Agenzia spettacoli

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Agenzia spettacoli

(Un dramma comico brillante)

di Vincenzo Rosario Perrella Esposito

                                                                                                                        (detto Ezio)

01/07/2015

Personaggi:   10

Salvatore Del Popolo titolare agenzia Spettacoli

Violetta Appassita segretaria

Gerry Alfiere comico che fa ridere a prescindere

Nino Torre aspirante comico

Fred Addosso ballerino zoppicante

Beniamino Di Tutti aspirante attore

Onorata Veramente madre di Maia

Quinto Germanico produttore  

Vasco Lare conduttore TV ansioso

Maia Ala aspirante soubrette incapace

Napoli, anno 2015. Il primo atto si svolge in una agenzia di spettacoli, gestita dal titolare Salvatore Del Popolo, Vengono messi in mostra una serie di personaggi che vuol fare carriera nel mondo dello spettacolo. Essi sono perlopiù scanzonati, inadeguati, impreparati. Mettono in risalto la maggior parte dei personaggi che circolano negli ultimissimi anni.

Il secondo atto si svolge in una location neutra, rappresentante un palcoscenico teatrale in cui i personaggi del primo atto si esisbiscono in un tema improvvisato, scelto dal produttore Quinto Germanico. Com’è tipico nel teatro sperimentale, il narratore offre delle tematiche e gli attori le sviluppano secondo le proprie competenze. Essi hanno dato solo un’occhiata al canovaccio della storia per cnoscerne gli spunti, ma solo sul palco sapranno cosa devono fare esattamente.

Numero posizione SIAE 233047

Per contatti Ezio Perrella 3485514070 ezioperrella@libero.it

Napoli, Vomero, sala di una agenzia di spetacoli denominata “Del Popolo show”. Alla sala si accede dal centro. Nella sala vi sono: una scrivania a destra (con una sedia di dietro ed una davanti), tre posti a sedere sulla sinistra, numerosi quadri e poster di cinema, musica e spettacolo in genere. Un portaombrelli ed un apendiabiti rifiniscono i tutto. Una porta a destra conduce in bagno, l’altra a sinistra conduce in un altro studio.

ATTO PRIMO

1. [Salvatore Del Popolo e Violetta Appassita]

                   Al centro, stanno parlando Salvatore e la segretaria Violetta.

Salvatore: Allora, Violetta, adesso concentrati bene e non mi interrompere mentre parlo.

Violetta:    Va bene, Salvatore, non ti interromperò. Parla pure.

Salvatore: Dunque…

Violetta:    (Indicando la sua giacca) Scusa, ma questa giacca è firmata?

Salvatore: Ma che te ne ‘mporta d’’a giacca?! Insomma ascolta ciò che dico. Dunque…

Violetta:    Posso andare in bagno?

Salvatore: (Spazientito) Ma me vuo’ sta’ a sentì ‘nu minuto?

Violetta:    Parla, parla, Salvatò, io non ti interromperò proprio.

Salvatore: Embé, si parle ancora, te dongo ‘na capata! Dunque, ti stavo chiedendo se hai

                   messo gli annunci su Internet, in radio e in televisione.

Violetta:    Sì, stiamo ricercando volti nuovi per varie trasmissioni televisive, film e altro.

                   Ho ricevuto alcune mail di risposta, però qualcuna era pubblicità. Anzi, spam.

Salvatore: Spam?

Violetta:    Eh, spam.

Salvatore: Ma chi “spam” te capisce, a te?

Violetta:    E tu che vvuo’ a me? Chille accussì se chiàmmene!

Salvatore: E chi ti ha risposto, finora?

Violetta:    Alcuni aspiranti attori per il film sulla Divina Commedia.

Salvatore: Molto bene. Speriamo che siano bravi. Adesso me li cucino io.

Violetta:    (Impressionata) No, no, Salvatò, nun ‘o ffa’!

Salvatore: Che cosa nun aggia fa’?

Violetta:    Non li cucinare.

Salvatore: Violé, ma tu fusse overamente scema? Quello è un modo di dire. Va’, va’,

                   vattenne ‘int’’o bagno.

Violetta:    E che devo andare a fare?

Salvatore: E io che ne saccio? Tu mommò l’he’ ditto.

Violetta:    Ah, sì, giusto, l’ho appena detto. Solo che non mi ricordo che cosa devo fare in

                   bagno. Me lo ricordi tu, per piacere?

Salvatore: E io saccio ‘e fatte tuoje? Sicuramente ne approfitterai per collegarti su

                   Facebook col tuo cellulare.

Violetta:    E che vuoi da me?In qualche modo devo ingannare il tempo. Con permesso!

Salvatore: Va’, va’!

                  Violeta si avvia a destra, ma poi torna da Salvatore.

Violetta:    Salvatore, scusami un secondo, devo farti una domanda.

Salvatore:    Dici, dici.

Violetta:       Quest’anno mi dai le ferie a luglio, oppure ad agosto?

Salvatore:    Ma vavatténe mommò, diece ‘e scema!

                      Violetta esce subito via a destra.

                      Ma chest’è overamente assurda!

                      Violeta torna da Salvatore.

Violetta:       Salvatò!

Salvatore:    Che vaje truvànno, ancora?

Violetta:       Tenìsse ‘na sigaretta?

Salvatore:    Non ti permettere di fumare nel bagno. Capito?

Violetta:       Mamma mi’, Salvatò, comme si’ antipatico!

Salvatore:    Io sono il tuo datore di lavoro. Che cos’è questo “tu”?

Violetta:       Uff! Ma famme ‘o piacere!

                      Esce via a destra.

Salvatore:    No, ma io a chesta l’aggia caccià. Voglio una segretaria educata e referenziata.

                     Esce via a sinistra.

2. [Beniamino Di Tutti, Maia Ala e Nino Torre. Infine Salvatore]

                     Dal centro entra Beniamino. Si siede e legge tra sé e sé il copione dell’Inferno

                      di Dante, mimandolo con strani gesti. Entra l’aspirante attore Nino. Passa

                      davanti a Beniamino che lo osserva, poi  torna a leggere e a mimare.

Nino:            Ehm… scusate!  

Beniamino: (Non lo ascolta, si alza in piedi e recita ad alta voce) “Caron, non ti crucciare:          

                     vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”…

Nino:            Nun aggia domandà?

Beniamino: “Taci, maladetto lupo…!”

Nino:            No, ma io nun me chiammo Lupo. Me chiammo Nino!
Beniamino: “Consuma dentro te con la tua rabbia. Non è sanza cagion l’andare al cupo:

                     vuolsi ne l’alto, là dove Michele fé la vendetta del superbo strupo”.

Nino:           Michele tene ‘o sturbo? E chi ‘o cunosce a ‘stu Michele?

Beniamino: Ssst, silenzio! Siediti.

                     I due si siedono.

Nino:           E come mai stai qua? Hai risposto a qualche annuncio?

Beniamino: (Recitando) “Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva  

                     oscura, che la dritta via era smarrita…”!

Nino:           Ah, aggio capito: stive cammenanno ‘int’’a selva oscura e te si’ truvato ccà!

Beniamino: (Recitando) “Io non so ben ridir com’i’ v’intrai, tant’era pien di sonno a quel  

                     punto che la verace via abbandonai”.

Nino:           Embé, e tu staje chino ‘e suonno e te miette a ascì? Arrischie ‘e fa ‘n’incidente

                     mortale!

Beniamino: (Recitando) “Ove è Virgilio?”

Nino:           Comme?

Beniamino: Ove è Virgilio?

Nino:           Nun ‘o saccio. Quanno so’ trasuto ccà ddinto, già nun ce steva.

Beniamino: Adesso te lo dico io: è salito sul calle a cercar la Musa!

Nino:           Ah, è gghiuto a accattà ‘o callo e ‘o musso? E speramme che porta ‘nu poco ‘e

                     trippa pure ccà!

Beniamino: (Lo osserva bene) Néh, ma tu chi si’? Che vaje truvanno?

Nino:            Niente, aggia fa’ ‘o casting.

Beniamino: E pur’io.

Nino:            Aggio capito. Allora siamo in tre.

Beniamino: No, siamo in due: io e te.

Nino:            E invece siamo in tre.

Beniamino: E perché?

Nino:            E t’he’ scurdato ‘a Virgilio! Chillo mò torna cu ‘a trippa ‘nmana!

Beniamino: Virgilio? E chi è ‘stu Virgilio?

Nino:            L’amico tuojo.

Beniamino: Ma che amico mio? Io nun ‘o cunosco.

Nino:            E ‘a trippa?

Beniamino: Ma quala trippa? Io stavo citando Dante. Tu lo conosci Dante?

Nino:            No. Chi è?

Beniamino: E’ colui che ha seguito Virgilio.

Nino:            Ah, aggio capito: so’ gghiute a accattà tutt’e dduje ‘a trippa!

Beniamino: Ancora cu’ ‘sta trippa?

Nino:            E certamente: tu he’ ditto che Virgilio è gghiuto a accattà ‘o callo e ‘o musso!

Beniamino: Ma no, Virgilio è salito sul calle, ossia sul colle, dalla musa di Dante che è  

                     Beatrice. Hai capito, adesso?

Nino:            Ah, ma allora ce sta pure Beatrice? Néh, ma quanta gente ce vo’ p’accattà ‘nu

                     poco ‘e trippa?

Beniamino: E tu fusse ‘n’attore? Guarda, che il titolare è uno nervoso. E’ pure ‘ncazzuso!

Nino:            Pure? Mannaggia ‘a morte. E chi m’ha cecato a me ‘e venì ccà ‘ncoppa?

Beniamino: Senti, tu mi sei simpatico. Io ti voglio aiutare. Ti suggerirò io le cose che dirai.

Nino:            Uh, grazie. Si’ proprio ‘n’amico. Sulo che però nun saccio ch’aggia dicere.

Beniamino: E che ci vuole? Sai che ti dico? Devi citare anche tu Dante.

Nino:            L’aggia cità? Ma chillo nun m’ha fatto niente!

Beniamino: E no, e no, ho detto che anche tu devi citare Dante e lo citerai. Capito?

Nino:            E vabbuò. Grazie tante p’’o cunziglio.

Beniamino: Figurati! Sai com’è, io sono un grande attore mancato. Il mio difetto? Quando

                      recito, se divento nervoso, balbetto.

Nino:            Ah, ‘e che bellezza!

                     Arriva anche Maia Ala, tutta sculettante.

Maia:           Chi è l’ultimo?

Nino:            Ma ch’è trasuta add’’o miereco, chesta? (A Lei) Comunque, sono io l’ultimo.

                     Lei si siede su una sedia e ignora i due. Nino fa notare Maia a Beniamino.

                      E chi è chesta?

Beniamino: Ma chi ‘a sape? Che me ne ‘mporta, a me?.

Maia:           Sapeste come sono agitata! Ho i battiti del cuore a 3000! Eppure non è la

                     prima volta che faccio dei casting.

Beniamino: E sei stata mai presa?

Maia:           Purtroppo no. Ho sempre incontrato sulla mia strada dei registi gay. Non  mi

                      apprezzavano. (Si alza in piedi e si mostra) Ma sono una ragazza da

                      disprezzare, io?

Nino:            No! (E rimane a bocca aperta)

Maia:          Hai visto? (E si risiede)

Nino:           (Parla a Beniamino) Néh, ma tu he’ visto a chella?

Beniamino: E che ll’aggia guardà a ffa’? Io devo pensare a Dante!

Maia:          Ora voglio provare con questo titolare. Che ne dite? Le piacerò?

Nino:           Azz!

Beniamino: Io invece non credo proprio.

Maia:           Vogliamo scommettere?

Beniamino: Ci sto!

                     Arriva da sinistra Salvatore. I tre si alzano in piedi.

Salvatore:   Uhé, ma chi ce sta ccà ddinto? Avanti il prossimo. Chi è l’ultimo?

Nino:           Ma chisto chi è? ‘O miereco?

Beniamino: No, il titolare.

Maia:           Dottore, buonasera.

Nino:            (A Beniamino) Ah, ma allora nun è ‘o titolare. Nun l’he’ ‘ntisa, a chesta? L’ha

                     chiammato “dottore”!

Beniamino: Nonsignore. Nel gergo degli attori, il titolare viene chiamato “dottore”.

Salvatore:   Sentite, nun me facite perdere tiempo. Chi ‘e tutt’e tre ha da fa ‘o pruvino?

I tre:            Tutti e tre!

Salvatore:   Benissimo, allora voglio cominciare da voi due. (Indica Nino e Maia)  

Nino:           Ma proprio io aggia accummincià?

Maia:          (Si avvicina a Salvatore con fare sexy) Grazie dottore, non se ne pentirà.

Salvatore:   (Eccitato) Tu sei una grande artista! Io ne capisco. Tu farai molta strada!

Nino:           E pur’io?

Salvatore:   No, tu no!

Nino:           E te pareva. Però nun è giusto: essa tene ‘e ccosce e io no!

Salvatore:   Orsù, voi due fatemi vedere un gran pezzo teatrale.

Beniamino: Sì, sì. Ora loro due le faranno ascoltare il dialogo tra Dante e Beatrice.

Maia:           Chi?

Beniamino: Dante e Beatrice.

