After the end

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AFTER THE END

di

Dennis Kelly

BEGINNING

Mark e Louise. Un rifugio antiatomico degli anni Ottanta con una botola sul soffitto, ma ai giorni nostri. Letto a castello, tavolo e sedia, zona bagno fuori scena e un ampio baule metallico sotto il letto.

Louise                    - Raccontamelo ancora.

Piccola pausa

Louise                    - Raccontamelo ancora.

Mark                      - Ti porto in braccio. Non riesco a orientarmi perché le strade, le case, le case non c’erano più, i palazzi erano un cumulo di macerie, quindi non ero sicuro e mi prende il panico, ho paura, ci sono corpi ovunque e la sola, l’unica cosa che sento è il rumore delle cose che bruciano e vedo la nuvola che sale e c’era il fuoco dentro alla, alla nuvola, là dentro, bello, proprio pazzesco, davvero, e sono arrivato all’incrocio e ho pensato: “È questo, quel cazzo di incrocio?”, non c’erano segnali, questa è la mia cazzo di strada e ci abitavo da anni ma non sapevo se quella era la mia cazzo di via anche se ci abitavo da anni e allora ti ho messo giù vicino a questo fagotto carbonizzato, questo corpo, annerito dal fuoco, completamente, come un pezzo di legno bruciato, sai quando si annerisce tutto e si spacca e puoi staccare un pezzo di carbone, senza pelle, senza vestiti, e le sue mani erano quasi cenere, c’erano pezzi di lei che volavano via e io ti ho messo vicino a questa cosa. E mi inerpico mani e piedi sopra le macerie cercando di salire più in alto per vedere se è questo quel cazzo di incrocio perche se non è quello siamo nella merda, siamo nella merda fino al collo, la nuvola è la sola cosa che riesco a vedere al di sopra del fuoco, del fumo e delle macerie ed è come se si stesse alzando insieme a me e allora penso okay, siamo sopravvissuti all’esplosione, miracolo, siamo sopravvissuti al globo di fuoco, miracolo, ma quando quella nuvola comincia a scendere siamo nella merda, siamo nella merda, siamo nella merda a meno che non ce ne stiamo qua dentro. E poi vedo il disegno del vialetto… del vicino della porta accanto, il disegno del suo patio, è un po’ irregolare, è un disegno ma nella parte dove si cammina –

Louise                    - Un pavimento da matti…

Mark                      - Sì, è un pavimento, sì, da matti, un pavimento, sì, e poi torno da te, arrivo lì e il corpo si sta tirando su. Si sforza di alzarsi. Ci prova, ma si sta sgretolando. Si sforza di alzarsi, ma le dita si sgretolano e si sforza di alzarsi facendo leva sui palmi ma i palmi si sgretolano, ma ancora ci prova e gli si stacca un pezzetto vicino al gomito tanto che riesco a intravedere la carne e l’osso e comincio a correre. Corro via. Sono corso via e ti ho lasciato là.

Louise                    - Sei tornato, però.

Mark                      - Sì, ho visto quel pavimento da matti e sono tornato. E ti ho tirato su. E ti ho portato qui.

Piccola pausa.

Louise                    - Grazie.

Mark                      - Figurati.

Silenzio.

Louise                    - Ma io devo cominciare il mio nuovo lavoro lunedì.

Mark                      - Sì, be’, credo-

Credo che probabilmente…

Sì, no.

Pausa.

Louise                    - Quanto dobbiamo stare qui?

Mark                      - Due settimane.

Louise                    - Ah. Giusto.

Mark                      - O finché non sentiamo qualcosa alla radio. Cioè, non si sa mai, potrebbero dirci di venir fuori prima, voglio dire, il cessato allarme, sai, cioè…

Ma se no, allora due settimane.

Louise                    - Non sento niente, cioè -

Voglio dire che non sento…

Tu stai bene?

Mark                      - Io?

Louise                    - Sì, cioè, come ti senti?

Mark                      - Mi sento -

Louise                    - Sati male o -

Mark                      - Un po’, in effetti, considerando, mi sento un po’-

Louise                    - Raccontamelo ancora.

Piccola pausa.

Mark                      - Ancora?

Louise                    - Sì.

Mark                      - Perché?

Louise                    - Raccontamelo ancora.

Mark                      - Ma non c’è nessun -

Louise                    - Raccontamelo ancora.

Pausa.

Mark                      - Ti porto in braccio…

****

Mark tira fuori dal baule metallico scatolame e provviste, e parla con Louise oltre la sua spalla. Leo lo fissa, persa nei suoi pensieri.

Mark                      - Chili piccante…

Chili piccante…

Chili piccante…

Fagioli in scatola, fagioli e salsicce in scatola…

Chili piccante…

Tonno…

Altro tonno, con maionese, non credo sia molto –

Chili piccante…

Lei si alza e va verso di lui.

Louise                    - Ho il tuo numero.

Piccola pausa.

Mark                      - Cosa?

Louise                    - Non me ne stavo andando senza, voglio dire, ho il tuo numero, Mark.

Mark                      - Sì, lo so.

Louise                    - Ho il tuo

Mark                      - Sì, lo so, lo so

Louise                    - perché sento che in realtà io non ho, ieri sera in realtà non ho

Mark                      - Lasciare la festa è sempre

Louise                    - In realtà io non ho, sì è vero, già, lasciare la festa è sempre, ti ho parlato? Perché

Mark                      - abbiamo parlato

Louise                    - Abbiamo parlato, sì, giusto, ma ,dato che non credo di aver avuto l’opportunità di parlarti per bene ieri sera

Mark                      - Oh no, no, avevi un sacco, voglio dire, avevi un sacco, un sacco di gente, non potevi

Louise                    - Non era mia intenzione, ma sto dicendo che avevo il tuo numero, quindi non è come se

Mark                      - Oh, certo che no.

Louise                    - Voglio dire che non ero, non mi ricordo bene

Mark                      - no, no, lo so, be’, eri un po’

Louise                    - È vero ma, non era della serie a mai più rivedersi o roba del genere, voglio dire

Mark                      - No, siamo amici, Cristo, no, lo so

Louise                    - Giusto perché tu lo sappia.

Mark                      - Ma io lo so, stai tranquilla.

Louise                    - Ah sì?

Mark                      - Stai tranquilla. Siamo amici, voglio dire, siamo amici, non è solo

Louise                    - Esatto. È così.

Piccola pausa.

Louise                    - Abbiamo un po’ litigato?

Mark                      - No.

Louise                    - Abbiamo litigato?

Mark                      - No, no, be’…

Louise                    - Abbiamo litigato, vero? Dio, ancora.

Mark                      - Be’, sì, abbiamo un po’ litigato.

Louise                    - (ridendo un po’) Dio, scusa

Mark                      - (ridendo con lei) no, no, era solo

Louise                    - Siamo proprio due ragazzini. Dio, mi dispiace, ho fatto la stronza?

Mark                      - No, insomma, era una cosa da niente

Louise                    - La mia memoria è come intermittente, era una cosa da niente? Cos’era?

Mark                      - Niente.

Louise                    - Davvero?

Mark                      - non era niente, voglio dire, una sciocchezza, niente di niente

Louise                    - Cristo, riusciamo a litigare per niente

Mark                      - insomma, non devi preoccuparti

Louise                    - come ragazzini

Mark                      - e tu avevi bevuto un paio di

Louise                    - qualcuno dovrebbe prenderci a legnate dietro le gambe

Mark                      - perciò lo so che non intendevi dire niente di

Louise                    - Davvero non volevo, Dio, mi dispiace

Mark                      - perché, no, non ti scusare perché te lo sto dicendo, lo so che non intendevi dire niente di

Louise                    - Non volevo.

Mark                      - maleducato

Louise                    - Non sono stata maleducata.

Mark                      - Mi hai dato del coglione.

Piccola pausa.

Louise                    - Questo era maleducato.

Mark                      - Un po’, sì.

Louise                    - Scusa.

Mark                      - Un po’, sì.

Louise                    - Sì, lo so, scusa, mi dispiace veramente, maledizione, mi dispiace tanto

Mark                      - Oh senti, non credo che tu intendessi essere così

Louise                    - quando ho bevuto un po’

Mark                      - crudele

Louise                    - Crudele?

Mark                      - o acida, voglio dire

Louise                    - era più tipo, quanto sei coglione, tipo quando dici a qualcuno che è coglione ma non vuoi mica dire veramente

Mark                      - Ti ricordi?

Louise                    - Ricordo, a pezzi

Mark                      - è per questo che sono uscito dal pub subito dopo di te, per dirti

Louise                    - Non ricordo di essermene andata, Cristo

Mark                      - Volevo chiederti scusa, ed è stato allora che

Louise                    - è successo?

Mark                      - che è successo, sì, perciò siamo stati fortunati, se ci pensi, è stata una fortuna che abbiamo litigato

Louise                    - Litigare è un bene?

Mark                      - litigare è un bene, sì, esatto, perché credo che ci abbia protetto un muro, un muro o qualcos’altro, perciò –

Senti, lasciamo perdere, abbiamo bisogno di andare avanti. È imperativo, perciò

Louise                    - Esatto. Cristo di un Dio, sì, esatto. Ma  sto solo dicendo che non me n’ero andata, cazzo, senza salutare, perché ho il tuo numero e quindi non è la stessa cosa.

Mark                      - Non mi va di salutare qualcuno che mi piace veramente.

Louise                    - Esatto. È esatto, anch’io la penso così.

Mark                      - Mi fa molto piacere che ne abbiamo parlato.

Ricomincia a mettere in ordine.

Louise                    - Vuoi una mano?

Mark                      - Cosa?

Louise                    - A mettere in ordine o…

Mark                      - No, è tutto a posto, ho già…

Louise                    - Posso aiutarti

Mark                      - messo tutto

Louise                    - Posso aiutarti, fare qualcosa.

Piccola pausa.

Mark                      - Sì, sì. Okay. Sto, le sto mettendo in ordine per .

Louise                    - Razioni?

Mark                      - razioni, sì, razioni, sì, è giusto, proprio per razioni.

Louise                    - Quindi per giorni della settimana?

Mark                      - Sì, e cibi diversi, alternati, variazioni. Siamo un po’ a corto di cibo. Ce la caveremo. Voglio dire, per uno ce n’è abbastanza e possiamo tirare la cinghia, possiamo farcela -

Louise                    - Mio fratello è morto.

Credi che mio fratello sia –

È probabile.

Non sento

niente.

Pausa.

Mark                      - Pensi che sati reprimendo…

Louise                    - No. Solo che non sento niente.

Mark                      - Io ho pianto.

Louise                    - Ah sì?

Mark                      - Scusa. Non so perche l’ho detto, mi dispiace, merda. Prima che tu riprendessi i sensi. Forse per il sollievo di tornare a casa dopo… una cosa del genere.

Louise                    - forse sono sotto shock

Mark                      - Credo che questo non possa influenzare i tuoi sentimenti.

Louise                    - Cosa è stato?

Lei si siede e comincia a mettere a posto insieme a lui.

Louise                    - Tu lo sai?

Mark                      - Terroristi, probabilmente.

Era piccola. Sembrava più piccola di, non lo so, ma voglio dire, deve aver, perciò…

Una valigetta nucleare.

Louise                    - In una valigetta?

Mark                      - No, no, hanno solo.

Louise                    - Come fai a sapere che era in…?

Mark                      - No, non era in una valigetta, no, è che le chiamano così. Capisci, è come un dispositivo portatile che fai esplodere da solo. È per questo che le chiamano ‘valigetta’ perché tipo forse ne puoi trasportare una in

Louise                    - Ho capito. Perché non niente alla radio?

Mark                      - Potrebbe essere qualsiasi cosa.

Louise                    - Tipo cosa?

Mark                      - Forse l’esplosione ha danneggiato.

Louise                    - È una cosa probabile?

Mark                      - No.

Piccola pausa.

Mark                      - Continueremo a provare.

Louise                    - Ogni tre ore. Così hai detto.

Mark                      - Sì. Ogni tre

Louise                    - Sono contenta che tu te ne intenda di questa roba, Mark.

Mark                      - Eh, sì. Be’, sai. È il mio rifugio, perciò…

Louise                    - Quindi, è questo il menu?

Mark                      - Sì.

Mi dispiace. C’è un sacco di chili piccante.

Louise                    - Mi piace il chili piccante. Così mentre mangiamo riscaldiamo il rifugio.

Mark                      - Già.

Piccola pausa.

Mark                      - Come?

Louise                    - A suon di scoregge.

Piccola pausa.

Louise                    - È una battuta.

Mark                      - Ah, ecco.

Lui ride. Lei sorride. Continuano a mettere a posto. All’improvviso, lui fa il rumore di una scoreggia. Non è divertente, ma lei ride comunque.

Louise                    - Avevi ragione tu.

Voglio dire, tutto questo. Il rifugio e -

Mark                      - Louise -

Louise                    - Però avevi ragione, no? Noi ti prendevamo tutti per il culo. Ci siamo sbellicati quando hai comperato un appartamento con un rifugio nel giardino.

Mark                      - Cristo, questo non ha importanza adesso, e non è per quella ragione, in realtà – continuo a ripeterlo – che non è per quella ragione che ho comprato l’appartamento

Louise                    - Lo so

Mark                      - Ho comprato l’appartamento perche mi piace ed è abbastanza ben collegato e si dà il caso che avesse un vecchio rifugio sul retro

Louise                    - Sì, ma tu te lo sei tenuto.

Mark                      - me lo sono tenuto, sì, invece di smantellarlo

Louise                    - E l’hai riempito di provviste, preparandoti a –

Mark                      - L’ho riempito di provviste perché questo cazzo di mondo è completamente impazzito!

Mettono a posto.

Mark                      - Senti, non è stato per il rifugio. È stato perche il rifugio ce l’avevo io. Voglio dire, se fosse stato qualcun altro, tutti avrebbero detto: “Oh, ma non è fantastico, non una figata” e tutte le solite stronzate, ma siccome l’ho preso io

Louise                    - Ma dai.

