Adess i’enn tutt a post!

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ADESS I’ENN TUTT A POST

ADESS  I’ENN  TUTT  A  POST!

(Tutti a posto, ora!!)

(codice Siae commedia: 336449 A)

3 atti in dialetto piacentino di

Giorgio Tosi

(codice Siae autore: 45090)

con versione in italiano, battuta per battuta,

per un’immediata comprensione del testo in dialetto piacentino

Giorgio Tosi – Via C.Fabri n. 18 -  29100 PIACENZA – tel. 389-2629240

e-mail: giorgio-tosi@libero.it     -   sito internet: www.tosigiorgio.it

Nota dell’autore

ADESS I’ENN TUTT A POST!è la più rustica delle mie commedie.

L’azione, infatti, si svolge negli anni ’50 e ne è protagonista una famiglia che vive in campagna, in una casa che ha la porta d’ingresso che immette nella classica “corte”.

In questa commedia non succede nulla di particolarmente complicato:

Adess i’enn tutt a post! è un tuffo in un periodo ormai definitivamente passato,  dove sposare una figlia era un problema importante (per la scelta del partito) e le ragazze da marito erano un po’ in concorrenza tra di loro (vedi Iole e Maria); dove le  madri  erano molto rigide nei confronti dei figli;  dove c’era ancora molta povertà per cui un  fittàul, rozzo e incolto più che mai, diventava un marito interessante anche se sapeva parlare solo di vacche o di cavalle.

Più che  sull’intreccio, la commedia punta sulla vivacità delle situazioni, la freschezza  dei personaggi tra cui svettano Rino (l’agreste fittàul), Bruna (la vicina impicciona) con la figlia Maria che non riesce a fidanzarsi perché brutta e tonta (esilaranti le scene a due tra figlia e madre), il ragionier Paperi (tenace nei suoi tentativi di fidanzamento con la bella Iole, sempre scornato) e tutti gi altri che per un paio d’ore ripropongono questa fetta di mondo ormai scomparso.

La commedia può essere vista – è facoltativo, naturalmente - come il sogno ad occhi aperti (in flash-back, si dice oggi) della protagonista Santina che, molto anziana ormai, è ricoverata in un ospizio. Per chi fosse interessato a questa versione, aggiungo un PROLOGO  e un EPILOGO.

Personaggi:

SANTINA – madre di famiglia un po’ rigida, vecchio stampo

ALDO -  suo marito, bontempone, bonario

BRUNA – vicina di casa, impicciona e invidiosa

IOLE – figlia minore di Aldo e Santina, carina, un po’ ribelle

ANDREINA – sorella maggiore di Iole, grassottella, docile

MARIA – figlia bruttina e tontarella di Bruna

RINO – campagnolo veramente rustico

Rag. PAPERI – impettito e scornato spasimante di Iole

LUIGI – fidanzato di Iole, allegro, simpatico

P R O L O G O (facoltativo)

Si apre un poco il sipario, quanto basta per lasciare intravedere una figura di donna anziana, di spalle, seduta.

Ha uno specchio portatile in mano dentro cui si guarda.

SANTINA – Eh, cara la mé Santina, t’è bein dvinta veccia!

Eda ché, tutta crespa. ‘T catt mia un tocch ‘d pell liscia, gnan a sercàl col lanternein.

Eh, ma una vota s’era bein una bèlla donna: mora, granda, du gamb…!

Un gran bell tipo, m’s diz.

La Bruna, la mé viseina, la g’àva un’invidia, la nasuplòna!

Anca parché me g’àva du bell fiol, la Iole e l’Andreina, e le un bell ciuspòn, la Maria, ca cattàva so appena di pessgatt!

Eppur, s’erma csè conteint, s’erma giovan e gh’erma tutt. ‘L povar Aldo - ‘l mé om - ‘l Rino…ah ah ah…che elemeint ‘l sior Rino…e po qull managh da scova vistì, m’s ciamàv’l? Ah si, ‘l ragioner Paperi: una vuz tutta in dal nèz, che riid…

E ‘l Luig, che bràv ragass a la fein di coint….e tutt i’àtar.

S’g peins bein, me ‘m veed ancura là, in d’la mé coseina, mia bèlla, veh, ma pulida, che me par la pulisia…Sum là ca stiir e cant…”Vola, colomba bianca vola, diglielo tu…”

Cara Santina, sei proprio diventata vecchia.

Guarda, piena di rughe. Non si trova un pezzo di pelle liscia neanche a pagarlo.

Una volta , sì, che eri una bella donna: mora, alta, due belle gambe..!

Un gran bel tipo, si diceva.

La Bruna, la mia vicina, aveva una invidia da matti, quella ficcanaso.

Anche perché io avevo due belle figlie , la Iole e l'Andreina, e lei una bella racchia, la Maria, che raccoglieva solo degli spiantati.

Eppure, eravamo così felici, eravamo giovani e questo era tutto. Il Povero Aldo -mio marito – e  Rino...ah ah ah ...che elemento il signor Rino...e poi quel manico di scopa vestito, come si chiamava? Ah si, il ragionier Paperi, una voce nasale, che ridere...

E Luigi, che bravo ragazzo alla fin fine ....e tutti gli altri.

Se ci penso, io mi vedo ancora là, nella mia cucina, non bella per carità ma pulita, che io guai per la pulizia....Sono là che stiro e canto...”Vola, colomba bianca vola, diglielo tu...”

Sale lentamente la canzone originale che sovrasta la voce di Santina.

Si chiude il sipario

A T T O     I°

Si riapre il sipario, sempre con la musica in sottofondo di VOLA COLOMBA BIANCA VOLA.

La scena rappresenta una modesta cucina degli anni ’50.

C’è una porta per l’esterno ed una per le camere. Una finestra sulla parete di fondo.

All’apertura del sipario Santina è in un angolo della scena intenta a stirare e a cantare lo stesso motivo che si sente in sottofondo “Vola, colomba bianca, vola”

Dopo poco, abbandona l’asse da stiro e si dirige ai fornelli.

SCENA I

SANTINA – Possibil ch’ì sian gnammò ché?   Ché or è? Zà sett e un quart (va alla porta esterna e guarda fuori)  Nessuno  all’orizzonte.

                  ‘D tre sn’in veda gnan voin…(torna ai fornelli) E  te stà chè, Santina, in pé a spettà: eh, un lucch in cà ‘l gà vool. Lùr basta stà fora d’in cà…

                     Come mai non sono ancora qui? Che ore sono?Già le 7.15

                  Di tre, non ne vedo neppure uno…..E tu, Santina, stai qui, in piedi in attesa, eh, uno scemo in casa ci vuole. A loro interessa solo starsene fuori

BRUNA – (affacciandosi sulla porta) Santina, possia?

                                                             Santina, posso entrare?

SANTINA – (che non ha sentito, continua nel suo discorso ad alta voce)  Fora, fora,  seipar fora.

                                                                                                                       Fuori, fuori, fuori da qui!

BRUNA – (credendo dica a lei)  Che roba?  Cosa?

SANTINA – (come sopra) E fà di chilometar!

                                            E fai dei bei chilometri!

BRUNA – O custa po! 

                  Questa poi!

SANTINA – E me invece ?

                       E io?

BRUNA –(reagendo) Seinta un po’,  vera…

                                     Oh, sentimi un po’

SANTINA  - (c.s.) Stà chè, no? e In dov vat, stà  chè! 

                              Stai qui, no, dove vuoi andare, stai qui!

BRUNA – (a voce alta) E allora, vag o vegnia? Cos g’hoi da fà?

                                      E allora, vado e sto? Cosa devo fare?

SANTINA – (finalmente la vede)  Bruna, cos fàt in s’la porta?                                                                                          Bruna, cosa fai piantata sulla porta?

BRUNA – Sèv mia cos fà. E va e vegna. Gl’èt con me, par chès? Dim’l parché me sum mia tanta bionda, t’l sè , sum Bruna ‘d num e ‘d fatt.

                    Non so che fare. E Va. E vieni. Sei arrabbiata con me? Dimmelo, perché io non sono mica tanto bionda, sono bruna., di nome e di fatto! (modo di dire tipico nostro, n.d.a.)

SANTINA – Ma no, ma cos diit? 

                      Ma no, cosa dici?

BRUNA – Ah bein!

SANTINA – (ironica) ‘S pol gnan  bravà con te, t’è tanta bona! (smorfia) .

                                     E’ impossibile litigare con te, sei così buona!

BRUNA – Vera, ‘l dizan tutt.  

                  Verissimo,me  lo dicono tutti

SANTINA – Sum rabì parché g’ho  la seina pronta e ‘s veda ansoin.

                      Sono arrabbiata perché ho cena pronta ma non si vede arrivare nessuno

BRUNA – Cos et miss so? ‘l mnastròn? (ficca il naso nella pentola)

                  Cosa stai preparando? Un minestrone?

SANTINA – Si, ma l’è mia ‘l chès da pucciàg deint’r ‘l naz! (piano) Nasuplona!

                     Si, ma non è il caso di infilarci il naso.                           Ficcanaso!

BRUNA – S’era drè anca me a fa da mangià,  ma ‘m sum trovà seinza sàl.

                  Stavo preparando anch’io, ma mi sono ritrovata senza sale….

SANTINA - (lo prende)  Ecco il sale.

 

BRUNA – E…un scianchein  ‘d sigulla? 

                  E una cipollina, non l’avresti?

SANTINA-  La sigulla…pronti. 

                      Ecco la cipolla

BRUNA – E un po’ da… 

                  E anche un po’ di…

SANTINA – (precedendola) Sum seinsa anca me! ‘M dispiaz…

                                                Non ne ho più! Mi dispiace

BRUNA – ‘D cosa?  

                   Di cosa?

SANTINA –  (presa in contropiede) Mhhm…d’oli.  Ho finì l’oli.  

                                                           D’olio…ho finito l’olio

BRUNA – E cmé fat seinza l’oli? 

                  E come fai se non hai l’olio?

SANTINA – Mett una ponta ‘d butter.  

                      Uso un pochino di burro

BRUNA – Ecco,  na dariss’t  mia una sciàttra anca a me? Sum propria seinza seinza

                  Appunto, non me ne daresti un pochino?  Sono proprio senza senza…..

SANTINA – (mentre lo va a prendere) La m’ha fargà!  

                                                                Mi ha fregata!

BRUNA – Po ‘s mettum a post, t’l sé. Tra visein bisogna voriss bein, no?

                  Poi ci sistemiamo, vero? Tra vicini dobbiamo volerci bene, no?

SANTINA -  Come no…(piano) S’la podiss l’m mangia.

                                                     Se potesse mi “mangia viva”

BRUNA – Ma si, ‘g vol csè poc pr’andà d’accordi…(curiosa in giro e tocca gli oggetti)  Guàrda che bèlla rubeina …e custa cos’ela?

                  Ma si, basta poco per andare d’accordo.    Guarda che belle cosine…questa cos’è?

SANTINA – La dintera ‘d mé suocero! 

                      La dentiera di mio suocero!

BRUNA – (Molla la presa) Ah!…(piano) che carpia lamò! (forte)  E la Iole e l’Andreina?                            Ah!! (piano) Che ragnatela, là!  La Iole e l’Andreina, dove sono?                           

SANTINA – S’enn gnammò vist.  Sperum ‘c sia mia success gnint.

                      Non le ho ancora viste. Speriamo che non sia successo nulla.

BRUNA – Ma cos voot ca sia success? Magari i’enn fer’m col ragioner…

                  Cosa vuoi che succeda. Probabilmente si sono fermate col ragioniere

SANTINA  - Chi?

BRUNA – Il ragionier Paperi, qull ca sta dré a la Iole. ‘L sàvat mia? Oh, ‘m dispiàz, adess magàri ‘t peins che sum una pettegola e t’l sé che me…

                    Il ragionier Paperi, quello che “fa il filo” alla Iole, ma non lo sapevi? Oh, scusa, ora dirai  che sono una pettegola, e sai bene che non è vero…

SANTINA – Ma ansoin ‘l la peinsa, par carità.  Anzi, t’è fatt  bein, parché la mamma l’è seipar l’ultma a savì ‘l roob.

                   Ma nessuno lo pensa, per carità. Anzi, hai fatto bene a dirmelo, la mamma è sempre l’ultima a sapere.

BRUNA – E si. Bisogna tegn i’occ’ bei vèrt, parché po quand l’è successa l’è successa.

                  E si. Bisogna tenere gli occhi aperti, perché quando è successo il fatto, ormai è tardi

SANTINA – E chi sariss’l?   

                     E chi sarebbe questo ragioniere?

BRUNA – Ma voin grand e màgar, con una fassia,  povrein…

                  Ma, uno alto e magro, con una faccia, poverino…

SANTINA – Che fassia g’al?  ‘l sarà mia sguers? 

                      Che faccia ha? E’ guercio?

BRUNA – No, ma l’è tant patì, ‘l g’ha un color, second me l’è malà. Par la mé Maria, me ‘l voriss mia, me no, me no, me no.

                  No, ma è così patito, ha una brutta cera, per me è ammalato. Per la mia Maria non lo vorrei di certo, no, no, no.

SANTINA – (piano) Cara dì grassia!  

                                  Ti piacerebbe, altroché.

BRUNA – Come?

SANTINA – Dziva c’t ghè ragion, una fiola cmé la Maria…!

                      No dicevo, che hai ragione. Una ragazza come la Maria…!

BRUNA – ‘L fiol bisogna curàia..  A la mé Maria ‘g capitarà mai un imprevist!

                  Le figlie vanno sorvegliate. Alla mia Maria non capiteranno mai imprevisti.

SANTINA – (piano) Par forsa, l’è tanta brutta, povreina!   

                                    Ci credo, è così brutta, poverina!

BRUNA – Come?

SANTINA – Povr’angilein.  

                      Povero angelo

BRUNA – (rallenta la parlata) Tammè è success a la fiola d’l Fausto…

                                                 Come è già successo con la figlia di Fausto…

SANTINA – La fiola d’l Fausto?!   

                      La figlia  di Fausto?

BRUNA – Ma si! Sèt mia cl’è piina cmè un ov? 

                  Non sai che è “piena come un uovo”? (incinta)

SANTINA – ‘L so adess, me m’interess mia di affàri d’iatar.

                       Lo so adesso. Non mi faccio i fatti degli altri.

BRUNA – Gnan me, ma i vegnan fein in cà a dittia ‘l roob!

                  Neppure io, ma vengono dentro in casa a portare le notizie

SANTINA – Tamme capita a me.  

                      Proprio come succede a me

BRUNA – Me ‘m dà csè fastidi la gint curiusa e invidiosa…ma cos è ‘c bruza?

                  Non sai come mi infastidisce la gente curiosa e invidiosa….ma, sento odore di bruciato

SANTINA – La mé mnestra! (corre)  Vèda, ‘l s’é tutt taccà…

                     La minestra!   Guarda, si è tutta “attaccata” al fondo…

BRUNA – (col naso nella pentola) Se t’l trà via, me m’offeind mia.

                                                         Se devi buttarla, io non mi offendo…

SANTINA – Ah no, veh! ‘L mangian cmè l’è. Ma guarda te cmè s’intèrdian.

                      Eh no! La mangiano così. Tu guarda come fanno tardi!

BRUNA – I sarann drè a fa du ciacciar col Ragioner, s’l catta da fà bell, l’om ‘l sa ferma.

                  Staranno facendo due chiacchiere col ragioniere, se gli danno corda, uno si ferma

SANTNA – Mmhhh…(cenno di stizza)

SCENA II

ALDO – (dalla comune) Bonasira Bruna.   

                                       Buonasera, Bruna

BRUNA – (scherzosa)  E bonanott.

ALDO –  Donca, che sira ela custa? Succar o sigulla? (guardandole in mano) Sigulla!

                Dunque, che serata è questa? Zucchero o cipolla? …………………Cipolla

BRUNA – Ah ah, t’è bein fortunà Santina con un om csè spansiiv, ‘l mé Carlo ‘l par seipar un can buldog.

                  Ah ah, sei fortunata con un marito così allegro. Il mio Carlo sembra un cane bulldog

SANTINA – Chelù ‘l par alzeer, ma prova te a stag insema.  

                       Si, sembra leggero, ma prova tu…

ALDO  - Sono un incompreso cara Bruna. 

BRUNA – Anca me, Aldo. Bein, adess andrò a ved s’è cott la mnestra, g’ho i panserotti in d’l fur’n.

                  Io pure, Aldo. Bene, vado a  vedere se è cotta la pasta, ho i panzerotti nel forno.

SCENA III

MARIA – (entrando) Mamma, l’è mezz’ora ca spettum! G’ho la pansa tacca i snocc’!

                                  Mamma, ti cerchiamo da mezz’ora! Ho la pancia in fondo alle ginocchia!

BRUNA – S’era dré a rivà. Et guardà s’è cotta la mnestra?

                  Stavo arrivando. Hai guardato se la pasta è cotta?

MARIA – (da tonta) Che mnestra? Gh’è gnammò so gnint!

                                   Che pasta? Non c’è niente sul fuoco!

BRUNA – Ma cos ditt? (platta- schiaffo secco sulla nuca, n.d.a.) Luca. Ho miss so la lasagna appena prima da andà fora.

                  Ma che dici, scema! Ho messo in forno le lasagne prima di uscire

ALDO – Ma eran mia panserotti?  

                 Non erano panzerotti?

MARIA – Dabon? Me ho vist gnint! 

                  Davvero? Io non ho visto  niente!

BRUNA – Parchè t’è lucca, oltre che ciorba…(piano) e brutta! (platta)

                  Perché sei scema, oltre che cieca…..e brutta (platta)

MARIA – Ahia, mamma!

BRUNA – Va là, va là e taz! Grazia par l’imprestit e stì bein, Va là, so!

                  Vai vai, e taci! Grazie per il prestito, statemi bene.  E vai!!

ALDO – (ironico) Vèda che bella fiola la s’è fatta la Maria!

                  Guarda che bella ragazza è diventata la Maria!

BRUNA – (si gira rabbiosa) Sicura, ‘l dizan tutt!   

                                                 Certo! Me lo dicono tutti!

ADO – Appunto, s’era dré a dì…   

             Stavo appunto dicendo che….

BRUNA – Ah ecco! (esce velocemente strattonando la figlia).

SCENA IV

SANTINA – Diim un po’ una roba: cos ela la storia dal ragioner?

                      Dimmi un po’: cosa è la storia del ragioniere?

ALDO – Che ragioner?  

                  Quale ragioniere?

SANTINA – Qull ‘c sta dré a la Iole.   

                      Quello che fila con la Iole

ALDO – Gh’è anca un ragioner, adess?  

                  Ah, abbiamo anche un ragioniere, ora?

SANTINA – Parché? chi gh’é d’àtar? 

                      Come?  Chi ci sarebbe d’altri?

ALDO – Ca sappia, un fruttarò, un meccanich, un bianchein e…voin c’ sona la tromba.

               Che io sappia, un fruttivendolo, un meccanico, un imbianchino e un suonatore di tromba

SANTINA – Insomma, un reggimeint! 

                      Insomma, un reggimento!

ALDO – (orgoglioso) Cos voot fag? La ragassa la piàz. E la Bruna l’è verda d’la rabbia, parchè la sua la vool gnan un can.

                   Cosa vuoi fare? La ragazza piace. La Bruna è verde di bile perché la sua Maria non la vuole nemmeno un cagnasso.

SANTINA – L’s fà una bella nomea!  

                      Si fa una bella pubblicità.

ALDO – L’è bleina, ‘ g’hann stann a drè. 

                  E’ carina, le stanno appresso

SANTINA – Fag pur seipar la tigna. E adess parché i vegnan mia a cà?

                      Dalle sempre ragione. Ma perché non sono ancora a casa?

ALDO – (sulla porta) Tialà ch’ì rivan…e ‘d corsa….  

                                   Eccole, stanno arrivando di corsa…

SANTINA – Và in canteina a tò ‘l vein.   

                      Vai a prendere il vino in cantina

ALDO – Subit.

SANTINA – Ma vé so un po’ a la svelta.  

                        Però, torna velocemente

ALDO – Tamme se me boviss so tutt, me, che fora ‘d past, gh’è dubbi ‘c tasta una gussa…

                Come se bevessi tutto io in casa, io, che fuori pasto, non tocco una goccia di ….

