolta...

Gina - (con gravit ironica) Stavolta si vede che hai preso una batosta pi grave delle altre. Eh, povero Peppino! Cominci a invecchiare, ti piacciono le ragazzine giovani e quelle, si sa, imbrogliano, danno dei dispiaceri.

Brighi - (rassegnato) Se la prendi cos!... (Breve pausa; d'improvviso, con uno scatto) Tu sai bene, per, che io sono stato fedele per parecchi anni. In modo assoluto. Se un giorno mi sono deciso a prendermi delle amanti stato perch... (S'interrompe) Ma s! Non torniamo cento volte sullo stesso discorso! Il fatto che io per te non ho mai rappresentato niente! Una macchina per stampare biglietti da mille: ecco che cosa sono stato per te! Mai una volta che t'abbia sentita un po' mia, un po' vicina a me. Sai cosa voglio dire! Mai uno slancio, mai tanto cosi di passione, mai uno scatto di gelosia. Sempre le tue arie di regina indifferente. E tu sai che io invece... non ho mai amato che te... Le altre!... (Fa un gesto di dispregio).

Gina - Ah, si! Lo so, lo so! una bella trovata! Tu hai dovuto mettere insieme una lista di amanti lunga cos perch aveviuna moglie fredda, vero? L'hai fatto solamente per tenere in esercizio il tuo cuore e per ingelosirmi? stato un grande sacrificio, insomma, da parte tua? Senti, se non trovi ridicolo tutto questo, fai pm-prio torto alla tua intelligenza.

Brighi - (battendo le mani l'una contro l'altra in un rumoroso gesto d'irritazione) E va bene! Non parliamone pi. (Altro tono, leggero, ironico) In generale, per, dopo che ti ho fatto un bel regalo, si, per qualche giorno tu sei gentile con me. Stavolta, invece, non servito a niente neanche il braccialetto da centosessanra mila lire. XCon una smorfia) Accidenti! Sono passate appena quarantott'ore e hai gi la tua faccia... coniugale! Ti assicuro che costano molto meno le amanti. E poi almeno ti danno qualche cosa!

Gina - Allora abbiamo finito?

Brighi - Ah, finitissimo! Ho solo due osservazioni da farti. Prima: la tua grande amicizia per quella cialtrona della Bareggi, conosciuta per tutta Milano come una donno da strada, incomincia a darmi maledettamente sui nervi. Seconda: non mi piace affatto di vedere troppo spesso in casa mia quel tuo Bubi Molteni e mi piace ancora meno di sapere che dove capiti tu fuori, lui non manca mai.

Gina - (ironica) Hai chi t'informa bene a quanto pare!

Brighi - Questo non ti riguarda. Sono due pesi che mi stavano piantati qui sullo stomaco. Oh! Me ne sono liberato! Giogi e Bubi, Bubi e Giogi tutto il giorno! Ne avevo piene le scatole! Respiro! E adesso che t'ho avvertita tu farai quello che credi. Vuoi tirare la corda fino a romperla? Padronissima! Rifletti bene, per, prima di fare un passo falso. Perch dopo, bada, io avrei la forza di andare sino in fondo.

Gina - (sincera, con forza) Sentimi bene, allora: tu non hai il diritto di parlarmi cos. Tu sai, sicuro, tu sai, che io, io, non ti ho mai tradito! Ti sono rimasta fedele per me stessa, per un senso di pulizia, per un bisogno di sentirmi onesta. E tu pretenderesti anche di limitare quel tanto di libert che mi concedo? Io non giudico la vita privata di Giogi; so soltanto che un'ottima compagna. E quanto a Molteni, niente, capisci? N lui, n un altro. Mai! Guardami in faccia: la verit. E tu lo sai.

Brighi - Ma si, si, non scaldarti! Euh, che nervi! Che cosa vuoi, quella Giogi e quel Bubi mi fanno venire il mal di mare!

Gina - (fredda) A me il mal di mare lo fanno venire lettere come questa... (Dalla tasca dell'abito da passeggio toglie una lettera).

Brighi - Cos'?... (Si gratta il mento, imbarazzato).

Gina - indirizzata a te. Ma credevo che fosse la Carlotta che ti chiedeva dei quattrini e l'ho aperta. Invece senti che bellezza! (Brighi assume un atteggiamento indifferente e alza le spalle. La moglie legge la lettera).Signor commendatore Brighi illustrissimo, io sono la Teresina Pluderi dt Sale-rano al Lambro, cio la madre dell'Angelina che lavorava in tintoria Carabelli che voi ben conoscete. L'Angelina quandoapriva bocca e cantava si rimaneva l come stupidi e il maestro della Banda di Lodi di nome Anselmo Sbrondi diceva che guai se studia questa ragazza; va su che non la ferma pi nessuno. Invece venuta a Milano, ha conosciuto voi e buonanotte. Cosa riavete fatto alle sue corde, commendatore illustrissimo, non lo so ma il fatto che la voce andata via e sta in un appartamento di lusso che una vergogna. Mi perdoni l'ardire ma noi piangiamo nel disonore e almeno per darci sollievo mandateci tremila lire subito e che il signore vi aiuti sempre con le industrie, il commercio fortunato e le banche. Mi firmoTeresina Pluderi .A te. E se non vuoi che vada a Cortina, va bene. Star a casa.

Brighi - (si alza, le toglie di mano con noncuranza la lettera, se la mette in tasca) Ma no, quante storie! Fa come vuoi! (Pausa; Gina s'incammina verso la porta. Brighi per darsi un contegno). Ah, volevo dirti : se ti capita di trovarti con quel pancione di Bareggi, tira pure il discorso sui mici affari e digli che sono pieno di quattrini fin qui... (alza la mano fin sopra i capelli) che vado a gonfie vele, che non mi hai mai visto cos di buon'umore. Capito? Non voglio che vada in giro a fare delle chiacchiere stupide sul mio conto.

Gina - PeppinoL. Non per immischiarmi nei fatti tuoi, ma sta attento! Dev'essere giovanissima quell'Angelina!... E una pelle!...

Brighi - (che vuol voltare il discorso) Macch, macch, macch! Quando andresti a Cortina?

Gina - Qualche giorno prima di Natale. Allora vieni anche tu?

Brighi - C' quell'affare di Tripoli. Non vorrei che qualcuno ci saltasse dentro prima di me. (Cambiando tno) Poi, io a Cortina? Col freddo che ci fa? Tutta quella neve? Brr! Ho gi tanto ghiaccio in casa! Nemmeno per idea. Quello il tuo elemento. Va, va pure con tutti i Bubi che vuoi. Ti conosco. Medaglia d'oro a chi ti fa girare la testa. Quaranta gradi sotto zero. Polo Nord! (Buffonesco inchinandosi) Mi permetti di baciarti la mano? (Le prende la mano come una reliquia) Sta tranquilla; un bacio castissimo sulla punta delle dita!... (Le bacia la mano con una specie di genuflessione).

Gina - Che scemo!

Brighi - Sai che ti rispetto e ti venero... (Si sprofonda in un altro inchino caricaturale) Signora!... (Gina sta per dire qualche cosa, ma entra Rita Mondini con un grosso libro sotto il braccio. Porta ancora impermeabile e soprascarpe).

Rita - (confusa, fermandosi sulla soglia) Oh, scusatemi!.,. Enrica m'ha detto di aspettarla qui...

Brighi - (cordialone) Avanti, avanti, signorina! Come va?

Rita - Bene. Grazie. Si studia.

Gina - (La saluta freddamente prima di uscire) Buona sera.

Rita - Buona sera, signora. (Via Gina).

Brighi - (con bonoma) Dunque la laurea si avvicina, eh? Ma brava, brava!

Rita - Purtroppo siamo ancora lontani. Ancora tre anni, commendatore.

Brighi - Ma dopo, per,non ci saranno pi malati al mondo. Con due medichesse come voi!

Rita - (sorridendo) Speriamo che ce ne sia qualcuno di meno. Sar gi una bella cosa.

Brighi - Ah, che! I medici, figurarsi! Alla larga! Io non ci credo per niente. (Fa una smorfia come chi aspetta uno sternuto e poi sternutisce) Ecco, vedete: questo un raffreddore che comincia. Insegnatemi la maniera di farlo finire subito. Niente! Bisogna che aspetti che passi. Aah! E pretendete di curare le vere malattie?... (En-tra Enrica. Brighi a Rita con comica paura) Con Enrica non discuto. Scappo. Con lei, se si attacca, non si smette pi. Ciao, scienziate. (Se ne va. Sulla porta, prima di uscire, sternutisce ancora) Ecco: aspettare che passi. Non c' altro da fare. Ciao. (Via Brighi).

Enrica - Allora facciamo Patologia.

Rita - Si. (Si siedono al tavolo. Enrica trae un respiro di sollievo).

Enrica - Ah! Questo un gran bel momento! Studiare. Pensare. Non aver pi negli orecchi le chiacchiere della gente. (Si piega sul testo di anatomia e si mette a sfogliarlo) Dove siamo rimaste? (Continua a sfogliare) Ali, ecco! Qui. (Comincia a leggere) Le altre anomale sono poco salienti e spesso non si rivelano che in una fase tardiva. Spesso poi si trovano anche in altre valvole lievi alterazioni le quali per non avevano avuto speciale esplicazione clinica .

Rita - Aspetta: vuoi ripetere? Non stavo attenta.

Enrica - (rilegge l'ultimo periodo) Spesso poi si trovano anche in altre valvole lievi alterazioni le quali per non avevano avuto speciale esplicazione clinica . (S'interrompe) Ma cos'hai?

Rita - Hai ragione, scusa; sono distratta. (Si china sul libro, poi prendendo un'improvvisa decisione) Insomma, io te lo dico subito. Quando sono uscita per andare a casa a prendere il libro c'era gi Sanna che m'aspettava...

Enrica - (interessata) Ah?...

Rita - Mi ha accompagnata per un pezzo di strada e mi ha detto... (Ha un'esitazione) che non verr pi qui.

Enrica - (colpita, impallidendo) Non verr pi?...

Rita - Si. Dice che siete troppo diversi ormai... Che nascono continuamente delle discussioni spiacevoli... E che meglio per tutt'e due... D'altra parte non sapeva come fare a dirtelo e allora ha pregato me...