Mark                      - Cosa?

Louise                    - Ma dai, Mark, non è vero.

Mark                      - È vero. Cioè, è vero, perche se lo avesse preso Francis, tutti avrebbero pensato che era una figata e che era davvero paraculo ma siccome ero io

Louise                    - Mark, sembrava solo un po’

Mark                      - Cosa?

Louise                    - un po’, be’, paranoico.

Mark                      - Paranoico? Ma se hanno fatto esplodere una bomba atomica!

Louise                    - Lo so, okay, sto dicendo che sembrava, all’epoca sembrava

Mark                      - Be’, sembrava sbagliato, allora, no?

Louise                    - È quello che sto dicendo, sto dicendo che avevi ragione tu.

Mark                      - Avevo ragione, ma sono paranoico.

Louise                    - Perché, va bene, ma alcune delle cose che dici a volte

Mark                      - sono giuste, erano giuste, si sono rivelate giuste, ci dobbiamo proteggere

Louise                    - Be’, forse sono

Mark                      - non forse, sono proprio giuste, dobbiamo proteggere la nostra società, e se non facciamo questo è quello che

Louise                    - Non necessariamente

Mark                      - Non necessariamente?

Louise                    - Sì. No, no –

Senti, non lo so, Mark, sono confusa, cazzo. Voglio dire, c’è stata questa tremenda, e tutto il resto, cioè mio fratello potrebbe stare là sotto a contorcersi per terra

Mark                      - Non lo sappiamo, questo.

Louise                    - ma sicuramente c’è gente che conosciamo, qualcuno, voglio dire, hai detto che il pub era

Mark                      - Sì

Louise                    - sparito, e tutta la gente che lavorava con noi era in quel pub, e quelli sono tutti

Mark                      - siamo stati fortunati

Louise                    - Lo so e quella era tutta gente che lavorava con noi e io non riesco a sentire proprio niente, cosa che sta spaventando a morte, ma non credo che questo significhi che tutto quello che ho detto o pensato fosse sbagliato.

Mark                      - Era sbagliato, invece. Ti sbagliavi. Hai sbagliato tutto, ma è più facile ridere, scherzare e prendere per il culo gente come Mark perche riempie il suo rifugio di provviste

Louise                    - cosa che mi fa piacere

Mark                      - dammi pure del fascista perché dico che dobbiamo difenderci dal male. Ma è qualcosa che abbiamo semplicemente ignorato e abbiamo permesso che gente pericolosa per la nostra società se ne andasse in giro

Louise                    - Non puoi mica rinchiudere la gente

Mark                      - guarda, cioè, guada dove siamo arrivati!

Louise                    - Cristo, Mark, chi può dire una cosa del genere, cioè solo perche sei sospettoso

Mark                      - Chi credi che abbia fatto questo, allora?

Louise                    - Lo so, sto solo dicendo

Mark                      - tutta la gente che lavorava con noi, be’, te la dico io una cosa, chiunque sia stato, puoi scommetterci la testa che aveva la barba.

Louise                    - Mark…

Mark                      - Va bene, scusa, no, voglio dire, d’accordo.

Louise                    - Che cavolo

Mark                      - Be’, a proposito, già che ci siamo, tu chi pensi sia stato?

Louise                    - Lo so, Mark, sto solo dicendo che sono confusa, che cazzo ne so io, ma sto solo dicendo che

Mark                      - Cosa?

Piccola pausa.

Louise                    - Senti, c’è tutta questa gente, giusto, che dice lo so io cos’è meglio, cazzo, e o voi fate quello che dico io o vi sparo in quella cazzo di testa, da tutte e due le parti, Mark, da tutte e due le stramaledette parti, e io penso solo che il modo migliore di combatterli non sia cominciare a dire o fai quello che dico io o ti sparo in testa.

Mark                      - Come li combatti, allora?

Louise                    - Io non -

Mark                      - No, mi interessa.

Louise                    - Non lo so, Mark, sto dicendo che sono confusa, sto dicendo che questo è quello in cui credo e nel frattempo i miei amici o sono morti o agonizzanti o

Mark                      - Perché questo si chiama seppellire la testa nella sabbia. Mi dispiace, ma è così.

Louise                    - Oh, ma che cazzo.

Mark                      - Che è proprio quello che io mi sono rifiutato di fare ed è quello per cui sono stato preso in giro.

Louise                    - Non sei stato preso in giro per

Mark                      - e tu puoi startene seduta lì e criticare governi, uomini politici e non so chi altro, e dire: “Oooh, ma guardate che branco di fascisti”, e questo è facile farlo dai pub, dai bar fighetti e dai salotti, ma alla fine della giornata dovrai pur fare qualcosa, la realtà è dura, devi chiudere confini, fare prigionieri se è necessario

Louise                    - Cristo, Mark

Mark                      - se è necessario, cioè, non è che nessuno abbia voglia di farlo, ma se ti attaccano devi rispondere e ti devi proteggere.

Louise                    - Mi suona leggermente fascista, come ragionamento.

Mark                      - Ed è proprio questo, questo è esattamente il tipo di commento e atteggiamento

Louise                    - Non intendevo -

Mark                      - Siamo in guerra! Siamo in guerra. Eravamo già in guerra e solo perche quelli non avevano ancora cominciato a far esplodere le bombe non voleva mica dire che lo avrebbero fatto, e che ci fai col tempo che hai a disposizione, te ne stai seduta là e ti becchi

Louise                    - Lo so

Mark                      - te ne stai semplicemente là a bere, a ridere, fumare, prendere per il culo

Louise                    - Lo so, Mark, sto dicendo

Mark                      - Guarda dove siamo!

Louise                    - Sto dicendo che lo so, cazzo, porca puttana, sto dicendo che -

Mark                      - Be’, non ricominciare a riempirmi di insulti!

Mettono a posto in silenzio.

Louise                    - Sto dicendo che lo so.

Mettono a posto.

Louise                    - Ti sei fatto male alla schiena?

Mark                      - Cosa?

Louise                    - Ti sei fatto male alla schiena, Mark?

Mark                      - Be’, credo

Louise                    - Perche non me l’hai detto?

Mark                      - Non lo so, io -

Louise                    - Fammi vedere. Fammi vedere!

Lui si gira e si tira su la camicia sulla schiena.

Louise                    - Cristo.

Mark                      - Non è niente, è –

Lei lo tocca.

Louise                    - Perche non me l’hai detto?

Lei va al baule, tira fuori una pomata e delle bende. È dietro di lui, e comincia a medicarlo.

Louise                    - Sembra un’ustione.

Sono radiazioni o…?

Mark                      - Non me lo ricordo, cioè, era tutto, forse è un’escoriazione

Louise                    - È un’ustione.

Mark                      - portandoti dentro, è stretto, forse è un’escoriazione –

Louise                    - È un’ustione, cazzo, Mark.

Sembra infiammata.

Mark                      - È un po’ –

Ahi.

Sì, è un po’

Louise                    - Avresti dovuto dirmelo. Cazzo, dimmela una cosa così, capito?

Mark                      - Okay.

Louise                    - Dimmela, cazzo. Parlo sul serio, Mark, tu mi devi -

Mark                      - Okay!

Pausa.

Louise                    - Voglio che andiamo d’accordo. Okay?

Mark                      - Okay.

Lei ha finito. Lui si gira.

Mark                      - Senti, penso che ce la caveremo.

****

Sono sdraiati sul letto a castello, tutti imbacuccati, fa freddo.

Mark                      - Freddo.

Louise                    - Sì.

Piccola pausa.

Mark                      - Dobbiamo risparmiare il gas. Non è una prepotenza, Louise.

Louise                    - Oh, lo so.

Mark                      - e le esalazioni non sono così, perciò è meglio

Louise                    - Va bene così.

Mark                      - Sì.

Sì, bene così.

Pausa.

Mark                      - E scusa anche per l’acqua

Louise                    - Oh no, non

Mark                      - Voglio dire, non era mica

Louise                    - Oh, lo so, Mark 

Mark                      - una prepotenza o, è solo che dobbiamo risparmiarla

Louise                    - Lo so che non lo era, e non volevo

Mark                      - perché davvero non la possiamo usare per

Louise                    - non volevo risponderti male

Mark                      - lavarci, non mi hai risposto male.

Louise                    - Sì, invece, e mi dispiace. 

Mark                      - No, perché non lo hai fatto.

Louise                    - Voglio dire, bere è più importante.

Mark                      - Certo.

Forse ci potremmo lavare un po’, però. Nelle occasioni speciali. Non mi hai risposto male.

Silenzio.

Mark                      - Stai pensando a Francis?

Louise                    - Cosa? 

Mark                      - No, voglio dire, sai com’è. Ci stai pensando?

Louise                    - Se sto pensando a Francis?

Mark                      - Perché nel pub ho notato che -

Louise                    - Cosa?

Mark                      - No, voglio dire ho solo notato che eri carina con lui.

Louise                    - Be’, siamo amici 

Mark                      - con lui, oh no, lo so, voglio dire… no, no, sto solo dicendo in caso tu voglia

Louise                    - Cosa?

Mark                      - Parlare. Pensavo che potessi volerne parlare. O, non lo so.

Louise                    - Credi che sia morto?

Nessuna risposta.

Louise                    - Sono davvero contenta che tu abbia comprato questo appartamento, sai. 

Mark                      - Be’. Sai come diciamo nel reparto riprografia; fastidioso ma redditizio.

Pausa.

Mark                      - Stai pensando a Francis? Perché, cioè, se vuoi parlarne -

Louise                    - Sto pensando a mio fratello.

Mark                      - Giusto.

Vuoi parlarne, o…

Louise                    - No. Grazie. 

Silenzio. Lui ha un’idea.

Mark                      - Spediscono i primi due astronauti su Marte, giusto, e sono nella loro piccola – sono un uomo e una donna – sono nella loro piccola unità e ci vogliono sei mesi di volo per arrivare laggiù e li hanno stipati in questa capsula insieme per sei mesi, un uomo e una donna, sono nella loro piccola unità ed è la prima notte e il riscaldamento è rotto e loro sono nei loro letti a castello a crepare di freddo, lei sta sopra e lui sta sotto, e tutti e due hanno veramente freddo e c’è un silenzio totale e nessuno dei due dice niente e dopo un po’ lei dice: “Ho freddo”, e lui dice: “Sì, anch’io”, e c’è una pausa, poi lei si affaccia dal letto a castello e dice a lui: “Mi prenderesti un’altra coperta” e lui alza gli occhi verso di lei e dice: “Senti, solo per stanotte, perche non facciamo finta di essere marito e moglie?”. E lei lo guarda, ci pensa e poi dice: “Sì. Okay. Solo per stanotte”, e lui dice: “Bene. E adesso te la vai a prendere da sola, la tua maledetta coperta”.

Pausa. Lui ride un po’ per segnalare che è una barzelletta. Niente.

Mark                      - Era una barzelletta, era…

Pausa.

Mark                      - Merda. Scusa

Cazzo, scusa.

Mi dispiace, Louise, è, non stavo, è, non stavo, non stavo -

Louise                    - Porca puttana, Mark. 

Mark                      - Oh Dio, mi dispiace

Louise                    - Cristo, ma dove l’hai presa, questa?

Mark                      - Louise, mi dispiace così… tanto, mi

Louise                    - È proprio una cazzata.

Lei comincia a ridere.

Mark                      - Non so perche te l’ho raccontata

Ridendo più forte.

Mark                      - Louise?

Louise                    - È la barzelletta più stupida, orrenda, inopportuna

Lei non riesce a smettere di ridere.

Mark                      - Louise?

Louise                    - Sei proprio scemo.

Lui non sa come prenderla. Decide di reagire positivamente. Ricomincia a ridere anche lui.

Mark                      - Sì.

Sì, lo so.

Ridono tutti e due.

Mark                      - Che scemo, cazzo.

Le risate si affievoliscono. Silenzio.

Mark                      - Ti ho toccato il seno.

Louise                    - (piccola pausa) Cosa?

Mark                      - Per caso. Non è stato intenzionale, ti stavo portando di peso e tu avevi il braccio penzoloni e a un certo punto mi sono reso conto che avevo una mano sul tuo seno. Volevo solo dirti che mi dispiace, e volevo essere, be’, sincero con te, o

Louise                    - Ho capito. 

Mark                      - Non è stato niente del genere, era solo che non potevo spostare il braccio,m perche la nuvola e, oh cazzo, perche sto dicendo questo?

Louise                    - Perche stai dicendo questo?

Mark                      - Volevo solo

Louise                    - Non importa.

Mark                      - merda, volevo solo

Louise                    - Dormi, Mark. 

Mark                      - È una buona idea, dormire, sì. Bene.

Silenzio.

Louise                    - Cosa pensi che sia, là fuori? Adesso? Cioè, la gente e tutto il resto. Voglio dire, pensi che sia gente che sta morendo la sopra e-

È così, vero?

Mark                      - Meglio non pensarci.

Louise                    - No. No, scusa.

Mark                      - Abbiamo già abbastanza preoccupazioni.

Louise                    - Già. Come sarà dopo? Cioè, pensi che saremo tutti come, sarà la fine di tutte le cose, ci sarà una specie di regime militare oppure, cioè, sarà tutto pieno di posti di blocco e roba del genere? 

Mark                      - Non ne ho idea.

Louise                    - Metteremo subito in carcere la gente al minimo sospetto, cioè, diventeremo tutti bastardi?

Mark                      - Penso che prenderemo… precauzioni.

Louise                    - Pensi che qualcuno si stia occupando dei soccorsi?

Mark                      - Non ancora. Passerà un bel pezzo.

Louise                    - Quindi la gente continuerà a starsene distesa a terra, la sopra? A morire. A urlare.

Piccola pausa.