SANTINA – D’acqua.  Và và cl’è pronta (Aldo esce, Santina va sulla porta) Andreina, Iole!

                      Vai che è pronta…………..Andreina, Iole, e allora!!

SCENA V

Gran vociare fuori scena; entra prima Iole di corsa, poi Andreina lanciata all’inseguimento della

sorella. Santina si scansa appena in tempo.

ANDREINA – S’t ciapp, ‘t fag vegn la fassia rossa cmé un pivròn a furia da sgiafutlòn!

                         Se ti prendo, ti riempio la faccia di schiaffi, rossa come un peperone

IOLE – (scappando) Aiut, l’è matta, fermàla! (rovescia un paio di seggiole)

                                  Aiuto, è impazzita, fermatela.

ANDREINA – Vegn’m mia sotta ‘l man…(si blocca) Oh, la mé gamba, che mal, fam seed…(si accascia su una sedia)

                  Non capitarmi vicino, ……Ohi, la mia gamba, che male, devo sedermi  …….

                 

IOLE – Adess la tacca a fà la sena.  

              Ora comincia la sceneggiata

SANTINA – Cos et fatt, et cascà? 

                      Cosa è successo ? Sei caduta ?

ANDREINA – (fa cenno di si) Tutta colpa d’ cla disgrasià lé !

                                                   Colpa di quella disgraziata!

IOLE – Povreina, bisognerà amputarla?

SANTINA – (A Andreina) Ela stà le?

                                             E’ stata lei?

ANDREINA – (annuisce piagnucolando, toccandosi la gamba)

SANTINA – Par fà di lavor da lucch, l’è fatta apposta. (la disinfetta)

                      Sempre a fare delle stupidaggini

IOLE – ‘G vool la leinta d’ingrandimeint par ved ‘l tai.

              Ci vuole una lente di ingrandimento per vedere la ferita.

SANTINA – Ciapp ‘l managh ‘d la spassora, neh!

                     Prendo in mano la scopa?

ANDREINA – S’erma dré a vegn a cà, con la bicicletta e le, la materialona, l’ha vorì fà la cursa. L’àva quàsi ciappà, quand le, par rivà prima, la m’ha ditt…

                  Stavamo tornando, con la bicicletta e lei, la maschiaccia, ha voluto fare la corsa.

                  La stavo quasi superando, quando lei, per arrivare prima, mi ha detto..

IOLE – Guàrda c’t gira la roda dadrè!  

              Guarda come gira la ruota dietro!!

ANDREINA – Me ho girà la testa…ho pers ’l controll e sum volà in d’l canal, longa e dasteza. Che mal…!

              Io ho girato la testa, ho perso il controllo e sono volata nel fosso lunga e distesa! Che male

SANTINA – T’l digh seipar, stag distant. La capissa gnint! Fa ved…ma l’è appena una splà.

                     Te lo dico sempre, stalle lontano. Fammi vedere: ma è appena una sbucciatura

ANDREINA – Rimarrò mia soppa, neh?  

                        Non resterò zoppa, vero?

IOLE – Chès mai ‘t port me a Lourdes in carrozeina (le spinge la spalliera della seggiola)

             In questo caso ti porto a Lourdes in carrozzina

ANDREINA – Ahhh! Mamma, seint’la ml’as diverta!  

                        Ahhhhh!! Senti come si diverte                                                

SANTINA – Iole, ‘l ball l’é bell quand l’é curt. Puttost, cos ela la storia dal ragioner, d’l fruttarò e tutt i i’atar?

                  Iole, “il ballo è bello quando è corto”. Piuttosto, raccontami la storia del ragioniere..

IOLE – Che ragioner?

ANDREINA – Ma si, il ragioniere. Quello che tutte le sere l’aspetta fora da la fabbrica.

                       

IOLE – Andreina…!

ANDREINA – E c’l gà tooz ‘l  gelato,  la gazzosa…  

                        E che le prende il gelato o la gazzosa

IOLE – Spia!

ANDREINA – Ciappa lé! 

                          Tiè!!

SANTINA – Bein, andum propria bein. 

                      Ma bene, andiamo proprio bene.

IOLE – Et invidiosa parché ‘l vegna mia da te? Par forza, con cla fassia da pita molla lè!

              Sei invidiosa perché non cerca te? Per forza, con quella faccia da morta in piedi!

ANDREINA – Cos et ditt?  

                         Cosa hai detto ?

IOLE – E t’è anca indurméinta cmè una tàlpa ! 

                  E sei anche tonta come una talpa

ANDREINA – D’una brutta…(si alza per rincorrerla)

IOLE – La paralitica cammina!

ANDREINA – (ripensandoci) Iammè, che mal, sum gnan bona da stà in pé.

                                                   Oh che male, non sono capace di stare in piedi

                 

SANTINA – E tutt i dé l’è seipar acsé.  

                     Tutti i giorni stessa storia.

SCENA VI

ALDO – (dalla cantina con la bottiglia di vino) Dov ennia ‘l po bell ragass d’l mond?

                                                                             Dove sono le più belle del mondo?

ANDREINA – Papà, papà, sèt cos ha fatt la Iole? 

                         Papà, sai cosa ha fatto la Iole?

ALDO – La Iole? S’ela fatta mal?  

                  La Iole? Si è fatta  male?

ANDREINA – Mia la Iole, me ‘m sum fatta mal. La m’ha fatt cascà!

                          Non la Iole, io mi sono fatta male. Mi ha fatto cadere

IOLE – Una roba invisibila e la fà la muribonda. 

                  Una cosa da niente e sembra moribonda

ALDO – L’arà mia fatt a posta. 

               Non l’avrà fatto intenzionalmente..

ANDREINA – Macchè, l’ha fatt dabon. 

                        Ah no,  ha fatto proprio sul serio

SANTINA – Tocariss un po’ anca a te, veh....

                      Dovresti farti rispettare qualche volta…..

ANDREINA – ‘T gà diiz mai gnint.  

                          Non la rimproveri mai.

SANTINA – Propria.  

                      Esatto.

ALDO – L’è un po’ favarsona, d’accordi….  

                  E’ una giocherellona, lo sappiamo

SANTINA – N’in parlarum, parchè ‘s pol mia andà innans acsè.

                      Bisognerà parlarne, non si può andare avanti così.

ANDREINA – Giusta.   Esatto

SANTINA – Parìccia la tavla c’s mangia.   

                     Apparecchia la tavola.

ALDO – Ennia  noss i calzitt  dasteez  in mezz  a’l cortil?

               Sono nostre le calze stese nel cortile?

IOLE – I ho dasteez me, parché?   

             Le ho stese io, perché?

ALDO – ‘L can  d’l Gino ‘l g’ha datt una rangiàda

                  Il cane del Gino le ha un po’  mangiate

IOLE – No!

ANDREINA –  Csè t’impàr! t’l digh seipar: dasteinda mia la to roba in d’l cortil.

                          Così impari a stendere le tue calze nel cortile, ah ah

IOLE -  (timidamente)  I’enn mia i mé…

                                      Non sono le mie…

ANDREINA – No?!

IOLE – I’enn i to, me ‘g n’ho mia ‘d calzitt ‘d nylon…

              Sono tue. Io non ne ho di calze di nylon..

ANDREINA – I mé calzitt noov? (esce di corsa

                          LE MIE CALZE NUOVE?

ALDO – Ma ‘g fava mia mal la gamba?  

                Non le faceva male una gamba?

IOLE – Me cardiva da fag un piazer, ‘m dispiaz…

              Io volevo farle un favore, mi dispiace…

SANTINA – Ma cos gh’èt in d’la testa? Rasgadura?

                     Ma cosa hai in quella testa, segatura?

ANDREINA – (Entra con i moncherini di calze) ‘G calla tutt ‘l tocch in fonda!

                                                                                Ce ne manca un bel pezzo!

IOLE – ‘M dispiaz, creda…  

               Mi spiace, davvero….

ALDO – La cardiva da fa bein…

               Credeva di fare una cortesia…

SANTINA – Che padre!

ANDREINA – E si, eh papà! ‘T ga dà seipar ragion, seipar seipar seipar!

                                                 Le dai sempre ragione, sempre sempre sempre.

IOLE – Andreina, seinta…

              Senti Andreina

ANDREINA – Ma lass’m stà! (corre in camera piagnucolando)    

                          Lasciami stare!

SCENA VII

Per un po’ si sente solo il rumore dei piatti in un silenzio imbarazzato.

ALDO – Anca te, però, Iole, ‘t podriss  stà un po’ possè  atteinta, to màr qualca vota la g’ha ragion.

              Però, Iole, dovresti stare un po’ più attenta, tua madre qualche volta ha ragione

SANTINA – Con qull tono lé la sa spaventa sicur. 

                      Con quel tono si spaventa di certo

ALDO – Te ‘t  fà anca la mé part.  

                  Tu fai anche la mia parte

SANTINA – (In un silenzio teso, mentre prende la pentola e serve il minestrone) Donca, adess, intant che to par l’é in cà e mia all’ostaria una bona vota, voriss savì cos l’è tutt  ‘l seguito c’t gh’é seipar a drè.

                  Dunque, ora, intanto che tuo padre è a casa e non all’osteria, vorrei sapere chi sono tutti quelli che hai sempre alle costole

IOLE  - Ancora!

SANTINA – ‘M ‘l vegnan a dì fein in cà c’t fà la paiassa in gir.

                      Me lo vengono a dire in casa che fai la “poco seria” in giro

Si sente un “pss pss” dalla finestra e compare la testa di Luigi.

Iole gli fa cenno d andare via.

SANTINA – (che non ha visto) L’è inutil c’t ma fa “sstt”, parlarò fein ca l’è a sé.

                                                   E’ inutile che mi fai “sstt”, dirò quello che ho da dire

Si sente ancora un “psss pssss”, più marcato.

Iole gesticola in silenzio.

SANTINA – E fam mia di vers drè da la scheina.!  (ancora “psss, psss”) Ma insomma…(corre alla finestra) Roba da matt! csé ‘s fa a fà discorr la gint.

                  Non gesticolare quando non ti vedo! (ancora “psss, psss)  O insomma   (corre  alla finestra) ma cose da pazzi! Così si fa parlare la gente

ALDO – (ride sotto i baffi) I’enn ragass…  

                                            Sono ragazzi

SANTINA – L’Andreina, però, la fa mia acsè. Ansoin ‘m parla mal ‘d l’Andreina, le la dà da meint.

                     L’Andreina non si comporta così, Nessuno parla male di lei, lei ubbidisce.

IOLE – E allora tegniv l’Andreina   s’ l’è tanta bràva. 

              Tenetvi l’Andreina, allora, che è tanto brava

SANTINA – Cambia tono, neh?  

                      Cambia registro,eh!

IOLE – Sum stuffa da fà ‘l càtta so ‘d l’Andreina, tutt par l’Andreina. Ogni roba nova par le, parchè l’è la po veccia, la po bella, la po intiliginta.

                  Sono stanca di fare la seconda dopo l’Andreina, Ogni cosa nuova è per l’Andreina, perché è la più bella, la più grande, la più intelligente

SANTINA – Elza mia la voz! 

                      Non alzare la voce!

IOLE – Cmé faràla seinza i calzitt ‘d nylon, povreina! Se l’è mia seipar tutt a puntino, l’as mova mia! Me invece mai una sodisfazion, mai.

             Come farà senza le sue calze di nylon, poverina! Se non è sempre tutta a posto lei non si muove! Io invece, non ho mai nessuna soddisfazione

SANTINA –Seinta che lingua! Adess fila subit in lett e metta fora ‘l nèz quand t’l digh me, atar ché!

                  Senti che linguaccia! Vai subito a letto e metti fuori la testa solo quando lo decido io

IOLE – Me me voriva andà fora almeno mezz’ura, stasira…

             Volevo uscire un po’ stasera…

SANTINA – Fila!

IOLE – Papà…

ALDO – (senza guardarla) Fa cmè diiz to mar. 

                                             Fai come dice la mamma

IOLE – (cenno di stizza)  Va bein, vag in lett, csè dman matteina sarò bella fresca cmé una rosla pr’andà in fabbrica…! Ma gnarà ‘l dé che anca me…!(esce veloce)

                              Va bene, vado a letto, così domani mattina sarò bella fresca come una rosa per andare in fabbrica…! Ma verrà il giorno che…!!

SCENA VIII

SANTINA – Et sentì che favèlla? 

                     Hai sentito che linguaccia?

ALDO – L’ha mia eredità da me, sicur. 

                  Non l’ha ereditata da me, certamente

SANTINA – T’è briccat mia, m’arcmand.  

                     Non scomporti, mi raccomando

ALDO – Ma cos g’hoi da fà? La lavura, l’è svelta, l’è una bella ragassa, tutt ig volan bein, cos g’hoi da digh?

              Ma cosa dovrei fare? Lavora, è sveglia, è una ragazza carina tutti le vogliono bene, cosa vuoi che le dica.

SANTINA – (sparecchiando) Du test compagn! ‘S preoccupan mai ‘d gnint.

                                                Due teste uguali! Non si preoccupano mai di nulla

ALDO – Seinza contà c’la g’ha un’età,  ormai, che anca le la vol fà la so figura. Bisogna mia mandàla in gir  con di catta so, se vurum sistemàla.

               Ha un’età, oramai, che vuol fare la sua figura. Non possiamo mandarla in giro con i vestiti vecchi della sorella, se vogliamo sistemarla

SANTINA – S’è appena par cust, la sariss zà a post…

                     Volendo, sarebbe già sistemata…

ALDO – (dopo un pausa, più divertito che sorpreso) Ah si? Ma ‘t peins propria a tutt. S’t gà fiss mia te… E chi sariss’l qull sant’om c’l va bein par te?

                  Ah si? Pensi proprio a tutto. Se non ci fossi tu…E chi sarebbe quel santo che piace anche a te?

SANTINA – ‘L g’ha mia da piazì a me, però il ‘l sior Rino…

           Non è che deve piacere a me, è che il signor Rino...

ALDO – Chi?!

SANTINA – Rino, ‘l fittaul…                                 

                      Rino, il mezzadro

ALDO -  Rino, ‘l fittaul?!?  

                  Il mezzadro?

SANTINA – Parchè, cos g’hal?  

                      Perché, cosa ha che non va?

ALDO – Chèr ‘l mé Signor bon!  

                  Signore buono

SANTINA – Podriss basàt un gom’t  s’l sior Rino..

                      Potresti “baciarti un gomito” se il signor Rino..

ALDO – Ma et drè a dà i num’r?  ‘L g’arà almeno treint’ann ‘d  po,  ‘l par un gatt sorian daspatnà!

               Ma dai i  numeri? Avrà trent’anni più di lei. Sembra un gatto soriano spettinato!

SANTINA – Ma ‘l g’ha cust! (stropiccia pollice e indice)  

                     Ma ha i soldi

ALDO – Savì la mé Iole tacca un om compagn, ‘m cascariss i brass.

               Sapere  la mia Iole accompagnata a un tipo del genere, mi cadrebbero le braccia

SANTINA – Allora tegnia bein a  tacca parché stasira ‘l vegna.

                      Allora tientele ben attaccate al corpo, stasera passa di qui

ALDO – A fà?  

                  A fare cosa?

SANTINA – A fà  du ciacciar.  

                     Due chiacchiere.

ALDO – Si zà d’accordi?  

                  Siete già d’accordo?

SANTINA – ‘L sior Rino l’è una parsona  cm’as deev , un lavorador c’una bella scorta, l’età giusta e ‘l vegna mia a fà pissi pissi dré d’l finestra.

                      Il signor Rino è una persona a modo, un lavoratore con dei bei risparmi, l’età giusta, e non va dietro alle finestre a fare Pssst Pssstt

ALDO – Seinta, par piazer… 

                  Scusa scusa, per favore…

SANTINA – G’hum una bona occasion… 

                      Abbiamo una bella occasione

ALDOA – Ma famm mia riid c’m croda i labb’r!  

                  Non farmi ridere (che “mi cadono le labbra”)

SANTINA – Na capita po.  

                      Non capita tutti i giorni

ALDO – Ma va là, con tutt i bei ragass ‘c gh’è in gir. 

                  Ma dai, con tutti i bei ragazzi in circolazione

SANTINA –E se a to fiola ‘l gà piaziss?  

                    E se a tua figlia piacesse?

ALDO – La mand da un oculista!  

                  La manderei da un oculista

SANTINA / ALDO (parlano insieme ognuno secondo la propria tesi)

SCENA IX

RINO – (da fuori)  Parmess? Disturbo?   

                               Permesso? Disturbo?

ALDO – L’è rivà!   

                 Eccolo

SANTINA – Oh sior Rino, parlàv’ma  propria ‘d lu. 

                      Signor Rino, stavamo parlando proprio di lei

RINO – Dabon? Eccu parchè ‘m fisciava un’uriccia. C’l ma diga un numer.

              Davvero? Ecco perché mi fischiava un’orecchio. Mi dica un numero, presto

ALDO – Treint’ott!    Trentotto (Una usanza diceva che in caso di fischio all’orecchio, bisognava farsi dare un numero, contare quale lettera dell’alfabeto fosse e da lì capire chi stava parlando di noi)

RINO – (contando con le dita)  Treint’ott? Si…A, B, C. I, F, ACCA…no, spettta, A, B, G, V,…  ’M ricord po’, e ppur l’àva studià una vota l’alfabeto..

                   Non ricordo più, eppure l’avevo studiato l’alfabeto

ALDO – Ah si? In s’l lib’r d’l muron? 

                Si? Sul libro del “morone”  (modo di dire)

SANTINA – (guarda male Aldo) C’l vegna  sior Rino,  c’l sa comoda, c’l  sa seda..

                                                      Venga signor Rino, si accomodi, si sieda

ALDO – C’l sa colega!  

                  Si stenda pure!

SANTINA – Toz’l un caffè? (mette un pentolino sul fuoco)   

                      Prende un caffé?

RINO – No, grassia, l’ho zà mangià in d’l latt con una bella micca ‘d pan.

              No, grazie, l’ho già preso col latte  e un filone di pane

SANTINA – Un biccer ‘d vein?  

                      Un bicchiere di vino?

RINO – Ma quasi quasi …podriss mia, veh,  parchè se vag a cà ciucch mé sorella l’m dà tant barton…

              Quasi quasi…non potrei, veh, perché se torno ubriaco mia sorella mi mena

ALDO – Sum a post.  

                  Siamo sistemati!

RINO – (si guarda attorno diverse volte)

ALDO – (mentre serve il vino si mette a imitarlo)  Al pers qualcos?   

                                                                                  Ha perso qualcosa?

RINO – No no…gh’ela mia la Iole?  

                  No no…..non c’è la Iole?

ALDO – Ah no, l’è andà da una so zia e la dorma via, quindi…

               Ah no, è andata da una sua zia e dormirà fuori, quindi…

RINO – Che manera la dorma via? (guarda Santina) 

                  Come, dorme fuori?

SANTINA – No Aldo, l’è mia custa la sira c’t diiz te. L’è in camra, adess la ciam…con permesso…

                  (dolce) Iole, Iole…. (nessuna risposta) Iole vieni voltro un attimo. C’è il signor Rino, il fittavolo.

                   No Aldo, non è questa la sera che dici tu. E’ in camera, ora la chiamo…con permesso….Iole, Iole……Iole vieni voltro un attimo. C’è il signor Rino, il fittavolo.

IOLE - (da fuori, aspra)  Sum zà in lett!  

                                         Sono a letto

ALDO – L’è stracca, povreina. Stamattina la s’é alvà  bonora par fà i pisarei.

               E’ stanca, poverina. Stamattina si è alzata presto per fare i “pisarei” (pasta tipica)

RINO – Capiss, ‘l pisarell la stufa.  

                   Capisco, il “pisarello” stanca  (doppio senso….)

SANTINA – Ga scomett cl’è dré a fa di vers con so sorella. Iole, vé ché!

                      Scommetto che sta facendo la stupida con sua sorella, Iole, vieni subito.

IOLE – (da fuori) Uffa ! Viatar e ‘l fittàul!  

                              Uffa!  Voi e il mezzadro!

RINO – Cos ala ditt?  

                  Cosa ha detto?

ALDO – ‘L la saluta. 

                  Che la  saluta tanto

RINO – Grassia.  

