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Adiéu!

(AMLETO 2000)

15 minuti per tre personaggi.
di

Patrizio Cigliano


SCENA UNICA

Ad un tavolino di un bar. Lei è seduta ed aspetta impazientemente. Spesso guarda l’orologio. Arriva trafelato lui. Sono tutti e due adulti: lui è sui 55 anni, lei sui 40. Lei è vestita in maniera molto curata, con un bel trucco in viso che ne esalta gli intensi lineamenti di donna. Lui è l’opposto: vestito trascurato, capelli spettinati, scarpe slacciate, il panciotto - giustacuore - è slacciato. Lui ha una vecchia 24’ore da cui spuntano molti fogli. Le parole o le frasi sottolineate sono direttamente estratte dall’Amleto o, per chi ne avesse bisogno, sono dei riferimenti celati. 
Da una radio sentiamo in un sottofondo di musichetta da soap opera la voce impostata di uno speaker che ci aggiorna sul riassunto del radio-dramma “Amleto”. Il testo dello speaker potrà essere anche frammentato ed inserito nei punti in cui il dialogo “evoca” Shakespeare. L’espediente radiofonico potrà essere efficacemente sostituito dalla televisione, in questo caso sarà divertente “girare” una mini-soap simil-shakespeariana in cui affioreranno le battute direttamente estrapolate dall’Amleto.

SPEAKER Nelle 176 puntate precedenti abbiamo visto il principe Amleto Junior dibattersi tra mille indecisioni, iniziare e interrompere bruscamente la sua love-story con la bella Ofelia che non accetta il torto subito. Amleto Junior è ormai certo che la prematura morte di suo padre Amleto Senior, sia stata causata da un micidiale veleno che Claudio, fratello del reggente Amleto Senior e quindi zio di Amleto Junior, ha inoculato nell’orecchio del re durante una siesta pomeridiana. Dopo la morte di Amleto Senior, Claudio riesce a sedurre e sposare la regina, madre di Amleto Junior ed ora ex moglie di Amleto Senior. Per errore il principe, credendo di uccidere un topo dietro un arazzo, trafigge a morte il padre di Ofelia, Polonio, causando la follia di Ofelia che, arrampicandosi su un salice, finisce per cadere in un torrente e muore annegata. Claudio, secondo marito di Gertrude, e quindi patrigno di Amleto Junior nonché ex fratello di Re Amleto Senior, convoca a palazzo Rosencranz e Guildestern, per scortare a Londra il figliastro e per condurlo a morte per decapitazione come traditore della corona danese. 