Enrica - Ma diventato matto? Ma se abbiamo discusso migliaia di volte! Ce ne siamo dette di tutti i colori e il giorno dopo non ce ne ricordavamo nemmeno. Ma poi se mezz'ora fa, qui, ci siamo promessi ancora di essere sempre sinceri, di dirci tutto. E lui... Ma perch? Ma come si spiega?...

Rita - Non so... Mi pareva molto imbarazzato... Non trovava le parole...

Enrica - Tu sai che amicizia c' sempre stata fra noi... Per me Riccardo come... No, no, qui c' sotto qualche cosa... (Pausa) Tu la conosci la Bertoli? fi vera quella chiacchiera?...

Rita - Con Sanna? Non credo! Li ho visti insieme qualche volta, ma pi che naturale. Fanno lo stesso corso!

Enrica - (riflettendo) Ma poi che ragione ci sarebbe di non venire pi da me se... Riccardo fare questi sotterfugi?... Con me?... (S toglie a forza dai suoi pensieri) Be', andiamo avanti. (Riprende a leggere ma si sente che la sua attenzione lontana; fa qualche brevissima pausa, riprende subito, rilegge una frase che aveva gi letta) Dopo aver esposto il meccanismo dei singoli vizi... vizi valvolari e i segni fisici che... (Pausa; distratta, riprende) vizi valvolari e i segni fisici che ne derivano descriveremo un certo numero di sintomi e di conseguenze.... (Si distrac ancora) Che roba! Non riesco a star l col cervello! (Riprende a leggere) Di sintomi e di conseguenze che si possono presentare.... (D'improvviso si alza) Dove andava Sanna?

Rita - Verso Porta Venezia. M'ha detto che prendeva il 22.

Enrica - Allora andava a casa. (Si avvicina all'attaccapanni dov' appeso il suo impermeabile) Vado da lui. Deve spiegarmicosa vuol dire questa storia. (Indossa in gran furia l'impermeabile e il cappelluc-cio di feltro) Tutti questi misteri! Non venire pi a casa mia! Dopo cinque anni!... Cretino! Adesso mi sentir! Ah, glielo dico sul muso, io! (Stringendosi la cintura dell' impermeabile) Aspettami. Prendo un tass. Vado e torno. (Di colpo la sua decisione cade. Si toglie lentamente l'impermeabile. Dominandosi) No... Meglio di no... Perch devo lasciarmi prendere cos dai nervi?... Se crede poi che io mi disperi! Peggio per lui!... (Butta l'impermeabile sulla cassapanca, prende una sigaretta sul tavolo. L'accende. Si siede con ostentata calma) Andiamo avanti. ^Riprende a leggere) Sintomi subbiettivi. Manifestazioni relative al cuore. In certi casi il cuore... (La voce le si incrina) ...il cuore... .

Rita - (traverso il tavolo le mette una mano sulla mano) Enrica!... Tanto bene gli vuoi?...

Enrica - (con irritazione, ma sempre con la voce incrinata) Io? Stupida che sei! Figurati se io!... (Si domina con un grande sforzo di volont e con voce ferma, china sul testo) In certi casi il cuore...

CALA LA TELA

ATTO SECONDO

(Sette mesi dopo. Pomeriggio di giugno. Un salotto in casa Brighi. Arredamento lussuoso, di stile moderno. Uno sfarzo che contrasta con la nuda semplicit della scena del primo atto. Su un tavolino un apparecchio telefonico.

Una porta a destra. La comune a sinistra. All'alzarsi del sipario Gina sta leggendo semi sdraiata su un divano. in abito da passeggio. Entra Amelia con una scatola in mano).

Amelia - Signora, dalla profumeria hanno mandato questo.

Gina - Ah, s, va bene. Metti qui. E va a chiamare la signorina, per piacere. (Via Amelia. Gina apre la scatola e ne trae delle saponette e dei flaconi d'acqua di lavanda. Dopo qualche istante entra Enrica. molto cambiata. Ha un abito semplice, ma che le sta d'incanto; evidentemente confezionato da una gran sarta. ben pettinata, calzata elegantemente. Gina parla alla figliola con grande affabilit) Guarda, Enrica. Mi hanno mandato adesso dei saponi e dell'acqua di lavanda. Vuoi che facciamo a met, cara? A te! Prendi due bottiglie e due scatole.

Enrica - (annoiata) Mi fai chiamare per questo, mamma? Valeva la pena di farmi alzare per darmi dei saponi! Sai che ho tanto da studiare!

Gina - (sempre estremamente gentile) Credevo di usarti una cortesia.

Enrica - Ma potevi farli portare dall'Amelia nella mia stanza!

Gina - (ancora gentile, con un tono di condiscendente malinconia) Enrichetta, sei proprio una bambina dispettosa. Ad ogni modo scusami se t'ho disturbata.

Enrica - Se devo dirti la verit la tua gentilezza di questi ultimi tempi mi d noia, mi pesa.

Gina - (e. s.) Cerco di passare sopra alle tue villanie. Purtroppo il risultato che pi io sono gentile, pi tu diventi sgarbata.

Enrica - Ma s! Era molto meglio prima, mamma: quando non ti occupavi di me. Da qualche mese con le tue attenzioni sei diventata opprimente. (Enrica ha detto con forza opprimente . Questa parola colpisce evidentemente la madre a tal punto che dopo aver fissato per qualche momento Enrica con uno sguardo angosciato, balbetta con voce lagrimosa).

Gina - Opprimente?... Io?... troppo!... troppo!... (e si abbandona singhiozzando contro la spalliera del divano con una pena sproporzionata alla causa. Enrica, in piedi, la guarda sbalordita).

Enrica - (interdetta) Ma che cosa c'?... Cosa ho detto?... (Con dolcezza inconsueta) Non mi pare che valga la pena di fare una tragedia. Non avevo la pi lontana intenzione di... Ero su che studiavo... Sai che sono sotto gli esami... Allora capirai...

- (La dolcezza di Enrica accresce l'angoscia della madre che piange pi forte. La ragazza ne toccata. Si piega su Gina, lemette una mano sulla spalla e teneramente) Mamma, per carit, fatti forza!... Non cos, andiamo! Devi avere proprio i nervi esauriti!... Ti assicuro che se avessi saputo di darti un grande dispiacere...

Gina - (si solleva con stanchezza. Non piange pi. Finisce di asciugarsi gli occhi e va a guardarsi in una specchiera) Dio, che faccia! Che occhi! Come mi sciupo il viso quando piango!... Non so cosa m'abbia preso! Oggi sono talmente nervosa... Un niente mi butta gi... Non m'era mai successo! Proprio sciocca!... Hai ragione tu; devo avere i nervi stanchi... Per certe parole non dovresti dirmele, Enrica!

Enrica - (ancora sotto l'impressione di quel-l'itnpreveduta reazione materna) Ma la prima volta ch'io ti vedo soffrire cos per una mia parola!... Non capisco!...

Gina - (sfuggendo, con tono leggero, quasi sorridente) passato!... Vai, vai a studiare. Che scenata stupida, vero? Mi dai un bacio, cara?... (Si abbracciano).

Enrica - Ma devi curarti, mamma.

Gina - Eh, curarmi! Lo so io cos'! Invecchio, mia cara! Lo sai che fra un anno sono quaranta? (Con improvvisa preoccupazione) Mi si vedono in faccia? Dimmi la verit.

Enrica - Sembro pi vecchia io che ne ho venti di meno. Sai cosa c' piuttosto, mamma? Non ti fa bene vivere senza distrazioni, senza divertimenti. Parlo sul serio. Sono mesi e mesi che non vai pi in nessun posto. Fai una vita troppo ritirata. Certe abitudini diventano una necessit. Mi pare che tu debba annoiarti. Ci dev'essere un gran vuoto nelle tue giornate.

Gina - Cosa vuoi, cara, tutte cose che non m'interessano pi! Sino a un certo punto ti divertono, poi un bel giorno ti danno la nausea.

Enrica - (prende i flaconi e la scatola) Io vado di l. Ho molto da fare. Pensa, mamma: tre esami da preparare. E i pi diffcili, anche. (Entra Amelia).

Amelia - (a Gina) C' il comm. Bareggi.

Gina - (subito nervosa, ansiosa) , Bareggi? Fallo passare subito. (Via Amelia).

Enrica - Per carit! Tanti mesi che non si vedevano pi quei due cataplasmi! Speravo proprio che si fossero perduti per sempre.

Gina - Ho gli occhi rossi? Si vede che ho pianto?

Enrica - Un po'... Io scappo, mamma.

Gina - No, no, fammi il favore, cara! Sii gentile. Salutalo anche tu. Due minuti. Intanto io vado a mettermi un po' d'acqua fredda sugli occhi. (Esce da destra. Enrica sbuffa, mette gi flaconi e scatole; appare alla comune il comm. Bareggi. 50 anni. Ben pasciuto. Aria tranquilla, sicura di s. Enrica gli va incontro con sostenuta cortesia).

Enrica - Buongiorno, commendatore, come state?

Bareggi - Oh, Enrica! un pezzo che non ci si vede. Ti d ancora del tu, eh? T'ho conosciuta grande cos.

Enrica - Ma certo!

Bareggi - Ti sei fatta bella! Lascia che ti guardi... (La rimira ben bene) Hanno ragione! Me l'avevano gi detto in tre o quattro: la figlia di Brighi sta diventando una bella ragazza. (Con convinzione) Ma proprio carina! Carina sul serio!

Enrica - Si vede che sta crescendo una generazione di ragazze brutte. Allora in mezzo alle altre io non ci sfiguro troppo. (Alzando le spalle) Ma del resto cosa conta? Che importanza ha? (Si sente invece che la constatazione di Bareggi le ha fatto piacere).

Bareggi - Eh, va l che lo capisci anche tu che importante! Ti arrangi molto meglio. Guarda che bell'abitino! E i capelli ondulati, le calze di seta... Fai tutto un altro effetto!

Enrica - (come per giustificarsi) Mi hanno detto tante volte che quella di vestirmi male era una posa. Anche al pap seccava tanto. Ho ceduto.