                  Grassie.

SANTINA – Iole, vé ché subit! 

                      Iole, vieni subito qui.

RINO – Magàri vegn un’atra vota, Santina.  

                  Devo venire un’altra volta, Santina?

ALDO – Magàri par Nadèl, cos diz’l?  

                  Si, magari per Natale, cosa dice lei ?

RINO – Ma sum in agost! 

                  Ma siamo ad agosto

SANTINA -  La vegna, l’ha ditt c’la vegna subit.   

                       Viene, ha detto che viene subito.

SCENA X

IOLE – (sulla porta della camera  in camicia da notte)

SANTINA – Saluta ‘l sior Rino.  

                       Saluta il signor Rino

IOLE – Bonasira (fa per tornare in camera) 

                  Buonasera

SANTINA – Ma in dov vèt?  

                      Ma dove vai?

IOLE – Mamma, s’era drè a dor’m… 

                  Stavo dormendo

ALDO – Sa Iole,  to un biccerein anca a te.     

                  Su Iole, bevi un bicchierino con noi.

IOLE – ‘L vein ‘l ma fa vegn la sognèra.  

                  Il vino mi fa venire sonno

ALDO – Appunto  (glielo versa)

RINO – Allora salut a tutt ( e beve rumoreggiando un poco) Bon!

              Alora, salute a tutti………Buono!

IOLE –  (ironica) Un om a la bona, m’s diz!   

                             Un uomo molto alla mano, come si dice.

SANTINA -  Propria. L’ha ditt la Iole, mia me.  

                      Esatto. L’ha detto la Iole, non io

RINO –  Sèl, c‘g pensava propria l’atar dé intant ‘c monziva, s’era lamò  tutt da par me  ( e mima la mungitura)  e ved passà in bicicletta propria cla ragassa ché (indica la Iole)  Ho ditt:

                  YO’, LA IOLE!   YO’ DI’,  LA IOLE!  E ‘m sum spincià in s’l bragh!

                Sapete,  ci pensavo l’altro giorno mentre mungevo, stavo lì, tutto solo( e mima la mungitura)  E vedo passare in bicicletta proprio questa ragazza…. Allora ho detto:

                 Tò, la Iole! Ma tò , la Iole!!  E mi sono schizzato sulle braghe

ALDO – (lo guarda allibito) L’adzum seipar anca noi, vera Santina?

                                              Lo diciamo tutti i giorni anche noi, vero Santina?

RINO – Me ‘m la ricordàva ancora una ragasseina, un po’ tracagnotta, con tutt i bruglein in s’la fassia…

             Io ricordavo una ragazzina, bassa e grassa, con tutti i foruncoli in faccia…

ALDO –  La  tira so mar (Santina sbuffa, Iole appoggia la testa su un braccio) 

                  Assomiglia alla madre

RINO – L’è seipar stà grassa cmé una gamba ‘d melga matta, po tutt in d’una vota:  Yò, dì! (sgomita Aldo) ma al vist che du rispingint?

             Era secca come una canna di mais, poi, improvvisamente: MA TO’, LA IOLE, che due

             respingenti ha fatto!

SANTINA – (lievemente imbarazzata)  La mé razza…para  ‘c vorum mia cress e po, tutt in d’una voota…

                   Siamo così di razza, sembra che non cresciamo, poi tutto in una volta…

RINO – Ma salla c’ la m’ha fatt ‘l  medesim schèrz  precis compagn…(pausa) la Nerina?

              Ma sapete che mi ha fatto la stessa cosa , uguale uguale …..La Nerina?

ALDO – So sorella? 

                  Sua sorella?

RINO– No!  Una vaca

                   Ma no, una vacca!

ALDO – (con eccessivo entusiasmo) Dabon? C’l ma cointa, c’l ma digga.

                                                           Davvero? Mi racconti! Mi dica!

RINO – Una bella vaca, furba, ‘g n’era mia vuna possà furba che lé, quand  l’m vediva rivà la ‘m mandàva fein i basein (aria incredula di Aldo e Santina)

                  Insomma, sta vaca un dè la tacca a vegn màgra, la mangiava po, l’n fàva po gnan una gossa ‘d latt. E utartutt, l’m guardava  po’. Qui gatta ci cova,  chissà cos la g’àva.

             Una vacca, furba, non ce ne sono più intelligenti di lei; quando mi vedeva arrivare, mi mandava dei bacini (aria incredula di Aldo e Santina) Insomma, questa vacca diventava magra,  non mangiava, non faceva più latte.  E non mi guardava più. Qui gatta ci cova, chissà cosa aveva.

ALDO - E cos g’avla? C’m la digga so, c’l ma fagga mia stà in pena.

               E cosa aveva? Mi dica, non mi faccia stare in pena

RINO – (si sporge come per fare una confidenza, poi a voce alta) L’ava mangià un nibbi!

                                                                                                         Aveva ingoiato un tappo!

ALDO  - Un nibbi?! 

                  Un tappo?

RINO – Ma ‘d damigiana  veh! Cuion deh, la s’era ingolfà,  la s’era stoppà! Me ho sercà ‘l nibbi una smana, ma in dov saral finì, l’arà mia mangià qualcadoin? Un dé poliss la stalla e l’ho mia cattà in mezza ‘l rud?  Talché ‘l  mè nibbi, l’era ancora tamme nov,  csé l’ho miss in s’na damigiana, si, qulla c’ho datt a viatar.

              Ma di damigiana! Capirai, si era intasata, intoppata! Io ho cercato il tappo per una settimana, ma dove sarà mai finito, chi se l’è mangiato? Un giorno pulisco la stalla e lo

                  trovo in mezzo al letame. Ecco il mio tappo, era ancora nuovo. Così l’ho messo

                  messo subito su un’altra damigiana, si, proprio quella che ho dato a voi!

ALDO – (annusa il bicchiere, cenni di leggero fastidio )

ALDO – Sarà stà bein acsè anca par la Iole, pu o meno.

                   Sarà andata così anche per la Iole…

RINO – Dizal? 

                  Dice?

ALDO – Però noi ‘l nibbi l’um mia cattà. 

                  Però noi il tappo non l’abbiamo trovato.

SANTINA – Vèda cmé la dorma.  

                       Guarda come dorme!

ALDO – Pèra ‘c la dorma, l’asculta co i occ’ sarà. 

                  Sembra che dorma, ascolta con gli occhi chiusi

SANTINA – (ai fornelli)  G’ho pronta la camumilla par l’Andreina, na  toz’l un po’?

                                         Ho una camomilla pronta per l’Andreina, ne prende un po’?

RINO –No no, che se fag so un misciott ‘m vegna la caghetta. E allora stàm pur distant…(ride a crepapelle)

             No no, che se mischio troppo mi viene la diarrea. E allora, statemi ben lontano…

ALDO – Sum a post!  

                  Siamo sistemati

SANTINA – C’l ma scusa, port la roba chèda a  l’Andreina.

                      Mi scusi, porto la camomilla a l’Andreina

RINO – C’m la saluta. Cl’ag porta i mé auguri ‘d bona permaneinsa…no, voriva dì…

              Me la saluti, Le faccia i miei auguri di buona permanenza…no, volevo dire,,,,

ALDO – Si, bonanott. 

                  Si, buonanotte

SANTINA – Sarà servito (esce).

RINO – Bella fiola anca l’Andreina, bella. L’adziva propria l’atar dé  intant..

              Bella ragazza anche l’Andreina, bella. Lo dicevo giusto l’altro giorno mente…

ALDO – Ca monziva? 

                  mentre mungeva?

RINO – No, ca sghèva l’erba. L’ho vista passa a pè e…ma che du rispingint, al vist?

             No, mentre segavo l’erba. L’ho vista passare a piedi e…ha visto che due respingenti?

ALDO – Ho vist, ho vist!  

                  Ho visto, ho visto

RINO – (vede Iole che dorme)  OHI!! (la sveglia)  Ah ah, la fa propria cmé la Guendalina…

                                                                                  Fa come la mia Guendalina…

ALDO – So sorella? 

                  Sua sorella?

RINO – No, la cavalla con la smaccia bianca in s’la culatta. La trotta tutt ‘l dé e po, BUM, la dà là cmé un patass.

             No, la cavalla con una macchia sulle chiappe. Trotta tutto il giorno e poi, la sera, BUM, stramazza di colpo

ALDO – (lo guarda fisso)  Ma s’l c’l fa acsé anca ‘l mé  ès’n! 

                                            Lo sa che fa così anche il mio asino?

IOLE –  Papà, gl’um mia l’ès’n, noi. 

                  Papà, non abbiamo asini, noi.

ALDO – Ah no? ‘M pariva c’g n’in fiss voin in cà. 

                  Ah no? Credevo che ce ne fosse pur uno in casa

IOLE – Me vag in lett. C’la stagga bein sior Rino. Bonanott. (esce per la camera)

             Vado a letto.  Stia bene, signor Rino, buonanotte.

SCENA IX

SANTINA – (dalla camera) Et salutà? C’l la scusa, l’è stràcca.

                                             Hai salutato?  La scusi, è molto stanca

RINO – Capisco, l’è una lavoratrice instancabile…Gl’avissia me una ragassa cmé la Iole in cà…gl’avissia mé. 

                L’avessi io una ragazza come la Iole in casa, l’avessi io!

ALDO – Ma sior Rino, lu ‘l g’ha zà una vacca c’ mangia i nibbi, una cavalla c’una smaccia in sla culatta:  e noi g’hum la Iole. Un po pr’oin, no?

               Signor Rino, lei ha già una vacca che mangia i tappi, una cavalla con una macchia su una chiappa: noi abbiamo la Iole. Ci permetta!

RINO – Ela zà impegnà? chissà quant corteggiator…

                  E’ impegnata? Chissà quanti pretendenti

SANTINA – Macchè, gnan voin. 

                     No no, neppure uno.

RAGIONIERE – (bussa e  mette dentro la testa; ha dei fiori in mano)  Scusino, abita qui per caso la signorina Iole?

SANTINA – (tempestiva) No, ha sbagliato (corre a chiudere la porta)

RINO –  I sercavan la Iole?  

                  Cercavano la Iole?

SANTINA – No, ‘m par mia!  

                      Non mi sembra proprio

ALDO – Dalla fassia scomett cl’è ‘l ragioner.

                   Dalla faccia, direi che è il ragioniere

RAGIONIERE – (dalla finestra aperta) Scusino tanto,  mi  risulta che Iole  abita qui.

                                          

SANTINA – (si precipita a chiudere la finestra)  Tàcca a fà fresch la sira. 

                                                                               Che fresco di sera!

RINO – Me g’ho un cad ‘c sciopp. Bein allora me vag. (guarda Santina) Ch’i staggan bein tutt e salutàm ‘l ragass…(si avvia poco convinto, poi si ferma)

              Io scoppio dal caldo. Allora, vado…(guarda Santina) Statemi bene e salutatemi tanto tanto

              Le ragazze …( si avvia poco convinto, poi si ferma

SANTINA – Sarà servito.

ALDO – Di tutto punto.

RINO - …Stasera i ho vist un po’ poc… 

                  Questa sera non si sono viste tanto…

ALDO – La prossima ancura meno.

SANTINA – Ma ‘l gnarà ancura, no? (gli fa l’occhiolino)  

                       Ma..verrà un’altra volta, no?

RINO – Gh’è andà un bruschein in dl’occ’?   

                  Ha un bruscolino in un occhio?

SANTINA  - Ma no! Dziva, al gnarà  prest, no?  

                      Ma no! Volevo dire: tornerà presto, no?

RINO – Dman?  

                  Domani?

ALDO – Eh perbacco, lassummia boffà!  

                  Perbacco, lasciamo che prendano fiato!

RINO – Na so tamme na sàva!  (Santina lo accompagna)  

                  Ne so proprio come prima!

RAGIONIERE – (intrufolandosi)  Perdonate se insisto, ma siccome gradirei fidanzarmi con la signorina Iole…

RINO – Fidanzarmi?!

SANTINA – Ma con chi vol’l fidanzàs lu?

                      Ma con chi vuole fidanzarsi, lei?

RINO – Santina, sa sàva ‘c l’era zà impegnà, sconsumàva gnan la misela par vegn fein a ché.

              Santina, se sapevo che era già impegnata, non sprecavo neanche la benzina per venire.

SANTINA – Sior Rino, me ‘l cognuss mia chelù. 

                     Rino, io non conosco questo signore

RAGIONIERE – Giusto: sono il ragionier Paperi  e volevo formulare regolare domanda di fidanzamento.

ALDO – Vede bene, è già impegnata.

SANTINA – E’ libera, liberissima, sum so màr!

                                                           Sono sua madre

RINO – A saviil, stàva gnan lé a sguràm tant.

                  L’avessi saputo, non mi sarei lavato  così tanto

SANTINA – Adess n’in parlum, c’l vegna fora ‘c gà spiegh.

                      Aspetti, ne parliamo, venga fuori ce le spiego

RINO – ‘L savon ‘l custa, neh,  e la misela la cressa tutt i dé…(esce brontolando con Santina)

               Il sapone costa, vero, e la benzina aumenta di giorno in giorno

SCENA XII

RAGIONIERE – Ho disturbato, forse…?

ALDO – C’l guàrda,  è capitato come il cacio sui maccheroni. Grazie ragioniere, a presto (lo accompagna fuori)

RAGIONIERE – Ma … mi dica almeno se Iole abita qui…

ALDO – Si. Qui.

RAGIONIERE – La signora poc’anzi, però,  diceva il contrario…!

ALDO – La signora ha avuto un lapis momentaneo, sa, l’età…

RAGIONIERE – Va bene, va bene, comunque io ero venuto per sottoporre alla vostra attenzione una questione che riguarda la signorina sua figlia, se non erro.

ALDO – Senonerro? Mia figlia? Una si chiama Iole e l’altra Andreina,

RAGIONIERE – (lo guarda stupito) Appunto:  Iole, non erravo.

ALDO – Nonerravo? , ma che leingua a pàrlal lu?

                                       Ma che lingua parla lei?

RAGIONIERE - (confuso) Iole Baldini, si, per l’appunto, ecco, io….

SCENA XIII

SANTINA – Allora, chi sariss’l qul sior ché?  

                       Dunque, chi sarebbe costui?

RAGIONIERE – Perdoni, ragionier Alfredo Paperi.

ALDO - Santina, l’è ‘l famos ragioner. 

                  E’ il famoso ragioniere

RAGIONIERE – Forse Iole vi ha già parlato di me?

SANTINA – Quello dei gelati?

RAGIONIERE – Si…

SANTINA – ‘D la gazzusa? 

                      Della gazzosa?

RAGIONIERE – (contento) Si si!

SANTINA – Ma brao ‘l mé bell tomu! 

                     Ma bravo il mio bellimbusto!

RAGIONIERE – Prego?

ALDO – Caro il mio bel tomo.

                  Caro il mio bellimbusto

SANTINA – Visto che non capisce parlerò italiano: (minacciosa) c’l vagga fora da ché e c’l guàrda da fàss po ved! Etar ché andà  in cà ‘d la gint a fà succed di casott, chèr ‘l me fidanzato della signorina Iole! (lo caccia fuori)

                   Visto che non capisce parlerò italiano: (minacciosa) Vada fuori di qui e non si faccia più vedere! Altro ché andare in casa della gente a portare il caos, caro il mio fidanzato della signorina Iole

RAGIONIERE – Ma scusi…!

SANTINA – E c’l perda l’indiriss!       

                  E dimentichi l’indirizzo

RAGIONIERE – I fiori…

SANTINA – Eccoli! (glieli tira)

RAGIONIERE – (uscendo di corsa) Grazie…!

ALDO – Ma povar ragass. 

                  Povero ragazzo

SANTINA – Povar ragass? Che fassia da lollo! 

                      Povero ragazzo? Che faccia da scemo

SCENA XIV

BRUNA – Ho sentì vuzà,  sta mia bein quàlcadoin?

                  Ho sentito delle urla, qualcuno sta male?

SANTINA – Stum bein tutt, grassia (piano)  Che nasuplona!

                      Tutti bene, grazie, ficcanaso!

BRUNA – E qull sior ‘c  momeint ‘l mà trà là, chi  eral?

                  E quel tizio che a momenti mi investe?

ALDO -  Un ragioner qualunque.

BRUNA – ‘L ragioner? ! E cos vorival? 

                    Il  ragioniere? E cosa voleva?

ALDO – L’era vegn par la Iole, ma l’um spedì.

               Era venuto per la Iole, ma gli abbiamo dato il foglio di via.

BRUNA – I fatt bein. ‘L g’ha una brutta nomea. Da che pàrt sar’l  andà? Bein, mé allora vag a cà. (Piano)  Magari ‘l ciapp. Stì bein. (esce veloce).

                  Avete fatto bene. Ha una pessima fama. Da che parte è andato? Bene, allora io vado.

                    Magari lo prendo. Arrivederci!

SCENA XV

SANTINA – Fortoina che ‘l sior Rino l’ha capì. 

                     Per fortuna il signor Rino ha capito.

ALDO – A proprosit d’l Rino: gnint da fà! 

                  A proposito: niente da fare

SANTINA – Che manera?

                       Cosa?

ALDO – ‘L là mia pensà màl: ‘d dé tiràss ‘l coll in di so camp e la sira scadàg anca la cuccia.. Csè ‘l g’ha mia da curr a Piazeinsa tutt ‘l voot.

                L’ha pensata bene: farla lavorare nei campi di giorno e farsi scaldare la cuccia di notte.

                Così non deve correre a Piacenza tutte le volte.

SANTINA – Taz là, spurcaciòn!  

                       Zitto, sporcaccione

ALDO – E po a  la Iole ‘l gh’interessa mia. 

                  E alla Iole non interessa proprio

SANTINA – L’ha gnammò ditt. 

                     Non l’ha detto.

ALDO – Ma par carità, csé giovna e bleina tacca qull ruznòn lé.  “La vacca c’ mangià il nibbi!” che argomento intelligente! ‘L fa culp!

               Per favore: così bella e giovane accanto a quel catorcio. “la vacca che mangia i tappi” che argomento intelligente! Fa colpo!

SANTINA – Me t’ho mia spuzà par la to intiliginza. E gnan  par la belessa

                     Io non ti ho sposato per la tua intelligenza. E nemmeno per la bellezza.

ALDO – L’è inutil c’ tà sgionf. Me , mé fiola, in man a qull cadnass lé, glà dò mia!

               E’ inutile che insisti. Io, mia figlia, in mano a quel “catenaccio” non gliela lascio

SANTINA – Ma…

ALDO – Col sior Rino basta gninon e cuccon. E s’l g’ha ‘d bisogn d’una man par lavorà, c’l togga un’àtra cavalla c’una smaccia in sl’oriccia. Ma mé fiola, no! (s’incammina per uscire)

               Col signor Rino, basta con  tutte le smancerie. Se gli serve una mano per lavorare, prenda

               Un’ altra cavalla, magari  con la macchia su un orecchio. Mia figlia, no!!!

SANTNA – E adess in dov vèt a cl’ura ché?  

                    E ora dove vai, a quest’ora?

ALDO – (già sulla porta, si gira) Vado di corpo! O  ‘s pol po’? 

                                                                                 O non si può fare?

SANTINA – Va in dl’infer’n prima ch’il sàran so! 

                      Vai all’inferno, prima che lo chiudano

SCENA XVI

ANDREINA – Insomma, parché vuzà tant? 

                         Ma insomma, perché urlate tanto?

SANTINA – (sul punto di piangere) L’è seipar par via ‘d to pàr. Gh’era ‘l sior Rino e lu l’ha trattà coi pé. ‘L ma vùza a dré parché serch da mett a post ‘l mé fiol... (si soffia il naso). Cos g’ha da fà una màr? Dim’l!   N’in fagg mài vuna giusta, mài,  mài…

                    (sul punto di piangere) A causa di tuo padre. C’era il signor Rino e lui lo ha trattato malissimo. Mi rimprovera perché cerco di sistemare le mie figlie….(si soffia il naso). Cosa deve fare una madre? Dimmelo! Non ne faccio mai una giusta…

ANDREINA – Possibil c’s possa  mài andà d’accordi?

                        Possibile non si possa andare d’accordo?

SANTINA – Una figura cumpagna col sior Rino, una parsona  csé bràva, rispettusa…

                      Una figuraccia col signor Rino, una persona così brava, rispettosa…

ANDREINA – Cust è vera.

