Addio, mondo crudele

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ADDIO, MONDO CRUDELE

ADDIO, MONDO CRUDELE

Un atto unico di

Tobia Rossi

( PREMIO EDUARDO DE FILIPPO 2003)



PERSONAGGI
Bianca
La dottoressa
Andrea
Michele 
Un poliziotto.
Ilaria.





All’aprirsi del sipario la scena è buia. Solo Bianca è illuminata, circondata dai riflettori.

BIANCA: Caro pubblico, buonasera. Io mi chiamo Bianca; e questa è la mia storia. Beh, in realtà non solo la mia. Mia e di altri cinque personaggi che consocerete. Dunque, presto la scena alle mie spalle si illuminerà e io so già che qualcuno di voi se la sta immaginando come un banale salottino inglese o comunque l’interno di una casa con un divano, qualche poltrona, magari il caminetto e forse qualche porta a vetri. Niente di tutto ciò. Questa storia è ambientata sul cornicione di un condominio. Vedo la signora in seconda fila che mi guarda perplessa. E’ proprio così. Capirete perché. Ma forse l’avete capito già dal titolo di questa storia. Comunque incominciamo… dunque,nel momento in cui ha luogo la nostra vicenda, ero veramente depressa a causa di una crisi coniugale che aveva colpito me e mio marito Michelino. ( Lentamente la scena dietro di lei si illumina . La scenografia rappresenta il cornicione di una facciata dell’undicesimo piano di un palazzo di Milano. Figurano due finestre, che sono quelle dello studio della dottoressa Simoni, psicologa.) Così decisi di farla finita ( “Entra” nella scena si mette sul cornicione con le spalle rasenti al muro e lo sguardo spaurito)

BIANCA: ( Come parlando nel vuoto) Allora, io mi butto. Io mi butto. ( Al pubblico) Io mi butto. Sì, sì, dico sul serio. E’ già da un po’ che lo dico e ora lo faccio per davvero. Anche se non avrei mai pensato di trovarmi nelle condizioni di doverlo fare veramente. Ad ogni modo eccomi qui. Meglio così. Sì, meglio andarsene da questo mondo crudele. Vi chiederete cosa ci faccio qui; vedete qui dietro? ( Indica le finestre alle sue spalle) Qui c’è l’ufficio della mia psicanalista, la dottoressa Simoni. Tanto brava,eh. Però neppure lei ha saputo risolvere i miei problemi. Con tutto quello che ho speso per farmi curare, un occhio della testa!Ma tanto non mi serviranno più i soldi, non sono mica come gli Egizi che si portano tutta la roba nell’aldilà. Sapete, la dottoressa è qui da poco. Prima c’era uno psicologo uomo vecchio, tutto rugoso, raggrinzito, iniziai con lui la terapia, durò alcune settimane, stavamo arrivando sul più bello, quando…tac! Gli viene un attacco di cuore e ci lascia la pelle. Con tutto quello che ho speso. Trecento euro a seduta. Aveva i miei soldi, cosa gliene importa se gli viene un attacco di cuore a quel bastardo? E poi è subentrata questa qui, la Simoni, giovane, ma molto competente. Lei aveva scelto per me la terapia dell’ autostima. Una roba complicatissima che non vi sto a spiegare. Fatto sta che io passavo le ore sdraiata su quel divano di pelle nera – un po’ da film horror – a ripetermi continuamente “ Io ho stima di me stessa, io ho stima di me stessa, io ho stima di me stessa”. E mi aveva detto di ripetere questa formula ogniqualvolta io mi fossi sentita depressa. Il che significa dalle quaranta alle cinquanta volte al giorno. E devo riconoscere che per un po’ ha funzionato. Ma poi la situazione con Michelino è diventata insostenibile. Michelino è mio marito. Io e lui litighiamo qualche volta. Anzi, spessissimo. Sì , si può dire che c’è qualche rara volta in cui non litighiamo. E il motivo è sempre il medesimo, che poi è il motivo per cui tutte le coppie si sfaldano: lui ha un’altra. Un’altra donna, un’amante, un’amica,insomma, il concetto è quello. Non che me lo abbia confessato, anzi, ha sempre negato, ma, oh, ne sono sicura, al cento per cento. Ed è una cosa che va avanti già da qualche anno; gli ho proposto persino di andare dalla D’Eusanio, ma lui niente. Sempre negare, negare. Una volta ho trovato un orecchino non mio nella sua macchina. ( Lo tira fuori dalla borsetta e lo mostra) Eccolo qui, a lui non ho detto di averlo trovato, ma me lo sono tenuto per farglielo vedere sul più bello. E ho trovate anche un biglietto d’amore profumato firmato Jessica. Jessica! Dico, se non è un nome da puttana quello. Jessica. E poi non è solamente per quello. No, non è solamente per l’amante. Avevo anche perso il suo rispetto e poi lui, col tempo, era diventato violento. Violentissimo, anzi. Aveva delle crisi isteriche in cui avevo paura per la mia incolumità. Tirava sedie per aria, batteva pugni sui muri. Insomma, era pericoloso sul serio. Mi ha anche rotto tutti gli animaletti di Swaroski che ci ho messo una vita per collezionarli tutti. Avevo persino la tartarughina. E lui li ha distrutti. Poi mi ha detto “ Sai, non volevo distruggerli”. Gli ho detto “ Tesoro, se non volevi distruggerli, perché ci hai tirato addosso la teiera?” .E stamattina, con una scusa di una visita, sono venuta qui, per buttarmi giù. E’ il primo undicesimo piano che mi è venuto in mente. Ora la dottoressa è uscita un attimo per andare a prendere la mia scheda – perché ogni paziente ha la sua scheda come in carcere – e io ne ho approfittato per venire qui. Anzi, devo sbrigarmi, prima che arrivi. Bene, addio mondo crudele.
LA DOTTORESSA: ( Facendo capolino dalla finestra di sinistra) Signora Bianca!
BIANCA: Non mi disturbi dottoressa, come vede ho preso una decisione.
LA DOTTORESSA: Per favore, non faccia pazzie.
BIANCA: Pazzie, dottoressa? Altro che pazzie! Qui l’unica pazzia sarebbe andare avanti così.
LA DOTTORESSA: Stia calma e non si muova. 
BIANCA: Io mi butto.
LA DOTTORESSA: E invece non si butta.
BIANCA: Sì che mi butto.
LA DOTTORESSA: Vedrà che riuscirà a ritrovare l’armonia con suo marito.
BIANCA: Me lo saluti, allora.
LA DOTTORESSA: Ripeta insieme a me “ Io ho …
BIANCA: (Interrompendo) Sì,sì, lo so, io ho stima di me stessa. Io ho stima di me stessa. Io ho stima di me stessa.
LA DOTTORESSA: Ecco, brava.
BIANCA: Ed ora che l’ho ripetuto, mi butto.
LA DOTTORESSA: Torni dentro! 
BIANCA:No!
LA DOTTORESSA: E’ per suo marito?
BIANCA: Se ne vada!
LA DOTTORESSA: Lei non si muova, sarà meglio che glielo vada a chiamare, così chiarirete voi due, farete pace e non sarà più costretta a buttarsi, contenta?
BIANCA: Io mi butto.
LA DOTTORESSA. Non faccia niente! ( Fra sé) Qui bisogna andare a chiamare il marito( A Bianca) Stia ferma immobile, vado a fare un salto da suo marito per chiamarlo. (Scompare)
BIANCA: Qui lo faccio io il salto! Ma guarda un po’, se si deve intromettere anche lei. Va beh che è la mia psicologa, però… Qui devo sbrigarmi a buttarmi. Quella va a chiamare Michelino e io non ho voglia di discutere con lui un’ennesima volta. Bene, io mi butto. (Sorpresa che non ci sia niente a interromperla e come aspettando qualcosa) Mi butto. No, dico, io… mi butto. 
( La finestra di destra si spalanca e compare sul cornicione Andrea, trent’anni, elegante, di bell’aspetto, si spaventa nel vedere Bianca)
ANDREA: Ah! E lei chi è?
BIANCA: Chi è lei,scusi?
ANDREA: Cosa le interessa.
BIANCA: Anche lei qui per buttarsi?
ANDREA:Per ammirare il panorama, no di certo. Avrei utilizzato il balconcino dall’altra parte.
BIANCA: Acuta osservazione. E come mai è spuntato fuori da quella finestra lì? E’ il vicino di casa della dottoressa?
ANDREA: No, quella è la sala d’aspetto.
BIANCA: Ah, giusto, ( indicando le due finestre) studio e sala d’aspetto
ANDREA: Sì, e ho deciso di andarmene ancora prima della seduta e al diavolo la psicoanalisi.
BIANCA: Ah, ho capito. Quindi anche lei vorrebbe sul serio farla finita, qui, adesso?
ANDREA: Sì. Beh, che c’è di male? Come si butta lei posso buttarmi anch’io, scusi, eh. Non è mica suo il cornicione. 
BIANCA: Assolutamente no. Però, vede mi sembra così curioso che due persone con le stesse intenzioni si trovino nello stesso preciso posto lo stesso momento. Sarà un segno del destino,non crede?
ANDREA: Non lo so. 
( I due si guardano con imbarazzo)
BIANCA: E’ incredibile . Inizia ad esserci affollamento sui cornicioni dei condomini. Sarà questo cornicione che ci ha ispirati tutti e due.
ANDREA: Sarà perché è lo studio di una psicologa.
BIANCA: Un posto dove i drammi che uno vive vengono fuori e per di più all’undicesimo piano. E’ più che allettante. La dottoressa potrebbe mettere un cartello fuori dal suo ufficio: “ Dottoressa Simoni. Suicidi da undicesimo piano”,se fosse a pagamento, ci sarebbe da diventare ricchi.
ANDREA: Anche lei era in cura dalla dottoressa?
BIANCA: Sì.
ANDREA: Da tanto?
BIANCA: Da parecchio. Già venivo qui quando c’era quell’altro psicologo vecchio e rugoso. E lei?
ANDREA: Io da poco. E’ stata mia moglie che mi ha portato a questo.
BIANCA: Oh. E perché?
ANDREA: Lasci stare.