Nino:           Ma chille so’ gghiute a accattà ‘a trippa!

Beniamino: Ancora cu’ ‘sta trippa?

Salvatore:   Sentite, io mi siedo e vi ascolto (Così fa: si siede alla scrivania)

Beniamino: (Confabula con loro) Voi due, fate Dante e Beatrice.

Maia:           E comme se fanne?

Beniamino: Vi suggerisco io. (Apre la cartellina e prepara la pagina) Però ascoltatemi.

Salvatore:    E allora, siete pronti?

Beniamino: Sì, subito. (Legge, poi suggerisce a Nino, bisbigliando) “O buono Apollo…”.

Nino:            Comme?

Beniamino: “O buono Apollo”!

Nino:            (Capisce male) E’ buono ‘o pollo?!

Beniamino: (Ironico) No, ce manca ‘o rosmarino!

Nino:            (Ripete recitando) Ce manca ‘o rosmarino!

Beniamino: (Suggerisce ad A) Ho detto “Apollo”.

Nino:            (Si corregge) No, no, Apollo!

Beniamino: “Fammi del tuo valor sì fatto vaso…”.

Nino:            Fammi sapere si he’ fatto ‘int’’o vaso!

Beniamino: No, aggio fatto fora ‘o vaso! (Poi fa segno a lei) “La nostra carità non serra

                     porte…”
Maia:           A Piazza Carità nun ce stanne ‘e pporte!

Beniamino: Ma quali pporte? (A lei) “I’ fui…”

Maia:           Io fujo!

Beniamino: No, “Fui nel mondo vergine sorella…”

Nino:           (Recita la battuta al posto di lei) Fuje Raimondo e ‘a vergine sorella!

Beniamino: Ma non lo devi dire tu, deve dirlo lei. (A lui) “O amanza, quanto diva…”!
Nino:            ‘O manzo quanno arriva?

Beniamino: Ma che staje, ‘o ristorante? Embé, mò me facite innervosì! (Suggerisce a lei

                     ma balbetta) “Tu vuo’… tu vuo’… tu vuo’…”

Maia:           (Canta) Tu vuò fa’ l’americano, mericano, mericano!

Beniamino: No… “Tu vuo’… Or ti parrà…”
Maia:           Tu vuo’ parià?!

Beniamino: Ma che vvuo’ parià?! (Poi fa segno a lui) “Poscia… Osanna”.

Nino:           ‘E ccosce ‘e Rosanna!

Beniamino: Eh, ‘e ccosce ‘e Cuncettina!

Nino:            ‘E ccosce ‘e Cuncettina!

Beniamino: “Poscia Letizia… “

Nino:           ‘E ccosce ‘e Letizia!

Beniamino: Ma no, “Poscia Osanna, poscia letizia!

Nino:            Ma se po’ ssapé? ‘E ccosce ‘e Rosanna oppure ‘e ccosce ‘e Letizia?

Beniamino: Ma nisciuno! “Po-po’… po-poscia Osanna”!

Nino:            ‘O popò ‘e ‘e ccosce ‘e Rosanna!

Beniamino: Uff! (Poi a lei) “Manda fuor la vampa”!

Maia:           Manda fuori la Vamp!

Beniamino: La vampa! (Poi fa segno a lui) “La mia mercede…”

Nino:            La mia Mercedes!

Beniamino: “Non mi fa degno de la tua risposta”…

Nino:            Nun me fa truvà maje ‘nu posto!

Beniamino: “E tiene larga proia…”

Nino:            E tene ‘a targa ‘e prova!

Beniamino: Ma secondo te, Dante tene ‘a scola guida? (Suggerisce a lui) “Il dolor è

                      imponente”.

Nino:            Il dottore è impotente!

Beniamino: Embé, mò-mò me facite balbettà. (Balbettando) “Ch’io-ch’io… ch’io-ch’io…”

Nino:            Chiocchiò!

Beniamino: No, “Ch’io-ch’io… ch’io tocco mo”…

Nino:            Chi ‘o tocca, mò?

Beniamino: (Poi a lei, facendo tic nervosi) “Mi-mira, mira: ecco il barone”…

Maia:           Mira, mira: ecco il barbone!

Beniamino: Ma qualu barbone? (Fa tic nervosi e suggerisce a lei) “Santo, santo, santo…”!

Nino-Maia:  Il Signore Dio dell’Universo. I cieli e la terra sono degni della Tua gloria…!

Beniamino: (Fa tic nervosi con gli occhi) Bastaaaa! Nun ve supporto cchiù a tutt’e dduje!

Maia:           Che dite? Secondo voi siamo andati bene?

Nino:            Boh!

Beniamino: Chiediamolo al titolare. E allora, dottore, vi sono piaciuti loro due?

                     Si voltano verso lui… che però s’è addormentato e russa.

Beniamino: E chisto s’è proprio addurmuto.

Maia:           Nun ‘o scetamme che pare brutto!

Beniamino: State a sentire a me: jammuncenne a ffa’ ‘n’atu casting a cocch’ata parte.

                     I tre se ne vanno via in punta di piedi, mentre Salvatore russa ancora.

3. [Salvatore e Violetta. Poi Onorata Veramente, Quinto Germanico e Vasco Lare]

                    Da destra entra Violetta chattando sul proprio cellulare. Ad un tratto sente  

                    Salvatore russare. Gli si avvicina e gli sussurra…

Violetta:     Salvatò…!

                    Ma Salvatore continua a russare.

                    Salvatò…!

                    Salvatore continua a russare. Allora Violetta lo spinge con violenza.

                    Salvatò!

Salvatore:  “Nessun dorma”! (La osserva) Ma che d’è? Addò so’ gghiute chilli tre?

Violetta:     Quali tre?

Salvatore:  I tre aspiranti attori.

Violetta:     Ma ccà nun ce sta nisciuno. Ce stive sulo tu che stive russanno e io t’aggio

                    scetato. Comunque, Salvatò, aggia fa’ ‘na protesta.

Salvatore:  E cioè?

Violetta:     ‘O bagno è troppo piccerillo. E pure ‘o gabinetto. Me ne serve uno più grande

                    quando devo fare l’atto grande.

Salvatore:  (Si alza in piedi e la apostrofa) Ua’, e che te serve, ‘na stalla?

Violetta:     Salvatò, io so’ delicata.

Salvatore:  Siente, basta accussì. Ora siediti alla tua postazione e lavora. Capito?

Violetta:     Nun me pozzo piglià ‘o ccafé?

Salvatore:  Sì, ce manca sullo ‘o ccafé! Ma pienze a faticà, ‘o vi’!

                    Esce via a sinistra.

Violetta:     Com’’è burbero. (Si siede alla scrivania e si mette al computer) Famme vedé si

                    ce sta coccheduno ‘ncoppa a Facebook!

                   Dalla comune entra Onorata Veramente, madre di Maia Ala, rozza e malvestita.

Onorata:    E’ permessa?

Violetta:     Sì?

Onorata:    No, dico, è permessa?

Violetta:     Che cos’è permessa?

Onorata:    “E’ permessa” si dice quando uno entro!

Violetta:     Quando uno entro?

Onorata:    Sentite, mò traso e basta! (Va a sedersi) E non ci sta il vostro titolato?

Violetta:     No, ci sta il mio titolare.

Onorata:    Benissimo, e chiamatelo.

Violetta:     (Si alza e va da lei, contrariata) Sentite, innanzitutto mi dovete dire chi siete.

Onorata:    Onorata Veramente!

Violetta:     Benissimo. E che cosa volete da qua?

Onorata:    Io sono la mamma.

Violetta:     Mia mamma?

Onorata:    No, la mamma di mia figlia.

Violetta:     E chi è vostra figlia?

Onorata: Maia Ala! 

Violetta:  E perché la state cercando da qua dentro?

Onorata: Perché mia figlia è una aspirante attora!

Violetta:  E con ciò?

Onorata: E’ venuta qua dentro, poi però non è tornata più a casa. Dico, non è che il vostro

                 titolato gli ha fatto qualcosa?

Violetta:  Signò, ma facìteme ‘o piacere! Mò v’’o vaco a chiammà, ‘o titolare mio.

                 Esce via a sinistra sbuffando.

Onorata: Mamma mia, quant’è scorbutica, chesta!

                Dal centro entra il produttore Quinto Germanico. Ha un look hitleriano.

Quinto:   (Parlata stile uomo tutto d’un pezzo) Buongiorno!

Onorata: E chi è chisto?

Quinto:   Chiedo scusa, io sono il produttore cinematografico, teatrale, musicale Quinto

                 Dello Stipendio. Voi siete una starlette?

Onorata: No, io nun stongo allerta. Stongo assettata!

Quinto:   Ma no, io volevo sapere se voi siete una vedette.

Onorata: No, io nun aggia fa’ nisciuna vendetta!

Quinto:   Insomma, voi siete una star della TV?

Onorata: No, songo ‘na mamma-casalinga. Ma pecché, che vvulìte ‘a me?

Quinto:   Per il mio prossimo film ho bisogno della vostra faccia!

Onorata: ‘O vero? Ma pecché, che faccia tengh’io?

Quinto:   Una brutta faccia!

Onorata: (Ironica) Uh, guardate, chillo, cu’ chesta faccia ‘e scemo, dice a me che tengo ‘na

                 brutta faccia! (Si alza in piedi e lo apostrofa) Ma va’ t’jette a mare! (Va a sedersi

                 altrove, dandogli le spalle)

Quinto:   Non capisco, ma perché se l’è presa? (Le si avvicina) Signora!

Onorata: (Offesa) Non ci sento!  

Quinto:   Andiamo, signora, non ve la prendete. In fondo non c’è nulla di male ad avere una

                 brutta faccia come la vostra, così come non c’è nulla di male ad avere un brutto

                 carattere come il vostro, una brutta voce come la vostra, insomma non c’è nulla

                 di male ad essere una brutta donna come voi!

Onorata: Ma staje ancora ccà? Si nun te ne vaje, me levo ‘a scarpa e t’’a sono ‘nfaccia!   

Quinto:   Mah! (Va a sedersi da altra parte) Ripeto: mah!

                Dalla comune entra Vasco Lare, conduttore TV iperteso ed ansioso. Tiene con sé

                 una macchinetta per misurare la pressione.

Vasco:     Mamma mia, speriamo non sia salita la pressione.

                 Si siede alla scrivania e la misura. Onorata e Quinto lo osservano, interdetti.

                 Vasco continua come se nulla fosse.

                 Ecco qua, 120 la massima e 90 la minima. E come faccio a condurre la mia

                 trasmissione? Io sono in cerca di personaggi di un certo tipo. (Si volta e nota

                Onorata. Si alza e va da lei) Incredibile! La pressione mi sta salendo a 1000!

Onorata: Scusate, ma che avete visto?

Vasco:     Chiedo scusa, io sono il conduttore televisivo Vasco Lare… (E riprende fiato,

                 tenendosi una mano sul petto. Poi…) Voi siete una starlette?

Onorata: ‘N’ata vota mò? Ma nun me vedìte che stongo cu’ ‘o culo ‘ncoppa ‘a seggia?

Vasco:     Ma no, io volevo sapere se voi siete una vedette.

Onorata: No, io nun vedette niente!

Vasco:          Insomma, voi siete una star della TV?

Onorata:      No, songo ‘na mamma-casalinga. Ma pecché, che vvulìte pure vuje ‘a me?

Vasco:          Per la mia trasmissione televisiva ho bisogno della vostra faccia!

Onorata:      (Dubbiosa) E… pecché?

Vasco:          Tenete una brutta faccia!

Onorata:      (Si alza in piedi, arrabbiata) Pure vuje, mò? Ma allora vulìte abbuscà?

Vasco:          Non capisco perché ve la prendete. In fondo non c’è nulla di male ad avere   

                      una brutta faccia come la vostra, così come non c’è nulla di male ad avere un

                      brutto carattere come il vostro, una brutta voce come la vostra, insomma…

Onor&Vas: (All’unisono)…Non c’è nulla di male ad essere una brutta donna come voi!

Onorata:      Ma che v’ate ‘mparato, ‘a poesia, tutt’e dduje? Insomma, perché invece di 

                      pigliarvi a me, non vi pigliate a mia figlia che è giovane e appariscente?

Quinto:        E che ce ne facciamo?

Vasco:          Il mondo dello spettacolo è pieno di donne come vostra figlia.

Quinto:        Invece, una brutta faccia come la vostra, è rara!

Onorata:      Uff, ma jate a ffa’… tutt’e dduje!

                     Ed esce via al centro. Quinto e Vasco si guardano male.

Quinto:        Quella donna la voglio io.

Vasco:          (Con una mano sul proprio petto) Ma nient’affatto.

Quinto:        Ma l’ho vista prima io.

Vasco:          (Con una mano sul proprio petto) Sarà lei a scegliere con chi vuole stare.

Quinto:        Mi sta bene.

Vasco:          (Con una mano sul petto) Pure a me.

                     Escono via, sempre guardandosi male. Da sinistra torna Violetta.

Violetta:      Signora, il titolare vi aspett… (Non la vede più) Ma se n’è gghiuta? Mamma

                     mia, ‘a gente nun tene cchiù pacienza ‘e aspettà! (Nota la macchinetta per

                     misurare la pressione sulla scrivania) ‘Na machinetta p’’a pressione? E che

                     ce fa ccà? Mica Salvatore soffre ‘e pressione? Mò ce ‘a porto a vedè!