Bareggi - (sedendosi tranquillo) Vedi, Enrichetta: tu sei fortunata. S! I tempi nuovi ti sono venuti incontro. Adesso di moda un tipettino di ragazza franca, disinvolta, sportiva, proprio sul tuo genere. E vedrai che...

Enrica - (con leggero compiacimento) S, s, ho gi visto. Anche ieri un garzone di fornaio mi ha gridato per la strada Ciau, bel dnninl. Dunque vedete: comincio ad avere dei successi. (Bareggi ride. Entra Gina).

Gina - (disinvolta, sorridente) Caro Bareggi, come state?

Bareggi - Bene. Benone. A voi non lo domando nemmeno. Si vede. Una cera magnifica.

Enrica - Io me ne vado. Ho molto da stu diare. Arrivederci.

Bareggi - (salutandola con la mano, affettuosamente) Ciao, cara. E auguri per i tuoi esami.

Enrica - Grazie. (Via. Restano soli Bareggi e Gina).

Bareggi - (imbarazzato si asciuga la fronte e il collo con un fazzoletto) Fa caldo! Che caldo! venuto presto quest'anno. Siamo appena alla met di giugno: 32 gradi! (altro tono) Peppino non mica in casa?

Gina - No, no. uscito subito dopo colazione.

Bareggi - (si raschia la gola; non sa da che parte cominciare) Dunque, io sono qui... Mi ha mandato Giogi... Francamente ne avrei fatto a meno volentieri... Io sono un po' un orso, una talpa, lo sapete. Tutto il giorno in banca... Cambiali, sconti, bilanci, io mi ci trovo benissimo, ma queste faccende qui!... Be', insomma, mi scuserete. Ci conosciamo da tanti anni! Possiamo ben parlarci francamente, no?

Gina - (ansiosa) Ma certo, certo! Dite...

Bareggi - E poi dopo tutto lo faccio nel vostro interesse. Dunque: avete saputo che cos' successo ieri sera al Savini?

Gina - (va ad assicurarsi se la comune ben chiusa e abbassando la voce) Bareggi, sono in una tale ansia! Riccardo mi ha telefonato stamattina. Due parole e ha interrotto la comunicazione. Io sono corsa subito da lui. Non era in casa. Ma come stato?

Barecci - Mio nipote passava in Gallera. Moltcni era seduto a un tavolino e per caso in quel momento rideva. Lui s' fermato e gli ha chiesto: Ridete di me? . E gi schiaffi, senza dargli tempo di rispondere. Una scena disgustosa. Il caff pieno d gente. Li hanno separati. Figuratevi le chiacchiere.

Gina - (fa un gesto di disperazione) Dio! Dio!...

Bareggi - Un bel pasticcio anche per noi, capirete! Riccardo nipote di mia moglie, Moltcni mio socio in Banca. Una situazione spiacevolissima. Bisogna che la cosa finisca qui, che non accadano altri guai.

Gina - (disperata) Ma che cosa posso fare? Dove lo posso trovare? Mi sfugge, non vuole pi vedermi...

Bareggi - Ne abbiamo parlato a fondo con Giogi. Io avrei preferito che fosse venuta lei, ma e una benedetta donna! Voi la conoscete; ha le sue idee! E questa faccenda l'ha presa male. Dal giorno che ha saputo questa cosa fra... (con imbarazzo) voi e Riccardo... Eh, insomma, non ha voluto pi venire qui. Cosa volete farci! E vi voleva bene, eh? Aveva proprio una sincera affezione per voi. Ma e fatta cos! Rigida, intransigente. E anche stamattina m'ha detto: caro Raimondo, non insistere. Guarda, io capisco tutto, perdono tutto, ma una donna che inganna il marito, no.

Gina - Ma allora, Bareggi, cosa si pu fare?

Bareggi - Signora Gina: stata una debolezza e chi senza peccato, vero?... Io non indago e non giudico. Ma in certi momenti della vita ci vuole del coraggio. (Fa con la mano aperta l'atto di vibrare un colpo di scure) Zac! Taglio netto. Al ragazzo ho parlato io. Sistemato tutto. Tra poco avr finito gli esami, lo spediamo da sua madre per direttissima e un altro anno studier a Roma. Quanto a Molteni un uomo che ragiona. Niente paura.

Gina - Ma, Bareggi, bisogner bene che io...

Bareggi - Voi che cosar Vederlo, spiegare? Niente, niente, per l'amor di Dio! Due si vedono e s'incollano un'altra volta. E non c' da scherzare, sapete, con quel ragazzo. Sangue sardo, fuoco. No, no, no! Date retta a me! Zac!... (Ripete il gesto) Avete un marito, una figlia!... (Occhi al cielo) E speriamo che Pcppino non venga a sapere!...

Gina - (supplichevole) Ma Giogi non potrei vederla?...

Bareggi - (allargando le braccia rassegnato) Cosa volete che vi dica! Irremovibile! (accennando a ripetere la frase della moglie) Io capisco tutto ma... .

(Bussano alla porta; entra Amelia).

Amelia - C' la signora Bareggi.

Bareggi - Oh, bella! Questa bella! (Entra Giogi trafelata).

Giogi - (al marito, come giustificandosi) Ci ho ripensato bene Raimondo. meglio che le parli io.

Bareggi - (con leggero rimprovero) Ah, figurati! Ma perch non ti sei decisa prima, cara! Ho tanto da fare in Banca, lo sai!... (Si alza).

Giogi - (a Gina) Prima di tutto: tuo marito non ha saputo niente?

Gina - No... Niente... tornato stamattina da Roma. Ha fatto colazione con noi. Era del solito umore...

Giogi - E Enrica? Non vorrei che all'Universit, fra compagni, sai com', avessero chiacchierato.

Gina - Lo temevo anch'io. Le ho parlato poco fa, con un pretesto qualunque. Non sa niente. Ne sono sicura.

Giogi - (si preme una mano sul cuore, tira un respiro di sollievo) Meno male! (Si siede affranta).

Barecgi - Allora sistemato tutto, eh? Benissimo. Vado via...

(Appare alla comune Peppino Brichi. serio, pallido, chiuso in s. I tre si voltano a guardarlo. Brighi s' fermato sulla soglia e, a sua volta, li scruta a uno a uno. Una lunga pausa. Bareggi per rompere quel gelo con voce stonata) Ciao, Pcppino.

Brighi - Ma guarda che novit! Tanti mesi che non vi vedevo pi in casa mia e proprio oggi siete qui tutt'c due.

Giogi - (che ha ripreso spirito, con disinvoltura mondana) Caro Brighi se sapeste che mesi ho passato. Una nevrastenia terribile! M'aveva ridotta in una tale pr strazione che non potevo vedere pi nessuno.

Mareggi - Ma nemmeno le persone pi care, sai!

Giogi - Piangevo, mi disgravo, volevo morire...

Bareggi - Ti dico, una cosa penosa, poverina!...

Brighi - (senza sbilanciarsi, ancora accigliato) Ah!... (Altro silenzio generale).

Giogi - (a Gina, come conchiudendo un discorso incominciato) Allora, questa villeggiatura? Torniamo a Viareggio o hai delle altre idee? I Silvestri vanno al Lido.

Baregci - (che intanto si avvicinato a Brighi) un po' che non ti vedo, Poppino. Sei stato via?

Brighi - (dopo una pausa, lentamente) Si... Ho viaggiato molto in questi ultimi tempi... Sono un po' stanco, a dire la verit... (Prende il portasigarette, ne prende una sigaretta e lo chiude rumorosamente battendovi la mano sopra) Be', forza e sempre avanti! (E si frega energicamente le mani. Poi, con un tono d voce mutato; molto, forse troppo disinvolto) Dimmi un po', Raimondo: ne sai niente tu di questo affare della Pesca Atlantica? M'hanno offerto un blocco d'azioni ma sono incerto...

Bareggi - Ah! Buono, buono, buono! Te lo consiglio.

Brighi - (accendendo la sigaretta) Mah! Sar che sono lombardo... Di mare non me ne intendo... Questa faccenda a base di bastimenti, di reti e di merluzzi!... Non mi ci raccapezzo!... Eppure pare che sia un affarone. Mi hanno fornito dei dati precisi... Vieni di l un momento che ti faccio vedere.

Bareggi - Volentieri. (Brighi s'avvia alla porta, Bareggi lo segue. Prima di uscire Bareggi si volge furtivamente e getta uno sguardo perplesso alle due donne. Ha l'aria di dire: che cosa vorr da me adesso?).

Giogi - (a Gina, alludendo al disagio di Bareggi) No, no, macch! Raimondo, figurati, ha paura anche delle ombre! Peppino non sa niente. Scommetto. I mariti non le vengono mai a sapere queste cose. Parlano d'affari. Per loro gli affari son sempre pi importanti delle donne.

Gina - Allora, Giogi, facciamo la pace?

Giogi - Sono stata proprio in collera con te. Furiosa sai. Da strapparti i capelli. Da levarti gli occhi.

Gina - Non devi dimenticare che da sette anni io faccio da paravento ai tuoi pasticci. Ti ho aiutato tante volte io, puoi ben aiutarmi una volta tu!

Giogi - Ah, d'accordo! Ma lasciami dire, per, che c' una bella differenza fra i miei capricci e questa tua pazzia! Io so essere viziosa con misura. Tu invece hai aspettato vent'anni a deciderti e il giorno in cui bai fatto il salto stato un capitombolo!

Gina - (con impeto) Giogi, sono felice!

Giogi - Eh, no, cara mia! Non si fa cos nella buona societ! Hai perduto la bussola, sei partita per la luna. Prenderti per amante un ragazzo ili vent'anni! Ma poi, scusa, non potevi agire con un po' di ritc gno? Da un giorno all'altro non ti si e vista pi in nessun posto. Un'apparizione ogni tanto con una faccia da donna stregata. Tutti hanno capito! Una burrasca di pettegolezzi...

Gina - Riccardo era geloso. Non voleva. Ogni giorno dovevo notare su un foglio l'impiego del mio tempo. Dov'ero stata, chi avevo visto, con chi avevo parlato... Ed era una tale gioia farlo contento, sacrificarmi per lui...

