Affittasi : posti letto esauriti

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A: Intanto vorrei sapere che cosa sta facendo in bagno da due ore

Affittasi: posti letto esauriti

libero adattamento da

“Coabitazione” di Luciana Luppiitaazioneuppi

Personaggi:

Amelia

Zaira

Greta

Dorotea

Dante

Atto primo

Zaira:

Ti sei fatta male?

Amelia:

È stato piacevolissimo!

Zaira: Come mai la porta non si apriva?

Amelia: E perché dovrei saperlo io?

Zaira: Pensavo che ormai te ne intendessi, sono mesi che giri per case!

Amelia: Ma non in veste di fabbro!

Z: Tutto sommato non è male che la porta s’apra con difficoltà, sarà difficoltoso anche per i ladri! vediamo un po’… qui c’è la cucina… qui c’è il bagno…

A: E’ inutile che tieni in sospeso, non c’è più niente!

Z: Comunque c’è tutto il necessario!un po’ piccola, se vogliamo, ma in due ci si può stare; per la verità, anche un po’ squallidina , ma possiamo accontentarci.

A: Dobbiamo accontentarci! È l’unica che abbiamo trovato in una anno di ricerche, o meglio che ho trovato io, perché tu non hai mosso un piede e se avessi aspettato te, sarei invecchiata in casa dello zio Torquato, sempre che non fossi finita in galera per averlo fatto fuori, colta da raptus!

Z:cosa dicevi dello zio Torquato?

A: se c’è una cosa che non sopporto è parlare per un’ora ed essere ascoltata solo gl’ultimi cinque minuti!

Z:  sono un po’ distratta, dovrai abituarti.

A: c’è solo un armadio, purtroppo. Dobbiamo decidere chi prende la parte destra e chi la sinistra. mi hai sentita?

Z: no… dicevi?

A: sei sicura di essere solo distratta?

Z: cosa sospetti che sia sorda?!

A: peggio! Rincitrullita dagli studi, come il mio povero nonno Alfio, pace all’ anima sua!

Z: bhe! Il tuo povero nonno Alfio sarà stato rincitrullito anche dall’età, immagino!

A: insomma, che parte vuoi dell’armadio, la destra o la sinistra?

Z: per me è uguale fai un po’ tu.

A: allora prendo la destra… sai com’è! E per il letto? Ti avverto che soffro di claustrofobia e se dormo sotto posso avere strane reazioni.

Z: mi pare che abbia poco da scegliere!

A: tu hai problemi?

Z: io no!

A: allora mi sistemo sopra. Per prima cosa conviene spogliarsi e mettersi in libertà! Già, ma adesso dove sarà la mia vestaglia?!.. allora, per prima cosa conviene aprire le valigie: una si è già aperta da sola, al diavolo, apriamo anche l’altra, così non ci pensiamo più!  ecco fatto! Dunque questo è l’abito da sera… questo è quello da aperitivo… questa è la cappa per le serate di follia… l’astrakan della povera zia bice… le mutandine rosse porta fortuna, la parure antierotismo per i rompi scatole … oh, ecco qua la vestaglia! dunque: a sinistra della mia parte destra, appendo i vestiti estivi e a destra della mia parte destra quelli invernali… no, meglio il contrario; cominciamo con vestito nero di crèpe de chine… e il renard dov’è?! Oh Dio, non trovo il renard… non dirmi che l’ho lasciato dallo zio Torquato, non dirmelo, per carità!...

Z: Guarda che io non ti sto dicendo proprio niente, se tu che stai parlando da mezz’ora!

A: Si, ma non con te, non è necessario che tu mi risponda.

Z: E che né so io siamo in due! A meno che tu non abbia la prerogativa di parlare con lo spirito dei defunti!

A: Stavo parlando da sola, tutto qui.

Z: Ho capito, ma, a titolo informativo, tu descrivi descrivi sempre ad alta voce ogni cosa che fai?

A: Quasi sempre: riduce la noia del quotidiano.

Z: Ridurrà la tua ma, aumenta la mia.

A: Io, d’altronde, ho le mie abitudini.

Z: E io, le mie; come la mettiamo?

A: E quali sarebbero?

Z: Leggere, per esempio.

A: AH già che sei un’intellettuale! Comunque, io non te lo impedisco.

Z: Ma la tua logorrea si, però!

A: Usa i tappi!

Z: Sarà il caso! E dove li trovo, adesso?!... Quando cerchi una cosa trovi tutto tranne quella!

A: Il giornale sul letto, no, per carità!

Z: Cos’è porta male?

A: A me si, nel senso che mi fa sentire a disagio.

Z: A disagio?!... il giornale sul letto?!

A: si, si, non lo sopporto, m’infastidisce: solo il quotidiano, però, il settimanale può starci senza problemi.

Z: bhe… questa è bella, questa non l’avevo mai sentita!

A: che disordine! perché non riponi tutte le tue cose nell’armadio, invece di buttare tutto all’aria?

Z: Ma non vedi che sto cercando i tappi, accidenti a te!

A: Metti tutto in ordine e vedrai che i tappi salteranno fuori.

Z: perché non lo fai tu, che mi sembri particolarmente incline?!... Ah, eccoli! Sappi che da questo momento non ti ascolto più!

A: Già, perché prima mi ascoltavi... si, quando parlavo da sola e avresti potuto farne a meno!

Z: Senti, io collaudo il letto e tu ti occupi dell’ordine, d’accordo?!

A: cominciamo bene, lei a letto e io che sgobbo! Ma se crede di mettermi sotto, ha capito proprio male! E questo cosa fa? E’ rimasto fuori, ma noi lo appendiamo subito qui… Eh no, vicino a quello nero fa troppo annuncio funebre… lo metterò vicino a quello rosso, voilà! Oh ecco il renard, per fortuna! Bella bestiolina mia!

Z: La mia roba buttala dentro in qualche modo, io non sono maniaca dell’ordine!

A: Nemmeno io, cara, ma l’ordine è indispensabile in un buco come questo, perciò se vogliamo andare d’accordo, dai un taglio alla tua cialtroneria da sessantottina, anche perché siamo in pieno riflusso e non è più di moda!

 

Z: non ho capito niente, ma fai come vuoi.

A: Proprio un tipo simile mi doveva capitare! Prevedo giorni alquanto difficili!

Squilla il telefono

A: e chi può essere? Siamo appena arrivate!

Z: mi pare che suonino alla porta, apri tu?

A: sarebbe un’azione demenziale,  perchè è il telefono che sta suonando!

Z: Ah! È il telefono!

A: Allunga la zampetta e alza il ricevitore!

Z. ma chi sarà? Pronto? …sono io… si… ma chi parla?... Greta, Ciao! … si ma siamo qui da circa mezz’ora… si, definitivamente … almeno fino a quando non ci sbattono fuori! … come?... no, no direi proprio di no… due…eh si, solo due… del resto siamo in due… c’è anche Amelia, si, l’ha trovata lei … praticamente si… si, c’è un divano, ma… non so cosa dirti…per quanto tempo? …

Due o tre giorni soltanto?... aspetta… E’ Greta, vorrebbe…

A: ho già capito tutto, niente da fare.

Z. ma solo per qualche giorno, si trova in difficoltà.

A:  Sai che questa Greta mi ricorda tanto un avvoltoio!

Z. pure a me, ma… che le dico?

A: dille la verità, che non c’è posto!

Z: come faccio, ormai sa che c’è un divano.

A: lo sa perché gliel’hai detto tu.