LUI Scusami, Federica, con te faccio sempre tardi!
LEI Spero che tu abbia una ragione più che valida! Sono secoli che ti aspetto!
LUI Lo so, lo so, perdonami, ma dovevo occuparmi di questa lettera!
LEI Non fai altro che scrivere lettere!
LUI Sei nervosa?
LEI Tu che dici? Non ci vediamo mai! A me non va più di continuare in questa maniera!
LUI Senti, devo parlarti proprio di questo, ma prima, ti prego, aiutami con questa lettera.
LEI Tu che chiedi aiuto a me! Il mondo è fuori di sesto!
LUI Eh?
LEI C’è del marcio, di che si tratta?
LUI Devo dare una risposta al Royal Court di Londra, e il mio inglese, lo sai, è arrugginito.
LEI Il Royal Court? Perché?
LUI Senti, ne parliamo bene dopo. Allora guarda: questo è il testo in italiano e questa è la mia traduzione. Come vedi mi sono bloccato alla prima riga.
LEI Cioè?
LUI Ecco: I am “lieto”, ...I’m lieto, Amlieto, ...Dio, come si dice lieto?
LEI Happy, glad, pleasured... dipende da che devi dire... (legge la lettera)
LUI Happy, happy va benissimo! (scrive)
LEI (leggendo) ...Ma ...è vera questa lettera?
LUI Eh?
LEI (sorride nervosamente) ...Ti trasferisci a Londra?
LUI Aspetta, non leggere il resto, voglio parlartene a voce!
LEI Te ne vai a Londra?
LUI Ok, alla traduzione pensiamo poi! Ti devo parlare!
LEI Direi!
LUI Allora, comincio. Sei pronta?
LEI Sì.
LUI Bene, essere pronti è tutto!
LEI Cos’è, un verso della tua ultima poesia?
LUI Io scrivo solo sonetti, lo sai! 
LEI Mi prendi in giro? Che stai dicendo?
LUI Eh? ...No, niente: parole!
LEI (alza le spalle come per dire “allora?”)
LUI Parole, parole!
LEI Senti, non essere misterioso come al solito: parla!
LUI Ho partecipato ad un concorso di poesie del Royal Court.
LEI Alla tua età, ancora fai concorsi. Non ti sembra un po’ tardi?
LUI Ti prego, non fare sarcasmo! Sai benissimo quali sono i problemi della poesia, in questo paese.
LEI Io so benissimo quali sono i tuoi, di problemi!
LUI No, ti prego, non cominciare con la solita storia di mio padre!
LEI Hai improvvisamente risolto il problema della sua morte? E hai finalmente digerito il secondo matrimonio di tua madre?
LUI Fede, ti prego, non rendermi tutto più difficile!
LEI “Tutto” cosa? Sbaglio o dovremmo sposarci in primavera?
LUI Senti, per la primavera forse sarò tornato!
LEI Forse?
LUI Sto cercando di capire, di capire davvero!
LEI Ancora? Allora l’alba è lontana?
LUI Ho dei dubbi!
LEI Tu e i tuoi dubbi! Dovrebbero scriverci un trattato, sui tuoi dubbi!
LUI Fammi spiegare!
LEI Sarebbe ora.
LUI Insomma, ho vinto una borsa di studio di Londra e...
LEI Una borsa di studio? A 60 anni?
LUI Beh, l’ho vinta e devo dare una risposta immediata al signor Franz.
LEI Franz?
LUI Franz Rosen. Non è che mi fidi molto di lui e del suo socio, ma la cosa sembra organizzata molto bene! Stanno facendo di tutto per convincermi.
LEI Perché? A te non va?
LUI Ho paura! Non conosco bene la lingua! ...Non lo so!
LEI Allora dì di no.
LUI Non lo so!
LEI Già: i tuoi dubbi! Vuoi morire, nell’attesa di risolverli?
LUI Mi ha fatto parlare anche con il curatore del progetto, un pezzo grosso! Il signor De Stèrn. E’ famoso!
LEI Gill, De Stèrn? Il Premio Nobel?
LUI Sì! La cosa nasce con il suo appoggio! Ci tengono ad avermi lì! Vogliono tagliare corto: io, è più di due mesi - anzi non da tanto, non due - che sono indeciso sul da farsi! Partire, non partire...
LEI ...E’ sempre stato questo, il tuo problema: l’indecisione! ...Ma ...hai pensato a noi?
LUI (spazientito) Oh - Fe’ - lì - a me conviene di andarci! Per il mio futuro!
LEI E il nostro, di futuro?
LUI Non lo so!
LEI No. Stavolta non accetto i dubbi! (comincia a scaldarsi)
LUI Ascolta!
LEI Io lo sapevo che finiva così!
LUI Ti prego, non inalberarti! Lo sai che ti fa male!
LEI Non inalberarti? Tu mi stai lasciando!
LUI Non lo so!
LEI Senti, per favore! (chiama) Cameriere? (arriva) Mi porti dell’acqua! Tanta!