                     La prende ed esce via a sinistra.

4. [Beniamino e Nino Torre. Poi Salvatore. Infine Gerry Alfiere]

                     Dalla comune tornano Beniamino e Nino.

Beniamino: (Con parlare importante) Mi capisci, amico mio?Io devo farmi notare per

                     forza dal titolare di questa agenzia. Lui tiene un sacco di agganci importanti.

Nino:           Aggio capito. Ma che genere fai?

Beniamino: Drammatico. Vuoi un saggio delle mie potenzialità?

Nino:           E vabbuò.

Beniamino: (Recita serioso la canzone dei Puffi) “Noi puffi siam così… noi siamo puffi

                     blu… puffiamo suppergiù… due mele o poco più”! (Ed abbassa lateralmente

                     la testa con gli occhi bassi, con lo sguardo sofferente)

Nino:           (Asciugandosi gli occhi) Uàh, guarde ccà! Nientemeno, m’he’ fatto chiagnere!

Beniamino: Ti ho commosso? Hai visto che non mentivo? E tu, invece, che genere fai?

Nino:            Io faccio il comico.

Beniamino: Ma non sembri divertente, a primo acchito. Dammi un saggio della tua arte. Nino:            Adesso ti dico il mio cavallo di battaglia: “Lo sai che cosa fanno i cowboys

                     quando gli indiani attaccano? Rifanno il numero”! (Ride da solo) Ahahahah!

Beniamino: (Perplesso) Rifanno il numero? Ma perché, i cowboys avevano il telefono?

Nino:           (Smette di ridere) No, quello è un gioco di parole. Qua sta la comicità.

Beniamino: Mah! Va bene, non avresti un altro esempio?

Nino:            “Devi sapere che non è vero che i cani sono senza mutande”.

Beniamino: Ah, no?

Nino:            “Ci stanno… i Boxer”! (Ride da solo) Ahahahah!

Beniamino: Mah! (Va a sedersi da solo)

Nino:            (Smette di ridere) Ua’, e fattèlla ‘na resata! (Va a sedersi alla scrivania)

                     Da sinistra torna Salvatore.

Salvatore:    Ma che d’è ‘sta mmuina, ccà ddinto? (Nota i due) Ah, voi state di nuovo qua?

Beniamino: Oh, alla buonora, caro titolare. (Si alza in piedi e gli si appaia) Allora, io sono

                     pronto per qualsiasi ruolo in qualsivoglia sceneggiatura.

Salvatore:    No, scusatemi, in questo momento non ho tempo per voi. Sto aspettando qui

                     l’attore comico Gerry Alfiere.

Beniamino: Ma davvero? Ah, quello sì che è un comico vero. (Guarda male Nino) Non

                     come certa gente che si proclama comica, ma poi invece dice solo sciocchezze.

Nino:           (Sentendosi chiamato in causa, si alza e va dai due) Ohi ni’, ma pe’ caso tu ce

                     ll’avisse cu’ me?

Beniamino: Tieni ‘a coda ‘e paglia?

Nino:           Embé, si ‘o vvulìte sapé, tutt’e dduje, io faccio ridere cchiù assaje ‘e ‘stu Gerry

                     Alfiere. Ce pozzo scummettere qualunqua cifra!

                    Da centro entra proprio Gerry Alfiere e si avvicina ai tre.

Gerry:         Buongiorno!

                     Salvatore e Beniamino iniziano a ridere contorcendosi. Nino li osserva stupito.

Salvatore:   (Ridendo) Hai sentito come ha detto “Buongiorno”?

Beniamino: (Ridendo) Ha detto proprio “Buongiorno”! Gerry, per favore, ripeti un po’!

Gerry:         (Sedendosi alla scrivania, in modo scomposto, coi piedi sopra) Buongiorno!

                     Salvatore e Beniamino ridono come i pazzi.

Salvatore:   (Ridendo, esausto) Basta, basta!

Beniamino: (Ridendo) Non parlare più!

Nino:           Néh, ma chillo a ditto sulo “Buongiorno”!

                     Salvatore e Beniamino smettono di ridere ed osservano Nino che dice pure lui:

                     Buongiorno!

                     I due non ridono.

Gerry:         Buongiorno!

                     Salvatore e Beniamino ridono di brutto. Nino li osserva e commenta perplesso.

Nino:           Cose ‘e pazzi! Sultanto pecché ‘stu Gerry Alfiere fa ‘o cabarettista ‘int’’a

                     televisone, fa ridere pure si dice “Buongiorno”. E io invece no!

                     Gerry allora si alza e va da lui. Salvatore e Beniamino smettono di ridere.

Gerry:         (Squadra Nino dalla testa ai piedi) E comme te chiamme, tu?

Nino:           Nino Torre.

Gerry:         E io songo Gerry Alfiere. E songo cchiù importante ‘e te.

Nino:           Non è vero: nel gioco degli Scacchi, è più importante la torre!

Gerry:         Chest’è ‘na battuta?

Nino:           Sì!

Gerry:         Fa vummecà! Però è televisiva.

Salvatore:   (Propositivo) Ah, questa sarebbe una magnifica idea: una sfida televisiva tra

                      Gerry Alfiere e… e… comme he’ ditto che te chiamme, tu?

Nino:            Nino Torre.

Salvatore:    Ecco, una sfida tra Gerry Alfiere contro Nino Torre a suon di battute.

Gerry:          Io m’aggia sfidà cu’ chisto? Accetto!

Nino:            E già. (Muso a muso con Gerry) T’aspetto in televisione. Però nun te ne fujì!

                     Ed esce via per il centro. Subito Beniamino si smanica e mostra un polso.

Beniamino: Gerry, Gerry, me vuo’ fa’ l’autografo ‘ncoppa ‘o polso?

Gerry:         Caccia ‘o pennarello!

Beniamino: Non ce l’ho.

Gerry:          E comme t’’o faccio l’autografo? Cu’ ‘o sango mio?

Salvatore:   (Ride alla battuta di Gerry) Ahahahah! Bellissima battuta! Aspetta, adesso

                     provvedo io. (Estrae dalal giacca…) Ecco: una penna stilografica.

Beniamino: ‘Na penna stilografica? E io me struppeo sanu sano!

Salvatore:   E io tengo sulo chesta. Che vvuo’ fa’? Ti mangi questa minestra?

Beniamino: E vabbuò.

Salvatore:    Tieni, carissimo Gerry.

Gerry:         (Prende la penna) Allora, a chi faccio la dedica?

Beniamino: Beniamino Di Tutti!

Gerry:         Dunque…

                     Firma sul polso du Beniamino che sente dolore, si lamenta e si contorce.

Beniamino: Uh oh ahia… uh oh ahia…!

Gerry:         E te staje fermo? M’he’ fatto scrivere: “Al mio ammiratore del cuore…”, cuore

                     cu’ ‘a q! Mò comme faccio a correggere?

Beniamino: Non ti preoccupare, lascialo così, sbagliato.

Gerry:         No, no, io songo ‘na perzona che ce tengo! Aggia accuncià. (Così fa, facendo

                     forza con la penna)

Beniamino: Uh oh ahia… uh oh ahia…!

Salvatore:    Ma che te staje facenno, ‘ nu tatuaggio?

Gerry:         Ecco qua, punto! (Mette il punto, bucando il polso di Beniamino)

Beniamino: (Dolorante) Aaah! Ua’, m’he’ bucato ‘o polso! Grazie, Gerry, grazie. Ora lo

                     faccio vedere a tutti i miei amici e parenti. Grazie, grazie!

                     Esce via al centro, felice. Gerry mette in tasca la penna stilografica.

Gerry:         E vabbuò, Salvatò, tu me vulìve parlà?

Salvatore:   Sì, ora andiamo nel mio studio. A proposito, ma ‘a penna stilografica mia?

Gerry:         Nun ‘a da’ retta, nun ‘a penzà cchiù. Andiamo nel tuo studio, Salvatò.

                     I due escono a sinistra.

5. [Onorata e Maia. Poi Salvatore e Vasco]

                    Dal centro entrano Onorata e Maia.

Onorata:    Maia, a mammà, ma addò si’ stata?

Maia:          In giro a cercare un altro casting.

Onorata:    Ma pecché, nun te piace ccà ddinto? Guarde comm’è bello. Me pare ‘n’albergo!

Maia:          Mammà, ma che me ne frega di qua dentro? Io voglio fare carriera alla TV.

Onorata:    E vuoi fare prima il provolino?

Maia:          Il provino.

Onorata:    Appunto! 

Maia:         Ma certo che lo voglio fare. L’ho fatto prima. Però ‘o titolare s’è addurmuto.

Onorata:   E non lo hai fatto bene. Tu devi seguire solo i miei consigli. Vediamo se mi hai

                   ascoltata: t’he’ misa ‘o russetto?

Maia:         E nun se vede?

Onorata:   E il trucco sul resto della faccia?

Maia:         E certo.

Onorata:   E t’he’ levata ‘o reggipetto?

Maia:         Reggiseno tolto.

Onorata:   E t’he’ levate ‘e cazette?!

Maia:         Mai portato calze in vita mia, nemmeno calzini o salvapiedi!

Onorata:   Brava a chella figlia mia! E ora siediti, famme vedé comme accavalle ‘e ccosce!

Maia:         (Si siede ed esegue) Cosa ne pensi?

Onorata:   Mamma bella, figlia mia, si io nun fosse femmena e nun fosse mammeta, te

                   zumpasse ‘ncuollo! Parola d’onore.

                   Da sinistra esce e si ferma sulla porta Salvatore.

Salvatore: Gerry, abbi pazienza un minuto. Torno subito.

                   Si volta per andare a destra e nota le due.

                   Ah, ehm… buongiorno.

Onorata:   Buongiorno, dottò! Figlia mia, questo è il padrone dell’agenzia, il titolato!

Salvatore: Titolare!

Onorata:   Appunto!

Salvatore: (Guardando le gambe accavallate di Maia) Scusate, ma non ho l’onore di

                   conoscervi, oppure non ho l’onore di ricordarmi di voi due.

Onorata:   Onorata Veramente!

Salvatore: L’onore è tutto mio, signora… signora…

Onorata:   Onorata Veramente!

Salvatore: Aggio capito! Ma con chi ho l’onore di parlare? Comme ve chiammate?

Onorata:   Onorata Veramente.

Salvatore: Vabbuò, nun se po’ ssapé comme se chiamma. E la ragazza?

Maia:         (Si alza in piedi e si fa fare il baciamano da lui) Maia Ala!

Salvatore: Cara maiala!

Maia:         No, che maiala? E pe’ chi m’avìte pigliata? Ho detto Maia Ala.

Salvatore: Uh, scusate! E ditemi tutto. Cosa posso fare per voi?

Onorata:   Caro titolato…

Salvatore: Titolare!

Onorata:   Appunto! Io vi domando e vi dico: ma una bella ragazza così, può uscire in TV?

Salvatore: Azz! Cioè… ma certo!

Onorata:   Dottò, guardate, se volete che lei scende a compromessi, mia figlia ci sta, ci sta!

Maia:         Non esageriamo, adesso.

Onorata:   No, no, esageriamo, esageriamo, o si no ‘o duttore se penza che tu si’ avara!

                   Dottò, mia figlia è una ragazza generosa!

Salvatore: Eh, beh, fatemici pensare. In effetti non è facile farla entrare in TV. Per assurdo,

                   sarebbe più facile lanciare voi in TV. Tenete una brutta faccia!

Onorata:   Pure chisto, mò?!

Salvatore: Non capisco perché ve la prendete. In fondo non c’è nulla di male ad avere una

                   brutta faccia come la vostra, così come non c’è nulla di male ad avere…

Onorata:   E basta! Già ‘a cunosco ‘sta poesia. Però io non sono qua per me. Ma per lei.

Salvatore: Signora cara, a volte è così: l’accompagnatore accompagna una persona ad un 

                   casting e viene presa al posto di chi ha accompagnato! E’ la vita!

                  Dal centro entra Vasco, con una mascherina di ossigeno sul volto.

Vasco:       Scusate, avìte visto ‘na machinetta p’ammisurà ‘a pressione?

Salvatore: Ah, ma allora era vostra?

Vasco:       E sì, me l’aggio scurdata ccà. Permettete? Io sono il conduttore televisivo Vasco

                   Lare. E scommetto che voi siete Salvatore Del Popolo.

Salvatore: Per servirvi.

Vasco:       (Nota Onorata) Embé, sono disposto a darvi qualunque cifra per quella donna!

Onorata:   Per mia figlia?

Vasco:       No, per voi! Caro Salvatore, non sapevo che voi foste il suo agente.

Salvatore: Io? Io nun ‘a cunosco proprio!

Onorata:   Aspettate, mò vi faccio vedere una cosa. Maia, assiéttete ‘nu poco, pe’ piacere!

Maia:        Sì, mammà! (Si siede ed accavalla le gambe in posa provocante)

Vasco:       (In difficoltà) Mamma mia, m’è sagliuta ‘a pressione!