Z: ma si, m’è sfuggito, del resto è solo per due o tre giorni: ha litigato con Cesare.

A: e sai quanto me né frega! Se vuoi saperlo, non m’è per niente simpatica, si chiama Margherita e si fa chiamare Greta, si veste come un’odalisca, è invadente e crede di avercela solo lei!

Z. di avere cosa, scusa?

A: Eh!... la testa!

Z: ah, ho capito!...

A: meno male!

Z: insomma, gli dico di venire o no?!

A: ma che siano solo tre giorni, altrimenti non rispondo del mio equilibrio psichico.

Z: Greta… no, no è che Amelia era… era  in bagno… allora senti, puoi venire, ma solo per tre giorni… sai, la casa è molto piccola, d’altronde la vedrai… si…dunque, oggi è giovedì… insomma, preparati a santificare la domenica da un’altra parte, d’accordo?!... come vuoi… a presto.

Viene subito.

A: subito?!... ma perché non le hai detto di venire almeno nel pomeriggio?! Guarda che baraonda!

Z: m’ha preso in contropiede e poi, da quanto m’è parso di capire, deve avere già il bagaglio pronto.

A: Nell’armadio non c’è posto per la sua roba, t’avverto.

Z: è inutile che avverti me, lo dirai a lei quando arriva.

A: E’ invece è proprio a te che lo dico, sperando che tu sia più decisa nel diniego categorico , se qualcun altro ti chiedesse ospitalità.

Z: Puoi stare tranquilla, non ci sono più letti.

A: Non dico in questi giorni, ci mancherebbe altro; intendo dopo, quando ‘l’avvoltoio’ se ne sarà andato, ammesso che se ne vada.

Z: Ma che credi che io non abbia bisogno di spazio?! Fino a prova contraria, sono il doppio di te.

A: E con questo? Perché adesso devi minimizzare il mio corpo?!

Z: Io non minimizzo niente, dico solo che chi è più voluminoso, chi ha più peso…

A: Più peso in che senso?

Z: Oh ma guarda che sei suscettibile! Ammetterai che un gatto si senta più a suo agio nella gabbia di un leone che il leone stesso.

A: Ah, così io sarei il gatto e tu, naturalmente, il leone, nientemeno che il re della foresta !

Z: Ma con te non si può parlare! Hai capito benissimo cosa voglio dire, e se non l’hai capito, sei comunque in grado di farlo, se ti liberi per un momento del tuo complesso del nano!

A:Se io ho il complesso del nano, tu hai quello dell’elefante, di cui possiedi il tatto, oltre alle dimensioni!

Z: Sai cosa faccio, mi rimetto i tappi, è l’unica quando si ha che fare con una simile paranoica!

A: Aspetta, che non mi va di gridare.

Z: Che c’è?

A: Qui c’è la tua laurea dove la metto?

Z: La voglio appendere al cesso, a meno che tu non lo voglia fare per me.

A: Non è possibile: per fortuna ci sono numerosi pensili e l’unico spazio disponibile è per il mio specchio in fero battuto. E poi la laurea al cesso è la rivelazione della propria vigliaccheria.

Z: Cosa, cosa? E perché?

A: Dovresti saperlo, tu che sei culo e camicia con Sigmund Freud! Non avendo il coraggio di manifestare il proprio narcisismo, appendendola in qualsiasi altro luogo più decente, ed essendo, nello stesso tempo, divorati dalla vanità di mostrare il certificato della propria sapienza , si cede al compromesso: appesa sì, ma al cesso!... Toh! Senza volerlo ho fatto anche rima! Del resto l’avevo sempre sospettato che tu fossi affetta da criptonarcisismo!

Z: Oh senti, se dovessi elencare i tuoi ‘cripto’, riempirei un cimitero! Ad ogni modo, sei fuori strada, a me non importa un bel niente della laurea!

A: Allora per la usi come papier igienique?

Z: Perché è troppo dura e poi è incorniciata.

A: Comunque, in ‘camera da bagno’ non c’è posto.

Z: E allora mettila nel frigorifero, nel forno, fuori dalla finestra… mettila dove ti pare!

A: Morire che abbia detto in un cassetto! La cosa più banale non le è neanche venuta in mente! Già perché in un cassero è difficile che venga notata; e invece è proprio lì che la riporrò!

Z: E adesso posso rimettermi i tappi?

A: Non avrai intenzione di farmi gridare dalla mattina alla sera, spero!

Z: Ho intenzione di leggere il giornale, ti disturba? Io sono abituata a documentarmi su ciò che accade nel mondo.

A: Vedi un po’ di documentarti anche su ciò che accade tra queste quattro mura.

Z: Guarda che me li hai consigliati tu!

A: Si, ma non perennemente!

Z: Hai deciso di esasperarmi, eh?! Non sarà un’impresa facile, t’avverto , per cui lascia perdere.

A: Devo chiederti ancora qualcosa.

Z: Che cosa?

A: Chi ci garantisce che Greta non si tratterà oltre domenica?

Z: Nessuno.

A: E lo dici così?!

Z: Come dovrei dirlo, scusa, dovrei strapparmi i capelli?! Ci dobbiamo, fidare della sua parola, mi sembra che non ci sia altra scelta.

A: E se non se ne va?

Z: E’ un bel casino!

A: Saresti disposta a buttarla fuori?

Z: Non sarebbe raffinato da parte nostra, dovremmo cercare di evitarlo.

A: Ma guarda!... Sicchè, dovremmo sopportarla pazientemente, secondo te?!

Z: Beh! Proprio pazientemente no, ma…

A: Ma con qualche crisi isterica si, è così?

Z: Senti Amelia, perché non ci preoccupiamo domenica, adesso è prematuro non ti pare?

A: Niente affatto, dobbiamo preparare un piano, già che siamo ancora in tempo!

Z: Perché non lo prepari tu, intanto che leggo il giornale. Sei molto più incline di me per queste cose.

A: A quanto pare le mie inclinazioni sono numerose!

Z: Ma si, t’assicuro, in te c’è qualcosa di… di diabolico, sono certa che preparerai un piano infallibile. E adesso posso leggere il giornale?

A: Ci troviamo in una situazione catastrofica e la tua principale preoccupazione è quella di leggere il giornale?

Z: Effettivamente, in simili casi, io tendo a estraniarmi, è il mio carattere.

A: Che brutto carattere!

Suonano alla porta

A: Ecco l’uccellaccio! Adesso non ti sarà facile estraniarti, nonostante i tappi. Ma come fa ad essere già qui, stava dietro l’angolo?

Z: Avrà volato!

Suonano di nuovo

Z: Apri tu?

A: no, io non apro.

Z: Com’è difficile avere a che fare con i bambini maggiorenni!

Scena del giornale

Ciao Greta ben arrivata!

Greta: Ciao ragazze, siete la mia salvezza!

A: Hai l’abitudine di cambiarti ogni ora?

G: Perché?

A: Una valigia così grossa per tre giorni!

G: Ah, ma… dopo vado da qualcun’ altro, non torno subito da Cesare, anzi, per la verità, penso proprio che non ci tornerò più. Sapete abita qui vicino?

A: Avevi il ‘nido’ qui a due passi allora!

G: Si, per fortuna! Comunque siete state veramente carine, io non so come ringraziarvi…

Niente male qui… è questo il divano?

Z: Si.

G: Comodo!

A: Come divano, perché come letto è scomodissimo!

G: Non mi pare; e poi io mi adatto, grazie al cielo!

A: Io, per niente!