 

Mark                      - Meglio non pensare a quello che succede là fuori. Dobbiamo concentrarci a sopravvivere. È già abbastanza dura qua dentro, no? Andrà tutto bene, ma… meglio non pensarci, a quello che succede là fuori.

Silenzio. Un’altra idea.

Mark                      - Ci sono questo tre veterinari, giusto, e uno – chirurghi veterinari – e uno è alcolizzato, uno è drogato e l’altro è un maniaco della pornografia, e quando li pagano il primo veterinario dice al secondo: “Senti, ho avuto un’idea” –

Piccola pausa. Lui guarda sopra. Lei sta piangendo. Lui si alza immediatamente dal suo letto e si siede sul bordo di quello di lei. La circonda con le braccia. Lei si adagia nel suo abbraccio.

Mark                      - Così, così.

MIDDLE

Louise                    - Lo odio.

Mark                      - Be’, non hai -

Louise                    - Lo odio, cazzo. 

Mark                      - Sei un po’

Louise                    - Lo odio

Mark                      - negativa

Louise                    - cazzo.

Mark                      - Perché non provi -

Louise                    - cazzo, perché -

Mark                      - Non mi hai fatto finire la frase, Louise!

Piccola pausa.

Louise                    - Finisci la frase, allora.

Mark                      - Perché non provi?

Louise                    - Perché lo odio, cazzo.

Pausa.

 

Mark                      - Dovremo pur fare qualcosa.

Louise                    - Quello, no.

Mark                      - Dobbiamo tenerci occupati, fare delle cose.

Louise                    - Dungeons and Dragons no, cazzo. Tu ci giochi?

Mark                      - No, da ragazzino -

Louise                    - Ti vesti da folletto o roba del genere?

Mark                      - No, no, per carità, Louise, e poi non è che ti travesti, ma semplicemente, senti, sto solo, è solo un suggerimento perche noi -

Louise                    - Non abbiamo nessun altro gioco?

Mark                      - È uscito negli anni Ottanta. È un gioco degli anni Ottanta.

Louise                    - Tu lo hai portato qui due anni fa, perché non ci sono giochi di altre ere geologiche, perché non ci sono giochi degli anni Novanta?

Mark                      - Sembrava che in qualche modo – quali giochi degli anni Novanta?

Louise                    - Visual Game.

Mark                      - si adattasse, in qualche modo si adattava a, sai, al, al

Louise                    - clima apocalittico

Mark                      - al rifugio antiatomico, perché, no, non, perché quando ero ragazzino

Louise                    - Tu non sei un ragazzino.

Mark                      - Lo so, ma quando -

Louise                    - Quindi non dovresti giocare a Dungeons and Dragons, cazzo.

Piccola pausa.

Louise                    - Quando ci proviamo, con la radio?

Mark                      - Ci abbiamo provato due ore fa.

Louise                    - Quello che ho detto è quando possiamo -

Mark                      - Quanto fa tre meno due?

Louise                    - Uno.

Mark                      - Allora ci puoi riprovare tra un’ora, con la radio.

Louise                    - Che succede se ci perdiamo una trasmissione?

Mark                      - Non ce la perderemo, continueranno a trasmettere -

Louise                    - Io non ho l’orologio.

Mark                      - Io sì, te lo dirò io.

Louise                    - È come se il tempo si fosse spento. Non ti disturba che non ci sia niente alla radio?

Mark                      - Ti ho creato un personaggio tutto per te, è un elfo che si chiama -

Louise                    - Non voglio essere un elfo, cazzo.

Mark                      - Potresti essere una nana.

Secondo me, stai assumendo un atteggiamento un po’ negativo.

Piccola pausa.

Louise                    - Scusa.

Mark                      - Sono solo tre giorni.

Louise                    - Sembrano tre anni.

Mark                      - Dobbiamo prenderci cura uno dell’altra.

Louise                    - Lo so.

Lo so. Mi dispiace, Mark.

Pausa.

Mark                      - Quando ero un ragazzino, lo adoravo. Va bene, sì, ammetto che -          Evasione, o roba del genere, io non …                                                                   Lo associo con la roulotte. Io non ci sono mai stato in una roulotte. Credo che fosse perche un mio compagno andava sempre in vacanza in roulotte e noi non ci andavamo mai, in vacanza, e io pensavo sempre a come doveva essere stare in una roulotte. Mi raccontava sempre un sacco di storie su tutte le ragazze che ci portava, in quella roulotte -

Louise                    - Questa non è una roulotte.

Mark                      - Lo faresti, se te lo chiedesse Francis?

Louise                    - Oh Dio, no

Mark                      - No, stavo solo chiedendo

Louise                    - Non è vero

Mark                      - Sì, invece

Louise                    - No, perché sei scemo e questa è una domanda subdola concepita per alimentare la tua paranoia si Francis.

Mark                      - Io non ho nessuna paranoia su Francis e questo atteggiamento, sì, questo atteggiamento è proprio come alla festa di Jess.

Piccola pausa.

Louise                    - La festa di Jess?

Mark                      - Sì.

Louise                    - La festa di Jess?

Mark                      - Sì.

Louise                    - Perché adesso tiri fuori la festa di Jess

Mark                      - Perché -

Louise                    - Che cazzo c’entra adesso la festa di Jess?

Mark                      - Perché alla festa di Jess – sei un po’ suscettibile, oggi – alla festa di Jess tu stavi prendendo per il culo e

Louise                    - Era mesi fa e non dirmi che sono suscettibile.

Mark                      - Be’, tu mi dai del paranoico -

Louise                    - Voglio, dire, lasci mai passare qualcosa?

Mark                      - prendevi per il culo e volevi sminuirmi, tu -

Louise                    - Io volevo sminuirti?

Mark                      - Sì, tu mi sminuivi.

Louise                    - Alla festa di Jess io ti sminuivo?

Mark                      - Sì.

Louise                    - E tu, allora?

Mark                      - Io?

Piccola pausa.

Louise                    - Mark, non tirare fuori questa storia, perché, tu hai un sacco di, cioè se vuoi tirare fuori questa storia, allora io, fanculo, io allora, voglio dire, io, ma ti sto dicendo di non

Mark                      - Io la voglio tirare fuori

Louise                    - perché, sul serio, Mark, dobbiamo andare d’accordo

Mark                      - Io voglio che andiamo d’accordo

Louise                    - ma se vuoi tirare fuori questa storia, se vuoi

Mark                      - La voglio tirare fuori, tirala fuori e facciamola finita.

Piccola pausa.

 

Louise                    - Ti stavi comportando come un imbecille.

Mark                      - Io?

Louise                    - Stavamo tutti lì a bere e a divertirci e a un tratto tutto quello che dico ti fa saltare come un grillo, no, non lo pensi davvero Louise, tu non sei così Louise, perche parli di “Sex and the City”, Louise, come se sapessi tutto di me, cazzo

Mark                      - Eri falsa.

Louise                    - Falsa?

Mark                      - Eri ubriaca però, perciò io

Louise                    - Falsa? Chi cazzo sei tu per decidere se sono falsa o no?

Mark                      - Non eri te stessa.

Louise                    - Non lo decidi tu chi sono io, lo decido io

Mark                      - Avevamo parlato, quando hai cominciato, avevamo parlato di tante

Louise                    - E mi era piaciuto, cioè davvero, era stata una bella

Mark                      - cose importanti, come

Louise                    - E davvero, mi piace, ma chi cazzo sei tu per decidere chi sono io

Mark                      - clonazione e globalizzazione, e poi te ne esci con quell’inutile

Louise                    - Mi stavo solo comportando in modo normale, chiacchieravo con la gente -

Mark                      - Quanto te la tiravi.

Louise                    - (piccola pausa) Cosa?

Mark                      - Ma non ti sei accorta di quanto te la tiravi...

Louise                    - Oh, cazzo.

Mark                      - No, va bene così, succede sempre, la gente vuole di più, amici migliori e

Louise                    - Ma che cazzo dici!

Mark                      - E per te tutto è cominciato con quello stupido gioco delle prime impressioni.

Piccola pausa.

Louise                    - Oh Dio.

Mark                      - Cosa?

Louise                    - Mark, allora era tutto qui?

Mark                      - Be’, non metterla come se fosse una cosa insignificante.

Louise                    - È insignificante.

Mark                      - Tu hai riso

Louise                    - Maledizione.

Mark                      - Tu hai riso, Louise.

Louise                    - Mark, tu sei matto.

Mark                      - Qual è stata la tua prima impressione di Sarah, Louise – un po’ sfacciata; qual è stata la tua prima impressione di Gary, Louise – una sagoma

Louise                    - Tu mio piaci, Mark, ma sei completamente fuori di testa.

Mark                      - qual è stata la tua prima impressione di Francis, Louise – è un bastardo, attenti a quello

Louise                    - Sono chiusa in un bunker con un fuori di testa.

Mark                      - qual è stata la tua prima impressione di Mark, Louise, e tu hai riso e basta.

Louise                    - E allora, cosa c’è che non va?

Mark                      - Hai riso!

Louise                    - Era una risata affettuosa.

Mark                      - E tutti gli altri hanno riso dietro di te.

Louise                    - A Francis, ho dato del bastardo.

Mark                      - Bastardo, va bene, a me sarebbe piaciuto, bastardo

Louise                    - Tu non sei bastardo.

Mark                      - ma con me hai riso e basta

Louise                    - Perche mi piaci ed era affettuosa, quella

Mark                      - e hanno riso anche tutti gli altri come se sapessimo tutti quanti che gran testa di cazzo -

Louise                    - Ma vuoi dire che era tutto qui?

Mark                      - Dimmelo adesso, allora.

Piccola pausa.

Mark                      - Forza.

Dimmelo adesso. Dimmelo adesso quello che hai pensato la prima volta che mi hai incontrato.

Pausa. Lei si avvicina a lui.

Louise                    - Mark, voglio che tu sappia che quello che sto per dire lo dico sul serio. Non dico quello che ho pensato la prima volta che ti ho incontrato, perche non mi va e perche non sono obbligata, e non è che non gioco a Dungeons and Dragons, perche non mi va e perche non sono obbligata. Tu mi piaci veramente. Penso veramente che tu sia una bella persona e tante volte mi è piaciuto parlare con te,m davvero, ma penso che tu sia matto, cazzo, e sei anche un maniaco del controllo.

Lei va a sedersi sul suo letto. Silenzio.

Mark                      - Dobbiamo giocare a Dungeons and Dragons. È importante.

Louise?

È molto importante.

Giochi?

Louise                    - No.

Pausa.

Mark                      - Be’

sarò costretto

a insistere, allora.

Louise                    - (piccola pausa) Cosa?

Mark                      - Io

Sai com’è, sarò costretto a insistere, allora.

Louise                    - Sarai costretto a insistere?

Mark                      - Sì. Mi dispiace.

Louise                    - Sarai costretto a insistere che io giochi a Dungeons and Dragons?

Mark                      - Lo dobbiamo fare, è importante tenersi occupati, questa in realtà è una cosa molto importante -

Louise                    - E come? Come hai intenzione di insistere?

Mark                      - Sto cercando -

Louise                    - Non mi interessa. Come, Mark?

Piccola pausa.

Mark                      - Questo è il mio rifugio.

Cioè, non l’ho mai detto prima perche non voglio che tu ti senta…

Louise                    - Hai intenzione di cacciarmi fuori a calci?

Mark                      - che tu ti senta, no, certo che non -

Louise                    - Hai intenzione di picchiarmi?

Mark                      - No, no, certo, non farei una cosa del, mai, no -

Louise                    - Hai intenzione di farmi morire di fame?

Nessuna risposta.

Louise                    - Hai intenzione di farmi morire di fame?

Nessuna risposta.

Louise                    - Mark, hai intenzione di farmi morire di fame?

Mark                      - Sono le mie provviste, giusto?

Voglio fare quello che è meglio per te. Capito? Come quando ti ho portato -

Louise                    - Come quando mi hai toccato il seno?

Nessuna risposta.

Louise                    - Quel tuo sogno. Nella roulotte. Che è successo dopo che hai giocato? Cosa ha fatto la fidanzata, dopo?

Il gioco potrebbe essere un treno carico di

Mark                      - Okay, allora.

Louise                    - Un treno carico di qualcosa che comincia con la “r”.

Mark                      - Rifugio antiatomico.

Louise                    - Sì.

Mark                      - Senti, Louise, io –

io sarò costretto a insistere.

Louise                    - Fai pure, allora.

Fai pure, allora, cazzo.

Ti dispiacerà un casino, Mark, vedrai.

Mark                      - Che significa?

Nessuna risposta.

Mark                      - Louise? Che cosa signi -?

Non penserai mica di spaventarmi, cioè –

Louise?

****

Mattina. Louise si sta lavando i denti.

Mark                      - Non è vero.

Louise                    - sì, invece.

Mark                      - Non è vero!

Louise                    - Non me ne frega niente.

Mark                      - Ma non è vero -

Louise                    - Non me ne frega niente, Mark.

Mark                      - Ma non è vero.

Louise                    - Allora perché il letto ballava?

Piccola pausa.

Mark                      - Mi stavo grattando.

Louise                    - Ma va?

Mark                      - Senti, stavo, stavo -

Louise                    - Ti stavi grattando l’uccello?

Mark                      - Mi stavo grattando!

Louise                    - Senti, non me ne frega niente.

Mark                      - A me sì, invece, me ne frega eccome. Non farei mai una cosa -

Louise                    - Tranne negarmi il cibo.

Mark                      - È

è per questo che stai dicendo -

Louise                    - No.

Mark                      - perché

Louise                    - Ho detto di no.

Mark                      - Dico sul serio, Louise, perché questa, questa è una cosa seria, e non ti sto negando -

Louise                    - Sì, invece.

Mark                      - Ti sto negando un po’ di cibo, ma non ti sto negando tutto il cibo.

Louise                    - Un paio di bocconi di riso per una giornata intera?