BIANCA: No, me lo dica.
ANDREA: Sono entrato in crisi a causa del suo caratterino.
BIANCA: Capisco.
ANDREA: Quella donna ha un terribile complesso di superiorità.
BIANCA: Complesso di superiorità?
ANDREA: Sì, lei ha iniziato a fare la donna di classe, a tirarsela solo perché lavora come giornalista, a fare la snob, a pretendere che mi vestissi anche io come lei. Dico, pretendere che io mi vestissi come lei.
BIANCA:Allora doveva mandare lei dalla dottoressa.
ANDREA: Infatti. E’ un pazza e si è montata la testa. Sì, quando ha cominciato a frequentare la moglie dell’avvocato Landi, che a sua volta già si era montata la testa frequentando una contessa che pure si era montata la testa… insomma, tutta una catena di montaggio di teste che non finisce più.
BIANCA: Beh… ci terrà ad essere una donna di classe…
ANDREA: Sa, poi lei è un personaggio famoso nell’ambito del giornalismo. Presenta anche quel talk-show in seconda serata… com’è che si chiama… “Gente come noi”, non so se lo ha mai visto.
BIANCA: Certo! Ilaria… Orsini, mi pare…
ANDREA: Rossini.
BIANCA: Pensi che una volta ho mandato una lettera alla redazione del programma perché risolvessero i problemi miei e di mio marito. Sì,sì, lo seguo sempre. Solo che va in onda un po’ tardi… ( Pausa. Attimo di imbarazzo) Guardi, allora io mi butto. ( Ripensandoci) Scusi, mi toglierebbe una curiosità?
ANDREA: Se posso, volentieri.
BIANCA: Ho un dubbio che mi assilla da mesi.
ANDREA: Sentiamo
BIANCA:La dottoressa non le ha mai parlato di terapia dell’autostima?
ANDREA: Mai. Con me ha fatto uso della terapia del self-control, dell’auto controllo.
BIANCA: Oh, bene.
ANDREA: Perché “bene”?
BIANCA: Perché mi diceva che con ogni paziente utilizzava una terapia diversa ma io sospettavo che raccontasse a tutti la stessa storia dell’autostima.
ANDREA: ( Sorridendo) A quanto pare no.
BIANCA: A quanto pare no . Menomale. Adesso posso buttarmi. ( Fa’ per buttarsi. Si prepara. Sembra infastidita da qualcosa. Pausa) Scusi, mi mette soggezione se mi guarda con quegli occhi che sembrano due uova al burro! 
ANDREA: Mi scusi, io guardavo per prepararmi e per vedere cosa mi aspetta.
BIANCA: E chi le dice che una volta visto quello che la aspetta lei non cambierà idea?
ANDREA: Beh…
BIANCA: Le spiacerebbe girarsi?
ANDREA: Come vuole. ( Si gira)
BIANCA: ( Si mette ancora una volta in posa per buttarsi. Ci ripensa) Ma presentiamoci, almeno, che diamine! Ormai ci siamo conosciuti. Non voglio mica morire da maleducata.
ANDREA: ( Stringendole la mano)Io sono Andrea Terzani e lei?
BIANCA: Io mi chiamo Bianca Capra.
ANDREA: ( Riflettendoci) Mmmh… Bianca Capra…
BIANCA: Sì, lo so, Bianca Capra, Capra Bianca, che ridere,eh…beh, sarebbe stato peggio Capra Rosa.
ANDREA: Immagino a scuola.
BIANCA: Uh, non me ne parli.
ANDREA: Eh, da bambini, chi non è stato preso in giro!
BIANCA: Ma che bambini, io sono stata presa in giro fino all’università. In fondo ecco che cos’è la mia vita: una grossa presa in giro, una beffa.
ANDREA: Ed è per questo che ha preso una decisione così definitiva?
BIANCA: ( Rassegnata) Eh,sì. Ma non di certo per la Capra Bianca, eh, no… la dottoressa dice che io e mio marito siamo in preda di una crisi di coppia.
ANDREA: Come la capisco.
BIANCA: Una tremenda crisi di coppia, sì. Anche perché, vede, lui ha un’altra donna.
ANDREA: Ahi ahi Ahi.
BIANCA: Da tanto tempo, eh. E, nonostante lo sappiano persino i muri, lui continua imperterrito a negare.Non ha idea di quanto questo mi faccia sentire frustrata e depressa. Mi sento buttata via come una bambola usata, capisce? E’ davvero umiliante trovare bigliettini profumati dappertutto e poi, guardi ( Mostra l’orecchino) Anche un orecchino. Guardi, guardi!
ANDREA: Sì, vedo, vedo, ma mi dia del tu, per favore.
BIANCA: No, ti prego.
ANDREA: Perché no?
BIANCA Guardi,io ho una teoria sul “dare del tu”.
ANDREA: Che teoria?
BIANCA: Beh, quando incontri una persona e vedi che questa persona ti piace tu ti illudi che sia veramente così come la vedi, poi però approfondisci la conoscenza, inizi a dare del tu e vengono fuori i peggiori difetti di quella persona e la nuvoletta che ti eri fatta scoppia come una bolla di sapone.
ANDREA: Oh.
BIANCA: Perciò io preferisco dare del lei e continuare a dare del lei. Capisce? 
ANDREA: Certo. 
BIANCA: Anche perché la mia relazione con Michelino era iniziata così. “ Ma diamoci del tu, baby”, mi disse. Che schifoso. Spero che per lei non sia un problema
ANDREA: Non si preoccupi. ( Pausa) Sa, io la capisco perfettamente perché anche io ho i suoi stessi problemi.
BIANCA: Anche a lei chiamano Capra Bianca?
ANDREA: No, anche io sono stato tradito. 
BIANCA: Ah,sì?
ANDREA: Sì. Mia moglie aveva un amante più giovane.
BIANCA: ( Esaltata) Ma guada che combinazione ! ( Ricomponendosi) Cioè, voglio dire … mi dispiace. E li ha scoperti lei?
ANDREA: No, è stata lei a confessare .Proprio stamattina, quando stavo per uscire di casa per andare al lavoro ci siamo lasciati definitivamente. E io, capisce, senza di lei che bisogno ho più di vivere? Io la amo. Anche lei ,però, confessarmelo così. 
BIANCA: Ma ,scusi, sua moglie si chiama mica Jessica?
ANDREA: No, gliel’ho detto, si chiama Ilaria. 
BIANCA: Ah,già. Ma non è che magari di secondo nome fa Jessica?
ANDREA: No,no, sicurissimo. Al cento per cento. Perché me lo chiede?
BIANCA: Perché l’amante di mio marito si chiama Jessica. Pensi un po’ se fossero stati amanti tra loro lui e sua moglie. Sarebbe stato il colmo dei colmi. Comunque non potrebbe essere, mi ha detto che è giovane quello di sua moglie,no?
ANDREA: Così dice lei.
BIANCA: Jessica. Che nome da puttana.
ANDREA: Beh, no.
BIANCA: E come no, prenda ad esempio Jessica Rabbit.
ANDREA: Sì, ma prenda ad esempio Jessica Fletcher, scusi. Quella della “Signora in giallo”!
BIANCA: Comunque sia sia, è pur sempre l’amante di mio marito.
ANDREA: Ah, beh, certo. Ma come fa a sapere che si chiama Jessica?
BIANCA: I bigliettini rosa profumati non solo erano profumati ma anche firmati.
ANDREA: Beh, meglio trovare bigliettini che sentirselo proprio sbattuto sulla faccia. 
BIANCA: Aspetti di trovarseli sotto il letto prima di dire così.
ANDREA: E poi, lasciarmi così, su due piedi, senza nemmeno sentire le mie ragioni.
BIANCA: Eh, non si fa.
ANDREA: Anche il nostro cane dava ragione a lei.
BIANCA: Il vostro cane?
ANDREA: Tanto che ha iniziato ad abbaiarmi per farmi uscire di casa. Mia moglie è riuscita a convincere anche lui. (Tanto per parlare) Voi avete animali domestici?
BIANCA: No,no . ( Pausa) Avevo degli animaletti di Swaroski, ma, va beh, lasciamo perdere. ( Pausa)
ANDREA: Io sono un uomo fallito.
BIANCA: Non dica così.
ANDREA: E’ vero, invece. 
BIANCA: Solo perché sua moglie lo ha lasciato?
ANDREA: A parte che non mi ha lasciato, sono io che me ne sono andato e comunque no, non solo per quello, io sono un fallito da ogni punto di vista. Lo studio legale in cui lavoravo mi ha cacciato fuori stamattina.
BIANCA: Oh, è un avvocato?
ANDREA: Sì, lavoro in un noto studio legale, anzi lavoravo.
BIANCA: Qui a Milano?
ANDREA: Sì. Lo studio legale di cui è titolare mio suocero.
BIANCA: Oh, capisco. Beh, sa com’è, quando i rapporti di parentela e quelli sul lavoro si intrecciano, il più delle volte va a finire male.
ANDREA: Già. Anche se dovrei essere grato ad Ilaria e a suo padre; è grazie a loro che mi sono fatta una posizione.
BIANCA: E perché l’ hanno cacciato via?
ANDREA: Non lo so; forse perché con i problemi in famiglia avevo iniziato a comportarmi stranamente, ad avere come delle crisi isteriche.
BIANCA: Del tipo tirare in aria sedie o teiere? 
ANDREA: Come fa a saperlo?
BIANCA: Conosco la materia.
ANDREA: Solo perché ho tirato il fermacarte contro la finestra….
BIANCA: ( Ironica) Beh, a chi non succede?
ANDREA: Ma ci sono delle segretarie che non sono buone a nulla. E lei di che cosa si occupa?
BIANCA: Insegno. Alle scuole medie.
ANDREA: Che cosa?
BIANCA: Inglese.
ANDREA: Inglese… nei compiti in classe prendevo sempre quattro.
BIANCA: Beh,forse non era portato.
ANDREA: Sì, ma ero forte nell’orale. Un po’ come Clinton. ( Ridono di gusto)
BIANCA: Questa è buona. 
ANDREA: Bisogna sdrammatizzare,no? Comunque ora penso che l’inglese sia una cosa indispensabile se si vuole andare lontano nella vita, oggigiorno.