G: Sono stanca morta, ho passato la notte in bianco. Vi dispiace se mi sdraio un pò, prima di mettere a posto la mia roba?

A: Guarda che non c’è né prima, né dopo, perché la tua roba dovrà restare nella valigia. Come vedi questo è l’armadio: qui ci sono i miei vestiti e lì quelli di Zaira, di posto non ce n'è più.

G: Non c’è problema, anzi meglio, lascio la roba nella valigia. Ecco, guardate, la valigia la metto qui.

Butta il giornale sul letto e si toglie le scarpe, poi si sdraia sul divano

G: Finalmente!

Amelia prende il giornale e fa per buttarlo, Zaira lo afferra dalle sue mani

Z: Lo devo ancora leggere.

G: Sapete che vi dico: mi sta diventando insopportabile non avere una casa mia; oggi pensavo che in fondo, se mi sono messa con quel rompi palle di Cesare, è stato soprattutto per via della casa.

Z: E’ proprio vero che ormai vale più l’affitto dell’affetto per tenere insieme due persone.

G: Carina!

Z: Non è mia, gira in questi ultimi tempi, è di grande attualità.

A: Ma tu non ti eri comprata una mansarda con l’eredità di tua nonna?

G: Intanto non era una mansarda, ma un abbaino scalcinato; non che la vecchia mi abbia lasciato granchè, s’è mangiata tutto coi ragazzini.

Z: Non  i dire! Non sapevo di questa sua tendenza.

G: s’è scatenata in tarda età.

A: E’ stato in seguito alla vedovanza?

G: No, prima, in seguito a una cura ormonale: è bastata quella cura e la sua rigorosa educazione è crollata.

A: Ci sarebbe stato da denunciare il ginecologo!

G: E’ quello che pensava anche mio nonno, ma lei si è sempre opposta categoricamente; capirai, era al settimo cielo, diceva che stava recuperando il tempo perduto.

Z: E tuo nonno?

G: E’ stato allora che gli ha preso la paralisi.

Z: E’ morto subito?

G: Dopo qualche mese.

A: Chissà tua nonna che sensi di colpa!

G: Neanche per sogno! E’ stato il più bel periodo della sua vita.

Z: Ah!

A: Bhe, allora perché l’hai venduto l’abbaino, non era abitabile?

G: Ormai tutto è abitabile, ma l’ho venduto per via delle tasse: la commissione l’ha valutato quasi il triplo del suo valore.

A: Ma quale commissione?

G: Quella dei soliti mentecatti.

A: E tu, quelli che tentano di fregarti, li chiami ‘mentecatti’?!

G: Mi piace chiamali così.

A: E perché?

G: Non lo so.

Z: Per una forma di difesa, immagino; gli imbecilli sono più sopportabili dei disonesti, soprattutto quando la loro disonestà è legalizzata.

G: Ecco l’hai detta giusta.

A: Ma non hai fatto ricorso?

G: Si, nel senso di correre e rincorrere da un ufficio all’altro! Dopo il ricorso, tra la multa per il ritardato pagamento e gli interessi maturati a mio carico, le tasse sono quasi raddoppiate, sicchè mi sono rotta e l’ho venduto.

A: Per me hai fatto un’ asinata; avresti dovuto farti prestare i soldi per le tasse, se non li avevi e tenerti l’abbaino.

G: Ma come facevo a chiedere i soldi in prestito, se avevo perso anche il lavoro.

Z: Quello di stenodattilografa?

G: No, quello di massaggiatrice

A: Non ho mai saputo che avessi imparato a fare i massaggi.

G: Infatti non ho mai imparato.

Z: Ma allora come facevi?

G: Che c’entra, ci si arrangia; non è detto che occorra saper fare i massaggi alla perfezione.

A: E perché hai smesso?

G: Per colpa di due o tre clienti pignole, sapete, quella nate per rompere…

Si sono lamentate per qualche livido , una poi, sosteneva addirittura che, dopo i miei massaggi, si sentiva come paralizzata; pensate cos’è andata a inventarsi!

Z: Ma perché non hai continuato a fare la stenodattilografa?

G: Non è detto che si debba fare lo stesso lavoro per tutta la vita! E poi quel posto da stenodattilografa allo studio legale ma l’hanno soffiato.

A: T’hanno licenziata?

G: Ma si, dopo il periodo di prova, m’hanno mandata via con una scusa; la verità è che un poliziotto , amico del principale, aveva raccomandato la sua donna, un’infermiera disoccupata, e così hanno preso lei.

Z: Hanno assunto l’infermiera come stenodattilografa?

G: Si, perché anche lei era rimasta senza lavoro; All’ospedale era provvisoria e, a sua volta, è stata sostituita con la donna del primario, una ballerina che non ha avuto tanta fortuna con la carriera.

Z: Immagino che per la prossima ‘Giselle’, s’orienteranno verso il policlinico!

A: E adesso cosa fai?

G: Ho deciso che farò l’attrice!

A: Ma sai recitare? Sei andata almeno a scuola di recitazione?

G: Ma non è più necessario. Ti potrei fare un elenco di cose indispensabile per fare l’attrice, l’ultima è quella di saper recitare, intendo in senso ufficiale, perché, in fondo, tutti sappiamo recitare, che ci vuole?! Intanto ho conosciuto un semi-onorevole che può aprirmi tutte le strade che voglio.

Z: Che razza sarebbe? E’ o non è un onorevole?

G: E’ il tirapiedi di un onorevole, stravede per me.

A: Chi l’onorevole?

G: No, il tirapiedi; m’ha detto che mi farà conoscere un sacco di gente importante, alla quale, tra l’altro, procura anche la coca, roba buona di prima qualità, gente che conta.

A: Si,i soldi ricavati dallo spaccio della droga!

G: Anche quelli, cara, nella vita non bisogna guardare tanto per il sottile; se si vuole ‘sfondare’, occorre essere forti.

Z: Occorre sapersi adattare.

A: Ma i ‘forti’ non era quelli che non s’adeguavano, che non rinunciano facilmente ai propri valori?!

G: Ma quali valori?! Chi t’ha riempito la testa di simili cazzate?!... Chi è forte vince, non importa come, e chi perde è solo un debole.

Z: Fortunata ad avere le idee così chiare!

G: E che ci vuole, basta usare la testa. E poi è scontato, il forte è chi sa vivere, che sa trarre da ogni cosa il proprio vantaggio.

A: Come l’avvoltoio, per esempio.

G: Ma che c’entra l’avvoltoio, l’avvoltoio è un uccello!

A: Lo so, ‘uccello di rapina, appartenente ai ‘falconiformi’ !

G: E chi se ne frega!!

A: Voglio conoscere il tuo parere: secondo te, l’avvoltoio è un uccello forte o debole?

G: Perché adesso tiri in ballo gli uccelli, io sto parlando degli uomini, della vita umana. Tu mi sembri un po’ dissociata.

A: Meno di quanto tu creda. Tu sai che figurativamente, un uomo avido, rapace, che approfitta subito delle situazioni, si dice, in genere, che è un avvoltoio.

G: E allora?

A: E allora tu preferiresti essere un avvoltoio o un… che so… un fringuello?

G: Che domande, un avvoltoio, è chiaro, no; il fringuello se lo mangiano tutti, è un perdente in partenza.

A: Infatti anch’io ti vedo più come avvoltoio.

G: Lo credo bene, vuoi mettere la grinta dell’avvoltoio con quella del fringuello!

A: Io però preferirei tenermi in casa un fringuello!

G: Che discorsi, anch’io; ma te l’immagini avere in casa un avvoltoio!