Mark                      - Be’, questo dipende da te, senti questo è un altro discorso, io non stavo, non stavo

Louise                    - Senti, lasciamo perdere e basta, Mark, a tutti piace farsi una sega una volta ogni -

Mark                      - Non è vero! C’entra qualcosa con

Louise                    - Solo, fattela in bagno.

Mark                      - È così, Louise? Il cibo oppure

Louise                    - Non ti ho appena detto di no?

Pausa.

Mark                      - Non è vero.

Louise                    - Be’, lasciamo perdere, allora

Mark                      - Sì, ma

Louise                    - Perché se non è vero, non è un problema.

Mark                      - Non ‘se’, non è vero, non è -

Louise                    - Va bene, allora.

Mark                      - No, perché -

Louise                    - Non va bene?

Mark                      - Sì, va bene, ma -

Louise                    - Bene, allora.

Mark                      - Sì, ma -

Louise                    - Va tutto bene, allora.

Pausa.

Mark                      - Mi credi?

Louise                    - Sì, Mark, ti credo, ti stavi grattando.

Mark                      - Tu non mi credi.

Louise                    - In realtà, non me ne frega un cazzo

Mark                      - Perciò non mi credi.

Louise                    - Sto dicendo di sì, sto dicendo di sì a quello che vuoi che io dica.

Mark                      - Sì, ma pensi ancora -

Louise                    - No, mi sono confusa, mi sbagliavo.

Mark                      - Non lo pensi davvero. Non mi credi.

Piccola pausa.

 

Mark                      - È così, è dove, è dove sono

Louise                    - Falla finita, dai.

Mark                      - Perché tu sei così, cazzo… sei così…

Così…

Tu non sei poi tanto…

come credi tu, sai.

Louise                    - Mark? Mi dispiace.

Silenzio.

Mark                      - Non ti dispiace, invece.

Non ti dispiace, non per me. Non per me. Quello che pensi di me. Quello che pensi di me…

Mark sta piangendo.

Mark                      - Solo un cazzo di…

Louise                    - Mark?

Mark                      - Brutta

brutta

Louise                    - Mark?

Mark                      - Io non sono niente, non è così? Solo un cazzo di piccolo…

Non riesce a parlare.

Louise                    - Mark? Oh Cristo, senti, mi dispiace.

Mark? Mi, mi dispiace veramente, stavo solo –

Non mi stai dando niente da mangiare, cazzo –

Senti, mi dispiace. Volevo solo farti arrabbiare, io –

Mark riprende il controllo.

Louise                    - Okay?

Mark                      - Mi hai dato il voltastomaco nel pub.

Louise                    - (piccola pausa) Cosa?

Mark                      - Tu, nel pub, sembravi una cretina totale.

Louise                    - Mark -

Mark                      - Gli sorridevi come una

Louise                    - Che cosa stai -

Mark                      - come una gatta in calore, con gli occhioni languidi, sembravi una cretina

Louise                    - Mark?

Mark                      - Francis, quello stronzo di Francis, come se volessi dire, lui è fico, come, oh cazzo quanto sei fico, Francis, sei così –

Piccola pausa.

Mark                      - Qualche volta mi capitava di guardare Francis. Qualche volta mi capitava di guardarlo sorridere e pensavo tra me e me: “La sola ragione per cui puoi godere di tutto questo è che io non ti vengo dietro con un punteruolo da ghiaccio e non te lo ficco alla base del cranio. La sola ragione per cui sei così fantastico è che io non ti seguo fino a casa una sera e non ti faccio diventare paraplegico cacciandoti un coltello nella spina dorsale”.

Be’, lui è morto. Chi è il più fico, adesso?

****

Mark sta cuocendo il riso su un fornello a gas. Louise è totalmente presa dal cibo, anche quando

cerca di non esserlo.

Mark                      - …se hai una società, mi segui, che è buona, che è una buona, una buona

Louise                    - Definisci buona?

Mark                      - Stavo giusto per definirla, Louise, se mi lasci finire, stavo giusto per definirla. Se c’è, be’, innanzitutto la democrazia, capisci, per far sentire alla gente che può essere liberata e, le donne tanto per cominciare, chi tratta le donne come persone, e ce ne sono, e un posto dove puoi godere dei tuoi diritti e così via, un sistema legale senza corruzione o dove c’è uguaglianza

Louise                    - Dov’è un posto così?

Mark                      - e poi ci sono queste alte – va bene, d’accordo, ma non sto parlando di perfezione – ci sono queste altre società che non sono come, che sono repressive e dittatoriali, dove la gente viene torturata

Louise                    - O affamata.

Mark                      - Okay, affamata, ci sono, e poi questa prima società, quella buona, d’accordo non perfetta perché altrimenti sarebbe impossibile, ha tutto il potere, questa prima società ha tutto il potere ma per via di come stanno le cose, tutta la nostra

Louise                    - Decadenza?

Mark                      - Va bene, non avrei dovuto usare quella parola, ma sì, vaffanculo, decadenza.

Louise                    - Decadenza.

Mark                      - Sì, va bene, sto dicendo, d’accordo

Louise                    - I froci e i negri.

Mark                      - No, non dire così perché io non sto

Louise                    - Continua.

Mark                      - No, perché io non sto, non è

Louise                    - Continua.

Mark                      - Sì, ma no, perché –

va bene noi siamo, in un certo senso, la gente che vive in quella società

Louise                    - La società buona.

Mark                      - Sì, la società buona, e quella società non può usare il suo potere per

Louise                    - Esercitare la costrizione.

Mark                      - Coercizione, Louise, una società esercita la coercizione e aiuta.

Louise                    - Aiuta?

Mark                      - aiuta i suoi membri a essere

Louise                    - Aiuta?

Mark                      - migliori di com’erano prima e alla gente, alla gente che vive all’interno di essa, garantisce i diritti.

Ma adesso…

Adesso che le cose sono cambiate, ci rendiamo contro di quanto siamo stati stupidi

Louise                    - a non dominare altri paesi.

Mark                      - Be’, sì, ma non la devi mettere come se –

Se hai potere, allora lo dovresti usare. Usarlo è una tua responsabilità. Per sempre.

Piccola pausa.

Louise                    - Vuoi sapere quello che penso?

Lui comincia a ripartire il riso su due piatti, una bella porzione abbondante per sé, e quattro

cucchiaiate scarse per lei.

Mark                      - Continua.

Louise                    - Io penso...

Io penso che è facile parlare. Va bene, lo ammetto. È facile avere un’opinione quando nessuno la mette alla prova

Mark                      - Esatto.

Louise                    - prima, però, perché ora la gente è morta, cioè, non so più quello che sento, voglio dire, mio fratello, continuo a chiedermi se è riuscito a tornare a casa e se sta bene, e so che i miei amici, alcuni dei miei amici sono, e se glielo permetto questo può farmi, può farmi incazzare da morire

Mark                      - grazie, è proprio questo che intendevo

Louise                    - ma questo non, calma, Mark, aspetta un momento, sto dicendo che questo non ha alcuna influenza su quello che è giusto o sbagliato, e forse è proprio in questi casi che conta di più e che ne so, cioè solo perché uno svitato sgancia una cazzo di bomba non significa che uno debba andare in giro a fare il bastardo, a fare il lavaggio del cervello a tutto il mondo e a dire okay, o fai così o sparo a te, alla tua famiglia e a tutti quelli che conosci. O ci credi un qualcosa, oppure non ci credi. Non è che ci credi solo quando ti va. Quando ti fa comodo.

Mark tira fuori una mela. Ne taglia una fettina sottilissima e la mette su un angolo del piatto di lei.

Mette il resto nel suo piatto.

Louise                    - Secondo me

Divide anche il chili, l’intero contenuto nel proprio piatto e una cucchiaiata sul riso di lei.

Louise                    - c’è un unico modo per farsi distruggere: permettere agli altri di trasformarti in qualcosa di diverso da quello che sei.

Lui ha finito di fare le porzioni e ora tiene i piatti in mano. Lei li fissa.

Mark                      - È facile per te parlare così, no?

Louise                    - (piccola pausa) Cosa?

Mark                      - Tu hai tutto, la gente come te ha....

La gente ha proprio voglia di stare con te. Quando entri nel pub, la gente pensa: “Fantastico, c’è Louise”. La tua risata, il tuo sorriso. Tu sai come vestirti, sai cosa dire alla gente, cosa pensare, in cosa credere. Hai degli amici, dei veri amici, amici autentici, e ti piace stare con loro e loro adorano stare con te, non te ne stai là  seduta a pensare: “Che cazzo dico adesso, questi sono i soli amici che ho e non so neanche che dirgli, sto facendo sentire a disagio persino i miei amici”. Tu ridi, sorridi, e la gente guarda il tuo sorriso e pensa che sia la cosa più bella che abbiano mai visto. Pensano che li trasformi in pezzi di carbone, ma vogliono stare vicino a te, anche se fa male, anche se li uccide e gli riduce l’anima a un pezzo di cenere. Comunque. È tutto finito. Là fuori. No?

Le porge il piatto. Lei lo prende e siedono a mangiare in silenzio. Lei trangugia ogni boccone, ma

quando ha finito il cibo è bastato solo a ricordarle quanto sia affamata. Fissa lui che sta

mangiando la sua porzione, metodicamente. Lo fissa. All’improvviso, si lancia sul cibo di lui. Lui

riesce a poggiare il piatto sul pavimento e a tenere lontana lei.- la spinge via. Sono in piedi e si

fissano. Lei prova di nuovo ad andare verso il cibo, ma lui la spinge via un’altra volta. Pausa.

Louise                    - Ti prego.

Mark                      - Cerco solo di fare la cosa migliore.

****

Stanno giocando a Dangeons and Dragons. Lui legge.

Mark                      - “Esci dalla foresta e all’improvviso hai davanti il torrione, come un dente antico e malandato che si staglia sulla collina e sconfina nel cielo notturno. È coperto di rampicanti, edera, con pezzi che si sgretolano, e l’antico sentiero sale su fino alla saracinesca. Su ciascun lato della saracinesca ci sono due truci statue di guerrieri, che ricordano l’antica civiltà ch un tempo abitava il torrione, da molto tempo scomparsa. Un misterioso bagliore emana da queste statue e inonda l’ingresso di una luce tenue, e c’è anche lo scintillio della luna –“

Louise                    - Che significa “come un dente”?

Mark                      - Che somiglia a un dente.

Louise                    - Sembra un dente?

Mark                      - Sì.

Louise                    - Come un dente?

Mark                      - Non è bianco, è solo che la forma è

Louise                    - Appuntita?

Mark                      - No, non appuntita, non è una zanna, non ho detto zanna

Louise                    - Non sono solo le zanne a

Mark                      - Come un dente incisivo, un incisivo inferiore.

Louise                    - Giusto. Ma ancora non ho capito.

Mark                      - Capito cosa?

Louise                    - Perché lo hanno fatto come un dente?

Mark                      - Non lo hanno fatto come un dente, è solo un modo per descriverlo.

Louise                    - Tu hai detto -

Mark                      - È solo una descrizione, è una vecchia torre, è solo questa vecchia torre

Louise                    - Va bene, ho capito.

Mark                      - è una vecchia torre che spunta

Louise                    - Ho capito, va bene.

Mark                      - È la vecchia torre di una vecchia civiltà abbandonata da tanto tempo -

Louise                    - Abbandonata?

Mark                      - Be’, è quello che devi scoprire.

Louise                    - Non lo posso scoprire chiedendolo a te?

Mark                      - No, devi entrare -

Louise                    - Va bene, entro.

Mark                      - Non puoi semplicemente entrare.

Louise                    - Non puoi

Mark                      - Non è così, Louise, non puoi semplicemente

Louise                    - Ma che cazzo non puoi

Mark                      - entrare, perché devi usare ogni cautela e io non ho finito di descrivere quello che vedi.

Piccola pausa.

Louise                    - Va bene finisci di descrivere quello che vedo.

Piccola pausa.

Mark                      - “- e c’è lo scintillio della luna sui bastioni”.

Louise                    - Finito?

Mark                      - Sì.

Louise                    - Io entro.

Mark                      - Non puoi semplicemente entrare.

Louise                    - Perché no?

Mark                      - Perché potrebbe essere pericoloso.

Louise                    - È pericoloso?

Mark                      - È quello che devi scoprire.

Louise                    - Non me lo puoi dire tu, cazzo?

Mark                      - No, perché lo devi scoprire tu.

Louise                    - Che cazzata.

Mark                      - Non è una cazzata.

Non è una cazzata, Louise.

Devi scoprire se è pericoloso da quello che ti dico, dalla mia descrizione, da

Louise                    - Va bene.

Mark                      - da quello che ho detto

Louise                    - Va bene, va bene!

Posso chiedere al folletto?

Mark                      - (piccola pausa) Lei è un elfo. Non ci sono folletti in questo gioco. I folletti sono nelle fiabe dei bambini e questo non è -

Louise                    - Posso chiedere all’elfa?

Mark                      - Puoi chiedere all’elfo.

Pausa.

Louise                    - Va bene, allora.

Mark                      - Cosa?

Louise                    - Chiederò a quella cazzo di elfa!

Mark                      - Cosa, cosa le chiedi, cosa -

Louise                    - Mi rivolgo all’elfa e le chiedo: “È pericoloso?”.

Mark                      - Lei dirà: “Non lo so”.

Louise                    - Vaffanculo.

Mark                      - ma dirà: “Non sarebbe troppo saggio camminare in quella luce”.

Louise                    - Che significa?

Mark                      - Senti, Louise, non posso mica dire tutti -

Louise                    - Dammi la descrizione un’altra volta.

Piccola pausa.