BIANCA: Sono d’accordo con lei. Ma nella scuola dove lavoro sono vista male.
ANDREA: Come mai?
BIANCA: Perché purtroppo io ho un brutto vizio: se qualche ragazzo che so, è maleducato o mi risponde male – e ,mi creda, succede spesso – io lo mando a quel paese. Cioè, gli do dei titoli proprio, cretino, deficiente. 
ANDREA: ( Rimproverandola) Non bisognerebbe.
BIANCA: Lo so ma è più forte di me. E poi genitori e colleghi dicono che sono diseducativa, che insegno ai ragazzi le parolacce. Si figuri! Io insegno ai ragazzi le parolacce. Che durante l’intervallo fanno dei discorsi che ci sono fuori gli scaricatori di porto che prendono appunti. 
ANDREA: ( Ridendo) Questo è vero.
BIANCA: Il prossimo luglio dovrei portarli tutti in Inghilterra, per una vacanza studio. Capisce? Un college costosissimo a quaranta chilometri da Londra. E le madri di alcuni hanno pensato di mandarli là per un mese – volenti o nolenti – pur di ostentare il poterselo permettere… che schifo!
ANDREA: Questo fatto mi ricorda molto mia moglie.
BIANCA: E’ una cosa terribile. Per loro, poveri ragazzi. (Ridendo) Altre madri invece non vogliono assolutamente mandarli, specie se hanno figlie femmine, hanno paura che in Inghilterra i ragazzi possano approfittarsene di loro… (ironica)povere verginelle innocenti! E non sanno che lo fanno anche in Italia sotto il portone di casa, da in piedi! Ma cosa mi interessa del prossimo luglio? Bene, è stato un piacere conoscerla.
ANDREA: Anche per me.
BIANCA: Tanto poi magari ci rivedremo…..no?
ANDREA: Ah, beh, certo.
BIANCA: Lei è credente?
ANDREA: Sì,sì.
BIANCA: Credente quindi crede in Dio?
ANDREA: Certo.
BIANCA: E allora ci rivedremo. Mi butto. ( Guarda verso il basso) Ahhh!
ANDREA: Cosa c’è?
BIANCA: Oddio.
ANDREA: Non vorrà farsi prendere dalle vertigini proprio adesso?
BIANCA: Non sono le vertigini; è che lì sotto c’è mio marito.
ANDREA: Dove?
BIANCA: Vede, quello lì con la camicia azzurra.
ANDREA: E’ entrato in questo portone.
BIANCA: E’ la psicologa che me l’è andato a chiamare. Io vado a nascondermi qui da qualche parte. ( Fa’ per entrare nella finestra di sinistra) Ma dove mi nascondo?
ANDREA: Potrebbe chiudersi nel bagno della sala d’aspetto.
BIANCA: Oh,giusto ( Entra nella finestra di destra, poi fuori scena grida) Lei intanto si butti pure.
ANDREA: E “ si butti pure” , facile a dirsi… ( Grida nel vuoto) Guarda, Ilaria, come hai ridotto questo povero uomo. Addio, io me ne vado. ( Piano a sé stesso) Già mi vedo i titoli dei giornali : “ Giovane avvocato si suicida dall’undicesimo piano di un palazzo nel centro di Milano”; che tristezza… ma devo farmi coraggio. Uno… due…
( La finestra di sinistra si apre; vediamo Michele, il marito di Bianca)
MICHELE: ( Si sporge) Bianca, ascolta…( Vede Andrea) e lei chi è? Lei non è mica mia moglie?
ANDREA: E no. Qui c’è un avvocato che non è la moglie di nessuno.
MICHELE: Scusi,eh. E lei cosa ci fa sul cornicione?
ANDREA: ( Ironico) Prendevo una boccata d’aria.
MICHELE: Ha mica visto una ragazza sui trentacinque anni, un po’ stravagante, con una camicia a fiori?
ANDREA: No, non l’ho vista. E ora mi lasci in pace, sono impegnato.
MICHELE: Impegnato a prendere una boccata d’aria?
ANDREA: Ma allora non ha capito? Io voglio suicidarmi!
MICHELE: Anche mia moglie aveva propositi simili, a quanto mi ha detto la dottoressa Simoni, che è andata a chiamare la polizia. Possibile che non l’abbia proprio vista?
ANDREA: Le consiglio di andarsene, se non vuole assistere alla tragica fine di un povero uomo . Addio.
MICHELE: Ma l’ha vista o no mia moglie?
ANDREA: ( Seccato) Uffa! Ebbene,sì, l’ho vista, era qui, si voleva buttare, solo che come ha visto lei arrivare, è scappata.
MICHELE: Dove ?
ANDREA: Questo non glielo posso dire.
MICHELE: Mi ascolti. Io non ne posso più di andare avanti così. 
ANDREA: Così come?
MICHELE: ( Esce dalla finestra e va sul cornicione) Così litigando con mia moglie. Non ce la faccio più.
ANDREA: Sua moglie mi diceva che è tutta colpa sua.
MICHELE: Sua di chi?
ANDREA: Sua-tua.
MICHELE: Ma non è vero.
ANDREA: Mi ha detto che lei è violento.
MICHELE: Ero un pacifista prima di incontrarla, mi creda. Ma è una donna insopportabile, piena di manie. Però le voglio, bene. E’ per questo che sono qui, per impedirle di fare una follia.
ANDREA: A sentire Bianca, lei ha anche un’amante.
MICHELE: E adesso, un’amante… non è vero. Da quando mi sono sposato non ho più guardato una donna.
ANDREA: Eh, non le guarda ma…
MICHELE: Non scherzi.
ANDREA: Lo fa al buio? Beh, tutti abbiamo le nostre piccole perversioni.
MICHELE: Guardi che io non ho nessuna amante.
ANDREA: Sua moglie ha anche trovato dei bigliettini profumati firmati Jessica, nel caso lei non lo sapesse.
MICHELE: Oh, Cristo! Li ha trovati?
ANDREA: Eh,sì. E anche un orecchino, mi pare.
MICHELE: Allora devo confessarle tutto, devo farmi perdonare!
ANDREA: Ma faccia un po’ quello che vuole, ma adesso se ne vada che io mi devo buttare giù. Arrivederla.
BIANCA: ( La sua voce proviene da fuori scena, dalla finestra di destra che ha lasciato aperta) Ma che cos’ha questa porta? Aiuto! Sono rimasta chiusa nel bagno!
MICHELE: Chi è che urla?
ANDREA: Oh, dev’essere la dottoressa che mi chiama in sala d’aspetto. Abbia pazienza, torno subito. ( Esce dalla finestra di destra e la chiude)
MICHELE: Guarda te, un attimo prima tranquillo a lavorare , arriva la dottoressa tutta allarmata ed eccomi qua, all’unicesimo piano, e ti trovo un uomo che vuole buttarsi giù. Adesso mi preparo un bel discorsetto da farle. Bianca, sentimi bene. Noi siamo decisamente una coppia in crisi. Lo so che la colpa può essere anche mia, anzi, diciamo soprattutto mia, però anche tu, tutte le tue manie. Non sono facili da sopportare . Tutt’altro. Certe cose avresti potuto risparmiarmele. Ti fa schifo mangiare al ristorante perché hai paura che qualcuno metta le mani nelle cose che mangi. Ma per forza, Bianca, per forza. Come fanno se no a cucinare? Devono metterci le mani, non possono mica farlo coi piedi. E poi, nessuna persona che va al ristorante è mai morta intossicata, mi pare. 
ANDREA: ( Entrando dalla finestra di destra) Tutto a posto.
MICHELE: Ma mia moglie?
ANDREA: Arriva, così potrete parlare.
MICHELE: Oh, sicuro. Mi scusi se le occupiamo il cornicione,eh.
ANDREA: Si immagini, tanto per me… ( Esce dalla finestra di sinistra)
MICHELE: ( Continuando l’immaginario colloquio con la moglie) Ah, e poi le radiazioni dei telefoni cellulari. Non vuoi che si risponda al cellulare, perché hai paura delle radiazioni. Ce lo portiamo dietro. Drin! Chi è? Mia sorella. Non rispondere, ci sono le radiazioni. Drin! Chi è! Amici! Non rispondere, ci sono le radiazioni. Drin! Chi è? Tua madre. Rispondi pure, rispondi pure. Già ,per tua madre le radiazioni non ci sono. Ah, per non parlare poi di tua madre che lì ce ne sarebbero di cose da dire. Eh, se ce ne sarebbero. Quando cerchiamo un po’ d’intimità, trac! Lei compare. Misteriosamente. Eccola lì. Tutta contenta, sulla soglia della porta che viene a dormire da noi. E io sul divano, naturalmente. Se ti piace tanto tua madre, potevi sposarti lei, scusa. Sempre a dormire da noi. E poi alle sei di mattina inizia a passare l’aspirapolvere. Vuuuuuuuuu vuuuuuuu per ore e ore, fino a farmi scoppiare la testa. 
BIANCA: ( Mettendo la testa appena fuori dalla finestra di destra) Se ne è andato quel bastardo di mio marito?… ( Accorgendosi della presenza di Michele) Oh, sei qui.
MICHELE: Eh,sì,sì, sono qui. E’ qui quel bastardo di tuo marito. Ti devo parlare.
BIANCA: ( Esasperata) Oddio… Io ho stima di me stessa, io ho stima di me stessa, io ho stima di me stessa…
MICHELE: Allora ascoltami.
BIANCA: Non ho voglia di parlare. Io mi voglio buttare.
MICHELE: E invece parliamo.
BIANCA: E invece non parliamo.
MICHELE: Parliamo?
BIANCA: E va bene, parliamo ( Incrocia le braccia. Lunga pausa)
MICHELE: Non così forte, eh.
BIANCA: Io non ho niente da dirti. Se tu vuoi dirmi qualcosa, parla, forza, sono tutta orecchie.
MICHELE: Noi… Noi possiamo tornare insieme.
BIANCA: Che fantasia! 
MICHELE: Tra noi ci può ancora essere un rapporto.
BIANCA: Oddio, quanto sei patetico. Dove l’hai sentita, a “Beautiful”?