A: Io si.

Z: Posso interrompere le vostre cazzate con le ali per dirvi qualcosa d’importante: domani c’è sciopero dei mezzi.

G: E chi se ne frega, io sono disoccupata.

A: Ma io no porca miseria! Io sono una disgraziata che lavora.

Z: E ti lamenti?! Pensa che fortuna, un lavoro part-time e per di più ben retribuito, lo sto cercando da mesi!

A: Si, ma intanto domani come ci vado?

G: Non ci vai e basta; c’è sciopero dei mezzi, non è colpa tua.

A: Il fatto è che il mio capo non sente regioni.

G: Ma dove crede di essere in Svizzera?!

Z: Se tu fossi disposta a rinunciare ai tuoi vestiti frou-frou, almeno per un giorno, a favore dei praticissimi jeans, potrei accompagnarti io con il motorino.

A: Ma che t’importa se salgo sul motorino con un vestito, invece che con i jeans?!

Z: Hai presente le ruote?

A: E allora?

Z: E la tua gonna che svolazza?!

A: Concludi.

Z: ‘Lembo della gonna s’impiglia tra le ruote del motorino, che si rovescia in mezzo al traffico della città; i corpi inanimi delle due donne, resi irriconoscibili dalle lesioni, sono stati trasportati direttamente all’obitorio’!

A: Dio che orrore!

G: Ma tu sei sempre così apocalittica?!

A: Sono i giornali che la rovinano! Se non riesce a leggere tutte le notizie della cronaca, non è contenta, e intanto guarda com’è ridotta!

Z: A proposito di notizie, sentite questa: ‘Metalmeccanico cinquantenne, padre di due figli tossicodipendenti, iscritto da anni al PCI, strangola la moglie con una cravatta. La donna, per ragioni economiche, l’ostacolava nell’ acquisto di indumenti firmati Fiorucci, divenuti ultimamente la sua unica ragione di vita’.

A: Fanatico!

G: Si ha un bel da dire, ma un abito firmato ha un’altra classe!

Z: Ma se uno la classe non ce l’ha, può firmarsi da capo a piedi, resta sempre quello che è.

G: Non sono d’accordo. Conosco un ragazzo di borgata, che da quando veste firmato, è un’altra persona.

Z: Ho i miei dubbi.

G. Ma allora sei razzista?

Z: Sei tu che hai una confusione in testa, che quella di Babele, al confronto, faceva ridere!

G: Tu escludi che un ragazzo di borgata possa evolversi?!

Z: Niente affatto! Ne conosco uno anch’io e molto bene, perché, tra l’altro, ci ho avuto anche una storia; lui si che s’è evoluto, ma leggendo e studiando. T’assicuro che oggi è veramente un’altra persona, eppure porta sempre gli stessi jeans e lo stesso maglione.

A: Chissà che tanfo!

G: Avrà studiato, ma è rimasto un proletario puzzone!... Beh, scusate, io sono stanca morta, ho passato la notte in bianco e ho bisogno di dormire. Voi fate pure come se foste a casa vostra.

A: Non ti preoccupare, faremo del nostro meglio.

G: sbadigliando   A dopo

A: L’hai sentita? Sembra lei la padrona!

Z: Ssss!... E’ così, non le badare!

A: Non andiamo bene per niente, continuando a essere giulive e spensierate… e intanto l’avvoltoio si fermerà in modo definitivo!

Z: Ssss!

Buio

Sono passati 15 giorni

Cane che abbaia

Zaira: Ecco che ricomincia!

Amelia: Lascia perdere il cane, che abbiamo problemi ben più gravi; sono passate tre settimane e quella sta ancora qua, bisogna assolutamente prendere un provvedimento.

Z: Ha detto che se ne va martedì.

A: Ma quale martedì, di quale mese, di quale anno?!

Z: Prima o poi se ne andrà!

A: Prima o poi?! Ma stai dando i numeri anche tu? Prima o poi non vuol dire niente, non vuol dire ne prima ne poi, non è niente di preciso.

Z: E io cosa posso farci? E’ colpa mia se non se ne va?!

A: Certo, è anche colpa tua, che prendi la cosa alla leggera, quasi con divertimento.

Z: Insomma, se vuoi mandarla via, fallo tu, io non me la sento.

A: Già, così tu trovo la casa libera e la figura della cafona l’ho fatta io!

Z: E allora che soluzione proponi, avanti, esprimiti.

A: E perché non ti esprimi tu, una volta tanto?!

Z: Te l’ho già detto, io idee in proposito non né ho.

A: Intanto vorrei sapere che cosa sta facendo in bagno da due ore.

    Ho bisogno del bagno con urgenza!

G: Esco subito.

A: Subito! Come minimo passerà mezz’ ora!

Z: Non puoi calmarti? Ti stai fissando! Prova a fare come se non esistesse.

A: Bisognerebbe che non fosse qui, nel bagno da tre ore!

G: Ecco fatto! Scusate, ma oggi è un giorno speciale, oggi esco con Adriano, è un uomo importante, per questo mi sono curata in modo particolare: mi sono spalmata su tutto il corpo una crema fantastica, che mi rende la pelle come un velluto!

A: E intanto noi qui, a farcela sotto!

G: Potevate dirmelo se avevate bisogni impellenti!

Z: Sai com’è, il bagno dovrebbe essere un po’ più a disposizione di tutti.

G: Lo so, ci vorrebbero i doppi servizi!

A: Ma tu perché ti preoccupi, non te ne vai martedì?

G: Beh… ho pensato che di Venere e di Marte, non si sposa, nè si parte… e io sono un po’ superstiziosa … me ne vado mercoledì.

Suona il telefono

Z: Pronto?...si…si, è qui; un attimo, gliela passo subito. E’ per te.

G: E’ Adriano?

Z: E che ne so non ho chiesto.

G: Pronto?... e’ lui! No, no, per niente, come stai?... Se ti fa piacere! Aspetta, vado nella mia camera, così possiamo parlare più liberamente…

A: Ma l’hai sentita che esaltata?? Vado nella mia camera! Infatti è davvero la sua camera, ci sta dalla mattina alla sera! E così abbiamo di nuovo il bagno occupato!

Mi è venuta un’idea geniale; fai il numero di Dorotea.

Z: E come faccio, se il telefono è al cesso?!

A: Già!... non  le basta privarci del bagno, anche del telefono!

Z: Se continui così, non passerà molto tempo che non avrai più bisogno né del telefono, né tanto meno di una casa!

A: E perché?

Z: Perché finirai al manicomio!

A: Si, sta a vedere che li riaprono per me!

G: Viene a prendermi sotto casa.

A: Quando?

G: Adesso… il tempo di vestirmi. Faccio in un attimo.

A: Telefoniamo subito a Dorotea.

Z: MA si può sapere che cosa hai in mente?

A: Voglio dirle di chiamarmi, fingendo di chiederci ospitalità. Hai capito l’astuzia?

Z: Per avere la scusa di mandar via Greta?

A: Proprio così! Vedi, che quando vuoi sei sveglia!

Z: MA se ha detto che se ne va mercoledì.

A: E tu ci credi?!

Z: Aspetta almeno che esca, prima di telefonare.

A: No, no, no, adesso, così glielo diciamo subito. Ha preso un’ andazzo che non mi piace, non c’è tempo da perdere. Ce l’hai tu il numero?

Z: Pensa che figura, se ci scopre al telefono quando esce dal bagno?

A: E allora sbrigati!

Z: Cercalo tu che sei più svelta.