 

Mark                      - “Esci dalla foresta e all’improvviso hai davanti il torrione, come un dente antico e malandato che si staglia sulla collina e sconfina nel cielo notturno. È coperto di rampicanti, edera, con pezzi che si sgretolano, e l’antico sentiero sale su fino alla saracinesca. Su ciascun lato della saracinesca ci sono due truci statue di guerrieri, che ricordano l’antica civiltà ch un tempo abitava il torrione, da molto tempo scomparsa. Un misterioso bagliore emana da queste statue e inonda l’ingresso di una luce tenue, e c’è anche lo scintillio della luna sui bastioni”.

Piccola pausa.

Louise                    - È questo il sogno che facevi? Essere in una roulotte con questa roba? Una nana, un folletto e una torre a forma di dente?

Pausa.

 

Mark                      - Lei è un elfo. Lei è un elfo e tu lo sai che è un elfo. Dici folletto solo perché vuoi sabotare il gioco. Se non hai intenzione di giocare correttamente, allora non devi - 

Louise                    - Per costringermi a giocare, mi stai facendo crepare di fame!

Mark                      - Per aiutarti, per prendermi cura di te!

Louise                    - Per prenderti cura di me?

Mark                      - Tu dici: “Sì, gioco”, ma non ce la fai, non riesci semplicemente ad accettare la cosa e a giocare, devi chiamare un elfo folletto solo per ricordarmi che tu sei meglio di me.

Louise                    - Chi cazzo -?

E tu ti stai prendendo cura di me?

Mark                      - Hai intenzione di giocare correttamente?

Piccola pausa.

 

Louise                    - Tu ti stai prendendo cura di me, Mark?

Mark                      - Louise -

Louise                    - Giochiamo.

Piccola pausa.

Mark                      - Correttamente.

Louise                    - Giochiamo.

Mark                      - Louise, voglio che andiamo d’accordo.

Piccola pausa.

Louise                    - Va bene. Dammi la descrizione un’altra volta.

Mark                      - “Esci dalla foresta e all’improvviso hai davanti il torrione, come un dente antico e malandato che si staglia sulla collina e sconfina nel cielo notturno. È coperto di rampicanti, edera, con pezzi che si sgretolano, e l’antico sentiero sale su fino alla saracinesca. Su ciascun lato della saracinesca ci sono due truci statue di guerrieri, che ricordano l’antica civiltà ch un tempo abitava il torrione, da molto tempo scomparsa. Un misterioso bagliore emana da queste statue e inonda l’ingresso di una luce tenue, e c’è anche lo scintillio della luna sui bastioni”.

Louise                    - Cammino, esco dalla foresta

Mark                      - Non credo che sia

Louise                    - Posso fare quello che mi pare o no?

Mark                      - Sì, certo, sì

Louise                    - Cammino, esco dalla foresta, molto lentamente

Mark                      - Ariel ti sibila di tornare indietro -

Louise                    - molto lentamente, togliendomi la camicetta

Mark                      - (piccola pausa) Cosa?

Louise                    - Mi tolgo la camicetta e cammino molto lentamente nella luce.

Mark                      - Questo è

Louise                    - Mi sfilo la camicetta dalla testa e faccio vedere il reggiseno.

Mark                      - Non avevano

Louise                    - la mia biancheria intima, mi sfilo la camicetta dalla testa

Mark                      - È proprio una cosa stupida, Louise.

Louise                    - e faccio vedere la mia biancheria intima, e continuo ad avanzare

Mark                      - Questo è

Louise                    - E continuo ad avanzare.

Mark                      - (piccola pausa) La luce della luna, vedi la luce della luna che si muove sul bastione

Louise                    - Continuo a camminare e lascio cadere la camicetta a terra

Mark                      - la luce della luna si muove, Louise.

Louise                    - e comincio a slacciarmi la cintura

Mark                      - Louise -

Louise                    - Ops, la gonna mi è caduta a terra.

Mark                      - Senti un grido nella lingua degli orchi che arriva dal bastione e ti rendi conto all’improvviso che la luce della luna era in realtà lo scintillio emanato dal metallo di una truppa di orchi armata fino ai denti.

Louise                    - Avanzo molto lentamente nella luce, togliendomi la biancheria intima

Mark                      - Louise -

Louise                    - me la sfilo dalla testa, scoprendo i mie seni perfetti da elfa

Mark                      - (lanciando un dado) la freccia di un orco ti sfiora, sibilando

Louise                    - ora sono nuda e saluto gli orchi con la mano

Mark                      - Okay, Ariel si lancia in avanti per difendere -

Louise                    - La colpisco con la mia spada.

Mark                      - Cosa?

Louise                    - In faccia.

Mark                      - (lanciando un dado) L’hai uccisa.

Louise                    - Lascio cadere la spada e mi afferro le tette

Mark                      - Cominciano a sparare

Louise                    - e agito verso di loro le mie tette perfette da elfa e

All’improvviso lui scompiglia tutte le carte, le getta sul pavimento e si volta verso di lei. C’è una frazione di secondo in cui un’esplosione di violenza sembra possibile. Poi passa.

Mark                      - Se vuoi darmi del coglione, dimmi coglione e basta.

Louise                    - Sei un coglione.

Pausa. Lui si siede lontano da lei. Tira fuori una barretta energetica. La apre. Lei guarda.

Louise                    - Dammene un pezzo.

Lui comincia a mangiare. Lentamente.

Louise                    - Mark

Lui mangia, con tutta calma.

Louise                    - È meglio che me ne dai un pezzo.

Ha quasi finito.

Louise                    - Mark!

Ultimo pezzetto.

 Louise                   - Ti conviene darmene un pezzo.

Lo solleva fino alla bocca.

Louise                    - Dico sul serio, Mark, non lo fare, perché se tu, se tu lo fai, dico sul serio, io davvero ti –

Se lo mette in bocca. Mastica. Ingoia. Lei lo fissa.

Louise                    - Brutto –

Brutto pezzo di –

Pausa.

Louise                    - Ora me lo ricordo. Me lo ricordo cosa ho pensato quanto ti ho incontrato la prima volta.

Piccola pausa.

Mark                      - Cosa?

Louise                    - Sì, e lo sono appena ricordato.

Mark                      - Non dire qualcosa solo per ferirmi.

Louise                    - No. È vero.

Mark                      - Sì, ma non dire qualcosa solo per -

Louise                    - È esattamente quello che ho pensato.

Mark                      - Louise, non lo fare perché -

Louise                    - No, Mark, è vero.

Te lo dico? Te lo dico, Mark? Lo vuoi sapere?

Piccola pausa.

Louise                    - Ho pensato: “Ahhh”.

Pausa.

Mark                      - No, non è vero.

Louise                    - Ho pensato: “Ahhh”.

Mark                      - Non me ne frega niente.

Non l’hai pensato, lo stai solo dicendo –

Non me ne frega niente.

Louise                    - Ho pensato: “Ahhh. Ma guarda questo. Ahhh”.

Pausa.

Mark                      - Potrei farti molto male.

Potrei farti molto male.

Piccola pausa.

Mark                      - Potrei farti molto male.

Decine di migliaia di cadaveri, la sopra. Gente vaporizzata e trasformata in un esercito di ombre. Nessuno sa che sei qui. Potrei farti molto male. Se fossi uno cattivo.

****

Louise sveglia Mark, disperata.

Louise                    - Voci!

Mark                      - Cosa?

Louise                    - Voci, Mark, credo di aver sentito, fuori c’è!

Mark                      - Cosa, cos’è, dove?

Louise                    - Mark?

Mark                      - Cosa?

Louise                    - La fuori, voci, ho sentito

Mark                      - Voci?

Louise                    - Sì, ho sentito

Mark                      - (uscendo dal letto) No…

Louise                    - Credo di sì

Mark                      - Cosa, là fuori?

Louise                    - Sì, cioè c’era questo rumore, credo, come sulla botola

Mark                      - Sei sicura?

Louise                    - Be’, credo di sì, credo, no, non sono sicura ma voglio dire stavo

Mark                      - Stavi dormendo?

Louise                    - Non credo, non mi pare che -

Mark                      - Shh.

Louise                    - Ho sentito

Mark                      - Shh, voglio ascoltare.

Ascoltano.

Louise                    - Era un rumore sulla botola

Mark                      - Shhhh!

Louise                    - Come qualcuno seduto sulla -

Mark                      - Louise!

Ascoltano.

 

Mark                      - Non c’è niente.

Louise                    - No.

Piccola pausa.

 

Louise                    - Ma prima c’era, mi pare, Mark.

Mark                      - Be’…

Louise                    - Sono sicura che non stavo

Mark                      - Voglio dire, qua sotto non possiamo sentire

Louise                    - Lo so, lo so, ma forse

Mark                      - C’è più di un metro di terra, voglio dire

Louise                    - Lo so, ma c’era un rumore come di qualcuno seduto sopra, e poi forse si è spostato

Mark                      - Che ha fatto?

Louise                    - La voce, il rumore, forse il rumore si è spostato in basso

Mark                      - Che diceva la voce?

Louise                    - (piccola pausa) Era un ragazzino.

Mark                      - Un ragazzino?

Louise                    - Sì. Erano ragazzini.

Mark                      - Ragazzini? Là fuori?

Louise                    - Sono sicura che ero sveglia, stavano parlando di discoteche e

Mark                      - Discoteche?

Louise                    - Sì.

Sì, io –

Non credo che stessi dormendo, cioè…

Voglio dire…

Stavano parlando di discoteche e di una che si chiama Chimge.

Mark                      - Discoteche?

Louise                    - Sì, ma -

Mark                      - Di discoteche e di una che si chiama Chimge?

Louise                    - Be’…

Lo so che suona, ma sono sicura Mark, credo che fosse Cristo, però.

Mark                      - Era un sogno.

Louise                    - Davvero?

Mark                      - Ragazzini che parlano di discoteche?

Piccola pausa.

Louise                    - Bussiamo sulla botola.

Mark                      - Per fare che?

Louise                    - Per attirare la loro attenzione.

Mark                      - Di chi, non c’è nessuno là fuori.

Louise                    - Lo so, ma forse, perché se potessimo uscire

Mark                      - Stai lontana dalla botola.

Louise                    - Mark, se potessimo uscire

Mark                      - Quella è la parte più vulnerabile di tutto il rifugio, da qualunque altra parte, c’è più di un metro di terra. Stai lontana dalla botola. Va’ a letto.

Lui comincia a mettersi a letto. Lei aspetta, ancora incerta. All’improvviso si precipita verso la botola, e comincia a bussarci sopra.

Louise                    - EHI!

Mark                      - Louise!

Louise                    - EHI, QUI, EHI!

Mark                      - Smettila!

Louise                    - EHI; EHI!

La trascina giù.

Mark                      - Che cazzo fai?

Louise                    - E se sono là fuori?

Mark                      - Chi, chi? Chi cazzo c’è la fuori?

Louise                    - Lo so ma

Mark                      - Tutto quello che c’è là fuori è un cazzo di coperta di ricaduta nucleare, e se apri quella botola

Louise                    - Non sto dicendo di aprirla

Mark                      - Fai entrare una valanga di polvere radioattiva

Louise                    - Lo so, scusa, ma se non stavo sognando?

Mark                      - che ci ucciderà, vuoi dire se c’erano dei ragazzini seduti là fuori in mezzo a quella ricaduta nucleare a chiacchierare di discoteche?

Louise                    - Senti, lo so che suona

Mark                      - Ti senti bene?

Louise                    - se lo dici così sembra

Se mi sento bene?

Mark                      - Hai avuto qualche altro, voglio dire hai sentito qualcos’altro?

Louise                    - No. Pensi che stia male?

Mark                      - Rumori o voci

Louise                    - No.

Mark                      - perché –

Vieni, mangia qualcosa.

Comincia a tirar fuori del cibo.

Louise                    - Cosa?

Mark                      - Vuoi un po’ di, ecco, ecco guarda , ti do

Louise                    - Sì.

Mark                      - Ecco.

Le offre una barretta energetica. Lei la prende.

 

Louise                    - Grazie.

Comincia a mangiare prima che lui possa riprendersela. Si ferma. Lo fissa.

Mark                      - Cosa?

Pausa.

Mark                      - Cosa?

Louise                    - Perché mi stai dando da mangiare?

Piccola pausa.

Mark                      - Perché…

Louise                    - Cosa?

Mark                      - Hai fame, hai bisogno -

Louise                    - ho fame da quattro giorni, perché adesso?

Mark                      - Perché…

Le cose… che senti, hai…

Le allucinazioni.

Louise                    - Okay.

Pausa.

 

Louise                    - Mark?

Mark                      - Sì?

Louise                    - Posso chiederti una cosa?

Mark                      - Sì.

Louise                    - E non ti arrabbi?

Mark                      - Dipende dalla domanda.

Louise                    - Me lo prometti?

Mark                      - No, perché dipende dalla -

Louise                    - Che c’è la fuori?

Mark                      - Che c’è la fuori?

Louise                    - Sì.

Mark                      - Che vuol dire? Macerie e 

Louise                    - Davvero?

Mark                      - ricaduta e, sì, davvero, corpi e lo sai, lo sai cosa c’è 

Louise                    - Non lo so.

Mark                      - la fuori?

Louise                    - Non lo so cosa c’è la fuori. Io non l’ho visto.

Pausa.

Mark                      - Cosa? Cosa stai -?

Cioè, stai dicendo -?

Louise?

Louise                    - Non voglio farti arrabbiare, ti sto solo chiedendo -

Mark                      - Stai dicendo -?

Louise                    - Sto solo dicendo che, se non ci fosse, se questo fosse, o che ne so, allora sarebbe questo il momento. Sarebbe questo il momento, Mark. Onestamente. Se fosse quello il caso.

Silenzio.

Mark                      - È questo che pensi di me?

Louise                    - No. Ma è vero?

Pausa. Lui le strappa la barretta energetica di mano.

Mark                      - Brutta stronza.

Louise                    - Scusa

Mark                      - Brutta stronza, brutta, maledetta

Louise                    - scusa, senti,scusa, ma

Mark                      - dopo tutto quello che, dopo tutto quello che ho

Louise                    - non ti, perché sto solo

Mark                      - fatto, tutto quello, ti ho salvato la vita, cazzo, Louise!