                          Si, è vero.

SANTINA – E po l’è un fittàul, veh, mia voin qualunque. Insomma una muier ‘l la contintariss, no? L’avissian fatt sposà a me un fittàul, e invece…(pausa lunghissima, si soffia il naso, guarda intensamente la figlia)  Te cos ditt, Andreina?

                   E poi è un mezzadro, non uno qualsiasi. Una moglie non sarebbe contenta?

                   L’avessi sposato io un mezzadro, e invece……(pausa lunghissima, si soffia il naso, guarda intensamente la figlia)  Tu cosa ne dici, Andreina?

S I P A R I O

A T T O    I I

Stessa scena dell’atto precedente.

Una bella serata estiva di qualche tempo dopo.

Iole è sola in scena,  sta stirando. Musica in sottofondo sui cui lei canticchia.

SCENA I

ANDREINA – (entra in sottoveste)  El gnammò pront ‘l mé vistì?

                                                            E’ pronto il mio vestito?

IOLE – Un attim, ho quàsi finì.  

              Un momento, ho quasi finito

ANFREINA – Dai Iole, che a ott’ur ‘l ma vegna a tò. Gh’et datt un po’ d’amid in s’l coll?

                         Dai Iole, che alle 8 passa a prendermi. Hai dato l’amido sul collo?

IOLE – Po’ lameintat mia s’l t’imbrusia. 

              Non lamentarti se poi ti irrita.

ANDREINA – Preoccupat mia. I  mé calzitt…dov ennia finì i mé calzitt?

                         Non ti preoccupare. Le mie calze, dove sono le mie calze?

IOLE – Li è andà a to la mamma.  

             Le è andate a prendere la mamma

ANDREINA – Ah…e intant cos possia fà?   

                          Ah….allora cosa faccio adesso

IOLE – ‘T podriss stirat ‘l to vestì.  

                Potresti stirare il TUO vestito

ANDREINA – No no, Me ma scappa la pazinza… 

                          No no, io mi innervosisco

IOLE – Ah, ecco!

ANDREINA – (si avvicina ) Seinta…tant ‘c gh’è mia la mamma, g’arissat mia un po’ ‘d monéda d’imprestàm?

                          Senti….intanto che la mamma non sente, non avresti qualche soldino da prestarmi?

IOLE – Ancura? 

              Ancora?

ANDREINA – Po tià dò indré.  

                          Te li restituisco…

IOLE -  Mài vist gnint.  

              Mai visto niente indietro

ANDREINA – L’è l’ultma vota, l’ultma, l’ultimissima, ‘l zur! (fa vari gesti di giuramento).

                          Per l’ultima volta, l’ultima, l’ultimissima, lo giuro

IOLE - Lassa pur lé!  

             Ma piantala!

ANDREINA – Mia ‘c g’abbia di speez da fà, ma tant  pr’andà mia via seinza sood dal tutt.

                         Non ho spese da fare, solo per non uscire di casa senza neanche un soldo

IOLE - Insomma, me seguit a muccià e po, o ià dò a te o i sparissan, guàrda un po’!

            O insomma, io risparmio e poi, o li dò a te o spariscono, guarda un po’!

ANDREINA – ‘T pensarà mia che me…  

                           Non penserai che io…

IOLE – Propria!  

              Esattamente!

ANDREINA – (quasi nell’orecchio) Un pàr ‘d franc soltant, dai so, e fa la bràva là, e dai, parbaccu, pr’istavota, appena pr’istavota, là…

                           (quasi nell’orecchio) Due soldini soltanto, dai, fai la brava, e dai, perbacco, solo per questa ultima volta, solo per questa sera, dai…  

IOLE – To, to…(mette mano alla tasca) Ciappa. I’àva preparà parché cardiva da andàg anca me in s’la fera e invece la mamma la vol mia, sum ancura troppa giovna, uffa! Divertat te, almenu…

             Tieni! (mette  la mano in tasca) Prendi. Li avevo accumulati perché credevo di andarci anche io  alla fiera e invece la mamma non vuole, sono troppo giovane , uffa! Almeno divertiti tu.

ANDREINA – ‘T vedrà che adman….(la bacia)    

                           Vedrai che domani te li rendo

IOLE – Si ciao! Tò, ‘l vestì l’è pront. 

               Si, buonanotte!  Il vestito è pronto.

ANDREINA – L’era ura. E la mamma parché vegn’la mia coi calzitt? Che ur è? Zà ott’ur e sum ancura in patàia.

                          Alla buon’ora. E la mamma perché non viene con le calze? Che ore sono? Già le otto e sono ancora in sottoveste.

SCENA II

SANTINA – (entra con le calze in mano) I’enn un po’ umid. Second me t’è mia bona da portàia. Ma et gnammò vistì?

                     (entra con le calze in mano)  Sono ancora umide, non so se potrai indossarle. Non sei ancora pronta?

ANDREINA – L’ha finì adess da  stirà. Damm i calzitt cl’è tèrdi.

                          Ha finito ora di stirarmi il vestito. Dammi le calze, è tardissimo                        

SANTINA – T’et lustrà ‘l schèrp?  

                       Hai lucidato le scarpe?

ANDREINA – Oh, ‘m sum dasmingà! Povra me, l’é bein tèrdi!

                          No, me ne sono scordata. Povera me, come è tardi

SANTINA – Eh, mett’t a corr! Chèr ‘l mé Signor, quand i g’hann da andà via i capissan po gnint..

                      Si, allora corri! Santo Dio, quando devono uscire non capiscono più nulla.

RINO – (si affaccia sulla porta, vestito da festa) Ela pronta la balerina? 

                                                                                   Pronta la ballerina?

ANDREINA – Povra me, sum tuta nuda ( si copre con il vestito)

                         Povera me, sono tutta nuda!

SANTINA – Sior Rino, ‘s ciàma parmess, vera? C’l sa gira, almenu!

                      Signor Rino, si chiede “permesso” di solito. Si giri, per favore.

RINO – (si gira) Ma me ‘g fagg mia a meint …(tenta di sbirciare

                            Non ci faccio mica caso

IOLE – Tant gh’è  poc da ved.  

             C’è poco da vedere…

SANTINA – Poc o abotta, è seipar tropp.   

                      E’ sempre troppo!

RINO – Vèda, l’adziva propria l’atar dé intant ca brusciàva la Gina.

              Guardi, lo dicevo proprio ieri mentre stavo strigliando la Gina

IOLE –Cl’è mia so sorella, vera?    

            Che non è sua sorella, vero?

RINO  - No,  la  cràva. Noi sa scandalizom tant pr’un gallon dasquatt: ma guardum ‘l besc’. S’ela mài vist una  cavalla coi mudant?

              No,  la capra. Ci scandalizziamo tanto per una gamba scoperta: ma prendiamo esempio dalle bestie: avete mai visto una cavalla con le mutande?

SANTINA – Ma cos gh’eintra? Sa Andreina, andum a finì ‘l vestimento. Lu c’l sa seda intant.

                      Cosa c’entra? Su, Andreina, andiamo a finire di vestirci. Lei si accomodi, intanto.

ANDREINA – Mamma, ‘l vestì l’è ancura càd. 

                          Mamma, il vestito è caldo

SANTINA  - Buffag so! (si incammina) La cavalla coi mudant…!

                      Soffiaci sopra! (si incammina)   la cavalla con le mutande!

ANDREINA – Però ‘l g’ha ragion..  

                         Però non ha tutti i torti

SANTINA – Ma lassa lé, là! (escono).  

                      Smettila!

 

SCENA III

RINO – Possia giràm adess?   

              Posso voltarmi, adesso?

IOLE – Ma si e c’l sa seda. Cos er’l   dré a dì prima? (serve un bicchiere di vino)  Ca bisogna mett i mudant anca ai cavài?

             Si si, e si sieda. Cosa stava dicendo prima? (serve un bicchiere di vino)  Che metteranno le mutande ai cavalli?

RINO – (si siede e accavalla le gambe)  Ma no, dmandàva sa s’era mài vist una cavalla con so un pàr ‘d  mudant?

              (si siede e accavalla le gambe)  Ma no, chiedevo se si fosse mai vista una cavalla con le mutande?

IOLE – Ah no.

RINO – Mài. O un bò coi braghei?  

Appunto. O un bue..con le braghe?

IOLE – E no, parbaccu.

RINO – Appunto: mài.

IOLE – Però me una vota ho vist un às’n  col cappell in testa…

             Io, però, una volta ho visto un asino col cappello in testa…

RINO – Si si, qullè si…(ci pensa un po’, alza gli occhi, lentamente si toglie il cappello dalla testa). Bein, lassum perd, i’enn discor ch’ì vàlan gnan una cicca.

                  Puttost, te, vàt mia in s’la fera?

             Quello può essere..(ci pensa un po’, alza gli occhi, lentamente si toglie il cappello dalla testa).   Bè, lasciamo stare, sono discorsi che non valgono un bel nulla.

                  A proposito, tu non vai alla fiera?

IOLE – Cred  mia…(sospira) 

              Non credo…

RINO – Oh che pcà! Ved mia saltà chi parsuttein ché ( sorridendo le dà una manata su una coscia)

              Che peccato! Non poter vedere sti due bei prosciuttini…

IOLE – Sior Rino!!

RINO – E bein, cos hoi ditt ‘d màl? la bella roba fa seipar piazer guardàla. (manata sul fondoschiena di Iole) …. 

               Ma cosa ho detto di male? Fa sempre piacere guardare una bella cosa

IOLE – Man ‘l so post, par piazer! 

              Mani a posto, per favore!!

RINO – L’ho mia ditt, me? Sa scandalizum par gnint. 

               Vedi : ci scandalizziamo per niente.

IOLE –  Par gnint o par qualcos, me a ciapp ‘l mattarell e g’l dò in sla testa, al capì ? ma cos g’al addoss stasira, ‘l morbein? Avvisarò l’Andreina, che le dop un biccer la capissa po gnint.

              Per niente o per qualcosa, guardi  che prendo il mattarello e glielo do in testa! Ma che accidente le prende stasera? Avviso l’Andreina, perché lei dopo un bicchiere non capisce più niente

RINO – Bon! 

              Bene

IOLE – Bon, che roba? 

             Bene che cosa?

RINO – Ma gnint, ‘s spo’ gnan  scarzà! 

              Ma niente, non si può neanche scherzare

SCENA IV

 

SANTINA – Eccu, l’è pronta. 

                      Eccola, è pronta

RINO – Podummia andà allura? (si alza e saltella) Ohi, ohi  ohi.... 

             Si va allora?.....Ohi ohi…

ANDREINA – Cos g’hal?   

                          Cosa c’è?

RINO – ‘S m’è informiglà un pe’ (saltella).  

                Mi si è “addormentato” un piede

SANTINA – C’l sa mova un po’, c’l fagga circulà ‘l sangu.

                      Si muova, faccia circolare il sangue

RINO – Si, ma la fà màl!  

               Mi fa male

ALDO – (entra, lo guarda saltellare) Guàrda cmè l’è bràv, un ballerein fatt e compì.

                                                           Guarda come è bravo, un ballerino di tutto rispetto

RINO -  G’ho un pé informiglà, che ballerein!

               Ma che ballerino, ho un piede “addormentato”

ANDREINA – Andum là, ‘c vegna tàrdi. 

                          Andiamo, è tardi.

IOLE – Tra un po’ i taccan a sunà, dai.  

               Tra poco cominciano a suonare

ANDREINA – Mamma, i calzitt i’enn ancura umid. ‘S taccan tutt  tacca ‘l gamb, ‘m dann un fastidi (stringe e allarga diverse volte le ginocchia)

                          Mamma, le calze sono umide, mi si attaccano alle gambe, che fastidio…

RINO – (a Aldo)  El  ancura pissa la mé moto?  

                              E’ ancora accesa la moto?

ALDO – Donca l’è al so cl’affàri ca scioppa in d’la curt?

    Ah, è suo quel ferrovecchio che scoppietta in cortile?

RINO – L’affàri  l’è la mé motoretta.  

               Il ferrovecchio è la mia motoretta

SANTNA  - G’andiiv in moto? Ciappa ché (porge un foglio di carta a Andreina e Rino).

                     Andate con la moto? Allora prendete questa …

ANDREINA – (piano) Mamma, ho mia toot la purga… 

                                      Mamma, guarda che non ho preso la purga

SANTINA – Ma che purga, par l’ària.  

                      Cosa c’entra la purga, è per il colpo d’aria

RINO – Ma no Santina, vag pian.   

               Ma no Santina, vado piano

SATINA – Se  ‘s blocca la digestion   vulà in d’l canàl.  

                   Se si blocca la digestione, finite nel canale

RINO – Me ho belle che digerì, ho tirà du ruzzon voin a drè a l’atar!

              Ma guardi che io ho già digerito, ho tirato due “rutti”, uno dopo l’altro

SANTINA – (conclusiva) C’l tegna!  

                                           Tenga!

ALDO – Viva la finessa.  

                 Viva la finezza

RINO – (mette malvolentieri il foglio sotto la giacca)

ALDO – M’arcmand, stasera ‘l gà a dré mé fiola, e la g’à da vegn a cà  intrega, ‘s summia capì?

               Mi raccomando, stasera c’è mia figlia con lei, deve rientrare INTEGRA, capito?

ANDREINA – Andum là…mmhh, che fastidi i calzitt! (apre e chiude diverse volte le ginocchia)

                          Andiamo su…uffa,…..che fastidio le calze..

RINO – Partum so…Qull sacardiu d’un pé , che fastidi ancura…(zoppica)

              Andiamo….questo piede della malora mi dà ancora noia

ANDREINA – C’l ma dagga ‘l brass. 

                          Mi dia il braccio, su

SANTINA – E a cà bonora, neh? 

                       A casa presto.

IOLE – Occiu Andreina, ‘l g’ha ‘l morbein adoss. 

              Attenta Andreina, ha l’argento vivo addosso

ANDREINA – Si si , ciao.

RINO – Bonasira.

Escono Rino e Andreina a braccetto, lui zoppicando per il piede e  lei che si dimena   per le calze

umide.

IOLE – Ià compagn fora (esce)  

              Li accompagno fuori

SANTINA – Digh da andà pian.     

                      Digli di andare piano

ALDO – La moto la fà brutt ved e l’autista menu ancura. 

                La moto e l’autista non promettono bene.

SCENA V

Entrano Bruna e Maria.

BRUNA – Ma…qull ‘c dà da brass a l’Andreina, el mia  Rino ‘l fittàul??

                   Scusate, ma quello che va a braccetto con l’Andreina, è Rino il mezzadro?

MARIA – Eda cmé i vann via tutt d’asbirciòrla. 

                  Guarda come vanno storti!

SANTINA – E allura? 

                      E dunque?

BRUNA – Gh’iv intension da tràia insema?  

                   Vorreste “metterli insieme”?

ALDO – (ironico) E’ fortunà l’Andreina, ‘s n’in catta mia d’om compagn.

                               L’Andreina, è fortunata, non ci sono uomini migliori in giro

MARIA – Me ‘l voriss gnan par gnint, eh mamma?

                  Io non lo vorrei neanche regalato, eh mamma ?

BRUNA – Sicura. 

                   Certo !

SANTINA – Par te spettum ‘l principe azzurro.  

                      Per te, cara, aspettiamo il principe azzuro.

MARIA – Campa cavall.    

                  Campa cavallo che l’erba cresce

BRUNA – (mentendo) Po’ adess che la mé Maria la s’è impegnà…

E poi, la mia Maria adesso è impegnata

MARIA – (da perfetta tonta) Ah si?! E con chi?

BRUNA – Come con chi? (platta)

MARIA – Ma ahia!

BRUNA – T’è impegnà e basta.  

                  Sei impegnata, stop!

MARIA – Va bei, va bein. ( si massaggia la nuca)   

                   Si, va bene, va bene

ALDO – Una ragassa cmé la Maria la g’arà la fila. 

                Ma una ragazza come la Maria avrà la fila

MARIA – La fila?! Ma gnan voin!   

                 La fila?  Ma nemmeno uno!

BRUNA  - (platta)

MARIA – Ahia!!

BRUNA – Ma cos ditt? Se gh’è qull… 

                   Che dici. Non hai già  quel……quel…

SANTINA – Qull? 

                       Chi???

BRUNA – Adess ma scappa ‘l num.. 

                  Ora mi sfugge il nome..

ALDO – Lollu!  

                Cretinetti

IOLE – (entra ansante) S’è smorzà ‘l motorein e um dovì pontàl…! Che fadiga.

                                      Si è spenta la moto e abbiamo dovuto spingere…Che fatica!

BRUNA – E viatar,  cos fàv a cà ? Andà mia in s’la fera?

                  Ma voi, cosa fate a casa? Non andate alla fiera?

ALDO – Me parché g’ho un po’ una gamba sifula, se non ciappava la Bruna e la fàva  vegn bionda, me, in s’la balera.

               Io ho una gamba malridotta, altrimenti prendevo la Bruna e la facevo ben diventare bionda sulla balera

BRUNA – Oh che pcà!  ‘L mè om ‘l ma fà mài ballà, ‘l par un urs!

                    Che peccato ! Mio marito non mi porta mai a ballare,  sembra un orso

MARIA – ‘L sarà mia bon da ballà, ma par ciappà d’l ciucch, l’è bein bon…!

                   Non sarà capace di ballare, ma per ubriacarsi è bravissimo

BRUNA – Ma cos ditt? (platta).

                   Cosa dici??

MARIA – Ma ahia!

BRUNA – Ma te Iole, s’erta mia d’accordi col Luig?

                   Ma tu, Iole, non eri d’accordo con Luigi?

IOLE – Me?! 

              Io?

SANTINA – Che Luig? 

                      Qual Luigi?

BRUNA – Qull ca sona la tromba: i ciciaràvan tant stamatteina.

                    Quel che suona la tromba, parlottavano tanto stamattina

IOLE – L’è mia vera ! (si siede, nervosa, e cuce; è vicino a Maria)  

              Non è vero

SANTINA – Un trombetista?  

                      Un trombettista?

MARIA – ‘L Luig l’è bein un bell ragass…  

                   Luigi è proprio un bel ragazzo

BRUNA – Dio, ‘g n’è di milior, po me un sunador ‘l voriss mia.

                  Dio, ce ne sono di migliori, poi un suonatore io non lo vorrei.

MARIA – Me si! 

                   Io si!

BRUNA –  Ma gh’et mia zà lelù…m’as ciamal..?  

                    Ma se hai già quel…quel…come si chiama?

ALDO – Lollu, ‘m pàra!    Vedla Bruna, la Iole ogni dé na cambia voin, bisogna tegn una contabilità appena par la Iole.

               Cretinetti, mi sembra.  Lo sa, Bruna, che Iole ne cambia uno al giorno? Una contabilità solo per la Iole

BRUNA – (masticando amaro) Ah si??

SANTINA –  Ma lassa lè da fà ‘l paiass.  

                       Smettila di fare il pagliaccio

MARIA – Me ‘m contintariss’d voin a l’ann. 

                  Me ne basterebbe uno all’anno

BRUNA – Certo che pr’una ragassa fàss  ved in gir con voin e con l’atar…che serietà ela…?

                   Certo che non è serio, per una ragazza, farsi vedere con tizio e caio….

IOLE – (piano) Brutta leingua! Spia! (punge Maria con l’ago)  

                           Linguaccia! Spia!

MARIA – (fa un salto) Ahia!!

BRUNA – Ma se t’ho gnan toccà! (platta)  

                  Ma se non ti ho neanche toccata

MARIA -  Ahia!!

SANTINA – (A Iole) Mettarum a post anca qusta.  

                                     Sistemeremo anche questa

BRUNA – Ma te ‘l sàvat mia? ‘L sann tutt…! 

                   Non lo sapevi? Lo sanno tutti

IOLE – (minacciosa) Cos ala ditt?  

                                   Cosa ha detto?

MARIA – Ohi mamma, ciappum so.. 

                  Ohi mamma, ci picchiano…

BRUNA – Va bein, va  bein. Andum Maria, fum un bell gir in s’la fera. Iv vist  che bell vistì ho  fatt fà a la mé Maria? ‘L  custa un sacc ‘d sood, veh!