Giogi - (interrompendola) Ma che stupidaggini!... Un giorno t'incontro in via Manzoni, ti saluto; tu non mi vedi, non senti la mia voce, te ne vai via che sembri una sonnambula. Ho avuto l'impressione che tu fossi proprio impazzita!

Gina - Ecco, s, vedi: proprio cos. La troppa felicit mi d dei momenti di pazzia. Conosco l'amore per la prima volta, non ho esperienza, non so essere prudente. Sono come fuori dalla vita. Una cosa sola m'importa: che Riccardo mi ami.

Giogi - Ma Gina! Fra l'altro tu non ti rendi conto del male che gli fai. Un ragazzo che sino a pochi mesi fa non sapeva qua si niente dell'amore. Libri, idee, ambizio ni. Nicnt'altro. E gli cade fra le braccia una donna come te. Ma un'esplosione! Addio studio, addio carriera, addo tutto!

Gina - (prendendole le mani, affannata) Non lo volevo, sai, ti giuro che non lo volevo! Non so nemmeno io come ci sono cascata! Prima m'interessavo a lui perch lo vedevo cos fine, cos diverso dagli altri. Lo guardavo e pensavo: come mi piacerebbe di avere un figlio come lui. Ma con me era sempre cos ispido, scontroso... Allora ho cercato di smontare quella sua ostilit, mi sono appassionata al gioco... Un giorno mi sono accorta che l'amavo, che non potevo pi rinunciare a lui... stato quando l'ho rivisto a fine ottobre, al suo ritorno dalla Sardegna. Eppure ho sperato ancora di vincermi. Gli ho parlato. L'ho pregato di non venire pi qui in casa. Ma era preso anche lui, ormai. Poi tu a Natale l'hai invitato a Cortina...

Giogi - (disperata) Finir in un disastro. Lo sento. Lo vedo chiarissimo. Ma... Enrica?... Hai pensato a Enrica?... Se tua figlia scoprisse la ragione per la quale Riccardo l'ha piantata?... Ci credi tu che ci fosse soltanto dell'amiczia fra loro? Voglio dire dalla parte di Enrica?... Io no, sai! Ci giurerei. Bada che Enrica ti osserva! Per molti anni tu l'hai trascurata. E lei s' messa in contrasto con te. S' fatta una vita opposta alla tua. Ti studia. Ti giudica. Ora, se tuo marito e tua figlia venissero a sapere?... Che non debba trovarti costretta a lasciare questa casa, Gina! Ad abbandonare la tua famiglia!...

Gina - E se anche fosse? Credi che abbia paura?... (Perduta in un suo sogno) Avere un piccolo appartamento... Vivere sola... Pensare a lui.., aspettarlo... Sarebbe la felicit completa!... E dopo... dopo niente!... Una donna vecchia, finita!... Ma almeno avere amato una volta!...

Giogi - (avvicinandosi a lei e fissandola sbalordita) Sei arrivata a questo punto?... Matura per il manicomio, parola d'onore!... Mi spaventi, Gina! (Prendendola per le braccia e scuotendola) Ma non capisci, non capisci che?... (Rimane incantata a guardarla).

Gina - Dicevi?...

Giogi - (lasciando cadere le braccia) Dicevo che sono una cretina! Solo in questo momento ho capito perch ti avevo presa in odio! Era perche ti invidiavo! (Sillabando) Sporca invidia; nient'altro! Ma dimmi, insegnami, come si fa a innamorarsi cos, perdere la testa, rompersi il collo, istupidirsi! La felicit, il paradiso, l'unica cosa al mondo per la quale vale la pena di vivere! (L'abbraccia impetuosamente. la bacia sulle guancie) Toh, Toh! Toh! Toh!...

Gina - (tenendosi stretta a lei) Giogi, aiutami!

Giogi - Ma s, s, lascia fare a me! Vediamo: cosa gli avevi detto di Molteni?

Gina - Che mi piaceva, che anche in questi giorni mi aveva telefonato, che mi faceva una corte insistente...

Giogi - Ho capito. Per ingelosirlo, eh?... Le solite manovre... Quello che stato stato. Adesso bisogna evitare dei guai pi grossi. Dunque, dovete rappacificarvi. Gli ho parlato io. Lui ti telefoner allequattro. (Controlla il suo orologio da polso) Fra venti minuti. Combinerete un appuntamento...

Gina - (felice, stringendo l'amica guancia a guancia) Cara Giogi!

Giogi - S, s, ma non fare pi sciocchezze, adesso. Perch gli amanti passano, ma il marito resta. Il mio Raimondo non lo mollo nemmeno!... (Si sentono d. d. le voci di Brighi e di Bareggi).

Brighi - (apparendo alla comune e volgendo il capo verso Bareggi che lo segue, con l'aria di continuare un discorso gi incominciato) Oh, la celluloide! Tutto andasse come quella! Col vento in poppa addirittura. I concorrenti sono a terra. Facciamo tali prezzi che nessuno pu resistere.

Gina - (a Giogi) Allora vuoi vedere quel modello?

Giogi - Ah, s, ci tengo (Al marito) Raimondo aspettami cinque minuti che poi mi accompagni a casa in macchina.

Bareggi - S, ma se vi mettete a parlare di vestiti, povero me!

Giogi - No, no, torno subito.

Bareggi - Speriamo. (Le due donne escono).

Brighi - (sedendosi sul divano e segnando il posto accanto a s con un colpo della mano aperta) Vieni qua! (Bareggi gli si siede vicino) Barcggione, sei invecchiato! Ti sei messo tranquillo con le donne, eh?...

Bareggi - (allargando le braccia rassegnato) Cosa vuoi! Capitolo chiuso!...

Brighi - (gonfiando il petto, soddisfatto di s) Ah, io no. Sempre in gamba!

Bareggi - Beato te!

Brighi - Ti ricordi quella romana che ave vo portata via al vecchio Colombo? Si sposata! piena di quattrini, adesso. Aveva certe spalle! Quando entrava in un locale si voltavano tutti! Una maniera di camminare... (Imita con un movimento del busto l'andatura trionfale della ragazza) che ci avresti messo un punto esclamativo a ogni passo!

Bareggi - Ti dev'essere costata parecchio quella l?

Brighi - Ma valeva, valeva, caro mio!

Bareggi - A me, per, delle tue amiche quella che mi sarebbe andata pi a fagiolo era quella... Qucll'ex-modella che poi aveva sposato il pittore Pedrini e aveva la mana di giocare in Borsa? Come si chiamava?...

Brighi - Ah, la Renata?... S, s, s!... Che sangue, che temperamento!... Una specie di demonio in sottana, quella!

Bareggi - Quand'era vestita da cavallerizza coi gambali!... (Si sente elettrizzato. Fa schioccare la lingua come se incitasse un cavallo a correre) Porca miseria!

Brighi - (mettendosi la mani in tasca e allungando le gambe beatamente) Non pi il mio genere quello l, per. Adesso ho cambiato tipo.

Bareggi - Ah, la Rosy?... Una bella figliola! Dove l'hai pescata?

Brighi - Dalle mie parti. di Salerano al Lambro. Buona. Una bambinona. Mi ci sono affezionato. Ma sul serio, sai? Tante volte quando torno da un viaggio, se arrivo a Milano la sera, vado a dormire da lei. Non ti dico che delizia la mattina quando mi sveglio, e lei l che mi sfrega il naso contro il naso. Mi chiama Mi-sciolone . Mi fa miao-miao! . Stupida! Ma mi allarga il cuore, mi fa bene ai nervi, mi rinfresca. Dopo vado in ufficio che mi par d'essere tornato giovane. Senti : il giorno che crcpo la mia parte l'ho fatta! (Gli batte vigorosamente una mano sulla spalla) Barcggionc! Su allegro!

Bareggi - L'altra sera sono andato al Dal Verme. C'era una ginnasta tedesca in maglia rosa... Bella ragazza... Mi venivano in testa delle idee buffe!... (Una pausa come se contemplasse la visione della ginnasta. Fa una risatina fra se, come per un'idea bizzarra che gli viene in testa) Eh, eh. eh!... Avere una forbicina piccola cos e cominciare a tagliare la maglia... (altra risatina; scuote il capo) Be' si fa cos per distrarsi. Perch al giorno d'oggi con gli affari dura, sai. Va piano anche tu, da retta a me. Frena. Ti butti troppo avanti.

Brighi - Cos'? Altre chiacchiere sul mio conto?

Bareggi - No, no, ma non te lo nascondo. Una volta quando saltava fuori un affare si diceva: c' Brighi? Il tuo nome era gi una garanzia. Oggi, invece... inutile, i tempi sono cambiati.

Brighi - Caro mio, hanno voglia di chiacchierare. Lo so chi sono; sempre quei quattro o cinque. Ma verr il momento che dovranno alzare bandiera bianca, vedrai. (Rientrano, Giogi e Gina).

Giogi - Andiamo Raimondo?

Bareggi - (si alza) Eccomi. Ciao Beppino.Arrivederci, signora Gina. Quando venitea pranzo da noi?

Gina - Presto. Telefoneremo. Grazie. (Saluti a soggetto. Via Giogi e Bareggi)

Brighi - (riassumendo di colpo l'espressione di cattivo umore che aveva quando entrato) Come mai Bareggi s' scomodato a venire qui?

Gina - Mah! Non saprei. Mi sono meravigliata anch'io. (E per sottrarsi ad altre domande si avvia alla porta di destra).

Brighi - Dove vai?

Gina - A cambiarmi. A vestirmi. Devo u-scirc.

Brighi - Aspetta un momento. Devo parlarti.

Gina - (nervosa, guardando l'orologio) A-vrci parecchie commissioni da fare, oggi. urgente quello che devi dirmi? Se no ne parliamo stasera a tavola.

Brighi - (categorico) urgente. E poi a tavola no. Ci sar l'Enrica. Si tratta appunto delle tue commissioni, delle tue spese. (Grave) Bisogna fare economia. A Roma non ho potuto concludere niente. Ho l'acqua alla gola. Allora, capisci, anche tu devi fare dei sacrifici.