Louise                    - Mi dispiace tanto, Mark, ma rispondi alla mia cazzo di domanda

Mark                      - Rispondere alla tua - 

Louise                    - Mark, non sto dicendo niente, sto solo dicendo che se questo fosse –

Lui la prende per il collo. La fissa negli occhi.

Louise                    - Mark, lasciami.

Lui non lo fa.

Louise                    - Mark, lasciami!

Lui non la lascia. Lei cerca di tirar via la mano di lui, ma non ci riesce.

 

Louise                    - Lasciami, cazzo!

Lotta con più energia. Si arrende.

Louise                    - Va bene, mi dispiace, okay? Mi dispiace, mi dispiace, cazzo, solo che lo dovevo fare, voglio dire, io non ho visto niente, mi sto solo fidando della tua –

Mi lasci, per favore?

Mark, per favore?

Per favore!

Lui non la lascia.

Louise                    - Cosa? Cosa vuoi?

Nessuna risposta.

Louise                    - Va bene, senti hai raggiunto il tuo scopo, mi dispiace, mi dispiace, cazzo, e adesso per favore lasciami.

Lui non la lascia.

Louise                    - Mark, per favore.

Mark                      - Tu mio stai ammazzando.

La spinge indietro, la fa sedere sul letto. Tira fuori il baule. Ne estrae una catena. Gliela porge.

Mark                      - Non ti lascerò aprire quella botola nel cuore della notte. Vuoi comportarti come un animale?

Le avvolge la catena intorno al collo. La chiude con il lucchetto.

 

Louise                    - Non fare lo stronzo –

Lui le schiaffa una mano sulla bocca.

Mark                      - Sta’ zitta, chiudi quella cazzo di fogna schifosa –

Pausa. Toglie la mano.

 

Mark                      - Neanche una parola. Non puoi parlare. Tu non te le meriti, le parole.

Assicura l’altra cima della catena a uno dei letti.

Mark                      - Bene. L’hai voluto tu. Giusto? Mi hai costretto tu, a farlo. Questo è quello che mi costringi a far per aiutarti. Per aiutarti, Louise, questo è quello che ti devo fare per aiutarti. Basta con le gentilezze. Ti piacciono i bastardi? Ti piace un bastardo, no? Niente cibo. Niente acqua. Niente.

END

Lei siede incatenata al suo letto, lui è seduto a tavola, si fa una segna, parla tra sé, mormora parole incomprensibili. La fissa deliberatamente, come se lei non fosse lì.Questo va avanti per un po’. Poi viene. Si pulisce con le carte del Dungeons and Dragons. Siede là ansante, con il cazzo in mano. Alza gli occhi su di lei come se la notasse per la prima volta. Abbassa lo sguardo. Comincia a piangere. Comincia a giocherellarci di nuovo. Gli viene duro. Comincia a farsi un’altra segna, fissando lei, piangendo ancora., Lei ha uno sguardo feroce, perso nel vuoto.

****

Mark si sveglia e scopre che Louise gli tiene un coltello puntato alla gola. È il coltello con il quale ha tagliato la mela, un coltello da cucina o un coltello da cacciatore lungo circa quindici, venti centimetri.

Pausa. Lei lo fa uscire dal letto guidandolo con il coltello. Lui esce dal letto. Indossa solo i boxer. Rimangono in piedi, con lei che gli punta il coltello alla gola. Lei gli fa cenno di sedersi per terra. Lui lo fa. Pausa. Lei non sa bene cosa fare adesso.

Mark                      - Louise –

Lo taglia in faccia, facendogli uscire il sangue.

Louise                    - Chiave.

Lui trova i pantaloni, le dà la chiave. Comincia a infilarsi i pantaloni.

Louise                    - No.

Lui si ferma. Piccola pausa. Li mette sul pavimento. Lei apre il lucchetto, lasciando la chiave dentro, e si toglie la catena.

Louise                    - Cibo.

Lui va verso il baule, lo apre. Tira fuori un barattolo di Chili, lo apre, glielo dà: Lei mangia, fissando lui.

Louise                    - Freddo.

Pausa.

Louise                    - Ho detto che ho freddo.

Lui prepara la stufa, la accende. Lei mangia, e lo guarda. Finisce.

Louise                    - Acqua.

Lui le passa l’acqua. Lei beve. Molto.

Louise                    - Girati.

Lui ubbidisce.

Louise                    - Siediti sulle mani.

Ubbidisce.

Louise                    - Guarda giù. Chiudi gli occhi.

Lui lo fa. Lei si toglie la maglia, tenendo il reggiseno. Si lava, si asciuga, si rimette la maglia. Si alza in piedi. Lo guarda. Si avvicina a lui, sempre in piedi.

Louise                    - Ancora.

Mark                      - Non c’è rimasto molto, dobbiamo stare –

Gli tocca un orecchio con il coltello.

Lui apre un altro barattolo di chili, versandosene un po’ sul dito. Lo sta per leccare, ma lei gli afferra la mano. Se la porta alla bocca, lecca via il chili, poi la lascia andare. Prende il barattolo di chili. Mangia, fissando lui.

Louise                    - Non mi guardare.

Lui abbassa gli occhi.

Louise                    - Coglione.

Povero coglione.

Lei mangia.

 

Louise                    - Alzati.

Lui ubbidisce.

Louise                    - Accendi la radio.

Ubbidisce.

Louise                    - Questa rimane accesa. Va bene?

Lui non dice niente.

Louise                    - Chiudi gli occhi.

Ubbidisce.

Louise                    - Braccia in fuori.

Ubbidisce.

Louise                    - In alto.

Ubbidisce.

Louise                    - Su una gamba sola.

Ubbidisce.

Louise                    - Apri gli occhi.

Ubbidisce.

Louise                    - Seduto.

Ubbidisce. Lei va verso di lui.

Louise                    - Potrei farti molto male.

Piccola pausa.

Louise                    - Potrei farti molto male.

Potrei farti molto male.

Mark                      - Va bene, penso che questo abbia –

Lei fa cadere un po’ di chili sul pavimento. Lui lo fissa.

 

Louise                    - Mangia.

Mark                      - Non mi fai paura, io non sono –

Pausa. Lui allunga una mano verso il cibo.

 

Louise                    - No. Niente mani.

Pausa. Mangia direttamente da terra. Poi si rimette seduto. Lei ne fa cadere un altro po’. Pausa. Lui va a mangiarlo, ma lei ci cammina sopra.

Louise                    - Sdraiato.

Comincia a sdraiarsi.

Louise                    - Faccia a terra.

Si ferma. Si sdraia faccia a terra. Lei fa scorrere la punta della lama lungo la parte posteriore di una delle cosce di lui. Mette il piede sulla pianta di quello di lui. Spinge, facendogli male. Fa delle prove con la pressione e il dolore.

Louise                    - In piedi.

Lui ubbidisce. Lei si allontana da lui, indietreggiando.

Louise                    - Nessuno sa che sei qui.

Mark                      - Louise, questa qui non sei tu, questo è tutto - 

Louise                    - Tira fuori il cazzo.

Mark                      - Cosa?

Louise                    - Tira fuori il cazzo.

Mark                      - No.

Piccola pausa.

 

Mark                      - No. No, Louise.

Pausa. Lui si tira fuori il cazzo. Lei gli passa dell’acqua.

 

Louise                    - Lavatelo.

Lo lava. Gli tira un asciugamano.

Louise                    - Asciugalo.

Lo asciuga. Lei gli si avvicina. Gli prende il cazzo in mano. Lui cerca di non apparire spaventato. Lei gli mette la lama del coltello sotto il cazzo. Pausa.

Louise                    - Che c’è la sopra?

Mark                      - Cosa?

Louise                    - Rispondi!

Mark                      - Ricaduta, macerie -

Louise                    - E i ragazzini?

Mark                      - Quali ragazzini’

Louise                    - I ragazzini che ho sentito io, loro cosa -

Mark                      - Un sogno -

Louise                    - Ti taglio il cazzo.

Mark                      - Ti prego, no.

Louise                    - Te lo taglio e sto a guardare.

Mark                      - Ti prego, ti prego non -

Louise                    - Dimmelo!

Mark                      - Te l’ho detto!

Louise                    - È la verità?

Mark                      - È la verità, è vero, è -

Louise                    - È?

Mark                      - Sì, sì, ti prego, non, ti prego, ti prego…

Piccola pausa. Lui sta piangendo.

Mark                      - Ti prego! Ti prego, no!

Lei si allontana. Lo guarda fisso. Aspetta.

 

Louise                    - Smettila di piangere.

Smettila di piangere, cazzo.

Pausa.

Louise                    - Posso aspettare.

Ho tutto. Ho la radio, ho il coletto, ho tutto.

Aspetterò.

Lei va a sedersi accanto alla stufa, al caldo. Tira su il cibo. Comincia a mangiare. Lui smette di piangere. La fissa. Pensa. Si avvicina alla stufa.

Louise                    - Tu no.

Lui si ferma.

Mark                      - Ho freddo.

Louise                    - Tu no, il pupo frigna.

Mark                      - Non sono un –

Tu avevi il coltello, tu -

Louise                    - Là.

Mark                      - No.

Louise                    - Ho detto, là.

Lui non si muove.

Louise                    - Ho detto -

Mark                      - No.

Anzi.

Perché –

Perché se avevi intenzione di fare qualcosa –

Lei si alza, minacciandolo. Lui indietreggia, ma non fino in fondo.

Mark                      - Allora, chi è il pupo che frigna adesso, cazzo?

Lei fa un passo verso di lui. Lui fa un passo indietro, ma poi immediatamente si siede, non troppo vicino al fuoco ma neanche dove ha detto lei.

Louise                    - Mettiti la catena.

Mark                      - No.

Louise                    - Mettiti -

Mark                      - Va bene, Louise; ti prego, non farmi mettere la catena.

Louise                    - Mettitela.

Mark                      - Non farò niente, ti prego.

Louise                    - Mettitela.

Mark                      - Starò buono, veramente, non farò -

Louise                    - Mettitela.

Mark                      - Non voglio mettermi -

Louise                    - Met-ti-te-la.

Pausa. Lui si mette la catena intorno al collo. Raccoglie il lucchetto.

Mark                      - La chiave è bloccata, mi pare.

Louise                    - Mettitela.

Mark                      - Si è incastrata, credo, o

Louise                    - Non si è incastrata

Mark                      - no, aspetta

Louise                    - non

Mark                      - voglio solo

Spezza la chiave con il piede.

 

Louise                    - Non -

Mark                      - Rotta.

Scusa. Solo che… si è

rotta.

Lei è furibonda, e va verso di lui. Lui si accuccia, coprendosi la testa con le mani.

Mark                      - Scusa, scusa. Scusa, scusa, scusa, scusa…

Lei lo afferra per i capelli, e gli tira indietro la testa.

 

Mark                      - Ti prego!

Pausa.

Mark                      - Ti prego, ti prego.

Lei lo lascia andare. Lui indietreggia, scosso.

 

Mark                      - Grazie.

Grazie.

Pausa.

Mark                      - Pezza di merda.

Piccola pausa.

Louise                    - Che cos’hai detto?

Mark                      - Niente.

Louise                    - Che cos’hai -

Mark                      - Che cosa credi di fare? Possono volerci dei giorni. Due, tre giorni. Cosa credi di fare?

Louise                    - Aspetterò.

Aspetterò.

Mark                      - (sottovoce) Pezza di merda.

Louise                    - Cosa?

Mark                      - Niente.

Louise                    - Che cos’hai detto?

Mark                      - Niente.

****

Louise è seduta sopra la stufa, a rimestare con il coltello il contenuto della pentola che è lì sopra. La stufa è spenta. Lei è avvolta in una coperta, lui no, e hai i brividi. Lui la guarda. La radio emette rumori di interferenze.

Mark                      - …e quella volta che ti si è rotta la macchina. Te lo ricordi di quando ti si è rotta la macchina? Eravamo nel Mitre e guidavi tu perché eri andata a trovare tuo padre e stavi seduta vicino a me, nel cortile della birreria e stavamo stretti stretti perché eravamo un sacco di gente e tu mi stavi proprio addosso, ma non c’era niente di volgare, era bello, e io ero là con Pete e lui si stava comportando bene, non stava facendo lo, Pete si stava comportando bene, per una volta, e il sole era al tramonto e io mi chiedevo cosa stessi pensando tu. Mi chiedevo: “Cosa sta pensando?”. Allora ho guardato su e c’era una stella nel rosso, una stella brillantissima, e ho pensato che il mondo sarebbe stato perfetto se io avessi potuto parlare solo con te. E poi ho pensato che forse stava già accadendo. Forse, su un certo piano, le nostre anime stavano già comunicando, e ho visto questi esseri di luce, sai,m i nostri noi più autentici, non questi corporei, che si intrecciavano l’uno nell’altro. E quando te ne sei andata, è stato come morire e precipitare lungo il tunnel e poi essere risucchiato indietro in questo mondo da un defibrillatore.

E poi tu sei tornata. Sei semplicemente ricomparsa all’improvviso e io mi sono ritrovato a dire: “Puoi dormire da me” e tu hai detto: “Davvero?” e io ho detto: “Sì. Sì, certo!. Ed è stato come se il mondo si fosse trasformato, come se sul pianeta tutto fosse possibile. Era un mondo nuovo.

Ma tu hai dormito da Mandy.

Silenzio. Lei assaggia un po’ di riso. Lo sputa.

Mark                      - Te l’ho detto.

Louise                    - Zitto.

Mark                      - Te l’ho detto, è immangiabile. Non funziona. Ti serve il gas per cuocere il riso.

Louise                    - L’ho messo a bagno.

Mark                      - Non puoi metterlo a bagno. Diventerà una pappa. Sarà una pappa.

Louise                    - Non parlare.