                  Va bene, andiamo Maria, andiamo noi alla fiera. Avete visto che bel vestito ho preso a la mia Maria, mi costa un sacco di soldoni

MARIA – Tant l’um gnammò pagà (ridacchia)  

                  Tanto non l’abbiamo ancora pagato

BRUNA – (platta) L’ho pagà e tutt! Andum là, che s’l ta veda mia..

                    L’ho pagato, tutto! Andiamo che se non ti trova…

MARIA – Ma chi??

IOLE/ALDO – (insieme) ‘L   lollu! 

                                           Il cretinetti

SCENA VI

RAGIONIERE –  (pimpante)  Permesso permesso,  disturbo?

MARIA – Eda ‘l ragioner. 

                  Guarda, il ragioniere

SANTINA – Ancora lu?  

                      Ancora?

RAGIONIERE – Non si arrabbi la prego. Passo  per effettuare un invito in piena regola..

BRUNA – (intromettendosi) Ci ha cercato a casa e le hanno detto che eravamo qui?

RAGIONIERE –  (confuso) Ecco io..

BRUNA –  Ci ha trovate! Andum con la so macchina?

                                          Andiamo con la sua macchina?

RAGIONIERE – Quale macchina?

MARIA – Gnival par me? 

                   E’ qui per me?

RAGONIERE – (confuso) Si…

MARIA – Oh!

RAGIONIERE - …Ma no!!

BRUNA – L’è bein vergagnos. 

                   Dio, come è timido

ALDO – Ma l’àtar c’aspetta?  

                 Ma quello che vi aspetta?

BRUNA – ‘C la spetta! (al ragioniere) C’l seinta,  intant   c’g sum voriva anca parlàg d’una roba.

                    Aspetti pure. Senta, intanto che è qui, volevo parlarle di una faccenda

RAGIONIERE – Non mi sembra il  momento.

BRUNA – (lo prende sottobraccio e lo trascina) Ma è roba d’interess, el mia ragioner lu? E allora c’l ma consiglia ‘c g’ho di sood da impegnà…(Bruna e Maria escono trascinandosi dietro il ragioniere che protesta).

                  (lo prende sottobraccio e lo trascina) ma è faccenda di soldi, non è ragioniere lei? Dunque mi consigli dove impegnare i soldi …(Bruna e Maria escono trascinnadsoi dietro il ragioniere che protesta).

SCENA VII

SANTINA – Cmé mà l’è ancora ché lelù? 

                      Come mai è tornato qui?

IOLE – So mia. 

             Non lo so

SANTINA – S’l tiràss’n mia a simeint, vera? 

                      Se non lo stuzzicassero, vero?

IOLE – L’è lu c’l ma stà a drè, me ‘l m’interessa mia. 

               Lui mi sta dietro, a me non interessa

SANTINA – E ‘l trombettaro? 

                      E il…trombettaro?

IOLE – Bein, ‘l Luig l’è un’àtra faccenda.    

              Bè, Luigi è un’altra faccenda…

SANTINA – Ah si? E parché ‘s fal mia ved  se l’è un’àtra  faccenda ?

                      Ah si? E perché non si presenta se è davvero un’altra faccenda

IOLE – Parché poss mia andàg me in s’la fera? 

             Ma perché non posso andare alla fiera?

SANTINA – Enn mia post par te. 

                      Non sono  posti adatti  a te

IOLE – L’Andreina però lì lassà andà.

              L’Andreina ci è andata

SANTINA – L’Andreina l’è andà col sior Rino e fra un po’ i sa spozan. La fa mia la paiassa.

                      Andreina è andata col signor Rino e fra un po’ si sposano. Non fa la sciocchina

IOLE – Me fag la paiassa? 

             Io la sciocchina?

ALDO – Pr’istavota porta pazienza, dai.  

                Per questa volta porta pazienza

IOLE – S’g fiss andà me co’l sior Rino, vera? 

              Se ci fossi stata io, col signor Rino, invece..

SANTINA – E invece grinta. Va a tò ‘l vestì dadlà ‘c g’ho da dàg un pont.

                      Invece nulla da fare. Va a prendere il vestito che devo sistemare

IOLE – L’è mia giusta…(guarda suo padre cercando un aiuto)  

             Non è giusto

ALDO – Bein, me vag in cortil (esce).  

                  Vado in cortile

IOLE – (ha uno scatto d’ira ed esce per la camera).

SANTINA – L’è bein vitta con d’l fiol ‘l dé d’incò. Donca, ‘l didàl il dov l’aròi miss? Quàlca dé lassarò in gir anca la testa. Eh, ‘s vegna vecc’. Iole, et vist ‘l didàl? (esce per la camera).

                      Che fatica con i figli oggidì. Dunque, il ditale dove sarà? Un giorno o l’altro lascerò in giro la testa. Si invecchia.  Iole, hai visto il mio ditale?  (esce per la camera)

SCENA  VIII

LUIGI – (si affaccia timidamente)  Iole, Iole…siora Santina…(si guarda attorno) Sarannia zà andà via tutt?   

                                                          Iole, Iole, signora Santina….  Sono andati tutti via?

IOLE – (entra senza vederlo) Ho trovà cust, ma ‘l ma sa un po’ piccin…

                                                Ho trovato questo, ma mi sembra un po’ piccolo…

LUIGI – (le si avvicina da dietro) Andum a ballà?   

                                                       Andiamo a ballare?

IOLE – Ahhh!…Luig! Che stramlon!    

                            Luigi! Che spavento!

LUIGI – Pagura?   

                Paura?

IOLE – Luig, et matt? S’t veda mé mar t’é bon anca da ciappà so.

              Luigi, sei pazzo? Se ti vede mia madre, potresti anche prenderle.

LUIGI – Vèda, ‘m trembla zà tutt ‘l gamb. Andum? 

                 Uhhh, mi tremano già le gambe. Andiamo?

IOLE – L’m lassa mia andà fora con di giovnott, da par me e ‘d sira, po’.

             Non mi permette di uscire di sera, sola, con dei giovanotti

LUIGI – G’ho da mett’m una suttana?  Guàrda che par te ‘l fagg.

               Vuoi che mi metta una gonna? Ah ah …. per te lo farei

IOLE – Gh’è poc da scarzà, l’è acsé.  

               C’è poco da scherzare

LUIGI – Andum appena a fà  quattar sàlt. Un valzerein, un tango cuore a cuore (ondeggia) e po’ ‘t port a cà, intrega, sana, bella. Andum (la prende per una mano e la tira)

              Ma andiamo a fare quattro salti. Un valzerino, una tango cor a cor (ondeggia) e poi a casa, sana, intatta, bella. Andiamo.. (la prende per una mano e la tira)

IOLE – (Divincolandosi) ‘T cognuss mia mé mar.  Fiss mé par, forse….Ma le l’m dà tant bartòn.

                                         Non conosci la mamma. Se fosse per il papà….Ma lei mi dà tante botte

LUIGI – Ohh…cos ela? Una donna o un sergent maggior?

                Ohhh…ma cos’è? Una donna o un sergente maggiore?

IOLE – (avvilita) Fà una bella roba, turna indré che me ‘m sum missa ‘l cor in pàz con la fera e tutt ‘l rest. 

                             Senti, tornatene a casa, io mi sono già messa il cuore in pace con la fiera e tutto il resto.

LUIGI – ‘T garà bein da spozàt anca te un dé o l’àtar, no?  La g’arà bein da  dastachèt dal so scosèl.

                 Dovrai pur sposarti anche tu prima o poi. Dovrà mollarti da “sotto la sua sottana”

IOL E – Si, ma…

LUIGI – (ironico)  ‘T vorrà mia dì che me sum mia ‘l to tipo, par chès?

                               Non vorrai dire , per caso, che io non sono il tuo tipo?

IOLE – Ma no.

LUIGI – Ma chi el Tirone Pover tacca a me? Un scassagatt. E trova un àtar c’l sia bon da ballà cmè me. (canticchia un motivetto e accenna qualche passo)

              Ma chi è Tyrone Power nei miei confronti ? Un poveraccio! E trovane un altro che sa ballare come me.

IOLE – (divertita)  Che testa matta, Luig.   

                                Che testa matta sei!

LUIGI – La sarà tamme la tua, second qull ‘c diz to màr.

               Una testa come la tua, per quanto dice tua madre

IOLE – Par le va mài bein gnint. 

              Per lei non va mai bene nulla

LUIGI  - Oh, che pesantezza!

SCENA  IX

SANTINA – (fa un passo dentro, ma è soprapensiero e non vede nessuno) Glli ucciài…(esce)

                                                                                                                        Gli occhiali

IOLE – Oh, gh’è mé màr!   

               Oh, c’è mia madre

LUIGI – Ma te t’l’insogn anca ‘d nott. Comunque adess vestiss’t che andum, dai là.

               Te la sogni anche di notte! Comunque, ora vestiti che andiamo

IOLE – Poss mia, t’ho ditt. E po sum gnan bona.   

               Non posso, e poi non sono “buona”

LUIGI – (malizioso) Ma si ‘c t’è bona…T’insegn me, l’è facilissim. Guàrda: un due tre, zum pa pa, (la prende e prova qualche passetto di valzer)  Vé dré a me, csè, bràva. “un due tre, un due  tre, l’ongia incarnà”,bravissima.

                  Ma si che sei “bona”…Ti insegno, è facilissimo. Guarda. Un due tre, zum pa pa,( la prende e prova qualche passetto di valzer ) Fai come me, così, brava “Un due tre, l’unghia incarnè”

SANTINA – (entra, vede) Spetta c’t la fagg passà me l’ongia incarnà, con un bacarell.

                                           Tte la faccio passare io l’unghia incarnita, col mattarello.                                          

LUIGI – Oh siora Santina, bonasira, sum ‘l Luig.   

                Signora Santina, buonasera, sono Luigi.

IOLE – T’l’àva ditt me… 

               Te l’avevo detto…

SANTINA – ‘L Luig?  

                        Quale Luigi?

IOLE – ‘L fio ‘d la Carla, qull ‘c sona la tromba…

               Il figlio della Carla, quello che suona la tromba

SANTINA – Ah, ‘l famos trombettista! Ebbein, ‘s vegna csè in cà ‘d la gint seins invid a fà zum pa pa?     

                        Il famoso trombettista! Dunque, si entra così in casa d’altri a fare zum pa pa?

IOLE – Mamma, sboghis’l mia csé…  

              Mamma, non maltrattarlo

SANTINA – Tàz te! ‘S ciama mia in cà di forester in nascondòn.

                      Taci! Non si fa entrare in casa gente di nascosto

LUIGI – Siora Santina, me ho ciamà parmess e m’ha rispost ansoin.

               Signora Santina, ho chiesto permesso e non ho avuto risposta

SANTINA – E allura sa stà fora. 

                      In questo caso non si entra

LUIGI – Ma…

IOLE –Mamma…

SANTINA – (a Iole) Che storia ela custa, donca?  

                                   Che storia sarebbe  questa?

SCENA X

ALDO – Luig, cmé mai chemò?   

                Luigi, cosa fai qua?

IOLE – L’era passà par diim una roba… 

             E’ passato per dimi una cosa…

LUIGI – E so moier la g’ha fatt so un castell! 

                E sua moglie ne ha fatta una tragedia!

SANTINA – Di nannu, sta bein atteint m’t pàrl, c’t do un bartòn anca se t’è grand e gross.

                      Senti cocco, attento a come parli, ti dò una botta anche se sei grande e grosso

ALDO – Insomma, spol savì cos è success?   

                Si può sapere cosa succede?

IOLE – E’ success che…  

SANTINA – Taz te!    (A Aldo) ‘L  cognoss’t  qull bellimbusto che? 

                      Taci!       (A Aldo)     Lo conosci il bellimbusto?

ALDO – E perbaccu.  

                Certo

LUIGI – Tutt ‘l màl c’ho fatt, Aldo, l’è stà vegn a seint se la Iole la gniva a ballà in s’la fera. Atar!

               Tutto ciò che ho fatto, Aldo, è passare a sentire se  Iole veniva a ballare. Tutto qui!

IOLE – Me t’l’àva ditt, succa!  

               Te l’avevo detto, no, testone

LUIGI – Cardiva mia c’la fiss propria cmé i dizan.   

                 Non immaginavo fosse proprio come dicono

SANTINA – Cos è ch’i dizan?  

                      Cosa dicono?

ALDO – Santina, spetta un attim…  

                 Santina, un attimo

SANTINA – E no, eh!  ‘G fagg bein ved me!  

                      E no, ti faccio ben vedere io!

ALDO – Basta, par carità. Te Luig. stà al to post. E la prossima vota prima da vegn deintar dà una bella strombassàda, csé ‘t seintan, et capì?

               Per carità, basta! Luigi, stai calmo. La prossima volta prima di entrare dai una bella strombazzata, così ti sentiranno.

IOLE – La colpa l’è la mia, g’àva da mandàl via subit.

              E’ colpa mia, dovevo mandarlo via subito

ALDO – (conciliante) Sa sa, adess  Luig sedat, che bevum un biccer insema. Voi mia che la gint la vagga fora malameint da cà mia.

                Suvvia, ora siediti Lugi, beviamo un bicchiere. Non voglio che si vada via da casa mia arrabbiati

LUIGI – (ironico) Du minud appena, parché me voriss andà a ballà, me, stasira.

                              Soltanto un paio di minuti, dato che io vorrei andare a ballare, stasera

SANTINA – (si siede in una angolo e cuce) Se t’è bon appena  da fà zum pa pa…!(si alza di scatto) Ahia! Ho cattà la guccia.

                       Se sai fare solo zum pa pa…… Ahia, ho trovato l’ago!                                     

ALDO – Iole, porta ‘l vein bell fresch e du biccer. 

                Iole, porta del vino e due bicchieri

SANTNA – Va a to ‘l  sampagn dal mill novseint e sufela!

                    Vai a prendere lo champagne del millenovecento e zuffola!

LUIGI – Ma c’l sa disturbia mia, Aldo, voriss mia c’ l’andàss in malura.

               Non si disturbi, Aldo, non vorrei che andasse in miseria

ALDO – Porta,  Iole. (Iole va).  

               

SANTINA – (c.s.) To so la damigiana, che a sunà a vegna sed.

                              Porta la damigiana, a suonare viene sete

           

ALDO – (dopo un pausa imbarazzata, mentre Iole porta la bottiglia e i bicchieri) Serva zà d’accordi pr’andà in s’la fera stasira?                 

                                                                Eravate già d’accordo per stasera?

IOLE – Verameint si, ‘m l’àva ditt du sman fa.  

               Veramente si, ne avevamo parlato due settimane fa

LUIGI – L’è vera. Anca sa g’àva da immaginàm’l che…

                Vero. Anche se dovevo saperlo che…

SANTINA – L’ho seipar ditt che chi sona la tromba l’è intiligint abotta.

                      Lo dico sempre che chi suona la tromba è molto intelligente.

ALDO – (sospira) E parchè et ditt gnint in cà?  

                              Perché non ne hai parlato in casa?

IOLE – Parché parchè…Par ottegn una roba bisogna fà una via crucis…

             Perché perché….per ottenere qualcosa bisogna fare la via crucis

ALDO – (conciliante) Bein,  una fiola al dé d’incò, bisogna stà atteint, no?

                                    Sai, oggi con una figlia bisogna avere un po’ di attenzione, no?

SANTINA – ‘L ma dà ragion, che miracul!    

                       Mi sta dando ragione, che miracolo!

LUIGI – Ma gnan tegn una povra ragassa a la cadeina…

                Però, anche tenere la gente alla catena..

ALDO – Si fa tutto a fin di bene.

LUIGI – Ho vist però che so sorella lì lassà andà.  

               Sua sorella, però, è potuta andare

ALDO – L’Andreina l’è po’ veccia.  

                Andreina ha qualche anno in più

IOLE – Ma tant possà indormeintà. 

              Ma molto meno sveglia

SANTINA – Fortoina ‘c gh’è te ‘d desd in cà nossa. 

                       Per fortuna ci sei tu di sveglia in casa nostra

IOLE – E po, s’g fiss andà me col sior Rino, ‘m lassàv’n andà a pé, in bicicletta, ‘m portàvan anca in brass!

             Ah, se mi fossi messa io col Rino, mi avrebbero lasciata andare,  a piedi, in bici, mi ci portavano anche in braccio

SANTINA – Seipar mei ‘d voin c’ sona la tromba in d’la banda d’Affori.

                     Meglio di uno che suona la tromba nella banda d’Affori

LUIGI – (si alza di scatto, senza parlare)

IOLE – Luig…

ALDO – (lo fa sedere) Rabiss’t mia, la scherza. Un om cmè te,  dai.

                                     Dai, non ti arrabbiare, sta scherzando. Un uomo par tuo

SANTINA – Oh, povra Italia. 

                      Oh poveri noi

ALDO – Santina…

SANTINA – Santina cosa? Me cred che un giovnott, quand ‘l va in cà d’una ragassa seria, mia una paiassa, ‘l sa presenta col cappell in man e la fassia rossa, po ‘s veda se digh ‘d si o no.

                      Cosa? Io credo che un giovane, quando va a casa di una ragazza seria, non una fraschetta, si presenta con cappello in mano e la faccia timida, e poi si decide .

IOLE – Eh, seint’ann fa.   

             Ehi, cent’anni fa.

SANTINA – Mia frin fron, zum pa pa, sàlta so c’andum. In dov andummia a finì?

                      E non frin fron, salta su che andiamo, dove andiamo a finire?

LUIGI – Quand l’è acsè…(si alza, si schiarisce la voce) Sior Aldo, siora Santina, possia vigh l’onur, cos digghia, ‘l privileg’ da portà la vossa bella, ma cos digghia,  meravigliusa fiola in s’la fera a fà du sàlt e una cursa?  G’ho appena appena una grama bicicletta, una tromba, ‘l fià par boffag deint’r e una bella fassia ‘d…

                  Se è solo per questo……(si alza, si schiarisce la voce) Aldo, Santina, posso avere l’onore, che dico?, il privilegio di portare la vostra bella, ma che dico?, meravigliosa figlia sulla fiera per due salti e una corsa? Possiedo solo una vecchia bicicletta, una tromba, il fiato per suonarla e una bella faccia di…

SANTINA – ‘D tolla! 

                       Di bronzo!

LUIGI – (trattenendosi) Allora?

ALDO – (visto il clima) Seinta Luigi, ‘m dispiaz, ma stasira pr’evità tutt l’è mei che la Iole la stagga a cà.

                Senti, mi dispiace, ma per evitare storie, stasera è meglio cla la Iole stia a casa.

LUIGI – (seccato) O bein, in effet gh’è mia apena la Iole…

                               In effetti, non c’è solo la Iole in giro…

SANTINA – Liberissimo.

IOLE – (nervosa) Luig, sta bein atteint a qull c’t fà! 

                              Luigi, attento a quello che fai!

LUIGI – Cos vot ‘c fagga? Me sum vegn col miglior intension, ma i’ess trattà acsè, no! Allora vag in dov ‘m trattan mei.

               Che vuoi che faccia? Sono venuto con le migliori intenzioni, ma non posso essere trattato così. A questo punto vado dove mi trattano meglio.

IOLE – (gelosa) Ah si? fa pur!!  

                           Ah si! Accomodati!

SCENA XI

RAGIONIERE – Scusate se me ne sono dovuto andare frettolosamente, ma la signora di prima è incorsa in uno spiacevole equivoco.

                    

SANTINA – Ma el abbona chè lelù?  

                      Ma ha fatto l’abbonamento a questa casa?

LUIGI – E chi el qull lollu che?  

                Chi è questo scemotto?

IOLE – (per far dispetto a Luigi) Lui? E’ il ragionier Paperi, il mio fidanzato (gli dà il btaccio)

                                                    

LUIGI – Cosa?!

RAGIONIERE – Prego?!

IOLE – Ma si. Fidanzato. E te va pur con chi ‘t vol in s’la fera.  

                                          Vai pure con chi vuoi alla fiera

ALDO – Che baraonda!

RAGIONIERE – Confesso la sorpresa…ma si, certo, sono il fidanzato della signorina Baldini (porge i fiori che teneva in mano)

IOLE – (li prende seccamente) Grazie sono bellissimi!

LUIGI -  Ah si, il fidanzato? Molto bene! Vorrà dì che stasira ‘m darò da fà.