Gina - Va bene, va bene, li faremo. Ne parleremo con calma... ( impaziente di finirla con quel colloquio che minaccia d durare troppo).

Brighi - (si siede, appoggia la nuca alla spalliera, parla lentamente in tono stanco) Che fatica! Si ha l'impressione di battersi con un fantasma, si picchiano dei colpi che sfondano l'aria... Tu sai se io ho coraggio! Non sono mica di quelli che alle prime btte chinano la testa, ma ti confesso che stavolta vedo nero. Mi sono cacciato in una stretta tale da rimanerci massacrato! Farabutti! Mi hanno promesso mari e monti per spingermi avanti, e oggi che sono in trappola chiudono lo sportello. Per strozzarmi. Ho dato noia a troppa gente, per troppi anni con la mia attivit, con la mia fortuna. Mi hanno segnato. Mi hanno messo sulla schiena il timbro delle bestie da macello. Questo mi vorr a lesso, quell'altro mi vorr arrosto, ma tutti sono d'accordo sul programma di mangiarmi.

Gina - (accendendo una sigaretta) Capisco, un momento critico. Non credere che io... Ne parleremo stasera, a fondo... (Guarda ancora l'orologio, impaziente) Dopo che l'Enrica sar andata su. Va bene?

Brighi - S, ma c' una cosa importante. Il danaro liquido che ho, devo impegnarlo tutto negli affari. Dunque economia, tagliare le spese. Subito.

Gina - S, certo. Ti prometto che far tutto il possibile... Ma adesso dovresti coricarti un paio d'ore... Hai la faccia stanca. Se dormi un po', dopo vedrai le cose meno in brutto. (Accenna ad avviarsi alla porta).

Brighi - (con uno scatto) Ma dove vai? Ma aspetta! Vediamo un po': che risparmi si possono fare sull'andamento di casa? Gi che siamo qui a parlarne cerchiamo di definire... (Esasperato) Che fretta hai! Non sar mica una rovina se rimandi a domani le tue corse per i negozi! Io ho viaggiato tre notti di seguito e avrei diritto di riposarmi; eppure non cedo alla stanchezza, mi tengo su a forza di nervi. E lasciale perdere le tue commissioni!

Gina - (cercando di calmarlo, con voce quieta) Se fosse necessario, ben volentieri! Ma in questo momento tu non vedi chiaro. Sei stanco, irritato. Ma ti conosco, io! Domani sarai di nuovo ottimista, mi dirai che tutto va benone. Va a riposarti, caro. Ne riparleremo stasera, domattina. Ho anche un appuntamento con la signora Frontini... (Accenna ancora ad uscire).

Brighi - (saltando su dalla poltrona e afferrandola per un braccio) No, no e no! (Con uno scoppio di voce) Tu non esci! Io ti dico che tu non esci!

Gina - Cosa ti piglia? Diventi matto?

Brighi - Ti ripeto che tu non esci.

Gina - E va bene. (Sono una di fronte all'altro) Inutile discutere con te quando sei di cattivo umore! (E intanto per darsi un contegno disinvolto, si mette la sigaretta fra le labbra, si china, si alza la sottana molto sopra il ginocchio e con un gesto un po' sguaiato si tira la calza, facendo poi schioccare leggermente sulla carne l'elastico della giarrettiera. Si sente scrutata. Alza il viso verso il marito) Cos'hai da guardarmi cos?...

Brighi - (lento, intento) Non t'avevo mai vista fare questo atto! Strano! M' parso di averti veduta per la prima volta. La gonna fin qui... Perch tieni tanto a andar fuori? Tu sai bene che cosa significherebbe per te la mia rovina! Se io salto, non c' pi questa casa, non ci sono pi le automobili n i viaggi, n i gioielli, n i vestiti! Ma si direbbe che non te ne importa niente. Scappar via, correre non so dove,questo s ti interessa!... Chi ti aspetta?... Le amiche?... No, sono trovate vecchie, cerotti che non attaccano. Ne so pi di quanto tu credi. Ho gli occhi aperti. Fuori la verit.

Gina - (fra compatimento e sopportazione) Senti, non avrei mai, mai pensato che fra noi ci potesse essere ancora una scena di gelosia.

Brighi - Gelosia?... Io geloso di te?... (Una risata cattiva) Ah, ah, ah!... Sono finiti quei tempi. Voglio solo dimostrarti che non sono un imbecille. E voglio mettere in chiaro una questione che in rapporto coi miei affari. Perch i tuoi vestiti li pago io. E io ti dico: bastai I miei affari sono in secca. Non intendo, nelle strettezze in cui mi trovo, di continuare a fornirti le 200.000 lire all'anno che servono a farti bella per gli altri, per un altro.

Gina - (evidentemente preoccupata che da un momento all'altro Satina possa telefonare, lancia uno sguardo furtivo e allarmato all'apparecchio telefonico che sul tavolino e va a sedersi in una poltroncina l vicino. Sospira, prende un atteggiamento rassegnato) E aspettiamo che passi!...

Brighi - (pallido d'ira) Dico i vestiti, ma potrei domandarti dove vanno a finire tutti i danari che io ti d per le spese di casa. un pozzo, una buca senza fondo. Avr bene il diritto di vederci chiaro. Perch a una certa et le donne, se incontrano un mascalzone deciso a sfruttarle...

Gina - (scattando in piedi) Ah, no, eh? Questo non dovevi dirlo, perch allora...

Brighi - (con cattiveria vendicativa) Allora che cosa?... Se credi che sia facile farmi fare il cretino, il fantoccio, l'imbecille che paga!

Gina - (velenosa) E credi che anche a un uomo non possa capitare, a una certa et, di cadere nelle unghie di una donnetta che lo peli? Vuoi che ti dia un esempio? Vuoi che ti dica il nome e l'indirizzo di quella contadina ripulita che a Milano tutti conoscono come la tua mantenuta? Parliamo pure di economie, restringiamo pure le nostre spese, ma tu dovrai ridurre lo stipendio anche a quella brava ragazza. Anzi, dovrai cominciare proprio da lei. (Si risiede, accavalla le gambe, fa ciondolare nervosamente un piede).

Brighi - (le si avvicina pallido, furioso, picchia un pugno sul tavolino del telefono e urla fuori di s) Ma se io spendo sono danari miei. Sono vent'anni che mi ammazzo a lavorare. (Ripicchia il pugno) Li guadagno io i quattrini! E ne faccio quello che voglio! Li butto dalla finestra, se mi pare! Tu no! Perch tu mangi del mio! E sei una bugiarda! Le tue commissioni, il tuo appuntamento con la Frontini, bugie, bugie! Lo so anch'io, sai, cos' successo ieri sera e che cosa si dice di me per Milano! Sci una carogna! E se dici ancora una parola... (Ha la mano alzata sopra di lei come se stesse per picchiarla. La comune si apre di colpo; appare Enrica).

Enrica - (come per fermare il gesto del padre) Pap! Cosa fai?... (Un momento di disagio. Un lungo silenzio. Brighi va a sedersi sul divano).

Brighi - (che ha ritrovato la sua calma) bene che anche tu conosca la nostra situazione. I miei affari vanno malissimo. Bisogna fare economia. Ma tua madre da questo orecchio non ci sente. Perci mi sono arrabbiato e ho alzato la voce. In fin dei conti non una faccenda che riguardi soltanto me. La mia sorte anche la vostra. Che cosa ne dici, Enrica?

Enrica - Io? Tutte le economie, pap. Immediatamente. Senza discutere. Sono pronta, prontissima. E prima di tutto bisognerebbe liberarsi di questa casa. Stando qui si obbligati a spendere molto.

Gina - (sarcastica) S. Andremo a vivere in una soffitta al quinto piano di una casa operaia. O meglio ancora : in una portineria. Naturalmente liccnzicrcmo tutti i servitori. Io laver i piatti e far il bucato.

Enrica - Perch no, mamma? Abbiamo il sangue blu nelle vene? Siamo milionari per diritto divino? (Un'alzata di spalle) Per me!... L'idea di non essere pi ricca domani mi lascia del tutto indifferente.

Gina - (sarcastica) Ma guarda! Felice sei, eh? Si direbbe che hai avuto la pi bella notizia del mondo! Per te e una festa, un gioco!... Parli della miseria come di uno sport molto interessante. Ti assicuro che te ne stancherai molto, ma molto presto! (Durante queste battute fra le due donne, Brighi seduto sul divano s allunga tutto, chiude gli occhi, rovescia il capo all'indietro. Si sente male).

Enrica - Forse; pu darsi. Per... (s accorge del malore del padre; gli si avvicina di slancio) Pap! Ti senti male?...

Gina - - (accorrendo presso il marito) Peppino!... Cos'hai?...

Enrica - Distenditi. Riposa. Lasciati andare, pap.

Gina - Sei stanco morto, vedi. Te l'avevo detto io che non era questo il momento di affaticarti a discutere.

Brighi - (che comincia a riaversi, con voce stanca) Niente, niente!... Passa!... passato!... Ho dormito da cane stanotte in treno... Sono sceso che mi pareva d'essere ubbriaco... Eh, lo so! un avviso, un segnale d'allarme... Dovrei riposarmi, finirla con questa vitaccia!... (Squilla il telefono. Gina fa per slanciarsi all'apparecchio ma Brighi risolleva il capo bruscamente, pronto ad afferrarla per un braccio, con rabbia) No! Rispondo io. Voglio sapere chi ... (Sta per alzarsi con fatica. Enrica che intuisce un pericolo corre all'apparecch io).

Enrica - (con voluta indifferenza) Andiamo, non fate tragedie! Una telefonata! Cosa c' di straordinario?! Rispondo io. (Afferra il ricevitore, se lo preme contro l'orecchio) Pronto?... Eh?... ( rimasta impietrita. Sanna che parla. Le parole ch'egli dice credendo che sia Gina al telefono sono per lei una terribile rivelazione) No!... (Si domina a stento; con voce alterata) S!... Va bene, va bene!... (mette gi il ricevitore d scatto come se scottasse. Si sente gli occhi dei due piantati addosso. Batte le palpebre come se uscisse da un sogno e s aggrappa alla prima giustificazione che le viene in mente. Ma dice male la bugia) Era la... Era Rita... (Si passa una mano sulla fronte smarritamente. China la testa e resta in silenzio. Anche la madre abbassa gli occhi. Il disagio pesante. Brighi sempre seduto. Le guarda).