Salvatore: (In difficoltà) A me invece m’è sagliuta ‘n’ata pressione!

Vasco:       Caro Salvatore, sapete che vi dico? Io me le prendo a tutte e due nella mia

                   trasmissione TV. Che ne pensate?

Salvatore: Sì, certo, è giusto così: sono 30.000 Euro a me!

Vasco:       Firmeremo il contratto e ve li faccio avere. (Sofferente) Ora però scusatemi,

                   aggio bisogno ‘e ‘nu poco d’acqua ‘e zucchero, pecché ‘a pressione è sagliuta!

Salvatore: Uh, Marò, ma certo. Andiamo in cucina.

                   Gli si mette sottobraccio ed escono a destra.

Onorata:   Maia, a mammà, jamme pure nuje. Nun sia maje chillo more. Amme fernuto ‘e ì

                   in televisione!

                  Le due escono subito a destra, seguendo i due.

6. [Gerry e Violetta. Poi Quinto]

                   Da sinistra torna Gerry insieme a Violetta (che ride come una matta).

Gerry:       (Seccato) Oh,ma ‘a vuo’ fernì ‘e ridere?Io t’aggio domandato sulamente addò è

                   gghiuto a fernì ‘o titolare tuojo!

Violetta:    (Ridendo) Ed è divertente, troppo divertente!

Gerry:       (Starnutisce) Etciù!

Violetta:    (Aumenta la risata) No, basta, non ce la faccio, troppo divertente lo starnuto!

Gerry:       Oh, ma t’arrepìglie o no?

Violetta:    Aspetta, mi devo sedere un poco, se no cado. (Si siede alla scrivania e pian

                   piano smette di ridere) Oh, madre, mi sarò fatta pipì addosso. Grazie, Gerry! 

Gerry:       Grazie pecché t’aggio fatta fa’ ‘o pipì sotto?

Violetta:    No, per le risate che mi hai fatto fare. Mi ci volevano proprio.

                  Dalla comune entra Quinto che si avvicina a Gerry.

Quinto:     Scusate, avete visto una donna brutta?

Gerry:      (Indicando Violetta) Vedìte si chella va buono!

Quinto:     E chella fosse brutta? Ma no, io intendo un altro tipo di bruttezza: un incrocio tra

                  un cinghiale morto e una scimmia investita da un’auto!

Gerry:      No, nun l’aggio vista.

Quinto:     Peccato! Per il mio prossimo spettacolo teatrale sarebbe stata un mostro ideale!

                (Poi osserva Gerry) Voi non lo fareste uno spettacolo teatrale?

Gerry:    Ma pecché, io fosse ‘nu mostro?

Quinto:   Beh, in qualche modo, sì! Permettete? Quinto Germanico.

Gerry:    Gerry Alfiere. Faccio il comico.

Quinto:   Voi?

Violetta: (Si alza in piedi e va da Quinto) Ma come, non lo riconoscete? Lui è il grande

                comico che va pure in televisione. Fa ridere solo se lo guardate.

Gerry:    Vabbuò, nun esaggeramme, mò! (Fa uno sbadiglio) Iauhm…!

Violetta: (Comincia a ridere) Lo vedete? Lo sbadiglio alla Gerry! (E ride)

Quinto:   (La osserva, serioso) Lo sbadiglio… alla Gerry? E che rrobba è?

Violetta: (Ridendo) No, basta, non parlate più!

                Esce via a sinistra, piegata in due dalle risa. Quinto e Gerry si osservano.

Gerry:    Compà, e pecché mò me staje guardanno?

Quinto:   (Con voce grave) Sto cercando il signor Salvatore Del Popolo. Lo conoscete?

Gerry:    E certamente. Io ce stevo parlanno fino a cinche minute fa. Po’ è sparito.

Quinto:   Sarà uscito per una cosa urgente. Intanto, io e voi, vogliamo stilare il contratto?

Gerry:    Qualu cuntratto?

Quinto:   Quello per il mio prossimo spettacolo teatrale.

Gerry:    Ma allora nun ate capito? Nun ce simme spiegati? Io faccio ‘o comico.

Quinto:   Secondo la mia esperienza, voi fareste più scalpore come attore di teatro

                impegnato. Vi conosco da tre minuti e non mi avete strappato neppure un sorriso.  

Gerry:    E se capisce, vuje tenìte ‘a faccia ‘e Hitler! Me parìte ‘e marmo! Tenìte una sola

                espressione ‘e faccia ch’è sempe ‘a stessa.

Quinto:   Per il mio spettacolo uno sponsor importante investirà 10.000 Euro!

Gerry:    (Lo prende subito sottobraccio) Ma qualu comico? Io so’ drammatico! Faccio

                talmente chiagnere che cocche vota chiagno pur’io sulo! Venite, jamme a ffa’ ‘o

                cuntratto! Avete detto 10.000 Euro?

Quinto:   Sì!

Gerry:    Jamme, jamme!

                Quinto e Gerry escono insieme a sinistra.

7. [Fred Addosso e Nino. Poi Salvatore]

                Dal centro, entra un tipo freddoloso e zoppicante: è il ballerino Fred Addosso.

Fred:      Ma… ma… che cos’è questo freddo? Brrrr! Io sento freddo sia in inverno che in

                estate. Ma come? Un grande ballerino come me. Ogni volta che cerco di fare la

                spaccata, mi succede sempre. Ora ci riprovo.

                Va per fare la spaccata, ma poi si ferma e si tocca l’anca destra.

                Che dolore! Anche l’anca ci voleva!

                Si siede a massaggiarsi l’anca. Dal centro entra Nino: ripete battute tra sé e sé.

Nino:      Che cosa fanno due pelati in una fabbrica di scatole? I pomodori! No, non fanno i

                pomodori. E allora che cosa faranno mai? (Nota Fred e gli si avvicina) Chiedo

                scusa, per caso sapete che cosa fanno due pelati in una fabbrica di scatole?

Fred:      Due pelati in scatola!

Nino:      No, no, è troppo banale.

Fred:      Scusate, ma io che ne saccio? Io faccio il ballerino. Adesso vi faccio vedere. (Si

                alza in piedi e si sposta verso destra, zoppicando)

Nino:          Azz, e comm’’o facìte ‘o ballerino? Vuje nun ve mantenite manco all’erto!

Fred:         (Ondeggiando) No, chi ve l’ha detto? Ora vi faccio vedere la morte del cigno.

                   Cerca di effettuare tale passo di danza, ma si inginocchia soltanto a terra.

Nino:         Uh, mamma mia! E chesta fosse ‘a morte d’’o cigno? Chesta è sutanto ‘a morte!         

                   Amico, vi sentite bene?

Fred:         (Rialzandosi) Ma certamente. (Gli si avvicina) Però non chiamatemi amico. (Gli

                   tende la mano per una stretta) Fred Addosso!

Nino:         Si sente dalla mano!

Fred:         Che cosa si sente?

Nino:         Il freddo addosso!

Fred:         Ottima battuta! E voi come vi chiamate?

Nino:         Nino Torre. Io sono un grande battutista. E molto presto sfiderò in una gara di

                   battute un certo Gerry Alfiere.

Fred:         (Ride) Ahahahahah! Mi fa ridere solo al sentirlo nominare. Non ve la prendete,

                   ma è molto difficile che voi vinciate.

Nino:         Amma vedé? Vulìmme scummettere?

Fred:         Non ne vale la pena.

Nino:         Ma perché, scusate, voi vi ritenete un ballerino?

Fred:         Io ho ballato alla Scala!

Nino:         No vuje site caduto d’’a scala!

Fred:         Io? Ma come vi permettete?

                  Da destra entra Salvatore e va tra i due.

Salvatore: Signori, signori, abbiate pazienza! Ma che fate? Vi mettete a litigare?

Nino:         E ch’è colpa mia?Pigliatavella cu’ chisto, ‘o moribondo!

Fred:         Moribondo a me?

Salvatore: Scusate, non mi dite niente, di là in bagno sono alle prese con un altro

                   moribond… cioè, con un altro signore. Mi potete dire chi siete?

Fred:         Fred Addosso!

Salvatore: Guardate che qua dentro ci sta l’aria condizionata e l’ambiente è pure caldo.

Fred:         Ma io sono un grande ballerino e voglio fare il casting.

Salvatore: Ah, benissimo. Solo qualche minuto di pazienza.

Fred:         Faccio riscaldamento?

Salvatore: Fate riscaldamento.

Fred:         Molto bene!

                   Si mette in disparte e si riscalda con uno scialle, tremando dal freddo.

Salvatore: (A Nino) E chillo fosse ‘nu riscaldamento?!

Nino:         E che ne saccio? Io invece mi sto allenando per la gara contro Gerry Alfiere.

Salvatore: La gara di battute contro Gerry Alf… (E comincia a ridere) Ahahahah, solo il

                   nome già mi fa ridere. Guardate, non vi pigliate collera, ma non avete speranze.

Nino:         Amma fa’ ‘na scummessa?

Salvatore: Credo che già l’abbiamo fatta. Ma con tutto il rispetto, vincerà lui.

Fred:         (Si avvicina a Salvatore) Scusate, tenete un bicchiere d’acqua?

Salvatore: Ora ve lo vado a prendere subito. (Poi a Nino) Dunque, dicevo? Ah, sì, la sfida.                     

                   Organizzerò questa fida, ma vi consiglio di prepararvi alla sconfitta. E…

Fred:         Scusate, tenete una pillola per il mal di testa?

Salvatore: Ora ve la vado a prendere subito. (Poi a Nino) Dunque, dicevo? Ah, sì, la sfida.

                   Organizzerò questa fida, ma vi consiglio di prepararvi alla sconfitta. E…

Fred:            Scusate…

Salv&Nin:   (Seccati) C’he’ acciso ‘a salute!

Salvatore:    Purtàmme a chisto ‘int’’a cucina, o si no nun ce ‘o levamme cchiù ‘a tuorno!

                     Lo prendono sottobraccio e lo conducono a sinistra.

8. [Beniamino e Onorata. Poi Quinto, Vasco, Salvatore, Fred, Gerry, Nino e Maia]

                     Dal centro entra Beniamino, con abito lungo da Dante Alighieri.

Beniamino: Devo riuscire a fare questo provino citando Dante Alighieri. Speriamo solo

                     che questo titolare non si addormenti un’altra volta.

                     E ricomincia a mimare, muovendo solo le labbra. Da destra torna Onorata.

Onorata:     Ma che morte ha fatto ‘o titolare? (Osserva di spalle Beniamino e vi si avvicina

                     da dietro) Scusate, signora!

Beniamino: (Si volta e la guarda male) Quale signora? Io songo ommo!

Onorata:     Uh, scusate, io vi ho visto con questo vestito lungo e ho pensato sbagliato!

Beniamino: Ma questo è un abito tipo Dante Alighieri. Lo conoscete?

Onorata:     No, nun ‘o cunosco. E’ ‘nu stilista?

Beniamino: (Ironico) No, è ‘nu cantante!

Onorata:     Scusate, potete venire un momento con me? In quella stanza ci sta un signore

                     che si sente male.

Beniamino: E con ciò?

Onorata:     Dentro ci sta mia figlia. Voi vi mettete vicino a quel signore sofferente, così io

                     e mia figlia ce ne andiamo! 

Beniamino: Signò, io nun tenésse niente che ffa’!

Onorata:     Ma quello è un conduttore televisivo.

Beniamino: (Interessato) Un conduttore televisivo?

Onorata:     Sì, è quel Vasco Lare che presenta tutte quelle trasmissioni sceme!

Beniamino: E mica sono tanto sceme? (Recitando) “Orsù, conducetemi laddove si entra nel

                     mondo della sofferenza eterna”!

Onorata:     Addò v’aggia purtà?

Beniamino: Signò, jamme add’’o conduttore!

Onorata:     Ah, ecco!

                     I due escono a destra. Da sinistra torna Quinto con un contratto in mano.

Quinto:       Molto bene, questo è il contratto di Gerry Alfiere, firmato di suo pugno. Ora

                     però vorrei trovare degli attori per il mio spettacolo di teatro: “Dramma comico

                     brillante”. In questo contesto, io faccio la voce narrante mentre gli attori si

                     muovono in base alle mie direttive e agli oggetti di scena in loro dotazione. Se

                     senza copione. Una sorta di teatro sperimentale. (Si siede) Già, speriamo di

                     trovare in questa agenzia ciò che sto cercando.

                     Da sinistra tornano Salvatore e Fred, litigando tra di loro.

Fred:           E mò basta, avìte capito? Io songo ‘nu ballerino e voglio essere rispettato!

Salvatore:   Oh, e che t’ascarfe a ffa’? Dovete aspettare il vostro momento. (E va a sedersi  

                     alla scrivania) Io ho da fare.

Fred:           (Zoppicando, si siede alla scrivania di fronte a lui) Allora io nun me movo ‘a

                     ccà fino a che nun me facìte ‘o provino!

Salvatore:   E aspettate, vuje ‘a chi ‘o vvulìte?!

                     Da destra tornano Onorata e Maia.

Onorata:     Maia, a mammà, jammuncenne!

Maia:          Ma certamente, mammà. Aggio capito che ccà nun cumbinamme niente.

Salvatore:   Ma no, gentili signore, aspettate.