MICHELE: Dico sul serio ,Bianca. Noi possiamo…
BIANCA: No che non possiamo.
MICHELE: Io dico che possiamo.
BIANCA: E io dico di no.
MICHELE: Ma…
BIANCA:E mi butto.
MICHELE: Ma perché?
BIANCA: Perché io non posso rimanere qui con te. Io sono disperata, ma non lo capisci? La nostra vita è uno schifo, te ne rendi conto? Uno schifo!
MICHELE: Non è uno schifo.
BIANCA: Sì che lo è. Guarda un po’ noi due: il nostro rapporto di coppia … se ci penso mi viene la pelle d’oca. Non funziona niente!
MICHELE: Potremmo farlo funzionare noi.
BIANCA: Certo che potremmo, ma tu – chissà perché – di farlo funzionare non vuoi proprio saperne.
MICHELE: Ma…
BIANCA: Basta! E ora lascia che mi butti.
MICHELE. ( Esasperato, indicando il vuoto) Prego.
BIANCA: Lo sai, avrei dovuto dare retta a quello che mi disse Giulia prima che ci sposassimo
MICHELE: Giulia? Io non ne ho mai saputo niente.
BIANCA: Adesso lo sai. Mi ha detto che tu eri un tipo potenzialmente isterico e violento. E aveva ragione.
MICHELE: Lo so, Bianca, ho sbagliato, ma , ti prego, perdonami.
BIANCA: Isterico e violento. Me lo ricordo come se fossi ieri.
MICHELE: Potresti anche perdonarle, però, queste mie scenate.
BIANCA: ( Ridendo) Perdonarle ( Poi, cambiando tono di colpo) Ma sei cretino?Certo, come se non fosse successo niente. Ovvio. Naturale. La fate sempre facile voi uomini. Noi donne siamo sempre le cattive di turno. Ma non chiedermi più niente, per favore.
MICHELE: Eh, adesso per qualche scenata successa in questi ultimi giorni…
BIANCA: In questi ultimi giorni? Il nostro matrimonio è stato un fallimento fin dalla partenza. Pensa che ci siamo sposati nell’anno che per i cinesi è l’anno del porco. No, dico, ti rendi conto? Ma dove vuoi andare se ti sposi l’anno del porco,eh? 
( Piangendo) Dove vuoi andare?
MICHELE: Beh, che cosa hai contro i porci?
BIANCA: Mi fanno schifo i porci!
MICHELE: Sono animali che hanno un mucchio di buone qualità sottovalutate.
BIANCA: Per esempio?
MICHELE: Per esempio i loro rapporti sessuali durano quasi due ore.
BIANCA: Se è per quello i leoni fanno sesso più di venti volte al giorno.
MICHELE: Qualità, non quantità.
BIANCA: Oh, piantala! E poi abbiamo anche altri problemi. Problemi gravi, non trascurabili!
MICHELE: Cosa c’è d’altro?
BIANCA: Vuoi dire “chi” c’è d’altro?
MICHELE: Io non ti capisco.
BIANCA:La tua amante.
MICHELE: ( Cadendo falsamente dalle nuvole) Quale mia amante?
BIANCA: ( Isterica) Ah, quale tua amante mi chiedi? Perché, ne hai più di una, allora? Quante ne hai? Cinque? Otto? Venti? Mille? 
MICHELE: Ne abbiamo già parlato. Io non ho amanti.
BIANCA: Sì,sì, continua pure a negare, continua pure.
MICHELE: Ma è vero.
BIANCA: E allora i bigliettini rosa profumati firmati Jessica di chi sono? Della portinaia?
MICHELE: Beh, potrebbero essere della portinaia.
BIANCA: Peccato che la portinaia si chiami Marilde! Ma credi che io sia cieca o credi che sia cretina? Rispondimi.( Pausa)Credi che non li abbia trovati? E guarda ( Tira fuori l’orecchino) un orecchino trovato sotto al nostro letto.
MICHELE: Ma sarà il tuo, no?
BIANCA: ( Riempendolo di pugni) Non è mio, brutta carogna che non sei altro!
MICHELE: Ahi ,ahi; guarda un po’ adesso chi è quella violenta. 
BIANCA: Te ne darei ancora di botte, sai? Tutte quelle che ti meriti. Ma perché mi ostino stupidamente a perdere tempo a discutere con te? A farti capire cose che non capirai mai? Io sto per dire addio a tutto, grazie al cielo. E ora sparisci ( Lo spinge)
MICHELE: Non spingermi,eh. Che cado giù. Io voglio vivere, sai? 
BIANCA: Fa’ come credi. Io me ne vado.
MICHELE: Aspetta. Ma, insomma,Bianca, dammi un’ultima possibilità…
BIANCA: No ! Te l’ho già detto, tra di noi non funziona più niente.
MICHELE: Dai,su, adesso vieni giù che andiamo a casa.
BIANCA: Ecco, bravo, l’hai detto: a casa! Prendi ad esempio la casa. Sì, il nostro appartamento. Quella casa è il simbolo perfetto della nostra squallida vita.
MICHELE: E perché? Che cos’ha che non va?
BIANCA: Tutte quelle crepe nel muro. 
MICHELE: E certo, vuoi decorare i muri, i muri si crepano.
BIANCA: Ma che razza di ragionamento è? Ho appena premuto un po’ col pennello. Trac! Una bella crepa. No, dico, menomale che non ci è saltato in mente di appendere dei quadri saremmo rimasti tutti sepolti sotto le macerie. E poi quei muri sono troppo sottili.
MICHELE: Sottili?
BIANCA: Sì, sottili, si sente tutto il baccano che fanno quelli dell’appartamento vicino, che – guarda caso – sono appassionati di musica heavy metal.
MICHELE: Va beh, a parte i muri, è tutto a posto.
BIANCA: C’è anche quella finestra nel bagno. Che non si apre mai. Tranne quando piove. E poi non la puoi chiudere finché il bagno non è completamente allagato. Una volta sono entrata e ho trovato tutto allagato, acqua dappertutto, mi sentivo Anita Ekberg nella Fontana di Trevi! 
MICHELE: Beh, a parte quello…
BIANCA: … A parte quello ci sono quei divani in soggiorno. Che se uno si siede tutto a destra pum! Il divano si alza tutto a sinistra. Così quando uno si siede a sinistra, tutto a destra. Quello non è un divano, è un’altalena.
MICHELE: Oh, problemi che si possono risolvere.
BIANCA: Ecco, quella casa è la metafora perfetta della nostra vita. Guasta, a terra, in panne, senza una cosa sola che vada per il verso giusto. 
MICHELE: Sono solo cose materiali.
BIANCA: Certo che sono solo cose materiali! Ma una donna ha bisogno di cose materiali. Una donna ha bisogno di sentirsi protetta in una casa a posto.
MICHELE: Ti prometto che ripareremo tutto.
BIANCA: D’accordo, come vuoi.
MICHELE: Allora, non ti butti più?
BIANCA: No,no, io mi butto ancora. Ma se tu vuoi riparare, ripara pure. ( Pausa ) Ciao. ( Pausa) Aspetta; vado a salutare Andrea.
MICHELE: Chi?
BIANCA: Andrea, un mio amico che ho conosciuto qui
MICHELE: Sul cornicione?
BIANCA: Ebbene sì. Non sarai geloso? ( Esce dalla finestra di destra. Contemporaneamente si apre la finestra di sinistra e compare un poliziotto, che salta agilmente sul cornicione)
IL POLIZIOTTO: Stia fermo! Stia fermo!
MICHELE: E lei cosa vuole?
IL POLIZIOTTO: Non faccia pazzie.
MICHELE: Guardi che se qui c’è una persona che non ne fa di pazzie, quella sono io.
IL POLIZIOTTO: Respiri forte.
MICHELE: Veramente…
IL POLIZIOTTO: Forza, respiri forte.
MICHELE: ( Respira forte seccato) E ora posso andare?
IL POLIZIOTTO: No, no, stia fermo! Dove vuole andare?
MICHELE: Non ha capito? Io non voglio buttarmi.
IL POLIZIOTTO: Ah,no? Beh, mi hanno detto che qui c’è qualcuno che vuole buttarsi.
MICHELE: Non sono io.
IL POLIZIOTTO: Mi prende in giro?
MICHELE: No!
IL POLIZIOTTO: E cosa fa lei qui? E’ di passaggio sul cornicione? Io non vedo molte altre persone che vogliono suicidarsi qui.
MICHELE: Non li vede perché sono scappati, non fanno altro che entrare e uscire da queste finestre.
IL POLIZIOTTO: Ah, ho capito? Lei non è sano di mente.( Tirando fuori una ricetrasmittente) Pronto, pronto, mi sentite? Il soggetto non è sano di mente.
MICHELE: Ma come si permette? Il soggetto è sanissimo, cioè … io sono sanissimo, anzi, si può dire che sono l’unico sano in mezzo a tutti questi aspiranti suicidi.
IL POLIZIOTTO: Perché, quanti ce ne sono?
MICHELE:E che ne so?Una è mia moglie e poi c’è anche un suo amico che ha conosciuto sul cornicione.
IL POLIZIOTTO: Sì, sì, decisamente non sano di mente! 
MICHELE: E dagli…
IL POLIZIOTTO: Ascolti: ( Come se parlasse ad un alieno) io-amico. Ripeto io-amico.
MICHELE: Eh, sì… augh.
( La finestra di sinistra si apre e appaiono Bianca e Andrea che stanno per ribalzare sul cornicione quando vedono Michele e il poliziotto e si fermano. Michele li vede)
MICHELE: ( Al poliziotto) Ecco, guardi lì, sono loro che si vogliono suicidare!( Prima che il poliziotto si giri Bianca e Andrea chiudono la finestra e scompaiono)Sono loro! Le giuro… erano lì
IL POLIZIOTTO: ( Nella ricetrasmittente) Anche visioni allucinate, 
ripeto: visioni allucinate.
MICHELE: E venga a vedere se non ci crede.( Lo trascina verso la finestra di sinistra) 
IL POLIZIOTTO: Sì, ma lei cammini piano, entri dalla finestra e non faccia movimenti bruschi.
