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Agata

Agata

di

Maria Teresa de Sanctis

Personaggi: Agata madre è una donna sfiorita, sgarbata, volgare, segnata dalle sue dure esperienze di vita.
Agata figlia è austera, una adolescenza rubata le ha portato tanta aridità ed anche la convinzione che l’essere severa verso se stessa sia l’unica forma di riscatto da suoi drammi.

Due personaggi che si raccontano (indipendenti l’uno dall’altro) e una leggenda narrata da una voce fuori campo.
In scena un semplice tavolo di legno con tre sedie messe sopra il tavolo capovolte.

Da un sottofondo sonoro (voci varie e indistinte per esempio mercato, venditore di ceci e semi di zucca, calie e semenze, …) inizierà una musica sulla quale nasce una poesia. Durante questa poesia due donne entrano in scena, sistemano le sedie intorno al tavolo, mettono una tovaglia e portano in un angolo piatti, bicchieri e posate e una spazzola. Sono Agata madre e Agata figlia.

Agata madre è vestita con un vestito volgare, di maglia amaranto, magari anche provocante ma baggiano, con sopra una vestaglia da casa (a fiorellini) con collane e bracciali appariscenti e le pantofole. Nelle tasche della vestaglia un pacchetto di sigarette. Ha una grossa collana d’oro.
Agata figlia sarà vestita in maniera molto meno appariscente, con una gonna stretta, magari corta, un maglioncino e gli stivali. Deve dare un’idea triste.
Poesia:
Strofa 1 : Ma gravida la donna, quando tale la donna rimane,
che cosa la tiene vicina all’essere del ventre già suo,
se non umane illusioni e altro, l’altro del sogno, dell’alto, dell’oltre,
del dove? … quel dove che illude … e annienta. E annacqua.
E percezioni alterate, ingannate e ingannevoli e …
Il viaggio.
E il viaggio al parto condusse.
E il parto al sogno conduce.

Strofa 2 : Il viaggio: nel nulla, nel nulla del buio, nell’abisso dei sensi alterati,
nel gioco del vortice delle passioni, passioni sospese fra umane illusioni e altro,
l’altro del sogno, dell’alto, dell’oltre, del dove …
quel dove che illude … e annienta. E annacqua.

Strofa 3 : La madre, la figlia, e col viaggio si perpetua l’incontro,
si rinnova l’incanto, l’incanto di vita, di morte, di fine, d’inizio,
l’incanto del sogno nelle terre da sogno, nelle terre di mare e di antico.
E messi e raccolti di risa raccontano, di donne che nel tempo, nel dolore
s’incontrano, dall’abbandono risorgono e la vita rinnovano e altro,
l’altro del sogno, dell’alto, dell’oltre, del dove …
quel dove che illude … e annienta. E annacqua.
BUIO
Agata madre: Ma guarda … non ti trovo … (dopo un attimo per capire) te ne sei andata! (pausa)

LUCE Lentamente si illumina la scena: una debole luce sul centro del tavolo e un po’ più forte sulla madre avanti a sinistra.

Agata madre: (sulla sinistra, gesticolerà sempre molto) Doveva succedere. Doveva. Troppo per te. Troppo per me. E poi non ci siamo mai capite, mai. Sei cresciuta nel mio ventre e non ti sentivo, sei cresciuta nella mia casa e non ti sentivo. Non ti ho conosciuta prima, non ti conosco adesso. Non sembrava fossi nata qui, non hai mai capito niente … non ti piaceva niente … (si gira e resta immobile di spalle)

Buio sulla sinistra madre e luce sulla destra per la figlia che entra

Agata figlia: (entra dal fondo della scena dal lato destro, arriva sul proscenio immobile con aria severa) Quella donna, no, non è disperata, le mani fra i capelli, no… Quella donna è …(come se cercasse la parola giusta) furente, certo, in aria le mani, inquiete, mani che cercano, avide, cercano qualcosa che le è sfuggito via …. (con un certo ghigno soddisfatto) Ma la figlia è sparita, è fuggita la figlia, rapita, chissà …(e ride) già … e lei, la madre, furente, si agita, forse cerca la figlia, … (con foga) ma ora basta!!!! (esce dalla destra)