Mark                      - Possono volerci dei giorni. Due, tre giorni forse.

Louise                    - Ce la faccio, due giorni.

Mark                      - Guardati, Cristo, guardati, guarda cosa si diventata.

Louise                    - Guardati tu.

Mark                      - Guardati. Non puoi vivere solo di riso. Riso crudo.

Louise                    - Chiudi quella bocca.

Mark                      - Okay, sto zitto, sto zitto e basta allora, va bene?

Piccola pausa. Lei comincia a tirar fuori il riso con le mani, cercando di fare delle palline.

Mark                      - Te lo ricordi il softball? Il softball? Non te lo ricordi il softball? Io me lo ricordo. Tutti là, la banda al completo, ricordo che ero seduto sotto quell’albero con te, te lo ricordi l’albero, era come un grande, era enorme, e magari sapessi che tipo di albero era, se c’è qualcosa che avrei sempre voluto imparare sono i nomi degli albero, e anche di qualche pianta, che ne so, insomma siamo stati seduti sotto quell’albero probabilmente per non più di, cosa? un quarto d’ora? venti muniti al massimo? e sì c’era da bere e sì tu avevi bevuto un po’ e sì io stavo andando benissimo, ho fatto un home run e poi l’ho buttata fuori, il loro primo battitore, una ragazza, l’ho buttata fuori, sì bene così, un sacco di cose, sì, ma noi abbiamo parlato, abbiamo parlato, Louise. Te lo ricordi? Abbiamo parlato veramente. Te lo ricordi? Eh, Louise? Abbiamo parlato dell’esistenza della vita su altri pianeti. E io ti stavo dicendo di come avessero scoperto il metano su Marte e che era probabilmente il risultato dei microbi a produrre il metano, ti ricordi? E abbiamo parlato di cosa succederà se scopriamo la vita sul primo pianeta sul quale andremo, considerando che ci sono miliardi di galassie, duecento milioni di stelle solo nelle nostre, il che significherebbe che l’universo pullula di vita, ed era come se fossimo esploratori, ti ricordi? Era come se fossimo esploratori delle idee, era come se fossimo i primi umani in un paesaggio alieno e io riuscivo quasi a sentire l’albero che cresceva dietro le nostre spalle e mi sono voltato verso di te e ho detto. “Certo che siamo proprio fortunati”. E tu hai detto: “Sì”. “Sì”, hai detto. E io ho pensato: “Amo questa donna, questa donna, io la amo –“.

La radio improvvisamente tace. Pausa. Louise va verso di essa.

Mark                      - Niente radio.

Louise                    - Sta’ zitto.

Lei la tira su. Armeggia un po’, ma è morta.

Mark                      - Sono le batterie. Niente radio.

Louise                    - Sta’. Zitto.

Mark                      - Non puoi resistere tre giorni.

Louise                    - Posso.

Mark                      - Niente cibo. Niente radio.

Louise                    - Quindi?

Mark                      - Posso perdonarti.

Louise                    - Sta’ zitto.

Mark                      - Guarda cosa stai facendo. Non puoi resistere.

Louise                    - Posso.

Mark                      - Non puoi.

Louise                    - Posso.

Mark                      - Non puoi.

Louise                    - Posso.

Mark                      - Non puoi, Louise, non puoi.

Lei torna alla stufa, ma rendendosi conto che il riso è inservibile, non ha niente da fare. Pausa.

Mark                      - Poi c’è stata l’esercitazione antincendio. Ti ricordi quella volta che hanno fatto l’esercitazione antincendio? C’è stata l’esercitazione antincendio, te la ricordi, Louise? Hanno dato inizio all’esercitazione antincendio e ci siamo dovuti radunare tutti davanti a Tesco e abbiamo cominciato a scherzare sul fatto che era proprio il momento giusto per fare la spesa della settimana, te lo ricordi? Io me lo ricordo, e poi c’è stata la volta in cui un cane è entrato nel palazzo,m te lo ricordi quando un cane è entrato nel palazzo? un cane randagio e tutti hanno smesso di lavorare e

Lei si tappa le orecchie con le mani.

Mark                      - si sono messi a guardare, perché c’era un cane nel palazzo e noi stavamo dicendo, ti ricordi, stavamo dicendo che Tony probabilmente gli avrebbe chiesto se voleva fare il manager e Tony era un po’ seccato per questo e…

****

Mark è sdraiato sul suo letto profondamente addormentato. Louise è seduta al tavolo, con il coltello in mano, ma continua a caderle la testa. A un certo punto quasi si addormenta, poi all’ultimo minuto si sveglia. È nel panico, guarda Mark, ma lui ancora dorme. Lei scuote la testa, cerca di strofinarsi via il sonno dagli occhi. Si sforza di star sveglia ma presto la testa comincia a ricaderle. Questa volta sta quasi per cadere il coltello. Si alza, fa un giro. Va a dare un’occhiata a Mark, per vedere se dorme davvero. Si avvicina alla botola. Va a sedersi sul pavimento freddo. Cambia posizione, tenendo d’occhio Mark. Siede in ginocchio a terra così non può dormire. Si appisola. Scuote la testa. Si alza, va di muovo verso Mark, ma lui dorme ancora profondamente. Torna alla sua posizione inginocchiata sul pavimento, La testa continua a caderle.

Più giu. Più giù

Più giù.

Si è addormentata.

La mano con il coltello è poggiata sulle ginocchia.

Dorme. In qualche modo la posizione è diventata stabile.

Dorme. Dorme.

Mark si alza in silenzio, rapidamente, con un solo gesto, va dritto verso di lei e le strappa il coltello di mano. Lei si tira indietro, sveglia all’istante. Lui è in piedi, in boxe, con il coltello in mano. Lei indietreggia. Si fissano. Lui tende il braccio che stringe il coltello, è furioso. Lunga pausa. Si affloscia. Cerca di non piangere. Lei lo guarda fisso. Il braccio con il coltello si abbassa, lentamente. Lui piange ora, silenziosamente, con la testa bassa. Lei lo fissa. Pausa. Lui si trascina verso di lei, a testa bassa.

Lei è un blocco di ghiaccio, lui le va addosso, le mette un braccio intorno, piangendo, affonda la testa nel collo di lei. Lei è in piedi. Rimangono così per un po’. Lentamente, lei solleva le braccia e gli restituisce l’abbraccio.

Louise                    - Così

così.

Si abbracciano, tutti e due ne hanno bisogno.

Si abbracciano.

Lui comincia a baciarle il collo. Lei cerca di staccarsi, ma lui la stringe più forte.

Louise                    - Mark?

Mark?

La mano di lui è sul seno di lei, tra i suoi capelli, mentre le bacia il volto tra le lacrime. Lei lotta ora, spingendolo forte. Lui le punta il coltello al collo e lei si blocca. La bacia sul viso, sulla bocca, ancora piangendo ma spingendo l’inguine su di lei, contro di lei.

Lei non si muove.

Louise                    - Mark?

Mark                      - Amore. Amore mio.

Louise                    - Mark?

La mano di lui è dentro i vestiti di lei.

Louise                    - Mark, no –

Lui le spinge il coltello sul collo e lei si blocca.

Mark                      - Quanto sei bella, sei così bella, Louise.

Comincia a sbottonarsi i pantaloni, li tira giù con uno strattone. Sta ancora piangendo. La costringe a terra. Le toglie i pantaloni e le mutandine, baciandole la pancia.

Mark                      - Quanto sei bella, sei così bella, Louise.

Sesso orale su di lei, con il coltello ora puntato direttamente sulla sua pancia, con la punta della lama sulla pelle. Lei lo fissa, lui si tira su e le punta il coletto alla gola.

Louise                    - No.

Mark                      - Io ti amo.

Louise                    - No.

Mark                      - Quanto sei bella

Louise                    - No.

Mark                      - Louise

La penetra. Si muove con crescente disperazione, ancora piangendo, e dicendo ogni tanto “Quanto sei bella, Louise”. Lei aspetta che finisca.

****

Mark è seduto, avvolto in una coperta e assorto nei suoi pensieri. Anche Louise è avvolta in una coperta.

Mark                      - Ti fa –

Ti fa male, o…

Prende una delle schede del Dungeons and Dragons e la mette sul pavimento.

Mark                      - Mi dispiace. Non intendevo –

È stato una specie di incidente. Non sono quel tipo di –

Cristo. Oh Dio (fa una smorfia di dolore) Cazzo. Oh cazzo.

Lei sparge il riso sulla scheda di carta. Come se lui non fosse lì, comincia a rotolarci sopra la bombola del gas per frantumarlo.

Mark                      - Oh Dio. Mi dispiace. Perché non –

Perché non ti piaccio e basta? Ti prego. Perché non ti piaccio, Louise?

Louise                    - Perché sei un coglione.

Lui la fissa. Il cilindro del gas non funziona. Lei prende due pezzi di carta dal Dungeons and Dragons, li mette sulla scheda e mette un chicco di riso su uno di essi. Solleva il cilindro del gas e lo fa cadere di taglio sul chicco di riso. Versa la polvere che ha ottenuto sull’altro pezzo di carta. Poi ripete l’operazione.

Mark                      - Che stai facendo?

Louise                    - Farina di riso.

Mark                      - Perché?

Louise                    - Ho cercato di mangiarlo intero ma l’ho ricagato tutto.

Mark                      - Credo proprio che il carburante delle linee aeree debba essere tassato.

Piccola pausa.

Mark                      - Volevo chiederti scusa. Questo volevo fare, quando sono uscito dal pub subito dopo di te. Ti ricordi? Volevo dirti, volevo dirti scusa. Perché quando hai detto quella cosa sulla tassa sul carburante delle linee aeree e sulle vacanze low cost e quella roba lì, credo che la mia risposta sia suonata un po’ squallida. Ma non era mia intenzione. Perché sono d’accordo anch’io. È il terzo più grande fattore, come si dice, inquinante e, sono d’accordo. Davvero, quindi, ma ero, a chi non piace una vacanza a prezzi bassi e una cosa è dirlo, no, un’altra cosa è farlo, ma non volevo essere squallido. Mi è uscita male.

Piccola pausa.

Louise                    - Cosa?

Mark                      - Nel pub.

Louise                    - Il pub?

Mark                      - Dopo il pub. Sono uscito dal pub dopo e –

Ricordi?

Pausa. Lei non ricorda. Torna a occuparsi del riso. Vi picchia sopra.

Mark                      - Io mi ammazzo.

Louise                    - Dove?

Mark                      - Qui, vicino al tavolo.

Louise                    - Come?

Mark                      - Mi pugnalo nel collo con questo coltello.

Louise                    - Metti un lenzuolo per terra.

Mark                      - Okay.

Lui si alza, va al suo letto, afferra il lenzuolo e lo porta sul tavolo. Lei continua a schiacciare il riso, un chicco alla volta. Lui guarda il tavolo, cercando di immaginare dove cadrà. Si siede in posizione per avere una percezione più esatta. Fa dei tentativi con il coltello. Scopre che il modo migliore potrebbe essere piazzare il manico del coltello sul tavolo e spingere la gola contro la lama. Soddisfatto mette giù il coltello, si alza e stende la coperta sul tavolo. Ripensandoci sistema gli angoli della coperta come a formare delle sponde, come un tavolo da biliardo. Si siede, mette il manico del coltello contro il tavolo, lo impugna con entrambe le mani e predispone il collo. Pausa. Lei continua a schiacciare il riso. Lui si ferma.

Mark                      - Da che parte sta la giugulare?

Louise                    - A destra.

Lei schiaccia. Lui sistema il coltello così che gli penetrerà nel lato destro del collo. Si prepara. Si ferma. Pausa.

Mark                      - Morirai senza di me.

Louise                    - neanche per sogno.

Mark                      - Andiamocene insieme.

Louise                    - No.

All’improvviso sui va verso di lei con il coltello, ma lei usa la bombola come arma e lo colpisce al gomito. Lui grida per il dolore, scioccato. Si fissano, armi in pugno.

Louise                    - No.

Mark                      - Sì.

Louise                    - No.

Mark                      - Sì.

Louise                    - No.

Mark                      - Ho fatto qualcosa di sbagliato? Cioè, c’è stato un momento in cui avrei potuto fare qualcosa di diverso e tu avresti provato qualcosa di diverso nei miei confronti?

Louise                    - No.

Mark                      - Io ti amo, cazzo!

Louise                    - E allora?

Mark                      - Non significa niente per te?

Louise                    - No.

Mark                      - Proprio niente?

Louise                    - No.

Mark                      - Io ti uccido, cazzo! Io ti uccido, cazzo, e poi mi uccido se non mi ami.

Louise                    - Forza, allora.

Mark                      - Dico sul serio!

Louise                    - Ti spappolo il cervello con questo.

Mark                      - Vinco io. Lo sai che vinco io.

Louise                    - Non me ne frega niente.

Mark                      - Guardati. Guarda come sei, adesso.

Louise                    - E allora?

Mark                      - Ti ammazzo, Louise. Dì che mi ami, cazzo!

Louise                    - No.

Si precipita verso di lei. Lei agita la bombola, ma lui schiva il colpo. Lei riprova, ma è troppo pesante da usare come arma e lui riesce a strappargliela dalle mani. La afferra per la gola, con il coltello puntato dietro per pugnalarla.

Mark                      - Dillo!

Louise                    - No.

Mark                      - Ti prego!

Louise                    - No.

Mark                      - Louise!

Tira indietro il coltello per pugnalarla. All’improvviso, bussano sulla botola. Si fermano. Ascoltano. Bussano ancora, con decisione. Si fissano. Pausa. La ruota comincia a girare.

Mark                      - Dillo.

Pausa. La botola di apre, entra la luce.

 

Mark                      - Dillo, Louise.

Louise                    - No.

Mark                      - Ti prego.

Louise                    - No.

Mark                      - Ti prego.

Louise                    - No.

Mark                      - Ti prego.

Louise                    - No.