MICHELE: Sì, sì, certo… ( I due aprono la finestra di sinistra e vi entrano dentro)
( La finestra di destra si apre. Andrea si sporge e vede che non c’è nessuno)
ANDREA: Via libera. ( E sale sul cornicione)
BIANCA: ( Facendo capolino dalla finestra) Beh, Andrea, senti, non voglio essere scortese. Buttati pure prima tu.
ANDREA: ( Terrorizzato, guarda verso il basso) Che cosa?
BIANCA: Sì, dico, buttati pure per primo.
ANDREA: ( Spaventato) Ma, figurati, Bianca, non vorrei esserlo io scortese. Vai pure prima tu.
BIANCA: No,no, insisto.
ANDREA: Prima le signore.
BIANCA: Il fatto è che prima voglio essere sicura che mio marito se ne sia andato, capisci?
ANDREA: Beh, se insisti…
IL POLIZIOTTO: ( Fuori scena) Io non vedo nessuno.
MICHELE: ( Fuori scena) Che siano andati nella sala d’aspetto.
BIANCA: Uh, eccolo che arriva, io vado a nascondermi nel solito bagno,è meglio ( Scompare)
ANDREA: ( Chiude gli occhi, fa’ per buttarsi giù)
( La finestra di sinistra si apre e Ilaria vede il marito. Balza sul cornicione. Si fionda addosso al marito) 
ILARIA: ( Urlando)No!
ANDREA: ( Scostandosi la donna di dosso)Ilaria! Cosa ci fai qui?
ILARIA: Mi hanno detto che ti hanno visto su questo cornicione. Che cosa vuoi fare?
ANDREA: E’ logico,no? Buttarmi giù.
ILARIA: Andiamo, orsachiottino…
ANDREA: Io non sono un orsacchiottino.
ILARIA: Tesoro, ti prego…
ANDREA: Non sono nemmeno un tesoro. 
ILARIA: Ma, scusa, che camicia ti sei messo?
ANDREA: La prima che ho trovato.
ILARIA: Quante volte ti devo dire di non metterti questa camicia che è tutta consumata, avrà vent’anni.
ANDREA: Oh, non incominciare, io mi metto quello che mi pare. Ma poi cosa ti interessa? Non vedi che sto per buttarmi giù?
ILARIA: No! Senti, forse hai ragione, ti devo delle scuse.
ANDREA: Forse? Ti fai l’amante giovane e mi vieni a dire che forse hai sbagliato tu?
ILARIA: No,no, di sicuro ho sbagliato io. Ma ti prego, vieni di sotto.
ANDREA: Ci verrò, ma per la via più breve.
ILARIA: Dai,dai, ti prego, perdonami.
ANDREA: Un tradimento non è così facile da perdonare, cara mia.
ILARIA: Ma io voglio ancora vivere con te.
ANDREA: La cosa non è reciproca. Io non voglio proprio vivere; tantomeno vivere con te.
ILARIA: Se tu fossi un vero uomo ti saresti già buttato.
ANDREA: Mi butterò, credimi, basta che tu non mi secchi e te ne vada.
ILARIA: Se tu fossi un vero uomo, e non un babbuino, mi avresti chiesto che cosa mi ha spinto ad incontrarmi con un ragazzo più giovane di me.
ANDREA: D’accordo. Senti un po’ Ilaria, (Recitando) Ma cosa mai ti ha spinto ad incontrarti con un ragazzo più giovane di te?
ILARIA: Idiota. 
ANDREA: E ma insomma, vuoi che te lo chieda o no? Se ti preme tanto dirmi che cosa ti ha spinto ad andare con quello là potevi dirmelo stamattina quando me lo hai urlato in faccia. E’ stato davvero simpatico da parte tua dirmelo così.
ILARIA: E’ una questione di rispetto. Le cose vanno dette.
ANDREA: E perché?
ILARIA: ( Irritata) Perché io sono una vera signora, cazzo!
ANDREA: E allora forza, dimmi che cosa ti a spinto a… insomma, hai capito,no?
ILARIA: Io ho iniziato una relazione extraconiugale con Reginaldo perché…
ANDREA: ( Ride) Ah,ah,ah. Com’è che si chiama?
ILARIA: Reginaldo.
ANDREA: Che razza di nome è? ( Ride più forte) Ah,ah,ah. Reginaldo. Ih,ih,ih.
ILARIA: E’ un bel nome.
ANDREA: ( Ironico )Stupendo.
ILARIA: Originale.
ANDREA: (Ride ancora) Ih,ih,ih, Reginaldo.
ILARIA: Sì,sì, ridi,ridi. Io ho iniziato questa relazione con Reginaldo perché… ( Mentre il marito cerca a stento di trattenersi dal ridere per il nome) Ohu! La smetti o no!? ( Il marito tace) Perché tra noi due non c’era più nessun tipo di rapporto!
ANDREA: Come no? E quando ci tiravamo addosso i piatti e i quadri, quelli non erano rapporti?
ILARIA: Rapporti umani, intendo dire.
ANDREA: Giusto, quelli erano disumani. Animali, direi. Rapporti animali.
ILARIA: Tu sei diventato così freddo e insensibile. Non abbiamo mai avuto un rapporto normale come tra un marito normale e una moglie normale.
ANDREA: Ma perché, scusa, tu ti senti una donna normale?
ILARIA: Sì. 
ANDREA: Comunque esiste un motivo per cui noi non siamo riusciti a convivere.
ILARIA: Sentiamo.
ANDREA: Non lo capisci?
ILARIA: No, dimmelo.
ANDREA: Ma come puoi pretendere di avere un rapporto normale se appena puoi mi rinfacci la storia dei miei genitori? 
ILARIA: Oddio, ti prego, non ricominciare con i tuoi genitori.
ANDREA: E’ vero.
ILARIA: Non è vero.
ANDREA: Tu mi rinfacci sempre il fatto che i miei genitori fossero un operaio e una donna delle pulizie. Che poi se andiamo a vedere si dovrebbe dire collaboratrice domestica.
ILARIA: … Io non te lo rinfaccio.
ANDREA: Sì che lo fai. 
ILARIA: Beh… forse… 
ANDREA: Che cos’hai contro gli operai e le donne delle pulizie?
ILARIA: ( Disorientata) Niente, niente. ( Pausa)
ANDREA: Che c’è? Sei rimasta senza parole?
ILARIA:Solo che io e te apparteniamo a classi sociali diverse, non si può mica negarlo.
ANDREA: No, ma perché me lo devi sempre ripetere? Sempre dire (Con tono apocalittico) “ E non dimenticarti quello che facevano i tuoi genitori. Ricordatelo bene!”. Come se io fossi in una sorta di purgatorio e dovessi espiare delle colpe?
ILARIA: Beh, è vero e io te lo ricordo.
ANDREA: Se tu fossi intelligente non me lo ricorderesti.
ILARIA: E allora cosa sono secondo te, eh? Una stupida? Una snob? Una pazza? O forse solamente una donna che pretende un minimo di gratitudine per quello che lei e soprattutto la sua famiglia hanno fatto per suo marito? Per te, caro mio!
ANDREA: La tua famiglia?
ILARIA: Sissignore! Non dimenticare che tu lavori nell’ufficio legale di mio padre e che senza i suoi aiuti tu non saresti mai arrivato alla posizione in cui ti trovi adesso. Saresti uno zero assoluto! 
ANDREA: ( Con violenza) Non dire stronzate, Ilaria?
ILARIA: E’ vero,invece. Mi sembra che la vita ti abbia abbastanza premiato. Ma forse non sei contento, e preferisci sputare nel piatto in cui mangi.
ANDREA: Io non sputo da nessuna parte. E’ tuo padre che mi ha tolto il piatto da sotto i denti.
ILARIA: Che cosa?
ANDREA: Stamattina.
ILARIA: Hai litigato di nuovo con papà?
ANDREA: Mi ha mandato via.
ILARIA: Perché? 
ANDREA: … Non lo so.
ILARIA: ( Insistente) Perché? ( Il marito non risponde) Un’altra delle tue scenate isteriche. Vero?
ANDREA: Sì. (Pausa) Sì, è vero.
ILARIA: Me l’aveva detto papà “ guarda che quell’uomo è troppo debole di nervi”. Aveva pienamente ragione. E io stupida che gli dicevo “ Ma no, papà, figurati”. Figurati un corno! E stamattina prima di uscire di casa, mi hai dato un saggio di come sei veramente. 
ANDREA: Io ero freddo con te per lo stesso motivo per cui faccio le scenate isteriche.
ILARIA: E sarebbe?
ANDREA: Non ne posso più di farti da zerbino, Ilaria, di servirti come una regina solamente perché lavoro nell’ufficio legale di tuo padre. Lui mi ha fatto lavorare lì e lo ringrazio. Ma non posso pagare diventando lo schiavo di sua figlia. ( Guardandola con sufficienza) Sei solo una povera snob viziata e incapace.
ILARIA: Io incapace?
ANDREA: Ma guardati allo specchio. Vestita di Armani dalla testa ai piedi, ingioiellata come un albero di Natale ma poi tutto si esaurisce lì. Non ce l’hai un anima tu.
ILARIA: Andrea! Prima di tutto non sono vestita di Armani ma di Prada. E allora? Dov’è il problema? Io sono ricca e spendo, spendo spendo! Punto.( Pausa di riflessione) Non vorrei che i poveri dicessero: “ Guarda, quella lì; è ricca e non spende nemmeno”. Per evitare questo io spendo!
ANDREA: ( Sorride) Forse un giorno capirai che esiste qualcos’altro oltre i ristoranti costosi, i vestiti e tutto il resto. Forse. 
ILARIA: Mi accusi di essere troppo superficiale?
ANDREA: Tu vivi di queste cose. Sono la tua linfa vitale. Moriresti, se non le avessi.
ILARIA: Pensa quello che vuoi, ma io sono fatta così e così resto…
ANDREA: Fa’ come vuoi.
ILARIA: Credi di avermi ferito? Non ti illudere; io sono una donna forte.( Ilaria scoppia in lacrime e si siede sul cornicione singhiozzando, con le gambe a penzoloni nel vuoto)
ANDREA: Ecco e adesso piange. Per farmi sentire in colpa.