LUI Oddio, ci risiamo! (al cameriere) No, ne basta un bicchiere!
LEI Tanta ho detto! (al cameriere) Come ti chiami?
CAMER. Claudio.
LEI Bene, Claudio, portami una grossa caraffona d’acqua! (Claudio va) 
LUI Ma per fare che? Non fare sciocchezze!
LEI Secondo te mi voglio affogare in una caraffa d’acqua? ...Devo prendermi il calmante! (estrae dalla borsa una boccetta)
LUI Ancora prendi il valium? Senti, controllati, non c’è bisogno di fare pazzie ...Quante gocce vuoi prendere?
LEI Non essere falsamente premuroso! E poi sono passata all’omeopatia! Contento? 
LUI Lo vedi? Ti sei agitata!
LEI Cosa pretendevi? ...Lo sapevo che finiva così! Era scritto! (arriva il cameriere) . Grazie. (prende la boccetta e versa le gocce nel bicchiere)
LUI Cos’è?
LEI Che ti frega?
LUI Dai! Cosa è? Valeriana?
LEI Estratto di salice!
LUI Salice?
LEI Sì! E’ l’ultimo ritrovato contro lo stress. 
LUI Non ne abusare! 
LEI (dopo aver bevuto) Lo sapevo! Dovevo dare retta al mio povero fratello, buon’anima!
LUI Ma che c’entra? Tuo fratello non si è mai fidato di me! Era una questione di principio, la sua!
LEI Qui l’unico argomento Principe, è che tu mi molli!
LUI ...Ti prometto che tornerò!
LEI Le tue promesse sono lacci per le allodole, bello mio! Non ci casco più! (sull’orlo del pianto) Io ti ho dato tutta me stessa! Sempre!! E questo è il solito finale: tu te ne freghi e mi molli!
LUI Dai, stavolta non ti mollo: mi trasferisco per un po’! Vedrai che torno, vogliono solo i miei sonetti, a Londra, mica la mia testa! E poi anch’io credo di esserti stato sempre vicino!
LEI Ma stai zitto! Ah certo: regali, poesie, libri, fugaci amplessi... e poi? Il resto?
LUI (tace)
LEI Silenzio! Vedi? (seriamente) E la promessa di matrimonio?
LUI Non lo so...
LEI Non lo sai?
LUI Dai, alla nostra età, il matrimonio è pure un po’ ridicolo!
LEI Non per me! Dovevo immaginarlo! Sono secoli che continui a rimandare! Avevamo dei progetti, mi pare?
LUI (in difficoltà) ...Sì, l’agriturismo. Ma vedrai che al mio ritorno...
LEI Lo sai benissimo che la ristrutturazione del convento è già iniziata! Il mese prossimo dovevamo trasferirci per seguire meglio i lavori, no? E ora?
LUI Ascolta: quella è e resta una ottima idea! Ma per un po’, puoi occupartene anche da sola!
LEI Da sola? Vuoi che mi rinchiudano in manicomio?
LUI No! Vai in convento! Ormai manca poco! Sarà un agriturismo eccezionale! Io ho bisogno di studiare, ancora!
LEI Ancora? Hai 60 anni! Pensa a qualcosa di più personale! ...Pensa a me! Hai idea delle rinunce che ho fatto io per te? Solo perché tu avessi qualcuno che ti accudisse, al posto dei tuoi genitori?
LUI Ti prego, lascia stare i miei!
LEI Lo vedi? Sta tutto lì il problema! Tu vuoi qualcuno che ti accudisca, ma credimi, non saranno certo questi signori Franz Rosen e tanto meno Gill De Stèrn! Ora, secondo te, un Premio Nobel per la poesia si mette a coccolare un vecchio orfano di 60 anni? Non ti fidare di chi non ti conosce e ti adula! Io, io ho fatto per te il massimo! Io ti amo! Che devo fare per fartelo capire, mi devo ammazzare? (una pausa. Lei piange. Lui riordina le idee)
LUI Tu ... tu sei cambiata! Sei diventata appariscente! E io, lo sai, sono una persona semplice! 
LEI Appariscente? Che stai dicendo? Non mi tirare fuori il “mito del buon selvaggio”, ora!
LUI A me piacevi al naturale ora ti vesti tutta ricercata, ti trucchi!
LEI Che c’è di strano?
LUI Non mi piace! Dio ti ha dato una faccia e tu te ne fai un’altra!
LEI Tu sei matto! Stiamo litigando, la tua poesia lasciala da parte! 
LUI Sono sonetti.
LEI (ignorandolo) ...Mi trucco perché non sono più la ragazzina che hai conosciuto! Ho un’età e voglio piacerti nonostante gli anni che passano!
LUI A me piacevi prima!
LEI Bastava dirlo, no? (si strucca con un fazzoletto che immerge nella caraffa) Ecco. Sono al naturale! Ci voleva tanto?