Onorata:     ‘O titolà, nun ce sfuttite!

Salvatore:   No, no…

                     Salvatore fera sulla soglia della porta Onorata e Mia e confabula con loro. Da

                     destra torna Beniamino, trattenuto per un braccio da Vasco (sofferente).

Vasco:         Aspettate, non mi abbandonate in punto di morte!

Beniamino: Ma pe’ piacere! Jatevénne ‘o spitale!

Vasco:         Ma se voi mi assistete, io vi faccio andare in televisione. 

Beniamino: A chi? Ma ch’aggia assistere? Io sono un artista, non un infermiere.

Vasco:         (A Fred, seduto) Scusate, allora mi volete assistere voi?

Fred:           Ma che? Io faccio ‘o ballerino!

                     E restano a confabulare tutti e tre. Da sinistra entrano Gerry e Nino che

                     litigano, disputandosi Violetta.

Gerry:         Ma addò vaje? A chesta l’aggio vista primm’io!

Nino:           No, no, he’ capito malamente. A chesta già l’aggio vista io primma ‘e te.

Gerry:         Ma si io l’aggio vista già quanno jeva ‘a scola.

Nino:           E io l’aggio vista primma che nasceva!

Violetta:      (Confusa) Alt! Scusate signori, ma se fate così, mi confondete.

Gerry:         Ma tu sei libera?

Violetta:      Beh, veramente, sono fidanzata con un uomo che ho conosciuto su Facebook.

Nino:           Ma è comico come me?

Violetta:      Veramente, non l’ho mai visto!

Gerry:         E comme faje a essere fidanzata cu’ isso, allora?

Violetta:      E non lo so, io sono confusa!

Nino:           No, tu staje ‘nguajata!

Quinto:       (Richiama l’attenzione degli altri e la ottiene) Signore e signori, un attimo

                     d’attenzione. Siete tutti quanti eccezionali per il mio lavoro teatrale dal titolo

                     “Dramma comico brillante”. Voi tutti sarete all’altezza di recitare senza

                     copione, solo con le mie indicazioni di voce narrante esterna. Sono stati

                     investiti 10.000 Euro per questo progetto. E siete tutti scritturati! Tutti! Pure il

                     titolare Salvatore Del Popolo.

Gli altri:      (Esultano) Eeeeeh!

Gerry:         Un momento, un momento! Qua dentro sono solo io attore. Solo io sono

                     l’unico! Voi non siete un cacchio!

Gli altri:      Ma fance ‘o piacere!

                     Lui li osserva, perplesso, mentre essi festeggiano ancora.

FINE ATTO PRIMO

            Sfondo nero come scenografia, un divanetto a sinistra ed una tavola con tre sedie a destra: così si compone l’ambiente alla riapertura del sipario.

ATTO SECONDO

1. [Quinto, Salvatore, Maia, Gerry e Nino]

                   Quinto si trova defilato accanto al sipario, sull’estremo lato destro, in posizione

                   di narratore. Legge da un leggio che regge un copione teatrale. E’ già pronto,

                   con Salvatore, Maia, Gerry e Nino che sono schierati al centro in modo sparso.

                  Le luci sono spente e lui fornisce le ultime spiegazioni ai quattro.

Quinto:     Amici attori, ci siamo. Tra poco si accendono le luci. Vi raccomando, facciamo

                  commuovere il pubbl…

                  Ma si accendono subito le luci. Restano sorpresi. Specialmente Quinto.

                  Ehm… ehm… chi deve parlare?

Salvatore: Io! (Tira fuori una pistola e minaccia Nino) Tu, uomo di niente, vuoi rubarmi la      

                   la mia donna. Non meriti di vivere.

Nino:         No, non uccidermi. Se no mi fai male!

Salvatore: E invece sì. Muori!

                   Spara per tre volte, ma la pistola fa sempre cilecca.

                   Ah, e adesso? Devi morire lo stesso?

Nino:         Boh!

Quinto:     Ehm… ma cosa dite? La pistola non ha sparato, perché… perché… era scarica.

Salvatore: Sì, ma se lui non muore, non possiamo andare avanti.

Nino:         E vabbuò. Sta’ senza penziero!

                  Nino cade esanime in terra.

Maia:        Eh, e com’è morto?

Quinto:     Ehm… di panico! Andate avanti.

Gerry:       Bene, dottoressa, lei è medico legale. Io arresto questo individuo mentre lei farà

                   l’autopsia sulla vittima.

Maia:        Ma certo. Poi le farò sapere il responso dell’autopsia, appena estrarrò il proiettile

                  dal corpo dell’uomo.

Salvatore: Il proiettile? Ma se io non ho sparato.

Maia:        E allora che cosa estrarrò? Ah, ho trovato: gli estrarrò il panico dal corpo!

Gerry:       Sì, ma adesso io non posso arrestare lui. Non ha sparato!

Maia:         Però lui è morto!

Nino:         (Da terra, starnutisce) Etciù!

Gerry:       Ma come? E’ morto e fa uno starnuto?

Maia:        Ehm… ehm…

Quinto:     (Suggerisce cosa fare) E’ una reazione dovuta alla morte.

Maia:        Ah, sì, sì, caro commissario. Lo starnuto è una reazione dovuta alla morte. C’è

                   chi tossisce dopo morto, chi si muove dopo morto e pure chi muore dopo morto!

Gerry:       Ah, capisco.

Quinto:     Adesso interroga l’assassino.

Gerry:       Eh?

Quinto:      Interroga l’assassino!

Gerry:       (Schiarisce la voce) Mmh mmh! Ehm, caro assassino, qual è la capitale d’Italia?

Salvatore: Eh?

Quinto:      No, lo devi interrogare sull’omicidio.

Gerry:       Ah, già. Caro assassino, parlami dell’omicidio. Perché hai ucciso a quello?

Salvatore: (Con enfasi) Perché vuole la mia donna! (E sputacchia in un occhio Gerry)

Quinto:     Ora arresta l’assassino.

Gerry:       (In difficoltà con un occhio chiuso) Aspitette ‘nu mumento, l’assassino m’ha

                   sputato ‘int’a ‘n’uocchio! Nun ce veco cchiù! (Si pulisce l’occhio) Ecco qua.

                   Allora, caro assassino, io ti arresto.

Quinto:      Opponiti puntandogli l’arma addosso!

Salvatore: Commissario, io ti sparo.

Quinto:      (A Gerry) Difenditi con la tua pistola.

Gerry:       Ah, ehm… la pistola? E chi ‘a tene?

Quinto:      Muoviti, fai qualcosa.

Gerry:       Ehm… (Mette una mano nella tasca della giacca e simula la forma di una

                   pistola) Quella che vedi è una pistola. Non la tiro fuori, perché potrebbe

                   spaventarti. Se non ti arrendi, ti sparo.

Quinto:     Sparagli ad un braccio.

Gerry:       E comm’’o sparo?

Quinto:     Arrangiati!

Gerry:       Ehm… bang!

Quinto:     Salvatore, soffri.

Salvatore: (Finge sofferenza) Ah, uh, ah, uh!

Quinto:     Salvatore fuggi via soffrendo, inseguito da Gerry e da Maia.

Salvatore: (Fuggendo a sinistra, lamentandosi fintamente) Ah, uh, ah, uh…!

                  Salvatore, Gerry e Nino escono a sinistra.

Nino:        (Perplesso, chiede a Quinto) E io?

Quinto:     Esci pure tu.

Nino:        Ma io so’ muorto.

Quinto:     Ah, già. Mi è venuta un’idea: una folata di vento ti porta via e tu esci rotolando!

                  Nino esce via a sinistra, rotolando.

2. [Quinto, Onorata e Fred. Infine Beniamino e Salvatore]

                  Quinto narra ancora.

Quinto:     Intanto la mamma preoccupata del figlio che non trova piu è da sola. Lui è stato

                  ucciso ma lei non lo sa. Insieme a lei c’è un testimone. (Notando che Onorata e

                  Fred non entrano, tergiversa) Ecco, appunto, la madre del figlio è preoccupata.

                  E’ insieme al testimone. Ed in questo momento entrano in scena. Devono entrare

                  in scena. Obbligatoriamente! (Va a sinistra e grida) Uhé, ma vulìte trasì?

                  E torna al suo posto davanti al leggio. Entra Onorata, seguita da Fred che

                  esegue delle piroette da danza classica. Quinto prosegue la narrazione.

                  Dunque, dicevo: la madre del figlio è preoccupata. E’ insieme al testimone. E

                  piange. E piange. E piange!

                  Ma invece di piangere Onorata, piange Fred.

Fred:        (Piangente) Sigh… sigh…!

Quinto:    Ma non sei tu che devi piangere. Piange la madre preoccupata

Onorata:  E ch’aggia chiagnere a ffa’?

Quinto:     Per il figlio che non sa che ormai è morto.

Onorata:  Ma si io nun saccio ca isso è muorto, pecché aggia chiagnere?

Quinto:    Ah, ehm… la madre è preoccupata perché non trova più suo figlio.

Onorata:  Ah, aggio capito. E allora mò chiagno. (Piangente) ‘O figlio mio è muorto, ma io

                  nun ‘o ssaccio. Però songo preoccupata. E vuje chi site?

Fred:        Un ballerino! (Ed esegue una piroetta)

Quinto:    No, è un testimone.

Fred:        Ah, già, sono un testimone. E allora, cara mia, che Geova sia con te! E ricordati

                  che un giorno, nel mondo, resteremo solo noi. Tu sarai già morta e…

Quinto:    Ma che staje dicenno? Io parlo di un testimone vero, non un testimone di Geova.

Fred:        Ah, giusto. Dunque, signora, io sono un testimone che testimonia la

                  testimonianza testimoniabile!

Onorata:  E cioè?

Fred:        Io ho visto votro figlio che è morto.

Onorata:  Overamente?

Quinto:    Ma no, tu non lo hai visto ancora morire. Hai solo visto che è l’amante della

                  donna di Salvatore.

Fred:        Ah, già. Vostro figlio è l’amante di Salvatore

Quinto:    Della donna di Salvatore.

Fred:        Della donna di Salvatore.

Onorata:  (Dalla tasca della giacca estrae una pistola) Scusate, ma a me m’hanne dato ‘sta  

                  pistola. Io che me n’aggia fa’?

Quinto:    Ah, ecco che fine aveva fatto la pistola di Gerry! Ehm… trovi una scusa.

                  Giustifichi quella pistola.

Onorata:  L’aggia giustificà? Ehm… guardate, abbiate pietà di questa pistola. Quella non

                  ha studiato perché non si è firàta!

Quinto:    Ma non una giustifica scolastica, una giustificazione sul perché ha la pistola.

Onorata:  Uh, scusate. Volevo dire che tengo questa pistola perché me l’ha data la

                  direttrice di scena nel camerino! Sapete com’è, quella è un poco insallanuta!

Quinto:     Ma noooo! Va bene,a ndate avanti. Gli faccia la domanda più importante.

Onorata:  Sì, subito. Sentite, signor ballerino-testimone, adesso vi faccio la domanda più

                  importante: avìte visto ‘e ccosce ‘e mi figlia? So’ belle, eh!

Quinto:    Chesta s’è fissata cu’ ‘e ccosce d’’a figlia! Signora, l’altra domanda, l’altra

                  domanda. Lei vuol sapere che vita fa suo figlio.

Onorata:  Sì, subito. Sentite, signor ballerino-testimone, ma che vita fa mio figlio?

Fred:        Signora, suo figlio gioca a carte, si droga e beve.

Onorata:  Beve? E con ciò? Si chillo tene sete!

Fred:        Beve l’alcol!

Onorata:  Se beve ‘o spirito?

Fred:        No, il liquore.

Onorata:  Embé, appena ‘o veco, l’aggia fa’ ‘na mazziata mai vista. Pure si è muorto e io

                  nun ‘o ssaccio!

Quinto:    Va bene, andatevene.

I due:        Va bene.

                  Esce a sinistra Onorata, seguita da Fred che esegue piroette da danza classica.

Quinto:       Ed ora entrano Salvatore, fuggitivo, e Beniamino, che lo deve nascondere per

                     non farlo arrestare dalla polizia.

                    Da sinistra entrano Salvatore e Beniamino.

Beniamino: “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la

                     dritta via era smarrita…”!

Salvatore:   E che ce azzecca?

Beniamino: E io non so cos’altro dire!

Quinto:        Ma no, è Salvatore che deve dire la prima battuta.

Salvatore:    Ma io nun ‘a cunosco ‘a Divina Commedia!

Quinto:        Devi chiedere a Beniamino di nasconderti.

Salvatore:    Nascondimi!

Beniamino: Ma no, devi chiederglielo facend un giro di parole.

Salvatore:    ‘Nu giro ‘e parole? Vabbuò. (Comincia a girare su sé stesso, parlando) Senti,

                     Beniamino, sono inseguito dalla polizia. Mi nascondi?

Beniamino: Certo, orsù, però smetti di voltare il tuo corpo. Io ti nasconderò ivi, nella mia

                     casa in cima sull’irto colle. E più non dimandare altro, perché io non eseguirei.

Salvatore:   (A Quinto) Ma comme cacchio parle, chisto?!

Quinto:       Andate avanti!

                     I due fanno un passo avanti.