ILARIA: ( Sempre piangendo) Sei cattivo. Sei cattivo, cattivo, cattivo. Ecco. ( Piange)
ANDREA: ( Ridacchia)
ILARIA: ( Isterica) Cosa ridi adesso?
ANDREA: Reginaldo, ih ih ih.
ILARIA: ( Lacrimando sempre di più) Smettila!
ANDREA: Sai chi ho incontrato oggi da tuo padre?
ILARIA: ( Riprendendosi dalle lacrime e calmandosi) Chi?
ANDREA: Tuo nipote Lorenzo, il figlio di tua sorella.
ILARIA: Oh, non me ne parlare.
ANDREA: ( Sadico)Ti da fastidio se ne parlo vero? Beh, io ne parlo lo stesso. Curiosa la sua scelta di vita di vivere da barbone… 
ILARIA: ( Tentando di raddolcire la cosa) Eh, adesso, “barbone”…
ANDREA: Tu come lo chiami uno che vive sotto i ponti senza niente.
ILARIA: Va beh… in francese “ clochard”.
ANDREA: Eh, in italiano bar-bo-ne!
ILARIA: ( Alzandosi di scatto) Non me ne frega niente! Fa’ quello che ti pare, buttati pure quando vuoi. Io me ne vado. Tanti saluti. ( Esce di corsa dalla finestra di destra)
ANDREA: Basta, ho già tentennato troppo: e uno… e due… e … oddio! ( Guardando verso il basso) Guarda… tutta la folla… si staranno chiedendo che succede. Tra un po’ porteranno anche quel tappeto elastico come si vede nei film. Dio, no, speriamo di no.
POLIZIOTTO: ( Entrando sul cornicione dalla finestra di destra) Dove ha detto che è suo marito, signora? 
ANDREA: Oddio, e quello chi è? ( Scappa via dalla finestra di sinistra)
ILARIA: ( Entrando anche lei) E’ qui! ( Si accorge che Andrea non c’è più) Io… io non capisco… insomma… era qui.
POLIZIOTTO: Ma ne è proprio sicura?
ILARIA: Certo che ne sono sicura, per chi mi prende?
MICHELE: ( Salendo sul cornicione dalla finestra di destra, di seguito agli altri due) Visto che non sono l’unico ad avere visioni allucinate?
ILARIA: ( a Michele) Le assicuro che qui prima c’era mio marito che si voleva suicidare. ( Spaventata) Oh,mio Dio, non si sarà mica già buttato (Guarda giù) No, non si è buttato. Avrei dovuto immaginarlo… Quel codardo, figuriamoci se si butta sul serio.
MICHELE: Anche mia moglie voleva farlo, poi è scappata. Vado a vedere se sono nella sala d’aspetto. ( Esce nella finestra di destra)
POLIZIOTTO: ( A Ilaria) Lo sa che lei ha una faccia che non mi è nuova?
ILARIA: ( Distrattamente) Ah, no?
POLIZIOTTO: Ehi, ma lei è Ilaria Rossini, quella che presenta quel talk show… “Noi siamo la gente”…
ILARIA: “Gente come noi”, idiota.
POLIZIOTTO: Oh, ma sa che la seguo sempre, certo, quando non mi addormento.
ILARIA: Oh! Ma come si permette? Intende che il mio talk show è noioso?
POLIZIOTTO: Assolutamente no, anzi mi diverte, però va in onda da mezzanotte in poi e… io mi alzo presto la mattina e…
ILARIA: ( Seccata ) Sì, sì, sì, ho capito.
POLIZIOTTO: Mi dica un po’… come è finita poi quella storia che lei era lesbica e lui era gay e…
ILARIA: ( Interrompendolo bruscamente) Senta, io non so come sia andata a finire e nemmeno mi interessa saperlo. In questo momento mi interessa solamente ritrovare mio marito, chiarirmi con lui e ritornare felice. Chiaro?
POLIZIOTTO: ( Spaventato dalla reazione di Ilaria) Sì, mi scusi.
MICHELE: ( Rientrando dalla finestra di destra) Nella sala d’aspetto non c’erano, saranno nello studio. ( Indica la finestra di sinistra)
ILARIA: E allora andate a vedere, no?
POLIZIOTTO: Sì, andiamo. ( Esce con Michele nella finestra di sinistra, poi si sporge dalla finestra) 
ILARIA:Io aspetterò qui. Nel caso dovesse passare.
POLIZIOTTO: Come vuole ( E chiude la finestra di sinistra)
BIANCA: ( Entrando dalla finestra di destra)Ma dove sarà finito? Ehi! Ma lei è…?
ILARIA: Sì, io sono la presentatrice di “Gente come noi”. Vuole un autografo? Non mi sembra il momento più adatto.
BIANCA: Non me ne frega niente che lei sia la presentatrice di “Gente come noi”, lei è la moglie di Andrea.
ILARIA: Sì… ma come fa a saperlo?
BIANCA: Io ho conosciuto suo marito.
ILARIA: Ah,sì? 
BIANCA: Proprio oggi. Su questo cornicione.
ILARIA: Anche lei si vuole suicidare?
BIANCA: Beh…sì…
ILARIA: Oh, capisco.
BIANCA: Sa, lei non dovrebbe fare arrabbiare così suo marito.
ILARIA: Ma che dice?
BIANCA: Beh, mi diceva poco fa che lei lo tradisce con un ragazzo giovane.
ILARIA: ( Tra sé) Ah, lo va anche a raccontare in giro…
BIANCA: Beh… io lo capisco… mi trovo nella stessa situazione, mio marito mi tradisce con una donna di nome Jessica e…
ILARIA: Sì,sì, non mi interessa, lei non si muova… vado a chiamare il poliziotto. ( Esce dalla finestra di sinistra)
BIANCA: Ma…
LA DOTTORESSA: ( Entrando dalla finestra di destra. Si avvicina di soppiatto a Bianca e la branca con le mani dal di dietro, impedendole di buttarsi) Presa!
BIANCA: Ehi, ma… dottoressa! Mi lasci.
LA DOTTORESSA: No che non la lascio, io ci tengo che lei si salvi. Dunque, ripeta, insieme a me…
BIANCA: Non voglio ripetere più niente con lei!!
LA DOTTORESSA: Perché vuole farla finita, Bianca? Lei deve vivere, al mondo c’è bisogno di persone buone e dolci come lei…
BIANCA: Dove l’ha letta, sulla carta dei “Baci Perugina”? 
LA DOTTORESSA: Perché si vuole buttare?
BIANCA: Dottoressa, mio marito mi ha tradito con un’altra donna. Una donna schifosa e di facili costumi.
LA DOTTORESSA: Eh, va beh, si calmi… vedrà che tutto si risolverà al meglio.
BIANCA: ( Isterica ) Ma che cosa ne vuole sapere lei ?! ( Tentando di calmarsi) Vede… dottoressa…
LA DOTTORESSA: Eh, andiamo, basta con questi toni convenzionali, non si dimentichi che sono una sua amica, non mi chiami dottoressa… mi chiami Jessica.
BIANCA: Ah, d’acc… come ha detto?
LA DOTTORESSA: Mi chiami pure Jessica.
BIANCA: Perché Jessica?
LA DOTTORESSA: Perché io mi chiamo Jessica.
BIANCA: Come si chiama?
LA DOTTORESSA: Jessica. Come Jessica Rabbitt.
BIANCA:( Tira fuori automaticamente l’orecchino dalla borsetta e lo mostra alla psicologa)
LA DOTTORESSA: Il mio orecchino! Come l’ha trovato?
BIANCA: ( Scioccata, guardandola allibita )Che cosa ha detto?
LA DOTTORESSA: L’orecchino.
BIANCA: L’orecchino?
LA DOTTORESSA: Il mio orecchino?
BIANCA: Il suo orecchino?
LA DOTTORESSA: Sì.
BIANCA: Sì?
LA DOTTORESSA: Insomma, dove lo ha trovato?
BIANCA: ( Come in trance) Lei si chiama Jessica… e questo è il suo orecchino?
LA DOTTORESSA: ( Sorridendo) Sì.
BIANCA: ( In preda al panico) Niente panico! ( Tra sé) Ci deve essere senz’altro una spiegazione razionale.( Mostrando l’orecchino) E’ proprio sicura che sia il suo? Magari ci assomiglia o magari è uguale, chissà quante donne che ce l’hanno.
LA DOTTORESSA: Faccia vedere.( Lo osserva) Sì, sono sicura, è proprio il mio.
BIANCA: ( Urla come una forsennata) Oddio!
LA DOTORESSA: Ma si può sapere dove lo ha trovato?
BIANCA: Vuole sapere dove l’ho trovato? Nella macchina di mio marito! 
(Pausa)
LA DOTTORESSA: No, credo si sbagli.
BIANCA: Perché?
LA DOTTORESSA: E’ impossibile.
BIANCA: Perché è impossibile?
LA DOTTORESSA: Io non so chi sia suo marito, non l’ho mai visto
BIANCA: Non l’ha mai visto? Mi vuole far credere di essere salita sulla sua macchina bendata?
LA DOTTORESSA: Ma no, non sono nemmeno mai salita sulla sua macchina!
BIANCA: Lei mente.
LA DOTTORESSA: No che non mento. Si immagini se io mi metto ad andare in giro in macchina con suo marito.
BIANCA: Senta, dottoressa, non mi racconti palle. Mi dica tutta la verità.
LA DOTTORESSA: Non so cosa dirle, se vuole me lo invento.
BIANCA: Lei vuol dire di non essere mai stata con uomo recentemente?
LA DOTTORESSA: No, beh, non voglio dire questo.
BIANCA: E allora?
LA DOTTORESSA: Ma non sono mai stata con uomini sposati!
BIANCA: Ma non capisce proprio niente,allora ! Vuole che un uomo che si è sposato con una donna, e che poi – da sposato- non vuole più essere sposato va a cercarsi un’amante- sposata o non- lui vada dire a questa che è sposato?
LA DOTTORESSA: Eh?
BIANCA: Insomma, lei ha avuto la certezza matematica che gli uomini con cui è stata non sono sposati?