LUI Non è solo questo! Io ho bisogno di qualcuno che si dedichi a me, ho bisogno...
LEI Di una mamma? E’ morta! Se non te lo ricordi si è disgraziatamente avvelenata con un barattolo di peperoni sott’olio! E’ morta di botulismo ormai da 30 anni! E tu non sei più un adolescente! Sono stufa dei tuoi fantasmi!! Io l’ho sempre detto che il tuo “Edipo” era preoccupante! D’altronde te ne sarai accorto anche tu!
LUI Di che?
LEI Hai mai riletto con un filo di distacco le tue poesie?
LUI Sono sonetti.
LEI Quello che sono sono! 
LUI ...Beh? Cos’ hanno di strano?
LEI Ma, dico, davvero non te ne rendi conto?
LUI Di che?
LEI (carezzandolo) Amore, tu, ora più che mai, non hai bisogno di andare a Londra, hai bisogno di un analista! E pure bravo!!
LUI Ma perchè? Io sto benissimo!
LEI I temi.
LUI Eh?
LEI I temi delle tue poesie!
LUI Sonetti.
LEI Non fare il pignlo!
LUI Ma scusa, se sono sonetti?
LEI I temi!! Ti sei reso conto che parli solo di mamma, papà, veleno, morte, incesto, fantasmi, dubbi ancestrali...
LUI Si dice amletici!
LEI Smetti di correggermi!! Tu non hai risolto troppe cose! Hai lasciato che la tua vita scorresse, nell’attesa di fare qualcsa che non hai mai avuto il coraggio di fare, e sai cosè?
LUI (serio) Uccidere - metaforicamente - il secondo marito di mia madre?
LEI No. Andare dallo psicologo!
LUI Tu non mi hai mai appoggiato!
LEI Ma se pur di starti vicino ho fatto la pazza! Ti sei scordato che ho lasciato che mio padre partisse per la Polonia da solo?
LUI Che c’entra? Tuo padre era uno scienziato, andava a lavorare lì, c’era un motivo perché lui ci andasse! Tu che c’entravi?
LEI Era mio padre! E io l’ho abbandonato! Non ero con lui quando è morto!
LUI Non farti prendere dai sensi di colpa! Tuo padre è morto perché era uno svampito, come tutti i cervelloni! E comunque non approvava la nostra storia!
LEI Mio padre aveva paura di te!
LUI Sarebbe stato più utile che avesse avuto paura delle sue cavie, dei suoi topi! Non delle persone.
LEI Non diventare sgradevole, per favore! Papà ci lavorava coi topi! Può capitare che ti mordano! Papà ha solo sottovalutato la cosa!
LUI Era lui lo scienziato! Doveva pur sapere che quel topo era sotto cianuro!
LEI Senti, lasciamo stare mio padre, per favore! Mi sento male! Allora, che hai deciso?
LUI Di che?
LEI Ma sei scemo? Ma cos’hai nel teschio? Stiamo parlando del colore della carta da parati o di una tua improvvisa e indeterminata partenza?
LUI Ah... Non lo so!
LEI Magnifico! Facciamo progressi!
LUI Io credo che dovrei andare a Londra!
LEI Sei sicuro?
LUI Ovviamente no.
LEI Ovviamente.
LUI Ma credo che dovrei provare a cambiare aria!
LEI (dopo una pausa) Stai attento! Se cambi di nuovo idea, non mi trovi più!
LUI Lo so.
LEI ...Vuoi che ti aiuti per la traduzione?
LUI Non mi sembra il caso.
LEI (dopo un difficile sospiro) Lieto. “I’m lieto” è “I’m happy”! 
LUI Sì, l’ho già scritto sul mio taccuino.
LEI Allora vattene.
Con difficoltà Lui prende tutte le sue cose e si avvia all’uscita. Si volta e ci ripensa, fa due passi verso di lei poi si ferma di nuovo.
LUI Adiéu!
LEI Sei patetico! (lui si gira e si avvia) ...Ricordati di me! 
Lui si ferma senza voltarsi, sospira ed esce di scena. 
Lei resta sola. E’ molto tesa. Prende dalla borsa il necessaire e estrae uno specchietto. Si guarda con grande intensità, rassegnazione. Poi prende il flacone di salice e lo versa tutto nella bicchiere. Poi prende anche il Valium e svuota il flacone nel bicchiere. Ci versa l’acqua. Avvicina il bicchiere alla bocca ma si ferma.
LEI (alzandosi, posando il bicchiere senza bere) ...Ma vaffanculo! (esce)
Il cameriere - Claudio - si avvicina al tavolo, sparecchia, poi prende il bicchiere, lo gira dalla parte dove non c’è il segno del rossetto e, bevendo, esce di scena.

SIPARIO
Tutti i diritti riservati.
10 dicembre 1998 – 5 marzo 2004

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