A: B… C…D…DO…DO…Dorotea, eccolo qui!

Z: E se esce?

A: Se esce, riattacco. Pronto?... Buongiorno, vorrei parlare con Dorotea, per favore, sono un’amica… Amelia….Amelia! si, grazie…Ciao Dorotea… bene, bene… si, sto nella nuova casa con Zaira… no, non sta dormendo, è qui davanti a me … Ah si parlo così perché… Ti spiegherò poi…

Senti, brevemente perché ho poco tempo: saresti disposta a venirci a trovare mercoledì con una valigia… no, no n on importa che sia piena, meglio vuota…no, non per dormirci, solo per passare il pomeriggio … no, non basta la borsetta, ti spiegherò, adesso non posso… Dovresti richiamarmi tu, tra cinque minuti… segnati il numero…5 8 4 2 1 6 … hai scritto? Senti, non badare a quello che dico, tu ascolta in silenzio e basta, e quando ti saluto, riattacchi… no, no, niente di grave, poi ti spiegherò tutto, ok?...

D’accordo… tra cinque minuti, mi raccomando… ciao. Ecco fatto; così sembrerà più credibile e non ci sarà pericolo che l’uccellaccio mangi la foglia.

Z: Speriamo almeno che Tea sia puntuale!

fischietto

A: Ha ricominciato con il fischietto, il mongoloide!

Z: A tre anni, forse, lo eri un po’ anche tu!

A: Ma non per delle ore! Allora i genitori intervenivano!

Z: Anche troppo!

G: Ecco fatto, via libera.

Citofono

A: Pronto?

G: Ma cosa fai?!  E’ il citofono!... Sarà sicuramente Adriano, digli che scendo subito.

A: Pronto? …no… si… no… si… no… si…

G: Non sei davvero prolissa!

A: Infatti sono laconica

G: Ma che t’ha detto?

A: Che va a fare benzina e torna tra dieci minuti.

Squilla il telefono

A: Pronto?

G: Ma aspetta una chiamata da qualcuno?

Z: Non so, perché?

G: Quando suona il telefono perde la testa!

A: Dorotea, ciao… bene e tu come stai? Ma no, no, dimmi, se posso esserti utile…Oggi è impossibile… vedi, l’appartamento è molto piccolo e io ci abito con Zaira, ma in questi giorni c’è anche Greta, la conosci vero? No, no, no, per carità, lei è provvisoria… dovrebbe andarsene mercoledì mattina… Tu potresti venire nel pomeriggio, naturalmente solo per due o tre giorni, lo capisci, non è per cattiveria, ma qui si sta proprio strette…

Cosa vuoi, è un tale buco! … Sarebbe adatto per una persona sola! …Ma non preoccuparti, se hai dei problemi, siamo ben contente di darti una mano … D’accordo, stai tranquilla … Ci vediamo mercoledì pomeriggio… senz’altro, ciao.

Vi saluta Dorotea.

Z: Ma è in difficoltà?

A: Pare di sì, ha bisogno assolutamente di essere ospitata per qualche giorno; l’ho sentita agitata, mi ha detto che ci racconterà. Tu non hai problemi, vero Greta, avevi già deciso di andartene mercoledì.

G: Si… certo… non ti preoccupare, in qualche modo mi arrangerò.

A: D’altronde, Dorotea deve trovarsi veramente nei guai; non mi ha voluto dire di cosa si tratta, ma, da quanto ho capito, per due o tre giorni, non sa proprio dove sbattere la testa.

G: Credo che non sarà solo per due o tre giorni.

A: che vuoi dire? Perché?

G: Perché so io in quali guai si trova.

Z: Ah… si trova veramente nei guai?

G: Ma si, non l’ha detto anche Amelia.

Z: Si, si… dico, appunto, allora sono guai seri?

G: Altro che, si trova praticamente nelle mie stesse condizioni, con la differenza che io sono più adattabile, più intraprendente e ho molte più conoscenze di lei, di conseguenza ho maggiori possibilità di trovarmi una casa.

A: Ma… non sta con… quel ragazzo carino, simpatico…

G: Alberto, si… si, attualmente sta ancora a casa con lui, ma si sono piantati e lei sta cercando un’altra sistemazione.

A: Si sono piantati?!

G: si, o meglio l’ha piantata lui.

Z: Sembrava una coppia così affiatata.

G: Ah, lui è un ragazzo davvero straordinario, ma capirai, ogni mattina era costretto a fare la solita sceneggiata per vincere la stitichezza.

Z: La stitichezza di chi?

G: Di Dorotea.

A: Ma che storie ci stai raccontando?

G: Ma si, ogni mattina lui doveva fingere di avere la diarrea.

Z: E perché?

G: Perché solo così Dorotea riusciva ad avere una regolare defecazione quotidiana, si dice così, no?! Un anno è durata questa storia, dopodichè lui non ce l’ha fatta più. E poi credo ci siano stati altri motivi; sapete, Dorotea non è molto normale.

A: E tu come fai a sapere tutto questo?

G. L’ho saputo per vie traverse; lui, Alberto, si è confidato con un amico, il quale ha raccontato tutto a un’amica comune e… insomma,  sono venuta a saperlo anch’io.

Z: Dunque Dorotea ha gravi problemi di stitichezza… cioè di… di sistemazione?!

G: Direi proprio di si.

A: ma non dipinge più?

G: Questo non lo so; del resto che senso ha dipingere così, vende un quadro ogni morte di papa!

Z: Eppure m’hanno detto che è piuttosto brava.

G: Sarà brava, ma è imbranata; non si sa muovere, non è mai riuscita a fare una mostra.

A: Ma come fa a vivere, se non guadagna una lira?!

G: Finchè stava con Alberto, forse ci pensava lui, ma adesso non so. Deve avere qualcosa di suo, ma giusto per campicchiare.

A: Dio, che disgrazia!

Z: Ma quale disgrazia, la disoccupazione è all’ordine del giorno; io non sono disoccupata?! Greta non è disoccupata?!

A: Ma tu almeno, ogni tanto, fai delle traduzioni.

G: E io, se mi permetti sono un po’ diversa da Dorotea, io so arrangiarmi nella vita, e piuttosto bene.

Z: E lei, ogni tanto, venderà un quadro!

Citofono

G: Deve essere lui; vi dispiace dirgli che sto scendendo.

Z: Si?... sta arrivando.

G: Ciao ragazze, a più tardi.

Z: Soddisfatta?!

A: Ecco perché continuava a ringraziarmi, non riuscivo a capire. E non ha neanche uno staccio di lavoro! MA non credo ci sia da preoccuparsi, siamo d’accordo che viene solo per una visita…

Z: Si ma con la valigia!


Atto secondo

A: Avete telefonato alla sip?

Dorotea: Per farlo avremmo bisogno di un telefono che funziona, ma se il telefono funzionasse non ci sarebbe motivo di telefonare alla sip.

A: Già è vero. Io col telefono ci perdo la testa! Però si potrebbe andare ad un telefono pubblico, altrimenti quando ce lo riparano?!

D: E va bene, scendo io. Vado a vestirmi.

A: Vuoi toglierti il casco per un momento!

Z: Cosa c’è?

A: C’è che mi sono stufata di vivere in una casa, dove un a pazza balla dalla mattina alla sera e un’altra fanatica ha pensato bene di travestirsi da motociclista per isolarsi dal mondo.

Z: Ho bisogno della mia privacy e in un manicomio simile è l’unica soluzione, considerato che ormai i tappi non  bastano più.