                     No, fate un passo indietro.

                     I due fanno un passo indietro.

                     Ma che state abballanno, ‘o Tiburon? Fate un passo indietro nel discorso. Tu,

                     Salvatore, spiega a Beniamino tutto quello che è successo.

Salvatore:    Tengo un’amante.

Beniamino: Un’amante? Un momento, ma mica si chiama Maia Ala? No, perché quella è

                      l’amante mia.

Salvatore:    No, nun ‘o ssaccio comme se chiamma, però è la mia amante. 

Quinto:        Ma l’amante non è tua. E’ di Nino che tu hai ucciso.

Salvatore:    Ah, non è mia. E’ di Nino che io ho ucciso.

Quinto:        Presto, nasconditi.

                     Beniamino va a nascondersi.

Quinto:        Ma non tu! Questa è la battuta tua. Deve nascondersi Salvatore.

Beniamino: Presto nasconditi.

                     Lo prende per mano ed escono via a destra.

3. [Quinto, Vasco e Violetta. Poi Nino]

                     Quinto narra ancora.

Quinto:        Bene, adesso entrano in scena Vasco, fratello della vittima Nino, e Violetta,

                      moglie di Salvatore e amante della vittima Nino.

                     Da sinistra entrano Vasco (che parla delle sue malatte) e Violetta che finge di

                      essere interessata, ma ogni tanto sbuffa per la noia.

Vasco:          Mi capite, signorina? Quando mi sale la pressione, io non capisco più niente!

Violetta:       Sì, ho capito, ho capito.

Vasco:          E doveste vedere quando mi viene l’aritmia!

Quinto:        Néh, ma che state facénno, tutt’e dduje?

Violetta:       E chillo è chisto!

Quinto:     Pensate a recitare, piuttosto. Vasco, fai il fratello della vittima.

Vasco:      Aggia fa’ ‘o frato d’’a vittima? E va bene. (Recitante) Mamma mia, come sono

                  preoccupato per mio fratello. Mi devo prendere un ansiolitico, se no vado in

                  ansia e mi sento male.

Violetta:   Ma dov’è mio marito? E dov’è il mio amante?

Vasco:      E’ morto.

Violetta:   Chi di tutti e due?

Vasco:      Tuo marito.

Quinto:     No, he’ sbagliato!

Vasco:       Ah, è morto il tuo amante.

Violetta:   Un momento, ma tu che ne sai?

Quinto:     E già, che ne sai? Mannaggia ‘a capa toja! Inventati qualcosa per apparare.

Vasco:       Ehm… io lo so perché… perché… perché mentre passavo in farmacia a

                   comprarmi la Cardio Aspirina, ho visto tutta la scena.    

Violetta:    Un momento, ma se eri qui con me.

Vasco:       Ah già! Eh, beh… io ho ricevuto una telefonata che me lo ha annunciato. Vuoi

                   vedere il mio cellulare? (Si fruga in tasca) Ah, già, io tengo il cellualare. (Va

                   nel panico) Oh, mamma mia, stongo facénno ‘na figura ‘e…

Violetta:    Calmati, calmati e respira! Su!

Vasco:       (Emette respiri lunghi) Oh, mamma mia! Oh, mamma mia!

Violetta:    Allora, adesso dimmi come hai fatto a sapere che il mio amante è morto.

Vasco:        Devi sapere che io tengo degli strani poteri da veggente!

Qui&Viol: Ua’ ‘e che palla!

Vasco:        (Spazientito) Me l’ha ditto ‘o regista primma ‘e accummincià ‘a cummedia

                   Vabbuò? E mò nun me scuccià cchiù! (Si mette col broncio, braccia conserte)

Violetta:    Va bene, non fare così. Hai capito? (Non ricevendo risposta da lui, si

                    imbarazza. A Quinto) Ehm… cosa faccio, adesso? Questo nn mi risponde più.

Quinto:      Ehm… chiedigli dove sta il morto.

Violetta:     Ah, ecco, giusto! Senti, dove hai visto esattamente il morto?

Vasco:        L’ho visto a… l’ho visto a… l’ho visto a… (A Quinto) Addò l’aggio visto?

Quinto:      E’ a terra ai tuoi piedi.

Vasco:        (A Violetta) E’ a terra ai miei piedi.

Violetta:     (Bisbiglia) Cosa dici? Non vedi che non c’è?

Vasco:        (Ansioso) ‘O muorto nun ce sta! E mò?

                    Da sinistra, rotolando in terra, giunge Nino che resta morto ai piedi di Vasco.

                    I due si guardano ed esclamano:

I due:          Eccolo qua!

Violetta:     (Mette una toppa) Ehm… uh, non lo avevamo visto. Poveretto!

Vasco:        (Timoroso) Vuoi sapere la verità sul suo conto? Basta che non ti arrabbi.

Violetta:     No, non mi arrabbio. Parla, porca miseria!

Vasco:        Un momento, adesso parlo. Dunque… (Fa un passo falso e si avvicina troppo

                    al corpo di Nino, e…)

Nino:          (Gli viene calpestata la mano e grida di dolore) Ah, t’hanna accidere, m’he’

                    scamazzato ‘a mana! (E torna a fare il morto)

Violetta:     (Mette una toppa) Ehm… Vasco, scusa se ti ho calpestato la mano. Dai, parla.

Vasco:        (Finge dolore alla mano) Ah, uh, che dolore alla mano! Dunque, dicevo che ho

                    visto il tuo fidanzato qui presente…

Quinto:   Amante!

Vasco:     Uh, scusa! Allora ho visto il tuo amante qui presente… (Lo indica a terra) L’ho

                 visto con una donna.

Violetta:  Ah, sì? E chi è?

Vasco:     Tu! Ecco perché tuo maritol’ha ucciso.

Violetta:  Sì, ma te l’ho chiesto già prima: tu che ne sai? Tu non eri presente durante il

                 delitto. E allora comm’’o ffaje a sapé?

Vasco:     (Seccato) Siente, ‘o ssaccio e basta! Vabbuò?M’hanne purtato spia. E adesso

                 usciamo di scena, che non ne posso più. Tengo la tachicardia per l’emozione!

Violetta:  E va bene.

                 I due escono a sinistra e Vasco, uscendo, involontariamente calpesta di nuovo la

                 mano a Nino (a terra).

Nino:       ‘A mana! E so’ ddoje!

Quinto:   (Imbarazzato per la presenza inutile di Nino) Ehm… ora si cambia scena e il

                 morto sparisce fino alla prossima scena.

                 Nino esce di nuovo a sinistra, rotolando.

4. [Quinto, Maia e Gerry Alfiere. Poi Onorata]

                 Quinto narra ancora.

Quinto:    Ora c’è il dialogo tra la dottoressa Maia e il commissario Gerry.

                 Ma da destra entra solo Maia, che non sa cosa fare.

Maia:       Ehm… ehm…

Quinto:    Ma… il commissario Gerry dove sta?

                 Da sinistra entra sistemandosi la cintura dei pantaloni.                   

Gerry:      Eccom qua, eccomi qua!

Quinto:    Ora la dottoressa Maia chiede al commissario Gerry dov’era. 

Maia:       Commissario Gerry, dov’era?

Gerry:      Stavo facendo la pipì!

Quinto:    (Bisbiglia) No, dici un’altra cosa.

Gerry:      Stavo facendo la cacca!

Quinto:    (Bisbiglia) No, dici un’altra cosa.

Gerry:      Ero a casa a pettinarmi!

Quinto:    (Bisbiglia) No, dici un’altra cosa.

Gerry:      (Spazientito) Oh, m’aggio sperzo. Vabbuò? Un grande artista come me può pure

                  perdersi. Del resto ricordatevi che qua dentro sono io l’unico attore. Voialtri non

                  siete nessuno! E adesso recitamo. (Nota Maia ridere e si infastidisce) E che tieni

                  ‘a rirere?

Maia:        (Ridente)E non ci posso fare niente, tu sei un comico nato. Mi fai ridere solo a

                  sentirti parlare.

Gerry:      Sì, ma mò stamme faticànno.

Maia:        (Ride di più) No, no, per fvore, basta, non parlare più!

Gerry:      Ma…

Maia:        (Si contorce dalle risate) Basta, mi fai ridere troppo!

Gerry:       (A Quinto) Comm’aggia fa’ cu’ chesta?

Quinto:     E cosa vuoi da me? Tagliamo la vostra parte e facciamo entrare la signora… la

                   signora… la madre del morto, insomma.

                 Da sinistra entra Onorata, smarrita e confusa.

Onorata: Néh, ma ch’aggia trasì a ffa’? Ch’aggia dicere?

Quinto:    Signora, adesso chieda alla dottoressa informazioni su suo fìglio che è morto.

Onorata: Dottoressa, scusate, volevo informazoni su mio figlio che è morto.

Quinto:    No, lei non lo sa.

Onorata: Ah, la dottoressa non lo sa che è morto?

Quinto:    No, è lei che non lo sa.

Onorata: Ma lei chi? Ci sta un’altra?

Quinto:    No, lei, voi, insomma tu!

Onorata: E allora che cosa devo chiedere?

Quinto:    Informazioni su suo figlio.

Onorata: Dottoressa, scusate, volevo informazoni su mio figlio. Ma per caso è morto?

Quinto:    Noooo!

Onorata: No, no, io non lo so che è morto. Allora sapete informazioni su mio figlio?

Maia:       (Seccamente) E’ morto!

Onorata: (Disinteressata) Ah, ho capito.

Gerry:     (Nota l’incapacità di Onorata a recitare) Signora, scusate, ma non poangete?

Onorata: E ch’aggia chiagnere a ffa’?

Gerry:     Ma come, vi hanno detto che è morto vostro figlio.

Onorata: E mica overamente è figlio a me?

Gerry:     Sì, ma voi adesso state recitando.

Onorata: Ah, già. Aspettate, adesso piango. (Prova a piangere) Non ci riesco.

Gerry:     Questo dimostra che qua dentro sono io l’unico attore. Voialtri non siete nessuno!

On&Ma: (Cominciano a ridere) Ahahahah!

Quinto:    (Acido) Scusate, noi staremmo facendo uno spettacolo teatrale. Possiamo tornare

                 a recitare con professionalità?

Onorata: (Smette di ridere) Sì, sì, scusate. Dunque, io stavo piangendo per la morte di mio

                 figlio. Vabbé, facciamo finta che sto piangendo. Dottoressa, scusate, ma voi non 

                 state mostrando le gambe.

Maia:       Eh?

Onorata: Sì, non state mostrando le gambe al commissario. Commissà, la dottoressa tiene

                 certe gambe che sono la fine del mondo!

Quinto:   E mò che c’entra?

Onorata: No, niente.

Gerry:     Sentite, io sono un commissario, non posso stare a guardare le gambe femminili! 

On&Ma: (Cominciano a ridere) Ahahahah!

Onorata: (Ridente, porta una mano al fegato) Scusate, me state facénno schiattà ‘o fetago!

Quinto:    Fegato!

Gerry:     Néh, ma pecché state redenno accussì?

Maia:       (Ridente) Perdonaci, ma tu come attore drammatico non vali niente. In

                 compenso, come comico sei il massimo!

Gerry:     Ma jate  a ffa’…!

                 Ed esce via a sinistra imbronciato. Le due smettono pian piano di ridere.

Quinto:    (Alle due) Ecco, avete visto cos’avete combinato? Ora inventatevi una cosa

                 scenica-teatrale per andare a convincerlo a tornare sul palco.

Onorata: Ehm… dottoressa, io avessi un’idea!

Quinto:    Avrei!

Onorata:     Ecco, appunto. Andiamo a recuperare il commissario, così gli facciamo vedere

                     le vostre gambe! Siete d’accordo?

Maia:           Sì, andiamo, mammà… ehm, cioè, signora mamma della vittima!

                     Ed escono anche loro a sinistra.

5. [Quinto, Salvatore e Beniamino. Poi Gerry]

                     Quinto narra ancora.

Quinto:        Ora c’è il dialogo tra Salvatore e Beniamino.

                     I due appena chiamati in causa, entrano, mentre Quinto prosegue a narrare.

                     I due hanno appena fatto l’amore!

                     Salvatore e Beniamino si guardano perplessi e fanno gesti come per dire: “Ma

                     che ha detto, questo?”! Quinto insiste.

                     Ripeto, i due hanno appena fatto l’amore!

                     Rassegnati, proseguono a recitare, sulla falsa riga del tema fornito da Quinto.

Salvatore:   Beniamino, anche se non so perché, è stata un’esperienza nuova far l’amore

                     con te!

Beniamino: Già, anche per me!

Salvatore:   Ma tu non mi dovevi nascondere?

Beniamino: Sì, però tu hai cominciato a prendermi la mano e a baciarmela.

Salvatore:   Uhm? E tu hai cominciato ad accarezzarmi i capelli.

Beniamino: Uhm? E tu hai cominciato a guardarmi negli occhi.

Salvatore:   Uhm? E tu hai cominciato a sbottonarmi la camicia.

Beniamino: Uhm? E tu… e tu… sei andato oltre!

Salvatore:   Sì, ma adesso nascondimi. E se mi cerca la polizia, ti raccomando, non dirgli

                    dove mi hai nascosto. Anche se ti torturano. Capito?