Buio sulla destra, figlia, e luce sulla sinistra, madre

Agata madre: (con rabbia, si gira) Non posso farci nulla. Non potevo. Inganni tu li chiami? Forse, un tempo, forse un inganno d’amore, sì … un inganno d’amore c’è stato, tanto tempo fa, si è preso una quasi bambina e ha reso una donna gravida. Di te, certo. Ho fatto una quasi sorella, orfana di tutto … ma … allora non ho fatto in tempo, tutto qui. E adesso, non ho potuto, non potevo fare nulla. Avrei voluto fare qualcosa ma non potevo.
Senti, senza padre, una donna qui senza padre, credi sia stato facile? Tanti ne ho avuti di padri io e per te … lo stesso! Il tuo se ne è andato … certo, poteva esserci, ma se ne è andato. Il mio non è mai esistito … il tuo almeno poteva esserci. (cambia tono, quasi un dolce rimpianto nel ricordare) Siamo scappati. Non c’erano i soldi per la festa e siamo scappati. (con aria svagata) Era quello l’amore? Forse … e quei giorni …attimi … (di scatto torna presente) Poi lui si è fatto fregare, gli hanno promesso un lavoro, un lavoro sicuro, doveva fare un lavoretto e poi …(un duro accenno di sorriso, con sdegno) non l’ ho più visto, è sparito … (torna ad agitarsi come sempre) io ho dovuto imparare …, tante cose ho imparato … ma tu non capisci, pensi al tuo orrore e ti fermi a questo, è questo che vuoi e ti basta. Neppure di me che soffrivo ti sei accorta. Il viso sorridente mentre la carne bruciava. (esce )

Buio sulla sinistra, e luce sulla destra figlia

Agata figlia: (entra da un lato avvinghiata ad un cuscino) Mi guardavi, con lui al fianco, mi guardavi, il mio corpo guardavi, di pochi anni ma già corpo di donna e mi guardavi come si guarda una merce rara, un gioiello prezioso, allettante … (con sdegno trattenuto) Mi agitavo, dentro ribollivo, non capivo quegli sguardi, non sapevo, ancora non sapevo … Mi accarezzavi i capelli, volevo scappare, la guancia, volevo gridare, e alle tue infide carezze si aggiunsero le sue …e ancora non sapevo, non sapevo .... e già ti odiavo. (si accascia per terra sulla destra del proscenio e con un coltello che ha con sé fa a brandelli il cuscino)

Luce su tutto non troppo forte, un’idea misera e triste

Agata madre (entra con una bottiglia in mano, farneticando, è un po’ brilla) : Mi senti? Ascolta. Una donna. Qui. E senza padre. E poi arrivi tu. Non l’ ho scelto io. Senti, se stai con le bestie alla fine, anche tu diventi una bestia! (beve ogni tanto alla bottiglia) Rimani qui e non te ne accorgi, se non fuggi è come loro che diventi! … è così … anche io, sì … Forse non dovevo, ma non potevo! E poi anche io soffrivo! La carne, le viscere mi si rivoltavano dentro … per lui! È vero, non per te, per lui! Da donna, donna prima che madre, donna! (è un crescendo) È la carne, carne di donna, carne che pulsa, che brama … che urlare non può perché qui non è la donna a scegliere, no, lei non sceglie, ha poco da scegliere. La sua forza è sapere sopravvivere. (si calma) Ed io sono forte. (posa la bottiglia sul tavolo ed esce)

Luce per leggenda
Voce fuori campo
Nelle vicinanze di Enna, venne Demetra, la Madre terra, a fecondare le terre, venerata come la dea che aveva insegnato agli uomini a coltivare e rendere rigogliosi i campi. Un giorno Core, la sua incantevole figlia, era intenta a cogliere fiori nei verdi prati alle falde dell’Etna quando inavvertitamente si discostò dalle compagne e dalla madre per prendere un bel narciso. Ecco allora all'improvviso venir fuori davanti a lei dalle viscere della terra Ade sulla sua carrozza trainata da cavalli impetuosi. In quell'attimo si compì così il rapimento, un rapimento d’amore, e la giovinetta venne trascinata nel regno degli inferi, il regno dei morti.