A: E io?... Tu non pensi a me, nessuno pensa a me!

Z: E perché non ci pensi tu, visto che qui ognuno pensa per sé.

A: Ma io con chi parlo?... con chi comunico, io?... Tu non esisti e quella musicomane non fa che dimenarsi! Vorrei proprio sapere come fa a soffrire di stitichezza, muovendosi tutto il giorno come una tarantolata!

Z: Guarda che a me non interessano affatto le funzioni intestinali di Dorotea.

A: Figurati a me!

Z: Ma allora cosa vuoi, perché rompi, perché mi hai fatto togliere il casco?!... Stavo tanto in pace!

A: Eh no! Tu la devi piantare con quel casco della malora; ma dove chiedere di essere, a Indianapolis?!... Dobbiamo parlare di cose serie!

Z: E quali sarebbero?

A: Dorotea!

Z: Zitta!

D: Mi avete chiamata?

Z: Si.

A: No!... cioè, si… si, si stava dicendo che… che Dorotea è proprio un bel nome!

D: Lo so, significa ‘dono di Dio’.

A: Ma guarda!

D: Ritorno alle mie abluzioni, a dopo.

A: Stavo dicendo…

Z: Sssss!

A: Stavo dicendo che è qui da tre settimane e non accenna ad andarsene; non parla, non si esprime, non si sa cos’abbia in mente.

Z: Ha in mente di restarsene qui, in modo definitivo, se non l’hai ancora capito.

A: Ma è pazzesco! Crede forse di essersi messa la coscienza a posto, trasformandoci la casa in una pinacoteca?! ‘il terrorista’, olio su tela 50X70, è già caduto due volte sul tavolo della cucina, spaccando piatti e rovesciando bottiglie! Per non parlare de ‘la drogata sulla panchina’, che costituisce un pericolo, un pericolo, ogni volta che si usa il bidè!

Z: Devi rassegnarti; e poi l’hai invitata tu.

A: Ma tu lo sai perché l’ho fatto.

Z: Per questo, lo sapeva anche lei, ma pare se lo sia dimenticato.

A: Che ne diresti di ricordaglielo.

Z: Se te la senti.

A: E se non me la sentissi, che si fa?

Z: Non resta che richiamare Greta!

A: Per carità!... A proposito qui c’è ancora il suo bagaglio; ha detto che sarebbe tornata a riprenderselo l’indomani e invece è scomparsa.

Z: Ma che fastidio può darti una borsa, fa come se non esistesse.

A: Non cominciare con i tuoi ‘se’; sai benissimo che né tu né io, abbiamo facoltà paranormali per fare sparire cose o persone!

Z: Io, da parte mia, ce l’ho; sapessi quante volte t’ho fatta sparire!

D: Allora vado a telefonare; cosa devo dire a quelli della sip?

A: Che mandino un operaio a prendere un thè da noi, così, tra un pasticcino e l’altro, magari dà un’occhiata l nostro apparecchio!

D: Spiritosa!... Intendo dire che non sono al corrente dl genere di guasto, non telefono da tre giorni.

A: Per forza! Hai ben altro da fare!

D: insomma, cos’ha questo maledetto apparecchio?

Z: Fischia, come alzi il ricevitore si mette fischiare e ovviamente non si può né comunicare, né ricevere. Prova ad alzare il ricevitore.

D: Fischia… veramente. Non sarà uno della sip che si diverte?!

A: Ma cosa dici?!

D: Dalla sip c’è da aspettarsi di tutto!

A: Ma a te sembra normale Dorotea?

Z: Non meno di noi due. Guarda piuttosto com’è il tempo, stasera dovrei uscire anch’io.

A: Ti faccio notare che da quando ti sei piazzata sul mio letto, tra l’altro senza il mio permesso, non fai che dare ordini: ‘guarda questo, fai quello, prendi quell’ altro’!

Z: Per forza, non pretenderai che scenda per ogni cazzata!

A: Ma chi te l’ha ordinato di stare lassù?!

Z: Sapessi come sembra più spaziosa la stanza da qui. Tu ci vieni solo per dormire e non ti rendi conto, ma da qui, ti senti quasi più libera, al di sopra delle cose…

A: Eh va bhe… chi se ne frega!

giornale

Z: E’ un settimanale stai tranquilla!

A: E adesso dove vai?

Z: Dove potrò mai andare, in questo castello, se non bagno o in cucina!

Squilla il telefono

A: Pronto?... si…si, precisamente… fischia, quando si alza il ricevitore si mette a fischiare… senta, io non ho nessuna voglia di scherzare; cercate piuttosto di essere meno spiritosi e più efficienti, che il telefono è sempre guasto, il che è tutt’altro che divertente!

Z: Era la sip?

A: Si, un imbecille! M’ha detto che se il telefono fischia, vuol dire che è allegro beato lui! Mi verrebbe voglia di telefonare in direzione.

Z: Io non sono mai riuscita a comunicare con ‘sua maestà la direzione’ , forse non esiste; ma poi a che servirebbe, l’utente ha sempre torto! Lo sai che il contatore può impazzire e scattare anche quando non telefoni!

A: E tu come lo sai?

Z: C’è stato un periodo che me la facevo con un tecnico della sip.

A: Bella roba!

Squilla il telefono

A: Rispondi tu, che io non ho voglia d’ascoltare ancora quel… quel testicolo!

Z: Lo sappiamo che sei una raffinata, ma chiamalo coglione, che rende molto di più!

Pronto?... si… eh si, se sto rispondendo…No, prima non ero io… ma no piace neanche a me, perché le bollette che poi mandate, sono tutt’altro che uno scherzo!... no, senta, cercate di lavorare bene voi, piuttosto, che la speranza non ha mai aggiustato i guasti!... la saluto!

Il guasto era in centrale, pare che adesso funzioni. Vado a farmi un caffè, lo vuoi anche tu?

A: No, lo sai che io  sono un tipo da camomilla!

Squilla il telefono

A: Pronto?... abbiamo parlato di te proprio un momento fa… si, lo so, non funzionava, è già la terza volta in un mese!... hai lasciato qua la  tua borsa, lo sai?!... quando? Stasera devo uscire… non lo so… è in cucina a farsi un caffè… aspetta, te la chaimo… Zaira!...

Z: Si!

A: Al telefono ti vuole Greta.

Z: Oh, è resuscitata!

A: Prudenza, mi raccomando!

Z: Dai un’ occhiata tu al caffè, per favore.

Pronto?... ciao, beato chi ti sente!... Veramente vorrei uscire anch’io… se mai ti lasciamo le chiavi in portineria. Si, è ancora qui…  non credo sia possibile… beh, l’hai vista anche tu la casa, hai visto che non c’è spazio… Ma non è solo per questo, è che non c’è posto per dormire… se ci fosse un altro letto, ben volentieri, ma tu capisci, in simili condizioni… eh, si, credo proprio che per ora non ci sia niente da fare… perché non vieni domani? … domani io ci sono senz’altro, possiamo bere qualcosa insieme… va bene, come vuoi, ti lascio la chiave… d’accordo, ciao.

A: Quando viene?

Z: Stasera.

A: Perché non domani?

Z: Mi pare di aver capito che le occorre con urgenza qualcosa che sta nella borsa.

A: Si eclissa per settimane e improvvisamente ha urgenza!.... e poi cosa voleva d’altro tornare qui?

Z: Pare di si.

A: Ma come, con tutte le sue numerose conoscenze altolocate, non è riuscita ancora a sistemarsi!