LA DOTTORESSA: Beh…
BIANCA: ( Isterica) Vede, vede! Un uomo in cerca di avventure non va a dire alla sua amante che è sposato.
LA DOTTORESSA: Beh, a volte sì.
BIANCA: Ma a volte no ! Certo che lei di uomini non capisce proprio niente,eh! Proprio lei le persone dovrebbe conoscerle bene!
LA DOTTORESSA: Lei straparla.
BIANCA: Io non straparlo. Io sono sicura che lei è stata con mio marito! E’ lei la Jessica tutta tette e niente cervello che manda biglietti rosa profumati a mio marito. Lo ammetta?
LA DOTTORESSA: Che cosa?
BIANCA: Aspetti, ho una foto di mio marito nel portafoglio; è l’unico modo per vedere se è lui o non è lui. ( La estrae e la mostra alla dottoressa, che la guarda) Ecco, mi dica è lui?
LA DOTTORESSA: ( Guarda la foto e poi, dopo una lunga pausa) Sì.
(Pausa)
BIANCA: ( Balbettando) Co-come ha detto?
LA DOTTORESSA: Sì.
BIANCA: ( Terrorizzata, ripete mnemonicamente)Io ho stima di me stessa, io ho stima di me stessa, io ho stima di me stessa… 
( Scoppiando in una crisi isterica) Come diavolo può essere possibile ? Insomma, una povera donna come me va da una psicanalista affinché riesca a risolvere la sua crisi di coppia e questa psicanalista cosa pensa bene di fare? Di andare a letto con suo marito, prendendo a questa donna quasi trecentomila lire a seduta !?!?
LA DOTORESSA: Centocinquanta euro.
BIANCA: Beh, io lo dico in lire perché fa più effetto, stronza!
LA DOTTORESSA: Bianca, la prego, si calmi.
BIANCA: ( Gridando) Io non mi calmo, ha capito !?!? Subito ho pensato che il fatto che lei si chiamasse Jessica e il fatto dell’orecchino fossero solo delle coincidenze, ma… ( Balbettando) Insomma… lei… lei… come può farmi una cosa simile? Lei è la mia psicologa…
LA DOTTORESSA: Io sono anche una donna.
BIANCA: Ho capito, ma … Cristo! Voglio dire… capito!? Io non mi butto più giù.
LA DOTTORESSA: Oh,così mi piace.
BIANCA: Butto lei!! ( Avvicinandosi minacciosa alla dottoressa)
LA DOTTORESSA: Stia ferma !Non capisco perché se la prende tanto.
BIANCA: Ah, non lo capisce? Brava, è proprio una brava psicologa lei! Ma chissà perché me la starò mai prendendo tanto?
LA DOTTORESSA: Insomma, gliel’ho già detto: io non sapevo che quell’uomo fosse suo marito. 
BIANCA: ( Disperata, nel tentativo di calmarsi si siede sul cornicione con le gambe a penzoloni) Oh,Dio,Dio… la mia psicologa… con mio marito… roba da farti accapponare la pelle…
LA DOTTORESSA: ( Si siede accanto a lei; comprensiva) Su,su… in fondo suo marito l’ha tradita comunque. Con chi non ha importanza. E poi, si ricordi quello che le ho sempre detto.
BIANCA: Se ne vada…
LA DOTTORESSA: Bianca…
BIANCA: Le ho detto di andarsene!
LA DOTTORESSA: Cerchi di autocontrollarsi. Non ha mai sentito parlare della terapia del self-control?
BIANCA: No e non ne voglio sentirne parlare.
LA DOTTORESSA: Oh, dovrebbe provarla, invece. Pensi che ad una mia paziente, molto amica di mia cugina…
BIANCA: Ma chi se ne frega, scusi!
LA DOTTORESSA: Dicevo per rompere l’imbarazzo.
BIANCA: No! Lei ha rotto una relazione tra due persone. E’ diverso.
LA DOTTORESSA: Alt,alt,alt, non corra troppo. Se vuole scaricare su di me la colpa della vostra crisi postmatrimoniale faccia pure – lo sa che sono qui per questo – ma sappia che non è certo colpa mia se va male.
BIANCA: ( Riprendendosi e tentando di ragionare) In effetti… in effetti è lui che mi ha tradito.
LA DOTTORESSA: Eh sì.Io non so che farci. Probabilmente sono stata una delle tante. Sa, come si dice, “una botta e via”
BIANCA: Beh, io ho trovato l’orecchino solo un mese dopo aver trovato i bigliettini rosa, per cui la vostra storia minimo un mese deve essere durata.
LA DOTTORESSA: Un mese… Cosa vuole che conti un mese quando ci sono persone che non fanno in tempo a conoscersi in una vita
BIANCA: Non ricominci con queste frasi fatte !
LA DOTTORESSA: Era per dire che la relazione tra me e Michelino non è stata per niente seria.
BIANCA: ( Con malinconia) Un tempo ero l’unica a chiamarlo Michelino.
LA DOTTORESSA: Guardi, è inutile attaccarmi, se la prenda con suo marito. E’ lui il traditore. O sbaglio?
BIANCA: Sì,è vero. Però… vede… mi fa una certa impressione vedere che lei… oddio,non posso pensarci.
LA DOTTORESSA: Non ci pensi. In fondo gli uomini sono tutti uguali: appena trovano una donna fanno di tutto per portarsela a letto.
BIANCA: Ma certo,( Indicando la dottoressa) finché ci sono donne disposte ad andarci!
LA DOTTORESSA: ( Imbarazzata e quasi offesa) Questo è un altro discorso.
BIANCA: Senta… credo potrà capire che non avrò più la forza di venire in terapia da lei.
LA DOTTORESSA: Sì,capisco.
BIANCA: Bene. 
LA DOTTORESSA: Anche perché lei vuole buttarsi di sotto,no?
BIANCA: Beh…sì.
LA DOTTORESSA: Non se ne stava mica scordando?
BIANCA: Senta, dottoressa, le dispiacerebbe andarsene ora? Devo rimanere sola.
LA DOTTORESSA: Ma sappia che…
BIANCA: Se ne vada!
LA DOTTORESSA: ( Fa per uscire. Lunga pausa. Si ferma)Sappia che se non mi vuole ascoltare come psicologa può farlo come amica.
BIANCA: Come amica?
LA DOTTORESSA: Ascolti, lo so che le sembrerà stupido ma io capisco perfettamente come si sente adesso.
BIANCA: Ah,sì?
LA DOTTORESSA: Sì. Vede, io ci sono passata.
BIANCA: Lo dice sul serio o e un trucco degli psicanalisti?
LA DOTTORESSA: No, sul serio. Dodici anni fa. Abitavo ancora nella mia grigia cittadina di provincia, avevo appena finito il liceo; mi ero perdutamente innamorata di un ragazzo; era bello,alto aveva due occhi che sembravano due stelle e quando parlava non c’era ragazza che non cadesse ai suoi piedi. Uscimmo insieme, ci iniziammo a frequentare, dopodiché ci fidanzammo. Passò un anno. Ne passò un altro. Il nostro amore era meraviglioso e sembrava destinato a non svanire mai. “Sposami” mi disse.
BIANCA: E lei lo sposò?
LA DOTTORESSA: Quando me lo chiese mi sentii in Paradiso. Accettai su due piedi. Organizzammo tutto per le nozze: la cerimonia, il banchetto, gli invitati,(con un sospiro) il vestito. Tutto bianco. Due giorni prima delle nozze andai a casa sua per fargli vedere le fedine d’oro che erano appena arrivate. ( Pausa ) Lo trovai a letto con un’altra ragazza. La mia migliore amica.
BIANCA: Ma è terribile!
LA DOTTORESSA: Feci una scenata e scappai via. Le nozze andarono in fumo. Una settimana dopo lui si presentò a casa mia. Era in lacrime. Mi disse di essersi reso conto di aver sbagliato e di essersi pentito, mi giurò amore eterno. Ma io ero giovane e avevo la testa dura, così non lo perdonai. Se ne andò. Come se ne andò capii che avrei dovuto perdonarlo, ma non ebbi il coraggio di seguirlo e di dirglielo. Vede, Bianca, bisogna aspettare prima di fare scelte avventate. Per questo le sto dicendo che farla finita sarebbe del tutto inutile.
( Pausa )
BIANCA: ( Sorridendo) Dottoressa, io capisco la sua storia e mi dispiace che sia andata così. Ma lei non può capire come io mi sento umiliata.
LA DOTTORESSA: Lo capisco, l’ho provato anche io.
BIANCA: Sì, ma lei ha provato ad insegnare in una scuola dove tutti la odiano? Dove tutti i colleghi si rivolgono a lei con fare amichevole e cordiale e non appena lei volta loro le spalle loro la criticano meschinamente, la descrivono come inetta e incapace. E questo solo perché ho il coraggio di dire a ragazzi e genitori come stanno le cose. Senza ipocrisie. Lei non sa cosa vuol dire insegnare a Milano e rendersi conto di trovarsi in effetti nel più provinciale e squallido dei paesini.
LA DOTTORESSA: Lei non deve pensarci; deve fregarsene di quello che pensano gli altri. E’ una delle premesse dell’autostima.
BIANCA: Vede?
LA DOTTORESSA: Che cosa?
BIANCA: Lei non mi capisce!
( Dall’esterno dell’edificio provengono delle voci)
VOCE ILARIA: Le dico che l’ho vista prima sul cornicione?
VOCE MICHELE: Chi?
VOCE ILARIA: Sua moglie! Chi, secondo lei?
VOCE POLIZIOTTO: Voi andate a vedere sul cornicione; io vado a vedere com’è la situazione giù di sotto.
( Dalla finestra di destra entra Ilaria, seguita da Michele)
BIANCA: Di qua, di qua. ( Prima che i due la vedono esce nella finestra di sinistra, trascinandosi la dottoressa)
ILARIA: Non capisco, era qui.
MICHELE: Ma è proprio sicura che si tratti di mia moglie?
ILARIA: Diavolo,sì.
MICHELE: Una ragazza sui trentacinque, alta così, con una camicia a fiori…
ILARIA: Sì, guardi che non sono mica demente. E poi non ci saranno tanto ragazze fuori di testa sul cornicione con mio marito,no?