Beniamino: E tu non dire a nessuno della nostra storia segreta.

Salvatore:   Va bene. Dammi la mano.

                     I due si mettono mano nella mano e si avviano a sinistra, ma Quinto ne

                     richiama l’attenzione e loro si fermano.

Quinto:       Ehm, scusate, scusate! Mi sono sbagliato. Ho letto l’episodio successivo. Non

                     siete voi che avete fatto l’amore. Sono altri due personaggi!

I due:          (Si rassicurano) Ah! (Tornano a centro palco)

Quinto:       Salvatore consegna a Beniamino una lettera ed una forte somma in denaro.

Salvatore:  (Preso alla sprovvista) Ehm… una lettera? Però questo non mi era stato detto!

Quinto:       Su, forza, forza!

Salvatore:  Ehm… Beniamino, apri le mani.

                    Beniamino apre le mani, le congiunge e mostra le palme a Salvatore il quale  

                    mette una mano in tasca, poi con un movimento repentino fa il gesto di mettere

                    qualcosa nelle mani di Beniamino e gliele chiude.

                    Beniamino, quella che ti ho messo tra le mani è una lettera amonina…

                    amomima… anonina… insomma, di derivazione sconosciuta! Conservala.

Quinto:       Beniamino la legge.

I due:          (Preoccupati) Ah!

Salvatore:  No, Beniamino, non puoi leggere quella lettera. Ora ti dico io il contenuto. C’è

                    scritto che la mia donna mi tradisce con un uomo. Ecco perché ho ucciso Nino.

                    Quel verme! Per cui, posa quella lettera in tasca. Però sii veloce. Io ti copro.

Beniamino: Va bene!

                     Salvatore si pone dinnanzi a Beniamino, come per non far vedere al pubblico

                     che lui mette qualcosa in tasca. Poi torna a fianco a lui.

Salvatore:   Perfetto, ora ti devo dare la somma ingente. (Si fruga nelle tasche)

Beniamino: Ma non devi.

Salvatore:   (Frugandosi nelle tasche) Io devo.

Beniamino: No, non devi.

Salvatore:   Caso mai, non posso! (Dalla tasca estrae una moneta) Ecco: 50 centesimi!

Beniamino: E quella sarebbe la somma ingente?

Salvatore:   E’ solo un anticipo! Ed ora andiamo.

Quinto:       Bussano alla porta.

                     Si sente il suono di un campanello. Quinto specifica altro…

                     Si tratta del commissario Gerry.

                     Viene spinto dentro da sinistra.

Gerry:         Ma che maniera di convincere la gente tengono quella signora e sua figlia!

Quinto:        Il commissario bussa alla porta e chiede l’apertura della medesima, altrimenti

                     la sfonda con un calcio.

Gerry:         Ma è una porta blindata?

Quinto:        Sì!

Gerry:         Embé, e comme faccio a sfondà ‘na porta blindata cu’ ‘nu cavicio?

Quinto:        Su, forza, recitiamo!

Gerry:         E vabbé! Dunque, aprite, è la polizia! (Ironico) Altrimenti sfondo la porta

                     blindata con un soffio!

Quinto:        I due vanno nel panico.

Beniamino: Dobbiamo andare nel panico? E addò se trova, ‘stu posto?

Salvatore:    No, cretino, i devi nascondere e poi apri la porta.

Beniamino: Va bene.

                     Gli afferra il braccio e lo spinge a destra, violentemente.

Salvatore:    (Da dentro, grida di dolore) Aaah!

Beniamino: (Corre verso Gerry) Commissario, siete voi?

Gerry:          E vuo’ arapì primma ‘a porta?

Beniamino: Ah, già. (Finge di aprire una porta) Commissario, siete voi? Non c’è quel tizio

                     che state cercando voi. Arrivederci!

                     Finge di chiudere la porta e poi esce a destra. Gerry resta perplesso.

Gerry:         E mò me ne vaco pur’io. Che ce stongo a ffa’ ccà?

                     Esce via a sinistra.

6. [Quinto, Vasco e Violetta. Infine Nino]

                     Quinto narra ancora.

Quinto:        Ora c’è il dialogo tra Vasco il fratello della vittima e Voletta la moglie della

                      vittima Nino.

                      I due appena chiamati in causa, entrano, mentre Quinto prosegue a narrare.

                      I due hanno appena fatto l’amore!

Violetta:       (Non troppo contenta della cosa) No, ma veramente…

Quinto:         Che c’è?

Violetta:       Io non voglio aver fatto l’amore con questo qui.

Vasco:      (Con affanno)Ma chi vo’ fa’ ammore cu’ te? Nun ce tengo proprio!

Quinto:    Abbassiamo le luci!(Dopo che le luci si son o abbassate, lui va dai due)Ma che

                  c’entra? Voi già avete fatto l’amore.

Violetta:   No, no, io sono una brava e onesta ragazza. Faccio l’amore solo con uomini

                  conosciuti su Facebook!

Vasco:      Azz!

Quinto:    Sentite, stiamo recitando. E completiamo questa scena, così si va avanti. Capito?

                 (Torna al suo posto e chiama ad alta voce…) Luci!

                 Torna la luce sul palco e si riprende.

Violetta:  Ehm… bene, a quanto pare abbiamo fatto l’amore.

Vasco:      Già. Non me ne sono accorto nemmeno!

Violetta:   Ma secondo me, abbiamo sbagliato a farlo. Io sono la mogie di Salvatore e

                  amante di Nino. Non dovev far l’amore con te che sei il fratello di Salvatore.

Vasco:      No, sono fratello di Nino.

Violetta:  No, di Salvatore.

Quinto:    Ha ragione Vasco.

Vasco:      He’ visto, meza sce’?

Violetta:  Vabbé, comunque abbiamo sbagliato a far l’amore.

Vasco:      Ma io volevo farlo con te. Ecco perché ho ucciso Nino.

Violetta:  No, ma a Nino l’ha ucciso Salvatore.

Vasco:      No, l’ho ucciso io.

                 Da sinistra, rotolando a terra, entra Nino.

Nino:        No, m’ha acciso Salvatore. Scie’, nun ate capito niente nisciuno ‘e tutt’e dduje!

                 E torna via a sinistra rotolando.

Violetta:  He’ ‘ntiso chello che ha ditto ‘o muorto?

Vasco:      Vabbé, comunque abbiamo fatto l’amore alla faccia di mio fratello.E mò

                 ch’amma fa’? Ce n’amma ì? Io non ce la faccio più a stare i scena. Mi devo

                 prendere due gocce di Lexotan!

Violetta:  E jammuncenne.

Vasco:      Quinto, dove dobbiamo uscire?

Quinto:    Ehm… che c’entro io? Io non esisto. Non guardare verso le quinte.

Vasco:      Verso le quinte n, ho guardato verso Quinto!

Violetta:   Basta! Adesso ti porto io fuori di qua.

Quinto:     I due vanno di nuovo a far l’amore!

Va&Viol: ‘N’ata vota?

Quinto:     E qui così c’è scritto. Andate di nuovo a far l’amore.

Vasco:       (Rassegnato) E ch’aggia dicere? Mi piglio prima la pillola per la pressione e poi 

                  facciamo l’amore. Andiamo, Violetta!

                  Escono a sinistra.

7. [Salvatore, Maia, Nino ed Onorata]

                  Quinto narra ancora.

Quinto:    Nel frattempo, la dottoressa Maia sta effettuando l’autopsia sul cadavere Nino.

                 Da sinistra entra Maia.

Maia:       E ‘o cadavere addò sta?

                 Come al solito, da sinistra, entra Nino, stavolta disteso su uno skateboard.

Nino:         Sta venenno! Nun ce ‘a faccio cchiù!

Quinto:     Ora la dottoressa Maia estrae un bisturi dalla tasca de grembiule e taglia Nino.

Nino:         Che cosa? (Salta subito in piedi) Songo risuscitato!

Maia:        No, cretino, per finta. Muori di nuovo!

Nino:         Oh, fa’ chianu chiano! (E torna di nuovo disteso a terra)

Quinto:     Maia incide nella zona in cui il proiettile ha colpito Nino, fino al basso ventre.

Nino:         No, no!

Maia:        Va bene, taglio fino all’ombelico.

Quinto:     Mentre la dottoressa è intenta nel suo lavoro, si presenta la madre della vittima.

                  Da sinistra, entra Onorata. Quinto prosegue…

                  Si avvicina alla vittima e lo compiange.

Onorata:  Ma comme, ‘a dottoressa sta taglianno ‘o figlio mio muorto e io ce vaco vicino?

Quinto:    Certo!

Onorata:  E vabbuò. (Si avvicina a Nino) Figliu mio, pecché si’ muorto? 

Quinto:     Pianga più disperata.

Onorata:  (Nella finta disperazione, tira i capelli a Nino) Figliu mio, pecché si’ muorto!

Nino:        (Dolorante alla testa) Ah, oh!

Maia:        Signora, com’è entrata qui dentro?

Onorata:  (Risentita) Oh, io so’ mammeta!

Maia:        Ehm… le ripeto: signora, com’è entrata qui dentro? Io sto effettuando l’autopsia

                  che chiarirà la morte di suo figlio.

Onorata:  E c’è bisogno ‘e fa’ la’utopsia? E’ morto cu’ ‘nu colpo ‘e pistola ‘npietto!

Maia:        Ah, ecco. (E prosegue a fingere l’autopsia)

Quinto:     Ad un tratto, fuggito da casa di Beniamino di nascosto, Salvatore giunge in

                   ospedale dalla dottoressa Maia.  

                  Da sinistra giunge Salvatore con una busta di patatine. Le mangia, sorpreso.

Salvatore: No, e ‘nu mumento! Me stongo magnanno doje patatine!

Maia:        Ehm… (Accorre subito da lui, gli strappa la busta di patatine di mano e la getta

                   via, recitando le successive battute) Signor Salvatore, cosa ci fa lei qui? La vedo

                   tutto arabbiato.

Salvatore: E se capisce, tu m’he’ menato ‘e patatine ‘nterra!

Maia:        Cosa vuole da me? E soprattutto, com’è riuscito ad entrare in questa sala?

Salvatore: Di nascosto.Ho comprato una busta di patatine pure alla guardia e lui mi ha

                   fatto entrare. Lei non riuscirà a dire al commissario Gerry come ho ucciso il

                   signor Nino, cioè con un colpo di pistola in pieno petto.

Maia:         Tanto, lui ha visto tutto. E la sta cercando per arrestarla.

Quinto:     E allora, Salvatore estrae un coltello ed uccide la dottoressa Maia.

Salvatore: Un coltello? Cioè, ma pecché nun m’avvisate primma? Io nun ‘o tengo ‘o

                   curtiello. (Si fruga i tasca ed estrae…) Tengo ‘nu tagliaunghie! Adesso

                   ammazzo la dottoressa Maia conq uesto tagliaunghie ‘int’’a panza!

                   Finge di colpirla al ventre.

Maia:        (Finge sofferenza) Oh, non posso morire qui in terra, se no mi sporco il vestito!

                   Pian piano, piegata in due, si dirige a sinistra e lì sparisce.

Onorata:   (Va da lui) Azz, ma vuje ‘o tenìte pe’ vizio a accidere ‘e gente? Assassino!

Salvatore: Signora, adesso ammazzo anche voi!

Quinto:     No, non la ammazzi!

Salvatore: Signora, a voi vi risparmio! Mi fate pena perché già avete perso vostro figlio.

                      Ora sparirò nella notte e non mi farò trovare mai più.

                      Esce via a destra, di corsa. Onorata non sa cosa fare.

Onorata:      Ehm… beh… mò vaco a vedé si ‘a dottoressa Maia è morta. Forse vo’ essere

                      aiutata a murì!

                      Ed esce via a sinistra. Ance Nino esce a sinistra (disteso sullo skateboard).

8. [Quinto, Beniamino e Gerry. Poi Fred]

                     Quinto narra ancora.

Quinto:        A casa di Beniamino, il commissario Gerry interroga quest’ultimo. Beniamino

                      èseduto su una sedia mentre Gerry gironzola intorno a lui.

                     Da sinisra entra Beniamino con una sedia. Si siede ed entra pure Gerry che gli

                      gironzola intorno e gli pone delle domande, bruscamente.

Gerry:          Parla, rispondi!

Beniamino: Ma si nun me faje nisciuna domanda, comme faccio a risponnere!

Gerry:         Ah, già. Dunque, la mia domanda è questa: è vero o non è vero quello che

                     vogio sapere? (Gli da un finto pugno nello stomaco) Parla!

Beniamino: Commissà, non ho capito la domanda.

Gerry:         Voglio sapere che ruolo hai in questa commedia.

Beniamino: Io sono quello che doveva nascondere a Salvatore per non farlo trovare da voi!

Gerry:         Ah, ci sei cascato! Allora tu ammetti che hai nascosto l’assassino in casa tua.

Beniamino: No, no quando mai?!

Gerry:         Ma come, tu adesso lo hai detto.

Beniamino: E voi mi avete ingannato. Non è giusto.