Z: Dimostrazione pratica che oggi vale più essere amici di un portiere che tutto il resto!

A: Ma tu cosa vai a dirle ‘se ci fosse un altro letto ben volentieri’ ma sei scema?!

Z: C’è il letto? No! E allora non corriamo nessun rischio. Bisogna essere anche un po’ diplomatiche, diamine!

A: Ma tu guarda che pretese, neanche abitassimo alla Casa Bianca!

campanello

D: Ha telefonato la sip?

A: Si, tutto a posto, chissà fino a quando!

D: Che solerti e come mai?!

Z: Avevano in programma una presa per il culo, dev’essere questo il motivo.

D: Già che funziona voglio prendere l’appuntamento per il pap-test.

Pronto?... buon giorno, dovrei fare il pap-test annuale e… come?... ho sbagliato?... ma io ho fatto sempre questo numero… ah lì non lo fanno più?... sì, un attimo per favore… grazie! 3 8 1 0 4 2 …pronto?... buon giorno, vorrei prendere un appuntamento per… come?... pronto? Pronto?... pronto?... Non ti lasciano nemmeno parlare!... Sì, pronto… si per il pap-test.. e che ne so io, non m’hanno fatto finire la frase!... Ah, c’è uno 0 in più…  0 0 4 2 … la ringrazio.

Pronto?... buon giorno, senta … si, si, attendo grazie… si, pronto… no, veramente io non ho chiamato il Centro Assistenza Grandi invalidi, ioi?… ma no… ma che numero ho fatto, scusi?… Certo che il numero l’ho fatto io, ma intendo dire che… insomma, vorrei sapere se corrisponde… Ah, ho capito, devo chiedere della sezione MP, Medicina Preventiva, grazie… Senta, scusi… Hanno di nuovo riagganciato, mascalzoni, delinquenti!... Pronto buon giorno dovrei fare il pap- test mi passa la sezione MP per favore grazie!... No, guardi che io sono calmissima, il fatto è che avete l’abitudine di non ascoltare fino in fondo… Pronto?...Pronto?... come volevasi dimostrare!... Pronto?... pronto?... si, si, attendo, attendo… Pronto?... si… no… ma qui non c’è nessun handicappato … io non voglio niente, cioè si, vorrei fare il pap – test … No, io non sono handicappata, per fortuna!... Guardi che io ho detto solo per fortuna… Ma queste sono supposizioni sue… Lo so, lo so e che cosa poso farci io … No, non, no senta, cercgi di non fraintendermi… Io non sottovaluto il problema degli handicappati, il fatto è che … si, ma io ho telefonato per… mi lasci parlare… Ma che invasata!... E chi se ne frega se è l’anno dell’ handicappato!... Ma quale cinica, ma come si permette?! … E’ lei che sta facendo della retorica fuori posto, io voglio solo fare il pap-test… Ah si, allora le dico che l’anno dell’ handicappato è una gran buffonata!... Si, si, si … no, no, no, ma quale educazione, prego per favore grazie?!... ma… ma stia zitta, che lei non sa nemmeno che cos’è l’educazione… Degli handicappati ci si deve occupare sempre, non solo per un anno, buffoni!... Ma cosa vuole da me… ma la smetta di predicare, ma quale rispetto… lei è una demagoga, ecco quello che è! Cosa?... Ma cosa sta dicendo?! ….E chi se ne frega se lei non è ebrea… Io razzista?! … e chi ha mai parlato di sinagoga?! No, io so quello che dico, è lei che si deve lavare le orecchie… No, no, no, io volevo solo fare il pap – test, ha capito, lo striscio vaginale… no, non per telefono… ma la faccia finita… E lei sa dove deve andare?.... e allora glielo dico io, deve andare a fannnnncccc….. Maledizione! Ha riagganciato prima che glielo potessi dire, la stronza!

Z: E tu perché non gliel’ hai detto subito, invece di perderti in domande retoriche!

D: Oh Dio mi sento male, come mi sento  male!

A: Scusa, ma con chi eri al telefono? Non dovevi prendere l’appuntamento per il pap- test?

D: E’ quello che ho tentato di fare.

Z: Ha incontrato solo qualche piccola difficoltà, causa l’organizzazione della sezione MP medicina preventiva.

D: Si, che previene l’infarto, il mal di fegato e… l’altro, quello che va tanto di moda, come si chiama… l’iptus!

Z: Nel senso che fa venire tutto prima!

A: Sarà molti difficile!

Z: Ragazze, perché stasera non andiamo a mangiare una pizza, invece di spignattare?

A: se è per questo, tu non spignatti mai!

Z: Appunto, lo dico per altruismo.

A: Io devo andare a cena da mio zio Torquato, te l’ho già detto.

D: Io sono già pronta.

Z: E io faccio in un attimo

A: Io devo fare in fretta sono in ritardo.

D: Ma perché ti agiti tanto? Devi timbrare  il cartellino da tuo zio?!

A: Le cene di mio zio sono irreversibili!

D: Come sarebbe a dire?

A: Se arrivo che ha già mangiato il primo, io il primo lo salto; se ha già mangiato anche il secondo, io salto anche quello…

D: E se è arrivato alla frutta?

A: Mi restano le bucce; insomma, se arrivo in ritardo salto il pasto!

D: E’ un bell’ originale!

A: E’ un sadico, ecco cos’è!

Z: Sono pronta.

D: Scendi con noi?

A: No, io corro a prendere un taxi.

Z: Siamo ricchi!

A: Me lo paga lo zio.

D: sadico ma generoso.

A: Per niente, il fatto è che lo ricatto ogni volta che mi invita: ‘se vuoi che venga da te devi pagarmi il taxi’ gli dico, e lui: ‘te lo pago, ma se non sei puntuale non mangi’… E io, a mia volta, lo frego, perché sono sempre puntuale come un orologio svizzero. Beh, vi saluto, a più tardi.

D: Buona cena completa!  Ci sei?

Z: Eccomi.

D: Perché non metti dei fiori sul casco?

Z: Dei fiori?

D: Si, per renderlo più divertente, più simpatico!  Nei prossimi, te lo sistemo; fiori finti, naturalmente.

Z: Ma non di plastica o di qualche altro materiale funereo!

D: Non ho detto che voglio trasformarti in una lapide!

Z: Okay, mi fido di te. Andiamo?! Ah, dobbiamo ricordarci di lasciare le chiavi per Greta.

D: Ne uscirà un capolavoro, vedrai; so già quali fiori occorrono.

Z: Si, ma non troppi, non dimenticare che lo uso anche in strada per il motorino!

D: Ti preparerò una coroncina da togliere e mettere, praticissima!

Z: Ma guarda che cosa ti è saltato in mente!

Buio


Dorotea: Sciolta… sciolta e fantasiosa!... Le mani muovile così... così, come due farfalle… Bene… e adesso ancheggia … Ma non così, con classe; non esagerare mai. Devi pensare: ‘sculetto ma non la do, sculetto, ma non la do’ … non devi sbracarti, questo è il segreto… lo senti? … lo senti?...

A: Cosa?

D: Il ritmo.

A: sento solo che non ce la faccio più!

D: Per forza, sei fuori allenamento.

A: Dio che disordine!

D: E lascia perdere, non distrarti; devi concentrarti, altrimenti è inutile!

Senti… senti come incalza!

A: MA cosa?

D: Il ritmo, il ritmo!

Afferralo… forza, afferralo!

A: Non ce l’ho fatta! Sarà caduto.

D: Vedi, se tu riesci a sfogare la tua libido nel ballo, hai risolto i tuoi problemi.