Gina - (uscendo da sinistra, al marito, senza guardarlo) Non esco. Se quando sarai pi calmo vorrai parlarmi sono di l... (Via Gina. Enrica in piedi accanto al tavolino del telefono come concentrata in un pensiero).

Brichi - (sempre seduto al suo posto, curvo in avanti, con le mani piantate sulle ginocchia, fissa lungamente la figlia, poi lentamente, marcando le parole con orgoglio) Sei proprio della mia razza, tu! Ce ne vuole per buttarci in terra! Hai preso la botta a denti stretti, senza un lamento. Brava! (Enrica vorrebbe fingere ancora, replicare. pi forte di lei. China la testa in silenzio. Brighi si alza, le si avvicina lentamente, la costringe ad alzare il capo e a guardarlo negli occhi).

Enrica - (in un estremo tentativo di finzione) Pap, che dici?...

Brighi - Ci siamo capiti benissimo, va l. E adesso parliamo con calma. Ho i nervi a posto... (Breve pausa, si risiede) Dunque, ho tante cose da dirti, ma non so da dove cominciare... imbarazzante per un padre dover parlare di certi argomenti con sua figlia... Ma tu hai un'intelligenza e un carattere da persona matura. Del resto se ti confesso che fra me e tua madre non c' mai stata buona armonia non ti dico mica niente di nuovo! Purtroppo il nostro vecchio disaccordo e arrivato a una crisi che... si pu risolvere in una sola maniera : ciascuno per la sua strada. Ci ho pensato molto. Ho deciso, inevitabile una separazione.

Enrica - (con malinconica comprensione) Pap! A dieci anni mi ero gi accorta di queste cose. Le sentivo per aria. Figurati se possono farmi un grande effetto adesso! Vedi, la mamma aveva ragione di dire poco fa che le cattive notizie sui tuoi affari m'hanno quasi fatto piacere. L'ho sempre odiata questa casa con tutto il suo lusso. Anche da bambina. Tu sapessi che impressione mi faceva quando tornavo dal collegio. Mi sembrava che fosse sua la colpa se io non ero felice, se la mamma non mi voleva bene. Per, una decisione gravissima. Separarvi dopo tanti anni che siete insieme!

Brighi - Cosa vuoi! A un certo momento la possibilit di tollerarsi esaurita. Io sono arrivato a questo punto: sento che non ne posso pi. (Pausa) M'ero proposto di non discutere, di non accusare e invece parlo, parlo!...

Enrica - Perch no, pap? Se non dici tutto con me!

Brighi - (dopo una pausa) Che disastro!... Forse ho sbagliato tutta la mia vita. Se fossi rimasto quello che ero a venti anni, un operaio, un povero diavolo qualunque, forse sarei stato pi felice. Questi vent'anni di ascensione, se mi volto indietro a guardarli, mi fanno l'effetto di una lunga caduta. Una specie di... di caduta all'ins, ecco!... (S'interrompe, alza la testa, la guarda, e con un tono diverso, d bonaria ironia) Tu che sei una donna sapiente: si pu dire una caduta all'ins? .

Enrica - (in piedi accanto a lui seduto, gli passa una mano nei capelli con un sorriso triste) Credo che sia proprio la definizione giusta.

Brighi - Ma con le chiacchiere non si conclude niente. Quello che m'interessa di farti sapere riguarda la sistemazione pratica della tua vita. Io non sono pi ricco. Avrei dovuto liquidare i miei affari un anno fa. Oggi, con un realizzo rapido efortunato, posso mettere a parte si e no una somma sufficiente a vivere; le briciole del mio patrimonio... (Preso dal pensiero degli affari, vi si ingolfa a poco a poco; come fra s) E se tiro in lungo sar peggio... (Pausa pensosa, poi riscuotendosi) In queste condizioni, non sono disposto a compiere sacrifici per mia moglie. Le ho regalato un capitale in gioielli e tutto quello che possiede sua madre a Lodi venuto fuori dalle mie tasche. Dunque, l, ho fatto anche troppo. Ma io mi preoccupo di te. Ho pensato di vincolare un piccolo capitale con un atto che te ne assicuri la rendita subito e la propriet assoluta quando compirai venticinque anni. Naturalmente tutto questo deve rimanere fra noi. Ho bisogno di tutta la mia energia per condurre in porto la transazione d'affari che sto preparando. Non voglio essere disturbato da litigi e da persecuzioni. Ma con te, s, ho voluto intendermi subito. Sono orgoglioso di avere una figlia brava come te. Voglio che tu sia contenta. Credo di poter disporre a tuo favore di una cifra di ottocentomila lire. Avresti circa quarantamila lire all'anno...

Enrica - (senza entusiasmo) Grazie. troppo. Una volta finiti gli studi sapr guadagnarmi la vita, se sar necessario. (Raddolcendo il tono) Ma, scusa, pap, io non so dire le cose a mezzo. Non vedo per quale ragione tu pensi a una sistemazione definitiva come se anche noi due dovessimo lasciarci! Perch? Che intenzioni hai?

Brighi - (che vuol dire e non dire) Ah!... Non so ancora... Ma, vedi, a Milano non mi ci trovo pi... Vorrei andare a stabilirmi a... a Genova, forse... Ci penser... Vedremo... C' tempo...

Enrica - Ma io potrei venire con te... Potrei studiare a Genova... (Brighi fa un vago gesto di rifiuto) No, no, non ti metto mica sotto processo! Ma tu... Ho l'impressione che tu mi comunichi solo una parte dei tuoi progetti. E questo non va. Io non sono mica un'estranea! Mi viene il sospetto che ti prepari a fare una grossa sciocchezza. So che hai una relazione... Non vorrei che tu pensassi di andare a vivere con quella donna... Allora s che non potrei pi stare con te!...

Brighi - Ma cosa dici? Cosa vai a cercare?...

Enrica - Ma s! Sono cose che si sanno! Me l'hanno detto... E poi quando l'incontro per la strada, la tua amica, mi guarda in un certo modo! Sta attento, pap, perch quella ragazza...

Brighi - (interrompendola bruscamente) Basta, Enrica. Queste sono faccende mie e non ti permetto...

Enrica - (ferma) Non permetti!... Tu non puoi impedirmi di pensare con la miatesta! Ti pare che io possa restare fuori da questo contrasto fra te e la mamma? (Si avvicina a lui, con affetto) Io?... Ma assurdo!... E sai perch mi d tanto fastidio questo sospetto che m' venuto? Perch vorrei stare dalla tua parte, essere convinta che tu hai tutte le ragioni. E invece se tu.,. (Appassionata) Dimmi la verit: che cosa vuoi fare? Metterti in casa quella donna? T'illudi che ti sia affezionata? (A un gesto del padre replica) Lascia andare che in questo campo la donnetta pi scema riesce a imbrogliare il pi intelligente degli uomini!

Brighi - (ironico) Ah, bene! Dunque tu mi accogli sotto la tua alta tutela? Offri a questo ragazzino stagionato la protezione della tua grande esperienza? Ma benone! Che sollievo! Mi sento pi tranquillo, adesso! Vediamo un po': come facciamo? Mi dai le tue istruzioni ogni mattina prima di andare a scuola? E se per caso una donnina dimostrasse un po' di simpatia per questo vecchione rimbambito, cosa faccio? Ti scrivo o ti telefono? (Ride gi pieno di affettuosa indulgenza) Ero di cattivo umore e m'hai fatto ridere di gusto. Allora torno sul mio progetto, toh! Ritocco la cifra. Se appena appena la fortuna mi aiuta col dito mignolo (fa il gesto) metto in un angolo per la mia figliuola superdonna un milionario tondo tondo. (Facendole una carezza rude sulla guancia) Ma tu mi prometti che con quell'im-piastro... (Addita il telefono; allude a Sanna) Ci siamo capiti, vero? Tagliato. Cancellato dal registro. (Fa dei gesti secchi; scuro in viso) Bada! Se sapessi che fai una lacrima per quel...

Enrica - (irrigidendosi subito) Cosa vuoi dire? Puoi parlare chiaro. Alludi a Sanna? Sei proprio nella luna allora! Lacrime io? Ti provo subito che sbagli: saresti contento se mi fidanzassi con Guido Bianchi?

Brighi - Bianchi? Quale Bianchi? Quello che ingegnere al Canapificio a Lodi? Quello spilungone?... (Fa una smorfia) Mm!... Sar magari un bravo giovane, ma... Un mediocre, mi pare... Un tipo insulso... (Incredulo) Tu e Guido Bianchi?

Enrica - (con una disinvoltura forzata, eccessiva) Ah, non te l'aspettavi questo nome, eh? Vedi come mi conosci male? Ci siamo visti qualche volta a Lodi... Mi avr scritto trecento lettere!... Dovresti vedere le mie risposte, per! Dieci, dodici righe con la mia scrittura da vecchio medico. Sembrano ricette per il farmacista.

Brighi - Ma... e pensi d sposarlo?

Enrica - S! Mica che sia innamorata! Ma credo che mi convenga. Cos... per ragionamento.

Brighi - (dopo un attimo di perplessit) Va bene: sono vecchio. Non capisco pi il mondo. I giovani d'oggi! Sposarsi cos? Senza amore?... Ma noi ai nostri tempi... Io quando mi sono sposato ero addirittura in delirio! (S'interrompe) Gi, dirai tu, e vedi che bel risultato!... (Una pausa) Accidenti! Quarantatre anni! Tutto in malora! Ricominciare da capo!...

Enrica - Pap, tanti bei discorsi ma tu non mi hai risposto. Le tue intenzioni, allora? Non ci riesci, sai, a confondermi. Non ti mollo. Facciamo un patto, su : tu miprometti di tenermi informata delle tue decisioni e io ti prometto il segreto pi assoluto. Non apro bocca. Capir tutto. Ma niente stupidaggini, eh? Se no per salvarti, bada, io faccio il diavolo a quattro.