MICHELE: Beh, non è fuori di testa…
ILARIA: Una che approfitta del suo suicidio per fare amicizia con mio marito tanto furba non mi pare.
MICHELE: ( Con una punta di gelosia) Ah, perché, ha fatto amicizia con suo marito?
ILARIA: Così pare. 
MICHELE: Andiamo dentro a vedere dove…
ILARIA: Aspetti qui. Non dobbiamo muoverci. Dobbiamo aspettare che tornino fuori.
MICHELE: D’accordo.
(Pausa. Lieve imbarazzo tra i due. Michele fischietta. Ilaria estrae dalla borsetta il necessario per rifarsi il trucco e inizia a calcare le labbra col rossetto. Michele sospira. Ilaria sospira. Michele si siede sul cornicione con le gambe a penzoloni, tira fuori dalla tasca una scatola di mentine)
MICHELE: Vuole una mentina?
ILARIA: Oh, volentieri grazie. ( Ne prende una. Pausa.) Mi racconti di sua moglie.
MICHELE: Cosa?
ILARIA: Voglio dire, perché vuole suicidarsi?
MICHELE: Beh… il fatto è che è un periodo in cui io e mia moglie non riusciamo proprio ad andare d’accordo.
ILARIA: Eh… è una delle sindromi più pericolose di questi tempi: la crisi di coppia.
MICHELE: Sì, in effetti è proprio così. Pensi che abbiamo persino mandato una lettera a quel programma… “Storie di Gente”… come si chiama…
ILARIA: “Gente come noi”?
MICHELE: Esatto. Lo conosce? 
ILARIA: ( Ridendo divertita) Beh…sì.
MICHELE: Io no.
ILARIA: (Delusa) Come no?
MICHELE: No, a me non piacciono quei programmi lì.
ILARIA: ( Seccata) Perché no?
MICHELE: Sono programmi per ignoranti. Sì, insomma per minorati mentali. Voglio dire, bisogna proprio essere dei cretini per rimanere solo per qualche minuto di fronte alla tivù come dei dementi. Non ci sono più i bei programmi di una volta.
ILARIA: ( Profondamente ferita) Che cosa?
MICHELE: Ma sì, ora in tivù si vede solo spazzatura. Ci sono solo questi talk-show banali, stupidi che poi si vede che sono preparati prima. Ma sa, fanno audience. Basta mettere come presentatrice una troietta che non sappia nemmeno mettere insieme una frase in italiano corretto…
ILARIA: ( Scattando in piedi, furibonda) Insomma, basta!! Basta! Ma chi si crede di essere lei, Luciano Rispoli !? A me il mio programma piace così e piace così anche ai telespettatori, è chiaro? Per cui non si azzardi mai più a sputare sentenze su programmi televisivi serissimi!!
MICHELE: ( Anche lui si alza) Scusi, non volevo…
ILARIA: Ha capito, brutto presuntuoso che non è altro?
( Lo colpisce ripetutamente con la borsetta.)
MICHELE: Ahi,ahi… si calmi.
( Ma Michele perde l’equilibrio e cade nel vuoto. Fortunatamente riesce ad aggrapparsi al cornicione con le mani.* Solo braccia e mani ci sono visibili*)
ILARIA: Oddio!!! Aiuto!!!!! Aiuto!!!!
( Dalla finestra di sinistra entrano Bianca e la dottoressa; da quella di destra Andrea)
LA DOTTORESSA: Ma che succede?
ILARIA: ( Indicando Michele) Io… io non volevo…
BIANCA: Oddio, Michelino!
MICHELE: Aiuto! 
LA DOTTORESSA: Oh, Gesù.
BIANCA: Andrea, fa’ qualcosa.
ANDREA: Tenetemi questa (Si toglie la giacca e si sporge dal cornicione per afferrare le braccia di Michele. Anche Bianca si sporge partecipe)
BIANCA: Michelino, tieni duro.
ILARIA: ( Guardando verso il basso) Oddio, qui sotto è pieno di paparazzi. Finirò su tutti i giornali. ( Sorride più volte, salutando verso il basso)
LA DOTTORESSA: Ma scusi, cosa sta facendo?
ILARIA: Sorrido. Almeno voglio rimanere bene nelle foto.
( Nel frattempo si accendono alcune luci in sala: ai piedi del palco, di fronte alle prime file, sono arrivati un paio di pompieri con il classico tappeto elastico. Con loro, il poliziotto che già conosciamo impugna un altoparlante)
IL POLIZIOTTO: Attenzione attenzione: restate tutti fermi immobili; ripeto: tutti fermi immobili.
BIANCA: ( In preda ad una crisi isterica, gridando) Ma vaffanculo!!!!!!!
IL POLIZIOTTO: ( Al pompiere, fuori dall’altoparlante) Che cosa ha detto?
POMPIERE: Vaffanculo.
IL POLIZIOTTO: Ah.
( Le luci in sala si spengono)
ANDREA: ( Ormai sul punto di trarre in salvo Michele) Dai,dai, ci siamo quasi.
MICHELE: Ohi ohi ohi.
BIANCA: Bravo, così.
ANDREA: ( Col massimo sforzo) Dai,dai,dai…uno… due… e tre.
MICHELE: ( Ormai in salvo) Ahhh. 
ANDREA: Ecco fatto.
LA DOTTORESSA: Meno male.
MICHELE: Me la sono proprio fatta sotto. C’è mancato poco che non finissi spiaccicato sulla strada. Proprio io… che non mi voglio nemmeno suicidare. ( Tutti ridono)
IL POLIZIOTTO: ( Irrompendo dalla finestra di destra) Tutto a posto? Che nessuno si butti più.
( Tutti guardano Bianca e Andrea)
ANDREA: Bianca, forse farebbe meglio a tornare a casa: sono già troppe emozioni per una giornata sola.
LA DOTTORESSA: E’ vero,Bianca,torni a casa, non pensi più a quello che voleva fare prima.
MICHELE: Dai, Bianca, andiamo a casa.
BIANCA: ( Sorridendo) Grazie. Siete tutti molto premurosi. Ma non serve a niente che voi mi diate consigli. Io so cosa devo fare e ho già preso la mia decisione. Mi scuso con tutti. Mi scuso con te, Michele, per lo spavento che ti ho fatto prendere e con lei dottoressa,per averle dato tanto fastidio. ( Al marito, indicando la dottoressa) So tutto, puoi smettere di far finta di non conoscerla.
MICHELE: Jessica, sa tutto? 
LA DOTTORESSA: Sì…
MICHELE: Bianca, io…
BIANCA: Sttt… non dire niente; non ti preoccupare. Sei perdonato. ( Sorridendo) Oggi ho capito che non sono l’unica a soffrire e ad essere depressa; ho capito che i miei problemi non sono solo i miei problemi, ma sono i problemi di tutti. Se tutti quanti di fronte a questi piccoli problemi si comportassero come me, si buttassero giù dal sesto piano, beh… probabilmente i cornicioni dei palazzi sarebbero davvero sovraffollati e sulle strade si accatasterebbero i corpi dei suicidi sempre di più e di più fino a toccare il cielo e il mondo sarebbe sommerso di questi corpi inetti. Invece… beh, invece no. Dobbiamo smetterla di considerare i piccoli problemi di ogni giorno insormontabili difficoltà e ogni piccola contrarietà una barriera impenetrabile. Ma di fronte alle difficoltà – grandi e piccole - dobbiamo stringere i pugni e guardare avanti. Dobbiamo imparare ad affrontare le difficoltà. E dobbiamo smettere di fuggire, smettere di nasconderci dietro fantasmi. Non si può fuggire dalla vita, la vita va affrontata, la vita va combattuta, va vissuta, e nella vita bisogna buttarsi come dall’alto di un cornicione. ( Pausa)
Per questo non mi butto più e ho deciso di tornare a casa. Pronta ad affrontare i miei problemi,Michele. Questo potrebbe causare la nostra separazione, lo sai?
MICHELE: ( Spezzando il tono drammatico del monologo di Bianca) E’ una domanda trabocchetto? ( Non sa che dire) Compro una vocale.
BIANCA: ( Sorridendo) Dai, forza, andiamo a casa. 
( Tutti e sei escono di scena dalle finestre. Bianca rimane in scena. Buio. Un riflettore la circonda)
BIANCA: Andò così, caro pubblico. Eh,eh… lo so che siccome avete pagato il biglietto avreste voluto che io mi buttassi giù e mi sfracellassi al suolo ma andò così. Nel giro di due settimane io e Michelino divorziammo. Fu una liberazione. Andai a vivere in un piccolo appartamentino, fatto su misura per me. Tutto arredato di bianco, il colore della calma. Io e Michelino comunque restammo amici e restammo amici anche di Jessica. La quale scrisse e pubblicò un libro sul nostro caso e divenne un best-seller. Ilaria Rossini fu licenziata dal programma – l’audience di “Gente come noi” calava inesorabilmente – ma riuscì comunque a rimediare una rubrica sui cani all’interno di un varietà. Peccato che fosse tanto allergica al pelo. Andrea… non si buttò… anzi, aprì uno studio legale tutto suo e… ( Sorridendo) Suppongo vogliate sapere se fra me e lui nacque qualcosa. Curiosoni. Beh, vi racconterò,allora, quello che successe cinque o sei mesi dopo, a Natale di quello stesso anno, alla festa organizzata da Jessica nel suo studio per la milionesima copia venduta del suo libro. 
( Esce di scena. Luce piena. Si apre la finestra di destra compare Andrea che sta guardando fisso in avanti. Alla stessa finestra compare Bianca)
BIANCA: Ciao.
ANDREA: Ehi,ciao.
BIANCA: Come va?
ANDREA: Bene, e a te?
BIANCA: Bene. Hai notato?
ANDREA: Che cosa?
BIANCA: Questo Natale non è nevicato.
ANDREA: Sì, è un vero peccato.
BIANCA: Già, la neve rende tutto più magico.
ANDREA: Sì.
( Pausa) 
ANDREA: E tu hai notato?
BIANCA: Che cosa?
ANDREA: Hai incominciato a darmi del tu.

SIPARIO.

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