                                                                     Stasera mi darò da fare

IOLE – Và và, che me sum belle che a post.

               Vai pure, io sono già sistemata

SANTINA – Vot ved che adess ‘l la molla lé?  

                      Vuoi vedere che lo molla lei, adesso?

LUIGI – Parché me ‘g mett a botta. 

               Guarda, che ci metto molto poco a…

RAGIONIERE – Scusa cara, ma chi è questo signore che..

LUIGI – Sum qull c’t fà vegn una fassia acsè! 

               Quello che ti gonfia la faccia!!

RAGIONIERE – Non ho capito, ma ho colto il senso.

IOLE – Prova a tuccàl!  

             Prova a toccarlo.

ALDO – Seinta Luig..   

                Luigi, ascolta

LUIGI – E no, Aldo! Lu ‘l sa che me sum un ragass seri…

               E no, Aldo, lei sa che sono una persona seria

SANTINA – Oh, in quant a serietà…!   

                      Ohhh, per la serietà

LUIGI – E se digh che n’in voi po savì me ‘l fag! 

    Se dico che non ne voglio più sapere, io lo faccio!

ALDO – La fa apposta…  

                Lo fa per dispetto

RAGIONIERE – Insomma, posso avere un chiarimento?

LUIGI – Glielo faccio sul naso, il chiarimento!

SCENA XII

BRUNA – Santina,  ‘m dasmingàva da ditt…   

                  Mi dimenticavo di dirvi…

SANTINA – Ma erat mia partì  mezz’ura fa? (piano) Nasuplona!

                      Non eri partita mezz’ora fa?      Ficcanaso!

BRUNA – E no! Parchè gh’è ‘d la gint c’la s’inzibisa e po, vera ragioner?  E’ success  qualcos?

                  E no! Perché la gente si offre e poi, vero ragioniere? Ma è successo qualcosa?

ALDO – E’ success che la Iole si fidanza, cara Bruna. Non si sa ancora con chi,  ma è certo che si fidanza.

              

BRUNA – Ah si?! (ingoiando amaro)

LUIGI – Io non c’entro. Discorso chiuso.

IOLE – ‘L s’era gnan vèrt. 

               Non si era nemmeno aperto

LUIGI – Si  signora, io sono libero, libero come l’aria.

BRUNA – Dabon? Scusà un attim  (corre alla finestra) Maria, Maria! Vé chè!  (torna in scena) Ma fa bene, ci sono tante occasioni in giro.

                   Davvero? Scusate…( corre alla finestra) Maria, Maria! Vieni!! (torna) 

                   Ma fa bene, ci sono tante occasioni in giro

MARIA – Cos gh’è mamma? S’era drè a andà a pissà. 

                  Cosa c’è?  Stavo andando a orinare

RAGIONIERE – Uhhh, ancora lei!

BRUNA – L’è roba troppa feina par lu, caro ragioniere. Maria, saluta tutti che partiamo sole e solette per la fiera (guarda Luigi con intenzione).  Sole come due bidrave!

                  E’ roba troppo fine per lei, caro ragioniere. Maria, saluta tutti che partiamo sole e solette per la fiera (guarda Luigi con intenzione). Sole come due “barbabietole”

MARIA – Bonanott, ormai…

                  E si, buonanotte, ormai

BRUNA – (a Luigi) Val dadlà anca lu, par chès? 

                                  Per caso, va di là anche lei?

LUIGI – Certo. (Sfidando Iole)  Se vorrì, ‘v compagn me.      

                                                     Se volete, vi accompagno io

IOLE – Oh! (si butta ancora più addosso al Ragionier Paperi)

LUIGI – Posso avere il piacere? (allunga il gomito verso Maria, ma guardando Iole)

BRUNA – E dag ‘l brass, no? E ciapp’l intant c’l gh’è! Bisogna digh tutt.

                  Dagli il braccio, cosa aspetti? E prendilo finchè ci sta! Ti devo dire tutto?

MARIA – A lu? 

                  A lui?

BRUNA – Ma si si!!

MARIA – E ‘l ragioner?

BRUNA – Il ragioniere non ti merita, Và!

MARIA – (a Luigi) Posso???

LUIGI – Ma prego!

MARIA – (lo prende a braccetto) Ohhhh…

BRUNA – M’arcmand c’l sia seri, che per me lu ‘l s’è impegnà. Arvedass a tutt…

      (al ragioniere) maleducato!

      (escono Bruna, Luigi e Maria accompagnate dagli esortamenti di Bruna)

      Mi raccomando, sia serio, che per me lei si è impegnato. Arrivederci…

SCENA XIII

RAGIONIERE –  Che gente insopportabile!

SANITNA -  Che bei corteggiatur. 

                       Bei corteggiatori!

IOLE – (molla il ragioniere) Grassia, grassia papà, che bell aiut! (corre veloce in camera piangendo)

                                            Grazie, grazie papà, bell’aiuto mi hai dato (corre in camera piangendo)

RAGIONIERE – Senti Iole….

IOLE – (prima di entrare in camera, stizzita, butta i fiori).

SANTINA – Et vist che bell caratterein?  

                      Visto, che bel caratterino?

ALDO –  Che figura…!

SANTINA – Con chi?

ALDO – Col Luig.

SANTINA – Ma se anca te… 

                      Se anche tu….

ALDO – Par fà mia ved la disuniòn ‘c gh’è in cà nossa.

                Per non far vedere come siamo poco uniti in famiglia

RAGIONIERE – (nessuno lo considera, lui tenta qualche intervento ogni tanto)  Siamo tutti un po’ nervosi, eh?

SANTINA – Che disuniòn?  

                      Che disunione?

ALDO – I to barbutameint ‘s seintan per tutt la cort. Sum in s’la bocca ‘d tutt e anca me sum stuff (alza un po’ la voce).

              Tutti sentono le tue lamentele. Siamo “sulla bocca di tutti” e io sono stanco

SANTINA – Fatt pur seint . 

                      Non farti sentire.

ALDO – (sulla porta esterna) Ch’ì seintan tutt, ch’ì scultan, ché gh’è ‘l cinu seinza pagà.

                                               Ascoltino pure, qui c’è il cinema senza pagare

SANTINA – Vé deintar, paiass!  

                      Vieni dentro, ridicolo!

RAGIONIERE – (c.s.)  Non faccia così, signor Aldo, rientri.

 

ALDO – In cà mia vuz fein ‘c l’è a sé, valla bein?

                A casa mia urlo fin che mi pare, chiaro?

SANTINA -  Sum i paiass ‘d la cort. 

                       Siamo i pagliacci della corte

ALDO – Sicura, ‘s ridivan tutt cmé i matt a ved andà via l’Andreina col Rino, i parivan Cric e Croc.

               Certo, ridevano a crepapelle vedendo l’Andreina col signor Rino, parevano Cric e Croc

SANTINA – I pagariss’n  lor!  

                      Pagherebbero, casomai

ALDO – No, i g’ariss’n un dispiazer, ma te no! Te ‘t peins da fa un affari. Cuion dé,  ‘l g’ha la moto, l’è un fittàvul, l’è un sior!

               No, avrebbero un dispiacere, ma tu pensi di fare un affare. Capperi: ha la moto, è un possidente, è un gran signore!

SANTINA – Te ‘t piaz possà chi sona la tromba, vera? Po a le ‘g dum in man un mandulein e  ià mandum insema a sercà la carità.

                   Tu preferisci chi suona la tromba,no? poi diamo a lei un mandolino e li mandiamo insieme e chiedere la carità.

SANTINA – Sicur c’m piàz possà ‘l Luig, parchè l’è possà simpatic, possà intiligint dal to sior Rino. E ‘g vol mia abotta.

                     Ovvio che preferisco Luigi, perché è più simpatico, più intelligente  del Rino, e non ci vuole molto.

RAGIONIERE – Be’, se la mettiamo sull’intelligenza, io modestamente…

SANTINA  - ‘G la fariss bein sonà me la tromba!  

                        Gliela faccio suonare io la tromba!

ALDO – Fortoina ‘c t’è mia ‘l Signor, te, se no povra noi!  (casualmente nell’agitazione finisce vicino al ragioniere)   Che ci fa qui, lei?

               Per fortuna tu non sei Gesù Cristo, altrimenti..!  (casualmente nell’agitazione finisce vicino al ragioniere)   Che ci fa qui, lei?

RAGIONIERE – Ecco, non sapevo se…

ALDO – Come è venuto?

RAGIONIERE – Con la lambretta.

ALDO – Senti senti. Ragioniere, avrei bisogno di un favore.

SANTINA – Cos vot fà?  

                      Cosa intendi fare?

ALDO – (tira il ragioniere in disparte) Lei come fidanzato della Iole, dovrebbe… (sussurra qualcosa all’orecchio del ragioniere)

RAGIONIERE – E io?!

ALDO – Iole , IOLE!!

SANTINA – S’t vo fà ‘l lucch, fall da par te, ma lassa stà la ragazza.

                      Fai lo stupido da solo ma lascia stare la ragazza

ALDO – Iole vé ché, movat. 

                Iole, muoviti.

IOLE  -  Cos gh’è? 

               Cosa c’è ancora?

ALDO – Andum in s’la fera. 

               Andiamo alla fiera.

SANTINA – Che roba? 

                      Cosa cosa?

IOLE – Cosa? Papà…

ALDO – Et sentì o et surda?  

                Sei sorda ? hai sentito ?

IOLE  - In sal seri ? 

              Davvero?

ALDO  -  Vot vegn o no?

                  Vieni o no?

IOLE – Si!!

ALDO – E movat che me a vag.

                Fai presto, io vado.

IOLE – (esce di corsa)

RAGIONIERE – (timidamente)  Gliela posso portare io..

ALDO – Ragioniere, le avevo chiesto un favore, che uomo è mai?

RAGIONIERE – Si…

SANTINA – Adess l’è infurià, ‘l tacca a fà ‘l matt. Comunque la ragassa la stà a cà.

                      Ora si è ringalluzzito, fa il matto. Comunque la Iole sta a casa.

ALDO – Te t’è padronissima da fà qull c’t vo con l’Andreina, a la Iole ‘g peins me,  vala bein?

            (al ragioniere)  Lei faccia un po’ di compagnia alla suocera.

               Tu padronissima di fare la padrona con l’Andreina, alla Iole penso io, chiaro?

                (al ragioniere)  Lei faccia un po’ di compagnia alla suocera.

SANTINA – (ringhia)

IOLE - Sum pronta.

              Pronta.

ALDO – Et mài stà in moto?  

                Sei mai stata su una moto?

IOLE – No.

ALDO – Gnan me,  stasira fum ‘l battesimo dell’aria.! 

               Neppure io, stasera battesimo dell’aria

RAGIONIERE – Mi raccomando, è nuova.

ALDO – E’ un po’ alterata, porti pazienza. Andum Iole, gh’è un trombon cl’aspetta.

                                                                      Andiamo Iole, c’è un trombone che aspetta.

IOLE –Tromba papà.

ALDO – Ebbein, gh’è mia seipar da pontà abotta? (escono ridendo)

               E dunque, non c’è sempre da soffiare molto?

SCENA XIV

SANTINA – (sulla porta) Andà pur ma n’in parlarum! 

                                          Ne riparleremo!

(è molto agitata; si mette a sedere cucendo nervosamente, sbuffando, dimenticandosi del ragioniere)

RAGIONIERE – (dopo una lunga pausa in cui tenta una comica, lenta marcia di avvicinamento tra una sbuffata e l’altra di Santina, accosta una sedia e…)      Scusi…

SANTINA – (volge lentamente lo sguardo, soprpresa di trovarlo ancora lì)

RAGIONIERE –  Ora che si è calmata, potremmo progettare  la data…

SANTINA – Ma  cos fàl ancora ché?!  

                        Lei cosa fa ancora qui?

RAGIONIERE – Rimango per il suo bene, cara suocera…

SANTINA – Ma che cara suocera d’Egitt! (si alza e lo affronta)  Adess ‘g do una data c’s la ricorda un bell pess …..

                      Ma che cara suocera del cavolo! Adesso le dico una cosa che non dimenticherà!

RAGIONIERE – Così  le si alza la pressione, cara ….come la devo chiamare?

SANTINA – Non mi deve chiamare! C’l vagga fora  subit e c’l sa fagga po’ ved,  fassia da lumagon!

                     Non mi deve chiamare! VADA SUBITO FUORI DA QUI E NON SI FACCIA PIU’ VEDERE. Faccia da “lumacone”

RAGIONIERE – Non ho capito, ma ho colto il senso! (esce velocemente).

SANTINA – Oh, povr’Italia!  

                       Poveri noi!!

S I P A R I O

A T T O     I I I

Stessa scena degli atti precedenti.

All’apertura del sipario troviamo Aldo comodamente seduto con sigaretta (o sigaro), bicchiere

pieno e giornale.

Si gode qualche attimo di riposo, ma…

SCENA  I

ALDO – Finalmeint un po’ ‘d chiett, una grama vota ch’i enn andà fora tutt.  La Santina in Comoin pr’l chèrt e la Iole …la Iole so mia.

                  (fuma con evidente gusto) Che pace, seinza bacaiamenti di donna…dov hoi miss la botteglia? (si alza per andare a prendere il vino, passa vicino alla finestra)

                  Ma …clalé ch’è dré rivà, ela mia l’Andreina! Si, l’è propria le. Ho parlà tropp prest. E cos g’àla in man? Da vuna una valiza e in d’l’àtar ‘l so ragassein! Oh Signur, l’è scappà!

                  Canda la bissa, spetta ‘c gir l’angol, che se no…In dov vagghia? In camra? No, l’m catta subit…. spetta ‘c prov  a sguià fora…(mette giù la bottiglia, spegne la sigaretta, si abbassa per uscire non visto, ma …)

                 

                  Finalmente un po’ di pace, dato che sono fuori tutti. La Santina al Comune per il matrimonio di Iole e la Iole….boh, non lo so.

                  (fuma con gusto) Che pace senza “blaterare “ di donne…dove ho messo la bottiglia?

                  (si alza per andare a prendere il vino, passa vicino alla finestra)

                   Ma quella che sta arrivando non è l’Andreina? Proprio lei. Ho parlato troppo presto.

                 E cosa ha in mano? Da una parte la valigia e dall’altra il suo bambino! Dio, è scappata!

                  Santo Cielo, aspetta che me ne scappo, altrimenti…dove vado? In camera? No, mi trova

                  subito….corro fuori presto presto …(mette giù la bottiglia, spegne la sigaretta, si abbassa per uscire non visto, ma …)

ANDREINA – (lo blocca sulla porta) Papà!! (piangendo, gli appoggia la valigia su un piede)

ALDO – Ahia!

ANDREINA – Oh papà! (gli allunga anche il bambino mentre si asciuga le lacrime)

ALDO – Ma cos succeda? 

                 Cosa succede?

ANDREINA – Oh papà, papà…!

ALDO – Eh, parapapà! Cos è stà?  

                                       Cosa c’è?

ANDREINA – (piange più forte)

ALDO – Andreina…

ANDREINA – Sum scappà.  

                         Sono scappata

ALDO – Ho vist. E parché?  

                Ho visto. E come mai?

ANDREINA – ‘L g’ha avì ‘l coragg da mett’m ‘l man adoss!

                            Ha avuto il coraggio di mettermi le mani addosso

ALDO – Cosa?! ‘L t’ha datt?  

                             Ti ha picchiato?

ANDREINA  - Un sgiaffon, ché, in s’la fassia…

                           Uno schiaffo, proprio sulla faccia.

ALDO  - E no, eh! Va bein tutt ma ‘l man a doss a mé fiola no, me là strafugn! ( si agita con il bambino in braccio)

                E no, eh! Le mani addosso a mia figlia, no. Lo distruggo

ANDREINA – (temendo per il bambino) Papà chèlmat…  

                                                                   Papà, calmati.

ALDO – Chèlmat un parbiu! Vag là e ‘l tacc sò! 

                 Certo che no! Vado e lo appendo al muro

ANDREINA – Papà, ‘l ragass.  

                          Papà, il bambino…

ALDO – Si, tegn’l te. Ho portà anca troppa pazienza con qull zulù lè! (fa per prendere il cappello)

               Si, tienilo. Ho portato anche troppa pazienza con quello “zulù”

ANDREINA – Ariss mài pensà… 

                         Non avrei mai pensato che…

ALDO – (ironico) Chi ariss mài ditt, un om csé affabil.

                  Chi lo avrebbe detto, un uomo tanto amabile

ANDREINA – Papà par piazer, so ‘c t’è mài stà d’accordi.

                          Per favore, so che non eri d’accordo

ALDO – G’àva mia da spuzàl me, quindi…

                Non dovevo sposarlo io, quindi…

ANDREINA – T’l sé mi vann ‘l roob: l’è ‘l dastein. 

                          Sai come vanno le cose, è il destino

ALDO – E to mar dré a pontàl.  

                Si, e tua madre che gli dava una mano

ANDREINA – Mia c’l sia cattiv, veh…

                         Non che sia cattivo cattivo

ALDO – No? Spettum c’l ta massa! 

                No? Vediamo quando ti ammazza

ANDREINA – ‘L g’ha appena quàlca difett.

                           Ha solo qualche difettuccio

ALDO – Pr’esempi?   

                Per esempio?

ANDREINA – Pr’esempi, ‘l cicca d’l tabacc tutt ‘l dé e po’ al molla di chi carcaléin che par passà g’ho da tiràm sò la vesta.

                         Ad esempio, mastica il tabacco e poi lancia degli sputacchi che sembrano dei laghi

ALDO – Tutt ché? 

                Tutto qua?

ANDREINA – Po’ l’è seipar narvus, ‘l vol mangià bein e speind poc, ‘l vol la roba pulida e lu ‘l sa làva poc, ‘l g’ha ansoin riguàrd par la cà, e …

                         Poi è sempre nervoso, vuol mangiare bene e spendere poco, vuole la roba pulita e lui si lava poco, non ha alcun riguardo per la casa e….

ALDO – Basta, i’enn a sé!  

                Basta, è sufficiente

ANDREINA – A la fein voin la scioppa, e stavolta in d’la discussion ‘l mà anca datt.

                         Alla fine, una scoppia e stavolta, nella discussione, mi ha menato.

ALDO – Si, ma ‘l la passa mia lissia. 

                 Non la passa liscia

ANDREINA – L’è bon da vegn’m a sercà fein a Piazeinsa, g’ho pagura! (bussano) Oh povra me, l’è lu sicur. Papà cos fagghia? Dov vagghia?

                          E’ capace di venirmi a  cercare fino a qui,io ho paura!( bussano)  Aiuto, è lui certamente. Papà cosa faccio? Dove vado?

ALDO – Stà chietta. Và in camra. Magàri ‘l fiss lu csè ‘l sistem! (bussano più forte).

               Calmati. Vai in camera. Spero davvero che sia lui, così lo sistemo

ANDREINA – M’arcmand, fà mia succed di  pastiss. 

                          Ti prego, non combinare pasticci

ALDO – Va là! (la spinge fuori, rimane in scena la valigia) Adess ‘s divertum un po’.

     (bussano una terza volta, più forte; Aldo apre).  Ora mi diverto io

SCENA II

ALDO – Vol tràm zù la porta? 

               Vuole abbattermi la porta?

RINO – Aldo, sarcàva propria lù.  

               O Aldo, cercavo lei

ALDO – Cmé mài? 

                E perché mai?

RINO – Ecco…’l fatt a l’è ….’c catt po’ l’Andreina. 

               Il fatto è …che…non trovo più Andreina

ALDO – Cosa? ‘L càtta po mé fiola? 

                Cosa? Non trova mia figlia?

RINO – (minimizzando)  L’è vegn a Piazeinza stamattina.e.. l’ho po’ vista. Ela passà da ché

            par chès? 

                        E’ venuta a Piacenza stamane e non si è più vista. E’ passata di qui, per caso?              

ALDO – Donca, lù l’ariss pers mé fiola!!  

                Dunque, lei avrebbe perso mia figlia!!

RINO – Ma no, ‘c l’ho mia persa. Par diila tutta, stamatteina gh’è stà un po’ ‘d barùffa. ‘L sa bein, tra spuz a capita, no?

              Ma no, non l’ho persa. In verità, stamattina abbiamo avuto da dire. Sa come va tra sposi

ALDO – Ohhhh…!