Gerry:         Guarda, che io so tutto. Salvatore è venuto a nascondersi in casa tua. Poi però è  

                     fuggito via dalla finestra per andare in ospedale dalla dottoressa Maia ed

                     ucciderla con un tagliaunghie per non farla parlare. Ora è dietro le quinte a

                     mangiare un’altra busta di patatine! Lo ammetti?

Beniamino: E va bene, sì, lo confesso.

Gerry:         Confessi di averlo nascosto?

Beniamino: No, confesso che se sta magnanno ‘n’ata busta ‘e patatine!

Gerry:         E allora ti debbo arrestare. Tu sei complice. Subirai un processo e riceverai

                     trent’anni. Anzi, forse l’ergastolo!

Beniamino: Azz, ma mò l’avésse acciso io a Nino?

Gerry:         Ah, bene, allora tu conosci pure il nome della vittima.

Beniamino: Sì, ma lo conosco per sbaglio.

Gerry:         Per sbaglio? Allora adesso ti faccio vedere una prsona. (Va un po’ a sinistra e

                     finge di aprire una porta) Prego, entri pure!

                     Entra Fred che esegue delle piroette da danza classica. Poi si inginocchia

                     davanti a Beniamino, esterrefatto.

Beniamino: E cioè? M’aggia fa’ ‘nu balletto ‘nzieme a chisto?

Fred:           (Si rialza) No, io sono il testimone che ti ha visto mentre ammazzavi la vittima!

Gerry:         Ma non l’ha uccisa lui, la vittima. L’ha uccisa Salvatore.

Fred:           E se non ha uccisa lui la vittima, lui che c’entra?

Gerry:         Voglio che tu testimoni che Salvatore ha ucciso la vittima.

Beniamino: (Si alza in piedi e chiede a Fred) Un momento, ma a che serve questa cosa?

Fred:           E ‘o vvuo’ sapé ‘a me?Domandàmme ‘o commissario. 

Gerry:          E ‘o vvulìte sapé ‘a me?

Fred:            E allora a chi amma domandà?

                     I tre si voltano in direzione di Quinto come per chiedere informazioni.

Quinto:        (Risponde al dubbio dei tre, narrando) Il testimone deve testimoniare di aver

                     visto l’uccisione di Nino da parte di Salvatore. E spiega tutto a Beniamino.

Beniamino: Sì, ma a me che me ne ‘mporta? Io stevo ‘ngrazia ‘e Dio. E’ stato Salvatore

                     che m’è venuto a rompere ‘e scatole ‘a casa mia!

Quinto:        (Risponde al dubbio di Beniamino, narrando) Il testimone ha visto Salvatore

                     fuggire da Beniamino e contemporaneamente Vasco e Violetta fare l’amore.

Gerry:         Ma ‘stu testimonio tene ‘o dono d’’a bilocazione? Chillo a stiento se mantene

                     all’erto! (Lo indica) Nun ‘o vedìte?

Fred:           Io tengo doti nascote.

Ben&Ger:   Ma fance ‘o piacere!

Fred:           Vabbuò, ma mò comme fernese ‘sta faccenda?

Quinto:      (Risponde al dubbio di Fred, narrando) Beniamino fugge via ed è inseguito dal

                     commissario e da Fred.

Fred:            Io? E che ce azzecco io? Che me ne ‘mporta che chillo se ne fuje?

Quinto:      (Risponde al dubbio di Fred, narrando) Fred decide di aiutare il commissario a

                     risolvere il giallo. E quindi insegue pure lui Beniamino. Capito?

Beniamino: E allora io me ne fujo!

Gerry:         E io te corro appriesso!

                     Beniamino corre a sinistra, inseguito da Gerry. Fred è ancora fermo.

Quinto:        (Narrando) Fred insegue i due, supera in velocità Gerry e raggiunge prima di

                     lui Beniamino!

Fred:           Aéh, è ‘na parola!

                    Esce via a sinistra, zoppicando.

Scena Ultima. [Maia e Nino. Poi Onorata. Poi Vasco, Violetta e gli altri]

                     Quinto narra ancora.

Quinto:        A questo punto, la storia sta per trovare il suo finale. Ci sono tutti gli elementi.

                     Due morti: Nino e Maia.

                     Da sinistra entrano Nino e Maia, distesi ognuno su uno skateboard. Si

                     fermano al centro e restano lì a simulare due morti. Quinto narra ancora.

                     Al loro capezzale, c’è la signora Onorata.

                    Da sinistra entra Onorata che non ha capito dove andare e va dappertutto.

                     Signora, dove sta andando? Deve andare al loro capezzale.

Onorata:     Cioè? Addò fosse?

Quinto:       Accanto a loro.

Onorata:    Ah, ecco qua. (Esegue, inginocchiandosi davanti ai due)

Quinto:       Nel frattempo, in ospedale giungono Vasco e Violetta, mano nella mano.

                     I due appena entrati enrano mano nella mano. Quinto prosegue la narrazione.

Violetta:     Cioè, io e chisto amme fatto ammore ‘int’’o spitale?

Quinto:       Sì! Lo avete fatto due volte a casa tua ed una volta in ospedale.

Vasco:         E facìmme sempe ammore, io e chesta?

Quinto:       Certamente. Anzi, tra poco lo farete anche davanti alle salme. Per sfregio!

Violetta:      Ma io me metto scuorno!

Vasco:          E a me me sbatte ‘o core!

Quinto:        Ma prima c’è un dialogo molto concitato tra i due. Guardandosi negli occhi.

Vasco:          (Guarda negli occhi Violetta, recitando) Oh, cara mia. Sei un poco strabica!

Violetta:      Caro,io non voglio coinvolgerti in questa pazzia.  

Vasco:          Quale pazzia?

Violetta:      Fare l’amore davanti al mio sposo morto.

Quinto:        Ora il dialogo diventa concitato. Vi dovete arrabbiare e litigare tra di voi.

Violetta:      Néh, uhé, mappì, mò te dongo ‘na capata ‘nfaccia!

Vasco:          Mamma mia bella! E chesta nun s’ha da chiammà cchiù Violetta, s’avéssa

                     chiammà “Violenta”! 

Quinto:        Bene, ora i due si appartano verso destra… (Notando che vanno dalla parte

                      sbagliata) Noooo, la vostra destra! (Notando che vanno dalla parte giusta)

                      Molto bene! I due si appartano verso destra per confabulare sul da farsi. A

                      questo punto, in ospedale, giunge anche Beniamino, inseguito e preso da Fred.

                     Da sinistra entra Beniamino che viene fermato per il braccio da Fred.

Fred:            Preso!

Quinto:        I due fanno l’amore! No, scusate, ho sbagliato un’altra volta rigo. Volevo dire

                     che Beniamino chiede a Fred il perché lui lo stia rincorrendo.

Beniamino: (Arrogante a Fred) Néh, ma pecché nun te faje ‘e cacchie tuoje? (Poi, aulico) 

                     Orsù, perché ti sei accinto a rincorrermi per tutta la strada fino a giunger meco?

Fred:            Eh?

Beniamino: Orsù, perché ti sei accinto a rincorrermi per tutta la strada fino a giunger meco?

Fred:            (Finge di aver capito) Ehm… la giustizia trionferà nel mondo! Domani è un

                      altro giorno! Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi!

Quinto:        Ed ora Fred confessa a Beniamino la verità sconvolgente. La sua verità!

Fred:            Beniamino, io devo confessarti una cosa. Una verità sconvolgente: io non mi

                      sono laureato alla scuola di danza del teatro San Carlo!

Quinto:        Ma nooo! Io ho detto la tua verità.

Fred:            E questa è la mia verità.

Quinto:        Abbassiamo le luci.

                      Abbassatesi le luci sul palco, Quinto corre da Fred e gli suggerisce la battuta.

                      Beniamino, tu sei mio fratello.

                      E torna al suo posto.

                      Luci!

Fred:            Beniamino, tu sei il fratello di Quinto!

Quinto:         Nooo. Tuo fratello!

Fred:            Ah, no. Tu sei tuo fratello!

Quinto:         Nooo, voi due siete fratelli!

Fred:            Ah, noi due siamo fratelli!

Beniamino: Che cosa? Orsù, fratello mio, lascia che io ti abbracci.

                      I due si abbracciano. Quinto, asciugandosi il sudore, narra ancora.

Quinto:        In clinica giunge anche Salvatore con una pistola in pugno. 

                     Da sinistra giunge Salvatore ma con una busta di patatine, mangiando.

Salvatore:    (Seccato) E sempe quanno stongo magnanno, m’hanna chiammà!

Quinto:        (Narrante) Di corsa, giunge anche il commissario Gerry…

                      Gerry entra da sinistra di corsa e si ferma accanto a Salvatore. Quinto narra.

                      …Il quale commissario disarma Salvatore della sua pericolosissima rivoltella.

                    Gerry tira la busta di patatine dalle mani di Salvatore che ci resta male. Quinto

                    narra ancora.

                    Savatore allora tratta la propria resa, scendendo a compromessi.

Salvatore:   Se mi restituisci la busta di patatine, mi arrendo!

Quinto:       Ma il commissario Gerry rifiuta e, anzi, comincia a spiegare quanto scoperto.

Gerry:         (Gironzolando tra i vari attori) Ho scoperto per puro caso una tresca amorosa

                     tra la signora Violetta e il signor Vasco.

Gli altri:      Che?

Gerry:         Ed ho scoperto una tresca amorosa tra la vittima Nino e la dottoressa Maia.

Gli altri:      Che?

Gerry:         Ed ho scoperto una tresca amorosa tra la signora Onorata e il signor Fred. 

Gli altri:      Che?

Gerry:         Ed ho scoperto una tresca amorosa sempre tra la signora Onorata e

                     l’assassino, il signor Salvatore.

Gli altri:      Che?

Gerry:         E ho scoperto una tresca amorosa sempre tra la signora Onorata e Beniamino.

Gli altri:      Che?

Gerry:         Ed infine, ho scoperto una tresca amorosa sempre tra la signora Onorata e il

                     narratore Quinto.

Gli altri:      Che?

Nino:           (Da terra alza un attimo la testa) Azz, nun ce pare ‘a signora! (E torna morto)

Gerry:         Solo il sottoscritto, fortunatamente, non ha avuto tresche con la signora! Per

                     cui, siete tutti in arresto, tranne Salvatore, in quanto lui è l’assassino, e gli

                     assassini in Italia devono subire prima un lunghissimo processo. Poi si vedrà!

                     Fa l’inchino e gli altri lo applaudono. Entra pure Quinto, s’inchina anche lui.

Quinto:        (Agli altri) Allora, che ne pensate della mia storia?

Onorata:      Signor Quinto, ‘a verità? Nun m’è piaciuto proprio. Nientemeno, nun ate fatto

                     vedé ‘na vota ‘e ccosce ‘a fora ‘e mia figlia. ‘Sta povera criatura sta senza

                     cazetta ‘o pede, sulo pe’ vuje! E vuje l’avìte fatta fa’ ‘a morta?!

Maia:          (Si alza in piedi) Giusto!

Nino:           (Si alza in piedi) E ch’aggia dicere io? M’hanne acciso praticamente subito.

                     E menu male ch’’a parte d’’o muorto ‘a saccio fa’ bona!

Beniamino: E manco a me m’è piaciuto. (Aulico) Io aspiro a contesti danteschi. Andiamo! 

                     Onorata, Maia, Nino e Beniamino escono via a destra.

Quinto:       (Interroga gli altri)E a voi è piaciuto?

Salvatore:   No, nun m’è piacuto. Però nun aggio capito pecché!

Violetta:      E manco a me m’è piaciuto. (Indica Vasco) Aggio fatto ammore cu’ chisto, ma 

                     a me chisto nun me piace.

Vasco:         (Affannoso) E manco a me m’è piaciuto. E’ troppo stressante!

Fred:           E manco a me m’è piaciuto.Io faccio ‘o ballerino. Perciò, jammuncenne.

                     Savatore, Violetta, Vasco e Fred vanno via a destra.

Quinto:       Gerry, alla fine sei rimasto solo tu. Ma almeno a te, t’è piaciuto?

Gerry:         ‘A verità proprio? M’è piaciuto. Aggio fatto ‘o commissario. Perciò, adesso mi

                     puoi dare i 10.000 Euro che mi hai promesso.

Quinto:       Quali 10.000 Euro?

Gerry:         Quelli che mi hai promesso ieri. Tu hai detto che per questo lavoro ci stavano

                    10.000 Euro. Mi hai fatto firmare pur eil contratto.

Quinto: Ah, ho capito. (Se la ride) C’è stato un equivoco. I 10.000 Euro della produzione

               erano per me. Tu e gli altri avete firmato una liberatoria. Tutto qua.

Gerry:   E io che ce aggio guaragnato?

Quinto: Pubblicità. Hai dinostrato di essere un grande attore drammatico.

Gerry:   Ma qualu drammatico? Basta drammatico. Io faccio ‘o comico. E in questo

               gruppo ero l’unico grande attore. Tutti gli altri non erano niente. E manco tu. E                 

               perciò, damme ‘e diecimila Euro! T’è piaciuto ‘o spettacolo?

Quinto: No, manco a me m’è piaciuto!

Gerry:   Vieni qua!

Quinto: No!

              Quinto esce via a destra, seguito da Gerry che pretende i soldi.

FINE DELLA COMMEDIA

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