AFTER THE END

La sala colloqui privata di una prigione. Mark è seduto al tavolo. C’è una guardia davanti al muro in fondo. Louise entra, Mark si alza. È vestita bene, ma rimane in piedi accanto alla porta, a disagio, non sapendo bene cosa fare. La cosa va avanti per un po’. Lei sembra aspettare che la guardia dica qualcosa, ma la guardia rimane in silenzio.

Mark                      - Ti puoi...

Ti puoi sedere, se vuoi.

Lei si siede. Lui si siede.

Louise                    - Ciao.

Mark                      - Ciao.

Piccola pausa.

Mark                      - Stai –

Piccola pausa.

Louise                    - C’è puzza, qui.

Mark                      - Sì?

Louise                    - Sì, di detersivo, di detersivo da quattro soldi. Sono andata in bagno a lavarmi le mani e mi ha ricordato questo hotel economico nel quale ho dormito in Turchia. Non ho sentito quell’odore da nessun’altra parte. Solo laggiù. Cinque anni. Ma è come se, mi annuso le mani, cerco di tornare là e non ci riesco. Capisci, è come se non potessi

Mark                      - Capisco.

Louise                    - afferrarlo

Mark                      - sì, sì, lo so

Louise                    - attraverso un ricordo o qualcosa del genere.

Mark                      - è buffo con gli odori, no?

Io non me ne accorgo se c’è un odore, però.

Lunga pausa.

Louise                    - Com’è qui?

Mark                      - Be’, sai.

Piccola pausa.

Louise                    - No, come?

Mark                      - Abbastanza una merda.

È una prigione.

Louise                    - Il mio avvocato ha detto che non sarei dovuta venire.

Mark                      - Ah sì?

Louise                    - Era assolutamente contraria.

Mark                      - Il mio terapeuta pensava che fosse una buona idea.

Louise                    - Credeva che avrebbe potuto compromettere il processo.

Mark                      - Non credo che -

Louise                    - Sei in terapia?

Mark                      - Sì, sono -

Louise                    - Che ne sai tu, non sei mica un avvocato.

Mark                      - No.

Louise                    - Ti sta aiutando?

Ti sta aiutando?

Mark                      - Credo di sì.

Sì.

Forse.

Mi aiuta a fare i conti con quello che ho -

Louise                    - Ci ho scopato con Francis.

Piccola pausa.

Louise                    - Ero in terapia. Ho smesso. Non ne avevo bisogno. Sto bene. Era molto brava ma mi dispiaceva per lei. Credeva che si potesse creare un legame attraverso l’empatia. L’empatia è un canale a due sensi. Così io le raccontavo come ci si sente a credere che tutti i tuoi amici e la tua famiglia e tutti quelli che conosci sono stati inceneriti in un attacco nucleare e lei mi raccontava cosa significasse salare le lezioni di ginnastica perche sua madre non credeva nella competizione sportiva. Ho smesso di andarci. Meglio per tutte e due.

Mark                      - Come sta Francis?

Louise                    - Sta bene. Si sta vedendo con Sarah

Mark                      - Ah sì?

Louise                    - Sì.

Mark                      - Davvero?

Louise                    - Sì.

Mark                      - Sarah?

Louise                    - Sì.

Piccola pausa.

 

Mark                      - Quando è successo?

Louise                    - Quella sera che eravamo tutti al pub. Buffo, eh. Poi sono andati avanti un po’ così per un mesetto, sai, non erano sicuri, quella roba lì, ma adesso…

Piccola pausa.

Louise                    - Lui è stato fantastico quando sono uscita. Mi ha dato tutto il suo appoggio. Uscivamo a bere qualcosa o roba del genere e lui cercava di farmi parlare, sai. È stato bravissimo. Ce l’ha messa tutta. Per darmi il suo appoggio. Credo… credo di averlo spaventato. Non riusciva a dissimulare, sai. Uno ha questa idea, no?, di riuscire ad aiutare le persone o roba del genere, e non si aspetta di sbattere il muso contro la loro stranezza, cazzo, ma…

Non credo che mi si volesse scopare. Credo che fosse gentile e basta. Ho pensato solo che la cosa potesse essere d’aiuto, sai, per scoprire qualcosa. In realtà, l’ho spaventato a morte. Sembrava terrorizzato, In realtà, non mi piaciuto un granché. Era semplicemente nata questa cosa, sai. Cazzo, tu non facevi altro che parlarne.

Piccola pausa.

Louise                    - È stata dura riprendermi. Il primo mese, all’incirca. Ma ora sto bene.

Mark                      - Perché sei venuta?

Louise                    - Quant’è grande la tua cella?

Mark                      - Tre metri per due.

Louise                    - Ci sono sbarre alle finestre?

Mark                      - No, il vetro è una specie di –

Louise                    - C’è altra gente?

Mark                      - No, non sono molto, hanno paura che gli altri -

Louise                    - Com’è il cibo?

Mark                      - È – non male.

Louise                    - Davvero?

Mark                      - Sì, no, non che sia buono, ma...

Louise                    - Non è troppo male, però?

Mark                      - No, può andare.

Louise                    - Ho pensato: “Ci vado e gli chiedo di ammazzarsi”.

Piccola pausa.

Louise                    - Me ne stavo seduta a casa, ieri sera, con questa, con questa gatta in braccio e ho pensato: “Ci vado e gli chiedo di ammazzarsi. Farò così”. Così stamattina ho chiamato il mio avvocato e le ho detto che in fin dei conti sarei venuta e ho chiamato la prigione e sono stati bravissimi, pensavo che ci sarebbero volute settimane forse, ma loro mi hanno organizzato un appuntamento per oggi, che è velocissimo, no?

Nessuna risposta.

Louise                    - Ho pensato: “Vado, gli chiedo di ammazzarsi e lui lo farà. Farà quello che gli chiedo. Perché aveva intenzione di ucciderci tutti e due comunque. Checché ne dica il suo avvocato, io lo so. Lo so”.

Che cosa fai qui?

Ti annoi?

Leggi?

Nessuna risposta.

Louise                    - Ce l’hai la televisione?.

Mark                      - Sì.

Louise                    - Sì? Bene.

Pausa.

Louise                    - Per me la televisione è una delle cose più difficili. O almeno lo è stata quando ho avuto problemi a riprendermi. Le mie reazioni alla televisione sono totalmente inappropriate. Sono da mia madre a guardare il telegiornale, c’è questo attentato suicida e io comincio a ridere, perché ci sono settantasei morti e sono tutti così seri. Sto parlando troppo?

Sto molto meglio, adesso.

All’inizio fare la spesa era difficile perché non facevo altro che comprare cibo. Portavo la roba al bancone, tiravo fuori i soldi e quasi scappavo via dal negozio, come se stessi rubando. Una volta ero da Sarah, c’era un po’ di gente, amici nostri, ho visto questo apriscatole sul bancone e me lo sono subito messo in tasca, e quando mi sono voltata tutti facevano finta di niente e io ho avuto voglia di prenderli tutti a pugni, cazzo, dal primo all’ultimo.

Mark                      - Louise.

Louise                    - Non

pronunciare

il mio cazzo

di nome.

Piccola pausa.

Louise                    - Ho capito come fare per stare meglio, ora. Mi sforzo solo di decifrare chi ero e mi comporto di conseguenza. Mi comporto in quel modo. Sta diventando più facile. Hanno detto che ci sarebbe stato un periodo di assestamento. Sta diventando molto più facile. La cosa difficile è ricordare. Ho difficoltà a ricordare. E quando ci riesco, sento, come un dolore.

Mark                      - Mi dispiace.

Louise                    - Ah sì?

Mark                      - Sì.

Louise                    - Be’, allora siamo a cavallo.

Piccola pausa.

Louise                    - Quindi sei in terapia?

Mark                      - Già. Sì. Sono in un gruppo.

Louise                    - Un gruppo?

Mark                      - Già.

Louise                    - E ti piace la terapia di gruppo?

Mark                      - Sì. Sì, mi piace.

Louise                    - Bene.

Penso che tu te la stia cavando alla grande.

Sul serio, Mark. Te la stati cavando alla grande.

Mark                      - Voglio -

Louise                    - Sto pensando molto a cosa spinge la gente a compiere certi gesti. Cosa ci spinge a comportarci in un certo modo, sai. Ci penso ogni sera. Intrappolati in una cosa qualsiasi, comportamento, che ne so, cicli di violenza o roba del genere ed è possibile spezzarli, questi cicli, è possibile spezzare... E me ne stavo là seduta a pensare a questo e quella gatta, quella bellissima gatta senza coda è venuta alla mia porta, avevo la porta sul retro aperta perché dà sul giardino, ed era terrorizzata all’inizio, è bellissima, veramente bella. Così le ho comperato del cibo e la prima volta lo ha solo annusato ed è scappata appena io mi sono mossa, sai. E non è più tornata per tutta la notte, e io penso, reazioni e risposte, dinamiche, violenza che genera violenza, e la sera dopo entra un po’ di più e io le guardo la cosa e penso “gliel’hanno tagliata”, ma non credo che sia così, credo che sia un gatto dell’isola di Man, mi pare che nascono senza coda, e la sera dopo entra ancora un po’ di più e io sto cominciando ad abituarmi, comincio a non vedere l’ora che arrivi. E la sera dopo entra, mangia e da quel momento in poi viene tutte le sere; mi viene in braccio, mi segue in giro, mi aspetta sul davanzale della finestra quando rientro a casa. E ce ne stiamo sedute là tutte le sere e io penso alle dinamiche di comportamento e che è possibile in realtà spezzare queste dinamiche e cose così e lei mangia e miagola perché vuol entrare. Tutte le sere. E una sera mi graffia, senza motivo, i gatti, sai, semplicemente un graffio felino di vendetta, guarda:

Glielo mostra.

 

Louise                    - Vedi?

Mark                      - Sì.

Louise                    - Proprio qui.

Mark                      - Sì.

Piccola pausa.

 

Louise                    - Sapeva di aver fatto una cosa brutta.

Ci sono volute tre sere perché mi venisse di nuovo in braccio. E io la accarezzo e penso. Affettuosamente, delicatamente, sai. E le metto le mani introno al collo. E stringo. E stringo. Finché ha il collo dello spessore di una corda. E continuo a stringere. E seduta là – e questa è la notte scorsa – con questo gatto morto in braccio, ho pensato che sarei venuta a trovarti.

Ed eccomi qua.

Lunga pausa.

Louise                    - Ho cominciato a lavorare.

Mark                      - Cosa?

Ah sì?

Louise                    - Sì. Un altro lavoro, però. Il mio vecchio lavoro lo hanno dato a qualcun altro. Ma si sono inventati un’altra cosa per me.

Mark                      - Be’, bene.

Louise                    - Già.

Solo che non ho capito esattamente cosa si aspettano che faccia e loro sembrano troppo in imbarazzo per dirmelo. Ho pensato che sarebbe stato così solo la prima settimana, ma ora è un mese e ancora non ho la minima idea di cosa dovrei fare.

Sai una cosa? In tutta onestà, non ho la minima idea di che cosa dovrei fare in generale.

Lunga pausa.

Mark                      - Quando sei stata in Turchia?

Louise                    - Cinque anni fa.

Mark                      - Com’era?

Louise                    - Perché? Stai pensando di andarci?

Mark                      - No, è solo che -

Louise                    - In vacanza, forse?

Mark                      - Era solo una domanda.

Louise                    - Per un weekend.

Mark                      - Era solo una domanda, Louise.

Louise                    - Che cazzo di domanda è?

Mark                      - Tanto quello che voglio dire non me lo lasci dire.

Louise                    - Era molto bella.

Piccola pausa.

Louise                    - Era molto bella.

Bellissima, in realtà. Vorrei riuscire a sentire quell’odore.

Piccola pausa.

Louise                    - Volevo portarti qualcosa, ma non sapevo se è permesso..

Mark                      - Sì, è permesso, lo devi solo dare, c’è un posto là fuori, lo dai a loro e riempi il modulo.

Louise                    - Okay.

Ho pensato, dell’uva, ma poi mi è venuto in mente che fa un po’ ospedale.

Poi ho pensato a un dolce.

Ma poi mi è venuto in mente che fa un po’ presa in giro.

Mark                      - Già.

Louise                    - Nessuno viene a trovarti?

Mark                      - No.

Mia madre. Una volta

Louise                    - Come sta?

Mark                      - Non troppo bene.

I tuoi come stanno?

Louise                    - Sì

Mi sento abbastanza

Sola.

Mark                      - Anch’io.

Silenzio per un po’.

 

Mark                      - Me lo

Me lo chiederai?

Louise                    - Cosa?

Mark                      - Quello che sei venuta a chiedermi?

Louise                    - Pamukale. Si chiamava così quel posto in Turchia, era quello il posto, mi ricordo che abbiamo dormito, era… Non pronuncio quel nome da dieci anni, strano come… come uno non se le perde, le parole…

Piccola pausa.

Louise                    - Era bellissimo.

Pausa.

Louise                    - Mark?

Mark                      - Sì?

Piccola pausa.

Louise                    - Ti sembro io?

Piccola pausa.

Mark                      - Sì.

Certo.

Louise                    - Davvero?

Mark                      - Sì.

Louise                    - È la verità?

Mark                      - Sì, è la verità.

Louise                    - Perché ho proprio bisogno –

Mi stavo chiedendo, sai, io…

Ho solo bisogno di sapere?

Veramente?

Mark                      - Sì.

Louise                    - Lo penso anch’io.

Bene.

Bene.

Silenzio.

Louise                    - Meglio che vada.

Mark                      - Okay.

Louise                    - Ci vuole un bel po’ per tornare a casa.

Mark                      - Eh, sì.

Piccola pausa.

Louise                    - Se torno, ti porto le sigarette?

Mark                      - Non fumo.

Louise                    - Sì, ma sai; in prigione.

Mark                      - Portami la cioccolata.

Louise                    - Okay.

FINE

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