RINO – E le ‘s l’è propria ciappà con me. Sal mia cmé i’enn fatt ‘l donn?

              Lei se l’è presa con me, non sa come sono fatte le donne?

ALDO – Come no.

RINO – Csè l’è andà  fora tutta rabì  col piccin, e la s’è po vista.

              E’ uscita tutta furiosa col bambino….e non si è più vista

ALDO – La s’è po vista, e ciao! Ma chèr ‘l mé Signur, ma che om el lu?!

               Non si è più vista e stop! Ma Santo Dio, che razza di uomo è lei?

RINO – Chi? Me?!   

                         Io?

ALDO – Lu, propria lu! Ma a che razza d’un individuo ho datt la mé Andreina, un fior, una ragazza c’g na sarà vuna soar un million!

               Proprio lei. A che razza di individuo ho consegnato la mia Andreina, un fiore, una ragazza unica, che ce n’è una su un milione.

RINO – Ma chi?

ALDPO – (secco) l’Andreina.

RINO – Ah si?

ALDO – “Ah si”, cosa?

RINO – (poco convinto) No, par qullé ‘l g’ha ragion… 

                                         No no, ha ragione..

ALDO – Ah eccu! E lu, invece da sercàla par tutta la città, la pruvincia, par tutt i canton…

                Ah ecco! E lei, invece di cercarla per tutta la città, la provincia, tutti gli angoli..

RINO – Infatti.

ALDO – Infatti un bel gnint! Lu ‘l vegna chè, bell pacifich cmé un angil a ved se par chès, la fiss passà deintar.

               Infatti  una forca! Lei viene qui, bello bello, angelico, a vedere se fosse passata qui per caso.

RINO – ‘N sa sa mài.

               Non si può mai sapere

ALDO – (indagatorio) E parché ela scappà?  

                                     E perché sarebbe scappata?

RINO – Diu, scappà , adessa…

               Dio, scappata no, non direi…

ALDO – Scappà, dzum’la cmé l’è! Spo savì almenu ‘l parché?

               Scappata, diciamolo! Si può sapere perché?

RINO – Ma gl’ho zà ditt, no? Stamatteina… 

              Ma gliel’ho già detto, no? Stamattina…

ALDO – (minaccioso) Me cred c’l g’arà mia avì la temerarietà da mett’g un didein adoss…

                                     Io spero che non avrà avuto la temerarietà di metterle un ditino addosso

RINO – Eh…?  No, no…

ALDO – Ah bein, parché me l’ho zurà a mé màr in pont ‘d mort...

               Ah bene, perché io l’ho giurato a mia madre in punto di morte...

RINO - Cos gh’eintra adess so màr, c’la scusa. 

              Cosa c’entra sua madre, mi scusi!

ALDO – La gh’eintra e come! Cos vol’l savì lù di affari ‘d famiglia! Dziva che me ho zurà che tutt i partì i pol’n anca andà bein, ma sa so ‘c gh’è voin c’l drova ‘l man, me ‘l mass, al capì? Me ‘l mass!

               C’entra e come! Cosa ne sa lei degli affari di famiglia! Dicevo, che ho giurato che tutti i partiti possono andare bene per mia figlia, ma se so che uno alza le mani, io lo ammazzo, chiaro? Io lo ammazzo!

RINO – Ma al g’ha ragion! L’adziva propria l’àtar dé intant c’ spassàva la stalla…

               Ha ragione!! Lo dicevo, appunto, proprio l’altro giorno mentre scopava la stalla

ALDO – L’è facila ciappàsla con d’l povar donn ch’i’enn mia bon  da difeindass..

               Comoda prendersela con delle povere donne che non sanno difendersi

RINO – Ciau là: l’àtar dé la m’ha tirà una socclà in s’la testa! C’l seinta, gh’è ancura la signocca!

              Oh si: l’altro giorno mi ha tirato uno zoccolo in testa! Senta qui, c’è il bernoccolo!

ALDO – Allora ‘v siiv datt una quàlca vota… 

                Dunque vi siete picchiati qualche volta...

RINO – No, mài! Me picch gnan ‘l besc', figurùmsa.

              No mai! Io non picchio neppure le bestie.

ALDO – Allura, in dov pudràla ess andà sta povra ragassa?

               Allora, dove sarà questa povera ragazza

RINO – Cardiva c’la fiss vegn da so màr, ‘d solit…

               Credevo fosse venuta qui da lei

ALDO – No, ché la gh’è mia. 

                No, qui non c’è                 

RINO – No? Ma ela mia la so valiza clalè? 

               Ma  scusi, non è la sua valigia, quella?

ALDO – Quàla? 

                Quale?

RINO – Custa. (la tocca) 

               Questa

ALDO – Custa l’è la mia. 

                Questa è mia

RINO – E in dov g’al da andà?  

              E per andare dove?

ALDO – Ehmm...in Africa.

RINO – Oh la marianassa! 

ALDO – Cred’l mia forse ‘c la sia la mé valiza e ‘c g’ho da pàrt? (minaccioso)

               Non crede , forse, che sia la mia quella valigia e che devo partire?

RINO – Parché g’arissia mia da cred, sum pareint a la fein di coint.

              No no, perché non dovrei crederle? Siamo parenti alla fin fine.

ALDO – Donca, cos fàl ancura ché?  

                Allora, cosa fa ancora qui?

RINO – Ma dov g’hoi da andà?  

              Dove dovrei andare?

ALDO – A sercàla, no? Una ragassa sensibila cmé l’Andreina l’è bona da fà d’l tutt…anca…

               A cercarla! Una ragazza sensibile come l’Andreina è capace di tutto…anche…

RINO -…Anca…?  

                  Anche...?

ALDO – (dopo una pausa) Da trass zù dal pont   ‘d Po!   

                                            Di buttarsi dal ponte di Po.

RINO – (spaventato) Col ragass!?   

                                     Col bambino??

ALDO – Sicur!   

                 Certo!

RINO – O povar me!  

               Povero me!

ALDO – (drammatico) Quand la gnarà a savì mé muier, apriti o Cielo!

                                      Quando lo saprà mia moglie, che tragedia!

RINO – Ma sperum ‘d no!  

               Speriamo di no.

ALDO – E donca  c’l corra, no? C’l fagga mia mor ‘d crapacòr un povar pàr c’l gà da pàrt par l’America!

               E dunque corra, no? Non faccia morire di crepacuore un povero padre che deve partire per l’America.

RINO –  Par l’Africa o par l’America?

ALDO – Cos hoi ditt?  

                Cosa ho detto?

RINO – Adèss l’America.  

               Ora l’America

ALDO – L’arà capì màl.  

               Avrà inteso male

RINO –  ‘G seint ancura bein, veh!   

                 Ci sento bene, !!

ALDO – (secco) Vol mia c’n sappia in dov g’hoi da andà?

                Crede che non sappia dove devo andare?

RINO – No no…

ALDO –El ancura ché? 

               Cosa fa ancora qui?

RINO – Vag, a vag.. 

               Vado vado

ALDO  - Chèr ‘l mé Signor, che dispiazer! 

                Santo Cielo, che dispiacere

RINO – E’ gnammò success gnint!  

              Non è successo nulla, ancora

ALDO – Spettum ca succeda!  

                Aspettiamo che succeda, dunque?

RINO –‘L g’ha ragion. Vag subit…  

               Ha ragione, vado subito..

ALDO  - C’l ma tegna infurmà, m’arcmand. 

                Mi tenga informato, mi raccomando

RINO – Seins’àtar! Povar me, cos ho mài fatt…! (esce di corsa)

              Sicuramente!  Povero me, cosa ho mai fatto

ALDO – Va, cardinsòn,  ohhhh! (sospirone)   

                Vai pure, credulone

RINO – (rientra) C’l ma scusa.. 

                             Mi scusi

ALDO – Cos gh’è? 

                Cosa c’è?

RINO – Da che pàrt el al Po?  

               Da che parte per il Po?

ALDO – In fondo a sinistra!!

RINO – Grassia…Oh., povar me…! (esce di corsa). 

                Grazie….O povero me!

SCENA III

ANDREINA – (mette fuori la testa) El andà via? 

                                                           E’ andato?

ALDO – Si. L’è propria stà bella, neh?   

                Sono stato bravo?

ANDREINA – T’è seipar ‘l solit, papà.  

                          Sei un fenomeno, papà

ALDO – Va a preparà la camra. Pr’un po’ ta stà con noi (le dà la valigia).

                Vatti a preparare il letto. Per un po’ stai con noi

ANDREINA – Allora, vèt in Africa o in America? 

                          E…vai in Africa o in America?

ALDO –   (ridacchia)  Quand ‘t turnarà a cà ‘t vedrà che trattamento.

                                     Al ritorno, vedrai che trattamento

ANDREINA – Grassia  papà (lo bacia). 

                           Grazie papà

ALDO – Impostura!  Bein, ‘v dirò che la discussion l’ha m’ha fatt vegn sed. Quàsi quàsi fag un gir a l’ustaria, ma si! (si avvia).

              Falsona! Vi dirò che questa discussione mi ha fatto venire sete. Andrò a fare un giro verso l’osteria, ma si dai! (si avvia)

SCENA IV

IOLE – Papà in dov vàt? 

              Papà dove vai?

ALDO –  Un’ urgenza! Ciao Luig (esce veloce).   

                 Un’urgenza. Ciao Luigi

LUIGI – L’è bein da spressia.

                Che fretta

IOLE – Andreina!

ANDREINA – Ciao Iole.

IOLE – Cmé mài ché (si baciano)  

              Cosa ci fai qui?

LUIGI – Et zà scappà?

               Sei già scappata?

IOLE – Luig!

ANDREINA – L’è propria acsé. Pr’un po’ ‘m ferm ché. 

       Proprio così. Per qualche giorno sto qui

IOLE – E ‘l ragassein? 

              Il bambino?

ANDREINA –‘L  dorma dadlà.  Puttost,  è vera che…? 

       Dorme di là. Ma dimmi, è vero che…

LUIGI – Si, la m’ha ingabulà. 

               Si, mi ha incastrato

ANDREINA – Pinsèg bein, ragass, guardà me!

                         Pensateci , ragazzi! Guardate me

LUIGI – Te, però,  Andreina, ‘t gh’è pr’l man tutt un àtar genar, s’m poss parmett.

                  Tu, però, Andreina, hai per le mani tutto un altro genere, se posso permettermi

IOLE –  Parchè te  sariss’t un bell genar? Vedrum…

  Tu saresti un “bel genere” ? Staremo a vedere

ANDREINA – E la mamma?  

IOLE -  Conteinta abotta l’era mia, ma stavolta l’ha dovì ceed. E me s’era tanta stuffa, che pr’andà fora d’in cà un po’ a la svelta, ho cattà so ‘l prim ‘c passàva.

             Non era molto contenta, ma stavolta ha ceduto. E poi io ero tanto stanca di stare qui, che per fare prima possibile, ho beccato il primo che passava

LUIGI – ‘T là do bein, me…(la stringe) 

                 Ti faccio ben vedere !

IOLE – Andum a ved ‘l ragass, so. 

              Andiamo a vedere il bambino

ANDREINA – Pian però, desdum’l mia…(escono Iole e Andreina).

                         Piano, non svegliamolo

SCENA VI

ALDO – (entra velocemente, circospetto) Luig,  bufera in vista!

LUIGI – Che roba?

ALDO – Luig, scultam bein. Fortoina c’m sum passà in d’l cortil csé ho podì seint…l’g vuriva propria mia adess!

               Luigi, ascolta. Per fortuna sono passato in cortile,e ho sentito che…..non ci voleva , proprio adesso poi.

LUIGI – G’hé quàlca creditor c’m serca? 

               Mi cerca qualche creditore?

ALDO – Sariss ‘l  minim. 

                Ma sarebbe niente

LUIGI – E allura c’l ma diga. 

               Dunque, mi spieghi

ALDO – Sculta bein, però prima voi savì se te ‘t gh’eintri propria gnint.

               Ascoltami, però prima voglio sapere che tu non c’entri per nulla

LUIGI – Par che roba? 

               Per cosa?

ALDO – L’ho mia ditt? 

               Non l’ho appena detto?

LUIGI – No. ‘L ma fà agità e so mia par che roba! 

                No. Mi agita e non so bene per cosa

                                                                                                                              

ALDO – ‘T gh’è ragion. Donca, sculta…

                 Hai ragione. Dunque, ascoltami

LUIGI – Ascult!

                Sono tutt’orecchi

ALDO – Appena fora d’in cà, du minud fà, gir l’angul pr’andà a l’ustaria intant che la Santina l’è andà in Cumoin,  e seint un vusameint in cà ‘d la Bruna, la nossa viseina, la mar ‘d la  Maria la lucca. Pass sutta la finestra par seint  che la Maria l’è …pina!

            

    Fuori di casa, due minuti fa, svoltavo l’angolo per andare in osteria, intanto che Santina è in Comune, e  sento delle strane urla in casa di Bruna,  la mamma di Maria  la Scema. Passo sotto al finestra e sento  che la Maria…è piena (incinta)

LUIGI – E allura?  

               Dunque?

ALDO – (scrutandolo) Summia sicur che te…voglio dire, che sei estraneo?

                                     Siamo certi che tu…voglio dire, che tu sei estraneo?

LUIGI -  Aldo, par piazer!  

               Aldo, che dice!

ALDO – Parché  la Bruna l’è propria convinta c’t sia stà te.

               Perché Bruna è convinta che il colpevole sei tu

LUIGI – Me?! 

                Io?

ALDO – Si. La vosàva cmé una matta , l’s fàva seint da tutt a posta, che le la sàva chi era il responsabile  e la voriva vegn chè…

               Si, tu. Urlava a più non posso, voleva far sentire tutti che lei conosceva il responsabile e voleva venire qui da noi!

LUIGI – Che?!

ALDO –  La t’arà vist rivà. 

                 Ti avrà visto arrivare

LUIGI – Ma vèda te!

                Ma guarda tu!!

ALDO -  Luigi, la faccenda l’è un po’ cumplicà: prim parché s’l la vegna a savì la Santina povar noi.

               Luigi, la faccenda è seria e complicata: se lo viene a sapere la Santina siamo fregati.

LUIGI – O no, po’!

ALDO – Second, parché t’hann vist tutt in s’la fera a dà da brass a la Maria.

               Secondo: ti hanno visto tutti alla fiera che tenevi a braccetto la Maria.

LUIGI – Par fà un dasped a la Iole… 

                Per fare un dispettino alla Iole

ALDO – Per tutti, però, la sira famosa tu eri l’accompagnatore ufficiale  della Maria: l’unich cuion, insumma!

               Però, per chi ti ha visto quella sera, tu eri l’accompagnatore ufficiale della Maria. Il coglione numero 1, insomma!

LUIGI – Ma Aldo…!

ALDO – Si, un bell cuion! 

               Si, caro Luigi, un bel coglionazzo

LUIGI – E adess cos fummia? 

               Cosa facciamo?

ALDO – Andum noi da la  Bruna prima ‘c la riva ché.

   Andiamo noi da  Bruna prima che venga lei

LUIGI – Gnan la Iole la g’ha da savì gnint. 

   Neanche Iole deve saperlo.

ALDO – E peinsa  che me ‘l so che bella gint la frequeinta la Maria in nascondòn, l’uomo vede e non fiata. Sperum bein…

              Pensa che io so che gente frequenta la Maria tutta di nascosto, l’uomo vede e tace. Speriamo bene

LUIGI – Aldo, me so mia in che manera ringraziàl.  

   Aldo, non so some ringraziarla

ALDO – Vèda, me ‘l so ‘c t’è un brav ragass e voi che la Iole la sia cunteinta.

                Io so che sei un bravo ragazzo e voglio che Iole stia bene

LUIGI – Andum allora. 

               Andiamo dunque

ALDO – Andum. 

                Andiamo

LUIGI – Da che pàrt  andum? 

               Da che parte ci incamminiamo?

ALDO – A sinistra.  Via (econo velocemente).

SCENA VII

Dalla direzione opposta, dopo pochi secondi, arriva Bruna.

BRUNA – Permesso? Permesso?! Guarda ‘c gh’è po’ ansoin. I’enn scappà tutt. Appena m’hann vist rivà i hann taià la corda sicur!

                  I g’hann pagura ‘d la Bruna, eh, parché me sum mia tant bionda, me sum Bruna ‘d num e ‘d fatt!   (si volge verso la porta esterna)  E te vé deintar, no!

                 Permesso? Permesso? Non c’è più nessuno. Sono scappati. Mi hanno visto arrivare e hanno fatto la fuga. Hanno paura di Bruna, perché io sono bruna e mica tanto bionda!!

                  E vieni dentro, no?

MARIA – (sulla porta) Mamma, g’ho pagùra.  

                                       Mamma, ho paura

BRUNA – Pagùra? (la tira dentro per un orecchio)  Quand a gh’era da fà la locca, però, ‘t gh’èv mia tanta pagùra! Signur tart’gnim! (platta).

                  Paura? (la tira dentro per un orecchio)  Quando facevi la stupida, però, non avevi paura! Signore, trattienimi! (platta).

                 

MARIA – Signur, tart’gnila! (è visibilmente incinta). 

                    Signore, trattienila!

BRUNA – Puttost, et sicura d’avil vist vegn ché?  Gh’è ansoin.

                   Piuttosto, sei sicura di averlo visto entrare qui? Non c’è anima viva

MARIA – Perbaccu, l’è vegn deintar con la Iole. 

      Come no, è entrato insieme alla Iole

BRUNA – Ah la Iole, l’arà nascundì le. Tutt a drè a la Iole, parché le l’è tanta bella, tanta furba. Allura, ‘t ta ricordat cos s’era ditt?

                  Tss, la Iole, l’avrà nascosto lei. Tutti cercano la Iole perché è tanto bella, tanto intelligente. Dunque, ricordi cosa avevamo detto?

MARIA – ‘T m’è fatt una confusion… 

                    Hai fatto una confusione!

BRUNA – (platta)

MARIA - Ahia!

BRUNA – Fa bell parché me ‘t   romp la testa. 

       Stai buona perché io ti rompo la testa

MARIA  ‘G calarà poc.  

                  Ci mancherà poco

BRUNA – Fein c’ t’è infurbì. 

                  Fino a che non sei diventata pià furba

MARIA – Seinta mamma, dato ‘c gh’è ansoin, gn’um un’àtra vota.

                  Mamma, senti, qui non c’è nessuno, torniamo un altro giorno

BRUNA – Che manera andum via! Furtoina ‘c gh’è to màr, se no…ma a chi tà smei par i’ess csé lucca!

                  Ma cosa dici! Per fortuna ci sono io, altrimenti…ma a chi assomigli tu per essere tanto stupida!

MARIA – Atar che lucca, sema diveitarò! Con tutt ‘l platt c’t mà dà.

                 Altro che stupida, cretina diventerò. Con tutte le botte in testa che mi dai.

BRUNA – Sta bein atteinta, parché custa l’è l’ùltma uccasion par sistemàt. (Dolce) Anca te ‘t gh’è diritt a la to pàrt, no, povra la mé tastona..

                  Stai ben attenta, questa è l’ultima occasione per sistemarti. (Dolce) anche tu hai diritto alla tua parte, no, povera la mia testolona

MARIA – L’m gnarà la testona.     

                 Mi verrà si  la testolona.

BRUNA – (platta) Sculta e tàz!  Allura, in dov ennia finì tutt? Ma me da ché ‘m mov mia. ‘M sed e spett. (si siede). Voi propria ved la fassia d’la siora Santina e ‘d so marì: “ mé fiola bisogna tegna’g la cuntabilità”…mmhhhh…(si commuove).

                  E me, c’ho seipar sugnà una fiola bèlla, granda, eleganta che tutt ‘s giran e i dizan “ Vèda che bèlla fiola! E che bèlla màr!”… Sum bein stà  dasfortunà! (piange)

                  (di colpo si asciuga le lacrime e riacquista il suo tono duro) Eccu chi curra a drè a la bèla Iola, dei seduttori!! E voglio il matrimonio riparatore.