Luce soffusa e triste su tutta la scena

Agata figlia: In questa casa mai più, mai … un inferno non una casa. (lentamente si alza e va verso il tavolo e con mestizia comincia ad apparecchiare) La strada, è meglio. Forse là qualche anima c’è, uomini e bestie sicuro, sì … ma è la strada …in strada …capisco … in strada tutto, può essere tutto, è la strada … (imita la madre, gesti affettuosi con ironia, ride) Lei, povera donna, le è fuggita, la figlia, … già …(sempre con ironia imitando un pensiero accorato della madre) Sola, dove sei? Dove vai? Sola …. (scoppia a ridere e butta tutto in aria) No, la (con ironia) “povera”donna, avvilita … sì, perché adesso si chiede come potrà tenersi ben stretto il suo “amico”, i suoi soldi, bei soldi, fruscianti … la povera donna costernata adesso dovrà dire di no all’amico, rifiutargli il favore speciale … la povera donna non saprà come dirlo, come spiegare che la figlia, sua figlia, ormai non c’è più. (con durezza) La povera … schifosa donna. (esce)

Agata madre: (entra e mette in ordine la tavola) Che te ne facevi di un ragazzetto insulso e povero e … inutile! Quel giovane, sì, quell’inutile giovinastro … cosa credevi, che non l’avessi notato? Al primo imbrunire, ogni giorno sempre lì all’angolo, lì con te! (con scherno) Mi facevate ridere, chiusi nella macchinetta a confabulare! E il resto? Dove lo facevate il resto? (pausa) No, so bene che parliamo di cose diverse, io il tuo (con ironia) “amore” non lo posso capire. (con volgarità, si tocca le forme del corpo) Conosco solo il sesso, sesso capito? Quello che rende, quello dove è la carne che parla, che vuole, che chiede, la carne e basta, la carne, la tua, la mia, quel sesso conosco, degli uomini e delle bestie. È quello che conta, si compra e si vende, bene, e vale e rende e … (cambia tono) anche quello fa soffrire, cosa credi? (con scherno) Piuttosto com’è che poi il ragazzetto è sparito? Insulso! (si siede di spalle sulla sedia in fondo posta di fronte al pubblico)

Agata figlia: (entra dalla destra, con tristezza ricorda, scosta una sedia dal tavolo e ci sale sopra) Tu mi volevi, ed io pure ti volevo … dolce amore … inutile giovinastro, questo lei diceva. Per me eri amore … ormai sporco, ormai andato, ormai … (risoluta e altera, va camminando) La strada, adesso è meglio la strada, la strada la posso conoscere, la voglio conoscere, la strada …(sorride compassionevole) Le strade sono piene , piene di pena, di miseria, ma … ci sono anche cuori tristi, poveri e tristi e …e allora ecco, una gioia, una piccola gioia … e poi di nuovo polvere e schifo sopra ogni cosa …ma (severa) lo sai.

Buio e luce solo sulla figlia

Agata figlia (scende dalla sedia e come se raccontasse un sogno) Lontano, i campi è lontano che stanno, campi pieni di fiori e tanti, tanti colori e magari su per i monti, in alto nel cielo … chissà se ti troverò mai, madre vera … ma forse alla fine tacere, solo tacere mi tocca …(si siede sulla destra e guarda il pubblico) e fuggire.

Luce soffusa triste su tutto

Agata madre: (si alza con fare sdegnoso e con violenza) La prima, sì … posso capire, anche per me … ma dopo … dopo (e si porta la sedia posta sul lato sinistro sul proscenio a sinistra) le altre sono tutte le stesse, lo sai, ora lo sai. Lo hai capito, quella sera, (con cattiveria) ormai lontana mi pare, hai capito ogni cosa. Era bello. Lui era forte, e bello. (mette un piede sopra la sedia e si accarezza la gamba, sensuale) E lui è sempre te che ha voluto, sempre. (mette giù il piede) Hai capito? Che cosa credi? Che mi sia piaciuto? Fortuna, hai avuto tanta, tanta fortuna e neppure lo sai. Quello è solo te che voleva. Che vuole. (si ferma e cambia tono, con inaspettata afflizione di madre) Non dovevi andartene. Non dovevi. Ed ora che cosa fai. Dove sei? in strada? Dove sei? (si ferma in un angolo del proscenio a sinistra con lo sguardo rivolto verso una quinta)

Agata figlia: (sempre seduta prende una spazzola dalla tasca e si comincia mestamente a spazzolare i capelli) Dove sei … madre vera, madre mia, dove sei, dove sei mai stata, donna? (comincia dondolarsi) Nel nero del giorno e nel buio della sera, ti ho cercato e … poi no … ho dovuto sempre e solo al dolore soccombere, al suolo gli occhi sempre rivolti e il cuore … di cenere il cuore. … (si ferma ed è dura) Tu non credi alla pena, è vero. Almeno a questo potresti credere, la pena, la compassione … ma no, non le conosci, non sai cosa siano. (lascia cadere la spazzola per terra e lo sguardo è rivolto al pubblico)