Brighi - (dopo una breve pausa, con slancio) Qua, te lo meriti! (Le offre la mano, gliela stringe) Promesso. Se sapessi che forza mi d sentirti cos sicura di te! Hai visto: un momento fa ero uno straccio e adesso!... Parola d'onore che quelli che vogliono mangiarmi si romperanno i denti. Poppino Brighi duro. Una pellaccia da elefante. Se ne accorgeranno. Ciao, Enrichetta. (Si avvia alla comune parlando) Il tuo coraggio mi ha... (Sulla soglia si volge alla figlia in un impeto di esaltazione, di gioiosa energia, di fiducia in se) Porco mondo! Enrichetta! (Tende le braccia coi pugni chiusi) Non molliamo, sai, noi! Non ci butta gi nessuno!

Enrica - (vibrante di forza) Sta tranquillo, pap. E tu non cedere, veh!

Brighi - Cedere io? Mi basta di saperti con me, di sentirti cos vicina; non ho pi paura di nessuno. Giuro che non saranno capaci di mangiarmi. Sono talmente amaro e salato che dovranno sputarmi fuori. Ho due appuntamenti prima di sera. Importantissimi. Ci vado con un fegataccio da leone! Li inchiodo al muro! Li pelo vivi! (Breve pausa) Enrichetta, vinceremo a ogni costo. Sono in piedi : di ferro, di bronzo, sai! Ti giuro che vinceremo! Ciao bamboccia (In uno slancio simultaneo si tendono le braccia, si corrono incontro, s avvincono un attimo, si staccano).

Enrica - (esultante) Evviva, pap! (Brighi esce impetuosamente. Appena rimasta sola Enrica cambia atteggiamento. La sua gioia, il suo fervore cadono. Si siede, si piega, si passa lentamente le mani sul viso con un'espressione di acuto tormento, d'intollerabile sofferenza. Resta un attimo cos, piegata, vinta. Si alza di scatto. Si avvicina al tavolo, ha gr la mano sul ricevitore, ma si ritrae. Resta in ascolto. Poi afferra il ricevitore, compone febbrilmente un numero. A bassa voce) Pensione Lombardia? C' il signor Sauna?... Grazie... (Una breve attesa durante la quale Enrica, nervosa, ha vigilato le porte con sguardi ansiosi) Riccardo, sei tu? Sono Enrica... (Pausa, con risolutezza) No, no, necessario. Poco fa mio padre era qui. Devo parlarti, insomma... (Ferma, decisa) necessario, ti ripeto. In tutti questi mesi, da novembre, non ho mai cercato di vederti. Oggi s. E subito, subito. Aspettami in casa. Vengo da te. E guai se non ti trovo! Capiscimi bene: guai! (Depone il ricevitore, corre alla comune mentre) clamorosa rivelazione giornalistica del 1938. Esso ormai divenuto l'inseparabile amico di tutti coloro che su qualunque argomento della vita nazionale o mondiale desiderano formarsi un'opinione precisa e definitiva. Ogni numero di "Omnibus" di 12 pagine di grande formato, che costituiscono un raro esempio di vivacit giornalistica e di perfezione tipografica. in vendita in tutte le edicole a una lira.

CALA LA TELA

ATTO TERZO

(La stessa scena. Sono passati cinque mesi. ottobre avanzato. Mattina. in scena Rita Mondini. Viene da fuori, evidentemente. Ha soprabito e cappello. Dopo qualche istante entra Enrica. vestita con elegante semplicit).

Enrica - (entrando) Ciao, cara.

Rita - Ciao, Enrica.

Enrica - Se non ti dispiace stiamo qui perch aspetto una telefonata. Mi deve chiamare Bareggi. Allora hai trovato?

Rita - S. Ci sarebbero due stanze ammobiliate nella mia strada. Una al terzo piano, nella casa di rimpctto a noi; vogliono 180 lire al mese, ma non c' termosifone. L'altra al 34, la casa d'angolo. Molto bella, tutte le comodit. Per chiedono 300 lire. Aspettano la risposta fino a stasera.

Enrica - Va bene. Grazie, Rita. Nel pomeriggio ti dir cosa ho deciso.

Rita - Per il mangiare, se ti contenti, puoi venire da noi. Faresti felice mia madre.

Enrica - (teneramente) Sei tanto buona.

Rita - (con interesse) Niente di nuovo?

Enrica - Niente. Ma oramai siamo alla fine. Non tpi il caso di farsi delle illusioni. L'importante per me di arrivare alla laurea. Avrei voluto specializzarmi... Mi sarebbe piaciuto fare Batteriologia. (Con un'alzata d spalle) Pazienza! Appena laureata mi metter a lavorare.

Rita - Ma coi voti che hai potresti ottenere una borsa di studio.

Enrica - Ci avevo pensato, ma per quest'anno troppo tardi. Vedremo l'anno prossimo.

Rita - Sai che Sauna s' iscritto a Roma? L'ho visto ieri, dava l'ultimo esame.

Enrica - (neutra) Ah!

Rita - Come ci siamo persi tutti per la strada! Uno di qua, uno di l. Trotti a Padova, Giulietta a Bologna...

Enrica - Del nostro gruppo non siamo rimaste che noi due. (Entra Amelia).

Amelia - C' il comm. Bareggi, signorina.

Enrica - (sorpresa) Bareggi?... Vengo subito.

Rita - Io scappo...

Enrica - Arrivederci, cara. Ti aspetto nel pomeriggio. (Accompagna l'amica alla comune e va incontro a Bareggi. Si sente d. d. la voce di Enrica) Credevo che mi telefonaste. Non dovevate disturbarvi. Sarei venuta io da voi. (Entrano).

Bareggi - Ho capito che avevi fretta, ho piantato tutto e sono venuto qui io. Poi, sai, in Banca, gente che va, viene; non avremmo potuto parlare in pace. Sentiamo: cosa c'?

Enrica - (con franchezza quasi aggressiva) Prima di tutto: posso fidarmi? Vorrei parlarvi di mio padre. Ma forse ci faccio una parte da ingenua. Siete anche voiun uomo d'affari, un concorrente; magari sarete contentissimo di vederlo andare in rovina (Vivo gesto di sorpresa e di diniego di Bareggi; Enrica prosegue senza lasciargli il tempo di rispondere) Insomma, ho preso la decisione di domandare consiglio a voi. (Lieve cenno di gradimento di Bareggi) Non avrei proprio saputo a chi altro rivolgermi.

Bareggi - (resta un po' male a quella schietta dichiarazione della ragazza, ma poi subito cordialone) Sci un gran bel tipo, Enrica. Viva la faccia della sincerit. Mi chiedi un favore e tanto per entrare in argomento mi dai dell'imbroglione. Ma scusa; che cosa ci guadagno io nel disastro di tuo padre? Vorrei che tu me lo spiegassi! Invidia? (Alludendo alla sua mole) Ma ti pare che se fossi invidioso avrei addosso tutti questi chili di carne? Poi, tuo padre un mio vecchio amico e mi dispiace moltissimo di vederlo andare a rotoli. Ti dir di pi : ho fatto tutto il possibile per metterlo in guardia. Non ha voluto ascoltarmi. Non potevo mica prenderlo per il collo.

Enrica - Allora parliamoci chiaro, Bareggi. tutta l'estate che io sorveglio mio padre. La mamma sempre stata a Lodi. Eravamo qui soli e con me lui non sa fingere... Ho paura che si prepari a una partenza vergognosa, a una fuga, ecco! Vorrei fate un tentativo [>er impedirglielo. Credete che il mio sospetto sia giustificato?

Bareggi - (fa un muso lungo una spanna e prima di parlare fa cenno gravemente, ripetutamente di s col capo) Eh, s, purtroppo! Franchezza per franchezza, vero? Vedi, tuo padre non un calcolatore, un uomo d'affari limato dall'esperienza. Pcppino un passionale, un giocatore d'azzardo, un poeta. Il suo istinto lo porta a preferire le soluzioni estreme. Guarda la tattica che ha seguito in questi anni! Una condotta da corridore di sangue caldo: o arrivo primo o mi rompo l'osso del collo.

Enrica - S. Sono gi dei mesi che mi fa dei discorsi strani: partire, farsi una nuova esistenza...

Bareggi - il suo stile. Non pu assistere alla demolizione di tutto quello che ha costruito in vent'anni. Poi ha un coraggio a prova di bomba. Il grande giuoco gli piace, il rischio lo esalta. Il contrario di me che appartengo alla razza dei pancioni. Poi, sai, c' chi soffia nel fuoco...

Enrica - Gi!... Quella sua amica... Deve essere una tale canaglia!...

Bareggi - (con un gesto di deprecazione) Robaccia!... (Confidenziale) La sorella di una nostra cameriera a servizio da un certo ing. Pizzuto in via Archimede, proprio nella casa dove sta l'amica di tuo padre. Naturalmente si sa tutto. Figurati: quella cretina andata a dire alla portinaia che Pcppino le ha promesso di portarla in America. Si gi fatta fare i biglietti da visita con su Rosy Brighi!...

Enrica - (un po' smarrita) Ma cosa si pu fare allora?... (Presa da un'idea) Se il pap facesse un'offerta ai suoi creditori? Cedere tutto?...

Bareggi - (si gratta la testa) Hm!... Ho paura che sia troppo tardi. Se si fosse affidato al notaio Melandri quando glicl'ho consigliato io! ft una tale autorit Melandri! Ma oggi tardi, tardi!... (Una pausa) Per... Ci sono dei gesti che disarmano gli avversari pi feroci. Se tuo padre dicesse: signori, sono disposto a darvi tutto quello che possiedo, sono contento di uscirne senza un centesimo in tasca io e la mia famiglia, magari senza guanti ma con le mani pulite! Eh, sai, allora...

Enrica - Solo i gioielli della mamma valgono milioni...

Bareggi - Appunto! Cedendo tutto, il passivo si ridurrebbe a proporzioni modeste. Se poi qualche cannibale volesse dargli addosso per pura malvagit, ti assicuro che saremmo qua noi a sostenerlo. Io, Melandri, tanti altri! Non devi mica pensare che noi uomini d'affari siamo tanti lupi! Il guaio e che Pcppino non la vorr intendere. Bisogna fare i conti con la testa dura di tuo padre.