A: Dici?

D: Te lo assicuro!

A: Senti, io in questo momento ne avrei uno impellente.

D: Esteriorizzalo ballando, che ti fa bene.

A: Preferirei esteriorizzarlo in bagno.

D: Ah beh… allora spiegati meglio! Che palle, devi sempre andare al cesso!

A: Sei invidiosa?

D. Cos’hai detto?

Z: No, non andare di là.

A: La vuoi piantare di gridare come una forsennata?! Vuoi farmi morire d’infarto?!

D: E’ come se fosse sorda, ecco perché grida, è il casco.

A: E allora se lo tolga, una buona volta!

Fischietto

Z. Credete sia facile concentrarsi in questa perenne baraonda?! Senti quest’altro col fischietto!

A: So io dove glielo infilerei!

D: Amelia! non è da te.

A: E’ ora di farla finita con l’educazione, adesso mi sentono! Fate tacere il cretino col fischietto!

Z: Sei impazzita?! Ma l’hai visto il padre?! Sembra uscito da una gabbia di gorilla! Quello non ci mette niente a farci nere tutte quante, se gli insultiamo la creatura.

Z: C’è Greta in bagno.

A: Ma non era uscita?

Z: E’ andata a comprare un gelato, ma è tornata quasi subito.

D: A proposito, che voglia di gelato!

Z: Ma non puoi aspettare un attimo, adesso uscirà!

 

A: Tu stai zitta, che se ce la siamo ritrovate tra i piedi, è solo per colpa tua! ‘Se ci fosse un altro letto, non ci sarebbero problemi!’… e lei è arrivata con il materassino da mare e ci ha fregate. Adesso poi, da quando fa yoga, dice che dormire in terra è, a dir poco, favoloso! … E chi la muove più?!

Apri!... Sbrigati!

G: Sto meditando, cosa c’è?

A: C’è che ho meditato anch’io e ho deciso che, se non liberi il bagno, te la faccio sul materassino!

Z: Adesso la sentiamo!

G: Che rottura! … Ma cosa succede?

A: Indovina un po’?! … Sono affetta da un vizio più unico che raro: ogni tanto devo fare pipì!

G. Porca miseria! Proprio ora che avevo ottenuto la massima concentrazione! Curati la cistite! Ogni mezzora ha bisogno del bagno, sta rompi scatole, stronza…

D: Ma dove l’avrò cacciato, dove?!... Avete visto un foglietto da quaderno, per caso, un foglietto rosa?

G: Chi ha mangiato il gelato che stava in frigorifero?

D: Io, perché?

G: L’avevo comprato per Dante!

D: Ma non è morto nel trecento?

G: E falla finita con  il tuo umorismo del cazzo!

D: Scusa, ma chi poteva immaginarlo?

G: Cosa credi che l’avessi comprato per te?

D: E perché no, un pensiero carino!

Urlo di Amelia

Z: Dio, che manicomio!

D: Non è la prima volta che la sento emettere urla disumane.

Z: Avrà avuto una delle sue fantasie.

G: Per me ha il cervello bacato!

A: Non ne posso più, non ne posso più! Un ferro da stiro bollente sulla faccia!

D: Che sadismo! E chi è stato?

A: Ma nessuno, me lo sono immaginato. Che incubo!

Z: Nevrosi coatta!

A: T’avverto che sono all’ esasperazione non sopporto più le tue sentenze!

D: Scusa, ma… cos’è quel foglietto col quale ti sventoli?

A: E cosa ne so, lo chiedo a voi: lunedì ore 14.30

D: Dà qua, è roba mia, lo sto cercando da stamattina; ma dove l’hai trovato?

A: infilato nel rotolo della cartaigienica.

D: E chi l‘ha messo la dentro?

A: Ma ci vuoi spiegare che roba è?

D: E’ talmente chiaro, il mio appuntamento per il pap- test.

Z: Ferme tutte!... Nessuno si muova, per carità, non trovo più i miei occhiali!

A: Ci risiamo!

Z: Camminate alzando un piede per volta.

D: Ma è diventato un vizio! Ogni due giorni, dobbiamo subire almeno un quarto d’ora di paralisi, per colpa dei tuoi occhiali!

G: sono forse questi?

Z: Oh , Cristo saranno distrutti!

G: Niente affatto!

Z: Ma com’è possibile?

Squilla il telefono

G: Deve essere dante!

D: Non era morto?

Z: No, resuscitato!

G: Pronto?... Ciao.. Certo che puoi venire… T’aspetto, non tardare. Sarà qui tra mezzora.

D: E quando arriva, che si fa?

G: io so cosa fare, voi fate quello che volete.

A: No, senti, un momento… non avrai intenzione di …. Insomma, di farlo qui, davanti a noi?!

G: E dove se no?! Non pretenderete che la mia attività sessuale venga castrata dalla vita in comune?!

A: Guarda che no ti abbiamo  imposto noi la vita in comune!

G: Lo so, infatti non incolpo nessuno.

A: Grazie tante!... C’è da perderci la testa! Vi avverto, io… ‘queste cose’  non le possono vedere, ne sentire!

Z: Perché forse le vorresti fare!

campanello

G: E’ lui!

Z: E voilà! Da qui domina il mondo, o almeno mi pare! D’altronde cos’è la vita, se non un opinione?!... Chi l’ha detto?

G: Non lo so  e non mi interessa!

    Ciao!... Entra.

Dante: Siamo soli?

G: Quasi.

Dante: Si o no?

G: E’ come se lo fossimo, stai tranquillo.

Dante: un momento… ma la sopra c’è un motociclista.

G: E’ Zaira col casco imbottito, non ci può sentire.

Dante: Ma ci può vedere.

G: Non preoccuparti, lei non ci guarda nemmeno, ha interessi d’altro genere; può darsi che tu la senta declamare, non farci caso. Vuoi qualcosa da bere?

Dante: No.

G: C’era un gelato per te, ma l’ha fatto fuori quella strafogona di Tea.

Dante: Cercherò di sostituirlo!

G: Vado a spegnere la luce.

Z: Marco Aurelio!

Dante: Dante!

Z: Deve averlo detto Marco Aurelio!

In quel mezzi il caval nero spicco via come uno strale e lontan d’ogni sentiero ora scende ora sale; via e via e via e via e via, valli e monti esso varcò. Il re scendere vorrai, ma staccar non se ne può. Il più vecchio ed il più fido lo seguia dei suoi scudieri, e mettea d’angoscia un grido per gli incogniti sentieri; - O gentil re degli Amali, ti seguii nei tuoi bei dì, ti seguii tra le lance e strali, ma non corsi ami così. Teodorico di Verona, dove vai tanto di fretta? Tornerem, sacra corona, è la casa che ci aspetta? – Mala bestia è questa mia, mal cavallo mi toccò: sol la Vergine Maria sa quand’io verrò.

A: Sono sfinita! Non so se mi sono stancata più io alle prese con l’aerobica, o tu che hai cavalcato fino ad ora!

G: Veramente ha cavalcato lui, nel vero senso della parola, talmente s’era eccitato ascoltando Zaira; Credo si sentisse tanto Teodorico.

Z: E non t’è piaciuto?

G: Avrei preferito qualche variazione.

Dante: Dio, per la prossima volta preferirei la cavalcata delle valchirie, devo chiedervi però un piacere: dalla fretta di arrivare qui ho dimenticato a casa le chiavi, non è che solo per stanotte potrei fermarmi qui da voi?

Tutte: Cosa?

Buio

fine

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