                  (platta) Ascolta e taci! Allora, dove siete finiti? Ma io non mi muovo da qui, mi siedo e aspetto (si siede) Voglio proprio guardare in faccia la Santina e suo marito ...“Devo tenere una contabilità solo per mia figlia” mmmhh……

                  (si commuove)  E io, che ho tanto desiderato una figlia  bella, alta, elegante, che tutti si girano e dicono “Guarda che bella figliola” “ E che bella madre” …..Come sono stata sfortunata! (piange)

                  (di colpo si asciuga le lacrime e riacquista il suo tono duro) Ecco chi va dietro alla Iole, dei seduttori!!  E voglio il matrimonio riparatore

MARIA – Mamma, ma lu ‘l negarà sicurameint.

                  Mamma, negherà tutto, sicuramente

BRUNA – Scultam bein: t’è brutta e pazienza. T’è poca furba e feina a lé l’é mia gnan culpa tua…

                  Ascolta bene: sei brutta e pazienza. Poco furba e qui non ne hai colpa tu…

MARIA – S’t m’è fatt acsé! 

                  Se mi hai fatta così

BRUNA – Mia cunteinta, t’è disonurà la famiglia! 

      Non contenta, hai disonorato la famiglia

MARIA – Ma me ‘m sum tant divertì…!     

                  Ma io mi sono divertita tanto…!

BRUNA – Le la s’è divertì! (platta

                   Lei si è divertita! (platta)

  

MARIA – Ahia!

BRUNA – Non sul, con di mort ‘d fam. Custa l’è l’ultma pussibilità par  sistemèt apena apena bein, quindi fa ma digh me o ‘t mett in d’un conveint!

                  Non solo, è andata con dei  morti di fame. Ti offro l’ultima possibilità per sistemarti, quindi fai come ti dico o ti metto in un convento!

MARIA - …(sogghignando‘D frà?    

                                                  Di frati?

BRUNA – Me la mass! 

                   Io la ammazzo!

MARIA – (già in posizione per prendere la platta) Miracol, ho mia ciappà la platta.

                                                                                  Miracolo, non ho preso la sberla

BRUNA – (platta) T’è fatt bein a suggerim’l.  

                                 Hai fatto bene a ricordarmelo

MARIA – Ohi.

BRUNA – (battendo sul tavolo) Gnì fora parbaccu  o vegnia dadlà me?

                                                     Uscite , perbacco, o vengo io di là.

MARIA – Pian c’t m’insordiss! 

                  Piano, mi spacchi i timpani

SCENA VIII

IOLE – Ma chi gh’è? 

              Chi c’è?

ANDREINA – Tl’àva ditt ‘c gh’era quàlcadoin in cà.

             Lo dicevo che c’era qualcuno in casa

IOLE – Bruna, cos è success? Sta mia bein la Maria?

  Cosa succede , Bruna? Sta male la Maria?

BRUNA – La Maria la sta benissim, grassia. Sarà un àtar che starà mia bein da ché un po’.

                   Maria sta benissimo, grazie. Qualcun altro non starà un granché bene tra un po’

ANDREINA – (minacciosa) Cos s’inteindla?  

                                               Cosa intende dire?

MARIA – Mamma, ciappum so’!  

                  Mamma, ci menano.

ANDREINA - Allora? Pudum savì cos gh’è? Dunque?

             Possiamo sapere che sta succedendo?

BRUNA – Parbaccu, sum vegn apposta, però prima voi ca savì che me sum mia tanta bionda, sum Bruna ‘d nom e ‘d fatt!

                  Perbacco, son qui apposta, però voglio che sappiate che io non sono mica tanto bionda, sono Bruna di nome e di fatto!! (modo di dire tipico piacentino)

IOLE – Qullé ‘l sum. 

               Lo sappiamo

BRUNA – La Santina gh’ela mia ? 

                   Non c’è Santina?

IOLE – L’è in Cumoin  par me. 

               E’ in Comune per me

BRUNA – Donca è vera qull ch’i dizan. 

      Dunque, è vero quel che si dice in giro.

IOLE  - Si, m’ spuz.   

              Si, è vero, mi sposo

BRUNA  - E con chi, se sum mia indiscreta? 

      Con chi, se non sono indiscreta?

IOLE – Con Luigi, s’g dispiàz mia. 

  Con Luigi, se non le dispiace.

MARIA – Che bella nutizia, auguri!  

BRUNA – Fag anca i auguri (platta)!

       Falle anche gli auguri, scema !

MARIA – Ma ahia!!

BRUNA – E  Aldo?

ANDREINA – L’era ché adessa. 

                          Era qui poco fa.

BRUNA – (si guarda attorno) ‘G calla mia quàlcadoin ? 

                                                  Non manca qualcuno?

IOLE – Chi g’ariss da i’essag? 

 Chi ci dovrebbe essere ancora?

ANDREINA – Bruna, fumla curta: chi sercla? (acida)

             Bruna, facciamola breve: chi cerca?

MARIA – Tutta so màr, eh mamma?   

      E’ come sua madre, eh mamma?

BRUNA – Par forza, un pom na fà mia ‘d per,  ma con me i g’hann da fà poca raia, parcché me fagg scuppià  un scandul!

                  Certamente, un melo non fa pere. Ma con me non la passano liscia, perché io faccio scoppiare uno scandalo!

ANDREINA – Un scandul? Ma par che roba?!  

              Uno scandalo? Per quale motivo?

IOLE – Maria, capiss mia… 

              Maria, non capisco…

MARIA – Gnan me.. 

                  Neppure io...

SCENA IX

Arrivano di corsa Luigi e Aldo: sulla porta si bloccano ed ostentano sicurezza.

ALDO – (piano) L’è rivà prima le.  

                             E’ arrivata prima lei!

BRUNA – Oh finalmeint!  

                   Finalmente!

LUIGI – Spettàv’la me?  

               Aspettavate me?

IOLE – So mia, la fa di discors ca capiss mia. 

  Non so, fa dei discorsi strani

ANDREINA – L’è vegn in cà nossa a sbraià cmé una  matta.

                         E’ entrata in casa nostra e urlava come una pazza.

BRUNA –  Te ( a Andreina) ca t’è bèll che a post, stà indrè di pé e làssa fà a chi g’ha da postàss.

                    Tu (Ad Andreina) che sei già a posto, stai al tuo posto e lascia spazio a chi si deve ancora sistemare

ANDREINA – (piano a Iole) Et capì adessa,Iole? 

                                               Hai capito finalmente, Iole

IOLE – Verameint, no… (Luigi e Aldo si avvicinano per rassicurarle).  

              Veramente, no…

LUIGI – Maria, cmé vala? Ma cos et fatt a la pansa? Un indigestion?

               Come va, Maria? Cosa hai fatto alla pancia? Un’indigestione?

MARIA – Gh’è calà poc,  ho mangià un chilo ‘d pisarei, eh mamma?

                 Quasi, ho mangiato un chilo di “pisarei” (pasta tipica, dal nome un po’equivoco…)

ALDO – (Tra sé) O un pisarell d’un chilo!   

                             O un “pisarello” da un chilo (allusione erotica)

BRUNA – Te Luig, stàt bein?  

                   Tu Luigi,  stai bene?

LUIGI – Benone.

BRUNA – Anca noi starissma bein, s’g fiss mia stà un contrattempo...(indica la pancia di Maria)

                  Anche noi staremmo bene, se non ci fosse stato un contrattempo.

LUIGI – Ah, ma allura l’è mia stà un’indigestion. 

   Dunque, non è stata un’indigestione

BRUNA – Te invece, ho sentì c’t ta mett a post. 

       In quanto a te, sento che ti stai sistemando

LUIGI – Si, ‘g sum.   

                Si, ci siamo proprio

BRUNA – Ma che bràv ragass, t’è propria un artista! 

Che bravo ragazzo, sei proprio un artista!

LUIGI – Modestameint…  

                Modestamente

IOLE – (preoccupata) Luig…

BRUNA – Ehh  l’è comuda, l’è propria comuda divartiss bein bein e poi chi si è visto si è visto.

                  Certo che è proprio comodo divertirsi ben bene e poi chi si è visto si è visto

ALDO – (ironico) Giusto, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.

BRUNA – Chi ha avuto avuto un bel cor’n!   

       Chi ha avuto avuto un bel corno!

ANDREINA – I om  i’enn tutt cumpagn, chèra la me siora.

                         Gli uomini son tutti uguali, cara la mia signora, non lo sa?

BRUNA – E no, la me bèla Andreina! Ogni doin ‘l pol fà qull c’l vol, però dopa bisogna c’l sa ciappa ‘l so respunsabilità.

                  E no, cara la mia Andreina! Ognuno può fare ciò che più gli pare e piace, però, dopo, deve prendersi le proprie responsabilità.

LUIGI – Giustissimo.

ALDO – Verissimo.

BRUNA – E me  voi  che chi ha fatto il danno ‘l gà metta una pessa!

                  E io  chiedo che chi ha fatto il danno ci metta una toppa

LUIGI – La pessa  ‘d solit l’s metta in s’l bùz,  o no? 

    La toppa si mette sul buco, di solito, no?

ALDO – E l’era mei mett’gla prima.

    Era meglio mettercela prima, la toppa!!

BRUNA – Per cui caro il mio trombettista, prima di chiunque altro, tucca a cla povra ragazza ché. T’et divertì? Adessa affronta ‘l conseguenzi, am summia spiegà?

                  Per cui, caro il mio trombettista, prima di chiunque altra, tocca a questa povera ragazza. Ti sei divertito? Ora affronta le conseguenze, mi sono spiegata?

IOLE – Chèr ‘l mé Signor…  

               Santo Cielo…

ANDREINA – E no, chèra la mé Bruna, le la g’ha mia da …

                          E no, cara Bruna, lei non deve..

Bruna, Andreina e gli altri parlano tutti insieme per qualche secondo, poi

BRUNA – (coprendo le altre voci) Qui c’è il frutto della colpa, c’è il colpevole e me voi giustisia!

ANDREINA – E chi diz che ‘l Luig…? 

                          Chi dice che è stato Luigi?

BRUNA – La ragazza ‘l là diiz. Maria, dì: Luigi.

       La ragazza lo dice. Maria, dì : Luigi

MARIA – Luigi.

BRUNA – Iv sentì? Me fagg succed un scandul, me ‘v tiir in tribunàl, parché me..

                  Sentito? Io faccio scoppiare uno scandalo, vi porto in tribunale, perché io…

ALDO/LUIGI  -…sum mia tanta bionda, um capì!  

                              Non sono bionda, lo sappiamo!

Confusione generale, Iole tira in disparte Luigi.

IOLE – Che storia  ela  custa? 

              Che storia è mai questa?

LUIGI – I m’hann tirà una gabula. Sercum da saltànna fora.

               Mi hanno incastrato, cerchiamo di uscirne in qualche modo

ALDO – (cerca di farsi sentire nella confusione) Un momento, un momento per favore, un attimo di silenzio par piazer.

BRUNA – E  lu cos gh’eintr’l ? 

                   Lei cosa c’entra?

ALDO – Io c’entro eccome, cara signora.  parché me g’ho du occin che, grassia al ciel, ig vedan ancura bein, specie quand a gh’è un po’ scur, magari in dl’umbrìa, in d’un cantòn, dré una maccia. Voin ‘l passa par chès e g’ha scappa da ved dill roob.

                  Bruna, t’l  sè bein m’s fa, no?

                  Io c’entro eccome, cara signora, perché io ho due occhietti che, grazie al Cielo, ci vedono ancora molto bene, specialmente quando fa buio, o all’ombra, o in un angolo, o dietro un cespuglio. Uno passa e vede. Bruna, sai come si fa, no?

BRUNA – ‘N gh’è dubbi.  

                   Certo che no.

ALDO  - Csè capita da ved la Maria c’la va pr’l stradell e appena dopa, a drè, arriva ‘l Berto, qull ‘c tartàia, veh, ‘l Bertinu. E guarda chès i s’infilan in qull canton là in fonda.

                  Così, capita di vedere la Maria che va per lo stradello e appena dopo arriva Berto, il tartaglione, guarda un po’, il Bertino. E,per caso, si infilano in quell’angolino in fondo..

BRUNA – Ma cos dizal? 

                   Ma cosa le salta in mente

ALDO – O magari, intant c’s va par fonz, ‘t ved passà ‘l Ricu in bicicletta, ma mia da par lu…’T ta ricordat Maria qull dé ca sì andà par muron, te e il Rico, lù in s’la sella e te in s’la canna?

                  O magari, mentre si va per funghi, vedo passare l’Enrico in bicicletta, ma non da solo…

                  Ricordi Maria, quel giorno che andavate per more, tu e l’Enrico, lui in sella e tu sulla canna?

MARIA – Si si…’m ricord,  la bicicletta e anca la canna.

      Si, si, Ricordo, la bicicletta  e anche la canna!

BRUNA – Ma lassum perd la canna!   

       Ma lasciamo stare la canna!!

LUIGI  – Povrein però, ‘l Ricu. L’è disoccupà, ‘l g’ha bein da fà passà  ‘l teimp.

               Povero Enrico, è disoccupato e non sa come passare il tempo

ALDO  – O ancura, magàri sott sira, intant c’la porta fora ‘l rud, seipar la Maria, la s’imbatta, guàrda chès, in d’l Fausto, qull c’l ciaman “cattasotutt”.

               Ancora: magari sotto sera, porto fuori la spazzatura,  e vedo sempre la Maria che si imbatte , che caso, nel Fausto, quello che chiamano “van bene tutte belle e brutte”

LUIGI – S'ela  mài dmandà, Bruna, cmé mài la Maria l’g metta csè tant a vudà la rudarola?

               Non si è  mai chiesta, Bruna, come mai la Maria ci mette tanto a vuotare la pattumiera?

BRUNA – O basta! Me voi mia seint parlà ‘d le lur. Il colpevole è tra di noi.

                   Basta! Non voglio sentir parlare di quella gente. Il colpevole è tra di noi

ALDO – Me cred che , par ess sicur, bisognariss spettà almenu la nasita e sercà una sumiglianza.

           Credo che, per essere sicuri, bisognerebbe aspettare almeno il parto e vedere la somiglianza

BRUNA – (furibonda) Insomma, Maria, dì qualcosa te, no!?   

        Insomma, Maria, dì qualcosa tu!

MARIA – So mia, tra tanta gint…!    

      Mah,  non saprei….tra tanta gente…!

BRUNA – Che roba?!?  

                   Cosa????

SCENA X

RAGIONIERE – Disturbo?

IOLE – Talché ancura.  

               Rieccolo

LUIGI – (fa segno ad Aldo)  Oh ragioniere, proprio lei.

ALDO – Ma si, l’ha fatt bein a vegn. 

   Ma si, ha fatto proprio bene a venire

RAGIONIERE – Si? …(speranzoso) Iole ha forse cambiato idea?

LUIGI – No, ma noi abbiamo fatto ben altro per lei.

RAGIONIERE – Per me?

ALDO – Par salvàg la reputazion.  

                Per salvare la sua reputazione

BRUNA – Comunque me a vag mia via seinza che…

       Io comunque non mi muovo di qui fino a che..

ANDREINA – Cla fagga pur: la ‘g’ha appena da ser’n. 

              Come vuole, deve solo fare una scelta

BRUNA – Ho belle che sernì, me voi ‘l sonador,  mia di disgrazià seinza arte né parte.

                  Io ho già deciso, io voglio il suonatore e non un disgraziato senza arte né parte.

LUIGI – E ‘l Ragioner? Second me …  

    Ma…il ragioniere? Secondo me il ragioniere..

BRUNA – (lo guarda) Par carità, con cla fassia lè!   

       Per favore, con quella faccia!

ALDO – Ha sentito?

RAGIONIERE – Cosa?

LUIGI – Qualcuno (indica Bruna e Maria)  dice che lei…(fa un gesto inequivocabile che vuol dire che non “opera” in un certo campo)

BRUNA – Qull titolla lé? Ma par piazer.   

        Quel mollaccione? Per favore!

RAGIONIERE – (punto nel vivo) Come si permette di pensare una cosa del genere?

ALDO – Noi la stavamo difendendo. Il ragioniere non opera perché è malato, vero?

RAGIONIERE –  (offeso) Io sto benissimo, grazie. E  anzi, ho dato prova di notevole vigore, cari miei, senza darmi troppa pubblicità.

ALDO – L’adziva me.  

               Lo dicevo io

RAGIONIERE – Sono un uomo in tutto e per tutto, oh!!

 

ALDO – Diciamolo: dove passa lascia il segno.

RAGIONIERE – (preso dall’enfasi)  Può ben dirlo, ah!

LUIGI – Anche lei insomma è stato capace di..

RAGOONIERE – Capacissimo!

ALDO – (A  Bruna) Ecco il suo uomo.

BRUNA – Anche lei, con giacca e cravatta?

RAGIONIERE – Quando occorre la tolgo la giacca che mi impedisce ( e sogghigna ridicolmente)

MARIA – Me ‘l ma dispiàz mia.  

      A me non dispiace l’uomo

BRUNA – Mi meraviglio di lei. Dove lavora scusi?

RAGIONIERE – Alla Banca Popolare, ma che c’entra?

BRUNA – Oh molto bene. Allora visto che così spontaneamente ha ammesso il  fatto…

RAGIONIERE – (ripresosi) Che fatto?

ALDO –Siamo tutti testimoni.

BRUNA – Andum a sciarì ‘l rob.  

      Andiamo a chiarirci.

RAGIONIERE – Dove andiamo?!

BRUNA – A fare la prova del nove, ragioniere.

RAGIONIERE – Non do certo dimostrazioni pubbliche. E poi ero venuto da Iole per dirle…

BRUNA – L’è propria un incuntentabil, ‘l va a sigà anca chi g’ha da spusàs.

                  E’ proprio un’incontentabile, provoca anche chi si deve sposare

LUIGI/ALDO – Ah, mandrillo!

(vociferando, Bruna e Maria trascinano fuori  il Ragioniere)

SCENA XI

LUIGI – Ragass, l’è andà bein pr’un fil. 

   Signori, è andata per il rotto della cuffia

ANDREINA – Et capì la  Bruna?  lià studia ‘d nott. 

              Capito la Bruna? Le studia di notte.

IOLE – Puttost, summia sicur che.. 

  Siamo comunque sicuri che…

LUIGI -  Guàrda chèra ‘c g’ho ancura un po’ ‘d bon gust.

                Cara, ho ancora un po’ di buon gusto.

SANTINA – (entrando) Oh quanta gint.  Ma la Bruna e tutt i àtar i gnivan fora da chè?

                                       Quanta gente. Ma la Bruna e gli altri uscivano da qui?

ANDREINA – No, macchè. 

                          No no

SANTINA – Eppur ‘m pariva… 

                      Mi pareva

ANDREINA – Mamma chèra, vé dadlà c’t fagg ved ‘l ragass. (strizza l’occhio a Aldo e Luigi)

                          Cara mammina, vai a vedere di là il bambino

SANTINA – E te cos fàt chemò?  Cos succeda incò?

          Cosa ci fai qui? Che sta succedendo?

ANDREINA – Adess t’l spiegh, vé con me. (la sospinge in camera)

                          Ora ti spiego, vieni con me

SANTINA – Ma che fressa a gh’è? (esce borbottando)  

                      Che fretta!

ALDO – Adess i’enn tutt a post.   

               Si sono sistemati tutti!!

LUIGI –I s’enn postà tutt, ma chi è ‘c s’è postà mei? (abbraccia Iole)

              Si, siamo tutti a posto, ma chi si è sistemato meglio?

Aldo, Luigi e Iole ridono di gusto sulle note di un bel valzer su cui Iole e Luigi ballano..

S I P A R I O

E P I L O G O  (facoltativo)

Si riapre il sipario quanto basta per illuminare la stessa figura del prologo nella

medesima posizione.

Il capo è reclinato, la mano con lo specchio abbandonata di lato.

La stessa voce dell’inizio:

SANTINA – Anca incò s’è vist ansoin…

                                      Anche oggi non si visto nessuno...

Silenzio.

In sottofondo parte una musica dolcissima e commovente che accompagna la scena

per qualche secondo, il tempo necessario per aprire del tutto il sipario e trovare tutti 

i personaggi della commedia, meno Santina, disposti a semicerchio, nella semioscu-

rità, con il capo chino in segno di omaggio alla protagonista che è spirata.

Volume sempre più alto della musica.

Chiusura definitiva del sipario.

 

fine della commedia

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