Enrica - (come fra s) E anche con la vanit di mia madre... (Altro tono) Ma il notaio Melandri accetterebbe ancora l'incarico di liquidare in amicizia gli affari del pap?

Bareggi - (allarga le braccia, poi guarda l'orologio) Se vado subito lo trovo di certo in ufficio. Ti telefono la risposta. Ma siamo intesi : cessione totale e incondizionata di tutto quello che hanno tuo padre e tua madre. Poppino dovrebbe impegnare la sua parola d'onore. necessario il bel gesto, una prova di lealt completa. Tuo padre a Milano?

Enrica - No. andato a Genova ieri sera. Torna oggi alle tre. Gli parler subito. Andr ad aspettarlo in ufficio.

Bareggi - Allora vado. A tra poco.

Enrica - Grazie, commendatore.

Bareggi - La mamma sempre a Lodi?

Enrica - S. L'aspetto oggi.

Bareggi - (con bont, avviandosi alla comune) Enrica... (Si ferma) Volevo dirti... (Una pausa) Non voler male alla tua mamma. stato l'unico errore della sua vita. E le ha dato pi dolore che piacere...

Enrica - (grave) Lo so.

Bareggi - (mettendole una mano sulla spalla) Brava!... Eh, s!... Tu sei proprio... Vedi, mi dispiace di non avere un figliolo della tua et. Sai cosa gli direi? Ho scoperto un tesoro per te. La pi brava ragazza di Milano. La pi sicura moglie del mondo.

Enrica - (sorridendo, amara) Grazie. Ma sono giovane. Ho il tempo di cambiare anch'io.

Bareggi - Ah, no! Tu no! Metto la mano sul fuoco! Ciao, cara. Dicci minuti. Hai la mia risposta.Nel sacco tutti. Ah, perdio, farabutti loro, farabutto io!

Enrica - Pap! Ma ti accorgi delle enormit che dici? Fare una proposta simile a me?... E pensi che io?... (Una lunga pausa. Padre e figlia si guardano. Brighi che distoglie lo sguardo, abbassa il capo, sconvolto, avvilito).

Brighi - No, no!... A te no, a te no!... Che roba!... Che rivoluzione qui dentro!... (E si batte col pugno chiuso sulla fronte. Poi come rientrando in se stesso si passa una mano nei capelli, guarda per qualche istante Enrica a occhi sbarrati e disperato, con dolore) Ma non capisci che non e per i quattrini! Che non me ne importa niente dei quattrini! Che li butterei dalla finestra, che mi fanno schifo! Ma non voglio che mi mettano con le spalle per terra, capisci?, non voglio che dicano: Brighi finito! Ventanni per arrivare qui!... (Urla ancora) Non mollo... Non devo cedere a nessun costo! Mi faccio scannare, piuttosto!

Enrica - (si avvicina risoluta al telefono e comincia a comporre un numero).

Brighi - (avvicinandosi a lei) Cosa fai? Chiami Melandri? Bada, io te lo mando all'inferno, sai! Niente! Mi batto fino all'ultimo! Meglio farabutto che cretino!

Enrica - (che ha afferrato il padre per un braccio, parla al telefono con voce ferma) Pronto? II notaio Melandri?... Sono Enrica Brighi. C' qui il pap che... (Brighi tenta di liberarsi dalla presa di Enrica) Un momento, per piacere... (Al padre, affannata, vibrante, sottovoce) Pap, guai a te se fai il matto ancora! Devi cedere tutto, tutto!... Ricomincerai la tua vita con noi, con me... Io non voglio essere la figlia di un ladro! Digli di s, digli di s, pap!... Lo farai per me, per me!... (Gli mette in mano il ricevitore e per la prima volta ha le lagrime nella voce).

Brighi - (come travolto dalla dolorosa foga della figlia, prende il ricevitore, soffia, ansima, si siede) Mi viene un accidente!... (Enrica gli tiene le due mani sulle spalle, vi calca sopra con forza, come per far sentire al padre la sua presenza, la sua volont. Brighi parlando, ogni tanto, ha degli scatti di voce, subito dominati) Sei tu, Melandri?... S, siamo qui, io, mia moglie, mia figlia... Deciso ancora no, perch vedi... (Pausa; azione di Enrica) Dammi un po' di tempo... Ma tu vuoi proprio tagliarmi la testa per guarirmi dal mal di denti!... Io, io!... A dirti la verit vorrei mandarti al diavolo se non fosse che... (Altra azione di Enrica) Caro Melandri, ma tu non sei un notaio, sei un bandito! Mi punti la pistola alla faccia!...

- (Enrica gli sta sopra, lo domina) Scherzo!Lo so che sei un galantomone!... (Altro scoppio di voce) Ma corpo d'un diavolo; vuoi scorticarmi vivo!...

Enrica - (a bassa voce, premendogli, ora, le mani sul collo addirittura) Pap, ti prego, ti prego!...

Brighi - (in risposta a qualcosa che gli ha detto Melandri) Ma no, ma no! Se vengo a parlare con te mi convinci di sicuro!... (Questa volta la pausa pi lunga; Brighi ascolta intento; alla fine esplode) Oh, senti: non ne posso pi! Il cervello mi va in acqua! Sai cosa faccio? Ti dico di s, di s, di s!... Tutto, tutto, brigante!... (Intanto Enrica felice, lo bacia fitto sui capelli) S, la fabbrica di Zurigo, le attivit della Domus, i titoli, il palazzo a portone chiuso, i gioielli di mia moglie, lutto quello che ho, fino all'ultimo centesimo! Va bene?... Ti d la mia parola d'onore, s! Alle quattro sono da te. Se non mi vedrai vorr dire che sono crepato di rabbia o clic m'hanno portato al manicomio con la camicia di forza. Grazie Melandri. (Depone il ricevitore e scostando rabbiosamente Enrica si alza con impeto) All'inferno anche tu! Vale la pena di mettere al mondo dei figli per avere un giorno dei padroni in casa! (Con furia) Se mi viene un accidente m'hai accoppato tu! E mi viene, oh, se mi viene!... (Portato via da un estremo accesso di furore, con gesti convulsi si ficca le mani in tasca e scaraventa per terra tutto quello che trova) Banda di delinquenti! Congrega di borsaioli! Prendete anche il mio portafoglio! E il portamonete con gli spiccioli e il mazzo delle chiavi e la stilografica!... Non basta?... Aspettate, maledetti strozzini, che mi levi anche le scarpe! Voglio tornare a Lodi scalzo!... (Si seduto e sta per slacciarsi le stringhe) E dopo mi strappo anche la pelle, le unghie e i capelli che ho in testa!...

Enrica - (con calma) Pap, come sei buffo! Vorrei commuovermi e mi viene da ridere. Ma calmati, andiamo! Che figura! Un uomo! II commendator Brighi!...

Brighi - (si calma di botto, rinuncia a slacciarsi le scarpe, si asciuga il sudore. Enrica va a raccogliere la roba, gliela porta. Ironico, con ostentata calma) Benone! Sono contento, toh! Mi sono liberato di tutti i fastidi in una sola volta! Vado in pensione, finalmente. A Lodi, da tua madre ci sar sempre da mangiare. Mi metto a fare il figlio di famiglia. Ogni giorno mi date tre lire per le sigarette e io sono a posto. Dalla mattina alla sera con la pancia in aria: vedrete che ingrasso. Accidenti agli affari! Non tento pi una speculazione nemmeno se!... Gi, non ho pi un soldoda rischiare, dunque!... Ma se qualcuno mi prestasse dei quattrini e mi venisse l'idea di ritentare la fortuna, non perdete tempo, eh? Telefonate subito alla Croce Verde che avete un pazzo furioso in casa e fatemi ricoverare! (Lascia ricadere le braccia affranto) Porco mondo, che batosta!... M'hanno ammazzato!... (Si passa una mano sugli occhi) Vado di l a buttarmi gi un momento perch non sto pi in piedi. (Si avvia alla comune; prima di uscire si volta) Sapete cosa faccio a Lodi? (a Gina) Zappo l'orto di tua madre. Pianto le verze. Tanto non san capace di far altro. Un cretino come me!... (Se ne va. Restate sole le due donne restano discoste; pesa su loro un disagio profondo. la madre che per prima cerca di rompere quell'impaccio).

Gina - Enrica...

Enrica - (pronta, nervosamente) No, mamma, guarda... Non parliamo, non diciamo niente, adesso... Pi avanti, vedrai, a poco a poco...

Gina - Ma bisogna pure che io ti spieghi...

Enrica - (con nervosismo, con sofferenza) No, mamma, non c' niente da spiegare. Tu non hai mai voluto bene al papa e non volevi bene a me perche gli somigliavo troppo. tutto qui. Ma dopo questa burrasca tutti saremo migliorati, vedrai. Piano piano, a poco a poco ci avvicineremo... (Una breve pausa) Ora vado di l. Non voglio lasciar solo il pap... (D'improvviso si ode un colpo, un rimbombo secco. Madre e figlia si guardano un istante. Il pensiero, la paura che le colpisce nello stesso istante, fa scomparire il disagio che le divideva. Si corrono incontro, si abbracciano disperatamente) Mamma!...

Gina - Oh, Dio, Enrica!... Qui!... (Si ode di nuovo il colpo).

Enrica - (gi calma) Ma no, mamma! una porta che sbatte. C' vento... (Sono ancora abbracciate; si disgiungono mentre la comune si apre, ma si tengono ancora per mano. Brighi. Ha in mano il suo taccuino e una matita. Tiene aita la fronte. I suoi occhi brillano. Sorride. Batte con la matita sul libretto e alla moglie vivacemente)

Brighi - Ma l'orto d tua madre!... Lodi si sviluppata da quella parte! diventato tutto terreno fabbricabile! Centoventi per cento, fanno dodicimila metri quadrati; anche a quaranta lire al metro sono quattro-centottantamila lire! Tua madre la persuado io. Mi bollono in testa delle idee di affari straordinarie! Vendo l'orto, ritento la fortuna, ricomincio!... (In uno slancio) d'entusiasmo) Sto in piedi!... Che bellezza!... Sto in piedi!...

CALA IL SIPARIO

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