Luce per leggenda
Voce fuori campo
Demetra disperata cercò la figlia in ogni dove, ma invano. Infine Elios, il dio Sole, le rivelò ogni cosa. Demetra però non potè riavere sua figlia e distrutta dal dolore non si curò più dei campi e vennero così i tempi della carestia e della morte. Allora Zeus, mosso a compassione, decise che Core, non più fanciulla, sarebbe ritornata ogni anno sulla terra e sarebbe rimasta a far compagnia a Demetra per un lungo periodo, dalla stagione primaverile fino all’epoca del raccolto. Poi sarebbe scomparsa all'apparire dei freddi invernali, per rinascere, insieme alla vegetazione, con la primavera successiva.

Luce soffusa e triste su tutta la scena

Agata madre: (si agita sul proscenio avanti e indietro, come una tigre in gabbia)
E poi sempre sentirsi scartata, che rabbia! Vederti sempre preferita a me! Lui, bello e forte, l’ ho detto, arrivava e di te che chiedeva, sempre, da quella sera ormai sempre! Non mi vedeva neppure, nulla contava per lui, era solo te che bramava, il mio abito nuovo, il caffè già fumante … sciocchezze, vana illusione all’istante derisa … solo un nome, il tuo, sulle labbra, labbra le sue solo per te, come il suo corpo, come … (si ferma, è disperata) Quella sera, io quella sera …(esitante) tutto iniziò quella sera e poi non potevo, (disperata) non potevo dire di no, dopo la prima, quella maledetta volta, le altre sempre le stesse …per me lo stesso dolore, dolore di donna. (si calma ormai disfatta) Donna tradita, ferita. (si siede, di profilo al pubblico, lo sguardo verso la sinistra, le spalle alla figlia, affranta sulla sedia che è rimasta sul proscenio a sinistra) E intanto in silenzio è l’anima della madre che si consuma, ogni volta un poco, sempre di più, di più …

Agata figlia: (si alza ed va verso il pubblico) Ma ti chiedi mai che cosa sei? Sei buona? Sei cattiva? Sei … che cosa sei? Per che cosa daresti qualcosa di tuo, che so, quella collana d’oro che non togli mai, quei soldi che ti ritrovi dopo, quella veste preziosa… ma no, non sai che cosa sia il darsi per nulla, per l’altro, per … ma per chi faresti qualcosa? Io ormai non ho nulla e nessuno, ma tu …qualcosa l’avevi.

Agata madre: (si gira verso il pubblico, non vede la figlia, con pena) Ora il cuore mi piange, davvero. (comincia a togliersi i gioielli e a buttarli per terra) No, non è l’amore, non quello tuo. E neppure la carne, la carne delle sere infuocate, tante, che sembrava non dovessero mai avere fine, e risate e … ogni tanto la stanza, la mia, mi rinnova i ricordi, e le coltri … Gelosa di te, delle tue fresche carni invidiosa, ora è a te che ogni tanto mi trovo a pensare e … dove sei? (si alza e va verso dietro nell’ombra) Tu, figlia mia, dove sei?

Agata figlia: (si rivolge al pubblico, parla con pacatezza, quasi stesse raccontando una storia) La sera, la prima delle tante, la sera delle sere, la chiamo così la mia ultima sera di vita in chiaro, con l’orrore ancora lontano, possibile … ma lontano. Ma tu … quello scarso chiarore di vita, te lo giocasti, fu me che giocasti e … chi perse fui io e … un vassoio, su di esso cannoli e me, la mia anima al vento e … Lui sapeva chi ero? sapeva che ero una ragazzina? sapeva che non sapevo del tuo patto meschino? (in crescendo ma è un’implosione) Senza il padre, va bene, se ne è andato, va bene, potevo conoscerlo o no mio padre, potevo averlo o no un padre e, non l’ ho conosciuto, va bene, non l’ ho mai avuto un padre,va bene, però perché il resto? …perché? … ma poi era il tuo uomo? E allora, dovevi tenertelo, stretto, fango con fango … ma … che cosa è successo, la tua carne non gli piaceva più? Quella carne che parla, che vuole, quel sesso che tu conosci, che rende …non va? Non gli cala più? E allora tu, che cosa hai fatto? Che cosa è che mi hai fatto? … Come “cosa” mi hai dato? Come cosa da usare e poi … ma ora non più …
Buio

FINE

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